Pagina 16 Febbraio/Marzo 2018
Britalyca News Londra
Periodico gratuito di libere e approfondite informazioni sociopolitiche Fondato ed edito da Carmine Gonnella (2005/2018)
III edizione N. 38 Febbraio / Marzo 2018
Britalyca News Londra
Calabritto & Dintorni
Notizie locali di opinioni, cultura e societa’. Fondatore Carmine Gonnella Londra Numero 38 FebbraioMarzo 2018
Calabritto, il sindaco:
‘Questione migranti
chiusa, non verranno’
In merito alle voci sull’arrivo di 8 migranti
da ospitare a Calabritto, il sindaco Gel-
somino Centanni ha dichiarato: “I migranti
non verranno a Calabritto. Il consiglio
comunale a maggioranza ha dato disposizi-
one contraria rispetto all’adesione alla rete
S.p.r.a.r. (Sistema di protezione per
richiedenti asilo e rifugiati). Il consiglio
comunale – ha continuato Centanni in una
nota stampa – si è espresso negativamente
rispetto ad una proposta che non era obbliga-
toria e vincolante. L’adesione alla rete per la
redistribuzione dei migranti avviene su base
volontaria”.
“Come sindaco mi ero già opposto quando
ad Avellino non ha sottoscritto il protocollo
con Prefettura, ANCI, Ministero Interni, al
quale hanno aderito, invece, altri comuni.
Quindi in consiglio comunale sono stato ulte-
riormente confortato per la linea adottata al
momento della non sottoscrizione del Proto-
collo. Al di là di qualche speculazione e di
chiacchiere da bar, che sia chiaro: la possi-
bilità che venissero a Calabritto i migranti
era stata già scartata ben prima del consig-
lio. Nell’assise cittadina c è’ stata una dis-
cussione e una presa di questa non volontà.
Nulla di più”.
Qui Londra….
ASPETTANDO
UN’ ALTRA LEGGE
ELETTORALE
C’e’ una netta differenza tra leggi elettoral e
meccanismi elettorali. Nella (sempre)
codidetta “prima” Repubblica, il meccanismo
elettorale non garantiva governabilita’ ad un
solo partito, ma con le preferenze e senza
soglie di sbarramenti, garantiva la formazione
di un parlamento scelto liberamente con il
voto diretto a tutti e per tutti. Dal mattarellum
in poi, con leggi elettorali, contenenti liste
bloccate, premi di maggioranze, candidature
multiple e voto indiretto (vedi rosatellum) non
si garantisce ne’ governabilita’, ne’ un parla-
mento scelto liberamente dai cittadini per I
cittadini.
Abbiamo spesso ribadito che “ In una de-
mocrazia parlamentare, nessun meccanismo
elettorale, garantisce governabilita’, ma solo
la formazione di politici capaci o non di for-
mare governi pragmatici e duraturi” (autocit.)
Un giusto “metodo democratico” elettorale
dovrebbe garantire alcuni principi democratic
e costituzionali : (1) liberta’ di scelta degl’ eletti
(2) Ricambio generazionale (3) Candidature
degne e morali (4) Eta’ minima e massima d’
eleggibilita’ (5) Egualita’ del voto (6) Regola-
mentazione del libero mandato
Tutti e sei I principi sopra menzionati li
possiamo trovare in Costituzione (1/2) Il voto
e’ a suffragio universale e diretto, libero e
personale. (3) Il diritto di voto non può essere
limitato se non per incapacità civile o per
effetto di sentenza penale irrevocabile o nei
casi di indegnità morale indicati dalla legge
(2/4) E’ implicito che se in Costituzione c’e’ un’
eta’ minima di eleggibilita’, un meccanismo
elettorale democratico dovrebbe contemplare
anche l’ eta’ massima ( si risparmierebbe
sopratutto su dentiere e pannolloni) (5) Il voto
e’ eguale e lo stesso meccanismo dovrebbe
essere applicato a tutte le tornate elettorali.
(6) L’ unico modo per frenare iltrasformismo
politico e’ estendere la sfiducia di mozione
( come gia’ avvine anche per ministri e sotto)
a tutti i membri del Parlamento. Una
democrazia che non usa tutti i suoi anticorpi,
non e’ degna di essere definita tale
(autocitazione 2013) [cg]
Qui Londra segue alle pagine 2/3
Dall’ Italia e dall’ Estero
A cura di Giorgio Brignola (
pagina 4)
VARIE pagina 11
CULTURA & SOCIETA’
A cura di Nino Bellinvia
65° Carnevale
Massafrese.
Teatro Spadaro” e
quello del Teatro
Comunale “N. Resta”.
Pagine centrali
VIGNETTE Pagina 14
IN NOME DELLA GOVERNABILITA'
In ogni campagna elettorale, le promesse e premesse sono gonfiate ai massini, mentre nei programmi legislativi
per poter governare nell’ interesse di tutti, occorrebbe settacciarli ai minimi. Il legislatore spesso confonde la
stabilita' legislativa, prodotta da governi pragmatici con la democrazia assoluta
In una Democrazia Parlamentare, all' inizio di ogni nuova legislature
occorre in primis elaborare il programma di governo tra le forze politiche
maggioritarie e non su chi sara' il Primo Ministro, perche' sara' poi il Parla-
mento a sceglierlo dandogli la fiducia
Questo e' il primo passo! Pare che al momento per quel che riguarda un programma di governo coeso, dobbiamo aspettare
ancora quanche anno luce…
IL CAPO DELLO STATO NON HA POTERI LEGISLATIVI, MA AD OGNI TORNATA ELETTORALE,
PUO' SOLO INCARICARE E NOMINARE UN PRIMO MINISTRO
Scacco matto alla politica in due mosse ! Di dice che in questa ennesima tornata elettorale il compito di Mattarella e' piu'
complicato non sa di che cosa parli. Anzi e' facilitato, perche' con tre "poli" maggioritari, in grado di coalizzarsi ha solo due
mosse. La prima e' dare l' incarico di formare un governo al centro destra e quindi a Salvini e la seconda in caso di insuc-
cesso al M5S a Di maio .il resto se la dovra' vedere la politica Le scelte di governi possibili con maggioranze assolute sono
ben 4, alleanza M5S/ Lega, centrodestra/M5S, PD/centrodestra e M5s/PD. Piu' faile di cosi' ...
IN POLITICA, BISOGNA SEMPRE
SPERARE CHE I BUCHI NERI,
DIVENTINI PIU’ GRIGI
[Sperare nel meglio del peggio]
L’ unica coalizione di un governo possibili
numericamente e programmaticamente e’
quello Di Maio e Salvini ( mi e; stato con-
sigliato da Antonio, anni 11 figlio di un mio
amico) . Berlusconi non farebbe ( e non pot-
rebbe mai arrivare a patti con Di Maio dopo
averlgi dato dell’“immaturo”, usando un eu-
femismo comprensibili da tutti) I punti cardini
dei loro programmi sono chari a tutti, so-
pratutto ai loro elettori ( e anche ad Antonio)
(1) Meno Europa e piu’ sicirezza nazionale.
Dovranno solo decidere chi andra a sbattere I
pugni sui tavoli del Parlamento europeo e
come cacciare gli immigrati irregolari (2)
Riduzione del cuneo fiscal, flat tax o una mas-
siva modifica degli scaglioni fiscali, fate voi (3)
Potrebbero amalgare rutti gli ammortizzatti
sociali per le fasce piu’ debole e chiamarlo
reddito di cittadinanza. Anche qui fate voi ! (4)
La legge Fornero , si potrebbe modificare per
renderlo piu “umana” , poi si azzerra’ negli
anni avvenire. (5) Aumentare le pensioni
minime di una “decchia’” puo’ farlo anche An-
tonio; anche lui senza il conto dell’ oste ovvial-
mente.
L’ unico intoppo legislativo e’ :” Chi salira’ sul
seggiolone e schiaccare I grandi bottoni?” ,
perche’ badate bene, che da oltre 40 anni in
Italia : “ Gli intoppi legislativi, non sono stati I
programmi elettorali o le coalizioni di governi,
ma la corsa alle poltrone nei vari palazzi dei
bottoni nazionali e locali, che hanno gradual-
mente allungato I tunnels e allargato buchi
neri! [cg]
LE CITTADINARIE:
“Fare scegliere dalla base, programmi, candidati e liste
elettorali, e’ indice di democrazia diretta “
Il modello tedesco dei referendum interno ai partiti e’
laprova che occorre cambiare la politica dal basso verso
l’ alto e le nostre cittainarie vanno in questa direzione.
Quello che “noi” proponiamo come legge dello Stato, e’ la sottoscizione di programmi
e liste elettorali dai cittadini ad ogni tornata elettorale. Questo e’ l unico modo per
tenere fuori dalla politica I piccoli partiti, oppure quei partiti che non hanno programmi
pragmatici o candidati qualificati alla gestione dello Stato, i cosidetti " politicamente
diversi" [cg]
TAG "COMUNE DI CALABRITTO"
era in possesso di una decina di cartucce per
pistola calibro 9 non regolarmente denunciate.
Quanto illegalmente detenuto è stato sottoposto
a sequestro.
Giudiziaria un operaio 55enne di Calabritto.
L’uomo, ritenuto responsabile di detenzione
illegale di munizioni, è stato denunciato.
Infatti i militari hanno scoperto che il 55enne
Carabinieri della Compagnia di Montella, nell’am-
bito dei servizi finalizzati al controllo del rispetto
della normativa in materia di armi e munizioni, ai
sensi del Testo Unico delle Leggi di Pubblica
Sicurezza, hanno deferito alla competente Autorità
Un Paese a maggioranza
conservatrice, resta sempre con
un piede nel passato
CONUNICATI
Cinzia Rossi
Pagina 10
Ennio Remondino
Con i Caschi blu l’Onu va a puttane
Pagina 5
Piero Angela e Mauro Canali tra i vincitori
del Premio Fiuggi Pagina 11
CRONACA
La Terra non è mai sporca
Viva la Pace abbasso la Guerra
Pagina 6
FEBBRAIO, IL MESE
DEI CONCORDATI
TRA CHIESA E STATO
Comunicato Palmerini
Pagina 13
Cronaca
«Abbattiamo i lupi,
sono pericolosi»
Pagina 7
GLI ABITI DI CINZIA DIDDI SONO
APPRODATI SULL'ISOLA DEI FAMOSI
( Daniela Longobardi ) pagina 12
Pagine 15 Gennaio 2018Paginea 2 Febbraio/Marzo 2018Britalyca News Londra Britalyca News Londra
Autaforismo 3.0
Di Carmine Gonnella
L’Angolino della Poesia
Marynzia Panico Borrelli
In tutto il mondo le democrazie mod-
erne si evolvono, in Italia siamo rimasti
allo stato primordiale, dove decre-
tazioni, deleghe e questioni di fiducia, la
fanno ancora da padre, padrone e pa-
dreterno
Sono sicuro che se Dio dovesse un
giorno riscendere sulla Terra, dopo la sua
seconda crocifissione, potremmo usare gli
stessi vangeli
Tutto si muove, anche la politica, tutto
dipende dalla velocita'
Durante la prima repubblica, erano
i cittadini su proposta dei partiti
ad eleggere i delinguenti, oggi sono
i partiti all' insaputa dei cittadini che li
fanno entrare dalla porta principale
Ci puo' essere unita', solo con la
solidarieta'
Il popolo italiano ha sempre votato con la
pancia e con la croce
Dicono che, la speranza non si nega a
nessuno, rifletteteci prima di recarvi a
messa
I premi di maggioranza nei sistemi
parlamentari misti sono controproducenti
Gli unici beni comuni, sono quelli che non
si pagano
Noi umani siamo l’ unica specie al Mondo
e forse nell' Universo che spende piu’
tempo a filosofare sulla vita virtuale che su
quella reale
È Carnevale
e quanti maschere ca nterra cadono
e se vestono panni ca nun songo 'e
lloro!
Maschere frivole, maschere cattive,
maschere pè fa vedè 'o fe-
vezo...ll"effimero,
è chesto ca nun vva bbuono!
'A Ccarnevale se scherza sulo, ma cu
tanti maschere ca danno gioia e ccu-
lore!
Nun tartassamme 'e ccriature
cu modelli ca portano sulo
male...facimmele pazzià vestennale
cu semplice fantasia!
'E ccriature nun sanno ancora che ddè
'o mmale...
e nuje si 'e vvulimme bbene...
da chesti ssolitudini,
tenimmele luntano
CHI SIAMO
Britalyca La Voce Alternativa, nasce nel 2005
da una idea innovatrice di Carmine Gonnella
(G.B) . Siamo picccoli operatori dell’
informazione libera e gratuita. Analizziamo e
approfondiamo le tematiche sociopolitiche e
culturali scientemente con metodo imparziale.
Siamo online! .
Il format Pdf e’ stampabile
Il nostro motto:
INFORMAZIONE COME MEZZO DI
APPROFONDIMENTO E NON
INDOTTRINAMENO
Collaboratori Cronaca, Doriana Goracci (Italia)
Alle politiche in Italia e all’ Estero , il Comm.
Giorno Brignola (Italia) Cultura e Societa’
Nino Bellinvia ( Italia ) Comunicati, Goffredo
Palmerini (Italia) alla diffusion online , Mario
Ponzi. (G.B.) Arnaldo De Porti ( Italia) e Luigi
Palumbo
Edito e pubblicato da Britalyca News
Londra, Sede: 32 Fletcher Close ,
Bromley , BR2 9JD. Kent
Ironlev, il treno a
levitazione magnetica
made in Italy
Presentato oggi l'IronLev, un progetto italiano che punta a sosti-
tuire in futuro i carrelli tradizionali e sollevare e muovere i con-
vogli a costi ridotti Prima la collaborazione all'Hyperloop, il
treno superveloce ideato dal genio di Elon Musk. Poi l'idea di
fondare una startup dedicata a treni, velocità, e soprattutto al
come superare l'ostacolo posto dal progetto di Musk, e cioè
come superare il tunnel per "sparare" i treni a 1.000 chilometri
l'ora, permettendo in cambio una velocità di punta sempre molto
elevata (500 all'ora) senza costruire nuove infrastrutture.
E oggi un terzetto di
giovani ingegneri
italiani, presentano
quella che potrebbe
rivelarsi una rivoluzi-
one per il settore
ferroviario: un treno a
levitazione magnetica
tutto italiano. Di
problemi, a dire il
vero, ce ne sono an-
cora molti da su-
perare. Anche se i
binari utilizzabili
sono quelli standard
presenti per 1,5 mili-
oni di chilometri sul pianeta, manca ancora un'idea definitiva sul
come sposatere il carrello magnetico in prossimità degli imman-
cabili scambi. Ma i vantaggi sono molti: i carrelli attuali
potranno essere smontati e sostituiti dal nuovo sistema. Il bre-
vetto "IronLev", secondo i fondatori della startup Ales Tech è
"una rivoluzionaria tecnologia di levitazione magnetica, proget-
tata per funzionare sui comuni binari d’acciaio, senza dover
ridisegnare i convogli, né tantomeno installare nuove rotaie. E,
novità assoluta nel panorama mondiale, senza dispendio di ener-
gia elettrica".
E oggi a Spresiano (Treviso) Ironbox Srl presenta in anteprima
mondiale il primo prototipo in scala reale con un test pratico. "Si
tratta del primo e unico caso al mondo di tecnologia di levitazi-
one magnetica applicata ai normali binari d’acciaio, oltretutto
senza utilizzo di energia elettrica - dicono i fndatori - un approc-
cio del tutto innovativo per continuare a usare e valorizzare gli
oltre 1,5 milioni di km di ferrovie già installati nel mondo, tras-
formando le ruote dei vagoni in pattini a levitazione magnetica,
con enormi risparmi in termini costi di manutenzione delle ro-
taie, derivanti dall’abbattimento degli attriti. Ma anche di ener-
gia".Alla prova di oggi, il prototipo IronLev, un carrello di
nuova generazione che “galleggia” sui binari, potrà essere
mosso con una forza paragonabile a quella necessaria a solle-
vare uno zaino. IronLev è il risultato della joint venture tra due
aziende Italiane: Girotto Brevetti, azienda di R&D in ambito
meccatronico di Treviso con oltre 10 anni di esperienza nel set-
tore industriale e Ales Tech, appunto, la startup Pisana già at-
tivissima nell’ecosistema Hyperloop, uno dei visionari progetti
di Elon Musk
“La fasciodottrina non ha mai lasciato il
legislatore “
La Costituzione repubblicana fu eleborata e
scritta per “curare” gli errori del passato, con
tre principi fondamentali di base da realiz-
zare, quello egualitarista, quello solidarista
e quello pluralista, in ordne art. 3, art. 2. e
gii articoli 48/ 49. Nessuno di questi principi
e’ stato mai realizzato, pari dignita’ sociali
assente, tutele dei diritti fondamentali,
tramite doveri inderogabili da parte di og-
nuno, (quello che potremmo definire socio-
politismo), solo sulla carta. .Poi ci sono
quelli realizzati solo in parte (o da una sola
parte) Il personalista,dove ognuno ha tute-
lato solo I propri diritti, dimenticando quelli
degl’ altri, il sovranista, una sovranita’ limi-
tata solo ai pochi e l’ autonomista, centraliz-
zato interamente sulle regioni compiti che
avrebbero potuto svolgere anche I comuni,
scavalcato lo Stato centrale, riportandoci
indietro al medio evo, con stati e starelli.
Questo e’ per quell che riguarda I cittadini
tutti. Nel corso pero’ dei decenni per evitare
i dettami e I principi fondamentali, il legisla-
tore si e’ inventato un regolamento bicamer-
ale a senso unico, governando il paese,
come appunto avveniva durante il fascismo
con decreti a catena, per non parlare delle
deleghe e questioni di fiducia, come tutti
sapiamo.Tutto cio’ e’ avvenuto all’ insaputa
di un popolo un po’ dormiente, indifferente e
a volte anche un po’ compiacente.
Dormiente, perche’ sociopoliticamente poco
attivo, indifferente, perche’ non solidale e
compiacente, perche’ tutti abbiamo famiglia;
come si suol dire in politica.
“Se volete disfarvi di un dittatoricchio,
fategli governare una democrazia”
Il fascismo ieri come oggi e’ una dottrina e
come tutte le dottrine ha un complesso di
cognizioni e principi, che sin dall’ inzio an-
davano analizzati e “curati”, con la riedu-
cazione del cittadino ai nuovi dettami costi-
tuzionali, da parte del legislatore. Tutto cio’
non e’ avvenuto, per i motivi sopra menzi-
onati. Se un domani si vuole dare un taglio
netto con il passato, occorre un ritorno
( ammesso che ci sia mai stato) al culto
della Costituzione, modificando alcuni det-
tami risalenti alla fasciodottrina ( era meglio
dottrina del fascismo, ma io mi diverto con i
neologismi) come per esempio, l’ abolizione
dell’ articolo 7, ozionando per una complete
laicita’. Limitare I decreti ai soli casi straordi-
nari di necessità e d'urgenza, verificati dagl’
organi di garanzie e non piu’ dai gov-
erni.Modificare l’ elezione del Capo dello
Stato, abolendo lo scrutinio a maggioranza
assoluta, per eleggere un supersuper
partes, in ogni senso, dopo il terzo scrutinio
a maggioranza qualificata, si va avati con
altri tre, sino all’ elezione. Velocizzazione
delle sentenze della Corte costituzionale,
entro un anno dai ricorsi, E cosi’ via per il
libero mandato, ieri regolato dal Re, oggi dai
partiti. Abolizione della questione di fiducia,
per riequilibrare il potere legislativo. Un
meccanismo elettorale con una legge costi-
tuzionale, che rispecchi in tutte le sue
forme, il voto ibero,eguale e personale:”
Una democrazia senza regole e’ un’ anar-
chia’, con troppi limiti una dittatura “. Per
questa ragione noi de: ” La Voce Alterna-
tiva” ( periodico londinese) alcuni mesi fa,
abbiamo elaborato un meccanismo eletto-
rale, l’ “universallum , con meta’ collegi uni-
nominali, dove ricandidare tutti i parlamen-
tari gia’ eletti e i bigs dei partiti e l’ altra
meta’ proporzionale puro con due prefer-
enze per i nuovi,alla politica; rinnovamento
culturale e generazionale. Un meccanismo
elettorale che non prevede liste bloccate,
ma i partiti sono liberi di candidare, chiun-
que in ogni dove, e’ chiaro che le liste e I
programmi elettorali da presentare ai citta-
dini, prima delle raccolte delle firme.. E in
fine (per ora) occorre una legge che vieti
ogni forma di discriminazioni, onde evitare
in futuro, la riformazione di partiti o gruppi di
stampo fascirazzistoidi. Ovviemente questa
e’ solo fantapolitica, quella reale e’ ancore
nelle mani del legislatore.
La Repubblica italiana e’ stata unita solo sino
al 1970, i problemi sono iniziati con le re-
gioni, corruzioni, illegalita’ e mala amminis-
trazione del territorio e potra’ essere riunifi-
cata solo dopo la loro abolizione.
Badate bene che la Costituzione parla di
decentramento amministrativo piu’ autonomo
e non di 20 staterelli elettivi. Per abolire le
regioni elettive non occorre cambiare il titolo
V, perche’ in nessun arrticolo si parla di
eleggere gli enti amministrativi, hanno i loro
statuti e compiti come tutti e possono
legiferare autonomamente, su tutto cio’ che
rigrarda la gestione del territorio, ma nel
rispetto delle leggi costituzionali. Detto cio:
Una volta abolite (le provincie elettive sono
state gia’ abolite) , basterebbe atttribuire le
funzioni amministrative interamente ai
Comuni, che restrebbero elttivi, perche’ sono
gli unici enti amministrativi in contatto diretto
con i cittadin il territorio e dei servizi sociali
Certamente non stiamo parlando di un
ritorno al centralismo, ma ad un
decentramento amministrativo controllo dai
comuni e non piu’ dalle regioni e province,
che resterebbero enti amministrativi ma sotto
il controllo dei conumi. Quindi dal basso
verso l’ alto, come si suol dire:” Potere al
Popolo!
Una cosa che in democrazia, il legislatore
non dovrebbe mai trascurare, e’ la formazi-
one delle leggi, che come tutti sappiamo av-
viene tramite iniziative legislative, che il Par-
lamento poi convertira’ in leggi.
“L'iniziativa delle leggi appartiene al Gov-
erno, a ciascun membro delle Camere ed
agli organi ed enti ai quali sia conferita da
legge costituzionale. Il popolo esercita
l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta,
da parte di almeno cinquantamila elettori, di
un progetto redatto in articoli e con cinque-
centomila elettori o cinque Consigli regionali,
puo’ abrogare la totale o parziale, di una
legge o di un atto avente valore di legge.”
Chi crede di imporre il libero mandato anche
se in nome del popolo, o programme elet-
torali, sbaglia di grosso. Il libero mandato ha
bisogno di regole non di vincoli, incomin-
ciando dal meccanismo elettorale, mai senza
vincolarlo ai programmi elettorale, essi come
sappiamo sono basati su promesse e
premesse e non su di un pragmatismo legis-
lativo. Un meccanismo elettorale misto ade-
guato potrebbe essere il nostro
“Universalum”, meta’ collegi uninominali dove
candidare, I gia’ eletti e l’ esecutivo di ogni
partito, lasciando al popolo la meritocrazia, L’
altra meta’ proporzionale con due o piu’ pref-
erenze dove candidare le nuove “leve” cioe’
coloro nuovi alla politica
In questo caso, in Parlamento, per una meta’
rientrerebbeo solo I meritevoli della vecchia
classe politica, che indurrebbe il mandatario
a legiferare nell’ interesse esclusivo del man-
tante e per l’ altra meta’ e questo indurrebbe
si da la possibilita’ alle nuove generazioni di
contribuire alla gestione dello Stato. Con
questo sistema (1) il libero mandato sara’
regolato dal popolo e non dai partiti (2) Ser-
vira’ come deterrente ai cosidetti “scilipotisti”
di sempre (3) Si avrebbe un Parlamento
pulito e piu’ sovrano, perche’ nessun partito
sapendo che potrebbe essere punito dall’
elettore, non candiderebbe mai i
“moralmente” indegni.
Poi, in una democrazia la governabilita’ non
dipente dai meccanismi elettorali, ma dalla
abilita’ o non del mandatario di gestire in
modo equo lo Stato
Tutti sappiamo che una legge elettorale per-
fetta non esiste, pero’ quando si riforma un
meccanismo elettorale, la prima cosa da
considerare, e’ il rapporto diretto tra l’ elettore
e l’ eletto, o meglio tra il mandatario e il man-
tante. Tutte le democrazie moderne sono
basate sul libero mandato regolamentato dal
concetto che: “ Solo il popolo puo’ approvare
o revocare il mandato lettorale ad ogni rin-
novo di legislatura. I meccanismi elettorali
servono a forgiare il mandatario: le classi
politiche. Ecco perche’ un meccanismo elet-
toralele di matura democratica, non puo’ con-
templare, sotto qualsiasi forma, liste bloc-
cate, candidature plurime o di premi di
maggioranze, perche’ creano muri tra il man-
datario e il mantante. Il libero mandato ha
bisogno di regole non di vincoli
Anche se Il Capo dello Stato, non e' eletto a
suffragio universale, rappresenta l' Unita' del
Paese, autorizza le iniziative dei governi,
nomina il Primo MInistro e su una sua
proposta l' esecutivo, puo’ com messaggi
indirizzare le camere e dulcis in fundo, ha il
compito di divulgare o rimandare una legge
in parlamento per una seconda lettura, non
vincolate. Al Primo Ministro e’ laciato il
compito di :” Dirigere la politica generale del
Governo responsabilmente, mantenendo
l’unità di indirizzo politico ed amministrativo,
promovendo e coordinando l'attività dei
ministri, tutto sotto il controllo finale del
Parlamento sovrano. Possiamo dire che ha
piu’ poteri del Presidene americano, che
( tranne poche eccezioni e’ solo un’
amministratore come il nostro Primo Ministro,
anche Lui presenta i nuovi bills alle camere.
E’ il Capo dello Stato che nomina I Primi
Ministri dando l’ incarico dopo ogni elezione
e durante le legislature di formare i governi.
Adesso la domanda da un miliardo: “ Puo’ il
Capo dello Stato dare incarichi esplorativi
(quelli che noi chiamiamo governi alternativi )
anche all’ opposizioni, in caso soloro che
A cura di Carmine Gonnella
Fu fondata nel 1471 da Moulay Ali
Ben Moussa Ben Rached El Alami,
Chefchaouen fungeva da fortezza
moresca per gli esuli dalla Spagna.
Nel corso dei secoli, la città è cresci-
uta e ha accolto sia ebrei che cristi-
ani.
E’ una piccola e affascinante citta-
dina di circa 45.000 abitanti situata
nel nord-est del Marocco, in pros-
simità del Mar Mediterraneo, nella
regione di Tangeri-Tetouan-Al Ho-
ceima. Gli abitanti appartengono alle
tribù berbere del Rif.
Circondata su tutti i lati da un
paesaggio montano grandioso, con la
forza dei suoi 546 anni, la città di
Chefchaouen o Chaouen – come la
chiamano i marocchini – sta diven-
tando un nuovo posto “importante”
dei percorsi turistici del Marocco.
E’ una delizia turistica dove si può
vivere una vita idilliaca, tranquilla e
pacifica, con graziosi alloggi locabili
a prezzi accessibili, in un con-
testo urbano che è un intruglio di
strette vie, sconnesse scalinate, pic-
cole piazzette, fontane ornamentali e
case di colore blu dal tetto rossas-
tro. Il fascino di questa piccola città
forse deriva dal fatto che si tratta di
una città di montagna, circondata da
un ambiente naturale e molto diversa
dalle più famose città del Marocco
(Tangeri, Marrakech, Fez o Casa-
blanca). È la città più affascinante del
Rif, forse il fascino è dato dalle sue
strade bianche e blu, e da quella vita
che sembra andare con un altro
ritmo.
È il colore… il bellissimo riflesso blu
che copre non solo le case di
Chaouen ma anche le moschee, gli
edifici governativi, le piazze pub-
bliche e persino i lampioni e bidoni
della spazzatura, che la fa conoscere
nel mondo come il “villaggio blu del
Marocco” .
Un blu vicino all’indaco che si
mescola anche al bianco, risultando
in un tono molto speciale, quasi
celeste. In effetti, i suoi abitanti lo
usano per “purificare” il luogo, oltre
che per sanitizzarlo e portare fre-
schezza all’ambiente. E lo fanno
quasi ossessivamente, in alcuni casi
rinnovando il colore più volte l’anno.
Un misteriso blu polvere che
richiama alla memoria gli antichi usi
ebraici i quali, indicavano che tin-
gendo il filo con tekhelel (un’antica
tintura naturale) e tessendolo in
scialli di preghiera, la gente si
sarebbe più facilmente ricordata della
grandezza di Dio.
Della cittadina ci si innamora non
appena vi si mette piede. Non solo
per il colore blu indaco dei suoi edi-
fici e strade, ma perché ha qualcosa
di speciale, capace di far trasportare
il visitatore dai suoi ritmi, dai suoi
colori e dai suoi profumi.
Passeggiare per le sue strade ripide e
le sue piazze animate farà scoprire
luoghi unici e onirici.
È davvero magica la passeggiata
lungo le sue strade di ciottoli, ascol-
tando i giochi dei bambini, il canto
del muezzin che chiama i fedeli alla
preghiera. Quando si cammina per le
strade di Chefchaouen l’odore che
avvolge il posto è l’aroma del pane
appena sfornato dai tradizionali forni
a legna, e servito insieme a dolci,
molto buoni e ad un ottimo prezzo
fino a tarda sera.
Chefchaouen porta indietro nel
tempo ed è rilassante camminare
nelle sue stradine, in una sorta di
ambiente “Rif-based”, che dà un’aria
di luogo dove lo stress e l’agitazione
delle grandi città marocchine non
esiste. Qui tutto procede più lenta-
mendete e quasi in silenzio…
La piazza Uta el Hammam, con la
sua Kasbah, che insieme alla Mo-
schea Kebir con minareto ottagonale,
rappresentano insieme alla fortezza
Alcazaba del XV secolo il cuore
della città.
Altri edifici degni di nota di questa
piazza sono la vecchia prigione, il
fondak Chfichu, il più grande e an-
tico di Chauen e la Kadiria Zauia.
È un posto dal fascino speciale, che
brilla di vita, circondato da bar e
ristoranti, il posto ideale per prendere
un delizioso tè alla menta e contem-
plare il via vai dedli abitanti di
Chouen. Da qui partono tutte le
strade che portano nei posti più belli
della città.
Un po ‘più avanti, c’è Piazza
Makhzen con l’Hotel Parador e un
parcheggio pubblico, dal quale at-
traverso un vicolo si va verso nord-
est per Bab el-Ansar alla fontana di
Ras el-Maa, una delle più belle di
Chefchaouen.
Il suono dell’acqua e le verdi colline
appena oltre la medina forniscono
una vista improvvisa e forte di natura
selvaggia. Questo bellissimo sentiero
ci porta al Rif Sebbanin, il quartiere
della lavanderia, con la Plaza de
Sebbanin e la sua imponente mo-
schea del XV secolo.
Qui, in un’oasi di quiete, sgorga
l’acqua fresca dalla montagna e si
puo’ vedere come le donne fanno il
bucato e come funzionano ancora i
mulini ad acqua.
Chefchaouen è soprattutto, una pit-
toresca cittadina incastonata sullo
sfondo selvaggio delle magnifiche
montagne del Rif tra valli, gole e
pittoresche cime, dove i paesaggi
aridi incontrano i torrenti di mon-
tagna, passando attraverso rigogliose
foreste verdi da dove si può godere di
una meravigliosa vista sul Mar
Mediterraneo.
Durante l’estate, circa duecento hotel
soddisfano l’afflusso di turisti eu-
ropei.
Luigi Palumbo
Da: corrierenazionale
vincono le elezioni, non siani in grado di for-
mare una maggioranza di governo? Per l’
Unita’ del Paese, ne ha tutte le facolta’ ,
come tra l’ altro chiesto anche dal M5S, che
si Il Capo dello Stato deve valuatre tutte le
misure e le possibilita. anche con governi
tecnici , onde evitare le elezioni anticipate.
Un governo alternativo, ovviamente basato
su un programma legislativo coeso e sotto-
scritto dalle forze politiche che ne fanno
parte. Il Quirinale fa da bilanciere , tra il po-
tere esecutivo e quello legislativo.
Parole come azzeriremo e aboliremo, in un
programma elettorale serio e pragmatico non
dovrebbero essere presenti. Una legge dello
Stato, puo’ essere abrogata dal popolo con
un referendum o cambiata in meglio o in peg-
gio dal legistatore, perche’ ogni legge ha
pregi e difetti, non puo’ essere azzerata, dall’
oggi all’ indomani.( Ogni riferimento alla
legge Fornero e’ da rittenersi del tutto voluta)
Non ci vuole molto a dire:” Credo sia arrivato
il momento di cambiare la legge e dovrebbe
esssere cambiata in questo modo” Suono
meglio.
Io francamente non so, dove la politica vada
a predere tutta questa certezza in campagna
elettorale, come quello di promettere refen-
dums irrealizzabili da un punto di vista costi-
tuzionale. Vale, sia per il presidenzialiasmo
berlusconiano, sia per il referendum sull’
euro, peccato che la Costituzione vieti ogni
forma di referendum per i trattati internazion-
ali.e la forma repubblicana (art. Cost. 75.139)
Poi il fatto che Salvini vorrebbe andare al
Parlamento europeo e dattare leggi sbat-
tendo I pugni sul tavolo e’ semplicemente da
folli, significa che di democrazia Salvini ne
capisce meno del sottoscritto.
E’ strano come, ad ogni campagna elettorale
nel dizionario politichese, scompaiono due
parole chiave: Democrazia e Costituzione.
Prendiamo ad esempio l’ attuale fenomeno
delle migrazioni, su cui il centro destra (e non
solo) pare abbia concentrato la sua cam-
pagna elettoarle. Si sentono parole grosse,
come “li cacceremo”, “li manderemo a casa
loro”. Attenzione, perche’ in Costituzione, c’e’
un articolo che regola la loro accoglienza in
modo meno ordodosso: “Lo straniero, al
quale sia impedito nel suo paese l'effettivo
esercizio delle libertà democratiche garantite
dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo
nel territorio della Repubblica, secondo le
condizioni stabilite dalla legge.” Si parla di
accogliere ,i migranti che nel loro paese non
abbiano le liberta’ garantite dalla Costituzi-
one italiana e che fugge per la sua soprav-
vivenza. La nostra Costituzione non permette
nesuna atrocita’, siamo un popolo pacifico
(anche se non del tutto pacifista) Non per-
mette a nessun suo cittadino (si fa per dire )
morirebbe di fame, quindi anche chi scappa
da un paese in Guerra per motivi di
“sopravvivenza” andrebbe accolto.
Ad ogni cittadino la Costituzione garantisce
pari dignita sociali, e la Repubblica fa (o
ddovrebbe) di ttutto per rimuovere gli ostacoli
di ordinere economico e sociale. Quelo lo
dico per coloro che da un po’ di tempo scim-
miottano il Presideente Americano: “ Prima
gli italiani” A mio modesto avviso: “ Se un
Paese “democratico” pensasse prima di tutto
ai suoi cittadini in modo equo, avrebbe tutte
le risorse per accogliere anche lo straniero”
L' ITALIA DI IERI, DI OGGI E ANCHE DI DOMANI
L’ Italia e’ sempre stata divisa tra anticostituzionalisti, incostituzionalisti e cutori della Costituzi-
one, l’ anticostituzionalista e’ colui che rema contro i dettami, spesso senza averne nessuna
cognizione e sono in tanti, gl’ incostituzionalisti sono coloro che pur conoscendolo la vorrebbero riformare a loro imagine
e somiglianza e sono i politici, infine ci sono i pochi cultori che vorrebbero che sia applicata nella sua essenza.
LA FORMA REPUBBLICANA ITALIANA
E' SEMIPRESIDENZIALISTA
IL LIBERO MANDATO HA BISOGNO DI
REGOLE NON DI VINCOLI
LA RIUNIFICAZIONE D’ ITALIA
SOLO IL POPOLO PUO’ APPROVARE O
REVOCARE IL MANDATO ELETTORALE
LA FORMAZIONE DELLE LEGGI IN UNA
DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA
UNA DEMOCRAZIA COMPIUTA LA SI
RAGGIUNGE, SOLO SE E’ IL POPOLO A
MODELLARE E RIMODELLARE
IN QUESTA ENNESIMA CAMPAGNA
ELETTORALE, ALL’ APPELLLO MAN-
CANO ANCORA TROPPI CONGIUNTIVI E
CONDIZIONALI
UN’ AMALGAMAZIONE DEI PROGRAMMI ELETTORALI DI PD E M5S, L’ UNICO GOVERNO
DEMOCRATICO
Premesso che:
Un’ alleanza M5S e Centrodestra, darebbe la maggioranza qualificata dei due terzi del Parlamento, si “regnerebbe
“ il paese non piu’ con decreti e questioni di fiducie ma con ricatti da destra e manca, o cambia tutto o nulla;
perche’ I suoi 655 parlamenatari, vorrebbero cambiare un comma o un articolo della Costituzioni al giorno. Chiamatela fantapolitica ..
Chefchaouen: la città
blu del Marocco
Pagine 3 Febbraio/Marzo 2018Paginea 14 Vignette Vignette Febbraio/Marzo 2018Britalyca News Londra Britalyca News Londra
Se il M5S invece di chiamarlo "Reddito " di
cittadinanza, l avessero chiamato con un ter-
mine costituzionale: " Mantenimento e Assis-
tenza Sociale" amalgamando in uno tutti gli
ammortizzatori sociali gia' in vigore, per tutti i
cittaddini sprovvisti dei mezzi necessari per
vivere una vita dignitosa. oggi per loro
sarebbe piu' facili megoziare con quei poveri "
sinistrati" del PD
Lo ribadiamo:” In Democrazia tutti hanno il
diritto a governare, ma mai da soli “ (autocit)
E’ dal 1953 , con la famosa legge “truffa” di
Scelba, che il legislatore di turno sta cer-
cando di ritornare ad un meccanismo eletto-
rale assollutista, com’ era durante il fascismo,
con liste bloccate e premi di maggioranze.
Purtroppo in un’ Italia repubblicana con l’
ordinamento del Parlamento eletto con due
meccanismi elettorali, uno a livello nazionale
e l’ altro a livello regionale, e’ matematica-
mente impossibile,imostrato dal porcellum.
Questa e’ la ragione per cui si e’ pensato di
risolverlo con la riforma della forma repubbli-
cana di Matteo Renzi, bocciata poi dal refer-
endum costituzionale del 4 dicembre 2016. A
nostro modessto parere, bisogna abbandon-
are il polarismo e ritornare al partitismo e con-
centrarsi sui programmi legislativi, finalizzati
al pragmatismo sociopolitico, senza inciuci o
incroci di comodo
Riguardo alla Brexit c’e’ poc da dire a parte il
fatto che per la May si intravvesono I primi
nodi al pettine (come s suol dire) . Dopo piu’
di 40 anni di permanenza nell’ Unione, e’ evi-
dente che l’ Inglilterra come tutti I membri ha
usufluito dei vantaggi sia per le mormative
comuni sia per il libero mercato, non puo’
sperare di andarsene solo con una mano
davanti. Normative che ha varato il parla-
mento europeo e le commissioni, e’ ovvio
che dovranno essere gli stessi a decidere
che la breixt non rechi troppi danni ai mem-
bri stati dell’ Unione
L’ ironia della sorte, Sergio Mattarella e’
stato il “fautore” dei meccanismi elettorale
misti, che ci hanno condotti all’ attuale
situazione di stallo legislativo e al momento
e’ anche il Capo dello Stato che dovrebbe
riavvolgere la matassa e forse non ci resta
che ..ridere.
Durante la cosidetta "Prima Repubblica, nel
Paese c'era solo due schieramenti , quello
consevativo e quello progressista, e quindi
il Capo dello Stato aveva vita piu' facile.
Dopo aver constatato vincitori e vinti, dava l'
incarico allo schieramento che aveva piu'
possinilta' di formare un governo.
Oggi ( e qui dico ancora una volta, che , chi
e' causa dei propri mali pianga se stesso)
dopo il mattarellum. questi due schiera-
menti si sono amalgamati in modo
anomalo, son tutti progressisti o conserva-
tori allo stesso modo. Tanto e' vero che sin
ora abbiamo avuto solo governi variopinti, a
partire da quello del 1994, tra due forze
estremistie, la Lega secessionista nord,
Allenaza Nazionale estrema destra, e il
primo partiti personalizzato da Silvio Berlus-
coni. A distanza di 24 anni la situazione e
peggiorata , il Capo dello tato non puo; che
dare incarichi esplorativi, con la speranza di
continuare ad ottenere governi di variopinti
Quando nessuna forza politica in base ai
programmi elettorali non sia in grado di
formare coalizioni di governi, il Capo dello
Stato, non puo' che iniziare con gli incarichi
eslorativi, tenendo conto dei seggi ottenui
dalle tre prime forze politiche; spetta poi a
queste trovere le varie combiinazioni di
governi possibili.
Nessuno si senta escluso !!!
Nessun meccanismo elettorale genera gov-
ernabilita', ma politici capaci o incapaci di
governare
( l’ aforisma non centra ma va bene nel
nostro caso )
Si sta facendo un po’ d.ammunia per
niente. All’ estero si voro con un meccan-
ismo elettorale diverso dal rosatellum. E’
ovvio che I risultati e l’ assegazione dei
seggi sono in controdendenza da quelli
nazionali. Se si fosse votato con losesso
meccanismo in Italia I risultati sarebbero
stati gli stessi, avrebbe vinto I centrosinis-
tra. Vi spiego il perche’ !
Il rosatellum prevede il voto indiretto ed
tutto concentrato sui partiti, mentre all’ es-
tero ci sono due preferenze ed basato sulle
candidature. Al’ estero ilcittadino e’ libero di
scegliersi il candidate che gli ispira piu’ fidu-
cia e competenze, in Italia invece ne voti
uno all’ uninominale e non sai quanti ne
otterrai agli uninominali.
Premettendo che per noi " Il populista e’
colui che induce il popolo a votare con e per
la pancia, promettendo l’ isola che non c’e
". Salvini e Di Maio in campagna elettorale
di isole che non esistono ne hanno
promesse un po' troppo, reddito di cittadi-
nanza, pensioni minime a mille euro, azze-
ramento della legge Fornero, 600 mila im-
migrati irregolari da buttare a mare, revi-
sione di tutti i trattati europei, sforameto del
3% previsto dall' Unione degli " Stati Eu-
ropei" per la stabilita' economica del Mer-
cato Comune e chi piu' ne va , piu' ne
metta. desso io che non sono un politicante,
poitico o politologo emerico, ma solo un
osservatore meutrale, mi chiedo e chiedo: "
L' Italia e' pronta per un primo governo
populita a guida del duo populista ?"
Puo’ inviare messaggi alle Camera”.
(articolo Cost. 87)
Ovviamente tramite I presidenti di Camera
e Senato e non in piazza, ad una festa o a
fine anno, Mai dimenticare che il Quirinale
non solo rappresenta l’ Unita’, ma nell’
autorizzare le iniziative legislative del gov-
erni , anche la buon governance del Paese.
Le sue comunicazioni ( messaggi)
dovrebbe essere dirette alle Camere, altri-
menti potrebbero esssere interpretaate in
modo sbagliato o prprio uno e consume
dalle forze politiche. Io vivo in Inglilterra da
molti anni, qui vige una monarchia parla-
mentare, eppure ad ogni tornata elettorale
la Regina indirizza i governi, a prescindere
del colore politico. In Italia, nessuno o nes-
sun comma della Costituzione, vieta al
Capo dello Stato di indirizzare con mes-
saggi diretti, i presidenti delle Camere su
tematiche di priorita’ nazionali; anche per
giustificare le sue oltre 1000 unita’ operative
al Quirinale!
IL CAPO DELLO STATO NON HA
POTERI LEGISLATIVI, MA AD OGNI
TORNATA ELETTORALE, PUO'
SOLO INCARICARE E NOMINARE
UN PRIMO MINISTRO
Scacco matto alla politica in due
mosse !
Di dice che in questa ennesima tornata
elettorale il compito di Mattarella e' piu'
complicato non sa di che cosa parli. Anzi e'
facilitato, perche' con tre "poli" maggioritari,
in grado di coalizzarsi ha solo due mosse.
La prima e' dare l' incarico di formare un
governo al centro destra e quindi a Salvini e
la seconda in caso di insuccesso al M5S a
Di maio .il resto se la dovra' vedere la poli-
tica Le scelte di governi possibili con
maggioranze assolute sono ben , alleanza
M5S/ Lega, centrodestra/M5S, PD/
centrodestra e M5s/PD. Piu' faile di cosi' .
Un' alleanza Centrodestra Movemento 5
Stelle in base ai seggi venuti fuori dal rosatel-
lum, potrebbe raggiungere la maggioranza
qualificata dei due terzi del Parlamento, (435)
camera (220) al senato per cambiare la Cos-
tituzione a proprio uso e consumo, per cam-
biare la forma repubblicana e la formazione
della Padania. Grazie popolino !!!
Invece di azzerare la Fornero, occorre che
tutti vadano in pensione dopo i 60 a prescin-
dere dai contributi pagato, garantendo come
marra la Costituzione pari dignita' sociale,
lasciando la liberta' di continuare a lavorare
chi se la sente mentalmente e fisicamente.
Ovviamente chi ha una buona paga e un
lavoro leggere, continuera' a lavorare sino a
100 anni.
“Fare scegliere dalla base, programmi, candidati e
liste elettorali, e’ indice di democrazia diretta “
Il modello tedesco dei referendum interno ai par-
titi e’ laprova che occorre cambiare la politica dal
basso verso l’ alto e le nostre cittainarie vanno in
questa direzione. Quello che “noi” proponiamo
come legge dello Stato, e’ la sottoscizione di pro-
grammi e liste elettorali dai cittadini ad ogni tor-
nata elettorale. Questo e’ l unico modo per tenere
fuori dalla politica I piccoli partiti, oppure quei
partiti che non hanno programmi pragmatici o
candidati qualificati alla gestione dello Stato, i
cosidetti " politicamente diversi"
Premesso che:
Un’ alleanza M5S e Centrodestra, darebbe la
maggioranza qualificata dei due terzi del
Parlamento, si “regnerebbe “ il paese non
piu’ con decreti e questioni di fiducie ma con
ricatti da destra e manca, o cambia tutto o
nulla; perche’ I suoi 655 parlamenatari, vor-
rebbero cambiare un comma o un articolo
della Costituzioni al giorno. Chiamatela fanta-
politica
MI SON CADUTI SUL REDITO DI
CITTADINANZA
NON NOMINE MA SOLO INCARICHI
ESLORATIVI
I DUE POPULISTI, SALVINI E DI MAIO,
HANNO INDOTTO IL POPOLO A
VOTARE CON E PER LA PANCIA,
PROMETTENDO L' ALBERO DELLA
CUCCAGNA. ADESSSO QUELLA PAN-
CIA VA RIEMPITA ???!!!
L’ ULTIMA FATICA DI MATTARELLA
NON TUTTI I ROSATELLUM
VENGONO PER NUOCERE
Il rosatellum non ha prodotto I frutti
desiderati per mancanza di controindicazioni
.
Detto cio’, il popolo lo sappiamo vota sempre
con e per la pancia con la speranza di po-
terla riempire e di conseguenza vota coloro
che offrono di piu’ e di meglio. Con il rosatel-
lum il popolo ha scelto il Movimento e la
coalizioni di centro destra, quindi si e’ orien-
tato verso le grandi coalizioni con consensi
che superano di gran lunga la maggioranza
assoluta’, circa il 70% , superando persino il
PCI e la DC durante la cosidetta “prima Re-
pubblica”. Sappiamo pero’ che ogni controin-
dicazione spesso puo’ causare effetti collat-
erali. Il primo l’ abbiamo gia’ visto, un gruppo
di cittadini hanno gia’ chiesto “informazioni”
su come compilare il modulo per il reddito di
cittadinaza, altre “ richieste “ saranno fatte
eventualmente per la legge Fornero, la pen-
sione minima a mille euro, la fine dell’ aus-
terita’ economica imposta dall’ Unione, per l’
uscita dall’ euro, ect ect ect …sperando solo che
sull’ immigrazione clandestina ( come ama chia-
marla Salvini) non si passi dalla richieste all’
azione…Noi siamo solo osservatori neutrali non
faciamo ulteriore richieste , ci accontentiamo
delle offerte!
UN PARLAMENTO E’ SOVRANO,
SOLO SE IN GRADO DI FORMARE
UN GOVERNO
BUONA E CATTIVA USCITA
VE LA DO IO LA FORNERO
IL SEGRETO DI ARLECCHINO
MI SON CADUTI SUL REDITO DI CITTADI-
NANZA
VOTO DALL’ ESTERO
UNO DEI COMPITI ISTITUZIONALI
DEL CAPO DELLO STATO, E’
QUELLO DI INDIRIZZARE IL
PARLAMENTO
ATTENTI A QUEI DUE
UN’ AMALGAMAZIONE DEI PROGRAMMI
ELETTORALI DI PD E M5S, L’
UNICO GOVERNO DEMOCRATICO
LE CITTADINARIE:
Pagine 13 Febbraio/Marzo 2018Pagina 4 Febbraio/Marzo 2018Britalyca News Londra Britalyca News Londra
Dall’ Italia e
dall’ Estero
A cura di Giorgio
Brignola
Il problema del rapporto Chiesa/Stato in
Italia è più che secolare. È bimillenario.
Ma dal Risorgimento ad oggi il rapporto
è rimasto sul piano politico, mai su
quello strettamente religioso, fondato sul
principio: “Date a Cesare quello che è di
Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt.
22,21). Antonio Rosmini, dopo
l’elezione a pontefice di Pio IX (1846),
che aveva portato aria di rinnovamento
nella chiesa, si sentì incoraggiato a
pubblicare l’opera “Delle cinque piaghe
della Santa Chiesa”, in cui auspicava la
fine del potere temporale e un ritorno
alla Chiesa primitiva. Nella conclusione,
Rosmini scriveva: «Quest’opera,
incominciata nell’anno 1832, dormiva
nello studiolo dell’autore affatto
dimentica, non parendo i tempi a
pubblicar quello ch’egli aveva scritto più
per alleviamento dell’animo suo afflitto
dal grave stato in cui vedeva la Chiesa
di Dio, che non per altra ragione. Ma ora
(1846) che il Capo invisibile della Chiesa
collocò sulla Sedia di Pietro un Pontefice
che par destinato a rinnovar l’età nostra
…» ritiene opportuno di pubblicare il
libro.
Ma l’ottimismo di Rosmini durò poco. Il
suo libro fu proibito e messo all’Indice.
Quando arrivò l’Unità d’Italia (1861),
nel discorso che subito dopo tenne
Cavour nel nuovo Parlamento
sembrava echeggiassero le parole di
Rosmini. E, pur non essendo un
cattolico praticante, Cavour
riconosceva la grande missione della
Chiesa: «Noi riteniamo che
l’indipendenza del Pontefice, la sua
dignità e l’indipendenza della Chiesa
possano tutelarsi mercé la
proclamazione del principio di libertà
applicato lealmente, largamente, ai
rapporti della società civile colla
religiosa. Quando questa libertà della
Chiesa sia stabilita, l’indipendenza del
papato sarà su terreno ben più solido
che non lo sia al presente. Né solo la
sua indipendenza verrà meglio
assicurata ma la sua autorità diverrà
più efficace, poiché non sarà più
vincolata dai molteplici Concordati, da
tutti quei patti che erano e sono una
necessità finché il Pontefice riunisce
nelle sue mani, oltre alla potestà
spirituale, l’autorità temporale».
La chiesa non accettò i suggerimenti di
Rosmini, di Cavour e di altre
personalità che le chiedevano di fare
un passo indietro sul piano politico, ma
ne auspicavano e favorivano l’azione
sul piano religioso e morale. Dopo
l’unità, il distacco tra Chiesa e Stato
ebbe momenti di grande tensione: la
breccia di Porta Pia (1870), la legge
delle Guarentigie, il “Non expedit”.
Con l’avvento del fascismo, Mussolini,
pur non essendo credente si era
proposto di fare del Cattolicesimo un
perno del regime, tanto che la firma dei
Patti Lateranensi, l’11 febbraio 1929,
fu considerata non solo e non tanto la
fine del conflitto tra Chiesa e Stato,
quanto un grande successo del Partito
Nazionale Fascista.
Con la Conciliazione, pur ridotta in un
modesto territorio, la Chiesa
conservava la sua sovranità,
confrontandosi con lo Stato italiano da
sovrano a sovrano. L’idea di
separazione proposta da Rosmini e da
Cavour fu completamente
abbandonata: regime fascista e chiesa
cattolica convivevano, aiutandosi
reciprocamente. La chiesa concedeva
“investitura” e il regime ne beneficiava
creando un modo di vivere, di sentire,
di operare di stampo “fascista”. Dalle
lotte delle investiture erano passati
secoli, ma la direttrice politico-religiosa
era rimasta invariata. Arturo Carlo
Jemolo, uno dei maggiori esperti del
problema, ha scritto: «Con ciò si
andava oltre al precetto del “Date a
Cesare”, oltre al rispetto ed alla
collaborazione al governo legittimo:
con ciò si consacrava non il governo,
ma la mentalità e il modo di vivere
fascista».
Il 18 febbraio 1984 viene firmato il
nuovo Concordato tra Chiesa e Stato.
Con la revisione sotto il governo
Craxi, migliorano alcune situazioni, ma
la linea direttrice resta immutata.
Michele Ainis, docente di Istituzioni di
diritto pubblico, nel volume “Chiesa
padrona”, scrive: «Il vecchio
Concordato ospitava una quantità di
norme che contrastavano in modo
sfacciato con i princìpi stabiliti dalla
legge fondamentale. Una su tutte: l’art.
5, circa il divieto di assumere negli uffici
pubblici sacerdoti apostati o irretiti da
censura; una disposizione che a suo
tempo un giurista cattolico come
Mortati definì “mostruosa”. Poi, certo,
l’Accordo del 1984 ha superato le
norme più odiose e anacronistiche; ma
anch’esso presta il fianco a varie
critiche di compatibilità costituzionali».
C’è un lungo elenco di fatti, con i quali
lo Stato privilegia la Chiesa cattolica e
che sarebbero incompatibili con la
Carta Costituzionale:
-il riconoscimento degli effetti civili al
matrimonio religioso;
-gli effetti civili delle pronunzie dei
tribunali ecclesiastici (Sacra Romana
Rota) mediante la procedura
dell’annullamento;
-l’insegnamento della religione
cattolica nelle scuole, con la nomina
dei docenti da parte degli Ordinari
Diocesani;
-l’8 per mille, il meccanismo col quale si
è sostituita la vecchia “congrua”, per
cui «a ogni livello, nazionale e locale, i
cittadini sono “costretti”, volenti o
nolenti, consapevoli o meno, a
contribuire pecuniariamente» (Curzio
Maltese, La questua)
Ma Craxi sembrava non voler lasciare
chiusa la partita risorgimentale della
libera Chiesa in libero Stato, tanto che
in un discorso del 20 marzo 1985, per
la ratifica degli accordi, auspicava “il
superamento della dimensione
concordataria”, precisando che la
riforma attuata dal suo governo doveva
considerarsi come “revisione-
processo”. Sabino Cassese ha scritto
che “ogni costruzione statale è frutto
del tempo, avviene a pezzi e bocconi…
i cambiamenti non avvengono,
solitamente, per rivoluzioni, ma per
evoluzione” e Paul Ginsborg, nel libro
“Salviamo l’Italia” (2010), rileva come il
primo grande pericolo da cui l’Italia
moderna deve essere salvata è una
Chiesa troppo forte in uno Stato troppo
debole.
Perfino Joseph Ratzinger, prima di
essere eletto papa Benedetto XVI,
aveva esposto qualche riflessione
critica sul comportamento della Chiesa:
«Purtroppo nella storia è sempre
capitato che la Chiesa non sia stata
capace di allontanarsi da sola dai beni
materiali, ma che questi le siano stati
tolti da altri; e ciò, alla fine, è stato per
lei la salvezza» (Il sale della terra). In
questi anni, nulla è cambiato. Siamo
ancora a quel dilemma: aut Caesar aut
Christus. La Chiesa non ha mai ceduto
liberamente nessun potere. Ha cercato
di mantenerlo a qualsiasi costo. Solo
uno Stato veramente “laico”, nel senso
etimologico di “popolare” (non
populista), cioè di tutti, perché aperto e
tollerante, potrebbe aiutarla a
recuperare le sue origini e a liberarsi
dalle catene che la imprigionano. Il
sistema concordatario è stato e
continua ad essere una catena che ne
vincola la libertà, la riduce a “serva”
dello Stato. Andare oltre il Concordato
non sarebbe una pretesa laicista, ma
una esigenza evangelica.
*storico
FEBBRAIO, IL MESE DEI CONCORDATI TRA
CHIESA E STATO di Mario Setta *
Peccato che la politica italiana non sia
una cosa seria. Lo sono, però, i suoi
effetti nella vita degli italiani ai quali non
resta che adeguarsi ai tempi. Convivere
con la povertà “indotta”, è sempre
un’altra storia. L’anno si sgranerà con
l’oculatezza di un passato
apparentemente lontanissimo, eppure
mai così attuale. Meglio non confidare
nelle assicurazioni di progressiva ripresa
della nostra economia. E’preferibile
riscontrarla sul campo.
I risultati elettorali non hanno scalzato
il fronte delle necessità. Non del
superfluo, ma dell’indispensabile. Ciò
nonostante c’è ancora chi ritiene che la
fine del tunnel sia vicina. Ammesso che
sia vero, come saranno i mesi che ci
separano dalla “luce”? Come si
qualificherà il nuovo potere legislativo?
L’interrogativo sarebbe degno di una
risposta. Ma è difficile essere realisti e
ottimisti nel medesimo tempo. Un Patto
ha avuto la meglio. Ma sarà per il bene
del Paese?
La situazione, in ogni modo, c’impone di
restare in prudente osservazione. Chi
auspicava tempi migliori dovrà, ora,
dimostrare che ci saranno. I sacrifici non
saranno risparmiati.
Per il quotidiano, resterà ancora l’arte
dell’arrangiarsi. Il Popolo italiano c’è
abituato. Intanto, lo sanno tutti, in
politica gli “accomodamenti” si
troveranno sempre. Però non osiamo
immaginare come saranno i prossimi
mesi per i cassintegrati, disoccupati,
licenziati e giovani alla ricerca di una
qualche occupazione. I”fatti” e i
“misfatti” di questo Bel Paese sono
ancora sotto gli occhi di tutti.
La conduzione della politica continuerà
a essere una “terapia” non risolutiva. Da
noi, però, anche i sacrifici, mai piccoli
per chi li affronta, hanno ancora una
loro dignità, un pudore antico. Per il
resto, non ci resta che prendere atto dei
recenti risultati elettorali. Ogni altro
commento sarebbe tardivo, se non
inutile.
Sono decenni che ci diamo da fare per
individuare le inefficienze degli organi
che dovrebbero tutelare i diritti dei
Connazionali all’estero. Riscontri ce ne
sono stati pochi. Vedremo
l’atteggiamento del nuovo Esecutivo.
Quando ci sarà.
Ci sono stati anche segnali
d’insofferenza da parte dei
Connazionali d’oltre confine. Con un
certo ritardo, i diretti interessati si sono
resi conto che non tutto funzionava
come avrebbe potuto. Il “silenzio” si è
evoluto in una voglia di equità che
pensavamo non fosse più pretesa. Ora
è inutile basarci sugli eventi che non ci
sono stati. C’è da schierarci, e in tempi
brevi, su cosa fare per recuperare
l’attendibilità. I risultati elettorali sono
sovrani. Quelli che, nel tempo, abbiamo
segnalato resteranno sempre i punti del
nostro modo d’operare per gli italiani
nel mondo. Se le Istituzioni, le
Associazioni, i Partiti non sono in grado
di coordinare le esigenze dei
Connazionali emigrati, allora ci
potrebbero essere delle posizioni
d’assumere per evitare che le “voci”,
che si sono fatte sentire, non siano
vanificate.
Per evitare altri impedimenti, si
dovrebbe iniziare a prendere in esame
un aspetto focale del problema: gli
Organismi che rappresentano gli italiani
nel mondo sono ancora all’altezza delle
loro attribuzioni? Se all’interrogativo si
risponde, obiettivamente, ”No”, allora
non basta più ridimensionare gli aspetti
sfavorevoli; bisogna, principalmente,
promuovere il nuovo. Senza rimpianti.
Plausibilmente, l’istituto della
rappresentatività dovrebbe essere
integralmente rivisitato; con interventi
e proposte svincolate da quelle attuali.
Certamente, con un provvedimento
normativo che torneremo a sollecitare
al nuovo Parlamento. C’è da garantire,
a chi vive all’estero, una reale
rappresentatività politica in Patria. Di
parole se ne sono dette molte; ci sono
da concretare i fatti.
I partiti, anche dopo le recenti elezioni,
continuano a muoversi con scontate
strategie. Spesso a discapito di quella
chiarezza che sarebbe fondamentale
per il Paese. Quando le polemiche
vincono su ogni intervento correttivo,
qualsiasi ottimismo è tagliato fuori. Al
punto in cui ci troviamo, bisognerebbe
avere il coraggio d’affrontare i reali
motivi della crisi italiana. La voglia di
“nuovo” pare, però, lasciare il posto
allo “scontato”. Questa impressione ci
fa riflettere.
Non vediamo sbocco politico in grado
d’assicurare ciò che più ci preme; vale
a dire garanzie di una politica stabile.
Sarà, forse, sola un’impressione, ma da
noi mancano originali scelte per la
governabilità d’Italia.
Le stesse alleanze elettorali potrebbero
non garantire, nel tempo, la vita
dell’Esecutivo. Anche perché, con i
“politici”, ora alla ribalta, c’è poco da
fidarsi. Tant’è che la politica italiana si
è trasformata con camaleontica
evidenza.
Quindi, per essere più pratici, nel
Paese convivono realtà sociali differenti
che sperano di “contare” tramite nuove
intese. Con la possibilità
d’apparentamenti per tentare
d’ottenere una composizione politica
che possa governare senza
compromessi. L’Italia ha bisogno di ben
altro. L’Italia delle riforme, che ci
hanno portato a mendicare il
necessario, è già storia di ieri. Quella di
domani sarà tutta da organizzare. Ogni
indecisione, ora, andrebbe a ricadere
sul Paese. Senza trascurare che gli
elettori si sono stancati di una classe
politica che non sentono più “loro”.
La lezione del passato, che c’è stata
propinata senza esclusione di colpi,
dovrebbe, almeno, renderci più vigili.
Insomma, i tempi “nuovi” ci saranno?
Per ora, all’interrogativo non siamo in
grado di rispondere. Di fatto, il nuovo
Esecutivo, col suo macchinoso ruolo,
resta da “verificare”. Potrebbero,
infatti, concretarsi errori di percorso
capaci di rendere meno “teoriche” le
nostre attuali indecisioni
Il Bel Paese, post elettorale, continua a
riportare una crisi “anomala”. Però, se
l’ottimismo è l’arma dei forti, il realismo
è quello degli onesti. Le vie di mezzo
non c’interessano. Farebbero, tra
l’altro, perdere altro tempo per
assicurare un futuro meno tormentato
all’Azienda Italia. L’unico primato, vero,
è che il nuovo Parlamento ha da
concretare problemi legislativi che
Gentiloni ha lasciato in sospeso. Per il
passato, abbiamo evidenziato
sensazioni di speranza; se non
d’ottimismo. Anche per noi, è difficile
fare delle previsioni in favore del
Popolo italiano. Riconosciamo, però,
qualche segnale di buona volontà. Ma
tra il recepire e il fare lo spazio resta
immenso. Vivere nel Bel Paese resta un
problema. Le esternazioni non ci
interessano. Tirare avanti non sarà più
agevole che per il passato.
Riprenderanno, anche se non si sono
mai interrotte, le dispute politiche e le
strategie che non hanno portato a
nulla. E’ vero: il 2018 è ancora tutto da
“scoprire”. Intanto, si prospetta un
futuro d’incertezze. L’Italia è ancora in
crisi d’identità. Ma per “dare”, secondo
noi, bisognerebbe “avere” ciò che,
invece, non c’è.
Comunque, questa primavera sarà
politicamente impegnata. Almeno nella
ripresa dei provvedimenti normativi già
elaborati. Non intravediamo, tuttavia,
quei “piccoli” passi che riteniamo
indispensabili per riprendere un
percorso positivo veramente nuovo
nella Penisola. Il cambio stagionale,
dopo tante questioni meteorologiche e
politiche, dovrebbe indirizzare
l’Esecutivo verso quella serie di
provvedimenti operativi che la
precedente Legislatura aveva solo
menzionato.
C’è chi ritiene che questo sarà l’anno
dei “cambiamenti”. Lo scriviamo dopo
le elezioni politiche. Dati i risultati, non
ci sentiamo, però, d’ipotizzare come
sarà coordinato il futuro Parlamento.
Non siamo, per natura, inclini alle
“novità” scontate. Se, veramente, si
dovessero realizzarsi i progetti
evidenziati in campagna elettorale,
anche l’Esecutivo potrebbe essere
differente da quelli che ci sono stati
affibbiati in quest’ultimo quinquennio.
Potrebbero, di conseguenza, essere i
movimenti d’opinione ad assumere
distinti aspetti istituzionali. Sarebbe in
grado di prendere vita, altresì,
un’intesa capace d’offrire all’Italia una
prospettiva meno scontata. Noi siamo
per il “nuovo”; ma per quello di
sostanza. Diversamente, sarebbe un
errore per un Paese che tenta d’uscire
dalla crisi economico/sociale di questi
ultimi anni.
I “polarismi” hanno, da sempre,
confuso e diviso la nostra realtà. Ora
cambiare non sarà facile. Bisognerebbe
essere meno deconcentrati e iniziare a
ridare segnali di nuova maturità
politica. Anche se non riteniamo
possibile che, nei “vivai” dei partiti, già
ci siano uomini capaci d’attivare
sottovalutate iniziative. Col nuovo
Esecutivo, sarà sostanziale fare
chiarezza ed eliminare le “implicite”
consapevolezze. Perché aver “vinto” le
elezioni, ha senso solo se ci sarà un
cambiamento del registro politico
nazionale.
La Penisola è ancora in crisi d’identità;
ma la sua posizione sembra meno
indebolita. In conclusione, riteniamo
che nel Bel Paese potrebbero esserci le
condizioni per varare realmente la
nuova Repubblica. I mesi che abbiamo
davanti saranno importanti per chiarirci
le idee su ciò che i politici intendono
portare a buon fine.
LE INDECISIONI
31 marzo 2018, Auguri a Giorgio
per I suoi 75 anni; 55 dei quali al
servizio (sempre documentato) dei
Connazionali all'estero.
CAMBIARE
IL CAMBIO
NUOVA REPUBBLICA?
FATTI E MISFATTI
Pagine 12 Costume Longobardi Feb-Paginea 5 Febbraio/Marzo 2018Britalyca News Londra Britalyca News Londra
caschi blu o da funzionari Onu segnano la
storia recente dell’organizzazione, denun-
ciano le giornaliste Delphine Bauer ed
Hélène Molinari, del progetto ‘Zero impu-
nity’. Secondo il rapporto 2015 su sfrutta-
mento e abusi sessuali del personale delle
missioni di pace, ben 480 denunce di abusi
dal 2008 al 2013, episodi ritenuti ampia-
mente sottostimati per occultamento e
omertà.
(I disegni sono firmati da Damien Rondeau
La carne è debole e l’Onu anche
Bosnia, Timor Est, Cambogia, Liberia,
Guinea e, più di recente, Haiti, Repubblica
Centrafricana e Repubblica Democratica
del Congo. Situazioni di conflitto e cresce la
denuncia di stupri. Non solo. Secondo la
ricercatrice Vanessa Fargnoli, caschi blu e
altri del personale Onu in missione si con-
cedono il “servizio” di prostitute, anche mi-
norenni. Nel 2005, la relazione del principe
Zeid, consigliere del segretario Onu, sullo
sfruttamento e gli abusi sessuali, fu una
bomba. Undici anni dopo, non è stata appli-
cata quasi nessuna delle misure che aveva
proposto.
Sedici missioni, 120mila addetti
Centomila tra caschi blu e militari, il resto
civili. Regole rigide: tolleranza zero nei con-
fronti dello sfruttamento e degli abusi ses-
suali; divieto di rapporti sessuali con prosti-
tute e con i minori di diciotto anni; rapporti
con i beneficiari dell’assistenza Onu
vivamente scoraggiati. Ma sul campo, sec-
ondo Vanessa Fargnoli, ipervirilità, ma-
chismo, misoginia, debolezza degli stati,
senso di onnipotenza e razzismo hanno la
meglio sulle regole e favoriscono gli “abusi
di potere che assumono una forma sessu-
ale”.
La capitale mondiale dello stupor
Nel 2010, Margot Wallström, rappresen-
tante speciale dell’Onu per la violenza ses-
suale nei conflitti, dopo la sua visita in
Congo, definisce il paese “capitale
mondiale dello stupro” davanti ai quindici
membri del Consiglio di sicurezza. Proprio
nella Repubblica del Congo le denunce
contro il personale Onu sono le più nu-
merose: il 45 per cento dei casi di violenza
registrati tra il 2008 e il 2013, di cui un terzo
riguardano minorenni di ambo i sessi.
Tante, troppe storie orrende
Victoria Fontan, che nel 2012 era a capo di
una ricerca sulla Rdc decide di mandare le
sue ricerche a un giornalista canadese.
Articolo sul ‘Globe and mail’:
“Peacekeepers gone wild: how much more
abuse will the Un ignore in Congo?”. Forze di
pace a briglia sciolta: per quanto tempo an-
cora l’Onu ignorerà gli abusi? E l’Onu,
stavolta, reagisce. Ma a cinque anni dai fatti,
non c’è nessuna traccia tangibile dell’avvio di
un’inchiesta negli archivi dell’Onu.
Unità di condotta e disciplina
A New York, in fondo a un labirinto di uffici
Onu, Sylvain Roy, dirigente dell’Unità di con-
dotta e disciplina del personale delle Nazioni
Unite. Circa 70 persone per più di 120mila
individui da controllare. Ogni anno vengono
ricevute tra le 400 e le 500 denunce di
“cattiva condotta”, di cui il 15 per cento per
violenze sessuali. Se la denuncia supera il
filtro dell’Unità di condotta e disciplina, il dos-
sier viene poi trasmesso all’Ufficio per i ser-
vizi interni.
Indagini di facciata
L’Unità di condotta e disciplina costituisce un
primo ostacolo, ma l’Oios, i ‘servizi interni’,
non è da meno. Per il resto del tempo, aggi-
unge Camille, funzionario Onu,
“obiettivoè svolgere indagini di facciata’. Nel
2015, secondo le cifre ufficiali, sulle ses-
santanove denunce ricevute in quell’anno,
soltanto diciassette inchieste sono state por-
tate a termine. Tra queste, sette sono state
convalidate e dieci no, per mancanza di
prove o “dettagli”.
Le denuncie interne
Pensando di agire nell’interesse dell’organiz-
zazione, alcuni dipendenti dell’Onu hanno
cercato di denunciare queste disfunzioni. Ma
ottenere la protezione dell’organizzazione è
una battaglia lunga che sono in pochi a vin-
cere. Gli informatori, invece di protezione
hanno ottenuto il mancato rinnovo del con-
tratto. Una ong che li protegge e che fornisce
loro assistenza legale: “il 99 per cento dei
400 che hanno il sostegno delle Nazioni
Unite non l’ha ottenuto”.
Insabbiatori Blu
Caroline Hunt-Matthes, inquirente per i
diritti umani all’Onu, indaga sullo stupro di
una rifugiata minorenne dello Sri Lanka
da parte di un dipendente Onu nel 2003.
“Poiché la ragazza non aveva pianto
mentre era interrogata, il rappresentante
del segretario generale aveva deciso che
lo stupro non aveva avuto luogo. Caroline
porta avanti la sua indagine e si scontra
con la gerarchia. Il contratto di Caroline
Hunt-Matthes non sarà rinnovato. Ricorso
amministrativo, e il tribunale dice, “atto di
rappresaglia”.
13 anni di contenzioso
L’ex funzionaria è oggi al suo tredicesimo
anno di procedimento, che fa del suo
caso il più lungo della storia dell’Onu. Nel
2013 l’attuale segretario generale delle
Nazioni Unite Antonio Guterres, all’epoca
alto commissario per i diritti umani, ha
avuto l’opportunità di intervenire e non ha
fatto nulla. Caroline Hunt-Matthes com-
parirà di nuovo a marzo del 2017 per l’en-
nesima udienza al tribunale del contenzioso
amministrativo dell’Onu. C’è qualcosa che
non va, al ‘Palazzo di vetro’ di New York.
Indagini omertose
L’Onu in alcuni casi avrebbe svolto indagini
autonome senza avvisare lo stato dove il
crimine era stato commesso. Irregolare e
peggio. Le indagini Onu durano media-
mente mediamente sedici mesi, e gli stati,
se non avvertiti, non sono in grado di met-
tere i presunti aggressori in condizione di
non nuocere. L’organizzazione ha deciso di
essere zelante per fare meno rumore possi-
bile e per evitare, in caso di fatti accertati,
guai se non il ritiro dei contingenti coinvolti
.
Realpolitik senza vergogna
Con un bisogno sempre crescente di truppe
(in dieci anni il personale sul campo è rad-
doppiato), l’Onu tenta di mantenere buoni
rapporti con i paesi che forniscono contin-
genti. Caso Haiti 2012, quando dei soldati
pachistani della missione Onu vengono
arrestati per lo stupro di un ragazzo disabile
di tredici anni. Le autorità haitiane vogliono
togliere l’immunità e processare gli imputati
in una corte marziale locale. Ma il ragazzo
sparisce. Rapito. Scandalo e salta il coman-
dante. Troppo poco.
Opportunismo senza confine
Il Pakistan, con i suoi settemila soldati, è il
secondo fornitore mondiale di truppe Onu.
Caso Haiti, i pachistani coinvolti sono giudi-
cati colpevoli dalla corte marziale. I due
violentatori sono stati condannati a un anno
di carcere. Il comandante che avrebbe com-
missionato il rapimento è stato tuttavia
“interdetto dal partecipare a future missioni
di pace”. Ai colpevoli Onu vanno pene sim-
boliche o inesistenti, come nella maggio-
ranza delle denunce che non vedono l’om-
bra di un tribunale.
Immunità, impunità
Ufficialmente, l’Onu conta quindi sui paesi
contributori per punire gli aggressori, scom-
mettendo sulla loro buona fede. Ufficial-
mente. Perché, una volta svolta l’indagine,
nulla è ancora deciso. La missione deve
decidere sul rimpatrio dell’accusato, poi
bisogna vedere se il suo paese d’origine lo
perseguirà al suo ritorno. Assenza di in-
quirenti internazionali, prove non ammissi-
bili nei tribunali e impunità garantita quasi
da contratto di arruolamento.
E quei 1.694.694 di preservativi?
Quesi 2 milioni di preservativi soltanto in
Congo al personale dell’Onu tra il 2012 e il
2013, qualcosa forse possono svelarci.
L’accanimento dell’Onu a difendere la pro-
pria immagine mette in secondo piano le
vittime. Perdute in un dispositivo che fa-
vorisce l’impunità, non conoscono i loro
diritti. Persino il Trust fund, lanciato a marzo
del 2016 allo scopo di rafforzare l’aiuto di
prima urgenza accordato ai sopravvissuti
ad aggressioni sessuali commesse da per-
sonale Onu, sembra una chimera.
La trasparenza alle Nazioni Unite
L’inchieste delle due ricercatrici, Delphine
Bauer ed Hélène Molinari, lo ripetiamo per-
ché lo meritano, ha trovato ostacoli e qual-
che raro aiuto. Alle Nazioni unite, qualche
aiuto dovuto e il tentativi finale di frenare la
pubblicazione. Questa inchiesta, scritta con
la con la collaborazione di Daham Alasaad,
fa parte di una serie in sei parti del progetto
Zero Impunity, che documenta e denuncia
l’impunità di cui godono i responsabili di
violenze sessuali in contesti di guerra.
Di Ennio Remondino
cogliere nell'ambiente che mi
circonda, ogni dettaglio e a
trasformarlo in spunti e idee
per creare.
Amo fare abiti da cerimonia o
da grandi occasioni, dietro ai
quali c’è un enorme la-
voro .....in termini di crea-
tività , di tecnica sartoriale, di
ricerca dello stile ,di scelta dei
tessuti e accostamenti di mate-
riali e accessori.
La parola chiave per me nel
lavoro è DIVERTIRSI.
Una frase di Confucio dice:
Scegli il lavoro che ami e non
lavorerai mai, neanche per un
giorno in tutta la tua vita"
Fortunatamente io faccio il la-
voro che amo ....in questo
modo lavorare diventa diverti-
mento.
ANCHE Vestire Giucas
Casella all' Isola dei famosi è
stata una vera parentesi di-
vertente......ho accolto a brac-
cia aperte questa esperienza.
La chiamo parentesi perché' ,in
realtà’, si discosta un po' da
quello che faccio abitualmente
e pur discostandosi non ho vo-
luto tirarmi indietro.Ritengo
che ogni esperienza sia in
grado di arricchire il proprio
bagaglio emotivo.
Nessuna consulenza di immag-
ine in questo caso,dovevo sem-
plicemente fare abiti co-
modi,casual e adatti al clima
dell' Hondouras.
Per Giucas ho scelto di fare T-
shirt dai colori pastello, jeans,
bermuda, giacche in cotone e
scarpe in tela.
Cinzia Diddi
Considero il mio lavoro una
forma d'arte, quindi non tutti I
giorni o tutti I momenti sono
buoni per dare libero sfogo alla
creatività perché' è necessaria
la giusta ispirazione.
Certo è ,che quando il mio
stato vitale è elevato, riesco a
Con i Caschi blu l’Onu va a puttane
GLI ABITI DI CINZIA DIDDI SONO APPRODATI SULL'ISOLA DEI FAMOSI:
MODELLO D'ECCEZIONE UN GIUCAS CASELLA IN GRANDE FORMA!!!
Arte, "Oltre i confini" la mostra dell'artista
Carla Castaldo
Successo per la mostra “Oltre i con-
fini” dell’artista Carla Castaldo che
si
è conclusa a Palazzo Serra di Cas-
sano presso la sede dell’associazi-
one
culturale Mapils-Events. Il suggello
all’esplosione di colori e di
fantasmagorici simbolismi delle ol-
tre venti opere di ceramica e
bassorilievi dipinti, i suggestivi
gioielli di ottone lavorato, gli oggetti
finemente decorati e i foulard che
riproducono alcune delle piastre più
suggestive, è stata la conversazi-
one dello psichiatra e psicotera-
peuta
Luigi Baldascini che ha intrattenuto
i numerosi visitatori sul tema
“Meditazione e contemplazione”.
Nell’occasione è stata anche dis-
tribuita
la monografia sulla prestigiosa at-
tività dell’artista, curata dalla do-
cente di
estetica dell’Università della Cam-
pania Iolanda Capriglione con la
prefazione del noto critico d’arte
P a o l o L e v i , i n t i t o l a t a
“Fantasmagorie
simboliche”. La pubblicazione ac-
coglie la riproduzione delle opere e
le
recensioni di numerosi critici e gal-
da Venezia, a Bologna, a Spoleto, a
Roma, Milano, Torino, Santa Maria
Capua Vetere, Firenze.
L’architetto Carla Castaldo è stata
definita artista del trascendente, con
un’apertura a un mondo fantastico e
surreale attraverso paesaggi, figure
e simboli con colori luccicanti, dove
l’oro e il platino giocano un ruolo
predominante. Centrale nelle opere è
un messaggio d’amore che si è
andato intensificando con lo studio
della cultura andina e l’antica pratica
del reiki. Si compongono linguaggi
artistici diversi, con rappresentazioni
su piastre di porcellana, ricorrendo
all’antica tecnica della decorazione a
terzo fuoco, dove al fuoco è affidato il
completamento dell’opera dando al
colore la definitiva intensità e tonalità.
Da “IL VELINO”
Carla Castaldo (nella foto )
leristi e dà conto del suggestivo
percorso dell’artista, fedele al sig-
nificato lessicale di fantasmagoria,
offrendo una raccolta inebriante di
“immagini stranamente vivide e
attraenti in un rapido susseguirsi”. È
la seconda volta che Carla Cas-
taldo
espone le sue opere a Napoli in
una personale. La prima volta, due
anni
fa, l’evento era stata accolto nella
conturbante sala delle carceri di
Castel
dell’Ovo suscitando un fortissimo
interesse di pubblico di molti paesi.
-L’artista napoletana si è imposta
all’attenzione dei critici e del pub-
blico
da alcuni anni, invitata in mostre
collettive in tutto il mondo, da New
York,
a Dubai, a Baden Baden, a Londra,
a Berlino, a Bruges, a Montecarlo,
Parigi e in moltissime città italiane,
Pagine 11 Comunicati Palmerini Febbraio/Marzo 2018Paginea 6 Gennaio 2018 Britalyca News LondraBritalyca News Londra
E' uscito da pochi giorni, il 21 febbraio per la precisione, "La
Terra non è mai sporca", libro scritto da Carola Benedetto e
Luciana Ciliento che si occupa di ecologia, felicità, politica,
scienza e storie.
e leggo la presentazione dell' editore ADD, c'è anche: "Terra:
pianeta, suolo, polvere.Gli autori, chiamati a raccontare la loro
“terra”, disegnano un mosaico: le terre alte dell’alpinista, il
vuoto sotto i piedi del funambolo, l’agricoltura del futuro, il
luogo dello spirito, il posto che accoglie la vita."
E' una serie di racconti- li riporto tutti alla fine - di cui l'autore
del primo è Pierre Rabhi: lo incontrai per caso scrivendo un post
e di lui non sapevo nulla. Lo raccontai su Agoravox Italia in un
articolo intitolato: "Orto è rivoluzione, parola di Pierre Rabhi."
Poi unii due video "Faccio quello che dico, dico quello che fac-
cio", la rivoluzione di Pierre Rabhi e ancora Il mio corpo è la
terra. Ha detto di lui Nicolas Hulot: "I tempi non sono stati gen-
erosi con quel ragazzino del deserto algerino, ammazzatosi di
fatica facendo mille lavori per sopravvivere, sbarcato in Francia
per essere impiegato in fabbrica e ritrovatosi in seguito a strap-
pare ai campi di pietre dell'Ardèche il pane per la sua famiglia.
Ma lui ha retto il colpo. E ha fatto del suo percorso personale il
fondamento di una riflessione profonda e singolare."
"La terra non è mai sporca" è un libro nato in viaggio e con
il viaggio si è costruito: le autrici hanno incontrato persone
molto diverse fra loro, ma accomunate dal profondo le-
game con la terra. Scrittori, agroeconomisti, cosmologi,
musicisti, monaci, artisti, stilisti, funamboli, bioagricoltori,
politici, scalatori raccontano la loro idea di terra, compo-
nendo una sorta di “grande giardino” della reciproca cono-
scenza, per ritrovare il mistero del mondo: come dice Pi-
erre Rabhi, «la terra è di tutti». Non importa cosa si faccia
nella vita, quale sia il nostro credo, senza la terra sem-
plicemente non siamo...".
Io ho avuto la grande fortuna di essere riacciuffata su Fb
da una delle due autrici, Carola Benedetto, l'altra
è Luciana Ciliento, che mi ha scritto ricordando quel mio
articolo; Enea Brigatti ha fatto il resto per la casa editrice
Add.
Grazie, passo parola e soprattutto lettura "La Terra non è
mai sporca", aggiunto da me nel titolo (la sporchiamo noi).
Riconoscimenti anche
all'Esercito italiano, a Silvia
Cavicchioli, Adam Smulevich,
Corrado Stajano, Éliane
Patriarca, Carmelo Fucarino,
Silvana Cirillo e Roberto Mario
Quello. A Francesca Paci il
“Fiuggi-Storia - Gian Gaspare
Napolitano inviato speciale”.
Roma, 31 gennaio 2018 - Nel corso di una
cerimonia svoltasi presso la Pontificia Uni-
versità Antonianum di Roma sono stati
consegnati i riconoscimenti della ottava
edizione del Premio FiuggiStoria. Il Pre-
mio, promosso dalla Fondazione
“Giuseppe Levi-Pelloni” in collaborazione
con il Comune di Fiuggi e con i patrocini del
Senato della Repubblica, Camera dei
Deputati e Presidenza della Regione Lazio,
è stata dedicato quest'anno a Enzo Bet-
tiza, scomparso nello scorso mese di luglio.
Il grande giornalista e scrittore di origine
dalmata è stato ricordato dalla
moglie Laura Laurenzi, che ne ha tratteg-
giato un ritratto soprattutto privato, e da Jas
Gawronski, suo amico da lunga data, con
cui ha condiviso l'esperienza di corrispon-
dente e inviato a Mosca e nei paesi dell'Est
ai tempi del comunismo. E che proprio gra-
zie anche a Bettiza ha iniziato il suo lungo e
brillante percorso di reporter in giro per il
mondo, da quando, nel lontano 1957, si
presentò così a lui, seduto nel Café Mozart
di Vienna: “Mi chiamo Jas Gawronski, vorrei
fare il giornalista, ma non so come e dove
dare il primo colpo di manovella”. E Bettiza,
senza sospettare che quel giovane sconos-
ciuto fosse nipote di Alfredo Frassati, il fon-
datore de “La Stampa”, lo incoraggiò con
queste parole: “Se sei in parte polacco, se
te la cavi con l’italiano, non vedo davanti a
te che una sola strada: andare diritto a Var-
savia e cominciare subito a scrivere, per
qualche giornale anche minore”. Il ricordo di
Bettiza, introdotto da Pino Pelloni, fonda-
tore e animatore del Premio FiuggiStoria, è
stato un doveroso omaggio a un eccezion-
ale testimone del Novecento, di cui ha sa-
puto narrare da scrittore di razza le vicende
cruciali (che non di rado si sono incrociate
con quelle autobiografiche) grazie soprat-
tutto alla sua straordinaria capacità, come ha
sottolineato tempo fa Giuliano Ferrara sul
“Foglio” “di mescolare letteratura, filosofia,
arte e solo infine giornalismo, che era quello
che gli dava da vivere sempre al di sopra dei
suoi mezzi, come un vero barone mediterra-
neo”.
La serata è poi proseguita seguendo un
ideale 'fil rouge' con l'assegnazione del primo
riconoscimento, che è andato a un altro
grande testimone e maestro del nostro
tempo: Piero Angela. Il popolare divulgatore
scientifico ha ricevuto il premio nella sezione
denominata “Epistolari e memorie” per Il mio
lungo viaggio 90 anni di storie vis-
sute (Mondadori): un'autobiografia in cui ci ha
accompagnato, con una cavalcata attraverso
due secoli, in un lungo viaggio cominciato
all'inizio degli anni Trenta nella natia Torino
quando una larga parte della popolazione
italiana era analfabeta, l'aspettativa di vita era
di soli 52 anni, non c'erano ancora gli antibi-
otici e le infezioni potevano essere letali. E poi
gli anni della guerra, quelli ruggenti del mira-
colo economico, la nascita della televisione, lo
sbarco sulla Luna, la sua straordinaria carri-
era di giornalista: prima da semplice cronista,
poi inviato, quindi ideatore e conduttore di
programmi che hanno contribuito a diffondere
tra gli italiani una cultura scientifica. Nel libro
sono presenti tantissimi aneddoti e storie di
incontri che hanno segnato la sua vita. Come
quello (“il più importante fra tutti dal punto di
vista scientifico” – ha affermato) con il grande
fisico Edoardo Amaldi, uno dei “ragazzi di via
Panisperna”. “L’ho frequentato per molto
tempo” – racconta Piero Angela, “era dotato
di una notevole statura morale”. “Mi è rimasto
particolarmente impresso quel che mi ha rac-
contato di Enrico Fermi, che era un bravis-
simo divulgatore e che parlando coi suoi ricer-
catori provava a semplificare sempre le sue
teorie. Io prima di licenziare un testo lo scrivo
e lo riscrivo, lo cambio, lo limo, lo macino, lo
macino e lo macino fino a quando è compren-
sibile per la maggior parte dei lettori.” Ma
nelle pagine della sua autobiografia – si legge
nel retro di copertina – c'è soprattutto un
grande insegnamento, che è particolarmente
prezioso per i giovani che lo seguono come
un mito: la passione di sapere e la voglia di
scoprire possono portare molto lontano nella
vita, e fare di chiunque una persona speciale.
Il tema del giornalismo è protagonista anche
del premio per la saggistica, attribuito allo
storico Mauro Canali per La scoperta dell'I-
talia: Il fascismo raccontato agli americani
(1920 – 1945) (Marsilio). Un libro in cui le
vicende personali, i racconti e i reportage
degli inviati americani nel nostro paese ci
forniscono oggi un punto di vista inedito per
ripercorrere gli avvenimenti che si sono suc-
ceduti in quegli anni, offrendo allo stesso
tempo uno straordinario spaccato della so-
cietà del ventennio fascista, caratterizzato da
un controllo sistematico sulla stampa e
dall’utilizzo di una fitta rete di spionaggio. Una
storia che inizia agli albori del fascismo,
quando Mussolini godeva di grande popolarità
presso la stampa americana e gli inviati che
giungevano numerosi a Roma per intervis-
tarlo e scrivevano articoli apologetici sul
giovane dittatore (con pochissime eccezioni,
a cominciare da Hemingway, giovanissimo
corrispondente per il “Toronto Star”). E che
non si esaurisce con la Liberazione, ma che
avrà interessanti ricadute su quello che sarà
il più ampio teatro della Guerra Fredda.
Quasi a simboleggiare un ideale passaggio
di consegne da una generazione a un'altra
di grandi reporter, si è arrivati quindi al ri-
conoscimento “Fiuggi-Storia Gian Gaspare
Napolitano inviato speciale”, che quest'anno
è stato assegnato alla giornalista e inviata
de “La Stampa” Francesca Paci. Già corris-
pondente per il quotidiano torinese da
Londra e da Gerusalemme, a partire dal
2011 ha seguito direttamente sul campo le
vicende legate alle cosiddette primavere
arabe e più di recente il caso del rapimento
e dell'uccisione in Egitto del ricercatore
Giulio Regeni. La scelta del premio, conseg-
nato da Giovanna Napolitano, figlia di Gian
Gaspare e Presidente della Fondazione Levi
-Pelloni, è motivata dal fatto che la Paci
nella sua attività ha saputo interpretare nel
modo migliore lo spirito che ha sempre gui-
dato i grandi inviati del passato, con corag-
gio, scrupolosità e passione. Tutte qualità
che è possibile riscontrare anche nei suoi
libri, in gran parte frutto dei suoi reportage:
da Islam e violenza (Laterza) a Dove
muoiono i cristiani (Mondadori) in cui ha
raccontato storie di cristiani, uomini e donne,
missionari, preti, vescovi e semplici fedeli
discriminati a causa della fede religiosa; fino
al recentissimo ebook Intervista con la
Rivoluzione Russa: Dieci intellettuali a con-
fronto con l’ottobre che sconvolse il
mondo (Edizioni La Stampa). Alla ricerca-
trice e giornalista del quotidiano francese
“Liberation” Éliane Patriarca è stato at-
tribuito invece il premio nella nuova sezione
“Fiuggi-Storia Europa” – istituita a partire da
quest'anno – per il libro Amère libéra-
tion (Flammarion, Paris, 2017).
Per la sezione “Il Tempo e la Storia” il ri-
conoscimento è andato allo Stato Maggiore
dell’Esercito per i quattro calendari dedicati
al centenario della Grande Guerra, per l’alto
valore didattico e rievocativo di una pagina
importante della nostra storia nazionale.
Quattro calendari, dal 2015 al 2018, e corre-
dati da una ricerca iconografica di
prim’ordine, che ripercorrono le vicende che
da quel 24 maggio 1915 segnarono per gli
italiani l’inizio di tre anni di sanguinoso con-
flitto. Furono milioni i soldati che chiamati
alle armi nel Regio Esercito Italiano, parteci-
parono come attori alla Vittoria del Paese.
Erano contadini, operai, intellettuali, artisti,
uno spaccato dell’intera società del periodo
che visse con e nell’Esercito il primo grande
momento di unità nazionale. Anche le donne
ne furono parte integrante: formalmente non
arruolate, supportarono logisticamente e
moralmente gli uomini al fronte. Il premio è
stato ritirato dal Generale di Divi-
sione Giuseppe Nicola Tota.
Per la sezione biografie vincitori ex aequo
la docente di “Storia dell'Ottocento e del
Novecento” presso l'Università di
Torino Silvia Cavicchioli per Anita.
Storia e mito di Anita Garibaldi (Einaudi)
e il giornalista Adam
Smulevich per Presidenti. Le storie sco-
mode dei fondatori delle squadre di calcio
di Casale, Napoli e Roma (Giuntina). Nel
volume dedicato alla compagna dell'eroe
dei due mondi viene ricostruita in maniera
molto accurata la biografia della donna,
attraverso la rivisitazione dei mesi
trascorsi in Europa, dei giorni nella Roma
sotto assedio e nell'ultima fuga rocambo-
lesca, che hanno forgiato la sua immag-
ine. L'opera ha il merito soprattutto di far
conoscere i molteplici itinerari della con-
servazione della memoria di Anita: la
nascita del mito e la genesi di rappresen-
tazioni destinate a occupare un posto di
rilievo nella simbologia patriottica nel
periodo che va dall'unificazione italiana al
fascismo. Nel libro di Smulevich vengono
ricostruite le storie di tre protagonisti del
nostro calcio, oggi quasi del tutto dimenti-
cati: Raffaele Jaffe (colui che regalò al
Casale un insperato scudetto alla vigilia
della grande guerra), Giorgio Ascarelli
(fondatore del Napoli) e Renato Sacerdoti
(il presidente del primo scudetto della
Roma). Fu il fascismo, e più pre-
cisamente furono le leggi razziali, a ren-
derli degli indesiderati.
Per la sezione “Romanzo storico” il pre-
mio è andato a Corrado Stajano per il
libro Eredità (Il Saggiatore). Infine, nella
sezione “Multimedia” il riconoscimento
al regista friulano Roberto Mario
Cuello per il docufilm Comandante
Tribuno Mario Modotti,prodotto dalla
Joker Image di Udine, un toccante
omaggio a un operaio che fu tra gli or-
ganizzatori (col nome di copertura di
“Tribuno”), della lotta partigiana in Friuli.
Tradito da una spia, Modotti fu catturato
dai fascisti della Caserma Piave di Pal-
manova. Qui fu sottoposto a selvagge
bastonature, fatto azzannare da cani fe-
roci, sospeso ore e ore per le braccia
legate dietro la schiena, senza che i fas-
cisti riuscissero a strappargli informazioni.
Fu poi processato da un Tribunale mili-
tare tedesco, condannato a morte e fu-
cilato il 9 aprile 1945 con altri 28 par-
tigiani nel cortile del carcere.
Nell’ambito di questa edizione è stato
consegnato quindi il trofeo “Menorah di
Anticoli” a Silvana Cirillo, per le ricerche
dedicate alla figura di Gian Gaspare Na-
politano scrittore e a Carmelo Fucarino,
delegato per la Sicilia della Fondazi-
one Levi Pelloni, per il libro Il Genio Pal-
ermo. Vita, morte e miracoli di un
Dio. L’opera premio di questa edizione è
stata realizzata dallo scenografo Pino
Ambrosetti.
Sebastiano Catte
Piero Angela e Mauro Canali tra i vincitori del Premio
Fiuggi-Storia, dedicato quest'anno alla memoria di Enzo
Bettiza
La Terra non è mai sporca
(la sporchiamo noi) di Doriana Goracci
Viva la Pace abbasso
la Guerra
Pasqua alta, bassa, buona Pasqua e chi mai augura una Pasqua
cattiva? Sarà comunque una Pasqua cattiva per chi non dà libertà
ai popoli, per chi uccide, opprime e sopprime, in nome della de-
mocrazia e della fede,per chi traffica con le parole e le armi anche
se stringe tra i denti, al posto del coltello, un ramoscello d’ulivo.
Per chi predica bene e razzola male.
Non risorge niente domenica , la speranza e la forza
vanno avanti da sole senza la beffa di una sorpresa che
non arriva mai, se non acquistata con un uovo. Noi
donne cominciamo di solito a preparare e a fare "la
spesa" per le feste con o senza menù all’agnello. Si
fanno le pulizie, a Pasqua: cosi mi hanno insegnato da
bambina. E’ sano far entrare il messaggio della prima-
vera e pulire le menzogne che appestano l’aria: che sia
non ingannevole e falsa questa stagione, che non ci siano grandinate che amazzano i raccolti, che non ci siano massacri e violenze che non rispettano
giorni festivi e feriali... La parola Pasqua significa passaggio: per gli Ebrei è il passaggio dalla schiavitù alla libertà mentre per i cristiani dalla morte fisica e
spirituale alla nuova Vita Eterna. Camminando o seduti vi invito a non aspettarvi sorprese da questo *passaggio*, perchè la pace e la libertà non si com-
prano e non risorgono per spirito santo.Come dice il pulcino in viaggio dall’Uovo di Pasqua di Gianni Rodari: "Viva la pace, abbasso la guerra".
Doriana Goracci
06 aprile 200 valido ancora dopo 11 anni
Pagine 10 Comunicati Palmerini Febbraio/Marzo 2018Paginea 7 CRONACA Febbraio/Marzo 2018 Britalyca News LondraBritalyca News Londra
Bolzano e Trento e altre tre Regioni: «Il
divieto di abbatterli va superato, dobbiamo
tutelare gli allevatori». Il fronte del no:
«Ammazzare i capibranco peggiora le
cose»
«Cosa diciamo agli allevatori? Ho ancora
negli occhi l’immagine dei contadini in
lacrime. Un loro vitellino è stato sbranato
da un lupo». Arnold Schuler è assessore
all’Agricoltura della Provincia autonoma
di Bolzano. Nei giorni scorsi, suo mal-
grado, e lo dice sorridendo, si è fatto
conoscere ben oltre i confini della sua
amata terra. Ha fatto notizia la petizione
online in cui chiede all’Europa la possi-
bilità di abbattere il lupo, a certe condizi-
oni. In Italia l’animale gode di protezione
elevatissima. Una a legge del 1971 ne
vieta l’uccisione. Tuttavia la petizione ha
ottenuto in poco tempo quasi 20.000
firme. Un fiume di consensi. Che pon-
gono Schuler, suo malgrado, come pala-
dino di quel vasto e trasversale fronte anti
lupo che negli ultimi anni sta guadag-
nando terreno. Perché il lupo, dicono so-
prattutto allevatori e contadini alpini, dis-
trugge gli allevamenti e mangia le bestie.
Fino al 5 per cento
La petizione è stata come un sasso lan-
ciato nello stagno. Le acque si sono mosse
e sul campo la querelle vede agire tre
forze. Su un fronte ci sono le Regioni
(Toscana, Veneto, Valle d’Aosta) e le due
province autonome del Trentino Alto
Adige che premono per il possibile abbat-
timento (fino al 5% dei lupi presenti in un
determinato territorio); sull’altro ambien-
talisti e animalisti decisamente contrari; in
mezzo, a mediare, ci sono i ricercatori, gli
studiosi, quelli che fanno appello alla
ragione e non all’emotività. Carlo Maio-
lini appartiene a quest’ultima schiera. È
tra i coordinatori della due giorni di con-
vegno che da domani al Museo delle
Scienze di Trento esporrà i risultati di un
progetto europeo sul lupo (Life Wolfalps)
iniziato cinque anni fa. Sintetizza: «La
convivenza tra uomo e lupo è possibile.
La soluzione? Il monitoraggio sistematico
di come l’animale occupa il territorio».
Per molti studiosi la protesta anti lupo ha
altre cause. È l’idea stessa dell’animale
che fa paura. Come narra la favola di
Esopo. Una tesi che non convince Edy
Henriet, presidente dell’associazione alle-
vatori della Valle d’Aosta. «Ci dicono che
questo animale abita sui monti, vaga per i
boschi, è solitario. Ma non è vero. Molti
allevatori hanno ripreso lupi vicino al
recinto di casa. Dico: le mucche non sono
animali da difendere?».
Presenza naturale
Sull’arco alpino la paura aumenta. Tutta-
via secondo uno studio Eurac, centro di
ricerca di Bolzano, l’abbattimento non
farebbe diminuire gli attacchi al bes-
tiame. «Se si uccide un esemplare il
branco non ha più guida e questo ac-
cresce i problemi», afferma Filippo
Favilli, che ha elaborato il dossier. La
storia che stiamo raccontando parte da un
dato: l’uomo non è più abituato al lupo
sulle Alpi, ricomparso da poco. Per
Marco Galaverni, del Wwf, il problema è
anche culturale. «È consuetudine degli
allevatori far pascolare liberamente il
bestiame. Ora però devono mutare atteg-
giamenti. Il lupo è una presenza naturale.
C’è. Gli allevamenti si difendono con un
pastore di guardia e con recinti». La coe-
sistenza sarà pure possibile. Al momento
però manca l’accordo tra gli uomini. Da
anni si cerca di realizzare un «piano lupo
nazionale». Invano. L’ultimo stop risale
al 5 dicembre scorso quando la Confer-
enza Stato-Regioni ha alzato bandiera
bianca. Tutto fermo. A dividere è sempre
la norma che prevede la possibilità
dell’uccisione. Da qui il senso della pe-
tizione Schuler all’Europa: l’assessore
punta a una gestione autonoma. «La tu-
tela del lupo deve rimanere questione
nazionale — ha replicato Michela Vit-
toria Brambilla, presidente del
Movimento animalista —. Si facciano
passare la voglia di gridare al lupo al
lupo»
Di Agosttino Gramigna
Corriere.it
In questo scritto riassumo in breve,
con l’intenzione di esprimere anche il
mio pensiero in merito, parte del
primo capitolo del libro di Vittorino
Andreoli “L’educazione (Im)-
possibile - Orientarsi in una società
senza padri”, ed. Mondadori,
2014. Tale mia esigenza nasce dalla
volontà di dare un contributo a chi si
trova, come me, ad affrontare il tema
dell’educazione dei figli, non volendo
però ripercorrere lo schema dei propri
genitori. E’ un libro che mi ha dato
serenità e una qualche certezza.
L’educazione mancata.
L’educazione imperativa: quando
educare significa sottomettere.
Questo capitolo prende in considera-
zione il significato della pa-
rola educare e la storia dell’educazi-
one. Che è, in definitiva, la storia del
potere: di chi e come lo esercita, e/o
lo ha esercitato, anche all’interno
della “famiglia”. Se partiamo dal pre-
supposto, incontestabile, che noi fac-
ciamo parte del regno animale, quindi
della Natura, dobbiamo accettare, di
contro, che il termine “ famiglia natu-
rale”, utilizzato per indicare la triade
padre, madre e figlio, sia ine-
satta, altrimenti dovremmo ritenere
innaturale anche l’organizzazione
sociale degli orsi, degli elefanti ed
anche di numerosi insetti, (che vivono
in gruppo).
Il termine genitore è molto più antico
rispetto a quello di padre e madre. Si
comprende bene il concetto: il geni-
tore, dal latino genitor, è colui che dà
la vita. Mentre i termini padre e
madre, nascono da una necessità
patrimoniale: pater=patrimonio / ma-
ter = dovere di essere legata. Circa
diecimila anni fa si affermò il ruolo
educativo del padre, a seguito di un
grande cambiamento: all’agricoltura e
alla caccia si aggiunse la pastor-
se, fino a qualche tempo fa, era
possibile emarginare e/ o addirit-
tura curare la persona con metodi
coercitivi, contro la sua volontà,
ora non è più possibile. Non più.
Scuola ed educazione
Qualcuno ricorda ancora la
maestra con la bacchetta?
“Una scuola che costringa un ado-
lescente a ricevere giudizi nega-
tivi, confronti frustranti con i coeta-
nei e bocciature, è di fatto un sis-
tema raffinato di tortura”
Non chiamiamolo sistema educa-
tivo. Di contro io affermo che le
istituzioni sono composte di per-
sone e non di muri e leggi. E che
quindi l’impegno di un educa-
tore deve andare oltre. Non ne ab-
biano a male coloro che la pen-
sano diversamente.
I figli arrivano così come sono e li
devi amare lo stesso, anche se
sono diversi da te. I tuoi figli sono
gli alieni che vanno compresi.
Sono il cane con cui parli e da cui
cerchi risposte. L’Adolescenza,
scrive Andreoli, è un periodo tem-
porale variabile, convenzional-
mente creato, per sospendere il
“giudizio” sul comportamento, le-
gato all’ANORMALITÀ’. Un pe-
riodo di osservazione e cura, da
parte dei genitori e della scuola,
da cui nascerà un nuovo adulto. Il
genitore, per conto mio, deve
essere la “palestra “di vita, la
famiglia deve essere per forza il
luogo di confronto pacifico, per
avere una società non violenta.
Domande che mi pongo
I genitori sono responsabili del
giudizio che avrà di sé il figlio?
La scuola è responsabile?
Come può una persona avere fidu-
cia, o fede, nei suoi genitori se loro
stessi non sanno indicare la
strada?
Chi può insegnare a un genitore la
via, se non il suo stesso genitore?
Se abbiamo sofferto per le terribili
vessazioni fisiche e psicologiche
subite nella nostra stessa famiglia,
perché non cambiare metodo?
Perché la persona che ha sofferto,
vuole far soffrire anche gli altri?
Forse è più facile ripercorrere una
strada conosciuta, piuttosto che
cercare una nuova via?
Io sono stata costretta da mia
madre a fare degli studi per i quali
non ero portata. E questo è il
risultato. Ho cercato sempre di
trovare, alla fine, in quello che
facevo il piacere di farlo. Con curi-
osità ho sempre cercato la strada
che mi portava al senso sociale
che mi ha sempre animato.
Anche alle violenze subite ho ris-
posto con proposte e progetti per
la mia vita, piuttosto che avvitare
il mio pensiero e le mie azioni in-
torno al pessimismo ed al senso
di impotenza. Ma spesso mi sono
trovata in mezzo a persone che
non capivano. Con tanta soffer-
enza personale.
La frase che mi ripeto spesso ulti-
mamente, rispetto alla comuni-
cazione è “Come parlare russo a
un cinese” bisogna trovare il
modo di comunicare, ma farlo con
persone che possono capire o
trovare il linguaggio giusto per
ogni persona. E farlo presto. In un
mondo che cambia così velo-
cemente, gli spunti proposti dai
genitori e dalla scuola devo
essere adeguati. La vita è breve
per viverla solo sperando che il
sistema cambi da solo… Cosa
può fare un genitore di fronte a
questi grandi cambiamenti sociali,
ma comunque che ha ben chiari i
valori di NON VIOLENZA e DIA-
LOGO?
Abbiamo dentro ancora il germe
dell’antico testamento, della
paura del padre e della punizione
divina. Dobbiamo guardare
avanti, anche seguendo le indi-
cazioni di Gesù, filosofo e uomo,
il quale ha indicato la via della
felicità. Anzi, secondo me, non è
stato tanto lui, quanto la Madre,
che poi è simbolo universale di
pace e tolleranza. Quella reminis-
cenza della dea rivista e corretta.
Ma la sua forza c’è e si vede. La
forza creatrice non parla a pochi
dall’alto della montagna o appar-
endo in segreto. AGISCE.
Cinzia Rossi ( nella foto)
LA FAMIGLIA “NATURALE” NON ESISTE
La famiglia “innaturale” come sfida per un nuovo modello educativo
di Cinzia Rossi ( Dr.ssa Cinzia Rossi Esperta in politiche di parità Pubbliche Relazioni )
izia. Fu dall’osservazione della vita
animale che l’uomo comprese l’im-
portanza del suo ruolo nella ripro-
duzione umana e che non poteva
essere uno spirito divino, o della
natura, a “possedere” la donna e a
far nascere una nuova vita.
Se prima di questa scoperta i figli
erano del villaggio, in quanto la fe-
condazione era un mistero della
natura, dopo ha cercato in tutti i
modi di avere la “supremazia”. E ci è
riuscito. Finito il “gruppo”, finita la
condivisione, inizia l’era dell’ego-
ismo e della guerra per ottenere ter-
ritori e ricchezze da tramandare ai
figli. Quindi il cambiamento termi-
nologico è strettamente collegato
alla necessità di avere certezze sulla
discendenza, per motivi eredi-
tari. Dato che la famiglia “naturale”
comunemente intesa, non esiste,
poiché è stata un’invenzione di
natura economica, ne consegue che
non si può legare il processo educa-
tivo all’economia e al potere. É ovvio
che non si può.
Per millenni la donna, responsabile
della nascita e crescita dei figli, fu
venerata come Dea Genetrix, poiché
ritenuta indispensabile per l’esis-
tenza della società. Che era pacifica
e nomade. La cultura religiosa fem-
minile a cui noi ci riferiamo, deriva
da quella ebraica che estromette la
donna dal ruolo educativo spirituale,
in quanto “impura” (mestruo) las-
ciandole il solo compito di accudire i
bisogni fisici dei figli. Il padre diventa
unico educatore mediante l’imposizi-
one di regole (Tavole della Legge) e
l’irrogazione di sanzioni, nel caso
venissero trasgredite. La rivoluzione
arriva dalla figura di Gesù il quale si
contrappone a tutte le teorie vigenti
all’epoca, con la forza rivoluzionaria
di un giovane adolescente, i cui ef-
fetti li vediamo anche nel nostro or-
dinamento giuridico. Per esempio:
Tutela sanitaria per tutti, tutela per le
persone con disabilità (L.104/92),
tutela delle vedove (reversibilità pen-
sionistica dei coniugi L.335/95) ri-
conoscimento dei figli nati fuori del
matrimonio, leggi contro la violenza,
leggi sulla libertá di scelta...ecc...
ecc...
I Figli di questa società mostrano
sempre di più il disagio di vivere e
«Abbattiamo i lupi, sono pericolosi» Ma gli scienziati: ucciderli
è inutile
Tribunale Ue, stop a «mafia a tavola»:
«Marchio contro ordine pubblico»
Il marchio spagnolo «La mafia se sienta a
la mesa» (la mafia si siede a tavola),
usato per servizi di ristorazione, per i
giudici europei va bloccato fra gli Stati
membri perché «contrario all’ordine pub-
blico». L’azienda spagnola si difende:
«Siamo sorpresi»
l marchio «La Mafia se sienta a la mesa»
— che tradotto significa «la mafia si siede
a tavola» — è stato dichiarato nullo dalla
nona sezione del Tribunale dell’Unione
europea nei Paesi membri perché
«contrario all’ordine pubblico» e perché
offende «non solo le vittime e le loro
famiglie ma anche a qualunque cittadino
europeo che abbia un normale grado di
sensibilità e tolleranza». Era stato il nos-
tro Paese, nel 2015, a far ricorso contro la
registrazione del marchio europeo ot-
tenuto dalla società spagnola La Honor-
able Hermandad (alla quale è succeduta
La Mafia Franchises), nel 2006, da parte
dell’Ufficio dell’Unione europea per la pro-
prietà intellettuale (Euipo). In Spagna,
attualmente, esistono 40 ristoranti con
questa insegna e, solo nel 2017, ha ser-
vito circa 350 mila pizze. Locali di suc-
cesso visto che contano di arrivare «a 50
esercizi entro quest’anno».
L’iter processuale
Nel 2015, l’Euipo aveva dato ragione all’I-
talia sostenendo che effettivamente il logo
«promuoveva palesemente l’organizzazi-
one criminale». Una decisione che era
stata impugnata dall’azienda iberica
presso il Tribunale Ue. Oggi, però, i giudici
hanno respinto questo ricorso e, quindi,
confermato la decisione dell’Euipo perché
— sostengono i togati — il marchio
«trasmette un’immagine complessivamente
positiva» della mafia e «banalizza i gravi
attacchi sferrati da questa organizzazione ai
valori fondamentali dell’Unione». La mafia,
argomentano i giudici, «ha fatto ricorso
all’intimidazione, alla violenza fisica e
all’omicidio per svolgere le sue attività, che
comprendono il traffico illecito di droghe e di
armi, il riciclaggio di denaro e la corruzi-
one». Inoltre, data la loro dimensione trans-
nazionale, «le attività criminali della mafia
rappresentano una minaccia seria per la
sicurezza di tutta l’Unione»
.
La soddisfazione italiana
«È una vittoria dell’Italia e conferma piena-
mente la fondatezza dell’azione dissuasiva
— ha spiegato il ministro degli Esteri, Ange-
lino Alfano — che il governo ha promosso e
fortemente sostenuto. L’azienda, utilizzando
il nome di una delle più pericolose organiz-
zazioni criminali esistenti, danneggia l’im-
magine dell’Italia, ledendo tra l’altro la repu-
tazione estremamente positiva della cucina
italiana, e soprattutto reca una inaccettabile
offesa alla sensibilità delle vittime». Grande
soddisfazione per la sentenza arriva da
Gian Carlo Caselli, già procuratore di Pal-
ermo, attualmente presidente del comitato
scientifico dell’Osservatorio agromafie di
Coldiretti. «Mi capita spesso di andare nelle
scuole a parlare di mafia denunciando
l’inaccettabile uso del brand”mafioso” con
valenze positive — spiega Caselli che è
stato anche procuratore di Torino e Diret-
tore generale del Dipartimento dell’ammin-
istrazione penitenziaria — come capita di
vedere in alcuni film e serie televisive. La
mafia è, invece, un brand di morte,
spietatezza e utilizzarlo per il cibo è sem-
plicemente indegno. Se fosse consentito
scherzare su cose serie, persino tragiche,
si potrebbe ricordare una frase che Pep-
pino impastato ha pagato con la vita: “la
mafia è una montagna di merda”. Ora la
merda per reclamizzare il cibo è un non
senso inaccettabile. Tra l’altro, non c’è
limite al peggio perché in Europa viene
reclamizzato un salsicciotto “Falcone” con
lo slogan che, più o meno, dice frigge
come a Capaci. Ora però ben venga
questa sentenza». Sulla stessa linea è
anche Coldiretti che ricorda come il
marchio «mafia» sia un business milion-
ario a tavola che va fermato: «Si va dal
caffè “Mafiozzo” della Bulgaria, agli snack
“Chilli Mafia” della Gran Bretagna, dalle
spezie “Palermo Mafia shooting” della
Germania alla salsa «SauceMaffia» per
condire le patatine scovata a Bruxelles».
Per Lino Stoppani, presidente della Fed-
erazione italiana pubblici esercizi «la corte
Ue da un lato condanna l’uso strumentale
di un’organizzazione criminale e dall’altro
finalmente si oppone allo spregiudicato
utilizzo di un luogo comune che da anni
compromette l’immagine internazionale
del nostro Paese e della nostra ristorazi-
one».
La replica dell’azienda
L’azienda iberica ha commentato la sen-
tenza dicendosi «molto sorpresa». «In
Italia — dicono — ci sono diversi marchi
che includono nel suo nome “la mafia” e
non sono stati presi in considerazione
dalla stessa Corte». In più, hanno preci-
sato che «non influisce in nessun caso sul
marchio nazionale poiché è totalmente
autonomo e indipendente da quello
dell’Unione europea». La società ha 60
giorni per impugnare la decisione, limitata-
mente a questioni di diritto, dinanzi alla
Corte dell’Unione europea.
Di Alessio Ribaudo ( corriere.it)
Pagine 9 Cultura & Societa’ a cua di Nino Bellinvia Febbraio/Marzo 2018Paginea 8 Cultura & Societa’ a cura di Nino Bellinvia Febbraio/Marzo 2018 Britalyca News LondraBritalyca News Londra
65° Carnevale Massafrese
Nei giorni di 11 e 17 febbraio si sono tenute a
Massafra due sfilate di gruppi allegorici e mascherati e
animazione anche degli alunni di varie scuole della
prima parte del 65° Carnevale Massafrese 2relegato”
nella zona Sant’Oronzo con diversi eventi: “Praja in
tour” con musica e parole,
Palma in uno spettacolo live direttamente da “Made in
Sud”; albero della cuccagna; Gran Sconcerto
bandistico della Città di Massafra; “Giovedì dei
Pazzi” con serata danzante a cura di Multiradio; Gran
Concerto di Carnevale “Rondò Veneziano”, e,
“Maschere e Mascere, Teatro della maschera”.
Attesa, più che attesa invece, la seconda parte prevista
a luglio con la sfilata dei mastodontici carri allegorici.
Un Carnevale, oggi, che ha perso molto del suo
primitivo fascino, ma che intende, come lo scorso
anno, di rifarsi in estate. Una formula che potrebbe
anche piacere, ma i più desiderano il tradizionale
Carnevale a Febbraio in corso Roma come si è svolto
con tanto successo per tanti e tanti anni in
un’atmosfera allegra e spensierata tra un tripudio di
luci, colori e suoni.
Pieno successo, anche l’annullo filatelico voluto dal
Comune, su proposta del Circolo Filatelico “A,
Rospo”. Annullo che è stato molto richiesto dai
cittadini, appassionati e filatelisti, che si sono recati
presso l’ufficio filatelico temporaneo che ha
funzionato presso il Centro Culturale Barbara
Wojciechowska in corso Roma, ove ha funzionato un
ufficio postale temporaneo con gli impiegati postali
Daniele Latorre e Antonio Fiorente (presente la
referente Filatelia Francesca Magnani delle filiali di
Lecce, Brindisi e Taranto) che hanno apposto
l’annullo filatelico speciale “C’è teatre stù
carnvel” (bozzetto creato da Giulio Mingolla per
specificare che ogni anno il Canevale Massafrese deve
affrontare degli ostacoli per andare avanti), su quattro
cartoline filateliche (create da Giulio Mingolla, Vito
Messi, Vito Antonio Dicensi e una foto di Francesco
M. Rospo) stampate magnificamente, grazie alla
sponsorizzazione della Pasticceria Giordano di
Annalisa e Bruno, dalla Tecnografica di Piergianni
Ardito (inserite in un bel folder proposto dal
Francesco Maria Rospo, vice presidente del Circolo
Filatelico “A. Rospo” (per contatti: tel.3492481980;
nicolafabioassi@gmail.com)
Mostra “Donna Pensiero”
Si è tenuta a Taranto dal 3 al 16 marzo, presso la
Galleria d’Arte "L'Impronta", una nuova annuale
edizione della Mostra “Donna Pensiero”. Ospite
d’eccezione, come in altri appuntamenti, il critico,
scrittrice e poetessa massafrese Antonietta Benagiano.
Apprezzate da tutti i visitatori le opere delle brave
pittrici (provenienti da varie località): Cinzia Raffo,
Tiziana Iunco, Francesca Cacace, Liliana De Bellis,
Carmen Manco, Maria Filomena Tetesi, Margherita
Fallico, Alessandra Robino, Dimitra Balou, Maria Ida
Barnardo, Anna Maria Pinto, Maddalena Lippo,
Daniela Galeone, Angela Barratta, Anna Amendolito,
Anna Miccoli, Giuseppina Gravina, Jole Argentina,
Ester Del Manzo, Fullone Feliciana, Alba Fiordalisi,
Nadia Esposito, Annalisa Tommaso, Felicia Vitiello,
Bronwyn White, Antonella De Santis, Maria Pia
Putignano, Francesca Vetrano, Rosanna De Pasquale,
Grazia Cito, Cetty Buzzerio. Nel suo intervento il
presidente della Galleria d’Arte "L'Impronta",
Camerino, ha affermato quanto sia necessario
mantenere in una città problematica, come Taranto,
dei riferimenti artistici e culturali come risorsa sociale,
nonostante le difficoltà che sotto ogni aspetto una
Galleria comporta. Hanno fatto seguito altri
interventi. La dott.ssa Maristella Massari, giornalista
de "La Gazzetta del Mezzogiorno", che ha posto in
rilievo la creatività della donna, le sue difficoltà
presenti sino ai decenni del Novecento per la fatica
nella conduzione della vita. Ha fatto seguito
l'avvocato poeta Mario Calzolaro che ha onorato la
donna con la declamazione, davvero eccellente, di
talune poesie della letteratura mondiale, mentre la
poetessa Maria Pia Putignano ha letto una sua poesia
dedicata al mare. L'intervento della dott.ssa Perla
Suma, Presidente della Sezione Provinciale "LILT"
di Taranto, si è incentrato, più che sui servizi di
prevenzione a tutela della salute così compromessa
nel territorio, sulla condizione cosiddetta 'normale'
della donna, sulle sue difficoltà quotidiane nel
conciliare la libertà diuna propria realizzazione (in
passato negatale per una concezione d’inferiorità e
sudditanza all'uomo) con quanto si addossa di carico
nella conduzione quotidiana della famiglia. Il critico
(poetessa e scrittrice notissima) prof.ssa Antonietta
Benagiano dopo aver ringraziato il presidente, ha
parlato della libertà ancora negata alla donna, alle
sue scelte punite oggi con il femminicidio e alla
violenza dell'uomo frustrato. E ha ricordato filosofi e
psichiatri, anche del primo Novecento, negatori
dell'io alla donna, della sua realizzazione nell'arte
che, sin dalla neandertaliana, è stata presente nella
donna. Pochi nomi dall'antichità e dalle ere
successive (Ildegarde di Birgen, Marietta Robusti,
Artemisia Gentileschi...) e ha ricordato la
rivoluzionaria Tamara de Lempicka e all'opposto
Carla Maria Maggi (fu costretta nel 1940 dal
perbenismo borghese a riporre in soffitta tele e
attrezzi), le cui opere sono oggi presenti
all'International Museum of Women in the Arts di
Washington. Ha menzionato le ultime tendenze
nell'arte pittorica con relativi nomi di pittrici balzate
a livello mondiale, si è soffermata su narrazioni e
tecniche pittoriche pregevoli nelle artiste della
Mostra, le quali danno un'impronta rilevante al
figurativismo, proposto talora con forza segnica e
coloristica, con l'ampliarsi anche a forme etniche,
oppure con il recupero di tenuità segniche e
cromatiche. Il prof. Antonio Fornaro, oltre a parlare
della donna non solo pensiero, anche azione, ha
ricordato l'apporto delle donne nella prima guerra
mondiale, la loro dedizione nell'alleviare le
sofferenze. Dulcis in fundo la pittrice tarantina di
livello internazionale Grazia Lodeserto (talune sue
opere sono esposte all'International Museum of
Women) ha parlato della capacità della donna di
portare avanti varie attività, quindi la stessa arte,
anche quando è costretta a sottoporsi a terapie
dolorose e defatiganti per sopravvivere. Ha deliziato
la serata l'eccezionale violino di Nancy Barnaba
(gestisce, in unione col ben noto violinista Franco
Mezzena, l'Accademia Mezzogiorno Musicale)
insieme al violino del giovanissimo Fabio Trono,
suo allievo. , il numeroso pubblico ha applaudito
l'organizzatore Arturo Camerino (presidente della
Galleria d'Arte L'Impronta), le artiste tutte, gli ospiti
e il critico prof.ssa Benagiano. Nella foto il
presidente della Galleria d’Arte Arturo Camerino
(presidente della Galleria d’Arte “L’Impronta”), la
poetessa, scrittrice, saggista Antonietta Benagiano,
la pittrice Grazia Lodeserto, il poeta Mario
Calzolaro, la giornalista Martistella Massari.
“Stammlager. L’incubo della memoria”
Vitoronzo Pastore, noto scrittore e ricercatore di libri
storici della1^ e 2^ Guerra Mondiale continua a
stupire con le sue imperdibili opere. L’ultima in
ordine di tempo (una prima copia letta in anteprima
dal direttivo del Circolo Filatelico “A. Rospo” di
Massafra) “Stammlager. L’incubo della memoria”,
si compone di tre volumi (ogni tomo è formato da
576 pagine) racchiusi in uno splendido cofanetto
(Editore Suma, 2017). Ogni lettore potrà leggervi
quello che non ha mai letto prima sugli stammlager,
sulle nefandezze dei nazisti e nazifascisti,
confermate dalle varie testimonianze che è riuscito a
raccogliere. “Chi non ricorda il passato, è
condannato a riviverlo”, ricorda l’autore rivelando
che “La cultura e la conoscenza sono la migliore
guida per liberarci dell’oppressore”.
L’importanza dell’opera (il ricavato della vendita
sarà devoluto in beneficenza) è stata, tra l’altro
messa in evidenza, dall’Accademia Italia in Arte nel
Mondo, che ha insignito l’autore con il Premio
Internazionale per i Diritti Umani “Victor Hugo”,
mentre continua a giungere all’autore tantissime
testimonianze italiane ed estere.
Nelle sue pagine troviamo le recensioni: “Agire i
Diritti Umani” di Pina Catino, Presidente Club per
l’UNESCO di Bisceglie; “Proemio” di Francesca
Dell’Aia e Luna Pastore; “Verweigerer” del Cav.
Dr. Michele Miulli, ricercatore ed esperto d’Arte,
ufficiale nei Carabinieri esperto nella Tutela del
Patrimonio Artistico; “Premessa” di Luigi
Palmiotti, Storico e Direttore del Museo Etnografico
“ F r a n c e s c o P r e l o r e n z o ” d i
Bisceglie; “Presentazione” dell’architetto Antonio
Pastore, Presidente Associazione Turistica Pro Loco
di Casamassima. Introduzione dell’Autore Vitoronzo
Pastore. Pizzini lanciati dai vagoni-bestiame
transitati alle stazioni ferroviarie di Trento, di
Bolzano, di Treviso, di Venezia e intermedie dopo
l’8 settembre 1943. Nei 48 Capitoli dei tre volumi
vi si trova l’elenco di tutti i campi dei Prigionieri
di Guerra in Germania e Territori occupati, i
vari tipi di Stalag, le loro mini-storie, e le
rispettive corrispondenze di quasi tutte le Regioni
d’Italia…
Tomi che l’autore Vitoronzo Pastore ha dedicato alle
centinaia di migliaia di giovani che furono internati
nei Campi di prigionia nazisti, a coloro che vi
perirono e ai sopravvissuti degli orrori. Il suo intento
(come ci a detto l’autore) è di fornire il più ampio
quadro possibile dell’incubo vissuto negli
Stammlager, attraverso testimonianze e
documentazioni, per la Libertà, per la Democrazia,
per la Pace, per la Giustizia e per i Diritti Umani.
E si augura che questi fogli siano letti e compresi dai
giovani di oggi e che gli stessi nei diventino fautori
di una rinnovata Resistenza contro le ingiustizie del
mondo.
Sono 1728 le pagine da leggere tra testimonianze e
bestialità dell’essere umano. “Veicolo di Moto,
veicolo di Sensibilità, anima del Mondo”, dice
l’autore, sono il suo. Fondamentale pensiero per dare
voce a coloro che, in varie forme, offrirono la loro
vita per la Libertà e per la Pace; ancora oggi non
ascoltati! E aggiunge ancora che non bisogna
fermarsi mai nell’impegno sociale affinché
l’operosità di ognuno possa affermare regolari
condizioni di interscambio umano e culturale tra i
popoli, sia all’interno dei singoli Stati che in tutta la
comunità internazionale, in modo tale da debellare
guerre e conflitti, e senza dubbio anche le distinzioni
etniche, sociali e religiose. Due capitoli sono
dedicati alla documentazione Tedesca: Interruzioni
di fine rapporto di lavoro dai diversi Campi; Schede
e tessere di lavoro; Attestati di trasformazione a
lavoratori civili; Schede sanitarie e di ricovero;
Carte d’identità rilasciate dai Campi di liberazione
in attesa di rimpatrio; Messaggi della C.R.I.;
Lasciapassare dai vari Comandi; Altri documenti.
Corrispondenze dai Campi di lavoro tramite
cartoline Postali tedesche. A questi Capitoli
s’interpongono Capitoli dedicati agli I. M. I. di
Città, Province e Comuni italiani. (I Comuni
dell’Area metropolitana di Bari; Area
metropolitana di Milano: Corrispondenze I.M.I. e
C.D.; Area metropolitana di Monza e C.D.;
Comune di Roseto degli Abruzzi; Area
metropolitana di Teramo e C.D.; Area
metropolitana di Catanzaro; Area metropolitana di
Taranto; Area metropolitana di Cosenza; Area
metropolitana di Vibo Valentia; Area
metropolitana di Alessandria, di Novara-Verbania,
di Vercelli-Biella, e dell’Area metropolitana di
Brindisi e di Lecce).L’eccidio della Divisione
“Acqui”; Trascrizione dell’Attestazione Giurata del
25 agosto 1945 del caporale Luigi Briasco e del
caporale Tolmino Bombarda B, vistata dal
Colonnello Bruno Toscano Comandante del Campo
Italiano di Spremberg (probabile atto probatorio al
Processo di Norimberga sui fatti di Cefalonia);
Sintesi del 1° marzo 1953 del Ritorno in Patria
delle Salme dei Caduti di Cefalonia e Corfù;
Testimonianze degli “Acquini” di Francesco
Mariella, di Francesco Manzari, di Leonardo
Massaro , di Giovanni Losurdo, di Antonio Monno,
di Vincenzo Rosato; Alcuni militi della Terra di
Bari; Il 49° Reggimento di Fanteria “Parma”. I
naufraghi dell’affondamento delle navi ORIA,
SINFRA, PETRELLA, ARDENA e ROSSELLI.Un
Capitolo è dedicato al Campo di Lavoro di
Schöneweide (Berlino), Mostra-Museo “Tra più
Fuochi”. Le tragedie: L’eccidio di Gardelegen;
Fullen “Il Campo della Morte” – Associazione
Nazionale Reduci della Prigionia. Stalag 307 – La
Fortezza della morte; Stalag 352 – Dalla
Bielorussia con terrore. L’eccidio di Sebalduschof
di Treuendrietzen, Campo delle torture (o inferno
dei vivi?) – Birkenau – I due documenti-
testimonianze furono probabilmente atti probatori
al Processo di Norimberga. Il sentiero di Anne
Frank; i Campi degli strazi dell’animo (campi di
Sterminio); testimonianza del Generale Felice
PORRO; il concime fertilizzante dei
Tedeschi; Sonetti di Salvatore Memeo. I diari del
Ten Col Michele Abbadessa durante la permanenza
al Campo Raccolta ex Internati Italiani di
Spremberg. Sogni di fame. Oltre 60 messaggi della
Croce Rossa Internazionale; 70 documenti I.M.I. in
bilingue; libretti di lavoro; 50 cartoline postali
tedesche inoltrate dai Campi di lavoro; 18 piastrine
prigionieri di guerra dei vari Stalag; oltre 70
cosiddette “schede di cattura” e trascrizioni di circa
1.300 corrispondenze da e per gli Stammlager;
Centinaia di immagini degli Stammlager, dei
Protagonisti e dei Monumenti dei Caduti dei
Comuni italiani.
Massafra - Stagione Teatrale 2018 promossa
dall’Amministrazione comunale in collaborazione con
il Teatro Pubblico Pugliese.
Nove interessanti e accattivanti appuntamenti con
un’offerta per tutti i “palati” divisi tra i due
palcoscenici, quello dello storico “Teatro Spadaro” e
quello del Teatro Comunale “Nicola Resta”. Il sipario
sulla Stagione di Prosa si aprirà giovedì 11 gennaio
p.v. con lo spettacolo “Io non sono un gabbiano” della
compagnia Oyes.
Questo il cartellone completo della rassegna:
- Giovedì 11 Gennaio: IO NON SONO UN
GABBIANO. Regia e testo STEFANO CORDELLA
- Mercoledì 17 Gennaio: PICCOLI CRIMINI
CONIUGALI. Adattamento e regia MICHELE
PLACIDO
- Mercoledì 24 Gennaio: MARITI E MOGLI.
Adattato e diretto da MONICA GUERRITORE
- Martedì 6 Febbraio: REGALO DI NATALE di
PUPI AVATI. Regia MARCELLO COTUGNO
- Giovedì 22 Febbraio: CINEMA PARADISO.
Regia, luci e scene MICHELANGELO
CAMPANALE
- Giovedì 8 Marzo: I HAVE A DREAM - le parole
che hanno cambiato la storia. Regia GABRIELE
GUIDI
- Domenica 11 Marzo: HOTEL LAUSANNE di e
con CHRISTIAN GALLUCCI, ANNA SALA.
- Venerdì 23 Marzo: UN DIRITTO… MESSO di
TRAVERSO di e con SALVATORE COSENTINO
- Giovedì 19 Aprile: LA NEBBIOSA. Adattamento
teatrale e regia PAOLO TROTTI
Il costo dell’abbonamento ai 6 spettacoli che andranno
in scena presso il Teatro Spadaro è il seguente:
- Platea I settore: intero € 99,00 – ridotto € 84,00;
- Platea II settore: intero € 84,00 – ridotto € 66,00;
- Platea III settore € 66,00 – ridotto € 54,00;
Il costo dei biglietti, sempre per gli spettacoli che
andranno in scena al Teatro Spadaro sono:
- Platea I settore: intero €. 25,00 – ridotto € 20,00;
- Platea II settore: intero € 20,00 – ridotto € 15,00;
- Platea III settore € 15,00 – ridotto € 8,00.
I Biglietti per lo Spettacolo UN DIRITTO… MESSO
di TRAVERSO il costo del biglietto è:
Platea I settore: intero € 20,00 – ridotto € 18,00;
- Platea II settore: intero € 18,00 – ridotto € 15,00;
- Platea III settore € 15,00 – ridotto € 8,00;
Per quanto riguarda gli spettacoli al Teatro Comunale
queste le tipologie di biglietto con assegnazione:
intero € 10,00 – ridotto € 8,00.
La vendita degli abbonamenti e dei biglietti sarà
disponibile presso l’Info Point della Città di Massafra
(Piazza Garibaldi / Tel. 099.8804695 – 338.565960)
tutti i giorni dalle ore 8.00 alle 22.00 fino al 21
gennaio 2018; dal 22 gennaio 2018 i biglietti saranno
in vendita tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e
dalle 15.30 alle ore 18.00, nonché la sera di spettacolo
presso il Botteghino del Teatro Spadaro (Piazza
Martiri del Risorgimento, 10 / tel. 099.88012100).
Il botteghino del Teatro Comunale sarà aperto la sera
di spettacolo, è possibile prenotare i biglietti
telefonicamente ai numeri 099.8801932 e
349.7291060. I biglietti saranno in vendita anche
online e in tutti i punti vendita Booking Show.
TEATRO COMUNALE - Giovedì 11 Gennaio 2018
Òyes
IO NON SONO UN GABBIANO
ispirato a “Il Gabbiano” di A. Cechov; disegno luci
Giuliano Almerighi; sound design Gianluca Agostini;
costumi Stefania Coretti e Simone Pisani; assistente
alla regia Noemi Radice
con Francesco Meola, Camilla Pistorello, Umberto
Terruso, Dario Merlini, Dario Sansalone, Camilla
Violante Scheller, Daniele Crasti, Fabio Zulli
regia e testo STEFANO CORDELLA
Lo spettacolo si apre con il funerale di Arkadina, la
celebre protagonista del capolavoro cecoviano,
nell'aria risuonano le note di una marcia funebre. La
comunità si riunisce per ricordare e rendere omaggio
alla grande attrice. Ben presto, le orazioni di amici e
parenti assumono l'aspetto di performance artistiche,
dato che quasi tutti i partecipanti sono, o si sentono,
artisti o aspiranti tali: dal logorroico maestro
Medvedenko, sedicente stand up comedian a tempo
perso, a Nina e Kostja. Lei sogna di raggiungere la
fama come attrice, lui è ossessionato dalla ricerca di
“forme nuove” nel teatro e nella vita. Quello che
comincia come un omaggio sotto forma di monologo da
parte di Nina viene però improvvisamente interrotto da
Kostja che si “mette a nudo” nello sconcerto dei presenti,
rivelando il suo rancore e il desiderio disperato di essere
amato da una madre ingombrante e anaffettiva,
irraggiungibile modello di riferimento e, al tempo stesso,
incarnazione di tutto ciò che il ragazzo vorrebbe
distruggere e rivoluzionare. Solo Dorn, dottore
emotivamente “anestetizzato” dalla razionalità ha parole
d'elogio per il gesto provocatorio, a suo dire capace di
scatenare delle reazioni autentiche. Toccherà a Trigorin,
famoso scrittore, ristabilire l'ufficialità della situazione
con un commovente discorso dedicato alla defunta
compagna.
TEATRO SPADARO - Mercoledì 17 Gennaio 2018
Goldenart
Michele Placido, Anna Bonaiuto
PICCOLI CRIMINI CONIUGALI
di Eric-Emmanuel Schmitt
adattamento e regia MICHELE PLACIDO
Sull’altalena del matrimonio fra impercettibili slittamenti
del cuore e tradimenti conclamati si consuma la vita dei
due protagonisti. Un sottile, brillante gioco al massacro a
due voci inventato dal drammaturgo più amato
d’oltralpe. Gilles e Lisa, una coppia come tante. Da
ormai quindici anni si trovano a vivere un,
apparentemente, tranquillo menage familiare. Lui,
scrittore di gialli, in realtà non è un grande fautore della
vita a due. Lei, moglie fedele, è invece molto innamorata
e timorosa di perdere il marito. Un piccolo incidente
domestico, in cui Gilles, pur mantenendo intatte le
proprie facoltà intellettuali, perde completamente la
memoria, diventa la causa scatenante di un sottile e
distruttivo gioco al massacro. Il testo di Schmitt è un
veloce e dinamico confronto verbale tra i due
protagonisti, un susseguirsi di battute, ora amorevoli ora
feroci, ora ironiche ora taglienti, uno scontro che si
genera dove una grande passione inespressa cerca un
modo per sfogarsi. Il battibecco è necessario, vitale.
TEATRO SPADARO - Mercoledì 24 Gennaio 2018
Artisti Associati / Pierfrancesco Pisani / Parmaconcerti
Monica Guerritore, Francesca Reggiani
MARITI E MOGLI
dal film omonimo di Woody Allen; scene Giovanni
Licheri, Alida Cappellini; costumi Valter Azzini; luci
PaoIo Meglio
con Ferdinando Maddaloni, Cristian Giammarini; e con
Enzo Curcurù, Lucilla Mininno, Malvina Ruggiano,
Angelo Zampieri
adattato e diretto da MONICA GUERRITORE
Nella scrittura originale di Monica Guerritore tutto
accade in una notte piena di pioggia, in un luogo che,
con il passare delle ore, diventa una sala da ballo, una
sala d'attesa, un ristorante, un luogo della mente dove gli
otto protagonisti (mariti, mogli, amanti) si ritrovano,
come nelle parole di Allen, in un “girotondo di piccole
anime che sempre insoddisfatte girano e girano
intrappolate nell’insoddisfazione cronica di una banale
vita borghese”.Nelle simultaneità delle relazioni e degli
intrecci clandestini, nelle rotture e nelle improvvise
riconciliazioni, nei vagheggiamenti a volte comicissimi a
volte paradossali, si percepiscono le “piccole altezze
degli esseri umani”, così familiari a Bergman, a
Strindberg. E, nel perdersi in danze all'unisono, su
musiche bellissime da Louis Armstrong a Etta James,
Cechov e il tempo che intanto scivola via…
TEATRO SPADARO - Martedì 6 Febbraio 2018
La Pirandelliana
Gigio Alberti, Filippo Dini, Giovanni Esposito, Valerio
Santoro, Gennaro Di Biase
REGALO DI NATALE
adattamento teatrale Sergio Pierattini
di PUPI AVATI; regia MARCELLO COTUGNO
Quattro amici di vecchia data, Lele, Ugo, Stefano e
Franco, si ritrovano la notte di Natale per giocare una
partita di poker. Con loro vi è anche il misterioso
avvocato Santelia, un ricco industriale contattato da Ugo
per partecipare alla partita. Franco è proprietario di un
importante cinema di Milano ed è il più ricco dei quattro,
l'unico ad avere le risorse economiche per poter battere
l'avvocato, il quale tra l'altro è noto nel giro per le sue
ingenti perdite. Tra Franco e Ugo però, i rapporti sono
tesi; la loro amicizia, infatti, è compromessa da anni, al
punto tale che Franco, indispettito dalla presenza
dell'ormai ex amico, quasi decide di tornarsene a casa.
La sola prospettiva di vincere la somma necessaria alla
ristrutturazione del cinema lo fa desistere dall'idea. La
partita si rivela ben presto tutt'altro che amichevole.
Sul piatto, oltre a un bel po' di soldi, c'è il bilancio della
vita di ognuno: i fallimenti, le sconfitte, i tradimenti, le
menzogne, gli inganni. È uno tra i più bei film di Avati,
lucido, amaro, avvincente.
TEATRO SPADARO
Giovedì 22 Febbraio 2018
Tra il dire e il fare / La luna nel letto
CINEMA PARADISO
assistente alla regia Antonella Ruggiero; supervisione
coreografica Aline Nari; cura del testo Katia
Scarimbolo; luci Tea Primiterra; costumi Maria
Pascale; video Mario Bianchi, Ines Cattabriga,
Michelangelo Campanale
con Giuseppe Di Puppo, Annarita De Michele, Erica
Di Carlo, Paolo Gubello, Salvatore Marci, Anna
Moscatelli, Luigi Tagliente
regia, luci e scene MICHELANGELO
CAMPANALE
“C’era una volta in America... Aspettavo sempre che il
campanello facesse King Kong e che dietro la porta
comparisse il dottor Zivago e sognavo che difronte a
me si aprissero Orizzonti di gloria e potessi volarmene
Via col vento”
Il piccolo Totò vive nel cinema nutrendo il suo
immaginario di quelle visioni capaci di attutire ogni
perdita e aprire alla scoperta. Uno spettacolo
sorprendente, popolato dai miti del nostro cinema,
chiamati a ripercorrere la vita complicata di Totò per
restituirle gioia e amore. Un giovanissimo attore,
protagonista di una storia narrata dal teatro, dalla danza
e naturalmente anche dal cinema, diventa la guida per
l’intera platea che vi si riconosce, stabilendo una
complicità contagiosa e alimentando quell’amore per il
grande schermo che il regista vuole trasmetterci.
TEATRO SPADARO - Giovedì 8 Marzo 2018
Sabadi
Valentina Lodovini, Ivano Marescotti
I HAVE A DREAM - le parole che hanno cambiato
la storia
di Gabriele Guidi, Ennio Speranza; con il contributo di
Gigi Proietti, Catherine Spaak, Rosario e Beppe
Fiorello, Arnoldo Foà
regia GABRIELE GUIDI
Quante volte le parole hanno contribuito a segnare
un’epoca, svelando ideali e aspettative di intere
generazioni? E quante volte i grandi oratori hanno
saputo accendere passioni civili individuando iraguardi
sociali da conquistare trascinando milioni di persone?
Le parole, alla pari degli eventi, hanno inciso sulla
storia; anzi, diventando esse stesse eventi, hanno
contribuito a fare la storia.“I HAVE A DREAM - Le
parole che hanno cambiato la storia” è dedicato ad
alcuni dei più significativi discorsi pronunciati da
individui che in epoche diverse - hanno contribuito al
corso dell’umanità.Da Demostene a Martin Luther
King, passando per Pericle, Robespierre, Lady Astor,
Ghandi, Kennedy, Churchill, Fidel Castro, Mandela e
molti altri fino ad Umberto Eco.Parole che, grazie alla
straordinaria attualità delle tematiche affrontate
consentono di rivivere eventi che appartengono alla
memoria storica della collettività.
TEATRO COMUNALE - Domenica 11 Marzo 2018
Coperte Strette
HOTEL LAUSANNE
di e con CHRISTIAN GALLUCCI, ANNA SALA
“Mi domando cosa sarei stato io, se non ci fosse stato
lui” (sosia ufficiale italiano di Michael Jackson)
All’ interno di Hotel Lausanne si esibiscono Maria
Lina e Uguale, sosia di Marilyn Monroe e Adolf Hitler,
due personaggi in crisi di identità e alla ricerca di un
proprio posto nel mondo. Siamo all’ultima esibizione
all’interno dell’Hotel; è un’esibizione sostenuta con
leggerezza ma dove assistiamo al disfacimento e al
crollo del meccanismo che finora li ha sorretti – tra
suoni che non partono quando dovrebbero, incidenti di
percorso, dimenticanze – in un gioco al massacro dove
l’unica vera soluzione, la soluzione finale, sembra
essere quella di barricarsi all’interno dell’Hotel, di
chiudere lì, con l’ultima esibizione, forse con la
vita, andando a rendere definitiva l’identificazione
dei sosia con i due idoli.
Hotel Lausanne è un luogo allo stesso tempo
concreto e astratto, interiore: è l’hotel, l’albergo,
l’involucro che ospita la nostra anima. È il corpo.
TEATRO SPADARO - Venerdì 23 Marzo 2018
UN DIRITTO… MESSO di TRAVERSO
con Carla Petrachi al pianoforte
di e con SALVATORE COSENTINO
Lo spettacolo “Un diritto… messo di
traverso” (Premio Internazionale Kouros 2013) è un
modo per avvicinare la società civile al mondo del
diritto, visto così spesso, dall'uomo della strada,
tanto distante e arroccato su una algida torre
d'avorio. Il testo originario nasce da vent’anni di
osservazioni sul “campo” (l’aula di giustizia
penale, dal momento che di mestiere Salvatore
Cosentino fa il Pubblico Ministero). Lo spettacolo
parte dalla riflessione di quanto il diritto, strumento
che nasce a servizio dell’uomo, sia in realtà lontano
della dimensione umana. Preso atto di questa
lontananza, il magistrato, autore ed attore, sprona a
non dimenticare che un fascicolo è un prezioso
scrigno che contiene delle, spesso dolenti, vite
umane.
TEATRO COMUNALE - Giovedì 19 Aprile
2018
Linguaggicreativi
LA NEBBIOSA
di Pier Paolo Pasolini; assistente alla regia, scene e
costumi Giada Gentile
con Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri
adattamento teatrale e regia PAOLO TROTTI
Protagonisti due attori, Stefano Annoni e Diego
Paul Galtieri, una batteria e un telo bianco. Lo
spettacolo teatrale “La Nebbiosa” si ispira a una
sceneggiatura, commissionata nel 1959 a Pier Paolo
Pasolini, dopo l’uscita di “Una vita violenta”. La
storia deve avere come sfondo Milano e Pasolini
decide di scrivere un film sui Teddy Boy che, come
i ragazzi di vita, cercano di sopravvivere,
galleggiando tra le rovine di una città in
costruzione. Il film non si farà mai per problemi
produttivi, ma resta la sceneggiatura de “La
Nebbiosa”, che a teatro prende finalmente vita, con
incalzante ritmo rock ‘n’ roll. I personaggi
prendono la parola, uno dopo l’altro, e vivono la
loro storia mentre la batteria scandisce il tempo.
Così sul palco appaiono il Rospo, il Teppa, il
Contessa, il Toni detto Elvis, Mosè, Gimkana e le
loro vittime. Sullo sfondo Milano, dominata dal
Pirellone e dalla torre Galfa, la stessa Milano che si
arricchisce durante il boom ma che a volte sembra
perdere di vista il valore dei sentimenti. I Teddy
Boy sono espressione del disagio giovanile degli
anni Sessanta. La rivolta contro la società, ma
anche l’abbandonarsi al languore delle giornate
passate al bar, senza studiare, senza lavorare; con,
nella testa, nelle mani, nei coltelli, sogni di colpi
che li possano fare svoltare; la voglia di stupire, di
andare contro.
Nelle foto gli interpreti degli spettacoli. L’11
gennaio_ Francesco Meola, Camilla Pistorello,
Umberto Terruso, Dario Merlini, Dario Sansalone,
Camilla Violante Scheller, Daniele Crasti, Fabio
Zulli; 17 gennaio: Michele Placido, Anna
Bonaiuto; 24 gennaio: Monica Guerritore,
Francesca Reggiani; 6 febbraio: Gigio Alberti,
Filippo Dini, Giovanni Esposito, Valerio Santoro,
Gennaro Di Biase; 22 febbraio: Giuseppe Di
Puppo, Annarita De Michele, Erica Di Carlo, Paolo
Gubello, Salvatore Marci, Anna Moscatelli, Luigi
Tagliente; 8 marzo: Valentina Lodovini, Ivano
Marescotti; 11 marzo: Christian Gallucci e Anna
Sala; 23 marzo: Salvatore Cosentino; 19 aprile:
Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri
Organizzata dal Comune di Massafra la prima parte si è tenuta nei giorni 11 e 17 febbraio. Successo dell’annullo filatelico
65° Carnevale Massafrese. Arrivederci a luglio con la sfilata dei mastodontici carri allegorici
Si è tenuta a Taranto presso la Galleria d’Arte “L’ “Impronta” con ospite il critico Antonietta Benagiano
Mostra “Donna Pensiero”.Apprezzate opere di oltre trenta pittrici
Nuova opera di Vitopronzo Pastore, noto scrittore e ricercatore di libri storici della 1^ e 2^ Guerra Mondiale
“Stammlager. L’incubo della memoria” – Opera in tre volumi in cofanetto (Edizioni Suma)
Stagione Teatrale 2018 promossa dall’Amministrazione comunale in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese. Massafra.
Spettacoli divisi tra il palcoscenico dello storico “Teatro Spadaro” e quello del Teatro Comunale “N. Resta”.

Lavoce8

  • 1.
    Pagina 16 Febbraio/Marzo2018 Britalyca News Londra Periodico gratuito di libere e approfondite informazioni sociopolitiche Fondato ed edito da Carmine Gonnella (2005/2018) III edizione N. 38 Febbraio / Marzo 2018 Britalyca News Londra Calabritto & Dintorni Notizie locali di opinioni, cultura e societa’. Fondatore Carmine Gonnella Londra Numero 38 FebbraioMarzo 2018 Calabritto, il sindaco: ‘Questione migranti chiusa, non verranno’ In merito alle voci sull’arrivo di 8 migranti da ospitare a Calabritto, il sindaco Gel- somino Centanni ha dichiarato: “I migranti non verranno a Calabritto. Il consiglio comunale a maggioranza ha dato disposizi- one contraria rispetto all’adesione alla rete S.p.r.a.r. (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Il consiglio comunale – ha continuato Centanni in una nota stampa – si è espresso negativamente rispetto ad una proposta che non era obbliga- toria e vincolante. L’adesione alla rete per la redistribuzione dei migranti avviene su base volontaria”. “Come sindaco mi ero già opposto quando ad Avellino non ha sottoscritto il protocollo con Prefettura, ANCI, Ministero Interni, al quale hanno aderito, invece, altri comuni. Quindi in consiglio comunale sono stato ulte- riormente confortato per la linea adottata al momento della non sottoscrizione del Proto- collo. Al di là di qualche speculazione e di chiacchiere da bar, che sia chiaro: la possi- bilità che venissero a Calabritto i migranti era stata già scartata ben prima del consig- lio. Nell’assise cittadina c è’ stata una dis- cussione e una presa di questa non volontà. Nulla di più”. Qui Londra…. ASPETTANDO UN’ ALTRA LEGGE ELETTORALE C’e’ una netta differenza tra leggi elettoral e meccanismi elettorali. Nella (sempre) codidetta “prima” Repubblica, il meccanismo elettorale non garantiva governabilita’ ad un solo partito, ma con le preferenze e senza soglie di sbarramenti, garantiva la formazione di un parlamento scelto liberamente con il voto diretto a tutti e per tutti. Dal mattarellum in poi, con leggi elettorali, contenenti liste bloccate, premi di maggioranze, candidature multiple e voto indiretto (vedi rosatellum) non si garantisce ne’ governabilita’, ne’ un parla- mento scelto liberamente dai cittadini per I cittadini. Abbiamo spesso ribadito che “ In una de- mocrazia parlamentare, nessun meccanismo elettorale, garantisce governabilita’, ma solo la formazione di politici capaci o non di for- mare governi pragmatici e duraturi” (autocit.) Un giusto “metodo democratico” elettorale dovrebbe garantire alcuni principi democratic e costituzionali : (1) liberta’ di scelta degl’ eletti (2) Ricambio generazionale (3) Candidature degne e morali (4) Eta’ minima e massima d’ eleggibilita’ (5) Egualita’ del voto (6) Regola- mentazione del libero mandato Tutti e sei I principi sopra menzionati li possiamo trovare in Costituzione (1/2) Il voto e’ a suffragio universale e diretto, libero e personale. (3) Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge (2/4) E’ implicito che se in Costituzione c’e’ un’ eta’ minima di eleggibilita’, un meccanismo elettorale democratico dovrebbe contemplare anche l’ eta’ massima ( si risparmierebbe sopratutto su dentiere e pannolloni) (5) Il voto e’ eguale e lo stesso meccanismo dovrebbe essere applicato a tutte le tornate elettorali. (6) L’ unico modo per frenare iltrasformismo politico e’ estendere la sfiducia di mozione ( come gia’ avvine anche per ministri e sotto) a tutti i membri del Parlamento. Una democrazia che non usa tutti i suoi anticorpi, non e’ degna di essere definita tale (autocitazione 2013) [cg] Qui Londra segue alle pagine 2/3 Dall’ Italia e dall’ Estero A cura di Giorgio Brignola ( pagina 4) VARIE pagina 11 CULTURA & SOCIETA’ A cura di Nino Bellinvia 65° Carnevale Massafrese. Teatro Spadaro” e quello del Teatro Comunale “N. Resta”. Pagine centrali VIGNETTE Pagina 14 IN NOME DELLA GOVERNABILITA' In ogni campagna elettorale, le promesse e premesse sono gonfiate ai massini, mentre nei programmi legislativi per poter governare nell’ interesse di tutti, occorrebbe settacciarli ai minimi. Il legislatore spesso confonde la stabilita' legislativa, prodotta da governi pragmatici con la democrazia assoluta In una Democrazia Parlamentare, all' inizio di ogni nuova legislature occorre in primis elaborare il programma di governo tra le forze politiche maggioritarie e non su chi sara' il Primo Ministro, perche' sara' poi il Parla- mento a sceglierlo dandogli la fiducia Questo e' il primo passo! Pare che al momento per quel che riguarda un programma di governo coeso, dobbiamo aspettare ancora quanche anno luce… IL CAPO DELLO STATO NON HA POTERI LEGISLATIVI, MA AD OGNI TORNATA ELETTORALE, PUO' SOLO INCARICARE E NOMINARE UN PRIMO MINISTRO Scacco matto alla politica in due mosse ! Di dice che in questa ennesima tornata elettorale il compito di Mattarella e' piu' complicato non sa di che cosa parli. Anzi e' facilitato, perche' con tre "poli" maggioritari, in grado di coalizzarsi ha solo due mosse. La prima e' dare l' incarico di formare un governo al centro destra e quindi a Salvini e la seconda in caso di insuc- cesso al M5S a Di maio .il resto se la dovra' vedere la politica Le scelte di governi possibili con maggioranze assolute sono ben 4, alleanza M5S/ Lega, centrodestra/M5S, PD/centrodestra e M5s/PD. Piu' faile di cosi' ... IN POLITICA, BISOGNA SEMPRE SPERARE CHE I BUCHI NERI, DIVENTINI PIU’ GRIGI [Sperare nel meglio del peggio] L’ unica coalizione di un governo possibili numericamente e programmaticamente e’ quello Di Maio e Salvini ( mi e; stato con- sigliato da Antonio, anni 11 figlio di un mio amico) . Berlusconi non farebbe ( e non pot- rebbe mai arrivare a patti con Di Maio dopo averlgi dato dell’“immaturo”, usando un eu- femismo comprensibili da tutti) I punti cardini dei loro programmi sono chari a tutti, so- pratutto ai loro elettori ( e anche ad Antonio) (1) Meno Europa e piu’ sicirezza nazionale. Dovranno solo decidere chi andra a sbattere I pugni sui tavoli del Parlamento europeo e come cacciare gli immigrati irregolari (2) Riduzione del cuneo fiscal, flat tax o una mas- siva modifica degli scaglioni fiscali, fate voi (3) Potrebbero amalgare rutti gli ammortizzatti sociali per le fasce piu’ debole e chiamarlo reddito di cittadinanza. Anche qui fate voi ! (4) La legge Fornero , si potrebbe modificare per renderlo piu “umana” , poi si azzerra’ negli anni avvenire. (5) Aumentare le pensioni minime di una “decchia’” puo’ farlo anche An- tonio; anche lui senza il conto dell’ oste ovvial- mente. L’ unico intoppo legislativo e’ :” Chi salira’ sul seggiolone e schiaccare I grandi bottoni?” , perche’ badate bene, che da oltre 40 anni in Italia : “ Gli intoppi legislativi, non sono stati I programmi elettorali o le coalizioni di governi, ma la corsa alle poltrone nei vari palazzi dei bottoni nazionali e locali, che hanno gradual- mente allungato I tunnels e allargato buchi neri! [cg] LE CITTADINARIE: “Fare scegliere dalla base, programmi, candidati e liste elettorali, e’ indice di democrazia diretta “ Il modello tedesco dei referendum interno ai partiti e’ laprova che occorre cambiare la politica dal basso verso l’ alto e le nostre cittainarie vanno in questa direzione. Quello che “noi” proponiamo come legge dello Stato, e’ la sottoscizione di programmi e liste elettorali dai cittadini ad ogni tornata elettorale. Questo e’ l unico modo per tenere fuori dalla politica I piccoli partiti, oppure quei partiti che non hanno programmi pragmatici o candidati qualificati alla gestione dello Stato, i cosidetti " politicamente diversi" [cg] TAG "COMUNE DI CALABRITTO" era in possesso di una decina di cartucce per pistola calibro 9 non regolarmente denunciate. Quanto illegalmente detenuto è stato sottoposto a sequestro. Giudiziaria un operaio 55enne di Calabritto. L’uomo, ritenuto responsabile di detenzione illegale di munizioni, è stato denunciato. Infatti i militari hanno scoperto che il 55enne Carabinieri della Compagnia di Montella, nell’am- bito dei servizi finalizzati al controllo del rispetto della normativa in materia di armi e munizioni, ai sensi del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, hanno deferito alla competente Autorità Un Paese a maggioranza conservatrice, resta sempre con un piede nel passato CONUNICATI Cinzia Rossi Pagina 10 Ennio Remondino Con i Caschi blu l’Onu va a puttane Pagina 5 Piero Angela e Mauro Canali tra i vincitori del Premio Fiuggi Pagina 11 CRONACA La Terra non è mai sporca Viva la Pace abbasso la Guerra Pagina 6 FEBBRAIO, IL MESE DEI CONCORDATI TRA CHIESA E STATO Comunicato Palmerini Pagina 13 Cronaca «Abbattiamo i lupi, sono pericolosi» Pagina 7 GLI ABITI DI CINZIA DIDDI SONO APPRODATI SULL'ISOLA DEI FAMOSI ( Daniela Longobardi ) pagina 12
  • 2.
    Pagine 15 Gennaio2018Paginea 2 Febbraio/Marzo 2018Britalyca News Londra Britalyca News Londra Autaforismo 3.0 Di Carmine Gonnella L’Angolino della Poesia Marynzia Panico Borrelli In tutto il mondo le democrazie mod- erne si evolvono, in Italia siamo rimasti allo stato primordiale, dove decre- tazioni, deleghe e questioni di fiducia, la fanno ancora da padre, padrone e pa- dreterno Sono sicuro che se Dio dovesse un giorno riscendere sulla Terra, dopo la sua seconda crocifissione, potremmo usare gli stessi vangeli Tutto si muove, anche la politica, tutto dipende dalla velocita' Durante la prima repubblica, erano i cittadini su proposta dei partiti ad eleggere i delinguenti, oggi sono i partiti all' insaputa dei cittadini che li fanno entrare dalla porta principale Ci puo' essere unita', solo con la solidarieta' Il popolo italiano ha sempre votato con la pancia e con la croce Dicono che, la speranza non si nega a nessuno, rifletteteci prima di recarvi a messa I premi di maggioranza nei sistemi parlamentari misti sono controproducenti Gli unici beni comuni, sono quelli che non si pagano Noi umani siamo l’ unica specie al Mondo e forse nell' Universo che spende piu’ tempo a filosofare sulla vita virtuale che su quella reale È Carnevale e quanti maschere ca nterra cadono e se vestono panni ca nun songo 'e lloro! Maschere frivole, maschere cattive, maschere pè fa vedè 'o fe- vezo...ll"effimero, è chesto ca nun vva bbuono! 'A Ccarnevale se scherza sulo, ma cu tanti maschere ca danno gioia e ccu- lore! Nun tartassamme 'e ccriature cu modelli ca portano sulo male...facimmele pazzià vestennale cu semplice fantasia! 'E ccriature nun sanno ancora che ddè 'o mmale... e nuje si 'e vvulimme bbene... da chesti ssolitudini, tenimmele luntano CHI SIAMO Britalyca La Voce Alternativa, nasce nel 2005 da una idea innovatrice di Carmine Gonnella (G.B) . Siamo picccoli operatori dell’ informazione libera e gratuita. Analizziamo e approfondiamo le tematiche sociopolitiche e culturali scientemente con metodo imparziale. Siamo online! . Il format Pdf e’ stampabile Il nostro motto: INFORMAZIONE COME MEZZO DI APPROFONDIMENTO E NON INDOTTRINAMENO Collaboratori Cronaca, Doriana Goracci (Italia) Alle politiche in Italia e all’ Estero , il Comm. Giorno Brignola (Italia) Cultura e Societa’ Nino Bellinvia ( Italia ) Comunicati, Goffredo Palmerini (Italia) alla diffusion online , Mario Ponzi. (G.B.) Arnaldo De Porti ( Italia) e Luigi Palumbo Edito e pubblicato da Britalyca News Londra, Sede: 32 Fletcher Close , Bromley , BR2 9JD. Kent Ironlev, il treno a levitazione magnetica made in Italy Presentato oggi l'IronLev, un progetto italiano che punta a sosti- tuire in futuro i carrelli tradizionali e sollevare e muovere i con- vogli a costi ridotti Prima la collaborazione all'Hyperloop, il treno superveloce ideato dal genio di Elon Musk. Poi l'idea di fondare una startup dedicata a treni, velocità, e soprattutto al come superare l'ostacolo posto dal progetto di Musk, e cioè come superare il tunnel per "sparare" i treni a 1.000 chilometri l'ora, permettendo in cambio una velocità di punta sempre molto elevata (500 all'ora) senza costruire nuove infrastrutture. E oggi un terzetto di giovani ingegneri italiani, presentano quella che potrebbe rivelarsi una rivoluzi- one per il settore ferroviario: un treno a levitazione magnetica tutto italiano. Di problemi, a dire il vero, ce ne sono an- cora molti da su- perare. Anche se i binari utilizzabili sono quelli standard presenti per 1,5 mili- oni di chilometri sul pianeta, manca ancora un'idea definitiva sul come sposatere il carrello magnetico in prossimità degli imman- cabili scambi. Ma i vantaggi sono molti: i carrelli attuali potranno essere smontati e sostituiti dal nuovo sistema. Il bre- vetto "IronLev", secondo i fondatori della startup Ales Tech è "una rivoluzionaria tecnologia di levitazione magnetica, proget- tata per funzionare sui comuni binari d’acciaio, senza dover ridisegnare i convogli, né tantomeno installare nuove rotaie. E, novità assoluta nel panorama mondiale, senza dispendio di ener- gia elettrica". E oggi a Spresiano (Treviso) Ironbox Srl presenta in anteprima mondiale il primo prototipo in scala reale con un test pratico. "Si tratta del primo e unico caso al mondo di tecnologia di levitazi- one magnetica applicata ai normali binari d’acciaio, oltretutto senza utilizzo di energia elettrica - dicono i fndatori - un approc- cio del tutto innovativo per continuare a usare e valorizzare gli oltre 1,5 milioni di km di ferrovie già installati nel mondo, tras- formando le ruote dei vagoni in pattini a levitazione magnetica, con enormi risparmi in termini costi di manutenzione delle ro- taie, derivanti dall’abbattimento degli attriti. Ma anche di ener- gia".Alla prova di oggi, il prototipo IronLev, un carrello di nuova generazione che “galleggia” sui binari, potrà essere mosso con una forza paragonabile a quella necessaria a solle- vare uno zaino. IronLev è il risultato della joint venture tra due aziende Italiane: Girotto Brevetti, azienda di R&D in ambito meccatronico di Treviso con oltre 10 anni di esperienza nel set- tore industriale e Ales Tech, appunto, la startup Pisana già at- tivissima nell’ecosistema Hyperloop, uno dei visionari progetti di Elon Musk “La fasciodottrina non ha mai lasciato il legislatore “ La Costituzione repubblicana fu eleborata e scritta per “curare” gli errori del passato, con tre principi fondamentali di base da realiz- zare, quello egualitarista, quello solidarista e quello pluralista, in ordne art. 3, art. 2. e gii articoli 48/ 49. Nessuno di questi principi e’ stato mai realizzato, pari dignita’ sociali assente, tutele dei diritti fondamentali, tramite doveri inderogabili da parte di og- nuno, (quello che potremmo definire socio- politismo), solo sulla carta. .Poi ci sono quelli realizzati solo in parte (o da una sola parte) Il personalista,dove ognuno ha tute- lato solo I propri diritti, dimenticando quelli degl’ altri, il sovranista, una sovranita’ limi- tata solo ai pochi e l’ autonomista, centraliz- zato interamente sulle regioni compiti che avrebbero potuto svolgere anche I comuni, scavalcato lo Stato centrale, riportandoci indietro al medio evo, con stati e starelli. Questo e’ per quell che riguarda I cittadini tutti. Nel corso pero’ dei decenni per evitare i dettami e I principi fondamentali, il legisla- tore si e’ inventato un regolamento bicamer- ale a senso unico, governando il paese, come appunto avveniva durante il fascismo con decreti a catena, per non parlare delle deleghe e questioni di fiducia, come tutti sapiamo.Tutto cio’ e’ avvenuto all’ insaputa di un popolo un po’ dormiente, indifferente e a volte anche un po’ compiacente. Dormiente, perche’ sociopoliticamente poco attivo, indifferente, perche’ non solidale e compiacente, perche’ tutti abbiamo famiglia; come si suol dire in politica. “Se volete disfarvi di un dittatoricchio, fategli governare una democrazia” Il fascismo ieri come oggi e’ una dottrina e come tutte le dottrine ha un complesso di cognizioni e principi, che sin dall’ inzio an- davano analizzati e “curati”, con la riedu- cazione del cittadino ai nuovi dettami costi- tuzionali, da parte del legislatore. Tutto cio’ non e’ avvenuto, per i motivi sopra menzi- onati. Se un domani si vuole dare un taglio netto con il passato, occorre un ritorno ( ammesso che ci sia mai stato) al culto della Costituzione, modificando alcuni det- tami risalenti alla fasciodottrina ( era meglio dottrina del fascismo, ma io mi diverto con i neologismi) come per esempio, l’ abolizione dell’ articolo 7, ozionando per una complete laicita’. Limitare I decreti ai soli casi straordi- nari di necessità e d'urgenza, verificati dagl’ organi di garanzie e non piu’ dai gov- erni.Modificare l’ elezione del Capo dello Stato, abolendo lo scrutinio a maggioranza assoluta, per eleggere un supersuper partes, in ogni senso, dopo il terzo scrutinio a maggioranza qualificata, si va avati con altri tre, sino all’ elezione. Velocizzazione delle sentenze della Corte costituzionale, entro un anno dai ricorsi, E cosi’ via per il libero mandato, ieri regolato dal Re, oggi dai partiti. Abolizione della questione di fiducia, per riequilibrare il potere legislativo. Un meccanismo elettorale con una legge costi- tuzionale, che rispecchi in tutte le sue forme, il voto ibero,eguale e personale:” Una democrazia senza regole e’ un’ anar- chia’, con troppi limiti una dittatura “. Per questa ragione noi de: ” La Voce Alterna- tiva” ( periodico londinese) alcuni mesi fa, abbiamo elaborato un meccanismo eletto- rale, l’ “universallum , con meta’ collegi uni- nominali, dove ricandidare tutti i parlamen- tari gia’ eletti e i bigs dei partiti e l’ altra meta’ proporzionale puro con due prefer- enze per i nuovi,alla politica; rinnovamento culturale e generazionale. Un meccanismo elettorale che non prevede liste bloccate, ma i partiti sono liberi di candidare, chiun- que in ogni dove, e’ chiaro che le liste e I programmi elettorali da presentare ai citta- dini, prima delle raccolte delle firme.. E in fine (per ora) occorre una legge che vieti ogni forma di discriminazioni, onde evitare in futuro, la riformazione di partiti o gruppi di stampo fascirazzistoidi. Ovviemente questa e’ solo fantapolitica, quella reale e’ ancore nelle mani del legislatore. La Repubblica italiana e’ stata unita solo sino al 1970, i problemi sono iniziati con le re- gioni, corruzioni, illegalita’ e mala amminis- trazione del territorio e potra’ essere riunifi- cata solo dopo la loro abolizione. Badate bene che la Costituzione parla di decentramento amministrativo piu’ autonomo e non di 20 staterelli elettivi. Per abolire le regioni elettive non occorre cambiare il titolo V, perche’ in nessun arrticolo si parla di eleggere gli enti amministrativi, hanno i loro statuti e compiti come tutti e possono legiferare autonomamente, su tutto cio’ che rigrarda la gestione del territorio, ma nel rispetto delle leggi costituzionali. Detto cio: Una volta abolite (le provincie elettive sono state gia’ abolite) , basterebbe atttribuire le funzioni amministrative interamente ai Comuni, che restrebbero elttivi, perche’ sono gli unici enti amministrativi in contatto diretto con i cittadin il territorio e dei servizi sociali Certamente non stiamo parlando di un ritorno al centralismo, ma ad un decentramento amministrativo controllo dai comuni e non piu’ dalle regioni e province, che resterebbero enti amministrativi ma sotto il controllo dei conumi. Quindi dal basso verso l’ alto, come si suol dire:” Potere al Popolo! Una cosa che in democrazia, il legislatore non dovrebbe mai trascurare, e’ la formazi- one delle leggi, che come tutti sappiamo av- viene tramite iniziative legislative, che il Par- lamento poi convertira’ in leggi. “L'iniziativa delle leggi appartiene al Gov- erno, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale. Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli e con cinque- centomila elettori o cinque Consigli regionali, puo’ abrogare la totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge.” Chi crede di imporre il libero mandato anche se in nome del popolo, o programme elet- torali, sbaglia di grosso. Il libero mandato ha bisogno di regole non di vincoli, incomin- ciando dal meccanismo elettorale, mai senza vincolarlo ai programmi elettorale, essi come sappiamo sono basati su promesse e premesse e non su di un pragmatismo legis- lativo. Un meccanismo elettorale misto ade- guato potrebbe essere il nostro “Universalum”, meta’ collegi uninominali dove candidare, I gia’ eletti e l’ esecutivo di ogni partito, lasciando al popolo la meritocrazia, L’ altra meta’ proporzionale con due o piu’ pref- erenze dove candidare le nuove “leve” cioe’ coloro nuovi alla politica In questo caso, in Parlamento, per una meta’ rientrerebbeo solo I meritevoli della vecchia classe politica, che indurrebbe il mandatario a legiferare nell’ interesse esclusivo del man- tante e per l’ altra meta’ e questo indurrebbe si da la possibilita’ alle nuove generazioni di contribuire alla gestione dello Stato. Con questo sistema (1) il libero mandato sara’ regolato dal popolo e non dai partiti (2) Ser- vira’ come deterrente ai cosidetti “scilipotisti” di sempre (3) Si avrebbe un Parlamento pulito e piu’ sovrano, perche’ nessun partito sapendo che potrebbe essere punito dall’ elettore, non candiderebbe mai i “moralmente” indegni. Poi, in una democrazia la governabilita’ non dipente dai meccanismi elettorali, ma dalla abilita’ o non del mandatario di gestire in modo equo lo Stato Tutti sappiamo che una legge elettorale per- fetta non esiste, pero’ quando si riforma un meccanismo elettorale, la prima cosa da considerare, e’ il rapporto diretto tra l’ elettore e l’ eletto, o meglio tra il mandatario e il man- tante. Tutte le democrazie moderne sono basate sul libero mandato regolamentato dal concetto che: “ Solo il popolo puo’ approvare o revocare il mandato lettorale ad ogni rin- novo di legislatura. I meccanismi elettorali servono a forgiare il mandatario: le classi politiche. Ecco perche’ un meccanismo elet- toralele di matura democratica, non puo’ con- templare, sotto qualsiasi forma, liste bloc- cate, candidature plurime o di premi di maggioranze, perche’ creano muri tra il man- datario e il mantante. Il libero mandato ha bisogno di regole non di vincoli Anche se Il Capo dello Stato, non e' eletto a suffragio universale, rappresenta l' Unita' del Paese, autorizza le iniziative dei governi, nomina il Primo MInistro e su una sua proposta l' esecutivo, puo’ com messaggi indirizzare le camere e dulcis in fundo, ha il compito di divulgare o rimandare una legge in parlamento per una seconda lettura, non vincolate. Al Primo Ministro e’ laciato il compito di :” Dirigere la politica generale del Governo responsabilmente, mantenendo l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l'attività dei ministri, tutto sotto il controllo finale del Parlamento sovrano. Possiamo dire che ha piu’ poteri del Presidene americano, che ( tranne poche eccezioni e’ solo un’ amministratore come il nostro Primo Ministro, anche Lui presenta i nuovi bills alle camere. E’ il Capo dello Stato che nomina I Primi Ministri dando l’ incarico dopo ogni elezione e durante le legislature di formare i governi. Adesso la domanda da un miliardo: “ Puo’ il Capo dello Stato dare incarichi esplorativi (quelli che noi chiamiamo governi alternativi ) anche all’ opposizioni, in caso soloro che A cura di Carmine Gonnella Fu fondata nel 1471 da Moulay Ali Ben Moussa Ben Rached El Alami, Chefchaouen fungeva da fortezza moresca per gli esuli dalla Spagna. Nel corso dei secoli, la città è cresci- uta e ha accolto sia ebrei che cristi- ani. E’ una piccola e affascinante citta- dina di circa 45.000 abitanti situata nel nord-est del Marocco, in pros- simità del Mar Mediterraneo, nella regione di Tangeri-Tetouan-Al Ho- ceima. Gli abitanti appartengono alle tribù berbere del Rif. Circondata su tutti i lati da un paesaggio montano grandioso, con la forza dei suoi 546 anni, la città di Chefchaouen o Chaouen – come la chiamano i marocchini – sta diven- tando un nuovo posto “importante” dei percorsi turistici del Marocco. E’ una delizia turistica dove si può vivere una vita idilliaca, tranquilla e pacifica, con graziosi alloggi locabili a prezzi accessibili, in un con- testo urbano che è un intruglio di strette vie, sconnesse scalinate, pic- cole piazzette, fontane ornamentali e case di colore blu dal tetto rossas- tro. Il fascino di questa piccola città forse deriva dal fatto che si tratta di una città di montagna, circondata da un ambiente naturale e molto diversa dalle più famose città del Marocco (Tangeri, Marrakech, Fez o Casa- blanca). È la città più affascinante del Rif, forse il fascino è dato dalle sue strade bianche e blu, e da quella vita che sembra andare con un altro ritmo. È il colore… il bellissimo riflesso blu che copre non solo le case di Chaouen ma anche le moschee, gli edifici governativi, le piazze pub- bliche e persino i lampioni e bidoni della spazzatura, che la fa conoscere nel mondo come il “villaggio blu del Marocco” . Un blu vicino all’indaco che si mescola anche al bianco, risultando in un tono molto speciale, quasi celeste. In effetti, i suoi abitanti lo usano per “purificare” il luogo, oltre che per sanitizzarlo e portare fre- schezza all’ambiente. E lo fanno quasi ossessivamente, in alcuni casi rinnovando il colore più volte l’anno. Un misteriso blu polvere che richiama alla memoria gli antichi usi ebraici i quali, indicavano che tin- gendo il filo con tekhelel (un’antica tintura naturale) e tessendolo in scialli di preghiera, la gente si sarebbe più facilmente ricordata della grandezza di Dio. Della cittadina ci si innamora non appena vi si mette piede. Non solo per il colore blu indaco dei suoi edi- fici e strade, ma perché ha qualcosa di speciale, capace di far trasportare il visitatore dai suoi ritmi, dai suoi colori e dai suoi profumi. Passeggiare per le sue strade ripide e le sue piazze animate farà scoprire luoghi unici e onirici. È davvero magica la passeggiata lungo le sue strade di ciottoli, ascol- tando i giochi dei bambini, il canto del muezzin che chiama i fedeli alla preghiera. Quando si cammina per le strade di Chefchaouen l’odore che avvolge il posto è l’aroma del pane appena sfornato dai tradizionali forni a legna, e servito insieme a dolci, molto buoni e ad un ottimo prezzo fino a tarda sera. Chefchaouen porta indietro nel tempo ed è rilassante camminare nelle sue stradine, in una sorta di ambiente “Rif-based”, che dà un’aria di luogo dove lo stress e l’agitazione delle grandi città marocchine non esiste. Qui tutto procede più lenta- mendete e quasi in silenzio… La piazza Uta el Hammam, con la sua Kasbah, che insieme alla Mo- schea Kebir con minareto ottagonale, rappresentano insieme alla fortezza Alcazaba del XV secolo il cuore della città. Altri edifici degni di nota di questa piazza sono la vecchia prigione, il fondak Chfichu, il più grande e an- tico di Chauen e la Kadiria Zauia. È un posto dal fascino speciale, che brilla di vita, circondato da bar e ristoranti, il posto ideale per prendere un delizioso tè alla menta e contem- plare il via vai dedli abitanti di Chouen. Da qui partono tutte le strade che portano nei posti più belli della città. Un po ‘più avanti, c’è Piazza Makhzen con l’Hotel Parador e un parcheggio pubblico, dal quale at- traverso un vicolo si va verso nord- est per Bab el-Ansar alla fontana di Ras el-Maa, una delle più belle di Chefchaouen. Il suono dell’acqua e le verdi colline appena oltre la medina forniscono una vista improvvisa e forte di natura selvaggia. Questo bellissimo sentiero ci porta al Rif Sebbanin, il quartiere della lavanderia, con la Plaza de Sebbanin e la sua imponente mo- schea del XV secolo. Qui, in un’oasi di quiete, sgorga l’acqua fresca dalla montagna e si puo’ vedere come le donne fanno il bucato e come funzionano ancora i mulini ad acqua. Chefchaouen è soprattutto, una pit- toresca cittadina incastonata sullo sfondo selvaggio delle magnifiche montagne del Rif tra valli, gole e pittoresche cime, dove i paesaggi aridi incontrano i torrenti di mon- tagna, passando attraverso rigogliose foreste verdi da dove si può godere di una meravigliosa vista sul Mar Mediterraneo. Durante l’estate, circa duecento hotel soddisfano l’afflusso di turisti eu- ropei. Luigi Palumbo Da: corrierenazionale vincono le elezioni, non siani in grado di for- mare una maggioranza di governo? Per l’ Unita’ del Paese, ne ha tutte le facolta’ , come tra l’ altro chiesto anche dal M5S, che si Il Capo dello Stato deve valuatre tutte le misure e le possibilita. anche con governi tecnici , onde evitare le elezioni anticipate. Un governo alternativo, ovviamente basato su un programma legislativo coeso e sotto- scritto dalle forze politiche che ne fanno parte. Il Quirinale fa da bilanciere , tra il po- tere esecutivo e quello legislativo. Parole come azzeriremo e aboliremo, in un programma elettorale serio e pragmatico non dovrebbero essere presenti. Una legge dello Stato, puo’ essere abrogata dal popolo con un referendum o cambiata in meglio o in peg- gio dal legistatore, perche’ ogni legge ha pregi e difetti, non puo’ essere azzerata, dall’ oggi all’ indomani.( Ogni riferimento alla legge Fornero e’ da rittenersi del tutto voluta) Non ci vuole molto a dire:” Credo sia arrivato il momento di cambiare la legge e dovrebbe esssere cambiata in questo modo” Suono meglio. Io francamente non so, dove la politica vada a predere tutta questa certezza in campagna elettorale, come quello di promettere refen- dums irrealizzabili da un punto di vista costi- tuzionale. Vale, sia per il presidenzialiasmo berlusconiano, sia per il referendum sull’ euro, peccato che la Costituzione vieti ogni forma di referendum per i trattati internazion- ali.e la forma repubblicana (art. Cost. 75.139) Poi il fatto che Salvini vorrebbe andare al Parlamento europeo e dattare leggi sbat- tendo I pugni sul tavolo e’ semplicemente da folli, significa che di democrazia Salvini ne capisce meno del sottoscritto. E’ strano come, ad ogni campagna elettorale nel dizionario politichese, scompaiono due parole chiave: Democrazia e Costituzione. Prendiamo ad esempio l’ attuale fenomeno delle migrazioni, su cui il centro destra (e non solo) pare abbia concentrato la sua cam- pagna elettoarle. Si sentono parole grosse, come “li cacceremo”, “li manderemo a casa loro”. Attenzione, perche’ in Costituzione, c’e’ un articolo che regola la loro accoglienza in modo meno ordodosso: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.” Si parla di accogliere ,i migranti che nel loro paese non abbiano le liberta’ garantite dalla Costituzi- one italiana e che fugge per la sua soprav- vivenza. La nostra Costituzione non permette nesuna atrocita’, siamo un popolo pacifico (anche se non del tutto pacifista) Non per- mette a nessun suo cittadino (si fa per dire ) morirebbe di fame, quindi anche chi scappa da un paese in Guerra per motivi di “sopravvivenza” andrebbe accolto. Ad ogni cittadino la Costituzione garantisce pari dignita sociali, e la Repubblica fa (o ddovrebbe) di ttutto per rimuovere gli ostacoli di ordinere economico e sociale. Quelo lo dico per coloro che da un po’ di tempo scim- miottano il Presideente Americano: “ Prima gli italiani” A mio modesto avviso: “ Se un Paese “democratico” pensasse prima di tutto ai suoi cittadini in modo equo, avrebbe tutte le risorse per accogliere anche lo straniero” L' ITALIA DI IERI, DI OGGI E ANCHE DI DOMANI L’ Italia e’ sempre stata divisa tra anticostituzionalisti, incostituzionalisti e cutori della Costituzi- one, l’ anticostituzionalista e’ colui che rema contro i dettami, spesso senza averne nessuna cognizione e sono in tanti, gl’ incostituzionalisti sono coloro che pur conoscendolo la vorrebbero riformare a loro imagine e somiglianza e sono i politici, infine ci sono i pochi cultori che vorrebbero che sia applicata nella sua essenza. LA FORMA REPUBBLICANA ITALIANA E' SEMIPRESIDENZIALISTA IL LIBERO MANDATO HA BISOGNO DI REGOLE NON DI VINCOLI LA RIUNIFICAZIONE D’ ITALIA SOLO IL POPOLO PUO’ APPROVARE O REVOCARE IL MANDATO ELETTORALE LA FORMAZIONE DELLE LEGGI IN UNA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA UNA DEMOCRAZIA COMPIUTA LA SI RAGGIUNGE, SOLO SE E’ IL POPOLO A MODELLARE E RIMODELLARE IN QUESTA ENNESIMA CAMPAGNA ELETTORALE, ALL’ APPELLLO MAN- CANO ANCORA TROPPI CONGIUNTIVI E CONDIZIONALI UN’ AMALGAMAZIONE DEI PROGRAMMI ELETTORALI DI PD E M5S, L’ UNICO GOVERNO DEMOCRATICO Premesso che: Un’ alleanza M5S e Centrodestra, darebbe la maggioranza qualificata dei due terzi del Parlamento, si “regnerebbe “ il paese non piu’ con decreti e questioni di fiducie ma con ricatti da destra e manca, o cambia tutto o nulla; perche’ I suoi 655 parlamenatari, vorrebbero cambiare un comma o un articolo della Costituzioni al giorno. Chiamatela fantapolitica .. Chefchaouen: la città blu del Marocco
  • 3.
    Pagine 3 Febbraio/Marzo2018Paginea 14 Vignette Vignette Febbraio/Marzo 2018Britalyca News Londra Britalyca News Londra Se il M5S invece di chiamarlo "Reddito " di cittadinanza, l avessero chiamato con un ter- mine costituzionale: " Mantenimento e Assis- tenza Sociale" amalgamando in uno tutti gli ammortizzatori sociali gia' in vigore, per tutti i cittaddini sprovvisti dei mezzi necessari per vivere una vita dignitosa. oggi per loro sarebbe piu' facili megoziare con quei poveri " sinistrati" del PD Lo ribadiamo:” In Democrazia tutti hanno il diritto a governare, ma mai da soli “ (autocit) E’ dal 1953 , con la famosa legge “truffa” di Scelba, che il legislatore di turno sta cer- cando di ritornare ad un meccanismo eletto- rale assollutista, com’ era durante il fascismo, con liste bloccate e premi di maggioranze. Purtroppo in un’ Italia repubblicana con l’ ordinamento del Parlamento eletto con due meccanismi elettorali, uno a livello nazionale e l’ altro a livello regionale, e’ matematica- mente impossibile,imostrato dal porcellum. Questa e’ la ragione per cui si e’ pensato di risolverlo con la riforma della forma repubbli- cana di Matteo Renzi, bocciata poi dal refer- endum costituzionale del 4 dicembre 2016. A nostro modessto parere, bisogna abbandon- are il polarismo e ritornare al partitismo e con- centrarsi sui programmi legislativi, finalizzati al pragmatismo sociopolitico, senza inciuci o incroci di comodo Riguardo alla Brexit c’e’ poc da dire a parte il fatto che per la May si intravvesono I primi nodi al pettine (come s suol dire) . Dopo piu’ di 40 anni di permanenza nell’ Unione, e’ evi- dente che l’ Inglilterra come tutti I membri ha usufluito dei vantaggi sia per le mormative comuni sia per il libero mercato, non puo’ sperare di andarsene solo con una mano davanti. Normative che ha varato il parla- mento europeo e le commissioni, e’ ovvio che dovranno essere gli stessi a decidere che la breixt non rechi troppi danni ai mem- bri stati dell’ Unione L’ ironia della sorte, Sergio Mattarella e’ stato il “fautore” dei meccanismi elettorale misti, che ci hanno condotti all’ attuale situazione di stallo legislativo e al momento e’ anche il Capo dello Stato che dovrebbe riavvolgere la matassa e forse non ci resta che ..ridere. Durante la cosidetta "Prima Repubblica, nel Paese c'era solo due schieramenti , quello consevativo e quello progressista, e quindi il Capo dello Stato aveva vita piu' facile. Dopo aver constatato vincitori e vinti, dava l' incarico allo schieramento che aveva piu' possinilta' di formare un governo. Oggi ( e qui dico ancora una volta, che , chi e' causa dei propri mali pianga se stesso) dopo il mattarellum. questi due schiera- menti si sono amalgamati in modo anomalo, son tutti progressisti o conserva- tori allo stesso modo. Tanto e' vero che sin ora abbiamo avuto solo governi variopinti, a partire da quello del 1994, tra due forze estremistie, la Lega secessionista nord, Allenaza Nazionale estrema destra, e il primo partiti personalizzato da Silvio Berlus- coni. A distanza di 24 anni la situazione e peggiorata , il Capo dello tato non puo; che dare incarichi esplorativi, con la speranza di continuare ad ottenere governi di variopinti Quando nessuna forza politica in base ai programmi elettorali non sia in grado di formare coalizioni di governi, il Capo dello Stato, non puo' che iniziare con gli incarichi eslorativi, tenendo conto dei seggi ottenui dalle tre prime forze politiche; spetta poi a queste trovere le varie combiinazioni di governi possibili. Nessuno si senta escluso !!! Nessun meccanismo elettorale genera gov- ernabilita', ma politici capaci o incapaci di governare ( l’ aforisma non centra ma va bene nel nostro caso ) Si sta facendo un po’ d.ammunia per niente. All’ estero si voro con un meccan- ismo elettorale diverso dal rosatellum. E’ ovvio che I risultati e l’ assegazione dei seggi sono in controdendenza da quelli nazionali. Se si fosse votato con losesso meccanismo in Italia I risultati sarebbero stati gli stessi, avrebbe vinto I centrosinis- tra. Vi spiego il perche’ ! Il rosatellum prevede il voto indiretto ed tutto concentrato sui partiti, mentre all’ es- tero ci sono due preferenze ed basato sulle candidature. Al’ estero ilcittadino e’ libero di scegliersi il candidate che gli ispira piu’ fidu- cia e competenze, in Italia invece ne voti uno all’ uninominale e non sai quanti ne otterrai agli uninominali. Premettendo che per noi " Il populista e’ colui che induce il popolo a votare con e per la pancia, promettendo l’ isola che non c’e ". Salvini e Di Maio in campagna elettorale di isole che non esistono ne hanno promesse un po' troppo, reddito di cittadi- nanza, pensioni minime a mille euro, azze- ramento della legge Fornero, 600 mila im- migrati irregolari da buttare a mare, revi- sione di tutti i trattati europei, sforameto del 3% previsto dall' Unione degli " Stati Eu- ropei" per la stabilita' economica del Mer- cato Comune e chi piu' ne va , piu' ne metta. desso io che non sono un politicante, poitico o politologo emerico, ma solo un osservatore meutrale, mi chiedo e chiedo: " L' Italia e' pronta per un primo governo populita a guida del duo populista ?" Puo’ inviare messaggi alle Camera”. (articolo Cost. 87) Ovviamente tramite I presidenti di Camera e Senato e non in piazza, ad una festa o a fine anno, Mai dimenticare che il Quirinale non solo rappresenta l’ Unita’, ma nell’ autorizzare le iniziative legislative del gov- erni , anche la buon governance del Paese. Le sue comunicazioni ( messaggi) dovrebbe essere dirette alle Camere, altri- menti potrebbero esssere interpretaate in modo sbagliato o prprio uno e consume dalle forze politiche. Io vivo in Inglilterra da molti anni, qui vige una monarchia parla- mentare, eppure ad ogni tornata elettorale la Regina indirizza i governi, a prescindere del colore politico. In Italia, nessuno o nes- sun comma della Costituzione, vieta al Capo dello Stato di indirizzare con mes- saggi diretti, i presidenti delle Camere su tematiche di priorita’ nazionali; anche per giustificare le sue oltre 1000 unita’ operative al Quirinale! IL CAPO DELLO STATO NON HA POTERI LEGISLATIVI, MA AD OGNI TORNATA ELETTORALE, PUO' SOLO INCARICARE E NOMINARE UN PRIMO MINISTRO Scacco matto alla politica in due mosse ! Di dice che in questa ennesima tornata elettorale il compito di Mattarella e' piu' complicato non sa di che cosa parli. Anzi e' facilitato, perche' con tre "poli" maggioritari, in grado di coalizzarsi ha solo due mosse. La prima e' dare l' incarico di formare un governo al centro destra e quindi a Salvini e la seconda in caso di insuccesso al M5S a Di maio .il resto se la dovra' vedere la poli- tica Le scelte di governi possibili con maggioranze assolute sono ben , alleanza M5S/ Lega, centrodestra/M5S, PD/ centrodestra e M5s/PD. Piu' faile di cosi' . Un' alleanza Centrodestra Movemento 5 Stelle in base ai seggi venuti fuori dal rosatel- lum, potrebbe raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi del Parlamento, (435) camera (220) al senato per cambiare la Cos- tituzione a proprio uso e consumo, per cam- biare la forma repubblicana e la formazione della Padania. Grazie popolino !!! Invece di azzerare la Fornero, occorre che tutti vadano in pensione dopo i 60 a prescin- dere dai contributi pagato, garantendo come marra la Costituzione pari dignita' sociale, lasciando la liberta' di continuare a lavorare chi se la sente mentalmente e fisicamente. Ovviamente chi ha una buona paga e un lavoro leggere, continuera' a lavorare sino a 100 anni. “Fare scegliere dalla base, programmi, candidati e liste elettorali, e’ indice di democrazia diretta “ Il modello tedesco dei referendum interno ai par- titi e’ laprova che occorre cambiare la politica dal basso verso l’ alto e le nostre cittainarie vanno in questa direzione. Quello che “noi” proponiamo come legge dello Stato, e’ la sottoscizione di pro- grammi e liste elettorali dai cittadini ad ogni tor- nata elettorale. Questo e’ l unico modo per tenere fuori dalla politica I piccoli partiti, oppure quei partiti che non hanno programmi pragmatici o candidati qualificati alla gestione dello Stato, i cosidetti " politicamente diversi" Premesso che: Un’ alleanza M5S e Centrodestra, darebbe la maggioranza qualificata dei due terzi del Parlamento, si “regnerebbe “ il paese non piu’ con decreti e questioni di fiducie ma con ricatti da destra e manca, o cambia tutto o nulla; perche’ I suoi 655 parlamenatari, vor- rebbero cambiare un comma o un articolo della Costituzioni al giorno. Chiamatela fanta- politica MI SON CADUTI SUL REDITO DI CITTADINANZA NON NOMINE MA SOLO INCARICHI ESLORATIVI I DUE POPULISTI, SALVINI E DI MAIO, HANNO INDOTTO IL POPOLO A VOTARE CON E PER LA PANCIA, PROMETTENDO L' ALBERO DELLA CUCCAGNA. ADESSSO QUELLA PAN- CIA VA RIEMPITA ???!!! L’ ULTIMA FATICA DI MATTARELLA NON TUTTI I ROSATELLUM VENGONO PER NUOCERE Il rosatellum non ha prodotto I frutti desiderati per mancanza di controindicazioni . Detto cio’, il popolo lo sappiamo vota sempre con e per la pancia con la speranza di po- terla riempire e di conseguenza vota coloro che offrono di piu’ e di meglio. Con il rosatel- lum il popolo ha scelto il Movimento e la coalizioni di centro destra, quindi si e’ orien- tato verso le grandi coalizioni con consensi che superano di gran lunga la maggioranza assoluta’, circa il 70% , superando persino il PCI e la DC durante la cosidetta “prima Re- pubblica”. Sappiamo pero’ che ogni controin- dicazione spesso puo’ causare effetti collat- erali. Il primo l’ abbiamo gia’ visto, un gruppo di cittadini hanno gia’ chiesto “informazioni” su come compilare il modulo per il reddito di cittadinaza, altre “ richieste “ saranno fatte eventualmente per la legge Fornero, la pen- sione minima a mille euro, la fine dell’ aus- terita’ economica imposta dall’ Unione, per l’ uscita dall’ euro, ect ect ect …sperando solo che sull’ immigrazione clandestina ( come ama chia- marla Salvini) non si passi dalla richieste all’ azione…Noi siamo solo osservatori neutrali non faciamo ulteriore richieste , ci accontentiamo delle offerte! UN PARLAMENTO E’ SOVRANO, SOLO SE IN GRADO DI FORMARE UN GOVERNO BUONA E CATTIVA USCITA VE LA DO IO LA FORNERO IL SEGRETO DI ARLECCHINO MI SON CADUTI SUL REDITO DI CITTADI- NANZA VOTO DALL’ ESTERO UNO DEI COMPITI ISTITUZIONALI DEL CAPO DELLO STATO, E’ QUELLO DI INDIRIZZARE IL PARLAMENTO ATTENTI A QUEI DUE UN’ AMALGAMAZIONE DEI PROGRAMMI ELETTORALI DI PD E M5S, L’ UNICO GOVERNO DEMOCRATICO LE CITTADINARIE:
  • 4.
    Pagine 13 Febbraio/Marzo2018Pagina 4 Febbraio/Marzo 2018Britalyca News Londra Britalyca News Londra Dall’ Italia e dall’ Estero A cura di Giorgio Brignola Il problema del rapporto Chiesa/Stato in Italia è più che secolare. È bimillenario. Ma dal Risorgimento ad oggi il rapporto è rimasto sul piano politico, mai su quello strettamente religioso, fondato sul principio: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt. 22,21). Antonio Rosmini, dopo l’elezione a pontefice di Pio IX (1846), che aveva portato aria di rinnovamento nella chiesa, si sentì incoraggiato a pubblicare l’opera “Delle cinque piaghe della Santa Chiesa”, in cui auspicava la fine del potere temporale e un ritorno alla Chiesa primitiva. Nella conclusione, Rosmini scriveva: «Quest’opera, incominciata nell’anno 1832, dormiva nello studiolo dell’autore affatto dimentica, non parendo i tempi a pubblicar quello ch’egli aveva scritto più per alleviamento dell’animo suo afflitto dal grave stato in cui vedeva la Chiesa di Dio, che non per altra ragione. Ma ora (1846) che il Capo invisibile della Chiesa collocò sulla Sedia di Pietro un Pontefice che par destinato a rinnovar l’età nostra …» ritiene opportuno di pubblicare il libro. Ma l’ottimismo di Rosmini durò poco. Il suo libro fu proibito e messo all’Indice. Quando arrivò l’Unità d’Italia (1861), nel discorso che subito dopo tenne Cavour nel nuovo Parlamento sembrava echeggiassero le parole di Rosmini. E, pur non essendo un cattolico praticante, Cavour riconosceva la grande missione della Chiesa: «Noi riteniamo che l’indipendenza del Pontefice, la sua dignità e l’indipendenza della Chiesa possano tutelarsi mercé la proclamazione del principio di libertà applicato lealmente, largamente, ai rapporti della società civile colla religiosa. Quando questa libertà della Chiesa sia stabilita, l’indipendenza del papato sarà su terreno ben più solido che non lo sia al presente. Né solo la sua indipendenza verrà meglio assicurata ma la sua autorità diverrà più efficace, poiché non sarà più vincolata dai molteplici Concordati, da tutti quei patti che erano e sono una necessità finché il Pontefice riunisce nelle sue mani, oltre alla potestà spirituale, l’autorità temporale». La chiesa non accettò i suggerimenti di Rosmini, di Cavour e di altre personalità che le chiedevano di fare un passo indietro sul piano politico, ma ne auspicavano e favorivano l’azione sul piano religioso e morale. Dopo l’unità, il distacco tra Chiesa e Stato ebbe momenti di grande tensione: la breccia di Porta Pia (1870), la legge delle Guarentigie, il “Non expedit”. Con l’avvento del fascismo, Mussolini, pur non essendo credente si era proposto di fare del Cattolicesimo un perno del regime, tanto che la firma dei Patti Lateranensi, l’11 febbraio 1929, fu considerata non solo e non tanto la fine del conflitto tra Chiesa e Stato, quanto un grande successo del Partito Nazionale Fascista. Con la Conciliazione, pur ridotta in un modesto territorio, la Chiesa conservava la sua sovranità, confrontandosi con lo Stato italiano da sovrano a sovrano. L’idea di separazione proposta da Rosmini e da Cavour fu completamente abbandonata: regime fascista e chiesa cattolica convivevano, aiutandosi reciprocamente. La chiesa concedeva “investitura” e il regime ne beneficiava creando un modo di vivere, di sentire, di operare di stampo “fascista”. Dalle lotte delle investiture erano passati secoli, ma la direttrice politico-religiosa era rimasta invariata. Arturo Carlo Jemolo, uno dei maggiori esperti del problema, ha scritto: «Con ciò si andava oltre al precetto del “Date a Cesare”, oltre al rispetto ed alla collaborazione al governo legittimo: con ciò si consacrava non il governo, ma la mentalità e il modo di vivere fascista». Il 18 febbraio 1984 viene firmato il nuovo Concordato tra Chiesa e Stato. Con la revisione sotto il governo Craxi, migliorano alcune situazioni, ma la linea direttrice resta immutata. Michele Ainis, docente di Istituzioni di diritto pubblico, nel volume “Chiesa padrona”, scrive: «Il vecchio Concordato ospitava una quantità di norme che contrastavano in modo sfacciato con i princìpi stabiliti dalla legge fondamentale. Una su tutte: l’art. 5, circa il divieto di assumere negli uffici pubblici sacerdoti apostati o irretiti da censura; una disposizione che a suo tempo un giurista cattolico come Mortati definì “mostruosa”. Poi, certo, l’Accordo del 1984 ha superato le norme più odiose e anacronistiche; ma anch’esso presta il fianco a varie critiche di compatibilità costituzionali». C’è un lungo elenco di fatti, con i quali lo Stato privilegia la Chiesa cattolica e che sarebbero incompatibili con la Carta Costituzionale: -il riconoscimento degli effetti civili al matrimonio religioso; -gli effetti civili delle pronunzie dei tribunali ecclesiastici (Sacra Romana Rota) mediante la procedura dell’annullamento; -l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, con la nomina dei docenti da parte degli Ordinari Diocesani; -l’8 per mille, il meccanismo col quale si è sostituita la vecchia “congrua”, per cui «a ogni livello, nazionale e locale, i cittadini sono “costretti”, volenti o nolenti, consapevoli o meno, a contribuire pecuniariamente» (Curzio Maltese, La questua) Ma Craxi sembrava non voler lasciare chiusa la partita risorgimentale della libera Chiesa in libero Stato, tanto che in un discorso del 20 marzo 1985, per la ratifica degli accordi, auspicava “il superamento della dimensione concordataria”, precisando che la riforma attuata dal suo governo doveva considerarsi come “revisione- processo”. Sabino Cassese ha scritto che “ogni costruzione statale è frutto del tempo, avviene a pezzi e bocconi… i cambiamenti non avvengono, solitamente, per rivoluzioni, ma per evoluzione” e Paul Ginsborg, nel libro “Salviamo l’Italia” (2010), rileva come il primo grande pericolo da cui l’Italia moderna deve essere salvata è una Chiesa troppo forte in uno Stato troppo debole. Perfino Joseph Ratzinger, prima di essere eletto papa Benedetto XVI, aveva esposto qualche riflessione critica sul comportamento della Chiesa: «Purtroppo nella storia è sempre capitato che la Chiesa non sia stata capace di allontanarsi da sola dai beni materiali, ma che questi le siano stati tolti da altri; e ciò, alla fine, è stato per lei la salvezza» (Il sale della terra). In questi anni, nulla è cambiato. Siamo ancora a quel dilemma: aut Caesar aut Christus. La Chiesa non ha mai ceduto liberamente nessun potere. Ha cercato di mantenerlo a qualsiasi costo. Solo uno Stato veramente “laico”, nel senso etimologico di “popolare” (non populista), cioè di tutti, perché aperto e tollerante, potrebbe aiutarla a recuperare le sue origini e a liberarsi dalle catene che la imprigionano. Il sistema concordatario è stato e continua ad essere una catena che ne vincola la libertà, la riduce a “serva” dello Stato. Andare oltre il Concordato non sarebbe una pretesa laicista, ma una esigenza evangelica. *storico FEBBRAIO, IL MESE DEI CONCORDATI TRA CHIESA E STATO di Mario Setta * Peccato che la politica italiana non sia una cosa seria. Lo sono, però, i suoi effetti nella vita degli italiani ai quali non resta che adeguarsi ai tempi. Convivere con la povertà “indotta”, è sempre un’altra storia. L’anno si sgranerà con l’oculatezza di un passato apparentemente lontanissimo, eppure mai così attuale. Meglio non confidare nelle assicurazioni di progressiva ripresa della nostra economia. E’preferibile riscontrarla sul campo. I risultati elettorali non hanno scalzato il fronte delle necessità. Non del superfluo, ma dell’indispensabile. Ciò nonostante c’è ancora chi ritiene che la fine del tunnel sia vicina. Ammesso che sia vero, come saranno i mesi che ci separano dalla “luce”? Come si qualificherà il nuovo potere legislativo? L’interrogativo sarebbe degno di una risposta. Ma è difficile essere realisti e ottimisti nel medesimo tempo. Un Patto ha avuto la meglio. Ma sarà per il bene del Paese? La situazione, in ogni modo, c’impone di restare in prudente osservazione. Chi auspicava tempi migliori dovrà, ora, dimostrare che ci saranno. I sacrifici non saranno risparmiati. Per il quotidiano, resterà ancora l’arte dell’arrangiarsi. Il Popolo italiano c’è abituato. Intanto, lo sanno tutti, in politica gli “accomodamenti” si troveranno sempre. Però non osiamo immaginare come saranno i prossimi mesi per i cassintegrati, disoccupati, licenziati e giovani alla ricerca di una qualche occupazione. I”fatti” e i “misfatti” di questo Bel Paese sono ancora sotto gli occhi di tutti. La conduzione della politica continuerà a essere una “terapia” non risolutiva. Da noi, però, anche i sacrifici, mai piccoli per chi li affronta, hanno ancora una loro dignità, un pudore antico. Per il resto, non ci resta che prendere atto dei recenti risultati elettorali. Ogni altro commento sarebbe tardivo, se non inutile. Sono decenni che ci diamo da fare per individuare le inefficienze degli organi che dovrebbero tutelare i diritti dei Connazionali all’estero. Riscontri ce ne sono stati pochi. Vedremo l’atteggiamento del nuovo Esecutivo. Quando ci sarà. Ci sono stati anche segnali d’insofferenza da parte dei Connazionali d’oltre confine. Con un certo ritardo, i diretti interessati si sono resi conto che non tutto funzionava come avrebbe potuto. Il “silenzio” si è evoluto in una voglia di equità che pensavamo non fosse più pretesa. Ora è inutile basarci sugli eventi che non ci sono stati. C’è da schierarci, e in tempi brevi, su cosa fare per recuperare l’attendibilità. I risultati elettorali sono sovrani. Quelli che, nel tempo, abbiamo segnalato resteranno sempre i punti del nostro modo d’operare per gli italiani nel mondo. Se le Istituzioni, le Associazioni, i Partiti non sono in grado di coordinare le esigenze dei Connazionali emigrati, allora ci potrebbero essere delle posizioni d’assumere per evitare che le “voci”, che si sono fatte sentire, non siano vanificate. Per evitare altri impedimenti, si dovrebbe iniziare a prendere in esame un aspetto focale del problema: gli Organismi che rappresentano gli italiani nel mondo sono ancora all’altezza delle loro attribuzioni? Se all’interrogativo si risponde, obiettivamente, ”No”, allora non basta più ridimensionare gli aspetti sfavorevoli; bisogna, principalmente, promuovere il nuovo. Senza rimpianti. Plausibilmente, l’istituto della rappresentatività dovrebbe essere integralmente rivisitato; con interventi e proposte svincolate da quelle attuali. Certamente, con un provvedimento normativo che torneremo a sollecitare al nuovo Parlamento. C’è da garantire, a chi vive all’estero, una reale rappresentatività politica in Patria. Di parole se ne sono dette molte; ci sono da concretare i fatti. I partiti, anche dopo le recenti elezioni, continuano a muoversi con scontate strategie. Spesso a discapito di quella chiarezza che sarebbe fondamentale per il Paese. Quando le polemiche vincono su ogni intervento correttivo, qualsiasi ottimismo è tagliato fuori. Al punto in cui ci troviamo, bisognerebbe avere il coraggio d’affrontare i reali motivi della crisi italiana. La voglia di “nuovo” pare, però, lasciare il posto allo “scontato”. Questa impressione ci fa riflettere. Non vediamo sbocco politico in grado d’assicurare ciò che più ci preme; vale a dire garanzie di una politica stabile. Sarà, forse, sola un’impressione, ma da noi mancano originali scelte per la governabilità d’Italia. Le stesse alleanze elettorali potrebbero non garantire, nel tempo, la vita dell’Esecutivo. Anche perché, con i “politici”, ora alla ribalta, c’è poco da fidarsi. Tant’è che la politica italiana si è trasformata con camaleontica evidenza. Quindi, per essere più pratici, nel Paese convivono realtà sociali differenti che sperano di “contare” tramite nuove intese. Con la possibilità d’apparentamenti per tentare d’ottenere una composizione politica che possa governare senza compromessi. L’Italia ha bisogno di ben altro. L’Italia delle riforme, che ci hanno portato a mendicare il necessario, è già storia di ieri. Quella di domani sarà tutta da organizzare. Ogni indecisione, ora, andrebbe a ricadere sul Paese. Senza trascurare che gli elettori si sono stancati di una classe politica che non sentono più “loro”. La lezione del passato, che c’è stata propinata senza esclusione di colpi, dovrebbe, almeno, renderci più vigili. Insomma, i tempi “nuovi” ci saranno? Per ora, all’interrogativo non siamo in grado di rispondere. Di fatto, il nuovo Esecutivo, col suo macchinoso ruolo, resta da “verificare”. Potrebbero, infatti, concretarsi errori di percorso capaci di rendere meno “teoriche” le nostre attuali indecisioni Il Bel Paese, post elettorale, continua a riportare una crisi “anomala”. Però, se l’ottimismo è l’arma dei forti, il realismo è quello degli onesti. Le vie di mezzo non c’interessano. Farebbero, tra l’altro, perdere altro tempo per assicurare un futuro meno tormentato all’Azienda Italia. L’unico primato, vero, è che il nuovo Parlamento ha da concretare problemi legislativi che Gentiloni ha lasciato in sospeso. Per il passato, abbiamo evidenziato sensazioni di speranza; se non d’ottimismo. Anche per noi, è difficile fare delle previsioni in favore del Popolo italiano. Riconosciamo, però, qualche segnale di buona volontà. Ma tra il recepire e il fare lo spazio resta immenso. Vivere nel Bel Paese resta un problema. Le esternazioni non ci interessano. Tirare avanti non sarà più agevole che per il passato. Riprenderanno, anche se non si sono mai interrotte, le dispute politiche e le strategie che non hanno portato a nulla. E’ vero: il 2018 è ancora tutto da “scoprire”. Intanto, si prospetta un futuro d’incertezze. L’Italia è ancora in crisi d’identità. Ma per “dare”, secondo noi, bisognerebbe “avere” ciò che, invece, non c’è. Comunque, questa primavera sarà politicamente impegnata. Almeno nella ripresa dei provvedimenti normativi già elaborati. Non intravediamo, tuttavia, quei “piccoli” passi che riteniamo indispensabili per riprendere un percorso positivo veramente nuovo nella Penisola. Il cambio stagionale, dopo tante questioni meteorologiche e politiche, dovrebbe indirizzare l’Esecutivo verso quella serie di provvedimenti operativi che la precedente Legislatura aveva solo menzionato. C’è chi ritiene che questo sarà l’anno dei “cambiamenti”. Lo scriviamo dopo le elezioni politiche. Dati i risultati, non ci sentiamo, però, d’ipotizzare come sarà coordinato il futuro Parlamento. Non siamo, per natura, inclini alle “novità” scontate. Se, veramente, si dovessero realizzarsi i progetti evidenziati in campagna elettorale, anche l’Esecutivo potrebbe essere differente da quelli che ci sono stati affibbiati in quest’ultimo quinquennio. Potrebbero, di conseguenza, essere i movimenti d’opinione ad assumere distinti aspetti istituzionali. Sarebbe in grado di prendere vita, altresì, un’intesa capace d’offrire all’Italia una prospettiva meno scontata. Noi siamo per il “nuovo”; ma per quello di sostanza. Diversamente, sarebbe un errore per un Paese che tenta d’uscire dalla crisi economico/sociale di questi ultimi anni. I “polarismi” hanno, da sempre, confuso e diviso la nostra realtà. Ora cambiare non sarà facile. Bisognerebbe essere meno deconcentrati e iniziare a ridare segnali di nuova maturità politica. Anche se non riteniamo possibile che, nei “vivai” dei partiti, già ci siano uomini capaci d’attivare sottovalutate iniziative. Col nuovo Esecutivo, sarà sostanziale fare chiarezza ed eliminare le “implicite” consapevolezze. Perché aver “vinto” le elezioni, ha senso solo se ci sarà un cambiamento del registro politico nazionale. La Penisola è ancora in crisi d’identità; ma la sua posizione sembra meno indebolita. In conclusione, riteniamo che nel Bel Paese potrebbero esserci le condizioni per varare realmente la nuova Repubblica. I mesi che abbiamo davanti saranno importanti per chiarirci le idee su ciò che i politici intendono portare a buon fine. LE INDECISIONI 31 marzo 2018, Auguri a Giorgio per I suoi 75 anni; 55 dei quali al servizio (sempre documentato) dei Connazionali all'estero. CAMBIARE IL CAMBIO NUOVA REPUBBLICA? FATTI E MISFATTI
  • 5.
    Pagine 12 CostumeLongobardi Feb-Paginea 5 Febbraio/Marzo 2018Britalyca News Londra Britalyca News Londra caschi blu o da funzionari Onu segnano la storia recente dell’organizzazione, denun- ciano le giornaliste Delphine Bauer ed Hélène Molinari, del progetto ‘Zero impu- nity’. Secondo il rapporto 2015 su sfrutta- mento e abusi sessuali del personale delle missioni di pace, ben 480 denunce di abusi dal 2008 al 2013, episodi ritenuti ampia- mente sottostimati per occultamento e omertà. (I disegni sono firmati da Damien Rondeau La carne è debole e l’Onu anche Bosnia, Timor Est, Cambogia, Liberia, Guinea e, più di recente, Haiti, Repubblica Centrafricana e Repubblica Democratica del Congo. Situazioni di conflitto e cresce la denuncia di stupri. Non solo. Secondo la ricercatrice Vanessa Fargnoli, caschi blu e altri del personale Onu in missione si con- cedono il “servizio” di prostitute, anche mi- norenni. Nel 2005, la relazione del principe Zeid, consigliere del segretario Onu, sullo sfruttamento e gli abusi sessuali, fu una bomba. Undici anni dopo, non è stata appli- cata quasi nessuna delle misure che aveva proposto. Sedici missioni, 120mila addetti Centomila tra caschi blu e militari, il resto civili. Regole rigide: tolleranza zero nei con- fronti dello sfruttamento e degli abusi ses- suali; divieto di rapporti sessuali con prosti- tute e con i minori di diciotto anni; rapporti con i beneficiari dell’assistenza Onu vivamente scoraggiati. Ma sul campo, sec- ondo Vanessa Fargnoli, ipervirilità, ma- chismo, misoginia, debolezza degli stati, senso di onnipotenza e razzismo hanno la meglio sulle regole e favoriscono gli “abusi di potere che assumono una forma sessu- ale”. La capitale mondiale dello stupor Nel 2010, Margot Wallström, rappresen- tante speciale dell’Onu per la violenza ses- suale nei conflitti, dopo la sua visita in Congo, definisce il paese “capitale mondiale dello stupro” davanti ai quindici membri del Consiglio di sicurezza. Proprio nella Repubblica del Congo le denunce contro il personale Onu sono le più nu- merose: il 45 per cento dei casi di violenza registrati tra il 2008 e il 2013, di cui un terzo riguardano minorenni di ambo i sessi. Tante, troppe storie orrende Victoria Fontan, che nel 2012 era a capo di una ricerca sulla Rdc decide di mandare le sue ricerche a un giornalista canadese. Articolo sul ‘Globe and mail’: “Peacekeepers gone wild: how much more abuse will the Un ignore in Congo?”. Forze di pace a briglia sciolta: per quanto tempo an- cora l’Onu ignorerà gli abusi? E l’Onu, stavolta, reagisce. Ma a cinque anni dai fatti, non c’è nessuna traccia tangibile dell’avvio di un’inchiesta negli archivi dell’Onu. Unità di condotta e disciplina A New York, in fondo a un labirinto di uffici Onu, Sylvain Roy, dirigente dell’Unità di con- dotta e disciplina del personale delle Nazioni Unite. Circa 70 persone per più di 120mila individui da controllare. Ogni anno vengono ricevute tra le 400 e le 500 denunce di “cattiva condotta”, di cui il 15 per cento per violenze sessuali. Se la denuncia supera il filtro dell’Unità di condotta e disciplina, il dos- sier viene poi trasmesso all’Ufficio per i ser- vizi interni. Indagini di facciata L’Unità di condotta e disciplina costituisce un primo ostacolo, ma l’Oios, i ‘servizi interni’, non è da meno. Per il resto del tempo, aggi- unge Camille, funzionario Onu, “obiettivoè svolgere indagini di facciata’. Nel 2015, secondo le cifre ufficiali, sulle ses- santanove denunce ricevute in quell’anno, soltanto diciassette inchieste sono state por- tate a termine. Tra queste, sette sono state convalidate e dieci no, per mancanza di prove o “dettagli”. Le denuncie interne Pensando di agire nell’interesse dell’organiz- zazione, alcuni dipendenti dell’Onu hanno cercato di denunciare queste disfunzioni. Ma ottenere la protezione dell’organizzazione è una battaglia lunga che sono in pochi a vin- cere. Gli informatori, invece di protezione hanno ottenuto il mancato rinnovo del con- tratto. Una ong che li protegge e che fornisce loro assistenza legale: “il 99 per cento dei 400 che hanno il sostegno delle Nazioni Unite non l’ha ottenuto”. Insabbiatori Blu Caroline Hunt-Matthes, inquirente per i diritti umani all’Onu, indaga sullo stupro di una rifugiata minorenne dello Sri Lanka da parte di un dipendente Onu nel 2003. “Poiché la ragazza non aveva pianto mentre era interrogata, il rappresentante del segretario generale aveva deciso che lo stupro non aveva avuto luogo. Caroline porta avanti la sua indagine e si scontra con la gerarchia. Il contratto di Caroline Hunt-Matthes non sarà rinnovato. Ricorso amministrativo, e il tribunale dice, “atto di rappresaglia”. 13 anni di contenzioso L’ex funzionaria è oggi al suo tredicesimo anno di procedimento, che fa del suo caso il più lungo della storia dell’Onu. Nel 2013 l’attuale segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, all’epoca alto commissario per i diritti umani, ha avuto l’opportunità di intervenire e non ha fatto nulla. Caroline Hunt-Matthes com- parirà di nuovo a marzo del 2017 per l’en- nesima udienza al tribunale del contenzioso amministrativo dell’Onu. C’è qualcosa che non va, al ‘Palazzo di vetro’ di New York. Indagini omertose L’Onu in alcuni casi avrebbe svolto indagini autonome senza avvisare lo stato dove il crimine era stato commesso. Irregolare e peggio. Le indagini Onu durano media- mente mediamente sedici mesi, e gli stati, se non avvertiti, non sono in grado di met- tere i presunti aggressori in condizione di non nuocere. L’organizzazione ha deciso di essere zelante per fare meno rumore possi- bile e per evitare, in caso di fatti accertati, guai se non il ritiro dei contingenti coinvolti . Realpolitik senza vergogna Con un bisogno sempre crescente di truppe (in dieci anni il personale sul campo è rad- doppiato), l’Onu tenta di mantenere buoni rapporti con i paesi che forniscono contin- genti. Caso Haiti 2012, quando dei soldati pachistani della missione Onu vengono arrestati per lo stupro di un ragazzo disabile di tredici anni. Le autorità haitiane vogliono togliere l’immunità e processare gli imputati in una corte marziale locale. Ma il ragazzo sparisce. Rapito. Scandalo e salta il coman- dante. Troppo poco. Opportunismo senza confine Il Pakistan, con i suoi settemila soldati, è il secondo fornitore mondiale di truppe Onu. Caso Haiti, i pachistani coinvolti sono giudi- cati colpevoli dalla corte marziale. I due violentatori sono stati condannati a un anno di carcere. Il comandante che avrebbe com- missionato il rapimento è stato tuttavia “interdetto dal partecipare a future missioni di pace”. Ai colpevoli Onu vanno pene sim- boliche o inesistenti, come nella maggio- ranza delle denunce che non vedono l’om- bra di un tribunale. Immunità, impunità Ufficialmente, l’Onu conta quindi sui paesi contributori per punire gli aggressori, scom- mettendo sulla loro buona fede. Ufficial- mente. Perché, una volta svolta l’indagine, nulla è ancora deciso. La missione deve decidere sul rimpatrio dell’accusato, poi bisogna vedere se il suo paese d’origine lo perseguirà al suo ritorno. Assenza di in- quirenti internazionali, prove non ammissi- bili nei tribunali e impunità garantita quasi da contratto di arruolamento. E quei 1.694.694 di preservativi? Quesi 2 milioni di preservativi soltanto in Congo al personale dell’Onu tra il 2012 e il 2013, qualcosa forse possono svelarci. L’accanimento dell’Onu a difendere la pro- pria immagine mette in secondo piano le vittime. Perdute in un dispositivo che fa- vorisce l’impunità, non conoscono i loro diritti. Persino il Trust fund, lanciato a marzo del 2016 allo scopo di rafforzare l’aiuto di prima urgenza accordato ai sopravvissuti ad aggressioni sessuali commesse da per- sonale Onu, sembra una chimera. La trasparenza alle Nazioni Unite L’inchieste delle due ricercatrici, Delphine Bauer ed Hélène Molinari, lo ripetiamo per- ché lo meritano, ha trovato ostacoli e qual- che raro aiuto. Alle Nazioni unite, qualche aiuto dovuto e il tentativi finale di frenare la pubblicazione. Questa inchiesta, scritta con la con la collaborazione di Daham Alasaad, fa parte di una serie in sei parti del progetto Zero Impunity, che documenta e denuncia l’impunità di cui godono i responsabili di violenze sessuali in contesti di guerra. Di Ennio Remondino cogliere nell'ambiente che mi circonda, ogni dettaglio e a trasformarlo in spunti e idee per creare. Amo fare abiti da cerimonia o da grandi occasioni, dietro ai quali c’è un enorme la- voro .....in termini di crea- tività , di tecnica sartoriale, di ricerca dello stile ,di scelta dei tessuti e accostamenti di mate- riali e accessori. La parola chiave per me nel lavoro è DIVERTIRSI. Una frase di Confucio dice: Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita" Fortunatamente io faccio il la- voro che amo ....in questo modo lavorare diventa diverti- mento. ANCHE Vestire Giucas Casella all' Isola dei famosi è stata una vera parentesi di- vertente......ho accolto a brac- cia aperte questa esperienza. La chiamo parentesi perché' ,in realtà’, si discosta un po' da quello che faccio abitualmente e pur discostandosi non ho vo- luto tirarmi indietro.Ritengo che ogni esperienza sia in grado di arricchire il proprio bagaglio emotivo. Nessuna consulenza di immag- ine in questo caso,dovevo sem- plicemente fare abiti co- modi,casual e adatti al clima dell' Hondouras. Per Giucas ho scelto di fare T- shirt dai colori pastello, jeans, bermuda, giacche in cotone e scarpe in tela. Cinzia Diddi Considero il mio lavoro una forma d'arte, quindi non tutti I giorni o tutti I momenti sono buoni per dare libero sfogo alla creatività perché' è necessaria la giusta ispirazione. Certo è ,che quando il mio stato vitale è elevato, riesco a Con i Caschi blu l’Onu va a puttane GLI ABITI DI CINZIA DIDDI SONO APPRODATI SULL'ISOLA DEI FAMOSI: MODELLO D'ECCEZIONE UN GIUCAS CASELLA IN GRANDE FORMA!!! Arte, "Oltre i confini" la mostra dell'artista Carla Castaldo Successo per la mostra “Oltre i con- fini” dell’artista Carla Castaldo che si è conclusa a Palazzo Serra di Cas- sano presso la sede dell’associazi- one culturale Mapils-Events. Il suggello all’esplosione di colori e di fantasmagorici simbolismi delle ol- tre venti opere di ceramica e bassorilievi dipinti, i suggestivi gioielli di ottone lavorato, gli oggetti finemente decorati e i foulard che riproducono alcune delle piastre più suggestive, è stata la conversazi- one dello psichiatra e psicotera- peuta Luigi Baldascini che ha intrattenuto i numerosi visitatori sul tema “Meditazione e contemplazione”. Nell’occasione è stata anche dis- tribuita la monografia sulla prestigiosa at- tività dell’artista, curata dalla do- cente di estetica dell’Università della Cam- pania Iolanda Capriglione con la prefazione del noto critico d’arte P a o l o L e v i , i n t i t o l a t a “Fantasmagorie simboliche”. La pubblicazione ac- coglie la riproduzione delle opere e le recensioni di numerosi critici e gal- da Venezia, a Bologna, a Spoleto, a Roma, Milano, Torino, Santa Maria Capua Vetere, Firenze. L’architetto Carla Castaldo è stata definita artista del trascendente, con un’apertura a un mondo fantastico e surreale attraverso paesaggi, figure e simboli con colori luccicanti, dove l’oro e il platino giocano un ruolo predominante. Centrale nelle opere è un messaggio d’amore che si è andato intensificando con lo studio della cultura andina e l’antica pratica del reiki. Si compongono linguaggi artistici diversi, con rappresentazioni su piastre di porcellana, ricorrendo all’antica tecnica della decorazione a terzo fuoco, dove al fuoco è affidato il completamento dell’opera dando al colore la definitiva intensità e tonalità. Da “IL VELINO” Carla Castaldo (nella foto ) leristi e dà conto del suggestivo percorso dell’artista, fedele al sig- nificato lessicale di fantasmagoria, offrendo una raccolta inebriante di “immagini stranamente vivide e attraenti in un rapido susseguirsi”. È la seconda volta che Carla Cas- taldo espone le sue opere a Napoli in una personale. La prima volta, due anni fa, l’evento era stata accolto nella conturbante sala delle carceri di Castel dell’Ovo suscitando un fortissimo interesse di pubblico di molti paesi. -L’artista napoletana si è imposta all’attenzione dei critici e del pub- blico da alcuni anni, invitata in mostre collettive in tutto il mondo, da New York, a Dubai, a Baden Baden, a Londra, a Berlino, a Bruges, a Montecarlo, Parigi e in moltissime città italiane,
  • 6.
    Pagine 11 ComunicatiPalmerini Febbraio/Marzo 2018Paginea 6 Gennaio 2018 Britalyca News LondraBritalyca News Londra E' uscito da pochi giorni, il 21 febbraio per la precisione, "La Terra non è mai sporca", libro scritto da Carola Benedetto e Luciana Ciliento che si occupa di ecologia, felicità, politica, scienza e storie. e leggo la presentazione dell' editore ADD, c'è anche: "Terra: pianeta, suolo, polvere.Gli autori, chiamati a raccontare la loro “terra”, disegnano un mosaico: le terre alte dell’alpinista, il vuoto sotto i piedi del funambolo, l’agricoltura del futuro, il luogo dello spirito, il posto che accoglie la vita." E' una serie di racconti- li riporto tutti alla fine - di cui l'autore del primo è Pierre Rabhi: lo incontrai per caso scrivendo un post e di lui non sapevo nulla. Lo raccontai su Agoravox Italia in un articolo intitolato: "Orto è rivoluzione, parola di Pierre Rabhi." Poi unii due video "Faccio quello che dico, dico quello che fac- cio", la rivoluzione di Pierre Rabhi e ancora Il mio corpo è la terra. Ha detto di lui Nicolas Hulot: "I tempi non sono stati gen- erosi con quel ragazzino del deserto algerino, ammazzatosi di fatica facendo mille lavori per sopravvivere, sbarcato in Francia per essere impiegato in fabbrica e ritrovatosi in seguito a strap- pare ai campi di pietre dell'Ardèche il pane per la sua famiglia. Ma lui ha retto il colpo. E ha fatto del suo percorso personale il fondamento di una riflessione profonda e singolare." "La terra non è mai sporca" è un libro nato in viaggio e con il viaggio si è costruito: le autrici hanno incontrato persone molto diverse fra loro, ma accomunate dal profondo le- game con la terra. Scrittori, agroeconomisti, cosmologi, musicisti, monaci, artisti, stilisti, funamboli, bioagricoltori, politici, scalatori raccontano la loro idea di terra, compo- nendo una sorta di “grande giardino” della reciproca cono- scenza, per ritrovare il mistero del mondo: come dice Pi- erre Rabhi, «la terra è di tutti». Non importa cosa si faccia nella vita, quale sia il nostro credo, senza la terra sem- plicemente non siamo...". Io ho avuto la grande fortuna di essere riacciuffata su Fb da una delle due autrici, Carola Benedetto, l'altra è Luciana Ciliento, che mi ha scritto ricordando quel mio articolo; Enea Brigatti ha fatto il resto per la casa editrice Add. Grazie, passo parola e soprattutto lettura "La Terra non è mai sporca", aggiunto da me nel titolo (la sporchiamo noi). Riconoscimenti anche all'Esercito italiano, a Silvia Cavicchioli, Adam Smulevich, Corrado Stajano, Éliane Patriarca, Carmelo Fucarino, Silvana Cirillo e Roberto Mario Quello. A Francesca Paci il “Fiuggi-Storia - Gian Gaspare Napolitano inviato speciale”. Roma, 31 gennaio 2018 - Nel corso di una cerimonia svoltasi presso la Pontificia Uni- versità Antonianum di Roma sono stati consegnati i riconoscimenti della ottava edizione del Premio FiuggiStoria. Il Pre- mio, promosso dalla Fondazione “Giuseppe Levi-Pelloni” in collaborazione con il Comune di Fiuggi e con i patrocini del Senato della Repubblica, Camera dei Deputati e Presidenza della Regione Lazio, è stata dedicato quest'anno a Enzo Bet- tiza, scomparso nello scorso mese di luglio. Il grande giornalista e scrittore di origine dalmata è stato ricordato dalla moglie Laura Laurenzi, che ne ha tratteg- giato un ritratto soprattutto privato, e da Jas Gawronski, suo amico da lunga data, con cui ha condiviso l'esperienza di corrispon- dente e inviato a Mosca e nei paesi dell'Est ai tempi del comunismo. E che proprio gra- zie anche a Bettiza ha iniziato il suo lungo e brillante percorso di reporter in giro per il mondo, da quando, nel lontano 1957, si presentò così a lui, seduto nel Café Mozart di Vienna: “Mi chiamo Jas Gawronski, vorrei fare il giornalista, ma non so come e dove dare il primo colpo di manovella”. E Bettiza, senza sospettare che quel giovane sconos- ciuto fosse nipote di Alfredo Frassati, il fon- datore de “La Stampa”, lo incoraggiò con queste parole: “Se sei in parte polacco, se te la cavi con l’italiano, non vedo davanti a te che una sola strada: andare diritto a Var- savia e cominciare subito a scrivere, per qualche giornale anche minore”. Il ricordo di Bettiza, introdotto da Pino Pelloni, fonda- tore e animatore del Premio FiuggiStoria, è stato un doveroso omaggio a un eccezion- ale testimone del Novecento, di cui ha sa- puto narrare da scrittore di razza le vicende cruciali (che non di rado si sono incrociate con quelle autobiografiche) grazie soprat- tutto alla sua straordinaria capacità, come ha sottolineato tempo fa Giuliano Ferrara sul “Foglio” “di mescolare letteratura, filosofia, arte e solo infine giornalismo, che era quello che gli dava da vivere sempre al di sopra dei suoi mezzi, come un vero barone mediterra- neo”. La serata è poi proseguita seguendo un ideale 'fil rouge' con l'assegnazione del primo riconoscimento, che è andato a un altro grande testimone e maestro del nostro tempo: Piero Angela. Il popolare divulgatore scientifico ha ricevuto il premio nella sezione denominata “Epistolari e memorie” per Il mio lungo viaggio 90 anni di storie vis- sute (Mondadori): un'autobiografia in cui ci ha accompagnato, con una cavalcata attraverso due secoli, in un lungo viaggio cominciato all'inizio degli anni Trenta nella natia Torino quando una larga parte della popolazione italiana era analfabeta, l'aspettativa di vita era di soli 52 anni, non c'erano ancora gli antibi- otici e le infezioni potevano essere letali. E poi gli anni della guerra, quelli ruggenti del mira- colo economico, la nascita della televisione, lo sbarco sulla Luna, la sua straordinaria carri- era di giornalista: prima da semplice cronista, poi inviato, quindi ideatore e conduttore di programmi che hanno contribuito a diffondere tra gli italiani una cultura scientifica. Nel libro sono presenti tantissimi aneddoti e storie di incontri che hanno segnato la sua vita. Come quello (“il più importante fra tutti dal punto di vista scientifico” – ha affermato) con il grande fisico Edoardo Amaldi, uno dei “ragazzi di via Panisperna”. “L’ho frequentato per molto tempo” – racconta Piero Angela, “era dotato di una notevole statura morale”. “Mi è rimasto particolarmente impresso quel che mi ha rac- contato di Enrico Fermi, che era un bravis- simo divulgatore e che parlando coi suoi ricer- catori provava a semplificare sempre le sue teorie. Io prima di licenziare un testo lo scrivo e lo riscrivo, lo cambio, lo limo, lo macino, lo macino e lo macino fino a quando è compren- sibile per la maggior parte dei lettori.” Ma nelle pagine della sua autobiografia – si legge nel retro di copertina – c'è soprattutto un grande insegnamento, che è particolarmente prezioso per i giovani che lo seguono come un mito: la passione di sapere e la voglia di scoprire possono portare molto lontano nella vita, e fare di chiunque una persona speciale. Il tema del giornalismo è protagonista anche del premio per la saggistica, attribuito allo storico Mauro Canali per La scoperta dell'I- talia: Il fascismo raccontato agli americani (1920 – 1945) (Marsilio). Un libro in cui le vicende personali, i racconti e i reportage degli inviati americani nel nostro paese ci forniscono oggi un punto di vista inedito per ripercorrere gli avvenimenti che si sono suc- ceduti in quegli anni, offrendo allo stesso tempo uno straordinario spaccato della so- cietà del ventennio fascista, caratterizzato da un controllo sistematico sulla stampa e dall’utilizzo di una fitta rete di spionaggio. Una storia che inizia agli albori del fascismo, quando Mussolini godeva di grande popolarità presso la stampa americana e gli inviati che giungevano numerosi a Roma per intervis- tarlo e scrivevano articoli apologetici sul giovane dittatore (con pochissime eccezioni, a cominciare da Hemingway, giovanissimo corrispondente per il “Toronto Star”). E che non si esaurisce con la Liberazione, ma che avrà interessanti ricadute su quello che sarà il più ampio teatro della Guerra Fredda. Quasi a simboleggiare un ideale passaggio di consegne da una generazione a un'altra di grandi reporter, si è arrivati quindi al ri- conoscimento “Fiuggi-Storia Gian Gaspare Napolitano inviato speciale”, che quest'anno è stato assegnato alla giornalista e inviata de “La Stampa” Francesca Paci. Già corris- pondente per il quotidiano torinese da Londra e da Gerusalemme, a partire dal 2011 ha seguito direttamente sul campo le vicende legate alle cosiddette primavere arabe e più di recente il caso del rapimento e dell'uccisione in Egitto del ricercatore Giulio Regeni. La scelta del premio, conseg- nato da Giovanna Napolitano, figlia di Gian Gaspare e Presidente della Fondazione Levi -Pelloni, è motivata dal fatto che la Paci nella sua attività ha saputo interpretare nel modo migliore lo spirito che ha sempre gui- dato i grandi inviati del passato, con corag- gio, scrupolosità e passione. Tutte qualità che è possibile riscontrare anche nei suoi libri, in gran parte frutto dei suoi reportage: da Islam e violenza (Laterza) a Dove muoiono i cristiani (Mondadori) in cui ha raccontato storie di cristiani, uomini e donne, missionari, preti, vescovi e semplici fedeli discriminati a causa della fede religiosa; fino al recentissimo ebook Intervista con la Rivoluzione Russa: Dieci intellettuali a con- fronto con l’ottobre che sconvolse il mondo (Edizioni La Stampa). Alla ricerca- trice e giornalista del quotidiano francese “Liberation” Éliane Patriarca è stato at- tribuito invece il premio nella nuova sezione “Fiuggi-Storia Europa” – istituita a partire da quest'anno – per il libro Amère libéra- tion (Flammarion, Paris, 2017). Per la sezione “Il Tempo e la Storia” il ri- conoscimento è andato allo Stato Maggiore dell’Esercito per i quattro calendari dedicati al centenario della Grande Guerra, per l’alto valore didattico e rievocativo di una pagina importante della nostra storia nazionale. Quattro calendari, dal 2015 al 2018, e corre- dati da una ricerca iconografica di prim’ordine, che ripercorrono le vicende che da quel 24 maggio 1915 segnarono per gli italiani l’inizio di tre anni di sanguinoso con- flitto. Furono milioni i soldati che chiamati alle armi nel Regio Esercito Italiano, parteci- parono come attori alla Vittoria del Paese. Erano contadini, operai, intellettuali, artisti, uno spaccato dell’intera società del periodo che visse con e nell’Esercito il primo grande momento di unità nazionale. Anche le donne ne furono parte integrante: formalmente non arruolate, supportarono logisticamente e moralmente gli uomini al fronte. Il premio è stato ritirato dal Generale di Divi- sione Giuseppe Nicola Tota. Per la sezione biografie vincitori ex aequo la docente di “Storia dell'Ottocento e del Novecento” presso l'Università di Torino Silvia Cavicchioli per Anita. Storia e mito di Anita Garibaldi (Einaudi) e il giornalista Adam Smulevich per Presidenti. Le storie sco- mode dei fondatori delle squadre di calcio di Casale, Napoli e Roma (Giuntina). Nel volume dedicato alla compagna dell'eroe dei due mondi viene ricostruita in maniera molto accurata la biografia della donna, attraverso la rivisitazione dei mesi trascorsi in Europa, dei giorni nella Roma sotto assedio e nell'ultima fuga rocambo- lesca, che hanno forgiato la sua immag- ine. L'opera ha il merito soprattutto di far conoscere i molteplici itinerari della con- servazione della memoria di Anita: la nascita del mito e la genesi di rappresen- tazioni destinate a occupare un posto di rilievo nella simbologia patriottica nel periodo che va dall'unificazione italiana al fascismo. Nel libro di Smulevich vengono ricostruite le storie di tre protagonisti del nostro calcio, oggi quasi del tutto dimenti- cati: Raffaele Jaffe (colui che regalò al Casale un insperato scudetto alla vigilia della grande guerra), Giorgio Ascarelli (fondatore del Napoli) e Renato Sacerdoti (il presidente del primo scudetto della Roma). Fu il fascismo, e più pre- cisamente furono le leggi razziali, a ren- derli degli indesiderati. Per la sezione “Romanzo storico” il pre- mio è andato a Corrado Stajano per il libro Eredità (Il Saggiatore). Infine, nella sezione “Multimedia” il riconoscimento al regista friulano Roberto Mario Cuello per il docufilm Comandante Tribuno Mario Modotti,prodotto dalla Joker Image di Udine, un toccante omaggio a un operaio che fu tra gli or- ganizzatori (col nome di copertura di “Tribuno”), della lotta partigiana in Friuli. Tradito da una spia, Modotti fu catturato dai fascisti della Caserma Piave di Pal- manova. Qui fu sottoposto a selvagge bastonature, fatto azzannare da cani fe- roci, sospeso ore e ore per le braccia legate dietro la schiena, senza che i fas- cisti riuscissero a strappargli informazioni. Fu poi processato da un Tribunale mili- tare tedesco, condannato a morte e fu- cilato il 9 aprile 1945 con altri 28 par- tigiani nel cortile del carcere. Nell’ambito di questa edizione è stato consegnato quindi il trofeo “Menorah di Anticoli” a Silvana Cirillo, per le ricerche dedicate alla figura di Gian Gaspare Na- politano scrittore e a Carmelo Fucarino, delegato per la Sicilia della Fondazi- one Levi Pelloni, per il libro Il Genio Pal- ermo. Vita, morte e miracoli di un Dio. L’opera premio di questa edizione è stata realizzata dallo scenografo Pino Ambrosetti. Sebastiano Catte Piero Angela e Mauro Canali tra i vincitori del Premio Fiuggi-Storia, dedicato quest'anno alla memoria di Enzo Bettiza La Terra non è mai sporca (la sporchiamo noi) di Doriana Goracci Viva la Pace abbasso la Guerra Pasqua alta, bassa, buona Pasqua e chi mai augura una Pasqua cattiva? Sarà comunque una Pasqua cattiva per chi non dà libertà ai popoli, per chi uccide, opprime e sopprime, in nome della de- mocrazia e della fede,per chi traffica con le parole e le armi anche se stringe tra i denti, al posto del coltello, un ramoscello d’ulivo. Per chi predica bene e razzola male. Non risorge niente domenica , la speranza e la forza vanno avanti da sole senza la beffa di una sorpresa che non arriva mai, se non acquistata con un uovo. Noi donne cominciamo di solito a preparare e a fare "la spesa" per le feste con o senza menù all’agnello. Si fanno le pulizie, a Pasqua: cosi mi hanno insegnato da bambina. E’ sano far entrare il messaggio della prima- vera e pulire le menzogne che appestano l’aria: che sia non ingannevole e falsa questa stagione, che non ci siano grandinate che amazzano i raccolti, che non ci siano massacri e violenze che non rispettano giorni festivi e feriali... La parola Pasqua significa passaggio: per gli Ebrei è il passaggio dalla schiavitù alla libertà mentre per i cristiani dalla morte fisica e spirituale alla nuova Vita Eterna. Camminando o seduti vi invito a non aspettarvi sorprese da questo *passaggio*, perchè la pace e la libertà non si com- prano e non risorgono per spirito santo.Come dice il pulcino in viaggio dall’Uovo di Pasqua di Gianni Rodari: "Viva la pace, abbasso la guerra". Doriana Goracci 06 aprile 200 valido ancora dopo 11 anni
  • 7.
    Pagine 10 ComunicatiPalmerini Febbraio/Marzo 2018Paginea 7 CRONACA Febbraio/Marzo 2018 Britalyca News LondraBritalyca News Londra Bolzano e Trento e altre tre Regioni: «Il divieto di abbatterli va superato, dobbiamo tutelare gli allevatori». Il fronte del no: «Ammazzare i capibranco peggiora le cose» «Cosa diciamo agli allevatori? Ho ancora negli occhi l’immagine dei contadini in lacrime. Un loro vitellino è stato sbranato da un lupo». Arnold Schuler è assessore all’Agricoltura della Provincia autonoma di Bolzano. Nei giorni scorsi, suo mal- grado, e lo dice sorridendo, si è fatto conoscere ben oltre i confini della sua amata terra. Ha fatto notizia la petizione online in cui chiede all’Europa la possi- bilità di abbattere il lupo, a certe condizi- oni. In Italia l’animale gode di protezione elevatissima. Una a legge del 1971 ne vieta l’uccisione. Tuttavia la petizione ha ottenuto in poco tempo quasi 20.000 firme. Un fiume di consensi. Che pon- gono Schuler, suo malgrado, come pala- dino di quel vasto e trasversale fronte anti lupo che negli ultimi anni sta guadag- nando terreno. Perché il lupo, dicono so- prattutto allevatori e contadini alpini, dis- trugge gli allevamenti e mangia le bestie. Fino al 5 per cento La petizione è stata come un sasso lan- ciato nello stagno. Le acque si sono mosse e sul campo la querelle vede agire tre forze. Su un fronte ci sono le Regioni (Toscana, Veneto, Valle d’Aosta) e le due province autonome del Trentino Alto Adige che premono per il possibile abbat- timento (fino al 5% dei lupi presenti in un determinato territorio); sull’altro ambien- talisti e animalisti decisamente contrari; in mezzo, a mediare, ci sono i ricercatori, gli studiosi, quelli che fanno appello alla ragione e non all’emotività. Carlo Maio- lini appartiene a quest’ultima schiera. È tra i coordinatori della due giorni di con- vegno che da domani al Museo delle Scienze di Trento esporrà i risultati di un progetto europeo sul lupo (Life Wolfalps) iniziato cinque anni fa. Sintetizza: «La convivenza tra uomo e lupo è possibile. La soluzione? Il monitoraggio sistematico di come l’animale occupa il territorio». Per molti studiosi la protesta anti lupo ha altre cause. È l’idea stessa dell’animale che fa paura. Come narra la favola di Esopo. Una tesi che non convince Edy Henriet, presidente dell’associazione alle- vatori della Valle d’Aosta. «Ci dicono che questo animale abita sui monti, vaga per i boschi, è solitario. Ma non è vero. Molti allevatori hanno ripreso lupi vicino al recinto di casa. Dico: le mucche non sono animali da difendere?». Presenza naturale Sull’arco alpino la paura aumenta. Tutta- via secondo uno studio Eurac, centro di ricerca di Bolzano, l’abbattimento non farebbe diminuire gli attacchi al bes- tiame. «Se si uccide un esemplare il branco non ha più guida e questo ac- cresce i problemi», afferma Filippo Favilli, che ha elaborato il dossier. La storia che stiamo raccontando parte da un dato: l’uomo non è più abituato al lupo sulle Alpi, ricomparso da poco. Per Marco Galaverni, del Wwf, il problema è anche culturale. «È consuetudine degli allevatori far pascolare liberamente il bestiame. Ora però devono mutare atteg- giamenti. Il lupo è una presenza naturale. C’è. Gli allevamenti si difendono con un pastore di guardia e con recinti». La coe- sistenza sarà pure possibile. Al momento però manca l’accordo tra gli uomini. Da anni si cerca di realizzare un «piano lupo nazionale». Invano. L’ultimo stop risale al 5 dicembre scorso quando la Confer- enza Stato-Regioni ha alzato bandiera bianca. Tutto fermo. A dividere è sempre la norma che prevede la possibilità dell’uccisione. Da qui il senso della pe- tizione Schuler all’Europa: l’assessore punta a una gestione autonoma. «La tu- tela del lupo deve rimanere questione nazionale — ha replicato Michela Vit- toria Brambilla, presidente del Movimento animalista —. Si facciano passare la voglia di gridare al lupo al lupo» Di Agosttino Gramigna Corriere.it In questo scritto riassumo in breve, con l’intenzione di esprimere anche il mio pensiero in merito, parte del primo capitolo del libro di Vittorino Andreoli “L’educazione (Im)- possibile - Orientarsi in una società senza padri”, ed. Mondadori, 2014. Tale mia esigenza nasce dalla volontà di dare un contributo a chi si trova, come me, ad affrontare il tema dell’educazione dei figli, non volendo però ripercorrere lo schema dei propri genitori. E’ un libro che mi ha dato serenità e una qualche certezza. L’educazione mancata. L’educazione imperativa: quando educare significa sottomettere. Questo capitolo prende in considera- zione il significato della pa- rola educare e la storia dell’educazi- one. Che è, in definitiva, la storia del potere: di chi e come lo esercita, e/o lo ha esercitato, anche all’interno della “famiglia”. Se partiamo dal pre- supposto, incontestabile, che noi fac- ciamo parte del regno animale, quindi della Natura, dobbiamo accettare, di contro, che il termine “ famiglia natu- rale”, utilizzato per indicare la triade padre, madre e figlio, sia ine- satta, altrimenti dovremmo ritenere innaturale anche l’organizzazione sociale degli orsi, degli elefanti ed anche di numerosi insetti, (che vivono in gruppo). Il termine genitore è molto più antico rispetto a quello di padre e madre. Si comprende bene il concetto: il geni- tore, dal latino genitor, è colui che dà la vita. Mentre i termini padre e madre, nascono da una necessità patrimoniale: pater=patrimonio / ma- ter = dovere di essere legata. Circa diecimila anni fa si affermò il ruolo educativo del padre, a seguito di un grande cambiamento: all’agricoltura e alla caccia si aggiunse la pastor- se, fino a qualche tempo fa, era possibile emarginare e/ o addirit- tura curare la persona con metodi coercitivi, contro la sua volontà, ora non è più possibile. Non più. Scuola ed educazione Qualcuno ricorda ancora la maestra con la bacchetta? “Una scuola che costringa un ado- lescente a ricevere giudizi nega- tivi, confronti frustranti con i coeta- nei e bocciature, è di fatto un sis- tema raffinato di tortura” Non chiamiamolo sistema educa- tivo. Di contro io affermo che le istituzioni sono composte di per- sone e non di muri e leggi. E che quindi l’impegno di un educa- tore deve andare oltre. Non ne ab- biano a male coloro che la pen- sano diversamente. I figli arrivano così come sono e li devi amare lo stesso, anche se sono diversi da te. I tuoi figli sono gli alieni che vanno compresi. Sono il cane con cui parli e da cui cerchi risposte. L’Adolescenza, scrive Andreoli, è un periodo tem- porale variabile, convenzional- mente creato, per sospendere il “giudizio” sul comportamento, le- gato all’ANORMALITÀ’. Un pe- riodo di osservazione e cura, da parte dei genitori e della scuola, da cui nascerà un nuovo adulto. Il genitore, per conto mio, deve essere la “palestra “di vita, la famiglia deve essere per forza il luogo di confronto pacifico, per avere una società non violenta. Domande che mi pongo I genitori sono responsabili del giudizio che avrà di sé il figlio? La scuola è responsabile? Come può una persona avere fidu- cia, o fede, nei suoi genitori se loro stessi non sanno indicare la strada? Chi può insegnare a un genitore la via, se non il suo stesso genitore? Se abbiamo sofferto per le terribili vessazioni fisiche e psicologiche subite nella nostra stessa famiglia, perché non cambiare metodo? Perché la persona che ha sofferto, vuole far soffrire anche gli altri? Forse è più facile ripercorrere una strada conosciuta, piuttosto che cercare una nuova via? Io sono stata costretta da mia madre a fare degli studi per i quali non ero portata. E questo è il risultato. Ho cercato sempre di trovare, alla fine, in quello che facevo il piacere di farlo. Con curi- osità ho sempre cercato la strada che mi portava al senso sociale che mi ha sempre animato. Anche alle violenze subite ho ris- posto con proposte e progetti per la mia vita, piuttosto che avvitare il mio pensiero e le mie azioni in- torno al pessimismo ed al senso di impotenza. Ma spesso mi sono trovata in mezzo a persone che non capivano. Con tanta soffer- enza personale. La frase che mi ripeto spesso ulti- mamente, rispetto alla comuni- cazione è “Come parlare russo a un cinese” bisogna trovare il modo di comunicare, ma farlo con persone che possono capire o trovare il linguaggio giusto per ogni persona. E farlo presto. In un mondo che cambia così velo- cemente, gli spunti proposti dai genitori e dalla scuola devo essere adeguati. La vita è breve per viverla solo sperando che il sistema cambi da solo… Cosa può fare un genitore di fronte a questi grandi cambiamenti sociali, ma comunque che ha ben chiari i valori di NON VIOLENZA e DIA- LOGO? Abbiamo dentro ancora il germe dell’antico testamento, della paura del padre e della punizione divina. Dobbiamo guardare avanti, anche seguendo le indi- cazioni di Gesù, filosofo e uomo, il quale ha indicato la via della felicità. Anzi, secondo me, non è stato tanto lui, quanto la Madre, che poi è simbolo universale di pace e tolleranza. Quella reminis- cenza della dea rivista e corretta. Ma la sua forza c’è e si vede. La forza creatrice non parla a pochi dall’alto della montagna o appar- endo in segreto. AGISCE. Cinzia Rossi ( nella foto) LA FAMIGLIA “NATURALE” NON ESISTE La famiglia “innaturale” come sfida per un nuovo modello educativo di Cinzia Rossi ( Dr.ssa Cinzia Rossi Esperta in politiche di parità Pubbliche Relazioni ) izia. Fu dall’osservazione della vita animale che l’uomo comprese l’im- portanza del suo ruolo nella ripro- duzione umana e che non poteva essere uno spirito divino, o della natura, a “possedere” la donna e a far nascere una nuova vita. Se prima di questa scoperta i figli erano del villaggio, in quanto la fe- condazione era un mistero della natura, dopo ha cercato in tutti i modi di avere la “supremazia”. E ci è riuscito. Finito il “gruppo”, finita la condivisione, inizia l’era dell’ego- ismo e della guerra per ottenere ter- ritori e ricchezze da tramandare ai figli. Quindi il cambiamento termi- nologico è strettamente collegato alla necessità di avere certezze sulla discendenza, per motivi eredi- tari. Dato che la famiglia “naturale” comunemente intesa, non esiste, poiché è stata un’invenzione di natura economica, ne consegue che non si può legare il processo educa- tivo all’economia e al potere. É ovvio che non si può. Per millenni la donna, responsabile della nascita e crescita dei figli, fu venerata come Dea Genetrix, poiché ritenuta indispensabile per l’esis- tenza della società. Che era pacifica e nomade. La cultura religiosa fem- minile a cui noi ci riferiamo, deriva da quella ebraica che estromette la donna dal ruolo educativo spirituale, in quanto “impura” (mestruo) las- ciandole il solo compito di accudire i bisogni fisici dei figli. Il padre diventa unico educatore mediante l’imposizi- one di regole (Tavole della Legge) e l’irrogazione di sanzioni, nel caso venissero trasgredite. La rivoluzione arriva dalla figura di Gesù il quale si contrappone a tutte le teorie vigenti all’epoca, con la forza rivoluzionaria di un giovane adolescente, i cui ef- fetti li vediamo anche nel nostro or- dinamento giuridico. Per esempio: Tutela sanitaria per tutti, tutela per le persone con disabilità (L.104/92), tutela delle vedove (reversibilità pen- sionistica dei coniugi L.335/95) ri- conoscimento dei figli nati fuori del matrimonio, leggi contro la violenza, leggi sulla libertá di scelta...ecc... ecc... I Figli di questa società mostrano sempre di più il disagio di vivere e «Abbattiamo i lupi, sono pericolosi» Ma gli scienziati: ucciderli è inutile Tribunale Ue, stop a «mafia a tavola»: «Marchio contro ordine pubblico» Il marchio spagnolo «La mafia se sienta a la mesa» (la mafia si siede a tavola), usato per servizi di ristorazione, per i giudici europei va bloccato fra gli Stati membri perché «contrario all’ordine pub- blico». L’azienda spagnola si difende: «Siamo sorpresi» l marchio «La Mafia se sienta a la mesa» — che tradotto significa «la mafia si siede a tavola» — è stato dichiarato nullo dalla nona sezione del Tribunale dell’Unione europea nei Paesi membri perché «contrario all’ordine pubblico» e perché offende «non solo le vittime e le loro famiglie ma anche a qualunque cittadino europeo che abbia un normale grado di sensibilità e tolleranza». Era stato il nos- tro Paese, nel 2015, a far ricorso contro la registrazione del marchio europeo ot- tenuto dalla società spagnola La Honor- able Hermandad (alla quale è succeduta La Mafia Franchises), nel 2006, da parte dell’Ufficio dell’Unione europea per la pro- prietà intellettuale (Euipo). In Spagna, attualmente, esistono 40 ristoranti con questa insegna e, solo nel 2017, ha ser- vito circa 350 mila pizze. Locali di suc- cesso visto che contano di arrivare «a 50 esercizi entro quest’anno». L’iter processuale Nel 2015, l’Euipo aveva dato ragione all’I- talia sostenendo che effettivamente il logo «promuoveva palesemente l’organizzazi- one criminale». Una decisione che era stata impugnata dall’azienda iberica presso il Tribunale Ue. Oggi, però, i giudici hanno respinto questo ricorso e, quindi, confermato la decisione dell’Euipo perché — sostengono i togati — il marchio «trasmette un’immagine complessivamente positiva» della mafia e «banalizza i gravi attacchi sferrati da questa organizzazione ai valori fondamentali dell’Unione». La mafia, argomentano i giudici, «ha fatto ricorso all’intimidazione, alla violenza fisica e all’omicidio per svolgere le sue attività, che comprendono il traffico illecito di droghe e di armi, il riciclaggio di denaro e la corruzi- one». Inoltre, data la loro dimensione trans- nazionale, «le attività criminali della mafia rappresentano una minaccia seria per la sicurezza di tutta l’Unione» . La soddisfazione italiana «È una vittoria dell’Italia e conferma piena- mente la fondatezza dell’azione dissuasiva — ha spiegato il ministro degli Esteri, Ange- lino Alfano — che il governo ha promosso e fortemente sostenuto. L’azienda, utilizzando il nome di una delle più pericolose organiz- zazioni criminali esistenti, danneggia l’im- magine dell’Italia, ledendo tra l’altro la repu- tazione estremamente positiva della cucina italiana, e soprattutto reca una inaccettabile offesa alla sensibilità delle vittime». Grande soddisfazione per la sentenza arriva da Gian Carlo Caselli, già procuratore di Pal- ermo, attualmente presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio agromafie di Coldiretti. «Mi capita spesso di andare nelle scuole a parlare di mafia denunciando l’inaccettabile uso del brand”mafioso” con valenze positive — spiega Caselli che è stato anche procuratore di Torino e Diret- tore generale del Dipartimento dell’ammin- istrazione penitenziaria — come capita di vedere in alcuni film e serie televisive. La mafia è, invece, un brand di morte, spietatezza e utilizzarlo per il cibo è sem- plicemente indegno. Se fosse consentito scherzare su cose serie, persino tragiche, si potrebbe ricordare una frase che Pep- pino impastato ha pagato con la vita: “la mafia è una montagna di merda”. Ora la merda per reclamizzare il cibo è un non senso inaccettabile. Tra l’altro, non c’è limite al peggio perché in Europa viene reclamizzato un salsicciotto “Falcone” con lo slogan che, più o meno, dice frigge come a Capaci. Ora però ben venga questa sentenza». Sulla stessa linea è anche Coldiretti che ricorda come il marchio «mafia» sia un business milion- ario a tavola che va fermato: «Si va dal caffè “Mafiozzo” della Bulgaria, agli snack “Chilli Mafia” della Gran Bretagna, dalle spezie “Palermo Mafia shooting” della Germania alla salsa «SauceMaffia» per condire le patatine scovata a Bruxelles». Per Lino Stoppani, presidente della Fed- erazione italiana pubblici esercizi «la corte Ue da un lato condanna l’uso strumentale di un’organizzazione criminale e dall’altro finalmente si oppone allo spregiudicato utilizzo di un luogo comune che da anni compromette l’immagine internazionale del nostro Paese e della nostra ristorazi- one». La replica dell’azienda L’azienda iberica ha commentato la sen- tenza dicendosi «molto sorpresa». «In Italia — dicono — ci sono diversi marchi che includono nel suo nome “la mafia” e non sono stati presi in considerazione dalla stessa Corte». In più, hanno preci- sato che «non influisce in nessun caso sul marchio nazionale poiché è totalmente autonomo e indipendente da quello dell’Unione europea». La società ha 60 giorni per impugnare la decisione, limitata- mente a questioni di diritto, dinanzi alla Corte dell’Unione europea. Di Alessio Ribaudo ( corriere.it)
  • 8.
    Pagine 9 Cultura& Societa’ a cua di Nino Bellinvia Febbraio/Marzo 2018Paginea 8 Cultura & Societa’ a cura di Nino Bellinvia Febbraio/Marzo 2018 Britalyca News LondraBritalyca News Londra 65° Carnevale Massafrese Nei giorni di 11 e 17 febbraio si sono tenute a Massafra due sfilate di gruppi allegorici e mascherati e animazione anche degli alunni di varie scuole della prima parte del 65° Carnevale Massafrese 2relegato” nella zona Sant’Oronzo con diversi eventi: “Praja in tour” con musica e parole, Palma in uno spettacolo live direttamente da “Made in Sud”; albero della cuccagna; Gran Sconcerto bandistico della Città di Massafra; “Giovedì dei Pazzi” con serata danzante a cura di Multiradio; Gran Concerto di Carnevale “Rondò Veneziano”, e, “Maschere e Mascere, Teatro della maschera”. Attesa, più che attesa invece, la seconda parte prevista a luglio con la sfilata dei mastodontici carri allegorici. Un Carnevale, oggi, che ha perso molto del suo primitivo fascino, ma che intende, come lo scorso anno, di rifarsi in estate. Una formula che potrebbe anche piacere, ma i più desiderano il tradizionale Carnevale a Febbraio in corso Roma come si è svolto con tanto successo per tanti e tanti anni in un’atmosfera allegra e spensierata tra un tripudio di luci, colori e suoni. Pieno successo, anche l’annullo filatelico voluto dal Comune, su proposta del Circolo Filatelico “A, Rospo”. Annullo che è stato molto richiesto dai cittadini, appassionati e filatelisti, che si sono recati presso l’ufficio filatelico temporaneo che ha funzionato presso il Centro Culturale Barbara Wojciechowska in corso Roma, ove ha funzionato un ufficio postale temporaneo con gli impiegati postali Daniele Latorre e Antonio Fiorente (presente la referente Filatelia Francesca Magnani delle filiali di Lecce, Brindisi e Taranto) che hanno apposto l’annullo filatelico speciale “C’è teatre stù carnvel” (bozzetto creato da Giulio Mingolla per specificare che ogni anno il Canevale Massafrese deve affrontare degli ostacoli per andare avanti), su quattro cartoline filateliche (create da Giulio Mingolla, Vito Messi, Vito Antonio Dicensi e una foto di Francesco M. Rospo) stampate magnificamente, grazie alla sponsorizzazione della Pasticceria Giordano di Annalisa e Bruno, dalla Tecnografica di Piergianni Ardito (inserite in un bel folder proposto dal Francesco Maria Rospo, vice presidente del Circolo Filatelico “A. Rospo” (per contatti: tel.3492481980; nicolafabioassi@gmail.com) Mostra “Donna Pensiero” Si è tenuta a Taranto dal 3 al 16 marzo, presso la Galleria d’Arte "L'Impronta", una nuova annuale edizione della Mostra “Donna Pensiero”. Ospite d’eccezione, come in altri appuntamenti, il critico, scrittrice e poetessa massafrese Antonietta Benagiano. Apprezzate da tutti i visitatori le opere delle brave pittrici (provenienti da varie località): Cinzia Raffo, Tiziana Iunco, Francesca Cacace, Liliana De Bellis, Carmen Manco, Maria Filomena Tetesi, Margherita Fallico, Alessandra Robino, Dimitra Balou, Maria Ida Barnardo, Anna Maria Pinto, Maddalena Lippo, Daniela Galeone, Angela Barratta, Anna Amendolito, Anna Miccoli, Giuseppina Gravina, Jole Argentina, Ester Del Manzo, Fullone Feliciana, Alba Fiordalisi, Nadia Esposito, Annalisa Tommaso, Felicia Vitiello, Bronwyn White, Antonella De Santis, Maria Pia Putignano, Francesca Vetrano, Rosanna De Pasquale, Grazia Cito, Cetty Buzzerio. Nel suo intervento il presidente della Galleria d’Arte "L'Impronta", Camerino, ha affermato quanto sia necessario mantenere in una città problematica, come Taranto, dei riferimenti artistici e culturali come risorsa sociale, nonostante le difficoltà che sotto ogni aspetto una Galleria comporta. Hanno fatto seguito altri interventi. La dott.ssa Maristella Massari, giornalista de "La Gazzetta del Mezzogiorno", che ha posto in rilievo la creatività della donna, le sue difficoltà presenti sino ai decenni del Novecento per la fatica nella conduzione della vita. Ha fatto seguito l'avvocato poeta Mario Calzolaro che ha onorato la donna con la declamazione, davvero eccellente, di talune poesie della letteratura mondiale, mentre la poetessa Maria Pia Putignano ha letto una sua poesia dedicata al mare. L'intervento della dott.ssa Perla Suma, Presidente della Sezione Provinciale "LILT" di Taranto, si è incentrato, più che sui servizi di prevenzione a tutela della salute così compromessa nel territorio, sulla condizione cosiddetta 'normale' della donna, sulle sue difficoltà quotidiane nel conciliare la libertà diuna propria realizzazione (in passato negatale per una concezione d’inferiorità e sudditanza all'uomo) con quanto si addossa di carico nella conduzione quotidiana della famiglia. Il critico (poetessa e scrittrice notissima) prof.ssa Antonietta Benagiano dopo aver ringraziato il presidente, ha parlato della libertà ancora negata alla donna, alle sue scelte punite oggi con il femminicidio e alla violenza dell'uomo frustrato. E ha ricordato filosofi e psichiatri, anche del primo Novecento, negatori dell'io alla donna, della sua realizzazione nell'arte che, sin dalla neandertaliana, è stata presente nella donna. Pochi nomi dall'antichità e dalle ere successive (Ildegarde di Birgen, Marietta Robusti, Artemisia Gentileschi...) e ha ricordato la rivoluzionaria Tamara de Lempicka e all'opposto Carla Maria Maggi (fu costretta nel 1940 dal perbenismo borghese a riporre in soffitta tele e attrezzi), le cui opere sono oggi presenti all'International Museum of Women in the Arts di Washington. Ha menzionato le ultime tendenze nell'arte pittorica con relativi nomi di pittrici balzate a livello mondiale, si è soffermata su narrazioni e tecniche pittoriche pregevoli nelle artiste della Mostra, le quali danno un'impronta rilevante al figurativismo, proposto talora con forza segnica e coloristica, con l'ampliarsi anche a forme etniche, oppure con il recupero di tenuità segniche e cromatiche. Il prof. Antonio Fornaro, oltre a parlare della donna non solo pensiero, anche azione, ha ricordato l'apporto delle donne nella prima guerra mondiale, la loro dedizione nell'alleviare le sofferenze. Dulcis in fundo la pittrice tarantina di livello internazionale Grazia Lodeserto (talune sue opere sono esposte all'International Museum of Women) ha parlato della capacità della donna di portare avanti varie attività, quindi la stessa arte, anche quando è costretta a sottoporsi a terapie dolorose e defatiganti per sopravvivere. Ha deliziato la serata l'eccezionale violino di Nancy Barnaba (gestisce, in unione col ben noto violinista Franco Mezzena, l'Accademia Mezzogiorno Musicale) insieme al violino del giovanissimo Fabio Trono, suo allievo. , il numeroso pubblico ha applaudito l'organizzatore Arturo Camerino (presidente della Galleria d'Arte L'Impronta), le artiste tutte, gli ospiti e il critico prof.ssa Benagiano. Nella foto il presidente della Galleria d’Arte Arturo Camerino (presidente della Galleria d’Arte “L’Impronta”), la poetessa, scrittrice, saggista Antonietta Benagiano, la pittrice Grazia Lodeserto, il poeta Mario Calzolaro, la giornalista Martistella Massari. “Stammlager. L’incubo della memoria” Vitoronzo Pastore, noto scrittore e ricercatore di libri storici della1^ e 2^ Guerra Mondiale continua a stupire con le sue imperdibili opere. L’ultima in ordine di tempo (una prima copia letta in anteprima dal direttivo del Circolo Filatelico “A. Rospo” di Massafra) “Stammlager. L’incubo della memoria”, si compone di tre volumi (ogni tomo è formato da 576 pagine) racchiusi in uno splendido cofanetto (Editore Suma, 2017). Ogni lettore potrà leggervi quello che non ha mai letto prima sugli stammlager, sulle nefandezze dei nazisti e nazifascisti, confermate dalle varie testimonianze che è riuscito a raccogliere. “Chi non ricorda il passato, è condannato a riviverlo”, ricorda l’autore rivelando che “La cultura e la conoscenza sono la migliore guida per liberarci dell’oppressore”. L’importanza dell’opera (il ricavato della vendita sarà devoluto in beneficenza) è stata, tra l’altro messa in evidenza, dall’Accademia Italia in Arte nel Mondo, che ha insignito l’autore con il Premio Internazionale per i Diritti Umani “Victor Hugo”, mentre continua a giungere all’autore tantissime testimonianze italiane ed estere. Nelle sue pagine troviamo le recensioni: “Agire i Diritti Umani” di Pina Catino, Presidente Club per l’UNESCO di Bisceglie; “Proemio” di Francesca Dell’Aia e Luna Pastore; “Verweigerer” del Cav. Dr. Michele Miulli, ricercatore ed esperto d’Arte, ufficiale nei Carabinieri esperto nella Tutela del Patrimonio Artistico; “Premessa” di Luigi Palmiotti, Storico e Direttore del Museo Etnografico “ F r a n c e s c o P r e l o r e n z o ” d i Bisceglie; “Presentazione” dell’architetto Antonio Pastore, Presidente Associazione Turistica Pro Loco di Casamassima. Introduzione dell’Autore Vitoronzo Pastore. Pizzini lanciati dai vagoni-bestiame transitati alle stazioni ferroviarie di Trento, di Bolzano, di Treviso, di Venezia e intermedie dopo l’8 settembre 1943. Nei 48 Capitoli dei tre volumi vi si trova l’elenco di tutti i campi dei Prigionieri di Guerra in Germania e Territori occupati, i vari tipi di Stalag, le loro mini-storie, e le rispettive corrispondenze di quasi tutte le Regioni d’Italia… Tomi che l’autore Vitoronzo Pastore ha dedicato alle centinaia di migliaia di giovani che furono internati nei Campi di prigionia nazisti, a coloro che vi perirono e ai sopravvissuti degli orrori. Il suo intento (come ci a detto l’autore) è di fornire il più ampio quadro possibile dell’incubo vissuto negli Stammlager, attraverso testimonianze e documentazioni, per la Libertà, per la Democrazia, per la Pace, per la Giustizia e per i Diritti Umani. E si augura che questi fogli siano letti e compresi dai giovani di oggi e che gli stessi nei diventino fautori di una rinnovata Resistenza contro le ingiustizie del mondo. Sono 1728 le pagine da leggere tra testimonianze e bestialità dell’essere umano. “Veicolo di Moto, veicolo di Sensibilità, anima del Mondo”, dice l’autore, sono il suo. Fondamentale pensiero per dare voce a coloro che, in varie forme, offrirono la loro vita per la Libertà e per la Pace; ancora oggi non ascoltati! E aggiunge ancora che non bisogna fermarsi mai nell’impegno sociale affinché l’operosità di ognuno possa affermare regolari condizioni di interscambio umano e culturale tra i popoli, sia all’interno dei singoli Stati che in tutta la comunità internazionale, in modo tale da debellare guerre e conflitti, e senza dubbio anche le distinzioni etniche, sociali e religiose. Due capitoli sono dedicati alla documentazione Tedesca: Interruzioni di fine rapporto di lavoro dai diversi Campi; Schede e tessere di lavoro; Attestati di trasformazione a lavoratori civili; Schede sanitarie e di ricovero; Carte d’identità rilasciate dai Campi di liberazione in attesa di rimpatrio; Messaggi della C.R.I.; Lasciapassare dai vari Comandi; Altri documenti. Corrispondenze dai Campi di lavoro tramite cartoline Postali tedesche. A questi Capitoli s’interpongono Capitoli dedicati agli I. M. I. di Città, Province e Comuni italiani. (I Comuni dell’Area metropolitana di Bari; Area metropolitana di Milano: Corrispondenze I.M.I. e C.D.; Area metropolitana di Monza e C.D.; Comune di Roseto degli Abruzzi; Area metropolitana di Teramo e C.D.; Area metropolitana di Catanzaro; Area metropolitana di Taranto; Area metropolitana di Cosenza; Area metropolitana di Vibo Valentia; Area metropolitana di Alessandria, di Novara-Verbania, di Vercelli-Biella, e dell’Area metropolitana di Brindisi e di Lecce).L’eccidio della Divisione “Acqui”; Trascrizione dell’Attestazione Giurata del 25 agosto 1945 del caporale Luigi Briasco e del caporale Tolmino Bombarda B, vistata dal Colonnello Bruno Toscano Comandante del Campo Italiano di Spremberg (probabile atto probatorio al Processo di Norimberga sui fatti di Cefalonia); Sintesi del 1° marzo 1953 del Ritorno in Patria delle Salme dei Caduti di Cefalonia e Corfù; Testimonianze degli “Acquini” di Francesco Mariella, di Francesco Manzari, di Leonardo Massaro , di Giovanni Losurdo, di Antonio Monno, di Vincenzo Rosato; Alcuni militi della Terra di Bari; Il 49° Reggimento di Fanteria “Parma”. I naufraghi dell’affondamento delle navi ORIA, SINFRA, PETRELLA, ARDENA e ROSSELLI.Un Capitolo è dedicato al Campo di Lavoro di Schöneweide (Berlino), Mostra-Museo “Tra più Fuochi”. Le tragedie: L’eccidio di Gardelegen; Fullen “Il Campo della Morte” – Associazione Nazionale Reduci della Prigionia. Stalag 307 – La Fortezza della morte; Stalag 352 – Dalla Bielorussia con terrore. L’eccidio di Sebalduschof di Treuendrietzen, Campo delle torture (o inferno dei vivi?) – Birkenau – I due documenti- testimonianze furono probabilmente atti probatori al Processo di Norimberga. Il sentiero di Anne Frank; i Campi degli strazi dell’animo (campi di Sterminio); testimonianza del Generale Felice PORRO; il concime fertilizzante dei Tedeschi; Sonetti di Salvatore Memeo. I diari del Ten Col Michele Abbadessa durante la permanenza al Campo Raccolta ex Internati Italiani di Spremberg. Sogni di fame. Oltre 60 messaggi della Croce Rossa Internazionale; 70 documenti I.M.I. in bilingue; libretti di lavoro; 50 cartoline postali tedesche inoltrate dai Campi di lavoro; 18 piastrine prigionieri di guerra dei vari Stalag; oltre 70 cosiddette “schede di cattura” e trascrizioni di circa 1.300 corrispondenze da e per gli Stammlager; Centinaia di immagini degli Stammlager, dei Protagonisti e dei Monumenti dei Caduti dei Comuni italiani. Massafra - Stagione Teatrale 2018 promossa dall’Amministrazione comunale in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese. Nove interessanti e accattivanti appuntamenti con un’offerta per tutti i “palati” divisi tra i due palcoscenici, quello dello storico “Teatro Spadaro” e quello del Teatro Comunale “Nicola Resta”. Il sipario sulla Stagione di Prosa si aprirà giovedì 11 gennaio p.v. con lo spettacolo “Io non sono un gabbiano” della compagnia Oyes. Questo il cartellone completo della rassegna: - Giovedì 11 Gennaio: IO NON SONO UN GABBIANO. Regia e testo STEFANO CORDELLA - Mercoledì 17 Gennaio: PICCOLI CRIMINI CONIUGALI. Adattamento e regia MICHELE PLACIDO - Mercoledì 24 Gennaio: MARITI E MOGLI. Adattato e diretto da MONICA GUERRITORE - Martedì 6 Febbraio: REGALO DI NATALE di PUPI AVATI. Regia MARCELLO COTUGNO - Giovedì 22 Febbraio: CINEMA PARADISO. Regia, luci e scene MICHELANGELO CAMPANALE - Giovedì 8 Marzo: I HAVE A DREAM - le parole che hanno cambiato la storia. Regia GABRIELE GUIDI - Domenica 11 Marzo: HOTEL LAUSANNE di e con CHRISTIAN GALLUCCI, ANNA SALA. - Venerdì 23 Marzo: UN DIRITTO… MESSO di TRAVERSO di e con SALVATORE COSENTINO - Giovedì 19 Aprile: LA NEBBIOSA. Adattamento teatrale e regia PAOLO TROTTI Il costo dell’abbonamento ai 6 spettacoli che andranno in scena presso il Teatro Spadaro è il seguente: - Platea I settore: intero € 99,00 – ridotto € 84,00; - Platea II settore: intero € 84,00 – ridotto € 66,00; - Platea III settore € 66,00 – ridotto € 54,00; Il costo dei biglietti, sempre per gli spettacoli che andranno in scena al Teatro Spadaro sono: - Platea I settore: intero €. 25,00 – ridotto € 20,00; - Platea II settore: intero € 20,00 – ridotto € 15,00; - Platea III settore € 15,00 – ridotto € 8,00. I Biglietti per lo Spettacolo UN DIRITTO… MESSO di TRAVERSO il costo del biglietto è: Platea I settore: intero € 20,00 – ridotto € 18,00; - Platea II settore: intero € 18,00 – ridotto € 15,00; - Platea III settore € 15,00 – ridotto € 8,00; Per quanto riguarda gli spettacoli al Teatro Comunale queste le tipologie di biglietto con assegnazione: intero € 10,00 – ridotto € 8,00. La vendita degli abbonamenti e dei biglietti sarà disponibile presso l’Info Point della Città di Massafra (Piazza Garibaldi / Tel. 099.8804695 – 338.565960) tutti i giorni dalle ore 8.00 alle 22.00 fino al 21 gennaio 2018; dal 22 gennaio 2018 i biglietti saranno in vendita tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e dalle 15.30 alle ore 18.00, nonché la sera di spettacolo presso il Botteghino del Teatro Spadaro (Piazza Martiri del Risorgimento, 10 / tel. 099.88012100). Il botteghino del Teatro Comunale sarà aperto la sera di spettacolo, è possibile prenotare i biglietti telefonicamente ai numeri 099.8801932 e 349.7291060. I biglietti saranno in vendita anche online e in tutti i punti vendita Booking Show. TEATRO COMUNALE - Giovedì 11 Gennaio 2018 Òyes IO NON SONO UN GABBIANO ispirato a “Il Gabbiano” di A. Cechov; disegno luci Giuliano Almerighi; sound design Gianluca Agostini; costumi Stefania Coretti e Simone Pisani; assistente alla regia Noemi Radice con Francesco Meola, Camilla Pistorello, Umberto Terruso, Dario Merlini, Dario Sansalone, Camilla Violante Scheller, Daniele Crasti, Fabio Zulli regia e testo STEFANO CORDELLA Lo spettacolo si apre con il funerale di Arkadina, la celebre protagonista del capolavoro cecoviano, nell'aria risuonano le note di una marcia funebre. La comunità si riunisce per ricordare e rendere omaggio alla grande attrice. Ben presto, le orazioni di amici e parenti assumono l'aspetto di performance artistiche, dato che quasi tutti i partecipanti sono, o si sentono, artisti o aspiranti tali: dal logorroico maestro Medvedenko, sedicente stand up comedian a tempo perso, a Nina e Kostja. Lei sogna di raggiungere la fama come attrice, lui è ossessionato dalla ricerca di “forme nuove” nel teatro e nella vita. Quello che comincia come un omaggio sotto forma di monologo da parte di Nina viene però improvvisamente interrotto da Kostja che si “mette a nudo” nello sconcerto dei presenti, rivelando il suo rancore e il desiderio disperato di essere amato da una madre ingombrante e anaffettiva, irraggiungibile modello di riferimento e, al tempo stesso, incarnazione di tutto ciò che il ragazzo vorrebbe distruggere e rivoluzionare. Solo Dorn, dottore emotivamente “anestetizzato” dalla razionalità ha parole d'elogio per il gesto provocatorio, a suo dire capace di scatenare delle reazioni autentiche. Toccherà a Trigorin, famoso scrittore, ristabilire l'ufficialità della situazione con un commovente discorso dedicato alla defunta compagna. TEATRO SPADARO - Mercoledì 17 Gennaio 2018 Goldenart Michele Placido, Anna Bonaiuto PICCOLI CRIMINI CONIUGALI di Eric-Emmanuel Schmitt adattamento e regia MICHELE PLACIDO Sull’altalena del matrimonio fra impercettibili slittamenti del cuore e tradimenti conclamati si consuma la vita dei due protagonisti. Un sottile, brillante gioco al massacro a due voci inventato dal drammaturgo più amato d’oltralpe. Gilles e Lisa, una coppia come tante. Da ormai quindici anni si trovano a vivere un, apparentemente, tranquillo menage familiare. Lui, scrittore di gialli, in realtà non è un grande fautore della vita a due. Lei, moglie fedele, è invece molto innamorata e timorosa di perdere il marito. Un piccolo incidente domestico, in cui Gilles, pur mantenendo intatte le proprie facoltà intellettuali, perde completamente la memoria, diventa la causa scatenante di un sottile e distruttivo gioco al massacro. Il testo di Schmitt è un veloce e dinamico confronto verbale tra i due protagonisti, un susseguirsi di battute, ora amorevoli ora feroci, ora ironiche ora taglienti, uno scontro che si genera dove una grande passione inespressa cerca un modo per sfogarsi. Il battibecco è necessario, vitale. TEATRO SPADARO - Mercoledì 24 Gennaio 2018 Artisti Associati / Pierfrancesco Pisani / Parmaconcerti Monica Guerritore, Francesca Reggiani MARITI E MOGLI dal film omonimo di Woody Allen; scene Giovanni Licheri, Alida Cappellini; costumi Valter Azzini; luci PaoIo Meglio con Ferdinando Maddaloni, Cristian Giammarini; e con Enzo Curcurù, Lucilla Mininno, Malvina Ruggiano, Angelo Zampieri adattato e diretto da MONICA GUERRITORE Nella scrittura originale di Monica Guerritore tutto accade in una notte piena di pioggia, in un luogo che, con il passare delle ore, diventa una sala da ballo, una sala d'attesa, un ristorante, un luogo della mente dove gli otto protagonisti (mariti, mogli, amanti) si ritrovano, come nelle parole di Allen, in un “girotondo di piccole anime che sempre insoddisfatte girano e girano intrappolate nell’insoddisfazione cronica di una banale vita borghese”.Nelle simultaneità delle relazioni e degli intrecci clandestini, nelle rotture e nelle improvvise riconciliazioni, nei vagheggiamenti a volte comicissimi a volte paradossali, si percepiscono le “piccole altezze degli esseri umani”, così familiari a Bergman, a Strindberg. E, nel perdersi in danze all'unisono, su musiche bellissime da Louis Armstrong a Etta James, Cechov e il tempo che intanto scivola via… TEATRO SPADARO - Martedì 6 Febbraio 2018 La Pirandelliana Gigio Alberti, Filippo Dini, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Gennaro Di Biase REGALO DI NATALE adattamento teatrale Sergio Pierattini di PUPI AVATI; regia MARCELLO COTUGNO Quattro amici di vecchia data, Lele, Ugo, Stefano e Franco, si ritrovano la notte di Natale per giocare una partita di poker. Con loro vi è anche il misterioso avvocato Santelia, un ricco industriale contattato da Ugo per partecipare alla partita. Franco è proprietario di un importante cinema di Milano ed è il più ricco dei quattro, l'unico ad avere le risorse economiche per poter battere l'avvocato, il quale tra l'altro è noto nel giro per le sue ingenti perdite. Tra Franco e Ugo però, i rapporti sono tesi; la loro amicizia, infatti, è compromessa da anni, al punto tale che Franco, indispettito dalla presenza dell'ormai ex amico, quasi decide di tornarsene a casa. La sola prospettiva di vincere la somma necessaria alla ristrutturazione del cinema lo fa desistere dall'idea. La partita si rivela ben presto tutt'altro che amichevole. Sul piatto, oltre a un bel po' di soldi, c'è il bilancio della vita di ognuno: i fallimenti, le sconfitte, i tradimenti, le menzogne, gli inganni. È uno tra i più bei film di Avati, lucido, amaro, avvincente. TEATRO SPADARO Giovedì 22 Febbraio 2018 Tra il dire e il fare / La luna nel letto CINEMA PARADISO assistente alla regia Antonella Ruggiero; supervisione coreografica Aline Nari; cura del testo Katia Scarimbolo; luci Tea Primiterra; costumi Maria Pascale; video Mario Bianchi, Ines Cattabriga, Michelangelo Campanale con Giuseppe Di Puppo, Annarita De Michele, Erica Di Carlo, Paolo Gubello, Salvatore Marci, Anna Moscatelli, Luigi Tagliente regia, luci e scene MICHELANGELO CAMPANALE “C’era una volta in America... Aspettavo sempre che il campanello facesse King Kong e che dietro la porta comparisse il dottor Zivago e sognavo che difronte a me si aprissero Orizzonti di gloria e potessi volarmene Via col vento” Il piccolo Totò vive nel cinema nutrendo il suo immaginario di quelle visioni capaci di attutire ogni perdita e aprire alla scoperta. Uno spettacolo sorprendente, popolato dai miti del nostro cinema, chiamati a ripercorrere la vita complicata di Totò per restituirle gioia e amore. Un giovanissimo attore, protagonista di una storia narrata dal teatro, dalla danza e naturalmente anche dal cinema, diventa la guida per l’intera platea che vi si riconosce, stabilendo una complicità contagiosa e alimentando quell’amore per il grande schermo che il regista vuole trasmetterci. TEATRO SPADARO - Giovedì 8 Marzo 2018 Sabadi Valentina Lodovini, Ivano Marescotti I HAVE A DREAM - le parole che hanno cambiato la storia di Gabriele Guidi, Ennio Speranza; con il contributo di Gigi Proietti, Catherine Spaak, Rosario e Beppe Fiorello, Arnoldo Foà regia GABRIELE GUIDI Quante volte le parole hanno contribuito a segnare un’epoca, svelando ideali e aspettative di intere generazioni? E quante volte i grandi oratori hanno saputo accendere passioni civili individuando iraguardi sociali da conquistare trascinando milioni di persone? Le parole, alla pari degli eventi, hanno inciso sulla storia; anzi, diventando esse stesse eventi, hanno contribuito a fare la storia.“I HAVE A DREAM - Le parole che hanno cambiato la storia” è dedicato ad alcuni dei più significativi discorsi pronunciati da individui che in epoche diverse - hanno contribuito al corso dell’umanità.Da Demostene a Martin Luther King, passando per Pericle, Robespierre, Lady Astor, Ghandi, Kennedy, Churchill, Fidel Castro, Mandela e molti altri fino ad Umberto Eco.Parole che, grazie alla straordinaria attualità delle tematiche affrontate consentono di rivivere eventi che appartengono alla memoria storica della collettività. TEATRO COMUNALE - Domenica 11 Marzo 2018 Coperte Strette HOTEL LAUSANNE di e con CHRISTIAN GALLUCCI, ANNA SALA “Mi domando cosa sarei stato io, se non ci fosse stato lui” (sosia ufficiale italiano di Michael Jackson) All’ interno di Hotel Lausanne si esibiscono Maria Lina e Uguale, sosia di Marilyn Monroe e Adolf Hitler, due personaggi in crisi di identità e alla ricerca di un proprio posto nel mondo. Siamo all’ultima esibizione all’interno dell’Hotel; è un’esibizione sostenuta con leggerezza ma dove assistiamo al disfacimento e al crollo del meccanismo che finora li ha sorretti – tra suoni che non partono quando dovrebbero, incidenti di percorso, dimenticanze – in un gioco al massacro dove l’unica vera soluzione, la soluzione finale, sembra essere quella di barricarsi all’interno dell’Hotel, di chiudere lì, con l’ultima esibizione, forse con la vita, andando a rendere definitiva l’identificazione dei sosia con i due idoli. Hotel Lausanne è un luogo allo stesso tempo concreto e astratto, interiore: è l’hotel, l’albergo, l’involucro che ospita la nostra anima. È il corpo. TEATRO SPADARO - Venerdì 23 Marzo 2018 UN DIRITTO… MESSO di TRAVERSO con Carla Petrachi al pianoforte di e con SALVATORE COSENTINO Lo spettacolo “Un diritto… messo di traverso” (Premio Internazionale Kouros 2013) è un modo per avvicinare la società civile al mondo del diritto, visto così spesso, dall'uomo della strada, tanto distante e arroccato su una algida torre d'avorio. Il testo originario nasce da vent’anni di osservazioni sul “campo” (l’aula di giustizia penale, dal momento che di mestiere Salvatore Cosentino fa il Pubblico Ministero). Lo spettacolo parte dalla riflessione di quanto il diritto, strumento che nasce a servizio dell’uomo, sia in realtà lontano della dimensione umana. Preso atto di questa lontananza, il magistrato, autore ed attore, sprona a non dimenticare che un fascicolo è un prezioso scrigno che contiene delle, spesso dolenti, vite umane. TEATRO COMUNALE - Giovedì 19 Aprile 2018 Linguaggicreativi LA NEBBIOSA di Pier Paolo Pasolini; assistente alla regia, scene e costumi Giada Gentile con Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri adattamento teatrale e regia PAOLO TROTTI Protagonisti due attori, Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri, una batteria e un telo bianco. Lo spettacolo teatrale “La Nebbiosa” si ispira a una sceneggiatura, commissionata nel 1959 a Pier Paolo Pasolini, dopo l’uscita di “Una vita violenta”. La storia deve avere come sfondo Milano e Pasolini decide di scrivere un film sui Teddy Boy che, come i ragazzi di vita, cercano di sopravvivere, galleggiando tra le rovine di una città in costruzione. Il film non si farà mai per problemi produttivi, ma resta la sceneggiatura de “La Nebbiosa”, che a teatro prende finalmente vita, con incalzante ritmo rock ‘n’ roll. I personaggi prendono la parola, uno dopo l’altro, e vivono la loro storia mentre la batteria scandisce il tempo. Così sul palco appaiono il Rospo, il Teppa, il Contessa, il Toni detto Elvis, Mosè, Gimkana e le loro vittime. Sullo sfondo Milano, dominata dal Pirellone e dalla torre Galfa, la stessa Milano che si arricchisce durante il boom ma che a volte sembra perdere di vista il valore dei sentimenti. I Teddy Boy sono espressione del disagio giovanile degli anni Sessanta. La rivolta contro la società, ma anche l’abbandonarsi al languore delle giornate passate al bar, senza studiare, senza lavorare; con, nella testa, nelle mani, nei coltelli, sogni di colpi che li possano fare svoltare; la voglia di stupire, di andare contro. Nelle foto gli interpreti degli spettacoli. L’11 gennaio_ Francesco Meola, Camilla Pistorello, Umberto Terruso, Dario Merlini, Dario Sansalone, Camilla Violante Scheller, Daniele Crasti, Fabio Zulli; 17 gennaio: Michele Placido, Anna Bonaiuto; 24 gennaio: Monica Guerritore, Francesca Reggiani; 6 febbraio: Gigio Alberti, Filippo Dini, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Gennaro Di Biase; 22 febbraio: Giuseppe Di Puppo, Annarita De Michele, Erica Di Carlo, Paolo Gubello, Salvatore Marci, Anna Moscatelli, Luigi Tagliente; 8 marzo: Valentina Lodovini, Ivano Marescotti; 11 marzo: Christian Gallucci e Anna Sala; 23 marzo: Salvatore Cosentino; 19 aprile: Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri Organizzata dal Comune di Massafra la prima parte si è tenuta nei giorni 11 e 17 febbraio. Successo dell’annullo filatelico 65° Carnevale Massafrese. Arrivederci a luglio con la sfilata dei mastodontici carri allegorici Si è tenuta a Taranto presso la Galleria d’Arte “L’ “Impronta” con ospite il critico Antonietta Benagiano Mostra “Donna Pensiero”.Apprezzate opere di oltre trenta pittrici Nuova opera di Vitopronzo Pastore, noto scrittore e ricercatore di libri storici della 1^ e 2^ Guerra Mondiale “Stammlager. L’incubo della memoria” – Opera in tre volumi in cofanetto (Edizioni Suma) Stagione Teatrale 2018 promossa dall’Amministrazione comunale in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese. Massafra. Spettacoli divisi tra il palcoscenico dello storico “Teatro Spadaro” e quello del Teatro Comunale “N. Resta”.