Corso di formazione
per Rappresentanti dei
Lavoratori per la Sicurezza
Territoriale
PARTE 2
Modulo 3
MODULO 3
QUADRO NORMATIVO
D.lgs 81/08
Aggiornato D.lgs 106/09
Contenuti
• principi costituzionali e civilistici
• la legislazione generale e speciale in materia di prevenzione
• infortuni e igiene del lavoro;
• i principali soggetti coinvolti ed i relativi obblighi;
• la definizione e l’individuazione dei fattori di rischio;
• la valutazione dei rischi;
• l’individuazione delle misure ( tecniche, procedurali,
• organizzative ) di prevenzione e protezione;
• aspetti normativi della attività di rappresentanza dei lavoratori;
• nozioni di tecnica della comunicazione.
1° modulo:
• principi costituzionali e civilistici
• normativa in materia di sicurezza e igiene sul lavoro
• ruoli del RLS e del RSPP e loro compiti
• aspetti normativi dell'attività di rappresentanza dei lavoratori
• soggetti coinvolti nel sistema aziendale
• il Decreto Legislativo 626/94 e successive modificazioni (D.lgs
81/08-D.lgs 109/09)
2° modulo:
• metodologie sulla valutazione dei rischi: il pericolo e il fattore di
rischio
• classificazione dei fattori di rischio
• organi di controllo, sistema sanzionatorio e possibilità prescrittive
3° modulo:
• i dispositivi di protezione individuale
• movimentazione manuale dei carichi
• videoterminali e ambienti di lavoro
4° modulo:
• ambienti di lavoro
• rischio chimico - limite di esposizione ai fattori inquinanti
• rischio elettrico
• individuazione delle misure di prevenzione e protezione
• rischio incendio - modalità di prevenzione
• cenni di gestione dell'emergenza
5° modulo:
• la sorveglianza sanitaria
• soggetti coinvolti nel sistema aziendale: il Medico Competente
• funzioni e attribuzioni del Medico Competente
• nozioni di primo soccorso
• uso in sicurezza di attrezzature da lavoro
6° modulo:
• segnaletica di sicurezza
• rischio rumore
• rischio vibrazioni
• Formazione/informazione – formazione RLS e RLSTo
7° modulo:
• il documento di valutazione dei rischi
• partecipazione del RLS alla stesura del documento rischi
• analisi degli infortuni
8° modulo:
• come usare i processi di comunicazione: obiettivi, modalità e
tecniche per la comunicazione con gli altri soggetti della
prevenzione e con i lavoratori
MODULO 3
• i dispositivi di protezione individuale
• movimentazione manuale dei carichi
• videoterminali e ambienti di lavoro
I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE
INDIVIDUALE
....
• D.P.I.
Definizione
• Si intende qualsiasi attrezzatura destinata ad essere
indossata e tenuta dal lavoratore, allo scopo di
proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di
minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro ,
nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale
scopo.
• D.P.I.
Non costituiscono DPI:
• a) gli indumenti di lavoro ordinari e le uniformi non
• specificamente destinati a proteggere la sicurezza e la
salute del lavoratore;
• b) le attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio;
• c) le attrezzature di protezione individuale delle forze
armate, delle forze di polizia e del personale del servizio
per il mantenimento dell'ordine pubblico;.
• D.P.I.
Non costituiscono DPI:
• d) le attrezzature di protezione individuale proprie dei
mezzi di trasporto stradali;
• e) i materiali sportivi quando utilizzati a fini
specificamente sportivi e non per attività lavorative ;
• f) i materiali per l'autodifesa o per la dissuasione;
• g) gli apparecchi portatili per individuare e segnalare
rischi e fattori nocivi..
• D.P.I.
Tali dispositivi devono essere usati quando i rischi non
possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure
tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva,
da misure, metodi o procedimenti di organizzazione di
lavoro.
• D.P.I.: Caratteristiche
• Il datore di lavoro deve fornire ai lavoratori i DPI conformi
ai requisiti previsti dall’art.75 e dal D.lgs. 4 dicembre 1992
n. 475, e s.m.i.
• Devono essere adeguati ai rischi da prevenire senza
comportare essi stessi un rischio maggiore.
• Devono essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo
di lavoro.
• D.P.I.: Caratteristiche
• Il datore di lavoro deve fornire ai lavoratori i DPI conformi
ai requisiti previsti dall’art.75 e dal D.lgs 4 dicembre 1992
n. 475, e s.m.i.
• Devono tenere conto delle esigenze ergonomiche o di
salute dei lavoratori.
• Devono poter essere adattati all’utilizzatore secondo le
proprie necessità.
• D.P.I.: Caratteristiche
• In caso di rischi multipli, che chiedono l'uso simultaneo di
più DPI , questi devono essere tra loro compatibili e tali
da mantenere la propria efficacia nei confronti dei rischi
corrispondenti.
• D.P.I.: Obblighi del Datore di Lavoro
• Ai fini della scelta dei DPI, il Datore di lavoro:
• a) Effettua l'analisi e la valutazione dei rischi che non
possono essere evitati con altri mezzi.
• b) Individua le caratteristiche dei DPI necessarie affinché
questi siano adeguati ai rischi di cui al punto precedente,
tenendo conto delle eventuali ulteriori fonti di rischio
rappresentate dagli stessi DPI.
• D.P.I.: Obblighi del Datore di Lavoro
• c) Valuta, sulla base delle informazioni e delle norme
d'uso fornite dal fabbricante a corredo dei DPI, le
caratteristiche dei DPI disponibili sul mercato e le
raffronta con quelle individuate alla lettera b);
• d) Aggiorna la scelta ogni qualvolta intervenga una
variazione significativa negli elementi di valutazione;
• D.P.I.: Obblighi del Datore di Lavoro
• Il datore di lavoro, anche sulla base delle norme d'uso
fornite dal fabbricante, individua le condizioni in cui un
DPI deve essere usato, specie per quanto riguarda la
durata dell'uso, in funzione di:
• Entità del rischio;
• Frequenza dell'esposizione al rischio;
• Caratteristiche del posto di lavoro di ciascun lavoratore;
• Prestazioni del DPI;
• D.P.I.: Obblighi del Datore di Lavoro
• Mantiene in efficienza i DPI e ne assicura le condizioni
d’igiene, mediante la manutenzione, le riparazioni e le
sostituzioni necessarie e secondo le eventuali indicazioni
fornite dal fabbricante;
• Provvede a che i DPI siano utilizzati soltanto per gli usi
previsti, salvo casi specifici ed eccezionali,
conformemente alle informazioni del fabbricante;
• Fornisce istruzioni comprensibili per i lavoratori;
• D.P.I.: Obblighi del Datore di Lavoro
• Destina ogni DPI ad un uso personale e, qualora le
circostanze richiedano l’uso di uno stesso DPI da parte di
più persone, prende misure adeguate affinché tale uso
non ponga alcun problema sanitario e igienico ai vari
utilizzatori;
• Informa preliminarmente il lavoratore dei rischi dai quali
il DPI lo protegge;
• Rende disponibile nell’azienda ovvero unità produttiva
informazioni adeguate su ogni DPI;
• D.P.I.: Obblighi del Datore di Lavoro
• Stabilisce le procedure aziendali da seguire, al termine
dell’utilizzo, per la riconsegna e il deposito dei DPI;
• Assicura una formazione adeguata e organizza, se
necessario, uno specifico addestramento circa l’uso
corretto e l’utilizzo pratico dei DPI;
• D.P.I.: Obblighi del Datore di Lavoro
• Provvede all’addestramento per ogni DPI appartenente
alla terza categoria;
• Provvede all’addestramento per i dispositivi di protezione
dell’udito;
• D.P.I.: Obblighi del Lavoratore
• I lavoratori si sottopongono al programma di formazione
e addestramento organizzato dal datore di lavoro nei casi
ritenuti necessari ai sensi dell'articolo 77 commi 4, lettera
h), e 5;
• I lavoratori utilizzano i DPI messi a loro disposizione
conformemente all'informazione e alla formazione
ricevute e all'addestramento eventualmente organizzato
ed espletato;
• D.P.I.: Obblighi del Lavoratore
• I lavoratori provvedono alla cura dei DPI messi a loro
disposizione;
• Non vi apportano modifiche di propria iniziativa.
• Al termine dell'utilizzo i lavoratori seguono le procedure
aziendali in materia di riconsegna dei DPI.
• I lavoratori segnalano immediatamente al datore di
lavoro o al dirigente o al preposto qualsiasi difetto o
inconveniente da essi rilevato nei DPI messi a loro
disposizione;
• D.P.I.: Schema per l’individuazione
• D.P.I.: Tipologie
• Dispositivi di protezione della testa;
• Dispositivi di protezione dell'udito;
• Dispositivi di protezione degli occhi e del viso;
• Dispositivi di protezione delle vie respiratorie;
• Dispositivi di protezione delle mani e delle braccia;
• Dispositivi di protezione dei piedi e delle gambe;
• Dispositivi di protezione della pelle;
• Dispositivi di protezione del tronco e dell'addome;
• Dispositivi dell'intero corpo;
• Indumenti di protezione.
• D.P.I.: Protezione del cranio
• Caschi di protezione per l'industria (caschi per miniere,
cantieri di lavori pubblici, industrie varie).
• Copricapo leggero per proteggere il cuoio capelluto
(berretti, cuffie, retine con o senza visiera).
• Copricapo di protezione (cuffie, berretti, cappelli di tela
cerata ecc., in tessuto, in tessuto rivestito, ecc.).
• D.P.I.: Protezione del cranio
 Caschi di protezione
• D.P.I.: Protezione del cranio
Quando :
• lavori sopra, sotto od in prossimità di impalcature e posti di
lavoro sopraelevati,
• montaggio e smontaggio armature,
• installazione e posa in opera di ponteggi,
• demolizioni;
• lavori in altezza anche su piloni,
• lavori in grandi serbatoi e condotte;
• D.P.I.: Protezione del cranio
Quando :
• lavori in fossati, trincee o pozzi;
• lavori in terra e roccia;
• lavori in ascensori e montacarichi;
• lavori in presenza di apparecchi di sollevamento, gru.
• D.P.I.: Protezione del cranio
 Copricapo leggero per proteggere il cuoio capelluto;
 Copricapo di protezione;
• D.P.I.: Protezione del cranio
Quando :
• lavori all’aperto in condizioni di forte soleggiamento;
• lavori all’aperto in condizioni di precipitazioni;
• lavori all’aperto in condizioni di basse temperature;
• …….
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
• scarpe basse;
• scarponi;
• tronchetti;
• stivali di sicurezza;
• scarpe a slacciamento o sganciamento rapido;
• scarpe con protezione supplementare della punta del piede;
• scarpe e soprascarpe con suola anticalore;
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
• scarpe, stivali e soprastivali di protezione contro il calore;
• scarpe, stivali e soprastivali di protezione contro il freddo;
• scarpe, stivali e soprastivali di protezione contro le
vibrazioni;
• scarpe, stivali e soprastivali di protezione antistatici;
• scarpe, stivali e soprastivali di protezione isolanti;
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
• stivali di protezione contro le catene delle trance
meccaniche;
• zoccoli;
• ginocchiere;
• dispositivi di protezione amovibili del collo del piede
• ghette;
• suole amovibili (anticalore, anti-perforazione o anti-
traspirazione);
• ramponi amovibili per ghiaccio, neve, terreno
sdrucciolevole;
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
 Scarpe di sicurezza con suola imperforabile
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
Quando :
• lavori di rustico, di genio civile e lavori stradali;
• lavori su impalcature;
• demolizione di rustici;
• lavori in calcestruzzo ed in elementi prefabbricati con
montaggio e smontaggio di armature;
• lavori in cantieri edili e in aree di deposito;
• lavori su tetti.
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
 Scarpe di sicurezza senza suola imperforabile
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
Quando :
• lavori su ponti d’acciaio;
• opere edili in strutture d’acciaio di grande altezza;
• piloni, torri, ascensori e montacarichi, costruzioni
• idrauliche in acciaio, altiforni, acciaierie, laminatoi, grandi
contenitori, grandi condotte, gru, caldaie e impianti elettrici;
• costruzione di forni;
• installazione di impianti di riscaldamento e di aerazione;
• montaggio di costruzioni metalliche;
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
Quando :
• lavori di trasformazione e di manutenzione;
• lavori in altiforni;
• impianti di riduzione diretta;
• acciaierie e laminatoi;
• stabilimenti metallurgici;
• impianti di fucinatura a maglio e a stampo;
• impianti di pressatura a caldo e di trafilatura;
• lavori in cave di pietra;
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
Quando :
• miniere a cielo aperto e rimozione in discarica;
• lavorazione e finitura di pietre;
• produzione di vetri piani e di vetri cavi, nonché lavorazione e
finitura;
• lavori nell’industria della ceramica pesante e nell’industria
dei materiali da costruzione;
• movimentazione e stoccaggio;
• smistamento ferroviario.
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
 Scarpe di sicurezza con tacco o con suola continua e con
intersuola imperforabile
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
Quando :
• Lavori su tetti;
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
 Scarpe di sicurezza con intersuola termoisolante
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
Quando :
• Attività su e con masse molto fredde o ardenti;
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
 Scarpe di sicurezza a slacciamento rapido
• D.P.I.: Protezione del piede e delle
gambe
Quando :
• In caso di rischio di penetrazione di masse incandescenti
fuse;
• D.P.I.: Protezione degli occhi e del
volto
• occhiali di protezione;
• visiere;
• maschere di protezione;
• D.P.I.: Protezione degli occhi e del
volto
Tipologie di prevenzione
• DANNI MECCANICI (polveri, trucioli, schegge);
• DANNI TERMICI (freddo = lacrimazione protratta , caldo =
infiammazioni e ustioni);
• DANNI CHIMICI (acidi ed alcali causano infiammazioni e
causticazioni);
• DANNI OTTICI causati da UV (cheratiti),infrarossi (lesioni
retiniche e cataratta), LASER
• D.P.I.: Protezione degli occhi e del
volto
Protezione occhi e volto
• D.P.I.: Protezione degli occhi e del
volto
Quando
• Saldatura, molatura e tranciatura
• Mortasatura e scalpellatura
• Lavorazione e finitura di pietre
• Uso di estrattori di bulloni
• Uso di macchine asporta-trucioli
• Fucinatura a stampo
• Rimozione e frantumazione di schegge
• D.P.I.: Protezione degli occhi e del
volto
Quando
• Sabbiatura
• Manipolazione di prodotti acidi o alcalini, disinfettanti e
detergenti corrosivi
• Impiego di pompe a getto liquido
• Manipolazione di masse incandescenti fuse o lavori in
prossimità delle stesse
• Esposizione al calore radiante
• Impiego di laser
• D.P.I.: Protezione degli occhi e del
volto
OCCHIALI STANGHETTA:
Lavorazioni di scalpellatura o molatura
OCCHILI MASCHERA:
Lavorazioni di molatura o scalpellatura con flessibile
• D.P.I.: Protezione degli occhi e del
volto
VISIERE:
Lavorazioni che comportano la proiezione
di schegge ad alta velocità in grado di
provocare lesioni al viso ; manipolazione
di sostanze irritanti per la cute e/o
corrosive; sabbiatura.
• D.P.I.: Protezione degli occhi e del
volto
OCCHIALI DI PROTEZIONE CONTRO LE
RADIAZIONI
Lavorazioni con cannello ossiacetilenico
MASCHERE PER SALDATURA
Saldatura ad arco elettrico con tecnologie
speciali
• D.P.I.: Protezione delle vie respiratorie
• Maschere filtranti
- Apparecchi antipolvere, antigas e contro le polveri radioattive
- Apparecchi respiratori con maschera per saldatura amovibile
• Autorespiratori
- Apparecchi ed attrezzature per sommozzatori
- Scafandri per sommozzatori
- Apparecchi isolanti a presa d’aria
• D.P.I.: Protezione delle vie respiratorie
Tipologie di prevenzione
• Polveri
• Gas
• Fumi
• Nebbie
• …….
• D.P.I.: Protezione delle vie respiratorie
Maschere di protezione delle vie resporatorie
• D.P.I.: Protezione delle vie respiratorie
Quando
• Lavori in contenitori, in vani ristretti ed in forni industriali
riscaldati a gas qualora sussista il rischio di intossicazione da
gas o carenza di ossigeno.
• Lavoro nella zona di caricamento dell’altiforno.
• Lavoro in prossimità di convertitori e delle condutture di gas di
altiforno.
• D.P.I.: Protezione delle vie respiratorie
Quando
• Lavoro in prossimità della colata in siviera qualora sia
prevedibile che se ne sprigionino fumi di metalli pesanti.
• Lavori di rivestimento di forni e siviere qualora sia prevedibile
la formazione di polveri.
• Verniciatura spruzzo senza sufficiente aspirazione.
• D.P.I.: Protezione delle vie respiratorie
Quando
• Lavoro in pozzetti, canali ed altri sotterrai nell’ambito della
rete fognaria.
• Lavori in cui si producano polveri, fibre o in cui si sviluppano
gas o vapori.
• D.P.I.: Protezione delle vie respiratorie
Legenda
• I simboli P1, P2, P3, si applicano ai filtri di ricambio per le
maschere in gomma
• FFP1, FFP2, FFP3 si riferiscono ai facciali filtranti tipo
respiratori senza manutenzione
• I filtri di media alta efficienza sono differenziati in base alla
caratteristica di trattenere solo particelle solide o insieme
particelle solidi e liquide.
• D.P.I.: Protezione delle vie respiratorie
Apparati di protezione delle vie respiratorie antipolvere (APVR)
Facciale + filtro antipolvere
• Classe FFP1 (penetrazione 20% delle polveri ambientali)
• Classe FFP2 (penetrazione 6% delle polveri ambientali)
• Classe FFP3 (penetrazione 0,05% delle polveri ambientali)
• D.P.I.: Protezione delle vie respiratorie
Apparati di protezione delle vie respiratorie antipolvere (APVR)
Filtri antipolvere
• P1- filtri di bassa efficienza
• P2- filtri di media efficienza
• P3- filtri di alta efficienza.
• D.P.I.: Protezione delle vie respiratorie
Maschere facciali e con filtro antigas
• Tipo 1 = piccola capacità
• Tipo 2 = media capacità
• Tipo 3 = grande capacità
• D.P.I.: Protezione delle vie respiratorie
Limiti di utilizzo
• 5 x TLV per P1
• 20 x TLV per P2
• 1000 x TLV per P3
• 1000 ppm per antigas 1
• 5000 ppm per antigas 2
• 10000 ppm per antigas 3
• Autorespiratori isolanti ad aria compressa 2000 x TLV
• D.P.I.: Protezione dell’udito –
otoprotettori
• Palline e tappi per le orecchie;
• Cuffie;
• Caschi;
• Cuscinetti adattabili ai caschi;
• Cuffie con attacco per ricezione a bassa frequenza;
• DPI con apparecchiature di intercomunicazioni;
• D.P.I.: Protezione dell’udito –
otoprotettori
• Otoprotettori
• D.P.I.: Protezione dell’udito –
otoprotettori
Principali tipologie di otoprotettori
Inserti o tappi:
• Presagomati = materiale plastico piuttosto rigido, diverse
taglie, riutilizzabili.
• Deformabili = eccellente potere di attenuazione, tipo
lanapiuma o ear plug.
• Sagomati = alcuni sofisticati (protectear) con filtro che
tramuta energia sonora in termica, calibrati, costosi, durano a
lungo, necessitano di formazione.
• Presagomati monouso = costituiti da materiale semirigido,
morbido ed elastico, basso costo
• D.P.I.: Protezione dell’udito –
otoprotettori
Principali tipologie di otoprotettori
Cuffie:
• Formate da coppe di materiale plastico rivestite da isolante.
Coprono le orecchie, sono tenute in sede da arco elastico che
ne permette posizionamento. I bordi sono deformabili per
adattabilità ed aderenza al capo, hanno un costo maggiore
degli inserti, necessitano di manutenzione. E’ possibile
inserire radio o ricetrasmittenti o possono essere adattati al
casco. Offrono generalmente un ottimo potere di
attenuazione. Ne esistono di tipi leggeri o pesanti.
• D.P.I.: Protezione dell’udito –
otoprotettori
Quando
• Lavoro in prossimità di presse per metalli;
• Uso di utensili pneumatici;
• Attività del personale a terra degli aeroporti;
• Battitura di pali;
• Lavorazioni del legno;
• Lavorazioni tessili;
• Attività con LEP > 80 dB;
• D.P.I.: Protezione di braccia e mani
• Guanti contro le aggressioni meccaniche (anti-taglio,
antivibrazione, ecc..);
• Guanti contro le aggressioni chimiche;
• Guanti per elettricisti ed antitermici;
• Guanti a sacco;
• Ditali;
• Manicotti;
• Fasce di protezione dei polsi;
• Guanti a mezze dita;
• Monopole;
• D.P.I.: Protezione di braccia e mani
Protezione braccia e mani
• D.P.I.: Protezione di braccia e mani
Quando:
• Manipolazione di prodotti acidi o alcalini disinfettanti
detergenti corrosivi;
• Lavori con masse calde o esposizione al calore;
• Lavorazione di vetri piani;
• Sabbiatura;
• Lavori in impianti frigoriferi
• D.P.I.: Protezione di braccia e mani
Quando:
• Disossamento e squartamento;
• Saldatura manipolazione di spigoli vivi;
• sostituzione di coltelli nelle taglierine;
• Attività di taglio in macellazione;
• Saldatura;
• D.P.I.: Protezione di braccia e mani
Quando:
• Manipolazione di spigoli vivi esclusi i casi in cui sussista il
rischio che il guanto rimanga impigliato nelle macchine;
• Manipolazione a cielo aperto di prodotti acidi ed alcalini;
• Guanti a maglia metallica;
• D.P.I.: Protezione di braccia e mani
Quando:
• Operazioni di disossamento e di squartamento nei macelli;
• Attività protratta di taglio con il coltello nei reparti di
produzione e macellazione;
• Sostituzione di coltelli nelle taglierine;
• Attività con attrezzature che provocano vibrazioni;
• D.P.I.: Protezione di braccia e mani
Caratteristiche
• Se usati contro tossici, devono rimontare il più alto possibile
sugli avambracci e devono applicarsi ermeticamente a livello
dell’apertura
• Devono essere sempre controllati prima dell’uso e non vi
devono essere strappi
• Devono essere impermeabili all’aria e non perdere > 5% peso
dopo esposizione protratta al calore se resistenti contro agenti
chimici
• D.P.I.: Protezione di braccia e mani
Caratteristiche
• Sulla base della permeabilità agli agenti chimici vengono divisi
in guanti che forniscono protezioni basse (P ), discrete (F) o
buone (G) contro gli agenti chimici
• Si usano RICOPERTI IN GOMMA NATURALE contro tagli e
punture nell’industria del vetro e in metallurgia o in PVC nelle
lavorazioni con oli, acidi , caustici solventi (non chetoni)
• D.P.I.: Protezione di braccia e mani
Caratteristiche
• In NEOPRENE e GOMMA NITRILICA ove vi sono calore,
umidità, pericolo di tagli e acidi
• In NEOPRENE ricoperti in lattice zigrinato dove occorre buona
presa e resistenza a fattori meccanici e chimici
• In GORETEX e tessuti speciali per la difesa dalle basse
temperature e da umidità
• D.P.I.: Protezione di braccia e mani
Caratteristiche
• In LATTICE nelle attività sanitarie e ove si richiede buona
sensibilità tattile, resistenza ad acidi ed alcali diluiti
• LATEX FREE in soggetti allergici al lattice specie in attività
sanitarie
• D.P.I.: Protezione del tronco
• Indumenti protettivi agli agenti meccanici;
• Indumenti protettivi agli agenti chimici;
• Indumenti protettici alle sostanze corrosive;
• Indumenti impermeabili alle intemperie;
• Indumenti protettivi alle alte temperature;
• Indumenti protettivi alle basse temperature;
• Indumenti protettivi difficilmente infiammabili;
• Grembiuli imperforabili;
• Grembiuli di cuoio;
• D.P.I.: Protezione del tronco
Tute protettive
• D.P.I.: Protezione del tronco
Altri DPI protettivi per il tronco
• D.P.I.: Protezione del tronco
Quando
• Presenza di oggetti taglienti/acuminati;
• Utilizzo di agenti chimici;
• Utilizzo di sostanze corrosive;
• Attività all’aperto;
• Attività con presenza di alte temperature (alti forni, crogiuoli,
ecc.);
• Sabbiature;
• D.P.I.: Protezione del tronco
Quando
• Attività con presenza di basse temperature (celle frigorifere,
ecc.);
• Attività con presenza di fiamme libere e/o alte temperature;
• Attività con uso/presenza di lame, oggetti appuntiti, acuminati
ecc.;
• Attività con presenza di scintille/fiamme libere (saldature,
molature, piallature di metalli ecc.);
• D.P.I.: Classificazione
I° CATEGORIA
Progettazione semplice
• Salvaguardia da rischi di lieve entità (percepibile l’attuazione
di effetti lesivi).
Rientrano quelli di salvaguardia da azioni lesive superficiali e
prodotte da:
o strumenti meccanici
o prodotti per la pulizia
o oggetti caldi a temperatura < 50 °C
o fenomeni atmosferici e raggi solari
o urti lievi e vibrazioni
• D.P.I.: Classificazione
II° CATEGORIA
Rientrano i DPI che non rientrano nelle altre due categorie
• D.P.I.: Classificazione
III° CATEGORIA
• Progettazione complessa
• Salvaguardia da rischi di morte o lesioni gravi e permanenti
(non percepibile istantaneamente il verificarsi di effetti lesivi)
• Rientrano apparecchi di protezione:
• respiratoria filtranti
• isolanti
• contro agenti chimici e radiazioni
• per temperature > 100 °C e < -50 °C
• dalle cadute dall’alto
• contro tensioni elettriche
MODULO 3
• i dispositivi di protezione individuale
• movimentazione manuale dei carichi
• videoterminali e ambienti di lavoro
MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI
CARICHI
....
• Movimentazione manuale dei carichi:
• Operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di
uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre,
spingere, tirare, portare o spostare un carico, che, per le loro
caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche
sfavorevoli, comportano rischi di patologie da sovraccarico
biomeccanico, in particolare dorso-lombari.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Obblighi del Datore di Lavoro
• Il datore di lavoro adotta le misure organizzative necessarie e
ricorre ai mezzi appropriati, in particolare attrezzature
meccaniche, per evitare la necessità di una movimentazione
manuale dei carichi da parte dei lavoratori.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Obblighi del Datore di Lavoro
Qualora non sia possibile evitare la movimentazione manuale dei
carichi ad opera dei lavoratori, il datore di lavoro:
• Adotta le misure organizzative necessarie.
• Ricorre e fornisce ai lavoratori i mezzi adeguati.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Obblighi del Datore di Lavoro
• Organizza i posti di lavoro in modo che detta movimentazione
assicuri condizioni di sicurezza e salute;
• Valuta…le condizioni di sicurezza e di salute connesse al lavoro
in questione…
• Evita o riduce i rischi, particolarmente di patologie
dorsolombari…
• Sottopone i lavoratori alla sorveglianza sanitaria….
• Movimentazione manuale dei carichi:
Obblighi del Datore di Lavoro
• Fornisce ai lavoratori le informazioni adeguate relativamente
al peso ed alle altre caratteristiche del carico movimentato;
• Assicura ad essi la formazione adeguata in relazione ai rischi
lavorativi ed alle modalità di corretta esecuzione delle attività.
• Fornisce ai lavoratori l’addestramento adeguato in merito alle
corrette manovre e procedure da adottare nella
movimentazione manuale dei carichi.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Fattori di rischio
• Caratteristiche del carico.
• Sforzo fisico richiesto.
• Fattori individuali.
• Esigenze connesse all’attività.
• Caratteristiche dell’ambiente di lavoro.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Fattori di rischio
Caratteristiche del carico:
• Troppo pesante (>30 Kg).
• Ingombrante, difficile da afferrare.
• Equilibrio instabile del carico.
• Contenuto “libero”.
• Collocazione disagevole per il maneggiamento.
• Consistenza e conformazione esterna pericolose in caso di
urto.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Fattori di rischio
Sforzo fisico richiesto:
• Eccessivo.
• Con torsione del busto.
• Posizione del corpo instabile
• Movimento brusco del carico.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Fattori di rischio
Fattori individuali:
• Non idoneità alla mansione.
• Indumenti, calzature, effetti personali non adeguati (orologi,
anelli, braccialetti ecc.).
• Insufficiente/inadeguata formazione.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Fattori di rischio
Esigenze connesse all’attività:
• Sforzi frequenti e/o prolungati
• Riposo, recupero insufficiente.
• Distanze eccessive.
• Ritmi non modulabili.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Fattori di rischio
Caratteristiche dell’ambiente di lavoro:
• Spazi insufficienti.
• Pavimentazione instabile/non uniforme.
• Microclima inadeguato.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Cosa fare.
• La struttura portante del nostro corpo si
chiama RACHIDE ed è costituita da ossa
(vertebre), dischi intervertebrali, muscoli
e legamenti.
• Essa ospita al suo interno un’importante
struttura nervosa (MIDOLLO SPINALE) da
cui partono i nervi che raggiungono i
diversi organi del nostro corpo, tra cui
braccia e gambe.
• La colonna vertebrale vista di fianco,
presenta tre curve: LORDOSI CERVICALE,
CIFOSI DORSALE, LORDOSI LOMBARE.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Cosa fare.
• Ridurre il peso entro i limiti consigliati.
• Flettere le ginocchia e non la schiena.
• Mantenere il carico il più vicino possibile al
corpo.
• Evitare le torsioni del tronco durante il
sollevamento.
• Il piano di prelievo e di deposito siano ad
altezza simile (meglio tra 70 e 90 cm. da
terra).
• Movimentazione manuale dei carichi:
Cosa fare.
• Evitare di inarcare troppo la schiena.
• Non lanciare il carico.
• Usare un rialzo dal suolo o una scaletta.
• Non sollevare bruscamente.
• Se il carico è troppo pesante non sollevarlo
da soli.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Cosa fare.
• Non trasportare manualmente oggetti per lunghi percorsi o sopra
rampe di scale.
• Far leva sulle gambe, mantenendo il più possibile la schiena diritta.
• Per il trasporto in piano, fare uso specifico di carrelli.
• Per evitare il trasporto su scale, è bene usare elevatori
(piattaforme, carrelli elevatori, montacarichi).
• Movimentazione manuale dei carichi:
Cosa fare.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Cosa fare.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Cosa fare.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Cosa fare.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Cosa fare.
• Movimentazione manuale dei carichi:
Cosa fare.
• Movimentazione manuale dei carichi:
NIOSH
(CP) - COSTANTE DI PESO (Kg)
ETÀ MASCHIO FEMMINA
> 18 ANNI 25 20
15-18 ANNI 20 15
• Movimentazione manuale dei carichi:
NIOSH
(A) – ALTEZZA DA TERRA DELLE MANI ALL'INIZIO DEL SOLLEVAMENTO
ALTEZZA
(cm)
0 25 50 75 100 125 150 >175
FATTORE 0.78 0.85 0.9
3
1.00 0.93 0.85 0.78 0.00
Trascrivere il
fattore A
(altezza iniziale)
• Movimentazione manuale dei carichi:
NIOSH
(B) - DISLOCAZIONE VERTICALE DEL PESO FRA INIZIO E FINE DEL
SOLLEVAMENTO
DISLOCAZIONE
(cm)
25 30 40 50 70 100 170 >175
FATTORE 1.00 0.97 0.93 0.91 0.88 0.87 0.85 0.00
Trascrivere il
fattore B
(dislocamento)
• Movimentazione manuale dei carichi:
NIOSH
(C) - DISTANZA ORIZZONTALE TRA LE MANI E IL PUNTO DI MEZZO
DELLE CAVIGLIE – (DISTANZA DEL PESO DAL CORPO – DISTANZA
MASSIMA RAGGIUNTA DURANTE IL SOLLEVAMENTO)
DISLOCAZIONE
(cm)
25 30 40 50 55 60 >63
FATTORE 1.00 0.83 0.63 0.50 0.45 0.42 0.00
Trascrivere il
fattore C (distanza
mani-caviglie)
• Movimentazione manuale dei carichi:
NIOSH
(D) - ANGOLO DI ASIMMETRIA DEL PESO (IN GRADI)
DISLOCAZIONE
ANGOLARE
0 30° 60° 90° 120° 135° >135°
FATTORE 1.00 0.90 0.81 0.71 0.62 0.57 0.00
Trascrivere il fattore
D (rotazione
angolare)
• Movimentazione manuale dei carichi:
NIOSH
(E) GIUDIZIO SULLA PRESA DELCARICO
GIUDIZIO BUONO SCARSO
FATTORE 1.00 0.90
Trascrivere il
fattore E
(bontà della
presa)
• Movimentazione manuale dei carichi:
NIOSH
(F) - FREQUENZA DEI GESTI (N. ATTIAL MINUTO) IN RELAZIONE ALLA
DURATA
FREQUENZA 0.2
0
1 4 6 9 12 >15
CONTINUO
(1 ORA)
1.0
0
0.94 0.84 0.75 0.52 0.37 0.00
CONTINUO (1-2
ORE)
0.9
5
0.88 0.72 0.50 0.30 021 0.00
CONTINUO (2-8
ORE)
0.8
5
0.75 0.45 0.27 0.15 0.00 0.00
Trascrivere il fattore F (frequenza
durata attività)
• Movimentazione manuale dei carichi:
NIOSH
(F) - FREQUENZA DEI GESTI (N. ATTIAL MINUTO) IN RELAZIONE ALLA
DURATA
Kg peso effettivamente
sollevato
Kg peso Limite
raccomandato
Il passo successivo consiste nei calcolare il rapporto tra peso
effettivamente sollevato (numeratore) e peso limite raccomandato
(denominatore) per ottenere un indicatore sintetico dei rischio.
Moltiplicare il peso per
tutti i fattori
Trascrivere il
peso del carico
• Movimentazione manuale dei carichi:
NIOSH
PESO SOLLEVATO
-----------------
PESO LIMITE
RACCOMADATO
INDICE DI
ESPOSIZIONE
=
• Movimentazione manuale dei carichi:
Traino & Spinta
I.E. (Indice di Esposizione)
• Movimentazione manuale dei carichi:
Trasporto in piano
Azioni di Trasporto in piano :
peso (Kg) massime raccomandabile per la popolazione
lavorativa adulta sana in funzione di :
-sesso,
-distanza di percorso,
-frequenza di azione,
-altezza delle mani da terra
• Movimentazione manuale dei carichi:
Trasporto in piano
• Movimentazione manuale dei carichi:
Trasporto in piano
• Movimentazione manuale dei carichi:
Trasporto in piano
I.E. (Indice di Esposizione)
• Movimentazione manuale dei carichi:
• OC.R.A. (Occupational Repetitive Actions Index):
Movimentazione ripetitiva degli arti superiori
• MAPO (Movimentazione e Assistenza Pazienti Ospedalizzati):
Movimentazione pazienti ospedalizzati
• REBA (Rapid Entire Body Assessment): Movimentazione
pazienti ospedalizzati/non ospedalizzati
• Movimentazione manuale dei carichi:
• R.U.L.A. (Rapid Upper Limb Assessment):
Operatori compiti sedentari postura fissa
• STRAIN INDEX:
• Rischi muscolo-scheletrici arti superiori
• ISO 11228:
o ISO 11228-1 (sollevamento e trasporto manuale di carichi);
o ISO 11228-2 (traino e spinta manuale di carichi)
o ISO 11228-3 (compiti ripetitivi di movimentazione di piccoli
o carichi ad alta frequenza).
MODULO 3
• i dispositivi di protezione individuale
• movimentazione manuale dei carichi
• videoterminali e ambienti di lavoro
VIDEOTERMINALI E AMBIENTI DI
LAVORO
....
• Videoterminali
• Videoterminale: uno schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal
tipo di procedimento di visualizzazione utilizzato.
• Posto di lavoro: l'insieme che comprende le attrezzature munite di
videoterminale, eventualmente con tastiera ovvero altro sistema di
immissione dati, incluso il mouse, il software per l'interfaccia uomo-
macchina, gli accessori opzionali, le apparecchiature connesse,
comprendenti l'unità a dischi, il telefono, il modem, la stampante, il
supporto per i documenti, la sedia, il piano di lavoro, nonché l'ambiente
di lavoro immediatamente circostante.
• Lavoratore: il lavoratore che utilizza un'attrezzatura munita di
videoterminali, in modo sistematico o abituale, per venti ore
settimanali, dedotte le interruzioni di cui all'articolo 175.
• Videoterminali: Obblighi del Datore di
Lavoro
• Il datore di lavoro, all’atto della valutazione del rischio analizza i
posti di lavoro con particolare riguardo:
o Ai rischi per la vista e per gli occhi;
o Ai problemi legati alla postura ed all'affaticamento fisico o
mentale;
o Alle condizioni ergonomiche e di igiene ambientale.
• Videoterminali: Obblighi del Datore di
Lavoro
Il datore di lavoro adotta le misure appropriate per ovviare ai
rischi riscontrati in base alle valutazioni di cui sopra, tenendo
conto della somma ovvero della combinazione della incidenza dei
rischi riscontrati. Il datore di lavoro organizza e predispone i posti
di lavoro in conformità ai requisiti minimi di cui all’ Allegato XXXIV.
• Videoterminali: Diritti del Lavoratore
• Il lavoratore, ha diritto ad una interruzione della sua attività
mediante pause ovvero cambiamento di attività.
• Le modalità di tali interruzioni sono stabilite dalla
contrattazione collettiva anche aziendale.
• In assenza di una disposizione contrattuale riguardante
l'interruzione di cui al comma 1, il lavoratore comunque ha
diritto ad una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti
di applicazione continuativa al videoterminale.
• Videoterminali: Sorveglianza sanitaria
• I lavoratori sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria con
particolare riferimento:
• ai rischi per la vista e per gli occhi;
• ai rischi per l’apparato muscolo-scheletrico.
• Salvi i casi particolari che richiedono una frequenza diversa
stabilita dal medico competente, la periodicità delle visite di
controllo è biennale per i lavoratori classificati come idonei con
prescrizioni o limitazioni e per i lavoratori che abbiano
compiuto il cinquantesimo anno di età; quinquennale negli
altri casi.
• Videoterminali: Cosa fare
• La scrivania
• Videoterminali: Cosa fare
Disturbi muscolo/scheletrici: Cause
• Posizioni di lavoro inadeguate per l’errata scelta e disposizione
degli arredi e del vdt
• Posizioni di lavoro fisse e mantenute per tempi prolungati
anche in presenza di posti di lavoro ben strutturati
• Movimenti rapidi e ripetitivi delle mani: digitazione o uso del
mouse per lunghi periodi
• Videoterminali: Cosa fare
Disturbi muscolo/scheletrici: Misure preventive
• La sedia per essere adeguata al lavoro con vdt deve essere
dotata di:
• schienale regolabile in altezza e inclinazione
• sedile regolabile in altezza
• rotelle
• appoggio stabile antiribaltamento (tramite supporto a 5 razze)
• Videoterminali: Cosa fare
Disturbi muscolo/scheletrici: Misure preventive
• La sedia per essere adeguata al lavoro con vdt deve essere
dotata di:
• schienale regolabile in altezza e inclinazione
• sedile regolabile in altezza
• rotelle
• appoggio stabile antiribaltamento (tramite supporto a 5 razze)
• Videoterminali: Cosa fare
• Videoterminali: Cosa fare
• Videoterminali: Cosa fare
Disturbi muscolo/scheletrici: Misure preventive
• Il piano di lavoro deve avere queste caratteristiche:
• permette all’operatore di adottare una postura comoda
• le gambe alloggiano sotto il piano di lavoro
• la sedia si infila sotto il piano di lavoro
• gli avambracci si possono appoggiare sul piano del tavolo
• ha dimensioni sufficienti rispetto alle esigenze di lavoro
• consente flessibilità nella disposizione dei diversi oggetti
• Videoterminali: Cosa fare
• Videoterminali: Cosa fare
Affaticamento visivo: Cause
• Condizioni sfavorevoli di illuminazione
• Impegno visivo statico, ravvicinato e protratto
• Difetti visivi non o mal corretti
• Inquinamento dell’aria interna
• Eccessiva secchezza nell’aria
• Videoterminali: Cosa fare
Affaticamento visivo: Misure preventive
Lo schermo per essere adeguato, deve avere le seguenti
caratteristiche:
• dista dagli occhi dai 50 ai 75 cm
• è orientabile in tutte le direzioni
• non presenta riflessi sulla superficie
• ha immagini stabili
• ha contrasto regolabile
• è posizionato in modo che la luce giunga lateralmente
• Videoterminali: Cosa fare
• Videoterminali: Cosa fare
• Videoterminali: Cosa fare
• Videoterminali: Cosa fare
• Videoterminali: Cosa fare
Riduzione del fastidio visivo
dovuto al riflesso delle vetrate
mediante l’installazione di una
parete o schermo mobile.
• Videoterminali: Cosa fare
• Videoterminali: Cosa fare
Affaticamento mentale: Cause
• Scarsa formazione sull’uso dei programmi.
• Pause insufficienti.
• Postazione non confortevole.
• Videoterminali: Cosa fare
Affaticamento mentale: Misure preventive
• Adeguato periodo di formazione all’uso dei programmi e delle
procedure informatiche
• Rispetto della corretta distribuzione delle pause
• Utilizzo di accessori che contribuiscano a rendere più
confortevole il lavoro al vdt, quali:
• leggio porta documenti
• lampada da tavolo
• poggiapiedi
• supporto porta monitor
• stampante poco rumorosa
• tastiera autonoma e mobile, inclinabile, dalla superficie opaca chiara ma
non bianca
• Videoterminali: Cosa fare
Affaticamento mentale: Misure preventive
• Adeguato periodo di formazione all’uso dei programmi e delle
procedure informatiche
• Rispetto della corretta distribuzione delle pause
• Utilizzo di accessori che contribuiscano a rendere più
confortevole il lavoro al vdt, quali:
• leggio porta documenti
• lampada da tavolo
• poggiapiedi
• supporto porta monitor
• stampante poco rumorosa
• tastiera autonoma e mobile, inclinabile, dalla superficie opaca chiara ma
non bianca
• Videoterminali: Cosa fare
Fine
MODULO 3

Corso per rlst modulo 3

  • 1.
    Corso di formazione perRappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale PARTE 2 Modulo 3
  • 2.
    MODULO 3 QUADRO NORMATIVO D.lgs81/08 Aggiornato D.lgs 106/09
  • 3.
    Contenuti • principi costituzionalie civilistici • la legislazione generale e speciale in materia di prevenzione • infortuni e igiene del lavoro; • i principali soggetti coinvolti ed i relativi obblighi; • la definizione e l’individuazione dei fattori di rischio; • la valutazione dei rischi; • l’individuazione delle misure ( tecniche, procedurali, • organizzative ) di prevenzione e protezione; • aspetti normativi della attività di rappresentanza dei lavoratori; • nozioni di tecnica della comunicazione.
  • 4.
    1° modulo: • principicostituzionali e civilistici • normativa in materia di sicurezza e igiene sul lavoro • ruoli del RLS e del RSPP e loro compiti • aspetti normativi dell'attività di rappresentanza dei lavoratori • soggetti coinvolti nel sistema aziendale • il Decreto Legislativo 626/94 e successive modificazioni (D.lgs 81/08-D.lgs 109/09) 2° modulo: • metodologie sulla valutazione dei rischi: il pericolo e il fattore di rischio • classificazione dei fattori di rischio • organi di controllo, sistema sanzionatorio e possibilità prescrittive
  • 5.
    3° modulo: • idispositivi di protezione individuale • movimentazione manuale dei carichi • videoterminali e ambienti di lavoro 4° modulo: • ambienti di lavoro • rischio chimico - limite di esposizione ai fattori inquinanti • rischio elettrico • individuazione delle misure di prevenzione e protezione • rischio incendio - modalità di prevenzione • cenni di gestione dell'emergenza
  • 6.
    5° modulo: • lasorveglianza sanitaria • soggetti coinvolti nel sistema aziendale: il Medico Competente • funzioni e attribuzioni del Medico Competente • nozioni di primo soccorso • uso in sicurezza di attrezzature da lavoro 6° modulo: • segnaletica di sicurezza • rischio rumore • rischio vibrazioni • Formazione/informazione – formazione RLS e RLSTo
  • 7.
    7° modulo: • ildocumento di valutazione dei rischi • partecipazione del RLS alla stesura del documento rischi • analisi degli infortuni 8° modulo: • come usare i processi di comunicazione: obiettivi, modalità e tecniche per la comunicazione con gli altri soggetti della prevenzione e con i lavoratori
  • 8.
    MODULO 3 • idispositivi di protezione individuale • movimentazione manuale dei carichi • videoterminali e ambienti di lavoro
  • 9.
    I DISPOSITIVI DIPROTEZIONE INDIVIDUALE ....
  • 10.
    • D.P.I. Definizione • Siintende qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore, allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro , nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.
  • 11.
    • D.P.I. Non costituisconoDPI: • a) gli indumenti di lavoro ordinari e le uniformi non • specificamente destinati a proteggere la sicurezza e la salute del lavoratore; • b) le attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio; • c) le attrezzature di protezione individuale delle forze armate, delle forze di polizia e del personale del servizio per il mantenimento dell'ordine pubblico;.
  • 12.
    • D.P.I. Non costituisconoDPI: • d) le attrezzature di protezione individuale proprie dei mezzi di trasporto stradali; • e) i materiali sportivi quando utilizzati a fini specificamente sportivi e non per attività lavorative ; • f) i materiali per l'autodifesa o per la dissuasione; • g) gli apparecchi portatili per individuare e segnalare rischi e fattori nocivi..
  • 13.
    • D.P.I. Tali dispositividevono essere usati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di organizzazione di lavoro.
  • 14.
    • D.P.I.: Caratteristiche •Il datore di lavoro deve fornire ai lavoratori i DPI conformi ai requisiti previsti dall’art.75 e dal D.lgs. 4 dicembre 1992 n. 475, e s.m.i. • Devono essere adeguati ai rischi da prevenire senza comportare essi stessi un rischio maggiore. • Devono essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro.
  • 15.
    • D.P.I.: Caratteristiche •Il datore di lavoro deve fornire ai lavoratori i DPI conformi ai requisiti previsti dall’art.75 e dal D.lgs 4 dicembre 1992 n. 475, e s.m.i. • Devono tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute dei lavoratori. • Devono poter essere adattati all’utilizzatore secondo le proprie necessità.
  • 16.
    • D.P.I.: Caratteristiche •In caso di rischi multipli, che chiedono l'uso simultaneo di più DPI , questi devono essere tra loro compatibili e tali da mantenere la propria efficacia nei confronti dei rischi corrispondenti.
  • 17.
    • D.P.I.: Obblighidel Datore di Lavoro • Ai fini della scelta dei DPI, il Datore di lavoro: • a) Effettua l'analisi e la valutazione dei rischi che non possono essere evitati con altri mezzi. • b) Individua le caratteristiche dei DPI necessarie affinché questi siano adeguati ai rischi di cui al punto precedente, tenendo conto delle eventuali ulteriori fonti di rischio rappresentate dagli stessi DPI.
  • 18.
    • D.P.I.: Obblighidel Datore di Lavoro • c) Valuta, sulla base delle informazioni e delle norme d'uso fornite dal fabbricante a corredo dei DPI, le caratteristiche dei DPI disponibili sul mercato e le raffronta con quelle individuate alla lettera b); • d) Aggiorna la scelta ogni qualvolta intervenga una variazione significativa negli elementi di valutazione;
  • 19.
    • D.P.I.: Obblighidel Datore di Lavoro • Il datore di lavoro, anche sulla base delle norme d'uso fornite dal fabbricante, individua le condizioni in cui un DPI deve essere usato, specie per quanto riguarda la durata dell'uso, in funzione di: • Entità del rischio; • Frequenza dell'esposizione al rischio; • Caratteristiche del posto di lavoro di ciascun lavoratore; • Prestazioni del DPI;
  • 20.
    • D.P.I.: Obblighidel Datore di Lavoro • Mantiene in efficienza i DPI e ne assicura le condizioni d’igiene, mediante la manutenzione, le riparazioni e le sostituzioni necessarie e secondo le eventuali indicazioni fornite dal fabbricante; • Provvede a che i DPI siano utilizzati soltanto per gli usi previsti, salvo casi specifici ed eccezionali, conformemente alle informazioni del fabbricante; • Fornisce istruzioni comprensibili per i lavoratori;
  • 21.
    • D.P.I.: Obblighidel Datore di Lavoro • Destina ogni DPI ad un uso personale e, qualora le circostanze richiedano l’uso di uno stesso DPI da parte di più persone, prende misure adeguate affinché tale uso non ponga alcun problema sanitario e igienico ai vari utilizzatori; • Informa preliminarmente il lavoratore dei rischi dai quali il DPI lo protegge; • Rende disponibile nell’azienda ovvero unità produttiva informazioni adeguate su ogni DPI;
  • 22.
    • D.P.I.: Obblighidel Datore di Lavoro • Stabilisce le procedure aziendali da seguire, al termine dell’utilizzo, per la riconsegna e il deposito dei DPI; • Assicura una formazione adeguata e organizza, se necessario, uno specifico addestramento circa l’uso corretto e l’utilizzo pratico dei DPI;
  • 23.
    • D.P.I.: Obblighidel Datore di Lavoro • Provvede all’addestramento per ogni DPI appartenente alla terza categoria; • Provvede all’addestramento per i dispositivi di protezione dell’udito;
  • 24.
    • D.P.I.: Obblighidel Lavoratore • I lavoratori si sottopongono al programma di formazione e addestramento organizzato dal datore di lavoro nei casi ritenuti necessari ai sensi dell'articolo 77 commi 4, lettera h), e 5; • I lavoratori utilizzano i DPI messi a loro disposizione conformemente all'informazione e alla formazione ricevute e all'addestramento eventualmente organizzato ed espletato;
  • 25.
    • D.P.I.: Obblighidel Lavoratore • I lavoratori provvedono alla cura dei DPI messi a loro disposizione; • Non vi apportano modifiche di propria iniziativa. • Al termine dell'utilizzo i lavoratori seguono le procedure aziendali in materia di riconsegna dei DPI. • I lavoratori segnalano immediatamente al datore di lavoro o al dirigente o al preposto qualsiasi difetto o inconveniente da essi rilevato nei DPI messi a loro disposizione;
  • 26.
    • D.P.I.: Schemaper l’individuazione
  • 27.
    • D.P.I.: Tipologie •Dispositivi di protezione della testa; • Dispositivi di protezione dell'udito; • Dispositivi di protezione degli occhi e del viso; • Dispositivi di protezione delle vie respiratorie; • Dispositivi di protezione delle mani e delle braccia; • Dispositivi di protezione dei piedi e delle gambe; • Dispositivi di protezione della pelle; • Dispositivi di protezione del tronco e dell'addome; • Dispositivi dell'intero corpo; • Indumenti di protezione.
  • 28.
    • D.P.I.: Protezionedel cranio • Caschi di protezione per l'industria (caschi per miniere, cantieri di lavori pubblici, industrie varie). • Copricapo leggero per proteggere il cuoio capelluto (berretti, cuffie, retine con o senza visiera). • Copricapo di protezione (cuffie, berretti, cappelli di tela cerata ecc., in tessuto, in tessuto rivestito, ecc.).
  • 29.
    • D.P.I.: Protezionedel cranio  Caschi di protezione
  • 30.
    • D.P.I.: Protezionedel cranio Quando : • lavori sopra, sotto od in prossimità di impalcature e posti di lavoro sopraelevati, • montaggio e smontaggio armature, • installazione e posa in opera di ponteggi, • demolizioni; • lavori in altezza anche su piloni, • lavori in grandi serbatoi e condotte;
  • 31.
    • D.P.I.: Protezionedel cranio Quando : • lavori in fossati, trincee o pozzi; • lavori in terra e roccia; • lavori in ascensori e montacarichi; • lavori in presenza di apparecchi di sollevamento, gru.
  • 32.
    • D.P.I.: Protezionedel cranio  Copricapo leggero per proteggere il cuoio capelluto;  Copricapo di protezione;
  • 33.
    • D.P.I.: Protezionedel cranio Quando : • lavori all’aperto in condizioni di forte soleggiamento; • lavori all’aperto in condizioni di precipitazioni; • lavori all’aperto in condizioni di basse temperature; • …….
  • 34.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe • scarpe basse; • scarponi; • tronchetti; • stivali di sicurezza; • scarpe a slacciamento o sganciamento rapido; • scarpe con protezione supplementare della punta del piede; • scarpe e soprascarpe con suola anticalore;
  • 35.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe • scarpe, stivali e soprastivali di protezione contro il calore; • scarpe, stivali e soprastivali di protezione contro il freddo; • scarpe, stivali e soprastivali di protezione contro le vibrazioni; • scarpe, stivali e soprastivali di protezione antistatici; • scarpe, stivali e soprastivali di protezione isolanti;
  • 36.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe • stivali di protezione contro le catene delle trance meccaniche; • zoccoli; • ginocchiere; • dispositivi di protezione amovibili del collo del piede • ghette; • suole amovibili (anticalore, anti-perforazione o anti- traspirazione); • ramponi amovibili per ghiaccio, neve, terreno sdrucciolevole;
  • 37.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe  Scarpe di sicurezza con suola imperforabile
  • 38.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe Quando : • lavori di rustico, di genio civile e lavori stradali; • lavori su impalcature; • demolizione di rustici; • lavori in calcestruzzo ed in elementi prefabbricati con montaggio e smontaggio di armature; • lavori in cantieri edili e in aree di deposito; • lavori su tetti.
  • 39.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe  Scarpe di sicurezza senza suola imperforabile
  • 40.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe Quando : • lavori su ponti d’acciaio; • opere edili in strutture d’acciaio di grande altezza; • piloni, torri, ascensori e montacarichi, costruzioni • idrauliche in acciaio, altiforni, acciaierie, laminatoi, grandi contenitori, grandi condotte, gru, caldaie e impianti elettrici; • costruzione di forni; • installazione di impianti di riscaldamento e di aerazione; • montaggio di costruzioni metalliche;
  • 41.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe Quando : • lavori di trasformazione e di manutenzione; • lavori in altiforni; • impianti di riduzione diretta; • acciaierie e laminatoi; • stabilimenti metallurgici; • impianti di fucinatura a maglio e a stampo; • impianti di pressatura a caldo e di trafilatura; • lavori in cave di pietra;
  • 42.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe Quando : • miniere a cielo aperto e rimozione in discarica; • lavorazione e finitura di pietre; • produzione di vetri piani e di vetri cavi, nonché lavorazione e finitura; • lavori nell’industria della ceramica pesante e nell’industria dei materiali da costruzione; • movimentazione e stoccaggio; • smistamento ferroviario.
  • 43.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe  Scarpe di sicurezza con tacco o con suola continua e con intersuola imperforabile
  • 44.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe Quando : • Lavori su tetti;
  • 45.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe  Scarpe di sicurezza con intersuola termoisolante
  • 46.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe Quando : • Attività su e con masse molto fredde o ardenti;
  • 47.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe  Scarpe di sicurezza a slacciamento rapido
  • 48.
    • D.P.I.: Protezionedel piede e delle gambe Quando : • In caso di rischio di penetrazione di masse incandescenti fuse;
  • 49.
    • D.P.I.: Protezionedegli occhi e del volto • occhiali di protezione; • visiere; • maschere di protezione;
  • 50.
    • D.P.I.: Protezionedegli occhi e del volto Tipologie di prevenzione • DANNI MECCANICI (polveri, trucioli, schegge); • DANNI TERMICI (freddo = lacrimazione protratta , caldo = infiammazioni e ustioni); • DANNI CHIMICI (acidi ed alcali causano infiammazioni e causticazioni); • DANNI OTTICI causati da UV (cheratiti),infrarossi (lesioni retiniche e cataratta), LASER
  • 51.
    • D.P.I.: Protezionedegli occhi e del volto Protezione occhi e volto
  • 52.
    • D.P.I.: Protezionedegli occhi e del volto Quando • Saldatura, molatura e tranciatura • Mortasatura e scalpellatura • Lavorazione e finitura di pietre • Uso di estrattori di bulloni • Uso di macchine asporta-trucioli • Fucinatura a stampo • Rimozione e frantumazione di schegge
  • 53.
    • D.P.I.: Protezionedegli occhi e del volto Quando • Sabbiatura • Manipolazione di prodotti acidi o alcalini, disinfettanti e detergenti corrosivi • Impiego di pompe a getto liquido • Manipolazione di masse incandescenti fuse o lavori in prossimità delle stesse • Esposizione al calore radiante • Impiego di laser
  • 54.
    • D.P.I.: Protezionedegli occhi e del volto OCCHIALI STANGHETTA: Lavorazioni di scalpellatura o molatura OCCHILI MASCHERA: Lavorazioni di molatura o scalpellatura con flessibile
  • 55.
    • D.P.I.: Protezionedegli occhi e del volto VISIERE: Lavorazioni che comportano la proiezione di schegge ad alta velocità in grado di provocare lesioni al viso ; manipolazione di sostanze irritanti per la cute e/o corrosive; sabbiatura.
  • 56.
    • D.P.I.: Protezionedegli occhi e del volto OCCHIALI DI PROTEZIONE CONTRO LE RADIAZIONI Lavorazioni con cannello ossiacetilenico MASCHERE PER SALDATURA Saldatura ad arco elettrico con tecnologie speciali
  • 57.
    • D.P.I.: Protezionedelle vie respiratorie • Maschere filtranti - Apparecchi antipolvere, antigas e contro le polveri radioattive - Apparecchi respiratori con maschera per saldatura amovibile • Autorespiratori - Apparecchi ed attrezzature per sommozzatori - Scafandri per sommozzatori - Apparecchi isolanti a presa d’aria
  • 58.
    • D.P.I.: Protezionedelle vie respiratorie Tipologie di prevenzione • Polveri • Gas • Fumi • Nebbie • …….
  • 59.
    • D.P.I.: Protezionedelle vie respiratorie Maschere di protezione delle vie resporatorie
  • 60.
    • D.P.I.: Protezionedelle vie respiratorie Quando • Lavori in contenitori, in vani ristretti ed in forni industriali riscaldati a gas qualora sussista il rischio di intossicazione da gas o carenza di ossigeno. • Lavoro nella zona di caricamento dell’altiforno. • Lavoro in prossimità di convertitori e delle condutture di gas di altiforno.
  • 61.
    • D.P.I.: Protezionedelle vie respiratorie Quando • Lavoro in prossimità della colata in siviera qualora sia prevedibile che se ne sprigionino fumi di metalli pesanti. • Lavori di rivestimento di forni e siviere qualora sia prevedibile la formazione di polveri. • Verniciatura spruzzo senza sufficiente aspirazione.
  • 62.
    • D.P.I.: Protezionedelle vie respiratorie Quando • Lavoro in pozzetti, canali ed altri sotterrai nell’ambito della rete fognaria. • Lavori in cui si producano polveri, fibre o in cui si sviluppano gas o vapori.
  • 63.
    • D.P.I.: Protezionedelle vie respiratorie Legenda • I simboli P1, P2, P3, si applicano ai filtri di ricambio per le maschere in gomma • FFP1, FFP2, FFP3 si riferiscono ai facciali filtranti tipo respiratori senza manutenzione • I filtri di media alta efficienza sono differenziati in base alla caratteristica di trattenere solo particelle solide o insieme particelle solidi e liquide.
  • 64.
    • D.P.I.: Protezionedelle vie respiratorie Apparati di protezione delle vie respiratorie antipolvere (APVR) Facciale + filtro antipolvere • Classe FFP1 (penetrazione 20% delle polveri ambientali) • Classe FFP2 (penetrazione 6% delle polveri ambientali) • Classe FFP3 (penetrazione 0,05% delle polveri ambientali)
  • 65.
    • D.P.I.: Protezionedelle vie respiratorie Apparati di protezione delle vie respiratorie antipolvere (APVR) Filtri antipolvere • P1- filtri di bassa efficienza • P2- filtri di media efficienza • P3- filtri di alta efficienza.
  • 66.
    • D.P.I.: Protezionedelle vie respiratorie Maschere facciali e con filtro antigas • Tipo 1 = piccola capacità • Tipo 2 = media capacità • Tipo 3 = grande capacità
  • 67.
    • D.P.I.: Protezionedelle vie respiratorie Limiti di utilizzo • 5 x TLV per P1 • 20 x TLV per P2 • 1000 x TLV per P3 • 1000 ppm per antigas 1 • 5000 ppm per antigas 2 • 10000 ppm per antigas 3 • Autorespiratori isolanti ad aria compressa 2000 x TLV
  • 68.
    • D.P.I.: Protezionedell’udito – otoprotettori • Palline e tappi per le orecchie; • Cuffie; • Caschi; • Cuscinetti adattabili ai caschi; • Cuffie con attacco per ricezione a bassa frequenza; • DPI con apparecchiature di intercomunicazioni;
  • 69.
    • D.P.I.: Protezionedell’udito – otoprotettori • Otoprotettori
  • 70.
    • D.P.I.: Protezionedell’udito – otoprotettori Principali tipologie di otoprotettori Inserti o tappi: • Presagomati = materiale plastico piuttosto rigido, diverse taglie, riutilizzabili. • Deformabili = eccellente potere di attenuazione, tipo lanapiuma o ear plug. • Sagomati = alcuni sofisticati (protectear) con filtro che tramuta energia sonora in termica, calibrati, costosi, durano a lungo, necessitano di formazione. • Presagomati monouso = costituiti da materiale semirigido, morbido ed elastico, basso costo
  • 71.
    • D.P.I.: Protezionedell’udito – otoprotettori Principali tipologie di otoprotettori Cuffie: • Formate da coppe di materiale plastico rivestite da isolante. Coprono le orecchie, sono tenute in sede da arco elastico che ne permette posizionamento. I bordi sono deformabili per adattabilità ed aderenza al capo, hanno un costo maggiore degli inserti, necessitano di manutenzione. E’ possibile inserire radio o ricetrasmittenti o possono essere adattati al casco. Offrono generalmente un ottimo potere di attenuazione. Ne esistono di tipi leggeri o pesanti.
  • 72.
    • D.P.I.: Protezionedell’udito – otoprotettori Quando • Lavoro in prossimità di presse per metalli; • Uso di utensili pneumatici; • Attività del personale a terra degli aeroporti; • Battitura di pali; • Lavorazioni del legno; • Lavorazioni tessili; • Attività con LEP > 80 dB;
  • 73.
    • D.P.I.: Protezionedi braccia e mani • Guanti contro le aggressioni meccaniche (anti-taglio, antivibrazione, ecc..); • Guanti contro le aggressioni chimiche; • Guanti per elettricisti ed antitermici; • Guanti a sacco; • Ditali; • Manicotti; • Fasce di protezione dei polsi; • Guanti a mezze dita; • Monopole;
  • 74.
    • D.P.I.: Protezionedi braccia e mani Protezione braccia e mani
  • 75.
    • D.P.I.: Protezionedi braccia e mani Quando: • Manipolazione di prodotti acidi o alcalini disinfettanti detergenti corrosivi; • Lavori con masse calde o esposizione al calore; • Lavorazione di vetri piani; • Sabbiatura; • Lavori in impianti frigoriferi
  • 76.
    • D.P.I.: Protezionedi braccia e mani Quando: • Disossamento e squartamento; • Saldatura manipolazione di spigoli vivi; • sostituzione di coltelli nelle taglierine; • Attività di taglio in macellazione; • Saldatura;
  • 77.
    • D.P.I.: Protezionedi braccia e mani Quando: • Manipolazione di spigoli vivi esclusi i casi in cui sussista il rischio che il guanto rimanga impigliato nelle macchine; • Manipolazione a cielo aperto di prodotti acidi ed alcalini; • Guanti a maglia metallica;
  • 78.
    • D.P.I.: Protezionedi braccia e mani Quando: • Operazioni di disossamento e di squartamento nei macelli; • Attività protratta di taglio con il coltello nei reparti di produzione e macellazione; • Sostituzione di coltelli nelle taglierine; • Attività con attrezzature che provocano vibrazioni;
  • 79.
    • D.P.I.: Protezionedi braccia e mani Caratteristiche • Se usati contro tossici, devono rimontare il più alto possibile sugli avambracci e devono applicarsi ermeticamente a livello dell’apertura • Devono essere sempre controllati prima dell’uso e non vi devono essere strappi • Devono essere impermeabili all’aria e non perdere > 5% peso dopo esposizione protratta al calore se resistenti contro agenti chimici
  • 80.
    • D.P.I.: Protezionedi braccia e mani Caratteristiche • Sulla base della permeabilità agli agenti chimici vengono divisi in guanti che forniscono protezioni basse (P ), discrete (F) o buone (G) contro gli agenti chimici • Si usano RICOPERTI IN GOMMA NATURALE contro tagli e punture nell’industria del vetro e in metallurgia o in PVC nelle lavorazioni con oli, acidi , caustici solventi (non chetoni)
  • 81.
    • D.P.I.: Protezionedi braccia e mani Caratteristiche • In NEOPRENE e GOMMA NITRILICA ove vi sono calore, umidità, pericolo di tagli e acidi • In NEOPRENE ricoperti in lattice zigrinato dove occorre buona presa e resistenza a fattori meccanici e chimici • In GORETEX e tessuti speciali per la difesa dalle basse temperature e da umidità
  • 82.
    • D.P.I.: Protezionedi braccia e mani Caratteristiche • In LATTICE nelle attività sanitarie e ove si richiede buona sensibilità tattile, resistenza ad acidi ed alcali diluiti • LATEX FREE in soggetti allergici al lattice specie in attività sanitarie
  • 83.
    • D.P.I.: Protezionedel tronco • Indumenti protettivi agli agenti meccanici; • Indumenti protettivi agli agenti chimici; • Indumenti protettici alle sostanze corrosive; • Indumenti impermeabili alle intemperie; • Indumenti protettivi alle alte temperature; • Indumenti protettivi alle basse temperature; • Indumenti protettivi difficilmente infiammabili; • Grembiuli imperforabili; • Grembiuli di cuoio;
  • 84.
    • D.P.I.: Protezionedel tronco Tute protettive
  • 85.
    • D.P.I.: Protezionedel tronco Altri DPI protettivi per il tronco
  • 86.
    • D.P.I.: Protezionedel tronco Quando • Presenza di oggetti taglienti/acuminati; • Utilizzo di agenti chimici; • Utilizzo di sostanze corrosive; • Attività all’aperto; • Attività con presenza di alte temperature (alti forni, crogiuoli, ecc.); • Sabbiature;
  • 87.
    • D.P.I.: Protezionedel tronco Quando • Attività con presenza di basse temperature (celle frigorifere, ecc.); • Attività con presenza di fiamme libere e/o alte temperature; • Attività con uso/presenza di lame, oggetti appuntiti, acuminati ecc.; • Attività con presenza di scintille/fiamme libere (saldature, molature, piallature di metalli ecc.);
  • 88.
    • D.P.I.: Classificazione I°CATEGORIA Progettazione semplice • Salvaguardia da rischi di lieve entità (percepibile l’attuazione di effetti lesivi). Rientrano quelli di salvaguardia da azioni lesive superficiali e prodotte da: o strumenti meccanici o prodotti per la pulizia o oggetti caldi a temperatura < 50 °C o fenomeni atmosferici e raggi solari o urti lievi e vibrazioni
  • 89.
    • D.P.I.: Classificazione II°CATEGORIA Rientrano i DPI che non rientrano nelle altre due categorie
  • 90.
    • D.P.I.: Classificazione III°CATEGORIA • Progettazione complessa • Salvaguardia da rischi di morte o lesioni gravi e permanenti (non percepibile istantaneamente il verificarsi di effetti lesivi) • Rientrano apparecchi di protezione: • respiratoria filtranti • isolanti • contro agenti chimici e radiazioni • per temperature > 100 °C e < -50 °C • dalle cadute dall’alto • contro tensioni elettriche
  • 91.
    MODULO 3 • idispositivi di protezione individuale • movimentazione manuale dei carichi • videoterminali e ambienti di lavoro
  • 92.
  • 93.
    • Movimentazione manualedei carichi: • Operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, che, per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari.
  • 94.
    • Movimentazione manualedei carichi: Obblighi del Datore di Lavoro • Il datore di lavoro adotta le misure organizzative necessarie e ricorre ai mezzi appropriati, in particolare attrezzature meccaniche, per evitare la necessità di una movimentazione manuale dei carichi da parte dei lavoratori.
  • 95.
    • Movimentazione manualedei carichi: Obblighi del Datore di Lavoro Qualora non sia possibile evitare la movimentazione manuale dei carichi ad opera dei lavoratori, il datore di lavoro: • Adotta le misure organizzative necessarie. • Ricorre e fornisce ai lavoratori i mezzi adeguati.
  • 96.
    • Movimentazione manualedei carichi: Obblighi del Datore di Lavoro • Organizza i posti di lavoro in modo che detta movimentazione assicuri condizioni di sicurezza e salute; • Valuta…le condizioni di sicurezza e di salute connesse al lavoro in questione… • Evita o riduce i rischi, particolarmente di patologie dorsolombari… • Sottopone i lavoratori alla sorveglianza sanitaria….
  • 97.
    • Movimentazione manualedei carichi: Obblighi del Datore di Lavoro • Fornisce ai lavoratori le informazioni adeguate relativamente al peso ed alle altre caratteristiche del carico movimentato; • Assicura ad essi la formazione adeguata in relazione ai rischi lavorativi ed alle modalità di corretta esecuzione delle attività. • Fornisce ai lavoratori l’addestramento adeguato in merito alle corrette manovre e procedure da adottare nella movimentazione manuale dei carichi.
  • 98.
    • Movimentazione manualedei carichi: Fattori di rischio • Caratteristiche del carico. • Sforzo fisico richiesto. • Fattori individuali. • Esigenze connesse all’attività. • Caratteristiche dell’ambiente di lavoro.
  • 99.
    • Movimentazione manualedei carichi: Fattori di rischio Caratteristiche del carico: • Troppo pesante (>30 Kg). • Ingombrante, difficile da afferrare. • Equilibrio instabile del carico. • Contenuto “libero”. • Collocazione disagevole per il maneggiamento. • Consistenza e conformazione esterna pericolose in caso di urto.
  • 100.
    • Movimentazione manualedei carichi: Fattori di rischio Sforzo fisico richiesto: • Eccessivo. • Con torsione del busto. • Posizione del corpo instabile • Movimento brusco del carico.
  • 101.
    • Movimentazione manualedei carichi: Fattori di rischio Fattori individuali: • Non idoneità alla mansione. • Indumenti, calzature, effetti personali non adeguati (orologi, anelli, braccialetti ecc.). • Insufficiente/inadeguata formazione.
  • 102.
    • Movimentazione manualedei carichi: Fattori di rischio Esigenze connesse all’attività: • Sforzi frequenti e/o prolungati • Riposo, recupero insufficiente. • Distanze eccessive. • Ritmi non modulabili.
  • 103.
    • Movimentazione manualedei carichi: Fattori di rischio Caratteristiche dell’ambiente di lavoro: • Spazi insufficienti. • Pavimentazione instabile/non uniforme. • Microclima inadeguato.
  • 104.
    • Movimentazione manualedei carichi: Cosa fare. • La struttura portante del nostro corpo si chiama RACHIDE ed è costituita da ossa (vertebre), dischi intervertebrali, muscoli e legamenti. • Essa ospita al suo interno un’importante struttura nervosa (MIDOLLO SPINALE) da cui partono i nervi che raggiungono i diversi organi del nostro corpo, tra cui braccia e gambe. • La colonna vertebrale vista di fianco, presenta tre curve: LORDOSI CERVICALE, CIFOSI DORSALE, LORDOSI LOMBARE.
  • 105.
    • Movimentazione manualedei carichi: Cosa fare. • Ridurre il peso entro i limiti consigliati. • Flettere le ginocchia e non la schiena. • Mantenere il carico il più vicino possibile al corpo. • Evitare le torsioni del tronco durante il sollevamento. • Il piano di prelievo e di deposito siano ad altezza simile (meglio tra 70 e 90 cm. da terra).
  • 106.
    • Movimentazione manualedei carichi: Cosa fare. • Evitare di inarcare troppo la schiena. • Non lanciare il carico. • Usare un rialzo dal suolo o una scaletta. • Non sollevare bruscamente. • Se il carico è troppo pesante non sollevarlo da soli.
  • 107.
    • Movimentazione manualedei carichi: Cosa fare. • Non trasportare manualmente oggetti per lunghi percorsi o sopra rampe di scale. • Far leva sulle gambe, mantenendo il più possibile la schiena diritta. • Per il trasporto in piano, fare uso specifico di carrelli. • Per evitare il trasporto su scale, è bene usare elevatori (piattaforme, carrelli elevatori, montacarichi).
  • 108.
    • Movimentazione manualedei carichi: Cosa fare.
  • 109.
    • Movimentazione manualedei carichi: Cosa fare.
  • 110.
    • Movimentazione manualedei carichi: Cosa fare.
  • 111.
    • Movimentazione manualedei carichi: Cosa fare.
  • 112.
    • Movimentazione manualedei carichi: Cosa fare.
  • 113.
    • Movimentazione manualedei carichi: Cosa fare.
  • 114.
    • Movimentazione manualedei carichi: NIOSH (CP) - COSTANTE DI PESO (Kg) ETÀ MASCHIO FEMMINA > 18 ANNI 25 20 15-18 ANNI 20 15
  • 115.
    • Movimentazione manualedei carichi: NIOSH (A) – ALTEZZA DA TERRA DELLE MANI ALL'INIZIO DEL SOLLEVAMENTO ALTEZZA (cm) 0 25 50 75 100 125 150 >175 FATTORE 0.78 0.85 0.9 3 1.00 0.93 0.85 0.78 0.00 Trascrivere il fattore A (altezza iniziale)
  • 116.
    • Movimentazione manualedei carichi: NIOSH (B) - DISLOCAZIONE VERTICALE DEL PESO FRA INIZIO E FINE DEL SOLLEVAMENTO DISLOCAZIONE (cm) 25 30 40 50 70 100 170 >175 FATTORE 1.00 0.97 0.93 0.91 0.88 0.87 0.85 0.00 Trascrivere il fattore B (dislocamento)
  • 117.
    • Movimentazione manualedei carichi: NIOSH (C) - DISTANZA ORIZZONTALE TRA LE MANI E IL PUNTO DI MEZZO DELLE CAVIGLIE – (DISTANZA DEL PESO DAL CORPO – DISTANZA MASSIMA RAGGIUNTA DURANTE IL SOLLEVAMENTO) DISLOCAZIONE (cm) 25 30 40 50 55 60 >63 FATTORE 1.00 0.83 0.63 0.50 0.45 0.42 0.00 Trascrivere il fattore C (distanza mani-caviglie)
  • 118.
    • Movimentazione manualedei carichi: NIOSH (D) - ANGOLO DI ASIMMETRIA DEL PESO (IN GRADI) DISLOCAZIONE ANGOLARE 0 30° 60° 90° 120° 135° >135° FATTORE 1.00 0.90 0.81 0.71 0.62 0.57 0.00 Trascrivere il fattore D (rotazione angolare)
  • 119.
    • Movimentazione manualedei carichi: NIOSH (E) GIUDIZIO SULLA PRESA DELCARICO GIUDIZIO BUONO SCARSO FATTORE 1.00 0.90 Trascrivere il fattore E (bontà della presa)
  • 120.
    • Movimentazione manualedei carichi: NIOSH (F) - FREQUENZA DEI GESTI (N. ATTIAL MINUTO) IN RELAZIONE ALLA DURATA FREQUENZA 0.2 0 1 4 6 9 12 >15 CONTINUO (1 ORA) 1.0 0 0.94 0.84 0.75 0.52 0.37 0.00 CONTINUO (1-2 ORE) 0.9 5 0.88 0.72 0.50 0.30 021 0.00 CONTINUO (2-8 ORE) 0.8 5 0.75 0.45 0.27 0.15 0.00 0.00 Trascrivere il fattore F (frequenza durata attività)
  • 121.
    • Movimentazione manualedei carichi: NIOSH (F) - FREQUENZA DEI GESTI (N. ATTIAL MINUTO) IN RELAZIONE ALLA DURATA Kg peso effettivamente sollevato Kg peso Limite raccomandato Il passo successivo consiste nei calcolare il rapporto tra peso effettivamente sollevato (numeratore) e peso limite raccomandato (denominatore) per ottenere un indicatore sintetico dei rischio. Moltiplicare il peso per tutti i fattori Trascrivere il peso del carico
  • 122.
    • Movimentazione manualedei carichi: NIOSH PESO SOLLEVATO ----------------- PESO LIMITE RACCOMADATO INDICE DI ESPOSIZIONE =
  • 123.
    • Movimentazione manualedei carichi: Traino & Spinta I.E. (Indice di Esposizione)
  • 124.
    • Movimentazione manualedei carichi: Trasporto in piano Azioni di Trasporto in piano : peso (Kg) massime raccomandabile per la popolazione lavorativa adulta sana in funzione di : -sesso, -distanza di percorso, -frequenza di azione, -altezza delle mani da terra
  • 125.
    • Movimentazione manualedei carichi: Trasporto in piano
  • 126.
    • Movimentazione manualedei carichi: Trasporto in piano
  • 127.
    • Movimentazione manualedei carichi: Trasporto in piano I.E. (Indice di Esposizione)
  • 128.
    • Movimentazione manualedei carichi: • OC.R.A. (Occupational Repetitive Actions Index): Movimentazione ripetitiva degli arti superiori • MAPO (Movimentazione e Assistenza Pazienti Ospedalizzati): Movimentazione pazienti ospedalizzati • REBA (Rapid Entire Body Assessment): Movimentazione pazienti ospedalizzati/non ospedalizzati
  • 129.
    • Movimentazione manualedei carichi: • R.U.L.A. (Rapid Upper Limb Assessment): Operatori compiti sedentari postura fissa • STRAIN INDEX: • Rischi muscolo-scheletrici arti superiori • ISO 11228: o ISO 11228-1 (sollevamento e trasporto manuale di carichi); o ISO 11228-2 (traino e spinta manuale di carichi) o ISO 11228-3 (compiti ripetitivi di movimentazione di piccoli o carichi ad alta frequenza).
  • 130.
    MODULO 3 • idispositivi di protezione individuale • movimentazione manuale dei carichi • videoterminali e ambienti di lavoro
  • 131.
  • 132.
    • Videoterminali • Videoterminale:uno schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal tipo di procedimento di visualizzazione utilizzato. • Posto di lavoro: l'insieme che comprende le attrezzature munite di videoterminale, eventualmente con tastiera ovvero altro sistema di immissione dati, incluso il mouse, il software per l'interfaccia uomo- macchina, gli accessori opzionali, le apparecchiature connesse, comprendenti l'unità a dischi, il telefono, il modem, la stampante, il supporto per i documenti, la sedia, il piano di lavoro, nonché l'ambiente di lavoro immediatamente circostante. • Lavoratore: il lavoratore che utilizza un'attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico o abituale, per venti ore settimanali, dedotte le interruzioni di cui all'articolo 175.
  • 133.
    • Videoterminali: Obblighidel Datore di Lavoro • Il datore di lavoro, all’atto della valutazione del rischio analizza i posti di lavoro con particolare riguardo: o Ai rischi per la vista e per gli occhi; o Ai problemi legati alla postura ed all'affaticamento fisico o mentale; o Alle condizioni ergonomiche e di igiene ambientale.
  • 134.
    • Videoterminali: Obblighidel Datore di Lavoro Il datore di lavoro adotta le misure appropriate per ovviare ai rischi riscontrati in base alle valutazioni di cui sopra, tenendo conto della somma ovvero della combinazione della incidenza dei rischi riscontrati. Il datore di lavoro organizza e predispone i posti di lavoro in conformità ai requisiti minimi di cui all’ Allegato XXXIV.
  • 135.
    • Videoterminali: Dirittidel Lavoratore • Il lavoratore, ha diritto ad una interruzione della sua attività mediante pause ovvero cambiamento di attività. • Le modalità di tali interruzioni sono stabilite dalla contrattazione collettiva anche aziendale. • In assenza di una disposizione contrattuale riguardante l'interruzione di cui al comma 1, il lavoratore comunque ha diritto ad una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa al videoterminale.
  • 136.
    • Videoterminali: Sorveglianzasanitaria • I lavoratori sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria con particolare riferimento: • ai rischi per la vista e per gli occhi; • ai rischi per l’apparato muscolo-scheletrico. • Salvi i casi particolari che richiedono una frequenza diversa stabilita dal medico competente, la periodicità delle visite di controllo è biennale per i lavoratori classificati come idonei con prescrizioni o limitazioni e per i lavoratori che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età; quinquennale negli altri casi.
  • 137.
    • Videoterminali: Cosafare • La scrivania
  • 138.
    • Videoterminali: Cosafare Disturbi muscolo/scheletrici: Cause • Posizioni di lavoro inadeguate per l’errata scelta e disposizione degli arredi e del vdt • Posizioni di lavoro fisse e mantenute per tempi prolungati anche in presenza di posti di lavoro ben strutturati • Movimenti rapidi e ripetitivi delle mani: digitazione o uso del mouse per lunghi periodi
  • 139.
    • Videoterminali: Cosafare Disturbi muscolo/scheletrici: Misure preventive • La sedia per essere adeguata al lavoro con vdt deve essere dotata di: • schienale regolabile in altezza e inclinazione • sedile regolabile in altezza • rotelle • appoggio stabile antiribaltamento (tramite supporto a 5 razze)
  • 140.
    • Videoterminali: Cosafare Disturbi muscolo/scheletrici: Misure preventive • La sedia per essere adeguata al lavoro con vdt deve essere dotata di: • schienale regolabile in altezza e inclinazione • sedile regolabile in altezza • rotelle • appoggio stabile antiribaltamento (tramite supporto a 5 razze)
  • 141.
  • 142.
  • 143.
    • Videoterminali: Cosafare Disturbi muscolo/scheletrici: Misure preventive • Il piano di lavoro deve avere queste caratteristiche: • permette all’operatore di adottare una postura comoda • le gambe alloggiano sotto il piano di lavoro • la sedia si infila sotto il piano di lavoro • gli avambracci si possono appoggiare sul piano del tavolo • ha dimensioni sufficienti rispetto alle esigenze di lavoro • consente flessibilità nella disposizione dei diversi oggetti
  • 144.
  • 145.
    • Videoterminali: Cosafare Affaticamento visivo: Cause • Condizioni sfavorevoli di illuminazione • Impegno visivo statico, ravvicinato e protratto • Difetti visivi non o mal corretti • Inquinamento dell’aria interna • Eccessiva secchezza nell’aria
  • 146.
    • Videoterminali: Cosafare Affaticamento visivo: Misure preventive Lo schermo per essere adeguato, deve avere le seguenti caratteristiche: • dista dagli occhi dai 50 ai 75 cm • è orientabile in tutte le direzioni • non presenta riflessi sulla superficie • ha immagini stabili • ha contrasto regolabile • è posizionato in modo che la luce giunga lateralmente
  • 147.
  • 148.
  • 149.
  • 150.
  • 151.
    • Videoterminali: Cosafare Riduzione del fastidio visivo dovuto al riflesso delle vetrate mediante l’installazione di una parete o schermo mobile.
  • 152.
  • 153.
    • Videoterminali: Cosafare Affaticamento mentale: Cause • Scarsa formazione sull’uso dei programmi. • Pause insufficienti. • Postazione non confortevole.
  • 154.
    • Videoterminali: Cosafare Affaticamento mentale: Misure preventive • Adeguato periodo di formazione all’uso dei programmi e delle procedure informatiche • Rispetto della corretta distribuzione delle pause • Utilizzo di accessori che contribuiscano a rendere più confortevole il lavoro al vdt, quali: • leggio porta documenti • lampada da tavolo • poggiapiedi • supporto porta monitor • stampante poco rumorosa • tastiera autonoma e mobile, inclinabile, dalla superficie opaca chiara ma non bianca
  • 155.
    • Videoterminali: Cosafare Affaticamento mentale: Misure preventive • Adeguato periodo di formazione all’uso dei programmi e delle procedure informatiche • Rispetto della corretta distribuzione delle pause • Utilizzo di accessori che contribuiscano a rendere più confortevole il lavoro al vdt, quali: • leggio porta documenti • lampada da tavolo • poggiapiedi • supporto porta monitor • stampante poco rumorosa • tastiera autonoma e mobile, inclinabile, dalla superficie opaca chiara ma non bianca
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