ORPHÉE ET EURYDICE
Née Orfeo ed Euridice…
Christoph Willibald Gluck
• Nasce a Erasbach (frazione di Berching, in Baviera), il 2 luglio 1714
• per poter seguire le sue inclinazioni musicali fugge di casa, vive per alcuni anni a
Praga, dove prosegue gli studi musicali e frequenta la Facoltà di Filosofia
• si trasferisce a Vienna, nel 1735, lavorando come "musico di camera" presso il
principe Lobkowitz.
• Poi a Milano: il 26 dicembre 1741 la sua prima opera lirica, Artaserse, su libretto
di Metastasio, fu accolta con favore dal pubblico del Teatro Regio Ducale di Milano
• Nel 1745 a Londra. Incontro Händel che avrà su di lui un influsso destinato a dar
frutti negli anni successivi.
• Dopo il matrimonio, nel 1752, ritorna a Vienna dove, nominato Kapellmeister. Qui
conosce Giacomo Durazzo (1717 – 1794), impresario, e il librettista Ranieri de'
Calzabigi (1714 – 1795) , con il quale dà vita alla cosiddetta "riforma gluckiana".
• 1762 Orfeo ed Euridice, destinata a diventare l'opera più famosa di Gluck. A
questo lavoro seguono Alceste del 1767 e Paride ed Elena del 1770.
• Dal 1763 Parigi: Iphigénie en Aulide, scritta su libretto del Du Roullet, tratto da un
testo di Racine, 1774 seguito da trionfo dell'Orphée et Eurydice; altri successi,
rivalità con Niccolò Piccinni.
• 15 novembre 1787, muore a Vienna
Opere più note
• Artaserse, di Pietro Metastasio (Teatro Regio Ducale di Milano, 26 dicembre 1741)
• Sofonisba (o Siface), libretto di Pietro Metastasio (Teatro Regio Ducale di Milano, 18 gennaio
1744)
• La caduta de' Giganti, di Francesco Vanneschi (Londra, King's Theatre, 7 gennaio 1746)
• La Semiramide riconosciuta, libretto di Pietro Metastasio (Vienna, Burgtheater, 14 maggio
1748)
• La contesa de' Numi, libretto di Pietro Metastasio (Charlottenburg, Copenaghen, 9 aprile 1749)
• La clemenza di Tito, dramma per musica in 3 atti, libretto di Pietro Metastasio (Teatro San
Carlo di Napoli, 4 novembre 1752) (Mozart 1791 e altri 43…)
• Il re pastore, libretto di Pietro Metastasio (Vienna, Burgtheater, 8 dicembre 1756)(Mozart,1775)
• Orfeo ed Euridice, libretto di Ranieri de' Calzabigi (Burgtheater di Vienna, 5 ottobre 1762 -
versione francese: Académie Royale de Musique di Parigi, 2 agosto 1774)
• Alceste, libretto di Ranieri de' Calzabigi (Burgtheater di Vienna, 26 dicembre 1767 - versione
francese: Académie Royale de Musique di Parigi, 23 aprile 1776 )
• Iphigénie en Aulide, libretto di François-Louis Gand Le Bland Du Roullet (Académie Royale
de Musique di Parigi, 19 aprile 1774)
• Armide, libretto di Philippe Quinault (Académie Royale de Musique di Parigi, 23 settembre
1777)
• Iphigénie en Tauride, libretto di Nicolas-François Guillard (Académie Royale de Musique di
Parigi, 18 maggio 1779)
I tre padri di Orfeo ed Euridice
L’opera in breve
• Opera manifesto della riforma teatrale e musicale di Gluck
composta su libretto dell’italiano Ranieri de’ Calzabigi per il
Burgtheater di Vienna, dove fu eseguita nel 1762,
• Dopo l’esecuzione italiana di Parma (1769) fu presentata in
versione rivista, riorchestrata e ampliata al teatro del Palais-Royal
di Parigi, nel 1774 con nuovi versi francesi di Pierre-Louis Moline.
• La versione parigina, oltre a inserire nuovi balletti, assegnava la
parte di Orphée a un tenore (haute-contre = tenore contraltino, la
Francia rifiutava – sola in Europa – i castrati)
• Allestimento scaligero 2018 realizzato per il Covent Garden dal
regista John Fulljames e dal coreografo Hofesh Shechter; scene e
costumi di Conor Murphy
• Il cast: Juan Diego Flórez nella parte di Orphée, Christiane Karg
come Eurydice, Fatma Said è Amour. Direttore Michele Mariotti.
personaggio
tipologia
vocale
interpreti
della prima
assoluta
Vienna,
5 ottobre
1762
interpreti
della prima
italiana
(versione
riveduta)
Parma,
24 agosto
1769
interpreti
della nuova
versione
francese
Parigi,
2 agosto 1774
interpreti
dell'edizione
Berlioz
Parigi,
19 novembre
1859
Orfeo
(Orphée)
contralto castrato
(1762)
soprano castrato
(1769)
haute-contre
(1774)
mezzosoprano
(1859)
Gaetano
Guadagni
Giuseppe
Millico
Joseph
Legros
Pauline
Viardot
Euridice
(Euridyce)
soprano
Marianna
Bianchi
Tozzi
Maria
Antonia
Girelli-
Aguilar
Sophie
Arnould
Marie
Constance
Sass
Amore
(Amour)
soprano
Lucia
Clavereau
Felicita
Suardi
Rosalie
Levasseur
Marie
Marimon
L’argomento (come lo racconta Calzabigi)
• È noto Orfeo, e celebre il suo lungo dolore nell'immatura
morte della sua sposa Euridice. Morì ella nella Tracia; io per
comodo dell'unità del luogo la suppongo morta nella
Campagna felice presso al lago d'Averno, in vicinanza del
quale finsero i poeti trovarsi una spelonca, che apriva il
cammino all'Inferno. L'infelice amante mosse a pietà gli dèi,
che gli concessero di penetrar negli Elisi per ripigliarsi la sua
diletta, col patto però di non guardarla finché non fosse
tornato sulla terra. Non seppe il tenero sposo frenar tanto gli
affetti, ed avendo contravvenuto al divieto perdé per sempre
Euridice.
• Per adattar la favola alle nostre scene ho dovuto cambiar
la catastrofe. Leggasi Virgilio al libro IV delle Georgiche, al
VI dell'Eneide.
I balli
• Primo: di Pastori e Ninfe seguaci d'Orfeo. Si rappresentano in questo ballo le
feste funebri che celebravano gli antichi intorno a' sepolcri de' morti.
Consistevano in sacrifici, in profumi, in sparger odori e circondarne la tomba,
in versar latte e vino sulla medesima, in ballar all'intorno con atti di dolore e in
cantar le lodi del defunto. S'introducevano nelle più solenni de' giovanetti in
abito di Genii dando loro e attributi ed azioni convenienti alla persona e alla
qualità del sepolcro. Così in questo ballo intorno all'urna di Euridice piangono
de' Genii che rappresentano degli Amorini, ed uno in figura d'Imeneo spegne
la sua face simbolo dell'unione coniugale separata dalla morte.
• Secondo: di Spettri nell'Inferno che procurano di spaventare Orfeo.
• Terzo: d'Ombre fortunate negli Elisi. L'idea di questo ballo è presa da Virgilio
al libro VI dell'Eneide.
• Quarto: di Eroi ed Eroine con Amore, Orfeo ed Euridice. Si festeggia il ritorno
di Euridice, si celebra il trionfo d'Amore. La face coniugale, che fu spenta da
Imeneo nel primo ballo, in quest'ultimo è riaccesa da Amore colla fiamma
della sua. Amore ed Imeneo si scambiano vicendevolmente le loro faci, e
termina la festa con allegro ballo.
Atto primo
• Scena prima
• Un coro di ninfe e pastori intorno alla tomba di Euridice intona un solenne
lamento funebre, mentre Orfeo non riesce se non ad invocare il nome di
Euridice ( «Ah, se intorno»). Rimasto solo, Orfeo canta la sua disperazione
nell'aria «Chiamo il mio ben», composta da tre strofe di sei versi,
inframmezzate da recitativi
• Scena seconda
• Amore appare a questo punto in scena e comunica ad Orfeo che gli dèi,
impietositi, gli concedono di discendere agli riportare la moglie alla vita,
ponendogli, come condizione, che lui non le rivolga lo sguardo finché non
saranno ritornati. Come forma di incoraggiamento, Amore comunica ad
Orfeo che la sua sofferenza sarà di breve durata e lo invita intanto a farsi
forza nell'aria «Gli sguardi trattieni» «Soumis au silence». Orfeo decide di
affrontare il cimento (nell'edizione del 1774, si esibisce, a chiusura dell'atto, in
un'aria di bravura all'italiana, «amour, viens rendre à mon âme»)
Atto secondo
• Scena prima
• In un luogo spaventoso, le creature infernali rifiutano inizialmente di ammettere
Orfeo, in quanto persona vivente, nel loro mondo, invocando contro di lui
Eumenidi e Cerbero («Chi mai dell'Erebo»). Quando Orfeo, accompagnandosi
con la sua lira (un'arpa in partitura), chiede loro pietà («Deh placatevi con me»
«Laissez vous toucher»), viene dapprima interrotto da orrende grida da parte
loro, ma, poi, gradualmente inteneriti dalla dolcezza del suo canto («Mille
pene» e «Men tiranne») gli spettri gli dischiudono le porte dell'Ade («Ah, quale
incognito») Nella versione del 1774, la scena si chiude in una "Danza delle furie"
• Scena seconda
• Campi Elisi. Il breve balletto del 1762 divenne la più elaborata «Danza degli spiriti
beati» nel 1774, seguita da un'aria solistica per soprano («Cet asile», poi ripetuta dal
coro, eseguita da une ombre hereuse).
Orfeo arriva in scena ed è estasiato dalla bellezza e dalla purezza del luogo
(«Che puro ciel» «Quel nouveau ciel») ma non trova sollievo nel paesaggio
perché non vede Euridice, implora quindi gli spiriti beati di condurgliela, cosa
che essi fanno con un canto soave («Torna, o bella» «Prés du tendre object»))
Atto terzo
• Scena prima
• Sulla strada di uscita dall'Ade, Euridice ,entusiasta del suo ritorno alla vita, non
riesce a comprendere l'atteggiamento del marito; dato che a lui non è
permesso rivelarle le condizioni impostegli dagli dei, comincia a rimproverarlo e
a dargli del traditore (duetto: “Vieni, appaga il tuo consorte”) e rifiuta di
proseguire esprimendo l'angoscia che l'ha invasa nell'aria «Che fiero
momento». Orfeo si volta a guardare la moglie, ne provoca così di nuovo la
morte e canta allora la sua disperazione nell'aria più famosa dell'opera, «Che
farò senza Euridice» / «J'ai perdu mon Eurydice», decidendo, al termine, di
darsi anch'egli la morte per riunirsi con lei nell'Ade.
• (Scena seconda)
• Amore, deus ex machina, riappare, ferma il braccio dell'eroe e, in premio alla
sua fedeltà, ridona, una seconda volta, la vita ad Euridice .
• Scena (terza ed) ultima
• L'ultima scena si svolge in un magnifico tempio destinato ad Amore, dove, dopo
un balletto, i tre protagonisti e il coro cantano le lodi del sentimento amoroso e
della fedeltà (“L'Amour triomphe”).
Organico orchestrale (1774)
• due flauti
• due oboe
• due clarinetti
• due fagotti
• due corni
• due trombe
• tre tromboni
• timpani
• arpa
• archi
Il sistema dei personaggi
Orphée
Eurydice
AmourPastori e Ninfe
Furie e spettri nell'inferno
Eroi ed Eroine negli Elisi
Seguaci d'Orfeo
Occorrenze nel testo
EURIDICE
ORFEO
AMOR/AMORE
CORO
OMBRA/OMBRE
CIEL/CIELO
COR/CORE
DOLCE
SPOSO
SPOSA
60
56
37
20
16
10
10
8
5
5

Orphée et Eurydice

  • 1.
    ORPHÉE ET EURYDICE NéeOrfeo ed Euridice…
  • 2.
    Christoph Willibald Gluck •Nasce a Erasbach (frazione di Berching, in Baviera), il 2 luglio 1714 • per poter seguire le sue inclinazioni musicali fugge di casa, vive per alcuni anni a Praga, dove prosegue gli studi musicali e frequenta la Facoltà di Filosofia • si trasferisce a Vienna, nel 1735, lavorando come "musico di camera" presso il principe Lobkowitz. • Poi a Milano: il 26 dicembre 1741 la sua prima opera lirica, Artaserse, su libretto di Metastasio, fu accolta con favore dal pubblico del Teatro Regio Ducale di Milano • Nel 1745 a Londra. Incontro Händel che avrà su di lui un influsso destinato a dar frutti negli anni successivi. • Dopo il matrimonio, nel 1752, ritorna a Vienna dove, nominato Kapellmeister. Qui conosce Giacomo Durazzo (1717 – 1794), impresario, e il librettista Ranieri de' Calzabigi (1714 – 1795) , con il quale dà vita alla cosiddetta "riforma gluckiana". • 1762 Orfeo ed Euridice, destinata a diventare l'opera più famosa di Gluck. A questo lavoro seguono Alceste del 1767 e Paride ed Elena del 1770. • Dal 1763 Parigi: Iphigénie en Aulide, scritta su libretto del Du Roullet, tratto da un testo di Racine, 1774 seguito da trionfo dell'Orphée et Eurydice; altri successi, rivalità con Niccolò Piccinni. • 15 novembre 1787, muore a Vienna
  • 3.
    Opere più note •Artaserse, di Pietro Metastasio (Teatro Regio Ducale di Milano, 26 dicembre 1741) • Sofonisba (o Siface), libretto di Pietro Metastasio (Teatro Regio Ducale di Milano, 18 gennaio 1744) • La caduta de' Giganti, di Francesco Vanneschi (Londra, King's Theatre, 7 gennaio 1746) • La Semiramide riconosciuta, libretto di Pietro Metastasio (Vienna, Burgtheater, 14 maggio 1748) • La contesa de' Numi, libretto di Pietro Metastasio (Charlottenburg, Copenaghen, 9 aprile 1749) • La clemenza di Tito, dramma per musica in 3 atti, libretto di Pietro Metastasio (Teatro San Carlo di Napoli, 4 novembre 1752) (Mozart 1791 e altri 43…) • Il re pastore, libretto di Pietro Metastasio (Vienna, Burgtheater, 8 dicembre 1756)(Mozart,1775) • Orfeo ed Euridice, libretto di Ranieri de' Calzabigi (Burgtheater di Vienna, 5 ottobre 1762 - versione francese: Académie Royale de Musique di Parigi, 2 agosto 1774) • Alceste, libretto di Ranieri de' Calzabigi (Burgtheater di Vienna, 26 dicembre 1767 - versione francese: Académie Royale de Musique di Parigi, 23 aprile 1776 ) • Iphigénie en Aulide, libretto di François-Louis Gand Le Bland Du Roullet (Académie Royale de Musique di Parigi, 19 aprile 1774) • Armide, libretto di Philippe Quinault (Académie Royale de Musique di Parigi, 23 settembre 1777) • Iphigénie en Tauride, libretto di Nicolas-François Guillard (Académie Royale de Musique di Parigi, 18 maggio 1779)
  • 4.
    I tre padridi Orfeo ed Euridice
  • 5.
    L’opera in breve •Opera manifesto della riforma teatrale e musicale di Gluck composta su libretto dell’italiano Ranieri de’ Calzabigi per il Burgtheater di Vienna, dove fu eseguita nel 1762, • Dopo l’esecuzione italiana di Parma (1769) fu presentata in versione rivista, riorchestrata e ampliata al teatro del Palais-Royal di Parigi, nel 1774 con nuovi versi francesi di Pierre-Louis Moline. • La versione parigina, oltre a inserire nuovi balletti, assegnava la parte di Orphée a un tenore (haute-contre = tenore contraltino, la Francia rifiutava – sola in Europa – i castrati) • Allestimento scaligero 2018 realizzato per il Covent Garden dal regista John Fulljames e dal coreografo Hofesh Shechter; scene e costumi di Conor Murphy • Il cast: Juan Diego Flórez nella parte di Orphée, Christiane Karg come Eurydice, Fatma Said è Amour. Direttore Michele Mariotti.
  • 6.
    personaggio tipologia vocale interpreti della prima assoluta Vienna, 5 ottobre 1762 interpreti dellaprima italiana (versione riveduta) Parma, 24 agosto 1769 interpreti della nuova versione francese Parigi, 2 agosto 1774 interpreti dell'edizione Berlioz Parigi, 19 novembre 1859 Orfeo (Orphée) contralto castrato (1762) soprano castrato (1769) haute-contre (1774) mezzosoprano (1859) Gaetano Guadagni Giuseppe Millico Joseph Legros Pauline Viardot Euridice (Euridyce) soprano Marianna Bianchi Tozzi Maria Antonia Girelli- Aguilar Sophie Arnould Marie Constance Sass Amore (Amour) soprano Lucia Clavereau Felicita Suardi Rosalie Levasseur Marie Marimon
  • 8.
    L’argomento (come loracconta Calzabigi) • È noto Orfeo, e celebre il suo lungo dolore nell'immatura morte della sua sposa Euridice. Morì ella nella Tracia; io per comodo dell'unità del luogo la suppongo morta nella Campagna felice presso al lago d'Averno, in vicinanza del quale finsero i poeti trovarsi una spelonca, che apriva il cammino all'Inferno. L'infelice amante mosse a pietà gli dèi, che gli concessero di penetrar negli Elisi per ripigliarsi la sua diletta, col patto però di non guardarla finché non fosse tornato sulla terra. Non seppe il tenero sposo frenar tanto gli affetti, ed avendo contravvenuto al divieto perdé per sempre Euridice. • Per adattar la favola alle nostre scene ho dovuto cambiar la catastrofe. Leggasi Virgilio al libro IV delle Georgiche, al VI dell'Eneide.
  • 9.
    I balli • Primo:di Pastori e Ninfe seguaci d'Orfeo. Si rappresentano in questo ballo le feste funebri che celebravano gli antichi intorno a' sepolcri de' morti. Consistevano in sacrifici, in profumi, in sparger odori e circondarne la tomba, in versar latte e vino sulla medesima, in ballar all'intorno con atti di dolore e in cantar le lodi del defunto. S'introducevano nelle più solenni de' giovanetti in abito di Genii dando loro e attributi ed azioni convenienti alla persona e alla qualità del sepolcro. Così in questo ballo intorno all'urna di Euridice piangono de' Genii che rappresentano degli Amorini, ed uno in figura d'Imeneo spegne la sua face simbolo dell'unione coniugale separata dalla morte. • Secondo: di Spettri nell'Inferno che procurano di spaventare Orfeo. • Terzo: d'Ombre fortunate negli Elisi. L'idea di questo ballo è presa da Virgilio al libro VI dell'Eneide. • Quarto: di Eroi ed Eroine con Amore, Orfeo ed Euridice. Si festeggia il ritorno di Euridice, si celebra il trionfo d'Amore. La face coniugale, che fu spenta da Imeneo nel primo ballo, in quest'ultimo è riaccesa da Amore colla fiamma della sua. Amore ed Imeneo si scambiano vicendevolmente le loro faci, e termina la festa con allegro ballo.
  • 11.
    Atto primo • Scenaprima • Un coro di ninfe e pastori intorno alla tomba di Euridice intona un solenne lamento funebre, mentre Orfeo non riesce se non ad invocare il nome di Euridice ( «Ah, se intorno»). Rimasto solo, Orfeo canta la sua disperazione nell'aria «Chiamo il mio ben», composta da tre strofe di sei versi, inframmezzate da recitativi • Scena seconda • Amore appare a questo punto in scena e comunica ad Orfeo che gli dèi, impietositi, gli concedono di discendere agli riportare la moglie alla vita, ponendogli, come condizione, che lui non le rivolga lo sguardo finché non saranno ritornati. Come forma di incoraggiamento, Amore comunica ad Orfeo che la sua sofferenza sarà di breve durata e lo invita intanto a farsi forza nell'aria «Gli sguardi trattieni» «Soumis au silence». Orfeo decide di affrontare il cimento (nell'edizione del 1774, si esibisce, a chiusura dell'atto, in un'aria di bravura all'italiana, «amour, viens rendre à mon âme»)
  • 12.
    Atto secondo • Scenaprima • In un luogo spaventoso, le creature infernali rifiutano inizialmente di ammettere Orfeo, in quanto persona vivente, nel loro mondo, invocando contro di lui Eumenidi e Cerbero («Chi mai dell'Erebo»). Quando Orfeo, accompagnandosi con la sua lira (un'arpa in partitura), chiede loro pietà («Deh placatevi con me» «Laissez vous toucher»), viene dapprima interrotto da orrende grida da parte loro, ma, poi, gradualmente inteneriti dalla dolcezza del suo canto («Mille pene» e «Men tiranne») gli spettri gli dischiudono le porte dell'Ade («Ah, quale incognito») Nella versione del 1774, la scena si chiude in una "Danza delle furie" • Scena seconda • Campi Elisi. Il breve balletto del 1762 divenne la più elaborata «Danza degli spiriti beati» nel 1774, seguita da un'aria solistica per soprano («Cet asile», poi ripetuta dal coro, eseguita da une ombre hereuse). Orfeo arriva in scena ed è estasiato dalla bellezza e dalla purezza del luogo («Che puro ciel» «Quel nouveau ciel») ma non trova sollievo nel paesaggio perché non vede Euridice, implora quindi gli spiriti beati di condurgliela, cosa che essi fanno con un canto soave («Torna, o bella» «Prés du tendre object»))
  • 13.
    Atto terzo • Scenaprima • Sulla strada di uscita dall'Ade, Euridice ,entusiasta del suo ritorno alla vita, non riesce a comprendere l'atteggiamento del marito; dato che a lui non è permesso rivelarle le condizioni impostegli dagli dei, comincia a rimproverarlo e a dargli del traditore (duetto: “Vieni, appaga il tuo consorte”) e rifiuta di proseguire esprimendo l'angoscia che l'ha invasa nell'aria «Che fiero momento». Orfeo si volta a guardare la moglie, ne provoca così di nuovo la morte e canta allora la sua disperazione nell'aria più famosa dell'opera, «Che farò senza Euridice» / «J'ai perdu mon Eurydice», decidendo, al termine, di darsi anch'egli la morte per riunirsi con lei nell'Ade. • (Scena seconda) • Amore, deus ex machina, riappare, ferma il braccio dell'eroe e, in premio alla sua fedeltà, ridona, una seconda volta, la vita ad Euridice . • Scena (terza ed) ultima • L'ultima scena si svolge in un magnifico tempio destinato ad Amore, dove, dopo un balletto, i tre protagonisti e il coro cantano le lodi del sentimento amoroso e della fedeltà (“L'Amour triomphe”).
  • 15.
    Organico orchestrale (1774) •due flauti • due oboe • due clarinetti • due fagotti • due corni • due trombe • tre tromboni • timpani • arpa • archi
  • 16.
    Il sistema deipersonaggi Orphée Eurydice AmourPastori e Ninfe Furie e spettri nell'inferno Eroi ed Eroine negli Elisi Seguaci d'Orfeo
  • 17.