Il Settecento
Circolazione di nuove idee
Nuove idee circolano per l’Europa
Alla fine del Seicento il quadro della cultura filosofica e scientifica era
profondamente mutato rispetto all’inizio del secolo.
Innanzitutto, grazie all’opera di Galileo Galilei, di Francesco Bacone e di Isaac
Newton si affermò la scienza quale noi la conosciamo oggi, come tipo di sapere
conosciuto in tutto il mondo e con caratteristiche dappertutto identiche; si diffuse
inoltre la convinzione che il sapere scientifico non fosse solo teorico, ma intervenisse
sulla realtà, fosse cioè anche utile.
Razionalismo
Razionalismo: introdotto da Cartesio, che si proponeva di fondare ogni
settore dello scibile umano esclusivamente sulla base di una ragione e una
razionalità di tipo matematico e geometrico.
Nessun settore dell’esperienza umana sfugge al vaglio critico della
ragione, come strumento superiore di verifica intellettuale e principio di
azione.
La situazione italiana
Tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, l’Italia rimase ai margini di questi
fenomeni, ma non ne fu affatto esclusa. Le nuove idee, anzi, vi trovarono terreno
fertile, anche se limitato: la loro penetrazione fu favorita da due elementi:
1. il permanere, sia pure in settori ristretti, della scuola e dell’esperienza
scientifica galileiana
2. l’ancoraggio degli italiani a una tradizione culturale che, a eccezione del periodo
barocco più oltranzista, era comunque solidamente fondata sui caratteri di un
classicismo razionale. Basti ricordare gli esempi di Dante – il cui viaggio,
almeno fino al paradiso terrestre avviene sotto la guida di Virgilio-ragione – e di
Machiavelli, uno dei padri fondatori del razionalismo, in politica e in morale.
Primo ’700. Una nuova cultura letteraria
La cultura italiana doveva rinnegare il Barocco. Gli intellettuali italiani
favorirono la diffusione anche nel nostro paese di una nuova sensibilità
culturale, che partecipava del movimento europeo delle idee.
In un primo tempo essa si manifestò quasi esclusivamente in poesia, con
l’Arcadia; in seguito, si allargò alla sfera culturale in generale, facendosi
promotrice di un vero e proprio rinnovamento in ambito filosofico, politico,
civile e religioso. Le parole d’ordine furono quelle del secolo in Europa:
razionalità, chiarezza, distinzione, controllo delle passioni, moralità,
utilità.
Cosa propone l’Arcadia?
L’Arcadia propose una vera e propria riforma della poesia, in reazione
alla dominante e declinante poesia barocca, estenuatasi nei sofismi, nella
meraviglia sempre più spinta, nei concetti sempre più arditi e ormai al
limite dell’incomprensibilità.
Il travestimento pastorale costituì certamente un’evasione antistorica dai
tumulti della vita e del mondo, ma non va dimenticato che l’ambientazione
nella natura favoriva il ritorno al classicismo, al razionalismo, alla
spontaneità, alla chiarezza, alla semplicità, tanto dal punto di vista dei
contenuti quanto dal punto di vista della lingua e dello stile.
L’esperimento poetico dell’Arcadia
L’Arcadia: poesia come «sogno fatto in presenza della ragione»
Queste nuove idee generarono una letteratura razionale e misurata, che recuperava la grande
tradizione classica e rifiutava le esagerazioni formali e contenutistiche, gli abusi di metafore e di
figure retoriche in generale, i concettismi tipici del Barocco.
Stabilirne la data di partenza è piuttosto facile: essa va senz’altro riconosciuta nel 1690, quando a Roma
venne fondata l’Accademia dell’Arcadia.
Possiamo tuttavia collocare la fine dell’età della ragione nel penultimo decennio del Settecento, periodo
in cui Alfieri compose le sue ultime tragedie (1786) e Goldoni pubblicò le Memorie (1787). Di lì a poco
sarebbe arrivata la Rivoluzione francese a sancire definitivamente e sanguinosamente la fine di un’epoca.
Primo Settecento: generi letterari
PROSA
• Trattatistica di argomento storico-giuridico (Ludovico Muratori, Pietro Giannone,
Giambattista Vico)
POESIA
• Lirica dell’Arcadia (Pietro Metastasio, Giambattista Felice Zappi, Gianvincenzo Gravina)
MELODRAMMA
• Librettistica d’opera (Pietro Metastasio)
Illuminismo
Per una definizione
Illuminismo: un movimento culturale che conobbe la sua fase più intensa
tra il 1740 e il 1770 circa. Obiettivo degli illuministi fu, come dice la parola
stessa, quello di rischiarare, grazie al lume della ragione, le tenebre in cui si
trovavano gli uomini, dovute all’ignoranza, alla, superstizione e alla povertà.
 Rivoluzione francese; essa, infatti, fu il prodotto culturale, sociale e storico
dell’Illuminismo, ma ne segnò anche i limiti, con le stragi e le guerre che ne
seguirono: il lume della ragione non era riuscito a rischiarare gli eccessi cui
può condurre la ragione stessa.
Illuminismo
• Movimento filosofico del 1700
• Si sviluppa in Francia si diffonde in tutta Europa
• Si propone di illuminare le coscienze tramite la luce della ragione, per
sconfiggere le tenebre dell’ignoranza e per migliorare la società
Nelle sue idee vi sono:
• elementi di continuità col passato
• elementi di novità (rottura col presente)
QUALI SONO QUESTI ELEMENTI?
ILLUMINISMO
FILOSOFIA DEL
RINASCIMENTO FILOSOFIA DEL
SEICENTO
FILOSOFIA DEL RINASCIMENTO
• Libertà e dignità dell’uomo
• Visione laica della vita ILLUMINISMO
• Religione naturale e universale
Filosofia del Seicento
• Critica della religione e autonomia della morale
• Razionalismo
• Tolleranza e diritti umani
• Sperimentazione e ricerca
• Sviluppo tecnologico
• Divulgazione scientifica
ILLUMINISMO
ANTICO REGIME / ILLUMINISMO
• Pessimismo
• Egoismo
• Odio naturale tra gli uomini
• Stato assoluto
• Gerarchia sociale
• Concezione statica della storia umana
• Ottimismo
• Filantropia
• Fratellanza
• Cosmopolitismo
• Teoria dell’uguaglianza
• Fede nel progresso
L’immagine della “LUCE”
Il termine illuminismo deriva da “luce”. Esso vuole appunto significare una luce
che caccia le tenebre dell’ignoranza e del pregiudizio.
Nei vari contesti sociali vengono impiegate forme simili:
Illuminismo
Enlightment
Age des lumières
Aufklärung
«Stato di minorità»
Kant nel 1783: «L’illuminismo è l’uscita dell’uomo da uno stato di
minorità il quale è da imputare a lui stesso», perché questo stato
di minorità dipende dall’«incapacità di servirsi del proprio
intelletto [della propria ragione] senza la guida di un altro».
Il progetto culturale degli illuministi fu dunque la sottomissione
di ogni attività umana al controllo della ragione e la
spiegazione di ogni fenomeno su basi esclusivamente razionali.
L’evoluzione dell’umanità
Kant paragona la traiettoria storica che conduce all’Illuminismo alle tappe
evolutive di un individuo dall’infanzia all’età adulta.
L’umanità è dapprima come un bambino, che ha bisogno di padre e madre,
poiché non ha autonomia di pensiero e non sceglie da solo. Ma diventando
adulto può prescindere da questo legame e vivere autonomamente. È l’uscita da
uno stato di minorità. Tutta la storia fino all’epoca dei Lumi corrisponderebbe
dunque alla grande infanzia e adolescenza dell’umanità.
Spirito critico
• Una frase dell’illuminista milanese Pietro Verri (1728-1797) sintetizza
bene l’atteggiamento più diffuso: «Al giorno d’oggi filosofo è colui che fa
precedere l’esame all’opinione, che pesa gli oggetti indipendentemente
dal sentimento altrui».
• Cesare Beccaria, nell’introduzione al trattato Dei delitti e delle pene (1764),
riesamina criticamente, alla luce della ragione, oltre mille anni di
legislazione; e se ne sbarazza in poche righe, scrivendo che quelle leggi
sono solo «alcuni avanzi [...] di un antico popolo conquistatore», «uno
scolo de’ secoli i più barbari». La ragione impone ben altre leggi, come
l’abolizione della tortura e della pena di morte.
Il valore della libertà
La cultura illuminista sostanzialmente è definita dai diritti di libertà; essa parte
dalla libertà come un valore fondamentale che misura tutto.
La cultura illuminista parte dalla libertà come un valore fondamentale che
misura tutto: la libertà della scelta religiosa, che include la neutralità religiosa
dello Stato; la libertà di esprimere la propria opinione, a condizione che non
metta in dubbio proprio questo canone; l’ordinamento democratico dello
Stato; la tutela dei diritti dell’uomo e il divieto di discriminazione.
Punti sull’Illuminismo - 1
1. Il fenomeno più rilevante del Settecento fu l’Illuminismo,
movimento culturale nato in Francia intorno a un gruppo di
intellettuali e letterati, i philosophes. Alla base del loro pensiero
era la convinzione che l’osservazione diretta dei fatti e la
capacità critica della ragione di rielaborarli fossero gli
strumenti fondamentali di indagine della realtà. philosophes,
cioè “filosofi”: tra loro ricordiamo Voltaire (pseudonimo di
François-Marie Arouet, 1694-1778), Denis Diderot (1713-1784), Jean-
Baptiste Le Rond d’Alembert (1717-1783), Paul Henri Thiry barone
d’Holbach (1723-1789), infine Jean-Jacques Rousseau (1712-1778).
2. Gli illuministi applicarono lo spirito critico in ogni ambito
conoscitivo, sicuri della fiducia nell’uso della ragione.
Punti sull’Illuminismo - 2
3. La riflessione filosofica portò a elaborare le dottrine del sensismo, del meccanicismo
e dell’utilitarismo. Il sensismo in particolare attribuiva ai cinque sensi la facoltà di
determinare il pensiero e le idee; il meccanicismo teorizzava che la natura operasse
come una macchina automatica, senza finalità, mentre l’utilitarismo riteneva un’azione
giusta soltanto se utile.
4. Opera esemplare della cultura illuminista è l’Encyclopédie (pubblicata tra il 1751 e il
1772), progettata e diretta da Denis Diderot: il sapere venne organizzato in modo diverso
rispetto ai repertori precedenti, dando particolare rilevanza alla scienza e alla tecnica.
5. In Italia i principi dell’Illuminismo vennero accolti ma applicati in modo meno
radicale ed estremista: gli illuministi italiani, per esempio, evitarono uno scontro diretto
con la Chiesa.
Illuminismo in Italia - 1
In Italia l’Illuminismo venne accolto con grande favore e
fervore, specialmente in Lombardia e in Toscana – dove i
governi favorivano una politica di riforme –, e a Napoli, città in
cui le nuove idee si innestarono sulla tradizione vichiana.
La rivista “Il caffè” e soprattutto il trattato di Cesare Beccaria
(1738-1794) Dei delitti e delle pene (1764) furono i contributi
principali dell’Illuminismo italiano alla cultura europea.
Illuminismo in Italia - 2
Un Illuminismo moderato: il caso italiano
La prima edizione completa dell’Encyclopédie non fu stampata
in Francia, bensì in Italia, anche se in lingua francese: uscì infatti
a Lucca tra il 1758 e il 1771 (28 volumi) e subito dopo a Livorno,
con il sostegno economico del granduca Leopoldo I, tra il 1769 e il
1779 (trentanove volumi). Ciò significa che il clima culturale
italiano era pronto a recepire le idee illuministiche
L’utilità del sapere e l’impegno
degli intellettuali
• La cultura settecentesca, in piena opposizione al Barocco, sostenne il
principio secondo cui le opere letterarie dovevano essere utili alla
società. Questa istanza venne seguita anche in poesia: secondo l’antico
precetto oraziano, le opere poetiche dovevano unire l’utile e il diletto.
• Nella generale fioritura di gazzette e riviste letterarie, si segnala la
pubblicazione del “Caffè”, rivista nata intorno a un gruppo di
intellettuali milanesi con l’obiettivo di proporre temi di grande utilità,
in ambito politico ed economico, in una lingua antipedantesca, capace
di attirare un maggior numero di persone.
I periodici
Il Caffè, giornale milanese stampato a
Brescia
Il Caffè: Giornale fondato nel 1764 da Pietro Verri, una delle più
significative espressioni dell’Illuminismo italiano. Si stampava a
Brescia, in territorio veneto, per sfuggire alla censura austriaca.
Si propose di scuotere tradizioni e pregiudizi sociali, letterari,
scientifici, trattando argomenti di economia, agronomia, storia
naturale, medicina ecc. Nella lingua gli scrittori si permisero grande
libertà, curandosi solo del vigore del pensiero; anche per questo Il
C. fu avversato da Baretti e da altri, mentre riscosse favore in Europa.
Cessò nel maggio 1766, per il dissidio fra Verri e Cesare Beccaria.
P. Verri, «Sapere è ragionare»
Link
http://online.scuola.zanichelli.it/testiescenari/files/2011/03/comm
ento_sapere.pdf
Pietro Verri (1728-1797) Cesare Beccaria (1738-1794) e l’Accademia
“dei pugni”
C. Beccaria, Dei delitti e delle pene (1763-1764)
C. Beccaria, Dei delitti e delle pene
Il trattato Dei delitti e delle
pene di Cesare Beccaria,
nonno materno di Manzoni, è
un testo che ha una diffusione
europea molto ampia.
Pubblicato nel 1764, fu
tradotto in francese (1766), in
spagnolo (1774), in tedesco
(1796) e in russo (1803).
Beccaria intellettuale europeo
In particolare, è importante ricordare che già nel 1767
l’imperatrice Caterina II aveva invitato in Russia Cesare Beccaria
(invito poi declinato dall’interessato) e che quando la grande
zarina volle sostituire il codice russo del 1649 con un nuovo
codice adeguato alle idee progressiste del tempo e pubblicato nel
1768 su quattro colonne in quattro lingue (russo, latino, tedesco
e francese), esplicita fu l’ispirazione al trattato Dei delitti e delle
pene.
Riforma del diritto penale
Beccaria propone una riforma del diritto penale basata più sull’utilità che da
essa sarebbe derivata alla società che su considerazioni di ordine morale o
umanitario: la pena di morte, insomma, era da abolire non tanto perché
ingiusta, quanto perché inutile.
Questa inutile prodigalità di supplicii, che non ha reso migliori gli uomini, mi ha
spinto a esaminare se la morte sia veramente utile e giusta in un governo bene
organizzato. Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare
i loro simili? Non certamente quello da cui risulta la sovranità e le leggi.
Dei Delitti e delle pene
L’opera poneva la questione fondamentale del fine della pena:
Dalla semplice considerazione delle verità fin qui esposte egli è evidente che il fine
delle pene non è tormentare ed affliggere un essere sensibile, né di disfare un delitto
già commesso. (…) Il fine è dunque non è altro che impedire il reo dal far
nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali.
La pena non deve riprodurre il male generato dal delitto stesso, al contrario di
quello che invece avviene con la tortura e con l’esecuzione capitale. L’uso della
pena di morte è una soluzione contraddittoria, poiché presuppone che sia lecito
allo Stato quanto è illecito al singolo.

Settecento settecento settcensto settecensto

  • 1.
  • 2.
    Circolazione di nuoveidee Nuove idee circolano per l’Europa Alla fine del Seicento il quadro della cultura filosofica e scientifica era profondamente mutato rispetto all’inizio del secolo. Innanzitutto, grazie all’opera di Galileo Galilei, di Francesco Bacone e di Isaac Newton si affermò la scienza quale noi la conosciamo oggi, come tipo di sapere conosciuto in tutto il mondo e con caratteristiche dappertutto identiche; si diffuse inoltre la convinzione che il sapere scientifico non fosse solo teorico, ma intervenisse sulla realtà, fosse cioè anche utile.
  • 3.
    Razionalismo Razionalismo: introdotto daCartesio, che si proponeva di fondare ogni settore dello scibile umano esclusivamente sulla base di una ragione e una razionalità di tipo matematico e geometrico. Nessun settore dell’esperienza umana sfugge al vaglio critico della ragione, come strumento superiore di verifica intellettuale e principio di azione.
  • 4.
    La situazione italiana Trala fine del Seicento e l’inizio del Settecento, l’Italia rimase ai margini di questi fenomeni, ma non ne fu affatto esclusa. Le nuove idee, anzi, vi trovarono terreno fertile, anche se limitato: la loro penetrazione fu favorita da due elementi: 1. il permanere, sia pure in settori ristretti, della scuola e dell’esperienza scientifica galileiana 2. l’ancoraggio degli italiani a una tradizione culturale che, a eccezione del periodo barocco più oltranzista, era comunque solidamente fondata sui caratteri di un classicismo razionale. Basti ricordare gli esempi di Dante – il cui viaggio, almeno fino al paradiso terrestre avviene sotto la guida di Virgilio-ragione – e di Machiavelli, uno dei padri fondatori del razionalismo, in politica e in morale.
  • 5.
    Primo ’700. Unanuova cultura letteraria La cultura italiana doveva rinnegare il Barocco. Gli intellettuali italiani favorirono la diffusione anche nel nostro paese di una nuova sensibilità culturale, che partecipava del movimento europeo delle idee. In un primo tempo essa si manifestò quasi esclusivamente in poesia, con l’Arcadia; in seguito, si allargò alla sfera culturale in generale, facendosi promotrice di un vero e proprio rinnovamento in ambito filosofico, politico, civile e religioso. Le parole d’ordine furono quelle del secolo in Europa: razionalità, chiarezza, distinzione, controllo delle passioni, moralità, utilità.
  • 6.
    Cosa propone l’Arcadia? L’Arcadiapropose una vera e propria riforma della poesia, in reazione alla dominante e declinante poesia barocca, estenuatasi nei sofismi, nella meraviglia sempre più spinta, nei concetti sempre più arditi e ormai al limite dell’incomprensibilità. Il travestimento pastorale costituì certamente un’evasione antistorica dai tumulti della vita e del mondo, ma non va dimenticato che l’ambientazione nella natura favoriva il ritorno al classicismo, al razionalismo, alla spontaneità, alla chiarezza, alla semplicità, tanto dal punto di vista dei contenuti quanto dal punto di vista della lingua e dello stile.
  • 7.
    L’esperimento poetico dell’Arcadia L’Arcadia:poesia come «sogno fatto in presenza della ragione» Queste nuove idee generarono una letteratura razionale e misurata, che recuperava la grande tradizione classica e rifiutava le esagerazioni formali e contenutistiche, gli abusi di metafore e di figure retoriche in generale, i concettismi tipici del Barocco. Stabilirne la data di partenza è piuttosto facile: essa va senz’altro riconosciuta nel 1690, quando a Roma venne fondata l’Accademia dell’Arcadia. Possiamo tuttavia collocare la fine dell’età della ragione nel penultimo decennio del Settecento, periodo in cui Alfieri compose le sue ultime tragedie (1786) e Goldoni pubblicò le Memorie (1787). Di lì a poco sarebbe arrivata la Rivoluzione francese a sancire definitivamente e sanguinosamente la fine di un’epoca.
  • 8.
    Primo Settecento: generiletterari PROSA • Trattatistica di argomento storico-giuridico (Ludovico Muratori, Pietro Giannone, Giambattista Vico) POESIA • Lirica dell’Arcadia (Pietro Metastasio, Giambattista Felice Zappi, Gianvincenzo Gravina) MELODRAMMA • Librettistica d’opera (Pietro Metastasio)
  • 9.
  • 10.
    Per una definizione Illuminismo:un movimento culturale che conobbe la sua fase più intensa tra il 1740 e il 1770 circa. Obiettivo degli illuministi fu, come dice la parola stessa, quello di rischiarare, grazie al lume della ragione, le tenebre in cui si trovavano gli uomini, dovute all’ignoranza, alla, superstizione e alla povertà.  Rivoluzione francese; essa, infatti, fu il prodotto culturale, sociale e storico dell’Illuminismo, ma ne segnò anche i limiti, con le stragi e le guerre che ne seguirono: il lume della ragione non era riuscito a rischiarare gli eccessi cui può condurre la ragione stessa.
  • 11.
    Illuminismo • Movimento filosoficodel 1700 • Si sviluppa in Francia si diffonde in tutta Europa • Si propone di illuminare le coscienze tramite la luce della ragione, per sconfiggere le tenebre dell’ignoranza e per migliorare la società Nelle sue idee vi sono: • elementi di continuità col passato • elementi di novità (rottura col presente) QUALI SONO QUESTI ELEMENTI?
  • 12.
  • 13.
    FILOSOFIA DEL RINASCIMENTO •Libertà e dignità dell’uomo • Visione laica della vita ILLUMINISMO • Religione naturale e universale
  • 14.
    Filosofia del Seicento •Critica della religione e autonomia della morale • Razionalismo • Tolleranza e diritti umani • Sperimentazione e ricerca • Sviluppo tecnologico • Divulgazione scientifica ILLUMINISMO
  • 15.
    ANTICO REGIME /ILLUMINISMO • Pessimismo • Egoismo • Odio naturale tra gli uomini • Stato assoluto • Gerarchia sociale • Concezione statica della storia umana • Ottimismo • Filantropia • Fratellanza • Cosmopolitismo • Teoria dell’uguaglianza • Fede nel progresso
  • 16.
    L’immagine della “LUCE” Iltermine illuminismo deriva da “luce”. Esso vuole appunto significare una luce che caccia le tenebre dell’ignoranza e del pregiudizio. Nei vari contesti sociali vengono impiegate forme simili: Illuminismo Enlightment Age des lumières Aufklärung
  • 17.
    «Stato di minorità» Kantnel 1783: «L’illuminismo è l’uscita dell’uomo da uno stato di minorità il quale è da imputare a lui stesso», perché questo stato di minorità dipende dall’«incapacità di servirsi del proprio intelletto [della propria ragione] senza la guida di un altro». Il progetto culturale degli illuministi fu dunque la sottomissione di ogni attività umana al controllo della ragione e la spiegazione di ogni fenomeno su basi esclusivamente razionali.
  • 18.
    L’evoluzione dell’umanità Kant paragonala traiettoria storica che conduce all’Illuminismo alle tappe evolutive di un individuo dall’infanzia all’età adulta. L’umanità è dapprima come un bambino, che ha bisogno di padre e madre, poiché non ha autonomia di pensiero e non sceglie da solo. Ma diventando adulto può prescindere da questo legame e vivere autonomamente. È l’uscita da uno stato di minorità. Tutta la storia fino all’epoca dei Lumi corrisponderebbe dunque alla grande infanzia e adolescenza dell’umanità.
  • 19.
    Spirito critico • Unafrase dell’illuminista milanese Pietro Verri (1728-1797) sintetizza bene l’atteggiamento più diffuso: «Al giorno d’oggi filosofo è colui che fa precedere l’esame all’opinione, che pesa gli oggetti indipendentemente dal sentimento altrui». • Cesare Beccaria, nell’introduzione al trattato Dei delitti e delle pene (1764), riesamina criticamente, alla luce della ragione, oltre mille anni di legislazione; e se ne sbarazza in poche righe, scrivendo che quelle leggi sono solo «alcuni avanzi [...] di un antico popolo conquistatore», «uno scolo de’ secoli i più barbari». La ragione impone ben altre leggi, come l’abolizione della tortura e della pena di morte.
  • 20.
    Il valore dellalibertà La cultura illuminista sostanzialmente è definita dai diritti di libertà; essa parte dalla libertà come un valore fondamentale che misura tutto. La cultura illuminista parte dalla libertà come un valore fondamentale che misura tutto: la libertà della scelta religiosa, che include la neutralità religiosa dello Stato; la libertà di esprimere la propria opinione, a condizione che non metta in dubbio proprio questo canone; l’ordinamento democratico dello Stato; la tutela dei diritti dell’uomo e il divieto di discriminazione.
  • 21.
    Punti sull’Illuminismo -1 1. Il fenomeno più rilevante del Settecento fu l’Illuminismo, movimento culturale nato in Francia intorno a un gruppo di intellettuali e letterati, i philosophes. Alla base del loro pensiero era la convinzione che l’osservazione diretta dei fatti e la capacità critica della ragione di rielaborarli fossero gli strumenti fondamentali di indagine della realtà. philosophes, cioè “filosofi”: tra loro ricordiamo Voltaire (pseudonimo di François-Marie Arouet, 1694-1778), Denis Diderot (1713-1784), Jean- Baptiste Le Rond d’Alembert (1717-1783), Paul Henri Thiry barone d’Holbach (1723-1789), infine Jean-Jacques Rousseau (1712-1778). 2. Gli illuministi applicarono lo spirito critico in ogni ambito conoscitivo, sicuri della fiducia nell’uso della ragione.
  • 22.
    Punti sull’Illuminismo -2 3. La riflessione filosofica portò a elaborare le dottrine del sensismo, del meccanicismo e dell’utilitarismo. Il sensismo in particolare attribuiva ai cinque sensi la facoltà di determinare il pensiero e le idee; il meccanicismo teorizzava che la natura operasse come una macchina automatica, senza finalità, mentre l’utilitarismo riteneva un’azione giusta soltanto se utile. 4. Opera esemplare della cultura illuminista è l’Encyclopédie (pubblicata tra il 1751 e il 1772), progettata e diretta da Denis Diderot: il sapere venne organizzato in modo diverso rispetto ai repertori precedenti, dando particolare rilevanza alla scienza e alla tecnica. 5. In Italia i principi dell’Illuminismo vennero accolti ma applicati in modo meno radicale ed estremista: gli illuministi italiani, per esempio, evitarono uno scontro diretto con la Chiesa.
  • 23.
    Illuminismo in Italia- 1 In Italia l’Illuminismo venne accolto con grande favore e fervore, specialmente in Lombardia e in Toscana – dove i governi favorivano una politica di riforme –, e a Napoli, città in cui le nuove idee si innestarono sulla tradizione vichiana. La rivista “Il caffè” e soprattutto il trattato di Cesare Beccaria (1738-1794) Dei delitti e delle pene (1764) furono i contributi principali dell’Illuminismo italiano alla cultura europea.
  • 24.
    Illuminismo in Italia- 2 Un Illuminismo moderato: il caso italiano La prima edizione completa dell’Encyclopédie non fu stampata in Francia, bensì in Italia, anche se in lingua francese: uscì infatti a Lucca tra il 1758 e il 1771 (28 volumi) e subito dopo a Livorno, con il sostegno economico del granduca Leopoldo I, tra il 1769 e il 1779 (trentanove volumi). Ciò significa che il clima culturale italiano era pronto a recepire le idee illuministiche
  • 25.
    L’utilità del saperee l’impegno degli intellettuali • La cultura settecentesca, in piena opposizione al Barocco, sostenne il principio secondo cui le opere letterarie dovevano essere utili alla società. Questa istanza venne seguita anche in poesia: secondo l’antico precetto oraziano, le opere poetiche dovevano unire l’utile e il diletto. • Nella generale fioritura di gazzette e riviste letterarie, si segnala la pubblicazione del “Caffè”, rivista nata intorno a un gruppo di intellettuali milanesi con l’obiettivo di proporre temi di grande utilità, in ambito politico ed economico, in una lingua antipedantesca, capace di attirare un maggior numero di persone.
  • 26.
  • 27.
    Il Caffè, giornalemilanese stampato a Brescia Il Caffè: Giornale fondato nel 1764 da Pietro Verri, una delle più significative espressioni dell’Illuminismo italiano. Si stampava a Brescia, in territorio veneto, per sfuggire alla censura austriaca. Si propose di scuotere tradizioni e pregiudizi sociali, letterari, scientifici, trattando argomenti di economia, agronomia, storia naturale, medicina ecc. Nella lingua gli scrittori si permisero grande libertà, curandosi solo del vigore del pensiero; anche per questo Il C. fu avversato da Baretti e da altri, mentre riscosse favore in Europa. Cessò nel maggio 1766, per il dissidio fra Verri e Cesare Beccaria.
  • 28.
    P. Verri, «Sapereè ragionare» Link http://online.scuola.zanichelli.it/testiescenari/files/2011/03/comm ento_sapere.pdf
  • 30.
    Pietro Verri (1728-1797)Cesare Beccaria (1738-1794) e l’Accademia “dei pugni”
  • 31.
    C. Beccaria, Deidelitti e delle pene (1763-1764)
  • 32.
    C. Beccaria, Deidelitti e delle pene Il trattato Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, nonno materno di Manzoni, è un testo che ha una diffusione europea molto ampia. Pubblicato nel 1764, fu tradotto in francese (1766), in spagnolo (1774), in tedesco (1796) e in russo (1803).
  • 33.
    Beccaria intellettuale europeo Inparticolare, è importante ricordare che già nel 1767 l’imperatrice Caterina II aveva invitato in Russia Cesare Beccaria (invito poi declinato dall’interessato) e che quando la grande zarina volle sostituire il codice russo del 1649 con un nuovo codice adeguato alle idee progressiste del tempo e pubblicato nel 1768 su quattro colonne in quattro lingue (russo, latino, tedesco e francese), esplicita fu l’ispirazione al trattato Dei delitti e delle pene.
  • 34.
    Riforma del dirittopenale Beccaria propone una riforma del diritto penale basata più sull’utilità che da essa sarebbe derivata alla società che su considerazioni di ordine morale o umanitario: la pena di morte, insomma, era da abolire non tanto perché ingiusta, quanto perché inutile. Questa inutile prodigalità di supplicii, che non ha reso migliori gli uomini, mi ha spinto a esaminare se la morte sia veramente utile e giusta in un governo bene organizzato. Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili? Non certamente quello da cui risulta la sovranità e le leggi.
  • 35.
    Dei Delitti edelle pene L’opera poneva la questione fondamentale del fine della pena: Dalla semplice considerazione delle verità fin qui esposte egli è evidente che il fine delle pene non è tormentare ed affliggere un essere sensibile, né di disfare un delitto già commesso. (…) Il fine è dunque non è altro che impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali. La pena non deve riprodurre il male generato dal delitto stesso, al contrario di quello che invece avviene con la tortura e con l’esecuzione capitale. L’uso della pena di morte è una soluzione contraddittoria, poiché presuppone che sia lecito allo Stato quanto è illecito al singolo.