Il ritardo di linguaggio
Indici fonetici e fonologici

Marinella Majorano
Dipartimento di Psicologia
Università degli Studi di Parma
• Indici fonetici: aspetti fonematici o
sistemici (inventario fonetico)
• Indici fonologici: aspetti fonotattici o
strutturali (struttura sillabica, processi
fonologici, regole, templates)
E’ possibile studiare questi
indici in età precoce?
Stretta continuità tra aspetti fonetici,
fonologici e successivo sviluppo lessicale
e morfo-sintattico nello sviluppo tipico

Teoria
motoria

Teoria
percettiva
Alcuni indicatori precoci delle abilità
fonetiche e fonologiche dei bambini
possono essere utilizzati per individuare,
prima del terzo anno, bambini a rischio di
sviluppo del linguaggio
Premesse teoriche:
Modelli dello sviluppo fonologico
1) Modello strutturalista di Jakobson
(1954): approccio segmentale
2) Modello biologico (Locke, 1983):
modello a tre stadi (pragmatico,
cognitivo e sistemico)
3)Modelli cognitivisti (Ferguson e Farwell,
1975): approccio “lessicale” (wholeword phonology)
Teoria olistica
(Vihman, 2006)

1) Variabilità nella produzione dei
segmenti
2) Relazioni tra le produzioni del bambino
ed il target adulto
3) Relazione tra le parole prodotte dal
bambino (templates)
4) Origine dei patterns del bambino
Modelli sulla relazione tra
sviluppo fonologico e lessicale
• Fonologia come causa dello sviluppo delle parole
(modello universalista)
• Fonologia come associata allo sviluppo lessicale
(modello rappresentazionale)
• Lessico come causa dello sviluppo fonologico
(modello lessicale)
• Lessico e fonologia come dipendenti da sistemi
cognitivi comuni (modello cognitivista)
Stadi dello sviluppo preverbale
(Oller, 1980)
0-2 mesi

FONAZIONE

Suoni quasi vocalici

Normale fonazione

1-4 mesi

PRIMA
ARTICOLAZIONE

“Cooing” vocalizzi+
suoni velari

Limitati movimenti
articolatori

3-8 mesi

ESPANSIONE o
VOCALIZZAZIONE

Suoni vocalici, nuclei Movimenti lenti di
risonanti, babbling
chiusura e apertura
marginale

5-10 mesi

BABBLING
CANONICO

Sillaba (cv,vcv,vc) o
sequenze di sillabe
contenenti un solo
tipo di consonante

9-10 mesi

BABBLING
VARIATO

Sillaba o sequenze
di sillabe contenenti
2 o più tipi di
consonanti

Articolazione
pienamente
temporalizzata con
movimenti rapidi di
apertura/chiusura
bocca

idem
Stadi dello sviluppo
preverbale
Altri modelli:
Stark (1979): lallazione reduplicata a 6-7 mesi
Stoel-Gammon (1989): coesistenza dello stadio
di lallazione canonica e variata
Kent (1990): no differenza tra stadio di
lallazione variata e canonica
Stadi dello sviluppo fonologico
• Fase presistematica: prime parole costruite sugli
schemi preverbali
• Primi segni di organizzazione: templates e regole
emergenti in base a cristalizzazione ed espnsione
controllata
• Emergenza del sistema: aumento dei templates
(regole del bambino), patterns
• Sistematizzazione del sistema: costruzione di regole
fonologiche vere e proprie
Lallazione come indice
predittivo dello sviluppo
linguistico

• Inizialmente Jakobson (1968) aveva ipotizzato che non
esistesse continuità tra lallazione e prime parole.
• Molti Autori invece hanno indagato gli aspetti di
continuità:
continuità
• Fry(1966): loop di feedback acustico
• Oller (1976): corrispondenza tra lallazione e prime
parole nella struttura sillabica e nella sequenza di suoni
• Vihman, Ferguson e Elbert (1986): differenze individuali
nei suoni “maggiormente esercitati” nella lallazione
• Stoel-Gammon (2002): continuità tra struttura
fonotattica di lallazione e prime parole
• McCune e Vihman (2001): numero di schemi motori
esercitati nella lallazione come indici predittivi dello
sviluppo del vocabolario
• Bortolini (2002): ruolo della lallazione come indice
predittivo
Ipotesi sulla relazione
lallazione-prime parole
• Teoria Motoria: Teoria motoria dello sviluppo preverbale
Motoria
(Lenneberg, 1967;MacNeilage, 1979; Liberman, 1980; Locke,
1983); la lallazione è l’output naturale di un apparato motorio
immaturo. Nello sviluppo delle prime parole i vincoli motori
sono primari seguiti dall’influenza dell’input linguistico
dell’ambiente.
• Teoria percettiva: L’Articulatory Filter Hypothesis: la
lallazione è orientata precocemente verso l’input dell’ambiente
(es. Stoel-Gammon, 1984; Vihman e Velleman, 2000). Ruolo di
altri aspetti (cognitivi, memoria di lavoro) nello sviluppo del
linguaggio insieme alle basi fonetiche e delle strategie
individuali (Macken, 1978).
Funzioni della lallazione
• L’esercizio accresce il controllo e la precisione con cui il
movimento viene eseguito: più spesso il b esegue i movimenti
che configurano il tratto vocale per la produzione di particolari
suoni e sequenze di suoni, più automatici diventano questi
movimenti e quindi più facili da produrre nelle parole ( output
articolatorio)
• Prestare maggiore attenzione alle parole adulte che
assomigliano alle proprie produzioni (ex “pa’pa’, papa’, pappa)
(sensibilizzazione percettiva)
• Udire le proprie vocalizzazioni consente al b. di scoprire le
relazioni esistenti tra i movimenti del cavo orale e il segnale
acustico che ne deriva (feedback interno)
• Le lallazioni sono spesso interpretate dai care-givers come vere
e proprie parole e attivano veri e propri dialoghi ( feedback
esterno)
Indici fonetici e fonologici e
ritardo di linguaggio
Studi longitudinali

• Stoel-Gammon (1984): 2 LT da 9 a 24 mesi. Indici: uso di suoni
glottali e vocalizzazioni semplici; strutture sillabiche semplificate
e delezione della consonante finale
• Scarobough e Dobrich (1990): 4 LT a 30, 36, 42 mesi. Numero
totale di consonanti corrette
• Whitehurst et al. (1991) : 37 bambini dai 24 ai 36 mesi. Indici:
lallazione canonica, vocalizzazioni, no lunghezza e responsività
• Williams e Elbert (2003): 5 LT di due età seguiti dai 22 ai 33
mesi e dai 30 ai 42 mesi. Indici: minor inventario, minor numero
di consonanti corrette, maggiore sostituzione di suoni gruppo1;
gruppo2: aspetti qualitativi (patterns atipici, variabilità fonemica
e bassa stimolabilità)
Indici fonetici e fonologici e
ritardo di linguaggio
Studi trasversali

• Paul e Jennings (1992): 28 LT (18-23 mesi e 24-35 mesi).
Indici: LMB, l’inventario consonantico, il numero di consonanti
corrette. Profilo ritardato piuttosto che atipico.
• Rescorla e Ratner (1996): 30 LT. Indici: minor numero di
vocalizzazioni, inventario fonetico ridotto e delle strutture
sillabiche semplificate. Profilo rallentato.
• Pharr, Ratner e Rescorla (2000): 20 LT differenze fonotattiche
(cluster e consonante finale) e minor numero di enunciati.
Indici osservativi
Indici fonematici
• Numero di suoni prodotti (inventario)
• Numero di Schemi Motori Vocalici (VMS)
Indici fonotattici
•
•
•
•
•
•
•

Complessità sillabica della lallazione
Struttura sillabica
Lunghezza sillabica
Variabilità
Stimolabilità
Correttezza
Patterns
Complessità sillabica
Valutata in base a tre livelli
• Livello I: produzioni contenenti una vocale (es.[o]), una
I
consonante sillabica (es. [m]) o una sillaba contenente uno stop
“glottale” (es. [?o]) o una semiconsonante (es. [wu]).
• Livello II: produzioni contenenti una vera consonante singola o
II
replicata (es. [ba], [dada]), o due o più consonanti che
differiscono solo per il tratto “sonorità” (es. [data]; [paba])
• Livello III: produzioni contenenti due o più consonanti, che
III
differiscono per luogo o modo di articolazione o per entrambi
(es.[bati] o [maba]).
Livello medio della lallazione
(Mean Babbling Level, Stoel-Gammon, 1989). Ottenuto
moltiplicando il numero di enunciati di Livello I X 1, il numero di
enunciati di Livello II X 2 e il numero di enunciati di Livello III X 3
e dividendo la somma per il numero totale di lallazioni.
Inventario fonetico
4 gruppi di bambini:
TDE: 10 bambini osservati a 20 mesi
TDV: 10 bambini di 16 mesi circa
TL: 10 late-talkers a 20 mesi che mantengono il ritardo a
30 mesi
LB: 10 late-talkers a 20 mesi che recuperano il ritardo a
30 mesi
TDE
TDV
TL
LB

p*, b*, t*, d, k, m*, n, η, l, w, j,
p*, b*, d*, t*, k, n, w
p*, k, m*, w,
p*, b*, t*, k, m*, n, w
Complessità sillabica
TDE

TDV

LB

TL

% Livello I (M)

57%

39%

75%

81%

% Livello II (M)

32%

53%

23%

18%

%Livello III (M)

11%

7%

2%

1%

Bassa presenza di enunciati “variati” (Livello 3)
rispetto alle vocalizzazioni semplici (Livello 1) nei LT
Vocal Motor Schemes
p/b t/d k/g m n

l

n VMS

Anna

10

10

10 10 20 20

6

Luca

9

12

14 14 20 18

6

Nicola

13

20

16 16 /

/

4

Nina

20

/

20 16 /

/

3
Patterns nelle prime 10 parole
Anna

Luca

Nicola

Nina

(10-14 months)

(10-14 months)

(10-18 months)

(13-20 months)

bambola

bombø

acqua

akwa

bimba

Bø’bε

acqua

kaka

bebè

bebε

bebè

Be’bε

casco

kak˘o

apri

api

dindon

dende

bella

beja

cavallo

kaka

baubau

Ba’ba

mamma

Mam:a

bimba

bimba

fame

ame

bimba

Bib:o

papà

Pa’pa

cocò

Ka’ka

mamma

mama

caffè

aE

nanna

Nan:a

mamma

mom:a

nanna

Nan:a

ciuccio

kuko

nonna

Nan:a

mimì

Mi’mi

nonna

Nen:a

mamma

mem

cavallo

Kak:o

occhio

a'go

papà

Pa’pa

mio

mio

gallo

Kal:o

pappa

pap:a

tata

tata

scarpa

ap:a

caffè

Ka’kε

tata

tit:a

Vale

ae

zia

ia

Proporzione di parole contenenti VMS
8/10

10/10

6/9

8/8
Patterns nella sessione
delle 10 parole
Anna

Luca

Nicola

Nina

(18 months)

(16 months)

(20 months)

(24 months)

cadi

kadi

acqua

kakwa

apri

api

ancora

koja

caffè

Ke’kE

bella

baja

attenta

tenta

bambola

bibo

bimba

bimba

bimba

bimba

bar

bae

cavallo Takal:o
gallo

Kal:o

bolle

bul˘e

bravi

bai

cagnolino

bibo

gamba

gambo

casa

kaja

cadi

kadi

ciuccio

bibo

pronta

Ot:a

cavallo

kaw

latte

At:e

cuscino

bibo

scarpe

Pap:e

ciuccio

Tut:o

questa

Te:ta

latte

At:e

scotta

Kok:a

cucchiaio

kajo

lecca

Ek:a

sedia

dida

moto

moto

scarpe

Ap:e

tacco

Tak:o

sedia

teja

vino

awi

tutta

Tut:a

trattore

totajo
Nina: patterns 14-24 mesi
SELECT

ADAPT

SELECT

14 months (N=2)
CH
mamma
CVV
mio

mam
mio
16 months (N=2)

CVV
mio

mio
zia
18 months (N=4)
CH

bimbo
baubau

VV
ia
VV

bib˘o
caffè
aE
ba˘»ba˘
zia
ia
20 mos (N=5)
CH
CH
bimbo
bib˘o
acqua
kaka
ciuccio
kuk˘o
VCV
VCV
scarpa
ap˘a
apri
api

ADAPT

22 months (N=5)
VCV
VCV
apro
e..apo
scarpa
ap˘a
CH
mommo
mom˘o
mimmi
mim˘i
bibi
bibi
24 months (N=10)
CVV
VCV
bar
latte
bae
at˘e
lecca
Ek˘a
scarpe
ap˘e
vino
awi
CVjV
ancora
koja
bibo
bambola
bibo
cuscino
bibo
ciuccio
bibo
cagnolino
bibo
Conclusioni
• Possibilità di osservare anche prima della
sistematizzazione del sistema fonologico alcuni
indicatori fonemici (numero di suoni e numero di
VMS) e fonologici (patterns) del ritardo di linguaggio
• Importanza della valutazione di indicatori sia
quantitativi (di sistema) che qualitativi (di struttura)
anche in età precoce al fine della prevenzione dei
disturbi dell’area linguistica

Milano.indicatori.precoci

  • 1.
    Il ritardo dilinguaggio Indici fonetici e fonologici Marinella Majorano Dipartimento di Psicologia Università degli Studi di Parma
  • 2.
    • Indici fonetici:aspetti fonematici o sistemici (inventario fonetico) • Indici fonologici: aspetti fonotattici o strutturali (struttura sillabica, processi fonologici, regole, templates)
  • 3.
    E’ possibile studiarequesti indici in età precoce? Stretta continuità tra aspetti fonetici, fonologici e successivo sviluppo lessicale e morfo-sintattico nello sviluppo tipico Teoria motoria Teoria percettiva
  • 4.
    Alcuni indicatori precocidelle abilità fonetiche e fonologiche dei bambini possono essere utilizzati per individuare, prima del terzo anno, bambini a rischio di sviluppo del linguaggio
  • 5.
    Premesse teoriche: Modelli dellosviluppo fonologico 1) Modello strutturalista di Jakobson (1954): approccio segmentale 2) Modello biologico (Locke, 1983): modello a tre stadi (pragmatico, cognitivo e sistemico) 3)Modelli cognitivisti (Ferguson e Farwell, 1975): approccio “lessicale” (wholeword phonology)
  • 6.
    Teoria olistica (Vihman, 2006) 1)Variabilità nella produzione dei segmenti 2) Relazioni tra le produzioni del bambino ed il target adulto 3) Relazione tra le parole prodotte dal bambino (templates) 4) Origine dei patterns del bambino
  • 7.
    Modelli sulla relazionetra sviluppo fonologico e lessicale • Fonologia come causa dello sviluppo delle parole (modello universalista) • Fonologia come associata allo sviluppo lessicale (modello rappresentazionale) • Lessico come causa dello sviluppo fonologico (modello lessicale) • Lessico e fonologia come dipendenti da sistemi cognitivi comuni (modello cognitivista)
  • 8.
    Stadi dello sviluppopreverbale (Oller, 1980) 0-2 mesi FONAZIONE Suoni quasi vocalici Normale fonazione 1-4 mesi PRIMA ARTICOLAZIONE “Cooing” vocalizzi+ suoni velari Limitati movimenti articolatori 3-8 mesi ESPANSIONE o VOCALIZZAZIONE Suoni vocalici, nuclei Movimenti lenti di risonanti, babbling chiusura e apertura marginale 5-10 mesi BABBLING CANONICO Sillaba (cv,vcv,vc) o sequenze di sillabe contenenti un solo tipo di consonante 9-10 mesi BABBLING VARIATO Sillaba o sequenze di sillabe contenenti 2 o più tipi di consonanti Articolazione pienamente temporalizzata con movimenti rapidi di apertura/chiusura bocca idem
  • 9.
    Stadi dello sviluppo preverbale Altrimodelli: Stark (1979): lallazione reduplicata a 6-7 mesi Stoel-Gammon (1989): coesistenza dello stadio di lallazione canonica e variata Kent (1990): no differenza tra stadio di lallazione variata e canonica
  • 10.
    Stadi dello sviluppofonologico • Fase presistematica: prime parole costruite sugli schemi preverbali • Primi segni di organizzazione: templates e regole emergenti in base a cristalizzazione ed espnsione controllata • Emergenza del sistema: aumento dei templates (regole del bambino), patterns • Sistematizzazione del sistema: costruzione di regole fonologiche vere e proprie
  • 11.
    Lallazione come indice predittivodello sviluppo linguistico • Inizialmente Jakobson (1968) aveva ipotizzato che non esistesse continuità tra lallazione e prime parole. • Molti Autori invece hanno indagato gli aspetti di continuità: continuità • Fry(1966): loop di feedback acustico • Oller (1976): corrispondenza tra lallazione e prime parole nella struttura sillabica e nella sequenza di suoni • Vihman, Ferguson e Elbert (1986): differenze individuali nei suoni “maggiormente esercitati” nella lallazione • Stoel-Gammon (2002): continuità tra struttura fonotattica di lallazione e prime parole • McCune e Vihman (2001): numero di schemi motori esercitati nella lallazione come indici predittivi dello sviluppo del vocabolario • Bortolini (2002): ruolo della lallazione come indice predittivo
  • 12.
    Ipotesi sulla relazione lallazione-primeparole • Teoria Motoria: Teoria motoria dello sviluppo preverbale Motoria (Lenneberg, 1967;MacNeilage, 1979; Liberman, 1980; Locke, 1983); la lallazione è l’output naturale di un apparato motorio immaturo. Nello sviluppo delle prime parole i vincoli motori sono primari seguiti dall’influenza dell’input linguistico dell’ambiente. • Teoria percettiva: L’Articulatory Filter Hypothesis: la lallazione è orientata precocemente verso l’input dell’ambiente (es. Stoel-Gammon, 1984; Vihman e Velleman, 2000). Ruolo di altri aspetti (cognitivi, memoria di lavoro) nello sviluppo del linguaggio insieme alle basi fonetiche e delle strategie individuali (Macken, 1978).
  • 13.
    Funzioni della lallazione •L’esercizio accresce il controllo e la precisione con cui il movimento viene eseguito: più spesso il b esegue i movimenti che configurano il tratto vocale per la produzione di particolari suoni e sequenze di suoni, più automatici diventano questi movimenti e quindi più facili da produrre nelle parole ( output articolatorio) • Prestare maggiore attenzione alle parole adulte che assomigliano alle proprie produzioni (ex “pa’pa’, papa’, pappa) (sensibilizzazione percettiva) • Udire le proprie vocalizzazioni consente al b. di scoprire le relazioni esistenti tra i movimenti del cavo orale e il segnale acustico che ne deriva (feedback interno) • Le lallazioni sono spesso interpretate dai care-givers come vere e proprie parole e attivano veri e propri dialoghi ( feedback esterno)
  • 14.
    Indici fonetici efonologici e ritardo di linguaggio Studi longitudinali • Stoel-Gammon (1984): 2 LT da 9 a 24 mesi. Indici: uso di suoni glottali e vocalizzazioni semplici; strutture sillabiche semplificate e delezione della consonante finale • Scarobough e Dobrich (1990): 4 LT a 30, 36, 42 mesi. Numero totale di consonanti corrette • Whitehurst et al. (1991) : 37 bambini dai 24 ai 36 mesi. Indici: lallazione canonica, vocalizzazioni, no lunghezza e responsività • Williams e Elbert (2003): 5 LT di due età seguiti dai 22 ai 33 mesi e dai 30 ai 42 mesi. Indici: minor inventario, minor numero di consonanti corrette, maggiore sostituzione di suoni gruppo1; gruppo2: aspetti qualitativi (patterns atipici, variabilità fonemica e bassa stimolabilità)
  • 15.
    Indici fonetici efonologici e ritardo di linguaggio Studi trasversali • Paul e Jennings (1992): 28 LT (18-23 mesi e 24-35 mesi). Indici: LMB, l’inventario consonantico, il numero di consonanti corrette. Profilo ritardato piuttosto che atipico. • Rescorla e Ratner (1996): 30 LT. Indici: minor numero di vocalizzazioni, inventario fonetico ridotto e delle strutture sillabiche semplificate. Profilo rallentato. • Pharr, Ratner e Rescorla (2000): 20 LT differenze fonotattiche (cluster e consonante finale) e minor numero di enunciati.
  • 16.
    Indici osservativi Indici fonematici •Numero di suoni prodotti (inventario) • Numero di Schemi Motori Vocalici (VMS)
  • 17.
    Indici fonotattici • • • • • • • Complessità sillabicadella lallazione Struttura sillabica Lunghezza sillabica Variabilità Stimolabilità Correttezza Patterns
  • 18.
    Complessità sillabica Valutata inbase a tre livelli • Livello I: produzioni contenenti una vocale (es.[o]), una I consonante sillabica (es. [m]) o una sillaba contenente uno stop “glottale” (es. [?o]) o una semiconsonante (es. [wu]). • Livello II: produzioni contenenti una vera consonante singola o II replicata (es. [ba], [dada]), o due o più consonanti che differiscono solo per il tratto “sonorità” (es. [data]; [paba]) • Livello III: produzioni contenenti due o più consonanti, che III differiscono per luogo o modo di articolazione o per entrambi (es.[bati] o [maba]). Livello medio della lallazione (Mean Babbling Level, Stoel-Gammon, 1989). Ottenuto moltiplicando il numero di enunciati di Livello I X 1, il numero di enunciati di Livello II X 2 e il numero di enunciati di Livello III X 3 e dividendo la somma per il numero totale di lallazioni.
  • 19.
    Inventario fonetico 4 gruppidi bambini: TDE: 10 bambini osservati a 20 mesi TDV: 10 bambini di 16 mesi circa TL: 10 late-talkers a 20 mesi che mantengono il ritardo a 30 mesi LB: 10 late-talkers a 20 mesi che recuperano il ritardo a 30 mesi TDE TDV TL LB p*, b*, t*, d, k, m*, n, η, l, w, j, p*, b*, d*, t*, k, n, w p*, k, m*, w, p*, b*, t*, k, m*, n, w
  • 20.
    Complessità sillabica TDE TDV LB TL % LivelloI (M) 57% 39% 75% 81% % Livello II (M) 32% 53% 23% 18% %Livello III (M) 11% 7% 2% 1% Bassa presenza di enunciati “variati” (Livello 3) rispetto alle vocalizzazioni semplici (Livello 1) nei LT
  • 21.
    Vocal Motor Schemes p/bt/d k/g m n l n VMS Anna 10 10 10 10 20 20 6 Luca 9 12 14 14 20 18 6 Nicola 13 20 16 16 / / 4 Nina 20 / 20 16 / / 3
  • 22.
    Patterns nelle prime10 parole Anna Luca Nicola Nina (10-14 months) (10-14 months) (10-18 months) (13-20 months) bambola bombø acqua akwa bimba Bø’bε acqua kaka bebè bebε bebè Be’bε casco kak˘o apri api dindon dende bella beja cavallo kaka baubau Ba’ba mamma Mam:a bimba bimba fame ame bimba Bib:o papà Pa’pa cocò Ka’ka mamma mama caffè aE nanna Nan:a mamma mom:a nanna Nan:a ciuccio kuko nonna Nan:a mimì Mi’mi nonna Nen:a mamma mem cavallo Kak:o occhio a'go papà Pa’pa mio mio gallo Kal:o pappa pap:a tata tata scarpa ap:a caffè Ka’kε tata tit:a Vale ae zia ia Proporzione di parole contenenti VMS 8/10 10/10 6/9 8/8
  • 23.
    Patterns nella sessione delle10 parole Anna Luca Nicola Nina (18 months) (16 months) (20 months) (24 months) cadi kadi acqua kakwa apri api ancora koja caffè Ke’kE bella baja attenta tenta bambola bibo bimba bimba bimba bimba bar bae cavallo Takal:o gallo Kal:o bolle bul˘e bravi bai cagnolino bibo gamba gambo casa kaja cadi kadi ciuccio bibo pronta Ot:a cavallo kaw latte At:e cuscino bibo scarpe Pap:e ciuccio Tut:o questa Te:ta latte At:e scotta Kok:a cucchiaio kajo lecca Ek:a sedia dida moto moto scarpe Ap:e tacco Tak:o sedia teja vino awi tutta Tut:a trattore totajo
  • 24.
    Nina: patterns 14-24mesi SELECT ADAPT SELECT 14 months (N=2) CH mamma CVV mio mam mio 16 months (N=2) CVV mio mio zia 18 months (N=4) CH bimbo baubau VV ia VV bib˘o caffè aE ba˘»ba˘ zia ia 20 mos (N=5) CH CH bimbo bib˘o acqua kaka ciuccio kuk˘o VCV VCV scarpa ap˘a apri api ADAPT 22 months (N=5) VCV VCV apro e..apo scarpa ap˘a CH mommo mom˘o mimmi mim˘i bibi bibi 24 months (N=10) CVV VCV bar latte bae at˘e lecca Ek˘a scarpe ap˘e vino awi CVjV ancora koja bibo bambola bibo cuscino bibo ciuccio bibo cagnolino bibo
  • 25.
    Conclusioni • Possibilità diosservare anche prima della sistematizzazione del sistema fonologico alcuni indicatori fonemici (numero di suoni e numero di VMS) e fonologici (patterns) del ritardo di linguaggio • Importanza della valutazione di indicatori sia quantitativi (di sistema) che qualitativi (di struttura) anche in età precoce al fine della prevenzione dei disturbi dell’area linguistica