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30 anni fa i primi prototipi, il 2015 con il Ces Las Vegas esplosione di questo genere
di macchine…
La tecnologia originale della stampa 3D, denominata stereolitografia (SLA) dall’inventore
Charles Hull, fondatore della prima società produttrice di stampanti 3D, la 3D Systems, fu
brevettata nel 1986. Nel giro di pochi anni furono introdotte anche le altre principali tecnolo-
gie: l’estrusione dei filamenti plastici (FDM) e la sinterizzazione di polveri di resine e di metalli
(SLS). Le prime macchine erano molto costose e dedicate a un’utenza specialistica
di progettisti che producono i prototipi dei prodotti nelle grandi aziende.
Con il passare degli anni, le stampanti 3D sono diventate sempre più per-
formanti, affidabili ed economiche, e si è ampliata a dismisura la scelta dei
materiali utilizzabili nei processi di produzione additiva, ma fu soprattutto
la disponibilità delle economiche stampanti open source (Personal 3D Prin-
ter), vendute in Internet a partire dal 2007, a favorire la rapida diffusione di
queste macchine.
In pratica, si è avuta la medesima evoluzione avvenuta negli anni ‘80 nel campo
dei computer, quando ai mainframe si sono affiancati i PC.
Brevetti e open source, la diffusione delle stampanti 3D è dovuta anche allo
scadere delle concessioni?
Certamente il fatto che alcuni anni fa sia scaduto il brevetto originale di Stratasys
relativo alle stampanti a filamenti di plastica (FDM), che sono le più semplici da
costruire, è stato determinante per la nascita delle stampanti open source a basso
costo, che ha dato origine al fenomeno dei makers e ha portato la stampa 3D
all’attenzione del grande pubblico. Stanno però scadendo anche i brevetti originali
relativi alle stampanti stereolitografiche (SLA) e a sinterizzazione laser (SLS), e
iniziano ad apparire sul mercato modelli relativamente economici anche di stam-
panti che utilizzano queste tecnologie. Questi fenomeni facilitano sicuramente la
diffusione esponenziale e la caduta libera dei prezzi, dovuta anche all’economia
di scala, ottenuta grazie all’aumento dei volumi di produzione.
Gartner sostiene un incremento del 43% del mercato, dove sarà il business?
La vocazione della stampa 3D alla produzione in piccola serie di oggetti complessi
e di valore medio-alto, si sposa perfettamente con la produzione delle PMI ita-
liane che tendono a produrre oggetti pregiati in quantità ridotte. Per moltissime
industrie tipiche del made in Italy, come artigianato, gioielleria, moda, prodotti
di design, alimentari, industria motociclistica, automobilistica, aerospaziale, in-
dustria meccanica, medicale (protesi e ortodonzia) e in generale progettazione
e prototipazione, esistono soluzioni basate sulla stampa 3D che consentono di
realizzare vantaggi competitivi.
Non a caso, il primo famoso articolo sulla stampa 3D rivolto al grande pubbli-
co, pubblicato dalla rivista The Economist nel 2011, si intitolava Print me a Stra-
PMI italiane e stampa 3D
Matrimonio perfetto
Speciale stampanti 3D
Laureato in ingegneria elet-
tronica presso il Politecnico di
Milano, ha frequentato corsi
post-universitari presso uni-
versità straniere e Business
School e ha partecipato negli
anni ‘70 allo sviluppo del mini-
computer LABEN 70,progettato
e costruito in Italia.
È stato co-fondatore, Direttore
Tecnico e Marketing di Data
General Italia, dirigente gruppo
OlivettinellaDirezioneStrategie,
Marketing Internazionale, For-
mazione e Sistemi Informativi.
Attualmente è titolare della
società di consulenza Studio
Magnaghi, direttore tecnico
Cherry Consulting, pubblicista
e docente di innovazioni tec-
nologiche e ICT. È consulente
del MIUR (Ministero Istruzione
Università e Ricerca) per le
smart cities e membro del GDL
Innovazione di Federmanager.
Ha pubblicato e continua a
pubblicare numerosi articoli su
varie riviste tecniche.
GiancarloMagnaghi
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divarius e riportava in copertina un violino Stradivari: un oggetto
simbolo dell’artigianato italiano.
Contraffazione e prototipi sarà più facile copiare?
In prospettiva, la diffusione della tecnologia 3D può favorire l’ag-
gravamento di alcune problematiche. Infatti, con uno scanner e
una stampante 3D diventa facile riprodurre perfettamente oggetti
protetti da marchi e brevetti, semplificando la contraffazione dei
prodotti.
Molto preoccupante è la facilità con cui criminali e terroristi po-
trebbero produrre armi e altri oggetti pericolosi. Inoltre, come già
avviene per il commercio elettronico, diventerà molto più facile per
le aziende multinazionali decidere in base alla propria convenienza in
quali paesi investire, produrre, creare occupazione e pagare le tasse.
La sempre maggior diffusione della tecnologia di Stampa 3D sta
già generando problemi potenziali o reali legati al furto di proprietà
intellettuale con conseguenti risvolti di tipo legale. A tal proposito è
necessario conoscere le azioni e le strategie che possono essere messe in atto a difesa della
creazione intellettuale e per evitare sgradevoli problemi con la contraffazione dei prodotti.
La legislazione italiana con il Codice della Proprietà Industriale (CPI) offre vari tipi di
tutele ai marchi di impresa registrati. Sono tutelate le invenzioni tramite i brevetti, come
pure disegni e modelli registrati e le opere dell’ingegno di carattere creativo (diritto d’au-
tore), e il codice civile prevede anche la tutela dalla concorrenza sleale.
Gli impatti della proprietà intellettuale riguardano le stampanti 3D, i materiali, i mo-
delli digitali e, di conseguenza, gli oggetti che vengono costruiti.
Se l’oggetto stampato è una mera copiatura di un oggetto tutelato, non è una situazione
diversa da ciò che accade da sempre, con l’aggravante che, con la stampa 3D, si dispone di
un modello di produzione più veloce, più facile, meno costoso e più alla portata di tutti.
Diventa quindi più facile riprodurre oggetti protetti dal codice della proprietà industriale
(e dal diritto d’autore o magari tutelato dalla disciplina della concorrenza leale).
Manufacturing e prossimo lustro: fine della delocalizzazione?
La possibilità di costruire molti prodotti vicino all’utilizzatore finale tramite produzione
additiva con le stampanti 3D permetterà di incrementare la flessibilità rispetto alle esigenze
del cliente e la velocità di consegna, con significative riduzioni di inventario. Non sarà più
necessario spedire il manufatto da una fabbrica centrale, ma si potrà scaricare il file con il
modello digitale e fabbricare il prodotto vicino al cliente.
Questo è vero soprattutto per la produzione in piccola serie, come per esempio parti
di ricambio, oggetti di design, gioielli, protesi, ecc.
Non si applica alla produzione di prodotti di grande serie come automobili, elettrodo-
mestici, televisori e computer.
La produzione additiva se non per quanto riguarda alcuni accessori personalizzati può
richiedere un cambiamento profondo della filiera produttiva, modificando i ruoli degli attori
e proponendo nuovi modelli di business. Questo cambiamento porterà opportunità e sfide
all’industria italiana, permettendo produzioni flessibili e localizzate vicino agli utilizzatori.
Giancarlo Magnaghi 
30 anni di vita digitale30 anni di vita digitale

Speciale Stampa 3D

  • 3.
    37N. 306 |Ma g g io 2015 | 30 anni fa i primi prototipi, il 2015 con il Ces Las Vegas esplosione di questo genere di macchine… La tecnologia originale della stampa 3D, denominata stereolitografia (SLA) dall’inventore Charles Hull, fondatore della prima società produttrice di stampanti 3D, la 3D Systems, fu brevettata nel 1986. Nel giro di pochi anni furono introdotte anche le altre principali tecnolo- gie: l’estrusione dei filamenti plastici (FDM) e la sinterizzazione di polveri di resine e di metalli (SLS). Le prime macchine erano molto costose e dedicate a un’utenza specialistica di progettisti che producono i prototipi dei prodotti nelle grandi aziende. Con il passare degli anni, le stampanti 3D sono diventate sempre più per- formanti, affidabili ed economiche, e si è ampliata a dismisura la scelta dei materiali utilizzabili nei processi di produzione additiva, ma fu soprattutto la disponibilità delle economiche stampanti open source (Personal 3D Prin- ter), vendute in Internet a partire dal 2007, a favorire la rapida diffusione di queste macchine. In pratica, si è avuta la medesima evoluzione avvenuta negli anni ‘80 nel campo dei computer, quando ai mainframe si sono affiancati i PC. Brevetti e open source, la diffusione delle stampanti 3D è dovuta anche allo scadere delle concessioni? Certamente il fatto che alcuni anni fa sia scaduto il brevetto originale di Stratasys relativo alle stampanti a filamenti di plastica (FDM), che sono le più semplici da costruire, è stato determinante per la nascita delle stampanti open source a basso costo, che ha dato origine al fenomeno dei makers e ha portato la stampa 3D all’attenzione del grande pubblico. Stanno però scadendo anche i brevetti originali relativi alle stampanti stereolitografiche (SLA) e a sinterizzazione laser (SLS), e iniziano ad apparire sul mercato modelli relativamente economici anche di stam- panti che utilizzano queste tecnologie. Questi fenomeni facilitano sicuramente la diffusione esponenziale e la caduta libera dei prezzi, dovuta anche all’economia di scala, ottenuta grazie all’aumento dei volumi di produzione. Gartner sostiene un incremento del 43% del mercato, dove sarà il business? La vocazione della stampa 3D alla produzione in piccola serie di oggetti complessi e di valore medio-alto, si sposa perfettamente con la produzione delle PMI ita- liane che tendono a produrre oggetti pregiati in quantità ridotte. Per moltissime industrie tipiche del made in Italy, come artigianato, gioielleria, moda, prodotti di design, alimentari, industria motociclistica, automobilistica, aerospaziale, in- dustria meccanica, medicale (protesi e ortodonzia) e in generale progettazione e prototipazione, esistono soluzioni basate sulla stampa 3D che consentono di realizzare vantaggi competitivi. Non a caso, il primo famoso articolo sulla stampa 3D rivolto al grande pubbli- co, pubblicato dalla rivista The Economist nel 2011, si intitolava Print me a Stra- PMI italiane e stampa 3D Matrimonio perfetto Speciale stampanti 3D Laureato in ingegneria elet- tronica presso il Politecnico di Milano, ha frequentato corsi post-universitari presso uni- versità straniere e Business School e ha partecipato negli anni ‘70 allo sviluppo del mini- computer LABEN 70,progettato e costruito in Italia. È stato co-fondatore, Direttore Tecnico e Marketing di Data General Italia, dirigente gruppo OlivettinellaDirezioneStrategie, Marketing Internazionale, For- mazione e Sistemi Informativi. Attualmente è titolare della società di consulenza Studio Magnaghi, direttore tecnico Cherry Consulting, pubblicista e docente di innovazioni tec- nologiche e ICT. È consulente del MIUR (Ministero Istruzione Università e Ricerca) per le smart cities e membro del GDL Innovazione di Federmanager. Ha pubblicato e continua a pubblicare numerosi articoli su varie riviste tecniche. GiancarloMagnaghi
  • 4.
    38 | N.306 | Ma g g io 2015 divarius e riportava in copertina un violino Stradivari: un oggetto simbolo dell’artigianato italiano. Contraffazione e prototipi sarà più facile copiare? In prospettiva, la diffusione della tecnologia 3D può favorire l’ag- gravamento di alcune problematiche. Infatti, con uno scanner e una stampante 3D diventa facile riprodurre perfettamente oggetti protetti da marchi e brevetti, semplificando la contraffazione dei prodotti. Molto preoccupante è la facilità con cui criminali e terroristi po- trebbero produrre armi e altri oggetti pericolosi. Inoltre, come già avviene per il commercio elettronico, diventerà molto più facile per le aziende multinazionali decidere in base alla propria convenienza in quali paesi investire, produrre, creare occupazione e pagare le tasse. La sempre maggior diffusione della tecnologia di Stampa 3D sta già generando problemi potenziali o reali legati al furto di proprietà intellettuale con conseguenti risvolti di tipo legale. A tal proposito è necessario conoscere le azioni e le strategie che possono essere messe in atto a difesa della creazione intellettuale e per evitare sgradevoli problemi con la contraffazione dei prodotti. La legislazione italiana con il Codice della Proprietà Industriale (CPI) offre vari tipi di tutele ai marchi di impresa registrati. Sono tutelate le invenzioni tramite i brevetti, come pure disegni e modelli registrati e le opere dell’ingegno di carattere creativo (diritto d’au- tore), e il codice civile prevede anche la tutela dalla concorrenza sleale. Gli impatti della proprietà intellettuale riguardano le stampanti 3D, i materiali, i mo- delli digitali e, di conseguenza, gli oggetti che vengono costruiti. Se l’oggetto stampato è una mera copiatura di un oggetto tutelato, non è una situazione diversa da ciò che accade da sempre, con l’aggravante che, con la stampa 3D, si dispone di un modello di produzione più veloce, più facile, meno costoso e più alla portata di tutti. Diventa quindi più facile riprodurre oggetti protetti dal codice della proprietà industriale (e dal diritto d’autore o magari tutelato dalla disciplina della concorrenza leale). Manufacturing e prossimo lustro: fine della delocalizzazione? La possibilità di costruire molti prodotti vicino all’utilizzatore finale tramite produzione additiva con le stampanti 3D permetterà di incrementare la flessibilità rispetto alle esigenze del cliente e la velocità di consegna, con significative riduzioni di inventario. Non sarà più necessario spedire il manufatto da una fabbrica centrale, ma si potrà scaricare il file con il modello digitale e fabbricare il prodotto vicino al cliente. Questo è vero soprattutto per la produzione in piccola serie, come per esempio parti di ricambio, oggetti di design, gioielli, protesi, ecc. Non si applica alla produzione di prodotti di grande serie come automobili, elettrodo- mestici, televisori e computer. La produzione additiva se non per quanto riguarda alcuni accessori personalizzati può richiedere un cambiamento profondo della filiera produttiva, modificando i ruoli degli attori e proponendo nuovi modelli di business. Questo cambiamento porterà opportunità e sfide all’industria italiana, permettendo produzioni flessibili e localizzate vicino agli utilizzatori. Giancarlo Magnaghi  30 anni di vita digitale30 anni di vita digitale