Che cosa vuol dire COMUNICAZIONE ?
Non si può non comunicare Ognuno di noi, volontariamente o meno, diffonde continuamente informazioni su di se alla realtà che lo circonda. Ognuno di noi comunica un ASPETTO di sé che viene INTERPRETATO e acquista un SENSO
Giudichiamo le cose e le persone secondo certe grandi categorie che ci fanno apparire le cose SENSATE perché inserite in un preciso CONTESTO fatto di relazioni tra le cose e le persone
Non giudichiamo dunque in maniera astratta ma leghiamo sempre tutto al relativo contesto  Noi LEGGIAMO la realtà
Nel leggere e interpretare i messaggi vengono attivate numerosi fattori variabili (età,formazione,cultura …) Le LETTURE sono quindi DIVERSE da persona a persona, da società a società, da tempo a tempo
Che cos’è un linguaggio? Un linguaggio è un  sistema di comunicazione Serve cioè a trasmettere informazioni da un individuo all’altro. Siamo abituati a considerare vari tipi di linguaggio.
Il linguaggio degli animali Il linguaggio dei computer Il linguaggio dei media Il linguaggio dell’arte Il linguaggio dei fiori Il linguaggio dei gesti Il linguaggio del corpo Il linguaggio umano
Ma sono tutti linguaggi? Sono uguali o diversi tra loro? Se sono diversi perché li chiamiamo tutti linguaggi?
Se ci riferiamo alla loro funzione, “PERMETTERE LA COMUNICAZIONE” tutti si possono considerare  linguaggi
Se invece guardiamo alla  struttura del linguaggio  dobbiamo fare un’importante distinzione e isolare  il linguaggio umano   che ha una  struttura diversa e caratteristiche proprie .
Il linguaggio umano: caratteristiche Discretezza : i suoi elementi si distinguono gli uni altri secondo limiti ben definiti.  Esempio:  p  è diverso da  b ,  casa  non è  case  e neanche  libro. Ricorsività: possibilità di costruire infinite frasi nuove Dipendenza dalla struttura: le frasi non sono una semplice successione di parole
Il linguaggio umano dunque è una struttura specifica, un sistema di comunicazione con caratteristiche e proprietà uniche della specie umana. La LINGUA è la forma specifica che il linguaggio assume nelle varie comunità
Funzioni del linguaggio Emotiva : stato d’animo,sentimenti del soggetto che comunica Conativa : rivolta a ottenere che le persone cui è rivolta si comportino in un certo modo Referenziale : contenuto del messaggio Poetica : attenta alla forma del messaggio Fatica : verifica il buon funzionamento del canale comunicativo Metalinguistica : quando la lingua parla di se stessa
La comunicazione La comunicazione è il trasferimento di informazioni da un soggetto a un altro secondo questo schema elementare: Emittente >>>> messaggio>>>>>ricevente Se il ricevente interpreta bene il messaggio la comunicazione ha avuto successo. La comunicazione è tale solo se è bidirezionale.  Se chi riceve non può a sua volta trasmettere non si può parlare di comunicazione  (semmai di informazione)
L’ EMITTENTE è colui che emette il messaggio o il segnale operando la codificazione. Il RICEVENTE è colui che ricevuto il messaggio opera la decodificazione. Il CANALE è il mezzo fisico che consente il trasferimento del messaggio. (voce, onde radio, cavi telefonici ecc …)
E’ bene ricordarsi che emittente e ricevente sono persone. Ognuna ha dunque la propria  COMPETENZA COMUNICATIVA,  cioè una diversa capacità di utilizzare il codice in maniera appropriata e un profilo sociale e culturale particolare
Terminologia della comunicazione Una comunicazione ha successo se emittente e ricevente conoscono e utilizzano lo stesso:  CODICE Un  codice è un insieme di segni  in rapporto tra loro (alfabeto)  regolato da un insieme di regole  (grammatica) che servono per combinare i segni tra loro in modo che abbiano un significato preciso e condiviso
Esempi di codice Alfabeto morse Lingua dei segni Alfabeto Braille Alfabeto fonetico internazionale
Un codice è   CONVENZIONALE, emittente e ricevente si accordano sul loro utilizzo. È organizzato in SISTEMA, ogni segno è in rapporto con tutti i segni. INTENZIONALE, costruito appositamente per gli scopi della comunicazione
La CODIFICAZIONE dunque è la traduzione da parte dell’emittente nei segni del codice prescelto del  MESSAGGIO La DECODIFICAZIONE è la ri - traduzione da parte del ricevente del messaggio dai segni del codice
Il MESSAGGIO Un messaggio è una sequenza di simboli, scelti dall’alfabeto di un codice e ordinati secondo la relativa grammatica per trasmettere informazioni.  Trasmettere un  messaggio dunque è un ATTO DI SIGNIFICAZIONE  E istituisce un  RAPPORTO SOCIALE  tra emittente e ricevente.
La significazione Un atto di significazione  (cioè la costruzione di un messaggio)  crea un legame logico tra  SIGNIFICANTE (realizzazione linguistica di un concetto)  e SIGNIFICATO  (concetto, rappresentazione mentale)
La comunicazione verbale Parlata,scritta o trasmessa LA PAROLA  è la regina della comunicazione tra le persone La comunicazione verbale è senza dubbio la realizzazione più comune, raffinata ed evoluta per chiunque voglia trasmettere un messaggio.
E’ la forma più sofisticata di linguaggio conosciuto in natura. Realizzata attraverso un codice convenzionale,intenzionale e organizzato in un sistema.  Regolata da precise regole (grammatica) riduce al minimo le possibili interpretazioni arbitrarie e i problemi nel complicato processo di codifica e decodifica dei messaggi.
Eppure quante incomprensioni sorgono per colpa delle parole? Quante volte “siete stati fraintesi”? Ognuno di avrà sperimentato mille volte quanto è complicato comunicare bene …
Le massime di Grice Spesso infatti quando si parla non tutto è detto esplicitamente, non tutto il significato è “alla lettera”. Spesso questa ambiguità porta a incomprensioni e fraintendimenti. Il filosofo Grice ha osservato che le nostre conversazioni si svolgono secondo un tacito “ principio di cooperazione ”: gli interlocutori darebbero dunque un contributo adeguato al momento, allo scopo e all’orientamento del discorso.
Affinchè i risultati siano conformi al principio di cooperazione, devono essere rispettate le 4 massime di: QUANTITA’ = contenuto tanto informativo quanto è richiesto QUALITA’ = che ciò che si dica sia vero e provabile RELAZIONE = che si dicano cose pertinenti MODO= che si parli con chiarezza,senza ambiguità, con brevità e ordine
Il non detto … Rispettando le 4 massime i rischi di un insuccesso comunicativo sono minimi.  La realtà però è che nel quotidiano  violiamo quasi sempre le 4 massime , spesso infatti in ogni nostra conversazione c’è un sostrato IMPLICITO che però non sempre è percepito a dovere.  Queste continue violazioni rispondono a una precisa STRATEGIA COMUNICATIVA che ogni parlante attua quasi inconsapevolmente.
Che cosa vuol dire NON VERBALE ?
Nella comunicazione  NON VERBALE  si inseriscono tutte le forme comunicative che non comprendono l’utilizzo della parola, scritta,parlata o trasmessa.
E’ bene dunque aggiornare il concetto di COMPETENZA COMUNICATIVA che non comprende soltanto la capacità di produrre e interpretare bene enunciati linguistici scritti o parlati
Per  comunicare bene  bisogna anche saper  individuare , interpretare  e  controllare  la vasta gamma di segnali non verbali che arricchiscono e caratterizzano ogni nostra interazione quotidiana
La CNV comprende dunque un vasto insieme di processi comunicativi, dai più manifesti,consapevoli e intenzionali fino alle attività quasi inconsce, fugaci e meno evidenti.
Nei riguardi della CNV gli studiosi hanno avuto approcci diversi e controversi, ad oggi  non c’è una teoria generale  o una disciplina specifica che si occupi della CNV nei suoi aspetti e nelle sue funzioni
Alcuni studiosi hanno distinto COMPORTAMENTO da COMUNICAZIONE, ritenendo significativi solo gli atti intenzionali e dunque veramente comunicativi
CNV e BIOLOGIA Esiste una grammatica universale della CNV. I comportamenti NV sono innati e ci sono tratti comuni tra culture e specie diverse. Non sempre queste espressioni sono consapevoli, proprio perché innate e facenti parte del patrimonio genetico.
CNV e ANTROPOLOGIA L’origine della CNV non è biologica ma CULTURALE. Studiando alcune tribù isolate gli studiosi giunsero alla conclusione che ogni gesto o comportamento di per sé ha poco significato, ne assume uno specifico in relazione al contesto culturale in cui è inserito
CNV e SOCIOLOGIA Prendendo spunto dall’analisi antropologica, i sociologi sostengono che certi segnali NV hanno funzioni importanti nel gestire diverse regole sociali, nel governare gli stili di comportamento e le sequenze di eventi in situazioni particolari. La CNV può dunque essere spiegata in funzione a queste regole sociali, spesso inplicite e sempre legate ai contesti specifici.
Un’ altro approccio sociologico mette l’accento sui significati soggettivi che vengono assegnati ai segnali NV in determinati gruppi. Il CNV aiuterebbe dunque a interpretare e marcare le situazioni e le relazioni sociali, specie se alcuni gesti hanno un significato culturalmente definito e condiviso.
Quale approccio considerare? Tutti e nessuno … è meglio non farsi ingabbiare in nessun “sistema perfetto” ma cercare di comprendere caratteristiche e funzioni del repertorio comportamentale della CNV
La prima caratteristica con cui fare i conti, che è indispensabile a evitare inutili semplicismi, è quella della DIFFICOLTA’ INTERPRETATIVA della CNV. E’ proprio su questo aspetto che più si sono divisi gli studiosi ed è questa caratteristica che traccia un solco rispetto alla comunicazione verbalizzata
Il linguaggio verbale è basato su un sistema di segni codificato e condiviso le cui regole di grammatica e sintassi sono depositate in testi e manuali. La corrispondenza tra significato e significante è dunque in linea di massima prevedibile
I segni non verbali non hanno una struttura altrettanto codificata e se per alcuni segni si è tentato di stabilire un significato, risulta difficile “in situazione” capire quanto il loro uso è consapevole e intenzionale.
Questo ovviamente diminuisce la prevedibilità del significato e aumenta le difficoltà interpretative della CNV che devono tener conto di svariati fattori variabili.
Classificazione della CNV E’ bene iniziare a definire categorie e dimensioni rispetto alle quali descrivere e interpretare i segnali non verbali. Sono state prodotte diverse classificazione in svariati studi, ne seguiremo qui una (Mastronardi 1998) che procedendo dall’alto verso il basso, si sposta dal generale al particolare, dai segnali più manifesti a quelli meno percepibili.
Classificazione della CNV Aspetto esteriore  conformazione fisica abbigliamento Comportamento spaziale distanza interpersonale contatto corporeo orientazione  postura
Comportamento cinesico movimenti di busto e gambe gesti delle mani movimenti del capo Volto sguardo e contatto visivo espressione del volto Segnali vocali segnali vocali verbali segnali vocali non verbali silenzio
Comunicare  SENZA PAROLE
Aspetto esteriore L’aspetto esteriore fornisce importanti informazioni sugli individui, influenza la formazione delle impressioni e provvede all’auto-presentazione. Alcuni elementi sono “statici” altri invece possono modificarsi all’interno stesso di una conversazione.  Le componenti fondamentali sono due: CONFORMAZIONE FISICA ABBIGLIAMENTO
Conformazione fisica E’ tra i primi aspetti utilizzati per ricavare informazioni sulla persona, fornisce informazioni difficilmente manipolabili quali etnia, età, genere e salute fisica.  E’ la famosa “prima impressione” che a volte attraverso uno stereotipo interpretativo viene associata alla personalità. Questa impressione ovviamente scompare quando, dopo tanto tempo, si ricavano molti elementi in più per giudicare un soggetto.
Abbigliamento Strumento privilegiato di presentazione di sé, aiuta a definire la categoria sociale di appartenenza e la propria identità sociale anche in relazione a contesti e situazioni particolari. La coerenza tra l’abbigliamento e le altri fonti informative è fondamentale per percepire positivamente un individuo. Abito e accessori sono dunque veri e propri  status symbol  e comunicano l’atteggiamento con cui in una data situazione ci si pone verso gli altri.
E’ interessante la teoria di Stone (1970) secondo cui il rapporto con l’abbigliamento segue tre fasi distinte secondo lo sviluppo psicofisico degli individui. I FASE: distinzione dei ruoli sessuali, promossa dai genitori II FASE: interpretazione di modelli reali o immaginari. (adolescenti) III FASE: costruzione e codificazione dell’apparenza di sé per mostrare una specifica identità. (adulti)
Comportamento spaziale Ogni corpo si colloca in uno spazio, si muove e assume certe posizioni rispetto agli oggetti e alle persone che lo circondano. Lo studio di questi movimenti, del contatto fisico, della distanza interpersonale aiuta a comprondere diversi tratti della personalità, stati emotivi, atteggiamenti e condizionamenti culturali. Ogni uomo determina un’area intorno a se e, situazione per situazione, attiva una certa configurazione spaziale
Distanza interpersonale La distanza interpersonale è un segnale importante che da subito conto dell’intimità, del rapporto e delle relazioni di dominanza e dei ruoli sociali. Questo primo elemento della configurazione spaziale è importantissimo e per ceri versi condiziona tutti gli altri.  Lo studioso (Hall) con la  PROSSEMICA ha provato a interpretare l’uso che le persone fanno dello spazio sociale e personale in funzione a ciò che si vuole comunicare, ha così distinto 4 forme di distanza interpersonale, ognuna delle quali determina un’area precisa attorno alle persone.
Distanza intima (0-45 cm circa) Rapporti stretti e intimi, si attivano anche l’apparato tattile e olfattivo. Distanza personale (45-120 cm circa) Distanza amicale, tatto e olfatto non si attivano pienamente Distanza sociale (120-360 cm circa) Relazioni formali e impersonali, vengono coinvolte solo udito e vista. Distanza pubblica (da 360 cm in poi) Tipica delle situazioni pubbliche, si attivano solo vista (in parte) e udito se c’è amplificazione.
Chiaramente queste norme non sono universali perché  ogni cultura ha le sue regole   e cambiano anche le  caratteristiche socio-ambientali  del  contesto  in cui si agisce
Contatto corporeo E’ la forma più primitiva di azione sociale. Sin dal periodo neonatale da affetto e rassicurazione. Man mano che si cresce le azioni di contatto assumono significati via via diversi, legati ad ambienti e situazioni specifiche. Le forme di contatto variano in frequenza e intensità, tra luogo pubblico e privato e in base alla cultura.  Vi sono due dimensioni nel contatto, una ESPLORATIVA, l’altra RICETTIVA.
Il contatto può essere  RECIPROCO o INDIVIDUALE Esistono zone del corpo  off-limits  se non si è intimi o se non si è in situazioni particolari (medico). Il tipo di contatto informa sul tipo di relazione esistente anche se è bene ricordare che essendo questo una violazione dello spazio personale spesso non viene sempre tollerato
Orientazione Il modo di orientarsi rispetto agli altri informa sul tipo di relazione che si vuole instaurare. La posizione si “negozia” con gli altri e spesso in pubblico assistiamo a veri e propri rituali involontari. Solitamente il “faccia a faccia” è tipico dei rapporti frontali o di confronto mentre il “fianco a fianco” è proprio dei rapporti paritari e cooperativi
Postura La posizione del corpo è un segnale che comunica l’atteggiamento del soggetto in una situazione o un contesto specifico. Esiste una relazione tra postura,ruolo e atteggiamento per cui  il significato del postura può essere interpretato secondo le linee dominanza-sottomissione e rilassamento-tensione . E’ importante però valutare bene la situazione per dare un giusto significato.  La postura è spesso legata al tono muscolare secondo la linea tensione-distensione. Nell’interazione capita anche che si produce un  effetto imitazione  per cui gli interlocutori si “sintonizzano” assieme e assumono simili posizioni
Comportamento cinesico Riguarda i movimenti del corpo (busto e gambe) e i gesti delle mani. Sono tra gli indici più influenzati dal contesto e dalla cultura e comunicano svariate informazioni, spesso a corredo dei contenuti verbali. Birdwhistell nel 1970 ha introdotto il termine “ cinesica ” individuando e descrivendo in 60 “cinèmi” delle unità di comportamento portatrici di significati diversi in diverse culture.  Anche questi movimenti sortiscono imitazioni, spesso anzi nelle interazioni a due si produce una “ sincronia interattiva ” per cui ad ogni movimento di uno ne corrisponde uno dell’altro
Gesti della mani Realizzati all’interno della semisfera davanti al parlante sono i segnali maggiormente legati al parlato e sono dunque fortemente diversi da cultura a cultura e da lingua a lingua. Le definizioni di gesto sono diverse, per alcuni autori per considerare il gesto comunicativo è discriminante il tratto dell’intenzionalità, dunque le classificazioni sono molto diverse tra loro.
Secondo Ekman e Friesen ci sono  5 tipi di gesti delle mani Emblematici : sono convenzionali e comprensibili a culture simili. Possono sostituire la parola. (agitare la mano per salutare) Illustratori : riproducono forme o oggetti di cui si sta parlando. Illustrano e chiariscono. Regolatori : piccoli gesti e movimenti che regolano e modificano l’andamento della conversazione. Espressioni dell’emozione : movimenti che descrivono i sentimenti Gesti adattori : sono i più inconsapevoli e rivelano lo stato d’animo del soggetto. Riguardano il contatto di una parte del corpo con l’altra, lo scambio di oggetti e il contatto con un’altra persona e il diretto contatto con altri oggetti.
McNeill invece considera il canale espressivo legato intrinsecamente a quello verbale per cui classifica i gesti in base alla collocazione all’interno del discorso distinguendo: -  GESTI PROPOSIZIONALI   (che rappresentano referenti linguistici reali,astratti o deittici) -  GESTI NON PROPOSIZIONALI  (che non caratterizzano strettamente l’attività verbale) come i  beats  (colpetti della mano) che danno ritmo e i  gesti coesivi  che invece marcano i punti che creano coesione nel discorso.
Il volto e le sue espressioni Degli oltre 20 muscoli del volto la maggior parte è posta attorno agli occhi e alla fronte, questo la dice lunga sull’importanza dello  SGUARDO  e del contatto visivo oltreché delle ESPRESSIONI DEL VOLTO  per comunicare non verbalmente.
LO SGUARDO Diventa spesso per la sua immediatezza  il canale comunicativo privilegiato . Fornisce un importante  feed-back  sul giudizio che viene dato al proprio aspetto e al proprio comportamento in una data situazione.  Fornisce informazioni anche sulle emozioni che si provano e su tipo di relazione che si vuole instaurare.  I contatti visivi infatti sono più frequenti nelle relazioni non competitive e di cooperazione .  Lo sguardo riduce le distanze fisiche e psicologiche e  instaura un canale diretto ed esclusivo  con la persona cui è rivolto. Le donne inoltre sono più portate a utilizzarne le risorse comunicative per una più forte tendenza affiliativa e una maggiore sensibilità.
Le espressioni del volto Il volto è la parte più rilevante per la CNV perché è in grado di riflettere con precisione la nostra esperienza e le nostre emozioni soggettive. Gli studiosi sono quasi concordi nel riconoscere almeno sei movimenti facciali riconoscibili e legati a sei emozioni fondamentali: felicità, sorpresa, paura, collera e disgusto. Queste espressioni sarebbero innate e transculturali. Il volto fa da commento agli scambi verbali con piccoli movimenti di feed-back e aiuta l’alternanza dei turni conversazionali. Le espressioni, quasi sempre coerenti con le emozioni, coordinate con lo sguardo e il parlato concorrono alla creazione di una completa interazione comunicativa.
Il sorriso Tra le espressioni del volto è la più comune ma forse anche la più complessa perché oltreché l’emozione regola l’interazione sociale.  Gli studiosi ne individuano le seguenti fasi evolutive: Sorriso riflesso : provocato da qualsiasi oggetto o piccolo cambiamento del campo visivo (primi mesi di vita) Sorriso sociale : volti umani (terzo-settimo mese) S. Sociale selettivo : volti umani conosciuti  Reattività sociale differenziata : si sorride a persone conosciute specie nei momenti di saluto
Ekman e Friesen hanno distinto alcuni tipi di sorriso: Sorriso spontaneo : coinvolge tutto il volto Sorriso simulato : coinvolge solo i muscoli degli zigomi Sorriso “miserabile”  (forzato, infelice, dall’inglese  miserable ): che coinvolge solo la zona inferiore del volto Il sorriso comunica disponibilità, promuove e facilita la relazione e il suo mantenimento. In altre situazioni è utilizzato come segnalatore di ruoli, atteggiamenti e poteri sociali (chi è meno dominante sorride di più a chi domina lo scambio)
I segnali vocali Durante una conversazione le persone oltre ai messaggi verbali producono una serie di segnali non propriamente linguistici e in parte indipendenti dal discorso pronunciato. Argyle e dopo Anolli (2002) li hanno classificati in connessi al discorso,  SEGNALI VOCALI VERBALI  e indipendenti dal discorso,  SEGNALI VOCALI NON VERBALI.
Segnali vocali verbali Accompagnano la pronuncia e tendono a modificarsi in base al contesto comunicativo e al significato semantico e linguistico che si vuole trasmettere. Si distinguono:  TONO  (l’intonazione, permette l’ interpretazione) INTENSITA’  (il volume, l’enfatizzazione) VELOCITA ’ (la successione delle sillabe e le pause fra le parole, a volte riempite da vocalizzazione tipo “eh”, “ehm”, ecc …)
Segnali vocali non verbali Riguardano la qualità della voce del parlante, scarsamente controllabile in maniera intenzionale, e permette di individuarne alcuni caratteri valutando almeno 4 fattori: Biologici: differenze di genere e di età Sociali: cultura e regione d’appartenza e ruolo sociale rivestito. Personalità: tratti psicologici permanenti quali l’umore e il temperamentp Emotivi. Tratti psicologici transitori legati a stati d’animo, situazioni e esperienze emotive.
Il silenzio Il silenzio è potente perché ambiguo, legato al contesto, ad altri indici, al tipo di relazione, alla situazione e alla cultura. Nella conversazione regola la turnazione e assume un particolare quando tradisce le attese dell’interlocutore di un feed-back diverso. Il silenzio può inoltre essere usato per attirare l’attenzione, specie se si parla in pubblico ed è importante anche nelle relazioni asimmetiche.
Il silenzio a volte viene usato con la medesima funzione delle parole, per chiedere, negare, ammonire, minacciare,comandare o dare consenso. Assume inoltre connotazione positiva se usato per dimostrare sentimenti intensi, negativa per l’indifferenza. Forte è il rapporto con gli altri segnali non verbali (guardarsi in silenzio può voler significare una volontà di comunicare). Nelle culture orientali lunghissime pause di silenzio sono segno di riflessione,saggezza oltreché di armonia,confidenza e intesa tra i parlanti.
Quanto è importante  la CNV ?
La CNV nel processo di codifica e decodifica porta un’ambiguità praticamente impossibile da decifrare.
Da questa diatriba si innesta una questione ancora più importante sul valore comunicativo e sull’intenzionalità della CNV. Gli studiosi si sono infatti divisi nel considerare comunicativi o meno i comportamenti non intenzionali. Molti infatti sostengono che c’è comunicazione solo se c’è intenzione di comunicare. Altri hanno sostenuto che per considerarsi comunicativo un comportamento deve poter essere utilizzato per trasmettere o ricevere.
Forse l’analisi più lucida è quella di Ricci Bitti (1987) che considera i comportamenti secondo una  “ scala di specificità comunicativa” Espressione>>>>>>>>>>>comunicazione Secondo questo approccio è inutile separare i comportamenti comunicativi da quelli puramente espressivi,  la CNV spesso va oltre le reali intenzioni  (uno sbadiglio che scappa …) e la comunicazione può avvenire quasi  inconsapevolmente  (l’impressione). Buona parte della CNV assume proprio questa forma inconsapevole e non progettata.
Che ci siano o meno INTENZIONE e CONSAPEVOLEZZA  i segnali non verbali passano e condizionano le interazioni sociali. La CNV è dunque un vero e proprio  LINGUAGGIO DI RELAZIONE cui sono legati i mutamenti di qualità nelle relazioni interpersonali.
La CNV dunque … Comunica atteggiamenti interpersonali Partecipa alla presentazione di sé agli altri Sostiene e completa o sostituisce la CV, anche con la meta-comunicazione Aiuta a regolare le conversazioni Esprime e comunica emozioni E’ una spia del contenuto profondo del pensiero
La CNV nelle relazioni interpersonali Nell’instaurare e mantenere relazioni continuative e soddisfacenti la CNV  gioca un ruolo fondamentale.  La CNV qualifica un’interazione in modo così netto da influenzare la percezione non solo dei partecipanti ma anche di chi osserva. Sarebbe opportuna una “educazione al non verbale” (Anolli 2002) per migliorare la capacità di gestire le relazioni interpersonali.
La CNV nelle relazioni interpersonali Indici importanti da considerare sono: La voce Il viso Il movimento La postura Capacità di concedere feed-back La soddisfazione in un rapporto è un ottimo indizio dell’abilità nel saper riconoscere e interpretare i messaggi non verbali del proprio interlocutore. Lo dicono diversi studi su matrimoni e coppie sposate felici e meno felici…
L’auto-presentazione Secondo Goffman (1969) l’uomo sarebbe come un attore che si mostra a un pubblico interpretando una parte e regalando l’immagine migliore di sé. Non c’è metafora migliore per illustrare quest’aspetto della CNV. Una questione importante è capire se e quanto l’impressione di sé che si comunica sia controllata. Almeno in parte tutti controlliamo le nostre espressioni quando cerchiamo di presentare un’immagine di noi stessi. In società tra adulti alcuni comportamenti sono implicitamente banditi
Nella maggior parte dei casi  i segnali non verbali comunicano messaggi sulla presentazione di sé in condizione di bassa consapevolezza  e variano al variare delle caratteristiche delle persone cui sono indirizzate e soprattutto al variare delle situazioni. E’ come se in relazione alla situazione ognuno di noi si prefiggesse un  OBIETTIVO DI AUTOPRESENTAZIONE  che influenza la propria condotta ma non basta affatto a rendere pienamente consapevole e regolabile il flusso informativo non verbale
Regolare la voce o modificare le espressioni del viso sono infatti  esercizi difficili da attuare “a comando” e “in situazione  ”. Una migliore efficacia della CNV può essere sviluppata con la  pratica , può giovare anche la  motivazione  e un minimo di  sicurezza di sé . La CNV assume anche un ruolo nella  valutazione dell’inganno : gli indici non verbali sono infatti difficili da dissimulare e se non c’è corrispondenza tra parole e comportamento è sempre il secondo a essere considerato più veritiero …
Differenze individuali Per agire bene è necessario intuire le identità degli altri. Anche qui la CNV può venirci in aiuto. Gli indicatori non verbali possono infatti dirci molto sull’identità sociale e personale del nostro interlocutore. Non tutti hanno la stessa abilità nella codifica/decodifica di messaggi non verbali.  Un ruolo importante è giocato dalla personalità che comporta un diverso grado di espressività, cioè una maggiore o minore facilità con cui i sentimenti delle persone possono trasparire dalla CNV. Una maggiore espressività aiuta le relazioni sociali e facilita il formarsi di un giudizio positivo nei riguardi della persona, questa sarà percepita come più vivace, dinamica e carismatica e avrà maggiore probabilità di successo sociale.
Differenze di genere Le donne sono senza dubbio le “regine” della CNV.  Sono più brave degli uomini nel decodificare i messaggi ma anche più capaci nel leggere meglio i segnali che ricevono. La donna in genere sorride di più,guarda di più, preferisce distanze minori e soprattutto utilizza tipi distintivi di movimenti del corpo.  Questi operano come un codice che trasmette informazioni sull’identificazione sessuale delle persone. Queste differenze sono state interpretate come  funzioni dei differenti ruoli che la donna ha avuto in società : un basso potere sociale ha fatto sviluppare una maggiore attenzione alla CNV e ha sviluppato nelle donne modi più sottili per esercitare influenza.
CNV nel linguaggio verbale Il corpo del parlante si muove dunque in stretta coordinamento con il suo parlato, in un sistema comportamentale integrato. La CNV dunque  sostiene,modifica e completa il discorso , i segni non verbali (specialmente i gesti delle mani)  enfatizzano , illustrano ,  chiariscono  e  amplificano  il contenuto del messaggio espresso a parole (funzione referenziale). Altra funzione è quella METACOMUNICATIVA che  aiuta a “leggere tra le righe” , alcuni gesti infatti qualificano l’atto stesso della comunicazione con un’altra comunicazione.
Imparare a COMUNICARE BENE
Abbiamo imparato a riconoscere come CV e CNV siano  aspetti differenti ma anche dipendenti e interagenti dello stesso processo comunicativo . La comunicazione è dunque un  fenomeno multimodale . Comunicare bene vorrà dire dunque  impegnarsi a tenere conto di tutti gli indici verbali e non  che caratterizzano lo scambio comunicativo. Tutte queste componenti partecipano alla costruzione del significato di ogni messaggio.
E’ importante dunque codificare volta per volta un adeguato  STILE COMUNICATIVO che comprenderà tutti gli indici modificabili, dall’abbigliamento, al tono della voce e alla gestualità.
Colloquio di lavoro La CNV è un’abilità sociale  che è considerata un importante indizio delle possibilità di successo lavorative. Non bisogna farsi influenzare troppo dallo stile dell’intervistatore  (ogni persona risponde all’altra con un’eco comportamentale) e  promuovere uno stile non verbale quanto più espressivo .  Diversi studi hanno confermato che in un colloquio  inconsapevolmente si da più peso ai segnali non verbali più che al contenuto verbale . E’ importante il modo in cui si gestisce la conversazione e gli atteggiamenti che vengono trasmessi all’intervistatore.  Altri segnali importanti sono la voce,l’intonazione, il parlare chiaro e la serenità del volto.
Vita in associazione I segnali non verbali possono cambiare totalmente il significato dei messaggi verbali,  spostando il livello dal contenuto alla relazione . Nella vita associativa (discussioni animate, decisioni da prendere, momenti difficili) è bene evitare qualsiasi indice che possa trasmettere prevaricazione e dominanza. Attenzione dunque a gesti indicali,tono della voce, turni della conversazione, feed-back corretti con il parlante. Anche indossare un’uniforme e l’organizzare bene lo spazio può favorire un clima di cooperazione.
Ambito socio-sanitario E’uno dei contesti in cui è più difficile comunicare bene, senza il rischio di provocare reazioni indesiderate nel proprio interlocutore.  Non lesinare mai il CONTATTO , può stimolare un rapporto positivo. Assumere posizioni speculari con l’interlocutore, essere quanto più calorosi ed espressivi e, senza mai cedere in autorevolezza e credibilità, cercare di creare un minimo di complicità.  Bisogna cioè creare EMPATIA e affiliazione,  un “ I care ” reciproco , un clima di fiducia e condivisione fatto di sguardi, vicinanza e contatto, posture aperte, sorrisi, cenni del capo e gesti.
Parlare in pubblico Oltre ai vari espedienti di retorica (liste tripartite, contrasti ecc …) alcuni segnali non verbali permettono un’esposizione migliore:  intonazione e ritmo espressivi  gesti metaforici (marcare i punti nodali) gesti ritmici  coesione tra indici non verbali e contenuto  verbale (aumenta la credibilità) Per trasmettere un’immagine positiva è importante ovviamente anche l’abito, l’orientazione, la postura e l’aspetto fisico.
Buona … comunicazione a tutti!

CNV

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    Che cosa vuoldire COMUNICAZIONE ?
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    Non si puònon comunicare Ognuno di noi, volontariamente o meno, diffonde continuamente informazioni su di se alla realtà che lo circonda. Ognuno di noi comunica un ASPETTO di sé che viene INTERPRETATO e acquista un SENSO
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    Giudichiamo le cosee le persone secondo certe grandi categorie che ci fanno apparire le cose SENSATE perché inserite in un preciso CONTESTO fatto di relazioni tra le cose e le persone
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    Non giudichiamo dunquein maniera astratta ma leghiamo sempre tutto al relativo contesto Noi LEGGIAMO la realtà
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    Nel leggere einterpretare i messaggi vengono attivate numerosi fattori variabili (età,formazione,cultura …) Le LETTURE sono quindi DIVERSE da persona a persona, da società a società, da tempo a tempo
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    Che cos’è unlinguaggio? Un linguaggio è un sistema di comunicazione Serve cioè a trasmettere informazioni da un individuo all’altro. Siamo abituati a considerare vari tipi di linguaggio.
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    Il linguaggio deglianimali Il linguaggio dei computer Il linguaggio dei media Il linguaggio dell’arte Il linguaggio dei fiori Il linguaggio dei gesti Il linguaggio del corpo Il linguaggio umano
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    Ma sono tuttilinguaggi? Sono uguali o diversi tra loro? Se sono diversi perché li chiamiamo tutti linguaggi?
  • 9.
    Se ci riferiamoalla loro funzione, “PERMETTERE LA COMUNICAZIONE” tutti si possono considerare linguaggi
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    Se invece guardiamoalla struttura del linguaggio dobbiamo fare un’importante distinzione e isolare il linguaggio umano che ha una struttura diversa e caratteristiche proprie .
  • 11.
    Il linguaggio umano:caratteristiche Discretezza : i suoi elementi si distinguono gli uni altri secondo limiti ben definiti. Esempio: p è diverso da b , casa non è case e neanche libro. Ricorsività: possibilità di costruire infinite frasi nuove Dipendenza dalla struttura: le frasi non sono una semplice successione di parole
  • 12.
    Il linguaggio umanodunque è una struttura specifica, un sistema di comunicazione con caratteristiche e proprietà uniche della specie umana. La LINGUA è la forma specifica che il linguaggio assume nelle varie comunità
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    Funzioni del linguaggioEmotiva : stato d’animo,sentimenti del soggetto che comunica Conativa : rivolta a ottenere che le persone cui è rivolta si comportino in un certo modo Referenziale : contenuto del messaggio Poetica : attenta alla forma del messaggio Fatica : verifica il buon funzionamento del canale comunicativo Metalinguistica : quando la lingua parla di se stessa
  • 14.
    La comunicazione Lacomunicazione è il trasferimento di informazioni da un soggetto a un altro secondo questo schema elementare: Emittente >>>> messaggio>>>>>ricevente Se il ricevente interpreta bene il messaggio la comunicazione ha avuto successo. La comunicazione è tale solo se è bidirezionale. Se chi riceve non può a sua volta trasmettere non si può parlare di comunicazione (semmai di informazione)
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    L’ EMITTENTE ècolui che emette il messaggio o il segnale operando la codificazione. Il RICEVENTE è colui che ricevuto il messaggio opera la decodificazione. Il CANALE è il mezzo fisico che consente il trasferimento del messaggio. (voce, onde radio, cavi telefonici ecc …)
  • 16.
    E’ bene ricordarsiche emittente e ricevente sono persone. Ognuna ha dunque la propria COMPETENZA COMUNICATIVA, cioè una diversa capacità di utilizzare il codice in maniera appropriata e un profilo sociale e culturale particolare
  • 17.
    Terminologia della comunicazioneUna comunicazione ha successo se emittente e ricevente conoscono e utilizzano lo stesso: CODICE Un codice è un insieme di segni in rapporto tra loro (alfabeto) regolato da un insieme di regole (grammatica) che servono per combinare i segni tra loro in modo che abbiano un significato preciso e condiviso
  • 18.
    Esempi di codiceAlfabeto morse Lingua dei segni Alfabeto Braille Alfabeto fonetico internazionale
  • 19.
    Un codice è CONVENZIONALE, emittente e ricevente si accordano sul loro utilizzo. È organizzato in SISTEMA, ogni segno è in rapporto con tutti i segni. INTENZIONALE, costruito appositamente per gli scopi della comunicazione
  • 20.
    La CODIFICAZIONE dunqueè la traduzione da parte dell’emittente nei segni del codice prescelto del MESSAGGIO La DECODIFICAZIONE è la ri - traduzione da parte del ricevente del messaggio dai segni del codice
  • 21.
    Il MESSAGGIO Unmessaggio è una sequenza di simboli, scelti dall’alfabeto di un codice e ordinati secondo la relativa grammatica per trasmettere informazioni. Trasmettere un messaggio dunque è un ATTO DI SIGNIFICAZIONE E istituisce un RAPPORTO SOCIALE tra emittente e ricevente.
  • 22.
    La significazione Unatto di significazione (cioè la costruzione di un messaggio) crea un legame logico tra SIGNIFICANTE (realizzazione linguistica di un concetto) e SIGNIFICATO (concetto, rappresentazione mentale)
  • 23.
    La comunicazione verbaleParlata,scritta o trasmessa LA PAROLA è la regina della comunicazione tra le persone La comunicazione verbale è senza dubbio la realizzazione più comune, raffinata ed evoluta per chiunque voglia trasmettere un messaggio.
  • 24.
    E’ la formapiù sofisticata di linguaggio conosciuto in natura. Realizzata attraverso un codice convenzionale,intenzionale e organizzato in un sistema. Regolata da precise regole (grammatica) riduce al minimo le possibili interpretazioni arbitrarie e i problemi nel complicato processo di codifica e decodifica dei messaggi.
  • 25.
    Eppure quante incomprensionisorgono per colpa delle parole? Quante volte “siete stati fraintesi”? Ognuno di avrà sperimentato mille volte quanto è complicato comunicare bene …
  • 26.
    Le massime diGrice Spesso infatti quando si parla non tutto è detto esplicitamente, non tutto il significato è “alla lettera”. Spesso questa ambiguità porta a incomprensioni e fraintendimenti. Il filosofo Grice ha osservato che le nostre conversazioni si svolgono secondo un tacito “ principio di cooperazione ”: gli interlocutori darebbero dunque un contributo adeguato al momento, allo scopo e all’orientamento del discorso.
  • 27.
    Affinchè i risultatisiano conformi al principio di cooperazione, devono essere rispettate le 4 massime di: QUANTITA’ = contenuto tanto informativo quanto è richiesto QUALITA’ = che ciò che si dica sia vero e provabile RELAZIONE = che si dicano cose pertinenti MODO= che si parli con chiarezza,senza ambiguità, con brevità e ordine
  • 28.
    Il non detto… Rispettando le 4 massime i rischi di un insuccesso comunicativo sono minimi. La realtà però è che nel quotidiano violiamo quasi sempre le 4 massime , spesso infatti in ogni nostra conversazione c’è un sostrato IMPLICITO che però non sempre è percepito a dovere. Queste continue violazioni rispondono a una precisa STRATEGIA COMUNICATIVA che ogni parlante attua quasi inconsapevolmente.
  • 29.
    Che cosa vuoldire NON VERBALE ?
  • 30.
    Nella comunicazione NON VERBALE si inseriscono tutte le forme comunicative che non comprendono l’utilizzo della parola, scritta,parlata o trasmessa.
  • 31.
    E’ bene dunqueaggiornare il concetto di COMPETENZA COMUNICATIVA che non comprende soltanto la capacità di produrre e interpretare bene enunciati linguistici scritti o parlati
  • 32.
    Per comunicarebene bisogna anche saper individuare , interpretare e controllare la vasta gamma di segnali non verbali che arricchiscono e caratterizzano ogni nostra interazione quotidiana
  • 33.
    La CNV comprendedunque un vasto insieme di processi comunicativi, dai più manifesti,consapevoli e intenzionali fino alle attività quasi inconsce, fugaci e meno evidenti.
  • 34.
    Nei riguardi dellaCNV gli studiosi hanno avuto approcci diversi e controversi, ad oggi non c’è una teoria generale o una disciplina specifica che si occupi della CNV nei suoi aspetti e nelle sue funzioni
  • 35.
    Alcuni studiosi hannodistinto COMPORTAMENTO da COMUNICAZIONE, ritenendo significativi solo gli atti intenzionali e dunque veramente comunicativi
  • 36.
    CNV e BIOLOGIAEsiste una grammatica universale della CNV. I comportamenti NV sono innati e ci sono tratti comuni tra culture e specie diverse. Non sempre queste espressioni sono consapevoli, proprio perché innate e facenti parte del patrimonio genetico.
  • 37.
    CNV e ANTROPOLOGIAL’origine della CNV non è biologica ma CULTURALE. Studiando alcune tribù isolate gli studiosi giunsero alla conclusione che ogni gesto o comportamento di per sé ha poco significato, ne assume uno specifico in relazione al contesto culturale in cui è inserito
  • 38.
    CNV e SOCIOLOGIAPrendendo spunto dall’analisi antropologica, i sociologi sostengono che certi segnali NV hanno funzioni importanti nel gestire diverse regole sociali, nel governare gli stili di comportamento e le sequenze di eventi in situazioni particolari. La CNV può dunque essere spiegata in funzione a queste regole sociali, spesso inplicite e sempre legate ai contesti specifici.
  • 39.
    Un’ altro approcciosociologico mette l’accento sui significati soggettivi che vengono assegnati ai segnali NV in determinati gruppi. Il CNV aiuterebbe dunque a interpretare e marcare le situazioni e le relazioni sociali, specie se alcuni gesti hanno un significato culturalmente definito e condiviso.
  • 40.
    Quale approccio considerare?Tutti e nessuno … è meglio non farsi ingabbiare in nessun “sistema perfetto” ma cercare di comprendere caratteristiche e funzioni del repertorio comportamentale della CNV
  • 41.
    La prima caratteristicacon cui fare i conti, che è indispensabile a evitare inutili semplicismi, è quella della DIFFICOLTA’ INTERPRETATIVA della CNV. E’ proprio su questo aspetto che più si sono divisi gli studiosi ed è questa caratteristica che traccia un solco rispetto alla comunicazione verbalizzata
  • 42.
    Il linguaggio verbaleè basato su un sistema di segni codificato e condiviso le cui regole di grammatica e sintassi sono depositate in testi e manuali. La corrispondenza tra significato e significante è dunque in linea di massima prevedibile
  • 43.
    I segni nonverbali non hanno una struttura altrettanto codificata e se per alcuni segni si è tentato di stabilire un significato, risulta difficile “in situazione” capire quanto il loro uso è consapevole e intenzionale.
  • 44.
    Questo ovviamente diminuiscela prevedibilità del significato e aumenta le difficoltà interpretative della CNV che devono tener conto di svariati fattori variabili.
  • 45.
    Classificazione della CNVE’ bene iniziare a definire categorie e dimensioni rispetto alle quali descrivere e interpretare i segnali non verbali. Sono state prodotte diverse classificazione in svariati studi, ne seguiremo qui una (Mastronardi 1998) che procedendo dall’alto verso il basso, si sposta dal generale al particolare, dai segnali più manifesti a quelli meno percepibili.
  • 46.
    Classificazione della CNVAspetto esteriore conformazione fisica abbigliamento Comportamento spaziale distanza interpersonale contatto corporeo orientazione postura
  • 47.
    Comportamento cinesico movimentidi busto e gambe gesti delle mani movimenti del capo Volto sguardo e contatto visivo espressione del volto Segnali vocali segnali vocali verbali segnali vocali non verbali silenzio
  • 48.
  • 49.
    Aspetto esteriore L’aspettoesteriore fornisce importanti informazioni sugli individui, influenza la formazione delle impressioni e provvede all’auto-presentazione. Alcuni elementi sono “statici” altri invece possono modificarsi all’interno stesso di una conversazione. Le componenti fondamentali sono due: CONFORMAZIONE FISICA ABBIGLIAMENTO
  • 50.
    Conformazione fisica E’tra i primi aspetti utilizzati per ricavare informazioni sulla persona, fornisce informazioni difficilmente manipolabili quali etnia, età, genere e salute fisica. E’ la famosa “prima impressione” che a volte attraverso uno stereotipo interpretativo viene associata alla personalità. Questa impressione ovviamente scompare quando, dopo tanto tempo, si ricavano molti elementi in più per giudicare un soggetto.
  • 51.
    Abbigliamento Strumento privilegiatodi presentazione di sé, aiuta a definire la categoria sociale di appartenenza e la propria identità sociale anche in relazione a contesti e situazioni particolari. La coerenza tra l’abbigliamento e le altri fonti informative è fondamentale per percepire positivamente un individuo. Abito e accessori sono dunque veri e propri status symbol e comunicano l’atteggiamento con cui in una data situazione ci si pone verso gli altri.
  • 52.
    E’ interessante lateoria di Stone (1970) secondo cui il rapporto con l’abbigliamento segue tre fasi distinte secondo lo sviluppo psicofisico degli individui. I FASE: distinzione dei ruoli sessuali, promossa dai genitori II FASE: interpretazione di modelli reali o immaginari. (adolescenti) III FASE: costruzione e codificazione dell’apparenza di sé per mostrare una specifica identità. (adulti)
  • 53.
    Comportamento spaziale Ognicorpo si colloca in uno spazio, si muove e assume certe posizioni rispetto agli oggetti e alle persone che lo circondano. Lo studio di questi movimenti, del contatto fisico, della distanza interpersonale aiuta a comprondere diversi tratti della personalità, stati emotivi, atteggiamenti e condizionamenti culturali. Ogni uomo determina un’area intorno a se e, situazione per situazione, attiva una certa configurazione spaziale
  • 54.
    Distanza interpersonale Ladistanza interpersonale è un segnale importante che da subito conto dell’intimità, del rapporto e delle relazioni di dominanza e dei ruoli sociali. Questo primo elemento della configurazione spaziale è importantissimo e per ceri versi condiziona tutti gli altri. Lo studioso (Hall) con la PROSSEMICA ha provato a interpretare l’uso che le persone fanno dello spazio sociale e personale in funzione a ciò che si vuole comunicare, ha così distinto 4 forme di distanza interpersonale, ognuna delle quali determina un’area precisa attorno alle persone.
  • 55.
    Distanza intima (0-45cm circa) Rapporti stretti e intimi, si attivano anche l’apparato tattile e olfattivo. Distanza personale (45-120 cm circa) Distanza amicale, tatto e olfatto non si attivano pienamente Distanza sociale (120-360 cm circa) Relazioni formali e impersonali, vengono coinvolte solo udito e vista. Distanza pubblica (da 360 cm in poi) Tipica delle situazioni pubbliche, si attivano solo vista (in parte) e udito se c’è amplificazione.
  • 56.
    Chiaramente queste normenon sono universali perché ogni cultura ha le sue regole e cambiano anche le caratteristiche socio-ambientali del contesto in cui si agisce
  • 57.
    Contatto corporeo E’la forma più primitiva di azione sociale. Sin dal periodo neonatale da affetto e rassicurazione. Man mano che si cresce le azioni di contatto assumono significati via via diversi, legati ad ambienti e situazioni specifiche. Le forme di contatto variano in frequenza e intensità, tra luogo pubblico e privato e in base alla cultura. Vi sono due dimensioni nel contatto, una ESPLORATIVA, l’altra RICETTIVA.
  • 58.
    Il contatto puòessere RECIPROCO o INDIVIDUALE Esistono zone del corpo off-limits se non si è intimi o se non si è in situazioni particolari (medico). Il tipo di contatto informa sul tipo di relazione esistente anche se è bene ricordare che essendo questo una violazione dello spazio personale spesso non viene sempre tollerato
  • 59.
    Orientazione Il mododi orientarsi rispetto agli altri informa sul tipo di relazione che si vuole instaurare. La posizione si “negozia” con gli altri e spesso in pubblico assistiamo a veri e propri rituali involontari. Solitamente il “faccia a faccia” è tipico dei rapporti frontali o di confronto mentre il “fianco a fianco” è proprio dei rapporti paritari e cooperativi
  • 60.
    Postura La posizionedel corpo è un segnale che comunica l’atteggiamento del soggetto in una situazione o un contesto specifico. Esiste una relazione tra postura,ruolo e atteggiamento per cui il significato del postura può essere interpretato secondo le linee dominanza-sottomissione e rilassamento-tensione . E’ importante però valutare bene la situazione per dare un giusto significato. La postura è spesso legata al tono muscolare secondo la linea tensione-distensione. Nell’interazione capita anche che si produce un effetto imitazione per cui gli interlocutori si “sintonizzano” assieme e assumono simili posizioni
  • 61.
    Comportamento cinesico Riguardai movimenti del corpo (busto e gambe) e i gesti delle mani. Sono tra gli indici più influenzati dal contesto e dalla cultura e comunicano svariate informazioni, spesso a corredo dei contenuti verbali. Birdwhistell nel 1970 ha introdotto il termine “ cinesica ” individuando e descrivendo in 60 “cinèmi” delle unità di comportamento portatrici di significati diversi in diverse culture. Anche questi movimenti sortiscono imitazioni, spesso anzi nelle interazioni a due si produce una “ sincronia interattiva ” per cui ad ogni movimento di uno ne corrisponde uno dell’altro
  • 62.
    Gesti della maniRealizzati all’interno della semisfera davanti al parlante sono i segnali maggiormente legati al parlato e sono dunque fortemente diversi da cultura a cultura e da lingua a lingua. Le definizioni di gesto sono diverse, per alcuni autori per considerare il gesto comunicativo è discriminante il tratto dell’intenzionalità, dunque le classificazioni sono molto diverse tra loro.
  • 63.
    Secondo Ekman eFriesen ci sono 5 tipi di gesti delle mani Emblematici : sono convenzionali e comprensibili a culture simili. Possono sostituire la parola. (agitare la mano per salutare) Illustratori : riproducono forme o oggetti di cui si sta parlando. Illustrano e chiariscono. Regolatori : piccoli gesti e movimenti che regolano e modificano l’andamento della conversazione. Espressioni dell’emozione : movimenti che descrivono i sentimenti Gesti adattori : sono i più inconsapevoli e rivelano lo stato d’animo del soggetto. Riguardano il contatto di una parte del corpo con l’altra, lo scambio di oggetti e il contatto con un’altra persona e il diretto contatto con altri oggetti.
  • 64.
    McNeill invece considerail canale espressivo legato intrinsecamente a quello verbale per cui classifica i gesti in base alla collocazione all’interno del discorso distinguendo: - GESTI PROPOSIZIONALI (che rappresentano referenti linguistici reali,astratti o deittici) - GESTI NON PROPOSIZIONALI (che non caratterizzano strettamente l’attività verbale) come i beats (colpetti della mano) che danno ritmo e i gesti coesivi che invece marcano i punti che creano coesione nel discorso.
  • 65.
    Il volto ele sue espressioni Degli oltre 20 muscoli del volto la maggior parte è posta attorno agli occhi e alla fronte, questo la dice lunga sull’importanza dello SGUARDO e del contatto visivo oltreché delle ESPRESSIONI DEL VOLTO per comunicare non verbalmente.
  • 66.
    LO SGUARDO Diventaspesso per la sua immediatezza il canale comunicativo privilegiato . Fornisce un importante feed-back sul giudizio che viene dato al proprio aspetto e al proprio comportamento in una data situazione. Fornisce informazioni anche sulle emozioni che si provano e su tipo di relazione che si vuole instaurare. I contatti visivi infatti sono più frequenti nelle relazioni non competitive e di cooperazione . Lo sguardo riduce le distanze fisiche e psicologiche e instaura un canale diretto ed esclusivo con la persona cui è rivolto. Le donne inoltre sono più portate a utilizzarne le risorse comunicative per una più forte tendenza affiliativa e una maggiore sensibilità.
  • 67.
    Le espressioni delvolto Il volto è la parte più rilevante per la CNV perché è in grado di riflettere con precisione la nostra esperienza e le nostre emozioni soggettive. Gli studiosi sono quasi concordi nel riconoscere almeno sei movimenti facciali riconoscibili e legati a sei emozioni fondamentali: felicità, sorpresa, paura, collera e disgusto. Queste espressioni sarebbero innate e transculturali. Il volto fa da commento agli scambi verbali con piccoli movimenti di feed-back e aiuta l’alternanza dei turni conversazionali. Le espressioni, quasi sempre coerenti con le emozioni, coordinate con lo sguardo e il parlato concorrono alla creazione di una completa interazione comunicativa.
  • 68.
    Il sorriso Trale espressioni del volto è la più comune ma forse anche la più complessa perché oltreché l’emozione regola l’interazione sociale. Gli studiosi ne individuano le seguenti fasi evolutive: Sorriso riflesso : provocato da qualsiasi oggetto o piccolo cambiamento del campo visivo (primi mesi di vita) Sorriso sociale : volti umani (terzo-settimo mese) S. Sociale selettivo : volti umani conosciuti Reattività sociale differenziata : si sorride a persone conosciute specie nei momenti di saluto
  • 69.
    Ekman e Friesenhanno distinto alcuni tipi di sorriso: Sorriso spontaneo : coinvolge tutto il volto Sorriso simulato : coinvolge solo i muscoli degli zigomi Sorriso “miserabile” (forzato, infelice, dall’inglese miserable ): che coinvolge solo la zona inferiore del volto Il sorriso comunica disponibilità, promuove e facilita la relazione e il suo mantenimento. In altre situazioni è utilizzato come segnalatore di ruoli, atteggiamenti e poteri sociali (chi è meno dominante sorride di più a chi domina lo scambio)
  • 70.
    I segnali vocaliDurante una conversazione le persone oltre ai messaggi verbali producono una serie di segnali non propriamente linguistici e in parte indipendenti dal discorso pronunciato. Argyle e dopo Anolli (2002) li hanno classificati in connessi al discorso, SEGNALI VOCALI VERBALI e indipendenti dal discorso, SEGNALI VOCALI NON VERBALI.
  • 71.
    Segnali vocali verbaliAccompagnano la pronuncia e tendono a modificarsi in base al contesto comunicativo e al significato semantico e linguistico che si vuole trasmettere. Si distinguono: TONO (l’intonazione, permette l’ interpretazione) INTENSITA’ (il volume, l’enfatizzazione) VELOCITA ’ (la successione delle sillabe e le pause fra le parole, a volte riempite da vocalizzazione tipo “eh”, “ehm”, ecc …)
  • 72.
    Segnali vocali nonverbali Riguardano la qualità della voce del parlante, scarsamente controllabile in maniera intenzionale, e permette di individuarne alcuni caratteri valutando almeno 4 fattori: Biologici: differenze di genere e di età Sociali: cultura e regione d’appartenza e ruolo sociale rivestito. Personalità: tratti psicologici permanenti quali l’umore e il temperamentp Emotivi. Tratti psicologici transitori legati a stati d’animo, situazioni e esperienze emotive.
  • 73.
    Il silenzio Ilsilenzio è potente perché ambiguo, legato al contesto, ad altri indici, al tipo di relazione, alla situazione e alla cultura. Nella conversazione regola la turnazione e assume un particolare quando tradisce le attese dell’interlocutore di un feed-back diverso. Il silenzio può inoltre essere usato per attirare l’attenzione, specie se si parla in pubblico ed è importante anche nelle relazioni asimmetiche.
  • 74.
    Il silenzio avolte viene usato con la medesima funzione delle parole, per chiedere, negare, ammonire, minacciare,comandare o dare consenso. Assume inoltre connotazione positiva se usato per dimostrare sentimenti intensi, negativa per l’indifferenza. Forte è il rapporto con gli altri segnali non verbali (guardarsi in silenzio può voler significare una volontà di comunicare). Nelle culture orientali lunghissime pause di silenzio sono segno di riflessione,saggezza oltreché di armonia,confidenza e intesa tra i parlanti.
  • 75.
  • 76.
    La CNV nelprocesso di codifica e decodifica porta un’ambiguità praticamente impossibile da decifrare.
  • 77.
    Da questa diatribasi innesta una questione ancora più importante sul valore comunicativo e sull’intenzionalità della CNV. Gli studiosi si sono infatti divisi nel considerare comunicativi o meno i comportamenti non intenzionali. Molti infatti sostengono che c’è comunicazione solo se c’è intenzione di comunicare. Altri hanno sostenuto che per considerarsi comunicativo un comportamento deve poter essere utilizzato per trasmettere o ricevere.
  • 78.
    Forse l’analisi piùlucida è quella di Ricci Bitti (1987) che considera i comportamenti secondo una “ scala di specificità comunicativa” Espressione>>>>>>>>>>>comunicazione Secondo questo approccio è inutile separare i comportamenti comunicativi da quelli puramente espressivi, la CNV spesso va oltre le reali intenzioni (uno sbadiglio che scappa …) e la comunicazione può avvenire quasi inconsapevolmente (l’impressione). Buona parte della CNV assume proprio questa forma inconsapevole e non progettata.
  • 79.
    Che ci sianoo meno INTENZIONE e CONSAPEVOLEZZA i segnali non verbali passano e condizionano le interazioni sociali. La CNV è dunque un vero e proprio LINGUAGGIO DI RELAZIONE cui sono legati i mutamenti di qualità nelle relazioni interpersonali.
  • 80.
    La CNV dunque… Comunica atteggiamenti interpersonali Partecipa alla presentazione di sé agli altri Sostiene e completa o sostituisce la CV, anche con la meta-comunicazione Aiuta a regolare le conversazioni Esprime e comunica emozioni E’ una spia del contenuto profondo del pensiero
  • 81.
    La CNV nellerelazioni interpersonali Nell’instaurare e mantenere relazioni continuative e soddisfacenti la CNV gioca un ruolo fondamentale. La CNV qualifica un’interazione in modo così netto da influenzare la percezione non solo dei partecipanti ma anche di chi osserva. Sarebbe opportuna una “educazione al non verbale” (Anolli 2002) per migliorare la capacità di gestire le relazioni interpersonali.
  • 82.
    La CNV nellerelazioni interpersonali Indici importanti da considerare sono: La voce Il viso Il movimento La postura Capacità di concedere feed-back La soddisfazione in un rapporto è un ottimo indizio dell’abilità nel saper riconoscere e interpretare i messaggi non verbali del proprio interlocutore. Lo dicono diversi studi su matrimoni e coppie sposate felici e meno felici…
  • 83.
    L’auto-presentazione Secondo Goffman(1969) l’uomo sarebbe come un attore che si mostra a un pubblico interpretando una parte e regalando l’immagine migliore di sé. Non c’è metafora migliore per illustrare quest’aspetto della CNV. Una questione importante è capire se e quanto l’impressione di sé che si comunica sia controllata. Almeno in parte tutti controlliamo le nostre espressioni quando cerchiamo di presentare un’immagine di noi stessi. In società tra adulti alcuni comportamenti sono implicitamente banditi
  • 84.
    Nella maggior partedei casi i segnali non verbali comunicano messaggi sulla presentazione di sé in condizione di bassa consapevolezza e variano al variare delle caratteristiche delle persone cui sono indirizzate e soprattutto al variare delle situazioni. E’ come se in relazione alla situazione ognuno di noi si prefiggesse un OBIETTIVO DI AUTOPRESENTAZIONE che influenza la propria condotta ma non basta affatto a rendere pienamente consapevole e regolabile il flusso informativo non verbale
  • 85.
    Regolare la voceo modificare le espressioni del viso sono infatti esercizi difficili da attuare “a comando” e “in situazione ”. Una migliore efficacia della CNV può essere sviluppata con la pratica , può giovare anche la motivazione e un minimo di sicurezza di sé . La CNV assume anche un ruolo nella valutazione dell’inganno : gli indici non verbali sono infatti difficili da dissimulare e se non c’è corrispondenza tra parole e comportamento è sempre il secondo a essere considerato più veritiero …
  • 86.
    Differenze individuali Peragire bene è necessario intuire le identità degli altri. Anche qui la CNV può venirci in aiuto. Gli indicatori non verbali possono infatti dirci molto sull’identità sociale e personale del nostro interlocutore. Non tutti hanno la stessa abilità nella codifica/decodifica di messaggi non verbali. Un ruolo importante è giocato dalla personalità che comporta un diverso grado di espressività, cioè una maggiore o minore facilità con cui i sentimenti delle persone possono trasparire dalla CNV. Una maggiore espressività aiuta le relazioni sociali e facilita il formarsi di un giudizio positivo nei riguardi della persona, questa sarà percepita come più vivace, dinamica e carismatica e avrà maggiore probabilità di successo sociale.
  • 87.
    Differenze di genereLe donne sono senza dubbio le “regine” della CNV. Sono più brave degli uomini nel decodificare i messaggi ma anche più capaci nel leggere meglio i segnali che ricevono. La donna in genere sorride di più,guarda di più, preferisce distanze minori e soprattutto utilizza tipi distintivi di movimenti del corpo. Questi operano come un codice che trasmette informazioni sull’identificazione sessuale delle persone. Queste differenze sono state interpretate come funzioni dei differenti ruoli che la donna ha avuto in società : un basso potere sociale ha fatto sviluppare una maggiore attenzione alla CNV e ha sviluppato nelle donne modi più sottili per esercitare influenza.
  • 88.
    CNV nel linguaggioverbale Il corpo del parlante si muove dunque in stretta coordinamento con il suo parlato, in un sistema comportamentale integrato. La CNV dunque sostiene,modifica e completa il discorso , i segni non verbali (specialmente i gesti delle mani) enfatizzano , illustrano , chiariscono e amplificano il contenuto del messaggio espresso a parole (funzione referenziale). Altra funzione è quella METACOMUNICATIVA che aiuta a “leggere tra le righe” , alcuni gesti infatti qualificano l’atto stesso della comunicazione con un’altra comunicazione.
  • 89.
  • 90.
    Abbiamo imparato ariconoscere come CV e CNV siano aspetti differenti ma anche dipendenti e interagenti dello stesso processo comunicativo . La comunicazione è dunque un fenomeno multimodale . Comunicare bene vorrà dire dunque impegnarsi a tenere conto di tutti gli indici verbali e non che caratterizzano lo scambio comunicativo. Tutte queste componenti partecipano alla costruzione del significato di ogni messaggio.
  • 91.
    E’ importante dunquecodificare volta per volta un adeguato STILE COMUNICATIVO che comprenderà tutti gli indici modificabili, dall’abbigliamento, al tono della voce e alla gestualità.
  • 92.
    Colloquio di lavoroLa CNV è un’abilità sociale che è considerata un importante indizio delle possibilità di successo lavorative. Non bisogna farsi influenzare troppo dallo stile dell’intervistatore (ogni persona risponde all’altra con un’eco comportamentale) e promuovere uno stile non verbale quanto più espressivo . Diversi studi hanno confermato che in un colloquio inconsapevolmente si da più peso ai segnali non verbali più che al contenuto verbale . E’ importante il modo in cui si gestisce la conversazione e gli atteggiamenti che vengono trasmessi all’intervistatore. Altri segnali importanti sono la voce,l’intonazione, il parlare chiaro e la serenità del volto.
  • 93.
    Vita in associazioneI segnali non verbali possono cambiare totalmente il significato dei messaggi verbali, spostando il livello dal contenuto alla relazione . Nella vita associativa (discussioni animate, decisioni da prendere, momenti difficili) è bene evitare qualsiasi indice che possa trasmettere prevaricazione e dominanza. Attenzione dunque a gesti indicali,tono della voce, turni della conversazione, feed-back corretti con il parlante. Anche indossare un’uniforme e l’organizzare bene lo spazio può favorire un clima di cooperazione.
  • 94.
    Ambito socio-sanitario E’unodei contesti in cui è più difficile comunicare bene, senza il rischio di provocare reazioni indesiderate nel proprio interlocutore. Non lesinare mai il CONTATTO , può stimolare un rapporto positivo. Assumere posizioni speculari con l’interlocutore, essere quanto più calorosi ed espressivi e, senza mai cedere in autorevolezza e credibilità, cercare di creare un minimo di complicità. Bisogna cioè creare EMPATIA e affiliazione, un “ I care ” reciproco , un clima di fiducia e condivisione fatto di sguardi, vicinanza e contatto, posture aperte, sorrisi, cenni del capo e gesti.
  • 95.
    Parlare in pubblicoOltre ai vari espedienti di retorica (liste tripartite, contrasti ecc …) alcuni segnali non verbali permettono un’esposizione migliore: intonazione e ritmo espressivi gesti metaforici (marcare i punti nodali) gesti ritmici coesione tra indici non verbali e contenuto verbale (aumenta la credibilità) Per trasmettere un’immagine positiva è importante ovviamente anche l’abito, l’orientazione, la postura e l’aspetto fisico.
  • 96.