Benigno V., Tavella M. (2011). Percorsi di didattica inclusiva con l’uso delle TIC: il progetto AESSEDI. TD-Tecnologie Didattiche, 52, pp. 12-1812
PERCORSI DI
DIDATTICA INCLUSIVA
CON L’USO DELLE TIC:
IL PROGETTO AESSEDI
INCLUSIVE LEARNING PLANS USING ICT:
THE AESSEDI PROJECT
Vincenza Benigno | Istituto per le Tecnologie Didattiche, CNR
Via De Marini 6, 16149, Genova | benigno@itd.cnr.it
Mauro Tavella | Istituto per le Tecnologie Didattiche, CNR
Sommario Il contesto educativo è uno dei principali luoghi per prevenire l’esclusione sociale e per garantire delle opportunità di
partecipazione attiva in tutti gli ambiti della vita per tutti i soggetti con bisogni speciali. La scuola e in generale i sistemi deputati
all’istruzione hanno come obiettivo principale promuovere la partecipazione di tutti i soggetti ai processi di apprendimento e
acquisizione di competenze. Nell’ambito di questo lavoro verrà presentato uno studio pilota finalizzato all’ideazione e
sperimentazione in classe di percorsi di apprendimento basati sull’uso di tecnologie multimediali realizzati in una logica di
completa inclusione dei soggetti con bisogni speciali. I percorsi didattici sono frutto della progettazione collaborativa di più docenti
sia curricolari che di sostegno. La progettazione è stata supportata da un ambiente web-based, AESSEDI, che ha costituito una
sorta di itinerario per i docenti che, attraverso una serie di indicatori, hanno potuto riflettere sulle questioni legate all’inclusione.
PAROLE CHIAVE percorsi di apprendimento, ambiente web-based, TIC, ICF, inclusione.
Abstract Education is a prime context for preventing social exclusion and providing people with special needs with opportunities
for active participation in all spheres of life.
A major objective of the school system is to ensure the participation of all students in the processes of learning and skills
acquisition. This paper presents a pilot study concerning the design and classroom testing of learning plans based on the use of
multimedia technologies developed for full inclusion of people with special needs. The learning plans are the result of collaborative
efforts involving both curricular and special education teachers, who were supported by a web-based environment called AESSEDI;
this represented scaffolding by providing a series of indicators supporting reflection on inclusion issues.
KEY-WORDS learning plan, web-based environment, ICT, ICF, inclusion.
TD Tecnologie Didattiche - 52 13
Il 13 dicembre del 2006, a New York, è stata ap-
provata dall’Assemblea delle Nazioni Unite la Con-
venzione sui diritti delle persone con disabilità che,
successivamente, è stata firmata dalla maggior par-
te dei Paesi del mondo, nonché dalla Commissione
Europea.
Il testo è fortemente innovativo e introduce cambia-
menti in ambito culturale, sociale e politico.
Si passa infatti da una visione passiva e laterale a
una concezione attiva della persona disabile, che di-
venta titolare di diritti umani, quindi destinataria di
politiche inclusive; non più oggetto di decisioni pre-
se da altri, ma soggetto in grado di operare scelte.
Emerge una nuova consapevolezza della disabilità
come condizione che ogni essere umano potrebbe
vivere nel corso della sua storia di vita.
Questo documento riconosce che attualmente le
persone disabili sono discriminate e non godono di
pari opportunità a causa dei pregiudizi, degli osta-
coli e delle barriere create dalla società. La disabili-
tà viene vista come un concetto in continua evolu-
zione, che non può basarsi sulla semplice categoriz-
zazione di sintomi. Si tratta infatti di una relazione
sociale tra le caratteristiche delle persone e le mo-
dalità con cui essa viene affrontata.
La Convenzione mira ad abbattere ostacoli, barriere
e pregiudizi attraverso la definizione di una nuova po-
litica per le persone con disabilità basata sulla tutela
dei diritti umani, intervenendo in tutti i campi della
vita e in modo particolare su quelli orientati ai pro-
cessi educativi e formativi. L’articolo 24, dedicato
esclusivamente all’educazione, sottolinea il diritto ad
un percorso personalizzato per tutti bambini con di-
sabilità, evitando l’esclusione dall’istruzione e garan-
tendo il sostegno necessario ed adeguato ad ottimiz-
zare il percorso scolastico e la socializzazione.
La Convenzione (2006) è fortemente in sintonia con
l’International Classification of Functioning (ICF)
(OMS, 2001) che correla lo stato di salute degli in-
dividui all’ambiente e definisce la disabilità come
una condizione di salute in un ambiente sfavorevo-
le (Leonardi, 2005).
L’ICF sottolinea l’importanza di valutare l’influenza
dell’ambiente sulla vita degli individui, dal momen-
to che la società, la famiglia, il contesto educativo
possono influenzare lo stato di salute e diminuire le
capacità di svolgere mansioni.
Tale modello è definito “bio-psico-sociale” e rappre-
senta uno dei più importanti principi dell’ICF perché
consente di cogliere la fenomenologia umana nella
sua interezza. Esso, infatti, pone sullo stesso piano
gli aspetti riguardanti la salute della persona, coe-
rentemente con un modello medico, e gli aspetti di
partecipazione sociale, coerentemente con un mo-
dello cosiddetto sociale, e li mette in relazione con i
fattori ambientali.
Il sistema di classificazione basato sull’ICF consen-
te, quindi, di raccogliere una serie dettagliata e mol-
to esaustiva di informazioni sulla persona, sul suo
ambiente e sulle modalità di partecipazione della
persona all’interno dell’ambiente stesso, consenten-
do di descriverne lo stato di salute non in base alla
sola patologia, ma in base alle funzioni che la per-
sona riesce a sviluppare nel suo ambiente.
Secondo l’OMS (2001) la disabilità è definita come
la conseguenza o il risultato di una complessa rela-
zione tra la condizione di salute di un individuo, il
contesto sociale e i fattori ambientali che rappresen-
tano le circostanze in cui vive l’individuo.
L’INCLUSIONE NEL CONTESTO EDUCATIVO
Nell’attuale società l’istruzione è sicuramente uno
dei principali strumenti per prevenire l’esclusione
sociale e per garantire delle opportunità di parteci-
pazione attiva in tutti gli ambiti della vita.
La scuola e in generale i sistemi deputati all’istruzio-
ne hanno l’obiettivo prioritario di promuovere la par-
tecipazione di tutti i soggetti ai processi di apprendi-
mento e acquisizione di competenze.
Nel corso degli anni la maggior parte dei Paesi eu-
ropei ha promulgato leggi e adottato provvedimenti
per facilitare l’istruzione di soggetti con difficoltà,
tuttavia, ciò non è sufficiente per garantire un ade-
guato e funzionale accesso alle conoscenze a coloro
che hanno bisogni speciali.
Nel nostro Paese ci sono sempre più normative e
leggi sensibili alle diverse questioni relative alla di-
sabilità, e se dal punto di vista normativo la frequen-
za di soggetti con disabilità non costituisce più una
barriera, dal punto di vista pedagogico sono ancora
carenti i percorsi che praticano una reale inclusione.
Scataglini, Cramerotti e Ianes (2008) hanno realiz-
zato una ricerca sull’integrazione scolastica di sog-
getti con disabilità per individuare alcune caratteri-
stiche del loro percorso scolastico, sociale e di vita
adulta e per verificare la qualità della vita e di sod-
disfazione delle persone con disabilità e delle loro
famiglie. Per la rilevazione di questi aspetti è stato
realizzato un questionario che poteva essere com-
pilato sia dallo stesso soggetto disabile sia dai fa-
miliari.
Una parte dell’inchiesta aveva l’obiettivo di recupe-
rare informazioni relative alla tipologia di integrazio-
ne che i soggetti con disabilità avevano vissuto du-
rante il percorso scolastico in relazione a tre diverse
possibilità:
- percorso formativo sempre integrato in classe;
- percorso formativo alterno, sia integrato che fuori
dalla classe;
- percorso formativo fuori dalla classe.
I dati della ricerca, analizzati per coorti (a partire dal
1970 fino ad arrivare ai nati tra il 1985 e il 1989)
per descrivere longitudinalmente la storia dell’inte-
grazione scolastica nel contesto italiano, hanno evi-
denziato un forte aumento del percorso misto in tut-
ti gli ordini di scuola, a parte la scuola dell’infanzia.
Gli autori esprimono una forte preoccupazione per i
risultati emersi e vedono nella crescita dei percorsi
formativi alterni (dentro e fuori dalla classe) la diffi-
coltà della scuola a realizzare una piena integrazio-
ne, soprattutto dal punto di vista pedagogico.
Bisogna chiedersi quindi quali sono gli aspetti che
rendono inclusivo un modello pedagogico e cultura-
le nel contesto scolastico, quali sono le difficoltà che
incontrano i docenti nella loro pratica lavorativa
quotidiana e quale ruolo possono avere gli artefatti
tecnologici per un reale processo di inclusione.
Sulla base di tali premesse si colloca una delle azio-
ni pilota del progetto AESSEDI finalizzata all’ideazio-
ne e sperimentazione in classe di percorsi di appren-
dimento basati sull’uso di tecnologie multimediali,
finalizzati all’inclusione dell’allievo diversamente
abile e alla ricerca di soluzioni che rendano accessi-
bile e usabile un percorso didattico nel rispetto dei
diversi bisogni speciali (Ianes, 2006).
Partendo dal modello culturale promosso dall’ICF,
secondo cui l’ambiente fisico e sociale in cui vive
l’individuo può influenzare positivamente o negati-
vamente le sue funzioni e strutture o le sue attività,
si è cercato di comprendere in che modo il contesto
educativo (i docenti, gli studenti, la metodologia e
gli strumenti utilizzati) possa facilitare o ostacolare
un percorso didattico-educativo inclusivo.
Quali risorse umane per gli alunni con bisogni
educativi speciali?
Nelle “Linee guida per l’integrazione scolastica de-
gli alunni con disabilità” (MIUR, 2009) si legge:
«Per non disattendere mai gli obiettivi dell’appren-
dimento e della condivisione, è indispensabile che
la programmazione delle attività sia realizzata da
tutti i docenti curricolari, i quali, insieme all’inse-
gnante per le attività di sostegno definiscono gli
obiettivi di apprendimento per gli alunni con disa-
bilità in correlazione con quelli previsti per l’intera
classe» e ancora: «è l’intera comunità scolastica
che deve essere coinvolta nel processo in questio-
ne e non solo una figura professionale specifica a
cui demandare in modo esclusivo il compito dell’in-
tegrazione».
Quanto riportato vuole evidenziare e contrastare
quello che nella realtà scolastica è oramai una pra-
tica piuttosto consolidata: delegare al solo docente
di sostegno la presa in carico del soggetto diversa-
mente abile e il compito di individuare forme di in-
clusione solo nel caso in cui le condizioni del sog-
getto diversamente abile lo consentano.
I docenti di sostegno sono costretti ad operare iso-
latamente e in un contesto dinamico e problemati-
co; a loro è richiesto di essere flessibili e di adattar-
si a situazioni molto diversificate, aspetti questi che
rappresentano elevati fattori di rischio per il bur-
nout.
Una possibile soluzione è favorire lo sviluppo di una
cultura di condivisione e di partecipazione nella co-
struzione di percorsi didattici inclusivi, attraverso la
creazione di reti di auto comunicazione (Castells,
2009) e di intensificazione dell’interazione discor-
siva e cognitiva tra i partecipanti come strategia
vincente per migliorare gli apprendimenti degli
alunni e lo sviluppo professionale dei docenti (Cor-
tigiani, 2010).
Diventa necessario agevolare la creazione di reti di
docenti in cui possano avvenire proficui scambi di
informazioni, materiali e conoscenze consolidate,
favorendo lo svilupparsi delle cosiddette Comunità
di Pratica, dove l’impresa è comune non perché tut-
ti condividono le stesse idee e pratiche, ma in
quanto queste sono negoziate collettivamente
(Wenger, 2006).
Quale approccio metodologico inclusivo adottare
con gli alunni con bisogni educativi speciali?
Si è integrati/inclusi in un contesto quando si effet-
tuano esperienze e si attivano apprendimenti insie-
me agli altri, quando si condividono obiettivi e stra-
tegie di lavoro e non quando si vive, si lavora, si sie-
de gli uni accanto agli altri.
Come afferma Vygotskij (1986) l’apprendimento e
lo sviluppo di ciascun individuo hanno origine nel-
le pratiche sociali quotidiane, dove la mediazione
degli artefatti culturali gioca un ruolo decisivo. In
questo senso «l’apprendimento crea la zona di svi-
luppo prossimale nel senso che attiva una varietà di
processi evolutivi che possono operare solo quando
il bambino interagisce con i suoi pari e con altre
persone del suo ambiente» (Boscolo, 1986: p.37).
Secondo quest’ottica un percorso educativo do-
vrebbe far interagire gli attori dell’apprendimento
nella cosiddetta zona di sviluppo prossimale (Vy-
gotskij, 1986), intesa come la distanza tra il livello
di sviluppo attuale, definito dal tipo di abilità mo-
strata da un soggetto che affronta individualmente
un compito, e il livello di sviluppo che il soggetto
può raggiungere quando è impegnato in un compi-
to, anche con il supporto di un adulto o di un pari
più abile.
Il processo di insegnamento all’interno della zona di
sviluppo prossimale necessita di un docente che
media e che sostiene attraverso l’uso di strategie di-
versificate: dal feedback, alla contingenza allo
scaffolding, all’apprendimento cooperativo (Joh-
nson, Johnson e Holubec, 1986), il reciprocal tea-
ching (Palincsar e Brown, 1984) e l’apprendistato
cognitivo (Collins, Brown e Newman, 1989).
Un contesto didattico cosi strutturato permette ai
soggetti con bisogni speciali «di apprendere com-
petenze in modo più normale, osservando cioè per-
sone normali agire normalmente e non dovendo di-
pendere da azioni professionali specificamente mi-
rate soltanto a loro e che cessano di esistere al di
fuori dei setting educativi» (Ianes, 2006: p: 16).
V. Benigno, M. Tavella14
TD Tecnologie Didattiche - 52 15
Quale ruolo hanno le ICT per la realizzazione di un
percorso educativo inclusivo?
Le tecnologie dell’informazione e della comunicazio-
ne facilitano la vita sociale, lavorativa, comunicati-
va di coloro che sono in situazioni di difficoltà (OMS,
2001).
Un uso consapevole ed appropriato delle tecnologie
può, quindi, migliorare le condizioni di vita dei di-
versamente abili, in quanto strumenti adattabili alle
caratteristiche della persona e facilitanti un proficuo
inserimento nella vita sociale e lavorativa. Inoltre,
possono essere considerati come tools che favori-
scono i processi di apprendimento e l’acquisizione
di autonomie di base, che contribuiscono ad accre-
scere l’attenzione e la motivazione, aspetti non tra-
scurabili in alunni con bisogni educativi speciali.
Nel caso di soggetti con gravi disabilità, il più delle
volte l’obiettivo non è tanto riprodurre informazioni
quanto riuscire a modificare i processi sottostanti
(Antonietti et al., 2003), ad esempio aumentando la
capacità attentiva, imparando a stare meglio insieme
agli altri, esprimendo alcuni bisogni e cosi via.
In questa prospettiva l’uso di software didattico spe-
cifico presenta sicuramente alcuni vantaggi rispetto
all’uso di strumenti tradizionali; in primo luogo per-
chè stimola e incrementa sia l’attenzione che la mo-
tivazione dell’utente; secondariamente perchè sem-
plifica ciò che il soggetto deve apprendere, riducen-
do le interferenze fra compiti cognitivi diversi e per-
mettendo di concentrare l’attenzione su pochi ed es-
senziali elementi; infine per la loro flessibilità, ovve-
ro la possibilità di definire contenuti, tempi, metodi,
rinforzi, adattandoli sia alle esigenze del singolo
alunno sia a fattori contingenti come il momento di
maggiore stanchezza, lo stato emotivo ecc. (Fogaro-
lo, 2007).
IL PROGETTO AESSEDI: LO SVILUPPO
DI PERCORSI DIDATTICI INCLUSIVI
Il progetto AESSEDI (Accessibilità del Software Di-
dattico) si inquadra in un ampio contesto istituzio-
nale legato all’applicazione della Legge 4/2004, art.
5, che estende anche alle scuole l’obbligo di acqui-
stare applicativi software accessibili.
Il progetto1 si è posto i seguenti obiettivi:
- sensibilizzare e informare le scuole sui problemi
legati all’accessibilità del software didattico e ge-
stionale utilizzato nelle varie attività scolastiche;
- attivare un servizio informativo sull’accessibilità de-
gli strumenti informatici di uso didattico attraverso
la valutazione del software didattico esistente;
- favorire la progettazione e lo sviluppo di esperien-
ze innovative da parte degli operatori scolastici di
percorsi di apprendimento inclusivi.
Parallelamente sono state avviate due azioni pilota:
la prima finalizzata alla valutazione delle caratteri-
stiche di accessibilità del software didattico (Bocco-
ni et al., 2006), la seconda ha riguardato la realiz-
zazione di esperienze pilota volte all’ideazione e al-
la sperimentazione in classe di percorsi di apprendi-
mento basati sull’uso di tecnologie multimediali co-
struiti in una logica di inclusione di tutti i soggetti
con bisogni educativi speciali.
In quest’ottica la prospettiva dell’inclusione viene fa-
cilitata e supportata dall’uso degli stessi strumenti
che possono essere personalizzati e resi accessibili
a seconda delle esigenze e dei bisogni individuali.
Nel contesto della sperimentazione sono state coin-
volte 18 scuole di ogni ordine e grado distribuite su
quattro regioni (Liguria, Lombardia, Toscana, Sici-
lia) e circa 30 docenti che vantavano esperienze
consolidate sull’uso delle TIC.
Relativamente al framework prima descritto concer-
nente le aree ritenute strategiche per la realizzazio-
ne di un percorso didattico inclusivo, la partecipa-
zione di ogni scuola è stata condizionata principal-
mente dall’individuazione di una classe al cui inter-
no erano inseriti alunni diversamente abili e dalla
partecipazione di un team di docenti composto sia
dal docente di sostegno che da quelli curricolari.
Nella prospettiva delineata, i docenti, in fase di av-
vio, sono stati invitati a riflettere sulle loro pratiche
didattiche consolidate in relazione ai processi di in-
clusione degli alunni diversamente abili. Complessi-
vamente è emerso che tutti gli allievi diversamente
abili erano inseriti nel contesto della propria classe
con un percorso prevalentemente misto (fuori e den-
tro la classe), nell’ambito del quale la responsabili-
tà, la mediazione didattica e sociale erano a carico
soprattutto del docente di sostegno.
La progettazione del percorso didattico inclusivo ha
innescato un processo riflessivo che è stato media-
to sia dall’uso di una piattaforma di comunicazione
online, in cui ciascun docente ha avuto la possibili-
tà di confrontarsi con il proprio team di lavoro e con
colleghi appartenenti ad altre realtà, sia di un am-
biente web-based, AESSEDI, che ha costituito una
sorta di itinerario di scaffolding che ha guidato i do-
centi in tale compito.
L’ambiente web-based AESSEDI
L’ambiente web-based AESSEDI2, appositamente
realizzato per la sperimentazione, tenendo in consi-
derazione i principi legati all’idea di inclusione e/o di
accesso universale, ha costituito un itinerario di
supporto ai docenti nello scambio e nella condivisio-
ne di conoscenze circa l’uso delle TIC come poten-
ziali strumenti in grado di ridurre l’emarginazione e
la discriminazione.
AESSEDI è stato pensato per ospitare percorsi didat-
tici accessibili progettati e realizzati da docenti di
ogni ordine e grado con il
gruppo classe, in una logica di
completa inclusione dei sog-
getti con bisogni educativi
speciali.
1 AESSEDI è stato realizzato negli anni scolastici
2006/07 e 2007/08.
2 URL: http://asd.itd.cnr.it
(ultima consultazione febbraio 2011).
Nel caso della sperimentazione l’ambiente, oltre ad
accogliere i percorsi realizzati, è stato utilizzato prin-
cipalmente come strumento di supporto per la pro-
gettazione dei percorsi didattici inclusivi.
La struttura stessa del sistema web-based AESSE-
DI obbliga il docente ad affrontare il problema le-
gato all’uso degli strumenti tecnologici e, in modo
particolar, all’uso del software didattico.
La struttura dei percorsi educativi e i suoi contenu-
ti forniscono dettagli circa:
- l’idea chiave di inclusione dell’intero percorso;
- i bisogni specifici degli studenti;
- l’uso delle ICT come mezzo per l’inclusione;
- le pratiche inclusive che devono essere adottate.
I percorsi educativi presenti nel sistema sono orga-
nizzati attorno a due ambienti che racchiudono un
elevato numero di indicatori che portano alla luce i
problemi relativi all’inclusione.
In primo luogo, sono descritte in dettaglio le caratte-
ristiche generali del percorso, come mostra la figura
1, nella parte generale vengono indicate:
- le informazioni anagrafiche (ad es. titolo, nome
degli autori e cosi via);
- una breve descrizione del percorso;
- informazioni relative agli aspetti didattici (per es.
il contenuto, il livello scolastico, l’età degli stu-
denti, la tipologia di disabilità).
Inoltre, per ogni percorso si trovano informazioni
riguardo ad alcune specifiche che rappresentano il
cuore del percorso didattico come l’idea centrale,
gli obiettivi educativi e i contenuti principali, il tipo
di organizzazione. Data la peculiarità dell’ambien-
te web-based AESSEDI, pensato per dare visibilità
al lavoro che i docenti realizzano con allievi diver-
samente abili, in un’area appositamente denomi-
nata Focus Integrazione si evidenziano le poten-
zialità e le difficoltà degli allievi con bisogni educa-
tivi speciali e vengono riferiti gli accorgimenti sia
tecnologici che metodologici che hanno reso pos-
sibile una reale integrazione dell’alunno diversa-
mente abile nell’ambito della classe grazie alla rea-
lizzazione del percorso didattico.
Infine, vengono riportate le informazioni relative al-
la reale sperimentazione realizzata in classe, dove
gli autori sono incoraggiati a riportare anche i risul-
tati del percorso educativo, utilizzando sempre una
modalità narrativa, indicando i problemi incontrati
o i successi ottenuti e le soluzioni adottate.
Sempre nella parte generale del percorso educati-
vo sono visibili le singole attività che rappresenta-
no i vari step del percorso, un esempio viene ripor-
tato nella figura 1, esso comprende cinque diffe-
renti attività.
Benché ogni singolo percorso venga pianificato
partendo dal presupposto che le attività predispo-
ste possano essere realizzate, con opportune diver-
sificazioni da tutti gli studenti, alcune situazioni
necessitano di una particolare personalizzazione.
Sempre la figura 1 mostra un percorso che com-
prende sia attività che sono state definite principa-
li (sviluppate per essere eseguite da tutti gli stu-
denti e indicate graficamente con un cerchio); sia
quelle personalizzate, cioè quelle attività pensate e
sviluppate per consentire agli allievi con bisogni
speciali di poter prendere parte al percorso didat-
tico con le proprie specifiche abilità.
Ogni attività, inoltre, è ulteriormente descritta in
dettaglio in una sezione separata (Figura 2), dove
vengono indicati gli obiettivi di apprendimento, gli
strumenti e le risorse necessarie, le informazioni
circa la metodologia adottata. In relazione alla pro-
blematica dell’inclusione vengono fornite specifi-
che informazioni:
- sulle caratteristiche di accessibilità del software
utilizzato e della sua compatibilità con le tecno-
logie assistive;
- sui possibili ostacoli e problemi a cui far fronte;
- sulla personalizzazione di alcune parti dell’attivi-
tà per gli studenti con bisogni speciali;
- sulla metodologia di insegnamento adottata per
favorire l’inclusione di studenti con disabilità.
V. Benigno, M. Tavella16
Figura 2. AESSEDI: schermata di una specifica attività.
Figura 1. AESSEDI: esempio di un percorso di apprendimento composto da attività personalizzate.
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I PERCORSI REALIZZATI
Sulla base del framework ampiamente condiviso
con il gruppo sperimentale dei docenti sono stati
realizzati diciassette percorsi inclusivi di apprendi-
mento distribuiti per i vari ordini di scuola3.
È doveroso precisare che i vincoli reali dati ai do-
centi erano relativi alla progettazione del percorso
all’interno di un team e all’uso delle tecnologie di-
dattiche con particolare attenzione al software di-
dattico come strumento potenzialmente facilitante
l’inclusione.
Dall’analisi dei percorsi e dalle riflessioni dei docen-
ti emergono una serie di indicazioni interessanti.
Al di là delle disabilità specifiche e certificate dei
soggetti diversamente abili, il problema che i do-
centi hanno affrontato è stato quello di dare a tut-
ti l’opportunità di partecipare alle varie attività
senza costringere “le tartarughe ad andare in af-
fanno né le lepri a rallentare eccessivamente” (ri-
portando quanto dice un gruppo di docenti).
Un primo dato che emerge è relativo alla scelta dei
contenuti dei percorsi didattici. Complessivamente
questi percorsi, a parte uno (si tratta dell’unico per-
corso la cui finalità era quella di permettere all’al-
lievo di passare dalla Programmazione Educativa
Individualizzata al Progetto di vita), hanno affronta-
to problematiche connesse ai saperi disciplinari.
Questo primo risultato sfata il mito secondo cui i
saperi disciplinari sarebbero appannaggio solo dei
soggetti cosiddetti normali e contrasta una pratica,
piuttosto diffusa, che vede solitamente creare spa-
zi e intersezioni di attività didattiche tra soggetti
che hanno abilità ed esigenze diversificate, sopra-
tutto su tematiche trasversali ritenute importanti.
Un altro dato che emerge è relativo alla persona-
lizzazione delle attività, in quanto, come già speci-
ficato, il sistema web-based AESSEDI è stato pro-
gettato in modo tale che potessero essere docu-
mentate attività personalizzate.
Da questa sperimentazione è emerso che in soli
sette percorsi sono state progettate attività ad per-
sonam. In questi casi le attività hanno riguardato
aspetti di potenziamento di alcuni prerequisiti di
alfabetizzazione all’uso degli strumenti e, in alcuni
casi, anche di supporto relazionale. Ciò non vuol
dire che negli altri percorsi non siano stati attivati
accorgimenti personalizzati. Da un’attenta analisi
emerge che la personalizzazione è stata mediata
principalmente dall’uso degli strumenti tecnologici
che di per sé hanno notevoli potenzialità di diffe-
renziazione, basti pensare alla presenza nel soft-
ware didattico dei livelli di difficoltà che consento-
no a ciascuno di operare per lo stesso obiettivo,
con lo stesso strumento, ma con le proprie e spe-
cifiche abilità e risorse. A tal proposito un docente
scrive: «l’alunno diversamente abile ha assunto un
ruolo da protagonista, sentendosi gratificato dalla
possibilità di eseguire gli stessi esercizi dei compa-
gni e a volte grazie agli interventi individualizzati è
riuscito ad acquisire piccole competenze che lo
hanno messo in condizione di aiutare a sua volta
compagni in difficoltà accrescendo il grado di fidu-
cia e di autostima».
Un ruolo importante che ha facilitato ancora di più
la personalizzazione e la partecipazione di ciascun
allievo è stato l’uso prevalente dell’approccio del
cooperative learning. Nella totalità dei percorsi rea-
lizzati i docenti hanno valorizzato il lavoro in picco-
li gruppi, dove il docente ha svolto un ruolo di faci-
litatore e gli studenti hanno contribuito alla realiz-
zazione del percorso in modo personale ed origina-
le. I gruppi di apprendimento cooperativo possono
essere considerati contesti sociali dove gli alunni
imparano come va il mondo, come ci si comporta,
quali sono le condotte più appropriate e, come scri-
ve un insegnante, «il gruppo è diventato più atten-
to ai bisogni dei compagni, più pronto all’ascolto…
lo stare accanto a G. ha creato competenze affetti-
ve e relazionali importanti e G. a sua volta ha im-
parato a relazionarsi con compagni più distanti a lui
e a rispettare i turni di lavoro».
Inoltre, il lavoro tra pari ha offerto uno spazio fisico e
mentale dove gli studenti potevano osservarsi e sup-
portarsi reciprocamente, fare delle domande, parte-
cipare in parte o a tutta l’attività (Rogoff, 1990).
Relativamente all’uso delle TIC, i valori aggiunti
emergenti dalle riflessioni dei docenti possono es-
sere così sintetizzati:
- sono stati di supporto in quanto consentono un
percorso alternativo alla didattica tradizionale;
- hanno favorito l’autonomia;
- hanno consentito l’organizzazione di attività di-
dattiche in modo personalizzato, differenziando i
livelli di difficoltà per ciascun allievo;
- hanno facilitato la creazione di percorsi creativi;
- hanno aumentato la motivazione e stimolato
l’apprendimento di concetti anche difficili;
- hanno favorito la comunicazione e la collabora-
zione;
- hanno facilitato il consolidamento di abilità co-
gnitive;
- hanno uniformato le prestazioni grazie all’uso
contemporaneo di più canali comunicativi.
In un percorso realizzato in una scuola secondaria di
I grado per soggetti con difficoltà uditive la tecnolo-
gia, e in particolare il software per la costruzione di
mappe, ha reso possibile la realizzazione di mappe
descrittive in cui parole, immagini e lingua dei segni
erano rappresentati contemporaneamente, facendo
sì che i contenuti di geografia potessero essere ap-
presi da tutti senza escludere nessuno. Gli allievi,
come dicono i docenti, hanno acquisito un metodo
per lo studio di contenuti disci-
plinari che va oltre il libro di te-
sto. Inoltre, «l’attività è stata
inclusiva in quanto ha avvici-
3 Percorsi visionabili alla seguente URL:
http://asd.itd.cnr.it/lista.php
(ultima consultazione febbraio 2011).
TD Tecnologie Didattiche - 52
V. Benigno, M. Tavella18
nato l’allievo con difficoltà uditive al gruppo classe
ma contemporaneamente i compagni hanno vissu-
to G. come una risorsa, una speciale e ricca diver-
sità che ha consentito loro di acquisire competen-
ze specifiche sulla LIS e infine, l’attività cosi strut-
turata e differenziata ha avuto un forte valore di-
dattico per altri studenti che facevano fatica ad uti-
lizzare il libro di testo come gli allievi con disturbi
specifici dell’apprendimento o allievi stranieri».
RIFLESSIONI CONCLUSIVE
Dalle riflessioni dei docenti emerge che l’inclusio-
ne reale è difficile, perché scompagina abitudini
consolidate, tra cui la distribuzione di ruoli e di re-
sponsabilità, ma possibile. Nel caso della speri-
mentazione realizzata, l’uso delle TIC ha rappre-
sentato un valore aggiunto, in particolare l’utilizzo
del software didattico che, se ben calibrato, svol-
ge un ruolo fondamentale per facilitare lo sviluppo
di abilità cognitive, affettive e sociali.
Affinché la scuola non diventi essa stessa un fatto-
re di esclusione che trasforma il bisogno educativo
speciale in disabilità, secondo il modello dell’ICF, è
necessario un approccio all’inclusione dove indivi-
dui, strumenti e metodologie siano funzionali e di
supporto reciproco.
Oramai siamo consapevoli del ruolo essenziale che
le TIC svolgono per livellare le performance e la par-
tecipazione di quei soggetti con bisogni educativi
speciali, basti pensare all’uso degli strumenti com-
pensativi nel caso di disabilità motorie o nei DSA,
ma tutto ciò non è sufficiente.
Le difficoltà sono ancora tante, la struttura fisica
delle scuole risulta ancora per molti allievi inacces-
sibile, gli strumenti tecnologici sono ancora irrag-
giungibili e localizzati nei cosiddetti laboratori, sia-
mo ancora nella fase della sperimentazione delle
classi Web 2.0, dove solo pochi fortunati hanno la
possibilità dell’accesso immediato agli artefatti
tecnologici.
Altre difficoltà sono imputabili alle pratiche didat-
tiche tradizionalmente ancorate a modalità preva-
lentemente trasmissive degli apprendimenti dove
l’unica possibile strategia praticabile rimane quel-
la erogativa.
La sperimentazione di AESSEDI ci fornisce una se-
rie di buone pratiche e una opportunità di riflessio-
ne su un nuovo approccio all’inclusione, che se an-
che mediato dall’uso delle TIC, va costruito e quo-
tidianamente condiviso tra tutti gli attori del pro-
cesso educativo.
Il sistema web-based AESSEDI rappresenta uno
strumento di notevoli potenzialità, da un lato per-
ché supporta il/i docente/i nella progettazione di
attività didattiche inclusive obbligandolo/i ad un
processo di riflessione su alcune aree ritenute stra-
tegiche, dall’altro diventa uno strumento che favo-
risce la condivisione delle conoscenza (knowledge
sharing), veicolando informazioni, esperienze e
buone pratiche che possono essere condivise.
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BIBLIOGRAFIA

Benigno and tavella, 2011

  • 1.
    Benigno V., TavellaM. (2011). Percorsi di didattica inclusiva con l’uso delle TIC: il progetto AESSEDI. TD-Tecnologie Didattiche, 52, pp. 12-1812 PERCORSI DI DIDATTICA INCLUSIVA CON L’USO DELLE TIC: IL PROGETTO AESSEDI INCLUSIVE LEARNING PLANS USING ICT: THE AESSEDI PROJECT Vincenza Benigno | Istituto per le Tecnologie Didattiche, CNR Via De Marini 6, 16149, Genova | benigno@itd.cnr.it Mauro Tavella | Istituto per le Tecnologie Didattiche, CNR Sommario Il contesto educativo è uno dei principali luoghi per prevenire l’esclusione sociale e per garantire delle opportunità di partecipazione attiva in tutti gli ambiti della vita per tutti i soggetti con bisogni speciali. La scuola e in generale i sistemi deputati all’istruzione hanno come obiettivo principale promuovere la partecipazione di tutti i soggetti ai processi di apprendimento e acquisizione di competenze. Nell’ambito di questo lavoro verrà presentato uno studio pilota finalizzato all’ideazione e sperimentazione in classe di percorsi di apprendimento basati sull’uso di tecnologie multimediali realizzati in una logica di completa inclusione dei soggetti con bisogni speciali. I percorsi didattici sono frutto della progettazione collaborativa di più docenti sia curricolari che di sostegno. La progettazione è stata supportata da un ambiente web-based, AESSEDI, che ha costituito una sorta di itinerario per i docenti che, attraverso una serie di indicatori, hanno potuto riflettere sulle questioni legate all’inclusione. PAROLE CHIAVE percorsi di apprendimento, ambiente web-based, TIC, ICF, inclusione. Abstract Education is a prime context for preventing social exclusion and providing people with special needs with opportunities for active participation in all spheres of life. A major objective of the school system is to ensure the participation of all students in the processes of learning and skills acquisition. This paper presents a pilot study concerning the design and classroom testing of learning plans based on the use of multimedia technologies developed for full inclusion of people with special needs. The learning plans are the result of collaborative efforts involving both curricular and special education teachers, who were supported by a web-based environment called AESSEDI; this represented scaffolding by providing a series of indicators supporting reflection on inclusion issues. KEY-WORDS learning plan, web-based environment, ICT, ICF, inclusion.
  • 2.
    TD Tecnologie Didattiche- 52 13 Il 13 dicembre del 2006, a New York, è stata ap- provata dall’Assemblea delle Nazioni Unite la Con- venzione sui diritti delle persone con disabilità che, successivamente, è stata firmata dalla maggior par- te dei Paesi del mondo, nonché dalla Commissione Europea. Il testo è fortemente innovativo e introduce cambia- menti in ambito culturale, sociale e politico. Si passa infatti da una visione passiva e laterale a una concezione attiva della persona disabile, che di- venta titolare di diritti umani, quindi destinataria di politiche inclusive; non più oggetto di decisioni pre- se da altri, ma soggetto in grado di operare scelte. Emerge una nuova consapevolezza della disabilità come condizione che ogni essere umano potrebbe vivere nel corso della sua storia di vita. Questo documento riconosce che attualmente le persone disabili sono discriminate e non godono di pari opportunità a causa dei pregiudizi, degli osta- coli e delle barriere create dalla società. La disabili- tà viene vista come un concetto in continua evolu- zione, che non può basarsi sulla semplice categoriz- zazione di sintomi. Si tratta infatti di una relazione sociale tra le caratteristiche delle persone e le mo- dalità con cui essa viene affrontata. La Convenzione mira ad abbattere ostacoli, barriere e pregiudizi attraverso la definizione di una nuova po- litica per le persone con disabilità basata sulla tutela dei diritti umani, intervenendo in tutti i campi della vita e in modo particolare su quelli orientati ai pro- cessi educativi e formativi. L’articolo 24, dedicato esclusivamente all’educazione, sottolinea il diritto ad un percorso personalizzato per tutti bambini con di- sabilità, evitando l’esclusione dall’istruzione e garan- tendo il sostegno necessario ed adeguato ad ottimiz- zare il percorso scolastico e la socializzazione. La Convenzione (2006) è fortemente in sintonia con l’International Classification of Functioning (ICF) (OMS, 2001) che correla lo stato di salute degli in- dividui all’ambiente e definisce la disabilità come una condizione di salute in un ambiente sfavorevo- le (Leonardi, 2005). L’ICF sottolinea l’importanza di valutare l’influenza dell’ambiente sulla vita degli individui, dal momen- to che la società, la famiglia, il contesto educativo possono influenzare lo stato di salute e diminuire le capacità di svolgere mansioni. Tale modello è definito “bio-psico-sociale” e rappre- senta uno dei più importanti principi dell’ICF perché consente di cogliere la fenomenologia umana nella sua interezza. Esso, infatti, pone sullo stesso piano gli aspetti riguardanti la salute della persona, coe- rentemente con un modello medico, e gli aspetti di partecipazione sociale, coerentemente con un mo- dello cosiddetto sociale, e li mette in relazione con i fattori ambientali. Il sistema di classificazione basato sull’ICF consen- te, quindi, di raccogliere una serie dettagliata e mol- to esaustiva di informazioni sulla persona, sul suo ambiente e sulle modalità di partecipazione della persona all’interno dell’ambiente stesso, consenten- do di descriverne lo stato di salute non in base alla sola patologia, ma in base alle funzioni che la per- sona riesce a sviluppare nel suo ambiente. Secondo l’OMS (2001) la disabilità è definita come la conseguenza o il risultato di una complessa rela- zione tra la condizione di salute di un individuo, il contesto sociale e i fattori ambientali che rappresen- tano le circostanze in cui vive l’individuo. L’INCLUSIONE NEL CONTESTO EDUCATIVO Nell’attuale società l’istruzione è sicuramente uno dei principali strumenti per prevenire l’esclusione sociale e per garantire delle opportunità di parteci- pazione attiva in tutti gli ambiti della vita. La scuola e in generale i sistemi deputati all’istruzio- ne hanno l’obiettivo prioritario di promuovere la par- tecipazione di tutti i soggetti ai processi di apprendi- mento e acquisizione di competenze. Nel corso degli anni la maggior parte dei Paesi eu- ropei ha promulgato leggi e adottato provvedimenti per facilitare l’istruzione di soggetti con difficoltà, tuttavia, ciò non è sufficiente per garantire un ade- guato e funzionale accesso alle conoscenze a coloro che hanno bisogni speciali. Nel nostro Paese ci sono sempre più normative e leggi sensibili alle diverse questioni relative alla di- sabilità, e se dal punto di vista normativo la frequen- za di soggetti con disabilità non costituisce più una barriera, dal punto di vista pedagogico sono ancora carenti i percorsi che praticano una reale inclusione. Scataglini, Cramerotti e Ianes (2008) hanno realiz- zato una ricerca sull’integrazione scolastica di sog- getti con disabilità per individuare alcune caratteri- stiche del loro percorso scolastico, sociale e di vita adulta e per verificare la qualità della vita e di sod- disfazione delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Per la rilevazione di questi aspetti è stato realizzato un questionario che poteva essere com- pilato sia dallo stesso soggetto disabile sia dai fa- miliari. Una parte dell’inchiesta aveva l’obiettivo di recupe- rare informazioni relative alla tipologia di integrazio- ne che i soggetti con disabilità avevano vissuto du- rante il percorso scolastico in relazione a tre diverse possibilità: - percorso formativo sempre integrato in classe; - percorso formativo alterno, sia integrato che fuori dalla classe; - percorso formativo fuori dalla classe. I dati della ricerca, analizzati per coorti (a partire dal 1970 fino ad arrivare ai nati tra il 1985 e il 1989) per descrivere longitudinalmente la storia dell’inte- grazione scolastica nel contesto italiano, hanno evi- denziato un forte aumento del percorso misto in tut- ti gli ordini di scuola, a parte la scuola dell’infanzia.
  • 3.
    Gli autori esprimonouna forte preoccupazione per i risultati emersi e vedono nella crescita dei percorsi formativi alterni (dentro e fuori dalla classe) la diffi- coltà della scuola a realizzare una piena integrazio- ne, soprattutto dal punto di vista pedagogico. Bisogna chiedersi quindi quali sono gli aspetti che rendono inclusivo un modello pedagogico e cultura- le nel contesto scolastico, quali sono le difficoltà che incontrano i docenti nella loro pratica lavorativa quotidiana e quale ruolo possono avere gli artefatti tecnologici per un reale processo di inclusione. Sulla base di tali premesse si colloca una delle azio- ni pilota del progetto AESSEDI finalizzata all’ideazio- ne e sperimentazione in classe di percorsi di appren- dimento basati sull’uso di tecnologie multimediali, finalizzati all’inclusione dell’allievo diversamente abile e alla ricerca di soluzioni che rendano accessi- bile e usabile un percorso didattico nel rispetto dei diversi bisogni speciali (Ianes, 2006). Partendo dal modello culturale promosso dall’ICF, secondo cui l’ambiente fisico e sociale in cui vive l’individuo può influenzare positivamente o negati- vamente le sue funzioni e strutture o le sue attività, si è cercato di comprendere in che modo il contesto educativo (i docenti, gli studenti, la metodologia e gli strumenti utilizzati) possa facilitare o ostacolare un percorso didattico-educativo inclusivo. Quali risorse umane per gli alunni con bisogni educativi speciali? Nelle “Linee guida per l’integrazione scolastica de- gli alunni con disabilità” (MIUR, 2009) si legge: «Per non disattendere mai gli obiettivi dell’appren- dimento e della condivisione, è indispensabile che la programmazione delle attività sia realizzata da tutti i docenti curricolari, i quali, insieme all’inse- gnante per le attività di sostegno definiscono gli obiettivi di apprendimento per gli alunni con disa- bilità in correlazione con quelli previsti per l’intera classe» e ancora: «è l’intera comunità scolastica che deve essere coinvolta nel processo in questio- ne e non solo una figura professionale specifica a cui demandare in modo esclusivo il compito dell’in- tegrazione». Quanto riportato vuole evidenziare e contrastare quello che nella realtà scolastica è oramai una pra- tica piuttosto consolidata: delegare al solo docente di sostegno la presa in carico del soggetto diversa- mente abile e il compito di individuare forme di in- clusione solo nel caso in cui le condizioni del sog- getto diversamente abile lo consentano. I docenti di sostegno sono costretti ad operare iso- latamente e in un contesto dinamico e problemati- co; a loro è richiesto di essere flessibili e di adattar- si a situazioni molto diversificate, aspetti questi che rappresentano elevati fattori di rischio per il bur- nout. Una possibile soluzione è favorire lo sviluppo di una cultura di condivisione e di partecipazione nella co- struzione di percorsi didattici inclusivi, attraverso la creazione di reti di auto comunicazione (Castells, 2009) e di intensificazione dell’interazione discor- siva e cognitiva tra i partecipanti come strategia vincente per migliorare gli apprendimenti degli alunni e lo sviluppo professionale dei docenti (Cor- tigiani, 2010). Diventa necessario agevolare la creazione di reti di docenti in cui possano avvenire proficui scambi di informazioni, materiali e conoscenze consolidate, favorendo lo svilupparsi delle cosiddette Comunità di Pratica, dove l’impresa è comune non perché tut- ti condividono le stesse idee e pratiche, ma in quanto queste sono negoziate collettivamente (Wenger, 2006). Quale approccio metodologico inclusivo adottare con gli alunni con bisogni educativi speciali? Si è integrati/inclusi in un contesto quando si effet- tuano esperienze e si attivano apprendimenti insie- me agli altri, quando si condividono obiettivi e stra- tegie di lavoro e non quando si vive, si lavora, si sie- de gli uni accanto agli altri. Come afferma Vygotskij (1986) l’apprendimento e lo sviluppo di ciascun individuo hanno origine nel- le pratiche sociali quotidiane, dove la mediazione degli artefatti culturali gioca un ruolo decisivo. In questo senso «l’apprendimento crea la zona di svi- luppo prossimale nel senso che attiva una varietà di processi evolutivi che possono operare solo quando il bambino interagisce con i suoi pari e con altre persone del suo ambiente» (Boscolo, 1986: p.37). Secondo quest’ottica un percorso educativo do- vrebbe far interagire gli attori dell’apprendimento nella cosiddetta zona di sviluppo prossimale (Vy- gotskij, 1986), intesa come la distanza tra il livello di sviluppo attuale, definito dal tipo di abilità mo- strata da un soggetto che affronta individualmente un compito, e il livello di sviluppo che il soggetto può raggiungere quando è impegnato in un compi- to, anche con il supporto di un adulto o di un pari più abile. Il processo di insegnamento all’interno della zona di sviluppo prossimale necessita di un docente che media e che sostiene attraverso l’uso di strategie di- versificate: dal feedback, alla contingenza allo scaffolding, all’apprendimento cooperativo (Joh- nson, Johnson e Holubec, 1986), il reciprocal tea- ching (Palincsar e Brown, 1984) e l’apprendistato cognitivo (Collins, Brown e Newman, 1989). Un contesto didattico cosi strutturato permette ai soggetti con bisogni speciali «di apprendere com- petenze in modo più normale, osservando cioè per- sone normali agire normalmente e non dovendo di- pendere da azioni professionali specificamente mi- rate soltanto a loro e che cessano di esistere al di fuori dei setting educativi» (Ianes, 2006: p: 16). V. Benigno, M. Tavella14
  • 4.
    TD Tecnologie Didattiche- 52 15 Quale ruolo hanno le ICT per la realizzazione di un percorso educativo inclusivo? Le tecnologie dell’informazione e della comunicazio- ne facilitano la vita sociale, lavorativa, comunicati- va di coloro che sono in situazioni di difficoltà (OMS, 2001). Un uso consapevole ed appropriato delle tecnologie può, quindi, migliorare le condizioni di vita dei di- versamente abili, in quanto strumenti adattabili alle caratteristiche della persona e facilitanti un proficuo inserimento nella vita sociale e lavorativa. Inoltre, possono essere considerati come tools che favori- scono i processi di apprendimento e l’acquisizione di autonomie di base, che contribuiscono ad accre- scere l’attenzione e la motivazione, aspetti non tra- scurabili in alunni con bisogni educativi speciali. Nel caso di soggetti con gravi disabilità, il più delle volte l’obiettivo non è tanto riprodurre informazioni quanto riuscire a modificare i processi sottostanti (Antonietti et al., 2003), ad esempio aumentando la capacità attentiva, imparando a stare meglio insieme agli altri, esprimendo alcuni bisogni e cosi via. In questa prospettiva l’uso di software didattico spe- cifico presenta sicuramente alcuni vantaggi rispetto all’uso di strumenti tradizionali; in primo luogo per- chè stimola e incrementa sia l’attenzione che la mo- tivazione dell’utente; secondariamente perchè sem- plifica ciò che il soggetto deve apprendere, riducen- do le interferenze fra compiti cognitivi diversi e per- mettendo di concentrare l’attenzione su pochi ed es- senziali elementi; infine per la loro flessibilità, ovve- ro la possibilità di definire contenuti, tempi, metodi, rinforzi, adattandoli sia alle esigenze del singolo alunno sia a fattori contingenti come il momento di maggiore stanchezza, lo stato emotivo ecc. (Fogaro- lo, 2007). IL PROGETTO AESSEDI: LO SVILUPPO DI PERCORSI DIDATTICI INCLUSIVI Il progetto AESSEDI (Accessibilità del Software Di- dattico) si inquadra in un ampio contesto istituzio- nale legato all’applicazione della Legge 4/2004, art. 5, che estende anche alle scuole l’obbligo di acqui- stare applicativi software accessibili. Il progetto1 si è posto i seguenti obiettivi: - sensibilizzare e informare le scuole sui problemi legati all’accessibilità del software didattico e ge- stionale utilizzato nelle varie attività scolastiche; - attivare un servizio informativo sull’accessibilità de- gli strumenti informatici di uso didattico attraverso la valutazione del software didattico esistente; - favorire la progettazione e lo sviluppo di esperien- ze innovative da parte degli operatori scolastici di percorsi di apprendimento inclusivi. Parallelamente sono state avviate due azioni pilota: la prima finalizzata alla valutazione delle caratteri- stiche di accessibilità del software didattico (Bocco- ni et al., 2006), la seconda ha riguardato la realiz- zazione di esperienze pilota volte all’ideazione e al- la sperimentazione in classe di percorsi di apprendi- mento basati sull’uso di tecnologie multimediali co- struiti in una logica di inclusione di tutti i soggetti con bisogni educativi speciali. In quest’ottica la prospettiva dell’inclusione viene fa- cilitata e supportata dall’uso degli stessi strumenti che possono essere personalizzati e resi accessibili a seconda delle esigenze e dei bisogni individuali. Nel contesto della sperimentazione sono state coin- volte 18 scuole di ogni ordine e grado distribuite su quattro regioni (Liguria, Lombardia, Toscana, Sici- lia) e circa 30 docenti che vantavano esperienze consolidate sull’uso delle TIC. Relativamente al framework prima descritto concer- nente le aree ritenute strategiche per la realizzazio- ne di un percorso didattico inclusivo, la partecipa- zione di ogni scuola è stata condizionata principal- mente dall’individuazione di una classe al cui inter- no erano inseriti alunni diversamente abili e dalla partecipazione di un team di docenti composto sia dal docente di sostegno che da quelli curricolari. Nella prospettiva delineata, i docenti, in fase di av- vio, sono stati invitati a riflettere sulle loro pratiche didattiche consolidate in relazione ai processi di in- clusione degli alunni diversamente abili. Complessi- vamente è emerso che tutti gli allievi diversamente abili erano inseriti nel contesto della propria classe con un percorso prevalentemente misto (fuori e den- tro la classe), nell’ambito del quale la responsabili- tà, la mediazione didattica e sociale erano a carico soprattutto del docente di sostegno. La progettazione del percorso didattico inclusivo ha innescato un processo riflessivo che è stato media- to sia dall’uso di una piattaforma di comunicazione online, in cui ciascun docente ha avuto la possibili- tà di confrontarsi con il proprio team di lavoro e con colleghi appartenenti ad altre realtà, sia di un am- biente web-based, AESSEDI, che ha costituito una sorta di itinerario di scaffolding che ha guidato i do- centi in tale compito. L’ambiente web-based AESSEDI L’ambiente web-based AESSEDI2, appositamente realizzato per la sperimentazione, tenendo in consi- derazione i principi legati all’idea di inclusione e/o di accesso universale, ha costituito un itinerario di supporto ai docenti nello scambio e nella condivisio- ne di conoscenze circa l’uso delle TIC come poten- ziali strumenti in grado di ridurre l’emarginazione e la discriminazione. AESSEDI è stato pensato per ospitare percorsi didat- tici accessibili progettati e realizzati da docenti di ogni ordine e grado con il gruppo classe, in una logica di completa inclusione dei sog- getti con bisogni educativi speciali. 1 AESSEDI è stato realizzato negli anni scolastici 2006/07 e 2007/08. 2 URL: http://asd.itd.cnr.it (ultima consultazione febbraio 2011).
  • 5.
    Nel caso dellasperimentazione l’ambiente, oltre ad accogliere i percorsi realizzati, è stato utilizzato prin- cipalmente come strumento di supporto per la pro- gettazione dei percorsi didattici inclusivi. La struttura stessa del sistema web-based AESSE- DI obbliga il docente ad affrontare il problema le- gato all’uso degli strumenti tecnologici e, in modo particolar, all’uso del software didattico. La struttura dei percorsi educativi e i suoi contenu- ti forniscono dettagli circa: - l’idea chiave di inclusione dell’intero percorso; - i bisogni specifici degli studenti; - l’uso delle ICT come mezzo per l’inclusione; - le pratiche inclusive che devono essere adottate. I percorsi educativi presenti nel sistema sono orga- nizzati attorno a due ambienti che racchiudono un elevato numero di indicatori che portano alla luce i problemi relativi all’inclusione. In primo luogo, sono descritte in dettaglio le caratte- ristiche generali del percorso, come mostra la figura 1, nella parte generale vengono indicate: - le informazioni anagrafiche (ad es. titolo, nome degli autori e cosi via); - una breve descrizione del percorso; - informazioni relative agli aspetti didattici (per es. il contenuto, il livello scolastico, l’età degli stu- denti, la tipologia di disabilità). Inoltre, per ogni percorso si trovano informazioni riguardo ad alcune specifiche che rappresentano il cuore del percorso didattico come l’idea centrale, gli obiettivi educativi e i contenuti principali, il tipo di organizzazione. Data la peculiarità dell’ambien- te web-based AESSEDI, pensato per dare visibilità al lavoro che i docenti realizzano con allievi diver- samente abili, in un’area appositamente denomi- nata Focus Integrazione si evidenziano le poten- zialità e le difficoltà degli allievi con bisogni educa- tivi speciali e vengono riferiti gli accorgimenti sia tecnologici che metodologici che hanno reso pos- sibile una reale integrazione dell’alunno diversa- mente abile nell’ambito della classe grazie alla rea- lizzazione del percorso didattico. Infine, vengono riportate le informazioni relative al- la reale sperimentazione realizzata in classe, dove gli autori sono incoraggiati a riportare anche i risul- tati del percorso educativo, utilizzando sempre una modalità narrativa, indicando i problemi incontrati o i successi ottenuti e le soluzioni adottate. Sempre nella parte generale del percorso educati- vo sono visibili le singole attività che rappresenta- no i vari step del percorso, un esempio viene ripor- tato nella figura 1, esso comprende cinque diffe- renti attività. Benché ogni singolo percorso venga pianificato partendo dal presupposto che le attività predispo- ste possano essere realizzate, con opportune diver- sificazioni da tutti gli studenti, alcune situazioni necessitano di una particolare personalizzazione. Sempre la figura 1 mostra un percorso che com- prende sia attività che sono state definite principa- li (sviluppate per essere eseguite da tutti gli stu- denti e indicate graficamente con un cerchio); sia quelle personalizzate, cioè quelle attività pensate e sviluppate per consentire agli allievi con bisogni speciali di poter prendere parte al percorso didat- tico con le proprie specifiche abilità. Ogni attività, inoltre, è ulteriormente descritta in dettaglio in una sezione separata (Figura 2), dove vengono indicati gli obiettivi di apprendimento, gli strumenti e le risorse necessarie, le informazioni circa la metodologia adottata. In relazione alla pro- blematica dell’inclusione vengono fornite specifi- che informazioni: - sulle caratteristiche di accessibilità del software utilizzato e della sua compatibilità con le tecno- logie assistive; - sui possibili ostacoli e problemi a cui far fronte; - sulla personalizzazione di alcune parti dell’attivi- tà per gli studenti con bisogni speciali; - sulla metodologia di insegnamento adottata per favorire l’inclusione di studenti con disabilità. V. Benigno, M. Tavella16 Figura 2. AESSEDI: schermata di una specifica attività. Figura 1. AESSEDI: esempio di un percorso di apprendimento composto da attività personalizzate.
  • 6.
    17 I PERCORSI REALIZZATI Sullabase del framework ampiamente condiviso con il gruppo sperimentale dei docenti sono stati realizzati diciassette percorsi inclusivi di apprendi- mento distribuiti per i vari ordini di scuola3. È doveroso precisare che i vincoli reali dati ai do- centi erano relativi alla progettazione del percorso all’interno di un team e all’uso delle tecnologie di- dattiche con particolare attenzione al software di- dattico come strumento potenzialmente facilitante l’inclusione. Dall’analisi dei percorsi e dalle riflessioni dei docen- ti emergono una serie di indicazioni interessanti. Al di là delle disabilità specifiche e certificate dei soggetti diversamente abili, il problema che i do- centi hanno affrontato è stato quello di dare a tut- ti l’opportunità di partecipare alle varie attività senza costringere “le tartarughe ad andare in af- fanno né le lepri a rallentare eccessivamente” (ri- portando quanto dice un gruppo di docenti). Un primo dato che emerge è relativo alla scelta dei contenuti dei percorsi didattici. Complessivamente questi percorsi, a parte uno (si tratta dell’unico per- corso la cui finalità era quella di permettere all’al- lievo di passare dalla Programmazione Educativa Individualizzata al Progetto di vita), hanno affronta- to problematiche connesse ai saperi disciplinari. Questo primo risultato sfata il mito secondo cui i saperi disciplinari sarebbero appannaggio solo dei soggetti cosiddetti normali e contrasta una pratica, piuttosto diffusa, che vede solitamente creare spa- zi e intersezioni di attività didattiche tra soggetti che hanno abilità ed esigenze diversificate, sopra- tutto su tematiche trasversali ritenute importanti. Un altro dato che emerge è relativo alla persona- lizzazione delle attività, in quanto, come già speci- ficato, il sistema web-based AESSEDI è stato pro- gettato in modo tale che potessero essere docu- mentate attività personalizzate. Da questa sperimentazione è emerso che in soli sette percorsi sono state progettate attività ad per- sonam. In questi casi le attività hanno riguardato aspetti di potenziamento di alcuni prerequisiti di alfabetizzazione all’uso degli strumenti e, in alcuni casi, anche di supporto relazionale. Ciò non vuol dire che negli altri percorsi non siano stati attivati accorgimenti personalizzati. Da un’attenta analisi emerge che la personalizzazione è stata mediata principalmente dall’uso degli strumenti tecnologici che di per sé hanno notevoli potenzialità di diffe- renziazione, basti pensare alla presenza nel soft- ware didattico dei livelli di difficoltà che consento- no a ciascuno di operare per lo stesso obiettivo, con lo stesso strumento, ma con le proprie e spe- cifiche abilità e risorse. A tal proposito un docente scrive: «l’alunno diversamente abile ha assunto un ruolo da protagonista, sentendosi gratificato dalla possibilità di eseguire gli stessi esercizi dei compa- gni e a volte grazie agli interventi individualizzati è riuscito ad acquisire piccole competenze che lo hanno messo in condizione di aiutare a sua volta compagni in difficoltà accrescendo il grado di fidu- cia e di autostima». Un ruolo importante che ha facilitato ancora di più la personalizzazione e la partecipazione di ciascun allievo è stato l’uso prevalente dell’approccio del cooperative learning. Nella totalità dei percorsi rea- lizzati i docenti hanno valorizzato il lavoro in picco- li gruppi, dove il docente ha svolto un ruolo di faci- litatore e gli studenti hanno contribuito alla realiz- zazione del percorso in modo personale ed origina- le. I gruppi di apprendimento cooperativo possono essere considerati contesti sociali dove gli alunni imparano come va il mondo, come ci si comporta, quali sono le condotte più appropriate e, come scri- ve un insegnante, «il gruppo è diventato più atten- to ai bisogni dei compagni, più pronto all’ascolto… lo stare accanto a G. ha creato competenze affetti- ve e relazionali importanti e G. a sua volta ha im- parato a relazionarsi con compagni più distanti a lui e a rispettare i turni di lavoro». Inoltre, il lavoro tra pari ha offerto uno spazio fisico e mentale dove gli studenti potevano osservarsi e sup- portarsi reciprocamente, fare delle domande, parte- cipare in parte o a tutta l’attività (Rogoff, 1990). Relativamente all’uso delle TIC, i valori aggiunti emergenti dalle riflessioni dei docenti possono es- sere così sintetizzati: - sono stati di supporto in quanto consentono un percorso alternativo alla didattica tradizionale; - hanno favorito l’autonomia; - hanno consentito l’organizzazione di attività di- dattiche in modo personalizzato, differenziando i livelli di difficoltà per ciascun allievo; - hanno facilitato la creazione di percorsi creativi; - hanno aumentato la motivazione e stimolato l’apprendimento di concetti anche difficili; - hanno favorito la comunicazione e la collabora- zione; - hanno facilitato il consolidamento di abilità co- gnitive; - hanno uniformato le prestazioni grazie all’uso contemporaneo di più canali comunicativi. In un percorso realizzato in una scuola secondaria di I grado per soggetti con difficoltà uditive la tecnolo- gia, e in particolare il software per la costruzione di mappe, ha reso possibile la realizzazione di mappe descrittive in cui parole, immagini e lingua dei segni erano rappresentati contemporaneamente, facendo sì che i contenuti di geografia potessero essere ap- presi da tutti senza escludere nessuno. Gli allievi, come dicono i docenti, hanno acquisito un metodo per lo studio di contenuti disci- plinari che va oltre il libro di te- sto. Inoltre, «l’attività è stata inclusiva in quanto ha avvici- 3 Percorsi visionabili alla seguente URL: http://asd.itd.cnr.it/lista.php (ultima consultazione febbraio 2011). TD Tecnologie Didattiche - 52
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    V. Benigno, M.Tavella18 nato l’allievo con difficoltà uditive al gruppo classe ma contemporaneamente i compagni hanno vissu- to G. come una risorsa, una speciale e ricca diver- sità che ha consentito loro di acquisire competen- ze specifiche sulla LIS e infine, l’attività cosi strut- turata e differenziata ha avuto un forte valore di- dattico per altri studenti che facevano fatica ad uti- lizzare il libro di testo come gli allievi con disturbi specifici dell’apprendimento o allievi stranieri». RIFLESSIONI CONCLUSIVE Dalle riflessioni dei docenti emerge che l’inclusio- ne reale è difficile, perché scompagina abitudini consolidate, tra cui la distribuzione di ruoli e di re- sponsabilità, ma possibile. Nel caso della speri- mentazione realizzata, l’uso delle TIC ha rappre- sentato un valore aggiunto, in particolare l’utilizzo del software didattico che, se ben calibrato, svol- ge un ruolo fondamentale per facilitare lo sviluppo di abilità cognitive, affettive e sociali. Affinché la scuola non diventi essa stessa un fatto- re di esclusione che trasforma il bisogno educativo speciale in disabilità, secondo il modello dell’ICF, è necessario un approccio all’inclusione dove indivi- dui, strumenti e metodologie siano funzionali e di supporto reciproco. Oramai siamo consapevoli del ruolo essenziale che le TIC svolgono per livellare le performance e la par- tecipazione di quei soggetti con bisogni educativi speciali, basti pensare all’uso degli strumenti com- pensativi nel caso di disabilità motorie o nei DSA, ma tutto ciò non è sufficiente. Le difficoltà sono ancora tante, la struttura fisica delle scuole risulta ancora per molti allievi inacces- sibile, gli strumenti tecnologici sono ancora irrag- giungibili e localizzati nei cosiddetti laboratori, sia- mo ancora nella fase della sperimentazione delle classi Web 2.0, dove solo pochi fortunati hanno la possibilità dell’accesso immediato agli artefatti tecnologici. Altre difficoltà sono imputabili alle pratiche didat- tiche tradizionalmente ancorate a modalità preva- lentemente trasmissive degli apprendimenti dove l’unica possibile strategia praticabile rimane quel- la erogativa. La sperimentazione di AESSEDI ci fornisce una se- rie di buone pratiche e una opportunità di riflessio- ne su un nuovo approccio all’inclusione, che se an- che mediato dall’uso delle TIC, va costruito e quo- tidianamente condiviso tra tutti gli attori del pro- cesso educativo. Il sistema web-based AESSEDI rappresenta uno strumento di notevoli potenzialità, da un lato per- ché supporta il/i docente/i nella progettazione di attività didattiche inclusive obbligandolo/i ad un processo di riflessione su alcune aree ritenute stra- tegiche, dall’altro diventa uno strumento che favo- risce la condivisione delle conoscenza (knowledge sharing), veicolando informazioni, esperienze e buone pratiche che possono essere condivise. Antonietti A., Castelli I., Fabio R.A., Marchetti A. 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