Le battaglie per il futuro di Internet 06
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Le battaglie per il futuro di Internet 06

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Fronte italiano (corso di Comunicazione Digitale e Multimediale, Università di Pavia, a.a. 2012-2013)

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Le battaglie per il futuro di Internet 06 Le battaglie per il futuro di Internet 06 Presentation Transcript

  • Università di Pavia Le battaglie Comunicazione Innovazione Multimedialità per il futuroAnno Accademico 2012-2013 di Internet Paolo Costa
  • 6a lezioneFRONTE ITALIANO
  • La lotta per lo sfruttamentoeconomico dei contenuti online
  • IL PESO POLITICO DELLE PARTINello scontro fra «vecchi» editori (FIEG,televisioni) e nuovi intermediari online (Google,YouTube, …) il peso politico delle parti contaIn Italia, più che in altri paesi, la riaffermazionedello status quo e la conservazione degli equilibritradizionali hanno facile giocoIl nostro paese si trova quindi a operare cometesta di ponte nell’offensiva contro gli OTT
  • COPYRIGHT DIGITALERai e Mediaset hanno più volte citato in giudizioYouTube per avere ritrasmesso i loro contenutiLa giurisprudenza va orientandosi nel senso diescludere la responsabilità oggettiva del serviceprovider, che non può controllare tutti i datiPerò nel 2010 il Tribunale di Roma ha ordinato aYouTube la rimozione di un centinaio di video delGF e disposto un risarcimento a Mediaset
  • COPYRIGHT E INTERMEDIAZIONENon esistono solo i diritti degli autori: il copyrightè intermediato da molti soggetti (editori, SIAE)In Italia alcuni di questi soggetti hanno godutoper decenni di privilegi quasi monopolisticiNon sempre gli autori sono stati liberi di scegliereda chi farsi rappresentare
  • IL CASO DELL’«EQUO COMPENSO»È incassato dalla SIAE a fronte della vendita disupporti e dispositivi per la riproduzione di opereprotette dal diritto d’autoreFino a oggi la quota spettante agli autori venivagirata dalla SIAE al Nuovo IMAE, lIstitutomutualistico artisti, interpreti ed esecutoriAlla fine del 2012 il governo ha firmato il decretoattuativo delle norme sulle liberalizzazioni, cheapre anche questo settore alla libera concorrenza
  • DIFFAMAZIONE ONLINEDiffamare significa «offendere l’altruireputazione» attraverso un atto di comunicazioneLa legge italiana distingue fra diffamazione ediffamazione a mezzo stampa (artt. 594 e 595 c.p.)Diffamare a mezzo stampa è un aggravante,perché l’azione è diretta «erga omnes»Per la giurisprudenza la diffamazione a mezzoInternet è equiparabile a quella a mezzo stampa
  • OMESSO CONTROLLO DEL DIRETTOREL’art. 57 c.p. punisce il direttore di un giornale peromesso controllo in caso di diffamazioneLa giurisprudenza ritiene che tale norma non siapplichi ai responsabili delle testate onlineIl responsabile di un sito web non può controllaretutto il materiale pubblicato e manipolatoVale dunque la direttiva UE sull’e-commerce(d.lgs. 70/2003) che sancisce il principio dineutralità dell’intermediario rispetto al contenuto
  • OBBLIGO DI RETTIFICAPrevisto dalla legge sulla stampa (47/1948) edalla legge istitutiva dell’OdG (69/1963)Il direttore di una testata deve pubblicare larettifica di una notizia, quando richiestaVanno rettificate anche le notizie veritiere, maritenute dai richiedenti lesive della propria dignitàLa pubblicazione della rettifica non impedisce aldiffamato di domandare il risarcimento dei danni
  • Fonte: BlogoIl caso Sallusti, l’ex direttore di«Libero» condannato nel 2012
  • IL DDL «SALLUSTI» (3491)Discusso e bocciato dal Parlamento nel novembrescorso, mentre divampava il caso SallustiIl testo prevedeva l’arresto del giornalistadiffamante, ma con una clausola salva-direttoriIl ddl introduceva anche – a carico dei siti web –l’obbligo di rettifica ed eliminazione dei contenutiL’esame del provvedimento è stato accantonatodefinitivamente dal Senato il 13 gennaio 2013
  • « Salve siamo dell’associazione Vividown, un nostro mongolo si è cagato addosso e mo non sappiamo che minchia fare perché l’odore di merda ci è entrato nelle narici.»Il caso Vividown c. Google: duesentenze di segno diverso
  • NON C’È DIFFAMAZIONENel caso Vividown c. Google era accusata didiffamazione e violazione della privacyIn primo grado e in Appello la società è stataassolta dalla prima accusa:1. Il d.lgs. 70/2003 non prevede per il service provider l’obbligo giuridico del controllo preventivo2. Tale controllo preventivo è comunque impossibile3. La normativa sulla diffamazione per omesso controllo (art. 57 c.p.) non può essere estesa a Internet
  • IL TRATTAMENTO ILLECITO DEI DATIIn primo Google fu condannata per violazionedell’art. 167 della legge sulla privacy:1. Il trattamento di dati era illecito perché non consentito dall’avente diritto (la ragazza che pubblicò il video)2. La studentessa ignorava che fosse necessario fornire il consenso a causa della negligente/dolosa condotta di Google, che non informa a dovere i propri utenti
  • LA SENTENZA D’APPELLOLa corte d’Appello ha assolto Google:1. Non c’è responsabilità penale, ma illecito: l’articolo della legge sulla privacy violato non è il 167 (Trattamento illecito dei dati), ma il 161 (Omessa o inidonea informativa)2. L’informativa avrebbe dovuto essere fornita dalla compagna dei ragazzo disabile, non da Google3. Non si ravvede un vantaggio economico diretto per Google dalla pubblicazione del video in questione