12MESI
SETTEMBRE 2012
13
OPINIONI
di ANTONIO PANIGALLI
HOMO FABER IPSIUS FORTUNAE…
L’UOMO È ARTEFICE DELLA PROPRIA SORTE
F
orse è ora di riprendere il
percorso di comprensione
delle dinamiche che muovono
i balzelli dell’odierno males-
sere; la crisi economica altro non è che
una crisi sociale e di sistema che prende
spunto dalla avida fragilità umana (gli
scandali dei pochi capri espiatori alla
Bernard Madoff ne sono l’esempio) e si
alimenta dalla insaziabile e poco sensata
speculazione a 360°. Sarà quindi il caso
di ricominciare a pensare che è meglio
“investire” il proprio tempo (diciamo
quello lavorativo, ma, non solo…) con le
persone che “sanno fare” le cose (homo
faber) e meno nell’ascolto dei discorsi
dei teorici… Sarà quindi il tempo di ri-
considerare Efesto, mitologico Dio la-
voratore, come esempio per ridisegnare
la pratica artigiana del vivere e trovare
soddisfazione sociale.
È ora di restituire valore al lavoro, fatto
con la dignità delle mani o/e con il cer-
vello ma sempre con perizia e maestria
artigianale, e di guardare al passato, an-
che come organizzazione sociale, per
ricostruire il nuovo su basi solide, per
svolgere bene il proprio mestiere, con
un forte impegno personale e un conse-
guente appagamento, intimo e sociale,
per quello che si sa fare (anche coltivare
la terra e costruire situazioni di autarchia
sostenibile potrebbe essere una strada).
La regola, riportata anche sui testi di
Richard Sennet (www.richardsennett.
com), sociologo americano professore
alla New York University e alla London
School of Economics nonché consiglie-
re di Barack Obama (fu tra i primi nel
diagnosticare i danni della flessibilità
spinta e del “cattivo lavoro” con il suo
saggio “The corrosion of character”), è
che “l’artigiano sa fare, ma non sa dire
bene che cosa sa fare” e quindi le pra-
tiche della collaborazione, della coo-
perazione e della riflessione condivisa,
dovrebbero contribuire alla riqualifica-
zione dei valori sociali e delle soddisfa-
zioni che derivano dall’ambito lavora-
tivo come pratica per una costruzione
sociale diffusamente auto-sostenibile.
Può risultare affascinante l’esplorazione
di alcuni spunti tratti dall’ultima opera
di Sennet – “Insieme”, un libro sulla
collaborazione come pratica artigiana –,
che risponde all’esigenza contempora-
nea di come vivere in un contesto socia-
le, il quale, tramite le nuove tecnologie,
si muove alla velocità della luce (da qui
per esempio la nascita delle reti di im-
presa e non solo), ma che poi nella sua
organizzazione complessiva tende alla
deresponsabilizzazione di massa delle
azioni (tutto catalogato in regole, leggi
e procedure: tutti responsabili, nessuno
responsabile…).
Nelle interpretazioni di Sennet, la col-
laborazione è conseguenza dei caratteri
originari della specie umana, ma non
è né univoca né buonista (si collabora
sia per fare un’azione illecita che per
gestire un’impresa lecita, sia per la con-
duzione della famiglia che per ammini-
strare un bene comune). Le forme della
collaborazione sono quindi infinite e va
rimarcata la distinzione tra il principio
della “simpatia”, che è in fondo la ca-
pacità del soggetto di dichiararsi capace
di soffrire e gioire con l’altro, assorben-
dolo dunque in una forma di estensio-
ne della sua soggettività, e il principio
dell’“empatia”, che invece parte dall’a-
scolto dell’altro in una forma di logica
della reciprocità.
La collaborazione è primaria, la cre-
scita dell’individuo si forma in funzio-
ne del contesto collaborativo, sarebbe
forse bene pensare a un modello di
auto sostenibilità diffusa che privilegi
la genuinità del lavoro (per esempio la
riscoperta delle culture alimentari per
l’auto sostentamento) e utilizzi i nuovi
strumenti tecnologici come compen-
dio alla circolazione delle informa-
zioni. E non il contrario, come pare
avvenga oggi: tutti sui social network
e nessuno che sa come coltivare un
pomodoro.
Richard Sennet
e
i
a
ùmoderne
otocolli di
n sistema
strumenti
cati e l’ac-
e raggi UV.
sedazione
sedazione
e e pano-
di ultima
a a bassa
a corretta
di chirugia
zioni orto-
realizzato
ve di cui 3
di estetica
inostripa-
ispongono
hi bambini.
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ra efficien-
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40,00
48,00
420,00
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Antonio panigalli 12mesi-settembre_12

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    12MESI SETTEMBRE 2012 13 OPINIONI di ANTONIOPANIGALLI HOMO FABER IPSIUS FORTUNAE… L’UOMO È ARTEFICE DELLA PROPRIA SORTE F orse è ora di riprendere il percorso di comprensione delle dinamiche che muovono i balzelli dell’odierno males- sere; la crisi economica altro non è che una crisi sociale e di sistema che prende spunto dalla avida fragilità umana (gli scandali dei pochi capri espiatori alla Bernard Madoff ne sono l’esempio) e si alimenta dalla insaziabile e poco sensata speculazione a 360°. Sarà quindi il caso di ricominciare a pensare che è meglio “investire” il proprio tempo (diciamo quello lavorativo, ma, non solo…) con le persone che “sanno fare” le cose (homo faber) e meno nell’ascolto dei discorsi dei teorici… Sarà quindi il tempo di ri- considerare Efesto, mitologico Dio la- voratore, come esempio per ridisegnare la pratica artigiana del vivere e trovare soddisfazione sociale. È ora di restituire valore al lavoro, fatto con la dignità delle mani o/e con il cer- vello ma sempre con perizia e maestria artigianale, e di guardare al passato, an- che come organizzazione sociale, per ricostruire il nuovo su basi solide, per svolgere bene il proprio mestiere, con un forte impegno personale e un conse- guente appagamento, intimo e sociale, per quello che si sa fare (anche coltivare la terra e costruire situazioni di autarchia sostenibile potrebbe essere una strada). La regola, riportata anche sui testi di Richard Sennet (www.richardsennett. com), sociologo americano professore alla New York University e alla London School of Economics nonché consiglie- re di Barack Obama (fu tra i primi nel diagnosticare i danni della flessibilità spinta e del “cattivo lavoro” con il suo saggio “The corrosion of character”), è che “l’artigiano sa fare, ma non sa dire bene che cosa sa fare” e quindi le pra- tiche della collaborazione, della coo- perazione e della riflessione condivisa, dovrebbero contribuire alla riqualifica- zione dei valori sociali e delle soddisfa- zioni che derivano dall’ambito lavora- tivo come pratica per una costruzione sociale diffusamente auto-sostenibile. Può risultare affascinante l’esplorazione di alcuni spunti tratti dall’ultima opera di Sennet – “Insieme”, un libro sulla collaborazione come pratica artigiana –, che risponde all’esigenza contempora- nea di come vivere in un contesto socia- le, il quale, tramite le nuove tecnologie, si muove alla velocità della luce (da qui per esempio la nascita delle reti di im- presa e non solo), ma che poi nella sua organizzazione complessiva tende alla deresponsabilizzazione di massa delle azioni (tutto catalogato in regole, leggi e procedure: tutti responsabili, nessuno responsabile…). Nelle interpretazioni di Sennet, la col- laborazione è conseguenza dei caratteri originari della specie umana, ma non è né univoca né buonista (si collabora sia per fare un’azione illecita che per gestire un’impresa lecita, sia per la con- duzione della famiglia che per ammini- strare un bene comune). Le forme della collaborazione sono quindi infinite e va rimarcata la distinzione tra il principio della “simpatia”, che è in fondo la ca- pacità del soggetto di dichiararsi capace di soffrire e gioire con l’altro, assorben- dolo dunque in una forma di estensio- ne della sua soggettività, e il principio dell’“empatia”, che invece parte dall’a- scolto dell’altro in una forma di logica della reciprocità. La collaborazione è primaria, la cre- scita dell’individuo si forma in funzio- ne del contesto collaborativo, sarebbe forse bene pensare a un modello di auto sostenibilità diffusa che privilegi la genuinità del lavoro (per esempio la riscoperta delle culture alimentari per l’auto sostentamento) e utilizzi i nuovi strumenti tecnologici come compen- dio alla circolazione delle informa- zioni. E non il contrario, come pare avvenga oggi: tutti sui social network e nessuno che sa come coltivare un pomodoro. Richard Sennet e i a ùmoderne otocolli di n sistema strumenti cati e l’ac- e raggi UV. sedazione sedazione e e pano- di ultima a a bassa a corretta di chirugia zioni orto- realizzato ve di cui 3 di estetica inostripa- ispongono hi bambini. urato delle ra efficien- à e prezzo. 40,00 48,00 420,00 540,00 600,00 dicaècom- rneattrez- tiISOe