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Esperienze dei laboratori diimpresa attivati presso gli istituti scolastici superiori della Campania. Libro edito nel 2007 da SBR

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  • 1. 1
  • 2. “Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi … chi non rischia e cambia colore di vestiti, chi non parla a chi non conosce … chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “I” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti … muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce … evitiamo la morte a piccole dosi,ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare …” (Pablo Neruda) 2
  • 3. INDICE 1. Premessa pag. 4 2. Introduzione pag. 6 3. Il progetto IGS - Imprese di Giovani Studenti pag.10 4. Hanno detto di noi pag.14 5. ...uh ...e mmò? pag.26 6. Sotto la lente: IGS visto da un professore pag.31 7. Giovani Manager tra i banchi pag.34 8. Sotto la lente: da partecipanti a trainer pag.38 9. Accadde allombra del Vesuvio pag.44 10. Sotto la lente: giudici pag.49 11. La fabbrica dei campioni pag.50 12. Sotto la lente: studenti particolari pag.56 13. Dopo la scuola, che impresa! pag.60 14. Essere trainer di un laboratorio di impresa pag.63 15. Fiera locale pag.67 16. Sponsorizzazioni pag.71 17. Fiera Competitiva regionale: Paestum pag.76 18. La Premiazione pag.80 19. Best IGS 2007 pag.97 20. Lo staff é al completo! pag.104 21. Ringraziamenti pag.110 3
  • 4. 1. PremessaNon sarei qui a scrivere queste poche righe se un puro caso non mi avesse portato, nel lontano1998, a leggere un trafiletto su un giornale, edito da IG spa – Società per lImprenditorialitàGiovanile, a cui ero abbonato, che parlava di unesperienza di learning by doing che stava periniziare e che coinvolgeva per il primo anno studenti di scuole superiori e Università.Ebbene, quel trafiletto ha segnato la mia vita. Così come tutte le persone che vi erano dietro.Parlo di Carlo Borgomeo, allora Presidente di IG spa che ricordo ancora alla Mostra dOltremare,che durante la fiera provinciale IG Students, dopo averlo invitato al nostro stand e mostrato il nostroprodotto (una guida audio utilizzata a Palazzo Reale di Napoli) si complimentò a suo modo: doppioschiaffetto sulla guancia. Ne fui orgoglioso. Non solo per il risultato (lo schiaffetto), ma perlattenzione, la curiosità e il tempo che aveva dedicato nellascoltare ciò che avevamo realizzato.Parlo di Eduardo Marotti, Direttore Generale della allora Divisione No Profit di IG spa poi divenutaFondazione IG Students, che ho sempre ammirato perchè – a mio parere – e non solo di allorastudente universitario, era stato in grado di strutturare uninedita organizzazione formativa senzaprecedenti in Italia, inventandosi un modello di formazione unico: IG Students.Parlo di Gianfranco Orciuoli e, prima ancora – solo perchè lho conosciuta prima – di Marilù(Marialuisa Vacca) da cui ho tratto degli insegnamenti che non potreste neppure immaginare, esenza i quali oggi non sarei (e lo dico sul serio) qui a scrivere.Potrei continuare a parlare di tutte le persone che nellallora IG Students mi hanno regalatoinsegnamenti, emozioni e soddisfazioni, per darvi solo unidea: per ogni anno che ho trascorso in IgStudents, un libro del genere non sarebbe bastato.Mi soffermo però a ringraziare quelli senza i quali oggi IGS Campania non sarebbe mai esistita.Ovvero lo staff e gli assistenti, che quotidianamente dimostrano un legame a ciò che fanno e alprogetto senza confronti, contribuendo col loro costante operato e dedizione alla crescita delprogramma e quindi alla crescita ed alla formazione di migliaia di studenti.Cè un filo conduttore che lega tutte le storie che questo libro racconta, un filo conduttore che si puòsolamente intravedere, immaginare, e che, per chi non lha vissuto, non potrà mai comprendereappieno. Parlo delle emozioni che un programma formativo del genere riesce a regalare. Quelle percui il programma stesso si regge in piedi, quelle che spingono oltre a qualsiasi immaginazione. Eccoil valore aggiunto di ciò che facciamo: suscitiamo emozioni e questo è ciò che rende unico questoprogramma. E questo ciò che ci permette di chiedere un contributo ad un istituto scolastico –considerate le condizioni in cui versa – per farcelo finanziare. Solo chi lha vissuto può proporlo, 4
  • 5. può animare, incuriosire, convincere un docente, un dirigente, un responsabile, unistituzione, unosponsor a finanziarlo. Solo lemozione può farlo...semplicemente questo.Ecco perchè comprendo e mi emoziono quando leggo ciò che Cristina in questi mesi ha raccolto.Perchè nonostante trascorrano gli anni, nonostante le risorse siano completamente diverse, la forza,lessenza stessa del programma resta. E viva...ed ogni anno...costantemente si ripete. Questo è il piùgrande orgoglio: sapere che il proprio lavoro non è fine a se stesso, ma arricchisce. Arricchisce glialtri: gli studenti, i docenti, i dirigenti, e in una visione più ampia arricchisce la società stessa in cuiviviamo...si perchè è un donare continuo a chi sa di meno. Ricordo quando ad un incontro mi fuchiesto quale fosse la ricaduta su coloro che partecipano a questo programma formativo, non ci misimolto a rispondere che non conoscevo le ricadute nei primi due anni, ma sicuramente conoscevoquella successiva: quegli stessi studenti, una volta giunti alluniversità, ci chiedono di parteciparecome Trainer. Ci chiedono di essere dallaltra parte, di essere “educatori”, di “mettersi in gioco”, diessere un riferimento per gli studenti-imprenditori. Il che non è un semplice accompagnarli nellarealizzazione della loro idea imprenditoriale. E molto di più.Sempre un articolo, questa volta de Il Sole 24 ore, invitava le aziende a cercare su internet escoprire cosa si dicesse di loro. Ebbene io lho fatto, e con grande stupore ho scoperto le mille storiedellanno scolastico appena concluso. Per questo è nato questo libro. Perchè il materiale – ovvero lestorie – cerano già, andavano solo raccolte ed integrate con le altre, quelle di cui, durante lanno, ciera giunta voce, e che solo una mano emozionante (ed emozionata) come quella di Cristina potevamettere assieme. Roberto 5
  • 6. 2. IntroduzioneA diciassette anni ero una ragazza curiosa del mondo, mi brillava negli occhi quella voglia diapprendere e fare che ancora oggi mi caratterizza… portavo avanti con successo gli studi al liceoclassico, facevo sport, avevo una comitiva numerosa… ma ero una di quelle persone timide,introverse, insicure che all’interno del gruppo non si sbilanciano mai, che ascoltano piuttosto cheparlare, che hanno idee e opinioni proprie, ma che ancora non hanno capito come farle rispettare seil proprio interlocutore è qualcuno che fa la voce grossa e non ti fa sentire a tuo agio…Ricordo quando Marilù venne in classe a spiegarci il progetto: noi la IV L del Liceo Sannazarosaremmo diventate un’impresa! Per quei professori che non hanno mai condiviso il nesso di questoprogetto con il nostro percorso di studi, vorrei leggessero questa storia per capire quanto inquell’anno è stato determinante…Quando il nostro Tutor (così era chiamato allepoca il Trainer), Alfonso, ci spiegò i ruoli, guardavola cartellina dell’Amministratore Delegato e volevo intensamente che fosse mia, una voce dentrome diceva che quella era la mia strada, la mia vocazione e che dovevo assecondarla…È stato un percorso tutto in salita: il laboratorio Vi.r.i.m. era composto da sei ragazze toste, con deicaratteri da primedonne molto ben delineati, e io sfortunatamente non ero tra loro, non abbiamo maicapito la differenza tra un rapporto di lavoro e un rapporto di amicizia ed è per questo che leincomprensioni erano il pane quotidiano. Oggi questa differenza è la prima cosa che spiego airagazzi quando vado in classe, perché ho sentito quanto brucia sulla propria pelle non accorgersenein tempo…Ma racconto anche la scarica di adrenalina quando passavano i giudici allo stand alla Mostrad’Oltremare e chiedevano “Chi è l’Amministratore Delegato?” e dal gruppo sbucavo io; mi vibra lavoce quando racconto di quella presentazione fatta davanti a centinaia di persone a Città dellaScienza e provata allo sfinimento perché fosse perfetta; mi si illuminano gli occhi quando raccontola sera che ci hanno detto che avevamo passato le selezioni ed eravamo arrivati alla competizioneregionale, ed è ancora un pugno nello stomaco ripensare che non siamo stati noi a passare allacompetizione nazionale che quell’anno si teneva a Capri…Quando ho dovuto scegliere il mio percorso universitario questa esperienza ha avuto un ruolocruciale: la mia voglia di comunicare era emersa in maniera straripante, gestire le persone,rappresentare un’azienda, capirne i meccanismi era quello che avrei voluto fare per i successivicinque anni.Ho iniziato il mio percorso di trainer all’ultimo anno dell’università, quando mi barcamenavo trauno stage, gli ultimi esami e una tesi in “Formazione e politiche delle Risorse Umane”. Ho iniziato 6
  • 7. quest’avventura con delle amiche, che rappresentano dei punti fermi di quest’Associazione e dellamia vita.Nessuno mi toglierà dalla mente quel primo giorno al liceo Urbani di S. Giorgio a Cremano conquello che sarebbe stato il mio primo laboratorio di impresa, i 3½ base, ho ancora scritto sulcellulare il messaggio di Laura dopo la fiera locale “Ho ripercorso mentalmente tutta la giornata…mi pare che non ti ho ringraziato per l’aiuto e l’entusiasmo che ci hai dato…GRAZIE! ’notte…”.Abbiamo vinto il premio come miglior team, e quando Gianfranco stava per dire il vincitoreconfesso dentro di me la diciassettenne che ero stata scongiurava “Dì Vi.r.i.m., dì Vi.r.i.m. …”, hovinto di nuovo con i 3½ base…ho rivissuto con loro i miei diciassette anni, ma con la maturità e ilcarattere che allora mi mancavano e che mi avevano fatto sbagliare alcune volte e sentireinadeguata.Dal primo anno ho seguito altri tre laboratori come trainer, e ne ho fatti crescere diciassette comeassistente, posso ricordare quasi tutti i nomi e le storie dei ragazzi: incontrarli sorridenti che siavvicinano per salutarmi e spiegarmi tutto ciò che stanno facendo ora... è impagabile comesensazione…Quando Roberto mi ha chiesto di scrivere questo libro, gliene sono stata grata per la possibilità diraccontare la mia e molte altre storie, piccole e grandi, a lieto fine o che lasciano l’amaro in bocca…nulla doveva essere dimenticato, nulla doveva andare perduto…Invito il lettore a non pensare a priori che questo libro sia stucchevole e denso di sentimentalismi:ho provato a raccontare le storie con obiettività per quanto ne fossi in grado, e ho chiesto aiprotagonisti di darmi una mano anche se i loro giudizi erano forti e controcorrente.È un libro a più voci, proprio perché la mia voce fosse soltanto il filo conduttore, volevo cheognuno fosse libero di esprimersi liberamente nei modi e nei contenuti e soprattutto volevo che nonfosse la celebrazione di nessuno in particolare ma il riconoscimento ai tanti che hanno vissuto unanno di avventure e che hanno gettato le fondamenta per quelli a venire.Proprio per questo l’introduzione è divisa a metà con Rossella, in questo punto si interrompe la miastoria ed inizia la sua… Cristina 7
  • 8. Mi è stato chiesto un contributo per questo libro, come la persona con più “anni di servizio”.In effetti la mia esperienza con questo percorso è iniziata tempo fa quando esisteva la Fondazione Igstudents e ancora oggi continua.Sono tante le cose da raccontare, gli aneddoti da ricordare, tanti i cambiamenti vissuti in questianni…Tutto cambia, scorre e si modifica…proprio per questo motivo mi piacerebbe esprimere econdividere ciò che è sempre lì….In queste poche righe mi piacerebbe raccontare non l’esperienza accumulata, gli aneddoti di cuiquesto libro è pieno, ma l’esperienza di vita e cogliere l’occasione per ringraziare quanti hanno resoquest’esperienza unica…Mi fu chiesto di partecipare ad un percorso che prevedeva la creazione di laboratori d’impresa nellescuole superiori, io sarei stata il tutor, la guida…Accettai subito, senza immaginare cosa mi aspettava…Era il 1999, avevo vent’anni, tutor più giovane fra i partecipanti in Italia, Non sapevo che glistudenti che avrei seguito erano miei coetanei, ragazze vivaci con un caratterino, delle vere“diavolette”, ma con tanta voglia di fare…Per la prima volta nella classe dell’istituto D’Este di Castellammare ebbi tanta paura, paura di nonessere in grado, di non riuscire, di non essere all’altezza… per questo motivo iniziai a studiareeconomia, ragioneria, volevo colmare le lacune che una studentessa di legge poteva avere, chiedevoaiuto ai tutor più esperti di me, preparavo e studiavo gli incontri con giorni di anticipo, mi sentivopronta sicura, convinta ma puntualmente mi ritrovavo impreparata: c’era sempre da gestire unimprevisto… quando mi trovavo gli studenti fuori al cancello della scuola chiusa, una ragazza inlacrime per una storia finita, la rabbia per patti non rispettati… pensandoci dopo tanto tempo, sonostate questi imprevisti a rendere vivo, movimentato, dinamico questo lungo percorso fatto di salite,curve, discussioni, voci alte, sorrisi e tante soddisfazioni…Il mio laboratorio quell’anno non vinse nulla, ma “Le diavole del commercio” ancora in tanti lericordano….Ne è passato di tempo da allora e anch’io sono cresciuta, maturata, cambiata….ne ho seguiti altri dilaboratori, ragazzi, storie…Quella sensazione di paura che c’era allora non c’è più, ho imparato che non tutto è programmabile,ho imparato che si può sempre migliorare, ho imparato che si può convivere bene anche sapendo diavere dei difetti (ma solo qualcuno, eh ;o)).Ogni anno guardo gli studenti con ammirazione per le cose che realizzano, gli sforzi che fanno per 8
  • 9. arrivare alla fiera nel modo migliore, i litigi per le scelte non condivise, le telefonate perorganizzarsi; e ancora tanto altro…amicizie, amori che nascono e l’inconsapevolezza che manmano che si va avanti qualcosa cambia dentro di loro, dentro di noi…Per tutto questo vorrei ringraziare alcune persone che sono testimoni e fautori di tante emozioni…Grazie a Gianfranco, che scegliendomi nel lontano 1998, inconsapevolmente ha dato il via a questolungo cammino…Grazie a Roberto che (alla sua età sogna più di un bambino…) ha permesso che tutto ciò sirealizzasse, prendesse forma e vita! Siamo con te nelle piccole e grandi cose perché amiamosognare proprio come te!Ringrazio gli assistenti per il lavoro che fanno ogni giorno…Ringrazio Cristina e Diana….per la collaborazione nel lavoro e per tanto altro!!Ringrazio i trainer, che scelgono di vivere quest’avventura con noi e a cui speriamo di dare sempreil massimo!Ma il grazie più grande e sincero va a tutti quei ragazzi, che ogni anno ci fanno sognare e che, anchese non lo sanno ci insegnano così tanto!Ci sono delle cose che non puoi raccontare, ti sembra impossibile trasmettere l’intensità delleemozioni che hai provato, parlarne semplicemente imprigiona e sminuisce i tuoi battiti, certe cosedevi avere la fortuna di poterle vivere e custodirle, nient’altro…solo quando ci sarai dentro potraidire cosa si provava!!Ancora mi chiedo cosa mi porta a essere ancora qui, continuare e ad avere oggi, più voglia econvinzione di voler fare questo.Sapere di far parte di qualcosa che permette di sognare. . . Rossella 9
  • 10. 3. Il progetto IGS -Imprese di Giovani StudentiL’impresa è un luogo aperto e stimolante, dove innovazione, autonomia e responsabilità trovano lagiusta sintesi e per questo è una valida palestra di formazione per tutti quei ragazzi che voglionocrescere. Con il nostro progetto di educazione all’imprenditorialità cerchiamo di favorire lo scambioe la contaminazione di esperienze tra scuola, università e impresa, per far emergere vere e proprieriserve di creatività, motivazioni, ambizione e attitudini necessarie ad avviare un’attività in proprio.Il progetto Imprese di Giovani Studenti ha lo scopo di rendere gli studenti protagonisti del proprioprocesso di apprendimento, sviluppando in loro coinvolgimento e motivazione al fine di esprimereliberamente le proprie vocazioni, attitudini e potenzialità per compiere scelte più consapevoli.DestinatariAllievi del quarto anno degli istituti medi superiori suddivisi in laboratori d’impresa composti daminimo di otto ad un massimo di quindici studenti.ObiettiviObiettivi didattici:  Apprendere i principi di funzionamento di un’impresa;  Comprendere le dinamiche economiche e sociali che si sviluppano al suo interno;  Applicare le competenze formative in contesti non standardizzati sperimentando didattiche alternative;  Integrare il sapere con il saper fare e il saper essere al fine di orientare la scelta professionale e formativa futura;  Promuovere la cultura d’impresa.Obiettivi trasversali:  Imparare a lavorare in gruppo;  Acquisizione competenze relazionali comunicative e organizzative;  Sviluppare capacità di problem solving;  Far emergere vocazioni, sviluppare potenzialità, valorizzare le inclinazioni personali; 10
  • 11.  Responsabilizzare gli allievi.MetodologiaIl Programma sfrutta la metodologia del learning by doing (imparare facendo) e si realizzaattraverso la creazione e la gestione di laboratori d’impresa in ambiente scolastico.Gli studenti beneficiari, sotto la supervisione di un Trainer IGS (uno per laboratorio d’impresa) econ il supporto di un docente interno danno vita a una vera e propria impresa, raccogliendo uncapitale sociale, assumendo le cariche sociali, realizzando e vendendo prodotti o servizi reali.Le quote del capitale sociale possono essere sottoscritte anche da terzi, i laboratori d’impresa sonoimprese a tutti gli effetti che operano in ambiente scolastico.Momento fondamentale dellesperienza formativa è rappresentato dalle fiere. Le fiere IGS sonoeventi in cui i laboratori dimpresa presentano il loro progetto imprenditoriale, vendono i loroprodotti, sono valutati per le attività svolte. LAssociazione IGS Campania ne cura lorganizzazionee il coordinamento tra gli istituti.È previsto un ulteriore evento, successivo alla fiera regionale, nell’ambito del quale vengonoproclamati vincitori i migliori laboratori dimpresa.Collegamenti col territorioIl programma formativo, nelledizione 2006/2007, ha ottenuto a vario titolo (contributo, patrocinio,convenzioni, ecc.) il sostegno da:  Enti pubblici e istituzioni: - Comune di Napoli; - Provincia di Napoli – Assessorato Sport e Giovani; - Provincia di Salerno – Assessorato Politiche del lavoro, Centri per limpiego, Informagiovani. - Ufficio Scolastico Regionale – Campania; - Confindustria Salerno; - Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa” - Facoltà di Scienze della formazione; - Università degli Studi di Napoli “Federico II” - Facoltà di Sociologia; - Università degli Studi di Salerno – Facoltà di Economia; - Dipartimento di Studi e Ricerche Aziendali – Università di Salerno; 11
  • 12.  Partner privati: - Manpower - IW Bank - Decò supermercati - Circumvesuviana srl - Acqua Acetosella - ArcoIgnis - Consorzio Produttori del GragnanoLo scorso anno scolastico hanno partecipato al programma formativo IGS i seguenti istituti:ITI BARSANTI – Pomigliano d’ArcoI.A. BOCCIONI – NapoliI.S. CAMPANELLA – NapoliL. MAG. CANTONE – Pomigliano d’ArcoL. SC. COPERNICO – NapoliI.S. DE SANCTIS – NapoliIPC TUR. D’ESTE – NapoliITC DIAZ – NapoliITI FERMI – NapoliIPIA FERRARI – Castellammare di StabiaI.S FONSECA – NapoliITC GALIANI – NapoliIPIA GALILEI – Torre AnnunziataL. CL. L. SC. IMBRIANI – Pomigliano d’ArcoITI MAJORANA – Somma VesuvianaIPIA MARCONI – Giugliano in CampaniaITI MEDI – San Giorgio a CremanoITC MOSCATI – S. AntimoI.A. MUNARI – AcerraIPIA NIGLIO – FrattamaggioreIPC NITTI – PorticiL. SC. NOBEL – Torre del grecoI.S. PACIOLI – S. AnastasiaITC PAGANO – NapoliIPSAR PETRONIO – PozzuoliITI RIGHI – NapoliIPSAR ROSSINI – NapoliIITC SCOTELLARO – San Giorgio a CremanoL. SC. SEGRE’ – Marano di NapoliITCG SERENI – AfragolaITC SERRA – NapoliL. SC. SEVERI – Castellammare di StabiaITC STURZO – Castellammare di StabiaITC TORRENTE – CasoriaL. SC. TORRICELLI – Somma Vesuviana 12
  • 13. ITC VESEVUS – BoscorealeI.S. VITRUVIO – Castellammare di StabiaIPSAR VIVIANI – Castellammare di StabiaITI VOLTA – NapoliI.M. ALFANO I – SalernoITI GALILEI – SalernoL. CL. DE SANCTIS – SalernoL. SC. CACCIOPPOLI – ScafatiI numeri di IGS Campania…  70 istituti secondari superiori coinvolti  160 laboratori d’impresa attivati  1500 studenti di istituti secondari superiori  200 giovani studenti universitari o laureati 13
  • 14. 4. Hanno detto di noi…In questa sezione il materiale presentato seguirà un ordine molto casuale, o forse un disordine moltoordinato. Scopo di questo capitolo non è ricostruire storie, ma lasciare che i protagonisti parlino dasé senza costruzioni formali, senza ingabbiature o censure.Questo è il capitolo più “anarchico” del libro, i contenuti sono stati ripresi da interviste, blog, e-maile servono a dare ad un lettore impreparato sul progetto IGS alcune informazioni, ma soprattutto ascaricargli addosso tutte quelle emozioni che solo la libertà di forma e pensiero sono in grado diconcepire.Autori di queste righe sono ragazzi, trainer, docenti, figure istituzionali, membri dello staff. Ungrazie va a tutte quelle persone che non ci hanno mai lesinato tempo e la condivisione diun’emozione, di un sogno, di un progetto.Questi sono i vostri, i nostri, interventi.Giorgio Mottola, Responsabile regionale del Progetto di Alternanza Scuola- Lavorodell’Ufficio Scolastico Regionale .«L’IGS è inserito come attività extra scolastica, io però sono del parere di integrare questo progettoin ambito curriculare, a scuola non si può pensare di fare una cosa al mattino e una sostanzialmentedifferente al pomeriggio, le due azioni devono essere strettamente collegate. Ciò che un insegnatespiega di mattina può essere perfettamente rimodulato in azione pratica, in qualcosa di piùconcreto, nelle attività extra-curriculari. Se faccio matematica al mattino poso scegliere deglielementi da approfondire nel pomeriggio con il laboratorio d’impresa.Ho scoperto questo progetto un anno fa, sono venuto alle vostre manifestazioni in varie occasioni inpiù sono stato alla giornata di formazione a Paestum, e ne penso a tal punto bene che è stato inseritonel portale dell’Alternanza dell’Ufficio Scolastico Regionale che raggruppa le esperienze piùsignificative, gode del nostro supporto nelle manifestazioni ed ha anche ottenuto il nostropatrocinio.Non penso che l’Istituzione- Scuola privilegi esclusivamente attività culturali, nella RegioneCampania ci sono 110 percorsi di Alternanza Scuola- Lavoro, 78 Imprese Formative Simulate emolte altre attività di integrazione tra mondo della scuola e mondo del lavoro. Tutti questi dati nonsono comprensivi dei numeri fatti dall’IGS, sommandoli riteniamo di essere i primi in Italia perIntervista effettuata dallo staff IGS Campania 14
  • 15. azioni intraprese di integrazione.Sul piano formativo, il learning by doing, “l’imparare facendo” adottato dal progetto, è alla base diogni metodologia innovativa, è dal 1919 che si insegna questo nelle scuole, ma noi l’abbiamoriscoperto dopo cinquant’anni come spesso accade…L’IGS dovrebbe inserire un imparare facendocollegato al mondo aziendale, bisogna verificare gli insegnamenti nelle aziende, come quando iragazzi si interfacciano presentando le proprie brochure ad un’agenzia di comunicazione.Ho suggerito allAssociazione, per farsi conoscere di più, di creare con il supporto delle scuole, unarete tra gli istituti coinvolti, seguendo un protocollo che le consentirà di porsi nei confrontidell’Ufficio Scolastico Regionale, della Regione e delle altre Istituzioni, come un ente che producequalcosa, non più come un privato, così si sortiranno ben maggiori risultati».Dai blog dei trainer e degli studenti09 novembreGRAZIE TOTO...e IGS CAMPANIAvolevo condividere con voi la gioia che provo da ieri sera in quanto ho superato la selezione per un"Trainer di laboratorio dimpresa" organizzato dalla mia università e da Confindustria di Salerno.Da martedì, quando inizierò il periodo formazione, seguirò un corso di 70 ore dove sarò formatocome trainer dopodiché andrò in qualche scuola a seguire un gruppo di ragazzi che hanno aderito aquesto progetto "IGS Campania" e ad insegnare loro come si costituisce un laboratorio dimpresa.Li guiderò fino ad inizio giugno con un incontro a settimana e dovremo costituire una piccolaimpresa allinterno della scuola e dovremo anche creare un prodotto che poi metteremo incommercio. A fine progetto ci sarà una fiera durante la quale ogni laboratorio presenterà il suoprodotto e verrà giudicato. Sono davvero contento per questa cosa, e sono contento che il miomigliore amico condivida questa gioia con me.Sono contento anche perché da quando ero piccolo mi è sempre piaciuto insegnare e anche sequesta sarà una piccola parte allinterno della scuola, fino a giugno sarò comunque un loroinsegnante. Questo progetto sarà importante anche un domani da segnalare nel mio curriculumvitae.Vabbé...adesso saluto tutti e vi assicuro che tornerò molto presto a scrivere 15
  • 16. domenica, 28 gennaio 2007Sono tornata...giovedì nonostante avessi ancora la febbre sono andata ad "I.G.S. Campania" il corso ke stofrequentando x limprenditoria giovanile. Sono molto contenta di cmè andata questa prima lezionein quanto al contrario di come avviene di solito nn mi sono fatta prendere dalla mia timidezza esono stata al contrario molto estroversa infatti credo ke mercoledì mi proporrò cm presidente delCDA anke se già ho le mie ansie ke mi assalgono...sarò in grado di gestire tt il laboratoriodimpresa??saprò farmi "rispettare"??...spero ke qst nn prendano tt il posto nella mia testa...a finelezione ci hanno dato cm "compito" di pensare a 3 prodotti ke potremo produrre io ne ho 1 in testama nn sn neanke sicura di ciò xkè nn me ne proponete voi qualcuno????...Commenti, impressioni, suggestioni dalle fiere3 aprileFinalmente dopo settimane e settimane di lavoro, alti e bassi è arrivata la prima fiera del progettoIGS Campania (Imprese Giovani Studenti).Infatti oggi 3 Aprile 2007 presso la succursale della nostra scuola I.P.S.S.A.R. "G. Rossini" diNapoli abbiamo messo nero su bianco mettendo finalmente sul mercato i nostri orologi con leraffigurazioni di Maradona, Hello Kitty e il personaggio simbolo di Napoli: Pulcinella.Questi orologi, da piano o da parete, sono andati quasi tutti a ruba e come prima fiera credo non cisi possa per niente lamentare. Anche lo stand era molto carino con il nostro logo e il nostro nome dasfondo ci ha accompagnato in questa emozionante giornata ricca di divertimento e di lavoro,ovviamente.Per incentivare la vendita abbiamo offerto dolci e pasticcini a prezzi modici, iniziativa questa moltogradita che ha amplificato lacquisto del nostro prodotto facendo "sballare" la nostra cassa conintroiti favolosi!Beh adesso ci aspetta ancora lultima fiera distituto, quella locale e quella regionale cercando non diripetere ma addirittura di stracciare il buon risultato ottenuto oggi.Con questo vi salutiamo la vostra bellissima Next stop...Naples!!!!!Ciao e grazie di cuore dalla vostra trainer!Come tutte le belle cose anche questesperienza finisce qui, purtroppo prima del tempo, le colpe?Boh ancora vaga libero il colpevole, ma credo che in fondo la colpa sia un po di tutti...forse sono io 16
  • 17. la prima incriminata, dovevo cercare certamente di coinvolgervi di più, forse del prof. che non hamai creduto in voi e nelle vostre capacità, forse del preside che a causa del prof. ha pensato di voisenza conoscervi a delle persone capaci solo di crear risse, o forse è colpa vostra che in effetti nonavete dato sempre il massimo??? ma certo ognuno è un caso!!! quindi è bene fare una breveautovalutazione!!! forse ora è anche inutile dare la colpa a qualcuno, ognuno è responsabile delleproprie azioni non esiste un vero colpevole, certo dare la colpa a qualcuno ci rende liberi macondannare altri non è bello e ci rende dittatori, quindi ad ognuno le proprie colpe, senza puntare ildito a meno che non lo si punti su se stessi!!!Cmq qualora riusciate a trovare una risposta alla nostra separazione e al fallimento della nostraimpresa fatemi sapere!Per ora la situazione tra laltro ancora non conclusa del tutto, mi rende triste ed amareggiata...inquesti mesi ho creduto veramente in voi anche in chi ha partecipato minimamente al progetto o achi ha ritenuto giusto abbandonare in corso dopera, ma nonostante tutto, non ci crederete, mi sonoaffezionata tantissimo ad ognuno di voi, e vi ringrazio x le risate e tutti i giovedì che mi avetedovuta sopportare...auguro a tutti voi un avvenire ricco di opportunità non fallimentari come questacertamente, e un in bocca al lupo per il proseguimento agli studi...grazie di cuore!!!P.s. spero conserviate quest esperienza positivamente e che in fondo abbiate imparato che i rapportiumani, il lavoro di squadra e il raggiungimento di un fine comune sono necessari a noi tutti pervivere meglio e in armonia!24 aprileke bella la fiera igsera da tempo ke nn scrivevo sul blog e adesso sto per farlo per raccontarvi del bellissimo progetto acui sto partecipando. grazie all’igs campania abbiamo formato un’azienda che produce software peril web ke divertimento a vendere le azioni a ricoprire i vari ruoli io sn il responsabileamministrativo cmq il 23 e il 24 aprile abbiamo presentato il nostro sito in una fiera. 2 giornateeccezionali tutti eleganti formali troppo ‘o mostr!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! cm potetenotare dalle foto una professionalità mai vista!!!!!!!!!!! la nostra simpaticissima trainer stefy. cisiamo fatti un book fotografico solo cn lei!!!!!!!!! poi dopo qst fiera ne faremo un’altra a paestum il16 & il 17 maggio già mi immagino se qua c siamo divertiti a paestum c divertiremo il doppio haha!!!!!!!!!!!! e in più dormiamo pure là ke bello. Raga’ vi lascio guardatevi le foto e lasciatecommenti ciao & kiss kiss dal vostro alex!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 17
  • 18. Il 23 e il 24 Aprile si è svolta presso la stazione della Cirumvesuviana del centro direzionale la fieralocale, dove si sono messe a confronto tutte le scuole della zona nord di Napoli.Questa fiera ha portato in tutto il nostro gruppo un po’ di timore in quanto avevamo paura di nonrendere quanto fino ad ora avevamo fatto. Invece questo evento ci ha regalato tantissime sorprese:innanzitutto abbiamo allestito uno stand davvero bello tanto che tutti i giudici sono rimasti moltoentusiasti; poi i prodotti sono andati quasi tutti a ruba e anche li cè stato lo stupore dei giudici che sisono complimentati tantissimo.Insomma anche questa è andata e non poteva finire meglio.Ora ci aspetta la fiera di Paestum dove ci giocheremo il tutto x tutto e non dobbiamo mollare perchése continuiamo cosi possiamo davvero chiudere col botto!!!!!La Next stop...Naples vi saluta!e augura alle altre scuole un in bocca al lupo!24 aprileMiTiKa fIeRa..23-24/4/2007Grande ragààà..Grande fiera ChOcOEnJoY...Grandeee......siamo i mijoriiii....abbiamo battuto tuttigli inkassi delle altre imprese...ben 370 euro..in 2 giorni...miticiiii...ma un ringraziamentospeciale...va alla nostra trainer...fantastika, eccezionale, magnifika, ecc (se no nn finisko +)CHIARAAA..graziee...ke sta dando il mejo di se stessa..o mejo ..sta dando tutto se stessa...(adifferenza di altri trainer ke nn fanno un bipp..) graziè kiarèè ti vojo beneeeee.....ma un grazie ankeal nostro fantasiko staff...eccezionali ragà...kontinuiamo kosi e a paestum skassiamo malamentt....cià belle rikordate ke le altre imprese ce fann nu baff...siamo i mejoooo...17 maggio..PaEsTuM..(ChOcOEnJoY..)...Ebbene si... è giunto il momento ke tutti aspettavamo..(la 4 ra...dell impresaChOcOEnJoY..)..quello della fiera a Paestum.....era tanto aspettato nn xkè era l ultimo gg in cuifacevamo le fiere...anzi...ormai era il nostro spasso...ci divertivamo ma nello stess tempoguadagnavamo...ma era tnt aspettato xkè era un modo x stare tutti insieme...24 ore su 24..mangiare,dormire, skerzare...ecc..ma anke x preparare il nostro magnifiko stand..allestirlo nei mijori deimodi...x poter vincere...uno punta sempre in alto no??...ma qualsiasi siano i risultati...limportante èpartecipare...(anke se nn vorrei illudermi...da kome hanno parlato i giudici di noi...stiamo andandotrp bene....maaaa...shhhh ...nn ci illudiamo)..cmq ...volevo parlare un pò di qst korso ke abbiamointrapreso nel mese di febbraio ( febbraio vero??)..lIGS (imprese giovani studenti)..bhe cn qstkorso ho kapit mooolte kose...ma la kosa fondamentale...è ke ho konosciuto una persona fantastika, 18
  • 19. eccezionale davvero..un amika , una mamma, una sorella, e tutto...x me ...è tutto.....(ti skrivo qstparole..kn le lakrime agli occhi..)..nn l ho fatto prima sl xkè facevo anke del male ate...mostrandomi debole...nn pensavo di legarmi kosi tanto a te...invece...è stato il kontrario...e nnhai proprio idea di qnt sn stra felice...di aver trovato te...sei una persona davvero adorabile...da nnlasciare mai...e quello ke io farò..o mejo NOI faremo...NN TI LASCEREMO MAIIIIII...ormai seientrata nel mio cuore...e nn ne uscirai +... Kiarèèè (la trainer del laboratorio N.d.r.) nn kambiaremaiiiiiInfine voglio ringraziare lo splendido gruppo ChOcOEnJoY..(Alessandro, Nello, Miky, kekko, sery,vera, vale, maryanna, genny, sasy, antonio, e umby...) grazie...x avermi fatto trascorrere dei beigiorni..vi vojo beneee...Sent: Friday, May 18, 2007 11:31 AMSubject: [Trainer_na] commenti, impressioni ecc..cari trainer,si è appena conclusa la tre giorni che ha visto coinvolti centinaia e centinaia di studenti.sono molto contento di come è andata, e il merito è senzaltro vostro, che avete sofferto e gioito pertanti mesi con i vostri ragazzi.E vivo il ricordo degli stand allestiti, delle presentazioni, dei BP a cui si lavorava anche la notte, maanche dei bagni in piscina dei sorrisi e delle lacrime di tanti piccoli manager (i vostri piccolimanager...).ci farebbe piacere se ora, questo famigerato strumento della mailing list, non fosse sfruttato percomunicazioni o vademecum, ma per lasciare a caldo impressioni vostre e deivostri piccoli allievi.a presto,MauroCarissimi Mauro e tutti voi dello staff IGS,sono Alessandra Massa, trainer del laboratorio dimpresa presso lI.T.I "Medi" di San Giorgio aCremano...I giorni trascorsi al Villaggio Oasis sono stati secondo me i più belli...Tutte le fatiche,limpegno messo per il progetto sono stati finalmente ripagati...La mia soddisfazione più grande èstata ricevere tanti complimenti e vedere che il mio sapere sono riuscita a trasmetterlo ai ragazzi...Liho visti crescere di giorno in giorno e nonostante fossero stanchi dei miei richiami, dei numerosi 19
  • 20. incontri per lorganizzazione del progetto, li ho visti felici di essere lì con me, di essere soddisfattidel lavoro che hanno fatto...Tra i ragazzi e me cè stato sempre un rapporto che andava al di là del professionale...Mi sono moltolegata a loro e non sono riuscita a trattenere le lacrime al pensiero che questa esperienza è giunta altermine e che probabilmente non li rivedrò più così spesso...Lunico mio rimpianto è quello di non aver trascorso appieno questi due giorni di Fiera Competitivacon i miei ragazzi, perchè non hanno pernottato al Villaggio...Mi sono mancati molto...Peccato che due giorni passano molto in fretta...Se potessi ripeterei la stessa esperienza che se purstressante per noi trainer, è stata allo stesso tempo molto divertente tra i bagni in piscina e loscatenarsi in pista...Grazie di tutto...Alessandracarissimi mauro,diana,roberto,cristina,emanuela,mimmoe gli altri collaboratori igs...vi ringrazio per la bella esperienza fatta sia professionalmente che umanamente...con i miei ragazziho avuto un fantastico rapporto ed il loro applauso nei miei riguardi alla fine della presentazione diieri mi ha fatto molto piacere perchè è stato la ricompensa per quello che ho cercato di trasmettereloro in 5 mesi,tra urla richiami ma anche tante battute e sorrisi...è stato sempre il nostro marchioquello di impegnarci divertendoci...questo motto in questi due giorni per loro è stato solodivertimento ma è stato il giusto premio per chi ha partecipato fino alla fine dando il massimo!!!!questi due giorni sono stati belli seppur stressanti ed è un peccato che non era presente tutta laclasse...ieri sera quando siamo arrivati a san giorgio i ragazzi mi hanno chiesto:"ma domani vieni lostesso visto che il venerdì ormai fai sempre due ore da 5 mesi??"beh è stato strano stamane nonandarci a scuola...saluti a tutti marco fiengodimenticavo sono nascot02 hihihihihiGrazie IGS!Ci vorrebbero pagine e pagine per ricordare ogni aspetto piacevole dellesperienza, ma sarebbeinutile... penso che questa esperienza, come per me, sia stata positiva per molti se non tutti coloroche sono giunti alla fine del percorso, e penso che ognuno di voi che leggete sappia di cosa stoparlando anche se dico solo "grazie". 20
  • 21. Parlo della gioia che il portare a compimento un lavoro così complesso può dare, del divertimentoche il contatto con i ragazzi delle scuole superiori senzaltro regala, di quel senso di nostalgia giàoggi...e di quelle parole che magari ora pensi, e che quando si "soffriva" per portare o far portare atermine un lavoro non avresti pensato di dire in futuro: <<mannaggia, è già finita...>>E unesperienza che non dimenticherò, grazie IGS! :-)Giovanni,Trainer Liceo Imbriani (Pomigliano)carrissimi roberto, mauro, diana e tutto lo staff di igs campania,sono maurizio assalto, trainer dell laboratorio nagalilei04 di torre annunziata....volevo ringraziarviper i fastastici giorni ke c avete fatto trascorrere a paestum ma nn solo...le miei ragazze sonocontentissime per la grande opportunità ke gli avete offerto per dimostrare tutto il loro valore.Allinizio, quando abbiamo iniziato, erano tutti un pò scettici sul raggiungimento degli obiettiviprefissati..poi man mano, grazie al duro lavoro e al loro impegno costante, si è iniziato a intravederela meta..siamo contentissimi, perkè abbiamo ricevuto un sacco di complimenti e questo è per noimotivo di grande gioia!!!Grazie a tutti di tutto.....Maurizionon ci sono parole...è stata una bellissima esperienza!lesito finale conta ben poco...hanno già vintotutti xkè sono riusciti a portare a termine il progetto!io sono molto orgogliosa del miolaboratorio...mi hanno dato tante soddisfazioni!!!un pò meno soddisfatta di te mauro....:):)scherzoovviamente!!!tu, diana, roberto e gli altri siete stati sempre disponibili e gentili!!grazie mille!!!bhè...che dire...forse sarà anche scontato però devo ammettere che è stata una bellissimaesperienza!Credo sia stata soprattutto una crescita personale sia nostra che dei nostri ragazzi. APaestum ci si è incontrati, abbiamo fatto conoscenza e senza pensare più alla competizione celabbiamo messa tutta per divertirci e trascorrere due giorni fantastici. E stato un peccato che sianostati pochi i giorni, però credo che siano stati vissuti nel pieno e questo è limportante. Penso chetutti quanti ricorderemo questo soggiorno e lo porteremo sempre tra i nostri ricordi più belli. Questoè un buon motivo per ringraziare tutti i responsabili dellIGS iniziando da Roberto per arrivare poi aDiana, a Mauro e a tutti i responsabili di zona (una menzione particolare va a Emanuela la mia 21
  • 22. responsabile e Cristina che ho conosciuto meglio rispetto ad altri), perchè sono stati sempre prontiad aiutarci nel momento del bisogno, a risolvere i nostri grattacapi e quelli dei ragazzi; masoprattutto perchè ci hanno dato la possibilità di poter trascorrere questi due giorni indimenticabili.Al di là della competizione e della vittoria finale credo che i vincitori siamo ognuno di noi trainer,ogni nostro laboratorio perchè limpegno che cè stato fino ad ora ha permesso il raggiungimento diquesto traguardo importante della fiera residenziale .I complimenti quindi vanno anche ai nostriragazzi che, anche se a modo loro, si sono impegnati.GRAZIE a tutti...in bocca al lupo a tutti noi per la gara...e arrivederci a presto!Mirko.P.S.Perdonatemi ma devo fare un ringraziamento particolare: in primis al mio laboratorio, M.E.D.A.C.Spa del Marconi di Giugliano, perchè anche se mi hanno fatto un po soffrire mi hanno dato tantesoddisfazioni; volevo poi ringraziare i ragazzi dei laboratori del Torrente di Casoria per avertrascorso assieme due giorni fantastici iniziati con il viaggio da Napoli nello stesso pullman(abbiamo fatto il gemellaggio Torrente-Marconi), per poi continuare a Paestum in piscina e nellestanze e per finire con il viaggio di ritorno sempre nello stesso pullman. Ovviamente unringraziamento speciale va anche ai loro trainer Giuseppe (per avermi sopportato in stanza ), Dalila(per avermi sopportato nel pullman al ritorno) e Luana (per avermi adottato a tavola durante i pranzie la cena, facendomi da mamma); ed infine un saluto particolare ai trainer che ho conosciutomeglio: Raffaella, Paola, Maurizia, Valentina, Celeste, Angela De Cesare, Annalisa Minopoli,Salvatore, Sirio Grossi....se ho dimenticato qualcuno spero non se la prenda !Un abbraccio a tuttivoi....Ciao!19/05/2007FIERA RESIDENZIALE 16-17 MAGGIO(Paestum, Villaggio Oasis)Eccoci di ritorno da Paestum, dove la nostra piccola impresa ha partecipato allultima fiera. Illaboratorio è stato sottoposto al giudizio di 5 giudici..speriamo adesso di essere anche noi tra iprotagonisti dellevento della premiazione che si terrà a Piazza Lauro a Sorrento la mattina del 26Maggio.Al di là della competizione questi due giorni a Paestum sono stati davvero fantastici, soprattuttoperchè hanno permesso la crescita personale di ogni ragazzo/a di tutti i laboratori e poi anche perchèhanno fatto divertire tutti quanti, trainer e ragazzi. 22
  • 23. Volevo ringraziare le mie ragazze per avermi dato la possibilità di portare a termine questo progettonel migliore dei modi, raggiungendo i miei e i loro obiettivi riuscendo a chiudere il bilancio dellanostra piccola impresa con una positivtà inaspettata. Grazie...e adesso IN BOCCA AL LUPO persabato, quando conosceremo i vincitori dellIGS.Ciao...il trainer Mirko.19 maggiounforgettable experience(ESPERIENZA INDIMENTICABILE)Ciao a tutti...il 16e17 maggio sn stata a Paestum cn la mia classe in un villaggio (OASIS)stupendo!!! x la fiera finale del progetto delligs...la storia dei copriselloni..eccc..a parte il luogoanke le persone ke abbiamo conosciuto erano molto simpatike!!! UN ENORME GRAZIE VAALLE MIE AMICHE DAVVENTURA...le piccole responsabili dellimpresa POIEO!!!Valeriateso!!!!in questo progetto abbiamo messo davvero lanima!!e tutte le nostre energie permesi....abbiamo fatto limpossibile per la nostra piccola impresa...e lo rifarei altre millevolte!!davvero un esperienza indimenticabile.....grazie anke a te!kisstvtttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttb20 maggio 10.4322 maggio ...conclusione!!!!!!!!!!!ciao!!!!!!!!!!!ormai..scrivo alla fine di qst nostra avventura......devo ammettere è stata mlt faticosa ma davverocostruttiva..stiamo ad un passo dalla premiazione...sabato infatti a sorrento..andremo x vedere se ilnostro prodotto alla fine ..è piaciuto così tanto o no!!!!!!!!!..siamo stati a paestum x la fiera finale...e c siamo davvero divertiti..e sinceramente ..c abbiamotanto creduto nel nostro prodotto!!!!!!!!!!!!!!!speriamo ke ..ce la fareo sabato!!!!!!!!!!!!!!!un bacio..a tt del g4!!!!!!!e un saluto speciale a giampaolo..ke c è stato vicino ci ha sopportato x tt qst tempo!!!!!!!!Caro Roberto,sia chiaro, sono io che ringrazio te par avermi dato lopportunità di emozionarmi ancora!Se penso a quello che hai fatto con il solo aiuto e lentusiasmo dei tuoi collaboratori e con quattro 23
  • 24. soldi, .........non ho parole e sono convinto che, tra i due, il genio sei tu!I miei consigli (spesso non richiesti!) sono dettati solo dalla passione e da un affetto sincero edepidermico verso chi, come te (poco più di un ragazzo) ha saputo tesaurizzare unesperienza per meunica e di valore sommo per la collettività. Noi due, quando pure lavoravamo insieme, non abbiamomai avuto rapporti (questa è una mia responsabilità) e, quindi, ciò che provo oggi nei tuoi confrontinon può essere "inquinato" da rapporti di lavoro o da sudditanze o rivalità di sorta ma è scaturitodalla semplice osservazione (oggi) del tuo valore e della bella persona che sei.Dunque linterrogativo è: si può fare di più e meglio? La risposta, che conosci, è SI! Dunque (scusala ripetizione) proprio tu hai il dovere, anche morale, di farlo.Lo devi innanzitutto ai tuoi collaboratori che "ci credono" ma soprattutto agli "autori" delle mail chemi hai inviato e che, credimi, mi hanno fatto piangere ancora una volta (e pensare che dicono chesul lavoro sono un "duro"!).Però sai bene, caro Roberto, che questo che fai non è un "lavoro" perchè dentro cè troppa anima,troppo cuore, troppa pancia. Io credo di aver maturato in questi anni (ormai 10 da quando "inventai"IG students) la convinzione che si tratti piuttosto di un "privilegio" per il quale si guadagnano anchedei soldi! Un privilegio per crescere e migliorare in modo determinante la vita di tanti ragazzi (e dinoi più grandi), innescando un processo a catena dove il bene (inteso in senso lato) si autoalimentae si propaga proprio come una contaminazione per certi versi incontrollabile (effetti dellanima, delcuore e della pancia di cui sopra!).Un abbraccio forte ed ancora complimenti a te ed a ciascuno di voi tutti per quello che fate e per ciòche siete. Vi auguro davvero e di cuore una buona vita perchè ve la meritate tutta.Eduardo Marottiegr. dott.Orciuoli, egr. Dott. Dentale,come mi auguro abbiate già appreso per il tramite del vostro collaboratore Domenico, inrappresentanza del Liceo Nobel di Torre del Greco sono lieto di invitarvi alla presentazione dellaboratorio Eighteen realizzato nel corso del progetto IGS Campania 2006/2007 e vincitore delprimo premio delledizione di questanno che si terrà presso lauditorium della nostra scuola venerdì1 giugno dalle ore 12 alle ore 13.30.La vostra presenza è per noi particolarmente gradita, soprattutto perché intendiamo invitare allapresentazione le classi che lanno prossimo potrebbero partecipare alla nuova edizione del progetto,con lintenzione appunto di mostrare loro, anche attraverso le vostre parole, limportanza e ilsignificato di questo progetto e lentusiasmo con cui questanno esso è stato accolto dai ragazzi dellaboratorio eighteen della nostra scuola. 24
  • 25. In attesa di un vostro gentile riscontro, vi invio i miei migliori salutiprof. francesco postiglioneSent: Tuesday, May 29, 2007 9:18 PMSubject: invito presentazione laboratorio eighteen presso Liceo Nobel 25
  • 26. 5. ...uh ...e mmò?1 “Nel mondo nulla di grande è stato fatto senza passione”. (Hegel)In principio era il verbo...Era il lontano 1999 quando per la prima volta conobbi il mondo IG, fu grazie a mia cuginaValentina, giovane Responsabile Vendite dellimpresa Free Time, la piccola realtà imprenditorialenata nellITC PAGANO di Napoli, che commercializzava orologi serigrafati.Allepoca avevo circa sedici anni e, a onor del vero, più che sentirmi lusingata inizialmente mi sentiiuna “vittima”. Quel “suo gioco” mi aveva portato via 5.000 lire! Con grande sagacia e uncontagioso entusiasmo mi aveva spinto a diventare azionista (proprio io che le azioni non capivoneanche cosa fossero).Più che sulla finalità istruttiva o educativa del “progetto IGS” mi convinse facendo leva sumotivazioni “più basse”: il vil denaro! Sostenendo che a fronte di un investimento iniziale di sole5.000 lire, a fine anno avrei potuto guadagnarne almeno altre 5.000 o addirittura 10.000: lei il giocolo conosceva bene!...e IGS fu........passarono ben sei anni prima che quella sigla mi si ripresentasse; prima che, un po per caso e unpo per gioco, prendessi parte ad una presentazione dei percorsi formativi organizzati dallIGS per igiovani universitari. Lo ricordo come se fosse ieri...la presentazione si tenne in una fredda mattinadi novembre, s-fortuna volle, nellaula T del 5 piano dellUniveristà degli Studi “Suor OrsolaBenincasa”, unangusta stanzetta teatro, purtroppo, di molti esami finiti male...azz cominciamoproprio bene (prima le 5.000 lire... adesso laula T). Alla presentazione seguì, circa una settimanadopo, un colloquio motivazionale, al quale mi presentai benchè non avessi ancora le idee chiare sucosa stessi andando “precisamente” a fare; al colloquio...lesito. Srotolando un quadratino di carta,grande non più di 5/6 cm, lessi: COMPLIMENTI: ce lhai fatta!!!.......mi si strinse la gola, mi sibloccò il respiro, il cuore andò per aria....uh ...e mmò?Un miscuglio di emozioni si rincorrevano, leccitazione lasciava il posto al terrore: in che razza diguaio mi ero andata a ficcare? E soprattutto: come uscirne? Benchè mi sentissi lusingata di aversuperato la selezione, di essere stata scelta, non riuscivo ad allontanare langoscia, la paura di non1 A cura di Emanuela, Assistente Napoli Nord 26
  • 27. esserne in grado, il timore che non fosse lesperienza adatta a me! Io, una ragazza riservata eintroversa, che di marketing e di economia non ne capiva niente: come sarei riuscita a gestire unaclasse di ragazzi poco più piccoli di me? Come sarei riuscita a far nascere dal nulla unimpresa?Dopo pochi giorni mi fu assegnata la scuola: il Liceo Scientifico “N. Copernico” di Fuorigrotta! Ilprimo ingresso in aula fu meno traumatico del previsto, circa 7/8 ragazzi (mediamente interessati),al secondo incontro le cose cominciarono a precipitare: eravamo io e il Prof. Longobardi!...e i 7/8ragazzi che fine avevano fatto? Mi sentivo come “Davide contro Golia”! Lidea di aver fallito allaseconda lezione mi terrorizzava, così cominciai a girare classe per classe, rispiegando il progetto eraccogliendo adesioni. Una volta coinvolte circa 15 persone demmo inizio alla più avvincenteavventura che abbia mai vissuto. Erano ragazzi e ragazze di classi diverse, sezioni diverse,estrazioni sociali diverse....ma una volta usciti dalla scuola non esisteva più la 3B, la 5G, la 4F....loro erano il “Copernico” e volevano vincere! In poco tempo divenni la loro sorella maggiore, laloro confidente, la loro amica. Loro si fidavano di me, credevano in me e soprattutto contavano sudi me...e io avrei dovuto fare qualsiasi cosa per non deluderli! Per me non esisteva più lIGS, masolo loro! Erano i miei ragazzi e io la loro trainer! Volete sapere come andò quellanno? La K-Pack,questo il nome dellimpresa, vinse il premio per la “Miglior Presentazione”, grazie ad un videoideato e realizzato interamente dai ragazzi.A distanza di 2 anni quando li incontro per strada, alluniversità, ancora impazzisco per loro chehanno saputo regalarmi un anno che non potrò mai dimenticare. E forse se oggi lavoro allIGS comeresponsabile Napoli-Nord un po è anche merito loro!... facciamo un passo indietro...Sono passati circa nove anni da quel lontano 1999, tante cose sono cambiate: sono cambiata io, iragazzi, i docenti, ma quello che non è cambiato è lentusiasmo, quello che vedo negli occhi deiragazzi quando partono le loro avventure imprenditoriali, lo stesso che vidi ben 9 anni fa negli occhidi mia cugina, che solo ora ringrazio (nonostante si sia dimenticata di me al momento delladivisione degli utili) per avermi reso, inconsapevolmente, parte di un sogno!Durante la mia esperienza di Responsabile Napoli-Nord per lIGS, ho visto e seguito tante classi,tanti giovani talenti e tanti ragazzi normali, ma ho sperimentato che “a fare la differenza” non sonoi talenti bensì i ragazzi normali “di buona volontà”! In questi 2 anni ho imparato una cosa: spesso“quando non corrono i cavalli allora trottano gli asinelli”... e certe volte VINCONO!!!“Niente è più pericoloso di unidea quando si ha unidea sola” (Émile-Auguste Chartier "Alain").... Lo sanno bene i ragazzi del Liceo Scientifico N. Copernico di Napoli che con la loro tenacia e 27
  • 28. caparbietà hanno trasformato la loro semplice business idea (orologi serigrafati) in un cavallo dibattaglia vincente. Ed è così che il laboratorio dimpresa A tiemp a tiemp si è aggiudicato il premio“Migliore impresa della zona Napoli-nord edizione 2006/2007”! Sorridi nel ricordarli mentretrasportano il loro gigantesco albero di cartone (pezzo forte del loro stand) da un mezzo pubblicoallaltro scatenando le ire dei malcapitati passeggeri...ma a loro poco importa...dopo tutto il finegiustifica i mezzi...e se è in gioco la vittoria del “Copernico” allora ogni mezzo è lecito! Scavandonei ricordi ecco che riaffiora alla mente limmagine di quegli scapestrati che scorrazzano con ilmonopattino tra gli stand della fiera al Centro Direzionale inseguiti dallassistente di zona che liminaccia con ogni sorta di punizione...si potrebbero scrivere pagine e pagine sugli aneddoti chehanno caratterizzato lesperienza imprenditoriale di una squadra che, vincitrice per ben due anniconsecutivi, lascia dietro di se uneredità difficile da gestire per coloro che gli succederanno.Ledizione IGS 2006/2007 annovera tra i suoi illustri protagonisti i piccoli imprenditori dellIpsarRossini di Bagnoli che si fanno onore con le loro 2 imprese Next stop...Naples e On The Roadcommercializzando gadget turistici e pacchetti viaggio. Visitando gli stand non puoi non notare lepiccole irrefrenabili cowboy dell On the Road, promotrici e protagoniste del gemellaggioPetronio/Rossini, sempre pronte a disertare il loro punto vendita per fare acquisti dai piccolicolleghi dellimpresa Biv ca tpass. Le riconosceresti ovunque con quei grossi cappelloni, le camiciea quadri e gli stivali, preoccupate (a onor del vero) più di fare conquiste che di fare profitto!Diversi i loro diretti concorrenti della “Next stop...Naples”, e se nellentrare in classe, il primogiorno, ti scontri con la loro diffidenza, impari poi a conoscerli e ti sorprendi nel vedere quantoquesti saggi imprenditori riescano ad arricchirti giorno dopo giorno! Il loro entusiasmo contagioso,la loro propositività, la grinta e la voglia di vincere distinguono ogni loro gesto e pervadono ogniloro scelta imprenditoriale! ...e anche se la tanto attesa proclamazione non li vede premiati...pocoimporta...la vittoria è accorgersi (attraverso le loro parole) quanto questo progetto, rispetto al primoingresso in aula, li abbia cambiati!Esperienza irripetibile è quella vissuta dai ragazzi dell’Ipsar Petronio di Monteruscello che ha vistocoinvolti tutti, dai docenti al personale ATA, dal Dirigente Scolastico agli applicati di segreteria. Le2 imprese Choco Enjoy e Biv ca t’pass hanno trascinato con il loro contagioso entusiasmo l’interoistituto in un’esperienza che, nonostante non si sia conclusa con una meritata vittoria, è rimasta neicuori degli studenti. Mitiche le prof.sse Elisabetta Cioffi e Mariateresa Urso che hanno saputocostantemente motivare e spronare i loro piccoli imprenditori coadiuvate da due caparbi trainerChiara e Domenico. Ed ecco il primo gruppo in cucina alle prese con il cioccolato e glistampini...provare e riprovare fino a che i cioccolatini non siano perfetti...superbi. Coinvolti ed 28
  • 29. eccitati fino allinverosimile, una tacita politica si diffondeva tra loro: poco importa se saltalinterrogazione, se si ritarda di unora lingresso in aula, perché stanchi, dopo aver passato una nottesul business plan...tanto quello che conta è limpresa....la nostra impresa!Meno profondi e più dediti ai divertimenti i piccoli Biv ca tpass, distintisi come coloro che durantela fiera al Centro Direzionale disseminavano il panico tra gli stand. Ed ecco che li vedi divertirsi neltirarsi reciprocamente limoni e chicchi di caffè (ingredienti base dei loro liquori)... e quando capisciche, invece di vendere i loro prodotti, li regalano a tutti... sorridi nel renderti conto che, se è veroche lobiettivo di ogni impresa è fare profitto, allora loro dellimpresa non hanno capito proprioniente!...un premio sicuramente lavrebbero dovuto meritare : quello per la simpatia!Cosa dire poi dell’Ipsia Marconi passata alla storia dell’IGS come la “Scuola Gold” sede di ben 8micro imprese che hanno trascinato il “settore moda” in quest’avventura…così i lunedì pomeriggiole piccole aule delle strutture di Giugliano e della succursale a Qualiano si trasformavano inlaboratori tessili di ben 8 micro industrie. Passando tra i banchi potevamo incontrare giovaniDirettori Marketing alle prese con ricerche di mercato e sponsorizzazioni, Amministratori Delegatiche provavano imbarazzanti discorsi e Responsabili Finanziari impegnati nel cercare di far“quadrare i conti”…cosa dire del bel Mirko, della stravagante Maurizia Rosa, della caparbiaFabiana e della dolce Teresa, del silenzioso Sirio…senza il loro contributo la “Scuola Gold” nonsarebbe mai potuta diventare licona dellalta moda Napoli-nord!Impeccabili, sempre ben vestiti, distinti e sorridenti, passeggiando tra gli stand della fiera al CentroDirezionale non puoi non notarli, sono loro: i piccoli manager dell’IPIA Niglio di Frattamaggiore,azionisti-fondatori dell’impresa Elios Project e di uno dei prodotti più originali dell’edizione2006/2007. Tra i favoriti nella corsa per la vittoria, queste giovani menti riscuotevano il consensogenerale, oltre che per la loro simpatia soprattutto perché ideatori di una lampada da giardino adenergia solare, utilizzabile per segnalare dei gradini o comunque un percorso in giardino…forsesiete stati doppiamente bravi perché tutti vi ricorderanno anche in mancanza del premio!!!ITC Moscati... è proprio il caso di dire :- “quando il trainer fa la differenza!”Era il 26 gennaio quando i giovani di SantAntimo conobbero lIGS Campania. Ore 8 delmattino...presentazione in IV C...roba da non credere ai propri occhi! Mai visti ragazzi più entusiastie determinati, 140 euro di azioni raccolte in meno di 50 minuti, non esisteva docente o membro delpersonale ATA che non fosse stato “costretto” ad investire nella loro azienda: Le quattro C. Scenedi panico nei corridoi... non era difficile scorgere ragazzi in fuga nel cercare invano di sottrarsiallinsistenza dei piccoli imprenditori, troppo preoccupati di raccogliere il capitale sociale per 29
  • 30. accorgersi di aver messo in subbuglio unintera scuola. Ma tutta questa esuberanza era placata dallaloro timida e terrorizzata trainer...Situazione completamente opposta in IV F ...alla presentazione delle 11:30 a fatica si distinguevanoi volti svegli da quelli dormienti, mi domandavo se nei loro confronti non fosse accanimentoterapeutico... allennesimo sbadiglio la rassegnazione cominciò a prendere il sopravvento... lapiccola trainer Imma aveva gli occhi lucidi e a fatica tratteneva le lacrime, ma più che commozionea prevalere in lei era vera e propria disperazione!!! A cinque mesi di distanza la situazione eratotalmente capovolta: Diamond (IV F) era divenuta una squadra invincibile grazie allenormeimpegno e caparbietà di Imma, mentre Le quattro C, si è ritirata a due settimane dalla competizionefinale per problemi interni…Dura è stata la sfida che ha dovuto affrontare la trainer Barbara al L. S. Emilio Segrè, di Marano.Al suo primo incontro con il laboratorio d’impresa si è trovata di fronte ad un solo studente passatoalla storia come “OnlyFabio”: unico e solo! Lui Responsabile Finanziario, lui l’AmministratoreDelegato nonché Responsabile Marketing, di Produzione, Segretario e quant’altro! Solo,unicamente e costantemente lui!... e allora come fare? Acciuffarli nei corridoi, rincorrerli nei bagni,seguirli in palestra…. tutto pur di coinvolgere altri studenti! Tutto pur di formare una squadravincente! Così, dopo gli appelli del prof Toraldo, le sollecitazioni del prof Gatti (coinvolto quasipiù dei suoi studenti), gli stabilimenti della piccola impresa, Speedy darts , cominciano ad affollarsi.Dalle tante idee bizzarre prende vita uno dei più originali prodotti realizzati dai ragazzi: un “tiro albersaglio” con le foto dei docenti! …ed eccoli…sembra di rivederli ancora…in fiera al CentroDirezionale…a lanciare freccette contro i volti dei loro docenti imprigionati in cerchi di legno...ungioco che impiega davvero molto poco a diventare popolare tra i piccoli scalmanati fieristi!Ed è l’ITC A. Torrente di Casoria ad aggiudicarsi il secondo posto dell’edizione IGS 2006/2007,con il laboratorio d’impresa Fashion Mobile, che insieme a Guys World e Polidea allietava i grigipomeriggi del Torrente. Queste tre società che producevano rispettivamente porta cellulari,portatutto da stanzetta e accessori in polistirolo, erano disposte lungo il grande corridoio al pianoterra delledificio scolastico...Tra tentativi di spionaggio, casi di boicottaggio, le tre piccole impreseprocedevano a ritmo serrato con il solo obiettivo di vincere! Estenuanti ricerche di mercato, analisidi fattibilità sul prodotto, campagne pubblicitarie curate fin nei minimi dettagli, presentazioni video,business plan multimediali...niente era lasciato al caso, ogni mossa era studiata fin nei minimiparticolari...il risultato? Scontato! Una meritatissima vittoria! 30
  • 31. 6. Sotto la lente: IGS visto da un professoreProfessoressa Patrizia Tondo, docente di Economia aziendale, Vitruvio Castellammare diStabia .«Sono da vent’anni nel mondo della scuola e dalla mia esperienza questo è uno dei progetti checoinvolge di più i ragazzi. Questo è un progetto che sentono loro, ogni prodotto è una piccola partedel ragazzo, come se fosse una propria creatura da far crescere con amore, con attenzione, conpremura, per questo sono disposti a sacrificare anche qualcosa di personale per portare avanti leproprie idee, la propria attività. Il coinvolgimento emotivo trova in più un forte riscontro a livellodidattico perché si supera l’impianto teorico della lezione frontale e lo studente inizia ad avere dellebasi per continuare a lavorare tradizionalmente in classe e poter vivere all’ultimo anno nell’areaprofessionalizzante anche un’esperienza di stage in azienda.È molto stimolante per un docente riuscire a cogliere i progressi che i ragazzi compiono anche inmaniera inconsapevole in questo percorso, ed imparare tutte le sfumature dei loro caratteri che inaula non sempre emergono.Attraverso le responsabilità assunte con il laboratorio di impresa e con l’ausilio e il coinvolgimentodel trainer il ragazzo impara ad organizzarsi in maniera più autonoma e ad assumersi incarichi chein altri contesti non avrebbe portato a termine. La funzione del trainer e del docente è in questo casoquella di portar fuori maieuticamente quel ricco patrimonio interiore del singolo e metterlo inrelazione con l’altro.Per chi come me che insegna economia pur provenendo da una formazione superiore classica, vedecome determinante un’apertura da parte dei licei alla cultura di impresa, proprio per colmare alcunelacune che i ragazzi hanno nel loro percorso tradizionale di studi e per cementare una fascinazionenaturale che alcuni hanno verso l’economia pur non percependo nella sostanza le sue applicazioni.Dare ai ragazzi che frequentano il liceo l’opportunità di sperimentarsi in un percorso così compositoe di essere protagonisti della loro crescita significa coltivare in maniera attiva dei nuovi talenti cheun domani potrebbero trasformarsi in manager lungimiranti e consapevoli». Intervista a cura dello staff IGS Campania 31
  • 32. Professoressa Antonella Pompeo, docente di Tecnica turistica, Vitruvio Castellammare diStabia .«La scuola partecipa a questo progetto già da un paio di anni, i ragazzi, facendo un percorso di studiche abbraccia l’economia e l’approccio al cliente- turista, sono stati coinvolti sia dal punto di vistadidattico che da quello esperenziale perché hanno creato un prodotto ma soprattutto hanno dovutoimmetterlo sul mercato che hanno dovuto conoscere. La metodologia del learning by doing èl’unica vincente e la mia scuola la applica in molti progetti.La figura del trainer a capo del laboratorio di impresa è vincente perché come età è vicina a quelladei ragazzi, per cui ha delle didattiche che noi professori che abbiamo qualche anno in più magariabbiamo dimenticato. Il mio consiglio è di collaborare, perché a volte il trainer fa un percorso e sidimentica di coinvolgere il docente che però deve avere il filo diretto per comunicare con i ragazzi.L’esperienza IGS è stata positiva, ne sottolineo l’aspetto socializzante, ho visto legare i ragazzi dipiù fuori, di quanto non lo facciano in classe, rapportarsi con gli altri, ragazzi più chiusi hannovissuto un momento di apertura. È la socializzazione la carta vincente».In questo capitolo del libro ho deciso di inserire una mail del professor Postiglione, docente dellaboratorio di impresa 8 Teen di Torre del Greco, per tutti noi che l’abbiamo conosciuto eapprezzato durante la fiera di Paestum resterà una persona dall’entusiasmo coinvolgente edall’amore verso i suoi studenti e il suo lavoro, spero che in molti si possano riconoscere nelle sueparole…Egr. dott. Marotti,potrà non crederci, ma il suo libro (“Imprese da ragazzi” a cura di Eduardo Marotti e LucianoZiarelli edito da RAI Eri,ndr) ho finito di leggerlo alle ore 19 del giorno in cui me lha regalato,ovvero venerdì 1 giugno.Quel libro, da cui ho tutta lintenzione di trarne, come anticipato, un articolo da mandare al Denaro,mi ha ridato forza e energia per continuare il mio lavoro che spesso si trova di fronte a tanti fattoridemotivanti. Forza ed energia che ho messo sin qui nei miei 7 anni di insegnamento e che, grazieanche a quel libro, ho capito di avere ancora dentro per molto, molto tempo ancora.Lei venerdì mattina mi ha chiamato "rivoluzionario". Non ho avuto il tempo di raccontarle che lasua definizione mi ha fatto subito venire in mente la battuta di un film recente (che le consiglio: ICento Chiodi di Ermanno Olmi) in cui il protagonista viene interrogato dai carabinieri che gli Intervista a cura dello staff IGS Campania 32
  • 33. chiedono: "Ha mai partecipato ad attività sovversive?" - "Certo, risponde lui, faccio il docente".Ebbene sì, mi sento un po rivoluzionario. Come lo è lei, certo più di me, che ha rivoluzionato tantoe che continua a farlo tuttoggi. Speriamo di essere tutti, io, lei, Orciuoli, Dentale, e gli altrisovversivi, gli artefici della rivoluzione culturale di cui lItalia ha tanto bisogno.Volevo ringraziarla per averlo ricordato a me stesso, per avermi fatto sentire, nel mio infinitopiccolo, parte di questa grande "cospirazione di energie".grazie per quello che in questi dieci anni ha messo in piedi. A nome di tutti i sovversividItalia...francesco postiglioneSent: Sunday, June 03, 2007 8:16 PMSubject: impressioni sul libro 33
  • 34. 7. Giovani Manager tra i banchiI primi giovani imprenditori ad in iniziare quest’anno l’avventura IGS a Napoli sono stati i ragazzidel De Sanctis.Paola e Raffaella non hanno rivestito solo il ruolo di trainer dei laboratori Angel Star e Gli artigianidella pelle, ma sono state confidenti, amiche, prime lavoratrici del laboratorio, trasmettendo oltre anozioni di economia e marketing, il vero spirito di lavorare in gruppo, motivando senza maiscoraggiarsi i ragazzi anche nelle difficoltà e nei momenti di conflitto. Per questo, pensando a questidue laboratori di impresa, vengono sì in mente i divertentissimi scooby-doo e le riuscitissimecinture in cuoio, ma soprattutto le storie e i volti di chi ha partecipato a quest’esperienza: icomportamenti disarmanti e l’ilarità senza limiti di Vincenzone, l’energia e la grinta di andareavanti contro ogni avversità e ogni oppositore di Rita, la cui voglia di esserci, di fare un salto diqualità potrebbero essere un insegnamento per tanti «Quest’esperienza ci ha offerto degli spunti percrescere, per pensare al domani…io sono stata Amministratore Delegato di questa impresa, noncredo che in futuro questo sarà il mio lavoro, però ho capito che mi piace il mondo del commercio,anche se non so in quale settore perché oggigiorno è molto vasto. È stata l’IGS a farmi conoscerequesto sistema perchè prima ne ero proprio all’oscuro, era un mondo che non conoscevo».Al Galiani la competizione è stata sentita fin dal primo momento, i due laboratori d’impresa formatidal professor Amato e guidati da Susanna e Marzia hanno iniziato a darsi del filo da torcere sullostesso terreno. New Style ha prodotto bracciali, collane, orecchini con perle e perline e Picture Farmha invece optato per portachiavi e bracciali con perle e ciondoli. La fiera d’istituto ha premiatol’intraprendenza, la vastità e la qualità dei prodotti offerti, nonché la sponsorizzazione dell’ANMreperita da Picture Farm, ma è servita a Rosa, Daniele, Toni, Giovanni & Co. per sfoderaremaggiore grinta ed investire maggior tempo e passione nel proprio lavoro, per arrivare in fieralocale e non dover temere alcun confronto.Serena è tornata nella sua vecchia scuola a fare la trainer, così al Pagano tra tanti volti conosciuti hatrovato la preside, Liliana Talarico, sempre impegnata in mille attività per dare un valore aggiuntoagli anni di formazione dei suoi studenti. Il laboratorio 6-teen con il motto “Cera una volta…” allafiera d’istituto ha ottenuto la completa attenzione degli studenti e dei professori e anche i guadagnisono stati considerevoli. Candele che sembravano flute di champagne, boccali di birra, piatti dipatatine, fiori, realizzati in modo da non essere dannosi per la salute e con sole essenze naturali,hanno avuto anche un packaging ad hoc per massimizzarne l’impatto espositivo e sono statiproposti come un ritorno alla fantasia e all’unicità del lavoro artigianale. 34
  • 35. All’Isabella d’Este la meraviglia è stata grande quando dopo che i ragazzi hanno deciso con i lorotrainer il prodotto sono passati all’operatività. I laboratori di taglio e cucito della scuola si sonotrasformati in un ordinato e professionale atelier, sui banconi tra cartamodelli, metri, aghi, filo,stoffe sono stati delineati i primi modelli: le ragazze di 3Altra Moda, sotto le direttive dellaResponsabile di Produzione Lulù hanno disegnato e cucito gonne in jeans con volant di setacolorata, mentre il team Fashion Style ha puntato su top e borse in tessuto.I ritmi di lavoro sono stati così frenetici e i ruoli a tal punto intercambiabili che Salvatore, dopoessere stato infaticabile insegnante e procacciatore di sponsor ha seriamente rischiato di fare datestimonial, in minigonna, alla società durante la fiera d’istituto e la professoressa De Pasquale nonha mai negato il suo tempo e la sua disponibilità ai ragazzi, finendo di sovente dietro la macchina dacucire per mostrar ai ragazzi della Fashion Style piccoli dettagli di stile.In ritardo ai nastri di partenza, le agguerritissime ragazze di Envidia, hanno bruciato tutte le tappeper partecipare alla fiera locale. Da future creatrici di tendenza hanno realizzato accessori di modafondendo l’eleganza delle perle e delle pietre dure con l’originalità e i colori caldi degli sbarazziniciondoli creati in cernit. Così se Alessandra, Viviana, Federica e Serena hanno supervisionato lafase produttiva, Paola ha supportato il mio lavoro di trainer in tutte le attività di coordinamento eorganizzazione, dimostrando un entusiasmo, una maturità e una propensione al lavoro chepurtroppo non è stata in grado di valorizzare nel suo percorso di studi quest’anno.Può uno scricciolo di trainer tener testa a otto “ruspanti” ragazzi? Claudia ce l’ha fatta. Li hastregati tutti con il suo incredibile sorriso e con l’entusiasmo che mette in ogni iniziativa. Così sesotto il profilo tecnico Benito, Pasquale, Giovanni & co. della Metal Fermi dell’istituto Fermihanno trovato nel professor La Penta un insostituibile maestro, Claudia ha sfoderato le armi delmarketing per valorizzare l’esposizione del carrello elevatore (ribattezzato “Lello il Carrello” daPasquale e dalla sottoscritta…). Lo stand si è trasformato in un’officina con pannelli in polistirolo eriproduzione di attrezzi di cartone appesi alle pareti e tutti i responsabili di funzione eccettol’Amministratore Delegato hanno vestito le uniformi blu degli operai.«Teckno Dream è stato letteralmente il nostro sogno… che potessimo prima o poi approdare aqualcosa di tecnologico!!!», così mi confessa ironizzando Augusto raccontandomi la loro travagliataesperienza. Il secondo laboratorio del Fermi ha avuto un cammino un po’ impervio a causadell’avvicendarsi dei trainer e delle analisi di fattibilità con esito negativo che hanno portato ascartare le prime idee di prodotto provocando un naturale sconforto. Quando li ho incontrati ascuola a marzo sono stati finalmente orgogliosi di mostrarmi lo schiaccia rifiuti, nato da un inputdel professor Marchitto, e corredato da disegni fatti in CAD…meccanici al servizio dell’ambiente! 35
  • 36. L’esperienza al Fonseca è iniziata sotto i migliori auspici. La scuola aveva vinto uno dei premi dellascorsa edizione del progetto ed i ragazzi partecipanti non volevano sfigurare rispetto aipredecessori. La lezione successiva al brainstorming sul prodotto, Giuliano, che è l’unico ragazzodel laboratorio, propone di realizzare una rivista mensile incentrata su tutto ciò che può interessareai ragazzi e che Napoli offre: concerti, presentazione di libri e cd, prime teatrali, locali di tendenza,manifestazioni sportive… con l’entrata del trainer ufficiale, Marco, nasce il giornale “Break” e illaboratorio viene battezzato Tutte donne tranne me. I ragazzi si misurano subito con la complessitàdi realizzare un prodotto editoriale e la gestione difficile dei tempi sarà la causa della loro assenzaalla fiera locale, ma anche lo stimolo per arrivare preparati all’appuntamento di Paestum e Afrodite,Santina, Sara, Bruna e tutte le altre hanno davvero dimostrato di che pasta sono fatti!Segreti industriali e guerriglia di marketing. I più giovani imprenditori di quest’anno, alCampanella, supportati dalle professoresse Lettieri e Marino, si sono dimostrati tutt’altro che deglisprovveduti.Le ragazze di Another Day hanno puntato sulla coerenza con il loro percorso di studi e hannosupportato una casa famiglia del Rione Sanità nell’accoglienza di bambini appartenenti a situazionisociali disagiate. A questo scopo hanno prodotto dei bijoux in perle con ciondoli di Hello Kitty ed ilricavato delle vendite è stato finalizzato all’acquisto del materiale ricreativo per i bambini.Marina e Ornella hanno veramente “trainato” il laboratorio Butterfly, il loro impegno non si èlimitato a trovare i fornitori per gli infradito e la tipografia per la stampa del logo, ma hannocontinuamente punzecchiato, a modo loro, i membri più pigri del team per incentivare il loroimpegno e la loro partecipazione e anche con i clienti il loro spirito affarista non è passatoinosservato; che dire di Francesco? la sua timidezza, i suoi sorrisi, un modo inconfondibile difare…poi Oleh e Giselle, silenziosi osservatori….Vincenzo (al quadrato), Antonio, Giovanni, Alessandro, Mario, Luca…insomma ecco a voi laformazione dei Solutions for web. In tempi da record all’ITI Volta hanno assorbito il progetto e lohanno rielaborato ponendolo al servizio delle loro competenze, il tutto grazie all’infinito entusiasmoe al coinvolgimento totale della professoressa Maria Sandra Cortese che ha dato ai ragazzi tutti glistrumenti per realizzare un software di gestione per le aziende e li ha sempre supportati in modo chenon scontassero l’eccessivo ritardo con il quale avevano preso parte al progetto. Incontrastata leaderdel gruppo è stata Stefania, non una semplice trainer ma vero jolly a servizio del gruppo: abilecacciatrice di azionisti, infaticabile conquistatrice di e-point, consulente marketing, autista,un’amica attenta e disponibile, più di una sorella maggiore… insomma non c’era da meravigliarsi 36
  • 37. che confondendosi camaleonticamente tra i suoi ragazzi nessuno la scambiasse per trainer!All’ITC Diaz mi sono sperimentata per la seconda volta come trainer, così inevitabilmente ilracconto non sarà imparziale.Sono davvero orgogliosa dei ragazzi di Megalo, soprattutto perché hanno avuto la maturità di capireche sarebbero dovuti diventare presto autonomi poiché il mio impegno di Assistente di zona, nonmi avrebbe consentito di dedicare loro tutte le energie di cui necessitavano e che non avrei lorolesinato. Il professor Miranda ha avuto immediatamente ragione nel dire che di quest’esperienza neavrebbero beneficiato soprattutto coloro che negli studi si dimostravano più svogliati. E così ungrazie va a Francesco che è riuscito a riabilitare gli sfottò sulla sua maglietta Megalo e a dar nomeal laboratorio, nonché essere il promotore del kit sportivo, la sacca con gli accessori più richiesti dacoloro che praticano sport. Lavinia invece ha percorso tutta Napoli senza risparmiarsi alla ricercadei fornitori che offrivano un miglior rapporto qualità/prezzo. Poi ci sono Cinzia, eccezionale A.D.,Sabrina, Elena, Diana... ragazzi, vi citerei tutti è solo per questioni di spazio che non lo faccio, masappiate che al di là dei nostri piccoli momenti di tensione, sono stata un po rigida nel pretendere ilmassimo da voi, ma questo perché vi ho sempre ritenuti allaltezza di grandi traguardi.Gli imprenditori di Power P si son dimostrati “tosti” fin da subito, così come determinato e veroleader è stato Luca, l A.D. della società, poche parole e direttive chiare per tutti, daltronde inquesto gruppo bastava unocchiata per capirsi. Così Tani, Fabio, Paolo, Ciro e gli altri si dedicanoalla produzione di cappelli con applicazioni e vedere quante ordinazioni hanno ricevuto nella fieradistituto basta per capire che a Miano cè qualcuno di molto forte a dettar tendenza.Lidea del coprisellino per scooter sembrava frutto di una buona indagine di mercato, il nome 7 incondotta era accattivante, il feeling tra i partecipanti era buono, insomma il team del Serrasembrava destinato ad un percorso senza grandi avversità, e invece... saranno stati i costi esosi diproduzione che hanno inciso sul prezzo finale, o un calo di interesse e motivazione dei partecipanti,o forse semplicemente noi dell IGS avremmo dovuto prospettar loro nuovi stimoli e tracciare di piùil loro percorso, fatto sta che dopo la fugace apparizione alla fiera locale il laboratorio ha deciso diconcludere la propria esperienza. Cari ragazzi, ci dispiace, per quello che avremmo potuto fare enon abbiamo fatto, perché siete stati gli unici a non tentare il tutto per tutto per dimostrarci il vostrovero carattere...Questo capitolo si conclude con una storia di un insuccesso, la scelta non è stata casuale serve aricordare a tutti, a noi in primis, che certi investimenti per andare a buon fine richiedonocoinvolgimento, passione, attenzione costante e una voglia infinita di sperimentarsi sempre e dimettersi in discussione continuamente... 37
  • 38. 8. Sotto la lente: da partecipanti a trainerNon potremmo mai sapere cosa ci riserva il domani. Quali sorprese, quali gioie ci travolgerannonella nostra vita.Le cose che ho imparato da quest’avventura sono tante, ma su di una voglio fermarmi in particolare:il cerchio si chiude sempre, nulla avviene per caso, ed ognuna delle scelte che facciamoquotidianamente è una strada che ci porterà in un punto ben preciso.La mia classe, la IV E, era sempre stata una delle migliori dell’istituto, un Liceo Scientifico dellazona Vesuviana. Forse fu questo che spinse i docenti a scegliere noi, insieme alla sezione D, comepossibili destinatari della proposta di Ig Students.“ Formare una S.P.A.? ….ma se nemmeno so cosa significhi….”: furono questi più o meno ipensieri che mi passarono per la testa quando mi parlarono del progetto Ig Students. Certo, il dirittoe l’economia non erano esattamente materie inserite nel nostro curriculum! Però, mi dissi, perchénon approfittare di questa occasione? Perché chiudere la porta a nuove conoscenze? E poi, saperecos’è un’impresa e cosa faranno mai questi Amministratori Delegati che si sentono sempre alla TVnon può farmi altro che bene…Non potevo sapere che, di li a qualche mese, in TV ci sarei finito anche io…e proprio da A.D.!!!Il gruppo si formò rapidamente, ed era un gruppo interclasse tra noi e la sez. D. Per me che nonconoscevo assolutamente nessuno al Liceo, pur frequentandolo da 4 anni, era un’esperienzatotalmente nuova, che mi avrebbe aiutato anche nella socializzazione: venivo da unaltra città eanche se era trascorso tutto quel tempo non avevo ancora superato il trauma del trasferimento, edero riuscito a creare nella mia scuola una rete di relazioni appena sufficiente per essere consideratodai più un “mezzo sconosciuto”.Lavorare in team è forse una delle cose più importanti che mi sono entrate in testa.Quando non sei solo a portare avanti un progetto, qualsiasi esso sia, hai più forza da un lato, madall’altro ti rendi conto che solo se anche gli altri hanno lavorato bene i tuoi sforzi vengonopremiati. Tutti fanno parte di una grande macchina ed il lavoro di ognuno è un piccolo ingranaggio:se si blocca, anche gli altri sono costretti a fermarsi. Un’arma a doppio taglio? Forse, ma non se silavora con persone straordinarie; e vi assicuro che di persone così ce ne sono ovunque, non tante,ma ci sono, anche nel nostro malandato Mezzogiorno.Ed è proprio grazie al lavoro che ho affrontato durante la mia esperienza da membro del C.D.A.della Pelagus S.p.A. lab. (così si chiamava la nostra Società) che ho incontrato la persona che piùstimo ancora oggi, dopo dieci anni ormai. Siamo più che amici, direi quasi fratelli, il che per me che 38
  • 39. sono figlio unico è una gran bella cosa. E la nostra amicizia è iniziata proprio lì, in quel piccololaboratorio che avanzava a passi incerti verso una splendida avventura.Fui eletto all’unanimità Amministratore Delegato, più che altro perché conoscevano la mia pagellae sapevano che ero un ragazzo che si impegna. Appena fiutarono che quello era il ruolo di maggiorepeso e responsabilità, non esitarono a rifilarmelo: accettai con onore!Quel laboratorio, un po’ per la mia posizione, un po’ perché furono scelte le mie proposte sia per ilnome che per la tipologia di prodotto, lo sentivo come mio. Però la realtà restava quella: la societàera di tutti noi, ed era il nostro lavoro, il lavoro di tutti, a portarla avanti.La nostra idea imprenditoriale era abbastanza valida e relativamente semplice: si trattava di uncoprisella impermeabile per moto o scooter, richiudibile in una apposita custodia con chiusuralampo. Ne curammo tutte le fasi, dalla realizzazione di un prototipo a quella “in serie”.Conducemmo ricerche di mercato per valutare la grandezza media delle sedute dei vari modelli didue ruote, per la scelta del tessuto da utilizzare e per la realizzazione pratica, per la quale ciaffidammo ad una sarta. Scegliemmo insieme la confezione, il cartellino…studiammo il marketing,insomma. Durante tutte queste attività ebbi modo di conoscere i miei amici/colleghi, capire chivaleva e chi no, confrontarsi e divertirmi insieme a loro.Ma questo era solo l’inizio: tra speranze ed illusioni, arrivò la prima fiera.Circolava voce che il nostro laboratorio fosse uno dei migliori, anche per merito di un prodottoparticolarmente interessante.La nostra palestra si trasformò in una splendida area fieristica e fu molto stimolante apprezzare glisforzi degli altri laboratori, da altri istituti, altri paesi. Le mie conoscenze a livello umanocontinuavano ad ampliarsi ed il laboratorio mi prendeva sempre di più. Tuttavia non fu quella lafiera più bella, perché arrivò forse troppo presto e ci colse impreparati.Ricordo ancora i preparativi prima della fiera provinciale. Fino alla sera prima mi cimentai io stessonella costruzione di una piattaforma espositiva girevole, mentre gli altri si occuparono di un videodimostrativo di come il nostro coprisella salvasse la parte posteriore dei calzoni dei centauri in casodi pioggia!Quanto impegno in quei momenti: mi sentivo come una piccola formica operaia…ma tanto ful’impegno quanta la soddisfazione dei giorni successivi!In fiera c’era un quantitativo di ragazzi pari più o meno a quello di tre istituti messi insieme, e girarein tenuta sociale con tanto di cartellino dedicato mi dava un non so che di orgoglio. Avemmo mododi ammirare i lavori di altri ragazzi che, come noi, si erano impegnati alla grande. Ogni gruppo erafantastico di per sé, perchè senza saperlo quei ragazzi avevano fatto qualcosa di straordinario.Avevano scavalcato il muro, erano andati oltre quello che la più prestigiosa delle Scuole può offrire.Ragazzi dalla città come dalla periferia; dai quartieri alti così come da quelli più a rischio: tutti 39
  • 40. erano riusciti a creare un gruppo, un prodotto, uno stand. Tutti avevano affrontato un’esperienzareale di vita, senza la noia che magari a volte un libro può dare. Tutti avevano creduto nella loroidea, in ciò che facevano in quella che non sembrava nemmeno più una simulazione, tanto ci avevapreso. Tutti avevano fatto quello che gli adulti dovrebbero fare ogni giorno: credere in se stessi, inciò che si fa, nelle persone che ci stanno accanto. Credere che con l’impegno e l’unione di tutti sipossono oltrepassare tutti i problemi che attanagliano la nostra società.Pensieri in cui solo un adolescente può credere? Forse…ma a me sembra tutt’oggi che l’atmosferache si respirava in fiera fosse molto più sana di quella che respiro quando passeggio per le strade delmio paese…Ricordo che quell’anno ero affetto da febbre leggera ma continua, e fu proprio uno di quei giorninei quali mi sentivo particolarmente debilitato che dovetti andare a scuola, ad ogni costo.Nonostante i paternali di una madre apprensiva feci venire il barbiere a casa, mi vestii di tuttopunto: non potevo rinunciare ad un occasione così clamorosa!Le telecamere mi aspettavano in un’aula al primo piano, dove c’erano altri due ragazzi come meche fremevano per quello che sarebbe successo di li a poco. Non ce lo dissero, ma credo che queitre fossero i migliori laboratori della zona.Non ho fatto registrare a casa il servizio andato in onda su RaiTre, e forse ho sbagliato. Magari misarei potuto rivedere quando sarei stato adulto. Ma poi ho capito che non ce n’era bisogno, in fin deiconti. Quell’intervista, quei pochi secondi, vivono nella mia mente come la più fedele delleriproduzioni digitali. Insomma, se non mi accadrà più nulla di così eccezionale nella mia vita,almeno potrò dire di essere apparso in TV, almeno per una volta, anche se non ne avrò le prove.IGS mi ha dato anche questo.Dopo sei anni ero rimasto più o meno lo stesso di allora. Qualche chilo in meno, certo, ma chi mivide non esitò nel riconoscermi. Roberto mi guardava con occhi meravigliati e curiosi, mentre misalutava. Che ci facevo io nella sede di IGS? Forse non sapeva che tra le persone che erano statecontattate per diventare trainer quell’anno c’ero anche io, che nel frattempo mi ero laureato. Perquesto ero stato scelto da un database, un foglio dove sono scritti tanti nomi come il mio. Ma percome vedo io le cose il mio nome quel giorno deve aver brillato agli occhi di chi stava scorrendoquella lista. Deve aver urlato “…eccomi, sono qui, scegli me…” e come sempre succede per le coseche non vediamo, deve aver colto nel segno.Quando ricevetti la telefonata di Rossella, che mi proponeva la possibilità di diventare trainer, ebbitanto a cui pensare. In primo luogo, quanto tempo avrei sottratto all’impegno di sempre, alla miaimpegnativa carriera universitaria? Sarei riuscito a conciliare le due cose?Dopo averci pensato a lungo, decisi di contattare il mio vecchio trainer, Massimiliano. Feci 40
  • 41. parecchie telefonate per avere il suo numero. Volevo che mi consigliasse, che mi dicesse se ineffetti l’impegno fosse sostenibile. Ma adesso posso dire con serenità che forse avevo già deciso: ilfatto stesso di cercare il mio ex-trainer con tanto impegno era sintomo del fatto che la cosa miinteressava eccome.Quella telefonata fu proprio come volevo che fosse. Il mio vecchi amico (questo diventano i traineralla fine, dei veri e propri amici) mi rassicurò sulla bontà dell’impegno e sul suo non eccessivo pesoin termini quantitativi. Massimiliano aprì le porte della mia esperienza da Trainer IGS.Il gruppo che mi fu affidato era molto numeroso. Venti ragazzi, molti dei quali vivaci! Come avreifatto io, che non avevo esperienze del tipo, a farli stare buoni? Non potevo sapere che non ne avreiavuto bisogno!Presto i ragazzi iniziarono a trattarmi come uno di loro (entro certi limiti, ovviamente). Mi ricordoche già dopo il primo incontro mi invitarono a giocare con loro a nascondino nel cortile dellascuola. Per me fu molto importante, significava entrare nel loro gruppo.Col tempo la situazione non ha fatto che migliorare.Quei ragazzi mi hanno cambiato la vita. Sul serio.È difficile entrare in una comunità nuova. Lo è ancora di più in una comunità ostica come la nostra,ancora di più per un adolescente cresciuto in modo certamente diverso, certamente distante. Chi ènato e cresciuto qui di certo non mi capirà quando dico che la nostra società è difficile, ostica. Ma viassicuro che è così.Per me fu così quando undici anni or sono mi sono trasferito qui direttamente dal cuore dellaPianura Padana. Mi sembrava tutto a dir poco un casino.Quella difficoltà l’ho affrontata con le cattive, l’ho fatta a pezzi e non mi sono lasciato andare. Hoscavalcato gli ostacoli che mi si paravano innanzi, mi sono adattato, ho cercato di prendere quelloche di buono c’era e scartare il male. Il problema era che avevo raccolto molte meno cose buonerispetto a quelle cattive che avevo gettato via.Quell’esperienza difficile ha lasciato in me alcuni segni indelebili, alcune convinzioni che nessunosarebbe riuscito a cancellare. Nessuno, tranne i miei ragazzi.Non vi nego che su alcuni di loro, quando è iniziata la nostra avventura, non avrei scommesso unsoldo falso. Eppure, sono riusciti in qualcosa che credevo impossibile. Mi hanno fatto cambiarepunto di vista.Quella che doveva essere un’esperienza formativa, si è trasformata in una esperienza di vita!Come hanno fatto?Beh, sono stati semplicemente se stessi: hanno lavorato tutti insieme, si sono impegnati, hanno fatto 41
  • 42. le cose perbene in pochissimo tempo.Tanto da farci arrivare sul podio!Quando sono salito sul palco per la premiazione, come potete immaginare, il cuore mi batteva forte.Che miracolo avevamo fatto! C’eravamo riusciti! Però…Il punto è che ad un certo punto scesi daquel palco. Tutte le persone scomparvero intorno a me, il tempo si fermò in mezzo a quellaconfusione. Tornarono nella mia mente tutti i ricordi di quando a partecipare ero io. Tuttol’impegno, la gioia di fare qualcosa. La consapevolezza maturata con gli anni di quantoquell’esperienza fosse stata utile, mi avesse insegnato tutte le belle cose che ho scritto finora. Mitrovai ancora nel mio liceo, a casa dei miei amici a preparare lo stand, il filmino, la piattaformagirevole. Mi rividi alla TV su RaiTre. Poi, ripercorsi tutte le emozioni vissute da trainer, la gioia divedere ragazzi veramente di cuore che si impegnano anche se magari vivono in realtà di disagio.Ragazzi che mi volevano bene.Quando tornai sul palco, ancora in mezzo alla confusione, non era più la stessa cosa di prima: eracome se fossi tornato un ragazzo come loro, un liceale; però con una consapevolezza in più, quellaconsapevolezza dell’importanza di quell’avventura sul campo professionale e sociale. Capivo, adifferenza dei ragazzi che sul palco non ci erano saliti, che erano tutti vincitori. Che tutti eranoriusciti a mettersi insieme, a lavorare in team, a fare un gruppo, a produrre qualcosa di buono masoprattutto a credere in quello che si faceva. Tutti ci erano riusciti, non solo i miei ragazzi che eranostati premiati.Ci ero riuscito anche io quando ero Amministratore Delegato.Ecco perché per me vedere quei ragazzi felici, credere in qualcosa, in questa società che per me erada buttare, era una vittoria. Per tutti. Ecco perché i miei ragazzi, insieme a tutti quelli che ho vistolavorare, mi hanno cambiato. Mi hanno insegnato che anche nelle situazioni più difficili ci sonopersone straordinarie; poche, ma ce ne sono.All’inizio vi ho detto che nulla è per caso, che il cerchio si chiude sempre.Vi siete chiesti il perché?Ecco, quest’anno farò parte dello staff di IGS Campania. Sono entrato in maniera stabilenell’organizzazione. Una proposta di lavoro, che ai nostri tempi e nella nostra società è oro colato,proprio per me. Sì, per me che non credevo a quasi nulla più. Voi che avreste fatto? Io non ci hopensato due volte.E allora, come faccio a non pensare che il destino esiste? Che la vita è un cerchio? Che viviamo nelbuio ma una logica in quel buio c’è!Ho fatto delle scelte, certo le ho fatte per la mia volontà, e prese una per una queste scelte nonvogliono dire nulla. Ma se mi guardo alle spalle e considero dove mi hanno portato queste scelte, mi 42
  • 43. rendo conto che quelle forse non erano casuali. Forse il destino mi voleva portare fin qua, perchéquelle scelte mi hanno portato a percorrere una strada che sembrava già spianata. E che di sicuroancora non ho percorso tutta…Giovanni Paolo Romano 43
  • 44. 9. Accadde allombra del VesuvioIn questa zona sono nati tredici laboratori d’impresa. Alcuni di questi, sono partiti nei tempistabiliti, altri invece, hanno dovuto fare una vera e propria corsa contro il tempo.Al liceo classico/scientifico Imbriani di Pomigliano d’Arco si sono costituiti due laboratori diimpresa: Money for nothing e Sfraghis, i quali hanno avuto come trainer Giovanni e Pasquale. Nonpoche difficoltà hanno dovuto superare le due squadre per poter portare a termine i loro progetti,basti pensare alle difficoltà per reperire gli spazi scolastici per gli incontri settimanali e per la fierad’istituto. Eppure questi due laboratori sono riusciti a vendere alla grande i loro prodotti. Giovanniha instaurato con il suo team un vero rapporto di rispetto e complicità, nondimeno Pasquale, cheaddirittura è diventato un amico fidato per i suoi giovani imprenditori.All’ITI Barsanti di Pomigliano d’Arco, le due angeliche trainer Enza e Miriam si sono disperate coni loro laboratori. I ragazzi erano scalmanati e un po’ svogliati. Ma con il passare del tempo le cosesono cambiate, i due team hanno capito l’importanza del progetto, ci hanno creduto e hannorealizzato dei prodotti che non sono rimasti inosservati. Il gruppo di Enza, Insieme dal progetto alprodotto, ha realizzato delle dame davvero carine, che hanno anche allietato la fiera provinciale diPomigliano, infatti i ragazzi pur di dimostrare la qualità dei loro prodotti, hanno invitato le personea giocare. E cosa dire invece della formidabile idea della serra che ha avuto il team di Miriam,Engineers of the future. Il prototipo mostrato alle fiere era fantastico, i ragazzi ci hanno creduto cosìtanto nella loro business idea che hanno investito più soldi di quanti ne hanno reperiti.Alla fine anche i più ostili nei confronti di tale progetto hanno fatto il possibile per poter arrivarealla competizione finale di Paestum.Non siamo riusciti a portarli alla fiera finale, eppure avevano tutte le carte in regola per poterciessere. Q.b.s., Nestech, Smilelab, i tre laboratori del Cantone di Pomigliano d’Arco hanno conclusola loro esperienza prima degli altri, con il rammarico dei loro trainer, Linda, Marina e Alessandro. Ilproblema non era il poco interesse al progetto, o lo scarso risultato ottenuto durante le fiere, anzi,quei porta cellulari fatti a mano, dai ragazzi di Linda, sono andati veramente a ruba, per non parlaredell’iniziativa di vendere dolci e bevande per racimolare un po’ di soldini in più. Anche il cdmultimediale di una ludoteca, realizzato dal gruppo di Alessandro ha un suo perché. I suoi ragazzihanno avuto un’idea veramente geniale per pubblicizzare il loro prodotto/servizio. Invece diA cura di Mariangela, Assistente Napoli Est 44
  • 45. preparare il classico volantino, hanno girato uno spot con il cellulare e lo inviavano a tutti coloroche avevano il bluetooth.Quanta inventiva e creatività riescono ad avere i ragazzi se lasciati liberi di esprimersi. Sapete qualeè stato il problema di questi laboratori? Qualcuno dall’alto gli ha tappato le ali, solo perché adoccuparsi di tale progetto erano dei docenti tenuti un po’ sotto tiro. È stato un vero peccato.Le ragazze dellIstituto Pacioli con i loro fantastici porta foto, con un bellissimo stand, con la lorocapacità di vendita, sono riuscite ad avere il favore di tutti. Dalla giuria, allo staff dell’IGS, tuttiparlavano di loro. Sono state davvero brave, hanno persino realizzato delle vendite da record.Insomma un vero e proprio successo, dovuto anche al supporto datogli dalla loro prof. Petrucci, edalla trainer Stefania.Se qualcuno non se ne fosse accorto però, al Pacioli vi era anche un altro laboratorio, che dopodiversi cambi di guardia, ha trovato in Francesco la persona, che con la grinta del gruppo è riuscitoa compiere il miracolo. Ormai tutti erano sicuri che questo gruppo non sarebbe riuscito ad arrivare aPaestum. Ma quando si dice “volere è potere”. Ebbene si, questi giovani imprenditori hanno volutoa tutti i costi raggiungere il traguardo, e alla fine ce l’hanno fatta. È stato davvero emozionantevederli preparare la fiera d’istituto a pochi giorni da quella finale, avevano un entusiasmo e unagrinta che pochi possiedono. La loro esperienza può insegnarci tanto: non dobbiamo maiabbatterci, dobbiamo sempre lottare per ciò in cui crediamo, anche quando sembra che ormai non cisia più nulla da fare. Non mi resta che dire : bravi ragazzi!E cosa dire di loro, ogni parola potrebbe sembrare scontata, perché tengo in maniera particolare aquesto gruppo, al mio gruppo. Sto parlando dei ragazzi dell’ITI Majorana di Somma vesuviana, Thefuture creations. Ancora custodisco gelosamente la lettera che mi hanno scritto. Sono stata la lorotrainer, li ho accompagnati in tutto il percorso insieme alla colonna portante di quella scuola, il profAndrea Napolitano. Forse il loro prodotto poteva sembrare banale, un portachiavi sonoro, ma dietroquei semplici gadget c’è stato tanto lavoro e tanti problemi da risolvere. Con le cose elettroniche ècosì, dopo delle ore passate a costruire circuiti, succedeva spesso che andavano in corto. Ma sonostati i momenti difficili a renderli una squadra unita e forte. A pochi giorni dalla fiera finale erano liche lavoravano ai circuiti, nell’officina di uno di loro, per ore ed ore. Sono stati dei veriprocacciatori d’affari, hanno fatto sottoscrivere tantissime azioni, e hanno trovato molti sponsor. Disicuro il senso pratico non gli mancava. Sono riusciti a raggiungere tutti gli obiettivi finanziari neitempi stabiliti, grazie alla ricca raccolta di fondi che hanno fatto. Per non parlare della raccolta deipunti cartacei e degli e-point. A tal proposito mi ricordo che mi dicevano sempre: “ Mariangela cisogniamo anche la notte che ci dici mi raccomando raccogliete i punti, sta diventando un’ossessione 45
  • 46. questa cosa”. Però quando arrivavano gli aggiornamenti e vedevano che erano uno dei pochilaboratori ad aver accumulato più punti erano contenti.Alle fiere sembravano dei veri e propri imprenditori, tutti in giacca e camicia, pronti a risponderealle domande dei giudici. Non dimenticherò, la precisione di Fabio nel portare avanti il suo ruolo diresponsabile finanziario, la grinta e il modo di fare di Gennaro che è stato un amministratoredelegato modello, la capacità di Emanuele di insegnare a tutti come produrre i circuiti. A mioavviso sono stati una squadra fortissima. È stata una vittoria sentirsi dire, che nonostante nonabbiano vinto alcun premio, erano felici, e che se avessero potuto, avrebbero ripetuto l’esperienza.Perché è proprio questo lo spirito con cui bisogna fare le cose.E arrivano loro, uno dei laboratori più chic della zona, sto parlando dl Shining chic creato daigiovani imprenditori del liceo Torricelli di Somma Vesuviana. I loro gioielli erano davvero moltograziosi, lo stand colorato e decorato come pochi, i ragazzi sono stati attenti a tutti i particolari. Illoro trainer è stato Francesco, una persona che loro stessi hanno definito amabile. Li haaccompagnati passo passo verso il traguardo, e quello che si è creato fra di loro è stato vero eproprio feeling. Indimenticabile è stata la presentazione che hanno fatto alla fiera finale di Paestum.Hanno messo su un vero e proprio telegiornale nominato T-GS. Ci hanno fatto sorridere, sono statimolto ironici e, tutti ma proprio tutti i componenti del gruppo avevano una dialettica da fare invidia.Sono stati i primi in assoluto a preparare la fiera d’istituto, sto parlano del laboratorio Teste Mattedell’ITG Sereni di Afragola. Anche per loro avrei tante cose da dire perché sono stati il secondolaboratorio che ho seguito direttamente, cercherò di essere il più possibile obiettiva. Inizialmente èstata dura con loro, soprattutto con i maschi, perchè non credevano assolutamente in ciò che stavanofacendo. Poi dopo il successo di vendite e consensi ottenuti alla fiera d’istituto le cose sonocambiate. Quasi tutti i ragazzi della scuola indossavano il loro prodotto: la sacca matta. Anche i piùscansafatiche si sono rimboccati le maniche. Se ci fosse stato un premio per il laboratorio che avevatotalizzato più punti cartacei ed e-point, lo avrebbero vinto loro. Hanno capito perfettamente ilmeccanismo e lo hanno messo in pratica. Naturalmente va detto che il Preside ha messo adisposizione per loro ogni cosa che gli potesse servire, la sala computer, l’ausilio del tecnico dilaboratorio per poter realizzare i volantini, la stampa degli stessi. Insomma se una scuola accetta difare un progetto è cosi che ci si deve comportare, e non mettere i bastoni tra le ruote ai ragazzi comesuccede spesso. La professoressa Lucivero poi, è stata sempre presente, come una mamma, che sipreoccupa per i suoi figli, infatti alle fiere non si è allontanata un attimo dai ragazzi, anche leiinizialmente titubante, si è appassionata al progetto. E cosa dire ancora, in realtà tante cose, ma nonbasterebbero pagine intere per descrivere i mesi che abbiamo trascorso insieme. Un’ultima cosa 46
  • 47. però va detta. Quando ci siamo riuniti per fare la liquidazione della società, i ragazzi mi hannodetto: “ Questi soldi li diamo in beneficenza, così la nostra esperienza avrà ancora più senso”. Mihanno emozionato, sono fiera ed orgogliosa di loro.I ragazzi del laboratorio G4 dellIstituto Artistico Munari di Acerra hanno avuto pochissimo tempoper organizzarsi e per svolgere tutte le attività, perché è stato quasi uno degli ultimi laboratori apartire, eppure ce l’hanno fatta. Capitanati da Giovanni Paolo, un trainer entusiasta dell’esperienza,perché quando era tra i banchi di scuola anche lui ha partecipato, come i suoi ragazzi a questoprogetto. Ha trasmesso loro la grinta, la voglia e la passione di impegnarsi per un obiettivo comune.Il loro prodotto chiamato Pulsera, è stata una delle idee più originali e utile per i giovani ragazzi. Unbracciale personalizzato, dipinto a mano, che oltre alla bellezza aveva una sua utilità. All’internoera inserita una pendrive , che tutti noi usiamo e ci portiamo dietro ovunque. Nonostante abbianoavuto poco tempo, non hanno lasciato nulla al caso, sono riusciti a curare ogni singolo particolare.Lo stand era davvero professionale, con quelle colonnine con i faretti, fatte a mano da loro. Illegame che hanno instaurato i ragazzi con Giovanni Paolo è stato davvero forte, non dimenticheròmai le cose che avevano scritto nella lettera indirizzata al loro leader. 47
  • 48. 48
  • 49. 10. Sotto la lente: giudiciCoinvolgente. Appassionante. Emozionante.Ho un ricordo vividissimo dei giorni trascorsi con gli studenti all’Università di Salerno e a Paestum.Ricordo che custodisco con grande gelosia per la ricchezza professionale ed emotiva che mi haregalato. L’entusiasmo dei ragazzi trascinava chiunque e bastava poco per capire che l’impegnoprofuso era autentico, che lo spirito di competizione tra gli stand era, in fondo, costruito su di unasottile complicità che sprizzava nell’aria. Ogni idea imprenditoriale trapelava un vissuto diverso,lasciando il sapore di sensazioni sempre nuove, fresche, suggestive. Ovviamente, non tuttecreativamente concepite, non tutte correttamente implementate, non tutte concretamenterealizzabili. Del resto, come in ogni classe che si rispetti, c’è sempre il “secchione” e lo“scansafatiche”...Sì, anch’io ne ho trovato qualcuno...ma il vero significato del progetto penso siastato afferrato a piene mani: per noi si chiama team building, empowerment, learning by doing; perloro semplicemente esperienza avvincente che lascia il segno...ma forse, al momento, è meglio così.Lasciamo che questi ragazzi, per ora, imparino meno “consapevolmente” come si fa un businessplan, come si articola un piano di marketing, come si redige un bilancio di esercizio. Naturalmente,condizione indispensabile è uno “staff” attento e professionale, che delinea con grande attenzione ededizione il percorso da seguire. Dall’altra parte della barricata, infatti, nulla può essere lasciato alcaso.Questa dell’IGS Campania è sicuramente una storia affascinante da narrare. L’attività diformazione, in tutte le sue sfaccettature, conduce sempre ad un arricchimento reciproco.La mia esperienza professionale, in qualità di docente universitario, mi consente di sostenere conforza che il contatto e il confronto continuo con gli studenti in generale, oltre le tradizionali escontate frasi di circostanza, rappresenta fonte inestimabile per la creazione di nuova conoscenza,umana e tecnica.Una vera e propria “fiera di emozioni” da assaporare, condividere, raccontare.Carmen Gallucci, Docente di Marketing dei Servizi e delle Attività Immateriali pressol’Università di Salerno. 49
  • 50. 11. La fabbrica dei campionHo ereditato una zona molto fertile questanno, patria nelle edizioni scorse di grandi vincitori e cheneanche questanno ha tradito le aspettative....All’ITC Scotellaro, a San Giorgio a Cremano, sono stati avviati 3 laboratori d’impresa, i qualihanno raggiunto splendidi risultati soprattutto grazie all’impegno e al notevole coinvolgimentodimostrato dai trainer.Marco Fiengo “capitano” della squadra forte come il laboratorio Carpe Diem, ha guidato i ragazzinella creazione di carinissimi bracciali in pelle, disponibili in vari colori e pensati in versioneuomo/donna; il tutto ovviamente, confezionato in meravigliose scatole. Cura per i dettagli sembraessere stata la parola d’ordine per questi grintosi fuoriclasse, che hanno pensato bene di contattarecirca 20 fornitori per i ganci e le pietre da applicare ai loro prodotti, prima di scegliere quelli giusti,quelli che fanno la differenza. D’altronde, si sa, è il particolare a fare la differenza.Certo, ce n’è voluta di grinta per Angela De Cesare, trainer del laboratorio Soul & Moon, unasquadra all’inizio troppo vivace e con poco voglia di fare, di mettersi in gioco. Eppure un po’ allavolta questi ragazzi, con grande stupore di tutti hanno affrontato egregiamente la loro partita....Essisi sono dedicati alla creazione di portamonete decorati con i colori delle squadre di calcio per isupertifosi, o paillettes, in una versione decisamente più romantica ed elegante. Alla fiera d’istituto,l’impatto espositivo dei loro prodotti è stato davvero sorprendente, grazie alla preparazione coloratae particolare dello stand. Bravi Ragazzi!!!Ultimo laboratorio in casa Scotellaro è Future Enterprise, dove la squadra vantava come validoC.T. Valeria Esposito. Questa volta il prodotto era rappresentato da completi intimi in abbinamentoad orecchini. Originale, vero? Beh, già questo vale come un bel rigore segnato, ma avreste dovutovedere i giocatori (stranamente in numero 17)!!! Lo spirito di squadra non è mai venuto meno eognuno nel suo piccolo ha contribuito alla realizzazione di questo campionato speciale, piacevole,da ricordare.Ai ragazzi del liceo Scientifico Nobel di Torre del Greco tanti tanti complimenti!!! Innanzitutto,perché con la loro impresa 8 Teen, guidata dal trainer Giuseppe Cimmino, si sono piazzati al 1°posto nella fase di competizione regionale. In secondo luogo, perché questi ragazzi non hannocreato un prodotto, bensì un messaggio che colpisce per il suo stretto rapporto con l’attualità: “I’mnot you” è quello che gridano con forza contro l’omologazione durante la presentazione del loro A cura di Domenico, Assistente Napoli Sud 50
  • 51. laboratorio. E’ quello che scelgono di far stampare come marchio su magliette, cappellini,accendini, perché questo messaggio oggi più che mai è necessario arrivi ovunque...Un’idea che lascia completamente SENZA PAROLE!!!E cosa dire del modo scelto per confezionare? Il responsabile di produzione e Marketing mi hainformato del fatto che essi hanno utilizzato delle normali scatole di latta, di quelle che contengonopomodori, poi opportunamente riverniciate. E i pomodori? Sono stati generosamente offerti ad unachiesa di Torre del Greco.Una volta, mi trovavo a scuola per incontrare il docente di coordinamento, la prof.ssa Pina DiDonna.Dopo aver concluso i miei impegni per quella giornata, pensai di andare a salutare i ragazzi,approfittando del fatto che essi avevano l’incontro del Programma formativo IGS con il trainerGiuseppe Cimino. Raggiunsi l’aula al secondo piano e al mio arrivo, essendomi trovato di fronte unragazzo che mai prima di allora avevo visto, mi presentai dicendo:” Salve sono Mimmo, assistentedell’IGS Campania”. Al che lui rispose, stringendo la mano e mostrandosi calmo, quasiprofessionale: “Buongiorno sono Vincenzo Spina, amministratore delegato dell’8 Teen”. Inutilespiegare quanto la cosa mi colpì soprattutto per la sua naturalezza. Da allora compresi che il giocodelle parti aveva avuto inizio: quel giovane avendo scelto per sé un ruolo, si sforzava di ricoprirlonel modo migliore, ricorrendo anche all’occorrenza ad una certa dose di seriosa formalità.Ricordo ancora la commozione di quei ragazzi nel ritirare la targa della vittoria e ancora adessoprovo stupore di fronte alla loro sensazionale impresa.Provo stupore all’idea che questi studenti abbiano sfruttato un’esperienza extrascolastica per farsentire la propria voce, per dire no a tutti quelli che si vestono e si esprimono allo stesso modo,senza bisogno alcuno di differenziarsi. Basta con l’omologazione, con lo stile unico, che non lasciaspazio per essere se stessi, per manifestare la propria individualità...beh, il mondo giovanile èproprio pieno di sorprese!!!All’ITI Medi di San Giorgio a Cremano si sono formati due laboratori: L.I.O.N. Software e Soundel.I ragazzi del LION Software guidati dal trainer Alessandra Massa hanno realizzato un software chepermette alle scuole di archiviare progetti in modo più efficiente e corretto. I ragazzi si sonoimpegnati molto, hanno realizzato un stand bellissimo. Ricordo ancora Marcello, l’AmministratoreDelegato, emozionatissimo nel presentare la loro idea imprenditoriale.Soundel laboratorio guidato dalla bravissima MariaTeresa Cautiero ha creato casse stereo artigianalidal design originale e innovativo. E’ difficile tener testa a 17 ragazzi eppure Mariateresa c’è l’hamessa proprio tutta e si è dimostrata all’altezza del suo ruolo. Davvero geniale è stata la trovatadelle locandine affisse dappertutto per spiegare l’idea. Complimenti ragazzi!!! 51
  • 52. Mi dispiace che questi 2 laboratori non abbiano ricevuto premi perché il loro impegno meritavatanto eppure sono convinto che nell’ambito di questo progetto siano un po tutti vincitori, perchéognuno mette alla prova se stesso: trovare azionisti, creare un prodotto, presentarlo e lavorare allapreparazione della fiera. Tutto questo è già una vittoria.Quest’anno da trainer mi è capitato di seguire due laboratori d’impresa: JeansArt e Incanto dell’IPIA Ferrari di Castellamare di Stabia.Jeans Art ha realizzato borse e accessori in jeans, ben curati nei particolari, dai colori accesi evivaci con prevalenza del fucsia.I ragazzi si sono molto impegnati in questo progetto. Non potrò facilmente dimenticare le tante oretrascorse dai ragazzi creando borse ed uno stand davvero particolare, colorato e pieno di euforia.Incanto era formato inizialmente da ragazze che non avevano voglia di far nulla. Ricordo ancora laprima volta che sono andato in classe: “Noi questo progetto non lo vogliamo fare” hanno detto contono deciso alcune di loro ma.......Ho iniziato a fare le mie riunioni nel caos più totale e in un climadi totale disinteresse. Posso assicurare che le ragazze sono arrivate alla fiera locale molto motivate,avendo realizzato 50 candele profumate, uno stand molto curato e dando importanza al loroabbigliamento.Mi è difficile descrivere a parole la soddisfazione che ho provato di fronte ai loro risultati....ma avolte i giovani hanno davvero la capacità di sorprendere!!!All’istituto Nitti di Portici si sono formati due laboratori: Liberty, Trés Jolie.Liberty, guidato da Raffaella Alfieri, hanno creato cappelli, decorati con pailettescolorate....carinissimi!!!Très Jolie, guidato da Simona Castiello, ha partecipato solo alla fiera d’istituto e quella locale, noalla regionale, realizzando collane e orecchini abbinati.Mushroom Team è il nome del laboratorio d’impresa che si è formato al Liceo ScientificoCaccioppoli di Scafati, guidato da Luca Empireo.Dopo tanta fatica spesa nella presentazione e nell’opera di convincimento si è giunti allacostituzione di questo laboratorio sorto dall’unione di due laboratori allo scopo di raggiungere ilnumero minimo di partecipanti.L’impresa ha realizzato un marchio raffigurante un fungo esploso dai mille colori davvero moltocarino. Questo marchio poi è stato riportato su magliette e adesivi. I miei complimenti vanno altrainer Luca che ha seguito i ragazzi in tutto, con la sua precisione e la sua grande voglia ditrasmettere loro le competenze didattiche e a lavorare sulle capacità individuali che potevano venir 52
  • 53. fuori. Mi ha colpito molto il lavoro di questi giovani che in segno di riconoscenza e ringraziamento,mi hanno regalato uno splendido adesivo raffigurante…..il fungo esploso.L’ho subito attaccato alla mia vespa per ricordare così dei ragazzi fantastici.Rincorrere Francesco per raccogliere la sua testimonianza sui laboratori della sua zona è stato il miopassatempo delle ultime settimane. Dato il suo interesse per l’anima più commerciale del progettogli ho promesso che la nostra chiacchierata verterà su capitale sociale, ricavi, sponsorizzazioni,piuttosto che su emozioni, ricerche di marketing, aneddoti personali. Sotto questo punto di vista nonsbaglia un colpo, è di una precisione imbarazzante nell’elencare quanti e quali sponsorizzazionihanno effettuato i ragazzi dei suoi laboratori e come hanno sfruttato il circuito di negoziconvenzionati dall’IGS per finanziare la partecipazione alle fiere.« Partiamo dall’ITC Vesevus di Boscoreale. Il primo laboratorio Wake up art è partito in ritardo eha dovuto lavorare trecento volte più degli altri per raggiungere gli stessi risultati. La situazionedisagevole in partenza è stata aggravata dal fatto che una parte della classe è stata molto ostile alprogetto, però dopo un po’ alcuni degli elementi pigri si sono rimboccati le maniche e le cose hannoiniziato a funzionare. Hanno girato e girato in cerca di fornitori con un rapporto qualità/prezzo cheandasse a loro vantaggio (è una ragioneria se queste cose non le capiscono loro…) finché a Pompeihanno trovato un produttore di zainetti a cui hanno “strappato” anche la stampa di frasi e disegniallo stesso prezzo. Che commerciali! Ci hanno saputo così fare che adesso un paio di zainetti sonofiniti addirittura in America! Complimenti anche a Gabriele, un trainer presente ed assiduo.AllIpia Galilei di Torre Annunziata i laboratori nati si sono distinti sia per la produzione di cinte,gioielli e cravatte artigianali, sia per la simpatia dei trainer Gaspare, Maurizio e Marco!Al Liceo scientifico Severi di Castellammare di Stabia due singolari esperienze di autonomia elavoro di squadra. Il team di Cinventiamo, produttore di scacciapensieri si è rafforzato dopo iconflitti e l’apatia del trainer, poi esonerato, ed è riuscito ad andare avanti da sé, un vero learning bydoing che li ha portati in fiera a Sorrento a fare una professionalissima spiegazione in inglese ad unragazzone americano che alla fine ha sottoscritto ben 5 euro di azioni e si è fatto fare una fotoricordo insieme ai simpaticissimi ragazzi. Bravo Brian, insuperabili i ragazzi.Dell’impresa Polidea oltre a riconoscere i meriti dei ragazzi, voglio esaltare la lungimiranza el’avanguardia della professoressa Longobardi, la quale ha inculcato ai ragazzi quella tensione almiglioramento continuo che si porteranno dentro a lungo e che sapranno far fruttare in tanti contestise saranno furbi… 53
  • 54. Dopo un po’ di malumore e scontri con il corpo docente anche i ragazzi dell’ITC Sturzo diCastellammare di Stabia possono dire di aver fatto una buona esperienza. Superato lo scetticismoiniziale dei clienti sulla composizione chimica del body blink, il detergente per il corpo con ibrillantini prodotto da Polvere di stelle, l’eleganza delle boccette ha conquistato i consumatori. Ungruppo che deve ringraziare la precisione e le abilità economiche della trainer Laura, d’altrondedietro un buon laboratorio c’è sempre un buon trainer!DellIPSAR Viviani la prima cosa da ricordare sono le professoresse Varone e Savarese. Oltrelimpeccabile organizzazione, loro due non si sono mai risparmiate e se si doveva lavorare unora inpiù per il progetto loro erano capaci di dare il doppio, il triplo della disponibilità! Il laboratorioArrangiammoce ha sfruttato le conoscenze acquisite tra i banchi per trasferirle allimpresa, così iragazzi hanno preso delle ricette della nostra tradizione culinaria e ne hanno inventate altre per poiracchiuderle in un ricettario decorato con la pasta.Tuttaltra strada ha seguito il gruppo di Lisola che non cè, stanchi di cimentarsi solo come cuochi iragazzi hanno realizzato orecchini e accessori lavorati alluncinetto. La strategia di marketing è statapoi minuziosa:i partecipanti indossavano tutti la maglietta con il logo e lo stand era realizzato conmotivi marinareschi: cime sul tetto, uno scafo, un forziere, conchiglie, il tutto su uno sfondoazzurro. Altro punto a favore: lenorme spirito imprenditoriale che li ha spinti a crearsi altreoccasioni di vendita oltre alle fiere IGS e ad esporre e commercializzare i loro prodotti su banchettiimprovvisati nella villa comunale di Castellammare.All’IPIA Ferrari di Castellammare, anche quest’anno sono partiti molti laboratori, due dei qualigestiti egregiamente da Mimmo, JeansArt e Incanto.Grande passione e coinvolgimento hanno dimostrato i professori Anastasio e Iaccarino, che hannolavorato gomito a gomito con i ragazzi di New Metal per la realizzazione di trottole di ferro.Ultimo, ma solo per la partenza, il laboratorio Marakaibo. Le ragazze sono state spumeggianti,solari ed intraprendenti e parte del loro successo va riconosciuto a Davide che le ha aiutate, spinte,stimolate facendo recuperare senza traumi il tempo perduto. È stato lui ad inculcare alle ragazze ilconcetto che il lavoro artigianale che avevano fatto nellintrecciare a mano le borse di paglia nonandava svilito applicando prezzi da mercatino cinese, ma il loro doveva trasformarsi in un marchiodi tutto rispetto e valorizzato anche sotto il profilo economico. Vedere il loro stand a Sorrento e ilmodo di porsi verso i giudici e clienti ha dimostrato che questa strategia, forse un po azzardata perun laboratorio, si è dimostrata vincente!I cinque laboratori dellIS Vitruvio di Castellammare sono partiti contemporaneamente, madifferente è stato il talento, la passione e lesito. Summer passion e New generation si sono fermati 54
  • 55. dopo la fiera locale, il primo aveva come core business la produzione di una linea mare di cappelli ecostumi e, pur avendo ottenuto degli ottimi risultati in termini di fatturato dopo la fiera organizzatadalla scuola presso listituto dei Salesiani, dove un gruppo di turisti americani aveva azzerato lescorte dei prodotti, la mancanza di coesione e di equità nel lavorare ha determinato lo scioglimentodella società.Destino analogo quello di New generation in cui per la mancanza di motivazione del gruppo siritrovavano a produrre piccoli bijoux con simil swarovski solo tre ragazze, che stanche di lavorareanche per gli altri hanno abbandonato il progetto.La storia di V- style by United Girls è quello di un successo di gruppo, in cui più che la produzioneè sempre contato lo spirito con cui la si effettuava, così si son trovate ad avere uno stand tipomercatino delle pulci ma ad essersi divertite tanto!Emanuela Spiga è stata unottima trainer per il laboratorio Funny clocks. I ragazzi disegnavano sudelle forme di legno che venivano opportunamente tagliate da un artigiano e a cui oltre i coloriapplicavano un orologio. Ottimo gruppo e grandi procacciatori di sponsorizzazioni, il tutto sotto lasupervisione della professoressa Tondo.Infine, le “mie diavolette”, le ragazze di New art, a cui ho fatto orgogliosamente da trainer. Lorohanno ideato una linea di oggetti in plexiglass: portachiavi, portafoto, fiori colorati per allestimentoambienti, elementi di arredo che si illuminano al buio, il tutto grazie al generoso apporto del padredi una delle ragazze che aveva un’attività proprio di questo tipo. Un gruppo stacanovista,organizzato, autonomo, con i due responsabili finanziari ligi al proprio dovere e puntuali neipagamenti… lavoravano addirittura su Messenger!Un gruppo di cui vado orgoglioso: tre sponsorizzazioni di Acqua Acetosella e sei sponsorizzazioniclassiche, ognuna dell’ammontare di 70-80 euro… degne discepole del loro trainer!!!» 55
  • 56. 12. Sotto la lente: studenti particolariMaria GraziaLa pReMiAzIoNe... -.- ...O MeJo La DeLuSiOnE.....Ahhhh..mamma mia raga...nn riesko a nn pensare...qst progetto dell igs campania...qnt è stato unpakko...una delusione proprio...tutto già programmato..tutti già sapevano ke kosa avevano vinto..ea ke posto stavano....xkè??...xkè da oggi in poi ...in qst vita di merda...senza konoscenze nn vaiavanti....bravo o super brav ke sei...nn vai avantiiii....lo vojamo kapire??..ormai ce ne dobbiamofare una ragione...ke dire...sn sl delusa di tutto...xkè almeno uno dei tanti premi...lo meritavamodavvero...ma nn è xkè ci siam fatti i film in testa...ma solo xkè tutti i giudici ...nn potevano fare ameno di farci i complimenti ...TUTTIII...ore e ore rinchiusi in quella skuola...a fa i ciokkolatini, lekonfezioni...ecc..perdendoci le ore di scuola...e adesso ke ci troviamo come ringraziamentomateriale (xkè affettivo ce ne è anke tnt)..??...un bel nulla...anzi no...le interrogazioni da fareankor...bhe cmq...di tutta qst esperienza vissuta...ho rikavato mooolte kose....kose x me moooltoimportanti...kome l amicizia di 12 persone..prima si parlavamo...ridevamo...ma nn komeadesso....ora siamo trp legati tra di noi......ma anke xkè abbiamo konosciuto la nostratrainer...KIARETTA...e x qst 2 motivi ringrazio l IGS...grazieee...Ragààà adesso almenokonsolatevi kn il nostro spott.......trp pariante....P.SRagàà anke se nn abbiamo vinto nulla...resteremo sempre i mejj..... anke se...(fallittt....)...ihihi..P.S2Kiarèèè sappi ke di tutto qst nn è kolpa tua èèè...nn ti fare problemi...ti vojamo sempre bene...tnt xnoi vale sempre la frase...L IMPORTANTE è PARTECIPARE......Ciaooo...Ho letto questo sfogo tra i tanti blog che parlano, nel bene e nel male, di IGS e mi ha colpito laforza, l’irruenza delle parole di cui è capace solo chi crede profondamente in quello che fa. Cosìsono voluta andare a fondo e cercare questa persona, provare a ricostruire il suo percorso,appropriarmi delle sue idee e delle sue emozioni. Ho scoperto che si chiama Maria Grazia, che hapartecipato al laboratorio Choco Enjoy dell’IPSAR Petronio di Pozzuoli. Ho chiesto alla suaTrainer, Chiara, di parlarmi di lei affinché la sua storia non vada dimenticata e in tanti si possanorispecchiare negli alti e bassi che regala quest’avventura. 56
  • 57. «Maria Grazia è sicuramente la studentessa migliore del mio laboratorio. Il primo giorno che l’hovista era seduta su una cattedra fuori dalla sala riunioni del suo istituto (IPSAR Petronio diPozzuoli) e rideva insieme ai suoi compagni di classe. Appena si sono accorti della mia presenza,tutti mi hanno guardato dall’alto in basso e con un po’ di diffidenza come x dire: “e mò che vuolequesta? (hai presente come si fa con i professori nuovi?)”. Lei invece mi ha sorriso... Maria Grazia èla persona che più ha creduto nel percorso IGS e ci ha creduto da subito, lei dice perché le ispiravofiducia ma io credo che sia frutto della sua intelligenza! Ha compiuto 20 anni la settimana scorsa, haperso un anno a scuola e studiare non è esattamente il suo hobby preferito. È allegra, solare,simpatica e divertente. I suoi amici amano scherzare con lei perché sanno che non è permalosa, saascoltare ed è molto disponibile. Non ti nega mai un sorriso ma se qualcosa non va glielo leggi infaccia. È stata una risorsa importante nel laboratorio dove ricopriva il ruolo di responsabile vendite.I ragazzi del gruppo all’inizio erano poco uniti, non avevano neanche il numero di telefono l’unodell’altro e molti non rivolgevano la parola ad altri. Lei era l’unica che andava d’accordo con tutti equesto ha fatto un po’ da collante. La sua voglia di fare ha spinto gli altri a dare di più, è un leadernascosto! Come avrai capito è una persona che mi ha colpito molto forse perché in lei mi rivedo,forse perché la sua situazione familiare l’ha fatta crescere prima del dovuto e l’ha resa una personamolto matura. Durante il corso si è fatta in quattro, qualunque cosa le dicessi la faceva subito e benesenza battere ciglio, in più mi leggeva nel pensiero e anticipava le mie mosse. È stata davverobrava. È sua l’idea di fare uno stand tutto bianco (colore che indica l’igiene) e oro (colore che indicaeleganza e qualità). È stata fondamentale nei momenti di difficoltà, ha un ottima capacità dirisoluzione dei problemi ed il lavoro non la spaventa. L’intervento che hai letto è uno dei tantisull’IGS che ha fatto nel suo blog ed è stato scritto subito dopo la premiazione quando è tornata acasa delusa e sconfitta. Ci ha creduto così tanto da illudersi un po’ troppo. In questo ha contribuitola loro prof che voleva assolutamente vincere. Ovviamente il giorno dopo non pensava più quellecose, era un momento di sfogo.Se le chiedi cosa pensa dell’IGS ora ti direbbe che è stata sicuramente un esperienza bellissima cheha unito molto la sua classe».Paolo & AntonioQuesta è una storia che ha inizio un anno fa, la notte tra l’1 e il 2 giugno 2006. Fiera competitiva aPacognano, ronda notturna mia, di Mauro, Serena, Valerio e Rosa per verificare che i partecipantiall’apice dell’entusiasmo del progetto non facessero troppi danni…Rincorrendo tra camere e corridoi gli studenti impegnati a fare ogni genere di scherzi, notiamo fuoriuna stanza due ragazzi come in attesa, pensiamo che qualcosa non vada, che chissà quale 57
  • 58. macchinazione stessero tramando… invece erano semplicemente un po’ preoccupati per lapresentazione che avrebbero dovuto fare l’indomani (o almeno questo ci hanno sempre fattocredere…), così io e Serena armate di buona pazienza abbiamo tracciato con loro alle quattro delmattino la mappa concettuale del loro lavoro.In quello stesso istante Paolo e Antonio erano stati “adottati”, e per noi sarebbero sempre rimasti gliStrani.«Abbiamo aderito ad una parte propedeutica del progetto partecipando all’ultimo secondo allafiera residenziale -racconta Paolo- senza ricambi per il giorno dopo, ci era stato proposto dalprofessore di economia aziendale come attività extra scolastica e noi ci siamo fiondati!!! Abbiamorealizzato un business plan per l’ipotetica apertura di un cine- teatro per migliorare la zona in cuiviviamo, Boscoreale, un progetto di riqualificazione urbana. C’era la voglia di far bene, di mettersiin gioco davanti a tante persone…». E lottando contro il tempo, con una presentazione scritta eprovata in mattinata, si sono presentati davanti ai giudici con Paolo in versione relatore e Antonio inversione valletta, emozione a parte (voce tremante e microfonate sulle gengive…) è stato unospettacolo incredibile!Anno scolastico 2006-2007, Paolo e Antonio finalmente riescono ad avere un vero laboratorio, ilWake up art, di cui il primo è il Responsabile finanziario/ factotum e il secondo l’AmministratoreDelegato. Business idea: zainetti personalizzati con frasi “trasgressive” per attirare i ragazziall’acquisto. Che loro due siano il cuore del laboratorio lo si capisce dai contatti presi con i fornitorie dal numero di azioni che in due riescono a far sottoscrivere, inoltre un po’ il gruppo se lotrascinano di peso in quest’avventura forse proprio perché già sanno l’ebbrezza che può dare e cheloro vogliono rivivere.Dei due ragazzi di Boscoreale inizia a girare voce, così anche Roberto pensa di coinvolgerli cometestimoni nelle presentazioni che vengono realizzate all’ITC Vesevus, e alla fiera locale a Sorrento,si raduna un piccolo fans club quando i giudici vanno a fare il resoconto delle attività dellaboratorio proprio per vedere con curiosità e un pizzico di apprensione i due come se la cavano.Come dimenticare che per attirare i numerosi turisti stranieri che scendono alla fermata dellacircumvesuviana a Sorrento si cimentano in una esilarante performance di vendita in inglese? Ora cisono ben due zainetti della Wake up art in giro per il mondo!Alla fiera finale di Paestum purtroppo la coppia si scioglie: Antonio è a casa con la febbre e con unrammarico enorme per non essere presente ad un appuntamento per il quale tanto aveva lavorato eche aspettava con impazienza. Così Paolo, viene nuovamente “adottato”, non che ne avessebisogno, ma certe persone catalizzano su se stesse in maniera naturale l’attenzione, si crea una veraIntervista a cura dello staff IGS Campania 58
  • 59. e propria famiglia attorno a lui, così io, Davide e Salvatore lo trasciniamo in ogni situazione e loaiutiamo laddove è possibile, dallo stand alla correzione del business plan in notturna.Così arriva il momento della presentazione, i famosi cinque minuti, Paolo appare sereno, il discorsoè stato preparato e provato, ma lui non smette di riguardarselo e migliorarlo, è un perfezionista e sache in quei pochi minuti lui rappresenta il suo gruppo e non vuole farlo sfigurare, se ci fosseAntonio sarebbe un’irresistibile show come al solito e invece stavolta a salire sul palco sarà da solo,con il suo trainer Gabriele a far scorrere per lui le slides della presentazione.Per me che ho visto Paolo crescere in quest’anno è un’emozione indescrivibile, racchiude tutti iperché amo questo lavoro, vedere la sua passione, la sua grinta, la sua leadership naturale, l’umiltàverso chi lo circonda, la maturità, quella voglia insaziabile di farcela da sé, di imparare cose nuove,di migliorare, di puntare in alto per superare i propri limiti…La presentazione è andata senza intoppi e dopo aver preso i meritati applausi Paolo si è concessoquel tuffo in piscina che tanto aveva sognato in due giorni… e si è tirato in acqua anche me eSalvatore!Roberto dice sempre che un ragazzo che ha partecipato a IGS glielo leggi nello sguardo, in quelguizzo che ha negli occhi, in una marcia in più che sfodera in ogni occasione… Antonio e Paolo,state in allerta, dopo questi due anni come partecipanti in cui vi siete fatti ampiamente notare,Roberto sta già architettando per voi un futuro da trainer… la storia è solo all’inizio… 59
  • 60. 13. Dopo la scuola, che impresa!Quando chiedo a Serena di raccontarmi la sua esperienza come assistente IGS a Salerno, coadiuvatada Mauro, non mi manda a quel paese come avevo temuto viste le circostanze: è una calda notte dimetà agosto e stiamo preparandoci per uscire. Si sistema un po’ sulla sdraio in giardino e inizia queiracconti che ho sentito tante volte.Più di una volta abbiamo ripetuto che la forza dell’IGS Campania è data dalle idee geniali diRoberto e dall’innamoramento verso il progetto di chi ci lavora.Noi siamo entrate a far parte di questo gruppo quando eravamo all’ultimo anno dell’università, cosìtra un esame di marketing e uno di diritto ci siamo confrontate sulla nostra esperienza da trainertrascorrendo ore a telefono a parlare del rapporto con gli studenti, dell’ansia pre-fiera, delle strategiedi marketing e quando è arrivata la “chiamata” di Roberto ci siamo gettate piene di entusiasmo inquest’avventura, con lo spirito dei diciassette anni e la maturità di chi ne ha qualcuno in più...«… il primo nome che mi viene in mente è quello di Enzo Graziano, del laboratorio ArchimedeS.p.a del Galilei. Era una delle prime presentazioni del progetto che facevo a Salerno e quell’aulamagna era gremita di ragazzi vocianti che avrebbero fatto venire ansia anche al più esperto deiconferenzieri. Ad un certo punto si alza lui e con fare un po’ autoritario e anche un po’ bruscozittisce tutti e mi fa continuare a parlare in quella stanza che al momento era diventatasilenziosissima. Fin da subito ho capito che sarebbe stato il trascinatore del gruppo. Si è dato subitoda fare e in una settimana ha raccolto ben 148 euro di capitale sociale. Ma di questo laboratorio nonè l’unico nome che devo fare. Pablo Arturo è stato il primo trainer che hanno avuto i ragazzi, untipo presente innamorato del progetto, che aveva con i ragazzi un “polso gentile”…poi è arrivatoAlessandro Daniele, un ex Ig students, uno di quelli che l’esperienza dell’impresa giovanile ce l’hanel sangue e che trascina i ragazzi con la sua simpatia. Il professor Giuseppe Tozzi è stata presenzaimpareggiabile, uno di quei professori talmente tanto coinvolti ed entusiasti da presentarsi allaprima riunione del consiglio di amministrazione della società con il nome di battesimo e di dare uncontributo nella scelta di ciò che sarebbe diventato l’oggetto da produrre: l’antifurto da borsa,protagonista di una serie di sketch che ha fatto la sua fortuna!… È dagli sguardi della gente che si può capire quello che resterà di quest’esperienza. Questo èquello che mi viene in mente ripensando al percorso del laboratorio Piperita del liceo De Sanctis.Questo gruppo a maggioranza femminile ha fatto dello spirito di iniziativa, della ricerca del sensoestetico e dell’imparare dai propri errori la chiave di lettura del proprio successo. I ragazzi hanno 60
  • 61. accolto fin da subito la filosofia IGS e hanno ricercato nei bisogni da soddisfare del loro target ilpunto di partenza, che in un primo momento li ha fatti approdare ad un manuale d’amore cheracchiudesse le esperienze sessuali dei propri coetanei e servisse a fugare dubbi e darerassicurazioni. L’idea però è naufragata perché a detta dei ragazzi era troppo complicato farconfluire idee e sensibilità diverse. Così, con un’ottima analisi delle opportunità imprenditoriali,hanno optato per la commercializzazione di gioielli realizzati da un’artigiana di loro conoscenza acui hanno accostato un packaging realizzato riciclando stoffa preziosa.Questi ragazzi hanno così ovviato ad una reale difficoltà, propria di chi proviene da un liceo, aconfrontarsi con la materiale produzione e si sono dedicati ad analizzare e sviluppare le quattro levedel marketing per raggiungere un buon traguardo fugando così le critiche provenute in corsod’opera.… la professoressa Genova ha appoggiato e sostenuto il progetto IGS all’Alfano memoredell’esperienza fatta anni prima con l’Ig Students durante la quale aveva guidato le sorelledell’attuale gruppo di imprenditrici in quello che sarebbe poi diventato il loro lavoro “da grandi”:un’agenzia di animazione, non vincitrice allora di un premio solo perché non ne erano predispostiper la categoria servizi.Feeling è un laboratorio che produce ciondoli con bucce di agrumi, che oltre a realizzare unprodotto sfizioso con un buon rapporto qualità prezzo ha preservato i partecipanti dal raffreddoreper un anno e mezzo! Oltre ad una strenua focalizzazione sugli obiettivi, il buon esito è da ricercarenel contributo dato da Valeria, la loro trainer, che è stata un’ottima guida, non è venuta mai meno, èstata un forte punto di riferimento, un sostegno pur senza mai sostituirsi a loro, unendo dolcezza,determinazione e presenza. Armonia, pura contentezza nel lavoro, divertimento questi sono iconcetti chiave della loro esperienza.Il secondo laboratorio costituitosi presso lAlfano ha fatto il percorso sempre un po’ in salita, questoperché la verve era differente: ci sono stati frequenti scontri e i partecipanti si demoralizzavanomolto facilmente perché a loro dire non avevano mai fatto abbastanza. Ci sono voluti tuttol’impegno e l’entusiasmo della professoressa Genova e di Amelia per rinvigorire i ragazzi e pervalorizzare la loro business idea, i braccialetti realizzati con le spille, che pur ha venduto moltodoveva far fronte a costi di produzione elevati. L’unico rimpianto è che non abbiano tentato dicredere di più in se stessi, di “mettere a rischio” la solidità del loro business per ricercare quellascintilla, quella creatività che avrebbe fatto la differenza.Malgrado i laboratori che non sono partiti e quelli che hanno interrotto bruscamente la loro 61
  • 62. esperienza ho trovato un buon ambiente a Salerno, un terreno fertile, i ragazzi sono stati moltoseguiti perché ci sono stati professori lungimiranti che hanno creduto che il progetto IGS potesserealmente aiutarli a migliorare». 62
  • 63. 14. Essere trainer di un laboratorio di impresaQuella con IGS Campania è stata un’esperienza che ricorderò sempre con molto affetto e cherimarrà unica nel suo genere.Il III posto che il Laboratorio “Another Day” ha conquistato il 26 Maggio 2007 durante la giornatadi premiazione che si è tenuta a Sorrento, sarebbe stato un risultato difficilmente raggiungibilesenza il supporto e la presenza di alcune persone.In queste poche righe voglio ringraziare tutti coloro che hanno contribuito, in modi diversi, a questosuccesso.Ricordo ancora il giorno in cui io e la mia amica Stefania andammo a fare il colloquio per entrare afar parte di questa associazione: dopo poco più di una settimana eravamo diventate due trainer dilaboratorio in competizione tra loro per raggiungere lo stesso obiettivo.In teoria doveva essere così…..in pratica la presenza e il supporto della mia amica di una vita è stataessenziale per la realizzazione di questo progetto e la nostra amicizia si è solo ulteriormenteconsolidata.Il mio primo “GRAZIE” va a te Stefy!All’inizio credo di avere sottovalutato l’impegno che avrei dovuto metterci e le difficoltà che avreiincontrato.Quando entrai nell’aula del “Tommaso Campanella” per conoscere le alunne che dovevo seguiredurante il percorso mi apparve subito chiaro che non sarebbe stato un gioco.Mi sono sentita subito responsabile di quelle dieci giovani donne, un po’ ribelli ma con un cuoregrande e generoso, che mi guardavano come se avessi la risposta giusta ad ogni loro domanda.In cinque mesi ho visto il loro entusiasmo crescere sempre più.Partecipando a questo progetto avrebbero ottenuto dei crediti formativi a fine anno scolastico ma,con il tempo, mi sono resa conta che lo stavano portando avanti perché era il loro progetto: cicredevano e, proprio come me nei loro confronti, le ragazze si sentivano responsabili dei bambinidella Casafamiglia e dell’impegno preso.Non è andato sempre tutto liscio…Durante un incontro ricordo che mi arrabbiai tanto con loroperché a pochi giorni dalla fiera eravamo indietro con il lavoro e nel gruppo si stava perdendoquella coesione che l’aveva caratterizzato fin dall’inizio e che credo abbia rappresentato la forza dellaboratorio.In quella occasione hanno manifestato grande affetto nei miei confronti e in pochi giorni, lavorandoduro, abbiamo ritrovato la voglia di fare e di fare bene.Continuiamo ancora oggi a sentirci: l’età che stanno vivendo non è facile ed è per questo che se 63
  • 64. dovessero avere problemi o semplicemente volessero parlare un po’ sanno che possono contare sudi me.Il mio secondo “GRAZIE” va dunque alle “mie” ragazze…la mitica III sociale dell’IstitutoTommaso Campanella.Credo che a nome di tutti i trainer conosciuti possa dire che la nostra forza sia stata rappresentatadalle persone che ci hanno seguito costantemente in ogni tappa di quest’avventura.“GRAZIE” a Roberto per averci dato quest’opportunità.“GRAZIE” a Mauro e Diana per la preparazione dimostrata e la loro disponibilità.Ultimo “GRAZIE”, ma estremamente sincero e sentito, a tutti i responsabili di zona e in particolarealla mia: Cristina.La passione e l’amore con cui svolge costantemente il suo lavoro è un grande esempio per me; ungiorno spero di avere la fortuna di trovare un lavoro che mi piace e mi soddisfi e portarlo avantiproprio come fa lei.Gli alunni delle scuole superiori sono i destinatari di questo progetto ma i benefici che ne derivanoarricchiscono tutti coloro che ne fanno parte, nessuno escluso! Grazie di cuore, Claudia LibertiSiamo giunti alla fine del percorso formativo Trainer di laboratorio di impresa, gestito eorganizzato dall’Associazione IGS Campania.A me è stato affidato un gruppo di otto ragazze dell’IPIA di Giugliano “Guglielmo Marconi”.Il primo incontro in aula non è stato dei migliori, in quanto subentrata ad un’altra persona non sonostata ben accettata dalle ragazze, anche se con il passare del tempo e delle ore a nostra disposizionesono riuscita ad ottenere la loro stima e il loro interesse verso il progetto che dovevamo portare atermine.Durante le ore trascorse insieme ci sono stati momenti di sconforto che poi con la grinta dimostratadalle mie ragazze e con il mio aiuto siamo riuscite a superare, ci sono stati molte volte dei conflitti,delle incomprensioni tra chi collaborava e chi no, però tenendo un po’ il pugno fermo, ma essendoanche a volte accondiscendente sono riuscita a far loro capire molte cose e a portarle alraggiungimento del progetto.Prima di tutto il territorio poco favorevole a sponsorizzare il laboratorio, dovuto alla diffidenzadelle persone; in secondo luogo le ragazze si sono lamentate della poca informazione fornita dallascuola sull’importanza e sul perché partecipare a tale progetto.Le partecipanti alla società sono state molto creative, attive, dinamiche, realiste e concrete 64
  • 65. soprattutto nel pensare al target di riferimento e a come pubblicizzare il loro prodotto.Il momento della vendita avvenuto sia nelle diverse fiere che al di fuori di esse è stata l’occasionepiù bella e divertente che abbiamo vissuto, non solo perché le ragazze hanno realmente visto come iloro sforzi sono stati premiati, ma soprattutto hanno capito il valore di lavorare insieme perraggiungere un obiettivo comune.Questo percorso ha fatto crescere non solo le ragazze, ma soprattutto me, mettendomi in gioco ecercando di apprendere soprattutto da loro.Alla fine l’esperienza mi ha aiutato a crescere, a sviluppare determinate capacità di gestione,organizzazione e mi ha dato l’opportunità di capire anche alcune cose di economia che forse primanon mi erano tanto chiare.Rossella SgarigliaLa mia esperienza da trainer di laboratorio d’impresa è stata presso l’istituto IPIA Marconi diGiugliano, sezione di Qualiano, indirizzo moda.Mi ero laureata da due settimane quando entrai per la prima volta nel mio laboratorio d’impresa,una classe composta da dieci ragazze.Il primo impatto fu un po’ imbarazzante…..ragazze che vedevano di fronte a loro una nuova“insegnante” di pochi anni più grande…che fare? chiamarmi professoressa, Fabiana, darmi del tu,del lei o del voi…ma subito si creò un feeling e sempre con rispetto entrammo in una confidenzaquasi amichevole.I primi incontri furono proiettati sulle mie spiegazioni circa l’azienda, le nozioni base, masoprattutto le feci capire che grazie al laboratorio d’impresa, per la prima volta realizzavano unprodotto per loro. Così dopo varie proposte decisero che la loro business idea sarebbe stata completiintimi in lycra, decorati artigianalmente con uso di tempera per tessuti e applicazioni secondo i gustidelle “mie” ragazze e in base ai gusti del target di riferimento. Infatti dopo indagini di mercato,decidemmo che il nostro prodotto doveva essere indirizzato a donne dai 14 ai 40 anni.Ma come chiamare quest’azienda appena nata? Ne furono dette di sigle, nomi…ma alla fine tutteconcordammo quando Maria semplicemente disse “Le nostre mani”, quale nome più adatto!!!!Così iniziò la loro raccolta di capitale sociale e con gli azionisti racimolammo 350 euro. Era giuntoil momento di cominciare a lavorare nel vero senso della parola. Dopo varie ipotesi su dove andarea comprare la materia prima, magliette, slip, colori, brillantini, pailettes…Un lunedì, loro giorno dirotazione, andammo al mercato a fare la prima “spesa”. Naturalmente con me vennero Veronica, laresponsabile finanziaria, Flavia amministratrice delegata ed Elena, responsabile marketing; anche sesuccessivamente tutte le ragazze a rotazione, fecero quest’esperienza.Nel frattempo io continuavo a ricevere formazione, seguendo i vari moduli formativi a cura di IGS 65
  • 66. Campania, andando a fare una full immersion di 2 giorni a Pacognano insieme ad altri trainer comeme. E se devo dire la verità, da laureata in economia aziendale, mi sono resa conto che esseretrainer di laboratorio d’impresa ti fa avvicinare realmente ad un’esperienza pratica d’azienda, più ditanti esami di economia…Le mie ragazze, così le chiamerò sempre, cominciarono a produrre, perché la prima fiera d’istitutosi avvicinava. Quindi deciso come allestire il nostro “negozio”, eravamo pronte; in quei due giornivendettero quasi tutto ciò che avevano realizzato, guadagnando abbastanza. Riprese così il ciclo diproduzione, perché ci aspettavano altre due fiere, la locale e la regionale.La prima si svolse come quella d’istituto: eravamo nel Centro Direzionale per due giorni allestendolo stand come un vero e proprio negozio.La fiera regionale invece fu più un divertimento che altro….certo lavorammo anche lì tanto ma traun bagno e l’altro in piscina. Ci trovavamo in questa stupenda struttura, un villaggio turistico aPaestum, era maggio e faceva già caldo e quindi le mie ragazze passavano dal loro impegnod’imprenditrici al divertimento.Ma preparare la fiera regionale fu un impegno maggiore rispetto alle prime; dovemmo realizzare ilbilancio finale e la presentazione. Quest’ultima consisteva in un filmato, una sfilata presso unastruttura balneare dove la mie ragazze, una più bella dell’altra, indossavano i loro completi intimi.Inoltre per partecipare, senza gravare sul laboratorio, a queste fiere “Le nostre mani”, dovevaraggiungere anche un obiettivo economico; quindi cercando sponsor, affiliando pizzerie ed infineproducendo maglie per una squadra di hip hop, tutte parteciparono alla fiera finale.Ma si sa le cose belle prima o poi finiscono e così finita la fiera regionale e sciolta la societànell’ultimo incontro del laboratorio d’impresa “Le nostre mani”, è rimasto un ricordo, ma possoancora confermare che oltre a qualche completo intimo regalatomi, io mi porto dentroquest’esperienza e soprattutto l’entusiasmo delle mie ragazze durante questo percorso.Non mi resta che ringraziare l’IGS Campania per quest’opportunità, Mauro che mi ha contattatoproponendomela, e tutte le mie ragazze che mi hanno resa orgogliosa di loro. 66
  • 67. 15. Fiera localeLa fiera non è l’emozione di un giorno, è uno stato d’animo legato ad un evento che coltivi dentrodi te e condividi con il tuo gruppo almeno un mese prima che ciò accada. È una data cerchiata inrosso sul calendario, come la partenza per un viaggio, che implica preparazione, attesa,inquietudine, curiosità.Le settimane prima della fiera sono le più stressanti, ci sono i prodotti da ultimare, le confezioniordinate dal fornitore che registrano l’ennesimo ritardo e che quindi vanno sostituite, riunioniimprovvisate ovunque, per strada, a casa di qualcuno, al tavolo di un pub, al telefono, nell’ora direligione… è un’ossessione, e se i tuoi amici più stretti fanno anche parte del gruppo di lavorodiventa praticamente l’unico argomento di conversazione.La macchina del marketing è in piena attività: i volantini vengono riveduti e corretti perché il logodeve avere la massima visibilità, l’impresa deve risultare attrattiva e il contenuto deve incitare ilcliente a visitare lo stand. Lo stand. Tre pareti a disposizione per scatenare la propria creatività, perdare fondo alla fantasia. Un luogo che attragga, stupisca, colpisca, resti nella memoria tra centinaiadi altri. Nove metri da allestire e uno scrivania diventano l’oggetto dei più sfrenati brainstorming.Provate ad immaginare questa scena:«- E se lo facessimo fucsia?- No, è kitch, meglio azzurro Napoli!- No, è un colore comune… lasciamoli senza fiato, ci vuole un colore forte, deciso, rappresentativo di noi, dell’impresa.- Beh, allora usiamo i colori aziendali: stoffa rossa per le pareti e gialla per la scrivania più mettiamo il nostro logo in bella mostra al centro, e le sacche esposte come in un vero negozio sportivo, e magari ai lati per rafforzare l’idea mettiamo dei poster di sportivi famosi….- Che idea! Sulla scrivania mettiamo tutti gli oggetti che compongono il kit: corde per saltare, fasce per capelli, cappellini, polsiere…- E noi come ci vestiamo?- Casual.- Maddai! Così puoi andarci a scuola, in questi due giorni non sei più Francesco, sei il Responsabile finanziario. La giacca è d’obbligo!- Ok, ma sotto posso mettere la maglietta che da il nome all’impresa? Così quando verranno i giudici li facciamo ridere un po’…- E dai! È andata!»La sera prima della fiera il tempo sembra inafferrabile, domattina ci saranno occhiaie per tutti, ma 67
  • 68. ora ciò che conta è finire il cartellone con i prezzi, colorare le insegne da disporre in punti strategici,preparare l’ultimo dolce da offrire agli avventori, imbustare i prodotti, mettere gli adesivi… e poi adormire proprio non ci si riesce tanto è forte l’adrenalina!Appuntamento alle ore 8 presso la stazione della Circumvesuviana per l’allestimento dello stand.Quest’anno le fiere locali IGS si sono svolte presso le fermate della Circumvesuviana del CentroDirezionale, Pomigliano d’Arco, S. Agnello, Meta, Sorrento e presso l’Università di Salerno per ilaboratori di Salerno, dal 23 al 28 aprile.I primi ragazzi ad arrivare con bustoni di prodotti ed elementi decorativi dello stand al seguitosostano un attimo imbambolati quando vedono le file di stand, forse aprono davvero gli occhi inquel momento, quando si rendono conto di quante persone sono coinvolte nello stesso percorso equindi il sonno cede il passo alla frenesia. Scatta la corsa alla ricerca dello stand con il nome delproprio laboratorio e, trovatolo, dagli zaini escono le armi del mestiere: metro, forbici, scotch,punesse, colla, palloncini, fiori, fiocchi, carta crespa colorata…In ogni gruppo ci sono sempre un paio di ragazzi che vivono con sufficienza qualsiasi progetto,quelli che se proprio non fanno di tutto per farti impazzire, in classe vegetano in ultima fila per dueore e non riesci a cavargli di bocca un parere in nessun modo… queste stesse presone in fiera hannouna trasformazione, li vedi arrampicarsi sulle sedie per fissare i cartelloni con le punesse, sbucarenello stand del vicino per chiedere in prestito il nastro adesivo, percorrere a più riprese l’interasuperficie della fiera per individuare i luoghi strategici dove posizionare i cartelloni e le frecceadesive per arrivare alla propria impresa, fare “spionaggio industriale”…Confusi in quest’orda vociante ci sono i trainer.Per quanti si sono lasciati assorbire da questo percorso, quest’esperienza resterà memorabile; perchi ha deciso di “sporcarsi le mani” e rompersi le unghie per lavorare in mezzo ai ragazzi, questimomenti valgono più dei crediti formativi che assegnerà alla fine l’Università; per tutti coloro che sisono mischiati, hanno saputo ascoltare, consigliare, condividere, questo percorso darà molte piùconoscenze e competenze di quelle riportate in un attestato di partecipazione.Lo sai anche se nessuno si avvicina per dirtelo: Claudia ha tagliato e colorato il polistirolo pertrasformare lo stand dei suoi ragazzi in un’officina meccanica; Salvatore ha supervisionato lecuciture di ogni gonna e ha realizzato il power point di presentazione delle piccole imprenditrici;Stefania ha provato con il suo team fino a tardi sul messenger le risposte da dare ai giudici; Serenaha sciolto le essenze e la cera insieme ai ragazzi per realizzare le candele; Claudia ha collezionatomolte più ore insieme al laboratorio di quelle che segnerà sul registro; Paola nell’ultimo periodo ha 68
  • 69. imparato anche lei a fare gli scooby- doo, non le sono venuti benissimo, però…Molti dei trainer si sono conosciuti e hanno iniziato a fare gruppo alla formazione residenziale diPacognano o di Paestum, altri sono amici di una vita che si sono presentati alle selezioni insiemeper condividere un altro progetto comune, alcuni si incontravano settimanalmente per andare ascuola a seguire i rispettivi laboratori e poi hanno scoperto che era piacevole fermarsi a bere uncaffé e chiacchierare un po’, pochi non hanno fatto altro che battibeccare in occasione di ogniincontro di formazione… eccezioni a parte, ora sono pronti a divertirsi e darsi man forte in questidue giorni perché condividono lo stesso intenso obiettivo.Alle ore 10 è indetta la conferenza stampa. COMUNICATO STAMPA GIOVANI IMPRENDITORI SBARCANO IN CIRCUMVESUVIANA 100 laboratori dimpresa espongono i loro prodotti nelle stazioni delle Circumvesuviana.Coinvolti 45 istituti scolastici superiori della Regione Campania con circa 1.500 studenti partecipanti al programma formativo IGS – Imprese Giovani StudentiAlla conferenza stampa sono presenti esponenti di enti, istituzioni e organizzazioni che a variotitolo hanno sostenuto le attività del programma formativo oltre a tantissimi ragazzi, protagonistidei discorsi degli interventi.« Il nostro Paese ha bisogno di dare più spazio ai giovani, di diffondere la cultura del merito, farcrescere nelle giovani generazioni motivazioni, ambizione e attitudini necessarie ad avviareun’attività in proprio. Dobbiamo scommettere sui giovani, coltivare il talento, premiare il merito.Tutti quei progetti, come questo, che rappresentano per loro una palestra per crescere godrannosempre presso la mia scuola di un’apertura all’implementazione» dice tra gli applausi dei suoiragazzi il preside dell’ITC Diaz di Napoli.Dopo la conferenza stampa l’attenzione si sposta agli stand, anche la troupe televisiva di Canale 21dopo l’intervista a Roberto fa un giro nell’area e molti ragazzi provano a convincere il cameramanad inquadrare anche il proprio stand e a filmare loro stessi intenti a portare a termine una vendita.La fiera locale è la prima occasione in cui gli studenti- imprenditori si confrontano con l’esterno.Superata la situazione confortevole della scuola, dell’appoggio dei professori, degli acquisti pilotatidegli amici, ora la concorrenza si fa sentire e non solo perché si restringono le possibilità di venderema soprattutto perché ci si imbatte con il lavoro fatto dagli altri che può portare a sensazioni diinadeguatezza o spingere ad un’emulazione che equivale ad una crescita, ad un miglioramento, adun ripensamento del lavoro e dell’impegno profuso. 69
  • 70. Completato l’allestimento dello stand inizia la fase di vendita, e l’area si trasforma in un souk: iragazzi più spavaldi ed estroversi provano ad intercettare i viaggiatori appena scesi dai treni dellaCircumvesuviana e a trascinarli, tra ammiccamenti e promesse, a visitare il proprio stand… esoprattutto a comprare! Anche i meno intraprendenti si lanciano alla ricerca dei clienti e così accadeun episodio curiosissimo, gli imprenditori di Megalo tra i tanti passanti del Centro Direzionalefermano il dottor Mottola dell’Ufficio Scolastico Regionale venuto a visitare la fiera e tentano divendergli il kit sportivo; positivamente sorpreso lui invia un sms a Roberto «Vada allo standdell’ITC Diaz e ne lodi le grandi capacità commerciali, in quanto i ragazzi si sono spinti oltre l’areadella fiera per intercettare i clienti». Per loro è stato davvero un riconoscimento da raccontare!Il momento che i ragazzi vivono con maggior ansia è l’arrivo dei giudici. Riescono ad andare a talpunto in paranoia che chiunque si avvicini allo stand munito di cartellina e con fare vagamenteinvestigativo scatena le seguenti reazioni: sorrisi tiratissimi, gentilezza affettata, sudori freddi,balbettamento cronico, gomitate al vicino per mantenere lo schieramento tipo Nazionale di calcio almomento dell’inno… poi compreso che magari era l’assistente di un’altra zona che stava facendodei controlli tirano un sospiro di sollievo… almeno fino all’arrivo del vero giudice e scattal’interrogazione «Nome dell’impresa? Codice? Costo unitario de prodotto? Ricavo marginale? Mimostrate il packaging? Quali attività di marketing avete adottato? Vendite stimate? E il break evenpoint?». Chi riesce a non cadere in apnea dall’emozione o a balbettare risposte sconclusionate, doposi sentirà soddisfatto della propria performance e riceverà pacche sulla spalla di approvazione daparte dei colleghi, in caso contrario con aria smarrita domanderà «Quanti giudici devono ancorapassare?».Questi due giorni trascorrono così segnati da speranze, invidie, ripicche, infatuazioni e momentilieti, nascono e muoiono amicizie, storie d’amore, alleanze di varia natura. E quando gli stand sonodefinitivamente vuoti e tutti con un po’ di amarezza sono pronti ad andare via, ecco un nuovoguizzo negli occhi e un ultimo saluto «Inizia il countdown per Paestum, ci si vede lì…». 70
  • 71. 16. SponsorizzazioniIl programma formativo Imprese di Giovani Studenti si sostiene anche grazie all’autofinanziamentodei partecipanti, e dei laboratori dimpresa che, in occasione delle fiere, vanno a coprire i costidiretti sostenuti (stand, alloggio). Se da una parte vi sono delle esigenze oggettive affinchè ci sia uncontributo dei diretti partecipanti, dallaltra si associa una valenza formativa ed educativa, rendendoquanto più reale possibile lesperienza e soprattutto permettere agli studenti – mediante deglistrumenti di fund raising messi a disposizione – di reperire autonomamente e semplicemente lerisorse necessarie per partecipare gratuitamente alle diverse fasi del programma “mettendosi ingioco”. L’Associazione IGS Campania ha sempre spinto gli studenti a capire come funziona ilmondo dell’impresa e per mettersi alla prova in un contesto ai più sconosciuto.Di seguito riportiamo la lista degli sponsor dei laboratori dimpresa, lista realizzata secondo uncriterio alfabetico.Ringraziamo in egual misura tutti coloro che hanno avuto la sensibilità di finanziare i laboratoridimpresa con donazioni da quelle simboliche a quelle più cospicue, investendo così nellaformazione delle nuove generazioni.Alimentari Verde A., S.Antimo (NA)Amici di Iovino Maria, Gragnano (NA)Andra s.r.l., Gragnano (NA)Anema e pizza, Pomigliano d’Arco (NA)ANM, NapoliAnsaba s.r.l., NapoliAr industrie alimentari s.p.a., Angri (SA)Armonie, Pomigliano d’Arco (NA)Arsian, Castellammare di Stabia (NA)Associazione culturale -Bruttini ridere, NapoliAutocarrozzeria F.lli Vicedomini Di Pietro s.p.a., Castellammare di Stabia (NA)Axa store calzature, Giugliano in campania (NA)Az.ufficio di DAmato Carmela, Castellammare di Stabia (NA)Bar Il Portico, S.Giorgio a Cremano (NA)Bar Tasso, Sorrento (NA)Bar tavola calda La sannitica, Afragola (NA)Bar Vernillo, Somma Vesuviana (NA) 71
  • 72. Bouvette Giannino, Somma Vesuviana (NA)C.M.I. s.a.s. Di Luigi Palma & C., Qualiano (NA)Caffè Dannunzio s.a.s., Castellammare di Stabia (NA)Capriccio di gola, Salerno (NA)Capriccio s.r.l., Pomigliano dArco (NA)Carrozzeria Patriciello, Afragola (NA)Cartolibreria Il cucciolo, Castellammare di Stabia (NA)Centri ottici Ranieri, Marigliano (NA)Centro carni Castaldo s.a.s., Acerra (NA)Ciao moda, Castellammare di Stabia (NA)Ciao pizza di Esposito Gennaro, NapoliCica market, Castellammare di Stabia (NA)Ciccio OCiccione, Gragnano (NA)Contatto, Castellammare di Stabia (NA)Cover band 10%, Sorrento (NA)Cozzolino store, Boscoreale (NA)Crea moda di Zurolo Gregorio, Castellammare di Stabia (NA)Criter – pizzeria da Gennaro, NapoliCuomocasa s.r.l., Castellammare di Stabia (NA)Da Domenico Mascolo, Gragnano (NA)Di Nardo & Co. s.r.l., Giugliano (NA)Di Somma gioielli, Castellammare di Stabia (NA)Di stile in stile, S.Antonio Abate (NA)Ditta Fraioli Franco, Sorrento (NA)Elios artis, Gragnano (NA)Emmetre s.r.l., S.Giorgio a Cremano (NA)English inn, Sorrento (NA)Eurotel s.a.s., S.Antonio Abate (NA)Ev. Security s.n.c., NapoliF.G. Elettronica s.a.s., S.Antonio Abate (NA)Fantasy, Vico Equense (NA)Fin presto s.p.a., Roma (RM)Finesse, Gragnano (NA)Forza Vitale, Gragnano (NA)Geda, Mariglianella (NA) 72
  • 73. Ghiros di Corfù, Portici (NA)Gioielleria A.Ferrentino, Castellammare di Stabia (NA)Gradisca s.a.s., Portici (NA)Hathor, SalernoHelianthus, NapoliHoreca s.n.c., Brusciano (NA)I profumi della penisola, Gragnano (NA)Iela s.r.l., Castellammare di Stabia (NA)Iemme s.r.l., Castellammare di Stabia (NA)IID Imperatore, Arzano (NA)Il Bambino s.r.l., Castellammare di Stabia (NA)Il Giocattolo, S.Giorgio a Cremano (NA)Informedia s.r.l., Castellammare di Stabia (NA)Interni dautore, Gragnano(NA)Jonathan, Portici (NA)JPD Boutique, MilanoLincanto di F. Somma, S.M. La carità (NA)La lanterna, Somma Vesuviana (NA)La maison chic di A. Vitale, Pianura (NA)La regina s.r.l., Castellammare di Stabia (NA)La Rinascita s.r.l., Castellammare di Stabia (NA)La rosa blu, Castellammare di Stabia (NA)La spiripizza, S.Giorgio a Cremano (NA)Le due amelie s.a.s., S.Giuseppe vesuviano (NA)Le Fer, Castellammare di Stabia (NA)Lean s.r.l. Market più, Casoria (NA)Libreria Loffredo, NapoliLinea scuola, Castellammare di Stabia (NA)Lo stuzzichino, Gragnano (NA)M & l di Punzo Michele e Co., S.Giorgio a Cremano (NA)Macelleria Oscialone, Piano di Sorrento (NA)Mati mati, Castellammare di Stabia (NA)Mei s.a.s., Gragnano (NA)Mister pizza s.a.s. di Dentale Caterina, Castellammare di Stabia (NA)Nemesi, Somma Vesuviana (NA) 73
  • 74. NewMediaPlan s.r.l., Carnate (NA)Non solo moda di Maio A., Castellammare di Stabia (NA)Ottica B. Somma, Castellammare di Stabia (NA)Ottica Napoletano, Pomigliano dArco (NA)Otton Fer, S.Antonio Abate(NA)Outlet Moda dion, Castellammare di Stabia (NA)Paferò, Boscotrecase (NA)Panificio de Palmo, Sorrento (NA)Pasticceria La delizia, S.M. La carità (NA)Pavidas di Parmendola C., Castellammare di Stabia (NA)Pit stop, Somma Vesuviana (NA)Pizza villane, Qualiano (NA)Pizzeria da Lello, Portici (NA)Pizzeria e tradizione, Portici (NA)Pizzeria Eremo, S. Maria del pozzo (NA)Pizzeria Malafronte, Gragnano (NA)Point cafè, NapoliPrimo emporio, Castellammare di Stabia (NA)Programauto, S. Maria la Carità (NA)Punto giovani, Gragnano (NA)Quaglia, Castellammare di Stabia (NA)Quanta s.p.a., MilanoQuattro passi, Castellammare di Stabia (NA)Rag. Giuseppe Magnacca s.r.l. Commerciale, NapoliRelax & Co., Piano di Sorrento (NA)Rinascita giovanile, Gragnano (NA)Ristorante Biasella, Scafati (NA)Ristorante-pizzeria Pulcinella, NapoliRosa caffè, Pompei (NA)Rose and crown – Anfas pub, S. Sebastiano al Vesuvio (NA)San Marco supermercato s.r.l., Castellammare di Stabia (NA)Serenella, SalernoSorrentino Antonietta , ScafatiStar point, Castellammare di Stabia (NA)Studio estetico”Mondo donna”, Castellammare di Stabia (NA) 74
  • 75. Sviluppo e servizi di V. Palombo, S. Giorgio a Cremano (NA)The Ciardys di Napolitano S., Marigliano (NA)The legenda cafè, Pomigliano darco (NA)Thunder pub, S. Giuseppe Vesuviano (NA)Vestir bene s.r.l., Gragnano (NA) 75
  • 76. 17. Fiera Competitiva regionale: PaestumLa competizione finale è come correre i cento metri alle Olimpiadi, quando gli atleti in unaperformance di pochi secondi mettono in gioco la preparazione, i sacrifici, la scrupolosità di anni diallenamenti.È solo con il confronto/scontro con gli altri che mettiamo in gioco la parte più profonda di noistessi, la più passionale, la più appassionata.15- 16- 17 maggio 2007. Villaggio Oasis, Paestum.Già alle 8 vedi arrivare i primi giovani imprenditori. Ti danno l’idea di gruppi pronti allamigrazione: valigie necessarie per una settimana, un albero, lo scafo di una piccola barca, lampade,materassi, pezzi di automobili, computer… se poco più in là della reception non ci fossero gli standsarebbero giustificati i dubbi sulle loro intenzioni…Le ragazze di Another Day vengono in divisa con tanto di scarpe e cappello intonati, le si potràriconoscere ovunque vagando per il villaggio, queste “puffe” (ma solo per l’altezza!) dal sorrisocontagioso. Oltre allo stile casual che impera, ne sfilano molti in completo, giacca e cravatta per iragazzi, linguette e tacchi per le ragazze, viene da lodarli solo perché dato il caldo afoso in molti sisarebbero buttati in piscina (e a dire il vero molti, prima o poi, ci sono davvero finiti…).L’organizzazione è stringata, tutti i laboratori vengono suddivisi in due gruppi: il primo giorno almattino mentre il gruppo A allestisce lo stand e riceve le domande dei giudici, il gruppo B carica lepresentazioni in power point e fa le prove in sala conferenze. Al pomeriggio tutte le attività sonoinvertite, mentre il secondo giorno tutti i laboratori sosterranno la loro presentazione.Sono solo 72 ore, ma come per i ragazzi rappresentano per noi dello staff il banco di prova di unanno di lavoro. Così mentre Mauro e Mariangela si occupano dell’accettazione, Emanuela eMimmo curano l’aspetto tecnico delle presentazioni e della raccolta delle relazioni finali, Francescosupervisiona gli stand, Roberto e Diana risolvono gli inconvenienti che malgrado la scrupolosaorganizzazione non mancano, io accompagno i giudici a fare le loro valutazioni.Malgrado la competizione sia sentita, l’atmosfera è distesa: i ragazzi che già si sono conosciuti inoccasione delle fiere locali ora si rincontrano, fraternizzano, si scambiano opinioni sulla severità deigiudici o sulle domande fatte, acquistano a prezzi stracciati i prodotti dei concorrenti, o li barattanocon i propri, intrecciano legami… e non tutti di genere commerciale!C’è chi approfitta della pausa per un tuffo in piscina, e chi malgrado proprio non volesse farsi ilbagno, in acqua ci è finito comunque! Ragazzi o trainer non fa differenza, davanti agli scherzinessuno si tira indietro!Approfittando dell’atmosfera goliardica Alessandro Daniele si lancia in un’irriverente reportage 76
  • 77. fotografico che trova tutti complici, dai ragazzi negli stand che si lasciano andare ad inusuali scatti,ai trainer più divertenti che bighellonano per la struttura improvvisando sketch, fino alle più altecariche dell’IGS. Il risultato? Ne è venuto fuori un montaggio esilarante (come il regista …) moltoapprezzato su Youtube!La sera appena il tempo di farsi una doccia e mettersi in tiro, che tutti sono in anfiteatro doveVincenzo e Antonio del Volta ci fanno ballare e divertire come navigati dj.Le notti delle fiere durano fino al mattino, tra scherzi, chiacchiere a bordo piscina, partyimprovvisati nelle camere a base di nutella e brioscine, musica e balli improvvisati nel parcheggio,a colazione tutti sembriamo zombie, tra occhiali scuri e quintali di correttore per coprire le occhiaie,e chi ancora intontito si è trascinato in sala in pigiama per non perdere la classica zuppa di latte.Mentre arriva il gruppo che pernotterà il 16, tutti i ragazzi sono in sala conferenze aspettando ilproprio turno per la presentazione.Chi si aspetta che questi giovani imprenditori siano degli sprovveduti o che stiano semplicementegiocando, deve ricredersi davanti alle presentazioni, realizzate con stili e strumenti differenti, chesono tutte indice di un percorso. C’è chi ha optato per una sequenza di foto e musica intervallate dapoche frasi per esprimere emozionalmente quest’esperienza; chi ha preparato un sito web pervalorizzare il servizio erogato ed il team; chi ha pensato e filmato una serie di situazioni in cuicompare il proprio prodotto ed il motto; chi riprendendo lo schema del business plan ha realizzatodelle slides miranti a sottolineare i punti di forza della propria società; chi ha improvvisato untelegiornale per parlare di sé ed intervistare i vertici della propria organizzazione; infine chi èarrivato ad inscenare uno scippo per sottolineare le virtù della propria invenzione.Problemi tecnici a parte, si poteva immaginare cosa provassero i ragazzi, semplicementeincrociandone gli sguardi: gioia, ansia, imbarazzo, inquietudine, orgoglio, panico, entusiasmo… permolti era la prima volta davanti ad un microfono, e sicuramente parlare davanti ad una platea cosìampia ed esigente fa un certo effetto, così ecco ragazzi ripassare il discorso in solitudine o farsiascoltare da trainer e compagni, fogli stropicciati, slides colorate, camminare avanti e dietro suipropri passi, gesticolare freneticamente, aggiustarsi nervosamente la giacca, aspettare conimpazienza il proprio turno e poi… papere e non, c’è un applauso per tutti anche per chi èincespicato tra tutti gli “Ehmmm” “Cioè…” “Voglio dire…”, e non è riuscito ad andare oltre ilnome del proprio laboratorio. C’è un senso di condivisione e solidarietà molto forte in questimomenti, terminati i cinque minuti a disposizione e posato il microfono c’è un misto di liberazione,calo di tensione e consapevolezza che ormai tutto è finito, e vorresti risalire su quel palco, con tuttiquegli occhi puntati su di te, i bisbigli, le mani che ti sudano, semplicemente per l’adrenalina che tiregala quel momento brevissimo che se non vivi in prima persona non puoi sapere cosa significadavvero. 77
  • 78. Ricordo una frase letta in una delle presentazioni, che riesce a comunicare queste sensazioni:«Un’esperienza di crescita per me e per voi… spero che la fiducia che avete acquisito in voi stessipossa accompagnarvi sempre, ogni giorno! NON MOLLATE MAI! La vostra trainer, Raffaella».Questi tre giorni sono andati così, c’è stato un turn over di volti, nomi, storie, ma le emozioni, lesensazioni, quel senso di pienezza, di positività, di spensieratezza che avvolge quest’esperienza è ilmedesimo.Mentre scrivevo queste righe è capitato il più classico dei fenomeni di serendipity, mi sonoimbattuta in un articolo pubblicato su La Repubblica, che condensa e aggiunge valore alle mieriflessioni e a quanto scritto dal professor Postiglione in una mail riportata in precedenza:« Per loro questi sono i giorni più belli dell’anno, forse i più belli mai vissuti… stare tutti insiemelontani da casa, dagli sguardi dei genitori, dai divieti e dalle solite opprimenti abitudini èmeraviglioso… Ciò che conta è mettersi alla prova in un ambiente diverso, divertirsi tanto maanche emozionarsi nelle notti che partono goliardiche e continuano in mille discorsi seri, decisivicome sono i discorsi a sedici anni. Ciò che conta è capire se si regge la pressione del gruppo, se siriesce a dimostrare di valere qualcosa di più di quanto si vede in classe. Capire quanto costadiventare se stessi.I tre giorni a Venezia passano in un lampo, ma restano dentro a ogni ragazzo come una stagioned´amore e morte. Ogni minuto accade qualcosa di importante, che segna e trasforma.Il professore di lettere lo sa, lo ha già visto tante volte. Vede un amore che nasce su un vaporetto,lui che s´avvicina a lei, lei che sorride, e tutto è come sempre e tutto è nuovo, come sempre. Vedechi intuisce il proprio fallimento, fatto di paura e gregariato. Vede chi si perde per le calli, perchévuole perdersi, andare avanti da solo. Vede chi osserva un quadro con occhi diversi, e per la primavolta, e con un certo sgomento, scopre la bellezza. E qualcuno, sul far della sera, gli rivolgedomande che non stanno nel programma scolastico: lei com´era alla mia età, professore, che siaspettava dalla vita, che cercava? Come mai, professore, io mi sento tanto solo?È una tre giorni di verità e strappi profondi. Anche il vecchio professore di lettere si sente fragile: èriuscito a contenere ribellioni e ubriachezze moleste, ma tutta quella giovinezza lo turba. Anche luisi fa domande che non stanno né in cielo né in terra, ma che lo agitano. Quand´è che ho smesso dicredere a me stesso, a quello che faccio, agli anni che passano di corsa. Quand´è che sonoinvecchiato?Un giorno riguarderanno quelle foto, e diranno com´ero giovane e stupido, com´ero stanco, cometutto mi aspettava al varco, come sono stati decisivi quei giorni, quella gita fuori dal mondo».Chiuso l’ultimo alloggio, consegnata l’ultima chiave, partito l’ultimo autobus, il villaggio si svuota Lodoli M., “Noi, i ragazzi in gita scolastica”, La Repubblica, domenica 14 ottobre 2007. 78
  • 79. e restano attorno ad un tavolo solo gli organizzatori e i giudici con una pila di fogli di valutazioni econsiderazioni su quanto hanno visto e vissuto.Ognuno di loro ha una sensibilità, un ricordo, un ragionamento, un guizzo di entusiasmo che li fapropendere verso un tal laboratorio o un tal altro. Così mentre decidono chi premiare si sente comeloop «… è che sono bravi tutti… tutti si sono impegnati, ognuno rispetto alle sue possibilità… illivello qualitativo è notevole…».Poi, numeri alla mano, decisi a premiare l’eccellenza, ecco che concordano sui nomi dei vincitoridell’edizione 2006/2007. 79
  • 80. 18. La PremiazioneIl 26 maggio è una classica giornata di inizio estate, alle otto il sole è già alto e dai finestrini deltreno della Circumvesuviana diretto a Sorrento lo spettacolo è da mozzare il fiato, i colori sono cosìforti, vivi che catalizzano la mia attenzione.Alla fermata di Torre Annunziata però sale un gruppo di ragazzi e li inizio ad esaminare, hanno tra i16 e i 18 anni e, benché abbiano come i loro coetanei sul treno uno zaino da cui si intravede un telomare, indossano un completo scuro con cravatta…«Vediamo se oggi si riesce a portare a casaqualche premio, poi saluti e baci generali e diritti al mare!!!».Non ci sono più dubbi, anche lorocome me sono diretti alla premiazione dell’IGS Campania che quest’anno si terrà a piazza Lauro aSorrento in concomitanza alla Festa dei Giovani in cui le presentazioni saranno annunciate tra levarie performance artistiche.Quando arrivo benché sia presto molti sono già lì, hanno fatto rimandare gli ultimi compiti in calssedell’anno e le interrogazioni finali per esserci, hanno i volti più distesi dell’ultima volta che li hovisti perché i loro laboratori di impresa sono in liquidazione e i giochi sono ormai fatti, l’unicosentimento evidente che li anima è la curiosità con cui si guardano quasi volessero scoprire primadel tempo chi sarà a salire sul palco, a ricevere le lodi dei giudici e gli applausi degli avversari.Quando Giampaolo è salito sul palco ad accompagnare il suo gruppo che ritirava il premio ha fattoun discorso che nessuno di noi poteva ignorare: in quel momento avevamo già vinto tutti, ed è veroche salire sul palco sarebbe stato meraviglioso, però a pensarci bene essere arrivati in fondo aquest’avventura è una vittoria che non può limitarsi ad una targa: è stato un anno di duro lavoro pertutti, per i trainer, per i docenti, per gli studenti; un anno di sogni, idee, emozioni indescrivibili,litigate furibonde ed empatia, momenti di sconforto e picchi di creatività, abilità nel fronteggiare leemergenze e non perdere mai la calma, la motivazione, la concentrazione, l’entusiasmo di dare ilmeglio di sé.Così quando salgono sul palco i premiati, tutti coloro che stanno vivendo con serenità questomomento applaudono senza risparmiarsi e gioiscono dell’altrui vittoria, perché la competizione èavvincente e stimolante solo se non viene caricata di eccessive aspettative e viene percepita perquello che realmente è: gioco, confronto, momento di crescita.Però dei premiati alla fine ci sono stati e a loro va riconosciuto ogni onore e merito, così nelleprossime pagine sono stati raccolti i loro racconti, la loro esperienza, le istantanee di un’avventura. 80
  • 81. METAL FERMI (ITI Fermi, Napoli) - Miglior impresa Napoli centro“Claudia, secondo te vinceremo un premio?” Domenico mi guarda ansioso aspettando una risposta;“Non lo so, Domenico, ma spero tanto di si. Comunque lo scopriremo tra poco: già stanno salendosul palco i primi laboratori vincitori”. “In fondo meriteremmo proprio di vincere, non è vero?”,senza neanche voltarmi riconosco Benito più dal tono della domanda che dalla voce. Benito, chedietro la sua spavalderia e dentro l’elegantissima giacca blu indossata per l’occasione nasconde tuttala sua apprensione…Mi volto e incontro gli occhi di Nicola, Fortunato, Domenico, Antonio, Giannie Pasquale: la mia classe. “Ragazzi la decisione spetta alla giuria, ma se dipendesse da me vi avreigià premiati tutti…Il lungo corridoio della scuola fa da eco ai miei passi incerti. Tra poco entrerò in aula e conoscerò laclasse alla quale sono stata assegnata. Claudia ricordati: alza la voce, sii chiara e non dimenticare difare un bel sorriso, che rimane sempre la migliore forma di comunicazione.“Buongiorno ragazzi, io sono Claudia e vi accompagnerò per tutto l’anno nello sviluppo delprogetto di cui avremo ampio modo di parlare”. Tanti occhi curiosi mi guardano… “non riusciròmai ad arrivare alla fine dell’ora…” Ma quando i ragazzi incominciano a tempestarmi di domandemi accorgo di essere veramente a mio agio con loro e il tempo vola…E’ incominciata proprio così la mia avventura come trainer del laboratorio “Metal Fermi”. A quellaprima giornata ne sono seguite tante altre in compagnia della IV meccanici dell’“Enrico Fermi” diNapoli e del mitico carrello elevatore, la business idea del laboratorio.Più passavano i giorni, più i ragazzi diventavano un vero e proprio team. Motivati, attenti,collaborativi, i miei ragazzi oltre a lavorare al carrello nelle ore curriculari, nel pomeriggio eranospesso in giro ora per trovare azionisti, ora per cercare qualche sponsorizzazione. Certo, i momentidifficili ci sono stati ma, da vero team, dopo uno scambio di opinioni (non sempre concordanti), siarrivava sempre ad una soluzione. Io ero sempre lì, con loro, vicino ma non troppo. Anche i ragazzi,però, mi sono stati vicino in un periodo particolarmente frenetico. A marzo mi sono laureata e mihanno proposto di assistere alla discussione della tesi lasciandomi stupita e molto orgogliosa delfatto che i ragazzi si fossero affezionati a me in così poco tempo…quando qualcuno ha aggiunto:“Si, così sai a quante persone possiamo far sottoscrivere le azioni!”. Quasi scoppiavo dal ridere!Poi c’è stato il momento delle fiere: bisognava preparare lo stand, mettere a punto il prodotto edun’infinità di altre cose perché ci sarebbero state le prime valutazioni dei giudici…il temposembrava non bastasse mai, così spesso i ragazzi erano a casa mia per finire un cartellone osemplicemente per un consiglio.Finalmente si arriva alla fiera finale a Paestum e lì i ragazzi mi hanno sorpresa nuovamente. Li hotrovati con un pc portatile a ripetere la presentazione del loro laboratorio che avrebbero dovutomostrare alla giuria l’indomani, mentre altri ragazzi in costume da bagno, li prendevano in giro 81
  • 82. perché non erano in piscina, ma davanti ad un computer a ripassare. Sono stata orgogliosa di loroper l’impegno e la volontà di portare avanti con successo il progetto ed anche, personalmente, per iltipo di rapporto instaurato con la classe e per il lavoro svolto bene anche grazie al costante aiuto delprof. La Penta e del dirigente scolastico Firera.Ed ora è arrivato il fatidico momento della premiazione. C’è molta confusione ma noi stiamo con leorecchie tese. “Miglior prodotto...”, “speriamo sia per noi: il carrello elevatore è piaciuto così tantoalla giuria!”. Nicola guarda speranzoso il giurato che parla al microfono per poi distogliere losguardo deluso quando sente che il laboratorio vincitore non è il “Metal Fermi”. “Migliorlaboratorio Napoli centro…Metal Fermi!”. Dopo un attimo di stupore i ragazzi si abbracciano, miabbracciano e corrono sul palco. Io, è superfluo dirlo, sono davvero contenta e quando ringrazianola loro “piccola grande trainer” mi strappano l’ennesimo sorriso.Claudia Cadavero, trainer 82
  • 83. ISPA (I.S. Pacioli – SantAnastasia) -Miglior impresa provincia est di Napoli-Ho vissuto una bella esperienza con l’IGS Campania, stressante, ma piena di soddisfazioni!!Mi è stata data la possibilità di iniziare una bella avventura, con ragazzi sedicenni pieni di idee evoglia di fare.L’iter scolastico un po’ tortuoso infatti ha fatto slittare lo start up.Il laboratorio d’impresa è stato costituito il 14 marzo e dopo soli due mesi ci sarebbe stata la Fieracompetitiva finale.In pochi incontri i ragazzi avrebbero dovuto dar vita a ciò che a tutti gli effetti sarebbe stata la loroimpresa, i piccoli imprenditori avrebbero dovuto pensare prima di tutto al nome dell’impresa, poi alprodotto, al nome del prodotto, a dividersi i vari ruoli, al prezzo, alla vendita ed al business plan.I più si sarebbero scoraggiati, ma non i ragazzi del Pacioli di Sant’Anastasia.Il Laboratorio d’impresa, che da lì a breve si sarebbe chiamato “ISPA”, già iniziava a scalciare dalgrembo partenopeo, aveva voglia di produrre, e allora che fare?Bisognava rimboccarsi le maniche, vedersi più volte a settimana, ciò naturalmente ha comportatodisguidi con alcuni docenti che avevano l’imminenza delle interrogazioni, come biasimarli eravamoalla fine dell’anno!Quindi per superare questa difficoltà, bisognava vedersi fuori l’orario curriculare, soprattutto nonc’era da perder tempo, era fondamentale avere la mente lucida ed essere proattivi!I ragazzi da subito hanno pensato a differenti prodotti ma dopo un’attenta analisi sulla fattibilità,hanno optato per l’album fotografico ecologico dal nome “Flash Fashion”.Hanno mostrato un’acuta sensibilità verso la tematica ambientale infatti l’album era fatto conmateriale riciclato.L’entusiasmo dei ragazzi ha raggiunto l’apice nelle fiere, dall’esterno si percepiva la loro unione, laloro gioia, si stavano divertendo e stavano imparando a mettersi in gioco, hanno mostrato tantapassione nel rapporto con i clienti, tanta creatività nell’abbellire lo stand e nella cura verso laconfezione del prodotto.La loro forza: il lavoro di squadra.Hanno fatto tesoro dei consigli della sottoscritta e della docente, molto presente, ha creduto subitonella bontà del progetto ed è stata parte attiva fin dall’inizio, ciò mi ha agevolato soprattutto nelrapporto con altri docenti a volte ostili.Vorrei concludere sottolineando la bontà del progetto formativo IGS, che permette la gestione divere e proprie imprese da parte di giovani studenti-imprenditori, di far emergere vocazioni, diaccrescere il capitale intellettuale degli studenti che prendono parte al progetto e sviluppare cosìcompetenze trasversali. Stefania Ruggiero, trainer 83
  • 84. PIPERITA(L. Cl. De Sanctis – Salerno)-Miglior impresa provincia di Salerno-Il nostro laboratorio d’impresa, “Piperita”, con sede presso il Liceo Classico Statale “Francesco DeSanctis” a Salerno, ha come centro del proprio business una linea di gioielli artigianali: anelli,bracciali e orecchini. La scelta è stata effettuata dopo numerose ricerche e indagini di mercato, checi hanno fatto capire come il pubblico femminile sia particolarmente allettato dall’idea di possederegioielli di tendenza, unici e originali, abbinabili a qualsiasi look e personalità.Per finanziarci, abbiamo creato un ampio sistema di sponsorizzazioni, non solo di tipo tradizionale,tra le quali annoveriamo, Carmen Pellicceria, Gabetti, Imperia Cappellania, Eurobooking s.r.l.; mavi sono anche sponsor che ci forniscono i loro prodotti che vanno, in tal modo ad arricchire lanostra offerta commerciale. Le imprese che appoggiano il nostro operato in questo modo sono:Metoda s.p.a. e la Simonis s.r.l., che ci mette a disposizione deliziosi gadget.Abbiamo insieme deliberato di esternalizzare la funzione di produzione per mantenere alto loLibera riadattazione dal Business Plan dell’impresa 84
  • 85. standard qualitativo del nostro prodotto, infatti la manifattura artigianale garantisce particolarità edun’assoluta originalità, dovuti anche alla minuziosa scelta dei materiali (madreperla, perle di fiume,pietre dure…), di cui ci occupiamo assieme al personale esterno, addetto alla produzione.Come attività promozionali, abbiamo attuato come principale strategia, l’indossare noi stessi igioielli, pubblicità nelle comitive d’amicizia, volantinaggio nella nostra scuola e creazione di unsito internet, bibite e dolci offerti alla nostra clientela allo scopo di attirarla durante le fiere,distribuzione di gadget omaggio di uno dei nostri sponsor, 15% di sconto su ogni completo(bracciale, orecchini e anello). La nostra linea di prodotti è stata venduta, anche tramite alcuniesercizi commerciali, come il negozio di abbigliamento Imperia Cappellania e il centro esteticoHathor.Abbiamo inoltre arricchito la nostra offerta con un esclusivo packaging, la cui peculiarità èl’utilizzo di stoffa non del tutto comune e, soprattutto, di qualità: raso di colori sgargianti edabbinati a quelli delle stoffe, logo dell’azienda nonché il certificato che garantisce la manifatturaartigianale del nostro prodotto.Crediamo, infine, che il nostro laboratorio si distingua per la cura dei dettagli, notevole spirito disquadra e per un vivace senso autocritico. 85
  • 86. A TIEMP’ A TIEMP’ (L.S. Copernico – Napoli) -Miglior impresa provincia nord di Napoli-L’idea imprenditoriale del laboratorio d’impresa A Tiemp’ a Tiemp’ del Liceo scientifico Copernicodi Napoli consiste nella produzione di orologi a parete.Il punto di forza di tale idea è nella valorizzazione del lavoro artigianale e nella promozione di unatteggiamento più attento e consapevole nei confronti dell’ambiente.Come mercato target si è scelto il segmento della popolazione tra i 12 e i 22 anni, questo perchè lamaggior parte dei giovani d’oggi sono esteti ed originali nel loro modo di essere e presentarsi,anche nelle loro camerette ritroviamo questa tendenza alla personalizzazione e alla singolarità.I nostri orologi rispondono proprio a tale bisogno in quanto ogni pezzo ha forme e decorazionidiverse ed è perciò unico.Il prodotto è realizzato interamente in modo artigianale dai membri dello staff. I fogli dicompensato vengono tagliati e levigati creando le forme scelte. Il compensato dopo essere statoforato e assottigliato nella parte posteriore per incollare il meccanismo dell’orologio, viene decoratocon acrilici, decoupage e brillantini.Oltre all’attenzione per il prodotto con grande creatività abbiamo pensato alle attività di marketingper valorizzare la nostra impresa:  Il nostro logo è costituito da una clessidra e due “T” stilizzate.  La scelta di creare nello stand un giardino non vuole solo mostrare che la nostra materia prima è il legno ma vuole anche promuovere un atteggiamento più attento nei confronti della natura che nel nostro piccolo abbiamo adottato utilizzando gli scarti di legno delle altre imprese.  Abbiamo realizzato un video per la presentazione finale in cui simulavano tutte situazioni in cui protagonista era il tempo.Questo è il secondo anno che partecipiamo al progetto, e per il secondo anno con esitosorprendente! Siamo stati sempre riconoscibili all’interno degli eventi organizzati da IGS, per ilnostro stile e la nostra simpatia… trascinare un albero enorme in Circumvesuviana perl’allestimento del nostro stand ha suscitato l’ilarità di tutti… si ricorderanno di noi ancora per lungotempo…Libera riadattazione dal Business Plan dell’impresa 86
  • 87. PIETRE RAME E FANTASIA (I.S. Vesevus – Boscoreale) -Miglior impresa provincia sud diNapoli-«Pietre rame e fantasia dell’ITC Vesevus di Boscoreale ha avuto un po’ di alti e bassi anche acausa del mancato feeling con il primo trainer, poi l’entusiasmo e l’esperienza di Mauro hannocambiato le sorti di un gruppo che dalla sua aveva una buona business idea: produrre gioielli inpietra lavica e creare uno stand ai cui lati ci fossero lingue come di fuoco per simulare la lava delVesuvio. Magnifico il professor Gervetti, che per il secondo anno ha creduto nel progetto e hasempre esortato i ragazzi ad eccellere».Dal racconto di Francesco Vivo, Assistente zona Sud. 87
  • 88. ARCHIMEDE (ITI Galilei – Salerno) -Miglior comunicazione di impresa-L’azienda ARCHIMEDE del Galileo Galilei di Salerno nasce con lo scopo di valorizzare lecompetenze didattiche apprese in questi anni; infatti i componenti dell’azienda frequentanol’Istituto Tecnico che come tale ha un obiettivo primario: divulgare nozioni per l’elaborazione dinuovi prodotti tecnologici. A tal proposito si è realizzato un semplice ma efficace antifurtoadattabile ad una vasta gamma di borse, come ad esempio una borsa per trasportare il computerportatile. L’idea nasce per cautelare coloro che viaggiano spesso in mezzi pubblici e che devonodifendersi da malintenzionati che per la realtà campana è un’esigenza diffusa.Nel momento in cui abbiamo deciso di intraprendere questo percorso ci è stato spiegato chedovevamo creare un’azienda, con un proprio nome e un proprio prodotto da poter immettere sulmercato, aiutandoci con la collaborazione di un personale interno suddiviso per competenzespecifiche. Quante volte in tv sentiamo parlare di aziende, di amministratore delegato, responsabilefinanziario, responsabile marketing ecc…Ne abbiamo sentito parlare ma non abbiamo mai pensatodi poter un giorno, alla nostra età svolgere questi diversi ruoli. I primi incontri sono serviti astabilire il lavoro da svolgere e il modo in cui farlo e alla divisione dei ruoli, in seguito ci hannoaffidato un trainer che ci ha guidati passo dopo passo. A questo punto restava la scelta del nome. E’stato questo uno dei momenti più impegnativi, la difficoltà nel trovare un nome su cui tutti fossimod’accordo e che accomunasse un po’ tutti è da qui che è nata l’azienda Archimede S.p.A. La nostraAzienda come quelle vere, ha dovuto affrontare diversi problemi che potremo dire di “carenza del 88
  • 89. personale”, infatti dai sei componenti iniziali siamo “sopravvissuti” solo in tre ma tutto ciò non ciha spaventato ma unito di più anche se il carico di lavoro è aumentato.Il prodotto, “battezzato” con il nome/slogan “24H of comforts” è un pratico antifurto per borse chesuona se viene forzato da esterni, dunque il bisogno individuato da soddisfare è stato quello disicurezza, poiché attraverso la dotazione di un antifurto per borsa, garantiamo al cliente/fruitore lapossibilità di rimanere indenne da tentativi di furto che specialmente sui mezzi pubblici sipresentano con un’elevata frequenza.L’attività promozionale che si è realizzata per far conoscere il prodotto è stato uno sketchimprovvisato di una durata di 30 secondi in cui si evidenza il pericolo dei borseggiatori in unpullman e la vera funzionalità del nostro prodotto.La scenetta è stata proposta nello stand della fiera locale tenutasi a Fisciano il 3 e 4 maggio 2007,anche con la collaborazione di ragazzi degli stand vicini e/o l’interazione con semplici passanti.Questo piccolo filmato è diventato un volantino digitale, registrando il tutto con un cellulare e fattogirare con tecnologia bluetooth presso il pubblico, in modo tale da non sostenere costi superflui,migliorare la nostra visibilità e salvaguardare l’ambiente. 89
  • 90. MAGIC TEAM (IPIA Galilei – Torre Annunziata) -Originalità del prodotto-Un gruppo di ragazzi, ventanni, tanti pensieri, impegni ma nessuno che riguardasse la scuola, lostudio, un progetto….Allinizio di questavventura tante sono state le difficoltà nel relazionarmi con loro, troppo vivaci,troppo sopra le righe, ho subito pensato che sarebbe stata per me un“impresa” riuscire adentusiasmare quei ragazzi a creare un laboratorio, a creare un prodotto che unisse e coinvolgessequei ragazzi dell’IPIA Galilei di Torre Annunziata.E invece ricordo ancora con stupore e piacere quando uno di loro disse: “a me piace ‘sto progetto,lo voglio fare!!!”Quel ragazzo è diventato l’amministratore delegato dell’azienda, è riuscito a coinvolgere i suoicompagni e, in pochi, sono andati avanti, fino alla fine.Non è stato facile scegliere il prodotto, ragionare su quale fra i tanti pensati potesse essereeffettivamente realizzato, raccogliere il capitale sociale né trovare sponsor; scrivere il business plan,ma alla fine ci sono riusciti, ci siamo riusciti…Non credevano potessero vincere qualcosa, perché non credevano nelle loro capacità, noncredevano che lentusiasmo e linteresse potessero portarli lontano…sono sempre stati etichettaticome gli “scansafatiche” e un po ci credevano…Dopo tanti sforzi e un premio vinto mi piacerebbe dire: bravo a chi si è impegnato nella ricercadegli sponsor, bravo a chi ha dato sempre soluzione pratiche, bravo a chi ha coinvolto e tenuto unitoil gruppo, bravo a chi si è impegnato nella realizzazione del prodotto, bravo a chi voleva essere lì enon altrove…Bravi ragazzi, sono fiera di voi!!!Rossella, trainer del laboratorio Magic Team 90
  • 91. G4 (Ist. Arte Munari – Acerra)- Terzo classificato competizione Regionale-La nostra impresa nasce nel Marzo del 2007 presso l’Istituto d’Arte Munari di Acerra in attuazionedel progetto di imprenditoria giovanile IGS, organizzato dall’Associazione IGS Campania.Il nostro gruppo, formato da ben 20 ragazzi, si è subito messo al lavoro per recuperare una partenzagià inficiata dal ritardo.Dai primi Consigli di Amministrazione abbiamo definito la nostra Idea Imprenditoriale ed insiemecon essa la nostra MISSION. La scelta del prodotto finale, effettuata dopo il vaglio di varie ipotesi,scartate da subito per la loro scarsa differenziazione rispetto a prodotti già in commercio, è ricadutasu un prodotto innovativo e tecnologico: PULSERA. Si tratta di una memoria USB inserita in unbracciale. Il bracciale è costituito da due strisce di tessuto o pelle all’interno delle quali vieneinserito lo stick di memoria. L’assemblaggio avviene artigianalmente con l’utilizzo di collaprofessionale ad alta tenuta ed atossica. La chiusura del bracciale avviene sfruttando l’incastro dellostesso involucro della memory stick. Nel caso di decorazioni sul bracciale, che sono offerte arichiesta del cliente, sono utilizzati colori acrilici o pennarelli da tessuto a seconda del livello didefinizione richiesto dal motivo. Il colore viene fissato e reso impermeabile grazie ad uno strato Libera riadattazione dal Business Plan dell’impresa 91
  • 92. finale trasparente ed isolante, per rendere la decorazione duratura nel tempo e superficialmentelucida.Dalle prime indagini di fattibilità abbiamo scartato, a causa delle barriere tecniche che abbiamotrovato, la lavorazione della gomma o del caucciù, e siamo arrivati così alla produzione di un primoprototipo in pelle.Abbiamo parlato della nostra MISSION: ebbene, essa consiste nella soddisfazione di due bisogniche abbiamo ritenuto importanti per i consumatori: - la capacità di memorizzare dati di qualsiasi tipo - la portabilità degli stessiIl segmento di mercato che abbiamo deciso di servire è stato quello dei giovani, ed infatti tutto ilnostro percorso è stato scandito da questa scelta. Abbiamo cercato di offrire un prodotto giovanile,personalizzabile in colori e scritte, e soprattutto dal costo contenuto: tenendo conto da un lato dellivello dei prezzi che le nostre imprese concorrenti hanno, e dall’altro la limitata disponibilitàeconomica che un teenager può avere.Per questo abbiamo puntato molto sulla economia di produzione, andando alla ricerca sul mercatodi una pen drive piccola ma economica, e organizzando direttamente nella nostra strutturaimprenditoriale l’assemblaggio con i bracciali che abbiamo acquisito in outsourcing da un artigianodella zona.La nostra attività si è dunque stabilizzata su un prodotto nel quale abbiamo creduto sin dall’inizio,perché fondamentalmente è risultato: - innovativo - non presente sul mercato locale (tenuto conto dei nostri vincoli geografici) - utile in una società multimediale come la nostra - bello da vedere e da indossareQuindi ci siamo resi conto subito che questa idea era davvero valida e da seguire!Commento finale: il progetto è stato molto interessante da un punto di vista didattico – personale, ciha permesso di entrare nella mentalità manageriale di unimpresa, fondarla e dirigerla ci haconsentito di capire le varie problematiche che si possono incontrare nel lavoro in azienda e ditrovare soluzioni ad esse.Siamo riusciti ad affrontare tutti i punti del progetto. Assimilare le regole fondamentali di unimpresa è risultato piuttosto semplice sia nel capirle che nel metterle in pratica. 92
  • 93. ANOTHER DAY (Istituto Magistrale Campanella – Napoli) -Terzo classificato competizioneRegionale-Il laboratorio d’impresa “Another Day” ha destinato i fondi raccolti con la vendita azionariaalla realizzazione di un “servizio” di valore sociale: l’aiuto ad una Casa Famiglia privatafrequentata da bambini e adolescenti nelle ore pomeridiane post-scolastiche, attraverso laproduzione di piccoli oggetti di bigiotteria artigianale eseguiti con il nostro aiuto.La finalità è quella di vendere ad un prezzo accessibile tali oggetti durante eventi eo fiereorganizzate.L’impresa “Another Day” è stata fondata il 12 Febbraio 2007 da dieci soci, tutti studentidell’Istituto “Tommaso Campanella” di Napoli.Abbiamo preso contatti con un Centro d’accoglienza situato nei pressi del nostro Istituto scolastico,illustrato la nostra iniziativa alla responsabile ed ottenuto il permesso di usufruire della struttura perlavorare con i bambini.Il Centro di Solidarietà situato in Vico Castrucci a Napoli è diventato la nostra sede operativa.Con il capitale sociale raccolto abbiamo comprato il materiale necessario per la produzione di 93
  • 94. piccoli lavoretti di bigiotteria (orecchini, collanine, braccialetti, frontini per capelli…).Una volta a settimana, dopo scuola, abbiamo raggiunto i bambini alla Casa Famiglia e abbiamolavorato con loro.Nello scegliere il prodotto abbiamo considerato il fatto che lavorassimo con dei bambini anchemolto piccoli e ciò ci ha portato ad escludere sia l’uso di prodotti eventualmente nocivi, sia l’uso ditecniche di difficile comprensione per loro.I bambini hanno sempre lavorato sotto il nostro controllo e mai da soli.Non è stato possibile calcolare in anticipo la produzione sia dal punto di vista quantitativo chequalitativo visto che gli oggetti sono stati realizzati a mano (quindi con tempi lunghi) e in più dabambini la cui attenzione non è facile né da conquistare né da mantenere.La produzione degli oggetti realizzati mira ad un target prettamente femminile.Se però consideriamo il vero obiettivo della nostra società, e cioè agevolare, nel nostro piccolo, lanobile attività di una struttura per bambini, è facile constatare che non esiste più un target specificoa cui mirare perché tutti, indistintamente, diventano nostri potenziali acquirenti.La scelta di mantenere un prezzo basso e non fisso si basa sia sulla constatazione dell’imperfezionedei manufatti (data l’età dei piccoli esecutori), sia sullo scopo dell’iniziativa che è quello diincrementare la somma raccolta.Il materiale per la nostra produzione è costituito da perline e nastri colorate, fili di rame, gancettiper le chiusure di braccialetti, collanine e orecchini.Trovare i fornitori è stato semplice; ci siamo infatti servite di mercerie nei pressi della nostra scuola.La spesa per acquistare i materiali è stata di 40 Euro per due mesi di lavoro.Il ricavo ammonta a 140 Euro, per cui, sottratte le spese, restano 100 Euro di guadagno che vannoalla Casa Famiglia.Nei due giorni che abbiamo trascorso a Paestum (1516 maggio 2007), il nostro progetto è statoesaminato e valutato da una giuria di giudici che, unanimemente, durante la giornata di premiazioneche si è tenuta a Sorrento dopo una settimana, ha premiato la nostra iniziativa.L’Another Day ha infatti ottenuto il 3° posto come migliore laboratorio a livello regionale.Claudia Liberti, trainer 94
  • 95. FASHION MOBILE (ITC Torrente- Casoria)-Secondo classificato competizione Regionale-La Fashion Mobile è stata costituita nel gennaio 2007 presso l’ITC Torrente di Casoria allo scopodi sviluppare, produrre, commercializzare una linea di accessori per cellulari, con un ottimorapporto qualità / prezzo. Il prodotto di base è un simpatico sacchetto in jeans che ha la funzione diun portacellulare. La creazione del nostro prodotto è basata sulla lavorazione di tessuti, inparticolare quelli in jeans, l’obiettivo è una creazione artigianale di ogni singolo pezzo, conl’applicazione di gadgets che rendono il prodotto fuori dal comune.Al fine di captare al meglio i gusti dei nostri potenziali consumatori abbiamo realizzato un’indaginedi mercato per la definizione del potenziale di mercato dei prodotti da noi proposti con particolareriferimento alla concorrenza, ai gusti del cliente e alla modalità di creazione del valore per i clientistessi. Indagine di mercato realizzata dalla “Fashion Mobile” SPA in data 23/02/07 su un campionedi 30 soggetti circa. Riportiamo di seguito le domande rivolte al nostro target per sintetizzare ilnostro lavoro.  Quando esci dove riponi il tuo cellulare?  Hai un porta cellulare? Se si quanto l’hai pagato?  Ne compreresti uno personalizzato? (con le iniziali del tuo nome o con la tua foto) Libera riadattazione dal Business Plan dell’impresa 95
  • 96.  Quanto saresti disposto a spendere?  Di che tessuto lo preferisci?  Lo vorresti da mettere al collo?  Lo vorresti da mettere nei passanti della cinta?  Con quali accessori lo compreresti?  Che consiglio daresti a un laboratorio che produce porta cellulari?  Se costasse circa 3,00 € ne compreresti più di uno?Dal risultato di questa indagine abbiamo rilevato che solo 5/30 del campione non ha un portacellulare però la stragrande maggioranza ne comprerebbe uno personalizzato e sarebbe disposto aspendere circa 5,00 €.Inizia l’attività di promozione! Con l’obiettivo di incentivare le vendite, e far conoscere al target diriferimento il nostro prodotto, abbiamo ideato unofferta sulla vendita: ogni due portacellulari a 5.00€ anziché 6.00 € con l’abbinamento di un omaggio.La nostra impresa non intende fermarsi dato il buon esito del percorso, infatti abbiamo inprogramma lo sviluppo di una linea completa di prodotti in jeans destinati a soddisfare le esigenzedel mercato giovanile. A tal fine sono in corso di progettazione degli ulteriori prodotti che laFashion Mobile intenderà mettere sul mercato: borse, e astucci in jeans.Al prossimo traguardo! 96
  • 97. 19. Best IGS 20078 TEEN (L.S. Nobel – Torre del Greco)È notte fonda,dopo una lunga giornata, mi ritrovo seduto alla mia scrivania, a mettere un po’ di ordine tra le millescartoffie…tra un appunto e un libro ecco che mi compare sotto mano una cartellina... sopra c’è unascritta “I’M NOT YOU”.Subito un turbine di emozioni invadono il mio animo, un mix di “vertiginosa allegria” mi travolge esul viso mi si stampa un mega sorriso.Ricordo tutto ma proprio tutto come se fosse stato ieri…Ero in facoltà e lessi in bacheca che erano aperte le selezioni per diventare trainer di un laboratoriodi impresa!!!Mah è che sarà mai??! Vediamo un po’ di che si tratta!!Superate le selezioni inizia il percorso di formazione per i trainer e si delineano subito due figurefondamentali che mi hanno seguito durante tutto il percorso:“San Mauro” e “Santa Diana” le persone più pazienti, pacate ed organizzate nonostante me “tutor”indisciplinato e scansafatiche.Successivamente conosco il grande “Santone” Mimmo responsabile di zona, dai poteri taumaturgici… infatti non so come ma è riuscito a seguirmi quotidianamente con continui stimoli e spunti.Ma ora inizia il bello …Cominciamo dal principio… mi affidano il liceo scientifico “Nobel” di Torre del Greco.E’ il mio primo giorno qui con i ragazzi siamo nell’auditorium del liceo.Che strano ritrovarmi a scuola: l’università è completamente diversa!Eccomi … sono tutti lì ad aspettarmi , mi sento un po “emozionato” e anche impacciato: hopensato di presentarmi in giacca e cravatta, è un incontro importante quello di oggi!Sono di fronte a loro, tutti mi guardano, comincio, mi presento…. Sono circa una ventina … perfortuna mi mettono subito a mio agio, e sembra quasi che il nodo della cravatta si sia allentato.Comincio ad esporre loro il progetto, ma mi guardano tutti con gli occhi sbarrati (secondo mepensano che sia pazzo!!).Siamo intorno al tavolone dell’auditorium, cerco di ricordarmi i nomi di tutti ma è impossibile xora, sono troppi ….“RAGAZZI! La cosa fondamentale per un’impresa è il nome, quindi entro oggi dobbiamo“battezzarci”. Ho momentaneamente messo da parte tutte le nozioni tecniche, il marketing, le 97
  • 98. tattiche gestionali etc…non voglio che si annoino, voglio che si aprano subito le danze e vengafuori tutto il loro entusiasmo.In effetti le danze si aprirono e in poche settimane l’impresa cominciò a prendere forma: il nome18teen , uscì fuori quasi subito pensato da quei 17 teenagers e il loro trainer che erano partitiinsieme pur non sapendo che mentre le danze continuavano e l’impresa prendeva vita si sarebberoritrovati in poco meno di 10…Dieci ma tutti con un grande carisma e grande creatività. I “miei ragazzi” vengono tutti da classidiverse e, cosa più importante sono tutti diversi ... dopo un po sono emerse anche le loro personalitàe siamo riusciti ad affidare ad ognuno il ruolo adatto da svolgere nell’impresa.Che bello li ricordo tutti “i miei ragazzi” con grande affetto e fortissima stima, oltre a lavorareintensamente per la riuscita del progetto posso confermarvi che ci siamo davvero tanto ma tantodivertiti, perché i nostri incontri erano davvero speciali, è vero abbiamo affrontato tante difficoltà,ad esempio un capitale sociale iniziale di soli 150 euro, problemi nel reperire il materiale e tanti matanti altri, ma come sempre siamo riusciti ad affrontare con successo ogni situazione e tutto perchéeravamo un gruppo… un gruppo unito con l’intento di creare unazienda vera ed un prodottoefficace.La cosa più bella erano i brainstorming dei “miei ragazzi” erano sempre tanto variegati, forsequalche volta anche troppo! E spesso le idee non riuscivano ad essere contenute sulla lavagna…“Oggi discutiamo del prodotto”.Angela- “avevo pensato ai bottoni, raga, io amo i bottoni, potremmo puntare tutto sui bottoni….”Stefano- “no, che bottoni e bottoni , meglio un kit da palestra useremo questo come prodotto …”Roberto- “macchè palestra!!! Bisogna secondo me puntare su un target più ampio!”Dopo ore ed ore di riunioni ed incontri clandestini anche fuori lorario scolastico ecco che nasce ilnome del marchio “I’ M NOT YOU” …. “Io non sono te”, più che di un semplice marchio vuoleessere un vero e proprio stile di vita, cucito addosso a chi vuole distaccarsi dalla massa urlando lapropria personalità unica e irripetibile.Subito si mette in moto “la macchina organizzativa”E sulle note di “Don’t stop me now” dei Queen inizia la nostra “grande impresa! ”“Allora ragazzi c’è da organizzare un po’ di cose … gamma prodotti, packaging, stand, etichette,materiale grafico”Vincenzo- “Peppe io ho un amico bravissimo nella realizzazione di lavori di grafica, possiamoaffidarci a lui…!!” 98
  • 99. Lella- “io invece posso occuparmi delle etichette… che ne pensate se sulle etichetterappresentassimo delle immagini che raffigurino le opposizioni per esempio converse e scarpe conil tacco o tre ruote e suv?”Nello- “... e allo stand ci penso io dobbiamo ricreare un ambiente da street art utilizziamo tuttioggetti di fortuna: portiere d’auto, copertoni, monitor e pittiamoli con bombolette e ricreiamo unambiente da strada”.Nino- “il packaging è mio … facciamo così compriamo dei barattoli di pelati, così il contenuto looffriamo in beneficenza alla mensa della chiesa di SantAntonio e le latte opportunamente dipinte leutilizziamo come packaging”Raffaele- “io mi mobilito per cercare chi può offrirci T-shirt, cappelli ed accendini al migliorprezzo... oggi vado in tipografia e vedo a che stanno le stampe”Claudio- “ragazzi il PR lo faccio io inizio a far girare voce nella scuola del nostro marchio, cosìinizio a far creare un alone di mistero/curiosità intorno al nostro lavoro”.E’ tutto pronto … la prima fiera è un successone … vendiamo tutti i prodotti, prendiamo tanteprenotazioni e tutti sono entusiasti del nuovo “stile di vita” tra gli alunni e i docenti non si fa altroche parlare di “ I’ M NOT YOU”.La più grande soddisfazione però è nella seconda fiera … nella circumvesuviana di Sorrento... èstupendo vedere persone perfettamente estranee che si innamorano del marchio … capiscono ilmessaggio ed acquistano i prodotti.Terza fiera Paestum, come sempre siamo gli ultimi nell’allestimento dello stand. 99
  • 100. Iniziano a girare i giudici, incalzano le domande degli stessi ai “miei ragazzi”, per capire e prendereinformazioni su tutta lorganizzazione dell’azienda … non sapevamo cosa sarebbe successo di qui apoco.Arriva il giorno della premiazione, i giudici dal palco iniziano ad assegnare a tutte le scuolevincitrici un premio... ma noi non ci siamo … quasi tutti i premi vengono assegnati … ma dentro dinoi c’è sempre quella speranza ….Arriva il momento del primo premio: “Il primo premio come migliore azienda in tutta la Campaniava a…. ai ragazzi del liceo Nobel!!”Un boato stravolge la piazzetta di Sorrento e noi vincitori ci rechiamo sul palco pronti a ritirare ilpremio.Beh, descrivere con parole quelle emozioni sarebbe troppo riduttivo …Per farvi capire non so se avete mai provato quella forte sensazione di benessere e gioia che vi falievitare da terra …beh, proprio quella e tutto questo, grazie ai miei mitici ragazzi,al buon Roberto, padre di questo grande progetto,a tutti i ragazzi dell’Igs, tra cui la buona Cristina che aspetta da una vita queste righe, che da dietrole quinte dirigono questa sinfonica orchestra,e alla prof.ssa Di Donna e al Prof Postiglione, che con grande passione hanno seguito tutte le tappedi questa grande vittoria. 100
  • 101. Concludo queste poche righe con un invito, un po’ strano per i lettori di un libro … ma ci provo …Cliccate su questo link http://it.youtube.com/watch?v=t_i_S7TqK98e vedrete un breve video, solo cosi potrete immergervi in pieno e capire quanto sia stata ricca eintensa questa grande “esperienza di vita.”Ci sono “imprese” che rendono gli uomini immortali ….. Noi ci abbiamo provato…ed oggi … ci siamo riuscitigrazie a tuttiGiuseppe Cimmino, trainerFocus sull’impresaL’ intenzione era quella di creare una linea d’abbigliamento per un target che va dai 14 ai 35 anni,questi soggetti devono avere voglia di cambiare, di non omologarsi ed essere favorevoli ad unanuova linea di abbigliamento non conformista.Il core business della nostra impresa è stata la realizzazione di cappellini, accendini, magliette, iquali per essere adatti al target prescelto devono presentare un aspetto innovativo ma allo stessotempo legato agli standard della moda: il nostro potenziale cliente ha bisogno di qualcosa didiverso, di nuovo, di fresco, ha bisogno di innovazione e di cambiamento. Ecco perché nasce lanostra impresa e di conseguenza il nostro logo “I’m not you”: per cercare di soddisfare questobisogno nel migliore dei modi.Il packaging è stato creato per dare valore aggiunto al nostro prodotto: è rappresentato da barattolidi conserve dipinti con il nostro logo all’interno dei quali è stato messo il nostro prodotto.Per promuovere il nostro prodotto abbiamo utilizzato volantini ed adesivi affinché il nostro logofosse conosciuto il più possibile, lo stand in occasione delle fiere non doveva pertanto passareinosservato per cui c’erano portiere di auto, pezzi di computer, materassi, bidoni, il tutto decoratocon graffiti da veri writers.Ecco a voi il team vincitore:Libera riadattazione dal Business Plan dell’impresa 101
  • 102. Vincenzo Spina (Amministratore Delegato)scelto a seguito delle sue attitudini organizzative e logistiche, presiede con energia e autorità ilC.d.A., affiancando brillantemente nelle proprie mansioni il trainer Giuseppe Cimmino, ecollaborando dinamicamente con tutti i membri del C.d.A. .Claudio Merlino - Raffaele Magliulo (Responsabili di Produzione)Hanno saputo rendere reali le idee emerse dal C.d.A., non mancano loro capacita organizzative,ordine e puntigliosità. Grazie al loro lavoro il progetto del marchio è diventato realtà.Angela Vitello –Antonella Di Donato (Responsabili Marketing)Con la loro creatività e intelligenza hanno ideato prodotti e packaging, si devono a loro le indaginidi mercato e le scelte formali del logo. Il loro ferrato lavoro di coppia ha contribuito non poco allariuscita del progetto.Aniello D’Antonio – Gaetano Giannoccoli (Responsabili Finanziari)Ordine e rigorosità. Le parole d’ordine che rappresentano i due contabili dell’Impresa. Piccolicommercialisti in erba, hanno registrato con rigore tutti i movimenti finanziari dell’azienda, a loro si 102
  • 103. deve tutta l’organizzazione finanziaria dell’Impresa.Roberto Finelli – Stefano Ascione (Responsabili Vendite)Rappresentano l’immagine dell’Impresa nei contatti col pubblico. A loro è toccata la direzione nellefiere fatte fino ad ora, notevole è l’affiatamento col gruppo finanziario. La loro capacità nellepubbliche relazioni è stato un importante catalizzatore di tutta la fase commerciale.Al termine di questo racconto, mi fa piacere ricordare un altro merito di questi ragazzi e del lorolungimirante trainer: l’8 giugno 2007 il logo “I’m not you” è stato ufficialmente registrato presso laCamera di Commercio di Napoli… ragazzi, davvero in bocca al lupo per il prosieguo della vostraavventura! 103
  • 104. 20. Lo Staff è al completo!Ecco uno sguardo sul progetto da chi da qualche anno ne ha fatto un lavoro, una passione, undivertimento.MAURO, Responsabile progetto IGSIo e i laboratori d’impresa …1996, Mauro Esposito, 4°A liceo scientifico “Copernico”, Napoli.Nella lista delle attività proposte agli studenti tra il corso di bridge e quello di teatro spuntaun’attività: “simulazione d’impresa”.Non sapevo cosa fosse l’economia, ma la parola MANAGEMENT mi era stranamente familiare.Decido così di parteciparvi.Il gioco consisteva nel simulare un’impresa che produceva camice, e noi aspiranti imprenditoridovevamo fare tutte le scelte strategiche (prodotto, prezzo, quantità prodotte ecc …) affinché lanostra azienda andasse meglio delle altre.Ricordo che arrivammo alle selezioni provinciali, dove fummo battuti da un liceo classico.Pensai: “ forse l’economia non è poi così lontana da me …”Quel gioco … un seme!1999, Mauro Esposito, II anno di Economia Aziendale, Università degli Studi di Napoli “Federico II”.Spesso mi sono domandato: “chissà quanto la mia scelta universitaria si stata condizionata da quelgioco … forse se non l’avessi fatto ora sarei un’aspirante chimico …”.Passeggiavo per i corridoi dell’università nello spacco tra i corsi e mi soffermai a leggere unmanifesto: “ IG Students ricerca tutor, per un’esperienza di gestione di laboratori d’impresa inambiente scolastico”.Subito la mente si mise in moto:  Stavo preparando Economia e gestione delle imprese  Se mi divertii come studente a simulare un’impresa, figuriamoci a gestirne una vera.Che bello! Partecipai subito alle selezioni.Ahi me, sul bigliettino che mi diedero alla porta c’era scritto “ritenta”, come il gratta e vinci.2004, Mauro Esposito, II anno fuori corso, Economia Aziendale, Università degli Studi di Napoli“Federico II”.2 esami alla laurea. Mi reco in dipartimento per discutere sulla tesi. “Gestione Risorse Umane” 104
  • 105. l’argomento. Uscendo dall’aula di ricevimento un manifesto catturò la mia attenzione. Non sichiamava IG Students, ma raccontava di laboratori di impresa, di fiere, di gestione di uomini e diidee.Dissi tra me e me: “magari questa è la volta buona”.Mi assegnarono un laboratorio ad Ercolano. Non mi pesava fare quella trasferta da Pianura perchéquella era la “mia impresa”, quelli erano “i miei ragazzi”.La fiera finale si tenne ad Ischia. Al momento della proclamazione quando uno dei giudici disse:“vince il premio come miglior business plan il laboratorio d’impresa IRIDE”, un brivido percorse lamia schiena. Ripensavo a tutte le ore passate a lavorare a quel progetto, alle incomprensioni chesorgevano, alle difficoltà incontrate. Pensavo anche alle risate che ci siamo fatti e ai piccoli e grandisuccessi ottenuti. In quel laboratorio ognuno aveva investito una parte di sé. Quei ragazzi non eranopiù una classe, ma un gruppo affiatato che condivideva obiettivi, strategie ed ora anche il risultato.Ero veramente orgoglioso.Nel frattempo mi ero laureato e cominciai a fare colloqui e ad inviare CV ovunque, ma i laboratorid’impresa erano scritti nella mia storia …2007, Mauro Esposito, dottore in Economia Aziendale, responsabile del programma formativo IGS.Da tre anni promuovo nelle scuole di qualunque indirizzo la metodologia del laboratorio d’impresacome percorso di crescita umano e professionale.Da tre anni vedo nascere centinaia di studenti – imprenditori, con idee di impresa più o menovalide, più o meno interessanti, più o meno rivoluzionarie.Da tre anni continuo ad emozionarmi come quando simulai l’impresa di camicie o come quandoseguii i miei ragazzi nella loro avventura imprenditoriale, solo che ora è tutto moltiplicato per 240(240 = numero di laboratori che quest’anno nasceranno nelle scuole della regione Campania).DIANA, Responsabile Formazione “Lessenziale è invisibile agli occhi” ( Antoine de Saint-Exupéry) “Chi riceve unidea da me, ricava conoscenza senza diminuire la mia; come chi accende la sua candela con la mia, riceve luce senza lasciarmi al buio” (T. Jefferson) 105
  • 106. Il principio: una volantinoEra il mese di ottobre anno 2004 ed io stavo cominciando il III anno di Scienze dellaComunicazione. Andando alluniversità, in Circumvesuviana lessi un volantino in cui si ricercavanostudenti di Economia e Scienze della Comunicazione per un qualcosa che non si riusciva acomprendere fino in fondo, ma sicuramente era collegato alla scuola superiore e all’impresa. Sulvolantino c’era un mail a cui poter chiedere informazioni, ed io un po’ per curiosità, un po’ perché ilmondo della scuola mi aveva sempre attratto, un po’ perché ricercavano persone che studiavanocomunicazione, decisi di contattare l’associazione che proponeva questa attività. Dopo pochi giorniarrivò la risposta in cui mi isi nvitava ad un incontro di presentazione all’ITI Elia di Castellammaredi Stabia.Quel pomeriggio fu per me fatale… ascoltai il racconto sulla creazione e gestione dei laboratorid’impresa, del trainer che guidava un gruppo di studenti del IV anno nella realizzazione dell’ideaimprenditoriale, che tutto questo non era un gioco né una simulazione, ma un’esperienza reale inambiente protetto, e poi le fiere, l’applicazione di quello che stavo studiando, l’approfondimentodell’economia… fui subito affascinata dal progetto e dall’entusiasmo che chi stava lì a presentaremi aveva trasmesso. In quel momento non avrei mai pensato che da lì a poco sarei stata io dall’altraparte a presentare quel che sarebbe diventato il percorso formativo Trainer di Imprese GiovaniStudenti e a trasmettere entusiasmo a tanti altri giovani… in quel preciso momento pensai solo checi stavo, che lo volevo fare, che seppure ero già tanto impegnata tra l’università, le attività inparrocchia e in diocesi, io desideravo diventare Trainer di un laboratorio d’impresa.Dopo quel primo incontro non passarono molti giorni, che fui richiamata per andare all’ITC Tilgherdi Ercolano, dove erano in partenza 6 laboratori. L’aula magna del Tilgher era piena di alunni e deiloro docenti. Noi Trainer eravamo seduti tutti su una stessa fila, non ci conoscevamo ancora, ma cisentivamo accumunati dalle stesse emozioni e piccole paure… “Cosa ci aspetterà? I ragazzi siinteresseranno al progetto? Noi saremo capaci di guidarli in tutte le fasi del progetto?”In quella giornata ci fu solo la presentazione ai ragazzi ed io poi fui destinata ad una altra scuola,l’ITC Scotellaro di San Giorgio a Cremano, praticamente a 20 metri da casa mia… per cui pensoche passerò alla storia come il Trainer con il laboratorio più vicino a casa! Finalmente era arrivato ilmomento: incontrare i ragazzi del laboratorio d’impresa che avrei seguito per tutto l’anno! La classeera quasi tutta femminile, c’erano solo 3 ragazzi. Mi presentai e feci presentare ognuno di loro,cercando di capire le loro passioni, le loro capacità e la motivazione a partecipare al progetto. Inquesta esperienza per me bellissima, un grande ruolo l’ha avuto la docente di collegamento, laprof.ssa Storchi, una bravissima insegnante, un’economista competente nella propria materia, unadonna saggia. I ragazzi la rispettavano e la temevano anche un pò, come penso sia giusto accada neiconfronti di un’insegnate che non incute paura, ma fa il suo lavoro con professionalità. 106
  • 107. Con i ragazzi si instaurò subito un rapporto di reciproca fiducia e stima, io cercavo di sfruttare almassimo le 2 ore settimanali che avevamo a scuola e spronarli a lavorare anche un po’ a casa. Unadelle fasi più complicate fu la scelta della business idea da concretizzare, ma tra tante idee alla finene prevalse una: creare delle saponette decorate di forme, colori e profumi diversi da arredamentoper il bagno… sì… eccola… l’idea c’era, le competenze anche (la mamma dell’A.D. aveva unnegozio di decorazioni), i potenziali clienti erano stati individuati, la concorrenza non era spietata,su ogni pezzo c’era un buon mark up … dal nostro studio di fattibilità emergeva che la nostrabusiness idea era profittevole… ecco quindi che nacque la Parfum Soap (con grande soddisfazionedelle ragazze e non molta convinzione da parte dei ragazzi!). Scegliere i ruoli, fare la ricerca dimercato, redigere il business plan, far sottoscrivere le azioni, comprare le materie prime,comprendere quale era il processo di produzione migliore, preparare la presentazione multimediale,ideare l’allestimento dello stand in fiera… ognuno di questo momento è stato una rivelazione,perché i ragazzi si sono impegnati tanto e, seppur tra mille difficoltà, in alcuni momenti mi hannoveramente stupito! Ricordo un giorno che andai a supervisionare la produzione, come location erastata fissata la casa dell’A.D., si utilizzava un fornetto per sciogliere la glicerina, poi siaggiungevano i colori, le essenze e le decorazioni, si sceglieva la forma e poi il tutto andava infrigo, quando era solidificata la saponetta veniva confezionata nel packaging… quel giorno c’eranotutti, anche i maschi che, tra una lamentela e l’altra, volevano provare anche loro a realizzare unasaponetta… tutto questo processo lo aveva realizzato da soli, avevano assunto su di sé delleresponsabilità e stavano lavorando insieme, ognuno con il proprio ruolo e le proprie mansioni, perraggiungere degli obiettivi… fu in quel preciso istante che capii che il progetto “laboratoriod’impresa” funzionava, che era un progetto valido che raggiungeva le mete che si prefissava:orientare gli studenti, far comprendere loro le proprie attitudini e i propri limiti. Tanto che quandomi fu chiesto di seguire un secondo laboratorio, sempre presso l’ITC Scotellaro, accolsi con piacerela proposta e così nacque Teste Matte!Durante lanno ci furono alcuni momenti di formazione per i Trainer e in questi ebbi modo diconoscere gli altri trainer... tra cui un ragazzo che seguiva 3 laboratori dimpresa ad Ercolano eabitava a Pianura, si stava laureando in Economia... nelle pause sorseggiavamo diversi caffèinsieme e ci confrontavamo su come procedevano i nostri laboratori dimpresa... non avrei maiimmaginato che da lì a poco avremmo condiviso una scrivania, lacrime, gioia e sudore nella sede diIGS Campania!In media resDopo poco arrivò un’altra proposta. Ricordo bene che eravamo nell’atrio dell’ITC Scotellaroquando Roberto mi chiese di collaborare nel progetto diventando la coordinatrice dell’area che 107
  • 108. andava da Napoli ad Ercolano. Mi sarei dovuta occupare di coordinare i tariner di una quindicina dilaboratori e collaborare nella realizzazione delle Fiere con unaltra Trainer di Castellammare diStabia che avrebbe coordinato larea stabiese (la mitica Donatella!). Mi diede qualche giorno perpensarci su. La proposta mi interessava e decisi di... buttarmi a capofitto in questa esperienza!Nellanno 2004/05 ho vissuto delle esperienze bellissime, delle “mission impossible” che poi con lamano di Roberto diventavano “possible”... la Fiera alle Terme di Castellammare di Stabia, la Fieraad Ischia, il project mannaggiament, i giudici, la premiazione....Ma lesperienza non si è conclusa in quellanno... dopo poco mi ritrovai a condividere la scrivaniacon Mauro... Da lì è stato un continuo crescendo, che mi ha dato lopportunità di accrescere le mieconoscenze e competenze, di crescere professionalmente, di vivere tantissime emozioni... ilaboratori dimpresa, la fase di ricerca, selezione formazione dei Trainer, la formazione residenziale,la Fiera al Palaveliero, la Fiera a Pacognano.Poi è arrivato il momento del cambiamento, a.s. 2006/07: la strutturazione del Percorso formativoTrainer di Laboratorio dimpresa, lingresso nel team IGS degli Assistenti che coordinano le scuoledi una zona territoriale e i laboratori dimpresa che in essa si formano, il numero dei laboratoridimpresa attivati si raddoppia, con il coinvolgimento della provincia di Salerno... io mi sonooccupata sempre più della formazione dei Trainer... ricordo benissimo alcuni colloqui di selezione,quello di Claudia che si è rivelata un trainer in gambissima con il suo laboratorio dimpresa e ilcarrello elevatore, quello di Mirko, che ha saputo guidare fino alla fine un gruppetto di ragazze chea volte lo faceva disperare, quello di Giuseppe, che poi avrebbe tenuto in gran segreto la businessidea del suo laboratorio dimpresa... che è stato poi il vincitore delledizione 2006/07 con Im notyou... un marchio, un brand ma soprattutto una filosofia di vita....Continua...A volte penso se non avessi letto quel volantino in Circumvesuviana, se non fossi andataallincontro di presentazione, se non avessi iniziato a lavorare in associazione... forse sarei andata aRoma a fare la specialistica, forse avrei iniziato a fare pratica in unagenzia di comunicazione o inun ufficio stampa... forse non sarei semplicemente quello che sono oggi...La cosa bella è che ogni anno si rivive la stessa emozione nellosservare i ragazzi che creano semprequalcosa di nuovo, di magico, quei ragazzi che vengono da realtà più disagiate che sembranocondannati a non fare nulla di buono nella vita e invece realizzano un bellissimo progetto, queiragazzi che ti sconvolgono per la passione che ci mettono, per limpegno, la creatività, la capacità di 108
  • 109. vendere, quei ragazzi in giacca e cravatta che ti fanno pensare “ecco i manager di domani”, queiragazzi che fanno disperare il Trainer e poi arrivano in fiera con tutti i prodotti pronti realizzati finoa notte tarda... per questi ragazzi, per tutti coloro che hanno lopportunità di partecipare a questoProgramma Formativo, non bisognerà mai far spegnere questo progetto... cè bisogno e ci saràsempre bisogno di persone che ci credono, che sono pronte a lavorare duro, di docenti che si fannopromotori, di studenti universitari pronti a mettersi in gioco, a non stare semplicemente con la testasui libri ma anche a guardarsi intorno, ad aprirsi a questa importante esperienza formativa fuoridalle mura dellUniversità... 109
  • 110. 21. RingraziamentiInfine i ringraziamenti:GRAZIE a tutti coloro che sono arrivati a leggere tutto il libro fino a queste pagine: questo è unregalo che ci siamo fatti per ricordare a noi stessi da dove siamo partiti e il percorso che abbiamocompiuto, per non perdere mai la voglia di prenderci un po in giro, metterci in discussione,accogliere nuove sfide. È soprattutto però lo spunto per ringraziare quanti ci hanno regalato un annoirripetibile, mai monotono e ricco di aneddoti.GRAZIE ai ragazzi di tutti i laboratori di impresa per la loro tenacia, per la loro passione, per gliscivoloni e per essersi rimessi in piedi senza timore di provarci ancora;GRAZIE a tutti i trainer, alle Stefanie, alle Claudie, agli Alessandri, ai Salvatori per aver sposato ilprogetto, per i sacrifici che hanno fatto sempre con un sorriso sulle labbra, per lempatia che hannosaputo creare e preservare con i ragazzi e con i docenti;GRAZIE ai professori, a chi si è fermato sempre unora in più del dovuto per aiutare i ragazzi, a chiera seduto ad un tavolo insieme a loro e non dietro una cattedra, a chi è stato complice e motivatoreed in fiera era il primo ad arrivare e lultimo ad andare via;GRAZIE a tutte le persone che sono state presenti a vario titolo questanno, anche a chi ha fatto soloun piccolo pezzo di strada camminando con noi;GRAZIE a Tiziana per tutte le volte che ha fatto tardi davanti ad un computer e a una calcolatriceper farci svolgere il nostro lavoro nel modo più preciso possibile;GRAZIE a quanti ci hanno sopportati questanno: alle famiglie, agli amici, ai fidanzati, solo lorosanno quanti ritardi abbiamo accumulato, quanti appuntamenti saltati, quante volte parlavamo solodi lavoro;GRAZIE infine a Nora per la pazienza che più di tutti ha avuto, per i sorrisi e lappoggio che non ciha fatto mai mancare. Stavolta il sorriso più bello ce lo regalerai tu.Inizia una nuova avventura. Per tutti. 110