Department of Food Environmental   Consorzio per la tutela            Consorzio Tutela Vini
    and Nutritional Sciences         del Franciacorta                   Oltrepò Pavese




                                                             www.regione.lombardia.it



 VALORIZZAZIONE DELLE D.O.C.G. FRANCIACORTA
    ED OLTREPÒ PAVESE METODO CLASSICO
    MEDIANTE IMPIEGO DI LIEVITI AUTOCTONI
   PER IL MIGLIORAMENTO DELLE PRODUZIONI
         E COME MARCATORI DI TIPICITÀ




 Quaderni della Ricerca
 n. 148 - novembre 2012
Sperimentazione condotta nell’ambito del progetto di ricerca n. 1315
“Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico
  mediante impiego di lieviti autoctoni per il miglioramento delle produzioni e
come marcatori di tipicità” (d.g.r. 30/3/2009 n. VIII/9182 - Piano per la ricerca e
                                lo sviluppo 2009).




                     Hanno realizzato le attività sperimentali:
                           Università degli Studi di Milano
       Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente
                            via Celoria, 2 - 20133 Milano
           referente: prof. Roberto Foschino, roberto.foschino@unimi.it
                       Consorzio per Tutela del Franciacorta
                         Via Verdi, 53 - 25030 Erbusco (BS)
     referente: dr.ssa Monica Faccincani, ufficio.tecnico@franciacorta.net
                       Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese
                    piazza Vittorio Veneto, 24 - 27043 Broni (PV)
          referente: dr.ssa Alice Colombo, ufficio.tecnico@vinoltrepo.it




                                  Per Informazioni:
              Regione Lombardia - Direzione Generale Agricoltura
       U.O. Innovazione, cooperazione e valorizzazione delle produzioni
        Struttura Ricerca, innovazione tecnologica e servizi alle imprese
                    Piazza Città di Lombardia 1 - 20124 Milano
                    tel: +39.02.6765.3790 fax: +39.02.6765.8056
                    e-mail: agri_ricerca@regione.lombardia.it
                 referente: Rossana Tonesi - tel: +39.02.6765.3737
                   e-mail: rossana_tonesi@regione.lombardia.it




                        © Copyright Regione Lombardia
Department of Food Environmental       Consorzio per la tutela   Consorzio Tutela Vini
    and Nutritional Sciences             del Franciacorta          Oltrepò Pavese




VALORIZZAZIONE DELLE D.O.C.G. FRANCIACORTA
   ED OLTREPÒ PAVESE METODO CLASSICO
   MEDIANTE IMPIEGO DI LIEVITI AUTOCTONI
  PER IL MIGLIORAMENTO DELLE PRODUZIONI
        E COME MARCATORI DI TIPICITÀ


                                        A cura di:
                                    Roberto Foschino
                                     Ileana Vigentini
                                 Gabriella De Lorenzis
                                     Claudia Picozzi
                               Shirley Barrera Cardenas
                                    Vincenzo Fabrizio




                               Quaderni della Ricerca
                               n. 148 - novembre 2012
Indice




Indice

Presentazione	7

Capitolo 1. Analisi dei fabbisogni,                                  5
stato dell’arte e obiettivi	                                     9

Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici
in Franciacorta ed Oltrepò Pavese	                              17

Capitolo 3. Tipizzazione molecolare dei ceppi
di S. cerevisiae per il riconoscimento di ecotipi autoctoni	    47

Capitolo 4. Selezione dei ceppi
e prove di microvinificazione	                                  64

Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante	                  95

Capitolo 6. Considerazioni finali	                             120



Bibliografia	                                                  125

Ringraziamenti	134
Presentazione




Presentazione

                                La Lombardia è regione leader nel-
                             la produzione di vino spumante di alta
                             qualità rappresentando oltre il 60% del
                             prodotto nazionale realizzato con me-
                             todo classico. Nel settore vitivinicolo le
                             bollicine lombarde sono da anni in co-
                             stante crescita, grazie al continuo mi-
                             glioramento del livello qualitativo e al
                             trainante successo imprenditoriale del       7

                             “modello” Franciacorta. Con il recen-
                             te riconoscimento della Denominazio-
                             ne d’Origine Controllata e Garantita
                             conferito all’Oltrepò Pavese Metodo
                             Classico la Lombardia può vantare una
produzione di eccellenza negli spumanti D.O.C.G. con un poten-
ziale di oltre 13 milioni di bottiglie.
    Occorre tuttavia riconoscere che il mondo dell’enologia ita-
liana sta attraversando una fase di forte trasformazione e crisi,
determinata un profondo cambiamento delle preferenze e del-
le abitudini al consumo e accompagnata da una importante
riduzione delle disponibilità economiche del pubblico. Inoltre
l’ingresso di nuovi Paesi produttori ha ulteriormente innalzato la
competizione commerciale, soprattutto sul mercato estero. Per
contro, con tendenza positiva, si va affermando tra i consumato-
ri una maggior attenzione alla qualità, alla tipicità del vino e agli
aspetti sensoriali ed emozionali della degustazione.
    È tempo dunque di riflettere, progettare e reagire per indiriz-
zare le risorse, da un lato, verso il miglioramento e la differenzia-
zione qualitativa, valorizzando soprattutto vini che esprimano un
legame con il territorio di appartenenza, dall’altro lato verso la
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


    penetrazione dei nostri prodotti nei mercati emergenti incremen-
    tando l’attività di promozione all’estero.
       Su questa linea strategica si inserisce il progetto di ricerca Eno-
    track che, a tre anni dal suo avvio, presenta in questo volume i
    suoi risultati, frutto della fattiva collaborazione tra il Dipartimento
    di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente dell’Universi-
    tà degli Studi di Milano, il Consorzio per Tutela del Franciacorta e
    il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese.
       Per valorizzare le D.O.C.G. metodo classico della Franciacor-
    ta e dell’Oltrepò Pavese la ricerca ha sperimentato l’impiego di
    lieviti autoctoni per il miglioramento qualitativo delle produzioni e
    come marcatori della tipicità.


                                                                Giuseppe Elias
                                                       Assessore all’Agricoltura
                                                           Regione Lombardia
8
Capitolo 1. Analisi dei fabbisogni, stato dell’arte e obiettivi




Capitolo 1. Analisi dei fabbisogni, stato dell’arte
e obiettivi


   All’interno della regione Lombardia, Franciacorta ed Oltrepò
Pavese costituiscono le aree geografiche trainanti la produzione
di vino spumante realizzato con metodo classico, rappresentan-
do quasi due terzi dei “bollicine” a marchio D.O.C.G. fabbricati
sul territorio nazionale. Il continuo miglioramento del livello qua-
litativo del prodotto lombardo e l’attenzione alla promozione
dell’immagine, sapientemente considerati come obiettivi fon-                 9

damentali da entrambi i Consorzi e dalla maggioranza dei pro-
duttori, sono comprovati dall’incremento costante delle vendite,
anche in questi anni di crisi economica. La valorizzazione dei pro-
dotti di origine, realizzati e percepiti come meglio legati al territo-
rio, può emergere come linea strategica di successo, soprattutto
per le attività rivolte al rafforzamento della comunicazione e alla
penetrazione del mercato estero, naturale destino di uno svilup-
po commerciale futuro.


1.1 Analisi dei fabbisogni

  Il Franciacorta D.O.C.G., viene preparato a partire da uve
Chardonnay e/o Pinot bianco e/o Pinot nero coltivate in provin-
cia di Brescia su una superficie di circa 2000 ettari; 160 sono gli
aderenti al Consorzio di Tutela del Franciacorta, 74 le aziende di
imbottigliamento. L’ Oltrepò Pavese Metodo Classico, è prodot-
to da uve Pinot Nero in purezza o in miscela con Chardonnay
coltivate in provincia di Pavia per un’estensione di circa 2000 et-
tari; il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese conta 250 associati,
con 1300 viticoltori conferenti, 6 le cantine sociali.
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


        Gli areali della Franciacorta e dell’Oltrepò Pavese rappresen-
     tano zone di particolare interesse per l’applicazione di nuove tec-
     nologie nel settore viti-vinicolo come effetto della convergenza
     di fattori positivi e strategici per il successo delle innovazioni quali,
     la grande perizia tecnica ed il buon livello socio-culturale degli
     operatori, l’atteggiamento di apertura verso la sperimentazione
     senza tralasciare il valore della tradizione, l’elevata vocazionalità
     dei territori, l’orientamento della filiera verso produzioni vinicole di
     pregio.
        Entrambi i vini , Franciacorta D.O.C.G. e Oltrepò Pavese Me-
     todo Classico, si ottengono da una lavorazione che dura non
     meno di 2 anni dalla vendemmia, di cui almeno 15 mesi (per la
     denominazione Oltrepò Pavese) e 18 mesi (per la denominazio-
     ne Franciacorta) di lenta rifermentazione in bottiglia a contatto
     con cellule di lievito.
        L’utilizzo di preparati commerciali di lievito è una pratica ormai
     universalmente diffusa presso le cantine della nostra Regione
10   poiché offre garanzie di una conduzione ininterrotta e completa
     della fermentazione e della rifermentazione. Tuttavia le colture
     di Saccharomyces attualmente utilizzate per le spumantizzazioni
     (starter) sono in numero ridotto, talvolta lo stesso ceppo assume
     sigle diverse perché attribuito a marchi diversi, e comunque trat-
     tasi di ceppi isolati e selezionati in territorio francese sulla base
     delle caratteristiche qualitative dello Champagne o per adat-
     tarsi alla produzione di una ampia gamma di preparazioni vina-
     rie, non tenendo conto delle specifiche proprietà sensoriali dei
     prodotti lombardi. La sostituzione dei ceppi starter d’oltralpe con
     ceppi di nuovo isolamento in territorio lombardo, appositamente
     selezionati per caratteri tecnologici e di qualità, può condurre
     alla produzione di vini con proprietà sensoriali migliorate e co-
     munque valorizzanti il prodotto finito, attraverso il riconoscimento
     di una relazione diretta con l’area geografica di produzione. Nel-
     lo specifico caso degli spumanti fatti secondo il metodo classico,
     la tecnica di rifermentazione in bottiglia comporta il vantaggio
     che i residui cellulari permangono nel prodotto fino al consumo.
     Per conseguenza il DNA di lievito, grazie alla sua natura di mole-
     cola informativa, può costituire un idoneo bersaglio analitico e la
     sua decodificazione può risultare un potente strumento per l’indi-
     viduazione e la certificazione dell’origine territoriale del prodotto.
Capitolo 1. Analisi dei fabbisogni, stato dell’arte e obiettivi


   Il crescente e continuato utilizzo di starter commerciali costituiti
da un esiguo numero di ceppi per la rifermentazione tende ad
uniformare le caratteristiche sensoriali dei vini omologando i pro-
dotti di Franciacorta e di Oltrepò Pavese agli spumanti di altre
zone produttive. Infatti, il dominio fermentativo e la dispersione
ambientale delle colture starter selezionate di provenienza este-
ra conducono sostanzialmente a due conseguenze:
•	 la prima, di tipo enologico, è legata al fatto che i lieviti autoc-
   toni, a seguito della loro inferiore concentrazione iniziale e/o
   della competizione nutrizionale, non riescono ad apportare il
   loro contributo metabolico alla qualità del prodotto finale;
•	 la seconda, di tipo ecologico, è che le forme indigene pos-
   sono scomparire dall’habitat del vigneto e della cantina, pur
   possedendo caratteristiche elettive in termini di apporto sen-
   soriale verso i prodotti.
   Il recupero di tali ceppi, mediante una campagna program-
mata ed estesa di campionamento sui territori coinvolti, viene
proposto per salvaguardare le forme microbiche rimaste che                   11

possono essere impiegate nella valorizzazione e tutela dei pro-
dotti attuali e che, in futuro, potrebbero venire utilizzate per nuo-
ve applicazioni.
   Il terzo problema che l’idea progettuale si propone di affronta-
re è quello di fornire un potente strumento di verifica per i sistemi
di tracciabilità adottati a garanzia della qualità ed autenticità
del prodotto lombardo. L’impegno è quello di sviluppare un pro-
tocollo analitico, in tecnica qPCR basato sull’analisi del DNA e al
suo utilizzo per la tutela delle produzioni di spumante D.O.C.G..
Attraverso l’analisi della sequenza nucleotidica o la determina-
zione di alcuni target genici specifici, questo metodo consen-
tirebbe di individuare il ceppo di lievito che è stato impiegato
nella rifermentazione, rappresentando un vero e proprio “mes-
saggio nella bottiglia” per la durata della vita commerciale del
prodotto.


1.2 Stato dell’arte

   Lo spumante è un vino che forma spuma all’atto della mescita
in conseguenza della liberazione di anidride carbonica ottenuta
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     da fermentazione operata da lieviti. Da un punto di vista tec-
     nologico la produzione dei vini spumanti può essere suddivisa in
     due fasi: la formulazione del vino base, realizzata allestendo una
     miscela di differenti vini preparati con tecnica di vinificazione
     in bianco, e la spumantizzazione, ottenuta per rifermentazione
     di zuccheri da parte di ceppi di Saccharomyces in contenitori
     chiusi. Nel metodo classico (metodo champenoise) la presa di
     spuma avviene direttamente in bottiglia, inoculando il vino base
     con idoneo innesto microbico (> 106 UFC/ml) e sciroppo zucche-
     rino (20-24 g/L) in modo da raggiungere una sovrappressione di
     CO2 di 5-6 atmosfere. La maturazione del prodotto sulle fecce
     avviene a basse temperature (a circa 12°C-14°C) e si protrae per
     un tempo prolungato (≥ 15 mesi); in questo periodo avvengono
     trasformazioni biochimiche operate da enzimi sintetizzati dai lie-
     viti, fenomeni di diffusione di sostanze tra cellule e mezzo, lisi delle
     cellule, che permettono il conferimento delle peculiari caratteri-
     stiche aromatiche. Nel metodo Charmat la spumantizzazione del
12   vino base, addizionato di zucchero e lieviti, avviene in autocla-
     vi a temperature più elevate (20-25°C) e per tempi brevi (pochi
     giorni) che non consentono l’ottenimento delle qualità sensoriali
     che si raggiungono mediante l’affinamento in bottiglia.
        In effetti è proprio nel metodo classico per la produzione di
     spumanti, più che in ogni altra tecnica enologica, che l’azione
     dei lieviti non si esaurisce con il compimento della sola fermenta-
     zione alcolica, ma si esalta con la formazione di composti secon-
     dari (es. alcoli superiori e loro esteri, esteri etilici di acidi grassi, po-
     lisaccaridi parietali), con la modifica di composti nativi dell’uva
     (es. acido malico, glicosidi, tioli alifatici ramificati, acidi fenolici)
     (Lambrechts e Pretorius, 2000) e prosegue con la cessione di so-
     stanze attraverso il fenomeno dell’autolisi cellulare (aminoacidi,
     oligopeptidi). La quantità di ciascuno di questi composti è spes-
     so difficilmente correlabile al gradimento finale, che è funzione
     della percezione complessiva che offre il vino, ed è dipendente
     in larga misura dal ceppo di Saccharomyces utilizzato oltre che
     dalle condizioni ambientali di sviluppo del lievito (Ribereau-Ga-
     yon, 1998).
        La possibilità di selezionare ceppi autoctoni con proprietà tec-
     nologiche utili e caratteristiche di qualità idonee al tipo di pro-
     dotto (potere fermentativo, purezza fermentativa, flocculenza,
Capitolo 1. Analisi dei fabbisogni, stato dell’arte e obiettivi


profilo aromatico) soddisfa l’obiettivo della difesa della comuni-
tà microbica indigena e contemporaneamente suggella la va-
lorizzazione del prodotto tipico attraverso l’evidenza del legame
tra territorio e prodotto finito. L’isolamento e l’identificazione di
lieviti è oggi facilitata dallo disponibilità di tecniche molecola-
ri sufficientemente rapide ed affidabili (Eigel e Feldmann, 1982;
Querol, 1992; Granchi,1999; Mannazzu et al., 2002; Marinangeli
et al. 2004a; Marinangeli et al. 2004b; Foschino e Vigentini, 2006).
Saccharomyces cerevisiae è stata la prima specie eucariota il cui
genoma è stato sequenziato totalmente (Goffeau et al., 1996) e
tuttavia il settore enologico non ha ancora sfruttato pienamen-
te questa enorme potenzialità informativa. Le moderne tecni-
che di analisi genetica forniscono dunque adeguati strumenti
scientifici per individuare nuovi ceppi autoctoni (Ayoub, 2006,
Baleiras Couto, 1996; Egli, 1998; Pretorius, 2000; Ciani, 2004) le cui
proprietà tecnologiche e metaboliche hanno già consentito il
miglioramento qualitativo del vino e la salvaguardia delle popo-
lazioni autoctone in alcune regioni italiane, quali il Veneto (Ciani,        13

1997; Torriani, 1999; Zilio, 2000; Bocca, 2004; Zilio, 2004), le Marche
(Guerra, 1999), la Toscana (Rosi,1998) e la Sicilia (Giudici, 1997).
I parametri analitici adottati per la selezione di ceppi enologici
di lievito fra quelli di nuovo isolamento sono stati ampiamente
descritti (Giudici e Zambonelli, 1992; Steger e Lambrechts, 2000;
Masneuf , 2003; Cavazza, 2006) per gli aspetti metabolici (vigore
fermentativo, completezza della fermentazione degli zuccheri,
resa in alcol, metabolismo dell’acido malico, formazione di com-
posti secondari della fermentazione, metabolismi degli ammino-
acidi, dei grassi e dei fenoli) e tecnologici generali (tolleranza
all’alcol e al biossido di zolfo, criotolleranza, produzione/sensibi-
lità al “fattore killer”) o specifici per l’impiego nella spumantiz-
zazione (attitudine alla flocculazione, potere schiumogeno, ca-
pacità autolitica). Tuttavia, solo valutando il comportamento del
ceppo in vinificazione è possibile garantire che il vino possa trarre
giovamento dal nuovo agente biologico fermentativo ritrovato
(Rosi, 2005). Pertanto l’introduzione di una valutazione sensoriale
di vinificazioni e spumantizzazioni ad-hoc rappresenta un fattore
determinante per una conclusione positiva ed efficace in questo
ambito di ricerca.
   Allo stato delle conoscenze non sono noti studi di selezione di
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     Saccharomyces autoctoni per la produzione di spumante lom-
     bardi benché questi prodotti rappresentino in Italia una quota di
     mercato preponderante tra le D.O.G.C. Anche lavori sperimen-
     tali riguardanti la condizione e lo stato degli acidi nucleici nei
     vini e in generale nelle matrici enologiche (Savazzini e Martinelli,
     2006; Vigentini, 2007), non sono numerosi sebbene tali molecole
     costituiscano un interessante componente biologica, assai utile
     per il riconoscimento delle specie. Il caso specifico dello spuman-
     te fatto con metodo classico rappresenta un ottimo modello per
     l’applicazione di sistemi di tracciabilità che sfruttano la presen-
     za ed il ruolo dei microrganismi nel processo produttivo. Infatti
     poiché la rifermentazione avviene in bottiglia, e cioè nell’ultimo
     contenitore ermetico che non subisce ulteriori trattamenti tecno-
     logici, è assai probabile che il DNA sia presente nelle poche cel-
     lule residue o sia fuoriuscito nel mezzo in seguito alla lisi cellulare,
     rimanendo nel prodotto finito in quantità e qualità utili per l’ese-
     cuzione di saggi molecolari. L’idea originale di questo program-
14   ma di ricerca è quella di sfruttare questa frazione di acidi nucleici
     come marcatori molecolari per individuare il ceppo rifermentan-
     te e indirettamente “tracciare” le produzioni.
        Infine si ricorda come il dibattito sui lieviti autoctoni è tuttora
     aperto e che, in ogni caso, la messa a punto di protocolli analiti-
     ci per l’individuazione accurata di ceppi costituenti le comunità
     microbiche che intervengono nel processo fermentativo, costitu-
     isce il presupposto metodologico per la dimostrazione oggettiva
     di un eventuale legame esistente tra prodotto e territorio.


     1.3 Obiettivi del progetto e risultati attesi

        Il progetto si è prefisso i seguenti obiettivi:
     •	 isolare, caratterizzare e conservare in maniera stabile i ceppi di
        Saccharomyces “ecotipi-specifici” delle zone vitivinicole della
        Lombardia vocate alla produzione di spumanti;
     •	 identificare, fra i ceppi riconosciuti come autoctoni sia dell’a-
        rea Franciacorta che dell’area Oltrepò, quelli con adeguata
        attitudine alla vinificazione e spumantizzazione sulla base di
        caratteristiche tecnologiche ed aromatiche;
     •	 formulare starter di rifermentazione con ceppi autoctoni, re-
Capitolo 1. Analisi dei fabbisogni, stato dell’arte e obiettivi


   lativi a ciascuna area di produzione, la cui idoneità sia stata
   validata mediante vinificazioni e spumantizzazioni secondo la
   prassi produttiva prevista dai rispettivi disciplinari di produzione
   di Franciacorta ed Oltrepò Pavese;
•	 definire protocolli di estrazione ed amplificazione del DNA fun-
   gino da spumante per l’identificazione delle specie ed even-
   tuale riconoscimento del ceppo utilizzato in rifermentazione.

   I risultati attesi dall’esecuzione del progetto sono stati rispettati;
in particolare sono stati ottenuti i seguenti prodotti:
•	 Allestimento e disponibilità di una collezione di ceppi autoc-
   toni lombardi a vocazione enologica. Le colture sono conser-
   vate allo stato congelato presso il DeFENS dell’Università degli
   Studi di Milano.
•	 Preparazione di starter costituiti da colture di lieviti autoctoni da
   impiegare per i vini spumanti. La formulazione dello starter è un
   punto chiave per la fase di rifermentazione in bottiglia poiché
   le cellule del lievito inserite nel liqueur de tirage sono gli agenti     15

   biologici per l’ottenimento di profili aromatici nuovi e peculiari
   nonché costituiranno il materiale bersaglio per l’applicazione
   delle tecniche molecolari utili alla verifica della tracciabilità.
   Sono state preparate otto differenti colture starter, quattro per
   ciascuna area di produzione, Franciacorta e Oltrepò Pavese.
•	 Produzione, affinamento e valutazione sensoriale di vino speri-
   mentale prodotto con spumantizzazioni in scala ridotta per la
   verifica della performance delle colture starter sopra citate.
   La produzione dello spumante è stata realizzata presso otto
   strutture produttive, cinque per il Consorzio per la Tutela del
   Franciacorta e tre per il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese.
   Sono state previste diverse sedute di degustazione a differenti
   età del prodotto in affinamento, organizzate dai Consorzi e re-
   alizzate da panel di assaggiatori esperti.
•	 Protocollo sperimentale per l’estrazione ed amplificazione di
   DNA da vino spumante e riconoscimento della specie utilizza-
   ta in rifermentazione. L’idea era quella di realizzare un meto-
   do che potesse impiegarsi come strumento per identificare il/i
   ceppo/i impiegato/i in rifermentazione e dunque per verificare
   la presenza di un elemento oggettivo al fine di garantire il mar-
   chio di denominazione.
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     •	 Attività di divulgazione tecnica e scientifica attraverso pubbli-
        cazioni su riviste di settore a livello nazionale e internazionale,
        siti internet, per l’aumento delle conoscenze in enologia, ed
        ecologia microbica e a tutela della fruibilità universale dei risul-
        tati. Organizzazione di un convegno al termine della sperimen-
        tazione atto a divulgare i risultati del progetto presso le imprese
        della Regione, gli enologi, i tecnici dei servizi agricoli regionali
        al fine di diffondere l’innovazione introdotta.

        I destinatari diretti dei risultati sono gli operatori della filiera
     enologica in Lombardia, con particolare riguardo ai produtto-
     ri di D.O.C.G. Franciacorta e D.O.C.G. Oltrepò Pavese Metodo
     Classico, per i quali l’innovazione tecnologica adottata potreb-
     be comportare un vantaggio competitivo in termini di migliora-
     mento qualitativo e raggiungimento dell’evidenza di una relazio-
     ne diretta tra prodotto finito e territorio, fattori determinanti per il
     successo commerciale del prodotto.
16      Altri destinatari potranno essere le aziende di produzione di fer-
     menti per l’industria enologica, anch’esse diffusamente presenti
     in Lombardia, qualora si assumano l’incarico di rendere dispo-
     nibili commercialmente le formulazioni di starter prodotte dalla
     ricerca, previo accordo con i partner del progetto.
        I destinatari indiretti sono i consumatori finali del vino e più in
     generale il sistema economico regionale che si avvantaggia nel
     fornire al mercato prodotti tipici e di qualità superiore con riper-
     cussioni positive anche nel comparto turistico.
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese




Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti
enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese


2.1 Introduzione

   Nel corso di una vinificazione sono molteplici i fattori che posso-
no influenzare la qualità del vino; tra questi, la gestione del vigne-
to, le tecniche enologiche e le specie di lievito utilizzate (Ciani,
2009). In particolare, per quanto riguarda l’aspetto microbiologi-
co, oggigiorno vi è un notevole interesse a migliorare la cono-                             17

scenza di base riguardante la biodiversità dei lieviti a vocazione
enologica che possono propagarsi durante la fermentazione al-
colica (Agnolucci, 2007; Cappello, 2004; Guerra, 1999; Mercado,
2007; Vilanova, 2003). I lieviti vinari vengono classificati tra gli asco-
miceti (Tabella 2.1) e comprendono sia i lieviti sporigeni capaci di
formare meiospore (teleomorfici) che i lieviti asporigeni (anamorfi-
ci), di cui non si conosce la fase sessuata. Saccharomyces cerevi-
siae, sebbene rappresenti l’attore principale della fermentazione
alcolica, non è l’unica specie riscontrata in vinificazione; infatti
le principali forme di interesse enologico si ricordano quelle ap-
partenenti ai generi: Candida (C. stellata, C. vini), Debaryomyces
(D. hansenii, Candida famata), Dekkera (D. anomala, D. bruxel-
lensis, B. bruxellensis), Issatchenkia (I. orientalis, I.terricola, Candida
krusei), Hanseniaspora (H. uvarum, K. apiculata), Kluyveromyces
(K. lactis, K. marxianus), Metschnikowia (M. pulcherrima, Candida
pulcherrima), Pichia (P. anomala, P. fermentans, Candida pelli-
culosa, C. valida) Saccharomyces (S. bayanus, S. cerevisiae, S.
paradoxus, S. pastorianus, Candida robusta), Saccharomycodes
(S. ludwigii) Schizosaccharomyces (S. pombe), Torulaspora (T.
delbrueckii, Candida colliculosa), Zygosaccharomyces (Z. bailii).
Quando si parla di “biodiversità” bisogna tener presente che essa
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…

     può riguardare sia la “biodiversità interspecifica”, che comporta
     lo studio dell’ecologia dei microrganismi a livello di specie, che la
     “biodiversità intraspecifica”, dedicata al riconoscimento dei diver-
     si ceppi microbici appartenenti alla medesima specie. La compo-
     sizione della popolazione di lieviti associata ad un ambiente eno-
     logico può variare notevolmente a causa di diversi fattori quali, le
     condizioni climatiche, la varietà d’uva e la posizione geografica
     (Guillamon, 1996; Martinez, 2007). In particolare, la valutazione
     della biodiversità inter-specifica dei lieviti è rilevante per compren-
     dere l’evoluzione nel processo di vinificazione e di conseguenza
     aumentare la capacità di controllo del processo fermentativo.


                                       Divisione Ascomycota

               Classe: Archiascomycetes
               Ordine: Schizosaccharomycetales
               Famiglia: Schizosaccharomycetaceae              Genere:
                                                               Schizosaccharomyces
18



               Classe: Hemiascomycetes                         Genere:
               Ordine: Saccharomycetales                       Metschnikowia
               Famiglia: Metschnikowiaceae

               Famiglia: Saccharomycetaceae                    Genere:
                                                               Debaryomyces
                                                               Dekkera
                                                               Issatchenkia
                                                               Kluyveromyces
                                                               Pichia
                                                               Saccharomyces
                                                               Torulaspora
                                                               Zygosaccharomyces

               Famiglia: Saccharomycodaceae                    Genere:
                                                               Hanseniaspora
                                                               Saccharomycodes

               Famiglia: Candidaceae                           Genere:
                                                               Brettanomyces
                                                               Candida
                                                               Kloeckera



     Tabella 2.1 I lieviti di interesse enologico (Kurtzman e Fell, 1998).
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese


   Lo sviluppo ed il miglioramento delle tecniche di biologia mo-
lecolare hanno contribuito in modo significativo allo studio della
biodiversità e delle caratteristiche genetiche dei lieviti. Attual-
mente, le sequenze di DNA che vengono analizzate per l’identi-
ficazione dei lieviti vinari sono sequenze geniche o intergeniche
soggette a polimorfismi di lunghezza o di sequenza. Tra le tecni-
che utilizzate vi sono:
•	 Amplificazione degli spaziatori interni trascritti (Internal Transcri-
   bed Spacers, ITS) del DNA ribosomiale (rDNA);
•	 Analisi RFLP (Restriction Fragment Length Polymorphism) degli
   ITS (PCR-RFLP);
•	 Analisi della sequenza dei domini D1/D2 del 26S rDNA.
•	 Il DNA ribosomiale (rDNA) rappresenta un target ideale per l’i-
   dentificazione molecolare di una vasta gamma di organismi; il
   processo evolutivo che lo caratterizza è relativamente lento e
   consente la presenza al suo interno sia di sequenze altamente
   conservate, anche in specie molto diverse, sia di sequenze va-
   riabili, utili per confrontare specie più strettamente correlate. In-                    19

   dividui della stessa specie si caratterizzano per una sostanziale
   identità di sequenza dell’rDNA (limitato polimorfismo intraspe-
   cifico) mentre individui appartenenti a specie diverse presen-
   tano un’identità di sequenza tanto minore quanto maggiore è
   la loro distanza evolutiva (elevato polimorfismo interspecifico).
   In S. cerevisiae, l’rDNA è localizzato sul XII° cromosoma, dove
   sono presenti fino a circa 120 unità ripetute ciascuna costituita
   da quattro differenti geni: 18S, 5,8S, 26S e 5S. Le sequenze 18S
   e 26S sono separate dalla sequenza 5,8S dagli spaziatori interni
   trascritti (Internal Transcribed Spacers, ITS) come si può osserva-
   re in Figura 2.1 (Vincenzini, 2005).




              Figura 1.8 Rappresentazione schematica di un’unità di DNA ribosomiale
Figura 2.1 Rappresentazione schematica di un’unità di DNA ribosomiale di lievito (Vin-
cenzini, 2005).
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


        L’analisi PCR-RFLP degli ITS impiega dei primers disegnati sulla
     porzione 5’ del 18S rDNA e sulla porzione 3’ del 26S rDNA. Que-
     sti oligonucleotidi sono quindi disegnati su sequenze altamente
     conservate ed esterne alle regioni ITS variabili. Quest’ultima ca-
     ratteristica li rende universali, ossia consente il loro allineamento
     sul DNA stampo ad un numero elevato di specie. Il confronto dei
     prodotti di PCR, differenti tra le diverse specie per lunghezza e/o
     sequenza ne permette l’identificazione. Gli ampliconi possono
     essere lunghi da un minimo di 380 bp in Yarrowia lipolytica e Pi-
     chia pastoris ed un massimo di 1050 bp in Schizosaccharomyces
     pombe (Esteve- Zarzoso, 1999). Tuttavia, due o più specie
     possono essere caratterizzate da prodotti di amplificazione della
     medesima lunghezza ma di diversa sequenza; in questo caso il
     metodo prevede che gli amplificati vengano digeriti con enzimi
     di restrizione quali CfoI, HaeIII e HinfI che riconoscono sequen-
     ze specifiche sul DNA bersaglio e generano profili di restrizione
     caratteristici per ogni specie di lievito. Per accertare l’apparte-
20   nenza ad una specie nel caso in cui la restrizione delle ITS non
     sia sufficiente ci si avvale del sequenziamento del dominio D1/
     D2 del gene 26S rDNA. Questa sequenza, che misura circa 600
     bp, viene riconosciuta come il principale bersaglio per l’identifi-
     cazione di quasi tutti gli ascomiceti attualmente noti (Kurtzman e
     Robnett, 1998). Il sequenziamento di questa regione e la compa-
     razione della sequenza ottenuta con quelle disponibili in banche
     dati (GenBank o EMBL), mediante l’impiego gratuito on-line di
     algoritmi specifici (Basic Local Alignment Search Tool), consento-
     no l’attribuzione della specie al ceppo indagato. Secondo un’o-
     pinione correntemente accettata, differenze in più di sei basi su
     600 indicano che i lieviti confrontati non appartengono alla stes-
     sa specie (Vincenzini, 2005).
        Sebbene ad oggi la ricerca scientifica si è concentrata princi-
     palmente sul controllo della fermentazione alcolica, molti lavo-
     ri affrontano lo studio dell’ecologia di lieviti sulle uve, sul mosto
     e anche nell’aria della cantina. In particolare, è stato eviden-
     ziato che il succo d’uva appena pressato ospita un’ampia va-
     rietà di specie di lieviti, soprattutto del genere Hanseniaspora,
     Pichia, Candida, Metschnikowia e Kluyveromyces. Di tanto in
     tanto, specie di altri generi come Cryptococcus, Rhodotorula,
     Debaryomyces, Issatchenkia, Zygosaccharomyces, Saccha-
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese


romycodes, Torulaspora, Dekkera, Schizosaccharomyces e Sac-
charomyces sono stati isolati dalle uve (Jolly, 2006; Fleet, 2003,
2008; Prakitchaiwattana, 2004; Ribéreau-Gayon, 2000). Una fer-
mentazione spontanea si caratterizza per la crescita di differenti
specie di lievito che provengono dall’uva. Infatti, analisi micro-
biologiche sulla flora dei lieviti associate a fermentazioni spon-
tanee hanno permesso di stabilire che nella maggior parte dei
casi avviene un sequenziale uso del substrato: inizialmente i lieviti
presenti in numero maggiore sono gli apiculati (Hanseniaspora
e Kloeckera), che, dopo tre-quattro giorni lasceranno il posto a
S. cerevisiae (Martini, 1996; Pretorius, 2000). Il metabolismo di S.
cerevisiae porta ad un accumulo di sostanze come etanolo, aci-
di grassi a media catena e acetaldeide, che inibiscono le altre
specie (Edwards, 1990; Bisson, 1999; Ludovico, 2001; Fleet, 2003).
L’utilizzo di colture starter è un fattore fondamentale per la con-
duzione di una fermentazione controllata e per l’inibizione dei
lieviti indigeni. Tuttavia, diversi studi degli ultimi venticinque anni
dimostrano che la crescita di K. apiculata e C. stellata non sono                           21

completamente inibite nel corso di una fermentazione inoculata
con culture starter (Heard e Fleet, 1985; Martinez, 1989). Infine,
Garijo et al. (2008) hanno studiato la presenza di microrganismi
di interesse enologico (lieviti, batteri e muffe) e la loro evoluzio-
ne in aria di una cantina. In questo studio i lieviti isolati dall’aria
appartenevano sia al genere Saccharomyces che al gruppo dei
non-Saccharomyces.
   Il presente lavoro ha valutato la biodiversità dei lieviti coinvolti
nel processo di produzione di vino spumante in Franciacorta ed
Oltrepò Pavese durante le annate 2009, 2010 e 2011, dall’aria
del vigneto, da mosto allo sgrondo (prima dell’aggiunta di SO2)
e in vino base. Le caratteristiche dei lieviti selezionati per l’otte-
nimento di un vino base spumante non differiscono da quelle
dei lieviti utilizzati per la vinificazione di altri vini. Tuttavia, ceppi
particolari possono essere selezionati e utilizzati per esaltare ca-
ratteristiche aromatiche attraverso la scelta di specifiche attività
enzimatiche. I lieviti utilizzati per la produzione di spumanti otte-
nuti secondo il Metodo Classico devono però possedere uno svi-
luppo di tipo flocculante e capacità di autolisarsi. La floccula-
zione è un processo di auto-aggregazione tra le cellule di lievito
che porta alla formazione di masse multicellulari (fiocchi), che
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     sedimentano velocemente nei mezzi liquidi in cui sono sospese o
     galleggiano (“flottano”), a seconda delle dimensioni e della for-
     ma del fiocco. Lo sviluppo in aggregati accelera la separazione
     spontanea delle due fasi, per questo è preferibile utilizzare lieviti
     flocculanti per la rifermentazione in bottiglia: in questo modo le
     cellule depositandosi e non disperdendosi, sono più facilmen-
     te eliminate durante la seconda fermentazione e nella fase di
     sboccatura o dégorgement. La capacità delle cellule di autoli-
     sare e la conseguente liberazione nel vino di mannoproteine e
     acidi grassi è fondamentale sia per il conferimento di specifiche
     peculiarità sensoriali, sia per la stabilità proteica e anche per le
     caratteristiche del “perlage” (Vincenzini, 2005).


     2.2 Materiali e Metodi

     2.2.1 Campionamento e tecniche colturali
22      Lo studio è stato condotto durante le vendemmie 2009, 2010 e
     2011 nei territori vitivinicoli lombardi di Franciacorta (Brescia) ed
     Oltrepò Pavese (Pavia). Per ogni anno, i campionamenti sono
     avvenuti nel mese di Luglio, Agosto ed Ottobre in corrispondenza
     con l’inizio della invaiatura dell’uva, il tempo della vendemmia e
     la produzione del vino base. Il piano di campionamento ha coin-
     volto: 13 vigneti e 8 cantine per la Franciacorta, e 11 vigneti e 11
     cantine per l’Oltrepò Pavese.

     Campionamento dell’aria
        I campionamenti dell’aria sono stati realizzati durante il mese
     di Luglio e/o comunque quando il processo di invaiatura, con il
     quale inizia la maturazione delle bacche, era già abbastanza
     avanzato. Si ricordi che gli insetti sono i principali vettori di funghi.
     I campionamenti sono stati effettuati tramite l’utilizzo del cam-
     pionatore d’aria “SAS SUPER IAQ”, (Figura 2.2) con cui è possibile
     eseguire prove di tipo microbiologico, essendo dotato di suppor-
     to per piastra Petri.
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese




Figura 2.2 Air Sampler “MAS 100 Eco” di VWR International utilizzato per il campiona-
mento.



   La piastra viene posta nell’apposito supporto, priva di coper-
chio, con il terreno colturale rivolto verso la parte forata dell’ap-
parecchio. Da quest’ultima, costruita in acciaio e disinfettata
prima di ciascun campionamento con alcol etilico, si effettua l’a-
spirazione dell’aria che andrà ad impattare, con quanto in essa
eventualmente disperso (microrganismi, spore) sul terreno nutriti-                          23

vo della piastra. Questo campionatore permette il prelevamen-
to di precisi volumi, quindi l’ottenimento di risultati non soltanto
qualitativi, ma anche quantitativi. Durante il campionamento lo
strumento veniva trasportato manualmente tra i filari mantenen-
dolo ad una distanza di circa 30 cm dalle piante e di 1-1,20 m
dal suolo (in corrispondenza dei grappoli). Per ogni anno, gli stessi
vigneti (tredici in Franciacorta e undici in Oltrepò Pavese) sono
stati analizzati e, in ogni vigneto, due aliquote da 100 e 500 litri
di aria ciascuno, replicate per due volte sono stati raccolti per le
successive analisi microbiologiche. L’isolamento dei lieviti è stato
effettuato utilizzando il terreno colturale YEPD [1% (w/v) Estratto di
lievito, 2% (w/v) Peptone, 2% (w/v) Glucosio] addizionato con 2%
agar e modificato nelle seguenti caratteristiche: pH 3,6, 200 mg/L
K2S2O5 e 100 mg/L cloramfenicolo. Le piastre, ottenute dal cam-
pionamento dell’aria, sono state incubate a 25°C in condizioni
anaerobiche (Microbiologie Anaerocult®A; Merck, Darmstadt,
Germania) per 5 giorni. Questa modifica è stata effettuata per
evitare la crescita di muffe.
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     Campionamento del mosto
        Il campionamento del mosto è stato eseguito a partire da metà
     del mese di Agosto, ed è proseguito fino ai primi giorni del mese
     successivo, in funzione dei diversi tempi di raccolta. I campioni
     sono stati prelevati, quando possibile, direttamente dalla pressa
     con l’ausilio di pipette sterili, altrimenti dalle vasche di raccolta
     poco dopo la pressatura, in entrambi i casi sempre prima che ve-
     nisse effettuato qualsiasi tipo di trattamento, solfitazione in parti-
     colare. Le aliquote prelevate, due da 50 mL ciascuna, sono state
     conservate in beute sterili e mantenute a 2-4°C fino al momento
     dell’analisi. Queste beute erano dotate di un tappo in silicone
     forato per permettere l’inserimento di un puntale, sterile e dotato
     di filtro a porosità 0,22 μm, al fine di consentire lo scambio gasso-
     so (liberazione della CO2 eventualmente formatasi in caso di fer-
     mentazione della matrice) mantenendo le condizioni di sterilità,
     quindi impedendo la contaminazione da parte di microrganismi
     esterni. I campioni di mosto sono quindi stati opportunamente
24   diluiti e piastrati su una piastra precedentemente preparata con
     terreno Wallerstein Laboratory Nutrient Agar (WL) (Merck, Ger-
     mania). Le analisi sono state eseguite in doppio. Successivamen-
     te un’aliquota di mosto (5 mL) è stata prelevata e trasferita in una
     beuta contenente 45 mL di brodo “YEPD selettivo” e l’insieme è
     stato messo ad incubare ad una temperatura di 25°C per 72-96
     h in aerobiosi.

     Campionamento del vino base
        Il campionamento del vino base è stato eseguito approssimati-
     vamente verso la seconda metà del mese di Ottobre; il prodotto
     è stato prelevato (per ciascun campione sono state acquisite due
     aliquote da 10 mL ognuna) dalle vasche nelle quali ha fermenta-
     to ed è stato trasferito in provette sterili con tappo a vite per poter
     essere trasportato, previa refrigerazione e mantenimento a 2-4°C.
     Da ogni campione è stata allestita una serie di opportune dilui-
     zioni decimali in acqua peptonata che sono poi state piastrate
     su agar WL e messe ad incubare a 25°C per 72-96 h in aerobiosi.

     Conta in piastra
        I campioni di mosto e vino base sono stati opportunamente
     diluiti con acqua peptonata e 0,1 mL delle diluizioni sono stati se-
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese




minati, per spatolamento, in piastre contenenti terreno agar WL.
Le piastre sono state poi messe ad incubare a 25° C per 72-96 h
per permettere il completo sviluppo delle colonie. Il numero del-
le unità formanti colonia (UFC) si ottiene applicando la formula
della media ponderale:

                                                  ∑c
                UFC/mL =
                                       ( 1 x n1 + 0.1 x n2) x d1


  dove:
  c: numero di colonie delle piastre contabili;
  n1: numero di piastre della prima diluizione considerata contabile;
  n2: numero di piastre della seconda diluizione considerata con-
tabile;
  d1: fattore di diluizione relativo alla prima diluizione considerata                      25

contabile;
  Si considerano contabili le piastre che presentano tra 10 e 300
UFC.

Allestimento della collezione di lievito
   Dopo un un primo striscio della colonia interessata e succes-
siva incubazione a 25°C per 3 giorni, si è effettuato un secon-
do striscio per assicurarsi della purezza della coltura e succes-
siva incubazione a 25°C per 3 giorni. Tutti gli isolati così ottenuti
sono allora stati preparati per la conservazione in modo stabi-
le a -80°C inoculando una colonia isolata dal secondo striscio
in brodo YEPD a 25°C per 48-72 h. Verificata l’uniformità delle
colonie e l’assenza di contaminazione al microscopio, e quindi
l’effettiva purezza della coltura, si è centrifugato a 3500 g per 15
minuti (Hettich Zentrifugen, rotina 380r), eliminato il surnatante,
risospeso con brodo YEPD addizionato con 20% (v/v) di glice-
rolo. Si è quindi in ultimo distribuito in provette e conservate a
-80°C.
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     2.2.2 Tecniche molecolari

     Estrazione del DNA genomico
         Il protocollo per l’estrazione degli acidi nucleici da lievito utiliz-
     zato in questo lavoro è stato quello proposto da Querol (1992). In
     breve, le cellule sono state coltivate overnight in YEPD aggiunto
     di 0,1 g/Ll di cloramfenicolo. La coltura è stata centrifugata a
     3500 rpm (Zentrifugen Hettich, Rotina 380r, Germania) per 15 min.
     Il pellet è stato sospeso in 500 μL di una soluzione contenente 0,9
     M sorbitolo-EDTA 0,1 M, pH 7,5 a cui sono stati aggiunti 500 mg/
     mL di zymolyase 100T (USBiological, USA) e 14mM ß-mercapto-
     etanolo. Le provette sono state incubate a 37°C per 60 min per
     lisare la parete cellulare. Gli sferoplasti così ottenuti sono stati
     centrifugati a 3500 g (Hettich Zentrifugen, Mikro 200, Germania)
     per 15 min e il pellet è stato sospeso in 0,5 mL di Tris-HCl 0,05 M,
     0,02M EDTA pH 7,5. Dopo risospensione, 0,05 mL di sodio dodecil
     solfato (SDS) al 10% stato aggiunto e la miscela è stata incubata
26   a 65°C per 30 min. Subito dopo, 0,2 mL di acetato di potassio 5
     M è stato aggiunto e le provette sono state poste in ghiaccio
     per 30 min. Il lisato è stato quindi centrifugato a 14000 g in una
     per 5 min. I surnatanti sono stati trasferiti in provette nuove ed il
     DNA è stato precipitato mediante aggiunta di 1 volume di iso-
     propanolo. Le provette sono state nuovamente centrifugate a
     14000 g per 10 min. Il DNA è stato lavato con etanolo al 70%, e
     poi centrifugato a 14000 g per 5 min. Il pellet è stato essiccato a
     50°C per 15 min, dissolto in 50 μL di TE (10 mM Tris-HCl, 1 mM EDTA,
     pH 7,5) e mantenuto a 4°C per 12 h. L’estratto è stato trattato
     con 0,5 mg/mL RNasi (Fermentas, Lituania) a 37°C per 30 min.
     Infine, il DNA è stato conservato a -20°C. La concentrazione e
     la purezza di DNA è stata determinata misurando l’A260nm e
     l’A280nm.

     Amplificazione delle regione ribosomiale ITS1-5.8S-ITS2
        L’amplificazione degli spaziatori interni (Internal Transcribed
     Spacer) compresi tra i geni 18S e 26S rDNA (ITS1-5.8S-ITS2) è stata
     eseguita in una miscela di 25 μL di reazione contenente: 1X di
     tampone (5 Prime, Amburgo), 2,5 mM di MgCl2 (5 Prime, Ambur-
     go), 200 mM di dNTPs (Fermentas, Lituania), 0,5 μM dei primers
     ITSL1 (5’GTTTCCGTAGGTGAACCTGC3’) e ITSL2 (5’ ATATGCTTA-
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese


AGTTCAGCGG-GT 3’) (Montrocher, 1998), 2 U di Taq DNA poli-
merasi (5 Prime, Amburgo) e 80 ng di DNA. Dopo una fase iniziale
di denaturazione del DNA a 95°C per 5 min, sul termociclatore
(Eppendorf,) è stato impostato il seguente ciclo termico che
veniva ripetuto per 35 cicli: denaturazione del DNA a 95°C per
5 min, appaiamento a 50°C per 1 min, estensione della doppia
elica di DNA a 72°C per 1 min. Al termine dell’amplificazione è
stata effettuata una fase di estensione finale a 72°C per 5 min
al fine di permettere alla polimerasi di terminare le reazioni. Gli
amplificati sono quindi stati controllati in elettroforesi su gel di
agarosio 1% (w/v) in tampone TAE 1X (40 mM Tris-acetato, pH
8,2, 1 mM EDTA), 0,4 μg/mL di bromuro di etidio. Le immagini
sono state acquisite con un transilluminatore UV GelDoc (Bio-
Rad, Hercules, CA, USA).

Analisi di restrizione delle ITS (ITS-RFLP)
   Successivamente, i prodotti di PCR sono stati sottoposti ad
analisi di restrizione al fine di valutare i possibili polimorfismi ge-                     27

netici (ITS-RFLP). Il protocollo utilizzato è stato quello descritto da
Esteve-Zarzoso (1999) dove l’enzima CfoI è stato sostituito dall’i-
soenzima di restrizione Hin6I (Fermentas, Lituania). I profili di re-
strizione sono stati separati e visualizzati su gel di agarosio 1,5%
(w/v) in tampone TAE 1X, 0,4 μg/mL di bromuro di etidio. Gli isolati
che mostravano lo stesso profilo genetico sono stati raggruppati
e circa il 10% di isolati di ogni cluster è stato sottoposto ad ampli-
ficazione e parziale sequenziamento del dominio D1/D2 del 26S
rDNA.

Analisi di sequenza del dominio D1/D2 del 26S rDNA
   Le reazioni di amplificazione sono state effettuate in una mi-
scela di 25 μL contenente 1X tampone (5 Prime, Amburgo), 2,5
mM di MgCl2 (5 Prime, Amburgo), 200 mM di dNTPs (Fermentas,
Lituania), 0,1μM dei primers NL1 (5’GCATATCAATAAG-CGGAG-
GAAAAG3’) e NL4 (5’GGTCCGTGTTTCAAGACGG3’) (Kurtzman,
1998), 2 U di Taq DNA polimerasi (5 Prime, Amburgo) e 80 ng di
DNA. Dopo la fase di denaturazione iniziale a 94°C per 5 min, il
profilo di temperatura è stato ripetuto per 35 cicli: denaturazio-
ne a 94°C per 1 min, appaiamento a 52°C per 1 min, ed esten-
sione a 72°C per 2 min. Al termine dell’amplificazione è stata ef-
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     fettuata una fase di estensione finale a 72°C per 5 min. I prodotti
     di amplificazione sono stati controllati tramite elettroforesi in gel
     di agarosio 1.0% (w/v), in tampone di TAE 1X, 0,4 μg/mL di bro-
     muro di etidio e visualizzati con un transilluminatore UV GelDoc
     (Bio-Rad, Hercules, CA, USA). I prodotti di PCR sono quindi stati
     sottoposti a sequenziamento (Primm srl Milano, Italia) e le strin-
     ghe nucleotidiche sono state confrontate mediante algoritmo
     BLAST con le sequenze parziali del 26 rDNA delle specie depo-
     sitate nei databases dell’NCBI (http://blast.ncbi.nlm.nih.gov/).
     L’attribuzione di un microrganismo ad una specie tiene in consi-
     derazione due percentuali risultanti dal confronto: la copertura
     e l’identità. Quando questi parametri sono pari o superiori al
     97% può avvenire il riconoscimento a livello di specie.

     Discriminazione tra le specie S. cerevisiae, S. bayanus e S. pasto-
     rianus
        Un’ulteriore analisi è stata condotta su tutti gli isolati di lievito
28   identificati come appartenenti alla specie S. cerevisiae tramite
     l’impego delle tecniche ITS-RFLP e l’analisi della sequenza del
     gene 26S rDNA. Questa attività si è resa necessaria in quanto
     queste tecniche potrebbero erroneamente classificare come S.
     cerevisiae alcuni isolati invece appartenenti alla specie S. ba-
     yanus o S. pastorianus. Infatti, essendo queste specie filogene-
     ticamente molto vicine a S. cerevisiae e comprese nel gruppo
     dei S. cerevisiae sensu stricto, esse mostrano caratteristiche me-
     taboliche tali da permettere loro la crescita e sopravvivenza in
     vino. Per l’amplificazione sono stati utilizzati i primers costruiti sul
     gene HO e descritti da De Melo Pereira (2010). La singola colo-
     nia è stata dissolta direttamente nella miscela di reazione ed è
     stato effettuato un trattamento di rottura cellulare a 95°C per
     30 min. La reazione di PCR per la discriminazione di S. cerevi-
     siae da S. pastorianus è stata condotta in una miscela di 25 μL
     contenente 1X tampone (5 Prime, Amburgo), 2,5 mM di MgCl2
     (5 Prime, Amburgo), 200 μM di dNTPs (Fermentas, Lituania), 0,5
     μM dei primers ScHO-F (5’GTTAGATCCCAGGCGTAGAACAG3’)
     e ScHO-R (5’GCGAGTACTGGACCAAATCTTATG3’), 1 U di Taq-
     DNA polimerasi (5 Prime, Amburgo). Dopo una denaturazione
     iniziale del DNA a 94°C per 5 min, il ciclo termico è stato ripe-
     tuto per 35 cicli e prevedeva: 94°C per 30 sec, 61°C per 30 (S.
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese


cerevisiae)/55°C (S. pastorianus) sec e 72°C per 2 min. Un’ul-
teriore step di estensione finale a 72°C per 7 min è stata effet-
tuata. La reazione di PCR per l’identificazione di S. bayanus è
stata condotta nelle medesime condizioni sopra descritte ma
impiegando i primers LgHO-F (5’TGGAAAGTCTACGAGAACA-
AGCC3’) e LgHO-R (5’CCTCTATGTGAAGTCCGTATACTG3’) con
temperatura di appaiamento a 55°C. L’elettroforesi è stata ese-
guita in 0,8% (p/v) su gel di agarosio in TAE 1X tampone trattata
con 0,4 ug/mL di bromuro di etidio. I prodotti di PCR sono stati
fotografati sotto transilluminatore UV GelDoc (Bio-Rad, Hercules,
CA, USA).


2.3 Risultati e Discussione

2.3.1 Collezione di ceppi di lievito
    Nel corso di questo studio è stato possibile creare una col-
lezione di colture di lievito composta da 493 isolati riscontrati                           29

e coinvolti nel processo di vinificazione nei territori lombardi di
Franciacorta (Brescia) ed Oltrepò Pavese (Pavia) nelle anna-
te 2009, 2010, 2011 e provenienti da aria, mosto e vino base
(Tabella 2.2). Attualmente, questi lieviti sono conservati a -80°C
presso i laboratori del Dipartimento di Scienze per gli Alimenti,
la Nutrizione e l’Ambiente (DeFENS) dell’Università degli Studi di
Milano.
    I risultati riguardanti il campionamento dell’aria del vigneto
hanno mostrato che, sebbene il prelievo sia stato effettuato du-
rante la maturazione dell’uva quando la circolazione degli inset-
ti in vigneto era presente e assai favorita dalle condizioni clima-
tiche, le percentuali di isolamento raggiungevano valori molto
bassi e compresi tra 0-2% per entrambi i territori analizzati. Il cam-
pionamento dell’aria presso i vigneti non trova molti precedenti
in bibliografia: un recente lavoro svolto nella regione spagnola
della Rioja nel 2006 ha previsto, tra gli altri, il campionamento di
aria per verificare la presenza di lieviti batteri e muffe, ma all’in-
terno della cantina. Nel lavoro citato è stata rilevata la presenza
di molte muffe mentre lieviti e batteri in minore quantità e non
prima dell’inizio della prima fermentazione alcolica e malolatti-
ca, rispettivamente (Garijo, 2008).
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…

            Vendemmia e Origine         Numero di isolati       Percentuale di isola-
                                                                      mento
                     2009                      178                      36%
                 Franciacorta                   95                      19%
                     ARIA                       8                        2%
                    MOSTO                       39                       8%
                  VINO BASE                     48                      10%
                Oltrepò Pavese                  83                      17%
                     ARIA                       9                        2%
                    MOSTO                       22                       4%
                  VINO BASE                     52                      11%
                     2010                      186                      38%
                 Franciacorta                  112                      23%
                    MOSTO                       91                      18%
                  VINO BASE                     21                       4%
                Oltrepò Pavese                  74                      15%
                     ARIA                       3                        1%
30                  MOSTO                       56                      11%
                  VINO BASE                     15                       3%
                     2011                      129                      26%
                 Franciacorta                   58                      12%
                    MOSTO                       35                       7%
                  VINO BASE                     23                       5%
                Oltrepò Pavese                  71                      14%
                     ARIA                       6                        1%
                    MOSTO                       42                       9%
                  VINO BASE                     23                       4%
                     Totale                    493                      100%

     Tabella 2.2 Lieviti isolati nel corso di 3 annate in Franciacorta (FCR) ed Oltrepò Pavese
     (OLT).



        I campioni di mosto sono stati raccolti allo sgrondo e prima
     dell’aggiunta di solforosa. Questi criteri sono stati adottati al fine
     di valutare la biodiversità interspecifica dei lieviti presenti sui due
     territori. Perché l’isolamento fosse rappresentativo del microbiota
     presente sull’uva, le colonie di lievito crescite dopo l’incubazione
     sono state isolate previa osservazione microscopica cellulare e
     macroscopica della forma e colore delle colonie. Quest’ultima
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese


operazione era facilitata dall’uso del terreno colturale WL (Wal-
lerstein Laboratory Nutrient Agar) (Green e Grey, 1950) che, sep-
pur non selettivo, consente di ottenere informazioni utili attraverso
le variazioni di colore assunte dalle colonie. Infatti, esso contiene
verde di bromocresolo, un indicatore di pH in grado di mettere in
evidenza la capacità di acidificazione, e quindi le caratteristiche
dei prodotti finali del metabolismo primario, in relazione alle diver-
se specie di lievito (Figura 2.3).




                                                                                            31

Figura 2.3 Tipica morfologia e colorazione delle colonie di S. cerevisiae in crescita su
terreno WL Agar.


   Le maggiori percentuali di isolamento da campioni di mosto
derivano dalla vendemmia 2010 dove è stato raggiunto un va-
lore del 18% per la Franciacorta e del 11% per l’Oltrepò Pavese.
E’ stato invece il 2009 l’anno in cui sono stati raccolti più isolati
da vino base (10% in Franciacorta e 11% in Oltrepò Pavese). Le
colonie riscontrate durante l’isolamento presentavano morfolo-
gie differenti: la forma è risultata generalmente tondeggiante e
la colorazione, per gran parte delle colonie, variava dal bianco,
al bianco a punta verde, al verde chiaro fino al verde scuro. Nel
maggior numero degli isolati l’aspetto era liscio, seppur in qual-
che situazione siano state osservate colonie dall’apparenza rugo-
sa. Alcuni isolati presentavano una consistenza farinosa, mentre
la maggior parte figuravano cremosi. Le colonie di colorazione
rosa-lucide hanno consentito un’identificazione diretta dell’isola-
to come appartenente al genere Rhodotorula. I dati riguardanti
la carica microbica riscontrata dalle piastre di mosto tal quale
indicano una concentrazione che si aggirava mediamente at-
torno alle 105-106 UFC/mL. Il campionamento e l’isolamento di mi-
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     crorganismi dal vino base è stato eseguito nel mese di Ottobre.
     Per alcune cantine la percentuale di isolamento è risultata molto
     bassa e la concentrazione cellulare risultava < 103 UFC/mL con
     campioni talvolta intorno a10 UFC/mL. Questo risultato era dovu-
     to al fatto che il prelievo, per ragioni tecniche, veniva realizzato
     dall’alto delle vasche senza agitazione e a fine fermentazione
     alcolica la massa cellulare risultava ormai decantata sul fondo.
        In generale, per quanto riguarda il numero totale di lieviti otte-
     nuti da aria, mosto e vino base, è stata osservata una differenza
     sia temporale (2009, 2010, 2011) che geografica (Franciacorta
     ed Oltrepò Pavese). L’annata 2011 è risultata quella durante la
     quale è stato isolato il minor numero di lieviti (26%), infatti per
     entrambi i territori si è registrata una diminuzione del numero di
     isolati del 10% rispetto al 2009 e del 12% nel 2010. L’area francia-
     cortina ha maggiormente contribuito a questo decremento; in
     particolare, la maggiore diminuzione nel numero di isolamenti è
     stato ottenuta dal campionamento del mosto. La scarsa quan-
32   tità e diversità di isolati di lievito raccolti potrebbe essere stata
     causata dalle negative condizioni meteorologiche che hanno
     caratterizzato il periodo precedente il campionamento.
        Di seguito è riportata la distribuzione degli isolati prelevati nei
     mosti e nei vini base per tutte le cantine e suddivisi per territorio
     (Figura 2.4)




     Figura 2.4 Numero di lieviti isolati (n) collezionati durante le annate 2009-2010-2011 a)
     nella zona di Franciacorta; b) nella zona dell’Oltrepò Pavese.
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese


2.3.2 Biodiversità interspecifica
   L’identificazione di tutti e 493 isolati di lievito è stata ottenuta
effettuando in sequenza:
1.	 Amplificazione delle regioni ITS1-5.8S-ITS2 (Internal Transcribed
    Spacers) (Figura 2.5);
2.	 Digestione degli amplificati con enzima Hin6I (Figura 2.5);
3.	 Costituzione di cluster in base ai profili di restrizione ottenuti;
4.	 Conferma dei cluster attraverso una seconda digestione con
    enzima HaeIII di circa il 25% degli isolati di ciascun gruppo;
5.	 Sequenziamento del gene 26S rDNA di circa il 10% degli isolati
    di ciascun cluster.




                                                                                                  33




Figura 2.5 Esempio di corsa elettroforetica in gel di agarosio: a) dei prodotti di amplifi-
cazione delle regioni ITS1-5.8S-ITS2 di alcuni isolati da mosto (sopra). M: Marker 100 bp
(5 Prime, Amburgo); 1: Metschnikowia pulcherrima - Controllo positivo; 2: Hanseniaspo-
ra spp. - Controllo positivo; 3: Schizosaccharomyces pombe - Controllo positivo; 4: Rho-
dotorula spp. - Controllo positivo; 5: Zygosaccharomyces bailii - Controllo positivo; 6:
Saccharomyces cerevisiae - Controllo positivo; 7: Issatchenkia spp. - Controllo positivo;
8: Saccharomyces bayanus – Controllo positivo; 9: Dekkera spp. - Controllo positivo;
10: Controllo negativo; 11-22: campioni da mosto. b) dei prodotti di digestione con
enzimi di restrizione specifici (RFLP, enzima Hin6I) degli ampliconi ITS1-5.8S-ITS2 (sotto). M:
Marker 100 bp (5 Prime, Amburgo); 1: Metschnikowia pulcherrima - Controllo positivo;
2: Hanseniaspora spp. - Controllo positivo; 3: Schizosaccharomyces pombe - Controllo
positivo; 4: Rhodotorula spp. - Controllo positivo; 5: Zygosaccharomyces bailii - Con-
trollo positivo; 6: Saccharomyces cerevisiae - Controllo positivo; 7: Issatchenkia spp.
- Controllo positivo; 8: Saccharomyces bayanus – Controllo positivo; 9: Dekkera spp.
- Controllo positivo; 10: pozzetto vuoto; 11-22: campioni da mosto; 23: pozzetto vuoto.
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


         L’attribuzione della specie per il gruppo S. cerevisiae sensu
     stricto si è conclusa con la verifica di una specifica tecnica PCR
     proposto da De Melo Pereira et al. (2010). Il protocollo è rapido
     e semplice ed è in grado di discriminare S. cerevisiae da S. ba-
     yanus e S. pastorianus. Tutti gli isolati di lievito che venivano clas-
     sificati come S. cerevisiae tramite ITS-RFLP e analisi del 26S rDNA
     dunque sono stati anche sottoposti ad identificazione attraverso
     l’amplificazione del gene HO.
         La Figura 2.6 mostra un esempio del prodotto di PCR per al-
     cuni isolati; l’amplicone caratteristico per S. cerevisiae ha una
     lunghezza di 400 bp.




34




     Figura 2.6 Gel di agarosio 0,8% del amplificazione usando i primers specifici del gene
     HO di S. cerevisiae ScHO-F/ScHO-R. M: peso molecolare del DNA (GeneRuler 100 bp
     DNA Ladder, Fermentas, Italia); 1: S. cerevisiae (Institut Œnologique de Champagne;
     Collection de Levures d’intérêt Biotechnologique IOC 18-2007); 2-18: isolati di S. cere-
     visiae.



        Per quanto riguarda il campionamento dell’aria è stato possi-
     bile collezionare 26 isolati in tutto suddivisi in 6 differenti specie di
     lievito (Tabella 2.3). La più alta percentuale di isolati da aria, du-
     rante l’intero progetto triennale, è stata ottenuta dal prelievo del
     2009 (65%). In Figura 2.7 e Figura 2.8 sono mostrate le percentuali
     di isolamento delle diverse specie di lievito e la loro distribuzione
     nelle tre annate. Il dato più interessante del campionamento ri-
     guarda il ritrovamento di S. cerevisiae (35% del totale degli isolati
     raccolti) nei campioni d’aria analizzati per le tre annate conse-
     cutive dallo stesso territorio. Inoltre, altre specie ambientali come
     Aureobasidium pullulans, Cryptococcus laurentii. Issatchenkia
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese


terricola e Rhodotorula glutinis vengono isolate con percentua-
li tra il 19-8%. Pichia fermentans e Rhodotorula nothofagy sono
state singolarmente isolate da campioni d’aria del 2010 e 2011.
In particolare, nella zona di Franciacorta l’isolamento di lieviti è
stato possibile solo nel corso del 2009.


      Vendemmia e Origine          Numero di lieviti (n)         Percentuale (%)
                2009                        17                          65
           Franciacorta                      8                          31
            A. pullulans                     4                          15
            C. laurentii                     4                          15
          Oltrepò Pavese                     9                          35
           S. cerevisiae                     7                          27
            A. pullulans                     1                           4
             I. terricola                    1                           4
                2010                         3                          12
                                                                                               35
          Oltrepò Pavese                     3                          12
           S. cerevisiae                     1                           4
             I. terricola                    1                           4
           P. fermentans                     1                           4
                2011                         6                          23
          Oltrepò Pavese                     6                          23
           S. cerevisiae                     1                           4
             R. glutinis                     4                          15
           R. nothofagi                      1                           4
               Totale                       26                        100%

Tabella 2.3 Identificazione degli isolati di lievito ottenuti dal campionamento dell’aria in
Franciacorta (FCR) e Oltrepò Pavese (OLT), nel corso di tre annate.
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…




36   Figura 2.7 Biodiversità osservata nei campioni di aria in Franciacorta e Oltrepò Pavese
     nel corso di tre annate.




     Figura 2.8 Distribuzione di isolamento e permanenza delle diverse specie di lievito isola-
     te da aria in Franciacorta ed Oltrepò Pavese nel corso di tre annate.
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese


    Il campionamento del mosto ha portato all’isolamento di sva-
riate specie di lievito. In totale, sono stati collezionati 285 isola-
ti suddivisi in 25 differenti specie (Figura 2.9). I dati riguardanti
la loro identificazione genetica sono presentati in Tabella 2.4.
L’annata 2010 è stata quella durante la quale è stato raccolto
il maggior numero di isolati da mosto con un totale di 147 lieviti,
pari al 52% del totale, raccolti durante le tre annate su entrambi
i territori analizzati. E’ stato proprio durante questo campiona-
mento, inoltre, che si è potuta osservare la più alta biodiversità
in termini di specie di lievito collezionate; 19 diverse specie sono
state isolate, tra cui S. cerevisiae corrispondeva alla più alta per-
centuale (44 isolati, circa 40% del totale dei S. cerevisiae isoal-
ti da mosto nel triennio). Metschnikowia fructicola e Candida
railenensis, con il 10% ed il 9% rispettivamente, raggiungevano
la seconda e la terza maggiore incidenza percentuale. In par-
ticolare, S. cerevisiae, Torulaspora delbrueckii ed Issatchenkia
terricola erano specie presenti su entrambe le aree, mentre
Metschnikowia fructicola, Hanseniaspora uvarum, Issatchenkia                                37

occidentalis, Pichia anomala, Rhodotorula spp, Pichia ku-
driavzevii, Pichia kluyveri, Zygoascus spp, Candida zemplinina,
Candida parapsilosis, Cryptococcus flavescens e Pichia guillier-
mondii erano specie presenti solo nella zona della Franciacorta.
Invece, Candida railenensis, Pichia fermentans, Hanseniaspora
uvarum, Issatchenkia terricola, Metschnikowia pulcherrima e Pi-
chia membranifaciens erano ritrovate solo in Oltrepò Pavese.
Infine, delle 19 specie identificate nel 2010, 8 specie venivano
isolate solamente durante questa annata (Candida parapsi-
losis, Candida railenensis, Cryptococcus flavescens, Pichia fer-
mentans, Pichia guilliermondii, Pichia kudriavzevii, Rhodotorula
spp, Zygoascus spp).
    Altre specie di lieviti, diversi rispetto a quelli già noti, sono sta-
ti isolati nel corso della vendemmia 2009: Zygosaccharomyces
bailii, comunemente presente in entrambe le aree e Candida
diversa isolata solo in Oltrepò Pavese. Inoltre, entrambe queste
specie si ritrovavano solamente nei mosti del 2009. Per quanto ri-
guarda gli isolati del 2011, Kluyveromyces thermotolerans è stato
per la prima volta isolato da entrambi i territori con una percen-
tuale del 1,5%, Hanseniaspora vineae (1,8%) e Candida oleophi-
la (0,4%) rappresentavano anch’esse nuovi isolamenti della sola
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     Franciacorta, mentre Pichia fluxum (0,6%) è stato un nuovo isola-
     mento per l’Oltrepò Pavese.
         Per quanto riguarda la permanenza di specie di lievito in cam-
     pioni di mosto nel corso dei tre anni sui due territori, solo poche
     specie sono state riscontrate in annate successive. In particolare,
     il solo S. cerevisiae in Franciacorta e S. cerevisiae e H. uvarum in
     Oltrepò Pavese, si sono dimostrate specie stabilmente presenti
     sulle aree (Figura 2.10).

         Come riportato da Jolly (2003) i lieviti presenti nel mosto pos-
     sono essere suddivisi in due gruppi: uno rappresentato dai “lie-
     viti vinari” del genere Saccharomyces, l’altro comprendente i
     non-Saccharomyces. I lieviti Saccharomyces sono presenti, seb-
     bene in basso numero, anche sui grappoli, ma derivano prin-
     cipalmente dalle attrezzature di cantina (Vaughan-Martini &
     Martini, 1995; Boulton, 1996; Martini, 1996), e vengono trasferi-
     ti al mosto durante la pressatura (Peynaud e Domercq, 1959;
38   Lonvaud-Funel, 1996; Török, 1996; Mortimer e Polsinelli, 1999). Un’
     ulteriore fonte di Saccharomyces, può essere data dalle colture
     starter addizionate dall’enologo. I lieviti non-Saccharomyces, si
     ritrovano abbondantemente sui grappoli (Martini, 1996) e pri-
     ma dell’inoculo con uno starter: sono i lieviti presenti in mag-
     gior misura nel mosto. La popolazione di non-Saccharomyces
     presente sui grappoli risulta molto variabile: sono stati ritrovati
     isolati appartenenti ai generi Brettanomyces, Candida, Cryp-
     tococcus, Hanseniaspora, Kloeckera, Kluyveromyces, Pichia,
     Rhodotorula, Torulaspora (Ribéreau-Gayon, 1985; Fleet e Heard,
     1993; Pretorius, 1999; Pramateftaki, 2000; Clemente-Jiménez,
     2004; Chavan, 2009). I risultati ottenuti sono in disaccordo con
     quanto ritrovato da Ocón (2010) indagando la presenza di lieviti
     non-Saccharomyces sulle superfici e sulle strumentazioni della
     cantina e nel mosto. L’elevata variabilità di specie ascrivibili ai
     generi Candida, Cryptococcus, Pichia, Zygosaccharomyces,
     Torulaspora e Rhodotorula da loro rilevata su superfici e attrez-
     zature è stata qui invece osservata nel mosto. Non essendo stati
     effettuati campionamenti per indagare eventuale microflora
     presente sulle superfici delle strutture e delle attrezzature, non
     si può essere certi della reale provenienza degli isolati ricono-
     sciuti: essi potrebbero essere indigeni del mosto, quindi derivare
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese


dai grappoli, oppure frutto della contaminazione di quest’ulti-
mo con la microflora presente in cantina, per fermentazioni già
avviate, o perché comunque presenti sulle attrezzature (presse
e pompe in particolare) (Phaff e Knapp, 1956; Lachance, 1994;
Mortimer e Polsinelli, 1999). Complessivamente l’analisi del mo-
sto ha portato all’isolamento di 285 colonie di lievito, di cui solo
il 32% risultate appartenenti alla specie S. cerevisiae. In accordo
con quanto riportato in bibliografia, la maggior parte della po-
polazione micetica rilevata nel mosto, apparteneva al gruppo
non-Saccharomyces (68%). Di particolare interesse risulta l’isola-
mento della specie I. terricola che raramente è stata isolata da
mosto o vino in fermentazione (Sabate, 2002; Di Maro, 2007) ed
è stata associata ad una bassa capacità fermentativa ed ele-
vata produzione di acetato d’etile, determinando la formazio-
ne di off-flavours (Clemente-Jimenez, 2004). Le minori citazioni in
bibliografia riguardo la specie C. zemplinina sono da attribuire
alla sua recente descrizione (Sipiczki, 2003) e distinzione da C.
stellata. Entrambi sono lieviti “fruttosofili”, ma la maggior espres-                       39

sione di tale caratteristica in C. zemplinina ha indotto un più
approfondito studio riguardo al suo sviluppo per una potenziale
riconsiderazione della specie per il controllo delle fermentazioni.
Ciò sarebbe particolarmente interessante per la produzione di
vini ottenuti da uve botritizzate, sulle quali queste specie sono
spesso ritrovate (Magyar e Tóth, 2011). Alcuni autori (Csoma e
Sipiczki, 2008) ritengono che sia Candida zemplinina invece di
Candida stellata a trovarsi sui grappoli e nelle fermentazioni dei
mosti, e suggeriscono che le due specie potrebbero essere state
spesso confuse nelle prime pubblicazioni; in effetti, le pubblica-
zioni più recenti sulla microflora vinaria, e come anche risultato
in questo studio, riportano soltanto la presenza di C. zemplinina,
senza rilevare popolazioni di C. stellata (Nisiotou, 2007; Lopan-
dic, 2008; Tofalo, 2009).
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…

          Vendemmia e Origine        Numero di isolati (n)      Percentuale (%)
                    2009                     61                      21,4
                Franciacorta                 39                      13,7
                S. cerevisiae                22                       7,7
        Zygosaccharomyces bailii             11                       3,9
        Issatchenkia occidentalis             6                       2,1
               Oltrepò Pavese                22                       7,7
                S. cerevisiae                14                       4,9
        Zygosaccharomyces bailii              4                       1,4
           Issatchenkia terricola             1                       0,4
            Candida zemplinina                1                       0,4
              Candida diversa                 1                       0,4
          Hanseniaspora uvarum                1                       0,4
                    2010                    147                      51,6
                Franciacorta                 91                      31,9
                S. cerevisiae                27                       9,5
        Metschnikowia fructicola             15                       5,3
          Hanseniaspora uvarum               13                       4,6
               Pichia kluyveri               10                       3,5
        Issatchenkia occidentalis             5                       1,8
           Issatchenkia terricola             5                       1,8
          Torulaspora delbrueckii             4                       1,4
40            Pichia anomala                  3                       1,1
             Pichia kudriavzevii              2                       0,7
              Rhodotorula spp                 2                       0,7
           Candida parapsilosis               1                       0,4
            Candida zemplinina                1                       0,4
               Zygoascus spp                  1                       0,4
            Pichia guilliermondii             1                       0,4
        Cryptococcus flavescens               1                       0,4
               Oltrepò Pavese                56                      19,6
                S. cerevisiae                17                       6,0
            Candida railenensis              14                       4,9
          Torulaspora delbrueckii             6                       2,1
             Pichia fermentans                5                       1,8
          Hanseniaspora uvarum                4                       1,4
           Issatchenkia terricola             4                       1,4
       Metschnikowia pulcherrima              3                       1,1
        Issatchenkia occidentalis             2                       0,7
         Pichia membranifaciens               1                       0,4
                    2011                     77                      27,0
                Franciacorta                 35                      12,3
                S. cerevisiae                16                       5,6
          Torulaspora delbrueckii             6                       2,1
          Hanseniaspora vineae                5                       1,8
     Kluyveromyces thermotolerans             3                       1,1
       Metschnikowia pulcherrima              2                       0,7
             Candida oleophila                1                       0,4
          Hanseniaspora uvarum                1                       0,4
            Candida zemplinina                1                       0,4
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese

         Oltrepò Pavese                        42                       14,7
           S. cerevisiae                       16                        5,6
    Metschnikowia fructicola                    8                        2,8
     Hanseniaspora uvarum                       5                        1,7
      Candida zemplinina                        3                        1,0
     Torulaspora delbrueckii                    3                        1,0
          Pichia fluxum                         2                        0,6
         Pichia anomala                         1                        0,4
          Pichia kluyveri                       1                        0,4
    Pichia membranifaciens                      1                        0,4
       Candida glabrata                         1                        0,4
 Kluyveromyces thermotolerans                   1                        0,4
               Totale                         285                      100,0%

Tabella 2.4 Identificazione genetica degli isolati da mosto in Franciacorta (FCR) ed
Oltrepò Pavese (OLT), nel corso delle tre annate.




                                                                                            41




Figura 2.9 Biodiversità osservata nei campioni di mosto in Franciacorta ed Oltrepò Pa-
vese nel corso delle tre annate.
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…




42




     Figura 2.10 Permanenza delle specie di lievito in campioni di mosto, durante le tre an-
     nate a) in Franciacorta; b) in Oltrepò Pavese.


        Dal campionamento del vino base sono stati ottenuti 182 iso-
     lati di lievito (circa il 37% della collezione totale di lievito); i risultati
     della loro identificazione genetica sono mostrati in Tabella 2.5.
        In totale sono state identificate 10 diverse specie di lievito (Fi-
     gura 2.11). Come previsto, S. cerevisiae ha rappresentato la spe-
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese


cie dominante in vino base, a fine fermentazione alcolica, sia in
Franciacorta (35%) che in Oltrepò Pavese (41%).
   In letteratura si riporta che questa specie, infatti, rappresenta la
quasi totalità di lieviti in vino a fine fermentazione alcolica, mentre
le specie H. uvarum e Zygosaccharomyces (non corrispondente
al qui ritrovato Z. bailii) risultano solo raramente isolabili (Gonzales,
2007). Al termine della fermentazione alcolica anche in questo
caso la popolazione di S. cerevisiae era prevalente (76%), anche
se non al livello presentato da Gonzales (99%). Il secondo genere
più rappresentativo è risultato Pichia (20%), seguita dalle specie
H. uvarum e Z. bailii (3%), quest’ultima una specie che può essere
riscontrata a fine fermentazione più facilmente rispetto ad altre,
grazie alla sua elevata alcol-tolleranza (Fleet, 2003).
   L’annata 2009 è stata quella in cui è stato isolato il maggior
numero lieviti; 100 isolati, di cui il 27% dal campionamento di
vino base della Franciacorta e 29% per Oltrepò Pavese. Durante
questa annata, un totale di 6 differenti specie di lieviti sono state
isolate (Tabella 2.5). Questo risultato potrebbe derivare dal fat-                          43

to che in realtà la biodiversità interspecifica più elevata è stata
ottenuta dal campionamento del 2010, dove sono state isola-
te 8 differenti specie di lievito (Tabella 2.5). In generale, occorre
notare che in alcuni campioni di vino base è stata rilevata la
presenza di una sola specie; le condizioni del mezzo, con basso
pH, presenza di SO2 ed elevata concentrazione di etanolo, costi-
tuiscono fattori selettivi importanti soprattutto per le specie non-
Saccharomyces. Tuttavia alcuni studi hanno dimostrato da parte
di alcuni ceppi una maggior tolleranza all’etanolo; la loro con-
seguente maggior persistenza nel mezzo può influenzare l’impat-
to sensoriale del prodotto finale (Pramateftaki, 2000; Combina,
2005; Gonzáles, 2007).
   Per quanto riguarda la permanenza di specie di lievito in cam-
pioni di vino base nel corso delle tre annate sui due territori, solo
poche specie sono state re-isolate. In particolare, S. cerevisiae e
P. membranifaciens in Franciacorta ed il solo S. cerevisiae in Ol-
trepò Pavese, si sono mostrate specie stabilmente presenti sulle
aree analizzate (Figura 2.12).
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…



             Vendemmia e Origine                Numero di isolati         Percentuale
                        2009                         100                      55
                   Franciacorta                       48                      27
                   S. cerevisiae                      32                      18
            Pichia membranifaciens                     9                       5
                   Pichia fluxum                       3                       2
           Zygosaccharomyces bailii                    2                       1
           Issatchenkia occidentalis                   1                       1
             Torulaspora delbrueckii                   1                       1
                 Oltrepò Pavese                       52                      29
                   S. cerevisiae                      52                      29
                        2010                          36                      20
                   Franciacorta                       21                      12
                   S. cerevisiae                      11                       6
             Hanseniaspora uvarum                      3                       2
            Pichia membranifaciens                     3                       2
                    Pichia spp                         2                       1
           Zygosaccharomyces bailii                    1                       1
           Issatchenkia occidentalis                   1                       1
                 Oltrepò Pavese                       15                       8
                   S. cerevisiae                       6                       3
44             Candida railenensis                     4                       2
                Pichia fermentans                      3                       2
             Hanseniaspora uvarum                      2                       1
                        2011                          45                      25
                   Franciacorta                       23                      13
                   S. cerevisiae                      20                      11
            Pichia membranifaciens                     3                       2
                 Oltrepò Pavese                       23                      25
                   S. cerevisiae                      16                      17
                   Pichia fluxum                       5                       5
            Pichia membranifaciens                     1                       1
           Zygosaccharomyces bailii                    1                       1
                       Totale                        182                     100%

     Tabella 2.5 Identificazione genetica degli isolati da vino base in Franciacorta (FCR) ed
     Oltrepò Pavese (OLT), nel corso delle tre annate.
Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese




Figura 2.11 Biodiversità interspecifica osservata nei campioni di vino base in Francia-
corta ed Oltrepò Pavese nel corso delle tre annate.
                                                                                            45
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…




46




     Figura 2.12 Permanenza delle specie di lievito in campioni di vino base, durante le tre
     annate a) in Franciacorta; b) in Oltrepò Pavese.
Capitolo 3. Tipizzazione molecolare dei ceppi di S. cerevisiae …




Capitolo 3. Tipizzazione molecolare dei ceppi
di S. cerevisiae per il riconoscimento di ecotipi
autoctoni


3.1 Introduzione

    Le caratteristiche sensoriali di un vino possono dipendere dalle
diverse tipologie di lieviti coinvolte nel processo di fermentazio-
ne, ed in particolare dai differenti ceppi di S. cerevisiae che si
succedono durante la vinificazione (Agnolucci, 2007; Capece,                47

2010; Guerra, 1999, Mercado, 2007, Vilanova 2003). Lo studio
della biodiversità dei ceppi di lievito appartenenti alla stessa spe-
cie ci permette di capire l’evoluzione delle popolazioni presenti
nel mosto durante la vinificazione per incrementarne il controllo,
inoltre i ceppi autoctoni caratterizzati da tipici tratti enologici po-
trebbero essere caratteristici di una particolare zona vitivinicola.
La presenza di questi lieviti determina un aumento della tipicità di
un vino, promuovendo la diversificazione dei prodotti vitivinicoli e
della zona di origine. La maggior parte delle ricerche condotte
fino ad ora hanno concentrato il loro studio sul controllo della
fermentazione alcolica (Caruso, 2002; Redz epovic 2002; Versa-
                                                ˇ       ´,
vaud, 1995), anche se non sono mancate le indagini sullo studio
dell’ecologia dei lieviti delle uve, del mosto e dell’aria presente
nella cantina di vinificazione (Jolly, 2006; Fleet, 2002; Fleet, 2003;
Fleet, 2008; Prakitchaiwattana, 2004; Ribéreau-Gayon, 2000; Ga-
rijo, 2008).
    Per quanto riguarda la tipizzazione dei lieviti, sono state svilup-
pate differenti metodologie, basate sullo studio dei polimorfismi
del DNA, al fine di discriminare tra ceppi appartenenti alla stessa
specie (Querol, 1992, Ness, 1993; Schuller, 2004). Essendo S. cere-
visiae il lievito enologico più importante, i ricercatori hanno fina-
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico …




     lizzato le loro attività sullo studio di questa specie, evidenziando
     significativi polimorfismi in ceppi di S. cerevisiae indigeni prove-
     nienti da differenti regioni vitivinicole ed una forte correlazione
     tra genotipo e proprietà fenotipiche (Esteve-Zarzoso, 2000; Na-
     dal, 1996).
         Nel tempo sono state sviluppate alcune tecniche molecola-
     ri tra cui RAPD (Random Amplified Polymorphic DNA; McGrath,
     1998; Perez, 2001), l’analisi dei loci SSR (Single Sequence Repe-
     at; Ayoub, 2006) e l’analisi delle sequenze interdelta (Ness, 1993).
     Queste tecniche si sono rivelate utili per lo studio dell’evoluzione
     di popolazioni di lieviti nel corso di un processo fermentativo, per
     l’identificazione di un ceppo con caratteristiche peculiari e per la
     valutazione della biodiversità all’interno di un’area geografica.
         L’analisi delle sequenze interdelta è stata proposta per la pri-
     ma volta da Ness (1993) per la tipizzazione di ceppi di S. cerevi-
     siae tramite l’analisi del polimorfismo interdelta (IDM, interdelta
48   marker). Il genoma di S. cerevisiae contiene sequenze ripetute
     di DNA, le sequenze delta, associate al trasposone Ty1 (Came-
     ron, 1979). Gli elementi trasponibili o trasposoni sono frammenti
     di DNA che hanno in comune la capacità di muoversi da un
     punto all’altro del genoma e di amplificare il proprio numero di
     copie all’interno dell’ospite. Gli elementi delta costituiscono le
     ripetizioni terminali (LTR) della sequenza dei trasposoni Ty1 e Ty2
     in lievito; questi si possono trovare sia associati al retrotrasposo-
     ne, sia dispersi nel genoma, in questo caso prendono il nome di
     “elementi delta” (Legras e Karst, 2003). Eventi di ricombinazio-
     ne possono espellere la sequenza centrale del retrotrasposone
     lasciando nella posizione originaria una singola LTR, spiegando
     la presenza di molte copie di LTR, prive del trasposone, disper-
     se nel genoma. Il genoma di S. cerevisiae è caratterizzato dalla
     presenza di 5 famiglie di retrotrasposoni, di cui quattro rientrano
     nella categoria degli elementi di tipo “Ty1-copia” (Ty1, Ty2, Ty4,
     Ty5) ed uno (Ty3) nella categoria degli elementi di tipo “gypsy”.
     Entrambe le classi presentano un’organizzazione simile a quella
     dei retrovirus (Boeke e Corces, 1989; Doolittle, 1989), ma differi-
     scono tra loro per la disposizione dei geni: mentre negli elementi
     tipo “gypsy” la funzione integrasica (INT, importante per l’integra-
     zione del trasposone nell’ospite) è localizzata all’estremità di Pol
Capitolo 3. Tipizzazione molecolare dei ceppi di S. cerevisiae …


(parte della sequenza che codifica gli enzimi implicati nel ciclo
vitale del trasposone), preceduta dall’RNAasiH, in Ty1-copia INT si
trova all’interno del gene Pol, seguito dalla sequenza codifican-
te per la retrotrascrittasi (RT) e da quella per l’RNAsiH (Figura 3.1).
Tra queste famiglie solo Ty1, Ty2 e Ty3 risultano essere attive nella
trasposizione all’interno del genoma.




Figura 3.1 Struttura del retrotrasposone di tipoTy1-copia (INT prima di RT) e Ty3-gypsy
(INT dopo RH).

                                                                                          49

   Come dimostrato da diversi autori (Legras e Karst, 2003; Schul-
ler, 2004), il numero (S. cerevisiae può contenere da 2 a 30 co-
pie dei 5 elementi trasponibili) e la posizione di questi elementi
hanno una certa variabilità intraspecifica che può essere utiliz-
zato come un’impronta digitale genetica per identificare i cep-
pi di S. cerevisiae (Xufre, 2011). I marcatori Interdelta sfruttano
questo polimorfismo. Si tratta di una metodica che prevede una
amplificazione mediante PCR (Polymerase Chain Reaction) di
frammenti di DNA situati tra due trasposoni (Ness, 1993). Ai fini
dell’amplificazione, è necessario progettare dei primers (sequen-
ze omologhe al DNA) che si appaino ad entrambe le estremità
delta (δ).
   L’amplificazione delle sequenze interdelta è conosciuta per
essere altamente specifica per l’identificazione di ceppi di S.
cerevisiae rispetto ad altri lieviti (Ness, 1993). Pramateftaki (2000)
analizzando le sequenze δ di 500 isolati di un’area vitivinicola del-
la Grecia ha ottenuto dei profili di amplificazione esclusivamente
da isolati di S. cerevisiae.
   Poiché l’amplificazione delle sequenze inter-δ sembra essere
efficace per la tipizzazione, molti studi ne sono seguiti per otti-
mizzare la tecnica. Infatti, Legras e Karst (2003) progettando una
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico …


     nuova coppia di primers hanno ottenuto un netto miglioramento
     del polimorfismo dei profili genetici. Tristezza (2009) ha adottato
     la tecnica dell’elettroforesi capillare ai marcatori Interdelta per
     la genotipizzazione di ceppi di S. cerevisiae, ottenendo un miglio-
     ramento nella sensibilità e precisione della tecnica.
        Un ampio studio delle biodiversità intraspecifica di S. cerevisiae
     porta alla possibilità di isolare nuovi ceppi indigeni che potreb-
     bero sostituire quelli attualmente in commercio impiegati nella
     produzione di vino, considerando che quelli indigeni risultano più
     adatti alla crescita in uno specifico mosto e riflettono maggior-
     mente la biodiversità di una regione vitivinicola. Per questo mo-
     tivo, nazioni come Argentina (Combina, 2005; Mercado, 2007),
     Spagna (Blanco, 2006; Garijo, 2008; Gonzales, 2007; Torija, 2001;
     Sabate, 2002), Francia (Valero, 2007), Austria (Lopandic, 2007),
     Croazia (Redz epovic 2002), Slovenia (Raspor, 2006), Ungheria
                       ˇ       ´,
     (Csoma, 2010), Grecia (Nikolaou, 2007; Nisiotou e Nychas, 2007),
     Sud Africa (Jolly, 2003; Pretorius, 1999), India (Chavan, 2009) e
50   Giappone (Shinohara, 2003) hanno condotto ricerche volte a
     valutare la biodiversità dei lieviti da vino in alcune delle principali
     regioni vitivinicole. In Italia, medesimi studi sono stati condotti nel-
     le regioni Marche (Guerra, 1999), Basilicata (Caruso, 2002), Puglia
     (Cappello, 2004) e Sicilia (Romancino, 2000).
        Dal momento che la regione Lombardia è una delle più impor-
     tanti regioni italiane per la produzione di vino spumante, lo scopo
     di questo lavoro è stato la valutazione della biodiversità intraspe-
     cifica degli isolati di S. cerevisiae raccolti durante il processo di
     produzione del vino in Franciacorta (Brescia) ed Oltrepò Pavese
     (Pavia). Una caratterizzazione molecolare a livello di ceppo è
     stata condotta tramite l’utilizzo della tecnica molecolare IDM per
     gli isolati di S. cerevisiae campionati da aria, mosto e vino duran-
     te le stagioni produttive del 2009, 2010 e 2011.


     3.2 Materiale e Metodi

     Isolamento dei campioni
        La tipizzazione è stata condotta per tutti i 272 isolati di S. cerevi-
     siae collezionati nel corso del progetto (Tabella 3.1). Nello studio
     è stata inclusa l’analisi di 48 lieviti commerciali, alcuni dei quali
Capitolo 3. Tipizzazione molecolare dei ceppi di S. cerevisiae …


sono utilizzati per la produzione di vino spumante nelle cantine
coinvolte nella sperimentazione.


                                    Francia-      Oltrepò Pa-
                        Anno                                       Totale
                                      corta           vese
                         2009           -              7              7
            Aria         2010           -              1              1
                         2011           -              1              1
                         2009          22             14             36
            Mosto        2010          28             17             45
                         2011          26             19             45
                         2009          32             52             84
            Vino         2010          11              6             17
                         2011          18             18             36

            Totale                    137             135            275
                                                                                            51
Tabella 3.1 Isolati di S. cerevisiae da aria, mosto e vino provenienti da Franciacorta ed
Oltrepò Pavese raccolti durante le annate produttive 2009, 2010, 2011.


  Nello studio è stata inclusa l’analisi di 48 ceppi di lieviti com-
merciali impiegati nelle colture starter, alcuni dei quali sono utiliz-
zati per la produzione di vino spumante nelle cantine coinvolte
nella sperimentazione.

Tipizzazione di S. cerevisiae
   La tipizzazione è stata condotta per tutti gli isolati di S. cerevi-
siae basandosi sullo studio del marcatore molecolare Interdelta
(δ-PCR), come da protocollo proposto da Legras e Karst (2003).
Il protocollo sperimentale prevede l’amplificazione di specifiche
zone del genoma comprese tra due sequenze delta (δ) tramite
l’utilizzo di primers specifici, separazione elettroforetica dei pro-
dotti di amplificazione per valutarne la qualità e successiva se-
parazione dei medesimi frammenti al sequenziatore a capillare
per delineare con maggiore accuratezza il profilo genetico di
ogni isolato.
   La coppia di primers specifici utilizzata per l’analisi delle se-
quenze interdelta è quella riportata da Legras e Karst (2003), co-
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico …


     struita sulle sequenze delta no. YOLC delta3 (Tabella 3.2). In ac-
     cordo con quanto riportato da Tristezza (2009), il primer delta21
     è stato marcato in posizione 5’ con il fluoroforo 6-Carbossifluore-
     sceina (6-FAM, Primm, Milan, Italy), al fine di separare i prodotti di
     amplificazione con elettroforesi capillare.
        Per l’estrazione del DNA da lievito è stato seguito un protocollo
     proposto da Querol (1992). Per maggiori dettagli sulle fasi che
     caratterizzano questo protocollo si rimanda al capitolo 2. La rea-
     zione di PCR è stata condotta partendo dal DNA genomico degli
     isolati di S. cerevisiae in un volume finale di 25 μL contenente 1X
     Buffer (5 Prime, Amburgo), 2 mM di MgCl2 (5 Prime, Amburgo),
     200 µM di dNTPs (Fermentas, Lituania), 1 mM per ogni primer, 1U
     di Taq-DNA Polymerase (5 Prime, Amburgo) e 80 ng di DNA. Il ci-
     clo di amplificazione utilizzato è stato il seguente: 5 cicli di dena-
     turazione a 95°C per 30 s, allineamento dei primers a 42°C per 30
     s ed estensione dei frammenti amplificati a 72°C per 2 min, seguiti
     da 30 cicli di denaturazione a 95°C per 30 s, allineamento dei pri-
52   mers a 42°C per 30 s ed estensione a 72°C for 2 min. La reazione
     di amplificazione è stata terminata con uno step finale a 72°C
     per 30 min. I prodotti di amplificazione sono stati separati tramite
     corsa elettroforetica su gel di agarosio al 2,0% (p/v) in 1X TAE buf-
     fer, utilizzando come riferimento un marker di pesi molecolari noti
     (100 bp XL Ladder, 5 PRIME, Italy). La separazione dei frammenti
     è stata eseguita a 100V per circa 90 min.


         Primer            Sequenza nucleotidica (5’-3’)                  Riferimento
       DELTA 12            TCAACAATGGAATCCCAAC
                                                                     Legras e Karst, 2003
       DELTA 21            CATCTTAACACCGTATATGA*

     Tabella 3.2 Coppia di primers utilizzata per la tipizzazione degli isolati di S. cerevisiae.


     Elettroforesi capillare
       La determinazione della lunghezza degli ampliconi ottenuti
     dall’analisi δ-PCR è stata determinata utilizzando il sequenziatore
     a capillare ABI Prism 310 Genetic Analyzer (Applied Biosystems
     – Life Technologies, United States). Per la corsa sono necessari:
     POP-4 polymer (Applied Biosystems) per facilitare la migrazione
     dei frammenti di amplificazione all’interno del capillare; 310 Ge-
Capitolo 3. Tipizzazione molecolare dei ceppi di S. cerevisiae …


netic Analyzer Buffer with EDTA (Applied Biosystems) per garantire
il passaggio di corrente durante le analisi; capillare da 47 cm x 50
μm capillary (Applied Biosystems) per la migrazione dei frammen-
ti. I campioni sono stati preparati in una soluzione contenente 0,9
µL del prodotto di δ-PCR diluito 10-3 (per evitare che il segnale
dei frammenti maggiormente amplificati sia fuori scala), 20 µL di
formammide (Applied Biosystems) e 0,75 µL di GeneScan-1200
LIZ (Applied Biosystems), un marcatore di pesi noti. La soluzione
è stata incubata a 95°C per 3 min per denaturare i frammenti di
DNA e successivamente raffreddata in ghiaccio per 3-5 min al
fine di stabilizzare i frammenti denaturati. Ogni campione è sta-
to iniettato nel capillare per 20 s a 1,5 kV e separato a 8 kV per
80 min a 60°C. L’elaborazione dei dati è stata condotta trami-
te il software ABI PRISM GeneMapper 3.7 (Applied Biosystems) in
grado di determinare la dimensione in paia di basi (bp) di ogni
frammento. I frammenti compresi nel range 50-1200bp sono stati
utilizzati per determinare il profilo Interdelta di ogni isolato di S.
cerevisiae.                                                                 53


Analisi dei dati
   I profili elettroforetici ottenuti con GeneMapper 3.7 sono stati
trasformati in matrici binarie di presenza/assenza di un determi-
nato frammento di PCR (1 presenza, 0 assenza) e utilizzati per
generare una matrice di similarità. Il programma MEGA 4.0 (Ta-
mura, 2007) è stato utilizzato per generare dei raggruppamen-
ti sulla base dei dati di similarità (coefficiente di “Dice”; Dice,
1945), i quali sono stati rappresentati in un dendrogramma di
tipo UPGMA (unweighted pair group method with arithmetic
means). L’Analisi delle Componenti Principali (PCA) è stato utiliz-
zata per catturare la correlazione esistente tra i ceppi di S. cere-
visiae, partendo dalla matrice di similarità ottenuta per l’analisi
a cluster. Le analisi sono state effettuate con il software GenAlEx
6.3 (Peakall e Smouse, 2006) e i dati sono stati visualizzati in un
grafico 3D.

Ripetibilità del metodo
  Per valutare la ripetibilità del metodo, il DNA genomico di 4
distinti ceppi commerciali di S. cerevisiae (SC1, SC2, SC3, SC4)
è stato utilizzato come templato per 3 indipendenti reazioni di
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico …


     amplificazione (per il protocollo di PCR si rimanda al paragrafo
     ‘Tipizzazione di S. cerevisiae’). I prodotti di PCR sono stati sepa-
     rati in elettroforesi di gel di agarosio (2,0% w/v, 1X TAE buffer) e
     successivamente separati in elettroforesi capillare come ripor-
     tato nel paragrafo ‘Elettroforesi capillare’. La similarità geneti-
     ca tra le 3 repliche appartenenti al medesimo ceppo di lievito
     è stata calcolata sulla base del coefficiente di “Dice” e i dati
     relativi a questo valore sono stati rappresentati in un dendro-
     gramma, come riportato nel paragrafo ‘Analisi dei dati’. Come
     soglia di discriminazione tra i ceppi di S. cerevisiae è stata indi-
     viduata la percentuale minore di similarità che hanno eviden-
     ziato i replicati di uno stesso ceppo. Isolati che presentano una
     percentuale di similarità maggiore saranno considerati cloni
     dello stesso ceppo.


     3.3 Risultati
54

        Al fine di valutare la biodiversità di ceppi di S. cerevisiae coin-
     volti nella produzioni di vino nelle cantine della Franciacorta e
     dell’Oltrepò Pavese in Lombardia, in totale, 275 isolati ascritti
     alla specie S. cerevisiae sono stati sottoposti ad analisi; a que-
     sti campioni sono stati aggiunti 48 lieviti commerciali di S. cere-
     visiae. La biodiversità intraspecifica degli isolati di S. cerevisiae
     è stata investigata attraverso i profili di amplificazioni generati
     dall’analisi δ-PCR. Questi sono stati generati utilizzando la cop-
     pia di primers delta12/delta21 (Legras e Karst 2003), apportando
     una modifica nella regione 5’ del primer delta21, l’aggiunta del
     fluorocromo 6-Carbossifluoresceina (6-FAM) come suggerito da
     Tristezza (2009), al fine di analizzare i prodotti di amplificazione
     con elettroforesi capillare. In Figura 3.2 e 3.3 sono riportate le
     immagini dei profili interdelta ottenute dopo separazione elet-
     troforetica per alcuni isolati di S. cerevisiae isolati in Franciacorta
     ed Oltrepò Pavese durante la stagione produttiva del 2010.
Capitolo 3. Tipizzazione molecolare dei ceppi di S. cerevisiae …


      M 1      2       3 4 5   6 7   8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23   M




Figura 3.2 Separazione dei frammenti interdelta su gel d’agarosio al 2,0% per isolati di
S. cerevisiae da mosto e vino durante la stagione produttiva 2010 in Franciacorta. 1-23:
Isolati. M: Marcatore di pesi molecolari (100 bp XL Ladder, 5 PRIME, Italy).



    M 1    2       3    4 5    6 7   8   9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 M
                                                                                              55




Figura 3.3 Separazione dei frammenti interdelta su gel d’agarosio al 2,0% per isolati di S.
cerevisiae da aria, mosto e vino durante la stagione produttiva 2010 in Oltrepò Pavese.
1-24: Isolati. M: Marcatore di pesi molecolari (100 bp XL Ladder, 5 PRIME, Italy).



   Lo step successivo è stato quello di dimensionare accurata-
mente i frammenti di amplificazione ottenuti dall’analisi δ-PCR
tramite una separazione dei prodotti di PCR al sequenziatore a
capillari (ABI Prism 310 Genetic Analyzer).
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico …


         La ripetibilità del metodo è stata condotta attraverso un test
     che ha permesso di determinare la soglia di similarità al di so-
     pra della quale isolati appartenenti ad un medesimo raggrup-
     pamento possono potenzialmente essere considerati cloni dello
     stesso ceppo. L’esperimento è stato condotto per 4 differenti
     ceppi commerciali di S. cerevisiae (SC1, SC2, SC3, SC4), ana-
     lizzando ogni ceppo con 3 amplificazioni δ-PCR indipendenti e
     separando i frammenti di amplificazione in elettroforesi su gel di
     agarosio e successivamente in elettroforesi capillare. I profili di
     amplificazione (Figura 3.4) sono stati trasformati in matrici binarie
     (1 presenza, 0 assenza) e usate per creare una matrice di simi-
     larità ed il rispettivo dendrogramma di tipo UPGMA (Figura 3.5).


                                             Size (bases)




56                                                                          SC1   SC2     SC3   SC4
     Fluorescents intensity




     Figura 3.4 Valutazione della ripetibilità del metodo di elettroforesi capillare. Destra:
     separazione dei frammenti di amplificazione δ-PCR in gel di agarosio al 2,0% per 4
     differenti ceppi di S. cerevisiae (SC1, SC2, SC3 e SC4 in triplicato). Marcatore di pesi
     molecolari: 100 bp XL Ladder. Sinistra: elettroforesi capillare; esempio di ferogrammi di
     3 repliche del ceppo SC1 di S. cerevisiae. Asse X: pesi molecolari espressi in paia di basi
     (bp); Asse Y: fluorescenza.
Capitolo 3. Tipizzazione molecolare dei ceppi di S. cerevisiae …




                                                                        98.5%
                                                                                                 57
Figura 3.5 Dendrogramma relativo alla determinazione della ripetibilità dell’elettrofo-
resi capillare. L’asse orizzontale rappresenta il coefficiente di similarità tra i ceppi di S.
cerevisiae. 98.5% è la soglia di similarità oltre la quale i campioni possono essere consi-
derati cloni dello stesso ceppo.


   Dall’esperimento di ripetibilità è stata osservata una differen-
za di 2 bp tra i frammenti delle repliche di un medesimo cep-
po. Considerando questi frammenti come stessa forma allellica,
questo valore è stato utilizzato come criterio per raggruppare i
frammenti ottenuti in seguito all’elettroforesi capillare prima del-
la trasformazione in matrice binaria, sia per i ceppi di S. cerevi-
siae utilizzati per determinare la ripetibilità della tecnica, sia per il
gruppo di isolati da aria, mosto e vino. La valutazione della ripe-
tibilità dell’elettroforesi capillare ha evidenziato una similarità del
98,5% per i replicati del medesimo ceppo. Questo valore è stato
considerato come valore soglia per la discriminazione degli iso-
lati di S. cerevisiae nelle annate 2009, 2010 e 2011. Gli isolati che
presentano un valore di similarità maggiore saranno considerati
cloni del medesimo ceppo (Figura 3.5).
   I profili elettroforetici sono stati valutati nell’intervallo di pesi mo-
lecolari tra 50-1200bp. In media sono state identificate 25 bande
potenzialmente polimorfiche per ceppo isolato, con un minimo di
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico …


     17 ed un massimo di 42 bande, per un totale di 200 bande poli-
     morfiche. La banda maggiormente rappresentata è stata quella
     di dimensioni pari a 460 bp, condivisa da 280 su 323 isolati (8%). Non
     sono state identificate bande monomorfiche, ossia della stessa lun-
     ghezza e presenti in tutti gli isolati. Il confronto dei profili elettroforeti-
     ci ha permesso di identificare isolati con profili genetici identici, per
     un totale di 167 genotipi, corrispondenti al 52% dei lieviti analizzati.
     Il profilo elettroforetico più comune è stato condiviso da 23 ceppi:
     7 starter commerciali, 3 isolati nell’annata 2009 in Oltrepò, 6 in Fran-
     ciacorta 2009, 4 in Franciacorta 2010 e 3 in Franciacorta 2011. I pro-
     fili elettroforetici dei 48 starter sono stati raggruppati in 18 genotipi.
     Quarantanove isolati di S. cerevisiae hanno evidenziato un profilo
     elettroforetico identico a quello degli starter commerciali.
          La trasformazione dei profili elettroforetici interdelta in una matri-
     ce di presenza/assenza ha permesso di costruire un dendrogram-
     ma (metodo di clustering: UPGMA) per evidenziare la similarità
     genetica degli isolati presi in esame. Il risultato dell’analisi a cluster
58   condotta sui 323 isolati di S. cerevisiae è rappresentato grafica-
     mente nel dendrogramma di Figura 3.6. In accordo con la soglia
     del 98,5% di similarità genetica ottenuta sulla base della ripetibilità
     del metodo, 161 isolati possono essere considerati cloni dello stes-
     so ceppo, riducendo a 159 il numero di isolati aventi un genotipo
     differente. L’intervallo di similarità genetica, ottenuto sulla base del
     calcolo del coefficiente di Dice, è compreso tra 73 e 100%. L’analisi
     a cluster ha identificato 3 cluster principali, in grado di raggruppa-
     re il 72% degli isolati. Il restante 38% degli isolati è stato raggruppato
     in cluster minori, alcuni dei quali rappresentati da un solo ceppo. I
     3 cluster principali si separano ad un livello di similarità pari all’87%.
     Il cluster A (verde), che a sua volta si divide in 3 sub-cluster, ha rag-
     gruppato 110 isolati, mentre i cluster B (azzurro) e C (viola) hanno
     raggruppato 18 e 102 isolati, rispettivamente, a loro volta dividen-
     do gli isolati in 3 sub-cluster. La maggior parte dei profili elettrofo-
     retici degli starter commerciali sono stati raggruppati nel cluster C.
          Basandosi sulla provenienza geografica è possibile notare l’as-
     senza di raggruppamenti specifici per area, poiché gli isolati si di-
     stribuiscono casualmente tra i diversi cluster, sebbene siano ricono-
     scibili delle tendenze: il cluster C è composto per il 91% da starter
     commerciali e ceppi isolati in Franciacorta; tra gli isolati più diffe-
     renti, con un indice di similarità compreso tra 78 e 73%, sono stati
Capitolo 3. Tipizzazione molecolare dei ceppi di S. cerevisiae …


raggruppati gli isolati provenienti dalla Franciacorta (Figura 3.7A).
Sulla base della suddivisione in annata, il cluster A ha raggruppa-
to in massima parte ceppi isolati nel 2010 e nel 2011, mentre la
maggior parte degli isolati nell’anno 2009 sono stati raggruppati
nei restanti cluster minori (Figura 3.7B). Basandosi sulla tipologia, i
ceppi isolati da mosto sono predominanti nel cluster A, mentre il
cluster B risulta interamente caratterizzato da ceppi isolati da vino,
come anche la maggior parte dei cluster minori. I ceppi isolati da
aria sono stati raggruppati nei cluster minori (Figura 3.7C).




                                                                                           59




Figura 3.6 Dendrogramma (UPGMA) ottenuto dall’analisi a cluster dei profili Interdelta
di 48 starter commerciali (SC#) e 275 ceppi di S. cerevisiae (C#) isolati da aria, mosto
e vino nelle annate 2009, 2010 e 2011 in Fraciacorta ed Oltrepò Pavese. Verde: cluster
A; azzurro: cluster B; viola: cluster C.
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico …




              A                                                                         B




60




                   Franciacorta              Oltrepò             Starters                    2009

     Figura 3.7 A Dendrogramma ottenuto dai profili Interdelta di 275 ceppi di S. cerevisiae
     e 48 starter commerciali. I cluster sono stati evidenziati: per area geografica (A); anno
     di isolamento (B); tipologia di substrato (C).
Capitolo 3. Tipizzazione molecolare dei ceppi di S. cerevisiae …




                    B                                                                          C




                                                                                                          61




Starters                 2009           2010             2011            Starters                      Mosto

           Figura 3.7 B Dendrogramma ottenuto dai profili Interdelta di 275 ceppi di S. cerevisiae
           e 48 starter commerciali. I cluster sono stati evidenziati: per area geografica (A); anno
           di isolamento (B); tipologia di substrato (C).
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico …




                 C




 62




Starters              Mosto             Vino             Aria           Starters

       Figura 3.7 C Dendrogramma ottenuto dai profili Interdelta di 275 ceppi di S. cerevisiae
       e 48 starter commerciali. I cluster sono stati evidenziati: per area geografica (A); anno
       di isolamento (B); tipologia di substrato (C).



            Sulla base della matrice di distanza genetica ottenuta dai pro-
       fili interdelta è stata determinata l’analisi delle componenti prin-
       cipali (PCA), al fine di visualizzare le relazioni genetiche esistenti
       tra i ceppi di S. cerevisiae. Le relazioni tra gli isolati sono state
       visualizzate in base alle prime 3 componenti principali (Figura
       3.8). La variabilità spiegata dalle prime 3 componenti principali
       è pari al 66,29% della variabilità totale. Come ottenuto dall’ana-
       lisi a cluster, anche l’analisi delle componenti principali non ha
       evidenziato particolari raggruppamenti specifici, infatti gli isolati
Capitolo 3. Tipizzazione molecolare dei ceppi di S. cerevisiae …


provenienti da aree geografiche differenti risultano dispersi in un
unico gruppo. Tuttavia, la componente nr. 1 ha differenziato par-
te dei ceppi appartenenti al gruppo degli starter commerciali,
che risultano come un raggruppamento separato dai restanti
ceppi. Analogamente, l’assenza di raggruppamenti specifici è
stata evidenziata considerando l’anno di isolamento (2009, 2010,
2011) e la tipologia di substrato da cui sono stati isolati i ceppi
(aria, mosto, vino).




                                                                                          63




Figura 8. Presentazione grafica dell’Analisi delle Componenti Principali (PCA) ottenuta
dai polimorfismi Interdelta di 275 ceppi di S. cerevisiae e 48 starter commerciali.
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…




     Capitolo 4. Selezione dei ceppi
     e prove di microvinificazione


     4.1 Introduzione

        Negli ultimi anni le ricerche in campo enologico si sono focaliz-
     zate sulla selezione di ceppi potenzialmente ritenuti autoctoni di
     Saccharomyces cerevisiae, da impiegare come starter nella pro-
     duzione di vini in particolari regioni (Lopes, 2002; Pretorius, 1999;
64   Torija, 2001), con l’obiettivo di fornire caratteristiche sensoriali ri-
     conducibili al territorio di appartenenza.
        La selezione dei ceppi ha lo scopo di ottenere colture di lievito
     capaci di condurre il processo fermentativo con risultati prede-
     terminati; pertanto, tali ceppi devono possedere caratteristiche
     specifiche di vocazione enologica. I caratteri desiderabili per una
     coltura starter possono essere differenti a seconda delle diverse
     tecnologie di vinificazione da adottare e dalle differenti tipologie
     di prodotto che si vogliono ottenere (Giudici e Zambonelli, 1992).
     Alcuni tra i più importanti criteri impiegati in questo progetto per
     la selezione risultano essere (Perez-Coello, 1999; Esteve-Zarzoso,
     2000):

     •	 Potere fermentativo: esprime la quantità massima di etanolo
        che un ceppo può formare durante la fermentazione in pre-
        senza di un eccesso di zuccheri;
     •	 Vigore fermentativo: esprime la prontezza con cui un ceppo
        dà il via alla fermentazione e la velocità con cui la porta a
        termine;
     •	 Resistenza alla SO2: esprime la capacità da parte del ceppo di
        mantenere inalterata o sufficientemente elevata la velocità di
        fermentazione in presenza di dosi selettive di SO2;
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione


•	 Produzione di glicerolo: uno dei principali componenti dell’e-
   stratto secco dei vini che va ad influenzare direttamente il co-
   siddetto “corpo”. Esso imprime al vino i caratteri di dolcezza,
   corposità e pienezza.
•	 Produzione di composti solforati: costituiti per lo più da idroge-
   no solforato e anidride solforosa, derivanti dalla riduzione dei
   solfati presenti nel mosto. Questi possono comportare odori
   sgradevoli o problemi di stabilità nel prodotto finito;
•	 Produzione di acidi volatili.
•	 Produzione di sostanze aromatiche

   Il primo step per la selezione di nuovi ceppi, dopo la caratte-
rizzazione molecolare, è stata la valutazione di tali caratteristi-
che attraverso prove di microvinificazione a livello di laboratorio;
queste hanno permesso di valutare le capacità del ceppo di
dominare la fermentazione e di determinare l’espressione delle
caratteristiche organolettiche nel vino (Capece, 2010; Guerra,
1999; Lopes, 2002).                                                       65




4.2 Selezione dei ceppi

   I ceppi autoctoni, sottoposti a prove di microvinificazione,
sono stati selezionati dalla collezione conservata nei laborato-
ri dell’Università di Milano, previa preliminare caratterizzazione
delle principali capacità enologiche precedentemente descrit-
te. Questi ceppi sono provenienti dalla raccolta dei campioni
della vendemmia 2009 effettuata sia nel territorio della Francia-
corta che nel territorio dell’Oltrepò Pavese. Essi sono stati identi-
ficati mediante amplificazione delle regioni ITS (in accordo con
Esteve-Zarzoso,1999) e conservati, sotto forma di glicerinati, a
-80 °C.
   In particolare, i ceppi impiegati sono risultati geneticamente
diversi dagli starter impiegati nelle cantine coinvolte nella speri-
mentazione (Tabella 4.1).
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…




                       Ceppo                                    Origine

                        C91                              Vb*- cantina 6 - Fcr
                        C90                               Vb- cantina 7- Fcr
                        C114                              Vb- cantina 4- Fcr
                        C273                              FA- cantina 3- Fcr
                        C278                              FA- cantina 3- Fcr
                        C277                              FA- cantina 3- Fcr
                        C276                              FA- cantina 3- Fcr
                        C275                              FA- cantina 3- Fcr
                        C48                               Vb- cantina A- Olt
                        C58                               Vb- cantina B- Olt
                        C61                               Vb- cantina B- Olt
                        C101                              Vb- cantina F- Olt
                        C49                               Vb- cantina F- Olt
66                      C70                               Vb- cantina I- Olt
                        C67                               Vb- cantina L- Olt
                        C94                              Vb- cantina M- Olt
                         S1                                      OEC1
                         S2                                     Lalvin2

     Tabella 4.1 Elenco dei ceppi impiegati in prove di microvinificazione.
     * Vb = isolati da vino base, Fcr = Franciacorta vendemmia 2009, Olt = Oltrepò Pavese
     vendemmia 2009, FA = isolati durante il monitoraggio della fermentazione alcolica
     1
       Institut Oenologique De Champagne-Collection de Levures d’Intérêt Biotechnologique.
     2
       http://www.lalvinyeast.com/images/library/EC1118_Yeast.pdf


        Questi ceppi sono stati saggiati in prove di microvinificazione
     utili a valutarne le caratteristiche tecnologiche e qualitative per
     le successive prove di rifermentazione.


     4.3 Prove di microvinificazione
        Per evitare contaminazioni sono state utilizzate provette Er-
     lenmeyer da 250 ml che presentano particolari valvole in grado
     di garantire da una parte la sterilità e dall’altra il corretto scam-
     bio di gas. Le prove di microvinificazione sono state condotte in
     100 ml di mosto bianco (proveniente da uva Pignoletto), sotto-
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione


posto a sterilizzazione per eliminare eventuali microrganismi che
avrebbero potuto condizionare i risultati. Ciascuna coltura di
lievito è stata inoculata ad una concentrazione pari a 106 UFC/
ml, a partire da una pre-coltura sviluppatasi nello stesso tipo di
mosto per 48 ore. La prova è stata condotta alla temperatura di
18 °C.

Determinazione dei caratteri tecnologici
  Per determinare il potere ed il vigore fermentativo dei ceppi
impiegati nell’analisi è stata misurata ogni giorno la perdita di
peso delle provette Erlenmeyer fino all’ottenimento di un peso
costante per due giorni consecutivi. Il vigore fermentativo è sta-
to espresso in termini di grammi di CO2 prodotte nelle prime 48
ore, seguenti l’inoculo del mosto, mentre il potere fermentativo
è stato espresso come % v/v di etanolo prodotto, impiegando la
seguente formula:

 [ ( Δpeso (g) / 44 (g/mol CO2 ) x 46,7 (g/mol EtOH) ] / 0,789 (g/ml EtOH)   67


Determinazione dei caratteri qualitativi
  I caratteri qualitativi valutati sono stati: produzione di glicerolo,
produzione di acido acetico e produzione di H2S.
  Al termine della fermentazione, aliquote di campioni di vino
sono state centrifugate (Hettich zentrifugen, rotina 380r, Ger-
many) a 3500 g e il surnatante è stato sottoposto ad analisi; per
ciascun campione, valutato in tre repliche, la produzione di gli-
cerolo e di acido acetico sono state misurate attraverso l’impie-
go di kit enzimatici (kit 148270 e 148261, rispettivamente; Boehrin-
ger-Mannheim, Germany).
  La purezza della fermentazione è stata espressa in termini di
grammi di acido acetico/100 ml di etanolo.
  Per ciò che riguarda la produzione di H2S, tutti i ceppi sono stati
piastrati su terreno Bismuth Sulfite Glucose Glycine Yeast agar-
BiGGY (BD, France). In questo terreno il colore delle colonie è
determinato dalla riduzione del solfito a solfuro che legandosi al
bismuto, provoca cambiamento di colore delle colonie (da bei-
ge a nero). In accordo con Redzepovic (2002) il grado di colo-
razione, associato alla crescita delle colonie di lievito in BIGGY-
agar, è determinato dalla seguente scala:
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     •	 1=bianco;
     •	 2=crema;
     •	 3=beige;
     •	 4=marrone;
     •	 5=marrone tendente al nero;
     •	 6=nero.

     Test di sniffing
         Le caratteristiche sensoriali dei campioni al termine delle prove
     di microvinificazione, sono state valutate effettuando delle pro-
     ve definite di “sniffing” nelle quali i campioni sono stati classificati
     in funzione del profumo e quindi delle sostanze aromatiche vola-
     tili, che sono state prodotte durante la fermentazione dei lieviti.
     La prova è stata eseguita da un panel di assaggiatori al quale
     è stato chiesto di valutare i campioni attraverso la compilazione
     del modulo riportato di seguito (Figura 4.1).
         Soltanto i punteggi (da 0 a 10), inerenti l’intensità olfattiva e la
68   gradevolezza, sono stati impiegati per la successiva analisi stati-
     stica; i dati ottenuti sono stati elaborati attraverso il software per
     l’analisi statistica Statgraphics Centurion Plus 5.1 che ha permes-
     so di effettuare l’analisi della varianza multifattoriale, al fine di
     determinare quali fattori (ceppi e/o giudici) avevano un effetto
     significativo sulla valutazione.
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione




                                                                                         69




Figura 4.1 Scheda per la valutazione del profilo aromatico dei vini attraverso test di
sniffing
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     4.4 Preparazione della biomassa di lievito starter (ceppi autoc-
     toni)

        Sulla base dei risultati del test di sniffing e delle caratteristiche
     tecnologiche e qualitative, 2 differenti ceppi autoctoni di S. ce-
     revisiae (denominati ceppo X e ceppo Y), per ciascuna area
     produttiva, sono stati scelti per essere impiegati come starter nel-
     le prove di tirage 2011. Le cantine che hanno partecipato alla
     sperimentazione, per ciascuna area produttiva, sono riportate
     nella tabella 4.2.


             Cantina                  Località                       Area
                C1             Rodengo Saiano (BS)               Franciacorta
                C2                  Erbusco (BS)                 Franciacorta
                C3                  Erbusco (BS)                 Franciacorta
70              C4                  Erbusco (BS)                 Franciacorta
                C5                  Erbusco (BS)                 Franciacorta
                C6             Rocca de’ Giorgi (PV)           Oltrepò Pavese
                C7             Pietra de’ Giorgi (PV)          Oltrepò Pavese
                C8              Santa Giuletta (PV)            Oltrepò Pavese

     Tabella 4.2 Cantine produttrici di vino spumante coinvolte nella sperimentazione (BS=
     Brescia, Lombardia, PV= Pavia, Lombardia)



        Ciascun ceppo è stato fatto crescere in 20 ml di brodo YEPD
     (la cui composizione è riportata in tabella 4.3) per 16 ore, in agi-
     tazione costante; successivamente, la concentrazione cellulare
     è stata determinata misurando la densità ottica (OD) a 660 nm e
     2 ml di questa coltura sono stati trasferiti in provette Enlermeyer,
     contenenti 200 ml di YEPD. Queste sono state incubate a 25 °C
     per 48 ore, in continua agitazione.
        Dopo l’incubazione, è stata effettuata una seconda misura-
     zione dell’OD e un volume corrispondente ad una concentrazio-
     ne di 5.109 cellule è stato centrifugato (Hettich zentrifugen, rotina
     380r, Germany ) a 3500 g per 10 minuti; il pellet, così ottenuto, è
     stato risospeso in 25 ml di brodo YEPD.
        Questa procedura è stata applicata anche per gli starter com-
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione


merciali usualmente impiegati in ciascuna rispettiva cantina, al
fine di avere una comparazione effettiva nelle medesime condi-
zioni. Essi sono stati denominati con la sigla “ceppo S”.

                      COMPOSIZIONE BRODO YEPD (g/L)
                              10 g    estratto di lievito
                              20 g    peptone
                              20 g    glucosio
                             0,1 g    cloranfenicolo
                               1l     acqua distillata
                               pH     5,5

Tabella 4.3 Composizione del brodo YEPD



   Successivamente è stato organizzato il trasferimento delle col-
ture cellulari, in condizioni strettamente refrigerate, per la realiz-
zazione delle prove di tiraggio presso ciascuna delle otto can-            71

tine. Tale attività ha richiesto il coinvolgimento diretto di alcuni
enologi franciacortini ed oltrepadani sia nella fase di formulazio-
ne del pied de cuve che nella programmazione delle prove di
adattamento e di inoculo.


4.5 Preparazione del pied de cuve e protocollo di rifermentazione

    A ciascuna cantina è stato fornito un kit per la preparazione
del pied de cuve contenente:
•	 25 ml delle colture cellulari concentrate, dei 3 ceppi presi in
    esame (ceppo X,Y e S);
•	 7 g di attivante (Bioenologia s.r.l., Italy) di cui 1g, 2g e 4g erano
    suddivisi in tre differenti provette;
•	 3 ml di coadiuvante 83 (Station Oenotechnique de champa-
    gne, France), contenente bentonite necessaria per la chiarifi-
    cazione del vino.
    Il kit è stato trasferito presso ciascuna cantina e conservato ad
una temperatura di 4 °C per un massimo di 3 giorni prima dell’u-
tilizzo.
    A 50 l di vino base da rifermentare è stata aggiunta la quantità
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     di zucchero tale da generare una pressione pari a 6 atmosfere;
     questo, successivamente, è stato sottoposto a filtrazione amicro-
     bica ed è stata impiegato nel protocollo di rifermentazione.
        Il protocollo di rifermentazione messo a punto prevedeva i se-
     guenti passaggi:

     •	 Trasferire 25 ml di coltura cellulare concentrata in 0,25 l di ac-
        qua a 30°C;
     •	 Dopo 30 min aggiungere 0,25 l di vino, precedentemente ri-
        scaldato a 24°C;
     •	 Dopo 4 ore, aggiungere 0,5 l di vino a 24°C e 1g di attivante,
        avendo cura di omogeneizzare;
     •	 Dopo 4 ore, aggiungere 0,5 l di vino a 24°C e 2g di attivante,
        avendo cura di omogeneizzare;
     •	 Dopo una notte, aggiungere 1 l di vino a 20°C e 4g di attivan-
        te, avendo cura di omogeneizzare;
     •	 Aggiungere 3 ml di coadiuvante ai 50 l di vino base già zuc-
72      cherato e rimescolare accuratamente;
     •	 Aggiungere tutto il pied de cuvée (2,325 l) alla massa di vino
        da rifermentare.


     4.6 Monitoraggio delle prove di tirage

         L’andamento della rifermentazione è stata controllato a diver-
     si intervalli di tempo. Da ciascuna cantina sono state prelevate
     2 bottiglie per ciascun ceppo test e sono state condotte le valu-
     tazioni della concentrazione cellulare, le valutazioni della vitalità
     cellulare ed l’identificazione genetica dei ceppi.
         La determinazione della concentrazione cellulare è stata ef-
     fettuata in doppio. Ciascun campione, adeguatamente diluito
     in acqua peptonata tamponata, è stato piastrato su terreno WL
     (Merck, Germany), la cui composizione è riportata in tabella 4.4.
     Le piastre sono state successivamente incubate a 25 °C per 3
     giorni. Dopo la conta visiva delle colonie cresciute su piastra, da
     ciascuna di esse sono state prelevate casualmente 3 colonie,
     che presentavano le tipiche caratteristiche morfologiche di S.
     cerevisiae; queste sono state isolate su terreno YEPD e successi-
     vamente impiegate per la caratterizzazione genetica.
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione


  Per il calcolo della concentrazione cellulare in unità formanti
colonia (UFC) è stata applicata la formula della media ponde-
rale:

                        COMPOSIZIONE TERRENO WL (g/L)
                            4g        Estratto di lievito
                            5g        Caseina idrolizzata
                           50 g       Glucosio
                         0,55 g       Potassio diidrogenofosfato
                       0,425 g        Cloruro di potassio
                       0,125 g        Cloruro di calcio
                       0,125 g        Solfato di magnesio
                      0,0025 g        Cloruro di ferro
                       0,022 g        Verde di bromo cresolo
                           17 g       Agar
                            pH        5,5


Tabella 4.4 Composizione del terreno WL
                                                                            73


  Per ciò che riguarda la vitalità cellulare, come descritto da
Delfini e Formica (2001), la valutazione è stata fatta direttamente
attraverso conta al microscopio; 1 ml di campione è stato riso-
speso in 1 ml di soluzione di blu di metilene (la cui composizione
è riportata in tabella 4.5).


                        SOLUZIONE BLU DI METILENE (g/L)
                             0,2 g     blu di metilene
                           27,2 g      KH2PO4
                          0,071 g      Na2HPO4
                               1l      acqua distillata

Tabella 4.5 Composizione della soluzione blu di metilene



  Dopo 5 minuti, 10 μl di questa soluzione sono stati pipettati nel-
la camera di Thoma (Marienfeld GmbH & Co, Germany) ed è
stata eseguita la conta al microscopio (CH-2, Olympus Optical
Co. LTD, Japan). La conta finale delle cellule di lievito si è basata
sulla determinazione del numero di cellule vive e morte.
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


        Al fine di determinare la permanenza dei ceppi autoctoni sele-
     zionati per la prova di rifermentazione le colonie isolate dalle bot-
     tiglie sono state identificate e tipizzate, attraverso amplificazione
     delle sequenze interdelta (vedi capitolo 3).
        I campioni sono stati assaggiati dopo 6, 12 e 18 mesi dopo il
     tiraggio; anche in questo caso, l’intensità e la gradevolezza sono
     state valutate impiegando la scheda riportata in Figura 4.1 e l’a-
     nalisi statistica dei dati è stata condotta come descritto in para-
     grafo 4.3.3


     4.7 Risultati delle prove di microvinificazione per la selezione dei
     ceppi

        Sedici ceppi autoctoni di S. cerevisiae sono stati sottoposti ad
     un indagine preliminare, attraverso prove di microvinificazione in
     mosto Pignoletto, al fine di valutare quali tra questi potesse esse-
74   re impiegato eventualmente come starter. I caratteri tecnologici
     presi in considerazione sono stati il vigore fermentativo, definito
     come la capacità di ciascun ceppo di avviare prontamente la
     fermentazione (Giudici e Zambonelli,1992) e la quantità totale
     di anidride carbonica prodotta durante la fermentazione, che
     funge da misura indiretta per ciò che riguarda la produzione di
     etanolo e dà indicazioni circa il potere fermentativo di ciascun
     ceppo.
        La figura 4.2 mostra l’andamento della fermentazione, in fun-
     zione della perdita di peso dovuta alla produzione di anidride
     carbonica.
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione



                                                                                                     S1


                                                                                                     S2


                                                                                                     C273
                 264

                                                                                                     C278

                 262
                                                                                                     C277


                                                                                                     C276
                 260
perdita                                                                                              C275


di peso          258                                                                                 C91
   (g)
                                                                                                     C90

                 256                                                                                 C114


                                                                                                     C48

                 254
                                                                                                     C58

                                                                                                     C61
                 252
                                                                                                     C101


                 250                                                                                 C49


                                                                                                     C70

                 248
                                                                                                     C67
                       0   24      48   72    96   120    144    168   192   216   240   264   288
                                                                                                     C94

                                                         TEMPO   (ore)
                                                                                                                75


Fig. 4.2 Andamento della fermentazione in mosto sterie bianco

          4,00
                                        Microfermentation test: fermentative vigour
          3,50
          3,00
          2,50
          2,00
 C02(g)




          1,50
          1,00
          0,50
          0,00


                                C90|C276|C91|C277|C275|C2748|S1|C273|C114|C70|C67|C101|C49|S2|C94|C61|C58|C48




Fig. 4.3 Vigore fermentativo dei ceppi in mosto sterile bianco



  Il vigore fermentativo (espresso come g di CO2 prodotte nelle
prime 48 h a seguito dell’inoculazione del mosto) è più elevato
nei ceppi C58 e C48 con, rispettivamente, 3,02 g e 3,79 g di CO2
prodotta nelle prime 48 h (Figura 4.3).
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


        Per ciò che concerne la produzione di etanolo, tutti i ceppi
      autoctoni mostrano una produzione comparabile a quella degli
      starter (denominati con la sigla S1 ed S2); unicamente il ceppo C
      276 mostra una produzione ridotta rispetto agli altri ceppi (Figura
      4.4).


                         14,00                  Microfermentation test: alcohol production

                         13,00
     di etanolo (%v/v)
     Concentrazione




                         12,00
               % v/v




                         11,00

                         10,00

                          9,00


                                 C276|C61|C101|C90|C114|C91|S1|C278|C275|C277|C273|C58|C49|C70|S2|C67|C48|C94
76



      Fig. 4.4 Produzione di etanolo in mosto sterile bianco



        In particolare, i ceppi provenienti dal territorio della Francia-
      corta si collocano in un range di etanolo prodotto tra il 9,5 e il
      13,2 % v/v, mentre i ceppi provenienti dal territorio dell’Oltrepò
      Pavese si collocano tra il 13 e il 13,8 % v/v.

         I caratteri qualitativi presi in considerazione sono stati le produzio-
      ni di glicerolo, le produzioni di acido acetico e le produzioni di H2S.
         Per ciò che riguarda i primi due aspetti, i risultati sono riportati in
      figura 4.5 e 4.6; quasi tutti i ceppi hanno prodotto quantità di gli-
      cerolo comparabili a quelle prodotte dallo starter mentre alcuni
      hanno prodotto quantità inferiori (da 0,8 a 0,25 g/l). Le produzioni
      di acido acetico sono state limitate per tutti i ceppi (da 0,17 a
      0,37 g/l), in accordo con i massimi limiti definiti per legge.
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione

            0,30
                                   Microfermentation test: glycerol production
            0,25

            0,20

g/l         0,15
      g/L




            0,10

            0,05

            0,00


                       S1|C273|C67|C275|C70|C277|C276|C94|C91|C61|S2|C90|C91|C61|C48|C101|C278|C49



Fig. 4.5 Produzione di glicerolo da parte dei ceppi


             1
                                    Microfermentation test: acetic acid Production




            0,5                                                                                      77
      g/L




g/l



             0


                      C277|C70|C67|S2|C58|C94|C61|C48|C101|C49|C91|C273|C276|S1|C278|C90|C114|C275



Fig. 4.6 Produzione di acido acetico da parte dei ceppi




   Nel caso della produzione di H2S, valutata su terreno BIGGY-
agar, la determinazione è stata fatta in base al colore delle colo-
nie e in base alla scala riportata da Redzepovic (2002). La mag-
gior parte dei ceppi erano caratterizzati da bassa produzione
(circa il 75%) mentre il 25 % era caratterizzato da media produ-
zione di H2S (Tabella 4.6).
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…



                  PRODUZIONE DI H2S                              CEPPO
                                                     C273, C275, C48, C58, C67, C94,
                   Bassa produzione
                                                     C61, C101, C94, C70, C278, C277
                  Media produzione                          C276, C91, C90, C114

     Tabella 4.6 Elenco dei ceppi in funzione della H2S prodotta




        I campioni provenienti dai test di microvinificazione, condotti
     con ceppi autoctoni provenienti dal territorio della Franciacorta
     e dal territorio dell’Oltrepò Pavese, sono stati sottoposti a test di
     sniffing. I risultati medi ottenuti, per quanto riguarda la gradevo-
     lezza in Franciacorta, sono riportati in figura 4.7.



78




     Fig. 4.7 Rappresentazione grafica dei valori medi di gradevolezza assegnati dai giudici
     ai campioni provenienti dalla Franciacorta
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione


   L’analisi statistica dei dati, condotta sui caratteri di intensità e
di gradevolezza, è stata condotta tramite analisi della varianza
multifattoriale (ANOVA).
   L’analisi della varianza multifattoriale ha permesso di capire
quali valori erano significativamente diversi dagli altri, attraver-
so il metodo LSD (Least Significant Difference); in particolare, nel
caso della gradevolezza, per ciò che riguarda il territorio della
Franciacorta, 2 ceppi hanno mostrato di essere diversi in maniera
significativa dagli altri (C273 e C90).
   I risultati medi ottenuti, per ciò che riguarda la gradevolezza in
Oltrepò Pavese, sono riportati in figura 4.8.




                                                                                          79




Fig. 4.8 Rappresentazione grafica dei valori medi di gradevolezza assegnati dai giudici
ai campioni provenienti dall’Oltrepò Pavese
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


        Per ciò che riguarda la gradevolezza dei ceppi provenienti
     dall’Oltrepò Pavese, sono stati il ceppo C48 e il C58 a mostrarsi
     significativamente diversi dagli altri [intervallo di confidenza 95%,
     (p<0,05].
        Nel caso dell’intensità, per ciò che riguarda il territorio della
     Franciacorta, i campioni significativamente diversi sono stati il C
     276 e il C91 mentre per il territorio dell’Oltrepò Pavese, il campio-
     ne più intenso è stato il C49.


     4.8 Risultati delle prove di rifermentazione

        Sulla base dei risultati descritti precedentemente, sono stati se-
     lezionati i ceppi autoctoni per le prove di rifermentazione dei vini
     base 2011 denominati rispettivamente X (C273 in Franciacorta,
     C58 in Oltrepò Pavese) e Y (C275 in Franciacorta, C48 in Oltre-
     pò Pavese). Questi sono stati impiegati in 5 cantine del territorio
80   della Franciacorta e in 3 cantine dell’Oltrepò pavese. Gli star-
     ter commerciali impiegati in queste prove (denominati ceppi S)
     sono stati impiegati come controllo.

     Monitoraggio dei tiraggi in Franciacorta
        La rifermentazione è stata monitorata a differenti intervalli di
     tempo a partire dal T0, che corrisponde al primo giorno di imbot-
     tigliamento del vino; da ciascuna cantina sono state prelevate
     2 bottiglie per ciascun ceppo test su cui sono state condotte le
     seguenti analisi: valutazione della concentrazione cellulare, va-
     lutazione della vitalità cellulare ed identificazione genetica.
        Per ciò che riguarda la concentrazione cellulare, essa è stata
     valutata tramite piastramenti in terreno WL, in duplice copia. I
     risultati per ciascuna cantina, della Franciacorta, sono riportati in
     Figura 4.9.
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione


Fig. 4.9 Andamento della concentrazione cellulare durante le prove di rifermentazione
nelle cantine in Franciacorta



                                                Cantina 1
                                 Franciacorta winery 1. Trend of cell concentration
                           1,00E+07

                           1,00E+06

                           1,00E+05
                                                                                     Strain X
                UFC/ml




                           1,00E+04                                                  Strain Y
                                                                                     Strain S
                           1,00E+03

                           1,00E+02

                           1,00E+01
                                      T0       T30         T60        T90   T120
                                                      Time (days)


                                                 Cantina 2
                                  Franciacorta winery 2. Trend of cell concentration
                         1,00E+07
                                                                                                 81
                         1,00E+06

                         1,00E+05
                                                                                      Strain X
               UFC/ml




                         1,00E+04                                                     Strain Y
                                                                                      Strain S
                         1,00E+03

                         1,00E+02

                         1,00E+01
                                      T0       T30         T60        T90   T120
                                                        Time (days)


                                                      Cantina 3
                                      Franciacorta winery 3. Trend of cell concentration
                           1,00E+07

                           1,00E+06

                           1,00E+05
                                                                                     Strain X
                  UFC/ml




                           1,00E+04                                                  Strain Y
                                                                                     Strain S
                           1,00E+03

                           1,00E+02

                           1,00E+01
                                       T0       T30        T60        T90   T120
                                                      Time (days)
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


                                                   Cantina 4
                                  Franciacorta winery 4. Trend of cell concentration
                           1,00E+07

                           1,00E+06

                           1,00E+05
                                                                                       Strain X
                  UFC/ml


                           1,00E+04
                                                                                       Strain Y
                           1,00E+03

                           1,00E+02

                           1,00E+01
                                      T0     T30       T60        T90      T120
                                                    Time (days)


                                                   Cantina 5




82




        L’andamento della concentrazione cellulare dei ceppi X e Y è
     risultato pressoché similare, mentre per ciò che riguarda gli star-
     ter commerciali, in molti casi, si è evidenziato un declino veloce
     nel tempo, probabilmente dovuto all’elevato vigore fermentati-
     vo di questi ceppi.
        I ceppi autoctoni e gli starter commerciali non presentavano
     mai una fase di crescita esponenziale ma, piuttosto, un mante-
     nimento costante della popolazione nel tempo ed un rapido
     declino al termine del processo. I ceppi autoctoni presentavano
     un più basso vigore fermentativo rispetto agli starter e ciò spiega
     perché le cellule dei ceppi autoctoni sono riscontrate in piastre al
     tempo 120, mentre gli starter commerciali si fermano al tempo 90.
        Per ciò che riguarda la vitalità cellulare, il 100% di cellule vive si
     riscontra fino a che esse compaiono nei piastramenti, approssi-
     mativamente fino al termine del monitoraggio.
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione


   Al fine di verificare i risultati inerenti l’andamento della concen-
trazione cellulare in fermentazione, nonché la presenza e la pre-
dominanza dei ceppi autoctoni, sia quest’ ultimi che gli starter
sono stati sottoposti ad identificazione e tipizzazione genetica,
attraverso l’amplificazione delle regioni interdelta.
   A titolo d’esempio la figura 4.10, illustra i risultati al T60.


        M1 2 3 4 5 6            7 8 9 10 1112 131415            16 17 1819        M
           X                    Y




                                                                                                 83



Fig.4.10 Profilo interdelta dei ceppi isolati dalle bottiglie al T60, durante il tiraggio 2011
condotto in Franciacorta
M = Marker Ladder 100 bp XL;
1 = Ceppo starter X di controllo;
2-6 = Ceppi starter X, provenienti dalle bottiglie inoculate in tutte le cantine;
7 = Ceppo Y di controllo;
8-10 = Ceppi starter Y, provenienti dalle bottiglie inoculate, rispettivamente nella can-
tina 1,2 e 3;
11 = starter commerciale SC1, proveniente da bottiglie inoculate con ceppo Y nella
cantina 5;
12 = Ceppo starter X, proveniente da bottiglie inoculate con ceppo Y nella cantina 4;
13 =starter commerciale SC1 di controllo;
14-16 = starter commerciale SC1, proveniente da bottiglie inoculate con ceppo S, ri-
spettivamente nelle cantine 1,3 e 5;
17 = starter commerciale SC3 di controllo;
18 = starter commerciale SC3, proveniente da bottiglie inoculate con ceppo S, nella
cantina 2;
19 = profilo elettroforetico di un isolato proveniente da bottiglie inoculate con ceppo
Y, nella cantina 4.
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


       I risultati ottenuti a seguito di amplificazione delle regioni inter-
     delta sono stati i seguenti:

     •	 Ceppo indigeno starter X: il 100% dei profili elettroforetici delle
        colonie analizzate corrispondono al profilo dello starter indige-
        no X, in tutte le cantine della Franciacorta;
     •	 Ceppo indigeno starter Y: il 60% dei profili elettroforetici delle
        colonie analizzate corrispondono al profilo dello starter indige-
        no Y, in 3 cantine. Il 20% dei profili elettroforetici corrispondono
        allo starter commerciale SC1 e il restante 20% dei profili elettro-
        foretici corrispondono al ceppo X;
     •	 I ceppi starter commerciali SC1, impiegati nelle cantine 1,3 e
        5 ,dominano in tutti i test condotti, come anche il ceppo SC3
        nella cantina 4;
     •	 Un solo profilo di un isolato proveniente dalle bottiglie della
        cantina 4 non corrisponde né ai ceppi autoctoni né agli star-
        ter commerciali, anche se risulta essere molto simile al ceppo
84      commerciale SC3.

        I campioni di vino sono stati sottoposti, infine, ad assaggio a
     6 mesi dal termine del tirage; la valutazione sensoriale è stata
     condotta sia per i campioni inoculati con ceppo X e Y che per i
     campioni inoculati con lo starter commerciale S. Un panel di 11
     assaggiatori, compresi gli enologi di ciascuna cantina coinvolta
     nel test, hanno effettuato la prova. I risultati per ciò che riguarda
     la gradevolezza e l’intensità olfattiva, sono riportati in Figura 4.11
     e 4.12.
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione
                         Pleasantness of Franciacorta wine samples at 6 months of tirage proves
               10
                9
                8
                7
                                                                                                    C
                6                                                       BC
        punteggio




                                         ABC
score




                5           AB
                4   A
                3
                2
                1
                0
                    S2       Y2       X1 Y3 S3 Y4          Y1 X5 Y5 S1 X2 X3 X4 X5             S4

            Fig. 4.11 Gradevolezza dei campioni di vino spumante a 6 mesi dal tirage, condotto
            con ceppi autoctoni provenienti dalla Franciacorta


                         Intensity of Franciacorta wine samples at 6 months of tirage proves
               10
                9
                8
                7                                                            BCD       CD                D   85
                                                        ABCD
        punteggio




                6          AB       ABC
                    A
score




                5
                4
                3
                2
                1
                0
                    X2      Y2      S3   Y1    Y3 Y4 X1 X4 S5 X3 X5           Y5      S2 S1         S4


            Fig. 4.12 Intensità dei campioni di vino spumante a 6 mesi dal tirage, condotto con
            ceppi autoctoni provenienti dalla Franciacorta




               Per ciò che riguarda la gradevolezza, per valutare le differenze
            significative tra i vari campioni, è stato impiegato il metodo LSD
            [intervallo di confidenza del 95%, (p<0,05].
               Dall’analisi dei risultati di gradevolezza è stato evidenziato che
            unicamente il ceppo S, proveniente dalla cantina 4 risulta diffe-
            rente dagli altri. Infatti, gli altri ceppi si distribuiscono in un gruppo
            omogeneo (A, B e C).
               I valori di intensità, invece, evidenziano un gruppo omogeneo
            (A, B, C e D), e in accordo con i risultati inerenti alla gradevolez-
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     za, il ceppo S risulta differente dagli altri. Inoltre, il ceppo X, pro-
     veniente dalla cantina 2, risulta significativamente meno intenso
     rispetto agli altri. Comunque sia, l’80% dei ceppi X, si colloca nel
     gruppo BC che racchiudeva i valori maggiori di gradevolezza
     riscontrati durante l’assaggio; nello stesso gruppo sono presenti
     circa il 40% dei ceppi Y.
         In conclusione, si può affermare che alcuni starter autoctoni,
     hanno ricevuto valori più elevati sia per la gradevolezza che per
     l’intensità, rispetto agli starter commerciali.


     Monitoraggio dei tiraggi in Oltrepò Pavese
       I ceppi X (C58) e Y (C48) sono stati impiegati come starter in
     3 cantine dell’Oltrepò Pavese. Anche in questo caso, gli star-
     ter commerciali impiegati comunemente da ciascuna cantina,
     sono stati impiegati come controlli (ceppi S).
       La concentrazione cellulare, mostra un andamento simile tra i
86   ceppi autoctoni e gli starter nella cantina 7, mentre nelle restanti
     2 cantine l’andamento è differente (Fig. 4.13); anche in questo
     caso, come era accaduto nel caso della Franciacorta, i ceppi
     autoctoni mostrano un vigore fermentativo inferiore rispetto ai
     ceppi starter, dando il via alla fermentazione più tardi rispetto a
     quest’ultimi.




                                                     Cantina 6
                                      Oltrepò Pavese winery 8. Trend of cell concentration
                           1,00E+08
                           1,00E+07
                           1,00E+06
                                                                                        Strain X
                  UFC/ml




                           1,00E+05
                                                                                        Strain Y
                           1,00E+04
                                                                                        Strain S
                           1,00E+03
                           1,00E+02
                           1,00E+01
                                      T0       T30        T60       T90       T120
                                                      Time (days)
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione




                                                    Cantina 7
                                     Oltrepò Pavese winery 6. Trend of cell concentration
                     1,00E+08
                     1,00E+07
                     1,00E+06
                                                                                      Strain X
            UFC/ml


                     1,00E+05
                                                                                      Strain Y
                     1,00E+04
                                                                                      Strain S
                     1,00E+03
                     1,00E+02
                     1,00E+01
                                T0         T30         T60         T90     T120
                                                       Time (days)




                                                     Cantina 8
                                     Oltrepò Pavese winery 7. Trend of cell concentration
                       1,00E+08
                       1,00E+07
                       1,00E+06
                                                                                            Strain X
            UFC/ml




                       1,00E+05                                                                        87
                                                                                            Strain Y
                       1,00E+04
                                                                                            Strain S
                       1,00E+03
                       1,00E+02
                       1,00E+01
                                     T0        T30        T60        T90       T120
                                                     Time (days)

Fig. 4.13 Andamento della concentrazione cellulare durante le prove di tirage nelle
cantine in Oltrepò pavese


   Nelle cantine in Oltrepò Pavese il processo fermentativo, con-
dotto dai ceppi autoctoni e dagli starter commerciali, mostra
caratteristiche molto simili a quello riscontrato in Franciacorta. In-
fatti, la popolazione micetica si mantiene costante nel tempo e
manifesta un rapido declino al termine del processo.
   Anche i dati inerenti la vitalità cellulare si mostrano simili a quelli
riscontrati in precedenza; infatti, nelle cantine 6 e 8 le cellule vive,
nel caso dei ceppi autoctoni, si riscontrano fino al T120 , quindi ap-
prossimativamente fino al termine del monitoraggio.
   Anche i ceppi impiegati in Oltrepò Pavese sono stati sottopo-
sti ad identificazione e tipizzazione, tramite amplificazione delle
regioni interdelta; qui di seguito è riportato un gel elettroforetico,
riferito al T60 (Fig. 4.14)
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…



        1 2 3 4               5 6     7 8         9 10 11         12 13        14           M
        x 		                 y




     Fig. 4.14 Profilo interdelta dei ceppi isolati dalle bottiglie al T60, durante il tirage 2011
     condotto in Oltrepò pavese
     1 = Ceppo starter X di controllo;
     2-4 = Ceppi starter X, provenienti da bottiglie a seguito di inoculazione in tutte le can-
88   tine;
     5 = Ceppo starter Y di controllo;
     6-8 =Ceppi starter Y, provenienti da bottiglie a seguito di inoculazione in tutte le can-
     tine;
     9= Ceppo starter commerciale SC1 di controllo;
     10-11= Ceppi starter SC1, provenienti da bottiglie a seguito di inoculazione in cantine
     6 e 7;
     12 = Ceppo starter commerciale SC3 di controllo;
     13 = Ceppi starter SC3, provenienti da bottiglie a seguito di inoculazione (denominato
     ceppo S) in cantina 8;
     14 = profilo elettroforetico di un ceppo isolato in bottiglie inoculate con ceppo X nella
     cantina 6;
     M = Marker Ladder 100 bp XL.




        Dai profili elettroforetici, ottenuti attraverso amplificazione del-
     le regioni interdelta, è possibile confermare che entrambi i ceppi
     autoctoni, X e Y, hanno dominato la fermentazione al 100% in
     tutte le cantine. I risultati sono identici per ciò che riguarda le fer-
     mentazioni condotte dagli starter commerciali.
        Il test ha inoltre confermato l’efficacia delle procedure in
     cantina, dato che nel 99% dei casi, nessun tipo di contamina-
     zione era presente. È interessante notare, infine, come i profili
     interdelta dei due starter commerciali siano simili tra di loro; si
     potrebbe ipotizzare che appartengano allo stesso ceppo. An-
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione


           che questi campioni di vino spumante sono stati sottoposti ad
           analisi delle caratteristiche sensoriali, a 6 mesi dal tirage 2011.
           L’intensità e la gradevolezza sono state valutate attraverso l’im-
           piego della scheda riportata nel paragrafo 2.3.4, da un panel
           di assaggiatori composto da 13 soggetti. I risultati sono mostrati
           in fig. 4.15 e 4.16.
                              Pleasantness of Oltrepò pavese wine samples at 6 months of tirage proves

                    10
                     9
                     8
                     7                                                                                   C
                                                                                               BC
        punteggio




                     6                                         ABC
                                          AB
score




                     5    A
                     4
                     3
                     2
                     1
                     0
                                                                                                                  89
                         Y7               X8        X7    S6    S8        S7        Y6         X6        Y8

           Fig. 4.15 Gradevolezza dei campioni di vino spumante a 6 mesi dal tirage, condotto
           con ceppi autoctoni provenienti dall’Oltrepò pavese



                              Intensity of Oltrepò pavese wine samples at 6 months of tirage proves
                10
                 9
                 8
                 7                                                                                            D
                                                                                         BCD        CD
        punteggio




                 6                                                ABCD
                                                         ABC
score




                 5                             AB
                         A           B
                 4
                 3
                 2
                 1
                 0
                         Y7          X7        Y6        S7          X6        S6         X8        S8       Y8

           Fig. 4.16 Intensità dei campioni di vino spumante a 6 mesi dal tirage, condotto con
           ceppi autoctoni provenienti dall’Oltrepò pavese
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


        Per ciò che riguarda la gradevolezza emergono 3 gruppi omo-
     genei (A, B e C), con un unico ceppo (Y proveniente dalla canti-
     na 8) che risulta essere significativamente più gradevole rispetto
     agli altri (p<0,05).
        I risultati inerenti l’intensità evidenziano 4 gruppi omogenei (A,
     B, C, e D); anche in questo caso solo il ceppo Y (cantina 8) risulta
     essere significativamente più intenso rispetto agli altri.
        Il ceppo Y, nella cantina 7 invece, si mostra significativamente
     meno gradevole e meno intenso rispetto agli altri. Il ceppo che
     ha ottenuto i migliori risultati in termini di gradevolezza, è il ceppo
     X della cantina 6 che eguaglia quasi tutti i campioni inoculati
     con starter commerciali.


     4.9 Discussione e conclusioni

        La selezione di lieviti autoctoni da impiegare in fermentazione,
90   per migliorare le caratteristiche sensoriali del prodotto finito e va-
     lorizzare quest’ultimo incrementandone la tipicità, è sempre più
     oggetto di studio. Ne è un esempio il lavoro condotto in Sicilia
     (Capece, 2010) in cui sono stati isolati S. cerevisiae provenienti
     da diverse aree del territorio. A seguito di tipizzazione, mediante
     RAPD-PCR sono stati selezionati due ceppi, impiegati poi in fer-
     mentazione. Il monitoraggio dei ceppi autoctoni inoculati, è sta-
     to condotto tramite restrizione enzimatica del DNA mitocondria-
     le. I risultati mostravano un incremento della qualità del prodotto
     finito, soprattutto dal punto di vista olfattivo, ma i ceppi autoc-
     toni impiegati come starter non dominavano la fermentazione.
        Stesso tipo di lavoro è stato condotto recentemente a Lecce
     (Tristezza, 2012), in cui sono stati selezionati due ceppi di S. ce-
     revisiae per condurre la fermentazione in un vino Negroamaro;
     l’unica variante rispetto al lavoro precedente è stato l’impiego
     dell’amplificazione interdelta per la tipizzazione dei ceppi, in ac-
     cordo con quanto effettuato in questo lavoro. Anche in questo
     caso i risultati sono stati positivi, con una netta predominanza dei
     ceppi autoctoni selezionati per la rifermentazione e un migliora-
     mento delle caratteristiche sensoriali del vino Negroamaro.
        In questo lavoro, sono state eseguite prove di microvinificazio-
     ne su 16 ceppi, isolati e identificati nella vendemmia 2009 sia nel
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione


territorio franciacortino che nel territorio dell’Oltrepò Pavese, che
sono risultati diversi a seguito delle indagini genetiche dagli star-
ter commerciali impiegati dalle cantine che hanno partecipato
alla sperimentazione.
   Per ciò che riguarda il potere fermentativo ed il vigore fermen-
tativo, dei 16 ceppi analizzati due in particolare hanno mostrato
valori elevati (C58 e C48), mentre nel caso della produzione di
etanolo tutti i ceppi, tranne uno, hanno mostrato un grado di
tolleranza paragonabile a quello mostrato dagli starter commer-
ciali (tra 9,5 e 13,2 % v/v).
   Oltre ai parametri tecnologici è stata valutata la produzione
di glicerolo e di acido acetico; la produzione in mosto per quasi
tutti i ceppi è risultata comparabile a quella degli starter com-
merciali, tranne per alcuni le cui produzioni sono state limitate
(0,8-0,25 g/l); in ogni caso le quantità prodotte sono risultate più
basse di quanto mediamente riportato in letteratura, dove si ri-
scontrano in genere quantità da 1 a 15 g/l (Scanes, 1998) anche
se nei vini bianchi la produzione risulta più bassa rispetto ai vini        91

rossi (Pretorius, 2000).
   Nel caso dell’acido acetico, le produzioni sono state limitate
per tutti i ceppi sottoposti ad analisi (da 0,17 a 0,37 g/l); ciò risulta
molto importante in quanto produzioni oltre 1 g/l sono indice di
difetto e di prodotto non gradevole. In particolare si distingue,
tra i ceppi, l’isolato C 277 che ha prodotto quantità minime di
questo indesiderato acido.
   I campioni ottenuti a seguito delle prove di microvinificazione
sono stati sottoposti a confronto olfattivo per valutarne la gra-
devolezza e l’intensità aromatica, attraverso un giudizio espresso
da un panel di assaggiatori composto anche da enologi delle
differenti cantine che hanno partecipato alla sperimentazione;
differenti lavori riportati in letteratura confrontano le caratteristi-
che sensoriali apportate al vino da starter commerciali e ceppi
autoctoni (Mora, 1990; Longo, 1992; Gafner, 1993; Lema, 1996),
ma pochi tra questi si focalizzano sulle differenze sensoriali attra-
verso l’impiego di un panel di assaggiatori.
   Dai risultati ottenuti per ciò che riguarda il parametro di grade-
volezza è stato possibile individuare due ceppi per ciascun ter-
ritorio, che presentavano differenze significative rispetto agli altri
ceppi; per la Franciacorta, i ceppi C273 e C90 hanno ricevuto i
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     valori più alti in termini di gradevolezza, mentre per l’Oltrepò Pa-
     vese sono stati i ceppi C48 e C58 a mostrarsi tra i migliori.
        Sulla base dei risultati ottenuti dalle prove di microvinificazio-
     ne, sia per quanto riguarda caratteristiche tecnologiche e qua-
     litative sia per ciò che riguarda le caratteristiche sensoriali dei
     campioni, sono stati selezionati due ceppi per ciascun territorio e
     impiegati come starter nelle prove di tirage 2011.
        Al fine di valutare la predominanza dei ceppi inoculati in rifer-
     mentazione sono state condotte prove di monitoraggio quali la
     determinazione della concentrazione cellulare, la vitalità cellula-
     re, e l’analisi delle regioni interdelta.
        Per ciò che riguarda la concentrazione cellulare in tutte le can-
     tine, di entrambi i territori, si registrano i medesimi risultati; i ceppi
     autoctoni, presentando un vigore fermentativo inferiore rispetto
     agli starter commerciali, danno il via alla fermentazione più tardi
     rispetto a quest’ultimi e si riscontrano in piastra in tempi superiori
     del monitoraggio rispetto agli starter. Questi risultati sono confer-
92   mati dall’analisi della vitalità che mostra cellule vive e vitali fino al
     termine del monitoraggio.
        Inoltre al fine di verificare l’effettiva predominanza dei ceppi
     autoctoni inoculati in rifermentazione, è stata effettuata l’analisi
     delle regioni interdelta ad ogni tempo del monitoraggio. Come
     riportato in letteratura (Ness, 1993), la stabilità delle sequenze in-
     terdelta è stimata in 300 generazioni; tale risultato in natura assu-
     me un significato molto importante per ciò che concerne la sta-
     bilità genetica di sequenze, che possono essere impiegate quali
     target molecolari nello studio di tipizzazione di S. cerevisiae. E’
     infatti improbabile, che in condizioni reali di sviluppo, un micror-
     ganismo possa svilupparsi un numero così elevato di volte senza
     incorre in condizioni ambientali avverse che ne ridurrebbero le
     capacità di crescita o addirittura la vitalità.
        I risultati ottenuti dall’amplificazione delle regioni interdelta
     mostrano come i ceppi selezionati per le prove di tirage con-
     ducano effettivamente la rifermentazione ed inoltre dimostrano
     come le procedure svolte nelle cantine siano efficaci, in quanto
     al 99% dei casi nessun tipo di contaminazione è stata riscontrata.
        L’ultima fase del lavoro ha previsto un’analisi sensoriale dei
     campioni provenienti dalle prove di rifermentazione, a 6 mesi
     dal termine del tirage; per ciò che riguarda la gradevolezza dei
Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione


campioni della Franciacorta quasi tutti hanno mostrato risultati
omogenei comparabili con quelli offerti dagli starter, tranne che
per lo starter della cantina 4 che si mostra significativamente più
gradevole rispetto agli altri. In generale stessi risultati si sono ot-
tenuti per ciò che riguarda il parametro intensità, in cui lo starter
della cantina 4 anche in questo caso si mostra significativamen-
te più intenso rispetto agli altri. Nel caso dell’Oltrepò Pavese, sia
in termini di gradevolezza che di intensità spicca uno dei due
ceppi autoctoni impiegati come starter, isolato dalla cantina 8,
che si mostra significativamente più gradevole e più intenso ri-
spetto agli altri campioni.
   In conclusione, i ceppi selezionati per le prove di rifermentazio-
ne mostrano performance sia qualitative che tecnologiche com-
parabili a quelle degli starter attualmente impiegati dalle canti-
ne coinvolte nella sperimentazione. La possibilità di selezionare
ceppi autoctoni con proprietà tecnologiche utili e caratteristi-
che di qualità idonee al tipo di prodotto, assume un importanza
notevole, in quanto oltre a salvaguardare la comunità microbi-              93

ca indigena, è possibile la valorizzazione del prodotto tipico at-
traverso l’evidenza del legame tra il territorio e il prodotto finito.
L’impiego di lieviti autoctoni, infatti, ha già consentito il migliora-
mento qualitativo del vino e la salvaguardia delle popolazioni
autoctone in svariate regioni d’Italia. Ne è un esempio il lavoro in
Veneto (Torriani,1999) in cui sono stati selezionati ceppi autoctoni
di S. cerevisiae, nell’area della Valpolicella, al fine di valorizzare il
vino Amarone. A ulteriore testimonianza anche i lavori condotti in
Sicilia (Giudici, 1997) e nelle Marche (Guerra, 1999), che presen-
tavano identici scopi.
   La selezione di differenti ceppi diventa fondamentale in quan-
to è ormai ampiamente dimostrato in letteratura, che vini ot-
tenuti a partire da differenti ceppi di S. cerevisiae, presentano
caratteristiche sensoriali differenti (Nikolaou, 2007, Chavan, 2009,
Tosi, 2009). A maggior ragione ciò si verifica nei vini spumanti
prodotti secondo il metodo classico, in cui i lieviti non si limitano
nel portare a termine la prima e la seconda fermentazione, ma
contribuiscono in modo fondamentale a definire ciò che sarà il
profilo sensoriale ultimo del prodotto finito. Tutto ciò attraverso
la cessione di sostanze durante il fenomeno dell’autolisi cellulare
(Ribereau-Gayon,1998).
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


       In definitiva, tale lavoro, rappresenta un primo passo verso la
     futura selezione di ceppi autoctoni da impiegare come starter
     durante la produzione di vino spumante, che permetterà sia al
     territorio della Franciacorta che al territorio dell’Oltrepò Pavese di
     aumentare ancor di più la qualità dei rispettivi prodotti D.O.C.G.
     attraverso un legame indelebile con le caratteristiche proprie dei
     due territori.




94
Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante




Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante

5.1 Tracciabilità di Saccharomyces cerevisiae in prove di spu-
mantizzazione

   Sia il Franciacorta D.O.C.G. che l’Oltrepò Pavese D.O.C.G.
vengono preparati secondo il “metodo classico” che prevede
la rifermentazione in bottiglia per la presa di spuma. Al vino base,
precedentemente ottenuto dalla miscelazione di vini sotto la su-
pervisione dell’enologo viene aggiunta una miscela di zucche-
ro e di lieviti (liquer de tirage), con successiva fermentazione in        95

bottiglia che terminerà entro qualche settimana, determinando
all’interno di quest’ultima una sovrapressione di almeno 3 bar,
misurata a 20° C.
   Alla fase di rifermentazione segue la maturazione dello spu-
mante sulle proprie fecce che in conseguenza dei fenomeni
autolitici delle cellule di lievito, consentirà di ottenere le ca-
ratteristiche sensoriali al prodotto finito. La fase di maturazione
viene protratta per tempi notevolmente variabili, a seconda dei
disciplinari consorziali e dei criteri stabiliti dalle varie aziende: va
da un minimo di 15 mesi a un massino di 6 anni. Ed è proprio
durante questo arco di tempo che si verifica la morte cellulare
con l’autolisi delle cellule di lievito (Fig. 5.1), determinata dal-
la degradazione di biopolimeri intracellulari ad opera di enzimi
idrolitici, che portano alla formazione di prodotti a basso peso
molecolare.
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…




     Fig. 5.1 Cellule di lievito durante il processo di autolisi
96

        I tre fenomeni che caratterizzano l’autolisi dei lieviti in ambien-
     te acido sono:
     •	 proteolisi, che comporta la degradazione delle componenti
        cellulari interne, coinvolgendo maggiormente le componenti
        proteiche;
     •	 degradazione della parete cellulare, che determina il rilascio
        di polisaccaridi, oligosaccaridi e monosaccaridi parietali;
     •	 formazione di composti volatili quali gli acil-esteri a corta cate-
        na (C3-C4) e a media catena (C6-C12); sono il maggior grup-
        po di composti volatili prodotti nella fase dell’autolisi.
        Le sostanze che scaturiscono dal processo autolitico hanno un
     impatto importante su quello che sarà il prodotto finito. Si anno-
     verano sostanze del gruppo dei carboidrati, quali gluco-manna-
     ni, che impartiscono allo spumante un sapore morbido, roton-
     do, non aggressivo anche se è presente l’anidride carbonica;
     sostanze azotatequali peptidi ed amminoacidi, che danno allo
     spumante il classico “sapore di lievito”; fosfolipidi che impattano
     con la consistenza e persistenza della schiuma; acidi nucleici e
     soprattutto nucleotidi caratteristici per la loro elevata sapidità.
        Durante il processo di autolisi, quindi, si liberano nel vino, an-
     che frazioni di acidi nucleici.
Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante


   La possibilità di recuperare il DNA liberamente disperso nella
bottiglia di spumante può risultare molto interessante qualora la
presa di spuma venga condotta da uno specifico ceppo ricono-
scibile con un protocollo molecolare, da impiegarsi come ele-
mento “tracciante” al fine di garantire l’autenticità del prodot-
to finito. Infatti, poiché l’eliminazione del lievito viene effettuata
dopo la rifermentazione attraverso il dégorgement, che consiste
nell’eliminazione del deposito feccioso per sboccatura, è proba-
bile che il DNA fuoriuscito a seguito della lisi cellulare permanga
nel prodotto finito, o persista nelle poche cellule residue, in quan-
tità e qualità utili per l’applicazione di saggi molecolari.
   Per tali ragioni si è ritenuto interessante mettere a punto un pro-
tocollo di estrazione ed amplificazione del DNA blastomicetico
da vino spumante, per la sperimentazione di un saggio biomole-
colare che potrebbe permettere il controllo dell’autenticità del
prodotto D.O.C.G. lombardo.
   Al fine di raggiungere tale obiettivo sono state effettuate pro-
ve per valutare l’efficienza di recupero degli acidi nucleici dalla          97

matrice vino con diverse tecniche In seguito si è proceduto alla
a messa a punto di un protocollo in Real-Time PCR per la rive-
lazione di Saccharomyces cerevisiae sull’estratto acquoso del
prodotto.


5.2 Trattamento del campione per prove di estrazione del DNA

    Le prove hanno coinvolto 4 cantine situate nel territorio della
Franciacorta (C1, C2, C3 e C4, cfr. capitolo 4) e 3 cantine nel ter-
ritorio dell’Oltrepò Pavese (C6, C7 e C8, cfr. capitolo 4):
    Le bottiglie, provenienti sia dal territorio della Franciacorta che
dall’Oltrepò Pavese e ottenute a seguito delle prove di tiraggio
del 2010 condotto con impiego di starter commerciali, sono sta-
te sottoposte a filtrazione mediante impiego di membrane con
pori di diametro pari a 0,45 μm. Da ciascuna bottiglia sono stati
filtrati circa 120 ml, in triplice replica, ed il tutto è stato conservato
a -20°C.
    A partire dall’inoculo del pied de cuve (T0), le bottiglie sono
state analizzate a differenti tempi, a seconda della cantina trat-
tata; nella tabella di seguito (Tabella 5.1) sono riportati i tempi
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


     del monitoraggio espressi in giorni di maturazione, per ciascuna
     cantina oggetto della sperimentazione.




                                          FRANCIACORTA

           CANTINA                                        TEMPO

              C1            0 – 30 – 60 – 90 – 120 – 180 – 240 – 300 – 360 – 420 – 720

              C2            0 – 30 – 60 – 90 – 120 – 180 – 270 – 330 – 450 – 720

              C3            0 – 30 – 60 – 90 – 120 – 180 – 240 – 300 – 420 – 720

              C4            0 – 30 – 60 – 90 – 120 – 180 – 210 – 240 – 300 – 360 – 420 – 720


98                                       OLTREPO’ PAVESE

           CANTINA                                        TEMPO

              C6            0 – 30 – 60 – 90 – 120 – 180 – 270 – 330 – 360 – 420 – 720

              C7            0 – 30 – 60 – 90 – 120 – 180 – 240 – 300 – 360 – 420 – 720

              C8            0 – 30 – 60 – 90 – 120 – 180 – 240 – 300 – 360 – 420 – 480 – 720


     Tabella 5.1 Elenco cantine coinvolte nella sperimentazione e rispettivi tempi di filtrazio-
     ne delle bottiglie




     5.3 Protocolli di estrazione di DNA da vino spumante

         L’estrazione di DNA da vino spumante ha previsto l’impiego di
     4 differenti tecniche; al fine di valutare l’efficienza di estrazione di
     ciascun metodo, e passare quindi all’estrazione del DNA dei vini
     filtrati, per tutte le tipologie di protocollo è stata condotta una
     prova preliminare su vino a cui era stata aggiunta una quantità
     nota di DNA genomico di Saccharomyces cerevisiae.
     In particolare i protocolli investigati sono stati:
Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante


Applicazione del Kit Nucleospin (Jara, 2008):
•	 Trasferire 400 μl di campione in una eppendorf e miscelarli con
   un volume di etanolo 96% e un volume di buffer C4, in modo
   tale da creare le condizioni adeguate affinché il DNA sia in
   grado di legarsi alla membrana in silice, posta all’interno della
   colonnina;
•	 Miscelare per 30 s e trasferire 750 μl nella colonnina, che a sua
   volta è inserita all’interno di una eppendorf; centrifugare a
   11000 g per 1 min (centrifuga Hettich zentrigugen, mikro 200);
•	 Eliminare la fase liquida, depositatasi sul fondo della eppen-
   dorf;
•	 Effettuare le 3 fasi di lavaggio:
       •	 pipettare 400 μl di buffer CQW (cloridrato di guanidina,
          etanolo) nella colonnina di silice, centrifugare a 11000 g
          per 11 min (centrifuga Hettich zentrigugen, mikro 200) ed
          eliminare la fase liquida depositatasi sul fondo della ep-
          pendorf;
       •	 pipettare 700 μl di buffer C5 nella colonnina di silice, cen-   99

          trifugare a 11000 g per 1 min ed eliminare la fase liquida
          depositatasi sul fondo della eppendorf;
       •	 pipettare ulteriori 200 μl di buffer C5 nella colonnina di
          silice e centrifugare a 11000 g per 1 min.
•	 Posizionare la colonnina di silice in una nuova eppendorf e pi-
   pettare 100 μl di buffer di eluizione CE (5mM Tris/HCl, pH 8), pre-
   cedentemente riscaldato a 70°C. Incubare per 5 min a tempe-
   ratura ambiente e centrifugare a 11000 g per 1 min;
•	 Conservare il DNA a -20° C.

   In alcuni casi si è resa necessaria la quantificazione agli UV
del DNA estratto; la quantificazione è stata eseguita effettuan-
do la lettura a 260 nm dei campioni diluiti in acqua bi-distillata,
tenendo conto del fatto che un valore di assorbanza di 1,0 con
un cammino ottico di 1 cm, si hanno 50 μg/ml di DNA. Effettuan-
do, inoltre, la lettura ad una lunghezza d’onda di 280 nm (pic-
co d’assorbanza delle proteine, principale contaminante degli
estratti) ed effettuando il rapporto tra le rispettive assorbanze a
260 e 280 nm, si può ottenere una stima della purezza del DNA
ottenuto (in genere, in preparazioni pure tale valore si aggira
intorno all’1,8).
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


        L’elaborazione dei risultati è stata effettuata applicando la se-
      guente formula:



                                                                  50 μg
      Concentrazione DNA (μg/μl) = A260 nm *
                                                          50mgμl DNA utilizzati




      Trattamento con soluzione di Na-acetato (Savazzini, 2006):
      •	 Aggiungere 28 ml di Na-acetato 3M (pH 5,2) a 172 ml di cam-
         pione;
      •	 Aggiungere 60 ml di etanolo 96% e lasciare precipitare a -20°C
         per 15 giorni;
      •	 Centrifugare a 13000 g per 10 min (centrifuga Hettich Zentrifu-
         gen, rotina 380r) a temperatura ambiente;
100   •	 Eliminare il surnatante e risospendere il pellet in 750 μl di buffer
         CTAB (25mM di EDTA, 1M Tris-HCl, pH 8, 2M di NaCl e 3% p/v di
         CTAB); aggiungere al momento 0,2 % v/v di ß-mercaptoetano-
         lo e 1% p/v di polivinilpirrolidone;
      •	 Incubare a 65° C per 60 min;
      •	 Purificare con un isovolume di fenolo:cloroformio:alcol isoami-
         lico (25:24:1) e centrifugare a 13000 g per 5 min;
      •	 Trasferire la fase acquosa in una nuova eppendorf, aggiunge-
         re 0,6 volumi di isopropanolo e lasciare a -20°C o/n;
      •	 Recuperare il DNA mediante centrifugazione a 13000 g per 30
         min a 10°C;
      •	 Eliminare il surnatante e lavare il DNA con 1 ml di etanolo 70%,
         dopodiché centrifugare a 13000 g per 30 min;
      •	 Far asciugare l’etanolo sotto cappa e risospendere il DNA in 50
         μl di acqua mq sterile e filtrata;
      •	 Conservare il DNA a -20 °C.


      Filtrazione su membrana (Querol, 1992):
      •	 Filtrare l’intero contenuto della bottiglia in filtratori Sartorius (Mil-
         lipore, Bedford) mediante impiego di filtri a pori da 0,45 μm;
      •	 Posizionare il filtro in una provetta sterile a cui si aggiungono 3
Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante


   ml di soluzione A (sorbitolo 0,9 M e EDTA 0,1M) a cui si aggiun-
   gono al momento 3 μl di ß-mercaptoetanolo e 250 μg/ml di
   zimoliasi (USBiological, Massachusetts);
•	 Miscelare la soluzione così ottenuta e incubare o/n a 30°C, po-
   sizionando la provetta in modo tale che il filtro venga bagnato
   continuamente dalla soluzione;
•	 Aliquotare 500 μl di lisato in una eppendorf da 2 ml;
•	 Aggiungere 50 μl di 10% SDS p/v ed incubare a 65 °C per 30
   min;
•	 Aggiungere 200 μl di potassio acetato 5 M freddo, e lasciare
   l’eppendorf in ghiaccio per 30 min;
•	 Centrifugare a 14000 g per 5 min;
•	 Trasferire il surnatante in una nuova eppendorf e aggiungere
   un isovolume di isopropanolo, miscelare delicatamente e la-
   sciare 5 min a temperatura ambiente;
•	 Centrifugare a 14000 g per 10 min;
•	 Eliminare il surnatante e risospendere il pellet in 50 μl di TE (Tris-
   EDTA). Agitare e far riposare per 30 min;                                101

•	 Centrifugare a 14000 g per 10 min;
•	 Lavare il pellet con 1 ml di etano 70%;
•	 Centrifugare a 14000 g per 5 min e lasciare asciugare in stufa
   a 55° C per 15 min;
•	 Risospendere in 30 μl di acqua sterile e filtrata, conservare il
   DNA a -20° C.


Biglie magnetiche (dynabeads), impiegate in combinazione
con un’altra tecnica che prevedeva l’utilizzo di solventi organici per
l’estrazione del DNA.
   In particolare la prima fase prevedeva le seguenti operazioni:
•	 Portare 15 ml di vino a pH 7,0;
•	 Aggiungere un isovolume di isopropanolo e miscelare delica-
   tamente. Dopodiché lasciare precipitare a -20° C o/n;
•	 Centrifugare a 15000 g per 30 min (centrifuga Beckman, rotore
   JA 20) a 10° C. Eliminare il surnatante e risospendere il pellet in
   1 ml di TE (Tris 10 mM, EDTA 1mM);
•	 Lasciare solubilizzare per quattro ore;
•	 Addizionare 10 μl di proteinasi K 20 mg/ml (Sigma-Aldrich, Ger-
   many) a 500 μl di sospensione;
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


      •	 Incubare a 37° C per circa 1 ora e mezza;
      •	 Aggiungere 500 μl di fenolo (saturato con 10 mM di Tris-HCl, pH
         8,0, 1 mM EDTA) e centrifugare a 14000 g per 10 min;
      •	 Prelevare il surnatante e trasferirlo in eppendorf pulita. Addizio-
         nare 250 μl di fenolo più 250 μl di cloroformio/alcol isoamilico
         24:1 e centrifugare a 14000 g per 10 min;
      •	 Prelevare il surnatante e trasferirlo in eppendorf pulita. Addizio-
         nare 500 μl di cloroformio/alcol isoamilico 24:1 e centrifugare a
         14000 g per 10 min;
      •	 Prelevare il surnatante e trasferirlo in eppendorf pulita.

         La seconda fase prevede, invece, le seguenti operazioni:
      •	 Addizionare 200 μl di PK buffer (contenente proteinasi K in con-
         centrazione di 100 mg/ml) a 200 μl di campione;
      •	 Incubare a 60° C per 20 min;
      •	 Addizionare 600 μl di buffer litico e miscelare;
      •	 Aggiungere 40 μl di biglie magnetiche e 800 μl di isopropanolo
102      100%. Agitare a vortex per alcuni minuti;
      •	 Posizionare la eppendorf sul supporto magnetico per 5 min;
      •	 Una volta che le biglie hanno aderito alla parete della eppen-
         dorf, mentre è ancora sul magnete, eliminare il surnatante;
      •	 Effettuare la fase di lavaggio con 300 μl della prima soluzione
         di lavaggio e riposizionare la eppendorf sul supporto magneti-
         co, per 1 min;
      •	 Eliminare il surnatante ed effettuare un ulteriore fase di lavag-
         gio con 300 μl della seconda soluzione di lavaggio;
      •	 Eliminare il surnatante e far asciugare sotto cappa per circa
         10 min;
      •	 Addizionare 100 μl di buffer 1 di eluizione e incubare a 70°C per
         5 min;
      •	 Addizionare 100 μl di buffer 2 di eluizione e miscelare;
      •	 Posizionare la eppendorf sul supporto magnetico per 5 min;
      •	 Trasferire il surnatante in una nuova eppendorf e conservare a
         -20°C.
Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante


5.4 Messa a punto del protocollo per Real-Time PCR

   Tutti i campioni, sono stati sottoposti ad amplificazione in Real
Time-PCR. Per verificare che il DNA estratto, appartenesse alla
specie S. cerevisiae, sono stati costruiti appositamente primer sul-
la regione ITS (Internal Trascribed Spacers), permettendo così di
discriminare questa specie da altre. Per ogni campione è stata
messa a punto la seguente miscela (Tabella 5.2):


                         Concentrazione       Concentrazione          Volume (μl)
                            iniziale              finale
 SYBR GREEN                     2X                   1X                   10 μl
 (Applied
 Byosistem, Austin)
 VF1                          10 μM               0,25 μM                0,5 μl
 (Primm, Milano)                                                                    103
 VF3                          10 μM               0,25 μM                0,5 μl
 (Primm, Milano)
 DMSO (Dimetil-                                      3%                  0,6 μl
 solfossido)
 (Sigma, St. Louis)
 Acqua mq S.F.                   -                    -                  6,14 μl
 DNA                             -                    -                   2 μl
 VOLUME FINALE                                                            20 μl



Tabella 5.2 Composizione miscela per amplificazione in Real-Time



       PRIMER                     SEQUENZA                        TEMPERATURA
                                NUCLEOTIDICA                       DI MELTING
        VF1            5’ GGGCCCAGAGGTAACAAACAC 3’                    65,4 °C


        VF3             5’ CCAGTTACGAAAATTCTTGTTTTTG 3’               62,4 °C




Tabella 5.3 Composizione primer per amplificazione in Real-Time
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


      CICLO TERMICO (7300 Real Time PCR System):

      50 °C           per 2 min

      95 °C           per 2 min          DENATURAZIONE INIZIALE




                                                                        }
      95 °C           per 30 sec         DENATURAZIONE

      62 °C           per 30 sec         ANNEALING                          Per 40 cicli

      72 °C           per 30 sec         ESTENSIONE

      72 °C           per 1 min          ESTENSIONE FINALE


         Al termine della reazione di amplificazione è stato aggiunto un
      profilo termico per l’analisi della curva di dissociazione (o curva
      di Melting) al fine di valutare la specificità dei prodotti ottenuti.

104

      5.5 Risultati dell’estrazione di DNA da vino spumante con diffe-
      renti protocolli

         Il protocollo di estrazione del DNA mediante kit Nucleospin
      (protocollo 1), riportato in letteratura da Jara (2008), non ha for-
      nito risultati ripetibili. Solo in un occasione si è riusciti a riscontrare
      l’avvenuta estrazione del DNA, a seguito di amplificazione delle
      regioni ITS. I campioni impiegati per tale analisi, erano stati prece-
      dentemente arricchiti in DNA di Candida spp. e M. pulcherrima.
         Nelle restanti prove condotte su campioni di vino, in cui era sta-
      ta aggiunta una quantità nota di DNA di S. cerevisiae la quantifi-
      cazione agli UV del DNA estratto metteva in luce la bassa resa di
      estrazione di questo protocollo, per via del fatto che la quantità
      massima di vino che può essere caricato in colonnina in silice è
      di soli 2 ml.
         L’estrazione di DNA con sodio-acetato (protocollo 2), in ac-
      cordo con quanto riportato da Savazzini 2006, non ha portato a
      nessuna amplificazione. La causa di ciò è stata imputata al fatto
      che tale tecnica era focalizzata sulla ricerca di DNA libero nel
      vino che può essere degradato a causa del basso pH e/o di una
      residua attività enzimatica, tanto da essere inutilizzabile. Il DNA
Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante


potrebbe anche essere completamente assente poiché separa-
to dal vino nella fase del remuage. Alla luce di ciò questo tipo di
esperimento è stato abbandonato.
   L’impiego di un protocollo che sfruttasse la filtrazione del vino
per l’estrazione del DNA (protocollo 3), nasceva dall’idea che
alcune cellule di lievito potessero permanere integre, anche se
morte, a fine rifermentazione all’interno della bottiglia. Di con-
seguenza filtrando la bottiglia con apposite membrane e sotto-
ponendo quest’ultime a protocollo di estrazione, era possibile
ottenere DNA amplificabile. Le cellule dunque, eventualmente
trattenute nella membrana, venivano trattate secondo proto-
collo di estrazione di DNA da cellule di lievito, in accordo con
quanto descritto da Querol (1992)
   Anche in questo caso i risultati non si sono mostrati ripetibili; in-
fatti, alcune estrazioni mettevano in evidenza DNA amplificabile
come mostrato in figura 5.2, mentre altre estrazioni davano esito
negativo.
                                                                                            105


                  M         1 2 3 4                                M




Fig. 5.2 Gel di controllo di avvenuta amplificazione ITS degli estratti ottenuti mediante
estrazione con filtrazione
M = Marker Ladder 100 bp XL
1= controllo positivo di S. cerevisiae
2= amplificato ITS del DNA estratto mediante filtrazione nella bottiglia 1;
3= amplificato ITS del DNA estratto mediante filtrazione della bottiglia 2;
4=controllo negativo
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


          La scarsa ripetibilità del protocollo 3 è stata imputata alla va-
      riabilità del numero di cellule che possono essere presenti nelle
      bottiglie di vino, e dunque alle differenze che ogni cantina mani-
      festa nelle operazioni di remuage e degorgement; infatti, da pia-
      stramenti effettuati su diverse bottiglie, è emerso come alcune di
      queste presentassero ancora alcune cellule vitali.
          Anche nel caso del protocollo 4 che prevedeva l’impiego in
      combinazione di dynabeads e trattamento con solventi orga-
      nici per l’estrazione di DNA da vino, sono state condotte prove
      preliminari su campioni ai quali veniva aggiunta una quantità
      nota di DNA genomico di Saccharomyces cerevisiae.
          Inoltre, sono state effettuate diluizioni decimali dello stesso DNA
      in vino, al fine di valutarne il grado di sensibilità. Nello specifico si
      è arrivati alla diluizione 10-3.
          In particolare per estrarre il DNA da vino è stato sperimentato
      sia un protocollo che prevedeva l’uso di solventi organici, sia uno
      che prevedeva l’uso dei dynabeads (MagMAX Multi-Sample kit).
106   Il DNA estratto da entrambi i metodi è stato sottoposto ad ampli-
      ficazione delle regioni ITS e i risultati sono riportati nel gel di con-
      trollo mostrato qui di seguito (Figura 5.3)


             M      1     2     3    4      5    6     7     8    9    10 M




      Figura 5.3 Gel di controllo di avvenuta amplificazione ITS, mediante estrazione con
      solventi organici e dynabeads (Marker 1 Kb, Fermentas)
      1= Amplificato ITS del campione contenente la concentrazione tal quale del DNA vo-
      lutamente aggiunto ed estratto mediante impiego di dynabeads;
      2= amplificato ITS della diluzione 10-1 , estratto mediante impiego di dynabeads;
      3= amplificato ITS della diluzione 10-2 , estratto mediante impiego di dynabeads;
      4= amplificato ITS della diluzione 10-3 , estratto mediante impiego di dynabeads;
Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante

5= Amplificato ITS del campione contenente la concentrazione tal quale del DNA vo-
lutamente aggiunto ed estratto mediante impiego di solventi organici;
6= amplificato ITS della diluzione 10-1 , estratto mediante impiego di solventi organici;
7= amplificato ITS della diluzione 10-2 , estratto mediante impiego di solventi organici;
8= amplificato ITS della diluzione 10-3 , estratto mediante impiego di solventi organici;
9-10=controllo positivo di S. cerevisiae e controllo negativo;
M= Marker 1 Kb (Fermentas)


   L’amplificazione ha mostrato un segnale positivo per entrambi
i metodi di estrazione; in particolare, si è ottenuto un frammento
fino alla diluizione 10-1.
   In virtù di tali dati, il passo successivo è stato quello di combi-
nare le due tecniche al fine di ottenere un maggior recupero di
acido nucleico. In questo caso, il DNA estratto è stato sottoposto
ad amplificazione delle regioni ITS ed il controllo dell’avvenuta
amplificazione è riportato nel gel che segue (Figura 5.4).


                 M       1      2      3     4      5     6      M
                                                                                            107




Fig. 5.4 Gel di controllo di avvenuta amplificazione ITS, mediante estrazione combinata
“solventi organici più dynabeads”
1=Amplificato ITS del campione contenente la concentrazione tal quale del DNA volu-
tamente aggiunto ed estratto mediante combinazione delle due tecniche;
2= amplificato ITS della diluzione 10-1 , estratto mediante combinazione delle due tecni-
che;
3= amplificato ITS della diluzione 10-2 , estratto mediante combinazione delle due tec-
niche;
4= amplificato ITS della diluzione 10-3 , estratto mediante combinazione delle due tec-
niche;
5= controllo positivo di S. cerevisiae;
6= controllo negativo;
M= Marker 1 Kb (Fermentas).
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


         I risultati mostrano che la combinazione delle due tecniche ha
      permesso di estrarre una quantità superiore di DNA, rispetto a
      quando le due tecniche erano state impiegate separatamente.
      Infatti è stato possibile ottenere amplificazione del campione sot-
      toposto a diluzione pari a 10-3.
         Tutte le prove sono state ripetute 2 volte al fine di determinare
      le ripetibilità dei metodi ed i risultati ottenuti sono mostrati in ta-
      bella 5.3.


             TECNICA               MASSIMA                PRIMA         SECONDA
                                   DILUIZIONE            REPLICA         REPLICA
                                    ESTRATTA
            Dynabeads                  10-1                +                 -

         Solventi organici             10-1                +                +

       Solventi organici più           10-3                +                +
108        Dynabeads


      Tabella 5.3 Esiti delle prove condotte in doppio




      5.5 Risultati di amplificazione del DNA di lievito in Real Time PCR

         Una volta ottenuto un risultato positivo in PCR qualitativa, si è
      proceduto con l’amplificazione in Real-Time PCR per meglio de-
      terminare la concentrazione di DNA amplificabile estratto impie-
      gando le biglie magnetiche. Infatti, la sensibilità della Real-Time
      PCR è superiore rispetto alla PCR qualitativa, il cui limite è stimato
      in 1000 copie di DNA target. La prova è stata allestita diluendo il
      DNA, aggiunto nel vino, fino alla 10-10 .
         Inizialmente sono stati impiegati i primer citati nel lavoro di Zott
      (2010), denominati SC1/SC2, disegnati sulle regioni ITS e specifi-
      ci per il genere Saccharomyces. Oltre ad un controllo negativo
      base, nella messa a punto della reazione di amplificazione è sta-
      to inserito anche un controllo negativo di Dekkera bruxellensis, al
      fine di valutare l’effettiva specificità dei primer.
         I risultati, riportati nella figura 5.5, mostrano che l’amplificazione
Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante


avviene fino alla diluizione 10-10, diluizione in cui il quantitativo di
DNA risulta essere troppo basso per essere rilevato anche in Real-
Time PCR. Inoltre viene evidenziato un segnale positivo nel caso
della Dekkera.




                                                                                109




Fig. 5.5 Report della Real-time PCR messa a punto con i primer SC1 e SC2




Disegno dei primer
   A seguito dei risultati illustrati nel precedente paragrafo, i pri-
mer impiegati per la realizzazione dell’amplificazione, sono stati
sottoposti a gradiente termico, con temperature di annealing
comprese tra 45,2 e 65°C, al fine di valutare l’eventuale forma-
zione di dimeri, che potevano fornire dei falsi-positivi durante l’a-
nalisi, in quanto competono con il templato target diminuendo
in questo modo l’efficienza della PCR. I dimeri si formano nel
caso in cui i primer presentino sequenze complementari tra loro
oppure sequenze ripetute invertite.
   Il risultato emerso è illustrato nel gel riportato di seguito (Figura 5.6)
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…



       M   2   3   4   5   6   7   8   9 10 11 12   13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 M




      Fig. 5.6 Gel di controllo del gradiente termico effettuato sui primer SC1 e SC2
      M= Marker Ladder 100bp XL
      2-12= campioni con T° di annealing da 45,2 a 65 °C
      13-16= controlli negativi
      17-27= campioni di DNA estratti mediante combinazione “solventi organici più dyna-
      beads”, dalla concentrazione tal quale alla diluizione 10-10
110

           I primer SC1 e SC2 formano effettivamente dimeri che dan-
      no dei falsi-positivi in sede di amplificazione in Real-Time PCR, ed
      inoltre danno un segnale positivo anche per ciò che riguarda la
      D.bruxellensis.
           Ragion per cui, sono stati disegnati primer specifici sulla regio-
      ne ITS, che fossero in grado di amplificare solo per il genere Sac-
      charomyces, denominati VF1 e VF3. Con questi nuovi primer è
      stata ripetuta la reazione di amplificazione, con le stesse condi-
      zioni riportate in precedenza.
           Oltre ad un controllo negativo base, nella messa a punto del-
      la reazione di amplificazione sono stati inseriti controlli negativi
      di Dekkera bruxellensis, Pichia pastoris, Zygosaccharomyces bai-
      lii, Torulaspora delbrueckii, Kluyveromyces lactis e Schizosaccha-
      romyces pombe al fine di valutare l’effettiva specificità dei primers.
           I risultati, di seguito illustrati (Fig. 5.7 e 5.8) mostrano come l’am-
      plificazione si fermi alla diluizione 10-8 e come le specie diverse
      dal genere Saccharomyces risultino negative. Inoltre anche nel
      campione negativo non si osserva amplificazione.
Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante




Fig. 5.7 Report della Real-Time PCR messa a punto con i primer VF1 e VFt3
1-8= diluizioni decimali del DNA di S.cerevisiae in campioni di vino;                        111
d= controllo negativo di Dekkera bruxellensis.




Fig. 5.8 Report inerente l’amplificazione Real-time condotta al fine di valutare la speci-
ficità dei primers VF1 e VF3
F1=Torulaspora delbrueckii 	       F2= Kluyveromyces lactis
F3= Zygosaccharomyces bailii 	 F4= Schizosaccharomyces pombe
F5= Pichia Pastoris 		             F6= Saccharomyces cerevisiae
F7= Controllo negativo
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


      Ripetibilità ed accuratezza della tecnica
          La prova che ha fornito i migliori risultati è stata ripetuta più
      volte al fine di verificare la ripetibilità della tecnica di estrazione.
      I risultati si sono mostrati sempre identici sia per ciò che riguarda
      la diluizione di DNA minima amplificata, sia per ciò che riguar-
      da l’assenza di segnale per le specie diverse dal genere Sac-
      charomyces, a testimonianza della specificità dei primer verso
      quest’ultimo.
          Inoltre, siccome per l’amplificazione in Real-Time PCR è stato
      impiegato come intercalante di base il SYBR-GREEN, che però
      non permette di distinguere prodotti di amplificazione specifici
      dai prodotti aspecifici, al termine della reazione di amplificazio-
      ne è stato aggiunto un profilo termico per l’analisi della curva di
      dissociazione (o curva di Melting) per valutare la qualità e speci-
      ficità dei prodotti ottenuti.
          Qui di seguito, è riportato a titolo d’esempio un report (Figura
      5.9) ottenuto da una reazione in Real-Time PCR, in cui l’analisi
112   della temperatura di melting, rispecchia effettivamente quella
      ottenuta da campioni, in cui veniva aggiunto volontariamente
      il DNA di S. cerevisiae, il cui picco della curva di dissociazione è
      pari a 71.7 ± 0.3 °C.




      Fig. 5.9 Report di una reazione di Real-Time PCR in cui compare l’analisi della T° di
      Melting
Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante




Fig. 5.10 Esempio di curva di dissociazione del DNA




Monitoraggio del DNA durante l’affinamento di vino spumante
                                                                          113

   Una volta definita la ripetibilità della tecnica, si è passati alle
prove sui campioni filtrati dalle bottiglie, provenienti dal territorio
della Franciacorta e dell’Oltrepò Pavese, appartenenti alle pro-
ve di tiraggio del2010, che era stato condotto con starter com-
merciali propri delle cantine oggetto della sperimentazione. Del-
le 7 cantine partecipanti in ambedue i territori, sono state scelte
due cantine per territorio e su queste si è monitorata la presenza
di DNA durante l’affinamento del vino spumante. Inoltre nel caso
di ogni cantina è stata condotta una prova conclusiva su botti-
glie commerciali pronte al consumo.
   In particolare per la Franciacorta sono state scelte la canti-
na C1 e C3 Agricola Mirabella, mentre per il territorio dell’Oltre-
pò Pavese sono state scelte la C6 e C7. Tutte le amplificazioni in
Real-Time PCR sono state condotte in triplice replica per ciascun
campione e i risultati sono riportati nella tabella che segue (Ta-
bella 5.4)
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…




                                                    CANTINA
         TEMPO               C3               C1               C6               C7
            120             +++              +++              +++              +++
            180             +++              +++              +++              +++
            240             +++              +++              +++              +++
            300             +++              +++              +++              +++
            420             -++              ++-                               +++

            480                                               +++

            720              ---              ---              ---              ---
         BOTTIGLIE           ---              ---              ---              ---
       COMMERCIALI

114   Tabella 5.4 Risultati del monitoraggio del DNA durante l’affinamento dello spumante e
      su bottiglie commerciali in 4 differenti cantine




         Anche in questo caso per ogni tempo del monitoraggio, l’am-
      plificazione è stata ripetuta due volte al fine di confermare i ri-
      sultati ottenuti. Qui di seguito sono mostrati due esempi di am-
      plificazione in Real-Time PCR condotte su campioni filtrati della
      cantina C1 del territorio della Franciacorta al tempo 240, e della
      cantina C6 del territorio dell’Oltrepò Pavese al tempo 300 (Figura
      5.11 e 5.12).
Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante




                                                                                           115

Fig. 5.11 Esempio di amplificazione in Real-time della cantina Mirabella al tempo 240




Fig. 5.12 Esempio di amplificazione in Real-time della cantina Cà del Bosco al tempo 300
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


      5.6 Discussione e conclusioni

         Pochi lavori in letteratura si sono focalizzati sulla possibilità di
      estrarre DNA da vino; uno tra questi è quello svolto in Portogallo
      (Faria, 2002) in cui il protocollo messo a punto per l’estrazione
      consisteva nella concentrazione del mosto mediante centrifuga-
      zione (o, nel caso delle foglie di vite, rottura delle strutture vege-
      tali con un pestello sterile) ed estrazione mediante CTAB (cetil
      trimetilammonio bromide), ß-mercaptoetanolo e differenti pas-
      saggi di purificazione. La sperimentazione otteneva ottimi risultati
      dopo un’amplificazione RAPD, tenuto conto che si partiva da un
      substrato molto ricco di microrganismi in quanto favorevole alla
      loro crescita. Questo tipo di protocollo è stato in seguito succes-
      sivamente migliorato dagli stessi ricercatori con risultati migliori
      rispetto alla prima sperimentazione (Faria, 2002).
         Un altro lavoro condotto a Trento (Savazzini, 2006) ha compa-
      rato 3 metodi di estrazione del DNA da vino finito: questi metodi
116   si distinguevano tra di loro per il processo iniziale di precipitazione
      del DNA. La precipitazione era condotta o con NaCl 5M, o con
      isopropanolo o con Na-acetato; dopo la precipitazione il metodo
      diveniva univoco, in quanto il DNA veniva estratto mediante im-
      piego di buffer CTAB, con incluso ß-mercaptoetanolo e polivinilpir-
      rolidone. Gli estratti venivano, infine, sottoposti ad amplificazione
      in PCR-Real time; i risultati migliori sono stati ottenuti sfruttando il
      protocollo che prevedeva la precipitazione con Na-acetato. Sul-
      la base di tali risultati, questo metodo è stato inizialmente applica-
      to per estrarre il DNA da vino spumante; i risultati però sono stati
      negativi a causa della probabile ridotta quantità di DNA estraibile.
         Tuttavia in un recente lavoro (Jara, 2008) sono stati confron-
      tati diversi metodi per l’estrazione del DNA, condotto su batteri
      acetici del vino. In particolare, i metodi impiegati furono 4: me-
      todo Wizard, metodo con buffer CTAB, metodo di estrazione con
      kit Nucleospin e metodo di estrazione tramite kit Mo-Bio. I risul-
      tati mostravano come il metodo più efficiente di estrazione fos-
      se quello tramite Nucleospin. Per tale ragione questo kit è stato
      impiegato nell’estrazione di DNA da vino spumante, ma anche
      in questo caso con scarsi risultati, probabilmente dovuto al fatto
      che le colonnine impiegate presentavano una ridotta portata (2
      ml) e quindi il recupero di DNA era estremamente ridotto.
Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante


    A seguito di piastramenti dei vini in bottiglia sottoposti ad ana-
lisi, e successive osservazioni al microscopio, è stata evidenziata
la presenza di cellule in sospensione, nonostante le operazioni
di remuage e sboccatura. Tale risultato è stato, quindi, sfruttato
per la messa a punto di un protocollo di estrazione di DNA che
prevedesse la preliminare separazione di tali cellule dalla fase li-
quida. Tale protocollo era improntato sulla separazione delle cel-
lule per filtrazione su membrana e quest’ultima veniva, in segui-
to, sottoposta ad estrazione secondo quanto riportato da Querol
(1993). I risultati in questo caso non si sono mostrati ripetibili; ciò è
dovuto al fatto che le bottiglie a volte presentavano cellule in so-
spensione, mentre a volte non le presentavano. Questo è proba-
bilmente dovuto alle differenti pratiche di cantina, in particolare
l’operazione di sboccatura.
    L’ultima tecnica impiegata per l’estrazione del DNA ha pre-
visto l’impiego delle biglie magnetiche (dynabeads) che asso-
ciate ad un estrazione condotta con solventi organici potevano
migliorare la resa di estrazione del DNA da vino. I campioni di             117

vino sono stati dapprima sottoposti a precipitazione con isopro-
panolo, trattati con proteinasi K al fine di degradare polisaccaridi
e proteine che potevano inibire la reazione di PCR (Nakamura,
2007), purificati con solventi organici quali fenolo, cloroformio
ed alcol isoamilico ed infine trattati con le biglie magnetiche.
Non sono riportati in letteratura studi inerenti l’impiego di dyna-
beads per l’estrazione del DNA da vino, ma spesso queste biglie
magnetiche sono state sfruttate per altri prodotti alimentari. Un
esempio è lo studio condotto a Fano (Amagliani, 2005) in cui le
biglie magnetiche sono state sfruttate al fine di estrarre DNA di
Listeria monocytogenes da latte; i risultati mostrano che il meto-
do si è rivelato estremamente sensibile e specifico, permettendo
di eliminare possibili componenti che avrebbero interferito con il
lavoro della Taq polimerasi, durante la reazione di amplificazione
del DNA precedentemente estratto.
    Un altro studio è stato condotto in Spagna (Cepeda, 2000) in
cui le dynabeads sono state, in questo caso, impiegate per l’e-
strazione del DNA da Flavobacterium psychrophilum, che risulta
essere un batterio patogeno contaminante per lo più i prodotti
ittici. Impiegando le biglie magnetiche, sul prodotto preceden-
temente omogeneizzato, si sono ottenuti risultati ottimi avvalorati
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


      dal fatto che l’identificazione di questo batterio diveniva estre-
      mamente rapida.
          In virtù dei risultati riportati in letteratura, in questo lavoro sono
      state impiegate le biglie magnetiche associate ad un protocollo
      di estrazione che prevedeva l’impiego di solventi organici. Per
      prima cosa, sono state effettuate delle prove su campioni di vino
      in cui veniva aggiunto DNA a quantità nota, al fine di valutare la
      sensibilità del metodo; in principio per valutare l’amplificazione
      del DNA estratto, sono stati impiegati i primer descritti nel lavoro
      di Zott (2010), disegnati sulla regione ITS e specifici per il genere
      Saccharomyces. A seguito però di prove condotte in Real-time
      PCR, i primer producevano risultati falsi-positivi dovuti sia alla for-
      mazione di dimeri sia all’amplificazione non specifica; infatti, essi
      fornivano un risultato positivo qualora alla reazione di amplifica-
      zione venisse aggiunto DNA di specie diverse da Saccharomyces
      (ad esempio D. bruxellensis). In virtù di tali risultati, sono stati dise-
      gnati primer sulla regione ITS, denominati VF1 e VF3, con i quali
118   sono stati eliminati i sopracitati problemi. Il passaggio successivo
      è stato quello di applicare la tecnica di estrazione ai campioni
      di vino filtrati, provenienti sia dal territorio della Franciacorta che
      dall’Oltrepò Pavese a seguito del tirage 2010. In particolare, è
      stato monitorato il periodo di affinamento del vino spumante a
      diversi tempi; sono state prese in considerazione due cantine per
      ciascun territorio, sulle quali il monitoraggio è stato condotto a
      partire dal tempo 120 fino ad arrivare al tempo 720. Inoltre sono
      state condotte, infine, prove atte a valutare per ciascuna can-
      tina il recupero di DNA da bottiglie di spumante in commercio
      pronte al consumo.
          I risultati mostrano come l’estrazione del DNA avvenga corret-
      tamente, in tutte le cantine trattate, fino al tempo 420; al con-
      trario, i risultati si mostrano negativi quando le analisi venivano
      condotte su bottiglie a 24 mesi di affinamento. Anche per ciò
      che riguarda le bottiglie in commercio non è stato in nessun caso
      possibile ottenere DNA amplificabile.
          Tenendo presente che in genere il tempo di maturazione del
      vino sulle proprie fecce è minimo pari a 15 - 18 mesi a seconda
      del disciplinare di produzione, è possibile che fino a tale termine
      il DNA possa essere estratto e correttamente amplificato, mentre
      a seguito di operazione di sboccatura esso possa essere perso o
Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante


nel caso delle bottiglie poste in commercio talmente degradato
da essere impossibile da recuperare ed amplificare.
   In conclusione i risultati ottenuti da tale lavoro mostrano come
il monitoraggio del DNA durante l’affinamento di vino spumante,
avvenga correttamente fino a 16/18 mesi di maturazione in tutte
le cantine oggetto della sperimentazione; ragion per cui questo
lavoro rappresenta un primo passo verso la definizione di saggio
biomolecolare che potrebbe rappresentare un nuovo strumento
per la valorizzazione della tipicità e permettere ai produttori di
tutelare la qualità del loro prodotto.




                                                                      119
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…




      Capitolo 6. Considerazioni finali

         Come già precedentemente affermato gli obiettivi perseguiti
      in questo progetto sono stati di ordine ecologico, enologico e
      biotecnologico.
         Per quanto riguarda il primo e cioè lo studio e la salvaguar-
      dia della biodiversità dei lieviti presenti nei territori di Francia-
      corta ed Oltrepò Pavese, è possibile affermare come sia sta-
      to pienamente raggiunto con l’allestimento di una collezione
      ed identificazione di 493 isolati, conservati presso i laboratori
120   dell’Università degli Studi di Milano. La grande variabilità blasto-
      micetica presente tuttora negli areali indagati è testimoniata
      dall’isolamento di 35 differenti specie, alcune delle quali dotate
      di potere fermentativo sebbene non attribuite al gruppo Sac-
      charomyces. Questi ceppi risultano assai interessanti tenendo
      conto di quanto sta accadendo in altri Paesi viti-vinicoli dove la
      ricerca si indirizza verso lo sviluppo di starter costituiti da specie
      non-Saccharomyces, da impiegare per inoculi scalari, in grado
      di produrre mosti con composti aromatici diversi e/o a maggior
      contenuto di glicerolo. La disponibilità di queste risorse naturali
      apre una nuova strada anche agli enologi lombardi per l’otte-
      nimento di prodotti differenti, disegnati sul gusto del consuma-
      tore target e tuttavia legati con il territorio d’appartenenza. La
      ricognizione e la conservazione della biodiversità dei lieviti vinari
      sono la base sia per l’ottenimento di colture starter in grado di
      sviluppare pienamente le potenzialità aromatiche del vitigno,
      sia per il mantenimento del patrimonio biologico necessario
      alla preservazione delle caratteristiche genetiche. Infine ancora
      nell’ambito ecologico, sorprendente e per la prima volta de-
      scritto, è stato il ritrovamento di S. cerevisiae nell’aria raccolta
      in mezzo ai vigneti; tali ceppi non hanno tuttavia manifestato
      caratteri enologici positivi.
Capitolo 6. Considerazioni finali


    Il secondo obiettivo e cioè l’isolamento e la selezione di sacca-
romiceti “autoctoni” che presentassero caratteri tecnologici e di
qualità è stato quello che ha destato maggior preoccupazione
e, nel contempo, grande soddisfazione nei ricercatori. Il tema
delle fermentazioni spontanee e dello sfruttamento della natura-
le contaminazione dovuta all’ambiente di coltivazione e trasfor-
mazione sono tuttora attuali in tutto il comparto alimentare. Tale
tendenza si fonda su considerazioni di carattere scientifico e tec-
nico che determinano un notevole impatto da un punto di vista
commerciale, visto l’enorme valenza che le tematiche legate al
terroir hanno nella produzione enologica.
    La maggior parte delle colture di Saccharomyces attualmente
in uso nel nostro Paese derivano infatti da selezione clonale o da
miglioramento genetico di ceppi provenienti dall’estero, in am-
bienti viti-vinicoli distanti e differenti; ciò nondimeno l’impiego di
tali starter selezionati ha reso possibile la gestione controllata del
processo fermentativo assicurando la riproducibilità della trasfor-
mazione vinaria. Tuttavia i ceppi commerciali a disposizione non         121

sono così numerosi come sembrano poiché spesso sul mercato
si trovano i medesimi cloni chiamati con sigle o nomi diversi a
seconda delle aziende produttrici di starter; questo fenomeno
già evidenziato in alcuni lavori è stato confermato anche dai
risultati ottenuti in questo progetto. La conseguenza evidente di
questa pratica è l’omologazione dei caratteri sensoriali derivanti
dal processo fermentativo, anche in vini di qualità, spesso a di-
scapito dell’originalità di aromi che gli stessi prodotti potrebbero
esprimere usando in fermentazione lieviti “autoctoni”.
    Che cosa significa lievito “autoctono” è ancora oggetto di
ampio dibattito tra i tecnici e i ricercatori; è una determinazio-
ne oggettivamente legata allo spazio, in quanto si ipotizza che il
ceppo sia originario di un luogo delimitato, e al tempo, in quanto
il ceppo debba persistere nel luogo da o per un certo periodo.
Ma dove si pone il confine per discriminare l’appartenenza di un
ceppo ad un territorio? E quanto tempo è necessario affinché si
possa affermare che quel microrganismo appartenga e sia con-
siderata espressione di quella area geografica?
    La seguente definizione, proposta dall’amico e collega prof.
Giovanni Antonio Farris, trova attualmente il maggior consenso
nella comunità scientifica: “trattasi di un ceppo selvaggio (non
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


      commerciale) isolato in una cantina specifica (nicchia ecologi-
      ca), nella quale è dominante, persistente nell’arco di una ven-
      demmia, e ricorrente per più annate. Tale ceppo, utilizzato nella
      stessa cantina di isolamento è in grado di conferire al vino ca-
      ratteristiche peculiari rispondenti alla tipologia del prodotto pro-
      grammato”. Una forma microbica che possa influenzare effet-
      tivamente le caratteristiche di un vino deve essere in grado di
      guidare, anche in associazione, la fermentazione. Dato che “la
      cantina è la nicchia ecologica ove si attua la selezione, questa
      (l’enologo) deve procedere favorendo il ceppo più adatto allo
      stile o alla tecnologia impiegata; il ceppo più adatto è verosimil-
      mente destinato a diventare quello numericamente più rappre-
      sentato, tanto da divenire dominante e, se non avvengono cam-
      biamenti drastici nello stile o nella tecnologia, anche persistente
      durante diverse fasi della fermentazione in uno stesso tino o in
      processi fermentativi in tini diversi”. Infine il termine “ricorrente” si
      riferisce alla possibilità di isolare il medesimo ceppo autoctono in-
122   dividuato nel corso di annate diverse (consecutive ma non solo).
          La possibilità di isolare, selezionare, collezionare e impiegare
      ceppi autoctoni con vocazione enologica può risultare un’at-
      tività strategica per l’impresa poiché suggella l’evidenza del le-
      game tra territorio, ambiente di produzione, prodotto finito. Tale
      attività sperimentale è fondamentale anche per i produttori di
      starter poiché costituisce la base di partenza per il miglioramento
      genetico e la formulazione di nuovi prodotti. D’altro canto occor-
      re ricordare come le contaminazioni con le colture commerciali
      già impiegate sono frequenti e incontrollabili poiché gli starter
      selezionati sono da molto tempo impiegati e diffusi sul territorio
      viticolo e nell’ambiente di trasformazione.
          Dunque la necessità di disporre di tecniche analitiche in grado
      di discriminare a livello di ceppo diventa necessaria e inderoga-
      bile per qualsiasi indagine o iniziativa che abbia come fine il rico-
      noscimento e la tutela delle forme autoctone. Un risultato molto
      positivo del progetto è stata la messa a punto e la validazione di
      un protocollo di tipizzazione molecolare, fondato sui polimorfismi
      ottenuti dall’amplificazione delle regioni interdelta in S. cerevi-
      siae con separazione degli ampliconi per elettroforesi capillare,
      in grado di riconoscere il singolo ceppo in maniera accurata.
      A tutela degli interessi dei singoli produttori di vino ma anche a
Capitolo 6. Considerazioni finali


vantaggio dei fabbricanti di starter si può ragionevolmente so-
stenere la realizzazione di una “carta d’identità” di ceppo imple-
mentando un sistema di certificazione, basato su tale protocollo
analitico.
   Un successivo obiettivo pienamente raggiunto grazie alla fat-
tiva collaborazione di otto cantine, è stato quello di selezionare
e saggiare due ceppi “autoctoni” da entrambi i territori (Fran-
ciacorta e Oltrepò Pavese) capaci di sostenere e dominare una
rifermentazione in bottiglia, secondo quanto previsto dalla nor-
mativa e dai disciplinari di produzione. Le prove sperimentali di
tiraggio hanno confermato le caratteristiche tecnologiche dei
ceppi (potere fermentativo, capacità di raggiungere 6 atm di
pressione, bassa produzione di acetico, assenza di difettosità) ed
inoltre le valutazioni sensoriali, eseguite fino a 18 mesi di affina-
mento, hanno evidenziato profili aromatici differenti, talora mi-
gliorativi rispetto allo starter usualmente impiegato.
   Per quanto riguarda il terzo obiettivo e cioè quello di defini-
re protocolli di estrazione ed amplificazione del DNA fungino             123

da spumante “metodo classico” per il riconoscimento del cep-
po utilizzato in rifermentazione, si attesta che è stato raggiunto
parzialmente. L’ipotesi di partenza era quella di utilizzare il DNA
di origine microbica residuo nel vino come elemento traccian-
te per l’accertamento dell’autenticità del prodotto (un vero e
proprio “messaggio nella bottiglia”). Questa evenienza avreb-
be potuto configurarsi come una potente verifica sperimentale
dei sistemi di tracciabilità, sistemi di controllo formale cui tuttora
mancano elementi oggettivi come il risultato analitico. La possi-
bilità di estrarre DNA di lievito amplificabile dalle bottiglie è stata
ottenuta, tuttavia i processi degradativi in atto durante l’affina-
mento dovuti alla elevata acidità del mezzo ed alle residue at-
tività endonucleasiche, nonché l’impiego delle sostanze utili per
la fase di remuage, hanno compromesso il recupero di un acido
nucleico integro, anche in poche copie, indispensabile per il ri-
conoscimento a livello di ceppo. Invece, seppur frammentato, il
DNA residuo si è dimostrato sufficiente per il riconoscimento della
specie.
   L’esperienza maturata in questo progetto è stata notevole
sia da un punto di vista professionale che umano, riuscendo
a coinvolgere e ad avvicinare molte persone che nei diversi
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…


      ambiti si occupano di temi legati all’enologia in Lombardia.
      I “frutti” della ricerca non sono stati ancora tutti colti: sono
      tuttora in preparazione pubblicazioni scientifiche e tecniche
      che descrivono più in dettaglio e con differenti livelli di
      approfondimento i risultati ottenuti; sono disponibili strumenti e
      materiali per il miglioramento dei prodotti; sono stati creati con-
      tatti ed interazioni che possono in futuro formare una rete più
      stretta di competenze e collaborazioni.




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                                                                                       133
Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico…




      Ringraziamenti

        Il lavoro è stato lungo, difficile ma proficuo, molte persone sono
      state coinvolte e dunque per prima cosa ci sentiamo in dove-
      re di ringraziare i tecnici, gli enologi, gli studenti e i docenti che
      con noi hanno partecipato con disponibilità, condiviso gli sforzi e
      contribuito con passione a diversi livelli al successo del progetto.

        Per Regione Lombardia:
        Rossana Tonesi
134

        Sul territorio della Franciacorta:
        Monica Faccincani
        Michele Ferrari
        Silvia Filisetti
        Guido Gandossi
        Luca Rossi
        Alessandro Schiavi
        Silvia Uberti
        Raffaello Vezzoli
        Giuseppe Vezzoli

        Sul territorio dell’Oltrepò Pavese:
        Giacomo Barbero
        Alice Colombo
        Alessandra Leoni
        Carlo Alberto Panont
        Andrea Rossi
        Daniele Zangelmi

        All’Università di Milano:
        Andrea Barbieri
Ringraziamenti


  Fabrizio Cadei
  Osvaldo Failla
  Simone Fiori
  Angelo Moretti
  Federico Predavini
  Mara Rossoni
  Federica Valdetara

  Ringraziamo le aziende che ci hanno permesso di effettuare il
campionamento nei loro ambienti (vigneti e cantine) e, in parti-
colare, talune di loro che hanno realizzato le prove di spumantiz-
zazione. Senza la loro preziosa collaborazione alcuni obiettivi del
progetto non si sarebbero potuti raggiungere.

  Per il Consorzio per la Tutela del Franciacorta
  Società Agricola Bellavista
  Società Agricola Ca’ del Bosco
  Azienda Agricola Ferghettina                                          135

  Società Agricola Majolini
  Società Agricola Mirabella
  Villa Crespia Fratelli Muratori
  Società Agricola Uberti
  Azienda Agricola Vezzoli

  Per il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese
  Azienda Agricola Anteo
  Azienda Agricola Caseo
  Azienda Agricola Conte Giorgi di Vistarino
  Azienda Agricola Isimbarda
  Società Agricola Quaquarini
  Azienda Agricola Podere San Giorgio
  Azienda Agricola Tenuta il Bosco
  Azienda Agricola Tenuta Mazzolino
  Azienda Agricola Travaglino
  Azienda Agricola Verdi


                   Il responsabile scientifico e i suoi collaboratori
Finito di stampare nel mese di novembre 2012
     presso Arti Grafiche Editoriali srl, Urbino
Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura
  www.agricoltura.regione.lombardia.it

VALORIZZAZIONE DELLE D.O.C.G.

  • 1.
    Department of FoodEnvironmental Consorzio per la tutela Consorzio Tutela Vini and Nutritional Sciences del Franciacorta Oltrepò Pavese www.regione.lombardia.it VALORIZZAZIONE DELLE D.O.C.G. FRANCIACORTA ED OLTREPÒ PAVESE METODO CLASSICO MEDIANTE IMPIEGO DI LIEVITI AUTOCTONI PER IL MIGLIORAMENTO DELLE PRODUZIONI E COME MARCATORI DI TIPICITÀ Quaderni della Ricerca n. 148 - novembre 2012
  • 2.
    Sperimentazione condotta nell’ambitodel progetto di ricerca n. 1315 “Valorizzazione delle D.O.C.G. Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico mediante impiego di lieviti autoctoni per il miglioramento delle produzioni e come marcatori di tipicità” (d.g.r. 30/3/2009 n. VIII/9182 - Piano per la ricerca e lo sviluppo 2009). Hanno realizzato le attività sperimentali: Università degli Studi di Milano Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente via Celoria, 2 - 20133 Milano referente: prof. Roberto Foschino, roberto.foschino@unimi.it Consorzio per Tutela del Franciacorta Via Verdi, 53 - 25030 Erbusco (BS) referente: dr.ssa Monica Faccincani, ufficio.tecnico@franciacorta.net Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese piazza Vittorio Veneto, 24 - 27043 Broni (PV) referente: dr.ssa Alice Colombo, ufficio.tecnico@vinoltrepo.it Per Informazioni: Regione Lombardia - Direzione Generale Agricoltura U.O. Innovazione, cooperazione e valorizzazione delle produzioni Struttura Ricerca, innovazione tecnologica e servizi alle imprese Piazza Città di Lombardia 1 - 20124 Milano tel: +39.02.6765.3790 fax: +39.02.6765.8056 e-mail: agri_ricerca@regione.lombardia.it referente: Rossana Tonesi - tel: +39.02.6765.3737 e-mail: rossana_tonesi@regione.lombardia.it © Copyright Regione Lombardia
  • 4.
    Department of FoodEnvironmental Consorzio per la tutela Consorzio Tutela Vini and Nutritional Sciences del Franciacorta Oltrepò Pavese VALORIZZAZIONE DELLE D.O.C.G. FRANCIACORTA ED OLTREPÒ PAVESE METODO CLASSICO MEDIANTE IMPIEGO DI LIEVITI AUTOCTONI PER IL MIGLIORAMENTO DELLE PRODUZIONI E COME MARCATORI DI TIPICITÀ A cura di: Roberto Foschino Ileana Vigentini Gabriella De Lorenzis Claudia Picozzi Shirley Barrera Cardenas Vincenzo Fabrizio Quaderni della Ricerca n. 148 - novembre 2012
  • 6.
    Indice Indice Presentazione 7 Capitolo 1. Analisidei fabbisogni, 5 stato dell’arte e obiettivi 9 Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese 17 Capitolo 3. Tipizzazione molecolare dei ceppi di S. cerevisiae per il riconoscimento di ecotipi autoctoni 47 Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione 64 Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante 95 Capitolo 6. Considerazioni finali 120 Bibliografia 125 Ringraziamenti 134
  • 8.
    Presentazione Presentazione La Lombardia è regione leader nel- la produzione di vino spumante di alta qualità rappresentando oltre il 60% del prodotto nazionale realizzato con me- todo classico. Nel settore vitivinicolo le bollicine lombarde sono da anni in co- stante crescita, grazie al continuo mi- glioramento del livello qualitativo e al trainante successo imprenditoriale del 7 “modello” Franciacorta. Con il recen- te riconoscimento della Denominazio- ne d’Origine Controllata e Garantita conferito all’Oltrepò Pavese Metodo Classico la Lombardia può vantare una produzione di eccellenza negli spumanti D.O.C.G. con un poten- ziale di oltre 13 milioni di bottiglie. Occorre tuttavia riconoscere che il mondo dell’enologia ita- liana sta attraversando una fase di forte trasformazione e crisi, determinata un profondo cambiamento delle preferenze e del- le abitudini al consumo e accompagnata da una importante riduzione delle disponibilità economiche del pubblico. Inoltre l’ingresso di nuovi Paesi produttori ha ulteriormente innalzato la competizione commerciale, soprattutto sul mercato estero. Per contro, con tendenza positiva, si va affermando tra i consumato- ri una maggior attenzione alla qualità, alla tipicità del vino e agli aspetti sensoriali ed emozionali della degustazione. È tempo dunque di riflettere, progettare e reagire per indiriz- zare le risorse, da un lato, verso il miglioramento e la differenzia- zione qualitativa, valorizzando soprattutto vini che esprimano un legame con il territorio di appartenenza, dall’altro lato verso la
  • 9.
    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… penetrazione dei nostri prodotti nei mercati emergenti incremen- tando l’attività di promozione all’estero. Su questa linea strategica si inserisce il progetto di ricerca Eno- track che, a tre anni dal suo avvio, presenta in questo volume i suoi risultati, frutto della fattiva collaborazione tra il Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente dell’Universi- tà degli Studi di Milano, il Consorzio per Tutela del Franciacorta e il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Per valorizzare le D.O.C.G. metodo classico della Franciacor- ta e dell’Oltrepò Pavese la ricerca ha sperimentato l’impiego di lieviti autoctoni per il miglioramento qualitativo delle produzioni e come marcatori della tipicità. Giuseppe Elias Assessore all’Agricoltura Regione Lombardia 8
  • 10.
    Capitolo 1. Analisidei fabbisogni, stato dell’arte e obiettivi Capitolo 1. Analisi dei fabbisogni, stato dell’arte e obiettivi All’interno della regione Lombardia, Franciacorta ed Oltrepò Pavese costituiscono le aree geografiche trainanti la produzione di vino spumante realizzato con metodo classico, rappresentan- do quasi due terzi dei “bollicine” a marchio D.O.C.G. fabbricati sul territorio nazionale. Il continuo miglioramento del livello qua- litativo del prodotto lombardo e l’attenzione alla promozione dell’immagine, sapientemente considerati come obiettivi fon- 9 damentali da entrambi i Consorzi e dalla maggioranza dei pro- duttori, sono comprovati dall’incremento costante delle vendite, anche in questi anni di crisi economica. La valorizzazione dei pro- dotti di origine, realizzati e percepiti come meglio legati al territo- rio, può emergere come linea strategica di successo, soprattutto per le attività rivolte al rafforzamento della comunicazione e alla penetrazione del mercato estero, naturale destino di uno svilup- po commerciale futuro. 1.1 Analisi dei fabbisogni Il Franciacorta D.O.C.G., viene preparato a partire da uve Chardonnay e/o Pinot bianco e/o Pinot nero coltivate in provin- cia di Brescia su una superficie di circa 2000 ettari; 160 sono gli aderenti al Consorzio di Tutela del Franciacorta, 74 le aziende di imbottigliamento. L’ Oltrepò Pavese Metodo Classico, è prodot- to da uve Pinot Nero in purezza o in miscela con Chardonnay coltivate in provincia di Pavia per un’estensione di circa 2000 et- tari; il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese conta 250 associati, con 1300 viticoltori conferenti, 6 le cantine sociali.
  • 11.
    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Gli areali della Franciacorta e dell’Oltrepò Pavese rappresen- tano zone di particolare interesse per l’applicazione di nuove tec- nologie nel settore viti-vinicolo come effetto della convergenza di fattori positivi e strategici per il successo delle innovazioni quali, la grande perizia tecnica ed il buon livello socio-culturale degli operatori, l’atteggiamento di apertura verso la sperimentazione senza tralasciare il valore della tradizione, l’elevata vocazionalità dei territori, l’orientamento della filiera verso produzioni vinicole di pregio. Entrambi i vini , Franciacorta D.O.C.G. e Oltrepò Pavese Me- todo Classico, si ottengono da una lavorazione che dura non meno di 2 anni dalla vendemmia, di cui almeno 15 mesi (per la denominazione Oltrepò Pavese) e 18 mesi (per la denominazio- ne Franciacorta) di lenta rifermentazione in bottiglia a contatto con cellule di lievito. L’utilizzo di preparati commerciali di lievito è una pratica ormai universalmente diffusa presso le cantine della nostra Regione 10 poiché offre garanzie di una conduzione ininterrotta e completa della fermentazione e della rifermentazione. Tuttavia le colture di Saccharomyces attualmente utilizzate per le spumantizzazioni (starter) sono in numero ridotto, talvolta lo stesso ceppo assume sigle diverse perché attribuito a marchi diversi, e comunque trat- tasi di ceppi isolati e selezionati in territorio francese sulla base delle caratteristiche qualitative dello Champagne o per adat- tarsi alla produzione di una ampia gamma di preparazioni vina- rie, non tenendo conto delle specifiche proprietà sensoriali dei prodotti lombardi. La sostituzione dei ceppi starter d’oltralpe con ceppi di nuovo isolamento in territorio lombardo, appositamente selezionati per caratteri tecnologici e di qualità, può condurre alla produzione di vini con proprietà sensoriali migliorate e co- munque valorizzanti il prodotto finito, attraverso il riconoscimento di una relazione diretta con l’area geografica di produzione. Nel- lo specifico caso degli spumanti fatti secondo il metodo classico, la tecnica di rifermentazione in bottiglia comporta il vantaggio che i residui cellulari permangono nel prodotto fino al consumo. Per conseguenza il DNA di lievito, grazie alla sua natura di mole- cola informativa, può costituire un idoneo bersaglio analitico e la sua decodificazione può risultare un potente strumento per l’indi- viduazione e la certificazione dell’origine territoriale del prodotto.
  • 12.
    Capitolo 1. Analisidei fabbisogni, stato dell’arte e obiettivi Il crescente e continuato utilizzo di starter commerciali costituiti da un esiguo numero di ceppi per la rifermentazione tende ad uniformare le caratteristiche sensoriali dei vini omologando i pro- dotti di Franciacorta e di Oltrepò Pavese agli spumanti di altre zone produttive. Infatti, il dominio fermentativo e la dispersione ambientale delle colture starter selezionate di provenienza este- ra conducono sostanzialmente a due conseguenze: • la prima, di tipo enologico, è legata al fatto che i lieviti autoc- toni, a seguito della loro inferiore concentrazione iniziale e/o della competizione nutrizionale, non riescono ad apportare il loro contributo metabolico alla qualità del prodotto finale; • la seconda, di tipo ecologico, è che le forme indigene pos- sono scomparire dall’habitat del vigneto e della cantina, pur possedendo caratteristiche elettive in termini di apporto sen- soriale verso i prodotti. Il recupero di tali ceppi, mediante una campagna program- mata ed estesa di campionamento sui territori coinvolti, viene proposto per salvaguardare le forme microbiche rimaste che 11 possono essere impiegate nella valorizzazione e tutela dei pro- dotti attuali e che, in futuro, potrebbero venire utilizzate per nuo- ve applicazioni. Il terzo problema che l’idea progettuale si propone di affronta- re è quello di fornire un potente strumento di verifica per i sistemi di tracciabilità adottati a garanzia della qualità ed autenticità del prodotto lombardo. L’impegno è quello di sviluppare un pro- tocollo analitico, in tecnica qPCR basato sull’analisi del DNA e al suo utilizzo per la tutela delle produzioni di spumante D.O.C.G.. Attraverso l’analisi della sequenza nucleotidica o la determina- zione di alcuni target genici specifici, questo metodo consen- tirebbe di individuare il ceppo di lievito che è stato impiegato nella rifermentazione, rappresentando un vero e proprio “mes- saggio nella bottiglia” per la durata della vita commerciale del prodotto. 1.2 Stato dell’arte Lo spumante è un vino che forma spuma all’atto della mescita in conseguenza della liberazione di anidride carbonica ottenuta
  • 13.
    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… da fermentazione operata da lieviti. Da un punto di vista tec- nologico la produzione dei vini spumanti può essere suddivisa in due fasi: la formulazione del vino base, realizzata allestendo una miscela di differenti vini preparati con tecnica di vinificazione in bianco, e la spumantizzazione, ottenuta per rifermentazione di zuccheri da parte di ceppi di Saccharomyces in contenitori chiusi. Nel metodo classico (metodo champenoise) la presa di spuma avviene direttamente in bottiglia, inoculando il vino base con idoneo innesto microbico (> 106 UFC/ml) e sciroppo zucche- rino (20-24 g/L) in modo da raggiungere una sovrappressione di CO2 di 5-6 atmosfere. La maturazione del prodotto sulle fecce avviene a basse temperature (a circa 12°C-14°C) e si protrae per un tempo prolungato (≥ 15 mesi); in questo periodo avvengono trasformazioni biochimiche operate da enzimi sintetizzati dai lie- viti, fenomeni di diffusione di sostanze tra cellule e mezzo, lisi delle cellule, che permettono il conferimento delle peculiari caratteri- stiche aromatiche. Nel metodo Charmat la spumantizzazione del 12 vino base, addizionato di zucchero e lieviti, avviene in autocla- vi a temperature più elevate (20-25°C) e per tempi brevi (pochi giorni) che non consentono l’ottenimento delle qualità sensoriali che si raggiungono mediante l’affinamento in bottiglia. In effetti è proprio nel metodo classico per la produzione di spumanti, più che in ogni altra tecnica enologica, che l’azione dei lieviti non si esaurisce con il compimento della sola fermenta- zione alcolica, ma si esalta con la formazione di composti secon- dari (es. alcoli superiori e loro esteri, esteri etilici di acidi grassi, po- lisaccaridi parietali), con la modifica di composti nativi dell’uva (es. acido malico, glicosidi, tioli alifatici ramificati, acidi fenolici) (Lambrechts e Pretorius, 2000) e prosegue con la cessione di so- stanze attraverso il fenomeno dell’autolisi cellulare (aminoacidi, oligopeptidi). La quantità di ciascuno di questi composti è spes- so difficilmente correlabile al gradimento finale, che è funzione della percezione complessiva che offre il vino, ed è dipendente in larga misura dal ceppo di Saccharomyces utilizzato oltre che dalle condizioni ambientali di sviluppo del lievito (Ribereau-Ga- yon, 1998). La possibilità di selezionare ceppi autoctoni con proprietà tec- nologiche utili e caratteristiche di qualità idonee al tipo di pro- dotto (potere fermentativo, purezza fermentativa, flocculenza,
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    Capitolo 1. Analisidei fabbisogni, stato dell’arte e obiettivi profilo aromatico) soddisfa l’obiettivo della difesa della comuni- tà microbica indigena e contemporaneamente suggella la va- lorizzazione del prodotto tipico attraverso l’evidenza del legame tra territorio e prodotto finito. L’isolamento e l’identificazione di lieviti è oggi facilitata dallo disponibilità di tecniche molecola- ri sufficientemente rapide ed affidabili (Eigel e Feldmann, 1982; Querol, 1992; Granchi,1999; Mannazzu et al., 2002; Marinangeli et al. 2004a; Marinangeli et al. 2004b; Foschino e Vigentini, 2006). Saccharomyces cerevisiae è stata la prima specie eucariota il cui genoma è stato sequenziato totalmente (Goffeau et al., 1996) e tuttavia il settore enologico non ha ancora sfruttato pienamen- te questa enorme potenzialità informativa. Le moderne tecni- che di analisi genetica forniscono dunque adeguati strumenti scientifici per individuare nuovi ceppi autoctoni (Ayoub, 2006, Baleiras Couto, 1996; Egli, 1998; Pretorius, 2000; Ciani, 2004) le cui proprietà tecnologiche e metaboliche hanno già consentito il miglioramento qualitativo del vino e la salvaguardia delle popo- lazioni autoctone in alcune regioni italiane, quali il Veneto (Ciani, 13 1997; Torriani, 1999; Zilio, 2000; Bocca, 2004; Zilio, 2004), le Marche (Guerra, 1999), la Toscana (Rosi,1998) e la Sicilia (Giudici, 1997). I parametri analitici adottati per la selezione di ceppi enologici di lievito fra quelli di nuovo isolamento sono stati ampiamente descritti (Giudici e Zambonelli, 1992; Steger e Lambrechts, 2000; Masneuf , 2003; Cavazza, 2006) per gli aspetti metabolici (vigore fermentativo, completezza della fermentazione degli zuccheri, resa in alcol, metabolismo dell’acido malico, formazione di com- posti secondari della fermentazione, metabolismi degli ammino- acidi, dei grassi e dei fenoli) e tecnologici generali (tolleranza all’alcol e al biossido di zolfo, criotolleranza, produzione/sensibi- lità al “fattore killer”) o specifici per l’impiego nella spumantiz- zazione (attitudine alla flocculazione, potere schiumogeno, ca- pacità autolitica). Tuttavia, solo valutando il comportamento del ceppo in vinificazione è possibile garantire che il vino possa trarre giovamento dal nuovo agente biologico fermentativo ritrovato (Rosi, 2005). Pertanto l’introduzione di una valutazione sensoriale di vinificazioni e spumantizzazioni ad-hoc rappresenta un fattore determinante per una conclusione positiva ed efficace in questo ambito di ricerca. Allo stato delle conoscenze non sono noti studi di selezione di
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Saccharomyces autoctoni per la produzione di spumante lom- bardi benché questi prodotti rappresentino in Italia una quota di mercato preponderante tra le D.O.G.C. Anche lavori sperimen- tali riguardanti la condizione e lo stato degli acidi nucleici nei vini e in generale nelle matrici enologiche (Savazzini e Martinelli, 2006; Vigentini, 2007), non sono numerosi sebbene tali molecole costituiscano un interessante componente biologica, assai utile per il riconoscimento delle specie. Il caso specifico dello spuman- te fatto con metodo classico rappresenta un ottimo modello per l’applicazione di sistemi di tracciabilità che sfruttano la presen- za ed il ruolo dei microrganismi nel processo produttivo. Infatti poiché la rifermentazione avviene in bottiglia, e cioè nell’ultimo contenitore ermetico che non subisce ulteriori trattamenti tecno- logici, è assai probabile che il DNA sia presente nelle poche cel- lule residue o sia fuoriuscito nel mezzo in seguito alla lisi cellulare, rimanendo nel prodotto finito in quantità e qualità utili per l’ese- cuzione di saggi molecolari. L’idea originale di questo program- 14 ma di ricerca è quella di sfruttare questa frazione di acidi nucleici come marcatori molecolari per individuare il ceppo rifermentan- te e indirettamente “tracciare” le produzioni. Infine si ricorda come il dibattito sui lieviti autoctoni è tuttora aperto e che, in ogni caso, la messa a punto di protocolli analiti- ci per l’individuazione accurata di ceppi costituenti le comunità microbiche che intervengono nel processo fermentativo, costitu- isce il presupposto metodologico per la dimostrazione oggettiva di un eventuale legame esistente tra prodotto e territorio. 1.3 Obiettivi del progetto e risultati attesi Il progetto si è prefisso i seguenti obiettivi: • isolare, caratterizzare e conservare in maniera stabile i ceppi di Saccharomyces “ecotipi-specifici” delle zone vitivinicole della Lombardia vocate alla produzione di spumanti; • identificare, fra i ceppi riconosciuti come autoctoni sia dell’a- rea Franciacorta che dell’area Oltrepò, quelli con adeguata attitudine alla vinificazione e spumantizzazione sulla base di caratteristiche tecnologiche ed aromatiche; • formulare starter di rifermentazione con ceppi autoctoni, re-
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    Capitolo 1. Analisidei fabbisogni, stato dell’arte e obiettivi lativi a ciascuna area di produzione, la cui idoneità sia stata validata mediante vinificazioni e spumantizzazioni secondo la prassi produttiva prevista dai rispettivi disciplinari di produzione di Franciacorta ed Oltrepò Pavese; • definire protocolli di estrazione ed amplificazione del DNA fun- gino da spumante per l’identificazione delle specie ed even- tuale riconoscimento del ceppo utilizzato in rifermentazione. I risultati attesi dall’esecuzione del progetto sono stati rispettati; in particolare sono stati ottenuti i seguenti prodotti: • Allestimento e disponibilità di una collezione di ceppi autoc- toni lombardi a vocazione enologica. Le colture sono conser- vate allo stato congelato presso il DeFENS dell’Università degli Studi di Milano. • Preparazione di starter costituiti da colture di lieviti autoctoni da impiegare per i vini spumanti. La formulazione dello starter è un punto chiave per la fase di rifermentazione in bottiglia poiché le cellule del lievito inserite nel liqueur de tirage sono gli agenti 15 biologici per l’ottenimento di profili aromatici nuovi e peculiari nonché costituiranno il materiale bersaglio per l’applicazione delle tecniche molecolari utili alla verifica della tracciabilità. Sono state preparate otto differenti colture starter, quattro per ciascuna area di produzione, Franciacorta e Oltrepò Pavese. • Produzione, affinamento e valutazione sensoriale di vino speri- mentale prodotto con spumantizzazioni in scala ridotta per la verifica della performance delle colture starter sopra citate. La produzione dello spumante è stata realizzata presso otto strutture produttive, cinque per il Consorzio per la Tutela del Franciacorta e tre per il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Sono state previste diverse sedute di degustazione a differenti età del prodotto in affinamento, organizzate dai Consorzi e re- alizzate da panel di assaggiatori esperti. • Protocollo sperimentale per l’estrazione ed amplificazione di DNA da vino spumante e riconoscimento della specie utilizza- ta in rifermentazione. L’idea era quella di realizzare un meto- do che potesse impiegarsi come strumento per identificare il/i ceppo/i impiegato/i in rifermentazione e dunque per verificare la presenza di un elemento oggettivo al fine di garantire il mar- chio di denominazione.
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… • Attività di divulgazione tecnica e scientifica attraverso pubbli- cazioni su riviste di settore a livello nazionale e internazionale, siti internet, per l’aumento delle conoscenze in enologia, ed ecologia microbica e a tutela della fruibilità universale dei risul- tati. Organizzazione di un convegno al termine della sperimen- tazione atto a divulgare i risultati del progetto presso le imprese della Regione, gli enologi, i tecnici dei servizi agricoli regionali al fine di diffondere l’innovazione introdotta. I destinatari diretti dei risultati sono gli operatori della filiera enologica in Lombardia, con particolare riguardo ai produtto- ri di D.O.C.G. Franciacorta e D.O.C.G. Oltrepò Pavese Metodo Classico, per i quali l’innovazione tecnologica adottata potreb- be comportare un vantaggio competitivo in termini di migliora- mento qualitativo e raggiungimento dell’evidenza di una relazio- ne diretta tra prodotto finito e territorio, fattori determinanti per il successo commerciale del prodotto. 16 Altri destinatari potranno essere le aziende di produzione di fer- menti per l’industria enologica, anch’esse diffusamente presenti in Lombardia, qualora si assumano l’incarico di rendere dispo- nibili commercialmente le formulazioni di starter prodotte dalla ricerca, previo accordo con i partner del progetto. I destinatari indiretti sono i consumatori finali del vino e più in generale il sistema economico regionale che si avvantaggia nel fornire al mercato prodotti tipici e di qualità superiore con riper- cussioni positive anche nel comparto turistico.
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese Capitolo 2. Indagine sull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese 2.1 Introduzione Nel corso di una vinificazione sono molteplici i fattori che posso- no influenzare la qualità del vino; tra questi, la gestione del vigne- to, le tecniche enologiche e le specie di lievito utilizzate (Ciani, 2009). In particolare, per quanto riguarda l’aspetto microbiologi- co, oggigiorno vi è un notevole interesse a migliorare la cono- 17 scenza di base riguardante la biodiversità dei lieviti a vocazione enologica che possono propagarsi durante la fermentazione al- colica (Agnolucci, 2007; Cappello, 2004; Guerra, 1999; Mercado, 2007; Vilanova, 2003). I lieviti vinari vengono classificati tra gli asco- miceti (Tabella 2.1) e comprendono sia i lieviti sporigeni capaci di formare meiospore (teleomorfici) che i lieviti asporigeni (anamorfi- ci), di cui non si conosce la fase sessuata. Saccharomyces cerevi- siae, sebbene rappresenti l’attore principale della fermentazione alcolica, non è l’unica specie riscontrata in vinificazione; infatti le principali forme di interesse enologico si ricordano quelle ap- partenenti ai generi: Candida (C. stellata, C. vini), Debaryomyces (D. hansenii, Candida famata), Dekkera (D. anomala, D. bruxel- lensis, B. bruxellensis), Issatchenkia (I. orientalis, I.terricola, Candida krusei), Hanseniaspora (H. uvarum, K. apiculata), Kluyveromyces (K. lactis, K. marxianus), Metschnikowia (M. pulcherrima, Candida pulcherrima), Pichia (P. anomala, P. fermentans, Candida pelli- culosa, C. valida) Saccharomyces (S. bayanus, S. cerevisiae, S. paradoxus, S. pastorianus, Candida robusta), Saccharomycodes (S. ludwigii) Schizosaccharomyces (S. pombe), Torulaspora (T. delbrueckii, Candida colliculosa), Zygosaccharomyces (Z. bailii). Quando si parla di “biodiversità” bisogna tener presente che essa
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… può riguardare sia la “biodiversità interspecifica”, che comporta lo studio dell’ecologia dei microrganismi a livello di specie, che la “biodiversità intraspecifica”, dedicata al riconoscimento dei diver- si ceppi microbici appartenenti alla medesima specie. La compo- sizione della popolazione di lieviti associata ad un ambiente eno- logico può variare notevolmente a causa di diversi fattori quali, le condizioni climatiche, la varietà d’uva e la posizione geografica (Guillamon, 1996; Martinez, 2007). In particolare, la valutazione della biodiversità inter-specifica dei lieviti è rilevante per compren- dere l’evoluzione nel processo di vinificazione e di conseguenza aumentare la capacità di controllo del processo fermentativo. Divisione Ascomycota Classe: Archiascomycetes Ordine: Schizosaccharomycetales Famiglia: Schizosaccharomycetaceae Genere: Schizosaccharomyces 18 Classe: Hemiascomycetes Genere: Ordine: Saccharomycetales Metschnikowia Famiglia: Metschnikowiaceae Famiglia: Saccharomycetaceae Genere: Debaryomyces Dekkera Issatchenkia Kluyveromyces Pichia Saccharomyces Torulaspora Zygosaccharomyces Famiglia: Saccharomycodaceae Genere: Hanseniaspora Saccharomycodes Famiglia: Candidaceae Genere: Brettanomyces Candida Kloeckera Tabella 2.1 I lieviti di interesse enologico (Kurtzman e Fell, 1998).
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese Lo sviluppo ed il miglioramento delle tecniche di biologia mo- lecolare hanno contribuito in modo significativo allo studio della biodiversità e delle caratteristiche genetiche dei lieviti. Attual- mente, le sequenze di DNA che vengono analizzate per l’identi- ficazione dei lieviti vinari sono sequenze geniche o intergeniche soggette a polimorfismi di lunghezza o di sequenza. Tra le tecni- che utilizzate vi sono: • Amplificazione degli spaziatori interni trascritti (Internal Transcri- bed Spacers, ITS) del DNA ribosomiale (rDNA); • Analisi RFLP (Restriction Fragment Length Polymorphism) degli ITS (PCR-RFLP); • Analisi della sequenza dei domini D1/D2 del 26S rDNA. • Il DNA ribosomiale (rDNA) rappresenta un target ideale per l’i- dentificazione molecolare di una vasta gamma di organismi; il processo evolutivo che lo caratterizza è relativamente lento e consente la presenza al suo interno sia di sequenze altamente conservate, anche in specie molto diverse, sia di sequenze va- riabili, utili per confrontare specie più strettamente correlate. In- 19 dividui della stessa specie si caratterizzano per una sostanziale identità di sequenza dell’rDNA (limitato polimorfismo intraspe- cifico) mentre individui appartenenti a specie diverse presen- tano un’identità di sequenza tanto minore quanto maggiore è la loro distanza evolutiva (elevato polimorfismo interspecifico). In S. cerevisiae, l’rDNA è localizzato sul XII° cromosoma, dove sono presenti fino a circa 120 unità ripetute ciascuna costituita da quattro differenti geni: 18S, 5,8S, 26S e 5S. Le sequenze 18S e 26S sono separate dalla sequenza 5,8S dagli spaziatori interni trascritti (Internal Transcribed Spacers, ITS) come si può osserva- re in Figura 2.1 (Vincenzini, 2005). Figura 1.8 Rappresentazione schematica di un’unità di DNA ribosomiale Figura 2.1 Rappresentazione schematica di un’unità di DNA ribosomiale di lievito (Vin- cenzini, 2005).
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… L’analisi PCR-RFLP degli ITS impiega dei primers disegnati sulla porzione 5’ del 18S rDNA e sulla porzione 3’ del 26S rDNA. Que- sti oligonucleotidi sono quindi disegnati su sequenze altamente conservate ed esterne alle regioni ITS variabili. Quest’ultima ca- ratteristica li rende universali, ossia consente il loro allineamento sul DNA stampo ad un numero elevato di specie. Il confronto dei prodotti di PCR, differenti tra le diverse specie per lunghezza e/o sequenza ne permette l’identificazione. Gli ampliconi possono essere lunghi da un minimo di 380 bp in Yarrowia lipolytica e Pi- chia pastoris ed un massimo di 1050 bp in Schizosaccharomyces pombe (Esteve- Zarzoso, 1999). Tuttavia, due o più specie possono essere caratterizzate da prodotti di amplificazione della medesima lunghezza ma di diversa sequenza; in questo caso il metodo prevede che gli amplificati vengano digeriti con enzimi di restrizione quali CfoI, HaeIII e HinfI che riconoscono sequen- ze specifiche sul DNA bersaglio e generano profili di restrizione caratteristici per ogni specie di lievito. Per accertare l’apparte- 20 nenza ad una specie nel caso in cui la restrizione delle ITS non sia sufficiente ci si avvale del sequenziamento del dominio D1/ D2 del gene 26S rDNA. Questa sequenza, che misura circa 600 bp, viene riconosciuta come il principale bersaglio per l’identifi- cazione di quasi tutti gli ascomiceti attualmente noti (Kurtzman e Robnett, 1998). Il sequenziamento di questa regione e la compa- razione della sequenza ottenuta con quelle disponibili in banche dati (GenBank o EMBL), mediante l’impiego gratuito on-line di algoritmi specifici (Basic Local Alignment Search Tool), consento- no l’attribuzione della specie al ceppo indagato. Secondo un’o- pinione correntemente accettata, differenze in più di sei basi su 600 indicano che i lieviti confrontati non appartengono alla stes- sa specie (Vincenzini, 2005). Sebbene ad oggi la ricerca scientifica si è concentrata princi- palmente sul controllo della fermentazione alcolica, molti lavo- ri affrontano lo studio dell’ecologia di lieviti sulle uve, sul mosto e anche nell’aria della cantina. In particolare, è stato eviden- ziato che il succo d’uva appena pressato ospita un’ampia va- rietà di specie di lieviti, soprattutto del genere Hanseniaspora, Pichia, Candida, Metschnikowia e Kluyveromyces. Di tanto in tanto, specie di altri generi come Cryptococcus, Rhodotorula, Debaryomyces, Issatchenkia, Zygosaccharomyces, Saccha-
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese romycodes, Torulaspora, Dekkera, Schizosaccharomyces e Sac- charomyces sono stati isolati dalle uve (Jolly, 2006; Fleet, 2003, 2008; Prakitchaiwattana, 2004; Ribéreau-Gayon, 2000). Una fer- mentazione spontanea si caratterizza per la crescita di differenti specie di lievito che provengono dall’uva. Infatti, analisi micro- biologiche sulla flora dei lieviti associate a fermentazioni spon- tanee hanno permesso di stabilire che nella maggior parte dei casi avviene un sequenziale uso del substrato: inizialmente i lieviti presenti in numero maggiore sono gli apiculati (Hanseniaspora e Kloeckera), che, dopo tre-quattro giorni lasceranno il posto a S. cerevisiae (Martini, 1996; Pretorius, 2000). Il metabolismo di S. cerevisiae porta ad un accumulo di sostanze come etanolo, aci- di grassi a media catena e acetaldeide, che inibiscono le altre specie (Edwards, 1990; Bisson, 1999; Ludovico, 2001; Fleet, 2003). L’utilizzo di colture starter è un fattore fondamentale per la con- duzione di una fermentazione controllata e per l’inibizione dei lieviti indigeni. Tuttavia, diversi studi degli ultimi venticinque anni dimostrano che la crescita di K. apiculata e C. stellata non sono 21 completamente inibite nel corso di una fermentazione inoculata con culture starter (Heard e Fleet, 1985; Martinez, 1989). Infine, Garijo et al. (2008) hanno studiato la presenza di microrganismi di interesse enologico (lieviti, batteri e muffe) e la loro evoluzio- ne in aria di una cantina. In questo studio i lieviti isolati dall’aria appartenevano sia al genere Saccharomyces che al gruppo dei non-Saccharomyces. Il presente lavoro ha valutato la biodiversità dei lieviti coinvolti nel processo di produzione di vino spumante in Franciacorta ed Oltrepò Pavese durante le annate 2009, 2010 e 2011, dall’aria del vigneto, da mosto allo sgrondo (prima dell’aggiunta di SO2) e in vino base. Le caratteristiche dei lieviti selezionati per l’otte- nimento di un vino base spumante non differiscono da quelle dei lieviti utilizzati per la vinificazione di altri vini. Tuttavia, ceppi particolari possono essere selezionati e utilizzati per esaltare ca- ratteristiche aromatiche attraverso la scelta di specifiche attività enzimatiche. I lieviti utilizzati per la produzione di spumanti otte- nuti secondo il Metodo Classico devono però possedere uno svi- luppo di tipo flocculante e capacità di autolisarsi. La floccula- zione è un processo di auto-aggregazione tra le cellule di lievito che porta alla formazione di masse multicellulari (fiocchi), che
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… sedimentano velocemente nei mezzi liquidi in cui sono sospese o galleggiano (“flottano”), a seconda delle dimensioni e della for- ma del fiocco. Lo sviluppo in aggregati accelera la separazione spontanea delle due fasi, per questo è preferibile utilizzare lieviti flocculanti per la rifermentazione in bottiglia: in questo modo le cellule depositandosi e non disperdendosi, sono più facilmen- te eliminate durante la seconda fermentazione e nella fase di sboccatura o dégorgement. La capacità delle cellule di autoli- sare e la conseguente liberazione nel vino di mannoproteine e acidi grassi è fondamentale sia per il conferimento di specifiche peculiarità sensoriali, sia per la stabilità proteica e anche per le caratteristiche del “perlage” (Vincenzini, 2005). 2.2 Materiali e Metodi 2.2.1 Campionamento e tecniche colturali 22 Lo studio è stato condotto durante le vendemmie 2009, 2010 e 2011 nei territori vitivinicoli lombardi di Franciacorta (Brescia) ed Oltrepò Pavese (Pavia). Per ogni anno, i campionamenti sono avvenuti nel mese di Luglio, Agosto ed Ottobre in corrispondenza con l’inizio della invaiatura dell’uva, il tempo della vendemmia e la produzione del vino base. Il piano di campionamento ha coin- volto: 13 vigneti e 8 cantine per la Franciacorta, e 11 vigneti e 11 cantine per l’Oltrepò Pavese. Campionamento dell’aria I campionamenti dell’aria sono stati realizzati durante il mese di Luglio e/o comunque quando il processo di invaiatura, con il quale inizia la maturazione delle bacche, era già abbastanza avanzato. Si ricordi che gli insetti sono i principali vettori di funghi. I campionamenti sono stati effettuati tramite l’utilizzo del cam- pionatore d’aria “SAS SUPER IAQ”, (Figura 2.2) con cui è possibile eseguire prove di tipo microbiologico, essendo dotato di suppor- to per piastra Petri.
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese Figura 2.2 Air Sampler “MAS 100 Eco” di VWR International utilizzato per il campiona- mento. La piastra viene posta nell’apposito supporto, priva di coper- chio, con il terreno colturale rivolto verso la parte forata dell’ap- parecchio. Da quest’ultima, costruita in acciaio e disinfettata prima di ciascun campionamento con alcol etilico, si effettua l’a- spirazione dell’aria che andrà ad impattare, con quanto in essa eventualmente disperso (microrganismi, spore) sul terreno nutriti- 23 vo della piastra. Questo campionatore permette il prelevamen- to di precisi volumi, quindi l’ottenimento di risultati non soltanto qualitativi, ma anche quantitativi. Durante il campionamento lo strumento veniva trasportato manualmente tra i filari mantenen- dolo ad una distanza di circa 30 cm dalle piante e di 1-1,20 m dal suolo (in corrispondenza dei grappoli). Per ogni anno, gli stessi vigneti (tredici in Franciacorta e undici in Oltrepò Pavese) sono stati analizzati e, in ogni vigneto, due aliquote da 100 e 500 litri di aria ciascuno, replicate per due volte sono stati raccolti per le successive analisi microbiologiche. L’isolamento dei lieviti è stato effettuato utilizzando il terreno colturale YEPD [1% (w/v) Estratto di lievito, 2% (w/v) Peptone, 2% (w/v) Glucosio] addizionato con 2% agar e modificato nelle seguenti caratteristiche: pH 3,6, 200 mg/L K2S2O5 e 100 mg/L cloramfenicolo. Le piastre, ottenute dal cam- pionamento dell’aria, sono state incubate a 25°C in condizioni anaerobiche (Microbiologie Anaerocult®A; Merck, Darmstadt, Germania) per 5 giorni. Questa modifica è stata effettuata per evitare la crescita di muffe.
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Campionamento del mosto Il campionamento del mosto è stato eseguito a partire da metà del mese di Agosto, ed è proseguito fino ai primi giorni del mese successivo, in funzione dei diversi tempi di raccolta. I campioni sono stati prelevati, quando possibile, direttamente dalla pressa con l’ausilio di pipette sterili, altrimenti dalle vasche di raccolta poco dopo la pressatura, in entrambi i casi sempre prima che ve- nisse effettuato qualsiasi tipo di trattamento, solfitazione in parti- colare. Le aliquote prelevate, due da 50 mL ciascuna, sono state conservate in beute sterili e mantenute a 2-4°C fino al momento dell’analisi. Queste beute erano dotate di un tappo in silicone forato per permettere l’inserimento di un puntale, sterile e dotato di filtro a porosità 0,22 μm, al fine di consentire lo scambio gasso- so (liberazione della CO2 eventualmente formatasi in caso di fer- mentazione della matrice) mantenendo le condizioni di sterilità, quindi impedendo la contaminazione da parte di microrganismi esterni. I campioni di mosto sono quindi stati opportunamente 24 diluiti e piastrati su una piastra precedentemente preparata con terreno Wallerstein Laboratory Nutrient Agar (WL) (Merck, Ger- mania). Le analisi sono state eseguite in doppio. Successivamen- te un’aliquota di mosto (5 mL) è stata prelevata e trasferita in una beuta contenente 45 mL di brodo “YEPD selettivo” e l’insieme è stato messo ad incubare ad una temperatura di 25°C per 72-96 h in aerobiosi. Campionamento del vino base Il campionamento del vino base è stato eseguito approssimati- vamente verso la seconda metà del mese di Ottobre; il prodotto è stato prelevato (per ciascun campione sono state acquisite due aliquote da 10 mL ognuna) dalle vasche nelle quali ha fermenta- to ed è stato trasferito in provette sterili con tappo a vite per poter essere trasportato, previa refrigerazione e mantenimento a 2-4°C. Da ogni campione è stata allestita una serie di opportune dilui- zioni decimali in acqua peptonata che sono poi state piastrate su agar WL e messe ad incubare a 25°C per 72-96 h in aerobiosi. Conta in piastra I campioni di mosto e vino base sono stati opportunamente diluiti con acqua peptonata e 0,1 mL delle diluizioni sono stati se-
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese minati, per spatolamento, in piastre contenenti terreno agar WL. Le piastre sono state poi messe ad incubare a 25° C per 72-96 h per permettere il completo sviluppo delle colonie. Il numero del- le unità formanti colonia (UFC) si ottiene applicando la formula della media ponderale: ∑c UFC/mL = ( 1 x n1 + 0.1 x n2) x d1 dove: c: numero di colonie delle piastre contabili; n1: numero di piastre della prima diluizione considerata contabile; n2: numero di piastre della seconda diluizione considerata con- tabile; d1: fattore di diluizione relativo alla prima diluizione considerata 25 contabile; Si considerano contabili le piastre che presentano tra 10 e 300 UFC. Allestimento della collezione di lievito Dopo un un primo striscio della colonia interessata e succes- siva incubazione a 25°C per 3 giorni, si è effettuato un secon- do striscio per assicurarsi della purezza della coltura e succes- siva incubazione a 25°C per 3 giorni. Tutti gli isolati così ottenuti sono allora stati preparati per la conservazione in modo stabi- le a -80°C inoculando una colonia isolata dal secondo striscio in brodo YEPD a 25°C per 48-72 h. Verificata l’uniformità delle colonie e l’assenza di contaminazione al microscopio, e quindi l’effettiva purezza della coltura, si è centrifugato a 3500 g per 15 minuti (Hettich Zentrifugen, rotina 380r), eliminato il surnatante, risospeso con brodo YEPD addizionato con 20% (v/v) di glice- rolo. Si è quindi in ultimo distribuito in provette e conservate a -80°C.
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… 2.2.2 Tecniche molecolari Estrazione del DNA genomico Il protocollo per l’estrazione degli acidi nucleici da lievito utiliz- zato in questo lavoro è stato quello proposto da Querol (1992). In breve, le cellule sono state coltivate overnight in YEPD aggiunto di 0,1 g/Ll di cloramfenicolo. La coltura è stata centrifugata a 3500 rpm (Zentrifugen Hettich, Rotina 380r, Germania) per 15 min. Il pellet è stato sospeso in 500 μL di una soluzione contenente 0,9 M sorbitolo-EDTA 0,1 M, pH 7,5 a cui sono stati aggiunti 500 mg/ mL di zymolyase 100T (USBiological, USA) e 14mM ß-mercapto- etanolo. Le provette sono state incubate a 37°C per 60 min per lisare la parete cellulare. Gli sferoplasti così ottenuti sono stati centrifugati a 3500 g (Hettich Zentrifugen, Mikro 200, Germania) per 15 min e il pellet è stato sospeso in 0,5 mL di Tris-HCl 0,05 M, 0,02M EDTA pH 7,5. Dopo risospensione, 0,05 mL di sodio dodecil solfato (SDS) al 10% stato aggiunto e la miscela è stata incubata 26 a 65°C per 30 min. Subito dopo, 0,2 mL di acetato di potassio 5 M è stato aggiunto e le provette sono state poste in ghiaccio per 30 min. Il lisato è stato quindi centrifugato a 14000 g in una per 5 min. I surnatanti sono stati trasferiti in provette nuove ed il DNA è stato precipitato mediante aggiunta di 1 volume di iso- propanolo. Le provette sono state nuovamente centrifugate a 14000 g per 10 min. Il DNA è stato lavato con etanolo al 70%, e poi centrifugato a 14000 g per 5 min. Il pellet è stato essiccato a 50°C per 15 min, dissolto in 50 μL di TE (10 mM Tris-HCl, 1 mM EDTA, pH 7,5) e mantenuto a 4°C per 12 h. L’estratto è stato trattato con 0,5 mg/mL RNasi (Fermentas, Lituania) a 37°C per 30 min. Infine, il DNA è stato conservato a -20°C. La concentrazione e la purezza di DNA è stata determinata misurando l’A260nm e l’A280nm. Amplificazione delle regione ribosomiale ITS1-5.8S-ITS2 L’amplificazione degli spaziatori interni (Internal Transcribed Spacer) compresi tra i geni 18S e 26S rDNA (ITS1-5.8S-ITS2) è stata eseguita in una miscela di 25 μL di reazione contenente: 1X di tampone (5 Prime, Amburgo), 2,5 mM di MgCl2 (5 Prime, Ambur- go), 200 mM di dNTPs (Fermentas, Lituania), 0,5 μM dei primers ITSL1 (5’GTTTCCGTAGGTGAACCTGC3’) e ITSL2 (5’ ATATGCTTA-
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese AGTTCAGCGG-GT 3’) (Montrocher, 1998), 2 U di Taq DNA poli- merasi (5 Prime, Amburgo) e 80 ng di DNA. Dopo una fase iniziale di denaturazione del DNA a 95°C per 5 min, sul termociclatore (Eppendorf,) è stato impostato il seguente ciclo termico che veniva ripetuto per 35 cicli: denaturazione del DNA a 95°C per 5 min, appaiamento a 50°C per 1 min, estensione della doppia elica di DNA a 72°C per 1 min. Al termine dell’amplificazione è stata effettuata una fase di estensione finale a 72°C per 5 min al fine di permettere alla polimerasi di terminare le reazioni. Gli amplificati sono quindi stati controllati in elettroforesi su gel di agarosio 1% (w/v) in tampone TAE 1X (40 mM Tris-acetato, pH 8,2, 1 mM EDTA), 0,4 μg/mL di bromuro di etidio. Le immagini sono state acquisite con un transilluminatore UV GelDoc (Bio- Rad, Hercules, CA, USA). Analisi di restrizione delle ITS (ITS-RFLP) Successivamente, i prodotti di PCR sono stati sottoposti ad analisi di restrizione al fine di valutare i possibili polimorfismi ge- 27 netici (ITS-RFLP). Il protocollo utilizzato è stato quello descritto da Esteve-Zarzoso (1999) dove l’enzima CfoI è stato sostituito dall’i- soenzima di restrizione Hin6I (Fermentas, Lituania). I profili di re- strizione sono stati separati e visualizzati su gel di agarosio 1,5% (w/v) in tampone TAE 1X, 0,4 μg/mL di bromuro di etidio. Gli isolati che mostravano lo stesso profilo genetico sono stati raggruppati e circa il 10% di isolati di ogni cluster è stato sottoposto ad ampli- ficazione e parziale sequenziamento del dominio D1/D2 del 26S rDNA. Analisi di sequenza del dominio D1/D2 del 26S rDNA Le reazioni di amplificazione sono state effettuate in una mi- scela di 25 μL contenente 1X tampone (5 Prime, Amburgo), 2,5 mM di MgCl2 (5 Prime, Amburgo), 200 mM di dNTPs (Fermentas, Lituania), 0,1μM dei primers NL1 (5’GCATATCAATAAG-CGGAG- GAAAAG3’) e NL4 (5’GGTCCGTGTTTCAAGACGG3’) (Kurtzman, 1998), 2 U di Taq DNA polimerasi (5 Prime, Amburgo) e 80 ng di DNA. Dopo la fase di denaturazione iniziale a 94°C per 5 min, il profilo di temperatura è stato ripetuto per 35 cicli: denaturazio- ne a 94°C per 1 min, appaiamento a 52°C per 1 min, ed esten- sione a 72°C per 2 min. Al termine dell’amplificazione è stata ef-
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… fettuata una fase di estensione finale a 72°C per 5 min. I prodotti di amplificazione sono stati controllati tramite elettroforesi in gel di agarosio 1.0% (w/v), in tampone di TAE 1X, 0,4 μg/mL di bro- muro di etidio e visualizzati con un transilluminatore UV GelDoc (Bio-Rad, Hercules, CA, USA). I prodotti di PCR sono quindi stati sottoposti a sequenziamento (Primm srl Milano, Italia) e le strin- ghe nucleotidiche sono state confrontate mediante algoritmo BLAST con le sequenze parziali del 26 rDNA delle specie depo- sitate nei databases dell’NCBI (http://blast.ncbi.nlm.nih.gov/). L’attribuzione di un microrganismo ad una specie tiene in consi- derazione due percentuali risultanti dal confronto: la copertura e l’identità. Quando questi parametri sono pari o superiori al 97% può avvenire il riconoscimento a livello di specie. Discriminazione tra le specie S. cerevisiae, S. bayanus e S. pasto- rianus Un’ulteriore analisi è stata condotta su tutti gli isolati di lievito 28 identificati come appartenenti alla specie S. cerevisiae tramite l’impego delle tecniche ITS-RFLP e l’analisi della sequenza del gene 26S rDNA. Questa attività si è resa necessaria in quanto queste tecniche potrebbero erroneamente classificare come S. cerevisiae alcuni isolati invece appartenenti alla specie S. ba- yanus o S. pastorianus. Infatti, essendo queste specie filogene- ticamente molto vicine a S. cerevisiae e comprese nel gruppo dei S. cerevisiae sensu stricto, esse mostrano caratteristiche me- taboliche tali da permettere loro la crescita e sopravvivenza in vino. Per l’amplificazione sono stati utilizzati i primers costruiti sul gene HO e descritti da De Melo Pereira (2010). La singola colo- nia è stata dissolta direttamente nella miscela di reazione ed è stato effettuato un trattamento di rottura cellulare a 95°C per 30 min. La reazione di PCR per la discriminazione di S. cerevi- siae da S. pastorianus è stata condotta in una miscela di 25 μL contenente 1X tampone (5 Prime, Amburgo), 2,5 mM di MgCl2 (5 Prime, Amburgo), 200 μM di dNTPs (Fermentas, Lituania), 0,5 μM dei primers ScHO-F (5’GTTAGATCCCAGGCGTAGAACAG3’) e ScHO-R (5’GCGAGTACTGGACCAAATCTTATG3’), 1 U di Taq- DNA polimerasi (5 Prime, Amburgo). Dopo una denaturazione iniziale del DNA a 94°C per 5 min, il ciclo termico è stato ripe- tuto per 35 cicli e prevedeva: 94°C per 30 sec, 61°C per 30 (S.
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese cerevisiae)/55°C (S. pastorianus) sec e 72°C per 2 min. Un’ul- teriore step di estensione finale a 72°C per 7 min è stata effet- tuata. La reazione di PCR per l’identificazione di S. bayanus è stata condotta nelle medesime condizioni sopra descritte ma impiegando i primers LgHO-F (5’TGGAAAGTCTACGAGAACA- AGCC3’) e LgHO-R (5’CCTCTATGTGAAGTCCGTATACTG3’) con temperatura di appaiamento a 55°C. L’elettroforesi è stata ese- guita in 0,8% (p/v) su gel di agarosio in TAE 1X tampone trattata con 0,4 ug/mL di bromuro di etidio. I prodotti di PCR sono stati fotografati sotto transilluminatore UV GelDoc (Bio-Rad, Hercules, CA, USA). 2.3 Risultati e Discussione 2.3.1 Collezione di ceppi di lievito Nel corso di questo studio è stato possibile creare una col- lezione di colture di lievito composta da 493 isolati riscontrati 29 e coinvolti nel processo di vinificazione nei territori lombardi di Franciacorta (Brescia) ed Oltrepò Pavese (Pavia) nelle anna- te 2009, 2010, 2011 e provenienti da aria, mosto e vino base (Tabella 2.2). Attualmente, questi lieviti sono conservati a -80°C presso i laboratori del Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente (DeFENS) dell’Università degli Studi di Milano. I risultati riguardanti il campionamento dell’aria del vigneto hanno mostrato che, sebbene il prelievo sia stato effettuato du- rante la maturazione dell’uva quando la circolazione degli inset- ti in vigneto era presente e assai favorita dalle condizioni clima- tiche, le percentuali di isolamento raggiungevano valori molto bassi e compresi tra 0-2% per entrambi i territori analizzati. Il cam- pionamento dell’aria presso i vigneti non trova molti precedenti in bibliografia: un recente lavoro svolto nella regione spagnola della Rioja nel 2006 ha previsto, tra gli altri, il campionamento di aria per verificare la presenza di lieviti batteri e muffe, ma all’in- terno della cantina. Nel lavoro citato è stata rilevata la presenza di molte muffe mentre lieviti e batteri in minore quantità e non prima dell’inizio della prima fermentazione alcolica e malolatti- ca, rispettivamente (Garijo, 2008).
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Vendemmia e Origine Numero di isolati Percentuale di isola- mento 2009 178 36% Franciacorta 95 19% ARIA 8 2% MOSTO 39 8% VINO BASE 48 10% Oltrepò Pavese 83 17% ARIA 9 2% MOSTO 22 4% VINO BASE 52 11% 2010 186 38% Franciacorta 112 23% MOSTO 91 18% VINO BASE 21 4% Oltrepò Pavese 74 15% ARIA 3 1% 30 MOSTO 56 11% VINO BASE 15 3% 2011 129 26% Franciacorta 58 12% MOSTO 35 7% VINO BASE 23 5% Oltrepò Pavese 71 14% ARIA 6 1% MOSTO 42 9% VINO BASE 23 4% Totale 493 100% Tabella 2.2 Lieviti isolati nel corso di 3 annate in Franciacorta (FCR) ed Oltrepò Pavese (OLT). I campioni di mosto sono stati raccolti allo sgrondo e prima dell’aggiunta di solforosa. Questi criteri sono stati adottati al fine di valutare la biodiversità interspecifica dei lieviti presenti sui due territori. Perché l’isolamento fosse rappresentativo del microbiota presente sull’uva, le colonie di lievito crescite dopo l’incubazione sono state isolate previa osservazione microscopica cellulare e macroscopica della forma e colore delle colonie. Quest’ultima
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese operazione era facilitata dall’uso del terreno colturale WL (Wal- lerstein Laboratory Nutrient Agar) (Green e Grey, 1950) che, sep- pur non selettivo, consente di ottenere informazioni utili attraverso le variazioni di colore assunte dalle colonie. Infatti, esso contiene verde di bromocresolo, un indicatore di pH in grado di mettere in evidenza la capacità di acidificazione, e quindi le caratteristiche dei prodotti finali del metabolismo primario, in relazione alle diver- se specie di lievito (Figura 2.3). 31 Figura 2.3 Tipica morfologia e colorazione delle colonie di S. cerevisiae in crescita su terreno WL Agar. Le maggiori percentuali di isolamento da campioni di mosto derivano dalla vendemmia 2010 dove è stato raggiunto un va- lore del 18% per la Franciacorta e del 11% per l’Oltrepò Pavese. E’ stato invece il 2009 l’anno in cui sono stati raccolti più isolati da vino base (10% in Franciacorta e 11% in Oltrepò Pavese). Le colonie riscontrate durante l’isolamento presentavano morfolo- gie differenti: la forma è risultata generalmente tondeggiante e la colorazione, per gran parte delle colonie, variava dal bianco, al bianco a punta verde, al verde chiaro fino al verde scuro. Nel maggior numero degli isolati l’aspetto era liscio, seppur in qual- che situazione siano state osservate colonie dall’apparenza rugo- sa. Alcuni isolati presentavano una consistenza farinosa, mentre la maggior parte figuravano cremosi. Le colonie di colorazione rosa-lucide hanno consentito un’identificazione diretta dell’isola- to come appartenente al genere Rhodotorula. I dati riguardanti la carica microbica riscontrata dalle piastre di mosto tal quale indicano una concentrazione che si aggirava mediamente at- torno alle 105-106 UFC/mL. Il campionamento e l’isolamento di mi-
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… crorganismi dal vino base è stato eseguito nel mese di Ottobre. Per alcune cantine la percentuale di isolamento è risultata molto bassa e la concentrazione cellulare risultava < 103 UFC/mL con campioni talvolta intorno a10 UFC/mL. Questo risultato era dovu- to al fatto che il prelievo, per ragioni tecniche, veniva realizzato dall’alto delle vasche senza agitazione e a fine fermentazione alcolica la massa cellulare risultava ormai decantata sul fondo. In generale, per quanto riguarda il numero totale di lieviti otte- nuti da aria, mosto e vino base, è stata osservata una differenza sia temporale (2009, 2010, 2011) che geografica (Franciacorta ed Oltrepò Pavese). L’annata 2011 è risultata quella durante la quale è stato isolato il minor numero di lieviti (26%), infatti per entrambi i territori si è registrata una diminuzione del numero di isolati del 10% rispetto al 2009 e del 12% nel 2010. L’area francia- cortina ha maggiormente contribuito a questo decremento; in particolare, la maggiore diminuzione nel numero di isolamenti è stato ottenuta dal campionamento del mosto. La scarsa quan- 32 tità e diversità di isolati di lievito raccolti potrebbe essere stata causata dalle negative condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato il periodo precedente il campionamento. Di seguito è riportata la distribuzione degli isolati prelevati nei mosti e nei vini base per tutte le cantine e suddivisi per territorio (Figura 2.4) Figura 2.4 Numero di lieviti isolati (n) collezionati durante le annate 2009-2010-2011 a) nella zona di Franciacorta; b) nella zona dell’Oltrepò Pavese.
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese 2.3.2 Biodiversità interspecifica L’identificazione di tutti e 493 isolati di lievito è stata ottenuta effettuando in sequenza: 1. Amplificazione delle regioni ITS1-5.8S-ITS2 (Internal Transcribed Spacers) (Figura 2.5); 2. Digestione degli amplificati con enzima Hin6I (Figura 2.5); 3. Costituzione di cluster in base ai profili di restrizione ottenuti; 4. Conferma dei cluster attraverso una seconda digestione con enzima HaeIII di circa il 25% degli isolati di ciascun gruppo; 5. Sequenziamento del gene 26S rDNA di circa il 10% degli isolati di ciascun cluster. 33 Figura 2.5 Esempio di corsa elettroforetica in gel di agarosio: a) dei prodotti di amplifi- cazione delle regioni ITS1-5.8S-ITS2 di alcuni isolati da mosto (sopra). M: Marker 100 bp (5 Prime, Amburgo); 1: Metschnikowia pulcherrima - Controllo positivo; 2: Hanseniaspo- ra spp. - Controllo positivo; 3: Schizosaccharomyces pombe - Controllo positivo; 4: Rho- dotorula spp. - Controllo positivo; 5: Zygosaccharomyces bailii - Controllo positivo; 6: Saccharomyces cerevisiae - Controllo positivo; 7: Issatchenkia spp. - Controllo positivo; 8: Saccharomyces bayanus – Controllo positivo; 9: Dekkera spp. - Controllo positivo; 10: Controllo negativo; 11-22: campioni da mosto. b) dei prodotti di digestione con enzimi di restrizione specifici (RFLP, enzima Hin6I) degli ampliconi ITS1-5.8S-ITS2 (sotto). M: Marker 100 bp (5 Prime, Amburgo); 1: Metschnikowia pulcherrima - Controllo positivo; 2: Hanseniaspora spp. - Controllo positivo; 3: Schizosaccharomyces pombe - Controllo positivo; 4: Rhodotorula spp. - Controllo positivo; 5: Zygosaccharomyces bailii - Con- trollo positivo; 6: Saccharomyces cerevisiae - Controllo positivo; 7: Issatchenkia spp. - Controllo positivo; 8: Saccharomyces bayanus – Controllo positivo; 9: Dekkera spp. - Controllo positivo; 10: pozzetto vuoto; 11-22: campioni da mosto; 23: pozzetto vuoto.
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… L’attribuzione della specie per il gruppo S. cerevisiae sensu stricto si è conclusa con la verifica di una specifica tecnica PCR proposto da De Melo Pereira et al. (2010). Il protocollo è rapido e semplice ed è in grado di discriminare S. cerevisiae da S. ba- yanus e S. pastorianus. Tutti gli isolati di lievito che venivano clas- sificati come S. cerevisiae tramite ITS-RFLP e analisi del 26S rDNA dunque sono stati anche sottoposti ad identificazione attraverso l’amplificazione del gene HO. La Figura 2.6 mostra un esempio del prodotto di PCR per al- cuni isolati; l’amplicone caratteristico per S. cerevisiae ha una lunghezza di 400 bp. 34 Figura 2.6 Gel di agarosio 0,8% del amplificazione usando i primers specifici del gene HO di S. cerevisiae ScHO-F/ScHO-R. M: peso molecolare del DNA (GeneRuler 100 bp DNA Ladder, Fermentas, Italia); 1: S. cerevisiae (Institut Œnologique de Champagne; Collection de Levures d’intérêt Biotechnologique IOC 18-2007); 2-18: isolati di S. cere- visiae. Per quanto riguarda il campionamento dell’aria è stato possi- bile collezionare 26 isolati in tutto suddivisi in 6 differenti specie di lievito (Tabella 2.3). La più alta percentuale di isolati da aria, du- rante l’intero progetto triennale, è stata ottenuta dal prelievo del 2009 (65%). In Figura 2.7 e Figura 2.8 sono mostrate le percentuali di isolamento delle diverse specie di lievito e la loro distribuzione nelle tre annate. Il dato più interessante del campionamento ri- guarda il ritrovamento di S. cerevisiae (35% del totale degli isolati raccolti) nei campioni d’aria analizzati per le tre annate conse- cutive dallo stesso territorio. Inoltre, altre specie ambientali come Aureobasidium pullulans, Cryptococcus laurentii. Issatchenkia
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese terricola e Rhodotorula glutinis vengono isolate con percentua- li tra il 19-8%. Pichia fermentans e Rhodotorula nothofagy sono state singolarmente isolate da campioni d’aria del 2010 e 2011. In particolare, nella zona di Franciacorta l’isolamento di lieviti è stato possibile solo nel corso del 2009. Vendemmia e Origine Numero di lieviti (n) Percentuale (%) 2009 17 65 Franciacorta 8 31 A. pullulans 4 15 C. laurentii 4 15 Oltrepò Pavese 9 35 S. cerevisiae 7 27 A. pullulans 1 4 I. terricola 1 4 2010 3 12 35 Oltrepò Pavese 3 12 S. cerevisiae 1 4 I. terricola 1 4 P. fermentans 1 4 2011 6 23 Oltrepò Pavese 6 23 S. cerevisiae 1 4 R. glutinis 4 15 R. nothofagi 1 4 Totale 26 100% Tabella 2.3 Identificazione degli isolati di lievito ottenuti dal campionamento dell’aria in Franciacorta (FCR) e Oltrepò Pavese (OLT), nel corso di tre annate.
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… 36 Figura 2.7 Biodiversità osservata nei campioni di aria in Franciacorta e Oltrepò Pavese nel corso di tre annate. Figura 2.8 Distribuzione di isolamento e permanenza delle diverse specie di lievito isola- te da aria in Franciacorta ed Oltrepò Pavese nel corso di tre annate.
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese Il campionamento del mosto ha portato all’isolamento di sva- riate specie di lievito. In totale, sono stati collezionati 285 isola- ti suddivisi in 25 differenti specie (Figura 2.9). I dati riguardanti la loro identificazione genetica sono presentati in Tabella 2.4. L’annata 2010 è stata quella durante la quale è stato raccolto il maggior numero di isolati da mosto con un totale di 147 lieviti, pari al 52% del totale, raccolti durante le tre annate su entrambi i territori analizzati. E’ stato proprio durante questo campiona- mento, inoltre, che si è potuta osservare la più alta biodiversità in termini di specie di lievito collezionate; 19 diverse specie sono state isolate, tra cui S. cerevisiae corrispondeva alla più alta per- centuale (44 isolati, circa 40% del totale dei S. cerevisiae isoal- ti da mosto nel triennio). Metschnikowia fructicola e Candida railenensis, con il 10% ed il 9% rispettivamente, raggiungevano la seconda e la terza maggiore incidenza percentuale. In par- ticolare, S. cerevisiae, Torulaspora delbrueckii ed Issatchenkia terricola erano specie presenti su entrambe le aree, mentre Metschnikowia fructicola, Hanseniaspora uvarum, Issatchenkia 37 occidentalis, Pichia anomala, Rhodotorula spp, Pichia ku- driavzevii, Pichia kluyveri, Zygoascus spp, Candida zemplinina, Candida parapsilosis, Cryptococcus flavescens e Pichia guillier- mondii erano specie presenti solo nella zona della Franciacorta. Invece, Candida railenensis, Pichia fermentans, Hanseniaspora uvarum, Issatchenkia terricola, Metschnikowia pulcherrima e Pi- chia membranifaciens erano ritrovate solo in Oltrepò Pavese. Infine, delle 19 specie identificate nel 2010, 8 specie venivano isolate solamente durante questa annata (Candida parapsi- losis, Candida railenensis, Cryptococcus flavescens, Pichia fer- mentans, Pichia guilliermondii, Pichia kudriavzevii, Rhodotorula spp, Zygoascus spp). Altre specie di lieviti, diversi rispetto a quelli già noti, sono sta- ti isolati nel corso della vendemmia 2009: Zygosaccharomyces bailii, comunemente presente in entrambe le aree e Candida diversa isolata solo in Oltrepò Pavese. Inoltre, entrambe queste specie si ritrovavano solamente nei mosti del 2009. Per quanto ri- guarda gli isolati del 2011, Kluyveromyces thermotolerans è stato per la prima volta isolato da entrambi i territori con una percen- tuale del 1,5%, Hanseniaspora vineae (1,8%) e Candida oleophi- la (0,4%) rappresentavano anch’esse nuovi isolamenti della sola
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Franciacorta, mentre Pichia fluxum (0,6%) è stato un nuovo isola- mento per l’Oltrepò Pavese. Per quanto riguarda la permanenza di specie di lievito in cam- pioni di mosto nel corso dei tre anni sui due territori, solo poche specie sono state riscontrate in annate successive. In particolare, il solo S. cerevisiae in Franciacorta e S. cerevisiae e H. uvarum in Oltrepò Pavese, si sono dimostrate specie stabilmente presenti sulle aree (Figura 2.10). Come riportato da Jolly (2003) i lieviti presenti nel mosto pos- sono essere suddivisi in due gruppi: uno rappresentato dai “lie- viti vinari” del genere Saccharomyces, l’altro comprendente i non-Saccharomyces. I lieviti Saccharomyces sono presenti, seb- bene in basso numero, anche sui grappoli, ma derivano prin- cipalmente dalle attrezzature di cantina (Vaughan-Martini & Martini, 1995; Boulton, 1996; Martini, 1996), e vengono trasferi- ti al mosto durante la pressatura (Peynaud e Domercq, 1959; 38 Lonvaud-Funel, 1996; Török, 1996; Mortimer e Polsinelli, 1999). Un’ ulteriore fonte di Saccharomyces, può essere data dalle colture starter addizionate dall’enologo. I lieviti non-Saccharomyces, si ritrovano abbondantemente sui grappoli (Martini, 1996) e pri- ma dell’inoculo con uno starter: sono i lieviti presenti in mag- gior misura nel mosto. La popolazione di non-Saccharomyces presente sui grappoli risulta molto variabile: sono stati ritrovati isolati appartenenti ai generi Brettanomyces, Candida, Cryp- tococcus, Hanseniaspora, Kloeckera, Kluyveromyces, Pichia, Rhodotorula, Torulaspora (Ribéreau-Gayon, 1985; Fleet e Heard, 1993; Pretorius, 1999; Pramateftaki, 2000; Clemente-Jiménez, 2004; Chavan, 2009). I risultati ottenuti sono in disaccordo con quanto ritrovato da Ocón (2010) indagando la presenza di lieviti non-Saccharomyces sulle superfici e sulle strumentazioni della cantina e nel mosto. L’elevata variabilità di specie ascrivibili ai generi Candida, Cryptococcus, Pichia, Zygosaccharomyces, Torulaspora e Rhodotorula da loro rilevata su superfici e attrez- zature è stata qui invece osservata nel mosto. Non essendo stati effettuati campionamenti per indagare eventuale microflora presente sulle superfici delle strutture e delle attrezzature, non si può essere certi della reale provenienza degli isolati ricono- sciuti: essi potrebbero essere indigeni del mosto, quindi derivare
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese dai grappoli, oppure frutto della contaminazione di quest’ulti- mo con la microflora presente in cantina, per fermentazioni già avviate, o perché comunque presenti sulle attrezzature (presse e pompe in particolare) (Phaff e Knapp, 1956; Lachance, 1994; Mortimer e Polsinelli, 1999). Complessivamente l’analisi del mo- sto ha portato all’isolamento di 285 colonie di lievito, di cui solo il 32% risultate appartenenti alla specie S. cerevisiae. In accordo con quanto riportato in bibliografia, la maggior parte della po- polazione micetica rilevata nel mosto, apparteneva al gruppo non-Saccharomyces (68%). Di particolare interesse risulta l’isola- mento della specie I. terricola che raramente è stata isolata da mosto o vino in fermentazione (Sabate, 2002; Di Maro, 2007) ed è stata associata ad una bassa capacità fermentativa ed ele- vata produzione di acetato d’etile, determinando la formazio- ne di off-flavours (Clemente-Jimenez, 2004). Le minori citazioni in bibliografia riguardo la specie C. zemplinina sono da attribuire alla sua recente descrizione (Sipiczki, 2003) e distinzione da C. stellata. Entrambi sono lieviti “fruttosofili”, ma la maggior espres- 39 sione di tale caratteristica in C. zemplinina ha indotto un più approfondito studio riguardo al suo sviluppo per una potenziale riconsiderazione della specie per il controllo delle fermentazioni. Ciò sarebbe particolarmente interessante per la produzione di vini ottenuti da uve botritizzate, sulle quali queste specie sono spesso ritrovate (Magyar e Tóth, 2011). Alcuni autori (Csoma e Sipiczki, 2008) ritengono che sia Candida zemplinina invece di Candida stellata a trovarsi sui grappoli e nelle fermentazioni dei mosti, e suggeriscono che le due specie potrebbero essere state spesso confuse nelle prime pubblicazioni; in effetti, le pubblica- zioni più recenti sulla microflora vinaria, e come anche risultato in questo studio, riportano soltanto la presenza di C. zemplinina, senza rilevare popolazioni di C. stellata (Nisiotou, 2007; Lopan- dic, 2008; Tofalo, 2009).
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Vendemmia e Origine Numero di isolati (n) Percentuale (%) 2009 61 21,4 Franciacorta 39 13,7 S. cerevisiae 22 7,7 Zygosaccharomyces bailii 11 3,9 Issatchenkia occidentalis 6 2,1 Oltrepò Pavese 22 7,7 S. cerevisiae 14 4,9 Zygosaccharomyces bailii 4 1,4 Issatchenkia terricola 1 0,4 Candida zemplinina 1 0,4 Candida diversa 1 0,4 Hanseniaspora uvarum 1 0,4 2010 147 51,6 Franciacorta 91 31,9 S. cerevisiae 27 9,5 Metschnikowia fructicola 15 5,3 Hanseniaspora uvarum 13 4,6 Pichia kluyveri 10 3,5 Issatchenkia occidentalis 5 1,8 Issatchenkia terricola 5 1,8 Torulaspora delbrueckii 4 1,4 40 Pichia anomala 3 1,1 Pichia kudriavzevii 2 0,7 Rhodotorula spp 2 0,7 Candida parapsilosis 1 0,4 Candida zemplinina 1 0,4 Zygoascus spp 1 0,4 Pichia guilliermondii 1 0,4 Cryptococcus flavescens 1 0,4 Oltrepò Pavese 56 19,6 S. cerevisiae 17 6,0 Candida railenensis 14 4,9 Torulaspora delbrueckii 6 2,1 Pichia fermentans 5 1,8 Hanseniaspora uvarum 4 1,4 Issatchenkia terricola 4 1,4 Metschnikowia pulcherrima 3 1,1 Issatchenkia occidentalis 2 0,7 Pichia membranifaciens 1 0,4 2011 77 27,0 Franciacorta 35 12,3 S. cerevisiae 16 5,6 Torulaspora delbrueckii 6 2,1 Hanseniaspora vineae 5 1,8 Kluyveromyces thermotolerans 3 1,1 Metschnikowia pulcherrima 2 0,7 Candida oleophila 1 0,4 Hanseniaspora uvarum 1 0,4 Candida zemplinina 1 0,4
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese Oltrepò Pavese 42 14,7 S. cerevisiae 16 5,6 Metschnikowia fructicola 8 2,8 Hanseniaspora uvarum 5 1,7 Candida zemplinina 3 1,0 Torulaspora delbrueckii 3 1,0 Pichia fluxum 2 0,6 Pichia anomala 1 0,4 Pichia kluyveri 1 0,4 Pichia membranifaciens 1 0,4 Candida glabrata 1 0,4 Kluyveromyces thermotolerans 1 0,4 Totale 285 100,0% Tabella 2.4 Identificazione genetica degli isolati da mosto in Franciacorta (FCR) ed Oltrepò Pavese (OLT), nel corso delle tre annate. 41 Figura 2.9 Biodiversità osservata nei campioni di mosto in Franciacorta ed Oltrepò Pa- vese nel corso delle tre annate.
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… 42 Figura 2.10 Permanenza delle specie di lievito in campioni di mosto, durante le tre an- nate a) in Franciacorta; b) in Oltrepò Pavese. Dal campionamento del vino base sono stati ottenuti 182 iso- lati di lievito (circa il 37% della collezione totale di lievito); i risultati della loro identificazione genetica sono mostrati in Tabella 2.5. In totale sono state identificate 10 diverse specie di lievito (Fi- gura 2.11). Come previsto, S. cerevisiae ha rappresentato la spe-
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese cie dominante in vino base, a fine fermentazione alcolica, sia in Franciacorta (35%) che in Oltrepò Pavese (41%). In letteratura si riporta che questa specie, infatti, rappresenta la quasi totalità di lieviti in vino a fine fermentazione alcolica, mentre le specie H. uvarum e Zygosaccharomyces (non corrispondente al qui ritrovato Z. bailii) risultano solo raramente isolabili (Gonzales, 2007). Al termine della fermentazione alcolica anche in questo caso la popolazione di S. cerevisiae era prevalente (76%), anche se non al livello presentato da Gonzales (99%). Il secondo genere più rappresentativo è risultato Pichia (20%), seguita dalle specie H. uvarum e Z. bailii (3%), quest’ultima una specie che può essere riscontrata a fine fermentazione più facilmente rispetto ad altre, grazie alla sua elevata alcol-tolleranza (Fleet, 2003). L’annata 2009 è stata quella in cui è stato isolato il maggior numero lieviti; 100 isolati, di cui il 27% dal campionamento di vino base della Franciacorta e 29% per Oltrepò Pavese. Durante questa annata, un totale di 6 differenti specie di lieviti sono state isolate (Tabella 2.5). Questo risultato potrebbe derivare dal fat- 43 to che in realtà la biodiversità interspecifica più elevata è stata ottenuta dal campionamento del 2010, dove sono state isola- te 8 differenti specie di lievito (Tabella 2.5). In generale, occorre notare che in alcuni campioni di vino base è stata rilevata la presenza di una sola specie; le condizioni del mezzo, con basso pH, presenza di SO2 ed elevata concentrazione di etanolo, costi- tuiscono fattori selettivi importanti soprattutto per le specie non- Saccharomyces. Tuttavia alcuni studi hanno dimostrato da parte di alcuni ceppi una maggior tolleranza all’etanolo; la loro con- seguente maggior persistenza nel mezzo può influenzare l’impat- to sensoriale del prodotto finale (Pramateftaki, 2000; Combina, 2005; Gonzáles, 2007). Per quanto riguarda la permanenza di specie di lievito in cam- pioni di vino base nel corso delle tre annate sui due territori, solo poche specie sono state re-isolate. In particolare, S. cerevisiae e P. membranifaciens in Franciacorta ed il solo S. cerevisiae in Ol- trepò Pavese, si sono mostrate specie stabilmente presenti sulle aree analizzate (Figura 2.12).
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Vendemmia e Origine Numero di isolati Percentuale 2009 100 55 Franciacorta 48 27 S. cerevisiae 32 18 Pichia membranifaciens 9 5 Pichia fluxum 3 2 Zygosaccharomyces bailii 2 1 Issatchenkia occidentalis 1 1 Torulaspora delbrueckii 1 1 Oltrepò Pavese 52 29 S. cerevisiae 52 29 2010 36 20 Franciacorta 21 12 S. cerevisiae 11 6 Hanseniaspora uvarum 3 2 Pichia membranifaciens 3 2 Pichia spp 2 1 Zygosaccharomyces bailii 1 1 Issatchenkia occidentalis 1 1 Oltrepò Pavese 15 8 S. cerevisiae 6 3 44 Candida railenensis 4 2 Pichia fermentans 3 2 Hanseniaspora uvarum 2 1 2011 45 25 Franciacorta 23 13 S. cerevisiae 20 11 Pichia membranifaciens 3 2 Oltrepò Pavese 23 25 S. cerevisiae 16 17 Pichia fluxum 5 5 Pichia membranifaciens 1 1 Zygosaccharomyces bailii 1 1 Totale 182 100% Tabella 2.5 Identificazione genetica degli isolati da vino base in Franciacorta (FCR) ed Oltrepò Pavese (OLT), nel corso delle tre annate.
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    Capitolo 2. Indaginesull’ecologia di lieviti enologici in Franciacorta ed Oltrepò Pavese Figura 2.11 Biodiversità interspecifica osservata nei campioni di vino base in Francia- corta ed Oltrepò Pavese nel corso delle tre annate. 45
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… 46 Figura 2.12 Permanenza delle specie di lievito in campioni di vino base, durante le tre annate a) in Franciacorta; b) in Oltrepò Pavese.
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    Capitolo 3. Tipizzazionemolecolare dei ceppi di S. cerevisiae … Capitolo 3. Tipizzazione molecolare dei ceppi di S. cerevisiae per il riconoscimento di ecotipi autoctoni 3.1 Introduzione Le caratteristiche sensoriali di un vino possono dipendere dalle diverse tipologie di lieviti coinvolte nel processo di fermentazio- ne, ed in particolare dai differenti ceppi di S. cerevisiae che si succedono durante la vinificazione (Agnolucci, 2007; Capece, 47 2010; Guerra, 1999, Mercado, 2007, Vilanova 2003). Lo studio della biodiversità dei ceppi di lievito appartenenti alla stessa spe- cie ci permette di capire l’evoluzione delle popolazioni presenti nel mosto durante la vinificazione per incrementarne il controllo, inoltre i ceppi autoctoni caratterizzati da tipici tratti enologici po- trebbero essere caratteristici di una particolare zona vitivinicola. La presenza di questi lieviti determina un aumento della tipicità di un vino, promuovendo la diversificazione dei prodotti vitivinicoli e della zona di origine. La maggior parte delle ricerche condotte fino ad ora hanno concentrato il loro studio sul controllo della fermentazione alcolica (Caruso, 2002; Redz epovic 2002; Versa- ˇ ´, vaud, 1995), anche se non sono mancate le indagini sullo studio dell’ecologia dei lieviti delle uve, del mosto e dell’aria presente nella cantina di vinificazione (Jolly, 2006; Fleet, 2002; Fleet, 2003; Fleet, 2008; Prakitchaiwattana, 2004; Ribéreau-Gayon, 2000; Ga- rijo, 2008). Per quanto riguarda la tipizzazione dei lieviti, sono state svilup- pate differenti metodologie, basate sullo studio dei polimorfismi del DNA, al fine di discriminare tra ceppi appartenenti alla stessa specie (Querol, 1992, Ness, 1993; Schuller, 2004). Essendo S. cere- visiae il lievito enologico più importante, i ricercatori hanno fina-
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico … lizzato le loro attività sullo studio di questa specie, evidenziando significativi polimorfismi in ceppi di S. cerevisiae indigeni prove- nienti da differenti regioni vitivinicole ed una forte correlazione tra genotipo e proprietà fenotipiche (Esteve-Zarzoso, 2000; Na- dal, 1996). Nel tempo sono state sviluppate alcune tecniche molecola- ri tra cui RAPD (Random Amplified Polymorphic DNA; McGrath, 1998; Perez, 2001), l’analisi dei loci SSR (Single Sequence Repe- at; Ayoub, 2006) e l’analisi delle sequenze interdelta (Ness, 1993). Queste tecniche si sono rivelate utili per lo studio dell’evoluzione di popolazioni di lieviti nel corso di un processo fermentativo, per l’identificazione di un ceppo con caratteristiche peculiari e per la valutazione della biodiversità all’interno di un’area geografica. L’analisi delle sequenze interdelta è stata proposta per la pri- ma volta da Ness (1993) per la tipizzazione di ceppi di S. cerevi- siae tramite l’analisi del polimorfismo interdelta (IDM, interdelta 48 marker). Il genoma di S. cerevisiae contiene sequenze ripetute di DNA, le sequenze delta, associate al trasposone Ty1 (Came- ron, 1979). Gli elementi trasponibili o trasposoni sono frammenti di DNA che hanno in comune la capacità di muoversi da un punto all’altro del genoma e di amplificare il proprio numero di copie all’interno dell’ospite. Gli elementi delta costituiscono le ripetizioni terminali (LTR) della sequenza dei trasposoni Ty1 e Ty2 in lievito; questi si possono trovare sia associati al retrotrasposo- ne, sia dispersi nel genoma, in questo caso prendono il nome di “elementi delta” (Legras e Karst, 2003). Eventi di ricombinazio- ne possono espellere la sequenza centrale del retrotrasposone lasciando nella posizione originaria una singola LTR, spiegando la presenza di molte copie di LTR, prive del trasposone, disper- se nel genoma. Il genoma di S. cerevisiae è caratterizzato dalla presenza di 5 famiglie di retrotrasposoni, di cui quattro rientrano nella categoria degli elementi di tipo “Ty1-copia” (Ty1, Ty2, Ty4, Ty5) ed uno (Ty3) nella categoria degli elementi di tipo “gypsy”. Entrambe le classi presentano un’organizzazione simile a quella dei retrovirus (Boeke e Corces, 1989; Doolittle, 1989), ma differi- scono tra loro per la disposizione dei geni: mentre negli elementi tipo “gypsy” la funzione integrasica (INT, importante per l’integra- zione del trasposone nell’ospite) è localizzata all’estremità di Pol
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    Capitolo 3. Tipizzazionemolecolare dei ceppi di S. cerevisiae … (parte della sequenza che codifica gli enzimi implicati nel ciclo vitale del trasposone), preceduta dall’RNAasiH, in Ty1-copia INT si trova all’interno del gene Pol, seguito dalla sequenza codifican- te per la retrotrascrittasi (RT) e da quella per l’RNAsiH (Figura 3.1). Tra queste famiglie solo Ty1, Ty2 e Ty3 risultano essere attive nella trasposizione all’interno del genoma. Figura 3.1 Struttura del retrotrasposone di tipoTy1-copia (INT prima di RT) e Ty3-gypsy (INT dopo RH). 49 Come dimostrato da diversi autori (Legras e Karst, 2003; Schul- ler, 2004), il numero (S. cerevisiae può contenere da 2 a 30 co- pie dei 5 elementi trasponibili) e la posizione di questi elementi hanno una certa variabilità intraspecifica che può essere utiliz- zato come un’impronta digitale genetica per identificare i cep- pi di S. cerevisiae (Xufre, 2011). I marcatori Interdelta sfruttano questo polimorfismo. Si tratta di una metodica che prevede una amplificazione mediante PCR (Polymerase Chain Reaction) di frammenti di DNA situati tra due trasposoni (Ness, 1993). Ai fini dell’amplificazione, è necessario progettare dei primers (sequen- ze omologhe al DNA) che si appaino ad entrambe le estremità delta (δ). L’amplificazione delle sequenze interdelta è conosciuta per essere altamente specifica per l’identificazione di ceppi di S. cerevisiae rispetto ad altri lieviti (Ness, 1993). Pramateftaki (2000) analizzando le sequenze δ di 500 isolati di un’area vitivinicola del- la Grecia ha ottenuto dei profili di amplificazione esclusivamente da isolati di S. cerevisiae. Poiché l’amplificazione delle sequenze inter-δ sembra essere efficace per la tipizzazione, molti studi ne sono seguiti per otti- mizzare la tecnica. Infatti, Legras e Karst (2003) progettando una
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico … nuova coppia di primers hanno ottenuto un netto miglioramento del polimorfismo dei profili genetici. Tristezza (2009) ha adottato la tecnica dell’elettroforesi capillare ai marcatori Interdelta per la genotipizzazione di ceppi di S. cerevisiae, ottenendo un miglio- ramento nella sensibilità e precisione della tecnica. Un ampio studio delle biodiversità intraspecifica di S. cerevisiae porta alla possibilità di isolare nuovi ceppi indigeni che potreb- bero sostituire quelli attualmente in commercio impiegati nella produzione di vino, considerando che quelli indigeni risultano più adatti alla crescita in uno specifico mosto e riflettono maggior- mente la biodiversità di una regione vitivinicola. Per questo mo- tivo, nazioni come Argentina (Combina, 2005; Mercado, 2007), Spagna (Blanco, 2006; Garijo, 2008; Gonzales, 2007; Torija, 2001; Sabate, 2002), Francia (Valero, 2007), Austria (Lopandic, 2007), Croazia (Redz epovic 2002), Slovenia (Raspor, 2006), Ungheria ˇ ´, (Csoma, 2010), Grecia (Nikolaou, 2007; Nisiotou e Nychas, 2007), Sud Africa (Jolly, 2003; Pretorius, 1999), India (Chavan, 2009) e 50 Giappone (Shinohara, 2003) hanno condotto ricerche volte a valutare la biodiversità dei lieviti da vino in alcune delle principali regioni vitivinicole. In Italia, medesimi studi sono stati condotti nel- le regioni Marche (Guerra, 1999), Basilicata (Caruso, 2002), Puglia (Cappello, 2004) e Sicilia (Romancino, 2000). Dal momento che la regione Lombardia è una delle più impor- tanti regioni italiane per la produzione di vino spumante, lo scopo di questo lavoro è stato la valutazione della biodiversità intraspe- cifica degli isolati di S. cerevisiae raccolti durante il processo di produzione del vino in Franciacorta (Brescia) ed Oltrepò Pavese (Pavia). Una caratterizzazione molecolare a livello di ceppo è stata condotta tramite l’utilizzo della tecnica molecolare IDM per gli isolati di S. cerevisiae campionati da aria, mosto e vino duran- te le stagioni produttive del 2009, 2010 e 2011. 3.2 Materiale e Metodi Isolamento dei campioni La tipizzazione è stata condotta per tutti i 272 isolati di S. cerevi- siae collezionati nel corso del progetto (Tabella 3.1). Nello studio è stata inclusa l’analisi di 48 lieviti commerciali, alcuni dei quali
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    Capitolo 3. Tipizzazionemolecolare dei ceppi di S. cerevisiae … sono utilizzati per la produzione di vino spumante nelle cantine coinvolte nella sperimentazione. Francia- Oltrepò Pa- Anno Totale corta vese 2009 - 7 7 Aria 2010 - 1 1 2011 - 1 1 2009 22 14 36 Mosto 2010 28 17 45 2011 26 19 45 2009 32 52 84 Vino 2010 11 6 17 2011 18 18 36 Totale 137 135 275 51 Tabella 3.1 Isolati di S. cerevisiae da aria, mosto e vino provenienti da Franciacorta ed Oltrepò Pavese raccolti durante le annate produttive 2009, 2010, 2011. Nello studio è stata inclusa l’analisi di 48 ceppi di lieviti com- merciali impiegati nelle colture starter, alcuni dei quali sono utiliz- zati per la produzione di vino spumante nelle cantine coinvolte nella sperimentazione. Tipizzazione di S. cerevisiae La tipizzazione è stata condotta per tutti gli isolati di S. cerevi- siae basandosi sullo studio del marcatore molecolare Interdelta (δ-PCR), come da protocollo proposto da Legras e Karst (2003). Il protocollo sperimentale prevede l’amplificazione di specifiche zone del genoma comprese tra due sequenze delta (δ) tramite l’utilizzo di primers specifici, separazione elettroforetica dei pro- dotti di amplificazione per valutarne la qualità e successiva se- parazione dei medesimi frammenti al sequenziatore a capillare per delineare con maggiore accuratezza il profilo genetico di ogni isolato. La coppia di primers specifici utilizzata per l’analisi delle se- quenze interdelta è quella riportata da Legras e Karst (2003), co-
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico … struita sulle sequenze delta no. YOLC delta3 (Tabella 3.2). In ac- cordo con quanto riportato da Tristezza (2009), il primer delta21 è stato marcato in posizione 5’ con il fluoroforo 6-Carbossifluore- sceina (6-FAM, Primm, Milan, Italy), al fine di separare i prodotti di amplificazione con elettroforesi capillare. Per l’estrazione del DNA da lievito è stato seguito un protocollo proposto da Querol (1992). Per maggiori dettagli sulle fasi che caratterizzano questo protocollo si rimanda al capitolo 2. La rea- zione di PCR è stata condotta partendo dal DNA genomico degli isolati di S. cerevisiae in un volume finale di 25 μL contenente 1X Buffer (5 Prime, Amburgo), 2 mM di MgCl2 (5 Prime, Amburgo), 200 µM di dNTPs (Fermentas, Lituania), 1 mM per ogni primer, 1U di Taq-DNA Polymerase (5 Prime, Amburgo) e 80 ng di DNA. Il ci- clo di amplificazione utilizzato è stato il seguente: 5 cicli di dena- turazione a 95°C per 30 s, allineamento dei primers a 42°C per 30 s ed estensione dei frammenti amplificati a 72°C per 2 min, seguiti da 30 cicli di denaturazione a 95°C per 30 s, allineamento dei pri- 52 mers a 42°C per 30 s ed estensione a 72°C for 2 min. La reazione di amplificazione è stata terminata con uno step finale a 72°C per 30 min. I prodotti di amplificazione sono stati separati tramite corsa elettroforetica su gel di agarosio al 2,0% (p/v) in 1X TAE buf- fer, utilizzando come riferimento un marker di pesi molecolari noti (100 bp XL Ladder, 5 PRIME, Italy). La separazione dei frammenti è stata eseguita a 100V per circa 90 min. Primer Sequenza nucleotidica (5’-3’) Riferimento DELTA 12 TCAACAATGGAATCCCAAC Legras e Karst, 2003 DELTA 21 CATCTTAACACCGTATATGA* Tabella 3.2 Coppia di primers utilizzata per la tipizzazione degli isolati di S. cerevisiae. Elettroforesi capillare La determinazione della lunghezza degli ampliconi ottenuti dall’analisi δ-PCR è stata determinata utilizzando il sequenziatore a capillare ABI Prism 310 Genetic Analyzer (Applied Biosystems – Life Technologies, United States). Per la corsa sono necessari: POP-4 polymer (Applied Biosystems) per facilitare la migrazione dei frammenti di amplificazione all’interno del capillare; 310 Ge-
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    Capitolo 3. Tipizzazionemolecolare dei ceppi di S. cerevisiae … netic Analyzer Buffer with EDTA (Applied Biosystems) per garantire il passaggio di corrente durante le analisi; capillare da 47 cm x 50 μm capillary (Applied Biosystems) per la migrazione dei frammen- ti. I campioni sono stati preparati in una soluzione contenente 0,9 µL del prodotto di δ-PCR diluito 10-3 (per evitare che il segnale dei frammenti maggiormente amplificati sia fuori scala), 20 µL di formammide (Applied Biosystems) e 0,75 µL di GeneScan-1200 LIZ (Applied Biosystems), un marcatore di pesi noti. La soluzione è stata incubata a 95°C per 3 min per denaturare i frammenti di DNA e successivamente raffreddata in ghiaccio per 3-5 min al fine di stabilizzare i frammenti denaturati. Ogni campione è sta- to iniettato nel capillare per 20 s a 1,5 kV e separato a 8 kV per 80 min a 60°C. L’elaborazione dei dati è stata condotta trami- te il software ABI PRISM GeneMapper 3.7 (Applied Biosystems) in grado di determinare la dimensione in paia di basi (bp) di ogni frammento. I frammenti compresi nel range 50-1200bp sono stati utilizzati per determinare il profilo Interdelta di ogni isolato di S. cerevisiae. 53 Analisi dei dati I profili elettroforetici ottenuti con GeneMapper 3.7 sono stati trasformati in matrici binarie di presenza/assenza di un determi- nato frammento di PCR (1 presenza, 0 assenza) e utilizzati per generare una matrice di similarità. Il programma MEGA 4.0 (Ta- mura, 2007) è stato utilizzato per generare dei raggruppamen- ti sulla base dei dati di similarità (coefficiente di “Dice”; Dice, 1945), i quali sono stati rappresentati in un dendrogramma di tipo UPGMA (unweighted pair group method with arithmetic means). L’Analisi delle Componenti Principali (PCA) è stato utiliz- zata per catturare la correlazione esistente tra i ceppi di S. cere- visiae, partendo dalla matrice di similarità ottenuta per l’analisi a cluster. Le analisi sono state effettuate con il software GenAlEx 6.3 (Peakall e Smouse, 2006) e i dati sono stati visualizzati in un grafico 3D. Ripetibilità del metodo Per valutare la ripetibilità del metodo, il DNA genomico di 4 distinti ceppi commerciali di S. cerevisiae (SC1, SC2, SC3, SC4) è stato utilizzato come templato per 3 indipendenti reazioni di
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico … amplificazione (per il protocollo di PCR si rimanda al paragrafo ‘Tipizzazione di S. cerevisiae’). I prodotti di PCR sono stati sepa- rati in elettroforesi di gel di agarosio (2,0% w/v, 1X TAE buffer) e successivamente separati in elettroforesi capillare come ripor- tato nel paragrafo ‘Elettroforesi capillare’. La similarità geneti- ca tra le 3 repliche appartenenti al medesimo ceppo di lievito è stata calcolata sulla base del coefficiente di “Dice” e i dati relativi a questo valore sono stati rappresentati in un dendro- gramma, come riportato nel paragrafo ‘Analisi dei dati’. Come soglia di discriminazione tra i ceppi di S. cerevisiae è stata indi- viduata la percentuale minore di similarità che hanno eviden- ziato i replicati di uno stesso ceppo. Isolati che presentano una percentuale di similarità maggiore saranno considerati cloni dello stesso ceppo. 3.3 Risultati 54 Al fine di valutare la biodiversità di ceppi di S. cerevisiae coin- volti nella produzioni di vino nelle cantine della Franciacorta e dell’Oltrepò Pavese in Lombardia, in totale, 275 isolati ascritti alla specie S. cerevisiae sono stati sottoposti ad analisi; a que- sti campioni sono stati aggiunti 48 lieviti commerciali di S. cere- visiae. La biodiversità intraspecifica degli isolati di S. cerevisiae è stata investigata attraverso i profili di amplificazioni generati dall’analisi δ-PCR. Questi sono stati generati utilizzando la cop- pia di primers delta12/delta21 (Legras e Karst 2003), apportando una modifica nella regione 5’ del primer delta21, l’aggiunta del fluorocromo 6-Carbossifluoresceina (6-FAM) come suggerito da Tristezza (2009), al fine di analizzare i prodotti di amplificazione con elettroforesi capillare. In Figura 3.2 e 3.3 sono riportate le immagini dei profili interdelta ottenute dopo separazione elet- troforetica per alcuni isolati di S. cerevisiae isolati in Franciacorta ed Oltrepò Pavese durante la stagione produttiva del 2010.
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    Capitolo 3. Tipizzazionemolecolare dei ceppi di S. cerevisiae … M 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 M Figura 3.2 Separazione dei frammenti interdelta su gel d’agarosio al 2,0% per isolati di S. cerevisiae da mosto e vino durante la stagione produttiva 2010 in Franciacorta. 1-23: Isolati. M: Marcatore di pesi molecolari (100 bp XL Ladder, 5 PRIME, Italy). M 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 M 55 Figura 3.3 Separazione dei frammenti interdelta su gel d’agarosio al 2,0% per isolati di S. cerevisiae da aria, mosto e vino durante la stagione produttiva 2010 in Oltrepò Pavese. 1-24: Isolati. M: Marcatore di pesi molecolari (100 bp XL Ladder, 5 PRIME, Italy). Lo step successivo è stato quello di dimensionare accurata- mente i frammenti di amplificazione ottenuti dall’analisi δ-PCR tramite una separazione dei prodotti di PCR al sequenziatore a capillari (ABI Prism 310 Genetic Analyzer).
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico … La ripetibilità del metodo è stata condotta attraverso un test che ha permesso di determinare la soglia di similarità al di so- pra della quale isolati appartenenti ad un medesimo raggrup- pamento possono potenzialmente essere considerati cloni dello stesso ceppo. L’esperimento è stato condotto per 4 differenti ceppi commerciali di S. cerevisiae (SC1, SC2, SC3, SC4), ana- lizzando ogni ceppo con 3 amplificazioni δ-PCR indipendenti e separando i frammenti di amplificazione in elettroforesi su gel di agarosio e successivamente in elettroforesi capillare. I profili di amplificazione (Figura 3.4) sono stati trasformati in matrici binarie (1 presenza, 0 assenza) e usate per creare una matrice di simi- larità ed il rispettivo dendrogramma di tipo UPGMA (Figura 3.5). Size (bases) 56 SC1 SC2 SC3 SC4 Fluorescents intensity Figura 3.4 Valutazione della ripetibilità del metodo di elettroforesi capillare. Destra: separazione dei frammenti di amplificazione δ-PCR in gel di agarosio al 2,0% per 4 differenti ceppi di S. cerevisiae (SC1, SC2, SC3 e SC4 in triplicato). Marcatore di pesi molecolari: 100 bp XL Ladder. Sinistra: elettroforesi capillare; esempio di ferogrammi di 3 repliche del ceppo SC1 di S. cerevisiae. Asse X: pesi molecolari espressi in paia di basi (bp); Asse Y: fluorescenza.
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    Capitolo 3. Tipizzazionemolecolare dei ceppi di S. cerevisiae … 98.5% 57 Figura 3.5 Dendrogramma relativo alla determinazione della ripetibilità dell’elettrofo- resi capillare. L’asse orizzontale rappresenta il coefficiente di similarità tra i ceppi di S. cerevisiae. 98.5% è la soglia di similarità oltre la quale i campioni possono essere consi- derati cloni dello stesso ceppo. Dall’esperimento di ripetibilità è stata osservata una differen- za di 2 bp tra i frammenti delle repliche di un medesimo cep- po. Considerando questi frammenti come stessa forma allellica, questo valore è stato utilizzato come criterio per raggruppare i frammenti ottenuti in seguito all’elettroforesi capillare prima del- la trasformazione in matrice binaria, sia per i ceppi di S. cerevi- siae utilizzati per determinare la ripetibilità della tecnica, sia per il gruppo di isolati da aria, mosto e vino. La valutazione della ripe- tibilità dell’elettroforesi capillare ha evidenziato una similarità del 98,5% per i replicati del medesimo ceppo. Questo valore è stato considerato come valore soglia per la discriminazione degli iso- lati di S. cerevisiae nelle annate 2009, 2010 e 2011. Gli isolati che presentano un valore di similarità maggiore saranno considerati cloni del medesimo ceppo (Figura 3.5). I profili elettroforetici sono stati valutati nell’intervallo di pesi mo- lecolari tra 50-1200bp. In media sono state identificate 25 bande potenzialmente polimorfiche per ceppo isolato, con un minimo di
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico … 17 ed un massimo di 42 bande, per un totale di 200 bande poli- morfiche. La banda maggiormente rappresentata è stata quella di dimensioni pari a 460 bp, condivisa da 280 su 323 isolati (8%). Non sono state identificate bande monomorfiche, ossia della stessa lun- ghezza e presenti in tutti gli isolati. Il confronto dei profili elettroforeti- ci ha permesso di identificare isolati con profili genetici identici, per un totale di 167 genotipi, corrispondenti al 52% dei lieviti analizzati. Il profilo elettroforetico più comune è stato condiviso da 23 ceppi: 7 starter commerciali, 3 isolati nell’annata 2009 in Oltrepò, 6 in Fran- ciacorta 2009, 4 in Franciacorta 2010 e 3 in Franciacorta 2011. I pro- fili elettroforetici dei 48 starter sono stati raggruppati in 18 genotipi. Quarantanove isolati di S. cerevisiae hanno evidenziato un profilo elettroforetico identico a quello degli starter commerciali. La trasformazione dei profili elettroforetici interdelta in una matri- ce di presenza/assenza ha permesso di costruire un dendrogram- ma (metodo di clustering: UPGMA) per evidenziare la similarità genetica degli isolati presi in esame. Il risultato dell’analisi a cluster 58 condotta sui 323 isolati di S. cerevisiae è rappresentato grafica- mente nel dendrogramma di Figura 3.6. In accordo con la soglia del 98,5% di similarità genetica ottenuta sulla base della ripetibilità del metodo, 161 isolati possono essere considerati cloni dello stes- so ceppo, riducendo a 159 il numero di isolati aventi un genotipo differente. L’intervallo di similarità genetica, ottenuto sulla base del calcolo del coefficiente di Dice, è compreso tra 73 e 100%. L’analisi a cluster ha identificato 3 cluster principali, in grado di raggruppa- re il 72% degli isolati. Il restante 38% degli isolati è stato raggruppato in cluster minori, alcuni dei quali rappresentati da un solo ceppo. I 3 cluster principali si separano ad un livello di similarità pari all’87%. Il cluster A (verde), che a sua volta si divide in 3 sub-cluster, ha rag- gruppato 110 isolati, mentre i cluster B (azzurro) e C (viola) hanno raggruppato 18 e 102 isolati, rispettivamente, a loro volta dividen- do gli isolati in 3 sub-cluster. La maggior parte dei profili elettrofo- retici degli starter commerciali sono stati raggruppati nel cluster C. Basandosi sulla provenienza geografica è possibile notare l’as- senza di raggruppamenti specifici per area, poiché gli isolati si di- stribuiscono casualmente tra i diversi cluster, sebbene siano ricono- scibili delle tendenze: il cluster C è composto per il 91% da starter commerciali e ceppi isolati in Franciacorta; tra gli isolati più diffe- renti, con un indice di similarità compreso tra 78 e 73%, sono stati
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    Capitolo 3. Tipizzazionemolecolare dei ceppi di S. cerevisiae … raggruppati gli isolati provenienti dalla Franciacorta (Figura 3.7A). Sulla base della suddivisione in annata, il cluster A ha raggruppa- to in massima parte ceppi isolati nel 2010 e nel 2011, mentre la maggior parte degli isolati nell’anno 2009 sono stati raggruppati nei restanti cluster minori (Figura 3.7B). Basandosi sulla tipologia, i ceppi isolati da mosto sono predominanti nel cluster A, mentre il cluster B risulta interamente caratterizzato da ceppi isolati da vino, come anche la maggior parte dei cluster minori. I ceppi isolati da aria sono stati raggruppati nei cluster minori (Figura 3.7C). 59 Figura 3.6 Dendrogramma (UPGMA) ottenuto dall’analisi a cluster dei profili Interdelta di 48 starter commerciali (SC#) e 275 ceppi di S. cerevisiae (C#) isolati da aria, mosto e vino nelle annate 2009, 2010 e 2011 in Fraciacorta ed Oltrepò Pavese. Verde: cluster A; azzurro: cluster B; viola: cluster C.
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico … A B 60 Franciacorta Oltrepò Starters 2009 Figura 3.7 A Dendrogramma ottenuto dai profili Interdelta di 275 ceppi di S. cerevisiae e 48 starter commerciali. I cluster sono stati evidenziati: per area geografica (A); anno di isolamento (B); tipologia di substrato (C).
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    Capitolo 3. Tipizzazionemolecolare dei ceppi di S. cerevisiae … B C 61 Starters 2009 2010 2011 Starters Mosto Figura 3.7 B Dendrogramma ottenuto dai profili Interdelta di 275 ceppi di S. cerevisiae e 48 starter commerciali. I cluster sono stati evidenziati: per area geografica (A); anno di isolamento (B); tipologia di substrato (C).
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico … C 62 Starters Mosto Vino Aria Starters Figura 3.7 C Dendrogramma ottenuto dai profili Interdelta di 275 ceppi di S. cerevisiae e 48 starter commerciali. I cluster sono stati evidenziati: per area geografica (A); anno di isolamento (B); tipologia di substrato (C). Sulla base della matrice di distanza genetica ottenuta dai pro- fili interdelta è stata determinata l’analisi delle componenti prin- cipali (PCA), al fine di visualizzare le relazioni genetiche esistenti tra i ceppi di S. cerevisiae. Le relazioni tra gli isolati sono state visualizzate in base alle prime 3 componenti principali (Figura 3.8). La variabilità spiegata dalle prime 3 componenti principali è pari al 66,29% della variabilità totale. Come ottenuto dall’ana- lisi a cluster, anche l’analisi delle componenti principali non ha evidenziato particolari raggruppamenti specifici, infatti gli isolati
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    Capitolo 3. Tipizzazionemolecolare dei ceppi di S. cerevisiae … provenienti da aree geografiche differenti risultano dispersi in un unico gruppo. Tuttavia, la componente nr. 1 ha differenziato par- te dei ceppi appartenenti al gruppo degli starter commerciali, che risultano come un raggruppamento separato dai restanti ceppi. Analogamente, l’assenza di raggruppamenti specifici è stata evidenziata considerando l’anno di isolamento (2009, 2010, 2011) e la tipologia di substrato da cui sono stati isolati i ceppi (aria, mosto, vino). 63 Figura 8. Presentazione grafica dell’Analisi delle Componenti Principali (PCA) ottenuta dai polimorfismi Interdelta di 275 ceppi di S. cerevisiae e 48 starter commerciali.
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Capitolo 4. Selezione dei ceppi e prove di microvinificazione 4.1 Introduzione Negli ultimi anni le ricerche in campo enologico si sono focaliz- zate sulla selezione di ceppi potenzialmente ritenuti autoctoni di Saccharomyces cerevisiae, da impiegare come starter nella pro- duzione di vini in particolari regioni (Lopes, 2002; Pretorius, 1999; 64 Torija, 2001), con l’obiettivo di fornire caratteristiche sensoriali ri- conducibili al territorio di appartenenza. La selezione dei ceppi ha lo scopo di ottenere colture di lievito capaci di condurre il processo fermentativo con risultati prede- terminati; pertanto, tali ceppi devono possedere caratteristiche specifiche di vocazione enologica. I caratteri desiderabili per una coltura starter possono essere differenti a seconda delle diverse tecnologie di vinificazione da adottare e dalle differenti tipologie di prodotto che si vogliono ottenere (Giudici e Zambonelli, 1992). Alcuni tra i più importanti criteri impiegati in questo progetto per la selezione risultano essere (Perez-Coello, 1999; Esteve-Zarzoso, 2000): • Potere fermentativo: esprime la quantità massima di etanolo che un ceppo può formare durante la fermentazione in pre- senza di un eccesso di zuccheri; • Vigore fermentativo: esprime la prontezza con cui un ceppo dà il via alla fermentazione e la velocità con cui la porta a termine; • Resistenza alla SO2: esprime la capacità da parte del ceppo di mantenere inalterata o sufficientemente elevata la velocità di fermentazione in presenza di dosi selettive di SO2;
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione • Produzione di glicerolo: uno dei principali componenti dell’e- stratto secco dei vini che va ad influenzare direttamente il co- siddetto “corpo”. Esso imprime al vino i caratteri di dolcezza, corposità e pienezza. • Produzione di composti solforati: costituiti per lo più da idroge- no solforato e anidride solforosa, derivanti dalla riduzione dei solfati presenti nel mosto. Questi possono comportare odori sgradevoli o problemi di stabilità nel prodotto finito; • Produzione di acidi volatili. • Produzione di sostanze aromatiche Il primo step per la selezione di nuovi ceppi, dopo la caratte- rizzazione molecolare, è stata la valutazione di tali caratteristi- che attraverso prove di microvinificazione a livello di laboratorio; queste hanno permesso di valutare le capacità del ceppo di dominare la fermentazione e di determinare l’espressione delle caratteristiche organolettiche nel vino (Capece, 2010; Guerra, 1999; Lopes, 2002). 65 4.2 Selezione dei ceppi I ceppi autoctoni, sottoposti a prove di microvinificazione, sono stati selezionati dalla collezione conservata nei laborato- ri dell’Università di Milano, previa preliminare caratterizzazione delle principali capacità enologiche precedentemente descrit- te. Questi ceppi sono provenienti dalla raccolta dei campioni della vendemmia 2009 effettuata sia nel territorio della Francia- corta che nel territorio dell’Oltrepò Pavese. Essi sono stati identi- ficati mediante amplificazione delle regioni ITS (in accordo con Esteve-Zarzoso,1999) e conservati, sotto forma di glicerinati, a -80 °C. In particolare, i ceppi impiegati sono risultati geneticamente diversi dagli starter impiegati nelle cantine coinvolte nella speri- mentazione (Tabella 4.1).
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Ceppo Origine C91 Vb*- cantina 6 - Fcr C90 Vb- cantina 7- Fcr C114 Vb- cantina 4- Fcr C273 FA- cantina 3- Fcr C278 FA- cantina 3- Fcr C277 FA- cantina 3- Fcr C276 FA- cantina 3- Fcr C275 FA- cantina 3- Fcr C48 Vb- cantina A- Olt C58 Vb- cantina B- Olt C61 Vb- cantina B- Olt C101 Vb- cantina F- Olt C49 Vb- cantina F- Olt 66 C70 Vb- cantina I- Olt C67 Vb- cantina L- Olt C94 Vb- cantina M- Olt S1 OEC1 S2 Lalvin2 Tabella 4.1 Elenco dei ceppi impiegati in prove di microvinificazione. * Vb = isolati da vino base, Fcr = Franciacorta vendemmia 2009, Olt = Oltrepò Pavese vendemmia 2009, FA = isolati durante il monitoraggio della fermentazione alcolica 1 Institut Oenologique De Champagne-Collection de Levures d’Intérêt Biotechnologique. 2 http://www.lalvinyeast.com/images/library/EC1118_Yeast.pdf Questi ceppi sono stati saggiati in prove di microvinificazione utili a valutarne le caratteristiche tecnologiche e qualitative per le successive prove di rifermentazione. 4.3 Prove di microvinificazione Per evitare contaminazioni sono state utilizzate provette Er- lenmeyer da 250 ml che presentano particolari valvole in grado di garantire da una parte la sterilità e dall’altra il corretto scam- bio di gas. Le prove di microvinificazione sono state condotte in 100 ml di mosto bianco (proveniente da uva Pignoletto), sotto-
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione posto a sterilizzazione per eliminare eventuali microrganismi che avrebbero potuto condizionare i risultati. Ciascuna coltura di lievito è stata inoculata ad una concentrazione pari a 106 UFC/ ml, a partire da una pre-coltura sviluppatasi nello stesso tipo di mosto per 48 ore. La prova è stata condotta alla temperatura di 18 °C. Determinazione dei caratteri tecnologici Per determinare il potere ed il vigore fermentativo dei ceppi impiegati nell’analisi è stata misurata ogni giorno la perdita di peso delle provette Erlenmeyer fino all’ottenimento di un peso costante per due giorni consecutivi. Il vigore fermentativo è sta- to espresso in termini di grammi di CO2 prodotte nelle prime 48 ore, seguenti l’inoculo del mosto, mentre il potere fermentativo è stato espresso come % v/v di etanolo prodotto, impiegando la seguente formula: [ ( Δpeso (g) / 44 (g/mol CO2 ) x 46,7 (g/mol EtOH) ] / 0,789 (g/ml EtOH) 67 Determinazione dei caratteri qualitativi I caratteri qualitativi valutati sono stati: produzione di glicerolo, produzione di acido acetico e produzione di H2S. Al termine della fermentazione, aliquote di campioni di vino sono state centrifugate (Hettich zentrifugen, rotina 380r, Ger- many) a 3500 g e il surnatante è stato sottoposto ad analisi; per ciascun campione, valutato in tre repliche, la produzione di gli- cerolo e di acido acetico sono state misurate attraverso l’impie- go di kit enzimatici (kit 148270 e 148261, rispettivamente; Boehrin- ger-Mannheim, Germany). La purezza della fermentazione è stata espressa in termini di grammi di acido acetico/100 ml di etanolo. Per ciò che riguarda la produzione di H2S, tutti i ceppi sono stati piastrati su terreno Bismuth Sulfite Glucose Glycine Yeast agar- BiGGY (BD, France). In questo terreno il colore delle colonie è determinato dalla riduzione del solfito a solfuro che legandosi al bismuto, provoca cambiamento di colore delle colonie (da bei- ge a nero). In accordo con Redzepovic (2002) il grado di colo- razione, associato alla crescita delle colonie di lievito in BIGGY- agar, è determinato dalla seguente scala:
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… • 1=bianco; • 2=crema; • 3=beige; • 4=marrone; • 5=marrone tendente al nero; • 6=nero. Test di sniffing Le caratteristiche sensoriali dei campioni al termine delle prove di microvinificazione, sono state valutate effettuando delle pro- ve definite di “sniffing” nelle quali i campioni sono stati classificati in funzione del profumo e quindi delle sostanze aromatiche vola- tili, che sono state prodotte durante la fermentazione dei lieviti. La prova è stata eseguita da un panel di assaggiatori al quale è stato chiesto di valutare i campioni attraverso la compilazione del modulo riportato di seguito (Figura 4.1). Soltanto i punteggi (da 0 a 10), inerenti l’intensità olfattiva e la 68 gradevolezza, sono stati impiegati per la successiva analisi stati- stica; i dati ottenuti sono stati elaborati attraverso il software per l’analisi statistica Statgraphics Centurion Plus 5.1 che ha permes- so di effettuare l’analisi della varianza multifattoriale, al fine di determinare quali fattori (ceppi e/o giudici) avevano un effetto significativo sulla valutazione.
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione 69 Figura 4.1 Scheda per la valutazione del profilo aromatico dei vini attraverso test di sniffing
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… 4.4 Preparazione della biomassa di lievito starter (ceppi autoc- toni) Sulla base dei risultati del test di sniffing e delle caratteristiche tecnologiche e qualitative, 2 differenti ceppi autoctoni di S. ce- revisiae (denominati ceppo X e ceppo Y), per ciascuna area produttiva, sono stati scelti per essere impiegati come starter nel- le prove di tirage 2011. Le cantine che hanno partecipato alla sperimentazione, per ciascuna area produttiva, sono riportate nella tabella 4.2. Cantina Località Area C1 Rodengo Saiano (BS) Franciacorta C2 Erbusco (BS) Franciacorta C3 Erbusco (BS) Franciacorta 70 C4 Erbusco (BS) Franciacorta C5 Erbusco (BS) Franciacorta C6 Rocca de’ Giorgi (PV) Oltrepò Pavese C7 Pietra de’ Giorgi (PV) Oltrepò Pavese C8 Santa Giuletta (PV) Oltrepò Pavese Tabella 4.2 Cantine produttrici di vino spumante coinvolte nella sperimentazione (BS= Brescia, Lombardia, PV= Pavia, Lombardia) Ciascun ceppo è stato fatto crescere in 20 ml di brodo YEPD (la cui composizione è riportata in tabella 4.3) per 16 ore, in agi- tazione costante; successivamente, la concentrazione cellulare è stata determinata misurando la densità ottica (OD) a 660 nm e 2 ml di questa coltura sono stati trasferiti in provette Enlermeyer, contenenti 200 ml di YEPD. Queste sono state incubate a 25 °C per 48 ore, in continua agitazione. Dopo l’incubazione, è stata effettuata una seconda misura- zione dell’OD e un volume corrispondente ad una concentrazio- ne di 5.109 cellule è stato centrifugato (Hettich zentrifugen, rotina 380r, Germany ) a 3500 g per 10 minuti; il pellet, così ottenuto, è stato risospeso in 25 ml di brodo YEPD. Questa procedura è stata applicata anche per gli starter com-
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione merciali usualmente impiegati in ciascuna rispettiva cantina, al fine di avere una comparazione effettiva nelle medesime condi- zioni. Essi sono stati denominati con la sigla “ceppo S”. COMPOSIZIONE BRODO YEPD (g/L) 10 g estratto di lievito 20 g peptone 20 g glucosio 0,1 g cloranfenicolo 1l acqua distillata pH 5,5 Tabella 4.3 Composizione del brodo YEPD Successivamente è stato organizzato il trasferimento delle col- ture cellulari, in condizioni strettamente refrigerate, per la realiz- zazione delle prove di tiraggio presso ciascuna delle otto can- 71 tine. Tale attività ha richiesto il coinvolgimento diretto di alcuni enologi franciacortini ed oltrepadani sia nella fase di formulazio- ne del pied de cuve che nella programmazione delle prove di adattamento e di inoculo. 4.5 Preparazione del pied de cuve e protocollo di rifermentazione A ciascuna cantina è stato fornito un kit per la preparazione del pied de cuve contenente: • 25 ml delle colture cellulari concentrate, dei 3 ceppi presi in esame (ceppo X,Y e S); • 7 g di attivante (Bioenologia s.r.l., Italy) di cui 1g, 2g e 4g erano suddivisi in tre differenti provette; • 3 ml di coadiuvante 83 (Station Oenotechnique de champa- gne, France), contenente bentonite necessaria per la chiarifi- cazione del vino. Il kit è stato trasferito presso ciascuna cantina e conservato ad una temperatura di 4 °C per un massimo di 3 giorni prima dell’u- tilizzo. A 50 l di vino base da rifermentare è stata aggiunta la quantità
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… di zucchero tale da generare una pressione pari a 6 atmosfere; questo, successivamente, è stato sottoposto a filtrazione amicro- bica ed è stata impiegato nel protocollo di rifermentazione. Il protocollo di rifermentazione messo a punto prevedeva i se- guenti passaggi: • Trasferire 25 ml di coltura cellulare concentrata in 0,25 l di ac- qua a 30°C; • Dopo 30 min aggiungere 0,25 l di vino, precedentemente ri- scaldato a 24°C; • Dopo 4 ore, aggiungere 0,5 l di vino a 24°C e 1g di attivante, avendo cura di omogeneizzare; • Dopo 4 ore, aggiungere 0,5 l di vino a 24°C e 2g di attivante, avendo cura di omogeneizzare; • Dopo una notte, aggiungere 1 l di vino a 20°C e 4g di attivan- te, avendo cura di omogeneizzare; • Aggiungere 3 ml di coadiuvante ai 50 l di vino base già zuc- 72 cherato e rimescolare accuratamente; • Aggiungere tutto il pied de cuvée (2,325 l) alla massa di vino da rifermentare. 4.6 Monitoraggio delle prove di tirage L’andamento della rifermentazione è stata controllato a diver- si intervalli di tempo. Da ciascuna cantina sono state prelevate 2 bottiglie per ciascun ceppo test e sono state condotte le valu- tazioni della concentrazione cellulare, le valutazioni della vitalità cellulare ed l’identificazione genetica dei ceppi. La determinazione della concentrazione cellulare è stata ef- fettuata in doppio. Ciascun campione, adeguatamente diluito in acqua peptonata tamponata, è stato piastrato su terreno WL (Merck, Germany), la cui composizione è riportata in tabella 4.4. Le piastre sono state successivamente incubate a 25 °C per 3 giorni. Dopo la conta visiva delle colonie cresciute su piastra, da ciascuna di esse sono state prelevate casualmente 3 colonie, che presentavano le tipiche caratteristiche morfologiche di S. cerevisiae; queste sono state isolate su terreno YEPD e successi- vamente impiegate per la caratterizzazione genetica.
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione Per il calcolo della concentrazione cellulare in unità formanti colonia (UFC) è stata applicata la formula della media ponde- rale: COMPOSIZIONE TERRENO WL (g/L) 4g Estratto di lievito 5g Caseina idrolizzata 50 g Glucosio 0,55 g Potassio diidrogenofosfato 0,425 g Cloruro di potassio 0,125 g Cloruro di calcio 0,125 g Solfato di magnesio 0,0025 g Cloruro di ferro 0,022 g Verde di bromo cresolo 17 g Agar pH 5,5 Tabella 4.4 Composizione del terreno WL 73 Per ciò che riguarda la vitalità cellulare, come descritto da Delfini e Formica (2001), la valutazione è stata fatta direttamente attraverso conta al microscopio; 1 ml di campione è stato riso- speso in 1 ml di soluzione di blu di metilene (la cui composizione è riportata in tabella 4.5). SOLUZIONE BLU DI METILENE (g/L) 0,2 g blu di metilene 27,2 g KH2PO4 0,071 g Na2HPO4 1l acqua distillata Tabella 4.5 Composizione della soluzione blu di metilene Dopo 5 minuti, 10 μl di questa soluzione sono stati pipettati nel- la camera di Thoma (Marienfeld GmbH & Co, Germany) ed è stata eseguita la conta al microscopio (CH-2, Olympus Optical Co. LTD, Japan). La conta finale delle cellule di lievito si è basata sulla determinazione del numero di cellule vive e morte.
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Al fine di determinare la permanenza dei ceppi autoctoni sele- zionati per la prova di rifermentazione le colonie isolate dalle bot- tiglie sono state identificate e tipizzate, attraverso amplificazione delle sequenze interdelta (vedi capitolo 3). I campioni sono stati assaggiati dopo 6, 12 e 18 mesi dopo il tiraggio; anche in questo caso, l’intensità e la gradevolezza sono state valutate impiegando la scheda riportata in Figura 4.1 e l’a- nalisi statistica dei dati è stata condotta come descritto in para- grafo 4.3.3 4.7 Risultati delle prove di microvinificazione per la selezione dei ceppi Sedici ceppi autoctoni di S. cerevisiae sono stati sottoposti ad un indagine preliminare, attraverso prove di microvinificazione in mosto Pignoletto, al fine di valutare quali tra questi potesse esse- 74 re impiegato eventualmente come starter. I caratteri tecnologici presi in considerazione sono stati il vigore fermentativo, definito come la capacità di ciascun ceppo di avviare prontamente la fermentazione (Giudici e Zambonelli,1992) e la quantità totale di anidride carbonica prodotta durante la fermentazione, che funge da misura indiretta per ciò che riguarda la produzione di etanolo e dà indicazioni circa il potere fermentativo di ciascun ceppo. La figura 4.2 mostra l’andamento della fermentazione, in fun- zione della perdita di peso dovuta alla produzione di anidride carbonica.
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione S1 S2 C273 264 C278 262 C277 C276 260 perdita C275 di peso 258 C91 (g) C90 256 C114 C48 254 C58 C61 252 C101 250 C49 C70 248 C67 0 24 48 72 96 120 144 168 192 216 240 264 288 C94 TEMPO (ore) 75 Fig. 4.2 Andamento della fermentazione in mosto sterie bianco 4,00 Microfermentation test: fermentative vigour 3,50 3,00 2,50 2,00 C02(g) 1,50 1,00 0,50 0,00 C90|C276|C91|C277|C275|C2748|S1|C273|C114|C70|C67|C101|C49|S2|C94|C61|C58|C48 Fig. 4.3 Vigore fermentativo dei ceppi in mosto sterile bianco Il vigore fermentativo (espresso come g di CO2 prodotte nelle prime 48 h a seguito dell’inoculazione del mosto) è più elevato nei ceppi C58 e C48 con, rispettivamente, 3,02 g e 3,79 g di CO2 prodotta nelle prime 48 h (Figura 4.3).
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Per ciò che concerne la produzione di etanolo, tutti i ceppi autoctoni mostrano una produzione comparabile a quella degli starter (denominati con la sigla S1 ed S2); unicamente il ceppo C 276 mostra una produzione ridotta rispetto agli altri ceppi (Figura 4.4). 14,00 Microfermentation test: alcohol production 13,00 di etanolo (%v/v) Concentrazione 12,00 % v/v 11,00 10,00 9,00 C276|C61|C101|C90|C114|C91|S1|C278|C275|C277|C273|C58|C49|C70|S2|C67|C48|C94 76 Fig. 4.4 Produzione di etanolo in mosto sterile bianco In particolare, i ceppi provenienti dal territorio della Francia- corta si collocano in un range di etanolo prodotto tra il 9,5 e il 13,2 % v/v, mentre i ceppi provenienti dal territorio dell’Oltrepò Pavese si collocano tra il 13 e il 13,8 % v/v. I caratteri qualitativi presi in considerazione sono stati le produzio- ni di glicerolo, le produzioni di acido acetico e le produzioni di H2S. Per ciò che riguarda i primi due aspetti, i risultati sono riportati in figura 4.5 e 4.6; quasi tutti i ceppi hanno prodotto quantità di gli- cerolo comparabili a quelle prodotte dallo starter mentre alcuni hanno prodotto quantità inferiori (da 0,8 a 0,25 g/l). Le produzioni di acido acetico sono state limitate per tutti i ceppi (da 0,17 a 0,37 g/l), in accordo con i massimi limiti definiti per legge.
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione 0,30 Microfermentation test: glycerol production 0,25 0,20 g/l 0,15 g/L 0,10 0,05 0,00 S1|C273|C67|C275|C70|C277|C276|C94|C91|C61|S2|C90|C91|C61|C48|C101|C278|C49 Fig. 4.5 Produzione di glicerolo da parte dei ceppi 1 Microfermentation test: acetic acid Production 0,5 77 g/L g/l 0 C277|C70|C67|S2|C58|C94|C61|C48|C101|C49|C91|C273|C276|S1|C278|C90|C114|C275 Fig. 4.6 Produzione di acido acetico da parte dei ceppi Nel caso della produzione di H2S, valutata su terreno BIGGY- agar, la determinazione è stata fatta in base al colore delle colo- nie e in base alla scala riportata da Redzepovic (2002). La mag- gior parte dei ceppi erano caratterizzati da bassa produzione (circa il 75%) mentre il 25 % era caratterizzato da media produ- zione di H2S (Tabella 4.6).
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… PRODUZIONE DI H2S CEPPO C273, C275, C48, C58, C67, C94, Bassa produzione C61, C101, C94, C70, C278, C277 Media produzione C276, C91, C90, C114 Tabella 4.6 Elenco dei ceppi in funzione della H2S prodotta I campioni provenienti dai test di microvinificazione, condotti con ceppi autoctoni provenienti dal territorio della Franciacorta e dal territorio dell’Oltrepò Pavese, sono stati sottoposti a test di sniffing. I risultati medi ottenuti, per quanto riguarda la gradevo- lezza in Franciacorta, sono riportati in figura 4.7. 78 Fig. 4.7 Rappresentazione grafica dei valori medi di gradevolezza assegnati dai giudici ai campioni provenienti dalla Franciacorta
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione L’analisi statistica dei dati, condotta sui caratteri di intensità e di gradevolezza, è stata condotta tramite analisi della varianza multifattoriale (ANOVA). L’analisi della varianza multifattoriale ha permesso di capire quali valori erano significativamente diversi dagli altri, attraver- so il metodo LSD (Least Significant Difference); in particolare, nel caso della gradevolezza, per ciò che riguarda il territorio della Franciacorta, 2 ceppi hanno mostrato di essere diversi in maniera significativa dagli altri (C273 e C90). I risultati medi ottenuti, per ciò che riguarda la gradevolezza in Oltrepò Pavese, sono riportati in figura 4.8. 79 Fig. 4.8 Rappresentazione grafica dei valori medi di gradevolezza assegnati dai giudici ai campioni provenienti dall’Oltrepò Pavese
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Per ciò che riguarda la gradevolezza dei ceppi provenienti dall’Oltrepò Pavese, sono stati il ceppo C48 e il C58 a mostrarsi significativamente diversi dagli altri [intervallo di confidenza 95%, (p<0,05]. Nel caso dell’intensità, per ciò che riguarda il territorio della Franciacorta, i campioni significativamente diversi sono stati il C 276 e il C91 mentre per il territorio dell’Oltrepò Pavese, il campio- ne più intenso è stato il C49. 4.8 Risultati delle prove di rifermentazione Sulla base dei risultati descritti precedentemente, sono stati se- lezionati i ceppi autoctoni per le prove di rifermentazione dei vini base 2011 denominati rispettivamente X (C273 in Franciacorta, C58 in Oltrepò Pavese) e Y (C275 in Franciacorta, C48 in Oltre- pò Pavese). Questi sono stati impiegati in 5 cantine del territorio 80 della Franciacorta e in 3 cantine dell’Oltrepò pavese. Gli star- ter commerciali impiegati in queste prove (denominati ceppi S) sono stati impiegati come controllo. Monitoraggio dei tiraggi in Franciacorta La rifermentazione è stata monitorata a differenti intervalli di tempo a partire dal T0, che corrisponde al primo giorno di imbot- tigliamento del vino; da ciascuna cantina sono state prelevate 2 bottiglie per ciascun ceppo test su cui sono state condotte le seguenti analisi: valutazione della concentrazione cellulare, va- lutazione della vitalità cellulare ed identificazione genetica. Per ciò che riguarda la concentrazione cellulare, essa è stata valutata tramite piastramenti in terreno WL, in duplice copia. I risultati per ciascuna cantina, della Franciacorta, sono riportati in Figura 4.9.
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione Fig. 4.9 Andamento della concentrazione cellulare durante le prove di rifermentazione nelle cantine in Franciacorta Cantina 1 Franciacorta winery 1. Trend of cell concentration 1,00E+07 1,00E+06 1,00E+05 Strain X UFC/ml 1,00E+04 Strain Y Strain S 1,00E+03 1,00E+02 1,00E+01 T0 T30 T60 T90 T120 Time (days) Cantina 2 Franciacorta winery 2. Trend of cell concentration 1,00E+07 81 1,00E+06 1,00E+05 Strain X UFC/ml 1,00E+04 Strain Y Strain S 1,00E+03 1,00E+02 1,00E+01 T0 T30 T60 T90 T120 Time (days) Cantina 3 Franciacorta winery 3. Trend of cell concentration 1,00E+07 1,00E+06 1,00E+05 Strain X UFC/ml 1,00E+04 Strain Y Strain S 1,00E+03 1,00E+02 1,00E+01 T0 T30 T60 T90 T120 Time (days)
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Cantina 4 Franciacorta winery 4. Trend of cell concentration 1,00E+07 1,00E+06 1,00E+05 Strain X UFC/ml 1,00E+04 Strain Y 1,00E+03 1,00E+02 1,00E+01 T0 T30 T60 T90 T120 Time (days) Cantina 5 82 L’andamento della concentrazione cellulare dei ceppi X e Y è risultato pressoché similare, mentre per ciò che riguarda gli star- ter commerciali, in molti casi, si è evidenziato un declino veloce nel tempo, probabilmente dovuto all’elevato vigore fermentati- vo di questi ceppi. I ceppi autoctoni e gli starter commerciali non presentavano mai una fase di crescita esponenziale ma, piuttosto, un mante- nimento costante della popolazione nel tempo ed un rapido declino al termine del processo. I ceppi autoctoni presentavano un più basso vigore fermentativo rispetto agli starter e ciò spiega perché le cellule dei ceppi autoctoni sono riscontrate in piastre al tempo 120, mentre gli starter commerciali si fermano al tempo 90. Per ciò che riguarda la vitalità cellulare, il 100% di cellule vive si riscontra fino a che esse compaiono nei piastramenti, approssi- mativamente fino al termine del monitoraggio.
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione Al fine di verificare i risultati inerenti l’andamento della concen- trazione cellulare in fermentazione, nonché la presenza e la pre- dominanza dei ceppi autoctoni, sia quest’ ultimi che gli starter sono stati sottoposti ad identificazione e tipizzazione genetica, attraverso l’amplificazione delle regioni interdelta. A titolo d’esempio la figura 4.10, illustra i risultati al T60. M1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 1112 131415 16 17 1819 M X Y 83 Fig.4.10 Profilo interdelta dei ceppi isolati dalle bottiglie al T60, durante il tiraggio 2011 condotto in Franciacorta M = Marker Ladder 100 bp XL; 1 = Ceppo starter X di controllo; 2-6 = Ceppi starter X, provenienti dalle bottiglie inoculate in tutte le cantine; 7 = Ceppo Y di controllo; 8-10 = Ceppi starter Y, provenienti dalle bottiglie inoculate, rispettivamente nella can- tina 1,2 e 3; 11 = starter commerciale SC1, proveniente da bottiglie inoculate con ceppo Y nella cantina 5; 12 = Ceppo starter X, proveniente da bottiglie inoculate con ceppo Y nella cantina 4; 13 =starter commerciale SC1 di controllo; 14-16 = starter commerciale SC1, proveniente da bottiglie inoculate con ceppo S, ri- spettivamente nelle cantine 1,3 e 5; 17 = starter commerciale SC3 di controllo; 18 = starter commerciale SC3, proveniente da bottiglie inoculate con ceppo S, nella cantina 2; 19 = profilo elettroforetico di un isolato proveniente da bottiglie inoculate con ceppo Y, nella cantina 4.
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… I risultati ottenuti a seguito di amplificazione delle regioni inter- delta sono stati i seguenti: • Ceppo indigeno starter X: il 100% dei profili elettroforetici delle colonie analizzate corrispondono al profilo dello starter indige- no X, in tutte le cantine della Franciacorta; • Ceppo indigeno starter Y: il 60% dei profili elettroforetici delle colonie analizzate corrispondono al profilo dello starter indige- no Y, in 3 cantine. Il 20% dei profili elettroforetici corrispondono allo starter commerciale SC1 e il restante 20% dei profili elettro- foretici corrispondono al ceppo X; • I ceppi starter commerciali SC1, impiegati nelle cantine 1,3 e 5 ,dominano in tutti i test condotti, come anche il ceppo SC3 nella cantina 4; • Un solo profilo di un isolato proveniente dalle bottiglie della cantina 4 non corrisponde né ai ceppi autoctoni né agli star- ter commerciali, anche se risulta essere molto simile al ceppo 84 commerciale SC3. I campioni di vino sono stati sottoposti, infine, ad assaggio a 6 mesi dal termine del tirage; la valutazione sensoriale è stata condotta sia per i campioni inoculati con ceppo X e Y che per i campioni inoculati con lo starter commerciale S. Un panel di 11 assaggiatori, compresi gli enologi di ciascuna cantina coinvolta nel test, hanno effettuato la prova. I risultati per ciò che riguarda la gradevolezza e l’intensità olfattiva, sono riportati in Figura 4.11 e 4.12.
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione Pleasantness of Franciacorta wine samples at 6 months of tirage proves 10 9 8 7 C 6 BC punteggio ABC score 5 AB 4 A 3 2 1 0 S2 Y2 X1 Y3 S3 Y4 Y1 X5 Y5 S1 X2 X3 X4 X5 S4 Fig. 4.11 Gradevolezza dei campioni di vino spumante a 6 mesi dal tirage, condotto con ceppi autoctoni provenienti dalla Franciacorta Intensity of Franciacorta wine samples at 6 months of tirage proves 10 9 8 7 BCD CD D 85 ABCD punteggio 6 AB ABC A score 5 4 3 2 1 0 X2 Y2 S3 Y1 Y3 Y4 X1 X4 S5 X3 X5 Y5 S2 S1 S4 Fig. 4.12 Intensità dei campioni di vino spumante a 6 mesi dal tirage, condotto con ceppi autoctoni provenienti dalla Franciacorta Per ciò che riguarda la gradevolezza, per valutare le differenze significative tra i vari campioni, è stato impiegato il metodo LSD [intervallo di confidenza del 95%, (p<0,05]. Dall’analisi dei risultati di gradevolezza è stato evidenziato che unicamente il ceppo S, proveniente dalla cantina 4 risulta diffe- rente dagli altri. Infatti, gli altri ceppi si distribuiscono in un gruppo omogeneo (A, B e C). I valori di intensità, invece, evidenziano un gruppo omogeneo (A, B, C e D), e in accordo con i risultati inerenti alla gradevolez-
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… za, il ceppo S risulta differente dagli altri. Inoltre, il ceppo X, pro- veniente dalla cantina 2, risulta significativamente meno intenso rispetto agli altri. Comunque sia, l’80% dei ceppi X, si colloca nel gruppo BC che racchiudeva i valori maggiori di gradevolezza riscontrati durante l’assaggio; nello stesso gruppo sono presenti circa il 40% dei ceppi Y. In conclusione, si può affermare che alcuni starter autoctoni, hanno ricevuto valori più elevati sia per la gradevolezza che per l’intensità, rispetto agli starter commerciali. Monitoraggio dei tiraggi in Oltrepò Pavese I ceppi X (C58) e Y (C48) sono stati impiegati come starter in 3 cantine dell’Oltrepò Pavese. Anche in questo caso, gli star- ter commerciali impiegati comunemente da ciascuna cantina, sono stati impiegati come controlli (ceppi S). La concentrazione cellulare, mostra un andamento simile tra i 86 ceppi autoctoni e gli starter nella cantina 7, mentre nelle restanti 2 cantine l’andamento è differente (Fig. 4.13); anche in questo caso, come era accaduto nel caso della Franciacorta, i ceppi autoctoni mostrano un vigore fermentativo inferiore rispetto ai ceppi starter, dando il via alla fermentazione più tardi rispetto a quest’ultimi. Cantina 6 Oltrepò Pavese winery 8. Trend of cell concentration 1,00E+08 1,00E+07 1,00E+06 Strain X UFC/ml 1,00E+05 Strain Y 1,00E+04 Strain S 1,00E+03 1,00E+02 1,00E+01 T0 T30 T60 T90 T120 Time (days)
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione Cantina 7 Oltrepò Pavese winery 6. Trend of cell concentration 1,00E+08 1,00E+07 1,00E+06 Strain X UFC/ml 1,00E+05 Strain Y 1,00E+04 Strain S 1,00E+03 1,00E+02 1,00E+01 T0 T30 T60 T90 T120 Time (days) Cantina 8 Oltrepò Pavese winery 7. Trend of cell concentration 1,00E+08 1,00E+07 1,00E+06 Strain X UFC/ml 1,00E+05 87 Strain Y 1,00E+04 Strain S 1,00E+03 1,00E+02 1,00E+01 T0 T30 T60 T90 T120 Time (days) Fig. 4.13 Andamento della concentrazione cellulare durante le prove di tirage nelle cantine in Oltrepò pavese Nelle cantine in Oltrepò Pavese il processo fermentativo, con- dotto dai ceppi autoctoni e dagli starter commerciali, mostra caratteristiche molto simili a quello riscontrato in Franciacorta. In- fatti, la popolazione micetica si mantiene costante nel tempo e manifesta un rapido declino al termine del processo. Anche i dati inerenti la vitalità cellulare si mostrano simili a quelli riscontrati in precedenza; infatti, nelle cantine 6 e 8 le cellule vive, nel caso dei ceppi autoctoni, si riscontrano fino al T120 , quindi ap- prossimativamente fino al termine del monitoraggio. Anche i ceppi impiegati in Oltrepò Pavese sono stati sottopo- sti ad identificazione e tipizzazione, tramite amplificazione delle regioni interdelta; qui di seguito è riportato un gel elettroforetico, riferito al T60 (Fig. 4.14)
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 M x y Fig. 4.14 Profilo interdelta dei ceppi isolati dalle bottiglie al T60, durante il tirage 2011 condotto in Oltrepò pavese 1 = Ceppo starter X di controllo; 2-4 = Ceppi starter X, provenienti da bottiglie a seguito di inoculazione in tutte le can- 88 tine; 5 = Ceppo starter Y di controllo; 6-8 =Ceppi starter Y, provenienti da bottiglie a seguito di inoculazione in tutte le can- tine; 9= Ceppo starter commerciale SC1 di controllo; 10-11= Ceppi starter SC1, provenienti da bottiglie a seguito di inoculazione in cantine 6 e 7; 12 = Ceppo starter commerciale SC3 di controllo; 13 = Ceppi starter SC3, provenienti da bottiglie a seguito di inoculazione (denominato ceppo S) in cantina 8; 14 = profilo elettroforetico di un ceppo isolato in bottiglie inoculate con ceppo X nella cantina 6; M = Marker Ladder 100 bp XL. Dai profili elettroforetici, ottenuti attraverso amplificazione del- le regioni interdelta, è possibile confermare che entrambi i ceppi autoctoni, X e Y, hanno dominato la fermentazione al 100% in tutte le cantine. I risultati sono identici per ciò che riguarda le fer- mentazioni condotte dagli starter commerciali. Il test ha inoltre confermato l’efficacia delle procedure in cantina, dato che nel 99% dei casi, nessun tipo di contamina- zione era presente. È interessante notare, infine, come i profili interdelta dei due starter commerciali siano simili tra di loro; si potrebbe ipotizzare che appartengano allo stesso ceppo. An-
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione che questi campioni di vino spumante sono stati sottoposti ad analisi delle caratteristiche sensoriali, a 6 mesi dal tirage 2011. L’intensità e la gradevolezza sono state valutate attraverso l’im- piego della scheda riportata nel paragrafo 2.3.4, da un panel di assaggiatori composto da 13 soggetti. I risultati sono mostrati in fig. 4.15 e 4.16. Pleasantness of Oltrepò pavese wine samples at 6 months of tirage proves 10 9 8 7 C BC punteggio 6 ABC AB score 5 A 4 3 2 1 0 89 Y7 X8 X7 S6 S8 S7 Y6 X6 Y8 Fig. 4.15 Gradevolezza dei campioni di vino spumante a 6 mesi dal tirage, condotto con ceppi autoctoni provenienti dall’Oltrepò pavese Intensity of Oltrepò pavese wine samples at 6 months of tirage proves 10 9 8 7 D BCD CD punteggio 6 ABCD ABC score 5 AB A B 4 3 2 1 0 Y7 X7 Y6 S7 X6 S6 X8 S8 Y8 Fig. 4.16 Intensità dei campioni di vino spumante a 6 mesi dal tirage, condotto con ceppi autoctoni provenienti dall’Oltrepò pavese
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Per ciò che riguarda la gradevolezza emergono 3 gruppi omo- genei (A, B e C), con un unico ceppo (Y proveniente dalla canti- na 8) che risulta essere significativamente più gradevole rispetto agli altri (p<0,05). I risultati inerenti l’intensità evidenziano 4 gruppi omogenei (A, B, C, e D); anche in questo caso solo il ceppo Y (cantina 8) risulta essere significativamente più intenso rispetto agli altri. Il ceppo Y, nella cantina 7 invece, si mostra significativamente meno gradevole e meno intenso rispetto agli altri. Il ceppo che ha ottenuto i migliori risultati in termini di gradevolezza, è il ceppo X della cantina 6 che eguaglia quasi tutti i campioni inoculati con starter commerciali. 4.9 Discussione e conclusioni La selezione di lieviti autoctoni da impiegare in fermentazione, 90 per migliorare le caratteristiche sensoriali del prodotto finito e va- lorizzare quest’ultimo incrementandone la tipicità, è sempre più oggetto di studio. Ne è un esempio il lavoro condotto in Sicilia (Capece, 2010) in cui sono stati isolati S. cerevisiae provenienti da diverse aree del territorio. A seguito di tipizzazione, mediante RAPD-PCR sono stati selezionati due ceppi, impiegati poi in fer- mentazione. Il monitoraggio dei ceppi autoctoni inoculati, è sta- to condotto tramite restrizione enzimatica del DNA mitocondria- le. I risultati mostravano un incremento della qualità del prodotto finito, soprattutto dal punto di vista olfattivo, ma i ceppi autoc- toni impiegati come starter non dominavano la fermentazione. Stesso tipo di lavoro è stato condotto recentemente a Lecce (Tristezza, 2012), in cui sono stati selezionati due ceppi di S. ce- revisiae per condurre la fermentazione in un vino Negroamaro; l’unica variante rispetto al lavoro precedente è stato l’impiego dell’amplificazione interdelta per la tipizzazione dei ceppi, in ac- cordo con quanto effettuato in questo lavoro. Anche in questo caso i risultati sono stati positivi, con una netta predominanza dei ceppi autoctoni selezionati per la rifermentazione e un migliora- mento delle caratteristiche sensoriali del vino Negroamaro. In questo lavoro, sono state eseguite prove di microvinificazio- ne su 16 ceppi, isolati e identificati nella vendemmia 2009 sia nel
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione territorio franciacortino che nel territorio dell’Oltrepò Pavese, che sono risultati diversi a seguito delle indagini genetiche dagli star- ter commerciali impiegati dalle cantine che hanno partecipato alla sperimentazione. Per ciò che riguarda il potere fermentativo ed il vigore fermen- tativo, dei 16 ceppi analizzati due in particolare hanno mostrato valori elevati (C58 e C48), mentre nel caso della produzione di etanolo tutti i ceppi, tranne uno, hanno mostrato un grado di tolleranza paragonabile a quello mostrato dagli starter commer- ciali (tra 9,5 e 13,2 % v/v). Oltre ai parametri tecnologici è stata valutata la produzione di glicerolo e di acido acetico; la produzione in mosto per quasi tutti i ceppi è risultata comparabile a quella degli starter com- merciali, tranne per alcuni le cui produzioni sono state limitate (0,8-0,25 g/l); in ogni caso le quantità prodotte sono risultate più basse di quanto mediamente riportato in letteratura, dove si ri- scontrano in genere quantità da 1 a 15 g/l (Scanes, 1998) anche se nei vini bianchi la produzione risulta più bassa rispetto ai vini 91 rossi (Pretorius, 2000). Nel caso dell’acido acetico, le produzioni sono state limitate per tutti i ceppi sottoposti ad analisi (da 0,17 a 0,37 g/l); ciò risulta molto importante in quanto produzioni oltre 1 g/l sono indice di difetto e di prodotto non gradevole. In particolare si distingue, tra i ceppi, l’isolato C 277 che ha prodotto quantità minime di questo indesiderato acido. I campioni ottenuti a seguito delle prove di microvinificazione sono stati sottoposti a confronto olfattivo per valutarne la gra- devolezza e l’intensità aromatica, attraverso un giudizio espresso da un panel di assaggiatori composto anche da enologi delle differenti cantine che hanno partecipato alla sperimentazione; differenti lavori riportati in letteratura confrontano le caratteristi- che sensoriali apportate al vino da starter commerciali e ceppi autoctoni (Mora, 1990; Longo, 1992; Gafner, 1993; Lema, 1996), ma pochi tra questi si focalizzano sulle differenze sensoriali attra- verso l’impiego di un panel di assaggiatori. Dai risultati ottenuti per ciò che riguarda il parametro di grade- volezza è stato possibile individuare due ceppi per ciascun ter- ritorio, che presentavano differenze significative rispetto agli altri ceppi; per la Franciacorta, i ceppi C273 e C90 hanno ricevuto i
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… valori più alti in termini di gradevolezza, mentre per l’Oltrepò Pa- vese sono stati i ceppi C48 e C58 a mostrarsi tra i migliori. Sulla base dei risultati ottenuti dalle prove di microvinificazio- ne, sia per quanto riguarda caratteristiche tecnologiche e qua- litative sia per ciò che riguarda le caratteristiche sensoriali dei campioni, sono stati selezionati due ceppi per ciascun territorio e impiegati come starter nelle prove di tirage 2011. Al fine di valutare la predominanza dei ceppi inoculati in rifer- mentazione sono state condotte prove di monitoraggio quali la determinazione della concentrazione cellulare, la vitalità cellula- re, e l’analisi delle regioni interdelta. Per ciò che riguarda la concentrazione cellulare in tutte le can- tine, di entrambi i territori, si registrano i medesimi risultati; i ceppi autoctoni, presentando un vigore fermentativo inferiore rispetto agli starter commerciali, danno il via alla fermentazione più tardi rispetto a quest’ultimi e si riscontrano in piastra in tempi superiori del monitoraggio rispetto agli starter. Questi risultati sono confer- 92 mati dall’analisi della vitalità che mostra cellule vive e vitali fino al termine del monitoraggio. Inoltre al fine di verificare l’effettiva predominanza dei ceppi autoctoni inoculati in rifermentazione, è stata effettuata l’analisi delle regioni interdelta ad ogni tempo del monitoraggio. Come riportato in letteratura (Ness, 1993), la stabilità delle sequenze in- terdelta è stimata in 300 generazioni; tale risultato in natura assu- me un significato molto importante per ciò che concerne la sta- bilità genetica di sequenze, che possono essere impiegate quali target molecolari nello studio di tipizzazione di S. cerevisiae. E’ infatti improbabile, che in condizioni reali di sviluppo, un micror- ganismo possa svilupparsi un numero così elevato di volte senza incorre in condizioni ambientali avverse che ne ridurrebbero le capacità di crescita o addirittura la vitalità. I risultati ottenuti dall’amplificazione delle regioni interdelta mostrano come i ceppi selezionati per le prove di tirage con- ducano effettivamente la rifermentazione ed inoltre dimostrano come le procedure svolte nelle cantine siano efficaci, in quanto al 99% dei casi nessun tipo di contaminazione è stata riscontrata. L’ultima fase del lavoro ha previsto un’analisi sensoriale dei campioni provenienti dalle prove di rifermentazione, a 6 mesi dal termine del tirage; per ciò che riguarda la gradevolezza dei
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    Capitolo 4. Selezionedei ceppi e prove di microvinificazione campioni della Franciacorta quasi tutti hanno mostrato risultati omogenei comparabili con quelli offerti dagli starter, tranne che per lo starter della cantina 4 che si mostra significativamente più gradevole rispetto agli altri. In generale stessi risultati si sono ot- tenuti per ciò che riguarda il parametro intensità, in cui lo starter della cantina 4 anche in questo caso si mostra significativamen- te più intenso rispetto agli altri. Nel caso dell’Oltrepò Pavese, sia in termini di gradevolezza che di intensità spicca uno dei due ceppi autoctoni impiegati come starter, isolato dalla cantina 8, che si mostra significativamente più gradevole e più intenso ri- spetto agli altri campioni. In conclusione, i ceppi selezionati per le prove di rifermentazio- ne mostrano performance sia qualitative che tecnologiche com- parabili a quelle degli starter attualmente impiegati dalle canti- ne coinvolte nella sperimentazione. La possibilità di selezionare ceppi autoctoni con proprietà tecnologiche utili e caratteristi- che di qualità idonee al tipo di prodotto, assume un importanza notevole, in quanto oltre a salvaguardare la comunità microbi- 93 ca indigena, è possibile la valorizzazione del prodotto tipico at- traverso l’evidenza del legame tra il territorio e il prodotto finito. L’impiego di lieviti autoctoni, infatti, ha già consentito il migliora- mento qualitativo del vino e la salvaguardia delle popolazioni autoctone in svariate regioni d’Italia. Ne è un esempio il lavoro in Veneto (Torriani,1999) in cui sono stati selezionati ceppi autoctoni di S. cerevisiae, nell’area della Valpolicella, al fine di valorizzare il vino Amarone. A ulteriore testimonianza anche i lavori condotti in Sicilia (Giudici, 1997) e nelle Marche (Guerra, 1999), che presen- tavano identici scopi. La selezione di differenti ceppi diventa fondamentale in quan- to è ormai ampiamente dimostrato in letteratura, che vini ot- tenuti a partire da differenti ceppi di S. cerevisiae, presentano caratteristiche sensoriali differenti (Nikolaou, 2007, Chavan, 2009, Tosi, 2009). A maggior ragione ciò si verifica nei vini spumanti prodotti secondo il metodo classico, in cui i lieviti non si limitano nel portare a termine la prima e la seconda fermentazione, ma contribuiscono in modo fondamentale a definire ciò che sarà il profilo sensoriale ultimo del prodotto finito. Tutto ciò attraverso la cessione di sostanze durante il fenomeno dell’autolisi cellulare (Ribereau-Gayon,1998).
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… In definitiva, tale lavoro, rappresenta un primo passo verso la futura selezione di ceppi autoctoni da impiegare come starter durante la produzione di vino spumante, che permetterà sia al territorio della Franciacorta che al territorio dell’Oltrepò Pavese di aumentare ancor di più la qualità dei rispettivi prodotti D.O.C.G. attraverso un legame indelebile con le caratteristiche proprie dei due territori. 94
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    Capitolo 5. Ildestino del DNA nello spumante Capitolo 5. Il destino del DNA nello spumante 5.1 Tracciabilità di Saccharomyces cerevisiae in prove di spu- mantizzazione Sia il Franciacorta D.O.C.G. che l’Oltrepò Pavese D.O.C.G. vengono preparati secondo il “metodo classico” che prevede la rifermentazione in bottiglia per la presa di spuma. Al vino base, precedentemente ottenuto dalla miscelazione di vini sotto la su- pervisione dell’enologo viene aggiunta una miscela di zucche- ro e di lieviti (liquer de tirage), con successiva fermentazione in 95 bottiglia che terminerà entro qualche settimana, determinando all’interno di quest’ultima una sovrapressione di almeno 3 bar, misurata a 20° C. Alla fase di rifermentazione segue la maturazione dello spu- mante sulle proprie fecce che in conseguenza dei fenomeni autolitici delle cellule di lievito, consentirà di ottenere le ca- ratteristiche sensoriali al prodotto finito. La fase di maturazione viene protratta per tempi notevolmente variabili, a seconda dei disciplinari consorziali e dei criteri stabiliti dalle varie aziende: va da un minimo di 15 mesi a un massino di 6 anni. Ed è proprio durante questo arco di tempo che si verifica la morte cellulare con l’autolisi delle cellule di lievito (Fig. 5.1), determinata dal- la degradazione di biopolimeri intracellulari ad opera di enzimi idrolitici, che portano alla formazione di prodotti a basso peso molecolare.
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Fig. 5.1 Cellule di lievito durante il processo di autolisi 96 I tre fenomeni che caratterizzano l’autolisi dei lieviti in ambien- te acido sono: • proteolisi, che comporta la degradazione delle componenti cellulari interne, coinvolgendo maggiormente le componenti proteiche; • degradazione della parete cellulare, che determina il rilascio di polisaccaridi, oligosaccaridi e monosaccaridi parietali; • formazione di composti volatili quali gli acil-esteri a corta cate- na (C3-C4) e a media catena (C6-C12); sono il maggior grup- po di composti volatili prodotti nella fase dell’autolisi. Le sostanze che scaturiscono dal processo autolitico hanno un impatto importante su quello che sarà il prodotto finito. Si anno- verano sostanze del gruppo dei carboidrati, quali gluco-manna- ni, che impartiscono allo spumante un sapore morbido, roton- do, non aggressivo anche se è presente l’anidride carbonica; sostanze azotatequali peptidi ed amminoacidi, che danno allo spumante il classico “sapore di lievito”; fosfolipidi che impattano con la consistenza e persistenza della schiuma; acidi nucleici e soprattutto nucleotidi caratteristici per la loro elevata sapidità. Durante il processo di autolisi, quindi, si liberano nel vino, an- che frazioni di acidi nucleici.
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    Capitolo 5. Ildestino del DNA nello spumante La possibilità di recuperare il DNA liberamente disperso nella bottiglia di spumante può risultare molto interessante qualora la presa di spuma venga condotta da uno specifico ceppo ricono- scibile con un protocollo molecolare, da impiegarsi come ele- mento “tracciante” al fine di garantire l’autenticità del prodot- to finito. Infatti, poiché l’eliminazione del lievito viene effettuata dopo la rifermentazione attraverso il dégorgement, che consiste nell’eliminazione del deposito feccioso per sboccatura, è proba- bile che il DNA fuoriuscito a seguito della lisi cellulare permanga nel prodotto finito, o persista nelle poche cellule residue, in quan- tità e qualità utili per l’applicazione di saggi molecolari. Per tali ragioni si è ritenuto interessante mettere a punto un pro- tocollo di estrazione ed amplificazione del DNA blastomicetico da vino spumante, per la sperimentazione di un saggio biomole- colare che potrebbe permettere il controllo dell’autenticità del prodotto D.O.C.G. lombardo. Al fine di raggiungere tale obiettivo sono state effettuate pro- ve per valutare l’efficienza di recupero degli acidi nucleici dalla 97 matrice vino con diverse tecniche In seguito si è proceduto alla a messa a punto di un protocollo in Real-Time PCR per la rive- lazione di Saccharomyces cerevisiae sull’estratto acquoso del prodotto. 5.2 Trattamento del campione per prove di estrazione del DNA Le prove hanno coinvolto 4 cantine situate nel territorio della Franciacorta (C1, C2, C3 e C4, cfr. capitolo 4) e 3 cantine nel ter- ritorio dell’Oltrepò Pavese (C6, C7 e C8, cfr. capitolo 4): Le bottiglie, provenienti sia dal territorio della Franciacorta che dall’Oltrepò Pavese e ottenute a seguito delle prove di tiraggio del 2010 condotto con impiego di starter commerciali, sono sta- te sottoposte a filtrazione mediante impiego di membrane con pori di diametro pari a 0,45 μm. Da ciascuna bottiglia sono stati filtrati circa 120 ml, in triplice replica, ed il tutto è stato conservato a -20°C. A partire dall’inoculo del pied de cuve (T0), le bottiglie sono state analizzate a differenti tempi, a seconda della cantina trat- tata; nella tabella di seguito (Tabella 5.1) sono riportati i tempi
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… del monitoraggio espressi in giorni di maturazione, per ciascuna cantina oggetto della sperimentazione. FRANCIACORTA CANTINA TEMPO C1 0 – 30 – 60 – 90 – 120 – 180 – 240 – 300 – 360 – 420 – 720 C2 0 – 30 – 60 – 90 – 120 – 180 – 270 – 330 – 450 – 720 C3 0 – 30 – 60 – 90 – 120 – 180 – 240 – 300 – 420 – 720 C4 0 – 30 – 60 – 90 – 120 – 180 – 210 – 240 – 300 – 360 – 420 – 720 98 OLTREPO’ PAVESE CANTINA TEMPO C6 0 – 30 – 60 – 90 – 120 – 180 – 270 – 330 – 360 – 420 – 720 C7 0 – 30 – 60 – 90 – 120 – 180 – 240 – 300 – 360 – 420 – 720 C8 0 – 30 – 60 – 90 – 120 – 180 – 240 – 300 – 360 – 420 – 480 – 720 Tabella 5.1 Elenco cantine coinvolte nella sperimentazione e rispettivi tempi di filtrazio- ne delle bottiglie 5.3 Protocolli di estrazione di DNA da vino spumante L’estrazione di DNA da vino spumante ha previsto l’impiego di 4 differenti tecniche; al fine di valutare l’efficienza di estrazione di ciascun metodo, e passare quindi all’estrazione del DNA dei vini filtrati, per tutte le tipologie di protocollo è stata condotta una prova preliminare su vino a cui era stata aggiunta una quantità nota di DNA genomico di Saccharomyces cerevisiae. In particolare i protocolli investigati sono stati:
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    Capitolo 5. Ildestino del DNA nello spumante Applicazione del Kit Nucleospin (Jara, 2008): • Trasferire 400 μl di campione in una eppendorf e miscelarli con un volume di etanolo 96% e un volume di buffer C4, in modo tale da creare le condizioni adeguate affinché il DNA sia in grado di legarsi alla membrana in silice, posta all’interno della colonnina; • Miscelare per 30 s e trasferire 750 μl nella colonnina, che a sua volta è inserita all’interno di una eppendorf; centrifugare a 11000 g per 1 min (centrifuga Hettich zentrigugen, mikro 200); • Eliminare la fase liquida, depositatasi sul fondo della eppen- dorf; • Effettuare le 3 fasi di lavaggio: • pipettare 400 μl di buffer CQW (cloridrato di guanidina, etanolo) nella colonnina di silice, centrifugare a 11000 g per 11 min (centrifuga Hettich zentrigugen, mikro 200) ed eliminare la fase liquida depositatasi sul fondo della ep- pendorf; • pipettare 700 μl di buffer C5 nella colonnina di silice, cen- 99 trifugare a 11000 g per 1 min ed eliminare la fase liquida depositatasi sul fondo della eppendorf; • pipettare ulteriori 200 μl di buffer C5 nella colonnina di silice e centrifugare a 11000 g per 1 min. • Posizionare la colonnina di silice in una nuova eppendorf e pi- pettare 100 μl di buffer di eluizione CE (5mM Tris/HCl, pH 8), pre- cedentemente riscaldato a 70°C. Incubare per 5 min a tempe- ratura ambiente e centrifugare a 11000 g per 1 min; • Conservare il DNA a -20° C. In alcuni casi si è resa necessaria la quantificazione agli UV del DNA estratto; la quantificazione è stata eseguita effettuan- do la lettura a 260 nm dei campioni diluiti in acqua bi-distillata, tenendo conto del fatto che un valore di assorbanza di 1,0 con un cammino ottico di 1 cm, si hanno 50 μg/ml di DNA. Effettuan- do, inoltre, la lettura ad una lunghezza d’onda di 280 nm (pic- co d’assorbanza delle proteine, principale contaminante degli estratti) ed effettuando il rapporto tra le rispettive assorbanze a 260 e 280 nm, si può ottenere una stima della purezza del DNA ottenuto (in genere, in preparazioni pure tale valore si aggira intorno all’1,8).
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… L’elaborazione dei risultati è stata effettuata applicando la se- guente formula: 50 μg Concentrazione DNA (μg/μl) = A260 nm * 50mgμl DNA utilizzati Trattamento con soluzione di Na-acetato (Savazzini, 2006): • Aggiungere 28 ml di Na-acetato 3M (pH 5,2) a 172 ml di cam- pione; • Aggiungere 60 ml di etanolo 96% e lasciare precipitare a -20°C per 15 giorni; • Centrifugare a 13000 g per 10 min (centrifuga Hettich Zentrifu- gen, rotina 380r) a temperatura ambiente; 100 • Eliminare il surnatante e risospendere il pellet in 750 μl di buffer CTAB (25mM di EDTA, 1M Tris-HCl, pH 8, 2M di NaCl e 3% p/v di CTAB); aggiungere al momento 0,2 % v/v di ß-mercaptoetano- lo e 1% p/v di polivinilpirrolidone; • Incubare a 65° C per 60 min; • Purificare con un isovolume di fenolo:cloroformio:alcol isoami- lico (25:24:1) e centrifugare a 13000 g per 5 min; • Trasferire la fase acquosa in una nuova eppendorf, aggiunge- re 0,6 volumi di isopropanolo e lasciare a -20°C o/n; • Recuperare il DNA mediante centrifugazione a 13000 g per 30 min a 10°C; • Eliminare il surnatante e lavare il DNA con 1 ml di etanolo 70%, dopodiché centrifugare a 13000 g per 30 min; • Far asciugare l’etanolo sotto cappa e risospendere il DNA in 50 μl di acqua mq sterile e filtrata; • Conservare il DNA a -20 °C. Filtrazione su membrana (Querol, 1992): • Filtrare l’intero contenuto della bottiglia in filtratori Sartorius (Mil- lipore, Bedford) mediante impiego di filtri a pori da 0,45 μm; • Posizionare il filtro in una provetta sterile a cui si aggiungono 3
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    Capitolo 5. Ildestino del DNA nello spumante ml di soluzione A (sorbitolo 0,9 M e EDTA 0,1M) a cui si aggiun- gono al momento 3 μl di ß-mercaptoetanolo e 250 μg/ml di zimoliasi (USBiological, Massachusetts); • Miscelare la soluzione così ottenuta e incubare o/n a 30°C, po- sizionando la provetta in modo tale che il filtro venga bagnato continuamente dalla soluzione; • Aliquotare 500 μl di lisato in una eppendorf da 2 ml; • Aggiungere 50 μl di 10% SDS p/v ed incubare a 65 °C per 30 min; • Aggiungere 200 μl di potassio acetato 5 M freddo, e lasciare l’eppendorf in ghiaccio per 30 min; • Centrifugare a 14000 g per 5 min; • Trasferire il surnatante in una nuova eppendorf e aggiungere un isovolume di isopropanolo, miscelare delicatamente e la- sciare 5 min a temperatura ambiente; • Centrifugare a 14000 g per 10 min; • Eliminare il surnatante e risospendere il pellet in 50 μl di TE (Tris- EDTA). Agitare e far riposare per 30 min; 101 • Centrifugare a 14000 g per 10 min; • Lavare il pellet con 1 ml di etano 70%; • Centrifugare a 14000 g per 5 min e lasciare asciugare in stufa a 55° C per 15 min; • Risospendere in 30 μl di acqua sterile e filtrata, conservare il DNA a -20° C. Biglie magnetiche (dynabeads), impiegate in combinazione con un’altra tecnica che prevedeva l’utilizzo di solventi organici per l’estrazione del DNA. In particolare la prima fase prevedeva le seguenti operazioni: • Portare 15 ml di vino a pH 7,0; • Aggiungere un isovolume di isopropanolo e miscelare delica- tamente. Dopodiché lasciare precipitare a -20° C o/n; • Centrifugare a 15000 g per 30 min (centrifuga Beckman, rotore JA 20) a 10° C. Eliminare il surnatante e risospendere il pellet in 1 ml di TE (Tris 10 mM, EDTA 1mM); • Lasciare solubilizzare per quattro ore; • Addizionare 10 μl di proteinasi K 20 mg/ml (Sigma-Aldrich, Ger- many) a 500 μl di sospensione;
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… • Incubare a 37° C per circa 1 ora e mezza; • Aggiungere 500 μl di fenolo (saturato con 10 mM di Tris-HCl, pH 8,0, 1 mM EDTA) e centrifugare a 14000 g per 10 min; • Prelevare il surnatante e trasferirlo in eppendorf pulita. Addizio- nare 250 μl di fenolo più 250 μl di cloroformio/alcol isoamilico 24:1 e centrifugare a 14000 g per 10 min; • Prelevare il surnatante e trasferirlo in eppendorf pulita. Addizio- nare 500 μl di cloroformio/alcol isoamilico 24:1 e centrifugare a 14000 g per 10 min; • Prelevare il surnatante e trasferirlo in eppendorf pulita. La seconda fase prevede, invece, le seguenti operazioni: • Addizionare 200 μl di PK buffer (contenente proteinasi K in con- centrazione di 100 mg/ml) a 200 μl di campione; • Incubare a 60° C per 20 min; • Addizionare 600 μl di buffer litico e miscelare; • Aggiungere 40 μl di biglie magnetiche e 800 μl di isopropanolo 102 100%. Agitare a vortex per alcuni minuti; • Posizionare la eppendorf sul supporto magnetico per 5 min; • Una volta che le biglie hanno aderito alla parete della eppen- dorf, mentre è ancora sul magnete, eliminare il surnatante; • Effettuare la fase di lavaggio con 300 μl della prima soluzione di lavaggio e riposizionare la eppendorf sul supporto magneti- co, per 1 min; • Eliminare il surnatante ed effettuare un ulteriore fase di lavag- gio con 300 μl della seconda soluzione di lavaggio; • Eliminare il surnatante e far asciugare sotto cappa per circa 10 min; • Addizionare 100 μl di buffer 1 di eluizione e incubare a 70°C per 5 min; • Addizionare 100 μl di buffer 2 di eluizione e miscelare; • Posizionare la eppendorf sul supporto magnetico per 5 min; • Trasferire il surnatante in una nuova eppendorf e conservare a -20°C.
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    Capitolo 5. Ildestino del DNA nello spumante 5.4 Messa a punto del protocollo per Real-Time PCR Tutti i campioni, sono stati sottoposti ad amplificazione in Real Time-PCR. Per verificare che il DNA estratto, appartenesse alla specie S. cerevisiae, sono stati costruiti appositamente primer sul- la regione ITS (Internal Trascribed Spacers), permettendo così di discriminare questa specie da altre. Per ogni campione è stata messa a punto la seguente miscela (Tabella 5.2): Concentrazione Concentrazione Volume (μl) iniziale finale SYBR GREEN 2X 1X 10 μl (Applied Byosistem, Austin) VF1 10 μM 0,25 μM 0,5 μl (Primm, Milano) 103 VF3 10 μM 0,25 μM 0,5 μl (Primm, Milano) DMSO (Dimetil- 3% 0,6 μl solfossido) (Sigma, St. Louis) Acqua mq S.F. - - 6,14 μl DNA - - 2 μl VOLUME FINALE 20 μl Tabella 5.2 Composizione miscela per amplificazione in Real-Time PRIMER SEQUENZA TEMPERATURA NUCLEOTIDICA DI MELTING VF1 5’ GGGCCCAGAGGTAACAAACAC 3’ 65,4 °C VF3 5’ CCAGTTACGAAAATTCTTGTTTTTG 3’ 62,4 °C Tabella 5.3 Composizione primer per amplificazione in Real-Time
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… CICLO TERMICO (7300 Real Time PCR System): 50 °C per 2 min 95 °C per 2 min DENATURAZIONE INIZIALE } 95 °C per 30 sec DENATURAZIONE 62 °C per 30 sec ANNEALING Per 40 cicli 72 °C per 30 sec ESTENSIONE 72 °C per 1 min ESTENSIONE FINALE Al termine della reazione di amplificazione è stato aggiunto un profilo termico per l’analisi della curva di dissociazione (o curva di Melting) al fine di valutare la specificità dei prodotti ottenuti. 104 5.5 Risultati dell’estrazione di DNA da vino spumante con diffe- renti protocolli Il protocollo di estrazione del DNA mediante kit Nucleospin (protocollo 1), riportato in letteratura da Jara (2008), non ha for- nito risultati ripetibili. Solo in un occasione si è riusciti a riscontrare l’avvenuta estrazione del DNA, a seguito di amplificazione delle regioni ITS. I campioni impiegati per tale analisi, erano stati prece- dentemente arricchiti in DNA di Candida spp. e M. pulcherrima. Nelle restanti prove condotte su campioni di vino, in cui era sta- ta aggiunta una quantità nota di DNA di S. cerevisiae la quantifi- cazione agli UV del DNA estratto metteva in luce la bassa resa di estrazione di questo protocollo, per via del fatto che la quantità massima di vino che può essere caricato in colonnina in silice è di soli 2 ml. L’estrazione di DNA con sodio-acetato (protocollo 2), in ac- cordo con quanto riportato da Savazzini 2006, non ha portato a nessuna amplificazione. La causa di ciò è stata imputata al fatto che tale tecnica era focalizzata sulla ricerca di DNA libero nel vino che può essere degradato a causa del basso pH e/o di una residua attività enzimatica, tanto da essere inutilizzabile. Il DNA
  • 106.
    Capitolo 5. Ildestino del DNA nello spumante potrebbe anche essere completamente assente poiché separa- to dal vino nella fase del remuage. Alla luce di ciò questo tipo di esperimento è stato abbandonato. L’impiego di un protocollo che sfruttasse la filtrazione del vino per l’estrazione del DNA (protocollo 3), nasceva dall’idea che alcune cellule di lievito potessero permanere integre, anche se morte, a fine rifermentazione all’interno della bottiglia. Di con- seguenza filtrando la bottiglia con apposite membrane e sotto- ponendo quest’ultime a protocollo di estrazione, era possibile ottenere DNA amplificabile. Le cellule dunque, eventualmente trattenute nella membrana, venivano trattate secondo proto- collo di estrazione di DNA da cellule di lievito, in accordo con quanto descritto da Querol (1992) Anche in questo caso i risultati non si sono mostrati ripetibili; in- fatti, alcune estrazioni mettevano in evidenza DNA amplificabile come mostrato in figura 5.2, mentre altre estrazioni davano esito negativo. 105 M 1 2 3 4 M Fig. 5.2 Gel di controllo di avvenuta amplificazione ITS degli estratti ottenuti mediante estrazione con filtrazione M = Marker Ladder 100 bp XL 1= controllo positivo di S. cerevisiae 2= amplificato ITS del DNA estratto mediante filtrazione nella bottiglia 1; 3= amplificato ITS del DNA estratto mediante filtrazione della bottiglia 2; 4=controllo negativo
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… La scarsa ripetibilità del protocollo 3 è stata imputata alla va- riabilità del numero di cellule che possono essere presenti nelle bottiglie di vino, e dunque alle differenze che ogni cantina mani- festa nelle operazioni di remuage e degorgement; infatti, da pia- stramenti effettuati su diverse bottiglie, è emerso come alcune di queste presentassero ancora alcune cellule vitali. Anche nel caso del protocollo 4 che prevedeva l’impiego in combinazione di dynabeads e trattamento con solventi orga- nici per l’estrazione di DNA da vino, sono state condotte prove preliminari su campioni ai quali veniva aggiunta una quantità nota di DNA genomico di Saccharomyces cerevisiae. Inoltre, sono state effettuate diluizioni decimali dello stesso DNA in vino, al fine di valutarne il grado di sensibilità. Nello specifico si è arrivati alla diluizione 10-3. In particolare per estrarre il DNA da vino è stato sperimentato sia un protocollo che prevedeva l’uso di solventi organici, sia uno che prevedeva l’uso dei dynabeads (MagMAX Multi-Sample kit). 106 Il DNA estratto da entrambi i metodi è stato sottoposto ad ampli- ficazione delle regioni ITS e i risultati sono riportati nel gel di con- trollo mostrato qui di seguito (Figura 5.3) M 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 M Figura 5.3 Gel di controllo di avvenuta amplificazione ITS, mediante estrazione con solventi organici e dynabeads (Marker 1 Kb, Fermentas) 1= Amplificato ITS del campione contenente la concentrazione tal quale del DNA vo- lutamente aggiunto ed estratto mediante impiego di dynabeads; 2= amplificato ITS della diluzione 10-1 , estratto mediante impiego di dynabeads; 3= amplificato ITS della diluzione 10-2 , estratto mediante impiego di dynabeads; 4= amplificato ITS della diluzione 10-3 , estratto mediante impiego di dynabeads;
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    Capitolo 5. Ildestino del DNA nello spumante 5= Amplificato ITS del campione contenente la concentrazione tal quale del DNA vo- lutamente aggiunto ed estratto mediante impiego di solventi organici; 6= amplificato ITS della diluzione 10-1 , estratto mediante impiego di solventi organici; 7= amplificato ITS della diluzione 10-2 , estratto mediante impiego di solventi organici; 8= amplificato ITS della diluzione 10-3 , estratto mediante impiego di solventi organici; 9-10=controllo positivo di S. cerevisiae e controllo negativo; M= Marker 1 Kb (Fermentas) L’amplificazione ha mostrato un segnale positivo per entrambi i metodi di estrazione; in particolare, si è ottenuto un frammento fino alla diluizione 10-1. In virtù di tali dati, il passo successivo è stato quello di combi- nare le due tecniche al fine di ottenere un maggior recupero di acido nucleico. In questo caso, il DNA estratto è stato sottoposto ad amplificazione delle regioni ITS ed il controllo dell’avvenuta amplificazione è riportato nel gel che segue (Figura 5.4). M 1 2 3 4 5 6 M 107 Fig. 5.4 Gel di controllo di avvenuta amplificazione ITS, mediante estrazione combinata “solventi organici più dynabeads” 1=Amplificato ITS del campione contenente la concentrazione tal quale del DNA volu- tamente aggiunto ed estratto mediante combinazione delle due tecniche; 2= amplificato ITS della diluzione 10-1 , estratto mediante combinazione delle due tecni- che; 3= amplificato ITS della diluzione 10-2 , estratto mediante combinazione delle due tec- niche; 4= amplificato ITS della diluzione 10-3 , estratto mediante combinazione delle due tec- niche; 5= controllo positivo di S. cerevisiae; 6= controllo negativo; M= Marker 1 Kb (Fermentas).
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… I risultati mostrano che la combinazione delle due tecniche ha permesso di estrarre una quantità superiore di DNA, rispetto a quando le due tecniche erano state impiegate separatamente. Infatti è stato possibile ottenere amplificazione del campione sot- toposto a diluzione pari a 10-3. Tutte le prove sono state ripetute 2 volte al fine di determinare le ripetibilità dei metodi ed i risultati ottenuti sono mostrati in ta- bella 5.3. TECNICA MASSIMA PRIMA SECONDA DILUIZIONE REPLICA REPLICA ESTRATTA Dynabeads 10-1 + - Solventi organici 10-1 + + Solventi organici più 10-3 + + 108 Dynabeads Tabella 5.3 Esiti delle prove condotte in doppio 5.5 Risultati di amplificazione del DNA di lievito in Real Time PCR Una volta ottenuto un risultato positivo in PCR qualitativa, si è proceduto con l’amplificazione in Real-Time PCR per meglio de- terminare la concentrazione di DNA amplificabile estratto impie- gando le biglie magnetiche. Infatti, la sensibilità della Real-Time PCR è superiore rispetto alla PCR qualitativa, il cui limite è stimato in 1000 copie di DNA target. La prova è stata allestita diluendo il DNA, aggiunto nel vino, fino alla 10-10 . Inizialmente sono stati impiegati i primer citati nel lavoro di Zott (2010), denominati SC1/SC2, disegnati sulle regioni ITS e specifi- ci per il genere Saccharomyces. Oltre ad un controllo negativo base, nella messa a punto della reazione di amplificazione è sta- to inserito anche un controllo negativo di Dekkera bruxellensis, al fine di valutare l’effettiva specificità dei primer. I risultati, riportati nella figura 5.5, mostrano che l’amplificazione
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    Capitolo 5. Ildestino del DNA nello spumante avviene fino alla diluizione 10-10, diluizione in cui il quantitativo di DNA risulta essere troppo basso per essere rilevato anche in Real- Time PCR. Inoltre viene evidenziato un segnale positivo nel caso della Dekkera. 109 Fig. 5.5 Report della Real-time PCR messa a punto con i primer SC1 e SC2 Disegno dei primer A seguito dei risultati illustrati nel precedente paragrafo, i pri- mer impiegati per la realizzazione dell’amplificazione, sono stati sottoposti a gradiente termico, con temperature di annealing comprese tra 45,2 e 65°C, al fine di valutare l’eventuale forma- zione di dimeri, che potevano fornire dei falsi-positivi durante l’a- nalisi, in quanto competono con il templato target diminuendo in questo modo l’efficienza della PCR. I dimeri si formano nel caso in cui i primer presentino sequenze complementari tra loro oppure sequenze ripetute invertite. Il risultato emerso è illustrato nel gel riportato di seguito (Figura 5.6)
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… M 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 M Fig. 5.6 Gel di controllo del gradiente termico effettuato sui primer SC1 e SC2 M= Marker Ladder 100bp XL 2-12= campioni con T° di annealing da 45,2 a 65 °C 13-16= controlli negativi 17-27= campioni di DNA estratti mediante combinazione “solventi organici più dyna- beads”, dalla concentrazione tal quale alla diluizione 10-10 110 I primer SC1 e SC2 formano effettivamente dimeri che dan- no dei falsi-positivi in sede di amplificazione in Real-Time PCR, ed inoltre danno un segnale positivo anche per ciò che riguarda la D.bruxellensis. Ragion per cui, sono stati disegnati primer specifici sulla regio- ne ITS, che fossero in grado di amplificare solo per il genere Sac- charomyces, denominati VF1 e VF3. Con questi nuovi primer è stata ripetuta la reazione di amplificazione, con le stesse condi- zioni riportate in precedenza. Oltre ad un controllo negativo base, nella messa a punto del- la reazione di amplificazione sono stati inseriti controlli negativi di Dekkera bruxellensis, Pichia pastoris, Zygosaccharomyces bai- lii, Torulaspora delbrueckii, Kluyveromyces lactis e Schizosaccha- romyces pombe al fine di valutare l’effettiva specificità dei primers. I risultati, di seguito illustrati (Fig. 5.7 e 5.8) mostrano come l’am- plificazione si fermi alla diluizione 10-8 e come le specie diverse dal genere Saccharomyces risultino negative. Inoltre anche nel campione negativo non si osserva amplificazione.
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    Capitolo 5. Ildestino del DNA nello spumante Fig. 5.7 Report della Real-Time PCR messa a punto con i primer VF1 e VFt3 1-8= diluizioni decimali del DNA di S.cerevisiae in campioni di vino; 111 d= controllo negativo di Dekkera bruxellensis. Fig. 5.8 Report inerente l’amplificazione Real-time condotta al fine di valutare la speci- ficità dei primers VF1 e VF3 F1=Torulaspora delbrueckii F2= Kluyveromyces lactis F3= Zygosaccharomyces bailii F4= Schizosaccharomyces pombe F5= Pichia Pastoris F6= Saccharomyces cerevisiae F7= Controllo negativo
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Ripetibilità ed accuratezza della tecnica La prova che ha fornito i migliori risultati è stata ripetuta più volte al fine di verificare la ripetibilità della tecnica di estrazione. I risultati si sono mostrati sempre identici sia per ciò che riguarda la diluizione di DNA minima amplificata, sia per ciò che riguar- da l’assenza di segnale per le specie diverse dal genere Sac- charomyces, a testimonianza della specificità dei primer verso quest’ultimo. Inoltre, siccome per l’amplificazione in Real-Time PCR è stato impiegato come intercalante di base il SYBR-GREEN, che però non permette di distinguere prodotti di amplificazione specifici dai prodotti aspecifici, al termine della reazione di amplificazio- ne è stato aggiunto un profilo termico per l’analisi della curva di dissociazione (o curva di Melting) per valutare la qualità e speci- ficità dei prodotti ottenuti. Qui di seguito, è riportato a titolo d’esempio un report (Figura 5.9) ottenuto da una reazione in Real-Time PCR, in cui l’analisi 112 della temperatura di melting, rispecchia effettivamente quella ottenuta da campioni, in cui veniva aggiunto volontariamente il DNA di S. cerevisiae, il cui picco della curva di dissociazione è pari a 71.7 ± 0.3 °C. Fig. 5.9 Report di una reazione di Real-Time PCR in cui compare l’analisi della T° di Melting
  • 114.
    Capitolo 5. Ildestino del DNA nello spumante Fig. 5.10 Esempio di curva di dissociazione del DNA Monitoraggio del DNA durante l’affinamento di vino spumante 113 Una volta definita la ripetibilità della tecnica, si è passati alle prove sui campioni filtrati dalle bottiglie, provenienti dal territorio della Franciacorta e dell’Oltrepò Pavese, appartenenti alle pro- ve di tiraggio del2010, che era stato condotto con starter com- merciali propri delle cantine oggetto della sperimentazione. Del- le 7 cantine partecipanti in ambedue i territori, sono state scelte due cantine per territorio e su queste si è monitorata la presenza di DNA durante l’affinamento del vino spumante. Inoltre nel caso di ogni cantina è stata condotta una prova conclusiva su botti- glie commerciali pronte al consumo. In particolare per la Franciacorta sono state scelte la canti- na C1 e C3 Agricola Mirabella, mentre per il territorio dell’Oltre- pò Pavese sono state scelte la C6 e C7. Tutte le amplificazioni in Real-Time PCR sono state condotte in triplice replica per ciascun campione e i risultati sono riportati nella tabella che segue (Ta- bella 5.4)
  • 115.
    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… CANTINA TEMPO C3 C1 C6 C7 120 +++ +++ +++ +++ 180 +++ +++ +++ +++ 240 +++ +++ +++ +++ 300 +++ +++ +++ +++ 420 -++ ++- +++ 480 +++ 720 --- --- --- --- BOTTIGLIE --- --- --- --- COMMERCIALI 114 Tabella 5.4 Risultati del monitoraggio del DNA durante l’affinamento dello spumante e su bottiglie commerciali in 4 differenti cantine Anche in questo caso per ogni tempo del monitoraggio, l’am- plificazione è stata ripetuta due volte al fine di confermare i ri- sultati ottenuti. Qui di seguito sono mostrati due esempi di am- plificazione in Real-Time PCR condotte su campioni filtrati della cantina C1 del territorio della Franciacorta al tempo 240, e della cantina C6 del territorio dell’Oltrepò Pavese al tempo 300 (Figura 5.11 e 5.12).
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    Capitolo 5. Ildestino del DNA nello spumante 115 Fig. 5.11 Esempio di amplificazione in Real-time della cantina Mirabella al tempo 240 Fig. 5.12 Esempio di amplificazione in Real-time della cantina Cà del Bosco al tempo 300
  • 117.
    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… 5.6 Discussione e conclusioni Pochi lavori in letteratura si sono focalizzati sulla possibilità di estrarre DNA da vino; uno tra questi è quello svolto in Portogallo (Faria, 2002) in cui il protocollo messo a punto per l’estrazione consisteva nella concentrazione del mosto mediante centrifuga- zione (o, nel caso delle foglie di vite, rottura delle strutture vege- tali con un pestello sterile) ed estrazione mediante CTAB (cetil trimetilammonio bromide), ß-mercaptoetanolo e differenti pas- saggi di purificazione. La sperimentazione otteneva ottimi risultati dopo un’amplificazione RAPD, tenuto conto che si partiva da un substrato molto ricco di microrganismi in quanto favorevole alla loro crescita. Questo tipo di protocollo è stato in seguito succes- sivamente migliorato dagli stessi ricercatori con risultati migliori rispetto alla prima sperimentazione (Faria, 2002). Un altro lavoro condotto a Trento (Savazzini, 2006) ha compa- rato 3 metodi di estrazione del DNA da vino finito: questi metodi 116 si distinguevano tra di loro per il processo iniziale di precipitazione del DNA. La precipitazione era condotta o con NaCl 5M, o con isopropanolo o con Na-acetato; dopo la precipitazione il metodo diveniva univoco, in quanto il DNA veniva estratto mediante im- piego di buffer CTAB, con incluso ß-mercaptoetanolo e polivinilpir- rolidone. Gli estratti venivano, infine, sottoposti ad amplificazione in PCR-Real time; i risultati migliori sono stati ottenuti sfruttando il protocollo che prevedeva la precipitazione con Na-acetato. Sul- la base di tali risultati, questo metodo è stato inizialmente applica- to per estrarre il DNA da vino spumante; i risultati però sono stati negativi a causa della probabile ridotta quantità di DNA estraibile. Tuttavia in un recente lavoro (Jara, 2008) sono stati confron- tati diversi metodi per l’estrazione del DNA, condotto su batteri acetici del vino. In particolare, i metodi impiegati furono 4: me- todo Wizard, metodo con buffer CTAB, metodo di estrazione con kit Nucleospin e metodo di estrazione tramite kit Mo-Bio. I risul- tati mostravano come il metodo più efficiente di estrazione fos- se quello tramite Nucleospin. Per tale ragione questo kit è stato impiegato nell’estrazione di DNA da vino spumante, ma anche in questo caso con scarsi risultati, probabilmente dovuto al fatto che le colonnine impiegate presentavano una ridotta portata (2 ml) e quindi il recupero di DNA era estremamente ridotto.
  • 118.
    Capitolo 5. Ildestino del DNA nello spumante A seguito di piastramenti dei vini in bottiglia sottoposti ad ana- lisi, e successive osservazioni al microscopio, è stata evidenziata la presenza di cellule in sospensione, nonostante le operazioni di remuage e sboccatura. Tale risultato è stato, quindi, sfruttato per la messa a punto di un protocollo di estrazione di DNA che prevedesse la preliminare separazione di tali cellule dalla fase li- quida. Tale protocollo era improntato sulla separazione delle cel- lule per filtrazione su membrana e quest’ultima veniva, in segui- to, sottoposta ad estrazione secondo quanto riportato da Querol (1993). I risultati in questo caso non si sono mostrati ripetibili; ciò è dovuto al fatto che le bottiglie a volte presentavano cellule in so- spensione, mentre a volte non le presentavano. Questo è proba- bilmente dovuto alle differenti pratiche di cantina, in particolare l’operazione di sboccatura. L’ultima tecnica impiegata per l’estrazione del DNA ha pre- visto l’impiego delle biglie magnetiche (dynabeads) che asso- ciate ad un estrazione condotta con solventi organici potevano migliorare la resa di estrazione del DNA da vino. I campioni di 117 vino sono stati dapprima sottoposti a precipitazione con isopro- panolo, trattati con proteinasi K al fine di degradare polisaccaridi e proteine che potevano inibire la reazione di PCR (Nakamura, 2007), purificati con solventi organici quali fenolo, cloroformio ed alcol isoamilico ed infine trattati con le biglie magnetiche. Non sono riportati in letteratura studi inerenti l’impiego di dyna- beads per l’estrazione del DNA da vino, ma spesso queste biglie magnetiche sono state sfruttate per altri prodotti alimentari. Un esempio è lo studio condotto a Fano (Amagliani, 2005) in cui le biglie magnetiche sono state sfruttate al fine di estrarre DNA di Listeria monocytogenes da latte; i risultati mostrano che il meto- do si è rivelato estremamente sensibile e specifico, permettendo di eliminare possibili componenti che avrebbero interferito con il lavoro della Taq polimerasi, durante la reazione di amplificazione del DNA precedentemente estratto. Un altro studio è stato condotto in Spagna (Cepeda, 2000) in cui le dynabeads sono state, in questo caso, impiegate per l’e- strazione del DNA da Flavobacterium psychrophilum, che risulta essere un batterio patogeno contaminante per lo più i prodotti ittici. Impiegando le biglie magnetiche, sul prodotto preceden- temente omogeneizzato, si sono ottenuti risultati ottimi avvalorati
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… dal fatto che l’identificazione di questo batterio diveniva estre- mamente rapida. In virtù dei risultati riportati in letteratura, in questo lavoro sono state impiegate le biglie magnetiche associate ad un protocollo di estrazione che prevedeva l’impiego di solventi organici. Per prima cosa, sono state effettuate delle prove su campioni di vino in cui veniva aggiunto DNA a quantità nota, al fine di valutare la sensibilità del metodo; in principio per valutare l’amplificazione del DNA estratto, sono stati impiegati i primer descritti nel lavoro di Zott (2010), disegnati sulla regione ITS e specifici per il genere Saccharomyces. A seguito però di prove condotte in Real-time PCR, i primer producevano risultati falsi-positivi dovuti sia alla for- mazione di dimeri sia all’amplificazione non specifica; infatti, essi fornivano un risultato positivo qualora alla reazione di amplifica- zione venisse aggiunto DNA di specie diverse da Saccharomyces (ad esempio D. bruxellensis). In virtù di tali risultati, sono stati dise- gnati primer sulla regione ITS, denominati VF1 e VF3, con i quali 118 sono stati eliminati i sopracitati problemi. Il passaggio successivo è stato quello di applicare la tecnica di estrazione ai campioni di vino filtrati, provenienti sia dal territorio della Franciacorta che dall’Oltrepò Pavese a seguito del tirage 2010. In particolare, è stato monitorato il periodo di affinamento del vino spumante a diversi tempi; sono state prese in considerazione due cantine per ciascun territorio, sulle quali il monitoraggio è stato condotto a partire dal tempo 120 fino ad arrivare al tempo 720. Inoltre sono state condotte, infine, prove atte a valutare per ciascuna can- tina il recupero di DNA da bottiglie di spumante in commercio pronte al consumo. I risultati mostrano come l’estrazione del DNA avvenga corret- tamente, in tutte le cantine trattate, fino al tempo 420; al con- trario, i risultati si mostrano negativi quando le analisi venivano condotte su bottiglie a 24 mesi di affinamento. Anche per ciò che riguarda le bottiglie in commercio non è stato in nessun caso possibile ottenere DNA amplificabile. Tenendo presente che in genere il tempo di maturazione del vino sulle proprie fecce è minimo pari a 15 - 18 mesi a seconda del disciplinare di produzione, è possibile che fino a tale termine il DNA possa essere estratto e correttamente amplificato, mentre a seguito di operazione di sboccatura esso possa essere perso o
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    Capitolo 5. Ildestino del DNA nello spumante nel caso delle bottiglie poste in commercio talmente degradato da essere impossibile da recuperare ed amplificare. In conclusione i risultati ottenuti da tale lavoro mostrano come il monitoraggio del DNA durante l’affinamento di vino spumante, avvenga correttamente fino a 16/18 mesi di maturazione in tutte le cantine oggetto della sperimentazione; ragion per cui questo lavoro rappresenta un primo passo verso la definizione di saggio biomolecolare che potrebbe rappresentare un nuovo strumento per la valorizzazione della tipicità e permettere ai produttori di tutelare la qualità del loro prodotto. 119
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Capitolo 6. Considerazioni finali Come già precedentemente affermato gli obiettivi perseguiti in questo progetto sono stati di ordine ecologico, enologico e biotecnologico. Per quanto riguarda il primo e cioè lo studio e la salvaguar- dia della biodiversità dei lieviti presenti nei territori di Francia- corta ed Oltrepò Pavese, è possibile affermare come sia sta- to pienamente raggiunto con l’allestimento di una collezione ed identificazione di 493 isolati, conservati presso i laboratori 120 dell’Università degli Studi di Milano. La grande variabilità blasto- micetica presente tuttora negli areali indagati è testimoniata dall’isolamento di 35 differenti specie, alcune delle quali dotate di potere fermentativo sebbene non attribuite al gruppo Sac- charomyces. Questi ceppi risultano assai interessanti tenendo conto di quanto sta accadendo in altri Paesi viti-vinicoli dove la ricerca si indirizza verso lo sviluppo di starter costituiti da specie non-Saccharomyces, da impiegare per inoculi scalari, in grado di produrre mosti con composti aromatici diversi e/o a maggior contenuto di glicerolo. La disponibilità di queste risorse naturali apre una nuova strada anche agli enologi lombardi per l’otte- nimento di prodotti differenti, disegnati sul gusto del consuma- tore target e tuttavia legati con il territorio d’appartenenza. La ricognizione e la conservazione della biodiversità dei lieviti vinari sono la base sia per l’ottenimento di colture starter in grado di sviluppare pienamente le potenzialità aromatiche del vitigno, sia per il mantenimento del patrimonio biologico necessario alla preservazione delle caratteristiche genetiche. Infine ancora nell’ambito ecologico, sorprendente e per la prima volta de- scritto, è stato il ritrovamento di S. cerevisiae nell’aria raccolta in mezzo ai vigneti; tali ceppi non hanno tuttavia manifestato caratteri enologici positivi.
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    Capitolo 6. Considerazionifinali Il secondo obiettivo e cioè l’isolamento e la selezione di sacca- romiceti “autoctoni” che presentassero caratteri tecnologici e di qualità è stato quello che ha destato maggior preoccupazione e, nel contempo, grande soddisfazione nei ricercatori. Il tema delle fermentazioni spontanee e dello sfruttamento della natura- le contaminazione dovuta all’ambiente di coltivazione e trasfor- mazione sono tuttora attuali in tutto il comparto alimentare. Tale tendenza si fonda su considerazioni di carattere scientifico e tec- nico che determinano un notevole impatto da un punto di vista commerciale, visto l’enorme valenza che le tematiche legate al terroir hanno nella produzione enologica. La maggior parte delle colture di Saccharomyces attualmente in uso nel nostro Paese derivano infatti da selezione clonale o da miglioramento genetico di ceppi provenienti dall’estero, in am- bienti viti-vinicoli distanti e differenti; ciò nondimeno l’impiego di tali starter selezionati ha reso possibile la gestione controllata del processo fermentativo assicurando la riproducibilità della trasfor- mazione vinaria. Tuttavia i ceppi commerciali a disposizione non 121 sono così numerosi come sembrano poiché spesso sul mercato si trovano i medesimi cloni chiamati con sigle o nomi diversi a seconda delle aziende produttrici di starter; questo fenomeno già evidenziato in alcuni lavori è stato confermato anche dai risultati ottenuti in questo progetto. La conseguenza evidente di questa pratica è l’omologazione dei caratteri sensoriali derivanti dal processo fermentativo, anche in vini di qualità, spesso a di- scapito dell’originalità di aromi che gli stessi prodotti potrebbero esprimere usando in fermentazione lieviti “autoctoni”. Che cosa significa lievito “autoctono” è ancora oggetto di ampio dibattito tra i tecnici e i ricercatori; è una determinazio- ne oggettivamente legata allo spazio, in quanto si ipotizza che il ceppo sia originario di un luogo delimitato, e al tempo, in quanto il ceppo debba persistere nel luogo da o per un certo periodo. Ma dove si pone il confine per discriminare l’appartenenza di un ceppo ad un territorio? E quanto tempo è necessario affinché si possa affermare che quel microrganismo appartenga e sia con- siderata espressione di quella area geografica? La seguente definizione, proposta dall’amico e collega prof. Giovanni Antonio Farris, trova attualmente il maggior consenso nella comunità scientifica: “trattasi di un ceppo selvaggio (non
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… commerciale) isolato in una cantina specifica (nicchia ecologi- ca), nella quale è dominante, persistente nell’arco di una ven- demmia, e ricorrente per più annate. Tale ceppo, utilizzato nella stessa cantina di isolamento è in grado di conferire al vino ca- ratteristiche peculiari rispondenti alla tipologia del prodotto pro- grammato”. Una forma microbica che possa influenzare effet- tivamente le caratteristiche di un vino deve essere in grado di guidare, anche in associazione, la fermentazione. Dato che “la cantina è la nicchia ecologica ove si attua la selezione, questa (l’enologo) deve procedere favorendo il ceppo più adatto allo stile o alla tecnologia impiegata; il ceppo più adatto è verosimil- mente destinato a diventare quello numericamente più rappre- sentato, tanto da divenire dominante e, se non avvengono cam- biamenti drastici nello stile o nella tecnologia, anche persistente durante diverse fasi della fermentazione in uno stesso tino o in processi fermentativi in tini diversi”. Infine il termine “ricorrente” si riferisce alla possibilità di isolare il medesimo ceppo autoctono in- 122 dividuato nel corso di annate diverse (consecutive ma non solo). La possibilità di isolare, selezionare, collezionare e impiegare ceppi autoctoni con vocazione enologica può risultare un’at- tività strategica per l’impresa poiché suggella l’evidenza del le- game tra territorio, ambiente di produzione, prodotto finito. Tale attività sperimentale è fondamentale anche per i produttori di starter poiché costituisce la base di partenza per il miglioramento genetico e la formulazione di nuovi prodotti. D’altro canto occor- re ricordare come le contaminazioni con le colture commerciali già impiegate sono frequenti e incontrollabili poiché gli starter selezionati sono da molto tempo impiegati e diffusi sul territorio viticolo e nell’ambiente di trasformazione. Dunque la necessità di disporre di tecniche analitiche in grado di discriminare a livello di ceppo diventa necessaria e inderoga- bile per qualsiasi indagine o iniziativa che abbia come fine il rico- noscimento e la tutela delle forme autoctone. Un risultato molto positivo del progetto è stata la messa a punto e la validazione di un protocollo di tipizzazione molecolare, fondato sui polimorfismi ottenuti dall’amplificazione delle regioni interdelta in S. cerevi- siae con separazione degli ampliconi per elettroforesi capillare, in grado di riconoscere il singolo ceppo in maniera accurata. A tutela degli interessi dei singoli produttori di vino ma anche a
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    Capitolo 6. Considerazionifinali vantaggio dei fabbricanti di starter si può ragionevolmente so- stenere la realizzazione di una “carta d’identità” di ceppo imple- mentando un sistema di certificazione, basato su tale protocollo analitico. Un successivo obiettivo pienamente raggiunto grazie alla fat- tiva collaborazione di otto cantine, è stato quello di selezionare e saggiare due ceppi “autoctoni” da entrambi i territori (Fran- ciacorta e Oltrepò Pavese) capaci di sostenere e dominare una rifermentazione in bottiglia, secondo quanto previsto dalla nor- mativa e dai disciplinari di produzione. Le prove sperimentali di tiraggio hanno confermato le caratteristiche tecnologiche dei ceppi (potere fermentativo, capacità di raggiungere 6 atm di pressione, bassa produzione di acetico, assenza di difettosità) ed inoltre le valutazioni sensoriali, eseguite fino a 18 mesi di affina- mento, hanno evidenziato profili aromatici differenti, talora mi- gliorativi rispetto allo starter usualmente impiegato. Per quanto riguarda il terzo obiettivo e cioè quello di defini- re protocolli di estrazione ed amplificazione del DNA fungino 123 da spumante “metodo classico” per il riconoscimento del cep- po utilizzato in rifermentazione, si attesta che è stato raggiunto parzialmente. L’ipotesi di partenza era quella di utilizzare il DNA di origine microbica residuo nel vino come elemento traccian- te per l’accertamento dell’autenticità del prodotto (un vero e proprio “messaggio nella bottiglia”). Questa evenienza avreb- be potuto configurarsi come una potente verifica sperimentale dei sistemi di tracciabilità, sistemi di controllo formale cui tuttora mancano elementi oggettivi come il risultato analitico. La possi- bilità di estrarre DNA di lievito amplificabile dalle bottiglie è stata ottenuta, tuttavia i processi degradativi in atto durante l’affina- mento dovuti alla elevata acidità del mezzo ed alle residue at- tività endonucleasiche, nonché l’impiego delle sostanze utili per la fase di remuage, hanno compromesso il recupero di un acido nucleico integro, anche in poche copie, indispensabile per il ri- conoscimento a livello di ceppo. Invece, seppur frammentato, il DNA residuo si è dimostrato sufficiente per il riconoscimento della specie. L’esperienza maturata in questo progetto è stata notevole sia da un punto di vista professionale che umano, riuscendo a coinvolgere e ad avvicinare molte persone che nei diversi
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    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… ambiti si occupano di temi legati all’enologia in Lombardia. I “frutti” della ricerca non sono stati ancora tutti colti: sono tuttora in preparazione pubblicazioni scientifiche e tecniche che descrivono più in dettaglio e con differenti livelli di approfondimento i risultati ottenuti; sono disponibili strumenti e materiali per il miglioramento dei prodotti; sono stati creati con- tatti ed interazioni che possono in futuro formare una rete più stretta di competenze e collaborazioni. 124
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  • 135.
    Valorizzazione delle D.O.C.G.Franciacorta ed Oltrepò Pavese metodo classico… Ringraziamenti Il lavoro è stato lungo, difficile ma proficuo, molte persone sono state coinvolte e dunque per prima cosa ci sentiamo in dove- re di ringraziare i tecnici, gli enologi, gli studenti e i docenti che con noi hanno partecipato con disponibilità, condiviso gli sforzi e contribuito con passione a diversi livelli al successo del progetto. Per Regione Lombardia: Rossana Tonesi 134 Sul territorio della Franciacorta: Monica Faccincani Michele Ferrari Silvia Filisetti Guido Gandossi Luca Rossi Alessandro Schiavi Silvia Uberti Raffaello Vezzoli Giuseppe Vezzoli Sul territorio dell’Oltrepò Pavese: Giacomo Barbero Alice Colombo Alessandra Leoni Carlo Alberto Panont Andrea Rossi Daniele Zangelmi All’Università di Milano: Andrea Barbieri
  • 136.
    Ringraziamenti FabrizioCadei Osvaldo Failla Simone Fiori Angelo Moretti Federico Predavini Mara Rossoni Federica Valdetara Ringraziamo le aziende che ci hanno permesso di effettuare il campionamento nei loro ambienti (vigneti e cantine) e, in parti- colare, talune di loro che hanno realizzato le prove di spumantiz- zazione. Senza la loro preziosa collaborazione alcuni obiettivi del progetto non si sarebbero potuti raggiungere. Per il Consorzio per la Tutela del Franciacorta Società Agricola Bellavista Società Agricola Ca’ del Bosco Azienda Agricola Ferghettina 135 Società Agricola Majolini Società Agricola Mirabella Villa Crespia Fratelli Muratori Società Agricola Uberti Azienda Agricola Vezzoli Per il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese Azienda Agricola Anteo Azienda Agricola Caseo Azienda Agricola Conte Giorgi di Vistarino Azienda Agricola Isimbarda Società Agricola Quaquarini Azienda Agricola Podere San Giorgio Azienda Agricola Tenuta il Bosco Azienda Agricola Tenuta Mazzolino Azienda Agricola Travaglino Azienda Agricola Verdi Il responsabile scientifico e i suoi collaboratori
  • 137.
    Finito di stamparenel mese di novembre 2012 presso Arti Grafiche Editoriali srl, Urbino
  • 138.
    Ricerca e Sperimentazionein Agricoltura www.agricoltura.regione.lombardia.it