Scuola Media Statale  “Garibaldi – Matteucci” Anno scolastico 2005/2006 Anno scolastico 2006/2007
Inchiesta sul  “ Bullismo”   effettuata nelle classi della sede    Matteucci dalla classe 2^A nell’a.s. 2005/2006 dalla classe 3^A nell’a.s. 2006/2007
Dirigente scolastico Prof. Maria Concetta Guida Alunni coinvolti n° 349
Responsabile del progetto: Prof: Carraresi Rita Responsabile dei grafici: Prof: Guarnieri Franca
La nostra indagine La nostra classe, insieme alle insegnanti di Lettere e Tecnologia, già dallo scorso anno, sta portando avanti un lavoro sul bullismo.  Abbiamo pensato a questo argomento perché è una problematica che riguarda tutti ma in modo particolare noi adolescenti. E’ oggi, poi, una tematica di grande attualità, un fenomeno che  si sta aggravando sempre più, lo dimostrano i numerosi casi accaduti in questi ultimi tempi, che riempiono le pagine dei giornali e i  servizi televisivi. Lo scopo del nostro lavoro è stato quello di ottenere maggiori informazioni su chi è il bullo, su come agisce e su cosa possiamo fare se siamo vittime di questi atti aggressivi.
Per reperire notizie sul bullismo, abbiamo raccolto  articoli di giornali, riflettuto sulla letteratura in materia e letto con attenzione il materiale prodotto da “Telefono Azzurro” su questo argomento. La tematica ci ha così interessato che abbiamo  deciso di approfondire il nostro studio con un’indagine da condurre a scuola. Infatti, lo scorso anno scolastico, abbiamo somministrato alcuni questionari elaborati da “Telefono Azzurro” agli alunni delle classi prime, seconde e terze della sede Matteucci. Per rendere più immediata ed efficace la lettura dei dati raccolti abbiamo utilizzato degli aerogrammi. Vediamo cosa è emerso.
Quando qualcuno fa il bullo con te…. Totali 1^ 2^3^
 
 
Quando vedi qualcuno “fare il bullo” con qualcun altro……. Totali 1^ 2^ 3^
 
 
Ti è mai capitato di comportarti da prepotente? Totali 1^ 2^ 3^
 
Se vittime di bulli, i ragazzi della Matteucci cercano il confronto con l’aggressore per capire i motivi del suo comportamento (24%). In buona percentuale si ribellano passando alle maniere forti (19% mi ribello e lo picchio) sentono di aver bisogno di aiuto (44 %) ritengono opportuno raccontare ad un amico o ad un adulto di riferimento (genitori, insegnanti) cosa è successo per poter ricevere aiuto (30%) provano a non “dare ascolto” all’aggressore e a non mostrarsi spaventati per “far sgonfiare” il bullo (27%)
Se vedono qualcuno fare il bullo con un compagno, i ragazzi della Matteucci si spaventano per ciò che succede (42%).  lo aiutano a difendersi, anche se non è il loro migliore amico (24%)  intervengono in aiuto del coetaneo in difficoltà (45%) o vanno a chiamare un adulto (23%) Purtroppo registriamo anche che sono curiosi di vedere come va a finire (25%) o sono indifferenti (16%).
Se alcuni ragazzi della Matteucci si sono comportati da prepotenti, lo hanno fatto prendendo in giro i compagni (36%) od offendendoli (21%), ma poi si sono sentiti dispiaciuti (40%), in colpa e hanno capito che non lo dovevano più fare (30%).
Qual è il lavoro che ci aspetta adesso? Desidereremmo far conoscere a tutti coloro che operano nella nostra scuola i risultati dell’ indagine e con l’aiuto dei compagni, degli insegnanti, della Dirigente, delle famiglie e degli esperti, vorremmo individuare alcune strategie idonee per prevenire o risolvere casi di bullismo che possono verificarsi dentro e fuori la scuola.
Le nostre domande 1- Quali comportamenti possono essere definiti da bullo e quali invece non entrano a far parte di questo fenomeno? 2-Quali sono i motivi per cui un ragazzo si comporta da bullo? 3- Bullo, vittima e spettatore: personalità e  stili comportamentali dei protagonisti del bullismo. 4-Quali sono le conseguenze del bullismo in chi compie e in chi subisce atti aggressivi? 5-Secondo le ultime ricerche, cosa può essere fatto concretamente, a scuola, in famiglia, nella società,  per contrastare il bullismo? Cosa, in particolare, sta facendo (o farà) la Società della Salute?

Indagine sul bullismo

  • 1.
    Scuola Media Statale “Garibaldi – Matteucci” Anno scolastico 2005/2006 Anno scolastico 2006/2007
  • 2.
    Inchiesta sul “ Bullismo” effettuata nelle classi della sede Matteucci dalla classe 2^A nell’a.s. 2005/2006 dalla classe 3^A nell’a.s. 2006/2007
  • 3.
    Dirigente scolastico Prof.Maria Concetta Guida Alunni coinvolti n° 349
  • 4.
    Responsabile del progetto:Prof: Carraresi Rita Responsabile dei grafici: Prof: Guarnieri Franca
  • 5.
    La nostra indagineLa nostra classe, insieme alle insegnanti di Lettere e Tecnologia, già dallo scorso anno, sta portando avanti un lavoro sul bullismo. Abbiamo pensato a questo argomento perché è una problematica che riguarda tutti ma in modo particolare noi adolescenti. E’ oggi, poi, una tematica di grande attualità, un fenomeno che si sta aggravando sempre più, lo dimostrano i numerosi casi accaduti in questi ultimi tempi, che riempiono le pagine dei giornali e i servizi televisivi. Lo scopo del nostro lavoro è stato quello di ottenere maggiori informazioni su chi è il bullo, su come agisce e su cosa possiamo fare se siamo vittime di questi atti aggressivi.
  • 6.
    Per reperire notiziesul bullismo, abbiamo raccolto articoli di giornali, riflettuto sulla letteratura in materia e letto con attenzione il materiale prodotto da “Telefono Azzurro” su questo argomento. La tematica ci ha così interessato che abbiamo deciso di approfondire il nostro studio con un’indagine da condurre a scuola. Infatti, lo scorso anno scolastico, abbiamo somministrato alcuni questionari elaborati da “Telefono Azzurro” agli alunni delle classi prime, seconde e terze della sede Matteucci. Per rendere più immediata ed efficace la lettura dei dati raccolti abbiamo utilizzato degli aerogrammi. Vediamo cosa è emerso.
  • 7.
    Quando qualcuno fail bullo con te…. Totali 1^ 2^3^
  • 8.
  • 9.
  • 10.
    Quando vedi qualcuno“fare il bullo” con qualcun altro……. Totali 1^ 2^ 3^
  • 11.
  • 12.
  • 13.
    Ti è maicapitato di comportarti da prepotente? Totali 1^ 2^ 3^
  • 14.
  • 15.
    Se vittime dibulli, i ragazzi della Matteucci cercano il confronto con l’aggressore per capire i motivi del suo comportamento (24%). In buona percentuale si ribellano passando alle maniere forti (19% mi ribello e lo picchio) sentono di aver bisogno di aiuto (44 %) ritengono opportuno raccontare ad un amico o ad un adulto di riferimento (genitori, insegnanti) cosa è successo per poter ricevere aiuto (30%) provano a non “dare ascolto” all’aggressore e a non mostrarsi spaventati per “far sgonfiare” il bullo (27%)
  • 16.
    Se vedono qualcunofare il bullo con un compagno, i ragazzi della Matteucci si spaventano per ciò che succede (42%). lo aiutano a difendersi, anche se non è il loro migliore amico (24%) intervengono in aiuto del coetaneo in difficoltà (45%) o vanno a chiamare un adulto (23%) Purtroppo registriamo anche che sono curiosi di vedere come va a finire (25%) o sono indifferenti (16%).
  • 17.
    Se alcuni ragazzidella Matteucci si sono comportati da prepotenti, lo hanno fatto prendendo in giro i compagni (36%) od offendendoli (21%), ma poi si sono sentiti dispiaciuti (40%), in colpa e hanno capito che non lo dovevano più fare (30%).
  • 18.
    Qual è illavoro che ci aspetta adesso? Desidereremmo far conoscere a tutti coloro che operano nella nostra scuola i risultati dell’ indagine e con l’aiuto dei compagni, degli insegnanti, della Dirigente, delle famiglie e degli esperti, vorremmo individuare alcune strategie idonee per prevenire o risolvere casi di bullismo che possono verificarsi dentro e fuori la scuola.
  • 19.
    Le nostre domande1- Quali comportamenti possono essere definiti da bullo e quali invece non entrano a far parte di questo fenomeno? 2-Quali sono i motivi per cui un ragazzo si comporta da bullo? 3- Bullo, vittima e spettatore: personalità e stili comportamentali dei protagonisti del bullismo. 4-Quali sono le conseguenze del bullismo in chi compie e in chi subisce atti aggressivi? 5-Secondo le ultime ricerche, cosa può essere fatto concretamente, a scuola, in famiglia, nella società, per contrastare il bullismo? Cosa, in particolare, sta facendo (o farà) la Società della Salute?