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Scienza e tecnologia in cifre
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Scienza e tecnologia in cifre

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Dati e grafici sulla ricerca e sviluppo. La posizione dell'Italia nelle classifiche OCSE mostra che le imprese innovano poco e che spendono poco in R&D (Research & Development). Nonostante gli scarsi …

Dati e grafici sulla ricerca e sviluppo. La posizione dell'Italia nelle classifiche OCSE mostra che le imprese innovano poco e che spendono poco in R&D (Research & Development). Nonostante gli scarsi investimenti ed il basso numero di ricercatori universitari, la produzione scientifica (numero di pubblicazioni) va in controtendenza: cresce e guadagna terreno a livello internazionale.

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  • 1. Scienza e Tecnologia in Cifre Giuseppe De Nicolao Università di Pavia Fonte dei grafici: "Scienza e Tecnologia in cifre - Statistiche sulla ricerca e sull’innovazione" del CERIS-CNR http://www.cnr.it/sitocnr/IlCNR/Datiestatistiche/ScienzaTecnologia_cifre.html Fonti dei dati: OCSE, Eurostat, National Science Foudation
  • 2. Questo grafico mostra la cosiddetta intensità di Ricerca e Sviluppo ed è una fotografia del futuro del paese. Infatti, ci dice quanto una nazione sta scommettendo sull'innovazione. Un modello di sviluppo senza innovazione conduce a posti di lavoro dequalificati e alla ricerca della competitività attraverso la pura compressione del costo del lavoro. Dal grafico, il futuro dell'Italia è (purtroppo) evidente.
  • 3. Le imprese italiane sono ultime per spesa in ricerca e sviluppo (rapportata al PIL). Questa è la vera emergenza. Senza una politica industriale mirata a favorire l'innovazione, la fuga dei cervelli è inevitabile.
  • 4. Si parla molto degli insopportabili sprechi dell'università. In realtà, l'investimento in R&S (in percentuale sul PIL) è basso e non è compensato dalla spesa per R&S delle imprese. Ciò nonostante, l'Italia mantiene l'ottava posizione mondiale come numero di pubblicazioni scientifiche e citazioni. Più che gli sprechi, la vera emergenza è il sottofinanziamento.
  • 5. La percentuale di imprese italiane che innovano è particolarmente debole. I tagli all'università e alla ricerca sono un buon rimedio?
  • 6. Le esportazioni italiane in settori manifatturieri ad alta tecnologia tengono fino ai primi anni '90. In seguito, il declino è più che evidente. E' sicuramente urgente una politica industriale per potenziare gli investimenti nell'alta tecnologia usando come leva l'università e gli enti di ricerca pubblici.
  • 7. La percentuale di ricercatori in rapporto agli occupati ci vede penultimi, ben distaccati da chi ci precede. Limitare il turn over nell'università è un buon rimedio?
  • 8. In quanto a percentuale di personale addetto alla ricerca, le imprese italiane sono in fondo alla classifica OCSE.
  • 9. E' stato detto che ci sono troppi professori e i concorsi vengono visti come una gentile concessione, quasi uno spreco di denaro pubblico. In realtà, abbiamo bisogno di nuovi professori e ricercatori: infatti, la percentuale di ricercatori delle università in rapporto agli occupati ci pone agli ultimi posti in classifica.
  • 10. Nel mondo della ricerca scientifica l'Italia è l'ottava potenza mondiale, sia in termini di pubblicazioni scientifiche che di citazioni (vedi anche http://www.scimagojr.com/countryrank.php ). Le nazioni che ci precedono investono assai più di noi in ricerca e sviluppo sia in termini assoluti che come percentuale del PIL.
  • 11. Viene fatta circolare l'immagine di un'università fatta solo di baroni e fannulloni, in cui il malaffare ed il nepotismo sono causa di un declino inarrestabile. Senza voler negare i mali che affliggono l’accademia italiana, i dati sulla produzione scientifica non mostrano segni di declino, ma anzi mostrano che c’è una parte sana che regge la competizione internazionale.
  • 12. Pubblicazioni scientifiche: confronto tra 2007 e 2000. In 9 settori su 13 la quota dell'Italia (sul totale mondiale) mostra un progresso. Dato che nel periodo considerato, c'è una forte crescita della quota mondiale della Cina, il risultato globale dell'Italia è da considerarsi del tutto positivo. Nonostante gli scarsi investimenti e le campagne denigratorie la scienza italiana resiste e guadagna posizioni.

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