CICLO INTEGRATO DEI RIFIUTI  per uno  sviluppo sostenibile
SVILUPPO SOSTENIBILE ASSICURARE IL SODDISFACIMENTO DEI BISOGNI DELLA GENERAZIONE PRESENTE SENZA COMPREMETTERE LA POSSIBILITA’ DELLE FUTURE GENERAZIONI DI SODDISFARE I PROPRI BISOGNI  (Comm. Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo “Our Common Future” 1987) Materie Prime Prodotti Scarti earth factory consumer
Sviluppo sostenibile Commissione Brundtland – visione antropocentrica (bisogni del presente legati alla capacità delle generazioni future) World Bank – “lasciare alle future generazioni tante opportunità almeno quante ne abbiamo avute noi” (opportunità = capitale man-made (l’usuale capitale) + capitale naturale (economia ambientale) +capitale umano (salute, educazione, ecc…) Sostenibilità debole (mantenere la somma dei capitali) Sostenibilità sensibile (attenzione alla composizione del capitale) Sostenibilità forte (mantenimento di tutti i tipi di capitale) Sviluppo…quale? Quelli che sono basati su processi di crescita che tengono conto di una visione del mondo complessiva che coinvolga le categorie dell’etica e della politica 27 Principi e obiettivi di Rio (1992) Eliminazione della povertà (n° 5), Partecipazione (10), Ruolo delle donne (21) Rifiuto della guerra (24-25-26)
Sviluppo Sostenibile – Agenda 21 Agenda 21 dedica al problema dei rifiuti i capitoli 20-21 Gestione dei rifiuti è tra le problematiche ambientali di maggior importanza per mantenere la qualità dell’ambiente sulla Terra I capitoli fanno riferimento al cap. 4 dell’Agenda 21 intitolato “cambiamento dei pattern di consumo” e presenta una gerarchia di obiettivi Minimizzazione 4-5 volte quella attuale entro il 2025 (consumo) Riuso/Riciclo (materiali riciclati = materie prime) Trattamento/smaltimento compatibili (50% rifiuti trattati entro il 2025) Estensione della copertura dei servizi NEL 2000 ANCORA META’ DELLA POPOLAZIONE URBANA DEI PVS ERA SENZA ADEGUATO SERVIZIO DI SMALTIMENTO RIFIUTI  (muoiono 5 milioni/anno di cui 4 sotto i 5 anni d’età per malattie correlate alla mancanza di smaltimento di rifiuti)
In Italia nasce il Decreto Ronchi  Decreto Ronchi Dir. 91/156/CEE, 91/689/CEE, 94/62/CE D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 -  Decreto Ronchi modificato ed integrato da D.Lgs. 8 novembre 1998, n. 389 Azioni preventive 1. Riduzione della produzione 2. Riduzione della pericolosità Azioni correttive 3. Reimpiego e riciclaggio della materia prima (MPS) 4. Recupero in altre forme (energia) 5. Smaltimento in condizioni di sicurezza e solo come fase residuale
1.  La gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse ed è disciplinata dal presente decreto al fine di assicurare un'elevata  protezione dell'ambiente  e controlli efficaci, tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi. 2. I rifiuti devono essere  recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente  e, in particolare: Finalità  (Art. 2 D.Lgs. n° 22/97) a) senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo e per la fauna e la flora;  b) senza causare inconvenienti da rumori o odori;  c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.
Prevenzione  (Art. 3 D.Lgs. n° 22/97) Le autorità competenti adottano, ciascuna nell'ambito delle proprie attribuzioni, iniziative dirette a favorire, in via prioritaria, la prevenzione e la  riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti  mediante:  lo  sviluppo di tecnologie pulite , in particolare quelle che consentono un maggiore risparmio di risorse naturali  la  promozione  di strumenti economici, ecobilanci, sistemi di ecoaudit, analisi del  ciclo di vita dei prodotti , azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta valutazione dell'impatto di uno specifico prodotto sull'ambiente durante l'intero ciclo di vita del prodotto medesimo; la messa a punto tecnica e l'immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso od il loro smaltimento, ad incrementare la quantità, il volume e la pericolosità dei rifiuti ed i rischi di inquinamento;  lo sviluppo di tecniche appropriate per l'eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti destinati ad essere recuperati o smaltiti; la determinazione di condizioni di appalto che valorizzino le capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti;  la promozione di accordi e contratti di programma finalizzati alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti
RIFIUTO:  qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate  nell'allegato A e di cui il detentore si disfi abbia deciso o abbia  l'obbligo di disfarsi   Gestione :  raccolta, trasporto, recupero o smaltimento Raccolta differenziata (RD) :   raccolta idonea a raggruppare i rifiuti (in genere  rifiuti urbani) in frazioni merceologiche omogenee  destinate al recupero Recupero:  Riutilizzo come combustibile ( combustibile da rifiuti o RDF )   Recupero metalli o altre sostanze inorganiche (carta, plastica,    vetro)   Recupero oli, solventi, altri rifiuti partic. Inquinanti (es batterie esauste)   Riciclo sostanze organiche in agricoltura ( compost da rifiuti ) Definizioni  (Art. 6 D.Lgs. n° 22/97) FLUSSO DEI MATERIALI
Classificazione  (Art. 7 D.Lgs. n° 22/97) ORIGINE URBANI (art.7 comma2) SPECIALI (art.7 comma3) NON PERICOLOSI NON PERICOLOSI PERICOLOSI PERICOLOSITA’
Gestione integrata Il Decreto Ronchi ha introdotto il concetto di  GESTIONE INTEGRATA   dei rifiuti, intendendo con questo termine il coordinamento e l’ottimizzazione dell’insieme di azioni volte alla raccolta e al trattamento dei rifiuti, col fine di massimizzare il recupero e il riciclaggio,  relegando quindi lo smaltimento in discarica ad attività residuali del ciclo . In tale contesto è stato introdotto il concetto di “Ambito territoriale ottimale”  (ATO),  come bacino preferenziale nell’attuazione della gestione integrata dei rifiuti a livello locale.
I principi “gerarchici” Sviluppo di tecnologie pulite, riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti originati dai processi produttivi e dal consumo, incremento della durata e della riciclabilità intrinseca dei prodotti. PREVENZIONE VALORIZZAZIONE OTTIMIZZAZIONE DELLO SMALTIMENTO FINALE Questa opzione costituisce la fase residuale della gestione dei rifiuti. Lo smaltimento finale, infatti, deve riguardare essenzialmente i residui derivanti da trattamenti di valorizzazione del rifiuto ed essere sottoposti, se necessario, a processi di trattamento fisico-chimico o biologico (neutralizzazione, stabilizzazione, compostaggio, fermentazione) con l’obiettivo di ridurne il volume e la potenziale nocività. Reinserimento del rifiuto, quando è stato prodotto, nel circuito economico. Essa può assumere diverse forme: reimpiego, riciclaggio, rigenerazione, recupero di materia prima, trasformazione in energia.
Obiettivi D.Lgs 22/97  GESTIONE  RIFIUTI PRINCIPI GENERALI Assicurare elevata protezione ambientale e controlli efficaci I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per  l’uomo e senza causare danni all’ambiente RIDUZIONE RICICLAGGIO RECUPERO SMALTIMENTO Riduzione dei volumi di rifiuti da smaltire (diminuzione del fabbisogno delle discariche); Recupero di risorse da RU con conseguente risparmio nelle materie prime ed energia; Sviluppo delle diverse raccolte differenziate su tutto il territorio nazionale;
Decreto Ronchi - compiti Alle  Regioni  è attribuito il compito di disporre, adottare e aggiornare i  piani regionali di gestione dei rifiuti , la regolamentazione delle attività di gestione dei rifiuti,  l'approvazione di nuovi impianti  e l'autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti. Alle  Province  è attribuita, invece, l'attività di controllo e verifica con riferimento alle attività di gestione dei rifiuti, alla  individuazione delle aree più adatte alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti urbani . Ai  Comuni  il decreto attribuisce il compito di  organizzazione della raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati , attraverso l'adozione di specifiche disposizioni e regolamenti per  assicurare la tutela igienico-sanitaria  in ogni fase della gestione.
Produzione pro capite di rifiuti urbani per macroregioni in Italia NORD 532.4 kg/ab CENTRO 602.3 kg/ab SUD 468.1 kg/ab ITALIA : 522.6 kg/ab
Organizzazione e complessità Se i riifuti sono complessi non si può pensare a nessuna “tecnologia esclusiva” o  “ metodologia esclusiva” La parola chiave è ORGANIZZAZIONE I principi della “RIFIUTOLOGIA” Europea ( dal 1975 !!!!!) Produrre meno rifiuti Produrre rifiuti intrinsecamente meno pericolosi Recuperare quante più materie prime materiali ed energia sia possibile Organizzare a livello di bacini territoriali il ciclo integrato dei rifiuti   ( raccolta, spazzamento stradale, trasporto, centri di lavorazione preliminare [ separazione, CDR, organico, materiali recuperabili ecc ] CONOSCERE I COSTI REALI DEL SISTEMA,  oggi circa 110 € pro capite come media Italia di cui circa la metà smaltimento
Numeri della provincia di Latina
Numeri della Regione Lazio
La domanda Come disfarsi dei RIFIUTI ? DOMANDA SBAGLIATA Come avere meno RIFIUTI di cui disfarsi? DOMANDA CORRETTA
La politica delle 4 R R IDURRE R IPARARE R ICICLARE R IUTILIZZARE
Oggi rispondiamo alla domanda sbagliata Discariche La discarica di Borgo Montello è l’unico elemento del ciclo integrato dei rifiuti che oggi utilizziamo. Tutta la provincia di Latina, Anzio e Nettuno conferiscono i loro rifiuti nelle due discariche (ogni anno 270.000 t) D.Lgs. 36/03 attuazione della “Direttiva Discariche”  che vieterà dal luglio 2005 (PROROGATO AL DICEMBRE 2005) l’immissione in discarica di rifiuti biodegradabili  (in effetti si parla di una riduzione fino a 173 kg/ abitante anno entro 5 anni e di 81 kg entro 15 anni). Innalza il periodo di gestione post-mortem fino a 30 anni Problemi connessi Percolato (da prelevare continuamente per evitare pressioni alte sul fondo e fuoriuscita Il  biogas  (50% metano) prodotto dalla fermentazione anaerobica della sostanza organica può ammontare a circa 200 mc/tonn e si sviluppa nell’arco di circa 20 anni, ma solo il 50% può essere captato mediante aspirazione da pozzi realizzati nel corpo della discarica. L’utilizzo energetico del biogas è limitato ad un periodo che varia tra gli 8 e i 10 anni. Emanazione di odori sgradevoli fino a 2 km  Difficoltà nella scelta di siti con idonee caratteristiche geologiche
Oggi rispondiamo alla domanda sbagliata Termovalorizzatori (Inceneritori) La proposta della Provincia di Latina è quella di operare una raccolta differenziata dei rifiuti fino al 35% e utilizzare il resto dei rifiuti per il recupero energetico dopo una preselezione meccanica (impianto per la produzione di CDR) fatta a monte del forno dell’impianto. L’impianto proposto è in grado di bruciare 100.000 t/a di frazione secca combustibile secondo quanto stabilito dal Piano Regionale e il successivo Piano Emergenziale della Regione Lazio (anni 2001-2002). 187362 t/a di rifiuti tal quale Il pianto Regionale prevedeva che di questi rifiuti il 53,6% fosse CDR o frazione secca combustibile (viene proprio 100.000 t/a) si può bruciare una frazione secca meno nobile del CDR certificato dalla legge spendendo di meno nella realizzazione degli impianti di selezione meccanica; i termovalorizzatori esistenti sono in grado di bruciare più facilmente la “frazione secca” dei rifiuti che il vero CDR, perché i forni sono tecnologicamente capaci di bruciare il rifiuto tal quale ed è verosimile che un buon CDR che un potere calorico decisamente superiore potrebbe mettere in difficoltà la camera di combustione del forno; Facendo due conti, ricordando che il CDR certificato a norma di Legge dal D.M. 05.02.98 è circa il 35-40% del rifiuto tal quale e sommando i rifiuti prodotti dall’ATO4, dall’ATO5 e dai 44 Comuni che costituiscono il Consorzio Gaia scopriamo che i termovalorizzatori esistenti a Colleferro (RM) e San Vittore (FR) sono sufficienti a smaltire le quantità ipotizzate e almeno ad un 1/3-1/4 della città di Roma
Il recupero energetico dei RIFIUTI Dal 1 gennaio 99 è possibile la realizzazione dei nuovi impianti di incenerimento solo se è previsto recupero energetico (valorizzazione) da qui il nome di Termovalorizzatori… Vantaggi  - Riduzione del 90% in volume e del 70% in peso dei rifiuti   - Recupero energetico (termico ed elettrico)   - Bassa manutenzione impiantistica per l’elevata automazione   - Incentivo economico del GRTN per l’energia prodotta (CIP6) Svantaggi  - Costi elevati di realizzazione   - Non si elimina la dipendenza dalle discariche - competizione con la raccolta differenziata (carta e plastica hanno il    maggior potere calorifico…)
Schema sintetico di processo per recupero energetico   INTRODUZIONE DEI RIFIUTI “TAL QUALE” (RSU) SELEZIONE MECCANICA E TRATTAMENTO  FRAZIONE ORGANICA CDR DIGESTIONE ANAEROBICA TERMOVALORIZZAZIONE DEPOSIZIONE  IN DISCARICA  SCARTI  di PROCESSO BIOGAS RECUPERO ENERGETICO
I problemi dell’incenerimento Le ceneri prodotte devono essere smaltite in discariche per rifiuti speciali, perché contengono metalli pesanti ed altre sostanze tossiche e nocive (diossine PCB) I sistemi di abbattimento sono molto migliorati ma hanno costi di manutenzione molto alti Aspetti sanitari – Monitoraggio delle emissioni giornaliere degli impianti mentre le analisi richiedono anche 1 settimana di elaborazione… Se le condizioni operative dell’impianto vengono mantenute costanti le emissioni tossiche avranno piccole fluttuazioni ed è presumibile che si faranno solo controlli indiretti continuativi sulle condizioni di combustione (sulla temperatura) Funzionamento continuativo per 310 giorni all’anno 24h…contratti certi con i fornitori (mi pare molto in contrasto con le politiche di riduzione prescritte) Competizione con la raccolta differenziata e pressioni da parte dei privati sull’Ente Pubblico che non hanno interesse alle politiche della raccolta differenziata (fonte WWF Italia)
Rifiuti e Politiche occupazionali State of the World 1995 Confronto delle opportunità occupazionali offerte dal riciclaggio, dalla discarica e dall’incenerimento. Per 1.000.000 t di rifiuti solidi si creano 80 posti di lavoro con l’incenerimento 600 posti di lavoro con la discarica 1600 posti di lavoro con la raccolta differenziata finalizzata al riuso e al riciclo Il termovalorizzatore necessita di manodopera solo in fase di costruzione dell’impianto ed i proventi vanno alle Società costruttrici e non alla comunità che lo ospita Risparmio energetico Bruciare i rifiuti significa prelevare nuove risorse (materiali, acqua ed energia) per realizzare nuovi prodotti. Infatti io recupero solo il potere calorifico dell’oggetto prodotto non quello speso per produrlo Il MIT dice che il risparmio energetico conseguibile con il riutilizzo ed il riciclaggio è da 3 a 5 volte superiore al recupero energetico realizzabile con l’inceneritore Rifiuti non sono fonte rinnovabile di energia (petrolio – produzione – plastica -incenerimento)
Politiche ambientali – idee e rimedi della nonna Vetro  – politiche VAR (vuoto a rendere) con il contributo del CO.RE.VE. e di Assovetro che può portare in conto il minor uso di combustibile per la fusione del vetro riciclato piuttosto che delle materie prime con una minor temperatura di fusione e vantaggi per quanto riguarda l’Emission Trading (commercio delle emissioni di CO2 in atmosfera) Utilizzo delle campane monomateriale . Studi recenti confermano che la quantità di materiale scartato in raccolte multimateriale può raggiungere il 35%.  In una campana monomateriale di 100 kg di vetro lo scarto è infatti di circa il 4 kg in una campana multimateriale per 100 kg di vetro se ne smaltiscono come sovvalli 35 kg Politiche di  riduzione per i contenitori di bevande  si possono utilizzare con la distribuzione a spina (come per la birra) di acqua, latte, vino, ecc presso i ristoratori.Si possono realizzare o con accordi tra produttori e distributori o obbligando alla realizzazione di detto sistema in fase di gara d’appalto pubbliche/autorizzazioni/licenze commerciali Mense pubbliche  – disincentivazione utilizzo stoviglie monouso Incentivazione del  sistema del leasing  per alcuni prodotti Green Public Procurement  – Acquisti Verdi – promuovere l’utilizzo di prodotti e materiali riciclati  ( il Decreto Ministeriale n. 203 dell’8 maggio 2003  stabilisce che uffici pubblici, società a prevalente capitale pubblico, società di gestione dei servizi coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti in materiale riciclato nella misura del 30%)
La gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) - Decreto Legislativo 25 luglio 2005, n. 151 Art. 1 (Finalità) 1. Il presente decreto stabilisce misure e procedure finalizzate a: a) prevenire la produzione di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, di seguito denominati RAEE; b) promuovere il reimpiego, il riciclaggio e le altre forme di recupero dei RAEE, in modo da ridurne la quantità da avviare allo smaltimento; c) migliorare, sotto il profilo ambientale, l'intervento dei soggetti che partecipano al ciclo di vita di dette apparecchiature, quali, ad esempio, i produttori, i distributori, i consumatori e, in particolare, gli operatori direttamente coinvolti nel trattamento del RAEE; d) ridurre l'uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. CURIOSITA’ In Italia il 10% dei Raee proviene dal settore informatico, recuperare e riciclare una postazione standard di lavoro (monitor, tastiera, ecc...) costa 12 Euro. Produrre un computer comporta consumare sostanze pari a tre volte il suo peso.
La gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) - Decreto Legislativo 25 luglio 2005, n. 151
La gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) - Decreto Legislativo 25 luglio 2005, n. 151 Perché alcune sostanze contenute nei RAEE sono pericolose per l’uomo e per l’ambiente? In Italia, ogni anno, si producono 784mila tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, Di questi, si legge nel Rapporto Rifiuti 2004 di Apat e Osservatorio nazionale dei rifiuti, se ne recuperano 52.677 t/anno ovvero l’8% E le rimanenti 731.323 tonnellate ovvero il 92% dei RAEE, dove va a finire?  Oltre il 90% dei Raee prodotti in Italia finisce negli  inceneritori  senza separazione dei materiali, oppure è collocato in  discarica .
La gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) - Decreto Legislativo 25 luglio 2005, n. 151 Secondo un recente rapporto del Wwf, il solo incenerimento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche nei paesi dell'Ue è responsabile di emissioni in atmosfera di circa 36 t di mercurio e 16 t di cadmio all'anno e contribuisce a  più del 50%  del piombo immesso negli inceneritori, senza contare le notevoli emissioni di diossine e furani. Fatto salvo quanto stabilito all'allegato 5, a decorrere dal 1° luglio 2006, è vietato immettere sul mercato apparecchiature elettriche ed elettroniche nuove rientranti nelle categorie individuate nell'allegato 1 A, nonchè sorgenti luminose ad incandescenza, contenenti  piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, bifenili polibromurati (pbb) od etere di difenile polibromurato (pbde).   Art . 5 (Divieto di utilizzo di determinate sostanze)
Situazione Provincia di Latina Non esiste un ciclo integrato dei rifiuti  Manca tutta l’impiantistica Prevenzione ???? Raccolta differenziata…dal 2006!!! Discarica B.go Montello…20 mesi di vita! Nuovo Commissario Emergenza Rifiuti (Marrazzo) Scenari regionali ed uscita dall’emergenza Deliberare lo stato di emergenza per la Regione (OPCM del 24.05.2002) ha impedito il dibattito e ha rischiato di imporre alle popolazioni scelte non condivise e non desiderate
Linee guida Piano dei Rifiuti Raccolta differenziata Impiantistica da realizzare (quale?) Coinvolgimento degli “stakeholders” No al termovalorizzatore a B.go Montello Rifiuti opportunità di cambiamento

Ciclo Integrato dei rifu

  • 1.
    CICLO INTEGRATO DEIRIFIUTI per uno sviluppo sostenibile
  • 2.
    SVILUPPO SOSTENIBILE ASSICURAREIL SODDISFACIMENTO DEI BISOGNI DELLA GENERAZIONE PRESENTE SENZA COMPREMETTERE LA POSSIBILITA’ DELLE FUTURE GENERAZIONI DI SODDISFARE I PROPRI BISOGNI (Comm. Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo “Our Common Future” 1987) Materie Prime Prodotti Scarti earth factory consumer
  • 3.
    Sviluppo sostenibile CommissioneBrundtland – visione antropocentrica (bisogni del presente legati alla capacità delle generazioni future) World Bank – “lasciare alle future generazioni tante opportunità almeno quante ne abbiamo avute noi” (opportunità = capitale man-made (l’usuale capitale) + capitale naturale (economia ambientale) +capitale umano (salute, educazione, ecc…) Sostenibilità debole (mantenere la somma dei capitali) Sostenibilità sensibile (attenzione alla composizione del capitale) Sostenibilità forte (mantenimento di tutti i tipi di capitale) Sviluppo…quale? Quelli che sono basati su processi di crescita che tengono conto di una visione del mondo complessiva che coinvolga le categorie dell’etica e della politica 27 Principi e obiettivi di Rio (1992) Eliminazione della povertà (n° 5), Partecipazione (10), Ruolo delle donne (21) Rifiuto della guerra (24-25-26)
  • 4.
    Sviluppo Sostenibile –Agenda 21 Agenda 21 dedica al problema dei rifiuti i capitoli 20-21 Gestione dei rifiuti è tra le problematiche ambientali di maggior importanza per mantenere la qualità dell’ambiente sulla Terra I capitoli fanno riferimento al cap. 4 dell’Agenda 21 intitolato “cambiamento dei pattern di consumo” e presenta una gerarchia di obiettivi Minimizzazione 4-5 volte quella attuale entro il 2025 (consumo) Riuso/Riciclo (materiali riciclati = materie prime) Trattamento/smaltimento compatibili (50% rifiuti trattati entro il 2025) Estensione della copertura dei servizi NEL 2000 ANCORA META’ DELLA POPOLAZIONE URBANA DEI PVS ERA SENZA ADEGUATO SERVIZIO DI SMALTIMENTO RIFIUTI (muoiono 5 milioni/anno di cui 4 sotto i 5 anni d’età per malattie correlate alla mancanza di smaltimento di rifiuti)
  • 5.
    In Italia nasceil Decreto Ronchi Decreto Ronchi Dir. 91/156/CEE, 91/689/CEE, 94/62/CE D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 - Decreto Ronchi modificato ed integrato da D.Lgs. 8 novembre 1998, n. 389 Azioni preventive 1. Riduzione della produzione 2. Riduzione della pericolosità Azioni correttive 3. Reimpiego e riciclaggio della materia prima (MPS) 4. Recupero in altre forme (energia) 5. Smaltimento in condizioni di sicurezza e solo come fase residuale
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    1. Lagestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse ed è disciplinata dal presente decreto al fine di assicurare un'elevata protezione dell'ambiente e controlli efficaci, tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi. 2. I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente e, in particolare: Finalità (Art. 2 D.Lgs. n° 22/97) a) senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo e per la fauna e la flora; b) senza causare inconvenienti da rumori o odori; c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.
  • 7.
    Prevenzione (Art.3 D.Lgs. n° 22/97) Le autorità competenti adottano, ciascuna nell'ambito delle proprie attribuzioni, iniziative dirette a favorire, in via prioritaria, la prevenzione e la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti mediante: lo sviluppo di tecnologie pulite , in particolare quelle che consentono un maggiore risparmio di risorse naturali la promozione di strumenti economici, ecobilanci, sistemi di ecoaudit, analisi del ciclo di vita dei prodotti , azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta valutazione dell'impatto di uno specifico prodotto sull'ambiente durante l'intero ciclo di vita del prodotto medesimo; la messa a punto tecnica e l'immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso od il loro smaltimento, ad incrementare la quantità, il volume e la pericolosità dei rifiuti ed i rischi di inquinamento; lo sviluppo di tecniche appropriate per l'eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti destinati ad essere recuperati o smaltiti; la determinazione di condizioni di appalto che valorizzino le capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti; la promozione di accordi e contratti di programma finalizzati alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti
  • 8.
    RIFIUTO: qualsiasisostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell'allegato A e di cui il detentore si disfi abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi Gestione : raccolta, trasporto, recupero o smaltimento Raccolta differenziata (RD) : raccolta idonea a raggruppare i rifiuti (in genere rifiuti urbani) in frazioni merceologiche omogenee destinate al recupero Recupero: Riutilizzo come combustibile ( combustibile da rifiuti o RDF ) Recupero metalli o altre sostanze inorganiche (carta, plastica, vetro) Recupero oli, solventi, altri rifiuti partic. Inquinanti (es batterie esauste) Riciclo sostanze organiche in agricoltura ( compost da rifiuti ) Definizioni (Art. 6 D.Lgs. n° 22/97) FLUSSO DEI MATERIALI
  • 9.
    Classificazione (Art.7 D.Lgs. n° 22/97) ORIGINE URBANI (art.7 comma2) SPECIALI (art.7 comma3) NON PERICOLOSI NON PERICOLOSI PERICOLOSI PERICOLOSITA’
  • 10.
    Gestione integrata IlDecreto Ronchi ha introdotto il concetto di GESTIONE INTEGRATA dei rifiuti, intendendo con questo termine il coordinamento e l’ottimizzazione dell’insieme di azioni volte alla raccolta e al trattamento dei rifiuti, col fine di massimizzare il recupero e il riciclaggio, relegando quindi lo smaltimento in discarica ad attività residuali del ciclo . In tale contesto è stato introdotto il concetto di “Ambito territoriale ottimale” (ATO), come bacino preferenziale nell’attuazione della gestione integrata dei rifiuti a livello locale.
  • 11.
    I principi “gerarchici”Sviluppo di tecnologie pulite, riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti originati dai processi produttivi e dal consumo, incremento della durata e della riciclabilità intrinseca dei prodotti. PREVENZIONE VALORIZZAZIONE OTTIMIZZAZIONE DELLO SMALTIMENTO FINALE Questa opzione costituisce la fase residuale della gestione dei rifiuti. Lo smaltimento finale, infatti, deve riguardare essenzialmente i residui derivanti da trattamenti di valorizzazione del rifiuto ed essere sottoposti, se necessario, a processi di trattamento fisico-chimico o biologico (neutralizzazione, stabilizzazione, compostaggio, fermentazione) con l’obiettivo di ridurne il volume e la potenziale nocività. Reinserimento del rifiuto, quando è stato prodotto, nel circuito economico. Essa può assumere diverse forme: reimpiego, riciclaggio, rigenerazione, recupero di materia prima, trasformazione in energia.
  • 12.
    Obiettivi D.Lgs 22/97 GESTIONE RIFIUTI PRINCIPI GENERALI Assicurare elevata protezione ambientale e controlli efficaci I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per l’uomo e senza causare danni all’ambiente RIDUZIONE RICICLAGGIO RECUPERO SMALTIMENTO Riduzione dei volumi di rifiuti da smaltire (diminuzione del fabbisogno delle discariche); Recupero di risorse da RU con conseguente risparmio nelle materie prime ed energia; Sviluppo delle diverse raccolte differenziate su tutto il territorio nazionale;
  • 13.
    Decreto Ronchi -compiti Alle Regioni è attribuito il compito di disporre, adottare e aggiornare i piani regionali di gestione dei rifiuti , la regolamentazione delle attività di gestione dei rifiuti, l'approvazione di nuovi impianti e l'autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti. Alle Province è attribuita, invece, l'attività di controllo e verifica con riferimento alle attività di gestione dei rifiuti, alla individuazione delle aree più adatte alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti urbani . Ai Comuni il decreto attribuisce il compito di organizzazione della raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati , attraverso l'adozione di specifiche disposizioni e regolamenti per assicurare la tutela igienico-sanitaria in ogni fase della gestione.
  • 14.
    Produzione pro capitedi rifiuti urbani per macroregioni in Italia NORD 532.4 kg/ab CENTRO 602.3 kg/ab SUD 468.1 kg/ab ITALIA : 522.6 kg/ab
  • 15.
    Organizzazione e complessitàSe i riifuti sono complessi non si può pensare a nessuna “tecnologia esclusiva” o “ metodologia esclusiva” La parola chiave è ORGANIZZAZIONE I principi della “RIFIUTOLOGIA” Europea ( dal 1975 !!!!!) Produrre meno rifiuti Produrre rifiuti intrinsecamente meno pericolosi Recuperare quante più materie prime materiali ed energia sia possibile Organizzare a livello di bacini territoriali il ciclo integrato dei rifiuti ( raccolta, spazzamento stradale, trasporto, centri di lavorazione preliminare [ separazione, CDR, organico, materiali recuperabili ecc ] CONOSCERE I COSTI REALI DEL SISTEMA, oggi circa 110 € pro capite come media Italia di cui circa la metà smaltimento
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    La domanda Comedisfarsi dei RIFIUTI ? DOMANDA SBAGLIATA Come avere meno RIFIUTI di cui disfarsi? DOMANDA CORRETTA
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    La politica delle4 R R IDURRE R IPARARE R ICICLARE R IUTILIZZARE
  • 20.
    Oggi rispondiamo alladomanda sbagliata Discariche La discarica di Borgo Montello è l’unico elemento del ciclo integrato dei rifiuti che oggi utilizziamo. Tutta la provincia di Latina, Anzio e Nettuno conferiscono i loro rifiuti nelle due discariche (ogni anno 270.000 t) D.Lgs. 36/03 attuazione della “Direttiva Discariche” che vieterà dal luglio 2005 (PROROGATO AL DICEMBRE 2005) l’immissione in discarica di rifiuti biodegradabili (in effetti si parla di una riduzione fino a 173 kg/ abitante anno entro 5 anni e di 81 kg entro 15 anni). Innalza il periodo di gestione post-mortem fino a 30 anni Problemi connessi Percolato (da prelevare continuamente per evitare pressioni alte sul fondo e fuoriuscita Il biogas (50% metano) prodotto dalla fermentazione anaerobica della sostanza organica può ammontare a circa 200 mc/tonn e si sviluppa nell’arco di circa 20 anni, ma solo il 50% può essere captato mediante aspirazione da pozzi realizzati nel corpo della discarica. L’utilizzo energetico del biogas è limitato ad un periodo che varia tra gli 8 e i 10 anni. Emanazione di odori sgradevoli fino a 2 km Difficoltà nella scelta di siti con idonee caratteristiche geologiche
  • 21.
    Oggi rispondiamo alladomanda sbagliata Termovalorizzatori (Inceneritori) La proposta della Provincia di Latina è quella di operare una raccolta differenziata dei rifiuti fino al 35% e utilizzare il resto dei rifiuti per il recupero energetico dopo una preselezione meccanica (impianto per la produzione di CDR) fatta a monte del forno dell’impianto. L’impianto proposto è in grado di bruciare 100.000 t/a di frazione secca combustibile secondo quanto stabilito dal Piano Regionale e il successivo Piano Emergenziale della Regione Lazio (anni 2001-2002). 187362 t/a di rifiuti tal quale Il pianto Regionale prevedeva che di questi rifiuti il 53,6% fosse CDR o frazione secca combustibile (viene proprio 100.000 t/a) si può bruciare una frazione secca meno nobile del CDR certificato dalla legge spendendo di meno nella realizzazione degli impianti di selezione meccanica; i termovalorizzatori esistenti sono in grado di bruciare più facilmente la “frazione secca” dei rifiuti che il vero CDR, perché i forni sono tecnologicamente capaci di bruciare il rifiuto tal quale ed è verosimile che un buon CDR che un potere calorico decisamente superiore potrebbe mettere in difficoltà la camera di combustione del forno; Facendo due conti, ricordando che il CDR certificato a norma di Legge dal D.M. 05.02.98 è circa il 35-40% del rifiuto tal quale e sommando i rifiuti prodotti dall’ATO4, dall’ATO5 e dai 44 Comuni che costituiscono il Consorzio Gaia scopriamo che i termovalorizzatori esistenti a Colleferro (RM) e San Vittore (FR) sono sufficienti a smaltire le quantità ipotizzate e almeno ad un 1/3-1/4 della città di Roma
  • 22.
    Il recupero energeticodei RIFIUTI Dal 1 gennaio 99 è possibile la realizzazione dei nuovi impianti di incenerimento solo se è previsto recupero energetico (valorizzazione) da qui il nome di Termovalorizzatori… Vantaggi - Riduzione del 90% in volume e del 70% in peso dei rifiuti - Recupero energetico (termico ed elettrico) - Bassa manutenzione impiantistica per l’elevata automazione - Incentivo economico del GRTN per l’energia prodotta (CIP6) Svantaggi - Costi elevati di realizzazione - Non si elimina la dipendenza dalle discariche - competizione con la raccolta differenziata (carta e plastica hanno il maggior potere calorifico…)
  • 23.
    Schema sintetico diprocesso per recupero energetico INTRODUZIONE DEI RIFIUTI “TAL QUALE” (RSU) SELEZIONE MECCANICA E TRATTAMENTO FRAZIONE ORGANICA CDR DIGESTIONE ANAEROBICA TERMOVALORIZZAZIONE DEPOSIZIONE IN DISCARICA SCARTI di PROCESSO BIOGAS RECUPERO ENERGETICO
  • 24.
    I problemi dell’incenerimentoLe ceneri prodotte devono essere smaltite in discariche per rifiuti speciali, perché contengono metalli pesanti ed altre sostanze tossiche e nocive (diossine PCB) I sistemi di abbattimento sono molto migliorati ma hanno costi di manutenzione molto alti Aspetti sanitari – Monitoraggio delle emissioni giornaliere degli impianti mentre le analisi richiedono anche 1 settimana di elaborazione… Se le condizioni operative dell’impianto vengono mantenute costanti le emissioni tossiche avranno piccole fluttuazioni ed è presumibile che si faranno solo controlli indiretti continuativi sulle condizioni di combustione (sulla temperatura) Funzionamento continuativo per 310 giorni all’anno 24h…contratti certi con i fornitori (mi pare molto in contrasto con le politiche di riduzione prescritte) Competizione con la raccolta differenziata e pressioni da parte dei privati sull’Ente Pubblico che non hanno interesse alle politiche della raccolta differenziata (fonte WWF Italia)
  • 25.
    Rifiuti e Politicheoccupazionali State of the World 1995 Confronto delle opportunità occupazionali offerte dal riciclaggio, dalla discarica e dall’incenerimento. Per 1.000.000 t di rifiuti solidi si creano 80 posti di lavoro con l’incenerimento 600 posti di lavoro con la discarica 1600 posti di lavoro con la raccolta differenziata finalizzata al riuso e al riciclo Il termovalorizzatore necessita di manodopera solo in fase di costruzione dell’impianto ed i proventi vanno alle Società costruttrici e non alla comunità che lo ospita Risparmio energetico Bruciare i rifiuti significa prelevare nuove risorse (materiali, acqua ed energia) per realizzare nuovi prodotti. Infatti io recupero solo il potere calorifico dell’oggetto prodotto non quello speso per produrlo Il MIT dice che il risparmio energetico conseguibile con il riutilizzo ed il riciclaggio è da 3 a 5 volte superiore al recupero energetico realizzabile con l’inceneritore Rifiuti non sono fonte rinnovabile di energia (petrolio – produzione – plastica -incenerimento)
  • 26.
    Politiche ambientali –idee e rimedi della nonna Vetro – politiche VAR (vuoto a rendere) con il contributo del CO.RE.VE. e di Assovetro che può portare in conto il minor uso di combustibile per la fusione del vetro riciclato piuttosto che delle materie prime con una minor temperatura di fusione e vantaggi per quanto riguarda l’Emission Trading (commercio delle emissioni di CO2 in atmosfera) Utilizzo delle campane monomateriale . Studi recenti confermano che la quantità di materiale scartato in raccolte multimateriale può raggiungere il 35%. In una campana monomateriale di 100 kg di vetro lo scarto è infatti di circa il 4 kg in una campana multimateriale per 100 kg di vetro se ne smaltiscono come sovvalli 35 kg Politiche di riduzione per i contenitori di bevande si possono utilizzare con la distribuzione a spina (come per la birra) di acqua, latte, vino, ecc presso i ristoratori.Si possono realizzare o con accordi tra produttori e distributori o obbligando alla realizzazione di detto sistema in fase di gara d’appalto pubbliche/autorizzazioni/licenze commerciali Mense pubbliche – disincentivazione utilizzo stoviglie monouso Incentivazione del sistema del leasing per alcuni prodotti Green Public Procurement – Acquisti Verdi – promuovere l’utilizzo di prodotti e materiali riciclati ( il Decreto Ministeriale n. 203 dell’8 maggio 2003 stabilisce che uffici pubblici, società a prevalente capitale pubblico, società di gestione dei servizi coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti in materiale riciclato nella misura del 30%)
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    La gestione deiRifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) - Decreto Legislativo 25 luglio 2005, n. 151 Art. 1 (Finalità) 1. Il presente decreto stabilisce misure e procedure finalizzate a: a) prevenire la produzione di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, di seguito denominati RAEE; b) promuovere il reimpiego, il riciclaggio e le altre forme di recupero dei RAEE, in modo da ridurne la quantità da avviare allo smaltimento; c) migliorare, sotto il profilo ambientale, l'intervento dei soggetti che partecipano al ciclo di vita di dette apparecchiature, quali, ad esempio, i produttori, i distributori, i consumatori e, in particolare, gli operatori direttamente coinvolti nel trattamento del RAEE; d) ridurre l'uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. CURIOSITA’ In Italia il 10% dei Raee proviene dal settore informatico, recuperare e riciclare una postazione standard di lavoro (monitor, tastiera, ecc...) costa 12 Euro. Produrre un computer comporta consumare sostanze pari a tre volte il suo peso.
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    La gestione deiRifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) - Decreto Legislativo 25 luglio 2005, n. 151
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    La gestione deiRifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) - Decreto Legislativo 25 luglio 2005, n. 151 Perché alcune sostanze contenute nei RAEE sono pericolose per l’uomo e per l’ambiente? In Italia, ogni anno, si producono 784mila tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, Di questi, si legge nel Rapporto Rifiuti 2004 di Apat e Osservatorio nazionale dei rifiuti, se ne recuperano 52.677 t/anno ovvero l’8% E le rimanenti 731.323 tonnellate ovvero il 92% dei RAEE, dove va a finire? Oltre il 90% dei Raee prodotti in Italia finisce negli inceneritori senza separazione dei materiali, oppure è collocato in discarica .
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    La gestione deiRifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) - Decreto Legislativo 25 luglio 2005, n. 151 Secondo un recente rapporto del Wwf, il solo incenerimento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche nei paesi dell'Ue è responsabile di emissioni in atmosfera di circa 36 t di mercurio e 16 t di cadmio all'anno e contribuisce a più del 50% del piombo immesso negli inceneritori, senza contare le notevoli emissioni di diossine e furani. Fatto salvo quanto stabilito all'allegato 5, a decorrere dal 1° luglio 2006, è vietato immettere sul mercato apparecchiature elettriche ed elettroniche nuove rientranti nelle categorie individuate nell'allegato 1 A, nonchè sorgenti luminose ad incandescenza, contenenti piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, bifenili polibromurati (pbb) od etere di difenile polibromurato (pbde). Art . 5 (Divieto di utilizzo di determinate sostanze)
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    Situazione Provincia diLatina Non esiste un ciclo integrato dei rifiuti Manca tutta l’impiantistica Prevenzione ???? Raccolta differenziata…dal 2006!!! Discarica B.go Montello…20 mesi di vita! Nuovo Commissario Emergenza Rifiuti (Marrazzo) Scenari regionali ed uscita dall’emergenza Deliberare lo stato di emergenza per la Regione (OPCM del 24.05.2002) ha impedito il dibattito e ha rischiato di imporre alle popolazioni scelte non condivise e non desiderate
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    Linee guida Pianodei Rifiuti Raccolta differenziata Impiantistica da realizzare (quale?) Coinvolgimento degli “stakeholders” No al termovalorizzatore a B.go Montello Rifiuti opportunità di cambiamento