1
Assistenza tecnica nel processo di riqualificazione della centrale
termoelettrica di La Spezia: Ipotesi e identificazione dei possibili futuri
utilizzi tecnologici compatibili con i principi di sviluppo innovativo e
sostenibile del Progetto Futur-E.
Fase I
Rapporto sui risultati dell’analisi
socioeconomica del territorio, nel contesto
regionale e nazionale
2
Capitolo 1
Inquadramento dell’area di studio e breve
storia della centrale termoelettrica
“Eugenio Montale” di La Spezia
3
1. INTRODUZIONE
Il presente capitolo fornisce un inquadramento generale dell’area dove è insediata la centrale termoelettrica
Eugenio Montale, descrive sinteticamente l’impianto e le installazioni accessorie e ne traccia brevemente la
storia. Fornisce inoltre dati e informazioni sullo stato autorizzatorio e di esercizio della centrale, sulle attività
di caratterizzazione effettuate e sugli interventi che riguardano le porzioni soggette ad obblighi di bonifica o
messa in sicurezza permanente.
2. INQUADRAMENTO DELL’AREA E BREVE STORIA DELLA CENTRALE
2.1. Localizzazione geografica
(La centrale: localizzazione di edifici e impianti – Mappe, foto e descrizione)
La centrale termoelettrica di Enel Produzione S.p.A. “Eugenio Montale” sita nei Comuni di La Spezia ed Arcola
(SP) è collocata nella cosiddetta piana di Fossamastra, nell’estrema parte est del Comune di La Spezia, (vedi
Figura 1), su di un’area di circa 72 ha di proprietà di ENEL Produzione S.p.A.. L’area su cui sorge l’impianto è
di tipo industriale e vede la presenza di altri insediamenti produttivi.
Figura 1 Mappa della provincia de La Spezia localizzazione geografica della centrale - Google Earth
Centrale
ENEL
4
2.2. Descrizione dell’infrastruttura
La Centrale comprende i macchinari e le strutture di servizio allocati all’interno del perimetro dello
stabilimento e, in particolare:
Una sezione (SP3) policombustibile con potenza elettrica pari a 600.000 kW, alimentata prevalentemente
a carbone e attualmente in esercizio;
Due sezioni (SP1 ed SP2) a ciclo combinato alimentate a gas naturale, ciascuna con potenza elettrica pari
a circa 340.000 kW dismesse.
Una sezione (SP4) policombustibile da 600.000 kWe dismessa.
Deposito di oli minerali costituito da:
• 4 serbatoi fuori terra per olio combustibile per complessivi 161.500 m3
;
• 1 serbatoio per gasolio agevolato di 300 m3
;
• 1 serbatoio per olio lubrificante per 140 m3
;
• 4 serbatoi per oli dielettrici per complessivi 112 m3
;
• 4 fusti per olio lubrificante per complessivi 50 m3
;
I serbatoi di olio combustibile sono collegati con un oleodotto e servono come deposito per gli usi
della centrale e per il rifornimento di impianti esterni effettuato tramite autocisterne. L’Enel ha
recentemente (2017) avviato un programma di cessazione di utilizzo di olio combustibile denso nel
processo produttivo della centrale e prevede che le attuali quantità in giacenza saranno cedute a
terzi.
Fanno parte della centrale altre strutture esterne asservite al processo produttivo, collocate come mostrato
nella planimetria di Figura 2.
Le principali pertinenze esterne all’impianto sono:
• il pontile per l’attracco delle navi carboniere e petroliere (in area demaniale all’interno del porto) e
le relative strutture di servizio realizzate sul piazzale confinante con il Viale San Bartolomeo;
• l’opera di presa dell’acqua di raffreddamento della Centrale, situata alla radice del pontile e i canali
di adduzione e restituzione dell’acqua;
• l’opera di restituzione dell’acqua di raffreddamento della Centrale, situata a ponente dell’opera di
presa in località Fossamastra;
• le aree precedentemente utilizzate per il lagunaggio delle ceneri;
• le aree per lo stoccaggio del carbone, situate in località Val Bosca ed in località Val Fornola;
• le opere per il trasporto e la movimentazione del carbone: dalle navi ai parchi di stoccaggio e alla
centrale, costituite dai nastri trasportatori e torri di rinvio;
• il pontile di scarico e l’oleodotto di collegamento al deposito per lo stoccaggio dell’olio combustibile,
lungo circa 3 km che corre quasi per l’intera lunghezza accanto al nastro trasportatore del carbone;
• le aree esterne all’insediamento produttivo gestite dalla Centrale.
La stazione elettrica, le linee di collegamento alla centrale e le linee di trasmissione dell’energia ad alta tensione
(220 e 380 kV), già di Enel S.p.A., appartengono alla Società TERNA S.p.A.
L’area di proprietà Enel è evidenziata in Figura 3.
5
Figura 2 Planimetria della Centrale Eugenio Montale
Figura 3 Dettaglio dell’area della centrale di proprietà dell’Enel – Google Earth
6
2.3. Breve storia della centrale e stato autorizzatorio
La centrale fu costruita dalla Società Edisonvolta, autorizzata alla costruzione del primo gruppo con decreto
del 26 gennaio 1960. Al primo gruppo di produzione a carbone da 310 MW, entrato in servizio il 28 agosto
1962, seguirono altri tre gruppi a carbone per complessivi 1.835 MW e fu al tempo la più grande centrale
termoelettrica d’Europa. Con l’entrata in servizio del 4° gruppo, avvenuta nel 1968, la produzione annua di
energia ha raggiunto il 5% della produzione nazionale.
A seguito della legge del 6 dicembre 1962, che istituiva l’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica, la centrale
passò da Edisonvolta a ENEL, trasformato nel 1992 in società per azioni. Enel Produzione S.p.A., attuale
proprietario, nasce il 7 settembre 1999 in seguito al Decreto Legislativo 79/99 con capitale sociale
interamente sottoscritto da Enel, che le affida il ramo d'azienda relativo alla generazione di energia elettrica.
Con l’entrata in vigore delle norme ambientali contenute nel dpr 203/88, Enel realizzò un progetto di
adeguamento ambientale della centrale approvato dal Ministero dell’Industria con decreto del 29 gennaio
1997. Nel nuovo assetto, a regime dal 3/2/2001, la potenza fu ridotta da 1.835 MWe a circa 1.280 MWe, le
unità a carbone 1 e 2 furono sostituite con gruppi di generazione a ciclo combinato alimentati a metano,
furono realizzati impianti di desolforazione e di denitrificazione per l’abbattimento delle emissioni dell’unità
3 alimentata a carbone e fu dismessa l’unità 4.
Con l’entrata in vigore delle disposizioni in materia di autorizzazione integrata ambientale, la centrale si è
dotata di Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata con DM 244 del 06/09/2013 (G.U. n° 226 del
26/09/2013), originariamente con durata di 8 anni, innalzata successivamente ex lege a 16 anni.1
L’assetto di
impianto autorizzato è costituito da tre sezioni termoelettriche:
• le sezioni SP1 e SP2 a ciclo combinato alimentate a gas naturale ciascuna di potenza termica pari a 635
MW;
• la sezione SP3 alimentata a carbone come combustibile primario con potenza termica pari a 1.540 MW.
Nel 2016 il Ministero dello Sviluppo Economico, su richiesta di ENEL, ha autorizzato la definitiva messa fuori
servizio delle unità a ciclo combinato SP1 e SP22
.
La dismissione delle due unità, con l’esclusione degli impianti funzionali anche all’unità che resta operativa, è
stata completata nel luglio 2016.
Il piano di dismissione approvato non prevede la demolizione delle opere ed infrastrutture principali delle
parti dell’impianto termoelettrico per cui è cessata l’attività di produzione. Anche l’unità 4, dismessa nel 1999
non è stata demolita.
Il Sistema di Gestione Ambientale della Centrale è certificato ISO 14001:2004 (CSQ ECO, 2016) per la
produzione di energia elettrica, con certificazione valida fino al 10/10/2019 (o fino al 14/9/2018 nel caso
l’Organizzazione non ottenga, entro detta, data la certificazione ISO 14001:2015).
L’installazione è inoltre registrata ai sensi del Regolamento CE n 1221/2009 (EMAS) Numero registrazione IT-
000376, prima registrazione 13 ottobre 2005, con scadenza 27 aprile 20173
.
ENEL Produzione SpA è anche autorizzata al Deposito di Oli Minerali Costieri collocato all’interno dell’area
della Centrale con determina n.135 del 6/12/06, prot. N. 69108 del 6/12/06. L’autorizzazione, rilasciata dalla
1
Con l’entrata in vigore del D.Lvo 46/2014 la durata dell’AIA è stata fissata ordinariamente in dieci anni. Per le installazioni che all’atto del rilascio
dell’autorizzazione risultino registrate ai sensi del Regolamento CE n 1221/2009 la durata dell’autorizzazione è fissata in sedici anni, mentre è di dodici
anni per le installazioni che all’atto del rilascio dell’autorizzazione risultino certificate secondo la norma UNI EN ISO 14001.
2
Ministero dello Sviluppo Economico Nota prot. 003139 del 08/02/2016
7
Provincia di La Spezia ai sensi della legge 239/04, ha rinnovato la concessione del Ministero delle attività
produttive n 13712 del 8/11/85. Il deposita non opera limitatamente ai bisogni della centrale ma provvede a
forniture esterne.
La centrale è inserita nell’inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti ai
sensi dell'art. 15, comma 4 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n, 334 e s.m.i. 4
2.4. Personale (entità, caratteristiche, organizzazione)
l funzionamento della Centrale è in ciclo continuo e pertanto l’impianto è presidiato 24 ore su 24 da
personale. L’organico totale della Centrale ammonta a 222 addetti così suddivisi: 1 Direttore, 1 Capo
impianto, 9 Quadri intermedi, 112 impiegati e 99 operai che garantiscono le attività di conduzione e
manutenzione degli impianti. Nell’impianto operano inoltre quotidianamente ditte esterne alle quali
vengono appaltate attività di manutenzione (ordinaria e straordinaria), servizi generali (pulizie, mensa),
interventi specialistici con il frequente coinvolgimento di forza lavoro locale. 5
.
8
BIBLIOGRAFIA DEL CAPITOLO
1. Ministero dell’Ambiente - DM 244 del 6/12/2013 Autorizzazione integrata ambientale per
l’esercizio della centrale termoelettrica “Eugenio Montale” di proprietà della Società Enel
Produzione S.p.A. sita nei Comuni di La Spezia e di Arcola.
2. Dichiarazione Ambientale, aggiornamento 2016. Impianto
termoelettrico La Spezia.
https://www.enel.it/content/dam/enel-it/progetti/documenti/impianti-
emas%20move/LaSpezia/DichiarazioneAmbientaleAggioramento2016_LaSpezia.pdf
3. CSQ ECO 2016. Certificato N 9191.E035 ISO 14001: 2004. Certificato di conformità del Sistema di
Gestione Ambientale operato da Enel Produzione S.p.A. nella Centrale “Eugenio Montale” è
certificato ISO 14001:2004 (CSQ ECO, 2016) per la produzione di energia elettrica.
4. Università di Genova. (2007). Studio geochimico delle acque di falda nel sito di Pitelli, ed in
particolare nella zona della centrale termoelettrica della spezia “Eugenio Montale”.
5. ENEL-PRO-07/01/2016-0000396 invio al Ministero dell’Ambiente della “Relazione di Riferimento
sullo stato di qualità di suolo e sottosuolo” della Centrale Termoelettrica “Eugenio Montale” di
La Spezia. Dicembre 2015.
6. ENEL-PRO-23/02/2017-0007223 Relazione tecnica cessazione utilizzo OCD nella produzione.
Febbraio 2017
7. ENEL-PRO-06/05/2016-0015861 Piano di dismissione delle unità a ciclo combinato SP1 e SP2.
8. Conferenze dei servizi (CdS):
8.1 Ministero dell’Ambiente C.d.S 21/03/2000
8.2 Ministero dell’Ambiente C.d.S. decisoria del 30/12/2002
8.3 Ministero dell’Ambiente C.d.S. 22/7/2003
8.4 Ministero dell’Ambiente C.d.S. del 23/11/04
8.5 Ministero dell’Ambiente CdS decisoria del 25/7/2005
8.6 Ministero dell’Ambiente CdS decisoria del 6/4/2006
8.7 Ministero dell’Ambiente CdS decisoria del 28 ottobre 2010
8.8 Regione Liguria CdS di ottobre 2013 (Decreto n. 369 del 30/10/2013)
8.9 Determinazioni conclusive della Conferenza di Servizi Decisoria del 21 giugno 2016,
relativa alla Bonifica del Sito regionale Pitelli - (ex S.I.N) e approvazione dei singoli
interventi. Decreto 3/08/16
9
Capitolo 2
Il contesto sociale ed economico
10
Parte 1
La situazione demografica e occupazionale
11
1. INTRODUZIONE
Il presente capitolo punta a fornire una fotografia della situazione demografica e occupazionale di La Spezia,
in particolare rispetto a quelle della regione Liguria, dell’area nord-ovest e dell’Italia. Il quadro complessivo
che emerge a livello demografico-occupazionale nel territorio di La Spezia presenta delle criticità strutturali
più evidenti rispetto sia al nord-ovest che all’Italia ed anche in peggioramento nell’ultimo decennio.
Complessivamente il numero di residenti è in leggero aumento nel decennio considerato, anche se va
evidenziato che il contributo maggiore proviene dall’incremento della popolazione straniera residente. La
popolazione in provincia di La Spezia, inoltre, risulta tendenzialmente più anziana rispetto a quella nazionale,
registrando un’età media e un indice di vecchiaia più elevati. La provincia spezzina si presenta come un
territorio con una elevata dipendenza strutturale delle fasce in età non lavorativa, in particolare quella degli
over 65.
A livello occupazionale La Spezia registra un dato positivo, ossia una crescita complessiva degli occupati ma,
allo stesso tempo, un forte calo negli ultimi anni dei dipendenti del settore industriale e, in particolare, un
peggioramento del tasso di disoccupazione nella fascia che va dai 25 ai 34 anni.
2. IL QUADRO SOCIO-DEMOGRAFICO DEL TERRITORIO
Per l’analisi del quadro socio-demografico si sono presi a riferimento i dati relativi agli ultimi dieci anni delle
seguenti aree geografiche: provincia di La Spezia, Liguria, nord-ovest e Italia. Le fonti dati utilizzate per le
analisi contenute nel presenta paragrafo sono l’ISTAT ed elaborazioni della Camera di Commercio La Spezia
su dati ISTAT3
. L’obiettivo principale è quello di fornire un quadro esaustivo, e allo stesso tempo sintetico,
del contesto spezzino relativamente a popolazione e occupazione. A tale scopo ci si è avvalsi dei seguenti
dati e indici statistici per evidenziare le principali dinamiche in atto e fornire una visione della situazione
socio-demografica relativa al territorio considerato.
• Popolazione residente al 1° gennaio di ogni anno, per sesso, area geografica e anno;
• Popolazione straniera residente al 1°gennaio per età e sesso;
• Bilancio demografico (popolazione al 1° gennaio; nati; morti; saldo naturale; iscritti;
cancellati; popolazione al 31 dicembre);
• Tassi di natalità, mortalità e crescita naturale;
• Saldi migratori per 1.000 residenti (saldo migratorio interno; saldo migratorio estero; saldo
migratorio complessivo);
• Tasso di crescita totale per 1.000;
• Indicatori di struttura (età media; indice di dipendenza strutturale; indice di dipendenza
anziani; indice di vecchiaia);
• Struttura per età della popolazione al 1° gennaio;
• Speranza di vita.
Tutti i dati puntuali sono contenuti nell’allegato al presente paragrafo (vedi allegato 1) e di seguito si
riportano le principali evidenze emerse.
Per quanto riguarda la popolazione residente nel territorio di La Spezia, nel corso dell’ultimo decennio si
registra un lieve aumento, con un totale di residenti passato da 219.366 nel 2005 a 221.003 nel 2015. Tale
incremento, in termini percentuali, risulta inferiore per La Spezia (+0,7%) sia rispetto a quello registrato
3
http://www.sp.camcom.it/rapporto-economia-provinciale
12
sull’intero territorio nazionale (+3,8%) che a quello avvenuto nell’area del nord-ovest (4,4%), ma comunque
in controtendenza se confrontato con quello avvenuto su scala regionale (-1,3%) nell’arco del decennio.
La popolazione straniera residente a La Spezia è passata in termini assoluti da circa 7.500 unità nel 2005 a oltre
18.400 nel 2015, ossia circa due volte e mezzo quella di dieci anni prima. Anche la percentuale degli stranieri sul
totale della popolazione residente nella provincia spezzina è salita da 3,4% nel 2015 a 8,3% nel 2015. Quest’ultimo
dato risulta identico a quello dell’Italia nello stesso anno ma inferiore al dato ligure (8,8%) e a quello rilevato per
l’area nord-ovest
Figura 12: Stranieri residenti sul totale della popolazione residente
Dal bilancio demografico si evince come il saldo naturale della popolazione di La Spezia rimanga negativo
dal 2005 (-1477 unità) al 2015 (-1660 unità), tuttavia, come detto sopra, si registra comunque un aumento
della popolazione residente.
Il tasso di crescita naturale (Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.) risulta dal 2005 al 2015
costantemente in negativo per il territorio di La Spezia, con valori rispettivamente pari a -6,7 e-7,5,
nettamente peggiori sia rispetto al nord-ovest (-0,9 nel 2005 e -3,10 nel 2015) che all’Italia (-0,2 nel 2005 e
2,7 nel 2015). Tuttavia, va sottolineato come il peggioramento registrato negli ultimi dieci anni a La Spezia,
in valore assoluto, risulta minore rispetto a quello avvenuto su scala nazionale. Ciò e dovuto sia a un
peggioramento del tasso di natalità passato dal 2005 al 2015 da 7 a 6,4, sia a un leggero aumento del tasso
di mortalità passato da 13,8 a 13,9 nello stesso decennio. Va considerato che negli ultimi dieci anni anche a
livello nazionale si registra una forte discesa delle nascite, il cui tasso è passato da 9,5 a 8, e un aumento della
mortalità, il cui tasso è passato da 9,7 a 10,7.
13
La Spezia Liguria Nord Ovest Italia
Per quanto riguarda il saldo migratorio totale, negli ultimi dieci anni si registra per La Spezia quasi un
dimezzamento (da 7,9 nel 2005 a 4,5 nel 2015), soprattutto dovuto al calo del saldo migratorio interno
(passato da 4,2 a 2,6). Anche nel resto d’Italia, nel nord-ovest, e in Liguria il saldo migratorio è fortemente
calato nel corso del decennio e si attesta in tutti i casi su valori inferiori a quelli di La Spezia, pari
rispettivamente a 0,5, 1,3 e 0,1 nel 2015.
Per quanto attiene al tasso di tasso di crescita totale, si registra un complessivo peggioramento in tutte le
aree geografiche considerate. Nel 2005, infatti, nel territorio di La Spezia il tasso risultava pari a 1,1 per poi
passare a -3 nel 2015 in seguito al peggioramento sia del tasso di crescita naturale che del saldo migratorio
complessivo. In Italia si è passati nello stesso arco di tempo da 3,3 a -2,1.
A La Spezia, come anche nell’intera regione, si registra nel corso del decennio esaminato un tendenziale
invecchiamento della popolazione. Nella provincia spezzina, infatti, l’età media (
Figura 15: Struttura per età della popolazione nel 2015 (%)
) è passata da 47,2 anni nel 2005 a 47,9 anni nel 2015. Si riduce il divario, rimanendo tuttavia sempre elevato,
rispetto all’età media registrata in Italia la quale, nello stesso periodo, è salita da 42,3 a 44,2 anni.
0,-9
-8,0
-7,0
-6 0,
-5,0
-4,0
-3,0
-2,0
,0-1
0,0
2005
2010
2015
Figura 13: Tasso di crescita naturale
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
La Spezia Liguria Nord Ovest Italia
65 anni e oltre
15-64 anni
0-14 anni
14
Figura 14: Età media della popolazione
Anche l’indice di vecchiaia è notevolmente più elevato rispetto alla media nazionale, come si evince dai dati
del 2015 (239,4 per La Spezia e 157,7 per l’Italia). Tuttavia, nell’arco del decennio, nella provincia si registra
una diminuzione dell’indice rispetto al dato del 2005 (243,6), contrariamente a quanto avvenuto a livello
nazionale (138,1).
Per quanto riguarda la struttura per età della popolazione (
) di La Spezia nel 2015, la fascia in età lavorativa (dai 15 ai 64 anni) pesa in termini percentuali meno (61,1%)
rispetto all’intera popolazione italiana (64,5%) o all’area nord-ovest (63,4). Inoltre, il peso di tale fascia sul
totale della popolazione presenta, nel caso spezzino, una diminuzione rispetto al dato del 2005 (62,7%).
Figura 15: Struttura per età della popolazione nel 2015 (%)
La fascia di età dai 65 anni in su rappresenta, invece, il 27,5% della popolazione spezzina (21,7% in Italia) e
quella al di sotto dei 14 anni costituisce l’11,5% del totale (13,8% in Italia). Di conseguenza, nel territorio di
La Spezia il totale della popolazione non attiva è pari al 39,0% rispetto al 35,5% del resto d’Italia e al 36,6 del
nord-ovest.
La Spezia si caratterizza anche come un territorio nel quale si registra una dipendenza delle fasce di
popolazione in età non attiva (0-14 anni e 65 anni e più) più elevata sia rispetto a quella dell’Italia che all’area
nord-ovest. L’indice di dipendenza anziani, in peggioramento rispetto al 2005, registra nel 2015 un valore
40
41
42
43
44
45
46
47
48
49
La Spezia Liguria Nord Ovest Italia
2005
2015
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
La Spezia Liguria Nord Ovest Italia
65 anni e oltre
15-64 anni
0-14 anni
15
pari a 45 rispetto a 33,7 dell’Italia e 36,3 dell’area nord-ovest. A conferma di questa tendenza, si aggiunge il
dato relativo all’indice di dipendenza strutturale (Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.) che nel
caso spezzino è passato da 59,5 nel 2005 a 63,8 nel 2015, rimanendo distante dal dato a livello nazionale che
è cresciuto comunque da 50,7 a 55,1 nello stesso decennio.
Per quanto attiene alla speranza di vita alla nascita dell’intera popolazione (maschi e femmine), in provincia
di La Spezia è aumentata negli ultimi dieci anni, passando da 80,7 nel 2005 a 82,3 nel 2015, in linea con
quanto avvenuto su scala nazionale nello stesso arco di tempo. Per quanto riguarda la fascia degli over 65 si
registra nel 2015 un valore superiore sia al dato nazionale (20,3) che a quello dell’area nord-ovest (20,4).
Figura 16: Indice di dipendenza strutturale
3. IL QUADRO OCCUPAZIONALE
Per quanto riguarda l’analisi dello stato occupazionale sono stati presi in considerazione i seguenti indicatori:
 Numero di occupati totale;
 Numero di occupati dipendenti;
 Numero di occupati nell'industria in senso stretto;
 Tasso di occupazione 15-64 anni;
 Tasso di disoccupazione 25-34 anni;
 Numero di persone in cerca di occupazione totale;
 Numero di laureati totali;
 Numero di laureati totali per gruppo disciplinare (anno 2013).
40
45
50
55
60
65
70
La Spezia Liguria Nord Ovest Italia
2005
2015
16
La fonti dei dati utilizzate per il presente paragrafo sono le elaborazione del Centro Studi Unioncamere su
dati ISTAT4
e la banca dati ISTAT. Per alcuni indicatori il dato più aggiornato disponibile al momento
dell’analisi è relativo all’anno 2014.
Per quanto attiene al numero di occupati totale (Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.) di La
Spezia, è passato da circa 85.200 nel 2005 a 87.000 nel 2015 corrispondente a un aumento del 2%, mentre
nel resto d’Italia il numero di occupati è restato sostanzialmente invariato a 22 milioni e 400 mila unità
(tranne per il nord-ovest che registra un aumento dell’1,3%).
Figura 17: Variazione occupati totali dal 2005 al 2015
Il numero di occupati dipendenti, in particolare, ha registrato nel periodo 2004-20145
una crescita del 7%
(da 60.100 a 64.100 unità) nella provincia di La Spezia (pari a quella del nord-ovest) mentre l’aumento su
scala nazionale si attesta sul 4%.
Il numero degli occupati nell’industria in senso stretto, invece, nel periodo 2008-2014 registra una
variazione fortemente negativa per La Spezia (-19%), scendendo da 16.000 a 12.900 unità. Tale diminuzione
è maggiore sia rispetto al dato regionale (-105) che a quello nazionale (-9%) e dell’area nord ovest (-6%).
4
http://www.starnet.unioncamere.it/Appendice-statistica-2015-xls_1A14196
5
Il dato del 2014, relativo al numero di occupati dipendenti, al numero di occupati nell’industria in senso stretto e al numero di
persone in cerca di occupazione totale è l’ultimo disponibile in termini temporali. Per il numero di laureati totali il dato si ferma
al 2013.
17
Figura 18: Variazione occupati nell’industria dal 2008 al 2014
Il tasso di occupazione dai 15 ai 64 anni (età lavorativa) a La Spezia è lievemente aumentato nel corso del
decennio (+2,4%), passando da 61,2 nel 2005 a 62,7 nel 2015, a differenza del dato dell’Italia che registra un
calo di oltre il 2%. Tuttavia va osservato come Il tasso di disoccupazione dai 25 ai 34 anni a La Spezia nell’arco
di dieci anni (2005-2015) ha subito quasi un raddoppio, passando da 9,3 a 17,1, tuttavia, in linea con i valori
registrati nel resto d’Italia.
Il numero di persone in cerca di occupazione totale registra un netto aumento dal 2004 al 2014, passando
da circa 4.800 a 11.900 unità, che corrisponde a un incremento di quasi il 150%, mentre a livello nazionale la
crescita è del 66%.
Il numero di laureati totali nel periodo che va dal 2004 al 2013 (ultimo anno disponibile) ha subito un
decremento del 3% a La Spezia, mentre sia a livello regionale che nazionale si è registrato un aumento
rispettivamente del 3% e del 13%.
Per quanto riguarda la ripartizione del numero di laureati per gruppo disciplinare nel 2013 a La Spezia, oltre
il 20% è laureato in ingegneria, il 13,3% in ambito economico statistico e il 12,4% in ambito medico. A livello
nazionale il primo posto appartiene all’ambito economico-statistico (15,4%), seguito da quello ingegneristico
(11,8%), da quello politico-sociale (10,9%) e da quello medico (10,7%).
GLOSSARIO6 DEL CAPITOLO (Parte 1)
Bilancio demografico: è dato dalla differenza tra l'ammontare della popolazione residente di un dato anno e
la popolazione dell'anno precedente. Il saldo demografico di un paese, di uno stato o di un territorio, viene
calcolato facendo la differenza tra i nati vivi e i morti. Il dato è accompagnato da quello del saldo tra il numero
degli immigrati e quello degli emigrati.
Crescita naturale (tasso di): è la differenza tra il tasso di natalità e il tasso di mortalità.
Crescita totale (tasso di): è la somma del tasso di crescita naturale e del tasso migratorio totale.
Dipendenza anziani (indice di): rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione in età attiva (15-
64 anni), moltiplicato per 100.
6
Il presente glossario è stato stilato sulla base delle definizioni di indicatori riportate su: http://www.istat.it
18
Dipendenza strutturale (indice di): rapporto tra popolazione in età non attiva (0-14 anni e 65 anni e più) e
popolazione in età attiva (15-64 anni), moltiplicato per 100.
Disoccupati: comprendono le persone non occupate tra i 15 e i 74 anni che: `
 hanno effettuato almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nelle quattro settimane che
precedono la settimana di riferimento e sono disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività
autonoma) entro le due settimane successive; `
 oppure, inizieranno un lavoro entro tre mesi dalla settimana di riferimento e sarebbero
disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive,
qualora fosse possibile anticipare l’inizio del lavoro.
Disoccupazione (tasso di): rapporto tra i disoccupati e le corrispondenti forze di lavoro.
Età media: età media della popolazione detenuta a una certa data espressa in anni e decimi di anno.
Mortalità (tasso di): rapporto tra il numero dei decessi nell’anno e l’ammontare medio della popolazione
residente, moltiplicato per 1.000.
Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento: `
 hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo
monetario o in natura; `
 hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale
collaborano abitualmente; `
 sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia). I dipendenti assenti dal lavoro sono
considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi, oppure se durante l’assenza
continuano a percepire almeno il 50% della retribuzione. Gli indipendenti assenti dal lavoro,
ad eccezione dei coadiuvanti familiari, sono considerati occupati se, durante il periodo di
assenza, mantengono l’attività. I coadiuvanti familiari sono considerati occupati se l’assenza
non supera tre mesi.
Occupazione (tasso di): rapporto tra gli occupati e la corrispondente popolazione di riferimento.
Natalità (tasso di): rapporto tra il numero dei nati vivi dell’anno e l’ammontare medio della popolazione
residente, moltiplicato per 1.000.
Popolazione residente: costituita in ciascun Comune (e analogamente per altre ripartizioni territoriali) delle
persone aventi dimora abituale nel Comune stesso. Non cessano di appartenere alla popolazione residente
le persone temporaneamente dimoranti, in altro Comune o all’estero, per l’esercizio di occupazioni stagionali
o per causa di durata limitata.
Saldo migratorio con l’estero: differenza tra il numero degli iscritti per trasferimento di residenza dall’estero
ed il numero dei cancellati per trasferimento di residenza all’estero.
Saldo migratorio interno: differenza tra il numero degli iscritti per trasferimento di residenza da altro
Comune e il numero dei cancellati per trasferimento di residenza in altro Comune. Diversamente da quanto
atteso, a livello Italia quest’indicatore risulta quasi sempre diverso da zero per il motivo che sussiste uno
sfasamento temporale “tecnico” tra l’iscrizione nel comune di destinazione e la cancellazione dal comune di
origine e che, pertanto, influenza le statistiche sulla mobilità interna.
19
Saldo migratorio per altri motivi: differenza tra il numero degli iscritti e il numero dei cancellati dai registri
anagrafici dei residenti dovuto ad altri motivi. Si tratta di un saldo tra iscrizioni e cancellazioni anagrafiche
non corrispondenti ad effettivi trasferimenti tra un comune di residenza e un altro, bensì a operazioni di
correzione post-censuaria. Per quel che riguarda le iscrizioni si tratta principalmente di soggetti in precedenza
cancellati per irreperibilità e ricomparsi, oppure di soggetti non censiti ma effettivamente residenti. Tra le
cancellazioni per altri motivi si annoverano, invece, i soggetti cancellati in quanto risultati non più residenti
in seguito ad accertamento anagrafico, oppure i soggetti che si sono censiti come residenti in un comune
senza possederne i requisiti.
Saldo migratorio totale: differenza tra il numero degli iscritti ed il numero dei cancellati dai registri anagrafici
per trasferimento di residenza interno, con l’estero o per altri motivi.
Saldo naturale (o dinamica naturale o crescita naturale): differenza tra il numero di iscritti per nascita e il
numero di cancellati per decesso dai registri anagrafici dei residenti.
Saldo totale: somma del saldo naturale e del saldo migratorio.
Speranza di vita alla nascita (o vita media): il numero medio di anni che una persona può contare di vivere
dalla nascita nell’ipotesi in cui, nel corso della propria esistenza, fosse sottoposta ai rischi di mortalità per età
dell’anno di osservazione.
Straniero residente: cittadino straniero (residente in Italia) che ha dimora abituale nell'alloggio o nella
convivenza ed è in possesso dei requisiti per l'iscrizione in anagrafe.
Vecchiaia (indice di): rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione di età 0-14 anni,
moltiplicato per 100.
SITOGRAFIA DEL CAPITOLO (Parte 1)
Dati riguardanti la demografia
• http://demo.istat.it/l
• http://dati.istat.it/
• https://www.istat.it/it/liguria/
• http://www.sp.camcom.it/rapporto-economia-provinciale
Dati riguardanti l’occupazione
• http://www.starnet.unioncamere.it/Appendice-statistica-2015-xls_1A14196
• http://dati.istat.it/
20
Parte 2
Analisi economica del contesto territoriale di La Spezia
21
1. INTRODUZIONE
Il presente capitolo intende evidenziare i fattori di forza e di debolezza della struttura della città e si basa su
studi condotti da diversi e qualificati operatori negli ultimi anni (si veda la sezione Riferimenti bibliografici).
Individuare tali fattori è una precondizione per operare scelte strategiche di medio-lungo periodo, siano esse
pubbliche-istituzionali o private, al fine di migliorare la competitività della città. Concetto, quest’ultimo,
definito in ambito europeo7
come “la capacità di una località di generare redditi alti e crescenti e migliorare
la qualità della vita dei propri residenti”, capacità a sua volta strettamente legata alla presenza di un ambiente
attraente e sostenibile per la conduzione di attività lavorative delle imprese e degli altri residenti.
A partire da dati macroeconomici (par2), si sono individuati gli indici di specializzazione economica della
provincia di La Spezia confrontati con quelli degli aggregati territoriali di riferimento, valutandone i
cambiamenti intercorsi negli anni della crisi economica italiana (prima e seconda fase).
In virtù della classificazione economica del territorio - fornita dall’ISTAT sulla base di dati censuari
dell’industria - si è reso conto del posizionamento della Spezia nell’Economia del Mare (3.1), individuando
settori di specializzazione più precisi e senz’altro caratterizzanti l’economia locale: turismo, porto e
commerci, cantieristica.
Dati d’interscambio commerciale (3.5) hanno suggerito altresì di valutare il ruolo del settore “difesa” (3.6)
nell’ambito delle attività industriali e la consistenza delle PMI incluse nel relativo indotto.
Le prospettive dei settori produttivi di rilievo sono state analizzate sulla base di dati microeconomici e
d’impresa per gli sviluppi locali, e sulla base di studi internazionali per le prospettive dei mercati di sbocco
dei relativi prodotti.
Infine, alcune ipotesi interpretative sono state confrontate con opinioni dei rappresentanti di
Confartigianato, CNA, Unioncamere, Autorità Portuale e confrontate con dichiarazioni pubbliche emerse
negli ultimi mesi su stampa locale.
2. IL QUADRO MACROECONOMICO: LA DOPPIA RECESSIONE E L’IMPATTO SUL
VALORE AGGIUNTO SETTORIALE E PER MACRO-AREE
L’Italia sta uscendo a fatica dalla peggiore crisi economica del dopoguerra. Nel periodo 2008-2013 il Paese è
entrato in recessione per ben due volte: a prezzi costanti, il PIL si è ridotto di quasi dieci punti percentuali; la
produzione industriale è diminuita di circa un quarto; gli investimenti del 30%; i consumi privati dell’8%.
La prima recessione è stata più intensa ma meno prolungata: tra il primo trimestre del 2008 e il secondo
trimestre dell’anno successivo, il prodotto è calato di circa 8 punti. Essa è da considerare “importata” poiché
essenzialmente riconducibile all’evoluzione del contesto esterno, in particolare alla crisi finanziaria negli Stati
Uniti, al crollo degli scambi mondiali di beni e servizi avvenuto tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 (Fig.19),
alle quotazioni del petrolio.
7
Commissione Europea, Directorate-General for Regional and Urban Policy, WP 02/2017 Regional Competitiveness Index
2016. RCI http://ec.europa.eu/regional_policy/en/information/maps/regional_ competitiveness) Istat,
Rapporto Annuale 2015. Parlamento Europeo. http://www.europarl.
europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2017/603889/EPRS_BRI(2017)603889_EN.pdf
22
Fig.19 – Prodotto interno lordo dei principali Paesi avanzati e dinamica del commercio mondiale (valori annuali a prezzi correnti per PIL
indici base 2005= 100)
Fonte: elaborazioni su dati FMI (World Economic Outlook).
La seconda recessione, invece, è da attribuire soprattutto a fattori di origine “interna”, in particolare alla crisi
del nostro debito sovrano e agli effetti pro-ciclici della necessaria correzione di bilancio (necessaria per
riguadagnare la fiducia dei mercati). Questi effetti si sono sommati a quelli della restrizione creditizia operata
dalle nostre banche - restrizione a sua volta determinata dalle tensioni sul mercato dei titoli sovrani nell’area
dell’euro -, e a quelli causati dal forte deterioramento nel clima di fiducia delle famiglie e delle imprese. Il
settore esterno non ha fornito alcuna compensazione considerato il forte rallentamento degli scambi
mondiali a partire dal 2010. Anche grazie alle politiche fortemente espansive della BCE, questa recessione è
stata meno intensa della precedente, ma più prolungata: tra il secondo trimestre del 2011 e il primo trimestre
del 2013 il prodotto è calato di 5,2 punti percentuali, vanificando interamente la breve ripresa a cavallo delle
due recessioni (+3,3 punti).
Dal 2014 l’Italia è tornata a crescere debolmente, non abbastanza da recuperare il livello di prodotto
anteriore alla crisi finanziaria globale. Ancora alla fine del 2016, il PIL, la produzione industriale, gli
investimenti e i consumi erano inferiori, rispettivamente, di 7, 21, 26, e 5 punti percentuali rispetto ai
rispettivi livelli pre-crisi. Gli altri principali paesi dell’area dell’euro hanno già ampiamente recuperato tali
livelli; Germania e Francia lo hanno fatto prima degli altri; la Spagna (altro paese che, come l’Italia, ha subito
una doppia recessione) è oggi vicina a colmare la differenza (Fig. 20). Le previsioni di crescita del PIL italiano
nel 2017 erano comprese tra lo 0,8 e l’1,0%: ( Fondo monetario internazionale - World Economic Outlook
dello scorso aprile +0,8), (Commissione Europea - Winter 2017 +0,9), (OCSE -Interim Economic Outlook,
marzo 2017 +1,0). La crescita su base annua a ottobre 2017 è - secondo dati Istat - dell’1,5%.
La doppia recessione ha interessato tutte le macro-aree del Paese, sia pure con alcune significative differenze.
A valori correnti (Fig. 21), le due fasi recessive nel Mezzogiorno sono state più prolungate che altrove; di
conseguenza, il divario con le altre macro-regioni si è ampliato (ancora nel 2015 il valore aggiunto del
Mezzogiorno era quello che si scostava maggiormente dal rispettivo livello pre-crisi). Per il Nord-Est, invece,
la seconda recessione è stata più breve, e il valore aggiunto dell’area ha recuperato i livelli pre-crisi già nel
corso della ripresa tra le due recessioni (nel 2015 esso superava di quattro punti percentuali il livello
raggiunto nel 2008). I risultati del Nord-Ovest sono simili, ancorché lievemente inferiori, a quelli del Nord-Est
(per questa macro-area la ripresa post seconda recessione è iniziata poco più tardi).
-15,00
-10,00
00-5,
0,00
5,00
10,00
15,00
00,90
95 00,
100,00
105,00
110,00
115,00
120,00
2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017
Commercio mondiale
)variaz.%(
Area dell'euro
Stati Uniti
Giappone
UK
23
Fig. 20 – Prodotto interno lordo dell’area dell’euro e dei principali Paesi dell’area. (Valori trimestrali destagionalizzati a prezzi costanti:
indici base 2005=100)
Fonte: elaborazioni su dati Banca d’Italia
90
95
100
105
110
115
120
Germania
Francia
Spagna
Area dell'euro
Italia
24
Fig. 21 - Valore aggiunto a prezzi correnti per macro- aree. (Indici base 2005=100)
Fonte: elaborazione su dati Istat
Gli andamenti della Liguria e della provincia della Spezia differiscono nettamente sia tra di loro sia rispetto a
quelli dell’area di appartenenza (Fig. 22). Mentre il profilo della Liguria è più simile a quello del Mezzogiorno,
quello della Spezia è decisamente più erratico, con una fortissima ripresa a cavallo delle due recessioni,
seguita da una fase di lieve ma prolungata flessione.
A prescindere dalle macro-aree e regioni di riferimento, la doppia recessione ha interessato soprattutto
l’industria manifatturiera, più esposta alla concorrenza internazionale attraverso il canale del commercio). In
Fig. 22 – Valore aggiunto a prezzi correnti (Indici base 2005=100)
Fonte: elaborazione su dati Istat
00,90
,0095
100,00
105,00
110,00
115,00
120,00
125,00
130,00
2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014
Italia
Nord-Ovest
Liguria
La Spezia
25
Liguria e nella provincia della Spezia, la volatilità del valore aggiunto manifatturiero è stata particolarmente
elevata rispetto alla media nazionale e a quella della macro-area di riferimento.
Fig. 23 – Industria manifatturiera, valore aggiunto a prezzi correnti (Indici base 2005=100)
Il valore aggiunto del comparto dei servizi, invece, ha continuato a crescere senza oscillazioni o interruzioni di
rilievo, proseguendo un trend già in atto dal decennio scorso. Il peso relativo di quest’ultimo comparto è
progressivamente aumentato negli anni (in media, dal
71,2% nel periodo 2000-2007 al 74,1% nel 2012-2014) a scapito di quello dell’industria manifatturiera (scesa
dal 18,1 al 15,4%;
Tabella 1). Sono in particolare cresciuti i servizi legati all’Amministrazione pubblica e difesa, all’istruzione, alla
sanità e assistenza sociale (dal 16,4 al 17,2%) e quelli legati alle attività immobiliari (dall’11,5% al 13,9%).
Tabella 1 - Valore aggiunto a prezzi correnti Italia - composizione %le
Settori
2000-
2007
2008-
2011
2012-
2014
AGRICOLTURA, SILVICOLTURA E PESCA 2,5 2,0 2,2
INDUSTRIA 26,4 24,8 23,6
Industria in senso stretto 20,8
18,1
2,8
5,5
18,9
16,0
3,0
5,8
18,5
15,4
3,1
5,1
Industria manifatturiera
Altre industrie (*)
Costruzioni
SERVIZI 71,2 73,2 74,1
A- Commercio, riparaz. auto e moto, trasporto e magazz., servizi di alloggio e di ristorazione 21,0
4,5
5,1
11,5
20,2
4,3
5,3
13,0
20,1
3,8
5,6
13,9
B - Servizi di informazione e comunicazione
C - Attività finanziarie e assicurative
D - Attività immobiliari
Fonte: elaborazione su dati Istat
80,00
85,00
,0090
00,95
100,00
105,00
110,00
115,00
120,00
125,00
Italia
Nord-Ovest
Liguria
La Spezia
26
E - Attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi di supporto 9,3 9,4 9,4
F - Amministrazione pubblica e difesa, assicurazione sociale obbligatoria, istruzione, sanità e
assistenza sociale 16,4
3,5
17,2
3,9
17,2
4,0
G - Attività artistiche, di intrattenimento e divertimento, riparazione di beni per la casa e altri
servizi
TOTALE ATTIVITA' 100,0 100,0 100,0
(*) Attività estrattiva, fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, fornitura di acqua, reti fognarie, attività di trattamento
dei rifiuti e risanamento Fonte: elaborazioni su dati Istat
Fig. 6 – Totale servizi, valore aggiunto a prezzi correnti. (Indici base 2005=100)
Fonte: elaborazioni su dati Istat
A fronte delle dinamiche prima descritte, il posizionamento relativo delle varie aree del Paese nella creazione
di valore aggiunto settoriale non è mutato drasticamente. In particolare, gli indici di specializzazione
settoriale relativi a queste aree sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto ai loro livelli pre-crisi (
Tabella 2). Tali indici sono dati dal rapporto tra il peso relativo di un settore nel territorio di riferimento e
l’analogo peso di quel settore sul totale dell’economia italiana. Se compresi tra zero e uno indicano una de
specializzazione; valori superiori all’unità indicano che l’area di riferimento è specializzata nella produzione
di valore aggiunto in quel settore. Il Nord-Est e il Nord-Ovest hanno continuato a essere fortemente
specializzati nella produzione manifatturiera; il Mezzogiorno nel comparto dei servizi erogati dallo Stato.
Nella provincia di La Spezia e in Liguria (esclusa La Spezia), il peso relativo dei servizi legati al commercio e ai
trasporti è più alto della media nazionale, così come quello delle attività immobiliari. L’elevata
specializzazione del territorio spezzino nel comparto dei servizi erogati dallo Stato è principalmente
attribuibile alla componente della difesa (Arsenale). Queste indicazioni sono inevitabilmente troppo
aggregate e possono celare ulteriori elementi di specificità.
27
Tabella 2 – Valore aggiunto a prezzi correnti. (Indici di specializzazione settoriale, per macro-area, Regione e Provincia (*)
Settori
Nord-Ovest Nord-Est Centro
2000-
2007
2008-
2011
2012-
2014
2000-
2007
2008-
2011
2012-
2014
2000-
2007
2008-
2011
2012-
2014
AGRICOLTURA,
SILVICOLTURA E PESCA
1,0
0,6
1,1
1,2
1,2
0,9
0,9
1,0
1,0
1,2
1,2
1,0
1,1
0,7
1,0 1,0
0,6 0,6
1,1 1,1
1,2 1,2
1,2 1,2
0,9 0,9
1,0 1,0
1,0 1,0
1,0 1,0
1,2 1,2
1,2 1,2
1,0 1,0
1,1 1,2
0,7 0,7
1,0
1,1
1,2
1,2
1,3
0,8
1,0
0,9
1,0
0,7
0,9
1,0
0,9
0,8
1,0
1,1
1,2
1,3
1,4
0,8
1,0
0,9
1,0
0,7
0,9
1,0
0,9
0,8
1,0
1,1
1,2
1,3
1,4
0,8
1,0
0,9
1,0
0,7
0,9
1,0
0,9
0,8
1,0
0,7
0,8
0,8
0,8
1,0
0,9
1,1
1,0
1,3
1,1
1,0
1,1
1,1
1,0
0,7
0,8
0,8
0,8
1,0
0,9
1,1
1,0
1,4
1,1
1,0
1,1
1,0
1,0
0,7
0,9
0,8
0,8
1,1
0,9
1,1
1,0
1,4
1,1
1,0
1,1
1,1
INDUSTRIA
Industria in senso stretto
Industria manifatturiera
Altre industrie (*)
Costruzioni
SERVIZI
A - Commercio ecc.
B - Informazione e
comunicazione
C - Attività finanziarie e
assicurative
D - Attività immobiliari
E - Attività professionali
ecc.
F - Amministrazione
pubblica ecc.
G - Altri
Settori
Mezzogiorno Liguria (**) La Spezia
2000-
2007
2008-
2011
2012-
2014
2000-
2007
2008-
2011
2012-
2014
2000-
2007
2008-
2011
2012-
2014
AGRICOLTURA,
SILVICOLTURA E PESCA
1,0
1,7
0,8
0,7
0,6
1,3
1,2
1,0
1,0
0,7
0,7
1,0
0,8
1,5
1,0 1,0
1,7 1,7
0,8 0,7
0,7 0,6
0,6 0,5
1,2 1,2
1,1 1,1
1,1 1,1
1,0 1,1
0,7 0,7
0,7 0,7
1,0 1,0
0,8 0,8
1,5 1,5
1,0
0,7
0,7
0,7
0,6
1,2
0,9
1,1
1,4
0,8
0,9
1,3
1,0
0,9
1,0
0,6
0,8
0,7
0,6
1,1
0,9
1,1
1,4
0,7
0,8
1,2
1,0
0,9
1,0
0,5
0,8
0,7
0,6
1,1
1,0
1,1
1,3
0,7
0,8
1,3
1,0
0,9
1,0
0,6
0,8
0,8
0,7
1,4
0,8
1,1
1,1
0,5
0,8
1,3
0,7
1,4
1,0
0,5
0,9
0,9
0,8
1,5
0,8
1,1
1,2
0,4
0,6
1,2
0,7
1,4
1,0
0,4
0,8
0,8
0,7
1,3
0,9
1,1
1,1
0,4
0,6
1,2
0,7
1,4
INDUSTRIA
Industria in senso stretto
Industria manifatturiera
Altre industrie (*)
Costruzioni
SERVIZI
A - Commercio ecc.
B - Informazione e
comunicazione
C - Attività finanziarie e
assicurative
D - Attività immobiliari
E - Attività professionali
ecc.
F - Amministrazione
pubblica ecc.
G - Altri
(*) Attività estrattiva, fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, fornitura di acqua, reti fognarie,
attività di trattamento dei rifiuti e risanamento.
(**) Al netto della provincia di La Spezia
Fonte:elaborazioni su dati Istat
28
3. QUALE SPECIALIZZAZIONE PER LA SPEZIA?
Sulla base dell’elaborazione dei dati censuari per l’industria del 2011, l’Istat8
colloca la provincia di La Spezia
tra i 129 cosiddetti “altri sistemi locali del made in Italy”, (caratterizzati per la fabbricazione di macchinari;
del legno e dei mobili; dell’agroalimentare; dei gioielli - occhiali e strumenti musicali). L’ insieme di questi 129
sistemi locali (sui 600 classificati) rappresenta la parte più rilevante della produzione manifatturiera
distrettuale italiana.
La Spezia è compresa, inoltre, nel sottogruppo dei 19 sistemi locali urbani prevalentemente portuali 9
, che in
Italia rappresenta l’11,7% della popolazione ma appena il 3,9% dell’estensione territoriale complessiva. La
specializzazione marittima dei sistemi portuali emerge con riferimento alla cantieristica navale con
Monfalcone, Sestri Levante, La Spezia e Viareggio, e al comparto dei trasporti marittimi con i porti di Venezia,
Genova, Napoli, Gioia Tauro e Palermo.
Le due classificazioni, con indicazione dei settori prevalenti (fabbricazione di macchinari e cantieristica
navale), ci indirizzano nell’approfondimento proposto nel seguito. In particolare, nel par. 3.1 analizzeremo il
posizionamento di La Spezia nell’Economia del Mare, con speciale attenzione al Turismo - (posizionamento
e contraddizioni, par. 4.3.1); alla Filiera della cantieristica - (a partire dalle sfide globali per il settore e da dati
micro e di impresa, proveremo a far emergere i fatti rilevanti per La Spezia, par. 4.3.2); al Porto e commercio
marittimo (4.3.3). Il presente capitolo prosegue, quindi, con l’analisi dei comparti produttivi non inseriti nel
cluster dell’economia del mare (4.4), evidenziati utilizzando i dati dell’interscambio commerciale di La Spezia,
e con sotto-paragrafo dedicato all’industria della difesa, basato essenzialmente sulle prospettive delle
imprese leader del settore. Nel paragrafo 4.5, infine, si discutono ulteriori elementi, emersi più di recente,
per una valutazione del tessuto industriale spezzino.
3.1. Il posizionamento nell’economia del mare
Come città portuale, con la sua specializzazione nella cantieristica, La Spezia è naturalmente inserita nel
comparto dell’ Economia del mare (blue economy)23
, ovvero quella porzione di economia che comprende i
seguenti settori: cantieristica – le attività di costruzione, riparazione e demolizione delle imbarcazioni, così
come gli strumenti di navigazione, la loro installazione e il commercio all'ingrosso e al dettaglio; trasporto di
merci e di passeggeri – attività legate al trasporto via acqua, sia marittimo che costiero, e i relativi servizi
logistici e di intermediazione; servizi al turismo –servizi di alloggio e ristorazione, compresi quelli sulle navi,
le attività culturali e ricreative come i tour operator, guide turistiche, stabilimenti balneari ed altre attività
legate all'intrattenimento; filiera ittica - pesca, acquacoltura, lavorazione del pesce e il relativo processo di
distribuzione e commercio all'ingrosso e al dettaglio, e la ricerca nel campo della biotecnologia e della tutela
della biodiversità marina; risorse energetiche – attività di estrazione delle risorse minerarie, petrolio e gas
naturale, oltre allo studio e l'impiego di tecnologie atte a sfruttare le energie rinnovabili del mare.
Un esaustivo rapporto sull’economia del mare in Italia è stato pubblicato dalla Federazione del Mare (FdM)
con il supporto scientifico del Censis10
. Secondo lo studio, il complesso delle attività afferenti al “cluster
8
Rapporto Annuale 2015, La situazione del Paese .
9
Ibidem, p.49 23
Un’ampia descrizione della Blue economy è disponibile in: Commissione europea, Blue Growth - Opportunities for marine
sustainable growth, 2012
10
FDM - Censis, (2015) V Rapporto Cluster marittimo e sviluppo in Italia.
29
marittimo”11
ha generato nel 2014 un PIL in valore pari a 32,6 miliardi di euro. L’86% di questo importo era
riferibile alle attività produttive, manifatturiere o terziarie12
(circa 28 miliardi di euro); il restante 14% alle
attività istituzionali del comparto marittimo, ovvero alle attività della Marina Militare, dal Corpo delle
Capitanerie di Porto-Guardia costiera, alle Autorità portuali e ai sevizi assicurativi dell’Inail riguardanti il
settore marittimo.
Valore aggiunto
La blue economy spezzina nel 2014 ha contribuito per il 13,5% al valore aggiunto totale della provincia ( 5,8
mld escluse le istituzioni pubbliche) . Circa la metà del VA dell’economia del mare è imputabile alla filiera
della cantieristica e alle attività di ricerca regolamentazione e tutela ambientale ( 24,9% e 24,8%
rispettivamente). Il settore movimentazione merci e passeggeri via mare e servizi al turismo producono circa
il 40% del VA totale e occupano circa 5400 addetti. L’apporto dei servizi ricreativi e sportivi è pari al
5,2% del VA della blue economy, con una quota importante di addetti (circa 2000 ) ( Tabella 3).
Occupazione
Il settore dei trasporti marittimi fornisce il contributo principale all’occupazione, assorbendo, su base
nazionale, più di un quarto delle unità di lavoro del cluster dell’economia del mare (27,6%). Al secondo posto,
con un’incidenza del 22% circa, si collocano la pesca e le attività di logistica portuale e di ausilio ai trasporti
marittimi. Seguono la navalmeccanica nel suo complesso (17,3%) e la nautica da diporto (11,2%). Rispetto al
2011 il settore dei servizi guadagna terreno rispetto alle attività manifatturiere e alla pesca (in coerenza con
i dati illustrati nel precedente paragrafo, aggregati su basi diverse). Il trasporto marittimo passa da una quota
pari al 43,1% del totale del cluster nel 2011 al 43,6% nel 2013, le attività di logistica portuale e ausiliarie al
trasporto marittimo guadagnano in ULA lo 0,4% nello stesso periodo (2011-2014).
Imprese
In Italia alla fine del 2014, vi erano circa 182mila imprese operanti nell’economia del mare (il 3% del totale
dell’economia italiana), con una concentrazione nel turismo marino (con circa il 40% delle imprese che
operano nel settore dei servizi di alloggio e ristorazione e con un 16% circa presenti nel settore delle attività
sportive e ricreative).
In Liguria – la più importante delle regioni del cluster – l’economia del mare coinvolgeva l’8,8% del totale
delle imprese regionali, in prevalenza attive nei servizi di alloggio e ristorazione (circa il 47%), nella filiera
della cantieristica (17%), nelle attività sportive e ricreative (14%), nei settori della movimentazione merci e
passeggeri via mare (10,7%), e nella filiera ittica (8,7%).
Nella graduatoria basata sull’incidenza percentuale delle imprese comprese nel cluster marittimo rispetto al
totale delle imprese presenti sul territorio di riferimento13
, la provincia di La Spezia si collocava al terzo posto,
preceduta da Rimini e Livorno.
11
Ibidem, Per una classificazione precisa delle imprese comprese nel cluster marittimo, cfr. anche ATECO Settori compresi
nell’economia del mare in allegato.
12
Comprendenti trasporti marittimi (inclusa la spesa dei crocieristi), attività̀ di logistica portuale e servizi ausiliari ai
trasporti marittimi, cantieristica navale, cantieristica delle imbarcazioni da diporto (comprensivo della spesa dei
diportisti), pesca
13
La Spezia è preceduta in questa graduatoria da Rimini (12,8%) e Livorno (12,3%) e seguita da Trieste, Olbia-Tempio e Savona,
città con gradi di specializzazione compresi tra l’11,1 e il 9,9%.
30
Quasi il 12% delle imprese di La Spezia operano nell’economia del mare, una quota di gran lunga più elevata
rispetto a quella registrata nelle altre aree. Tra le quasi 2.500 imprese attive nel cluster, la maggioranza è
impegnata nei servizi al turismo (46% circa) e nelle attività sportive e ricreative (10%); il
19,7% nella filiera della cantieristica; il 10% circa nella movimentazione merci e passeggeri via mare, l’11,4%
nella filiera ittica (Tabella 4, Tabella 3).
Tabella 3 - Valore aggiunto (ai prezzi base correnti, in milioni di euro) Anno 2014, provincia di La Spezia
Settori Economia del Mare
Valore
aggiunto
Compos.
%le
Filiera ittica 30 4,3
Industria delle estrazioni marine 0 0
Filiera della cantieristica 172 24,9
Movimentazione di merci e passeggeri via mare 141,7 20,5
Servizi di alloggio e ristorazione 140,8 20,4
Attività di ricerca, regolamentazione e tutela ambientale 171,6 24,8
Attività sportive e ricreative 35,9 5,2
Totale economia del mare 691,9 100
Incidenza percentuale sul totale economia 13,5
Fonte: Elaborazione su dati Starnet
Tabella 4 – Numero delle imprese registrate nelle attività dell’economia del mare per provincia e settore (2014)
Provincia e
Aree
Filiera
ittica
Ind.
delle
estraz.
marine
Filiera della
cantieristica
Movim. di
merci e
passeggeri
via mare
Servizi di
alloggio e
ristorazione
Attività di
ricerca,
regol. e
tutela
ambientale
Attività
sportive e
ricreative
Totale
economia
del mare
Incidenza %
econ. del
mare su
totale impr.
La Spezia 277 7 478 251 1.136 37 238 2.424 11,77
LIGURIA 1.229 17 2.474 1.506 6.926 251 2.066 14.469 8,85
NORD-
OVEST 3.254 23 6.502 1.930 6.931 1.327 2.066 22.034 1,4
NORD-EST 7.895 23 4.627 2.135 10.095 974 3.073 28.822 2,47
CENTRO 6.226 128 7.837 2.462 24.172 1.582 10.178 52.585 4,01
SUD E ISOLE 16.509 350 8.749 4.456 32.842 2.380 13.094 78.380 3,94
ITALIA 33.884 524 27.715 10.983 74.040 6.263 28.411 181.820 3,01
Fonte: Unioncamere su dati Infocamere
31
3.2. Il turismo tra numeri e valori
I dati appena illustrati ci dicono che in provincia di La Spezia la maggioranza delle imprese presenti sul totale
dell’economia del mare sono operative nel settore turistico (alloggio e ristorazione e attività ricreative, circa
il 56%).
Questa preponderanza non è associata a un saldo degli introiti ed esborsi legati al turismo internazionale in
linea con quelli registrati nelle altre aree di confronto (
Tabella 5). Né lo è il ritmo di crescita del numero di viaggiatori stranieri attratti, aumentati in provincia del
5,8% tra il 2011 e il 2014, contro il 10% della Liguria, il 18,8% del Sud e delle Isole, e un dato complessivo per
l’Italia del 7,1 %
Tabella 5 – Saldo della spesa del turismo internazionale per provincia (Serie 2011-2014. Dati in mln di euro
Provincia e Aree 2011 2012 2013 2014
La Spezia 200 176 166 178
LIGURIA 894 800 954 924
NORD-OVEST 343 657 881 380
NORD-EST 3.897 4.083 3.924 3.622
CENTRO 4.449 4.820 5.607 6.140
SUD E ISOLE 741 1.076 1.244 1.650
Non ripartibili 878 906 1.100 923
ITALIA 10.308 11.544 12.755 12.715
Fonte: Banca d'Italia
Tabella 6 - Numero di viaggiatori stranieri a destinazione per provincia visitata. Serie 2011-2014. Dati
in migliaia
Provincia e aree 2011 2012 2013 2014
La Spezia 557 553 549 589
LIGURIA 7.017 6.695 7.624 7.725
NORD-OVEST 31.659 32.114 32.857 33.381
NORD-EST 29.670 31.180 31.202 32.310
CENTRO 20.179 20.014 21.246 20.906
SUD E ISOLE 7.130 7.209 7.761 8.459
Non ripartibili 6.958 7.084 7.091 7.328
ITALIA 95.596 97.602 100.157 102.384
Fonte: Banca d'Italia
32
A dicembre 2014, secondo i dati forniti dall’Amministrazione provinciale e riportati nel rapporto della CCIA
sull’economia provinciale, nel territorio di La Spezia si contavano 217 esercizi alberghieri (+0,5 rispetto al
2013) e 985 strutture complementari (+2,3% rispetto all’anno precedente), per un totale di 7.680 posti letto
negli alberghi e 15.735 nelle altre strutture ricettive (di cui 9.560 posti in 26 villaggi e camping). La
permanenza media nelle strutture alberghiere è diminuita del 3,3% (dopo tre anni di crescita compresa tra
2,4 e 2,7% ) ed è diminuita nelle altre strutture recettive dell’8% ( dopo tre anni di crescita tra il 3,7 e il 3,4%).
I problemi e le prospettive sul turismo sono stati oggetto di un recente sondaggio, basato su un campione di
800 cittadini residenti suddivisi per sesso, età e ampiezza del comune di residenza. Con particolare riguardo
all’immagine del territorio di La Spezia, a soddisfare i residenti sono cultura e turismo, più dei servizi e
dell’ambiente. I giudizi “molto positivi” sono prevalenti in merito alle bellezze naturali del territorio, le città
d’arte e i luoghi storici; i monumenti e musei; i prodotti alimentari tipici; la produzione artigianale.
Il 69% degli spezzini ha risposto che turismo e commercio-servizi sono tra i punti di forza della provincia
(l’agricoltura si colloca al 53% e l’industria al 32%). Meno lusinghieri sono, invece, i giudizi sulla capacità di
attrarre e accogliere i turisti.
Dal raggruppamento dei dati emersi, risulta in sostanza che turismo, valorizzazione dei prodotti tipici,
gastronomia sono elementi su cui puntare come sostegno al commercio, ai servizi e all’economia in generale,
nonché come leva per favorire la ripresa del mercato del lavoro.
Probabilmente la comunità e gli operatori del settore dovranno ancora riflettere sul tipo di turista che
vogliono attrarre, adeguare i servizi e le infrastrutture alla tipologia prescelta, e focalizzare meglio le attività
di marketing.
Sulla necessità di riflettere sul marketing, è stato esplicito Eugenio Bordoni, titolare del tour operator
spezzino Arbaspàa, nel suo intervento al convegno “La Spezia: il Golfo dei sapori”. Un modello, quello
auspicato da Bordoni, basato sui legami anziché sulle contrapposizioni: “ immagino una società a guida
privata e con partecipazione pubblica, che si occupi di marketing territoriale, ma anche di analisi degli
standard di accoglienza e dell’impatto del turismo sul territorio (…) i riscontri (al BIT di Milano) sono una
ragione in più per iniziare a pensare alla nostra provincia in termini di area vasta e distretto”.
3.3. La filiera della Cantieristica
In Italia, secondo l’analisi del Censis, “il comparto della navalmeccanica è, storicamente, uno dei più
importanti dell’intero cluster marittimo, sia per quanto riguarda il valore percentuale della produzione
riferita al cluster manifatturiero e terziario (costituisce, infatti, il 18,8% del totale della produzione, in lieve
flessione rispetto al 19,1% del 2011), sia per quanto riguarda il contributo al PIL, 21% del totale del cluster,
in flessione di un punto percentuale rispetto al 2011.
Questi dati si riferiscono all’intero comparto navalmeccanico che include sia le poche grandi aziende che
possono essere propriamente definite “cantieri navali”, sia la moltitudine di imprese manifatturiere e di
servizio che contribuiscono alle costruzioni navali con ruoli diversificati, spesso come contractor delle grandi
aziende che organizzano i cantieri”14
.
14
V RAPPORTO SULL’ECONOMIA DEL MARE Cluster marittimo e sviluppo in Italia. Studio realizzato nel 2015 per conto della
Federazione del Mare dal Censis – Centro studi investimenti sociali. Cfr. p.65
33
La cantieristica è senz’altro uno dei settori atti a spiegare la specificità del sistema economico locale di La
Spezia. Il 19,7% delle imprese -comprese nel cluster dell’economia del mare, e facenti parte del gruppo di
imprese delle attività manifatturiere residenti - rappresentano l’8,24% del totale delle imprese attive nel
comune di La Spezia.
Abbiamo stimato, a partire da una base dati di 16.745 imprese con sede principale nella provincia di La Spezia,
che per quanto riguarda “Cantieri navali per costruzioni metalliche e non metalliche” (Ateco 2007 codice
30.11.0 ) le prime sei PMI locali per fatturato, impiegano più del 70% dei 959 addetti totali in questa classe
di imprese, che si aggiungono ai circa 800 di Fincantieri Mega Yacht e ai 700 di Fincantieri S.P.A. (queste
ultime due sono unità locali, ovvero con sede principale fuori provincia).
Per il comparto “Costruzione di imbarcazioni da diporto e sportive” sono due le imprese spezzine prevalenti
( 92 addetti su 135) oltre a quelli (circa 120) della divisione spezzina della Ferretti Group15
.
Per quanto riguarda i contractor “fornitori” della cantieristica, le imprese spezzine individuate secondo i
codici Ateco 2007 sono alcune decine (circa 40), di cui di dimensione medio-grande solo una. Questa realtà
dimensionale e numerica è stata ben rappresentata anche dallo studio di Confindustria La Spezia con
D’Appollonia16
, teso ad individuare le condizioni atte a massimizzare l’inclusione delle imprese locali nel
processo produttivo dei campioni presenti sul territorio.
Lo studio, che è stato presentato lo scorso marzo, ha quantificato in più di 900 milioni, per il biennio
20172018, il volume di acquisiti complessivo espresso dalle aziende leader, e potenzialmente destinato alle
PMI del territorio. Dal punto di vista delle PMI che ne potrebbero beneficiare (indicativamente 48 PMI locali),
lo studio cita l’iniziativa per la costituzione - attualmente ancora allo studio - di circa 13 cluster di PMI per la
fornitura di “lavorazioni complesse”.
Secondo lo studio, le principali categorie merceologiche con maggiori opportunità per le imprese spezzine
sono: scafo e carpenteria pesante (che conta per il 21 % del volume di acquisti); carpenteria e componenti di
allestimento (17%); costruzioni e montaggio tubi (18%); impianti elettrici e sistemi di controllo (28,5%) ;
meccanica (9%); elettronica (6,5%).
L’esiguità numerica del settore suggerisce di indagare i dati microeconomici e quelli delle imprese leader,
soprattutto per una panoramica delle prospettive future.
Nell’ambito del medesimo progetto Confindustria La Spezia, Fincantieri SpA ha indicato le 11 categorie
merceologiche più rilevanti per le proprie attività e per le quali esiste almeno un fornitore della provincia di
La Spezia. Si tratta nell’ordine di: servizi di progettazione, consulenza e collaudi; scafo e carpenteria pesante;
costruzioni e montaggio tubisteria; impianti elettrici e sistemi di controllo; impianti e macchinari di
condizionamento; trattamenti, pitturazioni, insolazioni; arredamenti; movimentazione e trasporti;
prestazioni indirette di stabilimento; pulizia smaltimenti; ponteggiature.
Secondo i volumi totali di acquisto di Fincantieri in Italia, nel triennio 2013-2015, si è distribuito secondo le
seguenti quote: 7% per il cantiere di Muggiano e l’indotto spezzino ne ha intercettato il 32%; il 27% per gli
15
Le principali realtà aziendali (tra imprese e unità locali) presenti sul territorio comunale spezzino, sia per dimensione che per
notorietà anche di livello internazionale, e rappresentative del comparto cantieristica, sono Fincantieri (divisione Megayacht) e
per il settore della cantieristica navale maggiore; Ferretti, Baglietto e Picchiotti per il comparto dalle cantieristica da diporto. A
questi due gruppi si aggiungono circa 56 imprese con sede in provincia il cui codice ATECO di attività prevalente risulta il
medesimo, ovvero 30.11.0.
16
Confindustria La Spezia- D’Appolonia, PROGETTO SVILUPPO INDOTTO ANALISI DEI RISULTATI (7 marzo 2017).
34
stabilimenti liguri (compreso Muggiano), con il 22% intercettato da imprese spezzine; del restante 73% con
destinazione Italia (esclusa Liguria) solo l’8% ha costituito contratti per l’indotto spezzino.
Cifre che indicano la possibilità di ampi margini di miglioramento, guardando anche alla penetrazione in
Liguria e in Italia, che Fincantieri auspica per le categorie: scafo e carpenteria pesante; costruzioni e
montaggio tubi; carpenterie e componenti di allestimento.
Nel settore cantieristico a La Spezia operano brand di fama internazionale, cui evidentemente non occorrono
consigli. Le prospettive del settore a livello globale sono state analizzate in uno studio dell’Unctad17
sui
trasporti marittimi pubblicato nel 2016. Tra le principali conclusioni di questo studio vi è la seguente:
“Supporting the maritime sector ‘as a whole’ is no longer a policy choice (for countries). Rather, the challenge
is to identify and support selected maritime businesses”36
.
L’Europa, con “LeaderSHIP 2020”18
si è data l’obiettivo di aumentare la competitività delle tecnologie
marittime europee in un settore ritenuto strategico, tenuto conto che il 90% circa degli ordini acquisiti dai
cantieri navali europei sono provenienti da mercati extraeuropei e tenuto conto dell’intensità di lavoro del
settore.
In estrema sintesi, la Commissione europea ha individuato i segmenti di mercato e le relative sfide da
affrontare. Il gruppo di mercato della cantieristica relativo all'estrazione di gas e petrolio offshore, ad
esempio, soffre dell'invecchiamento della flotta di navi specializzate e di strutture galleggianti che, insieme
a petroliere e gasiere, vengono ormai prodotte in Estremo Oriente, spesso sulla base di progetti e brevetti
europei. Il settore dell'energia eolica, invece, presenta una grande opportunità di crescita, in quanto
innovativo. Per quanto riguarda la produzione di navi da carico e di trasporto merci, così come la produzione
di navi cisterna, appare irreversibile il dominio dei cantieri asiatici.
Unico segmento dominato da costruttori europei è, invece, quello relativo alla produzione di navi da crociera
19
. Da questo punto di vista, l’acquisizione di Stx France da parte del gruppo triestino, caratterizzerà il
segmento delle navi da crociera in Europa quale duopolio - diviso tra il nuovo campione italo-francese e i
tedeschi di Meyer Werft - con il primo in posizione di assoluta leadership.
La quota di mercato europea controllata da Fincantieri salta infatti dal 38% al 55% grazie ai cantieri di
SaintNazaire - 2600 dipendenti diretti, oltre 7mila con l'indotto, un portafoglio ordini di 10 navi più 4 in
opzione per Msc20
e Royal Caribbean (per circa 12 miliardi di euro) e soprattutto il più lungo bacino di
carenaggio d'Europa (quasi un chilometro).
Non meno importante in termini prospettici è l’aver acquisito l’ ordine (consegna al 2022) per una nave da
crociera dalla Cina, il cui mercato crocieristico è previsto possa contare su più di 10 milioni di passeggeri al
2030 21
.
17
United Nations Conference on Trade and Development , (2016) Review of Maritime Transport. Cfr. in particolare capitolo 2,
pp. 29-48. Sulle prospettive dell’impiego di LNG nel settore marittimo, sia in termini di cantieristica sia in termini di servizi
portuali, sono state svolte due relazioni nell’ambito del convegno sul tema “Nautica da diporto simbolo di eccellenza del Paese:
vincoli e opportunità”, organizzato dalla sezione spezzina di ATENA. 36
UNCTAD, ibidem
18
Commissione europea, LeaderSHIP 2020 - Il mare, nuove opportunità per il futuro, 2013
19
Ibidem,
20
Si tratta di 4 navi da crociera del gruppo MSC con propulsione a GNL. Cfr. Convegno «La filiera sostenibile per la propulsione
navale: Motori, Combustibili alternativi, Infrastrutture» Claudio Boccalatte in
http://www.atenanazionale.it/convegni/2017/20170300-seatec02.pdf.
21
Previsioni della CLIA https://www.cruising.org/
35
Analizzando l’orderbook delle navi da crociera, compilato da Seatrade Cruise, si vede come, dal 2017 al 2025,
Fincantieri abbia in portafoglio 29 unità + 12 della Stx France per 4,54 milioni di tonnellate di stazza. Il
competitor tedesco Meyer Werft conta, invece, 19 navi per 2,88 milioni di tonnellate. Segue un altro tedesco,
Mv Werften, con 6 navi per 583mila tonnellate di stazza.
Dal punto di vista delle prospettive del settore per La Spezia, da segnalare anche la scelta dello scorso anno
del gruppo Ferretti di ampliare il proprio raggio d’azione, con FSD – Ferretti Security and Defence. Si tratta
della nuova Divisione attiva nella progettazione, sviluppo (50 milioni in ricerca e sviluppo) e produzione di
imbarcazioni in composito, acciaio e alluminio specificamente configurate per impieghi di Ricerca e Soccorso,
Pattugliamento, Sorveglianza, Anticrimine e Antiterrorismo. La linea mira ad intercettare la domanda del
settore pubblico nazionale e internazionale, e la società nel presentarla fa riferimento ai suoi 6 cantieri in
Italia22
.
La Sanlorenzo, altro campione nel suo segmento, ha “messo in cantiere” un progetto mirato alla formazione
(Academy Sanlorenzo) di super equipaggi per i suoi superyacht (come servizio aggiuntivo ai clienti armatori),
mentre lavorerà agli ordini di 6 superyacht (della stessa linea di quello varato ad aprile), e guarda con
attenzione alle aree -fronte mare e non -per il “polo del refit”.
3.4. Il Porto e commercio marittimo
Le crescita delle relazioni commerciali mondiali collegata alla “globalizzazione dell’economia” ha innestato il
processo che ha privilegiato il trasporto delle merci via mare, in funzione dei volumi e delle distanze da
coprire. I dati ci dicono che nel 2003 si muoveva su nave il 68% delle merci in entrata e in uscita dal continente
europeo, quota che ha raggiunto il 75,3% nel 2014. Si tratta di circa 1,7 miliardi di tonnellate di merci
scambiate via mare dall’Europa.
I cargo marittimi si ritagliano un ruolo più importante in Europa per l’export (79,4%). Per l’Italia l’85,2% della
quantità di merce esportata fuori dall’Ue nel 2014 si muove per mare (era l’82,7% nel 2009), a fronte
dell’82,2% delle importazioni (era il 79,3%).
Dal 2007 però l’interscambio di merci via mare per l’Italia ha iniziato a declinare. Fatto 100 il volume di traffico
marittimo del 2007 (299,7 milioni di tonnellate di merci), nel 2014 si registrano i valori minimi (71,1 pari a
213 milioni di tonnellate)23
.
Tra le ragioni di questo declino vi sono: la forte concorrenza di porti e operatori stranieri più competitivi
(minori costi della manodopera locale); la delocalizzazione produttiva che ha colpito numerosi settori della
manifattura italiana; e il calo dei consumi interni.”43
A questi fattori va aggiunto un fenomeno di carattere strutturale, ovvero irreversibile, sottolineato
24
dall’Unctad25
, e legato all’accorciamento della catena del valore della produzione e delle esportazioni dal
continente asiatico. Questo processo ha comportato una progressiva riduzione dell’import di questa area
(soprattutto della Cina) di prodotti intermedi della propria produzione, tradizionalmente esportati
dall’Europa, abbassando i livelli di interscambio per unità di prodotto commercializzato.
22
http://www.ferrettisecurityanddefence.com/
23
Con rimbalzi nel 2010 e 2015, secondo elaborazioni Assoporti su dati Istat Commercio estero.
24
Federmare-Censis V RAPPORTO SULL’ECONOMIA DEL MARE Cluster marittimo e sviluppo in Italia.p.123
25
Unctad, 2016 cit. p.5
36
L’Unctad considera questo un fattore di potenziale rallentamento del traffico merci dai paesi industrializzati
e un fattore di potenziale rischio per la tenuta della redditività della flotta commerciale mondiale, considerata
sin da ora significativamente sovradimensionata.
In questo contesto, i traffici merci del porto di La Spezia, secondo dati dell’Autorità Portuale26
, sono diminuiti
tra il 2005 e il 2015 del 4,2% in termini di tonnellate totali; (- 4,1% le merci varie, +12,6% le rinfuse liquide e
-15,5% le rinfuse solide). Nel 2016 nel settore delle rinfuse solide sono state movimentate 1,2 milioni di
tonnellate (+4,5%), di cui 1,1 milioni di tonnellate di carbone sbarcato al terminal Enel (+5,2%); mentre nel
comparto delle rinfuse liquide, il totale è stato di 749mila tonnellate (-21%), con incrementi del gas e dei
prodotti petroliferi raffinati e un calo delle altre rinfuse liquide.
Nel 2016, il traffico delle merci movimentato ha registrato ancora una flessione (–6,0% con 14,2 milioni di
tonnellate rispetto a 15,1 milioni di tonnellate nel 2015). I volumi di traffico in importazione ed esportazione
sono stati pari rispettivamente a 5,9 milioni e 8,3 milioni di tonnellate, contro 6,1 milioni e 9 milioni di
tonnellate nell'anno precedente.
Il segmento delle merci varie ha chiuso il 2016 con un totale di 12,2 milioni di tonnellate movimentate (5,8%),
di cui 12,1 milioni di carichi containerizzati (-4,9%) totalizzati con una movimentazione di contenitori pari a
1.272.425 teu (-2,2%) e, 82mila tonnellate di carichi non containerizzati (-60%). Dei container, quelli in
importazione sono stati pari a 636.928 teu (-2,6%) e quelli in esportazione a 635.497 teu (-1,7%).
Complessivamente i contenitori pieni movimentati si sono attestati a 935.257 teu (-2,3%) e i vuoti a 337.168
teu (-1,7%). Il trasbordo, pari a 68mila teu, è stato pari al 5,3% del traffico containerizzato totale.
Relativamente al traffico dei container, l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale ha reso noto
che nei mercati esteri serviti dal porto della Spezia risultano, in ordine di importanza, l'interscambio
importexport con Asia, Americhe, Europa, Africa ed Oceania, mentre i principali mercati inland
nell'interscambio con lo scalo spezzino sono rappresentati, in ordine di importanza, dalle regioni Emilia
Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana, Liguria e Piemonte, con le prime tre che coprono circa il 65% del
mercato inland del porto. L'ente ha evidenziato che segnali positivi provengono dai mercati svizzeri, della
Baviera e della regione tedesca del Baden-Wuttemberg, sui quali continua l'impegno del sistema portuale
spezzino per implementare l'offerta di servizi intermodali efficienti e competitivi.
Nel 2016 il traffico dei passeggeri è stato di 507531 unità (-24%), di cui 499.248 alla Spezia, 8.113 a
Portovenere e 170 a Lerici. L'ente portuale ha precisato che la diminuzione complessiva è stata generata
principalmente dalla sensibile riduzione delle attività di home porting27
, con 7.400 passeggeri imbarcati e
sbarcati ai terminal crociere. Le toccate nave sono state 144 (-18,1%)28
.
3.5. Non solo economia del mare. I commerci
Ulteriori indicazioni sul modello di specializzazione di La Spezia – modello che non si esaurisce con il suo
posizionamento nell’economia del mare, come abbiamo visto trainato dal settore nautico – possono essere
desunte dalla composizione del suo interscambio commerciale.
26
MKT & Rapporti con l’Estero
27
Home porting: la scelta di registrare o basare permanentemente una nave in un determinato porto.
28
Dati tratti da InforMare. http://www.informare.it/news/gennews/2017/20170122-porto-Spezia-traffico-anno2016.asp.
37
I dati del 201 per La Spezia, elaborati secondo la tassonomia di Pavitt29
, ci dicono che per le importazioni
(616.579.048 euro), l’agricoltura e materie prime pesavano per il 4,6%; i prodotti tradizionali e standard per
il 51,3%; i prodotti specializzati e high-tech per il 44,1%.
Tra le esportazioni (pari nel 2014 a 813.848.598 milioni di euro) i prodotti agricoli e materie prime pesavano
per lo 0,4%; i prodotti tradizionali e standard per il 21,5% e i prodotti specializzati e high-tech per il 78,1%.
Per questo ultimo gruppo di prodotti il dato più alto delle aree a confronto è quello del NordOvest (con 46,5%
per l’export e il 41,4% per l’import).
Le prime 10 merci importate30
– che insieme rappresentano il 68% delle importazioni totali - a la Spezia sono
in ordine di volume : 1) Metalli di base preziosi e altri metalli non ferrosi, combustibili nucleari: 2) Macchine
di impiego generale; 3) Prodotti della siderurgia; 4) Armi e munizioni; 5) Strumenti e apparecchi di
misurazione, prova e navigazione, orologi; 6) Apparecchiature di cablaggio; 7) Navi e imbarcazioni; 8)
Tabacco; 9) Pesce, crostacei e molluschi lavorati e conservati; 10) Prodotti derivanti dalla raffinazione del
petrolio.
Le prime 10 merci per volume di esportazioni nell’anno 2014 sono state: 1) Armi e munizioni; 2) Navi e
imbarcazioni; 3) Macchine di impiego generale; 4) Altre macchine di impiego generale; 5) Motori, generatori
e trasformatori elettrici, apparecchiature per la distribuzione e il controllo della elettricità; 6) Altre macchine
per impieghi speciali; 7) Macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili; 8) Prodotti della
siderurgia; 9) Strumenti e forniture mediche e dentistiche; 10) Prodotti abrasivi e di minerali non metalliferi
n.c.a.. In totale questi gruppi di merci hanno rappresentato il 77,5% dell’export.
Dati questi che confermano che per La Spezia è possibile identificare 5 principali comparti economici: quello
della meccanica, legato prevalentemente all’industria della difesa e della cantieristica navale; quello
dell’impiantistica ed apparecchiature elettriche ed elettroniche; quello della cantieristica navale, in
prevalenza legato all’industria della difesa, ed in parte connesso alle costruzioni di naviglio civile e
commerciale; oltre a quello della diportistica nautica, suddivisibile in cantieristica da diporto e portualità
turistica; e quello della logistica marittima, centrato sulle attività del porto.
La preponderanza nella manifattura del territorio delle attività legate alla cantieristica (commerciale e della
difesa) - caratterizzata da cicli produttivi lunghi - spiega un’altra peculiarità di La Spezia, ovvero il ciclo delle
esportazioni. Dati di variazione anno su anno, mostrano andamenti disallineati rispetto a quelli delle aree di
confronto, con variazioni percentuali importanti (Tabella 7 - Tabella 8 – Tabella 9). Inoltre, offre una possibile
interpretazione della bassa propensione all’export e al grado di apertura commerciale31
di La Spezia. Tra il
29
Dati tratti da STARNET , Appendice statistica 2015, http://www.starnet.unioncamere.it/Appendice-statistica-
2015http://www.starnet.unioncamere.it/Appendice-statistica-2015-xls_1A14196 (tabb 6.35-6.38xls_1A14196 (tabb
6.35-6.38). La tassonomia di Pavitt consiste in una classificazione dei processi innovativi prevalenti nelle imprese industriali
basata su tre criteri: (a) fonte da cui si origina l’innovazione; (b) requisiti specifici richiesti per la sua adozione; e (c) capacità di
appropriazione dei benefici prodotti dall’innovazione. Ne derivano 4 classi: Supplier dominated, costituita da imprese di settori
manifatturieri tradizionali, in cui l’innovazione si origina esternamente all’impresa (produttori di macchine e impianti, produttori
di beni intermedi, es. materie prime e componenti); Scale intensive, grandi imprese produttrici di beni di consumo o di beni
intermedi, in cui l’innovazione si origina sia internamente che esternamente all’impresa, con grado di appropriazione medio;
Specialized suppliers, imprese specializzate nel produrre tecnologie utilizzate da altre imprese, con grado di appropriazione
elevato (in particolare meccanica strumentale); e Science-based, imprese basate sulla tecnologia, che traggono le innovazioni di
maggiore valore aggiunto dai risultati della ricerca e sviluppo, con elevato grado di appropriazione.
30
STARNET, Appendice statistica 2015, http://www.starnet.unioncamere.it/Appendice-statistica-2015-xls_1A14196 (tabb. 6.27-
6.34).
31
La propensione all’export è un indice dato dal rapporto tra il valore delle esportazioni e il valore aggiunto complessivo (di un
aggregato territoriale). Il grado di apertura commerciale è dato dal rapporto tra la somma di import e export e il PIL, usato
38
2013 e il 2014 la propensione all’export provinciale è passata da 15,9 a 13,9 (in linea con i dati del mezzogiorno
e difforme da quelli degli altri aggregati). Il grado di apertura commerciale (24,4 nel 2014) è sensibilmente
inferiore a quello di tutte le altre aree di confronto. (
Figura 7 - Propensione all'export 2014 e Figura 8)
Tabella 7 - Variazione delle esportazioni rispetto all'anno precedente per provincia. Anni 2008-2014
Provincia e aree 2007/ 2008 2008/ 2009 2009/ 2010 2010/ 2011 2011/ 2012 2012/ 2013
2013
definitivo/2014
provvisorio
Imperia -7,2 -10,4 15,2 3,1 7,7 -0,7 6,4
Savona 7,1 6,2 12,5 17,1 -10,7 1,6 4,9
Genova 15,0 12,6 -0,2 24,1 1,9 -15,2 18,5
La Spezia 3,8 17,3 -10,0 -27,8 36,5 31,0 -13,3
LIGURIA 10,0 10,4 1,8 14,8 2,1 -6,2 10,2
NORD-OVEST 2,1 -20,1 14,2 11,2 3,6 0,7 2,2
NORD-EST 1,3 -21,7 15,5 11,2 1,2 2,5 3,5
CENTRO -4,1 -15,3 17,6 13,2 6,4 -0,5 3,0
SUD E ISOLE 4,5 -29,3 27,0 10,6 8,1 -8,5 -4,7
ITALIA 1,2 -20,9 15,6 11,4 3,8 0,0 2,0
Fonte: Elaborazione Istituto Guglielmo Tagliacarne su dati Istat
Tabella 8 - Importazioni per provincia e contenuto tecnologico dei beni commercializzati secondo la tassonomia di Pavitt. Anno
2014. Valori assoluti (in euro) e composizione percentuale sul totale provinciale
Province e
regioni
IMPORTAZIONI
Agricoltura e materie
prime
Prodotti tradizionali e
standard
Prodotti specializzati e
high-tech
Totale
Imperia 22.421.913 12,4 114.967.472 63,8 42.858.692 23,8 180.248.077 100,0
Savona 2.688.105.508 75,2 696.760.668 19,5 189.692.623 5,3 3.574.558.799 100,0
Genova 1.123.507.369 28,2 2.250.708.883 56,6 603.027.224 15,2 3.977.243.476 100,0
La Spezia 28.351.907 4,6 316.346.859 51,3 271.880.282 44,1 616.579.048 100,0
LIGURIA 3.862.386.697 46,3 3.378.783.882 40,5 1.107.458.821 13,3 8.348.629.400 100,0
NORD-OVEST 12.082.993.590 8,3 73.724.655.582 50,4 60.521.665.095 41,4 146.329.314.267 100,0
NORD-EST 5.985.212.573 7,3 51.338.227.439 62,8 24.399.847.176 29,9 81.723.287.188 100,0
CENTRO 5.540.398.668 9,9 28.967.523.512 51,6 21.642.245.681 38,5 56.150.167.861 100,0
SUD E ISOLE 22.893.802.290 45,3 19.974.722.247 39,5 7.713.178.079 15,2 50.581.702.616 100,0
NON
SPECIFICATA
14.370.843.501 70,7 5.923.913.346 29,1 35.288.920 0,2 20.330.045.767 100,0
ITALIA 60.873.250.622 17,1 179.929.042.126 50,7 114.312.224.951 32,2 355.114.517.699 100,0
Fonte: Elaborazione Istituto Guglielmo Tagliacarne su dati Istat
comunemente quale misura di integrazione economico commerciale internazionale di un aggregato territoriale (paese area
geografica etc).
39
Tabella 9 - Esportazioni per provincia e contenuto tecnologico dei beni commercializzati secondo la tassonomia di Pavitt.
Anno 2014. (Valori assoluti (in euro) e composizione percentuale sul totale provinciale)
Province e
regioni
ESPORTAZIONI
Agricoltura e materie
prime
Prodotti tradizionali e
standard
Prodotti specializzati e
hightech
Totale
Imperia 115.758.753 27,7 200.553.780 48 101.446.701 24,3 417.759.234 100
Savona 132.153.675 9,1 1.095.884.606 75,1 230.425.924 15,8 1.458.464.205 100
Genova 17.394.534 0,4 2.077.717.899 47,4 2.290.649.779 52,2 4.385.762.212 100
La Spezia 3.126.827 0,4 175.155.715 21,5 635.566.056 78,1 813.848.598 100
LIGURIA 268.433.789 3,8 3.549.312.000 50,2 3.258.088.460 46 7.075.834.249 100
NORD-OVEST 1.392.218.695 0,9 84.147.209.687 52,6 74.467.218.042 46,5 160.006.646.424 100
NORD-EST 2.549.824.070 2 70.214.018.939 55,6 53.606.996.232 42,4 126.370.839.241 100
CENTRO 994.700.722 1,5 35.901.145.569 54,2 29.299.690.372 44,3 66.195.536.663 100
SUD E ISOLE 2.102.009.279 5,2 25.012.692.323 61,6 13.485.780.808 33,2 40.600.482.410 100
NON
SPECIFICATA
73.528.870 1,5 4.463.541.473 92,5 285.812.364 5,9 4.822.882.707 100
ITALIA 7.112.281.636 1,8 219.738.607.991 55,2 171.145.497.818 43 397.996.387.445 100
Fonte: Elaborazione Istituto Guglielmo Tagliacarne su dati Istat
Figura 7 - Propensione all'export 2014
Figura 8 - Grado di apertura commerciale 2014
40
3.6. L’Industria della difesa
L’industria della difesa nel territorio di La Spezia, che non si esaurisce nel macroaggregato Armi e Munizioni,
è fondamentalmente rappresentata dallo Stabilimento del Muggiano di Fincantieri e da Leonardo Defense
System (ex stabilimento di Oto Melara – Finmeccanica)32
. In termini di dimensioni del settore in provincia di
La Spezia, a partire dal data base delle aziende operative nel settore Armi e munizioni (codice Ateco 25.40.0)
emerge che sono attive 9 imprese per un totale di 1200 addetti, di cui 1091 riferibili a Oto Melara.
Nel caso di Leonardo Defense System (SDI), le attività produttive sono basate sulla progettazione e
produzione di sistemi d'arma navali, con una diversificazione anche nel settore terrestre (torrette per veicoli
e droni terrestri) e aeronautico/missilistico (MBDA).
La divisione SDI ha realizzato nel 2014 ricavi per 495 milioni di euro, di cui il 40% all’estero; di questi, 213
milioni di ricavi (63% dall’estero) sono stati realizzati dai sistemi navali e munizioni, e 106 milioni dai sistemi
subacquei (83% dall’estero). SDI dichiara di avere un portafoglio ordini di poco più di un miliardo di euro, di
cui 41% all’estero33
.
Per il futuro, il settore difesa ( navale) può contare sul programma FREMM (fregate europee multi-missione
realizzate in tandem con i francesi), per le quali l’OCCAR (l’Organizzazione congiunta di cooperazione europea
in materia di armamenti) ha deciso di esercitare l’opzione per la costruzione della nona e decima unità del
programma nell’aprile 2015; sulla Legge Navale, e su un nuovo contratto della difesa del Qatar.
32
Leonardo Finmeccanica Spa, ha una struttura organizzativa che comprende il Corporate Center, quattro Settori
e sette Divisioni. La divisione sistemi di difesa (SDI) - compresa nel Settore Elettronica, Difesa e Sistemi di Sicurezza
(SEDI) - conta cinque centri in Italia con 1454 addetti, di cui 956 a La Spezia (a gennaio 2016), e cinque centri nel
mondo, attraverso imprese controllate e consorziate.
33
Al proposito si segnala che Giampiero Lonardi, responsabile SDI, ha rappresentato le difficoltà della divisione ad
acquisire commesse sul mercato estero per i sistemi navali e sul mercato interno, esclusivo di sbocco, per i sistemi
terrestri, e l’intenzione di trovare partner (preferibilmente europei). Cfr. in Secolo XIX 28-APR-2017, da pag. 22.
A. Lualdi “ Leonardo Sistemi a caccia di partner per siluri e munizioni”.
41
Il programma pluriennale sub Legge Navale, prevede la costruzione di 7 Pattugliatori Polivalenti d’Altura –
PPA (più 3 in opzione); una portaelicotteri – LHD; una nave logistica – LSS, per un valore totale di acquisizioni
di circa 365 milioni di euro.
In gioco inoltre il contratto già firmato da Fincantieri con il Governo australiano per partecipare alla selezione,
condotta dal Dipartimento della Difesa, che prevede la costruzione di nove fregate di futura generazione (si
tratta di una mega commessa del valore di 25 miliardi di euro – la selezione verrà conclusa il prossimo anno).
La SDI di Leonardo Spa ha dichiarato che “ l’indotto spezzino” nel 2014 ha intercettato poco più di 50 milioni
di ordinativi ( 25 mln per elettronica, poco più di 15 per meccanica, circa 16 per servizi generali). Il comparto
della meccanica si è conquistato tra il 2009 e il 2015 circa 105 milioni di forniture (in calo nel periodo, dai
circa 24 del 2009 a meno di 15 nel 2015 ); quello dell’elettronica circa 140 milioni, quello dei servizi generali
122 milioni.
3.7. Ulteriori elementi di valutazione
La provincia di La Spezia, sulla base dei dati esaminati sin ora, può essere paragonata a un distretto
“territorialmente persistente e sofferente a livello occupazionale”, secondo la definizione che ne dà l’ISTAT
nel rapporto già citato, la più diffusa tipologia distrettuale in Italia sulle 5 individuate34
. Un distretto
persistente e sofferente è infatti caratterizzato da variazioni dell’occupazione per lo più imputabili agli
andamenti economici del periodo preso in esame (2001-2011)35
, ma -a fronte del ridimensionamento
dell’occupazione- questa tipologia di distretto ha mantenuto inalterata la configurazione territoriale e di
specializzazione industriale e una tenuta dell’assetto produttivo.
Tra i fattori di forza del sistema produttivo italiano, e dei distretti in particolare, nello stesso studio è citata
come cruciale l’aggregazione di imprese (nel 2008 in Italia si contavano circa 76 mila gruppi/raggruppamenti
con 176 mila imprese; oggi i gruppi sono oltre 90 mila, comprendono più di 206 mila imprese attive residenti
e occupano oltre 5,6 milioni di addetti). Nel settore dell’industria e dei servizi privati non finanziari, alle
imprese appartenenti a gruppi è ascrivibile il 54% del valore aggiunto, il 62% del fatturato e l’80% dell’export
(valori che salgono rispettivamente a 65, 71 e 83 % per la sola manifattura).
In particolare, l’Istituto di statistica sottolinea come le imprese appartenenti a gruppi siano molto più
produttive di quelle “isolate”, indipendentemente dalla dimensione. In tutte le classi dimensionali, le imprese
appartenenti a gruppi conseguono una produttività media di gran lunga superiore rispetto a quella delle
omologhe che non fanno parte di gruppi. Anche le microimprese, qualora partecipino a un gruppo,
presentano una produttività media più elevata delle imprese di maggiori dimensioni che operano isolate”55
.
Un altro fattore di miglioramento delle performances generali è nelle relazioni fra industria e servizi. La
terziarizzazione dell’industria − cioè la tendenza verso un incremento dell’offerta di servizi da parte delle
imprese industriali − rappresenta un tratto distintivo dell’evoluzione economica degli ultimi decenni.
L’acquisto di servizi da terzi influenza la produttività del sistema economico sia indirettamente – attraverso
la produzione in outsourcing o lo spostamento all’estero di attività a basso valore aggiunto verso fornitori
34
Le 5 tipologie sono: distretti territorialmente persistenti e sofferenti (dal punto di vista occupazionale); distretti
territorialmente persistenti e reattivi; distretti nuovi/riorganizzati e vincenti; distretti nuovi/persistenti e in crisi; distretti in
espansione territoriale e in tenuta occupazionale. Istat, cit., p.69
35
Istat, cit., p. 99
42
esterni –, sia direttamente – come importante veicolo per la trasmissione di spillover di conoscenza. I servizi
a elevata intensità di conoscenza hanno la performance migliore tra i servizi alle imprese, e i comparti
industriali a più alto contenuto tecnologico tendono ad acquistare servizi tecnologicamente più avanzati in
misura maggiore di quelli a bassa tecnologia.
Tornando a La Spezia, sempre in occasione dell’iniziativa della Confindustria locale per lo studio “Sviluppo
indotto”, tra le “richieste” di Fincantieri ai suoi potenziali fornitori ci sono quelle di (a) realizzare una maggiore
capacità produttiva (e relativi investimenti); (b) aggregarsi per categorie merceologiche omogenee
(superando particolarismi per poter aspirare a competere anche a livello di mercato nazionale e globale); (c)
progettare secondo criteri di essenzialità; (d) adeguare i prodotti ai requisiti di progettazione; (e) accrescere
la capacità di ingegnerizzazione di tutto il processo, minimizzando costi tempo e impegno impianti. Inoltre,
secondo Fincantieri sarebbe necessario avere non solo un unico interlocutore per gruppi di più fornitori, ma
anche un generale miglioramento di qualità e controllo. Al fine di facilitare il compito delle imprese fornitrici,
Fincantieri ha stipulato accordi con Istituti Bancari per la concessione di credito a tassi agevolati.
Secondo dati Infocamere, nella provincia di La Spezia vi erano 29 soggetti aderenti ad almeno un contratto
di rete nel 2015, di cui 5 operativi nel settore manifatturiero, 3 nel commercio e 21 in altri servizi.
Un’iniziativa delle PMI locali per rispondere alle domande provenienti dalle imprese trainanti (aggregazione,
innovazione, qualità, ed efficienza) sarebbe opportuna sotto diversi punti di vista, in primis per aumentare il
proprio giro di affari, tenuto conto dei volumi e dei mercati potenzialmente aggredibili almeno nella
cantieristica, ma soprattutto per non rischiare l’espulsione dal mercato.
A partire dal 2015, ad esempio, Fincantieri e Finmeccanica SDI hanno realizzato un processo di
centralizzazione del procurement. Sono state definite nuove regole e definiti i nuovi ruoli. Circa l’80% della
voce ‘‘Servizi e Varie’’ (che rappresenta principalmente merceologie di servizi generali) rientra oggi nella sfera
di azione di Finmeccanica Global Services (FGS), la quale ricerca, seleziona e acquista per conto delle Divisioni
e delle altre Aziende della società36
. In particolare, l’unità acquisti di FGS gestisce le attività nell’ambito dei
contratti real estate e facility management, e avrà nel futuro la responsabilità sull’intero processo di
approvvigionamento dei prodotti “no core” (dall’energia agli arredi). Sin da ora essa gestisce l’Albo dei
fornitori di tutte le Divisioni, svolgendo anche l’attività di pre-qualifica57
.
Queste novità nella governance dei due gruppi leader di La Spezia, rappresentano senz’altro la più grossa
sfida per le prospettive del territorio (insieme a quelle legate agli sviluppi dei mercati internazionali di
sbocco).
Queste dinamiche riferite al settore navalmeccanico, insieme a quelle delle infrastrutture per il turismo e per
la logistica a servizio del porto, sono ben note ai rappresentanti delle diverse categorie, e alle istituzioni locali,
che hanno messo in piedi molte iniziative -anche negli ultimi mesi- per rendere edotti e più consapevoli gli
operatori locali.
Alla luce dei risultati dello studio “Sviluppo indotto” e di recenti colloqui con rappresentanti di categoria, le
imprese locali non appaiono pronte ad operare i necessari cambiamenti in termini di forme di aggregazione.
36
Cfr. nota 32. 57
Fincantieri, Porto Lotti, 9 maggio 2016, Progetto “Sviluppo indotto”: Gli acquisti. Finmeccanica Divisione Sistemi
Difesa, Porto Lotti, La Spezia 12 Maggio 2016, Progetto Sviluppo Indotto Incontro con Finmeccanica Divisione Sistemi
Difesa (tutti i dati aziendali sub Commercial Confidence).
43
Dei 13 cluster potenzialmente attivabili, si ha notizia della recente costituzione di un solo consorzio nel
settore navale, con l’obiettivo di aggiudicarsi le aree messe a bando dal Comune per l’area ex Casermette37
.
Questo dato, che di per sé sarebbe preoccupante per le prospettive di sviluppo e crescita del territorio, non
appare coerente con la “storia” del consorzio di PMI TECNOMAR LIGURIA38
, costituitosi nel 2009 al fine di
partecipare alla governance del Distretto Ligure delle Tecnologie Marine (DLTM)39
e promuovere progetti
strategici di ricerca, innovazione e formazione nei settori delle tecnologie navali della difesa, della
cantieristica navale e nautica, e del monitoraggio, bonifica e sicurezza dell’ambiente marino.
Le 60 imprese spezzine40
partecipanti a TECNOMAR LIGURIA e le imprese partecipanti a DLTM41
, unitamente
al nucleo di ricerca rappresentato nel consiglio scientifico di DLTM, potrebbero senz’altro costituire il nucleo
da cui partire per programmare un futuro industriale all’altezza delle sfide attuali.
Altro elemento da considerare è la dinamica delle imprese per forma giuridica42
. A fronte di una diminuzione
totale tra il 2011 e il 2014 di 542 imprese attive nella provincia di La Spezia, le imprese individuali e le società
di persone sono diminuite di 732 unità complessivamente, e quelle di capitale sono aumentate di 185. In più
di qualche caso, secondo rappresentanti di categoria, si è trattato di una trasformazione delle prime per
rafforzarsi in tempi difficili.
Nella seconda fase dello Studio per ENEL Future-E si approfondirà l’analisi di queste e di altre realtà non
considerate in questo rapporto, potenzialmente rilevanti per determinare le prospettive dei progetti di
utilizzo dell’area della Centrale E. Montale proposti .
BIBLIOGRAFIA DEL CAPITOLO (Parte 2)
Assoporti,
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Camera dei Deputati, http://documenti.camera.it/Leg15/Dossier/Testi/Po022.htm#_Toc184697416
Camera di Commercio, 2016, http://www.sp.camcom.it/comuni-inhttp://www.sp.camcom.it/comuni-in-
cifrecifrehttp://www.starnet.unioncamere.it/Cielocruscotto-informativo-economie-locali_2A994
37
Comune della Spezia. Affidamento in concessione di valorizzazione del compendio immobiliare “ex fusione tritolo”. Bando
non ancora chiuso
38
Costituito nel 2009 con 69 PMI partecipanti, oggi ne conta 115 di cui 50 spezzine. cfr. http://www.consorziotecnomar.com/. A
partire dal 2011 nella fase di avvio del Polo DLTM, le PMI che, aderendo al Consorzio Tecnomar, hanno contestualmente aderito
al Polo DLTM sono state 60.
39
DLTM società consortile a responsabilità limitata a maggioranza privata, costituita l’8 luglio 2009 sulla base dell’Accordo di
Programma Quadro sottoscritto da Regione Liguria, Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca ed il Ministero dello Sviluppo
Economico. cfr. www. http://dltm.it/ Organi societari nel CdA in rappresentanza imprese e Consiglio scientifico in
rappresentanza università e Istituti di ricerca. cfr. http://dltm.it/chi-siamo/cariche-sociali/
40
Cfr. http://www.consorziotecnomar.com/associati/
41
DLTM- Distretto Ligure delle tecnologie marine. Cfr. http://dltm.it/chi-siamo/soci/ e http://dltm.it/chihttp://dltm.it/chi-
siamo/cariche-sociali/siamo/cariche-sociali/
42
Dati tratti da CCIA e Infocamere.
44
http://www.sp.camcom.it/c/document_library/get_file?uuid=85b6740c-d38a-4161-
9e55http://www.sp.camcom.it/c/document_library/get_file?uuid=85b6740c-d38a-4161-9e55-
536cc6b24149&groupId=10157536cc6b24149&groupId=10157 analisi cluster 2014
Commissione Europea, Directorate-General for Regional and Urban Policy, WP 02/2017 Regional
Competitiveness Index 2016. RCI
(http://ec.europa.eu/regional_policy/en/information/maps/regional_competitiveness)
Confindustria, 2016-2017 http://www.confindustriasp.it/news/20170309090318
Federazione del Mare Censis, 2015, V Rapporto sull’Economia del Mare.
IMF, WEO April 2016, http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2017/01/weodata/index.aspx
UNCTAD, (2016) Review of Maritime Transport. Cfr. in particolare capitolo 2, pp. 29-48
ISPRA, 2016, http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/stato-dellambiente/xii-rapporto-
qualitahttp://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/stato-dellambiente/xii-rapporto-qualita-dell'ambiente-
urbano-edizione-2016dell’ambiente-urbano-edizione-2016
Istat, Rapporto Annuale 2015. Conti economici nazionali vari anni
Parlamento Europeo, EU port cities and port area, maggio 2017,
http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2017/603889/EPRS_BRI(2017)603889_EN.pdf
Regione Liguria, http://www.regione.liguria.it/argomenti/vivere-e-lavorare-in-liguria/porti-
ehttp://www.regione.liguria.it/argomenti/vivere-e-lavorare-in-liguria/porti-e-infrastrutture/ferrovie/terzo-
valico.htmlinfrastrutture/ferrovie/terzo-valico.html http://www.ligurianports.it/it/porti/la-spezia/
Unione Europea http://www.widermos.eu
Risposte Turismo, 2016,
http://www.risposteturismo.it/APLS/RisposteTurismo_per_APLaSpezia(2016)_sintesi.pdf
STARNET , Appendice statistica 2015, http://www.starnet.unioncamere.it/Appendice-statistica-
2015http://www.starnet.unioncamere.it/Appendice-statistica-2015-xls_1A14196xls_1A14196
Unioncamere, 2015, http://www.starnet.unioncamere.it/Osservatorio-Nazionale-Distretti-Italiani-2014_1A12109
Unioncamere-Federazione dei distretti italiani, 2014, www.osservatoriodistretti.org.
Unione Europea, http://ec.europa.eu/regional_policy/en/information/maps/regional_competitiveness
45
Capitolo 3
Inquadramento fisico dell’area
46
1. IL CONTESTO AMBIENTALE: LA PROVINCIA DI LA SPEZIA
Il Comune di La Spezia, con i suoi 93.959 abitanti ed una superficie di 51,39 kmq presenta una densità di
1.828,25 abitanti/kmq, pari a circa 9 volte quella nazionale.
Il territorio comunale insiste sull’omonimo Golfo, noto anche come Golfo dei Poeti, che è delimitato da due
lunghi promontori: quello occidentale, lungo cui si snoda il litorale delle Cinque Terre, con versanti che
degradano a picco sul mare, dominato dal Monte Verrugoli (749 m s.l.m.), e quello orientale, con rilievi
modesti e versanti molto acclivi che degradano dolcemente verso il mare. Il Golfo, a protezione della città,
origina da una depressione da una depressione tettonica, interessata nella parte orientale da fenomeni di
natura carsica ed è chiusa da una diga foranea lunga poco più di 2 km che lascia aperti, alle sue estremità,
due passaggi al fine di consentire l’accesso al porto alle navi mercantili e militari.
La Provincia, nonostante la sua ridotta estensione, è caratterizzata dalla presenza di diverse aree con
caratteristiche geografiche, storiche e culturali distinte. E' caratterizzata essenzialmente da un triplice
contesto : quello marittimo del Golfo e della Riviera ; quello collinare delle bassa Val di Magra che a sud va
progressivamente innestandosi sulle Alpi Apuane in territorio toscano (Lunigiana) ; e quello dell'entroterra
della val di Vara (affluente del Magra) e di tutte le vallate minori, parallele e trasversali rispetto alla linea
costiera.
1.1. Aspetti naturalistici dell'area
Le principali tipologie arboree presenti in prossimità dell’area della centrale sono rappresentate da zone
boscate, costituite per la maggior parte da pinete a pino marittimo, non autoctone. In misura minore sono
presenti boschi misti di resinose e latifoglie e cedui semplici misti, mentre una porzione ridotta del sito risulta
occupata da ambienti arbustivi con essenze tipiche della macchia mediterranea. Si tratta comunque, in
genere, di formazioni piuttosto degradate, che risentono fortemente della presenza antropica, spesso
caratterizzate da specie esotiche come robinie, ailanti, ligustri, ecc. In taluni casi si rinvengono lembi di leccio,
che costituisce la formazione climax di queste aree e, in genere, si sviluppa da pochi metri sopra il livello del
mare a circa 600 metri di quota. Questa tipologia vegetazionale si riscontra sia come bosco puro (ceduo
semplice), presente però ormai solo in forme relittuali, sia, più di frequente, in associazione con altre piante
forestali ed agrarie. Accanto alle zone boscate, si trovano coltivi, spesso in stato di abbandono e caratterizzati
prevalentemente da terrazzamenti ad ulivo. Le zone coltivate, distribuite per lo più attorno a nuclei abitati,
assumono un’importanza particolare in quanto contribuiscono al mantenimento di una discreta diversità
ambientale.
L’abbandono delle pratiche agricole, oltre a comportare la perdita del mosaico vegetazionale (rappresentato
da coltivi, siepi, boschetti, ecc.), consente l’avanzata del bosco, favorendo tra l’altro la diffusione, sulle colline
retrostanti l’abitato, di specie animali come il cinghiale e la volpe. Bisogna sottolineare che, nonostante
alcune situazioni di spinto degrado, l’ampia zona extra urbana collinare del Comune di La Spezia conserva
ancora un’eterogeneità ambientale importante che favorisce, unitamente alla mitezza del clima, la
nidificazione e lo svernamento di numerose specie ornitiche.
L’ambiente della costa a diretto contatto con il mare, laddove non interessato da forti modificazioni
antropiche, diviene di notevole importanza dal punto di vista biologico, per la presenza di elementi
naturalistici di particolare pregio. Le acque del Golfo, anche grazie alla presenza di una moltitudine di
strutture adatte alla sosta e al riposo (dighe, moli, ecc.) o ad assolvere la funzione di posatoio, ospitano una
gran quantità di specie avifaunistiche svernanti, tra cui edredone, cormorano, gabbiano comune, gabbiano
corallino, beccapesci, oltre, in misura minore, a svassi e smerghi .
47
La Carta Bionaturalistica della Regione Liguria non riporta elementi naturalistici di eccezionale rilevanza
nell’area Pitelli. Adiacente alla superficie compresa nel piano di caratterizzazione, individuata dal toponimo
“Punta Galera”, si cita la presenza di un’area con morfologia ritenuta importante per il mantenimento della
biodiversità (tipo di morfologia: rupi). All’interno dell’area Pitelli si riporta l’ulteriore segnalazione di due zone
individuate dal Comune di La Spezia come biotopi, in quanto ritenute significative per la conservazione della
biodiversità. Una di queste è rappresentata da un’antica Villa abbandonata, situata in Via Tesei, di circa 4 ha
di estensione, oggi in evidente stato di incuria, tuttavia in grado di ospitare un gran numero di uccelli
nidificanti. L’importanza di quest’area è costituita principalmente dal ruolo ecologico che essa svolge,
essendo un’isola “verde” caratterizzata ancora da un certo grado di naturalità, inserita all’interno di un
contesto fortemente antropizzato. La seconda, anch’essa dell’estensione di 4 ha è occupata da un presidio
militare oggi abbandonato (area Pagliari) e chiuso ed interdetto alla pubblica frequentazione. L’interesse di
questa zona è riferito più che altro alla presenza, in uno spazio ristretto, di ambienti diversificati (piccole aree
boscate, zone aperte ed incolte, un corso d’acqua). Qui si trovano latifoglie spontanee (come leccio, roverella,
carpino) accanto ad altre tipiche delle alberature cittadine (quali ad esempio, tiglio, platano, robinia), oltre a
boschi a pino marittimo e lembi di vegetazione ripariale. L’area è inoltre caratterizzata da una particolare
tranquillità, che consente la sopravvivenza di specie animali rare in città.
Nella zona è presente un’area pSIC (proposto Sito d’Importanza Comunitaria) IT 1345114 “Costa di
Maralunga” – subsito B, individuato dalla Regione Liguria ai sensi della direttiva Habitat (dir. 92/43/CEE) e
localizzato interamente nel Comune di Lerici. Tale sito si sovrappone parzialmente ai confini del Piano di
Caratterizzazione Ambientale relativo all’area Pitelli in corrispondenza dell’area sud-orientale. Pur avendo
ridotta estensione, racchiude lembi di naturalità importanti per la salvaguardia della biodiversità tipica delle
zone costiere liguri. In particolare, si segnala la presenza, frammentaria ma significativa, di boschi di leccio in
buono stato di conservazione; accanto a questo tipo di habitat, sono presenti altre numerose e diversificate
associazioni vegetazionali caratteristiche delle coste mediterranee.
2. ASPETTI GEOLOGICI, GEOMORFOLOGICI ED IDROGEOLOGICI
DELL'AREA DI LA SPEZIA
2.1. Geologia
Dal punto di vista geologico il territorio del Golfo di La Spezia è costituito da terreni di facies toscana ricoperti
dalle falde liguri.
La geologia della zona, estremamente complessa, può essere semplificata riunendo tutte le formazioni
affioranti in 4 Unità principali :
Unità di Punta Bianca;
Falda Toscana;
Complesso di Canetolo;
Unità del Gottero.
L'Unità di Punta Bianca è costituita da successioni metamorfiche di tipo toscano che sono correlabili con
quelle presenti nel nucleo metamorfico delle Alpi Apuane.
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Le successioni in esame affiorano estesamente nelle aree comprese tra Punta Bianca e Montemarcello, tra
Lerici e San Terenzo e sulle colline di Pitelli. Si tratta di formazioni epimetamorfiche che possono essere
raggruppate in due principali subunità informali (Abbate, 1969): a) sub-unità di Bocca di Magra, b) sub-unità
di Ameglia.
La sub-unità di Bocca di Magra è costituita da rocce del Basamento ercinico (Filladi e quarziti di Buti) sulle
quali poggia in discordanza il ciclo sedimentario anisico-ladinico rappresentato da conglomerati alluvionali,
da calcari di piattaforma, seguiti da depositi clastici e pelitici marini caratterizzati da corpi di brecce
carbonatiche poligeniche, e da un evento vulcanico basico.
La sub-unità di Ameglia (Verrucano s.s.) è rappresentata da metasedimenti continentali del Ladinico
sup./Carnico di natura filladico-quarzitica, nonché da metaconglomerati quarzosi (anageniti), ai quali
seguono depositi silicoclastici e carbonatici di ambiente costiero-neritico (Scisti di San Terenzo).
Livelli di brecce tettoniche (Calcare Cavernoso Auct.): costituiscono una sequenza di forte spessore (100 mt.)
e sono interposti tra l'Unità di Punta Bianca e la sovrastante Falda Toscana; tali livelli sono derivati da
formazioni carbonatiche triassiche, talvolta con presenza di solfuri, sottoposte a processi tettonici neocenici.
Sono distinguibili due intervalli: 1) Brecce di Lerici, 2) Brecce di Maralunga. Si tratta, comunque, di brecce con
clasti calcarei grigi e grigio-scuri dolomitici a spigoli vivi e cemento calcitico, che spesso mostrano la classica
alterazione a cellette. Non è raro trovare anche clasti di scisti verdi e rossicci che rappresentano frammenti
della sequenza terrigena originariamente sottostante ai calcari ed alle dolomie. Tali livelli sono interessati da
estesi fenomeni carsici recenti.
Falda Toscana: i terreni appartenenti a questa Unità affiorano in entrambi i promontori per un'estensione
complessiva di circa 300 Km2. La Falda Toscana comprende tutti i termini compresi tra le Dolomie di Coregna
e le Arenarie del Macigno, la cui descrizione sotto il profilo stratigrafico viene riportata di seguito.
La Falda Toscana si identifica come unità tettonica durante l'Oligocene superiore (stadio ensialico
dell'Orogenesi Appenninica) in quanto al meccanismo di subduzione della crosta continentale (basamento),
allora in atto, si accompagna un movimento accessorio costituito dal distacco della copertura che rimane in
superficie e si muove verso Ovest costituendo una nuova unità tettonica denominata appunto Falda Toscana
(Boccaletti et al., 1980).
Complesso di Canetolo : I terreni che poggiano direttamente sulle formazioni torbiditiche del Dominio
Toscano vengono indicati come unità alloctone subliguri e sono raggruppati nel Complesso di Canetolo. Sono
costituiti da litologie prevalentemente argillosocalcaree, alla base, che passano, nella parte superiore, a
torbiditi arenaceo-pelitiche.
Affiora estesamente tra M.te Pertico, M.te Beverone e l'abitato di San Venerio.
Unità del Gottero: appartiene al Dominio Ligure Interno. Le falde liguri sono costituite da una serie di scaglie
tettoniche impilate le une sulle altre, sovrapposte alla Falda Toscana e, talora, tettonicamente inserite in
essa.
Nell'ambito territoriale considerato l'Unità del Gottero affiora limitatamente alla formazione delle Arenarie
del Gottero.
L'Arenaria del M.te Gottero ha, complessivamente, un assetto a monoclinale leggermente ondulata, con
debole inclinazione verso nord. Questa giacitura è complicata dalla presenza di una fascia rovesciata che si
rileva tra le località Vailunga e Isola.
49
Le Arenarie del M.te Gottero costituiscono i rilievi collinari a nord della città di La Spezia, a ovest sono a
contatto con la Falda Toscana attraverso una faglia di notevole rigetto, mentre a est sono a contatto con le
Arenarie del Bratica tramite faglie e contatti tettonici per sovrascorrimento Tettonica.
Dal punto di vista tettonico i due promontori che chiudono il Golfo di La Spezia sono caratterizzati da assetti
strutturali diversi che verranno descritti separatamente.
Il promontorio occidentale è costituito da un’anticlinale coricata a vergenza tirrenica (Piega di La Spezia) che
coinvolge e ripiega sia i terreni appartenenti alla Falda Toscana che quelli sovrastanti dell’Unità sub-ligure di
Canetolo (Giammarino S. e Giglia G., 1990). La piega si estende per circa 25 Km dalle isole Palmaria e Tino
fino ai dintorni di Carrodano, l’asse ha una direzione N150°E con una leggera immersione verso NNW.
L’interazione tra la topografia e l’assetto geologicostrutturale fa emergere il fianco rovesciato della piega
lungo tutto il promontorio occidentale fino a Riccò del Golfo.
I terreni della serie Toscana implicati nel piegamento hanno mantenuto inalterato il loro spessore, con lievi
variazioni che si riscontrano solo nelle unità pelitiche (Scisti Policromi); alla mesoscala sono presenti pieghe
parassite coassiali alla principale.
All’interno delle formazioni pelitiche della falda toscana sono visibili tre tipi di clivaggio. Il primo, S0, è dato
dalla stratificazione, poi si ha un clivaggio di prima fase S1 dovuto allo scorrimento strato su strato in risposta
ad una coppia di taglio, ed un secondo clivaggio S2 disposto normalmente agli strati, che rappresenta la
foliazione di seconda fase, associata alla piega di La Spezia. Ciò dimostra che la successione è stata
inizialmente interessata da uno scorrimento eterogeneo (heterogeneous sliding), strato su strato, e
successivamente dalla fase di piegamento (Giammarino S. e Giglia G., 1990).
Il promontorio orientale è costituito da una piega antiforme (Piega di Punta Bianca) limitata da faglie normali;
il forte ribassamento subito ad opera della tettonica distensiva post-miocenica ha portato la cerniera sotto il
livello del mare ed oggi è possibile osservare solo il fianco normale della Piega (A. Robbiano,1999).
Dall’esame degli affioramenti si nota che la stratificazione S0 coincide con la scistosità di I fase S1, la foliazione
di II fase S2 è invece associata alla Piega ed è disposta a ventaglio rispetto al nucleo della piega stessa, inoltre
al passaggio fra il Verrucano ed i metacalcari sono visibili una serie di pieghe coricate tirrenovergenti
fortemente asimmetriche, che costituiscono pieghe parassite del fianco normale della mega-piega di Punta
Bianca
I due promontori che formano il Golfo di La Spezia sono separati da due grandi faglie dirette che fanno parte
del sistema di Graben presente in questa zona.
Tali faglie sono:
- la grande faglia di La Spezia che dal Golfo di La Spezia si prolunga in direzione NW per circa 20 Km
con un rigetto di circa 3000 mt, mette a contatto la base della Falda Toscana con il flysch del Gottero, questa
frattura rappresenta la “Faglia Principale” del Graben della Val di Vara;
- la grande faglia del Magra si estende per circa 15 Km dalla confluenza con il fiume Vara fino alla foce,
presenta un rigetto di circa 800 mt e immersione verso est.
Tra gli alti strutturali, che costituiscono gli Horst, si riconosce, ad est, parte della catena montuosa
appartenente al settore nord-apuano, un alto minore è costituito dal promontorio di Punta Bianca ed infine
ad ovest il promontorio di Portovenere (Raggi,1985). La piega di La Spezia è delimitata da faglie dirette con
immersione contraria sui due lati. In corrispondenza del litorale delle Cinque Terre, rilievi geofisici in mare
aperto hanno evidenziato la presenza di gradinate di faglie dirette immergenti verso SW (Raggi, 1985).
50
Le pieghe si sono originate durante le fasi tettogenetiche compressive culminate nel Miocene superiore.
Successivamente, nel Pliocene superiore, si sono attivati i movimenti disgiuntivi collegati all'apertura del
Tirreno; a questa nuova fase tettonica, tuttora in atto, sono da riferire le faglie dirette ed i sistemi di Horst e
Graben presenti nell'area spezzina (Raggi,1985).
2.2. Geomorfologia ed Elementi Sensibili Puntuali
Sotto il profilo geomorfologico l’area del Comune di La Spezia si articola in quattro sistemi:
- le Colline di Pitelli, che occupano una superficie di 4 kmq nella zona sud-orientale del Comune, prima
appartenute ad Arcola che possedeva un approdo in zona. Dette colline sono costituite da suoli silicei
con affioramento di calcare dolomitico brecciforme nella zona a sud di Pitelli verso Lerici. Sono
presenti anche rocce silicee sedimentarie contenenti quarziti;
- Quadrante di San Venerio-Mont’Albano-Castellazzo dove prevalgono le arenarie;
- il crinale di Portovenere che è un sistema misto composto da rocce calcaree ed arenacee;
- aree pianeggianti, sulle quali insiste la città, che sono sostanzialmente suoli costituiti da depositi
alluvionali, lacustri e marini.
I quattro settori, in cui è suddiviso il territorio, si caratterizzano per una diffusa “fragilità geomorfologica”
che, pur non producendo situazioni di elevata criticità, è in grado di condizionare in varia misura la fruibilità
del territorio.
La zona si colloca nella classe “media” di suscettività al dissesto.
Forme e processi gravitativi
Con questa terminologia sono stati indicati tutti i fenomeni franosi presenti sul territorio. Nella carta
geomorfologica sono state distinte le frane attive, cioè quelle che hanno dato indizi di movimento riscontrati
negli ultimi 10 anni, dalle frane quiescenti che rappresentano accumuli detritici attualmente in condizioni di
equilibrio, ma potenzialmente instabili.
I fenomeni franosi presentano una diversa tipologia di movimento che dipende prevalentemente dalla
litologia del materiale coinvolto. I diversi movimenti franosi sono stati distinti in base alla classificazione
riportata nelle raccomandazioni dell'Autorità di Bacino Regionale n° 4 del 1996 relativa alla Carta di dettaglio
dei Movimenti Franosi e si è riscontrato che in tutto l'ambito prevalgono le frane da scorrimento rotazionale,
localizzate prevalentemente nelle Arenarie del Gottero e nelle formazioni del Complesso di Canetolo, seguite
dalle frane di crollo e debris flows presenti nelle litologie fratturate quali le Arenarie del Macigno e nella
Formazione di La Spezia.
Di seguito verranno descritti i fenomeni franosi più rilevanti presenti all’interno dell'Ambito, con specifico
riferimento all’area di analisi.
Pitelli-Macchietta
Si tratta di due piccoli corpi di frana quiescente i cui piedi interessano una parte dell'abitato di Macchietta
(Pitelli).
Zone sottoposte ad erosione diffusa
Questa terminologia è stata utilizzata per censire le aree dove la distribuzione dei dissesti è talmente
appressata che non è possibile distinguere il singolo fenomeno.
51
Si nota che questa fenomenologia è maggiormente evidente lungo versanti molto acclivi, con presenza di
litologie fortemente alterate e fratturate.
All'interno dell'Ambito 20 queste zone costituiscono un’ampia fascia di contorno alle frane attive che si
rilevano nelle falesie di entrambi i promontori.
Erosione Marina
I litorali orientati ad ovest dei due promontori che chiudono il Golfo di La Spezia sono caratterizzati da
fenomeni di forte erosione marina che origina imponenti falesie dovute alla grande apertura delle coste al
mare dominante di Scirocco, ma anche quello molto incisivo di Libeccio (proveniente da sud-est).
Seppure la presenza di onde con altezza maggiore di 3 m sia molto modesta l'effetto del moto ondoso esercita
un’azione disgregatrice sulle rocce e conseguentemente si generano grandi frane di crollo. Talvolta l’erosione
operata al piede dei versanti, indotta dall’azione del mare, può mettere in movimento accumuli detritici già
presenti sul territorio, generando imponenti debris flow visibili soprattutto sul lato ovest di entrambi i
promontori che chiudono il Golfo.
Area di discarica di Pitelli
(Per la descrizione del SIR Pitelli si veda il capitolo 4)
2.3. Idrogeologia
Nella carta idrogeologica sono indicati il tipo e il grado di permeabilità medio delle differenti litologie,
comprese le coperture detritiche ed i depositi quaternari.
Il grado di permeabilità è determinato dall'ampiezza e dalla continuità dei pori per quanto concerne i
materiali sciolti; negli ammassi rocciosi, invece, dipende dallo sviluppo (ampiezza, frequenza e sviluppo) delle
discontinuità presenti all'interno delle varie litologie. Anche la composizione dell'ammasso roccioso influenza
la permeabilità poiché materiali di alterazione possono penetrare nelle fratture occludendole e riducendo,
di conseguenza, il grado di permeabilità.
Nella cartografia redatta le formazioni prevalentemente calcaree e dolomitiche, quali le i Marmi di Punta
Bianca, le Brecce di Maralunga e le Brecce di Lerici, le Dolomie di Coregna, la Formazione di La Spezia, le
Dolomie del M.te Castellana, la Formazione di Biassa, la Formazione della Ferriera, Rosso Ammonitico,
Maiolica ed i Calcari di Groppo del Vescovo sono state classificate permeabili per carsismo, perché dall'analisi
geomorfologica è stato riscontrato che le fenomenologie carsiche cioè grotte, doline e campi solcati, si
concentrano su queste litologie.
Sono stati classificati permeabili per fratturazione: i diaspri, gli Scisti di San Terenzo le Anageniti e Filladi
violette, le Filladi, i calcescisti e metabrecce carbonatiche, le metavulcaniti, le metabrecce poligeniche, i
metacalcari calcescisti e filladi, le metarenarie e metapeliti, i metaconglomerati verdastri. Anche le Arenarie
del Gottero sono state analogamente classificate permeabili per fratturazione seppure occasionalmente i
frequenti livelli argillitico-siltosi ne abbassino il grado di permeabilità, almeno localmente. Affioramenti di
queste arenarie si trovano in pessime condizioni di conservazione, almeno per una fascia superficiale limitata
a pochi metri, condizione che ne aumenta il grado di permeabilità.
Le Arenarie del Macigno, il Calcare Selcifero, le Marne a Posidonia, Scisti Policromi sono considerati, invece,
semipermeabili a causa della presenza di livelli marnosoargillosi che abbassano il grado di permeabilità e
producono l'intasamento delle fratture.
Sono state classificate permeabili per porosità tutte le coltri detritiche e i depositi alluvionali.
52
Dato che le quarziti si presentano spesso talmente fratturate ed alterate da essere assimilabili ad una coltre
detritica, la permeabilità primaria risulta essere per porosità.
Tutta l'area antropizzata che coincide con la città capoluogo è stata classificata impermeabile come i depositi
lacustri della zona Stagnoni - Fossa Mastra.
2.3.1. Descrizione della rete idrografica del Comune di La Spezia
Fosso Lizzarella
Il bacino del fosso Lizzarella è delimitato dal bacino del fosso Muggiano a Ovest, dal bacino del fosso Portiola
ad Est e dal bacino del fiume Magra a Nord.
L’area complessiva sottesa è circa 1 kmq e appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia.
Partendo dalla foce e proseguendo in senso orario lo spartiacque si sviluppa secondo una direttrice SudNord,
per poi piegare verso Est, passando per il monte Grosso (224.2 m s.l.m.) e successivamente verso Sud
scendendo progressivamente sino al livello del mare.
Il tratto terminale si forma dalla confluenza di tre canali. Il fosso Lizzo (lunghezza 1 km) ed il fosso Castiglioni
(lunghezza 1.1 km) confluiscono in un tratto coperto (di circa 0.4 km) che in prossimità dello sbocco a mare
si unisce, in sponda destra, con il fosso Lizzarella; l’asta di quest’ultimo ha una lunghezza di 1 km.
I fossi Lizzo e Castiglioni hanno origine alle pendici del monte Grosso; il fosso Lizzarella in prossimità del
monte Castiglione.
La zona risulta urbanizzata solo in prossimità della fascia costiera per un’estensione di circa 0.7 km.
Fosso del Muggiano
Il bacino del fosso del Muggiano è delimitato dal bacino del fosso Lizzarella a Sud-Est e dal bacino del fosso
Pezzogrande a Ovest e Nord-Ovest
L’area complessiva sottesa è circa 0.4 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di La
Spezia.
La quota massima del bacino è di circa 190 m s.l.m.
Il bacino ha una forma approssimativamente rettangolare con il lato più lungo pari a circa 1.2 km e quello più
corto pari a circa 0.3 km; il suo territorio risulta scarsamente urbanizzato.
L’asta principale ha una lunghezza di circa 1.2 km; il tratto finale di circa 0.7 km è tombinato.
Fosso Pezzogrande
Il bacino del fosso Pezzogrande è delimitato dal bacino del Fossamastra a Nord e dal bacino del fosso del
Muggiano a Sud-Est.
L’area complessiva sottesa è circa 0.5 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di La
Spezia.
Il bacino risulta mediamente urbanizzato, la quota massima è circa 190 m s.l.m., l’asta principale ha una
lunghezza di circa 1.2 km.
Fosso Canalone
Il bacino del fosso Canalone è delimitato dal bacino del fosso Isolone a Sud-Est, dal bacino del fosso
Pezzogrande a Nord-Est, dal bacino del canale Fossamastra a Nord e dal Bacino del fosso Pagliari a NordOvest.
53
L’area complessiva sottesa è circa 0.36 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di
La Spezia.
La quota massima del bacino è rappresentata dal monte Soglio che raggiunge i 181 m s.l.m. circa.
La zona risulta urbanizzata solo in prossimità della fascia costiera, l’asta principale ha una lunghezza di circa
1.1 km.
Fosso di Pagliari
Il bacino del fosso Pagliari si estende da Nord-Ovest verso Sud-Est ed è delimitato dal bacino del fosso
Canalone a Sud-Est e dal bacino del canale Fossamastra a Nord.
L’area complessiva sottesa è circa 0.66 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di
La Spezia.
La quota massima è circa 125 m s.l.m.; il bacino ha forma allungata in direzione Est-Ovest.
Il fosso Pagliari è composto da un’asta principale (lunghezza 1.3 km) che si estende da Ovest verso Sud-Est e
da un’affluente in sponda destra di lunghezza 0.7 km.
Il bacino risulta mediamente urbanizzato.
Canale Fossamastra
Il bacino del Canale Fossamastra è delimitato dai bacini dei fossi Canalone e Pezzogrande a Sud, dal bacino
del fiume Magra ad Est e a Nord, dal bacino del torrente Vecchia Dorgia a Nord-Ovest e dal bacino del fosso
Melara a Sud-Ovest.
L’area complessiva sottesa è circa 7.67 kmq e appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia.
Partendo dalla foce e proseguendo in senso orario lo spartiacque si sviluppa secondo una direttrice SudNord,
per poi piegare verso Est, proseguire verso verso Sud e successivamente piegare verso Ovest fino al mare.
La quota massima del bacino è circa 300 m s.l.m.
Il bacino è caratterizzato da due aste principali, canale Fossamastra (3.7 km) e fosso Calcinara (2.1 km), che
confluiscono circa 1.2 km dalla foce.
Il bacino risulta fortemente urbanizzato ed è attraversato in direzione Ovest-Est dalla linea ferroviaria Roma
Genova e dall’autostrada A10.
Fosso Melara
Il bacino del Fosso Melara è delimitato dal bacino del canale Fossamastra a Sud, Est e Nord-Est e da aree
scolanti minori a Nord e Ovest.
L’area complessiva sottesa è circa 0.54 kmq e appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia.
La quota massima del bacino è circa 90 m s.l.m. e la lunghezza dell’asta è circa 0.7 km.
Il bacino risulta totalmente urbanizzato.
Torrente Vecchia Dorgia
Il bacino del torrente Vecchia Dorgia è delimitato dal bacino del canale Fossamastra a Est, dal bacino del
canale Bottagna (affluente del fiume Vara) a Nord e dal bacino del torrente Nuova Dorgia a Ovest.
L’area complessiva sottesa è circa 1.64 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di
La Spezia.
54
La quota massima del bacino è circa 250 m s.l.m. circa; la lunghezza dell’asta principale è di circa 2.7 km.
I suoi affluenti principali sono il fosso Ponticelli e il fosso San Rocco, rispettivamente con bacini di 1.3 kmq e
0.8 kmq.
Il bacino è attraversato dalla linea ferroviaria Roma Genova ed è fortemente urbanizzato a valle della ferrovia.
Torrente Nuova Dorgia
Il bacino del torrente Nuova Dorgia è delimitato dal bacino del torrente Vecchia Dorgia a Est, dal bacino del
canale Bottagna (affluente del fiume Vara) a Nord Nord- Ovest e dai bacini dei fossi Cappelletto e Rossano a Sud.
L’area complessiva sottesa è circa 4.05 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di
La Spezia.
La quota massima del bacino è circa 360 m s.l.m.; l’asta principale è lunga circa 4.6 km.
Partendo dalla foce e proseguendo in senso orario, lo spartiacque si sviluppa secondo una direttrice S-N,
piega verso Ovest passando per i monti Pertego e Arsò, prosegue verso Nord e successivamente verso Ovest
passando per il monte Valeriano e quindi verso Sud scendendo fino al mare.
I suoi affluenti principali sono il fosso Buonviaggio e il fosso Pelizzaro rispettivamente con bacini di 0.7 kmq
e 0.5 kmq.
Il bacino è attraversato dalla linea ferroviaria Roma Genova ed è fortemente urbanizzato a valle della
confluenza con il fosso Buonviaggio.
Fosso Rossano
Il bacino del fosso Rossano è delimitato dal bacino del torrente Nuova Dorgia a Nord, dal bacino del fosso
Cappelletto a Ovest e da aree scolanti minori a Est
L’area complessiva sottesa è circa 1.22 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di
La Spezia.
La quota massima del bacino è circa 200 m s.l.m.; l’asta principale è lunga circa 2.3 km.
Il suo affluente principale è il fosso Andreino (0.23 km).
Il bacino è attraversato dalla linea ferroviaria Roma Genova ed è fortemente urbanizzato a valle della ferrovia
ed è interessato dall’ex area IP nella parte superiore.
Fosso Cappelletto
Il bacino del fosso Cappelletto è delimitato dal bacino del fosso Rossano a Est, dal bacino del torrente Nuova
Dorgia a Nord, dal bacino del torrente Durasca (affluente del fiume Vara) a Nord-Ovest e dal bacino del canale
Lagora e da aree scolanti minori a Ovest.
L’area complessiva sottesa è circa 1.62 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di
La Spezia.
La quota massima del bacino è circa 280 m s.l.m.; l’asta principale è lunga circa 2.9 km.
Il suo affluente principale è il fosso Quaresima (0.45 km).
Il bacino è attraversato dalla linea ferroviaria Roma-Genova, fortemente urbanizzato a valle della ferrovia ed
interessato dall’ex area IP nella parte superiore.
55
Canale Lagora
Il bacino del canale del Lagora è delimitato dal bacino del fosso Cappelletto e da aree scolanti minori a Est,
dal bacino del torrente Durasca (affluente del fiume Vara) a Nord e a Nord - OvestNord e dal bacino del
torrente Caporacca a Sud e Sud-Est.
L’area complessiva sottesa è circa 14.57 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di
La Spezia.
La quota massima del bacino è circa 730 m s.l.m.; l’asta principale è lunga circa 6.1 km.
Partendo dalla foce e proseguendo in senso orario, lo spartiacque si sviluppa secondo una direttrice S-SO
passando per punta di Coregna, piega verso Nord-Ovest passando per i monti della Madonna e monte
Fraschi, prosegue verso Nord passando per monte Verrugoli, piega verso Est e infine verso Sud scendendo
fino al mare.
Torrente Caporacca
Il bacino del torrente Caporacca è delimitato dal bacino del canale del Netto a Est, da aree scolanti minori nel
golfo di La Spezia a Nord, dal bacino del canale Lagora a Nord-Ovest e a Ovest e a Sud da aree scolanti minori
del tratto costiero alle spalle del golfo di La Spezia.
L’area complessiva sottesa è circa 2.76 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di
La Spezia.
La quota massima del bacino è circa 550 m s.l.m.; l’asta principale è lunga circa 3.3 km.
Il bacino risulta urbanizzato solo in prossimità della costa.
Canale del Netto
Il bacino del canale del Netto è delimitato dal bacino del canale Fezzano a Est e Sud-Est e dal bacino del
torrente Caporacca a Sud-Ovest e Ovest.
L’area complessiva sottesa è circa 0.95 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente ai Comuni di
La Spezia e Portovenere.
La quota massima del bacino è circa 450 m s.l.m.; l’asta principale è lunga circa 1.3 km.
Il bacino risulta urbanizzato solo in prossimità della costa.
2.4. Aspetti climatici
La stazione di rilevamento meteo più prossima al sito di Pitelli ed utile a ricavare i dati climatici più corretti
ed opportuni è quella di Sarzana/Luni. Appartenente alla rete dell’Aeronautica Militare fin dal 1970, possiede
pertanto una numerosità campionaria estesa su quasi mezzo secolo e dunque tale da garantire attendibilità
nei risultati forniti. I dati salienti concernono la temperature media, minima e massima calcolate su base
mensile, stagionale ed annuale, nonché la media delle precipitazioni cumulate su base mensile ed annuale
determinate su base storica.
La zona di Pitelli è caratterizzata da una temperatura media annua di circa 15° C, con valori medi di 8°C nella
stagione invernale, di 16°C nella stagione primaverile, di 23°C nella stagione estiva e di 13°C nella stagione
autunnale. Si tratta di dati coerenti e concordi con quelli più generali rilevati nell'ambito di altri studi sulla
climatologia ligure.
Tabella 10: Statistica termometria mensile stazoine Sarzana / Luni
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Temperatura T. Max T. Min. Umidità
Gennaio 7,2 11,3 3,3 78
Febbraio 8 12,3 3,7 74
Marzo 10,5 14,6 5,6 74
Aprile 13,2 17,1 8,2 74
Maggio 17,6 21,7 12 73
Giugno 21 25,2 15,2 73
Luglio 24,1 28,5 17,8 70
Agosto 24,1 28,9 18 72
Settembre 20,4 25 14,9 75
Ottobre 15,8 20,2 11,4 80
Novembre 10,9 15 7 80
Dicembre 8 12,1 4,4 79
Tabella 11: Statistica termometria stagionale ed annuale stazione Sarzana / Luni
Temperatura T. Max T. Min.
Inverno 8,3 12,4 4,1
Primavera 16 20,1 10,7
Estate 22,9 27,5 16,9
Autunno 13 17,3 8,8
Anno 15,1 19,3 10,1
57
Per quanto concerne le precipitazioni, gli andamenti stagionali medi della zona risultano caratterizzati da un
massimo di precipitazioni nella stagione autunnale, seguito da quella invernale e primaverile, con singoli
valori cumulati su base mensile che possono raggiungere entità rilevanti.
Tabella 12 Statistica igrometrica e pluviometrica mensile stazione Sarzana / Luni
MESI UMIDITA' % PRECIPITAZIONI (mm.)
Gennaio 78 115
Febbraio 74 86
Marzo 74 82
Aprile 74 100
Maggio 73 75
Giugno 73 61
Luglio 70 25
Agosto 72 51
Settembre 75 100
Ottobre 80 161
Novembre 80 134
Dicembre 79 116
Tabella 13: Statistica pluviometrica annuale a stagionale stazione Sarzana / Luni
STAGIONI UMIDITA' % PRECIPITAZIONI (mm.)
Inverno 75,9 295
Primavera 73,5 243
Estate 72,1 162
58
Autunno 79,2 405
Anno 75,2 1106
La complessità orografica dell’area si riflette in modo significativo anche sul regime pluviometrico locale. Le
stazioni di Sarzana / Luni, Monte Rocchetta e La Spezia / Fabiano, che sono le più prossime all'area interessata
dallo studio, pur mostrando una generale conformità rispetto all’andamento medio, si differenziano
sensibilmente sia come singoli valori estremi, sia come valori cumulati, anche se il confronto è solo indicativo,
essendo le serie storiche non sempre omogenee.
3. ELEMENTI STORICO-PAESAGGISTICI ED AMBIENTALI DEL COMUNE DI LA
SPEZIA
La Provincia di La Spezia, come del resto tutta la regione Liguria, si caratterizza per punti di assoluta eccellenza
paesaggistica e naturalistica sia nell’entroterra che sul sistema costa-mare e per un ricco patrimonio storico-
culturale. Pitelli ricade in particolare nell'area del capoluogo spezzino, e dunque nell'ambito rivierasco.
L’Amministrazione di La Spezia, forte anche della Variante Colline e della attuale revisione del PUC, si propone
come scopo la valorizzazione delle proprie risorse territoriali, ambientali e paesaggistiche contrastando
l’abbandono ed il dissesto del territorio al fine di migliorare le condizioni idrogeologiche mitigandone così il
rischio.
A tal proposito va menzionato il fatto che la Liguria è stata la prima regione italiana a dotarsi di un Piano
Paesistico adottato nel 1986 e approvato nel 1990.
All’interno del Comune di La Spezia esistono numerosi “Luoghi notevoli per la valorizzazione del paesaggio”:
 promontori e tratti di costa non edificati tra i quali spiccano i Parchi regionali di
MontemarcelloMagra e Portovenere;
 le foci dei corsi d’ acqua di particolare rilevanza ambientale tra cui la foce del Magra;
 i Centri storici minori quali i paesi dei Colli spezzini a cui appartengono Castelnuovo Magra,
Pignone, Varese ligure e Pitelli che appartiene all’associazione “Borghi Autentici d’Italia” e che
mira allo sviluppo del turismo sostenibile;
 gli insiemi e i sistemi di monumenti isolati e beni architettonici diffusi quali i castelli di Lerici,
Portovenere e La Spezia nonché il sistema difensivo del Golfo di La Spezia (già in atto dall’epoca
medioevale);
 i paesaggi rurali storici;
 gli elementi di forte caratterizzazione dell’identità regionale come le isole del Golfo di La Spezia
Palmaria, Tino presidio militare) e Tinetto.
Particolare attenzione meritano le aree naturali protette di Montemarcello-Magra-Vara e Portovenere, oltre
al Parco Nazionale delle Cinque Terre, che comprende una porzione dei comuni di Levanto e di La Spezia (la
frazione di Campiglia Tremonti).
Il Parco di Montemarcello-Magra-Vara include un territorio ricco di valenze naturali, storiche e culturali,
attraversando i confini di ben 20 comuni: Ameglia, Arcola, Beverino, Bolano, Borghetto Vara, Brugnato, Calice
al Cornoviglio, Carro, Carrodano, Castelnuovo Magra, Follo, Lerici, Ortonovo, Pignone, Riccò del Golfo,
Rocchetta Vara, Santo Stefano Magra, Sarzana, Sesta Godano e Vezzano Ligure.
59
Il mare e la costa con borghi marinari di forte attrattiva e incantevoli spiagge lasciano il posto alla Val di Magra
con le sue zone umide ricche di biodiversità e nell’entroterra alle verdi colline della Val di Vara. Oltre all’area
fluviale di grande pregio naturalistico e storico-culturale è il Promontorio del Caprione ideale punto di
partenza per molte escursioni.
Trattandosi dell'area naturale protetta più prossima al sito di Pitelli, si rinvia all'ultimo paragrafo per un
approfondimento specifico.
Il Parco Nazionale delle Cinque Terre è l'unico in Italia finalizzato a tutelare un paesaggio antropizzato, in
particolare i muri a secco. Gli insediamenti costieri delle Cinque Terre sorsero tutti tra l'XI e il XIII secolo,
grazie alle migliorate condizioni economiche e sociali dopo l'anno Mille. La struttura originaria dei borghi è
giunta ai giorni nostri senza eccessive compromissioni. Solo l'apertura della ferrovia, nel 1874, ha portato
cambiamenti significativi nei paesi delle Cinque Terre, togliendoli dal loro secolare isolamento. La
caratteristica saliente del paesaggio è l'estensione delle conche terrazzate, i "cian" o piani, spesso tanto
stretti da ospitare un solo filare di vite ed è questo, come accennato, uno dei principali oggetti di tutela del
Parco.
Dal punto di vista arboreo, in generale i ripidi versanti della costa delle Cinque Terre sono coperti da una
macchia alta composta da lecci e da vari arbusti, tra cui cisti, eriche, euforbie e corbezzoli.
Su terreni più aridi e rocciosi alligna la gariga, con presenza di specie aromatiche come rosmarino, timo,
elicriso e lavanda. Il cappero, che cresce negli anfratti dei muri a secco, è il residuo di coltivazioni del secolo
scorso.
Alle quote superiori si trovano pinete artificiali a pino marittimo e castagneti, coltura fondamentale per il
sostentamento della popolazione, in un territorio dove non era possibile coltivare il frumento.
Tra le principali specie arboree vanno ricordati il cerro, la sughera e la roverella, tre querce un tempo
importanti nell'economia delle Cinque Terre per la produzione di legna e di ghiande per il bestiame.
Il Parco Naturale Regionale di Porto Venere si estende per circa 400 ha, racchiudendo il promontorio
omonimo, le isole Palmaria, Tino e Tinetto e l’Area di Tutela Marina, come propaggine occidentale del Golfo
di La Spezia.
Nell'ambito dell'area di Portovenere si individuano tre grandi unità paesistiche con differenziazioni al loro
interno : la costa ovest ; il paesaggio che si affaccia sulla baia; il versante orientale.
La costa ovest è delimitata dal grande crinale che ad est circoscrive l'arco collinare del golfo. Per quanto
riguarda la morfologia del fronte occidentale, ad un primo esame appare continuo come un alto muraglione
che si affaccia sul mare aperto, ma che, con un'analisi più approfondita, si differenzia verso est per i
terrazzamenti, e verso ovest lper a costa scoscesa a picco sul mare. All'estremità orientale, in prossimità di
Schiara - ultimo lembo del comune di La Spezia - il comprensorio, irto e scosceso, con valloni incassati, si fa a
tratti strapiombante, alternando aree incolte, ove allignano ericacee e ginestre, a pendii terrazzati ricoperti
da vigneti. Le zone più alte sono caratterizzate dalla presenza di pino, sia marittimo che domestico, dal
castagno, dal leccio. Il profilo costiero è articolato in una varia successione di brevi sporgenze e rientranze,
dovute soprattutto alle disparate qualità delle rocce, al diverso comportamento di fronte all'erosione marina
delle "pietre verdi", delle arenarie, dei calcari marnosi.
Il paesaggio che si affaccia sulla baia di Porto Venere è caratterizzato da dolci insenature, in parte boscate in
parte terrazzate, morfologicamente simili, anche se quelle esposte a Nord ed appartenenti alla Palmaria sono
prevalentemente non insediate, quelle esposte a sud ed in terraferma hanno un clima più favorevole e sono
caratterizzate da un'edilizia diffusa e incongruente rispetto ai caratteri del paesaggio fino alla quota di 80
60
m.s.l.m. ad eccezione della Palazzata di Porto Venere, che costituisce un nucleo di elevato valore paesistico
e che sorge su un territorio più ripido.
Nella costa ad Ovest si hanno due situazioni diverse per la Palmaria e le terraferma. Il promontorio dell'isola,
in passato interamente terrazzato, compreso tra un unico crinale e la costa, si affaccia direttamente sul mare
aperto ed è rivolto verso la costa della Toscana. Sulla terraferma, invece, si ha una sequenza di piccole baie
delimitate da crinali secondari che scendono perpendicolari a quello principale che separa la costa est da
quella ovest. Alcune di queste insenature sono occupate da complessi ed attrezzature militari, altre insediate
con edilizia recente che si allarga in modo disordinato a partire dai nuclei storici di Fezzano e delle Grazie, al
di sopra degli 80 m.s.l.m. sui fronti ben esposti i terrazzamenti, oggi solo in parte coltivati, e gli altri, sono
coperti dalla macchia mediterranea mista a pini.
La separazione, nel tardo Quaternario, delle isole dal promontorio non ha permesso una differenziazione a
livello floristico e questo giustifica la presenza della medesima flora su isole e parte terrestre e di pochi, per
questo importanti, endemismi.
Inoltre le svariate specie mediterranee a gravitazione occidentale, che raggiungono su queste coste il loro
limite nord-orientale di distribuzione, aumentano il pregio di tutto il complesso floristico.
Territorio che mantiene a tutt’oggi un forte carattere di naturalità e che è rivestito da una rigogliosa macchia
mediterranea che manifesta il suo continuo dinamismo a seconda dei microclimi ivi presenti: si passa da una
situazione di “gariga” ad una macchia dai molteplici aspetti sino ad arrivare a lembi di lecceta e pinete a Pino
d’Aleppo frammisto a Pino marittimo ed altre Querce (Cerro e Roverella).
Necessaria la menzione del Fiordaliso di Porto Venere (Centaurea veneris) e del Tarantolino (Euleptes
europaea). Il primo è una piccola pianta perenne, un endemismo esclusivo del promontorio omonimo e delle
isole, appartenente alla famiglia delle Composite, con una vivace infiorescenza violetta e che forma un
cespuglio abbarbicato sulle falesie tipiche della costa occidentale dell’Area Parco. Il secondo è il più piccolo
geco europeo (8 cm coda compresa), un rettile strettamente notturno.
4. ELEMENTI NATURALISTICI DELLA LIMITROFA AREA NATURALE
PROTETTA DEL PARCO MONTEMARCELLO-MAGRA-VARA
4.1. Aspetti floristici
La flora di pregio del parco fluviale è costituita soprattutto da piante acquatiche e palustri, sempre più rare a
livello nazionale a causa delle opere di bonifica. Tra le piante di maggiore interesse citiamo, per esempio, il
Millefoglio d’acqua (Myriophyllum spicatum), il Coltellaccio (Sparganium erectum), la Lisca maggiore (Typha
latifolia) e la Lisca a foglie strette (Typha angustifolia).
Il promontorio del Caprione, per le differenti condizioni climatiche cui è soggetto, è caratterizzato dalla
presenza di una ricca flora mediterranea. Numerose sono le sclerofille sempreverdi, piante dalle foglie spesse
e coriacee, come per esempio leccio (Quercus ilex), corbezzolo (Arbutus unedo), alaterno (Rhamnus
alaternus), lentisco (Pistacia lentiscus) e mirto (Myrtus communis).
Vi sono poi specie protette in Liguria (L.R. 30/1/84 n.9) tra cui l’iris nano (Iris lutescens), il narciso tazetta
(Narcissus tarzetta), e numerose orchidee selvatiche.
Particolarmente importante è la presenza del cisto bianco (Cistus albidus), arbusto dalle vistose fioriture, che
sul Caprione si trova al limite orientale della sua area di distribuzione ed è uno dei simboli del parco.
61
4.2. Aspetti faunistici
La valle del fiume Magra rappresenta un’importante via migratoria per l’avifauna legata agli ambienti
acquatici. Avvicinandoci al fiume è possibile distinguere il caratteristico canto dell’usignolo di fiume (Cettia
cetti), tipico abitante dei canneti. Sul greto fluviale non è difficile osservare la garzetta (Egretta garzetta) e
l’airone cenerino (Ardea cinerea) - nella foto a destra - mentre le acque tranquille dei laghetti perifluviali
ospitano numerose anatre migratrici (Anas sp.). Dove le acque dei fiumi Vara e Magra scorrono più lente, si
può osservare il martin pescatore (Alcedo atthis) appoggiato sui rami più bassi dei salici vicini all’acqua,
pronto a tuffarsi per catturare piccoli pesci o insetti. La foce del fiume Magra nei pressi di Fiumaretta e Bocca
di Magra è invece un’area di particolare interesse per osservare gabbiani reali (Larus argentatus) e comuni
(Larus ridibundus), marangoni dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis ssp. desmarestii) e sterne beccapesci
(Sterna sandvicensis), mentre il tratto di mare antistante la foce è meta di tuffetti (Tachybaptus ruficollis),
smerghi (Mergus sp.), svassi (Podiceps cristatus), orchi (Melanitta fusca) e orchetti marini (Melanitta nigra)
oltre che cormorani (Phalacrocorax carbo) ed edredoni (Somateria mollissima).
Anche gli ambienti artificiali, come i frantoi di inerti presenti lungo il corso del fiume, ospitano specie
importanti quali il gruccione (Merops apiaster) e il topino (Riparia riparia). Nella piana di Marinella è presente
anche l’Airone guardabuoi (Bubulcus ibis).
L’avifauna del promontorio del Caprione comprende le specie che vivono nella zona costiera come il corvo
imperiale (Corvus corax) e il gheppio (Falco tinnunculus) e gli abitanti della macchia come l’occhiocotto (Sylvia
melanocephala), la capinera (Sylvia atricapilla) e il cardellino (Carduelis carduelis). Importante è la presenza
di numerosi rapaci notturni come l’allocco (Strix aluco), la civetta (Athene noctua), l’assiolo (Otus scops) e il
barbagianni (Tyto alba). Tra i rapaci diurni troviamo la poiana (Buteo buteo) e lo sparviere (Accipiter nisus).
Fauna minore
Nel Parco la fauna minore (anfibi, rettili, invertebrati d’acqua dolce) gioca un importante ruolo per la
conservazione della biodiversità e per il mantenimento degli equilibri biologici dell’ambiente naturale, come
per esempio corsi d ’acqua, aree umide e grotte carsiche.
Nel complesso la fauna ittica del bacino Magra-Vara è molto varia e sono state censite 39 specie. Di queste,
15 vivono nelle acque del fiume Vara (13 autoctone, come la trota fario (Salmo trutta) e due immesse per
scopi alieutici).
Di recente è stata individuata la Lampreda di mare (Petromyzon marinus), quasi estinta nelle acque interne.
Il comprensorio Magra-Vara risulta l’unico sito certo in Italia per la riproduzione di questo pesce.
Tra i crostacei da segnalare la presenza del granchio d’acqua dolce (Potamon fluviatile).
Tra gli anfibi le specie più minacciate a livello regionale sono il raro ululone appenninico dal ventre giallo
(Bombina variegata ssp. pachypus), il rospo smeraldino (Bufo viridis), il tritone crestato (Triturus carnifex) e
la raganella comune (Hyla arborea), oltre alla rana temporaria (Rana temporaria), rara in provincia di La
Spezia, alla salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata), alla rana appenninica (Rana italica) e alla
salamandra pezzata (Salamandra salamandra), la cui presenza è da considerare di particolare pregio.
Presente anche il tritone alpestre (Triturus alpestris).
Negli ambienti carsici e nelle grotte di Pignone e Riccò del Golfo troviamo il geotritone (Speleomantes
ambrosii).
Tra i rettili invece ci sono il geco comune (Tarantola mauritanica), la lucertola (Podarcis muralis), l’orbettino
(Anguis fragilis) e il biacco (Coluber viridiflavus). Sul promontorio del Caprione è presente anche il ramarro
(Lacerta viridis).
62
Mammiferi
Sul Caprione i mammiferi sono rappresentati da carnivori quali la volpe (Vulpes vulpes), la faina (Martes
foina), la donnola (Mustela nivalis), il tasso (Meles meles), da insettivori quali il riccio (Erinaceus europaeus)
e la talpa (Talpa europaea) e da roditori come lo scoiattolo (Sciurus vulgaris), il topo quercino (Eliomys
quercinus), il ghiro (Glis glis) e il moscardino (Muscardinus avellanarius).
Negli ultimi anni ha avuto grande diffusione anche il cinghiale (Sus scrofa).
Tra i chirotteri si trovano il Rinolofo minore (Rhinolophus hipposideros), e l’euriale (Rhinolophus euryale),
alcuni vespertilionidi tra cui il maggiore (Myotis myotis), il Pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus), il Serotino
(Vespertilio serotinus) e la Nottola (Nyctalus noctula).
Fonte: ARPAL – Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure
Fonte ISTAT (1/1/2016)
Per maggiori informazioni vedi Provincia di La Spezia - Piano di Bacino Ambito 20 - Golfo di La Spezia
Fonte: Sito Ufficiale Ente Parco di Montemarcello Magra
Fonte: Sito Ufficiale Ente Parco di Porto Venere
Fonte: Sito Ufficiale Ente Parco di Montemarcello Magra
BIBLIOGRAFIA DEL CAPITOLO
ABBATE E. (1969) - Geologia delle Cinque Terre e dell'entroterra di Levanto (Liguria Orientale). Mem.
Soc. Geol. It., 8, 923-1014.
BOCCALETTI M., COLI M., DECANDIA A., GIANNINI E. e LAZZAROTTO A. (1980) - Evoluzione
dell'Appennino Settentrionale secondo un nuovo modello strutturale. Mem.Soc. Geol. It., 21, 359-373.
GIAMMARINO S. e GIGLIA G. (1990) - Gli elementi strutturali della Piega di La Spezia nel contesto
geodinamico dell'Appennino settentrionale. Boll. Soc. Geol. It.,109 (4), 683-692.
RAGGI G. (1985) - Neotettonica ed evoluzione paleogeografica plio-pleistocenica del bacino del Fiume
Magra. Mem. Soc. Geol. It., 30, 35-62.
ROBBIANO A. (1999) - Esempi di mesostrutture presenti nel nucleo metamorfico della Piega di Punta Bianca.
In AA. VV. (1999), Carta Geologica d'Italia 1:50.000 - Foglio 248 LA SPEZIA - Guida alle escursioni 1617 marzo
1999. Firenze.
63
Capitolo 4
Principali elementi di vulnerabilità e di
pressione ambientale del territorio e
relativi criteri di gestione.
64
1. INTRODUZIONE
Nel presente capitolo sono descritte le situazioni di maggiore vulnerabilità e di pressione ambientale rilevate
nel contesto territoriale in cui è inserita la centrale e i criteri e gli strumenti con cui vengono gestiti dalle
autorità competenti.
Si tratta, nello specifico, di due condizioni: l’elevata vulnerabilità ad eventi naturali estremi che caratterizza
l’intero territorio regionale, collegata a situazioni di dissesto e di rischio idrogeologico e la presenza di
un’ampia area contaminata da attività di smaltimento rifiuti, da attività industriali e da attività militari.
E’ stata a margine inserita anche la valutazione del rischio sismico, con lo scopo di evidenziare che non
rappresenta una criticità per l’area in esame.
Nel percorso di selezione di progetti da proporre per il sito della centrale, l’approfondimento della
conoscenza e della governance delle fragilità ambientali del territorio è un passaggio necessario per valutare
la presenza di eventuali prescrizioni o circostanze che sconsiglino l’insediamento di alcune tipologie di attività
o che richiedano l’adozione di particolari accorgimenti.
2. RISCHIO IDROGEOLOGICO
Da un punto di vista ambientale, la Liguria presenta una vulnerabilità molto alta ad eventi naturali estremi.
Il territorio è esposto a un elevato grado di rischio idrogeologico, sia a causa delle caratteristiche del terreno
e del territorio che, in numerosi casi, per la gestione dello stesso.
Questo è vero soprattutto in prossimità di fiumi e dei corsi d'acqua minori, dove le problematiche di tipo
idrogeologico si sono manifestate con danni ingenti e, in alcuni casi, con la perdita di vite umane.
All’Autorità di bacino di rilievo regionale è affidata l’elaborazione dei Piani stralcio per l'assetto idrogeologico
(si veda il Capitolo 4) che contengono l'analisi delle principali criticità idrauliche e di suscettività al dissesto
dei versanti, stabiliscono in ragione delle pericolosità esistenti le norme per non accrescere le situazioni di
rischio rilevate e individuano un complesso d'indicazioni d'intervento per la mitigazione del rischio43
.
La Regione Liguria ha realizzato una specifica cartografia44
che permette di associare ai livelli di pericolosità
gli specifici regimi normativi associati, nonché di sovrapporre gli elementi della pericolosità idraulica e di
suscettività al dissesto dei piani di bacino a tutti gli elementi presenti nel repertorio cartografico regionale.
Nel Piano regionale di assetto idrogeologico, l’area della centrale è collocata nel bacino idrografico del Magra
che ha un’estensione di oltre 720 km2
e comprende 17 corpi idrici. Il Magra è l’unico corpo idrico di
transizione individuato nella regione.
2.1.Dissesto del territorio
Per quanto riguarda il governo del territorio, la Regione Liguria, nell’acquisizione delle competenze
provinciali in materia di gestione delle acque, ha fatto propri i Piani di Bacino già precedentemente definiti e
43
http://www.ambienteinliguria.it/lirgw/eco3/ep/linkPagina.do?lingua=Italiano&canale=/Home/015Territorio/040pia
nidibacino/005autoritabacinoreg/030stralcioidro.
44
http://www.ambienteinliguria.it/lirgw/eco3/ep/linkPagina.do?canale=/Home/015Territorio/040pianidibacino/030ca
rtvincolipdb
65
messi a punto dalle province. L’area di La Spezia ricade nell’Ambito 20 – Golfo di La Spezia, ed è composto
da 11 Bacini principali e da un insieme di Bacini minori.
Dal punto di vista del dissesto idrogeologico, nel Piano di Bacino regionale relativo al Golfo di La Spezia,
Ambito 20, nella Carta della Suscettività al dissesto dei versanti (Tavola 10 – Arcola – Scala 1:10000), l’area
della centrale ENEL è compresa tra le aree a Suscettività al Dissesto tra Molto bassa e Bassa, come si vede
nella Fig. 1:
Figura 24. Carta della suscettività al Dissesto
2.1.1. Rischio connesso a fenomeni esondativi
L’area della Centrale ENEL (in verde nella Fig. 2) è compresa nel Settore Nord della Carta del reticolo idrografico45
del Piano di Bacino Ambito 20 – Golfo di La Spezia:
45
Tav. 6 Carta del Reticolo Idrografico settore Nord. Scala 1:10000
http://www.provincia.sp.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/387
66
Figura 25. Particolare del bacino idrografico dell'area della Centrale ENEL
Come si può vedere, l’area è direttamente interessata dal passaggio del Fosso Calcinara, uno dei corsi d’acqua
minori dei comprensori di La Spezia/Arcola/Lerici. Il Fosso Calcinara risulta tombato proprio nel suo
passaggio all’interno dell’area della Centrale ENEL.
In modo più esplicito e completo è possibile vedere come nelle carte del Reticolo Idrografico Regionale46
il
reticolo idrografico che interessa l’area della centrale risulti più ampio di quanto considerato nel Piano di
Bacino (si confronti la Fig. 2 con la Fig. 3):
46
Particolare da: Reticolo Idrografico Regionale - Novembre 2012 - Scala 1:10000 – Squadro n. 248070. Arcola
67
Figura 26. Reticolo idrografico che interessa l'area della Centrale
Questo dipende probabilmente dalla difficoltà di indicare tutti i corpi idrici (anche quelli minori) in relazione
al loro tombamento. La presenza di questi corpi idrici è indice che all’area è associato un certo grado di
rischio correlato a fenomeni esondativi.
In particolare la Tav. 14 del piano di Bacino (Fasce inondabili – Fosso di Pagliari – Canale Fossamastra – Fosso
Melara) segnala un’area a ridosso della Centrale come esposta a rischio inondazione – Fascia A* (aree
perifluviali inondabili al verificarsi dell’evento di piena con portata al colmo corrispondente a periodo di
ritorno T=50 anni, perimetrate a seguito di verifiche a carattere locale o ricadenti in aree storicamente
inondate.) e un’area in Fascia B* (aree perifluviali, esterne alle precedenti, inondabili al verificarsi dell’evento
di piena con portata al colmo corrispondente al periodo di ritorno T=200 anni, perimetrate a seguito di
verifiche a carattere locale o ricadenti in aree storicamente inondate.) come è possibile vedere nella Fig. 4:
68
Figura 27. Fasce inondabili
2.1.2. Rischi connessi a fenomeni franosi
Elemento importante per la valutazione di possibili dissesti territoriali è la considerazione delle fasce
altimetriche47
in cui ricade l’area considerata (si veda la Fig. 5).
47
http://geoportale.regione.liguria.it//geoviewer/pages/apps/repertorio/repertorio.html?id=1476
69
Figura 28. Fasce altimetriche del golfo di La Spezia
Come si può notare, l’area della centrale ricade pienamente nella fascia altimetrica 0-100 m slm.
Per quanto riguarda le acclività48
del terreno (si veda la Fig. 6) che possono influire direttamente sul dissesto
del territorio, l’area della Centrale ENEL è inserita nella fascia pianeggiante dove è compreso anche il
territorio urbanizzato della città di La Spezia. La fascia pianeggiante suddetta è circondata dal contesto
collinare che forma i due promontori che chiudono la città ad est e a ovest.
Figura 29. Carta delle acclività nell’area della Centrale ENEL
48
http://geoportale.regione.liguria.it//geoviewer/pages/apps/repertorio/repertorio.html?id=1370
70
Come si nota nella figura, l’area della Centrale ENEL ricade per lo più nelle classi di acclività da 0 al 10%
(azzurro nella carta) e dall’11 al 20% (verde chiaro nella carta). Solo a ridosso delle carbonaie ci sono delle
aree con acclività dal 21 al 35% (verde scuro nella carta), con punte che raggiungono acclività dal 36 al 50%.
Altro importante capitolo da analizzare, in funzione delle acclività su segnalate, è quello dei fenomeni franosi49
segnalati nella zona (si veda la Fig. 7).
Figura 30. Fenomeni franosi nell’area della Centrale ENEL.
L’ISPRA ha seguito il Progetto IFFI (Inventario del Fenomeni Franosi in Italia) rendendo disponibili on line i
relativi elaborati cartografici in formato GIS. Come si può vedere dalla figura sopra riportata, gli unici
fenomeni franosi segnalati nell’area indagata non sono direttamente riportabili alle superfici occupate dalla
Centrale ENEL, né sembrano poter rappresentare un pericolo per l’area della Centrale.
3. SISMICITÀ DELL’AREA
L’area della Spezia è inquadrata tra una fascia ad alta sismicità che va dalla Garfagnana all’alta Val Taro e una
zona a macrosismicità praticamente assente, che comprende tutto il margine tirrenico dell’Appennino ligure
tra Lerici e Portofino.
L’area è ovviamente interessata dai terremoti della Garfagnana, ma è essa stessa sede di ipocentri di
fenomeni a bassa magnitudo, localizzati in Val Magra e nei dintorni di La Spezia. Il rilevamento sismico
attuato mediante la strumentazione più moderna negli anni 1999-2001 ha mostrato un considerevole
addensamento di attività a bassa magnitudo lungo la bassa Val Magra e lungo una delle strutture trasversali
che limitano la zona attiva a S e verso il mare.
49
http://www.progettoiffi.isprambiente.it/cartanetiffi/carto3.asp?cat=43&lang=IT#
71
Figura 31. Epicentri e Magnitudo dei sismi registrati nel Mar Ligure e nelle aree di catena circostanti (1983-1997)50.
Nella Figura 8 la zona tratteggiata rappresenta il limite tra zone in distensione e zone in compressione.
La mappatura sismica 2008 (in vigore fino al 19 aprile 2016), come risulta sul sito della Provincia di La
50
Tratto da: http://www.isprambiente.gov.it/Media/carg/note_illustrative/248_LaSpezia.pdf e modificato.
72
Spezia suddivide il territorio regionale in due classi e relative sottozone (zona 3S, 3A, 3B = bassa pericolosità;
zona 4 = molto bassa pericolosità). La Provincia di La Spezia è tutta annoverata in zona 3A (bassa pericolosità).
Figura 32. Attuale classificazione sismica della Regione Liguria (validità fino al 19 aprile 2017).
La Regione Liguria con Delibera di Giunta n° 216 del 17.03.2017, ha aggiornato la classificazione sismica dei
Comuni, approvando la nuova mappa di zonizzazione, con il passaggio della suddivisione del territorio ligure
dalle attuali due classi di pericolosità (zona 3 = bassa pericolosità; zona 4 = molto bassa pericolosità), a tre
classi (zona 2 = media, zona 3 = bassa pericolosità; zona 4 = molto bassa pericolosità).
La Regione ha attribuito a ciascun Comune la classe di competenza. La Zona 2 (pericolosità media) riguarda
ora 30 comuni della provincia di Imperia (soprattutto quelli costieri), 6 della provincia della Spezia e 4 della
provincia di Savona (Alassio, Laigueglia, Andora e Stellanello). La Zona 3 (pericolosità bassa) comprende quasi
tutti i comuni della provincia di Genova (64, compreso il capoluogo), gran parte di quelli savonesi (46,
comprese Savona e Albenga), 37 comuni della provincia di Imperia e 25 della provincia della Spezia.
L'entrata in vigore e l'efficacia della nuova classificazione sismica è stabilita con la pubblicazione dell'atto di
Giunta sul Bollettino Ufficiale della Regione Liguria (BURL n.16 parte II del 19 aprile 2017).
73
Figura 33. Classificazione sismica della Regione Liguria a partire dal 19 aprile 2017
In questa nuova classificazione tutto il territorio di La Spezia rientra ancora in classe 3 (Pga = 0,15 g), indice di
pericolosità bassa.
4. IL SIR DI PITELLI51
Il sito di interesse regionale (SIR) di Pitelli risulta contaminato da attività, di smaltimento di rifiuti di derivazione
industriale e di derivazione urbana, protrattesi per decenni.
Negli Anni Settanta e Ottanta sulla collina di Pitelli risultano confluite ingenti quantità di rifiuti pericolosi
provenienti da attività industriali dislocate sia nelle aree adiacenti che in altri territori. In particolare la
discarica Rufino-Pitelli è quella dove, nel tempo, si è concentrata la maggior quantità di rifiuti speciali
pericolosi, ma nella collina esistono diversi altri siti minori in cui sono stato abbancati rifiuti pericolosi.
Nel 1998 il sito di Pitelli è stato inserito52
nell’elenco dei primi interventi di bonifica di interesse nazionale
(SIN) ed è stato perimetrato con Decreto del Ministero dell’Ambiente del 10 gennaio 2000, sulla base della
relazione prodotta da una Commissione tecnica Inter-Enti creata dalla Regione Liguria53
; la perimetrazione è
stata poi modificata dal Decreto del Ministero dell’Ambiente del 27 Febbraio 2001.
Alla luce delle modifiche introdotte con il Decreto Legge 22 giugno 2013, n. 83, integrato dalla legge di
conversione 7 agosto 2012, n. 13454
, ai principi e ai criteri per l’individuazione dei siti di interesse nazionale, il
51
I dati e le informazioni riportate in questo paragrafo e nei seguenti sono state reperite nei siti web della Regione Liguria,
dell’ARPAL e del Comune di La Spezia, in atti ufficiali della Regione Liguria (decreti e esiti di Conferenze di servizi) e nella
Relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti
ambientali ad esse correlati, approvata nella seduta del 29 ottobre 2015, concernente la relazione territoriale sulla regione
Liguria. Tutti i documenti sono consultabili nella bibliografia.
52
Legge 426 del 9 dicembre 1998, recante “Nuovi interventi in campo ambientale”
53
D.G.R. n°22/11 del 19/10/1998
54
La legge ha modificato il d.lgs.152/06 inserendo come criterio direttivo per la perimetrazione di un SIN l’insistenza,
attuale o trascorsa, di attività di raffineria, di impianti chimici integrati o di acciaierie. Dalla descrizione delle attività
presenti nel territorio dell’ex SIN Pitelli, effettuata da ARPAL, non risultano attività riconducibili a quelle evidenziate.
74
sito di Pitelli è stato valutato dal Ministero dell’ambiente non più di interesse nazionale e la competenza è stata
trasferita alla Regione Liguria55
.
La regione lo ha individuato quale Sito di Interesse Regionale56
e, a partire dal 2013, è subentrata al Ministero
nella titolarità delle procedure degli interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica. Ha inoltre
predisposto un quadro programmatorio di interventi diretti alla rimozione dei rifiuti, un percorso di
restituzione agli usi delle aree pubbliche e la semplificazione delle procedure.
A tal fine, ha avviato una procedura di analisi di rischio alle aree pubbliche, fissando nuovi limiti sitospecifici
alla qualità dei suoli (CSR) e procedendo alla liberalizzazione di quelle parti del sito non interessate da
fenomeni di inquinamento tali da generare rischi sanitari.
Il sito di Pitelli è oggetto di ordinanze sindacali che vietano l’uso per scopo potabile o per abbeverare bestiame
delle acque dei pozzi e regolamentano l’uso di prodotti della terra e di animali allevati in zona.
Nel passato, per alcune aree del sito sono state avviate attività di indagine e sequestri per opera della
Magistratura. Il sito è stato anche oggetto di diverse Commissioni d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti che ne hanno
incrociato le vicende con quelle di più ampi traffici illeciti, confermando la percezione che, al di là delle
vicende giudiziarie ed amministrative formali, la discarica di Pitelli abbia rappresentato il terminale fisico di
una rete ramificata dedita alla gestione anche illecita di rifiuti speciali pericolosi57
.
Tre delle discariche58
comprese nel sito sono nell’elenco di quelle non a norma, oggetto della sentenza del 2
dicembre 2014 nella causa C196/13 – Discariche abusive- con la quale la Corte di Giustizia Europea ha
condannato l’Italia al pagamento di una penale di circa 43 milioni di euro a semestre59
, a partire dal gennaio
2015.
4.1.Localizzazione geografica e territoriale
Il sito di Pitelli comprende un’area a mare ed una a terra. L’area a terra si estende nei comuni di La Spezia,
Arcola e Lerici per una superficie di 4 km2
, presenta una zona costiera e una collinare e include al suo interno
aree private e aree pubbliche. La porzione a mare, di circa 12 km2
, comprende il tratto marino del Golfo della
Spezia delimitato dalla linea di costa e dalla diga foranea.
Il sito, evidenziato dalla linea verde in Figura 11, è geograficamente delimitato a Sud e Sud Ovest dalla linea
di costa del promontorio orientale del Golfo della Spezia, a Nord e Nord Ovest dal Torrente Fossamastra e
dalla relativa valle alluvionale e ad Est da una serie di piccole colline non molto elevate.
55
DM 13/1/2013 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/03/12/13A02116/sg
56
DGR 908 del 26 luglio 2013, emanata sulla base della L.R. 9 aprile 2009, n. 10.
57
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/944644.pdf
58
Si tratta della discarica Rufino-Pitelli, dell’area ex Ipodec e dell’ex fonderia in area denominata Pertusola.
59
Nel secondo semestre 2016 lo Stato Italiano ha notificato alla Commissione Europea la massa in sicurezza di alcune
discariche oggetto della sentenza, tra cui quelle comprese nel sito di Pitelli
http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/trasparenza_valutazione_merito/RIN/decisione_iii_se
mestralita_19_09_2016_2.pdf .
75
Figura 34: Corografia SIN Pitelli tratta da sito web di ARPAL
Sono intensamente antropizzate le zone pianeggianti interne e quelle lungo la costa, dove si concentrano
insediamenti commerciali ed artigianali, cantieri navali ed attività collegate al transito di merci. Nell’ambito
territoriale del sito sono presenti numerosi insediamenti militari con le relative infrastrutture.
Nel settore collinare prospiciente la costa sono presenti ampie aree boscate, nuclei di case sparsi e piccoli
centri abitati (Pitelli, Ruffino, Muggiano, S. Bartolomeo e Fossamastra), alcuni isolati insediamenti industriali
e vari siti connessi con il ciclo dei rifiuti (discariche attive, inattive e/o dismesse).
4.2.Tipologie di insediamento presenti nel sito e relativa localizzazione
Le pianificazioni territoriali derivanti dagli studi finalizzati alla bonifica, suddividono la collina di Pitelli in diverse
zone riconducibili a due principali tipologie:
- aree appartenenti a soggetti potenziali inquinatori (discariche e aree interessate in passato da rilascio
incontrollato di rifiuti, impianti industriali, attività portuali e navali, presidi militari). In questi casi gli
oneri di caratterizzazione, monitoraggio, messa in sicurezza e bonifica sono a carico degli stessi
soggetti inquinatori in solido con i proprietari;
- tutte le altre aree appartenenti a soggetti non potenziali inquinatori (aree verdi pubbliche e private
aree residenziali, aree agricole, aree con piccoli insediamenti artigianali). In questi casi gli oneri di
caratterizzazione, monitoraggio, messa in sicurezza e bonifica sono a carico della pubblica
amministrazione.
I procedimenti tecnico-amministrativi avviati per la bonifica si trovano ad oggi in differente stato di
avanzamento, infatti alcune aree sono state studiate e caratterizzate in maniera puntuale mentre altre sono
state studiate in modo meno puntuale e più discontinuo.
76
Le principali criticità ambientali rilevate nel suolo e sottosuolo riguardano metalli pesanti, idrocarburi(C>12),
arsenico e amianto; nelle acque sotterranee metalli pesanti, arsenico, solfati e policlorobifenoli (PCB); nei
sedimenti: metalli pesanti, PCB, idrocarburi (C>12) compresi idrocarburi policiclici aromatici (IPA).
4.2.1. Attività di smaltimento di rifiuti
Le discariche di rifiuti sia di tipo urbano che di tipo industriale presenti nel sito di Pitelli, alcune in passato
illegalmente utilizzate anche per lo smaltimento di rifiuti pericolosi insistono nelle aree di seguito descritte:
 Area ex Ipodec: proprietà privata, discarica abusiva presumibilmente utilizzata dal 1973 al 1996, ha
un’estensione di circa 16.000 m2
e un contenuto stimato di rifiuti speciali, anche pericolosi di 85.000 m3
.
Non risulta impermeabilizzazione del fondo.
 Area Campetto: proprietà privata.
 Area Tiro a piattello – proprietà pubblica sita in area di proprietà militare ;
 Discarica di Ruffino-Pitelli, proprietà privata, comunemente indicata come “discarica di Pitelli”
comprendente un inceneritore per rifiuti pericolosi; avviata nel 1977 con autorizzazioni non adeguate
alle tipologie di rifiuto smaltite è stata gestita in assenza di una progettazione unitaria, attraverso
ordinanze successive. Si estende su un’area di 73.000 m2
e ha un volume di rifiuti nelle vasche di 320.000
m3
, più un quantitativo non stimabile all’esterno delle vasche. Risulta mpermeabilizzato solo il fondo
delle vasche.
 Discarica di RSU di Vallegrande (“ La Marina”) – proprietà pubblica, è stimato un volume di rifiuti di
100.000 m3
, non risultano trattamenti di impermeabilizzazione dell’area di coltivazione. I conferimenti,
avvenuti in periodi diversi tra gli anni ‘80 e fino all’inizio del 1994 sono stati consentiti da ordinanze ex
art. 12 del DPR 915/82 del Comune della Spezia e della Regione Liguria, con prescrizioni dettate di volta
in volta, senza seguire un criterio progettuale unitario di realizzazione e coltivazione.
 Discarica di RSU di Monte Montada: proprietà privata.
 Discarica di Saturnia; proprietà privata, risultano stoccati 7.000 m3
di RSU e 45.000 m3
di rifiuti speciali.
 Discarica di RSU di Val di Bosca – proprietà pubblica.
 Bacini di lagunaggio delle ceneri Enel.
4.2.2. Attività industriali
Nel sito di Pitelli sono presenti impianti industriali, alcuni attivi altri dismessi, in particolare:
 Insediamento industriale ex PbO (oggi Penox Italia);
 Centrale termoelettrica ENEL “E. Montale” e carbonili;
 Stazione elettrica di trasformazione Terna;
 Ex fonderia di piombo denominata Pertusola (oggi facente parte delle aree della soc.
Navalmare, nel comune di Lerici).
4.2.3. Attività cantieristiche
Lungo la fascia costiera del sito di Pitelli sono presenti attività cantieristiche che consistono essenzialmente
in carico e scarico merci, terminal petroliferi, cantieri navali, movimentazione container, porto turistico e
sono, da ovest verso est: Terminal del Golfo, Banchina Enel, Intermarine, Cantieri San Marco, Ferretti – Riva-
77
SLYS, Michelini; Banchina Arcola Petrolifera, Porto Lotti, Cantieri Baglietto, C.N. La Spezia, Cantieri Beconcini,
Fincantieri, Navalmare.
4.2.4. Presidi militari
I presidi militari presenti nel sito di Pitelli sono depositi di idrocarburi, polveriere sia in attività che dismesse,
stabilimenti di produzione, aree di magazzino. Per queste aree, soggette a disciplina speciale che necessita
ad accordi specifici tra Ministero dell’ambiente e Ministero della difesa, non risultano ancora individuate le
modalità amministrative con cui affrontare gli interventi di bonifica e ripristino ambientale.
4.2.5. Aree pubbliche
Le altre aree del sito di Pitelli sono di proprietà pubblica: aree di demanio civile e comunali, oppure appartengono
a soggetti privati non individuabili come potenziali inquinatori.
4.3.Attività di Caratterizzazione e Bonifica
A partire dal 2001il sito di Pitelli è stato oggetto di attività di caratterizzazione e di bonifica, eseguite da privati e
Enti Locali.
Nella mappa di Figura 12 sono evidenziati con un pallino rosso i siti contaminati da bonificare, bonificati o sui
quali è in corso l'intervento di bonifica individuati dalla Regione Liguria60
.
Figura 35: Siti contaminati da bonificare, bonificati o sui quali è in corso l'intervento di bonifica individuati dalla Regione Liguria
Nell’immagine successiva è riportato il dettaglio dell’area della centrale Eugenio Montale.
60
http://www.ambienteinliguria.it/
78
Figura 36: Siti contaminati all’interno dell’area della centrale individuati dalla Regione Liguria
Nei paragrafi che seguono si fornisce lo stato delle attività di caratterizzazione e di bonifica come risulta dai
documenti ufficiali (si veda la bibliografia).
4.3.1. Stato delle attività di caratterizzazione e bonifica delle discariche
Il quadro delle attività di caratterizzazione e bonifica delle discariche che emerge dalle note ARPAL del 22
ottobre 2015 e dalle delibere regionali 2016 e 2017 aventi ad oggetto il sito di Pitelli, è connotato
dall’incompiutezza della gran parte delle attività finalizzate alla possibile restituzione integrale del sito ad usi
legittimi, sinora avvenuta solo per alcune aree.
In particolare, nel tempo si sono accumulati seri ritardi per l’area ex Ipodec, contenente rifiuti speciali anche
pericolosi, solo di recente messa in sicurezza in emergenza. La proprietà risulta inadempiente alle prescrizioni
per la messa in sicurezza dettate a più riprese, dalle conferenze di servizi regionali. In grave ritardo anche i
lavori nell’area della discarica di Ruffino Pitelli, di cui risulta caratterizzata solo la parte vecchia, dove i rifiuti
speciali sono stati abbancati direttamente sul terreno. Su questa parte sono stati effettuati interventi di
messa in sicurezza con capping. Non è stato invece realizzato il progetto complessivo, approvato nel 2010,
che riguarda anche la parte nuova della discarica e l’inceneritore.
Nei confronti della Società Stock Container s.r.l., proprietaria di entrambe le aree61
, è stato recentemente
emanato dalla Regione Liguria, un formale atto di diffida all’esecuzione degli interventi di bonifica dei due
siti e, a seguito dell’inadempienza alle prescrizioni impartite, la regione ha proceduto per la sostituzione in
danno, affidando alla Società IRE S.p.A. sia la progettazione e la realizzazione dell’intervento di messa in
sicurezza permanente della discarica Ipodec, sia l’adeguamento della progettazione e il completamento
dell’intervento di messa in sicurezza permanente della discarica Ruffino Pitelli.
Per l’Area Campetto, anch’essa di proprietà della Società Stock Container, la società è stata sollecitata dalla
regione a presentare gli esiti della caratterizzazione.
Per la discarica Saturnia la caratterizzazione risulta effettuata e validata dall’ARPAL, la proprietà è stata
sollecitata dalla regione a presentare un progetto di messa in sicurezza permanente. In tale area ACAM
Ambiente, in accordo con la proprietà, ha recentemente presentato un progetto, previa bonifica, per smaltire
frazioni di rifiuti urbani derivanti dal ciclo comprensoriale di gestione. Su tale progetto è in corso la procedura
di Valutazione di Impatto Ambientale.
61
La Società Stock Container S.p.A. è subentrata in tutte le concessioni riconducibili al sito di discarica della Ex Contenitori
e Trasporti S.p.A.
79
La regione ha sollecitato alla proprietà la progettazione dell’adeguamento della chiusura della discarica di Monte
Montada alle linee guida approvate dal Ministero.
La discarica di RSU Vallegrande “La Marina” risulta messa in sicurezza permanente mediante interventi di
capping con materiale impermeabile, sistema di drenaggio acque di ruscellamento e meteoriche ricadenti
sulla superficie della discarica e realizzazione di una vasca di raccolta del percolato al piede della discarica..
Le acque sotterranee sono monitorate da ARPAL.
Per la discarica RSU Val di Bosca è in corso l’attività di monitoraggio e gestione dell’impianto post chiusura,
gestito da ACAM Ambiente.
Per i bacini ceneri di ENEL l’iter amministrativo avviato risulta in corso (si veda il Capitolo 1).
4.3.2. Stato delle attività di caratterizzazione e bonifica degli altri insediamenti compresi nel sito
Anche le attività di caratterizzazione e bonifica degli insediamenti industriali hanno proceduto con estrema
lentezza, tuttavia la Regione Liguria ha recentemente avviato le procedure per eseguire gli interventi
necessari in danno, nei confronti dei soggetti responsabili della contaminazione e dei soggetti comunque
interessati, risultati inadempienti.
Ex area Penox. Risulta realizzato il piano di caratterizzazione che ha rilevato una contaminazione diffusa da
piombo negli strati più superficiali del terreno. Dopo il fallimento della società Penox, il compendio è stato
acquisito dalla Società S.A.T. S.p.A. che ha presentato un progetto operativo di bonifica, approvato
recentemente dalla regione limitatamente ai lotti 1 e 2. Per il restante lotto 3 risulta approvata un’indagine
integrativa.
Per la ex fonderia Pertusola – Navalmare, in cui il Piano di Caratterizzazione ha evidenziato una
contaminazione elevata e diffusa nei terreni da metalli pesanti, la Regione Liguria ha avviato le procedure
per la realizzazione in danno degli interventi rispetto ai quali la Soc. Gruppo Antonini Spa è risultato
inadempiente, ovvero la progettazione e rimozione della fonte primaria di inquinamento e la regimazione
delle acque.
Centrale ENEL E. Montale e carbonili. Il Piano di Caratterizzazione ha evidenziato una contaminazione del
suolo da arsenico e idrocarburi pesanti in due porzioni di suolo e una contaminazione delle acque sotterranee
da solfati e secondariamente da altri metalli e solventi clorurati, localizzata in un’area ristretta posta a valle
dei bacini ceneri. ENEL ha presentato un progetto di bonifica delle acque sotterranee nei punti risultati non
conformi ai limiti normativi. La qualità delle acque sotterranee risulta monitorata da una rete di piezometri
gestita da ENEL e da alcuni piezometri della rete ARPAL.
Centrale TERNA. Risulta che il Piano di Caratterizzazione abbia rilevato una sostanziale conformità dei terreni
e delle acque sotterranee rispetto ai limiti di legge. Risultano effettuati tre modesti interventi di messa in
sicurezza d’emergenza con asportazione di terreno in tre punti inquinati superficialmente da idrocarburi
pesanti. Una porzione della proprietà è stata quindi restituita agli usi legittimi.
Risulta effettuato il monitoraggio delle acque sotterranee e le attività di messa in sicurezza operativa con
analisi di rischio nell’area inquinata, si è pervenuti in Regione allo svincolo complessivo, con eccezione di un
unica piccola area.
4.3.3. Attività di caratterizzazione e bonifica delle aree pubbliche
Nel 2008 è stato avviato dalla Regione un percorso finalizzato all’applicazione della procedura di analisi di rischio
sulle aree pubbliche con l’intenzione, consentita dal sopravvenuto Dlgs 152/2006, di fissare nuovi limiti sito-
80
specifici alla qualità dei suoli (CSR) e procedere alla liberalizzazione delle parti del sito non interessate da
fenomeni di inquinamento tali da generare rischi sanitari.
L’attività ha portato alla classificazione del sito in tre sotto-zone, individuate nella Cartografia riportata in Figura
14.
Figura 37: Tematizzazione cartografica dei lotti in base all’analisi di rischio effettuata da ARPAL
nelle aree pubbliche
Nel corso della Conferenza di servizi istruttoria del 21 luglio 2011, e della successiva conferenza decisoria del
30 luglio, è stata ravvisata, sulle base di uno studio predisposto da ARPAL, la possibilità di restituire agli usi
legittimi solamente alcune porzioni di territorio boschivo. Altre zone, risultate inquinate oltre il rischio
consentito, dovranno essere oggetto di un progetto di bonifica specifico. È stata inoltre individuata una fascia
intermedia abitata nella quale lo svincolo sarà valutato successivamente, a valle di ulteriori studi e
approfondimenti analitici tesi a scongiurare il sussistere di rischi sanitari e ambientali, e ad accertare che
l'inquinamento riscontrato tragga origine da fenomeni generali, quale l'inquinamento da traffico.
81
E’ stata recentemente affidata alla Società IRE S.p.A. la progettazione e realizzazione degli interventi di rimozione
rifiuti e/o hot spot al fine della restituzione delle aree indicate da ARPAL agli usi legittimi.
I privati non soggetti inquinatori non sono stati obbligati ad effettuare un Piano di Caratterizzazione, ma le
loro proprietà sono state inserite nel Piano di Caratterizzazione delle aree pubbliche realizzato da ARPAL. La
realizzazione di manufatti sulle loro proprietà è stata subordinata alla restituzione agli usi legittimi delle aree
previa caratterizzazione ed eventuale bonifica.
4.4. Area a mare
L’area a mare inserita nel sito di Pitelli comprende tutto il Golfo della Spezia con un estensione di 1.564 ha.
Il piano di caratterizzazione delle aree marino-costiere è stato redatto da ICRAM, e approvato in Conferenza
dei Servizi Ministero dell’ambiente in data 10.03.04, il Piano è stato realizzato da ARPAL e Sviluppo Italia con
validazione ARPAL.
Sulla base dei risultati della caratterizzazione ICRAM ha elaborato il progetto preliminare di bonifica che
suddivide l’area marina con 4 diverse colorazioni in funzione del grado di inquinamento riscontrato nei
sedimenti (si veda figura).
I risultati hanno evidenziato uno stato di qualità ambientale compromesso. La contaminazione, caratterizzata
principalmente da metalli pesanti e secondariamente da idrocarburi pesanti (IPA e PCB), è concentrata nel
primo metro di sedimento.
La maggiore contaminazione si rileva lungo la fascia costiera ed il canale di accesso, nel Seno Pertusola, Seno
Panigallia, Cadimare, foce Lagora con spessori superiori al metro di profondità.
Analogamente a quanto realizzato nelle aree a terra, i soggetti privati con aree demaniali in concessione hanno
dovuto realizzare una caratterizzazione del sedimento dell’area in concessione.
Limitatamente alle aree di diretta competenza dell’Autorità Portuale risultano realizzate le seguenti attività:
Molo Garibaldi: effettuata la bonifica con asportazione del sedimento “rosso”; successivamente è stata realizzata
una cassa di colmata per ampliare il molo, riempita con materiale certificato.
Molo Ravano: terminata la bonifica e l’analisi di fondo scavo
Molo Fornelli: iniziata l’attività di bonifica
82
BIBLIOGRAFIA DEL CAPITOLO
APAT, 2005. NOTE ILLUSTRATIVE DELLA CARTA GEOLOGICA D’ITALIA ALLA SCALA 1:50.000. FOGLIO 248. LA
SPEZIA. FIRENZE.
APAT – DIPARTIMENTO DIFESA DEL SUOLO, 2005. PROGETTO IFFI. ALLEGATO TECNICO CONVENZIONE
2004-05. ROMA.
AUTORITÀ DI BACINO REGIONALE, 2016. PIANO DI BACINO AMBITO 20 – GOLFO DELLA SPEZIA.
http://www.pianidibacino.ambienteinliguria.it/sp/ambito20/ambito20.html
REGIONE LIGURIA, 2016. PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE. INDIVIDUAZIO
NE DEI CORPI IDRICI SIGNIFICATIVI.
http://www.ambienteinliguria.it/eco3/dts_generale/20160411/individuazione_ci_significativi.pdf
REGIONE LIGURIA, PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI E DELLE BONIFICHE, novembre 2014
http://www.ambienteinliguria.it/eco3/DTS_GENERALE/20150401/300_bonifiche_novembre_2014def.pdf
REGIONE LIGURIA, PITELLI http://www.ambienteinliguria.it/eco3/DTS_GENERALE/20071119/Pitelli.pdf
REGONE LIGURIA, portale cartografia
http://geoportale.regione.liguria.it/geoviewer/pages/apps/ambienteinliguria/mappa.html?id=985&ambien
te=I
ARPAL - SITO DI PITELLI - ATTIVITA’ DI CONTROLLO NELL’AREA “PITELLI TERRA”
http://www.arpal.gov.it/images/stories/meteo/Documenti_sito/focus/pitelli/terra/CONTROLLIPITELLITERR
A140214ARPAL.pdf
ARPAL-ICRAM, SITO DI PITELLI -ATTIVITA’ DI CONTROLLO NELL’AREA “PITELLI” MARE
http://www.arpal.gov.it/images/stories/meteo/Documenti_sito/focus/pitelli/mare/CONTROLLIPITELLIMAR
E140214.pdf
Relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su
illeciti ambientali ad esse correlati, approvata nella seduta del 29 ottobre 2015, concernente la relazione
territoriale sulla regione Liguria. http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/944644.pdf
Federico Vanetti, Come le destinazioni urbanistiche incidono sulle bonifiche nel nuovo Testo Unico ambientale,
giuristiambientali.it , http://www.giuristiambientali.it/documenti/20071025.pdf
I seguenti Atti di Giunta e decreti della Regione Liguria http://iterg.regione.liguria.it/InstraAtti.asp:
Determinazioni conclusive della Conferenza di Servizi Decisoria del 09 febbraio 2016, relativa alla Bonifica del
Sito regionale Pitelli - (ex S.I.N) e approvazione dei singoli interventi. Decreto 2/3/2017
Determinazioni conclusive della Conferenza di Servizi Decisoria del 09 febbraio 2016, relativa alla Bonifica del
Sito regionale Pitelli - (ex S.I.N) e approvazione dei singoli interventi. Decreto 08/03/2016
Determinazioni conclusive della Conferenza di Servizi Decisoria del 21 giugno 2016, relativa alla Bonifica del
Sito regionale Pitelli - (ex S.I.N) e approvazione dei singoli interventi. Decreto 3/08/16
83
Programma delle attività da realizzarsi nel sito di interesse regionale "Pitelli" da assegnare ad IRE Spa ai sensi
dell'art. 2 della Convenzione stipulata tra IRE Spa e la Regione Liguria- Dipartimento Territorio. Decreto
23/11/2016.
Programma delle attività da realizzarsi nel sito di interesse regionale "Pitelli" da assegnare ad IRE Spa ai sensi
dell'art. 2 della Convenzione stipulata tra IRE Spa e la Regione Liguria- Dipartimento Territorio. Decreto
1/12/2016.
Sito regionale Pitelli - (ex S.I.N.) - MISP SITO IPODEC: Atto di diffida nei confronti della Società Stock Containers
S.r.l.. Decreto 13/12/2016
Conferimento di incarico in house ad IRE per interventi in danno da realizzarsi nel sito di interesse regionale di
Pitelli. Impegno di spesa € 2.700.000,00. Decreto 28/12/2016
Sito regionale Pitelli - Approvazione indagine ambientale lotto 3 e progetto operativo di bonifica lotti 1 e 2 "
Ex area Penox" nel Comune di La Spezia: Proponente Società Acquedotti Tirreni - S.A.T. S.p.A. Decreto 2/3/2017
84
Capitolo 5
Pianificazione territoriale, ambientale e altre
indicazioni di tipo strategico relative allo
sviluppo del territorio
85
1. INTRODUZIONE
Nel presente capitolo sono analizzati i principali strumenti di pianificazione che riguardano il territorio
interessato dalla centrale Eugenio Montale e i programmi di sviluppo ritenuti più significativi in relazione a
possibili futuri progetti di insediamento di attività economiche nell’area ora occupata dalla centrale.
Lo scopo è quello di individuare i vincoli a cui dovranno conformarsi le attività che si progetta di insediare sul
territorio e quello di delineare l’idea di sviluppo del territorio di La Spezia che emerge dagli indirizzi espressi
nei vari ambiti di pianificazione, dagli scenari prospettati nella programmazione regionale e locale e nelle
strategie di livello nazionale e sovranazionale che con essi si intersecano.
Sono stati quindi presi in considerazione solo i piani e i programmi che presentano informazioni utili agli scopi
sopra indicati. Per lo stesso motivo, dei piani esaminati è stato dato rilievo esclusivamente alle sezioni che
hanno attinenza con il territorio di interesse.
2. PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E URBANISTICA
La pianificazione territoriale e urbanistica fornisce l’insieme degli indirizzi e degli strumenti di governo
pubblico delle trasformazioni del territorio, sia in area vasta che in ambito urbano. Fortemente interrelata
con la pianificazione economica, è indirizzata al conseguimento di una migliore qualità dell’abitare,
attraverso un uso delle risorse razionale, equo e sostenibile che garantisca nel tempo il benessere della
collettività.
2.1 La legge urbanistica 36/1997
La legge urbanistica della Regione Liguria n.36 del 4 settembre 1997 disciplina il sistema della pianificazione
territoriale nelle sue articolazioni di livello regionale, provinciale e comunale.
Nata per l'esigenza di giungere a un testo unico delle leggi in materia urbanistica al fine di razionalizzare il
sistema e permettere un efficace ed efficiente governo del territorio, è stata modificata ed integrata nel
tempo.
L’ultima modifica è stata operata con la legge regionale n. 11 del 2 aprile 2015 che ha riordinato alcuni
contenuti degli strumenti di pianificazione territoriale introducendo il livello della pianificazione della Città
metropolitana e ha rivisto le procedure di formazione dei piani urbanistici comunali.
2.2 Livello regionale
I principali piani territoriali di livello regionale vigenti sono:
 il Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico (PTCP)
 il Piano Territoriale di Coordinamento della Costa
2.1.1 PTCP - Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico
Il Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico (PTCP) , previsto dalla legge n.431 del 1985, è uno strumento
preposto a governare sotto il profilo paesistico le trasformazioni del territorio ligure. La Regione Liguria ha
adottato il PTCP nel 1986 e lo ha approvato nel 199062
.
62
Delibera del consiglio regionale n.6 del 25 febbraio 1990
86
Il Piano, esteso all'intero territorio regionale, è articolato nei tre livelli:
 territoriale, con carattere di indirizzo e proposta per le azioni di
pianificazione;
 locale, alle cui indicazioni devono adeguarsi gli strumenti urbanistici
comunali;
 puntuale, che prevede indicazioni di specificazione del livello locale
sviluppate dai comuni.
La figura 1 riporta un estratto delle mappa con la localizzazione delle zone e dei beni soggetti a vincoli sul
territorio pubblicata sul portale della Regione Liguria63
e aggiornata a giugno 2016.
Figura 38: Localizzazione dei vincoli architettonici, archeologici e paesaggistici sulla planimetria di una porzione di
territorio che comprende l’area della centrale
2.1.2 Piano Territoriale di Coordinamento della Costa
Il Piano Territoriale di Coordinamento della Costa , approvato con deliberazione del Consiglio regionale n.64
del 29 dicembre 2000, codifica le azioni regionali per la tutela e la valorizzazione del litorale, delle spiagge e
dei tratti costieri urbanizzati. Il Piano parte da un esame puntuale delle condizioni della costa ligure,
sottoposta negli anni ad una estesa espansione edificatoria che ne ha ampiamente modificato l’assetto, sia
da un punto di vista ambientale che socio-economico. Dall’analisi emerge che all’espansione su indicata non
è corrisposta una contemporanea adeguata dotazione in termini di servizi e infrastrutture, con il conseguente
evidenziarsi di una generica inefficienza del sistema sociale, economico, turistico.
L’ambito territoriale che nel Piano è considerato come zona costiera, comprende: 1. a terra, i bacini
idrografici e la fascia costiera al di sotto della curva di livello dei 200 metri; 2. a mare, la fascia batimetrica
compresa tra gli 0 mslm e i -100 metri di profondità. Nello specifico, gli obiettivi del Piano riguardano:
• la valorizzazione e la tutela paesaggistica, naturalistica ed ambientale della costa emersa e
sommersa;
63
http://geoportale.regione.liguria.it/geoviewer/pages/apps/vincoli/mappa.html
87
• la riorganizzazione e la riqualificazione dei tratti costieri urbanizzati;
• la difesa del litorale dall'erosione marina ed il ripascimento degli arenili;
• lo sviluppo della fruizione pubblica e dell'uso turistico e ricreativo della zona costiera ;
• l'adeguamento e lo sviluppo del sistema della portualità turistica;
• il riuso, in forma integrata e coordinata, dei tratti di ferrovia dismessi o da dismettere lungo la
costa;
• il miglioramento delle condizioni della viabilità costiera.
L’applicazione del Piano riguarda tutti i 63 comuni costieri liguri e prende in considerazione 54 tratti di costa,
41 dei quali sottoposti ad ambito di progetto e 13 ad ambiti di tutela attiva. Gli ambiti di progetto sono relativi
a tratti di costa urbanizzata che necessitano di particolari azioni di coordinamento territoriale finalizzata ad
interventi di trasformazione migliorativa. Gli ambiti di tutela attiva sono invece relativi a tratti di costa non
ricompresi in aree naturali protette ma che presentano particolari valori di tipo paesaggistico, naturalistico
o ambientale tali da essere suscettibili di costituire una importante risorsa turisticoambientale.
2.3 Livello Provinciale
2.3.1 Il Piano di Coordinamento Territoriale (PCT)
Il Piano di Coordinamento Territoriale64
è previsto dall’articolo 4 della Legge Urbanistica Regionale 36/97 come
strumento di pianificazione di area vasta.
Contiene indicazioni di natura argomentativa (descrizioni, rappresentazioni e analisi dello stato di fatto,
scenari, interpretazioni), propositiva (obiettivi, orientamenti, strategie), dispositivo-regolamentare (indirizzi,
prescrizioni), programmatica (programmi e progetti d'intervento, individuazione di politiche attive) e
valutativa (giudizi sulla sostenibilità delle politiche, azioni e strumenti di monitoraggio).
Le indicazioni di natura propositiva esprimono i risultati che la Provincia intende conseguire con il Piano ed
hanno valore di orientamento. Sono da intendersi come contributo alla definizione di politiche e alla
formazione degli atti di pianificazione e programmazione successivi, nel quadro di un rapporto istituzionale
nel quale i Comuni e gli altri soggetti istituzionali, nella propria autonomia e in base al principio di
sussidiarietà, possono legittimamente far valere posizioni e valutazioni diverse, salvo specificarne la
motivazione.
Le indicazioni di natura dispositivo-regolamentare sono rappresentate da direttive nei confronti dei futuri
atti di pianificazione (il cui mancato recepimento, totale o parziale, deve essere motivato dagli esiti di
specifiche indagini di dettaglio, tali da modificare il quadro delle conoscenze e delle valutazioni di fattibilità,
opportunità o convenienza sulle quali si è basato il PCT) e da prescrizioni che impongono ai Comuni
l'adeguamento dei rispettivi Piani entro un termine congruo a tal fine stabilito.
Le proposizioni di natura programmatica traducono in politiche e progetti d'intervento gli obiettivi del Piano
e affidano la propria efficacia ad atti successivi. Le indicazioni di natura valutativa hanno carattere di
64
Approvato con Deliberazione del Consiglio provinciale n°127 in data 12.07.2005
88
esplicitazione e verifica della sostenibilità delle politiche del PCT e informano le azioni di monitoraggio
successive.
Il PCT si attua attraverso: gli adeguamenti della pianificazione comunale conseguenti alle indicazioni del
Piano; i progetti territoriali; le azioni di orientamento e indirizzo dei comportamenti degli attori istituzionali
e sociali in genere; i piani e i programmi di settore e gli interventi della Provincia nelle materie di propria
competenza.
In materia di insediamenti produttivi il PCT definisce politiche organiche di intervento nei confronti del
sistema delle aree industriali collegate con la direttrice Tirreno Brennero o con la direttrice tirrenica, in
particolare quelle che assolvono ruoli strategici rispetto al sistema logistico. Il PCT si preoccupa di
salvaguardare tali aree industriali nei rapporti con la residenza e con altre funzioni che possano essere
disturbate dalle attività che vi si svolgono, disponendo che i Piani Urbanistici Comunali prevedano adeguate
fasce di rispetto.
2.4 Livello comunale
2.4.1 PUC La Spezia
Il Piano Urbanistico Comunale (PUC) definisce le indicazioni per il governo del territorio in collegamento e in
coerenza con le politiche territoriali e di settore Regionali. Elaborato nel rispetto dei principi generali sanciti
dagli articoli 2 e 5 della Legge Urbanistica Regionale del 4/9/97 n. 36, esso persegue la tutela, l'integrità fisica
e l'identità culturale del territorio; la valorizzazione delle risorse ambientali e dell'economia locale; il governo
del territorio nelle sue diverse componenti.
Il PUC disciplina la destinazione d’uso delle aree comunali, indirizzando gli eventuali interventi conservativi o
trasformativi del territorio.
Come già riportato nel capitolo 1, il sito della centrale è integralmente ricompreso in Provincia della Spezia:
esso è ubicato in massima parte nel Comune della Spezia e per una piccolissima parte nel Comune di Arcola.
Per le finalità del lavoro, è stato, pertanto, preso in esame il solo PUC del Comune di La Spezia.
La centrale è situata in un’area funzionalmente definita dal PUC “produttiva e direzionale, comprensiva delle
attività artigianali di produzione di beni e servizi, delle attività industriali, logistiche per il trasporto, la
movimentazione, il deposito di merci e prodotti, della distribuzione all'ingrosso delle merci, delle attività
terziarie e delle attività direzionali separate dalle sedi operative delle imprese e delle attività per la
produzione, lo stoccaggio e la distribuzione di energia anche da fonti rinnovabili”.
Nello specifico, il PUC individua quattro Piani d’Area che definiscono le modalità di trasformazione di quattro
distretti di alta rilevanza strategica, tra cui la Centrale Eugenio Montale.
Il Piano d’Area della centrale conferma l'indirizzo produttivo dell’ambito territoriale in cui questa è inserita e
prefigura funzioni produttive sostenibili nell’ambito della c.d. green economy, integrate con produzione di
energia da fonti rinnovabili. La trasformazione, previa caratterizzazione e bonifica dei suoli, prevede anche
un'area di cessione per viabilità parcheggi e aree verdi adibite a parco naturale. Il disegno complessivo,
l’articolazione funzionale e gli indici e parametri saranno stabiliti nell’ambito di un Progetto Urbanistico
Operativo (PUO) che dovrà essere accompagnato da uno specifico percorso partecipativo. Nel Piano sono
presenti alcuni vincoli finalizzati alla “rigenerazione ecologica e ambientale dell'intero distretto”:
il PUO dovrà prevedere:
 uno studio che preveda una quota di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili;
89
 un disegno dell'impianto urbanistico e architettonico tale da garantire la massima qualità nella
definizione degli spazi aperti e nel disegno degli edifici;
 la viabilità interna alberata (in particolare il disegno del parco naturale dovrà garantire, ove
possibile, la continuità con il sistema del verde limitrofo circostante) e aperta alla mobilità pubblica
e ciclopedonale.
E’ prevista infine la necessità di ridurre il rischio idraulico del canale Fossamastra con un progetto
sperimentale di rinaturalizzazione. Ogni intervento di trasformazione è subordinato a bonifica dei suoli
inquinati e sono escluse tutte le attività di stoccaggio e movimentazione container. Nella Tabella 1 che segue
sono riassunte le disposizioni del Piano d’Area della centrale65
.
Tabella 14: PUC 2016 – LEVANTE URBANO – PIANO D'AREA ex CENTRALE ENEL
INTERVENTI AMMESSI Nuova costruzione, sostituzione edilizia di tipo B, ristrutturazione
edilizia R1 (per eventuali edifici di pregio)
MODALITA' DI INTERVENTO PUO
FLESSIBILITA' Tipo C
INDICI E PARAMETRI
Superficie territoriale (St) 276611 mq
Indice di Utilizzazione insediativa (IUI) 0,60 mq/mq
Superficie Agibile (SA) 165966 mq
Rapporto di copertura (SA/St) 30% St
Uso Produttivo, artigianale industriale, con annesse attività terziarie direzionali e
di ricerca, impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, servizi
Area di Cessione (AC) 40% St
Destinazione AC Viabilità, parcheggi pubblici, aree verdi adibite a parco naturale
Superficie permeabile (Sp) 20% St
Densità arborea Due alberi di alto fusto ogni 100 mq di superficie scoperta
Vincoli Ai fini di una rigenerazione ecologica e ambientale dell'intero distretto il
PUO dovrà essere accompagnato da uno studio che preveda una quota di
impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Nell'ambito del
PUO dovrà essere perseguito un disegno dell'impianto urbanistico e
architettonico tale da garantire la massima qualità nella definizione degli
spazi aperti e nel disegno degli edifici. Tutta la viabilità interna al PUO dovrà
essere alberata. Il disegno del parco naturale in particolare dovrà garantire,
ove possibile, la continuità con il sistema del verde limitrofo circostante.
All'interno dell'area dovrà essere garantita la mobilità pubblica e
ciclopedonale. È prevista la rinaturalizzazione e la mitigazione del rischio del
canale Fossamastra. Ogni intervento di trasformazione è subordinato a
bonifica dei suoli inquinati. Sono escluse tutte le attività di stoccaggio e
movimentazione container.
65
http://sit.spezianet.it/wp-content/uploads/2017/02/Elaborato-P5.pdf
90
Il PUC disciplina anche i Distretti di Trasformazione Urbanistica66
, specifici ambiti urbani per i quali è
previsto un sistema complesso di interventi destinati ad innovare in modo sostanziale l’assetto fisico e
funzionale di parti di città. Tali ambiti riguardano aree industriali ormai desuete, attrezzature cittadine che
hanno concluso il loro ciclo di vita, interstizi urbani e quelle parti di città su cui il Piano vigente non è
riuscito a produrre interventi incisivi, rimanendo così inattuato.
Per i distretti sono individuate molteplici funzioni: servizi, produttive, attrezzature urbane, attrezzature
turistiche ecc.. Tra i Distretti di Trasformazione per funzioni produttive sono state individuate alcune aree
annesse a quella della centrale Enel. Si tratta dell’area carbonile Enel, inserita tra le Aree per funzioni
produttive, artigianali e industriali (APA) e dell’area molo Enel è inserita tra Aree per funzioni produttive
integrate (API).
Gli interventi nei distretti possono essere attuati in conformità a schemi di impianto urbanistico ambientale
ed ecologico prestabiliti, previo PUO, e sono schematizzati nelle Tabelle 2 e 390
. Nelle Figure 2 e 3 è
riportato l’inquadramento urbanistico delle due aree.
Tabella 15: Regole della trasformazione stabilite nel PUC per l’area carbonile Enel
APA Carbonile ENEL
APA N. 3
Regole della trasformazione
Ripartizione funzionale
St = mq 131.500
Se + Ve <= 80% St = mq 105.200
Ac >= 20% St = mq 26.300
Mix funzionale (usi previsti)
Usi ammessi
Funzioni produttive: U2/4, U2/8b, U3/1, U3/2
Usi regolati
Funzioni abitative: U1/1 max 10% Sul
Funzioni terziarie e commerciali: U2/2b, U2/3, U2/4, U2/10, U2/12a, U2/13b min 20% max 40%
Indici urbanistico ecologici
St = mq 131.500
Ut = 3.500 mq/ha
Sul = mq 46.025
Sp = 20% della St
A = 40 alberi/ha
Ar = 30 arbusti/ha
66
http://urbanistica.spezianet.it/search?SearchableText=piano+d%27area&path=%2Furbanistica%2Fpianohttp://urbanisti
ca.spezianet.it/search?SearchableText=piano+d%27area&path=%2Furbanistica%2Fpiano-urbanistico-
comunale%2Falbum%2Fdistretti-di-trasformazioneurbanistico-comunale%2Falbum%2Fdistretti-di-trasformazione
91
Legenda Parametri urbanistici
Ripartizione funzionale
St Superficie Territoriale St = Se+Ve+Ac
Se = Superficie Edificabile Se = superficie edificabile = ambito di concentrazione dell’edificabilità
Ve Verde privato con valenza
ecologica
Ve = verde privato con valenza ecologica
Ac Area di cessione Ac = aree di cessione per la realizzazione di servizi pubblici
Mix funzionale – usi previsti
Ut Indice di Utilizzazione
territoriale
Sul Superficie Utile
U1/1 Destinazioni d’uso
Indici urbanistico ecologici
Sp Superficie permeabile
Figura 39: Inquadramento urbanistico Area Carbonile Enel
Tabella 16: Regole della trasformazione stabilite nel PUC per l’Area Enel Distretto Nautico
92
API Area ENEL - Distretto Nautico
API 4
Regole della trasformazione
Ripartizione funzionale
St = mq 30.006
Se + Ve <=70% St = mq 21.004
Ac >=30% St = mq 9.002
Mix funzionale (usi previsti)
Funzioni terziarie e commerciali: U2/3, U2/6c, U2/8a Funzioni
produttive manifatturiere: U3/1, U3/2
Usi regolati:
U2/3, U2/6c, U2/8a: max 30% Sul
Indici urbanistico ecologici
St = mq 30.006
Ut = 3.500 mq/ha
Sul = mq 10.502
Sp = 20% della St
A = 40 alberi/ha
Ar = 60 arbusti/ha
Figura 40 : Inquadramento urbanistico Area Carbonile Enel
Il Piano Regolatore Portuale
L’area di La Spezia appartiene alla categoria di litorale metropolitano, con un fronte mare continuo e denso
di impatti di ordine industriale, portuale e residenziale; La presenza della base navale della Marina Militare
ha fatto della Provincia uno dei principali poli italiani del settore della difesa, focalizzato principalmente sui
comparti della meccanica e dell’elettronica dedicati ai sistemi d’arma, grazie ad aziende di caratura
internazionale, quali Finmeccanica, OTO Melara (Alenia Difesa) e Fincantieri.
93
Per agevolare un graduale processo di trasferimento delle competenze e delle lavorazioni dal settore
militare a quello civile, è stato costituito il primo Distretto tecnologico italiano per le tecnologie marine
(DLTM) con l’idea di convogliare alla Spezia risorse destinate ad agevolare i processi di integrazione tra le
attività di ricerca e sviluppo con le realtà industriali presenti sul territorio.
Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica
Nel 2015 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha varato il “Piano Strategico Nazionale della
Portualità e della Logistica (PSNPL)67
, prevista dall’art. 29 comma 1 della Legge 164 dell’11 novembre 2014,
di conversione del Decreto Legge n. 133 dell’11 settembre 2014 “Sblocca Italia” al fine “di migliorare la
competitività del sistema portuale e logistico, di agevolare la crescita dei traffici delle merci e delle persone
e la promozione dell'intermodalità nel traffico merci, anche in relazione alla razionalizzazione, al riassetto e
all'accorpamento delle Autorità Portuali esistenti”. Al PSNPL si sono affidate le previsioni di traffico ed il
conseguente ripensamento dell'assetto territoriale, con attenzione allo sviluppo delle relazioni tra i porti e
le città. Ciò naturalmente implica un approccio metodologico agli strumenti di pianificazione di città e
porto, che sono i Piani Regolatori Urbano e Portuale, che devono essere coerenti nelle rispettive linee guida
e devono condividere lo stesso modello di sviluppo.
Il PSNPL mira a sostenere il tentativo di superare i ritardi in materia di organizzazione portuale, dovuti ad
una evoluzione portuale e logistica che nel Mediterraneo sono avvenute molto più velocemente di quanto
previsto dalla vecchia legge del 199468
in materia di attività portuali. Il Piano Strategico prevede di gestire il
“Sistema Mare” lungo una catena di valore complessiva che comprende:
 Il porto;
 Il territorio circostante, da quello locale a quello nazionale;
 Le relazioni del nostro Paese con il Mediterraneo e con il resto del mondo.
L’obiettivo finale è quello di far si che il sistema portuale italiano contribuisca fattivamente alla ripresa
economica del Paese e sia uno strumento attivo di politica euro-mediterranea, attivando anche una stretta
alleanza tra porti, ferrovie ed interporti.
Nell’Italia settentrionale, cuore nevralgico del sistema produttivo nazionale, convivono due sistemi portuali:
tirrenico (da Savona a Genova e La Spezia) ed adriatico (Trieste, Venezia e Ravenna).
Questi porti giocano e/o potranno giocare in futuro un ruolo fondamentale sulla competitività del sistema
logistico-produttivo non solo centro–settentrionale, ma nazionale ed internazionale su tre fronti:
 offrendo servizi a molte filiere italiane a forte tasso di internazionalizzazione dei propri processi
produttivi dal lato delle importazioni di materie prime e semilavorati e dal lato delle esportazioni
verso il Mediterraneo e gli altri continenti extra-europei;
 riconvertendo insediamenti ed attività industriali ormai superate dall’evoluzione del mercato a
favore di iniziative innovative in altri comparti logistico-manifatturieri (vi sono numerosi esempi in
tal senso che provengono soprattutto da quei porti, come ad esempio quello di Venezia-Marghera,
che hanno avuto in passato un’importante ruolo di natura industriale).
67
http://www.mit.gov.it/mit/mop_all.php?p_id=23291
68
Legge 28 gennaio 1994, n. 84 “Riordino della legislazione in materia portuale”.
94
 costituendo nodi di transito per flussi di merci da e per l’Europa continentale, obiettivo come noto
non raggiunto in passato, ma che assume una dimensione strategica in questo Piano e che oggi
viene svolto da un numero molto limitato di scali, tutti nel Settentrione.
In particolare il Porto di La Spezia è compreso tra le infrastrutture italiane che fanno parte della prevista Rete
Trans-europea dei trasporti69
, e precisamente della sua Rete Centrale (core network).
Per l’Italia, i porti che rientrano nelle rete centrale – e, quindi, ritenuti strategici ai fini del conseguimento
degli obiettivi della rete trans-europea dei trasporti, nonché rispondenti all’evoluzione della domanda di
traffico e alla necessità del trasporto multimodale, – sono: Ancona, Augusta, Bari, Cagliari, Genova, Gioia
Tauro, La Spezia, Livorno, Napoli, Palermo, Ravenna, Taranto, Trieste e Venezia.
Figura 41 Corridoi europei transitanti per l'Italia
In particolare il Porto di La Spezia è compreso nel corridoio Scandivavo-Mediterraneo, che partendo dal
confine russo-finlandese passa per Stoccolma, attraversa la Svezia meridionale, la Danimarca, la Germania,
l’Austria occidentale, l’Italia (porti della Spezia, Livorno, Ancona, Bari, Taranto, Napoli, Gioia Tauro e
Palermo) e raggiunge Malta. Il corridoio è formato da ferrovie, strade, aeroporti, porti, terminali
ferroviario-stradali e “Autostrade del Mare” (si veda il paragrafo 4).
Gli Stati Membri interessati dai Corridoi si sono impegnati ad adottare le misure appropriate affinchè i
progetti di interesse comune siano conclusi entro il 2030 (per la rete centrale) e la rete globale sia
completata entro il 2050. Per garantire l’integrazione modale sono stati definiti anche specifici requisiti (per
le varie modalità di trasporto) sotto il profilo dell’infrastruttura, delle applicazioni telematiche, delle
attrezzature e dei servizi.
69
Reg. (UE) n. 1315/2013 dell'11 dicembre 2013.
95
Una debolezza strutturale dei porti italiani è relativa alle dimensioni complessive delle aree portuali, vincolo
che ne limita fortemente le possibilità di ampliamento. In particolare nel confronto con i principali porti
europei, emerge come la superficie complessiva dei dieci porti italiani più grandi sia dell’ordine di
grandezza della superficie del solo porto di Anversa, Le Havre o Rotterdam. Negli scali esteri vengono
spesso comprese anche grandi aree utilizzate per attività logistiche, che rappresentano spazi per la
creazione di valore aggiunto; questo fatto sottolinea in misura ancora più evidente come l’integrazione tra
porti ed aree logistiche e retroportuali sia un indirizzo strategico da perseguire. Ne consegue che,
guardando al traffico container che presenta un uso intensivo del suolo, la dotazione in termini di piazzali,
funzionali alle operazioni di sbarco, imbarco e spedizione dei beni trasportati dalle navi non è comparabile,
per questioni di scala, con quella internazionale nettamente superiore.
Valutazioni ulteriori riguardano la corrispondenza tra domanda e offerta per singolo scalo: nel porto di La
Spezia si osserva un livello di utilizzo prossimo alla capacità complessiva (pari quasi al 100%) ed un livello di
saturazione elevato a Genova (80%), Trieste (76%), Ancona (85%), Ravenna (76%).
Piano Regolatore Portuale di La Spezia
La Legge n. 84 del 1994 ha introdotto per tutte le aree portuali italiane, ad esclusione di quelle ad uso
militare o turistico/diportistico, la necessità di predisporre il Piano Regolatore Portuale. Il piano regolatore
portuale delimita e disegna l’ambito e l’assetto complessivo del porto, delle aree destinate alla produzione
industriale, all’attività cantieristica e alle infrastrutture stradali e ferroviarie e individua le caratteristiche e
la destinazione funzionale delle aree interessate, senza entrare in contrasto con gli strumenti urbanistici
vigenti.
Il Piano Regolatore Portuale vigente, approvato definitivamente dalla Regione Liguria nel 2011, conferma la
divisione del Porto della Spezia nei tre bacini compresi nell’arco costiero di pertinenza dell’Autorità
Portuale (A.P.) (da Punta Varignano a Punta Calendrello, salvo zone militari) e si propone di affrontare con
maggior attenzione rispetto ai piani precedenti, le problematiche di tutto l’arco costiero della rada della
Spezia. Il PRP vigente prevede ampliamenti per 140 mila metri quadrati, nuove infrastrutturazioni stradali e,
soprattutto, nuovi impianti ferroviari per consentire il raggiungimento degli obiettivi di efficienza e di
sostenibilità ambientale.
Oltre agli aspetti prettamente commerciali del porto affronta le problematiche “industriali” (cantieristica) e
quelle connesse ai terminali collegati alla produzione di energia (pontile Enel) nonché l’ampia zona costiera
degli impianti di scarico e stoccaggio del metano liquido (degassificatore Snam di Panigallia).
Il nuovo assetto70
consentirà movimentazioni per oltre 2 Mln di TEU, di cui il 50% trasferiti mediante
ferrovia, già ben oltre gli obiettivi di politica dei trasporti dell’Unione europea per i prossimi 15 anni.
Nell’ottica di implementazione delle infrastrutture di servizio e di riduzione delle interferenze tra attività
commerciali e diportistiche, il PRP prevede lo spostamento presso il porto Mirabello di buona parte delle
attività legate alla nautica sociale precedentemente dislocate presso la marina del Canaletto, al fine di
realizzare la nuova banchina di Canaletto.
70
Osservatorio Territoriale Infrastrutturale Nord-Ovest, 2014. Sistema Portuale Ligure.
96
Ancora, è prevista la realizzazione di alcuni interventi di bonifica/dragaggio dei fondali del terzo bacino:
completato nel 2011 il dragaggio dei fondali antistanti la banchina del terminal Ravano e del nuovo molo
Garibaldi, proseguono i lavori di bonifica ed approfondimento dei fondali immediatamente prospicienti
l’accosto est del molo Fornelli.
Sono state accelerate anche una serie d’iniziative che, in attesa della prossima realizzazione del nuovo molo
crociere alla Calata Paita (confermata per il 2017), hanno accresciuto il traffico crocieristico nel corso del
2014 presso il Molo Garibaldi. Nello stesso tempo l’ex sede della dogana è stata ristrutturata per essere
destinata a nuovo punto di accoglienza per i passeggeri, consentendo anche le operazioni
d’imbarco/sbarco. Nel corso del 2014 è stata ultimata la ristrutturazione, con conversione d’uso, della
banchina Revel, ove è stato realizzato il nuovo ponte pedonale strallato “Tahon di Revel” che funge da
collegamento tra il lungomare (Passeggiata Morin) e il porto turistico Mirabello. Sempre nel 2014 è stata
completata la passerella di viale San Bartolomeo e sono stati ultimati, con profondità medie di 15mt, i
lavori di bonifica ed escavo del bacino evoluzione navi. Dal punto di vista dell’efficientamento delle
operazioni portuali il PRP ha pianificato la realizzazione del Centro Unico Servizi nell’area retroportuale di S.
Stefano Magra, destinato ai controlli e alle verifiche della merce in transito. Il 2014 ha visto anche l’avvio
dell’attività di pre-clearing per l’efficientamento delle operazioni doganali della catena logistica. Per quanto
attiene al Piano Triennale delle Opere 2015-2017, gli interventi su cui si concentra l’azione diretta dell’Ente
Porto sono i seguenti:
 Realizzazione piazzale e banchina terminal del Golfo e della fascia di rispetto con possibile realizzazione
a lotti mediante investimenti sia pubblici che privati;
 Realizzazione piazzale e banchina Canaletto con fascia di rispetto ed opere propedeutiche allo
spostamento delle Marine ed opere di adeguamento del molo Pagliari;
 Strada di collegamento viario porto Est.
 Piattaforma logistica retroporto di S. Stefano Magra – 2° lotto funzionale.
 Ampliamento testata molo Fornelli.
 Realizzazione fascio ferroviario di Calata Malaspina/Artom.
 Adeguamento molo Italia.
 Ampliamento lato levante del molo Garibaldi, primo lotto funzionale.
 Parziale realizzazione darsena servizi in testata molo Garibaldi
Le attività previste ed in via di realizzazione mirano ad un incremento del volume dei traffici, in particolare
containerizzati, che già da diversi anni hanno superato il milione di TEUS e quindi:
 Aumento del volume di traffico dei contenitori con conseguente aumento delle dimensioni delle
navi.
 Aumento delle funzioni del Porto Commerciale (non prettamente commerciali, funzioni particolari,
funzioni commerciali vere e proprie).
 Realizzazione di infrastrutture, con particolare attenzione al traffico container - forte incremento
del traffico per ferrovia. Da tale incremento si attende un notevole miglioramento delle condizioni
ambientali dovute ad un drastico calo dei traffici stradali.
 Rafforzamento delle attività di retroporto, con un aumento dell’impatto economico sociale delle attività,
al fine di incrementare lo sviluppo delle relazioni tra il porto e la città.
97
Il Porto Mercantile sta subendo una trasformazione sostanziale anche nelle strutture del primo bacino
“storico”. In considerazione del nuovo sviluppo del traffico crociere, l’Autorità portuale71
sta infatti
verificando possibili soluzioni alternative per razionalizzare e utilizzare al meglio le aree disponibili in
considerazione dei traffici esistenti72
; diversi Piani d’Impresa sono già stati approvati (La Spezia Container
Terminal, Terminal del Golfo).
Le attività da realizzare e i fondi da utilizzare sono coordinati con le attività previste dal Piano Strategico
Nazionale della Portualità e della Logistica (art. 29 della legge 11 Novembre 2014, n.164). L’Autorità
Portuale Della Spezia, in un resoconto del 201573
, riporta un quadro riepilogativo degli investimenti
pianificati, suddivisi per tipologia di intervento e con indicazione del tipo di finanziamento già attuato o
da finanziare, con, in evidenza, gli interventi ritenuti più urgenti:
Tabella 17: quadro riepilogativo degli investimenti pianificati dall’AP
Più nello specifico, sono anche indicate le opere ritenute prioritarie per importanza ed urgenza, ai fini dello
sviluppo di nuovi traffici e dell’intermodalità:
71
Autorità Portuale Della Spezia. Interventi di riqualificazione e Sviluppo del Porto. 2015.
https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=10&ved=0ahUKEwirg6CTuoPUAhXEPBoKHWRLAt
oQFghXMAk&url=http%3A%2F%2Fwww.va.minambiente.it%2FFile%2FDocumento%2F125468&usg=AFQjCNFHyCvAz2
CCLOR6BCyG857AnklgZA&sig2=VHQJNE5QipZSKl2vi5VkRw
72
http://www.mit.gov.it/mit/mop_all.php?p_id=22617
73
http://www.ship2shore.it/upload/images/01_2015/150109163315.pdf
98
Tabella 18: Quadro riepilogativo degli investimenti prioritari
Elementi di interesse per la progettualità ENEL
La Spezia è tra i quattro maggiori porti per quantità di investimenti previsti nel triennio 2015-2017, con una
previsione di investimento di 346 MEuro provenienti da fonti diverse, utilizzate per lo più per la
realizzazione di nuove costruzioni (realizzazione di moli, piazzali e banchine, piattaforme logistiche,
potenziamento impianti ferroviari, collegamenti viari sotterranei, edifici). Il potenziamento degli impianti
ferroviari della Spezia Marittima e la progettazione di un ampliamento che porterà ad un aumento della
capacità di ricezione di ulteriori 300.000 TEU (Twenty-foot Equivalent Unit - Unità container equivalente a
20 piedi, pari a 6,1 m), porterà la capacità portuale a raggiungere i 2 milioni di TEU a termine lavori.
L’analisi SWAT realizzata sul sistema portuale nazionale74
, molto utile per l’analisi che si sta effettuando ai
fini della presente indagine sul porto di La Spezia, evidenzia come ad un punto di forza generale legato alla
posizione geografica nel centro del Mediterraneo lungo importanti rotte di traffico merci e crocieristico,
faccia da contraltare una generica inefficienza dei servizi, che genera un impatto considerevole su costi e
tempi di transito. Tale inefficienza si riferisce soprattutto al cosiddetto “ultimo miglio” lato terra (relativo
soprattutto al trasporto ferroviario), alla numerosità e variabilità degli interlocutori necessari ai processi di
import/export e agli elevati costi dei servizi tecnico-nautici di supporto alle navi. D’altra parte, però, il
sistema portuale e logistico italiano (e la Spezia tra gli altri porti) può avvantaggiarsi dalla crescita
generalizzata dei traffici marittimi nel Mediterraneo e dal numero elevato di corridoi europei di trasporto
intermodale che fanno dell’Italia un potenziale leader a livello europeo nel settore. Ancora, il segmento
container gateway vede fra i suoi punti di forza e opportunità di ulteriore crescita la rilevanza del bacino
produttivo industriale del Nord Italia e la vicinanza alla cosiddetta “catchment area europea39”, altrettanto
significativa dal punto di vista produttivo e dei consumi. Il punto di debolezza è dato, in questo settore,
74
MIT, 2014. Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica.
http://www.mit.gov.it/mit/mop_all.php?p_id=23291
99
dalla carenza di spazi per ulteriori ampliamenti della superficie dei terminal portuali, non compensata da un
efficiente ricorso all’intermodalità ferroviaria. La Spezia, insieme a Genova, Livorno e Venezia
rappresentano le realtà portuali che nel tempo hanno portato avanti i più importanti investimenti in tema
di infrastrutturazione ferroviaria. Ciò permetterà, nel tempo, di accedere con maggior facilità alle
piattaforme dedicate allo scambio modale e all’interconnessione fra le reti di scambio merci e passeggeri,
come, ad esempio, gli interporti e i terminal intermodali.
In particolare, le attività previste dal MIT nel Piano Strategico che presentano un interesse rispetto alla
possibile progettualità ENEL sono le seguenti:
Obiettivo 4 – Integrazione del Sistema Logistico
Attività 4.3: (…) Incentivazione della riutilizzazione delle aree industriali dismesse e di aree
disponibili all’interno delle circoscrizioni portuali per la localizzazione di attività manifatturiere e
logisticomanifatturiere valorizzando i fenomeni di backshoring e le rilocalizzazione delle attività lungo la
catena logistica. (…)
A questo riguardo, la conversione dell’area ENEL potrebbe essere utilmente indirizzata alla localizzazione di
attività manifatturiere e/o logistico-manifatturiere.
Obiettivo 10 – Attualizzazione della governance del Sistema Mare
Attività 10.1: Definizione della proposta di un nuovo modello di governance.
La nuova forma di governance prevista per i porti prevede un coordinamento forte e strutturato per poter
agire con successo in un contesto europeo particolarmente competitivo. Ciò prevede un superamento
dell’”individualismo portuale” che ha caratterizzato in passato la governance dei porti, attraverso una
logica di accorpamento di realtà territorialmente attigue, al fine di ottimizzare l’utilizzo degli spazi, gli
investimenti in atto, il personale, i rapporti con gli operatori sociali, economici, produttivi e tutti gli
stakeholder in generale.
Nell’ambito dell’Obiettivo 10, è attualmente al vaglio del Parlamento75
l’istituzione di 15 Autorità di Sistema
Portuale (AdSP). Il Porto di La Spezia, secondo le ultime elaborazioni, andrebbe a far parte dell’AdSP “Mare
Ligure Orientale” insieme al porto di Marina di Carrara, in qualità di Porto “Core”, nell’ambito del Corridoio
Scandinavo-Mediterraneo.
A questo riguardo, la conversione dell’area ENEL dovrebbe essere pensata in funzione dell’AdSP “Mare
Ligure Orientale”, e dovrebbe quindi essere definita dopo un attento vaglio delle caratteristiche e delle
peculiarità (anche socio-economiche) del Porto di Marina di Carrara e del suo bacino di influenza.
75
https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00978144.pdf
100
3. PIANIFICAZIONE AMBIENTALE
3.1. Piano Regionale di tutela delle acque
Come evidenziato nel Capitolo 4, il territorio ligure76
è esposto a un elevato grado di rischio idrogeologico.
Questo è vero soprattutto in prossimità di fiumi e dei corsi d'acqua minori, dove le problematiche di tipo
idrogeologico si manifestano con danni ingenti e, in qualche caso, con la perdita di vite umane. I Piani stralcio
per l'assetto idrogeologico, elaborati dell’Autorità di bacino partono dal quadro conoscitivo del sistema fisico
di bacino idrografico individuando le situazioni di criticità presenti, essi “contengono l'analisi delle principali
criticità idrauliche e di suscettività al dissesto dei versanti, stabiliscono in ragione delle pericolosità esistenti
le norme per non accrescere le situazioni di rischio rilevate e individuano un complesso d'indicazioni
d'intervento per la mitigazione del rischio esistente”.
La Regione Liguria ha realizzato una specifica cartografia che permette di associare ai livelli di pericolosità gli
specifici regimi normativi associati, nonché di sovrapporre gli elementi della pericolosità idraulica e di
suscettività al dissesto dei piani di bacino a tutti gli elementi presenti nel repertorio cartografico regionale.
Lo sforzo conoscitivo e di pianificazione svolto dalla Autorità di Bacino ha permesso di giungere alla definizione
di importanti strumenti di azione a livello territoriale.
Oggi la Regione Liguria può contare su:
- Uno strumento di dettaglio per l’analisi delle pressioni secondo gli standard elaborati a livello
dei Distretti Idrografici, realizzata da Arpal e Regione.
- La informatizzazione del reticolo idrografico regionale in formato GIS di elevato dettaglio per
l’esatta individuazione cartografica degli alvei fluviali e delle tombature.
- Una migliore e più puntuale conoscenza sulla localizzazione delle pressioni a carico dei corpi
idrici.
- L’individuazione di nuovi corpi idrici: presso alcuni sottobacini tributari di corsi d’acqua maggiori
è stato possibile individuare e georeferire nuovi corpi idrici.
- La pubblicazione dei dati cartografici e di qualità da parte della autorità di distretto.
Su questa base è stato redatto un Piano Regionale di tutela delle acque, che individua i corpi idrici regionali
significativi. La Regione Liguria dichiara:
- 186 corpi idrici fluviali, di cui 126 in bacini tirrenici e 60 in bacini padani.
- 7 corpi idrici per le acque interne – laghi.
- 26 corpi idrici per le acque marine e costiere.
- 1 corpo idrico di transizione (basso bacino del fiume Magra).
76
http://www.ambienteinliguria.it/lirgw/eco3/ep/linkPagina.do?lingua=Italiano&canale=/Home/015Territorio/040pia
nidibacino/005autoritabacinoreg/030stralcioidro.
101
La Tabella 6 riporta i bacini idrografici e la numerosità dei rispettivi corpi idrici, elencati in ordine geografico
da ponente a levante, in ordine numerico progressivo per i bacini tirrenici e in ordine alfabetico per i bacini
padani.
Tabella 19. Bacini idrografici liguri
102
La Figura 5 mostra la localizzazione geografica di massima dei bacini e dei relativi corpi idrici fluviali
individuati:
Figura 42: Corpi idrici fluviali della Liguria
L’unico corpo idrico di transizione individuato in regione, tra l’altro direttamente collegato all’area presa in
esame nel presente lavoro a causa della sua localizzazione geografica, è la foce del fiume Magra in provincia
di La Spezia. La Figura 6 mostra il tratto terminale del fiume Magra, definito come “acque di transizione”.
103
Figura 43: Foce fiume Magra.
Per quanto riguarda i corpi idrici acquiferi vallivi, la Regione Liguria, con D.G.R. 1656/2011 ha identificato un
totale complessivo di 36 acquiferi in sedimenti alluvionali porosi presenti sul territorio regionale ed ha
effettuato una revisione puntuale della perimetrazione dei corpi idrici sotterranei. Tutti gli acquiferi in
oggetto rientrano nella fattispecie delle “Alluvioni vallive (AV)”, con la sola eccezione dell’acquifero
VaraMagra (DQ_ASP01), il quale, stante la morfogenesi di natura prevalentemente tettonica del bacino di
sedimentazione, è stata classificata quale “Alluvioni delle depressioni quaternarie (DQ)”.
Per quanto riguarda invece i corpi acquiferi carsici, sono stati distinti i complessi carbonatici permeabili per
fratturazione e per fenomeni carsici ed i complessi non propriamente carbonatici permeabili per
fratturazione e per fenomeni paracarsici. E’ stato così possibile individuare tredici complessi idrogeologici
carbonatici, corrispondenti alle seguenti Unità Geologico-tettoniche (Fig. X3): Delfinese-Provenzale, Ormea,
Caprauna-Armetta, M. Carmo-Rialto, Scaglie di Trias-Lias associate al Gruppo di Voltri, Cravasco-
VoltaggioMontenotte, M. Sotta, Arnasco-Castelbianco, Villanova, M. Gazzo-Isoverde, Bracco-Val Graveglia,
Falda Toscana e Calcare di Finale Ligure.
A questi sono stati aggiunti 5 complessi idrogeologici in rocce non propriamente carbonatiche ma con
presenza di fenomeni carsici locali di interesse, nella fattispecie: Successioni marine neogeniche (Argilledi
Ortovero), Flysch di Sanremo, Depositi tardo e post-orogeni (Formazioni di Molare e Savignone), Flysch del
Monte Antola, Depositi tardo e post-orogeni (Conglomerati di Portofino).
Sono riportati, inoltre, i complessi idrogeologici d’interesse paracarsico in rocce non propriamente
carbonatiche: A. Successioni marine neogeniche (Argille di Ortovero), B. Flysch di Sanremo, C. Depositi
tardo e post-orogeni (Formazioni di Molare e Savignone), D. Flysch del Monte Antola, E. Depositi tardo e
post-orogeni (Conglomerati di Portofino)
104
Figura 44: Complessi idrogeologici liguri di interesse carsico
Il quadro delle aree carsiche è importante per l’individuazione delle risorgive. In Figura 8 sono riportate le
sorgenti in ammassi carbonatici:
Figura 45: Sorgenti in ammassi carbonatici
Dissesto del territorio
Il possibile dissesto di un territorio dipende dalle caratteristiche che esso presenta e dalla gestione a cui è
sottoposto.
Come descritto nel Capitolo 4, la Regione Liguria ha fatto propri i Piani di Bacino messi a punto a livello
provinciale. A questo proposito, l’area di La Spezia ricade nell’Ambito 20 – Golfo di La Spezia, ed è
105
composto da 11 Bacini principali e da un insieme di Bacini minori. La superficie totale ricoperta è pari a
6.070 ha che ricadono sul territorio di cinque Comuni: Portovenere, La Spezia, Arcola, Lerici, Ameglia. Le
superfici dei bacini e i corsi d’acqua che li attraversano sono riassunti nella seguente Tabella 7:
Tabella 20 Corsi d’acqua e superfici dei sottobacini in cui si suddivide l’Ambito 20 – Golfo della Spezia (da: Piano di
Bacino Ambito 20 – Golfo La Spezia
Per la descrizione dettagliata del dissesto idrogeologico, del reticolo idrografico, delle acclività del terreno e
delle relative valutazioni del rischio di esondazioni e di fenomeni franosi dell’area in esame si veda il
Capitolo 4.
106
4. ALTRE INDICAZIONI DI TIPO STRATEGICO RELATIVE ALLO SVILUPPO DEL
TERRITORIO
4.1. Rete Trans Europea dei trasporti
La Spezia fa parte del disegno complessivo di rete centrale europea dei trasporti delineata dal Regolamento
(UE) n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio77
. Il regolamento stabilisce gli Orientamenti
dell’Unione per lo sviluppo della Rete Trans-europea dei Trasporti (Reti TEN-T), il cui sviluppo persegue
obiettivi di buon funzionamento del mercato interno e di rafforzamento della coesione
economica/sociale/territoriale. Attraverso la messa a sistema nella Rete TEN-T le interconnessioni e
l’interoperabilità tra reti di trasporto nazionali opereranno un’integrazione modale a livello di infrastrutture,
di flussi informativi, di servizi e di procedure.
Il Regolamento assume un modello di struttura a doppio strato, costituita da:
 una rete globale (comprehensive network), che si configura come una rete di trasporti estesa
all’intero territorio dell’UE in grado di garantire accessibilità e connettività a tutte le regioni
dell’Unione;
 una rete centrale (core network), che rappresenta la “spina dorsale” strategica dello sviluppo di
una rete di trasporto multimodale sostenibile di stimolo allo sviluppo dell’intera rete globale, e
di cui fanno parte quegli elementi della rete globale che rivestono la più alta importanza
strategica ai fini del conseguimento degli obiettivi per lo sviluppo dell’intera rete TEN-T.
Il finanziamento dell’Unione Europea allo sviluppo della rete, nel periodo dal 2014 al 2020, ammonta a 26
miliardi di euro. Ciascun corridoio della rete include tre modalità di trasporto e il Regolamento individua, per
Aeroporti, Porti, Porti Interni e Terminali Ferroviari Stradali, i nodi appartenenti alla rete globale o centrale.
I corridoi collegano quindi realtà urbane, nodi portuali, interportuali e aeroportuali ottimizzando al massimo
tutte le forme di interscambio tra i nodi della produzione.
Grande rilievo viene dato ai vari tipi di infrastruttura di trasporto che contribuiscono alla costruzione della
rete: ferroviaria, per vie navigabili, stradale, marittima e autostrade del mare (che rappresentano la
“dimensione marittima delle reti trans-europee di trasporto”), aerea e multimodale. E’ previsto che gli Stati
Membri interessati dai Corridoi (e l’Italia tra questi) concludano i progetti di interesse comune entro il 2030
per la rete centrale e completino la rete globale entro il 2050.
La città di La Spezia e il suo porto rientrano nelle rete centrale TEN-T perché ritenuti strategici e rispondenti
all’evoluzione della domanda di traffico e alla necessità del trasporto multimodale.
In Figura 9 è evidenziata la collocazione della Spezia in relazione ai principali corridoi multimodali trans europei.
77
Ed, inoltre, al Regolamento (UE) n. 1316/2013, Regolamento delegato (UE) n. 1391/2013 e Regolamento delegato
(UE) 2016/1649 della Commissione
107
Figura 46: Collocazione di La Spezia in relazione alla rete TEN-T78
E’ previsto che la rete centrale TRN-T colleghi 94 grandi porti europei con linee ferroviarie e stradali e 38
grandi aeroporti con linee ferroviarie che portano alle città principali e prevede la conversione ad alta
velocità di 15 000 km di linee ferroviarie e 35 progetti transfrontalieri destinati a ridurre le strozzature.
L’area del Golfo di La Spezia rappresenta, in tale contesto, una delle componenti strategiche per la
realizzazione del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo, asse Nord/Sud che permetterà di collegare centri
urbani del Nord Europa, dalla Finlandia alla Germania settentrionale, ai poli industriali dell’Austria e del
Nord Italia con i porti italiani. Il Corridoio Scandinavo – Mediterraneo è raffigurato in Figura 10.
78
Source: P.O. Italia Francia “Marittimo” 2007-2013 Progetto Strategico di Cooperazione Transfrontaliera
108
Figura 47 Corridoio Scandinavo – Mediterraneo – TEN-T Project 2015
Tale assetto, che prevede porti efficienti integrati in una catena logistica selezionata, inseriti in un corridoio
che rappresenta la via più efficiente e più economica per collegare tra loro i grandi centri di produzione e di
consumo, offre alla Spezia la possibilità di assumere un ruolo e una dimensione europea e stimolare
l’interesse di investitori e degli operatori internazionali.
Con l'inserimento del porto della Spezia tra i porti Core della rete centrale TEN-T, La Spezia è stata chiamata
a dare il proprio contributo nella stesura dei work plan di corridoio per quanto riguarda il corridoio
Scandinavo-Mediterraneo e nell'elaborazione degli studi di mercato relativi al trasporto merci via
ferroviaria per quanto riguarda il rail freight del corridoio.
Sotto il profilo finanziario, il Reg. (UE) N. 1316/2013, che istituisce un Meccanismo per Collegare l’Europa
(Connecting Europe Facility – CEF), stabilisce le condizioni, i metodi e le procedure per la concessione di
un'assistenza finanziaria dell'Unione alle reti trans-europee. La dotazione finanziaria per il periodo 2014
2020 ammonta a circa 33,2 miliardi di euro.
4.2. Il Quadro Strategico Nazionale per lo sviluppo del mercato dei combustibili
alternativi nel settore dei trasporti
Gli sviluppi normativi in tema di tutela ambientale, tanto a livello internazionale che di singoli paesi, e i piani
di investimento annunciati da grandi operatori del settore energetico per la promozione degli impieghi
innovativi del GNL fanno prevedere una crescita del mercato del Gas Naturale Liquefatto (GNL) per i
109
trasporti soprattutto nel segmento del trasporto stradale pesante, dei mezzi di servizio in porto e nelle
miniere e del settore marittimo.
Dall’analisi del contesto risulta che il porto di La Spezia si stia aprendo tempestivamente alle prospettive offerte
dalla pianificazione nazionale e internazionale del settore.
In accordo con la Direttiva 2014/94/UE, l’Italia ha recentemente definito un Quadro Strategico Nazionale per
lo sviluppo del mercato dei combustibili alternativi nel settore dei trasporti79
.
La strategia dà un forte impulso al GNL, che si candida a diventare il combustibile alternativo al diesel per i
veicoli pesanti e al bunker marino per le navi. Il Quadro Strategico ha fornito la base del percorso
costruendo un tessuto di regole e procedure per costruire e gestire in sicurezza un’infrastruttura logistica di
produzione e distribuzione.
Il consolidamento di una rete di trasporti GNL è in linea con gli obiettivi strutturali di pianificazione europea
e persegue, tra l’altro, l’ottimizzazione dell’uso di risorse e la riduzione delle emissioni di gas serra. Il GNL è
infatti, al momento, topic centrale in Europa nell’ambito della portualità, dei trasporti e della sostenibilità
ambientale e rientra tra le priorità individuate nel regolamento 1315/2013 sulle reti TEN-T per lo sviluppo
delle politiche legate alle autostrade del mare.
L’utilizzo del GNL come combustibile alternativo al diesel si spiega sulla base della sua sostenibilità
ambientale ed economica. La sostenibilità ambientale riguarda non solo le sue minori emissioni di CO2
rispetto al diesel ma soprattutto la riduzione drastica degli inquinanti locali, soprattutto il materiale
particolato (PM10 e PM2,5).
La sostenibilità economica è dovuta, invece, al suo minore costo a parità di contenuto energetico e al fatto
che, per una stazione di servizio che eroga GNL, è sufficiente il rifornimento di 30 veicoli pesanti/giorno
perché possa reggersi economicamente. Punti deboli sono invece l’autonomia di percorrenza pari a circa la
metà rispetto a quella di un veicolo alimentato a gasolio e i costi ancora elevati legati alla specifica
tecnologia dei veicoli.
Il LNG come sostituto del bunker marittimo per l’alimentazione delle navi è poi un riferimento per le
normative ambientali del settore marittimo, internazionali (IMO -MARPOL) ed europee.
A partire dal 2019 è previsto che inizino ad operare nel Mediterraneo le prime navi da crociera alimentate a
GNL. In questo momento risultano 15 navi da crociera a gas ordinate nei cantieri europei per un
investimento complessivo di 15 miliardi di euro e la prima nave da crociera al mondo a gas è di bandiera
italiana80
.
79
Decreto Legislativo 16 dicembre 2016 n. 257, Disciplina di attuazione della direttiva 2014/94/UE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi. All. III
Quadro strategico nazionale Sezione C:
80
Attualmente, risultano tre compagnie in grado di sviluppare motori alimentati a GNL: Fincantieri, Rosetti Marino e
Polargas Vanzetti Engineering Group. Fincantieri, in particolare, ha realizzato il primo traghetto a LNG costruito in
Italia per la Société des traversiers du Québec (STQ), il primo a entrare in servizio in tutto il Nord America, dotato di
propulsione diesel elettrica, con installati quattro gruppi diesel di tipo “dual fuel”. Può funzionare sia a gas che a
marine diesel oil (MDO), rispettando i requisiti ecologici delle zone ECA (Mar Baltico, Mare del Nord, Caraibi, Nord
America).
110
Il Porto della Spezia è il primo in Italia ad aver sviluppato, in collaborazione con la rete di terminal, inland
terminal ed operatori intermodali partecipati dal Gruppo Contship, uno studio per verificare la fattibilità
tecnica e la sostenibilità di una catena logistica alimentata a LNG. L’Autorità Portuale partecipa inoltre ai
progetti POSEIDONMED, GAINN4CORE e GAINN4MOS per le nuove tecnologie legate all’utilizzo del GNL.
Autorità Portuale della Spezia e Contship Italia sono infatti i due unici partner italiani del progetto Poseidon
Med, con capofila QE Energy Europe (Cyprus) e che vede la partecipazione di diversi partner della Grecia,
Cipro e UK. Obiettivo generale del progetto, approvato nel contesto TEN-T Autostrade del Mare, è
sviluppare uno studio tecnico/economico al fine di analizzare la domanda futura in termini di navi
alimentate a LNG che solcheranno il Mediterraneo ed un masterplan che coinvolgerà Italia, Grecia e Cipro
per la definizione delle infrastrutture necessarie da attuare prima di tutto nei porti al fine di favorire la
promozione dell’uso del GNL nel trasporto marittimo.
Il progetto GAINN 4CORE nel suo complesso prevede di testare in maniera sperimentale le nuove
tecnologie legate all’utilizzo del GNL nel trasporto navale ed in ambito portuale, analizzando e sviluppando i
principali aspetti legati ad: approvvigionamento, stoccaggio, distribuzione (marittima e terrestre), training e
sicurezza, autorizzazioni e aspetti normativi. Lo studio coinvolge i porti di Genova, La Spezia, Livorno,
Ancona, Ravenna, Venezia e Augusta.
L'azione GAINN 4MOS prevede studi e progetti per la costruzione di 4 navi prototipo alimentate ad LNG e 7
punti di rifornimento a GNL ubicati nei porti principali dei paesi aderenti al progetto. L'azione fa parte del
GAINN Global Project.
Il Global Project GAINN-IT, si propone di concepire, definire, testare, validare e implementare, nel periodo
2017-2030, la rete infrastrutturale italiana per l’impiego di carburanti alternativi per i trasporti terrestri,
garantendo la continuità della catena transnazionale di distribuzione dei carburanti alternativi.
Oltre allo sviluppo dell’infrastruttura marittima per il GNL è ovviamente previsto lo sviluppo della rete
terrestre. Il progetto GAINN4DEP81
che mira a creare una rete nazionale di punti di rifornimento e depositi
di GNL per il trasporto marittimo e stradale ha prodotto la prima stazione italiana monofuel GNL82
per il
traffico pesante all’interno dell’interporto di Padova, alla procedura per la compilazione di liste di fornitori
qualificati nei settori dello stoccaggio avviata da SNAM.
Contestualmente all'apertura della stazione Liquimet, Iveco ha consegnato 20 automezzi Stralis full-Lng ad
Autamarocchi, mezzi che permettono lo stoccaggio del metano liquido in un serbatoio a pressione e a bassa
temperatura, dotati di un sistema in grado di convertire il metano liquido in gas per utilizzarlo come combustibile
(aumentando così l'autonomia dei mezzi da circa 200 a 1500 chilometri).
Cruciale per lo sviluppo della strategia nazionale è la fase della produzione, il GNL arriva in Italia per
ferrovia da Rotterdam o su gomma dalla Spagna.
Per quanto riguarda le attività di stoccaggio e distribuzione, lo “Small Scale LNG” (o SSLNG), ovvero la
modalità attraverso la quale il GNL viene gestito in piccole/medie quantità direttamente in forma liquida
riguarda un complesso di attività eterogeneo in differenti segmenti di attività economica. Molti sono i
soggetti e gli operatori coinvolti in questa filiera, con operazioni che vanno dal re-loading (ovvero
81
iniziativa da 12,7 miliardi di euro di investimento complessivo per il quinquennio 2017-2022
82
Della società Liquimet del gruppo Gasfin
111
trasferimento di GNL) da terminali a navi metaniere al trasferimento da nave a nave (come bettoline e navi
bunker), dal caricamento al trasporto su autobotti o vagoni-cisterna ferroviari (iso-containers), dagli
impianti di rifornimento costieri per navi alimentate a GNL (bunkeraggi) agli impianti di rifornimento di
autoveicoli alimentati a GNL o CNG/GNL, sino ai depositi periferici di stoccaggio per gli usi civili e industriali.
L’opportunità di utilizzare i serbatoi dei terminali di rigassificazione, o in senso lato i terminali di
rigassificazione, per effettuare, insieme al servizio base, anche le attività di stoccaggio e di rifornimento del
GNL dipende dalla tipologia di servizio che si vuole fornire e dalle caratteristiche dei terminali stessi.
Ad oggi, nessun terminale di rigassificazione italiano è in grado di fornire servizi di tipo SSLNG, ma risulta
che gli operatori stiano valutando la fattibilità di modifiche tecniche-operative in modo da offrire tali nuovi
servizi, in coerenza con l’attività di rigassificazione. L’adattamento di un terminale di rigassificazione, per
fornire anche lo stoccaggio e il rifornimento di GNL per mezzi navali o terrestri, è infatti possibile con
determinate modifiche tecniche-impiantistiche con annessi costi per la realizzazione e gestione delle stesse.
La presenza del rigassificatore di Panigaglia (La Spezia) determina un certo livello di potenziale per lo
sviluppo di attività legate alla filiera di trasporti GNL; la capacità di bunkeraggio del terminal, considerato
un parametro fondamentale per effettuare investimenti mirati nel settore, è pari a 5.845.000 m3
liq/anno,
per un totale di 111 approdi.
La realizzazione di un progetto di filiera per il GNL a La Spezia è in linea con lo “Scenario di sviluppo B: il
territorio rinasce – 2030 83
” riportato all’interno del Report del Workshop di scenario planning del progetto
PORTI – Ports et identité, caratterizzato da grandi sinergie e da una visione unica per lo sviluppo economico,
sociale ed ambientale. Secondo le stime, il progetto determinerebbe una forte valorizzazione delle
specificità territoriali, nonché lo sviluppo di manodopera qualificata nel settore permettendo all’area di
guadagnare in competitività, anche grazie alla realizzazione dell’Autostrada del Mare e ai collegamenti
multimodali che si snoderebbero lungo il Golfo spezzino.
4.3. Strumenti Nazionali
RILANCIO AREE INDUSTRIALI - L.181/89 - Da aree di crisi a opportunità di investimento
La legge 181/89 è finalizzata a sostenere il rilancio delle aree colpite da crisi industriale e di settore.
L’azione passa tramite il sostegno di iniziative imprenditoriali volte a rivitalizzare il sistema economico
locale e creare nuova occupazione attraverso progetti di ampliamento, ristrutturazione e delocalizzazione.
La legge finanzia programmi di investimento produttivo e programmi per la tutela ambientale, completati
eventualmente da progetti per innovare l’organizzazione84
. L’incentivo è rivolto alle imprese costituite in
società di capitali, comprese le società cooperative e le società consortili.
Il comune di La Spezia e altri comuni limitrofi sono stati recentemente inseriti85
tra le aree di crisi industriali
non complesse, per le quali è stato attivato un bando di finanziamento nel 2017 con il DD 24/2/2017.
83
PROGETTO PORTI – Ports et Identité (E79F12000020007) Ulteriori scenari di sviluppo: Scenario A “Tradizione per lo
sviluppo – 2030 “, scenario C “ Innovare per crescere – 2030”. Il progetto PORTI tiene conto delle posizioni di stakeholders
e attori locali per definire traiettorie di sviluppo sul territorio.
84
DM MISE del 9 giugno 2015
85
Decreto Direttoriale MISE del 19 dicembre 2016
112
Gli investimenti devono prevedere spese per almeno 1,5 milioni di euro, le agevolazioni finanziarie possono
coprire fino al 75% dell’investimento ammissibile con:
 contributo a fondo perduto in conto
impianti contributo a fondo perduto alla
spesa finanziamento agevolato
BIBLIOGRAFIA DEL CAPITOLO
Pianificazione territoriale e urbanistica
Piano territoriale regionale http://www.regione.liguria.it/argomenti/vivere-e-lavorare-in-liguria/pianificazione-
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Piano Regolatore Portuale
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113
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Golfo della Spezia. http://www.pianidibacino.ambienteinliguria.it/SP/ambito20/ambito20.html
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Regolamento (UE) n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio
Regolamento (UE) n. 1316/2013, Regolamento delegato (UE) n. 1391/2013
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TEN-T infrastrutture e reti http://www.mit.gov.it/progetti/ten-t
Quadro Strategico Nazionale sviluppo del mercato dei combustibili alternativi nel settore dei trasporti
Decreto Legislativo 16 dicembre 2016 n. 257, Disciplina di attuazione della direttiva 2014/94/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di una infrastruttura per i
combustibili alternativi.
All. III Quadro strategico nazionale Sezione C: fornitura di gas naturale per il trasporto e per altri usi
Prima sottosezione: fornitura di gas naturale liquefatto (GNL) per la navigazione marittima e interna, per il
trasporto stradale e per altri usi -Seconda sottosezione: fornitura di Gas Naturale Compresso (GNC) per il
trasporto stradale,
http://www.governo.it/sites/governo.it/files/ALLEGATO%20III%20-%20SEZ%20C1%20.pdf
Small scale LNG: sviluppi e prospettive per il trasporto stradale in Italia.
http://rienergia.staffettaonline.com/articolo/32750/Small+scale+LNG:+sviluppi+e+prospettive+per+il+trasp
orto+stradale+in+Italia/D%E2%80%99Ermo
Logistica e regole certe per lo sviluppo del GNL in Italia. Quotidiano Energia 27/4/17.
http://e7.quotidianoenergia.it/e7/e7del20170427/html5/
PROGETTO PORTI – Ports et Identité (E79F12000020007) Programma di cooperazione transfrontaliera
Italia/Francia Marittimo 2007-2013 – Asse 1: Accessibilità e Reti (http://www.maritimeit-fr.net/).
Strumenti Nazionali
Legge n. 181 del 15 Maggio 1989, recante misure di sostegno e di reindustrializzazione
http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/impresa/competitivita-e-nuove-imprese/aree-di-
crisihttp://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/impresa/competitivita-e-nuove-imprese/aree-di-crisi-
industriale/crisi-industriale-non-complessaindustriale/crisi-industriale-non-complessa
Decreto direttoriale 5 aprile 2017 - Chiusura dello sportello per la presentazione delle domande
Decreto direttoriale 24 febbraio 2017 - Termini le modalità per la presentazione delle domande per
l’accesso alle agevolazioni
Decreto ministeriale 31 gennaio 2017 - Ripartizione delle risorse complessivamente destinate agli interventi di
cui L. n. 181/1989
Decreto Direttoriale MISE del 19 dicembre 2016
Decreto Ministero Sviluppo Economico 9 giugno 2015

Studio enea la spezia 1 di 2

  • 1.
    1 Assistenza tecnica nelprocesso di riqualificazione della centrale termoelettrica di La Spezia: Ipotesi e identificazione dei possibili futuri utilizzi tecnologici compatibili con i principi di sviluppo innovativo e sostenibile del Progetto Futur-E. Fase I Rapporto sui risultati dell’analisi socioeconomica del territorio, nel contesto regionale e nazionale
  • 2.
    2 Capitolo 1 Inquadramento dell’areadi studio e breve storia della centrale termoelettrica “Eugenio Montale” di La Spezia
  • 3.
    3 1. INTRODUZIONE Il presentecapitolo fornisce un inquadramento generale dell’area dove è insediata la centrale termoelettrica Eugenio Montale, descrive sinteticamente l’impianto e le installazioni accessorie e ne traccia brevemente la storia. Fornisce inoltre dati e informazioni sullo stato autorizzatorio e di esercizio della centrale, sulle attività di caratterizzazione effettuate e sugli interventi che riguardano le porzioni soggette ad obblighi di bonifica o messa in sicurezza permanente. 2. INQUADRAMENTO DELL’AREA E BREVE STORIA DELLA CENTRALE 2.1. Localizzazione geografica (La centrale: localizzazione di edifici e impianti – Mappe, foto e descrizione) La centrale termoelettrica di Enel Produzione S.p.A. “Eugenio Montale” sita nei Comuni di La Spezia ed Arcola (SP) è collocata nella cosiddetta piana di Fossamastra, nell’estrema parte est del Comune di La Spezia, (vedi Figura 1), su di un’area di circa 72 ha di proprietà di ENEL Produzione S.p.A.. L’area su cui sorge l’impianto è di tipo industriale e vede la presenza di altri insediamenti produttivi. Figura 1 Mappa della provincia de La Spezia localizzazione geografica della centrale - Google Earth Centrale ENEL
  • 4.
    4 2.2. Descrizione dell’infrastruttura LaCentrale comprende i macchinari e le strutture di servizio allocati all’interno del perimetro dello stabilimento e, in particolare: Una sezione (SP3) policombustibile con potenza elettrica pari a 600.000 kW, alimentata prevalentemente a carbone e attualmente in esercizio; Due sezioni (SP1 ed SP2) a ciclo combinato alimentate a gas naturale, ciascuna con potenza elettrica pari a circa 340.000 kW dismesse. Una sezione (SP4) policombustibile da 600.000 kWe dismessa. Deposito di oli minerali costituito da: • 4 serbatoi fuori terra per olio combustibile per complessivi 161.500 m3 ; • 1 serbatoio per gasolio agevolato di 300 m3 ; • 1 serbatoio per olio lubrificante per 140 m3 ; • 4 serbatoi per oli dielettrici per complessivi 112 m3 ; • 4 fusti per olio lubrificante per complessivi 50 m3 ; I serbatoi di olio combustibile sono collegati con un oleodotto e servono come deposito per gli usi della centrale e per il rifornimento di impianti esterni effettuato tramite autocisterne. L’Enel ha recentemente (2017) avviato un programma di cessazione di utilizzo di olio combustibile denso nel processo produttivo della centrale e prevede che le attuali quantità in giacenza saranno cedute a terzi. Fanno parte della centrale altre strutture esterne asservite al processo produttivo, collocate come mostrato nella planimetria di Figura 2. Le principali pertinenze esterne all’impianto sono: • il pontile per l’attracco delle navi carboniere e petroliere (in area demaniale all’interno del porto) e le relative strutture di servizio realizzate sul piazzale confinante con il Viale San Bartolomeo; • l’opera di presa dell’acqua di raffreddamento della Centrale, situata alla radice del pontile e i canali di adduzione e restituzione dell’acqua; • l’opera di restituzione dell’acqua di raffreddamento della Centrale, situata a ponente dell’opera di presa in località Fossamastra; • le aree precedentemente utilizzate per il lagunaggio delle ceneri; • le aree per lo stoccaggio del carbone, situate in località Val Bosca ed in località Val Fornola; • le opere per il trasporto e la movimentazione del carbone: dalle navi ai parchi di stoccaggio e alla centrale, costituite dai nastri trasportatori e torri di rinvio; • il pontile di scarico e l’oleodotto di collegamento al deposito per lo stoccaggio dell’olio combustibile, lungo circa 3 km che corre quasi per l’intera lunghezza accanto al nastro trasportatore del carbone; • le aree esterne all’insediamento produttivo gestite dalla Centrale. La stazione elettrica, le linee di collegamento alla centrale e le linee di trasmissione dell’energia ad alta tensione (220 e 380 kV), già di Enel S.p.A., appartengono alla Società TERNA S.p.A. L’area di proprietà Enel è evidenziata in Figura 3.
  • 5.
    5 Figura 2 Planimetriadella Centrale Eugenio Montale Figura 3 Dettaglio dell’area della centrale di proprietà dell’Enel – Google Earth
  • 6.
    6 2.3. Breve storiadella centrale e stato autorizzatorio La centrale fu costruita dalla Società Edisonvolta, autorizzata alla costruzione del primo gruppo con decreto del 26 gennaio 1960. Al primo gruppo di produzione a carbone da 310 MW, entrato in servizio il 28 agosto 1962, seguirono altri tre gruppi a carbone per complessivi 1.835 MW e fu al tempo la più grande centrale termoelettrica d’Europa. Con l’entrata in servizio del 4° gruppo, avvenuta nel 1968, la produzione annua di energia ha raggiunto il 5% della produzione nazionale. A seguito della legge del 6 dicembre 1962, che istituiva l’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica, la centrale passò da Edisonvolta a ENEL, trasformato nel 1992 in società per azioni. Enel Produzione S.p.A., attuale proprietario, nasce il 7 settembre 1999 in seguito al Decreto Legislativo 79/99 con capitale sociale interamente sottoscritto da Enel, che le affida il ramo d'azienda relativo alla generazione di energia elettrica. Con l’entrata in vigore delle norme ambientali contenute nel dpr 203/88, Enel realizzò un progetto di adeguamento ambientale della centrale approvato dal Ministero dell’Industria con decreto del 29 gennaio 1997. Nel nuovo assetto, a regime dal 3/2/2001, la potenza fu ridotta da 1.835 MWe a circa 1.280 MWe, le unità a carbone 1 e 2 furono sostituite con gruppi di generazione a ciclo combinato alimentati a metano, furono realizzati impianti di desolforazione e di denitrificazione per l’abbattimento delle emissioni dell’unità 3 alimentata a carbone e fu dismessa l’unità 4. Con l’entrata in vigore delle disposizioni in materia di autorizzazione integrata ambientale, la centrale si è dotata di Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata con DM 244 del 06/09/2013 (G.U. n° 226 del 26/09/2013), originariamente con durata di 8 anni, innalzata successivamente ex lege a 16 anni.1 L’assetto di impianto autorizzato è costituito da tre sezioni termoelettriche: • le sezioni SP1 e SP2 a ciclo combinato alimentate a gas naturale ciascuna di potenza termica pari a 635 MW; • la sezione SP3 alimentata a carbone come combustibile primario con potenza termica pari a 1.540 MW. Nel 2016 il Ministero dello Sviluppo Economico, su richiesta di ENEL, ha autorizzato la definitiva messa fuori servizio delle unità a ciclo combinato SP1 e SP22 . La dismissione delle due unità, con l’esclusione degli impianti funzionali anche all’unità che resta operativa, è stata completata nel luglio 2016. Il piano di dismissione approvato non prevede la demolizione delle opere ed infrastrutture principali delle parti dell’impianto termoelettrico per cui è cessata l’attività di produzione. Anche l’unità 4, dismessa nel 1999 non è stata demolita. Il Sistema di Gestione Ambientale della Centrale è certificato ISO 14001:2004 (CSQ ECO, 2016) per la produzione di energia elettrica, con certificazione valida fino al 10/10/2019 (o fino al 14/9/2018 nel caso l’Organizzazione non ottenga, entro detta, data la certificazione ISO 14001:2015). L’installazione è inoltre registrata ai sensi del Regolamento CE n 1221/2009 (EMAS) Numero registrazione IT- 000376, prima registrazione 13 ottobre 2005, con scadenza 27 aprile 20173 . ENEL Produzione SpA è anche autorizzata al Deposito di Oli Minerali Costieri collocato all’interno dell’area della Centrale con determina n.135 del 6/12/06, prot. N. 69108 del 6/12/06. L’autorizzazione, rilasciata dalla 1 Con l’entrata in vigore del D.Lvo 46/2014 la durata dell’AIA è stata fissata ordinariamente in dieci anni. Per le installazioni che all’atto del rilascio dell’autorizzazione risultino registrate ai sensi del Regolamento CE n 1221/2009 la durata dell’autorizzazione è fissata in sedici anni, mentre è di dodici anni per le installazioni che all’atto del rilascio dell’autorizzazione risultino certificate secondo la norma UNI EN ISO 14001. 2 Ministero dello Sviluppo Economico Nota prot. 003139 del 08/02/2016
  • 7.
    7 Provincia di LaSpezia ai sensi della legge 239/04, ha rinnovato la concessione del Ministero delle attività produttive n 13712 del 8/11/85. Il deposita non opera limitatamente ai bisogni della centrale ma provvede a forniture esterne. La centrale è inserita nell’inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti ai sensi dell'art. 15, comma 4 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n, 334 e s.m.i. 4 2.4. Personale (entità, caratteristiche, organizzazione) l funzionamento della Centrale è in ciclo continuo e pertanto l’impianto è presidiato 24 ore su 24 da personale. L’organico totale della Centrale ammonta a 222 addetti così suddivisi: 1 Direttore, 1 Capo impianto, 9 Quadri intermedi, 112 impiegati e 99 operai che garantiscono le attività di conduzione e manutenzione degli impianti. Nell’impianto operano inoltre quotidianamente ditte esterne alle quali vengono appaltate attività di manutenzione (ordinaria e straordinaria), servizi generali (pulizie, mensa), interventi specialistici con il frequente coinvolgimento di forza lavoro locale. 5 .
  • 8.
    8 BIBLIOGRAFIA DEL CAPITOLO 1.Ministero dell’Ambiente - DM 244 del 6/12/2013 Autorizzazione integrata ambientale per l’esercizio della centrale termoelettrica “Eugenio Montale” di proprietà della Società Enel Produzione S.p.A. sita nei Comuni di La Spezia e di Arcola. 2. Dichiarazione Ambientale, aggiornamento 2016. Impianto termoelettrico La Spezia. https://www.enel.it/content/dam/enel-it/progetti/documenti/impianti- emas%20move/LaSpezia/DichiarazioneAmbientaleAggioramento2016_LaSpezia.pdf 3. CSQ ECO 2016. Certificato N 9191.E035 ISO 14001: 2004. Certificato di conformità del Sistema di Gestione Ambientale operato da Enel Produzione S.p.A. nella Centrale “Eugenio Montale” è certificato ISO 14001:2004 (CSQ ECO, 2016) per la produzione di energia elettrica. 4. Università di Genova. (2007). Studio geochimico delle acque di falda nel sito di Pitelli, ed in particolare nella zona della centrale termoelettrica della spezia “Eugenio Montale”. 5. ENEL-PRO-07/01/2016-0000396 invio al Ministero dell’Ambiente della “Relazione di Riferimento sullo stato di qualità di suolo e sottosuolo” della Centrale Termoelettrica “Eugenio Montale” di La Spezia. Dicembre 2015. 6. ENEL-PRO-23/02/2017-0007223 Relazione tecnica cessazione utilizzo OCD nella produzione. Febbraio 2017 7. ENEL-PRO-06/05/2016-0015861 Piano di dismissione delle unità a ciclo combinato SP1 e SP2. 8. Conferenze dei servizi (CdS): 8.1 Ministero dell’Ambiente C.d.S 21/03/2000 8.2 Ministero dell’Ambiente C.d.S. decisoria del 30/12/2002 8.3 Ministero dell’Ambiente C.d.S. 22/7/2003 8.4 Ministero dell’Ambiente C.d.S. del 23/11/04 8.5 Ministero dell’Ambiente CdS decisoria del 25/7/2005 8.6 Ministero dell’Ambiente CdS decisoria del 6/4/2006 8.7 Ministero dell’Ambiente CdS decisoria del 28 ottobre 2010 8.8 Regione Liguria CdS di ottobre 2013 (Decreto n. 369 del 30/10/2013) 8.9 Determinazioni conclusive della Conferenza di Servizi Decisoria del 21 giugno 2016, relativa alla Bonifica del Sito regionale Pitelli - (ex S.I.N) e approvazione dei singoli interventi. Decreto 3/08/16
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    9 Capitolo 2 Il contestosociale ed economico
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    10 Parte 1 La situazionedemografica e occupazionale
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    11 1. INTRODUZIONE Il presentecapitolo punta a fornire una fotografia della situazione demografica e occupazionale di La Spezia, in particolare rispetto a quelle della regione Liguria, dell’area nord-ovest e dell’Italia. Il quadro complessivo che emerge a livello demografico-occupazionale nel territorio di La Spezia presenta delle criticità strutturali più evidenti rispetto sia al nord-ovest che all’Italia ed anche in peggioramento nell’ultimo decennio. Complessivamente il numero di residenti è in leggero aumento nel decennio considerato, anche se va evidenziato che il contributo maggiore proviene dall’incremento della popolazione straniera residente. La popolazione in provincia di La Spezia, inoltre, risulta tendenzialmente più anziana rispetto a quella nazionale, registrando un’età media e un indice di vecchiaia più elevati. La provincia spezzina si presenta come un territorio con una elevata dipendenza strutturale delle fasce in età non lavorativa, in particolare quella degli over 65. A livello occupazionale La Spezia registra un dato positivo, ossia una crescita complessiva degli occupati ma, allo stesso tempo, un forte calo negli ultimi anni dei dipendenti del settore industriale e, in particolare, un peggioramento del tasso di disoccupazione nella fascia che va dai 25 ai 34 anni. 2. IL QUADRO SOCIO-DEMOGRAFICO DEL TERRITORIO Per l’analisi del quadro socio-demografico si sono presi a riferimento i dati relativi agli ultimi dieci anni delle seguenti aree geografiche: provincia di La Spezia, Liguria, nord-ovest e Italia. Le fonti dati utilizzate per le analisi contenute nel presenta paragrafo sono l’ISTAT ed elaborazioni della Camera di Commercio La Spezia su dati ISTAT3 . L’obiettivo principale è quello di fornire un quadro esaustivo, e allo stesso tempo sintetico, del contesto spezzino relativamente a popolazione e occupazione. A tale scopo ci si è avvalsi dei seguenti dati e indici statistici per evidenziare le principali dinamiche in atto e fornire una visione della situazione socio-demografica relativa al territorio considerato. • Popolazione residente al 1° gennaio di ogni anno, per sesso, area geografica e anno; • Popolazione straniera residente al 1°gennaio per età e sesso; • Bilancio demografico (popolazione al 1° gennaio; nati; morti; saldo naturale; iscritti; cancellati; popolazione al 31 dicembre); • Tassi di natalità, mortalità e crescita naturale; • Saldi migratori per 1.000 residenti (saldo migratorio interno; saldo migratorio estero; saldo migratorio complessivo); • Tasso di crescita totale per 1.000; • Indicatori di struttura (età media; indice di dipendenza strutturale; indice di dipendenza anziani; indice di vecchiaia); • Struttura per età della popolazione al 1° gennaio; • Speranza di vita. Tutti i dati puntuali sono contenuti nell’allegato al presente paragrafo (vedi allegato 1) e di seguito si riportano le principali evidenze emerse. Per quanto riguarda la popolazione residente nel territorio di La Spezia, nel corso dell’ultimo decennio si registra un lieve aumento, con un totale di residenti passato da 219.366 nel 2005 a 221.003 nel 2015. Tale incremento, in termini percentuali, risulta inferiore per La Spezia (+0,7%) sia rispetto a quello registrato 3 http://www.sp.camcom.it/rapporto-economia-provinciale
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    12 sull’intero territorio nazionale(+3,8%) che a quello avvenuto nell’area del nord-ovest (4,4%), ma comunque in controtendenza se confrontato con quello avvenuto su scala regionale (-1,3%) nell’arco del decennio. La popolazione straniera residente a La Spezia è passata in termini assoluti da circa 7.500 unità nel 2005 a oltre 18.400 nel 2015, ossia circa due volte e mezzo quella di dieci anni prima. Anche la percentuale degli stranieri sul totale della popolazione residente nella provincia spezzina è salita da 3,4% nel 2015 a 8,3% nel 2015. Quest’ultimo dato risulta identico a quello dell’Italia nello stesso anno ma inferiore al dato ligure (8,8%) e a quello rilevato per l’area nord-ovest Figura 12: Stranieri residenti sul totale della popolazione residente Dal bilancio demografico si evince come il saldo naturale della popolazione di La Spezia rimanga negativo dal 2005 (-1477 unità) al 2015 (-1660 unità), tuttavia, come detto sopra, si registra comunque un aumento della popolazione residente. Il tasso di crescita naturale (Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.) risulta dal 2005 al 2015 costantemente in negativo per il territorio di La Spezia, con valori rispettivamente pari a -6,7 e-7,5, nettamente peggiori sia rispetto al nord-ovest (-0,9 nel 2005 e -3,10 nel 2015) che all’Italia (-0,2 nel 2005 e 2,7 nel 2015). Tuttavia, va sottolineato come il peggioramento registrato negli ultimi dieci anni a La Spezia, in valore assoluto, risulta minore rispetto a quello avvenuto su scala nazionale. Ciò e dovuto sia a un peggioramento del tasso di natalità passato dal 2005 al 2015 da 7 a 6,4, sia a un leggero aumento del tasso di mortalità passato da 13,8 a 13,9 nello stesso decennio. Va considerato che negli ultimi dieci anni anche a livello nazionale si registra una forte discesa delle nascite, il cui tasso è passato da 9,5 a 8, e un aumento della mortalità, il cui tasso è passato da 9,7 a 10,7.
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    13 La Spezia LiguriaNord Ovest Italia Per quanto riguarda il saldo migratorio totale, negli ultimi dieci anni si registra per La Spezia quasi un dimezzamento (da 7,9 nel 2005 a 4,5 nel 2015), soprattutto dovuto al calo del saldo migratorio interno (passato da 4,2 a 2,6). Anche nel resto d’Italia, nel nord-ovest, e in Liguria il saldo migratorio è fortemente calato nel corso del decennio e si attesta in tutti i casi su valori inferiori a quelli di La Spezia, pari rispettivamente a 0,5, 1,3 e 0,1 nel 2015. Per quanto attiene al tasso di tasso di crescita totale, si registra un complessivo peggioramento in tutte le aree geografiche considerate. Nel 2005, infatti, nel territorio di La Spezia il tasso risultava pari a 1,1 per poi passare a -3 nel 2015 in seguito al peggioramento sia del tasso di crescita naturale che del saldo migratorio complessivo. In Italia si è passati nello stesso arco di tempo da 3,3 a -2,1. A La Spezia, come anche nell’intera regione, si registra nel corso del decennio esaminato un tendenziale invecchiamento della popolazione. Nella provincia spezzina, infatti, l’età media ( Figura 15: Struttura per età della popolazione nel 2015 (%) ) è passata da 47,2 anni nel 2005 a 47,9 anni nel 2015. Si riduce il divario, rimanendo tuttavia sempre elevato, rispetto all’età media registrata in Italia la quale, nello stesso periodo, è salita da 42,3 a 44,2 anni. 0,-9 -8,0 -7,0 -6 0, -5,0 -4,0 -3,0 -2,0 ,0-1 0,0 2005 2010 2015 Figura 13: Tasso di crescita naturale 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 La Spezia Liguria Nord Ovest Italia 65 anni e oltre 15-64 anni 0-14 anni
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    14 Figura 14: Etàmedia della popolazione Anche l’indice di vecchiaia è notevolmente più elevato rispetto alla media nazionale, come si evince dai dati del 2015 (239,4 per La Spezia e 157,7 per l’Italia). Tuttavia, nell’arco del decennio, nella provincia si registra una diminuzione dell’indice rispetto al dato del 2005 (243,6), contrariamente a quanto avvenuto a livello nazionale (138,1). Per quanto riguarda la struttura per età della popolazione ( ) di La Spezia nel 2015, la fascia in età lavorativa (dai 15 ai 64 anni) pesa in termini percentuali meno (61,1%) rispetto all’intera popolazione italiana (64,5%) o all’area nord-ovest (63,4). Inoltre, il peso di tale fascia sul totale della popolazione presenta, nel caso spezzino, una diminuzione rispetto al dato del 2005 (62,7%). Figura 15: Struttura per età della popolazione nel 2015 (%) La fascia di età dai 65 anni in su rappresenta, invece, il 27,5% della popolazione spezzina (21,7% in Italia) e quella al di sotto dei 14 anni costituisce l’11,5% del totale (13,8% in Italia). Di conseguenza, nel territorio di La Spezia il totale della popolazione non attiva è pari al 39,0% rispetto al 35,5% del resto d’Italia e al 36,6 del nord-ovest. La Spezia si caratterizza anche come un territorio nel quale si registra una dipendenza delle fasce di popolazione in età non attiva (0-14 anni e 65 anni e più) più elevata sia rispetto a quella dell’Italia che all’area nord-ovest. L’indice di dipendenza anziani, in peggioramento rispetto al 2005, registra nel 2015 un valore 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 La Spezia Liguria Nord Ovest Italia 2005 2015 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 La Spezia Liguria Nord Ovest Italia 65 anni e oltre 15-64 anni 0-14 anni
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    15 pari a 45rispetto a 33,7 dell’Italia e 36,3 dell’area nord-ovest. A conferma di questa tendenza, si aggiunge il dato relativo all’indice di dipendenza strutturale (Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.) che nel caso spezzino è passato da 59,5 nel 2005 a 63,8 nel 2015, rimanendo distante dal dato a livello nazionale che è cresciuto comunque da 50,7 a 55,1 nello stesso decennio. Per quanto attiene alla speranza di vita alla nascita dell’intera popolazione (maschi e femmine), in provincia di La Spezia è aumentata negli ultimi dieci anni, passando da 80,7 nel 2005 a 82,3 nel 2015, in linea con quanto avvenuto su scala nazionale nello stesso arco di tempo. Per quanto riguarda la fascia degli over 65 si registra nel 2015 un valore superiore sia al dato nazionale (20,3) che a quello dell’area nord-ovest (20,4). Figura 16: Indice di dipendenza strutturale 3. IL QUADRO OCCUPAZIONALE Per quanto riguarda l’analisi dello stato occupazionale sono stati presi in considerazione i seguenti indicatori:  Numero di occupati totale;  Numero di occupati dipendenti;  Numero di occupati nell'industria in senso stretto;  Tasso di occupazione 15-64 anni;  Tasso di disoccupazione 25-34 anni;  Numero di persone in cerca di occupazione totale;  Numero di laureati totali;  Numero di laureati totali per gruppo disciplinare (anno 2013). 40 45 50 55 60 65 70 La Spezia Liguria Nord Ovest Italia 2005 2015
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    16 La fonti deidati utilizzate per il presente paragrafo sono le elaborazione del Centro Studi Unioncamere su dati ISTAT4 e la banca dati ISTAT. Per alcuni indicatori il dato più aggiornato disponibile al momento dell’analisi è relativo all’anno 2014. Per quanto attiene al numero di occupati totale (Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.) di La Spezia, è passato da circa 85.200 nel 2005 a 87.000 nel 2015 corrispondente a un aumento del 2%, mentre nel resto d’Italia il numero di occupati è restato sostanzialmente invariato a 22 milioni e 400 mila unità (tranne per il nord-ovest che registra un aumento dell’1,3%). Figura 17: Variazione occupati totali dal 2005 al 2015 Il numero di occupati dipendenti, in particolare, ha registrato nel periodo 2004-20145 una crescita del 7% (da 60.100 a 64.100 unità) nella provincia di La Spezia (pari a quella del nord-ovest) mentre l’aumento su scala nazionale si attesta sul 4%. Il numero degli occupati nell’industria in senso stretto, invece, nel periodo 2008-2014 registra una variazione fortemente negativa per La Spezia (-19%), scendendo da 16.000 a 12.900 unità. Tale diminuzione è maggiore sia rispetto al dato regionale (-105) che a quello nazionale (-9%) e dell’area nord ovest (-6%). 4 http://www.starnet.unioncamere.it/Appendice-statistica-2015-xls_1A14196 5 Il dato del 2014, relativo al numero di occupati dipendenti, al numero di occupati nell’industria in senso stretto e al numero di persone in cerca di occupazione totale è l’ultimo disponibile in termini temporali. Per il numero di laureati totali il dato si ferma al 2013.
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    17 Figura 18: Variazioneoccupati nell’industria dal 2008 al 2014 Il tasso di occupazione dai 15 ai 64 anni (età lavorativa) a La Spezia è lievemente aumentato nel corso del decennio (+2,4%), passando da 61,2 nel 2005 a 62,7 nel 2015, a differenza del dato dell’Italia che registra un calo di oltre il 2%. Tuttavia va osservato come Il tasso di disoccupazione dai 25 ai 34 anni a La Spezia nell’arco di dieci anni (2005-2015) ha subito quasi un raddoppio, passando da 9,3 a 17,1, tuttavia, in linea con i valori registrati nel resto d’Italia. Il numero di persone in cerca di occupazione totale registra un netto aumento dal 2004 al 2014, passando da circa 4.800 a 11.900 unità, che corrisponde a un incremento di quasi il 150%, mentre a livello nazionale la crescita è del 66%. Il numero di laureati totali nel periodo che va dal 2004 al 2013 (ultimo anno disponibile) ha subito un decremento del 3% a La Spezia, mentre sia a livello regionale che nazionale si è registrato un aumento rispettivamente del 3% e del 13%. Per quanto riguarda la ripartizione del numero di laureati per gruppo disciplinare nel 2013 a La Spezia, oltre il 20% è laureato in ingegneria, il 13,3% in ambito economico statistico e il 12,4% in ambito medico. A livello nazionale il primo posto appartiene all’ambito economico-statistico (15,4%), seguito da quello ingegneristico (11,8%), da quello politico-sociale (10,9%) e da quello medico (10,7%). GLOSSARIO6 DEL CAPITOLO (Parte 1) Bilancio demografico: è dato dalla differenza tra l'ammontare della popolazione residente di un dato anno e la popolazione dell'anno precedente. Il saldo demografico di un paese, di uno stato o di un territorio, viene calcolato facendo la differenza tra i nati vivi e i morti. Il dato è accompagnato da quello del saldo tra il numero degli immigrati e quello degli emigrati. Crescita naturale (tasso di): è la differenza tra il tasso di natalità e il tasso di mortalità. Crescita totale (tasso di): è la somma del tasso di crescita naturale e del tasso migratorio totale. Dipendenza anziani (indice di): rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione in età attiva (15- 64 anni), moltiplicato per 100. 6 Il presente glossario è stato stilato sulla base delle definizioni di indicatori riportate su: http://www.istat.it
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    18 Dipendenza strutturale (indicedi): rapporto tra popolazione in età non attiva (0-14 anni e 65 anni e più) e popolazione in età attiva (15-64 anni), moltiplicato per 100. Disoccupati: comprendono le persone non occupate tra i 15 e i 74 anni che: `  hanno effettuato almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento e sono disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive; `  oppure, inizieranno un lavoro entro tre mesi dalla settimana di riferimento e sarebbero disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive, qualora fosse possibile anticipare l’inizio del lavoro. Disoccupazione (tasso di): rapporto tra i disoccupati e le corrispondenti forze di lavoro. Età media: età media della popolazione detenuta a una certa data espressa in anni e decimi di anno. Mortalità (tasso di): rapporto tra il numero dei decessi nell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000. Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento: `  hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura; `  hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente; `  sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia). I dipendenti assenti dal lavoro sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi, oppure se durante l’assenza continuano a percepire almeno il 50% della retribuzione. Gli indipendenti assenti dal lavoro, ad eccezione dei coadiuvanti familiari, sono considerati occupati se, durante il periodo di assenza, mantengono l’attività. I coadiuvanti familiari sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi. Occupazione (tasso di): rapporto tra gli occupati e la corrispondente popolazione di riferimento. Natalità (tasso di): rapporto tra il numero dei nati vivi dell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000. Popolazione residente: costituita in ciascun Comune (e analogamente per altre ripartizioni territoriali) delle persone aventi dimora abituale nel Comune stesso. Non cessano di appartenere alla popolazione residente le persone temporaneamente dimoranti, in altro Comune o all’estero, per l’esercizio di occupazioni stagionali o per causa di durata limitata. Saldo migratorio con l’estero: differenza tra il numero degli iscritti per trasferimento di residenza dall’estero ed il numero dei cancellati per trasferimento di residenza all’estero. Saldo migratorio interno: differenza tra il numero degli iscritti per trasferimento di residenza da altro Comune e il numero dei cancellati per trasferimento di residenza in altro Comune. Diversamente da quanto atteso, a livello Italia quest’indicatore risulta quasi sempre diverso da zero per il motivo che sussiste uno sfasamento temporale “tecnico” tra l’iscrizione nel comune di destinazione e la cancellazione dal comune di origine e che, pertanto, influenza le statistiche sulla mobilità interna.
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    19 Saldo migratorio peraltri motivi: differenza tra il numero degli iscritti e il numero dei cancellati dai registri anagrafici dei residenti dovuto ad altri motivi. Si tratta di un saldo tra iscrizioni e cancellazioni anagrafiche non corrispondenti ad effettivi trasferimenti tra un comune di residenza e un altro, bensì a operazioni di correzione post-censuaria. Per quel che riguarda le iscrizioni si tratta principalmente di soggetti in precedenza cancellati per irreperibilità e ricomparsi, oppure di soggetti non censiti ma effettivamente residenti. Tra le cancellazioni per altri motivi si annoverano, invece, i soggetti cancellati in quanto risultati non più residenti in seguito ad accertamento anagrafico, oppure i soggetti che si sono censiti come residenti in un comune senza possederne i requisiti. Saldo migratorio totale: differenza tra il numero degli iscritti ed il numero dei cancellati dai registri anagrafici per trasferimento di residenza interno, con l’estero o per altri motivi. Saldo naturale (o dinamica naturale o crescita naturale): differenza tra il numero di iscritti per nascita e il numero di cancellati per decesso dai registri anagrafici dei residenti. Saldo totale: somma del saldo naturale e del saldo migratorio. Speranza di vita alla nascita (o vita media): il numero medio di anni che una persona può contare di vivere dalla nascita nell’ipotesi in cui, nel corso della propria esistenza, fosse sottoposta ai rischi di mortalità per età dell’anno di osservazione. Straniero residente: cittadino straniero (residente in Italia) che ha dimora abituale nell'alloggio o nella convivenza ed è in possesso dei requisiti per l'iscrizione in anagrafe. Vecchiaia (indice di): rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione di età 0-14 anni, moltiplicato per 100. SITOGRAFIA DEL CAPITOLO (Parte 1) Dati riguardanti la demografia • http://demo.istat.it/l • http://dati.istat.it/ • https://www.istat.it/it/liguria/ • http://www.sp.camcom.it/rapporto-economia-provinciale Dati riguardanti l’occupazione • http://www.starnet.unioncamere.it/Appendice-statistica-2015-xls_1A14196 • http://dati.istat.it/
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    20 Parte 2 Analisi economicadel contesto territoriale di La Spezia
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    21 1. INTRODUZIONE Il presentecapitolo intende evidenziare i fattori di forza e di debolezza della struttura della città e si basa su studi condotti da diversi e qualificati operatori negli ultimi anni (si veda la sezione Riferimenti bibliografici). Individuare tali fattori è una precondizione per operare scelte strategiche di medio-lungo periodo, siano esse pubbliche-istituzionali o private, al fine di migliorare la competitività della città. Concetto, quest’ultimo, definito in ambito europeo7 come “la capacità di una località di generare redditi alti e crescenti e migliorare la qualità della vita dei propri residenti”, capacità a sua volta strettamente legata alla presenza di un ambiente attraente e sostenibile per la conduzione di attività lavorative delle imprese e degli altri residenti. A partire da dati macroeconomici (par2), si sono individuati gli indici di specializzazione economica della provincia di La Spezia confrontati con quelli degli aggregati territoriali di riferimento, valutandone i cambiamenti intercorsi negli anni della crisi economica italiana (prima e seconda fase). In virtù della classificazione economica del territorio - fornita dall’ISTAT sulla base di dati censuari dell’industria - si è reso conto del posizionamento della Spezia nell’Economia del Mare (3.1), individuando settori di specializzazione più precisi e senz’altro caratterizzanti l’economia locale: turismo, porto e commerci, cantieristica. Dati d’interscambio commerciale (3.5) hanno suggerito altresì di valutare il ruolo del settore “difesa” (3.6) nell’ambito delle attività industriali e la consistenza delle PMI incluse nel relativo indotto. Le prospettive dei settori produttivi di rilievo sono state analizzate sulla base di dati microeconomici e d’impresa per gli sviluppi locali, e sulla base di studi internazionali per le prospettive dei mercati di sbocco dei relativi prodotti. Infine, alcune ipotesi interpretative sono state confrontate con opinioni dei rappresentanti di Confartigianato, CNA, Unioncamere, Autorità Portuale e confrontate con dichiarazioni pubbliche emerse negli ultimi mesi su stampa locale. 2. IL QUADRO MACROECONOMICO: LA DOPPIA RECESSIONE E L’IMPATTO SUL VALORE AGGIUNTO SETTORIALE E PER MACRO-AREE L’Italia sta uscendo a fatica dalla peggiore crisi economica del dopoguerra. Nel periodo 2008-2013 il Paese è entrato in recessione per ben due volte: a prezzi costanti, il PIL si è ridotto di quasi dieci punti percentuali; la produzione industriale è diminuita di circa un quarto; gli investimenti del 30%; i consumi privati dell’8%. La prima recessione è stata più intensa ma meno prolungata: tra il primo trimestre del 2008 e il secondo trimestre dell’anno successivo, il prodotto è calato di circa 8 punti. Essa è da considerare “importata” poiché essenzialmente riconducibile all’evoluzione del contesto esterno, in particolare alla crisi finanziaria negli Stati Uniti, al crollo degli scambi mondiali di beni e servizi avvenuto tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 (Fig.19), alle quotazioni del petrolio. 7 Commissione Europea, Directorate-General for Regional and Urban Policy, WP 02/2017 Regional Competitiveness Index 2016. RCI http://ec.europa.eu/regional_policy/en/information/maps/regional_ competitiveness) Istat, Rapporto Annuale 2015. Parlamento Europeo. http://www.europarl. europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2017/603889/EPRS_BRI(2017)603889_EN.pdf
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    22 Fig.19 – Prodottointerno lordo dei principali Paesi avanzati e dinamica del commercio mondiale (valori annuali a prezzi correnti per PIL indici base 2005= 100) Fonte: elaborazioni su dati FMI (World Economic Outlook). La seconda recessione, invece, è da attribuire soprattutto a fattori di origine “interna”, in particolare alla crisi del nostro debito sovrano e agli effetti pro-ciclici della necessaria correzione di bilancio (necessaria per riguadagnare la fiducia dei mercati). Questi effetti si sono sommati a quelli della restrizione creditizia operata dalle nostre banche - restrizione a sua volta determinata dalle tensioni sul mercato dei titoli sovrani nell’area dell’euro -, e a quelli causati dal forte deterioramento nel clima di fiducia delle famiglie e delle imprese. Il settore esterno non ha fornito alcuna compensazione considerato il forte rallentamento degli scambi mondiali a partire dal 2010. Anche grazie alle politiche fortemente espansive della BCE, questa recessione è stata meno intensa della precedente, ma più prolungata: tra il secondo trimestre del 2011 e il primo trimestre del 2013 il prodotto è calato di 5,2 punti percentuali, vanificando interamente la breve ripresa a cavallo delle due recessioni (+3,3 punti). Dal 2014 l’Italia è tornata a crescere debolmente, non abbastanza da recuperare il livello di prodotto anteriore alla crisi finanziaria globale. Ancora alla fine del 2016, il PIL, la produzione industriale, gli investimenti e i consumi erano inferiori, rispettivamente, di 7, 21, 26, e 5 punti percentuali rispetto ai rispettivi livelli pre-crisi. Gli altri principali paesi dell’area dell’euro hanno già ampiamente recuperato tali livelli; Germania e Francia lo hanno fatto prima degli altri; la Spagna (altro paese che, come l’Italia, ha subito una doppia recessione) è oggi vicina a colmare la differenza (Fig. 20). Le previsioni di crescita del PIL italiano nel 2017 erano comprese tra lo 0,8 e l’1,0%: ( Fondo monetario internazionale - World Economic Outlook dello scorso aprile +0,8), (Commissione Europea - Winter 2017 +0,9), (OCSE -Interim Economic Outlook, marzo 2017 +1,0). La crescita su base annua a ottobre 2017 è - secondo dati Istat - dell’1,5%. La doppia recessione ha interessato tutte le macro-aree del Paese, sia pure con alcune significative differenze. A valori correnti (Fig. 21), le due fasi recessive nel Mezzogiorno sono state più prolungate che altrove; di conseguenza, il divario con le altre macro-regioni si è ampliato (ancora nel 2015 il valore aggiunto del Mezzogiorno era quello che si scostava maggiormente dal rispettivo livello pre-crisi). Per il Nord-Est, invece, la seconda recessione è stata più breve, e il valore aggiunto dell’area ha recuperato i livelli pre-crisi già nel corso della ripresa tra le due recessioni (nel 2015 esso superava di quattro punti percentuali il livello raggiunto nel 2008). I risultati del Nord-Ovest sono simili, ancorché lievemente inferiori, a quelli del Nord-Est (per questa macro-area la ripresa post seconda recessione è iniziata poco più tardi). -15,00 -10,00 00-5, 0,00 5,00 10,00 15,00 00,90 95 00, 100,00 105,00 110,00 115,00 120,00 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 Commercio mondiale )variaz.%( Area dell'euro Stati Uniti Giappone UK
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    23 Fig. 20 –Prodotto interno lordo dell’area dell’euro e dei principali Paesi dell’area. (Valori trimestrali destagionalizzati a prezzi costanti: indici base 2005=100) Fonte: elaborazioni su dati Banca d’Italia 90 95 100 105 110 115 120 Germania Francia Spagna Area dell'euro Italia
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    24 Fig. 21 -Valore aggiunto a prezzi correnti per macro- aree. (Indici base 2005=100) Fonte: elaborazione su dati Istat Gli andamenti della Liguria e della provincia della Spezia differiscono nettamente sia tra di loro sia rispetto a quelli dell’area di appartenenza (Fig. 22). Mentre il profilo della Liguria è più simile a quello del Mezzogiorno, quello della Spezia è decisamente più erratico, con una fortissima ripresa a cavallo delle due recessioni, seguita da una fase di lieve ma prolungata flessione. A prescindere dalle macro-aree e regioni di riferimento, la doppia recessione ha interessato soprattutto l’industria manifatturiera, più esposta alla concorrenza internazionale attraverso il canale del commercio). In Fig. 22 – Valore aggiunto a prezzi correnti (Indici base 2005=100) Fonte: elaborazione su dati Istat 00,90 ,0095 100,00 105,00 110,00 115,00 120,00 125,00 130,00 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 Italia Nord-Ovest Liguria La Spezia
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    25 Liguria e nellaprovincia della Spezia, la volatilità del valore aggiunto manifatturiero è stata particolarmente elevata rispetto alla media nazionale e a quella della macro-area di riferimento. Fig. 23 – Industria manifatturiera, valore aggiunto a prezzi correnti (Indici base 2005=100) Il valore aggiunto del comparto dei servizi, invece, ha continuato a crescere senza oscillazioni o interruzioni di rilievo, proseguendo un trend già in atto dal decennio scorso. Il peso relativo di quest’ultimo comparto è progressivamente aumentato negli anni (in media, dal 71,2% nel periodo 2000-2007 al 74,1% nel 2012-2014) a scapito di quello dell’industria manifatturiera (scesa dal 18,1 al 15,4%; Tabella 1). Sono in particolare cresciuti i servizi legati all’Amministrazione pubblica e difesa, all’istruzione, alla sanità e assistenza sociale (dal 16,4 al 17,2%) e quelli legati alle attività immobiliari (dall’11,5% al 13,9%). Tabella 1 - Valore aggiunto a prezzi correnti Italia - composizione %le Settori 2000- 2007 2008- 2011 2012- 2014 AGRICOLTURA, SILVICOLTURA E PESCA 2,5 2,0 2,2 INDUSTRIA 26,4 24,8 23,6 Industria in senso stretto 20,8 18,1 2,8 5,5 18,9 16,0 3,0 5,8 18,5 15,4 3,1 5,1 Industria manifatturiera Altre industrie (*) Costruzioni SERVIZI 71,2 73,2 74,1 A- Commercio, riparaz. auto e moto, trasporto e magazz., servizi di alloggio e di ristorazione 21,0 4,5 5,1 11,5 20,2 4,3 5,3 13,0 20,1 3,8 5,6 13,9 B - Servizi di informazione e comunicazione C - Attività finanziarie e assicurative D - Attività immobiliari Fonte: elaborazione su dati Istat 80,00 85,00 ,0090 00,95 100,00 105,00 110,00 115,00 120,00 125,00 Italia Nord-Ovest Liguria La Spezia
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    26 E - Attivitàprofessionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi di supporto 9,3 9,4 9,4 F - Amministrazione pubblica e difesa, assicurazione sociale obbligatoria, istruzione, sanità e assistenza sociale 16,4 3,5 17,2 3,9 17,2 4,0 G - Attività artistiche, di intrattenimento e divertimento, riparazione di beni per la casa e altri servizi TOTALE ATTIVITA' 100,0 100,0 100,0 (*) Attività estrattiva, fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, fornitura di acqua, reti fognarie, attività di trattamento dei rifiuti e risanamento Fonte: elaborazioni su dati Istat Fig. 6 – Totale servizi, valore aggiunto a prezzi correnti. (Indici base 2005=100) Fonte: elaborazioni su dati Istat A fronte delle dinamiche prima descritte, il posizionamento relativo delle varie aree del Paese nella creazione di valore aggiunto settoriale non è mutato drasticamente. In particolare, gli indici di specializzazione settoriale relativi a queste aree sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto ai loro livelli pre-crisi ( Tabella 2). Tali indici sono dati dal rapporto tra il peso relativo di un settore nel territorio di riferimento e l’analogo peso di quel settore sul totale dell’economia italiana. Se compresi tra zero e uno indicano una de specializzazione; valori superiori all’unità indicano che l’area di riferimento è specializzata nella produzione di valore aggiunto in quel settore. Il Nord-Est e il Nord-Ovest hanno continuato a essere fortemente specializzati nella produzione manifatturiera; il Mezzogiorno nel comparto dei servizi erogati dallo Stato. Nella provincia di La Spezia e in Liguria (esclusa La Spezia), il peso relativo dei servizi legati al commercio e ai trasporti è più alto della media nazionale, così come quello delle attività immobiliari. L’elevata specializzazione del territorio spezzino nel comparto dei servizi erogati dallo Stato è principalmente attribuibile alla componente della difesa (Arsenale). Queste indicazioni sono inevitabilmente troppo aggregate e possono celare ulteriori elementi di specificità.
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    27 Tabella 2 –Valore aggiunto a prezzi correnti. (Indici di specializzazione settoriale, per macro-area, Regione e Provincia (*) Settori Nord-Ovest Nord-Est Centro 2000- 2007 2008- 2011 2012- 2014 2000- 2007 2008- 2011 2012- 2014 2000- 2007 2008- 2011 2012- 2014 AGRICOLTURA, SILVICOLTURA E PESCA 1,0 0,6 1,1 1,2 1,2 0,9 0,9 1,0 1,0 1,2 1,2 1,0 1,1 0,7 1,0 1,0 0,6 0,6 1,1 1,1 1,2 1,2 1,2 1,2 0,9 0,9 1,0 1,0 1,0 1,0 1,0 1,0 1,2 1,2 1,2 1,2 1,0 1,0 1,1 1,2 0,7 0,7 1,0 1,1 1,2 1,2 1,3 0,8 1,0 0,9 1,0 0,7 0,9 1,0 0,9 0,8 1,0 1,1 1,2 1,3 1,4 0,8 1,0 0,9 1,0 0,7 0,9 1,0 0,9 0,8 1,0 1,1 1,2 1,3 1,4 0,8 1,0 0,9 1,0 0,7 0,9 1,0 0,9 0,8 1,0 0,7 0,8 0,8 0,8 1,0 0,9 1,1 1,0 1,3 1,1 1,0 1,1 1,1 1,0 0,7 0,8 0,8 0,8 1,0 0,9 1,1 1,0 1,4 1,1 1,0 1,1 1,0 1,0 0,7 0,9 0,8 0,8 1,1 0,9 1,1 1,0 1,4 1,1 1,0 1,1 1,1 INDUSTRIA Industria in senso stretto Industria manifatturiera Altre industrie (*) Costruzioni SERVIZI A - Commercio ecc. B - Informazione e comunicazione C - Attività finanziarie e assicurative D - Attività immobiliari E - Attività professionali ecc. F - Amministrazione pubblica ecc. G - Altri Settori Mezzogiorno Liguria (**) La Spezia 2000- 2007 2008- 2011 2012- 2014 2000- 2007 2008- 2011 2012- 2014 2000- 2007 2008- 2011 2012- 2014 AGRICOLTURA, SILVICOLTURA E PESCA 1,0 1,7 0,8 0,7 0,6 1,3 1,2 1,0 1,0 0,7 0,7 1,0 0,8 1,5 1,0 1,0 1,7 1,7 0,8 0,7 0,7 0,6 0,6 0,5 1,2 1,2 1,1 1,1 1,1 1,1 1,0 1,1 0,7 0,7 0,7 0,7 1,0 1,0 0,8 0,8 1,5 1,5 1,0 0,7 0,7 0,7 0,6 1,2 0,9 1,1 1,4 0,8 0,9 1,3 1,0 0,9 1,0 0,6 0,8 0,7 0,6 1,1 0,9 1,1 1,4 0,7 0,8 1,2 1,0 0,9 1,0 0,5 0,8 0,7 0,6 1,1 1,0 1,1 1,3 0,7 0,8 1,3 1,0 0,9 1,0 0,6 0,8 0,8 0,7 1,4 0,8 1,1 1,1 0,5 0,8 1,3 0,7 1,4 1,0 0,5 0,9 0,9 0,8 1,5 0,8 1,1 1,2 0,4 0,6 1,2 0,7 1,4 1,0 0,4 0,8 0,8 0,7 1,3 0,9 1,1 1,1 0,4 0,6 1,2 0,7 1,4 INDUSTRIA Industria in senso stretto Industria manifatturiera Altre industrie (*) Costruzioni SERVIZI A - Commercio ecc. B - Informazione e comunicazione C - Attività finanziarie e assicurative D - Attività immobiliari E - Attività professionali ecc. F - Amministrazione pubblica ecc. G - Altri (*) Attività estrattiva, fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, fornitura di acqua, reti fognarie, attività di trattamento dei rifiuti e risanamento. (**) Al netto della provincia di La Spezia Fonte:elaborazioni su dati Istat
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    28 3. QUALE SPECIALIZZAZIONEPER LA SPEZIA? Sulla base dell’elaborazione dei dati censuari per l’industria del 2011, l’Istat8 colloca la provincia di La Spezia tra i 129 cosiddetti “altri sistemi locali del made in Italy”, (caratterizzati per la fabbricazione di macchinari; del legno e dei mobili; dell’agroalimentare; dei gioielli - occhiali e strumenti musicali). L’ insieme di questi 129 sistemi locali (sui 600 classificati) rappresenta la parte più rilevante della produzione manifatturiera distrettuale italiana. La Spezia è compresa, inoltre, nel sottogruppo dei 19 sistemi locali urbani prevalentemente portuali 9 , che in Italia rappresenta l’11,7% della popolazione ma appena il 3,9% dell’estensione territoriale complessiva. La specializzazione marittima dei sistemi portuali emerge con riferimento alla cantieristica navale con Monfalcone, Sestri Levante, La Spezia e Viareggio, e al comparto dei trasporti marittimi con i porti di Venezia, Genova, Napoli, Gioia Tauro e Palermo. Le due classificazioni, con indicazione dei settori prevalenti (fabbricazione di macchinari e cantieristica navale), ci indirizzano nell’approfondimento proposto nel seguito. In particolare, nel par. 3.1 analizzeremo il posizionamento di La Spezia nell’Economia del Mare, con speciale attenzione al Turismo - (posizionamento e contraddizioni, par. 4.3.1); alla Filiera della cantieristica - (a partire dalle sfide globali per il settore e da dati micro e di impresa, proveremo a far emergere i fatti rilevanti per La Spezia, par. 4.3.2); al Porto e commercio marittimo (4.3.3). Il presente capitolo prosegue, quindi, con l’analisi dei comparti produttivi non inseriti nel cluster dell’economia del mare (4.4), evidenziati utilizzando i dati dell’interscambio commerciale di La Spezia, e con sotto-paragrafo dedicato all’industria della difesa, basato essenzialmente sulle prospettive delle imprese leader del settore. Nel paragrafo 4.5, infine, si discutono ulteriori elementi, emersi più di recente, per una valutazione del tessuto industriale spezzino. 3.1. Il posizionamento nell’economia del mare Come città portuale, con la sua specializzazione nella cantieristica, La Spezia è naturalmente inserita nel comparto dell’ Economia del mare (blue economy)23 , ovvero quella porzione di economia che comprende i seguenti settori: cantieristica – le attività di costruzione, riparazione e demolizione delle imbarcazioni, così come gli strumenti di navigazione, la loro installazione e il commercio all'ingrosso e al dettaglio; trasporto di merci e di passeggeri – attività legate al trasporto via acqua, sia marittimo che costiero, e i relativi servizi logistici e di intermediazione; servizi al turismo –servizi di alloggio e ristorazione, compresi quelli sulle navi, le attività culturali e ricreative come i tour operator, guide turistiche, stabilimenti balneari ed altre attività legate all'intrattenimento; filiera ittica - pesca, acquacoltura, lavorazione del pesce e il relativo processo di distribuzione e commercio all'ingrosso e al dettaglio, e la ricerca nel campo della biotecnologia e della tutela della biodiversità marina; risorse energetiche – attività di estrazione delle risorse minerarie, petrolio e gas naturale, oltre allo studio e l'impiego di tecnologie atte a sfruttare le energie rinnovabili del mare. Un esaustivo rapporto sull’economia del mare in Italia è stato pubblicato dalla Federazione del Mare (FdM) con il supporto scientifico del Censis10 . Secondo lo studio, il complesso delle attività afferenti al “cluster 8 Rapporto Annuale 2015, La situazione del Paese . 9 Ibidem, p.49 23 Un’ampia descrizione della Blue economy è disponibile in: Commissione europea, Blue Growth - Opportunities for marine sustainable growth, 2012 10 FDM - Censis, (2015) V Rapporto Cluster marittimo e sviluppo in Italia.
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    29 marittimo”11 ha generato nel2014 un PIL in valore pari a 32,6 miliardi di euro. L’86% di questo importo era riferibile alle attività produttive, manifatturiere o terziarie12 (circa 28 miliardi di euro); il restante 14% alle attività istituzionali del comparto marittimo, ovvero alle attività della Marina Militare, dal Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia costiera, alle Autorità portuali e ai sevizi assicurativi dell’Inail riguardanti il settore marittimo. Valore aggiunto La blue economy spezzina nel 2014 ha contribuito per il 13,5% al valore aggiunto totale della provincia ( 5,8 mld escluse le istituzioni pubbliche) . Circa la metà del VA dell’economia del mare è imputabile alla filiera della cantieristica e alle attività di ricerca regolamentazione e tutela ambientale ( 24,9% e 24,8% rispettivamente). Il settore movimentazione merci e passeggeri via mare e servizi al turismo producono circa il 40% del VA totale e occupano circa 5400 addetti. L’apporto dei servizi ricreativi e sportivi è pari al 5,2% del VA della blue economy, con una quota importante di addetti (circa 2000 ) ( Tabella 3). Occupazione Il settore dei trasporti marittimi fornisce il contributo principale all’occupazione, assorbendo, su base nazionale, più di un quarto delle unità di lavoro del cluster dell’economia del mare (27,6%). Al secondo posto, con un’incidenza del 22% circa, si collocano la pesca e le attività di logistica portuale e di ausilio ai trasporti marittimi. Seguono la navalmeccanica nel suo complesso (17,3%) e la nautica da diporto (11,2%). Rispetto al 2011 il settore dei servizi guadagna terreno rispetto alle attività manifatturiere e alla pesca (in coerenza con i dati illustrati nel precedente paragrafo, aggregati su basi diverse). Il trasporto marittimo passa da una quota pari al 43,1% del totale del cluster nel 2011 al 43,6% nel 2013, le attività di logistica portuale e ausiliarie al trasporto marittimo guadagnano in ULA lo 0,4% nello stesso periodo (2011-2014). Imprese In Italia alla fine del 2014, vi erano circa 182mila imprese operanti nell’economia del mare (il 3% del totale dell’economia italiana), con una concentrazione nel turismo marino (con circa il 40% delle imprese che operano nel settore dei servizi di alloggio e ristorazione e con un 16% circa presenti nel settore delle attività sportive e ricreative). In Liguria – la più importante delle regioni del cluster – l’economia del mare coinvolgeva l’8,8% del totale delle imprese regionali, in prevalenza attive nei servizi di alloggio e ristorazione (circa il 47%), nella filiera della cantieristica (17%), nelle attività sportive e ricreative (14%), nei settori della movimentazione merci e passeggeri via mare (10,7%), e nella filiera ittica (8,7%). Nella graduatoria basata sull’incidenza percentuale delle imprese comprese nel cluster marittimo rispetto al totale delle imprese presenti sul territorio di riferimento13 , la provincia di La Spezia si collocava al terzo posto, preceduta da Rimini e Livorno. 11 Ibidem, Per una classificazione precisa delle imprese comprese nel cluster marittimo, cfr. anche ATECO Settori compresi nell’economia del mare in allegato. 12 Comprendenti trasporti marittimi (inclusa la spesa dei crocieristi), attività̀ di logistica portuale e servizi ausiliari ai trasporti marittimi, cantieristica navale, cantieristica delle imbarcazioni da diporto (comprensivo della spesa dei diportisti), pesca 13 La Spezia è preceduta in questa graduatoria da Rimini (12,8%) e Livorno (12,3%) e seguita da Trieste, Olbia-Tempio e Savona, città con gradi di specializzazione compresi tra l’11,1 e il 9,9%.
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    30 Quasi il 12%delle imprese di La Spezia operano nell’economia del mare, una quota di gran lunga più elevata rispetto a quella registrata nelle altre aree. Tra le quasi 2.500 imprese attive nel cluster, la maggioranza è impegnata nei servizi al turismo (46% circa) e nelle attività sportive e ricreative (10%); il 19,7% nella filiera della cantieristica; il 10% circa nella movimentazione merci e passeggeri via mare, l’11,4% nella filiera ittica (Tabella 4, Tabella 3). Tabella 3 - Valore aggiunto (ai prezzi base correnti, in milioni di euro) Anno 2014, provincia di La Spezia Settori Economia del Mare Valore aggiunto Compos. %le Filiera ittica 30 4,3 Industria delle estrazioni marine 0 0 Filiera della cantieristica 172 24,9 Movimentazione di merci e passeggeri via mare 141,7 20,5 Servizi di alloggio e ristorazione 140,8 20,4 Attività di ricerca, regolamentazione e tutela ambientale 171,6 24,8 Attività sportive e ricreative 35,9 5,2 Totale economia del mare 691,9 100 Incidenza percentuale sul totale economia 13,5 Fonte: Elaborazione su dati Starnet Tabella 4 – Numero delle imprese registrate nelle attività dell’economia del mare per provincia e settore (2014) Provincia e Aree Filiera ittica Ind. delle estraz. marine Filiera della cantieristica Movim. di merci e passeggeri via mare Servizi di alloggio e ristorazione Attività di ricerca, regol. e tutela ambientale Attività sportive e ricreative Totale economia del mare Incidenza % econ. del mare su totale impr. La Spezia 277 7 478 251 1.136 37 238 2.424 11,77 LIGURIA 1.229 17 2.474 1.506 6.926 251 2.066 14.469 8,85 NORD- OVEST 3.254 23 6.502 1.930 6.931 1.327 2.066 22.034 1,4 NORD-EST 7.895 23 4.627 2.135 10.095 974 3.073 28.822 2,47 CENTRO 6.226 128 7.837 2.462 24.172 1.582 10.178 52.585 4,01 SUD E ISOLE 16.509 350 8.749 4.456 32.842 2.380 13.094 78.380 3,94 ITALIA 33.884 524 27.715 10.983 74.040 6.263 28.411 181.820 3,01 Fonte: Unioncamere su dati Infocamere
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    31 3.2. Il turismotra numeri e valori I dati appena illustrati ci dicono che in provincia di La Spezia la maggioranza delle imprese presenti sul totale dell’economia del mare sono operative nel settore turistico (alloggio e ristorazione e attività ricreative, circa il 56%). Questa preponderanza non è associata a un saldo degli introiti ed esborsi legati al turismo internazionale in linea con quelli registrati nelle altre aree di confronto ( Tabella 5). Né lo è il ritmo di crescita del numero di viaggiatori stranieri attratti, aumentati in provincia del 5,8% tra il 2011 e il 2014, contro il 10% della Liguria, il 18,8% del Sud e delle Isole, e un dato complessivo per l’Italia del 7,1 % Tabella 5 – Saldo della spesa del turismo internazionale per provincia (Serie 2011-2014. Dati in mln di euro Provincia e Aree 2011 2012 2013 2014 La Spezia 200 176 166 178 LIGURIA 894 800 954 924 NORD-OVEST 343 657 881 380 NORD-EST 3.897 4.083 3.924 3.622 CENTRO 4.449 4.820 5.607 6.140 SUD E ISOLE 741 1.076 1.244 1.650 Non ripartibili 878 906 1.100 923 ITALIA 10.308 11.544 12.755 12.715 Fonte: Banca d'Italia Tabella 6 - Numero di viaggiatori stranieri a destinazione per provincia visitata. Serie 2011-2014. Dati in migliaia Provincia e aree 2011 2012 2013 2014 La Spezia 557 553 549 589 LIGURIA 7.017 6.695 7.624 7.725 NORD-OVEST 31.659 32.114 32.857 33.381 NORD-EST 29.670 31.180 31.202 32.310 CENTRO 20.179 20.014 21.246 20.906 SUD E ISOLE 7.130 7.209 7.761 8.459 Non ripartibili 6.958 7.084 7.091 7.328 ITALIA 95.596 97.602 100.157 102.384 Fonte: Banca d'Italia
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    32 A dicembre 2014,secondo i dati forniti dall’Amministrazione provinciale e riportati nel rapporto della CCIA sull’economia provinciale, nel territorio di La Spezia si contavano 217 esercizi alberghieri (+0,5 rispetto al 2013) e 985 strutture complementari (+2,3% rispetto all’anno precedente), per un totale di 7.680 posti letto negli alberghi e 15.735 nelle altre strutture ricettive (di cui 9.560 posti in 26 villaggi e camping). La permanenza media nelle strutture alberghiere è diminuita del 3,3% (dopo tre anni di crescita compresa tra 2,4 e 2,7% ) ed è diminuita nelle altre strutture recettive dell’8% ( dopo tre anni di crescita tra il 3,7 e il 3,4%). I problemi e le prospettive sul turismo sono stati oggetto di un recente sondaggio, basato su un campione di 800 cittadini residenti suddivisi per sesso, età e ampiezza del comune di residenza. Con particolare riguardo all’immagine del territorio di La Spezia, a soddisfare i residenti sono cultura e turismo, più dei servizi e dell’ambiente. I giudizi “molto positivi” sono prevalenti in merito alle bellezze naturali del territorio, le città d’arte e i luoghi storici; i monumenti e musei; i prodotti alimentari tipici; la produzione artigianale. Il 69% degli spezzini ha risposto che turismo e commercio-servizi sono tra i punti di forza della provincia (l’agricoltura si colloca al 53% e l’industria al 32%). Meno lusinghieri sono, invece, i giudizi sulla capacità di attrarre e accogliere i turisti. Dal raggruppamento dei dati emersi, risulta in sostanza che turismo, valorizzazione dei prodotti tipici, gastronomia sono elementi su cui puntare come sostegno al commercio, ai servizi e all’economia in generale, nonché come leva per favorire la ripresa del mercato del lavoro. Probabilmente la comunità e gli operatori del settore dovranno ancora riflettere sul tipo di turista che vogliono attrarre, adeguare i servizi e le infrastrutture alla tipologia prescelta, e focalizzare meglio le attività di marketing. Sulla necessità di riflettere sul marketing, è stato esplicito Eugenio Bordoni, titolare del tour operator spezzino Arbaspàa, nel suo intervento al convegno “La Spezia: il Golfo dei sapori”. Un modello, quello auspicato da Bordoni, basato sui legami anziché sulle contrapposizioni: “ immagino una società a guida privata e con partecipazione pubblica, che si occupi di marketing territoriale, ma anche di analisi degli standard di accoglienza e dell’impatto del turismo sul territorio (…) i riscontri (al BIT di Milano) sono una ragione in più per iniziare a pensare alla nostra provincia in termini di area vasta e distretto”. 3.3. La filiera della Cantieristica In Italia, secondo l’analisi del Censis, “il comparto della navalmeccanica è, storicamente, uno dei più importanti dell’intero cluster marittimo, sia per quanto riguarda il valore percentuale della produzione riferita al cluster manifatturiero e terziario (costituisce, infatti, il 18,8% del totale della produzione, in lieve flessione rispetto al 19,1% del 2011), sia per quanto riguarda il contributo al PIL, 21% del totale del cluster, in flessione di un punto percentuale rispetto al 2011. Questi dati si riferiscono all’intero comparto navalmeccanico che include sia le poche grandi aziende che possono essere propriamente definite “cantieri navali”, sia la moltitudine di imprese manifatturiere e di servizio che contribuiscono alle costruzioni navali con ruoli diversificati, spesso come contractor delle grandi aziende che organizzano i cantieri”14 . 14 V RAPPORTO SULL’ECONOMIA DEL MARE Cluster marittimo e sviluppo in Italia. Studio realizzato nel 2015 per conto della Federazione del Mare dal Censis – Centro studi investimenti sociali. Cfr. p.65
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    33 La cantieristica èsenz’altro uno dei settori atti a spiegare la specificità del sistema economico locale di La Spezia. Il 19,7% delle imprese -comprese nel cluster dell’economia del mare, e facenti parte del gruppo di imprese delle attività manifatturiere residenti - rappresentano l’8,24% del totale delle imprese attive nel comune di La Spezia. Abbiamo stimato, a partire da una base dati di 16.745 imprese con sede principale nella provincia di La Spezia, che per quanto riguarda “Cantieri navali per costruzioni metalliche e non metalliche” (Ateco 2007 codice 30.11.0 ) le prime sei PMI locali per fatturato, impiegano più del 70% dei 959 addetti totali in questa classe di imprese, che si aggiungono ai circa 800 di Fincantieri Mega Yacht e ai 700 di Fincantieri S.P.A. (queste ultime due sono unità locali, ovvero con sede principale fuori provincia). Per il comparto “Costruzione di imbarcazioni da diporto e sportive” sono due le imprese spezzine prevalenti ( 92 addetti su 135) oltre a quelli (circa 120) della divisione spezzina della Ferretti Group15 . Per quanto riguarda i contractor “fornitori” della cantieristica, le imprese spezzine individuate secondo i codici Ateco 2007 sono alcune decine (circa 40), di cui di dimensione medio-grande solo una. Questa realtà dimensionale e numerica è stata ben rappresentata anche dallo studio di Confindustria La Spezia con D’Appollonia16 , teso ad individuare le condizioni atte a massimizzare l’inclusione delle imprese locali nel processo produttivo dei campioni presenti sul territorio. Lo studio, che è stato presentato lo scorso marzo, ha quantificato in più di 900 milioni, per il biennio 20172018, il volume di acquisiti complessivo espresso dalle aziende leader, e potenzialmente destinato alle PMI del territorio. Dal punto di vista delle PMI che ne potrebbero beneficiare (indicativamente 48 PMI locali), lo studio cita l’iniziativa per la costituzione - attualmente ancora allo studio - di circa 13 cluster di PMI per la fornitura di “lavorazioni complesse”. Secondo lo studio, le principali categorie merceologiche con maggiori opportunità per le imprese spezzine sono: scafo e carpenteria pesante (che conta per il 21 % del volume di acquisti); carpenteria e componenti di allestimento (17%); costruzioni e montaggio tubi (18%); impianti elettrici e sistemi di controllo (28,5%) ; meccanica (9%); elettronica (6,5%). L’esiguità numerica del settore suggerisce di indagare i dati microeconomici e quelli delle imprese leader, soprattutto per una panoramica delle prospettive future. Nell’ambito del medesimo progetto Confindustria La Spezia, Fincantieri SpA ha indicato le 11 categorie merceologiche più rilevanti per le proprie attività e per le quali esiste almeno un fornitore della provincia di La Spezia. Si tratta nell’ordine di: servizi di progettazione, consulenza e collaudi; scafo e carpenteria pesante; costruzioni e montaggio tubisteria; impianti elettrici e sistemi di controllo; impianti e macchinari di condizionamento; trattamenti, pitturazioni, insolazioni; arredamenti; movimentazione e trasporti; prestazioni indirette di stabilimento; pulizia smaltimenti; ponteggiature. Secondo i volumi totali di acquisto di Fincantieri in Italia, nel triennio 2013-2015, si è distribuito secondo le seguenti quote: 7% per il cantiere di Muggiano e l’indotto spezzino ne ha intercettato il 32%; il 27% per gli 15 Le principali realtà aziendali (tra imprese e unità locali) presenti sul territorio comunale spezzino, sia per dimensione che per notorietà anche di livello internazionale, e rappresentative del comparto cantieristica, sono Fincantieri (divisione Megayacht) e per il settore della cantieristica navale maggiore; Ferretti, Baglietto e Picchiotti per il comparto dalle cantieristica da diporto. A questi due gruppi si aggiungono circa 56 imprese con sede in provincia il cui codice ATECO di attività prevalente risulta il medesimo, ovvero 30.11.0. 16 Confindustria La Spezia- D’Appolonia, PROGETTO SVILUPPO INDOTTO ANALISI DEI RISULTATI (7 marzo 2017).
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    34 stabilimenti liguri (compresoMuggiano), con il 22% intercettato da imprese spezzine; del restante 73% con destinazione Italia (esclusa Liguria) solo l’8% ha costituito contratti per l’indotto spezzino. Cifre che indicano la possibilità di ampi margini di miglioramento, guardando anche alla penetrazione in Liguria e in Italia, che Fincantieri auspica per le categorie: scafo e carpenteria pesante; costruzioni e montaggio tubi; carpenterie e componenti di allestimento. Nel settore cantieristico a La Spezia operano brand di fama internazionale, cui evidentemente non occorrono consigli. Le prospettive del settore a livello globale sono state analizzate in uno studio dell’Unctad17 sui trasporti marittimi pubblicato nel 2016. Tra le principali conclusioni di questo studio vi è la seguente: “Supporting the maritime sector ‘as a whole’ is no longer a policy choice (for countries). Rather, the challenge is to identify and support selected maritime businesses”36 . L’Europa, con “LeaderSHIP 2020”18 si è data l’obiettivo di aumentare la competitività delle tecnologie marittime europee in un settore ritenuto strategico, tenuto conto che il 90% circa degli ordini acquisiti dai cantieri navali europei sono provenienti da mercati extraeuropei e tenuto conto dell’intensità di lavoro del settore. In estrema sintesi, la Commissione europea ha individuato i segmenti di mercato e le relative sfide da affrontare. Il gruppo di mercato della cantieristica relativo all'estrazione di gas e petrolio offshore, ad esempio, soffre dell'invecchiamento della flotta di navi specializzate e di strutture galleggianti che, insieme a petroliere e gasiere, vengono ormai prodotte in Estremo Oriente, spesso sulla base di progetti e brevetti europei. Il settore dell'energia eolica, invece, presenta una grande opportunità di crescita, in quanto innovativo. Per quanto riguarda la produzione di navi da carico e di trasporto merci, così come la produzione di navi cisterna, appare irreversibile il dominio dei cantieri asiatici. Unico segmento dominato da costruttori europei è, invece, quello relativo alla produzione di navi da crociera 19 . Da questo punto di vista, l’acquisizione di Stx France da parte del gruppo triestino, caratterizzerà il segmento delle navi da crociera in Europa quale duopolio - diviso tra il nuovo campione italo-francese e i tedeschi di Meyer Werft - con il primo in posizione di assoluta leadership. La quota di mercato europea controllata da Fincantieri salta infatti dal 38% al 55% grazie ai cantieri di SaintNazaire - 2600 dipendenti diretti, oltre 7mila con l'indotto, un portafoglio ordini di 10 navi più 4 in opzione per Msc20 e Royal Caribbean (per circa 12 miliardi di euro) e soprattutto il più lungo bacino di carenaggio d'Europa (quasi un chilometro). Non meno importante in termini prospettici è l’aver acquisito l’ ordine (consegna al 2022) per una nave da crociera dalla Cina, il cui mercato crocieristico è previsto possa contare su più di 10 milioni di passeggeri al 2030 21 . 17 United Nations Conference on Trade and Development , (2016) Review of Maritime Transport. Cfr. in particolare capitolo 2, pp. 29-48. Sulle prospettive dell’impiego di LNG nel settore marittimo, sia in termini di cantieristica sia in termini di servizi portuali, sono state svolte due relazioni nell’ambito del convegno sul tema “Nautica da diporto simbolo di eccellenza del Paese: vincoli e opportunità”, organizzato dalla sezione spezzina di ATENA. 36 UNCTAD, ibidem 18 Commissione europea, LeaderSHIP 2020 - Il mare, nuove opportunità per il futuro, 2013 19 Ibidem, 20 Si tratta di 4 navi da crociera del gruppo MSC con propulsione a GNL. Cfr. Convegno «La filiera sostenibile per la propulsione navale: Motori, Combustibili alternativi, Infrastrutture» Claudio Boccalatte in http://www.atenanazionale.it/convegni/2017/20170300-seatec02.pdf. 21 Previsioni della CLIA https://www.cruising.org/
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    35 Analizzando l’orderbook dellenavi da crociera, compilato da Seatrade Cruise, si vede come, dal 2017 al 2025, Fincantieri abbia in portafoglio 29 unità + 12 della Stx France per 4,54 milioni di tonnellate di stazza. Il competitor tedesco Meyer Werft conta, invece, 19 navi per 2,88 milioni di tonnellate. Segue un altro tedesco, Mv Werften, con 6 navi per 583mila tonnellate di stazza. Dal punto di vista delle prospettive del settore per La Spezia, da segnalare anche la scelta dello scorso anno del gruppo Ferretti di ampliare il proprio raggio d’azione, con FSD – Ferretti Security and Defence. Si tratta della nuova Divisione attiva nella progettazione, sviluppo (50 milioni in ricerca e sviluppo) e produzione di imbarcazioni in composito, acciaio e alluminio specificamente configurate per impieghi di Ricerca e Soccorso, Pattugliamento, Sorveglianza, Anticrimine e Antiterrorismo. La linea mira ad intercettare la domanda del settore pubblico nazionale e internazionale, e la società nel presentarla fa riferimento ai suoi 6 cantieri in Italia22 . La Sanlorenzo, altro campione nel suo segmento, ha “messo in cantiere” un progetto mirato alla formazione (Academy Sanlorenzo) di super equipaggi per i suoi superyacht (come servizio aggiuntivo ai clienti armatori), mentre lavorerà agli ordini di 6 superyacht (della stessa linea di quello varato ad aprile), e guarda con attenzione alle aree -fronte mare e non -per il “polo del refit”. 3.4. Il Porto e commercio marittimo Le crescita delle relazioni commerciali mondiali collegata alla “globalizzazione dell’economia” ha innestato il processo che ha privilegiato il trasporto delle merci via mare, in funzione dei volumi e delle distanze da coprire. I dati ci dicono che nel 2003 si muoveva su nave il 68% delle merci in entrata e in uscita dal continente europeo, quota che ha raggiunto il 75,3% nel 2014. Si tratta di circa 1,7 miliardi di tonnellate di merci scambiate via mare dall’Europa. I cargo marittimi si ritagliano un ruolo più importante in Europa per l’export (79,4%). Per l’Italia l’85,2% della quantità di merce esportata fuori dall’Ue nel 2014 si muove per mare (era l’82,7% nel 2009), a fronte dell’82,2% delle importazioni (era il 79,3%). Dal 2007 però l’interscambio di merci via mare per l’Italia ha iniziato a declinare. Fatto 100 il volume di traffico marittimo del 2007 (299,7 milioni di tonnellate di merci), nel 2014 si registrano i valori minimi (71,1 pari a 213 milioni di tonnellate)23 . Tra le ragioni di questo declino vi sono: la forte concorrenza di porti e operatori stranieri più competitivi (minori costi della manodopera locale); la delocalizzazione produttiva che ha colpito numerosi settori della manifattura italiana; e il calo dei consumi interni.”43 A questi fattori va aggiunto un fenomeno di carattere strutturale, ovvero irreversibile, sottolineato 24 dall’Unctad25 , e legato all’accorciamento della catena del valore della produzione e delle esportazioni dal continente asiatico. Questo processo ha comportato una progressiva riduzione dell’import di questa area (soprattutto della Cina) di prodotti intermedi della propria produzione, tradizionalmente esportati dall’Europa, abbassando i livelli di interscambio per unità di prodotto commercializzato. 22 http://www.ferrettisecurityanddefence.com/ 23 Con rimbalzi nel 2010 e 2015, secondo elaborazioni Assoporti su dati Istat Commercio estero. 24 Federmare-Censis V RAPPORTO SULL’ECONOMIA DEL MARE Cluster marittimo e sviluppo in Italia.p.123 25 Unctad, 2016 cit. p.5
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    36 L’Unctad considera questoun fattore di potenziale rallentamento del traffico merci dai paesi industrializzati e un fattore di potenziale rischio per la tenuta della redditività della flotta commerciale mondiale, considerata sin da ora significativamente sovradimensionata. In questo contesto, i traffici merci del porto di La Spezia, secondo dati dell’Autorità Portuale26 , sono diminuiti tra il 2005 e il 2015 del 4,2% in termini di tonnellate totali; (- 4,1% le merci varie, +12,6% le rinfuse liquide e -15,5% le rinfuse solide). Nel 2016 nel settore delle rinfuse solide sono state movimentate 1,2 milioni di tonnellate (+4,5%), di cui 1,1 milioni di tonnellate di carbone sbarcato al terminal Enel (+5,2%); mentre nel comparto delle rinfuse liquide, il totale è stato di 749mila tonnellate (-21%), con incrementi del gas e dei prodotti petroliferi raffinati e un calo delle altre rinfuse liquide. Nel 2016, il traffico delle merci movimentato ha registrato ancora una flessione (–6,0% con 14,2 milioni di tonnellate rispetto a 15,1 milioni di tonnellate nel 2015). I volumi di traffico in importazione ed esportazione sono stati pari rispettivamente a 5,9 milioni e 8,3 milioni di tonnellate, contro 6,1 milioni e 9 milioni di tonnellate nell'anno precedente. Il segmento delle merci varie ha chiuso il 2016 con un totale di 12,2 milioni di tonnellate movimentate (5,8%), di cui 12,1 milioni di carichi containerizzati (-4,9%) totalizzati con una movimentazione di contenitori pari a 1.272.425 teu (-2,2%) e, 82mila tonnellate di carichi non containerizzati (-60%). Dei container, quelli in importazione sono stati pari a 636.928 teu (-2,6%) e quelli in esportazione a 635.497 teu (-1,7%). Complessivamente i contenitori pieni movimentati si sono attestati a 935.257 teu (-2,3%) e i vuoti a 337.168 teu (-1,7%). Il trasbordo, pari a 68mila teu, è stato pari al 5,3% del traffico containerizzato totale. Relativamente al traffico dei container, l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale ha reso noto che nei mercati esteri serviti dal porto della Spezia risultano, in ordine di importanza, l'interscambio importexport con Asia, Americhe, Europa, Africa ed Oceania, mentre i principali mercati inland nell'interscambio con lo scalo spezzino sono rappresentati, in ordine di importanza, dalle regioni Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana, Liguria e Piemonte, con le prime tre che coprono circa il 65% del mercato inland del porto. L'ente ha evidenziato che segnali positivi provengono dai mercati svizzeri, della Baviera e della regione tedesca del Baden-Wuttemberg, sui quali continua l'impegno del sistema portuale spezzino per implementare l'offerta di servizi intermodali efficienti e competitivi. Nel 2016 il traffico dei passeggeri è stato di 507531 unità (-24%), di cui 499.248 alla Spezia, 8.113 a Portovenere e 170 a Lerici. L'ente portuale ha precisato che la diminuzione complessiva è stata generata principalmente dalla sensibile riduzione delle attività di home porting27 , con 7.400 passeggeri imbarcati e sbarcati ai terminal crociere. Le toccate nave sono state 144 (-18,1%)28 . 3.5. Non solo economia del mare. I commerci Ulteriori indicazioni sul modello di specializzazione di La Spezia – modello che non si esaurisce con il suo posizionamento nell’economia del mare, come abbiamo visto trainato dal settore nautico – possono essere desunte dalla composizione del suo interscambio commerciale. 26 MKT & Rapporti con l’Estero 27 Home porting: la scelta di registrare o basare permanentemente una nave in un determinato porto. 28 Dati tratti da InforMare. http://www.informare.it/news/gennews/2017/20170122-porto-Spezia-traffico-anno2016.asp.
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    37 I dati del201 per La Spezia, elaborati secondo la tassonomia di Pavitt29 , ci dicono che per le importazioni (616.579.048 euro), l’agricoltura e materie prime pesavano per il 4,6%; i prodotti tradizionali e standard per il 51,3%; i prodotti specializzati e high-tech per il 44,1%. Tra le esportazioni (pari nel 2014 a 813.848.598 milioni di euro) i prodotti agricoli e materie prime pesavano per lo 0,4%; i prodotti tradizionali e standard per il 21,5% e i prodotti specializzati e high-tech per il 78,1%. Per questo ultimo gruppo di prodotti il dato più alto delle aree a confronto è quello del NordOvest (con 46,5% per l’export e il 41,4% per l’import). Le prime 10 merci importate30 – che insieme rappresentano il 68% delle importazioni totali - a la Spezia sono in ordine di volume : 1) Metalli di base preziosi e altri metalli non ferrosi, combustibili nucleari: 2) Macchine di impiego generale; 3) Prodotti della siderurgia; 4) Armi e munizioni; 5) Strumenti e apparecchi di misurazione, prova e navigazione, orologi; 6) Apparecchiature di cablaggio; 7) Navi e imbarcazioni; 8) Tabacco; 9) Pesce, crostacei e molluschi lavorati e conservati; 10) Prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio. Le prime 10 merci per volume di esportazioni nell’anno 2014 sono state: 1) Armi e munizioni; 2) Navi e imbarcazioni; 3) Macchine di impiego generale; 4) Altre macchine di impiego generale; 5) Motori, generatori e trasformatori elettrici, apparecchiature per la distribuzione e il controllo della elettricità; 6) Altre macchine per impieghi speciali; 7) Macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili; 8) Prodotti della siderurgia; 9) Strumenti e forniture mediche e dentistiche; 10) Prodotti abrasivi e di minerali non metalliferi n.c.a.. In totale questi gruppi di merci hanno rappresentato il 77,5% dell’export. Dati questi che confermano che per La Spezia è possibile identificare 5 principali comparti economici: quello della meccanica, legato prevalentemente all’industria della difesa e della cantieristica navale; quello dell’impiantistica ed apparecchiature elettriche ed elettroniche; quello della cantieristica navale, in prevalenza legato all’industria della difesa, ed in parte connesso alle costruzioni di naviglio civile e commerciale; oltre a quello della diportistica nautica, suddivisibile in cantieristica da diporto e portualità turistica; e quello della logistica marittima, centrato sulle attività del porto. La preponderanza nella manifattura del territorio delle attività legate alla cantieristica (commerciale e della difesa) - caratterizzata da cicli produttivi lunghi - spiega un’altra peculiarità di La Spezia, ovvero il ciclo delle esportazioni. Dati di variazione anno su anno, mostrano andamenti disallineati rispetto a quelli delle aree di confronto, con variazioni percentuali importanti (Tabella 7 - Tabella 8 – Tabella 9). Inoltre, offre una possibile interpretazione della bassa propensione all’export e al grado di apertura commerciale31 di La Spezia. Tra il 29 Dati tratti da STARNET , Appendice statistica 2015, http://www.starnet.unioncamere.it/Appendice-statistica- 2015http://www.starnet.unioncamere.it/Appendice-statistica-2015-xls_1A14196 (tabb 6.35-6.38xls_1A14196 (tabb 6.35-6.38). La tassonomia di Pavitt consiste in una classificazione dei processi innovativi prevalenti nelle imprese industriali basata su tre criteri: (a) fonte da cui si origina l’innovazione; (b) requisiti specifici richiesti per la sua adozione; e (c) capacità di appropriazione dei benefici prodotti dall’innovazione. Ne derivano 4 classi: Supplier dominated, costituita da imprese di settori manifatturieri tradizionali, in cui l’innovazione si origina esternamente all’impresa (produttori di macchine e impianti, produttori di beni intermedi, es. materie prime e componenti); Scale intensive, grandi imprese produttrici di beni di consumo o di beni intermedi, in cui l’innovazione si origina sia internamente che esternamente all’impresa, con grado di appropriazione medio; Specialized suppliers, imprese specializzate nel produrre tecnologie utilizzate da altre imprese, con grado di appropriazione elevato (in particolare meccanica strumentale); e Science-based, imprese basate sulla tecnologia, che traggono le innovazioni di maggiore valore aggiunto dai risultati della ricerca e sviluppo, con elevato grado di appropriazione. 30 STARNET, Appendice statistica 2015, http://www.starnet.unioncamere.it/Appendice-statistica-2015-xls_1A14196 (tabb. 6.27- 6.34). 31 La propensione all’export è un indice dato dal rapporto tra il valore delle esportazioni e il valore aggiunto complessivo (di un aggregato territoriale). Il grado di apertura commerciale è dato dal rapporto tra la somma di import e export e il PIL, usato
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    38 2013 e il2014 la propensione all’export provinciale è passata da 15,9 a 13,9 (in linea con i dati del mezzogiorno e difforme da quelli degli altri aggregati). Il grado di apertura commerciale (24,4 nel 2014) è sensibilmente inferiore a quello di tutte le altre aree di confronto. ( Figura 7 - Propensione all'export 2014 e Figura 8) Tabella 7 - Variazione delle esportazioni rispetto all'anno precedente per provincia. Anni 2008-2014 Provincia e aree 2007/ 2008 2008/ 2009 2009/ 2010 2010/ 2011 2011/ 2012 2012/ 2013 2013 definitivo/2014 provvisorio Imperia -7,2 -10,4 15,2 3,1 7,7 -0,7 6,4 Savona 7,1 6,2 12,5 17,1 -10,7 1,6 4,9 Genova 15,0 12,6 -0,2 24,1 1,9 -15,2 18,5 La Spezia 3,8 17,3 -10,0 -27,8 36,5 31,0 -13,3 LIGURIA 10,0 10,4 1,8 14,8 2,1 -6,2 10,2 NORD-OVEST 2,1 -20,1 14,2 11,2 3,6 0,7 2,2 NORD-EST 1,3 -21,7 15,5 11,2 1,2 2,5 3,5 CENTRO -4,1 -15,3 17,6 13,2 6,4 -0,5 3,0 SUD E ISOLE 4,5 -29,3 27,0 10,6 8,1 -8,5 -4,7 ITALIA 1,2 -20,9 15,6 11,4 3,8 0,0 2,0 Fonte: Elaborazione Istituto Guglielmo Tagliacarne su dati Istat Tabella 8 - Importazioni per provincia e contenuto tecnologico dei beni commercializzati secondo la tassonomia di Pavitt. Anno 2014. Valori assoluti (in euro) e composizione percentuale sul totale provinciale Province e regioni IMPORTAZIONI Agricoltura e materie prime Prodotti tradizionali e standard Prodotti specializzati e high-tech Totale Imperia 22.421.913 12,4 114.967.472 63,8 42.858.692 23,8 180.248.077 100,0 Savona 2.688.105.508 75,2 696.760.668 19,5 189.692.623 5,3 3.574.558.799 100,0 Genova 1.123.507.369 28,2 2.250.708.883 56,6 603.027.224 15,2 3.977.243.476 100,0 La Spezia 28.351.907 4,6 316.346.859 51,3 271.880.282 44,1 616.579.048 100,0 LIGURIA 3.862.386.697 46,3 3.378.783.882 40,5 1.107.458.821 13,3 8.348.629.400 100,0 NORD-OVEST 12.082.993.590 8,3 73.724.655.582 50,4 60.521.665.095 41,4 146.329.314.267 100,0 NORD-EST 5.985.212.573 7,3 51.338.227.439 62,8 24.399.847.176 29,9 81.723.287.188 100,0 CENTRO 5.540.398.668 9,9 28.967.523.512 51,6 21.642.245.681 38,5 56.150.167.861 100,0 SUD E ISOLE 22.893.802.290 45,3 19.974.722.247 39,5 7.713.178.079 15,2 50.581.702.616 100,0 NON SPECIFICATA 14.370.843.501 70,7 5.923.913.346 29,1 35.288.920 0,2 20.330.045.767 100,0 ITALIA 60.873.250.622 17,1 179.929.042.126 50,7 114.312.224.951 32,2 355.114.517.699 100,0 Fonte: Elaborazione Istituto Guglielmo Tagliacarne su dati Istat comunemente quale misura di integrazione economico commerciale internazionale di un aggregato territoriale (paese area geografica etc).
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    39 Tabella 9 -Esportazioni per provincia e contenuto tecnologico dei beni commercializzati secondo la tassonomia di Pavitt. Anno 2014. (Valori assoluti (in euro) e composizione percentuale sul totale provinciale) Province e regioni ESPORTAZIONI Agricoltura e materie prime Prodotti tradizionali e standard Prodotti specializzati e hightech Totale Imperia 115.758.753 27,7 200.553.780 48 101.446.701 24,3 417.759.234 100 Savona 132.153.675 9,1 1.095.884.606 75,1 230.425.924 15,8 1.458.464.205 100 Genova 17.394.534 0,4 2.077.717.899 47,4 2.290.649.779 52,2 4.385.762.212 100 La Spezia 3.126.827 0,4 175.155.715 21,5 635.566.056 78,1 813.848.598 100 LIGURIA 268.433.789 3,8 3.549.312.000 50,2 3.258.088.460 46 7.075.834.249 100 NORD-OVEST 1.392.218.695 0,9 84.147.209.687 52,6 74.467.218.042 46,5 160.006.646.424 100 NORD-EST 2.549.824.070 2 70.214.018.939 55,6 53.606.996.232 42,4 126.370.839.241 100 CENTRO 994.700.722 1,5 35.901.145.569 54,2 29.299.690.372 44,3 66.195.536.663 100 SUD E ISOLE 2.102.009.279 5,2 25.012.692.323 61,6 13.485.780.808 33,2 40.600.482.410 100 NON SPECIFICATA 73.528.870 1,5 4.463.541.473 92,5 285.812.364 5,9 4.822.882.707 100 ITALIA 7.112.281.636 1,8 219.738.607.991 55,2 171.145.497.818 43 397.996.387.445 100 Fonte: Elaborazione Istituto Guglielmo Tagliacarne su dati Istat Figura 7 - Propensione all'export 2014 Figura 8 - Grado di apertura commerciale 2014
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    40 3.6. L’Industria delladifesa L’industria della difesa nel territorio di La Spezia, che non si esaurisce nel macroaggregato Armi e Munizioni, è fondamentalmente rappresentata dallo Stabilimento del Muggiano di Fincantieri e da Leonardo Defense System (ex stabilimento di Oto Melara – Finmeccanica)32 . In termini di dimensioni del settore in provincia di La Spezia, a partire dal data base delle aziende operative nel settore Armi e munizioni (codice Ateco 25.40.0) emerge che sono attive 9 imprese per un totale di 1200 addetti, di cui 1091 riferibili a Oto Melara. Nel caso di Leonardo Defense System (SDI), le attività produttive sono basate sulla progettazione e produzione di sistemi d'arma navali, con una diversificazione anche nel settore terrestre (torrette per veicoli e droni terrestri) e aeronautico/missilistico (MBDA). La divisione SDI ha realizzato nel 2014 ricavi per 495 milioni di euro, di cui il 40% all’estero; di questi, 213 milioni di ricavi (63% dall’estero) sono stati realizzati dai sistemi navali e munizioni, e 106 milioni dai sistemi subacquei (83% dall’estero). SDI dichiara di avere un portafoglio ordini di poco più di un miliardo di euro, di cui 41% all’estero33 . Per il futuro, il settore difesa ( navale) può contare sul programma FREMM (fregate europee multi-missione realizzate in tandem con i francesi), per le quali l’OCCAR (l’Organizzazione congiunta di cooperazione europea in materia di armamenti) ha deciso di esercitare l’opzione per la costruzione della nona e decima unità del programma nell’aprile 2015; sulla Legge Navale, e su un nuovo contratto della difesa del Qatar. 32 Leonardo Finmeccanica Spa, ha una struttura organizzativa che comprende il Corporate Center, quattro Settori e sette Divisioni. La divisione sistemi di difesa (SDI) - compresa nel Settore Elettronica, Difesa e Sistemi di Sicurezza (SEDI) - conta cinque centri in Italia con 1454 addetti, di cui 956 a La Spezia (a gennaio 2016), e cinque centri nel mondo, attraverso imprese controllate e consorziate. 33 Al proposito si segnala che Giampiero Lonardi, responsabile SDI, ha rappresentato le difficoltà della divisione ad acquisire commesse sul mercato estero per i sistemi navali e sul mercato interno, esclusivo di sbocco, per i sistemi terrestri, e l’intenzione di trovare partner (preferibilmente europei). Cfr. in Secolo XIX 28-APR-2017, da pag. 22. A. Lualdi “ Leonardo Sistemi a caccia di partner per siluri e munizioni”.
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    41 Il programma pluriennalesub Legge Navale, prevede la costruzione di 7 Pattugliatori Polivalenti d’Altura – PPA (più 3 in opzione); una portaelicotteri – LHD; una nave logistica – LSS, per un valore totale di acquisizioni di circa 365 milioni di euro. In gioco inoltre il contratto già firmato da Fincantieri con il Governo australiano per partecipare alla selezione, condotta dal Dipartimento della Difesa, che prevede la costruzione di nove fregate di futura generazione (si tratta di una mega commessa del valore di 25 miliardi di euro – la selezione verrà conclusa il prossimo anno). La SDI di Leonardo Spa ha dichiarato che “ l’indotto spezzino” nel 2014 ha intercettato poco più di 50 milioni di ordinativi ( 25 mln per elettronica, poco più di 15 per meccanica, circa 16 per servizi generali). Il comparto della meccanica si è conquistato tra il 2009 e il 2015 circa 105 milioni di forniture (in calo nel periodo, dai circa 24 del 2009 a meno di 15 nel 2015 ); quello dell’elettronica circa 140 milioni, quello dei servizi generali 122 milioni. 3.7. Ulteriori elementi di valutazione La provincia di La Spezia, sulla base dei dati esaminati sin ora, può essere paragonata a un distretto “territorialmente persistente e sofferente a livello occupazionale”, secondo la definizione che ne dà l’ISTAT nel rapporto già citato, la più diffusa tipologia distrettuale in Italia sulle 5 individuate34 . Un distretto persistente e sofferente è infatti caratterizzato da variazioni dell’occupazione per lo più imputabili agli andamenti economici del periodo preso in esame (2001-2011)35 , ma -a fronte del ridimensionamento dell’occupazione- questa tipologia di distretto ha mantenuto inalterata la configurazione territoriale e di specializzazione industriale e una tenuta dell’assetto produttivo. Tra i fattori di forza del sistema produttivo italiano, e dei distretti in particolare, nello stesso studio è citata come cruciale l’aggregazione di imprese (nel 2008 in Italia si contavano circa 76 mila gruppi/raggruppamenti con 176 mila imprese; oggi i gruppi sono oltre 90 mila, comprendono più di 206 mila imprese attive residenti e occupano oltre 5,6 milioni di addetti). Nel settore dell’industria e dei servizi privati non finanziari, alle imprese appartenenti a gruppi è ascrivibile il 54% del valore aggiunto, il 62% del fatturato e l’80% dell’export (valori che salgono rispettivamente a 65, 71 e 83 % per la sola manifattura). In particolare, l’Istituto di statistica sottolinea come le imprese appartenenti a gruppi siano molto più produttive di quelle “isolate”, indipendentemente dalla dimensione. In tutte le classi dimensionali, le imprese appartenenti a gruppi conseguono una produttività media di gran lunga superiore rispetto a quella delle omologhe che non fanno parte di gruppi. Anche le microimprese, qualora partecipino a un gruppo, presentano una produttività media più elevata delle imprese di maggiori dimensioni che operano isolate”55 . Un altro fattore di miglioramento delle performances generali è nelle relazioni fra industria e servizi. La terziarizzazione dell’industria − cioè la tendenza verso un incremento dell’offerta di servizi da parte delle imprese industriali − rappresenta un tratto distintivo dell’evoluzione economica degli ultimi decenni. L’acquisto di servizi da terzi influenza la produttività del sistema economico sia indirettamente – attraverso la produzione in outsourcing o lo spostamento all’estero di attività a basso valore aggiunto verso fornitori 34 Le 5 tipologie sono: distretti territorialmente persistenti e sofferenti (dal punto di vista occupazionale); distretti territorialmente persistenti e reattivi; distretti nuovi/riorganizzati e vincenti; distretti nuovi/persistenti e in crisi; distretti in espansione territoriale e in tenuta occupazionale. Istat, cit., p.69 35 Istat, cit., p. 99
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    42 esterni –, siadirettamente – come importante veicolo per la trasmissione di spillover di conoscenza. I servizi a elevata intensità di conoscenza hanno la performance migliore tra i servizi alle imprese, e i comparti industriali a più alto contenuto tecnologico tendono ad acquistare servizi tecnologicamente più avanzati in misura maggiore di quelli a bassa tecnologia. Tornando a La Spezia, sempre in occasione dell’iniziativa della Confindustria locale per lo studio “Sviluppo indotto”, tra le “richieste” di Fincantieri ai suoi potenziali fornitori ci sono quelle di (a) realizzare una maggiore capacità produttiva (e relativi investimenti); (b) aggregarsi per categorie merceologiche omogenee (superando particolarismi per poter aspirare a competere anche a livello di mercato nazionale e globale); (c) progettare secondo criteri di essenzialità; (d) adeguare i prodotti ai requisiti di progettazione; (e) accrescere la capacità di ingegnerizzazione di tutto il processo, minimizzando costi tempo e impegno impianti. Inoltre, secondo Fincantieri sarebbe necessario avere non solo un unico interlocutore per gruppi di più fornitori, ma anche un generale miglioramento di qualità e controllo. Al fine di facilitare il compito delle imprese fornitrici, Fincantieri ha stipulato accordi con Istituti Bancari per la concessione di credito a tassi agevolati. Secondo dati Infocamere, nella provincia di La Spezia vi erano 29 soggetti aderenti ad almeno un contratto di rete nel 2015, di cui 5 operativi nel settore manifatturiero, 3 nel commercio e 21 in altri servizi. Un’iniziativa delle PMI locali per rispondere alle domande provenienti dalle imprese trainanti (aggregazione, innovazione, qualità, ed efficienza) sarebbe opportuna sotto diversi punti di vista, in primis per aumentare il proprio giro di affari, tenuto conto dei volumi e dei mercati potenzialmente aggredibili almeno nella cantieristica, ma soprattutto per non rischiare l’espulsione dal mercato. A partire dal 2015, ad esempio, Fincantieri e Finmeccanica SDI hanno realizzato un processo di centralizzazione del procurement. Sono state definite nuove regole e definiti i nuovi ruoli. Circa l’80% della voce ‘‘Servizi e Varie’’ (che rappresenta principalmente merceologie di servizi generali) rientra oggi nella sfera di azione di Finmeccanica Global Services (FGS), la quale ricerca, seleziona e acquista per conto delle Divisioni e delle altre Aziende della società36 . In particolare, l’unità acquisti di FGS gestisce le attività nell’ambito dei contratti real estate e facility management, e avrà nel futuro la responsabilità sull’intero processo di approvvigionamento dei prodotti “no core” (dall’energia agli arredi). Sin da ora essa gestisce l’Albo dei fornitori di tutte le Divisioni, svolgendo anche l’attività di pre-qualifica57 . Queste novità nella governance dei due gruppi leader di La Spezia, rappresentano senz’altro la più grossa sfida per le prospettive del territorio (insieme a quelle legate agli sviluppi dei mercati internazionali di sbocco). Queste dinamiche riferite al settore navalmeccanico, insieme a quelle delle infrastrutture per il turismo e per la logistica a servizio del porto, sono ben note ai rappresentanti delle diverse categorie, e alle istituzioni locali, che hanno messo in piedi molte iniziative -anche negli ultimi mesi- per rendere edotti e più consapevoli gli operatori locali. Alla luce dei risultati dello studio “Sviluppo indotto” e di recenti colloqui con rappresentanti di categoria, le imprese locali non appaiono pronte ad operare i necessari cambiamenti in termini di forme di aggregazione. 36 Cfr. nota 32. 57 Fincantieri, Porto Lotti, 9 maggio 2016, Progetto “Sviluppo indotto”: Gli acquisti. Finmeccanica Divisione Sistemi Difesa, Porto Lotti, La Spezia 12 Maggio 2016, Progetto Sviluppo Indotto Incontro con Finmeccanica Divisione Sistemi Difesa (tutti i dati aziendali sub Commercial Confidence).
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    43 Dei 13 clusterpotenzialmente attivabili, si ha notizia della recente costituzione di un solo consorzio nel settore navale, con l’obiettivo di aggiudicarsi le aree messe a bando dal Comune per l’area ex Casermette37 . Questo dato, che di per sé sarebbe preoccupante per le prospettive di sviluppo e crescita del territorio, non appare coerente con la “storia” del consorzio di PMI TECNOMAR LIGURIA38 , costituitosi nel 2009 al fine di partecipare alla governance del Distretto Ligure delle Tecnologie Marine (DLTM)39 e promuovere progetti strategici di ricerca, innovazione e formazione nei settori delle tecnologie navali della difesa, della cantieristica navale e nautica, e del monitoraggio, bonifica e sicurezza dell’ambiente marino. Le 60 imprese spezzine40 partecipanti a TECNOMAR LIGURIA e le imprese partecipanti a DLTM41 , unitamente al nucleo di ricerca rappresentato nel consiglio scientifico di DLTM, potrebbero senz’altro costituire il nucleo da cui partire per programmare un futuro industriale all’altezza delle sfide attuali. Altro elemento da considerare è la dinamica delle imprese per forma giuridica42 . A fronte di una diminuzione totale tra il 2011 e il 2014 di 542 imprese attive nella provincia di La Spezia, le imprese individuali e le società di persone sono diminuite di 732 unità complessivamente, e quelle di capitale sono aumentate di 185. In più di qualche caso, secondo rappresentanti di categoria, si è trattato di una trasformazione delle prime per rafforzarsi in tempi difficili. Nella seconda fase dello Studio per ENEL Future-E si approfondirà l’analisi di queste e di altre realtà non considerate in questo rapporto, potenzialmente rilevanti per determinare le prospettive dei progetti di utilizzo dell’area della Centrale E. Montale proposti . BIBLIOGRAFIA DEL CAPITOLO (Parte 2) Assoporti, http://www.assoporti.it/sites/www.assoporti.it/files/statistiche/Contenitori_2006http://www.assoporti.it/sites /www.assoporti.it/files/statistiche/Contenitori_2006-2015_29lug16.pdf2015_29lug16.pdf Banca d’Italia, 2016, https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie- regionali/2016/2016https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/2016/2016- 0029/index.html0029/index.html Camera dei Deputati, http://documenti.camera.it/Leg15/Dossier/Testi/Po022.htm#_Toc184697416 Camera di Commercio, 2016, http://www.sp.camcom.it/comuni-inhttp://www.sp.camcom.it/comuni-in- cifrecifrehttp://www.starnet.unioncamere.it/Cielocruscotto-informativo-economie-locali_2A994 37 Comune della Spezia. Affidamento in concessione di valorizzazione del compendio immobiliare “ex fusione tritolo”. Bando non ancora chiuso 38 Costituito nel 2009 con 69 PMI partecipanti, oggi ne conta 115 di cui 50 spezzine. cfr. http://www.consorziotecnomar.com/. A partire dal 2011 nella fase di avvio del Polo DLTM, le PMI che, aderendo al Consorzio Tecnomar, hanno contestualmente aderito al Polo DLTM sono state 60. 39 DLTM società consortile a responsabilità limitata a maggioranza privata, costituita l’8 luglio 2009 sulla base dell’Accordo di Programma Quadro sottoscritto da Regione Liguria, Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca ed il Ministero dello Sviluppo Economico. cfr. www. http://dltm.it/ Organi societari nel CdA in rappresentanza imprese e Consiglio scientifico in rappresentanza università e Istituti di ricerca. cfr. http://dltm.it/chi-siamo/cariche-sociali/ 40 Cfr. http://www.consorziotecnomar.com/associati/ 41 DLTM- Distretto Ligure delle tecnologie marine. Cfr. http://dltm.it/chi-siamo/soci/ e http://dltm.it/chihttp://dltm.it/chi- siamo/cariche-sociali/siamo/cariche-sociali/ 42 Dati tratti da CCIA e Infocamere.
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    44 http://www.sp.camcom.it/c/document_library/get_file?uuid=85b6740c-d38a-4161- 9e55http://www.sp.camcom.it/c/document_library/get_file?uuid=85b6740c-d38a-4161-9e55- 536cc6b24149&groupId=10157536cc6b24149&groupId=10157 analisi cluster2014 Commissione Europea, Directorate-General for Regional and Urban Policy, WP 02/2017 Regional Competitiveness Index 2016. RCI (http://ec.europa.eu/regional_policy/en/information/maps/regional_competitiveness) Confindustria, 2016-2017 http://www.confindustriasp.it/news/20170309090318 Federazione del Mare Censis, 2015, V Rapporto sull’Economia del Mare. IMF, WEO April 2016, http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2017/01/weodata/index.aspx UNCTAD, (2016) Review of Maritime Transport. Cfr. in particolare capitolo 2, pp. 29-48 ISPRA, 2016, http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/stato-dellambiente/xii-rapporto- qualitahttp://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/stato-dellambiente/xii-rapporto-qualita-dell'ambiente- urbano-edizione-2016dell’ambiente-urbano-edizione-2016 Istat, Rapporto Annuale 2015. Conti economici nazionali vari anni Parlamento Europeo, EU port cities and port area, maggio 2017, http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2017/603889/EPRS_BRI(2017)603889_EN.pdf Regione Liguria, http://www.regione.liguria.it/argomenti/vivere-e-lavorare-in-liguria/porti- ehttp://www.regione.liguria.it/argomenti/vivere-e-lavorare-in-liguria/porti-e-infrastrutture/ferrovie/terzo- valico.htmlinfrastrutture/ferrovie/terzo-valico.html http://www.ligurianports.it/it/porti/la-spezia/ Unione Europea http://www.widermos.eu Risposte Turismo, 2016, http://www.risposteturismo.it/APLS/RisposteTurismo_per_APLaSpezia(2016)_sintesi.pdf STARNET , Appendice statistica 2015, http://www.starnet.unioncamere.it/Appendice-statistica- 2015http://www.starnet.unioncamere.it/Appendice-statistica-2015-xls_1A14196xls_1A14196 Unioncamere, 2015, http://www.starnet.unioncamere.it/Osservatorio-Nazionale-Distretti-Italiani-2014_1A12109 Unioncamere-Federazione dei distretti italiani, 2014, www.osservatoriodistretti.org. Unione Europea, http://ec.europa.eu/regional_policy/en/information/maps/regional_competitiveness
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    46 1. IL CONTESTOAMBIENTALE: LA PROVINCIA DI LA SPEZIA Il Comune di La Spezia, con i suoi 93.959 abitanti ed una superficie di 51,39 kmq presenta una densità di 1.828,25 abitanti/kmq, pari a circa 9 volte quella nazionale. Il territorio comunale insiste sull’omonimo Golfo, noto anche come Golfo dei Poeti, che è delimitato da due lunghi promontori: quello occidentale, lungo cui si snoda il litorale delle Cinque Terre, con versanti che degradano a picco sul mare, dominato dal Monte Verrugoli (749 m s.l.m.), e quello orientale, con rilievi modesti e versanti molto acclivi che degradano dolcemente verso il mare. Il Golfo, a protezione della città, origina da una depressione da una depressione tettonica, interessata nella parte orientale da fenomeni di natura carsica ed è chiusa da una diga foranea lunga poco più di 2 km che lascia aperti, alle sue estremità, due passaggi al fine di consentire l’accesso al porto alle navi mercantili e militari. La Provincia, nonostante la sua ridotta estensione, è caratterizzata dalla presenza di diverse aree con caratteristiche geografiche, storiche e culturali distinte. E' caratterizzata essenzialmente da un triplice contesto : quello marittimo del Golfo e della Riviera ; quello collinare delle bassa Val di Magra che a sud va progressivamente innestandosi sulle Alpi Apuane in territorio toscano (Lunigiana) ; e quello dell'entroterra della val di Vara (affluente del Magra) e di tutte le vallate minori, parallele e trasversali rispetto alla linea costiera. 1.1. Aspetti naturalistici dell'area Le principali tipologie arboree presenti in prossimità dell’area della centrale sono rappresentate da zone boscate, costituite per la maggior parte da pinete a pino marittimo, non autoctone. In misura minore sono presenti boschi misti di resinose e latifoglie e cedui semplici misti, mentre una porzione ridotta del sito risulta occupata da ambienti arbustivi con essenze tipiche della macchia mediterranea. Si tratta comunque, in genere, di formazioni piuttosto degradate, che risentono fortemente della presenza antropica, spesso caratterizzate da specie esotiche come robinie, ailanti, ligustri, ecc. In taluni casi si rinvengono lembi di leccio, che costituisce la formazione climax di queste aree e, in genere, si sviluppa da pochi metri sopra il livello del mare a circa 600 metri di quota. Questa tipologia vegetazionale si riscontra sia come bosco puro (ceduo semplice), presente però ormai solo in forme relittuali, sia, più di frequente, in associazione con altre piante forestali ed agrarie. Accanto alle zone boscate, si trovano coltivi, spesso in stato di abbandono e caratterizzati prevalentemente da terrazzamenti ad ulivo. Le zone coltivate, distribuite per lo più attorno a nuclei abitati, assumono un’importanza particolare in quanto contribuiscono al mantenimento di una discreta diversità ambientale. L’abbandono delle pratiche agricole, oltre a comportare la perdita del mosaico vegetazionale (rappresentato da coltivi, siepi, boschetti, ecc.), consente l’avanzata del bosco, favorendo tra l’altro la diffusione, sulle colline retrostanti l’abitato, di specie animali come il cinghiale e la volpe. Bisogna sottolineare che, nonostante alcune situazioni di spinto degrado, l’ampia zona extra urbana collinare del Comune di La Spezia conserva ancora un’eterogeneità ambientale importante che favorisce, unitamente alla mitezza del clima, la nidificazione e lo svernamento di numerose specie ornitiche. L’ambiente della costa a diretto contatto con il mare, laddove non interessato da forti modificazioni antropiche, diviene di notevole importanza dal punto di vista biologico, per la presenza di elementi naturalistici di particolare pregio. Le acque del Golfo, anche grazie alla presenza di una moltitudine di strutture adatte alla sosta e al riposo (dighe, moli, ecc.) o ad assolvere la funzione di posatoio, ospitano una gran quantità di specie avifaunistiche svernanti, tra cui edredone, cormorano, gabbiano comune, gabbiano corallino, beccapesci, oltre, in misura minore, a svassi e smerghi .
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    47 La Carta Bionaturalisticadella Regione Liguria non riporta elementi naturalistici di eccezionale rilevanza nell’area Pitelli. Adiacente alla superficie compresa nel piano di caratterizzazione, individuata dal toponimo “Punta Galera”, si cita la presenza di un’area con morfologia ritenuta importante per il mantenimento della biodiversità (tipo di morfologia: rupi). All’interno dell’area Pitelli si riporta l’ulteriore segnalazione di due zone individuate dal Comune di La Spezia come biotopi, in quanto ritenute significative per la conservazione della biodiversità. Una di queste è rappresentata da un’antica Villa abbandonata, situata in Via Tesei, di circa 4 ha di estensione, oggi in evidente stato di incuria, tuttavia in grado di ospitare un gran numero di uccelli nidificanti. L’importanza di quest’area è costituita principalmente dal ruolo ecologico che essa svolge, essendo un’isola “verde” caratterizzata ancora da un certo grado di naturalità, inserita all’interno di un contesto fortemente antropizzato. La seconda, anch’essa dell’estensione di 4 ha è occupata da un presidio militare oggi abbandonato (area Pagliari) e chiuso ed interdetto alla pubblica frequentazione. L’interesse di questa zona è riferito più che altro alla presenza, in uno spazio ristretto, di ambienti diversificati (piccole aree boscate, zone aperte ed incolte, un corso d’acqua). Qui si trovano latifoglie spontanee (come leccio, roverella, carpino) accanto ad altre tipiche delle alberature cittadine (quali ad esempio, tiglio, platano, robinia), oltre a boschi a pino marittimo e lembi di vegetazione ripariale. L’area è inoltre caratterizzata da una particolare tranquillità, che consente la sopravvivenza di specie animali rare in città. Nella zona è presente un’area pSIC (proposto Sito d’Importanza Comunitaria) IT 1345114 “Costa di Maralunga” – subsito B, individuato dalla Regione Liguria ai sensi della direttiva Habitat (dir. 92/43/CEE) e localizzato interamente nel Comune di Lerici. Tale sito si sovrappone parzialmente ai confini del Piano di Caratterizzazione Ambientale relativo all’area Pitelli in corrispondenza dell’area sud-orientale. Pur avendo ridotta estensione, racchiude lembi di naturalità importanti per la salvaguardia della biodiversità tipica delle zone costiere liguri. In particolare, si segnala la presenza, frammentaria ma significativa, di boschi di leccio in buono stato di conservazione; accanto a questo tipo di habitat, sono presenti altre numerose e diversificate associazioni vegetazionali caratteristiche delle coste mediterranee. 2. ASPETTI GEOLOGICI, GEOMORFOLOGICI ED IDROGEOLOGICI DELL'AREA DI LA SPEZIA 2.1. Geologia Dal punto di vista geologico il territorio del Golfo di La Spezia è costituito da terreni di facies toscana ricoperti dalle falde liguri. La geologia della zona, estremamente complessa, può essere semplificata riunendo tutte le formazioni affioranti in 4 Unità principali : Unità di Punta Bianca; Falda Toscana; Complesso di Canetolo; Unità del Gottero. L'Unità di Punta Bianca è costituita da successioni metamorfiche di tipo toscano che sono correlabili con quelle presenti nel nucleo metamorfico delle Alpi Apuane.
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    48 Le successioni inesame affiorano estesamente nelle aree comprese tra Punta Bianca e Montemarcello, tra Lerici e San Terenzo e sulle colline di Pitelli. Si tratta di formazioni epimetamorfiche che possono essere raggruppate in due principali subunità informali (Abbate, 1969): a) sub-unità di Bocca di Magra, b) sub-unità di Ameglia. La sub-unità di Bocca di Magra è costituita da rocce del Basamento ercinico (Filladi e quarziti di Buti) sulle quali poggia in discordanza il ciclo sedimentario anisico-ladinico rappresentato da conglomerati alluvionali, da calcari di piattaforma, seguiti da depositi clastici e pelitici marini caratterizzati da corpi di brecce carbonatiche poligeniche, e da un evento vulcanico basico. La sub-unità di Ameglia (Verrucano s.s.) è rappresentata da metasedimenti continentali del Ladinico sup./Carnico di natura filladico-quarzitica, nonché da metaconglomerati quarzosi (anageniti), ai quali seguono depositi silicoclastici e carbonatici di ambiente costiero-neritico (Scisti di San Terenzo). Livelli di brecce tettoniche (Calcare Cavernoso Auct.): costituiscono una sequenza di forte spessore (100 mt.) e sono interposti tra l'Unità di Punta Bianca e la sovrastante Falda Toscana; tali livelli sono derivati da formazioni carbonatiche triassiche, talvolta con presenza di solfuri, sottoposte a processi tettonici neocenici. Sono distinguibili due intervalli: 1) Brecce di Lerici, 2) Brecce di Maralunga. Si tratta, comunque, di brecce con clasti calcarei grigi e grigio-scuri dolomitici a spigoli vivi e cemento calcitico, che spesso mostrano la classica alterazione a cellette. Non è raro trovare anche clasti di scisti verdi e rossicci che rappresentano frammenti della sequenza terrigena originariamente sottostante ai calcari ed alle dolomie. Tali livelli sono interessati da estesi fenomeni carsici recenti. Falda Toscana: i terreni appartenenti a questa Unità affiorano in entrambi i promontori per un'estensione complessiva di circa 300 Km2. La Falda Toscana comprende tutti i termini compresi tra le Dolomie di Coregna e le Arenarie del Macigno, la cui descrizione sotto il profilo stratigrafico viene riportata di seguito. La Falda Toscana si identifica come unità tettonica durante l'Oligocene superiore (stadio ensialico dell'Orogenesi Appenninica) in quanto al meccanismo di subduzione della crosta continentale (basamento), allora in atto, si accompagna un movimento accessorio costituito dal distacco della copertura che rimane in superficie e si muove verso Ovest costituendo una nuova unità tettonica denominata appunto Falda Toscana (Boccaletti et al., 1980). Complesso di Canetolo : I terreni che poggiano direttamente sulle formazioni torbiditiche del Dominio Toscano vengono indicati come unità alloctone subliguri e sono raggruppati nel Complesso di Canetolo. Sono costituiti da litologie prevalentemente argillosocalcaree, alla base, che passano, nella parte superiore, a torbiditi arenaceo-pelitiche. Affiora estesamente tra M.te Pertico, M.te Beverone e l'abitato di San Venerio. Unità del Gottero: appartiene al Dominio Ligure Interno. Le falde liguri sono costituite da una serie di scaglie tettoniche impilate le une sulle altre, sovrapposte alla Falda Toscana e, talora, tettonicamente inserite in essa. Nell'ambito territoriale considerato l'Unità del Gottero affiora limitatamente alla formazione delle Arenarie del Gottero. L'Arenaria del M.te Gottero ha, complessivamente, un assetto a monoclinale leggermente ondulata, con debole inclinazione verso nord. Questa giacitura è complicata dalla presenza di una fascia rovesciata che si rileva tra le località Vailunga e Isola.
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    49 Le Arenarie delM.te Gottero costituiscono i rilievi collinari a nord della città di La Spezia, a ovest sono a contatto con la Falda Toscana attraverso una faglia di notevole rigetto, mentre a est sono a contatto con le Arenarie del Bratica tramite faglie e contatti tettonici per sovrascorrimento Tettonica. Dal punto di vista tettonico i due promontori che chiudono il Golfo di La Spezia sono caratterizzati da assetti strutturali diversi che verranno descritti separatamente. Il promontorio occidentale è costituito da un’anticlinale coricata a vergenza tirrenica (Piega di La Spezia) che coinvolge e ripiega sia i terreni appartenenti alla Falda Toscana che quelli sovrastanti dell’Unità sub-ligure di Canetolo (Giammarino S. e Giglia G., 1990). La piega si estende per circa 25 Km dalle isole Palmaria e Tino fino ai dintorni di Carrodano, l’asse ha una direzione N150°E con una leggera immersione verso NNW. L’interazione tra la topografia e l’assetto geologicostrutturale fa emergere il fianco rovesciato della piega lungo tutto il promontorio occidentale fino a Riccò del Golfo. I terreni della serie Toscana implicati nel piegamento hanno mantenuto inalterato il loro spessore, con lievi variazioni che si riscontrano solo nelle unità pelitiche (Scisti Policromi); alla mesoscala sono presenti pieghe parassite coassiali alla principale. All’interno delle formazioni pelitiche della falda toscana sono visibili tre tipi di clivaggio. Il primo, S0, è dato dalla stratificazione, poi si ha un clivaggio di prima fase S1 dovuto allo scorrimento strato su strato in risposta ad una coppia di taglio, ed un secondo clivaggio S2 disposto normalmente agli strati, che rappresenta la foliazione di seconda fase, associata alla piega di La Spezia. Ciò dimostra che la successione è stata inizialmente interessata da uno scorrimento eterogeneo (heterogeneous sliding), strato su strato, e successivamente dalla fase di piegamento (Giammarino S. e Giglia G., 1990). Il promontorio orientale è costituito da una piega antiforme (Piega di Punta Bianca) limitata da faglie normali; il forte ribassamento subito ad opera della tettonica distensiva post-miocenica ha portato la cerniera sotto il livello del mare ed oggi è possibile osservare solo il fianco normale della Piega (A. Robbiano,1999). Dall’esame degli affioramenti si nota che la stratificazione S0 coincide con la scistosità di I fase S1, la foliazione di II fase S2 è invece associata alla Piega ed è disposta a ventaglio rispetto al nucleo della piega stessa, inoltre al passaggio fra il Verrucano ed i metacalcari sono visibili una serie di pieghe coricate tirrenovergenti fortemente asimmetriche, che costituiscono pieghe parassite del fianco normale della mega-piega di Punta Bianca I due promontori che formano il Golfo di La Spezia sono separati da due grandi faglie dirette che fanno parte del sistema di Graben presente in questa zona. Tali faglie sono: - la grande faglia di La Spezia che dal Golfo di La Spezia si prolunga in direzione NW per circa 20 Km con un rigetto di circa 3000 mt, mette a contatto la base della Falda Toscana con il flysch del Gottero, questa frattura rappresenta la “Faglia Principale” del Graben della Val di Vara; - la grande faglia del Magra si estende per circa 15 Km dalla confluenza con il fiume Vara fino alla foce, presenta un rigetto di circa 800 mt e immersione verso est. Tra gli alti strutturali, che costituiscono gli Horst, si riconosce, ad est, parte della catena montuosa appartenente al settore nord-apuano, un alto minore è costituito dal promontorio di Punta Bianca ed infine ad ovest il promontorio di Portovenere (Raggi,1985). La piega di La Spezia è delimitata da faglie dirette con immersione contraria sui due lati. In corrispondenza del litorale delle Cinque Terre, rilievi geofisici in mare aperto hanno evidenziato la presenza di gradinate di faglie dirette immergenti verso SW (Raggi, 1985).
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    50 Le pieghe sisono originate durante le fasi tettogenetiche compressive culminate nel Miocene superiore. Successivamente, nel Pliocene superiore, si sono attivati i movimenti disgiuntivi collegati all'apertura del Tirreno; a questa nuova fase tettonica, tuttora in atto, sono da riferire le faglie dirette ed i sistemi di Horst e Graben presenti nell'area spezzina (Raggi,1985). 2.2. Geomorfologia ed Elementi Sensibili Puntuali Sotto il profilo geomorfologico l’area del Comune di La Spezia si articola in quattro sistemi: - le Colline di Pitelli, che occupano una superficie di 4 kmq nella zona sud-orientale del Comune, prima appartenute ad Arcola che possedeva un approdo in zona. Dette colline sono costituite da suoli silicei con affioramento di calcare dolomitico brecciforme nella zona a sud di Pitelli verso Lerici. Sono presenti anche rocce silicee sedimentarie contenenti quarziti; - Quadrante di San Venerio-Mont’Albano-Castellazzo dove prevalgono le arenarie; - il crinale di Portovenere che è un sistema misto composto da rocce calcaree ed arenacee; - aree pianeggianti, sulle quali insiste la città, che sono sostanzialmente suoli costituiti da depositi alluvionali, lacustri e marini. I quattro settori, in cui è suddiviso il territorio, si caratterizzano per una diffusa “fragilità geomorfologica” che, pur non producendo situazioni di elevata criticità, è in grado di condizionare in varia misura la fruibilità del territorio. La zona si colloca nella classe “media” di suscettività al dissesto. Forme e processi gravitativi Con questa terminologia sono stati indicati tutti i fenomeni franosi presenti sul territorio. Nella carta geomorfologica sono state distinte le frane attive, cioè quelle che hanno dato indizi di movimento riscontrati negli ultimi 10 anni, dalle frane quiescenti che rappresentano accumuli detritici attualmente in condizioni di equilibrio, ma potenzialmente instabili. I fenomeni franosi presentano una diversa tipologia di movimento che dipende prevalentemente dalla litologia del materiale coinvolto. I diversi movimenti franosi sono stati distinti in base alla classificazione riportata nelle raccomandazioni dell'Autorità di Bacino Regionale n° 4 del 1996 relativa alla Carta di dettaglio dei Movimenti Franosi e si è riscontrato che in tutto l'ambito prevalgono le frane da scorrimento rotazionale, localizzate prevalentemente nelle Arenarie del Gottero e nelle formazioni del Complesso di Canetolo, seguite dalle frane di crollo e debris flows presenti nelle litologie fratturate quali le Arenarie del Macigno e nella Formazione di La Spezia. Di seguito verranno descritti i fenomeni franosi più rilevanti presenti all’interno dell'Ambito, con specifico riferimento all’area di analisi. Pitelli-Macchietta Si tratta di due piccoli corpi di frana quiescente i cui piedi interessano una parte dell'abitato di Macchietta (Pitelli). Zone sottoposte ad erosione diffusa Questa terminologia è stata utilizzata per censire le aree dove la distribuzione dei dissesti è talmente appressata che non è possibile distinguere il singolo fenomeno.
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    51 Si nota chequesta fenomenologia è maggiormente evidente lungo versanti molto acclivi, con presenza di litologie fortemente alterate e fratturate. All'interno dell'Ambito 20 queste zone costituiscono un’ampia fascia di contorno alle frane attive che si rilevano nelle falesie di entrambi i promontori. Erosione Marina I litorali orientati ad ovest dei due promontori che chiudono il Golfo di La Spezia sono caratterizzati da fenomeni di forte erosione marina che origina imponenti falesie dovute alla grande apertura delle coste al mare dominante di Scirocco, ma anche quello molto incisivo di Libeccio (proveniente da sud-est). Seppure la presenza di onde con altezza maggiore di 3 m sia molto modesta l'effetto del moto ondoso esercita un’azione disgregatrice sulle rocce e conseguentemente si generano grandi frane di crollo. Talvolta l’erosione operata al piede dei versanti, indotta dall’azione del mare, può mettere in movimento accumuli detritici già presenti sul territorio, generando imponenti debris flow visibili soprattutto sul lato ovest di entrambi i promontori che chiudono il Golfo. Area di discarica di Pitelli (Per la descrizione del SIR Pitelli si veda il capitolo 4) 2.3. Idrogeologia Nella carta idrogeologica sono indicati il tipo e il grado di permeabilità medio delle differenti litologie, comprese le coperture detritiche ed i depositi quaternari. Il grado di permeabilità è determinato dall'ampiezza e dalla continuità dei pori per quanto concerne i materiali sciolti; negli ammassi rocciosi, invece, dipende dallo sviluppo (ampiezza, frequenza e sviluppo) delle discontinuità presenti all'interno delle varie litologie. Anche la composizione dell'ammasso roccioso influenza la permeabilità poiché materiali di alterazione possono penetrare nelle fratture occludendole e riducendo, di conseguenza, il grado di permeabilità. Nella cartografia redatta le formazioni prevalentemente calcaree e dolomitiche, quali le i Marmi di Punta Bianca, le Brecce di Maralunga e le Brecce di Lerici, le Dolomie di Coregna, la Formazione di La Spezia, le Dolomie del M.te Castellana, la Formazione di Biassa, la Formazione della Ferriera, Rosso Ammonitico, Maiolica ed i Calcari di Groppo del Vescovo sono state classificate permeabili per carsismo, perché dall'analisi geomorfologica è stato riscontrato che le fenomenologie carsiche cioè grotte, doline e campi solcati, si concentrano su queste litologie. Sono stati classificati permeabili per fratturazione: i diaspri, gli Scisti di San Terenzo le Anageniti e Filladi violette, le Filladi, i calcescisti e metabrecce carbonatiche, le metavulcaniti, le metabrecce poligeniche, i metacalcari calcescisti e filladi, le metarenarie e metapeliti, i metaconglomerati verdastri. Anche le Arenarie del Gottero sono state analogamente classificate permeabili per fratturazione seppure occasionalmente i frequenti livelli argillitico-siltosi ne abbassino il grado di permeabilità, almeno localmente. Affioramenti di queste arenarie si trovano in pessime condizioni di conservazione, almeno per una fascia superficiale limitata a pochi metri, condizione che ne aumenta il grado di permeabilità. Le Arenarie del Macigno, il Calcare Selcifero, le Marne a Posidonia, Scisti Policromi sono considerati, invece, semipermeabili a causa della presenza di livelli marnosoargillosi che abbassano il grado di permeabilità e producono l'intasamento delle fratture. Sono state classificate permeabili per porosità tutte le coltri detritiche e i depositi alluvionali.
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    52 Dato che lequarziti si presentano spesso talmente fratturate ed alterate da essere assimilabili ad una coltre detritica, la permeabilità primaria risulta essere per porosità. Tutta l'area antropizzata che coincide con la città capoluogo è stata classificata impermeabile come i depositi lacustri della zona Stagnoni - Fossa Mastra. 2.3.1. Descrizione della rete idrografica del Comune di La Spezia Fosso Lizzarella Il bacino del fosso Lizzarella è delimitato dal bacino del fosso Muggiano a Ovest, dal bacino del fosso Portiola ad Est e dal bacino del fiume Magra a Nord. L’area complessiva sottesa è circa 1 kmq e appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia. Partendo dalla foce e proseguendo in senso orario lo spartiacque si sviluppa secondo una direttrice SudNord, per poi piegare verso Est, passando per il monte Grosso (224.2 m s.l.m.) e successivamente verso Sud scendendo progressivamente sino al livello del mare. Il tratto terminale si forma dalla confluenza di tre canali. Il fosso Lizzo (lunghezza 1 km) ed il fosso Castiglioni (lunghezza 1.1 km) confluiscono in un tratto coperto (di circa 0.4 km) che in prossimità dello sbocco a mare si unisce, in sponda destra, con il fosso Lizzarella; l’asta di quest’ultimo ha una lunghezza di 1 km. I fossi Lizzo e Castiglioni hanno origine alle pendici del monte Grosso; il fosso Lizzarella in prossimità del monte Castiglione. La zona risulta urbanizzata solo in prossimità della fascia costiera per un’estensione di circa 0.7 km. Fosso del Muggiano Il bacino del fosso del Muggiano è delimitato dal bacino del fosso Lizzarella a Sud-Est e dal bacino del fosso Pezzogrande a Ovest e Nord-Ovest L’area complessiva sottesa è circa 0.4 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia. La quota massima del bacino è di circa 190 m s.l.m. Il bacino ha una forma approssimativamente rettangolare con il lato più lungo pari a circa 1.2 km e quello più corto pari a circa 0.3 km; il suo territorio risulta scarsamente urbanizzato. L’asta principale ha una lunghezza di circa 1.2 km; il tratto finale di circa 0.7 km è tombinato. Fosso Pezzogrande Il bacino del fosso Pezzogrande è delimitato dal bacino del Fossamastra a Nord e dal bacino del fosso del Muggiano a Sud-Est. L’area complessiva sottesa è circa 0.5 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia. Il bacino risulta mediamente urbanizzato, la quota massima è circa 190 m s.l.m., l’asta principale ha una lunghezza di circa 1.2 km. Fosso Canalone Il bacino del fosso Canalone è delimitato dal bacino del fosso Isolone a Sud-Est, dal bacino del fosso Pezzogrande a Nord-Est, dal bacino del canale Fossamastra a Nord e dal Bacino del fosso Pagliari a NordOvest.
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    53 L’area complessiva sottesaè circa 0.36 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia. La quota massima del bacino è rappresentata dal monte Soglio che raggiunge i 181 m s.l.m. circa. La zona risulta urbanizzata solo in prossimità della fascia costiera, l’asta principale ha una lunghezza di circa 1.1 km. Fosso di Pagliari Il bacino del fosso Pagliari si estende da Nord-Ovest verso Sud-Est ed è delimitato dal bacino del fosso Canalone a Sud-Est e dal bacino del canale Fossamastra a Nord. L’area complessiva sottesa è circa 0.66 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia. La quota massima è circa 125 m s.l.m.; il bacino ha forma allungata in direzione Est-Ovest. Il fosso Pagliari è composto da un’asta principale (lunghezza 1.3 km) che si estende da Ovest verso Sud-Est e da un’affluente in sponda destra di lunghezza 0.7 km. Il bacino risulta mediamente urbanizzato. Canale Fossamastra Il bacino del Canale Fossamastra è delimitato dai bacini dei fossi Canalone e Pezzogrande a Sud, dal bacino del fiume Magra ad Est e a Nord, dal bacino del torrente Vecchia Dorgia a Nord-Ovest e dal bacino del fosso Melara a Sud-Ovest. L’area complessiva sottesa è circa 7.67 kmq e appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia. Partendo dalla foce e proseguendo in senso orario lo spartiacque si sviluppa secondo una direttrice SudNord, per poi piegare verso Est, proseguire verso verso Sud e successivamente piegare verso Ovest fino al mare. La quota massima del bacino è circa 300 m s.l.m. Il bacino è caratterizzato da due aste principali, canale Fossamastra (3.7 km) e fosso Calcinara (2.1 km), che confluiscono circa 1.2 km dalla foce. Il bacino risulta fortemente urbanizzato ed è attraversato in direzione Ovest-Est dalla linea ferroviaria Roma Genova e dall’autostrada A10. Fosso Melara Il bacino del Fosso Melara è delimitato dal bacino del canale Fossamastra a Sud, Est e Nord-Est e da aree scolanti minori a Nord e Ovest. L’area complessiva sottesa è circa 0.54 kmq e appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia. La quota massima del bacino è circa 90 m s.l.m. e la lunghezza dell’asta è circa 0.7 km. Il bacino risulta totalmente urbanizzato. Torrente Vecchia Dorgia Il bacino del torrente Vecchia Dorgia è delimitato dal bacino del canale Fossamastra a Est, dal bacino del canale Bottagna (affluente del fiume Vara) a Nord e dal bacino del torrente Nuova Dorgia a Ovest. L’area complessiva sottesa è circa 1.64 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia.
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    54 La quota massimadel bacino è circa 250 m s.l.m. circa; la lunghezza dell’asta principale è di circa 2.7 km. I suoi affluenti principali sono il fosso Ponticelli e il fosso San Rocco, rispettivamente con bacini di 1.3 kmq e 0.8 kmq. Il bacino è attraversato dalla linea ferroviaria Roma Genova ed è fortemente urbanizzato a valle della ferrovia. Torrente Nuova Dorgia Il bacino del torrente Nuova Dorgia è delimitato dal bacino del torrente Vecchia Dorgia a Est, dal bacino del canale Bottagna (affluente del fiume Vara) a Nord Nord- Ovest e dai bacini dei fossi Cappelletto e Rossano a Sud. L’area complessiva sottesa è circa 4.05 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia. La quota massima del bacino è circa 360 m s.l.m.; l’asta principale è lunga circa 4.6 km. Partendo dalla foce e proseguendo in senso orario, lo spartiacque si sviluppa secondo una direttrice S-N, piega verso Ovest passando per i monti Pertego e Arsò, prosegue verso Nord e successivamente verso Ovest passando per il monte Valeriano e quindi verso Sud scendendo fino al mare. I suoi affluenti principali sono il fosso Buonviaggio e il fosso Pelizzaro rispettivamente con bacini di 0.7 kmq e 0.5 kmq. Il bacino è attraversato dalla linea ferroviaria Roma Genova ed è fortemente urbanizzato a valle della confluenza con il fosso Buonviaggio. Fosso Rossano Il bacino del fosso Rossano è delimitato dal bacino del torrente Nuova Dorgia a Nord, dal bacino del fosso Cappelletto a Ovest e da aree scolanti minori a Est L’area complessiva sottesa è circa 1.22 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia. La quota massima del bacino è circa 200 m s.l.m.; l’asta principale è lunga circa 2.3 km. Il suo affluente principale è il fosso Andreino (0.23 km). Il bacino è attraversato dalla linea ferroviaria Roma Genova ed è fortemente urbanizzato a valle della ferrovia ed è interessato dall’ex area IP nella parte superiore. Fosso Cappelletto Il bacino del fosso Cappelletto è delimitato dal bacino del fosso Rossano a Est, dal bacino del torrente Nuova Dorgia a Nord, dal bacino del torrente Durasca (affluente del fiume Vara) a Nord-Ovest e dal bacino del canale Lagora e da aree scolanti minori a Ovest. L’area complessiva sottesa è circa 1.62 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia. La quota massima del bacino è circa 280 m s.l.m.; l’asta principale è lunga circa 2.9 km. Il suo affluente principale è il fosso Quaresima (0.45 km). Il bacino è attraversato dalla linea ferroviaria Roma-Genova, fortemente urbanizzato a valle della ferrovia ed interessato dall’ex area IP nella parte superiore.
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    55 Canale Lagora Il bacinodel canale del Lagora è delimitato dal bacino del fosso Cappelletto e da aree scolanti minori a Est, dal bacino del torrente Durasca (affluente del fiume Vara) a Nord e a Nord - OvestNord e dal bacino del torrente Caporacca a Sud e Sud-Est. L’area complessiva sottesa è circa 14.57 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia. La quota massima del bacino è circa 730 m s.l.m.; l’asta principale è lunga circa 6.1 km. Partendo dalla foce e proseguendo in senso orario, lo spartiacque si sviluppa secondo una direttrice S-SO passando per punta di Coregna, piega verso Nord-Ovest passando per i monti della Madonna e monte Fraschi, prosegue verso Nord passando per monte Verrugoli, piega verso Est e infine verso Sud scendendo fino al mare. Torrente Caporacca Il bacino del torrente Caporacca è delimitato dal bacino del canale del Netto a Est, da aree scolanti minori nel golfo di La Spezia a Nord, dal bacino del canale Lagora a Nord-Ovest e a Ovest e a Sud da aree scolanti minori del tratto costiero alle spalle del golfo di La Spezia. L’area complessiva sottesa è circa 2.76 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente al Comune di La Spezia. La quota massima del bacino è circa 550 m s.l.m.; l’asta principale è lunga circa 3.3 km. Il bacino risulta urbanizzato solo in prossimità della costa. Canale del Netto Il bacino del canale del Netto è delimitato dal bacino del canale Fezzano a Est e Sud-Est e dal bacino del torrente Caporacca a Sud-Ovest e Ovest. L’area complessiva sottesa è circa 0.95 kmq, il suo territorio appartiene amministrativamente ai Comuni di La Spezia e Portovenere. La quota massima del bacino è circa 450 m s.l.m.; l’asta principale è lunga circa 1.3 km. Il bacino risulta urbanizzato solo in prossimità della costa. 2.4. Aspetti climatici La stazione di rilevamento meteo più prossima al sito di Pitelli ed utile a ricavare i dati climatici più corretti ed opportuni è quella di Sarzana/Luni. Appartenente alla rete dell’Aeronautica Militare fin dal 1970, possiede pertanto una numerosità campionaria estesa su quasi mezzo secolo e dunque tale da garantire attendibilità nei risultati forniti. I dati salienti concernono la temperature media, minima e massima calcolate su base mensile, stagionale ed annuale, nonché la media delle precipitazioni cumulate su base mensile ed annuale determinate su base storica. La zona di Pitelli è caratterizzata da una temperatura media annua di circa 15° C, con valori medi di 8°C nella stagione invernale, di 16°C nella stagione primaverile, di 23°C nella stagione estiva e di 13°C nella stagione autunnale. Si tratta di dati coerenti e concordi con quelli più generali rilevati nell'ambito di altri studi sulla climatologia ligure. Tabella 10: Statistica termometria mensile stazoine Sarzana / Luni
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    56 Temperatura T. MaxT. Min. Umidità Gennaio 7,2 11,3 3,3 78 Febbraio 8 12,3 3,7 74 Marzo 10,5 14,6 5,6 74 Aprile 13,2 17,1 8,2 74 Maggio 17,6 21,7 12 73 Giugno 21 25,2 15,2 73 Luglio 24,1 28,5 17,8 70 Agosto 24,1 28,9 18 72 Settembre 20,4 25 14,9 75 Ottobre 15,8 20,2 11,4 80 Novembre 10,9 15 7 80 Dicembre 8 12,1 4,4 79 Tabella 11: Statistica termometria stagionale ed annuale stazione Sarzana / Luni Temperatura T. Max T. Min. Inverno 8,3 12,4 4,1 Primavera 16 20,1 10,7 Estate 22,9 27,5 16,9 Autunno 13 17,3 8,8 Anno 15,1 19,3 10,1
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    57 Per quanto concernele precipitazioni, gli andamenti stagionali medi della zona risultano caratterizzati da un massimo di precipitazioni nella stagione autunnale, seguito da quella invernale e primaverile, con singoli valori cumulati su base mensile che possono raggiungere entità rilevanti. Tabella 12 Statistica igrometrica e pluviometrica mensile stazione Sarzana / Luni MESI UMIDITA' % PRECIPITAZIONI (mm.) Gennaio 78 115 Febbraio 74 86 Marzo 74 82 Aprile 74 100 Maggio 73 75 Giugno 73 61 Luglio 70 25 Agosto 72 51 Settembre 75 100 Ottobre 80 161 Novembre 80 134 Dicembre 79 116 Tabella 13: Statistica pluviometrica annuale a stagionale stazione Sarzana / Luni STAGIONI UMIDITA' % PRECIPITAZIONI (mm.) Inverno 75,9 295 Primavera 73,5 243 Estate 72,1 162
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    58 Autunno 79,2 405 Anno75,2 1106 La complessità orografica dell’area si riflette in modo significativo anche sul regime pluviometrico locale. Le stazioni di Sarzana / Luni, Monte Rocchetta e La Spezia / Fabiano, che sono le più prossime all'area interessata dallo studio, pur mostrando una generale conformità rispetto all’andamento medio, si differenziano sensibilmente sia come singoli valori estremi, sia come valori cumulati, anche se il confronto è solo indicativo, essendo le serie storiche non sempre omogenee. 3. ELEMENTI STORICO-PAESAGGISTICI ED AMBIENTALI DEL COMUNE DI LA SPEZIA La Provincia di La Spezia, come del resto tutta la regione Liguria, si caratterizza per punti di assoluta eccellenza paesaggistica e naturalistica sia nell’entroterra che sul sistema costa-mare e per un ricco patrimonio storico- culturale. Pitelli ricade in particolare nell'area del capoluogo spezzino, e dunque nell'ambito rivierasco. L’Amministrazione di La Spezia, forte anche della Variante Colline e della attuale revisione del PUC, si propone come scopo la valorizzazione delle proprie risorse territoriali, ambientali e paesaggistiche contrastando l’abbandono ed il dissesto del territorio al fine di migliorare le condizioni idrogeologiche mitigandone così il rischio. A tal proposito va menzionato il fatto che la Liguria è stata la prima regione italiana a dotarsi di un Piano Paesistico adottato nel 1986 e approvato nel 1990. All’interno del Comune di La Spezia esistono numerosi “Luoghi notevoli per la valorizzazione del paesaggio”:  promontori e tratti di costa non edificati tra i quali spiccano i Parchi regionali di MontemarcelloMagra e Portovenere;  le foci dei corsi d’ acqua di particolare rilevanza ambientale tra cui la foce del Magra;  i Centri storici minori quali i paesi dei Colli spezzini a cui appartengono Castelnuovo Magra, Pignone, Varese ligure e Pitelli che appartiene all’associazione “Borghi Autentici d’Italia” e che mira allo sviluppo del turismo sostenibile;  gli insiemi e i sistemi di monumenti isolati e beni architettonici diffusi quali i castelli di Lerici, Portovenere e La Spezia nonché il sistema difensivo del Golfo di La Spezia (già in atto dall’epoca medioevale);  i paesaggi rurali storici;  gli elementi di forte caratterizzazione dell’identità regionale come le isole del Golfo di La Spezia Palmaria, Tino presidio militare) e Tinetto. Particolare attenzione meritano le aree naturali protette di Montemarcello-Magra-Vara e Portovenere, oltre al Parco Nazionale delle Cinque Terre, che comprende una porzione dei comuni di Levanto e di La Spezia (la frazione di Campiglia Tremonti). Il Parco di Montemarcello-Magra-Vara include un territorio ricco di valenze naturali, storiche e culturali, attraversando i confini di ben 20 comuni: Ameglia, Arcola, Beverino, Bolano, Borghetto Vara, Brugnato, Calice al Cornoviglio, Carro, Carrodano, Castelnuovo Magra, Follo, Lerici, Ortonovo, Pignone, Riccò del Golfo, Rocchetta Vara, Santo Stefano Magra, Sarzana, Sesta Godano e Vezzano Ligure.
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    59 Il mare ela costa con borghi marinari di forte attrattiva e incantevoli spiagge lasciano il posto alla Val di Magra con le sue zone umide ricche di biodiversità e nell’entroterra alle verdi colline della Val di Vara. Oltre all’area fluviale di grande pregio naturalistico e storico-culturale è il Promontorio del Caprione ideale punto di partenza per molte escursioni. Trattandosi dell'area naturale protetta più prossima al sito di Pitelli, si rinvia all'ultimo paragrafo per un approfondimento specifico. Il Parco Nazionale delle Cinque Terre è l'unico in Italia finalizzato a tutelare un paesaggio antropizzato, in particolare i muri a secco. Gli insediamenti costieri delle Cinque Terre sorsero tutti tra l'XI e il XIII secolo, grazie alle migliorate condizioni economiche e sociali dopo l'anno Mille. La struttura originaria dei borghi è giunta ai giorni nostri senza eccessive compromissioni. Solo l'apertura della ferrovia, nel 1874, ha portato cambiamenti significativi nei paesi delle Cinque Terre, togliendoli dal loro secolare isolamento. La caratteristica saliente del paesaggio è l'estensione delle conche terrazzate, i "cian" o piani, spesso tanto stretti da ospitare un solo filare di vite ed è questo, come accennato, uno dei principali oggetti di tutela del Parco. Dal punto di vista arboreo, in generale i ripidi versanti della costa delle Cinque Terre sono coperti da una macchia alta composta da lecci e da vari arbusti, tra cui cisti, eriche, euforbie e corbezzoli. Su terreni più aridi e rocciosi alligna la gariga, con presenza di specie aromatiche come rosmarino, timo, elicriso e lavanda. Il cappero, che cresce negli anfratti dei muri a secco, è il residuo di coltivazioni del secolo scorso. Alle quote superiori si trovano pinete artificiali a pino marittimo e castagneti, coltura fondamentale per il sostentamento della popolazione, in un territorio dove non era possibile coltivare il frumento. Tra le principali specie arboree vanno ricordati il cerro, la sughera e la roverella, tre querce un tempo importanti nell'economia delle Cinque Terre per la produzione di legna e di ghiande per il bestiame. Il Parco Naturale Regionale di Porto Venere si estende per circa 400 ha, racchiudendo il promontorio omonimo, le isole Palmaria, Tino e Tinetto e l’Area di Tutela Marina, come propaggine occidentale del Golfo di La Spezia. Nell'ambito dell'area di Portovenere si individuano tre grandi unità paesistiche con differenziazioni al loro interno : la costa ovest ; il paesaggio che si affaccia sulla baia; il versante orientale. La costa ovest è delimitata dal grande crinale che ad est circoscrive l'arco collinare del golfo. Per quanto riguarda la morfologia del fronte occidentale, ad un primo esame appare continuo come un alto muraglione che si affaccia sul mare aperto, ma che, con un'analisi più approfondita, si differenzia verso est per i terrazzamenti, e verso ovest lper a costa scoscesa a picco sul mare. All'estremità orientale, in prossimità di Schiara - ultimo lembo del comune di La Spezia - il comprensorio, irto e scosceso, con valloni incassati, si fa a tratti strapiombante, alternando aree incolte, ove allignano ericacee e ginestre, a pendii terrazzati ricoperti da vigneti. Le zone più alte sono caratterizzate dalla presenza di pino, sia marittimo che domestico, dal castagno, dal leccio. Il profilo costiero è articolato in una varia successione di brevi sporgenze e rientranze, dovute soprattutto alle disparate qualità delle rocce, al diverso comportamento di fronte all'erosione marina delle "pietre verdi", delle arenarie, dei calcari marnosi. Il paesaggio che si affaccia sulla baia di Porto Venere è caratterizzato da dolci insenature, in parte boscate in parte terrazzate, morfologicamente simili, anche se quelle esposte a Nord ed appartenenti alla Palmaria sono prevalentemente non insediate, quelle esposte a sud ed in terraferma hanno un clima più favorevole e sono caratterizzate da un'edilizia diffusa e incongruente rispetto ai caratteri del paesaggio fino alla quota di 80
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    60 m.s.l.m. ad eccezionedella Palazzata di Porto Venere, che costituisce un nucleo di elevato valore paesistico e che sorge su un territorio più ripido. Nella costa ad Ovest si hanno due situazioni diverse per la Palmaria e le terraferma. Il promontorio dell'isola, in passato interamente terrazzato, compreso tra un unico crinale e la costa, si affaccia direttamente sul mare aperto ed è rivolto verso la costa della Toscana. Sulla terraferma, invece, si ha una sequenza di piccole baie delimitate da crinali secondari che scendono perpendicolari a quello principale che separa la costa est da quella ovest. Alcune di queste insenature sono occupate da complessi ed attrezzature militari, altre insediate con edilizia recente che si allarga in modo disordinato a partire dai nuclei storici di Fezzano e delle Grazie, al di sopra degli 80 m.s.l.m. sui fronti ben esposti i terrazzamenti, oggi solo in parte coltivati, e gli altri, sono coperti dalla macchia mediterranea mista a pini. La separazione, nel tardo Quaternario, delle isole dal promontorio non ha permesso una differenziazione a livello floristico e questo giustifica la presenza della medesima flora su isole e parte terrestre e di pochi, per questo importanti, endemismi. Inoltre le svariate specie mediterranee a gravitazione occidentale, che raggiungono su queste coste il loro limite nord-orientale di distribuzione, aumentano il pregio di tutto il complesso floristico. Territorio che mantiene a tutt’oggi un forte carattere di naturalità e che è rivestito da una rigogliosa macchia mediterranea che manifesta il suo continuo dinamismo a seconda dei microclimi ivi presenti: si passa da una situazione di “gariga” ad una macchia dai molteplici aspetti sino ad arrivare a lembi di lecceta e pinete a Pino d’Aleppo frammisto a Pino marittimo ed altre Querce (Cerro e Roverella). Necessaria la menzione del Fiordaliso di Porto Venere (Centaurea veneris) e del Tarantolino (Euleptes europaea). Il primo è una piccola pianta perenne, un endemismo esclusivo del promontorio omonimo e delle isole, appartenente alla famiglia delle Composite, con una vivace infiorescenza violetta e che forma un cespuglio abbarbicato sulle falesie tipiche della costa occidentale dell’Area Parco. Il secondo è il più piccolo geco europeo (8 cm coda compresa), un rettile strettamente notturno. 4. ELEMENTI NATURALISTICI DELLA LIMITROFA AREA NATURALE PROTETTA DEL PARCO MONTEMARCELLO-MAGRA-VARA 4.1. Aspetti floristici La flora di pregio del parco fluviale è costituita soprattutto da piante acquatiche e palustri, sempre più rare a livello nazionale a causa delle opere di bonifica. Tra le piante di maggiore interesse citiamo, per esempio, il Millefoglio d’acqua (Myriophyllum spicatum), il Coltellaccio (Sparganium erectum), la Lisca maggiore (Typha latifolia) e la Lisca a foglie strette (Typha angustifolia). Il promontorio del Caprione, per le differenti condizioni climatiche cui è soggetto, è caratterizzato dalla presenza di una ricca flora mediterranea. Numerose sono le sclerofille sempreverdi, piante dalle foglie spesse e coriacee, come per esempio leccio (Quercus ilex), corbezzolo (Arbutus unedo), alaterno (Rhamnus alaternus), lentisco (Pistacia lentiscus) e mirto (Myrtus communis). Vi sono poi specie protette in Liguria (L.R. 30/1/84 n.9) tra cui l’iris nano (Iris lutescens), il narciso tazetta (Narcissus tarzetta), e numerose orchidee selvatiche. Particolarmente importante è la presenza del cisto bianco (Cistus albidus), arbusto dalle vistose fioriture, che sul Caprione si trova al limite orientale della sua area di distribuzione ed è uno dei simboli del parco.
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    61 4.2. Aspetti faunistici Lavalle del fiume Magra rappresenta un’importante via migratoria per l’avifauna legata agli ambienti acquatici. Avvicinandoci al fiume è possibile distinguere il caratteristico canto dell’usignolo di fiume (Cettia cetti), tipico abitante dei canneti. Sul greto fluviale non è difficile osservare la garzetta (Egretta garzetta) e l’airone cenerino (Ardea cinerea) - nella foto a destra - mentre le acque tranquille dei laghetti perifluviali ospitano numerose anatre migratrici (Anas sp.). Dove le acque dei fiumi Vara e Magra scorrono più lente, si può osservare il martin pescatore (Alcedo atthis) appoggiato sui rami più bassi dei salici vicini all’acqua, pronto a tuffarsi per catturare piccoli pesci o insetti. La foce del fiume Magra nei pressi di Fiumaretta e Bocca di Magra è invece un’area di particolare interesse per osservare gabbiani reali (Larus argentatus) e comuni (Larus ridibundus), marangoni dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis ssp. desmarestii) e sterne beccapesci (Sterna sandvicensis), mentre il tratto di mare antistante la foce è meta di tuffetti (Tachybaptus ruficollis), smerghi (Mergus sp.), svassi (Podiceps cristatus), orchi (Melanitta fusca) e orchetti marini (Melanitta nigra) oltre che cormorani (Phalacrocorax carbo) ed edredoni (Somateria mollissima). Anche gli ambienti artificiali, come i frantoi di inerti presenti lungo il corso del fiume, ospitano specie importanti quali il gruccione (Merops apiaster) e il topino (Riparia riparia). Nella piana di Marinella è presente anche l’Airone guardabuoi (Bubulcus ibis). L’avifauna del promontorio del Caprione comprende le specie che vivono nella zona costiera come il corvo imperiale (Corvus corax) e il gheppio (Falco tinnunculus) e gli abitanti della macchia come l’occhiocotto (Sylvia melanocephala), la capinera (Sylvia atricapilla) e il cardellino (Carduelis carduelis). Importante è la presenza di numerosi rapaci notturni come l’allocco (Strix aluco), la civetta (Athene noctua), l’assiolo (Otus scops) e il barbagianni (Tyto alba). Tra i rapaci diurni troviamo la poiana (Buteo buteo) e lo sparviere (Accipiter nisus). Fauna minore Nel Parco la fauna minore (anfibi, rettili, invertebrati d’acqua dolce) gioca un importante ruolo per la conservazione della biodiversità e per il mantenimento degli equilibri biologici dell’ambiente naturale, come per esempio corsi d ’acqua, aree umide e grotte carsiche. Nel complesso la fauna ittica del bacino Magra-Vara è molto varia e sono state censite 39 specie. Di queste, 15 vivono nelle acque del fiume Vara (13 autoctone, come la trota fario (Salmo trutta) e due immesse per scopi alieutici). Di recente è stata individuata la Lampreda di mare (Petromyzon marinus), quasi estinta nelle acque interne. Il comprensorio Magra-Vara risulta l’unico sito certo in Italia per la riproduzione di questo pesce. Tra i crostacei da segnalare la presenza del granchio d’acqua dolce (Potamon fluviatile). Tra gli anfibi le specie più minacciate a livello regionale sono il raro ululone appenninico dal ventre giallo (Bombina variegata ssp. pachypus), il rospo smeraldino (Bufo viridis), il tritone crestato (Triturus carnifex) e la raganella comune (Hyla arborea), oltre alla rana temporaria (Rana temporaria), rara in provincia di La Spezia, alla salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata), alla rana appenninica (Rana italica) e alla salamandra pezzata (Salamandra salamandra), la cui presenza è da considerare di particolare pregio. Presente anche il tritone alpestre (Triturus alpestris). Negli ambienti carsici e nelle grotte di Pignone e Riccò del Golfo troviamo il geotritone (Speleomantes ambrosii). Tra i rettili invece ci sono il geco comune (Tarantola mauritanica), la lucertola (Podarcis muralis), l’orbettino (Anguis fragilis) e il biacco (Coluber viridiflavus). Sul promontorio del Caprione è presente anche il ramarro (Lacerta viridis).
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    62 Mammiferi Sul Caprione imammiferi sono rappresentati da carnivori quali la volpe (Vulpes vulpes), la faina (Martes foina), la donnola (Mustela nivalis), il tasso (Meles meles), da insettivori quali il riccio (Erinaceus europaeus) e la talpa (Talpa europaea) e da roditori come lo scoiattolo (Sciurus vulgaris), il topo quercino (Eliomys quercinus), il ghiro (Glis glis) e il moscardino (Muscardinus avellanarius). Negli ultimi anni ha avuto grande diffusione anche il cinghiale (Sus scrofa). Tra i chirotteri si trovano il Rinolofo minore (Rhinolophus hipposideros), e l’euriale (Rhinolophus euryale), alcuni vespertilionidi tra cui il maggiore (Myotis myotis), il Pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus), il Serotino (Vespertilio serotinus) e la Nottola (Nyctalus noctula). Fonte: ARPAL – Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure Fonte ISTAT (1/1/2016) Per maggiori informazioni vedi Provincia di La Spezia - Piano di Bacino Ambito 20 - Golfo di La Spezia Fonte: Sito Ufficiale Ente Parco di Montemarcello Magra Fonte: Sito Ufficiale Ente Parco di Porto Venere Fonte: Sito Ufficiale Ente Parco di Montemarcello Magra BIBLIOGRAFIA DEL CAPITOLO ABBATE E. (1969) - Geologia delle Cinque Terre e dell'entroterra di Levanto (Liguria Orientale). Mem. Soc. Geol. It., 8, 923-1014. BOCCALETTI M., COLI M., DECANDIA A., GIANNINI E. e LAZZAROTTO A. (1980) - Evoluzione dell'Appennino Settentrionale secondo un nuovo modello strutturale. Mem.Soc. Geol. It., 21, 359-373. GIAMMARINO S. e GIGLIA G. (1990) - Gli elementi strutturali della Piega di La Spezia nel contesto geodinamico dell'Appennino settentrionale. Boll. Soc. Geol. It.,109 (4), 683-692. RAGGI G. (1985) - Neotettonica ed evoluzione paleogeografica plio-pleistocenica del bacino del Fiume Magra. Mem. Soc. Geol. It., 30, 35-62. ROBBIANO A. (1999) - Esempi di mesostrutture presenti nel nucleo metamorfico della Piega di Punta Bianca. In AA. VV. (1999), Carta Geologica d'Italia 1:50.000 - Foglio 248 LA SPEZIA - Guida alle escursioni 1617 marzo 1999. Firenze.
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    63 Capitolo 4 Principali elementidi vulnerabilità e di pressione ambientale del territorio e relativi criteri di gestione.
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    64 1. INTRODUZIONE Nel presentecapitolo sono descritte le situazioni di maggiore vulnerabilità e di pressione ambientale rilevate nel contesto territoriale in cui è inserita la centrale e i criteri e gli strumenti con cui vengono gestiti dalle autorità competenti. Si tratta, nello specifico, di due condizioni: l’elevata vulnerabilità ad eventi naturali estremi che caratterizza l’intero territorio regionale, collegata a situazioni di dissesto e di rischio idrogeologico e la presenza di un’ampia area contaminata da attività di smaltimento rifiuti, da attività industriali e da attività militari. E’ stata a margine inserita anche la valutazione del rischio sismico, con lo scopo di evidenziare che non rappresenta una criticità per l’area in esame. Nel percorso di selezione di progetti da proporre per il sito della centrale, l’approfondimento della conoscenza e della governance delle fragilità ambientali del territorio è un passaggio necessario per valutare la presenza di eventuali prescrizioni o circostanze che sconsiglino l’insediamento di alcune tipologie di attività o che richiedano l’adozione di particolari accorgimenti. 2. RISCHIO IDROGEOLOGICO Da un punto di vista ambientale, la Liguria presenta una vulnerabilità molto alta ad eventi naturali estremi. Il territorio è esposto a un elevato grado di rischio idrogeologico, sia a causa delle caratteristiche del terreno e del territorio che, in numerosi casi, per la gestione dello stesso. Questo è vero soprattutto in prossimità di fiumi e dei corsi d'acqua minori, dove le problematiche di tipo idrogeologico si sono manifestate con danni ingenti e, in alcuni casi, con la perdita di vite umane. All’Autorità di bacino di rilievo regionale è affidata l’elaborazione dei Piani stralcio per l'assetto idrogeologico (si veda il Capitolo 4) che contengono l'analisi delle principali criticità idrauliche e di suscettività al dissesto dei versanti, stabiliscono in ragione delle pericolosità esistenti le norme per non accrescere le situazioni di rischio rilevate e individuano un complesso d'indicazioni d'intervento per la mitigazione del rischio43 . La Regione Liguria ha realizzato una specifica cartografia44 che permette di associare ai livelli di pericolosità gli specifici regimi normativi associati, nonché di sovrapporre gli elementi della pericolosità idraulica e di suscettività al dissesto dei piani di bacino a tutti gli elementi presenti nel repertorio cartografico regionale. Nel Piano regionale di assetto idrogeologico, l’area della centrale è collocata nel bacino idrografico del Magra che ha un’estensione di oltre 720 km2 e comprende 17 corpi idrici. Il Magra è l’unico corpo idrico di transizione individuato nella regione. 2.1.Dissesto del territorio Per quanto riguarda il governo del territorio, la Regione Liguria, nell’acquisizione delle competenze provinciali in materia di gestione delle acque, ha fatto propri i Piani di Bacino già precedentemente definiti e 43 http://www.ambienteinliguria.it/lirgw/eco3/ep/linkPagina.do?lingua=Italiano&canale=/Home/015Territorio/040pia nidibacino/005autoritabacinoreg/030stralcioidro. 44 http://www.ambienteinliguria.it/lirgw/eco3/ep/linkPagina.do?canale=/Home/015Territorio/040pianidibacino/030ca rtvincolipdb
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    65 messi a puntodalle province. L’area di La Spezia ricade nell’Ambito 20 – Golfo di La Spezia, ed è composto da 11 Bacini principali e da un insieme di Bacini minori. Dal punto di vista del dissesto idrogeologico, nel Piano di Bacino regionale relativo al Golfo di La Spezia, Ambito 20, nella Carta della Suscettività al dissesto dei versanti (Tavola 10 – Arcola – Scala 1:10000), l’area della centrale ENEL è compresa tra le aree a Suscettività al Dissesto tra Molto bassa e Bassa, come si vede nella Fig. 1: Figura 24. Carta della suscettività al Dissesto 2.1.1. Rischio connesso a fenomeni esondativi L’area della Centrale ENEL (in verde nella Fig. 2) è compresa nel Settore Nord della Carta del reticolo idrografico45 del Piano di Bacino Ambito 20 – Golfo di La Spezia: 45 Tav. 6 Carta del Reticolo Idrografico settore Nord. Scala 1:10000 http://www.provincia.sp.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/387
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    66 Figura 25. Particolaredel bacino idrografico dell'area della Centrale ENEL Come si può vedere, l’area è direttamente interessata dal passaggio del Fosso Calcinara, uno dei corsi d’acqua minori dei comprensori di La Spezia/Arcola/Lerici. Il Fosso Calcinara risulta tombato proprio nel suo passaggio all’interno dell’area della Centrale ENEL. In modo più esplicito e completo è possibile vedere come nelle carte del Reticolo Idrografico Regionale46 il reticolo idrografico che interessa l’area della centrale risulti più ampio di quanto considerato nel Piano di Bacino (si confronti la Fig. 2 con la Fig. 3): 46 Particolare da: Reticolo Idrografico Regionale - Novembre 2012 - Scala 1:10000 – Squadro n. 248070. Arcola
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    67 Figura 26. Reticoloidrografico che interessa l'area della Centrale Questo dipende probabilmente dalla difficoltà di indicare tutti i corpi idrici (anche quelli minori) in relazione al loro tombamento. La presenza di questi corpi idrici è indice che all’area è associato un certo grado di rischio correlato a fenomeni esondativi. In particolare la Tav. 14 del piano di Bacino (Fasce inondabili – Fosso di Pagliari – Canale Fossamastra – Fosso Melara) segnala un’area a ridosso della Centrale come esposta a rischio inondazione – Fascia A* (aree perifluviali inondabili al verificarsi dell’evento di piena con portata al colmo corrispondente a periodo di ritorno T=50 anni, perimetrate a seguito di verifiche a carattere locale o ricadenti in aree storicamente inondate.) e un’area in Fascia B* (aree perifluviali, esterne alle precedenti, inondabili al verificarsi dell’evento di piena con portata al colmo corrispondente al periodo di ritorno T=200 anni, perimetrate a seguito di verifiche a carattere locale o ricadenti in aree storicamente inondate.) come è possibile vedere nella Fig. 4:
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    68 Figura 27. Fasceinondabili 2.1.2. Rischi connessi a fenomeni franosi Elemento importante per la valutazione di possibili dissesti territoriali è la considerazione delle fasce altimetriche47 in cui ricade l’area considerata (si veda la Fig. 5). 47 http://geoportale.regione.liguria.it//geoviewer/pages/apps/repertorio/repertorio.html?id=1476
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    69 Figura 28. Fascealtimetriche del golfo di La Spezia Come si può notare, l’area della centrale ricade pienamente nella fascia altimetrica 0-100 m slm. Per quanto riguarda le acclività48 del terreno (si veda la Fig. 6) che possono influire direttamente sul dissesto del territorio, l’area della Centrale ENEL è inserita nella fascia pianeggiante dove è compreso anche il territorio urbanizzato della città di La Spezia. La fascia pianeggiante suddetta è circondata dal contesto collinare che forma i due promontori che chiudono la città ad est e a ovest. Figura 29. Carta delle acclività nell’area della Centrale ENEL 48 http://geoportale.regione.liguria.it//geoviewer/pages/apps/repertorio/repertorio.html?id=1370
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    70 Come si notanella figura, l’area della Centrale ENEL ricade per lo più nelle classi di acclività da 0 al 10% (azzurro nella carta) e dall’11 al 20% (verde chiaro nella carta). Solo a ridosso delle carbonaie ci sono delle aree con acclività dal 21 al 35% (verde scuro nella carta), con punte che raggiungono acclività dal 36 al 50%. Altro importante capitolo da analizzare, in funzione delle acclività su segnalate, è quello dei fenomeni franosi49 segnalati nella zona (si veda la Fig. 7). Figura 30. Fenomeni franosi nell’area della Centrale ENEL. L’ISPRA ha seguito il Progetto IFFI (Inventario del Fenomeni Franosi in Italia) rendendo disponibili on line i relativi elaborati cartografici in formato GIS. Come si può vedere dalla figura sopra riportata, gli unici fenomeni franosi segnalati nell’area indagata non sono direttamente riportabili alle superfici occupate dalla Centrale ENEL, né sembrano poter rappresentare un pericolo per l’area della Centrale. 3. SISMICITÀ DELL’AREA L’area della Spezia è inquadrata tra una fascia ad alta sismicità che va dalla Garfagnana all’alta Val Taro e una zona a macrosismicità praticamente assente, che comprende tutto il margine tirrenico dell’Appennino ligure tra Lerici e Portofino. L’area è ovviamente interessata dai terremoti della Garfagnana, ma è essa stessa sede di ipocentri di fenomeni a bassa magnitudo, localizzati in Val Magra e nei dintorni di La Spezia. Il rilevamento sismico attuato mediante la strumentazione più moderna negli anni 1999-2001 ha mostrato un considerevole addensamento di attività a bassa magnitudo lungo la bassa Val Magra e lungo una delle strutture trasversali che limitano la zona attiva a S e verso il mare. 49 http://www.progettoiffi.isprambiente.it/cartanetiffi/carto3.asp?cat=43&lang=IT#
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    71 Figura 31. Epicentrie Magnitudo dei sismi registrati nel Mar Ligure e nelle aree di catena circostanti (1983-1997)50. Nella Figura 8 la zona tratteggiata rappresenta il limite tra zone in distensione e zone in compressione. La mappatura sismica 2008 (in vigore fino al 19 aprile 2016), come risulta sul sito della Provincia di La 50 Tratto da: http://www.isprambiente.gov.it/Media/carg/note_illustrative/248_LaSpezia.pdf e modificato.
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    72 Spezia suddivide ilterritorio regionale in due classi e relative sottozone (zona 3S, 3A, 3B = bassa pericolosità; zona 4 = molto bassa pericolosità). La Provincia di La Spezia è tutta annoverata in zona 3A (bassa pericolosità). Figura 32. Attuale classificazione sismica della Regione Liguria (validità fino al 19 aprile 2017). La Regione Liguria con Delibera di Giunta n° 216 del 17.03.2017, ha aggiornato la classificazione sismica dei Comuni, approvando la nuova mappa di zonizzazione, con il passaggio della suddivisione del territorio ligure dalle attuali due classi di pericolosità (zona 3 = bassa pericolosità; zona 4 = molto bassa pericolosità), a tre classi (zona 2 = media, zona 3 = bassa pericolosità; zona 4 = molto bassa pericolosità). La Regione ha attribuito a ciascun Comune la classe di competenza. La Zona 2 (pericolosità media) riguarda ora 30 comuni della provincia di Imperia (soprattutto quelli costieri), 6 della provincia della Spezia e 4 della provincia di Savona (Alassio, Laigueglia, Andora e Stellanello). La Zona 3 (pericolosità bassa) comprende quasi tutti i comuni della provincia di Genova (64, compreso il capoluogo), gran parte di quelli savonesi (46, comprese Savona e Albenga), 37 comuni della provincia di Imperia e 25 della provincia della Spezia. L'entrata in vigore e l'efficacia della nuova classificazione sismica è stabilita con la pubblicazione dell'atto di Giunta sul Bollettino Ufficiale della Regione Liguria (BURL n.16 parte II del 19 aprile 2017).
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    73 Figura 33. Classificazionesismica della Regione Liguria a partire dal 19 aprile 2017 In questa nuova classificazione tutto il territorio di La Spezia rientra ancora in classe 3 (Pga = 0,15 g), indice di pericolosità bassa. 4. IL SIR DI PITELLI51 Il sito di interesse regionale (SIR) di Pitelli risulta contaminato da attività, di smaltimento di rifiuti di derivazione industriale e di derivazione urbana, protrattesi per decenni. Negli Anni Settanta e Ottanta sulla collina di Pitelli risultano confluite ingenti quantità di rifiuti pericolosi provenienti da attività industriali dislocate sia nelle aree adiacenti che in altri territori. In particolare la discarica Rufino-Pitelli è quella dove, nel tempo, si è concentrata la maggior quantità di rifiuti speciali pericolosi, ma nella collina esistono diversi altri siti minori in cui sono stato abbancati rifiuti pericolosi. Nel 1998 il sito di Pitelli è stato inserito52 nell’elenco dei primi interventi di bonifica di interesse nazionale (SIN) ed è stato perimetrato con Decreto del Ministero dell’Ambiente del 10 gennaio 2000, sulla base della relazione prodotta da una Commissione tecnica Inter-Enti creata dalla Regione Liguria53 ; la perimetrazione è stata poi modificata dal Decreto del Ministero dell’Ambiente del 27 Febbraio 2001. Alla luce delle modifiche introdotte con il Decreto Legge 22 giugno 2013, n. 83, integrato dalla legge di conversione 7 agosto 2012, n. 13454 , ai principi e ai criteri per l’individuazione dei siti di interesse nazionale, il 51 I dati e le informazioni riportate in questo paragrafo e nei seguenti sono state reperite nei siti web della Regione Liguria, dell’ARPAL e del Comune di La Spezia, in atti ufficiali della Regione Liguria (decreti e esiti di Conferenze di servizi) e nella Relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, approvata nella seduta del 29 ottobre 2015, concernente la relazione territoriale sulla regione Liguria. Tutti i documenti sono consultabili nella bibliografia. 52 Legge 426 del 9 dicembre 1998, recante “Nuovi interventi in campo ambientale” 53 D.G.R. n°22/11 del 19/10/1998 54 La legge ha modificato il d.lgs.152/06 inserendo come criterio direttivo per la perimetrazione di un SIN l’insistenza, attuale o trascorsa, di attività di raffineria, di impianti chimici integrati o di acciaierie. Dalla descrizione delle attività presenti nel territorio dell’ex SIN Pitelli, effettuata da ARPAL, non risultano attività riconducibili a quelle evidenziate.
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    74 sito di Pitelliè stato valutato dal Ministero dell’ambiente non più di interesse nazionale e la competenza è stata trasferita alla Regione Liguria55 . La regione lo ha individuato quale Sito di Interesse Regionale56 e, a partire dal 2013, è subentrata al Ministero nella titolarità delle procedure degli interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica. Ha inoltre predisposto un quadro programmatorio di interventi diretti alla rimozione dei rifiuti, un percorso di restituzione agli usi delle aree pubbliche e la semplificazione delle procedure. A tal fine, ha avviato una procedura di analisi di rischio alle aree pubbliche, fissando nuovi limiti sitospecifici alla qualità dei suoli (CSR) e procedendo alla liberalizzazione di quelle parti del sito non interessate da fenomeni di inquinamento tali da generare rischi sanitari. Il sito di Pitelli è oggetto di ordinanze sindacali che vietano l’uso per scopo potabile o per abbeverare bestiame delle acque dei pozzi e regolamentano l’uso di prodotti della terra e di animali allevati in zona. Nel passato, per alcune aree del sito sono state avviate attività di indagine e sequestri per opera della Magistratura. Il sito è stato anche oggetto di diverse Commissioni d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti che ne hanno incrociato le vicende con quelle di più ampi traffici illeciti, confermando la percezione che, al di là delle vicende giudiziarie ed amministrative formali, la discarica di Pitelli abbia rappresentato il terminale fisico di una rete ramificata dedita alla gestione anche illecita di rifiuti speciali pericolosi57 . Tre delle discariche58 comprese nel sito sono nell’elenco di quelle non a norma, oggetto della sentenza del 2 dicembre 2014 nella causa C196/13 – Discariche abusive- con la quale la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia al pagamento di una penale di circa 43 milioni di euro a semestre59 , a partire dal gennaio 2015. 4.1.Localizzazione geografica e territoriale Il sito di Pitelli comprende un’area a mare ed una a terra. L’area a terra si estende nei comuni di La Spezia, Arcola e Lerici per una superficie di 4 km2 , presenta una zona costiera e una collinare e include al suo interno aree private e aree pubbliche. La porzione a mare, di circa 12 km2 , comprende il tratto marino del Golfo della Spezia delimitato dalla linea di costa e dalla diga foranea. Il sito, evidenziato dalla linea verde in Figura 11, è geograficamente delimitato a Sud e Sud Ovest dalla linea di costa del promontorio orientale del Golfo della Spezia, a Nord e Nord Ovest dal Torrente Fossamastra e dalla relativa valle alluvionale e ad Est da una serie di piccole colline non molto elevate. 55 DM 13/1/2013 http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/03/12/13A02116/sg 56 DGR 908 del 26 luglio 2013, emanata sulla base della L.R. 9 aprile 2009, n. 10. 57 http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/944644.pdf 58 Si tratta della discarica Rufino-Pitelli, dell’area ex Ipodec e dell’ex fonderia in area denominata Pertusola. 59 Nel secondo semestre 2016 lo Stato Italiano ha notificato alla Commissione Europea la massa in sicurezza di alcune discariche oggetto della sentenza, tra cui quelle comprese nel sito di Pitelli http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/trasparenza_valutazione_merito/RIN/decisione_iii_se mestralita_19_09_2016_2.pdf .
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    75 Figura 34: CorografiaSIN Pitelli tratta da sito web di ARPAL Sono intensamente antropizzate le zone pianeggianti interne e quelle lungo la costa, dove si concentrano insediamenti commerciali ed artigianali, cantieri navali ed attività collegate al transito di merci. Nell’ambito territoriale del sito sono presenti numerosi insediamenti militari con le relative infrastrutture. Nel settore collinare prospiciente la costa sono presenti ampie aree boscate, nuclei di case sparsi e piccoli centri abitati (Pitelli, Ruffino, Muggiano, S. Bartolomeo e Fossamastra), alcuni isolati insediamenti industriali e vari siti connessi con il ciclo dei rifiuti (discariche attive, inattive e/o dismesse). 4.2.Tipologie di insediamento presenti nel sito e relativa localizzazione Le pianificazioni territoriali derivanti dagli studi finalizzati alla bonifica, suddividono la collina di Pitelli in diverse zone riconducibili a due principali tipologie: - aree appartenenti a soggetti potenziali inquinatori (discariche e aree interessate in passato da rilascio incontrollato di rifiuti, impianti industriali, attività portuali e navali, presidi militari). In questi casi gli oneri di caratterizzazione, monitoraggio, messa in sicurezza e bonifica sono a carico degli stessi soggetti inquinatori in solido con i proprietari; - tutte le altre aree appartenenti a soggetti non potenziali inquinatori (aree verdi pubbliche e private aree residenziali, aree agricole, aree con piccoli insediamenti artigianali). In questi casi gli oneri di caratterizzazione, monitoraggio, messa in sicurezza e bonifica sono a carico della pubblica amministrazione. I procedimenti tecnico-amministrativi avviati per la bonifica si trovano ad oggi in differente stato di avanzamento, infatti alcune aree sono state studiate e caratterizzate in maniera puntuale mentre altre sono state studiate in modo meno puntuale e più discontinuo.
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    76 Le principali criticitàambientali rilevate nel suolo e sottosuolo riguardano metalli pesanti, idrocarburi(C>12), arsenico e amianto; nelle acque sotterranee metalli pesanti, arsenico, solfati e policlorobifenoli (PCB); nei sedimenti: metalli pesanti, PCB, idrocarburi (C>12) compresi idrocarburi policiclici aromatici (IPA). 4.2.1. Attività di smaltimento di rifiuti Le discariche di rifiuti sia di tipo urbano che di tipo industriale presenti nel sito di Pitelli, alcune in passato illegalmente utilizzate anche per lo smaltimento di rifiuti pericolosi insistono nelle aree di seguito descritte:  Area ex Ipodec: proprietà privata, discarica abusiva presumibilmente utilizzata dal 1973 al 1996, ha un’estensione di circa 16.000 m2 e un contenuto stimato di rifiuti speciali, anche pericolosi di 85.000 m3 . Non risulta impermeabilizzazione del fondo.  Area Campetto: proprietà privata.  Area Tiro a piattello – proprietà pubblica sita in area di proprietà militare ;  Discarica di Ruffino-Pitelli, proprietà privata, comunemente indicata come “discarica di Pitelli” comprendente un inceneritore per rifiuti pericolosi; avviata nel 1977 con autorizzazioni non adeguate alle tipologie di rifiuto smaltite è stata gestita in assenza di una progettazione unitaria, attraverso ordinanze successive. Si estende su un’area di 73.000 m2 e ha un volume di rifiuti nelle vasche di 320.000 m3 , più un quantitativo non stimabile all’esterno delle vasche. Risulta mpermeabilizzato solo il fondo delle vasche.  Discarica di RSU di Vallegrande (“ La Marina”) – proprietà pubblica, è stimato un volume di rifiuti di 100.000 m3 , non risultano trattamenti di impermeabilizzazione dell’area di coltivazione. I conferimenti, avvenuti in periodi diversi tra gli anni ‘80 e fino all’inizio del 1994 sono stati consentiti da ordinanze ex art. 12 del DPR 915/82 del Comune della Spezia e della Regione Liguria, con prescrizioni dettate di volta in volta, senza seguire un criterio progettuale unitario di realizzazione e coltivazione.  Discarica di RSU di Monte Montada: proprietà privata.  Discarica di Saturnia; proprietà privata, risultano stoccati 7.000 m3 di RSU e 45.000 m3 di rifiuti speciali.  Discarica di RSU di Val di Bosca – proprietà pubblica.  Bacini di lagunaggio delle ceneri Enel. 4.2.2. Attività industriali Nel sito di Pitelli sono presenti impianti industriali, alcuni attivi altri dismessi, in particolare:  Insediamento industriale ex PbO (oggi Penox Italia);  Centrale termoelettrica ENEL “E. Montale” e carbonili;  Stazione elettrica di trasformazione Terna;  Ex fonderia di piombo denominata Pertusola (oggi facente parte delle aree della soc. Navalmare, nel comune di Lerici). 4.2.3. Attività cantieristiche Lungo la fascia costiera del sito di Pitelli sono presenti attività cantieristiche che consistono essenzialmente in carico e scarico merci, terminal petroliferi, cantieri navali, movimentazione container, porto turistico e sono, da ovest verso est: Terminal del Golfo, Banchina Enel, Intermarine, Cantieri San Marco, Ferretti – Riva-
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    77 SLYS, Michelini; BanchinaArcola Petrolifera, Porto Lotti, Cantieri Baglietto, C.N. La Spezia, Cantieri Beconcini, Fincantieri, Navalmare. 4.2.4. Presidi militari I presidi militari presenti nel sito di Pitelli sono depositi di idrocarburi, polveriere sia in attività che dismesse, stabilimenti di produzione, aree di magazzino. Per queste aree, soggette a disciplina speciale che necessita ad accordi specifici tra Ministero dell’ambiente e Ministero della difesa, non risultano ancora individuate le modalità amministrative con cui affrontare gli interventi di bonifica e ripristino ambientale. 4.2.5. Aree pubbliche Le altre aree del sito di Pitelli sono di proprietà pubblica: aree di demanio civile e comunali, oppure appartengono a soggetti privati non individuabili come potenziali inquinatori. 4.3.Attività di Caratterizzazione e Bonifica A partire dal 2001il sito di Pitelli è stato oggetto di attività di caratterizzazione e di bonifica, eseguite da privati e Enti Locali. Nella mappa di Figura 12 sono evidenziati con un pallino rosso i siti contaminati da bonificare, bonificati o sui quali è in corso l'intervento di bonifica individuati dalla Regione Liguria60 . Figura 35: Siti contaminati da bonificare, bonificati o sui quali è in corso l'intervento di bonifica individuati dalla Regione Liguria Nell’immagine successiva è riportato il dettaglio dell’area della centrale Eugenio Montale. 60 http://www.ambienteinliguria.it/
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    78 Figura 36: Siticontaminati all’interno dell’area della centrale individuati dalla Regione Liguria Nei paragrafi che seguono si fornisce lo stato delle attività di caratterizzazione e di bonifica come risulta dai documenti ufficiali (si veda la bibliografia). 4.3.1. Stato delle attività di caratterizzazione e bonifica delle discariche Il quadro delle attività di caratterizzazione e bonifica delle discariche che emerge dalle note ARPAL del 22 ottobre 2015 e dalle delibere regionali 2016 e 2017 aventi ad oggetto il sito di Pitelli, è connotato dall’incompiutezza della gran parte delle attività finalizzate alla possibile restituzione integrale del sito ad usi legittimi, sinora avvenuta solo per alcune aree. In particolare, nel tempo si sono accumulati seri ritardi per l’area ex Ipodec, contenente rifiuti speciali anche pericolosi, solo di recente messa in sicurezza in emergenza. La proprietà risulta inadempiente alle prescrizioni per la messa in sicurezza dettate a più riprese, dalle conferenze di servizi regionali. In grave ritardo anche i lavori nell’area della discarica di Ruffino Pitelli, di cui risulta caratterizzata solo la parte vecchia, dove i rifiuti speciali sono stati abbancati direttamente sul terreno. Su questa parte sono stati effettuati interventi di messa in sicurezza con capping. Non è stato invece realizzato il progetto complessivo, approvato nel 2010, che riguarda anche la parte nuova della discarica e l’inceneritore. Nei confronti della Società Stock Container s.r.l., proprietaria di entrambe le aree61 , è stato recentemente emanato dalla Regione Liguria, un formale atto di diffida all’esecuzione degli interventi di bonifica dei due siti e, a seguito dell’inadempienza alle prescrizioni impartite, la regione ha proceduto per la sostituzione in danno, affidando alla Società IRE S.p.A. sia la progettazione e la realizzazione dell’intervento di messa in sicurezza permanente della discarica Ipodec, sia l’adeguamento della progettazione e il completamento dell’intervento di messa in sicurezza permanente della discarica Ruffino Pitelli. Per l’Area Campetto, anch’essa di proprietà della Società Stock Container, la società è stata sollecitata dalla regione a presentare gli esiti della caratterizzazione. Per la discarica Saturnia la caratterizzazione risulta effettuata e validata dall’ARPAL, la proprietà è stata sollecitata dalla regione a presentare un progetto di messa in sicurezza permanente. In tale area ACAM Ambiente, in accordo con la proprietà, ha recentemente presentato un progetto, previa bonifica, per smaltire frazioni di rifiuti urbani derivanti dal ciclo comprensoriale di gestione. Su tale progetto è in corso la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. 61 La Società Stock Container S.p.A. è subentrata in tutte le concessioni riconducibili al sito di discarica della Ex Contenitori e Trasporti S.p.A.
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    79 La regione hasollecitato alla proprietà la progettazione dell’adeguamento della chiusura della discarica di Monte Montada alle linee guida approvate dal Ministero. La discarica di RSU Vallegrande “La Marina” risulta messa in sicurezza permanente mediante interventi di capping con materiale impermeabile, sistema di drenaggio acque di ruscellamento e meteoriche ricadenti sulla superficie della discarica e realizzazione di una vasca di raccolta del percolato al piede della discarica.. Le acque sotterranee sono monitorate da ARPAL. Per la discarica RSU Val di Bosca è in corso l’attività di monitoraggio e gestione dell’impianto post chiusura, gestito da ACAM Ambiente. Per i bacini ceneri di ENEL l’iter amministrativo avviato risulta in corso (si veda il Capitolo 1). 4.3.2. Stato delle attività di caratterizzazione e bonifica degli altri insediamenti compresi nel sito Anche le attività di caratterizzazione e bonifica degli insediamenti industriali hanno proceduto con estrema lentezza, tuttavia la Regione Liguria ha recentemente avviato le procedure per eseguire gli interventi necessari in danno, nei confronti dei soggetti responsabili della contaminazione e dei soggetti comunque interessati, risultati inadempienti. Ex area Penox. Risulta realizzato il piano di caratterizzazione che ha rilevato una contaminazione diffusa da piombo negli strati più superficiali del terreno. Dopo il fallimento della società Penox, il compendio è stato acquisito dalla Società S.A.T. S.p.A. che ha presentato un progetto operativo di bonifica, approvato recentemente dalla regione limitatamente ai lotti 1 e 2. Per il restante lotto 3 risulta approvata un’indagine integrativa. Per la ex fonderia Pertusola – Navalmare, in cui il Piano di Caratterizzazione ha evidenziato una contaminazione elevata e diffusa nei terreni da metalli pesanti, la Regione Liguria ha avviato le procedure per la realizzazione in danno degli interventi rispetto ai quali la Soc. Gruppo Antonini Spa è risultato inadempiente, ovvero la progettazione e rimozione della fonte primaria di inquinamento e la regimazione delle acque. Centrale ENEL E. Montale e carbonili. Il Piano di Caratterizzazione ha evidenziato una contaminazione del suolo da arsenico e idrocarburi pesanti in due porzioni di suolo e una contaminazione delle acque sotterranee da solfati e secondariamente da altri metalli e solventi clorurati, localizzata in un’area ristretta posta a valle dei bacini ceneri. ENEL ha presentato un progetto di bonifica delle acque sotterranee nei punti risultati non conformi ai limiti normativi. La qualità delle acque sotterranee risulta monitorata da una rete di piezometri gestita da ENEL e da alcuni piezometri della rete ARPAL. Centrale TERNA. Risulta che il Piano di Caratterizzazione abbia rilevato una sostanziale conformità dei terreni e delle acque sotterranee rispetto ai limiti di legge. Risultano effettuati tre modesti interventi di messa in sicurezza d’emergenza con asportazione di terreno in tre punti inquinati superficialmente da idrocarburi pesanti. Una porzione della proprietà è stata quindi restituita agli usi legittimi. Risulta effettuato il monitoraggio delle acque sotterranee e le attività di messa in sicurezza operativa con analisi di rischio nell’area inquinata, si è pervenuti in Regione allo svincolo complessivo, con eccezione di un unica piccola area. 4.3.3. Attività di caratterizzazione e bonifica delle aree pubbliche Nel 2008 è stato avviato dalla Regione un percorso finalizzato all’applicazione della procedura di analisi di rischio sulle aree pubbliche con l’intenzione, consentita dal sopravvenuto Dlgs 152/2006, di fissare nuovi limiti sito-
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    80 specifici alla qualitàdei suoli (CSR) e procedere alla liberalizzazione delle parti del sito non interessate da fenomeni di inquinamento tali da generare rischi sanitari. L’attività ha portato alla classificazione del sito in tre sotto-zone, individuate nella Cartografia riportata in Figura 14. Figura 37: Tematizzazione cartografica dei lotti in base all’analisi di rischio effettuata da ARPAL nelle aree pubbliche Nel corso della Conferenza di servizi istruttoria del 21 luglio 2011, e della successiva conferenza decisoria del 30 luglio, è stata ravvisata, sulle base di uno studio predisposto da ARPAL, la possibilità di restituire agli usi legittimi solamente alcune porzioni di territorio boschivo. Altre zone, risultate inquinate oltre il rischio consentito, dovranno essere oggetto di un progetto di bonifica specifico. È stata inoltre individuata una fascia intermedia abitata nella quale lo svincolo sarà valutato successivamente, a valle di ulteriori studi e approfondimenti analitici tesi a scongiurare il sussistere di rischi sanitari e ambientali, e ad accertare che l'inquinamento riscontrato tragga origine da fenomeni generali, quale l'inquinamento da traffico.
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    81 E’ stata recentementeaffidata alla Società IRE S.p.A. la progettazione e realizzazione degli interventi di rimozione rifiuti e/o hot spot al fine della restituzione delle aree indicate da ARPAL agli usi legittimi. I privati non soggetti inquinatori non sono stati obbligati ad effettuare un Piano di Caratterizzazione, ma le loro proprietà sono state inserite nel Piano di Caratterizzazione delle aree pubbliche realizzato da ARPAL. La realizzazione di manufatti sulle loro proprietà è stata subordinata alla restituzione agli usi legittimi delle aree previa caratterizzazione ed eventuale bonifica. 4.4. Area a mare L’area a mare inserita nel sito di Pitelli comprende tutto il Golfo della Spezia con un estensione di 1.564 ha. Il piano di caratterizzazione delle aree marino-costiere è stato redatto da ICRAM, e approvato in Conferenza dei Servizi Ministero dell’ambiente in data 10.03.04, il Piano è stato realizzato da ARPAL e Sviluppo Italia con validazione ARPAL. Sulla base dei risultati della caratterizzazione ICRAM ha elaborato il progetto preliminare di bonifica che suddivide l’area marina con 4 diverse colorazioni in funzione del grado di inquinamento riscontrato nei sedimenti (si veda figura). I risultati hanno evidenziato uno stato di qualità ambientale compromesso. La contaminazione, caratterizzata principalmente da metalli pesanti e secondariamente da idrocarburi pesanti (IPA e PCB), è concentrata nel primo metro di sedimento. La maggiore contaminazione si rileva lungo la fascia costiera ed il canale di accesso, nel Seno Pertusola, Seno Panigallia, Cadimare, foce Lagora con spessori superiori al metro di profondità. Analogamente a quanto realizzato nelle aree a terra, i soggetti privati con aree demaniali in concessione hanno dovuto realizzare una caratterizzazione del sedimento dell’area in concessione. Limitatamente alle aree di diretta competenza dell’Autorità Portuale risultano realizzate le seguenti attività: Molo Garibaldi: effettuata la bonifica con asportazione del sedimento “rosso”; successivamente è stata realizzata una cassa di colmata per ampliare il molo, riempita con materiale certificato. Molo Ravano: terminata la bonifica e l’analisi di fondo scavo Molo Fornelli: iniziata l’attività di bonifica
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    82 BIBLIOGRAFIA DEL CAPITOLO APAT,2005. NOTE ILLUSTRATIVE DELLA CARTA GEOLOGICA D’ITALIA ALLA SCALA 1:50.000. FOGLIO 248. LA SPEZIA. FIRENZE. APAT – DIPARTIMENTO DIFESA DEL SUOLO, 2005. PROGETTO IFFI. ALLEGATO TECNICO CONVENZIONE 2004-05. ROMA. AUTORITÀ DI BACINO REGIONALE, 2016. PIANO DI BACINO AMBITO 20 – GOLFO DELLA SPEZIA. http://www.pianidibacino.ambienteinliguria.it/sp/ambito20/ambito20.html REGIONE LIGURIA, 2016. PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE. INDIVIDUAZIO NE DEI CORPI IDRICI SIGNIFICATIVI. http://www.ambienteinliguria.it/eco3/dts_generale/20160411/individuazione_ci_significativi.pdf REGIONE LIGURIA, PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI E DELLE BONIFICHE, novembre 2014 http://www.ambienteinliguria.it/eco3/DTS_GENERALE/20150401/300_bonifiche_novembre_2014def.pdf REGIONE LIGURIA, PITELLI http://www.ambienteinliguria.it/eco3/DTS_GENERALE/20071119/Pitelli.pdf REGONE LIGURIA, portale cartografia http://geoportale.regione.liguria.it/geoviewer/pages/apps/ambienteinliguria/mappa.html?id=985&ambien te=I ARPAL - SITO DI PITELLI - ATTIVITA’ DI CONTROLLO NELL’AREA “PITELLI TERRA” http://www.arpal.gov.it/images/stories/meteo/Documenti_sito/focus/pitelli/terra/CONTROLLIPITELLITERR A140214ARPAL.pdf ARPAL-ICRAM, SITO DI PITELLI -ATTIVITA’ DI CONTROLLO NELL’AREA “PITELLI” MARE http://www.arpal.gov.it/images/stories/meteo/Documenti_sito/focus/pitelli/mare/CONTROLLIPITELLIMAR E140214.pdf Relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, approvata nella seduta del 29 ottobre 2015, concernente la relazione territoriale sulla regione Liguria. http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/944644.pdf Federico Vanetti, Come le destinazioni urbanistiche incidono sulle bonifiche nel nuovo Testo Unico ambientale, giuristiambientali.it , http://www.giuristiambientali.it/documenti/20071025.pdf I seguenti Atti di Giunta e decreti della Regione Liguria http://iterg.regione.liguria.it/InstraAtti.asp: Determinazioni conclusive della Conferenza di Servizi Decisoria del 09 febbraio 2016, relativa alla Bonifica del Sito regionale Pitelli - (ex S.I.N) e approvazione dei singoli interventi. Decreto 2/3/2017 Determinazioni conclusive della Conferenza di Servizi Decisoria del 09 febbraio 2016, relativa alla Bonifica del Sito regionale Pitelli - (ex S.I.N) e approvazione dei singoli interventi. Decreto 08/03/2016 Determinazioni conclusive della Conferenza di Servizi Decisoria del 21 giugno 2016, relativa alla Bonifica del Sito regionale Pitelli - (ex S.I.N) e approvazione dei singoli interventi. Decreto 3/08/16
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    83 Programma delle attivitàda realizzarsi nel sito di interesse regionale "Pitelli" da assegnare ad IRE Spa ai sensi dell'art. 2 della Convenzione stipulata tra IRE Spa e la Regione Liguria- Dipartimento Territorio. Decreto 23/11/2016. Programma delle attività da realizzarsi nel sito di interesse regionale "Pitelli" da assegnare ad IRE Spa ai sensi dell'art. 2 della Convenzione stipulata tra IRE Spa e la Regione Liguria- Dipartimento Territorio. Decreto 1/12/2016. Sito regionale Pitelli - (ex S.I.N.) - MISP SITO IPODEC: Atto di diffida nei confronti della Società Stock Containers S.r.l.. Decreto 13/12/2016 Conferimento di incarico in house ad IRE per interventi in danno da realizzarsi nel sito di interesse regionale di Pitelli. Impegno di spesa € 2.700.000,00. Decreto 28/12/2016 Sito regionale Pitelli - Approvazione indagine ambientale lotto 3 e progetto operativo di bonifica lotti 1 e 2 " Ex area Penox" nel Comune di La Spezia: Proponente Società Acquedotti Tirreni - S.A.T. S.p.A. Decreto 2/3/2017
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    84 Capitolo 5 Pianificazione territoriale,ambientale e altre indicazioni di tipo strategico relative allo sviluppo del territorio
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    85 1. INTRODUZIONE Nel presentecapitolo sono analizzati i principali strumenti di pianificazione che riguardano il territorio interessato dalla centrale Eugenio Montale e i programmi di sviluppo ritenuti più significativi in relazione a possibili futuri progetti di insediamento di attività economiche nell’area ora occupata dalla centrale. Lo scopo è quello di individuare i vincoli a cui dovranno conformarsi le attività che si progetta di insediare sul territorio e quello di delineare l’idea di sviluppo del territorio di La Spezia che emerge dagli indirizzi espressi nei vari ambiti di pianificazione, dagli scenari prospettati nella programmazione regionale e locale e nelle strategie di livello nazionale e sovranazionale che con essi si intersecano. Sono stati quindi presi in considerazione solo i piani e i programmi che presentano informazioni utili agli scopi sopra indicati. Per lo stesso motivo, dei piani esaminati è stato dato rilievo esclusivamente alle sezioni che hanno attinenza con il territorio di interesse. 2. PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E URBANISTICA La pianificazione territoriale e urbanistica fornisce l’insieme degli indirizzi e degli strumenti di governo pubblico delle trasformazioni del territorio, sia in area vasta che in ambito urbano. Fortemente interrelata con la pianificazione economica, è indirizzata al conseguimento di una migliore qualità dell’abitare, attraverso un uso delle risorse razionale, equo e sostenibile che garantisca nel tempo il benessere della collettività. 2.1 La legge urbanistica 36/1997 La legge urbanistica della Regione Liguria n.36 del 4 settembre 1997 disciplina il sistema della pianificazione territoriale nelle sue articolazioni di livello regionale, provinciale e comunale. Nata per l'esigenza di giungere a un testo unico delle leggi in materia urbanistica al fine di razionalizzare il sistema e permettere un efficace ed efficiente governo del territorio, è stata modificata ed integrata nel tempo. L’ultima modifica è stata operata con la legge regionale n. 11 del 2 aprile 2015 che ha riordinato alcuni contenuti degli strumenti di pianificazione territoriale introducendo il livello della pianificazione della Città metropolitana e ha rivisto le procedure di formazione dei piani urbanistici comunali. 2.2 Livello regionale I principali piani territoriali di livello regionale vigenti sono:  il Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico (PTCP)  il Piano Territoriale di Coordinamento della Costa 2.1.1 PTCP - Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico Il Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico (PTCP) , previsto dalla legge n.431 del 1985, è uno strumento preposto a governare sotto il profilo paesistico le trasformazioni del territorio ligure. La Regione Liguria ha adottato il PTCP nel 1986 e lo ha approvato nel 199062 . 62 Delibera del consiglio regionale n.6 del 25 febbraio 1990
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    86 Il Piano, estesoall'intero territorio regionale, è articolato nei tre livelli:  territoriale, con carattere di indirizzo e proposta per le azioni di pianificazione;  locale, alle cui indicazioni devono adeguarsi gli strumenti urbanistici comunali;  puntuale, che prevede indicazioni di specificazione del livello locale sviluppate dai comuni. La figura 1 riporta un estratto delle mappa con la localizzazione delle zone e dei beni soggetti a vincoli sul territorio pubblicata sul portale della Regione Liguria63 e aggiornata a giugno 2016. Figura 38: Localizzazione dei vincoli architettonici, archeologici e paesaggistici sulla planimetria di una porzione di territorio che comprende l’area della centrale 2.1.2 Piano Territoriale di Coordinamento della Costa Il Piano Territoriale di Coordinamento della Costa , approvato con deliberazione del Consiglio regionale n.64 del 29 dicembre 2000, codifica le azioni regionali per la tutela e la valorizzazione del litorale, delle spiagge e dei tratti costieri urbanizzati. Il Piano parte da un esame puntuale delle condizioni della costa ligure, sottoposta negli anni ad una estesa espansione edificatoria che ne ha ampiamente modificato l’assetto, sia da un punto di vista ambientale che socio-economico. Dall’analisi emerge che all’espansione su indicata non è corrisposta una contemporanea adeguata dotazione in termini di servizi e infrastrutture, con il conseguente evidenziarsi di una generica inefficienza del sistema sociale, economico, turistico. L’ambito territoriale che nel Piano è considerato come zona costiera, comprende: 1. a terra, i bacini idrografici e la fascia costiera al di sotto della curva di livello dei 200 metri; 2. a mare, la fascia batimetrica compresa tra gli 0 mslm e i -100 metri di profondità. Nello specifico, gli obiettivi del Piano riguardano: • la valorizzazione e la tutela paesaggistica, naturalistica ed ambientale della costa emersa e sommersa; 63 http://geoportale.regione.liguria.it/geoviewer/pages/apps/vincoli/mappa.html
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    87 • la riorganizzazionee la riqualificazione dei tratti costieri urbanizzati; • la difesa del litorale dall'erosione marina ed il ripascimento degli arenili; • lo sviluppo della fruizione pubblica e dell'uso turistico e ricreativo della zona costiera ; • l'adeguamento e lo sviluppo del sistema della portualità turistica; • il riuso, in forma integrata e coordinata, dei tratti di ferrovia dismessi o da dismettere lungo la costa; • il miglioramento delle condizioni della viabilità costiera. L’applicazione del Piano riguarda tutti i 63 comuni costieri liguri e prende in considerazione 54 tratti di costa, 41 dei quali sottoposti ad ambito di progetto e 13 ad ambiti di tutela attiva. Gli ambiti di progetto sono relativi a tratti di costa urbanizzata che necessitano di particolari azioni di coordinamento territoriale finalizzata ad interventi di trasformazione migliorativa. Gli ambiti di tutela attiva sono invece relativi a tratti di costa non ricompresi in aree naturali protette ma che presentano particolari valori di tipo paesaggistico, naturalistico o ambientale tali da essere suscettibili di costituire una importante risorsa turisticoambientale. 2.3 Livello Provinciale 2.3.1 Il Piano di Coordinamento Territoriale (PCT) Il Piano di Coordinamento Territoriale64 è previsto dall’articolo 4 della Legge Urbanistica Regionale 36/97 come strumento di pianificazione di area vasta. Contiene indicazioni di natura argomentativa (descrizioni, rappresentazioni e analisi dello stato di fatto, scenari, interpretazioni), propositiva (obiettivi, orientamenti, strategie), dispositivo-regolamentare (indirizzi, prescrizioni), programmatica (programmi e progetti d'intervento, individuazione di politiche attive) e valutativa (giudizi sulla sostenibilità delle politiche, azioni e strumenti di monitoraggio). Le indicazioni di natura propositiva esprimono i risultati che la Provincia intende conseguire con il Piano ed hanno valore di orientamento. Sono da intendersi come contributo alla definizione di politiche e alla formazione degli atti di pianificazione e programmazione successivi, nel quadro di un rapporto istituzionale nel quale i Comuni e gli altri soggetti istituzionali, nella propria autonomia e in base al principio di sussidiarietà, possono legittimamente far valere posizioni e valutazioni diverse, salvo specificarne la motivazione. Le indicazioni di natura dispositivo-regolamentare sono rappresentate da direttive nei confronti dei futuri atti di pianificazione (il cui mancato recepimento, totale o parziale, deve essere motivato dagli esiti di specifiche indagini di dettaglio, tali da modificare il quadro delle conoscenze e delle valutazioni di fattibilità, opportunità o convenienza sulle quali si è basato il PCT) e da prescrizioni che impongono ai Comuni l'adeguamento dei rispettivi Piani entro un termine congruo a tal fine stabilito. Le proposizioni di natura programmatica traducono in politiche e progetti d'intervento gli obiettivi del Piano e affidano la propria efficacia ad atti successivi. Le indicazioni di natura valutativa hanno carattere di 64 Approvato con Deliberazione del Consiglio provinciale n°127 in data 12.07.2005
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    88 esplicitazione e verificadella sostenibilità delle politiche del PCT e informano le azioni di monitoraggio successive. Il PCT si attua attraverso: gli adeguamenti della pianificazione comunale conseguenti alle indicazioni del Piano; i progetti territoriali; le azioni di orientamento e indirizzo dei comportamenti degli attori istituzionali e sociali in genere; i piani e i programmi di settore e gli interventi della Provincia nelle materie di propria competenza. In materia di insediamenti produttivi il PCT definisce politiche organiche di intervento nei confronti del sistema delle aree industriali collegate con la direttrice Tirreno Brennero o con la direttrice tirrenica, in particolare quelle che assolvono ruoli strategici rispetto al sistema logistico. Il PCT si preoccupa di salvaguardare tali aree industriali nei rapporti con la residenza e con altre funzioni che possano essere disturbate dalle attività che vi si svolgono, disponendo che i Piani Urbanistici Comunali prevedano adeguate fasce di rispetto. 2.4 Livello comunale 2.4.1 PUC La Spezia Il Piano Urbanistico Comunale (PUC) definisce le indicazioni per il governo del territorio in collegamento e in coerenza con le politiche territoriali e di settore Regionali. Elaborato nel rispetto dei principi generali sanciti dagli articoli 2 e 5 della Legge Urbanistica Regionale del 4/9/97 n. 36, esso persegue la tutela, l'integrità fisica e l'identità culturale del territorio; la valorizzazione delle risorse ambientali e dell'economia locale; il governo del territorio nelle sue diverse componenti. Il PUC disciplina la destinazione d’uso delle aree comunali, indirizzando gli eventuali interventi conservativi o trasformativi del territorio. Come già riportato nel capitolo 1, il sito della centrale è integralmente ricompreso in Provincia della Spezia: esso è ubicato in massima parte nel Comune della Spezia e per una piccolissima parte nel Comune di Arcola. Per le finalità del lavoro, è stato, pertanto, preso in esame il solo PUC del Comune di La Spezia. La centrale è situata in un’area funzionalmente definita dal PUC “produttiva e direzionale, comprensiva delle attività artigianali di produzione di beni e servizi, delle attività industriali, logistiche per il trasporto, la movimentazione, il deposito di merci e prodotti, della distribuzione all'ingrosso delle merci, delle attività terziarie e delle attività direzionali separate dalle sedi operative delle imprese e delle attività per la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione di energia anche da fonti rinnovabili”. Nello specifico, il PUC individua quattro Piani d’Area che definiscono le modalità di trasformazione di quattro distretti di alta rilevanza strategica, tra cui la Centrale Eugenio Montale. Il Piano d’Area della centrale conferma l'indirizzo produttivo dell’ambito territoriale in cui questa è inserita e prefigura funzioni produttive sostenibili nell’ambito della c.d. green economy, integrate con produzione di energia da fonti rinnovabili. La trasformazione, previa caratterizzazione e bonifica dei suoli, prevede anche un'area di cessione per viabilità parcheggi e aree verdi adibite a parco naturale. Il disegno complessivo, l’articolazione funzionale e gli indici e parametri saranno stabiliti nell’ambito di un Progetto Urbanistico Operativo (PUO) che dovrà essere accompagnato da uno specifico percorso partecipativo. Nel Piano sono presenti alcuni vincoli finalizzati alla “rigenerazione ecologica e ambientale dell'intero distretto”: il PUO dovrà prevedere:  uno studio che preveda una quota di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili;
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    89  un disegnodell'impianto urbanistico e architettonico tale da garantire la massima qualità nella definizione degli spazi aperti e nel disegno degli edifici;  la viabilità interna alberata (in particolare il disegno del parco naturale dovrà garantire, ove possibile, la continuità con il sistema del verde limitrofo circostante) e aperta alla mobilità pubblica e ciclopedonale. E’ prevista infine la necessità di ridurre il rischio idraulico del canale Fossamastra con un progetto sperimentale di rinaturalizzazione. Ogni intervento di trasformazione è subordinato a bonifica dei suoli inquinati e sono escluse tutte le attività di stoccaggio e movimentazione container. Nella Tabella 1 che segue sono riassunte le disposizioni del Piano d’Area della centrale65 . Tabella 14: PUC 2016 – LEVANTE URBANO – PIANO D'AREA ex CENTRALE ENEL INTERVENTI AMMESSI Nuova costruzione, sostituzione edilizia di tipo B, ristrutturazione edilizia R1 (per eventuali edifici di pregio) MODALITA' DI INTERVENTO PUO FLESSIBILITA' Tipo C INDICI E PARAMETRI Superficie territoriale (St) 276611 mq Indice di Utilizzazione insediativa (IUI) 0,60 mq/mq Superficie Agibile (SA) 165966 mq Rapporto di copertura (SA/St) 30% St Uso Produttivo, artigianale industriale, con annesse attività terziarie direzionali e di ricerca, impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, servizi Area di Cessione (AC) 40% St Destinazione AC Viabilità, parcheggi pubblici, aree verdi adibite a parco naturale Superficie permeabile (Sp) 20% St Densità arborea Due alberi di alto fusto ogni 100 mq di superficie scoperta Vincoli Ai fini di una rigenerazione ecologica e ambientale dell'intero distretto il PUO dovrà essere accompagnato da uno studio che preveda una quota di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Nell'ambito del PUO dovrà essere perseguito un disegno dell'impianto urbanistico e architettonico tale da garantire la massima qualità nella definizione degli spazi aperti e nel disegno degli edifici. Tutta la viabilità interna al PUO dovrà essere alberata. Il disegno del parco naturale in particolare dovrà garantire, ove possibile, la continuità con il sistema del verde limitrofo circostante. All'interno dell'area dovrà essere garantita la mobilità pubblica e ciclopedonale. È prevista la rinaturalizzazione e la mitigazione del rischio del canale Fossamastra. Ogni intervento di trasformazione è subordinato a bonifica dei suoli inquinati. Sono escluse tutte le attività di stoccaggio e movimentazione container. 65 http://sit.spezianet.it/wp-content/uploads/2017/02/Elaborato-P5.pdf
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    90 Il PUC disciplinaanche i Distretti di Trasformazione Urbanistica66 , specifici ambiti urbani per i quali è previsto un sistema complesso di interventi destinati ad innovare in modo sostanziale l’assetto fisico e funzionale di parti di città. Tali ambiti riguardano aree industriali ormai desuete, attrezzature cittadine che hanno concluso il loro ciclo di vita, interstizi urbani e quelle parti di città su cui il Piano vigente non è riuscito a produrre interventi incisivi, rimanendo così inattuato. Per i distretti sono individuate molteplici funzioni: servizi, produttive, attrezzature urbane, attrezzature turistiche ecc.. Tra i Distretti di Trasformazione per funzioni produttive sono state individuate alcune aree annesse a quella della centrale Enel. Si tratta dell’area carbonile Enel, inserita tra le Aree per funzioni produttive, artigianali e industriali (APA) e dell’area molo Enel è inserita tra Aree per funzioni produttive integrate (API). Gli interventi nei distretti possono essere attuati in conformità a schemi di impianto urbanistico ambientale ed ecologico prestabiliti, previo PUO, e sono schematizzati nelle Tabelle 2 e 390 . Nelle Figure 2 e 3 è riportato l’inquadramento urbanistico delle due aree. Tabella 15: Regole della trasformazione stabilite nel PUC per l’area carbonile Enel APA Carbonile ENEL APA N. 3 Regole della trasformazione Ripartizione funzionale St = mq 131.500 Se + Ve <= 80% St = mq 105.200 Ac >= 20% St = mq 26.300 Mix funzionale (usi previsti) Usi ammessi Funzioni produttive: U2/4, U2/8b, U3/1, U3/2 Usi regolati Funzioni abitative: U1/1 max 10% Sul Funzioni terziarie e commerciali: U2/2b, U2/3, U2/4, U2/10, U2/12a, U2/13b min 20% max 40% Indici urbanistico ecologici St = mq 131.500 Ut = 3.500 mq/ha Sul = mq 46.025 Sp = 20% della St A = 40 alberi/ha Ar = 30 arbusti/ha 66 http://urbanistica.spezianet.it/search?SearchableText=piano+d%27area&path=%2Furbanistica%2Fpianohttp://urbanisti ca.spezianet.it/search?SearchableText=piano+d%27area&path=%2Furbanistica%2Fpiano-urbanistico- comunale%2Falbum%2Fdistretti-di-trasformazioneurbanistico-comunale%2Falbum%2Fdistretti-di-trasformazione
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    91 Legenda Parametri urbanistici Ripartizionefunzionale St Superficie Territoriale St = Se+Ve+Ac Se = Superficie Edificabile Se = superficie edificabile = ambito di concentrazione dell’edificabilità Ve Verde privato con valenza ecologica Ve = verde privato con valenza ecologica Ac Area di cessione Ac = aree di cessione per la realizzazione di servizi pubblici Mix funzionale – usi previsti Ut Indice di Utilizzazione territoriale Sul Superficie Utile U1/1 Destinazioni d’uso Indici urbanistico ecologici Sp Superficie permeabile Figura 39: Inquadramento urbanistico Area Carbonile Enel Tabella 16: Regole della trasformazione stabilite nel PUC per l’Area Enel Distretto Nautico
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    92 API Area ENEL- Distretto Nautico API 4 Regole della trasformazione Ripartizione funzionale St = mq 30.006 Se + Ve <=70% St = mq 21.004 Ac >=30% St = mq 9.002 Mix funzionale (usi previsti) Funzioni terziarie e commerciali: U2/3, U2/6c, U2/8a Funzioni produttive manifatturiere: U3/1, U3/2 Usi regolati: U2/3, U2/6c, U2/8a: max 30% Sul Indici urbanistico ecologici St = mq 30.006 Ut = 3.500 mq/ha Sul = mq 10.502 Sp = 20% della St A = 40 alberi/ha Ar = 60 arbusti/ha Figura 40 : Inquadramento urbanistico Area Carbonile Enel Il Piano Regolatore Portuale L’area di La Spezia appartiene alla categoria di litorale metropolitano, con un fronte mare continuo e denso di impatti di ordine industriale, portuale e residenziale; La presenza della base navale della Marina Militare ha fatto della Provincia uno dei principali poli italiani del settore della difesa, focalizzato principalmente sui comparti della meccanica e dell’elettronica dedicati ai sistemi d’arma, grazie ad aziende di caratura internazionale, quali Finmeccanica, OTO Melara (Alenia Difesa) e Fincantieri.
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    93 Per agevolare ungraduale processo di trasferimento delle competenze e delle lavorazioni dal settore militare a quello civile, è stato costituito il primo Distretto tecnologico italiano per le tecnologie marine (DLTM) con l’idea di convogliare alla Spezia risorse destinate ad agevolare i processi di integrazione tra le attività di ricerca e sviluppo con le realtà industriali presenti sul territorio. Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica Nel 2015 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha varato il “Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica (PSNPL)67 , prevista dall’art. 29 comma 1 della Legge 164 dell’11 novembre 2014, di conversione del Decreto Legge n. 133 dell’11 settembre 2014 “Sblocca Italia” al fine “di migliorare la competitività del sistema portuale e logistico, di agevolare la crescita dei traffici delle merci e delle persone e la promozione dell'intermodalità nel traffico merci, anche in relazione alla razionalizzazione, al riassetto e all'accorpamento delle Autorità Portuali esistenti”. Al PSNPL si sono affidate le previsioni di traffico ed il conseguente ripensamento dell'assetto territoriale, con attenzione allo sviluppo delle relazioni tra i porti e le città. Ciò naturalmente implica un approccio metodologico agli strumenti di pianificazione di città e porto, che sono i Piani Regolatori Urbano e Portuale, che devono essere coerenti nelle rispettive linee guida e devono condividere lo stesso modello di sviluppo. Il PSNPL mira a sostenere il tentativo di superare i ritardi in materia di organizzazione portuale, dovuti ad una evoluzione portuale e logistica che nel Mediterraneo sono avvenute molto più velocemente di quanto previsto dalla vecchia legge del 199468 in materia di attività portuali. Il Piano Strategico prevede di gestire il “Sistema Mare” lungo una catena di valore complessiva che comprende:  Il porto;  Il territorio circostante, da quello locale a quello nazionale;  Le relazioni del nostro Paese con il Mediterraneo e con il resto del mondo. L’obiettivo finale è quello di far si che il sistema portuale italiano contribuisca fattivamente alla ripresa economica del Paese e sia uno strumento attivo di politica euro-mediterranea, attivando anche una stretta alleanza tra porti, ferrovie ed interporti. Nell’Italia settentrionale, cuore nevralgico del sistema produttivo nazionale, convivono due sistemi portuali: tirrenico (da Savona a Genova e La Spezia) ed adriatico (Trieste, Venezia e Ravenna). Questi porti giocano e/o potranno giocare in futuro un ruolo fondamentale sulla competitività del sistema logistico-produttivo non solo centro–settentrionale, ma nazionale ed internazionale su tre fronti:  offrendo servizi a molte filiere italiane a forte tasso di internazionalizzazione dei propri processi produttivi dal lato delle importazioni di materie prime e semilavorati e dal lato delle esportazioni verso il Mediterraneo e gli altri continenti extra-europei;  riconvertendo insediamenti ed attività industriali ormai superate dall’evoluzione del mercato a favore di iniziative innovative in altri comparti logistico-manifatturieri (vi sono numerosi esempi in tal senso che provengono soprattutto da quei porti, come ad esempio quello di Venezia-Marghera, che hanno avuto in passato un’importante ruolo di natura industriale). 67 http://www.mit.gov.it/mit/mop_all.php?p_id=23291 68 Legge 28 gennaio 1994, n. 84 “Riordino della legislazione in materia portuale”.
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    94  costituendo nodidi transito per flussi di merci da e per l’Europa continentale, obiettivo come noto non raggiunto in passato, ma che assume una dimensione strategica in questo Piano e che oggi viene svolto da un numero molto limitato di scali, tutti nel Settentrione. In particolare il Porto di La Spezia è compreso tra le infrastrutture italiane che fanno parte della prevista Rete Trans-europea dei trasporti69 , e precisamente della sua Rete Centrale (core network). Per l’Italia, i porti che rientrano nelle rete centrale – e, quindi, ritenuti strategici ai fini del conseguimento degli obiettivi della rete trans-europea dei trasporti, nonché rispondenti all’evoluzione della domanda di traffico e alla necessità del trasporto multimodale, – sono: Ancona, Augusta, Bari, Cagliari, Genova, Gioia Tauro, La Spezia, Livorno, Napoli, Palermo, Ravenna, Taranto, Trieste e Venezia. Figura 41 Corridoi europei transitanti per l'Italia In particolare il Porto di La Spezia è compreso nel corridoio Scandivavo-Mediterraneo, che partendo dal confine russo-finlandese passa per Stoccolma, attraversa la Svezia meridionale, la Danimarca, la Germania, l’Austria occidentale, l’Italia (porti della Spezia, Livorno, Ancona, Bari, Taranto, Napoli, Gioia Tauro e Palermo) e raggiunge Malta. Il corridoio è formato da ferrovie, strade, aeroporti, porti, terminali ferroviario-stradali e “Autostrade del Mare” (si veda il paragrafo 4). Gli Stati Membri interessati dai Corridoi si sono impegnati ad adottare le misure appropriate affinchè i progetti di interesse comune siano conclusi entro il 2030 (per la rete centrale) e la rete globale sia completata entro il 2050. Per garantire l’integrazione modale sono stati definiti anche specifici requisiti (per le varie modalità di trasporto) sotto il profilo dell’infrastruttura, delle applicazioni telematiche, delle attrezzature e dei servizi. 69 Reg. (UE) n. 1315/2013 dell'11 dicembre 2013.
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    95 Una debolezza strutturaledei porti italiani è relativa alle dimensioni complessive delle aree portuali, vincolo che ne limita fortemente le possibilità di ampliamento. In particolare nel confronto con i principali porti europei, emerge come la superficie complessiva dei dieci porti italiani più grandi sia dell’ordine di grandezza della superficie del solo porto di Anversa, Le Havre o Rotterdam. Negli scali esteri vengono spesso comprese anche grandi aree utilizzate per attività logistiche, che rappresentano spazi per la creazione di valore aggiunto; questo fatto sottolinea in misura ancora più evidente come l’integrazione tra porti ed aree logistiche e retroportuali sia un indirizzo strategico da perseguire. Ne consegue che, guardando al traffico container che presenta un uso intensivo del suolo, la dotazione in termini di piazzali, funzionali alle operazioni di sbarco, imbarco e spedizione dei beni trasportati dalle navi non è comparabile, per questioni di scala, con quella internazionale nettamente superiore. Valutazioni ulteriori riguardano la corrispondenza tra domanda e offerta per singolo scalo: nel porto di La Spezia si osserva un livello di utilizzo prossimo alla capacità complessiva (pari quasi al 100%) ed un livello di saturazione elevato a Genova (80%), Trieste (76%), Ancona (85%), Ravenna (76%). Piano Regolatore Portuale di La Spezia La Legge n. 84 del 1994 ha introdotto per tutte le aree portuali italiane, ad esclusione di quelle ad uso militare o turistico/diportistico, la necessità di predisporre il Piano Regolatore Portuale. Il piano regolatore portuale delimita e disegna l’ambito e l’assetto complessivo del porto, delle aree destinate alla produzione industriale, all’attività cantieristica e alle infrastrutture stradali e ferroviarie e individua le caratteristiche e la destinazione funzionale delle aree interessate, senza entrare in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti. Il Piano Regolatore Portuale vigente, approvato definitivamente dalla Regione Liguria nel 2011, conferma la divisione del Porto della Spezia nei tre bacini compresi nell’arco costiero di pertinenza dell’Autorità Portuale (A.P.) (da Punta Varignano a Punta Calendrello, salvo zone militari) e si propone di affrontare con maggior attenzione rispetto ai piani precedenti, le problematiche di tutto l’arco costiero della rada della Spezia. Il PRP vigente prevede ampliamenti per 140 mila metri quadrati, nuove infrastrutturazioni stradali e, soprattutto, nuovi impianti ferroviari per consentire il raggiungimento degli obiettivi di efficienza e di sostenibilità ambientale. Oltre agli aspetti prettamente commerciali del porto affronta le problematiche “industriali” (cantieristica) e quelle connesse ai terminali collegati alla produzione di energia (pontile Enel) nonché l’ampia zona costiera degli impianti di scarico e stoccaggio del metano liquido (degassificatore Snam di Panigallia). Il nuovo assetto70 consentirà movimentazioni per oltre 2 Mln di TEU, di cui il 50% trasferiti mediante ferrovia, già ben oltre gli obiettivi di politica dei trasporti dell’Unione europea per i prossimi 15 anni. Nell’ottica di implementazione delle infrastrutture di servizio e di riduzione delle interferenze tra attività commerciali e diportistiche, il PRP prevede lo spostamento presso il porto Mirabello di buona parte delle attività legate alla nautica sociale precedentemente dislocate presso la marina del Canaletto, al fine di realizzare la nuova banchina di Canaletto. 70 Osservatorio Territoriale Infrastrutturale Nord-Ovest, 2014. Sistema Portuale Ligure.
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    96 Ancora, è previstala realizzazione di alcuni interventi di bonifica/dragaggio dei fondali del terzo bacino: completato nel 2011 il dragaggio dei fondali antistanti la banchina del terminal Ravano e del nuovo molo Garibaldi, proseguono i lavori di bonifica ed approfondimento dei fondali immediatamente prospicienti l’accosto est del molo Fornelli. Sono state accelerate anche una serie d’iniziative che, in attesa della prossima realizzazione del nuovo molo crociere alla Calata Paita (confermata per il 2017), hanno accresciuto il traffico crocieristico nel corso del 2014 presso il Molo Garibaldi. Nello stesso tempo l’ex sede della dogana è stata ristrutturata per essere destinata a nuovo punto di accoglienza per i passeggeri, consentendo anche le operazioni d’imbarco/sbarco. Nel corso del 2014 è stata ultimata la ristrutturazione, con conversione d’uso, della banchina Revel, ove è stato realizzato il nuovo ponte pedonale strallato “Tahon di Revel” che funge da collegamento tra il lungomare (Passeggiata Morin) e il porto turistico Mirabello. Sempre nel 2014 è stata completata la passerella di viale San Bartolomeo e sono stati ultimati, con profondità medie di 15mt, i lavori di bonifica ed escavo del bacino evoluzione navi. Dal punto di vista dell’efficientamento delle operazioni portuali il PRP ha pianificato la realizzazione del Centro Unico Servizi nell’area retroportuale di S. Stefano Magra, destinato ai controlli e alle verifiche della merce in transito. Il 2014 ha visto anche l’avvio dell’attività di pre-clearing per l’efficientamento delle operazioni doganali della catena logistica. Per quanto attiene al Piano Triennale delle Opere 2015-2017, gli interventi su cui si concentra l’azione diretta dell’Ente Porto sono i seguenti:  Realizzazione piazzale e banchina terminal del Golfo e della fascia di rispetto con possibile realizzazione a lotti mediante investimenti sia pubblici che privati;  Realizzazione piazzale e banchina Canaletto con fascia di rispetto ed opere propedeutiche allo spostamento delle Marine ed opere di adeguamento del molo Pagliari;  Strada di collegamento viario porto Est.  Piattaforma logistica retroporto di S. Stefano Magra – 2° lotto funzionale.  Ampliamento testata molo Fornelli.  Realizzazione fascio ferroviario di Calata Malaspina/Artom.  Adeguamento molo Italia.  Ampliamento lato levante del molo Garibaldi, primo lotto funzionale.  Parziale realizzazione darsena servizi in testata molo Garibaldi Le attività previste ed in via di realizzazione mirano ad un incremento del volume dei traffici, in particolare containerizzati, che già da diversi anni hanno superato il milione di TEUS e quindi:  Aumento del volume di traffico dei contenitori con conseguente aumento delle dimensioni delle navi.  Aumento delle funzioni del Porto Commerciale (non prettamente commerciali, funzioni particolari, funzioni commerciali vere e proprie).  Realizzazione di infrastrutture, con particolare attenzione al traffico container - forte incremento del traffico per ferrovia. Da tale incremento si attende un notevole miglioramento delle condizioni ambientali dovute ad un drastico calo dei traffici stradali.  Rafforzamento delle attività di retroporto, con un aumento dell’impatto economico sociale delle attività, al fine di incrementare lo sviluppo delle relazioni tra il porto e la città.
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    97 Il Porto Mercantilesta subendo una trasformazione sostanziale anche nelle strutture del primo bacino “storico”. In considerazione del nuovo sviluppo del traffico crociere, l’Autorità portuale71 sta infatti verificando possibili soluzioni alternative per razionalizzare e utilizzare al meglio le aree disponibili in considerazione dei traffici esistenti72 ; diversi Piani d’Impresa sono già stati approvati (La Spezia Container Terminal, Terminal del Golfo). Le attività da realizzare e i fondi da utilizzare sono coordinati con le attività previste dal Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica (art. 29 della legge 11 Novembre 2014, n.164). L’Autorità Portuale Della Spezia, in un resoconto del 201573 , riporta un quadro riepilogativo degli investimenti pianificati, suddivisi per tipologia di intervento e con indicazione del tipo di finanziamento già attuato o da finanziare, con, in evidenza, gli interventi ritenuti più urgenti: Tabella 17: quadro riepilogativo degli investimenti pianificati dall’AP Più nello specifico, sono anche indicate le opere ritenute prioritarie per importanza ed urgenza, ai fini dello sviluppo di nuovi traffici e dell’intermodalità: 71 Autorità Portuale Della Spezia. Interventi di riqualificazione e Sviluppo del Porto. 2015. https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=10&ved=0ahUKEwirg6CTuoPUAhXEPBoKHWRLAt oQFghXMAk&url=http%3A%2F%2Fwww.va.minambiente.it%2FFile%2FDocumento%2F125468&usg=AFQjCNFHyCvAz2 CCLOR6BCyG857AnklgZA&sig2=VHQJNE5QipZSKl2vi5VkRw 72 http://www.mit.gov.it/mit/mop_all.php?p_id=22617 73 http://www.ship2shore.it/upload/images/01_2015/150109163315.pdf
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    98 Tabella 18: Quadroriepilogativo degli investimenti prioritari Elementi di interesse per la progettualità ENEL La Spezia è tra i quattro maggiori porti per quantità di investimenti previsti nel triennio 2015-2017, con una previsione di investimento di 346 MEuro provenienti da fonti diverse, utilizzate per lo più per la realizzazione di nuove costruzioni (realizzazione di moli, piazzali e banchine, piattaforme logistiche, potenziamento impianti ferroviari, collegamenti viari sotterranei, edifici). Il potenziamento degli impianti ferroviari della Spezia Marittima e la progettazione di un ampliamento che porterà ad un aumento della capacità di ricezione di ulteriori 300.000 TEU (Twenty-foot Equivalent Unit - Unità container equivalente a 20 piedi, pari a 6,1 m), porterà la capacità portuale a raggiungere i 2 milioni di TEU a termine lavori. L’analisi SWAT realizzata sul sistema portuale nazionale74 , molto utile per l’analisi che si sta effettuando ai fini della presente indagine sul porto di La Spezia, evidenzia come ad un punto di forza generale legato alla posizione geografica nel centro del Mediterraneo lungo importanti rotte di traffico merci e crocieristico, faccia da contraltare una generica inefficienza dei servizi, che genera un impatto considerevole su costi e tempi di transito. Tale inefficienza si riferisce soprattutto al cosiddetto “ultimo miglio” lato terra (relativo soprattutto al trasporto ferroviario), alla numerosità e variabilità degli interlocutori necessari ai processi di import/export e agli elevati costi dei servizi tecnico-nautici di supporto alle navi. D’altra parte, però, il sistema portuale e logistico italiano (e la Spezia tra gli altri porti) può avvantaggiarsi dalla crescita generalizzata dei traffici marittimi nel Mediterraneo e dal numero elevato di corridoi europei di trasporto intermodale che fanno dell’Italia un potenziale leader a livello europeo nel settore. Ancora, il segmento container gateway vede fra i suoi punti di forza e opportunità di ulteriore crescita la rilevanza del bacino produttivo industriale del Nord Italia e la vicinanza alla cosiddetta “catchment area europea39”, altrettanto significativa dal punto di vista produttivo e dei consumi. Il punto di debolezza è dato, in questo settore, 74 MIT, 2014. Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica. http://www.mit.gov.it/mit/mop_all.php?p_id=23291
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    99 dalla carenza dispazi per ulteriori ampliamenti della superficie dei terminal portuali, non compensata da un efficiente ricorso all’intermodalità ferroviaria. La Spezia, insieme a Genova, Livorno e Venezia rappresentano le realtà portuali che nel tempo hanno portato avanti i più importanti investimenti in tema di infrastrutturazione ferroviaria. Ciò permetterà, nel tempo, di accedere con maggior facilità alle piattaforme dedicate allo scambio modale e all’interconnessione fra le reti di scambio merci e passeggeri, come, ad esempio, gli interporti e i terminal intermodali. In particolare, le attività previste dal MIT nel Piano Strategico che presentano un interesse rispetto alla possibile progettualità ENEL sono le seguenti: Obiettivo 4 – Integrazione del Sistema Logistico Attività 4.3: (…) Incentivazione della riutilizzazione delle aree industriali dismesse e di aree disponibili all’interno delle circoscrizioni portuali per la localizzazione di attività manifatturiere e logisticomanifatturiere valorizzando i fenomeni di backshoring e le rilocalizzazione delle attività lungo la catena logistica. (…) A questo riguardo, la conversione dell’area ENEL potrebbe essere utilmente indirizzata alla localizzazione di attività manifatturiere e/o logistico-manifatturiere. Obiettivo 10 – Attualizzazione della governance del Sistema Mare Attività 10.1: Definizione della proposta di un nuovo modello di governance. La nuova forma di governance prevista per i porti prevede un coordinamento forte e strutturato per poter agire con successo in un contesto europeo particolarmente competitivo. Ciò prevede un superamento dell’”individualismo portuale” che ha caratterizzato in passato la governance dei porti, attraverso una logica di accorpamento di realtà territorialmente attigue, al fine di ottimizzare l’utilizzo degli spazi, gli investimenti in atto, il personale, i rapporti con gli operatori sociali, economici, produttivi e tutti gli stakeholder in generale. Nell’ambito dell’Obiettivo 10, è attualmente al vaglio del Parlamento75 l’istituzione di 15 Autorità di Sistema Portuale (AdSP). Il Porto di La Spezia, secondo le ultime elaborazioni, andrebbe a far parte dell’AdSP “Mare Ligure Orientale” insieme al porto di Marina di Carrara, in qualità di Porto “Core”, nell’ambito del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo. A questo riguardo, la conversione dell’area ENEL dovrebbe essere pensata in funzione dell’AdSP “Mare Ligure Orientale”, e dovrebbe quindi essere definita dopo un attento vaglio delle caratteristiche e delle peculiarità (anche socio-economiche) del Porto di Marina di Carrara e del suo bacino di influenza. 75 https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00978144.pdf
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    100 3. PIANIFICAZIONE AMBIENTALE 3.1.Piano Regionale di tutela delle acque Come evidenziato nel Capitolo 4, il territorio ligure76 è esposto a un elevato grado di rischio idrogeologico. Questo è vero soprattutto in prossimità di fiumi e dei corsi d'acqua minori, dove le problematiche di tipo idrogeologico si manifestano con danni ingenti e, in qualche caso, con la perdita di vite umane. I Piani stralcio per l'assetto idrogeologico, elaborati dell’Autorità di bacino partono dal quadro conoscitivo del sistema fisico di bacino idrografico individuando le situazioni di criticità presenti, essi “contengono l'analisi delle principali criticità idrauliche e di suscettività al dissesto dei versanti, stabiliscono in ragione delle pericolosità esistenti le norme per non accrescere le situazioni di rischio rilevate e individuano un complesso d'indicazioni d'intervento per la mitigazione del rischio esistente”. La Regione Liguria ha realizzato una specifica cartografia che permette di associare ai livelli di pericolosità gli specifici regimi normativi associati, nonché di sovrapporre gli elementi della pericolosità idraulica e di suscettività al dissesto dei piani di bacino a tutti gli elementi presenti nel repertorio cartografico regionale. Lo sforzo conoscitivo e di pianificazione svolto dalla Autorità di Bacino ha permesso di giungere alla definizione di importanti strumenti di azione a livello territoriale. Oggi la Regione Liguria può contare su: - Uno strumento di dettaglio per l’analisi delle pressioni secondo gli standard elaborati a livello dei Distretti Idrografici, realizzata da Arpal e Regione. - La informatizzazione del reticolo idrografico regionale in formato GIS di elevato dettaglio per l’esatta individuazione cartografica degli alvei fluviali e delle tombature. - Una migliore e più puntuale conoscenza sulla localizzazione delle pressioni a carico dei corpi idrici. - L’individuazione di nuovi corpi idrici: presso alcuni sottobacini tributari di corsi d’acqua maggiori è stato possibile individuare e georeferire nuovi corpi idrici. - La pubblicazione dei dati cartografici e di qualità da parte della autorità di distretto. Su questa base è stato redatto un Piano Regionale di tutela delle acque, che individua i corpi idrici regionali significativi. La Regione Liguria dichiara: - 186 corpi idrici fluviali, di cui 126 in bacini tirrenici e 60 in bacini padani. - 7 corpi idrici per le acque interne – laghi. - 26 corpi idrici per le acque marine e costiere. - 1 corpo idrico di transizione (basso bacino del fiume Magra). 76 http://www.ambienteinliguria.it/lirgw/eco3/ep/linkPagina.do?lingua=Italiano&canale=/Home/015Territorio/040pia nidibacino/005autoritabacinoreg/030stralcioidro.
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    101 La Tabella 6riporta i bacini idrografici e la numerosità dei rispettivi corpi idrici, elencati in ordine geografico da ponente a levante, in ordine numerico progressivo per i bacini tirrenici e in ordine alfabetico per i bacini padani. Tabella 19. Bacini idrografici liguri
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    102 La Figura 5mostra la localizzazione geografica di massima dei bacini e dei relativi corpi idrici fluviali individuati: Figura 42: Corpi idrici fluviali della Liguria L’unico corpo idrico di transizione individuato in regione, tra l’altro direttamente collegato all’area presa in esame nel presente lavoro a causa della sua localizzazione geografica, è la foce del fiume Magra in provincia di La Spezia. La Figura 6 mostra il tratto terminale del fiume Magra, definito come “acque di transizione”.
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    103 Figura 43: Focefiume Magra. Per quanto riguarda i corpi idrici acquiferi vallivi, la Regione Liguria, con D.G.R. 1656/2011 ha identificato un totale complessivo di 36 acquiferi in sedimenti alluvionali porosi presenti sul territorio regionale ed ha effettuato una revisione puntuale della perimetrazione dei corpi idrici sotterranei. Tutti gli acquiferi in oggetto rientrano nella fattispecie delle “Alluvioni vallive (AV)”, con la sola eccezione dell’acquifero VaraMagra (DQ_ASP01), il quale, stante la morfogenesi di natura prevalentemente tettonica del bacino di sedimentazione, è stata classificata quale “Alluvioni delle depressioni quaternarie (DQ)”. Per quanto riguarda invece i corpi acquiferi carsici, sono stati distinti i complessi carbonatici permeabili per fratturazione e per fenomeni carsici ed i complessi non propriamente carbonatici permeabili per fratturazione e per fenomeni paracarsici. E’ stato così possibile individuare tredici complessi idrogeologici carbonatici, corrispondenti alle seguenti Unità Geologico-tettoniche (Fig. X3): Delfinese-Provenzale, Ormea, Caprauna-Armetta, M. Carmo-Rialto, Scaglie di Trias-Lias associate al Gruppo di Voltri, Cravasco- VoltaggioMontenotte, M. Sotta, Arnasco-Castelbianco, Villanova, M. Gazzo-Isoverde, Bracco-Val Graveglia, Falda Toscana e Calcare di Finale Ligure. A questi sono stati aggiunti 5 complessi idrogeologici in rocce non propriamente carbonatiche ma con presenza di fenomeni carsici locali di interesse, nella fattispecie: Successioni marine neogeniche (Argilledi Ortovero), Flysch di Sanremo, Depositi tardo e post-orogeni (Formazioni di Molare e Savignone), Flysch del Monte Antola, Depositi tardo e post-orogeni (Conglomerati di Portofino). Sono riportati, inoltre, i complessi idrogeologici d’interesse paracarsico in rocce non propriamente carbonatiche: A. Successioni marine neogeniche (Argille di Ortovero), B. Flysch di Sanremo, C. Depositi tardo e post-orogeni (Formazioni di Molare e Savignone), D. Flysch del Monte Antola, E. Depositi tardo e post-orogeni (Conglomerati di Portofino)
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    104 Figura 44: Complessiidrogeologici liguri di interesse carsico Il quadro delle aree carsiche è importante per l’individuazione delle risorgive. In Figura 8 sono riportate le sorgenti in ammassi carbonatici: Figura 45: Sorgenti in ammassi carbonatici Dissesto del territorio Il possibile dissesto di un territorio dipende dalle caratteristiche che esso presenta e dalla gestione a cui è sottoposto. Come descritto nel Capitolo 4, la Regione Liguria ha fatto propri i Piani di Bacino messi a punto a livello provinciale. A questo proposito, l’area di La Spezia ricade nell’Ambito 20 – Golfo di La Spezia, ed è
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    105 composto da 11Bacini principali e da un insieme di Bacini minori. La superficie totale ricoperta è pari a 6.070 ha che ricadono sul territorio di cinque Comuni: Portovenere, La Spezia, Arcola, Lerici, Ameglia. Le superfici dei bacini e i corsi d’acqua che li attraversano sono riassunti nella seguente Tabella 7: Tabella 20 Corsi d’acqua e superfici dei sottobacini in cui si suddivide l’Ambito 20 – Golfo della Spezia (da: Piano di Bacino Ambito 20 – Golfo La Spezia Per la descrizione dettagliata del dissesto idrogeologico, del reticolo idrografico, delle acclività del terreno e delle relative valutazioni del rischio di esondazioni e di fenomeni franosi dell’area in esame si veda il Capitolo 4.
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    106 4. ALTRE INDICAZIONIDI TIPO STRATEGICO RELATIVE ALLO SVILUPPO DEL TERRITORIO 4.1. Rete Trans Europea dei trasporti La Spezia fa parte del disegno complessivo di rete centrale europea dei trasporti delineata dal Regolamento (UE) n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio77 . Il regolamento stabilisce gli Orientamenti dell’Unione per lo sviluppo della Rete Trans-europea dei Trasporti (Reti TEN-T), il cui sviluppo persegue obiettivi di buon funzionamento del mercato interno e di rafforzamento della coesione economica/sociale/territoriale. Attraverso la messa a sistema nella Rete TEN-T le interconnessioni e l’interoperabilità tra reti di trasporto nazionali opereranno un’integrazione modale a livello di infrastrutture, di flussi informativi, di servizi e di procedure. Il Regolamento assume un modello di struttura a doppio strato, costituita da:  una rete globale (comprehensive network), che si configura come una rete di trasporti estesa all’intero territorio dell’UE in grado di garantire accessibilità e connettività a tutte le regioni dell’Unione;  una rete centrale (core network), che rappresenta la “spina dorsale” strategica dello sviluppo di una rete di trasporto multimodale sostenibile di stimolo allo sviluppo dell’intera rete globale, e di cui fanno parte quegli elementi della rete globale che rivestono la più alta importanza strategica ai fini del conseguimento degli obiettivi per lo sviluppo dell’intera rete TEN-T. Il finanziamento dell’Unione Europea allo sviluppo della rete, nel periodo dal 2014 al 2020, ammonta a 26 miliardi di euro. Ciascun corridoio della rete include tre modalità di trasporto e il Regolamento individua, per Aeroporti, Porti, Porti Interni e Terminali Ferroviari Stradali, i nodi appartenenti alla rete globale o centrale. I corridoi collegano quindi realtà urbane, nodi portuali, interportuali e aeroportuali ottimizzando al massimo tutte le forme di interscambio tra i nodi della produzione. Grande rilievo viene dato ai vari tipi di infrastruttura di trasporto che contribuiscono alla costruzione della rete: ferroviaria, per vie navigabili, stradale, marittima e autostrade del mare (che rappresentano la “dimensione marittima delle reti trans-europee di trasporto”), aerea e multimodale. E’ previsto che gli Stati Membri interessati dai Corridoi (e l’Italia tra questi) concludano i progetti di interesse comune entro il 2030 per la rete centrale e completino la rete globale entro il 2050. La città di La Spezia e il suo porto rientrano nelle rete centrale TEN-T perché ritenuti strategici e rispondenti all’evoluzione della domanda di traffico e alla necessità del trasporto multimodale. In Figura 9 è evidenziata la collocazione della Spezia in relazione ai principali corridoi multimodali trans europei. 77 Ed, inoltre, al Regolamento (UE) n. 1316/2013, Regolamento delegato (UE) n. 1391/2013 e Regolamento delegato (UE) 2016/1649 della Commissione
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    107 Figura 46: Collocazionedi La Spezia in relazione alla rete TEN-T78 E’ previsto che la rete centrale TRN-T colleghi 94 grandi porti europei con linee ferroviarie e stradali e 38 grandi aeroporti con linee ferroviarie che portano alle città principali e prevede la conversione ad alta velocità di 15 000 km di linee ferroviarie e 35 progetti transfrontalieri destinati a ridurre le strozzature. L’area del Golfo di La Spezia rappresenta, in tale contesto, una delle componenti strategiche per la realizzazione del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo, asse Nord/Sud che permetterà di collegare centri urbani del Nord Europa, dalla Finlandia alla Germania settentrionale, ai poli industriali dell’Austria e del Nord Italia con i porti italiani. Il Corridoio Scandinavo – Mediterraneo è raffigurato in Figura 10. 78 Source: P.O. Italia Francia “Marittimo” 2007-2013 Progetto Strategico di Cooperazione Transfrontaliera
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    108 Figura 47 CorridoioScandinavo – Mediterraneo – TEN-T Project 2015 Tale assetto, che prevede porti efficienti integrati in una catena logistica selezionata, inseriti in un corridoio che rappresenta la via più efficiente e più economica per collegare tra loro i grandi centri di produzione e di consumo, offre alla Spezia la possibilità di assumere un ruolo e una dimensione europea e stimolare l’interesse di investitori e degli operatori internazionali. Con l'inserimento del porto della Spezia tra i porti Core della rete centrale TEN-T, La Spezia è stata chiamata a dare il proprio contributo nella stesura dei work plan di corridoio per quanto riguarda il corridoio Scandinavo-Mediterraneo e nell'elaborazione degli studi di mercato relativi al trasporto merci via ferroviaria per quanto riguarda il rail freight del corridoio. Sotto il profilo finanziario, il Reg. (UE) N. 1316/2013, che istituisce un Meccanismo per Collegare l’Europa (Connecting Europe Facility – CEF), stabilisce le condizioni, i metodi e le procedure per la concessione di un'assistenza finanziaria dell'Unione alle reti trans-europee. La dotazione finanziaria per il periodo 2014 2020 ammonta a circa 33,2 miliardi di euro. 4.2. Il Quadro Strategico Nazionale per lo sviluppo del mercato dei combustibili alternativi nel settore dei trasporti Gli sviluppi normativi in tema di tutela ambientale, tanto a livello internazionale che di singoli paesi, e i piani di investimento annunciati da grandi operatori del settore energetico per la promozione degli impieghi innovativi del GNL fanno prevedere una crescita del mercato del Gas Naturale Liquefatto (GNL) per i
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    109 trasporti soprattutto nelsegmento del trasporto stradale pesante, dei mezzi di servizio in porto e nelle miniere e del settore marittimo. Dall’analisi del contesto risulta che il porto di La Spezia si stia aprendo tempestivamente alle prospettive offerte dalla pianificazione nazionale e internazionale del settore. In accordo con la Direttiva 2014/94/UE, l’Italia ha recentemente definito un Quadro Strategico Nazionale per lo sviluppo del mercato dei combustibili alternativi nel settore dei trasporti79 . La strategia dà un forte impulso al GNL, che si candida a diventare il combustibile alternativo al diesel per i veicoli pesanti e al bunker marino per le navi. Il Quadro Strategico ha fornito la base del percorso costruendo un tessuto di regole e procedure per costruire e gestire in sicurezza un’infrastruttura logistica di produzione e distribuzione. Il consolidamento di una rete di trasporti GNL è in linea con gli obiettivi strutturali di pianificazione europea e persegue, tra l’altro, l’ottimizzazione dell’uso di risorse e la riduzione delle emissioni di gas serra. Il GNL è infatti, al momento, topic centrale in Europa nell’ambito della portualità, dei trasporti e della sostenibilità ambientale e rientra tra le priorità individuate nel regolamento 1315/2013 sulle reti TEN-T per lo sviluppo delle politiche legate alle autostrade del mare. L’utilizzo del GNL come combustibile alternativo al diesel si spiega sulla base della sua sostenibilità ambientale ed economica. La sostenibilità ambientale riguarda non solo le sue minori emissioni di CO2 rispetto al diesel ma soprattutto la riduzione drastica degli inquinanti locali, soprattutto il materiale particolato (PM10 e PM2,5). La sostenibilità economica è dovuta, invece, al suo minore costo a parità di contenuto energetico e al fatto che, per una stazione di servizio che eroga GNL, è sufficiente il rifornimento di 30 veicoli pesanti/giorno perché possa reggersi economicamente. Punti deboli sono invece l’autonomia di percorrenza pari a circa la metà rispetto a quella di un veicolo alimentato a gasolio e i costi ancora elevati legati alla specifica tecnologia dei veicoli. Il LNG come sostituto del bunker marittimo per l’alimentazione delle navi è poi un riferimento per le normative ambientali del settore marittimo, internazionali (IMO -MARPOL) ed europee. A partire dal 2019 è previsto che inizino ad operare nel Mediterraneo le prime navi da crociera alimentate a GNL. In questo momento risultano 15 navi da crociera a gas ordinate nei cantieri europei per un investimento complessivo di 15 miliardi di euro e la prima nave da crociera al mondo a gas è di bandiera italiana80 . 79 Decreto Legislativo 16 dicembre 2016 n. 257, Disciplina di attuazione della direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi. All. III Quadro strategico nazionale Sezione C: 80 Attualmente, risultano tre compagnie in grado di sviluppare motori alimentati a GNL: Fincantieri, Rosetti Marino e Polargas Vanzetti Engineering Group. Fincantieri, in particolare, ha realizzato il primo traghetto a LNG costruito in Italia per la Société des traversiers du Québec (STQ), il primo a entrare in servizio in tutto il Nord America, dotato di propulsione diesel elettrica, con installati quattro gruppi diesel di tipo “dual fuel”. Può funzionare sia a gas che a marine diesel oil (MDO), rispettando i requisiti ecologici delle zone ECA (Mar Baltico, Mare del Nord, Caraibi, Nord America).
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    110 Il Porto dellaSpezia è il primo in Italia ad aver sviluppato, in collaborazione con la rete di terminal, inland terminal ed operatori intermodali partecipati dal Gruppo Contship, uno studio per verificare la fattibilità tecnica e la sostenibilità di una catena logistica alimentata a LNG. L’Autorità Portuale partecipa inoltre ai progetti POSEIDONMED, GAINN4CORE e GAINN4MOS per le nuove tecnologie legate all’utilizzo del GNL. Autorità Portuale della Spezia e Contship Italia sono infatti i due unici partner italiani del progetto Poseidon Med, con capofila QE Energy Europe (Cyprus) e che vede la partecipazione di diversi partner della Grecia, Cipro e UK. Obiettivo generale del progetto, approvato nel contesto TEN-T Autostrade del Mare, è sviluppare uno studio tecnico/economico al fine di analizzare la domanda futura in termini di navi alimentate a LNG che solcheranno il Mediterraneo ed un masterplan che coinvolgerà Italia, Grecia e Cipro per la definizione delle infrastrutture necessarie da attuare prima di tutto nei porti al fine di favorire la promozione dell’uso del GNL nel trasporto marittimo. Il progetto GAINN 4CORE nel suo complesso prevede di testare in maniera sperimentale le nuove tecnologie legate all’utilizzo del GNL nel trasporto navale ed in ambito portuale, analizzando e sviluppando i principali aspetti legati ad: approvvigionamento, stoccaggio, distribuzione (marittima e terrestre), training e sicurezza, autorizzazioni e aspetti normativi. Lo studio coinvolge i porti di Genova, La Spezia, Livorno, Ancona, Ravenna, Venezia e Augusta. L'azione GAINN 4MOS prevede studi e progetti per la costruzione di 4 navi prototipo alimentate ad LNG e 7 punti di rifornimento a GNL ubicati nei porti principali dei paesi aderenti al progetto. L'azione fa parte del GAINN Global Project. Il Global Project GAINN-IT, si propone di concepire, definire, testare, validare e implementare, nel periodo 2017-2030, la rete infrastrutturale italiana per l’impiego di carburanti alternativi per i trasporti terrestri, garantendo la continuità della catena transnazionale di distribuzione dei carburanti alternativi. Oltre allo sviluppo dell’infrastruttura marittima per il GNL è ovviamente previsto lo sviluppo della rete terrestre. Il progetto GAINN4DEP81 che mira a creare una rete nazionale di punti di rifornimento e depositi di GNL per il trasporto marittimo e stradale ha prodotto la prima stazione italiana monofuel GNL82 per il traffico pesante all’interno dell’interporto di Padova, alla procedura per la compilazione di liste di fornitori qualificati nei settori dello stoccaggio avviata da SNAM. Contestualmente all'apertura della stazione Liquimet, Iveco ha consegnato 20 automezzi Stralis full-Lng ad Autamarocchi, mezzi che permettono lo stoccaggio del metano liquido in un serbatoio a pressione e a bassa temperatura, dotati di un sistema in grado di convertire il metano liquido in gas per utilizzarlo come combustibile (aumentando così l'autonomia dei mezzi da circa 200 a 1500 chilometri). Cruciale per lo sviluppo della strategia nazionale è la fase della produzione, il GNL arriva in Italia per ferrovia da Rotterdam o su gomma dalla Spagna. Per quanto riguarda le attività di stoccaggio e distribuzione, lo “Small Scale LNG” (o SSLNG), ovvero la modalità attraverso la quale il GNL viene gestito in piccole/medie quantità direttamente in forma liquida riguarda un complesso di attività eterogeneo in differenti segmenti di attività economica. Molti sono i soggetti e gli operatori coinvolti in questa filiera, con operazioni che vanno dal re-loading (ovvero 81 iniziativa da 12,7 miliardi di euro di investimento complessivo per il quinquennio 2017-2022 82 Della società Liquimet del gruppo Gasfin
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    111 trasferimento di GNL)da terminali a navi metaniere al trasferimento da nave a nave (come bettoline e navi bunker), dal caricamento al trasporto su autobotti o vagoni-cisterna ferroviari (iso-containers), dagli impianti di rifornimento costieri per navi alimentate a GNL (bunkeraggi) agli impianti di rifornimento di autoveicoli alimentati a GNL o CNG/GNL, sino ai depositi periferici di stoccaggio per gli usi civili e industriali. L’opportunità di utilizzare i serbatoi dei terminali di rigassificazione, o in senso lato i terminali di rigassificazione, per effettuare, insieme al servizio base, anche le attività di stoccaggio e di rifornimento del GNL dipende dalla tipologia di servizio che si vuole fornire e dalle caratteristiche dei terminali stessi. Ad oggi, nessun terminale di rigassificazione italiano è in grado di fornire servizi di tipo SSLNG, ma risulta che gli operatori stiano valutando la fattibilità di modifiche tecniche-operative in modo da offrire tali nuovi servizi, in coerenza con l’attività di rigassificazione. L’adattamento di un terminale di rigassificazione, per fornire anche lo stoccaggio e il rifornimento di GNL per mezzi navali o terrestri, è infatti possibile con determinate modifiche tecniche-impiantistiche con annessi costi per la realizzazione e gestione delle stesse. La presenza del rigassificatore di Panigaglia (La Spezia) determina un certo livello di potenziale per lo sviluppo di attività legate alla filiera di trasporti GNL; la capacità di bunkeraggio del terminal, considerato un parametro fondamentale per effettuare investimenti mirati nel settore, è pari a 5.845.000 m3 liq/anno, per un totale di 111 approdi. La realizzazione di un progetto di filiera per il GNL a La Spezia è in linea con lo “Scenario di sviluppo B: il territorio rinasce – 2030 83 ” riportato all’interno del Report del Workshop di scenario planning del progetto PORTI – Ports et identité, caratterizzato da grandi sinergie e da una visione unica per lo sviluppo economico, sociale ed ambientale. Secondo le stime, il progetto determinerebbe una forte valorizzazione delle specificità territoriali, nonché lo sviluppo di manodopera qualificata nel settore permettendo all’area di guadagnare in competitività, anche grazie alla realizzazione dell’Autostrada del Mare e ai collegamenti multimodali che si snoderebbero lungo il Golfo spezzino. 4.3. Strumenti Nazionali RILANCIO AREE INDUSTRIALI - L.181/89 - Da aree di crisi a opportunità di investimento La legge 181/89 è finalizzata a sostenere il rilancio delle aree colpite da crisi industriale e di settore. L’azione passa tramite il sostegno di iniziative imprenditoriali volte a rivitalizzare il sistema economico locale e creare nuova occupazione attraverso progetti di ampliamento, ristrutturazione e delocalizzazione. La legge finanzia programmi di investimento produttivo e programmi per la tutela ambientale, completati eventualmente da progetti per innovare l’organizzazione84 . L’incentivo è rivolto alle imprese costituite in società di capitali, comprese le società cooperative e le società consortili. Il comune di La Spezia e altri comuni limitrofi sono stati recentemente inseriti85 tra le aree di crisi industriali non complesse, per le quali è stato attivato un bando di finanziamento nel 2017 con il DD 24/2/2017. 83 PROGETTO PORTI – Ports et Identité (E79F12000020007) Ulteriori scenari di sviluppo: Scenario A “Tradizione per lo sviluppo – 2030 “, scenario C “ Innovare per crescere – 2030”. Il progetto PORTI tiene conto delle posizioni di stakeholders e attori locali per definire traiettorie di sviluppo sul territorio. 84 DM MISE del 9 giugno 2015 85 Decreto Direttoriale MISE del 19 dicembre 2016
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    112 Gli investimenti devonoprevedere spese per almeno 1,5 milioni di euro, le agevolazioni finanziarie possono coprire fino al 75% dell’investimento ammissibile con:  contributo a fondo perduto in conto impianti contributo a fondo perduto alla spesa finanziamento agevolato BIBLIOGRAFIA DEL CAPITOLO Pianificazione territoriale e urbanistica Piano territoriale regionale http://www.regione.liguria.it/argomenti/vivere-e-lavorare-in-liguria/pianificazione- e-urbanistica/pianihttp://www.regione.liguria.it/argomenti/vivere-e-lavorare-in-liguria/pianificazione-e- urbanistica/piani-territoriali/piano-territoriale- regionale/ptr/documents.html?view=documents&catid=100317&showNameCat=0&showDescrCat=2&showSu bCats=1&showSubCatsDocs=0&showSubCatsBreadcrumb=0&docCatOrderField=2&docCatOrderDir=0&docOrd erField=2&docOrderDir=1&docPagination=0&docShowCategories=1&docShowTitleBlock=0&docLastModified= 0territoriali/piano-territoriale- regionale/ptr/documents.html?view=documents&catid=100317&showNameCat=0&showDescrCat=2&sho wSubCats=1&showSubCatsDocs=0&showSubCatsBreadcrumb=0&docCatOrderField=2&docCatOrderDir=0& docOrderField=2&docOrderDir=1&docPagination=0&docShowCategories=1&docShowTitleBlock=0&docLas tModified=0 http://geoportale.regione.liguria.it/geoviewer/pages/apps/vincoli/mappa.html Piano territoriale di coordinamento http://www.provincia.sp.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/103 Piano Urbanistico Comunale http://urbanistica.spezianet.it/piano-urbanistico-comunale Piano Regolatore Portuale Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Direzione Generale per i Porti – Div. 2, 2013.Relazione annuale sull’attività delle Autorità portuali. http://www.mit.gov.it/mit/mop_all.php?p_id=22617 Osservatorio Territoriale Infrastrutturale Nord-Ovest, 2014. Sistema Portuale Ligure. Assolombarda, Unione Industriale di Torino, Confindustria Genova. https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=0ahUKEwjXl6XPv4XUAhVCthQ KHXu0DpoQFggoMAA&url=http%3A%2F%2Fwww.progettopliss.eu%2Fit%2Ffiledepot_download%2F23%2F 53&usg=AFQjCNHOj9piEOaJNUJjCIg2zreTWBUJmw&sig2=FbpZOdK9rVCBsZxSylcpLQ Autorità Portuale di La Spezia, 2015. Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica. Resoconto sugli interventi correlati a progetti in corso di realizzazione o da intraprendere. http://www.ship2shore.it/upload/images/01_2015/150109163315.pdf Piano Regionale di tutela delle acque APAT, 2005. Note illustrative della Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50.000. Foglio 248. LA SPEZIA. Firenze. APAT – Dipartimento Difesa del Suolo, 2005. Progetto IFFI. Allegato Tecnico Convenzione 2004-05. Roma.
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    113 Autorità di BacinoRegionale, 2016. Piano di Bacino Ambito 20 – Golfo della Spezia. http://www.pianidibacino.ambienteinliguria.it/SP/ambito20/ambito20.html Regione Liguria, 2016. Piano di Tutela delle Acque. Individuazione dei Corpi Idrici Significativi. http://www.ambienteinliguria.it/eco3/DTS_GENERALE/20160411/Individuazione_CI_significativi.pdf Rete Trans Europea dei trasporti Regolamento (UE) n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio Regolamento (UE) n. 1316/2013, Regolamento delegato (UE) n. 1391/2013 Regolamento delegato (UE) 2016/1649 della Commissione Commissione Europea. La nuova politica delle infrastrutture dei trasporti dell'UE, Bruxelles, 17 ottobre 2013. - Informazioni di baseTEN-T infrastrutture e reti. MEMO/13/897 TEN-T infrastrutture e reti http://www.mit.gov.it/progetti/ten-t Quadro Strategico Nazionale sviluppo del mercato dei combustibili alternativi nel settore dei trasporti Decreto Legislativo 16 dicembre 2016 n. 257, Disciplina di attuazione della direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi. All. III Quadro strategico nazionale Sezione C: fornitura di gas naturale per il trasporto e per altri usi Prima sottosezione: fornitura di gas naturale liquefatto (GNL) per la navigazione marittima e interna, per il trasporto stradale e per altri usi -Seconda sottosezione: fornitura di Gas Naturale Compresso (GNC) per il trasporto stradale, http://www.governo.it/sites/governo.it/files/ALLEGATO%20III%20-%20SEZ%20C1%20.pdf Small scale LNG: sviluppi e prospettive per il trasporto stradale in Italia. http://rienergia.staffettaonline.com/articolo/32750/Small+scale+LNG:+sviluppi+e+prospettive+per+il+trasp orto+stradale+in+Italia/D%E2%80%99Ermo Logistica e regole certe per lo sviluppo del GNL in Italia. Quotidiano Energia 27/4/17. http://e7.quotidianoenergia.it/e7/e7del20170427/html5/ PROGETTO PORTI – Ports et Identité (E79F12000020007) Programma di cooperazione transfrontaliera Italia/Francia Marittimo 2007-2013 – Asse 1: Accessibilità e Reti (http://www.maritimeit-fr.net/). Strumenti Nazionali Legge n. 181 del 15 Maggio 1989, recante misure di sostegno e di reindustrializzazione http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/impresa/competitivita-e-nuove-imprese/aree-di- crisihttp://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/impresa/competitivita-e-nuove-imprese/aree-di-crisi- industriale/crisi-industriale-non-complessaindustriale/crisi-industriale-non-complessa Decreto direttoriale 5 aprile 2017 - Chiusura dello sportello per la presentazione delle domande Decreto direttoriale 24 febbraio 2017 - Termini le modalità per la presentazione delle domande per l’accesso alle agevolazioni Decreto ministeriale 31 gennaio 2017 - Ripartizione delle risorse complessivamente destinate agli interventi di cui L. n. 181/1989 Decreto Direttoriale MISE del 19 dicembre 2016 Decreto Ministero Sviluppo Economico 9 giugno 2015