U
na cosa sono i “princi-
pi” e quindi la Morale e
una cosa è la “condotta”
quindi l’Etica.
Etica (il termine deriva dal greco
“èthos”, ossia “condotta”) è quella
branca del pensiero filosofico che studia
i fondamentali, oggettivi e razionali, che
permettono di distinguere i comporta-
menti umani in buoni, giusti, o moral-
mente leciti, rispetto ai comportamenti
reputati non buoni o moralmente inap-
propriati.
L’etica può anche essere identifica-
ta come la ricerca di uno o più driver,
che definiscano come l’individuo possa
gestire adeguatamente e al meglio la
propria libertà nel rispetto degli altri.
Un comportamento etico abbisogna di
una base razionale dell’atteggiamento,
quindi non emotiva e non riconducibile
all’irrazionale. In questo senso l’Etica,
se correttamente interpretata, pone un
perimetro certo di riferimento e di ca-
rattere educativo, dei canoni e dei con-
fini entro i quali la libertà umana si può
estendere ed esprimere.
Il pluralismo, presupposto ed espressio-
ne della libertà, storicamente si esplici-
ta mediante modelli di razionalità, ma,
siccome i modelli di razionalità possono
di ANTONIO PANIGALLI UN MONDO DI DIFFERENTI,
SOSTANTIVI HW & SW DEIVALORI
(TANTI CÒTANTE CRAPE)
“Solo l’universalità
dei valori etico-morali
può giustificare e
garantire la pluralità
dialettica e il rispetto
delle idee altrui”.
9
OPINIONI
essere tanti quante sono le tradizioni, i
credo o le convinzioni individuali, non
disponiamo più di una misura oggetti-
vabile con la quale tali tradizioni o con-
vinzioni possono essere giudicate, per-
tanto il vero e il falso, il bene ed il male
divengono non più sottoponibili a un
giudizio univoco o universale, ma sono
relativi alla tradizione di appartenenza
o addirittura alle opinioni individuali.
Come è possibile, nella sfera etico/mo-
rale, dimostrare che le idee che ognuno
di noi proclama sono quelle giuste? Se
le norme morali sono basate sulla valu-
tazione dell’esperienza e l’esperienza è
interpretata da ogni individuo sulla base
della propria tradizione culturale, come
possono esistere un ordine universale
di valori morali e un corretto principio
educativo? Il principio del relativismo
(“nessun enunciato è vero in senso as-
soluto e tutti gli enunciati sono inevi-
tabilmente relativi all’habitat sociale o
storico dei loro autori”) è un principio
auto-contraddittorio; infatti, se un prin-
cipio o un valore sono considerati veri,
di conseguenza non potranno essere
veri in senso assoluto, ma “relativamen-
te all’habitat socio-culturale o storico
del contesto di riferimento”.
Né il contrasto delle interpretazioni e
delle applicazioni dei valori, né la plu-
ralità delle varie teorie etiche possono,
però, inficiare e relativizzare i valori mo-
rali, anzi, semmai dovrebbe essere vero
il contrario, in quanto solo l’universalità
dei valori etico/morali può giustificare
e garantire la pluralità dialettica e il ri-
spetto delle idee e delle interpretazioni
altrui.Solo se i valori sono concepiti in
modo universale, si può garantire l’au-
tentica libertà di pensiero e fondare la
moralità dei vari sistemi sociali, cultu-
rali e politici, così come la negazione
dell’universalità dei valori può divenire
causa e origine dell’intolleranza, del
dogmatismo e dell’integralismo. Il rela-
tivismo morale sta alimentando un falso
pluralismo etico, che rischia di svuotare
la democrazia di “valori cardine”. I cit-
tadini, da una parte, rivendicano per le
“singole” scelte morali la più completa
autonomia, mentre, i legislatori ritengo-
no di rispettare tale libertà di scelta for-
mulando leggi che talvolta prescindono
dai principi universali dell’etica e della
morale, per rimettersi alla condiscen-
denza verso certi orientamenti culturali
e morali temporalmente dominanti. I
nostri tempi, proprio perché in qual-
che maniera sono tempi di “indigenza
morale”, devono essere propizi alla “ri-
flessione etica” per riprendere e ripro-
porre, nelle azioni quotidiane e a tutti i
livelli (stato, politica, scuola, famiglia,
ecc.), il trasferimento dei “veri valori”
alle nuove generazioni (per un mondo
migliore).
12MESI
LUGLIO-AGOSTO 2009
“Il relativismo morale
sta alimentando un
falso pluralismo
etico, che rischia
di svuotare la
democrazia di valori
cardine”.
grandi
etro...
cerca
pazio.
18-06-2009 11:06:35

Antonio panigalli 12mesi-luglio-agosto_09

  • 1.
    U na cosa sonoi “princi- pi” e quindi la Morale e una cosa è la “condotta” quindi l’Etica. Etica (il termine deriva dal greco “èthos”, ossia “condotta”) è quella branca del pensiero filosofico che studia i fondamentali, oggettivi e razionali, che permettono di distinguere i comporta- menti umani in buoni, giusti, o moral- mente leciti, rispetto ai comportamenti reputati non buoni o moralmente inap- propriati. L’etica può anche essere identifica- ta come la ricerca di uno o più driver, che definiscano come l’individuo possa gestire adeguatamente e al meglio la propria libertà nel rispetto degli altri. Un comportamento etico abbisogna di una base razionale dell’atteggiamento, quindi non emotiva e non riconducibile all’irrazionale. In questo senso l’Etica, se correttamente interpretata, pone un perimetro certo di riferimento e di ca- rattere educativo, dei canoni e dei con- fini entro i quali la libertà umana si può estendere ed esprimere. Il pluralismo, presupposto ed espressio- ne della libertà, storicamente si esplici- ta mediante modelli di razionalità, ma, siccome i modelli di razionalità possono di ANTONIO PANIGALLI UN MONDO DI DIFFERENTI, SOSTANTIVI HW & SW DEIVALORI (TANTI CÒTANTE CRAPE) “Solo l’universalità dei valori etico-morali può giustificare e garantire la pluralità dialettica e il rispetto delle idee altrui”. 9 OPINIONI essere tanti quante sono le tradizioni, i credo o le convinzioni individuali, non disponiamo più di una misura oggetti- vabile con la quale tali tradizioni o con- vinzioni possono essere giudicate, per- tanto il vero e il falso, il bene ed il male divengono non più sottoponibili a un giudizio univoco o universale, ma sono relativi alla tradizione di appartenenza o addirittura alle opinioni individuali. Come è possibile, nella sfera etico/mo- rale, dimostrare che le idee che ognuno di noi proclama sono quelle giuste? Se le norme morali sono basate sulla valu- tazione dell’esperienza e l’esperienza è interpretata da ogni individuo sulla base della propria tradizione culturale, come possono esistere un ordine universale di valori morali e un corretto principio educativo? Il principio del relativismo (“nessun enunciato è vero in senso as- soluto e tutti gli enunciati sono inevi- tabilmente relativi all’habitat sociale o storico dei loro autori”) è un principio auto-contraddittorio; infatti, se un prin- cipio o un valore sono considerati veri, di conseguenza non potranno essere veri in senso assoluto, ma “relativamen- te all’habitat socio-culturale o storico del contesto di riferimento”. Né il contrasto delle interpretazioni e delle applicazioni dei valori, né la plu- ralità delle varie teorie etiche possono, però, inficiare e relativizzare i valori mo- rali, anzi, semmai dovrebbe essere vero il contrario, in quanto solo l’universalità dei valori etico/morali può giustificare e garantire la pluralità dialettica e il ri- spetto delle idee e delle interpretazioni altrui.Solo se i valori sono concepiti in modo universale, si può garantire l’au- tentica libertà di pensiero e fondare la moralità dei vari sistemi sociali, cultu- rali e politici, così come la negazione dell’universalità dei valori può divenire causa e origine dell’intolleranza, del dogmatismo e dell’integralismo. Il rela- tivismo morale sta alimentando un falso pluralismo etico, che rischia di svuotare la democrazia di “valori cardine”. I cit- tadini, da una parte, rivendicano per le “singole” scelte morali la più completa autonomia, mentre, i legislatori ritengo- no di rispettare tale libertà di scelta for- mulando leggi che talvolta prescindono dai principi universali dell’etica e della morale, per rimettersi alla condiscen- denza verso certi orientamenti culturali e morali temporalmente dominanti. I nostri tempi, proprio perché in qual- che maniera sono tempi di “indigenza morale”, devono essere propizi alla “ri- flessione etica” per riprendere e ripro- porre, nelle azioni quotidiane e a tutti i livelli (stato, politica, scuola, famiglia, ecc.), il trasferimento dei “veri valori” alle nuove generazioni (per un mondo migliore). 12MESI LUGLIO-AGOSTO 2009 “Il relativismo morale sta alimentando un falso pluralismo etico, che rischia di svuotare la democrazia di valori cardine”. grandi etro... cerca pazio. 18-06-2009 11:06:35