BULLISMO A SCUOLA
Tiziana Ferrario, Gabriele Codini 2005
Cos’e’ il bullismo?
Con bullismo si indica un fenomeno
sociale tipico delle classi scolastiche, in
cui uno o più studenti perseguitano
sistematicamente, con diverse pratiche,
uno studente più debole.
DEFINIZIONI
Sul dizionario Zingarelli (1993), al termine
"bullo" corrisponde la definizione di:
«prepotente, bellimbusto, che si mette in
mostra con spavalderia», mentre sul Devoto
e Oli (1993) il bullo è un «teppista, sfrontato»,
ma anche «in senso non cattivo, bellimbusto,
che si rende ridicolo per la vistosità e
l’eccentricità dell’abbigliamento».
Bacchini
Bisogna attendere il 1996 perché il termine
"bullismo" compaia su alcuni dizionari nella
sezione "neologismi".
Il significato che noi oggi diamo al termine
"bullismo" deriva da quello anglosassone.
Sull’Oxford Dictionary del 1990, bully denota
una «persona che usa la propria forza o
potere per intimorire o danneggiare una
persona più debole». Dalla comune radice
derivano sia il verbo to bully che il sostantivo
bullying.
Bacchini
Il significato inglese del termine non denota quindi un semplice
atteggiamento, come accadeva nella lingua italiana, quanto una
specifica modalità di relazione tra due persone, tra «un più forte,
che si avvale della propria superiorità per danneggiare un
soggetto più debole». In questa definizione viene espressa con
chiarezza la matrice relazionale del fenomeno e sono presenti
due dei principali criteri che la comunità scientifica è solita
utilizzare per demarcare il fenomeno del bullismo da ciò che
non lo è: l’esistenza di uno squilibrio nel rapporto di forza tra
due o più persone; l’intenzione di arrecare un danno alla
persona più debole. Una terza condizione, necessaria, per
definire un fenomeno come bullismo concerne, infine, il
perdurare nel tempo di un tale tipo di relazione squilibrata.
Bacchini
Il termine italiano è un calco dell'inglese
bullying. In Scandinava, dove hanno
avuto inizio le primissime ricerche sul
fenomeno, si usa il termine mobbing (o
mobbning). Tuttavia, sia nel mondo
anglosassone che in Italia, con
mobbing ci si riferisce unicamente ai
fenomeni di prevaricazione interni
all'ambiente di lavoro.
Il mobbing sarebbe dunque il
bullismo che avviene tra gli adulti, e
il bullismo il mobbing che avviene
tra i minori. Entrambi i fenomeni,
inoltre, presentano caratteristiche
analoghe, di solito in forme meno
esasperate, del nonnismo degli
ambienti militari.
Da segnalare la sfumatura inevitabilmente fuorviante
del termine "bullismo". Richiamando l'immagine
classica dello studente "bullo" come non solo
prepotente ma anche dotato di atteggiamenti ribelli e
in parte marginalizzato dal gruppo dei pari, il
"bullismo" tenderebbe ad essere visto come una
variante del vandalismo o del teppismo, e quindi una
forma di rifiuto delle regole della convivenza
collettiva; o ancora, come una forma di violenza
imposta da un singolo o un piccolo gruppo rispetto
alla classe scolastica, sostanzialmente armonica.
Viceversa, il bullismo si presenta come una
forma di violenza antitetica a quelle rivolte
contro le istituzioni e i loro simboli (docenti o
strutture scolastiche): queste ultime sarebbe
estroverse, dove il bullismo è invece
introverso, una sorta di cannibalismo
psicologico interno al gruppo. Inoltre è da
sottolineare come spesso l'intera classe si
possa fare complice del bullismo rivolto verso
i più deboli del gruppo, tramite meccanismi di
consenso tacito e passivo, più o meno
consapevole.
I primi studî sul bullismo si hanno nei
paesi dell'area scandinava, a partire
dall'inizio degli anni '70, e, poco dopo,
anche nei paesi anglosassoni, in
particolare Gran Bretagna e Australia.
Con la seconda metà degli anni '90,
ricerche analoghe sono condotte anche
in Italia.
LE DIMENSIONI DEL FENOMENO
Bergen 35-40% vittime in prima
battuta prevaricazioni, 15% coinvolto
uno studente è oggetto di azioni di
bullismo, ovvero è prevaricato o
vittimizzato, quando viene esposto,
ripetutamente nel corso del tempo alle
azioni offensive messe in atto da parte
di uno o più compagni (Olweus 86)
FENOMENO BULLISMO
Può essere attuato da singoli o da gruppi
bullismo diretto: azioni aperte
bullismo indiretto: isolamento
nella maggior parte dei casi gruppi di 2 o 3
ragazzi
necessaria inoltre una asimmetria nella
relazione
BULLISMO E SESSO
I maschi sono maggiormente esposti al
bullismo rispetto alle femmine (Olweus)
le femmine sono maggiormente
esposte a bullismo indiretto
i maschi sono per la maggior parte gli
attori di bullismo rivolto alle femmine
COSA FANNO INSEGNANTI E
GENITORI?
Circa 50% vittime affermano che gli
insegnanti non sono quasi mai
intervenuti
circa il 70% degli studenti affermano
che non si è mai parlato in classe del
fenomeno
stesse % per il ruolo genitori
DOVE AVVENGONO ATTI DI
BULLISMO?
Non è vero che atti avvengono solo nei
percorsi di tragitto casa-scuola
la scuola è senza dubbio il luogo in cui il
bullismo si manifesta con maggiore
frequenza
BULLISMO FENOMENO DELLE
GRANDI CITTA’?
Smentita anche questa opinione
la ricerca del nord Europa evidenzia la
presenza di una maggiore
consapevolezza del problema del
bullismo nelle grandi città
CARATTERISTICHE DEGLI
ATTORI
STABILITA’ NEL TEMPO
il comportamento aggressivo è una
caratteristica piuttosto stabile.
Essere un bullo o una vittima è qualcosa
che può durare a lungo spesso diversi
anni
il fenomeno non tende a scomparire
spontaneamente
IL BULLISMO E’ UNA CONSEGUENZA
DELLA COMPETIZIONE?
Non esiste correlazione con successo o
insuccesso scolastico nella genesi
esiste una conferma dell’insuccesso
dopo la messa in atto degli atti sia dei
protagonisti che delle vittime di atti di
bullismo
non c’è quindi conferma che l’atto
aggressivo sia originato da voti bassi
RUOLO CARATTERISTICHE
ESTERIORI
NESSUNA CORRELAZIONE
correlazione solo con forz fisica
i tratti fisici giocano un ruolo assai
minore di quanto si crede
possibile ruolo immigrazione(Olanda
90)
CARATTERISTICHE DELLA
VITTIMA
VITTIME PASSIVE O SOTTOMESSE
Più ansiose e insicure, se aggredite
reagiscono piangendo, scarsa
autonomia, si considerano fallite, sono
spesso sole e abbandonate
VITTIME PROVOCATRICI
combinazione modello reattivo ansioso e
aggressivo
VITTIME PASSIVE O
SOTTOMESSE
Riassumendo: sembra che il
comportamento e l’atteggiamento delle
vittime passive segnalino agli altri
l’insicurezza, l’incapacità, nonché
l’impossibilità o difficoltà di reagire di
fronte agli insulti ricevuti.
Modello reattivo ansioso o sottomesso
associato alla debolezza fisica
VITTIME PROVOCATRICI
Dimostrano una
combinazione del
modello reattivo
ansioso e aggressivo
CARATTERISTICHE DEL BULLO
Forte bisogno di potere e dominio
condizioni familiari spesso inadeguate
comportamento strumentale (vantaggi)
ricompensato con accresciuto prestigio
bullismo può essere interpretato come
aspetto di un più generale
comportamento antisociale
STILI EDUCATIVI E BULLISMO
QUATTRO FATTORI:
atteggiamento emotivo dei genitori
stili educativi permissivi e tolleranti
uso coercitivo del potere
temperamento del bambino
FATTORI FAVORENTI
Conflitti tra genitori che coinvolgono i
bambini
NON SONO COLLEGABILI INVECE:
condizioni socioeconomiche
grado istruzione famiglia
tipo abitazione
fenomeno trasversale socialmente
MECCANISMI DI GRUPPO
MODELLI AGGRESSIVI - contagio
sociale (bulli passivi - gregari)
nel gruppo può avvenire l’indebolimento
del controllo e dell’inibizione nei
confronti delle tendenze aggressive
ricompense con la vittoria sulla vittima
riduzione del senso di responsabilità
individuale
ALTRI FATTORI
Ruolo dei mass media?
Temperamento del bambino
REALTA’ DEL FENOMENO
IN SCANDINAVIA è stato dimostrato in
maniera convincente che il bullismo è
un problema abbastanza rilevante nelle
scuole elementari e medie. (Olweus)
diritto fondamentale di ogni ragazzo
nella scuola e in generale di sentirsi
sicuro e di non essere oppresso e
umiliato
CHE FARE?
Che Tipo di opinione sui valori sociali può
acquisire uno studente che viene
ripetutamente prevaricato da altri studenti
senza che gli adulti intervengano?
E’ priva di ogni fondamento l’idea che un
atteggiamento tollerante e permissivo nei
confronti di ragazzi aggressivi possa aiutare
questi ragazzi a liberarsi dai propri modelli di
comportamento antisociale
BIBLIOGRAFIA PRIMI TESTI IN
ITALIA ANNI 90
Dan Olweus, Bullismo a scuola, Giunti
1994
Sonia Sharp e Peter K.Smith, Bulli e
prepotenti nella scuola, Erickson 1994
Studi sul bullismo
I primi studî sul bullismo si hanno nei
paesi dell'area scandinava, a partire
dall'inizio degli anni '70, e, poco dopo,
anche nei paesi anglosassoni, in
particolare Gran Bretagna e Australia.
Con la seconda metà degli anni '90,
ricerche analoghe sono condotte anche
in Italia.
Studi sul bullismo 2
Da segnalare il caso del Giappone, dove
ricerche analoghe e indipendenti sono portate
avanti sin dalla prima metà degli anni '80, sul
corrispettivo locale del bullismo, chiamato
ijime, il quale si presenta in forme
particolarmente intense e diffuse. Un
confronto internazionale sul tema tra
Giappone e resto del mondo si ha a partire
dalla seconda metà degli anni '90.
Ricavato da
"http://it.wikipedia.org/wiki/Bullismo"
Olweus D. Bulli
in Psicologia contemporanea, n. 133, 1996,
pp. 23-28
Il bullismo è un fenomeno sommerso e molto
diffuso. Si tratta di una forma di oppressione,
in cui un bambino o un adolescente
sperimenta, per opera di un compagno
prevaricatore, una condizione di profonda
sofferenza. L'autore studia le principali forme
e conseguenze di questo fenomeno e
propone dei principi metodologici di
intervento.
Olweus D.
Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi,
ragazzi che opprimono
Giunti, Firenze 1995, pp. 125
Sulla base di una serie di studi da lui compiuti,
l'autore propone delle interpretazioni del fenomeno
del bullismo a scuola, forma di oppressione nella
quale la giovane vittima sperimenta una profonda
situazione di sofferenza ad opera di un coetaneo.
Dopo una prima parte dedicata all'informazione sul
fenomeno, il testo offre dei suggerimenti per possibili
interventi da attuare a livello di scuola, di classe e di
individuo. Nell'ultima parte di questa edizione italiana
Ada Fonzi fa il punto sulla ricerca relativa al
fenomeno in Italia.
Prina F.
Bullismo e violenza a scuola
Una ricerca in cinque scuole torinesi
Città di Torino, Torino 1998, pp. 144
Il testo costituisce la sintesi del lavoro di ricerca sviluppatosi nell'ambito del
progetto "Violenza nelle scuole, attenzione alle vittime", che si colloca da una
parte tra le iniziative del progetto Itaca del Comune di Torino e dall'altra nel
progetto giovani della Circoscrizione 5. Alla ricerca hanno partecipato cinque
scuole medie, tre delle quali nel quartiere Vallette, e sono stati coinvolti anche
tre educatori delle cooperative e associazioni che sviluppano interventi di
educativa territoriale ed operano in collaborazione con gli insegnanti delle
stesse scuole. Il rapporto è articolato in quattro parti: innanzitutto sono richiamati
i principali riferimenti teorici e viene delineato il percorso di ricerca effettuato. Un
secondo capitolo è dedicato ai risultati della ricerca sugli studenti, mentre un
terzo sintetizza i risultati di quella sugli insegnanti. Il quarto capitolo descrive la
parallela sperimentazione di attività didattiche finalizzate alla riflessione con gli
studenti. Nella conclusione si traggono le fila dell'insieme del lavoro e si
confrontano i risultati con le altre più significative ricerche.
Sharp S. Smith P.K.
Bulli e prepotenti nella scuola. Prevenzione e
tecniche educative
Erickson, Trento 1995, pp. 183
Il volume illustra una serie di strategie operative per affrontare il
bullismo nella scuola. Esso fornisce informazioni sulla natura
delle angherie tra compagni; descrive alcune tecniche di analisi
del fenomeno; spiega come programmare un adeguato
screening; presenta una politica globale per contenere e
smorzare il bullismo; esamina infine nel dettaglio un'ampia
gamma di interventi orientati a particolari ambiti della vita
scolastica. Sonia Sharp è psicologa dell'educazione; Peter K.
Smith è professore di psicologia al Dipartimento di Psicologia
dell'Università di Sheffield.
Bacchini D. Amodeo A. Vitelli R. Abbruzzese R. Ciardi
A.
La valutazione del bullismo negli insegnanti
in Ricerche di Psicologia, n. 1, 1999, vol. 23, pp. 75-103
La finalità della ricerca qui descritta è di fornire un contributo, di
tipo prevalentemente descrittivo, ad alcune questioni teoriche
sul fenomeno del bullismo, focalizzando l'attenzione sul modo in
cui gli insegnanti valutano il fenomeno delle prepotenze a
scuola. In particolare gli autori si propongono di: 1) ampliare le
conoscenze sul bullismo in Italia, integrando le informazioni
fornite dai docenti con quelle raccolte in precedenti ricerche
effettuate con ragazzi e confrontare i rispettivi giudizi; 2)
valutare gli atteggiamenti degli insegnanti verso il bullismo, la
loro percezione della gravità del fenomeno, delle sue cause e
conseguenze, ed indagare le strategie di "coping" utilizzate per
fronteggiarlo. Hanno collaborato all'indagine 218 insegnanti di
20 diverse scuole di Napoli (10 elementari e 10 medie inferiori).
Coppola De Vanna A.
La mediazione in ambito scolastico
in Minorigiustizia, n. 2, 2000, pp. 138-152
L'articolo illustra un'esperienza di mediazione in ambito
scolastico realizzata presso la scuola media Melo di Bari, a
seguito di alcuni episodi di bullismo e di prevaricazione da parte
di alcuni ragazzi, nei confronti di coetanei e docenti. Tale
progetto ha voluta coinvolgere alunni, insegnanti e genitori,
nella convinzione che fosse necessario non tanto elaborare dei
metodi per superare le singole situazioni conflittuali, quanto
riuscire a proporre una cultura della mediazione che
contrastasse l'incombente subcultura dell'illegalità mafiosa.
L'autrice dell'articolo è psicologa, psicoterapeuta, giudice
onorario presso il Tribunale per i minorenni di Bari, coordinatrice
dell'Ufficio per la mediazione di Bari e presidente del Centro di
mediazione CRISI, che è stato l'animatore di questo progetto

Bullo c

  • 1.
    BULLISMO A SCUOLA TizianaFerrario, Gabriele Codini 2005
  • 2.
    Cos’e’ il bullismo? Conbullismo si indica un fenomeno sociale tipico delle classi scolastiche, in cui uno o più studenti perseguitano sistematicamente, con diverse pratiche, uno studente più debole.
  • 3.
    DEFINIZIONI Sul dizionario Zingarelli(1993), al termine "bullo" corrisponde la definizione di: «prepotente, bellimbusto, che si mette in mostra con spavalderia», mentre sul Devoto e Oli (1993) il bullo è un «teppista, sfrontato», ma anche «in senso non cattivo, bellimbusto, che si rende ridicolo per la vistosità e l’eccentricità dell’abbigliamento». Bacchini
  • 4.
    Bisogna attendere il1996 perché il termine "bullismo" compaia su alcuni dizionari nella sezione "neologismi". Il significato che noi oggi diamo al termine "bullismo" deriva da quello anglosassone. Sull’Oxford Dictionary del 1990, bully denota una «persona che usa la propria forza o potere per intimorire o danneggiare una persona più debole». Dalla comune radice derivano sia il verbo to bully che il sostantivo bullying. Bacchini
  • 5.
    Il significato inglesedel termine non denota quindi un semplice atteggiamento, come accadeva nella lingua italiana, quanto una specifica modalità di relazione tra due persone, tra «un più forte, che si avvale della propria superiorità per danneggiare un soggetto più debole». In questa definizione viene espressa con chiarezza la matrice relazionale del fenomeno e sono presenti due dei principali criteri che la comunità scientifica è solita utilizzare per demarcare il fenomeno del bullismo da ciò che non lo è: l’esistenza di uno squilibrio nel rapporto di forza tra due o più persone; l’intenzione di arrecare un danno alla persona più debole. Una terza condizione, necessaria, per definire un fenomeno come bullismo concerne, infine, il perdurare nel tempo di un tale tipo di relazione squilibrata. Bacchini
  • 6.
    Il termine italianoè un calco dell'inglese bullying. In Scandinava, dove hanno avuto inizio le primissime ricerche sul fenomeno, si usa il termine mobbing (o mobbning). Tuttavia, sia nel mondo anglosassone che in Italia, con mobbing ci si riferisce unicamente ai fenomeni di prevaricazione interni all'ambiente di lavoro.
  • 7.
    Il mobbing sarebbedunque il bullismo che avviene tra gli adulti, e il bullismo il mobbing che avviene tra i minori. Entrambi i fenomeni, inoltre, presentano caratteristiche analoghe, di solito in forme meno esasperate, del nonnismo degli ambienti militari.
  • 8.
    Da segnalare lasfumatura inevitabilmente fuorviante del termine "bullismo". Richiamando l'immagine classica dello studente "bullo" come non solo prepotente ma anche dotato di atteggiamenti ribelli e in parte marginalizzato dal gruppo dei pari, il "bullismo" tenderebbe ad essere visto come una variante del vandalismo o del teppismo, e quindi una forma di rifiuto delle regole della convivenza collettiva; o ancora, come una forma di violenza imposta da un singolo o un piccolo gruppo rispetto alla classe scolastica, sostanzialmente armonica.
  • 9.
    Viceversa, il bullismosi presenta come una forma di violenza antitetica a quelle rivolte contro le istituzioni e i loro simboli (docenti o strutture scolastiche): queste ultime sarebbe estroverse, dove il bullismo è invece introverso, una sorta di cannibalismo psicologico interno al gruppo. Inoltre è da sottolineare come spesso l'intera classe si possa fare complice del bullismo rivolto verso i più deboli del gruppo, tramite meccanismi di consenso tacito e passivo, più o meno consapevole.
  • 10.
    I primi studîsul bullismo si hanno nei paesi dell'area scandinava, a partire dall'inizio degli anni '70, e, poco dopo, anche nei paesi anglosassoni, in particolare Gran Bretagna e Australia. Con la seconda metà degli anni '90, ricerche analoghe sono condotte anche in Italia.
  • 11.
    LE DIMENSIONI DELFENOMENO Bergen 35-40% vittime in prima battuta prevaricazioni, 15% coinvolto uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni (Olweus 86)
  • 12.
    FENOMENO BULLISMO Può essereattuato da singoli o da gruppi bullismo diretto: azioni aperte bullismo indiretto: isolamento nella maggior parte dei casi gruppi di 2 o 3 ragazzi necessaria inoltre una asimmetria nella relazione
  • 13.
    BULLISMO E SESSO Imaschi sono maggiormente esposti al bullismo rispetto alle femmine (Olweus) le femmine sono maggiormente esposte a bullismo indiretto i maschi sono per la maggior parte gli attori di bullismo rivolto alle femmine
  • 14.
    COSA FANNO INSEGNANTIE GENITORI? Circa 50% vittime affermano che gli insegnanti non sono quasi mai intervenuti circa il 70% degli studenti affermano che non si è mai parlato in classe del fenomeno stesse % per il ruolo genitori
  • 15.
    DOVE AVVENGONO ATTIDI BULLISMO? Non è vero che atti avvengono solo nei percorsi di tragitto casa-scuola la scuola è senza dubbio il luogo in cui il bullismo si manifesta con maggiore frequenza
  • 16.
    BULLISMO FENOMENO DELLE GRANDICITTA’? Smentita anche questa opinione la ricerca del nord Europa evidenzia la presenza di una maggiore consapevolezza del problema del bullismo nelle grandi città
  • 17.
    CARATTERISTICHE DEGLI ATTORI STABILITA’ NELTEMPO il comportamento aggressivo è una caratteristica piuttosto stabile. Essere un bullo o una vittima è qualcosa che può durare a lungo spesso diversi anni il fenomeno non tende a scomparire spontaneamente
  • 18.
    IL BULLISMO E’UNA CONSEGUENZA DELLA COMPETIZIONE? Non esiste correlazione con successo o insuccesso scolastico nella genesi esiste una conferma dell’insuccesso dopo la messa in atto degli atti sia dei protagonisti che delle vittime di atti di bullismo non c’è quindi conferma che l’atto aggressivo sia originato da voti bassi
  • 19.
    RUOLO CARATTERISTICHE ESTERIORI NESSUNA CORRELAZIONE correlazionesolo con forz fisica i tratti fisici giocano un ruolo assai minore di quanto si crede possibile ruolo immigrazione(Olanda 90)
  • 20.
    CARATTERISTICHE DELLA VITTIMA VITTIME PASSIVEO SOTTOMESSE Più ansiose e insicure, se aggredite reagiscono piangendo, scarsa autonomia, si considerano fallite, sono spesso sole e abbandonate VITTIME PROVOCATRICI combinazione modello reattivo ansioso e aggressivo
  • 21.
    VITTIME PASSIVE O SOTTOMESSE Riassumendo:sembra che il comportamento e l’atteggiamento delle vittime passive segnalino agli altri l’insicurezza, l’incapacità, nonché l’impossibilità o difficoltà di reagire di fronte agli insulti ricevuti. Modello reattivo ansioso o sottomesso associato alla debolezza fisica
  • 22.
    VITTIME PROVOCATRICI Dimostrano una combinazionedel modello reattivo ansioso e aggressivo
  • 23.
    CARATTERISTICHE DEL BULLO Fortebisogno di potere e dominio condizioni familiari spesso inadeguate comportamento strumentale (vantaggi) ricompensato con accresciuto prestigio bullismo può essere interpretato come aspetto di un più generale comportamento antisociale
  • 24.
    STILI EDUCATIVI EBULLISMO QUATTRO FATTORI: atteggiamento emotivo dei genitori stili educativi permissivi e tolleranti uso coercitivo del potere temperamento del bambino
  • 25.
    FATTORI FAVORENTI Conflitti tragenitori che coinvolgono i bambini NON SONO COLLEGABILI INVECE: condizioni socioeconomiche grado istruzione famiglia tipo abitazione fenomeno trasversale socialmente
  • 26.
    MECCANISMI DI GRUPPO MODELLIAGGRESSIVI - contagio sociale (bulli passivi - gregari) nel gruppo può avvenire l’indebolimento del controllo e dell’inibizione nei confronti delle tendenze aggressive ricompense con la vittoria sulla vittima riduzione del senso di responsabilità individuale
  • 27.
    ALTRI FATTORI Ruolo deimass media? Temperamento del bambino
  • 28.
    REALTA’ DEL FENOMENO INSCANDINAVIA è stato dimostrato in maniera convincente che il bullismo è un problema abbastanza rilevante nelle scuole elementari e medie. (Olweus) diritto fondamentale di ogni ragazzo nella scuola e in generale di sentirsi sicuro e di non essere oppresso e umiliato
  • 29.
    CHE FARE? Che Tipodi opinione sui valori sociali può acquisire uno studente che viene ripetutamente prevaricato da altri studenti senza che gli adulti intervengano? E’ priva di ogni fondamento l’idea che un atteggiamento tollerante e permissivo nei confronti di ragazzi aggressivi possa aiutare questi ragazzi a liberarsi dai propri modelli di comportamento antisociale
  • 30.
    BIBLIOGRAFIA PRIMI TESTIIN ITALIA ANNI 90 Dan Olweus, Bullismo a scuola, Giunti 1994 Sonia Sharp e Peter K.Smith, Bulli e prepotenti nella scuola, Erickson 1994
  • 31.
    Studi sul bullismo Iprimi studî sul bullismo si hanno nei paesi dell'area scandinava, a partire dall'inizio degli anni '70, e, poco dopo, anche nei paesi anglosassoni, in particolare Gran Bretagna e Australia. Con la seconda metà degli anni '90, ricerche analoghe sono condotte anche in Italia.
  • 32.
    Studi sul bullismo2 Da segnalare il caso del Giappone, dove ricerche analoghe e indipendenti sono portate avanti sin dalla prima metà degli anni '80, sul corrispettivo locale del bullismo, chiamato ijime, il quale si presenta in forme particolarmente intense e diffuse. Un confronto internazionale sul tema tra Giappone e resto del mondo si ha a partire dalla seconda metà degli anni '90. Ricavato da "http://it.wikipedia.org/wiki/Bullismo"
  • 33.
    Olweus D. Bulli inPsicologia contemporanea, n. 133, 1996, pp. 23-28 Il bullismo è un fenomeno sommerso e molto diffuso. Si tratta di una forma di oppressione, in cui un bambino o un adolescente sperimenta, per opera di un compagno prevaricatore, una condizione di profonda sofferenza. L'autore studia le principali forme e conseguenze di questo fenomeno e propone dei principi metodologici di intervento.
  • 34.
    Olweus D. Bullismo ascuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono Giunti, Firenze 1995, pp. 125 Sulla base di una serie di studi da lui compiuti, l'autore propone delle interpretazioni del fenomeno del bullismo a scuola, forma di oppressione nella quale la giovane vittima sperimenta una profonda situazione di sofferenza ad opera di un coetaneo. Dopo una prima parte dedicata all'informazione sul fenomeno, il testo offre dei suggerimenti per possibili interventi da attuare a livello di scuola, di classe e di individuo. Nell'ultima parte di questa edizione italiana Ada Fonzi fa il punto sulla ricerca relativa al fenomeno in Italia.
  • 35.
    Prina F. Bullismo eviolenza a scuola Una ricerca in cinque scuole torinesi Città di Torino, Torino 1998, pp. 144 Il testo costituisce la sintesi del lavoro di ricerca sviluppatosi nell'ambito del progetto "Violenza nelle scuole, attenzione alle vittime", che si colloca da una parte tra le iniziative del progetto Itaca del Comune di Torino e dall'altra nel progetto giovani della Circoscrizione 5. Alla ricerca hanno partecipato cinque scuole medie, tre delle quali nel quartiere Vallette, e sono stati coinvolti anche tre educatori delle cooperative e associazioni che sviluppano interventi di educativa territoriale ed operano in collaborazione con gli insegnanti delle stesse scuole. Il rapporto è articolato in quattro parti: innanzitutto sono richiamati i principali riferimenti teorici e viene delineato il percorso di ricerca effettuato. Un secondo capitolo è dedicato ai risultati della ricerca sugli studenti, mentre un terzo sintetizza i risultati di quella sugli insegnanti. Il quarto capitolo descrive la parallela sperimentazione di attività didattiche finalizzate alla riflessione con gli studenti. Nella conclusione si traggono le fila dell'insieme del lavoro e si confrontano i risultati con le altre più significative ricerche.
  • 36.
    Sharp S. SmithP.K. Bulli e prepotenti nella scuola. Prevenzione e tecniche educative Erickson, Trento 1995, pp. 183 Il volume illustra una serie di strategie operative per affrontare il bullismo nella scuola. Esso fornisce informazioni sulla natura delle angherie tra compagni; descrive alcune tecniche di analisi del fenomeno; spiega come programmare un adeguato screening; presenta una politica globale per contenere e smorzare il bullismo; esamina infine nel dettaglio un'ampia gamma di interventi orientati a particolari ambiti della vita scolastica. Sonia Sharp è psicologa dell'educazione; Peter K. Smith è professore di psicologia al Dipartimento di Psicologia dell'Università di Sheffield.
  • 37.
    Bacchini D. AmodeoA. Vitelli R. Abbruzzese R. Ciardi A. La valutazione del bullismo negli insegnanti in Ricerche di Psicologia, n. 1, 1999, vol. 23, pp. 75-103 La finalità della ricerca qui descritta è di fornire un contributo, di tipo prevalentemente descrittivo, ad alcune questioni teoriche sul fenomeno del bullismo, focalizzando l'attenzione sul modo in cui gli insegnanti valutano il fenomeno delle prepotenze a scuola. In particolare gli autori si propongono di: 1) ampliare le conoscenze sul bullismo in Italia, integrando le informazioni fornite dai docenti con quelle raccolte in precedenti ricerche effettuate con ragazzi e confrontare i rispettivi giudizi; 2) valutare gli atteggiamenti degli insegnanti verso il bullismo, la loro percezione della gravità del fenomeno, delle sue cause e conseguenze, ed indagare le strategie di "coping" utilizzate per fronteggiarlo. Hanno collaborato all'indagine 218 insegnanti di 20 diverse scuole di Napoli (10 elementari e 10 medie inferiori).
  • 38.
    Coppola De VannaA. La mediazione in ambito scolastico in Minorigiustizia, n. 2, 2000, pp. 138-152 L'articolo illustra un'esperienza di mediazione in ambito scolastico realizzata presso la scuola media Melo di Bari, a seguito di alcuni episodi di bullismo e di prevaricazione da parte di alcuni ragazzi, nei confronti di coetanei e docenti. Tale progetto ha voluta coinvolgere alunni, insegnanti e genitori, nella convinzione che fosse necessario non tanto elaborare dei metodi per superare le singole situazioni conflittuali, quanto riuscire a proporre una cultura della mediazione che contrastasse l'incombente subcultura dell'illegalità mafiosa. L'autrice dell'articolo è psicologa, psicoterapeuta, giudice onorario presso il Tribunale per i minorenni di Bari, coordinatrice dell'Ufficio per la mediazione di Bari e presidente del Centro di mediazione CRISI, che è stato l'animatore di questo progetto