Social innovation workshop rapporto finale
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×
 

Like this? Share it with your network

Share

Social innovation workshop rapporto finale

on

  • 5,419 views

 

Statistics

Views

Total Views
5,419
Views on SlideShare
2,195
Embed Views
3,224

Actions

Likes
4
Downloads
157
Comments
0

4 Embeds 3,224

http://www.avanzi.org 3220
http://translate.googleusercontent.com 2
https://www.rebelmouse.com 1
https://www.google.it 1

Accessibility

Categories

Upload Details

Uploaded via as Adobe PDF

Usage Rights

© All Rights Reserved

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Processing…
Post Comment
Edit your comment

Social innovation workshop rapporto finale Document Transcript

  • 1. Social Innovation WorkshopsRapporto finaleMilano, 10 gennaio 2013Davide Zanoni, zanoni@avanzi.orgCarolina Pacchi, pacchi@avanzi.orgAlberto Masetti-Zannini alberto.masetti-zannini@hubmilan.comIntroduzioneIl ciclo di quattro seminari sul tema dell’innovazione sociale, tenuti a Milano tra novembre edicembre 2012, ha avuto come obiettivo quello di declinare il concetto nella realtà italianacontemporanea, a partire da tre dimensioni caratteristiche: la dimensione di impresa(imprenditorialità), la dimensione reticolare e sovra-locale, la scalabilità. A valle di un primoworkshop di natura introduttiva, nel quale sono stati messi alla prova i principali concetti usatinella letteratura e nelle pratiche, ciascuno dei seminari si è quindi concentrato su unadimensione in particolare, attraverso un dialogo a più voci.Obiettivo del presente documento non è la restituzione del contenuto di ogni singoloseminario, quanto una sintesi e un rilancio della discussione a partire da alcune dimensionicostitutive o da alcune questioni aperte.Innovazione sociale 1(definizione) Esistono molte definizioni in letteratura di innovazione sociale che dimostranoquanto sia complesso tracciare dei confini analitici ad un fenomeno i cui caratteri essenziali simanifestano nelle pratiche. Tuttavia la molteplicità di definizioni e di usi del termine“innovazione sociale”, a volte poco appropriati, ci induce ad adottare un approccio definitoriocomune.1 Tepsie FP7 Project, “Defining Social innovation” – Part 1. May 2012 Progetto patrocinato da:
  • 2. La definizione che riteniamo più aperta e completa allo stesso tempo, è contenuta nel Librobianco sull’innovazione sociale, scritto da Robin Murray, Julie Caulier Grice e Geoff Mulgan:“Definiamo innovazioni sociali le nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che soddisfano deibisogni sociali (in modo più efficace delle alternative esistenti) e che allo stesso tempo creanonuove relazioni e nuove collaborazioni. In altre parole, innovazioni che sono buone per la 2società e che accrescono le possibilità di azione per la società stessa” .(origini) L’innovazione sociale è altro dall’innovazione tout court che nasce dalla competizionedi mercato e dalla ricerca di un maggiore profitto. All’origine di questi processi di innovazioneesistono pressioni sociali esercitate dall’esistenza di bisogni insoddisfatti (es. servizi sanitari diprossimità), di risorse sprecate (es. il consumo di suolo), di emergenze ambientali (es. qualitàdell’aria nei centri abitati) o sociali (es. crescenti aree di disagio e marginalità).La fornitura diretta di prodotti e servizi in grado di soddisfare tali bisogni non è più garantita nédal mercato né dalle amministrazioni pubbliche. Questo vuoto politico e fallimento di mercatoapre il campo alle risorse e forze del privato sociale, all’imprenditorialità dal basso, allecomunità di cittadini che si organizzano per soddisfare nuovi e vecchi bisogni, per ottimizzarel’utilizzo delle risorse (umane e naturali) per garantire un miglioramento sociale (vedi oltre),per realizzare soluzioni più soddisfacenti i propri valori e le proprie aspirazioni.(contenuto) L’innovazione sociale non è solo un’idea più o meno radicale, ma una praticainnovativa, ovvero l’applicazione efficace e sostenibile di una nuova idea di prodotto, servizio,modello. La capacità di essere efficace si riferisce all’uso ottimale di risorse per ilconseguimento di un risultato sociale (outcome), in pratica la dimostrazione che l’ideafunziona meglio delle soluzioni esistenti e genera valore per la società; la sostenibilitàriguarda una componente essenziale e tipica dell’innovazione sociale che la distingue dallepratiche tradizionali di assistenza e promozione sociale, ovvero la capacità di “stare sulmercato” e di finanziarsi grazie a dei ricavi generati dall’attività stessa o alla capacità di chi lapromuove di dedicarvi impegno e lavoro. Questo elemento rimanda alla dimensioneimprenditoriale dell’innovazione quale possibile (non necessario) esito per l’implementazionee attuazione di una nuova idea. Non ha nulla a che vedere con la dimensione profit o nonprofit di impresa, quanto al senso stesso dell’innovazione che ha come finalità la creazione diun impatto positivo per la società che sia il più ampio possibile (vedi Scalabilità).(processo) Le pratiche di innovazione sociale non solo rispondono in modo innovativo adalcuni bisogni, ma propongono anche nuove modalità di decisione e di azione. In particolarepropongono di affrontare complessi problemi di natura orizzontale attraverso meccanismi diintervento di tipo reticolare, adottando l’intera gamma degli strumenti a disposizione;utilizzano forme di coordinamento e collaborazione piuttosto che forme verticali di controllo.Richiedono inoltre l’utilizzo di strumenti e processi di supporto al design thinking, inteso comecapacità di formulare e implementare soluzioni. Questo aumenta le capacità di azione dellacollettività che si mobilita, crea nuovi ruoli e relazioni tra gli attori coinvolti, coinvolge nellaproduzione di risorse e capitale umano sotto utilizzato. Il processo che porta alla produzionedi un certo output (prodotto, servizio, modello di comportamento, etc..) è dunquefondamentale nel conseguimento di quello che definiamo il risultato sociale. Il potenzialeimpatto di una pratica innovativa sul contesto sociale è tanto più elevato quanto più inclusivoè il processo di coinvolgimento della comunità, secondo modelli in continua evoluzione.Questa mobilitazione di risorse umane porta ad un attivismo diffuso in grado di moltiplicareenergie e iniziative al servizio del miglioramento sociale.(attori) Non ci sono attori e settori più idonei di altri nello sviluppare pratiche di innovazionesociale. Anzi possiamo dire che le esperienze più interessanti e radicali sono il frutto dellacollaborazione tra diversi attori appartenenti a mondi diversi. Le pratiche di innovazionesociale tendono a collocarsi al confine tra non-profit, pubblico, privato, società civile2 “We define social innovations as new ideas (products, services and models) that simultaneously meetsocial needs (more effectively than alternatives) and create new social relationships or collaborations. Inother words they are innovations that are both good for society and enhance society’s capacity to act.”Open Book of Social Innovation, Nesta & the Young Foundation
  • 3. (volontariato, movimenti, azione collettiva, etc..), sono trasversali e frutto di interessanticontaminazioni di valori e prospettive.Nascono da nuove forme di collaborazione e di cooperazione tra soggetti di diversa naturache trovano un allineamento di interessi per il raggiungimento di un obiettivo comune. Dunquel’innovazione sociale ha una spiccata dimensione collettiva, non appartiene soloall’immaginazione e alla creatività di un attore singolo, quanto alla capacità collettiva di partireda un’intuizione e di svilupparla sino a trasformarla in pratica diffusa. Questo aspetto fornisceun criterio molto utile per valutare se e quanto un’innovazione possa essere consideratasociale a tutti gli effetti.(outcome/risultato) Uno degli elementi più importanti e controversi dell’innovazione socialeriguarda l’impatto che può esercitare in termini sociali. L’attenzione alla valutazione di questoimpatto è così alta che si è innescata una corsa all’elaborazione di metriche e strumenti 3capaci di offrire un’indicazione quantitativa del valore sociale creato . Riteniamo che questoapproccio, in una fase ancora di definizione e studio delle dinamiche e caratteristichedell’innovazione sociale, rischi di spostare l’attenzione solo sui risultati misurabili piuttosto chesulla complessità delle relazioni implicite nelle pratiche. L’innovazione sociale è incorporatanel tessuto sociale delle comunità in cui si pratica, nel valore qualitativo di queste relazioni,nella complessità dei modelli spontanei di governance. Questi elementi come abbiamo giàdetto sono essenziali per valutare l’impatto sulla collettività.Per questo, preferiamo non ricondurre l’impatto dell’innovazione solo al valore sociale creato,ma piuttosto al miglioramento sociale che è in grado di generare.Cosa intendiamo per miglioramento sociale?L’innovazione può raggiungere dei risultati di natura sociale strettamente legati allaproduzione dell’output (es. offerta di servizi sanitari di prossimità ), che nel soddisfare deibisogni genera un aumento del benessere della collettività – creazione diretta di valoresociale - ma anche risultati impliciti nel processo, nelle nuove relazioni, nei nuovi assetti digovernance, nel capitale sociale attivato – creazione indiretta di valore sociale.La creazione indiretta di valore sociale consiste anche nell’aumento delle capacità di azionedella società stessa (empowerment), grazie ad un processo collettivo di apprendimento,mutuo insegnamento e attivazione. Da qui anche, l’utilità della messa in rete dei soggetti chefanno innovazione sociale e delle loro pratiche.Le due dimensione di valore creato contribuiscono a determinare l’outcome dell’innovazione,ovvero quello che noi definiamo miglioramento sociale.(politiche) L’innovazione sociale è prevalentemente un fenomeno che parte dal basso(bottom-up), legato a specifiche condizioni di contesto, e come tale può essere difficile daindirizzare. Questo è un presupposto necessario che deve essere consideratonell’elaborazione di politiche e programmi che intendono sostenerne lo sviluppo. Si vuoledunque sottolineare l’importanza di politiche che abilitano i fattori di contesto, che liberanoenergie positive, che favoriscono l’emergere spontaneo di pratiche dal basso, non di politicheche programmano, indirizzano e ingessano processi spontanei di azione/innovazionecollettiva.Impresa socialeL’innovazione sociale non si traduce necessariamente in impresa sociale. Esiste troppaconfusione nell’uso di questi due termini che non indicano la stessa cosa, anche se in alcunicasi possono coincidere. Il concetto di innovazione sociale è molto più ampio di quello diimpresa e imprenditorialità sociale, in quanto esistono pratiche che non implicano l’esistenzadi imprese sociali e nemmeno di individui con capacità imprenditoriali volte al conseguimentodi uno scopo sociale.3 EC, “Strengthening social innovation in Europe. Journey to effective assessment and metrics”, nov2012
  • 4. Come abbiamo suggerito in precedenza, elementi essenziali dell’innovazione sociale sonol’efficacia e la sostenibilità economica della pratica innovativa. A tal fine, l’impresa sociale sipone come strumento al servizio dell’innovazione sociale, capace di strutturare processi erelazioni sociali esistenti, di dare una infrastruttura alla dimensione micro.Così intesa l’impresa sociale deve offrire una risposta plurima all’innovazione sociale, cherifletta la complessità e la ricchezza delle pratiche, senza appiattirle su modelli consolidati ericondurle a logiche tradizionali. Se l’innovazione nasce dalla domanda di nuovi bisogni eservizi, l’impresa sociale deve offrire nuovi modelli per fare impresa coerenti con la naturaatipica del prodotto e del processo a cui danno forma.L’impresa sociale, in senso teorico, è dunque definita come: • strumento funzionale al processo di innovazione che si manifesta in forma di offerta alla collettività di un nuovo bene, servizio, modello di produzione e consumo. • presidio di beni relazionali e alcuni servizi essenziali per la collettività, unico modello di impresa che può garantire l’universalità dei servizi • innovazione sociale dei modelli di gestione, produzione e consumo (crowdsourcing, prosumers, co-produzione) che garantiscono un forte allineamento degli interessi tra diversi stakeholders dell’impresaPiù sfidante è invece definire cosa sia, per forma giuridica, limpresa sociale in Italia.Il riferimento normativo principale è l’Impresa Sociale ex d.lgs.155, che non rappresenta unacategoria di persone giuridiche, ma propone una qualifica aggiuntiva, applicabile a tutte leorganizzazioni che esercitano attività economica per la produzione di beni e servizi di utilitàsociale. Tra queste organizzazioni, le tre forme giuridiche che danno espressione oggiall’impresa sociale sono: • la cooperativa sociale • le imprese (srl, spa) profit attive nei settori normati dal d.lgs.155 • le non profit commerciali attive sul mercato dei servizi sociali.La ratio del decreto era quella di offrire all’imprenditore sociale una pluralità di forme possibiliper l’esercizio della sua attività, ivi inclusa quella della società commerciale.Nonostante fondasse su presupposti condivisibili, tuttavia l’esito dell’applicazione del decreto155 si può considerare a tutti gli effetti fallimentare. Dal Rapporto sull’Impresa Sociale(Aiccon) emerge che le Imprese Sociali ex lege sono solo 400 a fronte di 13mila impresesociali di fatto (di cui 11 mila le cooperative sociali).Il decreto 155 sembra dunque respingere le diverse organizzazioni che danno espressioneall’imprenditoria sociale in senso lato. Vediamo perché:- il divieto assoluto alla distribuzione di utili e dunque alla remunerazione del capitale raccoltoè in contraddizione con l’obiettivo di attirare investimenti verso l’impresa sociale. Nessuninvestitore è interessato ad allocare le proprie risorse (grandi o piccole che siano) in unveicolo da cui non trarrà mai alcun ritorno economico. Anche per questo, nessuna società dicapitale (srl e spa) si è trasformata in impresa sociale. Invece, si sono registratesperimentazioni interessanti che hanno portato ad ulteriori ibridazioni (srl “low profit”), aconferma che è diffuso il bisogno di trovare formule alternative a quelle esistenti;- la mancanza di un regime fiscale di favore (come per le ONLUS e gli enti non commerciali)non attira le organizzazioni non profit che svolgono attività commerciali e non incentiva lecoop sociali ad ottenere la qualifica di Impresa Sociale.Appare evidente che per rendere la forma dell’impresa sociale attrattiva per le organizzazioniattive nel sociale siano necessarie alcune riforme.Da un lato dunque, un allentamento dei vincoli alla distribuzione degli utili offrirebbe lapossibilità alle società di attrarre capitali privati.Dall’altro, invece, si dovrebbero prevedere anche per le organizzazioni non profit commerciali(in caso fossero riconosciute come Imprese Sociali ex d.lgs. 155) la possibilità di raccoglierecapitali e distribuire utili se pur entro certi limiti, come possono fare le coop sociali. Le coopsociali sono infatti Onlus di diritto e in caso Imprese Sociali riconosciute che possonodistribuire utili ai soci se pur entro limiti stabiliti (art. 2514 del c.c.).Inoltre, si dovrebbe prevede un regime fiscale di favore come per le ONLUS o la disciplina dialtri strumenti di finanziamento ad hoc per tutte le organizzazione non strutturate comesocietà.
  • 5. La riforma dell’Impresa Sociale ex d.lgs. 155 è solo una delle possibili strade da percorrereper dare un impulso significativo al business sociale.Alcuni infatti propendono per la creazione di una nuova forma giuridica, una nuova assettclass come direbbero gli investitori sociali, magari ispirata ai modelli inglesi di CIC-communityinterest company e di CBS -community benefit society, oppure a quello americano di B-corpesempio di autodeterminazione di autodefinizione della finalità sociale.Altri ritengono che l’impresa sociale in Italia non abbia bisogno di una nuova forma giuridica,ma che rappresenti l’evoluzione culturale di organizzazioni e cooperative che già svolgonoattività per una finalità sociale, se pur con un modello di business ancora non sostenibile o suscala troppo ridotta, e di imprese commerciali esistente che si vincolano per statuto a stabilire: • una finalità sociale e ambientale che implica una funzione obiettivo rovesciata, persegue l’utile sociale anziché l’utile economico; l’economicità è un vincolo alla funzione obiettivo • un limite alla distribuzione dell’utile per garantire la continuità dell’attività di impresa • un modello di governance multi-stakeholder col coinvolgimento degli stakeholder interni (soci, collaboratori, volontari) ed esterni (utenti finali, committenti, finanziatori o donatori)Il lavoro svolto durante il workshop sull’impresa sociale ha portato ad un punto diconvergenza tra queste diverse posizioni.Tutti riconoscono l’utilità di un riconoscimento normativo (che preveda l’allentamento deivincoli della legge 155 sulla distribuzione degli utili, l’allargamento dei settori di riferimento,etc..) che, senza prevedere una nuova forma giuridica, definisca con criteri non tropposelettivi (con riferimento alla Social Business Initiative) una nuova categoria di imprese cheincluda: • la pluralità di forme (spesso ibride non codificate innovative nei processi e nella governance: srl + associazioni, srl low profit,) in cui trova oggi espressione l’innovazione sociale; • le tre forme giuridiche che rappresentano oggi l’impresa sociale: la cooperativa sociale, le imprese (srl, spa) profit nei settori l.155, le non profit commerciali attive sul mercato dei servizi sociali.Ricollegandoci ai concetti espressi nella definizione di innovazione sociale, la nuova impresasociale così concepita non nasce con uno scopo lucrativo ma in risposta a pressioni socialiesercitate dall’esistenza di bisogni insoddisfatti, di risorse sprecate o di emergenze sociali eambientali (es. il cambiamento climatico).L’impresa sociale organizza e struttura relazioni sociali esistenti, e rappresenta un presidio dibeni relazionali e di servizi essenziali per la collettività. Inoltre mette in pratica l’innovazionesociale nei modelli di gestione, produzione e consumo: ricorre infatti a produzioni incrowdsourcing (co-produzioni) o a finanziamenti in crowdfunding (azionariato diffuso), oppurerealizza l’ideale del prosumer (consumatore e produttore allo stesso tempo), o ancora siavvale di collaborazioni peer-to-peer.La scalabilità dell’impresa sociale come diffusionedell’innovazione socialeIl tema della scalabilità, ovvero della capacità dell’innovazione sociale di ampliare e diffonderei propri impatti, può essere declinato secondo differenti strategie.I temi riguardano la crescita dimensionale, la diffusione, la replica di modelli, lo scambio diconoscenze, l’azione in una logica di rete. Un primo punto qualificante è costituito dallanecessità di mantenere l’attenzione nei confronti dei contesti e dell’impatto sociale, dato che
  • 6. esperienze di piccola dimensione hanno inevitabilmente un impatto limitato, ma capace avolte di agire in profondità, mentre al crescere della dimensione il rischio è di perdere l’impattosociale positivo.Il salto di scala può avvenire attraverso meccanismi di scambio, emulazione, di allargamentodelle reti o di ampliamento della governance. Esaminiamo ciascuno di questi meccanismi: loscambio può riguardare le conoscenze, competenze, esperienze, così come le persone;l’emulazione riguarda il potere di un’idea di influenzare e attivare altri soggetti nel riprodurla,replicarla o imitarla; l’allargamento delle reti può essere di due tipi: un allargamento all’internodi mondi simili (una sorta di crescita all’interno di reti della stessa tipologia di attori), oppure unallargamento capace di uscire dai mondi di riferimento delle esperienze pionieristiche, perinteressare mondi diversi. L’ampliamento della governance può avere una naturaprevalentemente orizzontale o verticale (quando interessa, ad esempio, altri livelli di governosovralocali).E’ quindi importante comprendere quali forme di infrastrutturazione possono aiutare latrasferibilità o la scalabilità degli esempi positivi, tenendo ben presente che il livello didiffusione non deve confliggere con la qualità degli impatti in termini sociali. A questoproposito si può riflettere a partire da due aspetti rilevanti: a. Difficoltà a reperire risorse per un salto di scala. Questo tema, cruciale in alcune esperienze pilota, ha a che vedere con la difficoltà di inquadrare le esperienze più interessanti di innovazione sociale rispetto alle categorie tradizionali del mercato di capitali da una parte o dei canali di finanziamento delle iniziative no-profit dall’altra. b. Problema di contesto: legami con reti e territori specifici. Questo aspetto si collega strettamente con quanto introdotto all’inizio del paragrafo: il legame costitutivo e di forte radicamento in alcuni specifici contesti locali, spesso micro, può costituire allo stesso tempo un elemento di forza, per la corrispondenza molto forte tra iniziative innovative e bisogni locali, ma allo stesso tempo anche un significativo elemento di debolezza nel momento in cui l’esperienza debba essere scalata, replicata, ecc.Sembra quindi possibile identificare alcune condizioni determinanti per la scalabilità, che sonolegate all’esistenza di una offerta finanziaria come catalizzatore; all’esistenza del capitaleumano; alla capacità di mantenere il fuoco d’interesse sull’impatto sociale; alla capacità diattivare e consolidare dinamiche di rete.Contesto internazionaleIl contesto internazionale è molto diversificato. Da un lato ci sono paesi come la GranBretagna e la Francia, dove l’innovazione sociale sta diventando mainstream, e catalizzal’attenzione del settore pubblico, del mercato, del terzo settore e dei media. Nel settore dellafinanza abbondano i fondi di impact investment che sostengono la crescita del settore.Dall’altro lato, ci sono paesi come la Romania in cui i temi legati all’innovazione socialestanno cominciando adesso ad affermarsi, in un contesto legale peraltro poco idoneo asostenere la crescita del settore.Il caso britannico è quello decisamente più interessante da studiare e potenzialmenteemulare. Tra le tipologie d’innovazione sociale che stanno prendendo piede, si notano adesempio: • L’uso del design (progettazione, visualizzazione, etc..) per creare soluzioni innovative e radicali ai problemi sociali del paese; • Coproduzione e collaborazione nell’ambito dei servizi pubblici; • L’emergere di tecnologie digitali e collaborative; • Il crescere di investimenti in servizi di prevenzione tramite strumenti finanziari – ad esempio i Social Impact Bond; • Il raddoppiarsi di programmi pubblici d’investimento tramite Big Lottery Fund e Big Society Capital.
  • 7. I principali driver dell’innovazione sociale in Gran Bretagna possono essere ricondotti aiseguenti fattori: • Economici: istanze legate allo sviluppo sostenibile, alla domanda crescente di servizi pubblici efficienti in un contesto di riduzione della spesa pubblica; • Sociali: nuovi e vecchi bisogni (cura, reinserimento carcerati, disoccupazione, salute); • Politici: decentramento e forme di partecipazione, apertura a nuove soluzioni di governance; • Culturali: comunità, cooperazione, collaborazione, co-produzione, etc.; • Tecnologici: nuove strumenti per creare relazioni, interazioni, partecipazione.L’altro paese europeo che mostra i segni più promettenti per quanto concerne il sostegnoall’innovazione sociale è la Francia. Il settore dell’economia sociale in Francia è da sempremolto sviluppato, ma negli ultimi anni si è posto l’accento su un approccio più innovativo daparte di un settore che mostrava segni di stanchezza e declino. La risposta francese nasce inseno al settore dell’economia sociale e solidale, che occupa il 10% della popolazionelavorativa, di cui il 70% donne. L’innovazione sociale si sta sviluppando nei settori piùdisparati, dai servizi alla persona al cibo, dallo sviluppo locale alla tecnologia informatica. Trale altre, è nata un’agenzia nazionale dedicata alla crescita del settore dell’imprenditoriasociale (AVISE) e la Francia ha pubblicato una strategia nazionale per l’innovazione sociale.Simili sviluppi stanno avvenendo anche in Germania, dove la banca nazionale KfW halanciato il primo programma d’investimenti pubblico-privati per imprenditori sociali.È la Commissione Europea, tuttavia, che si è maggiormente concentrata in questi annisull’emergente mondo dell’innovazione sociale. Sono nati diversi programmi di monitoraggio esupporto sia all’innovazione sociale che all’imprenditoria sociale e al social business. Tra iprogrammi di supporto esistenti, i più interessanti sono: • La Social Business Initiative (SBI), lanciata dalla Commissione nel novembre 2011 con l’intendo di creare un ambiente favorevole allo sviluppo del social business in Europa. L’iniziativa raggruppa 11 misure prioritarie raccolte in tre macro-temi: favorire l’accesso al finanziamento da parte di imprese sociali; dare maggiore visibilità all’imprenditoria sociale e migliorare il contesto legale per le imprese sociali. • La Social Innovation Europe Initiative (SIE) rappresenta lo sforzo maggiore fatto dalla Commissione per rafforzare il settore dell’innovazione sociale in Europa. Il progetto è guidato da un consorzio di partner, tra cui Euclid Network e l’Istituto Tecnologico Danese, sotto la guida di Social Innovation Exchange. Grazie a un finanziamento da parte di DG Enterprise, SIE ha creato un hub – un punto d’incontro per le reti europee – dove pensatori innovativi da tutta Europa possono incontrarsi (fisicamente e virtualmente) per sollevare questioni, esprimere opinioni e condividere pratiche nell’ambito dell’innovazione sociale globale.In conclusione, un’analisi dettagliata dei fattori che determinano la crescita e lo sviluppo delsettore dell’innovazione sociale e dell’imprenditoria sociale nel contesto europeo sembranorilevare quattro aree d’infrastruttura fondamentali: 1. Capitale finanziario (fondazioni filantropiche, fondi di social venture capital, fondi di venture philanthropy, banche specializzate, finanziamenti pubblici a fondo perduto, etc.); 2. Capitale umano (corsi universitari e specialistici, business schools, organizzazioni specializzate in imprenditoria sociale giovanile, organizzazioni specializzate in recupero generazionale, “attrattori” per imprenditori sociali, etc.); 3. Capitale intellettuale (consulenti, centri di ricerca accademici, formatori specializzati, think-tanks e action-tanks, etc.) 4. Capitale Socio-Politico (associazioni, reti territoriali, gruppi di advocacy, consulenti politici, incubatori, comunità online).Altri fattori rilevanti sono: 1. Politiche locali e nazionali (tassazioni, regimi fiscali, politici e legislatori, agenzie di sviluppo nazionale e locale, etc.) 2. Media ( giornalisti, reporters, autori, media outlet, premi e programmi di riconoscimento, associazioni specialistiche);
  • 8. 3. Condizioni socio-economiche (trend economici, trend socio-culturali, percezione e opinione pubblica); 4. Campi correlati (ambiti specifici: educazione, salute, ambiente, sviluppo; campi di conoscenza affini: responsabilità sociale d’impresa, non-profit management, sostenibilità, etc.)Questi fattori devono essere tenuti in considerazione qualora si intenda dare una spintapropulsiva al settore dell’innovazione e dell’imprenditoria sociale a Milano e più generalmentein Italia.Relatori dei WorkshopAlessandro Caliandro (Università di Milano/Centro Studi di Etnografia Digitale)Adam Arvidsson (Università di Milano)Carolina Pacchi (DiAP Politecnico di Milano e Avanzi)Anna Meroni (Design, Politecnico di Milano)Alessandro Rimassa (Centro Ricerche IED)Davide Zanoni (Avanzi. Sostenibilità Per Azioni)Davide dal Maso (Avanzi. Sostenibilità Per Azioni)Paolo Venturi (AICCON)Giuseppe Taffari (R&P Legal)Flaviano Zandonai (Euricse)Paolo Campagnano (HUB Rovereto)Hinnerk Hansen (HUB Network, Vienna, Austria)Connor Friesen (Social Innovation Europe, London, UK)Laura Bunt (NESTA, London, UK)Leon Reiner (Social Impact Lab, Berlin, Germany)Oana Paun (HUB Bucharest, Romania)XXX (Comptoir de l’innovation)Serena Vicari (Università di Milano-Bicocca)Claudio Bossi, Valeria Inguaggiato (La Cordata)Alberto Masetti-Zannini (HUB Milano)Davide Agazzi (Make a Cube3)