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Al Commissario Prefettizio
del Comune di Arzano
All’Ufficio di Piano Elaborazione PUC
OGGETTO : OSSERVAZIONI AL PRELIMINARE DEL PUC
Facendo seguito all’incontro tenuto presso la Sala Consiliare del Comune di Arzano in data 19 settembre
2016, l’Associazione Culturale “Agrippinus” e la locale sezione del “Sindacato Pensionati Italiani (SPI)”
presentano all’Ufficio di Piano le seguenti osservazioni al Piano preliminare del PUC
PREMESSA
All’alba degli anni sessanta del secolo scorso Arzano era un paesino di poco più di 15000 abitanti e la sua
economia si basava prevalentemente sull’agricoltura.
Da quegli anni in poi Arzano ha conosciuto uno sviluppo prodigioso, tanto da diventare uno dei centri
industriali più importanti d’Italia: era infatti soprannominata la Brianza del Sud per le tante ed importanti
aziende che si erano insediate sul suo territorio. Al tramonto del XX secolo, però, molte di quelle aziende
hanno chiuso i battenti o si sono trasferite altrove, determinando, di fatto, una profonda crisi
occupazionale ed una grave difficoltà economica per molte famiglie.
Questa crisi del settore secondario – settore che aveva annientato quello primario - ha prodotto pesanti
effetti sull’andamento demografico; infatti, mentre agli inizi degli anni novanta la popolazione era quasi
triplicata rispetto a trent’anni prima, con il fenomeno della delocalizzazione e della chiusura di tante
aziende - tra cui molte di rilievo internazionale – essa si è ridotta a poco più di 34000 abitanti, nel 2015.
Le cause sono da ricercarsi sicuramente nella crisi economica ed occupazionale che ha attanagliato tutta
l’Italia, ed il Sud in particolare, ma anche, e soprattutto, nell’insipienza – per usare un eufemismo - della
classe politica che ha gestito il Comune in quest’ultimo quarto di secolo.
La conseguenza è che i giovani lasciano a frotte questa realtà per trasferirsi in altre parte d’Italia,
d’Europa e del mondo alla ricerca di un futuro che qui viene loro negato.
Ma purtroppo il problema non è solo il lavoro! Arzano sta morendo per tutta una serie di problemi mai
effrontati e mai risolti. Come se non bastasse, con l’abolizione delle Province e l’istituzione delle Città
Metropolitane, il territorio del Comune di Arzano viene sempre più individuato, nella letteratura tecnica e
nei provvedimenti degli enti sovralocali, come “Area a nord di Napoli”, se non, addirittura, come
“Appendice” della Città Metropolitana.
Questo nuovo contesto territoriale, unito al fallimento della politica locale - veniamo da due scioglimenti
del Consiglio Comunale - sono forieri di un processo di progressiva perdita di identità della comunità, e il
rischio che Arzano possa ancor più sprofondare nel degrado diventa drammaticamente reale.
Certamente il P.U.C., da solo, non può risolvere tutti i problemi, ma può certamente rappresentare un
momento in cui la comunità locale può ritrovarsi e gettare le basi per uno sviluppo territoriale in chiave
più moderna e sostenibile.
È in questa prospettiva, quindi, che l’Associazione Culturale “Agrippinus” e la locale sezione del
“Sindacato Pensionati Italiani” hanno deciso di partecipare all’elaborazione del Piano, formulando le
loro proposte e presentando le loro osservazioni, in questa che si chiama “fase di compartecipazione”,
prevista dall’iter legislativo per l’approvazione del PUC. La speranza è che questo Piano, a cui stanno
lavorando con competenza e professionalità i tecnici dell’Ufficio di Piano, possa essere il primo passo
importante verso la rinascita civile, sociale e culturale di questa città.
1 ) RIORGANIZZAZIONE SOCIO-AMMINISTRATIVA DELLA CITTA’
Per realizzare una più efficace gestione amministrativa e per favorire una cementazione dei rapporti tra i
cittadini, sarebbe opportuno particellare il territorio, suddividendolo in quartieri. In verità, da sempre il
territorio di Arzano si è idealmente identificato in cinque frazioni: Arzaniello, Casapiscopo, Sopra i
Censi, Piazza Nuova e Lavenaro (via Pecchia).
Dunque questo concetto di suddivisione potrebbe oggi essere ripreso, oltre che per richiami alla nostra
tradizione, anche per le mutate condizioni abitative, che impongono modelli gestionali in grado di
monitorare i comportamenti dei cittadini, per avvicinare gli stessi all’amministrazione politica, nonché
per produrre processi di positiva emulazione. La suddivisione della città in 4/5 zone, può dar modo,
infatti, di monitorare lo sversamento dei rifiuti, il decoro urbano, il grado di scolarizzazione, ecc. La qual
cosa permetterebbe di assegnare premi (o penalità) e sconti (o aggravi) sui Tributi comunali sia per le
famiglie che per gli esercenti commerciali.
Il 5 (o il 4) è un numero che sembra presentarsi in tante analisi del nostro territorio; infatti le parrocchie
sono 5 e gli istituti comprensivi sono 4 (anche se sarebbe stato meglio se ne fossero stati istituiti 5, in
considerazione dell’espansione della zona a nord-ovest della città); 4 sono, infine, le porte da cui si
accedeva all’antico abitato di Arzano.
2) INTERVENTI DI BONIFICA DEL SOTTOSUOLO
Tra le più gravi emergenze che assillano il nostro territorio, ci sono senz’altro
a) il dissesto del sottosuolo, più simile ad una gruviera per il gran numero di cavità che sono state
rilevate (è da sperare che in questo computo siano compresi anche i pozzi neri di molti fabbricati -
specialmente quelli abusivi - ancor privi delle opere di urbanizzazione, che stanno inquinando
sicuramente la falda acquifera)
b) la fatiscenza della rete idrica e fognaria.
Va, pertanto, effettuato uno screening puntuale e severo in modo da scongiurare altri crolli o smottamenti,
specie nel centro storico e nelle strade immediatamente adiacenti ad esso, e dare avvio ad un’opera di
risanamento.
3) INTERVENTI PER LA DIFESA DEL SUOLO
A causa della devastazione del territorio ed alla cementazione selvaggia che è stata consentita fin dagli
anni del 2° dopoguerra, non è più possibile interpretare il problema del consumo di suolo in termini di
“limitazione”, ma è diventato obbligatorio parlare di consumo zero del suolo.
È tempo, allora, di istituire “norme di tutela” e “norme del governo” del territorio.
Uno dei primi provvedimenti potrebbe essere quello di eseguire un censimento degli stabili vuoti,
fatiscenti o sfitti dislocati sulla superficie comunale, per comprendere appieno lo stato di salute o degrado
del territorio ed eventualmente studiare strumenti per la valorizzazione dell’esistente.
3) TUTELA DELL’AMBIENTE
Uno degli obiettivi primari per una migliore vivibilità è quello di liberare spazi a favore delle aree verdi.
Per quanto riguarda le poche aree di verde rimaste - a causa delle cementificazioni selvagge prodotte nei
decenni scorsi - si auspica una loro rigorosa e totale salvaguardia, oltre che un’attenta sistemazione.
Un altro provvedimento da adottare dovrebbe essere quello di impedire l’insediamento di industrie
pericolose nel territorio ed attivarsi tenacemente per il controllo della qualità ambientale e l’adeguamento a
norma degli impianti attualmente esistenti che lavorano materiali potenzialmente tossici e/o inquinanti.
Inoltre, si dovrebbero monitorare i siti industriali dismessi, al fine di accertarsi dell’assenza, sui suoli e sui
tetti degli edifici, di amianto o di altri materiali nocivi alla salute.
Infine, bisogna eliminare qualsiasi fonte di inquinamento presente sul territorio che minacci la salute dei
cittadini. A tal proposito si segnalano i seguenti rischi:
a) Rischio elettromagnetico
Secondo un rapporto dell’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Napoli, il territorio Arzanese è
caratterizzato da un Indicatore di Pressione (Rapporto tra numero di impianti e superficie territoriale) pari
a 425,53 contro i 133,28 dell’intera provincia di Napoli.
Nella medesima relazione, dato l’elevato indice di criticità, si manifesta la necessità di effettuare
un’azione di monitoraggio sull’intero territorio al fine di proteggere la popolazione dall’esposizione di
radiazioni elettromagnetiche.
Non si è a conoscenza se tale indicazione abbia avuto seguito; nel frattempo la Commissione
Straordinaria ha provveduto ad emanare il Regolamento sui criteri da seguire per la localizzazione delle
stazioni radio base per la telefonia mobile individuando i criteri (Capo II, art.3) da seguire per la
localizzazione di detti impianti.
A tal proposito si ritiene che sia questa l’occasione per l’elaborazione del previsto “Piano di
Localizzazione”.
b) Rischio inquinamento della falda freatica
Si ritiene utile, se non indispensabile, uno studio sul rischio inquinamento idrogeologico del nostro
territorio.
Rileviamo, dalla relazione preliminare del PUC, che il sottosuolo arzanese è caratterizzato da un gran
numero di cavità che, unito alla fatiscenza della rete idrica e fognaria, è causa di frequenti dissesti stradali
e cedimenti di fabbricati.
A questo si aggiunge il fatto che, specie nelle zone ove più intenso si è sviluppato il fenomeno dell’edilizia
spontanea, mancano del tutto le opere di urbanizzazione primaria e si è sopperito, da parte dei proprietari
dei fabbricati, con la creazione di pozzi neri o fogne inadeguate, col rischio concreto di inquinamento della
falda freatica. L’Enea - sez. Ambiente, nel progetto Regi Lagni, ha effettuato un’indagine a campione sul
rischio inquinamento, ma niente dice, in maniera puntuale, del nostro territorio. A questo punto risulta
urgente porre rimedio a tale increscioso problema nei modi e nei termini più consoni ad un paese civile.
3) RIORDINO ABITATIVO
Le unità abitative di ogni città non sono di tipo, struttura o dimensioni omogenee, inoltre ad Arzano gli
edifici non hanno, nel tempo, rispettato per niente un piano razionale di fabbricazione, sicché la città si è
sviluppata in modo del tutto disordinato. La cementificazione e l’edificazione che hanno caratterizzato gli
ultimi 50 anni hanno stravolto completamente il nostro territorio. Questo perché il Comune non ha quasi
mai agito nell’interesse effettivo della collettività amministrata, ma ha favorito gli interessi dei singoli,
concedendo il massimo possibile di “permessi di costruire”. Oggi il costruito prevale ampiamente sul non
costruito e sono stati di gran lunga superati tutti i limiti per assicurare la “sostenibilità” ambientale di
nuove costruzioni.
A questo punto bisogna fare in modo che, laddove si rilevi una necessità di maggiore spazio in un territorio
intasato o di riordino di strade, si effettuino opportuni espropri di terreni, possibilmente concordati con
privati, nonché abbattimenti di edifici disabitati e cadenti, in modo da recuperare e bonificare suoli e
destinarli a verde attrezzato, al fine di raggiungere un più equilibrato sviluppo urbano e consentire
un’agibilità a bambini ed anziani.
Bisognerebbe, poi, prevedere un piano che elimini, in tutta la città, le barriere architettoniche.
Si segnalano, inoltre, alcune problematiche che vanno urgentemente affrontate e risolte:
- Piccole aree non edificate (lotti interclusi)
Premesso che, secondo quanto riportato nella sentenza del TAR Campania , IV sezione, n°1819, e ancora
dalla sentenza del Consiglio di Stato n° 3699, un’area è identificabile quale “lotto intercluso” quando
a) Sia l’unica a non essere ancora edificata;
b) Si trovi in una zona integralmente interessata da costruzioni;
c) Sia dotata di tutte le opere di urbanizzazione (primarie e secondarie), previste dagli
strumenti urbanistici;
d) Sia valorizzata da un progetto edilizio del tutto conforme al PRG o al P.U.C.,
si auspica una precisa individuazione di tali lotti (valutando la congruità del grado di urbanizzazione) al
fine di fornire un valido canovaccio alle future amministrazioni su tale delicata problematica e dare
indicazioni certe ai legittimi proprietari.
Va da sé che il calcolo di tali aree è importante anche al fine della valutazione del fabbisogno abitativo.
La risoluzione di un tale problema porterebbe ad eliminare situazioni di degrado, ad aumentare i margini di
efficienza abitativa ed a riordinare in modo razionale i fabbricati.
- Recupero e riqualificazione del centro storico
Per quanto riguarda gli edifici del centro storico, non bisogna procedere all’abbattimento ed alla
ricostruzione di fabbricati basandosi esclusivamente sulla loro maggiore o minore vetustà o fatiscenza,
ma obbedendo ad un piano di risanamento che miri alla sua riqualificazione, oltre che ad una
rivalutazione storica e ad una crescita culturale collettiva. La qual cosa deve avvenire sì, con la
partecipazione dei residenti, ma non, assolutamente, con la loro totale condivisione.
La proposta è quella di procedere ad un’opera di potatura e di ossigenazione.
Per potatura deve intendersi l’abbattimento di alcuni edifici previa acquisizione al patrimonio comunale
degli stessi. La qual cosa potrebbe avvenire attribuendo bonus e/o di forme di incentivazione anche con
fondi europei/statali/regionali per la riqualificazione del centro storico con un’attenta analisi dei fabbricati,
nell’ottica di una completa rigenerazione specialmente in quelli con corte interna o comunque esigenti di
restauro da mettere in connessione con il resto della città.
A proposito delle “case a corte”, così il nostro G. Maglione , nel suo “Città di Arzano: origini e sviluppo”
si esprime: “L’abitazione della casa a corte rappresenta la tipica struttura dell’habitat del nostro
Casale…. Se in buona parte questa struttura è rimasta relegata nel centro storico dal fenomeno dello
sviluppo edilizio e dell’urbanizzazione, essa resta tuttavia l’elemento tipico di una cultura e di una
tradizione che fa parte della storia del nostro Casale. Un intervento irrazionale e indiscriminato, in nome
di una ricostruzione moderna, potrebbe rischiare di cancellare definitivamente l’humus originario della
storia e della cultura del nostro Casale”.
La proposta, è inutile dirlo, è di recuperare, come dice il nostro, queste tipiche strutture abitative; inoltre
prevedere la sua trasformazione in “borgo”, dove potrebbero trovare spazio un centro sociale per anziani,
botteghe artigianali, punti di ristoro e di intrattenimento.
A proposito, invece, della “connessione con il resto della città”, si auspica un’opera di ossigenazione. Si
propone, cioè di istituire piazzette e isole di verde attrezzato e di prolungare alcune sue strade verso
l’esterno (in direzione di via Napoli e di via L. Rocco).
Infine, per una questione di equità e giustizia sociale, si dovrebbe provvedere ad estendere a tutta
quest’area la condotta di gas (metano) di città.
- Recupero aree e suoli comunali
Per quanto riguarda le aree ed i suoli comunali, bisogna individuare (tramite visure al Catasto o all’UTC o
alla Conservatoria dei Registi immobiliari), indebite appropriazioni, da parte di privati cittadini, di suolo
pubblico e riportarlo alla fruizione di tutta la cittadinanza
- Recupero del patrimonio edilizio comunale
Si ritiene opportuno recuperare e sfruttare al meglio gli edifici di proprietà comunale non utilizzati e
abbandonati, per fini sociali e culturali. Inoltre riattare o, se è il caso, abbattere, gli edifici pericolanti.
- Recupero e rivalutazione del patrimonio culturale, artistico e storico di Arzano
Gli edifici di interesse storico-culturale vanno valorizzati e tutelati, in quanto raccontano tanto delle nostre
radici. A tal fine si potrebbero acquisire al patrimonio comunale le Chiese di S. Maria la Bruna e di S.
Maria della Squillace, nonché acquisire in comodato d’uso la Cappella dell’Immacolata e restaurarla -
come prevedeva un antico progetto - per adattarla a sede di convegni, congressi, mostre e - perché no? – a
sede per le adunanze del Consiglio Comunale.
Per quanto riguarda l’edificio all’interno del quale insiste il pozzo dove Vincenzo Tiberio fece la sua
sensazionale scoperta, va valutata la possibilità che il sito venga reso pubblico ai fini di un suo impiego
come polo museale (potrebbe essere inserito negli itinerari turistico – scientifici), oppure come sezione
dell’Istituto d’Igiene (materia oggetto degli studi di V. Tiberio) dell’Università di Napoli.
4) RISOLUZIONE DELLE PROBLEMATICHE INERENTI L’AREA ASI
L’area ASI comprende un porzione consistente del territorio di Arzano.
Fin dagli anni 60 sono proliferate le industrie, portando sì, ricchezza e lavoro alla popolazione locale, ma
anche disagi, dovuti all’inquinamento acustico ed ambientale. Negli anni successivi la città si è estesa, per
la fame di abitazioni, fino a toccare i confini di tanti insediamenti industriali mentre è mutata la
condizione di sviluppo industriale.
Oggi, con la crisi del settore industriale e la chiusura di molti opifici, si impone una riflessione e
l’apertura di un confronto, se non altro conoscitivo, su come il Consorzio che gestisce l’area ASI di
Arzano intenda proseguire la sua missione e qual è la tipologia delle industrie da incentivare, non solo ai
fini occupazionali, ma anche per arginare il loro impatto negativo sull’ambiente, visto il forte aumento di
mortalità per tumori nella zona nord-orientale. Infine bisognerebbe verificare, con i responsabili del
Consorzio dell’ASI, la possibilità di riacquisire al territorio comunale dei suoli degli opifici dismessi che
a suo tempo furono concessi dal Comune di Arzano.
5) RECUPERO DEGLI EX OPIFICI NEL TERRITORIO URBANO
Bisognerebbe prevedere cambi di destinazione delle aree ex opifici industriali presenti nella cintura
urbana. Gli stessi potrebbero essere ammodernati secondo logiche attuali e, in parte, essere destinati a
spazi di interesse pubblico a seconda del contesto geografico in cui insistono.
6) VIABILITA’ E TRASPORTI
Tra i principi che bisogna tenere presente per l’elaborazione di un qualsiasi progetto che intenda
migliorare la mobilità sia interna che esterna al nostro territorio, caratterizzato da una elevata densità
veicolare (Arzano possiede forse il parco macchine più consistente d’Italia, in rapporto al numero degli
abitanti), si segnalano i seguenti:
1) Il territorio è dei cittadini e al servizio dei cittadini
2) Occorre regolamentare il territorio in modo che garantisca la sicurezza;
3) Si deve, ad ogni costo, disincentivare l’utilizzo delle autovetture
4) Bisogna proporre valide alternative all’utilizzo dell’auto
Sarebbe opportuno prevedere spazi pubblici di relazione come piazze, aree pedonali e ZTL in alcuni punti
della città al fine di renderne piacevole l’utilizzo da parte dei cittadini.
Acquisire finalmente al patrimonio comunale alcune strade definite dai residenti “private” e chiuse
arbitrariamente al transito (malgrado siano state dotate di opere di urbanizzazione!).
Dotare, invece, delle opere di urbanizzazione alcune strade che ne sono prive ed istituire i marciapiedi
dove mancano.
Migliorare le condizioni di mobilità generale. A tal proposito si condivide pienamente il progetto di
istituire una linea tramviaria veloce diretta verso Napoli e un collegamento ferroviario, o con bus-navetta
del tipo a basso impatto ambientale (elettrica, a metano), con le stazioni ferroviarie viciniori.
Prevedere una graduale eliminazione di stalli su strada e l’istituzione di parcheggi a pagamento alternati a
quelli liberi nelle zone periferiche della città.
Istituire un bus-navetta (max 20 posti) circolare, non solo per favorire spostamenti in città dei cittadini
con ridotta capacità motoria, ma anche, e specialmente, per disincentivare l’uso dell’auto.
Stimolare, invece, la mobilità pedonale e prevedere, in alcune strade che lo consentono, l’installazione di
piste ciclabili.
Approntare moderni strumenti di sicurezza per l’attraversamento pedonale, con particolare attenzione
nelle aree scolastiche, attraverso idonee protezioni o dossi.
Nel ringraziare le SS. LL. per l’attenzione che vorranno prestare alle suddette osservazioni, si auspica una
favorevole valutazione e - perché no? - un parziale o totale accoglimento delle stesse.
Al contempo ci si rende disponibili per eventuali altri incontri per precisazioni o approfondimenti delle
problematiche esposte.
Distinti saluti
Per l’Associazione Culturale “Agrippinus”
…………………………………………………………….
Per la sezione di Arzano del “Sindacato Pensionati Italiani”
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Puc

  • 1.
    6 Al Commissario Prefettizio delComune di Arzano All’Ufficio di Piano Elaborazione PUC OGGETTO : OSSERVAZIONI AL PRELIMINARE DEL PUC Facendo seguito all’incontro tenuto presso la Sala Consiliare del Comune di Arzano in data 19 settembre 2016, l’Associazione Culturale “Agrippinus” e la locale sezione del “Sindacato Pensionati Italiani (SPI)” presentano all’Ufficio di Piano le seguenti osservazioni al Piano preliminare del PUC PREMESSA All’alba degli anni sessanta del secolo scorso Arzano era un paesino di poco più di 15000 abitanti e la sua economia si basava prevalentemente sull’agricoltura. Da quegli anni in poi Arzano ha conosciuto uno sviluppo prodigioso, tanto da diventare uno dei centri industriali più importanti d’Italia: era infatti soprannominata la Brianza del Sud per le tante ed importanti aziende che si erano insediate sul suo territorio. Al tramonto del XX secolo, però, molte di quelle aziende hanno chiuso i battenti o si sono trasferite altrove, determinando, di fatto, una profonda crisi occupazionale ed una grave difficoltà economica per molte famiglie. Questa crisi del settore secondario – settore che aveva annientato quello primario - ha prodotto pesanti effetti sull’andamento demografico; infatti, mentre agli inizi degli anni novanta la popolazione era quasi triplicata rispetto a trent’anni prima, con il fenomeno della delocalizzazione e della chiusura di tante aziende - tra cui molte di rilievo internazionale – essa si è ridotta a poco più di 34000 abitanti, nel 2015. Le cause sono da ricercarsi sicuramente nella crisi economica ed occupazionale che ha attanagliato tutta l’Italia, ed il Sud in particolare, ma anche, e soprattutto, nell’insipienza – per usare un eufemismo - della classe politica che ha gestito il Comune in quest’ultimo quarto di secolo. La conseguenza è che i giovani lasciano a frotte questa realtà per trasferirsi in altre parte d’Italia, d’Europa e del mondo alla ricerca di un futuro che qui viene loro negato. Ma purtroppo il problema non è solo il lavoro! Arzano sta morendo per tutta una serie di problemi mai effrontati e mai risolti. Come se non bastasse, con l’abolizione delle Province e l’istituzione delle Città Metropolitane, il territorio del Comune di Arzano viene sempre più individuato, nella letteratura tecnica e nei provvedimenti degli enti sovralocali, come “Area a nord di Napoli”, se non, addirittura, come “Appendice” della Città Metropolitana. Questo nuovo contesto territoriale, unito al fallimento della politica locale - veniamo da due scioglimenti del Consiglio Comunale - sono forieri di un processo di progressiva perdita di identità della comunità, e il rischio che Arzano possa ancor più sprofondare nel degrado diventa drammaticamente reale. Certamente il P.U.C., da solo, non può risolvere tutti i problemi, ma può certamente rappresentare un momento in cui la comunità locale può ritrovarsi e gettare le basi per uno sviluppo territoriale in chiave più moderna e sostenibile. È in questa prospettiva, quindi, che l’Associazione Culturale “Agrippinus” e la locale sezione del “Sindacato Pensionati Italiani” hanno deciso di partecipare all’elaborazione del Piano, formulando le loro proposte e presentando le loro osservazioni, in questa che si chiama “fase di compartecipazione”, prevista dall’iter legislativo per l’approvazione del PUC. La speranza è che questo Piano, a cui stanno lavorando con competenza e professionalità i tecnici dell’Ufficio di Piano, possa essere il primo passo importante verso la rinascita civile, sociale e culturale di questa città. 1 ) RIORGANIZZAZIONE SOCIO-AMMINISTRATIVA DELLA CITTA’ Per realizzare una più efficace gestione amministrativa e per favorire una cementazione dei rapporti tra i cittadini, sarebbe opportuno particellare il territorio, suddividendolo in quartieri. In verità, da sempre il territorio di Arzano si è idealmente identificato in cinque frazioni: Arzaniello, Casapiscopo, Sopra i Censi, Piazza Nuova e Lavenaro (via Pecchia). Dunque questo concetto di suddivisione potrebbe oggi essere ripreso, oltre che per richiami alla nostra tradizione, anche per le mutate condizioni abitative, che impongono modelli gestionali in grado di monitorare i comportamenti dei cittadini, per avvicinare gli stessi all’amministrazione politica, nonché per produrre processi di positiva emulazione. La suddivisione della città in 4/5 zone, può dar modo, infatti, di monitorare lo sversamento dei rifiuti, il decoro urbano, il grado di scolarizzazione, ecc. La qual cosa permetterebbe di assegnare premi (o penalità) e sconti (o aggravi) sui Tributi comunali sia per le famiglie che per gli esercenti commerciali. Il 5 (o il 4) è un numero che sembra presentarsi in tante analisi del nostro territorio; infatti le parrocchie sono 5 e gli istituti comprensivi sono 4 (anche se sarebbe stato meglio se ne fossero stati istituiti 5, in considerazione dell’espansione della zona a nord-ovest della città); 4 sono, infine, le porte da cui si accedeva all’antico abitato di Arzano.
  • 2.
    2) INTERVENTI DIBONIFICA DEL SOTTOSUOLO Tra le più gravi emergenze che assillano il nostro territorio, ci sono senz’altro a) il dissesto del sottosuolo, più simile ad una gruviera per il gran numero di cavità che sono state rilevate (è da sperare che in questo computo siano compresi anche i pozzi neri di molti fabbricati - specialmente quelli abusivi - ancor privi delle opere di urbanizzazione, che stanno inquinando sicuramente la falda acquifera) b) la fatiscenza della rete idrica e fognaria. Va, pertanto, effettuato uno screening puntuale e severo in modo da scongiurare altri crolli o smottamenti, specie nel centro storico e nelle strade immediatamente adiacenti ad esso, e dare avvio ad un’opera di risanamento. 3) INTERVENTI PER LA DIFESA DEL SUOLO A causa della devastazione del territorio ed alla cementazione selvaggia che è stata consentita fin dagli anni del 2° dopoguerra, non è più possibile interpretare il problema del consumo di suolo in termini di “limitazione”, ma è diventato obbligatorio parlare di consumo zero del suolo. È tempo, allora, di istituire “norme di tutela” e “norme del governo” del territorio. Uno dei primi provvedimenti potrebbe essere quello di eseguire un censimento degli stabili vuoti, fatiscenti o sfitti dislocati sulla superficie comunale, per comprendere appieno lo stato di salute o degrado del territorio ed eventualmente studiare strumenti per la valorizzazione dell’esistente. 3) TUTELA DELL’AMBIENTE Uno degli obiettivi primari per una migliore vivibilità è quello di liberare spazi a favore delle aree verdi. Per quanto riguarda le poche aree di verde rimaste - a causa delle cementificazioni selvagge prodotte nei decenni scorsi - si auspica una loro rigorosa e totale salvaguardia, oltre che un’attenta sistemazione. Un altro provvedimento da adottare dovrebbe essere quello di impedire l’insediamento di industrie pericolose nel territorio ed attivarsi tenacemente per il controllo della qualità ambientale e l’adeguamento a norma degli impianti attualmente esistenti che lavorano materiali potenzialmente tossici e/o inquinanti. Inoltre, si dovrebbero monitorare i siti industriali dismessi, al fine di accertarsi dell’assenza, sui suoli e sui tetti degli edifici, di amianto o di altri materiali nocivi alla salute. Infine, bisogna eliminare qualsiasi fonte di inquinamento presente sul territorio che minacci la salute dei cittadini. A tal proposito si segnalano i seguenti rischi: a) Rischio elettromagnetico Secondo un rapporto dell’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Napoli, il territorio Arzanese è caratterizzato da un Indicatore di Pressione (Rapporto tra numero di impianti e superficie territoriale) pari a 425,53 contro i 133,28 dell’intera provincia di Napoli. Nella medesima relazione, dato l’elevato indice di criticità, si manifesta la necessità di effettuare un’azione di monitoraggio sull’intero territorio al fine di proteggere la popolazione dall’esposizione di radiazioni elettromagnetiche. Non si è a conoscenza se tale indicazione abbia avuto seguito; nel frattempo la Commissione Straordinaria ha provveduto ad emanare il Regolamento sui criteri da seguire per la localizzazione delle stazioni radio base per la telefonia mobile individuando i criteri (Capo II, art.3) da seguire per la localizzazione di detti impianti. A tal proposito si ritiene che sia questa l’occasione per l’elaborazione del previsto “Piano di Localizzazione”. b) Rischio inquinamento della falda freatica Si ritiene utile, se non indispensabile, uno studio sul rischio inquinamento idrogeologico del nostro territorio. Rileviamo, dalla relazione preliminare del PUC, che il sottosuolo arzanese è caratterizzato da un gran numero di cavità che, unito alla fatiscenza della rete idrica e fognaria, è causa di frequenti dissesti stradali e cedimenti di fabbricati. A questo si aggiunge il fatto che, specie nelle zone ove più intenso si è sviluppato il fenomeno dell’edilizia spontanea, mancano del tutto le opere di urbanizzazione primaria e si è sopperito, da parte dei proprietari dei fabbricati, con la creazione di pozzi neri o fogne inadeguate, col rischio concreto di inquinamento della falda freatica. L’Enea - sez. Ambiente, nel progetto Regi Lagni, ha effettuato un’indagine a campione sul rischio inquinamento, ma niente dice, in maniera puntuale, del nostro territorio. A questo punto risulta urgente porre rimedio a tale increscioso problema nei modi e nei termini più consoni ad un paese civile. 3) RIORDINO ABITATIVO Le unità abitative di ogni città non sono di tipo, struttura o dimensioni omogenee, inoltre ad Arzano gli edifici non hanno, nel tempo, rispettato per niente un piano razionale di fabbricazione, sicché la città si è sviluppata in modo del tutto disordinato. La cementificazione e l’edificazione che hanno caratterizzato gli
  • 3.
    ultimi 50 annihanno stravolto completamente il nostro territorio. Questo perché il Comune non ha quasi mai agito nell’interesse effettivo della collettività amministrata, ma ha favorito gli interessi dei singoli, concedendo il massimo possibile di “permessi di costruire”. Oggi il costruito prevale ampiamente sul non costruito e sono stati di gran lunga superati tutti i limiti per assicurare la “sostenibilità” ambientale di nuove costruzioni. A questo punto bisogna fare in modo che, laddove si rilevi una necessità di maggiore spazio in un territorio intasato o di riordino di strade, si effettuino opportuni espropri di terreni, possibilmente concordati con privati, nonché abbattimenti di edifici disabitati e cadenti, in modo da recuperare e bonificare suoli e destinarli a verde attrezzato, al fine di raggiungere un più equilibrato sviluppo urbano e consentire un’agibilità a bambini ed anziani. Bisognerebbe, poi, prevedere un piano che elimini, in tutta la città, le barriere architettoniche. Si segnalano, inoltre, alcune problematiche che vanno urgentemente affrontate e risolte: - Piccole aree non edificate (lotti interclusi) Premesso che, secondo quanto riportato nella sentenza del TAR Campania , IV sezione, n°1819, e ancora dalla sentenza del Consiglio di Stato n° 3699, un’area è identificabile quale “lotto intercluso” quando a) Sia l’unica a non essere ancora edificata; b) Si trovi in una zona integralmente interessata da costruzioni; c) Sia dotata di tutte le opere di urbanizzazione (primarie e secondarie), previste dagli strumenti urbanistici; d) Sia valorizzata da un progetto edilizio del tutto conforme al PRG o al P.U.C., si auspica una precisa individuazione di tali lotti (valutando la congruità del grado di urbanizzazione) al fine di fornire un valido canovaccio alle future amministrazioni su tale delicata problematica e dare indicazioni certe ai legittimi proprietari. Va da sé che il calcolo di tali aree è importante anche al fine della valutazione del fabbisogno abitativo. La risoluzione di un tale problema porterebbe ad eliminare situazioni di degrado, ad aumentare i margini di efficienza abitativa ed a riordinare in modo razionale i fabbricati. - Recupero e riqualificazione del centro storico Per quanto riguarda gli edifici del centro storico, non bisogna procedere all’abbattimento ed alla ricostruzione di fabbricati basandosi esclusivamente sulla loro maggiore o minore vetustà o fatiscenza, ma obbedendo ad un piano di risanamento che miri alla sua riqualificazione, oltre che ad una rivalutazione storica e ad una crescita culturale collettiva. La qual cosa deve avvenire sì, con la partecipazione dei residenti, ma non, assolutamente, con la loro totale condivisione. La proposta è quella di procedere ad un’opera di potatura e di ossigenazione. Per potatura deve intendersi l’abbattimento di alcuni edifici previa acquisizione al patrimonio comunale degli stessi. La qual cosa potrebbe avvenire attribuendo bonus e/o di forme di incentivazione anche con fondi europei/statali/regionali per la riqualificazione del centro storico con un’attenta analisi dei fabbricati, nell’ottica di una completa rigenerazione specialmente in quelli con corte interna o comunque esigenti di restauro da mettere in connessione con il resto della città. A proposito delle “case a corte”, così il nostro G. Maglione , nel suo “Città di Arzano: origini e sviluppo” si esprime: “L’abitazione della casa a corte rappresenta la tipica struttura dell’habitat del nostro Casale…. Se in buona parte questa struttura è rimasta relegata nel centro storico dal fenomeno dello sviluppo edilizio e dell’urbanizzazione, essa resta tuttavia l’elemento tipico di una cultura e di una tradizione che fa parte della storia del nostro Casale. Un intervento irrazionale e indiscriminato, in nome di una ricostruzione moderna, potrebbe rischiare di cancellare definitivamente l’humus originario della storia e della cultura del nostro Casale”. La proposta, è inutile dirlo, è di recuperare, come dice il nostro, queste tipiche strutture abitative; inoltre prevedere la sua trasformazione in “borgo”, dove potrebbero trovare spazio un centro sociale per anziani, botteghe artigianali, punti di ristoro e di intrattenimento. A proposito, invece, della “connessione con il resto della città”, si auspica un’opera di ossigenazione. Si propone, cioè di istituire piazzette e isole di verde attrezzato e di prolungare alcune sue strade verso l’esterno (in direzione di via Napoli e di via L. Rocco). Infine, per una questione di equità e giustizia sociale, si dovrebbe provvedere ad estendere a tutta quest’area la condotta di gas (metano) di città. - Recupero aree e suoli comunali Per quanto riguarda le aree ed i suoli comunali, bisogna individuare (tramite visure al Catasto o all’UTC o alla Conservatoria dei Registi immobiliari), indebite appropriazioni, da parte di privati cittadini, di suolo pubblico e riportarlo alla fruizione di tutta la cittadinanza - Recupero del patrimonio edilizio comunale Si ritiene opportuno recuperare e sfruttare al meglio gli edifici di proprietà comunale non utilizzati e abbandonati, per fini sociali e culturali. Inoltre riattare o, se è il caso, abbattere, gli edifici pericolanti.
  • 4.
    - Recupero erivalutazione del patrimonio culturale, artistico e storico di Arzano Gli edifici di interesse storico-culturale vanno valorizzati e tutelati, in quanto raccontano tanto delle nostre radici. A tal fine si potrebbero acquisire al patrimonio comunale le Chiese di S. Maria la Bruna e di S. Maria della Squillace, nonché acquisire in comodato d’uso la Cappella dell’Immacolata e restaurarla - come prevedeva un antico progetto - per adattarla a sede di convegni, congressi, mostre e - perché no? – a sede per le adunanze del Consiglio Comunale. Per quanto riguarda l’edificio all’interno del quale insiste il pozzo dove Vincenzo Tiberio fece la sua sensazionale scoperta, va valutata la possibilità che il sito venga reso pubblico ai fini di un suo impiego come polo museale (potrebbe essere inserito negli itinerari turistico – scientifici), oppure come sezione dell’Istituto d’Igiene (materia oggetto degli studi di V. Tiberio) dell’Università di Napoli. 4) RISOLUZIONE DELLE PROBLEMATICHE INERENTI L’AREA ASI L’area ASI comprende un porzione consistente del territorio di Arzano. Fin dagli anni 60 sono proliferate le industrie, portando sì, ricchezza e lavoro alla popolazione locale, ma anche disagi, dovuti all’inquinamento acustico ed ambientale. Negli anni successivi la città si è estesa, per la fame di abitazioni, fino a toccare i confini di tanti insediamenti industriali mentre è mutata la condizione di sviluppo industriale. Oggi, con la crisi del settore industriale e la chiusura di molti opifici, si impone una riflessione e l’apertura di un confronto, se non altro conoscitivo, su come il Consorzio che gestisce l’area ASI di Arzano intenda proseguire la sua missione e qual è la tipologia delle industrie da incentivare, non solo ai fini occupazionali, ma anche per arginare il loro impatto negativo sull’ambiente, visto il forte aumento di mortalità per tumori nella zona nord-orientale. Infine bisognerebbe verificare, con i responsabili del Consorzio dell’ASI, la possibilità di riacquisire al territorio comunale dei suoli degli opifici dismessi che a suo tempo furono concessi dal Comune di Arzano. 5) RECUPERO DEGLI EX OPIFICI NEL TERRITORIO URBANO Bisognerebbe prevedere cambi di destinazione delle aree ex opifici industriali presenti nella cintura urbana. Gli stessi potrebbero essere ammodernati secondo logiche attuali e, in parte, essere destinati a spazi di interesse pubblico a seconda del contesto geografico in cui insistono. 6) VIABILITA’ E TRASPORTI Tra i principi che bisogna tenere presente per l’elaborazione di un qualsiasi progetto che intenda migliorare la mobilità sia interna che esterna al nostro territorio, caratterizzato da una elevata densità veicolare (Arzano possiede forse il parco macchine più consistente d’Italia, in rapporto al numero degli abitanti), si segnalano i seguenti: 1) Il territorio è dei cittadini e al servizio dei cittadini 2) Occorre regolamentare il territorio in modo che garantisca la sicurezza; 3) Si deve, ad ogni costo, disincentivare l’utilizzo delle autovetture 4) Bisogna proporre valide alternative all’utilizzo dell’auto Sarebbe opportuno prevedere spazi pubblici di relazione come piazze, aree pedonali e ZTL in alcuni punti della città al fine di renderne piacevole l’utilizzo da parte dei cittadini. Acquisire finalmente al patrimonio comunale alcune strade definite dai residenti “private” e chiuse arbitrariamente al transito (malgrado siano state dotate di opere di urbanizzazione!). Dotare, invece, delle opere di urbanizzazione alcune strade che ne sono prive ed istituire i marciapiedi dove mancano. Migliorare le condizioni di mobilità generale. A tal proposito si condivide pienamente il progetto di istituire una linea tramviaria veloce diretta verso Napoli e un collegamento ferroviario, o con bus-navetta del tipo a basso impatto ambientale (elettrica, a metano), con le stazioni ferroviarie viciniori. Prevedere una graduale eliminazione di stalli su strada e l’istituzione di parcheggi a pagamento alternati a quelli liberi nelle zone periferiche della città. Istituire un bus-navetta (max 20 posti) circolare, non solo per favorire spostamenti in città dei cittadini con ridotta capacità motoria, ma anche, e specialmente, per disincentivare l’uso dell’auto. Stimolare, invece, la mobilità pedonale e prevedere, in alcune strade che lo consentono, l’installazione di piste ciclabili. Approntare moderni strumenti di sicurezza per l’attraversamento pedonale, con particolare attenzione nelle aree scolastiche, attraverso idonee protezioni o dossi. Nel ringraziare le SS. LL. per l’attenzione che vorranno prestare alle suddette osservazioni, si auspica una favorevole valutazione e - perché no? - un parziale o totale accoglimento delle stesse. Al contempo ci si rende disponibili per eventuali altri incontri per precisazioni o approfondimenti delle problematiche esposte. Distinti saluti
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    Per l’Associazione Culturale“Agrippinus” ……………………………………………………………. Per la sezione di Arzano del “Sindacato Pensionati Italiani” ……………………………………………