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Ing. Felicetto MASSA
Vicepresidente Vicario
Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO"
WEBINAR
"RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI
IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO"
Ing. Felicetto Massa Ph.D.
Vice Presidente Vicario e Coordinatore Commissione Energia
Ordine degli Ingegneri della Provincia di Frosinone
Venerdì 22 Maggio 2020 – 16:00-18:00
1
ORDINE DEGLI INGEGNERI
DELLA PROVINCIA
DI FROSINONE
Ing. Felicetto MASSA
Vicepresidente Vicario
Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO"
ARGOMENTI TRATTATI
PRIMA PARTE
 IL MICROCLIMA
 LA CLASSIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI
DI CONDIZIONAMENTO
 LA GUIDA ISS PER I LUOGHI DI
LAVORO
SECONDA PARTE
 COME SI DIFFONDE IL VIRUS
 QUALI SONO I RISCHI CONNESSI AI
PARAMETRI DI ESERCIZIO DEGLI
IMPIANTI
2
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Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO"
1. Che cos'è un Coronavirus?
Coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che
vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome
respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave
(SARS).
Ad oggi, sette Coronavirus hanno dimostrato di essere in grado di infettare
l'uomo:
 Coronavirus umani comuni: HCoV-OC43 e HCoV-HKU1
(Betacoronavirus) e HCoV-229E e HCoV-NL63 (Alphacoronavirus); essi
possono causare raffreddori comuni ma anche gravi infezioni del tratto
respiratorio inferiore
 altri Coronavirus umani (Betacoronavirus): SARS-CoV, MERS-CoV e 2019-
nCoV (ora denominato SARS-CoV-2).
3
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Vicepresidente Vicario
Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO"
1. Che cos'è un Coronavirus?
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2. Che cos'è un nuovo Coronavirus?
Un nuovo Coronavirus (nCoV) è un nuovo ceppo di
coronavirus che non è stato precedentemente mai
identificato nell'uomo. In particolare quello
denominato SARS-CoV-2 (precedentemente 2019-
nCoV), non è mai stato identificato prima di essere
segnalato a Wuhan, Cina, a dicembre 2019.
COVID-19 - Un nuovo Coronavirus (nCoV) è un nuovo
ceppo di coronavirus che non è stato
precedentemente mai identificato nell'uomo. In
particolare quello denominato SARS-CoV-2
(precedentemente 2019-nCoV), non è mai stato
identificato prima di essere segnalato a Wuhan, Cina,
a dicembre 2019.
5
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1° Parte - WEBINAR
MICROCLIMA
TIPOLOGIE DI IMPIANTO E CRITERI DI SANIFICAZIONE
6
ORDINE DEGLI INGEGNERI
DELLA PROVINCIA
DI FROSINONE
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D.LGS. 9 APRILE 2008, N. 81 TESTO
COORDINATO CON IL D.LGS. 3
AGOSTO 2009, N. 106
TESTO UNICO SULLA SICUREZZA DEL LAVORO
7
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Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO"
Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (Allegato IV; Requisiti
dei luoghi di lavoro) 1. Ambienti di lavoro 1.9 Microclima
 1.9.2 Temperatura dei locali
 1.9.2.1. La temperatura nei locali di lavoro deve essere
adeguata all’organismo umano durante il tempo di
lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e
degli sforzi fisici imposti ai lavoratori.
 1.9.2.2. Nel giudizio sulla temperatura adeguata per i
lavoratori si deve tener conto della influenza che
possono esercitare sopra di essa il grado di umidità ed il
movimento dell’aria concomitanti.
 1.9.2.3. La temperatura dei locali di riposo, dei locali per
il personale di sorveglianza, dei servizi igienici, delle
mense e dei locali di pronto soccorso deve essere
conforme alla destinazione specifica di questi locali.
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Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (Allegato IV; Requisiti
dei luoghi di lavoro) 1. Ambienti di lavoro 1.9 Microclima
1.9.2 Temperatura dei locali
 1.9.2.4. Le finestre, i lucernari e le pareti vetrate devono essere tali da evitare un
soleggiamento eccessivo dei luoghi di lavoro, tenendo conto del tipo di attività e della
natura del luogo di lavoro.
 1.9.2.5. Quando non è conveniente modificare la temperatura di tutto l’ambiente, si
deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo
basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione.
 1.9.2.6. Gli apparecchi a fuoco diretto destinati al riscaldamento dell’ambiente nei
locali chiusi di lavoro di cui al precedente articolo, devono essere muniti di condotti
del fumo privi di valvole regolatrici ed avere tiraggio sufficiente per evitare la
corruzione dell’aria con i prodotti della combustione, ad eccezione dei casi in cui, per
l’ampiezza del locale, tale impianto non sia necessario.
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Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (Allegato IV; Requisiti
dei luoghi di lavoro) 1. Ambienti di lavoro 1.9 Microclima
1.9.2 Temperatura dei locali
 1.9.2.4. Le finestre, i lucernari e le pareti vetrate devono essere tali da evitare un
soleggiamento eccessivo dei luoghi di lavoro, tenendo conto del tipo di attività e della
natura del luogo di lavoro.
 1.9.2.5. Quando non è conveniente modificare la temperatura di tutto l’ambiente, si
deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo
basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione.
 1.9.2.6. Gli apparecchi a fuoco diretto destinati al riscaldamento dell’ambiente nei
locali chiusi di lavoro di cui al precedente articolo, devono essere muniti di condotti
del fumo privi di valvole regolatrici ed avere tiraggio sufficiente per evitare la
corruzione dell’aria con i prodotti della combustione, ad eccezione dei casi in cui, per
l’ampiezza del locale, tale impianto non sia necessario.
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LA VENTILAZIONE
 Il benessere termico degli occupanti di un edificio deve essere
perseguito trattando adeguatamente sia la temperatura che
l’umidità dell’aria;
 Allo stesso tempo il benessere termico è assicurato
dall’esistenza di un adeguato numero di ricambi d’aria. L’aria
stagnante si arricchisce in anidride carbonica (CO2, prodotta
dalla respirazione degli occupanti) che contribuisce alla
percezione negativa dell’ambiente. Elevati livelli di CO2
possono provocare sensazione di stanchezza, mal di testa e
una sensazione generalizzata di malessere. La ventilazione di
un ambiente può essere naturale o forzata.
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LA VENTILAZIONE E RAPPORTO
AEROILLIMINANTE
 La normativa italiana non prevede limiti numerici per la
ventilazione naturale negli ambienti di lavoro: il d.lgs. 81/08
(All. IV 1.9.1.1) si limita a prescrivere aria salubre e in quantità
sufficiente.
 Una stima molto approssimativa in grado di verificare questo
tipo di ventilazione viene fornita dal valore di R.A. sopra
definito; i vari regolamenti edilizi solitamente indicano la
necessità di adottare un valore di R.A. compreso tra
– 1/8 e 1/10 per gli uffici
– compreso tra 1/16 e 1/20 per gli ambienti produttivi.
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LA VENTILAZIONE FORZATA
Nella ventilazione forzata i locali sono asserviti a
impianti meccanici che garantiscono un certo
numero di ricambi d’aria.
La ventilazione può essere garantita:
– dalla immissione di aria fresca;
– dalla estrazione dell’aria “usata”
– dal corretto bilanciamento di immissione ed estrazione
dell’aria.
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LA VENTILAZIONE FORZATA
Gli impianti di questo tipo possono essere associati
a dispositivi di trattamento dell’aria con la
possibilità di abbattere il carico inquinante,
modificare l’umidità relativa e la temperatura.
Gli impianti possono prevedere il trattamento di
tutta l’aria immessa o di una sua parte con parziale
ricircolo dell’aria presente all’interno dello stabile
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La CLASSIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI DI
CLIMATIZZAZIONE
Gli impianti sono realizzati con lo scopo di mantenere all’interno degli
ambienti confinati condizioni termoigrometriche adeguate alla loro destinazione d’uso
Possono essere classificati in:
 impianti di riscaldamento (controllo della temperatura dell’aria in condizioni invernali);
 impianti di climatizzazione (controllo della temperatura dell’aria in condizioni sia
invernali che estive);
 impianti di condizionamento (controllo di temperatura, umidità relativa, velocità e
purezza dell’aria in condizioni sia invernali che estive);
 impianti di ventilazione meccanica controllata (VMC) consentono il ricambio d’aria con
l’ambiente esterno in modo controllato senza sprechi di energia.
 apparecchi autonomi (controllo della temperatura dell’aria in un numero limitato di
locali, in condizioni sia invernali che estive).
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LA CLASSIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI DI
CONDIZIONAMENTO
Impianti di climatizzazione (UNI 10339): “Sistemi che effettuano il controllo
continuativo delle “condizioni termiche, igrometriche, di qualità e di movimento
dell’aria comprese entro i limiti richiesti per assicurare il benessere alle persone
Scopo fondamentale:
 Realizzare e mantenere nel tempo condizioni di benessere termoigrometrico
all’interno degli edifici per un agevole svolgimento delle attività in
condizioni di comfort per gli occupanti.
Controllano i parametri che influenzano il benessere ambientale, in particolare:
– Temperatura ambiente,
– Umidità relativa
– Velocità
– Purezza dell’aria.
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LA CLASSIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI DI
CONDIZIONAMENTO
Impianti di climatizzazione (UNI 10339):
“Sistemi che effettuano il controllo continuativo
delle “condizioni termiche, igrometriche, di
qualità e di movimento dell’aria comprese entro i
limiti richiesti per assicurare il benessere alle
persone
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CLASSIFICAZIONE DEGLI IMPIANTO DI
CONDIZIONAMENTO
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IMPIANTI DI
CONDIZIONAMENTO
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Schema funzionale di un impianto di
condizionamento a sola aria
Potenza termica fornita o
sottratta ad un ambiente da
una portata d’aria Ga [kg/s]
 ti: temperatura di
introduzione [°C]
 ta: temperatura ambiente
[°C]
 cpa: calore specifico
dell’aria [1 kJ/kg K]
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IMPIANTO DI CONDIZIONAMENTO MISTO ARIA-
ACQUA
 L’aria serve a controllare
la purezza, l’umidità
relativa e la velocità
dell’aria ambiente,
 mentre l’acqua,
distribuita in appositi
terminali di scambio
termico posti in
ambiente, serve a
controllare la
temperatura dell’aria,
regolata localmente sui
terminali stessi
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Più adatti a climatizzare edifici frazionabili in più ambienti
con esigenze di carico
diverse (edifici residenziali, uffici, scuole…)
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IMPIANTI A TUTT’ARIA A PORTATA
COSTANTE A CANALE SINGOLO
 Gli impianti a canale singolo sono
adatti a climatizzare ambienti
singoli di grosse dimensioni (es.
sale per conferenze, teatri, cinema
etc.) o più ambienti con esigenze
di carico uniformi (zone
termiche).
 Tutta l’aria viene trattata allo
stesso modo nell’unità di
trattamento aria e portata nelle
condizioni di introduzione (ti e xi)
 Ogni ambiente riceve una
quantità d’aria proporzionale al
proprio carico termico
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Impianti a sola aria a portata costante
con post-riscaldamento di zona
 Esigenze diverse di zone
diverse dello stesso
edificio (es. carichi non
contemporanei).
 Trattamento comune
dell’aria in centrale ed un
post-riscaldamento in
prossimità di ciascuna
zona realizzato mediante
una batteria calda sul
canale di mandata
dell’aria.
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Impianti a sola aria a doppio canale
 Sono costituiti da due
canali, uno per l’aria
calda e l’altro per l’aria
fredda prodotte
entrambe nell’UTA.
 Un impianto di questo
tipo è in grado di
compensare
contemporaneamente
sia carichi termici che
frigoriferi
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Impianti a tutt’aria a portata costante
multizone
 I plenum caldo e freddo sono
suddivisi in un numero di settori
pari alle zone da servire
 In questo modo si distribuiscono
alle varie zone portate d’aria a
temperature diverse in funzione
delle specifiche richieste delle
singole zone
 La portata dell’impianto è pari alla
somma delle portate di tutte le
zone, mentre
 la potenza termica e frigorifera
devono corrispondere al carico
massimo contemporaneo delle
zone
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Impianti a tutt’aria a portata costante
multizone
 I plenum caldo e freddo sono
suddivisi in un numero di settori
pari alle zone da servire
 In questo modo si distribuiscono
alle varie zone portate d’aria a
temperature diverse in funzione
delle specifiche richieste delle
singole zone
 La portata dell’impianto è pari alla
somma delle portate di tutte le
zone, mentre
 la potenza termica e frigorifera
devono corrispondere al carico
massimo contemporaneo delle
zone
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IMPIANTI MISTI
ARIA - ACQUA
 Sono impianti che utilizzano
contemporaneamente sia
l’aria che l’acqua come fluidi
termovettori
 L’acqua serve a controllare la
temperatura ambiente
mentre un’opportuna
portata d’aria viene immessa
per regolare l’umidità
relativa
 Si classificano in
 Impianti con ventilconvettori
(fan-coil)
 Impianti con mobiletti ad
induzione
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IMPIANTO VENTILAZIONE
MECCANICA CONTROLLATA
L’aria esterna, filtrata
dagli inquinanti, viene
immessa negli
ambienti attraverso
appositi dispositivi e,
dopo aver assorbito gli
inquinanti degli
ambienti, viene
espulsa all’esterno.
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IMPIANTI SICURI – CAMERE BIANCHE
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Qualità dell’aria indoor: le raccomandazioni dell’ISS
Il distanziamento sociale, con la conseguente
riduzione dei contatti tra persone, è stato il
primo provvedimento adottato di sanità
pubblica per limitare la diffusione dell’epidemia
da SARS-CoV-2, il virus che causa la COVID-19.
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Rapporto n. 5/2020 del 23 marzo,
Istituto Superiore di Sanità
ha evidenziato come anche la qualità dell’aria
indoor assume un ruolo di grande importanza
nella protezione, tutela e prevenzione della
salute dei cittadini e dei lavoratori.
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Rapporto n. 5/2020 del 23 marzo,
Istituto Superiore di Sanità
Lo studio sostiene che “nei diversi edifici e ambienti
in cui si svolgono una molteplicità di attività e
funzioni (come le abitazioni, gli uffici, le strutture
sanitarie, le farmacie, le parafarmacie, le banche, le
poste, i supermercati, gli aeroporti, le stazioni e i
mezzi di pubblici) è utile promuovere processi che
permettano di acquisire comportamenti e misure di
prevenzione della salute.
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Rapporto n. 5/2020 del 23 marzo,
Istituto Superiore di Sanità
“In generale, in ogni condizione, adeguate norme
comportamentali rivestono un ruolo importante
nel miglioramento della qualità dell’aria indoor e,
in relazione al contenimento o rallentamento della
trasmissione del SARS-CoV-2, nei diversi gli
ambienti, assumono un particolare significato e
rilievo.”
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Rapporto n. 5/2020 del 23 marzo,
Istituto Superiore di Sanità
La concentrazione delle impurità dell’aria esterna
è variabile, ma generalmente è inferiore rispetto
a quella dei contaminanti presenti negli ambienti
indoor.
33
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ISTITUTO SUPERIORE DI
SANITA’
Indicazioni ad interim per la prevenzione e gestione degli ambienti
indoor in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2
Misure generali per gli ambienti lavorativi
Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev. - Versione 21 aprile 2020
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Misure generali per gli ambienti lavorativi
Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev
 In questo contesto la qualità dell’aria indoor negli ambienti lavorativi,
indipendentemente dagli effetti sulla salute, ha un’importante
influenza sulle prestazioni e sul benessere fisico e mentale dei
lavoratori
– (es. aumento/perdita della produttività
– della concentrazione
– dei tempi di reazione
– livello di motivazione e soddisfazione
– competenze professionali
– riduzione delle giornate di assenza
– stress
– aumento dei costi sanitari e di assistenza a carico del lavoratore
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Misure generali per gli ambienti lavorativi
Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev - Qualità Indoor Luoghi
di Lavoro
 Garantire un buon ricambio dell’aria in tutti gli ambienti dove sono
presenti postazioni di lavoro e personale aprendo con maggiore
frequenza le diverse aperture: finestre e balconi.
 L’ingresso dell’aria esterna outdoor all’interno degli ambienti di lavoro
opera una sostituzione/diluizione e, contemporaneamente, una
riduzione delle concentrazioni degli inquinanti specifici (es. COV, PM10,
ecc.), della CO2, degli odori, dell’umidità e del bioaerosol che può
trasportare batteri, virus, allergeni, funghi filamentosi (muffe).
 In particolare, scarsi ricambi d’aria favoriscono, negli ambienti indoor
L’esposizione a inquinanti e possono facilitare la trasmissione di agenti
patogeni tra i lavoratori.
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Misure generali per gli ambienti lavorativi
Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev - Qualità Indoor Luoghi
di Lavoro
 La ventilazione naturale degli ambienti dipende da numerosi
fattori, quali i parametri meteorologici (es. temperatura
dell’aria esterna, direzione e velocità del vento), da parametri
fisici quali superficie delle finestre e durata dell’apertura
 Il ricambio dell’aria deve tener conto del numero di lavoratori
presenti, del tipo di attività svolta e della durata della
permanenza negli ambienti di lavoro. Durante il ricambio
naturale dell’aria è opportuno evitare la creazione di
condizioni di disagio/discomfort (correnti d’aria o freddo/caldo
eccessivo) per il personale nell’ambiente di lavoro.
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Misure generali per gli ambienti lavorativi
Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev - Qualità Indoor Luoghi
di Lavoro
 Negli edifici senza specifici sistemi di ventilazione può
essere opportuno, preferibilmente, aprire quelle finestre e
quei balconi che si affacciano sulle strade meno trafficate e
durante i periodi di minore passaggio di mezzi (soprattutto
quando l’edifico è in una zona trafficata.
 In generale, si raccomanda di evitare di aprire le finestre e
balconi durante le ore di punta del traffico (anche se in
questo periodo è molto diminuito) o di lasciarle aperte la
notte.
 È preferibile aprire per pochi minuti più volte al giorno, che
una sola volta per tempi lunghi
38
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Misure generali per gli ambienti lavorativi
Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev -
Qualità Indoor Luoghi di Lavoro
 Negli edifici dotati di specifici impianti di ventilazione (Ventilazione
Meccanica Controllata, VMC) che movimentano aria attraverso un
motore/ventilatore e consentono il ricambio dell’aria di un edificio
con l’esterno. Questi impianti devono mantenere attivi l’ingresso e
l’estrazione dell’aria 24 ore su 24, 7 giorni su 7 (possibilmente con un
decremento dei tassi di ventilazione nelle ore notturne di non
utilizzo dell’edifico).
 Proseguire in questa fase mantenendo lo stesso livello di protezione,
eliminando totalmente la funzione di ricircolo dell’aria per evitare
l’eventuale trasporto di agenti patogeni (batteri, virus, ecc.) nell’aria.
 Può risultare utile aprire dove possibile nel corso della giornata
lavorativa le finestre e i balconi per pochi minuti più volte a giorno
per aumentare ulteriormente il livello di ricambio dell’aria.
 La decisione di operare in tal senso spetta generalmente al
responsabile della struttura in accordo con il datore di lavoro.
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Misure generali per gli ambienti lavorativi
Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev - Qualità Indoor Luoghi
di Lavoro
 Acquisire tutte le informazioni sul funzionamento
dell’impianto VCM (es. controllo dell’efficienza di
funzionamento, perdite di carico, verifica del registro di
conduzione, tempi di scadenza della manutenzione, tipo di
pacco filtrante installato, interventi programmati, ecc.).
 Eventualmente se si è vicini ai tempi di sostituzione del pacco
filtrante (per perdite di carico elevate, o a poche settimane
dall’intervento di manutenzione programmata, ecc.), al fine di
migliorare la filtrazione dell’aria in ingresso, sostituire con
pacchi filtranti più efficienti (es. UNI EN ISO 16890:2017: F7-
F9).
 Una volta effettuata la sostituzione, assicurarsi della tenuta
all’aria al fine di evitare possibili trafilamenti d’aria.
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 Negli edifici dotati di impianti misti di riscaldamento/raffrescamento con apparecchi terminali locali il cui
funzionamento e regolazione della velocità possono essere centralizzati oppure effettuati dai lavoratori
che occupano l’ambiente o la stanza (es. fancoil, ventilconvettori solo per citarne alcuni) questi vanno
mantenuti fermi per evitare che, con il ricircolo dell’aria, si diffondano, all’interno della struttura,
eventuali contaminanti, compreso potenzialmente il virus SARS-CoV-2.
 Solo nel caso in cui a seguito della riorganizzazione (es. adeguamento degli spazi, aree, minimizzazione
della presenza di personale, distanziamento, limitazione dei percorsi e delle zone per evitare contatti
ravvicinati e gli assembramenti, differenziazione e scaglionamento degli orari di lavoro, ecc.), è
prevista giornalmente la presenza di un singolo lavoratore (sempre lo stesso) per ogni ambiente o stanza,
è possibile mantenere in funzione l’impianto.
 Si raccomanda di verificare che nelle vicinanze delle prese e griglie di ventilazione dei terminali, non
siamo presenti tendaggi, oggetti e piante, che possano interferire con il corretto funzionamento.
 Al tal fine pulire periodicamente, ogni quattro settimane, in base alle indicazioni fornite dal produttore
ad impianto fermo, filtri dell’aria di ricircolo del fancoil o del ventilconvettore per mantenere gli adeguati
livelli di filtrazione/rimozione.
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 Rimane ancora valida la procedura di pulizia settimanale degli apparecchi
terminali locali (fancoil o ventilconvettore) nel caso di contemporanea
condivisione dello stesso ambiente o stanza da parte di più lavoratori.
Durante la pulizia dei filtri fare attenzione alle batterie di scambio termico e
alle bacinelle di raccolta della condensa.
 Evitare di utilizzare e spruzzare prodotti per la pulizia
detergenti/disinfettanti spray direttamente sul filtro per non inalare
sostanze inquinanti (es. COV), durante il funzionamento. I prodotti per la
pulizia/disinfettanti spray devono essere preventivamente approvati dal
SPP.
 Dove possibile in questi ambienti sarebbe necessario aprire regolarmente le
finestre e balconi per aumentare il ricambio e la diluizione degli inquinanti
specifici (es. COV, PM10, ecc.), della CO2, degli odori, dell’umidità e del
bioaerosol che può trasportare batteri, virus, allergeni, funghi filamentosi
(muffe) accumulati nell’aria ricircolata dall’impianto.
 È preferibile aprire per pochi minuti più volte al giorno, che una sola volta
per tempi lunghi.
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 Nel caso in cui alcuni singoli ambienti di lavoro siano dotati di piccoli
impianti autonomi di riscaldamento/raffrescamento con una doppia
funzione e con un’unità esterna (es. pompe di calore split,
termoconvettori) o di sistemi di climatizzazione portatili collegati con
un tubo di scarico flessibile dell’aria calda appoggiato o collegato con
l’esterno dove l’aria che viene riscaldata/raffrescata è sempre la
stessa (hanno un funzionamento simile agli impianti fissi), è
opportuno pulire regolarmente in base al numero di lavoratori
presenti nel singolo ambiente:
– ogni quattro settimane nel caso di singolo lavoratore (sempre lo
stesso),
– in tutti gli altri casi ogni settimana, in base alle indicazioni fornite
dal produttore e ad impianto fermo, i filtri dell’aria di ricircolo in
dotazione all’impianto/climatizzatore per mantenere livelli di
filtrazione/rimozione adeguati.
– Evitare di utilizzare e spruzzare prodotti per la pulizia
detergenti/disinfettanti spray direttamente sul filtro per non
inalare sostanze inquinanti (es. COV), durante il funzionamento.
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 Pulire le prese e le griglie di ventilazione con panni puliti in microfibra
inumiditi con acqua e con i comuni saponi, oppure con una soluzione
di alcool etilico con una percentuale minima del 70% v/v asciugando
successivamente.
 Garantire un buon ricambio dell’aria anche negli ambienti/spazi dove
sono presenti i distributori automatici di bevande calde, acqua e
alimenti. In questi ambienti deve essere garantita la
pulizia/sanificazione periodica (da parte degli operatori professionali
delle pulizie) e una pulizia/sanificazione giornaliera (da parte degli
operatori addetti ai distributori automatici) delle tastiere dei
distributori con appositi detergenti compatibilmente con i tipi di
materiali.
 Nel caso di locali senza finestre (es. archivi, spogliatoi, servizi igienici,
ecc.), ma dotati di ventilatori/estrattori questi devono essere
mantenuti in funzione per l’intero orario di lavoro per ridurre le
concentrazioni nell’aria.
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di Lavoro
 Pulire le prese e le griglie di ventilazione con panni puliti in microfibra
inumiditi con acqua e con i comuni saponi, oppure con una soluzione
di alcool etilico con una percentuale minima del 70% v/v asciugando
successivamente.
 Garantire un buon ricambio dell’aria anche negli ambienti/spazi dove
sono presenti i distributori automatici di bevande calde, acqua e
alimenti. In questi ambienti deve essere garantita la
pulizia/sanificazione periodica (da parte degli operatori professionali
delle pulizie) e una pulizia/sanificazione giornaliera (da parte degli
operatori addetti ai distributori automatici) delle tastiere dei
distributori con appositi detergenti compatibilmente con i tipi di
materiali.
 Nel caso di locali senza finestre (es. archivi, spogliatoi, servizi igienici,
ecc.), ma dotati di ventilatori/estrattori questi devono essere
mantenuti in funzione per l’intero orario di lavoro per ridurre le
concentrazioni nell’aria.
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CHIARIMENTI SUL CONCETTO DI SANIFICAZIONE
CNA installazione impiantI
La sanificazione, quindi – riprende il CNA – riguarda un
“complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere
sani determinati ambienti”, si applica pertanto agli
ambienti e non agli impianti o a parte di essi e la
possono svolgere imprese che devono necessariamente
avere particolari requisiti di capacità economico-
finanziaria ed obbligatoriamente un Responsabile Tecnico
che dovrà avere un rapporto d’immedesimazione con
l’impresa ed essere in possesso di specifici requisiti
tecnico-organizzativi stabiliti dall’art. 2 del D.M. 274/97.
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AUDIT PER LA SANIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI
È possibile raggruppare le fasi operative da seguire per le operazioni di disinfezione da attuare sugli impianti di aerazione.
 Si parte con il sopralluogo attraverso il quale effettuare una valutazione delle problematiche igieniche ed epidemiologiche al quale l’edificio è
soggetto.
 Al fine di non dimenticare alcun impianto e i singoli apparati che ne fanno parte, fondamentale è il censimento degli stessi e della relativa
documentazione.
 Si prosegue poi con l’individuazione delle problematiche tecniche degli impianti, delle criticità di natura igienico-sanitaria e delle problematiche
di sicurezza relative al cantiere (che dovrà essere allestito per eseguire la bonifica), quindi all’analisi funzionale degli impianti.
 Per individuare le problematiche si procede attraverso un’ispezione tecnica che prevede prelievi microbiologici di superficie, aria, acqua di
condensa e particolato.
 Prima dell’esecuzione della pulizia (rimozione meccanica del particolato depositato all’interno delle condotte) e la disinfezione (cioè il
trattamento con appositi prodotti disinfettanti) è necessario mettere in atto delle misure di contenimento della contaminazione ambientale in
base all’ambito di lavoro e stato degli impianti.
 La pulizia e la disinfezione devono interessare l’impianto in ogni sua parte, quindi gli apparati presenti, dalla presa dell’aria esterna fino
all’ultimo terminale, considerando sia le condotte di mandata sia quelle di ricircolo.
 Una programmazione periodica delle ispezioni secondo un piano di controllo e monitoraggio garantisce una migliore risposta degli impianti di
aerazione e Covid-19 e consente una migliore gestione del rischio igienico sanitario da essi derivante.
Per ulteriori informazioni consulta:
 UNI EN 15780:2011
 LINEE GUIDA 5/10/2006
 Rapporto ISS Covid-19 n.5/2020
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NORMATIVA TECNICA IN MATERIA DI
SANIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI
Nella guida sono
presenti le indicazioni
da osservare per
eseguire i lavori nel
rispetto della sicurezza
dei luoghi di lavoro
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WEBINAR
PAUSA"
49
ORDINE DEGLI INGEGNERI
DELLA PROVINCIA
DI FROSINONE
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WEBINAR
1° Parte - WEBINAR
50
ORDINE DEGLI INGEGNERI
DELLA PROVINCIA
DI FROSINONE
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AICARR LE GUIDE
Come si diffonde il Virus
Quali sono i rischi connessi agli impianti
la cosa più importante sia aumentare al massimo la
portata di aria esterna di rinnovo e propone delle
soluzioni per le varie tipologie degli impianti
esistenti
Si escludono i rischi impianti speciali, quali ad
esempio quelli a servizio degli ambienti ospedalieri e
sanitari, le camere bianche e i laboratori.
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DISTINZIONE TRA TERAPIE INTENSIVE
E REPARTI INFETTIVI
 Ad esempio, il paziente uno fu inizialmente
ricoverato in terapia intensiva non per
infettivi, perché si pensò avesse solo una
polmonite.
 Le terapie intensive lavorano in
sovrapressione, per garantire la qualità
dell’aria necessaria per i pazienti, e l’aria
tende a migrare altrove; nei reparti infettivi
invece, ci sono zone in depressione per
impedire all’aria contaminata di uscire,
diffondendo il contagio.
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L’USO CORRETTO DEGLI IMPIANTI DI
CLIMATIZZAZIONE
Gli impianti di climatizzazione, se usati
correttamente, non sono fattori di incremento
del rischio di contagio.
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CONSIDERAZIONI:EDIFICI RESIDENZIALI
(Ad esclusione degli impianti speciali)
Se non c’è nessun contagiato in
casa, non c’è presenza di virus,
quindi l’accensione dell’impianto
termico e di quello di
climatizzazione non influisce in
alcun modo sul rischio di
contagio;
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CONSIDERAZIONI:EDIFICI RESIDENZIALI
(Ad esclusione degli impianti speciali)
 se c’è un contagiato in casa, è la sua presenza a determinare il
rischio, che non aumenta a causa dell’accensione
dell’impianto; le persone presenti nell’appartamento devono
prendere tutte le precauzioni del caso, quanto a protezioni
personali e comportamenti.
 I locali devono essere il più possibile ventilati; in assenza di
impianto VMC con portata d’aria esterna sufficiente, bisogna
aerare mantenendo le finestre aperte il più possibile. In
questo dell’impianto è solo un problema di opportunità
relativamente alla temperatura da mantenere in ambiente:
sarà un medico a dover decidere che fare;
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CONSIDERAZIONI:EDIFICI RESIDENZIALI
(Ad esclusione degli impianti speciali)
bisogna tutelare le persone deboli, in primo luogo
gli anziani. È inutile non farli uscire per poi
aggravare la loro situazione con temperature
troppo alte in estate o troppo basse in inverno nelle
abitazioni, soprattutto quelle piccole e anguste. Gli
impianti vanno quindi utilizzati per non creare
ulteriori stress a una popolazione già provata da
lunghi periodi di quarantena.
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CONSIDERAZIONI: LUOGHI DI LAVORO
(Ad esclusione degli impianti speciali)
Gli impianti devono assolutamente funzionare
per limitare lo stress di chi continua a lavorare e
ridurre la probabilità di contagio.
La gestione degli impianti va fatta secondo le
indicazioni riportate nel documento AiCARR
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LA DIFFUSIONE DEL VIRUS NEGLI AMBIENTI INTERNI
Una persona infetta, attraverso:
 la respirazione
 il parlato
 gli starnuti
 colpi di tosse
emette goccioline contenenti il
virus. Le dimensioni delle goccioline
più piccole, che formano il
bioaerosol, sono dell’ordine di
qualche decina di nanometri.
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COME SI FORMA L’AEROSOL ?
L’aerosol si forma perché le
goccioline evaporano e in
ambiente rimangono delle
minuscole particelle che
portano con sé la carica
virale.
Date le dimensioni, queste
particelle non sono
soggette alla gravità e si
diffondono nell’aria.
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LA CARICA VIRALE IPOTESI
SARS-CoV-2-19 partendo dal caso della comune influenza
 Il rischio di contrarre il virus è tanto maggiore quanto maggiore è tale valore
 È definita come il nucleo di una gocciolina trasportata dall’aria in grado di
causare l’infezione delle persone suscettibili al virus con una probabilità del
63%;
Con persone suscettibili al virus si intende quanti non sono né vaccinati né
immuni per altri motivi.
 Quindi, la prima grande differenza tra l’influenza e il CoV2-19 sta proprio nel
numero di persone suscettibili, perché non c’è vaccino né immunità di gregge,
essendo un virus nuovo.
 Un’influenza normale colpisce ogni anno tra l’8% e il 15% della popolazione
italiana, ma il CoV2-19 può potenzialmente colpire una percentuale molto
superiore.
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LA CARICA VIRALE
Il numero delle cariche elementari nel tempo t, Nt, Relazione di Knibbs et al., 2001
dove:
 q = numero di cariche virali elementari prodotte per ora da una persona
infetta: vale indicativamente 67per l’influenza, ma può variare da 5 per
un soggetto in fase iniziale fino a 100 per fasi acute, h-1;
 I = numero di persone infette, adimensionale
 n = tasso di ventilazione, cioè rapporto tra la portata d’aria esterna di
rinnovo e il volume dell’ambiente
 h-1; generalmente l’unità di misura utilizzata nel gergo tecnico è
volumi/h.
 t = tempo, h
 Nt = numero di cariche virali elementari presenti all’ora 0
Una seconda differenza tra l’influenza e il CoV2-19 è il numero di cariche virali
elementari emesse per ora, superiore nel secondo caso.
Sono in corso studi proprio per determinarne il valore, che non essendo certo di è deciso
di effettuare i calcoli basandosi sulla comune influenza.
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IMPORTANZA DELLA PORTATA DI ARIA DI RINNOVO
Numero di cariche virali elementari
La concentrazione di virus va diluita il più possibile aumentando
la portata di aria esterna di rinnovo
 Con un tasso di ventilazione pari a 0,1 volumi/h, tipico
delle sole infiltrazioni o di rare aperture delle finestre, il
numero di cariche virali elementari aumenta in
continuazione: dopo 8 ore si raggiunge quota 369.
 Aumentando la portata di aria esterna fino a raggiungere
un tasso di ventilazione n=1 volumi/h, tipico degli
impianti ad aria primaria, il numero di cariche virali
elementari dopo 7 ore e 13 minuti arriva a 67 e rimane
costante, in quanto il rinnovo dell’aria riesce a diluire
progressivamente l’immissione del virus in ambiente fino a
stabilizzarla.
 Aumentando ancora la portata di aria esterna fino a
ottenere n= 6 volumi/h, tipico degli impianti a tutta aria
in configurazione free-cooling il numero finale di cariche
virali elementari dopo 1 ora e 7 minuti è 11,2 e rimane
costante.
È IMPOSSIBILE ELIMINARE COMPLETAMENTE LA PRESENZA
DELLE CARICHE VIRALI
IL RISCHIO DI CONTAGIO È LEGATO ALLA CONCENTRAZIONE DI CARICHE
VIRALI ELEMENTARI E NON AL LORO NUMERO ASSOLUTO
BISOGNA INNANZITUTTO LIMITARE LA PRESENZA DI PERSONE ALL’INTERNO
DEI LOCALI, SOPRATTUTTO SE DI PICCOLE DIMENSIONI
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IMPORTANZA DELLA VENTILAZIONE ANCHE
NELLE ORE DI CHIUSURA DEI LOCALI
La Figura mostra il confronto tra l’andamento nel tempo delle
cariche virali elementari per n = 1 volumi/h e n = 6 volumi/h, nel
caso di una e due persone infette e nell’ipotesi che l’impianto lavori
dalle 9 alle 17.
 Con la presenza di una sola persona infetta, per raggiungere un
valore di cariche virali elementari N= 0 bastano circa 4,5 ore
con n = 1 volumi/h e circa 3 ore con 6 volumi/h.
 Il tempo aumenta se raddoppiano le persone infette all’interno
del locale, diventando rispettivamente 5,5 ore e 6 ore.
SI RICORDA CHE I DIAGRAMMI PRESENTATI SONO VALIDI PER
L’INFLUENZA, NON PER IL SARS-COV2-19, CHE PRODUCE UN
NUMERO SUPERIORE DI CARICHE VIRALI ELEMENTARI .
È quindi consigliabile non interrompere mai l’immissione di aria
esterna nelle attuali condizioni di emergenza.
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IMPORTANZA DELLA VENTILAZIONE ANCHE
NELLE ORE DI CHIUSURA DEI LOCALI
La Figura mostra il confronto tra l’andamento nel tempo delle
cariche virali elementari per n = 1 volumi/h e n = 6 volumi/h, nel
caso di una e due persone infette e nell’ipotesi che l’impianto lavori
dalle 9 alle 17.
 Con la presenza di una sola persona infetta, per raggiungere un
valore di cariche virali elementari N= 0 bastano circa 4,5 ore
con n = 1 volumi/h e circa 3 ore con 6 volumi/h.
 Il tempo aumenta se raddoppiano le persone infette all’interno
del locale, diventando rispettivamente 5,5 ore e 6 ore.
SI RICORDA CHE I DIAGRAMMI PRESENTATI SONO VALIDI PER
L’INFLUENZA, NON PER IL SARS-COV2-19, CHE PRODUCE UN
NUMERO SUPERIORE DI CARICHE VIRALI ELEMENTARI .
È quindi consigliabile non interrompere mai l’immissione di aria
esterna nelle attuali condizioni di emergenza.
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INFLUENZA DELLA CONCENTRAZIONE IN AMBIENTE
 Il rischio R di contrarre il virus per
inalazione attraverso la
respirazione è proporzionale alla
sua concentrazione in ambiente.
 Se l’infettato rimane sempre
all’interno dell’ambiente per tutta
la durata del tempo di utilizzo del
locale, si può usare una formula
semplifi cata (Knibbs et al, 2001):
65
dove:
 I = numero di persone infette, adim.;
 q = portata di aria media per respirazione
di una persona, fissata a 0,6 m3/h;
 pN = numero di cariche virali elementari
prodotti
 da una persona infetta in 1 ora, pari a 67
perl’influenza, h-1;
 t = tempo, h;
 V = volume dell’ambiente, m3;
 n = tasso di ventilazione, defi nito in
precedenza, h-1 o volumi/h.
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RISCHIO DI CONTAGIO
66
Andamento nel tempo del rischio di contagio nelle 8 ore di permanenza di una persona infetta, in funzione
del volume e del tasso di ventilazione n. A Sinistra, il caso di V = 100 m3, a Destra quello di 1000 m3
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VARIAZIONE DEL RISCHIO DI CONTAGIO IN FUNZIONE DELLA
TIPOLOGIA D’IMPIANTI: SISTEMI CON RICIRCOLO DELL’ARIA
AMBIENTE
PREMESSA
Sulla base dell’equazione (2), il rischio di contagio varia solo con il tasso di
ventilazione, quindi con la portata d’aria esterna immessa: quando aumenta,
diminuisce il rischio di contagio.
Tuttavia, il calcolo delle cariche virali elementari espresso dall’equazione (2)
riguarda solamente le goccioline più sottili che formano l’aerosol.
Le goccioline più pesanti cadono a terra, perché risentono della gravità. Per
questo motivo alcuni raccomandano di spegnere almeno i terminali con
ventilatori posti a pavimento, perché, a loro dire, potrebbero innescare il
movimento delle goccioline sul pavimento, che tornerebbero in sospensione,
aumentando di fatto il numero di cariche virali elementari nell’aria.
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VARIAZIONE DEL RISCHIO DI CONTAGIO IN FUNZIONE DELLA
TIPOLOGIA D’IMPIANTI: SISTEMI CON RICIRCOLO DELL’ARIA
AMBIENTE
Si deve considerare che:
1) aumentare la portata di aria esterna significa muovere altrettanta
aria in ambiente, quindi comunque creare un fenomeno simile a
quello descritto: nessuna delle formule di rischio di contagio presenti
in bibliografia ne tiene minimamente conto;
2) tutti gli impianti muovono aria: i fan-coil e le unità interne dei sistemi
a espansione diretta in funzione della portata del loro ventilatore, le
travi fredde per induzione in funzione della quantità di aria esterna
immessa, i sistemi radianti per la loro parte convettiva, che può
sfiorare il 50% della potenza nelle configurazioni a soffitto in estate e
in quelle a pavimento in inverno;
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VARIAZIONE DEL RISCHIO DI CONTAGIO IN FUNZIONE DELLA
TIPOLOGIA D’IMPIANTI: SISTEMI CON RICIRCOLO DELL’ARIA
AMBIENTE
Si deve considerare che:
3) il movimento dell’aria all’interno di un ambiente esiste a
prescindere da tutto, perché viene attivato anche dalla
sola differenza di temperatura tra le varie superfici;
4) le velocità dell’aria all’altezza del pavimento si
mantengono basse, se non nelle immediate adiacenze di
terminali posti a pavimento, per cui l’eventuale
fenomeno della risospensione è comunque molto
limitato.
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VARIAZIONE DEL RISCHIO DI CONTAGIO IN FUNZIONE DELLA
TIPOLOGIA D’IMPIANTI: SISTEMI CON RICIRCOLO DELL’ARIA AMBIENTE
 Rischio di contagio calcolato con la formula
dopo 8 ore di permanenza in ambiente di una
persona infetta, in funzione del volume del
locale e del tasso di ventilazione n; i valori dei
terminali in funzione sono calcolati
nell’ipotesi di aumento del 15% delle cariche
virali elementari per un fenomeno di
risospensione.
 È una ipotesi cautelativa, perché di questo
non vi è alcuna traccia in bibliografia
 Quindi, molto più del funzionamento del
ricircolo ambiente dei terminali contano
l’aumento della portata dell’aria esterna, la
riduzione di persone all’interno degli
ambienti, l’uso di sistemi di protezione
personali e la sanificazione continua dei locali.
70
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Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO"
PROBABILITÀ DI CONTRARRE IL VIRUS NEL CASO L’INFETTATO
RIMANGA NEGLI AMBIENTI PER BREVE TEMPO
 Il rischio è diverso per chi
lavora nell’ambiente e per le
persone che entrano dopo
l’infettato e stazionano nel
locale per breve tempo.
 Si deve adottare una formula
del rischio più complessa
(Gammaitoni et al., 1997)
71
DOVE
 I = numero di persone infette, adim.;
 q= portata d’aria media per una persona,
fissata pari a 0,6 m3/h;
 Nt = numero di cariche virali elementari nel
tempo t, calcolata secondo l’equazione (2),
adim.;
 V = volume dell’ambiente, m3;
 t = tempo, h;
 Tp = tempo al momento di ingresso nel locale
di ciascuna persona, h;
 τ = tempo di permanenza in un ambiente di
ciascuna persona, h.
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Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO"
Andamento nel tempo del rischio per l’ingresso di un
contagiato al minuto 0, in un SUPERMERCATO da 1000 m3. A Sinistra il
caso di n = 0,2 volumi/h, a destra quello di n = 0,6 volumi/h
72
Il rischio si annulla solo per le persone che entrano quando tutte le cariche virali elementari
sono state espulse grazie al rinnovo dell’aria esterna.
Rimane, qualche ora a qualche giorno, in funzione del tipo di superfici: diventano quindi
fondamentali le protezioni individuali e la cura personale.
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PRONTUARIO
RUOLO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE
INVERNALE ED ESTIVA NELLA RIDUZIONE DELLA
DIFFUSIONE DELLA COVID-19
73
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LETTURA PRONTUARIO
Il prontuario è diviso a seconda del tipo di utilizzo dei locali serviti dall'impianto.
Nelle colonne sono mostrati:
 Colonna 1: presenza di impianto per l’immissione di aria esterna con
aereazione forzata.
 Colonna 2: tipologia d'impianto, come da schemi semplificati riportati
nell'allegato 1.
 Colonna 3: azioni da compiere per ridurre il rischio da contagio.
 Colonna 4: possibilità o meno di diffondere il virus in locali diversi da quello in
cui è presente il contagiato.
 Colonna 5: impatto dell'impianto sul rischio di contagio.
 Colonna 6: prestazioni attese dall’impianto; in alcuni casi, adottando le azioni
della colonna 3 l'impianto potrebbe peggiorare le sue prestazioni in
raffrescamento o in riscaldamento.
74
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PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI
NELLE RIDUZIONE DEL COVID19
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PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI
NELLE RIDUZIONE DEL COVID19
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PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI
NELLE RIDUZIONE DEL COVID19
77
Allegato 1: Schemi semplificati delle
tipologie d'impianto citate nelle
tabelle
Di seguito sono mostrati gli schemi molto semplificati delle
tipologie d'impianto di climatizzazione richiamati nelle
tabelle. Un esempio di semplificazione è che non viene
considerato il recupero di calore, anche se presente nella
realtà.
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PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI
NELLE RIDUZIONE DEL COVID19
78
E' il più semplice di tutti gli impianti. Non vi è alcun impianto di immissione dell’aria esterna e quindi il ricambio di
aria può avvenire solo grazie all'apertura delle finestre.
L’azione dei terminali è efficace solo nel locale dove essi sono posti, per cui il virus non può passare da un locale
all’altro. I terminali possono essere di qualunque tipo e posti ovunque nel locale: radiatori o termosifoni, sistemi
radianti, ventilconvettori o fancoil, condizionatori (anche quelli canalizzati, cioè quelli nascosti dalla controsoffittatura
e collegati a canali, purché siano a servizio di un solo locale).
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PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI
NELLE RIDUZIONE DEL COVID19
79
Negli impianti con miscelazione dell'aria un unico
condizionatore climatizza tutti i singoli locali, che sono
collegati tra loro da canali di immissione dell’aria
esterna. L'aria che viene immessa nei canali di ricircolo
presenti in ciascun locale ritorna al condizionatore
canalizzato a servizio di più locali.
Non vi è alcun impianto di immissione dell’aria esterna
e quindi il ricambio di aria può avvenire solo grazie
all'apertura delle finestre.
Con questa tipologia di impianto è possibile che il virus
passi da un locale all'altro. Per approfondire dal punto
di vista tecnico gli aspetti relativi al loro utilizzo in
emergenza si possono consultare i documenti che si
trovano al link
citati in webgrafia al numero [2] e [3].
Ing. Felicetto MASSA
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PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI NELLE
RIDUZIONE DEL COVID19
D) Impianti di immissione aria esterna
80
Nei impianti centralizzati a tutt’aria un’unica
centrale climatizza tutti gli ambienti, collegati
tra loro da canali di immissione dell’aria. Nel
funzionamento normale, l'aria immessa è una
miscela di aria esterna, che serve per il
rinnovo
e di aria ricircolata. Ovviamente, in condizioni
di emergenza, questo è molto rischioso,
perché con il ricircolo si può inviare il virus in
tutti i locali dell'edificio, come è spiegato del
punto di vista tecnico nel documento che si
trova al link citato in webgrafia
al numero [1]. Per questo motivo, in caso di
emergenza è necessario SEMPRE CHIUDERE
la SERRANDA di RICIRCOLO,
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PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI NELLE
RIDUZIONE DEL COVID19
E. Impianti canalizzati monozona
81
Gli impianti canalizzati per singolo locale sono
utilizzati ovunque vi sia un unico locale da
climatizzare, ad esempio nei supermercati, nei
cinema e nei teatri. La serranda di ricircolo è
sempre presente e generalmente gli impianti
sono progettati per poter immettere solo aria
esterna. Quindi, in condizioni di emergenza è
necessario SEMPRE
CHIUDERE la SERRANDA di RICIRCOLO, in modo
da diluire l'eventuale presenza di virus nel
locale. Per approfondire dal punto di vista
tecnico gli aspetti relativi al loro utilizzo in
emergenza si possono consultare i documenti
che si trovano al link citati in webgrafia al
numero [1] e [3].
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IL RICILCOLO DELL’ARIA– UNO STUDIO
82
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LO STUDIO
83
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La massimizzazione del rinnovo dell’aria esterna –
POSIZIONE AIRCARR
84
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CONCLUSIONI
 IL CORONAVIRUS RICHIEDE CONTINUI CAMBI DI VISIONE
DELL’APPROCCIO ALLA SICUREZZA
 BISOGNA CARATTERIZZARE CORRETTAMENTE LA TIPOLOGIA DI
IMPIANTO
 STANDARDIZZAZIONE DELLE PROCEDURE DI MANUTENZIONE PER LE
PICCOLE UTENZE
 OCCORRE STABILIRE RIPROPORRE UN RIGISTRO DELLA SANIFICAZIONE E
DELLA MANUTENZIONE DEGLI IMPIANTI CON INTERVALLI Più FREQUENTI
 RELATIVAMENTE AL RICIRCOLO DELL'ARIA, PER OGNI TIPOLOGIA DI
IMPIANTO RIMANGONO FERME LE INDICAZIONI DELL'ISS, CONDIVISE
NELLE RACCOMANDAZIONI PUBBLICATE DALL'INAIL E DALL'ORDINANZA
DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO.
85
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Bibliografia
 Michele Vio, Gli impianti di climatizzazione e il rischio di contagio, Aicarr Journal
 Prof.ssa Francesca Romana d’Ambrosio Ing. Michele Vio, Come combattere la diffusione del Coronavirus nei locali chiusi,
Immissione di aria esterna e ricircolo ambiente
 AA. VV. (Coordinamento Tecnico interregionale della Prevenzione dei luoghi di lavoro 2006)
 Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoro: requisiti e standard, indicazioni operative e progettuali.
 Atti del Convegno DBA 2006: rischi fisici negli ambienti di lavoro, volume 2 – Microclima. Modena, 12-13 ottobre 2006 - ALFANO
G., D’AMBROSIO F. R., RICCIO G. (1998) – Disagio e stress termico: effetti, normative, valutazione e controllo.
 Atti del Convegno DBA “Dal rumore ai rischi fisici”, Modena, 17-19 settembre 1998, 531-553 - BARBATO F. (1998) – La valutazione
dell’ambiente termico inserita nel programma di valutazione dei rischi. Atti del Convegno DBA “Dal rumore ai rischi fisici”,
Modena, 17-19 settembre 1998, 573-596
 UNI EN ISO 8996 (2005) – Ergonomia dell’ambiente termico – Determinazione del metabolism energetico.
 UNI EN ISO 11079 (2008) – Ergonomia degli ambienti termici – Determinazione e interpretazione dello stress termico da freddo
con l’utilizzo dell’isolamento termico dell’abbigliamento richiesto (IREQ) e degli effetti del raffreddamento locale.
 UNI EN ISO 13732-3 (2009) - Ergonomia degli ambienti termici - Metodi per la valutazione della risposta dell'uomo al contatto con
le superfici - Parte 3: Superfici fredde.
 UNI EN ISO 9920 (2009) – Ergonomia dell’ambiente termico – Valutazione dell’isolamento termico e della resistenza evaporative
dell’abbigliamento.
86
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Vicepresidente Vicario
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Bibliografia
 Buonanno G., Stabile L., Morawska L. 2020. Estimation of airborne viral emission: Quanta emission rate of SARS-CoV-2 for
infection risk assessment. Environment International, May, 141.
 Chao C.Y.H., Wan M., Morawska L., Katoshevski D. 2009. Characterization of expiration air jets and droplet size distributions
immediately at the mouth opening. Journal of Aerosol Science 40(2)
 Gammaitoni L., Nucci M.C. 1997. Using a mathematical model to evaluate the efficacy of TB control measures. Emerging
Infectious Disease, 3.
 Knibbs L.D., Morawska L., Bell S.C., Grybowski P. 2011. Room ventilation and the risk of airborne infection transmission in 3 health
care settings within a large teaching hospital. American Journal of Infection Control, 39, 866-872.
 Lu J., Gu J., Li K., Xu1 C., Su W., Lai Z., Zhou D., Yu C., Xu B., Yang Z. 2020. COVID-19 Outbreak Associated with Air Conditioning in
Restaurant, Guangzhou, China, 2020. Emerging infectious diseases, 26(7).
 Nardell E.A. 2016. Indoor environmental control of tuberculosis and other airborne infections. Indoor Air, 26. Riley R., O’Grady F.
1961. Airborne Infection. New York: The Macmillan Company.
 Riley, E., Riley, R. et al. 1978. Airborne spread of measles in a suburban elementary school. American Journal of Epidemiology, 107.
 Vio M. 2020. Gli impianti di climatizzazione e il rischio di contagio. AiCARR Journal, 61. Wells, W. 1955 : Airborne Contagion and
Air Hygiene: An Ecological Study of Droplet Infections, Cambridge, Harvard University Press for the Commonwealth Fund.
Webgrafia documenti AiCARR http://www.aicarr.org/Documents/Normativa/COVID19/200313_AICARR_SARSCOV2_19.pdf
http://www.aicarr.org/Documents/Normativa/COVID19/200406_PP_AICARR_COVID-19.pdf
http://www.aicarr.org/Documents/Normativa/COVID19/200318_SCHEMA_GESTIONE_HVAC_SARSCoV219_DEF.pdf
https://www.aicarr.org/Documents/News/200411_Prontuario%20AiCARR_%20Ruolo_impianti_HVAC.pdf
https://www.aicarr.org/Documents/News/200410_SCHEMA_GESTIONE_HVAC_COVID19_DEF.pdf
87
Ing. Felicetto MASSA
Vicepresidente Vicario
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WEBINAR
GRAZIE PER L’ATTENZIONE "
Venerdì 22 Maggio 2020 – 16:00-18:00
Felicetto Massa
Vice Presidente Vicario e Coordinatore Commissione Energia
Ordine degli Ingegneri della Provincia di Frosinone
Email: f.massa@enerportale.com Mobile: 320 4806896
88
ORDINE DEGLI INGEGNERI
DELLA PROVINCIA
DI FROSINONE

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RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO""RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO

  • 1. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" WEBINAR "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Ing. Felicetto Massa Ph.D. Vice Presidente Vicario e Coordinatore Commissione Energia Ordine degli Ingegneri della Provincia di Frosinone Venerdì 22 Maggio 2020 – 16:00-18:00 1 ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI FROSINONE
  • 2. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" ARGOMENTI TRATTATI PRIMA PARTE  IL MICROCLIMA  LA CLASSIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO  LA GUIDA ISS PER I LUOGHI DI LAVORO SECONDA PARTE  COME SI DIFFONDE IL VIRUS  QUALI SONO I RISCHI CONNESSI AI PARAMETRI DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI 2
  • 3. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" 1. Che cos'è un Coronavirus? Coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Ad oggi, sette Coronavirus hanno dimostrato di essere in grado di infettare l'uomo:  Coronavirus umani comuni: HCoV-OC43 e HCoV-HKU1 (Betacoronavirus) e HCoV-229E e HCoV-NL63 (Alphacoronavirus); essi possono causare raffreddori comuni ma anche gravi infezioni del tratto respiratorio inferiore  altri Coronavirus umani (Betacoronavirus): SARS-CoV, MERS-CoV e 2019- nCoV (ora denominato SARS-CoV-2). 3
  • 4. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" 1. Che cos'è un Coronavirus? 4
  • 5. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" 2. Che cos'è un nuovo Coronavirus? Un nuovo Coronavirus (nCoV) è un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell'uomo. In particolare quello denominato SARS-CoV-2 (precedentemente 2019- nCoV), non è mai stato identificato prima di essere segnalato a Wuhan, Cina, a dicembre 2019. COVID-19 - Un nuovo Coronavirus (nCoV) è un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell'uomo. In particolare quello denominato SARS-CoV-2 (precedentemente 2019-nCoV), non è mai stato identificato prima di essere segnalato a Wuhan, Cina, a dicembre 2019. 5
  • 6. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" 1° Parte - WEBINAR MICROCLIMA TIPOLOGIE DI IMPIANTO E CRITERI DI SANIFICAZIONE 6 ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI FROSINONE
  • 7. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" D.LGS. 9 APRILE 2008, N. 81 TESTO COORDINATO CON IL D.LGS. 3 AGOSTO 2009, N. 106 TESTO UNICO SULLA SICUREZZA DEL LAVORO 7
  • 8. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (Allegato IV; Requisiti dei luoghi di lavoro) 1. Ambienti di lavoro 1.9 Microclima  1.9.2 Temperatura dei locali  1.9.2.1. La temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata all’organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori.  1.9.2.2. Nel giudizio sulla temperatura adeguata per i lavoratori si deve tener conto della influenza che possono esercitare sopra di essa il grado di umidità ed il movimento dell’aria concomitanti.  1.9.2.3. La temperatura dei locali di riposo, dei locali per il personale di sorveglianza, dei servizi igienici, delle mense e dei locali di pronto soccorso deve essere conforme alla destinazione specifica di questi locali. 8
  • 9. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (Allegato IV; Requisiti dei luoghi di lavoro) 1. Ambienti di lavoro 1.9 Microclima 1.9.2 Temperatura dei locali  1.9.2.4. Le finestre, i lucernari e le pareti vetrate devono essere tali da evitare un soleggiamento eccessivo dei luoghi di lavoro, tenendo conto del tipo di attività e della natura del luogo di lavoro.  1.9.2.5. Quando non è conveniente modificare la temperatura di tutto l’ambiente, si deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione.  1.9.2.6. Gli apparecchi a fuoco diretto destinati al riscaldamento dell’ambiente nei locali chiusi di lavoro di cui al precedente articolo, devono essere muniti di condotti del fumo privi di valvole regolatrici ed avere tiraggio sufficiente per evitare la corruzione dell’aria con i prodotti della combustione, ad eccezione dei casi in cui, per l’ampiezza del locale, tale impianto non sia necessario. 9
  • 10. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (Allegato IV; Requisiti dei luoghi di lavoro) 1. Ambienti di lavoro 1.9 Microclima 1.9.2 Temperatura dei locali  1.9.2.4. Le finestre, i lucernari e le pareti vetrate devono essere tali da evitare un soleggiamento eccessivo dei luoghi di lavoro, tenendo conto del tipo di attività e della natura del luogo di lavoro.  1.9.2.5. Quando non è conveniente modificare la temperatura di tutto l’ambiente, si deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione.  1.9.2.6. Gli apparecchi a fuoco diretto destinati al riscaldamento dell’ambiente nei locali chiusi di lavoro di cui al precedente articolo, devono essere muniti di condotti del fumo privi di valvole regolatrici ed avere tiraggio sufficiente per evitare la corruzione dell’aria con i prodotti della combustione, ad eccezione dei casi in cui, per l’ampiezza del locale, tale impianto non sia necessario. 10
  • 11. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" LA VENTILAZIONE  Il benessere termico degli occupanti di un edificio deve essere perseguito trattando adeguatamente sia la temperatura che l’umidità dell’aria;  Allo stesso tempo il benessere termico è assicurato dall’esistenza di un adeguato numero di ricambi d’aria. L’aria stagnante si arricchisce in anidride carbonica (CO2, prodotta dalla respirazione degli occupanti) che contribuisce alla percezione negativa dell’ambiente. Elevati livelli di CO2 possono provocare sensazione di stanchezza, mal di testa e una sensazione generalizzata di malessere. La ventilazione di un ambiente può essere naturale o forzata. 11
  • 12. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" LA VENTILAZIONE E RAPPORTO AEROILLIMINANTE  La normativa italiana non prevede limiti numerici per la ventilazione naturale negli ambienti di lavoro: il d.lgs. 81/08 (All. IV 1.9.1.1) si limita a prescrivere aria salubre e in quantità sufficiente.  Una stima molto approssimativa in grado di verificare questo tipo di ventilazione viene fornita dal valore di R.A. sopra definito; i vari regolamenti edilizi solitamente indicano la necessità di adottare un valore di R.A. compreso tra – 1/8 e 1/10 per gli uffici – compreso tra 1/16 e 1/20 per gli ambienti produttivi. 12
  • 13. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" LA VENTILAZIONE FORZATA Nella ventilazione forzata i locali sono asserviti a impianti meccanici che garantiscono un certo numero di ricambi d’aria. La ventilazione può essere garantita: – dalla immissione di aria fresca; – dalla estrazione dell’aria “usata” – dal corretto bilanciamento di immissione ed estrazione dell’aria. 13
  • 14. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" LA VENTILAZIONE FORZATA Gli impianti di questo tipo possono essere associati a dispositivi di trattamento dell’aria con la possibilità di abbattere il carico inquinante, modificare l’umidità relativa e la temperatura. Gli impianti possono prevedere il trattamento di tutta l’aria immessa o di una sua parte con parziale ricircolo dell’aria presente all’interno dello stabile 14
  • 15. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" La CLASSIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE Gli impianti sono realizzati con lo scopo di mantenere all’interno degli ambienti confinati condizioni termoigrometriche adeguate alla loro destinazione d’uso Possono essere classificati in:  impianti di riscaldamento (controllo della temperatura dell’aria in condizioni invernali);  impianti di climatizzazione (controllo della temperatura dell’aria in condizioni sia invernali che estive);  impianti di condizionamento (controllo di temperatura, umidità relativa, velocità e purezza dell’aria in condizioni sia invernali che estive);  impianti di ventilazione meccanica controllata (VMC) consentono il ricambio d’aria con l’ambiente esterno in modo controllato senza sprechi di energia.  apparecchi autonomi (controllo della temperatura dell’aria in un numero limitato di locali, in condizioni sia invernali che estive). 15
  • 16. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" LA CLASSIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO Impianti di climatizzazione (UNI 10339): “Sistemi che effettuano il controllo continuativo delle “condizioni termiche, igrometriche, di qualità e di movimento dell’aria comprese entro i limiti richiesti per assicurare il benessere alle persone Scopo fondamentale:  Realizzare e mantenere nel tempo condizioni di benessere termoigrometrico all’interno degli edifici per un agevole svolgimento delle attività in condizioni di comfort per gli occupanti. Controllano i parametri che influenzano il benessere ambientale, in particolare: – Temperatura ambiente, – Umidità relativa – Velocità – Purezza dell’aria. 16
  • 17. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" LA CLASSIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO Impianti di climatizzazione (UNI 10339): “Sistemi che effettuano il controllo continuativo delle “condizioni termiche, igrometriche, di qualità e di movimento dell’aria comprese entro i limiti richiesti per assicurare il benessere alle persone 17
  • 18. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" CLASSIFICAZIONE DEGLI IMPIANTO DI CONDIZIONAMENTO 18 IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO
  • 19. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Schema funzionale di un impianto di condizionamento a sola aria Potenza termica fornita o sottratta ad un ambiente da una portata d’aria Ga [kg/s]  ti: temperatura di introduzione [°C]  ta: temperatura ambiente [°C]  cpa: calore specifico dell’aria [1 kJ/kg K] 19
  • 20. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" IMPIANTO DI CONDIZIONAMENTO MISTO ARIA- ACQUA  L’aria serve a controllare la purezza, l’umidità relativa e la velocità dell’aria ambiente,  mentre l’acqua, distribuita in appositi terminali di scambio termico posti in ambiente, serve a controllare la temperatura dell’aria, regolata localmente sui terminali stessi 20 Più adatti a climatizzare edifici frazionabili in più ambienti con esigenze di carico diverse (edifici residenziali, uffici, scuole…)
  • 21. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" IMPIANTI A TUTT’ARIA A PORTATA COSTANTE A CANALE SINGOLO  Gli impianti a canale singolo sono adatti a climatizzare ambienti singoli di grosse dimensioni (es. sale per conferenze, teatri, cinema etc.) o più ambienti con esigenze di carico uniformi (zone termiche).  Tutta l’aria viene trattata allo stesso modo nell’unità di trattamento aria e portata nelle condizioni di introduzione (ti e xi)  Ogni ambiente riceve una quantità d’aria proporzionale al proprio carico termico 21
  • 22. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Impianti a sola aria a portata costante con post-riscaldamento di zona  Esigenze diverse di zone diverse dello stesso edificio (es. carichi non contemporanei).  Trattamento comune dell’aria in centrale ed un post-riscaldamento in prossimità di ciascuna zona realizzato mediante una batteria calda sul canale di mandata dell’aria. 22
  • 23. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Impianti a sola aria a doppio canale  Sono costituiti da due canali, uno per l’aria calda e l’altro per l’aria fredda prodotte entrambe nell’UTA.  Un impianto di questo tipo è in grado di compensare contemporaneamente sia carichi termici che frigoriferi 23
  • 24. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Impianti a tutt’aria a portata costante multizone  I plenum caldo e freddo sono suddivisi in un numero di settori pari alle zone da servire  In questo modo si distribuiscono alle varie zone portate d’aria a temperature diverse in funzione delle specifiche richieste delle singole zone  La portata dell’impianto è pari alla somma delle portate di tutte le zone, mentre  la potenza termica e frigorifera devono corrispondere al carico massimo contemporaneo delle zone 24
  • 25. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Impianti a tutt’aria a portata costante multizone  I plenum caldo e freddo sono suddivisi in un numero di settori pari alle zone da servire  In questo modo si distribuiscono alle varie zone portate d’aria a temperature diverse in funzione delle specifiche richieste delle singole zone  La portata dell’impianto è pari alla somma delle portate di tutte le zone, mentre  la potenza termica e frigorifera devono corrispondere al carico massimo contemporaneo delle zone 25
  • 26. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" IMPIANTI MISTI ARIA - ACQUA  Sono impianti che utilizzano contemporaneamente sia l’aria che l’acqua come fluidi termovettori  L’acqua serve a controllare la temperatura ambiente mentre un’opportuna portata d’aria viene immessa per regolare l’umidità relativa  Si classificano in  Impianti con ventilconvettori (fan-coil)  Impianti con mobiletti ad induzione 26
  • 27. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" IMPIANTO VENTILAZIONE MECCANICA CONTROLLATA L’aria esterna, filtrata dagli inquinanti, viene immessa negli ambienti attraverso appositi dispositivi e, dopo aver assorbito gli inquinanti degli ambienti, viene espulsa all’esterno. 27
  • 28. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" IMPIANTI SICURI – CAMERE BIANCHE 28
  • 29. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Qualità dell’aria indoor: le raccomandazioni dell’ISS Il distanziamento sociale, con la conseguente riduzione dei contatti tra persone, è stato il primo provvedimento adottato di sanità pubblica per limitare la diffusione dell’epidemia da SARS-CoV-2, il virus che causa la COVID-19. 29
  • 30. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Rapporto n. 5/2020 del 23 marzo, Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato come anche la qualità dell’aria indoor assume un ruolo di grande importanza nella protezione, tutela e prevenzione della salute dei cittadini e dei lavoratori. 30
  • 31. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Rapporto n. 5/2020 del 23 marzo, Istituto Superiore di Sanità Lo studio sostiene che “nei diversi edifici e ambienti in cui si svolgono una molteplicità di attività e funzioni (come le abitazioni, gli uffici, le strutture sanitarie, le farmacie, le parafarmacie, le banche, le poste, i supermercati, gli aeroporti, le stazioni e i mezzi di pubblici) è utile promuovere processi che permettano di acquisire comportamenti e misure di prevenzione della salute. 31
  • 32. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Rapporto n. 5/2020 del 23 marzo, Istituto Superiore di Sanità “In generale, in ogni condizione, adeguate norme comportamentali rivestono un ruolo importante nel miglioramento della qualità dell’aria indoor e, in relazione al contenimento o rallentamento della trasmissione del SARS-CoV-2, nei diversi gli ambienti, assumono un particolare significato e rilievo.” 32
  • 33. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Rapporto n. 5/2020 del 23 marzo, Istituto Superiore di Sanità La concentrazione delle impurità dell’aria esterna è variabile, ma generalmente è inferiore rispetto a quella dei contaminanti presenti negli ambienti indoor. 33
  • 34. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ Indicazioni ad interim per la prevenzione e gestione degli ambienti indoor in relazione alla trasmissione dell’infezione da virus SARS-CoV-2 Misure generali per gli ambienti lavorativi Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev. - Versione 21 aprile 2020 34
  • 35. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Misure generali per gli ambienti lavorativi Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev  In questo contesto la qualità dell’aria indoor negli ambienti lavorativi, indipendentemente dagli effetti sulla salute, ha un’importante influenza sulle prestazioni e sul benessere fisico e mentale dei lavoratori – (es. aumento/perdita della produttività – della concentrazione – dei tempi di reazione – livello di motivazione e soddisfazione – competenze professionali – riduzione delle giornate di assenza – stress – aumento dei costi sanitari e di assistenza a carico del lavoratore 35
  • 36. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Misure generali per gli ambienti lavorativi Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev - Qualità Indoor Luoghi di Lavoro  Garantire un buon ricambio dell’aria in tutti gli ambienti dove sono presenti postazioni di lavoro e personale aprendo con maggiore frequenza le diverse aperture: finestre e balconi.  L’ingresso dell’aria esterna outdoor all’interno degli ambienti di lavoro opera una sostituzione/diluizione e, contemporaneamente, una riduzione delle concentrazioni degli inquinanti specifici (es. COV, PM10, ecc.), della CO2, degli odori, dell’umidità e del bioaerosol che può trasportare batteri, virus, allergeni, funghi filamentosi (muffe).  In particolare, scarsi ricambi d’aria favoriscono, negli ambienti indoor L’esposizione a inquinanti e possono facilitare la trasmissione di agenti patogeni tra i lavoratori. 36
  • 37. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Misure generali per gli ambienti lavorativi Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev - Qualità Indoor Luoghi di Lavoro  La ventilazione naturale degli ambienti dipende da numerosi fattori, quali i parametri meteorologici (es. temperatura dell’aria esterna, direzione e velocità del vento), da parametri fisici quali superficie delle finestre e durata dell’apertura  Il ricambio dell’aria deve tener conto del numero di lavoratori presenti, del tipo di attività svolta e della durata della permanenza negli ambienti di lavoro. Durante il ricambio naturale dell’aria è opportuno evitare la creazione di condizioni di disagio/discomfort (correnti d’aria o freddo/caldo eccessivo) per il personale nell’ambiente di lavoro. 37
  • 38. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Misure generali per gli ambienti lavorativi Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev - Qualità Indoor Luoghi di Lavoro  Negli edifici senza specifici sistemi di ventilazione può essere opportuno, preferibilmente, aprire quelle finestre e quei balconi che si affacciano sulle strade meno trafficate e durante i periodi di minore passaggio di mezzi (soprattutto quando l’edifico è in una zona trafficata.  In generale, si raccomanda di evitare di aprire le finestre e balconi durante le ore di punta del traffico (anche se in questo periodo è molto diminuito) o di lasciarle aperte la notte.  È preferibile aprire per pochi minuti più volte al giorno, che una sola volta per tempi lunghi 38
  • 39. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Misure generali per gli ambienti lavorativi Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev - Qualità Indoor Luoghi di Lavoro  Negli edifici dotati di specifici impianti di ventilazione (Ventilazione Meccanica Controllata, VMC) che movimentano aria attraverso un motore/ventilatore e consentono il ricambio dell’aria di un edificio con l’esterno. Questi impianti devono mantenere attivi l’ingresso e l’estrazione dell’aria 24 ore su 24, 7 giorni su 7 (possibilmente con un decremento dei tassi di ventilazione nelle ore notturne di non utilizzo dell’edifico).  Proseguire in questa fase mantenendo lo stesso livello di protezione, eliminando totalmente la funzione di ricircolo dell’aria per evitare l’eventuale trasporto di agenti patogeni (batteri, virus, ecc.) nell’aria.  Può risultare utile aprire dove possibile nel corso della giornata lavorativa le finestre e i balconi per pochi minuti più volte a giorno per aumentare ulteriormente il livello di ricambio dell’aria.  La decisione di operare in tal senso spetta generalmente al responsabile della struttura in accordo con il datore di lavoro. 39
  • 40. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Misure generali per gli ambienti lavorativi Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev - Qualità Indoor Luoghi di Lavoro  Acquisire tutte le informazioni sul funzionamento dell’impianto VCM (es. controllo dell’efficienza di funzionamento, perdite di carico, verifica del registro di conduzione, tempi di scadenza della manutenzione, tipo di pacco filtrante installato, interventi programmati, ecc.).  Eventualmente se si è vicini ai tempi di sostituzione del pacco filtrante (per perdite di carico elevate, o a poche settimane dall’intervento di manutenzione programmata, ecc.), al fine di migliorare la filtrazione dell’aria in ingresso, sostituire con pacchi filtranti più efficienti (es. UNI EN ISO 16890:2017: F7- F9).  Una volta effettuata la sostituzione, assicurarsi della tenuta all’aria al fine di evitare possibili trafilamenti d’aria. 40
  • 41. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Misure generali per gli ambienti lavorativi Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev - Qualità Indoor Luoghi di Lavoro  Negli edifici dotati di impianti misti di riscaldamento/raffrescamento con apparecchi terminali locali il cui funzionamento e regolazione della velocità possono essere centralizzati oppure effettuati dai lavoratori che occupano l’ambiente o la stanza (es. fancoil, ventilconvettori solo per citarne alcuni) questi vanno mantenuti fermi per evitare che, con il ricircolo dell’aria, si diffondano, all’interno della struttura, eventuali contaminanti, compreso potenzialmente il virus SARS-CoV-2.  Solo nel caso in cui a seguito della riorganizzazione (es. adeguamento degli spazi, aree, minimizzazione della presenza di personale, distanziamento, limitazione dei percorsi e delle zone per evitare contatti ravvicinati e gli assembramenti, differenziazione e scaglionamento degli orari di lavoro, ecc.), è prevista giornalmente la presenza di un singolo lavoratore (sempre lo stesso) per ogni ambiente o stanza, è possibile mantenere in funzione l’impianto.  Si raccomanda di verificare che nelle vicinanze delle prese e griglie di ventilazione dei terminali, non siamo presenti tendaggi, oggetti e piante, che possano interferire con il corretto funzionamento.  Al tal fine pulire periodicamente, ogni quattro settimane, in base alle indicazioni fornite dal produttore ad impianto fermo, filtri dell’aria di ricircolo del fancoil o del ventilconvettore per mantenere gli adeguati livelli di filtrazione/rimozione. 41
  • 42. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Misure generali per gli ambienti lavorativi Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev - Qualità Indoor Luoghi di Lavoro  Rimane ancora valida la procedura di pulizia settimanale degli apparecchi terminali locali (fancoil o ventilconvettore) nel caso di contemporanea condivisione dello stesso ambiente o stanza da parte di più lavoratori. Durante la pulizia dei filtri fare attenzione alle batterie di scambio termico e alle bacinelle di raccolta della condensa.  Evitare di utilizzare e spruzzare prodotti per la pulizia detergenti/disinfettanti spray direttamente sul filtro per non inalare sostanze inquinanti (es. COV), durante il funzionamento. I prodotti per la pulizia/disinfettanti spray devono essere preventivamente approvati dal SPP.  Dove possibile in questi ambienti sarebbe necessario aprire regolarmente le finestre e balconi per aumentare il ricambio e la diluizione degli inquinanti specifici (es. COV, PM10, ecc.), della CO2, degli odori, dell’umidità e del bioaerosol che può trasportare batteri, virus, allergeni, funghi filamentosi (muffe) accumulati nell’aria ricircolata dall’impianto.  È preferibile aprire per pochi minuti più volte al giorno, che una sola volta per tempi lunghi. 42
  • 43. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Misure generali per gli ambienti lavorativi Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev - Qualità Indoor Luoghi di Lavoro  Nel caso in cui alcuni singoli ambienti di lavoro siano dotati di piccoli impianti autonomi di riscaldamento/raffrescamento con una doppia funzione e con un’unità esterna (es. pompe di calore split, termoconvettori) o di sistemi di climatizzazione portatili collegati con un tubo di scarico flessibile dell’aria calda appoggiato o collegato con l’esterno dove l’aria che viene riscaldata/raffrescata è sempre la stessa (hanno un funzionamento simile agli impianti fissi), è opportuno pulire regolarmente in base al numero di lavoratori presenti nel singolo ambiente: – ogni quattro settimane nel caso di singolo lavoratore (sempre lo stesso), – in tutti gli altri casi ogni settimana, in base alle indicazioni fornite dal produttore e ad impianto fermo, i filtri dell’aria di ricircolo in dotazione all’impianto/climatizzatore per mantenere livelli di filtrazione/rimozione adeguati. – Evitare di utilizzare e spruzzare prodotti per la pulizia detergenti/disinfettanti spray direttamente sul filtro per non inalare sostanze inquinanti (es. COV), durante il funzionamento. 43
  • 44. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Misure generali per gli ambienti lavorativi Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev - Qualità Indoor Luoghi di Lavoro  Pulire le prese e le griglie di ventilazione con panni puliti in microfibra inumiditi con acqua e con i comuni saponi, oppure con una soluzione di alcool etilico con una percentuale minima del 70% v/v asciugando successivamente.  Garantire un buon ricambio dell’aria anche negli ambienti/spazi dove sono presenti i distributori automatici di bevande calde, acqua e alimenti. In questi ambienti deve essere garantita la pulizia/sanificazione periodica (da parte degli operatori professionali delle pulizie) e una pulizia/sanificazione giornaliera (da parte degli operatori addetti ai distributori automatici) delle tastiere dei distributori con appositi detergenti compatibilmente con i tipi di materiali.  Nel caso di locali senza finestre (es. archivi, spogliatoi, servizi igienici, ecc.), ma dotati di ventilatori/estrattori questi devono essere mantenuti in funzione per l’intero orario di lavoro per ridurre le concentrazioni nell’aria. 44
  • 45. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Misure generali per gli ambienti lavorativi Rapporto ISS COVID-19 • n. 5/2020 Rev - Qualità Indoor Luoghi di Lavoro  Pulire le prese e le griglie di ventilazione con panni puliti in microfibra inumiditi con acqua e con i comuni saponi, oppure con una soluzione di alcool etilico con una percentuale minima del 70% v/v asciugando successivamente.  Garantire un buon ricambio dell’aria anche negli ambienti/spazi dove sono presenti i distributori automatici di bevande calde, acqua e alimenti. In questi ambienti deve essere garantita la pulizia/sanificazione periodica (da parte degli operatori professionali delle pulizie) e una pulizia/sanificazione giornaliera (da parte degli operatori addetti ai distributori automatici) delle tastiere dei distributori con appositi detergenti compatibilmente con i tipi di materiali.  Nel caso di locali senza finestre (es. archivi, spogliatoi, servizi igienici, ecc.), ma dotati di ventilatori/estrattori questi devono essere mantenuti in funzione per l’intero orario di lavoro per ridurre le concentrazioni nell’aria. 45
  • 46. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" CHIARIMENTI SUL CONCETTO DI SANIFICAZIONE CNA installazione impiantI La sanificazione, quindi – riprende il CNA – riguarda un “complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti”, si applica pertanto agli ambienti e non agli impianti o a parte di essi e la possono svolgere imprese che devono necessariamente avere particolari requisiti di capacità economico- finanziaria ed obbligatoriamente un Responsabile Tecnico che dovrà avere un rapporto d’immedesimazione con l’impresa ed essere in possesso di specifici requisiti tecnico-organizzativi stabiliti dall’art. 2 del D.M. 274/97. 46
  • 47. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" AUDIT PER LA SANIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI È possibile raggruppare le fasi operative da seguire per le operazioni di disinfezione da attuare sugli impianti di aerazione.  Si parte con il sopralluogo attraverso il quale effettuare una valutazione delle problematiche igieniche ed epidemiologiche al quale l’edificio è soggetto.  Al fine di non dimenticare alcun impianto e i singoli apparati che ne fanno parte, fondamentale è il censimento degli stessi e della relativa documentazione.  Si prosegue poi con l’individuazione delle problematiche tecniche degli impianti, delle criticità di natura igienico-sanitaria e delle problematiche di sicurezza relative al cantiere (che dovrà essere allestito per eseguire la bonifica), quindi all’analisi funzionale degli impianti.  Per individuare le problematiche si procede attraverso un’ispezione tecnica che prevede prelievi microbiologici di superficie, aria, acqua di condensa e particolato.  Prima dell’esecuzione della pulizia (rimozione meccanica del particolato depositato all’interno delle condotte) e la disinfezione (cioè il trattamento con appositi prodotti disinfettanti) è necessario mettere in atto delle misure di contenimento della contaminazione ambientale in base all’ambito di lavoro e stato degli impianti.  La pulizia e la disinfezione devono interessare l’impianto in ogni sua parte, quindi gli apparati presenti, dalla presa dell’aria esterna fino all’ultimo terminale, considerando sia le condotte di mandata sia quelle di ricircolo.  Una programmazione periodica delle ispezioni secondo un piano di controllo e monitoraggio garantisce una migliore risposta degli impianti di aerazione e Covid-19 e consente una migliore gestione del rischio igienico sanitario da essi derivante. Per ulteriori informazioni consulta:  UNI EN 15780:2011  LINEE GUIDA 5/10/2006  Rapporto ISS Covid-19 n.5/2020 47
  • 48. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" NORMATIVA TECNICA IN MATERIA DI SANIFICAZIONE DEGLI IMPIANTI Nella guida sono presenti le indicazioni da osservare per eseguire i lavori nel rispetto della sicurezza dei luoghi di lavoro 48
  • 49. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" WEBINAR PAUSA" 49 ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI FROSINONE
  • 50. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" WEBINAR 1° Parte - WEBINAR 50 ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI FROSINONE
  • 51. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" AICARR LE GUIDE Come si diffonde il Virus Quali sono i rischi connessi agli impianti la cosa più importante sia aumentare al massimo la portata di aria esterna di rinnovo e propone delle soluzioni per le varie tipologie degli impianti esistenti Si escludono i rischi impianti speciali, quali ad esempio quelli a servizio degli ambienti ospedalieri e sanitari, le camere bianche e i laboratori. 51
  • 52. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" DISTINZIONE TRA TERAPIE INTENSIVE E REPARTI INFETTIVI  Ad esempio, il paziente uno fu inizialmente ricoverato in terapia intensiva non per infettivi, perché si pensò avesse solo una polmonite.  Le terapie intensive lavorano in sovrapressione, per garantire la qualità dell’aria necessaria per i pazienti, e l’aria tende a migrare altrove; nei reparti infettivi invece, ci sono zone in depressione per impedire all’aria contaminata di uscire, diffondendo il contagio. 52
  • 53. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" L’USO CORRETTO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE Gli impianti di climatizzazione, se usati correttamente, non sono fattori di incremento del rischio di contagio. 53
  • 54. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" CONSIDERAZIONI:EDIFICI RESIDENZIALI (Ad esclusione degli impianti speciali) Se non c’è nessun contagiato in casa, non c’è presenza di virus, quindi l’accensione dell’impianto termico e di quello di climatizzazione non influisce in alcun modo sul rischio di contagio; 54
  • 55. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" CONSIDERAZIONI:EDIFICI RESIDENZIALI (Ad esclusione degli impianti speciali)  se c’è un contagiato in casa, è la sua presenza a determinare il rischio, che non aumenta a causa dell’accensione dell’impianto; le persone presenti nell’appartamento devono prendere tutte le precauzioni del caso, quanto a protezioni personali e comportamenti.  I locali devono essere il più possibile ventilati; in assenza di impianto VMC con portata d’aria esterna sufficiente, bisogna aerare mantenendo le finestre aperte il più possibile. In questo dell’impianto è solo un problema di opportunità relativamente alla temperatura da mantenere in ambiente: sarà un medico a dover decidere che fare; 55
  • 56. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" CONSIDERAZIONI:EDIFICI RESIDENZIALI (Ad esclusione degli impianti speciali) bisogna tutelare le persone deboli, in primo luogo gli anziani. È inutile non farli uscire per poi aggravare la loro situazione con temperature troppo alte in estate o troppo basse in inverno nelle abitazioni, soprattutto quelle piccole e anguste. Gli impianti vanno quindi utilizzati per non creare ulteriori stress a una popolazione già provata da lunghi periodi di quarantena. 56
  • 57. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" CONSIDERAZIONI: LUOGHI DI LAVORO (Ad esclusione degli impianti speciali) Gli impianti devono assolutamente funzionare per limitare lo stress di chi continua a lavorare e ridurre la probabilità di contagio. La gestione degli impianti va fatta secondo le indicazioni riportate nel documento AiCARR 57
  • 58. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" LA DIFFUSIONE DEL VIRUS NEGLI AMBIENTI INTERNI Una persona infetta, attraverso:  la respirazione  il parlato  gli starnuti  colpi di tosse emette goccioline contenenti il virus. Le dimensioni delle goccioline più piccole, che formano il bioaerosol, sono dell’ordine di qualche decina di nanometri. 58
  • 59. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" COME SI FORMA L’AEROSOL ? L’aerosol si forma perché le goccioline evaporano e in ambiente rimangono delle minuscole particelle che portano con sé la carica virale. Date le dimensioni, queste particelle non sono soggette alla gravità e si diffondono nell’aria. 59
  • 60. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" LA CARICA VIRALE IPOTESI SARS-CoV-2-19 partendo dal caso della comune influenza  Il rischio di contrarre il virus è tanto maggiore quanto maggiore è tale valore  È definita come il nucleo di una gocciolina trasportata dall’aria in grado di causare l’infezione delle persone suscettibili al virus con una probabilità del 63%; Con persone suscettibili al virus si intende quanti non sono né vaccinati né immuni per altri motivi.  Quindi, la prima grande differenza tra l’influenza e il CoV2-19 sta proprio nel numero di persone suscettibili, perché non c’è vaccino né immunità di gregge, essendo un virus nuovo.  Un’influenza normale colpisce ogni anno tra l’8% e il 15% della popolazione italiana, ma il CoV2-19 può potenzialmente colpire una percentuale molto superiore. 60
  • 61. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" LA CARICA VIRALE Il numero delle cariche elementari nel tempo t, Nt, Relazione di Knibbs et al., 2001 dove:  q = numero di cariche virali elementari prodotte per ora da una persona infetta: vale indicativamente 67per l’influenza, ma può variare da 5 per un soggetto in fase iniziale fino a 100 per fasi acute, h-1;  I = numero di persone infette, adimensionale  n = tasso di ventilazione, cioè rapporto tra la portata d’aria esterna di rinnovo e il volume dell’ambiente  h-1; generalmente l’unità di misura utilizzata nel gergo tecnico è volumi/h.  t = tempo, h  Nt = numero di cariche virali elementari presenti all’ora 0 Una seconda differenza tra l’influenza e il CoV2-19 è il numero di cariche virali elementari emesse per ora, superiore nel secondo caso. Sono in corso studi proprio per determinarne il valore, che non essendo certo di è deciso di effettuare i calcoli basandosi sulla comune influenza. 61
  • 62. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" IMPORTANZA DELLA PORTATA DI ARIA DI RINNOVO Numero di cariche virali elementari La concentrazione di virus va diluita il più possibile aumentando la portata di aria esterna di rinnovo  Con un tasso di ventilazione pari a 0,1 volumi/h, tipico delle sole infiltrazioni o di rare aperture delle finestre, il numero di cariche virali elementari aumenta in continuazione: dopo 8 ore si raggiunge quota 369.  Aumentando la portata di aria esterna fino a raggiungere un tasso di ventilazione n=1 volumi/h, tipico degli impianti ad aria primaria, il numero di cariche virali elementari dopo 7 ore e 13 minuti arriva a 67 e rimane costante, in quanto il rinnovo dell’aria riesce a diluire progressivamente l’immissione del virus in ambiente fino a stabilizzarla.  Aumentando ancora la portata di aria esterna fino a ottenere n= 6 volumi/h, tipico degli impianti a tutta aria in configurazione free-cooling il numero finale di cariche virali elementari dopo 1 ora e 7 minuti è 11,2 e rimane costante. È IMPOSSIBILE ELIMINARE COMPLETAMENTE LA PRESENZA DELLE CARICHE VIRALI IL RISCHIO DI CONTAGIO È LEGATO ALLA CONCENTRAZIONE DI CARICHE VIRALI ELEMENTARI E NON AL LORO NUMERO ASSOLUTO BISOGNA INNANZITUTTO LIMITARE LA PRESENZA DI PERSONE ALL’INTERNO DEI LOCALI, SOPRATTUTTO SE DI PICCOLE DIMENSIONI 62
  • 63. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" IMPORTANZA DELLA VENTILAZIONE ANCHE NELLE ORE DI CHIUSURA DEI LOCALI La Figura mostra il confronto tra l’andamento nel tempo delle cariche virali elementari per n = 1 volumi/h e n = 6 volumi/h, nel caso di una e due persone infette e nell’ipotesi che l’impianto lavori dalle 9 alle 17.  Con la presenza di una sola persona infetta, per raggiungere un valore di cariche virali elementari N= 0 bastano circa 4,5 ore con n = 1 volumi/h e circa 3 ore con 6 volumi/h.  Il tempo aumenta se raddoppiano le persone infette all’interno del locale, diventando rispettivamente 5,5 ore e 6 ore. SI RICORDA CHE I DIAGRAMMI PRESENTATI SONO VALIDI PER L’INFLUENZA, NON PER IL SARS-COV2-19, CHE PRODUCE UN NUMERO SUPERIORE DI CARICHE VIRALI ELEMENTARI . È quindi consigliabile non interrompere mai l’immissione di aria esterna nelle attuali condizioni di emergenza. 63
  • 64. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" IMPORTANZA DELLA VENTILAZIONE ANCHE NELLE ORE DI CHIUSURA DEI LOCALI La Figura mostra il confronto tra l’andamento nel tempo delle cariche virali elementari per n = 1 volumi/h e n = 6 volumi/h, nel caso di una e due persone infette e nell’ipotesi che l’impianto lavori dalle 9 alle 17.  Con la presenza di una sola persona infetta, per raggiungere un valore di cariche virali elementari N= 0 bastano circa 4,5 ore con n = 1 volumi/h e circa 3 ore con 6 volumi/h.  Il tempo aumenta se raddoppiano le persone infette all’interno del locale, diventando rispettivamente 5,5 ore e 6 ore. SI RICORDA CHE I DIAGRAMMI PRESENTATI SONO VALIDI PER L’INFLUENZA, NON PER IL SARS-COV2-19, CHE PRODUCE UN NUMERO SUPERIORE DI CARICHE VIRALI ELEMENTARI . È quindi consigliabile non interrompere mai l’immissione di aria esterna nelle attuali condizioni di emergenza. 64
  • 65. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" INFLUENZA DELLA CONCENTRAZIONE IN AMBIENTE  Il rischio R di contrarre il virus per inalazione attraverso la respirazione è proporzionale alla sua concentrazione in ambiente.  Se l’infettato rimane sempre all’interno dell’ambiente per tutta la durata del tempo di utilizzo del locale, si può usare una formula semplifi cata (Knibbs et al, 2001): 65 dove:  I = numero di persone infette, adim.;  q = portata di aria media per respirazione di una persona, fissata a 0,6 m3/h;  pN = numero di cariche virali elementari prodotti  da una persona infetta in 1 ora, pari a 67 perl’influenza, h-1;  t = tempo, h;  V = volume dell’ambiente, m3;  n = tasso di ventilazione, defi nito in precedenza, h-1 o volumi/h.
  • 66. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" RISCHIO DI CONTAGIO 66 Andamento nel tempo del rischio di contagio nelle 8 ore di permanenza di una persona infetta, in funzione del volume e del tasso di ventilazione n. A Sinistra, il caso di V = 100 m3, a Destra quello di 1000 m3
  • 67. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" VARIAZIONE DEL RISCHIO DI CONTAGIO IN FUNZIONE DELLA TIPOLOGIA D’IMPIANTI: SISTEMI CON RICIRCOLO DELL’ARIA AMBIENTE PREMESSA Sulla base dell’equazione (2), il rischio di contagio varia solo con il tasso di ventilazione, quindi con la portata d’aria esterna immessa: quando aumenta, diminuisce il rischio di contagio. Tuttavia, il calcolo delle cariche virali elementari espresso dall’equazione (2) riguarda solamente le goccioline più sottili che formano l’aerosol. Le goccioline più pesanti cadono a terra, perché risentono della gravità. Per questo motivo alcuni raccomandano di spegnere almeno i terminali con ventilatori posti a pavimento, perché, a loro dire, potrebbero innescare il movimento delle goccioline sul pavimento, che tornerebbero in sospensione, aumentando di fatto il numero di cariche virali elementari nell’aria. 67
  • 68. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" VARIAZIONE DEL RISCHIO DI CONTAGIO IN FUNZIONE DELLA TIPOLOGIA D’IMPIANTI: SISTEMI CON RICIRCOLO DELL’ARIA AMBIENTE Si deve considerare che: 1) aumentare la portata di aria esterna significa muovere altrettanta aria in ambiente, quindi comunque creare un fenomeno simile a quello descritto: nessuna delle formule di rischio di contagio presenti in bibliografia ne tiene minimamente conto; 2) tutti gli impianti muovono aria: i fan-coil e le unità interne dei sistemi a espansione diretta in funzione della portata del loro ventilatore, le travi fredde per induzione in funzione della quantità di aria esterna immessa, i sistemi radianti per la loro parte convettiva, che può sfiorare il 50% della potenza nelle configurazioni a soffitto in estate e in quelle a pavimento in inverno; 68
  • 69. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" VARIAZIONE DEL RISCHIO DI CONTAGIO IN FUNZIONE DELLA TIPOLOGIA D’IMPIANTI: SISTEMI CON RICIRCOLO DELL’ARIA AMBIENTE Si deve considerare che: 3) il movimento dell’aria all’interno di un ambiente esiste a prescindere da tutto, perché viene attivato anche dalla sola differenza di temperatura tra le varie superfici; 4) le velocità dell’aria all’altezza del pavimento si mantengono basse, se non nelle immediate adiacenze di terminali posti a pavimento, per cui l’eventuale fenomeno della risospensione è comunque molto limitato. 69
  • 70. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" VARIAZIONE DEL RISCHIO DI CONTAGIO IN FUNZIONE DELLA TIPOLOGIA D’IMPIANTI: SISTEMI CON RICIRCOLO DELL’ARIA AMBIENTE  Rischio di contagio calcolato con la formula dopo 8 ore di permanenza in ambiente di una persona infetta, in funzione del volume del locale e del tasso di ventilazione n; i valori dei terminali in funzione sono calcolati nell’ipotesi di aumento del 15% delle cariche virali elementari per un fenomeno di risospensione.  È una ipotesi cautelativa, perché di questo non vi è alcuna traccia in bibliografia  Quindi, molto più del funzionamento del ricircolo ambiente dei terminali contano l’aumento della portata dell’aria esterna, la riduzione di persone all’interno degli ambienti, l’uso di sistemi di protezione personali e la sanificazione continua dei locali. 70
  • 71. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" PROBABILITÀ DI CONTRARRE IL VIRUS NEL CASO L’INFETTATO RIMANGA NEGLI AMBIENTI PER BREVE TEMPO  Il rischio è diverso per chi lavora nell’ambiente e per le persone che entrano dopo l’infettato e stazionano nel locale per breve tempo.  Si deve adottare una formula del rischio più complessa (Gammaitoni et al., 1997) 71 DOVE  I = numero di persone infette, adim.;  q= portata d’aria media per una persona, fissata pari a 0,6 m3/h;  Nt = numero di cariche virali elementari nel tempo t, calcolata secondo l’equazione (2), adim.;  V = volume dell’ambiente, m3;  t = tempo, h;  Tp = tempo al momento di ingresso nel locale di ciascuna persona, h;  τ = tempo di permanenza in un ambiente di ciascuna persona, h.
  • 72. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Andamento nel tempo del rischio per l’ingresso di un contagiato al minuto 0, in un SUPERMERCATO da 1000 m3. A Sinistra il caso di n = 0,2 volumi/h, a destra quello di n = 0,6 volumi/h 72 Il rischio si annulla solo per le persone che entrano quando tutte le cariche virali elementari sono state espulse grazie al rinnovo dell’aria esterna. Rimane, qualche ora a qualche giorno, in funzione del tipo di superfici: diventano quindi fondamentali le protezioni individuali e la cura personale.
  • 73. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE INVERNALE ED ESTIVA NELLA RIDUZIONE DELLA DIFFUSIONE DELLA COVID-19 73
  • 74. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" LETTURA PRONTUARIO Il prontuario è diviso a seconda del tipo di utilizzo dei locali serviti dall'impianto. Nelle colonne sono mostrati:  Colonna 1: presenza di impianto per l’immissione di aria esterna con aereazione forzata.  Colonna 2: tipologia d'impianto, come da schemi semplificati riportati nell'allegato 1.  Colonna 3: azioni da compiere per ridurre il rischio da contagio.  Colonna 4: possibilità o meno di diffondere il virus in locali diversi da quello in cui è presente il contagiato.  Colonna 5: impatto dell'impianto sul rischio di contagio.  Colonna 6: prestazioni attese dall’impianto; in alcuni casi, adottando le azioni della colonna 3 l'impianto potrebbe peggiorare le sue prestazioni in raffrescamento o in riscaldamento. 74
  • 75. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI NELLE RIDUZIONE DEL COVID19 75
  • 76. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI NELLE RIDUZIONE DEL COVID19 76
  • 77. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI NELLE RIDUZIONE DEL COVID19 77 Allegato 1: Schemi semplificati delle tipologie d'impianto citate nelle tabelle Di seguito sono mostrati gli schemi molto semplificati delle tipologie d'impianto di climatizzazione richiamati nelle tabelle. Un esempio di semplificazione è che non viene considerato il recupero di calore, anche se presente nella realtà.
  • 78. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI NELLE RIDUZIONE DEL COVID19 78 E' il più semplice di tutti gli impianti. Non vi è alcun impianto di immissione dell’aria esterna e quindi il ricambio di aria può avvenire solo grazie all'apertura delle finestre. L’azione dei terminali è efficace solo nel locale dove essi sono posti, per cui il virus non può passare da un locale all’altro. I terminali possono essere di qualunque tipo e posti ovunque nel locale: radiatori o termosifoni, sistemi radianti, ventilconvettori o fancoil, condizionatori (anche quelli canalizzati, cioè quelli nascosti dalla controsoffittatura e collegati a canali, purché siano a servizio di un solo locale).
  • 79. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI NELLE RIDUZIONE DEL COVID19 79 Negli impianti con miscelazione dell'aria un unico condizionatore climatizza tutti i singoli locali, che sono collegati tra loro da canali di immissione dell’aria esterna. L'aria che viene immessa nei canali di ricircolo presenti in ciascun locale ritorna al condizionatore canalizzato a servizio di più locali. Non vi è alcun impianto di immissione dell’aria esterna e quindi il ricambio di aria può avvenire solo grazie all'apertura delle finestre. Con questa tipologia di impianto è possibile che il virus passi da un locale all'altro. Per approfondire dal punto di vista tecnico gli aspetti relativi al loro utilizzo in emergenza si possono consultare i documenti che si trovano al link citati in webgrafia al numero [2] e [3].
  • 80. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI NELLE RIDUZIONE DEL COVID19 D) Impianti di immissione aria esterna 80 Nei impianti centralizzati a tutt’aria un’unica centrale climatizza tutti gli ambienti, collegati tra loro da canali di immissione dell’aria. Nel funzionamento normale, l'aria immessa è una miscela di aria esterna, che serve per il rinnovo e di aria ricircolata. Ovviamente, in condizioni di emergenza, questo è molto rischioso, perché con il ricircolo si può inviare il virus in tutti i locali dell'edificio, come è spiegato del punto di vista tecnico nel documento che si trova al link citato in webgrafia al numero [1]. Per questo motivo, in caso di emergenza è necessario SEMPRE CHIUDERE la SERRANDA di RICIRCOLO,
  • 81. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" PRONTUARIO RUOLO DEGLI IMPIANTI NELLE RIDUZIONE DEL COVID19 E. Impianti canalizzati monozona 81 Gli impianti canalizzati per singolo locale sono utilizzati ovunque vi sia un unico locale da climatizzare, ad esempio nei supermercati, nei cinema e nei teatri. La serranda di ricircolo è sempre presente e generalmente gli impianti sono progettati per poter immettere solo aria esterna. Quindi, in condizioni di emergenza è necessario SEMPRE CHIUDERE la SERRANDA di RICIRCOLO, in modo da diluire l'eventuale presenza di virus nel locale. Per approfondire dal punto di vista tecnico gli aspetti relativi al loro utilizzo in emergenza si possono consultare i documenti che si trovano al link citati in webgrafia al numero [1] e [3].
  • 82. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" IL RICILCOLO DELL’ARIA– UNO STUDIO 82
  • 83. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" LO STUDIO 83
  • 84. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" La massimizzazione del rinnovo dell’aria esterna – POSIZIONE AIRCARR 84
  • 85. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" CONCLUSIONI  IL CORONAVIRUS RICHIEDE CONTINUI CAMBI DI VISIONE DELL’APPROCCIO ALLA SICUREZZA  BISOGNA CARATTERIZZARE CORRETTAMENTE LA TIPOLOGIA DI IMPIANTO  STANDARDIZZAZIONE DELLE PROCEDURE DI MANUTENZIONE PER LE PICCOLE UTENZE  OCCORRE STABILIRE RIPROPORRE UN RIGISTRO DELLA SANIFICAZIONE E DELLA MANUTENZIONE DEGLI IMPIANTI CON INTERVALLI Più FREQUENTI  RELATIVAMENTE AL RICIRCOLO DELL'ARIA, PER OGNI TIPOLOGIA DI IMPIANTO RIMANGONO FERME LE INDICAZIONI DELL'ISS, CONDIVISE NELLE RACCOMANDAZIONI PUBBLICATE DALL'INAIL E DALL'ORDINANZA DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO. 85
  • 86. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Bibliografia  Michele Vio, Gli impianti di climatizzazione e il rischio di contagio, Aicarr Journal  Prof.ssa Francesca Romana d’Ambrosio Ing. Michele Vio, Come combattere la diffusione del Coronavirus nei locali chiusi, Immissione di aria esterna e ricircolo ambiente  AA. VV. (Coordinamento Tecnico interregionale della Prevenzione dei luoghi di lavoro 2006)  Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoro: requisiti e standard, indicazioni operative e progettuali.  Atti del Convegno DBA 2006: rischi fisici negli ambienti di lavoro, volume 2 – Microclima. Modena, 12-13 ottobre 2006 - ALFANO G., D’AMBROSIO F. R., RICCIO G. (1998) – Disagio e stress termico: effetti, normative, valutazione e controllo.  Atti del Convegno DBA “Dal rumore ai rischi fisici”, Modena, 17-19 settembre 1998, 531-553 - BARBATO F. (1998) – La valutazione dell’ambiente termico inserita nel programma di valutazione dei rischi. Atti del Convegno DBA “Dal rumore ai rischi fisici”, Modena, 17-19 settembre 1998, 573-596  UNI EN ISO 8996 (2005) – Ergonomia dell’ambiente termico – Determinazione del metabolism energetico.  UNI EN ISO 11079 (2008) – Ergonomia degli ambienti termici – Determinazione e interpretazione dello stress termico da freddo con l’utilizzo dell’isolamento termico dell’abbigliamento richiesto (IREQ) e degli effetti del raffreddamento locale.  UNI EN ISO 13732-3 (2009) - Ergonomia degli ambienti termici - Metodi per la valutazione della risposta dell'uomo al contatto con le superfici - Parte 3: Superfici fredde.  UNI EN ISO 9920 (2009) – Ergonomia dell’ambiente termico – Valutazione dell’isolamento termico e della resistenza evaporative dell’abbigliamento. 86
  • 87. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" Bibliografia  Buonanno G., Stabile L., Morawska L. 2020. Estimation of airborne viral emission: Quanta emission rate of SARS-CoV-2 for infection risk assessment. Environment International, May, 141.  Chao C.Y.H., Wan M., Morawska L., Katoshevski D. 2009. Characterization of expiration air jets and droplet size distributions immediately at the mouth opening. Journal of Aerosol Science 40(2)  Gammaitoni L., Nucci M.C. 1997. Using a mathematical model to evaluate the efficacy of TB control measures. Emerging Infectious Disease, 3.  Knibbs L.D., Morawska L., Bell S.C., Grybowski P. 2011. Room ventilation and the risk of airborne infection transmission in 3 health care settings within a large teaching hospital. American Journal of Infection Control, 39, 866-872.  Lu J., Gu J., Li K., Xu1 C., Su W., Lai Z., Zhou D., Yu C., Xu B., Yang Z. 2020. COVID-19 Outbreak Associated with Air Conditioning in Restaurant, Guangzhou, China, 2020. Emerging infectious diseases, 26(7).  Nardell E.A. 2016. Indoor environmental control of tuberculosis and other airborne infections. Indoor Air, 26. Riley R., O’Grady F. 1961. Airborne Infection. New York: The Macmillan Company.  Riley, E., Riley, R. et al. 1978. Airborne spread of measles in a suburban elementary school. American Journal of Epidemiology, 107.  Vio M. 2020. Gli impianti di climatizzazione e il rischio di contagio. AiCARR Journal, 61. Wells, W. 1955 : Airborne Contagion and Air Hygiene: An Ecological Study of Droplet Infections, Cambridge, Harvard University Press for the Commonwealth Fund. Webgrafia documenti AiCARR http://www.aicarr.org/Documents/Normativa/COVID19/200313_AICARR_SARSCOV2_19.pdf http://www.aicarr.org/Documents/Normativa/COVID19/200406_PP_AICARR_COVID-19.pdf http://www.aicarr.org/Documents/Normativa/COVID19/200318_SCHEMA_GESTIONE_HVAC_SARSCoV219_DEF.pdf https://www.aicarr.org/Documents/News/200411_Prontuario%20AiCARR_%20Ruolo_impianti_HVAC.pdf https://www.aicarr.org/Documents/News/200410_SCHEMA_GESTIONE_HVAC_COVID19_DEF.pdf 87
  • 88. Ing. Felicetto MASSA Vicepresidente Vicario Ing. Felicetto MASSA - "RISCHIO DEL VIRUS COVID19 NELLE MODALITÀ DI ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE E NEI LUOGHI DI LAVORO" WEBINAR GRAZIE PER L’ATTENZIONE " Venerdì 22 Maggio 2020 – 16:00-18:00 Felicetto Massa Vice Presidente Vicario e Coordinatore Commissione Energia Ordine degli Ingegneri della Provincia di Frosinone Email: f.massa@enerportale.com Mobile: 320 4806896 88 ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI FROSINONE

Editor's Notes

  1. https://www.ingenio-web.it/26642-indoor-air-quality-covid-19-indicazioni-per-ridurre-il-rischio-da-contagio-nei-luoghi-del-lavoro-e-in-casa
  2. Per quanto detto, anche ipotizzando un aumento del 15% del numero di cariche virali elementari messe in circolo per il fenomeno descritto, con n = 1 volume/h, tipico degli impianti ad aria primaria, dalla (2) risulta che il rischio di contrarre il virus passerebbe dal 96% con terminale spento al 97,5% in un ambiente con un volume di 100 m3 e dal 41,5% al 46% in un ambiente da 1000 m3: sono aumenti del tutto marginali. Non si capisce perché si dovrebbero chiudere i terminali degli impianti ad aria primaria con solo ricircolo dell’aria ambiente, in quanto si aggraverebbero le condizioni climatiche all’interno del locale e si ridurrebbe il benessere termico degli occupanti a fronte di una eventuale variazione di rischio marginale, di cui non vi è alcun riscontro in bibliografia. Il problema in emergenza non è tanto tenere accesi o spenti i terminali vicini al pavimento, quanto piuttosto limitare il numero di persone all’interno dei locali, soprattutto se di piccola dimensione, e aumentare la portata d’aria esterna. Aumentando del 20% la portata di aria esterna di rinnovo, il rischio di contagio scende al 95,4% in un locale da 100 m3, pur considerando l’aumento di cariche virali elementari per il ricircolo, e al 26,7% nella stessa ipotesi per un locale da 1000 m3, come mostrato in Figura 4. L’aumento di portata di aria esterna di rinnovo pesa molto di più dell’eventuale penalizzazione del ricircolo. Sul primo fenomeno c’è concordanza assoluta, mentre sul secondo non vi è alcuna traccia in bibliografia. In questo momento, in locali non residenziali vi sono solo persone costrette a lavorare per il bene della comunità, già stressate per questo motivo. Per la loro salute mentale, è impensabile chiudere anche gli impianti: i rischi maggiori sono nei contatti personali con gli altri occupanti e soprattutto nell’utilizzo di bagni in comune, altra fonte importante di contagio. Quindi, molto più del funzionamento del ricircolo ambiente dei terminali contano l’aumento della portata dell’aria esterna, la riduzione di persone all’interno degli ambienti, l’uso di sistemi di protezione personali e la sanificazione continua dei locali.