Liceo Scientifico C. Darwin
        A. S. 2004/2005




Jacopo della Quercia
          Ghibaudi Luca
            Classe 3 F
INDICE

              Jacopo della Quercia




                                     Contenuti
       Vita          Opere           aggiuntivi




Esci                                          Crediti
Notizie storiche
                   Caratteristiche
                    delle opere



       Curiosità

                          Bibliografia
Jacopo di Pietro D'Agnolo di Guarnieri, detto Jacopo della Quercia,
nacque a Querciegrossa nei pressi di Siena tra il 1371 e il 1375 circa.
Nelle sue opere coniugò un linearismo gotico di ascendenza nordica e
francese, acquisito probabilmente attraverso il padre orafo, con il
quale ha a lungo vissuto a Lucca, che testimonia la consonanza con la
concezione artistica del primo Rinascimento.
Non conosciamo molto della sua formazione, che risentì degli influssi
tardo gotici della grande tradizione dei Pisano. La prima opera
documentata dell'artista è la Madonna in trono con il bambino per il
duomo di Ferrara. L'opera più celebre dell'artista è sicuramente la
Tomba di Ilaria del Carretto che si trova nella sagrestia del duomo di
Lucca, commissionatagli da Paolo Giunigi, signore di Lucca forse nel
1423.
                                                                   Succ
Il monumento rappresenta chiaramente una fase di transizione tra il
gusto tardo gotico e quello rinascimentale, infatti mentre la veste
della donna, con il suo panneggio a pieghe sottili e parallele,
risponde a canoni medievali, il volto fortemente naturalistico
denuncia un avvicinamento ad un gusto rinascimentale. Intorno al
1408 Jacopo della Quercia riceve l'incarico per la Fonte Gaia in
piazza Del Campo a Siena che porterà a termine solo nel 1419, oggi
dell'opera rimangono alcune parti che si trovano nella loggia
superiore del Palazzo Pubblico. Morì nel 1438.


     La Tomba di Ilaria del Carretto,
  l’opera più celebre di Jacopo della
                             Quercia

Prec.
Tomba di Ilaria del
    Carretto                       Fonte Battesimale




                      Fonte Gaia
Altare dei Trenta




Annuncio a Zaccaria                       Portale Maggiore
Madonna e Sant’
Vergine Annunciata                         Antonio abate




                     Angelo Annunciante
Madonna di Anghiari




Madonna del                         Madonna con Bambino
 Melograno
San Giovanni Battista                  Il giudizio di Salomone




                        San Leonardo
1



2



3



4
La Tomba di Ilaria del
Carretto (1406 ca.), opera in
marmo di Jacopo della
Quercia, si trova nel Duomo di
Lucca. L'opera rappresenta la
figura della defunta distesa su
di un'arca a forma di
parallelepipedo decorata da
festoni; la testa poggia
morbidamente su di un cuscino
e ai piedi è rappresentato il suo
cagnolino.
Particolare del cane, simbolo
dell’amore fedele di Ilaria per
il marito.
Quest’opera fu commissionata da Paolo Guinigi, signore di Lucca,
per la sua seconda moglie, morta nel 1405. La melodiosa fluidità
delle cadenze lineari, la pacata ampiezza del ritmo che si sviluppa
dall'accurato drappeggio delle vesti si conchiudono nella
vagheggiata idealizzazione del volto mirabile.
Il monumento rappresenta chiaramente una
fase di transizione tra il gusto tardo gotico e
quello rinascimentale, infatti mentre la veste
della donna, con il suo accurato panneggio a
pieghe sottili e parallele, risponde a canoni
medievali, il volto fortemente naturalistico
denuncia un avvicinamento ad un gusto
prettamente rinascimentale.
La delicata definizione
delle forme della celebre
scultura risalta in questo
particolare del volto.
Il rilievo bronzeo con l'Annuncio a Zaccaria, completato nel 1430,
è la sola formella realizzata dallo scultore Jacopo della Quercia per
 il Battistero di Siena. La lezione della grande oreficeria nordica e
 dell'arte fiorentina, gli echi tardogotici, gli esempi di Donatello e
  Lorenzo Ghiberti sono avvertibili nella scultura di questo artista
                        controverso e prezioso.
                                                                    Succ
Jacopo della Quercia, come
                               vediamo in questa sua opera,
                               fu un maestro nel delineare i
                               panneggi e i volumi delle sue
                               figure, disposte nello spazio
                               del rilievo secondo un preciso
                               ritmo geometrico.

 Particolare dell’angelo che
 annuncia Zaccaria.


Prec.
L'opera ha forma di polittico: la parte superiore di forme ancora gotiche è
composta da cinque scomparti nei quali sono scolpiti la Madonna con il
Bambino, con ,ai lati, i Santi Girolamo, Riccardo, Orsola e Lorenzo. La
predella, nella quale sono rappresentate Storie di Santi, ha un gusto più
naturalistico.
Particolare
della
Madonna con
il Bambino
Sant’Orsola e
San Lorenzo
San Girolamo e
  San Riccardo
Il concorso del 1401 ebbe un altro grandissimo partecipante nel senese
Jacopo della Quercia. Figlio di uno scultore noto per le sue statue lignee,
Piero d'Agnolo, la sua formazione è estremamente dibattuta tra chi ritiene che
abbia compiuto il suo tirocinio presso i fratelli Dalle Masegne a Bologna e
chi lo vede, in Siena, intento a rimeditare la grande            L’annunciazione
lezione di Nicola e di Giovanni Pisano                           di Ghiberti, una
come testimonierebbe la Madonna col                              delle ventotto
                                                                 formelle di
Bambino in marmo a lui attribuita
                                                                 bronzo della
sull'altare Piccolomini nel Duomo,                               seconda porta
databile con sicurezza al 1397. Perduta la del Battistero del Duomo di Firenze.
del concorso, la sua prima opera documentata è la Madonna del Melograno
formella
commessagli nel 1403 per il Duomo di Ferrara (ora nel Museo) e terminata nel
1407, che con la Madonna Piccolomini ha tanti punti di contatto, cui si
aggiunge qualche eco dei modi del gotico internazionale assimilati durante il
soggiorno dell'artista.
A metà del secolo scorso le
condizioni della fonte erano così
compromesse da far nascere l'idea di
sostituirla con una copia. Nel 1858
l'incarico fu affidato a Tito Sarrocchi
e nel 1869 la nuova fonte fu
solennemente inaugurata, priva delle
due statue dei pilastri terminali.
Dieci anni fa ebbe inizio il progetto
di un restauro condotto dall'Opificio Siena: "fienile" di Santa Maria della Scala
delle Pietre Dure che ha previsto Veduta della Mostra della Fonte Gaia di
                                        Jacopo della Quercia
un'accurata fase diagnostica e, in
seguito, il restauro dei singoli pezzi e il loro rimontaggio entro una
struttura rinnovata.
Jacopo della Quercia parte dalla cultura di Giovanni e Antonio Pisano. Il
monumento funebre di Ilaria del Carretto che si trova nella chiesa di
San Martino in Lucca è il capolavoro di Jacopo. Muore nel fiore degli
anni, e il marito incarica Jacopo nel 1408 di realizzare il suo
monumento funebre. Ai piedi della donna distesa si trova un cane che
molto probabilmente era un cane molto caro all’estinta ma ha anche il
valore simbolico della fedeltà. Lo scultore realizza un’opera pura, con
linee del viso molto pure, la donna pur essendo morta è elegante e pura.
Jacopo è un precursore del rinascimento, infatti realizza per il
monumento funebre delle decorazioni di chiara ispirazione classica. Si
vedano i putti che sorreggono la decorazione floreale.
Lavora anche a Siena nella fonte Gaia di Piazza del Campo . I senesi
affidano a Jacopo la parte scultorea,
                                                                     Succ
rappresenta le storie di Siena ed episodi ad essa legata, vediamo quindi la
lupa in quanto Siena è figlia di Roma, la madre di Romolo e Remo, e poi
figura allegorica di speranza, giustizia e altre rappresentazioni.
Attualmente essa è sostituita da una copia eseguita nel 1858 da Tito
Sarrocchi e quanto resta dell'originale si conserva in una loggia del
Palazzo Pubblico.
Nel 1416 lo scultore ottenne l’incarico di partecipare alla realizzazione del
fonte battesimale di Siena, insieme a Donatello, Ghiberti e altri artisti
minori senesi: di sua mano sono una delle formelle bronzee della vasca
esagonale, raffigurante l’Annuncio a Zaccaria, terminata nel 1428-1430;
sul tabernacolo marmoreo, cinque dei sei Profeti posti nelle nicchie; a
coronamento della struttura, la statua in marmo di San Giovanni Battista.
Non è certo che a lui spetti, pur essendo probabile, l'elegante disegno del
pozzetto nel quale, secondo alcuni, dovette intervenire, almeno con dei
suggerimenti, il Ghiberti che nel luglio 1416 era stato chiamato a Siena
insieme con altri due fiorentini.
Prec.                                                                     Succ
Tra il 1416 e il 1422 Jacopo scolpì anche la pala d‘
 altare della famiglia Trenta (San Frediano, Lucca), nella quale
 l’adozione degli schemi del gotico fiorito non impediscono il
 dispiegarsi di una drammaticità nuova.
 Nell'ultimo periodo della sua vita eseguì inoltre un Apostolo per il
 Duomo di Lucca (dei dodici commissionati) e si dedicò alla
 decorazione scultoria del portale maggiore della chiesa di San
 Petronio a Bologna, iniziata nel 1425 e rimasta incompiuta. Realizzò
 i dieci pannelli marmorei a rilievo dei pilastri con Scene della
 Genesi, i cinque dell’architrave con episodi dell’Infanzia di Cristo,
 gli stipiti con Profeti a mezzo busto, la lunetta con la Vergine tra i
 santi Petronio e Ambrogio. Caratterizza queste ultime opere di
 Jacopo l’essenzialità delle composizioni, la sapiente resa
 dell’anatomia e l'effetto complessivo di monumentalità.

Prec.                                                                 Succ
Jacopo praticò con assiduità anche l'intaglio in legno, nel cui genere
 gli vengono plausibilmente attribuite varie statue, mentre sicuramente
 documentata è la coppia dell'Annunciazione eseguita nel 1421 per la
 Collegiata di San Gimignano, che si riallaccia alla grande tradizione
 pisana del Trecento: ma di fronte alla Vergine dalla sdutta figura
 riassunta nel semplice ritmo lievemente curvilineo delle pieghe della
 veste, l'Angelo, che arde di dolce baldanza nel bellissimo volto di
 "giovane Cesare", appare di più complessa struttura plastico-lineare.
 Pochi giorni prima di morire l'artista, per un altare del Duomo di
 Siena di cui rivestiva la carica di Operaio, attendeva alla lunetta con
 la
 Madonna e Sant'Antonio Abate che raccomanda il cardinale Antonio
  che da non molto è presente nel Museo dell'Opera del Duomo di
 Siena: ultimo, altissimo capolavoro del maestro che nella gravità dei
 gesti con cui i personaggi appaiono reciprocamente legati.
Prec.
Ecco come viene descritta la vita movimentata di Jacopo della
Quercia in un saggio di Maurizia Tazartes:
“Era un tipo inquieto e geniale, sempre in giro a “picchiare” e
scolpire marmi e pietre, tra Siena, Lucca Firenze e Bologna.
Cercato e invano atteso da spazientiti committenti, che
minacciavano pene, ma poi si arrendevano di fronte alla sua
bravura. A parlare sono decine di documenti, usciti dagli archivi di
quelle città e scritti nel latino dei notai, inframmezzati da dialoghi
in volgare. Lo “vediamo” nel buio delle cappelle lucchesi a
scolpire tombe insieme a Giovanni da Imola, e intanto far da
tramite nelle piccanti vicende amorose dell’amico. Lo
“incontriamo” a ricevere pagamenti, a disegnare progetti di opere e
discutere con picchiapietre e intagliatori.”
La seguente incisione è presente sulla tomba di Jacopo della Quercia
nel Duomo di Siena:


   IACOBO QVERCIO SENENSI EQVITI CLARISSIMO
        STATVARIAEQVE ARTIS PERITISSIMO
    AMANTISSIMOQVE VTPOTE QVI ILLAM PRIMVS
  ILLVSTRAVERIT TENEBRISQVE ANTEA IMMERSAM
    IN LVCEM ERVERIT AMICI PIETATIS ERGO NON
           SINE LACHRYMIS POSVERVNT.
Si tratta di una scultura lignea di grande
importanza, che reca alla base della figura la
firma di Jacopo della Quercia e del pittore
Martino di Bartolomeo. Ai piedi dell’Angelo
è incisa infatti la scritta “ HOC OPUS FECIT
MAGISTER GIACOPUS PIERI DE SENIS”.
 La statua, insieme a quella della Vergine, si
trova nella Collegiata di Santa Maria Assunta
a San Gimignano.
Alla realizzazione di quest’opera
hanno collaborato diversi artisti quali
Lorenzo Ghiberti, Donatello, i Turini e
lo stesso Jacopo della Quercia. Il
Fonte, a forma di esagono, è composto
da una base con sei rilievi bronzei
raffiguranti le Storie del Battista, e sei
edicole con statuine allegoriche,
sempre in bronzo, raffiguranti le virtù.
Particolare del tabernacolo della fonte
battesimale, opera di Jacopo della Quercia.
La      fontana     del      Campo
(1400-1419), consiste in un
bacino rettangolare circondato su
tre lati da un alto parapetto,
decorato da bassorilievi con la
Madonna, le Virtù e le
raffigurazioni della Creazione di
Adamo       e     della    Cacciata
dall'Eden; sui pilastri anteriori del
recinto due IERI
               statue, interpretate               OGGI
come Rea prima del ed Acca
  (fotografata Silvia 1868)             (copia di Tito Sarrocchi)
Larenzia, oppure come allegorie
della Carità.
Nelle sculture della fonte, la linea quercesca, di
stampo gotico, supera l'originario decorativismo
del suo fluido e sinuoso andamento in una
nuova poderosa e monumentale costruttività,
racchiudendo e definendo masse robuste e piani
plasticamente animati; in tal modo diviene fonte
di movimento e strumento essenziale di una
sintesi di straordinaria potenza.


                   L’originale conservato al
                   "fienile" di Santa Maria della
                   Scala.
Frammento      interruzioni
  del recinto   che spesso
ornato della    causavano
 Fonte Gaia     violenti
    in piazza   contrasti tra
  del Campo     l'autore e il
     a Siena,   committente
        opera
   realizzata
tra il 1409 e
 il 1419 con
        molte
Particolare, Siena Palazzo
Pubblico
Marmo di Montagnola,
Misure dell’ intero, altezza
cm 132, lunghezza cm
100,16
Mentre il Bambino benedice il
cardinale la Madonna si volge verso
un San Sebastiano che doveva stare
nella parte sinistra della lunetta e che
oggi è scomparso. Nell'appassionato
fervore del cardinal Casini che
genuflesso mira con implorante
intensità la Madonna e nel volto
velato di malinconia di questa
riflette una profonda e tormentata
spiritualità.
La statua lignea si presentava
pesantemente ridipinta, ma un
restauro ne ha scoperto la policromia
originaria e la delicata doratura dei
capelli, concepiti come una massa
compatta molto lavorata simile a
quella di altre statue di Jacopo. Il
velo ha fini decorazioni, mentre il
volto levigato e pieno ha i tratti tipici
delle figure femminili dello scultore.
(Parigi, Louvre, 1430-38)
Particolare della Madonna
che tiene in braccio il
Bambino
Si tratta della prima opera di Jacopo della
Quercia. Gli era stata ordinata il 19 settembre
1403 dagli esecutori testamentari del defunto
Virgilio Silvestri da Rovigo (per questo
motivo è detta anche “Madonna Silvestri”).
Solida e robusta, è rappresentata seduta, con il
bambino in piedi, secondo un’iconografia di
origine francese.Stilisticamente vicina a Ilaria
del Carretto, cui l’accomunano il tipo di
panneggio molto scavato e la rotondità del
volto, la Madonna rivela chiari caratteri
toscani, confermando l’educazione di Jacopo
in quella terra.
Particolare della Madonna che
 tiene in mano il melograno.
Capolavoro dell'artista è la decorazione
per il portale maggiore di San Petronio
a     Bologna       che      gli    venne
commissionata nel 1425. Le formelle
dei      pilastri    rappresentano      le
Storie della Genesi,        la     lunetta
superiore la Madonna con il Bambino,
l'architrave le Storie del Vangelo.
L'opera ha un gusto fortemente
rinascimentale, sia nella forma che
nella composizione, inoltre fa uso della
tecnica       dello     stiacciato    per
rappresentare con maggiore profondità
gli spazi.
Particolare della lunetta
sovrastante il portone con la
Madonna tra Sant’Ambrogio
e San Petronio.
1428
Marmo, altezza cm 72
(Le misure sono le
stesse per tutte le
formelle)
Nel pilastro sinistro sono rappresentate,
dall’alto verso il basso, la Creazione di
Adamo, la Creazione di Eva, il Peccato
Originale, la Cacciata dal Paradiso, il
Lavoro dei Progenitori. In quello destro,
invece, sono rappresentate le formelle
del Sacrificio di Caino e Abele,
l’Uccisione di Abele, l’Uscita dall’Arca,
l’Ebbrezza di Noè e il Sacrificio di
Isacco.
                                            Pilastro laterale destro
1429 – 1434
Marmo, cm 99 x 92
(Le misure sono le stesse per
tutte le formelle)
Tale processo di interpretazione
del linearismo gotico in
funzione di una nuova visione
plastica trova la sua più alta
espressione nella decorazione
del portale maggiore della
cattedrale bolognese, commessa
al maestro senese nel 1425 e
rimasta incompiuta a causa
della morte dell'artista.
Particolare
1429 – 1434
Marmo, cm 99 x 92
(Le misure sono le stesse per
tutte le formelle)
Siena, Museo dell'Opera del
       Duomo, 1428
Quest’opera presenta strette analogie di struttura
e stile con i santi dell’Altare dei Trenta in San
Frediano, tanto da far pensare a un esemplare
eseguito in contemporanea nella bottega lucchese e
databile forse intorno al 1416. La figura, la cui
policromia è ancora parzialmente originale, poggia
su una base ottagonale, bilanciando tutto il corpo
sulla gamba destra, nella mano sinistra ha un libro
dipinto di rosso, mentre con la destra regge su un
fianco l’abbondante panneggio dell’abito. La
fisionomia è tipicamente quercesca, con le gote
piene, i lineamenti sottili e decisi.
Quest’opera era originariamente chiusa in un
apposito tabernacolo con cupola, così come
l’Angelo. Jacopo aveva cominciato a intagliare
le due statue nel 1421, come ricorda un libro
di conti dell’Opera della Collegiata. Ai suoi
piedi si può leggere la seguente scritta:
“MCCCCX           –      VI     MARTINUS
BARTHOLOMEI DE SENIS PINXIT”.
È di recentissima data la proposta di
attribuire a Jacopo della Quercia (I408
circa) questo gruppo monumentale,
che è uno dei cosiddetti «capitelli»
d'angolo del Palazzo Ducale, assieme
ad una Annunciazione e ad altre
minori sculture della Basilica di San
Marco. Molto convincenti sono le
affinità stilistiche con l'opera più
famosa dello scultore, la fonte del
Campo di Siena.
Madonna di Anghiari         Tomba di Ilaria del Carretto
Legno policromo,            Marmo di Carrara, cm 244
Altezza cm 140              x 88 x 66,5 (inclusa la base)
Anghiari, Museo Statale     Lucca, Cattedrale
Di Palazzo Taglieschi       di San Martino, 1406 - 1407
1420 circa

Portale Maggiore            Madonna Silvestri
Marmo rosso istriano        (o del Melograno)
E marmo bianco              Marmo di Carrara, altezza
Bologna, San Petronio       Cm 152
1425 - 1430                 Ferrara, Museo della
                            Cattedrale, 1406
                            San Leonardo
 Altare dei Trenta
                            Legno policromo,
 Marmo di Carrara
                            Altezza cm 160
 Cm 230 x 296
                            Massa, Santa Maria degli
 Lucca, San Frediano,
                            Uliveti, 1416 circa
 Cappella di San Riccardo
 1416 - 1422
Angelo Annunciante                    Fonte Battesimale
Vergine Annunciante                   Marmo, bronzo, smalti,
Legno policromo, altezza              Intarsi policromi
rispettiva cm 173 e 174               Siena, San Giovanni Battista
San Gimignano, Collegiata             1416 - 1434
1421 - 1426

Madonna col Bambino,                  Fonte Battesimale
Sant’ Antonio e il cardinale Casini   Annuncio a Zaccaria
Lunetta dell’altare Casini            Bronzo dorato, 60 x 60
Marmo, cm 120 x 139                   Siena, San Giovanni Battista
Siena, Museo dell’opera               1428 - 1430
Metropolitana, 1437 - 1438
 Fonte Gaia, Sapienza                 Madonna con Bambino
 Marmo di Montagnola,                 1435 circa
 misure dell’intero,                  Legno policromo,
 h cm 132, l cm 100,16                Altezza cm 180
 Siena, Palazzo Pubblico,             Parigi, Musée du Louvre
 1414 - 1419
Bibliografia
        www.scultura-italiana.it

        www.storiadellarte.com
        www.comunedisiena.it

         www.abcgallery.com

        Enciclopedia Encarta Plus

I Classici dell’Arte: Jacopo della Quercia
              Rizzoli Editore
CREDITI
       Presentazione ideata e creata da:




Esci

Jacopo della Quercia

  • 1.
    Liceo Scientifico C.Darwin A. S. 2004/2005 Jacopo della Quercia Ghibaudi Luca Classe 3 F
  • 2.
    INDICE Jacopo della Quercia Contenuti Vita Opere aggiuntivi Esci Crediti
  • 3.
    Notizie storiche Caratteristiche delle opere Curiosità Bibliografia
  • 4.
    Jacopo di PietroD'Agnolo di Guarnieri, detto Jacopo della Quercia, nacque a Querciegrossa nei pressi di Siena tra il 1371 e il 1375 circa. Nelle sue opere coniugò un linearismo gotico di ascendenza nordica e francese, acquisito probabilmente attraverso il padre orafo, con il quale ha a lungo vissuto a Lucca, che testimonia la consonanza con la concezione artistica del primo Rinascimento. Non conosciamo molto della sua formazione, che risentì degli influssi tardo gotici della grande tradizione dei Pisano. La prima opera documentata dell'artista è la Madonna in trono con il bambino per il duomo di Ferrara. L'opera più celebre dell'artista è sicuramente la Tomba di Ilaria del Carretto che si trova nella sagrestia del duomo di Lucca, commissionatagli da Paolo Giunigi, signore di Lucca forse nel 1423. Succ
  • 5.
    Il monumento rappresentachiaramente una fase di transizione tra il gusto tardo gotico e quello rinascimentale, infatti mentre la veste della donna, con il suo panneggio a pieghe sottili e parallele, risponde a canoni medievali, il volto fortemente naturalistico denuncia un avvicinamento ad un gusto rinascimentale. Intorno al 1408 Jacopo della Quercia riceve l'incarico per la Fonte Gaia in piazza Del Campo a Siena che porterà a termine solo nel 1419, oggi dell'opera rimangono alcune parti che si trovano nella loggia superiore del Palazzo Pubblico. Morì nel 1438. La Tomba di Ilaria del Carretto, l’opera più celebre di Jacopo della Quercia Prec.
  • 7.
    Tomba di Ilariadel Carretto Fonte Battesimale Fonte Gaia
  • 8.
    Altare dei Trenta Annuncioa Zaccaria Portale Maggiore
  • 9.
    Madonna e Sant’ VergineAnnunciata Antonio abate Angelo Annunciante
  • 10.
    Madonna di Anghiari Madonnadel Madonna con Bambino Melograno
  • 11.
    San Giovanni Battista Il giudizio di Salomone San Leonardo
  • 12.
  • 13.
    La Tomba diIlaria del Carretto (1406 ca.), opera in marmo di Jacopo della Quercia, si trova nel Duomo di Lucca. L'opera rappresenta la figura della defunta distesa su di un'arca a forma di parallelepipedo decorata da festoni; la testa poggia morbidamente su di un cuscino e ai piedi è rappresentato il suo cagnolino.
  • 14.
    Particolare del cane,simbolo dell’amore fedele di Ilaria per il marito.
  • 15.
    Quest’opera fu commissionatada Paolo Guinigi, signore di Lucca, per la sua seconda moglie, morta nel 1405. La melodiosa fluidità delle cadenze lineari, la pacata ampiezza del ritmo che si sviluppa dall'accurato drappeggio delle vesti si conchiudono nella vagheggiata idealizzazione del volto mirabile.
  • 16.
    Il monumento rappresentachiaramente una fase di transizione tra il gusto tardo gotico e quello rinascimentale, infatti mentre la veste della donna, con il suo accurato panneggio a pieghe sottili e parallele, risponde a canoni medievali, il volto fortemente naturalistico denuncia un avvicinamento ad un gusto prettamente rinascimentale.
  • 17.
    La delicata definizione delleforme della celebre scultura risalta in questo particolare del volto.
  • 18.
    Il rilievo bronzeocon l'Annuncio a Zaccaria, completato nel 1430, è la sola formella realizzata dallo scultore Jacopo della Quercia per il Battistero di Siena. La lezione della grande oreficeria nordica e dell'arte fiorentina, gli echi tardogotici, gli esempi di Donatello e Lorenzo Ghiberti sono avvertibili nella scultura di questo artista controverso e prezioso. Succ
  • 19.
    Jacopo della Quercia,come vediamo in questa sua opera, fu un maestro nel delineare i panneggi e i volumi delle sue figure, disposte nello spazio del rilievo secondo un preciso ritmo geometrico. Particolare dell’angelo che annuncia Zaccaria. Prec.
  • 20.
    L'opera ha formadi polittico: la parte superiore di forme ancora gotiche è composta da cinque scomparti nei quali sono scolpiti la Madonna con il Bambino, con ,ai lati, i Santi Girolamo, Riccardo, Orsola e Lorenzo. La predella, nella quale sono rappresentate Storie di Santi, ha un gusto più naturalistico.
  • 21.
  • 22.
  • 23.
    San Girolamo e San Riccardo
  • 24.
    Il concorso del1401 ebbe un altro grandissimo partecipante nel senese Jacopo della Quercia. Figlio di uno scultore noto per le sue statue lignee, Piero d'Agnolo, la sua formazione è estremamente dibattuta tra chi ritiene che abbia compiuto il suo tirocinio presso i fratelli Dalle Masegne a Bologna e chi lo vede, in Siena, intento a rimeditare la grande L’annunciazione lezione di Nicola e di Giovanni Pisano di Ghiberti, una come testimonierebbe la Madonna col delle ventotto formelle di Bambino in marmo a lui attribuita bronzo della sull'altare Piccolomini nel Duomo, seconda porta databile con sicurezza al 1397. Perduta la del Battistero del Duomo di Firenze. del concorso, la sua prima opera documentata è la Madonna del Melograno formella commessagli nel 1403 per il Duomo di Ferrara (ora nel Museo) e terminata nel 1407, che con la Madonna Piccolomini ha tanti punti di contatto, cui si aggiunge qualche eco dei modi del gotico internazionale assimilati durante il soggiorno dell'artista.
  • 25.
    A metà delsecolo scorso le condizioni della fonte erano così compromesse da far nascere l'idea di sostituirla con una copia. Nel 1858 l'incarico fu affidato a Tito Sarrocchi e nel 1869 la nuova fonte fu solennemente inaugurata, priva delle due statue dei pilastri terminali. Dieci anni fa ebbe inizio il progetto di un restauro condotto dall'Opificio Siena: "fienile" di Santa Maria della Scala delle Pietre Dure che ha previsto Veduta della Mostra della Fonte Gaia di Jacopo della Quercia un'accurata fase diagnostica e, in seguito, il restauro dei singoli pezzi e il loro rimontaggio entro una struttura rinnovata.
  • 26.
    Jacopo della Querciaparte dalla cultura di Giovanni e Antonio Pisano. Il monumento funebre di Ilaria del Carretto che si trova nella chiesa di San Martino in Lucca è il capolavoro di Jacopo. Muore nel fiore degli anni, e il marito incarica Jacopo nel 1408 di realizzare il suo monumento funebre. Ai piedi della donna distesa si trova un cane che molto probabilmente era un cane molto caro all’estinta ma ha anche il valore simbolico della fedeltà. Lo scultore realizza un’opera pura, con linee del viso molto pure, la donna pur essendo morta è elegante e pura. Jacopo è un precursore del rinascimento, infatti realizza per il monumento funebre delle decorazioni di chiara ispirazione classica. Si vedano i putti che sorreggono la decorazione floreale. Lavora anche a Siena nella fonte Gaia di Piazza del Campo . I senesi affidano a Jacopo la parte scultorea, Succ
  • 27.
    rappresenta le storiedi Siena ed episodi ad essa legata, vediamo quindi la lupa in quanto Siena è figlia di Roma, la madre di Romolo e Remo, e poi figura allegorica di speranza, giustizia e altre rappresentazioni. Attualmente essa è sostituita da una copia eseguita nel 1858 da Tito Sarrocchi e quanto resta dell'originale si conserva in una loggia del Palazzo Pubblico. Nel 1416 lo scultore ottenne l’incarico di partecipare alla realizzazione del fonte battesimale di Siena, insieme a Donatello, Ghiberti e altri artisti minori senesi: di sua mano sono una delle formelle bronzee della vasca esagonale, raffigurante l’Annuncio a Zaccaria, terminata nel 1428-1430; sul tabernacolo marmoreo, cinque dei sei Profeti posti nelle nicchie; a coronamento della struttura, la statua in marmo di San Giovanni Battista. Non è certo che a lui spetti, pur essendo probabile, l'elegante disegno del pozzetto nel quale, secondo alcuni, dovette intervenire, almeno con dei suggerimenti, il Ghiberti che nel luglio 1416 era stato chiamato a Siena insieme con altri due fiorentini. Prec. Succ
  • 28.
    Tra il 1416e il 1422 Jacopo scolpì anche la pala d‘ altare della famiglia Trenta (San Frediano, Lucca), nella quale l’adozione degli schemi del gotico fiorito non impediscono il dispiegarsi di una drammaticità nuova. Nell'ultimo periodo della sua vita eseguì inoltre un Apostolo per il Duomo di Lucca (dei dodici commissionati) e si dedicò alla decorazione scultoria del portale maggiore della chiesa di San Petronio a Bologna, iniziata nel 1425 e rimasta incompiuta. Realizzò i dieci pannelli marmorei a rilievo dei pilastri con Scene della Genesi, i cinque dell’architrave con episodi dell’Infanzia di Cristo, gli stipiti con Profeti a mezzo busto, la lunetta con la Vergine tra i santi Petronio e Ambrogio. Caratterizza queste ultime opere di Jacopo l’essenzialità delle composizioni, la sapiente resa dell’anatomia e l'effetto complessivo di monumentalità. Prec. Succ
  • 29.
    Jacopo praticò conassiduità anche l'intaglio in legno, nel cui genere gli vengono plausibilmente attribuite varie statue, mentre sicuramente documentata è la coppia dell'Annunciazione eseguita nel 1421 per la Collegiata di San Gimignano, che si riallaccia alla grande tradizione pisana del Trecento: ma di fronte alla Vergine dalla sdutta figura riassunta nel semplice ritmo lievemente curvilineo delle pieghe della veste, l'Angelo, che arde di dolce baldanza nel bellissimo volto di "giovane Cesare", appare di più complessa struttura plastico-lineare. Pochi giorni prima di morire l'artista, per un altare del Duomo di Siena di cui rivestiva la carica di Operaio, attendeva alla lunetta con la Madonna e Sant'Antonio Abate che raccomanda il cardinale Antonio che da non molto è presente nel Museo dell'Opera del Duomo di Siena: ultimo, altissimo capolavoro del maestro che nella gravità dei gesti con cui i personaggi appaiono reciprocamente legati. Prec.
  • 30.
    Ecco come vienedescritta la vita movimentata di Jacopo della Quercia in un saggio di Maurizia Tazartes: “Era un tipo inquieto e geniale, sempre in giro a “picchiare” e scolpire marmi e pietre, tra Siena, Lucca Firenze e Bologna. Cercato e invano atteso da spazientiti committenti, che minacciavano pene, ma poi si arrendevano di fronte alla sua bravura. A parlare sono decine di documenti, usciti dagli archivi di quelle città e scritti nel latino dei notai, inframmezzati da dialoghi in volgare. Lo “vediamo” nel buio delle cappelle lucchesi a scolpire tombe insieme a Giovanni da Imola, e intanto far da tramite nelle piccanti vicende amorose dell’amico. Lo “incontriamo” a ricevere pagamenti, a disegnare progetti di opere e discutere con picchiapietre e intagliatori.”
  • 31.
    La seguente incisioneè presente sulla tomba di Jacopo della Quercia nel Duomo di Siena: IACOBO QVERCIO SENENSI EQVITI CLARISSIMO STATVARIAEQVE ARTIS PERITISSIMO AMANTISSIMOQVE VTPOTE QVI ILLAM PRIMVS ILLVSTRAVERIT TENEBRISQVE ANTEA IMMERSAM IN LVCEM ERVERIT AMICI PIETATIS ERGO NON SINE LACHRYMIS POSVERVNT.
  • 32.
    Si tratta diuna scultura lignea di grande importanza, che reca alla base della figura la firma di Jacopo della Quercia e del pittore Martino di Bartolomeo. Ai piedi dell’Angelo è incisa infatti la scritta “ HOC OPUS FECIT MAGISTER GIACOPUS PIERI DE SENIS”. La statua, insieme a quella della Vergine, si trova nella Collegiata di Santa Maria Assunta a San Gimignano.
  • 33.
    Alla realizzazione diquest’opera hanno collaborato diversi artisti quali Lorenzo Ghiberti, Donatello, i Turini e lo stesso Jacopo della Quercia. Il Fonte, a forma di esagono, è composto da una base con sei rilievi bronzei raffiguranti le Storie del Battista, e sei edicole con statuine allegoriche, sempre in bronzo, raffiguranti le virtù.
  • 34.
    Particolare del tabernacolodella fonte battesimale, opera di Jacopo della Quercia.
  • 35.
    La fontana del Campo (1400-1419), consiste in un bacino rettangolare circondato su tre lati da un alto parapetto, decorato da bassorilievi con la Madonna, le Virtù e le raffigurazioni della Creazione di Adamo e della Cacciata dall'Eden; sui pilastri anteriori del recinto due IERI statue, interpretate OGGI come Rea prima del ed Acca (fotografata Silvia 1868) (copia di Tito Sarrocchi) Larenzia, oppure come allegorie della Carità.
  • 36.
    Nelle sculture dellafonte, la linea quercesca, di stampo gotico, supera l'originario decorativismo del suo fluido e sinuoso andamento in una nuova poderosa e monumentale costruttività, racchiudendo e definendo masse robuste e piani plasticamente animati; in tal modo diviene fonte di movimento e strumento essenziale di una sintesi di straordinaria potenza. L’originale conservato al "fienile" di Santa Maria della Scala.
  • 37.
    Frammento interruzioni del recinto che spesso ornato della causavano Fonte Gaia violenti in piazza contrasti tra del Campo l'autore e il a Siena, committente opera realizzata tra il 1409 e il 1419 con molte
  • 38.
    Particolare, Siena Palazzo Pubblico Marmodi Montagnola, Misure dell’ intero, altezza cm 132, lunghezza cm 100,16
  • 39.
    Mentre il Bambinobenedice il cardinale la Madonna si volge verso un San Sebastiano che doveva stare nella parte sinistra della lunetta e che oggi è scomparso. Nell'appassionato fervore del cardinal Casini che genuflesso mira con implorante intensità la Madonna e nel volto velato di malinconia di questa riflette una profonda e tormentata spiritualità.
  • 40.
    La statua ligneasi presentava pesantemente ridipinta, ma un restauro ne ha scoperto la policromia originaria e la delicata doratura dei capelli, concepiti come una massa compatta molto lavorata simile a quella di altre statue di Jacopo. Il velo ha fini decorazioni, mentre il volto levigato e pieno ha i tratti tipici delle figure femminili dello scultore.
  • 41.
  • 42.
    Particolare della Madonna chetiene in braccio il Bambino
  • 43.
    Si tratta dellaprima opera di Jacopo della Quercia. Gli era stata ordinata il 19 settembre 1403 dagli esecutori testamentari del defunto Virgilio Silvestri da Rovigo (per questo motivo è detta anche “Madonna Silvestri”). Solida e robusta, è rappresentata seduta, con il bambino in piedi, secondo un’iconografia di origine francese.Stilisticamente vicina a Ilaria del Carretto, cui l’accomunano il tipo di panneggio molto scavato e la rotondità del volto, la Madonna rivela chiari caratteri toscani, confermando l’educazione di Jacopo in quella terra.
  • 44.
    Particolare della Madonnache tiene in mano il melograno.
  • 45.
    Capolavoro dell'artista èla decorazione per il portale maggiore di San Petronio a Bologna che gli venne commissionata nel 1425. Le formelle dei pilastri rappresentano le Storie della Genesi, la lunetta superiore la Madonna con il Bambino, l'architrave le Storie del Vangelo. L'opera ha un gusto fortemente rinascimentale, sia nella forma che nella composizione, inoltre fa uso della tecnica dello stiacciato per rappresentare con maggiore profondità gli spazi.
  • 46.
    Particolare della lunetta sovrastanteil portone con la Madonna tra Sant’Ambrogio e San Petronio.
  • 47.
    1428 Marmo, altezza cm72 (Le misure sono le stesse per tutte le formelle)
  • 52.
    Nel pilastro sinistrosono rappresentate, dall’alto verso il basso, la Creazione di Adamo, la Creazione di Eva, il Peccato Originale, la Cacciata dal Paradiso, il Lavoro dei Progenitori. In quello destro, invece, sono rappresentate le formelle del Sacrificio di Caino e Abele, l’Uccisione di Abele, l’Uscita dall’Arca, l’Ebbrezza di Noè e il Sacrificio di Isacco. Pilastro laterale destro
  • 53.
    1429 – 1434 Marmo,cm 99 x 92 (Le misure sono le stesse per tutte le formelle)
  • 55.
    Tale processo diinterpretazione del linearismo gotico in funzione di una nuova visione plastica trova la sua più alta espressione nella decorazione del portale maggiore della cattedrale bolognese, commessa al maestro senese nel 1425 e rimasta incompiuta a causa della morte dell'artista.
  • 57.
  • 58.
    1429 – 1434 Marmo,cm 99 x 92 (Le misure sono le stesse per tutte le formelle)
  • 63.
    Siena, Museo dell'Operadel Duomo, 1428
  • 64.
    Quest’opera presenta stretteanalogie di struttura e stile con i santi dell’Altare dei Trenta in San Frediano, tanto da far pensare a un esemplare eseguito in contemporanea nella bottega lucchese e databile forse intorno al 1416. La figura, la cui policromia è ancora parzialmente originale, poggia su una base ottagonale, bilanciando tutto il corpo sulla gamba destra, nella mano sinistra ha un libro dipinto di rosso, mentre con la destra regge su un fianco l’abbondante panneggio dell’abito. La fisionomia è tipicamente quercesca, con le gote piene, i lineamenti sottili e decisi.
  • 65.
    Quest’opera era originariamentechiusa in un apposito tabernacolo con cupola, così come l’Angelo. Jacopo aveva cominciato a intagliare le due statue nel 1421, come ricorda un libro di conti dell’Opera della Collegiata. Ai suoi piedi si può leggere la seguente scritta: “MCCCCX – VI MARTINUS BARTHOLOMEI DE SENIS PINXIT”.
  • 66.
    È di recentissimadata la proposta di attribuire a Jacopo della Quercia (I408 circa) questo gruppo monumentale, che è uno dei cosiddetti «capitelli» d'angolo del Palazzo Ducale, assieme ad una Annunciazione e ad altre minori sculture della Basilica di San Marco. Molto convincenti sono le affinità stilistiche con l'opera più famosa dello scultore, la fonte del Campo di Siena.
  • 67.
    Madonna di Anghiari Tomba di Ilaria del Carretto Legno policromo, Marmo di Carrara, cm 244 Altezza cm 140 x 88 x 66,5 (inclusa la base) Anghiari, Museo Statale Lucca, Cattedrale Di Palazzo Taglieschi di San Martino, 1406 - 1407 1420 circa Portale Maggiore Madonna Silvestri Marmo rosso istriano (o del Melograno) E marmo bianco Marmo di Carrara, altezza Bologna, San Petronio Cm 152 1425 - 1430 Ferrara, Museo della Cattedrale, 1406 San Leonardo Altare dei Trenta Legno policromo, Marmo di Carrara Altezza cm 160 Cm 230 x 296 Massa, Santa Maria degli Lucca, San Frediano, Uliveti, 1416 circa Cappella di San Riccardo 1416 - 1422
  • 68.
    Angelo Annunciante Fonte Battesimale Vergine Annunciante Marmo, bronzo, smalti, Legno policromo, altezza Intarsi policromi rispettiva cm 173 e 174 Siena, San Giovanni Battista San Gimignano, Collegiata 1416 - 1434 1421 - 1426 Madonna col Bambino, Fonte Battesimale Sant’ Antonio e il cardinale Casini Annuncio a Zaccaria Lunetta dell’altare Casini Bronzo dorato, 60 x 60 Marmo, cm 120 x 139 Siena, San Giovanni Battista Siena, Museo dell’opera 1428 - 1430 Metropolitana, 1437 - 1438 Fonte Gaia, Sapienza Madonna con Bambino Marmo di Montagnola, 1435 circa misure dell’intero, Legno policromo, h cm 132, l cm 100,16 Altezza cm 180 Siena, Palazzo Pubblico, Parigi, Musée du Louvre 1414 - 1419
  • 69.
    Bibliografia www.scultura-italiana.it www.storiadellarte.com www.comunedisiena.it www.abcgallery.com Enciclopedia Encarta Plus I Classici dell’Arte: Jacopo della Quercia Rizzoli Editore
  • 70.
    CREDITI Presentazione ideata e creata da: Esci