Estratto dal sito
www.ilfuturomigliore.org
STALKING, VIOLENZA, FEMMINICIDIO
… E ALTRO : L’UOMO E IL MASCHIO
sergio benassai
In questi mesi si parla molto intorno agli episodi di stalking, di violenza, di femminicidio, dei quali
sono vittime le donne, e dei quali i colpevoli sono spesso uomini che hanno avuto un legame
sentimentale con le donne.
E ci si interroga (ci si dovrebbe interrogare, soprattutto da parte degli uomini) su quali impulsi,
motivazioni, ragioni, ci siano dietro questo episodi.
Vorrei affrontare il problema in termini più generali: vale a dire ricercare le ragioni degli atti di
violenza compiuti da uomini.
E vorrei quindi a tale scopo proporre una distinzione fra uomo e maschio1
, distinguendo dunque fra
uomo, inteso come persona di sesso maschile (così distinto dunque dalla donna per le sue
caratteristiche biologiche) e maschio, inteso come una “specie” particolare di uomo che si
caratterizza per autoreferenzialità e violenza.
Il problema è dunque che alcuni (forse tanti) uomini2
sono, si comportano, parzialmente od
essenzialmente, come “maschi”.
Ho dunque proposto due caratteristiche fondamentali che, secondo me, caratterizzano il maschio:
- l’autoreferenzialità
- la violenza
1
Mi rendo conto naturalmente che questa semplificazione non tiene in alcun conto le lesbiche, gli
omosessuali, le/ i transgender: ma, poiché il ragionamento che intendo proporre riguarda i rapporti
fra uomini e donne, spero si possa comprendere questa semplificazione
2
Di nuovo devo precisare che diverse caratteristiche del “maschio” che illustro nel seguito non
sono limitate al genere maschile, all’uomo, ma si possono ritrovare anche in molti comportamenti
delle donne. Ma, di nuovo, quello che qui mi interessa indagare è il comportamento del “maschio”
Se la caratteristica della violenza è sicuramente associata da molte/i (se non da tutte/i) al
comportamento del maschio che si rende colpevole di violenza, mi sembra che la caratteristica
dell’autoreferenzialità sia stata meno indagata (naturalmente mi riferisco al livello del dibattito
pubblico: non mi permetto assolutamente di indagare, commentare, criticare le posizioni assunte da
sociologhe/i, psicologhe/i, psichiatre/i, psicoanaliste/i, che sicuramente hanno affrontato questo
aspetto).
Autoreferenzialità intesa come l’assumere a parametro di giudizio per le proprie azioni e
comportamenti la propria soddisfazione, con la conseguenza che ogni persona che si frapponga fra
il maschio e la sua soddisfazione è un ostacolo da superare, o, se non superabile, da abbattere.
Vorrei dunque proseguire portando qualche esempio tratto dalla vita quotidiana e dalle cronache
recenti, che ponga in evidenza alcune manifestazioni di questa autoreferenzialità.
1) Le liti di condominio
Spesso si tratta di piccole questioni di poco valore (strano a dirsi, ma i provvedimenti di
maggior rilievo ed importanza, anche come impegno finanziario, non sono quelli che
generano il maggior numero di liti).
Ma la semplice idea che un condomino possa ottenere un qualcosa che al maschio non
piace, non soddisfa (ad esempio la cessazione del fino ad allora indiscusso diritto a
ritenere quella porzione di cortile come proprio spazio di parcheggio), porta ad una lite
verbale, anche accesa, che può anche sfociare poi nell’avvio di un (lungo, costoso e, alla
fine, in genere inconcludente) itinerario giudiziario, o, addirittura, in atti di vera e
propria violenza fino all’omicidio.
Questo esempio mette in evidenza come l’autoreferenzialità si possa manifestare nella
forma di “diritto di proprietà”.
2) Comportamenti stradali
Capita (purtroppo non infrequentemente), mentre si è in fila, insieme a decine di altri
veicoli, in attesa che il traffico torni ad essere scorrevole, di essere sorpassati, magari
anche a velocità sostenuta, da conducenti che non hanno voglia di aspettare.
Il maschio non può accettare che la sua libertà di muoversi a proprio piacimento possa
essere limitata da norme che evidentemente valgono solo per gli altri
Questo esempio mette in evidenza come l’autoreferenzialità si possa manifestare nella
forma di “diritto all’illegalità”.
3) Le raccomandazioni
Anche se molti concordano sul fatto che la concessione di licenze, le autorizzazioni, gli
appalti, le assunzioni dovrebbero garantire imparzialità e trasparenza e svolgersi in
genere nelle forme di gare, concorsi, ecc., al fine di non creare privilegi, molti poi non
disdegnano di “aiutare” o “farsi aiutare” da parenti e amiche/i.
Al maschio non viene in mente che la raccomandazione è un sopruso nei confronti di
chi non può godere di tale raccomandazione.
Questo esempio mette in evidenza come l’autoreferenzialità si possa manifestare nella
forma di “diritto del clan”.
4) Berlusconi
Berlusconi è un tipico esempio di chi ritiene, in quanto abbia ottenuto (anche per vie
legali) una posizione di potere, di poter essere esonerato da vincoli, normativi od etici,
che potrebbero ostacolare l’esercizio del potere (o metterlo in discussione).
Il maschio non può accettare che il suo potere possa essere limitato.
Questo esempio mette in evidenza come l’autoreferenzialità si possa manifestare nella
forma di “diritto del potere”.
Naturalmente quanto sopra è solo una rappresentazione parziale dell’autoreferenzialità che
caratterizza il maschio rispetto all’uomo.
Ma penso che, per affrontare correttamente i problemi di di stalking, di violenza, di femminicidio,
oltre ad adottare misure urgenti (come fa la recente legge), sia opportuno, se non necessario, mettere
in discussione l’autoreferenzialità del maschio.
E questo è un compito che spetta soprattutto agli uomini.

STALKING, VIOLENZA, FEMMINICIDIO … E ALTRO : L’UOMO E IL MASCHIO

  • 1.
    Estratto dal sito www.ilfuturomigliore.org STALKING,VIOLENZA, FEMMINICIDIO … E ALTRO : L’UOMO E IL MASCHIO sergio benassai In questi mesi si parla molto intorno agli episodi di stalking, di violenza, di femminicidio, dei quali sono vittime le donne, e dei quali i colpevoli sono spesso uomini che hanno avuto un legame sentimentale con le donne. E ci si interroga (ci si dovrebbe interrogare, soprattutto da parte degli uomini) su quali impulsi, motivazioni, ragioni, ci siano dietro questo episodi. Vorrei affrontare il problema in termini più generali: vale a dire ricercare le ragioni degli atti di violenza compiuti da uomini. E vorrei quindi a tale scopo proporre una distinzione fra uomo e maschio1 , distinguendo dunque fra uomo, inteso come persona di sesso maschile (così distinto dunque dalla donna per le sue caratteristiche biologiche) e maschio, inteso come una “specie” particolare di uomo che si caratterizza per autoreferenzialità e violenza. Il problema è dunque che alcuni (forse tanti) uomini2 sono, si comportano, parzialmente od essenzialmente, come “maschi”. Ho dunque proposto due caratteristiche fondamentali che, secondo me, caratterizzano il maschio: - l’autoreferenzialità - la violenza 1 Mi rendo conto naturalmente che questa semplificazione non tiene in alcun conto le lesbiche, gli omosessuali, le/ i transgender: ma, poiché il ragionamento che intendo proporre riguarda i rapporti fra uomini e donne, spero si possa comprendere questa semplificazione 2 Di nuovo devo precisare che diverse caratteristiche del “maschio” che illustro nel seguito non sono limitate al genere maschile, all’uomo, ma si possono ritrovare anche in molti comportamenti delle donne. Ma, di nuovo, quello che qui mi interessa indagare è il comportamento del “maschio”
  • 2.
    Se la caratteristicadella violenza è sicuramente associata da molte/i (se non da tutte/i) al comportamento del maschio che si rende colpevole di violenza, mi sembra che la caratteristica dell’autoreferenzialità sia stata meno indagata (naturalmente mi riferisco al livello del dibattito pubblico: non mi permetto assolutamente di indagare, commentare, criticare le posizioni assunte da sociologhe/i, psicologhe/i, psichiatre/i, psicoanaliste/i, che sicuramente hanno affrontato questo aspetto). Autoreferenzialità intesa come l’assumere a parametro di giudizio per le proprie azioni e comportamenti la propria soddisfazione, con la conseguenza che ogni persona che si frapponga fra il maschio e la sua soddisfazione è un ostacolo da superare, o, se non superabile, da abbattere. Vorrei dunque proseguire portando qualche esempio tratto dalla vita quotidiana e dalle cronache recenti, che ponga in evidenza alcune manifestazioni di questa autoreferenzialità. 1) Le liti di condominio Spesso si tratta di piccole questioni di poco valore (strano a dirsi, ma i provvedimenti di maggior rilievo ed importanza, anche come impegno finanziario, non sono quelli che generano il maggior numero di liti). Ma la semplice idea che un condomino possa ottenere un qualcosa che al maschio non piace, non soddisfa (ad esempio la cessazione del fino ad allora indiscusso diritto a ritenere quella porzione di cortile come proprio spazio di parcheggio), porta ad una lite verbale, anche accesa, che può anche sfociare poi nell’avvio di un (lungo, costoso e, alla fine, in genere inconcludente) itinerario giudiziario, o, addirittura, in atti di vera e propria violenza fino all’omicidio. Questo esempio mette in evidenza come l’autoreferenzialità si possa manifestare nella forma di “diritto di proprietà”. 2) Comportamenti stradali Capita (purtroppo non infrequentemente), mentre si è in fila, insieme a decine di altri veicoli, in attesa che il traffico torni ad essere scorrevole, di essere sorpassati, magari anche a velocità sostenuta, da conducenti che non hanno voglia di aspettare. Il maschio non può accettare che la sua libertà di muoversi a proprio piacimento possa essere limitata da norme che evidentemente valgono solo per gli altri Questo esempio mette in evidenza come l’autoreferenzialità si possa manifestare nella forma di “diritto all’illegalità”. 3) Le raccomandazioni Anche se molti concordano sul fatto che la concessione di licenze, le autorizzazioni, gli appalti, le assunzioni dovrebbero garantire imparzialità e trasparenza e svolgersi in genere nelle forme di gare, concorsi, ecc., al fine di non creare privilegi, molti poi non disdegnano di “aiutare” o “farsi aiutare” da parenti e amiche/i. Al maschio non viene in mente che la raccomandazione è un sopruso nei confronti di chi non può godere di tale raccomandazione. Questo esempio mette in evidenza come l’autoreferenzialità si possa manifestare nella forma di “diritto del clan”. 4) Berlusconi Berlusconi è un tipico esempio di chi ritiene, in quanto abbia ottenuto (anche per vie legali) una posizione di potere, di poter essere esonerato da vincoli, normativi od etici, che potrebbero ostacolare l’esercizio del potere (o metterlo in discussione).
  • 3.
    Il maschio nonpuò accettare che il suo potere possa essere limitato. Questo esempio mette in evidenza come l’autoreferenzialità si possa manifestare nella forma di “diritto del potere”. Naturalmente quanto sopra è solo una rappresentazione parziale dell’autoreferenzialità che caratterizza il maschio rispetto all’uomo. Ma penso che, per affrontare correttamente i problemi di di stalking, di violenza, di femminicidio, oltre ad adottare misure urgenti (come fa la recente legge), sia opportuno, se non necessario, mettere in discussione l’autoreferenzialità del maschio. E questo è un compito che spetta soprattutto agli uomini.