Pagina 16 Febbraio/Marzo 2018
Britalyca News Londra
Periodico gratuito di libere e approfondite informazioni sociopolitiche Fondato ed edito da Carmine Gonnella (2005/2018)
III edizione N. 39 Marzo/Aprile 2018
Britalyca News Londra
Calabritto & Dintorni
Notizie locali di opinioni, cultura e societa’. Fondatore Carmine Gonnella Londra Numero 39 Marzo/Aprile
Dall’ Italia e dall’ Estero
A cura di Giorgio Brignola
(pagina 4) VARIE pagina 15 VIGNETTE Pagina 14
COMUNICATI
“LAMERICAAA!
LAMERICAAA!
Bruxelles, a La Monnaie una Cavalle-
ria Rusticana
L’ITALIA NEL CUORE”
PRESENTATO A NAPOLI
Pagina 10/11/12
Pasquetta alla scoperta della Valle del Sele, l’iniziativa del
Gruppo Calabritto Escursioni
Una Pasquetta immersi nella natura
e nella storia di Calabritto e della
bellissima Valle del Sele, in Irpinia.
Sono disponibili tre itinerari guidati a
cura del Gruppo Calabritto Escur-
sioni.
Il primo interessa il Piano di Grienzi,
nel cuore del
Parco Region-
ale dei Monti
Picentini, dove
è possibile
visitare il pic-
colo Santuario
della Madonna
di Grienzi, er-
etto nel 1750, passeggiare lungo il
torrente Rivezzuolo e godersi un pic
-nic a 1000 metri di altitudine in
un’area attrezzata con gazebo,
zona barbecue, servizi igienici,
parco giochi per bambini e sorgenti.
Il secondo itinerario, gratuito, è uno
spettacolare percorso di trekking nella
forra di Calabritto, sulle orme di un
antico pellegrinaggio. Si visita la grotta
-santuario della Madonna del Fiume e
la Cascata di Bard’natore, alta 70 metri
e formata da 5 salti. All’arrivo c’è
un’area pic-nic.
Il terzo itinerario prevede la visita gui-
data al suggestivo borgo medievale di
Quaglietta, recentemente recuperato,
con il suo imponente Castello Longo-
bardo. La visita può essere integrata
con quella alla Cascata del Tuorno ed
al Santuario della Madonna della Neve
a Calabritto.
IrpiniaNews
Centro per l’Autismo,
l’annuncio di Petitto:
“Affidati i lavori di
completamento”
Questa potrebbe essere la volta buona perchè il
Comune di Avellino ha affidato i lavori di completa-
mento del centro per l’autismo di
Valle. L’annuncio arriva direttamente dal presidente
del Consiglio Comunale, Livio Petitto: “Dopo l’ac-
quisizione sanante del suolo avvenuta nel mese
scorso in una seduta del Consiglio Comunale
spiega – sono stati consegnati i lavori per il comple-
tamento della struttura per soggetti autistici di Valle.
Finalmente nel giro di qualche settimana si metterà
a disposizione delle tante famiglie che attendono da
anni, una struttura unica nel mezzogiorno d’Italia”.
I lavori di completamento dovrebbero durare
circa due mesi e riguarderanno le ultime rifiniture
da fare, ma anche un intervento per contrastare le
infiltrazioni di acqua, oltre alla sistemazione dei
danni causati dai vandali in tutti questi anni di ab-
bandono del centro.
Completati i lavori, poi bisognerà concentrarsi
sull’aspetto più delicato del centro per l’autismo,
ovvero quello che concerne la sua gestione, ma
questo sarà compito della prossima amministrazi-
one
“POLITICA” ALL’
ITALIANA
In un Italia repubblicana parlamentare non
esiste una tipologia di governi, ma un solo
governo ed e’ quello che dopo ogni tornata
elettorale la prima forza politica da sola o
coalizzata, ottiena la fiducia delle due cam-
era, con un Presidente del Consiglio poi in
grado di dirigere la poliica generale, in modo
responsabile, mantenendo l’unità di indirizzo
politico ed amministrativo, promovendo e
coordinando l'attività dei ministri; in caso
contrario ciascuna Camera accorda o revoca
la fiducia. Tutto il resto, le consultazioni, gli
incarichi esplorativi e le maratone televisive
e’ solo teatrino, politica all’ italiana appunto !
Succede solo in Italia, in altri paesi democ-
ratici dopo ogni tornata elettorale la prima
forza politica si mette a tavolino e inizia a
discutere di programmi legislativi di possibili
governi e non di chi ha vinto o chi ha perso,
quando non si ottiene la maggioranza asso-
luta dei seggi, messuno ha vinto ed e’ ora di
prenderne atto. In quanto ad una nuova
legge elettorale, la politica deve endersi
conto che con due meccanismi elettorali di-
versi tra Camera e Senato, nessun premio di
maggioranza darebbe la governabilita’ ad
una sola forza politica, la verifica di cio’ l’
abbiamo avuta con il porcellum nel 2013.
Il meccanismo elettorale misto ( gia da noi
ribadito piu volte) va bene solo se una meta’
del parlamento viene eletto con seggi uni-
nominali, dove ripresentare i parlamentari
uscenti e l’ altra meta’ con seggi proporzion-
ali con due preferenze, dove candidare le
nuove “reclute” della politica; onde ottenere
un reale rinnovamento politico ,cultural e
generazionale. (“Universalum”) Governare e’
anziturtto legiferare nell’ interesse della Nazi-
one, ed e’ possible solo con un potere legis-
lativo equilibrato.
IN UNA DEMOCRAZIA
RAPPRESENTATIVA IL LIBERO
MANDATO E’ UN FALSO MITO
Il libero mandato parlamentare in Costituzi-
one, e’ vincolato solo al mandato rappresen-
tativo elettorale , questa e’ la ragione per cui i
membri del Parlamento non possono essere
chiamati a rispondere delle opinioni espresse
e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni
da chicchessia, tranne che dal popolo. Vo-
gliamo ricordare che solo l’ elettore puo’ con
un referendum abrogare, totalmente o par-
zialmemte, una legge o un atto avente
valore di legge, anche se promulgato dal
Capo dello Stato. Ergo, in una democrazia
rappresentativa il libero mandato e’ un falso
mito, perche’ l’ ultima parola spetta comun-
que al Popolo. Tanto e’ vero che il cittadino
volendo con le sue iniziative legislative
(disegni di leggi ) e petizioni di commune
necessita’ ( interrogazioni) sancite dagl’ ari-
coli 50/71, puo’ anche sostituire il suo rappre-
sentante in Parlamento. “ Il trasformismo
politico, se non motivato da una lesione del
vincolo elettorale e’ un abuso di potere, che
volendo puo’ essere anche regolato dalla
mozione di sfiducia personale (autocit. 2013)
In conclusione, il popolo ha tutti gli anticorpi
contro ogni abuso di poteri, da parte del leg-
islatore, dovrebbe solo imparare ad utilizzarli
piu’ frequentamente
Pagine 2/3
CULTURA & SOCIETA’
Il fumetto “Le indagini di
AndrèDupin”
Premio “Presìdi del libro ...
Pagine centrali
Calabritto, il sindaco Centanni:
‘Ecco tutte le opere in corso’
Piano di Recupero, Piano di Zona, aree verdi, internet, differenziata, sicurezza.
Tante le novità in corso a Calabritto e Quaglietta come spiega in una nota il
sindaco Gelsomino Centanni: “Questa si dimostra ancora una volta
l’amministrazione del fare. Parlano i fatti“, esordisce il primo cittadino.
Piano di recupero
“Sono stati affidati i lavori del Piano di Recupero di Calabritto, che prevedono:
sistemazione dei muretti e delle fioriere sul corso cittadino, rifacimento della
pavimentazione davanti alla sede comunale; sostituzione degli attuali pali della
pubblica illuminazione sul corso cittadino e montaggio di ulteriori pali sul lato
opposto. Al via anche i lavori dei Piano di Recupero di Quaglietta: abbatti-
mento di vecchie abitazioni adiacenti al Borgo con la realizzazione di un
parcheggio e una piazzetta funzionali al Borgo stesso e all’Albergo Diffuso in
fase di realizzazione“.
Piano di Zona
“Affidati i lavori del Piano di Zona di Calabritto area San Vito con la sistemazi-
one di fogne, strade, verde pubblico, illuminazione. E’ in corso l’appalto per
ilPiano di Zona Alta Sede, con la realizzazione di un parcheggio di fronte al
centro medico. Per il Piano di Zona di Quaglietta prevista la sistemazione della
piazza e delle strade cittadine. Al via anche la sistemazione dell’area verde area
ex scuola materna in Via Gramsci: è in corso l’appalto che prevede la realizzazi-
one di un parco giochi (fondi ex 219)“.
Fibra ottica e differenziata
“Già è possibile usufruire del servizio fibra ottica per la connessione veloce ad
internet: il paese è interamente cablato. Novità sul fronte della raccolta differen-
ziata: appalto in corso per il “porta a porta” (406 mila euro per due anni)“.
Videosorveglianza
“Da sottolineare anche l’entrata in funzione di tutto il sistema di Videosorve-
glianza. Si tratta di 14 tele-
camere tra Calabritto e
Quaglietta: due a
Petragne-San Vito, scuola
media, area pip San
Mauro, bivio San Mauro,
Bralia, Via Gramsci incro-
cio con Laceno, Contrada
Rosmarina, Piazza Mat-
teotti, Alta Sede. Quattro a
Quaglietta: bivio super-
strada, campo sportivo,
via Senerchia, via Can-
tariello“.
CHI RIPUDIA LE
GUERRE NON
PARTECIPA IN
NESSUN MODO
(E’ ora di rivedere l’ articolo 11
della Costituzione)
“In primis noi italiani ripudiamo le guerre
come strumento di offesa alla liberta’ degl’
altri popoli e come mezzo di risoluzione
delle loro controversie.” Solo in condizioni
di parita’ con le Nazioni Unite organo
internazionale che promuove e assicura la
pace e la giustizia fra le Nazioni del Mondo
e’ possibile un’ intervento, rivolto a tale
scopo. Nel caso delle guerre civili di altri
popoli la domanda che dovremmo porci e’ :
“ Un intervento diretto o indiretto da parte di
uno Stato che ripudia le guerre, serve a
portare la pace in quel Paese ? Se la
risposta e’ no,allora non bisognerebbe
intervenire ne’ direttamente, ne’
indirettamente; chi ripudia le guerre non
partecipa in nessun modo! [cg]
Siria bersaglio e le
guerre attorno
da Remocontro di Ennio Remndino
Pagina 5
Pioggia incessante sull’Irpinia:
crolla un ponte a Teora
La pioggia, caduta incessantemente nelle ultime ore in
Irpinia, ha fatto crollare un ponte a Teora, al km.2 della
S.P. 150. Il ponte, lungo circa 20 metri, ha ceduto im-
provvisamente, interrompendo di fatto la continuità
della strada. Fortunatamente non si è registrato
nessun ferito.
Un’immagine del ponte di Teora
Sul posto sono presenti i Carabinieri della locale Stazione per monitorare la situazione al fine di evitare
pericoli ed incidenti
BUONE LIBERAZIONI A TUTTI …..
Un' immagine
emblematica di questo
nostro terzo millennio
25 Aprile
MANI POCO PULITE
Pagina 13
ì della Cassazione al sequestro dei
conti della Lega Nord
Insicuri o
egocentrici….
CRONACA Pagina 6 SCIENZA Pagina 7
Pagine 15 Marzo/Aprile 2018Paginea 2 A cura di Carmine Gonnella Britalyca News Londra Britalyca News Londra
Autaforismo 3.0
Di Carmine Gonnella
L’Angolino della Poesia
Marynzia Panico Borrelli
La questione non sono i tanti privilegi dei
politici, ma i motivi per i quali nel corso dei
decenni sia stato possibile autorizzarli, per
liberarsene del tutto occorre sradicarli
In una democrazia rappresentativa la
questione non e' chi dovra' essere il Primo
Ministro, ma con quale programma legisla-
tivo si formera' un nuovo governo
I soldi in eccesso viziano
Si e’ cattivi per due motivi, ignoranza e
irrazionalita’
Il trasformismo politico, se non motivato
da una lesione del vincolo elettorale e’ un
abuso di potere
In una democrazia rappresentativa se una
forza politica maggioritaria non e’ in grado
di formare un governo, la palla dovrebbe
passare alternativamente all’ opposizione
Ho sempre amato le cose naturali perche’
quelle sofisticate complicano la vita senza
migliorarla
Il tutto non e' mai esistito, ma la speranza
non e' negata a nessuno
Le guerre cessano dentro ognuno di noi
che amano la Pace!
Cessa nel poeta che,
del pensiero declama libertà!
Cessa nella musica che esprime la primor-
diale laicità!
Cessa nel più buono essere che esiste
sulla terra…
in colui che,
pensa ad un mondo che non sia subal-
terno!
Cessa per chi pensa che la nostra vita sia
sempre
la più bella!
Cessa?
Che dite...un giorno,
cesserà questa vita di malavolontà?
Cesserà la cattiveria e,
arriverà il buongusto di una sana senti-
mentalità?
Il Poeta, il Musicista, il Pittore, lo Scultore
e i tanti artisti...
guariranno i mali
di questa vita estremista?
CHI SIAMO
Britalyca La Voce Alternativa, nasce nel 2005
da una idea innovatrice di Carmine Gonnella
(G.B) . Siamo picccoli operatori dell’
informazione libera e gratuita. Analizziamo e
approfondiamo le tematiche sociopolitiche e
culturali scientemente con metodo imparziale.
Siamo online! .
Il format Pdf e’ stampabile
Il nostro motto:
INFORMAZIONE COME MEZZO DI
APPROFONDIMENTO E NON
INDOTTRINAMENO
Collaboratori Cronaca, Doriana Goracci (Italia)
Alle politiche in Italia e all’ Estero , il Comm.
Giorno Brignola (Italia) Cultura e Societa’
Nino Bellinvia ( Italia ) Comunicati, Goffredo
Palmerini (Italia) alla diffusion online , Mario
Ponzi. (G.B.) Arnaldo De Porti ( Italia) e Luigi
Palumbo
Edito e pubblicato da Britalyca News
Londra, Sede: 32 Fletcher Close ,
Bromley , BR2 9JD. Kent
Finge di avere il
cancro, genitori si
indebitano ma lei fa la
bella vita: condannata
La giovane aveva raccontato ai genitori agricoltori che aveva
solo poche settimane di vita e che servivano cure costose da
fare all’estero, scoperta dalle foto sui social
In una democrazia rappresentativa se una
forza politica maggioritaria non e’ in grado di
formare un governo, la palla dovrebbe pas-
sare alternativamente all’ opposizione
(autocit.)
Il Governo deve avere la fiducia delle due
Camere.
Io non capisco le attuali “messe in scene”
istituzionali, quando la risoluzione e’ sem-
plice. Dopo ogni tornata elettorale (o cadute
di governi), i cosidetti “incarichi” esplorativi
governativi andrebbero dati in base ai nu-
meri di seggi in Parlamento, ottenuti dopo le
elezioni. Nel caso specifico, il primo an-
drebbe al centrodestra, in caso si fallimento
passa al M5S e’ alla fine al PD. E’ una per-
dita di empo dare l’ incarico , come e’ guia’
avvenuto in passato, ai nuovi presidenti
delle camera. Ovviamente dopo l’ ultimo
“incarico” esplorativo si va di nuovo alle
urne, ma evidentemente con una nuova
visione tematica, diversi programmi elet-
torali e candidature.
In casi poi di cadute di governi durante le
legislature, e’ ovvio che il vecchio esecutivo
ha perso la maggioanza parlamentare e in
una democrazia rappresentativa la palla
dovrebbe passare alternativamente alla
prima forza maggioritaria delle opposizioni
Abbiamo sempre ribadito che: “In una de-
mocrazia rappresentativa le elezioni le vince
chi poi sara’ in grado di governare nell’ in-
teresse della Nazione” L’ esito delle elezioni
ci ha dato tre poli e quattro governi possibili,
non ha vinto nessuno. Per la prima volta
nella storia della Repubblica i governi possi-
bili numericamente sono 4 , Centrodestra -
M5S, Centrodestra - PD, Lega - M5S, PD -
M5S ( e chi ne ha piu’ ne metta) Quindi il
problema non sono i programmi legislativi di
governi, ma come sempre il “poltronismo” ,
overrossia la spartizione delle cariche istituzi-
onali.
Una nuova classe politica prima delle
consultazioni con il Capo dello Stato,
dobrebbe anzitutto parlare di programmi
legislativi e non di primi, secondi e terzi
ministri. Questa diciottesima legislatura, l’
hanno iniziata con il piede sbagliato ponendo
veti a destra e a manca. In politica mai dire
veto, sopratutto quando ci sono quatro forze
politiche maggioritarie in grado di formare un
governo, si deve discutere di programmi di
governi con tutti, altrimenti non si va da
nessuna parte. Il Capo dello Stato non puo’
dare l’ incarico a nessun partito
maggioritario, se non in presenza di un che
minimo di programma legislativo di governo,
visto che uno dei suoi compiti istituzionali, e’
anche quello di autorizzare la presentazione
alle camere dei disegni di legge di iniziative
dei governi (Art. Cost. 87) Alla presenza di
un programma legislativo di governo coeso,
ma che rispecchi il mandato popolare, non
ha nessuna importanza chi sara’ il Primo
Ministro, l’ importante e’ che sappia dirigere
la politica generale del Governo
responsabilmente, mantenendo l’unità di
indirizzo politico ed amministrativo,
promovendo e coordinando l'attività dei
ministri.(Art. Cost. 95)
La funzione legislativa è esercitata col-
lettivamente dalle due Camere. L'inizia-
tiva delle leggi appartiene al Governo, a
ciascun membro delle Camere ed agli
organi ed enti ai quali sia conferita da
legge costituzionale. Il popolo esercita
l'iniziativa delle leggi, mediante la pro-
posta, da parte di almeno cinquantamila
elettori, di un progetto redatto in articoli.
Ogni disegno di legge, presentato ad
una Camera è, secondo le norme del
suo regolamento, esaminato da una
commissione e poi dalla Camera stessa,
che l'approva articolo per articolo e con
votazione finale, spetta poi al Capo dello
Stato promulgare le leggi.
Io, se fossi il Capo delllo Stato non mi
preuccuperei piu’ di tanto, perche’ la
nuova classe dirigente politica non e’
ancora in grado di formare un nuovo
esecutivo, il Parlamento e’ sovrano e
autonomo, puo’ legiferare anche senza
governo, il vechio Esecutvo Gentiloni
puo’ amministrare ma non governare; in
attesa del nuovo governo.
Ogni membro del Parlamento rappresenta la
Nazione ed esercita le sue funzioni senza
vincolo di mandato. Di Pietro in questo mo-
mento direbbe: “ Che c’azzecca il libero man-
dato con l’ attuale situazione politica ital-
iana ?". C’ azzecca, c’ azzcca ! Seguitemi…
La nostra e’ una democrazia parlamentare e
in base all’ articolo 94, un qualsiasi governo
a prescindere da quante forze politiche sia
composto , per poter governare il
Paese ,deve avere comunque la fiducia del
50+1% delle due Camere, che accorda o
revoca mediante mozione motivata e votata
per appello nominale. In caso di ingovern-
abilita’ maggioritaria, il Capo dello Stato da l’
incarico alla prime due forze politiche del
paese di presentare un governo e un pro-
gramma legislativo, che vada nell’ interesse
della Nazione, lasciando ai membri del parla-
mento di votarlo liberamente in base al man-
dato ottenuto dal Popolo. Fantapolitica ???
Detto cio’, va anche detto che “ La
Repubblica democratica italiana e’ una delle
piu’ avanzate democrazie modern al mondo,
se solo il Popolo lo venisse a sapere” In
nessun altro paese il cittadino e’ libero di
esporre comuni necessita’ o chiedere
provvedimenti legislativi alle camere.
Presentare disegni di leggi redatti in articoli
con delle iniziative popolari. Abolire la totale
o parzialita’ di una legge o di un atto avente
valore di legge e dulcis in fundo, bocciare o
approvare le riforme costituzionali e non
approvate con la maggioranza qualificata.
Piu’ Democrazia Diretta di cosi’ !!!
Purtroppo una Democrazia Diretta caduta in
disuso, perche’ non valorizzata dal Popolo e
dal Legislatore. Petizioni non prese in consid-
erazione o discusse alle camere. Iniziative
popolari lasciate negl’ archivi per anni ad
ammuffire, come nel caso del “Parlamento
pulito dei 5 stelle. Referendum abrogrativi
non vincolanti ripristinabili. Riforme costituzi-
onali ripetitive, come la riforma costituzionale
di Berlusconi nel 2005 e quella di Renzi nel
2014, ambedue bocciate dal popolo L’ Italia
e’ l’ unica democrazia al mondo a non avere
politici, ma solo politicanti e non tutti politiziz-
zati, perche’ un vero politico, non abbandona
mai il Popolo
Il Governo della Repubblica è composto del
Presidente del Consiglio e dei ministri, che
costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il
Presidente del Consiglio dei ministri e, su
proposta di questo, i ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il
Presidente del Consiglio dei ministri e, su
proposta di questo, i ministri. (Articolo 92)
Come Abbamo piu’ volte ribadito: “Per un
governo pragmatico, occorre formare prima i
programmi legislativi e poi le cariche istiruzi-
onali, onde evitare ancora una volta gover-
nicchi di comodo (auto cit.)
Da piccolo osservatore neutrale, la domanda
che mi sono sempre posto dopo ogni tornata
elettorale e’ stata ed e’ :” Quando nessun
partito ottiene la maggioranza assoluta dei
seggi, vengono prima le lezioni dei presidenti
delle camere con annessi e connessi, oppure
un programma legislativo fattibile e coeso tra
le forze politiche maggioritarie in grado di
La seconda Repubblica, ha generato una classe sociopolitica capace solo
di scimmiottare ma non di governare
forrmare un governo duraturo e pragmatico
con compromessi e annessi?
Da domani al Colle inizianno i balli in
maschera, con I due primi partiti maggioritari
M5S e il centrodesstra che ancora non
hanno deciso chi dovra’ essere il primo Min-
istro, il terzo il PD resta nel limbo e non sa
scegliere a quale diavolo vendere l’ anima,
andranno dal Capo dello Stato a mani vuote.
Tutti sappiamo ( o dovremmo) che non sono
le elezioni dei presidenti delle camere a leg-
gittimare la sovranita’ del parlamento ma la
formazione dei governi.
In ogni democrazia parlamentare che io sap-
pia ( e non vorrei sbagliarmi anche su di
questo) dopo ogni tornata elettorale, le forze
politiche maggioritarie in grado di formare un
governo, si mettono a tavolino e discutono
sui programmi legislativi di governo e non a
chi spetta il ruolo di primo ministro poi o di
presidenti delle camera; il ruolo di primo min-
istro poi spetta democraticamente a chi ha
ottenuto piu’ seggi e non consensi elettorali.
In nessun articolo della Costituzione repub-
blicana ( ocorre specificarlo) sta scritto che
occorre prima assegnare le cariche istituzion-
ali e poi pensare ai programmi legislativi di
governo, la prima riunione del nuovo parla-
mento si ha luogo dopo 20 giorno dalle elezi-
oni. Se Dio fece il mondo in sei giorni, credo
che il legislatore in venti di programmi legis-
lativi ne puo’ elaborare una miriade e non
recarsi al Colle a mani vuote come accade
da decenni. Lo sappiamo che in Italia da che
Repubblica e’ Repubblica la prima cosa che
si fa dopo ogni tornata elettorale e’ la spar-
tizione delle poltrone, fenomeno tra l’ altro
tipico italico, conosciuto anche come pol-
tronismo, dando luogo a quelli che abbiamo
sempre definito: governicchi di comodo !
L’ ANELLO MANCANTE
LA MACCHINA LEGISLATIVA
DEMOCRAZIA ALTERNATIVA ESPLICATA
IN POLITICA MAI DIRE VETO
Marzo/Aprile 2018
Sentirsi dire che tuo figlio ha il
cancro è una cosa che qualsi-
asi persona non vorrebbe mai
ascoltare e così è stato anche
per i genitori di Hanna Dick-
enson che, nonostante non
navigassero economicamente
in buone acque, le hanno
promesso che si sarebbero
occupati di lei a qualunque
costo. Peccato però che la
figlia non aveva alcun cancro
e anzi stava benissimo, sper-
perando i soldi dei genitori tra
feste e vacanze mentre il padre
la madre si indebitavano fino
al collo. L'assurda vicenda
arriva dall'Australia dove ora
la giovane è stata condannata
da un tribunale locale a tre
mesi di carcere oltre a 150 ore
di servizi sociali per la comu-
nità e un periodo in comunità
per problemi di droga.
I fatti contestati risalgono ad
alcuni anni fa quando la gio-
vane Dickenson, allora solo
19enne, ha speso decine di
migliaia di dollari in contanti
raccolti dalla sua famiglia e
dai suoi amici per la sua
malattia e li ha sperperati tra
droga, alcolici e viaggi
all'estero. La ragazza aveva
raccontato ai genitori agricol-
tori che aveva solo poche setti-
mane di vita e che servivano
cure costose da fare all'estero.
Padre e madre avevano raci-
molato tutti i loro averi
chiedendo però anche prestiti a
vicini e parenti senza immagi-
nare il reale scopo della
figlia. Sono riusciti a raccog-
liere oltre 41mila dol-
lari prima di scoprire che in
realtà la giovane stava benis-
simo e se la spassava col quel
denaro. A rivelare la verità una
coppia di vicini che aveva
contribuito alle sue cure ma
poi aveva scoperto per caso i
profili social della giovane in
cui lei appariva sempre in
feste e in giro per il mondo
sorridente e allegra. Solo così
hanno denunciato tutto alla
polizia che infine ha
smascherato la ragazza
Da: fanpage.it
CRONACA CRONACA
Casa all’asta con cadavere: sul divano il proprietario
morto nove mesi fa
VALLI DEL PASUBIO
(VICENZA)
Dicono che Walter amasse
guardare il cielo. Si sdraiava
sopra un’asse di legno, a fianco
della sua casetta, una struttura
al grezzo in una contrada della
montagna vicentina costeggiata
da un corso d’acqua, e guar-
dava verso l’alto per ore. I pae-
sani lo descrivono come un
uomo solitario, strano, comun-
que abbastanza gentile. Di
certo, era senza amici: a 42
anni Walter Dal Zotto è morto
nella sua casa di Valli del
Pasubio in un momento impre-
cisato fra giugno e luglio scorso.
Nei mesi successivi la casetta è
stata messa all’asta ma nes-
suno era andato a guardare che
fine avesse fatto l’uomo: mer-
coledì mattina l’ufficiale
giudiziario è entrato dalla porta
con un aspirante acquirente.
Walter era sul divano, le gambe
accavallate, semi-mummificato.
«Me lo sentivo che c’era qual-
cosa di strano. In paese
dicevano che era sparito perché
era andato in comunità, e in-
vece no, era là dentro. Povero
ragazzo». Patrizia Gasparoni,
una residente di via Molin Maso
che risiede con la famiglia molto
vicino all’abitazione dell’uomo
trovato morto, l’anno scorso ha
chiamato più volte i servizi so-
ciali del Comune. Era preoccu-
pata perché vedeva quello
strano vicino, solitario e di
poche parole, sempre più ma-
gro ed emaciato. E poi perché
da giugno in poi nelle vie della
contrada non lo si è più visto.
«Walter era un tipo solitario,
certo, ma si vedeva che stava
male, non mangiava abbas-
tanza. Ho chiamato gli assis-
tenti sociali d’intesa con gli altri
residenti della frazione per tre
volte: a giugno, luglio e a set-
tembre scorso. Alla fine mi
hanno detto di non occupar-
mene più», spiega Gasparoni.
Sulla vicenda farà degli accerta-
menti la procura di Vicenza,
anche se l’impressione è che
sia soprattutto un dramma della
solitudine: per le forze
dell’ordine si è trattata di una
morte per cause naturali o, ma
è meno probabile, di un sui-
cidio. Comunque una tragedia,
tanto più vistosa perché il des-
tino della casa – che a un certo
punto è finita all’asta, quindi
destinata a qualcosa e qual-
cuno – era ben più definito e
concreto rispetto alla sorte
dell’uomo che lì abitava, e che
è morto dentro senza che per
nove mesi qualcuno lo cer-
casse. Mercoledì mattina, dopo
il macabro ritrovamento, gli
ufficiali giudiziari hanno chia-
mato i carabinieri della stazi-
one di Valli. Un po’ alla volta, è
venuta a galla la vicenda dello
sfortunato ex proprietario. Dal
Zotto aveva comprato la
casetta con la famiglia tempo
fa e si era trasferito da Schio,
ma ad un certo punto aveva
perso il lavoro e non era più
riuscito a pagare le rate. Con il
padre e il fratello - residenti
tutt’ora a Schio - c’era un brutto
rapporto, nessun contatto. Wal-
ter era senza denaro e le
bollette non pagate hanno fatto
sì che dalla casetta montana di
via Molin Maso venisse stac-
cata anche la corrente. Le rate
del mutuo della casa sono ri-
maste in sospeso, cosa che un
po’ alla volta ha portato alla
vendita all’asta per 27mila
euro, con gara fissata per il 24
aprile.
«Il fuoco nel caminetto, alimen-
tato dalla legna del bosco qui
vicino – riprende Patrizia col
marito, Giuseppe Tisato – era
l’unica luce della sua casa. Era
molto solitario, c’erano giorni in
cui sapevamo che c’era, solo
perché si notava il fumo uscire
dal camino. Avevamo provato
a offrirgli qualcosa, un panino o
una pasta, ma non voleva. Fino
alla fine del 2016 andava
spesso giù a Schio, sua madre
gli comprava un po’ di spesa».
Ma a Natale 2016 la mamma è
morta e Walter non ha avuto
più nessuno: in pochi mesi il
42enne è deperito e morto. «Ci
dispiace tantissimo che una
persona sia morta in quelle
condizioni – osserva l’asses-
sore al Sociale di Valli, Paolo
Pianegonda – c’erano state
delle segnalazioni ed era stato
avvertito il servizio sociale del
Comune di residenza, che
aveva provato a contattare la
famiglia». Walter Dal Zotto
formalmente infatti risiedeva
ancora a Schio. E questo ha
rappresentato un limite legale
per l’intervento: «È stata se-
guita la prassi del caso, corret-
tamente. Ma farò un approfon-
dimento interno con i servizi
sociali. Mi dispiace si pensi che
ci sia stato disinteresse», con-
clude l’amministratore. http://
corrieredelveneto.corriere.it/
FUNZIONARIO PUBBLICO
”Un politico e’ un funzionario pubblico per
antonomasia, ergo la sua fedina penale
dovrebbe essere impeccabile a prescindere”
e’ invece…
A stabilirlo non sono io ma l’ articolo 48 della
Costituzione italiana: “Il diritto di voto non
può essere limitato se non per incapacità
civile o per effetto di sentenza penale irrevo-
cabile o nei casi di indegnità morale indicati
dalla legge”
Si tratta comunque del voto passivo e non di
quello attivo, che come tutti sappiamo spetta
a tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno
raggiunto la maggiore età: senza distinzione
di sesso, di razza, di lingua, di religione, di
opinioni politiche, di condizioni personali e
sociali. Badate bene che anche essere
indagati significa indegnita’ morale ! Questo
all’ articolo 48 e questo invece e’...questo e’ quello che dovrebbe...
Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause soprag-
giunte di ineleggibilità e di incompatibilità.(art. Cost. 66)
Quant e’stata l’ ultima volta che le istituzioni competenti di Camera e Senato , abbiano rifiu-
tato l’ ammissione in Parlamento di un moralmente indegno in base alla sua fedina penale’ ?
FRA CENT’ANNI
Da qui a cent'anni,
quanno
ritroveranno ner
zappà la terra
li resti de li poveri
sordati
morti ammazzati in guerra,
pensate un po' che montarozzo
d'ossa,
che fricandò de teschi
scapperà fòra da la terra
smossa!
Saranno eroi tedeschi,
francesci, russi, ingresi,
de tutti li paesi.
O gialla o rossa o nera,
ognuno avrà difesa una
bandiera;
qualunque sia la patria, o brutta o
bella,
sarà morto per quella.
Ma lì sotto, però, diventeranno
tutti compagni, senza
nessuna diferenza.
Nell'occhio vôto e fonno
nun ce sarà né l'odio né l'amore
pe' le cose der monno.
Ne la bocca scarnita
nun resterà che l'urtima risata
a la minchionatura de la vita.
E diranno fra loro: - Solo adesso
ciavemo per lo meno la speranza
de godesse la pace e l'uguajanza
che cianno predicato tanto
spesso!
Trilussa
LA SCUOLA E’ EDUCAZIONE
LIBERA E APERTA A TUTTI SENZA
DSTINZIONIE )
INDOTTRINAMENTO ALCUNO
Personalmente sono per una scuola
dell' obbligo ,libera da ogni giudizio e
voti ma con un' esame d' ammissione
per accedere alle scuole superiori,
senza distinzione di sesso, di razza,
di lingua, di religioni e di condizioni
personali e sociali. Una' educazione
libera da ogni forma di indottrina-
mento. Una scuola senza distinzionI,
discriminazioni e indottrinamenti di
nessun genere [cg]
LA GOVERNABILITA’ INIZIA DAI
PROGRAMMI LEGISLATIVI DI
GOVERNO E NON DALLA
SPARTIZIONE DELLE POLTRONE
IN POLITICA MAI DIRE VETO
TRE POLI, CON QUATTRO
GOVERNI POSSIBILI, E LA POLITICA
SI INSABBIA ANCORA VOLTA NEL
POLTRONISMO
GOVERNO LEGISLATIVO
SE QUESTA E’ UNA DEMOCRAZIA
DIRETTA ….
Pagine 3 A cura di Carmine GonnellaPaginea 14 Vignette VignetteBritalyca News Londra Britalyca News Londra
Nelle democrazie parlamentari i governi
pragmatici duraturi, si formano setacciando
e amalgamando i rispettivi programmi elet-
torali.
Quindi un’ incrocio e non un’ inciuco che da
decenni generano solo governicchi.” I pro-
grammi elettorali sono come i decreti, se
non si convertonono in programmi governa-
tivi e legislativi, perdono la loro effica-
cia” (autocitazione) . Anche con il rosatel-
lum se non ci stanno “incroci “ pragmatici
non ci restano che gli inciuci e i governic-
chi, che servono di passaggio, per cam-
biare ancora una volta la legge elettorale
oppure arrivare alla fine della legislature
con tre o Quattro governicchi. Un inciucio
(alleanza di comodo) tra il centrodestra e il
M5S ( primo partito nazionale in base ai
consensi) se si fa senza setacciare I rispet-
tivi progranni elettorali, separando la crusca
( promesse e premesse irrealizzabili) dalla
farina, il sacco restera’ vuoto e I cittadino
non otterranno nulla. Quindi il com-
promesso in politica non avviene con gli
inciuci ( con le chiacchiere ) ma con gli in-
croci pragmatici dei programmi elettorali tra
le forze politiche maggioritarie .
A partire alle candidature, programmi elet-
torali, cambiamento culturale generazionale
e meritocrazia.
Lo stiamo ribadendo da alcuni anni, che per
ottenere un parlamento efficacie, traspar-
ente e sovrano, occorre un meccanismo
elettorale che dia al cittadino la facolta’ di
scelta, sia dei candidati, sia dei progranni
elettorali di ogni partito e ad ogni toranata
elettorale; esserne a tutti gli effetti protago-
nista della politica.
Eppure basterebbe che:
1 Candidature, liste e programmi elettorali
siano sottoscritto da 1.500 elettori in ogni
collegio ad ogni tornata elettorale, prima
della presentazione alle autorita’ compe-
tenti per la verifica.
2 Dividere le circoscrizioni in meta’ collegi
uninominali, dove candidare tutti i parla-
menati uscenti, da poter dare loro tutti i
mandati che vogliono, ma saranno gli elet-
tori a stabilirlo, si chiama “meritocrazia”
Nell’ altra meta’ candidare I nuovi alla poli-
tica, per un cambiamento culturale e gen-
erazionale
3 Per regolamentare il nuovo parlamento,
occorre altresi che la mozione di sfiducia
personale, venga estesa a tutti I parla-
menari
Un meccanismo questo che abbiamo bat-
tezzato “ universalum” Nessun meccan-
ismo elettorale garantisce la govern-
abilita’ ( anche questo e’ stato da noi piu’
volte ribadito) e nemmeno il nostro, in com-
penso il nostro garantisce un parlamento
pulito e trasparente e la formazione dei
governi basati su programmi elettorali scelti
dal popolo e non da populisti o capipopolo.
Negli anni settanta se I democristiani e I
comunistri, si fossero seduti intorno ad un
tavolo e avessero passato ai ragggi x I loro
programmi elettorali, separando il realiz-
zabile dalle chimere, oggi non saremmo
qui a parlare di compromessi storici di lar-
ghe o medie intese; tra la coalizione di
centrodestra e piccolo e medi parttiti, E’
ora che I politici si rendessero conto che I
una realdemocrazia non possono esistere,
governi di comodo che fanno da spampelle
ai partiti maggioritari. In altre parole al mo-
mento in Italia le due prime due forze poli-
tiche maggioritarie , non sono alla ricerca
di programme legislativi, ma di appoggi e
stampelle, per arrivare nelle stanze dei
bottoni.
La governabilita’ esiste solo nelle dittature,
nelle democrazie ancora prima di parlare di
governi di larghe, medie e piccole intese
tra le forze politiche, si dovrebbe invece
discutere sui programm elettorali e su
come rielaborarli per ottenere governi sta-
bili e non discitere solo di poltrone o gov-
erni di convenienza. E’ inutile ricordare che
il legislatore di turno, nel corso dei decenni
ha potato per una governabilita’ a tutti I
costi. Ha iniziato con la questione di fiducia
nel 1970. La modifica del meccanismo
elettorale del 1993, da proporzionale puro
con le preferenze plurime a quello misto
bipolare e liste bloccate,(mattarellum) per
poi ritornare ad un prorzionale con liste
bloccate e premi di maggioranza nel 2015
(porcellum) L’ attuale rosatellum ci riporta
punto e a capo. Badate bene, che: “ Senza
equilibro e stabilita’ legislativa, non ci potra’
mai essere governabilita’, perche’ il voto e’
un mezzo non il fine”. In altre parole, in
future e’ auspicabile che dopo l’ elezioni
invece di parlare a chi spettano le poltrone,
si inzi invece a discutere sui rispettivi pro-
gramme elettorali e poi scegliere I presi-
denti di camera e senato; atrimenti fra 100
anni continueremo a sognare piu. govern-
abilira’ E come narrava il sommo poeta
Fabrizio:” E lui che non la volle creder
morta’ , busso altri cent’anni alla sua porta”
Lo vediamo anche oggi con il rosatellum e
l’ alleanza centrodestra M5S le prime due
forze politiche maggioritarie. A distanza di
oltre tre settimane dall’ elezioni, si parla
ancora di spartizioni delle poltrone e poco
se non nulla sui programmi legislativi da
“elaborare” durante la legislatura. Vo-
gliamo ricordare che, il Primo Ministro ha il
dovere istituzionale di esercitare le sue
funzioni nell’ esclusivo interesse della Na-
zione e non di un solo partito o forza poli-
tica, prima vengono i programmi legislativi
e poi le cariche istuzionali. L’ errore che si
e’ fatto e si continua a fare nell’ Italia re-
pubblicana, e’ quello appunto di anteporre
l’ “organo” esecutivo a quello legislativo,
pur sapendo che sono due faccia della
stessa medaglia; o meglio l’ una deve ris-
pecchiare l’ altra.
Ha votato solo il 30% degli aventi diritto
circa 4 milioni e mezzo, I votanti reali sono
stati, per la camera 1.079.530 e per il
senato 991.211. Hanno votato I soliti noti
della prima e seconda generazioni di mi-
granti. Le lettere di stampo propagandistico
spedire agli italiani all’ estero, sono state in
prevalenza ( diciamo tutte) del centro destra
e del centro sinistra. Sotto gli eletti in
questa 18 esima legislatura….
Partito Democratico elegge alla Cam-
era: Ungaro e Schirò (Europa), Longo
( S u d a m e r i c a ) , L a M a r c a
(Nordamerica), Caré (Asia-Africa).
Il Partito Democratico elegge al
Senato: Garavini (Europa), Giacobbe (Asia-
Africa).
Il centrodestra elegge alla Camera: Billi
( E u r o p a ) , D i S a n M a r t i n o
(Sudamerica), Nissoli (Nordamerica).
Il centrodestra elegge al Senato: Fantetti
(Europa), Alderisi (Nordamerica).
Il Movimento 5 stelle elegge alla Camera:
Siragusa (Europa)
+Europa elegge alla Camera: Fusacchia
(Europa)
Il Movimento degli italiani in Argentina
(Maie) elegge alla Camera Borghese e al
Senato Merlo.
L’unione degli italiani in Sudamerica elegge
alla Camera Sangregorio e al Senato Cario
Detto cio’, va anche detto che “ La
Repubblica democratica italiana e’ una
delle piu’ avanzate democrazie modern al
mondo, se solo il Popolo lo venisse a
sapere” In nessun altro paese il cittadino e’
libero di esporre comuni necessita’ o
chiedere provvedimenti legislativi alle
camere.
Presentare disegni di leggi redatti in articoli
con delle iniziative popolari. Abolire la totale
o parzialita’ di una legge o di un atto avente
valore di legge e dulcis in fundo, bocciare o
approvare le riforme costituzionali e non
approvate con la maggioranza qualificata.
Piu’ Democrazia Diretta di cosi’ !!!
Purtroppo una Democrazia Diretta caduta in
disuso, perche’ non valorizzata dal Popolo
e dal Legislatore. Petizioni non prese in
considerazione o discusse alle camere.
Iniziative popolari lasciate negl’ archivi per
anni ad ammuffire, come nel caso del
“Parlamento pulito dei 5 stelle. Referendum
abrogrativi non vincolanti ripristinabili. Ri-
forme costituzionali ripetitive, come la ri-
forma costituzionale di Berlusconi nel 2005
e quella di Renzi nel 2014, ambedue bocci-
ate dal popolo
L’ Italia e’ l’ unica democrazia al mondo a
non avere politici, ma solo politicanti e non
tutti politizizzati, perche’ un vero politico,
non abbandona mai il Popolo
INCIUCISMI O
INCROCISMI ?
L’ EQUILIBRIO E LA STABILITA’
LEGISLATIVA, VENGONO PRIMA
DELLA GOVERNABILITA’
L’ERRORE CHE SI E’ SEMPRE FATTO
NELL’ ITALIA REPUBBLICANA, E’
QUELLO DI ANTEPORRE IL POTERE
ESECUTIVO A QUELLO LEGISLATIVO
SENZA SETACCIARE I RISPETTIVI
PROGRAMMI ELETTORALI, NON CI
PROTRANNO MAI ESSERE
GOVERNI PRAGMATICI, MA COME
AVVIENE DA DECENNI SOLO
GOVERNI DI COMODO
TUTTI I MALI DELLA POLITICA
SONO A MONTE
SPARTIZIONI SEGGI ALL’ ESTERO
SE QUESTA E’ UNA
DEMOCRAZIA DIRETTA ….
Marzo/Aprile 2018 Marzo/Aprile 2018
LE ULTIME 24 ORE DI ALDO MORO:
LA NUOVA INCHIESTA DI PAOLO
CUCCHIARELLI
Esce in tutte le librerie il 12 aprile “L’ultima
notte di Aldo Moro” (Ponte alle Grazie), del
giornalista d’inchiesta e scrittore Paolo Cuc-
chiarelli, che per l’occasione presenterà la
sua ultima fatica alle 18 presso la libre-
ria Ibis+Libraccio, in via Nazionale, a Roma.
A due anni dal precedente “Morte di un presi-
dente”, pubblicato sempre per Ponte alle Gra-
zie, libro in cui il giornalista evidenziava molte
incongruenze nel racconto ufficiale del caso
Moro, Cucchiarelli, nell’anniversario dei 40
anni dalla strage di via Fani e dall’omicidio
dello statista, pubblica un lavoro frutto di accu-
rate ricerche documentali, che si avvale di
documenti inediti, sconvolgenti rivelazioni e
perizie balistiche e scientifiche che, in gran
parte, contraddicono quanto recentemente
stabilito (settembre 2017) dalla Seconda Com-
missione Moro che, nella sostanza, ha ribadito
e riconfermato la “verità” sulla vicenda.
Esperto di retroscena della nostra Repubblica,
da un suo libro (Il segreto di Piazza Fontana,
Ponte alle Grazie, 2009), il regista Marco Tullio
Giordana ha tratto nel 2012 il controverso film
“Romanzo di una strage”.
Nulla di quello che lo Stato ha raccontato in
questi 40 anni si avvicina neanche lontana-
mente alla verità, questo quello che emerge
dal libro. L’agguato di via Fani, tanto per citare
un episodio, sarebbe stato portato a termine
non dai brigatisti, che non avevano la prepara-
zione militare per un’azione del genere, che il
leader di Autonomia Operaia, Franco Piperno,
definì di “geometrica potenza”, ma da uomini
addestrati, che l’inchiesta individua come ber-
retti verdi americani, guidati nientemeno che
dal famoso terrorista internazionale Carlos, lo
Sciacallo. Sembra la trama di un thriller poli-
tico, è vero, ma i documenti e le testimonianze
parlano chiaro. Altro elemento: Aldo Moro
rinchiuso per 55 giorni nella prigione-buco di
via Montalcini. Allora come si spiega la sabbia
ritrovata sui suoi calzini, che recenti analisi
forensi hanno indicato come di provenienza
dall’area costiera di Fregene? Come si spiega
la pelle abbronzata? La forma fisica perfetta?
(un uomo rinchiuso per così tanto tempo in
uno spazio ristretto, impossibilitato a muoversi,
avrebbe certamente riportato conseguenze a
livello fisico).E poi l’uccisione. Tanti i punti da
chiarire. E questo libro cerca di farlo senza
sensazionalismi, con il distacco necessario per
un giornalista d’inchiesta che ha speso oltre
dieci anni nella ricerca assidua di prove, ele-
menti, certezze che portano tutte dalla stessa
parte: il caso Moro non è stato un affare itali-
ano. Ecco allora che s’intravede una regia
oscura, che ancora oggi spinge al silenzio, alla
menzogna, all’occultamento della verità. Ecco
che emerge la presenza del Secret team,
anche conosciuto come “
Enterprise” (L’impresa) o come Safari club.
Quel settore deviato della CIA cui l’avvicina-
mento della politica morotea all’ala comunista
guidata da Berlinguer non andava certo a
genio. E poi il Vaticano, la ndrangheta, i rap-
porti più stretti di quanto nessuno all’epoca
potesse immaginare tra la DC, il PSI e l’ever-
sione di sinistra, BR comprese.
“L’ultima notte di Aldo Moro” è un libro prezi-
oso, importante, che forse non cambierà
quella che è da 40 anni la vulgata degli eventi,
ma che rappresenta, per chi lo leggerà, un
passo avanti verso la consapevolezza, una
presa di coscienza di quale sia lo stato dell’in-
formazione, quella vera, in Italia.
L’appuntamento è dunque giovedì alle 18.
L’autore dialogherà con il giornalista Piero
Melati e, al termine della presentazione, ris-
ponderà alle domande dei presenti.
(gianluca zanella aise)
VOTO ELETTRONICO
Vorrei ricordare che la stragrante maggioranza degl’ italiani dall’estero, non e’ indignata per i
cosidetti “brogli” elettorali, dovuti a delle anomalie nel meccanismo elettorale elaborato nel 2013
con la riforma Tremaglia, ma per la mancanza di rappresentativita’.
Partecipare a tutte le tornate elettorali e’ un diritto che spetta a tutti I cittadini, a prescindere dalla
residenza o distanza e il voto elettronico paritario,* non solo il voto dall’ estero. ma potrebbe
risolvere anche il problema (da sempre) in Italia riguardo alle elezioni amministrative o per
coloro immobilitati al momento del voto.
*A tutte le tornate elettorali
Pagine 13Pagina 4 Britalyca News Londra Britalyca News Londra
Dall’ Italia e
dall’ Estero
A cura di Giorgio
Brignola
Sette minuti e cinquanta secondi. Tanto ci ha
impiegato il giudice Alfredo Montalto per
dire che non solo la Trattativa tra Cosa
nostra e pezzi dello Stato c’è stata, ma che
ad averla fatta sono stati i boss mafiosi, tre
alti ufficiali dei carabinieri e il fondatore
di Forza Italia. Mentre la piovra assassinava
magistrati come Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino, inermi cittadini nelle stragi
di Firenze e Milano, uomini delle istituzioni
hanno cercato un contatto: sono diventati il
canale che ha condotto fino al cuore dello
Stato la minaccia violenta dei corleonesi.
Che alla fine hanno ottenuto un riconosci-
mento grazie a Marcello Dell’Utri, uomo
cerniera di Cosa nostra quando s’insedia il
primo governo di Silvio Berlusconi.
È una sentenza che riscrive la storia della
fine della Prima Repubblica e l’inizio
della Seconda quella emessa dalla Corte di
Assise di Palermo. E che il sostituto procu-
ratore Nino Di Matteo, unico pm titolare
dell’inchiesta sin dall’inizio, spiega così:
“Dell’Utri ha fatto da cinghia di trasmis-
sione tra le richieste di Cosa nostra e l’allora
governo Berlusconi che si era da poco
insediato. E il rapporto non si ferma al Ber-
lusconi imprenditore ma arriva al Berlusconi
politico“. Parole per le quali Forza
Italia annuncia di querelare il magistrato
della Direzione nazionale antimafia.
Condannati boss, carabinieri e Dell’Utri –
Il commento del pm, però, è legato allo
storico dispositivo appena letto dai giudici
che hanno condannato a dodici anni di car-
c e r e g l i e x v e r t i c i d e l
Ros Mario Mori e Antonio Subranni.
S t e s s a p e n a p e r l ’ e x s e n a -
tore Dell’Utri e Antonino Cinà, medico fede-
lissimo di Totò Riina. Otto gli anni di detenzi-
one inflitti all’ex capitano dei carabini-
eri Giuseppe De Donno, ventotto quelli per il
boss Leoluca Bagarella. Per il cognato dei
capo dei capi, dunque, una pena superiore
rispetto ai sedici anni chiesti dai pm Di Mat-
teo, Vittorio Teresi, Roberto Tart-
aglia e Francesco Del Bene, che invece
per Mori volevano una condanna pari a 15
anni. Prescritte, come richiesto dai pubblici
ministeri, le accuse nei confronti del pen-
tito Giovanni Brusca, il boia della strage
di Capaci.
La minaccia allo Stato – Sono stati tutti
riconosciuti colpevoli del reato disciplinato
dall’articolo 338 del codice di penale: quello
di violenza o minaccia a un corpo poli-
tico, amministrativo o giudiziario dello
Stato. Hanno cioè intimidito il governo con
la promessa di altre bombe e altre stragi se
non fosse cessata l’offensiva antimafia
dell’esecutivo. Anzi degli esecutivi, cioè i tre
governi che si sono alternati alla guida del
Paese tra il giugno del 1992 e il 1994: quelli
di Giuliano Amato e Carlo Azeglio
Ciampi alla fine della Prima Repubblica,
quello di Silvio Berlusconi, all’alba della
Seconda.
TRATTATIVA: CONDANNATI MORI, DE
DONNO, CIANCIMINO E DELL'UTRI. AS-
SOLTO MANCINO
L’assoluzione di Mancino – Assolto
dall’accusa di falsa testimonianza perché
il fatto non sussiste l’ex ministro della
Dc Nicola Mancino. Massimo Cianci-
mino, invece, è stato condannato a otto
anni per calunnia nei confronti dell’ex capo
della Polizia Gianni de Gennaro. Il figlio di
don Vito, uno dei testimoni fondamentali del
processo, è stato invece assolto dall’accusa
di concorso esterno in associazione ma-
fiosa. I giudici hanno inoltre condannato
Bagarella, Cinà, Dell’Utri, Mori, Subranni e
De Donno al pagamento in solido tra loro
di dieci milioni di euro alla presidenza
del Consiglio dei ministri che si era costi-
tuita parte civile.
Riscritta la storia della Seconda Repub-
blica – La parte lesa del processo
sulla Trattativa è infatti il governo, intimidito
dall’escalation di terrore intrapresa dai cor-
leonesi dopo che diventano definitivi gli
ergastoli del Maxi processo istruito
da Falcone e Borsellino. C’è una data che
cambia per sempre la storia d’Italia: il 30
gennaio del 1992. Quel giorno a Roma la
Cassazione condanna i boss mafiosi
al carcere a vita: è la prima volta che suc-
cede, nonostante i politici avessero assicu-
rato il contrario. È il “fine pena mai” lo spet-
tro che scatena la furia di Riina, capo dei
capi di un’organizzazione criminale
all’epoca titolare di un’enorme potenza di
fuoco. Già dalla fine del 1991 il boss cor-
leonese aveva cominciato a riunire peri-
odicamente i suoi in un casolare in provin-
cia di Enna per dettare la linea: in caso di
pronuncia sfavorevole bisognava “pulirsi i
piedi“. Bisognava, cioè, massacrare tutti
quei politici che non avevano rispettato i
patti. Il primo è Salvo Lima: la sua chioma
bianca riversa nel sangue di Mondello il 12
marzo del 1992 è l’atto numero zero della
guerra allo Stato. Ma è anche un messag-
gio diretto ad Andreotti nel giorno in cui
iniziava la campagna elettorale per le poli-
tiche di aprile. “Il rapporto si è invertito: ora
è la mafia che vuole comandare. E se la
politica non obbedisce, la mafia si apre la
strada da sola”, scrive su La
Stampa Falcone, poche settimane prima di
saltare in aria nella strage di Capaci.
Trattativa, Di Matteo: "Ora c'entra il Berlus-
coni politico. Stato dimostra di non avere
paura di processare se stesso"
Carabinieri e Forza Italia: il nuovo patto
– Nel frattempo i carabinieri del Ros hanno
già tentato di aprire un dialogo con
la Cupola, agganciando Massimo Cianci-
m i n o e u s a n d o i l p a -
dre Vito comeinterlocutore: per questo
motivo Mori, De Donno e Subranni sono
stati condannati per i fatti commessi fino
al 1993. Con la loro condotta hanno
cioè veicolato la minaccia di Cosa nostra
fino al cuore dello Stato. La stessa cosa
che ha fatto Dell’Utri, riconosciuto colpevole
per i fatti commessi nel 1994. Come dire: la
Trattativa tra mafia e Stato la aprirono i
carabinieri, ma la portò avanti e la chiuse il
fondatore di Forza Italia.
Di Matteo: “Sentenza storica” – “Che
la trattativa ci fosse stata non occorreva che
lo dicesse questa sentenza. Ciò che
emerge oggi e che viene sancito è che
pezzi dello Stato si sono fatti tramite delle
richieste della mafia. Mentre saltavano in
aria giudici, secondo la sentenza qualcuno
nello Stato aiutava Cosa nostra a cercare
di ottenere i risultati che Riina e gli altri boss
chiedevano. È una sentenza storica“, è
commento del pm Di Matteo, che ha ab-
bracciato il collega Tartaglia mentre i giudici
leggevano il dispositivo. “La sentenza – ha
aggiunto il pm – dice che Dell’Utri ha fatto
da cinghia di trasmissione tra le richieste
di Cosa nostra e l’allora governo Berlusconi
che si era da poco insediato. La corte
ritiene provato questo. Ritiene provato che
il rapporto non si ferma al Berlusconi im-
prenditore ma arriva al Berlusconi poli-
tico”. “Il verdetto – ha detto in-
vece Tartaglia – dimostra che questo era
un processo che doveva necessariamente
essere celebrato. La procura ha lavorato
bene, svolgendo con serietà e profession-
alità il proprio lavoro. Le polemiche e le
critiche sono state esagerate: ma le ab-
biamo superate”.
Teresi: “Verdetto dedicato a Falcone e
Borsellino” – “Questo processo e questa
sentenza sono dedicati a Paolo Borsellino,
a Giovanni Falcone e a tutte le vittime
innocenti della mafia”, dice invece Teresi,
che ha coordinato il pool per tutta la durata
del processo. “Naturalmente – ha aggiunto
– va analizzato attentamente questo dispo-
sitivo, che in linea di massima conferma la
tesi principale dell’accusa, che ha riguar-
dato l’ignobile scambio, chiamato sem-
plicemente trattativa ma che nascondeva
il ricattodella mafia allo Stato. Ricatto al
quale si sono piegati alcuni elementi delle
istituzioni, contribuendo a far sì che tale
ricatto arrivasse nelle stanze più alte dello
Stato perché venissero riconosciuti alla
mafia benefici indicibili. È un processo
che bisognava fare a tutti i costi. C’erano
delle ipotesi d’accusa, e avevamo il dovere
di procedere. Le carte ci dicono che ab-
biamo lavorato bene e che si trattava solo
di rispondere a esigenza di giustizia e verità
per i fatti accaduti nel paese tramortito dalla
violenza nel 1992 e 1993″.
Trattativa, il legale di Mori: "Sbigottito. Ma
contento...". Quello di Dell'Utri: "Già assolto
per gli stessi fatti"
L’avvocato di Mori: “Non è un giudizio
ma un pregiudizio” – Polemiche, ovvia-
mente, le dichiarazioni degli avvocati difen-
sori. “Aspettiamo di leggere le motivazioni
però è chiaro che 12 anni di condanna la
dicono lunga sulla decisione della corte. C’è
in me un barlume di contentezza, in un
mare di sconforto. Sono contento perché so
che la verità è dalla nostra parte. È un
giorno di speranza. Possiamo sperare che
in appello ci sarà un giudizio, perché questo
invece è stato un pregiudizio“, dice Basilio
Milio, legale di Mori. “Dobbiamo capire
questa sentenza che è inaspettata e in con-
trotendenza con le assoluzioni di Calogero
Mannino e Mori. C’è un periodo per il quale
Dell’Utri è stato assolto che sarebbe quello
precedente al governo Berlusconi, mentre
per l’altro periodo ha riportato una con-
danna estremamente pesante di 12 anni.
Ovviamente è una sentenza che im-
pugneremo”, dice invece Giuseppe Di Peri,
legale del fondatore di Forza Italia. Che per
i giudici è l’intermediario tra i boss mafiosi e
il governo di Berlusconi. Il primo della Sec-
onda Repubblica, nata dopo che era stato
siglato un nuovo patto con Cosa nostra.
Da; Il Fatto ...
MANI POCO PULITELA SCELTA
Quando s’intraprende un percorso
giornalistico, anche se a livello di
volontariato, ci sono poche ma
importanti, condizioni da
agevolare. I profili, in definitiva,
sono: informazione, opinione o
entrambi. L’ultima scelta sembra la
più completa e, spesso, la migliore.
Ma, in linea di massima, si può
prediligere l’informazione o
l’opinione. Nel primo caso, si
avvantaggia l’evento e non se ne
commenta, in toto, gli esiti. Nel
secondo, dopo una presentazione
del fatto, ci si addentra nelle cause
che l’hanno originato. Mettendo, di
conseguenza, in luce i motivi e gli
effetti dell’evento.
A suo tempo, cioè più di
cinquantacinque anni fa, abbiamo
scelto il giornalismo
d’informazione. Non tanto per
sminuire l’importanza per quello
d’opinione. A nostro parere, i fatti
non si modificano col tempo. Le
opinioni, invece, sì. E’ evidente,
però, che chi gestisce l’opinione ha
un campo attivo assai più completo
e variegato.
L’informazione (dove e quando) è
assai meno elastica e,
oggettivamente, limitante. Da
subito, però, abbiamo fatto nostro
il motto: ” informare è un dovere”.
Da oltre mezzo secolo, pur se con
vicendevoli fortune, abbiamo
rispettato questa nostra scelta che
ci ha, comunque, permesso
d’essere testimoni d’eventi che
hanno cambiato l’Italia, l’Europa e
il Mondo.
che sarebbe meno “sfortunato” se
fosse guidato da uomini svincolati da
una politica compiacente.
Quando il compromesso vince sulla
comprensione e una Legge Elettorale
genera confusione, allora c’à da
chiederci se non si stiano spossando le
premesse per un’eventuale ripresa.
La difficoltà a far fronte ai comuni
impegni della vita politica la dice lunga
sulle reali condizioni della Penisola.
E’inutile tentare d’illudere chi ha già
toccato il “fondo”. Le dispute politiche
non hanno mai risolto. Ancora una
volta, fare il Parlamentare resterà un
“mestiere” assai ben remunerato, ma
senza vantaggi concreti per il Popolo
degli elettori anche a causa di una
legge elettorale cervellotica che da
essere rivista.
La “strada” rappresenta un tragitto
che, pur se non necessariamente,
dovrebbe portare a una “meta”.
Diverso significato concreto ha il
termine se si ribalta sul fronte della
politica nazionale. In quest’ipotesi, la
“strada” sembra non essere tracciata
per raggiungere un obiettivo comune.
In questi anni, l’Italia ha subito
mutamenti nella rappresentatività a
tutti i livelli di potere. La “strada”
italiana continua tra i limiti di una crisi
economica che la rende
inadeguatamente percorribile. Se è
vero che non ci sono, al momento,
altre scelte per modificarne il tracciato,
è anche palese che da questo percorso,
perennemente in salita, non se ne
esce. Le elezioni del prossimo marzo
non saranno la panacea di tutti i “mali”
nazionali.
Nessuno, anche il più ottimista, è in
grado di presentare differenti percorsi.
I Partiti, col Nuovo Millennio, hanno
cambiato pelle e, per conseguenza,
anche i loro “ideali” che fecero propri
nel secolo scorso. Il Parlamento, culla
della Democrazia, resta un mercato. Le
concretezze rimangono sempre
marginali e le “grida” soffocano chi,
forse, potrebbe ancora avere qualche
buon principio da proporre.
La questione “Maggioranza” e
“Opposizione” continua a sfumare. Il
raziocinio dei numeri non corrisponde
più a un’univocità d’obiettivi. Insomma,
se l’”Opposizione” s’è dequalificata, la
“Maggioranza” è sulla strada per
seguirne le infauste sorti. La Penisola è
sempre più in balia d’eventi esterni
che, però, condizionano quelli interni.
Ne risulta una realtà alterata nella
quale non è facile, sotto il profilo
dell’obiettività, distinguere il percorso
principale da quelli secondari.
Guidare un Paese, scosso da tante
incertezze, è deprimente; anche per noi
che tentiamo di commentare i fatti del
Bel Paese da oltre mezzo secolo. La
nostra Costituzione è entrata in vigore
il 1° gennaio del 1948. In tempi
successivi ne sono stati aggiornati i
contenuti. Ora, dopo settant’anni di
vita, ne saranno mutati altri. Tutto si
adegua ai tempi; quindi, anche la
nostra Costituzione. Quello che, invece,
ci preoccupa è il profilo di tanti politici
che sono emigrati da un partito a un
altro o, peggio, ne hanno varato dei
nuovi. I contenuti del “Rosatellum”
favoriranno gli scontri.
Non solo, ci siamo stupiti anche per la
fine di formazioni politiche che, nel
bene o nel male, sono state di
riferimento per generazioni d’elettorato
italiano. Le prossime consultazioni
elettorali saranno differenti. Per ora,
preferiamo sospendere la nostra
riflessione; anche perché la ”strada” da
seguire potrebbe mutare ancora. Non
vorremmo “perderci”.
Siamo presenti nella stampa
d’Emigrazione dal gennaio 1963.
Cinquantacinque anni di volontariato
sul fronte dell’informazione; periodo
ragguardevole se si considerano anche
le fisiologiche difficoltà correlate ai
cambi generazionali. Così, abbiamo
cercato di tener conto di chi, italiano
per cittadinanza, è nato e sempre
vissuto all’estero. Una consapevolezza
che abbiamo favorito per estendere
l’utilità di questo mezzo di
comunicazione.
La stampa italiana all’estero ha sempre
cercato d’interpretare la vita della
nostra Comunità nei Paesi ospiti. Siamo
stati testimoni dei cambiamenti che si
sono succeduti e che hanno mutato la
storia del pianeta. Abbiamo assistito al
progressivo calo della Prima
Generazione di Migranti, abbiamo
salutato la nascita della seconda, terza
e quarta. Quest’ultima (dal 1990), tutta
d’impronta cosmopolita, tranne,
appunto, che per la cittadinanza. Essa
rappresenta, quindi, l’ultima
protagonista della Comunità italiana
d’oltre frontiera.
In quest’ultimo decennio, la nostra
collettività all’estero vive una fase di
complesso cambiamento. Abbiamo
rilevato che sta estinguendosi un certo
modo di vivere l’italianità. La realtà che
maggiormente interessa è quella del
Paese in cui si vive e si lavora. In
particolare, è venuto a mancare quello
spirito di militanza che era
preponderante nelle precedenti
Generazioni. L’attuale preferisce essere
spettatrice piuttosto che protagonista
di quanto avviene nella Penisola
d’origine.
Di conseguenza, tutta la stampa
diretta agli italiani all’estero ha risentito
di questa realtà. Se, infatti, si osserva il
panorama dell’informazione indirizzata
alla Comunità italiana nel mondo, lo
“scollamento” è evidente. Anche per
noi è stato più difficile fare
informazione. Con buona volontà,
abbiamo, però, mantenuto la nostra
”linea”. Almeno, ci abbiamo provato.
Del resto, sono state favorite altre vie
di divulgazione e nuove opinioni sui
problemi di una “Patria” ancora nel
cuore, ma, di fatto, più lontana.
Allora, ci siamo chiesti se avesse
ancora senso un’informazione di ritorno
per la nostra Comunità nel mondo. A
dispetto degli aspetti contrastanti,
abbiamo ritenuto di sì. Purchè
s’incoraggi la pluralità delle
testimonianze. Anche se la realtà del
Paese ospite, e la conseguente volontà
d’integrazione, non può essere
trascurata. Essa, però, può coesistere
con le prospettive di quel modo
d’essere italiano che dovrebbe andare
oltre l’aspetto Generazionale.
GENERAZIONI
12 PROPOSTE REA PER GL ITALIANI ALL'ESTERO
Riportiamo di seguito le Proposte REA per gli italiani all’estero riportate nel libro I 7 Bisogni Capi-
tali di imminente pubblicazioni.
In ambito REA un gruppo di giornalisti ed esperti sta elaborando, in collaborazione con l’avvocato
Salvatore Viglia (che da molti anni si occupa di queste problematiche) le seguenti proposte
riguardanti gli italiani all’estero:
01) Promuovere in Italia la conoscenza della storia degli italiani all’estero;
02) Stimolare una politica estera che tenga nella massima considerazione la presenza degli
italiani all’Estero;
03) Valorizzare all’estero non solo la lingua, la cultura e l’arte italiana ma anche gli artisti e
uomini di cultura italiani residenti all’estero;
04) Rafforzare, soprattutto in termini qualitativi, la presenza della rete diplomatica italiana;
05) Concedere agli italiani più poveri e sotto il controllo delle Ambasciate, delle tessere pre-
pagate da utilizzare per l’acquisto di beni prima necessità,
06) Offrire una più efficiente assistenza legale agli italiani arrestati all’estero, in collaborazi-
one con le ONG che già si occupano di questo problema;
07) Incrementare gli accordi di reciprocità con i Paesi esteri per consentire ai cittadini italiani
di votare alle amministrative locali;
08) Limitare i costi, semplificare e accelerare le procedure per la concessione dei pas-
saporti;
09) Favorire la concessione di mutui o garanzie bancarie per l’acquisto di una casa in Italia
(anche in multiproprietà) da parte degli italiani residenti all’estero;
10) Intensificare i riconoscimenti reciproci dei titoli di studio;
11) Incentivare i viaggi culturali, soprattutto per i giovani, da e verso l’Italia.
12) Introdurre il voto elettronico o per posta. Ciò consentirà notevoli risparmi, maggiore tras-
parenza e certezze nelle votazioni, possibilità di scegliere candidati residenti in Italia, au-
mento dei parlamentari interessati all’Altra Italia (dovendo disputare il proprio consenso
anche all’estero)
Marzo/Aprile 2018Marzo/Aprile 2018
Dopo i risultati elettorali che hanno
reso impossibile il varo di un Esecutivo
di “maggioranza”, c’è chi assicura che il
“peggio” sia passato. La notizia, pur se
intercalata da eventi della più
contrastante natura, continua a essere
all’ordine del giorno. In un Paese, com’è
il nostro, d’illusioni non se ne può
permettere più nessuno. Le forze sociali
hanno smarrito la via della
concertazione e la gente, anche quella
più “comune”, non riesce a trattenere
l’amarezza verso una classe politica
inadatta nell’assumere precisi impegni
nei confronti di un Popolo che è ridotto
a subire “tutto”, senza ottenere”nulla”.
Anche quest’anno non sembra
quello”giusto2 per la ripresa nazionale”.
Pure sotto il profilo politico. Oltre gli
aspetti ufficiali, che rispettiamo, ci sarà
poco da “sperare”. La governabilità
resta la prima donna di questo Paese
LE ESTERIORITA’
LA STRADA
Trattativa Stato-Mafia, sentenza storica: Mori e
Dell’Utri condannati a 12 anni. Di Matteo: “Ex
senatore cinghia di trasmissione tra Cosa nostra e
Berlusconi”
Ai vertici del Ros inflitta la stessa pena del fondatore di Forza Italia. Otto anni
a De Donno, ventotto a Bagarella, dodici a Cinà: sono stati tutti riconosciuti
colpevoli di violenza o minaccia a un corpo politico dello Stato. Prescritto
Brusca, assolto Mancino per falsa testimonianza. Otto anni a Ciancimino per
calunnia a De Gennaro. Il pm: "Mentre i giudici saltavano in aria qualcuno
nelle Istituzioni aiutava i boss a ottenere i risultati chiesti da Riina"
Pagine 12Paginea 5 Britalyca News Londra Britalyca News Londra
Risico siriano
In Siria si stanno giocando tante par-
tite: quella tra Trump e Putin, con As-
sad in mezzo e quella tra Israele e Iran.
Partite dall’esito incerto e dalle al-
leanze variabili. A qualche giorno dal
nuovo azzardo americano dopo gli at-
tacchi in Libia e Iraq, sono in molti a
riesaminare le posizioni delle Russia,
ad esempio. Bernard Guetta che su
Internazionale non ha dubbi sulle colpe
chimiche di Assad, annota che «due
alleati del regime hanno preso le dis-
tanze da Damasco. La Russia lo ha fatto
evitando di contrastare gli attacchi occi-
dentali. La Turchia lo ha fatto spingen-
dosi fino ad approvare l’operazione, per-
ché sconvolta dall’utilizzo di armi
chimiche fatto con l’implicito sprezzo di
qualsiasi compromesso». La Turchia di
Erdogan ‘sconvolta’ per i gas, non è
molto convincente, ma resta il messag-
gio certamente diretto ad Assad e agli
iraniani. Che da subito sono operativi
verso Deir ez-Zour verso il fronte a Est
dell’Eufrate e i campi petroliferi.
L’America in Medio Oriente?
Nikki Haley, rigida ambasciatrice Usa
alle Nazioni Unite, alla tv filo Trump
Fox News, afferma che le truppe ameri-
cane rimarranno in Siria fino a quando
non verranno raggiunti i tre obiettivi
previsti. Mai più armi chimiche per darsi
un tono umanitario, sconfiggere lo
Stato islamico a cancellare diversi
‘aiutini’ equivoci del passato, tre, la
ragione strategicamente vera, monito-
rare da vicino le mosse dell’Iran. Per
Trump la Siria non è strategica, ma
strategica è la partita aperta l’Iran ne-
mico e con la Russia di Putin con cui si
potrebbe anche trattare. Seguito dei
bombardamenti, il blocco degli esperti
internazionali dell’Opac per verificare
se a Douma siano state effettivamente
utilizzate armi chimiche. Consueto
scambio di accuse Londra e Washing-
ton contro Mosca e Damasco, mentre
la Tass, spiega che il ritardo “è dovuto
agli effetti dell’attacco condotto dagli
Usa e dai loro alleati”.
Protagonisti e comprimari
Trump non può e non vuole essere
tagliato fuori o comunque relegato in
seconda fila nella futura ‘Yalta mediori-
entale. Accertata l’assenza dell’Europa,
gli altri protagonisti in campo, tutti a
convenienze diverse e alleanze incerte.
Israele innanzitutto: un alto funzionario
militare di Tel Aviv ha confermato al
New York Times il raid aereo della
scorsa settimana su una base militare
siriana. Secondo quanto riferito da
questa fonte al giornalista del NYT, è la
prima volta di un attacco diretto a strut-
ture militari e soldati iraniani. Una sotto-
lineatura minacciosa. Il raid sulla base
aerea T-4 vicino a Palmira, nel centro
della Siria, dopo che l’Iran ha lanciato a
febbraio un drone (carico di esplosivo
l’accusa) nello spazio aereo israeliano.
La prima volta, direttamente tra Iran e
Israele, e non per delega, E ciò non
promette nulla di buono. Il titolo del
NYT a far paura. «La vera prossima
guerra in Siria: Iran contro Israele».
Come accade in questo esordio del
terzo millennio per i profughi africani,
anche i nostri espatriati in successive
fasi storiche, coincidenti con crisi
economiche epocali, hanno cercato
lavoro e fortuna sopportando disagi,
discriminazioni, ghettizzazioni, prima
di omologarsi ai Paesi ospitanti e di
integrarsi completamente, fino ad
occupare ruoli istituzionali di massimo
livello, posizioni preminenti nei campi
della scienza, dell’arte,
dell’imprenditoria.
Chi guarda lontano sa che nel tempo il
fenomeno riguarderà anche l’Italia, in
generale l’Europa. Già adesso il popolo
dei migranti contribuisce con un
apporto interessante alla nostra
economia e, dato non irrilevante,
rallenta la tendenza all’invecchiamento
degli italiani, con la nascita dei suoi
figli. Già tanti immigrati, specialmente
africani, sono inseriti nel sistema
italiano del lavoro - molti in condizioni
disumane -, frequentano le nostre
scuole, lavorano nelle nostre fabbriche
e in molti casi si adattano a svolgere
mansioni che i nostri connazionali
rifiutano perché gravosi o mal
retribuiti.
Goffredo Palmerini sta dalla loro parte,
consapevole della dimensione mondiale
del fenomeno e dei tanti abruzzesi
emigrati. L’autore del volume “L’Italia
nel cuore” è un personaggio di
straordinaria poliedricità e di
sorprendente universalità. Potrebbe
apparire secondario, ma per chi come
me si occupa di comunicazione, i dati
che sto per citare hanno il carattere
dell’eccezionalità. Pensate che per
promuovere questo incontro, il
comunicato stampa da lui redatto è
stato pubblicato da 20 testate, di cui
una argentina e una brasiliana. Altre
particolarità: “L’Italia nel cuore” ha
ricevuto 58 recensioni internazionali
nei seguenti Paesi: Argentina 3,
Australia, Brasile 3, Canada 6, Cile,
Danimarca, Germania 2, Lussemburgo
3, Messico, Perù, Polonia, Repubblica
Dominicana 2, Spagna 2, Stati Uniti 10,
Sud Africa, Svezia, Svizzera 3, Uruguay
2, Venezuela 11. E ancora da 11 testate
on line italiane, 37 abruzzesi, da 9
agenzie di stampa internazionali, 4
quotidiani, 7 periodici.
Questi dati rivelano antica e attuale
contiguità dell’opera di Palmerini con il
tema dell’emigrazione, di cui è uno
stimato operatore internazionale e
sottolineano le relazioni culturali che
intrattiene con personalità di spicco in
Paesi come gli Stati Uniti, l’Argentina,
il Brasile, il Canada, il Venezuela, terre
di grandi flussi migratori degli italiani.
Avrei voglia di citare con Palmerini
tutti gli uomini e le donne abruzzesi
raccontate dall’autore del volume
“L’Italia nel cuore”, soggetti di una
folta e prestigiosa rappresentanza
all’estero, ma occorrerebbe ben altro
spazio per non dimenticare alcuni degli
innumerevoli scrittori, musicisti,
scienziati, esponenti di istituzioni
internazionali e persone semplici che
hanno acquisito meriti speciali in tutti i
campi, per generosità, altruismo,
competenze.
Goffredo Palmerini, lo testimonia la
sua biografia, è come dicevo una
personalità poliedrica. Ha rivestito
incarichi amministrativi per la città
natale, L’Aquila, da assessore e vice
sindaco, poi si è affermato come
scrittore e giornalista. Ha pubblicato i
libri “Oltre confine”, “Abruzzo Gran
Riserva”, “L’Aquila nel mondo”,
“L’Altra Italia”, “L’Italia dei sogni”, “Le
radici e le ali” e questo imponente
“L’Italia nel cuore”. Per l’attività
letteraria e di giornalista ha ricevuto
numerosi riconoscimenti. Di recente il
Premio internazionale di giornalismo
“Gaetano Scardocchia” e il Premio
“Maria Grazia Cutuli”. In passato
Palmerini è stato insignito del
prestigioso Premio “Nelson Mandela”
per i diritti umani. Come ho accennato,
è un apprezzato studioso di migrazioni,
autore e componente del Comitato
scientifico del Dizionario enciclopedico
delle migrazioni italiane nel mondo. Se
merita un titolo aggiuntivo, è quello
globale di ambasciatore dell’Abruzzo
nel mondo.
Due colte presentazioni introducono il
lettore a “L’Italia nel cuore”. Scrive
Luisa Prayer, musicista di fama su
Palmerini: “E’ innamorato delle storie
che racconta, delle persone che
incontra, perché capace di una
meravigliosa disposizione interiore,
aperta, disinteressata, pronta a gioire
dei successi dei protagonisti dei suoi
reportage”. Carla Rosati, docente
universitaria, dice nella Prefazione:
“Palmerini, in questo suo ultimo
lavoro, ci prende per mano e ci
accompagna in giro per il mondo…ci
fa attraversare la sua terra…descrive
paesaggi magici…annota con finezza
di scrittura sensazioni ed emozioni”.
Il libro presentato a Napoli nello Spazio
eventi dell’editore Guida, preceduto da
una nota dell’autore, propone 60
capitoli e in appendice 9 scritti di
autorevoli recensori. Per avere un’idea
seppure approssimativa – ma il libro va
letto con l’attenzione che merita – cito
il numero sorprendente di nomi
elencati da Palmerini in uno degli
indici: sono 320 le persone che fanno
parte della sua narrazione. Un capitolo
speciale del volume porta il lettore negli
Stati Uniti, dove l’autore incontra
personalità abruzzesi affermate in tutti
i campi della cultura e della scienza e
dov’è conservata la memoria delle
migrazioni italiane di cui musicisti,
medici, ricercatori e amministratori
italo americani sono discendenti.
Noi napoletani andiamo fieri degli
innamoramenti per la nostra città,
raccontata dai grandi viaggiatori come
Goethe, da musicisti di fama.
Riconosciamo alla nostra gente
eccellenze che si sono affermate nel
mondo: poeti, scrittori, drammaturghi.
Ricordiamo a chi considera le criticità di
Napoli che tra la fine dell’Ottocento e gli
inizi del secolo successivo la città poteva
esibire oltre cento primati in tutti i campi
dell’economia, delle scienze, delle arti.
L’operazione di Palmerini somiglia, per
l’Abruzzo, a questo genere di
riconoscimenti, che nella stagione attuale
si manifesta con lo straordinario merito
dell’accoglienza ai migranti, della
negazione di ogni forma di razzismo, di
una forte e sentita solidarietà.
L’opera complessiva a favore delle
emigrazioni di Palmerini svela, in
parallelo con Napoli, il ruolo
dell’Abruzzo, della terra provata dalle
catastrofi naturali, di un’umanità per
questo temprata, tenace, intraprendente.
E stimola il desiderio che si moltiplichino
le iniziative come “L’Italia nel cuore”, per
ciascuna delle venti regioni del Paese.
Mi piace concludere con una annotazione
sulla ricchezza della documentazione
fotografica del volume e, da giornalista,
con due domande all’autore. Quale futuro
per le aree dell’Italia centrale colpite più
volte nel tempo dal terremoto e quali
garanzie che la ricostruzione, dov’è
possibile, avvenga con sistemi
antisismici, con piena trasparenza degli
appalti. In altre parole, cioè, come
vigilano gli abruzzesi sulla loro terra?
Vigiliamo, risponde Palmerini, e non c’è
motivo per non credergli.
*Luciano Scateni, giornalista
professionista, scrittore, pittore, vive e lavora
a Napoli. È stato sindacalista della CGIL e, nel
1975, addetto stampa del sindaco di Napoli
Maurizio Valenzi, caporedattore del
quotidiano “Paese Sera” responsabile
dell’edizione della Campania. In Rai, dal 1980
ha ricoperto i ruoli di caposervizio, di inviato,
radio-telecronista e, per tredici anni, di
conduttore del TG3 Campania. Collabora fin
dalla fondazione del periodico “La Voce della
Campania”, “Voce delle Voci” e con la testata
on line Goldwebtv, Ha pubblicato i
volumi Violenze e dintorni (ed. L’altra
Napoli), Io comunista (ed. L’altra
Napoli), Diciassette (edizioni Lo Stagno
incantato), L’ospitalità tollerata
(Associazione J.E. Masslo), Racconti
minimi (Edizioni Elio De Rosa), Su e giù con
la morte (ed. Alessandro Polidoro), Di
vecchiaia non si muore (ed. Eracle) e per le
edizioni Intra Moenia: Amore e/o
Morte, Ferri
vecchi, Scugnizzi, Comunicare, Vite
disobbedienti, Napoli nel tempo, L’Italia
inedita di un secolo fa. Per le edizioni Kairos
ha pubblicato i romanzi noir Ninì Santagata,
commissario per caso, Le disavventure di
Santagata, Giù la testa. Per le edizioni
Polidoro Su e giù con la morte e per le
edizioni Guida/Kairos La tomba profanata.
Ha esposto quadri e disegni in numerose
mostre personali e collettive.
***
“L’Italia nel cuore” di Goffredo
Palmerini (One Group Edizioni, 2017) è
stato presentato a Napoli il 23 febbraio
2018 presso lo Spazio Eventi
dell’editore Guida. All’incontro,
moderato da Regina Resta, presidente
Verbumlandiart, sono intervenuti
portando il saluto l’ospite, Diego
Guida, e Annella Prisco, presidente del
Centro Studi Michele Prisco. Sono
seguiti gli interventi dei relatori Carlo
Roberto Sciascia, critico d’arte, Salvo
Iavarone, presidente ASMEF, Luciano
Scateni, giornalista e scrittore, e
l’autore. Quello qui pubblicato è il
contributo che Luciano Scateni ha
svolto nel corso dell’evento di
presentazione.
NAPOLI – “L’Italia nel cuore”, per
un napoletano quale io sono, evoca le
corrispondenze, i racconti dei grandi e
illustri viaggiatori dell’Ottocento e del
primo Novecento, attratti dal fascino di
Partenope, del suo passato, di
superfetazioni greche, romane, di
dominazioni che la città ha inglobato
senza perdere la sua storica specificità.
Il ponderoso volume firmato da
Goffredo Palmerini suscita anche
invidia per non poter esibire di Napoli,
ma non l’ha fatto ancora, altrettanta
dovizia di personaggi ed eventi
incolonnati in grandi numeri che li
includano strutturalmente.
“L’Italia nel cuore” è come un inno
nazionale al merito del Paese, alla
solidarietà, all’accoglienza dei migranti,
al sentimento collettivo che, fatta
eccezione per minoranze intolleranti,
ha origine nella memoria delle nostre
migrazioni nel mondo. L’Italia è
legittimamente orgogliosa, esempio di
generosa accoglienza dei migranti
costretti a lasciare le loro terre
martoriate da guerre sanguinose, feroci
tirannie, da fame e quasi nessuna tutela
sanitaria. Non c’è possibile confronto
con il resto dell’Europa e l’estremo
opposto è il filo spinato srotolato lungo
i confini di Paesi membri che non fanno
nulla per meritare l’accoglienza nella
Comunità e le risorse ricevute dalla Ue:
Ungheria, Polonia, in parte l’Austria.
A chi in Italia partecipa alla gara
dell’espulsione dal nostro Paese e la
quantifica in mezzo milione,
seicentomila migranti, la storia ha il
dovere di ricordare il numero di
connazionali emigrati in fasi successive
dal Paese economicamente in
ginocchio: sono milioni e milioni, quasi
30 in cento anni. Non meno
convincente dovrebbe essere il dato
dell’ultimo censimento degli italiani
che oggi vivono in altri Paesi. Sono
quasi 5 milioni - Rapporto Italiani nel
Mondo 2017, Fondazione Migrantes -,
beninteso quelli che conservano la
cittadinanza italiana ed hanno diritto al
voto. Il numero più alto in Argentina,
poi nell’ordine in Germania, Svizzera,
Francia, Brasile, Belgio, Stati Uniti,
Regno Unito, Canada, Australia, per
fermarci ai primi dieci. Ma la vera
dimensione degli italiani emigrati e
oriundi è ben più rilevante del dato
riferito alla cittadinanza, stimata
attualmente intorno agli 80 milioni.
Per la maggior parte si tratta di
eccellenze che il mondo accoglie e
valorizza. In passato hanno contribuito
all’esodo il Veneto, l’Abruzzo, le regioni
del Sud, principalmente Sicilia e
Campania, territori economicamente
arretrati.
Siria bersaglio e le guerre attorno
“L’ITALIA NEL CUORE” PRESENTATO A NAPOLI
Annotazioni e impressioni di lettura sul libro di Goffredo Palmerini
Di Luciano Scateni
Marzo/Aprile 2018Marzo/Aprile 2018
Da un lato Usa e Russia, con il destino di Assad in mezzo. Dall’altro
Israele vs. Iran, ad altissimo potenziale di escalation. Israele, Stati
Uniti e Arabia saudita per il seguito della guerra che resta in Siria, in
attesa di Libano ed Hezbollah.
Di Remocontro17 aprile 2018
Aveva fotografato qualcosa che non
doveva?
Stava documentando con la sua macchina
fotografica le sofferenza dei migranti lungo
la rotta balcanica, ai confini innevati tra Ser-
bia e Croazia, verso la speranza della Ger-
mania. Fotografie per la mostra «Exodos –
rotte migratorie, storie di persone, arrivi,
inclusione», un progetto organizzato dalla
Regione Piemonte. Ora, quando tonerà
libero, potrà anche testimoniare di una
galera serba e della strane procedure
giudiziarie, saldo rivelazioni a sorpresa.
Dall’agenzia Ansa. «Il fotoreporter italiano
Mauro Donato è stato arrestato venerdì 16
marzo in Serbia con l’accusa di rapina ag-
gravata ai danni di tre giovani migranti af-
ghani. Piemontese, 41 anni, al momento del
fermo si trovava nel villaggio di Sid, al con-
fine con la Croazia, dove stava svolgendo
un reportage sulla rotta balcanica dei pro-
fughi assieme ad un altro fotografo italiano,
Fotoreporter italiano, galera in Serbia con accuse ridicole
Andrea Vignali».
«Sulle ragioni dell’arresto di Donato ci sono
ancora diversi punti da chiarire. A quanto si
apprende, il fotoreporter è accusato dalla
procura serba di aver ferito con un’arma da
taglio i tre giovani afghani nel tentativo di
rapinarli. Ma gli stessi presunti aggrediti
hanno già ritrattato. Quanto alle condizioni
carcerarie, una fonte diplomatica in Serbia
ha smentito all’ANSA che Donato si trovi in
isolamento in un carcere di massima
sicurezza, come riportato da alcuni organi
di stampa. Il fotoreporter si trova nella
prigione di Sremska Mitrovica, città a ovest
di Belgrado non lontana dal confine serbo-
croato».
Chi è Mauro Donato
«Conosciamo Mauro come un professioni-
sta serio, impegnato da tempo a documen-
tare la sofferenza della centinaia di migranti
bloccati sulla ‘Balkan Route’», testimoniano
il sindacato dei giornalisti, Associazione
Subalpina e Federazione nazionale della
Stampa italiana. Pressioni diplomatiche di
sempre, Farnesina e Ambasciata di Bel-
grado, ma preoccupati sospetti su cosa la
incredibile vicenda potrebbe nascondere da
parte serba. O clamoroso inciampo da stu-
pida arroganza di qualche funzionario pub-
blico, o altro da nascondere? Il racconto di
quel poco che si sa, sulla pagina Facebook
di Mauro Donato scritta da un amico.
«L’accusa è di aggressione aggravata per
rapina ai danni di tre profughi afghani o
iraniani per una somma di circa 300 dinari
(meno di 3 euro). Da come si legge su “La
Repubblica”, Mauro avrebbe aggredito e
ferito 3 migranti in un capannone abbando-
nato che funge da centro accoglienza tem-
poraneo».
«Le tre vittime della rapina avrebbero
inizialmente riconosciuto in Mauro il loro
aggressore in base alla fotocopia della
carta di identità in possesso delle autorità
locali (ottenuta nel momento del passaggio
della frontiera tra Serbia e Croazia). Questa
foto, vecchia di 8 anni, risulta però molto
diversa dall’aspetto attuale di Mauro. Pro-
prio per questo, grazie anche ad un con-
fronto all’americana, l’accusa verso di lui è
caduta».
Dalla sua pagina facebook
Strani inquirenti tra Vukovar e Novi Sad
Una rapina per pochi spiccioli, neanche tre
euro, e due feriti, uno con sei coltellate
all’addome. La polizia ha fermato il foto-
grafo italiano dopo un’indagine sommaria:
due vittime hanno riconosciuto Donato nella
fotografia della sua carta di identità, fotoco-
piata giorni prima durante un controllo alla
frontiera. L’immagine sul documento, scat-
tata otto anni fa, da tempo però non corris-
ponde all’attuale aspetto del reporter. A dis-
colpa di Donato la testimonianza di Vignali e
quella del terzo rapinato che hanno smentito
categoricamente il coinvolgimento del foto-
grafo nell’aggressione. Per sei giorni –
nonostante l’intervento dell’ambasciata ital-
iana a Belgrado e l’insistenza dell’avvocato
difensore – il tribunale si è rifiutato di ascol-
tare le prove a discolpa del fermato.
Due dei tre aggrediti l’avrebbero poi
scagionato completamente, affermando ad-
dirittura di “averlo conosciuto e apprezzato
proprio come fotografo impegnato a docu-
mentare i loro problemi“. Le vittime dell’ag-
gressione avrebbero inoltre parlato di un
gruppo di “sei persone di origine iraniana con
passaporto italiano” (fonte: ilmanifesto.it).
Oltre a questo, ci sarebbero anche le testi-
monianze di Andrea Vignali e dell’albergatore
che lo ospitava nei giorni dei fatti. Tutto
questo, purtroppo, non è bastato per la scar-
cerazione immediata.
Oggi, sette giorni dall’arresto le cui ragioni
destano molti e legittimi sospetti, l’udienza
della comoda magistratura di Sremska Mi-
trovica, piccola città di passate glorie imperi-
ali addirittura romane, l’antica Sirmio, resi-
denza imperiale dell’Impero sotto Galerio,
sulla riva della Sava che ancora evita il
vicinissimo Danubio. Una brutta pagina di
storia giudiziaria che -salvo segreti non sve-
lati- offende prima di butto la Serbia. Ma per
ora Belgrado tace.
Pagine 11 Comunicati PalmeriniPaginea 6 Britalyca News LondraBritalyca News Londra
"Hanno ammazzato compare Turiddu" è il
grido che sempre conclude la "Cavalleria
rusticana"; ma è come arrivare a questo
grido che fa la differenza. La messa in
scena che abbiamo visto a La Monnaie di
Bruxelles segna a nostro avviso una pietra
miliare su questo come. Mettere in scena
un'opera verista non è semplicissimo, e
Cavalleria rusticana, come l'ormai consoli-
dato pendant "I pagliacci" sono una sfida
non da poco. Nell'immaginario collettivo
degli appassionati d'opera Cavalleria e
Pagliacci sono una coppia di fatto, ma la
regia de la Monnaie ci fa capire quanto
siano legate facendo comparire nell'una
personaggi dell'altra opera, creando così
una idea di contemporaneità e di collega-
mento fra le due vicende: è una idea bella,
che ci aiuta nella comprensione: del resto
l'atmosfera, il paesino siciliano, il contesto
sociale, le forti passioni sono le stesse; non
a caso Pagliacci è nato come complemento
di Cavalleria Rusticana quando, passato
l'entusiasmo iniziale, si capì che un'ora e un
quarto d'opera non erano sufficienti perché lo
spettatore pagasse il biglietto. Semplice,
misurata, leggibilissima, ricca oltre ogni limite
questa messa in scena non fa perdere un
grammo della dirompente potenza sentimen-
tale ed emozionale delle due opere. Evelino
Pidò il direttore d'orchestra, e Damiano Mi-
chieletto, regista, coadiuvati da Paolo Fantini,
scenografo e da Carla Teti, costumista, hanno
messo in atto una macchina perfetta, senza
una sbavatura; un almalgama vellutato che
incanta e che sembra frutto di una sola mano
e in cui i cantanti e il coro si muovono come
attori consumati, con una voce che segue le
melodie della direzione musicale e che nello
stesso tempo è parte credibile di una recitazi-
one: magia del teatro, rendere credibile
un'azione dove i soggetti invece di parlare
cantano!
Un risultato corale straordinario: anche nella
messa in scena odierna la coralità verista va
a segno.
Altri meglio di me hanno lodato il talento del
direttore musicale, che ha lavorato sull'edizi-
one più vicina a quella voluta dallo stesso
Mascagni, e ha saputo rendere al massimo
quell'arco drammatico che senza interruzione
dall'ouverture ci porta al gesto finale del de-
clamato "hanno ammazzato compare
Turiddu". La regia ha saputo tradurre in
movimenti l'arco drammatico musicale, e ci
ha fatto vedere attraverso la recitazione e il
movimento quello che ci raccontava la mu-
sica, come i segni lasciati dal sismografo che
traducono in rapporto grafico le oscillazioni
della terra. La Monnaie a mio parere ha
disegnato un modello di come si mette in
scena il quasi-dittico Cavalleria rusticana /
Pagliacci, sgomberando il campo da modern-
ismi/sperimentalismi egoici o da, mi si per-
doni l'orrendo termine, 'crudismi', ossia rap-
presentazioni di un reale disseccato e arido,
privato della sua componente spirituale.
La Monnaie ci ha regalato una Sicilia molto
vicina a noi e molto lontana, un po' oggi e un
po' medioevo, come nella realtà è, con una
attualizzazione che rende il tutto molto più
vicino a noi ma lo lascia avvolto in una patina
di passato che non lo allontana troppo dal
tempo di Mascagni e di Leoncavallo; e qui ha
lavorato la bravura della costumista, con
abiti/ miracolo moderni ma senza tempo;
vedere arrivare Alfio /Dimitri Platanias in una
Giulietta rossastra per me siciliano è stato un
colpo al cuore: io quel tipo Alfio lo ricordo
nella mia adolescenza e realmente aveva la
Giulietta e realmente indossava quel vestito,
metallizzato come la sua Giuletta! me lo ri-
cordo con la sua arroganza, la sua igno-
ranza, la sua supponenza del soldo, la sua
volgare esibizione dei doni portati ai parenti
poveri e la sua morale immorale di tracotante
carrettiere che gli fa ergere a Destino la sua
misera personale giustizia.
Perfetto il Turiddu creato dalla regia (Teodor
Ilincai/Leonardo Caimi), che fa percepire allo
spettatore i danni creati dall'eccesso di tes-
tosterone prodotto per causa e colpa del fas-
cino irresistibile di Lola/Josè Maria Lo
Monaco: gli spettatori hanno percepito per-
ché gli ormoni di Turiddu si sono smossi
facendogli perdere la bussola: sensuale,
calda, sinuosa, quel "fior di giaggiolo" ci
ha sedotti e catturati, tutti avremmo voluto
essere Turiddu. Abbiamo apprezzato la
Santuzza/Alex Penda ma adorato la San-
tuzza/Eva Maria Westbroek: potenza di
voce e timidezza di corpo, ha saputo ren-
dere magnificamente il disagio della in-
adeguatezza nel confronto con la prorom-
penza di Lola; ci ha commosso Lucia, vera
madre siciliana (Elena Zilio, che è di Bol-
zano!) che ci ha saputo far vedere, teatro
nel teatro, l'attesa del dramma visto dagli
occhi della madre, con le sue domande
che scrutano le mezze risposte, con l'an-
goscia di chi pre-sente ma nulla può fare
per modificare il corso di un destino che
spazza le vite con la forza di un fiume in
piena.
Anche in Pagliacci canto e recitazione
sono un tutt'uno; Leoncavallo è un grande,
ma non all'altezza di Mascagni: c'è una
'nervosità in Pagliacci, una sorta di 'non
finito' musicale che crea nello spettatore/
ascoltatore una sensazione di sofferenza
che forse però aiuta la percezione del
dramma passionale in atto. In Pagliacci
troviamo un formidabile episodio di teatro
nel teatro che il regista ha messo in scena
dandogli una potenza indimenticabile; e
qui risaltano il perfido zoppo Tonio / Scott
Hendricks e lo stravolto dalla passione
Canio/Carlo Ventre ma incanta Nedda/
Aihoa Arteta, eroica nel suo tacere fino
all'ultimo il nome dell'amato per proteg-
gerlo dalla furia omicida di Canio; ma oltre
ogni cosa ci ha incantato il coro, vero
protagonista dell'opera: è il coro che ha
sostenuto e appoggiato, passo dopo
passo, l'arco drammatico dell'opera e che
ha reso concreta e tangibile la coralità
verghiana; prosit al nostro grande Martino
Faggiani, che tiene alta la bandiera del
talento musicale italiano.
Giovanni Chiaramonte
Bruxelles, a La Monnaie una Cavalleria Rusticana / Pagliacci di corale toccante grandezzaTRAGEDIA NEL MANTOVANO
Pegognaga,
marito e moglie si
impiccano sotto gli
occhi della figlia di
sei anni
Per gli investigatori si tratterebbe di un doppio
suicidio. A fare la tragica scoperta è stato il
nonno della piccola, che presentava sul collo
alcuni lividi
Li hanno trovati impiccati sulle scale di casa. Si sareb-
bero tolti la vita assieme, almeno questa è la prima
ipotesi degli investigatori. Davanti alla loro figlioletta,
una bambina di sei anni ora ricoverata all’ospedale di
Mantova. L’uomo aveva 35 anni, la moglie 27, entrambi
originari del Punjab, in India. Sono morti giovedì nella
loro casa nelle campagne di Pegognaga, nel Basso Man-
tovano. Li ha trovati il padre della donna, arrivato da
Parma, forse allarmato perché, dal pomeriggio, la figlia
non rispondeva al telefono. La bimba, che nelle prossime
ore sarà sentita dai carabinieri e da una psicologa, è sotto
choc e ha segni sul collo, come se i genitori, avessero
cercato di uccidere anche lei. Da otto anni, l’uomo la-
vorava con il fratello maggiore di tre anni in un alle-
vamento di vacche per la produzione di Parmigiano Reg-
giano. Un lavoro pesante, che richiede sacrifici, ma che
consente di vivere in modo dignitoso. Anche perché abi-
tava con moglie e figlia in una casa di proprietà
dell’azienda per cui lavorava, ora sotto sequestro. Chi
conosceva la coppia esclude che all’origine del gesto
possano esserci motivi economici. Anche per il titolare
dell’allevamento la tragedia è inspiegabile: «Sono scon-
volto». L’immigrato indiano aveva telefonato nel primo
pomeriggio di giovedì per avvisare che non sarebbe an-
dato al lavoro perché doveva portare la moglie dal med-
ico. Poi più nulla. «Era una brava persona — racconta
l’imprenditore — mai una disattenzione, uno sgarro, non
faceva mai la voce alta». Esclude anche problemi di sa-
lute: «Ce ne saremmo accorti». Ora la preoccupazione è
Marzo/Aprile 2018 Marzo/Aprile 2018
- In uno scritto del 1986 l'allora cardinale
Joseph Ratzinger, alla domanda “Che cosa
minaccia oggi la democrazia?” rispondeva,
con profetica lucidità: “C'è innanzitutto la
incapacità di fare amicizia con
l'imperfezione delle cose umane: il
desiderio di assoluto nella storia è il nemico
del bene che è nella storia”. Il professor
Ratzinger intendeva mettere in guardia
rispetto alla tendenza a quell'utopia
secondo la quale il passato sarebbe da
considerare “una storia di non libertà […] e
che finalmente ora, o tra poco, si potrà o si
dovrà costituire la società giusta”. Voleva
altresì ricordare che “né la fede né la
ragione sono in grado di prometterci un
mondo perfetto”.
Da queste premesse consegue che il futuro
della democrazia pluralistica che abbiamo
conosciuto nel mondo che chiamiamo
“occidentale” e l'esito dell'impegno
finalizzato alla promozione umana e
sociale, molto dipenderanno da una
coraggiosa riappropriazione dell'idea di
imperfezione delle cose umane, e dal non
considerare acquisiti una volta per tutte i
valori di libertà e giustizia che sono alla
base della democrazia liberale. Per il futuro
occorrerà giudicare la moralità dei
programmi politici alla luce di queste verità,
che una visione disincantata della storia ci
mostra.
Ad uno sguardo non superficiale non può
sfuggire che i pericoli testè denunciati non
si scongiurano semplicemente agendo sul
terreno della politica in senso stretto. Molto
dipenderà da qualcosa che viene prima
della politica, la quale recepisce ciò che
“sguazza” nella società. E' illusorio e
fondamentalmente irrazionale pensare che
le patologie sociali che si manifestano nella
politica si curino con la sola politica. E' sul
terreno culturale, cioè dei valori morali, che
bisogna lavorare a fabbricare la medicina.
C'è bisogno che la politica recuperi una
piena coscienza di valori e di limiti,
altrimenti, in questo nostro villaggio globale,
la democrazia pluralistica, che non è da
considerare un traguardo acquisito una
volta per tutte, rischierà di apparire una
scatola vuota, pronta ad essere sacrificata
sull'altare della competitività economica.
La democrazia liberale è il miglior sistema
di rappresentanza politica, ma necessita
perennemente di un supplemento d'anima,
che non sempre c'è. Siamo tutti ogni giorno
sballottati tra un sentimento e l'altro, tra una
mezza informazione e una disinformazione,
a tutti i livelli. Ci appare estremamente
arduo distinguere il grano dal loglio: la
cattiva informazione si diffonde a macchia
l'olio, e la buona politica, anche quando c'è,
pare non godere di buona stampa. Le
cronache recenti della politica, italiana e
non solo, ci disegnano un quadro in cui le
esigenze della propaganda sembrano
prevalere sul bisogno di un sano realismo,
e quelle della demagogia su quelle di una
educazione civica e di una pedagogia di
fondo che sempre dovrebbero presiedere al
gioco democratico.
La prima cosa da fare, da parte di ogni
persona di buona volontà, è quella di
adottare un atteggiamento che equivale
anche ad una misura di igiene mentale:
attuare una continua opera di
discernimento, giudicare i protagonisti della
scena pubblica e i fatti di rilevanza politica e
sociale per come sono realmente e per gli
effetti ragionevolmente prevedibili sulla
base di una coscienza formata ed
informata, combattendo la tendenza a
giudicare “per partito preso”. La seconda
cosa consiste nell'impegno a porre in
essere delle buone regole d'ingaggio e di
condotta, dei meccanismi interni ai partiti e
alle istituzioni pubbliche e private - non
esclusi i mezzi di comunicazione di massa -
che possano fungere da camera di
decompressione delle passioni, e che
facilitino il riconoscimento di meriti,
competenze e credibilità degli attori politici.
Bisognerà poi pensare ad integrare la
rappresentanza politica con istanze sociali
immediatamente riconoscibili, secondo
metodi e forme tutte da studiare.
Alla luce della lezione del presente, c'è poi
da avere coscienza del fatto che, quale che
sarà la direzione che i governanti
sceglieranno volta per volta nel “guidare la
macchina”, sia cioè che si sceglierà la via
neo-liberista, sia che ci si orienterà verso la
neo-socialdemocrazia, sempre si dovranno
adottare adeguate misure di protezione
sociale per tutti quei cittadini che la vita o la
contingenza economica avrà svantaggiato.
Compiti, questi indicati, di non facile
realizzazione. Bisogna tuttavia provarci.
Non è sufficiente invocare organismi
sovranazionali, che rischiano di apparire più
un ostacolo che una risorsa. L'esito delle
recenti elezioni, a mio modesto parere,
denuncia, tra l'altro, la mancanza di queste
garanzie preventive. E' attorno a queste
esigenze pre-politiche che si dovrebbe
provare a costruire una nuova élite culturale
che si impegnasse a creare le premesse
per una riformulazione delle regole della
convivenza sociale prima ancora di quelle
delle istituzioni politiche. Sono infatti in
gioco l'avvenire della società e della stessa
democrazia liberale.
PER UNA DEMOCRAZIA DEI VALORI
Una riflessione sempre...attuale
di Giuseppe Lalli
Ragazzo in ospedale al limite del
coma etilico.
Allarme binge-drinking
Rischiare la vita a 14 anni per l'abuso di alcol. L'ul-
timo caso ha riguardato un ragazzino della provin-
cia di Alessandria, portato in ospedale al limite del
coma etilico dopo avere bevuto abbondanti quantità
di rum durante una serata con gli amici. Prima di lui,
lo scorso gennaio, un'altra quindicenne, a Roma, è
stata ricoverata in gravi condizioni sempre dopo
una 'abbuffata' di alcolici. E non si tratta di casi iso-
lati: il fenomeno, avvertono gli esperti, è infatti in
preoccupante aumento.
Nel caso del quattordicenne, a chiamare il 118 è
stata la mamma. Le condizioni del ragazzo,
riferiscono alla centrale operativa, "erano quasi al
limite del coma etilico con un principio di ipotermia.
Non sembra comunque in pericolo di vita". Ma
l'abuso di alcol, nel caso di ragazzi giovani e ado-
lescenti, può avere effetti devastanti portando a
complicanze gravi e danni irreversibili fino, in alcuni
casi, anche alla morte. L'alcol, spiega il gastroen-
terologo e direttore del Centro per i disturbi da uso
di alcol del Policlinico Agostino Gemelli di Roma,
Giovanni Addolorato, "ha infatti un effetto tossico
sugli organi, in particolare negli adolescenti: l'organ-
ismo dei giovani adolescenti, infatti, non ha ancora
prodotto gli enzimi che permettono di metabolizzare
e 'digerire' l'alcol e che si producono intorno ai 18
anni. Ecco perchè gli under-18 non potrebbero as-
solutamente consumare alcol, dal momento che
vanno incontro ad effetti tossici maggiori rispetto
agli adulti".
Gli effetti tossici si manifestano innanzitutto sull'or-
gano bersaglio che è il fegato ma il danno è per tutti
gli organi, per l'apparato neurologico ed anche, per
le donne, per l'apparato riproduttivo. Il rischio, dun-
que, è quello di complicanze molto gravi: un'intossi-
cazione acuta, infatti, può determinare anche
un'epatite acuta alcolica, che ha un tasso di mor-
talità fino al 70%, oppure può portare al coma al-
colico che può anche essere mortale. Il problema,
chiarisce lo specialista, è che "la suscettibilità ai
danni da alcol è individuale e, soprattutto nel caso
dei giovani, non si può indicare una quantità di alcol
'limite' oltre la quale bere diventa pericoloso. Anche
una piccola quantità di alcol, su alcuni soggetti pot-
rebbe risultare pericolosa. Per questa ragione, il
divieto di alcol per gli adolescenti deve essere to-
tale".
Da ANSA
A 14 anni rischia la vita per troppo alcol, casi in aumento
Sì della Cassazione al
sequestro dei conti della Lega
Nord
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura
di Genova, che ha chiesto di poter sequestrare i soldi che
arriveranno in futuro sui conti della Lega Nord. Quei soldi
che il partito, secondo i magistrati genovesi, deve resti-
tuire dopo la condanna di Umberto Bossi e Francesco
Belsito per la maxi truffa sui rimborsi elettorali dal 2008 al
2010.
I giudici della seconda sezione penale della Suprema
Corte, hanno annullato con rinvio al tribunale del Riesame
di Genova l'ordinanza con la quale i giudici genovesi
avevano fermato il sequestro. Bisognerà però attendere le
motivazioni, di norma depositate entro un mese, per
capire come la Cassazione ha indicato al Riesame di ri-
valutare il caso.
La Cassazione ha rigettato anche il ricorso di Bossi contro
il sequestro disposto nei suoi confronti, così come ha
rigettato quelli sui sequestri presentati dai tre ex revisori
dei conti condannati con la sentenza dello scorso luglio.
Mentre ha accolto, disponendo pure in questo caso il rin-
vio al Riesame, quello depositato dalla Lega Nord To-
scana.
La questione su cui si è dovuta pronunciare la Suprema
Corte riguarda appunto la richiesta, da parte dei pm geno-
vesi, di continuare a sequestrare tutti i fondi che in futuro
dovessero arrivare nelle casse del Carroccio, fino al raggi-
ungimento di circa 49 milioni. Somma finita sui conti della
Lega senza che il partito, sec-
ondo i giudici, ne avesse diritto
perché frutto di una truffa a
Camera e Senato.
Una vicenda nata dopo la sen-
tenza dello scorso luglio che ha
portato alle condanne di Bossi a
2 anni e due mesi e dell’ex te-
soriere Belsito a 4 anni e dieci
mesi, oltre a quelle di altri cin-
que imputati: i tre ex revisori
contabili del partito Diego
Sanavio, Antonio Turci e Ste-
fano Aldovisi (rispettivamente
condannati a due anni e otto
mesi, due anni e otto mesi e un
anno e nove mesi) e i due im-
prenditori Paolo Scala e Stefano
Bonet (cinque anni ciascuno).
Il tribunale aveva stabilito la
confisca di quasi 49 milioni dai
conti della Lega, ma la Procura
aveva trovato quasi due milioni
sui conti del Carroccio e aveva
chiesto più volte di poter se-
questrare anche le somme che in futuro sarebbero entrate
nelle casse del partito. I giudici del Riesame avevano
negato tale possibilità spiegando che il denaro andava
cercato nei conti e tra gli immobili delle persone fisiche, in
primis il Senatur e poi tutti gli altri.
Ma i giudici avevano deciso che a Bossi può essere prele-
vato solo il quinto del vitalizio da parlamentare europeo.
Nel frattempo, uno degli ex revisori contabili, Stefano Al-
dovisi, ha presentato un esposto in Procura e il procura-
tore aggiunto Francesco Pinto e il sostituto Paola Calleri
ha aperto una inchiesta per riciclaggio.
Gli accertamenti, per questo filone di indagine, riguardano
il possibile reimpiego occulto dei “rimborsi truffa” ottenuti
da Bossi e Belsito, secondo l’ipotesi accusatoria travasati
attraverso conti e banche diverse, al fine di metterli al
riparo da possibili sequestri. In altre parole, nell’opinione
dei pm, quei fondi sono stati incamerati, riutilizzati e forse
messi al sicuro dai sequestri consapevolmente dalla Lega
durante le gestione di Umberto Maroni e quella, attuale, di
Matteo Salvini.
Un arco temporale in cui il partito, che all’inizio si era cos-
tituito parte civile contro il suo fondatore, aveva rinunciato
a ogni pretesa.
di MARCO LIGNANA
http://genova.repubblica.it
CRONACA
CRONACA
CRONACA
Pagine 10 Comunicati PalmeriniPaginea 7 Medicina & Ricerca Britalyca News LondraBritalyca News Londra
"MA COME parla? Le parole sono im-
portanti!", gridava nel 1989 un Nanni
Moretti giocatore di palla a nuoto a
bordo piscina a
una malcapitata giornalista colpevole di
usare termini eccessivamente banali.
Accadeva nella scena più famosa del
film Palombella Rossa. E aveva
ragione a dare tanta importanza al
linguaggio, Moretti, perché le parole,
quelle che usiamo tutti i giorni e che
poco hanno che vedere col nostro
curriculum scolastico, sono un
po' come dei marcatori, indicatori del
nostro livello di Ego, cioè dello stadio
di sviluppo o maturazione della per-
sonalità degli individui in termini cog-
nitivi, di pensiero, sociali e morali.
Questa è la conclusione, sebbene
semplificata, di una ricerca sul lin-
guaggio parlato realizzata da psi-
cologi Usa e pubblicata su Nature
Human Behavior.
IL LIVELLO DELL'EGO E LE PA-
ROLE
Gli autori dello studio hanno utilizzato
44mila brevi testi parlati raccolti in 25
anni dal Washington University Sen-
tence Completion Test (Wusct), uno
strumento che psicologi e psichiatri
utilizzano da tempo per misurare l'Ego
level. Per l'analisi dei linguaggi i ricer-
catori si sono serviti del Linguistic In-
quiry and Word Count (Liwc), un sis-
tema validato che, sulla base del con-
teggio delle parole e la valutazione
della sintassi di testi, costruisce 81
categorie di linguaggio.
LEGGI - "Bambini, troppo tablet
può causare ritardo del linguaggio"
• DA ME A MA
Dall'analisi dei risultati - si legge in
una nota di commento allo studio ri-
lasciata dalla Florida Atlantic Univer-
sity, una delle istituzioni coinvolte
dall'indagine - è emerso per esempio
che nel corso della maturazione
dell'Ego si passa da un linguaggio
egocentrato, ricco di pronomi person-
ali come io o me (in inglese I, me) a
uno stile linguistico nel quale com-
paiono più spesso termini indicativi di
complessità come "ma" o "sebbene",
"nonostante". E, ancora, che le cate-
gorie Liwc associate agli impulsi
(definite da parole che esprimono
rabbia, parolacce…) corrispondono a
livelli di Ego più precoci. Al contrario
della lunghezza delle frasi, che in-
vece si accompagnerebbe a stadi di
maggiore maturità.
• UN DIAGRAMMA
Secondo gli autori è possibile
costruire la sequenza di sviluppo
dell'Ego utilizzando un diagramma
(vedi immagine fornita dalla Florida
Atlantic) che visualizza parole rag-
gruppate in aree distinte da colori
diversi. Nel diagramma il livello di
Ego progredisce in senso orario,
iniziando dallo stadio di minore
maturità (impulsivo, una fase che
corrisponde a un linguaggio più ego-
centrato), attraversando livelli inter-
medi (conformista, consapevole…)
per arrivare al livello autonomo/
integrato. "Se lo sviluppo dell'Io può
essere valutato sulla base del lin-
guaggio quotidiano - ha detto Kevin
Lanning, autore principale dello stu-
dio e professore di psicologia alla
Florida Atlantic University - il con-
tenuto dei testi, da quelli dei feed di
Twitter ai discorsi politici, dalle storie
per bambini ai piani strategici, può
fornirci nuovi approfondimenti sul
nostro stato di sviluppo morale, so-
ciale e cognitivo". TINA SIMONIELLO
La Repubblica
E’ uscito a fine dicembre 2017 il
volume “Lamericaaa! L’Americaaa! 1916”
di Roberto Giuliani, pubblicato da D'Abruzzo
Edizioni Menabò, primo libro della Collana
illustrata per ragazzi “ControVento”, ideato e
realizzato dall’Associazione culturale “Tutti
pazzi per Corvara”. “L’obiettivo principale
dell’Associazione - ci dice Anna Pia Urbano,
architetto, infaticabile animatrice e presidente
del sodalizio - è quello di tutelare e
valorizzare l’identità storica, culturale, artistica,
architettonica, archeologica, paesaggistica e
ambientale del territorio di Corvara, piccolo
borgo in provincia di Pescara. Abbiamo
pensato anche alla memoria della comunità di
Corvara, che tanti dei suoi abitanti ha visto
partire per le terre d’emigrazione. Lo abbiamo
fatto soprattutto con e per i giovani,
realizzando per loro un concorso a premio per
l’illustrazione, che avesse come tema una
storia d’emigrazione. E’ stato un grande
successo, più grande d’ogni lusinghiera
aspettativa.”
Il progetto “ControVento - Collana illustrata per
ragazzi” prevede infatti una raccolta di storie
vere, romanzate, di personaggi storici e gente
comune dall’esistenza sconvolta. Percorsi di
vita “controvento” obbligati dalla miseria e
dalla guerra, o imposti dalla volontà di
prepotenti, o ispirati da libera scelta per
rincorrere un futuro migliore. Migrazioni indotte
o spontanee legate da una comune
sofferenza, ma soprattutto dalla speranza.
Tutti i racconti riportano, in appendice, una
sezione tematica di approfondimento e sono
illustrati da giovani disegnatori diversi, con lo
scopo di differenziare e valorizzare i testi
rendendoli unici, esaltando inoltre la
narrazione con una diversa interpretazione
artistica, pur mantenendo gli stessi aspetti
editoriali.
L’idea originale prese avvio all’inizio dello
scorso anno quando l’Associazione “Tutti
pazzi per Corvara” bandì il Premio
CORVARAbruzzo per
l’Illustrazione, concorso nato per promuovere
e divulgare il patrimonio della cultura
dell’emigrazione abruzzese attraverso
l’illustrazione rivolta ai ragazzi. L’iniziativa,
organizzata dall’Associazione in
collaborazione con la Scuola Internazionale
di Comics di Pescara e altri partner culturali e
istituzionali, ha riscontrato una grande
stata infatti realizzata, in collaborazione
con Kiwanis Club Chieti Theate, con gli
alunni della Scuola Secondaria di Primo
Grado dell’Istituto Comprensivo 3
“Vincenzo Antonelli” di Chieti. Agli studenti
che hanno partecipato all’incontro è stato
illustrato, con l’apporto dei docenti, il
contesto storico nel quale si colloca la
vicenda narrata in “Lamericaaa!
L’Americaaa! 1916”, sia riguardo la Grande
Guerra che l’emigrazione italiana. A
ciascuno studente, infine, è stata donata
una copia del libro. A maggior chiarezza
della storia raccontata e illustrata nel
volume di Roberto Giuliani, e sul valore
emblematico dell’iniziativa, qui di seguito si
riporta il testo integrale della Presentazione
che apre il volume.
Presentazione
C’è un grande buco nero nella Storia
d’Italia. E’ l’epopea dell’emigrazione
italiana, la storia dimenticata di quasi 30
milioni d’italiani andati verso ogni
continente a partire dagli anni successivi
all’Unità d’Italia. Oggi, con le generazioni
seguite alla prima emigrazione, gli italiani
all’estero sono diventati 80 milioni, come
attestano le più attendibili stime. Di
quest’altra Italia poco si conosce la storia,
anche se negli anni più recenti si va pian
piano illuminando con studi e ricerche, ma
sopra tutto con libri e pubblicazioni
d’interesse. E tuttavia il problema della
conoscenza del fenomeno resta ancora
ampiamente insoluto e tanto ancora c’è da
fare perché la storia dell’emigrazione
italiana entri pienamente nella grande
Storia d’Italia con tutta la sua dimensione
sociale, economica e culturale. Se da un
lato possiamo oggi conoscere, attraverso
l’abbondanza dei mezzi d’informazione che
ci connettono con il pianeta, l’aspetto
glorioso della nostra emigrazione - con i
risultati e i successi che gli italiani nel
mondo raccolgono grazie al loro ingegno,
alla loro creatività, al loro stile di vita -,
molto poco però si conosce l’aspetto
doloroso della nostra emigrazione. Come e
a quale costo, cioè, tali traguardi sono stati
raggiunti. Quali sacrifici, quali pregiudizi,
quali privazioni e quali sofferenze, materiali
e morali, i nostri emigrati abbiano dovuto
subire prima di poter riscattare la loro
condizione, di guadagnarsi il rispetto e la
stima che oggi possono vantare.
C’è, insomma, un dovere di verità e il
tributo di riconoscenza che l’Italia deve a
tutte le generazioni dei suoi figli emigrati.
Finora lacunoso sul piano della
conoscenza del fenomeno, spesso molto
epidermica, c’è il dovere della verità storica
che colmi quel buco nero. E per questo è
necessario che ogni azione che assecondi
e sostenga la ricerca storica
sull’emigrazione italiana sia intrapresa.
Come pure è necessario che la storia
acquisita sull’epopea migratoria italiana
entri nella Storia nazionale, nei programmi
delle scuole di ogni ordine e grado, nelle
nostre università. Perché, finalmente,
l’Italia dentro i confini possa conoscere e
riconoscere l’altra Italia, quella che con
dignità e valore opera in ogni angolo del
mondo, rendendo ovunque onore alla
Patria delle proprie origini, del proprio
sangue, delle proprie radici culturali.
La premessa era necessaria per
inquadrare nel giusto contesto il valore di
questa bella pubblicazione di Roberto
Giuliani, appena l’incipit d’una storia di
emigrazione, quella di Antonio Rosati,
ragazzo sedicenne di Torre de’ Passeri,
che il padre nel 1916 “costringe” ad
emigrare a New York, anche per sottrarlo
ad una prossima chiamata alle armi nella
Grande Guerra, dove tanti suoi coetanei
avrebbero perso la vita o sarebbero
rimasti mutilati, come capitò ai “ragazzi del
‘99” inviati al fronte dopo la tragica rotta di
Caporetto dell’ottobre 1917. Questo lavoro
di Roberto Giuliani è il racconto, in punta
di penna, del viaggio migratorio e delle
emozioni d’un ragazzo abruzzese. Ma
avrebbe potuto essere un ragazzo d’una
qualunque altra regione d’Italia. E’ dunque
una storia d’emigrazione emblematica.
Come questa ce ne sarebbero a migliaia
di storie, a milioni. Ma è necessario che
dalla memoria orale, dalle testimonianze e
dalle tracce documentali queste storie
siano scritte e diventino memoria
collettiva, storia comune, tessere
significative del grande mosaico della
Storia migratoria italiana.
Voglio infine annettere a questo libro tutto
il valore che merita, grazie anche alle
splendide illustrazioni che accompagnano
la scrittura. Un lavoro importante, proprio
per la forma intrigante che sa avvicinare le
giovani generazioni, i ragazzi delle nostre
scuole, a prendere confidenza storica con
il fenomeno migratorio italiano che ha
interessato così larga parte dei nostri
progenitori. Un lavoro che può essere
d’esempio e stimolo affinché l’argomento,
entrando suo tramite nelle nostre scuole,
magari solleciti il recupero di altre storie.
Un grazie sentito va pertanto ad Anna Pia
Urbano e all’Associazione “Tutti pazzi per
Corvara”, cui si deve il merito, oltre alla
valorizzazione del borgo di Corvara e delle
sue tradizioni, d’aver avviato, con il primo
concorso grafico, il racconto a fumetti di
questa storia d’emigrazione. Un medium
che certamente avvicinerà i giovani alla
questione migratoria italiana, catalizzando
quella curiosità necessaria ad
approfondimenti più compiuti sulla Storia
di tanta parte del popolo italiano che,
ovunque nel mondo, ha continuato a
coltivare l’orgoglio delle proprie radici.
“LAMERICAAA! LAMERICAAA! 1916”, L’EMIGRAZIONE RACCONTATA AI RAGAZZI
Il volume illustrato di Roberto Giuliani inaugura la Collana ControVento delle Edizioni Menabò
di Goffredo Palmerini
partecipazione di giovani di talento, con
lavori di notevole creatività e pregio grafico.
La Giuria professionale, tra le proposte in
concorso, scelse gli elaborati grafici di
Simona Pasqua, vincitrice della prima
edizione del Premio, le cui illustrazioni
corredano appunto “Lamericaaa!
L’Americaaa! 1916” di Roberto Giuliani,
primo racconto della Collana ControVento.
L’eco del Premio è giunta perfino in Rai, che
sul canale dedicato agli italiani nel mondo
(Rai Italia) ha dedicato un’intervista all’arch.
Anna Pia Urbano nel seguitissimo
programma Community, condotto da
Benedetta Rinaldi e Alessio Aversa, in
una delle puntate trasmesse del 2017. Ma
veniamo ora alla storia raccontata in questo
primo volume. E’ ancora Anna Pia Urbano
a parlarne: “A cento anni dalla fine dei tragici
eventi della Grande Guerra (1915-1918),
come annota Goffredo Palmerini nella
Presentazione al volume, viene pubblicata la
storia di un ragazzo sedicenne abruzzese,
Antonio Rosati, nato a Torre de’ Passeri,
che il padre nel 1916 costrinse ad emigrare
a New York per sottrarlo al rischio di essere
chiamato alle armi e inviato al fronte dove
tanti suoi coetanei avrebbero perso la vita o
sarebbero rimasti mutilati, come capitò ai
“ragazzi del ‘99” dopo la tragica rotta di
Caporetto dell’ottobre 1917. I racconti
illustrati sono tutti contestualizzati nel
territorio di Corvara, un piccolo comune della
Provincia di Pescara di meno di trecento
abitanti, oggetto del lavoro di valorizzazione
portato avanti dalla nostra associazione
attraverso molteplici iniziative, ma le storie
narrate, nascoste nelle pieghe della
cosiddetta “storia minore”, potrebbero
appartenere a qualsiasi altro paese delle
aree interne dell’Abruzzo e hanno lo scopo
di sensibilizzare le nuove generazioni verso
alcune importanti tematiche attraverso
l’illustrazione”.
L’Associazione “Tutti pazzi per Corvara”, a
tale scopo, appena dopo la pubblicazione
del libro, ha promosso un progetto didattico
legato al tema dell'emigrazione abruzzese,
con l’obiettivo di svilupparlo con le scuole
durante l'anno formativo. E’ di qualche
giorno fa la notizia che la prima iniziativa è
Insicuri o egocentrici, le nostre parole
svelano molto di noi
I bambini sanno se siamo felici. Già a 6 mesi
sanno valutare la nostra gioia
Quando sono molto piccoli riescno
ad associare la vista e i suoni che
la esprimono. A sostenerlo una
ricerca dell'università di Ginevra
PIANGONO se hanno fame, strepitano se
sono arrabbiati, sorridono se sono felici e
appagati: i bambini sanno farsi capire
benissimo. Ma lo sanno fare il contrario?
Sanno anche intrepretare le emozioni dei
loro genitori e capire, loro se gli altri
sono felici, o arrabbiati?
Uno studio preliminare appena pubbli-
cato su Plos One da psicologi dell’uni-
versità di Ginevra dice che sì, lo sanno
fare. A soli sei mesi – secondo la ricerca -
i neonati sanno identificare le emozioni
altrui, non solo i volti, non solo le voci,
ma proprio le emozioni.
• UN QUESITO NON DA POCO
La capacità degli esseri umani di distin-
guere le espressioni degli altri sembra si
sviluppi nel corso del primo semestre di
vita quando i bambini già mostrano una
predilezione per i volti che esprimono
felicità. Ma gli esperti svizzeri
delBabyLab, la struttura dell’ateneo gi-
nevrino che studia lo sviluppo senso-
motorio affettivo e sociale dell’età evo-
lutiva, si sono però chiesti se a quell’età
sono davvero in grado di ricono-
scere emozioni o se invece più semplice-
mente distinguono le caratteristiche dei
volti e quelle delle voci. Per rispondere al
quesito, i ricercatori svizzeri hanno sotto-
posto 24 bambini di sei mesi a un esperi-
mento: un semplice esercizio in due fasi:
nella prima i bambini erano poeti davanti a
uno schermo nero mentre ascoltavano una
voce che felice, arrabbiata o neutra, cioè
priva di espressione, per 20 secondi.
Nella seconda fase agli stessi piccoli veni-
vano mostrate immagini di facce che espri-
mevano felicità o rabbia, per 10 secondi.
Utilizzando il monitoraggio oculare - in
inglese eye tracking, una tecnica che in
pratica misura dove e per quanto tempo si
sofferma lo sguardo su un particolare, e che
recentemente è utilizzata spesso per inda-
gare le capacità cognitive e lo sviluppo in
fase prelinguistica - gli autori hanno valu-
tato se il tempo trascorso a guardare l'una o
l'altra faccia o specifiche zone delle facce
come la bocca o gli occhi, cambiava a sec-
onda della voce che avevano ascoltato. Se i
bambini avessero guardato i volti felici o
arrabbiati allo stesso modo, hanno spiegato
gli autori in un nota rilasciata dall’ateneo
svizzero, non sarebbe infatti stato possibile
concludere che ci fosse una differenza,
“Invece - ha riferito Amaya Palama,
ricercatrice del BabyLab e psicologa dello
sviluppo - se avessero guardato una faccia
molto più a lungo dell’altra, avremmo
potuto affermare che sono in grado di
individuare una differenza tra i due volti”.
• I BAMBINI AMANO LE SORPRESE
Dopo aver ascoltato la voce felice i bam-
bini si soffermavano di più, più a lungo, a
guardare la faccia arrabbiata (in partico-
lare, hanno notato gli autori a fissare la
bocca della faccia arrabbiata). Una prefer-
enza visiva per la novità e per la sorpresa
che secondo gli psicologi dell’età evo-
lutiva dimostra è indicativa dell’esistenza
di una precoce capacità di trasferire infor-
mazioni emotive sulla felicità dall'udito
alla modalità visiva.
• LA VERA FELICITÀ
In altri termini la capacità di compren-
dere, intuire, la felicità stessa, l’emozione
della felicità, non solo la sua espressione
fisica o ilsuono di una voce che alla fe-
licità rimanda. Come dire che è meglio
non barare o sottovalutare la presenza di
bambini piccoli in casa perché tanto an-
cora non capiscono: i bambini capiscono,
ci capiscono, evidentemente prima e più
di quanto noi pensiamo. TINA SIMONIELLO
La Repubblica
Marzo/Aprile 2018Marzo/Aprile 2018
Un studio pubblicato
su Nature sostiene che le parole di tutti i
giorni indicano il grado di maturità della
nostra personalità
Pagine 9 Cultura & Societa’ a cua di Nino BellinviaPaginea 8 Cultura & Societa’ a cura di Nino Bellinvia Britalyca News LondraBritalyca News Londra
Oltre 15mila lettori nello scorso febbraio hanno votato
in Puglia, presso librerie, biblioteche e scuole, per
decretare il vincitore della seconda edizione del
Premio “Presìdi del libro – Alessandro
Leogrande”.Migliore libro dell'anno 2018, classificato
al 1° posto, è risultato “Mesoamerica. Sulle tracce del
serpente piumato” dell’autore tarantino Gaetano
Appeso (stampato dalla Casa Editrice massafrese
Antonio Dellisanti Editore), che ha ottenuto 1636 voti.
Per celebrare la vittoria del libro e dell’autore (la
premiazione a giugno), il Presidio del Libro di San
Giorgio Jonico/Laboratorio Urbano Mediterraneo, in
collaborazione con Antonio Dellisanti Editore, ha
organizzato una Conferenza stampa presso la Sala Ex
Giunta della Provincia di Taranto. All’incontro hanno
partecipato: l’Autore Gaetano Appeso, l’Ammiraglio
Francesco Ricci (Autore prefazione), Antonio
Dellisanti (Editore libro), Anna Maria Montinaro
(Presidente Associazione Presìdi del Libro) e
Raffaello Castellano (Responsabile Presidio del Libro
di San Giorgio Jonico).
Questa la motivazione della candidatura.
Il Presidio del Libro di San Giorgio ha deciso di
candidare “Mesoamerica. Sulle tracce del Serpente
Piumato”, per la forte convinzione che questo taccuino
di viaggio possa offrire la possibilità di esplorare
mondi distanti da noi, con occhi diversi ed il cuore
aperto.
Il suo racconto conduce all’interno della scoperta
emotiva di luoghi e culture affascinanti e misteriose,
in un cammino, che non è più solo un itinerario da
seguire, ma un vero e proprio percorso all’interno di
noi stessi.
Sinossi libro:“Aiutandomi con gli appunti annotati sul
mio taccuino di viaggio, vestirò i panni di un oratore e
racconterò questa storia. Racconterò del viaggio in
America Centrale, racconterò di ciò che abbiamo
visto, di ciò che abbiamo appreso ma, soprattutto, e
con nostalgia, racconterò di cosa abbiamo vissuto. In
un territorio segnato da profonde diversità etniche e
culturali, dove la natura domina estese aree
geografiche ed è ancora possibile orientarsi seguendo
una stella, il viaggio geografico si confonde con il
viaggio illusorio. Si percorrono i chilometri, si
percorrono le epoche. I teschi aztechi si avvicendano
alle piramidi maya e alle chiese coloniali spagnole, in
un vortice di fascino e mistero.”
Sull’ultima di copertina del libro di 320 pagine, si
legge: “Chi era il Serpente Piumato per le popolazioni
precolombiane? Un dio? Un eroe del passato? Un
esploratore venuto da un altro continente? Da un altro
mondo? Di certo non è stato un uomo comune. L’eco
dei suoi insegnamenti ha attraversato i secoli e la sua
figura divinizzata. In suo onore sono stati eretti templi
e grandiose piramidi.
Per compiacere la sua volontà venivano celebrate
solenni cerimonie e compiuti sacrifici umani.
Ma cosa si cela dietro al mito?Quelle antiche civiltà ci
hanno lasciato qualcosa: un enigmatico codice da
interpretare scolpito nella pietra che, come un
messaggio nella bottiglia, ha attraversato i secoli ed è
giunto fino a noi. Quello raccontato in questo libro è
un viaggio compiuto proprio nelle terre dove nasce il
mito.
Tra antiche leggende, piramidi che svettano dalla fitta
giungla e rituali sciamanici, una pista, trovata quasi
per caso, conduce a considerazioni che potrebbero
mettere in discussione la storia conosciuta. Ma il
viaggio descritto in queste pagine non è solo
geografico, è anche interiore. Una profonda esperienza
che costringe ad affrontare paure, difficoltà ed
incertezze da cui se ne trae un prezioso insegnamento:
viaggiare non è solo scoprire il mondo, è anche
scoprire se stessi”.Ricordiamo ai lettori che l’autore
Gaetano Appeso è nato a Taranto nel 1978, Ufficiale
della Marina Militare Italiana, è laureato in Scienze
Organizzative e Gestionali.
Ha partecipato a diverse missioni di pace in
Afghanistan e Libano. La passione per l’archeologia
e il fascino verso le diverse culture, l'hanno spinto in
viaggi estremi, molti dei quali in zone remote del
pianeta.
Ha scritto “E-mail dall’Amazzonia” (2014) e
“Tiancháo - Taccuino di un viaggio in
Oriente” (2015), successo letterario della categoria
narrativa da viaggio.“Mesoamerica – Sulle tracce del
serpente piumato” è uno è uno dei 129 libri in
catalogo nelle collane di Antonio Dellisanti Editore.
Per informazioni e richiesta del volume: Antonio
Dellisanri Editore – Corso Roma 77 – Tel. Fax. 099
8805761; e-mail: info@antoniodellisantieditorte.it
Ci congratuliamo con l’amico giornalista ed editore
Antonio Dellisanti e con l’autore Gaetano Appeso
che a maggio sarà presentato alla Salone del Libro di
Torino. Nel collage l'editore Antonio Dellisanti con
l'autore Gaetano Appeso e la copertina del libro; un
momento della conferenza con dasx: Antonio
Dellisanti, Gaetano Appeso, Annamaria Montinaro,
Francesco Ricci e Raffaello Castellano.
Taekwondo
Massafra.
Esordienti e cadetti conquistano sei
medaglie al Campionato Interregionale
Esordienti A/B – Cadetti B Puglia 2018
Di nuovo in primo piano il CSD Taekwondo
Massafra. Questa volta con gli esordienti e i cadetti
che hanno conquistato sei medaglie al Campionato
Interregionale Esordienti A/B- Cadetti B - Puglia
108 che si è svolto al Palaflorio di Bari nei giorni 7 e
8 aprile. Un appuntamento molto atteso dal Csd
massafrese che quest’anno ha partecipato con gli
esordienti (il 7 aprile) Riccardo Bellinvia (cat. Verdi
e blu -26kg), Sofia Bello (cat. Verdi e blu-37kg),
Mattia Ancona (cat. Verdi e blu superiore -21kg) e
Giulio Costantini (cat.Verdi e blu -24kg) e giorno 8
aprile con i cadetti B Emanuela Palmisano (cat.
Verdi e blu-41kg), Antonio Palmitesta (cat. Verdi e
blu-41kg) e Michele Albanese (cat blu superiore -30
kg). Si sono comportati egregiamente sia gli
esordienticon la conquista di tre medaglie (una
d’argento con Roberto Bellinvia e due di bronzo con
Sofia Bello e Mattia Ancona) e sia cadetti B con la
conquista di una medaglia d’oro con Emanuela
Palmisano e due di bronzo con Antonio Palmitesta e
Michele Albanese al quale è sfuggita la finale per
l'oro solo al goldenpoint. Portare a casa ben 6
medaglie su 7 partecipanti è un bel risultato per il
centro sportivo massafrese che si trova nel mondo
dello sport già da quasi 3 decenni, portando anche il
nome della nostra città sempre più in alto. E questo,
senza raccontare fiabe e fesserie, fa ben
comprendere che il credo che regna nel centro è per
prima la formazione dell'uomo e poi quella
dell'atleta, seguendo i valori che tutti devono fare
propri, umiltà, rispetto, lealtà e onestà. E a
dimostrazione di ciò, ricordiamo l'esordio del nuovo
ufficiale di gara, anche se tirocinante, Alessia
Surano che sì è aggiunta a Pietro Scarano, Gianvito
Colucci e Domenico Scopece. Vogliamo anche
ricordare che il csdTaekwcono Massafra doveva
partecipare al Campionato con otto atleti invece di
sette. Non è stato presente, essendogli venuto a
mancare improvvisamente lo zio Donato, il piccolo
Fernando Bardaro. A lui e alla sua famiglia le
condoglianze di tutto il centro sportivo e anche
nostre. Nella foto (da dx) Il M° Tommaso Petrelli
con accanto i piccoli atleti Antonio Palmitesta
Emanuela Palmitesta e Michele Albanese.
Inginocchiati, sempre da dx: Mattia Ancona, Sofia
Bello e Roberto Bellinvia.
Massafra. Rassegna letteraria UPGI -
Biblioteca Comunale “P. Catucci”
Presentato il libro “Il saluto della Croce
ed i suoi luoghi” del prof. Giuseppe
Termite
L’Università Popolare delle Gravine Ioniche e la
Biblioteca Comunale “Paolo Catucci” di
Massafra hanno organizzato, nell’ambito del
progetto “Incontro con l’autore”, una rassegna
letteraria che prevede la presentazione di cinque
testi di autori massafresi, nonché soci della stessa
UPGI.Obiettivo è promuovere non solo il gusto
per la lettura (come dice la presidente dell’UPGI
prof. Lella Mastrangelo), ma riscoprire attraverso
gli autori: Giovanni Matichecchia, Giuseppe
Termite, Rossella Tagliente, Antonietta
Benagiano e Cosimo Mottolese i nostri beni
culturali, le nostre tradizioni popolari,
un’occasione per conoscere, ascoltare, imparare
ad impossessarsi di un lessico smarrito, quale il
linguaggio poetico.Leggere non è solo una
ricchezza privata, è un bene comune da
condividere per arricchirsi reciprocamente. Dopo
il primo incontro di notevole spessore culturale,
il secondo è stato lo scorso 13 Aprile presso la
sala ubicata al piano terra del Castello
Medioevale di Massafra con la presentazione del
libro “Il saluto della Croce ed i suoi luoghi” del
prof. Giuseppe Termite, nato a Massafra e
laureato in Pedagogia presso l’Università di
Bari.Il racconto, come ha detto l’autore stesso, “è
nato quando mi sono messo in cammino alla
ricerca di quel “quid” interno ad ognuno di noi
che ci mette in contatto con una realtà che” va
oltre una tipologia di vita quantificata in base ai
beni e privilegi materiali”. E questo l’ho iniziato
ad assaporare nei miei “pellegrinaggi” lungo
sentieri della Natura e della religiosità
popolare sia in Italia che in Palestina. In questi
percorsi della mia spiritualità ho incontrato
anche tanti calvari e tante croci della “Passio
Christi” disseminate dappertutto e in ogni dove
(Italia, Europa e Medio Oriente) disposte in
punti strategici, come confini, incroci di strade,
valichi e picchi montani e punte di promontori
marini”.Attraverso il percorso di conoscenza di
queste croci, l’autore in questo libro intreccia
materialità e spiritualità, ritualità e tradizione,
presente e passato. Lo stile ed il linguaggio usati
fanno rivivere le situazioni descritte: la prima
società grottale dei nostri avi, il pellegrinaggio
del nostro autore in Terra Santa, le giornate
della vita dei monaci, l’itinerario dei devoti
lungo il percorso della “via crucis” nella gravina
di Calitro, l’immane tragedia del colera del
1910 e l’impegno altruistico dei frati
Cappuccini nel lazzaretto di Massafra. L’autore
prof. Giuseppe Termite precisa ancora che
questo vessillo della cristianità svetta da 2000
anni su guglie di chiese, pinnacoli di torri, su
valichi montani, su promontori marini. Anche a
Massafra è diffusa la presenza di questo
simbolo, molto spesso ignorato ed abbandonato
alla lima del tempo.“In questo mio saggio (ha
ancora detto l’autore) ho scoperto anche alcuni
pezzi di storia religiosa inedita di Massafra che
vanno visitati: 1°) La “via crucis bizantina”
nella gravina di Calitro, caratterizzata dal 1°,
2°, 3° Cruc’fiss’ e dal Golgota-Katholikon di S.
Angelo in Torella; 2°) La “via crucis cattolica”
della seconda metà del XIX secolo, costituita
dalla 1*, 2*, 3* “posta” e dal Golgota- chiesa
della Madonna della Scala; 3°) La scoperta di
una residuale chiesa paleocristiana nel
popoloso rione di via Laterra. In questa mia
ricerca storico-religiosa (precisa ancora lo
scrittore) sono anche state scopertee
raccontatealcune bellezze storiche, pittoriche,
presenti in alcuni monumenti di proprietà dei
Massafresi (Conventi e chiese dei Cappuccini,
di S. Benedetto e di S. Agostino). Alcune di
queste chicche sono: la pratica della
tanatometamorfosi “a secco”, l’affresco a
“murales” di un’Ultima Cena, l’ignorata
bellezza e lo splendore della barocca chiesa di
S. Benedetto, “sosia minore” della più grande
chiesa di Montecassino, etc. etc.
Come salvare questo immenso patrimonio
storico e culturale? Matera docet.Per contatti
con l’autore: Giuseppe Termite, e-mail:
giusetermite@gmail.com, Per informazioni sui
prossimi incontri rivolgersi all’UPGI: tel.
0 9 9 8 8 5 8 2 2 3 / 2 2 4 , e -
mail: upgi.massafra@libero.itNella foto il logo
dell’UPGI e la copertina del libro “Il saluto
della Croce e dei suoi luoghi” di Giuseppe
Termite.
Si trova nel mondo della canzone da ben 56 anni ed ha scritto
oltre 300 testi di canzoni, ascoltatissime, in cui troviamo
anche atmosfere sociali, politiche e culturali (musiche di
diversi compositori), incise su musicassette e CD, trasmessi in
diversi programmi radio-televisivi da diversi artisti. Fra
l’altro, ha scritto con sentimento e spontaneità, come sempre
del resto, i testi di tutte le canzoni incise dal rimpianto artista
Franco Scillone negli album “Amici siamo noi”, “Europa”, “Il
sole del mattino”... Tra i suoi successi: “Le zitelle”, “Napoli
una canzone”, “scappatella”, “Una chitarra”, “Rondinella”,
“La vita al mio paese”, “Vieni in città”.... Parliamo dell’autore
lucano Antonio Capuano uno de “I Magnifici delle 7
note” (inserito nell’omonima pubblicazione), noto anche
poeta, scrittore (cerca sempre di sondare in profondità l’animo
umano), editore e produttore discografico. Belle, scorrevoli e
comprensibili le sue canzoni, mai banali, diffuse e molto
apprezzate. Oltre a quelle già citate (e a tante altre che
citeremo più avanti) ci piace in particolare parlare, della sua
canzone “’U Brigante” (musicata e interpretata dal cantautore
Leonardo Riccardi del Gruppo Suoni di Terranova del
Pollino), dedicata al leggendario brigante lucano Antonio
Franco (soprannominato Il lupo del Pollino),che in tanti
continuano ad ascoltare, in Italia e all’estero assistendo al noto
cortometraggio “Il Lupo del Pollino” (realizzato da ETT spA
e WEST 46TH FILMS per il Comune di San Severino
Lucano). Cortometraggio che (in tanti hanno visto anche
all’estero), già trasmesso sul canale raicinemachannel.it, la
prestigiosa piattaforma web di Rai Cinema, nonché anche
all’interno del museo polifunzionale Palafrido a Mezzana
Frida, frazione del Comune di San Severino Lucano, luogo
magico di cinema, arte e cultura.
Questo il testo della canzone
“U Brigante”
Testo di: A.P. Capuano – Musica di: L. Riccardi
Cari signurimo vi racconto la vera storia di lu brigante /
Antonio Franco era lu nome ed erapi tutti nu bravo
guaglione / Fino a quann non è iute soldato era n’ommene
come allate / La notte sognava l’amore e alla gente donava
lu core. / Mentre ch’è stato soldato ha fatto nu poco di
scuola / A legge e scrive s’avia ‘mparato e la capa l’avia
cangiata /Quann è tornato ‘ntà Basilicata allisignuri s’è
ribellato / S’è ribellato contro i potenti che trattavano
male la gente. 7 Ma lu sindaco di lupaiso che lucridìa
ignorante / Carcerato u vuliamannàaccussì su cacciava
pinnante / Nu juorneha trovato na scusa e na lettera
‘mmano la mmise / E llà chiesto cu tanta bontà a llù
Prefetto tu l’haiapurtà / Tanto riguardo l’ha mmise in
sospetto e pilla via ha pigliat e l’ha letta / Ed ha visto che
c’era l’inganno a vita suia la stava perdenne / Cu rabbia e
cu sangue all’uocchi è tornato ‘ntallupaise / Ha pigliato u
sinnaco ‘ntalusuonn e l’ha spedito ‘nduparaviso / E’ stato
da quillumumento che la vita suia è cangiata / È divento u
capo brigante ppi si difende da mala gente / notte e
juornepi li montagne addù passava lassava lu segno / A lli
ricchi facia paura a li poverielle trattava cu core / Ma na
guardia laviaprummise che in America u faciaemigrà / Se
lu brigante lassava a divisa pure i cumpagniputiapurtà /
Come nu fess’ciàvia creduto alla parola dell’uomo di
legge / A Potenza l’hanno portato e a Monte Reale fu
fucilato / E così finice la storia del bribante ci resta a
memoria / Cari signuri l’avete capito? Delinquente
nisciuno c’è nato!
Da ricordare ai lettori che Antonio Capuano, che a Francavilla
in Sinni, ove abita, tutti conoscono anche come libraio, iniziò
a scrivere testi di canzoni a soli quattordici anni (nel 1962),
mentre si trovava per lavoro a Berna (Svizzera). “Cancello di
scuola” (musicata dal M° Pietro Barbetta ed edita dalle
Edizioni Avietta) è stata la sua prima canzone, incisa nel 1966
su 45 giri dalla casa discografica milanese
“Phonorosy” (interprete Donatella Marra, accompagnata
dall’orchestra diretta dal M° Erminio Rattazzi). Tornato in
Italia per il servizio militare, per un certo periodo si stabilì a
Bologna ed ebbe occasione, recandosi spesso anche a Milano,
d’incontrare vari editori e compositori.Da ricordare ai lettori
che Antonio Capuano, che a Francavilla in Sinni, ove abita,
tutti conoscono anche come libraio, iniziò a scrivere testi di
canzoni a soli quattordici anni (nel 1962), mentre si trovava
per lavoro a Berna (Svizzera). “Cancello di scuola” (musicata dal
M°
Pietro Barbetta ed edita dalle Edizioni Avietta) è stata la sua
prima canzone, incisa nel 1966 su 45 giri dalla casa discografica
milanese “Phonorosy” (interprete Donatella Marra,
accompagnata dall’orchestra diretta dal M° Erminio Rattazzi).
Tornato in Italia per il servizio militare, per un certo periodo si
stabilì a Bologna ed ebbe occasione, recandosi spesso anche a
Milano, d’incontrare vari editori e compositori. Diversi i suoi
testi musicati dal M° Mario Gazzi e diversi anche quelli prescelti
dalle Edizioni Musicali Caruso, musicati e stampati in fascicoli
musicali. Le stesse Edizioni Musicali ebbero ad incidere in due
versioni in 45 giri (uno con la cantante Silvia Silvi e l’altro con
Miriam De Mare) la canzone dal titolo “La vita al mio paese”.
Già il titolo fa ben comprendere la sua nostalgia per il paese
natìo, al quale dedica con entusiasmo e coraggio pensieri, parole
e opere superando gli immancabili ostacoli. E non si può
scambiare come odio, come fa a volte qualcuno, quel suo
continuo lottare a cambiare le cose in meglio, anzi è un
“immenso amore per il suo paese”, amore che vorrebbe da parte
tutti. Il suo ritorno quindi a Francavilla, ove ha aperto una libreria
che ha portato al successo, è quindi un bene per tutti.
Allora, pensando di lasciare la canzone, si cancellò anche dalla
Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE), ma Franco
Cupparo, detto, Scillone, prematuramente scomparso, creatore
anche del noto festival “Cantapollino, l’invitò a scrivere una
canzone per il suo disco “Le zitelle”, fatto con la collaborazione
dei noti artisti lucani Mimmo Carlomagno e Franco Rizzo. E così
Antonio tornò a scrivere testi di canzoni e a riscriversi alla Siae.
Chi non conosce oggi le sue appassionate e romantiche canzoni
d’amore? Ne abbiamo citate diverse, ma invitiamo ad ascoltare
anche quelle incise da Tony Caputo (CDdi 10 canzoni in dialetto
napoletano dal titolo “Torna a cantà cu mmè” distribuito con
allegato il libro “a Napule” edito da Antonio Capuano Editrice);
Gabrielle Vianello nel CD “Il blu del cielo” con 15 canzoni;
Tiziana Solare nel CD “Scherzando” con 16 canzoni, tra cui una
dedicata alle donne dal titolo “W le donne” e poi il CD con
canzoni religiose “Sempre con loro” (canzoni con voci di Maria
Oliveto, Gruppo “Suoni”, Francesco Rizzo, Delia Limongi,
Bruno Fittipaldi, F. Ciminelli, Umberto Iervolino: “Papa
Francesco”, “Madonna di Pompei”, “Padre Pio”, “Madonna di
Pollino”, “Papa Santo”, “Madre Teresa”, “Amore indelebile”,
“Cerca l’amore”, “Se fossi”, “Preghiera del peccatore”,
“Medjugorje”) e il CD “Medjugorje” con canzoni religiose come
“Papa Santo (interpretata da Francesco Rizzo) e
“Medjugorje” (interpretata da Delia Limongi) e canzoni di altro
genere, interpretate dalla splendida voce di Frank Gramatica,
canzoni come: “Tra moglie e marito”, “Nostalgia di Romagna,
“Otravez”, “Chitarra siciliana”, “Caliente España”,
Bandoneon”, “Rimini good bye”, “All’osteria”, “Quando tengo
una mujer”, “Scetatepulecenè”, “Mi basti tu”, “Lettera a
Napule”, “Pittore”, “Figlio ‘e nisciuno”, “Scherzando”,
“Chitarra Amica”, “Cuore gitano” e poi, “Buenos Aires”,
dedicata all’Asociation Italiana de ResidentesFrancavillesesen
Argentina di San Justo-Buenos Aires 10 che ha intestato la
propria biblioteca ad Antonio Capuano per riconoscimento
della sua alta dedizione alla cultura locale e argentina. Grande
soddisfazione per l’amico Antonio Capuano, che abbiamo
avuto il piacere d’incontrare, dopo tanto tempo, proprio nel suo
paese, nella sua libreria-edicola, lo scorso Lunedì di Pasqua
(c’erano anche la dott.ssa Chiara Mastrangelo, il prof.
Fortunato Salutari, Felice De Marco con la moglie ins.
Felicetta e la figlia Ilaria), prima di fare una passeggiata nella
Villa Comunale, al centro del del paese, costruita nel 1956.
Tante e tante le canzoni di Capuano, lo ricordiamo ancora, con
le quali tocca le corde di ogni cuore. E non solo canzoni.
Antonio Capuano lotta sempre per un mondo migliore, lotta per
la sua terra e, come abbiamo già citato all’inizio, è anche poeta,
scrittore ed editore di diversi libri, tra i quali, da quelli storici
(“Francavilla” -1980; “Paese Mio – 1988; Vita francavillese –
2002; “Com’era bello... e com’è il mio paese”, 2014, in cui
racconta la storia del suo paese con foto, istantanee che dai
primi del novecento immortalano eventi, momenti e
personaggi che hanno dato respiro e vita alla comunità
francavillese; “La Diga... Senise... i Comuni” - questo insieme
a Francesco Addolorato, con foto di oggi e del passato); alle
raccolte poetiche “Ognuno è mio fratello”, 1974; “Terra del
Sud”, 1977; “L’isola felice” (2002); al libro “Racconti del
Pollino”, 2005; al libro del 2012 “Con la Madonna” (racconti,
poesie e canzoni); a libri per la scuola media, e ad altri.
Attualmente sta portando a termine il suo nuovo libro “Lo
specchio e l’Autore” (Orgoglio, amore e passione) con
copertina dell’artista Rocco Perrone. Libro che dedica ai
francavillesi presenti e sparsi per il mondo, che vorrebbe veder
tornare.
Nelle foto la copertina del CD "'A Terra Nosta", l’autore
Antonio Capuano; immagini del brigante G. Antonio Franco e
della brigantessa Serafina Ciminelli.
La magia e il fascino del
fumetto
(N.F.A.) Nei giorni scorsi, presso la Società Operaia di
Massafra, si è svolta la presentazione del fumetto Le
indagini di AndrèDupin, che dopo una prima pubblicazione
ormai esaurita, torna finalmente in libreria grazie alla
Lavieri Edizioni. La storia, ambientate nella Taranto degli
anni ’50 e in alcuni comuni della provincia, tra i quali
Massafra, è opera dell’associazione Labo Fumetto (nelle
persone di Fabrizio Liuzzi, Gianfranco Vitti e Gabriele
Benefico), e presenta uno stile ispirato alla tradizione delle
bande dessinée franco – belga: il bianco e nero dei disegni
restituisce le atmosfere dei luoghi di quel tempo, come se
si stessero osservando delle cartoline d’epoca, e per altro
verso i personaggi sono resi con un tratto lineare e chiaro;
al contempo la scrittura regolare trasporta il lettore in una
vicenda che dal sembrare inizialmente solo un caso
d’infedeltà coniugale si rivela essere in realtà ben più
intricata e pericolosa.
Oltre a “Delitto d’autunno”, l’episodio d’esordio di Dupin
(vincitore del Lucca Project Contest 2012), il volume
include altresì il prologo “Fantasmi dal passato”, vicenda
resa interamente a colori dai delicati acquerelli di
Gianfranco Vitti.
L’avvenimento principale di “Delitto d’autunno” accade
nel territorio di Massafra, quindi era d’uopo che anche in
tale città si organizzasse una presentazione di questa nuova
edizione, con la presenza di Fabrizio Liuzzi e Gianfranco
Vitti. Per ogni Comune in cui ilgraphicnovel è introdotto,
viene realizzata un’illustrazione apposita: per Massafra si è
scelto di rappresentare i protagonisti su un rivisto e
suggestivo lungovalle “Niccolò Andria”, con sullo sfondo
la gravina di S. Marco, il ponte Garibaldi e il Duomo.Nelle
foto: Lungovalle “Niccolò Andria”; Nicola Fabio Assi
presenta l’incontro; Gianfranco Vitti;Fabrizio Liuzzi;
copertina “Delitto d’Autunno”.
Nelle foto: Lungovalle “Niccolò Andria”; Nicola Fabio
Assi presenta l’incontro; Gianfranco Vitti;Fabrizio
Premio “Presìdi del libro – Alessandro Leogrande”
alla Casa Editrice Antonio Dellisanti Editore
per l’opera “Mesoamerica – Sulle tracce
del serpente piumato” di Gaetano Appeso
L’autore lucano Antonio Capuano ha scritto oltre 300 testi di canzoni e vari libri
Il fumetto “Le indagini di AndrèDupin” presentato presso la Società Operaia di Massafra
Marzo/Aprile 2018 Marzo/Aprile 2018

Lavoce9

  • 1.
    Pagina 16 Febbraio/Marzo2018 Britalyca News Londra Periodico gratuito di libere e approfondite informazioni sociopolitiche Fondato ed edito da Carmine Gonnella (2005/2018) III edizione N. 39 Marzo/Aprile 2018 Britalyca News Londra Calabritto & Dintorni Notizie locali di opinioni, cultura e societa’. Fondatore Carmine Gonnella Londra Numero 39 Marzo/Aprile Dall’ Italia e dall’ Estero A cura di Giorgio Brignola (pagina 4) VARIE pagina 15 VIGNETTE Pagina 14 COMUNICATI “LAMERICAAA! LAMERICAAA! Bruxelles, a La Monnaie una Cavalle- ria Rusticana L’ITALIA NEL CUORE” PRESENTATO A NAPOLI Pagina 10/11/12 Pasquetta alla scoperta della Valle del Sele, l’iniziativa del Gruppo Calabritto Escursioni Una Pasquetta immersi nella natura e nella storia di Calabritto e della bellissima Valle del Sele, in Irpinia. Sono disponibili tre itinerari guidati a cura del Gruppo Calabritto Escur- sioni. Il primo interessa il Piano di Grienzi, nel cuore del Parco Region- ale dei Monti Picentini, dove è possibile visitare il pic- colo Santuario della Madonna di Grienzi, er- etto nel 1750, passeggiare lungo il torrente Rivezzuolo e godersi un pic -nic a 1000 metri di altitudine in un’area attrezzata con gazebo, zona barbecue, servizi igienici, parco giochi per bambini e sorgenti. Il secondo itinerario, gratuito, è uno spettacolare percorso di trekking nella forra di Calabritto, sulle orme di un antico pellegrinaggio. Si visita la grotta -santuario della Madonna del Fiume e la Cascata di Bard’natore, alta 70 metri e formata da 5 salti. All’arrivo c’è un’area pic-nic. Il terzo itinerario prevede la visita gui- data al suggestivo borgo medievale di Quaglietta, recentemente recuperato, con il suo imponente Castello Longo- bardo. La visita può essere integrata con quella alla Cascata del Tuorno ed al Santuario della Madonna della Neve a Calabritto. IrpiniaNews Centro per l’Autismo, l’annuncio di Petitto: “Affidati i lavori di completamento” Questa potrebbe essere la volta buona perchè il Comune di Avellino ha affidato i lavori di completa- mento del centro per l’autismo di Valle. L’annuncio arriva direttamente dal presidente del Consiglio Comunale, Livio Petitto: “Dopo l’ac- quisizione sanante del suolo avvenuta nel mese scorso in una seduta del Consiglio Comunale spiega – sono stati consegnati i lavori per il comple- tamento della struttura per soggetti autistici di Valle. Finalmente nel giro di qualche settimana si metterà a disposizione delle tante famiglie che attendono da anni, una struttura unica nel mezzogiorno d’Italia”. I lavori di completamento dovrebbero durare circa due mesi e riguarderanno le ultime rifiniture da fare, ma anche un intervento per contrastare le infiltrazioni di acqua, oltre alla sistemazione dei danni causati dai vandali in tutti questi anni di ab- bandono del centro. Completati i lavori, poi bisognerà concentrarsi sull’aspetto più delicato del centro per l’autismo, ovvero quello che concerne la sua gestione, ma questo sarà compito della prossima amministrazi- one “POLITICA” ALL’ ITALIANA In un Italia repubblicana parlamentare non esiste una tipologia di governi, ma un solo governo ed e’ quello che dopo ogni tornata elettorale la prima forza politica da sola o coalizzata, ottiena la fiducia delle due cam- era, con un Presidente del Consiglio poi in grado di dirigere la poliica generale, in modo responsabile, mantenendo l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l'attività dei ministri; in caso contrario ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia. Tutto il resto, le consultazioni, gli incarichi esplorativi e le maratone televisive e’ solo teatrino, politica all’ italiana appunto ! Succede solo in Italia, in altri paesi democ- ratici dopo ogni tornata elettorale la prima forza politica si mette a tavolino e inizia a discutere di programmi legislativi di possibili governi e non di chi ha vinto o chi ha perso, quando non si ottiene la maggioranza asso- luta dei seggi, messuno ha vinto ed e’ ora di prenderne atto. In quanto ad una nuova legge elettorale, la politica deve endersi conto che con due meccanismi elettorali di- versi tra Camera e Senato, nessun premio di maggioranza darebbe la governabilita’ ad una sola forza politica, la verifica di cio’ l’ abbiamo avuta con il porcellum nel 2013. Il meccanismo elettorale misto ( gia da noi ribadito piu volte) va bene solo se una meta’ del parlamento viene eletto con seggi uni- nominali, dove ripresentare i parlamentari uscenti e l’ altra meta’ con seggi proporzion- ali con due preferenze, dove candidare le nuove “reclute” della politica; onde ottenere un reale rinnovamento politico ,cultural e generazionale. (“Universalum”) Governare e’ anziturtto legiferare nell’ interesse della Nazi- one, ed e’ possible solo con un potere legis- lativo equilibrato. IN UNA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA IL LIBERO MANDATO E’ UN FALSO MITO Il libero mandato parlamentare in Costituzi- one, e’ vincolato solo al mandato rappresen- tativo elettorale , questa e’ la ragione per cui i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni da chicchessia, tranne che dal popolo. Vo- gliamo ricordare che solo l’ elettore puo’ con un referendum abrogare, totalmente o par- zialmemte, una legge o un atto avente valore di legge, anche se promulgato dal Capo dello Stato. Ergo, in una democrazia rappresentativa il libero mandato e’ un falso mito, perche’ l’ ultima parola spetta comun- que al Popolo. Tanto e’ vero che il cittadino volendo con le sue iniziative legislative (disegni di leggi ) e petizioni di commune necessita’ ( interrogazioni) sancite dagl’ ari- coli 50/71, puo’ anche sostituire il suo rappre- sentante in Parlamento. “ Il trasformismo politico, se non motivato da una lesione del vincolo elettorale e’ un abuso di potere, che volendo puo’ essere anche regolato dalla mozione di sfiducia personale (autocit. 2013) In conclusione, il popolo ha tutti gli anticorpi contro ogni abuso di poteri, da parte del leg- islatore, dovrebbe solo imparare ad utilizzarli piu’ frequentamente Pagine 2/3 CULTURA & SOCIETA’ Il fumetto “Le indagini di AndrèDupin” Premio “Presìdi del libro ... Pagine centrali Calabritto, il sindaco Centanni: ‘Ecco tutte le opere in corso’ Piano di Recupero, Piano di Zona, aree verdi, internet, differenziata, sicurezza. Tante le novità in corso a Calabritto e Quaglietta come spiega in una nota il sindaco Gelsomino Centanni: “Questa si dimostra ancora una volta l’amministrazione del fare. Parlano i fatti“, esordisce il primo cittadino. Piano di recupero “Sono stati affidati i lavori del Piano di Recupero di Calabritto, che prevedono: sistemazione dei muretti e delle fioriere sul corso cittadino, rifacimento della pavimentazione davanti alla sede comunale; sostituzione degli attuali pali della pubblica illuminazione sul corso cittadino e montaggio di ulteriori pali sul lato opposto. Al via anche i lavori dei Piano di Recupero di Quaglietta: abbatti- mento di vecchie abitazioni adiacenti al Borgo con la realizzazione di un parcheggio e una piazzetta funzionali al Borgo stesso e all’Albergo Diffuso in fase di realizzazione“. Piano di Zona “Affidati i lavori del Piano di Zona di Calabritto area San Vito con la sistemazi- one di fogne, strade, verde pubblico, illuminazione. E’ in corso l’appalto per ilPiano di Zona Alta Sede, con la realizzazione di un parcheggio di fronte al centro medico. Per il Piano di Zona di Quaglietta prevista la sistemazione della piazza e delle strade cittadine. Al via anche la sistemazione dell’area verde area ex scuola materna in Via Gramsci: è in corso l’appalto che prevede la realizzazi- one di un parco giochi (fondi ex 219)“. Fibra ottica e differenziata “Già è possibile usufruire del servizio fibra ottica per la connessione veloce ad internet: il paese è interamente cablato. Novità sul fronte della raccolta differen- ziata: appalto in corso per il “porta a porta” (406 mila euro per due anni)“. Videosorveglianza “Da sottolineare anche l’entrata in funzione di tutto il sistema di Videosorve- glianza. Si tratta di 14 tele- camere tra Calabritto e Quaglietta: due a Petragne-San Vito, scuola media, area pip San Mauro, bivio San Mauro, Bralia, Via Gramsci incro- cio con Laceno, Contrada Rosmarina, Piazza Mat- teotti, Alta Sede. Quattro a Quaglietta: bivio super- strada, campo sportivo, via Senerchia, via Can- tariello“. CHI RIPUDIA LE GUERRE NON PARTECIPA IN NESSUN MODO (E’ ora di rivedere l’ articolo 11 della Costituzione) “In primis noi italiani ripudiamo le guerre come strumento di offesa alla liberta’ degl’ altri popoli e come mezzo di risoluzione delle loro controversie.” Solo in condizioni di parita’ con le Nazioni Unite organo internazionale che promuove e assicura la pace e la giustizia fra le Nazioni del Mondo e’ possibile un’ intervento, rivolto a tale scopo. Nel caso delle guerre civili di altri popoli la domanda che dovremmo porci e’ : “ Un intervento diretto o indiretto da parte di uno Stato che ripudia le guerre, serve a portare la pace in quel Paese ? Se la risposta e’ no,allora non bisognerebbe intervenire ne’ direttamente, ne’ indirettamente; chi ripudia le guerre non partecipa in nessun modo! [cg] Siria bersaglio e le guerre attorno da Remocontro di Ennio Remndino Pagina 5 Pioggia incessante sull’Irpinia: crolla un ponte a Teora La pioggia, caduta incessantemente nelle ultime ore in Irpinia, ha fatto crollare un ponte a Teora, al km.2 della S.P. 150. Il ponte, lungo circa 20 metri, ha ceduto im- provvisamente, interrompendo di fatto la continuità della strada. Fortunatamente non si è registrato nessun ferito. Un’immagine del ponte di Teora Sul posto sono presenti i Carabinieri della locale Stazione per monitorare la situazione al fine di evitare pericoli ed incidenti BUONE LIBERAZIONI A TUTTI ….. Un' immagine emblematica di questo nostro terzo millennio 25 Aprile MANI POCO PULITE Pagina 13 ì della Cassazione al sequestro dei conti della Lega Nord Insicuri o egocentrici…. CRONACA Pagina 6 SCIENZA Pagina 7
  • 2.
    Pagine 15 Marzo/Aprile2018Paginea 2 A cura di Carmine Gonnella Britalyca News Londra Britalyca News Londra Autaforismo 3.0 Di Carmine Gonnella L’Angolino della Poesia Marynzia Panico Borrelli La questione non sono i tanti privilegi dei politici, ma i motivi per i quali nel corso dei decenni sia stato possibile autorizzarli, per liberarsene del tutto occorre sradicarli In una democrazia rappresentativa la questione non e' chi dovra' essere il Primo Ministro, ma con quale programma legisla- tivo si formera' un nuovo governo I soldi in eccesso viziano Si e’ cattivi per due motivi, ignoranza e irrazionalita’ Il trasformismo politico, se non motivato da una lesione del vincolo elettorale e’ un abuso di potere In una democrazia rappresentativa se una forza politica maggioritaria non e’ in grado di formare un governo, la palla dovrebbe passare alternativamente all’ opposizione Ho sempre amato le cose naturali perche’ quelle sofisticate complicano la vita senza migliorarla Il tutto non e' mai esistito, ma la speranza non e' negata a nessuno Le guerre cessano dentro ognuno di noi che amano la Pace! Cessa nel poeta che, del pensiero declama libertà! Cessa nella musica che esprime la primor- diale laicità! Cessa nel più buono essere che esiste sulla terra… in colui che, pensa ad un mondo che non sia subal- terno! Cessa per chi pensa che la nostra vita sia sempre la più bella! Cessa? Che dite...un giorno, cesserà questa vita di malavolontà? Cesserà la cattiveria e, arriverà il buongusto di una sana senti- mentalità? Il Poeta, il Musicista, il Pittore, lo Scultore e i tanti artisti... guariranno i mali di questa vita estremista? CHI SIAMO Britalyca La Voce Alternativa, nasce nel 2005 da una idea innovatrice di Carmine Gonnella (G.B) . Siamo picccoli operatori dell’ informazione libera e gratuita. Analizziamo e approfondiamo le tematiche sociopolitiche e culturali scientemente con metodo imparziale. Siamo online! . Il format Pdf e’ stampabile Il nostro motto: INFORMAZIONE COME MEZZO DI APPROFONDIMENTO E NON INDOTTRINAMENO Collaboratori Cronaca, Doriana Goracci (Italia) Alle politiche in Italia e all’ Estero , il Comm. Giorno Brignola (Italia) Cultura e Societa’ Nino Bellinvia ( Italia ) Comunicati, Goffredo Palmerini (Italia) alla diffusion online , Mario Ponzi. (G.B.) Arnaldo De Porti ( Italia) e Luigi Palumbo Edito e pubblicato da Britalyca News Londra, Sede: 32 Fletcher Close , Bromley , BR2 9JD. Kent Finge di avere il cancro, genitori si indebitano ma lei fa la bella vita: condannata La giovane aveva raccontato ai genitori agricoltori che aveva solo poche settimane di vita e che servivano cure costose da fare all’estero, scoperta dalle foto sui social In una democrazia rappresentativa se una forza politica maggioritaria non e’ in grado di formare un governo, la palla dovrebbe pas- sare alternativamente all’ opposizione (autocit.) Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Io non capisco le attuali “messe in scene” istituzionali, quando la risoluzione e’ sem- plice. Dopo ogni tornata elettorale (o cadute di governi), i cosidetti “incarichi” esplorativi governativi andrebbero dati in base ai nu- meri di seggi in Parlamento, ottenuti dopo le elezioni. Nel caso specifico, il primo an- drebbe al centrodestra, in caso si fallimento passa al M5S e’ alla fine al PD. E’ una per- dita di empo dare l’ incarico , come e’ guia’ avvenuto in passato, ai nuovi presidenti delle camera. Ovviamente dopo l’ ultimo “incarico” esplorativo si va di nuovo alle urne, ma evidentemente con una nuova visione tematica, diversi programmi elet- torali e candidature. In casi poi di cadute di governi durante le legislature, e’ ovvio che il vecchio esecutivo ha perso la maggioanza parlamentare e in una democrazia rappresentativa la palla dovrebbe passare alternativamente alla prima forza maggioritaria delle opposizioni Abbiamo sempre ribadito che: “In una de- mocrazia rappresentativa le elezioni le vince chi poi sara’ in grado di governare nell’ in- teresse della Nazione” L’ esito delle elezioni ci ha dato tre poli e quattro governi possibili, non ha vinto nessuno. Per la prima volta nella storia della Repubblica i governi possi- bili numericamente sono 4 , Centrodestra - M5S, Centrodestra - PD, Lega - M5S, PD - M5S ( e chi ne ha piu’ ne metta) Quindi il problema non sono i programmi legislativi di governi, ma come sempre il “poltronismo” , overrossia la spartizione delle cariche istituzi- onali. Una nuova classe politica prima delle consultazioni con il Capo dello Stato, dobrebbe anzitutto parlare di programmi legislativi e non di primi, secondi e terzi ministri. Questa diciottesima legislatura, l’ hanno iniziata con il piede sbagliato ponendo veti a destra e a manca. In politica mai dire veto, sopratutto quando ci sono quatro forze politiche maggioritarie in grado di formare un governo, si deve discutere di programmi di governi con tutti, altrimenti non si va da nessuna parte. Il Capo dello Stato non puo’ dare l’ incarico a nessun partito maggioritario, se non in presenza di un che minimo di programma legislativo di governo, visto che uno dei suoi compiti istituzionali, e’ anche quello di autorizzare la presentazione alle camere dei disegni di legge di iniziative dei governi (Art. Cost. 87) Alla presenza di un programma legislativo di governo coeso, ma che rispecchi il mandato popolare, non ha nessuna importanza chi sara’ il Primo Ministro, l’ importante e’ che sappia dirigere la politica generale del Governo responsabilmente, mantenendo l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l'attività dei ministri.(Art. Cost. 95) La funzione legislativa è esercitata col- lettivamente dalle due Camere. L'inizia- tiva delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale. Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la pro- posta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli. Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale, spetta poi al Capo dello Stato promulgare le leggi. Io, se fossi il Capo delllo Stato non mi preuccuperei piu’ di tanto, perche’ la nuova classe dirigente politica non e’ ancora in grado di formare un nuovo esecutivo, il Parlamento e’ sovrano e autonomo, puo’ legiferare anche senza governo, il vechio Esecutvo Gentiloni puo’ amministrare ma non governare; in attesa del nuovo governo. Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Di Pietro in questo mo- mento direbbe: “ Che c’azzecca il libero man- dato con l’ attuale situazione politica ital- iana ?". C’ azzecca, c’ azzcca ! Seguitemi… La nostra e’ una democrazia parlamentare e in base all’ articolo 94, un qualsiasi governo a prescindere da quante forze politiche sia composto , per poter governare il Paese ,deve avere comunque la fiducia del 50+1% delle due Camere, che accorda o revoca mediante mozione motivata e votata per appello nominale. In caso di ingovern- abilita’ maggioritaria, il Capo dello Stato da l’ incarico alla prime due forze politiche del paese di presentare un governo e un pro- gramma legislativo, che vada nell’ interesse della Nazione, lasciando ai membri del parla- mento di votarlo liberamente in base al man- dato ottenuto dal Popolo. Fantapolitica ??? Detto cio’, va anche detto che “ La Repubblica democratica italiana e’ una delle piu’ avanzate democrazie modern al mondo, se solo il Popolo lo venisse a sapere” In nessun altro paese il cittadino e’ libero di esporre comuni necessita’ o chiedere provvedimenti legislativi alle camere. Presentare disegni di leggi redatti in articoli con delle iniziative popolari. Abolire la totale o parzialita’ di una legge o di un atto avente valore di legge e dulcis in fundo, bocciare o approvare le riforme costituzionali e non approvate con la maggioranza qualificata. Piu’ Democrazia Diretta di cosi’ !!! Purtroppo una Democrazia Diretta caduta in disuso, perche’ non valorizzata dal Popolo e dal Legislatore. Petizioni non prese in consid- erazione o discusse alle camere. Iniziative popolari lasciate negl’ archivi per anni ad ammuffire, come nel caso del “Parlamento pulito dei 5 stelle. Referendum abrogrativi non vincolanti ripristinabili. Riforme costituzi- onali ripetitive, come la riforma costituzionale di Berlusconi nel 2005 e quella di Renzi nel 2014, ambedue bocciate dal popolo L’ Italia e’ l’ unica democrazia al mondo a non avere politici, ma solo politicanti e non tutti politiziz- zati, perche’ un vero politico, non abbandona mai il Popolo Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri. (Articolo 92) Come Abbamo piu’ volte ribadito: “Per un governo pragmatico, occorre formare prima i programmi legislativi e poi le cariche istiruzi- onali, onde evitare ancora una volta gover- nicchi di comodo (auto cit.) Da piccolo osservatore neutrale, la domanda che mi sono sempre posto dopo ogni tornata elettorale e’ stata ed e’ :” Quando nessun partito ottiene la maggioranza assoluta dei seggi, vengono prima le lezioni dei presidenti delle camere con annessi e connessi, oppure un programma legislativo fattibile e coeso tra le forze politiche maggioritarie in grado di La seconda Repubblica, ha generato una classe sociopolitica capace solo di scimmiottare ma non di governare forrmare un governo duraturo e pragmatico con compromessi e annessi? Da domani al Colle inizianno i balli in maschera, con I due primi partiti maggioritari M5S e il centrodesstra che ancora non hanno deciso chi dovra’ essere il primo Min- istro, il terzo il PD resta nel limbo e non sa scegliere a quale diavolo vendere l’ anima, andranno dal Capo dello Stato a mani vuote. Tutti sappiamo ( o dovremmo) che non sono le elezioni dei presidenti delle camere a leg- gittimare la sovranita’ del parlamento ma la formazione dei governi. In ogni democrazia parlamentare che io sap- pia ( e non vorrei sbagliarmi anche su di questo) dopo ogni tornata elettorale, le forze politiche maggioritarie in grado di formare un governo, si mettono a tavolino e discutono sui programmi legislativi di governo e non a chi spetta il ruolo di primo ministro poi o di presidenti delle camera; il ruolo di primo min- istro poi spetta democraticamente a chi ha ottenuto piu’ seggi e non consensi elettorali. In nessun articolo della Costituzione repub- blicana ( ocorre specificarlo) sta scritto che occorre prima assegnare le cariche istituzion- ali e poi pensare ai programmi legislativi di governo, la prima riunione del nuovo parla- mento si ha luogo dopo 20 giorno dalle elezi- oni. Se Dio fece il mondo in sei giorni, credo che il legislatore in venti di programmi legis- lativi ne puo’ elaborare una miriade e non recarsi al Colle a mani vuote come accade da decenni. Lo sappiamo che in Italia da che Repubblica e’ Repubblica la prima cosa che si fa dopo ogni tornata elettorale e’ la spar- tizione delle poltrone, fenomeno tra l’ altro tipico italico, conosciuto anche come pol- tronismo, dando luogo a quelli che abbiamo sempre definito: governicchi di comodo ! L’ ANELLO MANCANTE LA MACCHINA LEGISLATIVA DEMOCRAZIA ALTERNATIVA ESPLICATA IN POLITICA MAI DIRE VETO Marzo/Aprile 2018 Sentirsi dire che tuo figlio ha il cancro è una cosa che qualsi- asi persona non vorrebbe mai ascoltare e così è stato anche per i genitori di Hanna Dick- enson che, nonostante non navigassero economicamente in buone acque, le hanno promesso che si sarebbero occupati di lei a qualunque costo. Peccato però che la figlia non aveva alcun cancro e anzi stava benissimo, sper- perando i soldi dei genitori tra feste e vacanze mentre il padre la madre si indebitavano fino al collo. L'assurda vicenda arriva dall'Australia dove ora la giovane è stata condannata da un tribunale locale a tre mesi di carcere oltre a 150 ore di servizi sociali per la comu- nità e un periodo in comunità per problemi di droga. I fatti contestati risalgono ad alcuni anni fa quando la gio- vane Dickenson, allora solo 19enne, ha speso decine di migliaia di dollari in contanti raccolti dalla sua famiglia e dai suoi amici per la sua malattia e li ha sperperati tra droga, alcolici e viaggi all'estero. La ragazza aveva raccontato ai genitori agricol- tori che aveva solo poche setti- mane di vita e che servivano cure costose da fare all'estero. Padre e madre avevano raci- molato tutti i loro averi chiedendo però anche prestiti a vicini e parenti senza immagi- nare il reale scopo della figlia. Sono riusciti a raccog- liere oltre 41mila dol- lari prima di scoprire che in realtà la giovane stava benis- simo e se la spassava col quel denaro. A rivelare la verità una coppia di vicini che aveva contribuito alle sue cure ma poi aveva scoperto per caso i profili social della giovane in cui lei appariva sempre in feste e in giro per il mondo sorridente e allegra. Solo così hanno denunciato tutto alla polizia che infine ha smascherato la ragazza Da: fanpage.it CRONACA CRONACA Casa all’asta con cadavere: sul divano il proprietario morto nove mesi fa VALLI DEL PASUBIO (VICENZA) Dicono che Walter amasse guardare il cielo. Si sdraiava sopra un’asse di legno, a fianco della sua casetta, una struttura al grezzo in una contrada della montagna vicentina costeggiata da un corso d’acqua, e guar- dava verso l’alto per ore. I pae- sani lo descrivono come un uomo solitario, strano, comun- que abbastanza gentile. Di certo, era senza amici: a 42 anni Walter Dal Zotto è morto nella sua casa di Valli del Pasubio in un momento impre- cisato fra giugno e luglio scorso. Nei mesi successivi la casetta è stata messa all’asta ma nes- suno era andato a guardare che fine avesse fatto l’uomo: mer- coledì mattina l’ufficiale giudiziario è entrato dalla porta con un aspirante acquirente. Walter era sul divano, le gambe accavallate, semi-mummificato. «Me lo sentivo che c’era qual- cosa di strano. In paese dicevano che era sparito perché era andato in comunità, e in- vece no, era là dentro. Povero ragazzo». Patrizia Gasparoni, una residente di via Molin Maso che risiede con la famiglia molto vicino all’abitazione dell’uomo trovato morto, l’anno scorso ha chiamato più volte i servizi so- ciali del Comune. Era preoccu- pata perché vedeva quello strano vicino, solitario e di poche parole, sempre più ma- gro ed emaciato. E poi perché da giugno in poi nelle vie della contrada non lo si è più visto. «Walter era un tipo solitario, certo, ma si vedeva che stava male, non mangiava abbas- tanza. Ho chiamato gli assis- tenti sociali d’intesa con gli altri residenti della frazione per tre volte: a giugno, luglio e a set- tembre scorso. Alla fine mi hanno detto di non occupar- mene più», spiega Gasparoni. Sulla vicenda farà degli accerta- menti la procura di Vicenza, anche se l’impressione è che sia soprattutto un dramma della solitudine: per le forze dell’ordine si è trattata di una morte per cause naturali o, ma è meno probabile, di un sui- cidio. Comunque una tragedia, tanto più vistosa perché il des- tino della casa – che a un certo punto è finita all’asta, quindi destinata a qualcosa e qual- cuno – era ben più definito e concreto rispetto alla sorte dell’uomo che lì abitava, e che è morto dentro senza che per nove mesi qualcuno lo cer- casse. Mercoledì mattina, dopo il macabro ritrovamento, gli ufficiali giudiziari hanno chia- mato i carabinieri della stazi- one di Valli. Un po’ alla volta, è venuta a galla la vicenda dello sfortunato ex proprietario. Dal Zotto aveva comprato la casetta con la famiglia tempo fa e si era trasferito da Schio, ma ad un certo punto aveva perso il lavoro e non era più riuscito a pagare le rate. Con il padre e il fratello - residenti tutt’ora a Schio - c’era un brutto rapporto, nessun contatto. Wal- ter era senza denaro e le bollette non pagate hanno fatto sì che dalla casetta montana di via Molin Maso venisse stac- cata anche la corrente. Le rate del mutuo della casa sono ri- maste in sospeso, cosa che un po’ alla volta ha portato alla vendita all’asta per 27mila euro, con gara fissata per il 24 aprile. «Il fuoco nel caminetto, alimen- tato dalla legna del bosco qui vicino – riprende Patrizia col marito, Giuseppe Tisato – era l’unica luce della sua casa. Era molto solitario, c’erano giorni in cui sapevamo che c’era, solo perché si notava il fumo uscire dal camino. Avevamo provato a offrirgli qualcosa, un panino o una pasta, ma non voleva. Fino alla fine del 2016 andava spesso giù a Schio, sua madre gli comprava un po’ di spesa». Ma a Natale 2016 la mamma è morta e Walter non ha avuto più nessuno: in pochi mesi il 42enne è deperito e morto. «Ci dispiace tantissimo che una persona sia morta in quelle condizioni – osserva l’asses- sore al Sociale di Valli, Paolo Pianegonda – c’erano state delle segnalazioni ed era stato avvertito il servizio sociale del Comune di residenza, che aveva provato a contattare la famiglia». Walter Dal Zotto formalmente infatti risiedeva ancora a Schio. E questo ha rappresentato un limite legale per l’intervento: «È stata se- guita la prassi del caso, corret- tamente. Ma farò un approfon- dimento interno con i servizi sociali. Mi dispiace si pensi che ci sia stato disinteresse», con- clude l’amministratore. http:// corrieredelveneto.corriere.it/ FUNZIONARIO PUBBLICO ”Un politico e’ un funzionario pubblico per antonomasia, ergo la sua fedina penale dovrebbe essere impeccabile a prescindere” e’ invece… A stabilirlo non sono io ma l’ articolo 48 della Costituzione italiana: “Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevo- cabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge” Si tratta comunque del voto passivo e non di quello attivo, che come tutti sappiamo spetta a tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età: senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Badate bene che anche essere indagati significa indegnita’ morale ! Questo all’ articolo 48 e questo invece e’...questo e’ quello che dovrebbe... Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause soprag- giunte di ineleggibilità e di incompatibilità.(art. Cost. 66) Quant e’stata l’ ultima volta che le istituzioni competenti di Camera e Senato , abbiano rifiu- tato l’ ammissione in Parlamento di un moralmente indegno in base alla sua fedina penale’ ? FRA CENT’ANNI Da qui a cent'anni, quanno ritroveranno ner zappà la terra li resti de li poveri sordati morti ammazzati in guerra, pensate un po' che montarozzo d'ossa, che fricandò de teschi scapperà fòra da la terra smossa! Saranno eroi tedeschi, francesci, russi, ingresi, de tutti li paesi. O gialla o rossa o nera, ognuno avrà difesa una bandiera; qualunque sia la patria, o brutta o bella, sarà morto per quella. Ma lì sotto, però, diventeranno tutti compagni, senza nessuna diferenza. Nell'occhio vôto e fonno nun ce sarà né l'odio né l'amore pe' le cose der monno. Ne la bocca scarnita nun resterà che l'urtima risata a la minchionatura de la vita. E diranno fra loro: - Solo adesso ciavemo per lo meno la speranza de godesse la pace e l'uguajanza che cianno predicato tanto spesso! Trilussa LA SCUOLA E’ EDUCAZIONE LIBERA E APERTA A TUTTI SENZA DSTINZIONIE ) INDOTTRINAMENTO ALCUNO Personalmente sono per una scuola dell' obbligo ,libera da ogni giudizio e voti ma con un' esame d' ammissione per accedere alle scuole superiori, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religioni e di condizioni personali e sociali. Una' educazione libera da ogni forma di indottrina- mento. Una scuola senza distinzionI, discriminazioni e indottrinamenti di nessun genere [cg] LA GOVERNABILITA’ INIZIA DAI PROGRAMMI LEGISLATIVI DI GOVERNO E NON DALLA SPARTIZIONE DELLE POLTRONE IN POLITICA MAI DIRE VETO TRE POLI, CON QUATTRO GOVERNI POSSIBILI, E LA POLITICA SI INSABBIA ANCORA VOLTA NEL POLTRONISMO GOVERNO LEGISLATIVO SE QUESTA E’ UNA DEMOCRAZIA DIRETTA ….
  • 3.
    Pagine 3 Acura di Carmine GonnellaPaginea 14 Vignette VignetteBritalyca News Londra Britalyca News Londra Nelle democrazie parlamentari i governi pragmatici duraturi, si formano setacciando e amalgamando i rispettivi programmi elet- torali. Quindi un’ incrocio e non un’ inciuco che da decenni generano solo governicchi.” I pro- grammi elettorali sono come i decreti, se non si convertonono in programmi governa- tivi e legislativi, perdono la loro effica- cia” (autocitazione) . Anche con il rosatel- lum se non ci stanno “incroci “ pragmatici non ci restano che gli inciuci e i governic- chi, che servono di passaggio, per cam- biare ancora una volta la legge elettorale oppure arrivare alla fine della legislature con tre o Quattro governicchi. Un inciucio (alleanza di comodo) tra il centrodestra e il M5S ( primo partito nazionale in base ai consensi) se si fa senza setacciare I rispet- tivi progranni elettorali, separando la crusca ( promesse e premesse irrealizzabili) dalla farina, il sacco restera’ vuoto e I cittadino non otterranno nulla. Quindi il com- promesso in politica non avviene con gli inciuci ( con le chiacchiere ) ma con gli in- croci pragmatici dei programmi elettorali tra le forze politiche maggioritarie . A partire alle candidature, programmi elet- torali, cambiamento culturale generazionale e meritocrazia. Lo stiamo ribadendo da alcuni anni, che per ottenere un parlamento efficacie, traspar- ente e sovrano, occorre un meccanismo elettorale che dia al cittadino la facolta’ di scelta, sia dei candidati, sia dei progranni elettorali di ogni partito e ad ogni toranata elettorale; esserne a tutti gli effetti protago- nista della politica. Eppure basterebbe che: 1 Candidature, liste e programmi elettorali siano sottoscritto da 1.500 elettori in ogni collegio ad ogni tornata elettorale, prima della presentazione alle autorita’ compe- tenti per la verifica. 2 Dividere le circoscrizioni in meta’ collegi uninominali, dove candidare tutti i parla- menati uscenti, da poter dare loro tutti i mandati che vogliono, ma saranno gli elet- tori a stabilirlo, si chiama “meritocrazia” Nell’ altra meta’ candidare I nuovi alla poli- tica, per un cambiamento culturale e gen- erazionale 3 Per regolamentare il nuovo parlamento, occorre altresi che la mozione di sfiducia personale, venga estesa a tutti I parla- menari Un meccanismo questo che abbiamo bat- tezzato “ universalum” Nessun meccan- ismo elettorale garantisce la govern- abilita’ ( anche questo e’ stato da noi piu’ volte ribadito) e nemmeno il nostro, in com- penso il nostro garantisce un parlamento pulito e trasparente e la formazione dei governi basati su programmi elettorali scelti dal popolo e non da populisti o capipopolo. Negli anni settanta se I democristiani e I comunistri, si fossero seduti intorno ad un tavolo e avessero passato ai ragggi x I loro programmi elettorali, separando il realiz- zabile dalle chimere, oggi non saremmo qui a parlare di compromessi storici di lar- ghe o medie intese; tra la coalizione di centrodestra e piccolo e medi parttiti, E’ ora che I politici si rendessero conto che I una realdemocrazia non possono esistere, governi di comodo che fanno da spampelle ai partiti maggioritari. In altre parole al mo- mento in Italia le due prime due forze poli- tiche maggioritarie , non sono alla ricerca di programme legislativi, ma di appoggi e stampelle, per arrivare nelle stanze dei bottoni. La governabilita’ esiste solo nelle dittature, nelle democrazie ancora prima di parlare di governi di larghe, medie e piccole intese tra le forze politiche, si dovrebbe invece discutere sui programm elettorali e su come rielaborarli per ottenere governi sta- bili e non discitere solo di poltrone o gov- erni di convenienza. E’ inutile ricordare che il legislatore di turno, nel corso dei decenni ha potato per una governabilita’ a tutti I costi. Ha iniziato con la questione di fiducia nel 1970. La modifica del meccanismo elettorale del 1993, da proporzionale puro con le preferenze plurime a quello misto bipolare e liste bloccate,(mattarellum) per poi ritornare ad un prorzionale con liste bloccate e premi di maggioranza nel 2015 (porcellum) L’ attuale rosatellum ci riporta punto e a capo. Badate bene, che: “ Senza equilibro e stabilita’ legislativa, non ci potra’ mai essere governabilita’, perche’ il voto e’ un mezzo non il fine”. In altre parole, in future e’ auspicabile che dopo l’ elezioni invece di parlare a chi spettano le poltrone, si inzi invece a discutere sui rispettivi pro- gramme elettorali e poi scegliere I presi- denti di camera e senato; atrimenti fra 100 anni continueremo a sognare piu. govern- abilira’ E come narrava il sommo poeta Fabrizio:” E lui che non la volle creder morta’ , busso altri cent’anni alla sua porta” Lo vediamo anche oggi con il rosatellum e l’ alleanza centrodestra M5S le prime due forze politiche maggioritarie. A distanza di oltre tre settimane dall’ elezioni, si parla ancora di spartizioni delle poltrone e poco se non nulla sui programmi legislativi da “elaborare” durante la legislatura. Vo- gliamo ricordare che, il Primo Ministro ha il dovere istituzionale di esercitare le sue funzioni nell’ esclusivo interesse della Na- zione e non di un solo partito o forza poli- tica, prima vengono i programmi legislativi e poi le cariche istuzionali. L’ errore che si e’ fatto e si continua a fare nell’ Italia re- pubblicana, e’ quello appunto di anteporre l’ “organo” esecutivo a quello legislativo, pur sapendo che sono due faccia della stessa medaglia; o meglio l’ una deve ris- pecchiare l’ altra. Ha votato solo il 30% degli aventi diritto circa 4 milioni e mezzo, I votanti reali sono stati, per la camera 1.079.530 e per il senato 991.211. Hanno votato I soliti noti della prima e seconda generazioni di mi- granti. Le lettere di stampo propagandistico spedire agli italiani all’ estero, sono state in prevalenza ( diciamo tutte) del centro destra e del centro sinistra. Sotto gli eletti in questa 18 esima legislatura…. Partito Democratico elegge alla Cam- era: Ungaro e Schirò (Europa), Longo ( S u d a m e r i c a ) , L a M a r c a (Nordamerica), Caré (Asia-Africa). Il Partito Democratico elegge al Senato: Garavini (Europa), Giacobbe (Asia- Africa). Il centrodestra elegge alla Camera: Billi ( E u r o p a ) , D i S a n M a r t i n o (Sudamerica), Nissoli (Nordamerica). Il centrodestra elegge al Senato: Fantetti (Europa), Alderisi (Nordamerica). Il Movimento 5 stelle elegge alla Camera: Siragusa (Europa) +Europa elegge alla Camera: Fusacchia (Europa) Il Movimento degli italiani in Argentina (Maie) elegge alla Camera Borghese e al Senato Merlo. L’unione degli italiani in Sudamerica elegge alla Camera Sangregorio e al Senato Cario Detto cio’, va anche detto che “ La Repubblica democratica italiana e’ una delle piu’ avanzate democrazie modern al mondo, se solo il Popolo lo venisse a sapere” In nessun altro paese il cittadino e’ libero di esporre comuni necessita’ o chiedere provvedimenti legislativi alle camere. Presentare disegni di leggi redatti in articoli con delle iniziative popolari. Abolire la totale o parzialita’ di una legge o di un atto avente valore di legge e dulcis in fundo, bocciare o approvare le riforme costituzionali e non approvate con la maggioranza qualificata. Piu’ Democrazia Diretta di cosi’ !!! Purtroppo una Democrazia Diretta caduta in disuso, perche’ non valorizzata dal Popolo e dal Legislatore. Petizioni non prese in considerazione o discusse alle camere. Iniziative popolari lasciate negl’ archivi per anni ad ammuffire, come nel caso del “Parlamento pulito dei 5 stelle. Referendum abrogrativi non vincolanti ripristinabili. Ri- forme costituzionali ripetitive, come la ri- forma costituzionale di Berlusconi nel 2005 e quella di Renzi nel 2014, ambedue bocci- ate dal popolo L’ Italia e’ l’ unica democrazia al mondo a non avere politici, ma solo politicanti e non tutti politizizzati, perche’ un vero politico, non abbandona mai il Popolo INCIUCISMI O INCROCISMI ? L’ EQUILIBRIO E LA STABILITA’ LEGISLATIVA, VENGONO PRIMA DELLA GOVERNABILITA’ L’ERRORE CHE SI E’ SEMPRE FATTO NELL’ ITALIA REPUBBLICANA, E’ QUELLO DI ANTEPORRE IL POTERE ESECUTIVO A QUELLO LEGISLATIVO SENZA SETACCIARE I RISPETTIVI PROGRAMMI ELETTORALI, NON CI PROTRANNO MAI ESSERE GOVERNI PRAGMATICI, MA COME AVVIENE DA DECENNI SOLO GOVERNI DI COMODO TUTTI I MALI DELLA POLITICA SONO A MONTE SPARTIZIONI SEGGI ALL’ ESTERO SE QUESTA E’ UNA DEMOCRAZIA DIRETTA …. Marzo/Aprile 2018 Marzo/Aprile 2018 LE ULTIME 24 ORE DI ALDO MORO: LA NUOVA INCHIESTA DI PAOLO CUCCHIARELLI Esce in tutte le librerie il 12 aprile “L’ultima notte di Aldo Moro” (Ponte alle Grazie), del giornalista d’inchiesta e scrittore Paolo Cuc- chiarelli, che per l’occasione presenterà la sua ultima fatica alle 18 presso la libre- ria Ibis+Libraccio, in via Nazionale, a Roma. A due anni dal precedente “Morte di un presi- dente”, pubblicato sempre per Ponte alle Gra- zie, libro in cui il giornalista evidenziava molte incongruenze nel racconto ufficiale del caso Moro, Cucchiarelli, nell’anniversario dei 40 anni dalla strage di via Fani e dall’omicidio dello statista, pubblica un lavoro frutto di accu- rate ricerche documentali, che si avvale di documenti inediti, sconvolgenti rivelazioni e perizie balistiche e scientifiche che, in gran parte, contraddicono quanto recentemente stabilito (settembre 2017) dalla Seconda Com- missione Moro che, nella sostanza, ha ribadito e riconfermato la “verità” sulla vicenda. Esperto di retroscena della nostra Repubblica, da un suo libro (Il segreto di Piazza Fontana, Ponte alle Grazie, 2009), il regista Marco Tullio Giordana ha tratto nel 2012 il controverso film “Romanzo di una strage”. Nulla di quello che lo Stato ha raccontato in questi 40 anni si avvicina neanche lontana- mente alla verità, questo quello che emerge dal libro. L’agguato di via Fani, tanto per citare un episodio, sarebbe stato portato a termine non dai brigatisti, che non avevano la prepara- zione militare per un’azione del genere, che il leader di Autonomia Operaia, Franco Piperno, definì di “geometrica potenza”, ma da uomini addestrati, che l’inchiesta individua come ber- retti verdi americani, guidati nientemeno che dal famoso terrorista internazionale Carlos, lo Sciacallo. Sembra la trama di un thriller poli- tico, è vero, ma i documenti e le testimonianze parlano chiaro. Altro elemento: Aldo Moro rinchiuso per 55 giorni nella prigione-buco di via Montalcini. Allora come si spiega la sabbia ritrovata sui suoi calzini, che recenti analisi forensi hanno indicato come di provenienza dall’area costiera di Fregene? Come si spiega la pelle abbronzata? La forma fisica perfetta? (un uomo rinchiuso per così tanto tempo in uno spazio ristretto, impossibilitato a muoversi, avrebbe certamente riportato conseguenze a livello fisico).E poi l’uccisione. Tanti i punti da chiarire. E questo libro cerca di farlo senza sensazionalismi, con il distacco necessario per un giornalista d’inchiesta che ha speso oltre dieci anni nella ricerca assidua di prove, ele- menti, certezze che portano tutte dalla stessa parte: il caso Moro non è stato un affare itali- ano. Ecco allora che s’intravede una regia oscura, che ancora oggi spinge al silenzio, alla menzogna, all’occultamento della verità. Ecco che emerge la presenza del Secret team, anche conosciuto come “ Enterprise” (L’impresa) o come Safari club. Quel settore deviato della CIA cui l’avvicina- mento della politica morotea all’ala comunista guidata da Berlinguer non andava certo a genio. E poi il Vaticano, la ndrangheta, i rap- porti più stretti di quanto nessuno all’epoca potesse immaginare tra la DC, il PSI e l’ever- sione di sinistra, BR comprese. “L’ultima notte di Aldo Moro” è un libro prezi- oso, importante, che forse non cambierà quella che è da 40 anni la vulgata degli eventi, ma che rappresenta, per chi lo leggerà, un passo avanti verso la consapevolezza, una presa di coscienza di quale sia lo stato dell’in- formazione, quella vera, in Italia. L’appuntamento è dunque giovedì alle 18. L’autore dialogherà con il giornalista Piero Melati e, al termine della presentazione, ris- ponderà alle domande dei presenti. (gianluca zanella aise) VOTO ELETTRONICO Vorrei ricordare che la stragrante maggioranza degl’ italiani dall’estero, non e’ indignata per i cosidetti “brogli” elettorali, dovuti a delle anomalie nel meccanismo elettorale elaborato nel 2013 con la riforma Tremaglia, ma per la mancanza di rappresentativita’. Partecipare a tutte le tornate elettorali e’ un diritto che spetta a tutti I cittadini, a prescindere dalla residenza o distanza e il voto elettronico paritario,* non solo il voto dall’ estero. ma potrebbe risolvere anche il problema (da sempre) in Italia riguardo alle elezioni amministrative o per coloro immobilitati al momento del voto. *A tutte le tornate elettorali
  • 4.
    Pagine 13Pagina 4Britalyca News Londra Britalyca News Londra Dall’ Italia e dall’ Estero A cura di Giorgio Brignola Sette minuti e cinquanta secondi. Tanto ci ha impiegato il giudice Alfredo Montalto per dire che non solo la Trattativa tra Cosa nostra e pezzi dello Stato c’è stata, ma che ad averla fatta sono stati i boss mafiosi, tre alti ufficiali dei carabinieri e il fondatore di Forza Italia. Mentre la piovra assassinava magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, inermi cittadini nelle stragi di Firenze e Milano, uomini delle istituzioni hanno cercato un contatto: sono diventati il canale che ha condotto fino al cuore dello Stato la minaccia violenta dei corleonesi. Che alla fine hanno ottenuto un riconosci- mento grazie a Marcello Dell’Utri, uomo cerniera di Cosa nostra quando s’insedia il primo governo di Silvio Berlusconi. È una sentenza che riscrive la storia della fine della Prima Repubblica e l’inizio della Seconda quella emessa dalla Corte di Assise di Palermo. E che il sostituto procu- ratore Nino Di Matteo, unico pm titolare dell’inchiesta sin dall’inizio, spiega così: “Dell’Utri ha fatto da cinghia di trasmis- sione tra le richieste di Cosa nostra e l’allora governo Berlusconi che si era da poco insediato. E il rapporto non si ferma al Ber- lusconi imprenditore ma arriva al Berlusconi politico“. Parole per le quali Forza Italia annuncia di querelare il magistrato della Direzione nazionale antimafia. Condannati boss, carabinieri e Dell’Utri – Il commento del pm, però, è legato allo storico dispositivo appena letto dai giudici che hanno condannato a dodici anni di car- c e r e g l i e x v e r t i c i d e l Ros Mario Mori e Antonio Subranni. S t e s s a p e n a p e r l ’ e x s e n a - tore Dell’Utri e Antonino Cinà, medico fede- lissimo di Totò Riina. Otto gli anni di detenzi- one inflitti all’ex capitano dei carabini- eri Giuseppe De Donno, ventotto quelli per il boss Leoluca Bagarella. Per il cognato dei capo dei capi, dunque, una pena superiore rispetto ai sedici anni chiesti dai pm Di Mat- teo, Vittorio Teresi, Roberto Tart- aglia e Francesco Del Bene, che invece per Mori volevano una condanna pari a 15 anni. Prescritte, come richiesto dai pubblici ministeri, le accuse nei confronti del pen- tito Giovanni Brusca, il boia della strage di Capaci. La minaccia allo Stato – Sono stati tutti riconosciuti colpevoli del reato disciplinato dall’articolo 338 del codice di penale: quello di violenza o minaccia a un corpo poli- tico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Hanno cioè intimidito il governo con la promessa di altre bombe e altre stragi se non fosse cessata l’offensiva antimafia dell’esecutivo. Anzi degli esecutivi, cioè i tre governi che si sono alternati alla guida del Paese tra il giugno del 1992 e il 1994: quelli di Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi alla fine della Prima Repubblica, quello di Silvio Berlusconi, all’alba della Seconda. TRATTATIVA: CONDANNATI MORI, DE DONNO, CIANCIMINO E DELL'UTRI. AS- SOLTO MANCINO L’assoluzione di Mancino – Assolto dall’accusa di falsa testimonianza perché il fatto non sussiste l’ex ministro della Dc Nicola Mancino. Massimo Cianci- mino, invece, è stato condannato a otto anni per calunnia nei confronti dell’ex capo della Polizia Gianni de Gennaro. Il figlio di don Vito, uno dei testimoni fondamentali del processo, è stato invece assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione ma- fiosa. I giudici hanno inoltre condannato Bagarella, Cinà, Dell’Utri, Mori, Subranni e De Donno al pagamento in solido tra loro di dieci milioni di euro alla presidenza del Consiglio dei ministri che si era costi- tuita parte civile. Riscritta la storia della Seconda Repub- blica – La parte lesa del processo sulla Trattativa è infatti il governo, intimidito dall’escalation di terrore intrapresa dai cor- leonesi dopo che diventano definitivi gli ergastoli del Maxi processo istruito da Falcone e Borsellino. C’è una data che cambia per sempre la storia d’Italia: il 30 gennaio del 1992. Quel giorno a Roma la Cassazione condanna i boss mafiosi al carcere a vita: è la prima volta che suc- cede, nonostante i politici avessero assicu- rato il contrario. È il “fine pena mai” lo spet- tro che scatena la furia di Riina, capo dei capi di un’organizzazione criminale all’epoca titolare di un’enorme potenza di fuoco. Già dalla fine del 1991 il boss cor- leonese aveva cominciato a riunire peri- odicamente i suoi in un casolare in provin- cia di Enna per dettare la linea: in caso di pronuncia sfavorevole bisognava “pulirsi i piedi“. Bisognava, cioè, massacrare tutti quei politici che non avevano rispettato i patti. Il primo è Salvo Lima: la sua chioma bianca riversa nel sangue di Mondello il 12 marzo del 1992 è l’atto numero zero della guerra allo Stato. Ma è anche un messag- gio diretto ad Andreotti nel giorno in cui iniziava la campagna elettorale per le poli- tiche di aprile. “Il rapporto si è invertito: ora è la mafia che vuole comandare. E se la politica non obbedisce, la mafia si apre la strada da sola”, scrive su La Stampa Falcone, poche settimane prima di saltare in aria nella strage di Capaci. Trattativa, Di Matteo: "Ora c'entra il Berlus- coni politico. Stato dimostra di non avere paura di processare se stesso" Carabinieri e Forza Italia: il nuovo patto – Nel frattempo i carabinieri del Ros hanno già tentato di aprire un dialogo con la Cupola, agganciando Massimo Cianci- m i n o e u s a n d o i l p a - dre Vito comeinterlocutore: per questo motivo Mori, De Donno e Subranni sono stati condannati per i fatti commessi fino al 1993. Con la loro condotta hanno cioè veicolato la minaccia di Cosa nostra fino al cuore dello Stato. La stessa cosa che ha fatto Dell’Utri, riconosciuto colpevole per i fatti commessi nel 1994. Come dire: la Trattativa tra mafia e Stato la aprirono i carabinieri, ma la portò avanti e la chiuse il fondatore di Forza Italia. Di Matteo: “Sentenza storica” – “Che la trattativa ci fosse stata non occorreva che lo dicesse questa sentenza. Ciò che emerge oggi e che viene sancito è che pezzi dello Stato si sono fatti tramite delle richieste della mafia. Mentre saltavano in aria giudici, secondo la sentenza qualcuno nello Stato aiutava Cosa nostra a cercare di ottenere i risultati che Riina e gli altri boss chiedevano. È una sentenza storica“, è commento del pm Di Matteo, che ha ab- bracciato il collega Tartaglia mentre i giudici leggevano il dispositivo. “La sentenza – ha aggiunto il pm – dice che Dell’Utri ha fatto da cinghia di trasmissione tra le richieste di Cosa nostra e l’allora governo Berlusconi che si era da poco insediato. La corte ritiene provato questo. Ritiene provato che il rapporto non si ferma al Berlusconi im- prenditore ma arriva al Berlusconi poli- tico”. “Il verdetto – ha detto in- vece Tartaglia – dimostra che questo era un processo che doveva necessariamente essere celebrato. La procura ha lavorato bene, svolgendo con serietà e profession- alità il proprio lavoro. Le polemiche e le critiche sono state esagerate: ma le ab- biamo superate”. Teresi: “Verdetto dedicato a Falcone e Borsellino” – “Questo processo e questa sentenza sono dedicati a Paolo Borsellino, a Giovanni Falcone e a tutte le vittime innocenti della mafia”, dice invece Teresi, che ha coordinato il pool per tutta la durata del processo. “Naturalmente – ha aggiunto – va analizzato attentamente questo dispo- sitivo, che in linea di massima conferma la tesi principale dell’accusa, che ha riguar- dato l’ignobile scambio, chiamato sem- plicemente trattativa ma che nascondeva il ricattodella mafia allo Stato. Ricatto al quale si sono piegati alcuni elementi delle istituzioni, contribuendo a far sì che tale ricatto arrivasse nelle stanze più alte dello Stato perché venissero riconosciuti alla mafia benefici indicibili. È un processo che bisognava fare a tutti i costi. C’erano delle ipotesi d’accusa, e avevamo il dovere di procedere. Le carte ci dicono che ab- biamo lavorato bene e che si trattava solo di rispondere a esigenza di giustizia e verità per i fatti accaduti nel paese tramortito dalla violenza nel 1992 e 1993″. Trattativa, il legale di Mori: "Sbigottito. Ma contento...". Quello di Dell'Utri: "Già assolto per gli stessi fatti" L’avvocato di Mori: “Non è un giudizio ma un pregiudizio” – Polemiche, ovvia- mente, le dichiarazioni degli avvocati difen- sori. “Aspettiamo di leggere le motivazioni però è chiaro che 12 anni di condanna la dicono lunga sulla decisione della corte. C’è in me un barlume di contentezza, in un mare di sconforto. Sono contento perché so che la verità è dalla nostra parte. È un giorno di speranza. Possiamo sperare che in appello ci sarà un giudizio, perché questo invece è stato un pregiudizio“, dice Basilio Milio, legale di Mori. “Dobbiamo capire questa sentenza che è inaspettata e in con- trotendenza con le assoluzioni di Calogero Mannino e Mori. C’è un periodo per il quale Dell’Utri è stato assolto che sarebbe quello precedente al governo Berlusconi, mentre per l’altro periodo ha riportato una con- danna estremamente pesante di 12 anni. Ovviamente è una sentenza che im- pugneremo”, dice invece Giuseppe Di Peri, legale del fondatore di Forza Italia. Che per i giudici è l’intermediario tra i boss mafiosi e il governo di Berlusconi. Il primo della Sec- onda Repubblica, nata dopo che era stato siglato un nuovo patto con Cosa nostra. Da; Il Fatto ... MANI POCO PULITELA SCELTA Quando s’intraprende un percorso giornalistico, anche se a livello di volontariato, ci sono poche ma importanti, condizioni da agevolare. I profili, in definitiva, sono: informazione, opinione o entrambi. L’ultima scelta sembra la più completa e, spesso, la migliore. Ma, in linea di massima, si può prediligere l’informazione o l’opinione. Nel primo caso, si avvantaggia l’evento e non se ne commenta, in toto, gli esiti. Nel secondo, dopo una presentazione del fatto, ci si addentra nelle cause che l’hanno originato. Mettendo, di conseguenza, in luce i motivi e gli effetti dell’evento. A suo tempo, cioè più di cinquantacinque anni fa, abbiamo scelto il giornalismo d’informazione. Non tanto per sminuire l’importanza per quello d’opinione. A nostro parere, i fatti non si modificano col tempo. Le opinioni, invece, sì. E’ evidente, però, che chi gestisce l’opinione ha un campo attivo assai più completo e variegato. L’informazione (dove e quando) è assai meno elastica e, oggettivamente, limitante. Da subito, però, abbiamo fatto nostro il motto: ” informare è un dovere”. Da oltre mezzo secolo, pur se con vicendevoli fortune, abbiamo rispettato questa nostra scelta che ci ha, comunque, permesso d’essere testimoni d’eventi che hanno cambiato l’Italia, l’Europa e il Mondo. che sarebbe meno “sfortunato” se fosse guidato da uomini svincolati da una politica compiacente. Quando il compromesso vince sulla comprensione e una Legge Elettorale genera confusione, allora c’à da chiederci se non si stiano spossando le premesse per un’eventuale ripresa. La difficoltà a far fronte ai comuni impegni della vita politica la dice lunga sulle reali condizioni della Penisola. E’inutile tentare d’illudere chi ha già toccato il “fondo”. Le dispute politiche non hanno mai risolto. Ancora una volta, fare il Parlamentare resterà un “mestiere” assai ben remunerato, ma senza vantaggi concreti per il Popolo degli elettori anche a causa di una legge elettorale cervellotica che da essere rivista. La “strada” rappresenta un tragitto che, pur se non necessariamente, dovrebbe portare a una “meta”. Diverso significato concreto ha il termine se si ribalta sul fronte della politica nazionale. In quest’ipotesi, la “strada” sembra non essere tracciata per raggiungere un obiettivo comune. In questi anni, l’Italia ha subito mutamenti nella rappresentatività a tutti i livelli di potere. La “strada” italiana continua tra i limiti di una crisi economica che la rende inadeguatamente percorribile. Se è vero che non ci sono, al momento, altre scelte per modificarne il tracciato, è anche palese che da questo percorso, perennemente in salita, non se ne esce. Le elezioni del prossimo marzo non saranno la panacea di tutti i “mali” nazionali. Nessuno, anche il più ottimista, è in grado di presentare differenti percorsi. I Partiti, col Nuovo Millennio, hanno cambiato pelle e, per conseguenza, anche i loro “ideali” che fecero propri nel secolo scorso. Il Parlamento, culla della Democrazia, resta un mercato. Le concretezze rimangono sempre marginali e le “grida” soffocano chi, forse, potrebbe ancora avere qualche buon principio da proporre. La questione “Maggioranza” e “Opposizione” continua a sfumare. Il raziocinio dei numeri non corrisponde più a un’univocità d’obiettivi. Insomma, se l’”Opposizione” s’è dequalificata, la “Maggioranza” è sulla strada per seguirne le infauste sorti. La Penisola è sempre più in balia d’eventi esterni che, però, condizionano quelli interni. Ne risulta una realtà alterata nella quale non è facile, sotto il profilo dell’obiettività, distinguere il percorso principale da quelli secondari. Guidare un Paese, scosso da tante incertezze, è deprimente; anche per noi che tentiamo di commentare i fatti del Bel Paese da oltre mezzo secolo. La nostra Costituzione è entrata in vigore il 1° gennaio del 1948. In tempi successivi ne sono stati aggiornati i contenuti. Ora, dopo settant’anni di vita, ne saranno mutati altri. Tutto si adegua ai tempi; quindi, anche la nostra Costituzione. Quello che, invece, ci preoccupa è il profilo di tanti politici che sono emigrati da un partito a un altro o, peggio, ne hanno varato dei nuovi. I contenuti del “Rosatellum” favoriranno gli scontri. Non solo, ci siamo stupiti anche per la fine di formazioni politiche che, nel bene o nel male, sono state di riferimento per generazioni d’elettorato italiano. Le prossime consultazioni elettorali saranno differenti. Per ora, preferiamo sospendere la nostra riflessione; anche perché la ”strada” da seguire potrebbe mutare ancora. Non vorremmo “perderci”. Siamo presenti nella stampa d’Emigrazione dal gennaio 1963. Cinquantacinque anni di volontariato sul fronte dell’informazione; periodo ragguardevole se si considerano anche le fisiologiche difficoltà correlate ai cambi generazionali. Così, abbiamo cercato di tener conto di chi, italiano per cittadinanza, è nato e sempre vissuto all’estero. Una consapevolezza che abbiamo favorito per estendere l’utilità di questo mezzo di comunicazione. La stampa italiana all’estero ha sempre cercato d’interpretare la vita della nostra Comunità nei Paesi ospiti. Siamo stati testimoni dei cambiamenti che si sono succeduti e che hanno mutato la storia del pianeta. Abbiamo assistito al progressivo calo della Prima Generazione di Migranti, abbiamo salutato la nascita della seconda, terza e quarta. Quest’ultima (dal 1990), tutta d’impronta cosmopolita, tranne, appunto, che per la cittadinanza. Essa rappresenta, quindi, l’ultima protagonista della Comunità italiana d’oltre frontiera. In quest’ultimo decennio, la nostra collettività all’estero vive una fase di complesso cambiamento. Abbiamo rilevato che sta estinguendosi un certo modo di vivere l’italianità. La realtà che maggiormente interessa è quella del Paese in cui si vive e si lavora. In particolare, è venuto a mancare quello spirito di militanza che era preponderante nelle precedenti Generazioni. L’attuale preferisce essere spettatrice piuttosto che protagonista di quanto avviene nella Penisola d’origine. Di conseguenza, tutta la stampa diretta agli italiani all’estero ha risentito di questa realtà. Se, infatti, si osserva il panorama dell’informazione indirizzata alla Comunità italiana nel mondo, lo “scollamento” è evidente. Anche per noi è stato più difficile fare informazione. Con buona volontà, abbiamo, però, mantenuto la nostra ”linea”. Almeno, ci abbiamo provato. Del resto, sono state favorite altre vie di divulgazione e nuove opinioni sui problemi di una “Patria” ancora nel cuore, ma, di fatto, più lontana. Allora, ci siamo chiesti se avesse ancora senso un’informazione di ritorno per la nostra Comunità nel mondo. A dispetto degli aspetti contrastanti, abbiamo ritenuto di sì. Purchè s’incoraggi la pluralità delle testimonianze. Anche se la realtà del Paese ospite, e la conseguente volontà d’integrazione, non può essere trascurata. Essa, però, può coesistere con le prospettive di quel modo d’essere italiano che dovrebbe andare oltre l’aspetto Generazionale. GENERAZIONI 12 PROPOSTE REA PER GL ITALIANI ALL'ESTERO Riportiamo di seguito le Proposte REA per gli italiani all’estero riportate nel libro I 7 Bisogni Capi- tali di imminente pubblicazioni. In ambito REA un gruppo di giornalisti ed esperti sta elaborando, in collaborazione con l’avvocato Salvatore Viglia (che da molti anni si occupa di queste problematiche) le seguenti proposte riguardanti gli italiani all’estero: 01) Promuovere in Italia la conoscenza della storia degli italiani all’estero; 02) Stimolare una politica estera che tenga nella massima considerazione la presenza degli italiani all’Estero; 03) Valorizzare all’estero non solo la lingua, la cultura e l’arte italiana ma anche gli artisti e uomini di cultura italiani residenti all’estero; 04) Rafforzare, soprattutto in termini qualitativi, la presenza della rete diplomatica italiana; 05) Concedere agli italiani più poveri e sotto il controllo delle Ambasciate, delle tessere pre- pagate da utilizzare per l’acquisto di beni prima necessità, 06) Offrire una più efficiente assistenza legale agli italiani arrestati all’estero, in collaborazi- one con le ONG che già si occupano di questo problema; 07) Incrementare gli accordi di reciprocità con i Paesi esteri per consentire ai cittadini italiani di votare alle amministrative locali; 08) Limitare i costi, semplificare e accelerare le procedure per la concessione dei pas- saporti; 09) Favorire la concessione di mutui o garanzie bancarie per l’acquisto di una casa in Italia (anche in multiproprietà) da parte degli italiani residenti all’estero; 10) Intensificare i riconoscimenti reciproci dei titoli di studio; 11) Incentivare i viaggi culturali, soprattutto per i giovani, da e verso l’Italia. 12) Introdurre il voto elettronico o per posta. Ciò consentirà notevoli risparmi, maggiore tras- parenza e certezze nelle votazioni, possibilità di scegliere candidati residenti in Italia, au- mento dei parlamentari interessati all’Altra Italia (dovendo disputare il proprio consenso anche all’estero) Marzo/Aprile 2018Marzo/Aprile 2018 Dopo i risultati elettorali che hanno reso impossibile il varo di un Esecutivo di “maggioranza”, c’è chi assicura che il “peggio” sia passato. La notizia, pur se intercalata da eventi della più contrastante natura, continua a essere all’ordine del giorno. In un Paese, com’è il nostro, d’illusioni non se ne può permettere più nessuno. Le forze sociali hanno smarrito la via della concertazione e la gente, anche quella più “comune”, non riesce a trattenere l’amarezza verso una classe politica inadatta nell’assumere precisi impegni nei confronti di un Popolo che è ridotto a subire “tutto”, senza ottenere”nulla”. Anche quest’anno non sembra quello”giusto2 per la ripresa nazionale”. Pure sotto il profilo politico. Oltre gli aspetti ufficiali, che rispettiamo, ci sarà poco da “sperare”. La governabilità resta la prima donna di questo Paese LE ESTERIORITA’ LA STRADA Trattativa Stato-Mafia, sentenza storica: Mori e Dell’Utri condannati a 12 anni. Di Matteo: “Ex senatore cinghia di trasmissione tra Cosa nostra e Berlusconi” Ai vertici del Ros inflitta la stessa pena del fondatore di Forza Italia. Otto anni a De Donno, ventotto a Bagarella, dodici a Cinà: sono stati tutti riconosciuti colpevoli di violenza o minaccia a un corpo politico dello Stato. Prescritto Brusca, assolto Mancino per falsa testimonianza. Otto anni a Ciancimino per calunnia a De Gennaro. Il pm: "Mentre i giudici saltavano in aria qualcuno nelle Istituzioni aiutava i boss a ottenere i risultati chiesti da Riina"
  • 5.
    Pagine 12Paginea 5Britalyca News Londra Britalyca News Londra Risico siriano In Siria si stanno giocando tante par- tite: quella tra Trump e Putin, con As- sad in mezzo e quella tra Israele e Iran. Partite dall’esito incerto e dalle al- leanze variabili. A qualche giorno dal nuovo azzardo americano dopo gli at- tacchi in Libia e Iraq, sono in molti a riesaminare le posizioni delle Russia, ad esempio. Bernard Guetta che su Internazionale non ha dubbi sulle colpe chimiche di Assad, annota che «due alleati del regime hanno preso le dis- tanze da Damasco. La Russia lo ha fatto evitando di contrastare gli attacchi occi- dentali. La Turchia lo ha fatto spingen- dosi fino ad approvare l’operazione, per- ché sconvolta dall’utilizzo di armi chimiche fatto con l’implicito sprezzo di qualsiasi compromesso». La Turchia di Erdogan ‘sconvolta’ per i gas, non è molto convincente, ma resta il messag- gio certamente diretto ad Assad e agli iraniani. Che da subito sono operativi verso Deir ez-Zour verso il fronte a Est dell’Eufrate e i campi petroliferi. L’America in Medio Oriente? Nikki Haley, rigida ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite, alla tv filo Trump Fox News, afferma che le truppe ameri- cane rimarranno in Siria fino a quando non verranno raggiunti i tre obiettivi previsti. Mai più armi chimiche per darsi un tono umanitario, sconfiggere lo Stato islamico a cancellare diversi ‘aiutini’ equivoci del passato, tre, la ragione strategicamente vera, monito- rare da vicino le mosse dell’Iran. Per Trump la Siria non è strategica, ma strategica è la partita aperta l’Iran ne- mico e con la Russia di Putin con cui si potrebbe anche trattare. Seguito dei bombardamenti, il blocco degli esperti internazionali dell’Opac per verificare se a Douma siano state effettivamente utilizzate armi chimiche. Consueto scambio di accuse Londra e Washing- ton contro Mosca e Damasco, mentre la Tass, spiega che il ritardo “è dovuto agli effetti dell’attacco condotto dagli Usa e dai loro alleati”. Protagonisti e comprimari Trump non può e non vuole essere tagliato fuori o comunque relegato in seconda fila nella futura ‘Yalta mediori- entale. Accertata l’assenza dell’Europa, gli altri protagonisti in campo, tutti a convenienze diverse e alleanze incerte. Israele innanzitutto: un alto funzionario militare di Tel Aviv ha confermato al New York Times il raid aereo della scorsa settimana su una base militare siriana. Secondo quanto riferito da questa fonte al giornalista del NYT, è la prima volta di un attacco diretto a strut- ture militari e soldati iraniani. Una sotto- lineatura minacciosa. Il raid sulla base aerea T-4 vicino a Palmira, nel centro della Siria, dopo che l’Iran ha lanciato a febbraio un drone (carico di esplosivo l’accusa) nello spazio aereo israeliano. La prima volta, direttamente tra Iran e Israele, e non per delega, E ciò non promette nulla di buono. Il titolo del NYT a far paura. «La vera prossima guerra in Siria: Iran contro Israele». Come accade in questo esordio del terzo millennio per i profughi africani, anche i nostri espatriati in successive fasi storiche, coincidenti con crisi economiche epocali, hanno cercato lavoro e fortuna sopportando disagi, discriminazioni, ghettizzazioni, prima di omologarsi ai Paesi ospitanti e di integrarsi completamente, fino ad occupare ruoli istituzionali di massimo livello, posizioni preminenti nei campi della scienza, dell’arte, dell’imprenditoria. Chi guarda lontano sa che nel tempo il fenomeno riguarderà anche l’Italia, in generale l’Europa. Già adesso il popolo dei migranti contribuisce con un apporto interessante alla nostra economia e, dato non irrilevante, rallenta la tendenza all’invecchiamento degli italiani, con la nascita dei suoi figli. Già tanti immigrati, specialmente africani, sono inseriti nel sistema italiano del lavoro - molti in condizioni disumane -, frequentano le nostre scuole, lavorano nelle nostre fabbriche e in molti casi si adattano a svolgere mansioni che i nostri connazionali rifiutano perché gravosi o mal retribuiti. Goffredo Palmerini sta dalla loro parte, consapevole della dimensione mondiale del fenomeno e dei tanti abruzzesi emigrati. L’autore del volume “L’Italia nel cuore” è un personaggio di straordinaria poliedricità e di sorprendente universalità. Potrebbe apparire secondario, ma per chi come me si occupa di comunicazione, i dati che sto per citare hanno il carattere dell’eccezionalità. Pensate che per promuovere questo incontro, il comunicato stampa da lui redatto è stato pubblicato da 20 testate, di cui una argentina e una brasiliana. Altre particolarità: “L’Italia nel cuore” ha ricevuto 58 recensioni internazionali nei seguenti Paesi: Argentina 3, Australia, Brasile 3, Canada 6, Cile, Danimarca, Germania 2, Lussemburgo 3, Messico, Perù, Polonia, Repubblica Dominicana 2, Spagna 2, Stati Uniti 10, Sud Africa, Svezia, Svizzera 3, Uruguay 2, Venezuela 11. E ancora da 11 testate on line italiane, 37 abruzzesi, da 9 agenzie di stampa internazionali, 4 quotidiani, 7 periodici. Questi dati rivelano antica e attuale contiguità dell’opera di Palmerini con il tema dell’emigrazione, di cui è uno stimato operatore internazionale e sottolineano le relazioni culturali che intrattiene con personalità di spicco in Paesi come gli Stati Uniti, l’Argentina, il Brasile, il Canada, il Venezuela, terre di grandi flussi migratori degli italiani. Avrei voglia di citare con Palmerini tutti gli uomini e le donne abruzzesi raccontate dall’autore del volume “L’Italia nel cuore”, soggetti di una folta e prestigiosa rappresentanza all’estero, ma occorrerebbe ben altro spazio per non dimenticare alcuni degli innumerevoli scrittori, musicisti, scienziati, esponenti di istituzioni internazionali e persone semplici che hanno acquisito meriti speciali in tutti i campi, per generosità, altruismo, competenze. Goffredo Palmerini, lo testimonia la sua biografia, è come dicevo una personalità poliedrica. Ha rivestito incarichi amministrativi per la città natale, L’Aquila, da assessore e vice sindaco, poi si è affermato come scrittore e giornalista. Ha pubblicato i libri “Oltre confine”, “Abruzzo Gran Riserva”, “L’Aquila nel mondo”, “L’Altra Italia”, “L’Italia dei sogni”, “Le radici e le ali” e questo imponente “L’Italia nel cuore”. Per l’attività letteraria e di giornalista ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Di recente il Premio internazionale di giornalismo “Gaetano Scardocchia” e il Premio “Maria Grazia Cutuli”. In passato Palmerini è stato insignito del prestigioso Premio “Nelson Mandela” per i diritti umani. Come ho accennato, è un apprezzato studioso di migrazioni, autore e componente del Comitato scientifico del Dizionario enciclopedico delle migrazioni italiane nel mondo. Se merita un titolo aggiuntivo, è quello globale di ambasciatore dell’Abruzzo nel mondo. Due colte presentazioni introducono il lettore a “L’Italia nel cuore”. Scrive Luisa Prayer, musicista di fama su Palmerini: “E’ innamorato delle storie che racconta, delle persone che incontra, perché capace di una meravigliosa disposizione interiore, aperta, disinteressata, pronta a gioire dei successi dei protagonisti dei suoi reportage”. Carla Rosati, docente universitaria, dice nella Prefazione: “Palmerini, in questo suo ultimo lavoro, ci prende per mano e ci accompagna in giro per il mondo…ci fa attraversare la sua terra…descrive paesaggi magici…annota con finezza di scrittura sensazioni ed emozioni”. Il libro presentato a Napoli nello Spazio eventi dell’editore Guida, preceduto da una nota dell’autore, propone 60 capitoli e in appendice 9 scritti di autorevoli recensori. Per avere un’idea seppure approssimativa – ma il libro va letto con l’attenzione che merita – cito il numero sorprendente di nomi elencati da Palmerini in uno degli indici: sono 320 le persone che fanno parte della sua narrazione. Un capitolo speciale del volume porta il lettore negli Stati Uniti, dove l’autore incontra personalità abruzzesi affermate in tutti i campi della cultura e della scienza e dov’è conservata la memoria delle migrazioni italiane di cui musicisti, medici, ricercatori e amministratori italo americani sono discendenti. Noi napoletani andiamo fieri degli innamoramenti per la nostra città, raccontata dai grandi viaggiatori come Goethe, da musicisti di fama. Riconosciamo alla nostra gente eccellenze che si sono affermate nel mondo: poeti, scrittori, drammaturghi. Ricordiamo a chi considera le criticità di Napoli che tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del secolo successivo la città poteva esibire oltre cento primati in tutti i campi dell’economia, delle scienze, delle arti. L’operazione di Palmerini somiglia, per l’Abruzzo, a questo genere di riconoscimenti, che nella stagione attuale si manifesta con lo straordinario merito dell’accoglienza ai migranti, della negazione di ogni forma di razzismo, di una forte e sentita solidarietà. L’opera complessiva a favore delle emigrazioni di Palmerini svela, in parallelo con Napoli, il ruolo dell’Abruzzo, della terra provata dalle catastrofi naturali, di un’umanità per questo temprata, tenace, intraprendente. E stimola il desiderio che si moltiplichino le iniziative come “L’Italia nel cuore”, per ciascuna delle venti regioni del Paese. Mi piace concludere con una annotazione sulla ricchezza della documentazione fotografica del volume e, da giornalista, con due domande all’autore. Quale futuro per le aree dell’Italia centrale colpite più volte nel tempo dal terremoto e quali garanzie che la ricostruzione, dov’è possibile, avvenga con sistemi antisismici, con piena trasparenza degli appalti. In altre parole, cioè, come vigilano gli abruzzesi sulla loro terra? Vigiliamo, risponde Palmerini, e non c’è motivo per non credergli. *Luciano Scateni, giornalista professionista, scrittore, pittore, vive e lavora a Napoli. È stato sindacalista della CGIL e, nel 1975, addetto stampa del sindaco di Napoli Maurizio Valenzi, caporedattore del quotidiano “Paese Sera” responsabile dell’edizione della Campania. In Rai, dal 1980 ha ricoperto i ruoli di caposervizio, di inviato, radio-telecronista e, per tredici anni, di conduttore del TG3 Campania. Collabora fin dalla fondazione del periodico “La Voce della Campania”, “Voce delle Voci” e con la testata on line Goldwebtv, Ha pubblicato i volumi Violenze e dintorni (ed. L’altra Napoli), Io comunista (ed. L’altra Napoli), Diciassette (edizioni Lo Stagno incantato), L’ospitalità tollerata (Associazione J.E. Masslo), Racconti minimi (Edizioni Elio De Rosa), Su e giù con la morte (ed. Alessandro Polidoro), Di vecchiaia non si muore (ed. Eracle) e per le edizioni Intra Moenia: Amore e/o Morte, Ferri vecchi, Scugnizzi, Comunicare, Vite disobbedienti, Napoli nel tempo, L’Italia inedita di un secolo fa. Per le edizioni Kairos ha pubblicato i romanzi noir Ninì Santagata, commissario per caso, Le disavventure di Santagata, Giù la testa. Per le edizioni Polidoro Su e giù con la morte e per le edizioni Guida/Kairos La tomba profanata. Ha esposto quadri e disegni in numerose mostre personali e collettive. *** “L’Italia nel cuore” di Goffredo Palmerini (One Group Edizioni, 2017) è stato presentato a Napoli il 23 febbraio 2018 presso lo Spazio Eventi dell’editore Guida. All’incontro, moderato da Regina Resta, presidente Verbumlandiart, sono intervenuti portando il saluto l’ospite, Diego Guida, e Annella Prisco, presidente del Centro Studi Michele Prisco. Sono seguiti gli interventi dei relatori Carlo Roberto Sciascia, critico d’arte, Salvo Iavarone, presidente ASMEF, Luciano Scateni, giornalista e scrittore, e l’autore. Quello qui pubblicato è il contributo che Luciano Scateni ha svolto nel corso dell’evento di presentazione. NAPOLI – “L’Italia nel cuore”, per un napoletano quale io sono, evoca le corrispondenze, i racconti dei grandi e illustri viaggiatori dell’Ottocento e del primo Novecento, attratti dal fascino di Partenope, del suo passato, di superfetazioni greche, romane, di dominazioni che la città ha inglobato senza perdere la sua storica specificità. Il ponderoso volume firmato da Goffredo Palmerini suscita anche invidia per non poter esibire di Napoli, ma non l’ha fatto ancora, altrettanta dovizia di personaggi ed eventi incolonnati in grandi numeri che li includano strutturalmente. “L’Italia nel cuore” è come un inno nazionale al merito del Paese, alla solidarietà, all’accoglienza dei migranti, al sentimento collettivo che, fatta eccezione per minoranze intolleranti, ha origine nella memoria delle nostre migrazioni nel mondo. L’Italia è legittimamente orgogliosa, esempio di generosa accoglienza dei migranti costretti a lasciare le loro terre martoriate da guerre sanguinose, feroci tirannie, da fame e quasi nessuna tutela sanitaria. Non c’è possibile confronto con il resto dell’Europa e l’estremo opposto è il filo spinato srotolato lungo i confini di Paesi membri che non fanno nulla per meritare l’accoglienza nella Comunità e le risorse ricevute dalla Ue: Ungheria, Polonia, in parte l’Austria. A chi in Italia partecipa alla gara dell’espulsione dal nostro Paese e la quantifica in mezzo milione, seicentomila migranti, la storia ha il dovere di ricordare il numero di connazionali emigrati in fasi successive dal Paese economicamente in ginocchio: sono milioni e milioni, quasi 30 in cento anni. Non meno convincente dovrebbe essere il dato dell’ultimo censimento degli italiani che oggi vivono in altri Paesi. Sono quasi 5 milioni - Rapporto Italiani nel Mondo 2017, Fondazione Migrantes -, beninteso quelli che conservano la cittadinanza italiana ed hanno diritto al voto. Il numero più alto in Argentina, poi nell’ordine in Germania, Svizzera, Francia, Brasile, Belgio, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, per fermarci ai primi dieci. Ma la vera dimensione degli italiani emigrati e oriundi è ben più rilevante del dato riferito alla cittadinanza, stimata attualmente intorno agli 80 milioni. Per la maggior parte si tratta di eccellenze che il mondo accoglie e valorizza. In passato hanno contribuito all’esodo il Veneto, l’Abruzzo, le regioni del Sud, principalmente Sicilia e Campania, territori economicamente arretrati. Siria bersaglio e le guerre attorno “L’ITALIA NEL CUORE” PRESENTATO A NAPOLI Annotazioni e impressioni di lettura sul libro di Goffredo Palmerini Di Luciano Scateni Marzo/Aprile 2018Marzo/Aprile 2018 Da un lato Usa e Russia, con il destino di Assad in mezzo. Dall’altro Israele vs. Iran, ad altissimo potenziale di escalation. Israele, Stati Uniti e Arabia saudita per il seguito della guerra che resta in Siria, in attesa di Libano ed Hezbollah. Di Remocontro17 aprile 2018 Aveva fotografato qualcosa che non doveva? Stava documentando con la sua macchina fotografica le sofferenza dei migranti lungo la rotta balcanica, ai confini innevati tra Ser- bia e Croazia, verso la speranza della Ger- mania. Fotografie per la mostra «Exodos – rotte migratorie, storie di persone, arrivi, inclusione», un progetto organizzato dalla Regione Piemonte. Ora, quando tonerà libero, potrà anche testimoniare di una galera serba e della strane procedure giudiziarie, saldo rivelazioni a sorpresa. Dall’agenzia Ansa. «Il fotoreporter italiano Mauro Donato è stato arrestato venerdì 16 marzo in Serbia con l’accusa di rapina ag- gravata ai danni di tre giovani migranti af- ghani. Piemontese, 41 anni, al momento del fermo si trovava nel villaggio di Sid, al con- fine con la Croazia, dove stava svolgendo un reportage sulla rotta balcanica dei pro- fughi assieme ad un altro fotografo italiano, Fotoreporter italiano, galera in Serbia con accuse ridicole Andrea Vignali». «Sulle ragioni dell’arresto di Donato ci sono ancora diversi punti da chiarire. A quanto si apprende, il fotoreporter è accusato dalla procura serba di aver ferito con un’arma da taglio i tre giovani afghani nel tentativo di rapinarli. Ma gli stessi presunti aggrediti hanno già ritrattato. Quanto alle condizioni carcerarie, una fonte diplomatica in Serbia ha smentito all’ANSA che Donato si trovi in isolamento in un carcere di massima sicurezza, come riportato da alcuni organi di stampa. Il fotoreporter si trova nella prigione di Sremska Mitrovica, città a ovest di Belgrado non lontana dal confine serbo- croato». Chi è Mauro Donato «Conosciamo Mauro come un professioni- sta serio, impegnato da tempo a documen- tare la sofferenza della centinaia di migranti bloccati sulla ‘Balkan Route’», testimoniano il sindacato dei giornalisti, Associazione Subalpina e Federazione nazionale della Stampa italiana. Pressioni diplomatiche di sempre, Farnesina e Ambasciata di Bel- grado, ma preoccupati sospetti su cosa la incredibile vicenda potrebbe nascondere da parte serba. O clamoroso inciampo da stu- pida arroganza di qualche funzionario pub- blico, o altro da nascondere? Il racconto di quel poco che si sa, sulla pagina Facebook di Mauro Donato scritta da un amico. «L’accusa è di aggressione aggravata per rapina ai danni di tre profughi afghani o iraniani per una somma di circa 300 dinari (meno di 3 euro). Da come si legge su “La Repubblica”, Mauro avrebbe aggredito e ferito 3 migranti in un capannone abbando- nato che funge da centro accoglienza tem- poraneo». «Le tre vittime della rapina avrebbero inizialmente riconosciuto in Mauro il loro aggressore in base alla fotocopia della carta di identità in possesso delle autorità locali (ottenuta nel momento del passaggio della frontiera tra Serbia e Croazia). Questa foto, vecchia di 8 anni, risulta però molto diversa dall’aspetto attuale di Mauro. Pro- prio per questo, grazie anche ad un con- fronto all’americana, l’accusa verso di lui è caduta». Dalla sua pagina facebook Strani inquirenti tra Vukovar e Novi Sad Una rapina per pochi spiccioli, neanche tre euro, e due feriti, uno con sei coltellate all’addome. La polizia ha fermato il foto- grafo italiano dopo un’indagine sommaria: due vittime hanno riconosciuto Donato nella fotografia della sua carta di identità, fotoco- piata giorni prima durante un controllo alla frontiera. L’immagine sul documento, scat- tata otto anni fa, da tempo però non corris- ponde all’attuale aspetto del reporter. A dis- colpa di Donato la testimonianza di Vignali e quella del terzo rapinato che hanno smentito categoricamente il coinvolgimento del foto- grafo nell’aggressione. Per sei giorni – nonostante l’intervento dell’ambasciata ital- iana a Belgrado e l’insistenza dell’avvocato difensore – il tribunale si è rifiutato di ascol- tare le prove a discolpa del fermato. Due dei tre aggrediti l’avrebbero poi scagionato completamente, affermando ad- dirittura di “averlo conosciuto e apprezzato proprio come fotografo impegnato a docu- mentare i loro problemi“. Le vittime dell’ag- gressione avrebbero inoltre parlato di un gruppo di “sei persone di origine iraniana con passaporto italiano” (fonte: ilmanifesto.it). Oltre a questo, ci sarebbero anche le testi- monianze di Andrea Vignali e dell’albergatore che lo ospitava nei giorni dei fatti. Tutto questo, purtroppo, non è bastato per la scar- cerazione immediata. Oggi, sette giorni dall’arresto le cui ragioni destano molti e legittimi sospetti, l’udienza della comoda magistratura di Sremska Mi- trovica, piccola città di passate glorie imperi- ali addirittura romane, l’antica Sirmio, resi- denza imperiale dell’Impero sotto Galerio, sulla riva della Sava che ancora evita il vicinissimo Danubio. Una brutta pagina di storia giudiziaria che -salvo segreti non sve- lati- offende prima di butto la Serbia. Ma per ora Belgrado tace.
  • 6.
    Pagine 11 ComunicatiPalmeriniPaginea 6 Britalyca News LondraBritalyca News Londra "Hanno ammazzato compare Turiddu" è il grido che sempre conclude la "Cavalleria rusticana"; ma è come arrivare a questo grido che fa la differenza. La messa in scena che abbiamo visto a La Monnaie di Bruxelles segna a nostro avviso una pietra miliare su questo come. Mettere in scena un'opera verista non è semplicissimo, e Cavalleria rusticana, come l'ormai consoli- dato pendant "I pagliacci" sono una sfida non da poco. Nell'immaginario collettivo degli appassionati d'opera Cavalleria e Pagliacci sono una coppia di fatto, ma la regia de la Monnaie ci fa capire quanto siano legate facendo comparire nell'una personaggi dell'altra opera, creando così una idea di contemporaneità e di collega- mento fra le due vicende: è una idea bella, che ci aiuta nella comprensione: del resto l'atmosfera, il paesino siciliano, il contesto sociale, le forti passioni sono le stesse; non a caso Pagliacci è nato come complemento di Cavalleria Rusticana quando, passato l'entusiasmo iniziale, si capì che un'ora e un quarto d'opera non erano sufficienti perché lo spettatore pagasse il biglietto. Semplice, misurata, leggibilissima, ricca oltre ogni limite questa messa in scena non fa perdere un grammo della dirompente potenza sentimen- tale ed emozionale delle due opere. Evelino Pidò il direttore d'orchestra, e Damiano Mi- chieletto, regista, coadiuvati da Paolo Fantini, scenografo e da Carla Teti, costumista, hanno messo in atto una macchina perfetta, senza una sbavatura; un almalgama vellutato che incanta e che sembra frutto di una sola mano e in cui i cantanti e il coro si muovono come attori consumati, con una voce che segue le melodie della direzione musicale e che nello stesso tempo è parte credibile di una recitazi- one: magia del teatro, rendere credibile un'azione dove i soggetti invece di parlare cantano! Un risultato corale straordinario: anche nella messa in scena odierna la coralità verista va a segno. Altri meglio di me hanno lodato il talento del direttore musicale, che ha lavorato sull'edizi- one più vicina a quella voluta dallo stesso Mascagni, e ha saputo rendere al massimo quell'arco drammatico che senza interruzione dall'ouverture ci porta al gesto finale del de- clamato "hanno ammazzato compare Turiddu". La regia ha saputo tradurre in movimenti l'arco drammatico musicale, e ci ha fatto vedere attraverso la recitazione e il movimento quello che ci raccontava la mu- sica, come i segni lasciati dal sismografo che traducono in rapporto grafico le oscillazioni della terra. La Monnaie a mio parere ha disegnato un modello di come si mette in scena il quasi-dittico Cavalleria rusticana / Pagliacci, sgomberando il campo da modern- ismi/sperimentalismi egoici o da, mi si per- doni l'orrendo termine, 'crudismi', ossia rap- presentazioni di un reale disseccato e arido, privato della sua componente spirituale. La Monnaie ci ha regalato una Sicilia molto vicina a noi e molto lontana, un po' oggi e un po' medioevo, come nella realtà è, con una attualizzazione che rende il tutto molto più vicino a noi ma lo lascia avvolto in una patina di passato che non lo allontana troppo dal tempo di Mascagni e di Leoncavallo; e qui ha lavorato la bravura della costumista, con abiti/ miracolo moderni ma senza tempo; vedere arrivare Alfio /Dimitri Platanias in una Giulietta rossastra per me siciliano è stato un colpo al cuore: io quel tipo Alfio lo ricordo nella mia adolescenza e realmente aveva la Giulietta e realmente indossava quel vestito, metallizzato come la sua Giuletta! me lo ri- cordo con la sua arroganza, la sua igno- ranza, la sua supponenza del soldo, la sua volgare esibizione dei doni portati ai parenti poveri e la sua morale immorale di tracotante carrettiere che gli fa ergere a Destino la sua misera personale giustizia. Perfetto il Turiddu creato dalla regia (Teodor Ilincai/Leonardo Caimi), che fa percepire allo spettatore i danni creati dall'eccesso di tes- tosterone prodotto per causa e colpa del fas- cino irresistibile di Lola/Josè Maria Lo Monaco: gli spettatori hanno percepito per- ché gli ormoni di Turiddu si sono smossi facendogli perdere la bussola: sensuale, calda, sinuosa, quel "fior di giaggiolo" ci ha sedotti e catturati, tutti avremmo voluto essere Turiddu. Abbiamo apprezzato la Santuzza/Alex Penda ma adorato la San- tuzza/Eva Maria Westbroek: potenza di voce e timidezza di corpo, ha saputo ren- dere magnificamente il disagio della in- adeguatezza nel confronto con la prorom- penza di Lola; ci ha commosso Lucia, vera madre siciliana (Elena Zilio, che è di Bol- zano!) che ci ha saputo far vedere, teatro nel teatro, l'attesa del dramma visto dagli occhi della madre, con le sue domande che scrutano le mezze risposte, con l'an- goscia di chi pre-sente ma nulla può fare per modificare il corso di un destino che spazza le vite con la forza di un fiume in piena. Anche in Pagliacci canto e recitazione sono un tutt'uno; Leoncavallo è un grande, ma non all'altezza di Mascagni: c'è una 'nervosità in Pagliacci, una sorta di 'non finito' musicale che crea nello spettatore/ ascoltatore una sensazione di sofferenza che forse però aiuta la percezione del dramma passionale in atto. In Pagliacci troviamo un formidabile episodio di teatro nel teatro che il regista ha messo in scena dandogli una potenza indimenticabile; e qui risaltano il perfido zoppo Tonio / Scott Hendricks e lo stravolto dalla passione Canio/Carlo Ventre ma incanta Nedda/ Aihoa Arteta, eroica nel suo tacere fino all'ultimo il nome dell'amato per proteg- gerlo dalla furia omicida di Canio; ma oltre ogni cosa ci ha incantato il coro, vero protagonista dell'opera: è il coro che ha sostenuto e appoggiato, passo dopo passo, l'arco drammatico dell'opera e che ha reso concreta e tangibile la coralità verghiana; prosit al nostro grande Martino Faggiani, che tiene alta la bandiera del talento musicale italiano. Giovanni Chiaramonte Bruxelles, a La Monnaie una Cavalleria Rusticana / Pagliacci di corale toccante grandezzaTRAGEDIA NEL MANTOVANO Pegognaga, marito e moglie si impiccano sotto gli occhi della figlia di sei anni Per gli investigatori si tratterebbe di un doppio suicidio. A fare la tragica scoperta è stato il nonno della piccola, che presentava sul collo alcuni lividi Li hanno trovati impiccati sulle scale di casa. Si sareb- bero tolti la vita assieme, almeno questa è la prima ipotesi degli investigatori. Davanti alla loro figlioletta, una bambina di sei anni ora ricoverata all’ospedale di Mantova. L’uomo aveva 35 anni, la moglie 27, entrambi originari del Punjab, in India. Sono morti giovedì nella loro casa nelle campagne di Pegognaga, nel Basso Man- tovano. Li ha trovati il padre della donna, arrivato da Parma, forse allarmato perché, dal pomeriggio, la figlia non rispondeva al telefono. La bimba, che nelle prossime ore sarà sentita dai carabinieri e da una psicologa, è sotto choc e ha segni sul collo, come se i genitori, avessero cercato di uccidere anche lei. Da otto anni, l’uomo la- vorava con il fratello maggiore di tre anni in un alle- vamento di vacche per la produzione di Parmigiano Reg- giano. Un lavoro pesante, che richiede sacrifici, ma che consente di vivere in modo dignitoso. Anche perché abi- tava con moglie e figlia in una casa di proprietà dell’azienda per cui lavorava, ora sotto sequestro. Chi conosceva la coppia esclude che all’origine del gesto possano esserci motivi economici. Anche per il titolare dell’allevamento la tragedia è inspiegabile: «Sono scon- volto». L’immigrato indiano aveva telefonato nel primo pomeriggio di giovedì per avvisare che non sarebbe an- dato al lavoro perché doveva portare la moglie dal med- ico. Poi più nulla. «Era una brava persona — racconta l’imprenditore — mai una disattenzione, uno sgarro, non faceva mai la voce alta». Esclude anche problemi di sa- lute: «Ce ne saremmo accorti». Ora la preoccupazione è Marzo/Aprile 2018 Marzo/Aprile 2018 - In uno scritto del 1986 l'allora cardinale Joseph Ratzinger, alla domanda “Che cosa minaccia oggi la democrazia?” rispondeva, con profetica lucidità: “C'è innanzitutto la incapacità di fare amicizia con l'imperfezione delle cose umane: il desiderio di assoluto nella storia è il nemico del bene che è nella storia”. Il professor Ratzinger intendeva mettere in guardia rispetto alla tendenza a quell'utopia secondo la quale il passato sarebbe da considerare “una storia di non libertà […] e che finalmente ora, o tra poco, si potrà o si dovrà costituire la società giusta”. Voleva altresì ricordare che “né la fede né la ragione sono in grado di prometterci un mondo perfetto”. Da queste premesse consegue che il futuro della democrazia pluralistica che abbiamo conosciuto nel mondo che chiamiamo “occidentale” e l'esito dell'impegno finalizzato alla promozione umana e sociale, molto dipenderanno da una coraggiosa riappropriazione dell'idea di imperfezione delle cose umane, e dal non considerare acquisiti una volta per tutte i valori di libertà e giustizia che sono alla base della democrazia liberale. Per il futuro occorrerà giudicare la moralità dei programmi politici alla luce di queste verità, che una visione disincantata della storia ci mostra. Ad uno sguardo non superficiale non può sfuggire che i pericoli testè denunciati non si scongiurano semplicemente agendo sul terreno della politica in senso stretto. Molto dipenderà da qualcosa che viene prima della politica, la quale recepisce ciò che “sguazza” nella società. E' illusorio e fondamentalmente irrazionale pensare che le patologie sociali che si manifestano nella politica si curino con la sola politica. E' sul terreno culturale, cioè dei valori morali, che bisogna lavorare a fabbricare la medicina. C'è bisogno che la politica recuperi una piena coscienza di valori e di limiti, altrimenti, in questo nostro villaggio globale, la democrazia pluralistica, che non è da considerare un traguardo acquisito una volta per tutte, rischierà di apparire una scatola vuota, pronta ad essere sacrificata sull'altare della competitività economica. La democrazia liberale è il miglior sistema di rappresentanza politica, ma necessita perennemente di un supplemento d'anima, che non sempre c'è. Siamo tutti ogni giorno sballottati tra un sentimento e l'altro, tra una mezza informazione e una disinformazione, a tutti i livelli. Ci appare estremamente arduo distinguere il grano dal loglio: la cattiva informazione si diffonde a macchia l'olio, e la buona politica, anche quando c'è, pare non godere di buona stampa. Le cronache recenti della politica, italiana e non solo, ci disegnano un quadro in cui le esigenze della propaganda sembrano prevalere sul bisogno di un sano realismo, e quelle della demagogia su quelle di una educazione civica e di una pedagogia di fondo che sempre dovrebbero presiedere al gioco democratico. La prima cosa da fare, da parte di ogni persona di buona volontà, è quella di adottare un atteggiamento che equivale anche ad una misura di igiene mentale: attuare una continua opera di discernimento, giudicare i protagonisti della scena pubblica e i fatti di rilevanza politica e sociale per come sono realmente e per gli effetti ragionevolmente prevedibili sulla base di una coscienza formata ed informata, combattendo la tendenza a giudicare “per partito preso”. La seconda cosa consiste nell'impegno a porre in essere delle buone regole d'ingaggio e di condotta, dei meccanismi interni ai partiti e alle istituzioni pubbliche e private - non esclusi i mezzi di comunicazione di massa - che possano fungere da camera di decompressione delle passioni, e che facilitino il riconoscimento di meriti, competenze e credibilità degli attori politici. Bisognerà poi pensare ad integrare la rappresentanza politica con istanze sociali immediatamente riconoscibili, secondo metodi e forme tutte da studiare. Alla luce della lezione del presente, c'è poi da avere coscienza del fatto che, quale che sarà la direzione che i governanti sceglieranno volta per volta nel “guidare la macchina”, sia cioè che si sceglierà la via neo-liberista, sia che ci si orienterà verso la neo-socialdemocrazia, sempre si dovranno adottare adeguate misure di protezione sociale per tutti quei cittadini che la vita o la contingenza economica avrà svantaggiato. Compiti, questi indicati, di non facile realizzazione. Bisogna tuttavia provarci. Non è sufficiente invocare organismi sovranazionali, che rischiano di apparire più un ostacolo che una risorsa. L'esito delle recenti elezioni, a mio modesto parere, denuncia, tra l'altro, la mancanza di queste garanzie preventive. E' attorno a queste esigenze pre-politiche che si dovrebbe provare a costruire una nuova élite culturale che si impegnasse a creare le premesse per una riformulazione delle regole della convivenza sociale prima ancora di quelle delle istituzioni politiche. Sono infatti in gioco l'avvenire della società e della stessa democrazia liberale. PER UNA DEMOCRAZIA DEI VALORI Una riflessione sempre...attuale di Giuseppe Lalli Ragazzo in ospedale al limite del coma etilico. Allarme binge-drinking Rischiare la vita a 14 anni per l'abuso di alcol. L'ul- timo caso ha riguardato un ragazzino della provin- cia di Alessandria, portato in ospedale al limite del coma etilico dopo avere bevuto abbondanti quantità di rum durante una serata con gli amici. Prima di lui, lo scorso gennaio, un'altra quindicenne, a Roma, è stata ricoverata in gravi condizioni sempre dopo una 'abbuffata' di alcolici. E non si tratta di casi iso- lati: il fenomeno, avvertono gli esperti, è infatti in preoccupante aumento. Nel caso del quattordicenne, a chiamare il 118 è stata la mamma. Le condizioni del ragazzo, riferiscono alla centrale operativa, "erano quasi al limite del coma etilico con un principio di ipotermia. Non sembra comunque in pericolo di vita". Ma l'abuso di alcol, nel caso di ragazzi giovani e ado- lescenti, può avere effetti devastanti portando a complicanze gravi e danni irreversibili fino, in alcuni casi, anche alla morte. L'alcol, spiega il gastroen- terologo e direttore del Centro per i disturbi da uso di alcol del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, Giovanni Addolorato, "ha infatti un effetto tossico sugli organi, in particolare negli adolescenti: l'organ- ismo dei giovani adolescenti, infatti, non ha ancora prodotto gli enzimi che permettono di metabolizzare e 'digerire' l'alcol e che si producono intorno ai 18 anni. Ecco perchè gli under-18 non potrebbero as- solutamente consumare alcol, dal momento che vanno incontro ad effetti tossici maggiori rispetto agli adulti". Gli effetti tossici si manifestano innanzitutto sull'or- gano bersaglio che è il fegato ma il danno è per tutti gli organi, per l'apparato neurologico ed anche, per le donne, per l'apparato riproduttivo. Il rischio, dun- que, è quello di complicanze molto gravi: un'intossi- cazione acuta, infatti, può determinare anche un'epatite acuta alcolica, che ha un tasso di mor- talità fino al 70%, oppure può portare al coma al- colico che può anche essere mortale. Il problema, chiarisce lo specialista, è che "la suscettibilità ai danni da alcol è individuale e, soprattutto nel caso dei giovani, non si può indicare una quantità di alcol 'limite' oltre la quale bere diventa pericoloso. Anche una piccola quantità di alcol, su alcuni soggetti pot- rebbe risultare pericolosa. Per questa ragione, il divieto di alcol per gli adolescenti deve essere to- tale". Da ANSA A 14 anni rischia la vita per troppo alcol, casi in aumento Sì della Cassazione al sequestro dei conti della Lega Nord La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura di Genova, che ha chiesto di poter sequestrare i soldi che arriveranno in futuro sui conti della Lega Nord. Quei soldi che il partito, secondo i magistrati genovesi, deve resti- tuire dopo la condanna di Umberto Bossi e Francesco Belsito per la maxi truffa sui rimborsi elettorali dal 2008 al 2010. I giudici della seconda sezione penale della Suprema Corte, hanno annullato con rinvio al tribunale del Riesame di Genova l'ordinanza con la quale i giudici genovesi avevano fermato il sequestro. Bisognerà però attendere le motivazioni, di norma depositate entro un mese, per capire come la Cassazione ha indicato al Riesame di ri- valutare il caso. La Cassazione ha rigettato anche il ricorso di Bossi contro il sequestro disposto nei suoi confronti, così come ha rigettato quelli sui sequestri presentati dai tre ex revisori dei conti condannati con la sentenza dello scorso luglio. Mentre ha accolto, disponendo pure in questo caso il rin- vio al Riesame, quello depositato dalla Lega Nord To- scana. La questione su cui si è dovuta pronunciare la Suprema Corte riguarda appunto la richiesta, da parte dei pm geno- vesi, di continuare a sequestrare tutti i fondi che in futuro dovessero arrivare nelle casse del Carroccio, fino al raggi- ungimento di circa 49 milioni. Somma finita sui conti della Lega senza che il partito, sec- ondo i giudici, ne avesse diritto perché frutto di una truffa a Camera e Senato. Una vicenda nata dopo la sen- tenza dello scorso luglio che ha portato alle condanne di Bossi a 2 anni e due mesi e dell’ex te- soriere Belsito a 4 anni e dieci mesi, oltre a quelle di altri cin- que imputati: i tre ex revisori contabili del partito Diego Sanavio, Antonio Turci e Ste- fano Aldovisi (rispettivamente condannati a due anni e otto mesi, due anni e otto mesi e un anno e nove mesi) e i due im- prenditori Paolo Scala e Stefano Bonet (cinque anni ciascuno). Il tribunale aveva stabilito la confisca di quasi 49 milioni dai conti della Lega, ma la Procura aveva trovato quasi due milioni sui conti del Carroccio e aveva chiesto più volte di poter se- questrare anche le somme che in futuro sarebbero entrate nelle casse del partito. I giudici del Riesame avevano negato tale possibilità spiegando che il denaro andava cercato nei conti e tra gli immobili delle persone fisiche, in primis il Senatur e poi tutti gli altri. Ma i giudici avevano deciso che a Bossi può essere prele- vato solo il quinto del vitalizio da parlamentare europeo. Nel frattempo, uno degli ex revisori contabili, Stefano Al- dovisi, ha presentato un esposto in Procura e il procura- tore aggiunto Francesco Pinto e il sostituto Paola Calleri ha aperto una inchiesta per riciclaggio. Gli accertamenti, per questo filone di indagine, riguardano il possibile reimpiego occulto dei “rimborsi truffa” ottenuti da Bossi e Belsito, secondo l’ipotesi accusatoria travasati attraverso conti e banche diverse, al fine di metterli al riparo da possibili sequestri. In altre parole, nell’opinione dei pm, quei fondi sono stati incamerati, riutilizzati e forse messi al sicuro dai sequestri consapevolmente dalla Lega durante le gestione di Umberto Maroni e quella, attuale, di Matteo Salvini. Un arco temporale in cui il partito, che all’inizio si era cos- tituito parte civile contro il suo fondatore, aveva rinunciato a ogni pretesa. di MARCO LIGNANA http://genova.repubblica.it CRONACA CRONACA CRONACA
  • 7.
    Pagine 10 ComunicatiPalmeriniPaginea 7 Medicina & Ricerca Britalyca News LondraBritalyca News Londra "MA COME parla? Le parole sono im- portanti!", gridava nel 1989 un Nanni Moretti giocatore di palla a nuoto a bordo piscina a una malcapitata giornalista colpevole di usare termini eccessivamente banali. Accadeva nella scena più famosa del film Palombella Rossa. E aveva ragione a dare tanta importanza al linguaggio, Moretti, perché le parole, quelle che usiamo tutti i giorni e che poco hanno che vedere col nostro curriculum scolastico, sono un po' come dei marcatori, indicatori del nostro livello di Ego, cioè dello stadio di sviluppo o maturazione della per- sonalità degli individui in termini cog- nitivi, di pensiero, sociali e morali. Questa è la conclusione, sebbene semplificata, di una ricerca sul lin- guaggio parlato realizzata da psi- cologi Usa e pubblicata su Nature Human Behavior. IL LIVELLO DELL'EGO E LE PA- ROLE Gli autori dello studio hanno utilizzato 44mila brevi testi parlati raccolti in 25 anni dal Washington University Sen- tence Completion Test (Wusct), uno strumento che psicologi e psichiatri utilizzano da tempo per misurare l'Ego level. Per l'analisi dei linguaggi i ricer- catori si sono serviti del Linguistic In- quiry and Word Count (Liwc), un sis- tema validato che, sulla base del con- teggio delle parole e la valutazione della sintassi di testi, costruisce 81 categorie di linguaggio. LEGGI - "Bambini, troppo tablet può causare ritardo del linguaggio" • DA ME A MA Dall'analisi dei risultati - si legge in una nota di commento allo studio ri- lasciata dalla Florida Atlantic Univer- sity, una delle istituzioni coinvolte dall'indagine - è emerso per esempio che nel corso della maturazione dell'Ego si passa da un linguaggio egocentrato, ricco di pronomi person- ali come io o me (in inglese I, me) a uno stile linguistico nel quale com- paiono più spesso termini indicativi di complessità come "ma" o "sebbene", "nonostante". E, ancora, che le cate- gorie Liwc associate agli impulsi (definite da parole che esprimono rabbia, parolacce…) corrispondono a livelli di Ego più precoci. Al contrario della lunghezza delle frasi, che in- vece si accompagnerebbe a stadi di maggiore maturità. • UN DIAGRAMMA Secondo gli autori è possibile costruire la sequenza di sviluppo dell'Ego utilizzando un diagramma (vedi immagine fornita dalla Florida Atlantic) che visualizza parole rag- gruppate in aree distinte da colori diversi. Nel diagramma il livello di Ego progredisce in senso orario, iniziando dallo stadio di minore maturità (impulsivo, una fase che corrisponde a un linguaggio più ego- centrato), attraversando livelli inter- medi (conformista, consapevole…) per arrivare al livello autonomo/ integrato. "Se lo sviluppo dell'Io può essere valutato sulla base del lin- guaggio quotidiano - ha detto Kevin Lanning, autore principale dello stu- dio e professore di psicologia alla Florida Atlantic University - il con- tenuto dei testi, da quelli dei feed di Twitter ai discorsi politici, dalle storie per bambini ai piani strategici, può fornirci nuovi approfondimenti sul nostro stato di sviluppo morale, so- ciale e cognitivo". TINA SIMONIELLO La Repubblica E’ uscito a fine dicembre 2017 il volume “Lamericaaa! L’Americaaa! 1916” di Roberto Giuliani, pubblicato da D'Abruzzo Edizioni Menabò, primo libro della Collana illustrata per ragazzi “ControVento”, ideato e realizzato dall’Associazione culturale “Tutti pazzi per Corvara”. “L’obiettivo principale dell’Associazione - ci dice Anna Pia Urbano, architetto, infaticabile animatrice e presidente del sodalizio - è quello di tutelare e valorizzare l’identità storica, culturale, artistica, architettonica, archeologica, paesaggistica e ambientale del territorio di Corvara, piccolo borgo in provincia di Pescara. Abbiamo pensato anche alla memoria della comunità di Corvara, che tanti dei suoi abitanti ha visto partire per le terre d’emigrazione. Lo abbiamo fatto soprattutto con e per i giovani, realizzando per loro un concorso a premio per l’illustrazione, che avesse come tema una storia d’emigrazione. E’ stato un grande successo, più grande d’ogni lusinghiera aspettativa.” Il progetto “ControVento - Collana illustrata per ragazzi” prevede infatti una raccolta di storie vere, romanzate, di personaggi storici e gente comune dall’esistenza sconvolta. Percorsi di vita “controvento” obbligati dalla miseria e dalla guerra, o imposti dalla volontà di prepotenti, o ispirati da libera scelta per rincorrere un futuro migliore. Migrazioni indotte o spontanee legate da una comune sofferenza, ma soprattutto dalla speranza. Tutti i racconti riportano, in appendice, una sezione tematica di approfondimento e sono illustrati da giovani disegnatori diversi, con lo scopo di differenziare e valorizzare i testi rendendoli unici, esaltando inoltre la narrazione con una diversa interpretazione artistica, pur mantenendo gli stessi aspetti editoriali. L’idea originale prese avvio all’inizio dello scorso anno quando l’Associazione “Tutti pazzi per Corvara” bandì il Premio CORVARAbruzzo per l’Illustrazione, concorso nato per promuovere e divulgare il patrimonio della cultura dell’emigrazione abruzzese attraverso l’illustrazione rivolta ai ragazzi. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione in collaborazione con la Scuola Internazionale di Comics di Pescara e altri partner culturali e istituzionali, ha riscontrato una grande stata infatti realizzata, in collaborazione con Kiwanis Club Chieti Theate, con gli alunni della Scuola Secondaria di Primo Grado dell’Istituto Comprensivo 3 “Vincenzo Antonelli” di Chieti. Agli studenti che hanno partecipato all’incontro è stato illustrato, con l’apporto dei docenti, il contesto storico nel quale si colloca la vicenda narrata in “Lamericaaa! L’Americaaa! 1916”, sia riguardo la Grande Guerra che l’emigrazione italiana. A ciascuno studente, infine, è stata donata una copia del libro. A maggior chiarezza della storia raccontata e illustrata nel volume di Roberto Giuliani, e sul valore emblematico dell’iniziativa, qui di seguito si riporta il testo integrale della Presentazione che apre il volume. Presentazione C’è un grande buco nero nella Storia d’Italia. E’ l’epopea dell’emigrazione italiana, la storia dimenticata di quasi 30 milioni d’italiani andati verso ogni continente a partire dagli anni successivi all’Unità d’Italia. Oggi, con le generazioni seguite alla prima emigrazione, gli italiani all’estero sono diventati 80 milioni, come attestano le più attendibili stime. Di quest’altra Italia poco si conosce la storia, anche se negli anni più recenti si va pian piano illuminando con studi e ricerche, ma sopra tutto con libri e pubblicazioni d’interesse. E tuttavia il problema della conoscenza del fenomeno resta ancora ampiamente insoluto e tanto ancora c’è da fare perché la storia dell’emigrazione italiana entri pienamente nella grande Storia d’Italia con tutta la sua dimensione sociale, economica e culturale. Se da un lato possiamo oggi conoscere, attraverso l’abbondanza dei mezzi d’informazione che ci connettono con il pianeta, l’aspetto glorioso della nostra emigrazione - con i risultati e i successi che gli italiani nel mondo raccolgono grazie al loro ingegno, alla loro creatività, al loro stile di vita -, molto poco però si conosce l’aspetto doloroso della nostra emigrazione. Come e a quale costo, cioè, tali traguardi sono stati raggiunti. Quali sacrifici, quali pregiudizi, quali privazioni e quali sofferenze, materiali e morali, i nostri emigrati abbiano dovuto subire prima di poter riscattare la loro condizione, di guadagnarsi il rispetto e la stima che oggi possono vantare. C’è, insomma, un dovere di verità e il tributo di riconoscenza che l’Italia deve a tutte le generazioni dei suoi figli emigrati. Finora lacunoso sul piano della conoscenza del fenomeno, spesso molto epidermica, c’è il dovere della verità storica che colmi quel buco nero. E per questo è necessario che ogni azione che assecondi e sostenga la ricerca storica sull’emigrazione italiana sia intrapresa. Come pure è necessario che la storia acquisita sull’epopea migratoria italiana entri nella Storia nazionale, nei programmi delle scuole di ogni ordine e grado, nelle nostre università. Perché, finalmente, l’Italia dentro i confini possa conoscere e riconoscere l’altra Italia, quella che con dignità e valore opera in ogni angolo del mondo, rendendo ovunque onore alla Patria delle proprie origini, del proprio sangue, delle proprie radici culturali. La premessa era necessaria per inquadrare nel giusto contesto il valore di questa bella pubblicazione di Roberto Giuliani, appena l’incipit d’una storia di emigrazione, quella di Antonio Rosati, ragazzo sedicenne di Torre de’ Passeri, che il padre nel 1916 “costringe” ad emigrare a New York, anche per sottrarlo ad una prossima chiamata alle armi nella Grande Guerra, dove tanti suoi coetanei avrebbero perso la vita o sarebbero rimasti mutilati, come capitò ai “ragazzi del ‘99” inviati al fronte dopo la tragica rotta di Caporetto dell’ottobre 1917. Questo lavoro di Roberto Giuliani è il racconto, in punta di penna, del viaggio migratorio e delle emozioni d’un ragazzo abruzzese. Ma avrebbe potuto essere un ragazzo d’una qualunque altra regione d’Italia. E’ dunque una storia d’emigrazione emblematica. Come questa ce ne sarebbero a migliaia di storie, a milioni. Ma è necessario che dalla memoria orale, dalle testimonianze e dalle tracce documentali queste storie siano scritte e diventino memoria collettiva, storia comune, tessere significative del grande mosaico della Storia migratoria italiana. Voglio infine annettere a questo libro tutto il valore che merita, grazie anche alle splendide illustrazioni che accompagnano la scrittura. Un lavoro importante, proprio per la forma intrigante che sa avvicinare le giovani generazioni, i ragazzi delle nostre scuole, a prendere confidenza storica con il fenomeno migratorio italiano che ha interessato così larga parte dei nostri progenitori. Un lavoro che può essere d’esempio e stimolo affinché l’argomento, entrando suo tramite nelle nostre scuole, magari solleciti il recupero di altre storie. Un grazie sentito va pertanto ad Anna Pia Urbano e all’Associazione “Tutti pazzi per Corvara”, cui si deve il merito, oltre alla valorizzazione del borgo di Corvara e delle sue tradizioni, d’aver avviato, con il primo concorso grafico, il racconto a fumetti di questa storia d’emigrazione. Un medium che certamente avvicinerà i giovani alla questione migratoria italiana, catalizzando quella curiosità necessaria ad approfondimenti più compiuti sulla Storia di tanta parte del popolo italiano che, ovunque nel mondo, ha continuato a coltivare l’orgoglio delle proprie radici. “LAMERICAAA! LAMERICAAA! 1916”, L’EMIGRAZIONE RACCONTATA AI RAGAZZI Il volume illustrato di Roberto Giuliani inaugura la Collana ControVento delle Edizioni Menabò di Goffredo Palmerini partecipazione di giovani di talento, con lavori di notevole creatività e pregio grafico. La Giuria professionale, tra le proposte in concorso, scelse gli elaborati grafici di Simona Pasqua, vincitrice della prima edizione del Premio, le cui illustrazioni corredano appunto “Lamericaaa! L’Americaaa! 1916” di Roberto Giuliani, primo racconto della Collana ControVento. L’eco del Premio è giunta perfino in Rai, che sul canale dedicato agli italiani nel mondo (Rai Italia) ha dedicato un’intervista all’arch. Anna Pia Urbano nel seguitissimo programma Community, condotto da Benedetta Rinaldi e Alessio Aversa, in una delle puntate trasmesse del 2017. Ma veniamo ora alla storia raccontata in questo primo volume. E’ ancora Anna Pia Urbano a parlarne: “A cento anni dalla fine dei tragici eventi della Grande Guerra (1915-1918), come annota Goffredo Palmerini nella Presentazione al volume, viene pubblicata la storia di un ragazzo sedicenne abruzzese, Antonio Rosati, nato a Torre de’ Passeri, che il padre nel 1916 costrinse ad emigrare a New York per sottrarlo al rischio di essere chiamato alle armi e inviato al fronte dove tanti suoi coetanei avrebbero perso la vita o sarebbero rimasti mutilati, come capitò ai “ragazzi del ‘99” dopo la tragica rotta di Caporetto dell’ottobre 1917. I racconti illustrati sono tutti contestualizzati nel territorio di Corvara, un piccolo comune della Provincia di Pescara di meno di trecento abitanti, oggetto del lavoro di valorizzazione portato avanti dalla nostra associazione attraverso molteplici iniziative, ma le storie narrate, nascoste nelle pieghe della cosiddetta “storia minore”, potrebbero appartenere a qualsiasi altro paese delle aree interne dell’Abruzzo e hanno lo scopo di sensibilizzare le nuove generazioni verso alcune importanti tematiche attraverso l’illustrazione”. L’Associazione “Tutti pazzi per Corvara”, a tale scopo, appena dopo la pubblicazione del libro, ha promosso un progetto didattico legato al tema dell'emigrazione abruzzese, con l’obiettivo di svilupparlo con le scuole durante l'anno formativo. E’ di qualche giorno fa la notizia che la prima iniziativa è Insicuri o egocentrici, le nostre parole svelano molto di noi I bambini sanno se siamo felici. Già a 6 mesi sanno valutare la nostra gioia Quando sono molto piccoli riescno ad associare la vista e i suoni che la esprimono. A sostenerlo una ricerca dell'università di Ginevra PIANGONO se hanno fame, strepitano se sono arrabbiati, sorridono se sono felici e appagati: i bambini sanno farsi capire benissimo. Ma lo sanno fare il contrario? Sanno anche intrepretare le emozioni dei loro genitori e capire, loro se gli altri sono felici, o arrabbiati? Uno studio preliminare appena pubbli- cato su Plos One da psicologi dell’uni- versità di Ginevra dice che sì, lo sanno fare. A soli sei mesi – secondo la ricerca - i neonati sanno identificare le emozioni altrui, non solo i volti, non solo le voci, ma proprio le emozioni. • UN QUESITO NON DA POCO La capacità degli esseri umani di distin- guere le espressioni degli altri sembra si sviluppi nel corso del primo semestre di vita quando i bambini già mostrano una predilezione per i volti che esprimono felicità. Ma gli esperti svizzeri delBabyLab, la struttura dell’ateneo gi- nevrino che studia lo sviluppo senso- motorio affettivo e sociale dell’età evo- lutiva, si sono però chiesti se a quell’età sono davvero in grado di ricono- scere emozioni o se invece più semplice- mente distinguono le caratteristiche dei volti e quelle delle voci. Per rispondere al quesito, i ricercatori svizzeri hanno sotto- posto 24 bambini di sei mesi a un esperi- mento: un semplice esercizio in due fasi: nella prima i bambini erano poeti davanti a uno schermo nero mentre ascoltavano una voce che felice, arrabbiata o neutra, cioè priva di espressione, per 20 secondi. Nella seconda fase agli stessi piccoli veni- vano mostrate immagini di facce che espri- mevano felicità o rabbia, per 10 secondi. Utilizzando il monitoraggio oculare - in inglese eye tracking, una tecnica che in pratica misura dove e per quanto tempo si sofferma lo sguardo su un particolare, e che recentemente è utilizzata spesso per inda- gare le capacità cognitive e lo sviluppo in fase prelinguistica - gli autori hanno valu- tato se il tempo trascorso a guardare l'una o l'altra faccia o specifiche zone delle facce come la bocca o gli occhi, cambiava a sec- onda della voce che avevano ascoltato. Se i bambini avessero guardato i volti felici o arrabbiati allo stesso modo, hanno spiegato gli autori in un nota rilasciata dall’ateneo svizzero, non sarebbe infatti stato possibile concludere che ci fosse una differenza, “Invece - ha riferito Amaya Palama, ricercatrice del BabyLab e psicologa dello sviluppo - se avessero guardato una faccia molto più a lungo dell’altra, avremmo potuto affermare che sono in grado di individuare una differenza tra i due volti”. • I BAMBINI AMANO LE SORPRESE Dopo aver ascoltato la voce felice i bam- bini si soffermavano di più, più a lungo, a guardare la faccia arrabbiata (in partico- lare, hanno notato gli autori a fissare la bocca della faccia arrabbiata). Una prefer- enza visiva per la novità e per la sorpresa che secondo gli psicologi dell’età evo- lutiva dimostra è indicativa dell’esistenza di una precoce capacità di trasferire infor- mazioni emotive sulla felicità dall'udito alla modalità visiva. • LA VERA FELICITÀ In altri termini la capacità di compren- dere, intuire, la felicità stessa, l’emozione della felicità, non solo la sua espressione fisica o ilsuono di una voce che alla fe- licità rimanda. Come dire che è meglio non barare o sottovalutare la presenza di bambini piccoli in casa perché tanto an- cora non capiscono: i bambini capiscono, ci capiscono, evidentemente prima e più di quanto noi pensiamo. TINA SIMONIELLO La Repubblica Marzo/Aprile 2018Marzo/Aprile 2018 Un studio pubblicato su Nature sostiene che le parole di tutti i giorni indicano il grado di maturità della nostra personalità
  • 8.
    Pagine 9 Cultura& Societa’ a cua di Nino BellinviaPaginea 8 Cultura & Societa’ a cura di Nino Bellinvia Britalyca News LondraBritalyca News Londra Oltre 15mila lettori nello scorso febbraio hanno votato in Puglia, presso librerie, biblioteche e scuole, per decretare il vincitore della seconda edizione del Premio “Presìdi del libro – Alessandro Leogrande”.Migliore libro dell'anno 2018, classificato al 1° posto, è risultato “Mesoamerica. Sulle tracce del serpente piumato” dell’autore tarantino Gaetano Appeso (stampato dalla Casa Editrice massafrese Antonio Dellisanti Editore), che ha ottenuto 1636 voti. Per celebrare la vittoria del libro e dell’autore (la premiazione a giugno), il Presidio del Libro di San Giorgio Jonico/Laboratorio Urbano Mediterraneo, in collaborazione con Antonio Dellisanti Editore, ha organizzato una Conferenza stampa presso la Sala Ex Giunta della Provincia di Taranto. All’incontro hanno partecipato: l’Autore Gaetano Appeso, l’Ammiraglio Francesco Ricci (Autore prefazione), Antonio Dellisanti (Editore libro), Anna Maria Montinaro (Presidente Associazione Presìdi del Libro) e Raffaello Castellano (Responsabile Presidio del Libro di San Giorgio Jonico). Questa la motivazione della candidatura. Il Presidio del Libro di San Giorgio ha deciso di candidare “Mesoamerica. Sulle tracce del Serpente Piumato”, per la forte convinzione che questo taccuino di viaggio possa offrire la possibilità di esplorare mondi distanti da noi, con occhi diversi ed il cuore aperto. Il suo racconto conduce all’interno della scoperta emotiva di luoghi e culture affascinanti e misteriose, in un cammino, che non è più solo un itinerario da seguire, ma un vero e proprio percorso all’interno di noi stessi. Sinossi libro:“Aiutandomi con gli appunti annotati sul mio taccuino di viaggio, vestirò i panni di un oratore e racconterò questa storia. Racconterò del viaggio in America Centrale, racconterò di ciò che abbiamo visto, di ciò che abbiamo appreso ma, soprattutto, e con nostalgia, racconterò di cosa abbiamo vissuto. In un territorio segnato da profonde diversità etniche e culturali, dove la natura domina estese aree geografiche ed è ancora possibile orientarsi seguendo una stella, il viaggio geografico si confonde con il viaggio illusorio. Si percorrono i chilometri, si percorrono le epoche. I teschi aztechi si avvicendano alle piramidi maya e alle chiese coloniali spagnole, in un vortice di fascino e mistero.” Sull’ultima di copertina del libro di 320 pagine, si legge: “Chi era il Serpente Piumato per le popolazioni precolombiane? Un dio? Un eroe del passato? Un esploratore venuto da un altro continente? Da un altro mondo? Di certo non è stato un uomo comune. L’eco dei suoi insegnamenti ha attraversato i secoli e la sua figura divinizzata. In suo onore sono stati eretti templi e grandiose piramidi. Per compiacere la sua volontà venivano celebrate solenni cerimonie e compiuti sacrifici umani. Ma cosa si cela dietro al mito?Quelle antiche civiltà ci hanno lasciato qualcosa: un enigmatico codice da interpretare scolpito nella pietra che, come un messaggio nella bottiglia, ha attraversato i secoli ed è giunto fino a noi. Quello raccontato in questo libro è un viaggio compiuto proprio nelle terre dove nasce il mito. Tra antiche leggende, piramidi che svettano dalla fitta giungla e rituali sciamanici, una pista, trovata quasi per caso, conduce a considerazioni che potrebbero mettere in discussione la storia conosciuta. Ma il viaggio descritto in queste pagine non è solo geografico, è anche interiore. Una profonda esperienza che costringe ad affrontare paure, difficoltà ed incertezze da cui se ne trae un prezioso insegnamento: viaggiare non è solo scoprire il mondo, è anche scoprire se stessi”.Ricordiamo ai lettori che l’autore Gaetano Appeso è nato a Taranto nel 1978, Ufficiale della Marina Militare Italiana, è laureato in Scienze Organizzative e Gestionali. Ha partecipato a diverse missioni di pace in Afghanistan e Libano. La passione per l’archeologia e il fascino verso le diverse culture, l'hanno spinto in viaggi estremi, molti dei quali in zone remote del pianeta. Ha scritto “E-mail dall’Amazzonia” (2014) e “Tiancháo - Taccuino di un viaggio in Oriente” (2015), successo letterario della categoria narrativa da viaggio.“Mesoamerica – Sulle tracce del serpente piumato” è uno è uno dei 129 libri in catalogo nelle collane di Antonio Dellisanti Editore. Per informazioni e richiesta del volume: Antonio Dellisanri Editore – Corso Roma 77 – Tel. Fax. 099 8805761; e-mail: info@antoniodellisantieditorte.it Ci congratuliamo con l’amico giornalista ed editore Antonio Dellisanti e con l’autore Gaetano Appeso che a maggio sarà presentato alla Salone del Libro di Torino. Nel collage l'editore Antonio Dellisanti con l'autore Gaetano Appeso e la copertina del libro; un momento della conferenza con dasx: Antonio Dellisanti, Gaetano Appeso, Annamaria Montinaro, Francesco Ricci e Raffaello Castellano. Taekwondo Massafra. Esordienti e cadetti conquistano sei medaglie al Campionato Interregionale Esordienti A/B – Cadetti B Puglia 2018 Di nuovo in primo piano il CSD Taekwondo Massafra. Questa volta con gli esordienti e i cadetti che hanno conquistato sei medaglie al Campionato Interregionale Esordienti A/B- Cadetti B - Puglia 108 che si è svolto al Palaflorio di Bari nei giorni 7 e 8 aprile. Un appuntamento molto atteso dal Csd massafrese che quest’anno ha partecipato con gli esordienti (il 7 aprile) Riccardo Bellinvia (cat. Verdi e blu -26kg), Sofia Bello (cat. Verdi e blu-37kg), Mattia Ancona (cat. Verdi e blu superiore -21kg) e Giulio Costantini (cat.Verdi e blu -24kg) e giorno 8 aprile con i cadetti B Emanuela Palmisano (cat. Verdi e blu-41kg), Antonio Palmitesta (cat. Verdi e blu-41kg) e Michele Albanese (cat blu superiore -30 kg). Si sono comportati egregiamente sia gli esordienticon la conquista di tre medaglie (una d’argento con Roberto Bellinvia e due di bronzo con Sofia Bello e Mattia Ancona) e sia cadetti B con la conquista di una medaglia d’oro con Emanuela Palmisano e due di bronzo con Antonio Palmitesta e Michele Albanese al quale è sfuggita la finale per l'oro solo al goldenpoint. Portare a casa ben 6 medaglie su 7 partecipanti è un bel risultato per il centro sportivo massafrese che si trova nel mondo dello sport già da quasi 3 decenni, portando anche il nome della nostra città sempre più in alto. E questo, senza raccontare fiabe e fesserie, fa ben comprendere che il credo che regna nel centro è per prima la formazione dell'uomo e poi quella dell'atleta, seguendo i valori che tutti devono fare propri, umiltà, rispetto, lealtà e onestà. E a dimostrazione di ciò, ricordiamo l'esordio del nuovo ufficiale di gara, anche se tirocinante, Alessia Surano che sì è aggiunta a Pietro Scarano, Gianvito Colucci e Domenico Scopece. Vogliamo anche ricordare che il csdTaekwcono Massafra doveva partecipare al Campionato con otto atleti invece di sette. Non è stato presente, essendogli venuto a mancare improvvisamente lo zio Donato, il piccolo Fernando Bardaro. A lui e alla sua famiglia le condoglianze di tutto il centro sportivo e anche nostre. Nella foto (da dx) Il M° Tommaso Petrelli con accanto i piccoli atleti Antonio Palmitesta Emanuela Palmitesta e Michele Albanese. Inginocchiati, sempre da dx: Mattia Ancona, Sofia Bello e Roberto Bellinvia. Massafra. Rassegna letteraria UPGI - Biblioteca Comunale “P. Catucci” Presentato il libro “Il saluto della Croce ed i suoi luoghi” del prof. Giuseppe Termite L’Università Popolare delle Gravine Ioniche e la Biblioteca Comunale “Paolo Catucci” di Massafra hanno organizzato, nell’ambito del progetto “Incontro con l’autore”, una rassegna letteraria che prevede la presentazione di cinque testi di autori massafresi, nonché soci della stessa UPGI.Obiettivo è promuovere non solo il gusto per la lettura (come dice la presidente dell’UPGI prof. Lella Mastrangelo), ma riscoprire attraverso gli autori: Giovanni Matichecchia, Giuseppe Termite, Rossella Tagliente, Antonietta Benagiano e Cosimo Mottolese i nostri beni culturali, le nostre tradizioni popolari, un’occasione per conoscere, ascoltare, imparare ad impossessarsi di un lessico smarrito, quale il linguaggio poetico.Leggere non è solo una ricchezza privata, è un bene comune da condividere per arricchirsi reciprocamente. Dopo il primo incontro di notevole spessore culturale, il secondo è stato lo scorso 13 Aprile presso la sala ubicata al piano terra del Castello Medioevale di Massafra con la presentazione del libro “Il saluto della Croce ed i suoi luoghi” del prof. Giuseppe Termite, nato a Massafra e laureato in Pedagogia presso l’Università di Bari.Il racconto, come ha detto l’autore stesso, “è nato quando mi sono messo in cammino alla ricerca di quel “quid” interno ad ognuno di noi che ci mette in contatto con una realtà che” va oltre una tipologia di vita quantificata in base ai beni e privilegi materiali”. E questo l’ho iniziato ad assaporare nei miei “pellegrinaggi” lungo sentieri della Natura e della religiosità popolare sia in Italia che in Palestina. In questi percorsi della mia spiritualità ho incontrato anche tanti calvari e tante croci della “Passio Christi” disseminate dappertutto e in ogni dove (Italia, Europa e Medio Oriente) disposte in punti strategici, come confini, incroci di strade, valichi e picchi montani e punte di promontori marini”.Attraverso il percorso di conoscenza di queste croci, l’autore in questo libro intreccia materialità e spiritualità, ritualità e tradizione, presente e passato. Lo stile ed il linguaggio usati fanno rivivere le situazioni descritte: la prima società grottale dei nostri avi, il pellegrinaggio del nostro autore in Terra Santa, le giornate della vita dei monaci, l’itinerario dei devoti lungo il percorso della “via crucis” nella gravina di Calitro, l’immane tragedia del colera del 1910 e l’impegno altruistico dei frati Cappuccini nel lazzaretto di Massafra. L’autore prof. Giuseppe Termite precisa ancora che questo vessillo della cristianità svetta da 2000 anni su guglie di chiese, pinnacoli di torri, su valichi montani, su promontori marini. Anche a Massafra è diffusa la presenza di questo simbolo, molto spesso ignorato ed abbandonato alla lima del tempo.“In questo mio saggio (ha ancora detto l’autore) ho scoperto anche alcuni pezzi di storia religiosa inedita di Massafra che vanno visitati: 1°) La “via crucis bizantina” nella gravina di Calitro, caratterizzata dal 1°, 2°, 3° Cruc’fiss’ e dal Golgota-Katholikon di S. Angelo in Torella; 2°) La “via crucis cattolica” della seconda metà del XIX secolo, costituita dalla 1*, 2*, 3* “posta” e dal Golgota- chiesa della Madonna della Scala; 3°) La scoperta di una residuale chiesa paleocristiana nel popoloso rione di via Laterra. In questa mia ricerca storico-religiosa (precisa ancora lo scrittore) sono anche state scopertee raccontatealcune bellezze storiche, pittoriche, presenti in alcuni monumenti di proprietà dei Massafresi (Conventi e chiese dei Cappuccini, di S. Benedetto e di S. Agostino). Alcune di queste chicche sono: la pratica della tanatometamorfosi “a secco”, l’affresco a “murales” di un’Ultima Cena, l’ignorata bellezza e lo splendore della barocca chiesa di S. Benedetto, “sosia minore” della più grande chiesa di Montecassino, etc. etc. Come salvare questo immenso patrimonio storico e culturale? Matera docet.Per contatti con l’autore: Giuseppe Termite, e-mail: giusetermite@gmail.com, Per informazioni sui prossimi incontri rivolgersi all’UPGI: tel. 0 9 9 8 8 5 8 2 2 3 / 2 2 4 , e - mail: upgi.massafra@libero.itNella foto il logo dell’UPGI e la copertina del libro “Il saluto della Croce e dei suoi luoghi” di Giuseppe Termite. Si trova nel mondo della canzone da ben 56 anni ed ha scritto oltre 300 testi di canzoni, ascoltatissime, in cui troviamo anche atmosfere sociali, politiche e culturali (musiche di diversi compositori), incise su musicassette e CD, trasmessi in diversi programmi radio-televisivi da diversi artisti. Fra l’altro, ha scritto con sentimento e spontaneità, come sempre del resto, i testi di tutte le canzoni incise dal rimpianto artista Franco Scillone negli album “Amici siamo noi”, “Europa”, “Il sole del mattino”... Tra i suoi successi: “Le zitelle”, “Napoli una canzone”, “scappatella”, “Una chitarra”, “Rondinella”, “La vita al mio paese”, “Vieni in città”.... Parliamo dell’autore lucano Antonio Capuano uno de “I Magnifici delle 7 note” (inserito nell’omonima pubblicazione), noto anche poeta, scrittore (cerca sempre di sondare in profondità l’animo umano), editore e produttore discografico. Belle, scorrevoli e comprensibili le sue canzoni, mai banali, diffuse e molto apprezzate. Oltre a quelle già citate (e a tante altre che citeremo più avanti) ci piace in particolare parlare, della sua canzone “’U Brigante” (musicata e interpretata dal cantautore Leonardo Riccardi del Gruppo Suoni di Terranova del Pollino), dedicata al leggendario brigante lucano Antonio Franco (soprannominato Il lupo del Pollino),che in tanti continuano ad ascoltare, in Italia e all’estero assistendo al noto cortometraggio “Il Lupo del Pollino” (realizzato da ETT spA e WEST 46TH FILMS per il Comune di San Severino Lucano). Cortometraggio che (in tanti hanno visto anche all’estero), già trasmesso sul canale raicinemachannel.it, la prestigiosa piattaforma web di Rai Cinema, nonché anche all’interno del museo polifunzionale Palafrido a Mezzana Frida, frazione del Comune di San Severino Lucano, luogo magico di cinema, arte e cultura. Questo il testo della canzone “U Brigante” Testo di: A.P. Capuano – Musica di: L. Riccardi Cari signurimo vi racconto la vera storia di lu brigante / Antonio Franco era lu nome ed erapi tutti nu bravo guaglione / Fino a quann non è iute soldato era n’ommene come allate / La notte sognava l’amore e alla gente donava lu core. / Mentre ch’è stato soldato ha fatto nu poco di scuola / A legge e scrive s’avia ‘mparato e la capa l’avia cangiata /Quann è tornato ‘ntà Basilicata allisignuri s’è ribellato / S’è ribellato contro i potenti che trattavano male la gente. 7 Ma lu sindaco di lupaiso che lucridìa ignorante / Carcerato u vuliamannàaccussì su cacciava pinnante / Nu juorneha trovato na scusa e na lettera ‘mmano la mmise / E llà chiesto cu tanta bontà a llù Prefetto tu l’haiapurtà / Tanto riguardo l’ha mmise in sospetto e pilla via ha pigliat e l’ha letta / Ed ha visto che c’era l’inganno a vita suia la stava perdenne / Cu rabbia e cu sangue all’uocchi è tornato ‘ntallupaise / Ha pigliato u sinnaco ‘ntalusuonn e l’ha spedito ‘nduparaviso / E’ stato da quillumumento che la vita suia è cangiata / È divento u capo brigante ppi si difende da mala gente / notte e juornepi li montagne addù passava lassava lu segno / A lli ricchi facia paura a li poverielle trattava cu core / Ma na guardia laviaprummise che in America u faciaemigrà / Se lu brigante lassava a divisa pure i cumpagniputiapurtà / Come nu fess’ciàvia creduto alla parola dell’uomo di legge / A Potenza l’hanno portato e a Monte Reale fu fucilato / E così finice la storia del bribante ci resta a memoria / Cari signuri l’avete capito? Delinquente nisciuno c’è nato! Da ricordare ai lettori che Antonio Capuano, che a Francavilla in Sinni, ove abita, tutti conoscono anche come libraio, iniziò a scrivere testi di canzoni a soli quattordici anni (nel 1962), mentre si trovava per lavoro a Berna (Svizzera). “Cancello di scuola” (musicata dal M° Pietro Barbetta ed edita dalle Edizioni Avietta) è stata la sua prima canzone, incisa nel 1966 su 45 giri dalla casa discografica milanese “Phonorosy” (interprete Donatella Marra, accompagnata dall’orchestra diretta dal M° Erminio Rattazzi). Tornato in Italia per il servizio militare, per un certo periodo si stabilì a Bologna ed ebbe occasione, recandosi spesso anche a Milano, d’incontrare vari editori e compositori.Da ricordare ai lettori che Antonio Capuano, che a Francavilla in Sinni, ove abita, tutti conoscono anche come libraio, iniziò a scrivere testi di canzoni a soli quattordici anni (nel 1962), mentre si trovava per lavoro a Berna (Svizzera). “Cancello di scuola” (musicata dal M° Pietro Barbetta ed edita dalle Edizioni Avietta) è stata la sua prima canzone, incisa nel 1966 su 45 giri dalla casa discografica milanese “Phonorosy” (interprete Donatella Marra, accompagnata dall’orchestra diretta dal M° Erminio Rattazzi). Tornato in Italia per il servizio militare, per un certo periodo si stabilì a Bologna ed ebbe occasione, recandosi spesso anche a Milano, d’incontrare vari editori e compositori. Diversi i suoi testi musicati dal M° Mario Gazzi e diversi anche quelli prescelti dalle Edizioni Musicali Caruso, musicati e stampati in fascicoli musicali. Le stesse Edizioni Musicali ebbero ad incidere in due versioni in 45 giri (uno con la cantante Silvia Silvi e l’altro con Miriam De Mare) la canzone dal titolo “La vita al mio paese”. Già il titolo fa ben comprendere la sua nostalgia per il paese natìo, al quale dedica con entusiasmo e coraggio pensieri, parole e opere superando gli immancabili ostacoli. E non si può scambiare come odio, come fa a volte qualcuno, quel suo continuo lottare a cambiare le cose in meglio, anzi è un “immenso amore per il suo paese”, amore che vorrebbe da parte tutti. Il suo ritorno quindi a Francavilla, ove ha aperto una libreria che ha portato al successo, è quindi un bene per tutti. Allora, pensando di lasciare la canzone, si cancellò anche dalla Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE), ma Franco Cupparo, detto, Scillone, prematuramente scomparso, creatore anche del noto festival “Cantapollino, l’invitò a scrivere una canzone per il suo disco “Le zitelle”, fatto con la collaborazione dei noti artisti lucani Mimmo Carlomagno e Franco Rizzo. E così Antonio tornò a scrivere testi di canzoni e a riscriversi alla Siae. Chi non conosce oggi le sue appassionate e romantiche canzoni d’amore? Ne abbiamo citate diverse, ma invitiamo ad ascoltare anche quelle incise da Tony Caputo (CDdi 10 canzoni in dialetto napoletano dal titolo “Torna a cantà cu mmè” distribuito con allegato il libro “a Napule” edito da Antonio Capuano Editrice); Gabrielle Vianello nel CD “Il blu del cielo” con 15 canzoni; Tiziana Solare nel CD “Scherzando” con 16 canzoni, tra cui una dedicata alle donne dal titolo “W le donne” e poi il CD con canzoni religiose “Sempre con loro” (canzoni con voci di Maria Oliveto, Gruppo “Suoni”, Francesco Rizzo, Delia Limongi, Bruno Fittipaldi, F. Ciminelli, Umberto Iervolino: “Papa Francesco”, “Madonna di Pompei”, “Padre Pio”, “Madonna di Pollino”, “Papa Santo”, “Madre Teresa”, “Amore indelebile”, “Cerca l’amore”, “Se fossi”, “Preghiera del peccatore”, “Medjugorje”) e il CD “Medjugorje” con canzoni religiose come “Papa Santo (interpretata da Francesco Rizzo) e “Medjugorje” (interpretata da Delia Limongi) e canzoni di altro genere, interpretate dalla splendida voce di Frank Gramatica, canzoni come: “Tra moglie e marito”, “Nostalgia di Romagna, “Otravez”, “Chitarra siciliana”, “Caliente España”, Bandoneon”, “Rimini good bye”, “All’osteria”, “Quando tengo una mujer”, “Scetatepulecenè”, “Mi basti tu”, “Lettera a Napule”, “Pittore”, “Figlio ‘e nisciuno”, “Scherzando”, “Chitarra Amica”, “Cuore gitano” e poi, “Buenos Aires”, dedicata all’Asociation Italiana de ResidentesFrancavillesesen Argentina di San Justo-Buenos Aires 10 che ha intestato la propria biblioteca ad Antonio Capuano per riconoscimento della sua alta dedizione alla cultura locale e argentina. Grande soddisfazione per l’amico Antonio Capuano, che abbiamo avuto il piacere d’incontrare, dopo tanto tempo, proprio nel suo paese, nella sua libreria-edicola, lo scorso Lunedì di Pasqua (c’erano anche la dott.ssa Chiara Mastrangelo, il prof. Fortunato Salutari, Felice De Marco con la moglie ins. Felicetta e la figlia Ilaria), prima di fare una passeggiata nella Villa Comunale, al centro del del paese, costruita nel 1956. Tante e tante le canzoni di Capuano, lo ricordiamo ancora, con le quali tocca le corde di ogni cuore. E non solo canzoni. Antonio Capuano lotta sempre per un mondo migliore, lotta per la sua terra e, come abbiamo già citato all’inizio, è anche poeta, scrittore ed editore di diversi libri, tra i quali, da quelli storici (“Francavilla” -1980; “Paese Mio – 1988; Vita francavillese – 2002; “Com’era bello... e com’è il mio paese”, 2014, in cui racconta la storia del suo paese con foto, istantanee che dai primi del novecento immortalano eventi, momenti e personaggi che hanno dato respiro e vita alla comunità francavillese; “La Diga... Senise... i Comuni” - questo insieme a Francesco Addolorato, con foto di oggi e del passato); alle raccolte poetiche “Ognuno è mio fratello”, 1974; “Terra del Sud”, 1977; “L’isola felice” (2002); al libro “Racconti del Pollino”, 2005; al libro del 2012 “Con la Madonna” (racconti, poesie e canzoni); a libri per la scuola media, e ad altri. Attualmente sta portando a termine il suo nuovo libro “Lo specchio e l’Autore” (Orgoglio, amore e passione) con copertina dell’artista Rocco Perrone. Libro che dedica ai francavillesi presenti e sparsi per il mondo, che vorrebbe veder tornare. Nelle foto la copertina del CD "'A Terra Nosta", l’autore Antonio Capuano; immagini del brigante G. Antonio Franco e della brigantessa Serafina Ciminelli. La magia e il fascino del fumetto (N.F.A.) Nei giorni scorsi, presso la Società Operaia di Massafra, si è svolta la presentazione del fumetto Le indagini di AndrèDupin, che dopo una prima pubblicazione ormai esaurita, torna finalmente in libreria grazie alla Lavieri Edizioni. La storia, ambientate nella Taranto degli anni ’50 e in alcuni comuni della provincia, tra i quali Massafra, è opera dell’associazione Labo Fumetto (nelle persone di Fabrizio Liuzzi, Gianfranco Vitti e Gabriele Benefico), e presenta uno stile ispirato alla tradizione delle bande dessinée franco – belga: il bianco e nero dei disegni restituisce le atmosfere dei luoghi di quel tempo, come se si stessero osservando delle cartoline d’epoca, e per altro verso i personaggi sono resi con un tratto lineare e chiaro; al contempo la scrittura regolare trasporta il lettore in una vicenda che dal sembrare inizialmente solo un caso d’infedeltà coniugale si rivela essere in realtà ben più intricata e pericolosa. Oltre a “Delitto d’autunno”, l’episodio d’esordio di Dupin (vincitore del Lucca Project Contest 2012), il volume include altresì il prologo “Fantasmi dal passato”, vicenda resa interamente a colori dai delicati acquerelli di Gianfranco Vitti. L’avvenimento principale di “Delitto d’autunno” accade nel territorio di Massafra, quindi era d’uopo che anche in tale città si organizzasse una presentazione di questa nuova edizione, con la presenza di Fabrizio Liuzzi e Gianfranco Vitti. Per ogni Comune in cui ilgraphicnovel è introdotto, viene realizzata un’illustrazione apposita: per Massafra si è scelto di rappresentare i protagonisti su un rivisto e suggestivo lungovalle “Niccolò Andria”, con sullo sfondo la gravina di S. Marco, il ponte Garibaldi e il Duomo.Nelle foto: Lungovalle “Niccolò Andria”; Nicola Fabio Assi presenta l’incontro; Gianfranco Vitti;Fabrizio Liuzzi; copertina “Delitto d’Autunno”. Nelle foto: Lungovalle “Niccolò Andria”; Nicola Fabio Assi presenta l’incontro; Gianfranco Vitti;Fabrizio Premio “Presìdi del libro – Alessandro Leogrande” alla Casa Editrice Antonio Dellisanti Editore per l’opera “Mesoamerica – Sulle tracce del serpente piumato” di Gaetano Appeso L’autore lucano Antonio Capuano ha scritto oltre 300 testi di canzoni e vari libri Il fumetto “Le indagini di AndrèDupin” presentato presso la Società Operaia di Massafra Marzo/Aprile 2018 Marzo/Aprile 2018