La privacy e il
copyright
Concetti e
significati
Con il termine "privacy" si intende il diritto alla riservatezza
delle informazioni personali e della propria vita privata. Le
normative per la privacy che si sono susseguite negli ultimi
anni sono state pensate per salvaguardare e tutelare la sfera
privata del singolo individuo, impedendo che le informazioni
riguardanti la sfera personale siano divulgate senza
l’autorizzazione dell’interessato e che soggetti terzi si
intromettano nella sfera privata. Mentre la parola
"copyright" significa letteralmente "diritto di copia" ed è un
termine proprio della cultura anglosassone, essendosi diffuso
nel corso dei secoli dapprima in Gran Bretagna e poi negli Stati
Uniti. Questi Paesi hanno dato al copyright un
significato prettamente economico, adottando, in merito, una
compiuta e dettagliata disciplina normativa
Storia della privacy
Il concetto si sviluppa fin dell’Antica Grecia, quando, in una serie di trattati filosofici
si inizia a far riferimento ad un “senso di riservatezza”. La connotazione odierna di
privacy, però, si afferma a seguito della caduta del feudalesimo.
XVIII e XIX rappresenterebbero un'era prolifica per il diritto. Nel 1890, due giuristi
statunitensi, Louis Brandeis e Samuel Warren, pubblicarono “The Right of
Privacy” sulla Harward Law Review, prima monografia giuridica a riconoscere “The
right to be let alone”, “Diritto ad essere lasciato da solo”. Esprimendo in queste
parole il desiderio di una propria ed inviolabile intimità. I primi casi di violazione si
presentano tra gli anni ’50 e ’60. Caso particolarmente significativo è la sentenza
emessa dalla Corte di Cassazione nel 1963. Il settimanale italiano “Tempo”
ottenne attenzione popolare diffondendo una serie di particolari inerenti alla vita
intima di Claretta Petacci, amante di Benito Mussolini. A seguito della
constatazione ne scaturì una denuncia da parte della sorella minore della
Petacci, Miria di San Servolo.
Storia del
copyright
Le prime norme sul diritto di copia furono emanate nel XVI
secolo dalla monarchia inglese al fine di operare un controllo sulle
opere pubblicate nel territorio nazionale. Col diffondersi dei
primi torchi tipografici, infatti, fu ampliata enormemente la
diffusione fra la popolazione di scritti e volumi di ogni argomento e
genere. Sul finire del XVII secolo, però, l'imporsi di idee liberali nella
società frenò le tradizionali politiche censorie e causò una graduale
fine del monopolio delle caste editrici. Di lì in poi gli editori non
avrebbero più generato profitto dalla censura sulle opere, ma
semplicemente dal trasferimento dei diritti firmato dagli autori,
trasferimento in ogni caso necessario per l'altrimenti troppo
costosa pubblicazione delle opere. Su queste basi, nel 1710 venne
perciò emanata la prima norma moderna sul copyright: lo Statuto
di Anna. Nel 1886, il 9 settembre, per coordinare i rapporti in
questo campo di tutti i paesi iscritti fu costituita l'Unione
internazionale di Berna, ancora oggi operante.
I diritti d'autore
La legge sul diritto d’autore riconosce sostanzialmente due diritti al creatore
di un’opera:
• un diritto di natura economica: ossia la possibilità di sfruttare la propria
creazione ottenendone ogni beneficio e ritorno patrimoniale possibile.
Questo diritto si sostanzia, normalmente, nella pubblicazione dell’opera e
nella eventuale vendita delle copie o comunque nella realizzazione di un
guadagno, nella realizzazione di mostre, concerti, download a pagamento,
ecc. Nessuno può, quindi, appropriarsi dell’opera altrui per pubblicarla o
trarne altro vantaggio economico;
• un diritto di natura morale: si tratta del riconoscimento pubblico della
propria qualità di autore dell’opera. Nessuno può usurpare la creazione
altrui oscurando il nome del suo autore e/o sostituendolo con il nome di
un’altra persona. In buona sostanza, è necessario indicare sempre il nome
e cognome di chi ha creato un’opera d’arte, letteraria, fotografica o
musicale deve essere. Il fatto di rispettare la paternità dell’opera non
significa però poterla utilizzare senza il previo consenso dell’autore.
La privacy nella filosofia
Hannah Arendt nella sua opera "Vita activa" riflette sul rapporto tra lo spazio
pubblico e la sfera privata della persona in riferimento alla polis greca, per arrivare
fino al cuore del problema della libertà politica. Il sorgere della città-stato significò
per l'individuo ricevere la possibilità di essere attivo non solo nella sua sfera
privata, ma anche in una pubblica. Le attività necessarie nella vita pubblica erano
l’azione e il discorso. Quanto fosse importante il discorso è detto dalla definizione
di Aristotele della persona umana come unico animale dotato di parola che si
differenziava da tutti coloro che erano esterni alla polis, questi ultimi non erano
propriamente privi della facoltà di parola bensì di un modo di vita nel quale solo il
discorso aveva senso. La sfera domestica era il luogo delle necessità biologiche,
che assicurava la sopravvivenza individuale e quella della specie, la polis era il
luogo della libertà: il controllo della necessità nella prima assicurava l’accesso alla
seconda. La scomparsa della distanza tra la sfera domestica e quella sociale è un
fenomeno tipico della modernità: la prima viene inghiottita dalla sfera pubblica,
che ne assume alcuni tratti tipici. Ne consegue la sostituzione dell'azione con il
comportamento, la liberazione dell'attività lavorativa dall'appartenenza alla sfera
privata, e quindi il controllo da parte della società, cioè della parte pubblica, del
singolo cittadino e della sua vita privata (peculiarità di tutti i regimi totalitari). I
cittadini tentano allora di costruirsi un proprio spazio intimo, lontano dal controllo
del governo.
Il copyright nel
campo
informatico
Nel 1992 in Italia viene esteso al software la
tutela già prevista per le altre opere dell'ingegno
con la Legge 633 del 1941 sul Diritto D'Autore:
legge già applicabile al software da numerose
sentenze. Si avrà poi l'approvazione della
Direttiva 2009/24/CE del Parlamento e del
Consiglio europeo, nel 2009, relativa alla tutela
giuridica dei programmi per elaboratore.
Ci sono vari tipi di software, differenziati dai
permessi che l'autore del programma offre, come
il software libero, semilibero e proprietario.
The dangers of the
Internet
One of the most revealing problems around is cybercrime. Cybercriminals are
individuals or teams of people who use technology to commit malicious
activities on digital systems or networks with the
intention of stealing sensitive company information or personal data and
generating profit. Cybercriminals are known
to access the cybercriminal underground markets found in the deep web to
trade malicious goods and services, such as hacking tools and stolen data.
Cybercriminal underground markets are known to specialize in certain
products or services. Laws related to cybercrime continue to evolve across
various countries worldwide. Law enforcement agencies are also continually
challenged when it comes to finding, arresting, charging, and proving
cybercrimes.
Fine
Creato da: Alessio Trozzi
Classe: 5°D

Privacy e copyright

  • 1.
    La privacy eil copyright
  • 2.
    Concetti e significati Con iltermine "privacy" si intende il diritto alla riservatezza delle informazioni personali e della propria vita privata. Le normative per la privacy che si sono susseguite negli ultimi anni sono state pensate per salvaguardare e tutelare la sfera privata del singolo individuo, impedendo che le informazioni riguardanti la sfera personale siano divulgate senza l’autorizzazione dell’interessato e che soggetti terzi si intromettano nella sfera privata. Mentre la parola "copyright" significa letteralmente "diritto di copia" ed è un termine proprio della cultura anglosassone, essendosi diffuso nel corso dei secoli dapprima in Gran Bretagna e poi negli Stati Uniti. Questi Paesi hanno dato al copyright un significato prettamente economico, adottando, in merito, una compiuta e dettagliata disciplina normativa
  • 3.
    Storia della privacy Ilconcetto si sviluppa fin dell’Antica Grecia, quando, in una serie di trattati filosofici si inizia a far riferimento ad un “senso di riservatezza”. La connotazione odierna di privacy, però, si afferma a seguito della caduta del feudalesimo. XVIII e XIX rappresenterebbero un'era prolifica per il diritto. Nel 1890, due giuristi statunitensi, Louis Brandeis e Samuel Warren, pubblicarono “The Right of Privacy” sulla Harward Law Review, prima monografia giuridica a riconoscere “The right to be let alone”, “Diritto ad essere lasciato da solo”. Esprimendo in queste parole il desiderio di una propria ed inviolabile intimità. I primi casi di violazione si presentano tra gli anni ’50 e ’60. Caso particolarmente significativo è la sentenza emessa dalla Corte di Cassazione nel 1963. Il settimanale italiano “Tempo” ottenne attenzione popolare diffondendo una serie di particolari inerenti alla vita intima di Claretta Petacci, amante di Benito Mussolini. A seguito della constatazione ne scaturì una denuncia da parte della sorella minore della Petacci, Miria di San Servolo.
  • 4.
    Storia del copyright Le primenorme sul diritto di copia furono emanate nel XVI secolo dalla monarchia inglese al fine di operare un controllo sulle opere pubblicate nel territorio nazionale. Col diffondersi dei primi torchi tipografici, infatti, fu ampliata enormemente la diffusione fra la popolazione di scritti e volumi di ogni argomento e genere. Sul finire del XVII secolo, però, l'imporsi di idee liberali nella società frenò le tradizionali politiche censorie e causò una graduale fine del monopolio delle caste editrici. Di lì in poi gli editori non avrebbero più generato profitto dalla censura sulle opere, ma semplicemente dal trasferimento dei diritti firmato dagli autori, trasferimento in ogni caso necessario per l'altrimenti troppo costosa pubblicazione delle opere. Su queste basi, nel 1710 venne perciò emanata la prima norma moderna sul copyright: lo Statuto di Anna. Nel 1886, il 9 settembre, per coordinare i rapporti in questo campo di tutti i paesi iscritti fu costituita l'Unione internazionale di Berna, ancora oggi operante.
  • 5.
    I diritti d'autore Lalegge sul diritto d’autore riconosce sostanzialmente due diritti al creatore di un’opera: • un diritto di natura economica: ossia la possibilità di sfruttare la propria creazione ottenendone ogni beneficio e ritorno patrimoniale possibile. Questo diritto si sostanzia, normalmente, nella pubblicazione dell’opera e nella eventuale vendita delle copie o comunque nella realizzazione di un guadagno, nella realizzazione di mostre, concerti, download a pagamento, ecc. Nessuno può, quindi, appropriarsi dell’opera altrui per pubblicarla o trarne altro vantaggio economico; • un diritto di natura morale: si tratta del riconoscimento pubblico della propria qualità di autore dell’opera. Nessuno può usurpare la creazione altrui oscurando il nome del suo autore e/o sostituendolo con il nome di un’altra persona. In buona sostanza, è necessario indicare sempre il nome e cognome di chi ha creato un’opera d’arte, letteraria, fotografica o musicale deve essere. Il fatto di rispettare la paternità dell’opera non significa però poterla utilizzare senza il previo consenso dell’autore.
  • 6.
    La privacy nellafilosofia Hannah Arendt nella sua opera "Vita activa" riflette sul rapporto tra lo spazio pubblico e la sfera privata della persona in riferimento alla polis greca, per arrivare fino al cuore del problema della libertà politica. Il sorgere della città-stato significò per l'individuo ricevere la possibilità di essere attivo non solo nella sua sfera privata, ma anche in una pubblica. Le attività necessarie nella vita pubblica erano l’azione e il discorso. Quanto fosse importante il discorso è detto dalla definizione di Aristotele della persona umana come unico animale dotato di parola che si differenziava da tutti coloro che erano esterni alla polis, questi ultimi non erano propriamente privi della facoltà di parola bensì di un modo di vita nel quale solo il discorso aveva senso. La sfera domestica era il luogo delle necessità biologiche, che assicurava la sopravvivenza individuale e quella della specie, la polis era il luogo della libertà: il controllo della necessità nella prima assicurava l’accesso alla seconda. La scomparsa della distanza tra la sfera domestica e quella sociale è un fenomeno tipico della modernità: la prima viene inghiottita dalla sfera pubblica, che ne assume alcuni tratti tipici. Ne consegue la sostituzione dell'azione con il comportamento, la liberazione dell'attività lavorativa dall'appartenenza alla sfera privata, e quindi il controllo da parte della società, cioè della parte pubblica, del singolo cittadino e della sua vita privata (peculiarità di tutti i regimi totalitari). I cittadini tentano allora di costruirsi un proprio spazio intimo, lontano dal controllo del governo.
  • 7.
    Il copyright nel campo informatico Nel1992 in Italia viene esteso al software la tutela già prevista per le altre opere dell'ingegno con la Legge 633 del 1941 sul Diritto D'Autore: legge già applicabile al software da numerose sentenze. Si avrà poi l'approvazione della Direttiva 2009/24/CE del Parlamento e del Consiglio europeo, nel 2009, relativa alla tutela giuridica dei programmi per elaboratore. Ci sono vari tipi di software, differenziati dai permessi che l'autore del programma offre, come il software libero, semilibero e proprietario.
  • 8.
    The dangers ofthe Internet One of the most revealing problems around is cybercrime. Cybercriminals are individuals or teams of people who use technology to commit malicious activities on digital systems or networks with the intention of stealing sensitive company information or personal data and generating profit. Cybercriminals are known to access the cybercriminal underground markets found in the deep web to trade malicious goods and services, such as hacking tools and stolen data. Cybercriminal underground markets are known to specialize in certain products or services. Laws related to cybercrime continue to evolve across various countries worldwide. Law enforcement agencies are also continually challenged when it comes to finding, arresting, charging, and proving cybercrimes.
  • 9.
    Fine Creato da: AlessioTrozzi Classe: 5°D