La cicala e la formica ( J de la Fontaine)
L'estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e
cantava, cantava, cantava. Venne il freddo e la cicala imprevidente, si trovò senza un
rifugio e senza cibo. Si ricordò che la formica per tutta l'estate aveva accumulato
provviste nella sua calda casina sotto terra. Andò a bussare alla porta della formica.
La formica si fece sulla porta reggendo una vecchia lampada ad olio.
- Cosa vuoi? - chiese con aria infastidita.
- Ho freddo, ho fame….- balbettò la cicala.
Dietro di lei si vedeva la campagna innevata. Anche il cappello della cicala ed il violino
erano pieni di neve.
- Ma davvero? - brontolò la formica - lo ho lavorato tutta l'estate per accumulare il cibo
per l'inverno. Tu che cosa hai fatto in quelle giornate di sole?
- Io ho cantato!
- Hai cantato? - Bene… adesso balla!
La formica richiuse la porta e tornò al calduccio della sua casetta, mentre la cicala, con
il cappello ed il violino coperti di neve, si allontanava, ad ali basse, nella campagna

Il leone e il topo (J de la Fontaine)
Un po' sbadatamente, un topo uscì dalla sua tana sotterranea, finendo tra le zampe di un
leone.Il re degli animali, in quell'occasione mostrò di essere quello che era e gli lasciò la
vita.Questa buona azione non fu perduta. Chi avrebbe mai creduto che un leone potesse
aver bisogno di un topo? Dunque successe che, nell'uscire dalla foresta, quel leone fosse
preso in una rete: i suoi ruggiti non riuscirono a spezzarla. Accorse il topo e si diede
tanto da fare con i denti che rosicchiò una maglia, quella giusta, e disfece la trappola.
La pazienza e il tempo fanno più della forza e della rabbia.

 Il corvo e la volpe (Esopo)
Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a posarsi su di un albero. Lo
vide la volpe e le venne voglia di quella carne. Si fermò à suoi piedi e cominciò ad
adularla, facendo grandi lodi del suo corpo perfetto e della sua bellezza, della lucentezza
delle sue penne, dicendo che nessuno era più adatto dì lui ad essere il re degli uccelli, e
che lo sarebbe diventato senz'altro, se avesse avuto la voce. Il corvo, allora, volendo
mostrare che neanche la voce gli mancava, si mise a gracchiare con tutte le sue forze, e
lasciò cadere la carne. La volpe si precipitò ad afferrarla e beffeggiò il corvo
soggiungendo: " Se, poi, caro il mio corvo, tu avessi anche il cervello, non ti
mancherebbe altro, per diventare re ".

La lepre e la tartaruga (Esopo)
La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: - Nessuno può battermi in velocità -
diceva. - Sfido chiunque a correre come me.
La tartaruga, con la sua solita calma, disse: - Accetto la sfida.
- Questa è buona! - esclamò la lepre; e scoppiò a ridere.
- Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. - Vuoi fare questa gara?
Così fu stabilito un percorso e dato il via.
La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si
fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino.
La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l'altro, e quando la lepre si
svegliò, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma
ormai era troppo tardi per vincere la gara.
La tartaruga sorridendo disse: "Non serve correre, bisogna partire in tempo."
Il lupo e l’agnello (Fedro)
Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo
era più a monte, mentre l'agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però
spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: "Perché osi intorbidarmi l'acqua?"
L'agnello tremando rispose: "Come posso fare questo se l'acqua scorre da te a me?"
"E' vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole".
"Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato".
"Allora" riprese il lupo "fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie".
Quindi saltò addosso all'agnello e se lo mangiò.
Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro
falsi pretesti.


Il fico (Leonardo da Vinci)
C'era una volta un fico che non aveva frutti.
Tutti gli passavano accanto, ma nessuno lo guardava. A primavera spuntavano anche a
lui le foglie, ma d'estate, quando gli altri alberi si caricavano di frutti, sui suoi rami non
compariva nulla.
- Mi piacerebbe tanto esser lodato dagli uomini - sospirava i fico. - Basterebbe che
riuscissi a fruttificare come le altre piante.
Prova e riprova, finalmente, un'estate, si trovò pieno di frutti anche lui. Il sole li fece
crescere, li gonfiò, li riempì di dolce sapore.
Gli uomini se ne accorsero. Anzi, non avevano mai visto un fico così carico di frutti: e
subito fecero a gara a chi ne coglieva di più. Si arrampicarono sul tronco, con i bastoni
piegarono i rami più alti, col loro peso ne stroncarono parecchi: tutti volevano
assaggiare quei fichi deliziosi, e il povero fico, ben presto, si ritrovò piegato e rotto.



                          Il ragno e l’uva (Leonardo da Vinci)
Un ragno, dopo essere stato per molti giorni ad osservare il movimento degli insetti, si
accorse che le mosche accorrevano specialmente verso un grappolo d'uva dagli acini
grossi e dolcissimi.
- Ho capito disse fra sé.
Si arrampicò, dunque, in cima alla vite, e di lassù, con un filo sottile, si calò fino al
grappolo installandosi in una celletta nascosta fra gli acini. Da quel nascondiglio
incominciò ad assaltare, come un ladrone, le povere mosche che cercavano il cibo; e ne
uccise molte, perché nessuna di loro sospettava la sua presenza.
Ma intanto venne il tempo della vendemmia. Il contadino arrivò nel campo colse anche
quel grappolo, e lo buttò nella bigoncia, dove fu subito pigiato insieme agli altri
grappoli.
L'uva, così, fu il fatale tranello per il ragno ingannatore, che morì insieme alle mosche
ingannate.

Tratto da www.letturegiovani.it

Fiabe I

  • 1.
    La cicala ela formica ( J de la Fontaine) L'estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e cantava, cantava, cantava. Venne il freddo e la cicala imprevidente, si trovò senza un rifugio e senza cibo. Si ricordò che la formica per tutta l'estate aveva accumulato provviste nella sua calda casina sotto terra. Andò a bussare alla porta della formica. La formica si fece sulla porta reggendo una vecchia lampada ad olio. - Cosa vuoi? - chiese con aria infastidita. - Ho freddo, ho fame….- balbettò la cicala. Dietro di lei si vedeva la campagna innevata. Anche il cappello della cicala ed il violino erano pieni di neve. - Ma davvero? - brontolò la formica - lo ho lavorato tutta l'estate per accumulare il cibo per l'inverno. Tu che cosa hai fatto in quelle giornate di sole? - Io ho cantato! - Hai cantato? - Bene… adesso balla! La formica richiuse la porta e tornò al calduccio della sua casetta, mentre la cicala, con il cappello ed il violino coperti di neve, si allontanava, ad ali basse, nella campagna Il leone e il topo (J de la Fontaine) Un po' sbadatamente, un topo uscì dalla sua tana sotterranea, finendo tra le zampe di un leone.Il re degli animali, in quell'occasione mostrò di essere quello che era e gli lasciò la vita.Questa buona azione non fu perduta. Chi avrebbe mai creduto che un leone potesse aver bisogno di un topo? Dunque successe che, nell'uscire dalla foresta, quel leone fosse preso in una rete: i suoi ruggiti non riuscirono a spezzarla. Accorse il topo e si diede tanto da fare con i denti che rosicchiò una maglia, quella giusta, e disfece la trappola. La pazienza e il tempo fanno più della forza e della rabbia. Il corvo e la volpe (Esopo) Un corvo aveva rubato un pezzo di carne ed era andato a posarsi su di un albero. Lo vide la volpe e le venne voglia di quella carne. Si fermò à suoi piedi e cominciò ad adularla, facendo grandi lodi del suo corpo perfetto e della sua bellezza, della lucentezza delle sue penne, dicendo che nessuno era più adatto dì lui ad essere il re degli uccelli, e che lo sarebbe diventato senz'altro, se avesse avuto la voce. Il corvo, allora, volendo mostrare che neanche la voce gli mancava, si mise a gracchiare con tutte le sue forze, e lasciò cadere la carne. La volpe si precipitò ad afferrarla e beffeggiò il corvo soggiungendo: " Se, poi, caro il mio corvo, tu avessi anche il cervello, non ti mancherebbe altro, per diventare re ". La lepre e la tartaruga (Esopo) La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: - Nessuno può battermi in velocità - diceva. - Sfido chiunque a correre come me. La tartaruga, con la sua solita calma, disse: - Accetto la sfida. - Questa è buona! - esclamò la lepre; e scoppiò a ridere. - Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. - Vuoi fare questa gara? Così fu stabilito un percorso e dato il via. La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l'altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara. La tartaruga sorridendo disse: "Non serve correre, bisogna partire in tempo."
  • 2.
    Il lupo el’agnello (Fedro) Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l'agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: "Perché osi intorbidarmi l'acqua?" L'agnello tremando rispose: "Come posso fare questo se l'acqua scorre da te a me?" "E' vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole". "Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato". "Allora" riprese il lupo "fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie". Quindi saltò addosso all'agnello e se lo mangiò. Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti. Il fico (Leonardo da Vinci) C'era una volta un fico che non aveva frutti. Tutti gli passavano accanto, ma nessuno lo guardava. A primavera spuntavano anche a lui le foglie, ma d'estate, quando gli altri alberi si caricavano di frutti, sui suoi rami non compariva nulla. - Mi piacerebbe tanto esser lodato dagli uomini - sospirava i fico. - Basterebbe che riuscissi a fruttificare come le altre piante. Prova e riprova, finalmente, un'estate, si trovò pieno di frutti anche lui. Il sole li fece crescere, li gonfiò, li riempì di dolce sapore. Gli uomini se ne accorsero. Anzi, non avevano mai visto un fico così carico di frutti: e subito fecero a gara a chi ne coglieva di più. Si arrampicarono sul tronco, con i bastoni piegarono i rami più alti, col loro peso ne stroncarono parecchi: tutti volevano assaggiare quei fichi deliziosi, e il povero fico, ben presto, si ritrovò piegato e rotto. Il ragno e l’uva (Leonardo da Vinci) Un ragno, dopo essere stato per molti giorni ad osservare il movimento degli insetti, si accorse che le mosche accorrevano specialmente verso un grappolo d'uva dagli acini grossi e dolcissimi. - Ho capito disse fra sé. Si arrampicò, dunque, in cima alla vite, e di lassù, con un filo sottile, si calò fino al grappolo installandosi in una celletta nascosta fra gli acini. Da quel nascondiglio incominciò ad assaltare, come un ladrone, le povere mosche che cercavano il cibo; e ne uccise molte, perché nessuna di loro sospettava la sua presenza. Ma intanto venne il tempo della vendemmia. Il contadino arrivò nel campo colse anche quel grappolo, e lo buttò nella bigoncia, dove fu subito pigiato insieme agli altri grappoli. L'uva, così, fu il fatale tranello per il ragno ingannatore, che morì insieme alle mosche ingannate. Tratto da www.letturegiovani.it