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3 Iso14001

  1. 1. IMPRESA AMBIENTE E APPROCCI VOLONTARI
  2. 2. LE PRESSIONI AMBIENTALI SULL’IMPRESA
  3. 3. LE PRESSIONI AMBIENTALI SULL’IMPRESA quali sono rilevanti? <ul><li>Può dipendere da alcune variabili, quali </li></ul><ul><li>Tipologia di produzione </li></ul><ul><li>Dimensioni dell’azienda </li></ul><ul><li>Appartenenza a gruppi (internazionali) </li></ul><ul><li>“ Sensibilità” del luogo in cui ha sede il sito </li></ul><ul><li>produttivo </li></ul><ul><li>Visibilità del marchio/prodotto </li></ul>
  4. 4. Quali soluzioni? <ul><li>GESTIONALI </li></ul><ul><li>DI PRODOTTO </li></ul><ul><li>DI IMMAGINE </li></ul>
  5. 5. Vincoli “ambientali” alle scelte dell’impresa <ul><li>Sono i confini entro i quali si realizzano le scelte dell’impresa </li></ul><ul><li>Strumenti comando e controllo (quali divieti, standard o imposizione di comportamenti): Norme </li></ul><ul><li>Strumenti economici (tasse, incentivi, mercati artificiali) </li></ul><ul><li>Strumenti di tipo volontario </li></ul><ul><li>La legge della domanda e dell’offerta </li></ul><ul><li>Il ruolo dell’opinione pubblica </li></ul>
  6. 6. Vincoli “ambientali” alle scelte dell’impresa <ul><li>Le norme “comando e controllo” </li></ul><ul><li>Standard di emissione (quantità max di sversamento consentito in un corpo ricettore- esempio scarichi idrici, emissioni) </li></ul><ul><li>Standard di qualità del corpo ricettore (determinano livello voluto di qualità dell’ambiente, in genere abbinati ai precedenti. Es. qualità acqua potabile, x balneazione ecc. Zonizzazione acustica.) </li></ul>
  7. 7. Vincoli “ambientali” alle scelte dell’impresa <ul><li>Le norme “comando e controllo” </li></ul><ul><li>Standard di processo (obbligo di installazione di certi impianti per far fronte ai diversi tipi d’inquinamento- “obbligo della miglior tecnologia disponibile” </li></ul><ul><li>Standarddi prodotto (norme di qualità ambientale dei prodotti. Es. marmitta catalitica, divieto di CFC) </li></ul>
  8. 8. Vincoli “ambientali” alle scelte dell’impresa <ul><li>Le norme “comando e controllo” </li></ul><ul><li>NORME (divieto forte) </li></ul><ul><li>TASSE AMBIENTALI (divieto debole o indicazione forte): per incoraggiare la sostituzione di un prodotto con un altro. Il vantaggio secondo gli economisti è che permettono di minimizzare il costo di controllo ambientale. Le imprese si oppongono per aumento costi e diminuzione capacità concorrenziale. </li></ul>
  9. 9. Opportunità“ambientali” per l’impresa e l’economia <ul><li>La politica ambientale crea anche opportunità per le imprese </li></ul><ul><li>Sviluppo di nuove attività di produzione e servizio </li></ul><ul><li>Sviluppo di processi e prodotti innovativi a ridotto impatto sull’ambiente </li></ul><ul><li>Creazione di posti di lavoro (es 1994 in Germania 950.000 persone lavoravano nel settore ambientale) </li></ul>
  10. 10. Perché un’impresa si certifica (da un’intervista ad un gruppo di imprenditori) <ul><li>Valore aggiunto </li></ul><ul><li>Marketing </li></ul><ul><li>Coscienza </li></ul><ul><li>Consapevolezza </li></ul><ul><li>Mettere ordine/focalizzare </li></ul><ul><li>Conquistare nicchie di mercato </li></ul><ul><li>Formazione aziendale </li></ul><ul><li>Immagine </li></ul><ul><li>Ricevere incentivi/agevolazioni </li></ul>
  11. 11. Perché un’impresa si certifica <ul><li>Orientare il mercato </li></ul><ul><li>Appalti con le PPAA </li></ul><ul><li>Evoluzione aziendale/visione futura </li></ul><ul><li>Partecipazione al processo di modernizzazione </li></ul><ul><li>Comunicare trasparenza (interna e con cliente) </li></ul><ul><li>Dare fiducia al consumatore </li></ul><ul><li>Buono stato di salute aziendale </li></ul><ul><li>Partecipazione </li></ul>
  12. 12. I SISTEMI DI GESTIONE AMBIENTALE <ul><li>sistema di gestione ambientale </li></ul><ul><li>“ parte del sistema complessivo di gestione </li></ul><ul><li>comprendente la struttura organizzativa, le </li></ul><ul><li>attività di pianificazione, le responsabilità, le </li></ul><ul><li>pratiche, le procedure, i processi e le risorse </li></ul><ul><li>per sviluppare, mettere in atto, realizzare, </li></ul><ul><li>riesaminare e mantenere la politica ambientale” </li></ul>
  13. 13. GLI STANDARD DI RIFERIMENTO PER IL SGA
  14. 14. EMAS – Environmental and management and audit scheme - <ul><li>EMAS I : Regolamento CEE n.1836/93 </li></ul><ul><li>nel 1993 la Comunità Europea si dota di uno strumento di politica ambientale di tipo volontario rivolto alle imprese </li></ul><ul><li>In seguito all’emanazione dell’ISO 14001 e della concorrenza tra i due sistemi </li></ul><ul><li>EMAS II : revisione di EMAS </li></ul><ul><li>ISO 14001 diventa parte integrante del sistema europeo </li></ul>
  15. 15. UNI EN ISO 14001:2004 <ul><li>E’ lo standard dell’ISO, riconosciuto a livello internazionale </li></ul><ul><li>Alla serie ISO 14001 appartengono diversi standard, tra cui </li></ul><ul><ul><li>UNI EN ISO 14001:2004 </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Sistemi di gestione ambientale. Requisiti e guida per l’uso </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>UNI EN ISO 14004:2005 </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Sistemi di gestione ambientale. Linee guida generali su principi, sistemi e tecniche di supporto </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>UNI EN ISO 14050:2002 </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Gestione ambientale – Vocabolario </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>UNI EN ISO 19001:2003 </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Linee guida per gli audit dei sistemi di </li></ul></ul></ul><ul><li>gestione qualità e/o di gestione ambientale </li></ul>
  16. 16. LA STRUTTURA DEL SGA SECONDO ISO 14001:2004 <ul><li>Lo standard prevede un insieme di procedure per la gestione </li></ul><ul><ul><li>degli aspetti ambientali dell’impresa e per il corretto funzionamento </li></ul></ul><ul><ul><li>delle diverse parti del sistema stesso nell’ottica del miglioramento continuo </li></ul></ul>
  17. 17. LA STRUTTURA DEL SGA SECONDO ISO 14001:2004
  18. 18. LA STRUTTURA DEL SGA SECONDO EMAS II
  19. 19. I PERCORSI DELLA CERTIFICAZIONE <ul><li>L’organizzazione può scegliere un percorso graduale certificandosi ISO 14001 e registrarsi EMAS solo successivamente </li></ul>
  20. 20. LE PROCEDURE EMAS
  21. 21. L’ANALISI AMBIENTALE INIZIALE <ul><li>Attività aziendali </li></ul><ul><ul><li>(Produzione, Manutenzione, Commerciale, Servizi,…) </li></ul></ul><ul><li>Aspetto ambientale </li></ul><ul><ul><li>Elemento di un’attività, prodotto, servizio di un’organizzazione che può interagire con l’ambiente </li></ul></ul><ul><li>Impatto ambientale </li></ul><ul><ul><li>Qualunque modificazione dell’ambiente negativa o benefica, totale o parziale, conseguente ad attività, prodotti o servizi di un’organizzazione (ISO 14004, punto 3.4) </li></ul></ul><ul><li>Impatto ambientale significativo </li></ul>
  22. 22. L’ANALISI AMBIENTALE INIZIALE
  23. 23. L’ANALISI AMBIENTALE INIZIALE <ul><li>Utilizzo delle risorse idriche </li></ul><ul><li>Utilizzo di materie prime </li></ul><ul><li>Utilizzo di energia </li></ul><ul><li>Impiego di sostanze pericolose </li></ul><ul><li>Emissioni in atmosfera </li></ul><ul><li>Scarichi idrici </li></ul><ul><li>Rifiuti destinati a smaltimento </li></ul><ul><li>Rifiuti destinati a recupero </li></ul><ul><li>Contaminazione del suolo e s </li></ul><ul><li>Rumore </li></ul><ul><li>Odori </li></ul><ul><li>Vibrazioni </li></ul><ul><li>Impatto visivo </li></ul><ul><li>Effetti sulla sicurezza e salute dei lavoratori </li></ul><ul><li>Emissioni elettromagnetiche </li></ul>
  24. 24. L’ANALISI AMBIENTALE INIZIALE Impatti significativi <ul><ul><li>La valutazione della significatività degli impatti dipende quindi </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>dalla probabilità che l’evento si verifichi </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>dalla gravità degli effetti che il verificarsi dell’evento </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>comporterebbe sull’ambiente e sulla sicurezza/salute </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>delle persone </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>L’azienda deve scegliere la metodologia per valutare probabilità e gravità degli effetti </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Diversi modelli a disposizione, ma è a discrezione dell’azienda, che deve comunque dimostrare la validità della propria scelta </li></ul></ul></ul>
  25. 25. LA POLITICA AMBIENTALE <ul><li>“ Dichiarazione, fatta da una </li></ul><ul><li>organizzazione, delle sue intenzioni e dei </li></ul><ul><li>suoi principi in relazione alla sua globale </li></ul><ul><li>prestazione ambientale, che fornisce uno </li></ul><ul><li>schema di riferimento per l’attività, e per la </li></ul><ul><li>definizione degli obbiettivi e dei traguardi </li></ul><ul><li>in campo ambientale” </li></ul>
  26. 26. LA PIANIFICAZIONE <ul><li>Aspetti ambientali </li></ul><ul><li>L’organizzazione deve stabilire e mantenere </li></ul><ul><li>attiva una procedura per individuare gli aspetti </li></ul><ul><li>ambientali delle proprie attività, prodotti o </li></ul><ul><li>servizi che può tenere sotto controllo e su cui ci </li></ul><ul><li>si può attendere che abbia influenza, al fine di </li></ul><ul><li>determinare quelli che hanno o possono avere </li></ul><ul><li>impatti significativi sull’ambiente </li></ul>
  27. 27. LA PIANIFICAZIONE <ul><li>Prescrizioni legali </li></ul><ul><li>L’organizzazione deve stabilire e mantenere </li></ul><ul><li>attiva una procedura che consenta di </li></ul><ul><li>identificare e di accedere alle prescrizioni </li></ul><ul><li>legali e di altro tipo sottoscritte </li></ul><ul><li>dall’organizzazione che riguardano gli aspetti </li></ul><ul><li>ambientali delle sue attività, prodotti o servizi </li></ul><ul><li>Obiettivi e traguardi </li></ul><ul><li>Programmazione di gestione ambientale </li></ul>
  28. 28. LA PIANIFICAZIONE AMBIENTALE obiettivi e traguardi <ul><li>Obiettivo ambientale </li></ul><ul><ul><li>fine ultimo ambientale complessivo, derivato </li></ul></ul><ul><li>dalla politica ambientale, che un’ organizzazione decide di perseguire e che è quantificato ove è possibile </li></ul><ul><li>Traguardo ambientale </li></ul><ul><ul><li>dettagliata richiesta di prestazione, possibilmente qualificata riferita ad una parte o all’insieme dell’organizzazione, derivante da obiettivi ambientali da fissare e realizzare per raggiungere questi obiettivi </li></ul></ul>
  29. 29. LA PIANIFICAZIONE AMBIENTALE obiettivi e traguardi <ul><li>PRINCIPI PER LA DEFINIZIONE </li></ul><ul><ul><li>Devono essere definiti in maniera chiara e semplice </li></ul></ul><ul><ul><li>Devono essere divulgati a tutte le persone che </li></ul></ul><ul><ul><li>concorrono al loro perseguimento. </li></ul></ul><ul><ul><li>Devono essere valutabili in modo univoco. </li></ul></ul><ul><ul><li>Non devono portare ad incomprensioni o </li></ul></ul><ul><ul><li>fraintendimenti </li></ul></ul>
  30. 30. PROGRAMMA DI GESTIONE AMBIENTALE <ul><li>Per raggiungere i suoi obiettivi e i suoi traguardi un’organizzazione deve stabilire e mantenere uno o più programmi </li></ul><ul><li>L’obiettivo definito e il traguardo specificato </li></ul><ul><li>La soluzione scelta per il raggiungimento </li></ul><ul><li>dell’obiettivo e del traguardo </li></ul><ul><li>Il responsabile </li></ul><ul><li>Le azioni previste </li></ul><ul><li>Le modalità di esecuzione </li></ul><ul><li>Le risorse necessarie </li></ul><ul><li>I tempi di realizzo </li></ul>
  31. 31. Esempio di pianificazione
  32. 32. ATTUAZIONE E FUNZIONAMENTO <ul><li>Struttura e responsabilità </li></ul><ul><ul><li>Al fine di rendere efficace l’esercizio della gestione ambientale , ruoli, responsabilità e autorità devono essere definiti, documentati e comunicati </li></ul></ul><ul><li>Formazione </li></ul><ul><ul><li>L’organizzazione deve identificare le necessità in fatto di formazione Essa deve esigere che tutto il personale il cui lavoro possa provocare un impatto significativo sull’ambiente abbia ricevuto una formazione adeguata </li></ul></ul>
  33. 33. FORMAZIONE <ul><li>Formazione ambientale </li></ul><ul><ul><li>per i dipendenti il cui lavoro possa provocare significativi impatti ambientali </li></ul></ul><ul><li>Sensibilizzazione </li></ul><ul><ul><li>sull’importanza del sistema di gestione </li></ul></ul><ul><li>ambientale, sulla rilevanza della performance </li></ul><ul><li>individuale di ogni dipendente, e infine </li></ul><ul><li>sull’importanza della conformità alle procedure </li></ul><ul><li>operative e ai requisiti di legge </li></ul>
  34. 34. COMUNICAZIONE <ul><li>L’organizzazione deve, in relazione ai suoi aspetti ambientali ed al sistema di gestione ambientale, </li></ul><ul><li>stabilire e mantenere attive procedure per assicurare le comunicazioni </li></ul><ul><ul><li>Interne </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Dipendenti </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Operatori temporanei </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>Esterne </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Consumatori/clienti </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Fornitori </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Comunità locale </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Pubblica amministrazione </li></ul></ul></ul>
  35. 35. COMUNICAZIONE INTERNA <ul><li>SCOPO </li></ul><ul><ul><li>Formativo per l’addestramento e la preparazione del personale. </li></ul></ul><ul><ul><li>Integrativo per la motivazione e la crescita di una cultura </li></ul></ul><ul><ul><li>ambientale. </li></ul></ul><ul><ul><li>Innovativo per sviluppare e migliorare alcuni aspetti </li></ul></ul><ul><ul><li>dell’organizzazione. </li></ul></ul><ul><ul><li>Regolatore per la trasmissione di ordini, istruzioni tecniche e procedure finalizzate </li></ul></ul>
  36. 36. COMUNICAZIONE INTERNA <ul><li>MEZZI </li></ul><ul><ul><li>Circolari interne </li></ul></ul><ul><ul><li>E-mail </li></ul></ul><ul><ul><li>Poster </li></ul></ul><ul><ul><li>Annunci in bacheca </li></ul></ul><ul><ul><li>Annunci in busta paga </li></ul></ul>
  37. 37. COMUNICAZIONE ESTERNA <ul><li>TIPO ATTIVO </li></ul><ul><ul><li>Attività sulle scuole per diffondere la cultura ambientale </li></ul></ul><ul><ul><li>Annunci sui media </li></ul></ul><ul><ul><li>Convegni e fiere </li></ul></ul><ul><ul><li>Mostre e visite guidate in azienda </li></ul></ul><ul><ul><li>Interventi in corsi di formazione </li></ul></ul><ul><li>TIPO RICETTIVO </li></ul><ul><ul><li>Ufficio Reclami con il pubblico </li></ul></ul><ul><ul><li>Numero verde </li></ul></ul><ul><ul><li>Collaborazione con enti ed associazioni per il controllo ambientale </li></ul></ul><ul><li>TIPO DOCUMENTALE </li></ul><ul><ul><li>Redazione del “Bilancio Ambientale” </li></ul></ul><ul><ul><li>Pubblicità </li></ul></ul><ul><ul><li>Rapporti annuali </li></ul></ul><ul><ul><li>Pagine Web </li></ul></ul><ul><ul><li>Riviste </li></ul></ul>
  38. 38. CONTROLLO DOCUMENTALE <ul><li>L’organizzazione deve stabilire e mantenere attive procedure per mantenere sotto controllo tutti i documenti previsti dalla presente norma </li></ul>
  39. 39. Piramide documentale
  40. 40. Schema del MSGA <ul><li>Generalità: a) Indice b) Introduzione e descrizione dell’azienda c) Numero e data delle revisioni (anche parziali) dei manuali d) Lista di consegna delle copie dei manuali e) Glossario (eventuale) Cap. 1: Politica Ambientale Pianificazione: Cap. 2: Aspetti ambientali Cap. 3 : Prescrizioni legali ed altre Cap. 4 : Obiettivi e traguardi ambientali Attuazione e funzionamento: Cap. 5: Struttura organizzativa e responsabilità Cap. 6 : Formazione e comunicazione Cap. 7: Gestione della documentazione Cap. 8 : Controllo operativo Cap. 9 : Gestione delle emergenze Controlli ed azioni correttive: Cap. 10 : Sorveglianza e misurazioni Cap. 11 : Non conformità, azioni correttive e preventive Cap. 12 : Registrazioni Cap. 13 : Audit del Sistema di Gestione Ambientale </li></ul>
  41. 41. Indice di una procedura <ul><li>Titolo 1. Scopo e campo di applicazione 2. Definizioni 3. Normative di riferimento 4. Dati di input/ generalità </li></ul><ul><li>5. Responsabilità/enti coinvolti 6. Descrizione operativa 7. Registrazioni </li></ul>
  42. 42. Documenti Procedurali <ul><li>forma per quanto possibile sistematica ed unitaria, </li></ul><ul><li>devono riportare numeri e date di edizione, numeri e date di revisione, firme di redazione, approvazione ed emissione messe esclusivamente da personale autorizzato, numero di pagine. </li></ul><ul><li>controllo documentato della distribuzione sia all’interno che all’esterno. (firma per ricevuta). </li></ul><ul><li>Ogni aggiornamento deve essere prontamente redistribuito e il ricevente deve aver cura di restituire o distruggere le vecchie copie. </li></ul>
  43. 43. Istruzioni Operative e registrazioni <ul><li>istruzioni operative: riportano non solo l’azione, ma anche le singole operazioni per una sua corretta esecuzione. In questo caso si può trattare dell’utilizzo di un certo macchinario, della manipolazione di un ben determinato preparato pericoloso, della pulizia e taratura di una certa attrezzatura. </li></ul><ul><li>Devono essere a disposizione del personale operativo </li></ul><ul><li>Devono contemplare le attività di registrazione delle informazioni atte a dimostrare che determinate operazioni sono state eseguite oppure determinate condizioni sono state rispettate. Le registrazioni sono da distinguere dai documenti in genere e per esempio possono riguardare: · reclami · novità legislative importanti per l’azienda · controlli, manutenzioni e calibrazioni eseguite · aspetti ambientali (es. analisi effettuate ecc.) · prove periodiche circa l’attuabilità delle procedure di emergenza · il rispetto degli obiettivi relativi al programma ambientale </li></ul>
  44. 44. Registrazioni <ul><li>Tutti i documenti devono essere chiaramente identificabili attraverso una codifica che li distingua gli uni dagli altri. </li></ul><ul><li>Normalmente sui moduli si utilizza un codice alfa – numerico in grado di identificare l’ambito di riferimento ed un numero progressivo. </li></ul><ul><li>L’archiviazione deve essere effettuata in modo da rintracciare velocemente la documentazione </li></ul><ul><li>Le registrazioni devono, tra l’altro dimostrare la conformità legislativa di un’azienda e devono essere archiviate e conservate: vanno determinate le modalità e i tempi di conservazione di ciascun documento </li></ul><ul><li>I documenti obsoleti vanno repentinamente rimossi e sostituiti </li></ul>
  45. 45. Procedure Minime <ul><li>· Definizione periodica di obiettivi e programmi ambientali · Gestione dei documenti ambientali · Elaborazione dell’analisi ambientale periodica · Acquisto di prodotti e servizi (rapporti con i fornitori) · Gestione dei rifiuti · Gestione delle sostanze pericolose · Gestione delle risorse · Gestione delle emissioni verso l’esterno · Gestione delle acque · Gestione delle emergenze · Realizzazione di audits ambientali · Controllo della conformità giuridica </li></ul>
  46. 46. Altre Procedure necessarie <ul><li>· Comunicazioni interne ed esterne · Sviluppo di prodotti e processi compatibili con l’ambiente · Informazione, formazione ed addestramento del personale · Azioni correttive e preventive · Controlli e misurazioni · Controllo della documentazione · Riesame della direzione </li></ul>
  47. 47. CONTROLLO OPERATIVO <ul><li>L’organizzazione deve indicare quali sono le operazioni e le attività associate agli aspetti ambientali significative in linea con la sua politica, i suoi obiettivi, i suoi traguardi ( ISO 14001-4.4.6) </li></ul><ul><ul><li>Operazioni di manutenzione; </li></ul></ul><ul><ul><li>Immagazzinamento delle materie prime o dei prodotti finiti; </li></ul></ul><ul><ul><li>Processi di produzione che devono essere condotti secondo determinati parametri (P.es. temperatura, pressione, flusso d’aria, ecc); </li></ul></ul><ul><ul><li>Stoccaggio dei rifiuti prodotti </li></ul></ul><ul><ul><li>Attività con scarichi idrici; </li></ul></ul><ul><ul><li>Attività con emissioni in atmosfera; </li></ul></ul><ul><ul><li>Attività con un elevato consumo di risorse naturali e/o energetiche </li></ul></ul>
  48. 48. GESTIONE EMERGENZE <ul><li>L’organizzazione deve stabilire e mantenere attive procedure atte ad individuare e a rispondere a </li></ul><ul><li>potenziali incidenti e situazioni di emergenza e a </li></ul><ul><li>prevenire e attenuare l’impatto ambientale </li></ul><ul><li>che ne può conseguire… </li></ul><ul><li>L’organizzazione deve altresì provare periodicamente </li></ul><ul><li>queste procedure, ove possibile. </li></ul><ul><li>(ISO 14001-4.4.7) </li></ul>
  49. 49. CONTROLLI <ul><li>Sorveglianze e misurazioni </li></ul><ul><li>Non conformità azioni correttive e preventive </li></ul><ul><li>Registrazioni </li></ul><ul><ul><li>L’organizzazione deve stabilire e mantenere attive procedure per definire responsabilità e autorità per trattare ed analizzare le non conformità per decidere le azioni per attenuare qualsiasi eventuale impatto causato, per iniziare e completare le azioni correttive e preventive. (ISO 14001-4.5.2) </li></ul></ul><ul><li>AUDIT DI PARTE PRIMA </li></ul><ul><ul><li>Audit del sistema di gestione ambientale L’organizzazione deve stabilire e mantenere attivo un programma, o programmi, e procedure per svolgere periodicamente audit del SGA . (ISO 14001-4.5.4) </li></ul></ul><ul><li>AUDIT DI PARTE SECONDA </li></ul><ul><ul><li>È svolto dall’azienda o da esperti da essa designati, ad esempio presso i fornitori. </li></ul></ul><ul><li>AUDIT DI PARTE TERZA </li></ul><ul><ul><li>È svolto da verificatori esperti allo scopo di valutare il rispetto dei requisiti secondo uno standard prescelto. </li></ul></ul><ul><ul><li>È l’audit finalizzato all’ottenimento della certificazione ambientale. </li></ul></ul>
  50. 50. Audit <ul><li>“ valutazione sistematica, documentata, periodica ed obiettiva dell'efficienza dell'organizzazione del sistema di gestione e dei processi destinati alla protezione dell'ambiente ai fini di facilitare il controllo di gestione e valutarne le conformità alle politiche aziendali&quot;. Ovvero una valutazione del raggiungimento degli obiettivi, fissati nella politica e nel programma ambientali, ed una valutazione dell’applicazione del sistema stesso nonché il rispetto delle norme vigenti </li></ul><ul><li>Audit vanno pianificati a intervalli regolari (di solito in 3 anni si rivedono tutte le aree) </li></ul>
  51. 51. Scopo dell’Audit <ul><li>- la verifica di tutti gli elementi del sistema di gestione, dalla definizione della politica e dei programmi fino alla messa in pratica delle procedure, ed il loro funzionamento (identificando lacune e/o inefficienze); - la verifica dell'esistenza del programma ambientale contenente gli obiettivi cui tende l'azienda; - la documentazione dei risultati conseguiti ed eventuali adattamenti o novità da prevedere. </li></ul>
  52. 52. Conduzione Audit <ul><li>1. Selezione del gruppo di lavoro 2. Preparazione del piano di audit 3. Effettuazione dell’audit 4. Esame dei risultati 5. Elaborazione del rapporto e del piano di audit – richiesta di azioni correttive </li></ul>
  53. 53. IL RIESAME DELLA DIREZIONE <ul><li>L’alta direzione deve, a intervalli da essa determinati, riesaminare il SGA, per assicurarsi che continui ad essere adeguato ed efficace </li></ul><ul><li>Il riesame della Direzione deve affrontare l’eventuale necessità di cambiare la politica, gli obbiettivi e gli altri elementi del sistema di gestione ambientale, alla luce dei risultati provenienti dagli audit del sistema stesso, da cambiamenti della situazione dall’impegno al miglioramento continuo </li></ul><ul><li>Il riesame della direzione è fondamentale per il funzionamento del SGA </li></ul><ul><ul><li>è lo strumento per adeguare il sistema ai cambiamenti, migliorarne l’efficacia, ridefinire gli obiettivi e fissare nuovi traguardi </li></ul></ul>
  54. 54. DICHIARAZIONE AMBIENTALE <ul><li>La dichiarazione ambientale serve a fornire al pubblico e ad altri soggetti interessati informazioni sull’impatto e sulle prestazioni ambientali dell’organizzazione nonché sul continuo miglioramento della prestazione ambientale </li></ul><ul><li>Essa è altresì un mezzo che consente di rispondere a questioni che preoccupano i soggetti interessati </li></ul><ul><li>Le informazioni ambientali devono essere presentate in forma chiara e coerente </li></ul><ul><li>La dichiarazione ambientale costituisce uno strumento di comunicazione e dialogo con i soggetti interessati in materia di prestazioni ambientali </li></ul><ul><li>Nel redigere e concepire la dichiarazione ambientale, l’organizzazione tiene in considerazione le esigenze in materia di informazione del pubblico informazione del pubblico e di altri soggetti interessati </li></ul>
  55. 55. IL PROCESSO DI CERTIFICAZIONE
  56. 56. ORGANISMI PER LA CERTIFICAZIONE IN ITALIA <ul><li>Comitato EcoLabel - Ecoaudit </li></ul><ul><ul><li>Organismo competente in Italia per la verifica delle Dichiarazioni Ambientali, collegato all’APAT per le verifiche tecniche </li></ul></ul><ul><ul><li>È competente anche per l’accreditamento in Italia dei verificatori EMAS </li></ul></ul><ul><li>SINCERT </li></ul><ul><ul><li>Organismo indipendente con funzione di accreditare gli Enti Certificanti per le norme internazionali (ISO 9001, 14001 e OHSAS 18001) </li></ul></ul><ul><ul><li>Sono poi gli Enti a concedere la certificazione e l’uso del marchio </li></ul></ul><ul><ul><li>Il Sincert ne controlla l’operato </li></ul></ul>
  57. 57. CHI PUO’ CERTIFICARSI
  58. 58. I SISTEMI DI GESTIONE INTEGRATI -QUALITA’ AMBIENTE E SICUREZZA- <ul><li>Tutti questi sistemi di gestione non rappresentano il core business dell’impresa </li></ul><ul><li>Ma sono sempre più parte fondamentale di essa per un buon funzionamento economico, finanziario e della produzione </li></ul>
  59. 59. LA MARCATURA AMBIENTALE DI PRODOTTO <ul><li>Significa comunicare informazioni ambientali relative al proprio prodotto, attraverso un marchio regolamentato oppure una dichiarazione che fornisca la scheda “anagrafica ambientale” di un prodotto </li></ul>
  60. 60. LA MARCATURA AMBIENTALE DI PRODOTTO <ul><li>CLASSIFICAZIONE </li></ul><ul><li>Si fa riferimento alla serie ISO 14020 </li></ul><ul><li>ISO 14024 – Dichiarazioni di Tipo I </li></ul><ul><li>ISO 14021 – Dichiarazioni di Tipo II </li></ul><ul><li>ISO 14025 – Dichiarazioni di Tipo III </li></ul>
  61. 61. ISO 14024 – Dichiarazioni Tipo I <ul><li>Etichette ecologiche volontarie basate su un sistema a criteri multipli che considera l’intero ciclo di vita del prodotto. (Parte terza fissa per categoria di prodotti dei valori soglia e dei limiti che devono essere rispettati per ottenere un marchio di riconoscimento) </li></ul><ul><li>Sono sottoposte a certificazione esterna da parte di un ente indipendente che autorizza l’uso del marchio . Queste etichette forniscono informazioni ambientali qualitative </li></ul><ul><li>Es </li></ul><ul><ul><li>Marchio ecologico europeo - Ecolabel </li></ul></ul><ul><ul><li>Marchi nazionali (EcoLogo in Canada, Ecomark in Giappone, Der Blaue Engel in Germania, Nordic Swan in Scandinavia, NF-Environnement in Francia, Green Seal negli USA) </li></ul></ul>
  62. 62. ISO 14024 – Dichiarazioni Tipo I <ul><li>Esempio: </li></ul>L’ecolabel europeo è uno schema volontario per la certificazione di prodotti e servizi con un ridotto impatto ambientale. È riconosciuto nell’Unione Europea, Norvegia, Liechtenstein e Islanda. Ad oggi sono stati sviluppati criteri per diversi prodotti per la pulizia, elettrodomestici, prodotti cartacei, abbigliamento, prodotti per la casa e il giardino, lubrificanti e servizi turistici. L’ecolabel non è invece applicabile a prodotti alimentari, bevande, medicine e apparecchiature mediche. Criteri per nuovi gruppi di prodotto vengono sviluppati regolarmente.
  63. 63. ISO 14024 – Dichiarazioni Tipo I <ul><li>Esempio: </li></ul>Il Nordic Swan viene utilizzato in Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca e Islanda. I prodotti vengono certificati dal Nordic Ecollabeling Board e la certificazione ha durata triennale, dopo di che il prodotto deve venire nuovamente valutato. Primo marchio ambientale al mondo, il tedesco Der Blaue Engel è nato nel 1977 e conta ad oggi migliaia di prodotti e servizi certificati. Il numero di categorie per le quali sono stati sviluppati requisiti specifici è in continua crescita e comprende dai prodotti più tradizionali a servizi quali il car sharing e i mezzi pubblici. Il marchio è di proprietà del Ministero Federale dell’Ambiente, la Protezione della Natura e la Sicurezza Nucleare.
  64. 64. ISO 14024 – Dichiarazioni Tipo I <ul><li>Esempio: </li></ul>Attivo dal 1991, è in Francia la certificazione ambientale ufficiale. I criteri relativi ai diversi gruppi di prodotto sono il risultato di negoziazioni tra produttori, consumatori, istituzioni a protezione dell’ambiente, società di distribuzione e le autorità pubbliche. Il marchio ecologico giapponese è gestito dall’Associazione Nazionale per l’Ambiente. Il comitato responsabile dei requisiti per le categorie di prodotto è costituito da rappresentanti dell’industria, dei consumatori e da esperti. Tra le diverse categorie di prodotto sono compresi anche mobili e materiali edilizi.
  65. 65. ISO 14024 – Dichiarazioni Tipo I <ul><li>Esempio: </li></ul>USA: Green Seal è un’organizzazione senza scopo di lucro che si dedica alla salvaguardia ambientale. Il marchio ecologico da cui prende il nome è nato nel 1992. La procedura di certificazione prevede che l’azienda presenti domanda, la quale viene seguita da una valutazione del prodotto e da un audit degli stabilimenti produttivi per accertare che il prodotto sia rappresentativo della produzione futura. Il prodotto certificato viene sottoposto a monitoraggio annuale. Canada: Primo marchio ambientale sviluppato in Nord America e secondo solo all’ecolabel tedesco, è l’unica etichettatura ambientale nordamericana accreditata dal Global Ecolabeling Network in quanto soddisfa lo standard internazionale ISO 14024. E’ gestita dalla società di consulenza e ricerche di mercato TerraChoice Environmental Marketing, Inc. Ad oggi conta oltre 120 categorie di prodotto, tra cui prodotti per la pavimentazione, caldaie, arredo per uffici.
  66. 66. ISO 14021 – Dichiarazioni Tipo II <ul><li>auto-dichiarazione ambientale fatta da produttori, importatori, distributori, venditori al dettaglio, o da chiunque desideri trarne i relativi benefici. Non richiede la certificazione di terza parte </li></ul><ul><li>Es.: percentuale di materiale riciclato contenuto nel prodotto o riciclabilità del prodotto stesso </li></ul><ul><li>Nel VI Programma Quadro </li></ul><ul><ul><li>riferimento della Commissione alla necessità di regolare l’informazione per garantirne i contenuti </li></ul></ul>
  67. 67. ISO 14025 – Dichiarazioni Tipo III <ul><li>Dichiarazione Ambientale di Prodotto. “Contiene dati ambientali quantificati di un prodotto, in funzione di parametri predeterminati, basati sulle serie di standard ISO 14040, che possono essere integrati da altre informazioni qualitative e quantitative”, o in altri termini una dichiarazione trasparente sugli impatti ambientali di un prodotto calcolati mediante un’analisi del ciclo di vita </li></ul><ul><li>viene verificata e convalidata da un organismo indipendente che garantisce la credibilità  e veridicità delle informazioni contenute nello studio LCA e nella dichiarazione. </li></ul><ul><li>Gli impatti devono </li></ul><ul><ul><li>Essere valutati in conformità con le Specifiche di Prodotto (PCR) </li></ul></ul><ul><ul><li>Essere presentati in modo da facilitare il confronto tra prodotti attraverso la standardizzazione di parametri </li></ul></ul><ul><ul><li>In Svezia sono state sviluppate le Environmental Product Declaration (EPD o DAP – Dichiarazioni Ambientali di Prodotto) (Es.: Volvo, ABB,…) </li></ul></ul>
  68. 68. Il marchio ambientale europeo <ul><li>È il marchio europeo di certificazione ambientale per i prodotti e servizi, nato nel 1992 con l’istituzione del Regolamento europeo n. 880/92 </li></ul><ul><li>Aggiornato con il nuovo Regolamento n. 1980/2000 del 17 luglio 2000 (Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee L237/1 del 21/9/00) </li></ul><ul><li>Il marchio, contraddistinto da una margherita, ha come obiettivo quello di promuovere prodotti e servizi che durante l’intero ciclo di vita presentino un minore impatto sull’ambiente, orientando i consumatori verso scelte di consumo ambientalmente sostenibili </li></ul>
  69. 69. DEFINIZIONE <ul><li>Il sistema di certificazione europeo (Reg. CE 1980/2000) </li></ul><ul><li>“… è inteso a promuovere i prodotti potenzialmente in grado di ridurre gli impatti ambientali negativi rispetto agli altri prodotti dello stesso gruppo, contribuendo così ad un uso efficiente delle risorse e a un elevato livello di protezione dell'ambiente. </li></ul><ul><li>Tale obiettivo è perseguito fornendo ai consumatori orientamenti e informazioni accurate, non ingannevoli e scientificamente fondate su tali prodotti.” </li></ul>
  70. 70. CARATTERISTICHE <ul><li>Dimensione europea </li></ul><ul><li>Volontarietà </li></ul><ul><li>Selettività </li></ul><ul><ul><li>in quanto l’adesione al sistema è facoltativa </li></ul></ul><ul><li>Gruppi di prodotto </li></ul><ul><ul><li>tutti i beni e/o servizi destinati a scopi analoghi, che sono equivalenti nell’uso e nella percezione da parte del consumatore. I criteri Ecolabel esistono solo per determinati gruppi omogenei di prodotto. Le tipologie di prodotto cui il marchio è applicabile cresce continuamente con l’elaborazione e l’introduzione di nuovi criteri </li></ul></ul>
  71. 71. CARATTERISTICHE <ul><li>Criteri </li></ul><ul><ul><li>Definiti dalla Commissione Europea attraverso l’analisi del ciclo di vita del prodotto stesso </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Per ogni tipologia di prodotto </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Individuazione di tutti gli impatti ambientali </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><ul><li>estrazione delle materie prime </li></ul></ul></ul></ul><ul><ul><ul><ul><li>produzione </li></ul></ul></ul></ul><ul><ul><ul><ul><li>fine vita del prodotto </li></ul></ul></ul></ul><ul><li>Il grado di selettività dei criteri deve essere fissato tenendo conto dell'obiettivo di realizzare il massimo potenziale di miglioramento ambientale </li></ul><ul><li>I criteri sono periodicamente rivisti per essere adeguati al progresso tecnologico e al miglioramento dei prodotti dal punto di vista ambientale. </li></ul>
  72. 72. Gruppi di prodotti <ul><li>Scelti in base a </li></ul><ul><ul><li>livello di diffusione sul mercato europeo </li></ul></ul><ul><ul><li>impatti ambientali significativi in una o più fasi di vita </li></ul></ul><ul><ul><li>capacità potenziale di indurre miglioramenti attraverso il loro uso </li></ul></ul><ul><ul><li>vendita ai fini del consumo o uso finale è quota significativa del volume di vendita totale. </li></ul></ul><ul><ul><li>fattibilità tecnica ed economica degli adattamenti necessari alle imprese per aderire al sistema in tempi ragionevoli </li></ul></ul><ul><li>Sono esclusi dal sistema Ecolabel gli alimenti, le bevande e i prodotti farmaceutici </li></ul>
  73. 73. Criteri <ul><li>Criteri specifici per ogni gruppo di prodotto, relativi a </li></ul><ul><ul><li>composizione delle sostanze che formano il prodotto; </li></ul></ul><ul><ul><li>resistenza/efficacia del prodotto rispetto alla funzione; </li></ul></ul><ul><ul><li>durata di vita del prodotto; </li></ul></ul><ul><ul><li>impatto del prodotto a fine vita </li></ul></ul><ul><li>Il rispetto dei criteri viene normalmente dimostrato attraverso delle dichiarazioni di conformità forniti dal produttore </li></ul><ul><li>Tali dichiarazioni devono essere corredate, quando necessario, da test e analisi di laboratorio, effettuate da strutture accreditate </li></ul>
  74. 74. Vantaggi <ul><li>Maggiore visibilità sul mercato per le imprese che aderiscono al sistema Ecolabel, attraverso la vendita di prodotti riconosciuti e pubblicizzati a livello nazionale ed Europeo </li></ul><ul><li>Possibilità di distinguersi tra le altre aziende dello stesso settore con prodotti più rispettosi dell’ambiente </li></ul><ul><li>Consumatori orientati verso la salvaguardia ambientale </li></ul>
  75. 75. SOGGETTI COINVOLTI
  76. 76. Ottenimento del marchio
  77. 77. <ul><li>Il richiedente redige un dossier contenente tutti i rapporti di prova, i dati e le dichiarazioni riferite al prodotto da etichettare </li></ul><ul><li>Verifica della conformità ai criteri eseguita in fase di istruttoria: esame dei rapporti di prova, delle dichiarazioni, accertamento diretto mediante audit presso le aziende coinvolte nel ciclo produttivo </li></ul><ul><li>Ad esito positivo dell’istruttoria viene concesso l’uso del marchio per lo specifico prodotto </li></ul><ul><li>Viene stipulato un contratto tra impresa e Comitato, che stabilisce le modalità d’uso del marchio </li></ul>Ottenimento del marchio
  78. 78. COSTI <ul><li>Il costo d'uso del marchio Ecolabel corrisponde allo 0,15% del volume di vendite annuale, con un minimo annuale di 500 € e fino ad un massimo annuale di 25.000 € </li></ul><ul><li>L'Organismo Competente può applicare riduzioni e/o agevolazioni nei seguenti casi </li></ul><ul><ul><li>una riduzione del 15% per le imprese che sono già state certificate secondo il sistema europeo EMAS oppure secondo lo standard internazionale ISO 14001 </li></ul></ul><ul><ul><li>una riduzione del 25% per le piccole e medie imprese (PMI) e per le imprese di paesi in via di sviluppo </li></ul></ul><ul><ul><li>una riduzione fino al 25% alle prime tre imprese certificate per ogni gruppo di prodotto </li></ul></ul>
  79. 79. CERTIFICAZIONE AMBIENTALE DI PRODOTTO Dichiarazioni ambientali di prodotto
  80. 80. Dichiarazioni ambientali di prodotto <ul><li>Sono Dichiarazioni di TIPO III, effettuate attraverso la quantificazione dei potenziali impatti associati al ciclo di vita del prodotto </li></ul><ul><li>ES. SVEZIA: Environmental Product Declaration (EPD) </li></ul>
  81. 81. Struttura di una EPD <ul><li>Descrizione dell’impresa </li></ul><ul><li>Descrizione del prodotto (caratteristiche tecniche, materiali impiegati, lavorazioni, mercato) </li></ul><ul><li>Descrizione e dati relativi alle prestazioni ambientali del prodotto </li></ul><ul><li>Informazioni generali sull’utilizzo e sulla destinazione del prodotto a fine vita </li></ul>
  82. 82. Come ottenere una EPD <ul><li>Studio LCA sul prodotto </li></ul><ul><li>Redazione della Dichiarazione Ambientale di Prodotto – EPD secondo i PCR specifici </li></ul><ul><li>Certificazione da parte di un ente terzo accreditato </li></ul><ul><li>Trasmissione dei documenti al Comitato Svedese che coordina il sistema http://www.environdec.com </li></ul>
  83. 84. COSTI <ul><li>La tassa di registrazione corrisponde a 10.000 SEK (circa €1.000,00) </li></ul><ul><li>Il costo d'uso del marchio EPD corrisponde allo 0,1% del volume di vendite annuale, con un minimo annuale di 10.000 SEK e fino ad un massimo annuale di 25.000 SEK (da 1.000€ a 2.700€ circa) </li></ul>
  84. 85. Il ciclo di vita del prodotto -FASI-
  85. 86. ATTORI
  86. 87. Fasi del ciclo di vita -PRE-PRODUZIONE- <ul><li>È la fase di progettazione dei prodotti e di scelta dei materiali </li></ul><ul><li>Impatti relativi all’estrazione, trasporto e impatto “intrinseco” delle risorse naturali </li></ul><ul><li>Attori rilevanti </li></ul><ul><ul><li>designer e progettisti, fornitori di MP, produttori, autorità pubblica </li></ul></ul>
  87. 88. Fasi del ciclo di vita -PRODUZIONE- <ul><li>Fase di trasformazione e assemblaggio </li></ul><ul><li>Interessa anche aspetti di gestione e organizzazione </li></ul><ul><li>Attori rilevanti </li></ul><ul><ul><li>produttori, autorità pubbliche, distributori, associazioni ambientaliste e di consumatori, istituzioni finanziarie </li></ul></ul>
  88. 89. Fasi del ciclo di vita -DISTRIBUZIONE E LOGISTICA- <ul><li>Fase di </li></ul><ul><ul><li>trasporto, </li></ul></ul><ul><ul><li>immagazzinamento, </li></ul></ul><ul><ul><li>vendita del prodotto </li></ul></ul><ul><li>Attori rilevanti </li></ul><ul><ul><li>distributori </li></ul></ul><ul><ul><li>produttori </li></ul></ul><ul><ul><li>consumatori </li></ul></ul>
  89. 90. Fasi del ciclo di vita -CONSUMO E UTILIZZO- <ul><li>Fase d’uso e consumo di ulteriori risorse per il funzionamento </li></ul><ul><li>Impatto rilevante in termini di risorse consumate </li></ul><ul><li>Dipendenza dalla fase di progettazione </li></ul><ul><li>Attori rilevanti: consumatori, progettisti, </li></ul><ul><li>produttori, autorità pubbliche </li></ul>
  90. 91. Fasi del ciclo di vita -SMALTIMENTO E RECUPERO- <ul><li>Fase che presenta diverse alternative </li></ul><ul><ul><li>Smaltimento del prodotto come rifiuto (discarica – inceneritore) </li></ul></ul><ul><ul><li>Inserimento in un ciclo di recupero dei materiali che verranno riutilizzati come materia prima in altri cicli produttivi </li></ul></ul><ul><ul><li>Impiego del prodotto come componente o diverso utilizzo in altri cicli </li></ul></ul><ul><li>Impatti molto rilevanti se non gestita correttamente </li></ul><ul><li>Attori rilevanti: smaltitori, progettisti e produttori, consumatori, autorità pubbliche </li></ul>
  91. 92. Specifiche di prodotto PCR – Product Category Rules <ul><li>Regole comuni che garantiscono la confrontabilità dei risultati </li></ul><ul><li>La raccolta e il calcolo dei dati deve avvenire rispettando tali regole </li></ul><ul><li>I PCR sono sviluppati per gruppi di prodotto e tipi di servizio di interesse </li></ul><ul><li>Costituiscono una carta d’identità dei prodotti: </li></ul><ul><ul><li>definiscono i criteri di appartenenza ad un </li></ul></ul><ul><ul><li>determinato gruppo di prodotti, di cui fissano i parametri per la confrontabilità di prodotti funzionalmente equivalenti </li></ul></ul>
  92. 93. Struttura dei PCR
  93. 94. LCA Caratteri generali <ul><li>Norme di riferimento </li></ul><ul><ul><li>ISO 14040 – Life Cycle Assessment </li></ul></ul><ul><ul><li>ISO 14042 – Life Cycle Impact Assessment </li></ul></ul><ul><ul><li>ISO 14043 – Life Cycle Interpretation </li></ul></ul><ul><li>Studio del sistema industriale che genera un prodotto: distinguere dal prodotto, che diventa solo un flusso all’interno del sistema </li></ul><ul><li>Semplificazione della realtà </li></ul>
  94. 95. CERTIFICAZIONE AMBIENTALE Vantaggi e svantaggi
  95. 96. Vantaggi SGA <ul><li>Vantaggi interni e di gestione </li></ul><ul><li>1.Motivazione del personale </li></ul><ul><li>2. Sistematicità nella gestione degli aspetti ambientali e rispetto delle norme </li></ul><ul><li>specifiche </li></ul><ul><li>3. Riduzione del rischio ambientale e capacità di gestire le emergenze </li></ul><ul><li>4. Crescita della cultura in azienda </li></ul><ul><li>5. Disponibilità di dati e informazioni sistematiche per la valutazione dei costi ambientali e l’individuazione di eventuali sprechi in azienda </li></ul>
  96. 97. Vantaggi SGA <ul><li>Vantaggi competitivi </li></ul><ul><li>1.Soddisfazione richieste aziende clienti </li></ul><ul><li>2. Riduzione tempi e costi dedicati alle problematiche ambientali – maggior efficienza </li></ul><ul><li>3. Azienda più pronta ad affrontare cambiamenti esterni (normativa, opinione pubblica…) = minori tempi di reazione </li></ul><ul><li>4.Per gli appalti pubblici, capacità di soddisfare alcuni requisiti per ottenere maggior punteggio – diffusione del Green Public Procurement </li></ul>
  97. 98. Svantaggi SGA <ul><li>1. La certificazione ha un costo, non sempre ripagato dai benefici economici </li></ul><ul><li>2. Il sistema di gestione ambientale può aver valore per l’azienda anche senza necessità di ottenere il marchio </li></ul><ul><li>3. Oneri di mantenimento del sistema nel tempo </li></ul>
  98. 99. EMAS <ul><li>Vantaggi </li></ul><ul><li>1. Maggior attenzione all’opinione pubblica e alla comunicazione verso l’esterno </li></ul><ul><li>2. Coinvolgimento dell’APAT come ente di verifica (credibilità) </li></ul><ul><li>Svantaggi </li></ul><ul><li>1.Riconoscimento solo in ambito europeo, mentre ISO 14001 ha valore internazionale </li></ul>
  99. 100. Vantaggi Ecolabel <ul><li>1. Conquista di nicchie di mercato, con soddisfazione della domanda da parte di consumatori sensibili. </li></ul><ul><li>2. Maggior visibilità sul mercato </li></ul><ul><li>3. Miglioramento dell’immagine generale dell’azienda (è possibile avere una sola linea di prodotto marchiata) </li></ul><ul><li>4. Differenziazione del proprio mercato di riferimento </li></ul><ul><li>5. Per gli appalti pubblici, prodotto capace di soddisfare i requisiti della nuova tipologia di appalti pubblici – diffusione del Green Public Procurement </li></ul>
  100. 101. Svantaggi Ecolabel <ul><li>1. Anche Ecolabel ha un costo di mantenimento, cui non corrisponde un adeguato livello di divulgazione </li></ul><ul><li>2. Non esiste per tutte le categorie di prodotto </li></ul><ul><li>3. È valido solo in territorio europeo </li></ul><ul><li>4. Esistono anche altri tipi di marchi maggiormente riconosciuti in alcuni stati europei (Der Blaue Angel in Germania, Nordic Swan nei Paesi Scandinavi…) </li></ul>
  101. 102. Motivazioni marcatura ambientale di prodotto <ul><li>soddisfare capitolati o specifiche d’acquisto, nella prospettiva del green procurement </li></ul><ul><li>informare i designer (selezione dei materiali al momento della progettazione) </li></ul><ul><li>sensibilizzare il consumatore finale, intermedio o l’utilizzatore professionale </li></ul><ul><li>rispondere a richieste o a contestazioni da parte di vari soggetti (anche in seguito a campagne di marketing) </li></ul><ul><li>integrare altri strumenti di comunicazione (es.: estratti della dichiarazione EMAS) </li></ul>
  102. 103. Green Public Procurement (GPP) <ul><li>Il Green Procurement è un sistema di acquisti di prodotti e servizi ambientalmente preferibili , cioè &quot;quei prodotti e servizi che hanno un minore, ovvero un ridotto, effetto sulla salute umana e sull'ambiente rispetto ad altri prodotti e servizi utilizzati allo stesso scopo&quot;. In questo ambito un settore specifico è costituito dal Green Public Procurement (GPP). </li></ul><ul><li>Gli acquisti effettuati dalla Pubblica Amministrazione , infatti, rappresentano in Italia e in Canada il 17% del Prodotto Interno Lordo (PIL), in Europa il 18%, negli USA il 14% . La pratica del GPP consiste nella possibilità di inserire criteri di qualificazione ambientale nella domanda che le Pubbliche Amministrazioni esprimono in sede di acquisto di beni e servizi. Su questo tema la P.A. può svolgere, quindi, il duplice ruolo di &quot;cliente&quot; e di &quot;consumatore&quot;, e in quanto tale può avere una forte capacità di &quot;orientamento del mercato&quot;. </li></ul>
  103. 104. Green Public Procurement (GPP) <ul><li>Il ricorso allo strumento GPP viene caldeggiato da tempo dall'Unione Europea che ne parla diffusamente sia nel &quot;Libro Verde sulla politica integrata dei prodotti&quot;, sia nel Sesto Programma d'Azione in campo ambientale. E' però la COM (2001) 274 “Il diritto comunitario degli appalti pubblici e le possibilità di integrare le considerazioni ambientali negli appalti” a rappresentare, a tutt’oggi, l’atto di “indirizzo” di riferimento della Commissione in materia di GPP, cui va ad aggiungersi l’adozione della direttiva 2004/18/CE del 31 Marzo 2004, relativa al “coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture, di servizi e di lavori” che pure introduce la variabile ambientale oltre a tentare di semplificare una normativa fin troppo dettagliata. </li></ul>
  104. 105. Green Public Procurement (GPP) - Italia <ul><li>In Italia un primo segnale in tal senso viene con l'approvazione da parte del CIPE della delibera n. 57 del 2 agosto 2002 &quot;Strategia d'azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia&quot;, che stabilisce che &quot;almeno il 30% dei beni acquistati debba rispondere anche a requisiti ecologici; il 30-40% del parco dei beni durevoli debba essere a ridotto consumo energetico, tenendo conto della sostituzione e facendo ricorso al meccanismo della rottamazione&quot;. Con il decreto 8 maggio 2003 n. 203, inoltre, il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio ha individuato &quot;regole e definizioni affinché le regioni adottino disposizioni, destinate agli enti pubblici e alle società a prevalente capitale pubblico, anche di gestione dei servizi, che garantiscano che manufatti e beni realizzati con materiale riciclato coprano almeno il 30% del fabbisogno annuale&quot;. </li></ul>
  105. 106. Green Public Procurement (GPP) <ul><li>Il GPP potrà essere, quindi, un valido strumento per favorire la crescita di un &quot;mercato verde&quot; , attraverso: </li></ul><ul><li>l'inserimento di criteri di preferibilità ambientale nelle procedure di acquisto della Pubblica Amministrazione nell'ambito dell'offerta economicamente più vantaggiosa; </li></ul><ul><li>la possibilità di considerare i sistemi di etichettatura ambientale come mezzi di prova per la verifica di requisiti ambientali richiesti; </li></ul><ul><li>la possibilità di considerare le certificazioni dei sistemi di gestione ambientale (EMAS - ISO 14001) come mezzi di prova per la verifica delle capacità tecniche dei fornitori per la corretta esecuzione dell'appalto pubblico. </li></ul>
  106. 107. Agevolazioni amministrative <ul><li>Semplificazioni previste dal d.lgs.152/06 </li></ul><ul><li>194. Spedizioni transfrontaliere </li></ul><ul><li>a) i criteri per il calcolo degli importi minimi delle garanzie finanziarie da prestare per le spedizioni dei rifiuti, di cui all'articolo 27 del predetto regolamento; tali garanzie sono ridotte del cinquanta per cento per le imprese registrate ai sensi del regolamento (CE) n.761/2001, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001 (Emas), e del quaranta per cento nel caso di imprese in possesso della certificazione ambientale ai sensidella norma Uni En Iso 14001 </li></ul>
  107. 108. Agevolazioni amministrative <ul><li>209. Rinnovo delle autorizzazioni alle imprese in possesso di certificazione ambientale </li></ul><ul><li>1. Nel rispetto delle normative comunitarie, in sede di espletamento delle procedure previste per il rinnovo delle autorizzazioni all'esercizio di un impianto, ovvero per il rinnovo dell'iscrizione all'Albo di cui all'articolo 212, le imprese che risultino registrate ai sensi del regolamento (CE) n.761/2001, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001 (Emas) ed operino nell'ambito del sistema Ecolabel di cui al regolamento 17 luglio 2000, n. 1980, o certificati UNI-EN ISO 14001 possono sostituire tali autorizzazioni o il nuovo certificato di iscrizione al suddetto Albo con autocertificazione resa alle autorità competenti, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. </li></ul>
  108. 109. Agevolazioni amministrative <ul><li>210. Autorizzazioni in ipotesi particolari </li></ul><ul><li>3. L'autorizzazione individua le condizioni e le prescrizioni necessarie per garantire l'attuazione dei principi di cui all'articolo 178 e contiene almeno i seguenti elementi </li></ul><ul><ul><li>h) le garanzie finanziarie, ove previste dalla normativa vigente, o altre equivalenti; tali garanzie sono in ogni caso ridotte del cinquanta per centoper le imprese registrate ai sensi del regolamento (CE) n. 761/2001, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001 (Emas), e del quaranta per cento nel caso di imprese in possesso della certificazione ambientale ai sensi della norma Uni En Iso 14001 </li></ul></ul>
  109. 110. Agevolazioni amministrative <ul><li>212. Albo nazionale gestori ambientali </li></ul><ul><li>7. Le imprese che effettuano attività di raccolta e trasporto dei rifiuti, le imprese che effettuano attività di intermediazione e di commercio dei rifiuti, senza detenzione dei medesimi, e le imprese che effettuano l'attività di gestione di impianti mobili di smaltimento e recupero deirifiuti devono prestare idonee garanzie finanziarie a favore dello Stato.Tali garanzie sono ridotte del cinquanta per cento per le imprese registrate ai sensi del regolamento (CE) n. 761/2001, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001 (Emas), e del quaranta per cento nel caso di imprese in possesso della certificazione ambientale ai sensi della norma Uni En Iso 14001. </li></ul>
  110. 111. Agevolazioni amministrative <ul><li>212. Albo nazionale gestori ambientali </li></ul><ul><li>9. Le imprese che effettuano attività di gestione di impianti fissi di smaltimento e di recupero di titolarità di terzi, le imprese che effettuano le attività di bonifica dei siti e di bonifica dei beni contenenti amianto devono prestare idonee garanzie finanziarie a favore della regione territorialmente competente, nel rispetto dei criteri generali di cui all'articolo 195, comma 2, lettera h). Tali garanzie sono ridotte del cinquanta per cento per le imprese registrate ai sensi del regolamento (CE) n. 761/2001, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001 (Emas), e del quaranta per cento nel caso di imprese in possesso della certificazione ambientale ai sensi della norma Uni En Iso 14001. </li></ul>

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