News 23/SA/2016
Lunedì, 6 giugno 2016
Sistema di Allerta Rapido europeo per Alimenti e Mangimi Pesticidi
Nella settimana n.23 del 2016 le segnalazioni diffuse dal Sistema rapido di allerta
europeo per alimenti e mangimi (Rasff) sono state 62 ( 7 quelle inviate dal Ministero
della salute italiano).
Questa settimana è stato segnalato un solo caso di allerta avente ad oggetto la
presenza di cadmio in calamari congelati provenienti dalla Spagna, mentre sono
due i casi di respingimenti alle frontiere aventi ad oggetto la presenza di sostanza
non autorizzata, propargite, nel tè verde e nel tè nero proveniente dall'India.
Nella lista delle informative sui prodotti diffusi in Italia che non implicano un
intervento urgente troviamo:
piombo seppia officinalis (Sepia officinalis) refrigerata dall' Italia; nitrato di sodio in
anelli di calamari giganti in salamoia refrigerati dalla Spagna; presenza di DNA
ruminanti in mangime per pesci proveniente dalla Germania; aflatossine in noce
moscata da Indonesia.
Questa settimana una la segnalazione di prodotti italiani esportati in altri paesi : il
Belgio segnala la migrazione di formaldeide in taglieri melamina provenienti da
Italia;
Fonte: rasff.eu
Ritirate dal mercato spatole per fritture Bergner Gizmo per migrazione di ammine
aromatiche.
La regione autonoma della Valle d’Aosta ha emesso un avviso di ritiro per le spatole
per fritti Bergner Gizmo (erroneamente definite schiumarole). Il motivo dell’allerta è
la possibile migrazione di ammine aromatiche dall’utensile in nylon agli alimenti. Il
ritiro dai negozi riguarda le spatole per fritture con codice BG-3064 e codice a barre
6944217207064, prodotte in Spagna dall’azienda austriaca Bergner Home AT
specializzata in utensili per la cucina. Il richiamo per ora è limitato al punto vendita
della catena di casalinghi Kasanova in viale Conte Crotti 29 ad Aosta, ma non
possiamo escludere la presenza dell’oggetto segnalato anche in altre regioni.
L’esposizione cronica alle ammine aromatiche, o arilammine, è un problema che si
riscontra soprattutto in certe aziende ed è un fattore di rischio correlato tumori alla
vescica. Questi composti chimici possono essere presenti negli alimenti anche come
contaminanti. (Articolo di Giulia Crepaldi)
Fonte: ilfattoalimentare.it
TTIP, prezzi più alti ai consumatori e standard peggiori di sicurezza alimentare: la
certificazione della Commissione Europea.
A seguito di una analisi di impatto, con studio appaltato ad un contractor esterno,
la Commissione europea è giunta alle seguenti conclusioni: sebbene il TTIP potrà
avere alcuni vantaggi, limitatamente al settore del cibo e della sicurezza alimentare
vi saranno per lo più effetti negativi. Se il prezzo dei beni di consumo potrà avere un
aumento di circa 0,3 punti percentuali, in ragione di prezzi più bassi, snack e junk
food potranno diffondersi con maggiore facilità. Minacciando tanto i produttori
agricoli europei che i consumatori. Proprio i consumatori potranno sperimentare una
sorta di impoverimento in ragione di prezzi al consumo più elevati. In base al
modello economico proposto, i vantaggi maggiori sono previsti per le PMI di
prodotti minerali non metallici, mentre il manifatturiero aumenterebbe di uno 0,7% le
proprie esportazioni. Nei metalli, si avrebbe un calo dello 0,8% mentre altre industrie
manifatturiere vedrebbero aumentare in uscita dello 0,7 per cento. Gli utili stimati
per prodotti alimentari trasformati sono dello 0,4, per cento. Ma sul settore
agroalimentare nel suo insieme vanno fatte considerazioni di dettaglio. In base al
modello proiettivo adottato, il settore del vino, liquori e birra sarà quello messo nelle
condizioni di meglio beneficiare del trattato (oggi rappresentano il 45% dell’export
alimentare verso gli USA) mentre carne e latticini perderanno. Anche perché- lo
studio di impatto non incorpora aspetti relativi alle cosiddette barriere non tariffarie-
che potranno invece contare molto in termini di costi produttivi più bassi per i
produttori/allevatori USA (es, possibilità consentite in USA ma non in Europa, come di
usare ormone della crescita, antibiotici per aumento della massa, etc). Negli ultimi
dieci anni il tasso di crescita del settore agroalimentare europeo è stato del 2,9%,
decisamente meglio del settore manifatturiero nel suo insieme -1,9%-. Il settore della
carne è cresciuto del 3,1%, quello ittico del 4,2%, gli oli e grassi addirittura del 6,9%.
Tuttavia il settore food USA è cresciuto di più: dal 2008 al 2014 addirittura dello 7,2%
contro un 5,9% della UE. Insomma, nella corsa competitiva, abbassare gli standard
europei ai livelli dei propri potrebbe convenire agli USA, che già sperimentano una
crescita sostenuta, ma meno all’Europa, le cui esportazioni si fonderebbero – a TTIP
adottato- su una agricoltura sempre più omologata e “al ribasso”, perdendo le
proprie specificità e capacità di intercettare la domanda globale “evouta” di
crescenti strati sociali. L’agro-food vale in termini di giro d’affari qualcosa come mille
miliardi di Euro annui in Europa (di cui 422 miliardi agricoli, dei quali circa 170 venduti
tali quali al consumo senza ulteriori passaggi), pari al 15% del fatturato totale della
manifattura. Le esportazioni alimentari della UE contano per il 12,4% a livello
mondiale, mentre le importazioni per lo 11,1% a fronte di un valore pari
rispettivamente ad 8,5% per gli USA e 10,2%. Va infine considerato, come rimarcato
da più parti-che lo studio di impatto rimane soggetto a considerazioni di incertezza
e non è una fotografia dello stato assoluto della realtà- comprende insomma varie
limitazioni.
Fonte: sicurezzaalimentare.it
Pescato, risoluzione del Parlamento Europeo per rafforzare la tutela del
consumatore.
Il pesce è da qualche tempo al centro di crescenti fenomeni di frodi alimentari, con
inganni sia sulla provenienza, che sulle specie (quelle di minor pregio vendute al
posto di quelle di maggior valore), nonché su stato fisico (pesce congelato venduto
come fresco). Non a caso, nella stessa relazione del Parlamento europeo a firma di
Esther De Lange (votata a gennaio 2014), le specie ittiche figuravano tra gli alimenti
più frequentemente frodati. E ora il Parlamento europeo ci “riprova”: con una
risoluzione (quindi, un messaggio politico lanciato alle altre istituzioni) chiede una
stretta sul sistema di tracciabilità. In particolare, per i ristoratori e i negozi, al fine di
prevenire gli inganni in etichetta. Nella relazione viene evidenziato intanto un uso
spesso scorretto dell’etichettatura, in ragione del quale va posta maggiore
attenzione ai controlli. Il Parlamento si esprime inoltre a favore di un solido sistema di
tracciabilità, dallo sbarco al consumo, per mantenere la fiducia dei consumatori e
contribuire al sostentamento economico del settore. Inoltre, i deputati chiedono di
utilizzare le tecnologie a base del DNA bar-coding, che permettono in modo rapido
e poco costoso di risalire all’origine del pescato. Nella risoluzione approvata giovedì,
i deputati hanno chiesto un sistema di tracciabilità forte per tutti i prodotti ittici
venduti nei ristoranti e nei negozi europei, per prevenire casi di etichettatura non
veritiera. Un'affidabile politica di etichettatura del pesce UE aumenterebbe a sua
volta la fiducia dei consumatori e lo sviluppo economico del settore della pesca
europeo. La realtà è che in Europa esiste già un forte sistema di tracciabilità, che sin
dall’imbarcazione, e tramite apposito sistema informativo, impone di segnalare la
quantità e specie di pescato, con un aggiornamento entro 12 ore direttamente
visualizzabile dal Ministero e dalle forze preposte ai controlli. Inoltre, al momento
dello sbarco viene comunicata la quantità definitiva, così come il primo operatore
che acquista il pescato, è soggetto a controlli incrociati che permettono di
verificare la congruenza delle informazioni rilasciate. Il vero problema semmai
riguarda la ristorazione, laddove viene venduto il 57 % del pesce totale- con obblighi
minori di informazione ai consumatori (e pressoché assenti circa l’origine del
pescato). Nel piano del 2015 volto a controllare il mercato del pesce bianco, la
Commissione aveva rilevato una conformità pari al 94%. Ma il livello di affidabilità
delle informazioni in etichetta dipende anche dal livello della filiera. Anello critico
ancora una volta la ristorazione ed il dettaglio, dove, in base a diverse fonti, circa un
prodotto ittico su tre non risponde ai requisiti dichiarati. Il Parlamento infine invita la
Commissione a correggere la confusione causata dall'attuale obbligo di
etichettatura UE, basata sulle zone e sotto-zone definite dall'Organizzazione per
l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), che si rivela particolarmente problematica nel
caso delle catture in talune sotto-zone della zona 27 dove, tra l'altro, la Galizia e il
Golfo di Cadice sono etichettati come "Acque portoghesi", il Galles come "Mare
d'Irlanda" e la Bretagna come "Golfo di Biscaglia.
Fonte: sicurezzaalimentare.it

News SA 23 2016

  • 1.
    News 23/SA/2016 Lunedì, 6giugno 2016 Sistema di Allerta Rapido europeo per Alimenti e Mangimi Pesticidi Nella settimana n.23 del 2016 le segnalazioni diffuse dal Sistema rapido di allerta europeo per alimenti e mangimi (Rasff) sono state 62 ( 7 quelle inviate dal Ministero della salute italiano). Questa settimana è stato segnalato un solo caso di allerta avente ad oggetto la presenza di cadmio in calamari congelati provenienti dalla Spagna, mentre sono due i casi di respingimenti alle frontiere aventi ad oggetto la presenza di sostanza non autorizzata, propargite, nel tè verde e nel tè nero proveniente dall'India. Nella lista delle informative sui prodotti diffusi in Italia che non implicano un intervento urgente troviamo: piombo seppia officinalis (Sepia officinalis) refrigerata dall' Italia; nitrato di sodio in anelli di calamari giganti in salamoia refrigerati dalla Spagna; presenza di DNA ruminanti in mangime per pesci proveniente dalla Germania; aflatossine in noce moscata da Indonesia. Questa settimana una la segnalazione di prodotti italiani esportati in altri paesi : il Belgio segnala la migrazione di formaldeide in taglieri melamina provenienti da Italia; Fonte: rasff.eu Ritirate dal mercato spatole per fritture Bergner Gizmo per migrazione di ammine aromatiche. La regione autonoma della Valle d’Aosta ha emesso un avviso di ritiro per le spatole per fritti Bergner Gizmo (erroneamente definite schiumarole). Il motivo dell’allerta è la possibile migrazione di ammine aromatiche dall’utensile in nylon agli alimenti. Il ritiro dai negozi riguarda le spatole per fritture con codice BG-3064 e codice a barre 6944217207064, prodotte in Spagna dall’azienda austriaca Bergner Home AT specializzata in utensili per la cucina. Il richiamo per ora è limitato al punto vendita
  • 2.
    della catena dicasalinghi Kasanova in viale Conte Crotti 29 ad Aosta, ma non possiamo escludere la presenza dell’oggetto segnalato anche in altre regioni. L’esposizione cronica alle ammine aromatiche, o arilammine, è un problema che si riscontra soprattutto in certe aziende ed è un fattore di rischio correlato tumori alla vescica. Questi composti chimici possono essere presenti negli alimenti anche come contaminanti. (Articolo di Giulia Crepaldi) Fonte: ilfattoalimentare.it TTIP, prezzi più alti ai consumatori e standard peggiori di sicurezza alimentare: la certificazione della Commissione Europea. A seguito di una analisi di impatto, con studio appaltato ad un contractor esterno, la Commissione europea è giunta alle seguenti conclusioni: sebbene il TTIP potrà avere alcuni vantaggi, limitatamente al settore del cibo e della sicurezza alimentare vi saranno per lo più effetti negativi. Se il prezzo dei beni di consumo potrà avere un aumento di circa 0,3 punti percentuali, in ragione di prezzi più bassi, snack e junk food potranno diffondersi con maggiore facilità. Minacciando tanto i produttori agricoli europei che i consumatori. Proprio i consumatori potranno sperimentare una sorta di impoverimento in ragione di prezzi al consumo più elevati. In base al modello economico proposto, i vantaggi maggiori sono previsti per le PMI di prodotti minerali non metallici, mentre il manifatturiero aumenterebbe di uno 0,7% le proprie esportazioni. Nei metalli, si avrebbe un calo dello 0,8% mentre altre industrie manifatturiere vedrebbero aumentare in uscita dello 0,7 per cento. Gli utili stimati per prodotti alimentari trasformati sono dello 0,4, per cento. Ma sul settore agroalimentare nel suo insieme vanno fatte considerazioni di dettaglio. In base al modello proiettivo adottato, il settore del vino, liquori e birra sarà quello messo nelle condizioni di meglio beneficiare del trattato (oggi rappresentano il 45% dell’export alimentare verso gli USA) mentre carne e latticini perderanno. Anche perché- lo studio di impatto non incorpora aspetti relativi alle cosiddette barriere non tariffarie- che potranno invece contare molto in termini di costi produttivi più bassi per i produttori/allevatori USA (es, possibilità consentite in USA ma non in Europa, come di usare ormone della crescita, antibiotici per aumento della massa, etc). Negli ultimi dieci anni il tasso di crescita del settore agroalimentare europeo è stato del 2,9%, decisamente meglio del settore manifatturiero nel suo insieme -1,9%-. Il settore della carne è cresciuto del 3,1%, quello ittico del 4,2%, gli oli e grassi addirittura del 6,9%. Tuttavia il settore food USA è cresciuto di più: dal 2008 al 2014 addirittura dello 7,2%
  • 3.
    contro un 5,9%della UE. Insomma, nella corsa competitiva, abbassare gli standard europei ai livelli dei propri potrebbe convenire agli USA, che già sperimentano una crescita sostenuta, ma meno all’Europa, le cui esportazioni si fonderebbero – a TTIP adottato- su una agricoltura sempre più omologata e “al ribasso”, perdendo le proprie specificità e capacità di intercettare la domanda globale “evouta” di crescenti strati sociali. L’agro-food vale in termini di giro d’affari qualcosa come mille miliardi di Euro annui in Europa (di cui 422 miliardi agricoli, dei quali circa 170 venduti tali quali al consumo senza ulteriori passaggi), pari al 15% del fatturato totale della manifattura. Le esportazioni alimentari della UE contano per il 12,4% a livello mondiale, mentre le importazioni per lo 11,1% a fronte di un valore pari rispettivamente ad 8,5% per gli USA e 10,2%. Va infine considerato, come rimarcato da più parti-che lo studio di impatto rimane soggetto a considerazioni di incertezza e non è una fotografia dello stato assoluto della realtà- comprende insomma varie limitazioni. Fonte: sicurezzaalimentare.it Pescato, risoluzione del Parlamento Europeo per rafforzare la tutela del consumatore. Il pesce è da qualche tempo al centro di crescenti fenomeni di frodi alimentari, con inganni sia sulla provenienza, che sulle specie (quelle di minor pregio vendute al posto di quelle di maggior valore), nonché su stato fisico (pesce congelato venduto come fresco). Non a caso, nella stessa relazione del Parlamento europeo a firma di Esther De Lange (votata a gennaio 2014), le specie ittiche figuravano tra gli alimenti più frequentemente frodati. E ora il Parlamento europeo ci “riprova”: con una risoluzione (quindi, un messaggio politico lanciato alle altre istituzioni) chiede una stretta sul sistema di tracciabilità. In particolare, per i ristoratori e i negozi, al fine di prevenire gli inganni in etichetta. Nella relazione viene evidenziato intanto un uso spesso scorretto dell’etichettatura, in ragione del quale va posta maggiore attenzione ai controlli. Il Parlamento si esprime inoltre a favore di un solido sistema di tracciabilità, dallo sbarco al consumo, per mantenere la fiducia dei consumatori e contribuire al sostentamento economico del settore. Inoltre, i deputati chiedono di utilizzare le tecnologie a base del DNA bar-coding, che permettono in modo rapido e poco costoso di risalire all’origine del pescato. Nella risoluzione approvata giovedì, i deputati hanno chiesto un sistema di tracciabilità forte per tutti i prodotti ittici venduti nei ristoranti e nei negozi europei, per prevenire casi di etichettatura non
  • 4.
    veritiera. Un'affidabile politicadi etichettatura del pesce UE aumenterebbe a sua volta la fiducia dei consumatori e lo sviluppo economico del settore della pesca europeo. La realtà è che in Europa esiste già un forte sistema di tracciabilità, che sin dall’imbarcazione, e tramite apposito sistema informativo, impone di segnalare la quantità e specie di pescato, con un aggiornamento entro 12 ore direttamente visualizzabile dal Ministero e dalle forze preposte ai controlli. Inoltre, al momento dello sbarco viene comunicata la quantità definitiva, così come il primo operatore che acquista il pescato, è soggetto a controlli incrociati che permettono di verificare la congruenza delle informazioni rilasciate. Il vero problema semmai riguarda la ristorazione, laddove viene venduto il 57 % del pesce totale- con obblighi minori di informazione ai consumatori (e pressoché assenti circa l’origine del pescato). Nel piano del 2015 volto a controllare il mercato del pesce bianco, la Commissione aveva rilevato una conformità pari al 94%. Ma il livello di affidabilità delle informazioni in etichetta dipende anche dal livello della filiera. Anello critico ancora una volta la ristorazione ed il dettaglio, dove, in base a diverse fonti, circa un prodotto ittico su tre non risponde ai requisiti dichiarati. Il Parlamento infine invita la Commissione a correggere la confusione causata dall'attuale obbligo di etichettatura UE, basata sulle zone e sotto-zone definite dall'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), che si rivela particolarmente problematica nel caso delle catture in talune sotto-zone della zona 27 dove, tra l'altro, la Galizia e il Golfo di Cadice sono etichettati come "Acque portoghesi", il Galles come "Mare d'Irlanda" e la Bretagna come "Golfo di Biscaglia. Fonte: sicurezzaalimentare.it