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Il	pianeta	sta	facendo	crescere	un	suo	cervello;		
	
un	progetto	che	determinerà	il	futuro	dell’umanità;		
un	processo	che	sta	accelerando	a	dismisura;			
problema:	riuscirà	a	far	crescere	la	sua	intelligenza?
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Il	Futuro	–	società	e	politica	
(1	=	2015)		
Una	 crescita	 tumultuosa	 e	 un	 cambiamento	 profondo	 e	
radicale	dei	processi	decisionali	prima	e	di	controllo	poi,	verso	
un	mondo	di	complessità	inimmaginabile	ma	governabile.	
Le	scelte	etiche/politiche	saranno	cruciali;	sono	in	gioco	
tutti	i	nostri	valori;	quelli	che	chiamiamo	‘democrazia’	
e	 affrontiamo	 una	 possibile	 ‘catastrofe’	 (nel	 senso	 di	
René	Thom).	Ma	abbiamo	gli	strumenti	per	superarla.
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3	
Le	più	grandi	corporation	–	spazio	e	telecom	–	hanno	ormai	
consolidato	investimenti	multi-miliardari	per	portare	entro	
dieci	anni	Internet	a	banda	larga	in	ogni	metro	quadrato	
del	pianeta,	e	stanno	costruendo	–	a	velocità	mozzafiato	e	su	
scala	globale	–	le	autostrade	della	società	dell’informazione	
del	21o	secolo.	
	
Accederanno	alla	rete	oltre	tre	miliardi	di	nuovi	utenti,	per	
lo	 più	 tramite	 smartphone	 sempre	 più	 economici.	 E,	
contrariamente	 ai	 due	 miliardi	 che	 li	 hanno	 preceduti,	 la	
loro	prima	esperienza	con	Internet	non	sarà	attraverso	testi	
un	 po’	 primitivi,	 ma	 tramite	 video	 ad	 alta	 risoluzione	 e	
connessioni	 veloci	 a	 qualunque	 cosa	 solleciti	 la	 loro	
immaginazione.	
	
È	un	esperimento	sociale	senza	precedenti,	dove	ciò	che	conta	
è	 che	 mentre	 la	 maggioranza	 di	 noi	 ha	 costruito	 le	 proprie	
abitudini	di	Internet-nauta	su	anni	di	esposizione	a	giornali,	
libri,	radio	e	TV,	il	30%	dei	nuovi	arrivati	sono	ora,	in	qualche	
misura,	 ‘analfabeti’.	 Chi	 riuscirà	 a	 catturare	 la	 loro	
attenzione;	 come,	 con	 quale	 linguaggio	 e	 con	 quali	
conseguenze?		
		
Possiamo	immaginare	uno	scenario	bellissimo,	in	cui:	per	la	
prima	volta	nella	storia	ogni	essere	umano	potrà	accedere	ai	
più	 grandi	 maestri	 nella	 propria	 lingua;	 ognuno	 disporrà	 di	
suoi	 strumenti	 per	 sconfiggere	 intolleranza	 e	 povertà;	 la	
crescente	 trasparenza	 imporrà	 a	 corporation,	 governi	 e	
partiti	 un	 comportamento	 migliore;	 il	 mondo	 beneficierà	
della	 connessione	 in	 rete	 di	 miliardi	 di	 nuove	 menti	 che,	
alleate,	 possono	 creare	 insieme	 un	 futuro	 straordinario	 e	
condiviso;	 le	 interconnessioni	 globali	 inizieranno	 a	
sconfiggere	il	nostro	modo	di	pensare		tribale.
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4	
	
Ma	affinché	questo	abbia	una	probabilità	di	accadere,	gli	
uomini	 –	 tutti	 –	 devono	 essere	 pronti	 ad	 affrontare	 la	
madre	 di	 tutte	 le	 guerre;	 una	 guerra	 di	 ‘impegno	
morale’	in	cui	ogni	company	globale,	governo,	ideologia	
dovrà	 mettere	 in	 gioco	 la	 propria	 esistenza	 e	 gli	 esiti	
possono	essere	molti	e	diversi,	alcuni	molto	brutti.	
	
Tre	sono	dunque	le	questioni	chiave	cui	la	Scienza	deve		
dare	una	risposta	convincente	per	essere	davvero	di	aiuto	
alla			
	
Società	globale	:	
	
Ø 		I	Big	Data
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Ø 	Il	codice	dell’Intelligenza	Artificiale	
	
L’Intelligenza	 Artificiale	 trasformerà	 radicalmente	 il	
modo	in	cui	la	nostra	società	è	organizzata.	Dobbiamo	
però	saper	prendere	le	decisioni	giuste,	ORA	…
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Ø L’Imperativo	Etico	
Gli	 esseri	 umani	 occupano	 un	
posto	 speciale	 nel	 mondo	 e	 la	
moralità	 si	 può	 sintetizzare	 in	
un	 unico	 imperativo	 etico,	
comandamento	 ultimo	 da	 cui	
derivano	 tutti	 i	 doveri	 e	 gli	
obblighi.		
Il	libero	arbitrio	è	la	sorgente	di	
tutte	 le	 azioni	 razionali,	 ma	
trattarlo	come	fine	soggettivo	è	
negare	la	possibilità	stessa	della	
libertà	in	generale.		
																																														(I.	Kant)	
C’è	una	rivoluzione	in	corso,	la	rivoluzione	digitale	che	ci	
coinvolge	tutti.		
	
Oggi	 la	 quantità	 di	 dati	 che	 produciamo	 raddoppia	 ogni	
anno:	nel	2017	abbiamo	generato	tanti	dati	quanti	nell’intera	
storia	dell’umanità	fino	al	2016.		
	
Ogni	 minuto	 centinaia	 di	 migliaia	 di	 ricerche	 su	 Google,	 di	
‘post’	 su	 Facebook,	 ecc.,	 ci	 fanno	 sì	 acquisire	 nuova	
conoscenza,	 ma	 (attenzione!)	 convogliano	 anche	 alla	 rete	
infomazioni	 rivelatrici	 di	 che	 cosa	 facciamo,	 cosa	 proviamo,	
come	pensiamo.	Con	l’IoT	entro	5÷7	anni	avremo	150	mld	di	
sensori	connessi	in	rete,	20	volte	il	numero	di	persone	sulla	
Terra.	Allora	la	quantità	di	dati	raddoppierà	ogni	12	ore.		
	
Tutto	 diventerà	 intelligente;	 presto	 avremo	 non	 solo	 smart	
phones,	ma	smart	cars,	homes,	factories,	cities	….	e	noi	?
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Anche	 l’intelligenza	 artificiale	 –	 che	 mira	 a	
decodificare	il	codice	dell’intelligenza	umana	(l’AI	impara	e	
si	 addestra	 da	 sé:	 ML,	 DL,	 TDA)	 –	 sta	 facendo	 progressi	
mozzafiato,	 sopprattutto	 con	 l’automazione	 dell’analisi	 dei	
dati,	ed	è	ormai	capace	di	automigliorarsi	a	ritmo	frenetico.		
	
Ormai	 sono	 standard	 algoritmi	 in	 grado	 di	 riconoscere	 la	
scrittura	 manuale	 e	 i	 pattern,	 descrivere	 il	 contenuto	 di	
fotografie	 e	 video,	 e	 completare	 compiti	 che	 richiedono	
‘intelligenza’	–	meglio	degli	uomini.	Già	oggi	il	70%	di	tutte	
le	transazioni	finanziarie	è	effettuato	da	algoritmi,	e	il	20	%	
del	contenuto	delle	News	è	generato	automaticamente.		
	
Dal	2020	in	poi	i	supercomputer	sorpasseranno	le	capacità	
umane	in	moltissime		applicazioni.	Entro	5÷7	anni	il	lavoro	
‘intellettuale’	sarà	in	buona	parte	sostituito	dalla	tecnologia	
e	oltre	metà	dei	lavori	di	oggi	saranno	scomparsi.			
1.	Siri	
2.	Gmail	
3.	Tesla	
4.	Amazon	
5.	Google	Now	
6.	Netflix	
7.	Google	Translate	
8.	Facebook	
9.	Google	Maps	
Chatbots		
eCommerce	&	eMarketing	
Workplace	Communications	
Human	Resource	Management	
Healthcare	
Intelligent	Cybersecurity	
Logistics	and	Supply	Chain	
Sports	betting	Industry	
Streamlined	Manufacturing	
L’Intelligenza	artificiale	è	già	con	noi:	
Chi																																				Che	cosa
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Tutto	questo	è	la	rivoluzione;	in	qualche	modo	al	crocevia	
fra	una	rivoluzione	culturale	e	una	rivoluzione	industriale.		
	
Una	 rivoluzione	 paragonabile	 da	 un	 lato	 a	 quella	
dell’invenzione	della	stampa.	Ma	i	bit	faranno	molto	più	di	
quanto	i	caratteri	mobili	di	Gutenberg	abbiano	fatto	in	560	
anni,	in	termini	di	spostamento	degli	equilibri	del	potere,	di	
accesso	alla	conoscenza	e	del	suo	trasferimento	dalle	mani	
di	 pochi	 a	 comunità	 sempre	 più	 allargate,	 di	 cambiamento	
profondo	delle	nostre	vite.		
	
Sarà	 un	 percorso	 analogo	 a	 quello	 che	 ha	 pavimentato	 la	
strada	 che	 dal	 Medio	 Evo	 e	 dal	 Rinascimento	 ci	 ha	 portati	
alla	rivoluzione	industriale	e	dall’Encyclopédie	di	Diderot	e	
d'Alembert	ed	è	arrivato	fino	a	Wikipedia.		
	
Ma	 dall’altro	 è	 una	 rivoluzione	 simile	 all’invenzione	 della	
macchina	a	vapore	di	Watt.			
La	gran	parte	della	storia	dell’umanità	è	noiosa!
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A	 partire	 da	 diecimila	 anni	 AC,	 fino	 a	 circa	 il	 1000	 AC	 la	
popolazione	del	globo	cresce	da	un	paio	di	milioni	fino	a	poche	
decine	 di	 milioni	 (con	 un	 aumento	 intorno	 a	 5000	 nuovi	
individui	 all’anno)	 e	 l’indice	 di	 sviluppo	 cresce	 lentamente	 da	
zero	fino	a	circa	20.	Fra	il	1000	AC	e	il	1000	DC	la	popolazione,	
che	 ha	 una	 crescita	 improvvisa	 intorno	 al	 1000	 AC	 per	
stabilizzarsi	 poi	 per	 venti	 secoli,	 è	 dell’ordine	 di	 250	 milioni	 e	
l’indice	di	sviluppo	si	porta	intorno	ai	50.	Fra	il	1000	e	il	1700	la	
popolazione	comincia	a	crescere	in	modo	sensibile,	nonostante	
le	grandi	pandemie,	e	a	fine	settecento	è	prossima	a	800	milioni.	
L’invenzione	 di	 Watt	 dà	 una	 enorme	 e	 improvvisa	 spinta	
all’indice	 di	 sviluppo,	 che	 trascina	 con	 sé	 la	 popolazione:	 nei	
cento	 anni	 successivi	 essi	 passano	 rispettivamente	 a	 oltre	 1,5	
miliardi	e	quasi	200.	Poi,	in	un	secolo,	il	XX	–	1%	della	scala	dei	
tempi	 presa	 in	 considerazione	 –	 la	 popolazione	 arriva	 ai	 7.5	
miliardi	di	oggi	(con	una	crescita	media	di	circa	20	milioni/anno;	
ma	oggi	la	crescita	annuale	è	intorno	ai	200	milioni	di	individui	
l’anno)	e	l’indice	di	sviluppo	tocca	ormai	i	750	punti.		
E	il	lavoro?
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Barack	Obama	(2016):		
“Driverless	cars	are	coming,
…		The	technologies	are	here	
and	eventually	all	regulatory	
barriers	 are	 going	 to	 break	
down.”		
“There	 are	 positives	 to	 driverless	 cars;	 the	 tech	 can	 provide	 a	
safer,	 more	 fuel-efficient,	 and	 more	 convenient	 transportation	
system	than	we	currently	have.	However,	this	will	likely	come	at	
the	expense	of	human	workers.	”	
	
“…in	the	United	States	alone,	there	are	3	or	4	million	people	who	
make	 good	 livings	 just	 driving,	 …	 and	 where	 are	 they	 going	 to	
work,	if	suddenly	trucking	and	buses	no	longer	need	drivers?	We	
have	 to	 anticipate	 those	 things	 now,	 contrasting	 the	 impact	 of	
technology	on	social	inequalities.”		
È	 una	 rivoluzione	 in	 cui	 l’innovazione	 digitale	 si	 trova	 alla	
radice	della	più	aggressiva	delle	diseguaglianze;	quella	che	
spinge	 oggi	 parte	 del	 ceto	 medio	 (gli	 «scartati»	 di	 Papa	
Francesco	I)	alla	protesta,	al	populismo,	all’intolleranza,	tutte	
alimentate	dalla	paura:	globale	e	digitale	sono	irreversibili.		
Occorreranno	 enormi	 investimenti	 globali	 in	 cultura	 ed	
istruzione,	 incentivi	 alla	 creatività,	 riqualificazione	 degli	
espulsi	 dal	 sistema	 produttivo;	 e	 nuove	 modalità	 di	
formazione,	 estese	 a	 chi	 ha	 un	 patrimonio	 condivisibile	 di	
esperienza	professionale.		
	
Non	si	tratta	dunque	solo	di	ridistribuire	la	ricchezza	ma	il	
lavoro;	 di	 creare	 nuove	 fonti	 di	 conoscenza,	 per	 generare	
nuovo	 ‘sapere’	 e	 al	 contempo	 reinserire	 nella	 macchina	
sociale	chi	è	stato	espulso	dal	mondo	del	lavoro	di	oggi:		
	
creare	nuovo	lavoro	con	lavori	nuovi.
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Corriamo	rischi	con	l’AI?						NO	NESSUNO!		
	
Il	cervello	umano:	1.5	kg	di	materia	biologica	che	contiene	
90	 mld	 di	 cellule	 [neuroni]	 che	 comunicano,	 attraverso	
100.000	 mld	 di	 interruttori	 molecolari	 [sinapsi],	 tramite	
nervi	[assoni]	che	trasmettono	gli	impulsi	lunghi	due	mln	di	
chilometri	(6	volte	la	distanza	fra	la	Terra	e	la	Luna);	che	usa	
una	 potenza	 di	 20	 watt,	 ma	 ha	 un	 potere	 computazionale	
enormemente	 maggiore	 di	 quello	 di	 qualsiasi	 super-
computer	oggi	immaginabile	(oltre	Turing);			
inoltre	…	il	cervello	umano	è	capace	in	ogni	dato	istante	di	
scegliere	di	utilizzare	con	efficienza	i	neuroni	che	gli	servono	
in	quel	momento	per	svolgere	la	funzione	che	sta	compiendo	
–	in	media	non	più	del	10%	di	quelli	disponibili	–	mentre	gli	
altri	continuano	a	stimolarsi	a	vicenda	per	far	sì	che	esso	sia	
anche	predittivo	e	non	solo	reattivo.		
	
‘Cervello	Predittivo’	significa	capace	di	miliardi	di	predizioni	
su	ciò	che	accadrà,	apprendendo	dall’esperienza	di	una	vita	
intera;	predizioni	a	livello	micro	(il	significato	di	piccoli	bit	di	
informazioni	 dai	 sensi)	 e	 macro	 (tipicamente	 una	 danza	 di	
predizioni	e	azione).	E	se	le	predizioni	sono	errate,	il	cervello	
ha	meccanismi	per	correggerle	e	farne	altre.	
	
Se	il	cervello	non	fosse	predittivo,	non	esisterebbe	lo	sport	e	
attraverseremmo	la	vita	in	uno	stato	di	constante	sorpresa.		
	
Le	capacità	predittive	sono	alla	base	di	come	il	‘cervello’	crea	
la	 ‘mente’.	 Pensieri,	 sentimenti,	 percezioni,	 memorie,	
decisioni,	 categorizzazioni,	 immaginazione	 –	 a	 lungo	
considerati	 come	 processi	 mentali	 distinti	 -	 possono	 essere	
unificati	 dal	 meccanismo	 predizione	 nella	 più	 affascinante	
delle	 narrative:	 l’epica	 battaglia	 fra	 razionalità	 ed	 emozioni,	
che	controlla	il	comportamento.
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Il	 cervello	 umano	 è	 davvero	 più	 grande	 del	 cielo;	 non	 c’è	
nulla	 al	 mondo	 di	 paragonabile	 alla	 sua	 complessità	 e	
potenziale	 portata.	 Già	 nelle	 sue	 funzioni	 più	 semplici	 –	
come	la	semantica	(la	creazione	di	‘simboli’	linguistici)	–	la	
sua	 complessità	 combinatoria	 è	 inimmaginabile:	 il	 numero	
delle	configurazioni	distinte	potenziali	ha	oltre	700	cifre!!		
	
Per	di	più,	il	cervello	svolge	funzioni	ben	più	complesse	della	
semantica	o	della	semiotica:	l’estetica;	l’etica;	la	capacità	di	
prendere	 i	 miliardi	 di	 miliardi	 di	 decisioni	 che	 prendiamo	
senza	accorgercene	in	tempi	infinitesimi	anche	nei	gesti	più	
banali.	E,	infine,	la	più	alta	di	tutte:	l’autocoscienza,	il	fatto	
che	 in	 ogni	 istante	 della	 nostra	 vita,	 per	 ogni	 cosa	 noi	
facciamo,	 anche	 insignificante,	 la	 facciamo	 essendo	
consapevoli	che	esistiamo	per	farla	e	che	siamo	noi	a	farla.		
Dunque,	 se	 qualcuno	 vi	 dice	 che	 sa	 simulare	 con	 un	
computer	un	cervello	umano,	o	che	ci	aspetta	un	futuro	in	
cui	saremo	governati	da	macchine	più	intelligenti	di	noi	che	
hanno	 preso	 il	 sopravvento,	 capaci	 di	 prendere	 decisioni	
critiche	al	nostro	posto	o	di	privarci	di	tutti	i	nostri	posti	di	
lavoro;	e	quel	qualcuno	sta	mentendo,	e	mentirebbe	anche	
se	fosse	già	disponibile	un	grande	computer	quantistico,	
perché	 il	 cervello,	 se	 lo	 assimiliamo	 a	 una	 macchina	 da	
calcolo,	non	è	una	macchina	di	Turing	(mentre	per	quanto	
efficiente,	 il	 computer	 quantistico	 è	 una	 macchina	 di	
Turing),	la	macchina	cervello	è	capace	di	esplorare	regioni	
che	per	quella	di	Turing	sono	proibite:	l’incomputabile.		
	
L’AI	di	fatto	ci	aiuterà	a	renderlo	ancora	più	potente,	questo	
nostro	cervello.		Ma	…
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…	i	progressi	indotti	dall’AI	daranno	sì	vita	a	una	lunga	epoca	
di	 maggiore	 prosperità	 e	 benessere,	 di	 conoscenza	 senza	
precedenti,	ma	il	transitorio	a	questo	stato	può	essere	lungo	
e	brutale	se	non	sapremo	adattare	ad	esso,	subito,	economia,	
politiche	sociali,	comportamenti	collettivi.		
	
L’alternativa	è	una	nuova	forma	di	luddismo	di	reazione	al	
digitale,	 che	 potrebbe	 portare	 –	 come	 quello	 seguito	 alla	
rivoluzione	 industriale	 nell’Inghilterra	 del	 XVIII	 secolo	 –	 a	
gravi	 tensioni,	 instabilità	 e	 scontri	 sociali;	 perché	 fra	 pochi	
anni	oltre	la	metà	dei	lavori	di	oggi	non	saranno	più	svolti	da	
uomini	ma	da	macchine	intelligenti;	lavori	che	non	generano	
altro	lavoro	(come	accade	invece	per	i	robot).			
	
Sarà	 crisi,	 non	 dei	 ‘blue	 collars’	 (la	 vecchia	 cara	 classe	
operaia)	ma	dei	‘white	collars’,	per	di	più	accompagnata,	a	
livello	globale,	dalle	crescenti	diseguaglianze	nell’accesso	alla	
tecnologia	fra	paesi	sviluppati	e	non.	
Non	è	certo	l’AI	che		
genera	tutto	questo!
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14	
…	o	questo:		
…	e	questo:
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15	
…	ma	oggi	l’AI	genera	piuttosto	questo:		
«	Is	your	job	at	risk?	»		
(dati	Bloomberg)	
	
Da	un	lato:	a	noi	‘umani’	(magari	‘aumentati’	–	con	le	nostre	
protesi	 elettroniche)	 toccherà	 di	 gestire	 e	 mantenere	 sotto	
controllo	questa	nostra	preziosa	ineguagliabile	macchina,	per	
usarla	–	collettivamente	–	a	beneficio	di	tutti,	per	progredire,	
evolvere	e	sopravvivere	come	specie.		
	
Sarà	l’AI	ad	aiutarci	a	far	questo.		
	
Dall’altro:	l’etica;	stabilito	che	in	realtà	non	saremo	forse	mai	
in	grado	di	costruire	una	macchina	simile,	supponiamo	però	di	
riuscire	a	costruir	una	AI	machine	che	uguagli	tutte	le	capacità	
intellettuali	di	un	uomo	e	in	alcune	magari	lo	superi:			
come	la	tratteremo	se	non	è	capace	di	gioia	e	sofferenza	–	se	
non	ha	autocoscienza?	
	
Potrebbe	avere	gli	stessi	diritti	di	un	essere	umano?	e	doveri?
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16	
Quanto	BIG	sono	i	Big	Data?		
	
Il	nostro	mondo	complesso	è	ormai	totalmente	basato	sui	dati:			
5.1	 miliardi	 di	 persone	 hanno	 un	 cellulare;	 ogni	 giorno	 si	
scambiano	oltre	270	miliardi	di	e-mail	e	70	di	messaggi	(SMS,	
WhatsApp,	ecc.)	e	vengono	‘postate’	1.8	miliardi	di	fotografie.		
	
L’informazione	 creata	 e	 scambiata	 ogni	 anno	 è	 di	 alcuni	
zettabyte	(1	zettabyte	=	1021	byte:	le	1250	pagine	di	Guerra	e	
Pace	 di	 Tolstoj	 ci	 starebbero	 323	 miliardi	 di	 volte,	 e	 l’intrera	
Library	 of	 Congress	 di	 Washington	 [38	 milioni	 di	 libri,	 3.6	
milioni	 di	 registrazioni,	 14	 milioni	 di	 fotografie,	 5.5	 milioni	 di	
mappe,	 7.1	 milioni	 di	 spartiti	 e	 70	 milioni	 di	 manoscritti]	 4	
milioni	di	volte).	E	cresce	esponenzialmente:	fra	un	paio	d’anni	
entreremo	 nell’era	 dello	 yottabyte,	 (1024	 ≈	 il	 numero	 di	
Avogadro!).
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17	
La															Grande	Sfida	dei	Big	Data	
	
è	 riuscire	 ad	 estrarre	 la	 grande	 quantità	 di	 informazione	
che	 fluisce	 dentro	 e	 fuori	 dai	 sistemi	 complessi	 con	 cui	
conviviamo	ed	entro	cui	viviamo,	resa	oggi	disponibile	dalla	
enorme	quantità	di	dati.	
	
I	Big	Data	hanno	una	varietà	di	caratteristiche	diverse:		
	
Ø  i	BD	nella	scienza	(Hubble,	Genoma,	CERN):	tipicamente	
ben	organizzati	in	basi	di	dati	ben	strutturate	
Ø  i	 BD	 nella	 società:	 permettono	 una	 vera	 e	 propria	
TOMOGRAFIA	 della	 società	 e	 rendono	 possibili	
‘predizioni’	fino	ad	ora	quasi	impensabili	(le	pandemie:	
aviaria,	H1N1,	Ebola;	la	‘sentiment	analysis’;	la	medicina	
di	precisione;	…)		
o	diversi	strategie	e/o	obiettivi:		
	
v BD	 e	 hardware	 (la	 sfida	 ‘High	 Performance	 Computing’;	
l’informazione	quantistica,	oltre	Turing);			
v manipolare	 i	 BD	 è	 il	 più	 difficile	 problema	 mai	 affronatto	
dalla		computer	science,	il	‘data	mining’:		
	
estrarre	valore	dai	dati			
La	 'Scienza	 dei	 (Big)	 Data'	 diverrà	 una	 'IT	 Big	 Science’	 che,	
accoppiando	metodi	e	dati	con	teorie	e	modelli,	fornirà	alla	IT	
strumenti	sempre	più	efficienti	per	trasformare		
	
dati	in	informazione,		
	
informazione	in	conoscenza,			
e	infine				
conoscenza	in	‘sapere’,		
	
l’IT	integrata	nel	tessuto	di	natura	e	società.
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18	
Un	mondo	–	anche	–	in	cui	ogni	anno	sono	in	circolazione	1.4	
miliardi	di	automobili	e	oltre	2.5	miliardi	di	persone	volano	
su	 aeroplani,	 mentre	 la	 crescita	 di	 popolazione,	
urbanizzazione,	 scambi	 commerciali,	 migrazioni	 globali	 si	
intreccia	sempre	più	con	quella	della		tecnologia.		
	
Un	 mondo	 abitato	 ormai	 da	 una	 società	 che	 è	 di	 fatto	 un	
sistema	interconnesso	‘socio-tecnico’.	
✓  un	gran	numero	di	componenti	(‘agenti’)	
✓  interazioni	fra	gli	agenti	
✓  strutture	gerarchiche	multi-scala	
✓  accoppiamento	fra	scale	(tempo,	spazio)			
✓  auto-organizzazione	(non	c’è	‘blueprint’)	
✓  proprietà	emergenti	
✓  “complesso” è	molto	più	che	“complicato”	
✓  nel	‘più’	sta	la	differenza	
★  è	la	fine	del	pensiero	lineare	
★  è	un	approccio	sistemico		
						a	tutta	la	realtà	
★  cambia	il	problema		
						dell’inferenza	causale	
★		è	basata	sui	dati	



La	Scienza	dei	Sistemi	Complessi !
08/10/18	
19	
Che	cos’è	la	(nuova)		Data	Science		
che	chiamiamo	in	aiuto	?	
DS	
ML	
SE	
DZ	 TR	
M&S	
K&C	
CS	
DS	:	Data	Science	
ML	:	Machine	Learning		
CS	:	Computer	Science	
M&S	:	Math	and	Statistics	
K&C	:	Knowledge	and		
												Cognition	(AI)	
TR	:	Traditional	Research		
DZ	:	Danger	Zone	
SE	:	Substantive	Expertise	
La	metodologia	della	DS	
modelli	di	
		sistemi	
		complessi	
‘machine	learning’	
	‘data	mining’	
	‘processo	linguaggi	naturali’		
	‘topologia	dei	dati’	
	infrastrutture	IT	(oltre	lo	stato	dell’arte	…)	
scenari	&	decisioni:	l’analisi	del	rischio 
Dati	à	Realtà	Virtuale	à	Simulazione	à	Predizioni
08/10/18	
20	
Previsioni:		
fare	per	la	società	come	per	il	clima	
le	tracce	digitali	
Ø  la	storia	e	il	futuro		
Ø  non	riproducibili	
Ø  contesto	limitato	
Ø  la	sfida	della	protezione		
q  grande	disponibilità	
q  processabili	da	macchine	
q  multiscala	
q  grande	copertura	
q  pattern		
dove	ci	porta	il	digitale	?
08/10/18	
21	
La	sociologia	computazionale:	
	tomografia	della	società	
Reti	Complesse	(Internet)	–	processi	decisionali
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22	
v  processi	&	analisi	dei	flussi		
v  servizi	sensibili	alla	localizzazione	
v  scienza	dell’organizzazione	
v  scienze	sociali	&	salute,	lavoro,	ecc.	
v  processi	collettivi	
IoT	:	Internet	of	(every)Thing:	
nuove	interazioni	fra		
persone,	oggetti,	luoghi	
Qualche	osservazione:	
	
v La	 società	 è	 un	 sistema	
complesso:	 si	 auto-organizza,	
ma	gli	effetti	‘emergenti’	sono	
originati	dalle	dislocazioni,	dai	
difetti,	dalle	diseguaglianze.		
v Big	 Data	 e	 Intelligenza	 Artificiale	 segnano	 la	 fine	 del	
manicheismo	–	del	pensiero	lineare	e	dell’inferenza	locale	(vs.	
globale).	La	macchina	intelligente	perfetta	potrà	avere	anche	i	
doveri	morali	degli	umani?			
v Sapremo	 creare	 nuovi	 paradigmi	 etici	 condivisi,	 universali,	
auto-consistenti	 (dunque	 NON	 formicai	 né	 plotoni	 di	 robot)	
che	 ci	 permettano	 di	 governare	 questo	 sistema	 complesso	 e	
dar	vita	a	una	nuova	forma	di	democrazia	basata	su	libertà		
di	tutti	e	pensiero	collettivo	del	nuovo	cervello	del	pianeta?

Mario Rasetti digitTorino-2018

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    08/10/18 2 Il Futuro – società e politica (1 = 2015) Una crescita tumultuosa e un cambiamento profondo e radicale dei processi decisionali prima e di controllo poi, verso un mondo di complessità inimmaginabile ma governabile. Le scelte etiche/politiche saranno cruciali; sono in gioco tutti i nostri valori; quelli che chiamiamo ‘democrazia’ e affrontiamo una possibile ‘catastrofe’ (nel senso di René Thom). Ma abbiamo gli strumenti per superarla.
  • 3.
    08/10/18 3 Le più grandi corporation – spazio e telecom – hanno ormai consolidato investimenti multi-miliardari per portare entro dieci anni Internet a banda larga in ogni metro quadrato del pianeta, e stanno costruendo – a velocità mozzafiato e su scala globale – le autostrade della società dell’informazione del 21o secolo. Accederanno alla rete oltre tre miliardi di nuovi utenti, per lo più tramite smartphone sempre più economici. E, contrariamente ai due miliardi che li hanno preceduti, la loro prima esperienza con Internet non sarà attraverso testi un po’ primitivi, ma tramite video ad alta risoluzione e connessioni veloci a qualunque cosa solleciti la loro immaginazione. È un esperimento sociale senza precedenti, dove ciò che conta è che mentre la maggioranza di noi ha costruito le proprie abitudini di Internet-nauta su anni di esposizione a giornali, libri, radio e TV, il 30% dei nuovi arrivati sono ora, in qualche misura, ‘analfabeti’. Chi riuscirà a catturare la loro attenzione; come, con quale linguaggio e con quali conseguenze? Possiamo immaginare uno scenario bellissimo, in cui: per la prima volta nella storia ogni essere umano potrà accedere ai più grandi maestri nella propria lingua; ognuno disporrà di suoi strumenti per sconfiggere intolleranza e povertà; la crescente trasparenza imporrà a corporation, governi e partiti un comportamento migliore; il mondo beneficierà della connessione in rete di miliardi di nuove menti che, alleate, possono creare insieme un futuro straordinario e condiviso; le interconnessioni globali inizieranno a sconfiggere il nostro modo di pensare tribale.
  • 4.
    08/10/18 4 Ma affinché questo abbia una probabilità di accadere, gli uomini – tutti – devono essere pronti ad affrontare la madre di tutte le guerre; una guerra di ‘impegno morale’ in cui ogni company globale, governo, ideologia dovrà mettere in gioco la propria esistenza e gli esiti possono essere molti e diversi, alcuni molto brutti. Tre sono dunque le questioni chiave cui la Scienza deve dare una risposta convincente per essere davvero di aiuto alla Società globale : Ø  I Big Data
  • 5.
    08/10/18 5 Ø  Il codice dell’Intelligenza Artificiale L’Intelligenza Artificiale trasformerà radicalmente il modo in cui la nostra società è organizzata. Dobbiamo però saper prendere le decisioni giuste, ORA …
  • 6.
    08/10/18 6 Ø L’Imperativo Etico Gli esseri umani occupano un posto speciale nel mondo e la moralità si può sintetizzare in un unico imperativo etico, comandamento ultimo da cui derivano tutti i doveri e gli obblighi. Il libero arbitrio è la sorgente di tutte le azioni razionali, ma trattarlo come fine soggettivo è negare la possibilità stessa della libertà in generale. (I. Kant) C’è una rivoluzione in corso, la rivoluzione digitale che ci coinvolge tutti. Oggi la quantità di dati che produciamo raddoppia ogni anno: nel 2017 abbiamo generato tanti dati quanti nell’intera storia dell’umanità fino al 2016. Ogni minuto centinaia di migliaia di ricerche su Google, di ‘post’ su Facebook, ecc., ci fanno sì acquisire nuova conoscenza, ma (attenzione!) convogliano anche alla rete infomazioni rivelatrici di che cosa facciamo, cosa proviamo, come pensiamo. Con l’IoT entro 5÷7 anni avremo 150 mld di sensori connessi in rete, 20 volte il numero di persone sulla Terra. Allora la quantità di dati raddoppierà ogni 12 ore. Tutto diventerà intelligente; presto avremo non solo smart phones, ma smart cars, homes, factories, cities …. e noi ?
  • 7.
    08/10/18 7 Anche l’intelligenza artificiale – che mira a decodificare il codice dell’intelligenza umana (l’AI impara e si addestra da sé: ML, DL, TDA) – sta facendo progressi mozzafiato, sopprattutto con l’automazione dell’analisi dei dati, ed è ormai capace di automigliorarsi a ritmo frenetico. Ormai sono standard algoritmi in grado di riconoscere la scrittura manuale e i pattern, descrivere il contenuto di fotografie e video, e completare compiti che richiedono ‘intelligenza’ – meglio degli uomini. Già oggi il 70% di tutte le transazioni finanziarie è effettuato da algoritmi, e il 20 % del contenuto delle News è generato automaticamente. Dal 2020 in poi i supercomputer sorpasseranno le capacità umane in moltissime applicazioni. Entro 5÷7 anni il lavoro ‘intellettuale’ sarà in buona parte sostituito dalla tecnologia e oltre metà dei lavori di oggi saranno scomparsi. 1. Siri 2. Gmail 3. Tesla 4. Amazon 5. Google Now 6. Netflix 7. Google Translate 8. Facebook 9. Google Maps Chatbots eCommerce & eMarketing Workplace Communications Human Resource Management Healthcare Intelligent Cybersecurity Logistics and Supply Chain Sports betting Industry Streamlined Manufacturing L’Intelligenza artificiale è già con noi: Chi Che cosa
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    08/10/18 8 Tutto questo è la rivoluzione; in qualche modo al crocevia fra una rivoluzione culturale e una rivoluzione industriale. Una rivoluzione paragonabile da un lato a quella dell’invenzione della stampa. Ma i bit faranno molto più di quanto i caratteri mobili di Gutenberg abbiano fatto in 560 anni, in termini di spostamento degli equilibri del potere, di accesso alla conoscenza e del suo trasferimento dalle mani di pochi a comunità sempre più allargate, di cambiamento profondo delle nostre vite. Sarà un percorso analogo a quello che ha pavimentato la strada che dal Medio Evo e dal Rinascimento ci ha portati alla rivoluzione industriale e dall’Encyclopédie di Diderot e d'Alembert ed è arrivato fino a Wikipedia. Ma dall’altro è una rivoluzione simile all’invenzione della macchina a vapore di Watt. La gran parte della storia dell’umanità è noiosa!
  • 9.
    08/10/18 9 A partire da diecimila anni AC, fino a circa il 1000 AC la popolazione del globo cresce da un paio di milioni fino a poche decine di milioni (con un aumento intorno a 5000 nuovi individui all’anno) e l’indice di sviluppo cresce lentamente da zero fino a circa 20. Fra il 1000 AC e il 1000 DC la popolazione, che ha una crescita improvvisa intorno al 1000 AC per stabilizzarsi poi per venti secoli, è dell’ordine di 250 milioni e l’indice di sviluppo si porta intorno ai 50. Fra il 1000 e il 1700 la popolazione comincia a crescere in modo sensibile, nonostante le grandi pandemie, e a fine settecento è prossima a 800 milioni. L’invenzione di Watt dà una enorme e improvvisa spinta all’indice di sviluppo, che trascina con sé la popolazione: nei cento anni successivi essi passano rispettivamente a oltre 1,5 miliardi e quasi 200. Poi, in un secolo, il XX – 1% della scala dei tempi presa in considerazione – la popolazione arriva ai 7.5 miliardi di oggi (con una crescita media di circa 20 milioni/anno; ma oggi la crescita annuale è intorno ai 200 milioni di individui l’anno) e l’indice di sviluppo tocca ormai i 750 punti. E il lavoro?
  • 10.
    08/10/18 10 Barack Obama (2016): “Driverless cars are coming, … The technologies are here and eventually all regulatory barriers are going to break down.” “There are positives to driverless cars; the tech can provide a safer, more fuel-efficient, and more convenient transportation system than we currently have. However, this will likely come at the expense of human workers. ” “…in the United States alone, there are 3 or 4 million people who make good livings just driving, … and where are they going to work, if suddenly trucking and buses no longer need drivers? We have to anticipate those things now, contrasting the impact of technology on social inequalities.” È una rivoluzione in cui l’innovazione digitale si trova alla radice della più aggressiva delle diseguaglianze; quella che spinge oggi parte del ceto medio (gli «scartati» di Papa Francesco I) alla protesta, al populismo, all’intolleranza, tutte alimentate dalla paura: globale e digitale sono irreversibili. Occorreranno enormi investimenti globali in cultura ed istruzione, incentivi alla creatività, riqualificazione degli espulsi dal sistema produttivo; e nuove modalità di formazione, estese a chi ha un patrimonio condivisibile di esperienza professionale. Non si tratta dunque solo di ridistribuire la ricchezza ma il lavoro; di creare nuove fonti di conoscenza, per generare nuovo ‘sapere’ e al contempo reinserire nella macchina sociale chi è stato espulso dal mondo del lavoro di oggi: creare nuovo lavoro con lavori nuovi.
  • 11.
    08/10/18 11 Corriamo rischi con l’AI? NO NESSUNO! Il cervello umano: 1.5 kg di materia biologica che contiene 90 mld di cellule [neuroni] che comunicano, attraverso 100.000 mld di interruttori molecolari [sinapsi], tramite nervi [assoni] che trasmettono gli impulsi lunghi due mln di chilometri (6 volte la distanza fra la Terra e la Luna); che usa una potenza di 20 watt, ma ha un potere computazionale enormemente maggiore di quello di qualsiasi super- computer oggi immaginabile (oltre Turing); inoltre … il cervello umano è capace in ogni dato istante di scegliere di utilizzare con efficienza i neuroni che gli servono in quel momento per svolgere la funzione che sta compiendo – in media non più del 10% di quelli disponibili – mentre gli altri continuano a stimolarsi a vicenda per far sì che esso sia anche predittivo e non solo reattivo. ‘Cervello Predittivo’ significa capace di miliardi di predizioni su ciò che accadrà, apprendendo dall’esperienza di una vita intera; predizioni a livello micro (il significato di piccoli bit di informazioni dai sensi) e macro (tipicamente una danza di predizioni e azione). E se le predizioni sono errate, il cervello ha meccanismi per correggerle e farne altre. Se il cervello non fosse predittivo, non esisterebbe lo sport e attraverseremmo la vita in uno stato di constante sorpresa. Le capacità predittive sono alla base di come il ‘cervello’ crea la ‘mente’. Pensieri, sentimenti, percezioni, memorie, decisioni, categorizzazioni, immaginazione – a lungo considerati come processi mentali distinti - possono essere unificati dal meccanismo predizione nella più affascinante delle narrative: l’epica battaglia fra razionalità ed emozioni, che controlla il comportamento.
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    08/10/18 12 Il cervello umano è davvero più grande del cielo; non c’è nulla al mondo di paragonabile alla sua complessità e potenziale portata. Già nelle sue funzioni più semplici – come la semantica (la creazione di ‘simboli’ linguistici) – la sua complessità combinatoria è inimmaginabile: il numero delle configurazioni distinte potenziali ha oltre 700 cifre!! Per di più, il cervello svolge funzioni ben più complesse della semantica o della semiotica: l’estetica; l’etica; la capacità di prendere i miliardi di miliardi di decisioni che prendiamo senza accorgercene in tempi infinitesimi anche nei gesti più banali. E, infine, la più alta di tutte: l’autocoscienza, il fatto che in ogni istante della nostra vita, per ogni cosa noi facciamo, anche insignificante, la facciamo essendo consapevoli che esistiamo per farla e che siamo noi a farla. Dunque, se qualcuno vi dice che sa simulare con un computer un cervello umano, o che ci aspetta un futuro in cui saremo governati da macchine più intelligenti di noi che hanno preso il sopravvento, capaci di prendere decisioni critiche al nostro posto o di privarci di tutti i nostri posti di lavoro; e quel qualcuno sta mentendo, e mentirebbe anche se fosse già disponibile un grande computer quantistico, perché il cervello, se lo assimiliamo a una macchina da calcolo, non è una macchina di Turing (mentre per quanto efficiente, il computer quantistico è una macchina di Turing), la macchina cervello è capace di esplorare regioni che per quella di Turing sono proibite: l’incomputabile. L’AI di fatto ci aiuterà a renderlo ancora più potente, questo nostro cervello. Ma …
  • 13.
    08/10/18 13 … i progressi indotti dall’AI daranno sì vita a una lunga epoca di maggiore prosperità e benessere, di conoscenza senza precedenti, ma il transitorio a questo stato può essere lungo e brutale se non sapremo adattare ad esso, subito, economia, politiche sociali, comportamenti collettivi. L’alternativa è una nuova forma di luddismo di reazione al digitale, che potrebbe portare – come quello seguito alla rivoluzione industriale nell’Inghilterra del XVIII secolo – a gravi tensioni, instabilità e scontri sociali; perché fra pochi anni oltre la metà dei lavori di oggi non saranno più svolti da uomini ma da macchine intelligenti; lavori che non generano altro lavoro (come accade invece per i robot). Sarà crisi, non dei ‘blue collars’ (la vecchia cara classe operaia) ma dei ‘white collars’, per di più accompagnata, a livello globale, dalle crescenti diseguaglianze nell’accesso alla tecnologia fra paesi sviluppati e non. Non è certo l’AI che genera tutto questo!
  • 14.
  • 15.
    08/10/18 15 … ma oggi l’AI genera piuttosto questo: « Is your job at risk? » (dati Bloomberg) Da un lato: a noi ‘umani’ (magari ‘aumentati’ – con le nostre protesi elettroniche) toccherà di gestire e mantenere sotto controllo questa nostra preziosa ineguagliabile macchina, per usarla – collettivamente – a beneficio di tutti, per progredire, evolvere e sopravvivere come specie. Sarà l’AI ad aiutarci a far questo. Dall’altro: l’etica; stabilito che in realtà non saremo forse mai in grado di costruire una macchina simile, supponiamo però di riuscire a costruir una AI machine che uguagli tutte le capacità intellettuali di un uomo e in alcune magari lo superi: come la tratteremo se non è capace di gioia e sofferenza – se non ha autocoscienza? Potrebbe avere gli stessi diritti di un essere umano? e doveri?
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    08/10/18 16 Quanto BIG sono i Big Data? Il nostro mondo complesso è ormai totalmente basato sui dati: 5.1 miliardi di persone hanno un cellulare; ogni giorno si scambiano oltre 270 miliardi di e-mail e 70 di messaggi (SMS, WhatsApp, ecc.) e vengono ‘postate’ 1.8 miliardi di fotografie. L’informazione creata e scambiata ogni anno è di alcuni zettabyte (1 zettabyte = 1021 byte: le 1250 pagine di Guerra e Pace di Tolstoj ci starebbero 323 miliardi di volte, e l’intrera Library of Congress di Washington [38 milioni di libri, 3.6 milioni di registrazioni, 14 milioni di fotografie, 5.5 milioni di mappe, 7.1 milioni di spartiti e 70 milioni di manoscritti] 4 milioni di volte). E cresce esponenzialmente: fra un paio d’anni entreremo nell’era dello yottabyte, (1024 ≈ il numero di Avogadro!).
  • 17.
    08/10/18 17 La Grande Sfida dei Big Data è riuscire ad estrarre la grande quantità di informazione che fluisce dentro e fuori dai sistemi complessi con cui conviviamo ed entro cui viviamo, resa oggi disponibile dalla enorme quantità di dati. I Big Data hanno una varietà di caratteristiche diverse: Ø  i BD nella scienza (Hubble, Genoma, CERN): tipicamente ben organizzati in basi di dati ben strutturate Ø  i BD nella società: permettono una vera e propria TOMOGRAFIA della società e rendono possibili ‘predizioni’ fino ad ora quasi impensabili (le pandemie: aviaria, H1N1, Ebola; la ‘sentiment analysis’; la medicina di precisione; …) o diversi strategie e/o obiettivi: v BD e hardware (la sfida ‘High Performance Computing’; l’informazione quantistica, oltre Turing); v manipolare i BD è il più difficile problema mai affronatto dalla computer science, il ‘data mining’: estrarre valore dai dati La 'Scienza dei (Big) Data' diverrà una 'IT Big Science’ che, accoppiando metodi e dati con teorie e modelli, fornirà alla IT strumenti sempre più efficienti per trasformare dati in informazione, informazione in conoscenza, e infine conoscenza in ‘sapere’, l’IT integrata nel tessuto di natura e società.
  • 18.
    08/10/18 18 Un mondo – anche – in cui ogni anno sono in circolazione 1.4 miliardi di automobili e oltre 2.5 miliardi di persone volano su aeroplani, mentre la crescita di popolazione, urbanizzazione, scambi commerciali, migrazioni globali si intreccia sempre più con quella della tecnologia. Un mondo abitato ormai da una società che è di fatto un sistema interconnesso ‘socio-tecnico’. ✓  un gran numero di componenti (‘agenti’) ✓  interazioni fra gli agenti ✓  strutture gerarchiche multi-scala ✓  accoppiamento fra scale (tempo, spazio) ✓  auto-organizzazione (non c’è ‘blueprint’) ✓  proprietà emergenti ✓  “complesso” è molto più che “complicato” ✓  nel ‘più’ sta la differenza ★  è la fine del pensiero lineare ★  è un approccio sistemico a tutta la realtà ★  cambia il problema dell’inferenza causale ★ è basata sui dati La Scienza dei Sistemi Complessi !
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    08/10/18 20 Previsioni: fare per la società come per il clima le tracce digitali Ø  la storia e il futuro Ø  non riproducibili Ø contesto limitato Ø  la sfida della protezione q  grande disponibilità q  processabili da macchine q  multiscala q  grande copertura q  pattern dove ci porta il digitale ?
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    08/10/18 22 v  processi & analisi dei flussi v  servizi sensibili alla localizzazione v scienza dell’organizzazione v  scienze sociali & salute, lavoro, ecc. v  processi collettivi IoT : Internet of (every)Thing: nuove interazioni fra persone, oggetti, luoghi Qualche osservazione: v La società è un sistema complesso: si auto-organizza, ma gli effetti ‘emergenti’ sono originati dalle dislocazioni, dai difetti, dalle diseguaglianze. v Big Data e Intelligenza Artificiale segnano la fine del manicheismo – del pensiero lineare e dell’inferenza locale (vs. globale). La macchina intelligente perfetta potrà avere anche i doveri morali degli umani? v Sapremo creare nuovi paradigmi etici condivisi, universali, auto-consistenti (dunque NON formicai né plotoni di robot) che ci permettano di governare questo sistema complesso e dar vita a una nuova forma di democrazia basata su libertà di tutti e pensiero collettivo del nuovo cervello del pianeta?