Il progetto Neptune
Il progetto europeo Neptune (New Sustainable Concepts and Process for
Optimization and Upgrading Municipal Wasterwater and Sludge Treatment) è
iniziato nel novembre 2006 ed è terminato il 31/03/2010; il suo scopo è stato
l'aggiornamento dei processi di depurazione delle acque reflue, per venire
incontro alle nuove esigenze poste dall'urbanizzazione, dallo sviluppo
demografico, dai cambiamenti climatici e dalle aspettative di una popolazione
sempre più attenta ai valori di rispetto dell'ambiente e sostenibilità.
Ai compiti "storici" assegnati ai depuratori (rimozione del carico biologico, delle
sostanze eutrofizzanti e degli agenti patogeni) si sono oggi affiancati nuovi
obiettivi, che prevedono il riutilizzo dell'acqua depurata, il recupero delle
sostanze ad azione nutriente, la rimozione dei micro inquinanti e delle sostanze
ecotossiche; anche nel settore dei fanghi, l'attenzione si è spostata dallo
smaltimento al riutilizzo. I 18 partecipanti al progetto (coordinato dall'istituto
svizzero EAWAG) hanno approfondito 4 aree, corrispondenti ad altrettanti
"sotto progetti" (WP):

- adeguamento degli impianti esistenti (WP1)
- Sviluppo di nuove tecnologie (WP2)
- sviluppo di nuovi metodi per la stima dei micro inquinanti e della loro tossicità
(WP3)
- Sviluppo di metodi di analisi del ciclo di vita atti a costruire strumenti
decisionali per la scelta del tipo di impianti di trattamento delle acque di scarico
(WP4)
Altri due sotto progetti (WP5 e WP6) riguardavano poi rispettivamente le
attività di divulgazione e la gestione del progetto.
Adeguamento degli impianti esistenti
Le possibilità di adeguamento degli impianti esistenti sono state studiate
relativamente a tre diversi aspetti:
- miglioramento e ottimizzazione dell'abbattimento dei nutrienti (in particolare,
delle sostanze azotate) mediante controllo realizzato con sensori "in situ"
- trattamento sostenibile dei fanghi di depurazione, con recupero delle risorse
ed inertizzazione degli inquinanti.
- metodi per ridurre il contenuto di microinquinanti e agenti patogeni nelle
acque di scarico (in particolare, mediante trattamenti di ozonizzazione e
adsorbimento su carboni attivi).
Riguardo all'abbattimento dei nutrienti, da segnalare che grazie a sensori
appositamente sviluppati o perfezionati ai fini del progetto, è stato possibile
ricostruire o flussi delle sostanze azotate in un tipico impianto di depurazione
connesso ad un sistema anaerobico per il trattamento dei fanghi. E' stato
constatato che il 30-40% dell'azoto viene trasferito nei fanghi primari e
secondari, ma il 15-20% di questo carico viene poi riciclato alle fasi iniziali di
trattamento tramite i surnatanti ed i filtrati provenienti dai fanghi dopo
digestione anaerobica.
Sono state messe a punto tecniche avanzate di controllo, con le quali è
possibile migliorare specificatamente l'abbattimento delle sostanze azotate.
Una soluzione rapita e relativamente economica (in quanto non richiede
investimenti per l'acquisto di nuove apparecchiature o realizzazione di strutture
in aggiunta a quelle esistenti) è l'aggiunta di zeoliti entro la vasca di
ossidazione biologica.

Le zeoliti migliorano sensibilmente la sedimentazione dei fanghi attivi e la
nitrificazione; l'aggiunta di 10-17 grammi di zeoliti per ogni mc di acqua da
trattare (costo intorno a 2-3 centesimi di euro per mc) consente di aumentare
le capacità di trattamento, superando così le crisi di stagionalità.
Relativamente, invece, al trattamento dei fanghi, da segnalare che i fanghi di
depurazione risultano dall'unione di due tipi di depositi, che si generano
entrambi nel corso del processo di depurazione: i fanghi primari, che vengono
raccolti durante le fasi di pre trattamento, ed i fanghi secondari, provenienti
dalle vasche di ossidazione biologica. E' stato osservato che la maggior parte
dei contaminanti di natura chimico-organica si concentrano nei fanghi primari,
mentre nei fanghi secondari si trovano prevalentemente sostanze eutrofizzanti.
La separazione tra i due tipi di fanghi consentirebbe quindi di riservare per gli
usi agricoli i fanghi secondari, destinando quelli primari alla valorizzazione
energetica.

Fonte: Ambiente Hi-Tech


                Per ulteriori informazioni
                       Visita il sito
Bevtek - Viale Checchia Rispoli
71016 San Severo (FG)
Tel. & Fax: +39 0882 331755

Trattamento acque reflue | Bevtek

  • 1.
    Il progetto Neptune Ilprogetto europeo Neptune (New Sustainable Concepts and Process for Optimization and Upgrading Municipal Wasterwater and Sludge Treatment) è iniziato nel novembre 2006 ed è terminato il 31/03/2010; il suo scopo è stato l'aggiornamento dei processi di depurazione delle acque reflue, per venire incontro alle nuove esigenze poste dall'urbanizzazione, dallo sviluppo demografico, dai cambiamenti climatici e dalle aspettative di una popolazione sempre più attenta ai valori di rispetto dell'ambiente e sostenibilità. Ai compiti "storici" assegnati ai depuratori (rimozione del carico biologico, delle sostanze eutrofizzanti e degli agenti patogeni) si sono oggi affiancati nuovi obiettivi, che prevedono il riutilizzo dell'acqua depurata, il recupero delle sostanze ad azione nutriente, la rimozione dei micro inquinanti e delle sostanze ecotossiche; anche nel settore dei fanghi, l'attenzione si è spostata dallo smaltimento al riutilizzo. I 18 partecipanti al progetto (coordinato dall'istituto svizzero EAWAG) hanno approfondito 4 aree, corrispondenti ad altrettanti "sotto progetti" (WP): - adeguamento degli impianti esistenti (WP1) - Sviluppo di nuove tecnologie (WP2) - sviluppo di nuovi metodi per la stima dei micro inquinanti e della loro tossicità (WP3) - Sviluppo di metodi di analisi del ciclo di vita atti a costruire strumenti decisionali per la scelta del tipo di impianti di trattamento delle acque di scarico (WP4) Altri due sotto progetti (WP5 e WP6) riguardavano poi rispettivamente le attività di divulgazione e la gestione del progetto.
  • 2.
    Adeguamento degli impiantiesistenti Le possibilità di adeguamento degli impianti esistenti sono state studiate relativamente a tre diversi aspetti: - miglioramento e ottimizzazione dell'abbattimento dei nutrienti (in particolare, delle sostanze azotate) mediante controllo realizzato con sensori "in situ" - trattamento sostenibile dei fanghi di depurazione, con recupero delle risorse ed inertizzazione degli inquinanti. - metodi per ridurre il contenuto di microinquinanti e agenti patogeni nelle acque di scarico (in particolare, mediante trattamenti di ozonizzazione e adsorbimento su carboni attivi). Riguardo all'abbattimento dei nutrienti, da segnalare che grazie a sensori appositamente sviluppati o perfezionati ai fini del progetto, è stato possibile ricostruire o flussi delle sostanze azotate in un tipico impianto di depurazione connesso ad un sistema anaerobico per il trattamento dei fanghi. E' stato constatato che il 30-40% dell'azoto viene trasferito nei fanghi primari e secondari, ma il 15-20% di questo carico viene poi riciclato alle fasi iniziali di trattamento tramite i surnatanti ed i filtrati provenienti dai fanghi dopo digestione anaerobica. Sono state messe a punto tecniche avanzate di controllo, con le quali è possibile migliorare specificatamente l'abbattimento delle sostanze azotate. Una soluzione rapita e relativamente economica (in quanto non richiede investimenti per l'acquisto di nuove apparecchiature o realizzazione di strutture in aggiunta a quelle esistenti) è l'aggiunta di zeoliti entro la vasca di ossidazione biologica. Le zeoliti migliorano sensibilmente la sedimentazione dei fanghi attivi e la
  • 3.
    nitrificazione; l'aggiunta di10-17 grammi di zeoliti per ogni mc di acqua da trattare (costo intorno a 2-3 centesimi di euro per mc) consente di aumentare le capacità di trattamento, superando così le crisi di stagionalità. Relativamente, invece, al trattamento dei fanghi, da segnalare che i fanghi di depurazione risultano dall'unione di due tipi di depositi, che si generano entrambi nel corso del processo di depurazione: i fanghi primari, che vengono raccolti durante le fasi di pre trattamento, ed i fanghi secondari, provenienti dalle vasche di ossidazione biologica. E' stato osservato che la maggior parte dei contaminanti di natura chimico-organica si concentrano nei fanghi primari, mentre nei fanghi secondari si trovano prevalentemente sostanze eutrofizzanti. La separazione tra i due tipi di fanghi consentirebbe quindi di riservare per gli usi agricoli i fanghi secondari, destinando quelli primari alla valorizzazione energetica. Fonte: Ambiente Hi-Tech Per ulteriori informazioni Visita il sito Bevtek - Viale Checchia Rispoli 71016 San Severo (FG) Tel. & Fax: +39 0882 331755