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  • CAMPANIA LA PASTIERA Ingredienti per 4 persone: Ingredienti per la pasta: • 500 g di farina bianca • 5 tuorli • 250 g di zucchero • Zucchero a velo Ingredienti per il ripieno: • 500 g di ricotta • 6 uova intere • 350 g di zucchero • 250 g di grano cotto nel latte • Acqua di fiori • Cannella Preparazione Impastando la farina con i rossi delle uova, la sugna, lo zucchero, si potrà ricavarne una bella pasta frolla, che dovrà essere approntata in precedenza. Preparare poi un impasto, amalgamando la ricotta, lo zucchero, i tuorli d'uovo, la cannella e l'acqua di fiori e aggiungendo le chiare montate. Introdurre questa massa di buoni sapori in una teglia nella quale si sarà adagiata la pasta frolla che dovrà ricoprire il tutto. Prima di infornare, con un po' di pasta frolla si potrà formare in superficie due nastrini incrociati, per decorazione. Cuocere un'ora circa e imbiancare di zucchero a velo prima di servire.
  • CENNI SULL’ORIGINE DEL PIATTO Una storia molto nota racconta di Maria Teresa D'Austria, moglie del re Ferdinando II° di Borbone, che, cedendo alle insistenze del marito famoso per la sua ghiottoneria, accondiscese ad assaggiare una fetta di Pastiera sorridendo per la prima volta in pubblico. Ferdinando, il più napoletano dei Borbone non si dece scappare la battuta: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo. La Pastiera è uno dei dolci simbolo della tradizione napoletana in cui si incrociano le tradizioni familiari e la scuola pasticcera classica. Secondo una antica leggenda, nasce quando una volta sulla spiaggia le mogli dei pescatori lasciarono nella notte delle ceste con ricotta, frutta candita, grano e uova e fiori d'arancio come offerte per il “Mare”, affinché questo lasciasse tornare i loro mariti sani e salvi a terra. Al mattino ritornate in spiaggia per accogliere i loro consorti notarono che durante la notte i flutti avevano mischiato gli ingredienti ed insieme agli uomini di ritorno, nelle loro ceste c'era una torta: la Pastiera. Sicuramente questo dolce, con il suo gusto classico poco zuccherino e rinfrescato dai fiori d'arancio, accompagnava le antiche feste pagane per celebrare il ritorno della Primavera: la ricotta addolcita è la trasfigurazione delle offerte votive di latte e miele tipiche anche delle prime cerimonie cristiane. a cui si aggiungono il grano, augurio di ricchezza e fecondità e le uova, simbolo di vita nascente. L'acqua di fiori d'arancio è l'annuncio della Primavera. La versione odierna, fu messa a punto in un antico monastero napoletano rimasto ignoto. Comunque sia andata, ancor oggi sulla tavola pasquale dei napoletani questo dolce non può mancare. DOVE ASSAGGIARLA Antico Forno F.lli Attanasio, Vico Ferrovia 1/2/3/4, Napoli Bellavia Via O. Fragnito, 82 – Rione Alto – Napoli. Tel. +39 081.5463298 Pasquale Marigliano (via G. D’Annunzio, 23 80040 San Gennarello di Ottaviano – Napoli. Tel. +39 081.5296831) Pasticceria Amoroso Strada Provinciale di Caserta, 143 80144 Napoli
  • CARATTERISTICHE ENOGASTRONOMICHE E PRODOTTI TIPICI Pizza, pasta, mozzarella: tre parole che dicono tutto. Dalla Campania arrivano le tre cose che, forse ancor più del Colosseo e dei Fori Romani, sono simbolo dell'Italia nel mondo. Grazie ai nostri emigranti napoletani, la gastronomia regionale è diventata la più convincente ambasciatrice del nostro Paese. Certo, la cucina napoletana ha anche altre frecce al suo arco: per esempio, la ricca minestra maritata, che prima dell'avvento del pomodoro (e quindi della pasta) era il piatto locale per eccellenza. O il sontuoso, barocco sartù di riso. O ancora, la carne alla genovese, che a Genova è sconosciuta ma a Napoli è un umido di manzo e cipolla da cuocere per un'infinità di ore. Indubbiamente, la Mozzarella di Bufala Campana DOP resta poi il prodotto più rappresentativo. Prodotta anche in piccole aree della Puglia e del Lazio, questo autentico monumento dell'arte casearia italiana nasce con due vesti: nei dintorni di Aversa e Caserta si fanno mozzarelle più consistenti e sapide, mentre a Paestum, a Capaccio e nella piana del Sele le medesime sono delicatissime. La cultura del bufalo ha poi altri formaggi-figli, quasi sempre a pasta filata: la scamorza, il caciocavallo, i bocconcini alla panna. E la ricotta di bufala, che non è un formaggio ma resta una squisitezza leggendaria. Altri formaggi campani? La Manteca, o Burrino: una scamorza che al suo interno contiene un cubetto di burro. E il monumentale Provolone del Monaco, nato sui monti Lattari: un caciocavallo di lunga stagionatura e dal sapore intensissimo, adatto all'accostamento con miele di castagno. Dai monti Lattari ci viene pure il Fiordilatte di Agerola, ossia la più ghiotta interpretazione della mozzarella di latte di capra. Dal latte di pecora vengono invece gioiellini come il pecorino bagnolese e il pecorino di Carmasciano, ambedue dell'Irpinia.
  • CARATTERISTICHE ENOGASTRONOMICHE E PRODOTTI TIPICI L’agro Nocerino Sarnese è la zona dove regna Il pomodoro S. Marzano, che ha caratteristiche speciali, è lungo, nervoso, consistente. E’ l'unico che non si frantuma nella lavorazione; al contrario si mantiene intero e, per così dire, vivo nel barattolo. I salumi sono rappresentati dall'arcinoto Salame Napoli: la versione originale è semplicemente affumicata, mentre spesso all'impasto viene aggiunto peperoncino. Più rara la Soppressata di Gioi Cilento, tipica del paesino salernitano: è un salame il cui impasto, macinato a grana particolarmente fine, viene avvolto attorno a un cubo di lardo bianco. Una chicca da amatori è anche il beneventano prosciutto di Pietraroja, prodotto in minuscole quantità e caratterizzato da un sapore intenso e vellutato. Da ricordare i dolci: la pastiera napoletana è un must, così come le sfogliatelle, vanto delle migliori pasticcerie. La Pasta trafilata al "bronzo“ è una specialità della zona di Gragnano (NA), nota per il tipo di lavorazione questo prodotto, è caratteristico perché la ruvidità della superficie del metallo viene trasmessa come un' impronta, alla superficie della pasta, permettendo ai condimenti una miglior attaccatura, alla pasta. La tradizione vinicola campana risale al tempo della colonizzazione greca, avvenuta secoli addietro. Il territorio prevalentemente collinare ed il clima mite rendono la regione adatta alla coltivazione di vitigni di svariati tipi, che producono tantissimi vini sia bianchi che rossi Tra i vini, il più ricco e importante è il Taurasi, a base di uva aglianico, il Greco di Tufo di color giallo paglierino.
  • CONTENUTO IN PREPARAZIONE ….
  • DA NON PERDERE Solfatara di Pozzuoli Il modo più semplice per capire, da vicino, come nasce e come rimane attivo un fenomeno vulcanico, sia pure di modesta entità.
  • EVENTI ENOGASTRONOMICI, SAGRE E FIERE  Festa a Vico, Vico Equense (NA), in giugno  Pizzafest, Angri (SA), secondo weekend giugno  Antichi Sapori Tammaresi, San Tammaro (CE), secondo weekend di giugno  Il pignatiello del Granatello, Portici (NA), terza domenica di giugno  Festa del grano, Faicchio (BN), ultima settimana di giugno  Sagra della pancetta e della salsiccia di cinghiale, Dugenta (BN), da metà maggio a metà luglio  Sagra degli antichi sapori, Pignataro Maggiore (CE), prima settimana di luglio  Sagra degli antichi sapori ogliaresi, Salerno, prima settimana di luglio  Sagra del mallone, Bracigliano (SA), seconda settimana di luglio  Festa del fungo porcino, Montoro Inferiore (AV), secondo weekend di luglio  Sagra lagane e ceci, Salerno, seconda settimana di luglio ALTRI EVENTI  Napoli Teatro Festival, Napoli, in giugno
  • ITINERARI (IN) CONSUETI PIANA DEL SELE, MOZZARELLA E ANTICHITA' La Piana del Sele, da sempre, è uno dei posti migliori per approvvigionarsi di vera, eccellente Mozzarella di Bufala Campana, che da sempre in questa zona è più dolce e delicata rispetto a quella che si fa a Caserta e nell'Aversano. Lo stesso capoluogo della zona, Salerno, presenta vari monumenti interessanti. Senza parlare di chiese e palazzi, presenti in quantità, a Salerno ci sono stati numerosi ritrovamenti archeologici: il parco delle Fratte è un notevole esempio di insediamento addirittura preromano, e il Museo archeologico provinciale ne ospita alcuni manufatti. Molto bello da percorrere è il lungomare, assai frequentato dagli abitanti della città e dai turisti. Fate un bel pasto all'Osteria Canali, artefice di una ghiotta cucina cilentana A breve distanza, Pontecagnano è un'altra città dove le vestigia antiche abbondano: basti vedere, anche qui, il Parco archeologico. Pure Battipaglia può fregiarsi di una necropoli risalente al VII-III secolo avanti Cristo, quella dell'Arenosola. Per la mozzarella, andate da Iemma. Certo però le testimonianze monumentali maggiori sono quelle di Paestum: il tempio di Nettuno, quello di Hera e quello di Atena, sono tra i meglio conservati esempi di tempio in stile dorico esistenti al mondo. Pure Vannulo è un tempio, ma della mozzarella, così come il caseificio Torricelle.
  • PENISOLA SORRENTINA, MARE E PASTA Una visita della Penisola Sorrentina comincia sicuramente da Castellammare di Stabia, una grossa cittadina da cui si può ammirare benissimo il golfo di Napoli. Se proprio volete, a Castellammare ci sono comunque scavi archeologici e antiche ville molto interessanti, come Villa Arianna. Se si abbandona la costa e si sale sui colli, si giunge a Gragnano, la città della pasta. Da essa, è possibile visitare la cosiddetta Valle dei mulini, ove sono tuttora presenti circa 30 mulini ad acqua antichi, dismessi ma visitabili. Per comprare pasta, le alternative sono molte, ma possiamo citare il Pastificio Gentile. Tornate sulla costa, fate la strada bellissima e arrivate a Vico Equense, città di grande storia. Qui, oltre a chiese varie e ad alcuni castelli, si viene per mangiar bene: il ristorante Torre del Saracino, di Gennaro Esposito, è tra i più buoni d'Italia. Sulle montagne dietro Vico, in frazione Moiano, c'è poi il Caseificio La Verde Fattoria, dove la famiglia Albano produce il grande Provolone del Monaco. Dopo Vico, trovate Sorrento, una località marittima che non necessita di presentazioni. Ma se volete concedervi un'altra grande cena, prendete la macchina e recatevi a Sant'Agata dei Due Golfi, alla corte di Alfonso Iaccarino: il suo Don Alfonso 1890 è tuttora ristorante in vetta alle classifiche.