BREVE STORIA DELL’EMIGRAZIONE ITALIANA IN TUNISIA
Scheda a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS, Roma
L’Africa accoglie, rispetto agli altri continenti, un
numero ridotto di italiani all’estero, ovvero poco più
di 59.000 alla fine del 2013, per lo più concentrati
nell’area settentrionale del continente
secolo passato la presenza di connazionali
più consistente, specialmente in Tunisia
l’italiano è stato a lungo, prima del protettorato
francese, la lingua dei traffici commerciali e della
navigazione. Sarebbe sbagliato, sulla base di una
mera constatazione quantitativa, dedicare scarsa
attenzione alle migrazioni italiane verso
area, sia perché il bacino del Mediterraneo è
storicamente un crocevia di genti e
perché le collettività nordafricane
oggi una componente rilevante della
straniera in Italia e anche gli italiani
protagonisti di nuovi flussi verso i Paesi della
sponda meridionale.
Tralasciando le migrazioni italiane
Tunisia del primo millennio (dalla
saccheggiata dai Visigoti di Alarico nel 410
del X e XI secolo dalla Sardegna e la Sicilia
prima a una emigrazione elitaria di ebrei livornesi
nel secolo XVII e, in quello successivo
un flusso di esuli politici (massoni, carbonari,
garibaldini, anarchici) e poi a una emigrazi
più vasta scala, che si andata incrementando anche
nel Novecento, componendosi con l’arrivo di nuovi
esuli durante il periodo fascista e con non pochi
problemi di convivenza nel contesto del
Protettorato francese. Quindi, a segnare le vicende
più recenti, ricordiamo la Guerra
all’indipendenza della Tunisia, l’emergere di flussi di
emigrazione di massa largamente
rispetto ai flussi in ingresso nel paese
la destituzione di Ben Ali nell’ambito delle
cosiddette “Primavere arabe” e le
assestamento del nuovo governo.
Entreremo nel merito di questi aspett
attingendo, tra gli altri, agli approfondimenti storici
condotti da un gruppo di rappresentanti degli
“italiani di Tunisia”, che ha analizzato la cop
bibliografia prodotta durante il periodo fascista
Immigration Parcours de Régularité en Italie
IPRIT TUNISIE 2014
Projet cofinancé par le Ministère de l’Intérieur
Département pour les Libertés Civiles et l’Immigration
Direction Centrale pour les Politiques en matière d’Immigration et d’Asile
Centro Studi e Ricerche IDOS
Tel. +39.06.66514.345 - 502 - Fax +39.06. 66540087
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DELL’EMIGRAZIONE ITALIANA IN TUNISIA
Scheda a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS, Roma
L’Africa accoglie, rispetto agli altri continenti, un
all’estero, ovvero poco più
, per lo più concentrati
nell’area settentrionale del continente. Qui nel
di connazionali è stata
in Tunisia dove
, prima del protettorato
la lingua dei traffici commerciali e della
sulla base di una
mera constatazione quantitativa, dedicare scarsa
lle migrazioni italiane verso questa
area, sia perché il bacino del Mediterraneo è
genti e culture, sia
e costituiscono
della presenza
lia e anche gli italiani si fanno
protagonisti di nuovi flussi verso i Paesi della
italiane verso la
dalla fuga da Roma
Visigoti di Alarico nel 410 ai flussi
Sardegna e la Sicilia), si assiste
di ebrei livornesi
in quello successivo, inizialmente a
politici (massoni, carbonari,
una emigrazione su
incrementando anche
componendosi con l’arrivo di nuovi
con non pochi
problemi di convivenza nel contesto del
Protettorato francese. Quindi, a segnare le vicende
la Guerra e l’accesso
’emergere di flussi di
emigrazione di massa largamente prevalenti
aese e, da ultimo,
destituzione di Ben Ali nell’ambito delle
e” e le vicende di
Entreremo nel merito di questi aspetti,
agli approfondimenti storici
ruppo di rappresentanti degli
, che ha analizzato la copiosa
bibliografia prodotta durante il periodo fascista
(www.italianiditunisia.com/Chisiamo/frm
main.php?lingua=).
Si tratta di una storia migratoria che colpisce
di là della dimensione quantitativa
che ne conseguono in merito a
grande attualità, quali
l’assimilazionismo, i processi di
dello straniero, le politiche di naturalizzazione e i
processi socio-culturali che consentono a una
minoranza di sostenersi
evidentemente, di considerazioni
riflettere sull’esperienza che l’Italia
come paese di immigrazione,
Studi e Ricerche IDOS nei suoi approfondimenti, in
linea con un approccio di analisi in cui l’emigrazione
italiana all’estero e l’immigrazione straniera in Italia
si compongono in un quadro di valutazione più
ampio e articolato (cfr. M.
Migrantes, Rapporto Italiani nel mondo 2011,
Edizioni IDOS, Roma 2011, pp. 380
Studi e Ricerche IDOS, a cura di,
Scenari Migratori, IDOS, Roma, 2011).
Prima del Protettorato Francese
Tra il XVI e il XIX secolo a sbarcare a Tunisi
sono schiavi cristiani catturati dai corsari
barbareschi, ma non mancano i cristiani liberi
200 secondo alcune fonti).
l’affrancamento e spesso la c
svolgono mansioni importanti alla corte del Bey
(titolo del governatore di Tunisi dal XVI al XX secolo,
solo nominalmente vassallo dell’Impero Ottomano)
o intraprendono la carriera militare
capitani al tempo della guerra corsara
casi del calabrese Uluj Ali e ancor di più
Morat, il “turco” genovese diventato capo della
flotta tunisina nel 1615 e quindi gestore del potere
nel paese per tre anni.
personalità politica di spicco presso la corte del Bey
è stata quella di Giuseppe Raffo di Chiavari
1865).
Il primo nucleo di persone libere a stabilirsi in
Tunisia in provenienza dall’Italia
livornesi provenienti dalla Spagna
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par le Ministère de l’Intérieur
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DELL’EMIGRAZIONE ITALIANA IN TUNISIA
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Si tratta di una storia migratoria che colpisce, al
dimensione quantitativa, per le riflessioni
che ne conseguono in merito a concetti ancora di
grande attualità, quali il multiculturalismo,
i processi di stereotipizzazione
dello straniero, le politiche di naturalizzazione e i
ali che consentono a una
e affermarsi. Si tratta,
evidentemente, di considerazioni che aiutano a
riflettere sull’esperienza che l’Italia sta facendo
come paese di immigrazione, riprese dal Centro
nei suoi approfondimenti, in
linea con un approccio di analisi in cui l’emigrazione
italiana all’estero e l’immigrazione straniera in Italia
si compongono in un quadro di valutazione più
(cfr. M.P. Nanni, in Fondazione
o Italiani nel mondo 2011,
Edizioni IDOS, Roma 2011, pp. 380-383; Centro
Studi e Ricerche IDOS, a cura di, Africa-Italia.
IDOS, Roma, 2011).
Prima del Protettorato Francese
ecolo a sbarcare a Tunisi vi
cristiani catturati dai corsari
non mancano i cristiani liberi (circa
200 secondo alcune fonti). Alcuni schiavi, dopo
l’affrancamento e spesso la conversione all’islam,
importanti alla corte del Bey
di Tunisi dal XVI al XX secolo,
solo nominalmente vassallo dell’Impero Ottomano)
o intraprendono la carriera militare anche come
capitani al tempo della guerra corsara: famosi sono i
calabrese Uluj Ali e ancor di più di Osta
se diventato capo della
e quindi gestore del potere
paese per tre anni. Successivamente, una
politica di spicco presso la corte del Bey
Giuseppe Raffo di Chiavari (1795-
Il primo nucleo di persone libere a stabilirsi in
in provenienza dall’Italia è quello degli ebrei
ivornesi provenienti dalla Spagna attraverso il
Portogallo nel corso del XVII secolo, di
si trasferisce stabilmente nel paese, creando
strutture proprie e costruendo una sinagoga
al commercio, parlano spagnolo e portoghese in
famiglia, italiano con i livornesi e arabo con
del posto. In Italia si apprezzano le mercanzie
portate da Tunisi (piume di struzzo, avorio e polvere
d’oro), mentre a Tunisi vengono importati
tessili e i marmi di Carrara per abbellire palazzi e
moschee. Gli ebrei livornesi, noti come
adoperano anche per il riscatto degli schiavi cristiani
(su 4mila riscatti, nell’arco di un secolo,
circa 600 siano stati negoziati dai livornesi).
XVIII secolo godono di numerosi privilegi da parte
del Bey, e questo conferisce loro un ruolo di
attrazione rispetto agli altri migranti di origine
italiana in Africa settentrionale. Il trattato del 10
luglio 1822 fra il Granducato di Toscana e la
Reggenza di Tunisi li equipara agli altri ebrei
presenti in Tunisia, facendone dei normali sudditi
dopo la modifica del Trattato nel 1846
dalla Toscana si determina una nuova
migratoria, più prettamente “italiana”
In questi anni, diversi esponenti della piccola e
media borghesia giunti dall’Italia nel corso del
secolo acquisiscono un ruolo preminente in campo
economico e amministrativo. Ad essi
aggiungono gli ex schiavi cristiani, spesso
Tunisia e convertiti all’Islam, come anche gli esuli
politici (massoni, carbonari, garibaldini, anarchici),
giunti a varie ondate tra i moti del 1821 e la
repressione che seguì quelli del ’48, ai qu
tra l’altro, la prima scuola italiana, creata nel 1838
da P. Sulema, un esule massone.
Intanto, già dal 1816 iniziano a spostarsi verso la
Tunisia anche pescatori (tra cui i “
“corallari” per lo più trapanesi), marinai e operai
dall’Italia meridionale, e soprattutto dalla Sicilia e
dalla Sardegna, in cerca d’impiego nelle città
costiere di Tabarka, Susa, Sfax: proprio per
l’intensificarsi di questi spostamenti nel 1852 la
compagnia Rubattino attiva la linea Genova
Cagliari-Tunisi.
Dopo l’Unità d’Italia e sotto la spinta del disagio
economico, i flussi si intensificano e
più soltanto verso le località costiere
spingono anche nell’entroterra per trovarvi
occupazione come braccianti, anche stagionali,
agricoltura (soprattutto per la coltura della vite
nel settore minerario (soprattutto i sardi)
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nel corso del XVII secolo, di cui una parte
stabilmente nel paese, creando
strutture proprie e costruendo una sinagoga. Dediti
e portoghese in
italiano con i livornesi e arabo con la gente
In Italia si apprezzano le mercanzie
a Tunisi (piume di struzzo, avorio e polvere
a Tunisi vengono importati prodotti
abbellire palazzi e
Gli ebrei livornesi, noti come qrana, si
adoperano anche per il riscatto degli schiavi cristiani
arco di un secolo, si stima che
ivornesi). Fin dal
XVIII secolo godono di numerosi privilegi da parte
ey, e questo conferisce loro un ruolo di
attrazione rispetto agli altri migranti di origine
Il trattato del 10
luglio 1822 fra il Granducato di Toscana e la
equipara agli altri ebrei
presenti in Tunisia, facendone dei normali sudditi e,
nel 1846, da Livorno e
una nuova ondata
”.
esponenti della piccola e
giunti dall’Italia nel corso del XVIII
o un ruolo preminente in campo
economico e amministrativo. Ad essi e ai qrana si
spesso rimasti in
all’Islam, come anche gli esuli
politici (massoni, carbonari, garibaldini, anarchici),
giunti a varie ondate tra i moti del 1821 e la
repressione che seguì quelli del ’48, ai quali si deve,
tra l’altro, la prima scuola italiana, creata nel 1838
spostarsi verso la
“tonnaroti” e i
per lo più trapanesi), marinai e operai
dall’Italia meridionale, e soprattutto dalla Sicilia e
dalla Sardegna, in cerca d’impiego nelle città
costiere di Tabarka, Susa, Sfax: proprio per
l’intensificarsi di questi spostamenti nel 1852 la
compagnia Rubattino attiva la linea Genova-
Dopo l’Unità d’Italia e sotto la spinta del disagio
o, i flussi si intensificano e non si dirigono
le località costiere tunisine, ma si
spingono anche nell’entroterra per trovarvi
occupazione come braccianti, anche stagionali, in
soprattutto per la coltura della vite), e
nel settore minerario (soprattutto i sardi).
Il primo accordo con il Bey di Tunisi dopo l’Unità
d’Italia risale al 1868 (il Trattato della Goletta)
incentiva l’afflusso di migliaia di
garantendo loro, se residenti in
mantenimento della nazionalità, la libertà di
commercio e di possedimento di beni immobiliari e
l’assoggettamento al proprio
l'amministrazione della giustizia (una sorta di
extraterritorialità, durata fino al Protettorato).
Un po’ in tutte le principali città della Tunisia,
come anche nelle aree agricole, trov
quelle che altrove si chiamavano
Petites Siciles (in considerazione della preminenza
degli immigrati siciliani), ad esempio
costiera de La Goulette, avamporto di Tunisi,
pure a Susa, dove, a meglio specificare l’origine
degli abitanti dei due quartieri, c’erano una
grande e una Capaci piccola
alla Petite Sicile, esisteva anche una
Calabria.
Verso la metà dell’Ottocento la Missione
cattolica di Tunisia registra la presenza di 12.300
cattolici, di cui 4.000 italiani, a fronte di una
sessantina di famiglie francesi.
in Tunisia sono tra i 5.000 e i 7.000 e più di 11.000
nel 1881, anno del trattato di Cassar Said (in cui si
gettano le premesse del Protettorato francese
Durante il Protettorato francese
Nel 1881, anno di inizio del
francese in Tunisia, si accentua il passag
dall’emigrazione elitaria a
richiamata dagli investimenti francesi nelle opere
pubbliche.
In quell’anno i francesi sono appena 700 mentre
gli italiani sono 25mila: la supremazia numerica
degli italiani crea disagio, tanto più che
che i francesi investono sui lavori pubblici, aumenta
notevolmente la manodopera italiana.
Secondo i dati dei censimenti francesi, a cavallo
tra i due secoli i siciliani rappresentano più del 70%
della presenza italiana e tra loro non manca
originari dell’isola di Lampedusa, che, insieme agli
originari dell’isola di Pantelleria, trovarono in
Hammamet un polo di insediamento privilegiato,
dove vivono di pesca e diventano proprietari di
frutteti e vigneti.
Gli accordi di Parigi,
consentono agli Italiani di mantenere la propria
nazionalità senza nessun tipo di scadenza,
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Il primo accordo con il Bey di Tunisi dopo l’Unità
(il Trattato della Goletta) e
incentiva l’afflusso di migliaia di connazionali,
garantendo loro, se residenti in Tunisia, il
mantenimento della nazionalità, la libertà di
commercio e di possedimento di beni immobiliari e
l’assoggettamento al proprio Consolato per
l'amministrazione della giustizia (una sorta di
torialità, durata fino al Protettorato).
Un po’ in tutte le principali città della Tunisia,
come anche nelle aree agricole, trovano spazio
quelle che altrove si chiamavano Little Italy: le
in considerazione della preminenza
ad esempio nella cittadina
costiera de La Goulette, avamporto di Tunisi, come
Susa, dove, a meglio specificare l’origine
degli abitanti dei due quartieri, c’erano una Capaci
Capaci piccola, mentre a Tunisi, oltre
, esisteva anche una Piccola
Verso la metà dell’Ottocento la Missione
cattolica di Tunisia registra la presenza di 12.300
cattolici, di cui 4.000 italiani, a fronte di una
sessantina di famiglie francesi. Nel 1871 gli italiani
in Tunisia sono tra i 5.000 e i 7.000 e più di 11.000
nel 1881, anno del trattato di Cassar Said (in cui si
rotettorato francese).
Durante il Protettorato francese
di inizio del Protettorato
si accentua il passaggi
dall’emigrazione elitaria a quella di massa,
richiamata dagli investimenti francesi nelle opere
francesi sono appena 700 mentre
: la supremazia numerica
crea disagio, tanto più che, man mano
che i francesi investono sui lavori pubblici, aumenta
notevolmente la manodopera italiana.
Secondo i dati dei censimenti francesi, a cavallo
tra i due secoli i siciliani rappresentano più del 70%
italiana e tra loro non mancano gli
originari dell’isola di Lampedusa, che, insieme agli
originari dell’isola di Pantelleria, trovarono in
Hammamet un polo di insediamento privilegiato,
dove vivono di pesca e diventano proprietari di
il 28 settembre 1896
consentono agli Italiani di mantenere la propria
nazionalità senza nessun tipo di scadenza,
l'autonomia delle scuole e delle associazioni
culturali e il libero esercizio delle attività
professionali con uguaglianza di diritti rispetto ai
francesi.
Gli italiani vengono considerati un pericolo e i
processi di stereotipizzazione ne sono lo specchio
La comunità viene dipinta come un rischio per il
pacifico scorrere della vita civile e ad essa
imputata la responsabilità di qualsiasi disordine
sociale. In particolare i siciliano vengono presentati
come «dei criminali incalliti, irascibili, imprevedibili,
violenti e molto pericolosi (…)», mentre i minatori
sardi vengono descritti come «gent
riunisce (…) con le famiglie in quartieri o cascinali
tutti loro, e tra cui molti […] non conoscono una
parola della nostra lingua» (F. Cresti, “Comunità
proletarie italiane nell’Africa mediterranea tra XIX
secolo e periodo fascista”, in Mediterraneo
Storiche, Anno V, aprile 2008, p.207).
Per ostacolare l’“ascesa” degli italiani,
caratterizzati anche da alti tassi di natalità
emanano decreti restrittivi quanto all’accesso al
libere professioni e nel 1913 gli imprenditori italiani
vengono esclusi dalle gare d'appalto statali.
il periodo fascista e la propaganda che
l’accompagna, i francesi avvertono maggiormente
péril italien e con un decreto del 1930
l'ingresso di lavoratori stranieri solo se in possesso
di un contratto di lavoro, ridimensionando così i
flussi in arrivo.
Analogamente ai lampedusani di Hammamet,
sono molti gli italiani che acquistano
(spesso terre incolte, e quindi a prezzo basso)
trasformandosi da “senza terra” a piccoli proprietari
terrieri (nel 1921 se ne contano 1.565, nel 1936
2.380)
Le naturalizzazioni vanno a rilento nel periodo
dal 1887 al 1921 (1.700 in tutto), finché
una legge stabilisce la naturalizzazione automa
di tutti gli stranieri nati in Tunisia da genitori nati a
loro volta in Tunisia, e gli italiani, pur essendone
esentati in base agli accordi del 1896
scadenza del 1905 prorogato solo
temporaneamente), sono maggiormente portati a
diventare cittadini francesi, sia
dell’accesso agli impieghi statali e parastatali, sia
per percepire retribuzioni più alte
l’aggiunta del cosiddetto tiers colonial
un’indennità del 33,33%).
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l'autonomia delle scuole e delle associazioni
culturali e il libero esercizio delle attività
nza di diritti rispetto ai
nsiderati un pericolo e i
ne sono lo specchio.
come un rischio per il
e ad essa viene
imputata la responsabilità di qualsiasi disordine
sociale. In particolare i siciliano vengono presentati
come «dei criminali incalliti, irascibili, imprevedibili,
violenti e molto pericolosi (…)», mentre i minatori
sardi vengono descritti come «gente rozza che si
riunisce (…) con le famiglie in quartieri o cascinali
tutti loro, e tra cui molti […] non conoscono una
(F. Cresti, “Comunità
proletarie italiane nell’Africa mediterranea tra XIX
iterraneo-Ricerche
degli italiani,
alti tassi di natalità, si
quanto all’accesso alle
el 1913 gli imprenditori italiani
dalle gare d'appalto statali. Durante
la propaganda che
i francesi avvertono maggiormente le
1930 si autorizza
stranieri solo se in possesso
, ridimensionando così i
Analogamente ai lampedusani di Hammamet,
terreni agricoli
(spesso terre incolte, e quindi a prezzo basso),
piccoli proprietari
terrieri (nel 1921 se ne contano 1.565, nel 1936
aturalizzazioni vanno a rilento nel periodo
finché nel 1923
una legge stabilisce la naturalizzazione automatica
di tutti gli stranieri nati in Tunisia da genitori nati a
, pur essendone
1896 (dopo la
scadenza del 1905 prorogato solo
sono maggiormente portati a
, sia per fruire
ell’accesso agli impieghi statali e parastatali, sia
percepire retribuzioni più alte (in pratica
tiers colonial, cioè
Una stima sul numero delle naturalizzazioni di
italiani, pubblicata sul Bo
Geografica nel 1939, accredita
1924 e il 1936, con più di mille
(a dire il vero solo sfiorati nel 1930) e quindi in
diminuzione nei periodo della massima diffusione
dell’ideologia fascista (solo 222 nel 1936)
si contano in Tunisia 30mila
italiana», presenti più in città
altri insediamenti periferici
minatori sardi, tra i quali la rinuncia alla
italiana viene considerata una sorta di
Il regime fascista, sotto la regia del console
Bombieri (1929-1936), si fa carico della
“fascistizzazione” della presenza italiana in Tunisia e
delle sue istituzioni, emarginando i non iscritti al
partito. Questa strategia riguarda le scuole, la
società Dante Alighieri, i numerosi “dopolavoro”
(presenti in tutte le città), le associazioni sportive,
l’ospedale, le colonie estive (che in un decennio
permettono a ben 23mila
paese d'origine e la sua impronta fascista), la
stampa (che, accortamente sovvenzionata, assume
toni fideistici nei riguardi del regime)
come anche i piccoli proprietari terrieri e i piccoli
imprenditori edili, trovano nel regime fascista un
compenso per la scarsa considerazione sociale. Non
manca chi partecipa volontariamente alla guerra in
Spagna o in Etiopia. Ma non manca
oppositori, collegati alla Concentrazione Antifasc
di Parigi: ad esempio, il periodico
(1936-39), organo della Lega Italiana dei Diritti
dell’Uomo (LIDU), è una voce di dissenso nel
panorama italo-tunisino prima dell
Giornale (1939) diretto da G. Amendola. Inoltre,
anche la simpatia borghes
raffredda, sia perché il regime opera solo con
persone, ritenute arroganti e ignoranti
espressamente dall’Italia, sia perché gli accordi
Laval-Mussolini del 1935 non recepiscono lo sforzo
fatto dagli italiani per resistere alla politica di
naturalizzazione dei francesi e mostrano interesse
solo ad avere le mani libere in Etiopia, sia perché
non sussiste alcuna condivisione delle successive
leggi razziali. Gli accordi Laval
anche nuove disposizioni in materia di cittadinanza:
il mantenimento di quella italiana per i nati prima
del 1945; la libera scelta al compimento della
maggiore età per i nati tra il 1845 e il 1865;
l’acquisizione automatica di quella francese per i
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sul numero delle naturalizzazioni di
Bollettino della Società
accredita 14.350 casi tra il
mille casi nei primi 9 anni
(a dire il vero solo sfiorati nel 1930) e quindi in
periodo della massima diffusione
(solo 222 nel 1936). Nel 1936,
mila «francesi di lingua
in città che in campagna o in
insediamenti periferici, come quelli dei
la rinuncia alla cittadinanza
a una sorta di tradimento.
Il regime fascista, sotto la regia del console
1936), si fa carico della
della presenza italiana in Tunisia e
elle sue istituzioni, emarginando i non iscritti al
. Questa strategia riguarda le scuole, la
società Dante Alighieri, i numerosi “dopolavoro”
(presenti in tutte le città), le associazioni sportive,
l’ospedale, le colonie estive (che in un decennio
mila ragazzi di conoscere il
paese d'origine e la sua impronta fascista), la
stampa (che, accortamente sovvenzionata, assume
i riguardi del regime). Il proletariato,
come anche i piccoli proprietari terrieri e i piccoli
dili, trovano nel regime fascista un
a scarsa considerazione sociale. Non
manca chi partecipa volontariamente alla guerra in
. Ma non mancano neanche gli
la Concentrazione Antifascista
periodico L'Italiano di Tunisi
39), organo della Lega Italiana dei Diritti
Uomo (LIDU), è una voce di dissenso nel
tunisino prima dell’uscita del
(1939) diretto da G. Amendola. Inoltre,
borghese verso il fascismo si
raffredda, sia perché il regime opera solo con
arroganti e ignoranti, venute
, sia perché gli accordi
non recepiscono lo sforzo
per resistere alla politica di
naturalizzazione dei francesi e mostrano interesse
ad avere le mani libere in Etiopia, sia perché
non sussiste alcuna condivisione delle successive
Gli accordi Laval-Mussolini dettano
disposizioni in materia di cittadinanza:
il mantenimento di quella italiana per i nati prima
del 1945; la libera scelta al compimento della
maggiore età per i nati tra il 1845 e il 1865;
l’acquisizione automatica di quella francese per i
nati dopo il 1865. Si prevede inoltre una progressiv
assoggettamento della comunità italiana al diritto
comune che elimini le clausole stabilite nel 1896.
in queste condizioni che tra le comunità italiane
radica una maggiore apertura alla naturalizza
che sarà poi imposta, da una legge francese di
marzo 1944, agli stranieri nati in Tunisia dopo il 10
giugno 1940 (ovvero anche gli italo-tunisini di terza
generazione).
Sono frequenti i disordini, che costringono la
polizia a intervenire. Nel 1937 la visita a Tunisi dei
cadetti della nave scuola “Amerigo Vespucci
accolta da un volantinaggio degli antifascisti. Al
Circolo Garibaldi i cadetti sparano
Giuseppe Miceli, un falegname di ventidue
notizia fa scalpore, anche a livello internazi
il funerale avviene con una grande partecipazione,
ma i francesi, diplomaticamente, rinunciano a una
inchiesta.
Dopo che gli Alleati liberano Roma n
francesi riprendono il possesso del loro territorio
provvede a risolvere drasticamente
italienne in Tunisia, dando l’avvio al processo di
francesizzazione con la chiusura delle
italiane, delle associazioni culturali e delle
dei giornali, la requisizione dell’ospedale
l’espulsione di molti intellettuali.
Il rapporto quantitativo tra le due comunità si
modifica solo alla fine della seconda
mondiale, quando al Censimento del 1946 gli
italiani risultano essere 84.935 e i francesi 143
La collettività italiana è andata perdendo
importanza, numerica e sociale, a seguito dei
provvedimenti dell’autorità francese,
particolarmente duri sia durante che dopo la fine
della guerra e fino al 1947: espropriazioni
sequestri di beni, fino ad arresti e
Queste ultime, stimate tra le 1.200 e 3.000
colpiscono in maniera indiscriminata gli intellettuali
(anche se, in diversi casi, notoriamente antifascisti).
Non mancano nuovi arrivi di italiani, che però non
compensano le perdite, tanto più che continua il
processo di assimilazione.
Dopo l’indipendenza della Tunisia
Come giustamente è stato osservat
l’indipendenza tunisina dalla Francia,
lasciano un paese colonizzato senza esserne stati
colonizzatori.
Immigration Parcours de Régularité en Italie
IPRIT TUNISIE 2014
Projet cofinancé par le Ministère de l’Intérieur
Département pour les Libertés Civiles et l’Immigration
Direction Centrale pour les Politiques en matière d’Immigration et d’Asile
Centro Studi e Ricerche IDOS
Tel. +39.06.66514.345 - 502 - Fax +39.06. 66540087
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Si prevede inoltre una progressivo
della comunità italiana al diritto
comune che elimini le clausole stabilite nel 1896. È
tra le comunità italiane si
radica una maggiore apertura alla naturalizzazione,
i imposta, da una legge francese di
marzo 1944, agli stranieri nati in Tunisia dopo il 10
tunisini di terza
Sono frequenti i disordini, che costringono la
la visita a Tunisi dei
Amerigo Vespucci” viene
accolta da un volantinaggio degli antifascisti. Al
i cadetti sparano e uccidono
ventidue anni. La
ello internazionale, e
il funerale avviene con una grande partecipazione,
ma i francesi, diplomaticamente, rinunciano a una
Dopo che gli Alleati liberano Roma nel 1943 e i
loro territorio, si
drasticamente la question
in Tunisia, dando l’avvio al processo di
francesizzazione con la chiusura delle scuole
e delle redazioni
ospedale italiano e
tra le due comunità si
seconda guerra
ensimento del 1946 gli
935 e i francesi 143.977.
tà italiana è andata perdendo di
, numerica e sociale, a seguito dei
provvedimenti dell’autorità francese,
particolarmente duri sia durante che dopo la fine
espropriazioni e
sequestri di beni, fino ad arresti ed espulsioni.
tra le 1.200 e 3.000,
colpiscono in maniera indiscriminata gli intellettuali
iamente antifascisti).
nuovi arrivi di italiani, che però non
le perdite, tanto più che continua il
Dopo l’indipendenza della Tunisia
osservato, con
l’indipendenza tunisina dalla Francia, gli italiani
aese colonizzato senza esserne stati
Quando nel 1956 la Tunisia
l’indipendenza, gli italiani sono 66
diventare 51.700 tre anni dopo, mentre
il 1966 è stato stimato che
connazionali abbiano lasciato il p
Nella nuova situazione
presenza italiana dipende
analogia potremmo definire la
paese, per cui gli stranieri
lavori (ad esempio, non possono
autisti che operano nelle cosiddette
emergenza, e cioè lungo i confini con l
è in atto la guerra di liberazione
datori di lavoro di assumere
tassisti viene requisita la licenza, mentre
commercianti è prevista solo
provvisoria. Nel 1964
nazionalizzazione delle terre
stranieri non è previsto alcun risarcimento.
In questo clima di incertezza la comunità italiana
è spinta a lasciare il paese, dirigendosi verso la
Francia (paese considerato meno straniero
dell’Italia e di cui molti hanno la nazionalità
anche in Italia (in considerazioni delle
origini), con scelte differenziate all’interno di una
stessa famiglia.
Nel periodo successivo e in quello
infine affermata una emigrazione di nuovo tipo
dall’Italia verso la Tunisia,
imprenditori, che si affianca a quanto rimane della
fiorente comunità del passato
spazi di collaborazione e crescita reciproca, che si
compongano con la delicata fase
che la politica tunisina sta attraversando dopo la
rivoluzione del 2011.
Al 31 dicembre 2013
Tunisia conta poche migliaia
cui 44,6% donne), appena più numerosa
riscontrata in Marocco (2.966 perso
donne), dove peraltro la comunità italiana non ha
mai raggiunto gli stessi livelli
rilevante, alla stessa data,
(122.354) e dei marocchini (524.775) in It
Studiare e valutare congiuntamente
legano e hanno legato le due sponde del
Mediterraneo può senza dubbio rappresentare un
valido livello di analisi per evitare gli errori del
passato e promuovere politiche più adeguate.
Immigration Parcours de Régularité en Italie
IPRIT TUNISIE 2014
par le Ministère de l’Intérieur
Département pour les Libertés Civiles et l’Immigration
Direction Centrale pour les Politiques en matière d’Immigration et d’Asile
4
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Quando nel 1956 la Tunisia ottiene
taliani sono 66.500, per poi
tre anni dopo, mentre tra il 1959 e
stato stimato che più di 40mila
abbiano lasciato il paese.
Nella nuova situazione, la diminuzione della
dipende da quella che per
analogia potremmo definire la “tunisificazione” del
, per cui gli stranieri vengono esclusi da certi
ad esempio, non possono essere tra gli
nelle cosiddette zone di
cioè lungo i confini con l’Algeria dove
la guerra di liberazione) e viene vietato ai
di assumere apprendisti stranieri. Ai
la licenza, mentre per i
è prevista solo un’autorizzazione
1964 viene sancita la
nazionalizzazione delle terre e per i proprietari
alcun risarcimento.
uesto clima di incertezza la comunità italiana
lasciare il paese, dirigendosi verso la
paese considerato meno straniero
di cui molti hanno la nazionalità) o
in considerazioni delle lontane
, con scelte differenziate all’interno di una
Nel periodo successivo e in quello attuale si è
na emigrazione di nuovo tipo
Tunisia, fatta di professionisti e
fianca a quanto rimane della
fiorente comunità del passato e sta cercando nuovi
spazi di collaborazione e crescita reciproca, che si
compongano con la delicata fase di rinnovamento
sta attraversando dopo la
la presenza italiana in
poche migliaia di persone (3.952, di
appena più numerosa di quella
riscontrata in Marocco (2.966 persone, di cui 43,5%
donne), dove peraltro la comunità italiana non ha
livelli quantitativi. Ben più
, alla stessa data, è il numero dei tunisini
dei marocchini (524.775) in Italia.
congiuntamente i flussi che
legano e hanno legato le due sponde del
Mediterraneo può senza dubbio rappresentare un
per evitare gli errori del
passato e promuovere politiche più adeguate.

L'immigration italienne en Tunisie

  • 1.
    BREVE STORIA DELL’EMIGRAZIONEITALIANA IN TUNISIA Scheda a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS, Roma L’Africa accoglie, rispetto agli altri continenti, un numero ridotto di italiani all’estero, ovvero poco più di 59.000 alla fine del 2013, per lo più concentrati nell’area settentrionale del continente secolo passato la presenza di connazionali più consistente, specialmente in Tunisia l’italiano è stato a lungo, prima del protettorato francese, la lingua dei traffici commerciali e della navigazione. Sarebbe sbagliato, sulla base di una mera constatazione quantitativa, dedicare scarsa attenzione alle migrazioni italiane verso area, sia perché il bacino del Mediterraneo è storicamente un crocevia di genti e perché le collettività nordafricane oggi una componente rilevante della straniera in Italia e anche gli italiani protagonisti di nuovi flussi verso i Paesi della sponda meridionale. Tralasciando le migrazioni italiane Tunisia del primo millennio (dalla saccheggiata dai Visigoti di Alarico nel 410 del X e XI secolo dalla Sardegna e la Sicilia prima a una emigrazione elitaria di ebrei livornesi nel secolo XVII e, in quello successivo un flusso di esuli politici (massoni, carbonari, garibaldini, anarchici) e poi a una emigrazi più vasta scala, che si andata incrementando anche nel Novecento, componendosi con l’arrivo di nuovi esuli durante il periodo fascista e con non pochi problemi di convivenza nel contesto del Protettorato francese. Quindi, a segnare le vicende più recenti, ricordiamo la Guerra all’indipendenza della Tunisia, l’emergere di flussi di emigrazione di massa largamente rispetto ai flussi in ingresso nel paese la destituzione di Ben Ali nell’ambito delle cosiddette “Primavere arabe” e le assestamento del nuovo governo. Entreremo nel merito di questi aspett attingendo, tra gli altri, agli approfondimenti storici condotti da un gruppo di rappresentanti degli “italiani di Tunisia”, che ha analizzato la cop bibliografia prodotta durante il periodo fascista Immigration Parcours de Régularité en Italie IPRIT TUNISIE 2014 Projet cofinancé par le Ministère de l’Intérieur Département pour les Libertés Civiles et l’Immigration Direction Centrale pour les Politiques en matière d’Immigration et d’Asile Centro Studi e Ricerche IDOS Tel. +39.06.66514.345 - 502 - Fax +39.06. 66540087 idos@dossierimmigrazione.it - www.dossierimmigrazione.it DELL’EMIGRAZIONE ITALIANA IN TUNISIA Scheda a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS, Roma L’Africa accoglie, rispetto agli altri continenti, un all’estero, ovvero poco più , per lo più concentrati nell’area settentrionale del continente. Qui nel di connazionali è stata in Tunisia dove , prima del protettorato la lingua dei traffici commerciali e della sulla base di una mera constatazione quantitativa, dedicare scarsa lle migrazioni italiane verso questa area, sia perché il bacino del Mediterraneo è genti e culture, sia e costituiscono della presenza lia e anche gli italiani si fanno protagonisti di nuovi flussi verso i Paesi della italiane verso la dalla fuga da Roma Visigoti di Alarico nel 410 ai flussi Sardegna e la Sicilia), si assiste di ebrei livornesi in quello successivo, inizialmente a politici (massoni, carbonari, una emigrazione su incrementando anche componendosi con l’arrivo di nuovi con non pochi problemi di convivenza nel contesto del Protettorato francese. Quindi, a segnare le vicende la Guerra e l’accesso ’emergere di flussi di emigrazione di massa largamente prevalenti aese e, da ultimo, destituzione di Ben Ali nell’ambito delle e” e le vicende di Entreremo nel merito di questi aspetti, agli approfondimenti storici ruppo di rappresentanti degli , che ha analizzato la copiosa bibliografia prodotta durante il periodo fascista (www.italianiditunisia.com/Chisiamo/frm main.php?lingua=). Si tratta di una storia migratoria che colpisce di là della dimensione quantitativa che ne conseguono in merito a grande attualità, quali l’assimilazionismo, i processi di dello straniero, le politiche di naturalizzazione e i processi socio-culturali che consentono a una minoranza di sostenersi evidentemente, di considerazioni riflettere sull’esperienza che l’Italia come paese di immigrazione, Studi e Ricerche IDOS nei suoi approfondimenti, in linea con un approccio di analisi in cui l’emigrazione italiana all’estero e l’immigrazione straniera in Italia si compongono in un quadro di valutazione più ampio e articolato (cfr. M. Migrantes, Rapporto Italiani nel mondo 2011, Edizioni IDOS, Roma 2011, pp. 380 Studi e Ricerche IDOS, a cura di, Scenari Migratori, IDOS, Roma, 2011). Prima del Protettorato Francese Tra il XVI e il XIX secolo a sbarcare a Tunisi sono schiavi cristiani catturati dai corsari barbareschi, ma non mancano i cristiani liberi 200 secondo alcune fonti). l’affrancamento e spesso la c svolgono mansioni importanti alla corte del Bey (titolo del governatore di Tunisi dal XVI al XX secolo, solo nominalmente vassallo dell’Impero Ottomano) o intraprendono la carriera militare capitani al tempo della guerra corsara casi del calabrese Uluj Ali e ancor di più Morat, il “turco” genovese diventato capo della flotta tunisina nel 1615 e quindi gestore del potere nel paese per tre anni. personalità politica di spicco presso la corte del Bey è stata quella di Giuseppe Raffo di Chiavari 1865). Il primo nucleo di persone libere a stabilirsi in Tunisia in provenienza dall’Italia livornesi provenienti dalla Spagna Immigration Parcours de Régularité en Italie IPRIT TUNISIE 2014 par le Ministère de l’Intérieur Département pour les Libertés Civiles et l’Immigration Direction Centrale pour les Politiques en matière d’Immigration et d’Asile 1 66540087 www.dossierimmigrazione.it DELL’EMIGRAZIONE ITALIANA IN TUNISIA www.italianiditunisia.com/Chisiamo/frm- Si tratta di una storia migratoria che colpisce, al dimensione quantitativa, per le riflessioni che ne conseguono in merito a concetti ancora di grande attualità, quali il multiculturalismo, i processi di stereotipizzazione dello straniero, le politiche di naturalizzazione e i ali che consentono a una e affermarsi. Si tratta, evidentemente, di considerazioni che aiutano a riflettere sull’esperienza che l’Italia sta facendo come paese di immigrazione, riprese dal Centro nei suoi approfondimenti, in linea con un approccio di analisi in cui l’emigrazione italiana all’estero e l’immigrazione straniera in Italia si compongono in un quadro di valutazione più (cfr. M.P. Nanni, in Fondazione o Italiani nel mondo 2011, Edizioni IDOS, Roma 2011, pp. 380-383; Centro Studi e Ricerche IDOS, a cura di, Africa-Italia. IDOS, Roma, 2011). Prima del Protettorato Francese ecolo a sbarcare a Tunisi vi cristiani catturati dai corsari non mancano i cristiani liberi (circa 200 secondo alcune fonti). Alcuni schiavi, dopo l’affrancamento e spesso la conversione all’islam, importanti alla corte del Bey di Tunisi dal XVI al XX secolo, solo nominalmente vassallo dell’Impero Ottomano) o intraprendono la carriera militare anche come capitani al tempo della guerra corsara: famosi sono i calabrese Uluj Ali e ancor di più di Osta se diventato capo della e quindi gestore del potere paese per tre anni. Successivamente, una politica di spicco presso la corte del Bey Giuseppe Raffo di Chiavari (1795- Il primo nucleo di persone libere a stabilirsi in in provenienza dall’Italia è quello degli ebrei ivornesi provenienti dalla Spagna attraverso il
  • 2.
    Portogallo nel corsodel XVII secolo, di si trasferisce stabilmente nel paese, creando strutture proprie e costruendo una sinagoga al commercio, parlano spagnolo e portoghese in famiglia, italiano con i livornesi e arabo con del posto. In Italia si apprezzano le mercanzie portate da Tunisi (piume di struzzo, avorio e polvere d’oro), mentre a Tunisi vengono importati tessili e i marmi di Carrara per abbellire palazzi e moschee. Gli ebrei livornesi, noti come adoperano anche per il riscatto degli schiavi cristiani (su 4mila riscatti, nell’arco di un secolo, circa 600 siano stati negoziati dai livornesi). XVIII secolo godono di numerosi privilegi da parte del Bey, e questo conferisce loro un ruolo di attrazione rispetto agli altri migranti di origine italiana in Africa settentrionale. Il trattato del 10 luglio 1822 fra il Granducato di Toscana e la Reggenza di Tunisi li equipara agli altri ebrei presenti in Tunisia, facendone dei normali sudditi dopo la modifica del Trattato nel 1846 dalla Toscana si determina una nuova migratoria, più prettamente “italiana” In questi anni, diversi esponenti della piccola e media borghesia giunti dall’Italia nel corso del secolo acquisiscono un ruolo preminente in campo economico e amministrativo. Ad essi aggiungono gli ex schiavi cristiani, spesso Tunisia e convertiti all’Islam, come anche gli esuli politici (massoni, carbonari, garibaldini, anarchici), giunti a varie ondate tra i moti del 1821 e la repressione che seguì quelli del ’48, ai qu tra l’altro, la prima scuola italiana, creata nel 1838 da P. Sulema, un esule massone. Intanto, già dal 1816 iniziano a spostarsi verso la Tunisia anche pescatori (tra cui i “ “corallari” per lo più trapanesi), marinai e operai dall’Italia meridionale, e soprattutto dalla Sicilia e dalla Sardegna, in cerca d’impiego nelle città costiere di Tabarka, Susa, Sfax: proprio per l’intensificarsi di questi spostamenti nel 1852 la compagnia Rubattino attiva la linea Genova Cagliari-Tunisi. Dopo l’Unità d’Italia e sotto la spinta del disagio economico, i flussi si intensificano e più soltanto verso le località costiere spingono anche nell’entroterra per trovarvi occupazione come braccianti, anche stagionali, agricoltura (soprattutto per la coltura della vite nel settore minerario (soprattutto i sardi) Immigration Parcours de Régularité en Italie IPRIT TUNISIE 2014 Projet cofinancé par le Ministère de l’Intérieur Département pour les Libertés Civiles et l’Immigration Direction Centrale pour les Politiques en matière d’Immigration et d’Asile Centro Studi e Ricerche IDOS Tel. +39.06.66514.345 - 502 - Fax +39.06. 66540087 idos@dossierimmigrazione.it - www.dossierimmigrazione.it nel corso del XVII secolo, di cui una parte stabilmente nel paese, creando strutture proprie e costruendo una sinagoga. Dediti e portoghese in italiano con i livornesi e arabo con la gente In Italia si apprezzano le mercanzie a Tunisi (piume di struzzo, avorio e polvere a Tunisi vengono importati prodotti abbellire palazzi e Gli ebrei livornesi, noti come qrana, si adoperano anche per il riscatto degli schiavi cristiani arco di un secolo, si stima che ivornesi). Fin dal XVIII secolo godono di numerosi privilegi da parte ey, e questo conferisce loro un ruolo di attrazione rispetto agli altri migranti di origine Il trattato del 10 luglio 1822 fra il Granducato di Toscana e la equipara agli altri ebrei presenti in Tunisia, facendone dei normali sudditi e, nel 1846, da Livorno e una nuova ondata ”. esponenti della piccola e giunti dall’Italia nel corso del XVIII o un ruolo preminente in campo economico e amministrativo. Ad essi e ai qrana si spesso rimasti in all’Islam, come anche gli esuli politici (massoni, carbonari, garibaldini, anarchici), giunti a varie ondate tra i moti del 1821 e la repressione che seguì quelli del ’48, ai quali si deve, tra l’altro, la prima scuola italiana, creata nel 1838 spostarsi verso la “tonnaroti” e i per lo più trapanesi), marinai e operai dall’Italia meridionale, e soprattutto dalla Sicilia e dalla Sardegna, in cerca d’impiego nelle città costiere di Tabarka, Susa, Sfax: proprio per l’intensificarsi di questi spostamenti nel 1852 la compagnia Rubattino attiva la linea Genova- Dopo l’Unità d’Italia e sotto la spinta del disagio o, i flussi si intensificano e non si dirigono le località costiere tunisine, ma si spingono anche nell’entroterra per trovarvi occupazione come braccianti, anche stagionali, in soprattutto per la coltura della vite), e nel settore minerario (soprattutto i sardi). Il primo accordo con il Bey di Tunisi dopo l’Unità d’Italia risale al 1868 (il Trattato della Goletta) incentiva l’afflusso di migliaia di garantendo loro, se residenti in mantenimento della nazionalità, la libertà di commercio e di possedimento di beni immobiliari e l’assoggettamento al proprio l'amministrazione della giustizia (una sorta di extraterritorialità, durata fino al Protettorato). Un po’ in tutte le principali città della Tunisia, come anche nelle aree agricole, trov quelle che altrove si chiamavano Petites Siciles (in considerazione della preminenza degli immigrati siciliani), ad esempio costiera de La Goulette, avamporto di Tunisi, pure a Susa, dove, a meglio specificare l’origine degli abitanti dei due quartieri, c’erano una grande e una Capaci piccola alla Petite Sicile, esisteva anche una Calabria. Verso la metà dell’Ottocento la Missione cattolica di Tunisia registra la presenza di 12.300 cattolici, di cui 4.000 italiani, a fronte di una sessantina di famiglie francesi. in Tunisia sono tra i 5.000 e i 7.000 e più di 11.000 nel 1881, anno del trattato di Cassar Said (in cui si gettano le premesse del Protettorato francese Durante il Protettorato francese Nel 1881, anno di inizio del francese in Tunisia, si accentua il passag dall’emigrazione elitaria a richiamata dagli investimenti francesi nelle opere pubbliche. In quell’anno i francesi sono appena 700 mentre gli italiani sono 25mila: la supremazia numerica degli italiani crea disagio, tanto più che che i francesi investono sui lavori pubblici, aumenta notevolmente la manodopera italiana. Secondo i dati dei censimenti francesi, a cavallo tra i due secoli i siciliani rappresentano più del 70% della presenza italiana e tra loro non manca originari dell’isola di Lampedusa, che, insieme agli originari dell’isola di Pantelleria, trovarono in Hammamet un polo di insediamento privilegiato, dove vivono di pesca e diventano proprietari di frutteti e vigneti. Gli accordi di Parigi, consentono agli Italiani di mantenere la propria nazionalità senza nessun tipo di scadenza, Immigration Parcours de Régularité en Italie IPRIT TUNISIE 2014 par le Ministère de l’Intérieur Département pour les Libertés Civiles et l’Immigration Direction Centrale pour les Politiques en matière d’Immigration et d’Asile 2 66540087 www.dossierimmigrazione.it Il primo accordo con il Bey di Tunisi dopo l’Unità (il Trattato della Goletta) e incentiva l’afflusso di migliaia di connazionali, garantendo loro, se residenti in Tunisia, il mantenimento della nazionalità, la libertà di commercio e di possedimento di beni immobiliari e l’assoggettamento al proprio Consolato per l'amministrazione della giustizia (una sorta di torialità, durata fino al Protettorato). Un po’ in tutte le principali città della Tunisia, come anche nelle aree agricole, trovano spazio quelle che altrove si chiamavano Little Italy: le in considerazione della preminenza ad esempio nella cittadina costiera de La Goulette, avamporto di Tunisi, come Susa, dove, a meglio specificare l’origine degli abitanti dei due quartieri, c’erano una Capaci Capaci piccola, mentre a Tunisi, oltre , esisteva anche una Piccola Verso la metà dell’Ottocento la Missione cattolica di Tunisia registra la presenza di 12.300 cattolici, di cui 4.000 italiani, a fronte di una sessantina di famiglie francesi. Nel 1871 gli italiani in Tunisia sono tra i 5.000 e i 7.000 e più di 11.000 nel 1881, anno del trattato di Cassar Said (in cui si rotettorato francese). Durante il Protettorato francese di inizio del Protettorato si accentua il passaggi dall’emigrazione elitaria a quella di massa, richiamata dagli investimenti francesi nelle opere francesi sono appena 700 mentre : la supremazia numerica crea disagio, tanto più che, man mano che i francesi investono sui lavori pubblici, aumenta notevolmente la manodopera italiana. Secondo i dati dei censimenti francesi, a cavallo tra i due secoli i siciliani rappresentano più del 70% italiana e tra loro non mancano gli originari dell’isola di Lampedusa, che, insieme agli originari dell’isola di Pantelleria, trovarono in Hammamet un polo di insediamento privilegiato, dove vivono di pesca e diventano proprietari di il 28 settembre 1896 consentono agli Italiani di mantenere la propria nazionalità senza nessun tipo di scadenza,
  • 3.
    l'autonomia delle scuolee delle associazioni culturali e il libero esercizio delle attività professionali con uguaglianza di diritti rispetto ai francesi. Gli italiani vengono considerati un pericolo e i processi di stereotipizzazione ne sono lo specchio La comunità viene dipinta come un rischio per il pacifico scorrere della vita civile e ad essa imputata la responsabilità di qualsiasi disordine sociale. In particolare i siciliano vengono presentati come «dei criminali incalliti, irascibili, imprevedibili, violenti e molto pericolosi (…)», mentre i minatori sardi vengono descritti come «gent riunisce (…) con le famiglie in quartieri o cascinali tutti loro, e tra cui molti […] non conoscono una parola della nostra lingua» (F. Cresti, “Comunità proletarie italiane nell’Africa mediterranea tra XIX secolo e periodo fascista”, in Mediterraneo Storiche, Anno V, aprile 2008, p.207). Per ostacolare l’“ascesa” degli italiani, caratterizzati anche da alti tassi di natalità emanano decreti restrittivi quanto all’accesso al libere professioni e nel 1913 gli imprenditori italiani vengono esclusi dalle gare d'appalto statali. il periodo fascista e la propaganda che l’accompagna, i francesi avvertono maggiormente péril italien e con un decreto del 1930 l'ingresso di lavoratori stranieri solo se in possesso di un contratto di lavoro, ridimensionando così i flussi in arrivo. Analogamente ai lampedusani di Hammamet, sono molti gli italiani che acquistano (spesso terre incolte, e quindi a prezzo basso) trasformandosi da “senza terra” a piccoli proprietari terrieri (nel 1921 se ne contano 1.565, nel 1936 2.380) Le naturalizzazioni vanno a rilento nel periodo dal 1887 al 1921 (1.700 in tutto), finché una legge stabilisce la naturalizzazione automa di tutti gli stranieri nati in Tunisia da genitori nati a loro volta in Tunisia, e gli italiani, pur essendone esentati in base agli accordi del 1896 scadenza del 1905 prorogato solo temporaneamente), sono maggiormente portati a diventare cittadini francesi, sia dell’accesso agli impieghi statali e parastatali, sia per percepire retribuzioni più alte l’aggiunta del cosiddetto tiers colonial un’indennità del 33,33%). Immigration Parcours de Régularité en Italie IPRIT TUNISIE 2014 Projet cofinancé par le Ministère de l’Intérieur Département pour les Libertés Civiles et l’Immigration Direction Centrale pour les Politiques en matière d’Immigration et d’Asile Centro Studi e Ricerche IDOS Tel. +39.06.66514.345 - 502 - Fax +39.06. 66540087 idos@dossierimmigrazione.it - www.dossierimmigrazione.it l'autonomia delle scuole e delle associazioni culturali e il libero esercizio delle attività nza di diritti rispetto ai nsiderati un pericolo e i ne sono lo specchio. come un rischio per il e ad essa viene imputata la responsabilità di qualsiasi disordine sociale. In particolare i siciliano vengono presentati come «dei criminali incalliti, irascibili, imprevedibili, violenti e molto pericolosi (…)», mentre i minatori sardi vengono descritti come «gente rozza che si riunisce (…) con le famiglie in quartieri o cascinali tutti loro, e tra cui molti […] non conoscono una (F. Cresti, “Comunità proletarie italiane nell’Africa mediterranea tra XIX iterraneo-Ricerche degli italiani, alti tassi di natalità, si quanto all’accesso alle el 1913 gli imprenditori italiani dalle gare d'appalto statali. Durante la propaganda che i francesi avvertono maggiormente le 1930 si autorizza stranieri solo se in possesso , ridimensionando così i Analogamente ai lampedusani di Hammamet, terreni agricoli (spesso terre incolte, e quindi a prezzo basso), piccoli proprietari terrieri (nel 1921 se ne contano 1.565, nel 1936 aturalizzazioni vanno a rilento nel periodo finché nel 1923 una legge stabilisce la naturalizzazione automatica di tutti gli stranieri nati in Tunisia da genitori nati a , pur essendone 1896 (dopo la scadenza del 1905 prorogato solo sono maggiormente portati a , sia per fruire ell’accesso agli impieghi statali e parastatali, sia percepire retribuzioni più alte (in pratica tiers colonial, cioè Una stima sul numero delle naturalizzazioni di italiani, pubblicata sul Bo Geografica nel 1939, accredita 1924 e il 1936, con più di mille (a dire il vero solo sfiorati nel 1930) e quindi in diminuzione nei periodo della massima diffusione dell’ideologia fascista (solo 222 nel 1936) si contano in Tunisia 30mila italiana», presenti più in città altri insediamenti periferici minatori sardi, tra i quali la rinuncia alla italiana viene considerata una sorta di Il regime fascista, sotto la regia del console Bombieri (1929-1936), si fa carico della “fascistizzazione” della presenza italiana in Tunisia e delle sue istituzioni, emarginando i non iscritti al partito. Questa strategia riguarda le scuole, la società Dante Alighieri, i numerosi “dopolavoro” (presenti in tutte le città), le associazioni sportive, l’ospedale, le colonie estive (che in un decennio permettono a ben 23mila paese d'origine e la sua impronta fascista), la stampa (che, accortamente sovvenzionata, assume toni fideistici nei riguardi del regime) come anche i piccoli proprietari terrieri e i piccoli imprenditori edili, trovano nel regime fascista un compenso per la scarsa considerazione sociale. Non manca chi partecipa volontariamente alla guerra in Spagna o in Etiopia. Ma non manca oppositori, collegati alla Concentrazione Antifasc di Parigi: ad esempio, il periodico (1936-39), organo della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (LIDU), è una voce di dissenso nel panorama italo-tunisino prima dell Giornale (1939) diretto da G. Amendola. Inoltre, anche la simpatia borghes raffredda, sia perché il regime opera solo con persone, ritenute arroganti e ignoranti espressamente dall’Italia, sia perché gli accordi Laval-Mussolini del 1935 non recepiscono lo sforzo fatto dagli italiani per resistere alla politica di naturalizzazione dei francesi e mostrano interesse solo ad avere le mani libere in Etiopia, sia perché non sussiste alcuna condivisione delle successive leggi razziali. Gli accordi Laval anche nuove disposizioni in materia di cittadinanza: il mantenimento di quella italiana per i nati prima del 1945; la libera scelta al compimento della maggiore età per i nati tra il 1845 e il 1865; l’acquisizione automatica di quella francese per i Immigration Parcours de Régularité en Italie IPRIT TUNISIE 2014 par le Ministère de l’Intérieur Département pour les Libertés Civiles et l’Immigration Direction Centrale pour les Politiques en matière d’Immigration et d’Asile 3 66540087 www.dossierimmigrazione.it sul numero delle naturalizzazioni di Bollettino della Società accredita 14.350 casi tra il mille casi nei primi 9 anni (a dire il vero solo sfiorati nel 1930) e quindi in periodo della massima diffusione (solo 222 nel 1936). Nel 1936, mila «francesi di lingua in città che in campagna o in insediamenti periferici, come quelli dei la rinuncia alla cittadinanza a una sorta di tradimento. Il regime fascista, sotto la regia del console 1936), si fa carico della della presenza italiana in Tunisia e elle sue istituzioni, emarginando i non iscritti al . Questa strategia riguarda le scuole, la società Dante Alighieri, i numerosi “dopolavoro” (presenti in tutte le città), le associazioni sportive, l’ospedale, le colonie estive (che in un decennio mila ragazzi di conoscere il paese d'origine e la sua impronta fascista), la stampa (che, accortamente sovvenzionata, assume i riguardi del regime). Il proletariato, come anche i piccoli proprietari terrieri e i piccoli dili, trovano nel regime fascista un a scarsa considerazione sociale. Non manca chi partecipa volontariamente alla guerra in . Ma non mancano neanche gli la Concentrazione Antifascista periodico L'Italiano di Tunisi 39), organo della Lega Italiana dei Diritti Uomo (LIDU), è una voce di dissenso nel tunisino prima dell’uscita del (1939) diretto da G. Amendola. Inoltre, borghese verso il fascismo si raffredda, sia perché il regime opera solo con arroganti e ignoranti, venute , sia perché gli accordi non recepiscono lo sforzo per resistere alla politica di naturalizzazione dei francesi e mostrano interesse ad avere le mani libere in Etiopia, sia perché non sussiste alcuna condivisione delle successive Gli accordi Laval-Mussolini dettano disposizioni in materia di cittadinanza: il mantenimento di quella italiana per i nati prima del 1945; la libera scelta al compimento della maggiore età per i nati tra il 1845 e il 1865; l’acquisizione automatica di quella francese per i
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    nati dopo il1865. Si prevede inoltre una progressiv assoggettamento della comunità italiana al diritto comune che elimini le clausole stabilite nel 1896. in queste condizioni che tra le comunità italiane radica una maggiore apertura alla naturalizza che sarà poi imposta, da una legge francese di marzo 1944, agli stranieri nati in Tunisia dopo il 10 giugno 1940 (ovvero anche gli italo-tunisini di terza generazione). Sono frequenti i disordini, che costringono la polizia a intervenire. Nel 1937 la visita a Tunisi dei cadetti della nave scuola “Amerigo Vespucci accolta da un volantinaggio degli antifascisti. Al Circolo Garibaldi i cadetti sparano Giuseppe Miceli, un falegname di ventidue notizia fa scalpore, anche a livello internazi il funerale avviene con una grande partecipazione, ma i francesi, diplomaticamente, rinunciano a una inchiesta. Dopo che gli Alleati liberano Roma n francesi riprendono il possesso del loro territorio provvede a risolvere drasticamente italienne in Tunisia, dando l’avvio al processo di francesizzazione con la chiusura delle italiane, delle associazioni culturali e delle dei giornali, la requisizione dell’ospedale l’espulsione di molti intellettuali. Il rapporto quantitativo tra le due comunità si modifica solo alla fine della seconda mondiale, quando al Censimento del 1946 gli italiani risultano essere 84.935 e i francesi 143 La collettività italiana è andata perdendo importanza, numerica e sociale, a seguito dei provvedimenti dell’autorità francese, particolarmente duri sia durante che dopo la fine della guerra e fino al 1947: espropriazioni sequestri di beni, fino ad arresti e Queste ultime, stimate tra le 1.200 e 3.000 colpiscono in maniera indiscriminata gli intellettuali (anche se, in diversi casi, notoriamente antifascisti). Non mancano nuovi arrivi di italiani, che però non compensano le perdite, tanto più che continua il processo di assimilazione. Dopo l’indipendenza della Tunisia Come giustamente è stato osservat l’indipendenza tunisina dalla Francia, lasciano un paese colonizzato senza esserne stati colonizzatori. Immigration Parcours de Régularité en Italie IPRIT TUNISIE 2014 Projet cofinancé par le Ministère de l’Intérieur Département pour les Libertés Civiles et l’Immigration Direction Centrale pour les Politiques en matière d’Immigration et d’Asile Centro Studi e Ricerche IDOS Tel. +39.06.66514.345 - 502 - Fax +39.06. 66540087 idos@dossierimmigrazione.it - www.dossierimmigrazione.it Si prevede inoltre una progressivo della comunità italiana al diritto comune che elimini le clausole stabilite nel 1896. È tra le comunità italiane si radica una maggiore apertura alla naturalizzazione, i imposta, da una legge francese di marzo 1944, agli stranieri nati in Tunisia dopo il 10 tunisini di terza Sono frequenti i disordini, che costringono la la visita a Tunisi dei Amerigo Vespucci” viene accolta da un volantinaggio degli antifascisti. Al i cadetti sparano e uccidono ventidue anni. La ello internazionale, e il funerale avviene con una grande partecipazione, ma i francesi, diplomaticamente, rinunciano a una Dopo che gli Alleati liberano Roma nel 1943 e i loro territorio, si drasticamente la question in Tunisia, dando l’avvio al processo di francesizzazione con la chiusura delle scuole e delle redazioni ospedale italiano e tra le due comunità si seconda guerra ensimento del 1946 gli 935 e i francesi 143.977. tà italiana è andata perdendo di , numerica e sociale, a seguito dei provvedimenti dell’autorità francese, particolarmente duri sia durante che dopo la fine espropriazioni e sequestri di beni, fino ad arresti ed espulsioni. tra le 1.200 e 3.000, colpiscono in maniera indiscriminata gli intellettuali iamente antifascisti). nuovi arrivi di italiani, che però non le perdite, tanto più che continua il Dopo l’indipendenza della Tunisia osservato, con l’indipendenza tunisina dalla Francia, gli italiani aese colonizzato senza esserne stati Quando nel 1956 la Tunisia l’indipendenza, gli italiani sono 66 diventare 51.700 tre anni dopo, mentre il 1966 è stato stimato che connazionali abbiano lasciato il p Nella nuova situazione presenza italiana dipende analogia potremmo definire la paese, per cui gli stranieri lavori (ad esempio, non possono autisti che operano nelle cosiddette emergenza, e cioè lungo i confini con l è in atto la guerra di liberazione datori di lavoro di assumere tassisti viene requisita la licenza, mentre commercianti è prevista solo provvisoria. Nel 1964 nazionalizzazione delle terre stranieri non è previsto alcun risarcimento. In questo clima di incertezza la comunità italiana è spinta a lasciare il paese, dirigendosi verso la Francia (paese considerato meno straniero dell’Italia e di cui molti hanno la nazionalità anche in Italia (in considerazioni delle origini), con scelte differenziate all’interno di una stessa famiglia. Nel periodo successivo e in quello infine affermata una emigrazione di nuovo tipo dall’Italia verso la Tunisia, imprenditori, che si affianca a quanto rimane della fiorente comunità del passato spazi di collaborazione e crescita reciproca, che si compongano con la delicata fase che la politica tunisina sta attraversando dopo la rivoluzione del 2011. Al 31 dicembre 2013 Tunisia conta poche migliaia cui 44,6% donne), appena più numerosa riscontrata in Marocco (2.966 perso donne), dove peraltro la comunità italiana non ha mai raggiunto gli stessi livelli rilevante, alla stessa data, (122.354) e dei marocchini (524.775) in It Studiare e valutare congiuntamente legano e hanno legato le due sponde del Mediterraneo può senza dubbio rappresentare un valido livello di analisi per evitare gli errori del passato e promuovere politiche più adeguate. Immigration Parcours de Régularité en Italie IPRIT TUNISIE 2014 par le Ministère de l’Intérieur Département pour les Libertés Civiles et l’Immigration Direction Centrale pour les Politiques en matière d’Immigration et d’Asile 4 66540087 www.dossierimmigrazione.it Quando nel 1956 la Tunisia ottiene taliani sono 66.500, per poi tre anni dopo, mentre tra il 1959 e stato stimato che più di 40mila abbiano lasciato il paese. Nella nuova situazione, la diminuzione della dipende da quella che per analogia potremmo definire la “tunisificazione” del , per cui gli stranieri vengono esclusi da certi ad esempio, non possono essere tra gli nelle cosiddette zone di cioè lungo i confini con l’Algeria dove la guerra di liberazione) e viene vietato ai di assumere apprendisti stranieri. Ai la licenza, mentre per i è prevista solo un’autorizzazione 1964 viene sancita la nazionalizzazione delle terre e per i proprietari alcun risarcimento. uesto clima di incertezza la comunità italiana lasciare il paese, dirigendosi verso la paese considerato meno straniero di cui molti hanno la nazionalità) o in considerazioni delle lontane , con scelte differenziate all’interno di una Nel periodo successivo e in quello attuale si è na emigrazione di nuovo tipo Tunisia, fatta di professionisti e fianca a quanto rimane della fiorente comunità del passato e sta cercando nuovi spazi di collaborazione e crescita reciproca, che si compongano con la delicata fase di rinnovamento sta attraversando dopo la la presenza italiana in poche migliaia di persone (3.952, di appena più numerosa di quella riscontrata in Marocco (2.966 persone, di cui 43,5% donne), dove peraltro la comunità italiana non ha livelli quantitativi. Ben più , alla stessa data, è il numero dei tunisini dei marocchini (524.775) in Italia. congiuntamente i flussi che legano e hanno legato le due sponde del Mediterraneo può senza dubbio rappresentare un per evitare gli errori del passato e promuovere politiche più adeguate.