Il disturbo di conversione è una condizione caratterizzata da sintomi fisici ingiustificabili tramite spiegazioni fisiopatologiche, frequentemente in risposta a conflitti psicologici. La prevalenza è maggiore nelle donne e in popolazioni di basso stato socioeconomico, con un esordio tipico in adolescenza o giovane età. La gestione richiede una valutazione clinica accurata e può includere terapia cognitivo-comportamentale, con un focus sul supporto psicologico e la minimizzazione di interventi invasivi.