LA PRIMA
RIVOLUZIONE
INDUSTRIALE
1760-1830
LE CAUSE
LA
RIVOLUZIONE
AGRICOLA
L’AUMENTO
DEMOGRAFICO
LO SVILUPPO
DEI
TRASPORTI
L’ABBONDANZA
DI FONTI
MINERARIE
LA STABILITA’
FINANZIARIA
I CAPITALI
PER
L’INDUSTRIA
1. Rivoluzione agricola
La rivoluzione agricola cominciò in Inghilterra alla fine del XVIII secolo,
in una prima fase vennero applicati nuovi metodi di coltivazioni, nella
seconda furono introdotti la macchina a vapore e i fertilizzanti. Furono
eliminati i maggesi che furono sostituiti con un sistema di rotazione
quadriennale delle colture. Il campo veniva suddiviso in quattro parcelle,
in due si coltivavano cereali o legumi, nelle altre si seminavano tuberi e
piante foraggere. L’introduzione di quest’ultimi fu fondamentale in
quanto non depauperavano la fertilità del terreno e costituivano un
alimento per il bestiame.
Tutti questi progressi non sarebbero stati possibile senza modificare la
proprietà feudale e quella comunitaria della terra. Prima del XVIII secolo,
buona parte delle terre venivano sfruttate tramite il sistema degli
openfields. A partire dal XVII secolo, il Parlamento inglese emanò una
serie di leggi note come “Enclosures Act”: i contadini degli openfields
vennero espropriati e i loro campicelli venivano riuniti in grandi aziende
agricole accaparrate dagli aristocratici o dai mercanti o dai contadini più
abbienti. I nuovi proprietari recintarono le loro terre e in seguito vi
investirono il denaro per introdurre le innovazioni del 18 secolo.
Le conseguenze della rivoluzione
agricola
• esodo dalle campagne dei contadini→ disponibilità di
manodopera
• creazione di capitali e di imprenditori che si sarebbero
rivolti all’industria
• un numero sempre più piccolo di agricoltori produsse
quantità crescenti di alimenti, grazie alle varie
innovazioni tecnologiche e ai cambiamenti nel regime
della proprietà terriera.
2. Aumento demografico
La popolazione inglese ha iniziato attorno al 1750 a crescere
sempre più rapidamente. Da 5.9 milioni all'inizio del secolo,
passerà a 9.1 milioni nel 1800 fino a superare i 40 milioni. I tassi
di crescita demografica superano facilmente il 5% con periodi a
tassi superiori anche al 10-15%. Le cause di questo sviluppo
vennero inizialmente attribuite alla riduzione della mortalità
(scomparsa della peste) e al progresso in campo medico, al
progresso delle condizioni igieniche, alle tecniche di
costruzione delle case e della raccolta rifiuti, ad una dieta più
ricca e variata grazie anche all’introduzione della patata che
migliorò la dieta dei più poveri.
Conseguenze:
L’aumento della popolazione determinò l’aumento della
domanda perciò nacque la necessità di incrementare
sostanzialmente la capacità produttiva.
3. Sviluppo dei trasporti
All'inizio del 1700, le vie di comunicazione inglesi erano in ritardo
rispetto a quelle di altri Paesi europei, fra i quali la Francia. Nella
seconda metà del 1700, in Inghilterra si assistette alla costruzione di
strade e canali fornendo un contributo determinante per lo sviluppo
degli scambi commerciali e per la formazione del mercato interno.
LE STRADE
Il Parlamento inglese, con l'intento di consentire uno spostamento
rapido delle proprie truppe in ogni stagione dell'anno, emanò una serie
di atti legislativi per migliorare le strade esistenti e per costruirne di
nuove attraverso il sistema del pedaggio che incoraggiò l'iniziativa
privata.
I PONTI
Nel corso del XVIII secolo furono introdotte numerose innovazioni
nella progettazione di ponti elemento cruciale per lo sviluppo della rete
stradale. Le tipologie strutturali furono diverse.
LE NAVI
Furono aumentati il numero di velieri per far fronte alla grande quantità di
scambi. Essi però non erano abbastanza veloci e non trasportavano più di 100
tonnellate. Furono perciò introdotti i clipper: navi a vela lunghe e snelle in grado
di di attraversare l’Oceano Atlantico in soli 14 giorni. La Gran Bretagna ampliò il
suo mercato internazionale di cotone: veniva importato cotone grezzo dall’India e
Stati Uniti che veniva trasformato in tessuti e poi riesportato verso gli Stati Uniti,
l’India, l’Europa, l’America Latina e l’India.
4. Capitali per l’industria
Vennero accumulate ricchezze dai mercanti o dai contadini, i quali
diventarono imprenditori quando scoprirono che i loro profitti
potevano diventare molto più elevati creando fabbriche che
sostituissero il lavoro manuale con quelle meccanizzato. Le nuove
tecniche di filatura e tessitura rimpiazzarono, malgrado iniziali
resistenze, il lavoro a domicilio basato su tecniche manuali e portarono
alla costruzione di fabbriche nelle quali i nuovi macchinari venivano
messi in funzione e verso le quali converge la forza lavoro. Nasce così il
capitalismo industriale. La produzione di tessuti in cotone aumenta
vertiginosamente, così come la richiesta di cotone greggio che viene
sempre più importato. La loro qualità permette di sostituire i prodotti
cotoniferi importati in quel momento, dall‘India. Anche le
caratteristiche fisiche della materia prima del cotone, rispetto alla lana
e al lino, hanno permesso una rapida introduzione di processi
lavorativi meccanizzati. I progressi tecnici dall' industria del cotone si
estendono all'insieme dell'industria tessile, in particolare alla lana e al
lino, ma solo nel corso del XIX secolo.
Conseguenze:
L'industria cotoniera fu il settore trainante principale che
alimentò la rivoluzione industriale e la sua espansione avvenne
principalmente nella regione attorno a Manchester.
6. Stabilità economica
L’Inghilterra assiste ad uno sviluppo considerevole del numero
di istituti bancari sia a Londra sia in provincia, sviluppo
sostenuto dalle necessità in termini di circolazione delle
lettere di cambio e dei biglietti come pure della distribuzione
di prestiti propri di un'attività economica in crescita. Fino al
1797, le banche emettono biglietti monetari (propri) contro il
deposito di moneta metallica, a partire da quella data, non
essendo i biglietti monetari non più convertibili, raccolgono
depositi in moneta cartacea emessa dalla Banca d'Inghilterra
che assurge a prestatore in ultima istanza per l'intero sistema
bancario. La moneta della Banca d'Inghilterra viene utilizzata
per i pagamenti interbancari, mentre a partire dal 1770 la
moneta cartacea sostituisce la moneta metallica. Anche la
borsa di Londra si sviluppa, restando però seconda al mercato
finanziario di Parigi.
La stabilità politica infondeva sicurezza nei cittadini. I brevetti
erano tutelati e ciò incentivava la popolazione al commercio.
7. Abbondanza di fonti minerarie
La domanda di carbone aumentava sotto la pressione dello
sviluppo della metallurgia mentre il macchinismo
permetteva di migliorare i metodi e le condizioni di lavoro
nelle miniere. La macchina a vapore, quale nuova fonte di
energia, permise la costruzione di macchine in ferro
sempre più grandi creando un effetto di traino
sull'industria metallurgica.
Non furono quindi più utilizzati gli animali da traino e la
forza fisica dell’uomo.
LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE:
innovazioni tecnologiche
Settori innovativi
Fu grazie all’introduzione di innovazioni tecnologiche che si sviluppò un
nuovo sistema di produzione
Nella prima fase dell’industrializzazione le attività manifatturiere erano sparse
nelle campagne, dove veniva sfruttata l’energia delle acque correnti per
azionare i macchinari
Inoltre il prodotto veniva preparato dalle donne nelle fattorie e ritirato da
persone che si spostavano da una fattoria all'altra sia per ritirare il prodotto
finito sia per distribuire la materia prima
Innovazioni tecnologiche
34%
21%
25%
20%
Miniere, manifatture
e costruzioni
Agricoltura e pesca
Commercio e trasporti
Altro
Innovazioni tecnologiche
La rivoluzione industriale ebbe propriamente inizio allorché ai
fattori citati si unì una serie di invenzioni che nel giro di un
ventennio, tra il 1760 e il 1780, rinnovarono la tecnologia delle
industrie imprimendole uno straordinario salto di qualità:
• Nel 1764 il tessitore J. Hargreaves costruì una filatrice
multipla capace di consentire a un solo operaio di azionare 8
fusi per volta;
• Nel 1768 R. Arkwright mise a punto un telaio meccanico
idraulico;
• Ma la scoperta più importante di tutte avvenne a opera di J.
Watt, che tra il 1765 e il 1781 inventò e perfezionò la
macchina a vapore.
La macchina a vapore
La macchina a vapore è stata forse
l’elemento fondamentale nella prima
rivoluzione industriale.
Questa macchina fa funzionare pompe
idrauliche, fornisce potenza a
macchine, fa marciare le navi e,
naturalmente, i treni, che ne hanno
rappresentato la maggiore
applicazione.
Questa ebbe l'effetto di aumentare
enormemente la disponibilità di
energia, grazie anzitutto a un
imponente incremento dell'estrazione
di carbone, e la sua utilizzazione
nell'industria, nell'agricoltura, nei
trasporti rese possibile la produzione e
lo scambio di beni su una scala in
precedenza impensabile.
La macchina a vapore
Un’invenzione che ha cambiato la storia
Il più importante progresso nel campo
delle macchine a vapore è dovuto a
James Watt, uno scienziato scozzese
che operò tra la fine del 18° e l’inizio
del 19° secolo.
Essa è un sistema per produrre lavoro
meccanico a spese dell’energia
termica: una sorgente di calore porta
all’ebollizione una certa quantità di
acqua producendo vapore che,
espandendosi, preme sulle pareti del
contenitore mettendo in movimento
un pistone.
È proprio la macchina a vapore a
determinare un cambiamento epocale
che ha permesso all’umanità per la prima
volta nella storia di svincolarsi dalla fatica
fisica con un mezzo in grado di fornire,
con continuità, potenza e lavoro
meccanico.
Questo strumento fu applicato alle pompe
idriche nelle miniere e ai telai per la
produzione tessile.
La meccanizzazione
La meccanizzazione investì massicciamente le aziende a
conduzione capitalistica
Settore tessile Settore minerario Settore siderurgico Settore meccanico
Il settore dei trasporti
Si verificò contemporaneamente
un radicale cambiamento nel
settore dei trasporti:
• Il primo vaporetto fu costruito
nel 1807 dall'americano R.
Fulton e nel 1819 si ebbe la
prima traversata dell'Atlantico;
• Nel 1814 l'inglese G. Stephenson
costruì una locomotiva, i cui
successivi miglioramenti
consentirono di inaugurare in
Inghilterra nel 1825 la prima
linea ferroviaria.
Il settore tessile
Nel 1768 per la prima volta viene
applicato il motore a vapore per
muovere un telaio.
In Inghilterra il peso dell’industria
cotoniera nel reddito nazionale
passa dal 4-5% al 7-8% in appena
dieci anni, dal 1802 al 1812. Nel
1839 le esportazioni di tessuti di
cotone rappresentavano la metà
delle esportazioni britanniche,
sostituendo i tessuti di lana, su cui
fino ad ora l’industria tessile
inglese si era basata.
Il settore siderurgico
L’industria del ferro inglese era definita
capital intensive poiché richiedeva
grandi investimenti economici.
Nel 1709 Abraham Darby riuscì a
estrarre il coke dal carbon fossile
attraverso un procedimento che
permetteva di eliminare parte delle
sostanze inquinanti emesse da esso. La
tecnica venne perfezionata da Henry
Cort e poi chiamata pudellaggio. Essa,
unita alla laminazione, era parte del
processo che permetteva di ottenere le
rotaie.
Il sistema della fabbrica
La maggiore espressione della macchina a vapore in
termini di organizzazione fu il sistema di fabbrica.
Questo riguardava i modi di produzione: da un lato i
padroni - proprietari del capitale necessario agli
investimenti in macchine e al pagamento dei salari degli
addetti al loro funzionamento - e dall'altro gli operai che
mettevano a disposizione la loro forza lavoro. L'utilizzo
delle macchine per la produzione su vasta scala portò
sempre più a concentrare i lavoratori in fabbriche
organizzate secondo criteri razionali con funzioni, orari,
ritmi definiti in base alle esigenze della divisione del
lavoro.
Il lavoratore divenne un operaio:
abbandonò le botteghe artigianali ed
ebbe nella fabbrica il suo unico impiego.
Gli operai eseguivano una sola mansione
sulla base di una divisione del lavoro,
che rendeva complesso l’insieme del
processo, ma semplificava le operazioni
in cui era suddiviso.
Il sistema di fabbrica trasformò anche
l’organizzazione territoriale: l’attività
lavorativa si concentrò nei centri urbani
che crebbero smisuratamente.
L’insieme di queste componenti si
associa alla nascita de proletariato
industriale.
Il sistema della fabbrica
Il contrasto sociale:
La protesta dei lavoratori.
L’altra faccia dello sviluppo industriale.
I lavoratori contro l’introduzione delle nuove macchine.
La Rivoluzione Industriale provocò un grave
peggioramento delle condizioni di vita dei
lavoratori.
Le macchine e l'automazione apparivano
come una minaccia ai posti di lavoro
operaio e ne determinarono di fatto un
netto abbassamento dei salari.
L'orario di lavoro arrivava fino a 12, 14 ore
giornaliere. Non esisteva il contratto di
lavoro a tempo indeterminato. Il lavoro con
le macchine non richiedeva specializzazione
o esperienza o forza fisica: spesso in questo
modo gli operai adulti erano sostituiti da
donne e bambini, pagati meno e meglio
controllabili.
Da ciò si sviluppò il luddismo (1811-16),
violento movimento di protesta contro le
macchine, che prese il nome dal tessitore
Ned Ludd.
Lettera ai giornali, 13 giugno 1786.
Di cosa si tratta?
La prima testimonianza rende bene lo stato d’animo dei
lavoratori inglesi ostili alle macchine.
Indirizzata a due giornali di Leeds, del 13 giugno 1786,
quindi precedente al luddismo, la lettera ha l’obiettivo di far
capire in quale difficile situazione siano gli operai a causa
delle nuove macchine, le quali gli rubano lavoro e non gli
permettono di mantenere le proprie famiglie.
Ogni macchina può fare in sole 12 ore di lavoro quello che
10 uomini farebbero in 24 ore; presupponendo che per ogni
macchina occorrano 4 uomini per 12 ore (8 per 24), per ogni
macchina 12 uomini perderanno il loro lavoro.
Quindi la domanda adesso è: «come questi uomini
potranno provvedere alle loro famiglie?» e la risposta
potrebbe essere «imparando un altro mestiere», ma chi
penserà alle loro famiglie mentre loro sono impegnati in
ciò? E una volta finito questo apprendistato, chi li assicura
che non sarà stata inventata un’altra macchina per
sostituirli nuovamente? E i loro figli saranno allevati all’ozio
a causa dell’impossibilità di ottenere un lavoro? D’altra
parte educarli alla vita operosa serve ad evitare che cadano
in qualche crimine.
A questo punto la lettera si chiude con una richiesta ad
abbracciare la loro causa al fine di aiutare loro e le loro
famiglie a sopravvivere.
Fonte: citato in G. Mori, «La
rivoluzione industriale».
Pubblicato nel 1973, l’opera è una
ristampa del classico saggio di Paul
Mantoux.
Nell’opera l’autore cerca di
individuare e comprendere i fenomeni
legati all’industrializzazione quali
l’esplosione demografica,
l’urbanizzazione, la nascita della
forza-lavoro industriale e la crescita
dell’economia mondiale.
Dichiarazione dei lavoratori calzettai, 1812.
Fonte: citato in «le origini del
movimento operaio inglese 1815-
1848» di E. Grendi.
Radicalismo politico, luddismo,
risveglio religioso, cooperativismo e
cartismo sono strettamente legati alla
rivoluzione industriale in Gran
Bretagna nel periodo a cavallo tra Sette
e Ottocento. Attraverso un’antologia di
documenti dell’epoca e di testi critici di
storici contemporanei, l’autore coglie le
caratteristiche originali del fenomeno, e
ne scorge il più ampio significato
nell’ambito della storia del movimento
operaio europeo.
Edoardo Grendi è nato nel 1932 e
insegna storia moderna e
contemporanea nell’Università di
Genova. Ha compiuto studi sul
movimento operaio inglese ) e ha
pubblicato numerosi articoli di storia
economica e sociale genovese dell’età
moderna e contemporanea.
Di cosa si tratta?
La seconda testimonianza è presa dalla Dichiarazione dei
lavoratori calzettai del 1812, quando il luddismo stava
raggiungendo il suo apice, come testimonia anche il
richiamo a chiusura del testo a Ned Ludd.
In questa dichiarazione i calzettai si autorizzano alla
distruzione di tutti i telai, le macchine e le merci prodotte
da tali telai meccanici sulla base dello statuto di Carlo II e
inoltre affermano la non validità della legge approvata
sotto l’attuale sovrano Giorgio III, sulla base della quale
veniva decretato che chi entrasse con la forza in un
laboratorio per rompere i telai dovesse essere considerato
colpevole di un crimine.
I calzettai dichiarano tale legge nulla in quanto ottenuta in
modo assolutamente disonesto e con puri scopi elettorali,
priva di motivi e intenzioni giuste.
A conclusione proclamano la loro lotta contro tutti i telai
che fabbricano articoli fraudolenti e non rispettano i prezzi
precedentemente concordati tra imprenditori e lavoratori,
firmandosi anche a nome di Ned Ludd.
Petizione di un filatore alla città di Manchester, 1818.
Fonte: citato in E. Thompson, «Rivoluzione industriale e classe operaia in Inghilterra».
Oggetto del libro è «il farsi» della classe operaia, definibile in termini quasi aritmetici:
tanti e tanti uomini in un rapporto dato con i mezzi di produzione.
Per provare la propria tesi, Thompson si propone di dimostrare come nel periodo tra il
1780 e il 1832 «i lavoratori inglesi raggiunsero in grande maggioranza il senso di
un’identità di interessi, sia nei loro rapporti reciproci, sia nella comune opposizione ai
loro governanti e imprenditori».
Secondo Thompson a classe operaia inglese non era la semplice conseguenza del
nuovo sistema di fabbrica, ma ereditava tradizioni di mestiere, diritti comunitari,
diritti d’uso, vecchie concezioni religiose e politiche. In sintesi, le tradizioni sono
quelle sociali della rivolta popolare, quelle politiche dell’inglese nato libero, quelle
religiose del dissenso.
•Precoce industrializzazione- precoce movimento operaio.
•I lavoratori, e i pensatori inglesi agiscono in un regime “liberale”, anche se
negli anni delle guerre contro la Francia rivoluzionaria e contro Napoleone si ha un
attacco, da parte di governi conservatori alle libertà civili.
•I lavoratori godono della libertà d’organizzarsi, e vi è una magistratura relativamente
indipendente.
Di cosa si tratta?
La terza testimonianza tratta, invece, del rapporto che con la rivoluzione industriale andò
ad instaurarsi tra padroni ed operai, un rapporto molto più squilibrato rispetto al
precedente.
Il filatore che scrive questo documento descrive i nuovi imprenditori quali piccoli
monarchi, privi di alcuna istruzione o abilità, che impiegano il tempo nel cercar di
estorcere la maggior quantità possibile di lavoro con la minima spesa.
I proprietari di filanda sono i peggiori di tutti, ansiosi solo di tenere bassi i salari per
conservare avviliti i filatori, ai quali non è possibile neanche lasciare il padrone se ciò non
li aggrada, perché nel momento in cui si rivolgono ad un altro e si scopre il motivo del suo
licenziamento, chiunque si rifiuterà di assumerlo.
Le condizioni dei lavoratori sono pessime, si lavora dalle cinque di mattina alle ventuno,
si lavora in spazi angusti e malsani, si riceve pochissimo cibo, si lavora ininterrottamente
ad esclusione dei tre quarti d’ora dati per il pasto (e se si ritarda, viene detratto un quarto
di giornata) e qualunque altro pasto va consumato mentre si lavora.
In precedenza il lavoro non era così, alcuni uomini con piccoli capitali si procuravano
qualche macchina e assumevano un pugno di uomini; il prodotto così lavorato giungeva
al mercato centrale di Manchester per essere venduto ai bottegai. Il cotone era ceduto
greggio a domicilio e lavorato dalle mogli dei filatori che potevano guadagnare dagli otto
ai dodici scellini. Adesso il cotone è aperto da una nuova macchina chiamata il «diavolo»
che rende le mogli dei filatori disoccupate.
Ora è richiesto un capitale molto più ampio per costruire e contenere tali macchine, in
grado di produrre un articolo più commerciabile di quanto il piccolo imprenditore
riuscisse a fae e la conseguenza è la rovina di questo.
La piaga del lavoro infantile
Fonte: “Descrizione della regione da
trenta a quaranta miglia intorno a
Manchester” di John Aikin
Il medico e cronista inglese John
Aikin scrisse nel 1975 “Descrizione
della regione da trenta a quaranta
miglia intorno a Manchester”, in cui
raccoglie informazioni
sull’industrializzazione
dell’Inghilterra nord-occidentale,
parlando anche delle condizioni
lavorative dei bambini nelle
industrie.
Di cosa si tratta?
I progressi nell’industria al
tempo avevano portato
molti benefici accompagnati
però anche da disagi: i
bambini erano costretti a
lavorare nelle fabbriche
anche per intere giornate
ignorati e indifesi. Spesso le
condizioni in cui si
trovavano erano causa di
malattie e invalidità. Inoltre
non ricevevano nessun
genere di educazione.
Questi fattori non potevano
che andare a detrimento
della società.
La divisione del lavoro
Fonte: “L’economia delle macchine e
delle manifatture” di Charles Babbage
Nella sua opera del 1832 Babbage,
matematico e filosofo britannico
analizza il cambiamento tecnologico
basato sull'introduzione delle
macchine, stabilendo una
connessione tra processo di
approfondimento della divisione del
lavoro e processo di
meccanizzazione. Secondo il suo
ragionamento gli uomini avrebbero
potuto via via essere dedicati solo
alle attività più nobili e complesse di
organizzazione del processo
produttivo.
Di cosa si tratta?
Il principio della divisione del
lavoro, formulato da Adam
Smith nella sua opera “La
ricchezza delle nazioni” del
1776, implica che ciascun
operaio svolga una funzione
specifica. Secondo Babbage,
questo principio deve essere
seguito e perfezionato visti i
suoi benefici: la perdita sarebbe
maggiore infatti se ognuno
dovesse imparare tutti i
processi: la ripartizione dunque
contribuisce sia alla riduzione
dei prezzi sia al risparmio di
tempo.
La discipilina sul luogo di lavoro
Fonte: Regolamento interno del lanificio
Sella & C. di Crocemosso
Nel regolamento del 1835 di una
delle prime fabbriche tessili Italiane
nell’area biellese si nota quanto
durante il periodo di
industrializzazione nelle fabbriche
aumentassero le proibizioni e il
rigore delle sanzioni per gli operai,
ma anche per i superiori; questo
perché tutti dovevano stare al passo
con i ritmi imposti dalle nuove
macchine. Dunque ci si trovava
davanti a un grande mutamento
rispetto all’organizzazione sempre
più rigida.
Di cosa si tratta?
Nel documento sono elencate le
varie regole che ogni operaio,
direttore capomastro o altro era
obbligato a seguire (e le possibili
punizioni in caso di
disobbedienza) in tutti gli ambiti:
ore di lavoro (da 10 a 12 ore),
licenziamento (proibito in certi
periodi dell’anno), guasti delle
macchine (di cui i responsabili
sono sempre i suddetti), ritardi,
pause (non concesse), iniziative
degli operai (non ammesse),
perquisizioni a piacimento (da
parte dei superiori agli operai).
Un lavoro di:
Federica del Percio, Giorgia
Guzzi, Alessia Pitzalis,
Alessia Poli, Elena Quadri e
Nada Salama

Prima rivoluzione-industriale

  • 1.
  • 2.
    LE CAUSE LA RIVOLUZIONE AGRICOLA L’AUMENTO DEMOGRAFICO LO SVILUPPO DEI TRASPORTI L’ABBONDANZA DIFONTI MINERARIE LA STABILITA’ FINANZIARIA I CAPITALI PER L’INDUSTRIA
  • 3.
    1. Rivoluzione agricola Larivoluzione agricola cominciò in Inghilterra alla fine del XVIII secolo, in una prima fase vennero applicati nuovi metodi di coltivazioni, nella seconda furono introdotti la macchina a vapore e i fertilizzanti. Furono eliminati i maggesi che furono sostituiti con un sistema di rotazione quadriennale delle colture. Il campo veniva suddiviso in quattro parcelle, in due si coltivavano cereali o legumi, nelle altre si seminavano tuberi e piante foraggere. L’introduzione di quest’ultimi fu fondamentale in quanto non depauperavano la fertilità del terreno e costituivano un alimento per il bestiame. Tutti questi progressi non sarebbero stati possibile senza modificare la proprietà feudale e quella comunitaria della terra. Prima del XVIII secolo, buona parte delle terre venivano sfruttate tramite il sistema degli openfields. A partire dal XVII secolo, il Parlamento inglese emanò una serie di leggi note come “Enclosures Act”: i contadini degli openfields vennero espropriati e i loro campicelli venivano riuniti in grandi aziende agricole accaparrate dagli aristocratici o dai mercanti o dai contadini più abbienti. I nuovi proprietari recintarono le loro terre e in seguito vi investirono il denaro per introdurre le innovazioni del 18 secolo.
  • 4.
    Le conseguenze dellarivoluzione agricola • esodo dalle campagne dei contadini→ disponibilità di manodopera • creazione di capitali e di imprenditori che si sarebbero rivolti all’industria • un numero sempre più piccolo di agricoltori produsse quantità crescenti di alimenti, grazie alle varie innovazioni tecnologiche e ai cambiamenti nel regime della proprietà terriera.
  • 5.
    2. Aumento demografico Lapopolazione inglese ha iniziato attorno al 1750 a crescere sempre più rapidamente. Da 5.9 milioni all'inizio del secolo, passerà a 9.1 milioni nel 1800 fino a superare i 40 milioni. I tassi di crescita demografica superano facilmente il 5% con periodi a tassi superiori anche al 10-15%. Le cause di questo sviluppo vennero inizialmente attribuite alla riduzione della mortalità (scomparsa della peste) e al progresso in campo medico, al progresso delle condizioni igieniche, alle tecniche di costruzione delle case e della raccolta rifiuti, ad una dieta più ricca e variata grazie anche all’introduzione della patata che migliorò la dieta dei più poveri. Conseguenze: L’aumento della popolazione determinò l’aumento della domanda perciò nacque la necessità di incrementare sostanzialmente la capacità produttiva.
  • 6.
    3. Sviluppo deitrasporti All'inizio del 1700, le vie di comunicazione inglesi erano in ritardo rispetto a quelle di altri Paesi europei, fra i quali la Francia. Nella seconda metà del 1700, in Inghilterra si assistette alla costruzione di strade e canali fornendo un contributo determinante per lo sviluppo degli scambi commerciali e per la formazione del mercato interno. LE STRADE Il Parlamento inglese, con l'intento di consentire uno spostamento rapido delle proprie truppe in ogni stagione dell'anno, emanò una serie di atti legislativi per migliorare le strade esistenti e per costruirne di nuove attraverso il sistema del pedaggio che incoraggiò l'iniziativa privata. I PONTI Nel corso del XVIII secolo furono introdotte numerose innovazioni nella progettazione di ponti elemento cruciale per lo sviluppo della rete stradale. Le tipologie strutturali furono diverse.
  • 7.
    LE NAVI Furono aumentatiil numero di velieri per far fronte alla grande quantità di scambi. Essi però non erano abbastanza veloci e non trasportavano più di 100 tonnellate. Furono perciò introdotti i clipper: navi a vela lunghe e snelle in grado di di attraversare l’Oceano Atlantico in soli 14 giorni. La Gran Bretagna ampliò il suo mercato internazionale di cotone: veniva importato cotone grezzo dall’India e Stati Uniti che veniva trasformato in tessuti e poi riesportato verso gli Stati Uniti, l’India, l’Europa, l’America Latina e l’India.
  • 8.
    4. Capitali perl’industria Vennero accumulate ricchezze dai mercanti o dai contadini, i quali diventarono imprenditori quando scoprirono che i loro profitti potevano diventare molto più elevati creando fabbriche che sostituissero il lavoro manuale con quelle meccanizzato. Le nuove tecniche di filatura e tessitura rimpiazzarono, malgrado iniziali resistenze, il lavoro a domicilio basato su tecniche manuali e portarono alla costruzione di fabbriche nelle quali i nuovi macchinari venivano messi in funzione e verso le quali converge la forza lavoro. Nasce così il capitalismo industriale. La produzione di tessuti in cotone aumenta vertiginosamente, così come la richiesta di cotone greggio che viene sempre più importato. La loro qualità permette di sostituire i prodotti cotoniferi importati in quel momento, dall‘India. Anche le caratteristiche fisiche della materia prima del cotone, rispetto alla lana e al lino, hanno permesso una rapida introduzione di processi lavorativi meccanizzati. I progressi tecnici dall' industria del cotone si estendono all'insieme dell'industria tessile, in particolare alla lana e al lino, ma solo nel corso del XIX secolo. Conseguenze: L'industria cotoniera fu il settore trainante principale che alimentò la rivoluzione industriale e la sua espansione avvenne principalmente nella regione attorno a Manchester.
  • 9.
    6. Stabilità economica L’Inghilterraassiste ad uno sviluppo considerevole del numero di istituti bancari sia a Londra sia in provincia, sviluppo sostenuto dalle necessità in termini di circolazione delle lettere di cambio e dei biglietti come pure della distribuzione di prestiti propri di un'attività economica in crescita. Fino al 1797, le banche emettono biglietti monetari (propri) contro il deposito di moneta metallica, a partire da quella data, non essendo i biglietti monetari non più convertibili, raccolgono depositi in moneta cartacea emessa dalla Banca d'Inghilterra che assurge a prestatore in ultima istanza per l'intero sistema bancario. La moneta della Banca d'Inghilterra viene utilizzata per i pagamenti interbancari, mentre a partire dal 1770 la moneta cartacea sostituisce la moneta metallica. Anche la borsa di Londra si sviluppa, restando però seconda al mercato finanziario di Parigi. La stabilità politica infondeva sicurezza nei cittadini. I brevetti erano tutelati e ciò incentivava la popolazione al commercio.
  • 10.
    7. Abbondanza difonti minerarie La domanda di carbone aumentava sotto la pressione dello sviluppo della metallurgia mentre il macchinismo permetteva di migliorare i metodi e le condizioni di lavoro nelle miniere. La macchina a vapore, quale nuova fonte di energia, permise la costruzione di macchine in ferro sempre più grandi creando un effetto di traino sull'industria metallurgica. Non furono quindi più utilizzati gli animali da traino e la forza fisica dell’uomo.
  • 12.
    LA PRIMA RIVOLUZIONEINDUSTRIALE: innovazioni tecnologiche
  • 13.
    Settori innovativi Fu grazieall’introduzione di innovazioni tecnologiche che si sviluppò un nuovo sistema di produzione Nella prima fase dell’industrializzazione le attività manifatturiere erano sparse nelle campagne, dove veniva sfruttata l’energia delle acque correnti per azionare i macchinari Inoltre il prodotto veniva preparato dalle donne nelle fattorie e ritirato da persone che si spostavano da una fattoria all'altra sia per ritirare il prodotto finito sia per distribuire la materia prima
  • 14.
    Innovazioni tecnologiche 34% 21% 25% 20% Miniere, manifatture ecostruzioni Agricoltura e pesca Commercio e trasporti Altro
  • 15.
    Innovazioni tecnologiche La rivoluzioneindustriale ebbe propriamente inizio allorché ai fattori citati si unì una serie di invenzioni che nel giro di un ventennio, tra il 1760 e il 1780, rinnovarono la tecnologia delle industrie imprimendole uno straordinario salto di qualità: • Nel 1764 il tessitore J. Hargreaves costruì una filatrice multipla capace di consentire a un solo operaio di azionare 8 fusi per volta; • Nel 1768 R. Arkwright mise a punto un telaio meccanico idraulico; • Ma la scoperta più importante di tutte avvenne a opera di J. Watt, che tra il 1765 e il 1781 inventò e perfezionò la macchina a vapore.
  • 16.
    La macchina avapore La macchina a vapore è stata forse l’elemento fondamentale nella prima rivoluzione industriale. Questa macchina fa funzionare pompe idrauliche, fornisce potenza a macchine, fa marciare le navi e, naturalmente, i treni, che ne hanno rappresentato la maggiore applicazione. Questa ebbe l'effetto di aumentare enormemente la disponibilità di energia, grazie anzitutto a un imponente incremento dell'estrazione di carbone, e la sua utilizzazione nell'industria, nell'agricoltura, nei trasporti rese possibile la produzione e lo scambio di beni su una scala in precedenza impensabile.
  • 17.
    La macchina avapore Un’invenzione che ha cambiato la storia Il più importante progresso nel campo delle macchine a vapore è dovuto a James Watt, uno scienziato scozzese che operò tra la fine del 18° e l’inizio del 19° secolo. Essa è un sistema per produrre lavoro meccanico a spese dell’energia termica: una sorgente di calore porta all’ebollizione una certa quantità di acqua producendo vapore che, espandendosi, preme sulle pareti del contenitore mettendo in movimento un pistone. È proprio la macchina a vapore a determinare un cambiamento epocale che ha permesso all’umanità per la prima volta nella storia di svincolarsi dalla fatica fisica con un mezzo in grado di fornire, con continuità, potenza e lavoro meccanico. Questo strumento fu applicato alle pompe idriche nelle miniere e ai telai per la produzione tessile.
  • 18.
    La meccanizzazione La meccanizzazioneinvestì massicciamente le aziende a conduzione capitalistica Settore tessile Settore minerario Settore siderurgico Settore meccanico
  • 19.
    Il settore deitrasporti Si verificò contemporaneamente un radicale cambiamento nel settore dei trasporti: • Il primo vaporetto fu costruito nel 1807 dall'americano R. Fulton e nel 1819 si ebbe la prima traversata dell'Atlantico; • Nel 1814 l'inglese G. Stephenson costruì una locomotiva, i cui successivi miglioramenti consentirono di inaugurare in Inghilterra nel 1825 la prima linea ferroviaria.
  • 20.
    Il settore tessile Nel1768 per la prima volta viene applicato il motore a vapore per muovere un telaio. In Inghilterra il peso dell’industria cotoniera nel reddito nazionale passa dal 4-5% al 7-8% in appena dieci anni, dal 1802 al 1812. Nel 1839 le esportazioni di tessuti di cotone rappresentavano la metà delle esportazioni britanniche, sostituendo i tessuti di lana, su cui fino ad ora l’industria tessile inglese si era basata.
  • 21.
    Il settore siderurgico L’industriadel ferro inglese era definita capital intensive poiché richiedeva grandi investimenti economici. Nel 1709 Abraham Darby riuscì a estrarre il coke dal carbon fossile attraverso un procedimento che permetteva di eliminare parte delle sostanze inquinanti emesse da esso. La tecnica venne perfezionata da Henry Cort e poi chiamata pudellaggio. Essa, unita alla laminazione, era parte del processo che permetteva di ottenere le rotaie.
  • 22.
    Il sistema dellafabbrica La maggiore espressione della macchina a vapore in termini di organizzazione fu il sistema di fabbrica. Questo riguardava i modi di produzione: da un lato i padroni - proprietari del capitale necessario agli investimenti in macchine e al pagamento dei salari degli addetti al loro funzionamento - e dall'altro gli operai che mettevano a disposizione la loro forza lavoro. L'utilizzo delle macchine per la produzione su vasta scala portò sempre più a concentrare i lavoratori in fabbriche organizzate secondo criteri razionali con funzioni, orari, ritmi definiti in base alle esigenze della divisione del lavoro.
  • 23.
    Il lavoratore divenneun operaio: abbandonò le botteghe artigianali ed ebbe nella fabbrica il suo unico impiego. Gli operai eseguivano una sola mansione sulla base di una divisione del lavoro, che rendeva complesso l’insieme del processo, ma semplificava le operazioni in cui era suddiviso. Il sistema di fabbrica trasformò anche l’organizzazione territoriale: l’attività lavorativa si concentrò nei centri urbani che crebbero smisuratamente. L’insieme di queste componenti si associa alla nascita de proletariato industriale. Il sistema della fabbrica
  • 24.
    Il contrasto sociale: Laprotesta dei lavoratori. L’altra faccia dello sviluppo industriale.
  • 25.
    I lavoratori control’introduzione delle nuove macchine. La Rivoluzione Industriale provocò un grave peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. Le macchine e l'automazione apparivano come una minaccia ai posti di lavoro operaio e ne determinarono di fatto un netto abbassamento dei salari. L'orario di lavoro arrivava fino a 12, 14 ore giornaliere. Non esisteva il contratto di lavoro a tempo indeterminato. Il lavoro con le macchine non richiedeva specializzazione o esperienza o forza fisica: spesso in questo modo gli operai adulti erano sostituiti da donne e bambini, pagati meno e meglio controllabili. Da ciò si sviluppò il luddismo (1811-16), violento movimento di protesta contro le macchine, che prese il nome dal tessitore Ned Ludd.
  • 26.
    Lettera ai giornali,13 giugno 1786. Di cosa si tratta? La prima testimonianza rende bene lo stato d’animo dei lavoratori inglesi ostili alle macchine. Indirizzata a due giornali di Leeds, del 13 giugno 1786, quindi precedente al luddismo, la lettera ha l’obiettivo di far capire in quale difficile situazione siano gli operai a causa delle nuove macchine, le quali gli rubano lavoro e non gli permettono di mantenere le proprie famiglie. Ogni macchina può fare in sole 12 ore di lavoro quello che 10 uomini farebbero in 24 ore; presupponendo che per ogni macchina occorrano 4 uomini per 12 ore (8 per 24), per ogni macchina 12 uomini perderanno il loro lavoro. Quindi la domanda adesso è: «come questi uomini potranno provvedere alle loro famiglie?» e la risposta potrebbe essere «imparando un altro mestiere», ma chi penserà alle loro famiglie mentre loro sono impegnati in ciò? E una volta finito questo apprendistato, chi li assicura che non sarà stata inventata un’altra macchina per sostituirli nuovamente? E i loro figli saranno allevati all’ozio a causa dell’impossibilità di ottenere un lavoro? D’altra parte educarli alla vita operosa serve ad evitare che cadano in qualche crimine. A questo punto la lettera si chiude con una richiesta ad abbracciare la loro causa al fine di aiutare loro e le loro famiglie a sopravvivere. Fonte: citato in G. Mori, «La rivoluzione industriale». Pubblicato nel 1973, l’opera è una ristampa del classico saggio di Paul Mantoux. Nell’opera l’autore cerca di individuare e comprendere i fenomeni legati all’industrializzazione quali l’esplosione demografica, l’urbanizzazione, la nascita della forza-lavoro industriale e la crescita dell’economia mondiale.
  • 27.
    Dichiarazione dei lavoratoricalzettai, 1812. Fonte: citato in «le origini del movimento operaio inglese 1815- 1848» di E. Grendi. Radicalismo politico, luddismo, risveglio religioso, cooperativismo e cartismo sono strettamente legati alla rivoluzione industriale in Gran Bretagna nel periodo a cavallo tra Sette e Ottocento. Attraverso un’antologia di documenti dell’epoca e di testi critici di storici contemporanei, l’autore coglie le caratteristiche originali del fenomeno, e ne scorge il più ampio significato nell’ambito della storia del movimento operaio europeo. Edoardo Grendi è nato nel 1932 e insegna storia moderna e contemporanea nell’Università di Genova. Ha compiuto studi sul movimento operaio inglese ) e ha pubblicato numerosi articoli di storia economica e sociale genovese dell’età moderna e contemporanea. Di cosa si tratta? La seconda testimonianza è presa dalla Dichiarazione dei lavoratori calzettai del 1812, quando il luddismo stava raggiungendo il suo apice, come testimonia anche il richiamo a chiusura del testo a Ned Ludd. In questa dichiarazione i calzettai si autorizzano alla distruzione di tutti i telai, le macchine e le merci prodotte da tali telai meccanici sulla base dello statuto di Carlo II e inoltre affermano la non validità della legge approvata sotto l’attuale sovrano Giorgio III, sulla base della quale veniva decretato che chi entrasse con la forza in un laboratorio per rompere i telai dovesse essere considerato colpevole di un crimine. I calzettai dichiarano tale legge nulla in quanto ottenuta in modo assolutamente disonesto e con puri scopi elettorali, priva di motivi e intenzioni giuste. A conclusione proclamano la loro lotta contro tutti i telai che fabbricano articoli fraudolenti e non rispettano i prezzi precedentemente concordati tra imprenditori e lavoratori, firmandosi anche a nome di Ned Ludd.
  • 28.
    Petizione di unfilatore alla città di Manchester, 1818. Fonte: citato in E. Thompson, «Rivoluzione industriale e classe operaia in Inghilterra». Oggetto del libro è «il farsi» della classe operaia, definibile in termini quasi aritmetici: tanti e tanti uomini in un rapporto dato con i mezzi di produzione. Per provare la propria tesi, Thompson si propone di dimostrare come nel periodo tra il 1780 e il 1832 «i lavoratori inglesi raggiunsero in grande maggioranza il senso di un’identità di interessi, sia nei loro rapporti reciproci, sia nella comune opposizione ai loro governanti e imprenditori». Secondo Thompson a classe operaia inglese non era la semplice conseguenza del nuovo sistema di fabbrica, ma ereditava tradizioni di mestiere, diritti comunitari, diritti d’uso, vecchie concezioni religiose e politiche. In sintesi, le tradizioni sono quelle sociali della rivolta popolare, quelle politiche dell’inglese nato libero, quelle religiose del dissenso. •Precoce industrializzazione- precoce movimento operaio. •I lavoratori, e i pensatori inglesi agiscono in un regime “liberale”, anche se negli anni delle guerre contro la Francia rivoluzionaria e contro Napoleone si ha un attacco, da parte di governi conservatori alle libertà civili. •I lavoratori godono della libertà d’organizzarsi, e vi è una magistratura relativamente indipendente.
  • 29.
    Di cosa sitratta? La terza testimonianza tratta, invece, del rapporto che con la rivoluzione industriale andò ad instaurarsi tra padroni ed operai, un rapporto molto più squilibrato rispetto al precedente. Il filatore che scrive questo documento descrive i nuovi imprenditori quali piccoli monarchi, privi di alcuna istruzione o abilità, che impiegano il tempo nel cercar di estorcere la maggior quantità possibile di lavoro con la minima spesa. I proprietari di filanda sono i peggiori di tutti, ansiosi solo di tenere bassi i salari per conservare avviliti i filatori, ai quali non è possibile neanche lasciare il padrone se ciò non li aggrada, perché nel momento in cui si rivolgono ad un altro e si scopre il motivo del suo licenziamento, chiunque si rifiuterà di assumerlo. Le condizioni dei lavoratori sono pessime, si lavora dalle cinque di mattina alle ventuno, si lavora in spazi angusti e malsani, si riceve pochissimo cibo, si lavora ininterrottamente ad esclusione dei tre quarti d’ora dati per il pasto (e se si ritarda, viene detratto un quarto di giornata) e qualunque altro pasto va consumato mentre si lavora. In precedenza il lavoro non era così, alcuni uomini con piccoli capitali si procuravano qualche macchina e assumevano un pugno di uomini; il prodotto così lavorato giungeva al mercato centrale di Manchester per essere venduto ai bottegai. Il cotone era ceduto greggio a domicilio e lavorato dalle mogli dei filatori che potevano guadagnare dagli otto ai dodici scellini. Adesso il cotone è aperto da una nuova macchina chiamata il «diavolo» che rende le mogli dei filatori disoccupate. Ora è richiesto un capitale molto più ampio per costruire e contenere tali macchine, in grado di produrre un articolo più commerciabile di quanto il piccolo imprenditore riuscisse a fae e la conseguenza è la rovina di questo.
  • 30.
    La piaga dellavoro infantile Fonte: “Descrizione della regione da trenta a quaranta miglia intorno a Manchester” di John Aikin Il medico e cronista inglese John Aikin scrisse nel 1975 “Descrizione della regione da trenta a quaranta miglia intorno a Manchester”, in cui raccoglie informazioni sull’industrializzazione dell’Inghilterra nord-occidentale, parlando anche delle condizioni lavorative dei bambini nelle industrie. Di cosa si tratta? I progressi nell’industria al tempo avevano portato molti benefici accompagnati però anche da disagi: i bambini erano costretti a lavorare nelle fabbriche anche per intere giornate ignorati e indifesi. Spesso le condizioni in cui si trovavano erano causa di malattie e invalidità. Inoltre non ricevevano nessun genere di educazione. Questi fattori non potevano che andare a detrimento della società.
  • 31.
    La divisione dellavoro Fonte: “L’economia delle macchine e delle manifatture” di Charles Babbage Nella sua opera del 1832 Babbage, matematico e filosofo britannico analizza il cambiamento tecnologico basato sull'introduzione delle macchine, stabilendo una connessione tra processo di approfondimento della divisione del lavoro e processo di meccanizzazione. Secondo il suo ragionamento gli uomini avrebbero potuto via via essere dedicati solo alle attività più nobili e complesse di organizzazione del processo produttivo. Di cosa si tratta? Il principio della divisione del lavoro, formulato da Adam Smith nella sua opera “La ricchezza delle nazioni” del 1776, implica che ciascun operaio svolga una funzione specifica. Secondo Babbage, questo principio deve essere seguito e perfezionato visti i suoi benefici: la perdita sarebbe maggiore infatti se ognuno dovesse imparare tutti i processi: la ripartizione dunque contribuisce sia alla riduzione dei prezzi sia al risparmio di tempo.
  • 32.
    La discipilina sulluogo di lavoro Fonte: Regolamento interno del lanificio Sella & C. di Crocemosso Nel regolamento del 1835 di una delle prime fabbriche tessili Italiane nell’area biellese si nota quanto durante il periodo di industrializzazione nelle fabbriche aumentassero le proibizioni e il rigore delle sanzioni per gli operai, ma anche per i superiori; questo perché tutti dovevano stare al passo con i ritmi imposti dalle nuove macchine. Dunque ci si trovava davanti a un grande mutamento rispetto all’organizzazione sempre più rigida. Di cosa si tratta? Nel documento sono elencate le varie regole che ogni operaio, direttore capomastro o altro era obbligato a seguire (e le possibili punizioni in caso di disobbedienza) in tutti gli ambiti: ore di lavoro (da 10 a 12 ore), licenziamento (proibito in certi periodi dell’anno), guasti delle macchine (di cui i responsabili sono sempre i suddetti), ritardi, pause (non concesse), iniziative degli operai (non ammesse), perquisizioni a piacimento (da parte dei superiori agli operai).
  • 33.
    Un lavoro di: Federicadel Percio, Giorgia Guzzi, Alessia Pitzalis, Alessia Poli, Elena Quadri e Nada Salama