Estratto dal sito
www.ilfuturomigliore.org
WEB: LIMITI ALLA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE E CONTROLLI
sergio benassai
La presenza massiccia sul web di contenuti inaccettabili, dagli insulti alle false notizie, dal
cyberbullismo alla propaganda sediziosa e terroristica, desta indubbiamente preoccupazione.
Sui mass-media e nelle sedi istituzionali questo inquietante fenomeno è molto discusso, cercando di
tenere insieme la libertà di espressione e la necessità di prevenire la pubblicazione di contenuti
inaccettabili.
A tale proposito si moltiplicano le proposte che tendono a rendere responsabili i grandi gestori delle
reti, come Google, Microsoft, Facebook, Twitter, ecc., del controllo dei contenuti che vengono
immessi in rete.
Queste proposte partono dal presupposto che questi gestori sono in grado, attraverso appositi
algoritmi, di selezionare i messaggi che possono (o non devono) essere messi in circolazione.
Questa strada mi sembra essere molto pericolosa, dal momento che si mette nelle mani dei gestori
(che sono società private finalizzate al profitto) la scelta di cosa è o non è diffondibile.
Ricordando poi che, come è ormai ben noto, i gestori utilizzano (per poterle mettere a disposizione
delle società interessate alla diffusione di messaggi pubblicitari o politici verso un target identificato
come maggiormente interessabile) le informazioni sui dati personali che sono automaticamente
associate ad ogni accesso alla rete, ciò permetterebbe ai gestori, direttamente o vendendo tali
informazioni, di decidere quali persone sono da ritenersi affidabili o quali persone sono da
considerarsi pericolose.
Fermo restando che gli algoritmi, come ogni strumento, non sono perfetti, se si ritiene utile, se non
necessario, utilizzarli per il controllo di quanto vien pubblicato, tale utilizzo deve essere nelle mani
di un’istituzione pubblica e non in quella dei gestori.
Ma quello che non capisco è perché i responsabili dei siti, a partire da quelli dei mass-media (che poi
magari sono paladini della denuncia di contenuti inaccettabili) consentono (cosa di per sé giusta) di
intervenire a commento delle loro news senza però preoccuparsi del contenuto di tali commenti.
Eppure i mezzi per evitare che compaiono commenti offensivi, false notizie, ecc. ci sono.
Dalla ovvia possibilità di consentire la pubblicazione di un commento solo se ritenuto appropriato e
non offensivo (con un controllo puntuale o con il ricorso a specifici algoritmi) all’esclusione di
commenti provenienti da persone (spesso facilmente identificabili dal loro ID) che già hanno proposto
commenti inappropriati o offensivi.
Allora, cari mass-media, volete assumervi le vostre responsabilità ?

WEB: LIMITI ALLA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE E CONTROLLI

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    Estratto dal sito www.ilfuturomigliore.org WEB:LIMITI ALLA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE E CONTROLLI sergio benassai La presenza massiccia sul web di contenuti inaccettabili, dagli insulti alle false notizie, dal cyberbullismo alla propaganda sediziosa e terroristica, desta indubbiamente preoccupazione. Sui mass-media e nelle sedi istituzionali questo inquietante fenomeno è molto discusso, cercando di tenere insieme la libertà di espressione e la necessità di prevenire la pubblicazione di contenuti inaccettabili. A tale proposito si moltiplicano le proposte che tendono a rendere responsabili i grandi gestori delle reti, come Google, Microsoft, Facebook, Twitter, ecc., del controllo dei contenuti che vengono immessi in rete. Queste proposte partono dal presupposto che questi gestori sono in grado, attraverso appositi algoritmi, di selezionare i messaggi che possono (o non devono) essere messi in circolazione. Questa strada mi sembra essere molto pericolosa, dal momento che si mette nelle mani dei gestori (che sono società private finalizzate al profitto) la scelta di cosa è o non è diffondibile. Ricordando poi che, come è ormai ben noto, i gestori utilizzano (per poterle mettere a disposizione delle società interessate alla diffusione di messaggi pubblicitari o politici verso un target identificato come maggiormente interessabile) le informazioni sui dati personali che sono automaticamente associate ad ogni accesso alla rete, ciò permetterebbe ai gestori, direttamente o vendendo tali informazioni, di decidere quali persone sono da ritenersi affidabili o quali persone sono da considerarsi pericolose. Fermo restando che gli algoritmi, come ogni strumento, non sono perfetti, se si ritiene utile, se non necessario, utilizzarli per il controllo di quanto vien pubblicato, tale utilizzo deve essere nelle mani di un’istituzione pubblica e non in quella dei gestori. Ma quello che non capisco è perché i responsabili dei siti, a partire da quelli dei mass-media (che poi magari sono paladini della denuncia di contenuti inaccettabili) consentono (cosa di per sé giusta) di intervenire a commento delle loro news senza però preoccuparsi del contenuto di tali commenti. Eppure i mezzi per evitare che compaiono commenti offensivi, false notizie, ecc. ci sono. Dalla ovvia possibilità di consentire la pubblicazione di un commento solo se ritenuto appropriato e non offensivo (con un controllo puntuale o con il ricorso a specifici algoritmi) all’esclusione di commenti provenienti da persone (spesso facilmente identificabili dal loro ID) che già hanno proposto commenti inappropriati o offensivi. Allora, cari mass-media, volete assumervi le vostre responsabilità ?