Liberiamo gli animali
dai circhi
di Nadia Masutti e Laura Panini
LAV: Circhi, Zoo ed Esotici
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Impronte–AnnoXXVII-N.7–Ottobre2010-Iscr.Trib.Roma50/84–Reg.Naz.Stampa40/86/1993–Roc2263–Periodicoassociatoall’UnioneStampaPeriodicaItaliana–Direttoreresp.MariaFalvo
FOTODREAMSTIME
La presenza degli animali nei circhi 4
La doma 7
Stress e malessere 8
La provenienza degli animali dei circhi 9
I numeri dei circhi 10
Legislazione e contributi 10
Circo Alex Hamar 12
Circo di Barcellona 14
Circo Martini - Orfei Cirque D’Europe 15
Circo Martin Show 16
Circo Miranda Orfei 18
Circo Victor – Lo spettacolo delle meraviglie 20
Circo Coliseum Roma 23
Sommario
Impronte N.7 – Ottobre 2010
AUT. TRIB. ROMA 50/84 - dell’11.2.1984
ISCR. REG. NAZ. STAMPA 4086 - dell’1.3.1993
ISCR. ROC 2263 - anno 2001
Periodico associato all’Unione Stampa Periodica Italiana (USPI)
DIRETTORE RESPONSABILE Maria Falvo
DIREZIONE E REDAZIONE
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GRAFICA Michele Leone
STAMPA Arti Grafiche “La Moderna”
Via di Tor Cervara 171 - Roma
CHIUSO IN TIPOGRAFIA
Ottobre 2010
“istinti”, ovvero sui marchi comportamentali propri della
specie. E contraddire o reprimere il comportamento di un
animale è andare contro la sua natura, dunque causa di
malessere, anche se i circensi affermano di amare gli ani-
mali. Un amore non certo disinteressato.
I gestori dei circhi equestri ed i proprietari/allevatori di
animali continuano ad affermare che gli animali nei cir-
chi stanno bene: la salute è controllata, l’alimentazione
è sana ed abbondante, gli allenamenti sono dolci, sono
coccolati e circondati d’amore. E mostrano animali appa-
rentemente sani, addirittura giocherelloni ed affettuosi.
Alcuni tendono a dar loro ragione. Perché? La ragione è
da ricondursi ad una conoscenza superficiale del circo,
priva di un’adeguata considerazione delle coercizioni su-
bite dagli animali.
Numerosi studi scientifici interdisciplinari, di cui il più re-
cente è stato pubblicato da una equipe di studiosi della
facoltà di Scienze Biologiche dell’Università di Bristol, af-
fermano che ben difficilmente un animale sta bene in un
circo; altrettanti spiegano che non sta bene nemmeno in
uno zoo con ben altro spazio a disposizione. Figuriamoci
quindi nel circo! Quindi, la benevolenza degli animali di
un circo nei confronti dell’addestratore, ben che vada, è
classificabile come un caso di “sindrome di Stoccolma”
(condizione psicologica nella quale la vittima mostra sen-
timenti positivi verso il suo sequestratore), che, in quan-
to sindrome, non è davvero un indicatore di benessere.
Qualche veterinario in Italia afferma che non esistono pa-
rametri per valutare il benessere di un animale in catti-
vità e attende che sia il legislatore a stabilirli.
In generale il mondo veterinario tende ad associare la sa-
nità fisica al benessere. Utilizzando lo stesso principio, si
potrebbe affermare che un ergastolano fisicamente sano
è anche nel pieno del benessere!
I ricercatori però hanno stabilito, in base a prove clini-
che, che:
i viaggi chiusi nei carri bestiame, con le correlate e spes-
so sbrigative operazioni di carico e scarico, sono fonte di
malessere per gli animali;
i lunghi tempi di inattività in spazi angusti sono fonte di
malessere per gli animali, non solo psichico ma anche fi-
sico visto che porta all’obesità;
le escursioni termiche sono fonte di malessere per gli ani-
mali;
la presenza imposta dell’uomo è fonte di malessere per
gli animali selvatici;
la mancanza di vie di fuga o luoghi ove nascondersi è
fonte di malessere per gli animali;
In definitiva il circo equestre è fonte di malessere per gli
animali.
Questa condizione riguarda gli animali “esotici”, ovvero
le specie non domestiche presenti nei circhi (elefanti, ti-
gri, leoni, puma, orsi…), ma anche cavalli, cani e bovidi:
carica, viaggia, scarica, aspetta, esibizione, aspetta, cari-
ca, viaggia.
C’è da chiedersi: dov’è la magia del circo per questi ani-
mali?
Incredibilmente, per alcuni animali c’è anche una realtà
“peggiore” e a questo proposito possiamo distinguere due
tipologie di animali “da circo”: quelli esibiti e quelli fat-
ti esibire.
Quelli meramente esibiti, come ad esempio il rinoceron-
te, lo struzzo o il bisonte, servono perlopiù come animali
da visita allo zoo del circo e ai quali, al massimo, viene
fatto compiere un paio di giri della pista davanti al pub-
blico durante lo spettacolo.
Il circo, oggi, è “anche” - e sempre di più - mostra itine-
rante con il suo zoo, acquario e rettilario come attrazio-
ni, ovvero tende ad espandere il proprio “parco animali”
con l’acquisizione di specie “non tipiche” con lo scopo di
mostrarle, in qualche modo facendo concorrenza ai giar-
dini zoologici e riprendendo inutilmente il concetto del-
l’antico “serraglio”.
Gli animali artisti (come la tigre, il leone, l’elefante, l’or-
so o l’otaria) eseguono, al comando del loro domatore,
determinati esercizi all’interno di un numero. E sono que-
sti ultimi a stare peggio; capiamone il perché partendo
da una breve premessa. Il vocabolario italiano spiega che:
domare = rendere docile, mansueto, addomesticare una
bestia feroce o selvatica o, in senso figurato, sottomet-
tere, sedare;
addestrare = rendere abile, ammaestrare, esercitare, al-
lenare.
In un circo, quale differenza ci può essere, ad esempio,
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Il circo piace perché coinvolge, affascina e regala ma-
gia. Le esibizioni di trapezisti, giocolieri, illusionisti e
clown sono le espressioni artistiche che arricchiscono
questo spettacolo, da sempre gradite ad adulti e bam-
bini, e frutto di un’elaborata e faticosa preparazione da
parte degli artisti.
Più di 2000 animali, però, in Italia fanno ancora parte
di questo spettacolo: non sono consenzienti, ma sono ob-
bligati ad esibirsi.
La legge considera addirittura il circo un’attività con “fun-
zione sociale”. Indubbiamente lo spettacolo può essere
utile alla collettività, ma per essere un’attività “sociale”
deve soddisfare le esigenze di una comunità ampia - men-
tre sono sempre più numerosi gli italiani che disapprova-
no l’uso degli animali nei circhi - e deve avere in sé dei
valori. L’arte e l’abilità degli artisti umani sono dei valori
importanti ma non possono esserlo l’uso, la doma, l’ad-
destramento e l’asservimento degli animali fatti esibire
nei circhi.
Il circo equestre, per stessa orgogliosa affermazione degli
addetti ai lavori è “tradizione”. Ovvero passato. Un passa-
to in cui il circo equestre era perfettamente in linea col
pensiero comune che vedeva l’animale come “oggetto” da
sottomettere e basta, un bruto e basta. Ma la società si
è evoluta, la sensibilità collettiva si è evoluta, la scienza
è avanzata e così la conoscenza e la consapevolezza del-
l’etologia animale, ovvero la scienza che studia il com-
portamento animale nel suo ambiente naturale. Per nes-
sun animale il circo, con le sue gabbie e il palcoscenico,
è un ambiente naturale: dunque, il forte condizionamen-
to subito dagli animali nei circhi è inaccettabile sul pia-
no etico, scientifico e culturale perché può rappresentare
un grave maltrattamento. Nessuno spettacolo con tali re-
quisiti può aspirare, al giorno d’oggi, ad avere una fun-
zione sociale. Da questo presupposto nasce la proposta
della LAV di un’indispensabile riforma legislativa che “li-
beri” gli animali dai circhi, valorizzando il grande talento
degli artisti umani che possono davvero arricchire sul pia-
no culturale e sociale questo spettacolo. Il circo contem-
poraneo che guarda al futuro e diventa di utilità sociale.
Nell’Ottocento gli animali esotici iniziano ad essere esibi-
ti nei cosiddetti “serragli” (mostre itineranti con al segui-
to un numero impressionante di animali prevalentemente
composti da grandi felini). Precedentemente, alle soglie
del Rinascimento, le “bestie feroci” erano portate ed esi-
bite alle fiere/mercato, prevalentemente da zingari. At-
tualmente i “serragli” di antica concezione sono presso-
ché estinti, e ne rimangono in vita simbolicamente gli
zoo annessi ai circhi, mentre il nuovo concetto di serra-
glio è stato sostituito dai “rettilari” e dai “circhi acquati-
ci” che si ritiene soddisfino il concetto di “mostra fauni-
stica itinerante”.
Questa realtà non può aspirare a definirsi tradizione, in-
tesa come valori che vanno tramandati, perché è l’espres-
sione della prevaricazione sugli animali, di cui dovremmo
voler fare ammenda.
La presenza degli animali nei circhi
Nei circhi tutti gli animali, indistintamente, passano la lo-
ro intera vita sui camion che li trasportano e, per quelli
più fortunati, nelle ridotte gabbie in cui vengono posti
quando il circo è attendato da qualche parte.
Forse, per qualcuno, in tutto ciò non vi è nulla di tra-
gico, ma proviamo a pensare...”sono una tigre siberiana
che vive a temperature medie tra O° e 5° C, sto viag-
giando da ore chiusa dentro il conteiner sotto un sole
cocente d’estate. La temperatura è torrida, il circo arri-
va a destinazione e, per ore ed ore, attendo stremata
che venga il momento in cui almeno apriranno la por-
ta perché noi animali siamo gli ultimi ad essere siste-
mati, se così si può dire”.
Oppure: “sono un elefante della savana, è gennaio ed ho
viaggiato nel conteiner ghiacciato tutta la notte. Ho trop-
po freddo, lo dice anche la legge che non posso soppor-
tare queste temperature. Arriviamo e quando finalmente
mi fanno uscire sono in mezzo alla neve!”.
Non c’è quindi da meravigliarsi se, a seguito di viaggi par-
ticolarmente lunghi, all’apertura dei camion gli animali
siano stati trovati morti come successo di recente.
In natura esistono climi diversi, quindi habitat diversi e
questi habitat sono popolati da animali specializzati per
affrontare i rischi dell’ambiente in cui vivono. È una spe-
cializzazione profonda, tipica, un modo di vivere applica-
bile solo a quell’ambiente e che fa parte dell’essere.
Anche l’uomo è un animale specializzato, per quanto dut-
tile. Non può vivere in un ambiente privo di luce, non
può vivere in un ambiente privo di stimoli, fatica a so-
pravvivere con temperature corporee di solo due o tre
gradi superiori o inferiori ai 37. E questo indipendente-
mente dal fatto che viva in una metropoli o nelle fore-
ste amazzoniche.
Gli stimoli esterni sono indispensabili alla vita normale,
al benessere complessivo dell’individuo, e alcuni sono es-
senziali per la vita stessa. E così è anche per gli animali.
Essere nato in un allevamento non incide sui cosiddetti
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FOTO Sam Haddock/PETA
La doma
Ma in generale, come avviene la doma di animali “artisti”?
Proprio agli antichi serragli dobbiamo, purtroppo, il per-
corso dei primi domatori, improntato fortemente dal ca-
rattere aggressivo e violento nei confronti delle “belve
pericolose”. Il messaggio da trasmettere al pubblico era il
totale dominio della natura da parte dell’uomo, tipica-
mente di stampo colonialista.
Anche per gli animali non feroci l’addestramento è stato
di tipo violento e si è “apparentemente” protratto nel
tempo fino al dopoguerra del secolo scorso quando si ini-
zia a parlare di “addestramento in dolcezza”, un metodo
che dovrebbe basarsi non più sulla violenza bensì su un
rapporto di fiducia tra uomo e animali che dia corpo ad
esibizioni più “naturali”.
Peccato che siano proprio alcuni dei promotori di questo
tipo di addestramento che, ripresi “fuori onda” a compie-
re violenze inaudite verso gli animali, vengono condan-
nati per maltrattamento.
In Italia sarà un Orfei, Orlando, che negli anni ’50 si se-
gnalerà per questo tipo di addestramento, ma nel suo cir-
co cresce ed agisce proprio Liana che in seguito rilascerà
dichiarazioni su tecniche di addestramento sorprendenti
per la loro crudeltà.
Di fatto, che tale metodo di dolce non abbia proprio nul-
la, lo si evince dalla stessa descrizione datane dai padri
fondatori che, nella “paura insita nell’animale” individua-
no la chiave stessa per l’addestramento.
Non dimentichiamo che, anche se allevati in cattività, gli
animali selvatici naturalmente rifuggono il contatto uma-
no o di altre specie e mantengono un istinto naturale.
Ciò significa che esisterà sempre un comportamento in-
nato dell’animale, un vero e proprio patrimonio genetico
che, ad esempio, non permetterà mai alla tigre di “per-
cepire” ciò che la circonda alla stregua di un gatto abi-
tuato da sempre al contatto umano. Per tale motivi la
“paura” va considerata a pieno titolo una gravissima
forma di violenza sull’animale selvatico.
Nell’ultimo ventennio, periodo che vede una crescita
esponenziale della maturata sensibilità popolare nei con-
fronti del mondo animale, le grandi famiglie circensi ita-
liane, quali i Togni, Orfei, Montico, Casartelli, etc., si so-
no date un gran da fare per convincere l’opinione pub-
blica che i propri animali, rigorosamente nati in catti-
vità e non prelevati in natura, sono acquisiti per curar-
ne direttamente l’addestramento, ovviamente “in dol-
cezza”. Il loro rapporto con gli animali viene definito co-
me improntato da amore, rispetto ed un rapporto co-
stante uomo- animale che porterebbe a gravi conse-
guenze qualora fosse interrotto.
Di fatto la questione si pone in ambito molto diverso.
Innanzi tutto è opportuno specificare che vi è una so-
stanziale differenza tra la doma iniziale dell’animale, che
è quella mirata a “spezzare” l’animale e a imprintare in
lui la paura relativamente ad alcuni oggetti specifici
(frusta, bullhook, ecc.) oltre che a fargli capire come sia
impossibile liberarsi, ribellarsi o fuggire, e la fase suc-
cessiva.
Una volta compiuto questo primo, fondamentale, passo,
ciò che l’animale viene chiamato a fare tutti i giorni sot-
to il tendone non può che definirsi mero allenamento, e
cioè la ripetizione di esercizi, che possono anche subire
delle variazioni, così come avviene per i funamboli, gli
equilibristi e tutti gli altri artisti del circo.
Il domare avviene una volta sola e serve, principalmente,
non tanto a far compiere determinati esercizi all’animale,
bensì a fargli capire chi comanda e quali saranno le con-
seguenze in caso di disobbedienza.
Per tale motivo si reputano privi di significato gli inviti
ad assistere alle “prove” che i circensi rivolgono a chi cri-
tica le tecniche di addestramento.
Ed in questa prima fase, quanto è credibile l’affermazio-
ne che i domatori/proprietari svolgono personalmente la
doma iniziale dei propri animali?
Lo scorso anno il famoso circo di Nando Orfei (soc. Or-
fei-Bellucci) acquisì 4 nuove tigri arrivate dalla Spagna,
già “preparate” da Mary Chipperfield che ne curò diret-
tamente la consegna al domatore Emidio Bellucci (Fonte:
Ufficio Stampa Circo Bellucci 18.7.2009).
Anche le tigri del Circo Amedeo Orfei risultano di prove-
nienza Chipperfield.
Il marchio Chipperfield, riconducibile principalmente a
Mary Chipperfield, è volutamente sconosciuto all’opi-
nione pubblica, ma è invece assai conosciuto nel mon-
do circense.
Mary Chipperfield, che in Spagna gestisce un blindatissi-
mo centro di addestramento per animali da circo, dovet-
te fuggire dall’Inghilterra dove subì un processo per gra-
vi maltrattamenti a danno degli animali tanto che dovet-
te riparare prima in Francia e poi in Spagna, dove è tutt’o-
ra. La crudeltà dei suoi metodi fu documentata in ma-
niera incontrovertibile ma la “signora”, con coniuge al se-
guito, continua ad operare nonostante abbia nominato la
nipote titolare del centro.
Il suo ruolo è sempre stato, e continua ad essere, quello
di reperire ed addestrare animali da destinare ai vari cir-
chi europei.
I leoni di Martin Lacey junior, che ha vinto il Clown d’o-
ro a Montecarlo, e proprietario di due leoni bianchi, pro-
vengono dagli allevamenti dei Chipperfield.
Le tigri di Stefano Nones Orfei del circo di Moira Orfei
provengono anch’esse dai Chipperfields e cosi i suoi due
leoni bianchi, Ginevra ed Artù.
Quindi, dagli italiani Orfei (Moira, Amedeo, etc.) ed altri,
agli stranieri Knie, Pinder e Lacey, chi puo permetterselo
rinnova il numero coi felini (prevalentemente tigri) e chi
ha soldi (e il nome) va dai Chipperfields, rivendendo i
“vecchi” felini ai circhi minori (vedi il Circo di Barcello-
na) che li sfrutteranno ancora per qualche anno nell’at-
tesa di un altro gruppo dismesso.
Animali sconosciuti che arrivano già imprintati e che ven-
gono “affittati” o “prestati” con estrema facilità: lo scor-
so Natale il Circo Americano a Roma presentava 3 tigri,
mentre il resto del gruppo era stato noleggiato all’Her-
man Renz in Olanda e gli elefanti frazionati tra il Medra-
no Francese e l’Arlette Gruss.
Lo stesso fa il circo di Praga dei fratelli Cristiani: le tigri
vengono noleggiate con il domatore Redi Cristiani e nel
circo tengono l’essenziale.
Animali che vanno e vengono come pacchi in giro per
l’Europa, molto spesso finendo nelle mani di altri doma-
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tra il cane, l’elefante e il rinoceronte?
Il cane può essere semplicemente addestrato, vive con
l’uomo da sempre e, inspiegabilmente, si fida di lui e fa
di tutto per compiacerlo.
Il rinoceronte non si può né domare né addestrare e non
accetta alcun tipo di sottomissione, così come la iena. Per
tutti gli animali da “serraglio” fu tentata nel tempo la
doma, ma per alcuni non fu mai possibile nemmeno sot-
toponendoli alle peggiori vessazioni o privazioni.
L’elefante da circo deve essere per forza domato e que-
sto avviene fin dai primi mesi di vita. Il piccolo, sia pre-
levato in natura che nato in cattività, viene strappato al-
le amorevoli cure della madre ed inizia prestissimo il suo
percorso di sofferenza.
Il perché è molto semplice: le posizioni e gli esercizi che
gli si impone di fare contrastano violentemente con la
sua fisiologia, in pratica operano contro natura poichè il
corpo di un elefante non è naturalmente in grado di ri-
produrli se non costretto a forza e con, nel tempo, gravi
conseguenze fisiche. Perciò, a differenza di quanto avvie-
ne per gli elefanti da lavoro, la doma comincia prestissi-
mo, e con violenza.
Questo metodo, fino a poco tempo fa, si pensava essere
utilizzato solo prevalentemente in Asia (Tailandia, India, etc.)
e riguardasse animali liberi catturati alle madri. È stato scon-
volgente scoprire che questo avviene, se possibile in modo
ancor più crudele, anche su piccoli nati in cattività, come
documentato dall’ex addestratore di elefanti Sam Haddock,
all’interno del centro segreto di addestramento del circo
Ringling Bros e Barlume & Bailey, il circo americano con il
maggior numero di elefanti al mondo.
Tiranti, pungoli, scosse elettriche e tanto, immenso dolo-
re inferti ad un cucciolo indifeso da esseri umani che do-
vrebbero solo vergognarsi di quello che stanno facendo.
Ma la crudeltà umana non ha limiti poiché al cucciolo,
che è stato perfidamente allontanato dalla madre che pu-
re vive a pochi metri e lo rimpiange, viene affiancato un
altro elefante già “spezzato” ed asservito all’uomo che,
più facilmente, porta ai risultati desiderati.
Eh sì, che magia il circo!
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FOTO Sam Haddock/PETA
tori proprio come nel caso degli stessi Artù e Ginevra, i
due leoni bianchi acquistati nel 2007, che alla fine del
2008 erano già stati prestati al circo Mundial in Spagna
e che sono rientrati al Moira Orfei all’inizio del 2010.
Sono questi gli animali che morirebbero di dolore, a det-
ta dei circensi, se fossero strappati ai loro domatori, ma
è più giusto dire proprietari, che tanto li amano?
Nel circo arrivano animali già “predisposti”; al domatore
spetta il compito di farsi riconoscere ed accettare.
I numerosi incidenti con felini nei circhi dipendono dal
fatto che il domatore non è ancora riuscito a farsi accet-
tare da almeno un individuo.
Il solo circo di Moira Orfei vanta un incredibile numero
di attacchi a domatori, di cui l’ultimo nel dicembre scor-
so al figlio Stefano Nones da parte di una tigre.
Stress e malessere
A questa dolorosa sopravvivenza vanno aggiunti ulteriori
fattori critici: quelli derivanti da violenze e percosse gra-
tuite inflitte agli animali, più volte documentate attra-
verso materiale video-fotografico, e quelle derivanti dal-
lo spregio dei Criteri di detenzione degli animali nei cir-
chi fissati dalla Commissione Scientifica CITES del Mini-
stero dell’Ambiente. Con la promulgazione della legge
n.426 del dicembre 1998, il legislatore richiese alla Com-
missione Scientifica CITES di valutare e concedere l’do-
neità a detenere animali esotici, a quei circhi e mostre
viaggianti che ne garantissero il benessere.
Nessuna idoneità fu concessa, a riprova dell’impossibilità
che queste strutture di contenimento possano offrire il
minimo benessere agli animali ivi detenuti. Si rese quindi
necessario, per evitare di chiudere tutte le strutture, fis-
sare dei criteri minimi di detenzione che la Commissione
elaborò nel 2000, con aggiornamento nel 2006.
Purtroppo, la maggior parte dei criteri relativi alla deten-
zione non vengono osservati in modo costante, puntuale
ed uniforme e in molti casi il mancato rispetto è una
prassi consolidata.
Tra quelli maggiormente disattesi si possono valutare:
• il rispetto delle temperature in base alla specie
• gli arricchimenti ambientali (di ogni tipo, comprese le
vasche per il bagno, i pali per l’affilatura delle unghie,
le tavole a differenti altezze, ecc.)
• la possibilità per gli animali di sottrarsi alla vista del
pubblico
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• le dimensioni dei recinti (più spesso per gli animali non
inseriti nelle linee guida CITES) e il fatto che alcuni ani-
mali non devono essere legati.
La valutazione degli animali (documentazione, condizioni
di detenzione, condizioni di salute) viene fatta dal Servi-
zio Veterinario e/o dal nucleo del Corpo Forestale, non
sempre dal Servizio CITES.
Nella quasi totalità dei casi il sopralluogo non avviene a
sorpresa e quindi le condizioni di detenzione degli ani-
mali possono essere modificate per l’ispezione.
Qualora il sopralluogo venga effettuato solamente dal
Servizio Veterinario ASL, e non anche dal Corpo Foresta-
le, la mancanza di competenza relativamente agli anima-
li esotici aggrava le già superficiali ispezioni che si con-
cludono quasi sempre con una valutazione positiva in me-
rito al trattamento degli animali, anche di fronte a pale-
si casi di maltrattamento.
Di fatto le violazioni indicate come costanti non vengo-
no quasi mai prese in considerazione come forma di man-
cato benessere, ma vengono quasi sempre accettate co-
me mancanze minori sulle quali si può sorvolare. Alcuni
tra i più intraprendenti rilasciano delle prescrizioni ma,
dato l’esiguo tempo di attendamento del circo, non ci si
cura di verificare se la struttura e sia adeguata o meno.
A questo proposito dovrebbe essere fatto obbligo ai cir-
chi di detenere un registro per l’annotazione di eventuali
prescrizioni in seguito a carenze, con l’obbligo per i cir-
chi di metterlo a disposizione delle autorità competenti
nei successivi attendamenti.
La provenienza degli animali dei circhi
La presenza di animali nei circhi è conseguenza di:
• acquisto da strutture specializzate nella riproduzione
e/o primo addestramento;
• nascite nel circo;
• cessione da zoo (pratica illegale, ma ammessa dai cir-
censi stessi);
• prelievo in natura.
Le nascite in cattività dovrebbero essere talmente nu-
merose da soddisfare la richiesta non solo di semplici
animali, ma di esemplari già adulti e pronti per esibirsi.
È incredibile che si continui a credere che gli animali
siano nati tutti nei circhi o comunque in cattività, dato
che le rare nascite vengono pubblicizzate con enfasi e
non sono certo tali da soddisfare le continue acquisi-
zioni di animali. Vi sono più giraffe e zebre nei circhi di
quante ne siano nate in tutti i circhi, zoo e parchi fau-
nistici messi assieme!
Il movimento interno degli animali non si limita alla ces-
sione temporanea di numeri ma anche alla cessione de-
finitiva, da parte di circhi “ricchi” a circhi con meno di-
sponibilità finanziarie, di animali ormai vecchi. Vi sono
anche stati casi di cessione a privati.
Da questo emerge anche l’esistenza di una gerarchia tra
strutture: i circhi ricchi e quelli minori; i circhi nazionali
e internazionali e i circhi di nicchia che vivacchiano a li-
vello regionale.
Più che operare in concorrenza, si tratta di un vero e pro-
prio cartello. Che si “ciba” anche delle nostre tasse.
Una riflessione: questi circhi di nicchia potrebbero sgan-
ciarsi dal cartello semplicemente trasformandosi da
“equestri” a “ginnici” rifiutando la logica, pro-grandi
circhi, secondo la quale la presenza di animali, anche
se estremamente costosa, è essenziale per la sopravvi-
venza del circo.
Per quanto riguarda la riproduzione degli animali, mol-
te sono le domande che emergono.
Tigri, leoni, elefanti, ecc., invecchiano. Forse, e purtroppo
per loro, a volte vivono più a lungo che non in natura,
ma invecchiano anche nei circhi. Anche per loro vale co-
munque il principio biologico di età riproduttiva e quin-
di esiste un periodo di tempo entro cui i circhi possono
nei settori delle attività […] circensi e dello spettacolo
viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di
manifestazioni ed iniziative di carattere e rilevanza na-
zionali da svolgere in Italia o all’estero”. Fanno seguito
successivi decreti fino ad arrivare al D.M. del 20 novem-
bre 2007 – “Criteri e modalità di erogazione di contribu-
ti in favore delle attività circensi e di spettacolo viag-
giante, in corrispondenza degli stanziamenti del Fondo
unico per lo spettacolo, di cui alla legge 30 aprile 1985,
n. 163” – che, tra l’alto, si pone quali obiettivi:
favorire il costante rinnovamento dell’offerta di spetta-
colo viaggiante e dell’arte circense italiana;
particolare attenzione a consentire l’accesso alla cultura
circense alle nuove generazioni e alle categorie meno fa-
vorite;
sostenere la funzione sociale, ricreativa e pedagogica del-
l’attività circense e dello spettacolo viaggiante.
Tralasciando l’obiettivo del rinnovamento dell’offerta e
quello dell’accesso alla cultura (!) circense, evitando di
tornare sull’argomento “funzione sociale” e dando per
scontata la funzione ricreativa, una riflessione sulla pre-
sunta “funzione pedagogica” è necessaria.
Il 2007 è ben distante dal 1909, anno in cui Maria Mon-
tessori pubblica il suo libro “Il metodo della pedagogia
scientifica”, ma è evidente che chi ha definito per legge
che il circo ha una funzione pedagogica probabilmente
non sa chi fosse una delle più illustri scienziate italiane.
Poiché la pedagogia è la “scienza dell’educazione che si
occupa della riflessione critica e della progettazione del-
la pratica educativa; essa si inserisce in un ambito costi-
tuito da un insieme di discipline che hanno come ogget-
to di studio il processo educativo ivi compresa l’istruzio-
ne”, qualcuno dovrebbe spiegare come interviene il circo
nel processo educativo o nell’istruzione. La risposta viene
da un documento firmato da più di cinquecento psicolo-
gi che tra l’altro: “esprimono motivata preoccupazione
rispetto alle conseguenze sul piano pedagogico, forma-
tivo, psicologico della frequentazione dei bambini di zoo,
circhi e sagre in cui vengono impiegati animali. Queste
realtà, infatti, comportano che gli animali siano privati
della libertà, mantenuti in contesti innaturali e in con-
dizioni non rispettose dei loro bisogni, costretti a com-
portamenti contrari alle loro caratteristiche di specie. Ta-
li contesti, lungi dal permettere ed incentivare la cono-
scenza per la realtà animale, sono veicolo di un’educa-
zione al non rispetto per gli esseri viventi, inducono al
disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacolano
lo sviluppo dell’empatia, che è fondamentale momento
di formazione e di crescita, in quanto sollecitano una ri-
sposta incongrua, divertita e allegra, alla pena, al disa-
gio, all’ingiustizia.”
Il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), relativo ai circhi
e alle attività di spettacolo viaggiante, gestito dalla Dire-
zione Generale dello Spettacolo dal Vivo del Ministero per
i Beni e le Attività Culturali, è stato così ripartito negli
ultimi anni:
2008: 6.793.976,00 di euro
2009: 5.755.010,97 di euro
Per l’anno 2010 lo stanziamento stabilito per i circhi è di
6.252.883,32 euro.
Mentre appaiono condivisibili i contributi stanziati volti
a supportare le scuole di circo contemporaneo, quale in-
vestimento per il futuro di giovani che intendano intra-
prendere una carriera nel variegato mondo circense, ri-
sulta invece incomprensibile lo sperpero di denaro pub-
blico attuato mediante l’attribuzione di grosse cifre del
Fus nei confronti di talune strutture circensi, come ad
esempio il colosso Togni, la famiglia Casartelli del circo
Medrano e Moira Ofei.
In contrapposizione, il riparto del Fus complessivamente
destinato alle iniziative promozionali, assistenziali ed edu-
cative si è attestato al di sotto dì 1.000.000,00.
Da rilevare come, negli ultimi anni si sia assistito ad un
fiorire di iniziative benefiche da parte del mondo circen-
se, oltre che particolare attenzione verso i disabili e la
gioventù. A tal proposito è opportuno sapere che, tra i
criteri che sono valutati per l’assegnazione del fondo, Art.
5 Comma 3, lettera g, sono oggetto di punteggio “le age-
volazioni previste a favore del mondo della scuola, del la-
voro e dei disabili”.
Nell’ultimo dossier pubblicato sullo spettacolo dal vivo
dalla Direzione Generale si ribadisce che, in merito all’at-
tribuzione del FUS in riguardo all’aspetto qualitativo, la
valutazione viene fatta in relazione alla validità del pro-
getto artistico, all’attendibilità del programma artistico
in relazione al numero delle rappresentazioni preventiva-
te, all’importanza culturale del progetto Artistico, al nu-
mero e la tipologia di città visitate, all’identità e la con-
tinuità del complesso circense a livello artistico, organiz-
zativo ed occupazionale, alla rilevanza del complesso cir-
cense, alla regolarità gestionale nonché all’impiego di per-
sonale non familiare, alle agevolazioni previste a favore
del mondo della scuola, del lavoro e dei disabili, alla pre-
senza di eventuali tourneè all’estero.
Va evidenziato come questo Decreto stabilisca che il con-
tributo venga a decadere in caso (Art. 7, comma 2) di
condanna definitiva a seguito di delitti di cui al Titolo IX
bis del libro II del codice penale (dei delitti contro il sen-
timento per gli animali) o di ogni altra violazione di di-
sposizioni normative statali e dell’UE in materia di prote-
zione degli animali.
Di fatto, tra i vari circhi che hanno avuto accesso al
contributo ve ne sono alcuni, oltre a quelli con condan-
ne, che hanno dato dimostrazione palese di maltratta-
mento animale e molti non in regola dal punto di vista
documentale, sia per mancanza delle indispensabili cer-
tificazioni relative agli animali, sia per irregolarità am-
ministrative.
Inoltre, le regalie del FUS includono sostegni alle tourneè
all’estero dove i nostri circhi dovrebbero rappresentare la
tradizione circense italiana.
Tra le pagine che seguono troveremo un esempio quan-
to mai illuminante in questo senso e, per citarne un al-
tro, pensiamo al Darix Togni che continua all’estero la
pratica vietata di far saltare le tigri attraverso il cerchio
di fuoco.
A titolo esemplificativo, oltre che per offrire un quadro,
seppur limitato, sulla realtà dei circhi italiani, sono state
prese in esame alcune strutture più o meno famose ma
sicuramente rappresentative.
11
far accoppiare gli animali per ottenerne di nuovi. Ma
scientificamente la riproduzione in cattività di molte spe-
cie è assai difficile, per altre impossibile.
Ora, com’è normale, gli annunci di nascite nell’ambito del
circo sono limitati mentre il “parco animali” rimane co-
stante, se non in aumento. Da dove provengono, allora, gli
animali che sostituiscono quelli troppo vecchi o deceduti?
È possibile che tutti i circhi europei siano alimentati da
un’unica struttura, per quanto grande?
È possibile che nessun animale giovane si mostri refrat-
tario all’addestramento? E allora, che fine fa?
E tutte le tigri dei Chipperfield da dove provengono?
L’affermazione che tutti gli animali nei circhi siano nati
in cattività appare labile, quando gli stessi proprietari, in
molti casi, non ne conoscono l’origine.
Vi sono circhi che intraprendono lunghe tournée verso
Paesi in cui ottenere animali esotici e false certificazioni
Cites è un gioco da ragazzi: con quanti animali sono par-
titi e con quanti ritornano?
Quanti animali vecchi vengono sostituiti con giovani?
Quanti documenti vengono eventualmente falsificati e
microchip sostituiti?
I numeri dei circhi
Quanti sono i circhi e quanti gli animali impiegano? In
nessun settore economico è più difficile stabilire il nu-
mero effettivo delle imprese quanto nei circhi in quan-
to, al di là di pochissimi e famosi complessi che hanno
tutto l’interesse a mantenersi riconoscibili, vi è un sot-
tobosco di strutture che, nel corso degli anni, hanno
mutato più e più volte l’insegna che dovrebbe caratte-
rizzarli. Nei tempi andati sono stati i matrimoni tra mem-
bri di famiglie circensi diverse che hanno caratterizzato
nascite e fusioni, mentre ora, per motivazioni che non
è dato del tutto conoscere, tutta una serie di circhi as-
sume una data insegna per poi cambiarla con frequen-
za. O, ancora, parti di circo si fondono con altre strut-
ture solo per determinati periodi. Un esempio fra i tan-
ti è quello del Circo Nazionale Viviana Orfei che ha de-
buttato lo scorso anno assorbendo una parte del Circo
Alex Hamar (mentre alcuni dei numeri hanno prosegui-
to le tournée nella penisola balcanica), della famiglia
Coda Prin, ed il Circo di Spagna della famiglia Carbo-
nari (quest’ultimo nel corso degli anni si era già chia-
mato Circo Ariz, Circo Euro 2000, Circo Lina Orfei e Sool
Universal Circus). Da pochissimo il sodalizio tra le due
famiglie si è sciolto, la famiglia Coda Prin ha portato
via i propri animali ed al Viviana Orfei sono stati man-
dati elefanti, giraffe ed un gran numero di altri esotici
dal circo Medrano in tourneè nella penisola balcanica.
Tutto questo dopo la sentenza con cui il Tribunale di
Torino inibiva alla signora Viviana Orfei l’utilizzo, in tut-
to il territorio nazionale, del nome “Orfei”, in ogni car-
tellone, manifesto, sito internet e altro supporto pub-
blicitario o telematico, in funzione di marchio. Questo
è solo un caso fra i molti che può far capire come sia
difficile censire le strutture circensi.
Possiamo affermare che il numero dei circhi con anima-
li, comprese le mostre faunistiche itineranti e i circhi ac-
quatici, è di circa 100 unità.
Per quanto riguarda invece il numero degli animali al
seguito dei circhi si è cercato di fare una stima il più
possibile reale e con un minimo margine di scostamen-
to. Il problema maggiore è stato censire volatili, ser-
penti e, soprattutto, pesci. Questa tipologia di animali,
insieme ai rettili, ha visto un aumento esponenziale ne-
gli ultimi anni con la nascita dei circhi definiti “acqua-
tici” che, in taluni casi, sono solo delle mostre itineran-
ti senza che vi siano spettacoli accompagnati da esibi-
zioni umane.
Complessivamente gli animali impiegati, con stima ef-
fettuata per difetto, si attestano su più di 2.000, tra cui
più di 400 equidi per la maggioranza cavalli, ma anche
pony e asini e circa 50 zebre. Risultano anche un’ottan-
tina di bovidi vari tra cui una decina di bisonti.
E poi:
circa 140 tra cammelli e dromedari
9 giraffe
una sessantina di lama
6 rinoceronti
più di 20 ippopotami
più di 50 elefanti
meno di 10 orsi
6/8 scimmie
circa 160 tigri comprese bianche e rosa
circa 60 tra leoni ed altri felini
40 tra struzzi, emù, etc.
circa 350 volatili di cui la maggioranza pappagalli, ma
anche rapaci, notturni, avvoltoi
dai 70 agli 80 mammiferi di vario genere che compren-
dono anche animali tipicamente da fattoria
più di 100 cani
una ventina di mammiferi marini (otarie, etc.)
circa 60 pinguini
circa 400 rettili, tra cui 250 serpenti – prevalentemente
pitoni, boa e anaconde – e 50 tra coccodrilli e alligatori
più di 200 i pesci stimati, in gran numero piranha
Mettendo insieme tutte le stime nazionali, la popolazio-
ne globale delle tigri è stimata in una quota che va dai
3.402 ai 5.140 (fonte IUCN) e il trend è vertiginosamen-
te in calo. Le sole tigri in possesso dei circhi della fami-
glia Vassallo potrebbero ripopolare un intero territorio a
rischio d’estinzione. Ma si continua a prelevare in natura,
ben sapendo che la riproduzione in cattività porterà a ra-
rissimi parti e di nessuna utilità dal punto della conser-
vazione della specie.
Legislazione e contributi
La prima forma di tutela giuridica dello Stato italiano nei
confronti dei circhi e delle attività di spettacolo viaggian-
te risale al 1968. Con la Legge 337 - Art. 1 - “Lo stato
riconosce la funzione sociale dei circhi equestri e dello
spettacolo viaggiante pertanto sostiene il consolidamen-
to e lo sviluppo del settore” – prevedendo un fondo -
Art. 19 - “per la concessione di contributi straordinari agli
esercenti dei circhi equestri e dello spettacolo viaggiante.
Oltre che a titolo di concorso nelle spese di ricostruzio-
ne, ammodernamenti e difficoltà di gestione, viene sta-
bilito che questi fondi potranno essere erogati anche a
favore di iniziative assistenziali od educative”.
Nel 1985, con la Legge 163 viene istituito il Fondo Uni-
co per lo Spettacolo (FUS) con lo scopo di finanziare “en-
ti, istituzioni, associazioni, organismi ed imprese operanti
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di estrema crudeltà sopra descritto […] e rivolto contro
un animale era inteso a domare l’elefante, ovviamente,
in quanto in quel momento l’elefante stava mangiando
tranquillamente, ma è stato perpetrato per evitare che
l’elefante mangiasse il fieno che gli era di fianco. Essen-
do affamato, l’elefante avrebbe avuto motivo di “svol-
gere il suo lavoro” durante lo show per essere successi-
vamente alimentato “come ricompensa”.
“Il duro comportamento tenuto nei confronti dell’elefan-
te, qui sopra descritto e risultante in danni fisici, ha cau-
sato inoltre anche danni psicologici all’elefante, come è
risultato da un filmato amatoriale […] ripreso dopo che
il circo ha cambiato il nome di cartellone in “Circo Ame-
rican Show”, e nel quale l’elefante viene ripreso mentre
muove ripetutamente la testa avanti e indietro. Stando
a quanto sostiene Samantha Lindley (membro onorario
alla Royal (Dick) School of veterinary studies, Università
di Edimburgo, docente onorario all’Università di Glasgow
e con 16 anni di esperienza come veterinaria comporta-
mentista per il comportamento di animali selvatici in
cattività), questo comportamento stereotipato costitui-
sce prova dell’esistenza di un danno psicologico negli
elefanti utilizzati nei circhi, a causa della vita in catti-
vità e dell’impossibilità di fuggire, e anche a causa dei
metodi di addestramento che si basano su violenza fisi-
ca o psicologica.
G.A. Bradshaw (esperto internazionale di traumi su ele-
fanti e altri animali in cattività, membro fondatore e Di-
rettore del Kerulos Center per la psicologia animale e per
il recupero da traumi) conferma che l’estrema forza fisi-
ca, la crudeltà e il trauma emozionale al quale Andra è
stata sottoposta nel video, sono indiscutibili. Le pratiche
comunemente utilizzate nei circhi sono ad esempio le
percosse violente, l’isolamento, l’incatenamento, la de-
privazione di cibo e acqua, e tutta una vasta gamma di
strumenti utilizzati per invalidare l’elefante psicologica-
mente attraverso dolore e dominazione. I traumi psico-
logici causati agli elefanti dall’uso di queste pratiche e
la cattività, possono anche essere causa di una serie di
disordini, quali: infanticidio, iperaggressività, depressio-
ne, poca salute, anoressia, asocialità, automutilazione.
La denuncia precisa infine che: “Il 5 luglio 2009, il circo
si è ritirato dal territorio Greco per la risonanza avuta
dall’episodio e per poter evitare le sanzioni penali con-
tro i responsabili, nonostante gli spettacoli del circo fos-
sero stati programmati fino ad ottobre 2009 stando […]
a loro dichiarazioni. Prima del ritiro dalla Grecia, in giu-
gno 2009, lo stesso circo ha messo in scena alcune esi-
bizioni nella città di Volos cambiando la propria insegna
in “Circo American Show” in quanto i responsabili vole-
vano evitare il sequestro dell’elefante, l’imposizione di
sanzioni penali ma anche le reazioni di protesta dei grup-
pi per i diritti degli animali.”
Insieme alla denuncia è stata presentata inoltre una let-
tera del Ministero Greco dello sviluppo rurale (numero di
protocollo 3221/29-05-2009) relativa ad una proposta di
proibire l’ingresso in Grecia, che non ha propri circhi, ai
circhi con animali.
“È incredibile che un Paese come l’Italia continui a ‘rico-
noscere il valore dell’attività circense’ e a finanziare le
tournée di circhi implicati in tali situazioni. Veramente
un bel modo di promuovere la tradizione circense italia-
na all’estero. Inoltre, se l’erogazione del contributo è fi-
nalizzata al raggiungimento di determinati obiettivi, per-
ché non vi sono stati dei controlli in tal senso? O il con-
tributo viene dato ‘a pioggia’, senza alcuna verifica? “
La LAV ha quindi scritto al Ministro per i Beni e le Atti-
vità Culturali, On. Sandro Bondi, per chiedergli di inter-
venire nel merito, affinché siano ritirati i fondi 2009-
2010 concessi al circo Hamar, escludendolo di dovere dal-
le future erogazioni.
13
Circo Alex Hamar
Dal 1 gennaio 2006 il Circo Alex Hamar è inserito nel re-
gistro delle imprese con la denominazione Circo Nazio-
nale Italia Alex Hamar di Coda Prim Pietro e tra le atti-
vità prevede unicamente quelle di attività circense e cir-
co equestre.
Dal 2008 al 2010 il Circo Alex Hamar ha ricevuto un to-
tale di €125.000,00 di finanziamenti pubblici suddivisi
come indicato qui di seguito:
Il Decreto 20 novembre 2007, che stabilisce i criteri e le
modalità di erogazione di contributi in favore delle atti-
vità circensi e di spettacolo viaggiante, stabilisce infatti
che il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali eroghi
contributi per i circhi e gli spettacoli viaggianti al fine,
tra gli altri, di “sostenere la funzione sociale, ricreativa
e pedagogica dell’attività circense e dello spettacolo viag-
giante” e di “sostenere la promozione internazionale del-
la tradizione circense italiana all’estero”.
È quindi interessante vedere quale sia la “tradizione
circense italiana” di cui il circo si è fatto portatore in
Grecia ricevendo in premio 40.000,00 euro di contri-
buti pubblici.
Nel maggio del 2009, nel corso della sua tournée in Gre-
cia, il Circo Alex Hamar, con l’insegna di Circo Massimo,
fu oggetto di un filmato che ha fatto il giro del mondo
suscitando sdegno e indignazione.
Ed altrimenti non poteva essere.
Di seguito alcuni passi dalla denuncia presentata dall’As-
sociazione Psichanimal Athens nel mese di luglio 2009
a seguito dell’episodio.
“Il 12 maggio 2009 alle 9.34 a.m. circa, è stato mostra-
to sul canale televisivo Greco “Skai”, e in particolare sul-
la trasmissione “ECO NEWS” un video amatoriale . Nel
video è possibile vedere […] Davide Coda Prin, un uomo
di quasi 50 anni, che tiene in mano un oggetto di ferro
che ha un appuntito uncino di metallo ad una estremità,
conosciuto come bullhook, e colpisce violentemente, fu-
riosamente e senza ragione, un elefante, chiamato An-
dra, sulla testa. […] L’elefante, Andra, è una femmina di
elefante Asiatico di circa 42 anni […]. L’uomo stava uti-
lizzando simultaneamente il bullhook per pungere la pel-
le dell’elefante, tirare e poi sganciarlo, più e più volte ri-
petutamente. Il risultato è che l’uomo ha inflitto inten-
zionalmente molte ferite sul retro del lobo del suo orec-
chio sinistro.”
La denuncia prosegue poi spiegando “Il comportamento
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2008 2009 2010
Attività Circense in Italia 20.000 25.000 25.000
Attività Circense svolta all’estero
Anno rendicontazione
del contributo 2008 2009 2010
Anno tournée per cui è
stato concesso il contributo 2007 2008 2009
Luogo della tournée Turchia Grecia Grecia
Importo del contributo 15.000 20.000 20.000
TOTALE CONTRIBUTI DAL 2008 AL 2010 125.000,00
Il Circo di Martini – Cirque D’Europe è di proprietà di Da-
rio Martini ed ha come direttore artistico Rinaldo Orfei.
Nel dicembre 2009 volontarie LAV hanno provveduto ad
effettuare un sopralluogo presso il circo Martini – Cirque
d’Europe, visitando lo zoo annesso al circo.
Nel corso della visita è stata rilevata la presenza di due
elefanti legati a catena.
Due delle quattro zampe di ciascun elefante risultavano
legate ad una catena corta e fissate ad una sottostante
pedana in legno, rendendo in questo modo impossibile,
per gli animali, qualsiasi tipo di movimento.
In questo contesto non stupisce che uno dei due elefanti
presentasse anche un movimento stereotipato, classico
segno di stress negli elefanti presenti nei circhi: il conti-
nuo ed ossessivo dondolio della testa.
È incredibile come, a distanza di dieci anni dall’entrata in
vigore delle Linee Guida CITES, alcuni dettami, chiari spe-
cifici, sembrino ancora non essere del tutto recepiti dal
mondo circense. Le linee guida specificano infatti “L’uso
di catene è consentito solo per brevi periodi durante il
trasporto, ma in linea di principio è da evitare. Le cate-
ne devono essere rivestite di materiale morbido, devono
consentire all’animale di sdraiarsi su un lato, e di poter
restare in questa posizione; inoltre non devono impedir-
gli di rialzarsi autonomamente. Gli animali, pur con le
catene, devono poter disporre liberamente di tutto lo spa-
zio loro concesso per effettuare i loro movimenti. Le zam-
pe cui sono assicurate le catene devono essere cambia-
te a rotazione ogni giorno[…]. Qualora gli elefanti, du-
rante l’attendamento dei circhi, siano detenuti all’ester-
no le catene non sono accettabili.”
Oltre a questo, altri criteri “minimi” di benessere per gli
animali detenuti presso il circo non fossero posti in esse-
re: gli elefanti non avevano infatti alcun arricchimento
ambientale e, sia per loro che per le tigri non vi era la
possibilità di nascondersi alla vista del pubblico.
La LAV ha pertanto provveduto a inoltrare una prima ri-
chiesta di intervento al Corpo Forestale dello Stato per-
ché provvedesse ad una verifica delle condizioni di de-
tenzione degli animali e alle conseguenti azioni da porre
in essere.
Nel frattempo, da ulteriori verifiche da parte della LAV,
le condizioni degli elefanti erano invariate: erano ancora
detenute a catena.
Questo poiché, da informazioni assunte, il Corpo Foresta-
le, pur avendo rilevato la presenza degli elefanti incate-
nati in esterni nel corso del sopralluogo, e quindi in pie-
na difformità con quanto esplicitato nelle linee guida CI-
TES, non aveva ritenuto di procedere nei confronti dei
circensi in quanto questi ultimi avevano garantito che le
catene venivano usate solamente come misura tempora-
nea durante la notte per evitare la fuga degli animali.
In seguito la Redazione di “Striscia la notizia” (Canale 5),
è intervenuta nella vicenda documentando come le di-
chiarazioni dei circensi relativamente agli elefanti incate-
nati “temporaneamente” fossero false, riprendendo la con-
tinuità di questa condizione in vari momenti nell’arco di
due giorni.
Da testimonianze raccolte ed elementi in fase di acquisi-
zione si teme, purtroppo, che non si tratti di un caso iso-
lato, e a molto poco valgono le ispezioni richieste in me-
rito alle Autorità, poiché le giustificazioni addotte dei cir-
censi (ad esempio: “li abbiamo appena messi a catena per
fare le pulizie”) sono difficilmente confutabili a meno di
non disporre di una costante sorveglianza nel tempo, co-
sì come fatto da “Striscia la notizia”. Nel frattempo la vi-
ta di questi elefanti prosegue nello stesso inaccettabile
modo e l’unica alternativa possibile è che non sia più per-
messo detenere tali animali nei circhi.
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Circo di Barcellona
Il Circo di Barcellona è inserito nel registro delle imprese
con la denominazione Circo di Barcellona di Franchetti
Enis.
Nel dicembre 2006, al Circo di Barcellona veniva negata
la concessione di attendamento nella città di Milano in
quanto il Servizio Veterinario ASL, a seguito di sopralluo-
go, verificava gravi carenze in merito alle prescritte do-
cumentazioni.
In particolar modo risultavano non presenti:
• autorizzazione prefettizia alla detenzione di animali pe-
ricolosi
• certificazione CITES (Convenzione sul commercio inter-
nazionale delle specie animali e vegetali in via di estin-
zione, firmata a Washington nel 1973) per tre tigri
• documentazione identificativa per due cavalli
• cartelle cliniche degli animali
• registro di carico e scarico degli animali
• piano di alimentazione, di pulizia e disinfestazione
• modalità di smaltimento delle deiezioni
• attestazione della formazione del personale
• valutazione del veterinario curante su gabbie, alloggi,
mezzi di trasporto e modalità di manipolazione degli
animali
• descrizione della tipologia degli spettacoli in cui sono
utilizzati animali
Data la mancanza della necessaria documentazione, nel
2007, tre tigri furono sequestrate.
La documentazione relativa agli animali, lungi dall’essere
una futilità burocratica, è infatti uno strumento fonda-
mentale per garantire che alcuni dei basilari diritti degli
animali vengano rispettati: dalla garanzia che le specie
animali in pericolo di estinzione non vengano più prele-
vati in natura fino al controllo dei corretti parametri di
nutrizione, cura e detenzione.
Continuando a monitorare l’attività del Circo la LAV ha
avuto modo di verificare che durante gli spettacoli alme-
no una delle tigri sottoposte a sequestro veniva anco-
ra utilizzata come attrazione sulla pista.
A seguito della denuncia della LAV nel gennaio 2009 il
Sig. Franchetti, proprietario del circo, è stato ritenuto col-
pevole, in primo grado, del reato di detenzione di grandi
felini sprovvisti di certificazioni Cites, oltreché di aver
continuato a trarre profitto dall’esibizione in pubblico di
questi animali.
Il Franchetti è stato quindi condannato a 4 mesi di ar-
resto e a 5.000,00 euro di ammenda, ancorché col bene-
ficio della pena sospesa.
Il Tribunale ha stabilito inoltre la confisca delle tigri
ancora in vita, purtroppo una solamente perché le altre
due sono morte nel frattempo.
È stata una sentenza di grande importanza in quanto si
basa sulla corretta applicazione della Legge 7 febbraio
1992 n.150 che, rispettivamente agli art. 1 e 2, stabilisce
il sistema sanzionatorio in caso di violazione di quanto
previsto dal regolamento (CE) 338/97 (relativo alla pro-
tezione di specie della flora e della fauna selvatiche me-
diante il controllo del loro commercio) per gli esemplari
appartenenti alle specie elencate negli Allegati A, B e C
del Regolamento medesimo.
La tigre è un animale che rientra di diritto nell’Allegato
A del Regolamento 338/97, e cioè viene ritenuta in gra-
ve pericolo di estinzione, tuttavia le tigri nate in catti-
vità vengono inserite nell’Allegato B in quanto conside-
rate oggetto di minore tutela. Fortunatamente la norma
si estende ad entrambe le possibilità per cui non vi è dub-
bio che la confisca diventi un obbligo così come sancito
dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 18805/06,
per cui è vietato detenere in Italia animali appartenenti
alla fauna selvatica protetta della Convenzione CITES, e
del quale non sia possibile dimostrare la regolarità del-
l’importazione o della detenzione. Quindi - passaggio im-
portantissimo - anche se il reato possa cadere in prescri-
zione andando a sanare l’illecito penale, la confisca ri-
mane obbligatoria come tutela assoluta dell’animale.
Negli anni tra il 2007 e il 2009 il Ministero per i Beni e
le Attività Culturali ha rendicontato un totale di 60.000,00
euro di contributi stanziati per il Sig. Franchetti Enis, le-
gale rappresentante del Circo di Barcellona.
2007 2008 2009
Attività circense in Italia 20.000,00 20.000,00 20.000,00
14
Circo Martini - Orfei Cirque D’Europe
bilità di detenere nei circhi l’Orso polare (Ursus maritimus),
i requisiti seguenti non si riferiscono a questa specie”.
La Maxymova dimostra, quindi, già da tempo un chiaro
disinteresse sia delle normative italiane, sia del benessere
degli animali.
Nel marzo 2009, durante un attendamento a Reana del
Rojale, viene fatto un ulteriore sopralluogo presso il circo.
Le prime e più evidenti mancanze riguardano le pessime
condizioni dell’ippopotamo che reiterano il mancato rispet-
to dei Criteri di Detenzione CITES, non essendo per lui pos-
sibile, fra l’altro, nascondersi alla vista del pubblico
I volontari LAV hanno inoltre avuto modo di assistere al-
la preparazione dello spettacolo della signora Niedermayer:
un assurdo numero costituito da un cavallo, una tigre e
un orso. Il cavallo, con in groppa la tigre traina un car-
retto con un orso a bordo.
Ancora una volta risulta estremamente evidente la viola-
zione delle Linee Guida CITES che specificano molto chia-
ramente che “Particolare attenzione deve essere posta a
non imporre la vicinanza di specie per loro natura non
compatibili” e che “In nessun caso esemplari di specie
diverse potranno essere trasportati o mantenuti in strut-
ture attigue, con particolare riguardo alle differenze di
età e gerarchie sociali e soprattutto se le relative specie
sono in rapporto preda-predatore”.
Di nuovo, ad aprile 2009, i volontari LAV videro che nuo-
vamente il numero della Maxymova veniva portato in
pista.
Sembrano bastare solo due mesi, però, per cambiare il ba-
silare istinto di sopravvivenza di un animale. Nel giugno
del 2009, infatti, il cavallo viene dissequestrato e resti-
tuito a Martino Maxi Jutta, il proprietario. La motivazio-
ne rileva che il cavallo, portando la tigre in groppa da
quando questa era ancora cucciolo, era ormai abituato
alla sua vicinanza.
Nulla si dice sulla vicinanza dell’orso, da poco acquistato
e inserito nel numero.
E nulla si dice delle Linee Guida CITES che, essendo re-
datte da esperti della materia, non stabiliscono parame-
tri entro cui specie etologicamente in conflitto possono
essere detenute insieme, ma lo vietano del tutto.
Ancora una volta, a distanza di mesi, il numero oggetto
di denuncia è tornato in pista, questa volta a Cagliari:
Negli anni tra il 2006 e il 2010 il Ministero dei Beni e
delle Attività Culturali ha rendicontato un totale di €
73.087,00 di contributi stanziati per il Sig. Martino Eusa-
nio, legale rappresentante del Circo Martin Show.
I contributi, richiesti con costanza e in aumento ogni an-
no, sono così suddivisi:
2006 2007 2008 2009 2010
Attività Circense in Italia
8.000,00 7.000,00 10.000,00 12.000,00 15.000,00
Acquisto di nuovi impianti, macchinari,
attrezzature e beni strumentali 21.087,00
Circo Martin Show
Il Circo Martin è inserito nel registro delle imprese con la
denominazione Circo Equestre Martin Show di Martino Eu-
sanio. Diversamente da molti altri circhi le attività autoriz-
zate sono strettamente legate all’attività circense: circo
equestre, spettacoli viaggianti, mostra faunistica itinerante.
Nell’ottobre 2008 la LAV effettua una prima verifica pres-
so il circo in questione, attendato a Bolzano. Rilevando
situazioni di detenzione non corretta di animali, vengo-
no richiesti anche l’intervento del Servizio Veterinario ASL
e del Corpo Forestale.
Le loro risposte ribadiscono che “in contraddizione all’al-
legata planimetria di posizionamento degli animali sot-
toscritta dal titolare stesso, l’ippopotamo pigmeo era rin-
chiuso all’interno del rimorchio di trasporto e non dispo-
neva di un parchetto esterno per la movimentazione nel
rispetto delle esigenze etologiche proprie della specie (in
particolare di tenere costantemente umida la cute) e la
detenzione all’aperto non garantiva le condizioni di si-
curezza per l’incolumità pubblica”, che “La voliera nella
quale era detenuto un pappagallo Ara era di dimensioni
tali da non raggiungere le dimensioni minime previste
dal punto 7 dell’allegato alla legge provinciale nr.9 (n.d.t.
“Interventi per la protezione degli animali e prevenzione
del randagismo 2000”) e che “il rettilario era di dimen-
sioni troppo ridotte rispetto allo sviluppo dei rettili ed
inoltre la temperatura interna troppo fredda per le esi-
genze fisiologiche delle specie detenute, non vi era di-
sponibilità di sufficiente acqua.”
Vengono inoltre rilevate importanti mancanze documen-
tali: “dal registro di carico e scarico avrebbero dovuto
essere presenti un Tegu Argentino e un Pitone Moluro,
mentre assolutamente non era registrato il Pitone di Se-
ba […] Per quanto riguarda la documentazione mancava
quella relativa all’Ara ed era lacunosa quella relativa al
Pitone di Seba […].”
Nei mesi successivi la LAV continua a richiedere agli Enti
Pubblici di effettuare controlli presso il Circo ma le ri-
sposte, quando arrivano, dichiarano che tutto risulta in
regola o, in alternativa che “la licenza di pubblico spet-
tacolo […] è stata concessa in data 18 dicembre 2008
senza alcuna prescrizione relativa alla detenzione di ani-
mali in quanto non ne risulta la presenza nella docu-
mentazione presentata”.
Dall’anno 2009 si unisce poi al Circo Martin Show la do-
matrice Maxy Niedermayer, conosciuta con il nome di
“Maxymova“.
La signora Niedermayer rimane una delle poche domatri-
ci ad utilizzare, nei suoi numeri, degli orsi. Fino all’anno
2008 si esibiva con lei persino un orso polare, in seguito
deceduto.
Le motivazioni per le quali gli orsi non sono animali ge-
neralmente utilizzati nei circhi sono estremamente evi-
denti da quanto specificato nei “Criteri per il manteni-
mento di animali nei circhi e nelle mostre viaggianti”
emanati nel 2000 dall’Autorità Scientifica CITES del Mi-
nistero dell’Ambiente:
“Gli orsi sono dei predatori di grosse dimensioni, dalle
abitudini principalmente solitarie, assai robusti, dotati di
artigli pericolosi, il che li rende poco adatti alla vita del
circo. Infatti è impossibile mantenere degli orsi nei cir-
chi in maniera compatibile con le loro caratteristiche bio-
logiche e con i peculiari comportamenti sociali di ogni
individuo. Ad esempio bisogna ricordare che diverse spe-
cie originarie delle regioni più settentrionali trascorrono
i mesi più freddi riducendo il loro metabolismo e andan-
do in letargo. Inoltre diverse specie sono minacciate di
estinzione e sono tutte incluse nelle appendici della CI-
TES.
Oltre alle considerazioni in merito al benessere degli ani-
mali, i circhi non sono adatti ad ospitare le diverse spe-
cie di orsi anche per ragioni legate alla sicurezza del pub-
blico e degli operatori. […]
Si ribadisce che le indicazioni sui requisiti minimi indicate
di seguito non devono pertanto essere considerate come
una giustificazione o un invito a tenere queste specie nei
circhi o mostre viaggianti. Considerata l’assoluta impossi-
16
richiesta di emissione di
decreto penale di condan-
na nei confronti dell’Am-
ministratore del circo per
aver detenuto in condizio-
ni incompatibili con la lo-
ro natura animali esotici
e non, sottoponendoli
inoltre a lavori insoppor-
tabili per le loro caratte-
ristiche etologiche; in par-
ticolare […] veniva riscon-
trata la detenzione di:
1 ippopotamo, detenuto in
mezzo alla neve;
1 elefante femmina e un dromedario, detenuti su au-
tocarri al freddo e di dimensioni tali da non permette-
re loro alcun movimento;
1 scimpanzé, detenuto in una gabbia angusta e al buio;
Diversi cani di razza boxer, legati con la possibilità di
strozzarsi ed esposti alle intemperie, uno di questi pre-
sentava lesioni da morso ad un orecchio;
Alcuni struzzi utilizzati come cavalcature negli spetta-
coli, presentavano estese lesioni cutanee sul dorso.
Nell’attendamento del maggio 2010 in provincia di Fer-
rara, il Servizio Veterinario rileva come la detenzione de-
gli animali nuovamente presenti notevoli lacune e come
non sia ovviamente possibile garantire il benessere di al-
cuni animali.
In particolar modo viene evidenziato che:
“si riporta in primo luogo che il Circo detiene un singolo
elefante indiano; tale condizioni risulta sconsigliata dai
criteri specifici previsti dall’Allegato B della dgr 647/2000.
Si segnala inoltre che tra gli animali a seguito del Circo,
è presente un esemplare di scimpanzé di trent’anni di età,
femmina. […] si riporta una sintetica raccomandazione:
<< Gli scimpanzé in cattività devono avere uno spazio
esterno abbastanza grande per garantire loro un adegua-
to esercizio fisico (correre, arrampicarsi, dondolare), ed
esposto al sole per buona parte della giornata ma dota-
to di ombra. È importante che vi sia una zona riscaldata
per l’inverno e la possibiltià di isolarsi dalla vista dei vi-
sitatori. Devono avere a disposizione materiale per co-
struire i nidi per la notte. Devono ricevere più pasti al
giorno e di una dieta varia. Gli scimpanzé in cattività de-
vono fruire di contatti sociali frequenti e vivere in strut-
ture ricche di stimoli: materiale per arrampicarsi, pozze,
buche di sabbia, oggetti da manipolare, teli con cui gio-
care, termitai, scatole magiche, ed altri oggetti creativi
dai quali ricavare, risolven-
do semplici problemi, semi,
noci o altro cibo>> […] il
soggetto esaminato non
viene utilizzato per le esi-
bizioni ma unicamente per
l’esposizione, l’area in cui
vive presso il Circo ha una
superficie di m. 2,5 x 2,5,
dispone di qualche arric-
chimento ambientale ed è
riscaldata. […] Poiché è apparso evidente che le attuali
modalità di detenzione dell’animale non garantiscono il
soddisfacimento dei bisogni minimi sopra descritti, in par-
ticolare per quanto attiene lo spazio disponibile, i con-
tatti sociali frequenti, la ricchezza di stimoli, si è prescrit-
to ai titolari del Circo di trasferire quanto prima l’anima-
le presso la struttura di Latina dove si auspica possa frui-
re di condizioni migliori rispetto alle attuali.”
Il Servizio Veterinario ASL di Ferrara, relativamente agli
altri animali presenti nella struttura, ha inoltre espresso:
“Si è rilevato in particolare che venivano detenuti un sin-
golo esemplare di elefante indiano e di scimpanzé, spe-
cie altamente sociali” che “Lo spazio disponibile per i se-
guenti animali: camelidi, zebra, leoni, uccelli corridori,
cani, deve essere aumentato secondo le misure indicate
nell’autorizzazione sanitaria rilasciata” e che “si esprime
una considerazione in merito all’utilizzo nel periodo au-
tunno-inverno negli spettacoli itineranti, di animali che
necessitano di temperature ambientali non inferiori a 15°,
(elefante, ippopotamo, zebra, grandi felini). La necessità
di evitare a quegli esemplari l’esposizione alle basse tem-
perature, fa sì che gli stessi trascorrano tutto il loro tem-
po nei carri di trasporto, ovvero in spazi assai limitati
[…] si ritiene dunque necessario chiarire se la condizio-
ne sopra descritta possa ritenersi ostativa già in via pre-
ventiva, ai fini del rilascio del parere per l’attendamento
dei circhi nel periodo autunno-inverno”.
Anche in questo caso la LAV ha presentato denuncia nei
confronti del circo Miranda Orfei.
Da controlli successivi al circo Miranda Orfei, i volontari
LAV hanno potuto rilevare che, nonostante il Servizio Ve-
terinario ASL e il Corpo Forestale di Ferrara abbiano più
volte sottolineato l’esigenza di spostare al più presto lo
scimpanzé, nel corso dell’attendamento a Viterbo, a giu-
gno 2010, lo stesso risultava essere ancora presso il circo.
La struttura di Latina, che nel verbale viene indicata co-
me “zoo denominato ‘Safari Park’, via del Malconsiglio –
Latina Borgo Grappa”, risulterebbe essere di proprietà del-
la Signora Montemagno Maria Olga, detentrice dello scim-
panzé e sorella del titolare del Circo Miranda Orfei, Mon-
temagno Daviso, e zona di stallo per gli animali del circo
sui quali, quindi, non si cessa mai di lucrare.
Tale struttura risulta attualmente sottoposta a seque-
stro in quanto, a seguito di un intervento della Polizia Mu-
nicipale del Comune di Latina, è stata rilevata la mancan-
za del nulla-osta di cui all’art. 80 del T.U.L.P.S. (sicurezza)
e di autorizzazioni relative all’esecuzione di opere edilizie.
19
Circo Miranda Orfei
Il Circo Miranda Orfei è inserito nel registro delle impre-
se con la denominazione Circo Miranda Orfei S.r.l. e tra
le attività registrate vi è solo quella di circo.
Nel gennaio 2009, volontari LAV hanno effettuato un so-
pralluogo presso il Circo attendato a Como, rilevando con-
dizioni di detenzione degli animali inadeguate.
Gli animali, in particolare un’elefantessa, un ippopotamo,
un dromedario, diversi struzzi, sei cani di razza boxer e
alcune zebre, erano detenuti all’aperto con una tempera-
tura di 0°.
Le linee guida CITES del Ministero dell’Ambiente stabili-
scono precisi criteri di detenzione per gli animali e tra
queste vi sono anche indicazioni per le temperature:
“Criterio 11: gli animali dovranno avere a disposizione
sia strutture di ricovero per ripararsi da condizioni cli-
matiche avverse […]Le relative strutture di mantenimen-
to dovranno essere attrezzate con strumenti atti a rego-
lare la temperatura degli ambienti in funzione delle sin-
gole esigenze degli esemplari ospitati.
Elefanti: in caso di temperature esterne inferiori ai 15°C,
gli elefanti devono avere la possibilità di proteggersi in
un’area riparata dal vento e da altre condizioni meteo-
rologiche avverse, ed in cui viene mantenuta una tem-
peratura di circa 15°C. In caso di gelo gli animali devo-
no poter disporre di ambienti riscaldati (almeno 20°C),
privi di correnti d’aria, grandi abbastanza da permetter-
ne la permanenza a tutti gli esemplari pur garantendo
loro la possibilità di muoversi liberamente. La struttura
deve essere progettata in maniera tale da poter essere
pulita e lavata giornalmente su pareti e pavimento.
Zebre: Generalmente in caso di temperature esterne sotto
i 12°C tutti gli animali devono avere la possibilità di ri-
pararsi in ambienti in cui la temperatura sia di circa 12°C
o meno, a seconda delle zone di origine degli animali.”
Nonostante queste indicazioni i recinti che gli animali
avevano a disposizione erano ancora innevati e l’unica
fonte di riparo era il container - che per alcuni animali
era estremamente piccolo, non consentendo loro di muo-
versi, girarsi e sdraiarsi liberamente - utilizzato per gli
spostamenti, mantenuto aperto e che non poteva quindi
garantire le temperature minime richieste.
I cani venivano invece detenuti in un box o legati, con
scarsa possibilità di movimento e scarso riparo.
È stata inoltre rilevata la presenza di uno scimpanzé al-
l’interno di una struttura chiusa.
Anche in questo caso, come sottolineano le Linee Guida
CITES, “Numerose considerazioni di ordine biologico, com-
portamentale e conservazionistico rendono assolutamen-
te inaccettabile ed inopportuna la detenzione di tutte le
specie appartenenti all’ordine dei Primati nei circhi in
particolar modo per tutte le scimmie antropomorfe.”
La LAV ha quinti presentato denuncia per maltrattamen-
to e detenzione incompatibile, subito dopo aver richiesto
l’intervento degli enti preposti perché si procedesse a ga-
rantire che almeno i criteri minimi per il benessere ani-
male venissero rispettati.
La LAV ha continuato a seguire gli spostamenti del circo
Miranda Orfei. La situazione degli animali, negli attenda-
menti che è stato possibile seguire e verificare, come ad
esempio a Bassano del Grappa (Vicenza), si presentava so-
stanzialmente invariata, nonostante la situazione climati-
ca particolarmente fredda.
In data 30 novembre 2009 il Tribunale di Como ha fatto
18
Gli anaconda sono immobili, mentre gli alligatori vengo-
no forzati ad uscire, ma si vedono sofferenti e in diffi-
coltà a stare in piedi e fare quattro passi.
Dulcis in fundo: un leone marino di 400 chilogrammi, te-
nuto nella solita scatola di ferro, e due squali in una spe-
cie di vasca da bagno.
Inoltre, vengono fatti sfilare due poveri istrici e due pin-
guini. In poco più di una vasca da bagno due squali nu-
trice, ora morti.
Il percorso
La LAV segue il Victor da anni. Nonostante numerosi sol-
leciti alle Istituzioni preposte al controllo, non succede
assolutamente nulla.
In modo particolare, si nota che nessuna attenzione è sta-
ta rivolta alle prescrizioni della Commissione Scientifica Ci-
tes in quanto, in nessuno dei verbali di ispezione emessi e
in possesso di questa Associazione, vengono menzionati i
“criteri” e specificato se siano stati rispettati o meno.
Infatti, la scarsa attenzione degli organi che hanno ef-
fettuato i controlli è stata unicamente posta da una par-
te all’assenza di malattie in atto (soprattutto infettive) e
dall’altra all’esistenza dei previsti certificati di origine e
gli altri requisiti CITES, mentre si è “voluto” sorvolare sul-
le condizioni di detenzione degli animali.
Emblematica la risposta data dall’ASL di Pescara, riguar-
dante un sopralluogo eseguito, in cui, mentre si parla di
benessere animale, contestualmente si fa riferimento a
delle ventole che avrebbero il compito di mantenere la
temperatura all’interno di un “tunnel”, termine che, in
tutti i vocabolari italiani, sta a significare un luogo an-
gusto o una situazione pericolosa o comunque negativa.
Ma il 18 marzo 2009 sembra che la situazione possa ve-
ramente cambiare, la trasmissione televisiva Striscia la
Notizia (Canale 5), trasmette un servizio sul Circo ‘‘Victor
lo spettacolo delle meraviglie”, attendato in provincia di
Ravenna. Dal servizio televisivo, durante il quale si rac-
coglie anche la testimonian-
za del dottor Nardini, Vete-
rinario e membro del Consi-
glio Direttivo della SIVAE, si
evincono le gravissime con-
dizioni di detenzione di tutti
gli animali utilizzati nell’esi-
bizione e l’evidente stato di
sofferenza di alcuni di loro.
La vicenda assume una forte
rilevanza, viene presentata
addirittura un’interrogazione
parlamentare e l‘Ente Nazionale Circhi prende le distanze
dal Victor, auspicando maggiori e sempre più severi con-
trolli ‘’nei confronti di mostre faunistiche o similari che
con il circo hanno in comune poco o niente’‘ ed invitan-
do le autorità competenti a predisporre i provvedimenti
necessari nei confronti di chi non rispetta la legge.
Ma nel maggio del 2009 il Victor arriva in provincia di
Pistoia, e precisamente a Montecatini Terme, dove final-
mente non ci si gira dall’altra parte per non vedere . La
ASL è decisa a procedere al sequestro preventivo degli
animali del Victor, ravvisando gli estremi dei reati di mal-
trattamento e di detenzione in condizioni incompatibili
con la loro natura.
Il 27 maggio tutti gli animali del Victor vengono posti
sotto sequestro dall’Asl di Montecatini e dagli Agenti del
NIRDA (Nucleo Investigativo Reati a Danno di Animali)
del Corpo Forestale dello Stato. Al momento del seque-
stro, gli animali vengono trovati completamente al buio.
Il sequestro preventivo e probatorio viene convalidato dal-
la Procura della Repubblica di Pistoia ma non vi è la pos-
sibilità di trasferire subito gli animali in strutture ade-
guate in quanto, dagli accertamenti sanitari eseguiti, emer-
gono delle zoonosi (quali la clamidiosi e la salmonellosi)
a causa delle quali diventa necessario porre il Circo in
quarantena.
21
Circo Victor
Lo spettacolo delle meraviglie
Il Registro delle Imprese non ha dati sull’impresa Victor
David Show; si può dedurre che questa dicitura sia solo
un’insegna e non individui quindi un’azienda.
Il Registro delle Imprese fornisce invece questi dati:
denominazione Calvaruso Vittorio.
Sede legale: Via Largo Amedeo Moscati 5 - Salerno
Attività: spettacoli viaggianti, mostra faunistica.
Si tratta di un’attività di spettacolo viaggiante, un’espo-
sizione di animali leggermente diversa dal Circo comune-
mente inteso e compresa nelle attività della citata legge
337/68; gli animali sono considerati “attrazioni” inserite
nell’elenco delle attività spettacolari, attrazioni e tratte-
nimenti di cui all’art.4 della legge 18.3.1968, approvato
e aggiornato con vari Decreti Interministeriali tra cui ul-
timo, noto, il decreto 28-02-2005, precisamente tra le
“medie attrazioni”, sotto la voce:“mostre faunistiche zoo.
Trattasi di strutture, padiglioni o di automezzi o rimorchi
aperti da un lato, riparati con sbarre di ferro o vetri, nel-
l’interno dei quali sono posti animali feroci o non, o ri-
produzioni di animali, anche animate, con eventuale esi-
bizione davanti al pubblico”.
La struttura
La struttura è perfettamente adeguata alla definizione
contenuta nell’elenco e al momento dell’allestimento i
mezzi di trasporto sono accostati al tendone/ teatro di
cui rappresentano il fondale.
Non sono allestite aree esterne rispetto a quelle in cui
viene eseguito lo spettacolo perciò le gabbie che ospita-
no gli animali durante lo show sono la loro dimora abi-
tuale, nonché mezzo di trasporto.
Lo spettacolo, gli animali e il maltrattamento
Va ricordato che la Commissione Scientifica Cites ha for-
nito, in data 10 maggio 2000, precisi “Criteri per il man-
tenimento degli animali nei circhi e nelle mostre viag-
gianti”, che forniscono parametri minimi per la corretta
sopravvivenza degli animali cui si riferiscono, nonché le
indicazioni di carattere sanitario ed amministrativo che
devono essere osservate dalle strutture che vogliono de-
tenere animali da utilizzare negli spettacoli.
“Criterio 11: gli animali dovranno essere mantenuti in strut-
ture, sia fisse che mobili, che permettano agli stessi di po-
tersi liberamente sottrarre alla vista del pubblico.
Inoltre, gli animali dovranno avere a disposizione sia
strutture di ricovero per ripararsi da condizioni climati-
che avverse, sia idonei arricchimenti ambientali atti ad
evitare comportamenti stereotipati. Le relative strutture
di mantenimento dovranno essere attrezzate con stru-
menti atti a regolare la temperatura degli ambienti in
funzione delle singole esigenze degli esemplari ospitati.”
Di contro, la situazione al Victor più volte documentata:
un centinaio di uccelli, compresi grandi rapaci ma anche
notturni, avvoltoi, pellicani, marabù, ed altri tra cui alcu-
ni particolarmente protetti perché in grave pericolo di
estinzione, sono costretti in anguste gabbie che ne im-
pediscono non solo il volo ma anche normali movimenti
di estensione delle ali e che non hanno all’interno alcu-
no stimolo ambientale e nemmeno la presenza degli in-
dispensabili trespoli. Gli animali vengono fatti uscire per
una breve esibizione attirati dal cibo e poi rientrano, sem-
pre attirati dal cibo, in quella che la presentatrice dello
spettacolo definisce “casa loro”. Il fondale su cui si muo-
ve lo spettacolo è costituito dal rimorchio che trasporta
gli animali.
Le gabbie, non certo adeguate, possono contenere anche
uno svariato numero di animali che, a parte i pochi mi-
nuti dello spettacolo, vivono perennemente imprigionati
nelle gabbie, per la maggior parte del tempo al buio.
Molte gabbie sono chiuse da pannelli di legno scorrevoli,
che quindi “piombano” letteralmente gli animali, e che
vengono abbassati solo al momento dell’esibizione .
Durante l’intervallo un gufo reale, uccello notturno per ec-
cellenza, viene messo in bella mostra sotto i fari accecanti
sul palcoscenico, per le foto di rito con gli spettatori.
Quindi si passa agli animali acquatici.
Con un automatismo sale una piattaforma che alza a li-
vello di palcoscenico due contenitori che contengono, ri-
spettivamente, anaconda e alligatori: si aprono uno alla
volta, si mostrano e subito dopo ritornano nelle segrete.
20
Circo Coliseum Roma
Il Circo Coliseum Roma è inserito nel registro delle im-
prese con la denominazione Circo Coliseum di Vassallo
Eugenio e ha come attività registrata quella di circo eque-
stre.
La situazione relativa ai finanziamenti ricevuti da questo
circo risulta piuttosto complessa.
Negli anni dal 2005 al 2010 il Legale rappresentante, Vas-
sallo Eugenio, ha infatti ricevuto contributi a suo nome
relativamente a tre diverse attività circensi con nomi si-
mili, per un totale di €357.000,00. I contributi sono sud-
divisi come indicato nella tabella a fondo pagina.
Le modalità di accesso ai contributi non sono l’unico
aspetto degno di nota relativo a questo circo, anche la
gestione degli animali presenta infatti caratteristiche pe-
culiari.
Su un totale di 53 animali registrati in ingresso sui regi-
stri CITES del Circo dal 2003 al 2009, nessuno di loro ri-
sulta acquistato. Tutti gli animali, secondo la compilazio-
ne del registro, risultano infatti arrivati al circo grazie a
“donazione”, “acquisizione gratuita” o un generico “altro”.
Tra questi animali - sempre stando ai dati contenuti nei
registri - alcuni, in particolar modo, destano attenzione.
È il caso di 4 tigri, registrate il giorno stesso della loro
nascita, in Grecia, e purtroppo tutte morte, una dopo po-
co più di un mese e le altre tre a circa un anno di età.
È il caso anche di due elefanti, registrati in ingresso a
febbraio 2009 e in uscita, anche questa volta in Grecia,
nel luglio dello stesso anno, a soli 5 mesi di distanza.
Il fatto che però sconcerta maggiormente è relativo ad
un sequestro di due tigri e due elefanti del Circo, av-
venuto nel gennaio del 2007 a causa della mancanza del-
la prescritta documentazione relativa agli animali, tanto
che gli elefanti non risultavano nemmeno inseriti nel re-
gistro di carico.
Le tigri sono state in seguito confiscate con sentenza del
Tribunale di Lucca del 21 dicembre 2009 e attualmente
si trovano presso il Centro CRASE del WWF di Sempro-
niano, in attesa di una definitiva destinazione.
Gli elefanti, a quanto risulta, sono stati rapidamente
portati all’estero dal proprietario e di loro si sono per-
se le tracce. Sembra impossibile che animali posti sotto
sequestro, e di taglia notevole, possano essere fatti spa-
rire uscendo dal territorio senza essere fermati ai punti
d’ispezione. Esiste un nuovo manuale operativo recante
modalità e procedure relative ai controlli in ambito do-
ganale sul commercio internazionale di specie di fauna e
flora selvatiche minacciate d’estinzione che spiega esau-
stivamente come e chi debba effettuare i controlli.
Ma gli elefanti sono spariti e il circo continua tranquil-
lamente ad operare nonostante il grave reato commesso.
Com’è possibile?
Tutto è possibile, magia del circo.
23
Inoltre Calvaruso, il proprietario del Victor, si appella al
Tribunale del Riesame che, con una discutibile sentenza
del 19 giugno, dispone il dissequestro degli animali ad ec-
cezione degli uccelli. Avuto il via libera sanitario dopo le
cure prescritte, il 4 agosto, nel tardo pomeriggio e per tut-
ta la notte, sono state effettuate le operazioni di trasferi-
mento degli 82 animali. Tutto si è svolto con la massima
attenzione al benessere degli animali e ciò è stato reso
possibile anche grazie alla collaborazione professionale del
personale tecnico e scientifico del WWF, che ha garantito
l’accoglienza di numerosi animali e ha supportato il Cor-
po Forestale dello Stato e il NIRDA del Corpo Forestale del-
lo Stato nel corso dell’intera operazione.
Tutti gli “ex reclusi” sono giunti nei centri di accoglien-
za, che sono la loro nuova dimora e hanno iniziato un
percorso di monitoraggio per verificare le fasi di accli-
matamento, oltreché una seria indagine per accertarne lo
stato di salute.
Ottantadue sono partiti ma 17 animali sono rimasti. Dal
canto suo il Calvaruso, con i suoi avvocati, presenta una
nuova istanza di dissequestro degli uccelli nonché ricorso
in Cassazione contro il provvedimento del riesame.
E, dalla fine di agosto, ricomincia i suoi spettacoli itine-
ranti con i pochi animali rimasti.
Ma lo squalo nutrice dal gozzo pronunciato, che il dott.
Brunetti aveva asserito sarebbe guarito in breve tempo,
non c’è più e al suo posto sono state poste due delle nu-
merose anaconde giganti lasciate riprodurre incosciente-
mente in gran numero.
Viene spontaneo chiedersi, dato che questi animali rien-
trano nella lista di
quelli pericolosi, se la
prescritta denuncia sia
stata fatta alla Prefet-
tura locale e come si
possa permettere a
chiunque una riprodu-
zione selvaggia di que-
sta tipologia di anima-
li. La situazione non è
molto cambiata, il leo-
ne marino è sempre
costretto a fare il
clown ornando una
trombetta con le nari-
ci. Che tristezza.
Ma, cosa ancor più
grave, al Victor riap-
paiono i primi uccelli quando è ancora in Toscana, negli
spettacoli del Lazio sono diventati addirittura 13, una bef-
fa nei confronti delle aule di giustizia!
Ma, incredibilmente, la Corte di Cassazione da ragione al
Calvaruso e il Tribunale di Pistoia si pronuncia sul caso e
ordina il dissequestro e la restituzione degli animali al
proprietario. Appare incredibile una serie di sentenze così
approssimative, insensibili ed indifferenti.
Il caso, con le sue implicazioni, ha scosso il mondo poli-
tico, veterinario, circense e tutte le persone che hanno
creduto nella legge contro il maltrattamento animale.
Come finirà?
Il procedimento penale nei confronti del Calvaruso è in
corso, si attende giustizia.
È vero che la legislazione non da indicazioni specifiche
per ogni specie animale detenuta, cosa impossibile, ma a
questo punto dovrebbero essere applicate “scienza e co-
scienza” da parte dei controllori.
“Coscienza”, di cui fa parte il comune buon senso, che
impone, ad esempio, le seguenti domande:
1) è possibile che un’Aquila americana (Haliaetus leuco-
cephalus) che raggiunge i 110 cm di lunghezza e l’aper-
tura alare di quasi 3 metri. non soffra minimamente chiu-
sa in una gabbia?
2) È possibile che un’Aquila siberiana (Chrysaetus kamt-
schatica) con una lunghezza di 74-87 cm e con un’aper-
tura alare di 203-220 cm, che nidifica tra i 1700 e i 2200
metri gioisca e sia grata al padrone per vivere in una gab-
bia buia tutto l’anno?
3) È possibile che un Pellicano gigante (Pelecanus ono-
crotalus + crispus) di Altezza 170 cm, Peso 11 kg, aper-
tura alare circa 3 metri, il cui habitat è acquatico o al-
meno umido (laghi interni, paludi, coste) stia benissimo
al sicuro dentro un contenitore piombato?
4) È possibile che un alligatore (Alligator mississippiensis)
che vive prevalentemente in stagni di acqua dolce e pa-
ludi ma anche in fiumi, laghi e corsi d’acqua, in zone a
clima temperato-caldo, che si iberna quando cala la tem-
peratura, sia felice di vivere in un triangolo lungo meno
del suo corpo?
Queste domande si ripropongono per ogni specie dete-
nuta e sono più di cento gli individui utilizzati.
22
FUS 2005 2006 2007 2008 2009 2010
Denominazione: CIRCO COLISEUM DI VASSALLO EUGENIO - Sede Legale: SALERNO
Attività circense in Italia 32.000,00 32.000,00 35.000,00 35.000,00
Attività circense all’estero 30.000,00 30.000,00
Denominazione: VASSALLO EUGENIO - Insegna: CIRCO COLOSSEO - Sede Legale: MAGLIE
Attività circense in Italia 18.000,00 25.000,00
Attività circense all’estero 125.000,00
Denominazione: CIRCO COLISEUM ROMA - Sede Legale: FORMIA
Attività circense all’estero 25,000,00
Attività circense in Italia
FOTODREAMSTIMEFOTODREAMSTIME

Dossier liberiamo-gli-animali-dai-circhi

  • 1.
    Liberiamo gli animali daicirchi di Nadia Masutti e Laura Panini LAV: Circhi, Zoo ed Esotici www.lav.it Impronte–AnnoXXVII-N.7–Ottobre2010-Iscr.Trib.Roma50/84–Reg.Naz.Stampa40/86/1993–Roc2263–Periodicoassociatoall’UnioneStampaPeriodicaItaliana–Direttoreresp.MariaFalvo FOTODREAMSTIME
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    La presenza deglianimali nei circhi 4 La doma 7 Stress e malessere 8 La provenienza degli animali dei circhi 9 I numeri dei circhi 10 Legislazione e contributi 10 Circo Alex Hamar 12 Circo di Barcellona 14 Circo Martini - Orfei Cirque D’Europe 15 Circo Martin Show 16 Circo Miranda Orfei 18 Circo Victor – Lo spettacolo delle meraviglie 20 Circo Coliseum Roma 23 Sommario Impronte N.7 – Ottobre 2010 AUT. TRIB. ROMA 50/84 - dell’11.2.1984 ISCR. REG. NAZ. STAMPA 4086 - dell’1.3.1993 ISCR. ROC 2263 - anno 2001 Periodico associato all’Unione Stampa Periodica Italiana (USPI) DIRETTORE RESPONSABILE Maria Falvo DIREZIONE E REDAZIONE Sede Nazionale LAV Via Piave 7 – 00187 Roma Tel. 064461325 – fax 064461326 www.lav.it GRAFICA Michele Leone STAMPA Arti Grafiche “La Moderna” Via di Tor Cervara 171 - Roma CHIUSO IN TIPOGRAFIA Ottobre 2010
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    “istinti”, ovvero suimarchi comportamentali propri della specie. E contraddire o reprimere il comportamento di un animale è andare contro la sua natura, dunque causa di malessere, anche se i circensi affermano di amare gli ani- mali. Un amore non certo disinteressato. I gestori dei circhi equestri ed i proprietari/allevatori di animali continuano ad affermare che gli animali nei cir- chi stanno bene: la salute è controllata, l’alimentazione è sana ed abbondante, gli allenamenti sono dolci, sono coccolati e circondati d’amore. E mostrano animali appa- rentemente sani, addirittura giocherelloni ed affettuosi. Alcuni tendono a dar loro ragione. Perché? La ragione è da ricondursi ad una conoscenza superficiale del circo, priva di un’adeguata considerazione delle coercizioni su- bite dagli animali. Numerosi studi scientifici interdisciplinari, di cui il più re- cente è stato pubblicato da una equipe di studiosi della facoltà di Scienze Biologiche dell’Università di Bristol, af- fermano che ben difficilmente un animale sta bene in un circo; altrettanti spiegano che non sta bene nemmeno in uno zoo con ben altro spazio a disposizione. Figuriamoci quindi nel circo! Quindi, la benevolenza degli animali di un circo nei confronti dell’addestratore, ben che vada, è classificabile come un caso di “sindrome di Stoccolma” (condizione psicologica nella quale la vittima mostra sen- timenti positivi verso il suo sequestratore), che, in quan- to sindrome, non è davvero un indicatore di benessere. Qualche veterinario in Italia afferma che non esistono pa- rametri per valutare il benessere di un animale in catti- vità e attende che sia il legislatore a stabilirli. In generale il mondo veterinario tende ad associare la sa- nità fisica al benessere. Utilizzando lo stesso principio, si potrebbe affermare che un ergastolano fisicamente sano è anche nel pieno del benessere! I ricercatori però hanno stabilito, in base a prove clini- che, che: i viaggi chiusi nei carri bestiame, con le correlate e spes- so sbrigative operazioni di carico e scarico, sono fonte di malessere per gli animali; i lunghi tempi di inattività in spazi angusti sono fonte di malessere per gli animali, non solo psichico ma anche fi- sico visto che porta all’obesità; le escursioni termiche sono fonte di malessere per gli ani- mali; la presenza imposta dell’uomo è fonte di malessere per gli animali selvatici; la mancanza di vie di fuga o luoghi ove nascondersi è fonte di malessere per gli animali; In definitiva il circo equestre è fonte di malessere per gli animali. Questa condizione riguarda gli animali “esotici”, ovvero le specie non domestiche presenti nei circhi (elefanti, ti- gri, leoni, puma, orsi…), ma anche cavalli, cani e bovidi: carica, viaggia, scarica, aspetta, esibizione, aspetta, cari- ca, viaggia. C’è da chiedersi: dov’è la magia del circo per questi ani- mali? Incredibilmente, per alcuni animali c’è anche una realtà “peggiore” e a questo proposito possiamo distinguere due tipologie di animali “da circo”: quelli esibiti e quelli fat- ti esibire. Quelli meramente esibiti, come ad esempio il rinoceron- te, lo struzzo o il bisonte, servono perlopiù come animali da visita allo zoo del circo e ai quali, al massimo, viene fatto compiere un paio di giri della pista davanti al pub- blico durante lo spettacolo. Il circo, oggi, è “anche” - e sempre di più - mostra itine- rante con il suo zoo, acquario e rettilario come attrazio- ni, ovvero tende ad espandere il proprio “parco animali” con l’acquisizione di specie “non tipiche” con lo scopo di mostrarle, in qualche modo facendo concorrenza ai giar- dini zoologici e riprendendo inutilmente il concetto del- l’antico “serraglio”. Gli animali artisti (come la tigre, il leone, l’elefante, l’or- so o l’otaria) eseguono, al comando del loro domatore, determinati esercizi all’interno di un numero. E sono que- sti ultimi a stare peggio; capiamone il perché partendo da una breve premessa. Il vocabolario italiano spiega che: domare = rendere docile, mansueto, addomesticare una bestia feroce o selvatica o, in senso figurato, sottomet- tere, sedare; addestrare = rendere abile, ammaestrare, esercitare, al- lenare. In un circo, quale differenza ci può essere, ad esempio, 5 Il circo piace perché coinvolge, affascina e regala ma- gia. Le esibizioni di trapezisti, giocolieri, illusionisti e clown sono le espressioni artistiche che arricchiscono questo spettacolo, da sempre gradite ad adulti e bam- bini, e frutto di un’elaborata e faticosa preparazione da parte degli artisti. Più di 2000 animali, però, in Italia fanno ancora parte di questo spettacolo: non sono consenzienti, ma sono ob- bligati ad esibirsi. La legge considera addirittura il circo un’attività con “fun- zione sociale”. Indubbiamente lo spettacolo può essere utile alla collettività, ma per essere un’attività “sociale” deve soddisfare le esigenze di una comunità ampia - men- tre sono sempre più numerosi gli italiani che disapprova- no l’uso degli animali nei circhi - e deve avere in sé dei valori. L’arte e l’abilità degli artisti umani sono dei valori importanti ma non possono esserlo l’uso, la doma, l’ad- destramento e l’asservimento degli animali fatti esibire nei circhi. Il circo equestre, per stessa orgogliosa affermazione degli addetti ai lavori è “tradizione”. Ovvero passato. Un passa- to in cui il circo equestre era perfettamente in linea col pensiero comune che vedeva l’animale come “oggetto” da sottomettere e basta, un bruto e basta. Ma la società si è evoluta, la sensibilità collettiva si è evoluta, la scienza è avanzata e così la conoscenza e la consapevolezza del- l’etologia animale, ovvero la scienza che studia il com- portamento animale nel suo ambiente naturale. Per nes- sun animale il circo, con le sue gabbie e il palcoscenico, è un ambiente naturale: dunque, il forte condizionamen- to subito dagli animali nei circhi è inaccettabile sul pia- no etico, scientifico e culturale perché può rappresentare un grave maltrattamento. Nessuno spettacolo con tali re- quisiti può aspirare, al giorno d’oggi, ad avere una fun- zione sociale. Da questo presupposto nasce la proposta della LAV di un’indispensabile riforma legislativa che “li- beri” gli animali dai circhi, valorizzando il grande talento degli artisti umani che possono davvero arricchire sul pia- no culturale e sociale questo spettacolo. Il circo contem- poraneo che guarda al futuro e diventa di utilità sociale. Nell’Ottocento gli animali esotici iniziano ad essere esibi- ti nei cosiddetti “serragli” (mostre itineranti con al segui- to un numero impressionante di animali prevalentemente composti da grandi felini). Precedentemente, alle soglie del Rinascimento, le “bestie feroci” erano portate ed esi- bite alle fiere/mercato, prevalentemente da zingari. At- tualmente i “serragli” di antica concezione sono presso- ché estinti, e ne rimangono in vita simbolicamente gli zoo annessi ai circhi, mentre il nuovo concetto di serra- glio è stato sostituito dai “rettilari” e dai “circhi acquati- ci” che si ritiene soddisfino il concetto di “mostra fauni- stica itinerante”. Questa realtà non può aspirare a definirsi tradizione, in- tesa come valori che vanno tramandati, perché è l’espres- sione della prevaricazione sugli animali, di cui dovremmo voler fare ammenda. La presenza degli animali nei circhi Nei circhi tutti gli animali, indistintamente, passano la lo- ro intera vita sui camion che li trasportano e, per quelli più fortunati, nelle ridotte gabbie in cui vengono posti quando il circo è attendato da qualche parte. Forse, per qualcuno, in tutto ciò non vi è nulla di tra- gico, ma proviamo a pensare...”sono una tigre siberiana che vive a temperature medie tra O° e 5° C, sto viag- giando da ore chiusa dentro il conteiner sotto un sole cocente d’estate. La temperatura è torrida, il circo arri- va a destinazione e, per ore ed ore, attendo stremata che venga il momento in cui almeno apriranno la por- ta perché noi animali siamo gli ultimi ad essere siste- mati, se così si può dire”. Oppure: “sono un elefante della savana, è gennaio ed ho viaggiato nel conteiner ghiacciato tutta la notte. Ho trop- po freddo, lo dice anche la legge che non posso soppor- tare queste temperature. Arriviamo e quando finalmente mi fanno uscire sono in mezzo alla neve!”. Non c’è quindi da meravigliarsi se, a seguito di viaggi par- ticolarmente lunghi, all’apertura dei camion gli animali siano stati trovati morti come successo di recente. In natura esistono climi diversi, quindi habitat diversi e questi habitat sono popolati da animali specializzati per affrontare i rischi dell’ambiente in cui vivono. È una spe- cializzazione profonda, tipica, un modo di vivere applica- bile solo a quell’ambiente e che fa parte dell’essere. Anche l’uomo è un animale specializzato, per quanto dut- tile. Non può vivere in un ambiente privo di luce, non può vivere in un ambiente privo di stimoli, fatica a so- pravvivere con temperature corporee di solo due o tre gradi superiori o inferiori ai 37. E questo indipendente- mente dal fatto che viva in una metropoli o nelle fore- ste amazzoniche. Gli stimoli esterni sono indispensabili alla vita normale, al benessere complessivo dell’individuo, e alcuni sono es- senziali per la vita stessa. E così è anche per gli animali. Essere nato in un allevamento non incide sui cosiddetti 4 FOTO Sam Haddock/PETA
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    La doma Ma ingenerale, come avviene la doma di animali “artisti”? Proprio agli antichi serragli dobbiamo, purtroppo, il per- corso dei primi domatori, improntato fortemente dal ca- rattere aggressivo e violento nei confronti delle “belve pericolose”. Il messaggio da trasmettere al pubblico era il totale dominio della natura da parte dell’uomo, tipica- mente di stampo colonialista. Anche per gli animali non feroci l’addestramento è stato di tipo violento e si è “apparentemente” protratto nel tempo fino al dopoguerra del secolo scorso quando si ini- zia a parlare di “addestramento in dolcezza”, un metodo che dovrebbe basarsi non più sulla violenza bensì su un rapporto di fiducia tra uomo e animali che dia corpo ad esibizioni più “naturali”. Peccato che siano proprio alcuni dei promotori di questo tipo di addestramento che, ripresi “fuori onda” a compie- re violenze inaudite verso gli animali, vengono condan- nati per maltrattamento. In Italia sarà un Orfei, Orlando, che negli anni ’50 si se- gnalerà per questo tipo di addestramento, ma nel suo cir- co cresce ed agisce proprio Liana che in seguito rilascerà dichiarazioni su tecniche di addestramento sorprendenti per la loro crudeltà. Di fatto, che tale metodo di dolce non abbia proprio nul- la, lo si evince dalla stessa descrizione datane dai padri fondatori che, nella “paura insita nell’animale” individua- no la chiave stessa per l’addestramento. Non dimentichiamo che, anche se allevati in cattività, gli animali selvatici naturalmente rifuggono il contatto uma- no o di altre specie e mantengono un istinto naturale. Ciò significa che esisterà sempre un comportamento in- nato dell’animale, un vero e proprio patrimonio genetico che, ad esempio, non permetterà mai alla tigre di “per- cepire” ciò che la circonda alla stregua di un gatto abi- tuato da sempre al contatto umano. Per tale motivi la “paura” va considerata a pieno titolo una gravissima forma di violenza sull’animale selvatico. Nell’ultimo ventennio, periodo che vede una crescita esponenziale della maturata sensibilità popolare nei con- fronti del mondo animale, le grandi famiglie circensi ita- liane, quali i Togni, Orfei, Montico, Casartelli, etc., si so- no date un gran da fare per convincere l’opinione pub- blica che i propri animali, rigorosamente nati in catti- vità e non prelevati in natura, sono acquisiti per curar- ne direttamente l’addestramento, ovviamente “in dol- cezza”. Il loro rapporto con gli animali viene definito co- me improntato da amore, rispetto ed un rapporto co- stante uomo- animale che porterebbe a gravi conse- guenze qualora fosse interrotto. Di fatto la questione si pone in ambito molto diverso. Innanzi tutto è opportuno specificare che vi è una so- stanziale differenza tra la doma iniziale dell’animale, che è quella mirata a “spezzare” l’animale e a imprintare in lui la paura relativamente ad alcuni oggetti specifici (frusta, bullhook, ecc.) oltre che a fargli capire come sia impossibile liberarsi, ribellarsi o fuggire, e la fase suc- cessiva. Una volta compiuto questo primo, fondamentale, passo, ciò che l’animale viene chiamato a fare tutti i giorni sot- to il tendone non può che definirsi mero allenamento, e cioè la ripetizione di esercizi, che possono anche subire delle variazioni, così come avviene per i funamboli, gli equilibristi e tutti gli altri artisti del circo. Il domare avviene una volta sola e serve, principalmente, non tanto a far compiere determinati esercizi all’animale, bensì a fargli capire chi comanda e quali saranno le con- seguenze in caso di disobbedienza. Per tale motivo si reputano privi di significato gli inviti ad assistere alle “prove” che i circensi rivolgono a chi cri- tica le tecniche di addestramento. Ed in questa prima fase, quanto è credibile l’affermazio- ne che i domatori/proprietari svolgono personalmente la doma iniziale dei propri animali? Lo scorso anno il famoso circo di Nando Orfei (soc. Or- fei-Bellucci) acquisì 4 nuove tigri arrivate dalla Spagna, già “preparate” da Mary Chipperfield che ne curò diret- tamente la consegna al domatore Emidio Bellucci (Fonte: Ufficio Stampa Circo Bellucci 18.7.2009). Anche le tigri del Circo Amedeo Orfei risultano di prove- nienza Chipperfield. Il marchio Chipperfield, riconducibile principalmente a Mary Chipperfield, è volutamente sconosciuto all’opi- nione pubblica, ma è invece assai conosciuto nel mon- do circense. Mary Chipperfield, che in Spagna gestisce un blindatissi- mo centro di addestramento per animali da circo, dovet- te fuggire dall’Inghilterra dove subì un processo per gra- vi maltrattamenti a danno degli animali tanto che dovet- te riparare prima in Francia e poi in Spagna, dove è tutt’o- ra. La crudeltà dei suoi metodi fu documentata in ma- niera incontrovertibile ma la “signora”, con coniuge al se- guito, continua ad operare nonostante abbia nominato la nipote titolare del centro. Il suo ruolo è sempre stato, e continua ad essere, quello di reperire ed addestrare animali da destinare ai vari cir- chi europei. I leoni di Martin Lacey junior, che ha vinto il Clown d’o- ro a Montecarlo, e proprietario di due leoni bianchi, pro- vengono dagli allevamenti dei Chipperfield. Le tigri di Stefano Nones Orfei del circo di Moira Orfei provengono anch’esse dai Chipperfields e cosi i suoi due leoni bianchi, Ginevra ed Artù. Quindi, dagli italiani Orfei (Moira, Amedeo, etc.) ed altri, agli stranieri Knie, Pinder e Lacey, chi puo permetterselo rinnova il numero coi felini (prevalentemente tigri) e chi ha soldi (e il nome) va dai Chipperfields, rivendendo i “vecchi” felini ai circhi minori (vedi il Circo di Barcello- na) che li sfrutteranno ancora per qualche anno nell’at- tesa di un altro gruppo dismesso. Animali sconosciuti che arrivano già imprintati e che ven- gono “affittati” o “prestati” con estrema facilità: lo scor- so Natale il Circo Americano a Roma presentava 3 tigri, mentre il resto del gruppo era stato noleggiato all’Her- man Renz in Olanda e gli elefanti frazionati tra il Medra- no Francese e l’Arlette Gruss. Lo stesso fa il circo di Praga dei fratelli Cristiani: le tigri vengono noleggiate con il domatore Redi Cristiani e nel circo tengono l’essenziale. Animali che vanno e vengono come pacchi in giro per l’Europa, molto spesso finendo nelle mani di altri doma- 7 tra il cane, l’elefante e il rinoceronte? Il cane può essere semplicemente addestrato, vive con l’uomo da sempre e, inspiegabilmente, si fida di lui e fa di tutto per compiacerlo. Il rinoceronte non si può né domare né addestrare e non accetta alcun tipo di sottomissione, così come la iena. Per tutti gli animali da “serraglio” fu tentata nel tempo la doma, ma per alcuni non fu mai possibile nemmeno sot- toponendoli alle peggiori vessazioni o privazioni. L’elefante da circo deve essere per forza domato e que- sto avviene fin dai primi mesi di vita. Il piccolo, sia pre- levato in natura che nato in cattività, viene strappato al- le amorevoli cure della madre ed inizia prestissimo il suo percorso di sofferenza. Il perché è molto semplice: le posizioni e gli esercizi che gli si impone di fare contrastano violentemente con la sua fisiologia, in pratica operano contro natura poichè il corpo di un elefante non è naturalmente in grado di ri- produrli se non costretto a forza e con, nel tempo, gravi conseguenze fisiche. Perciò, a differenza di quanto avvie- ne per gli elefanti da lavoro, la doma comincia prestissi- mo, e con violenza. Questo metodo, fino a poco tempo fa, si pensava essere utilizzato solo prevalentemente in Asia (Tailandia, India, etc.) e riguardasse animali liberi catturati alle madri. È stato scon- volgente scoprire che questo avviene, se possibile in modo ancor più crudele, anche su piccoli nati in cattività, come documentato dall’ex addestratore di elefanti Sam Haddock, all’interno del centro segreto di addestramento del circo Ringling Bros e Barlume & Bailey, il circo americano con il maggior numero di elefanti al mondo. Tiranti, pungoli, scosse elettriche e tanto, immenso dolo- re inferti ad un cucciolo indifeso da esseri umani che do- vrebbero solo vergognarsi di quello che stanno facendo. Ma la crudeltà umana non ha limiti poiché al cucciolo, che è stato perfidamente allontanato dalla madre che pu- re vive a pochi metri e lo rimpiange, viene affiancato un altro elefante già “spezzato” ed asservito all’uomo che, più facilmente, porta ai risultati desiderati. Eh sì, che magia il circo! 6 FOTO Sam Haddock/PETA
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    tori proprio comenel caso degli stessi Artù e Ginevra, i due leoni bianchi acquistati nel 2007, che alla fine del 2008 erano già stati prestati al circo Mundial in Spagna e che sono rientrati al Moira Orfei all’inizio del 2010. Sono questi gli animali che morirebbero di dolore, a det- ta dei circensi, se fossero strappati ai loro domatori, ma è più giusto dire proprietari, che tanto li amano? Nel circo arrivano animali già “predisposti”; al domatore spetta il compito di farsi riconoscere ed accettare. I numerosi incidenti con felini nei circhi dipendono dal fatto che il domatore non è ancora riuscito a farsi accet- tare da almeno un individuo. Il solo circo di Moira Orfei vanta un incredibile numero di attacchi a domatori, di cui l’ultimo nel dicembre scor- so al figlio Stefano Nones da parte di una tigre. Stress e malessere A questa dolorosa sopravvivenza vanno aggiunti ulteriori fattori critici: quelli derivanti da violenze e percosse gra- tuite inflitte agli animali, più volte documentate attra- verso materiale video-fotografico, e quelle derivanti dal- lo spregio dei Criteri di detenzione degli animali nei cir- chi fissati dalla Commissione Scientifica CITES del Mini- stero dell’Ambiente. Con la promulgazione della legge n.426 del dicembre 1998, il legislatore richiese alla Com- missione Scientifica CITES di valutare e concedere l’do- neità a detenere animali esotici, a quei circhi e mostre viaggianti che ne garantissero il benessere. Nessuna idoneità fu concessa, a riprova dell’impossibilità che queste strutture di contenimento possano offrire il minimo benessere agli animali ivi detenuti. Si rese quindi necessario, per evitare di chiudere tutte le strutture, fis- sare dei criteri minimi di detenzione che la Commissione elaborò nel 2000, con aggiornamento nel 2006. Purtroppo, la maggior parte dei criteri relativi alla deten- zione non vengono osservati in modo costante, puntuale ed uniforme e in molti casi il mancato rispetto è una prassi consolidata. Tra quelli maggiormente disattesi si possono valutare: • il rispetto delle temperature in base alla specie • gli arricchimenti ambientali (di ogni tipo, comprese le vasche per il bagno, i pali per l’affilatura delle unghie, le tavole a differenti altezze, ecc.) • la possibilità per gli animali di sottrarsi alla vista del pubblico 98 • le dimensioni dei recinti (più spesso per gli animali non inseriti nelle linee guida CITES) e il fatto che alcuni ani- mali non devono essere legati. La valutazione degli animali (documentazione, condizioni di detenzione, condizioni di salute) viene fatta dal Servi- zio Veterinario e/o dal nucleo del Corpo Forestale, non sempre dal Servizio CITES. Nella quasi totalità dei casi il sopralluogo non avviene a sorpresa e quindi le condizioni di detenzione degli ani- mali possono essere modificate per l’ispezione. Qualora il sopralluogo venga effettuato solamente dal Servizio Veterinario ASL, e non anche dal Corpo Foresta- le, la mancanza di competenza relativamente agli anima- li esotici aggrava le già superficiali ispezioni che si con- cludono quasi sempre con una valutazione positiva in me- rito al trattamento degli animali, anche di fronte a pale- si casi di maltrattamento. Di fatto le violazioni indicate come costanti non vengo- no quasi mai prese in considerazione come forma di man- cato benessere, ma vengono quasi sempre accettate co- me mancanze minori sulle quali si può sorvolare. Alcuni tra i più intraprendenti rilasciano delle prescrizioni ma, dato l’esiguo tempo di attendamento del circo, non ci si cura di verificare se la struttura e sia adeguata o meno. A questo proposito dovrebbe essere fatto obbligo ai cir- chi di detenere un registro per l’annotazione di eventuali prescrizioni in seguito a carenze, con l’obbligo per i cir- chi di metterlo a disposizione delle autorità competenti nei successivi attendamenti. La provenienza degli animali dei circhi La presenza di animali nei circhi è conseguenza di: • acquisto da strutture specializzate nella riproduzione e/o primo addestramento; • nascite nel circo; • cessione da zoo (pratica illegale, ma ammessa dai cir- censi stessi); • prelievo in natura. Le nascite in cattività dovrebbero essere talmente nu- merose da soddisfare la richiesta non solo di semplici animali, ma di esemplari già adulti e pronti per esibirsi. È incredibile che si continui a credere che gli animali siano nati tutti nei circhi o comunque in cattività, dato che le rare nascite vengono pubblicizzate con enfasi e non sono certo tali da soddisfare le continue acquisi- zioni di animali. Vi sono più giraffe e zebre nei circhi di quante ne siano nate in tutti i circhi, zoo e parchi fau- nistici messi assieme! Il movimento interno degli animali non si limita alla ces- sione temporanea di numeri ma anche alla cessione de- finitiva, da parte di circhi “ricchi” a circhi con meno di- sponibilità finanziarie, di animali ormai vecchi. Vi sono anche stati casi di cessione a privati. Da questo emerge anche l’esistenza di una gerarchia tra strutture: i circhi ricchi e quelli minori; i circhi nazionali e internazionali e i circhi di nicchia che vivacchiano a li- vello regionale. Più che operare in concorrenza, si tratta di un vero e pro- prio cartello. Che si “ciba” anche delle nostre tasse. Una riflessione: questi circhi di nicchia potrebbero sgan- ciarsi dal cartello semplicemente trasformandosi da “equestri” a “ginnici” rifiutando la logica, pro-grandi circhi, secondo la quale la presenza di animali, anche se estremamente costosa, è essenziale per la sopravvi- venza del circo. Per quanto riguarda la riproduzione degli animali, mol- te sono le domande che emergono. Tigri, leoni, elefanti, ecc., invecchiano. Forse, e purtroppo per loro, a volte vivono più a lungo che non in natura, ma invecchiano anche nei circhi. Anche per loro vale co- munque il principio biologico di età riproduttiva e quin- di esiste un periodo di tempo entro cui i circhi possono
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    nei settori delleattività […] circensi e dello spettacolo viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di manifestazioni ed iniziative di carattere e rilevanza na- zionali da svolgere in Italia o all’estero”. Fanno seguito successivi decreti fino ad arrivare al D.M. del 20 novem- bre 2007 – “Criteri e modalità di erogazione di contribu- ti in favore delle attività circensi e di spettacolo viag- giante, in corrispondenza degli stanziamenti del Fondo unico per lo spettacolo, di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163” – che, tra l’alto, si pone quali obiettivi: favorire il costante rinnovamento dell’offerta di spetta- colo viaggiante e dell’arte circense italiana; particolare attenzione a consentire l’accesso alla cultura circense alle nuove generazioni e alle categorie meno fa- vorite; sostenere la funzione sociale, ricreativa e pedagogica del- l’attività circense e dello spettacolo viaggiante. Tralasciando l’obiettivo del rinnovamento dell’offerta e quello dell’accesso alla cultura (!) circense, evitando di tornare sull’argomento “funzione sociale” e dando per scontata la funzione ricreativa, una riflessione sulla pre- sunta “funzione pedagogica” è necessaria. Il 2007 è ben distante dal 1909, anno in cui Maria Mon- tessori pubblica il suo libro “Il metodo della pedagogia scientifica”, ma è evidente che chi ha definito per legge che il circo ha una funzione pedagogica probabilmente non sa chi fosse una delle più illustri scienziate italiane. Poiché la pedagogia è la “scienza dell’educazione che si occupa della riflessione critica e della progettazione del- la pratica educativa; essa si inserisce in un ambito costi- tuito da un insieme di discipline che hanno come ogget- to di studio il processo educativo ivi compresa l’istruzio- ne”, qualcuno dovrebbe spiegare come interviene il circo nel processo educativo o nell’istruzione. La risposta viene da un documento firmato da più di cinquecento psicolo- gi che tra l’altro: “esprimono motivata preoccupazione rispetto alle conseguenze sul piano pedagogico, forma- tivo, psicologico della frequentazione dei bambini di zoo, circhi e sagre in cui vengono impiegati animali. Queste realtà, infatti, comportano che gli animali siano privati della libertà, mantenuti in contesti innaturali e in con- dizioni non rispettose dei loro bisogni, costretti a com- portamenti contrari alle loro caratteristiche di specie. Ta- li contesti, lungi dal permettere ed incentivare la cono- scenza per la realtà animale, sono veicolo di un’educa- zione al non rispetto per gli esseri viventi, inducono al disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacolano lo sviluppo dell’empatia, che è fondamentale momento di formazione e di crescita, in quanto sollecitano una ri- sposta incongrua, divertita e allegra, alla pena, al disa- gio, all’ingiustizia.” Il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), relativo ai circhi e alle attività di spettacolo viaggiante, gestito dalla Dire- zione Generale dello Spettacolo dal Vivo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è stato così ripartito negli ultimi anni: 2008: 6.793.976,00 di euro 2009: 5.755.010,97 di euro Per l’anno 2010 lo stanziamento stabilito per i circhi è di 6.252.883,32 euro. Mentre appaiono condivisibili i contributi stanziati volti a supportare le scuole di circo contemporaneo, quale in- vestimento per il futuro di giovani che intendano intra- prendere una carriera nel variegato mondo circense, ri- sulta invece incomprensibile lo sperpero di denaro pub- blico attuato mediante l’attribuzione di grosse cifre del Fus nei confronti di talune strutture circensi, come ad esempio il colosso Togni, la famiglia Casartelli del circo Medrano e Moira Ofei. In contrapposizione, il riparto del Fus complessivamente destinato alle iniziative promozionali, assistenziali ed edu- cative si è attestato al di sotto dì 1.000.000,00. Da rilevare come, negli ultimi anni si sia assistito ad un fiorire di iniziative benefiche da parte del mondo circen- se, oltre che particolare attenzione verso i disabili e la gioventù. A tal proposito è opportuno sapere che, tra i criteri che sono valutati per l’assegnazione del fondo, Art. 5 Comma 3, lettera g, sono oggetto di punteggio “le age- volazioni previste a favore del mondo della scuola, del la- voro e dei disabili”. Nell’ultimo dossier pubblicato sullo spettacolo dal vivo dalla Direzione Generale si ribadisce che, in merito all’at- tribuzione del FUS in riguardo all’aspetto qualitativo, la valutazione viene fatta in relazione alla validità del pro- getto artistico, all’attendibilità del programma artistico in relazione al numero delle rappresentazioni preventiva- te, all’importanza culturale del progetto Artistico, al nu- mero e la tipologia di città visitate, all’identità e la con- tinuità del complesso circense a livello artistico, organiz- zativo ed occupazionale, alla rilevanza del complesso cir- cense, alla regolarità gestionale nonché all’impiego di per- sonale non familiare, alle agevolazioni previste a favore del mondo della scuola, del lavoro e dei disabili, alla pre- senza di eventuali tourneè all’estero. Va evidenziato come questo Decreto stabilisca che il con- tributo venga a decadere in caso (Art. 7, comma 2) di condanna definitiva a seguito di delitti di cui al Titolo IX bis del libro II del codice penale (dei delitti contro il sen- timento per gli animali) o di ogni altra violazione di di- sposizioni normative statali e dell’UE in materia di prote- zione degli animali. Di fatto, tra i vari circhi che hanno avuto accesso al contributo ve ne sono alcuni, oltre a quelli con condan- ne, che hanno dato dimostrazione palese di maltratta- mento animale e molti non in regola dal punto di vista documentale, sia per mancanza delle indispensabili cer- tificazioni relative agli animali, sia per irregolarità am- ministrative. Inoltre, le regalie del FUS includono sostegni alle tourneè all’estero dove i nostri circhi dovrebbero rappresentare la tradizione circense italiana. Tra le pagine che seguono troveremo un esempio quan- to mai illuminante in questo senso e, per citarne un al- tro, pensiamo al Darix Togni che continua all’estero la pratica vietata di far saltare le tigri attraverso il cerchio di fuoco. A titolo esemplificativo, oltre che per offrire un quadro, seppur limitato, sulla realtà dei circhi italiani, sono state prese in esame alcune strutture più o meno famose ma sicuramente rappresentative. 11 far accoppiare gli animali per ottenerne di nuovi. Ma scientificamente la riproduzione in cattività di molte spe- cie è assai difficile, per altre impossibile. Ora, com’è normale, gli annunci di nascite nell’ambito del circo sono limitati mentre il “parco animali” rimane co- stante, se non in aumento. Da dove provengono, allora, gli animali che sostituiscono quelli troppo vecchi o deceduti? È possibile che tutti i circhi europei siano alimentati da un’unica struttura, per quanto grande? È possibile che nessun animale giovane si mostri refrat- tario all’addestramento? E allora, che fine fa? E tutte le tigri dei Chipperfield da dove provengono? L’affermazione che tutti gli animali nei circhi siano nati in cattività appare labile, quando gli stessi proprietari, in molti casi, non ne conoscono l’origine. Vi sono circhi che intraprendono lunghe tournée verso Paesi in cui ottenere animali esotici e false certificazioni Cites è un gioco da ragazzi: con quanti animali sono par- titi e con quanti ritornano? Quanti animali vecchi vengono sostituiti con giovani? Quanti documenti vengono eventualmente falsificati e microchip sostituiti? I numeri dei circhi Quanti sono i circhi e quanti gli animali impiegano? In nessun settore economico è più difficile stabilire il nu- mero effettivo delle imprese quanto nei circhi in quan- to, al di là di pochissimi e famosi complessi che hanno tutto l’interesse a mantenersi riconoscibili, vi è un sot- tobosco di strutture che, nel corso degli anni, hanno mutato più e più volte l’insegna che dovrebbe caratte- rizzarli. Nei tempi andati sono stati i matrimoni tra mem- bri di famiglie circensi diverse che hanno caratterizzato nascite e fusioni, mentre ora, per motivazioni che non è dato del tutto conoscere, tutta una serie di circhi as- sume una data insegna per poi cambiarla con frequen- za. O, ancora, parti di circo si fondono con altre strut- ture solo per determinati periodi. Un esempio fra i tan- ti è quello del Circo Nazionale Viviana Orfei che ha de- buttato lo scorso anno assorbendo una parte del Circo Alex Hamar (mentre alcuni dei numeri hanno prosegui- to le tournée nella penisola balcanica), della famiglia Coda Prin, ed il Circo di Spagna della famiglia Carbo- nari (quest’ultimo nel corso degli anni si era già chia- mato Circo Ariz, Circo Euro 2000, Circo Lina Orfei e Sool Universal Circus). Da pochissimo il sodalizio tra le due famiglie si è sciolto, la famiglia Coda Prin ha portato via i propri animali ed al Viviana Orfei sono stati man- dati elefanti, giraffe ed un gran numero di altri esotici dal circo Medrano in tourneè nella penisola balcanica. Tutto questo dopo la sentenza con cui il Tribunale di Torino inibiva alla signora Viviana Orfei l’utilizzo, in tut- to il territorio nazionale, del nome “Orfei”, in ogni car- tellone, manifesto, sito internet e altro supporto pub- blicitario o telematico, in funzione di marchio. Questo è solo un caso fra i molti che può far capire come sia difficile censire le strutture circensi. Possiamo affermare che il numero dei circhi con anima- li, comprese le mostre faunistiche itineranti e i circhi ac- quatici, è di circa 100 unità. Per quanto riguarda invece il numero degli animali al seguito dei circhi si è cercato di fare una stima il più possibile reale e con un minimo margine di scostamen- to. Il problema maggiore è stato censire volatili, ser- penti e, soprattutto, pesci. Questa tipologia di animali, insieme ai rettili, ha visto un aumento esponenziale ne- gli ultimi anni con la nascita dei circhi definiti “acqua- tici” che, in taluni casi, sono solo delle mostre itineran- ti senza che vi siano spettacoli accompagnati da esibi- zioni umane. Complessivamente gli animali impiegati, con stima ef- fettuata per difetto, si attestano su più di 2.000, tra cui più di 400 equidi per la maggioranza cavalli, ma anche pony e asini e circa 50 zebre. Risultano anche un’ottan- tina di bovidi vari tra cui una decina di bisonti. E poi: circa 140 tra cammelli e dromedari 9 giraffe una sessantina di lama 6 rinoceronti più di 20 ippopotami più di 50 elefanti meno di 10 orsi 6/8 scimmie circa 160 tigri comprese bianche e rosa circa 60 tra leoni ed altri felini 40 tra struzzi, emù, etc. circa 350 volatili di cui la maggioranza pappagalli, ma anche rapaci, notturni, avvoltoi dai 70 agli 80 mammiferi di vario genere che compren- dono anche animali tipicamente da fattoria più di 100 cani una ventina di mammiferi marini (otarie, etc.) circa 60 pinguini circa 400 rettili, tra cui 250 serpenti – prevalentemente pitoni, boa e anaconde – e 50 tra coccodrilli e alligatori più di 200 i pesci stimati, in gran numero piranha Mettendo insieme tutte le stime nazionali, la popolazio- ne globale delle tigri è stimata in una quota che va dai 3.402 ai 5.140 (fonte IUCN) e il trend è vertiginosamen- te in calo. Le sole tigri in possesso dei circhi della fami- glia Vassallo potrebbero ripopolare un intero territorio a rischio d’estinzione. Ma si continua a prelevare in natura, ben sapendo che la riproduzione in cattività porterà a ra- rissimi parti e di nessuna utilità dal punto della conser- vazione della specie. Legislazione e contributi La prima forma di tutela giuridica dello Stato italiano nei confronti dei circhi e delle attività di spettacolo viaggian- te risale al 1968. Con la Legge 337 - Art. 1 - “Lo stato riconosce la funzione sociale dei circhi equestri e dello spettacolo viaggiante pertanto sostiene il consolidamen- to e lo sviluppo del settore” – prevedendo un fondo - Art. 19 - “per la concessione di contributi straordinari agli esercenti dei circhi equestri e dello spettacolo viaggiante. Oltre che a titolo di concorso nelle spese di ricostruzio- ne, ammodernamenti e difficoltà di gestione, viene sta- bilito che questi fondi potranno essere erogati anche a favore di iniziative assistenziali od educative”. Nel 1985, con la Legge 163 viene istituito il Fondo Uni- co per lo Spettacolo (FUS) con lo scopo di finanziare “en- ti, istituzioni, associazioni, organismi ed imprese operanti 10
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    di estrema crudeltàsopra descritto […] e rivolto contro un animale era inteso a domare l’elefante, ovviamente, in quanto in quel momento l’elefante stava mangiando tranquillamente, ma è stato perpetrato per evitare che l’elefante mangiasse il fieno che gli era di fianco. Essen- do affamato, l’elefante avrebbe avuto motivo di “svol- gere il suo lavoro” durante lo show per essere successi- vamente alimentato “come ricompensa”. “Il duro comportamento tenuto nei confronti dell’elefan- te, qui sopra descritto e risultante in danni fisici, ha cau- sato inoltre anche danni psicologici all’elefante, come è risultato da un filmato amatoriale […] ripreso dopo che il circo ha cambiato il nome di cartellone in “Circo Ame- rican Show”, e nel quale l’elefante viene ripreso mentre muove ripetutamente la testa avanti e indietro. Stando a quanto sostiene Samantha Lindley (membro onorario alla Royal (Dick) School of veterinary studies, Università di Edimburgo, docente onorario all’Università di Glasgow e con 16 anni di esperienza come veterinaria comporta- mentista per il comportamento di animali selvatici in cattività), questo comportamento stereotipato costitui- sce prova dell’esistenza di un danno psicologico negli elefanti utilizzati nei circhi, a causa della vita in catti- vità e dell’impossibilità di fuggire, e anche a causa dei metodi di addestramento che si basano su violenza fisi- ca o psicologica. G.A. Bradshaw (esperto internazionale di traumi su ele- fanti e altri animali in cattività, membro fondatore e Di- rettore del Kerulos Center per la psicologia animale e per il recupero da traumi) conferma che l’estrema forza fisi- ca, la crudeltà e il trauma emozionale al quale Andra è stata sottoposta nel video, sono indiscutibili. Le pratiche comunemente utilizzate nei circhi sono ad esempio le percosse violente, l’isolamento, l’incatenamento, la de- privazione di cibo e acqua, e tutta una vasta gamma di strumenti utilizzati per invalidare l’elefante psicologica- mente attraverso dolore e dominazione. I traumi psico- logici causati agli elefanti dall’uso di queste pratiche e la cattività, possono anche essere causa di una serie di disordini, quali: infanticidio, iperaggressività, depressio- ne, poca salute, anoressia, asocialità, automutilazione. La denuncia precisa infine che: “Il 5 luglio 2009, il circo si è ritirato dal territorio Greco per la risonanza avuta dall’episodio e per poter evitare le sanzioni penali con- tro i responsabili, nonostante gli spettacoli del circo fos- sero stati programmati fino ad ottobre 2009 stando […] a loro dichiarazioni. Prima del ritiro dalla Grecia, in giu- gno 2009, lo stesso circo ha messo in scena alcune esi- bizioni nella città di Volos cambiando la propria insegna in “Circo American Show” in quanto i responsabili vole- vano evitare il sequestro dell’elefante, l’imposizione di sanzioni penali ma anche le reazioni di protesta dei grup- pi per i diritti degli animali.” Insieme alla denuncia è stata presentata inoltre una let- tera del Ministero Greco dello sviluppo rurale (numero di protocollo 3221/29-05-2009) relativa ad una proposta di proibire l’ingresso in Grecia, che non ha propri circhi, ai circhi con animali. “È incredibile che un Paese come l’Italia continui a ‘rico- noscere il valore dell’attività circense’ e a finanziare le tournée di circhi implicati in tali situazioni. Veramente un bel modo di promuovere la tradizione circense italia- na all’estero. Inoltre, se l’erogazione del contributo è fi- nalizzata al raggiungimento di determinati obiettivi, per- ché non vi sono stati dei controlli in tal senso? O il con- tributo viene dato ‘a pioggia’, senza alcuna verifica? “ La LAV ha quindi scritto al Ministro per i Beni e le Atti- vità Culturali, On. Sandro Bondi, per chiedergli di inter- venire nel merito, affinché siano ritirati i fondi 2009- 2010 concessi al circo Hamar, escludendolo di dovere dal- le future erogazioni. 13 Circo Alex Hamar Dal 1 gennaio 2006 il Circo Alex Hamar è inserito nel re- gistro delle imprese con la denominazione Circo Nazio- nale Italia Alex Hamar di Coda Prim Pietro e tra le atti- vità prevede unicamente quelle di attività circense e cir- co equestre. Dal 2008 al 2010 il Circo Alex Hamar ha ricevuto un to- tale di €125.000,00 di finanziamenti pubblici suddivisi come indicato qui di seguito: Il Decreto 20 novembre 2007, che stabilisce i criteri e le modalità di erogazione di contributi in favore delle atti- vità circensi e di spettacolo viaggiante, stabilisce infatti che il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali eroghi contributi per i circhi e gli spettacoli viaggianti al fine, tra gli altri, di “sostenere la funzione sociale, ricreativa e pedagogica dell’attività circense e dello spettacolo viag- giante” e di “sostenere la promozione internazionale del- la tradizione circense italiana all’estero”. È quindi interessante vedere quale sia la “tradizione circense italiana” di cui il circo si è fatto portatore in Grecia ricevendo in premio 40.000,00 euro di contri- buti pubblici. Nel maggio del 2009, nel corso della sua tournée in Gre- cia, il Circo Alex Hamar, con l’insegna di Circo Massimo, fu oggetto di un filmato che ha fatto il giro del mondo suscitando sdegno e indignazione. Ed altrimenti non poteva essere. Di seguito alcuni passi dalla denuncia presentata dall’As- sociazione Psichanimal Athens nel mese di luglio 2009 a seguito dell’episodio. “Il 12 maggio 2009 alle 9.34 a.m. circa, è stato mostra- to sul canale televisivo Greco “Skai”, e in particolare sul- la trasmissione “ECO NEWS” un video amatoriale . Nel video è possibile vedere […] Davide Coda Prin, un uomo di quasi 50 anni, che tiene in mano un oggetto di ferro che ha un appuntito uncino di metallo ad una estremità, conosciuto come bullhook, e colpisce violentemente, fu- riosamente e senza ragione, un elefante, chiamato An- dra, sulla testa. […] L’elefante, Andra, è una femmina di elefante Asiatico di circa 42 anni […]. L’uomo stava uti- lizzando simultaneamente il bullhook per pungere la pel- le dell’elefante, tirare e poi sganciarlo, più e più volte ri- petutamente. Il risultato è che l’uomo ha inflitto inten- zionalmente molte ferite sul retro del lobo del suo orec- chio sinistro.” La denuncia prosegue poi spiegando “Il comportamento 12 2008 2009 2010 Attività Circense in Italia 20.000 25.000 25.000 Attività Circense svolta all’estero Anno rendicontazione del contributo 2008 2009 2010 Anno tournée per cui è stato concesso il contributo 2007 2008 2009 Luogo della tournée Turchia Grecia Grecia Importo del contributo 15.000 20.000 20.000 TOTALE CONTRIBUTI DAL 2008 AL 2010 125.000,00
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    Il Circo diMartini – Cirque D’Europe è di proprietà di Da- rio Martini ed ha come direttore artistico Rinaldo Orfei. Nel dicembre 2009 volontarie LAV hanno provveduto ad effettuare un sopralluogo presso il circo Martini – Cirque d’Europe, visitando lo zoo annesso al circo. Nel corso della visita è stata rilevata la presenza di due elefanti legati a catena. Due delle quattro zampe di ciascun elefante risultavano legate ad una catena corta e fissate ad una sottostante pedana in legno, rendendo in questo modo impossibile, per gli animali, qualsiasi tipo di movimento. In questo contesto non stupisce che uno dei due elefanti presentasse anche un movimento stereotipato, classico segno di stress negli elefanti presenti nei circhi: il conti- nuo ed ossessivo dondolio della testa. È incredibile come, a distanza di dieci anni dall’entrata in vigore delle Linee Guida CITES, alcuni dettami, chiari spe- cifici, sembrino ancora non essere del tutto recepiti dal mondo circense. Le linee guida specificano infatti “L’uso di catene è consentito solo per brevi periodi durante il trasporto, ma in linea di principio è da evitare. Le cate- ne devono essere rivestite di materiale morbido, devono consentire all’animale di sdraiarsi su un lato, e di poter restare in questa posizione; inoltre non devono impedir- gli di rialzarsi autonomamente. Gli animali, pur con le catene, devono poter disporre liberamente di tutto lo spa- zio loro concesso per effettuare i loro movimenti. Le zam- pe cui sono assicurate le catene devono essere cambia- te a rotazione ogni giorno[…]. Qualora gli elefanti, du- rante l’attendamento dei circhi, siano detenuti all’ester- no le catene non sono accettabili.” Oltre a questo, altri criteri “minimi” di benessere per gli animali detenuti presso il circo non fossero posti in esse- re: gli elefanti non avevano infatti alcun arricchimento ambientale e, sia per loro che per le tigri non vi era la possibilità di nascondersi alla vista del pubblico. La LAV ha pertanto provveduto a inoltrare una prima ri- chiesta di intervento al Corpo Forestale dello Stato per- ché provvedesse ad una verifica delle condizioni di de- tenzione degli animali e alle conseguenti azioni da porre in essere. Nel frattempo, da ulteriori verifiche da parte della LAV, le condizioni degli elefanti erano invariate: erano ancora detenute a catena. Questo poiché, da informazioni assunte, il Corpo Foresta- le, pur avendo rilevato la presenza degli elefanti incate- nati in esterni nel corso del sopralluogo, e quindi in pie- na difformità con quanto esplicitato nelle linee guida CI- TES, non aveva ritenuto di procedere nei confronti dei circensi in quanto questi ultimi avevano garantito che le catene venivano usate solamente come misura tempora- nea durante la notte per evitare la fuga degli animali. In seguito la Redazione di “Striscia la notizia” (Canale 5), è intervenuta nella vicenda documentando come le di- chiarazioni dei circensi relativamente agli elefanti incate- nati “temporaneamente” fossero false, riprendendo la con- tinuità di questa condizione in vari momenti nell’arco di due giorni. Da testimonianze raccolte ed elementi in fase di acquisi- zione si teme, purtroppo, che non si tratti di un caso iso- lato, e a molto poco valgono le ispezioni richieste in me- rito alle Autorità, poiché le giustificazioni addotte dei cir- censi (ad esempio: “li abbiamo appena messi a catena per fare le pulizie”) sono difficilmente confutabili a meno di non disporre di una costante sorveglianza nel tempo, co- sì come fatto da “Striscia la notizia”. Nel frattempo la vi- ta di questi elefanti prosegue nello stesso inaccettabile modo e l’unica alternativa possibile è che non sia più per- messo detenere tali animali nei circhi. 15 Circo di Barcellona Il Circo di Barcellona è inserito nel registro delle imprese con la denominazione Circo di Barcellona di Franchetti Enis. Nel dicembre 2006, al Circo di Barcellona veniva negata la concessione di attendamento nella città di Milano in quanto il Servizio Veterinario ASL, a seguito di sopralluo- go, verificava gravi carenze in merito alle prescritte do- cumentazioni. In particolar modo risultavano non presenti: • autorizzazione prefettizia alla detenzione di animali pe- ricolosi • certificazione CITES (Convenzione sul commercio inter- nazionale delle specie animali e vegetali in via di estin- zione, firmata a Washington nel 1973) per tre tigri • documentazione identificativa per due cavalli • cartelle cliniche degli animali • registro di carico e scarico degli animali • piano di alimentazione, di pulizia e disinfestazione • modalità di smaltimento delle deiezioni • attestazione della formazione del personale • valutazione del veterinario curante su gabbie, alloggi, mezzi di trasporto e modalità di manipolazione degli animali • descrizione della tipologia degli spettacoli in cui sono utilizzati animali Data la mancanza della necessaria documentazione, nel 2007, tre tigri furono sequestrate. La documentazione relativa agli animali, lungi dall’essere una futilità burocratica, è infatti uno strumento fonda- mentale per garantire che alcuni dei basilari diritti degli animali vengano rispettati: dalla garanzia che le specie animali in pericolo di estinzione non vengano più prele- vati in natura fino al controllo dei corretti parametri di nutrizione, cura e detenzione. Continuando a monitorare l’attività del Circo la LAV ha avuto modo di verificare che durante gli spettacoli alme- no una delle tigri sottoposte a sequestro veniva anco- ra utilizzata come attrazione sulla pista. A seguito della denuncia della LAV nel gennaio 2009 il Sig. Franchetti, proprietario del circo, è stato ritenuto col- pevole, in primo grado, del reato di detenzione di grandi felini sprovvisti di certificazioni Cites, oltreché di aver continuato a trarre profitto dall’esibizione in pubblico di questi animali. Il Franchetti è stato quindi condannato a 4 mesi di ar- resto e a 5.000,00 euro di ammenda, ancorché col bene- ficio della pena sospesa. Il Tribunale ha stabilito inoltre la confisca delle tigri ancora in vita, purtroppo una solamente perché le altre due sono morte nel frattempo. È stata una sentenza di grande importanza in quanto si basa sulla corretta applicazione della Legge 7 febbraio 1992 n.150 che, rispettivamente agli art. 1 e 2, stabilisce il sistema sanzionatorio in caso di violazione di quanto previsto dal regolamento (CE) 338/97 (relativo alla pro- tezione di specie della flora e della fauna selvatiche me- diante il controllo del loro commercio) per gli esemplari appartenenti alle specie elencate negli Allegati A, B e C del Regolamento medesimo. La tigre è un animale che rientra di diritto nell’Allegato A del Regolamento 338/97, e cioè viene ritenuta in gra- ve pericolo di estinzione, tuttavia le tigri nate in catti- vità vengono inserite nell’Allegato B in quanto conside- rate oggetto di minore tutela. Fortunatamente la norma si estende ad entrambe le possibilità per cui non vi è dub- bio che la confisca diventi un obbligo così come sancito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 18805/06, per cui è vietato detenere in Italia animali appartenenti alla fauna selvatica protetta della Convenzione CITES, e del quale non sia possibile dimostrare la regolarità del- l’importazione o della detenzione. Quindi - passaggio im- portantissimo - anche se il reato possa cadere in prescri- zione andando a sanare l’illecito penale, la confisca ri- mane obbligatoria come tutela assoluta dell’animale. Negli anni tra il 2007 e il 2009 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha rendicontato un totale di 60.000,00 euro di contributi stanziati per il Sig. Franchetti Enis, le- gale rappresentante del Circo di Barcellona. 2007 2008 2009 Attività circense in Italia 20.000,00 20.000,00 20.000,00 14 Circo Martini - Orfei Cirque D’Europe
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    bilità di detenerenei circhi l’Orso polare (Ursus maritimus), i requisiti seguenti non si riferiscono a questa specie”. La Maxymova dimostra, quindi, già da tempo un chiaro disinteresse sia delle normative italiane, sia del benessere degli animali. Nel marzo 2009, durante un attendamento a Reana del Rojale, viene fatto un ulteriore sopralluogo presso il circo. Le prime e più evidenti mancanze riguardano le pessime condizioni dell’ippopotamo che reiterano il mancato rispet- to dei Criteri di Detenzione CITES, non essendo per lui pos- sibile, fra l’altro, nascondersi alla vista del pubblico I volontari LAV hanno inoltre avuto modo di assistere al- la preparazione dello spettacolo della signora Niedermayer: un assurdo numero costituito da un cavallo, una tigre e un orso. Il cavallo, con in groppa la tigre traina un car- retto con un orso a bordo. Ancora una volta risulta estremamente evidente la viola- zione delle Linee Guida CITES che specificano molto chia- ramente che “Particolare attenzione deve essere posta a non imporre la vicinanza di specie per loro natura non compatibili” e che “In nessun caso esemplari di specie diverse potranno essere trasportati o mantenuti in strut- ture attigue, con particolare riguardo alle differenze di età e gerarchie sociali e soprattutto se le relative specie sono in rapporto preda-predatore”. Di nuovo, ad aprile 2009, i volontari LAV videro che nuo- vamente il numero della Maxymova veniva portato in pista. Sembrano bastare solo due mesi, però, per cambiare il ba- silare istinto di sopravvivenza di un animale. Nel giugno del 2009, infatti, il cavallo viene dissequestrato e resti- tuito a Martino Maxi Jutta, il proprietario. La motivazio- ne rileva che il cavallo, portando la tigre in groppa da quando questa era ancora cucciolo, era ormai abituato alla sua vicinanza. Nulla si dice sulla vicinanza dell’orso, da poco acquistato e inserito nel numero. E nulla si dice delle Linee Guida CITES che, essendo re- datte da esperti della materia, non stabiliscono parame- tri entro cui specie etologicamente in conflitto possono essere detenute insieme, ma lo vietano del tutto. Ancora una volta, a distanza di mesi, il numero oggetto di denuncia è tornato in pista, questa volta a Cagliari: Negli anni tra il 2006 e il 2010 il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha rendicontato un totale di € 73.087,00 di contributi stanziati per il Sig. Martino Eusa- nio, legale rappresentante del Circo Martin Show. I contributi, richiesti con costanza e in aumento ogni an- no, sono così suddivisi: 2006 2007 2008 2009 2010 Attività Circense in Italia 8.000,00 7.000,00 10.000,00 12.000,00 15.000,00 Acquisto di nuovi impianti, macchinari, attrezzature e beni strumentali 21.087,00 Circo Martin Show Il Circo Martin è inserito nel registro delle imprese con la denominazione Circo Equestre Martin Show di Martino Eu- sanio. Diversamente da molti altri circhi le attività autoriz- zate sono strettamente legate all’attività circense: circo equestre, spettacoli viaggianti, mostra faunistica itinerante. Nell’ottobre 2008 la LAV effettua una prima verifica pres- so il circo in questione, attendato a Bolzano. Rilevando situazioni di detenzione non corretta di animali, vengo- no richiesti anche l’intervento del Servizio Veterinario ASL e del Corpo Forestale. Le loro risposte ribadiscono che “in contraddizione all’al- legata planimetria di posizionamento degli animali sot- toscritta dal titolare stesso, l’ippopotamo pigmeo era rin- chiuso all’interno del rimorchio di trasporto e non dispo- neva di un parchetto esterno per la movimentazione nel rispetto delle esigenze etologiche proprie della specie (in particolare di tenere costantemente umida la cute) e la detenzione all’aperto non garantiva le condizioni di si- curezza per l’incolumità pubblica”, che “La voliera nella quale era detenuto un pappagallo Ara era di dimensioni tali da non raggiungere le dimensioni minime previste dal punto 7 dell’allegato alla legge provinciale nr.9 (n.d.t. “Interventi per la protezione degli animali e prevenzione del randagismo 2000”) e che “il rettilario era di dimen- sioni troppo ridotte rispetto allo sviluppo dei rettili ed inoltre la temperatura interna troppo fredda per le esi- genze fisiologiche delle specie detenute, non vi era di- sponibilità di sufficiente acqua.” Vengono inoltre rilevate importanti mancanze documen- tali: “dal registro di carico e scarico avrebbero dovuto essere presenti un Tegu Argentino e un Pitone Moluro, mentre assolutamente non era registrato il Pitone di Se- ba […] Per quanto riguarda la documentazione mancava quella relativa all’Ara ed era lacunosa quella relativa al Pitone di Seba […].” Nei mesi successivi la LAV continua a richiedere agli Enti Pubblici di effettuare controlli presso il Circo ma le ri- sposte, quando arrivano, dichiarano che tutto risulta in regola o, in alternativa che “la licenza di pubblico spet- tacolo […] è stata concessa in data 18 dicembre 2008 senza alcuna prescrizione relativa alla detenzione di ani- mali in quanto non ne risulta la presenza nella docu- mentazione presentata”. Dall’anno 2009 si unisce poi al Circo Martin Show la do- matrice Maxy Niedermayer, conosciuta con il nome di “Maxymova“. La signora Niedermayer rimane una delle poche domatri- ci ad utilizzare, nei suoi numeri, degli orsi. Fino all’anno 2008 si esibiva con lei persino un orso polare, in seguito deceduto. Le motivazioni per le quali gli orsi non sono animali ge- neralmente utilizzati nei circhi sono estremamente evi- denti da quanto specificato nei “Criteri per il manteni- mento di animali nei circhi e nelle mostre viaggianti” emanati nel 2000 dall’Autorità Scientifica CITES del Mi- nistero dell’Ambiente: “Gli orsi sono dei predatori di grosse dimensioni, dalle abitudini principalmente solitarie, assai robusti, dotati di artigli pericolosi, il che li rende poco adatti alla vita del circo. Infatti è impossibile mantenere degli orsi nei cir- chi in maniera compatibile con le loro caratteristiche bio- logiche e con i peculiari comportamenti sociali di ogni individuo. Ad esempio bisogna ricordare che diverse spe- cie originarie delle regioni più settentrionali trascorrono i mesi più freddi riducendo il loro metabolismo e andan- do in letargo. Inoltre diverse specie sono minacciate di estinzione e sono tutte incluse nelle appendici della CI- TES. Oltre alle considerazioni in merito al benessere degli ani- mali, i circhi non sono adatti ad ospitare le diverse spe- cie di orsi anche per ragioni legate alla sicurezza del pub- blico e degli operatori. […] Si ribadisce che le indicazioni sui requisiti minimi indicate di seguito non devono pertanto essere considerate come una giustificazione o un invito a tenere queste specie nei circhi o mostre viaggianti. Considerata l’assoluta impossi- 16
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    richiesta di emissionedi decreto penale di condan- na nei confronti dell’Am- ministratore del circo per aver detenuto in condizio- ni incompatibili con la lo- ro natura animali esotici e non, sottoponendoli inoltre a lavori insoppor- tabili per le loro caratte- ristiche etologiche; in par- ticolare […] veniva riscon- trata la detenzione di: 1 ippopotamo, detenuto in mezzo alla neve; 1 elefante femmina e un dromedario, detenuti su au- tocarri al freddo e di dimensioni tali da non permette- re loro alcun movimento; 1 scimpanzé, detenuto in una gabbia angusta e al buio; Diversi cani di razza boxer, legati con la possibilità di strozzarsi ed esposti alle intemperie, uno di questi pre- sentava lesioni da morso ad un orecchio; Alcuni struzzi utilizzati come cavalcature negli spetta- coli, presentavano estese lesioni cutanee sul dorso. Nell’attendamento del maggio 2010 in provincia di Fer- rara, il Servizio Veterinario rileva come la detenzione de- gli animali nuovamente presenti notevoli lacune e come non sia ovviamente possibile garantire il benessere di al- cuni animali. In particolar modo viene evidenziato che: “si riporta in primo luogo che il Circo detiene un singolo elefante indiano; tale condizioni risulta sconsigliata dai criteri specifici previsti dall’Allegato B della dgr 647/2000. Si segnala inoltre che tra gli animali a seguito del Circo, è presente un esemplare di scimpanzé di trent’anni di età, femmina. […] si riporta una sintetica raccomandazione: << Gli scimpanzé in cattività devono avere uno spazio esterno abbastanza grande per garantire loro un adegua- to esercizio fisico (correre, arrampicarsi, dondolare), ed esposto al sole per buona parte della giornata ma dota- to di ombra. È importante che vi sia una zona riscaldata per l’inverno e la possibiltià di isolarsi dalla vista dei vi- sitatori. Devono avere a disposizione materiale per co- struire i nidi per la notte. Devono ricevere più pasti al giorno e di una dieta varia. Gli scimpanzé in cattività de- vono fruire di contatti sociali frequenti e vivere in strut- ture ricche di stimoli: materiale per arrampicarsi, pozze, buche di sabbia, oggetti da manipolare, teli con cui gio- care, termitai, scatole magiche, ed altri oggetti creativi dai quali ricavare, risolven- do semplici problemi, semi, noci o altro cibo>> […] il soggetto esaminato non viene utilizzato per le esi- bizioni ma unicamente per l’esposizione, l’area in cui vive presso il Circo ha una superficie di m. 2,5 x 2,5, dispone di qualche arric- chimento ambientale ed è riscaldata. […] Poiché è apparso evidente che le attuali modalità di detenzione dell’animale non garantiscono il soddisfacimento dei bisogni minimi sopra descritti, in par- ticolare per quanto attiene lo spazio disponibile, i con- tatti sociali frequenti, la ricchezza di stimoli, si è prescrit- to ai titolari del Circo di trasferire quanto prima l’anima- le presso la struttura di Latina dove si auspica possa frui- re di condizioni migliori rispetto alle attuali.” Il Servizio Veterinario ASL di Ferrara, relativamente agli altri animali presenti nella struttura, ha inoltre espresso: “Si è rilevato in particolare che venivano detenuti un sin- golo esemplare di elefante indiano e di scimpanzé, spe- cie altamente sociali” che “Lo spazio disponibile per i se- guenti animali: camelidi, zebra, leoni, uccelli corridori, cani, deve essere aumentato secondo le misure indicate nell’autorizzazione sanitaria rilasciata” e che “si esprime una considerazione in merito all’utilizzo nel periodo au- tunno-inverno negli spettacoli itineranti, di animali che necessitano di temperature ambientali non inferiori a 15°, (elefante, ippopotamo, zebra, grandi felini). La necessità di evitare a quegli esemplari l’esposizione alle basse tem- perature, fa sì che gli stessi trascorrano tutto il loro tem- po nei carri di trasporto, ovvero in spazi assai limitati […] si ritiene dunque necessario chiarire se la condizio- ne sopra descritta possa ritenersi ostativa già in via pre- ventiva, ai fini del rilascio del parere per l’attendamento dei circhi nel periodo autunno-inverno”. Anche in questo caso la LAV ha presentato denuncia nei confronti del circo Miranda Orfei. Da controlli successivi al circo Miranda Orfei, i volontari LAV hanno potuto rilevare che, nonostante il Servizio Ve- terinario ASL e il Corpo Forestale di Ferrara abbiano più volte sottolineato l’esigenza di spostare al più presto lo scimpanzé, nel corso dell’attendamento a Viterbo, a giu- gno 2010, lo stesso risultava essere ancora presso il circo. La struttura di Latina, che nel verbale viene indicata co- me “zoo denominato ‘Safari Park’, via del Malconsiglio – Latina Borgo Grappa”, risulterebbe essere di proprietà del- la Signora Montemagno Maria Olga, detentrice dello scim- panzé e sorella del titolare del Circo Miranda Orfei, Mon- temagno Daviso, e zona di stallo per gli animali del circo sui quali, quindi, non si cessa mai di lucrare. Tale struttura risulta attualmente sottoposta a seque- stro in quanto, a seguito di un intervento della Polizia Mu- nicipale del Comune di Latina, è stata rilevata la mancan- za del nulla-osta di cui all’art. 80 del T.U.L.P.S. (sicurezza) e di autorizzazioni relative all’esecuzione di opere edilizie. 19 Circo Miranda Orfei Il Circo Miranda Orfei è inserito nel registro delle impre- se con la denominazione Circo Miranda Orfei S.r.l. e tra le attività registrate vi è solo quella di circo. Nel gennaio 2009, volontari LAV hanno effettuato un so- pralluogo presso il Circo attendato a Como, rilevando con- dizioni di detenzione degli animali inadeguate. Gli animali, in particolare un’elefantessa, un ippopotamo, un dromedario, diversi struzzi, sei cani di razza boxer e alcune zebre, erano detenuti all’aperto con una tempera- tura di 0°. Le linee guida CITES del Ministero dell’Ambiente stabili- scono precisi criteri di detenzione per gli animali e tra queste vi sono anche indicazioni per le temperature: “Criterio 11: gli animali dovranno avere a disposizione sia strutture di ricovero per ripararsi da condizioni cli- matiche avverse […]Le relative strutture di mantenimen- to dovranno essere attrezzate con strumenti atti a rego- lare la temperatura degli ambienti in funzione delle sin- gole esigenze degli esemplari ospitati. Elefanti: in caso di temperature esterne inferiori ai 15°C, gli elefanti devono avere la possibilità di proteggersi in un’area riparata dal vento e da altre condizioni meteo- rologiche avverse, ed in cui viene mantenuta una tem- peratura di circa 15°C. In caso di gelo gli animali devo- no poter disporre di ambienti riscaldati (almeno 20°C), privi di correnti d’aria, grandi abbastanza da permetter- ne la permanenza a tutti gli esemplari pur garantendo loro la possibilità di muoversi liberamente. La struttura deve essere progettata in maniera tale da poter essere pulita e lavata giornalmente su pareti e pavimento. Zebre: Generalmente in caso di temperature esterne sotto i 12°C tutti gli animali devono avere la possibilità di ri- pararsi in ambienti in cui la temperatura sia di circa 12°C o meno, a seconda delle zone di origine degli animali.” Nonostante queste indicazioni i recinti che gli animali avevano a disposizione erano ancora innevati e l’unica fonte di riparo era il container - che per alcuni animali era estremamente piccolo, non consentendo loro di muo- versi, girarsi e sdraiarsi liberamente - utilizzato per gli spostamenti, mantenuto aperto e che non poteva quindi garantire le temperature minime richieste. I cani venivano invece detenuti in un box o legati, con scarsa possibilità di movimento e scarso riparo. È stata inoltre rilevata la presenza di uno scimpanzé al- l’interno di una struttura chiusa. Anche in questo caso, come sottolineano le Linee Guida CITES, “Numerose considerazioni di ordine biologico, com- portamentale e conservazionistico rendono assolutamen- te inaccettabile ed inopportuna la detenzione di tutte le specie appartenenti all’ordine dei Primati nei circhi in particolar modo per tutte le scimmie antropomorfe.” La LAV ha quinti presentato denuncia per maltrattamen- to e detenzione incompatibile, subito dopo aver richiesto l’intervento degli enti preposti perché si procedesse a ga- rantire che almeno i criteri minimi per il benessere ani- male venissero rispettati. La LAV ha continuato a seguire gli spostamenti del circo Miranda Orfei. La situazione degli animali, negli attenda- menti che è stato possibile seguire e verificare, come ad esempio a Bassano del Grappa (Vicenza), si presentava so- stanzialmente invariata, nonostante la situazione climati- ca particolarmente fredda. In data 30 novembre 2009 il Tribunale di Como ha fatto 18
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    Gli anaconda sonoimmobili, mentre gli alligatori vengo- no forzati ad uscire, ma si vedono sofferenti e in diffi- coltà a stare in piedi e fare quattro passi. Dulcis in fundo: un leone marino di 400 chilogrammi, te- nuto nella solita scatola di ferro, e due squali in una spe- cie di vasca da bagno. Inoltre, vengono fatti sfilare due poveri istrici e due pin- guini. In poco più di una vasca da bagno due squali nu- trice, ora morti. Il percorso La LAV segue il Victor da anni. Nonostante numerosi sol- leciti alle Istituzioni preposte al controllo, non succede assolutamente nulla. In modo particolare, si nota che nessuna attenzione è sta- ta rivolta alle prescrizioni della Commissione Scientifica Ci- tes in quanto, in nessuno dei verbali di ispezione emessi e in possesso di questa Associazione, vengono menzionati i “criteri” e specificato se siano stati rispettati o meno. Infatti, la scarsa attenzione degli organi che hanno ef- fettuato i controlli è stata unicamente posta da una par- te all’assenza di malattie in atto (soprattutto infettive) e dall’altra all’esistenza dei previsti certificati di origine e gli altri requisiti CITES, mentre si è “voluto” sorvolare sul- le condizioni di detenzione degli animali. Emblematica la risposta data dall’ASL di Pescara, riguar- dante un sopralluogo eseguito, in cui, mentre si parla di benessere animale, contestualmente si fa riferimento a delle ventole che avrebbero il compito di mantenere la temperatura all’interno di un “tunnel”, termine che, in tutti i vocabolari italiani, sta a significare un luogo an- gusto o una situazione pericolosa o comunque negativa. Ma il 18 marzo 2009 sembra che la situazione possa ve- ramente cambiare, la trasmissione televisiva Striscia la Notizia (Canale 5), trasmette un servizio sul Circo ‘‘Victor lo spettacolo delle meraviglie”, attendato in provincia di Ravenna. Dal servizio televisivo, durante il quale si rac- coglie anche la testimonian- za del dottor Nardini, Vete- rinario e membro del Consi- glio Direttivo della SIVAE, si evincono le gravissime con- dizioni di detenzione di tutti gli animali utilizzati nell’esi- bizione e l’evidente stato di sofferenza di alcuni di loro. La vicenda assume una forte rilevanza, viene presentata addirittura un’interrogazione parlamentare e l‘Ente Nazionale Circhi prende le distanze dal Victor, auspicando maggiori e sempre più severi con- trolli ‘’nei confronti di mostre faunistiche o similari che con il circo hanno in comune poco o niente’‘ ed invitan- do le autorità competenti a predisporre i provvedimenti necessari nei confronti di chi non rispetta la legge. Ma nel maggio del 2009 il Victor arriva in provincia di Pistoia, e precisamente a Montecatini Terme, dove final- mente non ci si gira dall’altra parte per non vedere . La ASL è decisa a procedere al sequestro preventivo degli animali del Victor, ravvisando gli estremi dei reati di mal- trattamento e di detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura. Il 27 maggio tutti gli animali del Victor vengono posti sotto sequestro dall’Asl di Montecatini e dagli Agenti del NIRDA (Nucleo Investigativo Reati a Danno di Animali) del Corpo Forestale dello Stato. Al momento del seque- stro, gli animali vengono trovati completamente al buio. Il sequestro preventivo e probatorio viene convalidato dal- la Procura della Repubblica di Pistoia ma non vi è la pos- sibilità di trasferire subito gli animali in strutture ade- guate in quanto, dagli accertamenti sanitari eseguiti, emer- gono delle zoonosi (quali la clamidiosi e la salmonellosi) a causa delle quali diventa necessario porre il Circo in quarantena. 21 Circo Victor Lo spettacolo delle meraviglie Il Registro delle Imprese non ha dati sull’impresa Victor David Show; si può dedurre che questa dicitura sia solo un’insegna e non individui quindi un’azienda. Il Registro delle Imprese fornisce invece questi dati: denominazione Calvaruso Vittorio. Sede legale: Via Largo Amedeo Moscati 5 - Salerno Attività: spettacoli viaggianti, mostra faunistica. Si tratta di un’attività di spettacolo viaggiante, un’espo- sizione di animali leggermente diversa dal Circo comune- mente inteso e compresa nelle attività della citata legge 337/68; gli animali sono considerati “attrazioni” inserite nell’elenco delle attività spettacolari, attrazioni e tratte- nimenti di cui all’art.4 della legge 18.3.1968, approvato e aggiornato con vari Decreti Interministeriali tra cui ul- timo, noto, il decreto 28-02-2005, precisamente tra le “medie attrazioni”, sotto la voce:“mostre faunistiche zoo. Trattasi di strutture, padiglioni o di automezzi o rimorchi aperti da un lato, riparati con sbarre di ferro o vetri, nel- l’interno dei quali sono posti animali feroci o non, o ri- produzioni di animali, anche animate, con eventuale esi- bizione davanti al pubblico”. La struttura La struttura è perfettamente adeguata alla definizione contenuta nell’elenco e al momento dell’allestimento i mezzi di trasporto sono accostati al tendone/ teatro di cui rappresentano il fondale. Non sono allestite aree esterne rispetto a quelle in cui viene eseguito lo spettacolo perciò le gabbie che ospita- no gli animali durante lo show sono la loro dimora abi- tuale, nonché mezzo di trasporto. Lo spettacolo, gli animali e il maltrattamento Va ricordato che la Commissione Scientifica Cites ha for- nito, in data 10 maggio 2000, precisi “Criteri per il man- tenimento degli animali nei circhi e nelle mostre viag- gianti”, che forniscono parametri minimi per la corretta sopravvivenza degli animali cui si riferiscono, nonché le indicazioni di carattere sanitario ed amministrativo che devono essere osservate dalle strutture che vogliono de- tenere animali da utilizzare negli spettacoli. “Criterio 11: gli animali dovranno essere mantenuti in strut- ture, sia fisse che mobili, che permettano agli stessi di po- tersi liberamente sottrarre alla vista del pubblico. Inoltre, gli animali dovranno avere a disposizione sia strutture di ricovero per ripararsi da condizioni climati- che avverse, sia idonei arricchimenti ambientali atti ad evitare comportamenti stereotipati. Le relative strutture di mantenimento dovranno essere attrezzate con stru- menti atti a regolare la temperatura degli ambienti in funzione delle singole esigenze degli esemplari ospitati.” Di contro, la situazione al Victor più volte documentata: un centinaio di uccelli, compresi grandi rapaci ma anche notturni, avvoltoi, pellicani, marabù, ed altri tra cui alcu- ni particolarmente protetti perché in grave pericolo di estinzione, sono costretti in anguste gabbie che ne im- pediscono non solo il volo ma anche normali movimenti di estensione delle ali e che non hanno all’interno alcu- no stimolo ambientale e nemmeno la presenza degli in- dispensabili trespoli. Gli animali vengono fatti uscire per una breve esibizione attirati dal cibo e poi rientrano, sem- pre attirati dal cibo, in quella che la presentatrice dello spettacolo definisce “casa loro”. Il fondale su cui si muo- ve lo spettacolo è costituito dal rimorchio che trasporta gli animali. Le gabbie, non certo adeguate, possono contenere anche uno svariato numero di animali che, a parte i pochi mi- nuti dello spettacolo, vivono perennemente imprigionati nelle gabbie, per la maggior parte del tempo al buio. Molte gabbie sono chiuse da pannelli di legno scorrevoli, che quindi “piombano” letteralmente gli animali, e che vengono abbassati solo al momento dell’esibizione . Durante l’intervallo un gufo reale, uccello notturno per ec- cellenza, viene messo in bella mostra sotto i fari accecanti sul palcoscenico, per le foto di rito con gli spettatori. Quindi si passa agli animali acquatici. Con un automatismo sale una piattaforma che alza a li- vello di palcoscenico due contenitori che contengono, ri- spettivamente, anaconda e alligatori: si aprono uno alla volta, si mostrano e subito dopo ritornano nelle segrete. 20
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    Circo Coliseum Roma IlCirco Coliseum Roma è inserito nel registro delle im- prese con la denominazione Circo Coliseum di Vassallo Eugenio e ha come attività registrata quella di circo eque- stre. La situazione relativa ai finanziamenti ricevuti da questo circo risulta piuttosto complessa. Negli anni dal 2005 al 2010 il Legale rappresentante, Vas- sallo Eugenio, ha infatti ricevuto contributi a suo nome relativamente a tre diverse attività circensi con nomi si- mili, per un totale di €357.000,00. I contributi sono sud- divisi come indicato nella tabella a fondo pagina. Le modalità di accesso ai contributi non sono l’unico aspetto degno di nota relativo a questo circo, anche la gestione degli animali presenta infatti caratteristiche pe- culiari. Su un totale di 53 animali registrati in ingresso sui regi- stri CITES del Circo dal 2003 al 2009, nessuno di loro ri- sulta acquistato. Tutti gli animali, secondo la compilazio- ne del registro, risultano infatti arrivati al circo grazie a “donazione”, “acquisizione gratuita” o un generico “altro”. Tra questi animali - sempre stando ai dati contenuti nei registri - alcuni, in particolar modo, destano attenzione. È il caso di 4 tigri, registrate il giorno stesso della loro nascita, in Grecia, e purtroppo tutte morte, una dopo po- co più di un mese e le altre tre a circa un anno di età. È il caso anche di due elefanti, registrati in ingresso a febbraio 2009 e in uscita, anche questa volta in Grecia, nel luglio dello stesso anno, a soli 5 mesi di distanza. Il fatto che però sconcerta maggiormente è relativo ad un sequestro di due tigri e due elefanti del Circo, av- venuto nel gennaio del 2007 a causa della mancanza del- la prescritta documentazione relativa agli animali, tanto che gli elefanti non risultavano nemmeno inseriti nel re- gistro di carico. Le tigri sono state in seguito confiscate con sentenza del Tribunale di Lucca del 21 dicembre 2009 e attualmente si trovano presso il Centro CRASE del WWF di Sempro- niano, in attesa di una definitiva destinazione. Gli elefanti, a quanto risulta, sono stati rapidamente portati all’estero dal proprietario e di loro si sono per- se le tracce. Sembra impossibile che animali posti sotto sequestro, e di taglia notevole, possano essere fatti spa- rire uscendo dal territorio senza essere fermati ai punti d’ispezione. Esiste un nuovo manuale operativo recante modalità e procedure relative ai controlli in ambito do- ganale sul commercio internazionale di specie di fauna e flora selvatiche minacciate d’estinzione che spiega esau- stivamente come e chi debba effettuare i controlli. Ma gli elefanti sono spariti e il circo continua tranquil- lamente ad operare nonostante il grave reato commesso. Com’è possibile? Tutto è possibile, magia del circo. 23 Inoltre Calvaruso, il proprietario del Victor, si appella al Tribunale del Riesame che, con una discutibile sentenza del 19 giugno, dispone il dissequestro degli animali ad ec- cezione degli uccelli. Avuto il via libera sanitario dopo le cure prescritte, il 4 agosto, nel tardo pomeriggio e per tut- ta la notte, sono state effettuate le operazioni di trasferi- mento degli 82 animali. Tutto si è svolto con la massima attenzione al benessere degli animali e ciò è stato reso possibile anche grazie alla collaborazione professionale del personale tecnico e scientifico del WWF, che ha garantito l’accoglienza di numerosi animali e ha supportato il Cor- po Forestale dello Stato e il NIRDA del Corpo Forestale del- lo Stato nel corso dell’intera operazione. Tutti gli “ex reclusi” sono giunti nei centri di accoglien- za, che sono la loro nuova dimora e hanno iniziato un percorso di monitoraggio per verificare le fasi di accli- matamento, oltreché una seria indagine per accertarne lo stato di salute. Ottantadue sono partiti ma 17 animali sono rimasti. Dal canto suo il Calvaruso, con i suoi avvocati, presenta una nuova istanza di dissequestro degli uccelli nonché ricorso in Cassazione contro il provvedimento del riesame. E, dalla fine di agosto, ricomincia i suoi spettacoli itine- ranti con i pochi animali rimasti. Ma lo squalo nutrice dal gozzo pronunciato, che il dott. Brunetti aveva asserito sarebbe guarito in breve tempo, non c’è più e al suo posto sono state poste due delle nu- merose anaconde giganti lasciate riprodurre incosciente- mente in gran numero. Viene spontaneo chiedersi, dato che questi animali rien- trano nella lista di quelli pericolosi, se la prescritta denuncia sia stata fatta alla Prefet- tura locale e come si possa permettere a chiunque una riprodu- zione selvaggia di que- sta tipologia di anima- li. La situazione non è molto cambiata, il leo- ne marino è sempre costretto a fare il clown ornando una trombetta con le nari- ci. Che tristezza. Ma, cosa ancor più grave, al Victor riap- paiono i primi uccelli quando è ancora in Toscana, negli spettacoli del Lazio sono diventati addirittura 13, una bef- fa nei confronti delle aule di giustizia! Ma, incredibilmente, la Corte di Cassazione da ragione al Calvaruso e il Tribunale di Pistoia si pronuncia sul caso e ordina il dissequestro e la restituzione degli animali al proprietario. Appare incredibile una serie di sentenze così approssimative, insensibili ed indifferenti. Il caso, con le sue implicazioni, ha scosso il mondo poli- tico, veterinario, circense e tutte le persone che hanno creduto nella legge contro il maltrattamento animale. Come finirà? Il procedimento penale nei confronti del Calvaruso è in corso, si attende giustizia. È vero che la legislazione non da indicazioni specifiche per ogni specie animale detenuta, cosa impossibile, ma a questo punto dovrebbero essere applicate “scienza e co- scienza” da parte dei controllori. “Coscienza”, di cui fa parte il comune buon senso, che impone, ad esempio, le seguenti domande: 1) è possibile che un’Aquila americana (Haliaetus leuco- cephalus) che raggiunge i 110 cm di lunghezza e l’aper- tura alare di quasi 3 metri. non soffra minimamente chiu- sa in una gabbia? 2) È possibile che un’Aquila siberiana (Chrysaetus kamt- schatica) con una lunghezza di 74-87 cm e con un’aper- tura alare di 203-220 cm, che nidifica tra i 1700 e i 2200 metri gioisca e sia grata al padrone per vivere in una gab- bia buia tutto l’anno? 3) È possibile che un Pellicano gigante (Pelecanus ono- crotalus + crispus) di Altezza 170 cm, Peso 11 kg, aper- tura alare circa 3 metri, il cui habitat è acquatico o al- meno umido (laghi interni, paludi, coste) stia benissimo al sicuro dentro un contenitore piombato? 4) È possibile che un alligatore (Alligator mississippiensis) che vive prevalentemente in stagni di acqua dolce e pa- ludi ma anche in fiumi, laghi e corsi d’acqua, in zone a clima temperato-caldo, che si iberna quando cala la tem- peratura, sia felice di vivere in un triangolo lungo meno del suo corpo? Queste domande si ripropongono per ogni specie dete- nuta e sono più di cento gli individui utilizzati. 22 FUS 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Denominazione: CIRCO COLISEUM DI VASSALLO EUGENIO - Sede Legale: SALERNO Attività circense in Italia 32.000,00 32.000,00 35.000,00 35.000,00 Attività circense all’estero 30.000,00 30.000,00 Denominazione: VASSALLO EUGENIO - Insegna: CIRCO COLOSSEO - Sede Legale: MAGLIE Attività circense in Italia 18.000,00 25.000,00 Attività circense all’estero 125.000,00 Denominazione: CIRCO COLISEUM ROMA - Sede Legale: FORMIA Attività circense all’estero 25,000,00 Attività circense in Italia
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