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Kant

  1. 1. IMMANUEL KANTKonisberg 1724 - 1804
  2. 2. Nell’attività letteraria di Kant si possono distingueretre periodi:• nel primo, che va fino al 1760, prevale l’interesseper le scienze naturali;• nel secondo, che va fino al 1781 prevale l’interessefilosofico e si determina l’orientamento versol’empirismo inglese e il criticismo;• nel terzo, che va dal 1781 in poi, si delinea lafilosofia trascendentale Gli scritti del primo e del secondo periodo sono poicomunemente raggruppati come “scritti del periodoprecritico”.
  3. 3. Nei dieci anni che seguiriono la pubblicazione dellaDissertazione (1770), Kant andò elaborando la suafilosofia critica. Il pensiero di Kant infatti è dettocriticismo perché contrapponendosiall’atteggiamento mentale del “dogmatismo”, checonsiste nell’accettare opinioni o dottrine senzainterrogarsi preliminarmente sulla loro effettivaconsistenza, fa della critica lo strumento pereccellenza della filosofia.“Criticare”, nel linguaggio tecnico di Kant,significa infatti, conformemente all’etimologiagreca, “giudicare”, “distinguere”, “valutare”ecc., ossia interrogarsi programmaticamente circa ilfondamento di determinate esperienze umane.
  4. 4. Tuttavia l’interrogarsi programmaticamente circa ilfondamento di determinate esperienze umane, nechiarisce diversi aspetti:• le possibilità (le condizioni che ne permettonol’esistenza);• la validità (i titoli di legittimità o non-legittimità chele caratterizzano);• i limiti (i confini di validità)Nell’istanza critica risulta dunque centrale equalificante l’aspetto del limite. La critica, in sensokantiano, non nascerebbe affatto se non ci fossero,in ogni campo, dei termini di validità da fissare.
  5. 5. Pertanto, il criticismo si configura come una filosofiadel limite e può venir definito un’ermeneutica dellafinitudine, ossia un’interpretazione dell’esistenzavolta a stabilire, nei vari settori esperienziali, le“colonne d’Ercole dell’umano.Questa filosofia del finito non equivale tuttavia, nelleintenzioni esplicite di Kant, a una forma discetticismo, poiché tracciare il limite di un’esperienzasignifica nel contempo garantirne, entro il limitestesso, la validità, ma equivale al riconoscimento eall’accettazione del limite che divengono lanorma che dà legittimità e fondamento alle variefacoltà umane.
  6. 6. Ovviamente, la costruzione che va sotto il nome di“criticismo” non è solo una scoperta geniale di Kant,ma anche l’esito di determinate condizioni e istanzeintellettuali che affondano le loro radici nell’epoca delfilosofo e in tutto il corso del pensiero precedente. Ilkantismo si inserisce infatti nello specifico orizzontestorico del pensiero moderno e risulta definito daquelle due coordinate di base che sono la rivoluzionescientifica da un lato e la crisi progressiva dellemetafisiche tradizionali dall’altro. Tutto ciò spiegacome a un certo momento dello sviluppo della filosofiamoderna sia potuto sorgere il criticismo, ches’interroga in profondità sui fondamenti del sapere,della morale e dell’esperienza estetica e sentimentale,concretizzandosi nei tre rispettivi capolavori di Kant.
  7. 7. I tre capolavori di Kant sono: • Critica della ragion pura • Critica della ragion pratica • Critica del giudizioTuttavia prima descrivere queste opere è giustoprecisare che il kantismo si distingue dall’empirismonon solo perché rifiuta gli esiti scettici di quest’ultimo,ma anche perché spinge più a fondo l’analisi critica,seguendo, cioè, un metodo di filosofare che, piùche soffermarsi sulla descrizione deimeccanicismi conoscitivi, etici, ecc. si sforza difissarne le condizioni possibilitanti e i limiti divalidità.
  8. 8. LA CRITICA DELLA RAGION PURALa critica della ragion pura èsostanzialmente un’analisi critica deifondamenti del sapere. E poiché a queitempi di Kant l’universo del sapere siarticolava in scienza e metafisica, il suocapolavoro prende la forma di un’indaginevalutativa circa queste due attivitàconoscitive e circa lo statuto di scientificitàdi questi due campi del sapere.
  9. 9. La ricerca di Kant prende la forma concreta di unostudio teso a stabilire, da un lato,come siano possibili la matematica e lafisica in quanto scienze,e dall’altro come sia possibile la metafisica inquanto disposizione naturale e in quanto scienza.Da ciò le quattro domande di base:• com’è possibile la matematica pura?• com’è possibile la fisica pura?• com’è possibile la metafisica in quantodisposizione naturale?• com’è possibile la metafisica come scienza?
  10. 10. LA TEORIA KANTIANA DEI GIUDIZI• I giudizi sintetici a priori sono fecondi (sintetici) inquanto in essi il predicato dice qualcosa di nuovorispetto al soggetto e universali e necessari (apriori) in quanto non derivano dall’esperienza.Questo tipo di giudizi simboleggia la concezionecriticistica della scienza.• I giudizi analitici a priori sono infecondi (analitici)in quanto in essi il predicato non dice niente di nuovorispetto al soggetto e universali e necessari (apriori) in quanto non hanno bisogno di convalideempiriche. Questo tipo di giudizi simboleggia laconcezione razionalistica della scienza.
  11. 11. • I giudizi sintetici a posteriori sono fecondi(sintetici) in quanto in essi il predicato dice qualcosadi nuovo rispetto al soggetto e particolari e nonnecessari (a posteriori) in quanto derivanodall’esperienza.• Questo tipo di giudizi simboleggia la concezioneempiristica della scienza.
  12. 12. LA RIVOLUZIONE COPERNICANADopo aver messo in luce che il sapere poggia sugiudizi sintetici a priori, Kant si trova di fronte alcomplesso problema di spiegare la provenienza diquesti ultimi. Infatti, se non derivano dall’esperienza,da dove deriveranno i giudizi sintetici a priori? Perrispondere a questo interrogativo egli, articolando lasua ipotesi gnoseologica di fondo, elabora una nuovateoria della conoscenza, intesa come sintesi dimateria e forma. Per materia della conoscenza siintende la molteplicità caotica e mutevole delleimpressioni sensibili che provengono dall’esperienza.Per forma si intende l’insieme delle modalità fisseattraverso cui la mente umana ordina secondodeterminati rapporti tali impressioni (elementorazionale o a priori).
  13. 13. Questa nuova impostazione del problema della conoscenzaimplica immediatamente alcuni importanti conseguenze.In primo luogo, essa comporta quella rivoluzione copernicanache Kant si vantò di aver operato in filosofia Infatti, per spiegarela scienza, ribalta i rapporti tra soggetto e oggetto,affermando che non è la mente che si modella passivamentesulla realtà bensì la realtà che si modella sulle forme a prioriattraverso cui la percepiamo.In secondo luogo, la nuova ipotesi gnoseologica comporta ladistinzione kantiana tra fenomeno e cosa in sé.Il fenomeno è la realtà quale ci appare tramite la forma apriori che sono proprie della nostra struttura conoscitiva edè reale solo nel rapporto con il soggetto.La cosa in sé è la realtà considerata indipendentemente da noie dalle forme mediante le quali la conosciamo.
  14. 14. LA PARTIZIONE DELLA CRITICA DELLA RAGION PURALa critica della ragion pura si divide in due tronconi principali:• Dottrina degli elementi che si propone di mettere in luce leforme a priori e si divide in• estetica trascendentale che studia la sensibilità e le sueforme a priori (spazio e tempo)• e in logica trascendentale che studia il pensiero discorsivoe si divide•in analitica = studia l’intelletto e le sue forme a priori (lecategorie)• e in dialettica = studia la ragione e le sue forme a priori (leidee)
  15. 15. • Dottrina del metodo che si propone di chiarirel’uso degli elementi, ovvero il metodo dellaconoscenza. La matematica si fonda sulle forme a priori dellasensibilità, la fisica sulle forme a priori dell’intelletto,la metafisica sulle idee della ragione.
  16. 16. L’ESTETICA TRASCENDENTALEKant considera la sensibilità “recettiva” perché essanon genera i propri contenuti ma li accoglie perintuizione, dalla realtà esterna o dall’esperienzainterna.Tuttavia la sensibilità non è soltanto recettiva, maanche attiva, in quanto organizza il materiale dellesensazioni (le intuizioni empiriche) tramite lospazio e il tempo, che costruiscono le forme a priori(le intuizioni pure) della sensibilità.• Lo spazio è la forma del senso esterno, cioèquella rappresentazione a priori, necessaria, che staa fondamento di tutte le intuizioni esterne.
  17. 17. • Il tempo è la forma del senso esterno, cioè quellarappresentazione a priori che sta a fondamento deinostri stati interni e del loro disporsi l’uno dopo l’altro,ovvero secondo un ordine di successione. Tuttavia, poiché è unicamente attraverso il sensointerno che ci giungono i dati del senso esterno, iltempo si configura anche, indirettamente,come la forma del senso esterno, cioè come lamaniera universale attraverso la quale percepiamo tuttigli oggetti. Kant giustifica l’apriorità dello spazio e del tempo sia conargomenti teorici generali (nella cosiddetta “esposizionemetafisica”), sia con argomenti tratti dalla considerazione dellescienze matematiche (nella cosiddetta “esposizionetrascendentale”.
  18. 18. LA FONDAZIONE KANTIANA DELLA MATEMATICANell’ “esposizione trascendentale” Kant giustificaulteriormente l’apriorità dello spazio e del tempomediante considerazioni epistemologiche sullamatematica, volte a una fondazione filosofica dellamedesima.Kant vede nella geometria e nell’aritmetica dellescienze sintetiche a priori per eccellenza.Sintetiche in quanto ampliano le nostre conoscenzemediante costruzioni mentali che vanno oltre già ilnoto e a priori in quanto i teoremi geometrici earitmetici valgono indipendentementedall’esperienza.
  19. 19. L’ANALITICA TRASCENDENTALE• Le intuizioni sono delle affezioni (ossia qualcosa dipassivo)• I concetti sono delle funzioni, ovvero delle operazioniattive, che consistono nell’ordinare o nell’unificarediverse rappresentazioni “sotto una rappresentazionecomune”Ora i concetti possono essere empirici, cioè costruiticon materiali ricavati dall’esperienza, o puri, cioècontenuti a priori dall’intelletto. I concetti puri siidentificano con le categorie, cioè con quei concettibasilari della mente che rappresentano le supremefunzioni unificatrici dell’intelletto.
  20. 20. Le categorie kantiane hanno una portataesclusivamente gnoseologico -trascendentale,in quanto rappresentano dei modi difunzionamento dell’intelletto, che non valgonoper la cosa in sé, ma solo per il fenomeno.Stabilita la nozione di categorie, si tratta diredigerne una tavola completa, dove ci sarannotante categorie quante sono le modalità digiudizio.
  21. 21. LA DEDUZIONE TRASCENDENTALEDopo aver enumerato le categorie, Kant negiustifica il valore ricorrendo al principio delladeduzione trascendentale.Semplificando, possiamo affermare che le cose,per essere conosciute sensibilmente, debbonosottostare alle leggi della sensibilità. Per essere pensate, debbono sottostare alleleggi dell’intelletto. Le categorie sono le condizioni grazie alle qualiqualcosa può venire pensato come oggettod’esperienza..
  22. 22. IO PENSO O APPERCEZIONE TRASCENDENTALEL’Io penso è, dunque, il fondamento di ogninostra conoscenza, non è l’Io individuale di ciascun soggettoempirico,ma rappresenta la struttura del pensare comune ad ogni soggetto.
  23. 23. GLI SCHEMI TRASCENDENTI E IL CONCETTO DI NOUMENOKant chiama "schema trascendentale" quellaparticolare funzione che funge da cerniera tra leintuizioni pure o empiriche e i concetti puridell’intelletto.Lo schema, pur avendo una certa affinità conl’immagine, va distinto da essa.Invece Il "noumeno“ è inconoscibile e si puòintendere in due modi: • in senso negativo • in senso positivo
  24. 24. • Nel primo senso (negativo) il noumeno èla cosa in sé la quale può essere pensatasenza alcuna relazione con i nostri modi diintuire.• Nel secondo senso (positivo), esso èl’oggetto di un’intuizione intellettiva.•Il concetto di noumeno è un concetto-limite in quanto serve all’uomo percircoscrivere le pretese della sensibilità,affinché la conoscenza sensibile non vengaestesa alle cose in sé, che restanoinconoscibili.
  25. 25. DIALETTICA TRASCENDENTALEKant intende il termine "dialettica" comelogica dell’apparenza.La dialettica trascendentale studia la"ragione" e le sue strutture, e, rifacendosialla terminologia platonica, chiama ideetrascendentali i concetti puri della ragione.Se l’intelletto è la facoltà di giudicare, perKant la ragione è la facoltà di "sillogizzare".
  26. 26. Kant deduce i concetti puri della ragione dalla tavola dei sillogismi e poiché la logica indica tre tipi di sillogismo (categorico, ipotetico e disgiuntivo), tre saranno le Idee:1)Idea psicologica (anima),2)Idea cosmologica (Idea del mondo come unità metafisica),3)Idea teologica (Dio).• Idea dell’anima: i paralogismi della ragione• Idea del cosmo: le antinomie della ragione• Idea di Dio: l’errore della prova ontologica.
  27. 27. LA CRTICA ALLE PROVE DELL’ESISTENZA DI DIODio, secondo Kant, rappresenta l’ideale della ragionpura, cioè quel supremo modello personificato di ognirealtà o perfezione che i filosofi hanno deisgnato con ilnome di Ens realissimimum, concependolo comel’Essere da cui derivano e dipendono tutti gli esseri.Ora poiché tale ideale, che scaturisce dalla sempliceragione, ci lascia nella totale ignoranza circa la suarealtà effettiva, la tradizione ha elaborato tutta unaserie di prove dell’esistenza di Dio, che Kant raggruppain tre classi: prova ontologica, prova cosmologica eprova fisico – teologica.
  28. 28. • La prova ontologica, che risale a sant’Anselmo, mache Kant assume nella forma cartesiana, pretende diricavare l’esistenza di Dio dal semplice concetto di Diocome essere perfettissimo, affermando che in quantotale, Egli non può mancare dell’attributo dell’esistenza.Distinguendo criticamente tra piano mentale e pianoreale, Kant obietta che non risulta possibile “saltare”dal piano della possibilità logica a quello della realtàontologica, in quanto l’esistenza è qualcosa chepossiamo constatare solo per via empirica, e non giàdedurre per via puramente intellettiva. Diconseguenza, la prova ontologica o è impossibile o ècontraddittoria: impossibile se vuol derivare da un’ideauna realtà; contraddittoria se nell’idea del perfettissimoassume già “sottobanco” quell’esistenza che vorrebbedimostrare.
  29. 29. • La prova cosmologica, gioca sulla distinzione tra contingente e necessario, affermando che se qualcosa esiste, deve anche esistere un essere assolutamente necessario; poiché io stesso, almeno, esisto, deve quindi esistere un essere assolutamente necessario. Secondo Kant questo argomento consiste in due limiti:1. un uso illegittimo del principio di causa, in quanto esso partendo dall’esperienza della catena degli enti eterocausati (i contingenti) pretende di innalzarsi, oltre l’esperienza ad un primo anello incausato (il necessario)2. una serie di forzature logiche e nel suo inevitabile ricadere nella prova ontologica.
  30. 30. • La prova fisico – teologica fa leva sull’ordine, sullafinalità e sulla bellezza del mondo per innalzarsi auna Mente ordinatrice, identificata con un Diocreatore, perfetto e infinito.• Anche questa prova, secondo Kant, risultainternamente minata da una serie di forzaturelogiche e dall’utilizzazione mascheratadell’argomento ontologico.
  31. 31. L’USO "REGOLATIVO" DELLE IDEE DELLA RAGIONESicuramente le idee non possono avere un usocostitutivo (come le categorie); infatti la ragione,quando applica tali Idee, erra clamorosamente.Le Idee hanno un uso "regolativo", valgono cioè comegli schemi della sensibilità.L’idea non è dunque solo un concetto limite percircoscrivere le pretese della sensibilità, ma è ancheun principio soggettivo per cercare la connessionedegli oggetti dell’esperienza in generale.
  32. 32. IL NUOVO CONCETTO DI METAFISICA IN KANTAlla vecchia metafisica “dogmatica”, o “iperfisica”,Kant contrappone quindi una nuova metafisica“scientifica” o “critica”, concepita come scienza deiconcetti puri, ovvero come una scienza che abbracciale conoscenze che possono essere ottenuteindipendentemente dall’esperienza, sul fondamentodelle strutture razionali della mente umana. Di questa metafisica di nuovo tipo fanno parte,secondo Kant, sia una metafisica della natura (chestudia i principi a priori della conoscenza dellanatura), sia una metafisica dei costumi (che studia iprincipi a priori dell’azione morale).
  33. 33. LA CRITICA DELLA RAGION PRATICALa ragione serve a dirigere non solo laconoscenza, ma anche l’azione. Accanto allaragione teoretica abbiamo quindi una ragionepratica.Kant distingue tuttavia tra una ragion pura pratica (cioè cheopera indipendentemente dall’esperienza e dalla sensibilità)e una ragione empirica pratica (cioè che opera sulla basedell’esperienza e della sensibilità). E poiché la dimensionedella moralità si identifica con la dimensione della ragionpura pratica, il filosofo dovrà distinguere in quali casi laragione è pratica e, nello stesso tempo, pura (ovvero morale)e in quali casi essa è pratica senza essere pura (ovverosenza essere morale). A questo serve appunto la critica dellaragion pratica.
  34. 34. La situazione della critica della ragion pratica si presentaesattamente come capovolta rispetto alla critica della ragionpura: nella “ragion pratica” le pretese di andare oltre i proprilimiti legittimi sono quelle della ragion pratica empirica(legata all’esperienza), che vorrebbe essa sola determinarela volontà; invece nella “ragione teoretica” le pretese dellaragione, al contrario, erano di far a meno dell’esperienza, edi raggiungere da sola (senza l’esperienza) l’oggetto.. Ricapitolando perciò, Kant, nella critica dellaragion pura, ha criticato le pretese della ragioneteoretica (che rappresentano un eccesso) ditrascendere l’esperienza, mentre nella criticadella ragion pratica ha criticato le preteseopposte della ragion pratica di restar legatasempre e solo all’esperienza
  35. 35. LA REALTA’ E L’ASSOLUTEZZA DELLA LEGGE MORALEIl motivo che sta alla base della critica della ragionpratica è la persuasione che esista, scolpitanell’uomo, una legge morale a priori validaper tutti e per sempre. In altri termini nella criticadella ragion pratica Kant muove dal convincimentodell’esistenza di una legge etica assoluta. Legge che il filosofo non ha il compito di dedurre, etanto meno di inventare, ma unicamente diconstatare, a titolo di “un fatto della ragion pura, di cuiabbiamo consapevolezza a priori e di cui siamoapoditticamente certi”.
  36. 36. Di conseguenza, la tesi dell’assolutezza oincondizionatezza della morale implica, per Kant, dueconcetti di fondo strettamente legati tra loro:la libertà dell’agire e la validità universale e necessaria della legge.L’equazione “moralità = incondizionatezza = libertà =universalità e necessità” rappresenta quindi il fulcrodell’analisi etica di Kant e la chiave di volta, comevedremo, per cogliere in modo logicamenteconcatenato gli attributi essenziali che il filosoforiferisce alla legge morale:• categoricità• formalità
  37. 37. PARTIZIONE DELLA CRITICA DELLA RAGION PRATICAAnalogamente alla critica della ragion pura, anche lacritica della ragion pratica si divide in due partifondamentali:• Dottrina degli elementi che tratta degli elementi dellamorale e si divide in analitica espone la regola dellaverità (etica) e in dialettica che affronta la parvenzamorale, ovvero l’antinomia connessa all’idea di sommobene• Dottrina del metodo che tratta del modo in cui lalegge morale può accedere all’animo umano(l’educazione, gli esempi ecc.)
  38. 38. LA CATEGORICITA’ DELL’IMPERATIVO MORALEKant distingue i “principi pratici” che regolano lanostra volontà in “massime” e “imperativi”. La massima è una prescrizione di valore puramentesoggettivo, cioè valida esclusivamente per l’individuoche la fa propria (ad esempio può essere unamassima quella di vendicarsi di ogni offesa subita odi alzarsi presto al mattino per fare ginnastica).L’imperativo è una prescrizione di valore oggettivo,ossia che vale per chiunque.
  39. 39. Gli imperativi a loro volta si dividono in: • imperativi ipotetici • imperativo categoricoGli imperativi ipotetici prescrivono dei mezzi invista di determinati fini e hanno la forma del“se…devi”. Questi imperativi si specificano a loro volta inregole dell’abilità, che illustrano le normetecniche per raggiungere un certo scopo (adesempio le varie procedure per divenire un buonmedico), e in consigli della prudenza, cheforniscono i mezzi per ottenere il benessere o lafelicità.
  40. 40. L’imperativo categorico, invece, ordina il dovere in modoincondizionato, ossia a prescindere da qualsiasi scopo,e non ha la forma del “se…devi” ma del “devi” puro esemplice.L’imperativo categorico in quanto in-condizionato ha iconnotati della legge, ovvero di un comando che vale inmodo perentorio per tutte le persone e per tutte lecircostanze.In conclusione, solo l’imperativo categorico, che ordinaun “devi” assoluto ha in se stesso i contrassegni dellamoralità.Esso inoltre si concretizza nella prescrizione di agiresecondo una massima che può valere per tutti.
  41. 41. Tuttavia questa non è l’unica formula poiché nellaFondazione della metafisica ne troviamo una secondae una terza che sono rispettivamente:• rispetta la dignità umana che è in te e negli altri,evitando di ridurre il prossimo o te medesimo asemplice mezzo del tuo egoismo e delle tuepassioni• agisci in modo tale che la volontà, in base allamassima, possa considerare contemporaneamentese stessa come universalmente legislatrice.
  42. 42. LA LIBERTA’ E I POSTULATI DELLA RAGION PRATICACon il termine "postulato" Kant designa ciò che lalegge morale esige, "postula".La libertà, limmortalità dellanima e Diosono le tre esigenze della moralità.Sul piano ontologico, la libertà è condizione (ratio essendi)della moralità;sul piano gnoseologico, la moralità è condizione (ratiocognoscendi) della libertà.Allorigine del postulato di Dio sta lantinomia che sorge dallanalisi delconcetto di "sommo bene". Per Kant invece è la certezza del dovere chepostula Dio come esigenza della ragione.
  43. 43. IL DIRITTO, LA POLITICA, LA STORIANettamente distinta dalla sfera della morale è per Kantquella del diritto: alla prima luomo partecipa come ragione, soggettoautonomo e libero;alla seconda come sensibilità, oggetto passivo di unalegge eteronoma.Garantire queste condizioni è compito dei governi aiquali alla base della società civile sta un contratto cheKant concepisce non come un fatto storico, ma comeuna "semplice idea della ragione".
  44. 44. I principi fondamentali del diritto sono la libertà di ogni membro della società in quantouomo; luguaglianza, in quanto suddito, di fronte allalegge; lindipendenza in quanto cittadino. Col termine "repubblica" Kant designa unacostituzione contrapposta non a quella monarchica,ma al dispotismo come assenza di legalità.Di qui il progetto di una federazione di stati liberi. Lastoria asseconda questo processo di pace.Lo scopo che la natura persegue è infatti lo stessoche la ragione eleva a dovere delluomo e pertantolopera della natura favorisce, senza determinarla,lintenzione morale delluomo.
  45. 45. IL PRIMATO DELLA RAGION PRATICALa teoria dei postulati mette capo a ciò che Kantdefinisce “primato della ragion pratica”,consistente nella prevalenza dell’interesse praticosu quello teoretico e nel fatto che la ragioneammette, in quanto è pratica, proposizioni che nonpotrebbe ammettere nel suo uso teoretico.Tuttavia, pur aprendo uno squarcio sultransfenomenico e sul metafisico, i postulatikantiani non possono affatto valere comeconoscenze.
  46. 46. Di conseguenza se i postulati fossero delle veritàdimostrate o delle certezze comunque intese, lamorale scivolerebbe immediatamente versol’eteronomia e sarebbe nuovamente la religione (o lametafisica) a fondare la morale, con tutti gliinconvenienti già esaminati.Rovesciando il modo tradizionale di intendere ilrapporto tra morale e religione, Kant sostiene invece,a chiare lettere, che non sono le verità religiose afondare la morale, ma è la morale, sia pure sottoforma di “postulati”, a fondare le verità religiose.In altri termini, Dio, per Kant, non sta all’inizio e allabase della vita morale, ma eventualmente alla fine,come suo possibile completamento.
  47. 47. LA CRITICA DEL GIUDIZIONella sua critica del giudizio Kant svolge idee cheescono dai confini entro cui si tiene ordinariamentela sua filosofia.I due mondi, il fenomenico (il mondo della natura,dell’esperienza) da una parte, il noumenico (ilmondo della libertà, del regno dei fini) dall’altra, sicontrappongono come se fossero assolutamentediversi e reciprocamente estranei.L’uomo vive ed agisce nella natura, ma deve e puòseguire la legge della libertà e mediante l’evoluzioneumana nel mondo empirico deve venir realizzato ilfine posto dalla legge ideale.
  48. 48. I due mondi non possono essere completamenteseparati: deve esserci un fondamento unicocomune alla natura e al mondo morale. Questo fondamento è una facoltà che Kantindividua come intermedia tra l’intelletto e laragione: la facoltà del Giudizio.O l’universale è dato (in forma di regola o di leggea priori), e allora il giudizio è determinante: tale èquello delle scienze della natura, già consideratonella prima Critica.O ci è dato solo il particolare, e l’universale in cuibisogna pensarlo è da trovare.
  49. 49. In tal caso il giudizio è riflettente.La terza Critica colma quel vuoto che esisteva trale altre due, cioè tra il mondo fenomenico dellaragion pura e il mondo noumenico della ragionpratica;la terza Critica ci dà in atto la dimostrazionedi quella dipendenza e della predisposizionedei fenomeni a seguire la legge più alta, insitanella loro essenza più riposta.
  50. 50. L’ANALISI DEL BELLO E I CARATTERI SPECIFICI DEL GIUDIZIO ESTETICO L’Analitica del Bello, è da Kant suddivisa in quattro parti,corrispondenti ai quattro momenti del giudizio di gusto:qualità, quantità, relazione, modalità. Dall’esame di talimomenti sono desunte le definizioni fondamentali del bello.1) Bello è l’oggetto di un piacere mediante cui sigiudica qualcosa senza interesse.2) Bello è ciò che piace universalmente senzaconcetto.3) Bello è ciò che viene percepito secondo unafinalità in cui manca la rappresentazione di unoscopo.4) Bello, infine, è ciò che, senza concetto, èriconosciuto come oggetto di un piacere necessario.
  51. 51. Dalla estrema vaghezza del concetto di bellezzaKant deduce l’impossibilità di fornire "alcuna regola oggettiva del gusto, che determini per mezzo di concetti che cosa sia bello: chi imita un modello mostra abilità, in quanto riesce, ma dà prova di gusto solo in quanto può giudicare il modello stesso”.Nel giudizio di gusto l’intelletto deve essere alservizio delle fantasie dell’immaginazione, cioèquesta deve giocare con naturalezzaprescindendo da ogni costrizione della regola.
  52. 52. Per sublime si intende, in generale un valoreestetico che, in tutte le varie sottospecie (tragico,orrido, terribile, solenne, ecc.) è prodotto daqualcosa di smisurato o di incommensurabile.Ora il sublime matematico nasce in presenza diqualcosa smisuratamente grande ad esempioalberi, montagne, le nebulose, ecc. Prendendocoscienza del fatto che il vero sublime non risiedetanto nella realtà che ci sta di fronte, quanto in noimedesimi, convertiamo l’iniziale stima per l’oggettoin una finale stima per il soggetto, ossia perquell’ente sovrasensibilmente qualificato che noistessi siamo.
  53. 53. Il sublime dinamico invece nasce in presenza distrapotenti forze naturali. Anche in questo caso siavverte un senso della nostra piccolezza materialenei confronti della natura. In seguito avvertiamoinvece, pascalianamente, un vivo sentimento dellanostra grandezza ideale, dovuta alla dignità di esseriumani pensanti, portatori delle idee della ragione edella legge morale.Il bello e il sublime però, sono accomunati dalpresupporre, come loro condizione, il soggetto ola mente, che si configura dunque come iltrascendentale dell’esperienza estetica, cioècome sua possibilità e il suo fondamento.
  54. 54. IL GIUDIZIO TEOLOGICO: IL FINALISMO COME BISOGNO CONNATURATO ALLA NOSTRA MENTESecondo Kant l’unica visione scientifica del mondo èquella meccanicistica, basata sulla categoria dicausa – effetto e sui giudizi determinanti.Egli afferma tuttavia che nella nostra mente vi è unatendenza irresistibile a pensare finalisticamente,cioè a scorgere nella natura l’esistenza di causefinali.
  55. 55. Però ben consapevole del fatto che in filosofia non èlecito trasformare dei bisogni in realtà, Kant ribadisceche il giudizio teologico, con tutto ciò che essoimplica (Dio) è pur sempre privo di valore teoretico odimostrativo, in quanto il suo assunto di partenza,cioè la finalità, non è un dato verificabile, ma soltantoun nostro modo di vedere il reale.In altri termini, pur potendosi integrare proficuamentecon la spiegazione meccanica e pur potendosvolgere il ruolo di principio euristico per la ricerca dileggi particolari della natura, nei confronti delle qualiil modello meccanico risulta impotente, il modelloteologico non può affatto sostituire quest’ultimo nellaspiegazione della natura e non può pretendere divalere teoreticamente o scientificamente.
  56. 56. In conclusione, anche per evitare l’antinomiadel giudizio teologico, è opportuno considerare il finalismo come una sorta di promemoria critico che ci ricorda da un lato i limiti della visuale meccanicistica, fungendo da principio regolativo della ricerca, e dall’altro l’intrascendibilità dell’orizzonte fenomenico e scientifico.
  57. 57. RELIGIONE, POLITICA E STORIALa natura dell’uomo deve consistere nella libertà ein questa libertà deve radicarsi l’inclinazione almale.Il male radicale non può essere distrutto, perché ladistruzione dovrebbe essere l’opera delle buone massime, ilche è impossibile se tutte le massime sono corrotte dallamassimache prevede la loro infrazione.Il male radicale non consiste dunque nella sensibilitàdell’uomo e nelle inclinazioni naturali che ne derivano. L’uomo non è responsabile del fatto di avere sensibilità o inclinazioni sensibili, mentre è responsabile della sua inclinazione al male.
  58. 58. Questa inclinazione è un atto libero che gli deve essereimputato come un peccato, di cui si è reso colpevole.Il male radicale non è neppure un pervertimento della ragione,quasi che la ragione distruggesse in sé l’autorità della legge erinnegasse l’obbligazione morale.Questa volontà diabolica non è dell’uomo, come non èdell’uomo il semplice istinto animalesco.E’ proprio dell’uomo invece riservarsi liberamentela possibilità di sottrarsi alle massime morali: nelche appunto consiste il suo peccato originale.Questi sono, secondo Kant, i fondamenti di unareligione naturale, per la quale l’unico culto è la vitamorale.
  59. 59. La religione rivelata invece ammette, come cultodivino, un insieme di riti che in sé non hanno valoremorale. Dio non può essere pregato se non conl’azione morale: ogni altra forma di pregjhiera o diattività religiosa è superstizione.Per ciò che riguarda il concetto della storia, Kantcondivide il punto di vista illuministico sulla civiltàcome sforzo verso una società umana universale ocosmopolitica.Inoltre poi nel filosofo prussiano prevale l’idearazionale di una comunità pacifica di tutti i popolidella terra intesa come unico filo conduttore che puòe deve orientare gli uomini attraverso le vicende lorostoria.
  60. 60. Infatti solo in una società politica universale, nellaquale la libertà di ognuno non trovi altro limite chela libertà degli altri, si realizza la tendenza naturaledell’uomo, ovvero quella di raggiungere la felicità ola perfezione (attraverso l’uso della ragione, cioèattraverso la libertà).Infine per quanto riguarda i limiti alla ragione chealcuni romantici accusarono a Kant, egli si difeseaffermando che ogni tentativo di evadere dallaragione e dai suoi limiti è illusorio, e che in ultimaanalisi, anche quando si tratta di decidere ciò che sideve credere o meno, bisogna ricorrere allaragione.
  61. 61. tratto da:wikipedia (per i dettagli)N. Abbagnano “il nuovo protagonisti e testi della filosofia”,Paravia (v. 2b) da pag, 608 a 686
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