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FILIPPO
BRUNELLESCHI
LA VITA
Filippo Brunelleschi, per esteso Filippo di Ser
Brunellesco Lapi, è stato un architetto, ingegnere,
scultore, matematico, orafo e scenografo italiano del
Rinascimento.
Considerato il primo ingegnere e progettista dell’età
moderna, Brunelleschi fu uno dei 3 grandi iniziatori
del Rinascimento fiorentino insieme con Donatello e
Masaccio.
In particolare, Brunelleschi fu il punto di riferimento
per gli altri artisti e a lui si deve l’invenzione della
prospettiva a punto di fuga o «prospettiva lineare
centrica».
Dopo un periodo di apprendistato come orafo e una carriera come scultore, egli
si dedicò principalmente all’architettura, costruendo quasi esclusivamente a
Firenze, edifici sia laici che religiosi.
Con Brunelleschi nacque la figura dell’architetto moderno che, oltre ad essere
coinvolto nei processi tecnico-operativi, ha anche un ruolo sostanziale e
consapevole nella fase progettuale: non esercita più un’arte «meccanica», ma
è ormai un’intellettuale che pratica un’ «arte liberale» fondata su matematica,
geometria e conoscenza storica.
• La sua architettura si caratterizzò per la realizzazione di opere monumentali di ritmata
chiarezza, costruite partendo da una misura di base (modulo) corrispondente a numeri
interi, espressi in braccia fiorentine, da cui derivano multipli e sottomultipli per ricavare le
proporzioni dell’intero edificio.
• Brunelleschi riprese gli ordini architettonici classici e l’uso dell’arco a tutto sesto,
indispensabili per la razionalizzazione geometrico-matematica delle piante e degli alzati.
• Un tratto distintivo della sua opera è anche la purezza di forme, ottenuta con un ricorso
essenziale e rigoroso agli elementi decorativi.
• Tipico di Brunelleschi fu l’uso della grigio pietra serena per le membrature
architettoniche, che risaltava sull’intonaco chiaro delle pareti.
LA CAPPELLA DE’ PAZZI – introduzione
La Cappella, commissionata da Andrea de Pazzi come simulacro di famiglia, si
trova all’interno di uno dei chiostri del complesso di Santa Croce a Firenze.
La costruzione cominciò nel 1442 ma venne completata lentamente e la volta
fu portata a termine intorno al 1460, mentre le decorazioni furono eseguite
probabilmente poco prima della congiura ordita nel 1478 contro i Medici.
Negli anni immediatamente successivi venne ultimata la costruzione del
portico.
LA CAPPELLA DE’ PAZZI - interno
Anche se prende spunto dal modello della Sagrestia Vecchia, l’impostazione
planimetrica è molto essenziale e si basa sul modulo a 20 braccia fiorentine :
questa misura, riportata sulla larghezza dell’area centrale, sull’altezza dei muri
interni e sul diametro della cupola, crea idealmente un cubo sormontato da
una semisfera. A questa struttura vanno aggiunte le due braccia laterali coperte
da volta a botte, un quinto ciascuno rispetto al lato del cubo centrale, e la
scarsella dell’altare con cupoletta, larga un altro quinto.
La principale differenza con la pianta della Sagrestia Vecchia è un piccolo
ambiente, accessibile da una porta nella parete destra della scarsella, era il
luogo per la sepoltura dei membri della famiglia Pazzi e per il culto privato. Sul
lato opposto si trovava una porta ora chiusa e smantellata che permetteva
l’accesso alla basilica di Santa Croce.
PIANTA DELLA SAGRESTIA VECCHIA (1421) PIANTA DELLA CAPPELLA DE’ PAZZI (1442)
Una panca in pietra serena, costruita per permettere l’uso della cappella come
sala capitolare, corre lungo tutto il perimetro. Dalla panca si dipartono le
paraste corinzie che scandiscono l’ambiente e si collegano alle membrature
superiori; grazie all’espediente della panca che fa da zoccolo, si trovano alla
stessa altezza di quelle della scarsella, rialzata di alcuni gradini. L’apertura ad
arco sopra il vano dell’altare è riprodotta anche sulle altri pareti, così come il
profilo della finestra tonda sulla parete di accesso, creando un puro ritmo
geometrico. La cupola è alleggerita dai sottili costoloni a rilievo e la luce inonda
la cappella dalla lanterna e dalle finestrelle disposte sul tamburo.
La decorazione plastica è strettamente
subordinata all’architettura, come nella Sagrestia
Vecchia: le pareti accolgono dodici grandi
medaglioni in terracotta invetriata con gli Apostoli;
più in alto si trova il fregio con il tema dei Cherubini
come all’esterno e con l’aggiunta dell’Agnello,
simbolo di Redenzione e della potente Arte della
Lana. Nelle vele della cupola altri quattro tondi
policromi in terracotta rappresentano gli
Evangelisti. L’altare è privo di ancona: secondo
Brunelleschi era preferibile l’uso essenziale delle
sole vetrate. Le due vetrate della scarsella
completano il ciclo iconografico e sono state
realizzate raffigurando Sant’Andrea e il Padre
Eterno, in diretta corrispondenza con il medaglione
di Sant’Andrea sulla porta d’ingresso nel portico.
A questo punto la Cappella varia il suo modello di riferimento, al punto di
sovvertirlo e di contraddirlo: l’antitesi stilistica tra i due edifici coinvolge
ogni aspetto del progetto e dell’esecuzione. Poco si può dire delle
dilatazioni con volte a botte, se non che questa soluzione è utilizzata
raramente da Brunelleschi; è invece opportuno richiamare l’attenzione sulla
riproposizione del motivo dell’arco con doppio archivolto concentrico
attorno allo spazio principale, il quale viene concepito come solo
ornamento.
A differenza della Sagrestia Vecchia, Brunelleschi appare Cappella appare
intrappolato nel tentativo di produrre una variante asimmetrica,
ottenendo risultati grotteschi nella modellazione delle foglie, nella
distorsione delle volute, nell’abaco spezzato e, non da meno, negli
eccentrici rosoni. Gli spigoli e le linee di congiunzione dei piani, modellati
con chiarezza e lucidità insuperabili nella Sagrestia, appaiono qui piuttosto
confusi: gli archi, slittando senza distinguersi gli uni dagli altri, producono
effetti di mescolanza particolarmente evidenti nelle aree di passaggio tra i
pennacchi, gli archivolti, le volte e le pareti.
Emblematica appare essere l’individuazione degli angoli
del quadrato centrale al di sotto della cupola. Gli alti
archi al di sotto dei pennacchi anziché definire il quadrato
di base, slittano nella fascia decorata della volta a botte.
Entrambe le forme arcuate scendono attraverso la
trabeazione e poggiano su paraste intermedie. La cupola a
costoloni su pennacchi viene percepita visivamente come
priva di qualsiasi lucidità geometrica.
Simili ambiguità producono l’effetto di oscurare la reale
geometria dell’interno e annullano ogni possibilità di
percepirne la forma geometrica. L’interno offre alla vista
una successione fluida e continua di apparati decorativi
che scorrono sulle superfici senza interruzioni da parete a
parete, dal pavimento al soffitto.
CAPPELLA DE’ PAZZI – esterno
La facciata della chiesa si affaccia sul primo chiostro
di Santa Croce. Importante è la sua funzione di
mediazione spaziale e filtro per la luce, che arriva
all’interno in maniera diffusa e omogenea. Il
portico anteriore ricorda la solenne struttura degli
archi di trionfo romani. Sei colonne corinzie in
pietra serena sostengono un attico alleggerito,
spartito in riquadri delimitati da lesene a coppie e
interrotto al centro dall’arcata. Il coronamento,
incompiuto, è stato protetto da una tettoia a
facciavista. Il portico è coperto da volta a botte con
una cupoletta in corrispondenza dell’arcata,
entrambe ricoperte da rosoni in terracotta
invetriata dove si incontra lo stemma Pazzi.
Sullo sfondo della facciata si eleva la cupola a
ombrello che ricorda ancora una volta la
Sagrestia Vecchia, impostata all’esterno entro un
basso cilindro con copertura a cono e sormontata
da una lanterna. È divisa in dodici spicchi su
ciascuno dei quali si apre un oculo e può evocare
simbolicamente il numero degli apostoli e la
grazia che filtra da essi dall’entità divina. I
cassettoni della volta sono decorati da rosoni. La
cupola invece spicca per una complessa
decorazione a i tondi, con la brillante policromia
della terracotta invetriata.
Arricchiscono l’insieme della cupola interna le
conchiglie a rilievo negli angoli e, al centro della
cupoletta, lo stemma dei Pazzi con delfini dentro
una ghirlanda di foglie e frutti.
Quando la triplice modanatura della base
classica, toro-scozia-toro, incontra l’apertura
della porta, le prime due si interrompono e il
toro più basso si trasforma nel gradino
d’accesso all’interno. A differenza di quanto
accade nei particolari brunelleschiani, queste
forme non hanno una precisa funzione. Allo
stesso modo nell’interno la panca prosegue,
prima in pietra e poi in marmo,
trasformandosi nello scalino che porta alla
scarsella. Nonostante si salga uno scalino per
entrare nell’edificio, nel momento in cui si
osservano le paraste il pavimento sembra
affondare ad una quota inferiore.
LA CAPPELLA DE’ PAZZI – tetto
La superficie del tetto è costituita da un
rivestimento tronco-conica, rivestita di
squame di laterizio, e sovrastante una
cupola. Le nervature che la percorrono
verticalmente altro non sono che la parte
visibile di lamine murarie, simili ad archi
rampanti, che convergono verso il centro.
La copertura termina con una lanterna,
sostenuta da sei colonnine, dalla forma
concavo-convessa e con scanalature che
convergono, ruotando, al centro del
cupolino.
CAPPELLA DE’ PAZZI – corpo centrale
Il corpo centrale della Cappella Pazzi è composto da un vano centrale
quadrato coperto da cupola emisferica a costoloni più alta che sovrasta le
due brevi ali laterali con archi a botte ornati di lacunari.
Le semplici forme geometriche si corrispondono e si richiamano in
maniera coerente. Il lato posteriore si apre sul coro, il lato anteriore si
affaccia sull'atrio. All'arco del coro corrispondono, sulle altre pareti, finte
arcate. Alle finestre vere ad archetti che si aprono sulla parete d'ingresso
corrispondono gli archetti ciechi sulle altre pareti. Finestre ed archetti
sono inquadrati dalle paraste.
Le membrature grigie in pietra serena non partono direttamente da terra
ma da uno scalino-zoccolo che segna il livello del coro con l'altare. Agli
angoli le paraste angolari sono in perfetto rapporto proporzionale con
l'ambiente: il lato lungo è in proporzione al lato lungo della cappella e il
lato corto della parasta corrisponde in proporzione al lato corto.
CAPPELLA DE’ PAZZI – coro
Lo spazio del coro è quadrato, coperto da una
cupola emisferica su pennacchi come nel vano
centrale e ospita l'altare.
CAPPELLA DE’ PAZZI – atrio
L'atrio rappresenta l'ambiente di accesso alla
cappella, e riprende in proporzioni minori la
stessa composizione del corpo centrale. E'
quindi composto da un vano quadrato al
centro con cupola affiancato da due ali laterali
coperte da volte a botte con lacunari. Anche
qui le paraste inquadrano le finestre ad arco.

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  • 2. LA VITA Filippo Brunelleschi, per esteso Filippo di Ser Brunellesco Lapi, è stato un architetto, ingegnere, scultore, matematico, orafo e scenografo italiano del Rinascimento. Considerato il primo ingegnere e progettista dell’età moderna, Brunelleschi fu uno dei 3 grandi iniziatori del Rinascimento fiorentino insieme con Donatello e Masaccio. In particolare, Brunelleschi fu il punto di riferimento per gli altri artisti e a lui si deve l’invenzione della prospettiva a punto di fuga o «prospettiva lineare centrica».
  • 3. Dopo un periodo di apprendistato come orafo e una carriera come scultore, egli si dedicò principalmente all’architettura, costruendo quasi esclusivamente a Firenze, edifici sia laici che religiosi. Con Brunelleschi nacque la figura dell’architetto moderno che, oltre ad essere coinvolto nei processi tecnico-operativi, ha anche un ruolo sostanziale e consapevole nella fase progettuale: non esercita più un’arte «meccanica», ma è ormai un’intellettuale che pratica un’ «arte liberale» fondata su matematica, geometria e conoscenza storica.
  • 4. • La sua architettura si caratterizzò per la realizzazione di opere monumentali di ritmata chiarezza, costruite partendo da una misura di base (modulo) corrispondente a numeri interi, espressi in braccia fiorentine, da cui derivano multipli e sottomultipli per ricavare le proporzioni dell’intero edificio. • Brunelleschi riprese gli ordini architettonici classici e l’uso dell’arco a tutto sesto, indispensabili per la razionalizzazione geometrico-matematica delle piante e degli alzati. • Un tratto distintivo della sua opera è anche la purezza di forme, ottenuta con un ricorso essenziale e rigoroso agli elementi decorativi. • Tipico di Brunelleschi fu l’uso della grigio pietra serena per le membrature architettoniche, che risaltava sull’intonaco chiaro delle pareti.
  • 5. LA CAPPELLA DE’ PAZZI – introduzione La Cappella, commissionata da Andrea de Pazzi come simulacro di famiglia, si trova all’interno di uno dei chiostri del complesso di Santa Croce a Firenze. La costruzione cominciò nel 1442 ma venne completata lentamente e la volta fu portata a termine intorno al 1460, mentre le decorazioni furono eseguite probabilmente poco prima della congiura ordita nel 1478 contro i Medici. Negli anni immediatamente successivi venne ultimata la costruzione del portico.
  • 6. LA CAPPELLA DE’ PAZZI - interno Anche se prende spunto dal modello della Sagrestia Vecchia, l’impostazione planimetrica è molto essenziale e si basa sul modulo a 20 braccia fiorentine : questa misura, riportata sulla larghezza dell’area centrale, sull’altezza dei muri interni e sul diametro della cupola, crea idealmente un cubo sormontato da una semisfera. A questa struttura vanno aggiunte le due braccia laterali coperte da volta a botte, un quinto ciascuno rispetto al lato del cubo centrale, e la scarsella dell’altare con cupoletta, larga un altro quinto. La principale differenza con la pianta della Sagrestia Vecchia è un piccolo ambiente, accessibile da una porta nella parete destra della scarsella, era il luogo per la sepoltura dei membri della famiglia Pazzi e per il culto privato. Sul lato opposto si trovava una porta ora chiusa e smantellata che permetteva l’accesso alla basilica di Santa Croce.
  • 7. PIANTA DELLA SAGRESTIA VECCHIA (1421) PIANTA DELLA CAPPELLA DE’ PAZZI (1442)
  • 8. Una panca in pietra serena, costruita per permettere l’uso della cappella come sala capitolare, corre lungo tutto il perimetro. Dalla panca si dipartono le paraste corinzie che scandiscono l’ambiente e si collegano alle membrature superiori; grazie all’espediente della panca che fa da zoccolo, si trovano alla stessa altezza di quelle della scarsella, rialzata di alcuni gradini. L’apertura ad arco sopra il vano dell’altare è riprodotta anche sulle altri pareti, così come il profilo della finestra tonda sulla parete di accesso, creando un puro ritmo geometrico. La cupola è alleggerita dai sottili costoloni a rilievo e la luce inonda la cappella dalla lanterna e dalle finestrelle disposte sul tamburo.
  • 9. La decorazione plastica è strettamente subordinata all’architettura, come nella Sagrestia Vecchia: le pareti accolgono dodici grandi medaglioni in terracotta invetriata con gli Apostoli; più in alto si trova il fregio con il tema dei Cherubini come all’esterno e con l’aggiunta dell’Agnello, simbolo di Redenzione e della potente Arte della Lana. Nelle vele della cupola altri quattro tondi policromi in terracotta rappresentano gli Evangelisti. L’altare è privo di ancona: secondo Brunelleschi era preferibile l’uso essenziale delle sole vetrate. Le due vetrate della scarsella completano il ciclo iconografico e sono state realizzate raffigurando Sant’Andrea e il Padre Eterno, in diretta corrispondenza con il medaglione di Sant’Andrea sulla porta d’ingresso nel portico.
  • 10. A questo punto la Cappella varia il suo modello di riferimento, al punto di sovvertirlo e di contraddirlo: l’antitesi stilistica tra i due edifici coinvolge ogni aspetto del progetto e dell’esecuzione. Poco si può dire delle dilatazioni con volte a botte, se non che questa soluzione è utilizzata raramente da Brunelleschi; è invece opportuno richiamare l’attenzione sulla riproposizione del motivo dell’arco con doppio archivolto concentrico attorno allo spazio principale, il quale viene concepito come solo ornamento. A differenza della Sagrestia Vecchia, Brunelleschi appare Cappella appare intrappolato nel tentativo di produrre una variante asimmetrica, ottenendo risultati grotteschi nella modellazione delle foglie, nella distorsione delle volute, nell’abaco spezzato e, non da meno, negli eccentrici rosoni. Gli spigoli e le linee di congiunzione dei piani, modellati con chiarezza e lucidità insuperabili nella Sagrestia, appaiono qui piuttosto confusi: gli archi, slittando senza distinguersi gli uni dagli altri, producono effetti di mescolanza particolarmente evidenti nelle aree di passaggio tra i pennacchi, gli archivolti, le volte e le pareti.
  • 11. Emblematica appare essere l’individuazione degli angoli del quadrato centrale al di sotto della cupola. Gli alti archi al di sotto dei pennacchi anziché definire il quadrato di base, slittano nella fascia decorata della volta a botte. Entrambe le forme arcuate scendono attraverso la trabeazione e poggiano su paraste intermedie. La cupola a costoloni su pennacchi viene percepita visivamente come priva di qualsiasi lucidità geometrica. Simili ambiguità producono l’effetto di oscurare la reale geometria dell’interno e annullano ogni possibilità di percepirne la forma geometrica. L’interno offre alla vista una successione fluida e continua di apparati decorativi che scorrono sulle superfici senza interruzioni da parete a parete, dal pavimento al soffitto.
  • 12. CAPPELLA DE’ PAZZI – esterno La facciata della chiesa si affaccia sul primo chiostro di Santa Croce. Importante è la sua funzione di mediazione spaziale e filtro per la luce, che arriva all’interno in maniera diffusa e omogenea. Il portico anteriore ricorda la solenne struttura degli archi di trionfo romani. Sei colonne corinzie in pietra serena sostengono un attico alleggerito, spartito in riquadri delimitati da lesene a coppie e interrotto al centro dall’arcata. Il coronamento, incompiuto, è stato protetto da una tettoia a facciavista. Il portico è coperto da volta a botte con una cupoletta in corrispondenza dell’arcata, entrambe ricoperte da rosoni in terracotta invetriata dove si incontra lo stemma Pazzi.
  • 13. Sullo sfondo della facciata si eleva la cupola a ombrello che ricorda ancora una volta la Sagrestia Vecchia, impostata all’esterno entro un basso cilindro con copertura a cono e sormontata da una lanterna. È divisa in dodici spicchi su ciascuno dei quali si apre un oculo e può evocare simbolicamente il numero degli apostoli e la grazia che filtra da essi dall’entità divina. I cassettoni della volta sono decorati da rosoni. La cupola invece spicca per una complessa decorazione a i tondi, con la brillante policromia della terracotta invetriata. Arricchiscono l’insieme della cupola interna le conchiglie a rilievo negli angoli e, al centro della cupoletta, lo stemma dei Pazzi con delfini dentro una ghirlanda di foglie e frutti.
  • 14. Quando la triplice modanatura della base classica, toro-scozia-toro, incontra l’apertura della porta, le prime due si interrompono e il toro più basso si trasforma nel gradino d’accesso all’interno. A differenza di quanto accade nei particolari brunelleschiani, queste forme non hanno una precisa funzione. Allo stesso modo nell’interno la panca prosegue, prima in pietra e poi in marmo, trasformandosi nello scalino che porta alla scarsella. Nonostante si salga uno scalino per entrare nell’edificio, nel momento in cui si osservano le paraste il pavimento sembra affondare ad una quota inferiore.
  • 15. LA CAPPELLA DE’ PAZZI – tetto La superficie del tetto è costituita da un rivestimento tronco-conica, rivestita di squame di laterizio, e sovrastante una cupola. Le nervature che la percorrono verticalmente altro non sono che la parte visibile di lamine murarie, simili ad archi rampanti, che convergono verso il centro. La copertura termina con una lanterna, sostenuta da sei colonnine, dalla forma concavo-convessa e con scanalature che convergono, ruotando, al centro del cupolino.
  • 16. CAPPELLA DE’ PAZZI – corpo centrale Il corpo centrale della Cappella Pazzi è composto da un vano centrale quadrato coperto da cupola emisferica a costoloni più alta che sovrasta le due brevi ali laterali con archi a botte ornati di lacunari. Le semplici forme geometriche si corrispondono e si richiamano in maniera coerente. Il lato posteriore si apre sul coro, il lato anteriore si affaccia sull'atrio. All'arco del coro corrispondono, sulle altre pareti, finte arcate. Alle finestre vere ad archetti che si aprono sulla parete d'ingresso corrispondono gli archetti ciechi sulle altre pareti. Finestre ed archetti sono inquadrati dalle paraste. Le membrature grigie in pietra serena non partono direttamente da terra ma da uno scalino-zoccolo che segna il livello del coro con l'altare. Agli angoli le paraste angolari sono in perfetto rapporto proporzionale con l'ambiente: il lato lungo è in proporzione al lato lungo della cappella e il lato corto della parasta corrisponde in proporzione al lato corto.
  • 17. CAPPELLA DE’ PAZZI – coro Lo spazio del coro è quadrato, coperto da una cupola emisferica su pennacchi come nel vano centrale e ospita l'altare. CAPPELLA DE’ PAZZI – atrio L'atrio rappresenta l'ambiente di accesso alla cappella, e riprende in proporzioni minori la stessa composizione del corpo centrale. E' quindi composto da un vano quadrato al centro con cupola affiancato da due ali laterali coperte da volte a botte con lacunari. Anche qui le paraste inquadrano le finestre ad arco.