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Tesi delle relazione  <ul><li>L’industria italiana è OGGI competitiva, anche se non tutte le statistiche sono concordi </l...
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Il nuovo paradigma 2: “dove” fare (Italia vs estero) le varie fasi del processo   <ul><ul><li>Le quote di mercato internaz...
Cosa/dove fare? Shock permanenti sul lato dell’offerta ... Fonte: Intesa Sanpaolo PIL – Variazione a/a 2007 2008 2009 2010...
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Divisione del lavoro a livello internazionale in continua ridefinizione <ul><ul><li>Asse dei prodotti </li></ul></ul><ul><...
Indice <ul><li>Il nuovo paradigma del “cosa” fare, trascinato dagli emergenti </li></ul><ul><li>I segnali della capacità d...
“ Cosa” fare (che attività svolgere): un indizio negli skill impiegati Quota di occupazione manifatturiera in servizi high...
“ Cosa” fare (quale prodotto): un indizio nell’incremento di qualità implicito nei VMU in aumento VMU dei prodotti esporta...
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Industria manifatturiera italiana: EBITDA margin e quota a prezzi correnti sul commercio mondiale  (indici 2000=100) (*) S...
“ Dove” fare: produzione all’estero più dinamica di quella in patria *  Tasso di crescita del Pil a prezzi correnti; ** Fa...
Indice <ul><li>Il nuovo paradigma del “cosa” fare, trascinato dagli emergenti </li></ul><ul><li>I segnali della capacità d...
<ul><ul><li>Sapere innovare e fare ricerca, anche fuori dai confini settoriali di partenza </li></ul></ul><ul><ul><li>Sape...
<ul><ul><li>Competenze universitarie e post-universitarie in ambito tecnologico. Saper creare ed applicare ... </li></ul><...
Saper organizzare strutture complesse, in Italia e all’estero <ul><ul><li>Fare produrre e non solo produrre in proprio: co...
Saper gestire le relazioni commerciali e conoscere le culture degli altri popoli <ul><ul><li>Non cresce la distanza fisica...
Meglio una scuola che dia subito strumenti per il lavoro  o che renda più agevole il cambiamento? <ul><ul><li>Le singole m...
Le criticità: capacità di ricerca asimmetrica sul territorio Fonte: Istat Le prime 10 regioni italiane per intensità di R&...
Le criticità: per essere sempre pronti al cambiamento bisogna avere una struttura finanziaria solida Fonte: Banca d’Italia...
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F. Guelpa: Dal “come” fare al “cosa” fare: la capacità di reinventarsi come prerequisito di successo

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  • La Sardegna presenta una fortissima stagionalità: nel periodo giugno settembre si concentra l’83% delle presenze . Nei mesi estivi nelle regioni del Sud si realizza il 71% delle presenze, in Italia il 61%. In Sardegna, i flussi di turisti stranieri sono meno concentrati e vanno da aprile a settembre, gli italiani si muovono essenzialmente a luglio ed agosto. Nel periodo luglio-agosto si concentrano il 59% delle presenze di italiani, nello stesso periodo il 40% delle presenze di stranieri. Il quadro che emerge in merito alle potenzialità ed alla competitività effettiva della Sardegna, è quello di un territorio in grado di sfruttare solo in parte le opportunità di sviluppo connesse all’industria turistica, limitatamente a poche località turistiche in quanto prevalgono caratteristiche territoriali (un turismo perlopiù monotematico) e infrastrutturali che limitano la capacità di generare flussi turistici. In Sardegna non si riscontra come per diverse regioni meridionali (Campania, Sicilia, Puglia,.) una varietà di turismi tematici sviluppati o sviluppabili. I turismi maggiormente diffusi sono quelli legati alla risorsa mare (forte stagionalità). Fra i turismi sviluppabili nel Programma regionale di sviluppo 2010-2014 si citano: circuiti golfistici, realizzazione o adeguamento delle strutture portuali dedicate al diportismo nautico; ippovie, piste da trekking, attrezzature dedicate al turismo scolastico, sportivo e congressuale, etc.
  • F. Guelpa: Dal “come” fare al “cosa” fare: la capacità di reinventarsi come prerequisito di successo

    1. 1. X Conferenza Nazionale di Statistica Statistica 2.0: vivere l’innovazione al servizio della società Sessione “ La competitività del sistema produttivo italiano: effetto statistico o realtà economica?” Dal “come” fare al “cosa” fare: la capacità di reinventarsi come prerequisito di successo Fabrizio Guelpa Servizio Studi e Ricerche Roma, Istat, 15 dicembre 2010
    2. 2. Tesi delle relazione <ul><li>L’industria italiana è OGGI competitiva, anche se non tutte le statistiche sono concordi </li></ul><ul><li>Molta incertezza se sarà così anche DOMANI </li></ul><ul><li>Le prospettive sono legate non solo alle note carenze in campo di ricerca, infrastrutture materiali e immateriali, ma anche alla capacità di affrontare in modo continuativo il cambiamento. </li></ul><ul><li>La Statistica può aiutare a capire meglio quanto le imprese potranno essere reattive </li></ul>
    3. 3. Indice <ul><li>Il nuovo paradigma del “cosa” fare, trascinato dagli emergenti </li></ul><ul><li>I segnali della capacità di affrontare il cambiamento </li></ul><ul><li>Le criticità per i prossimi anni: capitale umano distribuzione della capacità innovativa sul territorio e leva finanziaria </li></ul>
    4. 4. Il vecchio paradigma: “come” fare (e “dove” vendere) un prodotto dato Q i = f (K, L, M) Produttività del lavoro, del capitale, degli intermedi, totale Integrazione verticale e divisione del lavoro; coefficienti tecnici Quote di mercato e crescita per il prodotto i
    5. 5. Il nuovo paradigma 1: “cosa” fare <ul><ul><li>Che attività svolgere? Definire su quale fase del processo posizionarsi (produzione, ricerca, marketing, distribuzione ...) </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>“ quale K e quale L” </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>Quale prodotto? Non gestire una funzione di produzione ma crearla: nuovi prodotti, anche molto lontani dai prodotti originari. </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>“ quale prodotto i” </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><ul><li>Sempre più anche quale prodotto specifico per i singoli mercati geografici </li></ul></ul></ul></ul><ul><ul><li>Le decisione di “cosa fare” non sono isolate ma continuative </li></ul></ul>
    6. 6. “ Cosa” fare: un mondo inesplorato <ul><ul><li>Le indicazioni che provengono da analisi basate sulla produttività e la funzione di produzione assumono poca rilevanza nel momento della discontinuità </li></ul></ul><ul><ul><li>Cosa sappiamo delle discontinuità (sul piano statistico)? </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Traiettorie, </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Velocità, </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Convergenze tecnologiche, ... </li></ul></ul></ul>
    7. 7. Il nuovo paradigma 2: “dove” fare (Italia vs estero) le varie fasi del processo <ul><ul><li>Le quote di mercato internazionale indicano solo performance su quanto lascia l’Italia (ma fatto dove?) </li></ul></ul><ul><ul><li>Le performance legate alle mansioni terziarie hanno scarsa visibilità statistica </li></ul></ul><ul><ul><li>La valutazione delle performance del paese e delle sue imprese si divarica </li></ul></ul><ul><ul><li>Servono nuovi strumenti di analisi e nuove statistiche </li></ul></ul><ul><ul><li>(a livello di gruppo d’imprese soprattutto) </li></ul></ul>
    8. 8. Cosa/dove fare? Shock permanenti sul lato dell’offerta ... Fonte: Intesa Sanpaolo PIL – Variazione a/a 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Stati Uniti 1.9 0.0 -2.6 2.8 2.5 3.1 Giappone 2.3 -1.2 -5.2 2.6 1.9 2.8 Area Euro 2.9 0.3 -4.0 1.6 1.7 1.4 Europa Orientale 7.5 4.8 -5.8 3.6 4.9 4.8 America Latina 5.3 3.8 -2.4 4.4 5.0 5.4 OPEC 6.1 6.3 3.5 7.1 8.3 7.4 Asia orientale 9.3 6.0 5.3 8.8 8.1 8.0 Africa 5.6 4.8 2.8 4.4 6.1 5.8 Crescita mondiale 4.8 1.9 -0.7 4.6 4.6 4.7
    9. 9. ... ma anche della domanda, innescati dai paesi emergenti Quota delle importazioni mondiali in USD Avanzati : Stati Uniti, Eurozona, Giappone, Regno Unito, Canada, Australia, Svezia, Svizzera. Emergenti : Brasile, Cina e Hong Kong, India, Russia, Ungheria, Polonia, Romania, Turchia, Singapore, Corea, Tailandia, Taiwan, Filippine, Indonesia, Sudafrica, Messico, paesi Opec. Fonte: Elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati OEF
    10. 10. Divisione del lavoro a livello internazionale in continua ridefinizione <ul><ul><li>Asse dei prodotti </li></ul></ul><ul><ul><li>Asse delle fasi del processo </li></ul></ul><ul><ul><li>Asse del contenuto di capitale e di lavoro </li></ul></ul><ul><ul><li>Asse degli skill </li></ul></ul><ul><ul><li>Mercati in forte espansione creano shock </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>“ The division of labour il limited by the extent of the market” (Adam Smith) </li></ul></ul></ul>
    11. 11. Indice <ul><li>Il nuovo paradigma del “cosa” fare, trascinato dagli emergenti </li></ul><ul><li>I segnali della capacità di affrontare il cambiamento </li></ul><ul><li>Le criticità per i prossimi anni: capitale umano distribuzione della capacità innovativa sul territorio e leva finanziaria </li></ul>
    12. 12. “ Cosa” fare (che attività svolgere): un indizio negli skill impiegati Quota di occupazione manifatturiera in servizi high skilled L’Italia è il paese coi cambiamenti maggiori
    13. 13. “ Cosa” fare (quale prodotto): un indizio nell’incremento di qualità implicito nei VMU in aumento VMU dei prodotti esportati (anno 2008: anno 2000=100) Italia Spagna Francia Germania 126 120 115 112 Fonte: elaborazioni su dati Eurostat NB - Statistiche che scontano possibili errori di misurazione
    14. 14. “ Cosa” fare (quale prodotto) : un indizio nella variazione della gamma alla ricerca del proprio spazio Fonte: elaborazioni su dati UNCTAD Diversificazione dei prodotti esportati (inverso dell’indice di Herfindahl)
    15. 15. Industria manifatturiera italiana: EBITDA margin e quota a prezzi correnti sul commercio mondiale (indici 2000=100) (*) Stima sulla base di 46.000 bilanci di imprese manifatturiere con fatturato superiore al milione di euro nel 2008. Fonte: ICE, Intesa Sanpaolo, Prometeia - ASI Le “nuove” produzioni pagano: tenuta delle quote di mercato e recupero dei mark-up grazie alla qualità/varietà dei prodotti Quote di mercato sul commercio mondiale (a prezzi correnti) Fonte: ICE +0,5% -3,5% -2,8% -1,2% -0,4% -1,5% <ul><li>Eppure la produttività del lavoro nel periodo cresceva a tassi nettamente inferiori ai competitor ... </li></ul>
    16. 16. “ Dove” fare: produzione all’estero più dinamica di quella in patria * Tasso di crescita del Pil a prezzi correnti; ** Fatturato delle controllate estere (tasso di crescita) Fonte: Reprint e Istat Tasso di crescita delle imprese italiane (prezzi correnti, 2002-08) <ul><li>La complementarietà di export e IDE non è valida su tutti i mercati: la minaccia del modello cinese </li></ul><ul><li>Il fabbisogno di statistiche sull’argomento è sempre più pressante </li></ul>
    17. 17. Indice <ul><li>Il nuovo paradigma del “cosa” fare, trascinato dagli emergenti </li></ul><ul><li>I segnali della capacità di affrontare il cambiamento </li></ul><ul><li>Le criticità per i prossimi anni: capitale umano, distribuzione della capacità innovativa sul territorio e leva finanziaria </li></ul>
    18. 18. <ul><ul><li>Sapere innovare e fare ricerca, anche fuori dai confini settoriali di partenza </li></ul></ul><ul><ul><li>Sapere reindirizzare rapidamente la produzione in patria e all’estero; definire quanti impianti propri e quanti fornitori dedicati (make or buy su più scacchieri) </li></ul></ul><ul><ul><li>Sapere riorientare le proprie vendite su un numero di clienti sempre elevato, e collocato lontano (solo gli emergenti cresceranno), anche per coprire i maggiori costi fissi della R&S </li></ul></ul>Ciò richiede un capitale umano specifico, che solo in parte abbiamo già Cosa deve fare l’impresa per essere sempre pronta al cambiamento ? Operare su 3 aree gestionali: Le criticità: il ruolo del capitale umano
    19. 19. <ul><ul><li>Competenze universitarie e post-universitarie in ambito tecnologico. Saper creare ed applicare ... </li></ul></ul><ul><ul><li>... ma anche competenze tecniche nelle scuole professionali: il saper fare non si improvvisa. Apprendistato da rilanciare. Le mansioni artigiane d’eccellenza si stanno perdendo. </li></ul></ul>Conoscere i prodotti e i processi per innovare <ul><ul><li>L’offerta di lavoro si sta però concentrando nell’area che divide questi due estremi (mansioni “impiegatizie”): rischiamo di avere pochi ricercatori ma anche pochi bravi operai. </li></ul></ul>
    20. 20. Saper organizzare strutture complesse, in Italia e all’estero <ul><ul><li>Fare produrre e non solo produrre in proprio: conoscenza delle culture, capacità relazionali, problem solving. </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Servono competenze “umanistiche”, doti comportamentali, competenze gestionali </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>Catena logistica: saper organizzare una catena del valore sempre più articolata. </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Servono competenze costruite on-the-job, soprattutto in imprese grandi e medie </li></ul></ul></ul>Anche la produzione di queste competenze non è semplice
    21. 21. Saper gestire le relazioni commerciali e conoscere le culture degli altri popoli <ul><ul><li>Non cresce la distanza fisica delle nostre esportazioni/produzioni, ma la distanza culturale. Serve personale non solo poliglotta ma che conosca i codici con cui relazionare con le controparti. </li></ul></ul><ul><ul><li>Pluralità di conoscenze per i diversi mercati </li></ul></ul>Professioni tutte da creare e difficoltà per le PMI
    22. 22. Meglio una scuola che dia subito strumenti per il lavoro o che renda più agevole il cambiamento? <ul><ul><li>Le singole mansioni devono essere oggi (e domani) molto specializzate ... </li></ul></ul><ul><ul><li>... ma in futuro è probabile che ogni persona cambi più volte le proprie mansioni nell’arco della propria vita lavorativa. Il cambiamento di tecnologia, competitor, modelli di vita, sarà incessante. </li></ul></ul><ul><ul><li>Specializzare sì nel mondo della scuola, ma anche dare strumenti trasversali per rendere più agevole il cambio di ruolo e l’acquisizione della nuova specializzazione </li></ul></ul>
    23. 23. Le criticità: capacità di ricerca asimmetrica sul territorio Fonte: Istat Le prime 10 regioni italiane per intensità di R&S delle imprese, 2007 (R&S delle imprese private e pubbliche in % del PIL)
    24. 24. Le criticità: per essere sempre pronti al cambiamento bisogna avere una struttura finanziaria solida Fonte: Banca d’Italia Mezzi propri sul totale delle passività, 2009 (Area euro=100)

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