Università degli Studi di Catania

Facoltà di Scienze Politiche
A.A.2004-2005

Sociologia
della comunicazione
a cura di Graziella Priulla e Mariaeugenia
Parito

1
La modernità
Le importanti trasformazioni strutturali subite dai
processi comunicativi nel corso della modernità
hanno costretto gli studi, a partire dal secolo scorso,
a un totale rinnovamento. Si è trattato di
 incremento della facilità di accesso
 moltiplicazione dei canali
 semplificazione e automazione del loro
funzionamento, grazie a nuove tecnologie
 accelerazione delle modalità comunicative
 aumento esponenziale del raggio d’azione e
di influenza dei mezzi di comunicazione.
2
Le discipline della
comunicazione
E’ a partire dalla metà del ‘900 che la comunicazione
viene assunta come oggetto di studio autonomo da
parte di discipline specifiche.
La teoria dell’informazione fornisce gli strumenti per
misurare l’informazione trasmessa
l’informatica studia i metodi e le tecniche di
elaborazione automatica dell’informazione e della
comunicazione
la semiotica (scienza dei segni) studia i
fondamenti dei processi di comunicazione e
la natura dei linguaggi
3
Le discipline della
comunicazione
la massmediologia studia i mezzi di
comunicazione di massa e il loro rapporto
con la sfera sociale e culturale
la linguistica (che ha origini più remote) studia il
linguaggio verbale e le sue manifestazioni nelle
lingue naturali
la narratologia analizza l’attività di raccontare e
comprendere storie.
L’elenco potrebbe continuare, fino a comprendere molte
branche delle discipline psicologiche e alcune
specializzazioni della politologia (ad esempio,
l’analisi del linguaggio politico ).
4
I Modulo

La comunicazione
La comunicazione
interpersonale
interpersonale

5
Argomenti
•
•
•
•

Definizioni e assiomi generali
Tipi di comunicazione
Caratteri della comunicazione
interpersonale
Comunicazione verbale e non verbale

6
Alcuni concetti centrali…


Significazione :

- condizione di ricchezza di senso


Informazione:
- trasmissione di segni
- riduzione d’incertezza



Comunicazione

(dal greco koinòo e dal
latino communis, cum+munus) :

- produzione, trasferimento, percezione,
costruzione di senso condiviso.

7
… e le loro relazioni
Si può dare significazione anche in
assenza di comunicazione.
Al contrario, ogni processo di
comunicazione tra esseri umani
presuppone come condizione
necessaria un sistema di significazione.
8
Alcuni assiomi della
comunicazione (P.Watzlawick)
•

Non si può non comunicare

•

(la comunicazione è un bisogno fondamentale degli
esseri umani in quanto “animali sociali”).

•
•

In ogni comunicazione ci sono aspetti
verbali e aspetti non verbali.
In ogni comunicazione c’è un aspetto di
contenuto e un aspetto di relazione.
9
Tipi di comunicazione
Per frequenza: - discontinua, episodica;
- seriale, abituale
- continua, routinizzata
 Per estensione:
- extrapersonale (meccanica, tecnologica)
- intrapersonale (interiore)
- interpersonale: - binaria
- di gruppo
- globale.


10
Caratteristiche del processo
comunicativo


La comunicazione è un processo circolare: gli
eventi non hanno andamento lineare, ma ciascuno fa
parte di un continuum in cui ogni segmento è effetto
dello stimolo e stimolo alla fase successiva.



Gli scambi di comunicazione possono essere
simmetrici o complementari: simmetrici quando
gli attori tendono a un rapporto paritetico(es.
medico/medico); complementari quando uno dei
soggetti assume una posizione superiore e invita
l’altro ad assumere la posizione inferiore (es.
medico/paziente).

11
Comunicazione interpersonale
Nella comunicazione tra le persone si utilizzano
• messaggi verbali: ciò che si dice
• messaggi paraverbali: intonazioni e modulazioni della
voce (volume, timbro), inflessioni, pause, ritmi, silenzi

•

messaggi non verbali: distanze

contatti corporei
posture e movimenti
gestualità
espressioni del volto
sguardi
abbigliamento,acconciatura,trucco….

-

12
Alcune percentuali
(indicative…..)

Influenzano il nostro interlocutore:




comunicazione verbale
comunicazione paraverbale
comunicazione non verbale

7%
38%
55%

Se quello che vogliamo dire è 100





quello che diciamo è
70
quello che viene ascoltato è 40
quello che viene recepito è
20
quello che viene ricordato è 10
13
Caratteri distintivi
Comunicazione non
verbale

Comunicazione verbale










in gran parte
inconsapevole, non
intenzionale e non
controllabile
fornisce informazioni sul
soggetto che la esprime
è poco idonea ad
esprimere concetti
è ambigua
ha grande efficacia
nelle relazioni







per lo più consapevole e
intenzionale
fornisce informazioni sugli
argomenti espressi
è idonea a veicolare
descrizioni,
argomentazioni,
narrazioni
è meno rilevante nelle
relazioni
14
La comunicazione non verbale
(la ricerca risale agli anni ’60: intervengono etologia,
psicologia, antropologia, sociologia)

•
•
•
•

prende riferimento e valore dal contesto in cui
si svolge
non ne è distaccabile
i suoi vari aspetti sono compresenti e
sinergici
interagisce con la comunicazione verbale o
confermandola o contraddicendola.
15
Funzioni della CNV
Svolge una funzione relazionale di base:
 gestisce le situazioni sociali
 comunica la presentazione di sé
 comunica le emozioni
 definisce, cambia, mantiene, difende le
relazioni di potere
 influenza i processi di persuasione
 può sostituire la comunicazione verbale.
16
La competenza sociale
Rispetto alla comunicazione non verbale applicata
nell’efficacia reale delle quotidiane interazioni umane,
si sviluppano abilità e competenze differenziate a
seconda dei gruppi e degli individui.
Ne sono componenti importanti:
• a sensibilità percettiva verso gli altri
• la flessibilità di adattamento alle situazioni e alle
persone
• la consapevolezza emotiva di sé
• la capacità di gratificare l’interlocutore.
17
Classificazione dei segnali non
verbali
(M.Cook, 1971)

Aspetti dinamici

Aspetti statici






volto
conformazione fisica
timbro di voce
abiti, acconciatura,
trucco, ecc.








orientazione
distanze
postura, gesti,
movimenti
espressione del volto
direzione dello sguardo
tono di voce
ritmo dell’eloquio
18
Contesti spaziali
Il modo in cui è organizzato lo spazio sociale
può determinare “ a monte” il comportamento
comunicativo.
Esistono
 spazi centrifughi, che tendono a mantenere le
persone in isolamento reciproco ( ad es. stazioni
ferroviarie)



spazi centripeti, che favoriscono incontri e
socialità (ad es. bar, ristorante).
19
Prossemica:
il comportamento nello spazio
Le persone comunicano con il modo di gestire lo spazio.
Elementi da considerare:





la distanza tra gli interlocutori
l’orientazione (la posizione reciproca delle persone)
il modo di muoversi nell’ambiente
l’organizzazione dello spazio e degli oggetti.

E.Goffman (1971) introduce concetti come
riserve territoriali, contrassegni spaziali, violazioni territoriali,
trasgressioni spaziali.
20
Prossemica:
l’orientazione
Le due principali orientazioni che le persone possono
assumere nel corso di un’interazione sono:
 frontale (faccia a faccia)
 di fianco.
La scelta è orientata da criteri di ruolo e di status:
 collaborazione
 gerarchia
 intimità.
21
Prossemica:
le distanze
La distanza che le persone assumono è indice
dei loro rapporti sociali e dei loro sentimenti
reciproci.
Può essere (E.Hall)
 intima
 personale
 sociale
 pubblica
22
Cronemica:
la dimensione temporale
La cronemica è il modo in cui gli individui
percepiscono ed usano il tempo per organizzare le
proprie attività e per scandire la propria esperienza.
 Esiste una differenza tra le culture (culture veloci /
culture lente).
 Ogni individuo è portatore di uno specifico ritmo
personale.
 La comunicazione tra soggetti che hanno ritmi
biologici, culturali e psicologici differenti può
provocare distonie, sfasamenti, disagio.
23
La cinesica:
comunicare con i gesti
Categorie di gesti:

emblematici (emessi intenzionalmente, spesso
convenzionali)






illustratori ( a commentare il linguaggio verbale)
regolatori ( a sincronizzare gli interventi)
indicatori ( di stati d’animo)
adattatori (a regolare la propria posizione rispetto ad altre

persone o agli oggetti)

24
La postura
All’interno di ogni sistema esistono regole più o meno
implicite che stabiliscono la correttezza delle posture.
Rispetto ai rapporti possono essere:
 dominanti/sottomesse
 di amicizia /ostilità
 di formalità/informalità
 di autonomia/cooperazione/competizione.
Rispetto all’individuo dipendono da:
 situazione e attività
 stato d’animo ed emozioni.
25
Verso gli altri
Segnali non
verbali
Espressione

Positivi

Negativi

Postura

Ciglia aggrottate,
sguardo rivolto
altrove
Aperta e protesa in
Chiusa, protesa
avanti, simile all’altro all’indietro, distaccata

Gesti

Armonici, dolci,
Bruschi e veloci,
coerenti con le parole dall’alto in basso

Tono di voce

Calmo, adattato
Nervoso, stizzito, in
all’interlocutore e alla disarmonia con
situazione
l’altro.

Viso rilassato e
sguardo attento

26
Un rapporto circolare
(A.Bandura)

Corpo

Mente

Emozioni
27
Condizioni emotive e gestualità


Inibizione: movimenti di ritiro-stereotipatiimmotivati



Depressione: movimenti scarsi-evitanti-nascostilenti-ritratti

Euforia: movimenti rapidi-ostentati-enfatici-bruschi
 Ambivalenza: movimenti oscillatori
 Ansietà: movimenti irrequieti-agitati-tormentati.


28
Espressioni del volto
Indicano:
 caratteristiche della personalità
(tipiche e costanti)



emozioni (entro 7 tipi principali:
felicità, sorpresa, interesse, paura, tristezza,
disgusto, collera)



reazioni di interattività (alla comunicazione
altrui o al contesto).

29
Lo sguardo
Diretto

Indiretto, sfuggente



Alla fine di un’espressione altrui
= rinforzo



Durante espressioni proprie =

enfatizzazione




Mentre si pongono domande



Segnala ansia,
imbarazzo,
insincerità, paura

=

invito alla
confidenza
Prolungato = gradimento,
invito oppure
minaccia

30
Innatismo o ambientalismo?
Un dibattito antico e non risolto

L’espressione e la percezione delle emozioni sono
universali o peculiari di ogni cultura?
Esistono somiglianze interculturali, nel sistema
neuromotorio umano e nelle esperienze comuni della
specie, tuttavia è probabile che l’apprendimento
sociale modelli

le risposte alle emozioni espresse
 gli stimoli che le provocano
 le regole che presiedono alle loro manifestazioni.
31
La conversazione
La forma più diffusa di interazione diretta, è
intenso canale di scambio umano.
In situazione naturale è
 orale
 simultanea

semioticamente paritaria
 senza piani prestabiliti
 concatenata.
32
Le regole della conversazione
(P.H.Grice, 1975)

La conversazione è regolata secondo il principio
della cooperazione, definito da 4 massime:


quantità (fornisci tante informazioni quante te ne
sono richieste)



qualità (non dire ciò che credi falso e ciò per cui
non hai prove)




relazione (sii pertinente)
modo (evita prolissità, ambiguità, oscurità,
disordine).

33
Le regole della cortesia
(R.Lakoff, 1987)





Non t’imporre
Offri delle alternative
Metti il destinatario a suo agio

E.Goffman (1967) analizza i rituali che
segnano i rapporti interattivi tra estranei
in situazioni pubbliche.
34
Il feed – back

(retroazione)

Può essere considerato un fattore di controllo della
comunicazione, perché consente di verificare l’effetto
che i messaggi producono su chi li riceve.
Il feed-back positivo è un messaggio di conferma:
“tu esisti e sono d’accordo con te”
Il feed-back negativo è un messaggio di negazione o
di critica: “tu esisti, ma non sono d’accordo con te”
La disconferma è un tipo patologico di comunicazione
perché risponde senza prendere in considerazione
l’altro. In sostanza significa: “tu non esisti”.
35
L’ascolto
La capacità di ascolto è indispensabile perché
la comunicazione sia tale: si manifesta
 nella reattività di posture, gesti, atteggiamenti
 nell’evitare di interrompere
 nel riassumere ogni tanto con altre parole ciò
che l’interlocutore sta dicendo.

36
I livelli di ascolto







Ignorare
Fingere di ascoltare
Ascoltare a tratti
Sentire le parole
Porre attenzione
Ascoltare empaticamente
37
Anche l’ascolto è attivo
(M.Sclavi, 2002)

Il ricevente compie un lavoro, la cui qualità rende più o
meno “buono” l’ascolto.
Alcune regole:
- quel che percepisci dipende dal tuo punto di vista.
Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi
cambiare punto di vista.
- Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo,
devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti
a vedere le cose dalla sua prospettiva.
- Le emozioni sono strumenti conoscitivi fondamentali.
Informano non su ciò che si vede, ma su come si
guarda.
- Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi
possibili.
- Un buon ascoltatore è capace di autoironia.
38
Anche la comunicazione non verbale si
apprende:

differenze culturali

Alcuni esempi:


Espressioni del viso: i giapponesi le controllano, ad

esempio usano la risata per nascondere rabbia o dolore
I popoli mediterranei manifestano più liberamente le emozioni.


Distanza: i popoli nordici parlano a distanza maggiore
rispetto agli altri.



Sguardo: due arabi che conversano si guardano di più
rispetto a due inglesi o due americani.



Contatto: gli arabi ( e in parte gli italiani e altri popoli
mediterranei) si toccano mentre discutono.

39

I modulo i anno (1)

  • 1.
    Università degli Studidi Catania Facoltà di Scienze Politiche A.A.2004-2005 Sociologia della comunicazione a cura di Graziella Priulla e Mariaeugenia Parito 1
  • 2.
    La modernità Le importantitrasformazioni strutturali subite dai processi comunicativi nel corso della modernità hanno costretto gli studi, a partire dal secolo scorso, a un totale rinnovamento. Si è trattato di  incremento della facilità di accesso  moltiplicazione dei canali  semplificazione e automazione del loro funzionamento, grazie a nuove tecnologie  accelerazione delle modalità comunicative  aumento esponenziale del raggio d’azione e di influenza dei mezzi di comunicazione. 2
  • 3.
    Le discipline della comunicazione E’a partire dalla metà del ‘900 che la comunicazione viene assunta come oggetto di studio autonomo da parte di discipline specifiche. La teoria dell’informazione fornisce gli strumenti per misurare l’informazione trasmessa l’informatica studia i metodi e le tecniche di elaborazione automatica dell’informazione e della comunicazione la semiotica (scienza dei segni) studia i fondamenti dei processi di comunicazione e la natura dei linguaggi 3
  • 4.
    Le discipline della comunicazione lamassmediologia studia i mezzi di comunicazione di massa e il loro rapporto con la sfera sociale e culturale la linguistica (che ha origini più remote) studia il linguaggio verbale e le sue manifestazioni nelle lingue naturali la narratologia analizza l’attività di raccontare e comprendere storie. L’elenco potrebbe continuare, fino a comprendere molte branche delle discipline psicologiche e alcune specializzazioni della politologia (ad esempio, l’analisi del linguaggio politico ). 4
  • 5.
    I Modulo La comunicazione Lacomunicazione interpersonale interpersonale 5
  • 6.
    Argomenti • • • • Definizioni e assiomigenerali Tipi di comunicazione Caratteri della comunicazione interpersonale Comunicazione verbale e non verbale 6
  • 7.
    Alcuni concetti centrali…  Significazione: - condizione di ricchezza di senso  Informazione: - trasmissione di segni - riduzione d’incertezza  Comunicazione (dal greco koinòo e dal latino communis, cum+munus) : - produzione, trasferimento, percezione, costruzione di senso condiviso. 7
  • 8.
    … e leloro relazioni Si può dare significazione anche in assenza di comunicazione. Al contrario, ogni processo di comunicazione tra esseri umani presuppone come condizione necessaria un sistema di significazione. 8
  • 9.
    Alcuni assiomi della comunicazione(P.Watzlawick) • Non si può non comunicare • (la comunicazione è un bisogno fondamentale degli esseri umani in quanto “animali sociali”). • • In ogni comunicazione ci sono aspetti verbali e aspetti non verbali. In ogni comunicazione c’è un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione. 9
  • 10.
    Tipi di comunicazione Perfrequenza: - discontinua, episodica; - seriale, abituale - continua, routinizzata  Per estensione: - extrapersonale (meccanica, tecnologica) - intrapersonale (interiore) - interpersonale: - binaria - di gruppo - globale.  10
  • 11.
    Caratteristiche del processo comunicativo  Lacomunicazione è un processo circolare: gli eventi non hanno andamento lineare, ma ciascuno fa parte di un continuum in cui ogni segmento è effetto dello stimolo e stimolo alla fase successiva.  Gli scambi di comunicazione possono essere simmetrici o complementari: simmetrici quando gli attori tendono a un rapporto paritetico(es. medico/medico); complementari quando uno dei soggetti assume una posizione superiore e invita l’altro ad assumere la posizione inferiore (es. medico/paziente). 11
  • 12.
    Comunicazione interpersonale Nella comunicazionetra le persone si utilizzano • messaggi verbali: ciò che si dice • messaggi paraverbali: intonazioni e modulazioni della voce (volume, timbro), inflessioni, pause, ritmi, silenzi • messaggi non verbali: distanze contatti corporei posture e movimenti gestualità espressioni del volto sguardi abbigliamento,acconciatura,trucco…. - 12
  • 13.
    Alcune percentuali (indicative…..) Influenzano ilnostro interlocutore:    comunicazione verbale comunicazione paraverbale comunicazione non verbale 7% 38% 55% Se quello che vogliamo dire è 100     quello che diciamo è 70 quello che viene ascoltato è 40 quello che viene recepito è 20 quello che viene ricordato è 10 13
  • 14.
    Caratteri distintivi Comunicazione non verbale Comunicazioneverbale       in gran parte inconsapevole, non intenzionale e non controllabile fornisce informazioni sul soggetto che la esprime è poco idonea ad esprimere concetti è ambigua ha grande efficacia nelle relazioni    per lo più consapevole e intenzionale fornisce informazioni sugli argomenti espressi è idonea a veicolare descrizioni, argomentazioni, narrazioni è meno rilevante nelle relazioni 14
  • 15.
    La comunicazione nonverbale (la ricerca risale agli anni ’60: intervengono etologia, psicologia, antropologia, sociologia) • • • • prende riferimento e valore dal contesto in cui si svolge non ne è distaccabile i suoi vari aspetti sono compresenti e sinergici interagisce con la comunicazione verbale o confermandola o contraddicendola. 15
  • 16.
    Funzioni della CNV Svolgeuna funzione relazionale di base:  gestisce le situazioni sociali  comunica la presentazione di sé  comunica le emozioni  definisce, cambia, mantiene, difende le relazioni di potere  influenza i processi di persuasione  può sostituire la comunicazione verbale. 16
  • 17.
    La competenza sociale Rispettoalla comunicazione non verbale applicata nell’efficacia reale delle quotidiane interazioni umane, si sviluppano abilità e competenze differenziate a seconda dei gruppi e degli individui. Ne sono componenti importanti: • a sensibilità percettiva verso gli altri • la flessibilità di adattamento alle situazioni e alle persone • la consapevolezza emotiva di sé • la capacità di gratificare l’interlocutore. 17
  • 18.
    Classificazione dei segnalinon verbali (M.Cook, 1971) Aspetti dinamici Aspetti statici      volto conformazione fisica timbro di voce abiti, acconciatura, trucco, ecc.       orientazione distanze postura, gesti, movimenti espressione del volto direzione dello sguardo tono di voce ritmo dell’eloquio 18
  • 19.
    Contesti spaziali Il modoin cui è organizzato lo spazio sociale può determinare “ a monte” il comportamento comunicativo. Esistono  spazi centrifughi, che tendono a mantenere le persone in isolamento reciproco ( ad es. stazioni ferroviarie)  spazi centripeti, che favoriscono incontri e socialità (ad es. bar, ristorante). 19
  • 20.
    Prossemica: il comportamento nellospazio Le persone comunicano con il modo di gestire lo spazio. Elementi da considerare:     la distanza tra gli interlocutori l’orientazione (la posizione reciproca delle persone) il modo di muoversi nell’ambiente l’organizzazione dello spazio e degli oggetti. E.Goffman (1971) introduce concetti come riserve territoriali, contrassegni spaziali, violazioni territoriali, trasgressioni spaziali. 20
  • 21.
    Prossemica: l’orientazione Le due principaliorientazioni che le persone possono assumere nel corso di un’interazione sono:  frontale (faccia a faccia)  di fianco. La scelta è orientata da criteri di ruolo e di status:  collaborazione  gerarchia  intimità. 21
  • 22.
    Prossemica: le distanze La distanzache le persone assumono è indice dei loro rapporti sociali e dei loro sentimenti reciproci. Può essere (E.Hall)  intima  personale  sociale  pubblica 22
  • 23.
    Cronemica: la dimensione temporale Lacronemica è il modo in cui gli individui percepiscono ed usano il tempo per organizzare le proprie attività e per scandire la propria esperienza.  Esiste una differenza tra le culture (culture veloci / culture lente).  Ogni individuo è portatore di uno specifico ritmo personale.  La comunicazione tra soggetti che hanno ritmi biologici, culturali e psicologici differenti può provocare distonie, sfasamenti, disagio. 23
  • 24.
    La cinesica: comunicare coni gesti Categorie di gesti:  emblematici (emessi intenzionalmente, spesso convenzionali)     illustratori ( a commentare il linguaggio verbale) regolatori ( a sincronizzare gli interventi) indicatori ( di stati d’animo) adattatori (a regolare la propria posizione rispetto ad altre persone o agli oggetti) 24
  • 25.
    La postura All’interno diogni sistema esistono regole più o meno implicite che stabiliscono la correttezza delle posture. Rispetto ai rapporti possono essere:  dominanti/sottomesse  di amicizia /ostilità  di formalità/informalità  di autonomia/cooperazione/competizione. Rispetto all’individuo dipendono da:  situazione e attività  stato d’animo ed emozioni. 25
  • 26.
    Verso gli altri Segnalinon verbali Espressione Positivi Negativi Postura Ciglia aggrottate, sguardo rivolto altrove Aperta e protesa in Chiusa, protesa avanti, simile all’altro all’indietro, distaccata Gesti Armonici, dolci, Bruschi e veloci, coerenti con le parole dall’alto in basso Tono di voce Calmo, adattato Nervoso, stizzito, in all’interlocutore e alla disarmonia con situazione l’altro. Viso rilassato e sguardo attento 26
  • 27.
  • 28.
    Condizioni emotive egestualità  Inibizione: movimenti di ritiro-stereotipatiimmotivati  Depressione: movimenti scarsi-evitanti-nascostilenti-ritratti Euforia: movimenti rapidi-ostentati-enfatici-bruschi  Ambivalenza: movimenti oscillatori  Ansietà: movimenti irrequieti-agitati-tormentati.  28
  • 29.
    Espressioni del volto Indicano: caratteristiche della personalità (tipiche e costanti)  emozioni (entro 7 tipi principali: felicità, sorpresa, interesse, paura, tristezza, disgusto, collera)  reazioni di interattività (alla comunicazione altrui o al contesto). 29
  • 30.
    Lo sguardo Diretto Indiretto, sfuggente  Allafine di un’espressione altrui = rinforzo  Durante espressioni proprie = enfatizzazione   Mentre si pongono domande  Segnala ansia, imbarazzo, insincerità, paura = invito alla confidenza Prolungato = gradimento, invito oppure minaccia 30
  • 31.
    Innatismo o ambientalismo? Undibattito antico e non risolto L’espressione e la percezione delle emozioni sono universali o peculiari di ogni cultura? Esistono somiglianze interculturali, nel sistema neuromotorio umano e nelle esperienze comuni della specie, tuttavia è probabile che l’apprendimento sociale modelli  le risposte alle emozioni espresse  gli stimoli che le provocano  le regole che presiedono alle loro manifestazioni. 31
  • 32.
    La conversazione La formapiù diffusa di interazione diretta, è intenso canale di scambio umano. In situazione naturale è  orale  simultanea  semioticamente paritaria  senza piani prestabiliti  concatenata. 32
  • 33.
    Le regole dellaconversazione (P.H.Grice, 1975) La conversazione è regolata secondo il principio della cooperazione, definito da 4 massime:  quantità (fornisci tante informazioni quante te ne sono richieste)  qualità (non dire ciò che credi falso e ciò per cui non hai prove)   relazione (sii pertinente) modo (evita prolissità, ambiguità, oscurità, disordine). 33
  • 34.
    Le regole dellacortesia (R.Lakoff, 1987)    Non t’imporre Offri delle alternative Metti il destinatario a suo agio E.Goffman (1967) analizza i rituali che segnano i rapporti interattivi tra estranei in situazioni pubbliche. 34
  • 35.
    Il feed –back (retroazione) Può essere considerato un fattore di controllo della comunicazione, perché consente di verificare l’effetto che i messaggi producono su chi li riceve. Il feed-back positivo è un messaggio di conferma: “tu esisti e sono d’accordo con te” Il feed-back negativo è un messaggio di negazione o di critica: “tu esisti, ma non sono d’accordo con te” La disconferma è un tipo patologico di comunicazione perché risponde senza prendere in considerazione l’altro. In sostanza significa: “tu non esisti”. 35
  • 36.
    L’ascolto La capacità diascolto è indispensabile perché la comunicazione sia tale: si manifesta  nella reattività di posture, gesti, atteggiamenti  nell’evitare di interrompere  nel riassumere ogni tanto con altre parole ciò che l’interlocutore sta dicendo. 36
  • 37.
    I livelli diascolto       Ignorare Fingere di ascoltare Ascoltare a tratti Sentire le parole Porre attenzione Ascoltare empaticamente 37
  • 38.
    Anche l’ascolto èattivo (M.Sclavi, 2002) Il ricevente compie un lavoro, la cui qualità rende più o meno “buono” l’ascolto. Alcune regole: - quel che percepisci dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista. - Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose dalla sua prospettiva. - Le emozioni sono strumenti conoscitivi fondamentali. Informano non su ciò che si vede, ma su come si guarda. - Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. - Un buon ascoltatore è capace di autoironia. 38
  • 39.
    Anche la comunicazionenon verbale si apprende: differenze culturali Alcuni esempi:  Espressioni del viso: i giapponesi le controllano, ad esempio usano la risata per nascondere rabbia o dolore I popoli mediterranei manifestano più liberamente le emozioni.  Distanza: i popoli nordici parlano a distanza maggiore rispetto agli altri.  Sguardo: due arabi che conversano si guardano di più rispetto a due inglesi o due americani.  Contatto: gli arabi ( e in parte gli italiani e altri popoli mediterranei) si toccano mentre discutono. 39