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I mulini della contrda le mole

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Ricerca effettuata dalla classe quinta di Mole all'interno del progetto Ragazzi senza Frontiere
dal titolo: "L'acqua va ascuola". Anno Scolastico 2008 - 2009
Istitutto Comprensivo di Paliano.
Si ringraziano il maestro Umberto Romani e Roberto Salvatori
per la preziosa collaborazione nell'averci fornito il materiale
fotografico e la documentazione storica.

Published in: Education
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I mulini della contrda le mole

  1. 1. curiosità Visita a Mola S. Maria e Mola Prato
  2. 2. A sud est di Paliano si estende un territorio in aperta campagna, denominato Mole per la presenza, in tempi passati, di un notevole numero di mulini. Questi mulini erano disposti in maniera regolare lungo il corso d’acqua “Fosso delle Mole”, formato dalla confluenza ,a monte, di due torrenti, provenienti uno da Piglio e l’altro da Serrone che, attraversando il territorio di Anagni, si immette nel fiume Sacco. Oggi rimane ben poco delle strutture originarie e tutte le notizie che abbiamo su queste costruzioni sono presenti in documenti storici accuratamente conservati nella biblioteca dei Padri Passionisti di S. Maria di Pugliano, frazione di Paliano. Nell’ambito del presente progetto si è ritenuto necessario soffermarsi sulla conoscenza approfondita del territorio che già nei tempi passati basava il proprio sviluppo sui corsi d’acqua che lo attraversavano. Nonostante l’assenza di resti evidenti in alcuni casi e un po’ meno in altri, i ragazzi con i loro insegnanti, attraverso la consultazione di fonti storiche scritte, orali e testimonianze, hanno voluto conoscere e far conoscere la ricchezza della zona in cui vivono. CARTINA INIZIO
  3. 3. Questa può essere considerata la rifolta principale nella quale confluivano i torrenti da Piglio e da Serrone; nelle vicinanze c’erano anche più punti di acqua sorgiva detti “polle”. Questo grande deposito era chiamato “Bottaccio”, molto probabilmente per le sue dimensioni. Situato in collina o comunque nel punto più alto della zona (ma non troppo, per permettere ai corsi d’acqua di confluirvi), la sua riserva di acqua permetteva di far fronte ai periodi di cosiddetta “secca”: si apriva la saracinesca e l’acqua tornava ad ingrossare i ruscelli. CARTINA INIZIO avanti
  4. 4. Il muro a sassi, dallo spessore ampio, disegna un cerchio ampio e quasi perfetto. L’altezza, evidente soprattutto da sotto, fa immaginare quanta acqua potesse contenere questa grande cisterna quando era pienamente funzionante. Muri di rinforzo CARTINA INIZIO avanti indietro
  5. 5. Qui probabilmente sorgeva il mulino detto “da capo” perché era quello edificato più in alto. Era anche il primo, tra gli otto mulini che si ergevano lungo tutto il torrente, che da sopra, via, via scendeva a valle. Questo è quanto risulta dai documenti appartenenti agli archivi dei Padri Passionisti di Santa CARTINA INIZIO avanti indietro
  6. 6. Funzionamento del mu MOLA DA CAPO Mola detta la Mola da Capo, per essere la prima a macinare con le acque, che di poi da questa scorrono ad altre sei Mole inferiori spettanti a diversi particolari quale si distingue appresso. A .Rifolta delle acque che si ricevono dallo scolo di due fossi, uno detto del Piglio, e l’ altro del Serrone. B. Muraglione di sostegno alle acque di detta Rifolta. C. Cataratta, e caduta delle acque alla Mola. D. Cataratta che dà l’ esito alle acque superflue. E. Ponticello. F. Fosso che scorre alle moli inferiori de Particolari. G. Fabbricato della Mola, consistente in una Camera terrena, coperta a tetto di una sola pendenza, con Porta di due fusti sostenuta da quattro Gangani, e Bandelle, con suo Catenaccio, Serratura, e Chiave. Nella medesima esiste una Pietra Macinante, con suoi Retrecini ,e Ferramenti, Tramoggia , Cassone, Argano. Detta Mola presentemente si ritiene in subaffitto da Michele Avari, e Luigi di Lello per annui scudi 106 (Dal catasto dei beni dell’Eccellentissima Casa Colonna a Paliano – anno 1801) CARTINA INIZIO avantiindietro
  7. 7. Tramoggia recipiente a forma di cono per raccogliere materiali sciolti dall’alto e scaricarli verso il basso. Cassone involucro ligneo intorno alle pietre macinanti per raccogliere la farina. Gangani (italiano ganghero) perno metallico che costituisce una cerniera, molto usata in edilizia specialmente per porte e finestre. “porta a due fusti” porta a due ante; Retrecini ( italiano ritrecine) organo motore dei mulini ad acqua costituito da una ruota di legno con palette Ferramenti: struttura metallica del mulino Argano macchina, azionata a manovella, che solleva i pesi grazie alla trazione, esercitata da una fune. CARTINA INIZIO avanti
  8. 8. Ogni rifolta aveva due aperture: una grande e una piccola. Quella grande era utilizzata per far defluire le acque in grande quantità e permettere la fuoriuscita di detriti, terra, foglie e sassi che con il tempo avrebbero potuto occupare lo spazio destinato alle acque. Quella piccola convogliava le acque, con apposite incanalature sotterranee, nell’area sottostante il mulino, dove si trovavano le pale che facevano muovere in superficie la macina. La rifolta non sorgeva mai troppo distante dal mulino. Apertura piccola Apertura grande CARTINA INIZIO avanti indietro
  9. 9. In ogni apertura sono evidenti dei solchi laterali attraverso i quali si lasciavano scorrere assi di legno che servivano ad aprire o chiudere l’ingresso e regolare il flusso dell’acqua. CARTINA INIZIO indietro
  10. 10. Mola Landi Dietro una folta sterpaglia, si intravedono i resti del vecchio mulino. Non si sa di preciso dove fosse collocato il mulino dell’Eminentissimo vescovo di cui si parla nei documenti dell’archivio dei Padri Passionisti CARTINA INIZIO
  11. 11. Questo è il punto dove sorgeva il mulino. Le innumerevoli inondazioni, in mancanza di ristrutturazioni, hanno pian piano eroso e distrutto la costruzioni di pietra trascinandone via i resti. E’ questa la ragione principale che ha portato alla scomparsa della maggior parte di questi edifici. Qui il corso d’ acqua prende il nome di “Fosso delle Mole”. Mola Prato detta anche “Moncia” Ponticello della Mola Prato CARTINA INIZIO avanti
  12. 12. Questo mulino possedeva la rifolta più ampia di tutti gli altri (circa 80 metri di lunghezza) Attraverso questa grande apertura si faceva entrare nella rifolta l’acqua che proveniva dai due torrenti vicini. Tale apertura presenta due scanalature laterali nelle quali si facevano scorrere tavole di legno per chiudere e isolare la rifolta, soprattutto nei periodi di grande piena. Interno della rifolta oggi CARTINA INIZIO indietro
  13. 13. La rifolta MOLA SANTA MARIA È l’unica costruzione integra rimasta, grazie ad una serie di interventi di ristrutturazione a cui è stata sottoposta nel corso degli anni. Ha la struttura tipica della casa-torre Notizie certe della sua esistenza risalgono già al 1600, come risulta dai documenti di una Visita Pastorale dell’epoca. Ma è molto probabile che sia antecedente al 1600 e che risalga all’epoca medievale, dal tipo di edificio murario. L’ultimo restauro risale al 1970 CARTINA INIZIO avanti
  14. 14. Un sistema di sicurezza molto usato in quell’epoca, era la cosiddetta “Bertesca” o caditoio dal quale il mugnaio spiava l’esterno. Dalla fessura di questa sporgenza, il mugnaio lasciava cadere ogni cosa pur di scacciare l’intruso malintenzionato. C’era un caditoio sopra ogni entrata. Questo sistema difensivo non si riscontra in altre costruzioni dell’epoca situate nel territorio di Paliano. Caditoio dall’interno CARTINA INIZIO indietro
  15. 15. Il mulino non esiste più. Al suo posto sorge un’abitazione e soprattutto nei periodi più piovosi, i suoi proprietari devono convivere con una eccessiva presenza di acqua e terreno melmoso nello spazio che la circonda. “Mola Arbuccio o di Squarcitto” CARTINA INIZIO
  16. 16. MOLA DA PIEDI Si è a conoscenza della sua esistenza da una visita pastorale del 1660. Si attribuiva la proprietà per un quarto ad un privato e per tre quarti alla Cappella di sant’ Antonio della Collegiata di Sant’Andrea. È evidente che la costruzione risale a due epoche diverse. Si racconta che il rendimento era di 40 “rubbia” di grano all’anno, cioè circa 80 quintali di grano di rendita, oltre a quello macinato per i clienti. È stato il mulino che per ultimo ha smesso l’attività (anni ‘60). All’interno ancora è conservata la struttura meccanica di lavoro con due macine, una per il grano e una per il granturco. CARTINA INIZIO
  17. 17. Era un mulino senza rifolta. Al posto di essa era stata costruita una diga, sbarrando il corso d’acqua. Un canale di “sovrappieno” conduceva l’acqua al mulino. Non ci sono resti del mulino. MOLA BELLAGAMBA detta dei Signori Marsili CARTINA INIZIO
  18. 18. Funzionamento di un mulino La Mola da Capo
  19. 19. indietro Struttura meccanica di un mulino
  20. 20. LA FUNZIONE DEL MULINO AD ELICA Il mulino ad elica funziona in questo modo: l’acqua va nei sotterranei e con la forza spinge l’elica. L’elica, tramite un perno, fa girare una macina in pietra situata al piano superiore. La macina è formata da due pietre circolari messe una sull’altra. Una delle due presenta delle scanalature dalle quali passa il grano macinato, cioè la farina. ritrecini
  21. 21. Filastrocche e aneddoti sulle “Mole” Quanti fossi ci sono? Il fosso del Piglio, fosso del Serrone. Quanti e quali mulini ci sono? Ci sono 6 mulini e sono: La Molaccia (il padrone della Molaccia è Marachioni), Mola Alta, Mola del Vadolargo, Mola di S. Maria, Mola di Crescenzo, la Moletta che faceva parte del comune di Serrone. Filastrocca Si dice che a Marachioni gli avevano rubato le galline, dopo sette giorni è ritornato un gallo con un biglietto attaccato alla coda dove c’ era scritto: << Caro mio padrone mi devi scusare, sono stato ad accompagnare le mie galline. Se non ero più che tosto anche a me mi avrebbero fatto arrosto. Metti la chioccia mettila bene ci vediamo l’ anno che viene.>> Il padrone della mola che si trova in via Mole era Crescenzo e la mola si chiamava Mola di Crescenzo. Il padrone che aveva la mola in via Mole era prima Lucio poi “se l’ha venduta e se la comprò Vincenzo”. CARTINA INIZIO
  22. 22. CARTINA INIZIO

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