Comunicazione e marketing responsabile
Brindisi, 12-13 dicembre 2014
Rossella Sobrero
Highlights del nostro tempo
Piccole azioni di CSR
Comunicazione in cambiamento
Strumenti in evoluzione
Focus sull’unconventional
Assaggi di marketing tribale
Pillole conclusive
Programma
Lo sviluppo sostenibile
È la capacità dell’umanità di
rispondere alle esigenze del
presente senza pregiudicare la
capacità delle future generazioni
di soddisfare le loro necessità.
Secondo il rapporto Brundtland, lo
sviluppo sostenibile impone di
soddisfare i bisogni fondamentali
di tutti e di estendere a tutti la
possibilità di attuare le proprie
aspirazioni ad una vita migliore.
La CSR, Responsabilità Sociale d’Impresa
È la capacità dell’impresa di coniugare il business con l’attenzione
all’ambiente e al sociale. Va oltre il rispetto delle prescrizioni di legge:
individua pratiche e comportamenti che un’organizzazione adotta su base
volontaria, nella convinzione di ottenere dei risultati che portano benefici
e vantaggi a se stessa e al contesto in cui opera.
Highlights
del nostro tempo
Alcuni dei problemi più allarmanti:
1. Riscaldamento del pianeta
2. Fusione dei ghiacciai
3. Deforestazione
4. Desertificazione
5. Aumento del consumo di acqua, energia, materie prime.
Alcune delle possibili risposte:
6. Le organizzazioni diventano sostenibili
7. Cambiano gli stili di vita e di consumo
8. Nuove leggi, norme, accordi internazionali
9. Anche la finanza diventa etica
10. Più collaborazione tra gli attori sociali.
1 - Riscaldamento del pianeta
2 - Fusione dei ghiacciai
3 – Deforestazione
4 – Desertificazione
5 - Aumento del consumo di acqua,
energia, materie prime
6 – Le organizzazioni diventano sostenibili
7 - Cambiano gli stili di vita e di consumo
8 - Nuove leggi, norme, accordi internazionali
9 - Anche la finanza diventa etica
10 – Più collaborazione tra gli attori sociali
Piccole azioni di CSR
Tre stakeholder importanti: piccole azioni di CSR
Dipendenti
La CSR migliora la motivazione, il dialogo ed il coinvolgimento di
dipendenti e collaboratori con ricadute positive anche sulla produttività.
Dipendenti e collaboratori
1.organizzare la biblioteca aziendale
2.realizzare o migliorare l’area ristoro
3.organizzare viaggi per i dipendenti migranti
4.fornire un servizio di aiuto per la dichiarazione dei redditi
5.definire convenzioni con palestre, librerie, negozi
6.organizzare aree attrezzate per la preghiera
7.istituire il servizio del maggiordomo aziendale
8.gestire colloqui di cortesia
9.adottare orari flessibili
10.gestire l’ascolto dei collaboratori e dei loro bisogni
11.promuovere azioni a sostegno alla paternità
12.prevedere aggiornamenti al rientro da lunghe assenza
13.organizzare corsi per la crescita culturale, non solo
professionale
14.gestire un programma di pari opportunità per tutti
15.favorire la nascita di gruppi d’acquisto tra i dipendenti.
Comunità locale
La CSR migliora il rapporto con il territorio e l’impresa viene percepita più
positivamente dalla comunità dove opera.
Comunità
1.promuovere attività di volontariato d’impresa a favore del territorio
2.contribuire al restauro di un bene del patrimonio locale
3.favorire azioni di volontariato a favore del verde pubblico
4.sostenere mostre, fiere ed eventi locali
5.collaborare con le scuole del territorio
6.promuovere borse di studio
7.sostenere Organizzazioni Non Profit del territorio
8.partecipare a iniziative culturali promosse dagli enti locali
9.sostenere squadre sportive giovanili locali.
Ambiente
L’attenzione all’ambiente è uno dei pilastri di una strategia di CSR: dalle
strategie per ridurre l’impatto di processi e prodotti alla sostenibilità della
filiera.
Ambiente
1.stimolare i collaboratori a risparmiare energia
2.offrire contributi per la mobilità sostenibile
3.installare impianti per la produzione di energie rinnovabili
4.adottare strumenti per la riduzione e lo smaltimento dei rifiuti
5.condividere con i fornitori un percorso per una filiera sostenibile
6.migliorare la logistica in un’ottica di sostenibilità
7.adottare una politica di acquisti verdi
8.eliminare l’uso della plastica
9.prolungare la vita dei prodotti
10.informare i clienti sulla gestione del fine vita dei prodotti
11.organizzare eventi sostenibili
12.modernizzare gli impianti produttivi.
1. Verificare ciò che è stato già realizzato
2. Esplicitare le esigenze e individuare le priorità
3. Mappare le priorità coinvolgendo gli stakeholder
4. Individuare gli strumenti di comunicazione da utilizzare
5. Definire le risorse disponibili in termini di costi e di tempi.
Primi passi per avviare una strategia di CSR
I vantaggi di un approccio responsabile e sostenibile
Adottare pratiche di CSR significa contribuire a uno sviluppo economico
sostenibile: per creare valore condiviso con benefici per tutti, in
particolare per l’ambiente, la comunità e i dipendenti.
Comunicazione in cambiamento
In un mercato in grande cambiamento cresce l’importanza della
comunicazione. Le imprese hanno oggi l’opportunità di far capire ai
consumatori e agli altri stakeholder il loro impegno e la loro capacità di
contribuire alla soluzione dei problemi del pianeta. La scelta non è più tra
essere o non essere green ma sull’essere percepiti come organizzazioni
capaci di integrare il business con la sensibilità sociale e ambientale: il
nuovo paradigma è partire dai valori per creare valore.
Uno scenario in grande cambiamento
In una situazione complessa, dove le sfide sono sia strategiche sia organizzative,
imprese e comunicatori devono cambiare: è fondamentale coinvolgere il pubblico
in modo attivo, cercando di creare un rapporto che, grazie soprattutto alla
tecnologia, diventa sempre più relazionale.
la comunicazione è da tutti a tutti
Oggi la comunicazione è sempre meno a
una via con il passaggio unidirezionale
del messaggio da un emittente a un
ricevente. La comunicazione di successo
è quella a rete, tipica della comunità,
all’interno della quale le persone
condividono valori, interessi e
conoscenza: il web e il marketing non
convenzionale stanno cambiando il modo
di fare comunicazione.
i canali si sono moltiplicati
Lo sviluppo dell’offerta dei media ha
prodotto la moltiplicazione dei canali di
comunicazione, un fenomeno che ha
creato dispersione di audience e scarsa
fedeltà alle singole emittenti.
Oltre alla crescita dei canali TV è
aumentato molto anche l’utilizzo del
web, in particolare dei social, come
mezzo di comunicazione pubblicitaria.
esiste un sovraccarico di informazioni
Diventa sempre più difficile prendere una
decisione o approfondire una specifica
informazione. Lo sviluppo della tecnologia
ha provocato il fenomeno definito
information overloading. La grande
quantità di informazioni a cui si può
accedere attraverso il web rende più
difficile selezionare tra tanti stimoli
ricevuti. Siamo nell’epoca del multitasking
e della costante attenzione parziale.
il virus può diventare incontrollabile
La comunicazione virale, interessante
fenomeno della nostra epoca, ha molte
potenzialità ma anche qualche criticità.
Il virus infatti si muove a volte in modo
non programmato e non controllabile.
La comunicazione diventa virale quando
sfruttando la capacità comunicativa di
diversi soggetti il messaggio arriva a un
numero elevato di utenti finali.
il consumatore ha cambiato ruolo
Oggi il consumatore ha ben poco in comune con la tradizionale figura di cui il
marketing si è occupato per anni. È un consumatore esigente, selettivo,
autonomo, competente, proattivo, spesso poco fedele alla marca, che ha
modificato il proprio stile di vita e di consumo: cerca esperienze più che prodotti,
emozioni e sensazioni più che valori d'uso. Le nuove tendenze del marketing
(relazionale, tribale, esperienziale) prendono avvio proprio da questa nuova realtà.
Strumenti in evoluzione
L’importanza del logo
ciao
Packaging e
punto vendita
ciao
ciao
I media classici
ciao
Il ruolo del web
ciao
Il ruolo strategico
delle RP
e degli eventi
Focus sull’unconventional
Ciò che oggi non è convenzionale,
domani semplicemente lo diventerà.
ciao
La definizione di marketing non
convenzionale appare per la prima volta nel
2004 prendendo il posto di altre definizioni:
marketing alternativo e edge marketing.
La nuova definizione riprende la
terminologia militare: guerra e armi non
convenzionali (guerrilla, sabotaggio,
sovversione, attività di intelligence) e di
armamenti (chimici, batteriologici, nucleari)
non regolamentati dai codici di condotta
delle convenzioni internazionali.
In Italia nascono alcuni anni dopo alcune
realtà dedicate alla comunicazione non
convenzionale: per esempio Guerrilla
Marketing, collettivo politico legato alle
pratiche di communication guerrilla; Chuc,
fanzine elettronica realizzata dai cool
hunter di JWT; Ebolaindustries, che si
definiva il prima viral engine italiano.
In Italia, i pionieri del movimento sono Alex Giordano e Mirko Pallera che
danno vita al primo blog sul marketing non convenzionale
NinjaMarketing.it. Il nome deriva dai famosi guerrieri che
padroneggiavano l’arte dell’invisibilità. Rispetto ai Samurai, i Ninja
riuscivano comunque a raggiungere i loro obiettivi strategici anche se si
trovavano a combattere contro un nemico con molti più mezzi a
disposizione. Vincevano soprattutto grazie alla conoscenza del territorio,
alla creatività e all’intelligenza.
Alcune parole chiave
Ci sono alcune parole che, più di altre, sottolineano il diverso approccio del
marketing non convenzionale. Anche grazie all’uso di questi nuovi termini si
comprende meglio il cambiamento avvenuto che ha portato a un nuovo
modo di pensare e fare marketing.
Advertainment
La capacità di “tenere dentro” ovvero catturare l’attenzione e mantenerla
all’interno di un ambiente o di un’esperienza. E’ un neologismo composto da
advertising, pubblicità, e entertainment, intrattenimento.
Brand hijack
Azioni dei consumatori finalizzate a cambiare la marca. Il dirottamento della
marca può vedere l’impresa con il ruolo il vittima o di promotrice. L’impresa
può infatti co-creare il significato della marca insieme alla tribù dei
consumatori.
Cool hunter
Un modo per definire i cacciatori di tendenze, persone che hanno il compito
di scoprire stili e tendenze culturali e di consumo in fase embrionale che
spesso nascono nel substrato sociale.
Empowerment marketing
Processo strategico per aiutare
il consumatore a prendere
consapevolezza del proprio
potere. Il consumatore può
assumere in questo modo un
maggior controllo su alcuni
argomenti che lo riguardano.
Fake
Creare falsi è una tecnica che
può essere utilizzata in una
strategia di unconventional
marketing. Per esempio,
attraverso la creazione di un
fake che può essere imitazione,
straniamento, invenzione e
sovra identificazione.
Grassroot
Da grass, erba, e root, radice:
sono iniziative che nascono
spontaneamente in contesti
locali organizzati. Con questo
termine si definiscono anche i
media alternativi che spesso
hanno posizioni molto radicali.
Holistic marketing
E’ un marketing che considera e
riconosce l’ampiezza e le
interdipendenze che esistono
nella vita sociale e
nell’ambiente. Può essere
articolato in quattro varianti:
interno, integrato, relazionale,
socialmente responsabile.
Lovemarks
Termine inventato da Kevin Roberts e che definisce marchi o prodotti a cui i
consumatori sono legati da una relazione affettiva ed emozionale.
Mainstream
Letteralmente corrente principale, tendenza riconosciuta da una grande numero
di persone. Spesso questa parola viene utilizzata come termine contrapposto a
controcultura, sottocultura, underground.
Netiquette
Parola derivata da net, rete, e étiquette, buona educazione, che si riferisce al
complesso di norme che regolano, o dovrebbero regolare, il comportamento degli
utenti in rete.
Product placement
Il collocamento di un prodotto o di una marca all’interno di un contesto narrativo
precostituito: un film, un programma televisivo etc. L’obiettivo è integrare beni e
servizi nella vita reale e in contesti coerenti con il brand in modo che il
consumatore possa trovare associazioni simboliche e valoriali create dal contesto
in cui il prodotto è inserito.
Relationship marketing
Un aspetto molto attuale
del marketing che sottolinea
la capacità di instaurare o
rafforzare le relazioni con i
clienti. Il marketing relazionale
punta sulla fidelizzazione
creando un rapporto tra brand
e consumatore che possa
durare nel tempo.
Seeding
Nel marketing virale le attività di
seeding corrispondono a quelle del
media planning nella
comunicazione tradizionale. Si
tratta di impollinare video, notizie,
link, concetti nei social network più
sensibili alla propagazione del
messaggio.
Sneezer
Letteralmente il termine indica
chi starnutisce e attacca il contagio,
ossia chi racconta ad amici e parenti pregi
e difetti di un prodotto, di un servizio,
di un progetto. La loro opinione è tenuta
in grande considerazione: in questo
senso possiamo dire che gli sneezer
sono opinion maker.
Value marketing
Insieme di attività progettate da un’impresa e finalizzate ad
offrire un valore aggiunto, un beneficio differenziale ai propri
clienti. Questo approccio prevede che l’impresa proponga
una value proposition e che
il valore sia generato attraverso un processo continuo a cui
prendono parte i consumatori stessi.
Word-of-mouth
Letteralmente passaparola: è la trasmissione di informazioni e
opinioni su un prodotto o un servizio. Questo tipo di
comunicazione, che avviene in modo informale da persona a
persona, oggi è potenziata grazie al web.
ciao
Il manifesto dei Ninja
Il decalogo del marketing non convenzionale
Come ogni arte marziale, anche il marketing non convenzionale ha alcuni
principi o regole considerate fondamentali. Si tratta di 10 punti che
evidenziano i principali cambiamenti e ricordano i passaggi dal vecchio al
nuovo marketing. I principi che seguono vogliono fornire alcuni
suggerimenti per lo sviluppo di strategie non convenzionali. Il più
interessante è però l’11° principio che dice «Il marketing non
convenzionale non esiste. Esiste solo un marketing, quello che funziona».
Regola n. 1 - Dal brand-DNA al viral-DNA
Progetta la natura virale del tuo brand prima di ogni altra cosa.
Il primo principio evidenzia la necessità di cambiamento. Si è passati
da un’era in cui il brand era un re assoluto a un‘era in cui il cliente è
in una posizione di potere rispetto alla marca grazie alla possibilità
di ri-codificare il senso dei messaggi a lui indirizzati. Ma sopratutto
la capacità di produrre messaggi.
Regola n. 2 - Dai target alle persone
Non ci sono target da colpire ma persone con cui risuonare.
E’ necessario cambiare la prospettiva passando dall’idea che è
necessario avere un atteggiamento diverso in una società
globalizzata in cui imprese e persone sono nodi di network sempre
più interdipendenti e interconnessi.
Regola n. 3 - Dagli stili ai momenti di vita
Esci dall’ufficio ed entra nelle tribù e nei loro momenti di vita.
Il consumatore è sempre più imprevedibile quando non addirittura
incoerente e contradditorio. Inoltre interpreta una molteplicità di
ruoli che si manifestano in comportamenti anche molto diversi tra
loro. Si tende ad assumere come criterio quello dei momenti di vita:
le persone si incontrano anche in ambienti virtuali formando
comunità attorno a interessi comuni.
Regola n. 4 - Dalla brand awaress alla brand affinity
Non puoi piacere a tutti, scegli e alimenta le tue affinità.
Muoversi in diversi scenari non per imporre la propria marca ma per
cercare le affinità tra il brand e il consumatore. Lo scopo deve
essere non tanto di imporre la propria immagine aziendale quanto
diventare parte integrante dei diversi movimenti tribali.
Regola n. 5 – Dalla brand image alla brand reputation
Non costruirti un’immagine, conquistati una buona reputazione.
Nel nuovo modo di concepire il marketing è sempre più importante
che siano i consumatori, più in generale le persone, a parlare bene
della marca e non l’impresa stessa. Sempre di più emerge un
principio: una buona reputazione dipende soprattutto dai
comportamenti dell’impresa e non solo dal modo in cui
l’organizzazione comunica.
Regola n. 6 - Dall’advetising all’advertainment
Non cercare di persuadere, ma divertititi e stimola la conversazione.
Il coinvolgimento delle persone diventa sempre più importante: è
quindi necessario intrattenere le persone più che tempestarle con
messaggi pubblicitari. La convergenza tra i diversi media e la
diffusione dei social network richiede una trasformazione nel modo
di comunicare. Per esempio, ibridando la comunicazione con generi
e linguaggi narrativi differenti: promozioni interattive, videogiochi,
siti multimediali, filmati etc.
Regola n. 7 - Dal media planning al media hunting
Progetta la natura virale del tuo brand prima di ogni altra cosa.
Per capire come nasce una tendenza bisogna considerare prima di tutto
i flussi emozionali e i dispositivi che possono innescare il cambiamento.
Essere attenti ai segnali, che possono essere inizialmente anche deboli,
può consentire all’impresa di rivedere prodotti e servizi in funzione di
nuove esigenze dei consumatori. Oggi la figura del trend setter può
essere ricoperta da chiunque: in una società in rapida evoluzione, segni
di cambiamento possono essere individuati anche dai singoli cittadini.
Regola n. 8 - Dal broadcasting al narrowcasting
Non ci sono solo i mezzi di massa; pensa a quanto è lunga la coda.
Anche a causa della crescente frammentazione dei media e alla
diminuzione dei costi di produzione e di distribuzione, oggi non si
può pensare di utilizzare un media unico (per anni la televisione è
stata al centro di quasi tutti i piani media). Secondo la teoria di Chris
Anderson, La coda lunga, esistono oggi tante nicchie che
rappresentano tanti pubblici importanti. La fioritura di tante nicchie
di pubblico porta alla nascita di generi e stili diversi. Ognuno può
avere un pubblico.
Regola n. 9 - Dal fare comunicazione all’essere comunicazione
Perdi il controllo e sii parte del flusso co-creativo.
Le imprese non possono dimenticare che oggi i consumatori sono
sempre critici e sempre più in grado di resistere alla proposte di
marketing: le persone, anche grazie alla diffusione della rete, hanno
imparato ad informarsi, a confrontarsi, a proporre idee. In generale il
rapporto tra chi produce e distribuisce sembra diventare più
paritario. Partecipando alla creazione dei contenuti, il consumatore
assume il controllo su temi che lo riguardano.
Regola n.10 - Dal market position al sense providing
Non cercare un posizionamento sul mercato, ma il tuo senso nella
società. Anche se i prodotti delle grandi multinazionali continuano a
vendere ci sono segnali che creano allarmismo sul futuro nelle
imprese. Un brand oggi deve essere anche un fornitore di senso:
non si deve quindi limitare a informare sulle caratteristiche del
prodotto o del servizio ma anche condividere alcuni problemi sociali.
Unconventional:
diverse tipologie
I tempi stanno cambiando e quindi deve cambiare anche il mezzo per
comunicare: la pubblicità esce dal circuito tradizionale dei media per
scendere tra la gente. Anche grazie alla tecnologia si può raggiungere il
consumatore non solo attraverso i canali tradizionali ma anche con
strumenti diversi in tanti momenti della vita quotidiana.
Guerriglia
Ambient
Buzz
Flash mob
Ambush marketing
Viral
Viral
Oggi si parla di viral marketing quando un’idea originale, grazie alla sua
natura e al suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente. Il
“virus” si diffonde attraverso il contagio.
Buzz
La parola buzz è onomatopeica e richiama il ronzio delle api. Il buzz
marketing rappresenta la possibilità di raggiungere nel minor tempo
possibile quello che viene definito “sciame”, cioè un gruppo di utenti
omogeneo per interessi rispetto a un tema o a una categoria di prodotti e
servizi.
Tecnica specifica che utilizza le
modalità dei guerriglieri, soggetti
imprevedibili che attaccano quando
gli altri dormono, si ritirano quando
gli altri contrattaccano, conoscono le
insidie del terreno, sanno come
ottenere grandi risultati con pochi
mezzi.
Flash mob
È un termine inglese, Flash “lampo” e Mob “folla”, nato nel 2003 per
indicare una riunione di persone che intende mettere in pratica un’azione
insolita in poco tempo. Il Flash mob è organizzato attraverso la rete e la
sua caratteristica principale è lo spettacolo o l’intrattenimento.
Street
Si sviluppa attraverso attività non convenzionali organizzate per strada
con il solo supporto di mezzi e persone (spesso anche attori o character).
Ambush
Espressione comunemente usata nel mondo anglosassone. Riguarda
l’associazione indebita e non autorizzata di un brand ad un evento
mediatico.
Ambient
Sfrutta uno spazio a volte chiuso (un negozio, un ascensore, una
stazione, il bagno di una discoteca etc.) per coinvolgere il target. In
queste situazioni le persone sono più ricettive perché colte di sorpresa in
un ambiente dove si sono recate per motivi diversi.
Assaggi di marketing tribale
Individui e comunità
L’individuo è diventato centrale. Unico e differente, è un soggetto in
grado di impegnarsi in un’azione individuale per produrre e dimostrare la
propria esistenza. Anche rispetto al rapporto dell’individuo con la
comunità molte cose sono cambiate. Per esempio, oggi la nozione di
contratto sociale si sta sostituendo alla tradizionale nozione di comunità.
Il contratto sociale è una scelta volontaria e reversibile che ogni individuo
può compiere di associarsi ad altri individui. La comunità è invece un
obbligo subito, irreversibile e illimitato per ciascuno dei membri del
gruppo.
Brand communities
Creare comunità attorno a un marchio è uno degli obiettivi che alcune
imprese cercano di raggiungere. In alcuni casi si tratta di consumatori
uniti da una stessa passione, per esempio guidare una moto Harley
Davidson. Alcune di queste comunità vengono definite anche sottoculture
di consumo. Una comunità di marchio è invece meno estrema rispetto alle
sottoculture di consumo: spesso si definisce specializzata in quanto si
forma attorno a un prodotto o un servizio anche se i membri di queste
comunità non si considerano fanatici di quel determinato marchio (ciò
non toglie che possono verificarsi scambi di opinione ai limiti
dell’intolleranza).
Il marketing tribale
La strategia di marketing volta a creare comunità intorno a un prodotto o
a un servizio prende il nome di marketing tribale perché analizza le tribù
di consumatori, cioè gruppi eterogenei legati da passioni o emozioni
comuni, e punta alla creazione del valore del legame già presente in un
marchio o un prodotto.
Con il passaggio dall’epoca moderna all’epoca post-moderna, nel
comportamento di molti consumatori si è assistito a un parziale
spostamento di interesse dal prodotto in sé ai legami ed alle identità
sociali che il bene di consumo genera.
Molti sociologi hanno messo in risalto come oggi, allo “sradicamento
moderno”, in cui l’individuo è rimasto solo, libero e in balia di valori quali
quelli della libertà, dell’innovazione e della globalizzazione, si
accompagna una sorta di “ri-radicamento post-moderno”, in cui il
soggetto fa parte di una comunità. Se la sottocultura di consumo può
essere assimilata a una setta, la comunità di marca è molto più aperta e
non sempre questi consumatori hanno stili di vita omogenei.
La costellazione neotribale
La costellazione neotribale si
colloca in una posizione intermedia.
La definizione di tribù non comporta
divisioni nette tra passione estrema
e ammirazione per un marchio. Le
tribù possono formarsi attorno a un
prodotto ma anche attorno a una
passione. L’oggetto della tribù, che
crea un legame tra i suoi membri,
non è limitato a un prodotto o a un
marchio, come accade all’interno
delle sottoculture di consumo,
oppure nella comunità di marchio,
dove il fine è decisamente
commerciale. La tribù può essere
anche una collettività di consumo
ma è molto più di questo: si colloca
contemporaneamente nell’ambito
commerciale e anche al di fuori di
esso.
Una costellazione neotribale non è soltanto una tribù di consumatori.
Ogni gruppo neotribale ha comunque bisogni di prodotti, luoghi di
scambi e servizi per svolgere i rituali che rafforzano l’identità collettiva
dei suoi membri. La tribù può mostrare risvolti importanti di tipo
commerciale ma tali elementi non rappresentano il fulcro della passione
neotribale. Anche se, in questo caso, sarebbe più corretto parlare di tribù
che consumano o di costellazioni neotribali che consumano.
Pillole conclusive
Quale futuro per la CSR
La responsabilità sociale rappresenta uno stimolo all'innovazione, sia di
processo e di prodotto sia di gestione dell’impresa. Un processo centrato
su un diverso modo di considerare la società e l'ambiente il cui risultato
finale è un bene o un servizio che soddisfa nuovi bisogni sociali e che
può al tempo stesso rivitalizzare i tradizionali modelli di business.
Dalla CSR alla Corporate Social Innovation
È necessario ripensare prodotti, servizi,
processi e creare nuove opportunità per
migliorare i risultati dell’impresa
contribuendo alla soluzione di alcuni
problemi sociali e ambientali.
Questo approccio richiede una evoluzione
dalla CSR alla Corporate Social Innovation:
nel processo di cambiamento la
comunicazione ha un ruolo determinante.
Il ruolo dei diversi attori
Oggi i consumatori dimostrano maggior consapevolezza e, in generale,
più capacità critica; le imprese rispondono alle richieste del mercato
attuando politiche di maggiore responsabilità e sostenibilità; la PA,
anche se lentamente, inizia a trasformarsi.
Sempre più sharing
Cresce il desiderio di condivisione: la ricerca del consenso degli attori del
territorio è determinante per esempio per la costruzione delle
infrastrutture; la collaborazione tra profit, non profit, pubblico, privato
rappresenta la scelta, oggi quasi obbligata, per settori quali sanità e
welfare etc. Aumentano i processi collaborativi: ascolto e condivisione
sono diventati termini strategici per la crescita delle organizzazioni.
L’importanza del territorio
Far passare i messaggi attivando persone e organizzazioni: questa una
delle sfide che la comunicazione sociale deve affrontare se vuole essere
vincente. Occorre creare fiducia dentro i luoghi della formazione, dello
sport, della cultura, della convivialità per fare vivere esperienze positive
legate ad aspetti concreti.
Il coinvolgimento della comunità
Servono campagne di comunicazione in grado di mettere in moto reali
processi partecipativi e lavorare sul cambiamento degli atteggiamenti e
dei comportamenti delle persone. Farlo significa riannodare i fili delle
relazioni nei paesi, nelle città, nei quartieri.
Il futuro della comunicazione
La comunicazione non può cambiare il mondo ma può contribuire a
creare relazioni e reti utili per il miglioramento della società. Può avere
anche un ruolo di denuncia per evidenziare i problemi, svolgendo una
azione critica e sollecitando una riflessione allargata su quanto accade.
È necessaria maggior innovazione: più multicanalità, crossmedialità,
digital migration. Bisogna investire in nuovi contenuti: più attenzione a
nuovi valori quali trasparenza, coerenza, correttezza. Si sente l’esigenza
di un approccio etico da parte delle organizzazioni e dei comunicatori.
Passione e ispirazione
Bilanci sociali, codici etici, carte dei valori, certificazioni? Sono importanti
ma non bastano per coinvolgere stakeholder e influenti. La
comunicazione deve essere empatica, trasmettere positività, creare
emozioni.
La CSR è anche passione.
Campagne di grandi imprese? Iniziative di respiro internazionale?
Progetti articolati realizzati da importanti organizzazioni? E’ interessante
conoscerli per cercare spunti, idee, suggestioni.
La CSR è anche ispirazione.
CIAO

Ldb FlashForward Sobrero

  • 1.
    Comunicazione e marketingresponsabile Brindisi, 12-13 dicembre 2014 Rossella Sobrero
  • 2.
    Highlights del nostrotempo Piccole azioni di CSR Comunicazione in cambiamento Strumenti in evoluzione Focus sull’unconventional Assaggi di marketing tribale Pillole conclusive Programma
  • 3.
    Lo sviluppo sostenibile Èla capacità dell’umanità di rispondere alle esigenze del presente senza pregiudicare la capacità delle future generazioni di soddisfare le loro necessità. Secondo il rapporto Brundtland, lo sviluppo sostenibile impone di soddisfare i bisogni fondamentali di tutti e di estendere a tutti la possibilità di attuare le proprie aspirazioni ad una vita migliore.
  • 4.
    La CSR, ResponsabilitàSociale d’Impresa È la capacità dell’impresa di coniugare il business con l’attenzione all’ambiente e al sociale. Va oltre il rispetto delle prescrizioni di legge: individua pratiche e comportamenti che un’organizzazione adotta su base volontaria, nella convinzione di ottenere dei risultati che portano benefici e vantaggi a se stessa e al contesto in cui opera.
  • 5.
  • 6.
    Alcuni dei problemipiù allarmanti: 1. Riscaldamento del pianeta 2. Fusione dei ghiacciai 3. Deforestazione 4. Desertificazione 5. Aumento del consumo di acqua, energia, materie prime. Alcune delle possibili risposte: 6. Le organizzazioni diventano sostenibili 7. Cambiano gli stili di vita e di consumo 8. Nuove leggi, norme, accordi internazionali 9. Anche la finanza diventa etica 10. Più collaborazione tra gli attori sociali.
  • 7.
    1 - Riscaldamentodel pianeta
  • 8.
    2 - Fusionedei ghiacciai
  • 9.
  • 10.
  • 11.
    5 - Aumentodel consumo di acqua, energia, materie prime
  • 12.
    6 – Leorganizzazioni diventano sostenibili
  • 13.
    7 - Cambianogli stili di vita e di consumo
  • 14.
    8 - Nuoveleggi, norme, accordi internazionali
  • 15.
    9 - Anchela finanza diventa etica
  • 16.
    10 – Piùcollaborazione tra gli attori sociali
  • 17.
  • 18.
    Tre stakeholder importanti:piccole azioni di CSR
  • 19.
    Dipendenti La CSR migliorala motivazione, il dialogo ed il coinvolgimento di dipendenti e collaboratori con ricadute positive anche sulla produttività.
  • 20.
    Dipendenti e collaboratori 1.organizzarela biblioteca aziendale 2.realizzare o migliorare l’area ristoro 3.organizzare viaggi per i dipendenti migranti 4.fornire un servizio di aiuto per la dichiarazione dei redditi 5.definire convenzioni con palestre, librerie, negozi 6.organizzare aree attrezzate per la preghiera 7.istituire il servizio del maggiordomo aziendale 8.gestire colloqui di cortesia 9.adottare orari flessibili 10.gestire l’ascolto dei collaboratori e dei loro bisogni 11.promuovere azioni a sostegno alla paternità 12.prevedere aggiornamenti al rientro da lunghe assenza 13.organizzare corsi per la crescita culturale, non solo professionale 14.gestire un programma di pari opportunità per tutti 15.favorire la nascita di gruppi d’acquisto tra i dipendenti.
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    Comunità locale La CSRmigliora il rapporto con il territorio e l’impresa viene percepita più positivamente dalla comunità dove opera.
  • 22.
    Comunità 1.promuovere attività divolontariato d’impresa a favore del territorio 2.contribuire al restauro di un bene del patrimonio locale 3.favorire azioni di volontariato a favore del verde pubblico 4.sostenere mostre, fiere ed eventi locali 5.collaborare con le scuole del territorio 6.promuovere borse di studio 7.sostenere Organizzazioni Non Profit del territorio 8.partecipare a iniziative culturali promosse dagli enti locali 9.sostenere squadre sportive giovanili locali.
  • 23.
    Ambiente L’attenzione all’ambiente èuno dei pilastri di una strategia di CSR: dalle strategie per ridurre l’impatto di processi e prodotti alla sostenibilità della filiera.
  • 24.
    Ambiente 1.stimolare i collaboratoria risparmiare energia 2.offrire contributi per la mobilità sostenibile 3.installare impianti per la produzione di energie rinnovabili 4.adottare strumenti per la riduzione e lo smaltimento dei rifiuti 5.condividere con i fornitori un percorso per una filiera sostenibile 6.migliorare la logistica in un’ottica di sostenibilità 7.adottare una politica di acquisti verdi 8.eliminare l’uso della plastica 9.prolungare la vita dei prodotti 10.informare i clienti sulla gestione del fine vita dei prodotti 11.organizzare eventi sostenibili 12.modernizzare gli impianti produttivi.
  • 25.
    1. Verificare ciòche è stato già realizzato 2. Esplicitare le esigenze e individuare le priorità 3. Mappare le priorità coinvolgendo gli stakeholder 4. Individuare gli strumenti di comunicazione da utilizzare 5. Definire le risorse disponibili in termini di costi e di tempi. Primi passi per avviare una strategia di CSR
  • 26.
    I vantaggi diun approccio responsabile e sostenibile Adottare pratiche di CSR significa contribuire a uno sviluppo economico sostenibile: per creare valore condiviso con benefici per tutti, in particolare per l’ambiente, la comunità e i dipendenti.
  • 27.
  • 28.
    In un mercatoin grande cambiamento cresce l’importanza della comunicazione. Le imprese hanno oggi l’opportunità di far capire ai consumatori e agli altri stakeholder il loro impegno e la loro capacità di contribuire alla soluzione dei problemi del pianeta. La scelta non è più tra essere o non essere green ma sull’essere percepiti come organizzazioni capaci di integrare il business con la sensibilità sociale e ambientale: il nuovo paradigma è partire dai valori per creare valore.
  • 29.
    Uno scenario ingrande cambiamento
  • 30.
    In una situazionecomplessa, dove le sfide sono sia strategiche sia organizzative, imprese e comunicatori devono cambiare: è fondamentale coinvolgere il pubblico in modo attivo, cercando di creare un rapporto che, grazie soprattutto alla tecnologia, diventa sempre più relazionale.
  • 31.
    la comunicazione èda tutti a tutti
  • 32.
    Oggi la comunicazioneè sempre meno a una via con il passaggio unidirezionale del messaggio da un emittente a un ricevente. La comunicazione di successo è quella a rete, tipica della comunità, all’interno della quale le persone condividono valori, interessi e conoscenza: il web e il marketing non convenzionale stanno cambiando il modo di fare comunicazione.
  • 33.
    i canali sisono moltiplicati
  • 34.
    Lo sviluppo dell’offertadei media ha prodotto la moltiplicazione dei canali di comunicazione, un fenomeno che ha creato dispersione di audience e scarsa fedeltà alle singole emittenti. Oltre alla crescita dei canali TV è aumentato molto anche l’utilizzo del web, in particolare dei social, come mezzo di comunicazione pubblicitaria.
  • 35.
    esiste un sovraccaricodi informazioni
  • 36.
    Diventa sempre piùdifficile prendere una decisione o approfondire una specifica informazione. Lo sviluppo della tecnologia ha provocato il fenomeno definito information overloading. La grande quantità di informazioni a cui si può accedere attraverso il web rende più difficile selezionare tra tanti stimoli ricevuti. Siamo nell’epoca del multitasking e della costante attenzione parziale.
  • 37.
    il virus puòdiventare incontrollabile
  • 38.
    La comunicazione virale,interessante fenomeno della nostra epoca, ha molte potenzialità ma anche qualche criticità. Il virus infatti si muove a volte in modo non programmato e non controllabile. La comunicazione diventa virale quando sfruttando la capacità comunicativa di diversi soggetti il messaggio arriva a un numero elevato di utenti finali.
  • 39.
    il consumatore hacambiato ruolo
  • 40.
    Oggi il consumatoreha ben poco in comune con la tradizionale figura di cui il marketing si è occupato per anni. È un consumatore esigente, selettivo, autonomo, competente, proattivo, spesso poco fedele alla marca, che ha modificato il proprio stile di vita e di consumo: cerca esperienze più che prodotti, emozioni e sensazioni più che valori d'uso. Le nuove tendenze del marketing (relazionale, tribale, esperienziale) prendono avvio proprio da questa nuova realtà.
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    Il ruolo strategico delleRP e degli eventi
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  • 53.
    Ciò che ogginon è convenzionale, domani semplicemente lo diventerà.
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  • 55.
    La definizione dimarketing non convenzionale appare per la prima volta nel 2004 prendendo il posto di altre definizioni: marketing alternativo e edge marketing. La nuova definizione riprende la terminologia militare: guerra e armi non convenzionali (guerrilla, sabotaggio, sovversione, attività di intelligence) e di armamenti (chimici, batteriologici, nucleari) non regolamentati dai codici di condotta delle convenzioni internazionali. In Italia nascono alcuni anni dopo alcune realtà dedicate alla comunicazione non convenzionale: per esempio Guerrilla Marketing, collettivo politico legato alle pratiche di communication guerrilla; Chuc, fanzine elettronica realizzata dai cool hunter di JWT; Ebolaindustries, che si definiva il prima viral engine italiano.
  • 56.
    In Italia, ipionieri del movimento sono Alex Giordano e Mirko Pallera che danno vita al primo blog sul marketing non convenzionale NinjaMarketing.it. Il nome deriva dai famosi guerrieri che padroneggiavano l’arte dell’invisibilità. Rispetto ai Samurai, i Ninja riuscivano comunque a raggiungere i loro obiettivi strategici anche se si trovavano a combattere contro un nemico con molti più mezzi a disposizione. Vincevano soprattutto grazie alla conoscenza del territorio, alla creatività e all’intelligenza.
  • 57.
  • 58.
    Ci sono alcuneparole che, più di altre, sottolineano il diverso approccio del marketing non convenzionale. Anche grazie all’uso di questi nuovi termini si comprende meglio il cambiamento avvenuto che ha portato a un nuovo modo di pensare e fare marketing. Advertainment La capacità di “tenere dentro” ovvero catturare l’attenzione e mantenerla all’interno di un ambiente o di un’esperienza. E’ un neologismo composto da advertising, pubblicità, e entertainment, intrattenimento. Brand hijack Azioni dei consumatori finalizzate a cambiare la marca. Il dirottamento della marca può vedere l’impresa con il ruolo il vittima o di promotrice. L’impresa può infatti co-creare il significato della marca insieme alla tribù dei consumatori. Cool hunter Un modo per definire i cacciatori di tendenze, persone che hanno il compito di scoprire stili e tendenze culturali e di consumo in fase embrionale che spesso nascono nel substrato sociale.
  • 59.
    Empowerment marketing Processo strategicoper aiutare il consumatore a prendere consapevolezza del proprio potere. Il consumatore può assumere in questo modo un maggior controllo su alcuni argomenti che lo riguardano. Fake Creare falsi è una tecnica che può essere utilizzata in una strategia di unconventional marketing. Per esempio, attraverso la creazione di un fake che può essere imitazione, straniamento, invenzione e sovra identificazione. Grassroot Da grass, erba, e root, radice: sono iniziative che nascono spontaneamente in contesti locali organizzati. Con questo termine si definiscono anche i media alternativi che spesso hanno posizioni molto radicali. Holistic marketing E’ un marketing che considera e riconosce l’ampiezza e le interdipendenze che esistono nella vita sociale e nell’ambiente. Può essere articolato in quattro varianti: interno, integrato, relazionale, socialmente responsabile.
  • 60.
    Lovemarks Termine inventato daKevin Roberts e che definisce marchi o prodotti a cui i consumatori sono legati da una relazione affettiva ed emozionale. Mainstream Letteralmente corrente principale, tendenza riconosciuta da una grande numero di persone. Spesso questa parola viene utilizzata come termine contrapposto a controcultura, sottocultura, underground. Netiquette Parola derivata da net, rete, e étiquette, buona educazione, che si riferisce al complesso di norme che regolano, o dovrebbero regolare, il comportamento degli utenti in rete. Product placement Il collocamento di un prodotto o di una marca all’interno di un contesto narrativo precostituito: un film, un programma televisivo etc. L’obiettivo è integrare beni e servizi nella vita reale e in contesti coerenti con il brand in modo che il consumatore possa trovare associazioni simboliche e valoriali create dal contesto in cui il prodotto è inserito.
  • 61.
    Relationship marketing Un aspettomolto attuale del marketing che sottolinea la capacità di instaurare o rafforzare le relazioni con i clienti. Il marketing relazionale punta sulla fidelizzazione creando un rapporto tra brand e consumatore che possa durare nel tempo. Seeding Nel marketing virale le attività di seeding corrispondono a quelle del media planning nella comunicazione tradizionale. Si tratta di impollinare video, notizie, link, concetti nei social network più sensibili alla propagazione del messaggio. Sneezer Letteralmente il termine indica chi starnutisce e attacca il contagio, ossia chi racconta ad amici e parenti pregi e difetti di un prodotto, di un servizio, di un progetto. La loro opinione è tenuta in grande considerazione: in questo senso possiamo dire che gli sneezer sono opinion maker.
  • 62.
    Value marketing Insieme diattività progettate da un’impresa e finalizzate ad offrire un valore aggiunto, un beneficio differenziale ai propri clienti. Questo approccio prevede che l’impresa proponga una value proposition e che il valore sia generato attraverso un processo continuo a cui prendono parte i consumatori stessi. Word-of-mouth Letteralmente passaparola: è la trasmissione di informazioni e opinioni su un prodotto o un servizio. Questo tipo di comunicazione, che avviene in modo informale da persona a persona, oggi è potenziata grazie al web.
  • 63.
  • 64.
    Il decalogo delmarketing non convenzionale Come ogni arte marziale, anche il marketing non convenzionale ha alcuni principi o regole considerate fondamentali. Si tratta di 10 punti che evidenziano i principali cambiamenti e ricordano i passaggi dal vecchio al nuovo marketing. I principi che seguono vogliono fornire alcuni suggerimenti per lo sviluppo di strategie non convenzionali. Il più interessante è però l’11° principio che dice «Il marketing non convenzionale non esiste. Esiste solo un marketing, quello che funziona».
  • 65.
    Regola n. 1- Dal brand-DNA al viral-DNA Progetta la natura virale del tuo brand prima di ogni altra cosa. Il primo principio evidenzia la necessità di cambiamento. Si è passati da un’era in cui il brand era un re assoluto a un‘era in cui il cliente è in una posizione di potere rispetto alla marca grazie alla possibilità di ri-codificare il senso dei messaggi a lui indirizzati. Ma sopratutto la capacità di produrre messaggi.
  • 66.
    Regola n. 2- Dai target alle persone Non ci sono target da colpire ma persone con cui risuonare. E’ necessario cambiare la prospettiva passando dall’idea che è necessario avere un atteggiamento diverso in una società globalizzata in cui imprese e persone sono nodi di network sempre più interdipendenti e interconnessi.
  • 67.
    Regola n. 3- Dagli stili ai momenti di vita Esci dall’ufficio ed entra nelle tribù e nei loro momenti di vita. Il consumatore è sempre più imprevedibile quando non addirittura incoerente e contradditorio. Inoltre interpreta una molteplicità di ruoli che si manifestano in comportamenti anche molto diversi tra loro. Si tende ad assumere come criterio quello dei momenti di vita: le persone si incontrano anche in ambienti virtuali formando comunità attorno a interessi comuni.
  • 68.
    Regola n. 4- Dalla brand awaress alla brand affinity Non puoi piacere a tutti, scegli e alimenta le tue affinità. Muoversi in diversi scenari non per imporre la propria marca ma per cercare le affinità tra il brand e il consumatore. Lo scopo deve essere non tanto di imporre la propria immagine aziendale quanto diventare parte integrante dei diversi movimenti tribali.
  • 69.
    Regola n. 5– Dalla brand image alla brand reputation Non costruirti un’immagine, conquistati una buona reputazione. Nel nuovo modo di concepire il marketing è sempre più importante che siano i consumatori, più in generale le persone, a parlare bene della marca e non l’impresa stessa. Sempre di più emerge un principio: una buona reputazione dipende soprattutto dai comportamenti dell’impresa e non solo dal modo in cui l’organizzazione comunica.
  • 70.
    Regola n. 6- Dall’advetising all’advertainment Non cercare di persuadere, ma divertititi e stimola la conversazione. Il coinvolgimento delle persone diventa sempre più importante: è quindi necessario intrattenere le persone più che tempestarle con messaggi pubblicitari. La convergenza tra i diversi media e la diffusione dei social network richiede una trasformazione nel modo di comunicare. Per esempio, ibridando la comunicazione con generi e linguaggi narrativi differenti: promozioni interattive, videogiochi, siti multimediali, filmati etc.
  • 71.
    Regola n. 7- Dal media planning al media hunting Progetta la natura virale del tuo brand prima di ogni altra cosa. Per capire come nasce una tendenza bisogna considerare prima di tutto i flussi emozionali e i dispositivi che possono innescare il cambiamento. Essere attenti ai segnali, che possono essere inizialmente anche deboli, può consentire all’impresa di rivedere prodotti e servizi in funzione di nuove esigenze dei consumatori. Oggi la figura del trend setter può essere ricoperta da chiunque: in una società in rapida evoluzione, segni di cambiamento possono essere individuati anche dai singoli cittadini.
  • 72.
    Regola n. 8- Dal broadcasting al narrowcasting Non ci sono solo i mezzi di massa; pensa a quanto è lunga la coda. Anche a causa della crescente frammentazione dei media e alla diminuzione dei costi di produzione e di distribuzione, oggi non si può pensare di utilizzare un media unico (per anni la televisione è stata al centro di quasi tutti i piani media). Secondo la teoria di Chris Anderson, La coda lunga, esistono oggi tante nicchie che rappresentano tanti pubblici importanti. La fioritura di tante nicchie di pubblico porta alla nascita di generi e stili diversi. Ognuno può avere un pubblico.
  • 73.
    Regola n. 9- Dal fare comunicazione all’essere comunicazione Perdi il controllo e sii parte del flusso co-creativo. Le imprese non possono dimenticare che oggi i consumatori sono sempre critici e sempre più in grado di resistere alla proposte di marketing: le persone, anche grazie alla diffusione della rete, hanno imparato ad informarsi, a confrontarsi, a proporre idee. In generale il rapporto tra chi produce e distribuisce sembra diventare più paritario. Partecipando alla creazione dei contenuti, il consumatore assume il controllo su temi che lo riguardano.
  • 74.
    Regola n.10 -Dal market position al sense providing Non cercare un posizionamento sul mercato, ma il tuo senso nella società. Anche se i prodotti delle grandi multinazionali continuano a vendere ci sono segnali che creano allarmismo sul futuro nelle imprese. Un brand oggi deve essere anche un fornitore di senso: non si deve quindi limitare a informare sulle caratteristiche del prodotto o del servizio ma anche condividere alcuni problemi sociali.
  • 75.
  • 76.
    I tempi stannocambiando e quindi deve cambiare anche il mezzo per comunicare: la pubblicità esce dal circuito tradizionale dei media per scendere tra la gente. Anche grazie alla tecnologia si può raggiungere il consumatore non solo attraverso i canali tradizionali ma anche con strumenti diversi in tanti momenti della vita quotidiana.
  • 77.
  • 78.
    Viral Oggi si parladi viral marketing quando un’idea originale, grazie alla sua natura e al suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente. Il “virus” si diffonde attraverso il contagio.
  • 79.
    Buzz La parola buzzè onomatopeica e richiama il ronzio delle api. Il buzz marketing rappresenta la possibilità di raggiungere nel minor tempo possibile quello che viene definito “sciame”, cioè un gruppo di utenti omogeneo per interessi rispetto a un tema o a una categoria di prodotti e servizi.
  • 80.
    Tecnica specifica cheutilizza le modalità dei guerriglieri, soggetti imprevedibili che attaccano quando gli altri dormono, si ritirano quando gli altri contrattaccano, conoscono le insidie del terreno, sanno come ottenere grandi risultati con pochi mezzi.
  • 81.
    Flash mob È untermine inglese, Flash “lampo” e Mob “folla”, nato nel 2003 per indicare una riunione di persone che intende mettere in pratica un’azione insolita in poco tempo. Il Flash mob è organizzato attraverso la rete e la sua caratteristica principale è lo spettacolo o l’intrattenimento.
  • 82.
    Street Si sviluppa attraversoattività non convenzionali organizzate per strada con il solo supporto di mezzi e persone (spesso anche attori o character).
  • 83.
    Ambush Espressione comunemente usatanel mondo anglosassone. Riguarda l’associazione indebita e non autorizzata di un brand ad un evento mediatico.
  • 84.
    Ambient Sfrutta uno spazioa volte chiuso (un negozio, un ascensore, una stazione, il bagno di una discoteca etc.) per coinvolgere il target. In queste situazioni le persone sono più ricettive perché colte di sorpresa in un ambiente dove si sono recate per motivi diversi.
  • 85.
  • 86.
    Individui e comunità L’individuoè diventato centrale. Unico e differente, è un soggetto in grado di impegnarsi in un’azione individuale per produrre e dimostrare la propria esistenza. Anche rispetto al rapporto dell’individuo con la comunità molte cose sono cambiate. Per esempio, oggi la nozione di contratto sociale si sta sostituendo alla tradizionale nozione di comunità. Il contratto sociale è una scelta volontaria e reversibile che ogni individuo può compiere di associarsi ad altri individui. La comunità è invece un obbligo subito, irreversibile e illimitato per ciascuno dei membri del gruppo.
  • 87.
    Brand communities Creare comunitàattorno a un marchio è uno degli obiettivi che alcune imprese cercano di raggiungere. In alcuni casi si tratta di consumatori uniti da una stessa passione, per esempio guidare una moto Harley Davidson. Alcune di queste comunità vengono definite anche sottoculture di consumo. Una comunità di marchio è invece meno estrema rispetto alle sottoculture di consumo: spesso si definisce specializzata in quanto si forma attorno a un prodotto o un servizio anche se i membri di queste comunità non si considerano fanatici di quel determinato marchio (ciò non toglie che possono verificarsi scambi di opinione ai limiti dell’intolleranza).
  • 88.
    Il marketing tribale Lastrategia di marketing volta a creare comunità intorno a un prodotto o a un servizio prende il nome di marketing tribale perché analizza le tribù di consumatori, cioè gruppi eterogenei legati da passioni o emozioni comuni, e punta alla creazione del valore del legame già presente in un marchio o un prodotto. Con il passaggio dall’epoca moderna all’epoca post-moderna, nel comportamento di molti consumatori si è assistito a un parziale spostamento di interesse dal prodotto in sé ai legami ed alle identità sociali che il bene di consumo genera.
  • 89.
    Molti sociologi hannomesso in risalto come oggi, allo “sradicamento moderno”, in cui l’individuo è rimasto solo, libero e in balia di valori quali quelli della libertà, dell’innovazione e della globalizzazione, si accompagna una sorta di “ri-radicamento post-moderno”, in cui il soggetto fa parte di una comunità. Se la sottocultura di consumo può essere assimilata a una setta, la comunità di marca è molto più aperta e non sempre questi consumatori hanno stili di vita omogenei.
  • 90.
    La costellazione neotribale Lacostellazione neotribale si colloca in una posizione intermedia. La definizione di tribù non comporta divisioni nette tra passione estrema e ammirazione per un marchio. Le tribù possono formarsi attorno a un prodotto ma anche attorno a una passione. L’oggetto della tribù, che crea un legame tra i suoi membri, non è limitato a un prodotto o a un marchio, come accade all’interno delle sottoculture di consumo, oppure nella comunità di marchio, dove il fine è decisamente commerciale. La tribù può essere anche una collettività di consumo ma è molto più di questo: si colloca contemporaneamente nell’ambito commerciale e anche al di fuori di esso.
  • 91.
    Una costellazione neotribalenon è soltanto una tribù di consumatori. Ogni gruppo neotribale ha comunque bisogni di prodotti, luoghi di scambi e servizi per svolgere i rituali che rafforzano l’identità collettiva dei suoi membri. La tribù può mostrare risvolti importanti di tipo commerciale ma tali elementi non rappresentano il fulcro della passione neotribale. Anche se, in questo caso, sarebbe più corretto parlare di tribù che consumano o di costellazioni neotribali che consumano.
  • 92.
  • 93.
    Quale futuro perla CSR La responsabilità sociale rappresenta uno stimolo all'innovazione, sia di processo e di prodotto sia di gestione dell’impresa. Un processo centrato su un diverso modo di considerare la società e l'ambiente il cui risultato finale è un bene o un servizio che soddisfa nuovi bisogni sociali e che può al tempo stesso rivitalizzare i tradizionali modelli di business.
  • 94.
    Dalla CSR allaCorporate Social Innovation È necessario ripensare prodotti, servizi, processi e creare nuove opportunità per migliorare i risultati dell’impresa contribuendo alla soluzione di alcuni problemi sociali e ambientali. Questo approccio richiede una evoluzione dalla CSR alla Corporate Social Innovation: nel processo di cambiamento la comunicazione ha un ruolo determinante.
  • 95.
    Il ruolo deidiversi attori Oggi i consumatori dimostrano maggior consapevolezza e, in generale, più capacità critica; le imprese rispondono alle richieste del mercato attuando politiche di maggiore responsabilità e sostenibilità; la PA, anche se lentamente, inizia a trasformarsi.
  • 96.
    Sempre più sharing Cresceil desiderio di condivisione: la ricerca del consenso degli attori del territorio è determinante per esempio per la costruzione delle infrastrutture; la collaborazione tra profit, non profit, pubblico, privato rappresenta la scelta, oggi quasi obbligata, per settori quali sanità e welfare etc. Aumentano i processi collaborativi: ascolto e condivisione sono diventati termini strategici per la crescita delle organizzazioni.
  • 97.
    L’importanza del territorio Farpassare i messaggi attivando persone e organizzazioni: questa una delle sfide che la comunicazione sociale deve affrontare se vuole essere vincente. Occorre creare fiducia dentro i luoghi della formazione, dello sport, della cultura, della convivialità per fare vivere esperienze positive legate ad aspetti concreti.
  • 98.
    Il coinvolgimento dellacomunità Servono campagne di comunicazione in grado di mettere in moto reali processi partecipativi e lavorare sul cambiamento degli atteggiamenti e dei comportamenti delle persone. Farlo significa riannodare i fili delle relazioni nei paesi, nelle città, nei quartieri.
  • 99.
    Il futuro dellacomunicazione La comunicazione non può cambiare il mondo ma può contribuire a creare relazioni e reti utili per il miglioramento della società. Può avere anche un ruolo di denuncia per evidenziare i problemi, svolgendo una azione critica e sollecitando una riflessione allargata su quanto accade.
  • 100.
    È necessaria maggiorinnovazione: più multicanalità, crossmedialità, digital migration. Bisogna investire in nuovi contenuti: più attenzione a nuovi valori quali trasparenza, coerenza, correttezza. Si sente l’esigenza di un approccio etico da parte delle organizzazioni e dei comunicatori.
  • 101.
    Passione e ispirazione Bilancisociali, codici etici, carte dei valori, certificazioni? Sono importanti ma non bastano per coinvolgere stakeholder e influenti. La comunicazione deve essere empatica, trasmettere positività, creare emozioni. La CSR è anche passione. Campagne di grandi imprese? Iniziative di respiro internazionale? Progetti articolati realizzati da importanti organizzazioni? E’ interessante conoscerli per cercare spunti, idee, suggestioni. La CSR è anche ispirazione.
  • 102.