Critica Della Ragion Pura

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Sulla base dei manuali in adozione nel Liceo Vailati di Genzano di Roma, una sintesi dei temi trattati nella prima critica kantiana.

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Critica Della Ragion Pura

  1. 1. Kant Critica della Ragion Pura
  2. 2. Per "critica della ragione pura" Kant intende la critica, l'analisi delle capacità della ragione "pura", ossia della ragione liberata da qualsiasi elemento empirico "accidentale", la ragione in sé stessa, considerata nella sua struttura e nel modo in cui consente di considerare la realtà secondo modalità necessarie e universali (i modi aprioristici della conoscenza).
  3. 3. Kant sostiene che il contenuto della conoscenza umana non corrisponde alle cose in se stesse. Il contenuto della coscienza non consente di conoscere le cose in modo corrispondente alla realtà, poiché la coscienza opera sulla realtà un processo di mediazione. La mente opera sulla realtà una serie di interpretazioni secondo le proprie caratteristiche nel momento stesso in cui pensa. Tali interpretazioni non permettono di pervenire alla reale conoscenza della realtà.
  4. 4. L'esempio che si fa in questo caso è quello degli occhiali. La mente umana è come un paio di occhiali colorati. Necessariamente la mente è un modo specifico di percepire la realtà, non può percepire le cose per come sono realmente, perché i processi mentali filtrano la realtà attraverso i loro meccanismi peculiari. Se la mente fosse un paio di occhiali azzurri, l'uomo non potrebbe che guardare la realtà attraverso il colore azzurro di quelle lenti. Come una lente la mente umana deforma e interpreta la realtà attraverso le sue specifiche caratteristiche.
  5. 5. La realtà inconoscibile è chiamata da Kant "cosa in sé“ e la mente la pensa come "noumeno", cioè oggetto del pensiero, poiché la cosa in sé può essere pensata ma non può essere conosciuta per come si presenta. Il noumeno è il pensiero dell'oggetto che non può essere conosciuto. Da ciò consegue che la realtà percepita dall'uomo attraverso la mente è fenomeno, ovvero "ciò che appare“, sotto il quale esiste un'ulteriore realtà, chiusa in sé e alla conoscenza.
  6. 6. In questo modo Kant critica radicalmente l’idea stessa di metafisica: non si può conoscere la realtà autentica delle cose (la cosa in sé) attraverso la razionalità, ma si può solamente venire a contatto con il fenomeno sensibile costituito dal mondo.
  7. 7. Kant sostiene quindi che esiste necessariamente una cosa in sé che tuttavia rimane inaccessibile, nella forma, al pensiero. L’esistenza delle cose in sé consegue dal fatto che se il contenuto della coscienza è fenomeno e apparenza della realtà autentica, deve necessariamente esistere una realtà cui questa interpretazione sia riferibile, poiché in caso contrario si giungerebbe al paradosso di una apparenza che non si basa su alcuna realtà.
  8. 8. Affermare che la coscienza umana non può accedere alla realtà in sé, inconoscibile e inaccessibile alla conoscenza, obbliga a ridefinire il concetto di conoscenza universale e necessaria, cioè quella conoscenza che è vera indipendentemente dalle diverse opinioni. Per Kant la conoscenza universale e necessaria, è la conoscenza a priori.
  9. 9. La mente umana e il suo contenuto vengono a contatto solo con il fenomeno e, inoltre, la mente interpreta la realtà in sé sempre secondo le sue specifiche caratteristiche. I modi in cui la realtà in sé viene interpretata dalla coscienza sono una conoscenza a priori, ovvero un tipo di conoscenza vera indipendentemente dal contenuto dell'esperienza. La conoscenza a priori è dunque il modo sempre identico con cui la mente interpreta la realtà: per esempio l'estensione dello spazio e lo scorrere del tempo che sono intuizioni a priori.
  10. 10. La conoscenza a posteriori, invece, è la conoscenza che può cambiare con l'esperienza empirica di fatto. Se la conoscenza di un oggetto implica a priori che tale oggetto abbia una forma data, la conoscenza a posteriori indica quale è la sua forma concreta. La conoscenza a posteriori viene quindi dopo l'intuizione a priori dell'oggetto ed è quel tipo di conoscenza che si fonda sul confronto con le esperienze empiriche, che non può esistere senza questo confronto. La conoscenza a posteriori è la conoscenza empirica delle cose, e cambia con il cambiamento dei fatti.
  11. 11. <ul><li>Su questi presupposti, Kant distingue: </li></ul><ul><li>giudizi analitici a priori </li></ul><ul><li>giudizi sintetici a posteriori </li></ul><ul><li>giudizi sintetici a priori </li></ul>
  12. 12. Giudizi analitici a priori . Si dicono analitici i giudizi in cui il predicato è già contenuto nel soggetto: per esempio “tutti i corpi sono estesi”. Per sapere se i corpi sono estesi non occorre infatti uscire dal concetto stesso di corpo e basarsi su fatti empirici, ma basta ricorrere ai concetti presenti alla mente, perché è nel concetto di corpo che è implicito il concetto di estensione. I giudizi analitici sono a priori perché universali e necessari e nessun fatto empirico può smentirli.
  13. 13. I giudizi sintetici a posteriori . Sono sintetici quei giudizi in cui il predicato non è contenuto nel soggetto. Il giudizio &quot;tutti i corpi cadono verso il basso“ è sintetico, perchè il concetto di gravità non è già implicito nel concetto di corpo, ma è un dato che deriva dall'esperienza. Sono a posteriori perché implicano un’esperienza antecedente che possa confermarli, sono sintetici in quanto derivano da un insieme di dati empirici, ovvero sono giudizi particolari e non necessari.
  14. 14. I giudizi sintetici a priori . Sono limitati al campo applicativo della matematica e della fisica. I giudizi della matematica sono a priori in quanto &quot;portano con sé quella necessità che non può mai essere tratta dall’esperienza &quot; e poi sono al contempo sintetici in quanto esprimono le relazioni permanenti tra i diversi oggetti dell'esperienza. I giudizi sintetici a priori, universali e necessari, sono tali perché esprimono le leggi immutabili dell'esperienza.
  15. 15. Kant afferma, di essere protagonista di una rivoluzione copernicana del pensiero. L'uomo ha sempre pensato di dover adattare passivamente la sua mente alla percezione degli oggetti, invece è necessario rovesciare la questione e pensare che sono gli oggetti, o meglio la percezione che abbiamo di essi e della materia, a doversi conformare agli schemi aprioristici della mente umana. L'oggetto è il frutto di un'attività mentale, l'uomo non è una tabula rasa su cui riportare passivamente la realtà: l'uomo e le sue strutture mentali intervengono a creare l'immagine degli oggetti.
  16. 16. Kant suggerisce di ripensare il rapporto che sussiste tra mente e realtà esterna alla mente: non sono gli oggetti a determinare un effetto nella mente passiva, ma è la mente attiva a produrre gli oggetti, i quali sono passivi in relazione a tale produzione mentale che li determina. Il soggetto è la modalità necessaria stessa della mente di ciascun individuo: la conoscenza a priori è un modo di produrre una forma della realtà, che non è la cosa in sé, la quale rimane inevitabilmente inconoscibile.
  17. 17. L’indagine sul come noi conosciamo le cose deve tenere conto del carattere aprioristico proprio del nostro modo di conoscere: in particolare la nostra coscienza si accosta necessariamente alla realtà attraverso le intuizioni a priori. Esse sono la forma di conoscenza propria ed esclusiva della sensibilità, gli oggetti che risultano da tali intuizioni sono i fenomeni. Le categorie sono dunque la conoscenza a priori dei fenomeni, il modo in cui i fenomeni si manifestano in modo universale e necessario nella coscienza.
  18. 18. <ul><li>Intuizioni a priori sono: </li></ul><ul><li>lo Spazio (forma a priori dell’intuizione); </li></ul><ul><li>il Tempo: forma per la quale il soggetto si rende conto del divenire di sé e del mondo. </li></ul><ul><li>Il tempo è condizione formale a priori non solo dei fenomeni interni, ma di tutti i fenomeni, al tempo è subordinato anche lo spazio. </li></ul>
  19. 19. In particolar modo, l'intelletto ordina diverse rappresentazioni sotto una rappresentazione comune, ovvero le categorie: esse sono le forme del giudizio che la coscienza opera sulla realtà, ovvero le forme in cui il giudizio dell'intelletto sulla realtà si esplica indipendentemente dal suo contenuto empirico (ovvero, il modo sempre uguale a se stesso, attraverso il quale la mente produce i fenomeni).
  20. 20. Schema delle categorie e dei giudizi Necessità-contingenza Apodittico (è necessario che A sia B)‏ Esistenza-inesistenza Assertorio (è reale che A è B)‏ Possibilità-impossibilità Problematico (A può essere B)‏ Modalità Della comunanza (azione agente paziente)‏ Disgiuntivo (A è B oppure C)‏ Causa/Effetto Ipotetico (se A allora B)‏ Della inerzia e sussistenza Categorico (A è B)‏ Relazione Limitazione Infinito (A è non B)‏ Negazione Negativo (A è non B)‏ Realtà Affermativo (A non è B)‏ Qualità Totalità Universale (tutti gli A sono B)‏ Pluralità Particolare (alcuni A sono B)‏ Unità Singolare (questo A è un B)‏ Quantità Categorie Giudizi
  21. 21. Da tutto questo Kant perviene alla conclusione che solo la realtà fenomenica è conoscibile e che al realtà in sé non può essere conosciuta: la rivoluzione copernicana appunto. L'intelletto conosce l'oggetto in quanto fenomeno e non come cosa in sé, oggetto solo di un'intuizione intellettuale (noumeno). Tale facoltà non è dell'uomo, in quanto l'intuizione è sempre sensibile, essendo l'intelletto finito, né è dato sapere se tale intuizione intellettuale sia possibile.
  22. 22. La rivoluzione copernicana permette a Kant di pervenire all'affermazione che la matematica e la fisica pure sono possibili. Resta il problema della metafisica che, non potendo essere scienza, in quanto non riguarda ciò che si può presentare nell'esperienza, viene considerata come il risultato di un processo insopprimibile della ragione umana che opera attraverso le idee, che sono concetti puri come le categorie, ma che possiedono una funzione regolativa e non costitutiva nella conoscenza. Nel suo procedere, infine, la ragione perviene alla formulazione di antinomie.
  23. 23. Le antinomie sono verità opposte che sono raggiungibili logicamente e in modo ineccepibile del tutto autonomamente e indipendentemente dalle ragioni dell'altra, esse si possono dimostrare, sia positivamente che negativamente, e di per sé non sono confutabili, perché fanno riferimento ad un presupposto inconoscibile: la vera natura del mondo. Non potendo conoscere la vera natura del mondo (il noumeno), la ragione non può dimostrare e provare certamente e in modo perentorio nessuna delle quattro antinomie che seguono.
  24. 24. 1° antinomia. Tesi : il mondo ha un inizio nel tempo ed è limitato nello spazio. Antitesi : Il mondo è infinito sia nel tempo che nello spazio ; 2° antinomia. Tesi : ogni sostanza è composta da parti semplici ed esiste soltanto il semplice e ciò che ne è composto. Antitesi : non esiste nulla di semplice, ogni cosa è complessa ; 3° antinomia. Tesi : oltre la causalità esiste anche la possibilità che ogni cosa sia prodotta dalla libertà del caso. Antitesi : non c'è alcuna libertà, ma tutto nel mondo accade secondo le leggi della natura; 4° antinomia: Tesi : esiste un essere necessario che è causa del mondo. Antitesi : non esiste alcun essere necessario, né nel mondo né fuori dal mondo che sia causa di esso.
  25. 25. Pietro Volpones 2005

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