30                                                                                                                        ...
Temi&Strumenti  Studi e ricerche         30 ISBN 88-543-0029-2
L’Isfol, Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavo-ratori, è stato istituito con D.P.R. n. 478 del ...
Unione europeaFondo sociale europeo                        ISFOLLA MOBILITA’ COSTRETTALa mobilità geograficadei giovani it...
Il volume raccoglie i risultati della ricerca sulla mobilità geografica interna deigiovani italiani sviluppata nell’ambito...
INDICE                                                                  pag.Introduzione                                  ...
INDICE                                                                        pag.    1.4 Le variabili socio-economiche de...
INDICE DELLE TABELLE                                                                             pag.Tab.    1 - Tasso Mig...
INDICE DELLE TABELLE                                                                         pag.Tab. 19 - Media degli ann...
INDICE DELLE FIGURE                                                                        pag.Fig.    1 - Peso occupati p...
INDICE DELLE FIGURE                                                                              pag.Fig.   29 - Valutazio...
INDICE DELLE FIGURE                                                                       pag.Fig. 61 - Livello d’istruzio...
INDICE DEI BOX                                                                   pag.Box 1 - Programmi ed iniziative europ...
INTRODUZIONE    L’ISFOL nella sede decentrata di Benevento1 ha avviato un percorsodi approfondimento delle variabili di ro...
INTRODUZIONEIn Italia, il Piano di attuazione del rilancio della strategia europea diLisbona PICO (Piano per l’Innovazione...
INTRODUZIONEspondente componente in entrata così da trasformare il pericoloso fe-nomeno del brain drain in un virtuoso e p...
CAPITOLO 1LA MOBILITA’ DEI GIOVANIITALIANI DELLE REGIONIOBIETTIVO 1    Il processo di sviluppo e trasformazione delle real...
CAPITOLO 1    Dalle valutazioni emerse da tale indagine ne consegue un modellodi sintesi in regressione multipla che ha co...
LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1    Il trend del flusso migratorio interno riprende nel 1994, t...
CAPITOLO 1    Storia della    vato. In questo arco di tempo, infatti, in Italia si è assistito simultanea-    migrazione  ...
LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1     Verso la metà degli anni Novanta la situazione sembra camb...
CAPITOLO 1    Storia della       Nell’intervallo di tempo considerato, il tasso di variazione del Pil    migrazione      p...
LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Tabella 2 - Variazione % della composizione della Forza Lavoro...
CAPITOLO 11.1.2 Migrazione e struttura demografica    L’intensità e la consistenza dei flussi migratori influiscono notevo...
LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1ne il primato circa il grado di invecchiamento della popolazion...
CAPITOLO 1Migrazione e     Tabella 4 - Indice di ricambio nelle Regioni Obiettivo 1    struttura    Serie storica 2002-200...
LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Figura 2 - Età media della popolazione - Anni 2002-2005        ...
CAPITOLO 1Indicatori di    (segue) Tabella 6 - Indice di struttura della popolazione attiva e tasso migratorio interno    ...
LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Figura 3 - Tasso di mobilità residenziale per 1.000 abitanti - ...
CAPITOLO 1                Figura 4 - Indice cumulato della variazione della popolazione per 1.000 abitantiIndicatori di   ...
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CAPITOLO 1Flussi di laureati    Tabella 7 - Rapporto tra laureati residenti in regione e in provincia, in percentuale     ...
LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 11.2.2 Flussi di diplomati universitari meridionali all’interno ...
CAPITOLO 1Flussi di diplomati    della stessa provincia non risulta essere un valore particolarmente indi-        universi...
LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Tabella 8 – Atenei - Facoltà preferite dagli studenti resident...
CAPITOLO 1   Studenti del    nella propria regione o ancora all’interno del Mezzogiorno, è inferiore  Mezzogiorno      al ...
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La mobilità costretta

  1. 1. 30 Temi&Strumenti Studi e ricerche 30 Temi&Strumenti Studi e ricercheL ’ISFOL, conformemente a quanto previsto dall’Art. 2 comma 3 del proprio Statuto, ha attivato una sede decentrata in Benevento al fine di fornire supporto alle Regio- ni ed agli Enti locali, nelle aree del Mezzogiorno (ex Obiettivo 1 programmazionefondi strutturali 2000-2006).Si tratta di una scelta funzionale-organizzativa volta a seguire i territori, tramite una E DELLA PREVIDENZA SO C I A L Eprossimità anche fisica, nelle loro evoluzioni e quindi a calibrare le attività tipiche del- Unione europea Direzione Generale per le Politiche Fondo sociale europeo per l’Orientamento e la Formazionel’ISFOL, in modo dinamico e contestualizzato, sui temi del capitale umano e dello svi-luppo locale.La mission, i compiti e le funzioni dell’Istituto assumono nella sede di Benevento unaconnotazione puntuale e sistemica sulle problematiche e sulle prospettive del Sud.Nella sede decentrata opera il Centro per lo Sviluppo Locale quale sensore sui territori,luogo di divulgazione scientifica e di ricerca per ambiti territoriali e sportello agenzialeper lo sviluppo. LA MOBILITA’ COSTRETTATra le attività del Centro, finanziate con D. Dir. N. 285 Bis/I/04 della DGPOF del Ministe- caratteristiche e prospettive delle Regioni del Mezzogiornoro del Lavoro e delle Politiche Sociali, rientra la presente ricerca sulla mobilità geografi-ca dei giovani italiani.Sia a livello comunitario che nazionale la mobilità viene considerata quale fattore stra- La mobilità geograficategico di sviluppo e il “2006” è stato proclamato dalla Commissione europea “Anno eu-ropeo della mobilità professionale”. dei giovani italiani: caratteristiche e prospettive La mobilità geografica dei giovani italiani:Il fenomeno sicuramente ha dei risvolti positivi a livello europeo e nazionale poiché ap-piana quei differenziali territoriali tra domanda e offerta di competenze, soddisfa le esi-genze individuali e arricchisce lo stesso capitale umano in mobilità, ma se si osserva lamobilità sotto la “lente territoriale” può nascondere degli impatti negativi soprattutto delle Regioni del Mezzogiornonel lungo termine.E’ il caso di aree deboli come quelle del Mezzogiorno d’Italia. LA MOBILITA’ COSTRETTACon la presente ricerca si è voluto, dunque, approfondire la mobilità dei giovani italianiindividuando le caratteristiche e le prospettive delle Regioni Obiettivo 1 e cercando dicomprendere il fenomeno anche nella sua componente non sana, che si potrebbe defi-nire “costretta”.Di certo oggi non si assiste ad esodi migratori come quelli registrati negli anni 50’ e 60’ma i flussi riguardano soprattutto giovani a medio-alta scolarizzazione per cui ci trovia-mo di fronte ad un fenomeno di drenaggio geografico delle competenze: il brain drain. ISBN 88-543-0029-2 9 788854 300293 Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori
  2. 2. Temi&Strumenti Studi e ricerche 30 ISBN 88-543-0029-2
  3. 3. L’Isfol, Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavo-ratori, è stato istituito con D.P.R. n. 478 del 30 giugno 1973, e riconosciu-to Ente di ricerca con Decreto legislativo n. 419 del 29 ottobre 1999; hasede in Roma ed è sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro edella Previdenza sociale. L’Istituto opera in base al nuovo Statuto appro-vato con D.P.C.M. del 19 marzo 2003 ed al nuovo assetto organizzati-vo approvato con delibera del Consiglio di Amministrazione n. 12 del6.10.2004.Svolge attività di studio, ricerca, sperimentazione, documentazione,informazione e valutazione nel campo della formazione, delle politichesociali e del lavoro, al fine di contribuire alla crescita dell’occupazione,al miglioramento delle risorse umane, all’inclusione sociale ed allo svi-luppo locale. Fornisce consulenza tecnico-scientifica al Ministero delLavoro e delle Previdenza Sociale e ad altri Ministeri, alle Regioni,Province autonome e agli Enti locali, alle Istituzioni nazionali pubblichee private. Svolge incarichi che gli vengono attribuiti dal Parlamento e faparte del Sistema statistico nazionale.Svolge anche il ruolo di struttura di assistenza tecnica per le azioni disistema del Fondo sociale europeo, è Agenzia Nazionale LLP–Programmasettoriale Leonardo da Vinci, Centro Nazionale Europass, Struttura na-zionale di supporto all’iniziativa comunitaria Equal.PresidenteSergio TrevisanatoDirettore GeneraleAntonio CaponeLa collana “Temi&Strumenti” – articolata in Studi e Ricerche, Percorsi,Politiche comunitarie – presenta i risultati delle attività di ricerca dell’Isfol suitemi di competenza istituzionale, al fine di diffondere le conoscenze, svilup-pare il dibattito, contribuire all’innovazione e alla qualificazione dei sistemi diriferimento.La collana “Temi&Strumenti” è curata da Isabella Pitoni, responsabile UfficioComunicazione Istituzionale Isfol.2006 – ISFOLVia G. B. Morgagni, 3300161 RomaTel. 06445901http://www.isfol.it
  4. 4. Unione europeaFondo sociale europeo ISFOLLA MOBILITA’ COSTRETTALa mobilità geograficadei giovani italiani:caratteristiche e prospettivedelle Regioni del Mezzogiorno ISFOL EDITORE
  5. 5. Il volume raccoglie i risultati della ricerca sulla mobilità geografica interna deigiovani italiani sviluppata nell’ambito delle attività finanziate con D. Dir. N.285 Bis/I/04 della DGPOF del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.La ricerca è a cura del “Centro per lo Sviluppo Locale” che opera presso la se-de decentrata dell’ISFOL in Benevento per le aree del Mezzogiorno.Responsabile sedeAntonio CaponeGruppo di LavoroMassimo Resce – progetto di ricerca, progetto di pubblicazione, supervisione,integrazioni e raccordiGiuliana Tesauro – modelli e analisi socio – economicheGiuseppe Rillo e Francesco Manente - modelli ed elaborazioni statisticheRaffaele Castagnozzi – analisi socio – demograficheAlessia Colalillo e Giovanna Rossi – ricognizione ed analisi normativaGianpiero Colatruglio – elaborazioni GISIndagine CATIl’indagine è stata impostata con la collaborazione di Andrea Rocchi delCentro Risorse Nazionale per l’Orientamento ed è stata realizzata per l’ISFOL daSynergy Knowledge People S.r.l. e Tendentia S.r.l.La pubblicazione è aggiornata al 31 dicembre 2006.Coordinamento editoriale della collana Temi&Strumenti:Piero Buccione e Aurelia Tirelli.Collaborazione di Paola Piras.
  6. 6. INDICE pag.Introduzione 13Cap. 1 La mobilità dei giovani italiani delle Regioni Obiettivo 1 17 1.1 Aspetti storico - demografici della migrazione interna 18 1.1.1 Storia della migrazione interna in Italia 18 1.1.2 Migrazione e struttura demografica 24 1.1.3 Indicatori di mobilità 27 1.2 Analisi della mobilità formativa dei giovani 30 1.2.1 Flussi di laureati meridionali all’interno del Mezzogiorno 30 1.2.2 Flussi di diplomati universitari meridionali all’interno del Mezzogiorno 33 1.2.3 Studenti del Mezzogiorno laureati e diplomati nelle Università del Centro-Nord 34 1.2.4 Studenti stranieri laureati e diplomati in Italia 36 1.2.5 Flussi di iscritti 38 1.2.6 Relazione tra laureati maschi e femmine residenti nelle aree Obiettivo 1 40 1.2.7 Università preferite e tempo medio per laurearsi 42 1.2.8 Sintesi delle caratteristiche della mobilità formativa in Italia 47 1.3 Indagine sugli attegiamenti dei giovani italiani nei confronti della mobilità 48 1.3.1 Obiettivi e modalità di indagine 48 1.3.2 Risultati generali 49 1.3.3 Segmentazione della popolazione 52 1.3.4 Dettaglio su alcune province 62 1.3.5 Dettaglio dei risultati 62 1.3.6 Focus sui giovani in mobilità originari delle Regioni Obiettivo 1 88 1.3.7 Sintesi delle caratteristiche della mobilità 91 5
  7. 7. INDICE pag. 1.4 Le variabili socio-economiche dei flussi di mobiltà costretta 92 1.4.1 Ipotesi sui fattori socio-economici determinanti 93 1.4.2 Analisi multidimensionale delle variabili socio – economiche determinanti il flusso migratorio 123 1.4.3 Elaborazione di un modello di lettura 130 1.4.4 Comparazione tra Regioni Obiettivo 1 e Regioni del Centro - Nord 134 1.4.5 Sintesi delle caratteristiche delle determinanti socio- economiche dei flussi di mobilità 135Cap. 2 La mobilità tra politiche per il capitale umano e lo sviluppo locale 137 2.1 Il capitale umano nei procesi di crescita economica e sviluppo 138 2.1.1 Crescita economica e sviluppo 138 2.1.2 Il capitale umano: definizione e metodi di calcolo 140 2.1.3 Il peso del capitale umano nei processi di crescita e sviluppo 144 2.2 La situazione nel mezzoggiorno 148 2.2.1 Il livello di istruzione dei cancellati 148 2.2.2 Capitale umano e forza lavoro 156 2.2.3 I flussi di mobilità delle Regioni Obiettivo 1: il “brain drain” 164 2.3 Le politiche sulla mobilità’ 166 2.3.1 Strumenti comunitari e nazionali a sostegno della mobilità 167 2.3.2 Le iniziative regionali a sostegno della mobilità 176Cap. 3 Conclusioni 183APPENDICE STATISTICA 189BIBLIOGRAFIA 2636
  8. 8. INDICE DELLE TABELLE pag.Tab. 1 - Tasso Migratorio Interno e PIL pro-capite Regioni dell’Obiettivo 1 - Italia 22Tab. 2 - Variazione % della composizione della Forza Lavoro per titolo di studio 23Tab. 3 - Indice di struttura della popolazione attiva nelle Regioni Obiettivo 1 25Tab. 4 - Indice di ricambio nelle Regioni Obiettivo 1 26Tab. 5 - Tasso di disoccupazione nelle Regioni Obiettivo 1 26Tab. 6 - Indice di struttura della popolazione attiva e tasso migratorio interno 28Tab. 7 - Rapporto tra laureati residenti in Regione e in Provincia, in percentuale 32Tab. 8 - Atenei - Facoltà preferiti dagli studenti residenti nelle Regioni Obiettivo1 35Tab. 9 - Province delle Regioni Obiettivo 1 con maggior numero di laureati in Atenei centro-settentrionali 35Tab. 10 - Laureati e Diplomati Universitari stranieri nelle Università italiane per continente di provenienza 37Tab. 11 - Sedi universitarie italiane preferite dagli studenti stranieri 38Tab. 12 - Province delle Regioni Obiettivo 1 con maggior numero di iscritti in Atenei centro-settentrionali 39Tab. 13 - Regioni Obiettivo 1 con maggior numero di iscritti in Atenei centro-settentrionali 40Tab. 14 - Media degli anni impiegati per conseguire la laurea presso l’Università di Bologna 43Tab. 15 - Laureati che si inseriscono nella struttura occupazionale 44Tab. 16 - Laureati che si inseriscono nella struttura occupazionale 44Tab. 17 - Media degli anni impiegati per conseguire la laurea presso l’Università Bocconi 45Tab. 18 - Media degli anni impiegati per conseguire la laurea presso l’Università Cattolica di Milano 46 7
  9. 9. INDICE DELLE TABELLE pag.Tab. 19 - Media degli anni impiegati per conseguire la laurea presso l’Università Cattolica di Milano 46Tab. 20 - Laureati che si inseriscono nella struttura occupazionale 47Tab. 21 - Laureati che si inseriscono nella struttura occupazionale 47Tab. 22 - Focus su 10 Province delle Regioni Obiettivo 1 63Tab. 23 - Nuovi iscritti all’anagrafe, per aree geografiche 93Tab. 24 - Trasferimenti di residenza per tipologia 94Tab. 25 - Tasso migratorio interno 95Tab. 26 - Occupati per titolo di studio, sesso e regione 100Tab. 27 - Tasso di occupazione per titolo di studio e regione 101Tab. 28 - Tasso di occupazione per ripartizione regionale 102Tab. 29 - Tasso di disoccupazione per ripartizione regionale 106Tab. 30 - Tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno per titolo di studio 109Tab. 31 - Forze di lavoro in serie storica 1995-2005 e 1 trimestre 2006 Regioni Obiettivo 1 111Tab. 32 - Reddito pro-capite per ripartizione regionale 116Tab. 33 - Reddito pro-capite ripartizione per grandi Aree 117Tab. 34 - Reddito pro-capite ripartizione Regioni Obiettivo 1 118Tab. 35 - Variabili statistiche correlate ai flussi Migratori delle regioni Obiettivo 1 120Tab. 36 - Peso dell’Industria nelle Regioni Obiettivo 1 122Tab. 37 - Popolazione di età 18 – 33 anni 122Tab. 38 - Incidenza cancellati a medio-alta scolarizzazione su totale popolazione Regioni Obiettivo 1 156Tab. 39 - Atenei, sedi universitarie per Regione 156Tab. 40 - Peso titolo di studio per forza lavoro 157Tab. 41 - Spesa delle famiglie per l’istruzione per ripartizioni geografiche e Regioni Obiettivo 1 159Tab. 42 - Spesa pro-capite per l’istruzione per ripartizioni geografiche e Regioni Obiettivo 1 161Tab. 43 - Spesa amministrazioni pubbliche per istruzione in ripartizioni geografiche Regioni Obiettivo 1 1638
  10. 10. INDICE DELLE FIGURE pag.Fig. 1 - Peso occupati per settore produttivo in Italia, in serie storica 20Fig. 2 - Età media della popolazione 27Fig. 3 - Tasso di mobilità residenziale per 1.000 abitanti 29Fig. 4 - Indice cumulato della variazione della popolazione per 1.000 abitanti 30Fig. 5 - Retta di Regressione laureati maschi (X) femmine (Y) 41Fig. 6 - Composizione degli assi 53Fig. 7 - Segmentazione della popolazione 54Fig. 8 - Composizione dei gruppi in valori percentuali 55Fig. 9 - Descrizione gruppo “Ordinari” 56Fig. 10 - Descrizione gruppo “Emergenti” 57Fig. 11 - Descrizione gruppo “Svantaggiati” 58Fig. 12 - Descrizione gruppo “Spettatori” 59Fig. 13 - Descrizione gruppo “Agiati” 60Fig. 14 - Descrizione gruppo “Delfini” 61Fig. 15 - Provenienza intervistati 64Fig. 16 - Sesso, età e stato civile degli intervistati 65Fig. 17 - Dati demografici sull’area di origine e di residenza 66Fig. 18 - Flussi di mobilità 67Fig. 19 - Dettaglio delle motivazioni che hanno indotto la mobilità 68Fig. 20 - Durata della mobilità 69Fig. 21 - Grado di soddisfazione e valutazione del proprio spostamento 70Fig. 22 - Valutazione delle possibilità di rientro 71Fig. 23 - Titolo di studio degli intervistati 72Fig. 24 - Motivazione e valutazione della propria formazione 73Fig. 25 - Luogo di formazione 74Fig. 26 - Livello culturale dei genitori degli intervistati 75Fig. 27 - Condizione lavorativa attuale e durata 76Fig. 28 - Modalità di inserimento nel mondo lavorativo e coerenza con formazione 77 9
  11. 11. INDICE DELLE FIGURE pag.Fig. 29 - Valutazione proprie aspettative e formazione 78Fig. 30 - Professione dei genitori degli intervistati 79Fig. 31 - Valutazione Provincia di residenza 80Fig. 32 - Pregi e difetti della Provincia di residenza 81Fig. 33 - Potenzialità della Provincia di residenza 82Fig. 34 - Offerta formativa Provincia di residenza 83Fig. 35 - Valutazione dell’offerta formativa della Provincia di residenza 84Fig. 36 - Formazione e territorio 85Fig. 37 - Valutazione delle strutture/servizi presenti nella Provincia di residenza 86Fig. 38 - Valutazione motivazionale delle strutture/servizi presenti nella Provincia di residenza 87Fig. 39 - Provenienza giovani italiani in mobilità e loro destinazione 88Fig. 40 - Ampiezza comune di provenienza dei giovani in mobilità provenienti dalle Regioni Obiettivo 1 89Fig. 41 - Destinazione dei giovani provenienti dalle Regioni Obiettivo 1 89Fig. 42 - Motivazione e durata dello spostamento dei giovani delle Regioni Obiettivo 1 90Fig. 43 - Professione, titolo di studio e classi di età dei giovani delle Regioni Obiettivo 1 in mobilità 90Fig. 44 - Tasso migratorio interno nelle Province italiane 96Fig. 45 - Tasso migratorio interno nelle Regioni italiane 97Fig. 46 - Saldo migratorio interno nelle Regioni Obiettivo 1 98Fig. 47 - Tasso migratorio interno delle Regioni Obiettivo 1 99Fig. 48 - Tasso di occupazione nelle Province italiane 103Fig. 49 - Tasso di occupazione nelle Regioni italiane 104Fig. 50 - Tasso di disoccupazione in serie storica 1995-2005 nelle Regioni Obiettivo 1 107Fig. 51 - Tasso di disoccupazione nelle Regioni italiane 108Fig. 52 - Forza lavoro in serie storica 1995-2006 nelle Regioni Obiettivo 1 112Fig. 53 - Forze di lavoro nelle Province italiane 113Fig. 54 - Forze di lavoro nelle Regioni italiane 114Fig. 55 - Reddito pro-capite ripartizione grandi aree 117Fig. 56 - Reddito pro-capite in serie storica 1995-2004 nelle Regioni Obiettivo 1 119Fig. 57 - Piano fattoriale del peso delle determinanti sui due fattori calcolati nelle Regioni Obiettivo 1 127Fig. 58 - Piano fattoriale 129Fig. 59 - Imprese per settore economico e regione 133Fig. 60 - Livello d’istruzione popolazione adulta grandi ripartizioni geografiche 14910
  12. 12. INDICE DELLE FIGURE pag.Fig. 61 - Livello d’istruzione popolazione adulta nelle Regioni Obiettivo 1 150Fig. 62 - Tasso di scolarizzazione superiore grandi ripartizioni geografiche 151Fig. 63 - Tasso di scolarizzazione superiore nelle Regioni Obiettivo 1 151Fig. 64 - Tasso variazione occupati per titolo di studio 153Fig. 65 - Tasso variazione cancellati con più di 14 anni dalle Regioni Obiettivo 1 153Fig. 66 - Cancellati dalle Regioni Obiettivo 1 con più di 14 anni 154Fig. 67 - Tasso di variazione cancellati a medio/alta scolarizzazionenelle Regioni Obiettivo 1 155Fig. 68 - Tasso di variazione della forza lavoro per titolo di studio grandi ripartizioni geografiche 158Fig. 69 - Peso della spesa delle famiglie per l’istruzione grandi ripartizioni geografiche 160Fig. 70 - Peso della spesa delle amministrazioni pubbliche per l’istruzione grandi ripartizioni geografiche 162 11
  13. 13. INDICE DEI BOX pag.Box 1 - Programmi ed iniziative europee a sostegno della libera circolazione e della mobilità dei lavoratori 173Box 2 - Europass Mobilità 174Box 3 - Strumenti per la mobilità a disposizione degli operatori accreditati sull’area web 180Box 4 - Dispositivi sulla mobilità della Regione Campania 18212
  14. 14. INTRODUZIONE L’ISFOL nella sede decentrata di Benevento1 ha avviato un percorsodi approfondimento delle variabili di rottura alla base dei processi disviluppo. Tra gli elementi che maggiormente stigmatizzano l’economia meri-dionale vi è lo squilibrio tra dimensione dell’apparato produttivo e di-sponibilità di forze lavoro, squilibrio da cui deriva la persistenza nel-l’area di un tasso di disoccupazione pari a tre volte quello rilevabilenelle aree del Centro-Nord. Partendo da questo dato si è ritenuto necessario indagare sullamobilità geografica che coinvolge le Regioni del Mezzogiorno comefattore di risposta a tale squilibrio. La mobilità professionale e geografica è divenuta un elementochiave della Strategia Europea per l’Occupazione (SEO)2 e del Pianod’Azione in materia di competenze e mobilità3. In particolare, con laSEO si è istituito un quadro di sorveglianza multilaterale che esorta gliStati membri ad attuare politiche più efficaci nel settore occupazionale.La strategia ispiratrice dell’UE in termini di occupazione si fonda sulconcetto in base al quale il mercato europeo dell’occupazione puòfunzionare correttamente solo se i cittadini sono liberi di passare daun posto di lavoro, da un’attività, da un paese o da una regione all’altra. 1 La sede di Benevento è stata istituzionalizzata al fine di fornire supporto alle Regioni ed agliEnti locali, nelle aree dell’Obiettivo 1, come indicate nella regolamentazione comunitaria per la pro-grammazione dei fondi strutturali 2000-2006. 2 La Strategia europea per l’occupazione (SEO) è stata avviata dal Consiglio straordinario sul-l’occupazione di Lussemburgo nel novembre del 1997, per mettere in atto quanto disposto dalTrattato di Amsterdam che, per la prima volta, ha inserito formalmente gli interventi per il lavorotra le priorità dell’azione comunitaria. 3 COM (2002) 72. Successivamente: “Relazione sullo stato di attuazione del Piano d’Azione del-la Commissione per le competenze e la mobilità“(COM/2004/0066 def.); Decisione delConsiglio, 22/07/2003, relativa a orientamenti per le politiche degli stati membri a favore del-l’occupazione (2003/578/CE). 13
  15. 15. INTRODUZIONEIn Italia, il Piano di attuazione del rilancio della strategia europea diLisbona PICO (Piano per l’Innovazione, la Crescita e l’Occupazione)sostiene e promuove i processi di mobilità. Sia a livello comunitario che nazionale, dunque, la mobilità vieneconsiderata quale fattore strategico di sviluppo e il “2006” è stato pro-clamato dalla Commissione europea “Anno europeo della mobilitàprofessionale”. L’iniziativa europea mira a sensibilizzare i cittadini suivantaggi di un lavoro all’estero o del cambiamento di lavoro ed a miglio-rare la comprensione del fenomeno stesso. La mobilità geografica, anche se è portatrice di effetti positivi suscala territoriale europea e nazionale, presenta aspetti particolarmentedelicati e complessi se riferita alle Regioni del Mezzogiorno, soprattut-to quando si tratta di mobilità di giovani. Infatti, agli impatti positivi di breve periodo potrebbero corrispon-dere impatti territoriali negativi nel lungo termine. Mentre nel primo caso la mobilità può generare effetti positivi pergli individui e per il sistema economico, appianando gli squilibri territo-riali tra domanda e offerta di lavoro, nel secondo il drenaggio di com-petenze potrebbe rivelarsi un ostacolo allo sviluppo endogeno, vanifi-cando gli effetti di qualsivoglia politica di intervento nel Mezzogiornodi Italia. Per tali motivi l’ISFOL ha avviato uno studio sulla dimensione territo-riale della mobilità per le Regioni del Mezzogiorno partendo da unafondamentale distinzione tra una componente “sana” ed una compo-nente “costretta”. In generale, oggi si assiste ad un flusso certamente più contenutorispetto alle migrazioni verificatesi negli anni cinquanta, ma con delle ca-ratteristiche preoccupanti. Infatti, si assiste al così detto brain drain,ovvero una migrazione di risorse a medio/alta scolarizzazione che lasciail Sud orfano di quella potenziale classe dirigente e di quelle compe-tenze strategiche per lo sviluppo locale. Una promozione della mobilità gestita in modo generalistico e nontipizzato rispetto alle esigenze locali potrebbe condurre allo svuota-mento dei territori proprio di quelle risorse indispensabili ad innescareuno sviluppo endogeno e strutturato. Pertanto, si percepisce l’urgenzadi approfondire il tema nella sua componente “costretta”, valutandogli effetti positivi e le eventuali aree di intervento attualmente non pre-se in considerazione dalle politiche in atto. In particolare, accanto allepolitiche di accompagnamento, sarebbe opportuno considerare even-tuali politiche di rientro e/o di scambio (il flusso di capitale umano inuscita dal Mezzogiorno potrebbe essere compensato da una corri-14
  16. 16. INTRODUZIONEspondente componente in entrata così da trasformare il pericoloso fe-nomeno del brain drain in un virtuoso e produttivo brain exchange). La ricerca si sofferma sulla mobilità geografica interna dei giovani ita-liani di età compresa tra i 18 ed i 33 anni per individuarne le caratteri-stiche e le prospettive soprattutto in riferimento alle Regioni dell’Obiettivo1 (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna), che nel te-sto vengono assunte come nozione di Mezzogiorno o di Sud-Italia. In particolare, si è cercato di conoscere e comprendere le variabiliche sottendono il fenomeno della mobilità nella fase formativa ed inquella lavorativa, dal lato delle motivazioni personali e dal punto di vi-sta delle determinanti socio-economiche. Nel percorso di ricerca sono state evidenziate le caratteristiche gene-rali di natura storica e demografica della migrazione interna italiana; èstata analizzata la mobilità dei giovani in età formativa; attraversoun’indagine C.A.T.I. è stata effettuata una ricognizione sulle motivazio-ni che spingono i giovani in età lavorativa allo spostamento; si è realiz-zato un modello di lettura, seppure parziale, delle determinanti socio-economiche del fenomeno; si è cercato di comprendere le connessio-ni tra mobilità, capitale umano, crescita e sviluppo locale; infine, è sta-ta aggiunta una breve ricognizione delle politiche in atto (a livello comu-nitario, nazionale e regionale) con la finalità di costruire un quadro in-tegrato di conoscenze sulla mobilità interna, utile ai policy maker per ladefinizione delle scelte di intervento. 15
  17. 17. CAPITOLO 1LA MOBILITA’ DEI GIOVANIITALIANI DELLE REGIONIOBIETTIVO 1 Il processo di sviluppo e trasformazione delle realtà socio-econo-miche nel nostro Paese è fondato su una pluralità di concause. Un ruolo determinante ha rivestito e riveste la mobilità geograficainterna. L’indagine realizzata si sofferma sulla mobilità geografica a medio- alta scolarizzazione dei giovani (18 - 33 anni) delle Regioni italianedell’Obiettivo 1 cercando di comprendere se vi siano alla base ele-menti di costrizione. Dopo aver delineato i tratti storico-demografici del fenomeno più gene-rale della migrazione interna, si approfondiscono tre momenti della mobi-lità seguendo la filiera istruzione - mercato del lavoro - sviluppo locale. Nel primo momento, s’indaga sulla mobilità formativa analizzando iflussi dei laureati e diplomati, con particolare riferimento ai movimenti in-terni alle aree dell’Obiettivo 1 e da queste verso le Regioni delCentro/Nord, soffermando l’attenzione sulle caratteristiche di questiflussi e cercando di comprendere se essi possano rappresentare un’an-ticamera della mobilità lavorativa. Nella seconda fase, si segue un approccio “motivazionale” volto adindividuare gli elementi personali che spingono l’individuo al trasferi-mento. Si amplia lo spettro della mobilità passando da quella formati-va a quella dettata da esigenze lavorative. Infine, si segue un approccio prevalentemente socio-economicocon un focus territoriale sulle macro variabili del processo di mobilità4cercando di individuarne le determinanti e le relazioni con i processi disviluppo. 4 Occupati, occupati per titolo di studio, tasso di occupazione per titolo di studio, disoccupa-ti, disoccupati per titolo di studio, tasso di disoccupazione per titolo di studio, forza lavoro, reddi-to disponibile pro capite, spesa delle famiglie, prodotto interno lordo, tasso di irregolarità o di la-voro nero, unità di lavoro, peso dell’industria, popolazione in età 19-32 anni, indice di struttura del-la popolazione attiva, assunzioni previste, assunzioni previste per titolo di studio, indice di disoc-cupazione di lunga durata, tasso di natalità delle imprese, investimenti fissi lordi. 17
  18. 18. CAPITOLO 1 Dalle valutazioni emerse da tale indagine ne consegue un modellodi sintesi in regressione multipla che ha consentito di esplicitare la dipen-denza del tasso migratorio interno, in funzione di due determinanti in-terpretative: l’indice di disoccupazione di lunga durata, correlato nega-tivamente al flusso migratorio interno, e il tasso di natalità lorda delle im-prese che, invece, influenza il tasso migratorio interno in senso positivo.1.1 Aspetti Storico-Demografici della migrazione interna Dal dopoguerra l’Italia tutta e, in particolare il Mezzogiorno, ha subi-to profondi cambiamenti sociali ed un significativo processo di moder-nizzazione, accompagnato da una consistente emigrazione, caratteriz-zata da una duplice componente: nazionale ed estera. La migrazione interna ricopre una importanza particolare data la suadurata maggiore che si protrae anche nel corso degli anni Settanta. La suacomposizione sociale risulta più complessa poiché, seppure quantitativa-mente minoritaria, incide socialmente per il ruolo culturale e sociale svolto. Nel corso degli anni la componente di migrazione di persone conuna formazione specialistica di alto livello (professionisti, tecnici, etc.) odi giovani in età formativa (universitari e post-universitari) è diventatasempre più numerosa. Nei prossimi paragrafi si focalizza l’attenzione sulle caratteristichedel flusso migratorio interno in Italia, evidenziandone le evoluzioni neltempo e le componenti di ordine demografico che lo hanno definito elo definiscono ad oggi.1.1.1 Storia della migrazione interna in Italia In Italia il fenomeno delle migrazioni interne, generato dalle asimme-trie del mercato del lavoro caratterizzato da una forte disuguaglianzatra gli stock di domanda e di offerta, è divenuto rilevante soprattuttodopo la seconda guerra mondiale, raggiungendo il suo apice tra gli an-ni Cinquanta e Sessanta, con punte di oltre due milioni di trasferimen-ti di residenze all’anno e con direzione prevalente “nord-ovest”, parte delpaese maggiormente industrializzata e verso Roma. Successivamente,l’intensità di tali trasferimenti ha subito una significativa diminuzione, as-sumendo un carattere di maggiore “circolarità”, contro la precedente“polarizzazione”5. 5 Aree in precedenza considerate periferiche o marginali sono divenute poli di attrazione.18
  19. 19. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Il trend del flusso migratorio interno riprende nel 1994, toccando Storia dellaun picco nel 1998, per poi proseguire con ritmo relativamente soste- migrazione interna in Italianuto fino ad oggi. La prima migrazione interna di massa ha coinvolto essenzialmente laclasse contadina, si è trattato di un vero e proprio esodo rurale6 che ha in-ciso profondamente sul riassetto sociale del Mezzogiorno d’Italia: il flus-so delle rimesse7 determinò un incremento complessivo del livello deiredditi e dei consumi, contribuendo a migliorare le condizioni di vita.Con l’esodo rurale si sono determinati spostamenti anche interni alMezzogiorno, dove si verifica – seppure slegato dal corso dell’industrializ-zazione – il medesimo processo di inurbamento che si riscontra al Nord. Nel ventennio compreso tra il 1955 ed il 1975 si registra il flusso diemigrazione, peraltro di carattere prevalentemente definitivo, più in-tenso dal Sud verso il Centro-Nord. Si può considerare che fino allaprima crisi petrolifera del 1973, circa quattro milioni di persone si sonotrasferite dal Mezzogiorno d’Italia verso le Regioni settentrionali8. Lo sviluppo industriale è certamente uno dei fattori principali chehanno determinato le grandi migrazioni interne. L’occupazione indu-striale nel nostro paese ha registrato un trend altalenante che si conclu-de con un processo di deindustrializzazione a favore di una crescente oc-cupazione assorbita sempre più dal settore terziario. Non a caso unaprima significativa flessione del flusso migratorio interno coincide pro-prio con gli anni Ottanta, fase in cui l’intero settore industriale registrauna sostanziale ristrutturazione seguita da una significativa riduzionedegli occupati. A partire dalla metà degli anni Settanta, fino alla prima metà degli an-ni Novanta, l’Italia, insieme con altri paesi europei, ha visto mettere indiscussione il principio in base al quale il fattore lavoro dovrebbe spo-starsi dalle Regioni con un tasso di disoccupazione alto e con livelli diPIL pro-capite bassi9, verso quelle aree in cui è più probabile trovarelavoro, zone cioè caratterizzate da bassa disoccupazione e reddito ele- 6 E. Pugliese, “L’Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne”, il Mulino, 2002. (Cap.2°) “Per esodo agricolo in senso stretto si intende il passaggio di lavoratori da attività agricolead attività extragricole. Si parla di esodo rurale quando l’abbandono della terra è accompagna-to da un trasferimento verso le aree urbane”. 7Le rimesse degli emigrati fanno parte (insieme con la Bilancia commerciale e la Bilancia deiservizi e dei redditi) delle partite correnti della Bilancia dei Pagamenti, in particolare sono il casopiù frequente della voce Bilancia dei trasferimenti unilaterali (la parte relativa alle voci riguar-danti i trasferimenti di denaro da e verso l’estero, che non sono contropartita di un’operazionecommerciale). 8 Solo un terzo di tale cifra rappresenta gli spostamenti in senso inverso, dal Centro-Nord ver-so il Mezzogiorno. 9 Reyneri E., Sociologia del mercato del lavoro, Bologna, Il Mulino, 1996 (capitolo dedicato al-l’immigrazione); nuova edizione, 2002. 19
  20. 20. CAPITOLO 1 Storia della vato. In questo arco di tempo, infatti, in Italia si è assistito simultanea- migrazione mente alla presenza di flussi migratori interni decrescenti e di differen-interna in Italia ziali interregionali crescenti sia nei tassi di disoccupazione che nei li- velli pro-capite del PIL. L’avvenuta riduzione del flusso migratorio dal Sud al Nord del Paese è stata imputata a cause di carattere economico – sociale, ponendo l’accento su fattori che avrebbero influenzato sia l’offerta che la do- manda di lavoro. Figura 1 - Peso occupati per settore produttivo in Italia, in serie storica 100% 90% 25,7 30,3 38,4 80% 49,4 56,7 70% 69,4 60% 32,1 40,6 50% 44,3 40% 39,5 30% 35,6 42,2 23,1 20% 29,1 10% 17,2 11,1 7,6 7,5 0% 1951 1961 1971 1981 1991 2005 Agricoltura Industria Servizi Fonte: Elaborazione Isfol su dati Istat. Sull’offerta di lavoro avrebbero inciso: la graduale riduzione del diffe- renziale salariale tra le regioni; la nuova occupazione nel settore del terziario pubblico; i costi collegati allo spostamento; i fattori demografi- ci, quali la riduzione del tasso di natalità e l’invecchiamento della popo- lazione, data la stretta relazione tra la mobilità e le classi giovanili; l’inefficace e inadeguato sistema di collocamento interregionale che ha di fatto inibito e rallentato il mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Dall’altro lato, invece, ad influire sulla domanda di lavoro sarebbe stato il passaggio a sistemi di produzione sempre più flessibili, orientan- do la domanda di lavoro a favore di profili professionali specializzati, a danno della forza lavoro generica, offerta copiosamente dalle Regioni del Sud nei decenni precedenti10. 10 R. Basile, M. Causi, “Le determinanti dei flussi migratori nelle province italiane: 1991- 2001”, Università degli Studi di Roma Tre, Dipartimento di Economia, Working Paper n°49, 2005. 20
  21. 21. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Verso la metà degli anni Novanta la situazione sembra cambiare Storia dellaanche se lentamente. Nel ‘94 si assiste ad una ripresa dei movimenti mi- migrazione interna in Italiagratori interni, in particolare dalle regioni del Sud verso quelle delCentro-Nord. Allo stesso tempo nel Mezzogiorno, accanto ad una ri-presa del PIL pro-capite, si osserva tra il 1999 e il 2003 una lieve dimi-nuzione (con una flessione di circa 5 punti percentuali) del tasso di di-soccupazione. Con la fine degli anni Novanta riprende il flusso migratorio interno,questa volta rinnovato nella composizione sia demografica che sociale. Aspostarsi sono giovani ad alta scolarizzazione (laureati, tecnici specializza-ti) in cerca di una adeguata collocazione professionale ed occupazionale. La situazione nel primo quinquennio degli anni 2000 evidenzia untasso migratorio11 nazionale nel 2002 pari a +1,1 per mille abitanti chenel tempo subisce una flessione, passando a +0,1 per mille abitantinel 2005. La disaggregazione del dato a livello regionale mette in luce che laCampania ha la più bassa capacità attrattiva con un flusso in uscitaparticolarmente elevato ed in continuo aumento: il saldo migratoriopassa da -1,9 per mille abitanti nel 2002 ad un valore pari a -4,4 permille abitanti nel 2005. Nell’ambito dell’area Obiettivo 1 anche la Calabria (con un tassomigratorio che si attesta negli anni su una media di -4,3 per mille abi-tanti) registra un significativo esodo di residenti. In controtendenza la Sardegna ricalca sostanzialmente il trend na-zionale, così come il resto delle regioni italiane, ad eccezione delMolise e del Piemonte. Il Molise, infatti, si è trasformato nel corso di soli quattro anni da ba-cino d’arrivo in area di fuga. Il suo saldo migratorio si è ridotto, passan-do da +1 per mille abitanti, nel 2002, a -1,2 per mille abitanti nel2005. Così è accaduto in Piemonte dove da un valore positivo (+1,6per mille abitanti) nel 2002, della variabile in oggetto, si è passati, nel2005, ad un tasso migratorio pari a -0,1per mille abitanti. Degno di nota il trend, tra le aree Obiettivo 1, della regione Siciliache da circa quattro anni registra un saldo migratorio interno in evolu-zione secondo un andamento positivo e costante nel tempo (passan-do da un -2,8 per mille abitanti del 2002 ad un -1,9 per mille abitanti del2005). L’inverso si nota in Basilicata con un indicatore dal trend nega-tivo che tende ad aumentare quasi in modo costante. 11 Il Tasso migratorio netto è dato dal rapporto tra il saldo migratorio (SM=Iscritti-Cancellati )dell’anno e l’ammontare medio annuo della popolazione residente (P). In formula:TMN=SM/P*1000. 21
  22. 22. CAPITOLO 1 Storia della Nell’intervallo di tempo considerato, il tasso di variazione del Pil migrazione pro-capite nazionale registra una variazione positiva di 5,4 punti per-interna in Italia centuali; la disaggregazione regionale evidenzia un range di variazio- ne compreso tra +1,5% (Abruzzo) e +9,0% (Lazio). Tutta l’area Obiettivo 1, con +7,1%, supera il trend nazionale. In par- ticolare, la Puglia (+5,5%) uguaglia il valore soglia complessivo, segui- ta da Sardegna e Campania (entrambe con il +6,7%). Decisamente ol- tre il dato nazionale, nonché al di sopra del trend meridionale, le re- gioni Calabria (+7,8%), Sicilia (+7,9%) e Basilicata (+8,2%). Tabella 1 - Tasso Migratorio Interno e PIL pro-capite Regioni dell’Obiettivo 1 - Italia, Serie storica Ripartizioni Tasso migratorio interno PIL pro-capite* (valori per 1.000 abitanti) (valori in Euro) 2002 2003 2004 2005 2002 2003 2004 Campania -1,9 -3,2 -3,9 -4,4 13.480 13.895 14.382 Puglia -2,6 -2,6 -2,1 -2,6 13.096 13.483 13.810 Basilicata -3,1 -2,6 -3,1 -3,3 13.862 14.436 14.996 Calabria -4,0 -3,6 -4,8 -4,3 12.373 12.900 13.343 Sicilia -2,8 -2,3 -2,3 -1,9 13.012 13.761 14.042 Sardegna 1,1 0,7 0,8 0,6 14.743 15.410 15.724 Obiettivo 1 -2,3 -2,5 -2,8 -2,9 13.428 13.981 14.383 ITALIA 1,1 0,6 0,4 0,1 19.444 19.985 20.500 *Il PIL pro-capite 2004 corrisponde all’ultimo dato disponibile. Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat e Tagliacarne. Dalla variazione percentuale (2005/2000) della composizione del- la Forza lavoro in Italia e nelle macro ripartizioni si evince un incre- mento nel tempo della componente a medio-alta scolarizzazione nel- la forza lavoro. Complessivamente, in Italia cresce la forza lavoro in possesso di diploma (+4,4%) e di laurea/dottorato (3,2%). Per le Regioni dell’Obiettivo 1 gli incrementi delle suddette variabili si regi- strano pari al 4,1% e al 2,2% (il valore più basso tra le ripartizioni ana- lizzate). Considerate le modifiche della struttura sociale nel tempo è altresì vero che la mobilità degli scolarizzati cresce maggiormente, ri- spetto al resto della popolazione. 22
  23. 23. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Tabella 2 - Variazione % della composizione della Forza Lavoro per titolo di studio. Italia e macro Storia della ripartizioni - (2005/2000) migrazione Elementari Medie Superiori Laurea/Dottorati interna in ItaliaNord -4,4 -3,3 4,4 3,3Centro -4,8 -4,0 4,6 4,1Obiettivo 1 -4,0 -2,3 4,1 2,2ITALIA -4,4 -3,2 4,4 3,2Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat I fattori alla base delle nuove migrazioni, in larga parte formate da skil-led migrants, sono spesso gli stessi rispetto ad altri tipi di migrazioni. Si tratta, infatti, di crisi economiche, differenziali salariali, livelli di di-soccupazione non meno che di motivazioni individuali e familiari.Accanto a tali determinanti vanno considerate le differenze riguardantiil tenore di vita intendendo con ciò un insieme di elementi qualitativiquali l’accesso ai servizi pubblici, le condizioni di salute, la speranza divita, la libertà di scelta e la sicurezza. Alle tradizionali determinanti si affianca, inoltre, quello che in un re-cente dibattito è stato definito “network approach”12 (o “sapere migrato-rio”, secondo Palidda e Reyneri, 1995), che identifica quelle reti di so-stegno che agevolano la migrazione grazie alle relazioni nella zona didestinazione, innescando una catena migratoria. L’emigrazione si svi-luppa significativamente se inserita all’interno di una catena migratoriatra una comunità locale o una rete di famiglie presenti nella zona di ori-gine e un’altra comunità o rete familiare nelle aree di destinazione. Secondo questo approccio, le catene migratorie alimentano dina-miche che possono favorire uno sviluppo autopropellente dei movi-menti migratori. Le reti sociali rappresentano degli importanti fattori dirichiamo, poiché si strutturano sia come fattori di riduzione dei costi diriproduzione sociale (affitti, servizi, etc.), che come elementi in gradodi ridurre le criticità e le problematiche insite nel processo di ricercadel lavoro e nel percorso d’integrazione sociale dell’emigrato. Come evidenziato, dunque, i flussi migratori sono determinati dauna pluralità di fattori espulsivi ed attrattivi, attraverso i quali si struttu-rano costi e benefici in grado di incidere significativamente sulla propen-sione al trasferimento della forza lavoro proveniente dal Mezzogiorno.In particolare, un’eccessiva polarizzazione dei fattori espulsivi e di ri-chiamo porterebbe ad incentivare i flussi migratori e, di conseguenza,a condizionare gli effetti economici e sociali prodotti dalla mobilitàgeografica nel breve e nel lungo periodo, soprattutto nelle aree delSud d’Italia. 12 Cfr. Ghatak, Levine e Wheatley Price, 1996. 23
  24. 24. CAPITOLO 11.1.2 Migrazione e struttura demografica L’intensità e la consistenza dei flussi migratori influiscono notevol-mente sui processi economici, demografici e sociali delle aree interes-sate, determinando conseguenze di rilievo sia nelle zone di partenzache in quelle di destinazione e provocando la cosiddetta pressione de-mografica differenziale13. Tra gli effetti demografici diretti vi è chiaramente la riduzione della po-polazione delle aree di origine ed il conseguente aumento demografi-co delle aree di arrivo, con ciò determinando una variazione significati-va della struttura demografica dei territori coinvolti. A tali effetti demo-grafici si collegano altrettante ricadute in termini economici, venendo al-terato l’originario rapporto produzione-consumo. Pertanto, in presenzadi una zona di origine strutturata demograficamente verso l’invecchia-mento, la fuoriuscita di forza lavoro giovanile inficia significativamentele prospettive di sviluppo14. Da qui l’esigenza di valutare le condizioni demografiche delle aree dipartenza nell’ambito delle Regioni Obiettivo 1 al fine di stimare, sep-pur parzialmente, le conseguenze e gli effetti dei flussi migratori inuscita sulla crescita dei territori. Analizzando la serie storica dell’indice di struttura15 della popolazionedelle Regioni Obiettivo 1 se ne evidenzia, nel periodo 2002-2005, un so-stanziale incremento che lo approssima sempre di più al 100%, ciò ad evi-denziare la presenza di una popolazione attiva sempre meno giovane, sep-pure l’indicatore non superi mai il 100% a testimonianza di un trend della po-polazione totale crescente o comunque stazionario. Al di sopra del dato medio relativo all’intera area Obiettivo 1 (peral-tro uguagliato dalla regione la Calabria) si registra l’indice di struttura del-le Regioni Sardegna, Basilicata, Sicilia e Puglia; di contro un distacco insenso opposto si rileva per la regione Campania. In particolare, gli incrementi più evidenti si registrano in Sardegna, chenel periodo considerato segna un aumento dell’indicatore di ben 8,1 pun-ti percentuali. Segue la Basilicata che nel 2005 supera la Sicilia, attestan-do una crescita dell’indice di struttura demografica intorno ai 6,2 pun-ti percentuali, rispetto al 2002. Complessivamente, la Sardegna mantie- 13 “La causa principale delle migrazioni è quasi sempre legata allo squilibrio demografico-eco-nomico tra il luogo di origine e quello di destinazione. Tale causa viene indicata con il termine pres-sione demografica differenziale”, in N. Federici, “Istituzioni di demografia”, ed.Elia, Roma, 1980. 14 M. Livi Bacci, “Introduzione alla demografia”, Loescher, Torino, 1990. 15 Indice di struttura della popolazione attiva = [P(40-64)/P(15-39)* 100]. Indica il grado di in-vecchiamento della popolazione attiva: tanto più basso è l’indice tanto più giovane è la popolazio-ne in età lavorativa. In una popolazione stazionaria o crescente il valore è inferiore al 100% men-tre in una popolazione tendenzialmente e fortemente decrescente il rapporto supera il 100%.24
  25. 25. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1ne il primato circa il grado di invecchiamento della popolazione attiva, Migrazione eseguita da Sicilia e Basilicata. La Campania si conferma nel tempo la re- struttura demograficagione con l’indice più basso e quindi con la popolazione più giovane inetà lavorativa. Si tratta, nel complesso, di un risultato non negativo, ma da una let-tura attenta della realtà dei territori considerati emerge l’inevitabileconfronto con un mercato del lavoro sostanzialmente statico ed in af-fanno caratterizzato da limiti strutturali tali da impedire l’assorbimentodella offerta lavorativa ed il necessario ricambio generazionale. Infatti, confrontando i dati precedenti con l’indice di ricambio dellapopolazione in età attiva16 - quale stima del rapporto tra coloro chestanno per lasciare, a causa dell’età, il mondo del lavoro e coloro che vistanno per entrare - si nota come nelle aree con una popolazione atti-va più giovane (come appunto la Campania e la Calabria) l’indicatore inoggetto assuma valori più lontani dalla soglia del 100%; con ciò a signi-ficare una tendenza alla disoccupazione di giovani in cerca di primaoccupazione, causata dallo scarso ricambio con lavoratori anziani. Analizzando i tassi di disoccupazione delle Regioni Obiettivo 1 essipur risultando particolarmente elevati – soprattutto in Sicilia - inCampania e Calabria, registrano un trend discendente nel tempo, adifferenza della sostanziale stazionarietà individuata nelle altre regionidella ripartizione. Fenomeno probabilmente giustificato da elevati tas-si migratori in uscita che tendono a peggiorare nel tempo, condizio-nando negativamente il trend della variabile nell’intera area Obiettivo 1. Tabella 3 - Indice di struttura della popolazione attiva nelle Regioni Obiettivo 1 Serie storica 2002-2005. Valori percentualiRegioni 2002 2003 2004 2005Puglia 81,9 83,6 85,1 87,4Calabria 81,0 82,8 84,1 86,5Sicilia 83,5 85,3 86,3 88,3Basilicata 82,9 84,9 86,6 89,1Campania 77,2 78,8 80,3 82,4Sardegna 87,6 90,1 92,6 95,7Obiettivo 1 81,3 83,0 84,5 86,7Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. 16 L’indice di ricambio della popolazione in età attiva è un indice soggetto a forti fluttuazionied è molto variabile. Solitamente oscilla tra il 15% in popolazioni in via di sviluppo e il 100% e ol-tre in popolazioni molto mature. In formula: [P(60-64)/P(15-19)]*100. 25
  26. 26. CAPITOLO 1Migrazione e Tabella 4 - Indice di ricambio nelle Regioni Obiettivo 1 struttura Serie storica 2002-2005. Valori percentualidemografica Regioni 2002 2003 2004 2005 Puglia 81,7 83,6 83,6 82,7 Calabria 74,9 75,2 73,9 72,5 Sicilia 80,8 81,8 79,7 78,2 Basilicata 85,7 82,8 80,2 76,2 Campania 69,4 70,8 71,0 69,2 Sardegna 93,1 99,1 102,4 104,3 Obiettivo 1 77,8 79,3 78,8 77,5 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. Tabella 5 – Tasso di disoccupazione nelle Regioni Obiettivo 1 Serie storica 2002-2005. Valori percentuali Regioni 2002 2003 2004 2005 Puglia 13,4 15 15,5 14,6 Calabria 18,0 16,5 14,3 14,4 Sicilia 20,6 20,1 17,2 16,2 Basilicata 13,5 13,2 12,8 12,3 Campania 17,5 16,9 15,6 14,9 Sardegna 13,5 13,8 13,9 12,9 Obiettivo 1 19,3 18,7 15,6 14,8 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. Anche i dati sull’età media della popolazione confermano quanto sopra messo in luce. Infatti, nel periodo 2002-2005 l’età media della popolazione delle Regioni Obiettivo 1 resta sostanzialmente stabile in- torno ai 39 anni. Sardegna e Basilicata si avvicinano di più alla media na- zionale (pari a 42 anni nel 2005), mentre la Campania è l’unica regio- ne Obiettivo 1 che si mantiene al di sotto dei valori medi (Fig. 2). Focalizzando l’attenzione sui valori 2005 relativi all’indice di struttu- ra della popolazione attiva, disaggregato per Province delle Regioni dell’Obiettivo 1 con i rispettivi saldi migratori interni, il legame che ne scaturisce è di tipo inverso: ad alti valori del primo corrispondono bas- si valori del secondo e viceversa. Dai dati risulta, infatti, che nelle Regioni con valori dell’indice di struttura vicini all’unità, corrispondono saldi migratori con valori positivi. Di contro, l’incremento del flusso migratorio si registra in quelle ripar- tizioni territoriali con indici di struttura bassi che segnalano una popo- lazione attiva tendenzialmente più giovane. In particolare, la Campania risulta la regione con l’indice di struttura più basso (82,4 per mille abitanti) in relazione al flusso migratorio più elevato (-4,4 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. 26
  27. 27. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Figura 2 - Età media della popolazione - Anni 2002-2005 Migrazione e struttura 43,0 demografica 42,0 ITALIA Sardegna 41,0 Basilicata Calabria 40,0 Sicilia Puglia 39,0 Obiettivo 1 38,0 Campania 37,0 36,0 35,0 34,0 2002 2003 2004 2005Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat.per mille abitanti), mentre la Sardegna si caratterizza per l’indice distruttura più elevato (95,7 per mille abitanti) e per un saldo migratoriopositivo e quindi basso (0,6 per mille abitanti). E’ Napoli il capoluogo con l’indice di struttura della popolazione at-tiva più basso (80,4 per mille abitanti), registrando un saldo migratorioaddirittura pari a -8 per mille abitanti. Tra i restanti capoluoghi solo iltasso migratorio di Palermo (-3,4 per mille abitanti) supera significati-vamente il dato medio riferito alla regione di appartenenza. Tabella 6 - Indice di struttura della popolazione attiva e tasso migratorio interno Anno 2005 Indice di struttura (%) Saldo migratorio (per mille abitanti)Benevento 89,0 -0,2Avellino 87,4 0,5Salerno 86,7 -1,4Caserta 80,1 0,3Napoli 80,4 -7,9Campania 82,4 -4,4Bari 85,6 -2,1Lecce 91,1 -0,9Foggia 84,3 -6,1Brindisi 89,5 -2,0Taranto 89,7 -2,7Puglia 87,4 -2,6Potenza 89,5 -3,3 segue 27
  28. 28. CAPITOLO 1Indicatori di (segue) Tabella 6 - Indice di struttura della popolazione attiva e tasso migratorio interno mobilità Anno 2005 Indice di struttura (%) Saldo migratorio (per mille abitanti) Matera 88,3 -3,3 Basilicata 89,1 -3,3 Cosenza 88,8 -2,7 Vibo Valentia 84,0 -5,1 Crotone 79,5 -9,0 Reggio Calabria 84,7 -4,8 Catanzaro 89,3 -4,0 Calabria 86,5 -4,3 Trapani 90,9 -1,0 Palermo 87,7 -3,4 Messina 94,1 -2,2 Agrigento 85,7 -3,1 Caltanisetta 86,6 -5,7 Enna 90,7 -2,8 Catania 85,9 -0,5 Siracusa 89,8 -1,7 Ragusa 86,7 -0,1 Sicilia 88,3 -1,9 Sassari 94,6 1,6 Nuoro 94,0 -2,4 Cagliari 96,4 1,1 Oristano 98,6 0,3 Sardegna 95,7 0,6 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. 1.1.3 Indicatori di mobilità Le variazioni della consistenza della popolazione segnalano l’esi- stenza di processi demografici o socio-economici in atto sul territorio. Procedendo con una analisi più specifica della dinamica demografica è possibile stabilire anche la natura di tali processi alla base della variazio- ne della popolazione. In effetti, la popolazione può variare per la crescita naturale ovvero per movimenti migratori. In particolare, un indicatore in grado di forni- re una misura dell’incidenza complessiva del movimento territoriale della popolazione residente è il tasso di mobilità residenziale17. Considerato il periodo 2002-2005 e in riferimento al dato medio del- l’area Obiettivo 1, tale indicatore (calcolato per 1.000 abitanti) resta costantemente negativo (passando da -2,3 del 2002 a -2,9 del 2005) a testimonianza di un continuo flusso in uscita. Il trend rispecchia l’an- 17 Tasso di Mobilità Residenziale = (I-C)/Pop*1.000, dove: (I-C) è il saldo delle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche di un determinato periodo e (Pop) è la popolazione residente all’inizio del periodo di riferimento nel territorio considerato. 28
  29. 29. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Figura 3 - Tasso di mobilità residenziale per 1.000 abitanti - Anni 2002-2005 Indicatori di mobilità 2,0 1,0 Sardegna 0,0 2002 2003 2004 2005 -1,0 Sicilia -2,0 Puglia -3,0 Obiettivo 1 Basilicata -4,0 Calabria Campania -5,0 -6,0Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat.damento di tutte le regioni considerate ad eccezione della Sardegnache registra nel tempo tutti valori positivi del tasso di mobilità residen-ziale (passando dall’1,1 del 2002 allo 0,6 del 2005). Superano il datomedio ripartizionale, a partire dal 2003, la Puglia e la Sicilia. Fin qui, però, si è potuto solo fornire la misura dell’incidenza dell’in-cremento (o decremento) migratorio della popolazione in un determi-nato periodo. E’ possibile, invece, ricorrere ad un altro metodo di misurazione al fi-ne di descrivere l’andamento demografico della popolazione, si trattadell’indice cumulato di variazione della popolazione18. Questo indicatore offre il vantaggio di fornire una misura dell’inci-denza complessiva della popolazione che genera le variazioni demo-grafiche, poiché è costruito sui saldi delle iscrizioni e cancellazioni ana-grafiche relativi ad eventi naturali ovvero a trasferimenti di residenza. Nel caso delle Regioni Obiettivo 1 nel periodo 2002-2005, l’indice cu-mulato della variazione della popolazione (calcolato per 1.000 abitan-ti) presenta una tendenza costantemente negativa (pari nel 2005 a -1,7). Particolare quanto si registra per la Campania dove ad un inizialevalore positivo del dato (+1,4) segue un trend discendente che porta ilvalore dell’indicatore (pari a -2,0) al di sotto del valore medio. Restasempre positivo il trend della Sardegna, fino ad azzerarsi nel 2005,mentre in Puglia solo nel 2004 prevalgono saldi positivi. 18 Indice Cumulato di Variazione della Popolazione = (Saldo anagrafico totale)/Pop *1.000. do-ve: Saldo anagrafico totale = Saldo naturale+Saldo migratorio residenti; Pop= popolazione resi-dente all’inizio del periodo di riferimento nel territorio considerato. 29
  30. 30. CAPITOLO 1 Figura 4 - Indice cumulato della variazione della popolazione per 1.000 abitantiIndicatori di mobilità - Anni 2002-2005 2,0 1,0 Sardegna 0,0 2002 2003 2004 2005 -1,0 Sicilia Puglia Obiettivo 1 -2,0 Campania -3,0 -4,0 Calabria Basilicata -5,0 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. Da quanto fin qui emerso è evidente la costante fuoriuscita di forza lavoro, nel periodo 2002-2005, dalle aree del Mezzogiorno. Questo aspetto lascia ipotizzare una perdita di quel capitale umano fonda- mentale per lo sviluppo dei territori di partenza. 1.2 Analisi della mobilità formativa dei giovani italiani 1.2.1 Flussi di laureati meridionali all’interno del Mezzogiorno Il primo momento dell’indagine realizzata si sofferma sull’analisi dei flussi migratori della popolazione interna alle regione Obiettivo 119. Il flusso di universitari, come indicatore di propensione alla mobilità, ha rappresentato il primo approccio all’indagine, in quanto compo- nente rintracciabile facilmente, a cui segue stanzialità dell’individuo in caso di inserimento nel mercato del lavoro. Il livello territoriale su cui è stata effettuata questa prima analisi è quello provinciale. Il campione rappresentativo preso in considerazione è costituito dall’insieme di laureati e da coloro che hanno conseguito un diploma universitario, entrambi analizzati per specificità di indirizzo ed in alcuni casi anche per piano di studi20. 19 Tabella dati n° 1 dell’appendice statistica allegata. 20 Con ciò si è inteso indagare le motivazioni dello spostamento formativo dovuto alla man- canza di facoltà universitarie specifiche o ad altri motivi (maggior possibilità di inserimento nel mondo lavorativo). 30
  31. 31. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1Si è provveduto, dunque, all’estrazione delle province italiane del Flussi di laureatiMezzogiorno e alla suddivisione dei dati per genere e provenienza meridionali all’interno del(provinciale, regionale o extraregionale). In questo modo, è stato pos- Mezzogiornosibile rappresentare i laureati ed i diplomati universitari per ogni provin-cia, suddivisi per sesso e per residenza, su tre livelli: • residenti in provincia; • residenti in regione; • residenti fuori regione. Considerando dapprima i laureati “residenti per provincia”, è ri-sultato evidente che il numero di donne laureate supera i laureati ma-schi, per oltre il 90% delle province; le uniche province che si discosta-no sono Reggio Calabria (248 donne vs. 287 uomini) e Taranto (131donne vs 145 uomini). Si evince, inoltre, che il numero dei laureati èdirettamente proporzionale alla dimensione delle province considera-te: i valori più alti, infatti, si riscontrano in ogni capoluogo di regione(Napoli, Bari, Palermo e Cagliari) tranne in Calabria, dove la provincia diCosenza registra il valore più elevato. Spostando l’attenzione sui laureati residenti in regione, si conferma iltrend che vede prevalere il numero di donne laureate, rispetto ai maschi; ilfenomeno si conferma nell’80% delle Regioni. Inoltre, attraverso il rappor-to tra il totale delle laureate residenti in regione e quelle residenti in provin-cia, si evince che gli Atenei con gli indici più elevati di laureate provenientida altre province sono: Caserta (77,2%) per la Campania, Enna (97,6%)Catania (74,7%) e Palermo (75,1%) per la Sicilia, Oristano (61,3%) inSardegna. Gli stessi risultati si riscontrano analizzando il fenomeno dalpunto di vista maschile, ad eccezione delle province di Vibo Valentia edAvellino, dove il campione non è rappresentativo21 e della provincia diEnna, dove al 56,1% degli uomini corrisponde il 97,6% delle donne. Passando ad analizzare il flusso di laureati per provincia residentifuori regione, emerge che in quasi il 30% delle province il fenomenodella mobilità formativa è pressoché nullo. Segno questo di una bassapropensione allo spostamento tra le Regioni del Mezzogiorno. Il dato siriscontra soprattutto in Calabria e nelle isole, confortato dall’ipotesidel limite logistico. Inoltre, in Calabria ed in Sicilia, avviene uno scambio del tutto peculia-re che vede prevalere, tra i laureati a Reggio Calabria, studenti residenti nel-la provincia di Messina e, viceversa, i laureati a Messina sono per la qua-si totalità residenti in provincia di Reggio Calabria. 21 Rispettivamente contano solo 2 e 9 laureati. 31
  32. 32. CAPITOLO 1Flussi di laureati Tabella 7 - Rapporto tra laureati residenti in regione e in provincia, in percentuale meridionali Anno 2004 all’interno del % Maschi % Femmine Mezzogiorno Caserta 72,76 77,19 Benevento 49,65 29,32 Napoli 33,90 40,73 Avellino 75,00 33,33 Salerno 43,60 56,99 Foggia 11,85 10,33 Bari 32,40 35,15 Taranto 10,34 7,63 Brindisi 7,69 20,83 Lecce 45,85 49,85 Potenza 27,68 15,57 Matera 20,00 12,50 Cosenza 55,13 48,00 Crotone 20,00 24,14 Catanzaro 43,46 30,22 Vibo Valentia 100,00 50,00 Reggio di Calabria 21,95 19,76 Trapani 12,00 8,79 Palermo 68,03 75,12 Messina 13,96 23,58 Agrigento 30,00 33,33 Caltanissetta 15,79 28,57 Enna 56,10 97,62 Catania 72,79 74,69 Ragusa 18,18 46,43 Siracusa 18,75 15,00 Sassari 30,07 31,93 Nuoro 12,50 14,29 Oristano 70,59 61,29 Cagliari 37,69 38,92 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Istat. Sul fronte dell’analisi di genere dei laureati, risulta ancora una volta che il numero delle donne supera prevalentemente quello dei maschi, tranne nelle province di Benevento, Taranto, Potenza, Reggio Calabria e Sassari. Infine, a differenza di quanto emerso dall’analisi sui laureati in pro- vincia, per coloro che hanno conseguito una laurea fuori dal proprio ambito regionale non vale il principio in base al quale sono i capoluo- ghi di provincia ad avere il maggior numero di laureati. Se in Calabria, infatti, è la provincia di Reggio a registrare il numero dei laureati più al- to (170), in Sicilia risulta essere Messina (1.583) e Sassari (67) in Sardegna. Segno questo che nel momento in cui ci si deve spostare per motivi di studio in un’altra regione del Mezzogiorno la numerosità della popolazione non ha nessuna influenza. 32
  33. 33. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 11.2.2 Flussi di diplomati universitari meridionali all’interno delMezzogiorno Al flusso22 di mobilità per motivi di istruzione/formazione, all’internodel Mezzogiorno, dei laureati residenti nel Sud, si affianca il flusso deidiplomati universitari. Rispetto al numero dei laureati per provincia – in cui la componen-te femminile supera quella maschile per oltre il 90% delle province – peri diplomati universitari il trend si conferma nel 70% delle provinceconsiderate. In particolare, nelle province di Bari, Foggia, Lecce, Catania e Cagliari,il numero delle donne in possesso di diploma universitario è doppio ri-spetto al numero dei maschi, mentre a Caserta, Matera, Cosenza, ViboValentia, Palermo, Siracusa e Sassari la situazione si inverte. Ciò perònon porta a concludere circa la maggiore stanzialità delle donne rispet-to agli uomini, dal momento che in questa fase della ricerca il campio-ne di riferimento include soltanto i laureati e non già il complesso degliiscritti che se analizzato potrebbe capovolgere il risultato. Secondo la graduatoria tra le province con il maggior numero distudenti con Diploma Universitario, Catania occupa il primo posto, se-guono Bari e Messina che si posizionano rispettivamente al secondo eal terzo posto, nonostante il minor numero di residenti rispetto alleprovince in competizione. Per la Sicilia e per la Calabria, infine, il nu-mero dei diplomati universitari è maggiore nelle province capoluogo. Ponendo l’attenzione sugli studenti residenti in regione e in pos-sesso di diploma universitario, risulta che nel 50% delle province esa-minate le donne superano numericamente i maschi. Come per i laureati, anche in questo caso si rileva una bassa pro-pensione a spostarsi all’interno della propria regione per il consegui-mento di un diploma universitario. Questo accade in ogni regione sia pergli uomini che per le donne. Tuttavia, volendo indicare le preferenze dimobilità verso una provincia della stessa regione, si evidenzia una cer-ta fluidità in Puglia verso Bari e in Sicilia verso Catania. Per ciò che concerne, invece, il numero, in ciascuna provincia, deidiplomati universitari con residenza fuori regione, sono poche le provin-ce con valori tali da essere considerati significativi, anzi ve ne sonomolte con valori nulli. Volendo, comunque, estrapolare una tendenza,seppure poco rilevante, si nota che in Campania, il valore più elevato siha a Napoli, anche se rapportandolo alla cospicua densità numerica 22 Tabella dati n°1 dell’appendice statistica allegata. 33
  34. 34. CAPITOLO 1Flussi di diplomati della stessa provincia non risulta essere un valore particolarmente indi- universitari cativo23. In Puglia primeggia la provincia di Bari, ma non è da trascura- meridionali all’interno del re il valore relativo alla provincia di Foggia che beneficia della migliore Mezzogiorno posizione geografica in quanto confinante con due Regioni. Situazione completamente diversa dalle precedenti si riscontra nella provincia di Messina, in cui si registra il valore più alto di tutto il Mezzogiorno di di- plomati universitari con residenza fuori regione, probabilmente a cau- sa della posizione geografica e del valore nullo che il fenomeno inda- gato assume nella provincia di Reggio Calabria. 1.2.3 Studenti del Mezzogiorno laureati e diplomati nelle università del Centro-Nord Un ulteriore punto di focalizzazione della ricerca ha riguardato lo studio relativo alla mobilità degli studenti del Mezzogiorno verso le Università del Centro-Nord24. Anche in questo caso è stata indagata la mobilità formativa ed i dati presi in considerazione hanno riguardato tutte le Università25 centro – settentrionali da cui è stato estrapolato il nu- mero di laureati o diplomati universitari, nell’anno 2004, con residenza nelle aree Obiettivo 1. Nella maggior parte delle province del Mezzogiorno (67% dei casi) si preferisce Roma, quale città nella quale conseguire una laurea; co- munque, nella classifica generale ben il 90% del campione si concen- tra nella scelta di tre Università: Roma, Bologna e Milano. Spostando l’attenzione sul fronte delle Facoltà del Centro-Nord pre- scelte dai giovani del Mezzogiorno, prevalgono, nell’Ateneo romano, le Facoltà di Giurisprudenza e Medicina - Psicologia, rispettivamente per i maschi e per le femmine. A Bologna i maschi del Mezzogiorno preferi- scono la facoltà di Ingegneria, mentre Economia è scelta indistinta- mente dai due sessi. Le Facoltà milanesi preferite sono, invece, Economia e Medicina. Il quarto posto della graduatoria è occupato dall’Università di Chieti, che annovera numerosi laureati provenienti da tutte le province della Campania e della Puglia (esclusa Lecce), ma anche da Vibo Valentia, Trapani e Palermo. 23 I diplomati universitari con residenza fuori regione sono 12 a Napoli e 6 a Salerno. 24 Tabella dati n° 2 dell’appendice statistica allegata. 25 Le Università considerate rappresentano il 95% di quelle presenti sul territorio nazionale. Sono state escluse quelle i cui valori sono risultati poco significativi ai fini della ricerca. 34
  35. 35. LA MOBILITA’ DEI GIOVANI ITALIANI DELLE REGIONI OBIETTIVO 1 Tabella 8 – Atenei - Facoltà preferite dagli studenti residenti nelle Regioni Obiettivo1 Studenti del MezzogiornoUNIVERSITA’ MASCHI FEMMINE laureati eRoma Giurisprudenza Medicina diplomati nelle Psicologia università delBologna Ingegneria Economia Centro – Nord EconomiaMilano Economia Economia Medicina MedicinaChieti Medicina MedicinaFonte: Elaborazione Isfol su dati MIUR. La vicinanza geografica, invece, risulta essere un elemento determi-nante per la scelta degli studenti provenienti dalle province diBenevento e di Caserta che preferiscono rispettivamente le Universitàdel Molise e di Cassino. Emerge, inoltre, un dato alquanto curioso relativo alla provincia diAgrigento che conta nel 2004 numerosi laureati presso l’Università diPisa così come per Oristano i cui laureati sono concentrati prevalente-mente presso l’Università di Torino. Il trend risulta essere però isolato all’an-no 2004, poiché non trova conferma nel numero degli iscritti del 2005. D’altra parte volendo fare una classifica delle province dell’areaObiettivo 1, riguardo alla mobilità dei giovani per motivi di studio si ve-dono prevalere, nelle prime tre posizioni le province pugliesi di Foggia,con l’8,32% dei laureati in atenei centro-settentrionali, Lecce, conl’8,06% e Bari, con il 7,43%. Tabella 9 - Province delle Regioni Obiettivo 1 con maggior numero di laureati in Atenei centro- settentrionali (in %)PROVINCE TOTALE MASCHI FEMMINEFoggia 8,32 3,51 4,81Lecce 8,06 4,20 3,86Bari 7,43 3,83 3,60Napoli 7,30 3,58 3,72Cosenza 6,03 2,53 3,50Taranto 5,50 2,69 2,81Salerno 4,65 2,27 2,38Potenza 4,36 1,92 2,44Catanzaro 4,24 1,95 2,29Caserta 3,96 1,86 2,10Fonte: Elaborazioni Isfol su dati MIUR, 2004. Infine, un altro dato di particolare interesse mette in luce che vi so-no delle province in cui il numero dei laureati e diplomati universitari chehanno frequentato una Università presente nella propria provincia, o 35
  36. 36. CAPITOLO 1 Studenti del nella propria regione o ancora all’interno del Mezzogiorno, è inferiore Mezzogiorno al numero dei laureati e diplomati universitari formati presso le laureati ediplomati nelle Università del Centro - Nord. Ad esempio, nelle province di Avellino, università del Matera, Crotone, Vibo Valentia e Siracusa ciò succede rispetto alla città Centro – Nord di Roma; mentre nelle province di Brindisi e Ragusa rispetto alla città di Milano e nella provincia di Agrigento rispetto alla città di Pisa. Nel complesso tale fenomeno, che è indice di buona propensione alla mobilità per motivo di studio di molte province del Mezzogiorno, è va- lido per circa il 70% delle province. Il restante 30% è rappresentato dalle province più grandi e importanti come Napoli, Bari, Palermo che si distinguono per la capacità di limitare i processi di desertificazione presenti nelle aree interne, in quanto città in grado di erogare un’offer- ta formativa qualificata. 1.2.4 Studenti stranieri laureati e diplomati in Italia Accanto all’analisi sulla mobilità dei giovani italiani, laureati e diplo- mati universitari in Italia, la ricerca ha previsto una ulteriore indagine sulla mobilità straniera all’interno del nostro Paese per motivi di stu- dio26. Il doppio approccio dell’analisi ha considerato, da un lato le Università italiane di destinazione e, dall’altro, gli Stati di provenienza de- gli studenti stranieri. In particolare, sono state considerate 47 Università italiane e 131 Stati stranieri, con 1.440 laureati e diplomati universitari uomini e 2.257 donne. Il campione è stato selezionato escludendo le Università (quali ad esempio quelle della Basilicata, del Sannio, di Messina etc.) e successivamente gli Stati (come l’Afghanistan, l’Algeria, l’Angola, etc.) in cui il numero dei laureati in Italia risultava essere del tutto irrilevante. Pertanto, il campione di riferimento è risultato composto da 35 Università e 56 Stati stranieri con 1.324 laureati e diplomati universitari uomini e 2.089 donne. L’aver operato una sintesi campionaria ha reso possibile una notevole semplificazione della lettura dei dati con la mini- ma perdita di informazioni ed una accresciuta capacità interpretativa. Lo scenario dei flussi migratori distinto per continenti è formato prevalentemente dalla componente femminile che supera nella totali- tà dei casi il 50% delle presenze. I Paesi europei (circa 71%) risultano essere quelli di maggiore provenienza dei flussi studenteschi; segue al terzo posto il continente asiatico (11%). 26 Cfr. appendice statistica. 36

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