SARS-COV-2
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COSA SAPPIAMO DI COVID-19?
COVID-19, sigla che sta per il Corona Virus Diseases 19 (cioè malattia da
coronavirus 2019, in quanto comparsa in Cina nel dicembre del 2019), è
una malattia respiratoria causata da un virus, che è il coronavirus cosiddetto
SARS CoV-2. È denominato così perché è un coronavirus molto simile a
quello della SARS anche se diverso soprattutto per le implicazioni cliniche e
di trasmissibilità. Quindi è emersa in Cina nel dicembre 2019 si è poi diffusa
ad altri paesi. È un patogeno di probabile origine zoonotica. Si pensa che il
reservoir, cioè il serbatoio di infezione, sia costituito dal pipistrello in quanto
il virus umano è molto simile a uno dei virus, o meglio dei coronavirus del
pipistrello.
Al momento purtroppo non esiste una terapia specifica, un vaccino prima
di un anno difficilmente lo avremo a disposizione.
Chiaramente abbiamo ancora un numero limitato di informazioni sulle
caratteristiche cliniche della malattia.
45
COSA SAPPIAMO DI COVID-19?
Le modalità di trasmissione sono solo in parte note, ci sono cioè ancora dei
dubbi effettivamente sul dettaglio. Sappiamo che questo è virus respiratorio
e quindi si trasmette da persona a persona soprattutto attraverso le
goccioline di saliva. Quindi è chiaro che anche se persone asintomatiche
vengono trovate positive per il virus al tampone orofaringeo possono in
teoria trasmettere l’infezione. Chiaramente se una persona è sintomatica,
cioè ha tosse, la probabilità di trasmissione aumenta.
Esistono importanti rischi di trasmissione in ambito assistenziale, così come
era importante il rischio di trasmissione per la SARS del 2002-2003 e come
esistono importanti focolai di trasmissione nosocomiale anche di un altro
coronavirus abbastanza famoso che è il coronavirus medio-orientale.
Quest’ultimo diffuso soprattutto nella penisola arabica, ma che ha dato un
importante focolaio di trasmissione nosocomiale in Corea del Sud
46
MISURE DI CONTROLLO
Per quanto riguarda le misure di controllo chiaramente il tutto deriva
dalla modalità di trasmissione.
Siccome è un virus che si trasmette in particolare per via respiratoria e si
trasmette per contatto relativamente ravvicinato (come potrebbe essere
per esempio all'interno del nucleo familiare o all’interno di un ospedale)
le misure principali sono basate su quello che noi definiamo come
“distanziamento sociale”. Innanzitutto isolamento delle persone affette
da malattie da coronavirus. Quarantena dei contatti che vanno tutti
rintracciati più rapidamente possibile.
47
EMERGENZA DI SANITÀ PUBBLICA
Quella del nuovo coronavirus è stata dichiarata dallo OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità) un'emergenza di sanità pubblica
di rilevanza internazionale che deriva da un Regolamento Sanitario
Internazionale (RSI) del 2005
48
EMERGENZA DI SANITÀ PUBBLICA
Il Regolamento Sanitario Internazionale contiene nel suo ambito degli strumenti
per la valutazione del rischio di una potenziale emergenza di sanità pubblica
di rilevanza internazionale la cosiddetta Public Health Emergency of
International Concern (PHEIC). L’allegato 2 di questo Regolamento, oltre ad
una lista di patologie ad alto rischio da segnalare, propone quattro domande
che guidano il processo decisionale quando noi consideriamo una malattia una
emergenza di sanità pubblica internazionale.
Le domande sono le seguenti:
❑ l'evento ha un impatto sanitario grave?
❑ è insolito e inaspettato?
❑ esiste un rischio significativo di diffusione a livello internazionale?
❑ esiste un rischio significativo di restrizioni al commercio o al traffico
internazionale?
Queste sono le domande a cui bisogna rispondere per dichiarare
un’emergenza a livello globale
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EMERGENZE CON RILEVANZA
INTERNAZIONALE
Il Regolamento Sanitario Internazionale, che nel 2005 ho visto la luce
dopo l’epidemia di SARS del 2002-2003 ha visto dichiarare 6
emergenze di sanità pubblica di rilevanza internazionale:
1. nel 2009 la pandemia influenzale da virus H1N1
2. nel 2014 la ri-emergenza del virus Polio del tipo wild type e quindi
del virus selvaggio della polio
3. nel 2014 la grande epidemia di Ebola in Africa Occidentale
4. l'epidemia di zika da virus Zika nel 2018 (soprattutto quando Zika
colpì l’America Latina)
5. nel 2019 l'epidemia da virus Ebola nella Repubblica Democratica del
Congo
6. nel 2020 l'epidemia dal nuovo coronavirus in Cina
50
PERCHÉ COVID-19 È UNA EMERGENZA
SANITARIA?
51
AGGIORNAMENTO DELLE INFORMAZIONI
Naturalmente si parla di una situazione che è in continua evoluzione, una
evoluzione particolarmente rapida.
Quindi si raccomanda per tenersi aggiornati di fare riferimento ai siti
ufficiali del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS),
dell’European Center for Disease Control (ECDC) e dell'Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS).
Nel sito Epicentro (https://www.epicentro.iss.it ) dell’Istituto Superiore di
Sanità sono invece presenti informazioni di tipo scientifico, epidemiologico,
sono presenti indicazioni comportamentali per le persone per i cittadini,
sono presenti risposte alle domande più frequentemente poste, sono
presenti anche chiarimenti che mirano a individuare le fake news e a
dare motivazioni scientifiche per contrastarle.
52
53
DEFINIZIONE DI CASO SOSPETTO
La definizione di caso sospetto si trova nella circolare 6360 del 27
febbraio 2020. La definizione include una persona con infezione
respiratoria acuta con insorgenza improvvisa di almeno uno tra i
seguenti segni o sintomi (febbre, tosse, difficoltà respiratorie) che
richieda o meno il ricovero ospedaliero). Deve anche essere
soddisfatto uno dei seguenti criteri epidemiologici riferiti a un tempo di
14 giorni precedenti la comparsa dei segni e dei sintomi:
❑ essere stato un contatto stretto di un caso confermato o probabile di
COVID-19
❑ oppure essere stato in zone con una presunta trasmissione
comunitaria
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DEFINIZIONE DI CONTATTO STRETTO
NELLE AZIENDE NON SANITARIE
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Definizione di “Contatto stretto” (esposizione ad alto rischio) di un caso probabile o
confermato
✓ una persona che vive nella stessa casa di un caso COVID-19
✓ una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso COVID-19 (per esempio la
stretta di mano);
✓ una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso
COVID-19 (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati);
✓ una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso COVID-19, a
distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti;
✓ una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala
d'attesa dell'ospedale) con un caso COVID-19 in assenza di DPI idonei;
✓ un operatore sanitario o altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso COVID-19
✓ oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso COVID-
19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’utilizzo di DPI non idonei;
✓ una persona che ha viaggiato seduta in treno, aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto
entro due posti in qualsiasi direzione rispetto a un caso COVID-19; sono contatti stretti
anche i compagni di viaggio e il personale addetto alla sezione dell’aereo/treno dove il
caso indice era seduto.
PERSISTENZA DEL VIRUS
Aria
Ricerche indicano che il virus può rimanere infettivo negli aerosol per
ore mentre sulle superfici fino a giorni. Infatti, la COVID-19 è
trasmessa dagli aerosol, in cui occorrono circa 66 minuti affinché si
dimezzi il numero delle particelle di virus vitali. Il 25% mantiene
ancora la virulenza dopo poco più di un'ora e il 12,5% della carica
virale persiste dopo circa 3 ore.
Secondo ricercatori cinesi il virus persiste entro 1 metro quadrato
intorno ai pazienti con SARS-CoV-2, ciò è stato l'elemento che fa
assumere la necessità del distanziamento di almeno un metro tra le
persone.
58
PERSISTENZA DEL VIRUS
Metalli e altri materiali
Sull'acciaio inossidabile, per dimezzare la carica virale sono necessarie 5
ore e 38 minuti. Sulla plastica, invece, l'emivita è di 6 ore 49 minuti; sul
cartone l'emivita è di circa tre ore e mezza. La carica virale sul rame si
dimezza più velocemente che altrove, dove la metà del virus viene
inattivato entro 45 minuti
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PERSISTENZA DEL VIRUS
Acqua
I sistemi di sanificazione delle acque potabili dovrebbero garantire di
rimuovere o inattivare il virus, così come quelli delle piscine e delle
vasche di idromassaggio.
Al 23 marzo 2020 si ritiene che il rischio di trasmissione della COVID-
19 attraverso i sistemi fognari sia basso; pur non potendolo escludere
del tutto ad oggi non ci sono prove che ciò si sia verificato.
Nell'epidemia di SARS del 2003, è stata documentata la trasmissione
associata agli aerosol delle acque reflue; per cui va monitorata
l'efficienza dei sistemi di clorazione delle acque reflue.
60
CLASSIFICAZIONE DEL VIRUS
Attualmente, l’Allegato XLVI al D.Lgs. n. 81/08 classifica i Coronavirus come segue:
Il gruppo 2 comprende agenti biologici patogeni caratterizzati dalla seguente
pericolosità:
❑ MODERATO RISCHIO INDIVIDUALE: Agente patogeno che può causare malattie
nell’uomo o negli animali, ma che è poco probabile che costituisca un serio pericolo
per chi lavora in laboratorio, per la comunità, per il bestiame e per l’ambiente.
❑ LIMITATO RISCHIO COLLETTIVO: Le esposizioni in laboratorio possono causare
patologie, ma sono disponibili trattamenti efficaci e misure preventive e il rischio di
diffusione è limitato.
L’esperienza fino ad oggi ha dimostrato però il difficile controllo di una diffusione
mondale che è si è trasformata in pandemia, inoltre ad oggi non sono presenti
trattamenti efficaci e vaccini, a favore della sicurezza si decide inserire il virus nel
gruppo 3 (maggior pericolosità).
61
CONSIDERAZIONI SUL RISCHIO DI
CONTAGIO
Il contatto e l’eventuale introduzione di un microrganismo in un
individuo sano non sono di per sé sufficienti a determinare l’insorgere
di una malattia; perché ciò si verifichi occorre che si verifichino tre
condizioni:
❑ il microrganismo deve essere patogeno e virulento (informazione
che si deriva dalla classificazione dei microrganismi riportata
all’allegato XLVI del D. Lgs. n. 81/08);
❑ il microrganismo deve essere assunto in una dose minima infettante
(carica di immissione nell’organismo - espressa in n°
organismi/giorno – al di sopra della quale possono manifestarsi
stati patologici);
❑ il soggetto umano deve essere suscettibile all’azione dell’agente
patogeno.
62
La valutazione quantitativa del rischio biologico è impossibile, e a volte
la semplice valutazione qualitativa si presenta difficoltosa; la valutazione
dei rischi, pertanto, viene condotta secondo principi prudenziali.
Ciò premesso, per parlare di rischio biologico si devono verificare due
condizioni contemporaneamente:
✓ la presenza dell’agente biologico patogeno (nel caso in esame il
Coronavirus SARSCoV-2);
✓ modalità e condizioni di lavoro che favoriscono un'esposizione efficace
(si intende un contatto sufficiente a provocare l'ingresso nell'organismo di una carica
infettante sufficiente a provocare effetti biologici, tenuto conto che le condizioni di
immunità generale e specifica dell’organismo giocano un ruolo chiave nelle prime
fasi del processo patogenetico).
✓ L’adozione di adeguate misure di protezione e procedure operative
anti-contagio.
63
CONSIDERAZIONI SUL RISCHIO DI
CONTAGIO
MISURE DI TUTELA
Le misure di tutela di seguito descritte sono applicate in ottemperanza
alle indicazioni del titolo X del D. Lgs. n. 81/08 e valgono per
qualsiasi situazione con rischio biologico, sono rappresentate da:
❑ misure di tutela tecniche, organizzative e procedurali
❑ misure igieniche
❑ dispositivi di protezione individuale
❑ informazione e formazione
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MISURE DI TUTELA
Si ritiene inoltre fondamentale conoscere come prevenire l’esposizione.
In tutti i casi, dove vi è un contatto con un agente biologico, le migliori
difese sono fondamentalmente tre:
1. Seguire le Precauzioni Universali (e di buon senso)
2. Igienizzare/sanificare gli ambienti di lavoro e gli spazi comuni
3. Lavare sempre le mani
4. Utilizzare i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI).
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MISURE DI TUTELA
Lavaggio delle mani
❑ Le mani sono il veicolo principale delle infezioni ospedaliere di
origine esogena.
❑ Le mani degli operatori sanitari possono trasferire i microrganismi
patogeni da un paziente all’altro e dai pazienti al personale
stesso.
❑ Il lavaggio delle mani è riconosciuto essere la prima e più
importante metodica di prevenzione della trasmissione delle
malattie infettive
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MISURE DI TUTELA
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La pulizia e la sanificazione dei locali sono le azioni fondamentali che,
insieme al distanziamento interpersonale, possono evitare la diffusione
del virus.
La pulizia normale di un ambiente di lavoro viene di solito effettuata
attraverso prodotti detergenti, prevedendo la rimozione dello sporco
visibile ed evidente (come polvere, grasso o altro materiale organico).
Nelle attività di acconciatura ed estetica, normalmente si utilizzano
prodotti specifici efficaci contro la maggior parte di virus e batteri,
tali prodotti contengono talvolta percentuali di ossigeno libero. In
alternativa si possono utilizzare i seguenti prodotti:
PROCEDURE DI PULIZIA
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SUPERFICI E PAVIMENTI
Per disinfettare superfici come ad esempio tavoli, scrivanie, maniglie
delle porte, delle finestre, cellulari, tablet, computer, interruttori della
luce, etc, soggette ad essere toccate direttamente e anche da più
persone, si possono utilizzare sia disinfettanti a base alcolica sia
prodotti a base di cloro (es. l’ipoclorito di sodio).
La percentuale di cloro attivo in grado di eliminare il virus senza
provocare irritazioni dell'apparato respiratorio è lo 0,1% in cloro attivo
per la maggior parte delle superfici.
Anche per la disinfezione dei pavimenti si possono usare prodotti a
base di cloro attivo. Si consiglia in particolare prima della detersione di
passarli con un panno umidito con acqua e sapone per una prima
rimozione dello sporco più superficiale.
PROCEDURE DI PULIZIA
69
SERVIZI IGIENICI
Per i servizi igienici (gabinetto, doccia, lavandini) la percentuale di cloro attivo
che si può utilizzare è più alta: sale allo 0,5%.
Sia durante che dopo le operazioni di pulizia delle superfici è necessario
arieggiare gli ambienti.
IN TUTTI I CASI RICORDARSI DI:
❑ Eseguire le pulizie con guanti.
❑ Evitare di creare schizzi e spruzzi durante la pulizia.
❑ Arieggiare le stanze/ambienti sia durante che dopo l’uso dei prodotti per la
pulizia, soprattutto se si utilizzano intensamente prodotti
disinfettanti/detergenti che presentino sull’etichetta simboli di pericolo.
❑ Assicurarsi che tutti i prodotti di pulizia siano tenuti fuori dalla portata dei
bambini, dei ragazzi e degli animali da compagnia. Conservare tutti i
prodotti in un luogo sicuro.
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DPI (DISPOSITIVI DI
PROTEZIONE INDIVIDUALE)
71
DPI E RISCHIO BIOLOGICO
In molti luoghi di lavoro il personale si trova ad operare in presenza
di aerosol e polveri sottili. Queste ultime vengono in genere indicate
come PMx, dove la x indica le dimensioni delle particelle espresse in
μm.
Quando parliamo di aerosol e polveri sottili stiamo intendendo sistemi
che, indipendentemente dalla loro composizione chimica, hanno delle
dimensioni molto variabili. Se esse sono comprese tra 2 nm e 2 μm
stiamo avendo a che fare con sistemi colloidali che rimangono dispersi
in aria per effetto delle loro dimensioni.
72
DPI E RISCHIO BIOLOGICO
Le particelle che si vedono a occhio nudo hanno dimensioni molto più
elevate di quelle comprese nell’intervallo 2 nm -2 μm (diciamo almeno
più di 1000 volte più grandi), mentre le particelle le cui dimensioni
ricadono nell’intervallo anzidetto non le potete vedere se non con la
microscopia elettronica.
Quando le particelle sono così piccole, l’unico effetto visibile è quello
che va sotto il nome di “Effetto Tyndall”. In pratica, la luce che
“incontra” le particelle colloidali viene dispersa in tutte le direzioni
con la conseguenza che una soluzione appare opaca o l’aria appare
“nebulosa”.
73
DPI E RISCHIO BIOLOGICO
I datori di lavoro, quindi, sono obbligati a fornire ai propri dipendenti
i dispositivi di protezione individuale tra cui le mascherine. Queste
sono in grado di filtrare le polveri sottili che sono presenti nell’aria e
di impedire che esse vengano inalate. Esistono almeno tre tipologie di
maschere filtranti che vengono indicate con le sigle FFP1, FFP2 e
FFP3.
La sigla “FFP” sta per “Face Filtering Piece” mentre i numeri da 1 a 3
indicano l’efficacia del filtraggio.
74
DPI E RISCHIO BIOLOGICO
In particolare, le maschere FFP1 proteggono da polveri atossiche e
non fibrogene la cui inalazione non causa lo sviluppo di malattie, ma
può, comunque, irritare le vie respiratorie e rappresentare un
inquinamento da cattivi odori.
Le maschere FFP2 proteggono da polveri, fumo e aerosol solidi e
liquidi dannosi per la salute. In questo caso le maschere intercettano
anche particelle fibrogene, ovvero sistemi che, a breve termine,
causano irritazione delle vie respiratorie, mentre a lungo termine
comportano una riduzione dell’elasticità del tessuto polmonare.
Le maschere FFP3 proteggono da polveri, fumo e aerosol solidi e
liquidi tossici e dannosi per la salute. Queste maschere sono in grado
di proteggere da sostanze nocive cancerogene e radioattive.
75
DPI E RISCHIO BIOLOGICO
La protezione assicurata da queste maschere è di tipo fisico. Più spesso
è lo strato di materiale filtrante, più efficace è la protezione.
▪ Le maschere di tipo FFP1 consentono di “intercettare” particelle più grandi di 5 μm;
▪ le maschere FFP2 consentono di “intercettare” particelle di dimensioni maggiori di 2
μm;
▪ le maschere di tipo FFP3 sono capaci di “intercettare” particelle di dimensioni
maggiori di 0.6 μm.
Tuttavia, le particelle colloidali le cui dimensioni sono comprese tra 0.2
nm e 0.6 μm possono ancora arrivare ai nostri polmoni e causare
danni.
76
VIRUS E BATTERI?
È tutta questione di dimensioni. In genere i batteri hanno dimensioni
pari a circa 0.45 μm, mentre i virus dimensioni comprese nell’intervallo
0.02 - 0.3 μm.
Questo significa che nessuna delle mascherine di cui si è discusso
finora (FFP1, 2, 3) sarebbe in grado di trattenere sistemi aventi le
predette dimensioni.
Tuttavia, se virus e batteri “viaggiano” attaccati a particelle
colloidali le cui dimensioni sono almeno superiori a 0.6 μm, allora essi
possono essere bloccati dalle maschere filtranti di tipo FFP3.
77
VIRUS E BATTERI?
In effetti, le case produttrici di mascherine riportano che le maschere
di tipo FFP3 vanno bene per proteggere da esposizione a legionella
(un batterio largo tra 0.3 e 0.9 μm e lungo tra 1.5 e 5 μm) e virus
quali quelli dell’influenza aviaria, dell’influenza A/H1N1, SARS, e
tubercolosi.
Bisogna comunque tener presente che lo strato filtrante della
mascherina tende ad esaurirsi. La maschera perde la sua efficacia e
va sostituita. Cosa vuol dire questo? Che le mascherine FFP sono
monouso.
78
E LE MASCHERINE
CHIRURGICHE?
79
Queste non hanno nulla
a che vedere con le
maschere di tipo FFP.
Mentre queste ultime
proteggono
dall’inalare sistemi
tossici, le maschere
chirurgiche hanno il
compito di impedire
che i chirurghi possano
contaminare le ferite
dei pazienti durante gli
interventi chirurgici.
Quindi, le maschere
chirurgiche servono per
difendere il paziente,
non il medico.
RIEPILOGANDO…
80

Rischio biologico e Covid. Seconda parte

  • 1.
  • 2.
    COSA SAPPIAMO DICOVID-19? COVID-19, sigla che sta per il Corona Virus Diseases 19 (cioè malattia da coronavirus 2019, in quanto comparsa in Cina nel dicembre del 2019), è una malattia respiratoria causata da un virus, che è il coronavirus cosiddetto SARS CoV-2. È denominato così perché è un coronavirus molto simile a quello della SARS anche se diverso soprattutto per le implicazioni cliniche e di trasmissibilità. Quindi è emersa in Cina nel dicembre 2019 si è poi diffusa ad altri paesi. È un patogeno di probabile origine zoonotica. Si pensa che il reservoir, cioè il serbatoio di infezione, sia costituito dal pipistrello in quanto il virus umano è molto simile a uno dei virus, o meglio dei coronavirus del pipistrello. Al momento purtroppo non esiste una terapia specifica, un vaccino prima di un anno difficilmente lo avremo a disposizione. Chiaramente abbiamo ancora un numero limitato di informazioni sulle caratteristiche cliniche della malattia. 45
  • 3.
    COSA SAPPIAMO DICOVID-19? Le modalità di trasmissione sono solo in parte note, ci sono cioè ancora dei dubbi effettivamente sul dettaglio. Sappiamo che questo è virus respiratorio e quindi si trasmette da persona a persona soprattutto attraverso le goccioline di saliva. Quindi è chiaro che anche se persone asintomatiche vengono trovate positive per il virus al tampone orofaringeo possono in teoria trasmettere l’infezione. Chiaramente se una persona è sintomatica, cioè ha tosse, la probabilità di trasmissione aumenta. Esistono importanti rischi di trasmissione in ambito assistenziale, così come era importante il rischio di trasmissione per la SARS del 2002-2003 e come esistono importanti focolai di trasmissione nosocomiale anche di un altro coronavirus abbastanza famoso che è il coronavirus medio-orientale. Quest’ultimo diffuso soprattutto nella penisola arabica, ma che ha dato un importante focolaio di trasmissione nosocomiale in Corea del Sud 46
  • 4.
    MISURE DI CONTROLLO Perquanto riguarda le misure di controllo chiaramente il tutto deriva dalla modalità di trasmissione. Siccome è un virus che si trasmette in particolare per via respiratoria e si trasmette per contatto relativamente ravvicinato (come potrebbe essere per esempio all'interno del nucleo familiare o all’interno di un ospedale) le misure principali sono basate su quello che noi definiamo come “distanziamento sociale”. Innanzitutto isolamento delle persone affette da malattie da coronavirus. Quarantena dei contatti che vanno tutti rintracciati più rapidamente possibile. 47
  • 5.
    EMERGENZA DI SANITÀPUBBLICA Quella del nuovo coronavirus è stata dichiarata dallo OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) un'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale che deriva da un Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) del 2005 48
  • 6.
    EMERGENZA DI SANITÀPUBBLICA Il Regolamento Sanitario Internazionale contiene nel suo ambito degli strumenti per la valutazione del rischio di una potenziale emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale la cosiddetta Public Health Emergency of International Concern (PHEIC). L’allegato 2 di questo Regolamento, oltre ad una lista di patologie ad alto rischio da segnalare, propone quattro domande che guidano il processo decisionale quando noi consideriamo una malattia una emergenza di sanità pubblica internazionale. Le domande sono le seguenti: ❑ l'evento ha un impatto sanitario grave? ❑ è insolito e inaspettato? ❑ esiste un rischio significativo di diffusione a livello internazionale? ❑ esiste un rischio significativo di restrizioni al commercio o al traffico internazionale? Queste sono le domande a cui bisogna rispondere per dichiarare un’emergenza a livello globale 49
  • 7.
    EMERGENZE CON RILEVANZA INTERNAZIONALE IlRegolamento Sanitario Internazionale, che nel 2005 ho visto la luce dopo l’epidemia di SARS del 2002-2003 ha visto dichiarare 6 emergenze di sanità pubblica di rilevanza internazionale: 1. nel 2009 la pandemia influenzale da virus H1N1 2. nel 2014 la ri-emergenza del virus Polio del tipo wild type e quindi del virus selvaggio della polio 3. nel 2014 la grande epidemia di Ebola in Africa Occidentale 4. l'epidemia di zika da virus Zika nel 2018 (soprattutto quando Zika colpì l’America Latina) 5. nel 2019 l'epidemia da virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo 6. nel 2020 l'epidemia dal nuovo coronavirus in Cina 50
  • 8.
    PERCHÉ COVID-19 ÈUNA EMERGENZA SANITARIA? 51
  • 9.
    AGGIORNAMENTO DELLE INFORMAZIONI Naturalmentesi parla di una situazione che è in continua evoluzione, una evoluzione particolarmente rapida. Quindi si raccomanda per tenersi aggiornati di fare riferimento ai siti ufficiali del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dell’European Center for Disease Control (ECDC) e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Nel sito Epicentro (https://www.epicentro.iss.it ) dell’Istituto Superiore di Sanità sono invece presenti informazioni di tipo scientifico, epidemiologico, sono presenti indicazioni comportamentali per le persone per i cittadini, sono presenti risposte alle domande più frequentemente poste, sono presenti anche chiarimenti che mirano a individuare le fake news e a dare motivazioni scientifiche per contrastarle. 52
  • 10.
  • 11.
    DEFINIZIONE DI CASOSOSPETTO La definizione di caso sospetto si trova nella circolare 6360 del 27 febbraio 2020. La definizione include una persona con infezione respiratoria acuta con insorgenza improvvisa di almeno uno tra i seguenti segni o sintomi (febbre, tosse, difficoltà respiratorie) che richieda o meno il ricovero ospedaliero). Deve anche essere soddisfatto uno dei seguenti criteri epidemiologici riferiti a un tempo di 14 giorni precedenti la comparsa dei segni e dei sintomi: ❑ essere stato un contatto stretto di un caso confermato o probabile di COVID-19 ❑ oppure essere stato in zone con una presunta trasmissione comunitaria 54
  • 12.
    DEFINIZIONE DI CONTATTOSTRETTO NELLE AZIENDE NON SANITARIE 55 Definizione di “Contatto stretto” (esposizione ad alto rischio) di un caso probabile o confermato ✓ una persona che vive nella stessa casa di un caso COVID-19 ✓ una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso COVID-19 (per esempio la stretta di mano); ✓ una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso COVID-19 (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati); ✓ una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti; ✓ una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d'attesa dell'ospedale) con un caso COVID-19 in assenza di DPI idonei; ✓ un operatore sanitario o altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso COVID-19 ✓ oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso COVID- 19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’utilizzo di DPI non idonei; ✓ una persona che ha viaggiato seduta in treno, aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto entro due posti in qualsiasi direzione rispetto a un caso COVID-19; sono contatti stretti anche i compagni di viaggio e il personale addetto alla sezione dell’aereo/treno dove il caso indice era seduto.
  • 13.
    PERSISTENZA DEL VIRUS Aria Ricercheindicano che il virus può rimanere infettivo negli aerosol per ore mentre sulle superfici fino a giorni. Infatti, la COVID-19 è trasmessa dagli aerosol, in cui occorrono circa 66 minuti affinché si dimezzi il numero delle particelle di virus vitali. Il 25% mantiene ancora la virulenza dopo poco più di un'ora e il 12,5% della carica virale persiste dopo circa 3 ore. Secondo ricercatori cinesi il virus persiste entro 1 metro quadrato intorno ai pazienti con SARS-CoV-2, ciò è stato l'elemento che fa assumere la necessità del distanziamento di almeno un metro tra le persone. 58
  • 14.
    PERSISTENZA DEL VIRUS Metallie altri materiali Sull'acciaio inossidabile, per dimezzare la carica virale sono necessarie 5 ore e 38 minuti. Sulla plastica, invece, l'emivita è di 6 ore 49 minuti; sul cartone l'emivita è di circa tre ore e mezza. La carica virale sul rame si dimezza più velocemente che altrove, dove la metà del virus viene inattivato entro 45 minuti 59
  • 15.
    PERSISTENZA DEL VIRUS Acqua Isistemi di sanificazione delle acque potabili dovrebbero garantire di rimuovere o inattivare il virus, così come quelli delle piscine e delle vasche di idromassaggio. Al 23 marzo 2020 si ritiene che il rischio di trasmissione della COVID- 19 attraverso i sistemi fognari sia basso; pur non potendolo escludere del tutto ad oggi non ci sono prove che ciò si sia verificato. Nell'epidemia di SARS del 2003, è stata documentata la trasmissione associata agli aerosol delle acque reflue; per cui va monitorata l'efficienza dei sistemi di clorazione delle acque reflue. 60
  • 16.
    CLASSIFICAZIONE DEL VIRUS Attualmente,l’Allegato XLVI al D.Lgs. n. 81/08 classifica i Coronavirus come segue: Il gruppo 2 comprende agenti biologici patogeni caratterizzati dalla seguente pericolosità: ❑ MODERATO RISCHIO INDIVIDUALE: Agente patogeno che può causare malattie nell’uomo o negli animali, ma che è poco probabile che costituisca un serio pericolo per chi lavora in laboratorio, per la comunità, per il bestiame e per l’ambiente. ❑ LIMITATO RISCHIO COLLETTIVO: Le esposizioni in laboratorio possono causare patologie, ma sono disponibili trattamenti efficaci e misure preventive e il rischio di diffusione è limitato. L’esperienza fino ad oggi ha dimostrato però il difficile controllo di una diffusione mondale che è si è trasformata in pandemia, inoltre ad oggi non sono presenti trattamenti efficaci e vaccini, a favore della sicurezza si decide inserire il virus nel gruppo 3 (maggior pericolosità). 61
  • 17.
    CONSIDERAZIONI SUL RISCHIODI CONTAGIO Il contatto e l’eventuale introduzione di un microrganismo in un individuo sano non sono di per sé sufficienti a determinare l’insorgere di una malattia; perché ciò si verifichi occorre che si verifichino tre condizioni: ❑ il microrganismo deve essere patogeno e virulento (informazione che si deriva dalla classificazione dei microrganismi riportata all’allegato XLVI del D. Lgs. n. 81/08); ❑ il microrganismo deve essere assunto in una dose minima infettante (carica di immissione nell’organismo - espressa in n° organismi/giorno – al di sopra della quale possono manifestarsi stati patologici); ❑ il soggetto umano deve essere suscettibile all’azione dell’agente patogeno. 62
  • 18.
    La valutazione quantitativadel rischio biologico è impossibile, e a volte la semplice valutazione qualitativa si presenta difficoltosa; la valutazione dei rischi, pertanto, viene condotta secondo principi prudenziali. Ciò premesso, per parlare di rischio biologico si devono verificare due condizioni contemporaneamente: ✓ la presenza dell’agente biologico patogeno (nel caso in esame il Coronavirus SARSCoV-2); ✓ modalità e condizioni di lavoro che favoriscono un'esposizione efficace (si intende un contatto sufficiente a provocare l'ingresso nell'organismo di una carica infettante sufficiente a provocare effetti biologici, tenuto conto che le condizioni di immunità generale e specifica dell’organismo giocano un ruolo chiave nelle prime fasi del processo patogenetico). ✓ L’adozione di adeguate misure di protezione e procedure operative anti-contagio. 63 CONSIDERAZIONI SUL RISCHIO DI CONTAGIO
  • 19.
    MISURE DI TUTELA Lemisure di tutela di seguito descritte sono applicate in ottemperanza alle indicazioni del titolo X del D. Lgs. n. 81/08 e valgono per qualsiasi situazione con rischio biologico, sono rappresentate da: ❑ misure di tutela tecniche, organizzative e procedurali ❑ misure igieniche ❑ dispositivi di protezione individuale ❑ informazione e formazione 64
  • 20.
    MISURE DI TUTELA Siritiene inoltre fondamentale conoscere come prevenire l’esposizione. In tutti i casi, dove vi è un contatto con un agente biologico, le migliori difese sono fondamentalmente tre: 1. Seguire le Precauzioni Universali (e di buon senso) 2. Igienizzare/sanificare gli ambienti di lavoro e gli spazi comuni 3. Lavare sempre le mani 4. Utilizzare i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). 65
  • 21.
    MISURE DI TUTELA Lavaggiodelle mani ❑ Le mani sono il veicolo principale delle infezioni ospedaliere di origine esogena. ❑ Le mani degli operatori sanitari possono trasferire i microrganismi patogeni da un paziente all’altro e dai pazienti al personale stesso. ❑ Il lavaggio delle mani è riconosciuto essere la prima e più importante metodica di prevenzione della trasmissione delle malattie infettive 66
  • 22.
    MISURE DI TUTELA 67 Lapulizia e la sanificazione dei locali sono le azioni fondamentali che, insieme al distanziamento interpersonale, possono evitare la diffusione del virus. La pulizia normale di un ambiente di lavoro viene di solito effettuata attraverso prodotti detergenti, prevedendo la rimozione dello sporco visibile ed evidente (come polvere, grasso o altro materiale organico). Nelle attività di acconciatura ed estetica, normalmente si utilizzano prodotti specifici efficaci contro la maggior parte di virus e batteri, tali prodotti contengono talvolta percentuali di ossigeno libero. In alternativa si possono utilizzare i seguenti prodotti:
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    PROCEDURE DI PULIZIA 68 SUPERFICIE PAVIMENTI Per disinfettare superfici come ad esempio tavoli, scrivanie, maniglie delle porte, delle finestre, cellulari, tablet, computer, interruttori della luce, etc, soggette ad essere toccate direttamente e anche da più persone, si possono utilizzare sia disinfettanti a base alcolica sia prodotti a base di cloro (es. l’ipoclorito di sodio). La percentuale di cloro attivo in grado di eliminare il virus senza provocare irritazioni dell'apparato respiratorio è lo 0,1% in cloro attivo per la maggior parte delle superfici. Anche per la disinfezione dei pavimenti si possono usare prodotti a base di cloro attivo. Si consiglia in particolare prima della detersione di passarli con un panno umidito con acqua e sapone per una prima rimozione dello sporco più superficiale.
  • 24.
    PROCEDURE DI PULIZIA 69 SERVIZIIGIENICI Per i servizi igienici (gabinetto, doccia, lavandini) la percentuale di cloro attivo che si può utilizzare è più alta: sale allo 0,5%. Sia durante che dopo le operazioni di pulizia delle superfici è necessario arieggiare gli ambienti. IN TUTTI I CASI RICORDARSI DI: ❑ Eseguire le pulizie con guanti. ❑ Evitare di creare schizzi e spruzzi durante la pulizia. ❑ Arieggiare le stanze/ambienti sia durante che dopo l’uso dei prodotti per la pulizia, soprattutto se si utilizzano intensamente prodotti disinfettanti/detergenti che presentino sull’etichetta simboli di pericolo. ❑ Assicurarsi che tutti i prodotti di pulizia siano tenuti fuori dalla portata dei bambini, dei ragazzi e degli animali da compagnia. Conservare tutti i prodotti in un luogo sicuro.
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    DPI E RISCHIOBIOLOGICO In molti luoghi di lavoro il personale si trova ad operare in presenza di aerosol e polveri sottili. Queste ultime vengono in genere indicate come PMx, dove la x indica le dimensioni delle particelle espresse in μm. Quando parliamo di aerosol e polveri sottili stiamo intendendo sistemi che, indipendentemente dalla loro composizione chimica, hanno delle dimensioni molto variabili. Se esse sono comprese tra 2 nm e 2 μm stiamo avendo a che fare con sistemi colloidali che rimangono dispersi in aria per effetto delle loro dimensioni. 72
  • 28.
    DPI E RISCHIOBIOLOGICO Le particelle che si vedono a occhio nudo hanno dimensioni molto più elevate di quelle comprese nell’intervallo 2 nm -2 μm (diciamo almeno più di 1000 volte più grandi), mentre le particelle le cui dimensioni ricadono nell’intervallo anzidetto non le potete vedere se non con la microscopia elettronica. Quando le particelle sono così piccole, l’unico effetto visibile è quello che va sotto il nome di “Effetto Tyndall”. In pratica, la luce che “incontra” le particelle colloidali viene dispersa in tutte le direzioni con la conseguenza che una soluzione appare opaca o l’aria appare “nebulosa”. 73
  • 29.
    DPI E RISCHIOBIOLOGICO I datori di lavoro, quindi, sono obbligati a fornire ai propri dipendenti i dispositivi di protezione individuale tra cui le mascherine. Queste sono in grado di filtrare le polveri sottili che sono presenti nell’aria e di impedire che esse vengano inalate. Esistono almeno tre tipologie di maschere filtranti che vengono indicate con le sigle FFP1, FFP2 e FFP3. La sigla “FFP” sta per “Face Filtering Piece” mentre i numeri da 1 a 3 indicano l’efficacia del filtraggio. 74
  • 30.
    DPI E RISCHIOBIOLOGICO In particolare, le maschere FFP1 proteggono da polveri atossiche e non fibrogene la cui inalazione non causa lo sviluppo di malattie, ma può, comunque, irritare le vie respiratorie e rappresentare un inquinamento da cattivi odori. Le maschere FFP2 proteggono da polveri, fumo e aerosol solidi e liquidi dannosi per la salute. In questo caso le maschere intercettano anche particelle fibrogene, ovvero sistemi che, a breve termine, causano irritazione delle vie respiratorie, mentre a lungo termine comportano una riduzione dell’elasticità del tessuto polmonare. Le maschere FFP3 proteggono da polveri, fumo e aerosol solidi e liquidi tossici e dannosi per la salute. Queste maschere sono in grado di proteggere da sostanze nocive cancerogene e radioattive. 75
  • 31.
    DPI E RISCHIOBIOLOGICO La protezione assicurata da queste maschere è di tipo fisico. Più spesso è lo strato di materiale filtrante, più efficace è la protezione. ▪ Le maschere di tipo FFP1 consentono di “intercettare” particelle più grandi di 5 μm; ▪ le maschere FFP2 consentono di “intercettare” particelle di dimensioni maggiori di 2 μm; ▪ le maschere di tipo FFP3 sono capaci di “intercettare” particelle di dimensioni maggiori di 0.6 μm. Tuttavia, le particelle colloidali le cui dimensioni sono comprese tra 0.2 nm e 0.6 μm possono ancora arrivare ai nostri polmoni e causare danni. 76
  • 32.
    VIRUS E BATTERI? Ètutta questione di dimensioni. In genere i batteri hanno dimensioni pari a circa 0.45 μm, mentre i virus dimensioni comprese nell’intervallo 0.02 - 0.3 μm. Questo significa che nessuna delle mascherine di cui si è discusso finora (FFP1, 2, 3) sarebbe in grado di trattenere sistemi aventi le predette dimensioni. Tuttavia, se virus e batteri “viaggiano” attaccati a particelle colloidali le cui dimensioni sono almeno superiori a 0.6 μm, allora essi possono essere bloccati dalle maschere filtranti di tipo FFP3. 77
  • 33.
    VIRUS E BATTERI? Ineffetti, le case produttrici di mascherine riportano che le maschere di tipo FFP3 vanno bene per proteggere da esposizione a legionella (un batterio largo tra 0.3 e 0.9 μm e lungo tra 1.5 e 5 μm) e virus quali quelli dell’influenza aviaria, dell’influenza A/H1N1, SARS, e tubercolosi. Bisogna comunque tener presente che lo strato filtrante della mascherina tende ad esaurirsi. La maschera perde la sua efficacia e va sostituita. Cosa vuol dire questo? Che le mascherine FFP sono monouso. 78
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    E LE MASCHERINE CHIRURGICHE? 79 Questenon hanno nulla a che vedere con le maschere di tipo FFP. Mentre queste ultime proteggono dall’inalare sistemi tossici, le maschere chirurgiche hanno il compito di impedire che i chirurghi possano contaminare le ferite dei pazienti durante gli interventi chirurgici. Quindi, le maschere chirurgiche servono per difendere il paziente, non il medico.
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