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Ritardo di linguaggio e DSA
il ruolo del logopedista
Dr.ssa Pina Fontanella
Neuropsichiatria pratica per il pediatra
23 Febbraio 2013
Capacità di comunicare
Strumenti cognitivi
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Motivazione
Strumenti cognitivi
Sviluppo intellettivo
Attenzione
Memoria
Garantiscono i contenuti
Strumenti periferici
Organi di udito
Apparato fonoarticolatorio
Capacità motoria
Garantiscono il trasferimento del messaggio
Motivazione
Garantisce la quantità dei messaggi
Che cos’è il linguaggio?
E’ il sistema di comunicazione
primario per gli esseri umani.
Formato da un insieme di elementi,
suoni che costituiscono l’aspetto
fonologico e ne fanno un sistema
complesso.
Come nasce il linguaggio?
Dal bisogno innato del bambino a comunicare
Dal naturale istinto a ripetere i suoni che sente
Dalla capacità di imitare i movimenti articolatori
Tutto ciò comporta…
① Apparato uditivo integro
② Riconoscimento dei tratti distintivi di ciascun fonema
③ Capacità di riprodurli
④ Adeguato livello di attenzione
⑤ Motivazione a comunicare
La competenza linguistica quindi
è data da un insieme di abilità che possono
risultare ritardate o deficitarie dando così luogo
ai diversi disturbi del linguaggio
Sviluppo del linguaggio
Nascita: PIANTO
6-8 mesi: LALLAZIONE
6-8 mesi: LALLAZIONE
ripetizione di sillabe (consonanti/vocali) soprattutto
occlusive (ba-pa-ca-ma).
Permette di riconoscere precocemente la presenza di
difficoltà uditive ed è la base su cui si fonderà la capacità di
imitare le parole.
Sviluppo del linguaggio
Nascita: PIANTO
6-8 mesi: LALLAZIONE
8-10 mesi: GESTI COMUNICATIVI INTENZIONALI
8-10 mesi: GESTI COMUNICATIVI
INTENZIONALI
Il bambino indica l’oggetto desiderato e controlla se il
messaggio è stato compreso
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comunicativo
Indicazione di un oggetto
Sviluppo del linguaggio
Nascita: PIANTO
6-8 mesi: LALLAZIONE
8-10 mesi: GESTI COMUNICATIVI INTENZIONALI
18-20 mesi: PRIME PAROLE
18-20 mesi: PRIME PAROLE
Il bambino utilizza una parola come una frase intera per
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Sviluppo del linguaggio
Nascita: PIANTO
6-8 mesi: LALLAZIONE
8-10 mesi: GESTI COMUNICATIVI INTENZIONALI
18-20 mesi: PRIME PAROLE
24 mesi: ESPLOSIONE DEL VOCABOLARIO
24 mesi: ESPLOSIONE DEL VOCABOLARIO
Soglia minima tra 50 e 100 parole
Forma frasi di due parole
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del linguaggio nella norma
Sviluppo del linguaggio
Nascita: PIANTO
6-8 mesi: LALLAZIONE
8-10 mesi: GESTI COMUNICATIVI INTENZIONALI
18-20 mesi: PRIME PAROLE
24 mesi: ESPLOSIONE DEL VOCABOLARIO
24-36 mesi: SVILUPPO FONOLOGICO COMPLETO
24-36 mesi: SVILUPPO FONOLOGICO
COMPLETO
Frase completa
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Sviluppo del linguaggio
Nascita: PIANTO
6-8 mesi: LALLAZIONE
8-10 mesi: GESTI COMUNICATIVI INTENZIONALI
18-20 mesi: PRIME PAROLE
24 mesi: ESPLOSIONE DEL VOCABOLARIO
24-36 mesi: SVILUPPO FONOLOGICO COMPLETO
3-4 anni: CORRETTA ARTICOLAZIONE SINTATTICA
GRAMMATICALE
La funzione imitativa
E’ alla base della capacità di ripetere e formare nuove connessioni
tra schemi articolatori e sequenze di suoni.
Il bambino nel tentativo di ripetere una parola procede per prove e
confronta la sua produzione con il modello fermandosi quando
riconosce l’uguaglianza tra i due.
Da Orsolini “imparare a parlare”
Come abbiamo visto il linguaggio si sviluppa attraverso
passaggi graduali e sequenziali ed è importante che in
ciascuno di questi passaggi il bambino riesca a sfruttare al
massimo le sue potenzialità e quelle offerte dall’ambiente.
In questo modo il passaggio successivo si collegherà al
precedente in modo ottimale.
Se questo non avviene, il ritardo o lo specifico disturbo, si
trasmette di fase in fase fino a compromettere le capacità più
evolute.
Precocità della diagnosi
Segnali d’allarme
4°-5° mese: il bambino non gira la testa verso i rumori.
6° mese: non compare la lallazione o compare ma dopo pochi
giorni o settimane smette e non riprende.
12°- 14° mese: il bambino non pronuncia le prime parole. Usa
molto i gesti per comunicare i suoi bisogni.
18° in poi: il bambino non sviluppa alcun tipo di
linguaggio verbale. Si esprime con gesti sempre più precisi e
comprensibili.
Caratteristiche del ritardo di
linguaggio
Tra i 24 e i 36 mesi:
Vocabolario inferiore a 50-100 parole
Assenza frase di due parole
Incremento molto lento del vocabolario
Linguaggio gestuale prolungato nel tempo
Carenze nel gioco simbolico
Assenza di deficit nelle aree uditiva, cognitiva, relazionale
Caratteristiche comportamentali
Irritazione quando non viene compreso
Difficoltà a socializzare con i coetanei
Atteggiamento di continua agitazione e facile distraibilità.
Tra i 24 e i 36 mesi
il 15% dei bambini
presenta
un ritardo di linguaggio
Withehurst e Fisher - 1994
L’individuazione precoce del ritardo del
linguaggio è fondamentale poiché può essere
sintomo di diversi disturbi dell’età evolutiva.
Perche’ il bambino non parla?
Individuazione delle cause con valutazione ed
approfondimenti specialistici e consulenza
logopedica
(Il tutto entro i tre anni)
La logopedista chi è?
E’ l’operatore sanitario che svolge la propria attività
nella prevenzione e nel trattamento riabilitativo delle
patologie del linguaggio e della comunicazione in
bambini, adulti ed anziani.
cosa fa?
Educa e rieduca tutte le patologie che provocano disturbi
della voce, della parola, del linguaggio orale e scritto.
Nel ritardo di linguaggio l’intervento
logopedico è teso a
① Osservare e valutare il livello d’uso del linguaggio
② Effettuare il bilancio fonemico
③ Indirizzare l’approfondimento diagnostico
④ Monitorare la situazione comunicativa del bambino
⑤ Indirizzare e sostenere i cambiamenti delle competenze
comunicative
In che modo?
Spiegando ai genitori come possono aiutare il bambino a
sviluppare in modo armonico il linguaggio, suggerendo e
mostrando loro:
Attività
Comportamenti
Strategie da utilizzare nell’ambiente domestico e quotidianamente
Attività suggerite alla famiglia
Racconti di storie figurate
Giochi con carte raffiguranti animali od altri soggetti
Filastrocche semplici con suoni onomatopeici
Memory con figure a coppie
Comportamenti facilitanti
Parlare all‘altezza del bambino
Usare frasi semplici e brevi
Scandire bene i fonemi
Utilizzare domande a cui il bambino deve rispondere con vocaboli
diversi da si e no
Non prevenire i bisogni del bambino
Se il bambino fa capire che ha sete evitare di chiedere semplicemente
“vuoi bere?” o dare direttamente l’acqua ma chiedere:
“Cosa vuoi? Acqua o il succo?”
In questo modo il bambino deve sforzarsi di scegliere tra i due
sostantivi la risposta.
Esempio
Perchè questo?
Perché è importante inserire delle modalità di comunicazione
“diverse” che determinino delle risposte “diverse” e rompano la
“routine” comunicativa che impedisce l’evoluzione stessa del
linguaggio.
E’ invece controproducente l’atteggiamento di “far finta di non capire”
che provoca reazioni di rabbia e inibizione nei bambini con difficoltà.
Questo approccio logopedico di “sostegno” è una modalità
intermedia tra:
Aspettare e vedere che succede lasciando la famiglia nel dubbio e
nella difficoltà della situazione
Iniziare un vero e proprio percorso logopedico riabilitativo
Quanti bambini con ritardo
di linguaggio sono DSL?
Il DSM IV riporta una incidenza del 5%
del disturbo recettivo ed espressivo che
scende al 3% se si considera solo il DSL
espressivo.
Maggiore prevalenza nei maschi
Disturbo specifico del linguaggio
E’ il ritardo o disordine in uno o più ambiti dello sviluppo
linguistico in assenza di deficit sensoriali, motori, neurologici,
affettivi e socioambientali.
La definizione varia a seconda della componente linguistica
maggiormente compromessa che ne definisce la tipologia.
Tipologie (Rapin ’96)
① Disturbi misti recettivi-espressivi
Agnosia verbale uditiva: grave deficit di comprensione e di
decodificazione fonologica con conseguente deficit o assenza di
linguaggio.
Deficit fonologico-sintattico: variante meno severa e più frequente dei
DSL anche detta disfasia evolutiva. (Comprensione meglio conservata,
linguaggio con frasi brevi con errori grammaticali deficit fonologico.)
② Disturbi espressivi (comprensione normale)
Disprassia verbale: linguaggio scarso per difficoltà di
programmazione articolatoria, errori fonologici e compromissione
a tutti i livelli linguistici.
Disordine da deficit di programmazione fonologica: linguaggio
fluente con errori fonologici, vi può essere difficoltà nella
programmazione di un racconto o nel recupero lessicale.
Esempio di bambino con DSL
espressivo
Esame fonemico di DSL prima e
durante la terapia
Babbo
Dado
Lago
Ciccio
Gigi
Sasso
Rosa
Sciocco
Zia
Zanzara
Ramarro
Rana
Giugno
Strada
Spruzzo
Pappo
Tato
Laco
Titto
Titi
Tatto
Lota
Tocco
Tia
Tatala
Lamallo
Lana
Tugno
Tata
Putto
Pappo
Tato
Laco
Ciccio
Cici
Tatto
Lota
Sciocco
Zia
Tatala
Lamanno
Lana
Giugno
Stada
Stuzzo
Ottobre 2012 Gennaio 2013
Influenza del linguaggio sullo
sviluppo del comportamento
Dai due anni e mezzo, insieme al linguaggio comincia a svilupparsi
un dialogo interno e a quattro anni le emozioni che il bambino
prova possono essere descritte e in questo modo lui può
monitorare il suo comportamento e spiegarsi quello degli altri.
La mancanza del linguaggio interno è causa di problemi di
comportamento: il 40% di bambini con DSL ha anche deficit
attentivi, problemi emotivi e difficoltà di socializzazione.
Quando e come intervenire
La logopedia nei DSL deve iniziare al più presto e deve tenere
conto, nella programmazione dell’intervento riabilitativo, del
profilo funzionale del disturbo onde definire gli obiettivi, le
procedure e le strategie più adatte al singolo caso.
Prognosi
Dipende da diversi fattori
① Entità del DSL
② Fattori associati
③ Età del bambino
④ Frequenza della terapia
⑤ Collaborazione della famiglia
Il lavoro logopedico
Obiettivi terapeutici
Nei DSL è prioritario lavorare:
① Sulla consapevolezza fonologica (sempre carente nei bambini
con questo problema) cioè sulla capacità di segmentare e
discriminare le parole in base alla loro struttura fonologica
② Sulla corretta articolazione dei fonemi
③ Sull’arricchimento lessicale e la corretta costruzione della frase
④ Sulle capacità metalinguistiche, cioè la capacità di lavorare e
ragionare su linguaggio e sui suoi meccanismi tramite il
linguaggio stesso.
Il deficit nelle competenze fonologica e metalinguistica è una
caratteristica dei bambini con DSA
Più tardi inizia la terapia, più a lungo dura
Più tardi inizia la logopedia, maggiore sarà la resistenza al
cambiamento da parte del bambino
Più tardi inizia la terapia, maggiore sarà l’inibizione del linguaggio
verbale maturata in anni di insuccesso e tentativi falliti di
ripetizioni di parole troppo difficili per le sue possibilità
Il lavoro logopedico
Ottimizzazione della terapia
La terapia logopedica dei DSL è complessa.
Determinante nel definirne il buon esito è la collaborazione dei
genitori, ai quali va spiegato bene qual è il problema del bambino,
perché bisogna intervenire e su cosa.
Essi devono condividere in pieno il progetto terapeutico.
Eventuale presenza di un genitore alla terapia
Il lavoro logopedico
Non consiste solo nel mettere in atto le tecniche terapeutiche, ma
anche e soprattutto di stabilire una buona relazione con i genitori
ed il bambino sostenendoli ed incoraggiandoli durante il corso
dell’iter terapeutico che può attraversare nel tempo momenti di
maggiore difficoltà o di stasi.
La logopedista ha il compito di facilitare il difficile cammino verso il
linguaggio motivando il bambino, sottolineandone i progressi, ad
andare avanti con determinazione.
Il lavoro logopedico
La terapia viene svolta, trattandosi di bambini anche molto piccoli,
sotto forma di gioco con attività che favoriscono la comunicazione,
sempre con la massima attenzione a sollecitare il piacere di
comunicare che è alla base dello sviluppo normale del linguaggio.
Il lavoro logopedico
Concludendo sul DSL
Aspettare per rieducare, ritarda e rende più complicata la risoluzione
del problema. Inoltre rende più probabile la comparsa di DSA in età
scolare.
I bambini che entrano alle elementari con un disturbo di linguaggio in
atto hanno il 99% di possibilità di avere una difficoltà di apprendimento
mentre i bambini con pregresso DSL trattato e risolto hanno il 30% di
possibilità in meno di presentare un DSA.
C’è una relazione tra abilità linguistiche e abilità di lettura poiché le
competenze linguistiche in scuola materna sono i migliori predittori del
livello di lettura successivo.
Libermann e Libermann 2004
“i problemi di lettura sono più difficili da recuperare che da prevenire”
Snow, Burns e Griffin 1998
Quindi per la prevenzione l’identificazione precoce diventa un aspetto
cruciale
Consensus Conference 2007
prevenzione in età pre-scolare
Difficoltà nelle competenze
Comunicativo
Linguistiche
Uditivo
Visuospaziali
Motorio
Prassiche
Indicatori di rischio DSA in anamnesi
familiare positiva
Queste difficoltà devono essere rilevate dal pediatra nel corso dei
periodici bilanci di salute, direttamente o su segnalazione dei genitori
o degli insegnanti della scuola dell’infanzia o del primo anno delle
elementari.
Consensus Conference 2007
prevenzione in età pre-scolare
Esistono diverse definizioni di dislessia, una delle più accreditate è
quella dell’International Dyslexia Association:
“La dislessia è una disabilità dell’apprendimento di origine
neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare
una lettura accurata e/o fluente e da scarse abilità nella scrittura
(ortografia). Queste difficoltà derivano tipicamente da un deficit nella
componente fonologica del linguaggio, che è spesso inattesa in
rapporto alle altre abilità cognitive e alla garanzia di una adeguata
istruzione scolastica. Conseguenze secondarie possono includere
problemi di comprensione nella lettura del testo scritto e una ridotta
crescita del vocabolario e della conoscenza generale, conseguente
ad una ridotta pratica nella lettura”.
Definizione dislessia
Come si manifesta
Le prime fasi (inizio elementare)
① Difficoltà e lentezza nell’acquisizione del codice alfabetico e nella
applicazione delle “mappature” Grafema-Fonema e viceversa.
② Controllo limitato delle operazioni di analisi e sintesi fonemica
con errori che alterano in modo grossolano la struttura
fonologica delle parole lette o scritte.
① Accesso Lessicale limitato o assente anche quando le parole sono
lette correttamente.
② Capacità di lettura come riconoscimento di un numero limitato di
parole note.
La Disortografia Evolutiva è un Disturbo Specifico
dell'Apprendimento della scrittura che crea difficoltà nel tradurre
correttamente in simboli grafici i suoni che compongono le parole.
Mentre la disgrafia compromette la forma del messaggio scritto e
rende quasi impossibile l’interpretazione dei segni, ma è un
problema solo di forma.
Nel caso della scrittura disortografica, invece, gli errori
interferiscono con il contenuto e sarebbero comunque visibili
anche se scritti al computer.
Disortografia
Come si manifesta?
Il bambino con Disortografia Evolutiva presenta un numero di
errori nella scrittura maggiore di quanto previsto in base alla sua
età, intelligenza e livello di istruzione.
Commette numerosi errori nella scrittura delle parole, delle frasi,
del periodo.
Disgrafia
La Disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento che si
manifesta come difficoltà a riprodurre sia i segni alfabetici che quelli
numerici; essa riguarda quindi esclusivamente il grafismo e non le
regole ortografiche e sintattiche, sebbene influisca negativamente
anche su tali acquisizioni a causa della frequente impossibilità di
rilettura e di autocorrezione.
Può essere legata ad un quadro di disprassia, può essere secondaria ad
una lateralizzazione incompleta, è caratterizzata dalla difficoltà a
riprodurre segni alfabetici e numerici; riguarda comunque
esclusivamente il grafismo.
Ogni scrittura indecifrabile o, comunque, difficile da interpretare può
essere definita disgrafia (importanza Impugnatura).
Discalculia
Disturbo specifico del sistema dei numeri e del calcolo.
Le principali caratteristiche
dei DSA
① Inattese e importanti difficoltà nella letto-scrittura e/o nei numeri
e nel calcolo
② Difficoltà nella consapevolezza fonologica (difficoltà nel
riconoscere quanti, quali e in che ordine sono i suoni di una
parola)
③ Lentezza nell’automatizzazione di diverse abilità
Alcuni bambini con DSA possono anche avere difficoltà di
coordinazione, di motricità fine, nelle abilità di organizzazione e di
sequenza, difficoltà nell’acquisizione delle sequenze temporali (ore,
giorni, stagioni, ecc.).
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Relativamente allo sviluppo del linguaggio, le prime parole
vengono prodotte oltre i 18 mesi di vita e/o le prime frasi, di
2-3 elementi, oltre i 30 mesi.
Più avanti, dai 3 anni, pronuncia male parole lunghe e/o
formula frasi molto brevi e/o non corrette quando parla.
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Sostituisce alcuni suoni nelle parole, in modo che quando
parla il suo linguaggio risulta poco comprensibile a persone
che non sono familiari.
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Ha difficoltà nel riconoscere i suoni che compongono una
parola e li può confondere.
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Ha difficoltà nel dividere la parola in sillabe (analisi sillabica)
e/o nel ricostruire la parola intera dalle sillabe (sintesi
sillabica).
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Può equivocare ciò che sente.
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Utilizza parole non adeguate al contesto o le sostituisce.
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Tende a non ricordare le elencazioni (nomi, cose, numeri, ecc.)
specie se in sequenza.
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Ha difficoltà nel riconoscere e/o imparare rime o parole con
assonanze.
Possibili fattori di rischio dei DSA
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Ha difficoltà a mantenere il ritmo.
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Ha difficoltà nel ricordare il nome appropriato degli oggetti.
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
È lento ad ampliare il vocabolario.
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Ha difficoltà nell’apprendimento dei numeri, dei giorni della
settimana, dei colori e delle forme.
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Ha difficoltà nell’imparare a scrivere il proprio nome.
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Ha difficoltà nel seguire più indicazioni insieme e routine.
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Ha difficoltà con i compiti che implicano abilità motorie
(allacciarsi le scarpe, ritagliare, infilare perline, ecc.).
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Può apparire poco coordinato e goffo nei movimenti quando
gioca o è impegnato in attività sportive (es. prendere una palla
al volo).
Possibili fattori di rischio dei DSA
(3-5 anni)
Presa in carico e prognosi
① Età e gravità
② Comorbilità
③ Grado di impatto sulla vita quotidiana
④ Livello di accettazione della famiglia
⑤ Collaborazione famiglia
⑥ Collaborazione insegnanti
Progetto riabilitativo
Definisce
Si basa
Decide
aree e modi di intervento
sul profilo funzionale del disturbo
gli obiettivi
Va monitorato nel tempo
Scopi dell’intervento
Modificare il disordine migliorando le funzioni sottostanti
(migliorare le funzioni, migliora la prestazione)
Correggere gli errori di lettura e scrittura
Incrementare la rapidità di lettura
Migliorare la comprensione
Insegnare strategie di compenso (funzionare meglio nonostante il
deficit)
Modificare l’ambiente scolastico e familiare
Lavoro sulle funzioni sottostanti
Analisi visiva, analisi uditiva,
① Memoria: visiva, uditiva, sequenziale uditiva, memoria di
lavoro
② Attenzione: durata, selettività e capacità
③ Organizzazione spazio temporale
④ Capacità fonologiche
⑤ Capacità metalinguistiche
⑥ Ampliamento lessicale
⑦ Coordinazione visuo-motoria
Lavoro su lettura e scrittura
Lavoro guidato sinistra destra
① Riconoscimento di fonemi, sillaba e parole
② Lavoro sulla lunghezza e complessità di sillabe e parole
③ Discriminazione tra parole simili con significato diverso
④ Consapevolezza e correzione degli errori ortografici
⑤ Comprensione del testo
Strategie di compenso
So del coprilettere;
Ascolto di lettura mantenendo il segno;
Evidenziazione di alcune parole del testo;
Lettura di testi facilitanti con disegni che sostituiscono le parole;
Uso del correttore ortografico al computer;
Scrittura in stampato maiuscolo;
Il DSA è un problema che coinvolge tutta la famiglia
dalla quale può essere accettato o meno.
Il neuropsichiatra infantile, lo psicologo e la
logopedista devono fare in modo da evidenziare gli
aspetti positivi del bambino.
Sinergia
Didattica Riabilitazione
Raggiungere gli obiettivi
curriculari con le opportune
strategie didattiche e i mezzi
compensativi.
Aumentare l’efficienza dei
processi di lettura e delle
funzioni cognitivi correlate
finalizzandole al migliore uso
comunicativo e sociale.
Interventi in contesti diversi ma scopo comune
Motivazione
Sfasamento tra:
① Potenzialità del bambino
② Fatica e tempi lunghi nell’acquisire e mantenere le
strumentalità necessaria
Di fronte alle difficoltà e alle fatica di apprendere la lettura,
la voglia di imparare e la curiosità si riducono
precocemente.
Attività motivanti
Decondizionare l’atto del leggere dal vissuto di incapacità
Lettura condivisa
Ascolto di testi
Scelta libera di cosa leggere
Attività demotivanti
Leggere un libro che non piace (noia)
Leggere un contenuto al di sopra
delle proprie possibilità di
decodifica e di comprensione
(interruzione)
Leggere 10 volte la stessa lettura
(alienazione)
Più della metà dei DSA sviluppa un problema emotivo di tipo
reattivo, si manifesta solo rispetto alle richieste scolastiche e si
riduce spontaneamente con il ridursi del DSA.
Credo che la terapia di un dislessico sia completamente terminata
quando desidera entrare in una libreria a scegliere un libro.
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  • 1. Ritardo di linguaggio e DSA il ruolo del logopedista Dr.ssa Pina Fontanella Neuropsichiatria pratica per il pediatra 23 Febbraio 2013
  • 2. Capacità di comunicare Strumenti cognitivi Strumenti periferici Motivazione
  • 4. Strumenti periferici Organi di udito Apparato fonoarticolatorio Capacità motoria Garantiscono il trasferimento del messaggio
  • 6. Che cos’è il linguaggio? E’ il sistema di comunicazione primario per gli esseri umani. Formato da un insieme di elementi, suoni che costituiscono l’aspetto fonologico e ne fanno un sistema complesso.
  • 7. Come nasce il linguaggio? Dal bisogno innato del bambino a comunicare Dal naturale istinto a ripetere i suoni che sente Dalla capacità di imitare i movimenti articolatori
  • 8. Tutto ciò comporta… ① Apparato uditivo integro ② Riconoscimento dei tratti distintivi di ciascun fonema ③ Capacità di riprodurli ④ Adeguato livello di attenzione ⑤ Motivazione a comunicare
  • 9. La competenza linguistica quindi è data da un insieme di abilità che possono risultare ritardate o deficitarie dando così luogo ai diversi disturbi del linguaggio
  • 10. Sviluppo del linguaggio Nascita: PIANTO 6-8 mesi: LALLAZIONE
  • 11. 6-8 mesi: LALLAZIONE ripetizione di sillabe (consonanti/vocali) soprattutto occlusive (ba-pa-ca-ma). Permette di riconoscere precocemente la presenza di difficoltà uditive ed è la base su cui si fonderà la capacità di imitare le parole.
  • 12. Sviluppo del linguaggio Nascita: PIANTO 6-8 mesi: LALLAZIONE 8-10 mesi: GESTI COMUNICATIVI INTENZIONALI
  • 13. 8-10 mesi: GESTI COMUNICATIVI INTENZIONALI Il bambino indica l’oggetto desiderato e controlla se il messaggio è stato compreso Se il messaggio è fallito aumenta il comportamento comunicativo Indicazione di un oggetto
  • 14. Sviluppo del linguaggio Nascita: PIANTO 6-8 mesi: LALLAZIONE 8-10 mesi: GESTI COMUNICATIVI INTENZIONALI 18-20 mesi: PRIME PAROLE
  • 15. 18-20 mesi: PRIME PAROLE Il bambino utilizza una parola come una frase intera per esprimere bisogni o desideri Acquisisce nuove parole Compare la produzione prosodica
  • 16. Sviluppo del linguaggio Nascita: PIANTO 6-8 mesi: LALLAZIONE 8-10 mesi: GESTI COMUNICATIVI INTENZIONALI 18-20 mesi: PRIME PAROLE 24 mesi: ESPLOSIONE DEL VOCABOLARIO
  • 17. 24 mesi: ESPLOSIONE DEL VOCABOLARIO Soglia minima tra 50 e 100 parole Forma frasi di due parole Si distinguono i parlatori tardivi dai bambini con sviluppo del linguaggio nella norma
  • 18. Sviluppo del linguaggio Nascita: PIANTO 6-8 mesi: LALLAZIONE 8-10 mesi: GESTI COMUNICATIVI INTENZIONALI 18-20 mesi: PRIME PAROLE 24 mesi: ESPLOSIONE DEL VOCABOLARIO 24-36 mesi: SVILUPPO FONOLOGICO COMPLETO
  • 19. 24-36 mesi: SVILUPPO FONOLOGICO COMPLETO Frase completa Compare il pronome “io” Possiede fino a mille parole
  • 20. Sviluppo del linguaggio Nascita: PIANTO 6-8 mesi: LALLAZIONE 8-10 mesi: GESTI COMUNICATIVI INTENZIONALI 18-20 mesi: PRIME PAROLE 24 mesi: ESPLOSIONE DEL VOCABOLARIO 24-36 mesi: SVILUPPO FONOLOGICO COMPLETO 3-4 anni: CORRETTA ARTICOLAZIONE SINTATTICA GRAMMATICALE
  • 21. La funzione imitativa E’ alla base della capacità di ripetere e formare nuove connessioni tra schemi articolatori e sequenze di suoni. Il bambino nel tentativo di ripetere una parola procede per prove e confronta la sua produzione con il modello fermandosi quando riconosce l’uguaglianza tra i due. Da Orsolini “imparare a parlare”
  • 22. Come abbiamo visto il linguaggio si sviluppa attraverso passaggi graduali e sequenziali ed è importante che in ciascuno di questi passaggi il bambino riesca a sfruttare al massimo le sue potenzialità e quelle offerte dall’ambiente. In questo modo il passaggio successivo si collegherà al precedente in modo ottimale.
  • 23. Se questo non avviene, il ritardo o lo specifico disturbo, si trasmette di fase in fase fino a compromettere le capacità più evolute. Precocità della diagnosi
  • 24. Segnali d’allarme 4°-5° mese: il bambino non gira la testa verso i rumori. 6° mese: non compare la lallazione o compare ma dopo pochi giorni o settimane smette e non riprende. 12°- 14° mese: il bambino non pronuncia le prime parole. Usa molto i gesti per comunicare i suoi bisogni. 18° in poi: il bambino non sviluppa alcun tipo di linguaggio verbale. Si esprime con gesti sempre più precisi e comprensibili.
  • 25. Caratteristiche del ritardo di linguaggio Tra i 24 e i 36 mesi: Vocabolario inferiore a 50-100 parole Assenza frase di due parole Incremento molto lento del vocabolario Linguaggio gestuale prolungato nel tempo Carenze nel gioco simbolico Assenza di deficit nelle aree uditiva, cognitiva, relazionale
  • 26. Caratteristiche comportamentali Irritazione quando non viene compreso Difficoltà a socializzare con i coetanei Atteggiamento di continua agitazione e facile distraibilità.
  • 27. Tra i 24 e i 36 mesi il 15% dei bambini presenta un ritardo di linguaggio Withehurst e Fisher - 1994
  • 28. L’individuazione precoce del ritardo del linguaggio è fondamentale poiché può essere sintomo di diversi disturbi dell’età evolutiva.
  • 29. Perche’ il bambino non parla?
  • 30. Individuazione delle cause con valutazione ed approfondimenti specialistici e consulenza logopedica (Il tutto entro i tre anni)
  • 31. La logopedista chi è? E’ l’operatore sanitario che svolge la propria attività nella prevenzione e nel trattamento riabilitativo delle patologie del linguaggio e della comunicazione in bambini, adulti ed anziani.
  • 32. cosa fa? Educa e rieduca tutte le patologie che provocano disturbi della voce, della parola, del linguaggio orale e scritto.
  • 33. Nel ritardo di linguaggio l’intervento logopedico è teso a ① Osservare e valutare il livello d’uso del linguaggio ② Effettuare il bilancio fonemico ③ Indirizzare l’approfondimento diagnostico ④ Monitorare la situazione comunicativa del bambino ⑤ Indirizzare e sostenere i cambiamenti delle competenze comunicative
  • 35. Spiegando ai genitori come possono aiutare il bambino a sviluppare in modo armonico il linguaggio, suggerendo e mostrando loro: Attività Comportamenti Strategie da utilizzare nell’ambiente domestico e quotidianamente
  • 36. Attività suggerite alla famiglia Racconti di storie figurate Giochi con carte raffiguranti animali od altri soggetti Filastrocche semplici con suoni onomatopeici Memory con figure a coppie
  • 37. Comportamenti facilitanti Parlare all‘altezza del bambino Usare frasi semplici e brevi Scandire bene i fonemi Utilizzare domande a cui il bambino deve rispondere con vocaboli diversi da si e no Non prevenire i bisogni del bambino
  • 38. Se il bambino fa capire che ha sete evitare di chiedere semplicemente “vuoi bere?” o dare direttamente l’acqua ma chiedere: “Cosa vuoi? Acqua o il succo?” In questo modo il bambino deve sforzarsi di scegliere tra i due sostantivi la risposta. Esempio
  • 40. Perché è importante inserire delle modalità di comunicazione “diverse” che determinino delle risposte “diverse” e rompano la “routine” comunicativa che impedisce l’evoluzione stessa del linguaggio. E’ invece controproducente l’atteggiamento di “far finta di non capire” che provoca reazioni di rabbia e inibizione nei bambini con difficoltà.
  • 41. Questo approccio logopedico di “sostegno” è una modalità intermedia tra: Aspettare e vedere che succede lasciando la famiglia nel dubbio e nella difficoltà della situazione Iniziare un vero e proprio percorso logopedico riabilitativo
  • 42. Quanti bambini con ritardo di linguaggio sono DSL?
  • 43. Il DSM IV riporta una incidenza del 5% del disturbo recettivo ed espressivo che scende al 3% se si considera solo il DSL espressivo. Maggiore prevalenza nei maschi
  • 44. Disturbo specifico del linguaggio E’ il ritardo o disordine in uno o più ambiti dello sviluppo linguistico in assenza di deficit sensoriali, motori, neurologici, affettivi e socioambientali. La definizione varia a seconda della componente linguistica maggiormente compromessa che ne definisce la tipologia.
  • 45. Tipologie (Rapin ’96) ① Disturbi misti recettivi-espressivi Agnosia verbale uditiva: grave deficit di comprensione e di decodificazione fonologica con conseguente deficit o assenza di linguaggio. Deficit fonologico-sintattico: variante meno severa e più frequente dei DSL anche detta disfasia evolutiva. (Comprensione meglio conservata, linguaggio con frasi brevi con errori grammaticali deficit fonologico.)
  • 46. ② Disturbi espressivi (comprensione normale) Disprassia verbale: linguaggio scarso per difficoltà di programmazione articolatoria, errori fonologici e compromissione a tutti i livelli linguistici. Disordine da deficit di programmazione fonologica: linguaggio fluente con errori fonologici, vi può essere difficoltà nella programmazione di un racconto o nel recupero lessicale.
  • 47. Esempio di bambino con DSL espressivo
  • 48. Esame fonemico di DSL prima e durante la terapia Babbo Dado Lago Ciccio Gigi Sasso Rosa Sciocco Zia Zanzara Ramarro Rana Giugno Strada Spruzzo Pappo Tato Laco Titto Titi Tatto Lota Tocco Tia Tatala Lamallo Lana Tugno Tata Putto Pappo Tato Laco Ciccio Cici Tatto Lota Sciocco Zia Tatala Lamanno Lana Giugno Stada Stuzzo Ottobre 2012 Gennaio 2013
  • 49. Influenza del linguaggio sullo sviluppo del comportamento Dai due anni e mezzo, insieme al linguaggio comincia a svilupparsi un dialogo interno e a quattro anni le emozioni che il bambino prova possono essere descritte e in questo modo lui può monitorare il suo comportamento e spiegarsi quello degli altri. La mancanza del linguaggio interno è causa di problemi di comportamento: il 40% di bambini con DSL ha anche deficit attentivi, problemi emotivi e difficoltà di socializzazione.
  • 50. Quando e come intervenire La logopedia nei DSL deve iniziare al più presto e deve tenere conto, nella programmazione dell’intervento riabilitativo, del profilo funzionale del disturbo onde definire gli obiettivi, le procedure e le strategie più adatte al singolo caso.
  • 51. Prognosi Dipende da diversi fattori ① Entità del DSL ② Fattori associati ③ Età del bambino ④ Frequenza della terapia ⑤ Collaborazione della famiglia
  • 52. Il lavoro logopedico Obiettivi terapeutici Nei DSL è prioritario lavorare: ① Sulla consapevolezza fonologica (sempre carente nei bambini con questo problema) cioè sulla capacità di segmentare e discriminare le parole in base alla loro struttura fonologica ② Sulla corretta articolazione dei fonemi ③ Sull’arricchimento lessicale e la corretta costruzione della frase ④ Sulle capacità metalinguistiche, cioè la capacità di lavorare e ragionare su linguaggio e sui suoi meccanismi tramite il linguaggio stesso. Il deficit nelle competenze fonologica e metalinguistica è una caratteristica dei bambini con DSA
  • 53. Più tardi inizia la terapia, più a lungo dura Più tardi inizia la logopedia, maggiore sarà la resistenza al cambiamento da parte del bambino Più tardi inizia la terapia, maggiore sarà l’inibizione del linguaggio verbale maturata in anni di insuccesso e tentativi falliti di ripetizioni di parole troppo difficili per le sue possibilità Il lavoro logopedico Ottimizzazione della terapia
  • 54. La terapia logopedica dei DSL è complessa. Determinante nel definirne il buon esito è la collaborazione dei genitori, ai quali va spiegato bene qual è il problema del bambino, perché bisogna intervenire e su cosa. Essi devono condividere in pieno il progetto terapeutico. Eventuale presenza di un genitore alla terapia
  • 55. Il lavoro logopedico Non consiste solo nel mettere in atto le tecniche terapeutiche, ma anche e soprattutto di stabilire una buona relazione con i genitori ed il bambino sostenendoli ed incoraggiandoli durante il corso dell’iter terapeutico che può attraversare nel tempo momenti di maggiore difficoltà o di stasi.
  • 56. La logopedista ha il compito di facilitare il difficile cammino verso il linguaggio motivando il bambino, sottolineandone i progressi, ad andare avanti con determinazione. Il lavoro logopedico
  • 57. La terapia viene svolta, trattandosi di bambini anche molto piccoli, sotto forma di gioco con attività che favoriscono la comunicazione, sempre con la massima attenzione a sollecitare il piacere di comunicare che è alla base dello sviluppo normale del linguaggio. Il lavoro logopedico
  • 58. Concludendo sul DSL Aspettare per rieducare, ritarda e rende più complicata la risoluzione del problema. Inoltre rende più probabile la comparsa di DSA in età scolare. I bambini che entrano alle elementari con un disturbo di linguaggio in atto hanno il 99% di possibilità di avere una difficoltà di apprendimento mentre i bambini con pregresso DSL trattato e risolto hanno il 30% di possibilità in meno di presentare un DSA.
  • 59. C’è una relazione tra abilità linguistiche e abilità di lettura poiché le competenze linguistiche in scuola materna sono i migliori predittori del livello di lettura successivo. Libermann e Libermann 2004 “i problemi di lettura sono più difficili da recuperare che da prevenire” Snow, Burns e Griffin 1998 Quindi per la prevenzione l’identificazione precoce diventa un aspetto cruciale
  • 60. Consensus Conference 2007 prevenzione in età pre-scolare Difficoltà nelle competenze Comunicativo Linguistiche Uditivo Visuospaziali Motorio Prassiche Indicatori di rischio DSA in anamnesi familiare positiva
  • 61. Queste difficoltà devono essere rilevate dal pediatra nel corso dei periodici bilanci di salute, direttamente o su segnalazione dei genitori o degli insegnanti della scuola dell’infanzia o del primo anno delle elementari. Consensus Conference 2007 prevenzione in età pre-scolare
  • 62. Esistono diverse definizioni di dislessia, una delle più accreditate è quella dell’International Dyslexia Association: “La dislessia è una disabilità dell’apprendimento di origine neurobiologica. Essa è caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata e/o fluente e da scarse abilità nella scrittura (ortografia). Queste difficoltà derivano tipicamente da un deficit nella componente fonologica del linguaggio, che è spesso inattesa in rapporto alle altre abilità cognitive e alla garanzia di una adeguata istruzione scolastica. Conseguenze secondarie possono includere problemi di comprensione nella lettura del testo scritto e una ridotta crescita del vocabolario e della conoscenza generale, conseguente ad una ridotta pratica nella lettura”. Definizione dislessia
  • 63. Come si manifesta Le prime fasi (inizio elementare) ① Difficoltà e lentezza nell’acquisizione del codice alfabetico e nella applicazione delle “mappature” Grafema-Fonema e viceversa. ② Controllo limitato delle operazioni di analisi e sintesi fonemica con errori che alterano in modo grossolano la struttura fonologica delle parole lette o scritte. ① Accesso Lessicale limitato o assente anche quando le parole sono lette correttamente. ② Capacità di lettura come riconoscimento di un numero limitato di parole note.
  • 64. La Disortografia Evolutiva è un Disturbo Specifico dell'Apprendimento della scrittura che crea difficoltà nel tradurre correttamente in simboli grafici i suoni che compongono le parole. Mentre la disgrafia compromette la forma del messaggio scritto e rende quasi impossibile l’interpretazione dei segni, ma è un problema solo di forma. Nel caso della scrittura disortografica, invece, gli errori interferiscono con il contenuto e sarebbero comunque visibili anche se scritti al computer. Disortografia
  • 65. Come si manifesta? Il bambino con Disortografia Evolutiva presenta un numero di errori nella scrittura maggiore di quanto previsto in base alla sua età, intelligenza e livello di istruzione. Commette numerosi errori nella scrittura delle parole, delle frasi, del periodo.
  • 66. Disgrafia La Disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento che si manifesta come difficoltà a riprodurre sia i segni alfabetici che quelli numerici; essa riguarda quindi esclusivamente il grafismo e non le regole ortografiche e sintattiche, sebbene influisca negativamente anche su tali acquisizioni a causa della frequente impossibilità di rilettura e di autocorrezione. Può essere legata ad un quadro di disprassia, può essere secondaria ad una lateralizzazione incompleta, è caratterizzata dalla difficoltà a riprodurre segni alfabetici e numerici; riguarda comunque esclusivamente il grafismo. Ogni scrittura indecifrabile o, comunque, difficile da interpretare può essere definita disgrafia (importanza Impugnatura).
  • 67. Discalculia Disturbo specifico del sistema dei numeri e del calcolo.
  • 68. Le principali caratteristiche dei DSA ① Inattese e importanti difficoltà nella letto-scrittura e/o nei numeri e nel calcolo ② Difficoltà nella consapevolezza fonologica (difficoltà nel riconoscere quanti, quali e in che ordine sono i suoni di una parola) ③ Lentezza nell’automatizzazione di diverse abilità Alcuni bambini con DSA possono anche avere difficoltà di coordinazione, di motricità fine, nelle abilità di organizzazione e di sequenza, difficoltà nell’acquisizione delle sequenze temporali (ore, giorni, stagioni, ecc.).
  • 69. Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni) Relativamente allo sviluppo del linguaggio, le prime parole vengono prodotte oltre i 18 mesi di vita e/o le prime frasi, di 2-3 elementi, oltre i 30 mesi.
  • 70. Più avanti, dai 3 anni, pronuncia male parole lunghe e/o formula frasi molto brevi e/o non corrette quando parla. Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 71. Sostituisce alcuni suoni nelle parole, in modo che quando parla il suo linguaggio risulta poco comprensibile a persone che non sono familiari. Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 72. Ha difficoltà nel riconoscere i suoni che compongono una parola e li può confondere. Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 73. Ha difficoltà nel dividere la parola in sillabe (analisi sillabica) e/o nel ricostruire la parola intera dalle sillabe (sintesi sillabica). Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 74. Può equivocare ciò che sente. Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 75. Utilizza parole non adeguate al contesto o le sostituisce. Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 76. Tende a non ricordare le elencazioni (nomi, cose, numeri, ecc.) specie se in sequenza. Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 77. Ha difficoltà nel riconoscere e/o imparare rime o parole con assonanze. Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 78. Ha difficoltà a mantenere il ritmo. Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 79. Ha difficoltà nel ricordare il nome appropriato degli oggetti. Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 80. È lento ad ampliare il vocabolario. Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 81. Ha difficoltà nell’apprendimento dei numeri, dei giorni della settimana, dei colori e delle forme. Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 82. Ha difficoltà nell’imparare a scrivere il proprio nome. Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 83. Ha difficoltà nel seguire più indicazioni insieme e routine. Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 84. Ha difficoltà con i compiti che implicano abilità motorie (allacciarsi le scarpe, ritagliare, infilare perline, ecc.). Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 85. Può apparire poco coordinato e goffo nei movimenti quando gioca o è impegnato in attività sportive (es. prendere una palla al volo). Possibili fattori di rischio dei DSA (3-5 anni)
  • 86. Presa in carico e prognosi ① Età e gravità ② Comorbilità ③ Grado di impatto sulla vita quotidiana ④ Livello di accettazione della famiglia ⑤ Collaborazione famiglia ⑥ Collaborazione insegnanti
  • 87. Progetto riabilitativo Definisce Si basa Decide aree e modi di intervento sul profilo funzionale del disturbo gli obiettivi Va monitorato nel tempo
  • 88. Scopi dell’intervento Modificare il disordine migliorando le funzioni sottostanti (migliorare le funzioni, migliora la prestazione) Correggere gli errori di lettura e scrittura Incrementare la rapidità di lettura Migliorare la comprensione Insegnare strategie di compenso (funzionare meglio nonostante il deficit) Modificare l’ambiente scolastico e familiare
  • 89. Lavoro sulle funzioni sottostanti Analisi visiva, analisi uditiva, ① Memoria: visiva, uditiva, sequenziale uditiva, memoria di lavoro ② Attenzione: durata, selettività e capacità ③ Organizzazione spazio temporale ④ Capacità fonologiche ⑤ Capacità metalinguistiche ⑥ Ampliamento lessicale ⑦ Coordinazione visuo-motoria
  • 90. Lavoro su lettura e scrittura Lavoro guidato sinistra destra ① Riconoscimento di fonemi, sillaba e parole ② Lavoro sulla lunghezza e complessità di sillabe e parole ③ Discriminazione tra parole simili con significato diverso ④ Consapevolezza e correzione degli errori ortografici ⑤ Comprensione del testo
  • 91. Strategie di compenso So del coprilettere; Ascolto di lettura mantenendo il segno; Evidenziazione di alcune parole del testo; Lettura di testi facilitanti con disegni che sostituiscono le parole; Uso del correttore ortografico al computer; Scrittura in stampato maiuscolo;
  • 92. Il DSA è un problema che coinvolge tutta la famiglia dalla quale può essere accettato o meno. Il neuropsichiatra infantile, lo psicologo e la logopedista devono fare in modo da evidenziare gli aspetti positivi del bambino.
  • 93. Sinergia Didattica Riabilitazione Raggiungere gli obiettivi curriculari con le opportune strategie didattiche e i mezzi compensativi. Aumentare l’efficienza dei processi di lettura e delle funzioni cognitivi correlate finalizzandole al migliore uso comunicativo e sociale. Interventi in contesti diversi ma scopo comune
  • 94. Motivazione Sfasamento tra: ① Potenzialità del bambino ② Fatica e tempi lunghi nell’acquisire e mantenere le strumentalità necessaria Di fronte alle difficoltà e alle fatica di apprendere la lettura, la voglia di imparare e la curiosità si riducono precocemente.
  • 95. Attività motivanti Decondizionare l’atto del leggere dal vissuto di incapacità Lettura condivisa Ascolto di testi Scelta libera di cosa leggere
  • 96. Attività demotivanti Leggere un libro che non piace (noia) Leggere un contenuto al di sopra delle proprie possibilità di decodifica e di comprensione (interruzione) Leggere 10 volte la stessa lettura (alienazione)
  • 97. Più della metà dei DSA sviluppa un problema emotivo di tipo reattivo, si manifesta solo rispetto alle richieste scolastiche e si riduce spontaneamente con il ridursi del DSA.
  • 98. Credo che la terapia di un dislessico sia completamente terminata quando desidera entrare in una libreria a scegliere un libro.