LA
PRESENTAZIONE
DEI DATI
Università Ca’ Foscari di Venezia
Ferro Giulia
Il continuo aumento della quantità di dati disponibile ha promosso lo sviluppo di nuove
forme di rappresentazione e organizzazione dei dati che permette una comprensione più
immediata e selettiva delle informazioni.
Il cervello umano non è in grado di elaborare un grande numero di informazioni in breve
tempo come le macchine, perciò sono sempre più richieste ai data analist specifiche
competenze per selezionare, organizzare, presentare e raffigurare efficacemente i dati
che verranno poi presentati al pubblico o necessari per attuare decisioni strategiche
all’interno di un’azienda.
In questo contesto si è sviluppata la data visualization ossia una modalità di
esplorazione dei dati interattiva e visuale che ci permette di elaborare grandi quantità
di dati più velocemente e senza leggere lunghe forme testuali.
La maggior parte delle
informazioni vengono
catturate dalla vista, la
quale risulta essere il senso
più sviluppato nel corso
della storia. È la funzione
che ci permette di percepire
il mondo che ci circonda e
coinvolge organi complessi
come l‘occhio, il cervello e
un’entità ancora non del
tutto conosciuta: la
coscienza.
Nel corso del tempo e soprattutto con lo sviluppo di nuove tecnologie, il nostro stesso
modo di rapportarci con le informazioni che provengono dall’esterno si è modificato. In
particolar modo si è anche modificato il nostro metodo di lettura e assorbimento,
selezione di nozioni. Con l’arrivo di internet, la possibilità di navigare e rapportarsi con
innumerevoli nuove informazioni, pagine, siti, blog, social tutti collegati, la nostra
attenzione viene catturata da diversi elementi senza focalizzarsi su un argomento
particolare.
Un giornalista del Washington Post, Michael S. Rosenwald scrive in uno dei suoi articoli
che il cervello non è progettato per leggere poiché non ci sono geni per la lettura come
ce ne sono per il linguaggio o la vista. Ma sostiene che il cervello dell’uomo, spinto
dall’emergere dei geroglifici egizi, dell’alfabeto fenicio, dalla carta cinese e, infine,
dalla stampa di Gutenberg, si è adattato a leggere. Il nostro cervello continua ad
adattarsi agli strumenti che utilizziamo (neuroplasticità). Proprio per questo
l’incredibile quantità di dati e le connessioni tra di essi che ci presenta il web, ha
sviluppato in noi una lettura non più lineare.
Con tante informazioni, testo linkato, video e parole mescolate e strumenti interattivi
ovunque, i nostri cervelli creano scorciatoie per orientarsi, scorrendo velocemente le
pagine e cercando parole chiave. Alcuni ricercatori pensano che per molte persone
questo stile di lettura stia diventando predominante anche quando abbiamo a che fare
con strumenti di lettura più tradizionali. Di fatto non leggiamo "meno", anzi: ma
leggiamo proprio in un altro modo. Questo nuovo tipo di lettura e assorbimento dei
contenuti scanner è considerato una forma di adattamento al passaggio da un mondo
con informazione scarsa a un mondo con informazione sovrabbondante. Prima di
Internet, si leggeva soprattutto in modo lineare: a una pagina ne seguiva un’altra, e così
via. Ci potevano essere immagini mescolate al testo, ma tendevano a esserci poche
distrazioni perciò la risorsa scarsa non è più l'informazione, ma l'attenzione.
Questo nuovo comportamento di lettura ha una sua normalità fisiologica (anche
strategica) se vogliamo. Il lettore è alla ricerca della massima efficacia
nell'ottimizzazione del suo tempo di lettura. Quando si compra un giornale di carta le
informazioni sono limitate a quelle pagine mentre oggi abbiamo milioni di cose
intelligenti da leggere e focalizziamo la nostra attenzione in modo diverso. Non è una
cosa necessariamente negativa, ma il naturale passaggio dal pensiero analogico a quello
digitale.
L’attenzione a breve termine non vuol dire necessariamente attenzione debole,
può significare attenzione veloce. Una cosa di cui i critici della cultura dello
schermo non riescono a rendersi conto è che elaborare un’immagine richiede meno
tempo rispetto all’elaborazione di una grande quantità di parole.
Per esempio le opere «Lo Hobbit» e
«Il Signore degli Anelli» scritte da J.
R. R. Tolkien contengono
numerosissimi personaggi (982)
collegati tra loro. Leggendo i libri
può non essere immediatamente
chiaro quali personaggi saranno in
seguito essenziali per la storia, per
questo strumenti visivi come un
grafo possono essere molto utili per
guidarci in una comprensione più
immediata. (GRAFICI)
L’attenzione a breve termine è quel che ci vuole per far fronte a richieste rapide,
ma non preclude un’attività di pensiero più profonda. Quando bisogna approfondire
si può passare a dettagli più discorsivi ma non è più una questione di
immagazzinare informazioni generali o di selezione.
Per i neuroscienziati cognitivi, gli uomini sembrano sviluppare cervelli digitali con
nuovi circuiti per scorrere e filtrare la corrente di informazioni online. Per evitare
di consumare tempo e energie, questo compito di selezione e organizzazione dei
dati viene svolto da appositi programmi che permettono di trasformare
numerosissimi dati grezzi in grafici, tabelle o comunque strumenti visivi che ci
supportano nella comprensione.
In questo contesto sta aumentando costantemente l’utilizzo di infografiche, le quali
risultano essere una forma di comunicazione dei dati semplice efficace
trasmettendo idee complesse in modo diretto e immediato.
La rappresentazione grafica delle
informazioni è sempre stato uno degli
aspetti principali dell'agire comunicativo e
un fondamentale aspetto che la
caratterizza è la ricerca di un ordine che
trasformi i dati in informazioni imponendo
ad essi una struttura relazionale. Anche
l'odierno successo delle infografiche nasce
dalla stessa ragione, la quantità di dati oggi
in nostro possesso è tale da risultare
ingovernabile, ma non si tratta solo del
problema dell'overload informativo, si
tratta della difficoltà di "inquadrare" i dati,
ovvero inserirli in un contesto strutturato,
categorizzato, che li renda comprensibili e
esplorabili.
Questo nuovo metodo per gestire i dati risulta essenziale in ambito aziendale. Le
organizzazioni raccolgono molti dati riguardanti l’ambiente interno della struttura e
l’ambiente esterno, che riguarda la relazione con terzi. Per mantenere una posizione
competitiva nel mercato bisogna saper sfruttare il potenziale di dataset sempre più
ricchi e variegati, analizzandoli in modi nuovi per ricavarne decisioni mirate e
modelli di business più redditizi. Le aziende devono saper valutare la situazione
economica-monetaria, finanziare e patrimoniale attraverso prospetti di bilancio che
possono anche essere rappresentati graficamente per essere più intuitivi.
Inoltre un altro aspetto essenziale della buona gestione aziendale è saper
sviluppare un buon rapporto di fiducia con i vari stakeholders esterni:
 Clienti
 Livello di loyalty
 Strategie di marketing
 Acquisto di nuovi dati
 Fornitori
 Forza contrattuale
 Rapporti vantaggiosi
 Trasparenza
Quante aziende italiane usano davvero i dati per prendere decisioni?
O meglio quante aziende attuano una politica di data-driven decision
management (DDDM)?
Simone Lovati, direttore marketing e product management di Cerved, sostiene in
un’intervista che:
“è da tre anni che si parla di data driven, ma le società che davvero sfruttano la
potenza dei dati per proporre offerte customizzate sono al di sotto del 10%”.
Quella che stiamo vivendo “è una fase di switch, che ci porterà a parlare meno
della tecnologia attorno ai data, come sta avvenendo ora, ma a viverla di più”.
Nella stessa intervista Armando Capone, senior global consultant di Experian,
attiva nel sistema di informazioni creditizie, spiega che la società “ha realizzato
una ricerca rivolta a vari soggetti come società finanziarie per capire a che punto
sia la gestione dati e il tema della trasformazione digitale. È infatti importante
cercare di sfruttare i dati in maniera integrata su tutti i momenti di contatto col
cliente”. Risultato: “Circa il 65% ha risposto che non ha una vista a 360 gradi del
cliente. E non riesce a mettere insieme tutti i dati a disposizione”. Solo il 20%
“estrae valore da questi dati e li usa al massimo”.
L’aumento dell’utilizzo e la ricerca di nuovi dati da parte delle aziende risulta
innegabile. In particolare negli ultimi anni sono aumentate le organizzazioni che
per restare più a contatto con i clienti hanno sfruttato soprattutto piattaforme
social come Facebook o Linkedin. Un articolo presente nel Il Sole 24ore vengono
evidenziati questi cambiamenti di prospettiva.
Nel 2017 un impresa su due ha usato
un social network come veicolo
pubblicitario o per posizionare il
proprio brand. Eurostat certifica che
nel 2017 il 47% delle aziende europee
ha usato almeno un social media e il
dato è in crescita, se si pensa che nel
solo 2013 erano soltanto il 36%, ovvero
un’azienda su tre. Lo scorso anno sono
stati utilizzati dal 45% delle aziende
europee.
Eccellenza scientifica ● Leadership industriale ● Sfide per la società
https://data.europa.eu/euodp/it/data/dataset/cordisH2020projects
Grazie per l’attenzione!

Presentazione dei dati

  • 1.
    LA PRESENTAZIONE DEI DATI Università Ca’Foscari di Venezia Ferro Giulia
  • 2.
    Il continuo aumentodella quantità di dati disponibile ha promosso lo sviluppo di nuove forme di rappresentazione e organizzazione dei dati che permette una comprensione più immediata e selettiva delle informazioni. Il cervello umano non è in grado di elaborare un grande numero di informazioni in breve tempo come le macchine, perciò sono sempre più richieste ai data analist specifiche competenze per selezionare, organizzare, presentare e raffigurare efficacemente i dati che verranno poi presentati al pubblico o necessari per attuare decisioni strategiche all’interno di un’azienda.
  • 3.
    In questo contestosi è sviluppata la data visualization ossia una modalità di esplorazione dei dati interattiva e visuale che ci permette di elaborare grandi quantità di dati più velocemente e senza leggere lunghe forme testuali. La maggior parte delle informazioni vengono catturate dalla vista, la quale risulta essere il senso più sviluppato nel corso della storia. È la funzione che ci permette di percepire il mondo che ci circonda e coinvolge organi complessi come l‘occhio, il cervello e un’entità ancora non del tutto conosciuta: la coscienza.
  • 4.
    Nel corso deltempo e soprattutto con lo sviluppo di nuove tecnologie, il nostro stesso modo di rapportarci con le informazioni che provengono dall’esterno si è modificato. In particolar modo si è anche modificato il nostro metodo di lettura e assorbimento, selezione di nozioni. Con l’arrivo di internet, la possibilità di navigare e rapportarsi con innumerevoli nuove informazioni, pagine, siti, blog, social tutti collegati, la nostra attenzione viene catturata da diversi elementi senza focalizzarsi su un argomento particolare.
  • 5.
    Un giornalista delWashington Post, Michael S. Rosenwald scrive in uno dei suoi articoli che il cervello non è progettato per leggere poiché non ci sono geni per la lettura come ce ne sono per il linguaggio o la vista. Ma sostiene che il cervello dell’uomo, spinto dall’emergere dei geroglifici egizi, dell’alfabeto fenicio, dalla carta cinese e, infine, dalla stampa di Gutenberg, si è adattato a leggere. Il nostro cervello continua ad adattarsi agli strumenti che utilizziamo (neuroplasticità). Proprio per questo l’incredibile quantità di dati e le connessioni tra di essi che ci presenta il web, ha sviluppato in noi una lettura non più lineare.
  • 6.
    Con tante informazioni,testo linkato, video e parole mescolate e strumenti interattivi ovunque, i nostri cervelli creano scorciatoie per orientarsi, scorrendo velocemente le pagine e cercando parole chiave. Alcuni ricercatori pensano che per molte persone questo stile di lettura stia diventando predominante anche quando abbiamo a che fare con strumenti di lettura più tradizionali. Di fatto non leggiamo "meno", anzi: ma leggiamo proprio in un altro modo. Questo nuovo tipo di lettura e assorbimento dei contenuti scanner è considerato una forma di adattamento al passaggio da un mondo con informazione scarsa a un mondo con informazione sovrabbondante. Prima di Internet, si leggeva soprattutto in modo lineare: a una pagina ne seguiva un’altra, e così via. Ci potevano essere immagini mescolate al testo, ma tendevano a esserci poche distrazioni perciò la risorsa scarsa non è più l'informazione, ma l'attenzione.
  • 7.
    Questo nuovo comportamentodi lettura ha una sua normalità fisiologica (anche strategica) se vogliamo. Il lettore è alla ricerca della massima efficacia nell'ottimizzazione del suo tempo di lettura. Quando si compra un giornale di carta le informazioni sono limitate a quelle pagine mentre oggi abbiamo milioni di cose intelligenti da leggere e focalizziamo la nostra attenzione in modo diverso. Non è una cosa necessariamente negativa, ma il naturale passaggio dal pensiero analogico a quello digitale.
  • 8.
    L’attenzione a brevetermine non vuol dire necessariamente attenzione debole, può significare attenzione veloce. Una cosa di cui i critici della cultura dello schermo non riescono a rendersi conto è che elaborare un’immagine richiede meno tempo rispetto all’elaborazione di una grande quantità di parole. Per esempio le opere «Lo Hobbit» e «Il Signore degli Anelli» scritte da J. R. R. Tolkien contengono numerosissimi personaggi (982) collegati tra loro. Leggendo i libri può non essere immediatamente chiaro quali personaggi saranno in seguito essenziali per la storia, per questo strumenti visivi come un grafo possono essere molto utili per guidarci in una comprensione più immediata. (GRAFICI)
  • 9.
    L’attenzione a brevetermine è quel che ci vuole per far fronte a richieste rapide, ma non preclude un’attività di pensiero più profonda. Quando bisogna approfondire si può passare a dettagli più discorsivi ma non è più una questione di immagazzinare informazioni generali o di selezione. Per i neuroscienziati cognitivi, gli uomini sembrano sviluppare cervelli digitali con nuovi circuiti per scorrere e filtrare la corrente di informazioni online. Per evitare di consumare tempo e energie, questo compito di selezione e organizzazione dei dati viene svolto da appositi programmi che permettono di trasformare numerosissimi dati grezzi in grafici, tabelle o comunque strumenti visivi che ci supportano nella comprensione.
  • 10.
    In questo contestosta aumentando costantemente l’utilizzo di infografiche, le quali risultano essere una forma di comunicazione dei dati semplice efficace trasmettendo idee complesse in modo diretto e immediato. La rappresentazione grafica delle informazioni è sempre stato uno degli aspetti principali dell'agire comunicativo e un fondamentale aspetto che la caratterizza è la ricerca di un ordine che trasformi i dati in informazioni imponendo ad essi una struttura relazionale. Anche l'odierno successo delle infografiche nasce dalla stessa ragione, la quantità di dati oggi in nostro possesso è tale da risultare ingovernabile, ma non si tratta solo del problema dell'overload informativo, si tratta della difficoltà di "inquadrare" i dati, ovvero inserirli in un contesto strutturato, categorizzato, che li renda comprensibili e esplorabili.
  • 11.
    Questo nuovo metodoper gestire i dati risulta essenziale in ambito aziendale. Le organizzazioni raccolgono molti dati riguardanti l’ambiente interno della struttura e l’ambiente esterno, che riguarda la relazione con terzi. Per mantenere una posizione competitiva nel mercato bisogna saper sfruttare il potenziale di dataset sempre più ricchi e variegati, analizzandoli in modi nuovi per ricavarne decisioni mirate e modelli di business più redditizi. Le aziende devono saper valutare la situazione economica-monetaria, finanziare e patrimoniale attraverso prospetti di bilancio che possono anche essere rappresentati graficamente per essere più intuitivi.
  • 12.
    Inoltre un altroaspetto essenziale della buona gestione aziendale è saper sviluppare un buon rapporto di fiducia con i vari stakeholders esterni:  Clienti  Livello di loyalty  Strategie di marketing  Acquisto di nuovi dati  Fornitori  Forza contrattuale  Rapporti vantaggiosi  Trasparenza
  • 13.
    Quante aziende italianeusano davvero i dati per prendere decisioni? O meglio quante aziende attuano una politica di data-driven decision management (DDDM)?
  • 14.
    Simone Lovati, direttoremarketing e product management di Cerved, sostiene in un’intervista che: “è da tre anni che si parla di data driven, ma le società che davvero sfruttano la potenza dei dati per proporre offerte customizzate sono al di sotto del 10%”. Quella che stiamo vivendo “è una fase di switch, che ci porterà a parlare meno della tecnologia attorno ai data, come sta avvenendo ora, ma a viverla di più”. Nella stessa intervista Armando Capone, senior global consultant di Experian, attiva nel sistema di informazioni creditizie, spiega che la società “ha realizzato una ricerca rivolta a vari soggetti come società finanziarie per capire a che punto sia la gestione dati e il tema della trasformazione digitale. È infatti importante cercare di sfruttare i dati in maniera integrata su tutti i momenti di contatto col cliente”. Risultato: “Circa il 65% ha risposto che non ha una vista a 360 gradi del cliente. E non riesce a mettere insieme tutti i dati a disposizione”. Solo il 20% “estrae valore da questi dati e li usa al massimo”.
  • 15.
    L’aumento dell’utilizzo ela ricerca di nuovi dati da parte delle aziende risulta innegabile. In particolare negli ultimi anni sono aumentate le organizzazioni che per restare più a contatto con i clienti hanno sfruttato soprattutto piattaforme social come Facebook o Linkedin. Un articolo presente nel Il Sole 24ore vengono evidenziati questi cambiamenti di prospettiva. Nel 2017 un impresa su due ha usato un social network come veicolo pubblicitario o per posizionare il proprio brand. Eurostat certifica che nel 2017 il 47% delle aziende europee ha usato almeno un social media e il dato è in crescita, se si pensa che nel solo 2013 erano soltanto il 36%, ovvero un’azienda su tre. Lo scorso anno sono stati utilizzati dal 45% delle aziende europee.
  • 16.
    Eccellenza scientifica ●Leadership industriale ● Sfide per la società https://data.europa.eu/euodp/it/data/dataset/cordisH2020projects
  • 20.