• Definire il linguaggio
• Individuare i correlati anatomici delle funzioni linguistiche
• Indicare le principali fasi dello sviluppo del linguaggio
• Descrivere i principali quadri di deficit linguistico
• Approfondire i deficit cognitivo-linguistici
Comprendere la complessità dei deficit linguistici nel paziente
post-traumatico
Obiettivi della presentazione
1.Introduzione
• I deficit cognitivi e linguistici conseguenti a trauma
cranico sono eterogenei e dipendono da numerosi fattori
(gravità del trauma, dinamica della lesione, età al momento
del trauma, giorni di non responsività)
• Nei casi di TC raramente compaiono dei deficit linguistici
isolati (es. sindromi afasiche classiche), ma si assiste ad
una compromissione globale, con deficit aspecifici,
generici, strettamente connessi ad un quadro cognitivo
deficitario (Sarno, 1984)
• A differenza di altre patologie (es. tumori cerebrali) in cui
lesioni focali determinano deficit specifici, nel paziente
post-traumatico si assiste spesso a lesioni multi-focali a cui
corrisponde un quadro eterogeneo di deficit cognitivi
• In età evolutiva le conseguenze neuropsicologiche e
logopediche si manifestano con una loro peculiare
tipologia, in quanto le funzioni cognitive e linguistiche
sono ancora in via di sviluppo
• I disturbi neuropsicologici (attenzione, memoria, funzioni
esecutive e linguaggio) incidono fortemente
sull’adattamento psico-sociale a lungo termine e sul futuro
inserimento scolastico o lavorativo
2.Introduzione
DEFICIT
SENSORIALI
DEFICIT
SENSORIALI
DEFICIT
MOTORI
DEFICIT
MOTORI
EPILESSIAEPILESSIA
PROBLEMI
INTERNISTICI
PROBLEMI
INTERNISTICI
DEFICIT
COGNITIVO-LINGUISTICI
DEFICIT
COGNITIVO-LINGUISTICI
DISTRURBI
COMPORTAMENTALI
DISTRURBI
COMPORTAMENTALI
PROBLEMI
SOCIALI
PROBLEMI
SOCIALI
DIFFICOLTA’ DI
REINSERIMENTO
DIFFICOLTA’ DI
REINSERIMENTO
DINAMICHE
PSICOLOGICHE
FAMILIARI
DINAMICHE
PSICOLOGICHE
FAMILIARI
DIFFICOLTA’ DI
APPRENDIMENTO
DIFFICOLTA’ DI
APPRENDIMENTO
Pazienti con lesioni SNC
Che cos’è il linguaggio
E’ un sistema di comunicazione che permette di trasmettere
informazioni e conoscenze da un individuo all’altro attraverso un
complesso repertorio di comportamenti (Agliotti, Fabbro, 2006)
Trasmette informazioni (significati)
comportamenti (segnali)
Definizione
Correlati Anatomici
Dominanza emisferica per il linguaggio
Ruolo dell’emisfero sinistro
• L’emisfero dominante per il linguaggio è il sinistro per almeno i
due terzi degli ambidestri e mancini, globalmente considerati
(Vignolo, 1979)
• La lateralizzazione del linguaggio nell’emisfero sinistro inizia verso
il terzo anno di vita (Dehaene-Lambertz et al., 2002)
• L’equipotenzialità emisferica diminuisce con la maturazione
cerebrale: dopo i 12 anni l’emisfero destro non è più in grado di
riorganizzare in modo completo le funzioni linguistiche
• Le componenti fonologiche e sintattiche sono rappresentate
prevalentemente nell’emisfero sinistro, ma, in caso di danno precoce,
l’emisfero destro possiede la capacità di vicariare tali funzioni
(Dennis e Whitaker, 1976; Ogden, 1988; Vargha-Khandem, 2005)
• L’emisfero destro può svolgere alcune semplici ed automatiche
competenze linguistiche, ad esempio: recitazione automatica dei
numeri, brevi occasionali espressioni stereotipate di saluto o
disappunto, comprensione di ordini semplici e prevedibili, scrittura
della firma (Jackson, 1874; Sperry, 1969)
• Tuttavia l’emisfero destro svolge un ruolo primario nella pragmatica
della comunicazione
Ruolo dell’emisfero destro
4040 3939
2222
3737
2121
4545
4646
4444
Le aree ”tradizionali” del linguaggio
Si completa entro la fine del secondo anno di vita
• Avviene dapprima per le aree perisilviane, e cioè aree di
Brodmann 22, 40, e 44, entro la fine del primo anno di vita
• In una fase successiva avviene la maturazione delle
aree marginali (37, 39, 45 e 46), entro il secondo anno di vita
Maturazione delle aree del linguaggio
1) Le aree perisilviane sono importanti per il funzionamento del
livello fonologico del linguaggio:
Area di Wernicke (22): identificazione dei fonemi e
selezione di consonanti e vocali
Area di Broca (44): combinazione dei fonemi in sequenze
verbo-motorie
Strutture interposte (40): collegamento tra queste due attività e
reciproco controllo
1.Funzioni delle aree del linguaggio
2.Funzioni delle aree del linguaggio
2) Aree marginali posteriori: comprensione e denominazione.
Collegamenti con le altre aree associative (visive, sensitive)
es. denominare su input visivo
Area 37: funzionamento del codice semantico
Area 39: formazione dei concetti, intelligenza simbolica
Aree marginali anteriori (45 e 46): attività verbo-motorie più
lunghe; trasformazione scorrevole delle parole in
appropriate sequenze grammaticali e sintattiche es. discorso
filato, descrizione, ecc
Strutture sottocorticali (talamo, nuclei della base):
organizzazione del linguaggio, per es. controllo
semantico, controllo grammaticale e controllo fonemico
Lo sviluppo del linguaggio
Quando inizia l’apprendimento?
 
L’apprendimento è un processo continuo!
• A 20 settimane di gestazione: sistema uditivo sviluppato
• A 6 mesi di gestazione: sensibilità alle qualità prosodiche della
voce materna
L’essere umano possiede un apparato uditivo pre-programmato
geneticamente alla discriminazione di caratteristiche distintive
dei suoni del linguaggio, tuttavia l’esperienza è decisiva per lo
sviluppo e la messa in atto delle potenzialità linguistiche
(Eimas, 1985; Fabbro, 2004)
Le tappe
Nel primo anno di vita: passaggio da una comunicazione non
intenzionale ad una intenzionale e dalla comunicazione gestuale a
quella verbale.
• 4-6 mesi: “reazioni circolari vocaliche”
• 6 mesi: lallazione
• 10-12 mesi: anche protoparole
• 12 mesi: prime parole
• 18-20 mesi: parole multisillabiche
• 4-6 anni: stabilizza la pronuncia di tutti i fonemi e completa
l’inventario fonetico
I livelli
Lo sviluppo fonologico:
Dai 6 mesi emerge la lallazione, ovvero la produzione ritmica di
sequenza di sillabe composte da consonante-vocale
• Fonemi comunemente acquisiti prima dei 2 anni: m, n, p, b, t,
d, g, k
• In seguito: ts, dz
Entro i 5 anni lo sviluppo fonologico è completo
Lo sviluppo lessicale:
• 11-13 mesi: olofrase (parole contesto-specifiche)
errori sovraestensione
sottoestensione
sovrapposizione
• 17-24 mesi: “esplosione del vocabolario” (da 300-600 parole)
• 6-8 anni: uso di categorie sovra-ordinate (generali/astratte)
Lo sviluppo della grammatica:
• 11-12 mesi: “costruzioni verticali”
• 16 mesi: “costruzioni orizzontali”
• 18-24 mesi: enunciati a carattere “telegrafico”
• 3-4 anni: esplosione della morfologia
• 5-7 anni: strutturazione della grammatica in funzione del
discorso
• 8 anni: linguaggio del bambino simile a quello dell’adulto
LME aumenta sistematicamente in relazione all’età
Lo sviluppo della pragmatica:
8-28 mesi aumento atti comunicativi che bambino può gestire
Competenze conversazionali:
• Richiamare attenzione dell’interlocutore (sguardo, tatto, gesto,
azione, voce);
• Gestire alternanza dei turni della conversazione (entro i 3 anni);
• Scambiare informazioni pertinenti (dai 2 anni su argomenti
familiari);
• Uso dei connettivi causali (fino a 3 anni successione di stati
problematici/risolutivi, da 5 anni sequenze di azioni orientate a
scopo, 8/9 anni effettiva e coerente concatenazione di episodi)
Disturbi del linguaggio
1. DISTURBI SPECIFICI DEL LINGUAGGIO
2. DISTURBI DEL LINGUAGGIO CORRELATI A
RITARDO MENTALE
3. DEFICIT LINGUISTICI CONSEGUENTI A
TRAUMA CRANICO
Disturbi linguistici
1.Disturbi specifici del linguaggio
Deficit di acquisizione del linguaggio in bambini con intelligenza
ed udito normali, senza problemi neurologici, psichiatrici e/o
rilavanti difficoltà sociali ed economiche (Fabbro, 2000)
Cause Hp: possibili anomalie microscopiche diffuse nello sviluppo
della corteccia cerebrale (Guerreiro et al., 2002), o deficit genetici
(Vargha-Khandem et al., 2005)
Criteri:
• Intelligenza non verbale nella norma (QIP>75);
• Udito nella norma;
• Assenza di lesioni neurologiche;
• Assenza importanti problemi psicologici e/o socio-economici
2.Disturbi del linguaggio nel ritardo mentale
Essendo le differenti competenze linguistiche strettamente dipendenti
dallo sviluppo delle funzioni cognitive, in caso di ritardo mentale è
lecito attendersi un deficit dello sviluppo linguistico
(Aglioti, Fabbro, 2006)
Gli ambiti linguistici maggiormente influenzati dal ritardo dello
sviluppo cognitivo sono (Rondal e Edwards, 1997):
• Lessico
• Semantica
• Pragmatica
• Analisi del discorso
TRAUMA
CRANICO
DEFICIT LINGUISTICI ACQUISITI
DEFICIT COGNTIVO-LINGUISTICI
3.Deficit linguistici conseguenti a TC
TRAUMA
CRANICO
Disturbo dello
sviluppo linguistico
Deficit articolatori
Deficit linguistici
Disartria
Aprassia
articolatoria
Afasia
Variabili
cliniche
Deficit linguistici acquisiti
Disturbo dello sviluppo del linguaggio
2 3 8-12 150
Equipotenzialità
emisferi
Deficit
transitori
Alterazioni
permanenti
Emisfero dx vicariante Lateralizzazione
completa
Evoluzione-specializzazione emisferica
Tappe acquisizione
6
Età critica Scolarizzazione
Recupero completo
1.Impatto del TC sullo sviluppo del linguaggio
Caso clinico: Francesca
Nome: A.F.
Età: 6 aa
Anamnesi: bambina già nota per precedenti ricoveri, affetta da esiti
da anossia cerebrale da arresto cardio-circolatorio da sindrome del
QT lungo. Portatrice di defibrillatore. Frequenta la prima elementare
con insegnante di sostegno. Esegue trattamenti di logopedia 3 volte a
settimana e psicomotricità globale 1 volta a settimana.
Valutazione psicometrica giugno 07: Leiter-R: QI ragianamento
fluido=60; scala completa=65; WPPSI: QIP=50 QIV=NV.
Dati anamnestici
6/6/07: l’ingente deficit di produzione verbale non ha consentito la
somministrazione dell’intero test di valutazione, ma esclusivamente
la sezione relativa alla capacità di comprensione linguistica.
Solo la comprensione
semantica risulta adeguata all’età, mentre il test di comprensione
sintattica, grammaticale e di riconoscimento di figure risultano ai
limiti inferiori di norma. L’espressione verbale, caratterizzata da un
pattern fonetico di circa dieci fonemi, prodotti su ripetizione, è
costituita da alcuni vocaboli e da sporadiche frasi contratte. Si
osserva la presenza di un adeguato codice si/no verbale e l’utilizzo
del gesto per comunicare desideri e intenzioni.
Valutazione logopedica
Caso clinico: Mohamed
Dati Generali:
Nome: M.A.
Età: 5 anni e 3 mesi
Dominanza manuale: destra
Scolarità: ultimo anno di scuola materna
Follow-up presso l’Istituto
Dati anamnestici
Diagnosi: trauma cranio-encefalico in data 31/10/2002
(7 mesi di vita)
GCS: 7
RMN encefalo cerebrale (09/03/2007): lesione parietale e frontale
posteriore sinistra.
Al momento della valutazione: presenza di ritardo del linguaggio e
deficit neuropsicologici
Terapia farmacologia: Fenobarbital 50 mg/die
Trattamenti effettuati: logopedia sul Territorio
Dati anamnestici rilevanti per l’indagine
neuropsicologica:
Livello cognitivo (Maggio 2007) : Lieve deficit del livello cognitivo
(QIT=59), con profilo disarmonico (QIV=57; QIP=70)
Attenzione: problemi a carico delle componenti basiche
dell’attenzione (vigilanza, attenzione sostenuta, selettiva): nonostante
l’impegno e la discreta collaborazione, M deve essere spesso
ricondotto al compito e sollecitato.
Memoria: visuo-spaziale lievemente deficitaria sia a breve, che a
lungo termine; verbale a breve termine entro la norma, a medio-
lungo termine deficitaria.
Prassie costruttive: rapportabili al livello operativo per compiti
concreti, deficitarie per attività grafiche complesse dal punto di vista
sintattico, o che richiedono rappresentazione mentale.
1.Profilo neuropsicologico
Capacità elaborative e le competenze logiche di base appaiono
rapportabili al livello cognitivo.
La valutazione logopedica ha evidenziato un notevole ritardo della
competenza comunicativo-linguistica: ogni ambito indagato
risulta deficitario.
Per quanto riguarda l’espressione verbale, il quadro fonetico è
incompleto, mancano alcuni foni ed altri sono distorti, vi è
nasalizzazione e sigmatismo interdentale. Vi sono, inoltre, difficoltà
di programmazione sequenziale nella struttura fonologica della
parola.
2.Profilo neuropsicologico
Gravemente deficitaria la discriminazione uditiva.
Presenti difficoltà lessicali, nel recupero dei termini, morfo-
sintattiche e grammaticali (frequenti errori di concordanza di
genere/numero anche per parole conosciute ed usuali) e nella
strutturazione fraseale.
Nella comprensione verbale, oltre alle difficoltà lessicali-
semantiche, emergono grosse difficoltà nella comprensione
sintattico-grammaticale: il bambino non comprende neppure minime
variazioni, come la negazione.
L’eloquio spontaneo, oltre ad essere inficiato da tutte queste
difficoltà, presenta, a volte, balbuzie tonico/clonica, per cui spesso
non risulta intelligibile.
3.Profilo linguistico
Livello cognitivo lievemente deficitario, con deficit specifici in
ambito linguistico, attentivo, mnestico, prassico-costruttivo ed
elaborativo.
La lesione descritta alla Risonanza Magnetica giustifica il quadro di
ritardo linguistico e di deficit cognitivo sopra descritto.
Il danno cerebrale occorso in età precoce (7 mesi) ha interferito
con l’acquisizione di un linguaggio normo-strutturato,
determinando un profilo linguistico di difficile connotazione
nosografia, con ricaduta importante sullo sviluppo cognitivo
complessivo e sugli apprendimenti. Tale quadro, inoltre, si
associa a deficit cognitivi specifici, conseguenti alle lesioni a
carico delle aree associative.
Conclusioni
Deficit articolatori
Organizzazione dell’attività articolatoria
1) Livello dell’attività motoria riflessa: motoneuroni periferici e
relativi archi riflessi
2) Livello dei movimenti automatici: controllo dei movimenti in
contesto automatizzato
3) Livello dei movimenti volontari elementari: vie cortico-spinali e
cortico-bulbari delle cellule piramidali e aree motorie primarie
4) Apparato di integrazione e di controllo: sistema previsionale di
coordinamento dei movimenti in sequenza attraverso feed-back
dalla periferia, sede nel cervelletto
5) Livello del piano d’azione e della programmazione: formulazione
di piano d’azione dei singoli elementi dell’atto motorio e del
piano motorio, ovvero recupero di pattern motori necessari
1.Deficit articolatori
Disartria
Deficit della realizzazione articolatoria dell’eloquio di natura
paretica, dovuto ad un disturbo a valle dei livelli di piano d’azione e
del programma (lesione bilaterale a livello muscolare, dei nervi, del
tronco cerebrale, delle vie cortico-bulbari, del cervelletto)
Ridotta articolazione dei suoni, che risultano impastati.
Spesso associata a disturbo della motilità bucco-faringo-laringea
(Anartria) deficit della programmazione articolatoria conseguente a
lesione del solo emisfero sinistro, in assenza di paresi dei movimenti
Difficoltà di articolazione, con incapacità di integrare spazialmente e
temporalmente l’attività dei singoli muscoli.
Disturbo motorio della sola articolazione, che non coinvolge altri
tipi di movimenti del distretto bucco-linguo-facciale
2.Deficit articolatori
Aprassia Articolatoria
Basi anatomiche dell’aprassia dell’articolazione
Quadrilatero di Pierre Marie:
Tra A, B il nucleo lenticolare
L e l’insula I.
Sezione assiale dell’emisfero sinistro
Attualmente: tratto posteriore della terza circonvoluzione frontale
(area Broca) (Mohr et al., 1978; Hillis et al., 2004), tratto anteriore
della corteccia dell’insula (Dronkers, 1996) e l’associazione di
queste due (Schiff et al., 1983)
Caso clinico: Giorgia
Dati anamnestici
Nome: S.G.
Età al momento dell’evento morboso: 16 aa
Anamnesi: 6/12/06 emorragia in sede ponto-mesencefalico posteriore
dx per rottura angioma cavernoso. Intervento di exeresi totale della
lesione angiomatosa.
12/3/07: ricovero presso La Nostra Famiglia per programma
riabilitativo specifico.
Visita neurologica in ingresso: collaborante, vigile, rallentata.
Risponde a tono. Parola scandita. Lieve disorientamento spazio-
temporale. Pupille isocoriche, diplopia. Si alimenta per OS.
Valutazione psicometrica 27/3/07: WAIS-R QIV: 62; QIP: 52; QIT:
53:
Valutazione logopedica 30/4/07: non emergono disturbi di tipo
afasico ma una generale compromissione cognitivo-linguistica con
particolari cadute nelle prove di calcolo mentale e di fluenza verbale.
Linguaggio pragmatico adeguato. Competenze mnestiche verbali
buone: si rilevano peraltro, difficoltà strategico-organizzativo nel
recupero del materiale memorizzato.
L’eloquio è disartrico, rallentato e scandito, ma discretamente
intelligibile.
Valutazione logopedica
Deficit linguistici acquisiti: afasia
Definizione di afasia
Disturbo dei sistemi preposti alla comprensione ed alla
formulazione del linguaggio, dovuto al danno ed alla conseguente
disfunzione di specifiche regioni dell’encefalo, in seguito a lesioni
cerebrali (traumi, infezioni, tumori, infarti ed emorragie cerebrali)
Immagini e rappresentazioni del pensiero non possono più essere
tradotte in parole e frasi, così come il processo opposto
(Damasio, 1992)
Possibili cause
Approcci ai deficit linguistici acquisiti
BROCA (1861): nascita dell’afasiologia
Ruolo della terza circonvoluzione frontale sx nell’articolazione
del linguaggio (“sede della memoria dei movimenti necessari ad
articolare le parole”): CENTRO VERBO-MOTORIO
WERNICKE (1874):
Ruolo della prima circonvoluzione temporale sx nella
comprensione del linguaggio: CENTRO UDITIVO-VERBALE
1.Localizzazionista
2.Localizzazionista
Correlazione tra lesioni di aree specifiche del cervello e deficit
(ad es. afasici)
La presenza di un'«associazione» tra un disordine
comportamentale (l'alterazione di una particolare funzione) e la
lesione di una parte del cervello consente l'inferenza che la base
neurale di quella funzione é localizzata in quell'area cerebrale
Modello Wernicke (1874)
Inizio di un approccio più cognitivo: si distinguono i deficit funzionali
per distruzione dei centri/interruzione delle connessioni
A = centro delle rappresentazioni uditive delle parole (area 22)
B = centro delle rappresentazioni motorie delle parole (area 44)
A = analisi uditiva
B = programmazione
articolatoria
A-B= fascicolo arcuato
AB
ab
AB
a
b
A = afasia sensoriale (di Wernicke)
B = afasia motoria (di Broca)
a = sordità verbale pura
AB = afasia di conduzione
b = anartria pura
Lesione ai centri Lesione alle connessioni
Deficit afasici attesi
AB
a
b
C
rappresentazioni
concettuali
Transcorticale motoria
+ comprensione
- produzione
Transcorticale sensoriale
- comprensione
+ produzione (ripetizione)
Modello di Lichteim (1885)
Per la comprensione e produzione dei suoni il modello doveva prevedere
un’ulteriore connessione fra il centro uditivo e il centro dei concetti ©
Modello classificatorio-predittivo di
Wernicke-Lichteim
a) Pur risultando a volte inadatta a cogliere le peculiarità di alcuni
pazienti tale classificazione è tutt’oggi la più usata, in quanto
rappresenta un utile strumento di comunicazione tra operatori
b) Implica lo sforzo di identificare la configurazione di deficit
presenti in un caso singolo con una delle sindromi riconosciute
c) Consente inoltre di tentare una correlazione tra i sintomi e la base
lesionale
Utilità della diagnosi sindromica
Limiti della diagnosi sindromica
a) Pur assumendo che la forma ideale di ogni tipo di afasia
corrisponda ad un sito lesionale replicabile, la probabilità che
ogni paziente afasico presenti una di queste forme ideali di
afasia è bassa;
a) Variazioni individuali (dominanza cerebrale, eziologia, età)
nell’organizzazione delle aree del linguaggio contribuiscono a
tale variabilità tanto, che lesioni identiche in soggetti diversi
producono quadri afasici diversi;
b) Infine i mutamenti nel tempo del quadro clinico possono far
riclassificare il paziente in sindromi diverse in momenti
differenti
Modello dei sistemi funzionali
Lurija (1966; 1970): una funzione complessa come il linguaggio
deve dipendere dalla cooperazione di più regioni dell’encefalo che,
dando ognuna il suo contributo specifico, costituiscono nel loro
insieme un sistema funzionale.
Distinzione tra disturbi linguistici dovuti a compromissione degli
aspetti motori, associati a danno anteriore, e disturbi che
coinvolgono l’elaborazione uditiva, associati a lesioni posteriori
Modello delle afasie da disconnessione
Geschwind (1965): i diversi sintomi afasici possono essere spiegati in
termini di interruzione della trasmissione dell’informazione tra i
principali centri motori e sensitivi. Il lobo parietale avrebbe la
funzione di area di convergenza multi-modale nel mediare la
formazione di associazioni tra esperienze visive, uditive e tattili,
costruendo il substrato dell’attività di denominazione.
Sindrome da isolamento delle aree del linguaggio, dovuta a lesione
che disconnette aree del linguaggio dalle regioni associative
posteriori dell’emisfero sinistro.
Approcci odierni
Tende a descrivere il deficit del linguaggio come disturbo generato
dalla compromissione di un livello di elaborazione informazionale
(Caplan, 1992):
Disturbo di produzione
e/o
Disturbo di comprensione
• Deficit a livello fonologico
• Deficit a livello lessicale-semantico
• Deficit a livello sintattico
Psicolinguistico
Componenti principali del
sistema di elaborazione
linguistica
1.Aspetti caratteristici del linguaggio afasico
A livello fonologico:
Parafasia fonemica: omissione, sostituzione, delezione,
ripetizione o transposizione di fonemi all’interno di una parola
Es: bambino pambino, corda coda, tigre trighe
Gergo fonemico: Seno antito a sasa sa deve cosa
Neologismo: sostituzione di una o più lettere all’interno di una
parola
tanto da rendere la parola non identificabile
Es: bambino bintino
Gergo neologistico: Il mio derdo è puto e solo che andava parco
Conduite d’approche fonemica: arbrobreo, arbreo, arbeo, albeo,
2.Aspetti caratteristici del linguaggio afasico
A livello lessicale-semantico:
Circonlocuzioni: sostituzioni della parola bersaglio con frasi
esplicative
Es: è quella cosa che serve per mangiare.. (forchetta)
Parafasia semantica: sostituzione, della parola target con una
parola correlata dal punto di vista del significato:
Es: cucchiaio forchetta, cucchiaio posata, cucchiaio vaso
Gergo semantico: Prendo forchetta la torta che devo
Conduite d’approche semantica:
forbice, forchetta, no ...cu..cucchiaio, no! ... coltello!
3.Aspetti caratteristici del linguaggio afasico
A livello sintattico:
Disordini delle parole funzione (elementi grammaticali):
Agrammatismo: omissione delle parole funzione e dei morfemi
legati, tipico del linguaggio non-fluente
Paragrammatismo: sostituzione delle parole funzione, tipico del
linguaggio fluente (Caplan, 1992)
Eloquio fluente: facilità di produzione, frasi ricche di subordinate
Eloquio non fluente: la produzione è difficoltosa, con frasi brevi
senza modulazione melodica del discorso, linguaggio telegrafico
(Geschwind, 1962)
Neuropsicologia cognitiva
I sistemi neurali che sottendono funzioni complesse come il
linguaggio non vengono più considerati dipendenti da pochi centri
cerebrali organizzati in modo discreto, bensì come il prodotto
dell’attività congiunta di molte regioni corticali e sottocorticali,
funzionalmente ed anatomicamente correlate, che danno origine a
complesse reti neuronali (Basso, 2006; Ladavas, Berti, 2002)
Studio dell’architettura funzionale dei processi cognitivi a partire
dai dati della patologia
• Modularità: una funzione cognitiva complessa è il risultato del
funzionamento di una serie di sottocomponenti funzionalmente
indipendenti, danneggiabili separatamente da lesioni cerebrali
• Universalità: la struttura della funzione cognitiva è universale, non
vi sono cioè variazioni individuali della struttura funzionale
• Trasparenza: quando una o più componenti di un processo
cognitivo sono compromesse, le altre continuano ad operare
normalmente, benché l’input alle stesse possa non essere normale,
perché derivante da una componente compromessa
(Caramazza, 1992)
Principi della neuropsicologia cognitiva
Diagnosi funzionale
La diagnosi funzionale si propone di individuare il locus del
danno funzionale
Due pazienti che presentino lo stesso danno funzionale avranno
anche gli stessi sintomi
vs
Diagnosi descrittiva, ovvero la tassonomia classica, permette di
sintetizzare in una sola etichetta un insieme di sintomi
generalmente associati tra loro
Due pazienti classificati allo stesso modo possono avere sintomi
differenti
• Tecniche recenti che utilizzano la visualizzazione in vivo hanno
messo in discussione le idee tradizionali sulle aree cerebrali
correlate al linguaggio
• Spesso le aree corticali attivate durante compiti linguistici si
trovano al di fuori delle aree riportate dagli studi lesionali.
• Tuttavia rimane valida una certa correlazione tra specifica
sindrome afasica e area cerebrale lesa (Fabbro, 2004)
1.Conclusioni
In ambito clinico si tende ad integrare il contributo dei diversi
approcci:
Si definisce il quadro di deficit linguistico in termini di sindrome
afasica (afasia di Broca, Wernicke, etc.)
ma si descrivono quantitativamente e qualitativamente i deficit
del paziente secondo parametri psicolinguistici (presenza di
parafasie, gergo, anomie, etc.)
Infine si tiene conto della sede lesionale e dei deficit cognitivi
associati (deficit mnestico-attentivo, o esecutivo e linguistico etc.)
2.Conclusioni
Sindromi afasiche classiche
Afasie non-fluenti:
• Afasia globale
• Afasia di Broca
• Afasia transcorticale motoria
Afasie fluenti:
• Afasia di Wernicke
• Afasia di conduzione
• Afasia transcorticale sensoriale
• Afasia anomica
Quadri non-fluenti vs fluenti
Quadri non fluenti: afasia globale
Frequenza 20-25%
Eloquio spontaneo Assente o ridotto a
frammenti sillabici o stereotipie
Ripetizione come sopra
Comprensione limitate a parole brevi e
comuni e ordini semplici e prevedibili
Scrittura soltanto la firma
Lettura assente
Anosognosia +/-
Sintomi associati ABF, AIM, AI, emiplegia
dx, emianopsia laterale omonima dx
Sede della lesione tutta l’area del
linguaggio
Afasia di Broca
Frequenza 20%
Eloquio spontaneo ridotto, lento, faticoso,
con difficoltà articolatorie
Ripetizione come sopra
Comprensione relativamente buona
Scrittura firma e copia
Lettura talora compromessa
Anosognosia -
Sintomi associati ABF, AIM, emiplegia dx,
Sede della lesione area 44
Errori tipici: agrammatismo,
sostantivi al singolare, verbi
all’infinito, omissione di
articoli, aggettivi e avverbi
Afasia transcorticale motoria
Frequenza 2%
Eloquio spontaneo ridotto, ma senza
difficoltà articolatorie ed
agrammatismo
Ripetizione come sopra
Comprensione relativamente buona
Scrittura e Lettura compromesse
Anosognosia –
Sintomi associati AI, emiplegia dx,
emianopsia laterale omonima dx
Sede della lesione aree marginali
anteriori, motoria supplementare
Errori tipici: impossibilità ad
organizzare un discorso fluente e
creativo
Eloquio fluente ma con
parafasie, neologismi e gergo,
logorroico
Quadri fluenti: afasia di Wernicke
Frequenza 20%
Eloquio spontaneo fluente con errori
fonemici, talora gergo fonemico o
neologistico
Ripetizione cattiva con molti errori
fonemici
Comprensione compromessa
Scrittura e Lettura compromesse
Anosognosia ++
Sintomi Associati, AIM, AI, emiplegia
dx, emianopsia laterale omonima dx
Sede lesionale area 22
Afasia di Conduzione
Frequenza 4%
Eloquio spontaneo fluente con
conduites d’approches
Ripetizione compromessa
Comprensione conservata
Scrittura solo firma e copia
Anosognosia –
Sintomi associati ABF (1/3)
Sede della lesione area 44,
fascicolo arcuato
Afasia transcorticale sensoriale
Frequenza 2%
Eloquio spontaneo fluente, con parafasie
verbali e anomie
Ripetizione conservata
Comprensione compromessa
Scrittura e Lettura compromessa
Anosognosia -
Sintomi associati AIM, AI, emianopsia
laterale omonima dx
Sede della lesione aree 39 e 37 (danno
massivo temporo-parieto-occipitale)
Afasia anomica (amnestica)
Frequenza: 5%
Eloquio spontaneo: fluente,
grammaticalmente corretto, ma con
anomie
Ripetizione: conservata
Comprensione: conservata
Lettura: conservata
Scrittura: compromessa con anomie
Anosognosia +
Sintomi associati: AIM, AI
Sede della lesione: aree 39, 37, con
danno lieve
Caso clinico: Giovanna
Dati anamnestici
Nome: F.G.
Data di nascita: 05/06/1963
Anamnesi: afasia espressiva, emi-sindrome destra in esiti di emorragia
sub-aracnoidea da rottura aneurisma dell’arteria paraoftalmica di
sinistra trattata con embolizzazione
5/02/07: ricovero presso La Nostra Famiglia per programma
riabilitativo specifico.
Visita neurologica in ingresso: paziente collaborante, vigile, orientata
nello spazio e nel tempo. Comprende ed esegue ordini semplici.
05/02/07: presente afasia espressiva; eloquio spontaneo caratterizzato
da anomie, parafasie fonemiche e semantiche, conquite d’approches.
Trattamento logopedico: durata del trattamento 5 mesi finalizzato al
miglioramento del recupero lessicale, potenziamento capacità residue
di letto-scrittura, stimolazione di canali comunicativi alternativi.
Verifica a fine trattamento: lievi miglioramenti nella produzione
verbale, presenti ancora importanti difficoltà nell’eloquio spontaneo e
l’utilizzo di canali alternativi è tuttora ridotto.
Valutazione logopedica
Deficit cognitivo-linguistici
TRAUMA
CRANICO
Ritardo dello
sviluppo linguistico
Deficit articolatori
Deficit linguistici
Disartria
Aprassia
articolatoria
Afasie
Deficit cognitivo-linguistici
Variabili
cliniche
Deficit
cognitivi
Complessità dei deficit cognitivo-linguistici
conseguenti a TC
+
Pragmatica
• Deficit mnestico/verbali
• Deficit esecutivo/verbali
Deficit cognitivo-linguistici
Deficit cognitivo-linguistici conseguenti a TC
Deficit
cognitivi
La pragmatica
Cos’è la pragmatica
La pragmatica si interessa della comprensione e della produzione
di
elementi linguistici nel contesto (Leech, 1983; Levinson, 1983).
Si configura quindi come lo studio delle relazioni tra lingua e
contesto che sono grammaticalizzate o codificate nella struttura
stessa della lingua
Riguarda:
1) Contenuto comunicativo, ironico, metaforico dell’enunciato
2) Atti linguistici
3) Inferenze che si possono generare da ciò che si è detto in
relazione al domino noto ai partecipanti
1.Principi linguistici generali della comunicazione
Alla base della pragmatica vi sono alcuni principi linguistici
generali della comunicazione:
Il principio di cooperazione: il soggetto dice quello che deve dire,
quando deve dirlo e nel modo in cui deve dirlo (Grice, 1975)
Il soggetto fornisce informazioni nella giusta quantità, nel modo
adeguato, secondo criteri di qualità, di rilevanza (Leech, 1983), ed
esiste un piano di conoscenze almeno parzialmente condiviso tra i
parlanti (Airenti, Bara e Colombetti, 1983)
Principio di politeness: regola la distanza sociale, lo stato di
autorità tra gli interlocutori e la lunghezza del percorso
inferenziale di senso del discorso.
Mantiene l’equilibrio sociale e le relazioni amichevoli che
permettono agli interlocutori di essere cooperativi
2.Principi linguistici generali della comunicazione
Gli atti linguistici
Cos’è un atto linguistico
Parlare dell’atto linguistico corrisponde a parlare dell’enunciato dal
punto di vista di ciò che il parlante fa proferendolo
Principali atti linguistici:
• Locuzione (parlare per dire qualcosa)
• Illocuzione (parlare per compiere un’azione convenzionale, quale
offrire, promettere, chiedere)
• Perlocuzione (parlare per produrre effetti, conseguenze, in modo
involontario)
(Austin, 1962)
Classificazione di Searle (1975)
In base dello scopo dell’atto linguistico:
• Atti assertivi: impegnano il parlante al verificarsi effettivo di
qualcosa, alla verità della proposizione espressa (concludere,
dedurre..)
• Atti direttivi: tentano di indurre l’ascoltatore a fare qualcosa
(ordino, chiedo..)
• Atti commissivi: impegnano il parlante ad assumere una certa
condotta (ho intenzione di, sono favorevole..)
• Atti espressivi: esprimono sentimenti, emozioni (chiedo scusa, mi
congratulo per..)
• Dichiarazioni: sintetizzano i risultati prodotti con un atto eseguito
in un contesto adeguato (ti nomino, sei eletto..)
Atti linguistici diretti: il parlante pronuncia una frase e vuole dire
esattamente ciò che dice (significato letterale e significato inteso
coincidono)
Atti linguistici indiretti: il parlante esprime un’idea e intende quella,
ma vuole anche dire qualcos’altro, come, ad esempio, nelle
metafore e barzellette (significato letterale e significato inteso non
coincidono) (Serale, 1975)
Diversamente dagli afasici, i cerebrolesi destri evidenziano
difficoltà specifiche nel comprendere gli atti linguistici indiretti,
interpretandoli in modo letterale (Heeschen e Reischies, 1979) e
sbagliano spesso nel giudicare l’adeguatezza delle azioni (Hirst et
al., 1984; Joanette e Nespoulous, 1986)
Atti linguistici diretti/indiretti
Le inferenze
Cos’è un’inferenza
Processo cognitivo tramite cui chi ascolta esegue delle operazioni
sul significato letterale per cogliere il significato inteso dal parlante
Distinzioni:
Inferenze logiche vs basate su meta-conoscenza
Inferenze funzionali vs di “set”
Inferenze su connotazione spazio-temporale vs sul significato di
parole
Le implicature
Un tipo particolare di inferenza pragmatica è l’implicatura:
Inferenza di tipo intenzionale, si fonda su ipotesi contestuali di ciò
che è detto e su assunti specifici sulla natura comunicativa del
linguaggio
Tipi di implicature:
Generalizzate vs particolarizzate
Distaccabili vs non distaccabili dal contenuto
Convenzionali vs non-convenzionali (ad es: comunicazione dell’
ironia e sarcasmo)
Mc Donald (1992) ha evidenziato le difficoltà dei cerebrolesi
destri a comprendere il sarcasmo
• Numerosi studi hanno dimostrato che una lesione all’emisfero
destro in presenza di capacità linguistiche conservate può
determinare difficoltà in certi aspetti della comunicazione quali
l’interpretazione e l’organizzazione del discorso (Foldi et al.,
1983; Huber, 1990; Morin et al., 1986)
• I disturbi della pragmatica vengono riportati in seguito a lesioni
frontali, sia dorso-laterali, che parietali. In alcuni casi, inoltre,
sono presenti anche lesioni sottocorticali (Alexander et al., 1989;
Mc Donald e Von Sommers, 1993)
1.Correlati anatomici delle competenze
pragmatiche
• Un danno cognitivo di tipo frontale, che determini deficit nelle
capacità di problem solving (analisi, pianificazione e monitoraggio)
e di controllo esecutivo, disturba anche la comprensione degli atti
linguistici indiretti (Mc Donald, Van Sommers, 1993)
• Nonostante la quantità degli studi condotti, non è ancora stato
delineato un quadro di riferimento chiaro per questi disturbi nei
cerebrolesi destri. Ciò potrebbe essere conseguenza del divario
esistente tra la ricerca e gli studi sui pazienti: questi ultimi non si
sarebbero adeguati agli sviluppi delle teorie sulla pragmatica
(Stemmer, 1994)
2.Correlati anatomici delle competenze
pragmatiche
1.Conclusioni sulla pragmatica
• Problemi nella comprensione degli aspetti pragmatici possono
derivare da difficoltà nell’integrare più informazioni rilevanti nel
contesto, ma anche, da difficoltà nell’inibire il significato letterale o
l’informazione concreta a favore di quella veicolata (Mc Donald,
1992)
• I disturbi pragmatici nei traumatizzati cranici sembrano influenzati
da deficit nelle capacità di manipolare le possibili alternative
d’azione, monitorando accuratamente i messaggi verbali (Stuss,
Benson, 1986)
2.Conclusioni sulla pragmatica
• La patologia neurotraumatologica produce più frequentemente
disturbi del linguaggio, inteso come strumento di formazione del
pensiero, di organizzazione del discorso, di comunicazione
concettualmente efficace in rapporto al contesto sociale in cui la
comunicazione avviene (Prutting e Kirchner, 1983; Carlomagno,
1989)
• La presenza di capacità verbali relativamente integre nell’ambito
di un deficit delle funzioni cognitive e di integrazione psico-sociale
rende i traumatizzati cranici poco abili ad utilizzare efficacemente
il linguaggio in situazioni interpersonali (Mazzucchi, 1991)
3.Conclusioni sulla pragmatica
Le tipologie di disturbo della pragmatica facilmente riscontrabili in
ambito clinico nei casi di TC, si possono suddividere in:
Disturbi della qualità del discorso:
caratterizzati prevalentemente da riduzione della flessibilità
sintattico-grammaticale e lessicale, con difficoltà nel reperire
espressioni di efficace qualificazione, sintesi o astrazione;
Disturbi del comportamento comunicativo:
caratterizzati da carente rispetto del sistema di convenzioni, regole
e consuetudini linguistiche che, seppur non formalmente codificate,
consentono di variare e flettere il significato dell’espressione
verbale a seconda della situazione e del contesto, concettuale,
emotivo, sociale, in cui ci si trova
Una maggiore attenzione ai disturbi della pragmatica è giustificata:
• Dalla loro elevata incidenza nei traumatizzati cranici, molto più
elevata di quella delle afasie (Mazzucchi et al., 1991);
• Infine dal fatto che solo da pochi anni la ricerca in questo campo ci
ha fornito indicazioni diagnostiche e strumenti valutativi atti a
meglio definire la loro tipologia (MEC, Tavano, Coté, Ska,
Joannette)
4.Conclusioni sulla pragmatica
Caso clinico: Giovanni
Nome: B.G.
Età al momento del trauma: 49 anni
Anamnesi: investito in bicicletta. Al momento del ricovero paziente
vigile, collaborante, disorientato spazio, tempo; ipoacusico; deficit
completo VII n.c dx.
TAC encefalo 2/8/2004: frattura temporale dx pluriframmentaria con
interessamento della rocca petrosa, focolai di lacerazione parenchimali
alla convessità temporale dx e convessità frontale sx.
LCF VI (confuso e appropriato).
Valutazione NPS in acuto: collaborante, anosognosico, disinibito,
disorientato nello spazio-tempo; deficit memoria retrograda e
anterograda. Eloquio spontaneo fluente, anomie, circonlocuzioni,
stereotipie. Disturbo pragmatico della conversazione (pertinenza e
alternanza). Comprensione conservata, non deficit lettura - scrittura
sotto dettato.
Dati anamnestici
Ingresso presso la nostra Struttura 20/10/04: LCF VII
Valutazione neuropsicologica: deficit di attenzione, memoria verbale
a lungo termine e funzioni esecutive
Valutazione logopedica 26/10/04: (BAT) compromissione nella
discriminazione uditiva, della comprensione sintattica, comprensione
delle categorie semantiche ed identificazione dei contrari. Difficoltà
nella ripetizione di parole e giudizio.
Osservazione delle competenze pragmatiche evidenzia difficoltà
diffuse:
• nel ragionamento astratto (la spiegazione dell’uso di proverbi e
metafore è letterale);
• nel cogliere l’elemento di assurdità nel brano;
• nell’effettuare inferenze;
In autonomia il linguaggio diventa spesso logorroico e non sempre
attinente al contesto.
Valutazione logopedica
Follow-up
Effettuato trattamento logopedico e neuropsicologico
Follow-up neuropsicologico: migliorato il livello di funzionamento
cognitivo globale, rientrate le problematiche mnestico-attentive.
Permangono difficoltà a livello del problem solving complesso.
Follow-up logopedico 23/11/05: migliorati i deficit di comprensione
sintattico-semantica, permangono lievi difficoltà nel processamento
di strutture sintattiche più complesse e nel reperimento lessicale.
Per quanto riguarda il disturbo pragmatico permangono difficoltà nel
comportamento comunicativo (non rispetto dei turni, logorrea, non
aderenza alle richieste), nell’uso specifico del lessico, nell’efficacia
comunicativa.
Rapporti tra funzioni cognitive e
linguaggio
Deficit cognitivo-linguistici
• DEFICIT ESECUTIVO/VERBALI
•DEFICIT MNESTICO/VERBALI
Sistema attenzionale supervisore: SAS (Shallice, 1988)
esercita un controllo strategico sui processi cognitivi,
dislocando
selettivamente l’attenzione su un processo a spese di un altro e
organizza nel modo di volta in volta più efficace le subroutine
disponibili a livelli gerarchicamente più bassi
principio di organizzazione gerarchica dei processi cognitivi
Modello del sistema attentivo supervisore
Il SAS non opera controllando direttamente il comportamento,
ma modulando i livelli più bassi del CONTENTION
SCHEDULING (SISTEMA DI SELEZIONE COMPETITIVA)
Ha lo scopo di attivare ed inibire determinati schemi di
comportamento, agendo in maniera automatica
CORTECCIA PREFRONTALE  SAS
Una volta danneggiato da una lesione, non riesce più a svolgere
le sue attività lasciando il comportamento del paziente sotto il
solo controllo del contention scheduling
1.Funzioni esecutive-linguaggio
2.Funzioni esecutive-linguaggio
• I processi di integrazione delle informazioni sono funzioni a
cui sono preposte le aree anteriori del cervello (aree pre-frontali)
e tali aree sono frequentemente coinvolte dal TC
• In base al modello neuropsicologico delle funzioni esecutive di
Shallice (1988), una lesione in suddette regioni indurrebbe
un’elaborazione automatica del linguaggio, legata alle
caratteristiche dello stimolo e del contesto e non regolata
attivamente dal soggetto
• In compiti che richiedono la capacità di integrazione tacita di
conoscenze personali del soggetto, i cerebrolesi presentano,
dunque, errori di eccessiva integrazione delle conoscenze
personali nel processo di comprensione (Rosenthal, Bisiacchi,
1995)
Sistemi di memoria: memoria di lavoro
(Baddelay, 2003)
ML
Esecutore centrale
Circuito
fonologico
Taccuino visuo-
spaziale
Magazzino fonologico
(1/2 sec)
Ripasso
Subvocale
(10 sec)
aree motorie,
pre-motorie,
gangli della
base e talamo
sx
aree uditive
cervelletto dx
1) Memoria procedurale: conoscenze e competenze legate ad
apprendimento non consapevole, attraverso esercizio ripetuto
(conoscenza implicita)
• Procedure cognitivo-motorie: quelle alla base di capacità come
camminare, guidare..
• Priming: rilevamento di stimoli sensoriali è facilitato da
presentazione subliminale
• Condizionamento classico: associazione stimoli sensoriali e
complesse risposte fisiologiche
Tali conoscenze non sono accessibili all’introspezione verbale, non
possono essere descritte consapevolmente
1.Memoria a lungo termine
2.Memoria a lungo termine
2) Memoria dichiarativa: conoscenze cui si può avere accesso
consapevole (conoscenza esplicita) i contenuti di
questo tipo di memoria possono essere recuperati
consapevolmente e verbalizzati
• Memoria semantica: insieme di conoscenze enciclopediche
• Memoria episodica: esperienze connotate temporalmente, che
possiamo recuperare e raccontare a partire dai 3 anni
permette di descrivere verbalmente un episodio passato
(Tulving, 1987)
• Evidenze cliniche e sperimentali dimostrano che le conoscenze
necessarie alla comprensione ed all’espressione della lingua
possono essere in larga parte di tipo procedurale -morfo-sintassi-
(Pinker, 1993, 1994)
• Tuttavia per apprendere in maniera consapevole il significato di
nuove parole è necessario che siano integre le basi nervose che
sostengono la memoria semantica -sintassi e lessico- (aree frontali
e temporo-parietale sinistra).
• In ogni processo linguistico, tuttavia, sono coinvolte
costantemente entrambe: durante la comprensione, ad esempio,
vengono attivate contemporaneamente componenti di memoria
semantica per il riconoscimento del lessico e componenti di
memoria implicita per la comprensione sintattica
Memoria-linguaggio
Caso clinico: Simone
Nome: Y.S.
Età al momento del trauma: 7 aa; età ultimo follow-up: 9 aa
Anamnesi: esiti da grave trauma cranico. Frequenta la terza
elementare con sostegno.
Visita neurologica: collaborante. Presenza di parola scandita con
linguaggio ipostrutturato. Lieve instabilità.
Valutazione psicometrica 13/3/07:
WISC-R: QIV=61; QIP=<49; QIT= 50
Dati anamnestici
Valutazione logopedica 12/3/07: profilo cognitivo-linguistico
globalmente deficitario. Le prove di comprensione sono relative ad
uno sviluppo linguistico di 5/6 anni. Il test di denominazione
evidenzia la presenza di anomie e di parafasie semantiche.
La ripetizione di parole e non-parole risulta penalizzata dalla
distorsione del fonema “r”.
Nella descrizione della storia figurata il disturbo mnestico non ha
consentito l’osservazione delle immagini in corretta sequenza
temporale, richiedendo l’intervento dell’interlocutore; la competenza
narrativa è, quindi, caratterizzata dalla descrizione delle singole
figure, non emerge il tentativo di creare connessioni linguistiche per
fornire una storia continua.
Valutazione logopedica
Caso clinico: Davide
Dati anamnestici
Nome: D.C.
Età al momento del trauma: 18 ANNI
Anamnesi clinica: 25/7/2006 nel sedersi sul muretto di un ponte a
Praga, caduta accidentale da circa 8 metri, trasportato dopo circa 30
minuti in ospedale, giunto con GCS 4.
TC encefalo: contusione frontale dx con soffusione emorragiche
diffuse.
RMN: minima emorragia subaracnoidea, danno lesionale emorragico
di tipo assonale diffuso del corpo calloso, piccole emorragie
petecchiali nella sostanza bianca di entrambi gli emisferi cerebrali,
nel versante destro del putamen e nel peduncolo sx cerebrale.
Valutazione psicometrica
Ingresso presso la nostra Struttura 20/9/06
GCS: 6
III livello LCF Trattamento di psicostimolazione cognitivo-
comportamentale
LCF V
Valutazione Psicometrica 19/1/07: QIT=86; QIV=94; QIP=80.
Presenti evidenti problemi a carico delle componenti basiche
dell’attenzione (sostenuta, focalizzata, selettiva): facile distraibilità e
scarsa tenuta attentiva al compito.
Memoria a breve termine adeguata sia in ambito verbale, che visuo-
spaziale; competenze mnestiche a lungo termine verbali e visuo-
spaziali lievemente deficitarie. E’ importante sottolineare che le
difficoltà attentive emerse possono condizionare negativamente
anche l’apprendimento e la memorizzazione
Valutazione logopedica 5/12/06: BAT (non adeguato: aritmetica
mentale, comprensione uditiva). Dalla valutazione effettuata emerge
un profilo linguistico globalmente adeguato nei vari ambiti.
Identificata la memoria verbale deficitaria.
Trattamento neuropsicologico e logopedico
Verifica degli obiettivi a fine trattamento 13/2/07: eloquio
discretamente intelligibile anche se ancora carenti la precisione in
articolazione, la velocità. Sufficienti le competenze relative alla
pragmatica. Ancora ai limiti inferiori la performance relative ai
processi mnestici verbali a breve e a lungo termine; in
particolare ci si riferisce alle capacità di immagazzinare le nuove
informazioni e rievocarle, di ricordare gli eventi con una precisa
connotazione spazio-temporale.
Valutazione logopedica
Trattamento
Dopo un interruzione di un mese il paziente è stato sottoposto ad un
nuovo ciclo di logopedia
Verifica degli obiettivi al momento della dimissione 22/06/2007:
discreta evoluzione del quadro clinico; l’eloquio è intelligibile, anche
se rallentato, con scarsa intonazione prosodica e volume debole.
La memoria verbale (semantica, episodica, prospettica) e breve e
lungo termine è in evoluzione, ma ancora deficitaria:
particolarmente difficoltosi risultano il mantenimento e l’utilizzo
delle strategie suggerite al fine di facilitare l’ingresso, l’acquisizione
e la rievocazione degli apprendimenti. Migliorato il ricorso ad ausili
esterni per facilitare il ricordo, come agende, appunti, calendario.
Conclusioni della presentazione
• Nei casi di trauma cranico raramente si producono isolate sindromi
di tipo “focale” (ad es. afasia nel 7-10% dei casi), quasi sempre si
manifestano quadri lesionali di tipo “diffuso”, conseguenti al
contemporaneo coinvolgimento di più aree cerebrali (lesioni multi-
focali e danno assonale diffuso)
• Tali condizioni hanno richiesto un radicale ripensamento integrato
ed “olistico” dei criteri di valutazione e riabilitazione
neuropsicologica (Prigatano, 1999, Rattok et al., 1992; Sohlberg e
Mateer, 2001; Wilson, 2003; Ponsford, 2004)
1.Conclusioni
• La sintomatologia cognitiva post-traumatica si produce in
conseguenza, sia del danno diretto esercitato dalle onde d’urto
traumatiche, sia dei frequenti danni secondari prodotti dalle possibili
complicanze (ipossia, ipertensione endocranica etc.)
(Stocchetti, Mazzucchi, 1998)
• I sintomi più frequenti conseguono al coinvolgimento delle strutture
fronto-temporo-basali e della sostanza sottocorticale e consistono in
disturbi di attenzione, memoria, comportamento e affettività, capacità
di elaborazione delle informazioni, programmazione ed esecuzione di
azioni finalizzate
2.Conclusioni
• I sintomi “focali”, conseguenti a lesioni contusive in aree specifiche,
si inseriscono quindi in un contesto fenomenologico di tipo “diffuso”,
caratterizzato da destrutturazione della funzionalità integrativa basica,
più che da deficit di singole abilità (Chesnut, 1995; Teasdale, 1995;
Mazzucchi et al., 1998; Richardson, 2000)
• I disturbi del linguaggio, inteso come strumento grammatico-
lessicale di espressione e comprensione del pensiero (afasie) sono
relativamente infrequenti, mentre sono predominanti i disturbi del
linguaggio inteso come strumento di formazione del pensiero, di
strutturazione del discorso e, quindi, come tramite di una
comunicazione, nonché di una ricezione, concettualmente efficace
(disturbi della pragmatica)
(Prutting, Kirchner, 1983; Carlomagno, 1989)
3.Conclusioni
• In una patologia cerebrale acquisita complessa come il TC non è
quindi semplice, né talvolta possibile, distinguere i disturbi
neuropsicologici specifici dai deficit propriamente linguistici (ad
esempio anomia vs deficit mnestico; deficit di programmazione vs
ridotta iniziativa verbale)
4.Conclusioni

7^lezione

  • 1.
    • Definire illinguaggio • Individuare i correlati anatomici delle funzioni linguistiche • Indicare le principali fasi dello sviluppo del linguaggio • Descrivere i principali quadri di deficit linguistico • Approfondire i deficit cognitivo-linguistici Comprendere la complessità dei deficit linguistici nel paziente post-traumatico Obiettivi della presentazione
  • 2.
    1.Introduzione • I deficitcognitivi e linguistici conseguenti a trauma cranico sono eterogenei e dipendono da numerosi fattori (gravità del trauma, dinamica della lesione, età al momento del trauma, giorni di non responsività) • Nei casi di TC raramente compaiono dei deficit linguistici isolati (es. sindromi afasiche classiche), ma si assiste ad una compromissione globale, con deficit aspecifici, generici, strettamente connessi ad un quadro cognitivo deficitario (Sarno, 1984) • A differenza di altre patologie (es. tumori cerebrali) in cui lesioni focali determinano deficit specifici, nel paziente post-traumatico si assiste spesso a lesioni multi-focali a cui corrisponde un quadro eterogeneo di deficit cognitivi
  • 3.
    • In etàevolutiva le conseguenze neuropsicologiche e logopediche si manifestano con una loro peculiare tipologia, in quanto le funzioni cognitive e linguistiche sono ancora in via di sviluppo • I disturbi neuropsicologici (attenzione, memoria, funzioni esecutive e linguaggio) incidono fortemente sull’adattamento psico-sociale a lungo termine e sul futuro inserimento scolastico o lavorativo 2.Introduzione
  • 4.
  • 5.
    Che cos’è illinguaggio
  • 6.
    E’ un sistemadi comunicazione che permette di trasmettere informazioni e conoscenze da un individuo all’altro attraverso un complesso repertorio di comportamenti (Agliotti, Fabbro, 2006) Trasmette informazioni (significati) comportamenti (segnali) Definizione
  • 7.
  • 8.
  • 9.
    Ruolo dell’emisfero sinistro •L’emisfero dominante per il linguaggio è il sinistro per almeno i due terzi degli ambidestri e mancini, globalmente considerati (Vignolo, 1979) • La lateralizzazione del linguaggio nell’emisfero sinistro inizia verso il terzo anno di vita (Dehaene-Lambertz et al., 2002) • L’equipotenzialità emisferica diminuisce con la maturazione cerebrale: dopo i 12 anni l’emisfero destro non è più in grado di riorganizzare in modo completo le funzioni linguistiche
  • 10.
    • Le componentifonologiche e sintattiche sono rappresentate prevalentemente nell’emisfero sinistro, ma, in caso di danno precoce, l’emisfero destro possiede la capacità di vicariare tali funzioni (Dennis e Whitaker, 1976; Ogden, 1988; Vargha-Khandem, 2005) • L’emisfero destro può svolgere alcune semplici ed automatiche competenze linguistiche, ad esempio: recitazione automatica dei numeri, brevi occasionali espressioni stereotipate di saluto o disappunto, comprensione di ordini semplici e prevedibili, scrittura della firma (Jackson, 1874; Sperry, 1969) • Tuttavia l’emisfero destro svolge un ruolo primario nella pragmatica della comunicazione Ruolo dell’emisfero destro
  • 11.
    4040 3939 2222 3737 2121 4545 4646 4444 Le aree”tradizionali” del linguaggio
  • 12.
    Si completa entrola fine del secondo anno di vita • Avviene dapprima per le aree perisilviane, e cioè aree di Brodmann 22, 40, e 44, entro la fine del primo anno di vita • In una fase successiva avviene la maturazione delle aree marginali (37, 39, 45 e 46), entro il secondo anno di vita Maturazione delle aree del linguaggio
  • 13.
    1) Le areeperisilviane sono importanti per il funzionamento del livello fonologico del linguaggio: Area di Wernicke (22): identificazione dei fonemi e selezione di consonanti e vocali Area di Broca (44): combinazione dei fonemi in sequenze verbo-motorie Strutture interposte (40): collegamento tra queste due attività e reciproco controllo 1.Funzioni delle aree del linguaggio
  • 14.
    2.Funzioni delle areedel linguaggio 2) Aree marginali posteriori: comprensione e denominazione. Collegamenti con le altre aree associative (visive, sensitive) es. denominare su input visivo Area 37: funzionamento del codice semantico Area 39: formazione dei concetti, intelligenza simbolica Aree marginali anteriori (45 e 46): attività verbo-motorie più lunghe; trasformazione scorrevole delle parole in appropriate sequenze grammaticali e sintattiche es. discorso filato, descrizione, ecc Strutture sottocorticali (talamo, nuclei della base): organizzazione del linguaggio, per es. controllo semantico, controllo grammaticale e controllo fonemico
  • 15.
    Lo sviluppo dellinguaggio
  • 16.
    Quando inizia l’apprendimento?   L’apprendimentoè un processo continuo! • A 20 settimane di gestazione: sistema uditivo sviluppato • A 6 mesi di gestazione: sensibilità alle qualità prosodiche della voce materna L’essere umano possiede un apparato uditivo pre-programmato geneticamente alla discriminazione di caratteristiche distintive dei suoni del linguaggio, tuttavia l’esperienza è decisiva per lo sviluppo e la messa in atto delle potenzialità linguistiche (Eimas, 1985; Fabbro, 2004)
  • 17.
    Le tappe Nel primoanno di vita: passaggio da una comunicazione non intenzionale ad una intenzionale e dalla comunicazione gestuale a quella verbale. • 4-6 mesi: “reazioni circolari vocaliche” • 6 mesi: lallazione • 10-12 mesi: anche protoparole • 12 mesi: prime parole • 18-20 mesi: parole multisillabiche • 4-6 anni: stabilizza la pronuncia di tutti i fonemi e completa l’inventario fonetico
  • 18.
    I livelli Lo sviluppofonologico: Dai 6 mesi emerge la lallazione, ovvero la produzione ritmica di sequenza di sillabe composte da consonante-vocale • Fonemi comunemente acquisiti prima dei 2 anni: m, n, p, b, t, d, g, k • In seguito: ts, dz Entro i 5 anni lo sviluppo fonologico è completo
  • 19.
    Lo sviluppo lessicale: •11-13 mesi: olofrase (parole contesto-specifiche) errori sovraestensione sottoestensione sovrapposizione • 17-24 mesi: “esplosione del vocabolario” (da 300-600 parole) • 6-8 anni: uso di categorie sovra-ordinate (generali/astratte)
  • 20.
    Lo sviluppo dellagrammatica: • 11-12 mesi: “costruzioni verticali” • 16 mesi: “costruzioni orizzontali” • 18-24 mesi: enunciati a carattere “telegrafico” • 3-4 anni: esplosione della morfologia • 5-7 anni: strutturazione della grammatica in funzione del discorso • 8 anni: linguaggio del bambino simile a quello dell’adulto LME aumenta sistematicamente in relazione all’età
  • 21.
    Lo sviluppo dellapragmatica: 8-28 mesi aumento atti comunicativi che bambino può gestire Competenze conversazionali: • Richiamare attenzione dell’interlocutore (sguardo, tatto, gesto, azione, voce); • Gestire alternanza dei turni della conversazione (entro i 3 anni); • Scambiare informazioni pertinenti (dai 2 anni su argomenti familiari); • Uso dei connettivi causali (fino a 3 anni successione di stati problematici/risolutivi, da 5 anni sequenze di azioni orientate a scopo, 8/9 anni effettiva e coerente concatenazione di episodi)
  • 22.
  • 23.
    1. DISTURBI SPECIFICIDEL LINGUAGGIO 2. DISTURBI DEL LINGUAGGIO CORRELATI A RITARDO MENTALE 3. DEFICIT LINGUISTICI CONSEGUENTI A TRAUMA CRANICO Disturbi linguistici
  • 24.
    1.Disturbi specifici dellinguaggio Deficit di acquisizione del linguaggio in bambini con intelligenza ed udito normali, senza problemi neurologici, psichiatrici e/o rilavanti difficoltà sociali ed economiche (Fabbro, 2000) Cause Hp: possibili anomalie microscopiche diffuse nello sviluppo della corteccia cerebrale (Guerreiro et al., 2002), o deficit genetici (Vargha-Khandem et al., 2005) Criteri: • Intelligenza non verbale nella norma (QIP>75); • Udito nella norma; • Assenza di lesioni neurologiche; • Assenza importanti problemi psicologici e/o socio-economici
  • 25.
    2.Disturbi del linguaggionel ritardo mentale Essendo le differenti competenze linguistiche strettamente dipendenti dallo sviluppo delle funzioni cognitive, in caso di ritardo mentale è lecito attendersi un deficit dello sviluppo linguistico (Aglioti, Fabbro, 2006) Gli ambiti linguistici maggiormente influenzati dal ritardo dello sviluppo cognitivo sono (Rondal e Edwards, 1997): • Lessico • Semantica • Pragmatica • Analisi del discorso
  • 26.
    TRAUMA CRANICO DEFICIT LINGUISTICI ACQUISITI DEFICITCOGNTIVO-LINGUISTICI 3.Deficit linguistici conseguenti a TC
  • 27.
    TRAUMA CRANICO Disturbo dello sviluppo linguistico Deficitarticolatori Deficit linguistici Disartria Aprassia articolatoria Afasia Variabili cliniche Deficit linguistici acquisiti
  • 28.
  • 29.
    2 3 8-12150 Equipotenzialità emisferi Deficit transitori Alterazioni permanenti Emisfero dx vicariante Lateralizzazione completa Evoluzione-specializzazione emisferica Tappe acquisizione 6 Età critica Scolarizzazione Recupero completo 1.Impatto del TC sullo sviluppo del linguaggio
  • 30.
  • 31.
    Nome: A.F. Età: 6aa Anamnesi: bambina già nota per precedenti ricoveri, affetta da esiti da anossia cerebrale da arresto cardio-circolatorio da sindrome del QT lungo. Portatrice di defibrillatore. Frequenta la prima elementare con insegnante di sostegno. Esegue trattamenti di logopedia 3 volte a settimana e psicomotricità globale 1 volta a settimana. Valutazione psicometrica giugno 07: Leiter-R: QI ragianamento fluido=60; scala completa=65; WPPSI: QIP=50 QIV=NV. Dati anamnestici
  • 32.
    6/6/07: l’ingente deficitdi produzione verbale non ha consentito la somministrazione dell’intero test di valutazione, ma esclusivamente la sezione relativa alla capacità di comprensione linguistica. Solo la comprensione semantica risulta adeguata all’età, mentre il test di comprensione sintattica, grammaticale e di riconoscimento di figure risultano ai limiti inferiori di norma. L’espressione verbale, caratterizzata da un pattern fonetico di circa dieci fonemi, prodotti su ripetizione, è costituita da alcuni vocaboli e da sporadiche frasi contratte. Si osserva la presenza di un adeguato codice si/no verbale e l’utilizzo del gesto per comunicare desideri e intenzioni. Valutazione logopedica
  • 33.
  • 34.
    Dati Generali: Nome: M.A. Età:5 anni e 3 mesi Dominanza manuale: destra Scolarità: ultimo anno di scuola materna Follow-up presso l’Istituto Dati anamnestici
  • 35.
    Diagnosi: trauma cranio-encefalicoin data 31/10/2002 (7 mesi di vita) GCS: 7 RMN encefalo cerebrale (09/03/2007): lesione parietale e frontale posteriore sinistra. Al momento della valutazione: presenza di ritardo del linguaggio e deficit neuropsicologici Terapia farmacologia: Fenobarbital 50 mg/die Trattamenti effettuati: logopedia sul Territorio Dati anamnestici rilevanti per l’indagine neuropsicologica:
  • 36.
    Livello cognitivo (Maggio2007) : Lieve deficit del livello cognitivo (QIT=59), con profilo disarmonico (QIV=57; QIP=70) Attenzione: problemi a carico delle componenti basiche dell’attenzione (vigilanza, attenzione sostenuta, selettiva): nonostante l’impegno e la discreta collaborazione, M deve essere spesso ricondotto al compito e sollecitato. Memoria: visuo-spaziale lievemente deficitaria sia a breve, che a lungo termine; verbale a breve termine entro la norma, a medio- lungo termine deficitaria. Prassie costruttive: rapportabili al livello operativo per compiti concreti, deficitarie per attività grafiche complesse dal punto di vista sintattico, o che richiedono rappresentazione mentale. 1.Profilo neuropsicologico
  • 37.
    Capacità elaborative ele competenze logiche di base appaiono rapportabili al livello cognitivo. La valutazione logopedica ha evidenziato un notevole ritardo della competenza comunicativo-linguistica: ogni ambito indagato risulta deficitario. Per quanto riguarda l’espressione verbale, il quadro fonetico è incompleto, mancano alcuni foni ed altri sono distorti, vi è nasalizzazione e sigmatismo interdentale. Vi sono, inoltre, difficoltà di programmazione sequenziale nella struttura fonologica della parola. 2.Profilo neuropsicologico
  • 38.
    Gravemente deficitaria ladiscriminazione uditiva. Presenti difficoltà lessicali, nel recupero dei termini, morfo- sintattiche e grammaticali (frequenti errori di concordanza di genere/numero anche per parole conosciute ed usuali) e nella strutturazione fraseale. Nella comprensione verbale, oltre alle difficoltà lessicali- semantiche, emergono grosse difficoltà nella comprensione sintattico-grammaticale: il bambino non comprende neppure minime variazioni, come la negazione. L’eloquio spontaneo, oltre ad essere inficiato da tutte queste difficoltà, presenta, a volte, balbuzie tonico/clonica, per cui spesso non risulta intelligibile. 3.Profilo linguistico
  • 39.
    Livello cognitivo lievementedeficitario, con deficit specifici in ambito linguistico, attentivo, mnestico, prassico-costruttivo ed elaborativo. La lesione descritta alla Risonanza Magnetica giustifica il quadro di ritardo linguistico e di deficit cognitivo sopra descritto. Il danno cerebrale occorso in età precoce (7 mesi) ha interferito con l’acquisizione di un linguaggio normo-strutturato, determinando un profilo linguistico di difficile connotazione nosografia, con ricaduta importante sullo sviluppo cognitivo complessivo e sugli apprendimenti. Tale quadro, inoltre, si associa a deficit cognitivi specifici, conseguenti alle lesioni a carico delle aree associative. Conclusioni
  • 40.
  • 41.
    Organizzazione dell’attività articolatoria 1)Livello dell’attività motoria riflessa: motoneuroni periferici e relativi archi riflessi 2) Livello dei movimenti automatici: controllo dei movimenti in contesto automatizzato 3) Livello dei movimenti volontari elementari: vie cortico-spinali e cortico-bulbari delle cellule piramidali e aree motorie primarie 4) Apparato di integrazione e di controllo: sistema previsionale di coordinamento dei movimenti in sequenza attraverso feed-back dalla periferia, sede nel cervelletto 5) Livello del piano d’azione e della programmazione: formulazione di piano d’azione dei singoli elementi dell’atto motorio e del piano motorio, ovvero recupero di pattern motori necessari
  • 42.
    1.Deficit articolatori Disartria Deficit dellarealizzazione articolatoria dell’eloquio di natura paretica, dovuto ad un disturbo a valle dei livelli di piano d’azione e del programma (lesione bilaterale a livello muscolare, dei nervi, del tronco cerebrale, delle vie cortico-bulbari, del cervelletto) Ridotta articolazione dei suoni, che risultano impastati. Spesso associata a disturbo della motilità bucco-faringo-laringea
  • 43.
    (Anartria) deficit dellaprogrammazione articolatoria conseguente a lesione del solo emisfero sinistro, in assenza di paresi dei movimenti Difficoltà di articolazione, con incapacità di integrare spazialmente e temporalmente l’attività dei singoli muscoli. Disturbo motorio della sola articolazione, che non coinvolge altri tipi di movimenti del distretto bucco-linguo-facciale 2.Deficit articolatori Aprassia Articolatoria
  • 44.
    Basi anatomiche dell’aprassiadell’articolazione Quadrilatero di Pierre Marie: Tra A, B il nucleo lenticolare L e l’insula I. Sezione assiale dell’emisfero sinistro Attualmente: tratto posteriore della terza circonvoluzione frontale (area Broca) (Mohr et al., 1978; Hillis et al., 2004), tratto anteriore della corteccia dell’insula (Dronkers, 1996) e l’associazione di queste due (Schiff et al., 1983)
  • 45.
  • 46.
    Dati anamnestici Nome: S.G. Etàal momento dell’evento morboso: 16 aa Anamnesi: 6/12/06 emorragia in sede ponto-mesencefalico posteriore dx per rottura angioma cavernoso. Intervento di exeresi totale della lesione angiomatosa. 12/3/07: ricovero presso La Nostra Famiglia per programma riabilitativo specifico. Visita neurologica in ingresso: collaborante, vigile, rallentata. Risponde a tono. Parola scandita. Lieve disorientamento spazio- temporale. Pupille isocoriche, diplopia. Si alimenta per OS. Valutazione psicometrica 27/3/07: WAIS-R QIV: 62; QIP: 52; QIT: 53:
  • 47.
    Valutazione logopedica 30/4/07:non emergono disturbi di tipo afasico ma una generale compromissione cognitivo-linguistica con particolari cadute nelle prove di calcolo mentale e di fluenza verbale. Linguaggio pragmatico adeguato. Competenze mnestiche verbali buone: si rilevano peraltro, difficoltà strategico-organizzativo nel recupero del materiale memorizzato. L’eloquio è disartrico, rallentato e scandito, ma discretamente intelligibile. Valutazione logopedica
  • 48.
  • 49.
    Definizione di afasia Disturbodei sistemi preposti alla comprensione ed alla formulazione del linguaggio, dovuto al danno ed alla conseguente disfunzione di specifiche regioni dell’encefalo, in seguito a lesioni cerebrali (traumi, infezioni, tumori, infarti ed emorragie cerebrali) Immagini e rappresentazioni del pensiero non possono più essere tradotte in parole e frasi, così come il processo opposto (Damasio, 1992)
  • 50.
  • 51.
    Approcci ai deficitlinguistici acquisiti
  • 52.
    BROCA (1861): nascitadell’afasiologia Ruolo della terza circonvoluzione frontale sx nell’articolazione del linguaggio (“sede della memoria dei movimenti necessari ad articolare le parole”): CENTRO VERBO-MOTORIO WERNICKE (1874): Ruolo della prima circonvoluzione temporale sx nella comprensione del linguaggio: CENTRO UDITIVO-VERBALE 1.Localizzazionista
  • 53.
    2.Localizzazionista Correlazione tra lesionidi aree specifiche del cervello e deficit (ad es. afasici) La presenza di un'«associazione» tra un disordine comportamentale (l'alterazione di una particolare funzione) e la lesione di una parte del cervello consente l'inferenza che la base neurale di quella funzione é localizzata in quell'area cerebrale
  • 54.
    Modello Wernicke (1874) Iniziodi un approccio più cognitivo: si distinguono i deficit funzionali per distruzione dei centri/interruzione delle connessioni A = centro delle rappresentazioni uditive delle parole (area 22) B = centro delle rappresentazioni motorie delle parole (area 44) A = analisi uditiva B = programmazione articolatoria A-B= fascicolo arcuato AB ab
  • 55.
    AB a b A = afasiasensoriale (di Wernicke) B = afasia motoria (di Broca) a = sordità verbale pura AB = afasia di conduzione b = anartria pura Lesione ai centri Lesione alle connessioni Deficit afasici attesi
  • 56.
    AB a b C rappresentazioni concettuali Transcorticale motoria + comprensione -produzione Transcorticale sensoriale - comprensione + produzione (ripetizione) Modello di Lichteim (1885) Per la comprensione e produzione dei suoni il modello doveva prevedere un’ulteriore connessione fra il centro uditivo e il centro dei concetti ©
  • 57.
  • 58.
    a) Pur risultandoa volte inadatta a cogliere le peculiarità di alcuni pazienti tale classificazione è tutt’oggi la più usata, in quanto rappresenta un utile strumento di comunicazione tra operatori b) Implica lo sforzo di identificare la configurazione di deficit presenti in un caso singolo con una delle sindromi riconosciute c) Consente inoltre di tentare una correlazione tra i sintomi e la base lesionale Utilità della diagnosi sindromica
  • 59.
    Limiti della diagnosisindromica a) Pur assumendo che la forma ideale di ogni tipo di afasia corrisponda ad un sito lesionale replicabile, la probabilità che ogni paziente afasico presenti una di queste forme ideali di afasia è bassa; a) Variazioni individuali (dominanza cerebrale, eziologia, età) nell’organizzazione delle aree del linguaggio contribuiscono a tale variabilità tanto, che lesioni identiche in soggetti diversi producono quadri afasici diversi; b) Infine i mutamenti nel tempo del quadro clinico possono far riclassificare il paziente in sindromi diverse in momenti differenti
  • 60.
    Modello dei sistemifunzionali Lurija (1966; 1970): una funzione complessa come il linguaggio deve dipendere dalla cooperazione di più regioni dell’encefalo che, dando ognuna il suo contributo specifico, costituiscono nel loro insieme un sistema funzionale. Distinzione tra disturbi linguistici dovuti a compromissione degli aspetti motori, associati a danno anteriore, e disturbi che coinvolgono l’elaborazione uditiva, associati a lesioni posteriori
  • 61.
    Modello delle afasieda disconnessione Geschwind (1965): i diversi sintomi afasici possono essere spiegati in termini di interruzione della trasmissione dell’informazione tra i principali centri motori e sensitivi. Il lobo parietale avrebbe la funzione di area di convergenza multi-modale nel mediare la formazione di associazioni tra esperienze visive, uditive e tattili, costruendo il substrato dell’attività di denominazione. Sindrome da isolamento delle aree del linguaggio, dovuta a lesione che disconnette aree del linguaggio dalle regioni associative posteriori dell’emisfero sinistro.
  • 62.
  • 63.
    Tende a descrivereil deficit del linguaggio come disturbo generato dalla compromissione di un livello di elaborazione informazionale (Caplan, 1992): Disturbo di produzione e/o Disturbo di comprensione • Deficit a livello fonologico • Deficit a livello lessicale-semantico • Deficit a livello sintattico Psicolinguistico Componenti principali del sistema di elaborazione linguistica
  • 64.
    1.Aspetti caratteristici dellinguaggio afasico A livello fonologico: Parafasia fonemica: omissione, sostituzione, delezione, ripetizione o transposizione di fonemi all’interno di una parola Es: bambino pambino, corda coda, tigre trighe Gergo fonemico: Seno antito a sasa sa deve cosa Neologismo: sostituzione di una o più lettere all’interno di una parola tanto da rendere la parola non identificabile Es: bambino bintino Gergo neologistico: Il mio derdo è puto e solo che andava parco Conduite d’approche fonemica: arbrobreo, arbreo, arbeo, albeo,
  • 65.
    2.Aspetti caratteristici dellinguaggio afasico A livello lessicale-semantico: Circonlocuzioni: sostituzioni della parola bersaglio con frasi esplicative Es: è quella cosa che serve per mangiare.. (forchetta) Parafasia semantica: sostituzione, della parola target con una parola correlata dal punto di vista del significato: Es: cucchiaio forchetta, cucchiaio posata, cucchiaio vaso Gergo semantico: Prendo forchetta la torta che devo Conduite d’approche semantica: forbice, forchetta, no ...cu..cucchiaio, no! ... coltello!
  • 66.
    3.Aspetti caratteristici dellinguaggio afasico A livello sintattico: Disordini delle parole funzione (elementi grammaticali): Agrammatismo: omissione delle parole funzione e dei morfemi legati, tipico del linguaggio non-fluente Paragrammatismo: sostituzione delle parole funzione, tipico del linguaggio fluente (Caplan, 1992) Eloquio fluente: facilità di produzione, frasi ricche di subordinate Eloquio non fluente: la produzione è difficoltosa, con frasi brevi senza modulazione melodica del discorso, linguaggio telegrafico (Geschwind, 1962)
  • 67.
    Neuropsicologia cognitiva I sistemineurali che sottendono funzioni complesse come il linguaggio non vengono più considerati dipendenti da pochi centri cerebrali organizzati in modo discreto, bensì come il prodotto dell’attività congiunta di molte regioni corticali e sottocorticali, funzionalmente ed anatomicamente correlate, che danno origine a complesse reti neuronali (Basso, 2006; Ladavas, Berti, 2002) Studio dell’architettura funzionale dei processi cognitivi a partire dai dati della patologia
  • 68.
    • Modularità: unafunzione cognitiva complessa è il risultato del funzionamento di una serie di sottocomponenti funzionalmente indipendenti, danneggiabili separatamente da lesioni cerebrali • Universalità: la struttura della funzione cognitiva è universale, non vi sono cioè variazioni individuali della struttura funzionale • Trasparenza: quando una o più componenti di un processo cognitivo sono compromesse, le altre continuano ad operare normalmente, benché l’input alle stesse possa non essere normale, perché derivante da una componente compromessa (Caramazza, 1992) Principi della neuropsicologia cognitiva
  • 69.
    Diagnosi funzionale La diagnosifunzionale si propone di individuare il locus del danno funzionale Due pazienti che presentino lo stesso danno funzionale avranno anche gli stessi sintomi vs Diagnosi descrittiva, ovvero la tassonomia classica, permette di sintetizzare in una sola etichetta un insieme di sintomi generalmente associati tra loro Due pazienti classificati allo stesso modo possono avere sintomi differenti
  • 70.
    • Tecniche recentiche utilizzano la visualizzazione in vivo hanno messo in discussione le idee tradizionali sulle aree cerebrali correlate al linguaggio • Spesso le aree corticali attivate durante compiti linguistici si trovano al di fuori delle aree riportate dagli studi lesionali. • Tuttavia rimane valida una certa correlazione tra specifica sindrome afasica e area cerebrale lesa (Fabbro, 2004) 1.Conclusioni
  • 71.
    In ambito clinicosi tende ad integrare il contributo dei diversi approcci: Si definisce il quadro di deficit linguistico in termini di sindrome afasica (afasia di Broca, Wernicke, etc.) ma si descrivono quantitativamente e qualitativamente i deficit del paziente secondo parametri psicolinguistici (presenza di parafasie, gergo, anomie, etc.) Infine si tiene conto della sede lesionale e dei deficit cognitivi associati (deficit mnestico-attentivo, o esecutivo e linguistico etc.) 2.Conclusioni
  • 72.
  • 73.
    Afasie non-fluenti: • Afasiaglobale • Afasia di Broca • Afasia transcorticale motoria Afasie fluenti: • Afasia di Wernicke • Afasia di conduzione • Afasia transcorticale sensoriale • Afasia anomica Quadri non-fluenti vs fluenti
  • 74.
    Quadri non fluenti:afasia globale Frequenza 20-25% Eloquio spontaneo Assente o ridotto a frammenti sillabici o stereotipie Ripetizione come sopra Comprensione limitate a parole brevi e comuni e ordini semplici e prevedibili Scrittura soltanto la firma Lettura assente Anosognosia +/- Sintomi associati ABF, AIM, AI, emiplegia dx, emianopsia laterale omonima dx Sede della lesione tutta l’area del linguaggio
  • 75.
    Afasia di Broca Frequenza20% Eloquio spontaneo ridotto, lento, faticoso, con difficoltà articolatorie Ripetizione come sopra Comprensione relativamente buona Scrittura firma e copia Lettura talora compromessa Anosognosia - Sintomi associati ABF, AIM, emiplegia dx, Sede della lesione area 44 Errori tipici: agrammatismo, sostantivi al singolare, verbi all’infinito, omissione di articoli, aggettivi e avverbi
  • 76.
    Afasia transcorticale motoria Frequenza2% Eloquio spontaneo ridotto, ma senza difficoltà articolatorie ed agrammatismo Ripetizione come sopra Comprensione relativamente buona Scrittura e Lettura compromesse Anosognosia – Sintomi associati AI, emiplegia dx, emianopsia laterale omonima dx Sede della lesione aree marginali anteriori, motoria supplementare Errori tipici: impossibilità ad organizzare un discorso fluente e creativo
  • 77.
    Eloquio fluente macon parafasie, neologismi e gergo, logorroico Quadri fluenti: afasia di Wernicke Frequenza 20% Eloquio spontaneo fluente con errori fonemici, talora gergo fonemico o neologistico Ripetizione cattiva con molti errori fonemici Comprensione compromessa Scrittura e Lettura compromesse Anosognosia ++ Sintomi Associati, AIM, AI, emiplegia dx, emianopsia laterale omonima dx Sede lesionale area 22
  • 78.
    Afasia di Conduzione Frequenza4% Eloquio spontaneo fluente con conduites d’approches Ripetizione compromessa Comprensione conservata Scrittura solo firma e copia Anosognosia – Sintomi associati ABF (1/3) Sede della lesione area 44, fascicolo arcuato
  • 79.
    Afasia transcorticale sensoriale Frequenza2% Eloquio spontaneo fluente, con parafasie verbali e anomie Ripetizione conservata Comprensione compromessa Scrittura e Lettura compromessa Anosognosia - Sintomi associati AIM, AI, emianopsia laterale omonima dx Sede della lesione aree 39 e 37 (danno massivo temporo-parieto-occipitale)
  • 80.
    Afasia anomica (amnestica) Frequenza:5% Eloquio spontaneo: fluente, grammaticalmente corretto, ma con anomie Ripetizione: conservata Comprensione: conservata Lettura: conservata Scrittura: compromessa con anomie Anosognosia + Sintomi associati: AIM, AI Sede della lesione: aree 39, 37, con danno lieve
  • 81.
  • 82.
    Dati anamnestici Nome: F.G. Datadi nascita: 05/06/1963 Anamnesi: afasia espressiva, emi-sindrome destra in esiti di emorragia sub-aracnoidea da rottura aneurisma dell’arteria paraoftalmica di sinistra trattata con embolizzazione 5/02/07: ricovero presso La Nostra Famiglia per programma riabilitativo specifico. Visita neurologica in ingresso: paziente collaborante, vigile, orientata nello spazio e nel tempo. Comprende ed esegue ordini semplici.
  • 83.
    05/02/07: presente afasiaespressiva; eloquio spontaneo caratterizzato da anomie, parafasie fonemiche e semantiche, conquite d’approches. Trattamento logopedico: durata del trattamento 5 mesi finalizzato al miglioramento del recupero lessicale, potenziamento capacità residue di letto-scrittura, stimolazione di canali comunicativi alternativi. Verifica a fine trattamento: lievi miglioramenti nella produzione verbale, presenti ancora importanti difficoltà nell’eloquio spontaneo e l’utilizzo di canali alternativi è tuttora ridotto. Valutazione logopedica
  • 84.
  • 85.
    TRAUMA CRANICO Ritardo dello sviluppo linguistico Deficitarticolatori Deficit linguistici Disartria Aprassia articolatoria Afasie Deficit cognitivo-linguistici Variabili cliniche Deficit cognitivi Complessità dei deficit cognitivo-linguistici conseguenti a TC +
  • 86.
    Pragmatica • Deficit mnestico/verbali •Deficit esecutivo/verbali Deficit cognitivo-linguistici Deficit cognitivo-linguistici conseguenti a TC Deficit cognitivi
  • 87.
  • 88.
    Cos’è la pragmatica Lapragmatica si interessa della comprensione e della produzione di elementi linguistici nel contesto (Leech, 1983; Levinson, 1983). Si configura quindi come lo studio delle relazioni tra lingua e contesto che sono grammaticalizzate o codificate nella struttura stessa della lingua Riguarda: 1) Contenuto comunicativo, ironico, metaforico dell’enunciato 2) Atti linguistici 3) Inferenze che si possono generare da ciò che si è detto in relazione al domino noto ai partecipanti
  • 89.
    1.Principi linguistici generalidella comunicazione Alla base della pragmatica vi sono alcuni principi linguistici generali della comunicazione: Il principio di cooperazione: il soggetto dice quello che deve dire, quando deve dirlo e nel modo in cui deve dirlo (Grice, 1975) Il soggetto fornisce informazioni nella giusta quantità, nel modo adeguato, secondo criteri di qualità, di rilevanza (Leech, 1983), ed esiste un piano di conoscenze almeno parzialmente condiviso tra i parlanti (Airenti, Bara e Colombetti, 1983)
  • 90.
    Principio di politeness:regola la distanza sociale, lo stato di autorità tra gli interlocutori e la lunghezza del percorso inferenziale di senso del discorso. Mantiene l’equilibrio sociale e le relazioni amichevoli che permettono agli interlocutori di essere cooperativi 2.Principi linguistici generali della comunicazione
  • 91.
  • 92.
    Cos’è un attolinguistico Parlare dell’atto linguistico corrisponde a parlare dell’enunciato dal punto di vista di ciò che il parlante fa proferendolo Principali atti linguistici: • Locuzione (parlare per dire qualcosa) • Illocuzione (parlare per compiere un’azione convenzionale, quale offrire, promettere, chiedere) • Perlocuzione (parlare per produrre effetti, conseguenze, in modo involontario) (Austin, 1962)
  • 93.
    Classificazione di Searle(1975) In base dello scopo dell’atto linguistico: • Atti assertivi: impegnano il parlante al verificarsi effettivo di qualcosa, alla verità della proposizione espressa (concludere, dedurre..) • Atti direttivi: tentano di indurre l’ascoltatore a fare qualcosa (ordino, chiedo..) • Atti commissivi: impegnano il parlante ad assumere una certa condotta (ho intenzione di, sono favorevole..) • Atti espressivi: esprimono sentimenti, emozioni (chiedo scusa, mi congratulo per..) • Dichiarazioni: sintetizzano i risultati prodotti con un atto eseguito in un contesto adeguato (ti nomino, sei eletto..)
  • 94.
    Atti linguistici diretti:il parlante pronuncia una frase e vuole dire esattamente ciò che dice (significato letterale e significato inteso coincidono) Atti linguistici indiretti: il parlante esprime un’idea e intende quella, ma vuole anche dire qualcos’altro, come, ad esempio, nelle metafore e barzellette (significato letterale e significato inteso non coincidono) (Serale, 1975) Diversamente dagli afasici, i cerebrolesi destri evidenziano difficoltà specifiche nel comprendere gli atti linguistici indiretti, interpretandoli in modo letterale (Heeschen e Reischies, 1979) e sbagliano spesso nel giudicare l’adeguatezza delle azioni (Hirst et al., 1984; Joanette e Nespoulous, 1986) Atti linguistici diretti/indiretti
  • 95.
  • 96.
    Cos’è un’inferenza Processo cognitivotramite cui chi ascolta esegue delle operazioni sul significato letterale per cogliere il significato inteso dal parlante Distinzioni: Inferenze logiche vs basate su meta-conoscenza Inferenze funzionali vs di “set” Inferenze su connotazione spazio-temporale vs sul significato di parole
  • 97.
    Le implicature Un tipoparticolare di inferenza pragmatica è l’implicatura: Inferenza di tipo intenzionale, si fonda su ipotesi contestuali di ciò che è detto e su assunti specifici sulla natura comunicativa del linguaggio Tipi di implicature: Generalizzate vs particolarizzate Distaccabili vs non distaccabili dal contenuto Convenzionali vs non-convenzionali (ad es: comunicazione dell’ ironia e sarcasmo) Mc Donald (1992) ha evidenziato le difficoltà dei cerebrolesi destri a comprendere il sarcasmo
  • 98.
    • Numerosi studihanno dimostrato che una lesione all’emisfero destro in presenza di capacità linguistiche conservate può determinare difficoltà in certi aspetti della comunicazione quali l’interpretazione e l’organizzazione del discorso (Foldi et al., 1983; Huber, 1990; Morin et al., 1986) • I disturbi della pragmatica vengono riportati in seguito a lesioni frontali, sia dorso-laterali, che parietali. In alcuni casi, inoltre, sono presenti anche lesioni sottocorticali (Alexander et al., 1989; Mc Donald e Von Sommers, 1993) 1.Correlati anatomici delle competenze pragmatiche
  • 99.
    • Un dannocognitivo di tipo frontale, che determini deficit nelle capacità di problem solving (analisi, pianificazione e monitoraggio) e di controllo esecutivo, disturba anche la comprensione degli atti linguistici indiretti (Mc Donald, Van Sommers, 1993) • Nonostante la quantità degli studi condotti, non è ancora stato delineato un quadro di riferimento chiaro per questi disturbi nei cerebrolesi destri. Ciò potrebbe essere conseguenza del divario esistente tra la ricerca e gli studi sui pazienti: questi ultimi non si sarebbero adeguati agli sviluppi delle teorie sulla pragmatica (Stemmer, 1994) 2.Correlati anatomici delle competenze pragmatiche
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    1.Conclusioni sulla pragmatica •Problemi nella comprensione degli aspetti pragmatici possono derivare da difficoltà nell’integrare più informazioni rilevanti nel contesto, ma anche, da difficoltà nell’inibire il significato letterale o l’informazione concreta a favore di quella veicolata (Mc Donald, 1992) • I disturbi pragmatici nei traumatizzati cranici sembrano influenzati da deficit nelle capacità di manipolare le possibili alternative d’azione, monitorando accuratamente i messaggi verbali (Stuss, Benson, 1986)
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    2.Conclusioni sulla pragmatica •La patologia neurotraumatologica produce più frequentemente disturbi del linguaggio, inteso come strumento di formazione del pensiero, di organizzazione del discorso, di comunicazione concettualmente efficace in rapporto al contesto sociale in cui la comunicazione avviene (Prutting e Kirchner, 1983; Carlomagno, 1989) • La presenza di capacità verbali relativamente integre nell’ambito di un deficit delle funzioni cognitive e di integrazione psico-sociale rende i traumatizzati cranici poco abili ad utilizzare efficacemente il linguaggio in situazioni interpersonali (Mazzucchi, 1991)
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    3.Conclusioni sulla pragmatica Letipologie di disturbo della pragmatica facilmente riscontrabili in ambito clinico nei casi di TC, si possono suddividere in: Disturbi della qualità del discorso: caratterizzati prevalentemente da riduzione della flessibilità sintattico-grammaticale e lessicale, con difficoltà nel reperire espressioni di efficace qualificazione, sintesi o astrazione; Disturbi del comportamento comunicativo: caratterizzati da carente rispetto del sistema di convenzioni, regole e consuetudini linguistiche che, seppur non formalmente codificate, consentono di variare e flettere il significato dell’espressione verbale a seconda della situazione e del contesto, concettuale, emotivo, sociale, in cui ci si trova
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    Una maggiore attenzioneai disturbi della pragmatica è giustificata: • Dalla loro elevata incidenza nei traumatizzati cranici, molto più elevata di quella delle afasie (Mazzucchi et al., 1991); • Infine dal fatto che solo da pochi anni la ricerca in questo campo ci ha fornito indicazioni diagnostiche e strumenti valutativi atti a meglio definire la loro tipologia (MEC, Tavano, Coté, Ska, Joannette) 4.Conclusioni sulla pragmatica
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    Nome: B.G. Età almomento del trauma: 49 anni Anamnesi: investito in bicicletta. Al momento del ricovero paziente vigile, collaborante, disorientato spazio, tempo; ipoacusico; deficit completo VII n.c dx. TAC encefalo 2/8/2004: frattura temporale dx pluriframmentaria con interessamento della rocca petrosa, focolai di lacerazione parenchimali alla convessità temporale dx e convessità frontale sx. LCF VI (confuso e appropriato). Valutazione NPS in acuto: collaborante, anosognosico, disinibito, disorientato nello spazio-tempo; deficit memoria retrograda e anterograda. Eloquio spontaneo fluente, anomie, circonlocuzioni, stereotipie. Disturbo pragmatico della conversazione (pertinenza e alternanza). Comprensione conservata, non deficit lettura - scrittura sotto dettato. Dati anamnestici
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    Ingresso presso lanostra Struttura 20/10/04: LCF VII Valutazione neuropsicologica: deficit di attenzione, memoria verbale a lungo termine e funzioni esecutive Valutazione logopedica 26/10/04: (BAT) compromissione nella discriminazione uditiva, della comprensione sintattica, comprensione delle categorie semantiche ed identificazione dei contrari. Difficoltà nella ripetizione di parole e giudizio. Osservazione delle competenze pragmatiche evidenzia difficoltà diffuse: • nel ragionamento astratto (la spiegazione dell’uso di proverbi e metafore è letterale); • nel cogliere l’elemento di assurdità nel brano; • nell’effettuare inferenze; In autonomia il linguaggio diventa spesso logorroico e non sempre attinente al contesto. Valutazione logopedica
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    Follow-up Effettuato trattamento logopedicoe neuropsicologico Follow-up neuropsicologico: migliorato il livello di funzionamento cognitivo globale, rientrate le problematiche mnestico-attentive. Permangono difficoltà a livello del problem solving complesso. Follow-up logopedico 23/11/05: migliorati i deficit di comprensione sintattico-semantica, permangono lievi difficoltà nel processamento di strutture sintattiche più complesse e nel reperimento lessicale. Per quanto riguarda il disturbo pragmatico permangono difficoltà nel comportamento comunicativo (non rispetto dei turni, logorrea, non aderenza alle richieste), nell’uso specifico del lessico, nell’efficacia comunicativa.
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    Rapporti tra funzionicognitive e linguaggio
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    Deficit cognitivo-linguistici • DEFICITESECUTIVO/VERBALI •DEFICIT MNESTICO/VERBALI
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    Sistema attenzionale supervisore:SAS (Shallice, 1988) esercita un controllo strategico sui processi cognitivi, dislocando selettivamente l’attenzione su un processo a spese di un altro e organizza nel modo di volta in volta più efficace le subroutine disponibili a livelli gerarchicamente più bassi principio di organizzazione gerarchica dei processi cognitivi Modello del sistema attentivo supervisore
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    Il SAS nonopera controllando direttamente il comportamento, ma modulando i livelli più bassi del CONTENTION SCHEDULING (SISTEMA DI SELEZIONE COMPETITIVA) Ha lo scopo di attivare ed inibire determinati schemi di comportamento, agendo in maniera automatica CORTECCIA PREFRONTALE  SAS Una volta danneggiato da una lesione, non riesce più a svolgere le sue attività lasciando il comportamento del paziente sotto il solo controllo del contention scheduling 1.Funzioni esecutive-linguaggio
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    2.Funzioni esecutive-linguaggio • Iprocessi di integrazione delle informazioni sono funzioni a cui sono preposte le aree anteriori del cervello (aree pre-frontali) e tali aree sono frequentemente coinvolte dal TC • In base al modello neuropsicologico delle funzioni esecutive di Shallice (1988), una lesione in suddette regioni indurrebbe un’elaborazione automatica del linguaggio, legata alle caratteristiche dello stimolo e del contesto e non regolata attivamente dal soggetto • In compiti che richiedono la capacità di integrazione tacita di conoscenze personali del soggetto, i cerebrolesi presentano, dunque, errori di eccessiva integrazione delle conoscenze personali nel processo di comprensione (Rosenthal, Bisiacchi, 1995)
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    Sistemi di memoria:memoria di lavoro (Baddelay, 2003) ML Esecutore centrale Circuito fonologico Taccuino visuo- spaziale Magazzino fonologico (1/2 sec) Ripasso Subvocale (10 sec) aree motorie, pre-motorie, gangli della base e talamo sx aree uditive cervelletto dx
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    1) Memoria procedurale:conoscenze e competenze legate ad apprendimento non consapevole, attraverso esercizio ripetuto (conoscenza implicita) • Procedure cognitivo-motorie: quelle alla base di capacità come camminare, guidare.. • Priming: rilevamento di stimoli sensoriali è facilitato da presentazione subliminale • Condizionamento classico: associazione stimoli sensoriali e complesse risposte fisiologiche Tali conoscenze non sono accessibili all’introspezione verbale, non possono essere descritte consapevolmente 1.Memoria a lungo termine
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    2.Memoria a lungotermine 2) Memoria dichiarativa: conoscenze cui si può avere accesso consapevole (conoscenza esplicita) i contenuti di questo tipo di memoria possono essere recuperati consapevolmente e verbalizzati • Memoria semantica: insieme di conoscenze enciclopediche • Memoria episodica: esperienze connotate temporalmente, che possiamo recuperare e raccontare a partire dai 3 anni permette di descrivere verbalmente un episodio passato (Tulving, 1987)
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    • Evidenze clinichee sperimentali dimostrano che le conoscenze necessarie alla comprensione ed all’espressione della lingua possono essere in larga parte di tipo procedurale -morfo-sintassi- (Pinker, 1993, 1994) • Tuttavia per apprendere in maniera consapevole il significato di nuove parole è necessario che siano integre le basi nervose che sostengono la memoria semantica -sintassi e lessico- (aree frontali e temporo-parietale sinistra). • In ogni processo linguistico, tuttavia, sono coinvolte costantemente entrambe: durante la comprensione, ad esempio, vengono attivate contemporaneamente componenti di memoria semantica per il riconoscimento del lessico e componenti di memoria implicita per la comprensione sintattica Memoria-linguaggio
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    Nome: Y.S. Età almomento del trauma: 7 aa; età ultimo follow-up: 9 aa Anamnesi: esiti da grave trauma cranico. Frequenta la terza elementare con sostegno. Visita neurologica: collaborante. Presenza di parola scandita con linguaggio ipostrutturato. Lieve instabilità. Valutazione psicometrica 13/3/07: WISC-R: QIV=61; QIP=<49; QIT= 50 Dati anamnestici
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    Valutazione logopedica 12/3/07:profilo cognitivo-linguistico globalmente deficitario. Le prove di comprensione sono relative ad uno sviluppo linguistico di 5/6 anni. Il test di denominazione evidenzia la presenza di anomie e di parafasie semantiche. La ripetizione di parole e non-parole risulta penalizzata dalla distorsione del fonema “r”. Nella descrizione della storia figurata il disturbo mnestico non ha consentito l’osservazione delle immagini in corretta sequenza temporale, richiedendo l’intervento dell’interlocutore; la competenza narrativa è, quindi, caratterizzata dalla descrizione delle singole figure, non emerge il tentativo di creare connessioni linguistiche per fornire una storia continua. Valutazione logopedica
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    Dati anamnestici Nome: D.C. Etàal momento del trauma: 18 ANNI Anamnesi clinica: 25/7/2006 nel sedersi sul muretto di un ponte a Praga, caduta accidentale da circa 8 metri, trasportato dopo circa 30 minuti in ospedale, giunto con GCS 4. TC encefalo: contusione frontale dx con soffusione emorragiche diffuse. RMN: minima emorragia subaracnoidea, danno lesionale emorragico di tipo assonale diffuso del corpo calloso, piccole emorragie petecchiali nella sostanza bianca di entrambi gli emisferi cerebrali, nel versante destro del putamen e nel peduncolo sx cerebrale.
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    Valutazione psicometrica Ingresso pressola nostra Struttura 20/9/06 GCS: 6 III livello LCF Trattamento di psicostimolazione cognitivo- comportamentale LCF V Valutazione Psicometrica 19/1/07: QIT=86; QIV=94; QIP=80. Presenti evidenti problemi a carico delle componenti basiche dell’attenzione (sostenuta, focalizzata, selettiva): facile distraibilità e scarsa tenuta attentiva al compito. Memoria a breve termine adeguata sia in ambito verbale, che visuo- spaziale; competenze mnestiche a lungo termine verbali e visuo- spaziali lievemente deficitarie. E’ importante sottolineare che le difficoltà attentive emerse possono condizionare negativamente anche l’apprendimento e la memorizzazione
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    Valutazione logopedica 5/12/06:BAT (non adeguato: aritmetica mentale, comprensione uditiva). Dalla valutazione effettuata emerge un profilo linguistico globalmente adeguato nei vari ambiti. Identificata la memoria verbale deficitaria. Trattamento neuropsicologico e logopedico Verifica degli obiettivi a fine trattamento 13/2/07: eloquio discretamente intelligibile anche se ancora carenti la precisione in articolazione, la velocità. Sufficienti le competenze relative alla pragmatica. Ancora ai limiti inferiori la performance relative ai processi mnestici verbali a breve e a lungo termine; in particolare ci si riferisce alle capacità di immagazzinare le nuove informazioni e rievocarle, di ricordare gli eventi con una precisa connotazione spazio-temporale. Valutazione logopedica
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    Trattamento Dopo un interruzionedi un mese il paziente è stato sottoposto ad un nuovo ciclo di logopedia Verifica degli obiettivi al momento della dimissione 22/06/2007: discreta evoluzione del quadro clinico; l’eloquio è intelligibile, anche se rallentato, con scarsa intonazione prosodica e volume debole. La memoria verbale (semantica, episodica, prospettica) e breve e lungo termine è in evoluzione, ma ancora deficitaria: particolarmente difficoltosi risultano il mantenimento e l’utilizzo delle strategie suggerite al fine di facilitare l’ingresso, l’acquisizione e la rievocazione degli apprendimenti. Migliorato il ricorso ad ausili esterni per facilitare il ricordo, come agende, appunti, calendario.
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    • Nei casidi trauma cranico raramente si producono isolate sindromi di tipo “focale” (ad es. afasia nel 7-10% dei casi), quasi sempre si manifestano quadri lesionali di tipo “diffuso”, conseguenti al contemporaneo coinvolgimento di più aree cerebrali (lesioni multi- focali e danno assonale diffuso) • Tali condizioni hanno richiesto un radicale ripensamento integrato ed “olistico” dei criteri di valutazione e riabilitazione neuropsicologica (Prigatano, 1999, Rattok et al., 1992; Sohlberg e Mateer, 2001; Wilson, 2003; Ponsford, 2004) 1.Conclusioni
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    • La sintomatologiacognitiva post-traumatica si produce in conseguenza, sia del danno diretto esercitato dalle onde d’urto traumatiche, sia dei frequenti danni secondari prodotti dalle possibili complicanze (ipossia, ipertensione endocranica etc.) (Stocchetti, Mazzucchi, 1998) • I sintomi più frequenti conseguono al coinvolgimento delle strutture fronto-temporo-basali e della sostanza sottocorticale e consistono in disturbi di attenzione, memoria, comportamento e affettività, capacità di elaborazione delle informazioni, programmazione ed esecuzione di azioni finalizzate 2.Conclusioni
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    • I sintomi“focali”, conseguenti a lesioni contusive in aree specifiche, si inseriscono quindi in un contesto fenomenologico di tipo “diffuso”, caratterizzato da destrutturazione della funzionalità integrativa basica, più che da deficit di singole abilità (Chesnut, 1995; Teasdale, 1995; Mazzucchi et al., 1998; Richardson, 2000) • I disturbi del linguaggio, inteso come strumento grammatico- lessicale di espressione e comprensione del pensiero (afasie) sono relativamente infrequenti, mentre sono predominanti i disturbi del linguaggio inteso come strumento di formazione del pensiero, di strutturazione del discorso e, quindi, come tramite di una comunicazione, nonché di una ricezione, concettualmente efficace (disturbi della pragmatica) (Prutting, Kirchner, 1983; Carlomagno, 1989) 3.Conclusioni
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    • In unapatologia cerebrale acquisita complessa come il TC non è quindi semplice, né talvolta possibile, distinguere i disturbi neuropsicologici specifici dai deficit propriamente linguistici (ad esempio anomia vs deficit mnestico; deficit di programmazione vs ridotta iniziativa verbale) 4.Conclusioni