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Indici di bilancio

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OBBIETTIVI DELL’ANALISI DI BILANCIO PER INDICI ...

OBBIETTIVI DELL’ANALISI DI BILANCIO PER INDICI
Serve per accertare se l’azienda:
E’ SOLIDA: equilibrato rapporto fonti / impieghi
HA PRODOTTO LIQUIDITÀ’: capacità di far fronte economicamente agli impegni assunti
E’ IN GRADO DI RINNOVARSI: recupero degli investimenti durevoli ed ha la capacità di adeguarsi al mercato
HA UNA REDDITIVITÀ SODDISFACENTE: differenziale positivo fra ricavi e costi
E’ EFFICIENTE: utilizza in modo ottimale le risorse

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    Indici di bilancio Indici di bilancio Presentation Transcript

    • PRINCIPALI INDICI DI BILANCIO CON CHIAVE DI LETTURA A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 1
    • RICLASSIFICARE I BILANCI Significa rielaborare i valori dello stato patrimoniale e del conto economico al fine di ottenere una struttura funzionale alle analisi. LO STATO PATRIMONIALE Evidenzia chiaramente la struttura degli investimenti e la composizione delle fonti di finanziamento. Il raggruppamento deve essere effettuato secondo grado di liquidità (attivo); esigibilità (passivo). IL CONTO ECONOMICO Raggruppa, per comprendere il progressivo formarsi del reddito netto dell‟esercizio, i costi ed i ricavi in base alle aree della gestione:  Tipica  Finanziaria  Extra caratteristica  Straordinaria A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 2
    • A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 3
    • OBBIETTIVI DELL’ANALISI DI BILANCIO PER INDICI Serve per accertare se l‟azienda:  E’ SOLIDA: equilibrato rapporto fonti / impieghi  HA PRODOTTO LIQUIDITA’: capacità di far fronte economicamente agli impegni assunti  E’ IN GRADO DI RINNOVARSI: recupero degli investimenti durevoli ed ha la capacità di adeguarsi al mercato  HA UNA REDDITIVITA’ SODDISFACENTE: differenziale positivo fra ricavi e costi  E’ EFFICIENTE: utilizza in modo ottimale le risorse A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 4
    • ANALISI DELLA SOLIDITÀ La “solidità” viene comunemente intesa:  sia quale condizione di equilibrio (nel lungo termine) tra impieghi (investimenti) e fonti (finanziamenti),  sia quale indipendenza finanziaria da terze economie, ovvero l‟equilibrio tra fonti proprie e di terzi La dipendenza tra le due definizioni è facilmente osservabile: un‟azienda non dipendente da terzi economie presenta presumibilmente un equilibrio nel lungo termine e una capacità di superare eventi rilevanti e non programmabili. Sulla base delle definizioni sopra richiamate è possibile scindere l‟analisi della solidità in: − Analisi della struttura patrimoniale; − Analisi della struttura finanziaria. Gli indicatori di solidità patrimoniale hanno lo scopo di evidenziare se gli investimenti fissi sono stati correttamente finanziati da risorse attinte durevolmente. A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 5
    • INDICE DI DIPENDENZA FINANZIARIA PATRIMONIO NETTO X 100 TOTALE ATTIVITA’ Segnala in che misura una società si finanzia con mezzi propri. Tale indice esprime quindi il grado di patrimonializzazione, molto importante alla luce dei dettami di “Basilea 2”. CHIAVE DI LETTURA:  Valori inferiori al 33% indicano una struttura finanziaria pesante o critica  Valori compresi tra il 33% ed il 66% indicano una struttura finanziaria normale  Valori superiori al 66% indicano una struttura finanziaria buona A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 6
    • I INDICE DI COPERTURA FINANZIARIA DELLE IMMOBILIZZAZIONI PATRIMONIO NETTO TOTALE ATTIVITA’ IMMOBILIZZATE Questo indice segnala se le modalità attraverso le quali l‟azienda finanzia gli impieghi per investimenti durevoli, risultano coerenti ed equilibrate. Tenuto conto che l’attivo fisso (o immobilizzato) è caratterizzato da una durata di non breve termine e dall’impossibilità di un tempestivo ed economico smobilizzo, è necessario che tali investimenti vengano finanziate da strumenti con caratteristiche di durata similari. La situazione ottimale si verifica quando sono i mezzi propri a finanziare le attività fisse. A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 7
    • I INDICE DI COPERTURA FINANZIARIA DELLE IMMOBILIZZAZIONI CHIAVE DI LETTURA:  Per valori del quoziente maggiori o uguali a 1, le attività fisse sono coperte da risorse permanenti. In tal caso una parte del capitale proprio ha finanziato le attività correnti con particolare riferimento alla scorta fissa di magazzino  Al contrario, situazioni con un indice di copertura delle immobilizzazioni inferiori a 1 richiamano elementi di sottocapitalizzazione: significherebbe che una parte delle immobilizzazioni dovrebbe essere finanziata con debiti a medio e lungo termine al fine di fornire un giusto equilibrio tra investimenti e relative fonti di finanziamento. Tuttavia non è possibile sostenere l‟assenza di equilibrio, si rende infatti necessario verificare l‟equilibrio nelle scadenze controllando che il differenziale tra attivo immobilizzato e mezzi propri sia, almeno, coperto da passività consolidate A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 8
    • II INDICE DI COPERTURA FINANZIARIA DELLE IMMOBILIZZAZIONI PATRIMONIO NETTO + PASSIVITA’ CONSOLIDATE TOTALE ATTIVITA’ IMMOBILIZZATE Questo indice esprime la capacità dei capitali apportati dai soci o dai terzi creditori di coprire le necessità di investimenti in immobilizzazioni. A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 9
    • II INDICE DI COPERTURA FINANZIARIA DELLE IMMOBILIZZAZIONI Tale rapporto risulta essere significativo se si accetta la regola che per finanziare un investimento di una certa durata occorra un finanziamento di durata almeno pari, se non maggiore. Per finanziare le attività fisse si utilizza, perciò, il PN e, se non è sufficiente, si integra con le passività a lungo termine. CHIAVE DI LETTURA: tale indice per essere accettabile deve fornire un valore superiore ad 1; nel caso in cui fornisse un valore maggiore di 1,5 la copertura (lorda) delle immobilizzazioni è buona. Se questo indicatore presentasse un valore inferiore all’unità, la struttura aziendale manifesterebbe un segnale preoccupante in quanto l’attivo fisso netto sarebbe in parte finanziato con risorse di terzi a breve termine; risorse la cui permanenza o rinnovabilità nel medio-lungo termine, per definizione, non è certa. In ipotesi di questo tipo, l’azienda si troverebbe nella posizione “insostenibile” di dover liquidare parte degli investimenti al fine di soddisfare gli impegni a breve o, eventualmente, rinegoziare finanziamenti. A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 10
    • ANALISI DELLA LIQUIDITA’ L‟obiettivo è valutare, se in ipotesi di normalità operativa, l‟impresa può far fronte ai propri debiti con le attività a disposizione. Quest‟analisi si concentra sui valori a breve scadenza dello stato patrimoniale con lo scopo di individuare rischi o squilibri di struttura. In generale, possiamo affermare che un‟azienda ha adeguata liquidità se, attraverso i flussi finanziari e monetari generati, mantiene un bilanciamento tra attivo e passivo a breve, ovvero è in grado di far fronte tempestivamente, e senza dover sopportare oneri eccessivi, ai propri impegni verso i creditori. A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 11
    • I INDICE DI LIQUIDITA’ ATTIVITA’ CIRCOLANTI – RIMANENZE PASSIVITA’ CIRCOLANTI Tale indice segnale la capacità a soddisfare/coprire l’indebitamento a breve con disponibilità finanziarie liquide o facilmente liquidabili. CHIAVE DI LETTURA: dovrebbe fornire un valore che tende a 1; Con valori inferiori potenzialmente all‟unità a l‟azienda è perché si rischio, avrebbe una tensione tra debiti a breve e risorse per il loro pagamento. A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 12
    • II INDICE DI LIQUIDITA’ ATTIVITA’ CIRCOLANTI PASSIVITA’ CIRCOLANTI Segnala la capacità l’indebitamento disponibilità a di coprire breve liquide con differire, compreso il magazzino. A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 13
    • II INDICE DI LIQUIDITA’ Tale indice è meno prudenziale del precedente dato che il magazzino per sua natura è difficilmente tramutabile in liquidità di breve. In particolare l‟incertezza è legata alla composizione del magazzino stesso:  se prevalgono le materie prime è possibile attendere un realizzo prossimo alla valutazione di bilancio;  se prevalgono i prodotti finiti o i semilavorati il valore inserito a bilancio potrebbe essere considerevolmente superiore a quanto si può realizzare in sede de vendita forzata. CHIAVE DI LETTURA: deve fornire un valore tra 1 e 2 in funzione del peso delle rimanenze di magazzino e della velocità di rotazione dei crediti e delle stesse rimanenze; quanto più le rimanenze sono elevate e la velocità di rotazione è bassa tanto più il valore deve tendere a 2 e viceversa. A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 14
    • ANALISI DI DURATA Una soddisfacente situazione di liquidità dipende dalla gestione caratteristica. Un primo indicatore che ci consente di apprezzare l‟impatto della gestione caratteristica sulla liquidità dell‟impresa è il Capitale Circolante Operativo (CCO) così determinato: CCO = Clienti + Magazzino – Fornitori È un aggregato indicativo dell‟efficienza finanziaria della gestione tipica in quanto se positivo come nella maggior parte dei casi rappresenta l‟impiego delle risorse da essa indotto. Le voci che lo compongono dipendono direttamente dal ciclo economico acquistotrasformazione-vendita. Nel caso ideale dove il capitale circolante operativo fosse pari a zero l‟azienda finanzierebbe gli impieghi in crediti verso clienti e in magazzino attraverso i debiti contratti con i fornitori. Il ciclo operativo si autofinanzierebbe senza bisogno di ricorrere all‟indebitamento bancario. Al fine di analizzare la gestione caratteristica sotto il profilo della liquidità sono particolarmente utili i seguenti indicatori, denominati di rotazione e di durata media, costruiti utilizzando le voci che compongono il capitale circolante netto. A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 15
    • INDICE DI ROTAZIONE DEI CREDITI VERSO CLIENTI CREDITI VERSO CLIENTI VENDITE DELL’ESERCIZIO X 360 Sotto il profilo finanziario l‟indice segnala in quanto tempo (numero di giorni) i crediti diventano liquidi; mentre dal punto di vista competitivo evidenzia i rapporti dell‟azienda rispetto al mercato di riferimento. E‟ evidente inoltre che al cresce della dilazione media aumenta l‟impegno finanziario dell‟impresa. CHIAVE DI LETTURA: tanto più il valore dell‟indice è basso, tanto più esso è positivo in quanto indica una elevata velocità di incasso. A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 16
    • INDICE DI ROTAZIONE DELLE RIMANENZE DI MAGAZZINO RIMANENZE DI MAGAZZINO FATTURE DI ACQUISTO X 360 Con questo indice viene calcolata la durata media del magazzino, o tempo di permanenza media delle giacenze in azienda. In altri termini segnala la velocità di rinnovo del magazzino espressa in numero di giorni. CHIAVE DI LETTURA: in linea teorica tanto più il valore dell’indice è basso tanto più esso è positivo, in quanto indica una elevata velocità di rotazione e quindi assorbimento di risorse finanziarie generate dalla gestione caratteristica. Un valore elevato può essere sintomo di scorte eccessive, di inefficienza nella gestione del magazzino e delle vendite e di obsolescenza del magazzino. In caso contrario, se il valore fosse eccessivamente basso, bisognerebbe chiedersi se l‟azienda sarebbe in grado di affrontare una futura crescita della domanda o avrebbe difficoltà di approvvigionamento. A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 17
    • ANALISI DELLA REDDITIVITÀ La redditività può essere intessa, in linea generale, il rendimento ottenuto da, o pagato su, un certo capitale. Gli indici che la testano attuano il confronto tra una prescelta configurazione di “risultato” e la corrispondente “quantità di capitale” necessaria e strumentale per la produzione dello stesso. Altre misurazioni della redditività vengono effettuate mediante il confronto tra la configurazione di reddito prescelta e alcune variabili caratterizzanti l‟attività svolta (fatturato, costi della produzione, e altre), ottenendo indicatori già in precedenza esaminati. Il calcolo finalizzato alla quantificazione del grado di redditività aziendale può focalizzarsi su particolari aspetti della realtà aziendale (quale prodotto, processo, business, divisione, etc) oppure sull’attività complessiva aziendale. Nel primo caso si parlerà di redditività particolare (o analitica); nel secondo, di redditività aziendale complessiva (o sintetica). A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 18
    • INDICE DI REDDITIVITA’ DEL CAPITALE : ROE REDDITO NETTO (UTILE) X 100 PATRIMONIO NETTO Segnala la redditività netta del capitale investito. E‟ un indice molto importante per i soggetti che hanno finanziato l‟azienda con capitale di rischio. CHIAVE DI LETTURA: tale indice deve essere confrontato con i tassi di rendimento medi di mercato dei titoli a basso rischio (BTP, CCT…). Pertanto Il ROE risulta soddisfacente se è maggiore di alcuni punti percentuali dei suddetti tassi medi di mercato. Esempio Un imprenditore che possiede 10.000 € ha due possibilità: investire il capitale in azienda o acquistare titoli il cui rendimento è del 5%. Se il profitto è di 1.000€ il ROE è del 10% significa che il capitale investito in azienda ha fruttato un guadagno del 10%, superiore al tesso di rendimento dei titoli. L‟imprenditore ha fatto la scelta giusta. A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 19
    • INDICE DI REDDITIVITA’ DEL CAPITALE: ROI REDDITO OPERATIVO x 100 CAPITALE INVESTITO NETTO Misura la redditività operativa del capitale investito e finanziato sia da mezzi propri sia di terzi. Il ROI è un indice fondamentale nell‟analisi della redditività aziendale perché mette a confronto: • il reddito operativo, che esprime la dimensione del risultato economico d‟esercizio e che a sua volta è legato alla gestione caratteristica; • con il capitale investito dell‟azienda che quantifica meglio la reale dimensione del totale degli impieghi. Nello specifico il CI = CCN + IMM A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 20
    • INDICE DI REDDITIVITA’ DEL CAPITALE PROPRIO: ROI È ovvio desumere che avere un elevato e stabile ritorno sugli investimenti è condizione necessaria (ma non sufficiente):  per garantire una costante remunerazione dei finanziamenti ricevuti (debito o equity);  autofinanziare l‟impresa. Se un‟azienda ha un ROI del 10%, significa che per ogni 100€ investiti nell‟attività operativa, l‟azienda genera un rendimento annuo del 10%. CHIAVE DI LETTURA: la misura soddisfacente è una percentuale equivalente al tasso rappresentativo del costo medio del danaro. A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 21
    • INDICE DI REDDITIVITA’ DEL CAPITALE INVESTITO: ROI ROI può essere scomposto come il prodotto di due ulteriori indici: il ROS (redditività delle vendite) e il turnover del capitale investito netto (operativo). IL ROS (return on sales) è il rapporto tra reddito operativo e i ricavi di vendita o fatturato. Ad esempio, se il ROS pari a 15%, significa che ogni €100 di ricavi si ottengono €15 di reddito operativo. Quali tipologie di aziende, sono particolarmente forti relativamente a questo indice? Tipicamente quelle in grado di offrire i propri prodotti ad un prezzo molto alto con costi operativi relativamente limitati: da un‟importante azienda di moda o una società di servizi dovremmo aspettarci ROS elevati. Il turnover del capitale investito netto (operativo) è il rapporto tra i ricavi di vendita e il C.I.N.O. Esprime in sintesi il numero di volte che il capitale investito in azienda viene fatto “girare” nel periodo analizzato per trasformarsi in ricavi di vendita. Ovviamente tanto più alto è questo quoziente, tanto più efficiente è l‟azienda nella sua attività di turnover. Ad esempio se il turnover è pari a 0.67, significa che €100 di capitale investito in questa azienda, €67 “si trasformano” in ricavi nel periodo. Quali tipologie di aziende dovrebbero manifestare turnover molto elevati? Tipicamente quelle in grado di offrire prodotti a prezzi contenuti, ma in grado di „svuotare gli scaffali‟ molto spesso e velocemente: un ipermercato o in generale un‟azienda della grande distribuzione A cura di Sergio Manini e Alberto Rainieri 22