Pietro Pinna, primo obiettore di coscienza italiano del dopoguerra, racconta la sua esperienza nell'opposizione alla guerra e l'impatto della violenza che ha vissuto. Sostiene il disarmo unilaterale e critica la concezione tradizionale della guerra, ritenendola un crimine collettivo, mentre invita a un cambiamento di mentalità nel perseguire la pace senza l'uso della forza. Pinna mette in luce la necessità di un movimento popolare per promuovere la nonviolenza e l'obiezione di coscienza per contrastare l'esercito e il militarismo.